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PARADIGMA DELLA SEMPLIFICAZIONE

Convinzione di poter formulare affermazioni in grado di cogliere la natura essenziale


delle cose ogni ragionevole dubbio. Idea di realt:
- Unitaria e integrata, data una volta per tutte.
- Permanente ed esistente di per s, indipendente dalluomo.
- Caratterizzata da ordine, regolarit, stabilit.
Pu essere ascrittto allempirismo. Il metodo sperimentale si basa su questo
paradigma.
Le discipline qualitative (come la psicologia) non riescono facilmente a seguire questo
paradigma.

PARADIGMA DELLA COMPLESSIT


Lunica conoscenza possibile quella di noi stessi che ci rapportiamo al mondo. Ruolo
da riconoscere alla logica induttiva; le teorie non sono elaborate partendo dai dati, ma
dalle convinzioni che si possono avere nei confronti del fenomeni che si intende
studiare.
Nel Novecento emerse la convinzione che il numero delle teorie possibili sempre
infinito. In questo paradigma loggetto riconosciuto nella totalit degli elementi e
nelle interazioni che questi intrattengono con lambiente in cui sono situati. -> Si deve
prendere in considerazione il CONTESTO. Lo scienziato non neutrale o asettico.

Semplicit e Complessit non sono caratteristiche delloggetto, ma del modo in cui


osservato.
La tecnica sempre connessa alla teoria. Non si tratta semplicemente di individuare,
attraverso una teoria, il bisogno espresso dallutente nella richiesta, ma
fondamentale contestualizzare richiesta e risposta.

