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Ognuno di noi ha un proprio nome che ci distingue dagli altri.

La
stessa cosa accade nella musica che composta da diversi suoni,
dove ognuno ha un suo preciso nome per distinguerlo dagli altri. Il
nome a questi suoni non dato a caso ma costruito in base a
precise regole che andiamo a scoprire.
Per cominciare questi suoni si
chiamano NOTE (oppure altezze), sono sette e pi precisamente:

DO RE MI FA SOL LA SI

Queste sette note in successione formano una famiglia


chiamata ottava, nella musica di queste famiglie ce ne sono
sette e sono una di seguito all'altra. Se volete vedere tutte
queste famiglie insieme, guardate la tastiera di un pianoforte.
Partendo da sinistra abbiamo la prima ottava, poi continuando
verso destra incontreremo la seconda e cos via fino ad
arrivare alla settima posizionata tutta a sinistra. Immaginate
una scala dove a sinistra ci sono i gradini pi bassi, l'inizio
della scala che corrisponde alla note della prima ottava, e a
destra quelli pi alti, che corrispondono alle note della settima
ottava.
Questa scala o estensione si divide in tre parti
o registri: Acuto, Medio e Grave.
Il pianoforte e l'organo sono gli strumenti per eccellenza che
possono vantare di intonare tutti e tre i tipi di registri. Bene
ma ora cominciamo a vedere dove si scrive la musica.
Il pentagramma un sistema costituito da righi e spazi che si
alternano tra loro e pi precisamente da cinque righi e quattro spazi.
Partendo dal basso verso l'alto incontriamo il primo rigo, poi il primo
spazio, subito il secondo rigo e via via fini ad arrivare al quinto rigo.

Sul rigo e nello spazio trovano posto le note, dalla pi grave


(collocata in basso) alla pi acuta (collocata pi in alto):
Ogni nota sul pentagramma, raffigurata da un pallino, per farsi
riconoscere prende un preciso posto sul rigo o sullo spazio, collocazione
determinata dalla chiave musicale (pi avanti ti spiegher la sua
importanza e funzione) che presente all'inizio del rigo musicale o
pentagramma. La pi usata di queste chiavi quella di Sol o chiave di
Violino. Questa chiave stabilisce che un DO si trova nel terzo spazio, il
DO successivo (o pi acuto) lo troviamo oltre il quinto rigo. Per
raffigurarlo si utilizza un arteficio grafico, cio si aggiungono dei piccoli
trattini sopra il quinto rigo, chiamati tagli addizionali, che simulano altri
righi e spazi. Tornando alla nostra nota, questa raffigurata aggiungendo
due tagli dove sul secondo (quello pi in alto) prende posto il DO. In
questo caso si dice che la nota ha un taglio in testa ed uno in gola. In
altre parole come se avessimo aggiunto al pentagramma un sesto e
settimo rigo e di conseguenza un quinto e sesto spazio. Per farti capire
meglio osserviamo la nota successiva, il RE, che si posiziona sopra il
secondo taglio addizionale, cio nell'ipotetico settimo spazio. In questo
caso si dice che la nota ha due tagli in gola, il MI avr un taglio in testa e
due in gola e cos via.
Per raffigurare il DO che si trova prima di quello che st nel terzo spazio
(quindi con un suono pi basso), va fatta la stessa operazione che
abbiamo imparato per le note sopra il pentagramma. In questo caso la
nostra nota viene raffigurata con un taglio in testa, cio si utilizza un
solo taglio addizionale al di sotto del primo rigo. Se proseguiamo in
questa discesa troviamo il SI con un taglio in gola, il LA con un taglio in
testa ed uno in gola e cos di seguito.
Dunque nella notazione musicale in nero le note prendono posto sul
pentagramma. Ma se dovessimo raffigurare tutte le note della scala musicale su
questi cinque righi, saremmo costretti ad usare molti tagli addizionali. La naturale
conseguenza che la lettura risulterebbe assai complicata. Per ovviare a questa
difficolt si ricorsi a un arteficio grafico, appunto la CHIAVE MUSICALE.
Questo simbolo, in qualche modo, cerca di far rientrare la maggior parte delle
note sul pentragramma in base alla quantita di suoni, che lo strumento o la voce
umana, riesce a riprodurre. Questa quantit di note si chiama ESTENZIONE
MUSICALE, normalmente comprende circa tre ottave sia per la voce umana che
per la gran parte degli strumenti. In musica se ne contano sette di queste chiavi e
ognuna ha una sua precisa caratteristica, ma hanno tutte la stessa funzione, quella
di semplificare sia la scrittura che la lettura della notazione musicale in
nero.Questi sette simboli si definiscono

