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Che non fossero comunque estranee le gelosie tra gli architetti lo dimostra il

fatto che solo alla morte del Sansovino (1570) si riprende a parlare del
nuovo ponte indicendo un nuovo concorso per la sua progettazione.
Oggi autore del ponte di Rialto viene indicato Andrea da Ponte, ma fonti ci
indicano che inizialmente il progetto vincitore sarebbe stato quello
presentato "dal Nobil Homo Alvise Bold".

A sinistra il vecchio seduto (un satiro?) con, tra le gambe, una terza munita
di unghie; a destra una vecchia (una sfinge?), ugualmente seduta, con un
fuoco che le arde tra le gambe.

E' molto probabile che la realizzazione non abbia seguito un unico progetto, ma
un'idea scaturita dai diversi progetti presentati coordinata e concretizzata dal da
Ponte.
La prima pietra fu posata l'8 giugno 1588 e dopo tre anni era "quasi" finito. Il costo fu
di 250.000 ducati.
Il cronista dell'epoca ci dice che era fatto con un sol arco ("in uno volto... senza alcun
pallo in acqua") e l'8 giugno 1588 annota: "giorno de zioba alle 18 ore, fu gettata la
prima pietra di marmoro nella fondamenta del ponte novo dalla parte di Rialto et
furono sbarate alcune codete de fero per segno di allegrezza, et vi fu el sagrestano
della chiesa de S. Giacomo, con la cotta et stolla aspergendo con acqua santa".
Sull'arco vennero poste le tre figure dell'Annunciazione, bassorilievi opera di
Agostino Rubini: in corrispondenza della testata di sinistra l'Arcangelo Gabriele, su
quella di destra la Madonna ed al centro, sulla chiave di volta, la Colomba dello
Spirito Santo. Quasi un sigillo per una citt che si sempre identificata con la
Madonna e che pone il proprio "dies natalis" il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione.
I lunghi anni di diatribe sul fatto di costruire o non costruire un ponte di pietra era
diventato un attuale argomento di conversazione anche tra il popolo che frequentava
il mercato di Rialto: anche questa gente comune e semplice si era schierata tra chi
sosteneva che il ponte sarebbe stato fatto e chi invece sosteneva di no, se non
addirittura che sarebbe crollato.
Tra quest'ultimi la tradizione ricorda due figure di popolani, un vecchio ed una
vecchia. Il vecchio, infervorandosi nella discussione, grazie magari a qualche
bicchiere di troppo bevuto in una delle tante osterie che a Rialto non mancavano,
scuoteva la testa e brontolava: "Voglio, se ci si far, mi nasca un'unghia fra le
cosce!" (altre versioni dialettali pi esplicite: "...me cressa un'ongia sull'oseo!").
Ed una vecchia non era da meno: "Voglio che le fiamme m'abbrucino la natura!" (pi
esplicitamente: "...che me ciapasse fogo la mona!" ).
E questi due personaggi sarebbero ricordati in due capitelli del vicino palazzo dei
Camerlenghi: in uno di sinistra il vecchio (in realt probabilmente un satiro o un
fauno), in un altro a destra la vecchia (forse solo una sfinge).
Emmanuele Antonio Cicogna (1789-1868) nei suoi diari, sotto la data del 27
settembre 1815 fa cenno ad un episodio simile, ma riferendolo alla costruzione del
palazzo dei Camerlenghi ed alla sola vecchia: "Vuole la cronaca volgare che tempo
prima che si pensasse di costruire il palazzo de' Camerlenghi ivi soggiornasse una
vecchia questuante. Avendolo essa sentito, nol voleva credere, cos esprimendosi:
se si fa el palazzo me la bruso. Da ci il capriccioso scalpello dello scultore avrebbe
indicato il detto della vecchia colla figura oscena che tutt'ora ivi si osserva."
Ma il Cicogna non fa cenno al vecchio.