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Il turismo e il turista post-moderno*

di Giovanni Delli Zotti

Quaderni del Dipartimento Est, 01-28, Dest, Udine


Indice

1 - Introduzione 1

2 - Le dimensioni del fenomeno 3

3 - La natura del bene turismo 5

4 - Il turista e le sue motivazioni 6

5 - L'impatto del turismo 8

6 - Il turismo post-moderno 10

Riferimenti bibliografici 12

1 - Introduzione

Il turismo un fenomeno economico, con profonde implicazioni socio-culturali, che, spe-


cialmente negli ultimi decenni del XX secolo, ha acquisito una rilevanza fondamentale. Si
tratta infatti di uno dei settori economici con i pi alti tassi di crescita, al pari con trasporti,
comunicazioni ed informatica, con i quali opera in maniera sinergica.
Secondo una definizione classica, il turismo si pu identificare nel complesso di relazioni e
manifestazioni che sorgono dal viaggio e dal soggiorno di forestieri, quando il soggiorno stes-
so temporaneo e non determinato da un'occupazione lucrosa [Hunziker e Krapf 1942]. Per
forestieri si intendono persone che non risiedono abitualmente nella zona in cui si svolge il
soggiorno e, a seconda che la zona di residenza abituale appartenga o meno allo stesso stato,
possiamo distinguere tra turismo interno ed internazionale.
Altri elementi dovranno essere considerati, come vedremo, per distinguere il turismo pro-
prio da altre attivit simili. Intanto notiamo che sono due gli "attori" fondamentali di cui si

*
Pubblicato in inglese in: E.F. Borgatta e R.J.V. Montgomery (eds.), Encyclopedia of Sociology (second edi-
tion), Macmillan & Gale Group, New York, 2000, pp. 3165-3174. Questo ed altri saggi sono anche disponibili
on-line nel sito: http://www.uniud.it/dest/dellizot.htm.
Giovanni Delli Zotti Il turismo e il turista post-moderno
dovr tenere conto. Da un lato vi sono i turisti (turismo attivo), che decidono di intraprendere
quest'attivit mossi da motivazioni che costituiscono uno degli elementi privilegiati dell'anali-
si socio-psicologica. Dall'altro vi il turismo passivo (o ricettivo) costituito dalle strutture
tecniche e socio-economiche che vengono predisposte nelle zone di ricezione ai fini dell'ac-
coglienza del turista. Nel turismo moderno acquisisce per sempre maggiore importanza un
terzo attore, costituito dagli agenti dell'intermediazione turistica (agenzie di viaggio, tour
operator, vettori, ecc.) che svolgono un ruolo essenziale di collegamento tra domanda ed of-
ferta di turismo.
Va anche chiarito che il turismo di cui qui si tratta si configura essenzialmente come un fe-
nomeno di massa, accanto al quale convive il turismo di lite, che in realt stato il primo a
manifestarsi. Precursori dei turisti sono stati in qualche misura i mercanti-resocontisti (come
Marco Polo), i grandi viaggiatori-esploratori ed i missionari, spesso accompagnati da antropo-
logi ed etnologi. Ma solo con i "Grand Tour" sette-ottocenteschi che si pi parlare di emer-
genza del fenomeno turistico, per quanto di lite. Il Grand Tour veniva allora considerato un
momento fondamentale nella formazione dei giovani appartenenti alle famiglie europee del-
l'aristocrazia e, pi tardi, dell'alta borghesia emergente. Esso consisteva nella visita ai pi
importanti centri irradiatori della cultura dell'epoca, con una certa predilezione per il Sud del-
l'Europa e in particolare l'Italia e le sue vestigia della cultura classica.
Gi verso la fine dell'800 il turismo comincia per ad acquisire caratteristiche di massa,
con l'inaugurazione delle prime stazioni balneari, un fenomeno che stato grandemente favo-
rito dal miglioramento del sistema dei trasporti, particolarmente per merito dell'estensione
della rete ferroviaria [Urry 1995].
Per la trasformazione vera e propria del turismo di lite in un fenomeno che coinvolge lar-
ghe fasce della popolazione bisogner per attendere la fine della Seconda guerra mondiale
con la generalizzazione, nei paesi economicamente pi evoluti, del possesso dell'automobile
come mezzo di trasporto individuale e familiare e l'affermazione dei voli transcontinentali e
transoceanici.
Il turismo perci favorito, oltre che da un'elevazione dei redditi individuali, da migliori
condizioni tariffarie e anche da fattori tecnici, politici e sociali. A questi si aggiunge un'evolu-
zione psicologica in atto nella societ e in particolare nei Paesi ricchi. In questi ultimi l'eva-
sione serve per superare i difetti della vita urbana ed uscire dalla routine quotidiana, con una
sempre pi forte domanda di socialit e di desiderio di svolgere attivit fisica per combattere
la sedentariet.
Non va trascurato poi che certi viaggi hanno anche uno scopo dimostrativo, poich "fare
turismo" - in particolare nel turismo di lite, ma anche in quello di massa - da taluni ritenuto
un'espressione del proprio prestigio ed una manifestazione della posizione raggiunta nella
societ.
Possiamo perci precisare meglio alcuni punti che si riferiscono al fenomeno turismo, uti-
lizzando l'analisi di Urry, il quale introduce il concetto di "sguardo del turista", intendendo
che l'esperienza turistica riguarda essenzialmente l'osservare attentamente una scenografia
composta da vari ambienti, paesaggi naturali o vedute cittadine che sono fuori dall'ordinario
[1995, 15]:
1. Il turismo un'attivit del tempo libero che presuppone il suo opposto, ovvero il lavoro
regolato e organizzato.
2. Le relazioni turistiche si sviluppano a partire da un movimento di persone verso le pi
diverse destinazioni e dalla loro permanenza in esse. Questo fenomeno implica necessaria-
mente un movimento attraverso lo spazio, che il viaggio, ed un periodo di permanenza in un
nuovo luogo o in diversi luoghi successivi.
3. Il viaggio e la permanenza sono orientati verso localit diverse dai normali luoghi di re-
sidenza e di lavoro. I periodi di soggiorno sono di breve durata e di natura temporanea.
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4. I luoghi che si visitano sono ritenuti interessanti per motivi non direttamente connessi
con il lavoro retribuito e di solito presentano alcuni contrasti caratteristici con l'attivit lavora-
tiva abituale del soggetto.
5. Si dedica a tali pratiche turistiche una quantit sempre pi significativa di popolazione e
di conseguenza si sviluppano nuove forme socializzate di servizi per far fronte al carattere di
massa dello sguardo turistico (in contraddizione con il carattere individuale del viaggio tradi-
zionale).
6. I luoghi da guardare sono scelti perch suscitano una aspettativa di intenso piacere; essa
viene alimentata specialmente attraverso i sogni ad occhi aperti e l'immaginazione, che coin-
volgono sensi differenti da quelli utilizzati abitualmente.
7. L'osservazione turistica rivolta alle caratteristiche dei paesaggi naturali e delle vedute
cittadine che si distinguono dall'esperienza quotidiana del turista e che vengono considerate in
qualche modo fuori dall'ordinario.
8. Lo sguardo costruito attraverso segni, e il turismo implica la collezione di questi segni.
9. Si sviluppa una schiera di professionisti del turismo che tenta di riprodurre sempre nuovi
oggetti per catturare l'attenzione del turista [Urry 1995, 17 ss. passim].