MATTE BLANCO
Vide nella seconda topica di Freud una perdita dellinnovativit iniziale del pensiero
freudiano. Prese come punto di partenza le prime formulazioni di Freud per giungere
ad una nuova e originale teoria in cui si descrive la mente umana come un apparato
funzionante contemporaneamente sulla base di due diversi processi logici: Coscienza
e Inconscio. Bi-logica.
Linconscio non una semplice struttura che funge da contenitore ma una modalit di
trattare il mondo.
Il pensiero conscio si fonda sui principi della logica aristotelica:
Principio di identit (A=A)
Principio di non contraddizione (A non pu essere NON-A)
Principio del terzo escluso (O A o NON-A)
Linconscio non si uniforma al conscio. Esso funziona secondo:
Principio di generalizzazione. Una cosa individuale viene trattata come
elemento di un insieme che ne contiene altri e questo a sua volta contenuto in
un altro pi ampio.
Principio di simmetria. Da qui derivano alcuni importanti corollari:
o Non esiste la successione temporale. Il passato uguale al presente e al
futuro.
o La parte identica al tutto.
o Non esiste il concetto di spazio, non esiste contiguit.
A differenza della coscienza esso vive in una realt omogenea e non distingue il s dal
non s. Non conosce spazio e tempo e, quindi, neanche la morte.
LINTERVENTO
Lintervento una partecipazione attiva volta a esercitare unazione diretta nello
svolgimento di fatti o situazioni. La realizzazione di un intervento richiede:
- Il modo di partecipare attivamente.
- Lobbiettivo per orientare lo sviluppo dellevento.
- Il mezzo attraverso unazione indirizzata al conseguimento dellobbiettivo.
Lintervento una successione di attivit volte a definire se e come realizzare quale
azione e, nel caso, attuarla.
Acronimo del problem setting: FARE
- Focalizzare
- Analizzare
- Risolvere
- Eseguire
La realizzazione di un intervento si scompone in varie fasi:
1. Accoglienza della richiesta. Accogliere non significa accettare. Intenzionalit
organizzata. Lobbiettivo quello di esplorare la richiesta, attraverso un
atteggiamento di disponibilit che non trasmetta la volont di giudicare.
Lascolto non un processo passivo e si basa sulla percezione. Esplorata la
richiesta chi la accoglie valuter se ha le capacit necessarie, interesse e tempo
per affrontare la situazione.
2. Analisi del problema. Problem setting, analisi sistematica del problema ed
evidenziazione delle soluzioni alternative. Una volta individuata unipotesi si
proceder alla raccolta dei dati.
3. Progettazione. Lo studio dellintervento. Anticipare lorganizzazione delle
azioni future, facendo uso di memoria del passato ed immaginazione. Si crea un
documento di progetto, in cui sono presenti tutti gli elementi necessari a
definire e spiegare lintervento, sulla base del cui il cliente pu decidere se
accettare o meno la proposta ricevuta.
4. Contratto. In esso si individua causa, oggetto e forma (verbale/scritta,
implicita/esplicita).
5. Programmazione. Costruire lalbero delle attivit, ponendo in sequenza le
attivit dipendenti e in parallelo quelle indipendenti. Stabilire le date previste di
inizio e fine.
6. Intervento.
7. Verifica. Vi sono vari tipi di valutazione: giudizio, misura (il fenomeno viene
tradotto in termini quantitativi), controllo (evidenziare non conformit rispetto
ad un oggetto ideale) e interpretazione (comprendere il significato degli esiti nel
contesto di riferimento).
PSICOLOGIA CLINICA
Laggettivo clinico pu essere riferito a:
- Un approccio alla realt di studio e di intervento basato sul rapporto
interpersonale.
- Una metodologia di studio della realt basata sullosservazione diretta e
sistematica con lobbiettivo di isolare elementi comuni tra individui.
- Utilizzo di una prospettiva storica.
- Sistema di formazione basato sullesperienza diretta della realt piuttosto che
sulluso di modelli artificiali.
A fondamento della psicologia clinica ci sono da un lato una tendenza verso la
conoscenza e misurazione degli elementi che differenziano gli individui tra loro e
dallaltro unattenzione ai problemi connessi con lo sviluppo della personalit.
Due prospettive principali (che non si escludono):
1. Quella che riconosce alla psicologia clinica il compito di definire e controllare le
leggi generali del funzionamento psichico.
2. Quella che la individua come applicazione di conoscenze gi acquisite di casi
individuali.
Loggetto di studio da tutti riconosciuto nellindividuo e in particolare nelle sue
manifestazioni psicologiche e comportamentali.
La stessa istituzione del setting acquista valore tecnico in quanto svolge la funzione di
attivazione di un pensiero su quanto accade. Impossibile attuare la rigida sequenzialit
acontestuale del modello medico di diagnosi e terapia. Lintervento clinico non pu
essere basato su una definita ipotesi eziopatogenica di ci che ha dato origine al
disturbo. Importante che lo psicologo rinunci ad agire e opti per il pensare: il
comportarsi dello psicologo come se fosse un medico implica il rinunciare a sviluppare
un pensiero sulla richiesta stessa (e quindi sulla proposta di relazione).
Allinterno delleterogeneit delle richieste di intervento ci sono 3 elementi comuni:
- Relazione.
- Contesto.
- Richiesta.
La teoria dellintervento psicologico deve tenere contro del contesto e della peculiarit
della relazione utente/psicologo.
Fin dal momento della richiesta occorre configurare la prestazione come una
restituzione allindividuo della sua capacit di valutare e decidere cosa fare di se
stesso.
La mera categorizzazione di sintomi pu portare a una serie di precise conseguenze:
- Differenziazione astratta. Accentuazione dellinteresse per lisolamento delle
sindromi piuttosto che riconoscimento delle peculiari modalit di
funzionamento.
- Isolamento diagnostico. Considerare troppo distinti e separati il momento
diagnostico e quello del trattamento.
- Obliterazione della relazione. Sottovalutazione della dinamica relazionale che si
stabilisce.
Lerrore svolge un ruolo particolarmente importante quando esso si identifica come
uno stimolo ad attingere da esso le risorse per metabolizzare le difficolt prefigurate o
riscontrate.

LE CARATTERISTICHE DELLINTERVENTO
La richiesta (domanda) contiene sempre in s un qualche variabile elemento di
manipolazione. Contiene una sorta di inconsapevole errore di riconoscimento che
spinge a usare laltro secondo le proprie aspettative.
La decodifica della domanda di intervento avviene tramite il paradigma indiziario,
mediante cui si ricostruisce un fatto tramite la ricerca sistematica di indizi significativi.
-> Non possono essere prodotte certezze inconfutabili, ma si possono avere
interpretazioni provvisorie e individuazione di regolarit. Si usa un processo abduttivo,
in cui si tratta di collezionare tracce e segni e considerarli come il prodotto di eventi
pregressi che non possiamo conoscere ma possiamo inferire.