SETTICLAVIO
Chiave di Chiave di Chiave di Chiave di Chiave di
Chiave di Do Do Do Do Fa Chiave di
Sol Soprano Mezzo Contralto Tenore Baritono Fa
o di Violino Soprano Basso

La nota segnalata in ogni chiave corrisponde al DO, partite da questa e costruite la scala per
ogni chiave.

Il sistema di scrittura della musica nella nostra civilt quello che ti sto esponendo su questa
pagina, ma alcuni Paesi si differenziano per il diverso modo di chiamar le note, infatti questi
suoni vengono chiamati con le lettere dell'alfabeto.

Nel resto del mondo le note sono LA SI DO RE MI FA SOL


Nei paesi di lingua inglese (Gran Bretagna e Stati Uniti) partendo
A B C D E F G
dal LA
Mentre nei paesi di lingua tedesca (Germania e Austria) partendo
A H C D E F G
sempre dal LA
Come avrete notato nei paesi di lingua tedesca, al posto della B, per indicare il SI usano la H e
questo perch con la lettera B indicano il bemolle (che incontreremo pi avanti nella sezione Il
tono e il semitono).
LA DURATA DEI SUONI

Fino a qui abbiamo visto dove si collocano sul pentagramma (chiamata


anche ALTEZZA), ma ancora non basta per completare quel nome che lo
distingue da un'altro. I suoni hanno una durata, in un brano musicale ci
pu essere un un DO lungo, per esempio DOOOOOOOOOOOO, oppure si
pu incontratre un DO corto, per esempio DO. Allora come si indica il
tempo che deve durare una nota? Qui intervengono dei segni grafici, per
la notazione musicale in nero, che ci fanno capire quanto il suono lungo
o meglio, dura una nota.
Nello schemino riassuntivo qui sotto sono riepilogate le figure musicali pi
usate che indicano la durata delle note e delle PAUSE. La musica non
fatta solo di suoni ma anche di silenzi o pause, anche per queste esistono
dei segni che ci fanno capire quanto deve durare l'assenza dei suoni.
Nella prima riga della tabella vediamo queste figure che aggiungono un
altro pezzeto a quel nome che andiamo costruendo per i suoni. Nella
seconda riga della tabella ci sono i segni delle pause.
Il valore segnalato nella terza riga della tabella non misurabile con
l'orologio, questo non vuol dire che non possibile stabilire quanto deve
durare un suono anzi, sapere che una nota di seminimina dura la met di
una minima ci aiuta a capire quale rapporto di durata c' tra una figura o
pausa musicale e l'altra. Se la durata in musica non scandita dalle
lancette dell'orologio come si f a capire quanto deve durare un suono?
Pi avanti ti sveler anche quest'altro tassello che serve per completere
quel nome del suono che dalla prima lezione stiamo cercando di costruire.

