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86 Capitolo terzo

impressioni sensoriali esplicano nei confronti degli oggetti situati Capitolo 4


nel tempo e nello spazio: alla coerenza tra le varie impressioni
sensoriali nella conoscenza oggettiva corrisponde, nella cono- Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale
scenza soggettiva, un'esperienza emotiva consensuale" (p. 182).
Possiamo cos considerare le idee di Bion il frutto di un'episte-
mologia a cavallo tra l'individuo e la relazione - "transizionale",
potremmo dire, in omaggio a Winnicott -, tra l'emozione vissuta
nella relazione e la cognizione del singolo, tra lo scambio rela-
zionale e il pensiero. Un'ottica sempre rivolta a ci che unisce i di-
versi termini e ambiti, piuttosto che separarli.
La lettura di questo saggio pu essere propedeutica allo studio
delle altre opere di Bion, perch ci rivela il suo modo di pensare,
di associare insieme i diversi modelli e i concetti della psicoanali-
si classica. In questo capitolo intendo proporre alcuni confronti fra le teo-
Concordo con i Symington (1996), psicoanalisti e allievi di rie di Bateson e quelle di Bion, ricercando una sorta di dialogo tra
Bion, quando sottolineano la necessit di considerare il suo lavo- i due grandi pensatori del secolo appena trascorso. A un'attenta
ro come sganciato e indipendente dalle teorie di Freud e della analisi, Bateson e Bion sembrano sviluppare presupposti, meto-
Klein. Chi propone una continuit tra il pensiero di Bion e la psi- dologie di studio e stili di pensiero del tutto compatibili. Dai col-
coanalisi "classica" sottovaluta, tra l'altro, la sua drastica scelta di legamenti che, col tempo, si sono materializzati davanti ai miei
vita, quella di lasciare l'Inghilterra e di stabilirsi negli Stati Uniti occhi potrebbero emergere nuovi stimoli, sia per la psicoanalisi
per evitare l'assimilazione ai maestri. che per la terapia sistemica, e anche per le scienze sociali.
Concludendo, possiamo ribadire che tutto lo sforzo teorico di Il vertice da cui comporre tale dialogo non pu che essere una
Bion rivolto a definire la mente e il lavoro clinico come un concezione relazionale, che vede le interazioni fra gli individui e
"evento relazionale", una serie di trasformazioni possibili solo se fra i gruppi come processi bidirezionali di influenzamento reci-
si considerano i processi mentali come il lavoro congiunto di due proco, sempre aperti a nuove soluzioni. Dunque il confronto Ba-
persone che si incontrano mettendo in comune emozioni, paure, teson-Bion sar utile solo se riusciremo a guardare ai soggetti e ai
immagini e narrazioni, in un contesto il pi possibile "sicuro". loro sistemi - al cambiamento e all'evoluzione - da un punto di
Questo mi sembra il pi importante lascito di Bion, insieme al- vista interattivo: se sapremo, cio, collegare il concetto di mente
la diffidenza verso ogni sclerotizzazione del pensiero, quel pro- alle relazioni e ai diversi contesti intersoggettivi.
cesso che vede le ipotesi - sempre necessarie - trasformarsi in Uno tra i maggiori meriti di Bateson sicuramente quello di
dogmi prima e in manifesti ideologici poi. Come disse anche nei aver introdotto un'ottica relazionale in biologia, considerando
seminari in Italia, al termine della sua vita, bisogna combattere l'intera disciplina come un insieme di "storie", processi e intrecci
queste "calcificazioni" per poter apprezzare la continua evolu- che portano a evoluzioni e cambiamenti continui.
zione delle idee che ci porta termini, concetti e ipotesi sempre Come abbiamo visto nel primo capitolo, la differenza tra il pun-
nuovi, pensieri "in cerca di un pensatore". to di vista intrapsichico e quello relazionale condiziona il piano di
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Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 89
spiegazione a cui si pu giungere. Nel modello intrapsichico (o lui e sua figlia Mary Catherine in cui la figura del saggio si con-
unipersonale), il punto di partenza per elaborare una teoria della fronta con quella del non esperto in un dialogo irriverente, che
mente non pu che essere il singolo soggetto, le sue caratteristiche guarda con occhi nuovi ai temi classici della conoscenza. Bion ci
e la sua dotazione biologica. Nel modello relazionale, invece, la ha lasciato alcuni appunti "sospesi", spunti liberi tratti dalle sue
biologia del singolo non appare pi come un aspetto primario e terapie, e altre riflessioni "selvagge", in Cogitations. Al termine
anche il dato biologico pu essere considerato il prodotto di una della sua vita, ci ha lasciato una versione poetica delle sue teorie,