IL SETTING
Vi sono un setting interno e un setting esterno.
Due dimensioni
1. Spaziale: spazio in cui porre la relazione di consulenza. Non cambia, stabile.
Luogo fisico in cui avviene la consultazione. Stanza comoda e tranquilla, in cui
sia possibile stabilire un rapporto confidenziale e riservato. Spazio esterno, fisico
e spazio interno, psicologico (in cui si accetta il paziente, esempio della libreria)
2. Temporale: tempo che scandisce lo svolgersi del processo relazionale. Si divide
in tre categorie:
- Tempo della relazione: tempo dedicato complessivamente allintervento. Lo
psicologo e il richiedente lo trascorrono insieme.
- Tempo del richiedente: tempo di elaborazione di quanto avviene. Il paziente
deve confrontare dentro di s aspetti di solito contraddittori o ambivalenti.
- Tempo dello psicologo: per integrare i vari indizi.
Lintervento non ha di per s una forma strutturata in cui situare la prassi. La forma
deve scaturire direttamente dalla richiesta di intervento (dalla cultura e contesto
sociale in cui tale richiesta si inscrive).
Lazione organizzativa si basa in prima istanza su fattori culturali, ovvero il modo di
vedere la professione in senso comune. Secondariamente si innesta la dimensione
professionale; la consultazione richiesta allo psicologo viene investita di elementi
propri di altre professioni (ad esempio la definizione di paziente). Al terzo livello si
situano i fattori personali, ovvero le aspettative relative alla prassi. Questi tre fattori
danno luogo alla prassi vera e propria.

Il setting, la sua istituzione ed il suo mantenimento sono importantissimi elementi


dellintervento, che tende di solito a configurarsi come:
a. Intervento esterno al setting. Pur stimolato dallo psicologo, richiede il ricorso ad
altri professionisti.
b. Intervento sul setting. Ha lobbiettivo di definire pi saldamente la cornice.
c. Intervento interno al setting. Dimensione del colloquio.

Con la cornice lo psicologo definisce le modalit comportamentali ed emozionali con ci


intende avviare e mantenere la relazione con laltro. Il setting ha dunque una
connotazione relazionale, che crea una bidirezionalit tra paziente e psicologo. Si
tratta di una situazione interattiva.
Duplicare sempre lo stesso setting sintomo di un analista incapace di accogliere
analizzare e interpretare la domanda dellutente nel contesto in cui posta. Accettare
sempre un setting imposto invece sintono di un analista incompetente a proporre un
proprio modello in grado di coniugare richiesta e contesto.

Il setting anche una istituzione, linsieme delle azioni indispensabili ad attivare quei
dispositivi relazionali che lo psicologo ritenga necessari allo svolgimento della propria
attivit. Un territorio regolamentato da una serie pi o meno estesa di norme.

Il setting pu dunque essere definito linsieme delle condizioni che delimitano ospitano
e sostengono lintervento psicologico.
Pu essere:
1. Contenitore materiale. Fisicit incarnata in un tempo, che devono essere tali da
consentire espressione e comprensione. Compito del clinico mantenerne
stabilit e continuit.
2. Contenitore relazionale. Parlare del setting in questi termini richiama i due
aspetti fondamentali della relazionalit clinica: ci che contenuto dal setting (il
processo di Intervento) e il fatto che il setting in s il modello di relazione
usato dallo psicologo.
3. Contenitore materiale (per fantasie di utente e psicologo). Istituito dalle
condizioni organizzative necessarie ad avviare e stabilizzare un intervento.

ASCOLTO E SILENZIO
Sono strettamente correlati alla cornice spazio-temporale. La dimensione dellascolto
stabilisce allinterno dei due partecipanti le coordinate in cui si attua lincontro clinico.
Ascoltare una persona implica in primo luogo riconoscere che laltro esiste. Si tratta di
uno spazio che lo psicologo concede sia al cliente che a se stesso, per comprendere
ci che accade dentro di s in relazione al paziente.
Assi portanti dellinterazione sono osservazione e silenzio, che non sono eventi passivi.
SILENZIO
Spesso visto come qualcosa da esorcizzare o eliminare. Spinge a trasformarsi in un
intervistatore con due possibili ruoli interattivi: il burocrate e il detective.
Attraverso le parole possono essere accolti i desideri di passivit e di ricevere cure,
appoggio, suggerimenti. Largo spazio al silenzio, che deve rappresentare un vero e
proprio strumento dellagire clinico.
ASCOLTO
Non un mero fatto tecnico. Non solo osservazione dellaltro, ma partecipazione.
Prerequisito fondamentale per lo psicologo la consapevolezza della propria realt
interna.

