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MEDICINA DISUMANA.

Il Programma di eutanasia nazista e il


Processo dei medici di Norimberga.
(Dott. Domenico Massano, www.domenicomassano.it, 25/01/2017)

Questa raccolta di documenti fu pubblicata per la prima volta 10 anni fa. Sono
testimonianze che erano e restano spaventose. Il tempo non potr mai attenuarne
lorrore[1]. Con queste parole inizia la seconda edizione del testo in cui Alexander
Mitscherlich, con Fred Mielke, si propose di descrivere, analizzare e testimoniare,
quanto accadde nel corso del processo dei medici nazisti, iniziato a Norimberga il 9
dicembre 1946 e terminato il 19 luglio 1947. Tra i crimini contestati ai 23 imputati, di
cui 20 erano medici, vi erano anche quelli legati al cosiddetto Programma di
eutanasia, in cui, tra il 1939 e il 1945, trovarono la morte circa 200.000 persone con
disabilit o con disturbi psichici (oltre 70.000 nellambito della sola Aktion T4). Tutti gli
imputati si dichiararono non colpevoli. Al termine del processo sette di loro furono
assolti, sette furono condannati a morte, gli altri a pene detentive di diversa durata.
Alexander Mitscherlich era il Presidente della Commissione di Osservatori inviata
dallOrdine dei medici della Germania Occidentale per il Processo. Della Commissione
facevano parte anche il dottor Fred Mielke e la Psichiatra Alice Ricciardi von Platen.
Nessuno di loro aveva ancora raggiunto i 40 anni e, probabilmente, ci si aspettava da
parte loro un diplomatico silenzio nello stilare il resoconto delle vicende processuali.
Silenzio che, presumibilmente, avrebbe aperto loro le porte verso una brillante
carriera sanitaria. I tre incaricati decisero, invece, non solo di raccontare fedelmente
la cronaca del processo, ma di contribuire attivamente a quel grande percorso di
chiarimento delle responsabilit che nel dopoguerra ritenevano avrebbe dovuto
esserci nel nostro paese[2], ma che, secondo quanto amaramente dovevano
costatare alcuni anni dopo, non ci fu.
A 70 anni di distanza dalla conclusione del processo, e in occasione del giorno della
memoria, credo valga la pena ricordare quanto scrissero i diversi componenti della
Commissione medica, per provare a capire le ragioni di questa rimozione e valutare
se, come io credo, abbiano ancora oggi qualcosa, o molto, da insegnarci.
Alice Ricciardi von Platen fu la prima a scrivere nel 1948 il libro Il nazismo e
leutanasia dei malati di mente, i suoi colleghi, un anno dopo, documentarono il loro
lavoro nel testo Medicina disumana. Documenti del Processo dei medici di
Norimberga (testo preceduto nel 1947 da un breve opuscolo documentativo).
Entrambi i libri passarono non solo inosservati, ma fu come non fossero mai apparsi.
La loro sorte avvolta ancora oggi nelloscurit[3] e il loro contenuto, fu rimosso
dalle nostre coscienze[4]. Lanalisi che Mitscherlich offre di questa rimozione
nellintroduzione alla seconda edizione del suo lavoro la seguente: E qui
opportuno soffermarsi un po sulla sorte (finora assai singolare) di questo libro e
dellopuscolo che lo precedette, Das Diktat der Menschenverachtung. [] Uscito
lopuscolo, cominciarono a giungerci proteste di alcuni studiosi il cui nome figurava in
quei documenti. [] Ma nessuno di coloro che avevano lavorato nellapparato
hitleriano inser nella sua difesa la semplice frase: Mi dispiace. Qui si profilava gi
quello che si potrebbe definire lisolamento dei colpevoli, cio il riversare tutte le colpe
sulle spalle dei criminali patologici, altro aspetto di quellostinazione a non voler
vedere e capire che a mio avviso, se continuer, segner la fine della nostra esistenza
storica[5].
