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ILIADE CONFRONTI

ACHILLE-ENEA
Nell'Iliade la vicenda dell'ira di Achille- ira che da impulso a tutta l'opera- si conclude con il duello fra Achille
ed Ettore e la morte di quest'ultimo (n.b. il poema prosegue per altri due libri!).
Anche Virgilio conclude il suo poema con un duello fra eroi, ispirandosi al XII libro dell'Iliade, ma
reinterpretandolo in maniera originale.

Fin dall'inizio Virgilio ci ha presentato Enea come un secondo Ettore, mentre Turno, coerentemente con il
suo ruolo di antagonista, ci viene presentato (dalla Sibilla) come un altro Achille.
Giunti al momento del duello finale, per, i ruoli si devono invertire: il lettore conosce gi lesito dello scontro,
e sa che sar Enea, come Achille, il vincitore; il lettore ricorda anche la violenza di Achille, che dichiara di
desiderare di uccidere a morsi lavversario, che infierisce orrendamente sul corpo di Ettore, nutrendosi della
vendetta in modo quasi animalesco. Per questo potrebbe essere difficile che Enea, fino ad ora personaggio
d'animo pio, possa assumere nel finale il ruolo di feroce vendicatore.

Enea si trasforma---> da eroe pius a feroce vendicatore


Per questo la trasformazione, incoerente dal punto di vista della moralit del personaggio, deve essere resa
credibile e giustificabile sotto il profilo della narrazione: per giungere a questo, Virgilio ci prepara fin dal libro
X, dove si narra del duello fra Turno e Pallante. Qui l'autore esaspera la violenza di Turno, per rendere in
qualche modo giustificabile la futura vendetta (giustificabile ovviamente non in s -la vendetta comunque
legittima nel codice eroico- ma relativamente alla costruzione della personalit di Enea).
Dal momento in cui viene a conoscenza della morte del giovane alleato, Enea ritiene che Turno abbia
invalidato da Turno il codice che regola i rapporti tra nemici, e procede ad una strage indifferenziata di quanti
gli capitino sotto tiro. E un primo segnale, ma lequilibrio nella personalit delleroe si ristabilisce
nuovamente nel duello con Lauso, in cui ritroviamo un Enea pietoso e rispettoso, che riconosce e onora il
coraggio e la giovinezza.
Un nuovo elemento di legittimazione della vendetta costituito dalla richiesta di Evandro, che dichiara di
mantenersi in vita solo per la speranza che Enea, per rispettare i patti di alleanza sanciti tra i due, vendichi la
morte del figlio, uccidendo Turno.
Anche gli interventi di Giuturna esasperano leroe troiano, facendo scaturire in lui la furia, davvero degna di
un eroe omerico, con cui lo troviamo ad affrontare il duello finale, ormai completamente trasformato e
adesso molto pi simile ad Achille che ad Ettore.

Il duello
Enea assomiglia ad Achille perch l'eroe che attacca e incalza, che ha dalla sua parte il favore degli dei.
Turno invece sembra pi Ettore, il guerriero che affronta il duello finale con coraggio pur consapevole di
avere un destino ostile.
Altri punti simili:
Turno fugge, inseguito dall'avversario.
Turno supplica Enea, cos come Ettore aveva supplicato Achille.
ACHILLE GILGAMESH
Achille e Gilgamesh sono eroi epici di origine divina che si trovano, entrambi, a dover sopportare e superare
la perdita del loro pi caro amico, Patroclo per Achille ed Enkidu per Giglamesh. Grande l'angoscia e il
dolore che li caratterizza in questo comune frangente. Omero ci descrive la reazione di Achille per la morte di
Patroclo con parole che evocano rabbia e desiderio di vendetta, mentre Gilgamesh desidera solo provare a
riportare in vita l'amico morto. Achille sembra, in un certo senso, un eroe "pi maturo", pi evoluto se
vogliamo dire cos: egli ha ben compreso il concetto di mortalit, sa che non potr fare nulla per resuscitare
Patroclo, quindi cerca per se', per il proprio cuore sofferente, un lenimento fisico, materiale. Cerca insomma
la vendetta per farsi giustizia e rendere, cos, onore all'amico. Gilgamesh sembra, invece, pi involuto di
Achille, meno maturo dell'eroe omerico: egli lotta per riportare in vita il suo amico, non accetta la sua
mortalit, e deve compiere un viaggio che sar di conoscenza e scoperta del concetto di mortalit e
immortalit. Sono due personaggi pieni d'odio e di rancore, ma il loro cammino verso una ritrovata serenit li
condurr attraverso esperienze molto diverse.
Punti di contatto

Sono semidei
Hanno poteri sovrannaturali

Perdono l'amico pi caro

Soffrono entrambi moltissimo per questa perdita

Sono ottimi soldati e combattenti

Sono coraggiosi e rispettati dai nemici

Differenze

Atteggiamento nei confronti della morte-->uno cerca la vendetta, l'altro l'immortalit