COMUNICAZIONE DEL PAZIENTE


Attiene a un duplice livello: conscio e inconscio. Il materiale che viene offerto riguarda
prevalentemente:
- Situazione di realt e problemi attuali del paziente.
- Conflitti e fantasie del paziente.
- Rapporto tra paziente e psicologo.
La narrazione prosegue attraverso il costante riferimento alla dimensione storica del
paziente e ai relativi vissuti interni (che sono oggetto del tentativo di ricostruzione
dello psicologo). Lo psicologo ha il compito di cogliere le interconnessione tra i primi e
i secondi. -> Solo allinterno della relazione possibile ricostruire il percorso
psicologico che il paziente ha compiuto per arrivare alla consultazione.
Lobbiettivo non trovare una soluzione al conflitto ma offrire un luogo in cui poterlo
affrontare senza negarlo.
Vi sono diverse modalit tramite cui la persona partecipa al colloquio; una prima
distinzione riguarda largomento di cui si vuole parlare. Si pi scegliere una modalit
pi concreta o astratta, pi cognitiva o emotiva.
Anche il paziente tende a porre domande, che dovrebbero per non ricevere risposta,
ma essere analizzate nelle loro implicazioni consapevoli e inconsapevoli.
Allo stesso modo abbraccia il silenzio, che non rappresenta un momento in cui il
colloquio si ferma, ma sottolinea passaggi particolarmente delicati.

LA DELEGA
La motivazione alla base di una richiesta pu assumere diverse connotazioni. Si pu
tuttavia trovare una motivazione centrale: una crisi di decisionalit, che si basa
essenzialmente sul meccanismo della delega.
La funzione professionale dello psicologo dunque quella di incrementare la capacit
decisionale del suo utente.
Di fronte ad una crisi di decisionalit si possono attuare tre strategie di recupero:
1. Ricercare allinterno dellazione il recupero delle possibilit di successo. Il
fallimento visto come un errore procedurale.
2. Ricercare nella modificazione delle condizioni ambientali il recupero
dellefficacia dellazione. Molto spesso conduce alla richiesta di un intervento
esterno. Al tecnico viene affidata la ricerca della soluzione pi idonea al
problema.
3. Ricercare bella revisione del modello dazione il recupero della sua stessa
efficacia. Massima possibilit dellesercizio psicologico.
COLLUSIONE
Due persone condividono uno stesso significato da un punto di vista emotivo di un
contesto o una azione. Emotivo e non cognitivo perch inconscio. La condivisione di
pi persone di un significato emotivo permette la comprensione reciproca. La
collusione in grado di evocare e mantenere consenso e coesione.
Implica sempre e comunque un processo transpersonale.
Laing definisce il processo collusivo come un inganno condiviso, un autoinganno
reciproco in cui si accetta linganno altrui allo scopo di conservare ognuno la propria
economia psichica, di vedere realizzato il desiderio di ricevere una risposta
confermativa dallaltro.
Una concezione diversa viene offerta da Carli e Paniccia, che intendono la collusione
come ci che consente di costruire una base comune, condivisa, con cui interpretare la
realt ed orientare i comportamenti da assumere. Il processo collusivo alla base
della socialit.