2 - Le dimensioni del fenomeno

Per fornire un'idea della consistenza che il turismo sta raggiungendo negli ultimi anni si
pu ricordare che lo scrittore David Lodge [citato da Prosser 1994, 19] ne parla, scherzando
ma non troppo, in termini di "nuova religione globale" e che un saggio sull'argomento si inti-
tola "Le orde d'oro" [Turner e Ash 1975]. Prosser fornisce anche alcuni dati su un "fenomeno"
per il quale usa la metafora dello tsunami: a met degli anni '90 il settore costituiva il 6% del
Pnl mondiale, il 13% della spesa per consumi e si poteva definire il settore industriale a pi
rapida crescita. Inoltre, secondo i dati della World Tourism Organization, l'industria turistica
nel 2005 assorbir non meno di 40 milioni di persone.
Tenendo conto solamente delle persone che escono dai propri confini per ragioni di turi-
smo (e si tenga presente che forse altrettanto rilevante il movimento turistico interno), i dati
pi recenti mostrano, in circa un decennio, il quasi raddoppio delle presenze ed un fatturato
globale (in miliardi di dollari) che si quasi triplicato.

Presenze ed introiti del turismo internazionale

Anno Presenze Introiti


(milioni) (miliardi $)
1986 339 142
1987 362 175
1988 395 203
1989 427 219
1990 458 266
1991 464 273
1992 503 311
1993 518 318
1994 547 348
1995 566 393
1996 592 423

Fonte: World Tourism Organization

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Per quanto concerne la distribuzione delle presenze turistiche in ampie aggregazioni di pa-
esi, si notano alcune trasformazioni in atto che sono gi visibili, pur in un arco di osservazio-
ne che abbraccia solo pochi anni. Le presenze nei paesi industrializzati sono sempre superiori
al 50%, ma cresce, e raggiunge circa un terzo del totale, la quota spettante ai paesi in via di
sviluppo. I paesi dell'Europa centrale e orientale scontano ancora l'arretratezza dovuta a de-
cenni di relativa chiusura, ma dopo la caduta del Muro di Berlino la loro presenza nel turismo
mondiale cresciuta in misura davvero significativa.