Achille non sembra aver paura della morte, Gilgamesh s

Achille ha caratteristiche pi "umane" mentre Gilgamesh si comporta pi come un dio

Achille riesce nel suo compito (vendica Patroclo uccidendo Ettore) mentre Gilgamesh non riesce a
trovare l'immortalit

CONFROTNO PENELOPE DIDONE


Penelope nell'Odissea la moglie amorevole e fedele di Ulisse.
Didone, invece, la donna che, rasentando la follia, vorrebbe sposare Enea.
Differenze
Penelope , come dicevamo, fedele, fiduciosa nel ritorno del marito; forte, anche se ogni tanto sembra
vacillare sotto il peso della solitudine e di quei 20 anni di lontananza dal marito.
Per sa sempre ritrovare la forza e il coraggio, non si da per vinta e riesce a non cedere all'insistenza dei
Proci.
Didone dal canto suo appare pi volubile, pi fragile. Il suo "amore" sembra meno solido di quello di
Penelope: ha pi l'aspetto di un'infatuazione, di una passione violenta, destinata a consumarsi presto.
Didone infatti perde la testa, maledice l'uomo che ama e poi si uccide.
Non forte abbastanza per superare l'abbandono e non trova altro rimedio per la sua sofferenza che quello
pi tragico ed estremo: una vendetta che la porta solo all'autodistruzione.
Penelope e Didone sono personaggi profondamente diversi: entrambi caratterizzati da un grande sentimento
d'amore che per viene vissuto in maniera opposta: leale e profondo il primo, lussurioso e devastante il
secondo.

Punti in comune
Queste due donne hanno per in comune il destino di tutte le donne del mondo antico: mentre i loro uomini
sono protagonisti di vicende avventurose, esse restano confinate alla scena domestica, all'attesa, alla
paziente accettazione di ci che gli dei capricciosi decidono per i loro uomini.
Ulisse ed Enea non hanno altra scelta che avventurarsi nelle missioni gloriose e nelle battaglie che li portano
lontani dalle loro donne; le donne, dal canto loro, non hanno altra scelta che restare a soffrire per la loro
assenza, per i loro tradimenti, per la solitudine cui sono inevitabilmente condannate.
Questo atteggiamento remissivo e paziente sicuramente poco compatibile con il mondo moderno, con i
valori che oggi regolano i rapporti tra uomo e donna che sono ormai paritari in quasi tutti i paesi del mondo.

TELEMACO

Telemaco, unico figlio di Ulisse e Penelope, ancora bambino quando il padre parte per andare a
combattere a Troia. Inizialmente, non comprende le reali intenzioni dei Proci ma, nel momento in cui ha inizio
l'Odissea, il ragazzo ormai cresciuto: ha vent'anni e, pur essendo desideroso di proteggere sua madre,
ancora rassegnato e impotente di fronte alla devastazione che i pretendenti stanno perpetrando in casa
sua.
L'incontro con Atena, nel Libro 1 del poema, lo aiuta a cambiare le cose: sotto consiglio della dea, infatti,
riunisce l'assemblea e denuncia pubblicamente il comportamento dei Proci. Poi, sempre sotto la guida di
Atena, parte per il suo viaggio alla ricerca del padre---> la cosiddetta Telemachia che occupa i primi 4 libri
dell'Odissea.
La conoscenza di paesi lontani, l'incontro con genti diverse, l'esperienza lontano da casa maturano il
ragazzo che, al ritorno, ormai un uomo a tutti gli effetti: pronto a combattere attivamente per difendere la
propria casa e l'onore della madre, egli attender il ritorno del padre e gli sar a fianco nella battaglia finale.
Telemaco assomiglia ad Ulisse, anche se, forse, non possiede tutti quei tratti che caratterizzano il grande
eroe omerico: Telemaco meno sciolto nell'eloquio, ha un'indole pi tranquilla e commette qualche errore di
troppo (nel libro 22 lascia aperto un deposito di armi di cui si impossessano i Proci), ma comunque sulla
buona strada per ricalcare le orme del padre. Ce lo indica l'episodio dell'arco, nella scena finale: il ragazzo
riesce quasi a tenderlo e, pur non riuscendovi, si capisce che presto sar in grado di farlo, cos come sapr
essere il degno figlio di Ulisse.
Telemaco la prima figura adolescenziale descritta dalla poesia greca.
Nel poema, egli rappresenta la continuit: Ulisse e Penelope sono vicini al tramonto della loro vita e il
giovane pare incarnare il futuro, la vita che riprende, anche dopo la scomparsa delle grandi figure che hanno
caratterizzato la storia di Itaca.
Omero ci presenta il carattere di questo giovane e la sua formazione anche per sottolineare il fine educativo
della sua poesia: cos come gli insegnamenti e i saggi consigli ricevuti dagli anziani hanno portato Telemaco
a crescere e ad essere pronto per la vita, cos la poesia, portatrice di ideali e valori, potr essere
d'insegnamento agli uomini.