PRODOTTO PSICOLOGIA
Lo specifico della psicologia clinica dunque lanalisi dellazione collusiva, lanalisi
cio delle simbolizzazioni affettive che riguardano la dimensione organizzativa.
Lintervento psicologico assume valore di risorsa quando la collusione presente in un
determinato contesto non pi funzionale (es. strada che cambia senso di marcia,
automobilista che va contromano).
La psicologia , pi che un prodotto, un servizio, caratterizzato da:
- Immaterialit.
- Simultaneit (tra produzione e consumo).
- Dipendenza dalle persone (non possibile senza lintervento umano).
Il contenuto dellintervento pu rintracciarsi nella finalit di sviluppare la capacit
decisionale del proprio utente ed a ristabilire i processi collusivi. -> Finalizzato a
ripristinare modelli di relazione che particolari vicende hanno mutato, rendendoli
obsoleti.
STILI DI RELAZIONE
Meccanismi di difesa:
- Scissione. Una delle difese pi primitive nei confronti dellangoscia. Non si
riescono a produrre rappresentazioni integrate e coerenti di s e dellaltro.
- Proiezione. Gli aspetti non graditi di s vengono spinti allesterno.
- Diniego. Aspetti della realt inaccettabili sono allontanati dalla consapevolezza.
- Indentificazione proiettiva. Attribuzione ad altri di parti rifiutate del s.
- Identificazione. Si assimilano aspetti positivi di altre persone.
Tipologie di domanda:
- Domanda di trasformazione (Scissione, proiezione). Pretende unazione
onnipotente dello psicologo. La delega in apparenza assoluta. Le richieste
riguardano parti si s percepite come non funzionanti. C assenza di richiesta e
si pretende una trasformazione quasi magica.
Si ha una ambiguit contestuale, che pu promuovere la oversemplification, che
determina un errore di riconoscimento.
- Domanda di mutamento preordinato (scissione, diniego, identificazione
proiettiva). Si fonda su una delega condizionata. Spesso le domande riguardano
altri, ritenuti responsabili del disagio personale. Si richiede allo psicologo di non
porsi troppe domande e limitarsi ad eseguire le istruzioni.
- Domanda di cambiamento (scissione, identificazione). Riconoscimento di un
vissuto di insoddisfazione nella propria vita e motivazione al cambiamento. Tale
richiesta rivela una maggiore o minore assunzione di responsabilit.
La scissione presente in ogni tipologia di domanda, ma varia la sua forza. Lo
psicologo, nelle fasi iniziali del rapporto clinico, si propone di identificare limplicita
proposta interattiva formulata sulla base della fantasia relazionale prevalente (fantasia
contenete non solo gli elementi comportamentali caratteristici con cui il soggetto
tende a manipolare laltro, ma anche le attese che si hanno riguardo lo psicologo).
VERIFICA
Congruenza PTO (Problem, Therapy, Outcome). Instaurare una cultura della verifica.
Sebbene molti psicologi parlino di verifica nella maggior parte dei casi si riferiscono
alla verifica di altri, non di s.

IDENTIT PROFESSIONALE PSICOLOGO


a. Orientamento rigido al fare. Le teorie e le tecniche sono usate in modo rigido.
Assente una dimensione di autoriflessivit.
b. Orientamento flessibile al fare. Maggiore valutazione critica nelluso delle teorie
e tecniche che fondano la professionalit psicologica. Tecnica pi sensibile alle
contingenze ambientali.
c. Modello teorico forte. Fondano la propria identit professionale sulluso rigido
dei modelli teorici e delle tecnici ad essi vincolati.
d. Modello integrato e contestuale. Contesto visto come parte integrante della
propria identit professionale. Uso di teorie e tecniche flessibile ed ancorato
allambiente.
A, B e C indicano una difficolt nella rappresentazione delle variabili ambientali e
contestuali.

STRUMENTI
Setting, Ascolto, Osservazione, Colloquio, Intervista.

OSSERVAZIONE
Pratica utilizzata per conoscere la realt che ci circonda, caratterizzata da
premeditazione. Si ha una intenzionalit conoscitiva. Continuum dallosservazione
occasionale a quella sistematica. Per considerare scientifica unosservazione essa
deve essere spogliata di tutti gli elementi propri dellosservatore. Questo non
possibile durante un colloquio. Nonostante si prediliga losservazione naturalistica, non
si pu ad essa ricorrere in ambito clinico. Losservazione in psicologia clinica si
connota dunque come una interazione comunicativa in cui laltro non ha mai un ruolo
passivo.
Si tratta dunque di un processo articolato che si svolge in un continuum interno-
esterno. C affinit tra osservazione e ascolto. Alla base dellosservazione in ambito
clinico vi lesperienza personale dellosservatore, il suo contatto empatico con
loggetto e le sue risposte alle dinamiche in cui coinvolto.
La soggettivit non un ostacolo, ma una risorsa.
Non vi un elemento di elenco di elementi su cui focalizzare lattenzione, ma vi sono
dei principi metodologici:
- Soffermarsi sui minimi dettagli.
- Rilevare emozioni, fantasia e pensieri sia nel paziente che nellosservatore.
- Registrare lo sviluppo della fenomenologia interpersonale.
- Includere sempre le caratteristiche del contesto.
Necessit per lo psicologo di VEDERE le cose, non semplicemente guardarle. Processo
ATTIVO.