Distribuzione percentuale delle presenze turistiche


1990 1996
Paesi industrializzati 61,5 55,8
Paesi in via di sviluppo 28,3 31,0
Europa centrale e orientale 10,2 13,2

Fonte: World Tourism Organization

Il paese leader nelle presenze turistiche la Francia, seguita dagli Stati Uniti e da due paesi
dell'Europa mediterranea (la Spagna e l'Italia). Al quinto posto troviamo la Cina, un paese,
solo recentemente apertosi al turismo internazionale, che presenta grosse potenzialit non
ancora pienamente espresse per la carenza di strutture ricettive e di collegamento.
Le previsioni di crescita globale del turismo si giustificano dal fatto che, mentre alcuni pa-
esi dell'ex-blocco comunista svolgono di gi un ruolo importante, vi sono, oltre alla Cina, altri
paesi in via di sviluppo (come, ad esempio, il Brasile o il Sud Africa) che presentano interes-
santi potenzialit e che potranno svolgere un pi importante ruolo nel turismo internazionale
come conseguenza della stabilizzazione della loro situazione politica e/o economica.
Possiamo anche notare che vi attualmente una notevole concentrazione delle destinazioni
turistiche, in quanto i primi dieci paesi contano complessivamente oltre il 50% delle presenze
e i primi 20 oltre i due terzi.

Presenze internazionali per paese (in migliaia - 1996)

Francia 61.500 Austria 16.641


Stati Uniti 44.791 Germania 15.070
Spagna 41.295 Hong Kong 11.700
Italia 35.500 Svizzera 11.097
Cina 26.055 Portogallo 9.900
Gran Bretagna 25.800 Grecia 9.725
Messico 21.732 Federazione Russa 9.678
Ungheria 20.670 Turchia 7.935
Polonia 19.420 Malesia 7.742
Canada 17.345 Totale dei 20 430.801
Repubblica Ceca 17.205 Totale mondiale 591.864

Fonte. World Tourism Organization

Tutto fa pensare, dunque, che la domanda crescer e si pu ritenere che essa diventer
sempre pi differenziata, che vi sar sempre pi specializzazione e segmentazione del merca-
to e che i pacchetti di viaggi organizzati diventeranno sempre pi personalizzati per venire

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incontro al desiderio di maggiore libert individuale con un disegno modulare del prodotto
[Schwaninger 1989].

3 - La natura del bene turismo

Il turismo di massa quello che ci interessa maggiormente in questa sede in quanto su di


esso si basa essenzialmente l'attuale enorme sviluppo dell'industria turistica. Si tratta di un
mercato molto "volubile", in cui la motivazione di status acquisisce un'importanza molto ele-
vata. La gente che non viaggia vede abbassare il proprio livello di status [Urry 1995, 21]. Si
pu invocare il concetto di "consumo vistoso" [Veblen 1949], perch nel scegliere la vacanza
si tiene conto delle attribuzioni di status definite sulla base del luogo in cui si va e delle carat-
teristiche degli altri frequentatori.
E' perci anche un mercato molto sensibile alla moda e al mutamento dei valori. Si pu ci-
tare il caso della relativa perdita di importanza delle stazioni balneari che erano certamente le
destinazioni pi privilegiate all'inizio del turismo di massa.

Nel secondo dopoguerra si incominciato a pensare che fosse il sole, e non il mare, a portare salute e attra-
zione sessuale. Si era pervenuti a considerare il corpo abbronzato come il corpo ideale. Questo punto di vista si
diffuso dall'alto al basso nelle varie classi sociali, con il risultato che molti viaggi organizzati sottolineano questo
aspetto quasi come il motivo fondamentale per andare in vacanza. [] Le stazioni balneari sono divenute meno
caratteristiche anche a causa della diffusa de-industrializzazione di molte citt e centri urbani, pertanto si sente
meno il bisogno di fuggire verso il mare. Poich il quotidiano cambiato, poich le citt e i centri urbani si sono
de-industrializzati e molti sono divenuti essi stessi oggetto dello sguardo del turista, le stazioni balneari non
rivestono pi un carattere straordinario [Urry 1995, 63].

Il turismo dunque (anche) un fenomeno di moda che attraversa tutte le fasi tipiche dalla
vita di un prodotto di questo tipo, dalla scoperta ed emergenza del fenomeno, alla sua crescen-
te popolarit e trasformazione, appunto, in fenomeno di moda, alla saturazione, all'attenuazio-
ne della sua affermazione, al declino. E' perci molto sensibile alle reciproche relazioni tra
domanda ed offerta basate su percezioni, aspettative, atteggiamenti e valori della gente (sog-
getto a filtri culturali).

Le diverse destinazioni e contenuti del turismo, dal secolo scorso ai nostri giorni, paiono seguire un itinera-
rio standardizzato. [] Essi vengono inventati da individui che vivono condizioni di originalit e di marginalit
in rapporto al "mondo". Successivamente essi vengono consacrati dai personaggi pi in vista: i sovrani e le loro
famiglie prima, gli artisti e i divi dello spettacolo poi. Per la loro superiorit, questi vengono a costituire un pon-
te tra marginalit e centralit, riassumendole in s e fornendo una garanzia per gli altri. Infine essi vengono dif-
fusi attraverso l'imitazione capillare dei comportamenti di uno strato sociale da parte dello strato sociale imme-
diatamente inferiore. Non appena un luogo o una moda turistica sono conosciuti, comincia un processo emulati-
vo che porta rapidamente alla congestione; vengono attivati allora processi di distinzione da parte di gruppi che
si rivolgono ad altri luoghi ed inventano altre attivit, riaprendo un nuovo ciclo. La successione di cicli di inven-
zione e di diffusione porta le esigenze della distinzione ad introdurre mete sempre pi lontane e sempre pi inso-
lite, a ribaltare le pratiche stagionali, talvolta a ripercorre a ritroso la successione delle forme turistiche poste in
essere nel passato [Savelli 1998, 92-93].