Riepilogando: la semibreve ha la durata intera, la minima la met della semibreve; la


semiminima dura la met della minima ma a sua volta dura un quarto rispetto alla semibreve;
segue la croma che dura la met della semiminima, un quarto il tempo della minima e un ottavo
di quello della semibreve; a questo punto prova tu ad andare avanti nel riepilogo.
Per comprendere meglio questo concetto di rapporto di durata tra figure e pause musicali prova
a fare un piccolo gioco che ci torner utile nella prossima lezione. Prendi una mela e la
paragoniamo ala durata della semibreve, se dividi la mela in due ogni met rappresenta una
minima; dividi ogni met in due e ogni spicchio rappresenta la durata della semiminima; ora se
dividi ogni spicchio in due ottieni una mela in otto parti e questo nuovo spicchio rappresenta la
croma; hai davanti a te otto spicchi di mela, dividi ognuno di loro in due e trovi la semicroma;
metti a prova la tua abilit e dividi ancora in due i sedici spicchi della mela, questa volta ogni
spicchio rappresenta la durata della biscroma; un altro sforzo d'abilit e i trentadue spicchi li
dividi ancora a met, hai trovato la semibiscroma, se hai fatto bene tutte le operazioni di taglio
dovresti avere sessantaquattro spicchi. Ora se prendi due di questi spicchi e li unisci otterrai una
biscroma; se ne unisci quattro avrai composto la durata di una semicroma; mettine insieme otto
e avrai una croma; ora continua questa composizione con sedici spicchi, sei arrivato a un quarto
di mela e quindi alla semiminima; con trentadue spicchi hai composto il valore della minima;
con sessantaquattro ottieni il valore intero della semibreve.
Gente queste sono frazioni, vi ricordate che cosa ha detto Tamburtino, alla base della musica c'
la matematica.
Sette sono i valori, sia delle figure che delle pause,con i quali si possono ottenere una elevata
serie di combinazioni, facendo un esempio pratico (tieni bene a mente la divisione della mela):
una semibreve pu essere uguale a una mimina e due semiminime,

= + +
Vale a dire in termini matematici che 4/4=2/4+1/4+1/4.
Oppure una minima pu avere il valore di una croma, pi una pausa semiminima, pi due
biscrome.

= + + +

Tenendo d'occhio la matematica si ha che 2/4=1/8+1/4+1/16+1/16. E tante altre combinazioni.

Ehi... Ehi... dico a te, che fine hai fatto fare alla mela? Mangiala non la buttare perch la frutta fa
bene almeno quanto fa bene la musica.

IL RITMO

Fino ad ora abbiamo visto la durata e l'altezza delle note, ma da sole queste due componenti non
sono sufficenti per formare una melodia. L'altro elemento importante la misura della musica.
Come per le distanze esiste l'unit di misura che il metro, per i pesi c' il kilogrammo, per i
liquidi il litro, ecc., per la musica sono diverse le unit di misura che tra un p andremo a
conoscere.
Ma perch misurare la musica? La risposta semplice, perch in questo modo si pu dare la
giusta durata alle varie figure e pause musicali.
Un esempio di misura del tempo il ticchettio dell'orologio, se vi soffermate un'attimo ad
ascoltarlo vi accorgerete che i Tic e Tac scandiscono la misura del tempo. Bene a noi ci che
interessa questo modo di contare il tempo che i musicisti chiamano MOVIMENTO.
L'orologio, secondo questo sistema, misura il tempo in due movimenti.
Supponiamo che, sempre lo stesso orologio, scandisca il tempo con Tic, Tac e Toc, l'insieme di
questi tre movimenti fanno un'altra misura musicale.
Il nostro orologio davvero speciale perch si messo a scandire il tempo con Tic, Tac, Toc e
Tuc, questi altri quattro movimenti sono un'altra misura musicale.
Queste tre misure musicali sono i tempi semplici su cui si costruiscono le
melodie: 2/4 quattro quarti, 3/4 tre quarti e 4/4 due quarti. Ce ne sono degli
altri, detti "tempi composti", dei quali ce ne occuperemo in un alto momento.
Prendiamo un tempo qualsiasi, quello di 2/4, il numeratore (quel numero che
st sopra) indica che i movimenti sono due, mentre 3/4 st ad indicare che i
movimenti sono tre e per 4/4 sono quattro.
Ma attenzione questa frazione, che nella notazione musicale in nero posta
subito dopo il segno di chiave, indica anche quanti spicchi di quella mela che
abbiamo tagliato nella precedente lezione possono entrare nei movimenti.