Porre laccento su una mancanza, su un Mi dispiace, credo che non solo sia centrale
nellanalisi di quanto accaduto, ma sia soprattutto indicativo della persistenza, anche
in seguito, di un certo atteggiamento che, secondo lautore, continuava a non
riconoscere nelle vittime persone di egual valore. E interessante notare, inoltre, come
questo processo di patologizzazione di alcuni per salvare tutti gli altri, questo
riversare le colpe su pochi colpevoli, non da Mitscherlich accettato in maniera
esclusiva, bens solo in relazione ad una redistribuzione della responsabilit, diretta
e/o indiretta, nellambito di una ben pi ampia platea istituzionale: innegabile che
la dittatura di Hitler fu criminale, tanto al vertice quanto al gradino pi basso, quello
degli aguzzini, ignoranti o istruiti che fossero. Di unoscurit sconcertante la funzione
svolta dal grande strato intermedio; ma chiaro che senza la complicit di questo,
senza la sua tolleranza e indifferenza, i progetti delittuosi non avrebbero mai potuto
tradursi in azione. [] Dei circa 90.000 medici che esercitavano in Germania in
quellepoca, circa 350 si macchiarono di crimini. In s, la cifra alta, soprattutto se si
pensa alle dimensioni dei delitti; ma in rapporto a tutto il corpo dei medici resta solo
una piccola frazione: circa un trecentesimo. [] Ma il nocciolo della questione un
altro. Se 350 furono coloro che commisero direttamente dei crimini, cera tutto un
apparato che li mise in condizione ed offr loro la possibilit di degenerare. Essi non
uccisero pazienti che avevano in cura. [] Lanalisi del caso patologico particolare
necessaria, naturalmente, ma non sviscera il rapporto tra causa ed effetto, non
sviscera la catena di motivi che rende possibile simili delitti[6].
Mitscherlich, quando ormai la guerra terminata da 15 anni, teme che non sia stato
ancora colto linsegnamento e il monito legato a tali crimini. Laverli relegati in un
passato ormai superato, attribuendo tutte le colpe ai pochi condannati e ritenendosi
quasi immunizzati dal ripetersi di tali avvenimenti, non accettato dallautore: Ch
questa documentazione non riguarda storia morta, ma avvenimenti verificatisi nei
nostri tempi. [] E perci non basta aver paura che certe cose possano ripetersi;
bisogna anche capire che quelle cose sono state fatte da uomini che, quando vennero
al mondo, non erano mostri, ma spesso in maniera del tutto normale, grazie a doti
normali, arrivarono a farsi unistruzione e ad occupare posti importanti nella societ,
prima di narcotizzare e paralizzare le facolt umane che avevano acquisito e di
risprofondare nelle bassezze degli istinti bestiali distruttivi. [] Ma ci parso
necessario far forza al nostro amor proprio, cio alla stima che cerchiamo di avere di
noi stessi, e tentare di individuare il rapporto che c tra questi fenomeni di
abbrutimento di paralisi della coscienza e la nostra societ civile. Alla base di queste
azioni c tutta una gamma di atteggiamenti che vanno dalla perversione congenita e
dalle peggiori forme di degenerazione alla tolleranza servile, quella forma minore
disumanit che da un lato caratterizzata dallegoismo dellistinto di conservazione e
dalla vile sopravvalutazione di superiori, e dallaltro da una capacit enorme, che
sconfina nel virtuosismo, di tacitare la voce della coscienza[7].
Mitscherlich apparteneva, come i suoi colleghi, al mondo sanitario e lo conosceva
dall'interno. Era, inoltre, un membro rispettato di quella societ civile che non
temeva di chiamare in causa. Laver riconosciuto la preoccupante attualit di alcuni
degli aspetti pi comuni e normali degli atteggiamenti e comportamenti, che
furono sfondo e, soprattutto, presupposto del Progetto eutanasia, rappresentava per
lui un potenziale pericolo di riproposta, magari in modi e forme diversi, di tali crimini e
violenze.