Si pu parlare di "periferizzazione del piacere" ed emblematico il caso della crescita del


turismo antartico [Prosser 1994, 21].
Per quanto concerne questo aspetto ha rilevanza il modello di Plog [1973 - citato da Inno-
centi 1998, 198], in cui si analizza la personalit del turista: ad un estremo vi sono gli psico-
centrici, soggetti ansiosi, che si preoccupano anche dei piccoli problemi quotidiani rifuggen-
do dalle avventure; all'altro gli allocentrici, sicuri di s, curiosi, con spirito d'avventura. I luo-
ghi visitati da queste diverse categorie di soggetti sono ovviamente molto diverse e, nel caso
dell'indagine di Plog svolta tra gli abitanti di New York, mentre i soggetti psicocentrici non si

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spingono oltre Coney Island (il parco di divertimenti vicino a Manhattan), i mediocentrici
effettuano viaggi fino all'Europa e gli allocentrici non hanno timore ad affrontare il Pacifico o
l'Africa.
Per trattare del fenomeno turistico da un punto di vista socio-economico si pu anche uti-
lizzare il noto concetto di "bene posizionale" [Hirsh 1981]. Con questo termine ci si riferisce
a merci, servizi, lavoro, posizioni ed altre relazioni sociali che sono scarse o soggette a conge-
stione e/o affollamento. La competizione a somma zero: quando qualcuno consuma in ec-
cesso la merce in questione, qualcun altro costretto a consumarne di meno e l'offerta non
pu essere aumentata perch la qualit verrebbe messa in dubbio dalla crescita quantitativa.
Si pu parlare di un conflitto di interessi tra gli attori che abbiamo delineato nell'introdu-
zione (turisti, agenzie turistiche di intermediazione e industria turistica dei paesi ospitanti),
oltre ai governi che ambiscono ad aumentare le loro riserve di valuta straniera, e coloro che si
battono per preservare le bellezze naturali. Da questo punto di vista non azzardato affermare
che si pu profilare, nel caso in cui le risorse naturalistiche e culturali vengano irrimediabil-
mente rovinate, di un conflitto di interessi tra le generazioni presenti e future [Mishan 1969].
Un'altra caratteristica peculiare del turismo riguarda il fatto che quasi tutti i servizi forniti
ai turisti devono essere erogati nel momento e luogo stessi in cui vengono prodotti. Di conse-
guenza, la qualit dell'interazione sociale tra l'erogazione del servizio, come ad esempio il
cameriere, il personale di volo o l'addetto alla ricezione dell'hotel, e i consumatori, fa parte del
"prodotto" acquistato dal turista. Se alcuni aspetti di tale interazione sociale non sono soddi-
sfacenti (il cameriere brusco, il personale di volo non sorridente, o l'addetto alla ricezione
rude), allora ci che si acquista in effetti un prodotto differente [Urry 1995, 67]. La produ-
zione di servizi per il consumatore, infatti, non pu svolgersi interamente dietro le quinte,
lontano dallo sguardo dei turisti, e, inoltre, essi tendono ad avere alte aspettative riguardo a
ci che dovrebbero ricevere, poich insito, come abbiamo visto, nella scelta di viaggiare per
turismo, la ricerca del nuovo, dello straordinario.
Inoltre, una caratteristica cruciale dei servizi turistici la "fissit spaziale" [Bagguley
1987], mentre i consumatori sono sempre pi mobili e consumano servizi turistici ormai su
scala globale. Ci significa che ci che consumato in realt il luogo stesso in cui si trova
il produttore del servizio. Se il particolare sito non convoglia appropriati significati culturali,
la qualit del servizio pu esse offuscata [Urry 1995, 67].
Siccome i servizi offerti sono intrinsecamente ad alta intensit di lavoro, gli imprenditori
cercheranno di minimizzare i costi, ma possibile che questo tentativo finisca per offuscare il
carattere straordinario dell'esperienza turistica [Urry 1995, 68].

4 - Il turista e le sue motivazioni

Al fine di cogliere i tratti peculiari che distinguono il turista da altre figure di viaggiatori,
Cohen [1974] ha isolato alcune dimensioni ritenute essenziali. Si tratta della durata del viag-
gio, della sua volontariet, della direzione, della distanza, della ricorrenza e degli scopi. Sulla
base di questi elementi, il turista viene definito come un viaggiatore che si muove volontaria-
mente e per un periodo di tempo limitato, per trarre piacere dall'esperienza della novit e del
cambiamento, seguendo un itinerario relativamente lungo e non ricorrente.
Per chiarezza espositiva le distinzioni vengono presentate in forma dicotomica, ma pos-
siamo assumere che, in realt, vi siano differenze di grado e che perci in molti casi si possa
parlare di "turismo parziale". Se la durata del viaggio e del soggiorno molto breve (inferiore
alle ventiquattro ore, nella definizione della U.N. Conference on International Travel and
Tourism) abbiamo le gite e le escursioni, ma vi anche un limite superiore, pi difficile da
determinare, oltre il quale si pu parlare di viaggiatori permanenti (vagabondi, nomadi).