Osserviamo con attenzione questa notazione : all'inizio del


rigo c' la chiave di violino, poi il tempo che in questo caso di 2/4, nel primo
movimento notiamo una semiminima, mentre nel secondo troviamo una croma
e due biscrome. Traducendo tutto con linguaggio matematico abbiamo nel
primo movimento 1/4 e nel secondo 1/8 + 1/16 + 1/16 = 1/4, in questo modo
tutta la battuta di 2/4 soddisfatta. Analogo disorso vale per gli altri due tempi.
Torneremo su quest'argomento quando parleremo del solfeggio.
Torniamo al tichettio dell'orologio, se provate ad ascoltarlo vi
sembrer che uno dei due battiti sia pi forte dell'altro. Nel ritmo
questa impressione invece di fondamentale importanza, infatti
esso costituito da una successione di accenti forti e deboli.
Come abbiamo gi accennato tre sono i ritmi principali, e pi
esattamente:
Il ritmo binario, quando un accento forte si alterna ad uno debole, cio un 2/4,
utilizzando come esempio le sillabe:

sia - mo sta - ti bra - vi


Il ritmo ternario, quando un accento forte si alterna a due deboli, ovvero 3/4:

ot - ti - ma splen - di - ta mu - si - ca
Il ritmo quaternario, o 4/4 quando un accento forte si alterna tre deboli:

e - se - gui - re no - ta - zio - ni mu - si - ca - li

Il ritmo, nella notazione musicale, viene indicato all'inizio dello


spartito, subito dopo la chiave musicale. Nel pentagramma le
stanghette verticali delimitano le porzioni di tempo, in ogni
sezione o battuta, le note vengono eseguite rispettando gli
accenti o i movimenti.

Nella figura qui accanto potete vedere


come
raffigurato ci che fino ad ora abbiamo
detto.
All'inizio del rigo la chiave musicale (chiave di sol o di violino); poi l'indicazione del ritmo
4/4, costituito da un accento forte e tre deboli; le barrette verticali che delimitano la battuta.
Provate a osservare le notazioni musicali di uno spartito, vi renderete conto che qualsiasi sia il
numero delle figure ritmiche all'interno di ogni battuta, la somma totale corrisponder al tempo
indicato all'inizio della pagina musicale.

ALTRI SIMBOLI PER IL RITMO

Abbiamo visto che cos' il ritmo e come, grazie alla combinazione


dei diversi valori delle note, un brano musicale comincia a predere
corpo. Ma ancora tutto ci non basta. La notazione musicale una
scittura, e come si conviene in ogni tipo di scrittura, si utilizzano
degli artefici per renderla semplice e di conseguenza la sua lettura.
Nella notazione musicale tutto questo viene costruito con dei
simboli che vanno ad arricchire il ritmo. Questi sono:

Il punto di valore un semplice puntino messo a destra della nota, o di


una pausa, che ne allunga la durata di una met del suo valore. Quindi se
viene posto affianco a una minima . = + (2/4+1/4=3/4). Il punto
valore non va confuso con lo staccato (simbolo che vedremo pi avanti)

La legatura di valore un altro modo di segnalare che il valore della nota


va allungato, viene rappresentato da una linea curva sopra le note della
stessa altezza (quindi DO o RE o MI ecc.) ma non necessariamente dello
stesso valore. I due valori sommati danno luogo ad un suono pi lungo.
Questo segno particolarmente utile quando si deve unire fra di loro suoni
che appartengono a due battute consecutive, consentendo alla nota di
proseguire il suono. Questa legatura non va confusa con la legatura
d'espressione.

Il punto coronato viene sovrapposto ad una nota quando si vuole


prolungare il suono a piacimento. Questo il simbolo del punto
coronato .