Preoccupazioni condivise anche dallaltro membro della Commissione, Alice Ricciardi
von Platen che, con uno sguardo forse maggiormente rivolto al futuro,
nellintroduzione del suo testo ammoniva: La dimensione raggiunta
dallEutanasianegli istituti tedeschi dimostra come, una volta intrapresa la strada
dellannientamento delle cosiddette vite indegne, non ci siano pi limiti: sostenuti da
considerazioni di carattere ideologico e materiale si annienta la vita anormalesino al
punto in cui non si annientata la vita stessa. [] Nellepoca dellinteresse collettivo,
evidentemente, il diritto del singolo alla tutela statale non pi un fatto scontato. Ma
se le tendenze distruttive dovessero avere il sopravvento, linteresse collettivo si
trasformerebbe in minaccia di sterminio nei confronti degli individui malati ed indifesi.
Finch lumanit vivr, solo una parte degli individui sar conforme alla norma
dellessere umano medio[8]. Questi concetti sono successivamente ripresi e ampliati
dallautrice: Come i malati di mente sotto il nazionalsocialismo, attualmente gli
stranieri vengono considerati alla stregua di parassiti, pura zavorra per la nostra
societ[9].
Si potrebbe pensare che lenormit dellaccaduto e la patologizzazione degli autori
dei crimini siano sufficienti per metterci al riparo dal ripetersi di simili derive criminali.
Mitscherlich, Mielke, Ricciardi von Platen, tuttavia, non la pensavano cos. Erano stati
testimoni del processo, del clima in cui si era svolto e degli atteggiamenti con cui i loro
resoconti furono accolti. Alcuni loro ammonimenti mantengono intatta tutta la loro
attualit, e portano in primo piano la necessit di continuare a studiare, a ricordare
quanto accaduto, cercando, al contempo, di rileggerlo, di contestualizzarlo nella nostra
societ odierna. In particolare provando a chiedersi se sia stato definitivamente
superata la logica di un bio-potere che, secondo M. Foucault, ha governato le moderne
societ fondandosi su unidea razzista per cui La morte dellaltro, la morte della
cattiva razza, della razza inferiore (o del degenerato, o dellanormale), ci che
render la vita in generale pi sana; pi sana e pi pura[10]. Concetti che si ritiene
essere lontani dalla nostra attuale cultura e civilt, e che inducono a derubricare la
morte dellaltro a caso fortuito o inevitabile, a eccezione legata, per lo pi, a
sofferenze personali e/o comportamenti accidentali. Lanalisi di Foucault, per,
prosegue ulteriormente: Sia ben chiaro che quando parlo di messa a morte non
intendo semplicemente l'uccisione diretta, ma anche tutto ci che pu essere morte
indiretta: il fatto di esporre alla morte o di moltiplicare per certuni il rischio di morte, o
pi semplicemente la morte politica, l'espulsione, il rigetto[11]. Intesa in questi
termini la morte indiretta stata non solo presupposto e precondizione dellattuazione
del programma eutanasia, preceduto da anni di ostracismo, tagli di risorse, violenze e
stigmatizzazioni delle persone con disabilit o con disturbi psichici, ma anche
qualcosa che interroga lattuale societ civile.
[1] MITSCHERLICH A., MIELKE F., Medicina disumana. Documenti del Processo dei medici di
Norimberga, ed. it. 1967 (I ed. 1949, II ed. 1960), Feltinelli Editore, Milano, p. 5
[2] Ibidem, p. 12
[3] Frei N., Carriere. Le elite di Hitler dopo il 1945, 2003, Bollati Boringhieri, Torino, p. 22.
[4] RICCIADI VON PLATEN A., Il nazismo e leutanasia dei malati di mente, ed. it. 2000 (I ed.
1948, II ed. 1993), Le Lettere Editore, Firenze, p. 5
[5] MITSCHERLICH A., MIELKE F., Medicina disumana. cit., p. 14
[6] Ibidem, p. 13
[7] Ibidem, p. 6
[8] RICCIADI VON PLATEN A., Il nazismo e leutanasia dei malati di mente, cit. pp. 10-11
[9] Ibidem, p. 14.
[10] M. FOUCAULT, Bisogna difendere la societ, Milano, Feltrinelli Editore, 2009, pp. 219-222
[11] Ivi.