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Quando manca l'elemento della volontariet abbiamo le figure dell'esiliato (anche volonta-
rio), dello schiavo, del prigioniero di guerra oppure del rifugiato politico. Anche il pellegrino
si pu considerare un tipo di viaggiatore ai margini della definizione di turista vero e proprio,
in quanto in molti casi manca la completa volontariet, perch aspettative sociali potrebbero
avere portato alla decisione di intraprendere il viaggio ed il soggiorno (si pensi, ad esempio,
ai pellegrinaggi alla Mecca dei credenti musulmani).
Se si considera la direzione, il turista vero e proprio effettua il viaggio di ritorno al proprio
paese, mentre gli emigranti solo quello di andata. Vi sono anche figure intermedie, meno fa-
cilmente classificabili, come il "turista-emigrante" che, partito come turista, decide poi di
fermarsi nel paese straniero visitato, ed anche persone definibili come "espatriati" (ad esem-
pio molti artisti stranieri in citt come Parigi), che vivono all'estero per periodi indefiniti, sen-
za recidere completamente i legami con il paese d'origine.
Se la distanza breve, possiamo parlare (come per la breve durata) di gitanti ed escursioni-
sti, mentre, se la distanza molto elevata si poteva parlare, nel passato, di esplorazione. Oggi
invece, come abbiamo visto, quasi tutte le possibili destinazioni sulla faccia della terra sem-
brano essere ormai alla portata del semplice turista. Se la distanza coperta implica l'attraver-
samento di un confine nazionale abbiamo la distinzione gi segnalata tra turismo interno ed
internazionale.
Nel caso in cui il viaggio ed il soggiorno abbiano una periodicit stagionale o di fine setti-
mana, abbiamo la figura dell'habitu, molto spesso proprietario di una seconda casa per le
vacanze e non si tratta propriamente di un turista, perch viene a mancare l'elemento della
novit e del cambiamento.
Infine, lo scopo per il turista non deve essere strumentale, ma di piacere. Se lo scopo
strumentale, oppure di qualche altra specifica natura diversa dalla ricerca della novit e del
cambiamento, abbiamo il termalismo, i viaggi di studio, i soggiorni alla pari, le visite al Paese
d'origine, il turismo congressuale, il turismo d'affari, le visite ufficiali, ecc.
Anche quest'ultimo criterio comunque non poi cos netto come potrebbe sembrare ad una
prima "lettura". Nel considerare lo scopo del viaggio a volte l'intento non strumentale e la
prospettiva del piacere derivante dal cambiamento devono essere considerati socialmente. Un
individuo pu, ad esempio, fare un viaggio per motivi di prestigio, magari non divertirsi, ma il
suo viaggio viene definito socialmente come piacevole. D'altro canto, si d pi spesso il caso
opposto che va a definire i diversi tipi di turismo parziale appena descritti: lo scopo del viag-
gio dichiaratamente strumentale, ma ad esso si affiancano anche altri scopi strumentali e
non [Savelli 1998, 57].
Le motivazioni possono poi essere analizzate distinguendo i fattori di spinta (push) che
portano al desiderio di andare in vacanza e i fattori d'attrazione (pull) che le diverse aree d'at-
trazione esercitano sul turista [Savelli 1986, 2269] e vi anche chi, per mostrare la "versatili-
t" del fenomeno turismo, ha messo in relazione alcune delle sue forme con i bisogni fonda-
mentali, cos come elencati da Maslow. Il turismo terapeutico soddisfa evidentemente i biso-
gni fisiologici, mentre dei bisogni di sicurezza e d'appartenenza si farebbe carico il turismo
familiare e "identitario". Il bisogno di riconoscimento sociale viene assecondato dal turismo
da "raccontare" e si riesce a soddisfare il nostro bisogno di auto-stima mediante il turismo
sportivo e culturale [Kovacshazy 1998, 58].
Per descrivere la situazione psicologica e sociale in cui si trova il turista, alcuni autori pro-
pongono un'interessante analogia con l'esperienza del pellegrino. Entrambi si spostano da un
luogo familiare ad uno pi lontano, per ritornare poi al luogo familiare e nelle localit lontane
si dedicano al "culto"- anche se in maniera differente - di luoghi sacri. Si parla di situazioni
"liminoidi" [Turner e Truner 1978] in cui gli obblighi quotidiani sono sospesi o capovolti.
Viene permesso un comportamento "non serio" e giocoso, incoraggiato da una "communitas"
o da una solidariet sociale relativamente spontanea [Urry 1995, 28].
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Lo scopo della vacanza consiste nel capovolgimento del quotidiano: il turista di ceto medio
cercher di essere "contadino per un giorno", mentre il turista di ceto pi modesto cercher di
essere "re/regina per un giorno" [Gottileb 1982]. L'elemento chiave consiste proprio nella
differenza tra il proprio luogo abituale di residenza/lavoro e l'oggetto dell'osservazione del
turista [Urry 1995, 28].
Da un'indagine svolta in Italia [Isnart 1997], realizzata intervistando turisti, cio persone
che abitualmente vanno in vacanza, risulta che per essi solo le spese relative all'alimentazione
e al vivere quotidiano sono giudicate "pi necessarie" di quelle per viaggiare. Persino l'abbi-
gliamento e l'automobile cedono il passo al consumo di vacanze.
Spesso esiste un intreccio tra motivazioni soggettive, percezione delle localit e connota-
zioni oggettive delle medesime localit. Alcune connotazioni hanno sempre una loro validit
(l'efficacia e l'efficienza, un giusto rapporto fra qualit e prezzo, una certa qualit dell'ambien-
te, l'ospitalit e la cordialit dei residenti); altre invece assumono, secondo un andamento tal-
volta quasi ciclico, un rilievo speciale per una o due stagioni, poi si avvitano.
Vengono comunque sintetizzate cinque grandi categorie di motivazioni, che riprendono in
larga parte quanto finora esposto:

La soggettualit: il senso di curiosit, di interesse, di scoperta, di opportunit, di "divagazione" della vacan-


za; vale a dire gli aspetti pi soggettivi, di gratificazione del viaggio, di investimento personale;
La sicurezza: il senso di certezza che i luoghi di vacanza devono trasmettere; il contraltare quasi dall'insicu-
rezza delle grandi citt; la possibilit di rilassarsi, propria dei luoghi percepiti come sicuri, ma anche efficaci ed
efficienti; insomma una seconda casa;
La trasgressione: la voglia di divertimento, il senso di vedere i limiti, la vacanza come "straordinario" rispet-
to all'ordinario della vita quotidiana, la sensualit;
L'economicit: il senso di un qualcosa che non sottragga reddito ad altri consumi e ad altre opportunit; la
facilit; l'accessibilit senza problemi di un consumo visto ormai come necessario;
Lo status: l'idea che un viaggio prima di tutto gratificazione sociale; un racconto da fare; qualcosa da mo-
strare; un traguardo raggiunto [Isnart 1997, 16].

Tra questi prevale la soggettualit quindi, quasi a pari merito, lo status e la trasgressivit.
Ovviamente, l'economicit vale di pi per i pi vecchi (anche la sicurezza) e per i pi giovani
(che segnalano poco lo status) e vi sono differenze anche per classi socio-economiche.

5 - L'impatto del turismo

Quello del turista un ruolo totale: Egli non pu nascondere la propria estraneit nei con-
fronti della popolazione locale e tutte le sue relazioni vengono improntate e contraddistinte, in
primo luogo, dal suo ruolo turistico. Allo stesso modo egli viene riconosciuto dagli altri turisti
come un loro simile, indipendentemente, in certa misura, dalla sua condizione sociale, dalla
sua nazionalit e dalla sua origine e razza [Savelli 1998, 129-130].
La sua presenza, dunque, non pu passare inosservata e, nel complesso, la crescita del turi-
smo pu portare, al di l degli evidenti vantaggi economici, a qualche conseguenza negativa
nei paesi di ricezione dei flussi turistici. Anche su questo aspetto vi sono visioni pi o meno
pessimistiche che valgono, evidentemente, pi di tutto per i paesi in via di sviluppo, quelli pi
in cui ci si pu attendere che il turismo si svilupper in futuro con i tassi di crescita pi elevati
e contemporaneamente quelli che potrebbero avere pi da guadagnare da questo sviluppo.
Le destinazioni turistiche sono in effetti vulnerabili e si pu anche parlare di colonialismo
economico, perch gli investimenti ed il grosso della domanda sono controllati dai paesi svi-
luppati. Lo sfruttamento non comunque solo economico, ma anche sociale e ambientale, in
quanto avvengono fenomeni di spiazzamento comunitario (community displacement), dislo-
cazione sociale (societal dislocation) e trasformazione culturali (cultural transformation)