COLLOQUIO
Favorisce direttamente lo stabilirsi ed il mantenersi di una relazione. Si tratta di una
interazione tra persone diverse che non casuale e quindi intenzionale. Va rapportata
al contesto in cui il colloqui si inscrive, che consente di delimitare:
- Motivazioni che hanno condotto allinterazione.
- Contenuto dellinterazione.
- Ruoli che gli interlocutori assumono.
- Esiti dellinterazione.
Il colloqui si compone di 5 fasti ben distinte:
1. Accoglienza e riconoscimento.
2. Raccolta della storia.
3. Definizione del progetto.
4. Restituzione.
5. Resoconto.
Si usa in caso in cui prevalga una motivazione conoscitiva fondata sulla presenza di un
interesse reciproco allincontro. Prevede poca strutturazione e domande aperte.
Si utilizza per:
- Determinare una vera e propria relazione con il richiedente.
- Raccogliere dati sullesperienza di vita del paziente allinterno della relazione.
- Offrire informazioni circa le modalit e caratteristiche dellincontro clinico.
- Stabilire unalleanza di lavoro, sostenendo la motivazione del paziente al
cambiamento.
- Identificare la problematica del paziente ed il suo contesto di riferimento.
- Definire le modalit tipiche che il paziente usa per far fronte a tale
problematica.
- Focalizzare le resistenze del paziente.
- Elaborare atteggiamento e fantasie del paziente relative allo psicologo.
Lesplorazione pu essere sostenuta dal:
1. Porre domande. Possono essere correlate/non correlate e aperte/chiuse e riferirsi a
tre grandi aree:
1. Unarea volta ad approfondire aspetti concreti della narrazione del paziente.
2. Unarea volta ad approfondire emozioni e aspetti.
3. Unarea tendente ad approfondire caratteristiche e qualit di episodi relazionali
cui si fatto riferimento nella narrazione.
Ogni domanda dovrebbe avere un senso. Le domande hanno lo scopo di amplificare le
comunicazioni del paziente. Le domande mirano a integrare livelli di comunicazione
consapevoli e non consapevoli. Il paziente non va intercettato quando sta procedendo
da solo. La domanda ha valore esplorativo. Si possono ricevere domande invece di
risposte, lambivalenza va tollerata. Le domande troppo frequenti tolgono ossigeno al
paziente. Esistono domande pi o meno opportune. Una domanda corretta quando
riceve valutazione dal paziente.
2. Proporre specifiche asserzioni. Si ha in questo ambito una distinzione tra tecniche:
a. Espressive. Chiarificazione (esplicitare attraverso riformulazione le
interconnessioni che il paziente non coglie). Confrontazione (spinge lesame di
realt rivolgendosi allIo cosciente). Interpretazione (si rivolge alle motivazioni
inconsce che guidano il paziente). Queste tecniche si collocano in un
continuum che procede dagli interventi meno espressivi a quelli pi espressivi.
b. Supportive. Volte ad offrire un supporto emotivo. Commenti empatici,
rassicurazione, incoraggiamenti, consigli, informazioni, spiegazioni,
riproposizioni.
Devono essere usate con cautela perch tendono a favorire e soddisfare i
desideri di passivit del richiedente.
Contribuiscono a costruire e rinsaldare lalleanza terapeutica. Un intervento
supportivo attuato correttamente consente di promuovere la sicurezza
personale del paziente.

INTERVISTA
Forma di conversazione pianificata. Ha caratteristiche di intenzionalit e
strutturazione. Le conversazioni tramite intervista non avvengono mai in modo
casuale. Ha funzionalit meramente conoscitive.

TEST
Strumenti distintivi dello psicologo. Il test uno strumento atto a valutare qualche
elemento. Non forniscono misure assolute, in quanto non possibile individuare lunit
di misura.