In questa figura si vedono le


legature, sia
nella stessa battuta che tra
battute vicine,
sull'ultima nota il punto
coronato.
La terzina e la duina. La terzina un gruppo irregolare di tre
note inserite in un ritmo binario (2/4) in cui dovrebbero

essercene due.Viene indicata in questo modo oppure

cos Queste tre note devono essere eseguite con il tempo di


due di esse, con l'accento sulla prima. Per capire meglio, pensate
ad una parola di tre sillabe con l'accento tonico sulla prima, aad
esempio - musica-. La duina esattamente l'opposto, perch si
tratta di due sole note inserite in un ritmo ternario (3/4). Viene

indicata in questo modo oppure cos . La


conseguenza che vengono eseguite nel tempo di due di esse,
con l'accento marcato sulla prima, per riprendere l'esempio con
le parole pensate ad una di due sillabe sempre con l'accento
tonico sulla prima, ad esempio - nota-.

L'agogica. Abbiamo visto che cos' il ritmo, ma da solo non basta a


determinarne la velocit d'esecuzione. Per siegare meglio: quando
accompagniamo una funzione religiosa, eseguiamola musica in modo
lento, viceversa quando suoniamo una marcia il suo andamento sar
senz'altro veloce. Per indicare a quale velocit vanno eseguiti i brani i
compositori si servono di determinati aggettivi (indicati all'inizio del
brano), detti appunto angogica.
I pi diffusi sono: Lento - Adagio - Andante - Moderato - Mosso -
Allegro - Presto
queste indicazioni angogiche indicano la velocit del brano e non
necessariamente il carattere, un brano Allegro pu in realt possedere
un carattere drammatico e severo. Altre due indicazioni vengono usate
quando all'interno del brano c' una variazione di
velocit,accel.=accelerando e rall.=rallentando. Si pone l'indicazione a
tempo quando si vuole interrompere questi due ultimi effetti, tornando
alla velocit iniziale.

GLI ARRICCHIMENTO PER LESPRESSIONE

Abbiamo visto che cos' il ritmo e come, grazie alla combinazione


dei diversi valori delle note, un brano musicale comincia a predere
corpo. Ma ancora tutto ci non basta. La notazione musicale una
scittura, e come si conviene in ogni tipo di scrittura, si utilizzano
degli artefici per renderla semplice e di conseguenza la sua lettura.
Nella notazione musicale tutto questo viene costruito con dei
simboli che vanno ad arricchire il ritmo. Questi sono:
Il punto di valore un semplice puntino messo a destra della nota, o di
una pausa, che ne allunga la durata di una met del suo valore. Quindi se
viene posto affianco a una minima . = + (2/4+1/4=3/4). Il punto
valore non va confuso con lo staccato (simbolo che vedremo pi avanti)

La legatura di valore un altro modo di segnalare che il valore della nota


va allungato, viene rappresentato da una linea curva sopra le note della
stessa altezza (quindi DO o RE o MI ecc.) ma non necessariamente dello
stesso valore. I due valori sommati danno luogo ad un suono pi lungo.
Questo segno particolarmente utile quando si deve unire fra di loro suoni
che appartengono a due battute consecutive, consentendo alla nota di
proseguire il suono. Questa legatura non va confusa con la legatura
d'espressione.

Il punto coronato viene sovrapposto ad una nota quando si vuole


prolungare il suono a piacimento. Questo il simbolo del punto
coronato .

In questa figura si vedono le


legature, sia
nella stessa battuta che tra
battute vicine,
sull'ultima nota il punto
coronato.

La terzina e la duina. La terzina un gruppo irregolare di tre


note inserite in un ritmo binario (2/4) in cui dovrebbero

essercene due.Viene indicata in questo modo oppure

cos Queste tre note devono essere eseguite con il tempo di


due di esse, con l'accento sulla prima. Per capire meglio, pensate
ad una parola di tre sillabe con l'accento tonico sulla prima, aad
esempio - musica-. La duina esattamente l'opposto, perch si
tratta di due sole note inserite in un ritmo ternario (3/4). Viene