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Giovanni Delli Zotti Il turismo e il turista post-moderno
[Ryan 1991]. Ci si appropria di terreno agricolo, vi stress inter-generazionale in quanto le
nuove generazioni sono messe in crisi dall'effetto-dimostrazione del comportamento e della
ricchezza materiale del turista e stress intra-familiare per la modificazione dei ruoli di maschi
e femmine, vi anche disarmonia nella comunit per la commercializzazione di cerimonie
religiose e produzioni artistiche [Prosser 1994, 29].
Bisogna allora cercare un turismo sostenibile che cerca di sostenere nel tempo la qualit,
quantit e produttivit dei sistemi di risorse umane e naturali, rispettando ed assecondando la
loro dinamica [Prosser 1994, 31-32]. Questo turismo alternativo deve essere ricerca di
spontaneit, miglioramento delle relazioni interpersonali, creativit, autenticit, solidariet, e
armonia sociale ed ecologica [Pearce 1989, 101].
I rapporti tra i turisti e le popolazioni indigene dei luoghi visitatati sono in realt molto
complessi. Le relazioni sociali che si determinano possono essere pi o meno conflittuali in
conseguenza di diversi fattori. Tra i pi importanti si possono citare: il numero di turisti che
visita un luogo, in relazione alla dimensione della popolazione ospitante; il tipo di organizza-
zione dell'industria turistica; gli effetti del turismo sulle preesistenti attivit agricole e indu-
striali; le differenze economiche e sociali tra i visitatori e la maggioranza degli ospiti, la misu-
ra in cui la massa di visitatori esige particolari standard di alloggio e servizio, cio l'espresso
desiderio di essere rinchiusi in una bolla ambientale per essere protetti da molte caratteristiche
della societ ospitante [Urry 1995, 90 ss.].
A fronte di questi potenziali pericoli, va ricordato che il costo di un nuovo posto di lavoro
nel settore turistico stato stimato in 4.000 sterline, a fronte delle 32.000 dell'industria mani-
fatturiera e delle 300.000 dell'ingegneria meccanica [Lumley 1988 cit. da Urry 1995, 166]. Si
tratta di stime un po' datate, e perci non necessariamente ancora valide in termini assoluti,
ma si pu ritenere che i rapporti tra di esse non si siano di molto modificati. La ricetta turisti-
ca si raccomanderebbe dunque in particolare per i paesi che non hanno molti capitali da inve-
stire.
Per un turismo sostenibile e rispettoso dell'ambiente naturale e sociale bisogna comunque
che cambino atteggiamenti e comportamenti dei tre attori principali:
devono cambiare gli atteggiamenti dei turisti i quanto tutti credono che gli altri siano il
problema: gli atteggiamenti rimangono dunque litisti e basati sul breve termine;
anche le aree di destinazione devono assumere un atteggiamento di pi lungo termine:
necessario trovare un equilibrio delicato tra ottimizzazione dei ricavi e protezione delle risor-
se. Devono essere coinvolte le popolazioni in tutte le fasi dello sviluppo - ideazione e pianifi-
cazione, costruzione ed implementazione, conduzione e gestione, monitoraggio e modifica-
zione;
l'industria turistica deve trovare un equilibrio tra opposte esigenze: c' una spinta inevita-
bile per il controllo dell'ambiente da parte degli investitori e operatori stranieri a scapito delle
popolazioni e governi locali al fine di ottenere maggiori profitti; contemporaneamente per la
stessa industria turistica sente la necessit di apparire ecologicamente responsabile [Prosser
1994, 32 ss.].
Viene anche proposto che il turismo sia solo una fase attraverso la quale si ottengono risor-
se che poi potranno essere utilizzate per il "vero" sviluppo attraverso investimenti in altri set-
tori. Da un lato, ci ragionevole, perch la diversificazione un elemento di maggiore sicu-
rezza, specialmente se si conviene che il turismo possa essere definito (anche) come una fa-
shon industry. Ci si pu per chiedere su quale base nasca la convinzione che l'impatto di
altre iniziative industriali sia meno dannoso di quello provocato dal turismo e se la sostenibili-
t sia veramente maggiore. Si tratta, probabilmente, del riflesso di un atteggiamento datato,
non privo di una qualche venatura ideologica, che sta fortunatamente scomparendo: Negli
ultimi anni, in Gran Bretagna, molti consigli comunali laburisti hanno sostenuto con entusia-

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Giovanni Delli Zotti Il turismo e il turista post-moderno
smo iniziative turistiche locali, dopo aver precedentemente respinto il turismo come produtto-
re di "lavori da baraccone" [Urry 1995, 168].