RICERCA INTERVENTO
Orientamento della doppia ermeneutica. Ritiene importante conoscere e confrontarsi
con la prospettiva assunta dagli osservati, anche attraverso la restituzione di quanto
compreso dal ricercatore.
Fa parte dei 4 orientamenti proposti da Albano (naturalista, della ricomposizione
sintetica e della ricomposizione analitica).
Le ricerche intervento realizzate nellambito della formazione universitaria non si
basano su una richiesta esplicita e si pongono nellottica di suscitare eventuali
richieste di intervento in ragione della restituzione di quanto emerso dalla ricerca.
Si avvale di una specifica analisi statistica: lanalisi delle corrispondenze (AC), una
tecnica di analisi fattoriale.
Una specifica analisi statistica applicata ai lessemi delle parole piene pu offrire una
rappresentazione dei luoghi mentali attraversati dal parlante e collegati da egli tra di
loro.
La dimensione statistica dellanalisi del testo pu essere applicata tramite il sowftware
T-Lab, che scompone i testi raccolti in unit di contesto (UC) ed unit lessicali (UL). Il
ricercatore interviene scegliendo le parole chiave. Questa procedura consente di
costruire una mappatura dei contenuti del corpus in funzione della co-occorrenza delle
parole chiave selezionate.

ATTEGGIAMENTO PSICOLOGO
Esprime la modalit di relazione con cui lo psicologo si propone. Caratterizzato da
silenzio, ascolto, empatia e attenzione fluttuante.
EMPATIA
Capacit che consente di avvicinare la prospettiva altrui, di coglierne le dimensioni
emotiva e cognitiva. Significa condividere, provare gli stessi vissuti di un altro essere
umano. Si partecipa alla qualit, non allintensit dei sentimenti.
Lempatia si realizza quando possibile risuonare con laltro, quando si riconosce nel
vissuto altrui qualcosa che appartiene alla nostra esperienza.
Il processo empatico pu essere ostacolato da differenza di sesso e appartenenza a
culture differenti. La capacit empatica non pu essere appresa, si acquisisce nel
corso della prima infanzia.
ATTENZIONE FLUTTUANTE
Freud: non prendere nota di nessun evento in particolare ma ascoltare tutto con la
stessa attenzione.
Ora ci si riferisce alla capacit di muoversi tra i diversi livelli della comunicazione,
interna ed esterna, mantenendo una costante attenzione alla relazione istituita come
luogo nel quale si sviluppano sia le comunicazioni che le percezioni. Riconoscere che
lo psicologo non pu essere un osservatore oggettivo, neutrale e capace di attenzione
a 360 avvalora limportanza dellattenzione fluttuante.
SILENZIO
Creare uno spazio di accoglienza, lasciando che sia laltro ad esprimersi. Faro posto
allaltro, accoglierlo nel nostro luogo che ha il suo arredamento (aspettative,
motivazione ecc.).

COMUNICAIZONE NEL DIALOGO CLINICO


Metafora specchio -> Campo Bipersonale.
Si affermata una descrizione del dialogo clinico che identifica un andamento a
spirale, in cui il comportamento di nessuno dei due partecipanti pu essere compreso
senza considerare quello dellaltro.
Si ha ora un coinvolgimento personale dello psicologo.
Il dialogo clinico pu essere inteso come sequenza di interazioni comunicative tra loro
concatenate, ed la singola interazione ad orientare quanto accade successivamente.
Ci che accade durante il colloquio prende forma nel presente della relazione e,
nonostante lasimmetria dei ruoli, uninfluenza si verifica in entrambe le direzioni. Lo
psicologo dunque ora nella relazione in modo pi pieno e consapevole. Vi per uno
sforzo nuovo: distinguere in ogni momento cosa appartiene al paziente e cosa
apparitene a se stessi.
Tutte le relazioni avvengono in un CONTESTO ed implicano lincontro di due livelli:
intrapsichico e interpersonale.
La regolazione reciproca riguarda il livello intrapsichico che dipende da ed causa di
quanto accade a livello interpersonale. La regolazione sempre reciproca e
bidirezionale.

ASCOLTO DEL PAZIENTE


Presenza contemporanea nella comunicazione di modalit verbali e non verbali,
distinti su due livelli, contenuto manifesto e contenuto latente. Solo prestando
contemporaneamente attenzione a tutti questi livelli si sostanzia un corretto
atteggiamento clinico. Lattenzione dello psicologo quindi sempre organizzata
attorno a delle polarit.

ANALOGIA E CONFRONTO
Con lanalogia si enfatizzano le somiglianze ed i nessi che consentono di ricondurre
elementi ed insiemi diversi alle medesime categorie o principi. Con la confrontazione
si cerca di evidenziare laleatoriet di alcune differenziazioni che il cliente pu proporre
per non accostarsi a determinati aspetti.