indicata in questo modo oppure cos . La


conseguenza che vengono eseguite nel tempo di due di esse,
con l'accento marcato sulla prima, per riprendere l'esempio con
le parole pensate ad una di due sillabe sempre con l'accento
tonico sulla prima, ad esempio - nota-.
L'agogica. Abbiamo visto che cos' il ritmo, ma da solo non basta a
determinarne la velocit d'esecuzione. Per siegare meglio: quando
accompagniamo una funzione religiosa, eseguiamola musica in modo
lento, viceversa quando suoniamo una marcia il suo andamento sar
senz'altro veloce. Per indicare a quale velocit vanno eseguiti i brani i
compositori si servono di determinati aggettivi (indicati all'inizio del
brano), detti appunto angogica.
I pi diffusi sono: Lento - Adagio - Andante - Moderato - Mosso -
Allegro - Presto
queste indicazioni angogiche indicano la velocit del brano e non
necessariamente il carattere, un brano Allegro pu in realt possedere
un carattere drammatico e severo. Altre due indicazioni vengono usate
quando all'interno del brano c' una variazione di
velocit,accel.=accelerando e rall.=rallentando. Si pone l'indicazione a
tempo quando si vuole interrompere questi due ultimi effetti, tornando
alla velocit iniziale.

L'argomento che andiamo a trattare in questa lezione :


il TONO e il SEMITONO

La figura qui sopra raffigurata la tastiera di un pianoforte, e l'abbiamo scelta perch ci


aiuter a capire questo nuovo argomento ovvero, la distanza che c' tra le sette note.
La tastiera del pianoforte composta da tasti bianchi che corrispondono alle note, mentre i neri
alle note alterate.Tra tutti i tasti esiste la stessa distanza musicale di un semitono. Questo vuol
dire che tra il DO e il RE c' un tono, DO + Tasto Nero = Semitono, Tasto Nero + RE =
Semitono, sommando i due semitoni si ottiene appunto un TONO. Il tasto nero una nota
alterata sia del DO (DO diesis) che del RE (RE bemolle).
Potete notare che tra il MI e il FA e tra il SI e il DO della scala successiva non esiste il tasto
nero, quindi la distanza tra queste due note di solo mezzo tono.

Per indicare queste alterazioni o accidenti si usano i seguenti segni:

Diesis Bemolle Bequadro


questo segno toglie l'alterazione
alterazione che innalza la nota alterazione che abbassa la nota alla nota riportandola allo stato
di un semitono di un semitono naturale
Tenendo bene a mente questa tabella e riguardando la tastiera del pianoforte, si pu affermare
che ogni tasto nero pu essere definito in due modi diversi:
Do =Re Re =Mi Fa =Sol Sol =La La =Si
Mentre se si alterano le note Mi, Fa,Si e Do, non facciamo altro che indicare il suono del tasto
vicino.

Mi =Fa Fa =Mi Si =Do Do =Si


L'alterazione segnalata in due diversi modi, fissa e mobile:

fissa posta all'inizio di ogni rigo musicale subito dopo la chiave


(si parla di alterazioni in chiave), per esempio sul terzo rigo del
pentagramma, st a significare che tutti i Si del brano devono
essere alterati, cio o tutti bemolli se si trova il simbolo del
bemolle, oppure tutti diesis se si trova quest'altro segno.
mobile invece se posizionata affianco alla nota, oppure all'interno
della battuta. In questo secondo caso tutte le note corrispondenti
vanno alterate.
Il simbolo del bequadro, come abbiamo gi detto, annulla l'alterazione.
Quest'annullamento avviene:
solo per la nota che segue il simbolo
quando l'alterazione in chiave, per tutte le note (chiaramente
nella stessa posizione sul pentagramma) che seguono all'interno
della battuta
In fine le alterazioni possono essere doppie, ossia:

doppio bemolle fa scendere di due mezzi toni la nota

doppio diesis fa salire di due mezzi toni la nota

doppio bequadro annulla la doppia alterazione, pu comunque essere usato


anche in presenza di alterazione semplice, in questo caso un Sol diesis diventer un Sol
bemolle.