6 - Il turismo post-moderno

Se per i Paesi che ospitano il turismo necessario effettuare un bilancio tra vantaggi e
svantaggi e ricercare una via sostenibile, i benefici per i turisti sembrerebbero invece senza
contropartite. Krippendorf [1987] parla di "travel" che recupero e rigenerazione, compensa-
zione ed integrazione sociale, fuga, comunicazione, apertura mentale, libert ed autodetermi-
nazione, autorealizzazione e felicit.
L'industria turistica cresce nelle dimensioni che abbiamo sommariamente descritto ed al-
lora evidente che vi deve essere una risposta soddisfacente alle aspettative, altrimenti vi sa-
rebbe frustrazione ed il fenomeno si ridimensionerebbe. Ci si pu allora chiedere come mai i
turisti continuino a viaggiare, e anzi ne aumentino le schiere, nonostante gli allarmismi di
coloro che si pongono soprattutto il problema del sovraffollamento e della relativa inautentici-
t dell'esperienza turistica.
Del problema del sovraffollamento abbiamo gi parlato a proposito della concezione del
prodotto turistico come di un bene posizionale. Questa tesi pessimistica stata criticata da
Beckerman [1974, citato da Urry 1995, 70], che solleva due questioni interessanti. In primo
luogo, la preoccupazione per gli effetti del turismo di massa fondamentalmente un'ansiet
"del ceto medio" (come molte altre preoccupazioni a proposito dell'ambiente). Questo perch
i veri ricchi sono in gran parte al riparo dalle masse in luoghi di villeggiatura molto costosi,
sui loro yacht privati, su isole private o in propriet recintate [Beckerman, 1974: 50-1]. In
secondo luogo, la maggior parte di coloro che sono colpiti dal turismo di massa in realt ne
beneficiano, includendo persino i visitatori pionieri che, ritornando sul posto, trovano a loro
disposizione servizi che non esistevano ancora quando il numero di visitatori era piuttosto
limitato.
Si pu sottoporre anche a critica l'applicabilit all'industria turistica del concetto di scarsi-
t, cos come teorizzato a proposito dei beni di natura posizionale. Le scarsit implicite nel-
l'industria turistica sono in realt pi complesse e si possono, tra l'altro, mettere in atto strate-
gie che permettano la fruizione dello stesso oggetto da parte di un pi grande numero di per-
sone. Bisogna poi distinguere tra "capacit fisica" di un luogo turistico e "capacit percettiva"
[Walter, 1982].
Si deve anche tenere conto che, accanto alla configurazione "romantica" dello sguardo del
turista, nella quale l'enfasi sulla solitudine, sulla privacy e su una relazione personale, semi-
spirituale con l'oggetto osservato, vi un'alternativa: lo sguardo turistico "collettivo", con
caratteristiche differenti. Lo sguardo collettivo richiede la partecipazione di un vasto numero
di individui. Le altre persone creano un'atmosfera particolare e danno un senso di "carnevale"
al luogo. Esse indicano che questo il posto in cui stare e che non bisognerebbe esse altrove.
E' il caso, ad esempio, delle grandi citt, la cui unicit costituita dal loro carattere cosmopo-
lita. E' la presenza di gente da tutto il mondo (in altre parole, turisti) che conferisce una distin-
ta capacit di eccitazione e glamour alle grandi capitali [Urry 1995, 74-75].
In effetti, c' chi preferisce muoversi in schiere compatte, perch se non si in tanti non ci
si diverte, e chi invece preferisce compiere lunghi viaggi in solitudine e anche chi opta per gli
eccessi dell'iperturismo. Cos la tesi di Hirsh sulla scarsit e sulla competizione posizionale si
applica principalmente al turismo caratterizzato dallo sguardo romantico. Dove pi rilevante
lo sguardo collettivo, il problema dell'affollamento e della congestione meno marcato. Inol-
tre, la tesi della scarsit sarebbe pienamente applicabile solo se si considerasse limitato il nu-
mero di "oggetti" degni dell'ammirazione del turista. Ma: Se Glasgow pu essere ricostituita

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Giovanni Delli Zotti Il turismo e il turista post-moderno
come attrazione turistica, ci si pu chiedere se esistano in realt dei limiti allo sguardo turisti-
co o post-turistico [Urry 1995, 215].
Il secondo problema che viene posto riguarda l'inautenticit dell'esperienza turistica. Tur-
ner e Ash [1975] descrivono un turista che sta al centro di un mondo rigorosamente circoscrit-
to (la gi citata "bolla ambientale"). Gli agenti di viaggio, gli accompagnatori e i dirigenti di
alberghi vengono descritti come surrogati di genitori che sollevano il turista da ogni respon-
sabilit e lo proteggono da ogni problema e decidono per lui quali siano gli oggetti degni di
essere ammirati.
Come abbiamo visto, per, esistono diversi tipi di turisti, mossi da diverse esigenze e mo-
tivazioni, per i quali esistono diversi modi attraverso i quali realizzare l'esperienza turistica. In
un'epoca che si tende a definire come post-moderna probabilmente nata anche la figura del
post-turista.

Il post-turista sa di essere un turista e che il turismo un gioco, o piuttosto un'intera serie di giochi con mol-
teplici testi e senza un'autentica singola esperienza turistica. Cos, il post-turista sa che dovr mettersi in fila pi
volte, che ci sar qualche scocciatura per la valuta estera, che la brochure patinata un pezzo di cultura pop, che
l'intrattenimento locale apparentemente autentico tanto socialmente progettato quanto il bar etnico, e che il
villaggio di pescatori in apparenza rustico e tradizionale non poteva sopravvivere senza le entrate del turismo
[Urry 1995, 148-149].

Il post-turista sa che quando va in qualche luogo storico, non un viaggiatore del tempo;
su una spiaggia tropicale, non un nobile selvaggio; in un'area indigena, non un osservatore
invisibile. Risolutamente "realistico", non pu evadere dalla sua condizione di outsider [Fei-
fer 1985: 271].
Alcuni viaggiatori insomma, apprezzano la "non-autenticit" dell'esperienza turistica e si
divertono grazie al gran numero di passatempo creati apposta per loro. Sanno che non esiste
un'autentica esperienza turistica, ma che ci sono solo una serie di giochi e di copioni che pos-
sono essere interpretati [Urry 1995, 29].

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Giovanni Delli Zotti Il turismo e il turista post-moderno
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