famiglia, di una cultura, di un'evoluzione millenaria. Il singolo scritte in forma di romanzo, uno stream ofconsciousness della stes-
soggetto considerato un frammento del contesto sociale, il pro- sa fattura delle narrazioni in seduta. Ma anche quando il loro sti-
dotto - storico, relazionale, biologico - di un campo pi comples- le diviene poetico, possiamo apprezzare il rigore che entrambi gli
so che lo determina, come ci mostrano chiaramente anche gli stu- autori perseguono nel descrivere i processi mentali, confrontan-
di sul "mondo interpersonale" del neonato (Stern, 1985). doli sempre con i dati biologici ed evolutivi, senza mai operare fa-
Le teorie di Bateson e di Bion sono state tra le prime a impo- cili riduzioni.
stare su nuove basi, nelle scienze biologiche e nelle scienze socia- Quella che intendo proporre non una semplice analogia; si
li, il tema dell'identit. L'identit del soggetto il prodotto di un tratta piuttosto di un'ipotesi di lavoro. un dialogo immaginario
sistema dinamico che si evolve, si (ri)elabora e si (ri)struttura al- che, se si fosse effettivamente svolto, avrebbe facilitato il supera-
l'interno di contesti pi generali.
mento di alcuni dannosi steccati ideologici. Sia Bateson che Bion,
Dalle idee del singolo - con le sue "difese" e i suoi "meccani- nella loro vita, hanno sempre ignorato i confini tra le diverse di-
smi psichici" - si passa a una pi ampia logica della relazione, scipline, e hanno cercato di rispettare la complessit degli eventi
una "danza interattiva" capace di creare scenari complessi. Si che volevano studiare.
tratta di un punto di vista insaturo che lascia aperte moltissime Ma come procedere nel costruire tale dialogo?
domande. Esiste una mente? Che confini ha? Come la possiamo Ancora una volta, ci viene in aiuto la metodologia utilizzata
osservare? Come interagisce con le altre menti? E come possiamo dai due autori. Bateson, nella creazione di nuovi modelli, utilizza
pensare il cambiamento?
l'abduzione, una modalit di pensiero da affiancare alla deduzio-
Tutte domande che sia Bateson che Bion hanno continuato a ne e all'analisi sistematica degli eventi.
porsi nel loro percorso, e che ci poniamo anche noi leggendo i lo- Bion, sulla stessa lunghezza d'onda, per uscire dai soliti circui-
ro lavori. I due autori ci inducono a riflettere sul ruolo della rela- ti di pensiero ricorre aH'"immaginazione speculativa", una com-
zione, delle emozioni e del cambiamento, senza accettare facili ri- mistione tra un pensiero rigoroso e sistematico e un pensiero "ri-
sposte di comodo. La spiegazione, infatti, potrebbe limitarsi a in- lassato", libero e immaginativo, ricco di intuizioni e nuove aper-
trodurre alcuni princpi primi banali che Bateson, citando II ma- ture.
lato immaginario di Molire, definisce "princpi dormitivi" ("l'op- Solo con questo metodo - che definirei al cento per cento scien-
pio provoca il sonno perch contiene un principio dormitivo"). Di tifico e al cento per cento poetico - possono emergere nuovi pun-
tali spiegazioni non sappiamo che farcene. Abbiamo bisogno di ti di vista e spunti fecondi per comprendere l'uomo e le sue rela-
spiegazioni pi sofisticate, di metafore utili per definire i processi zioni, e quel particolare contesto che la "cura", la psicoterapia.
mentali e sociali.
L'abduzione sia il metodo sia il processo di pensiero che Ba-
Bateson ha scritto alcuni "metaloghi", dialoghi immaginari tra teson e Bion hanno utilizzato per elaborare le loro teorie. Il pen-
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Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale

fenomeni che si osservano come campi d'applicazione di tale re-


infatti sull'immaginazione. Entrambi gli autori non prendono in gola. In proposito, Bateson ricorda Francesco Bacone quando af-
considerazione esclusivamente il pensiero razionale, ma rivolgo- ferma che "ci sono due modi, e possono essere soltanto due, di
no la loro attenzione a una logica relazionale ed emotiva, propria cercare e trovare la verit. Un metodo si allontana dalle sensazio-
del "mondo delle cose viventi". ni e dai particolari per partire da assiomi pi generali e da questi
Partir, allora, dall'esplorazione di questa forma relazionale e f princpi e dalle loro verit stabilite, una volta per tutte, inventa e
"laterale" di pensiero, l'abduzione, che la materia stessa di cui crea assiomi intermedi. L'altro metodo raccoglie assiomi dalle
composta Inestetica della relazione". sensazioni e dai particolari, salendo continuamente e per gradi cos
Il termine stato introdotto dal linguista Charles Sanders Peir- da arrivare, alla fine, ad assiomi pi generali; quest'ultimo quel-
ce, tra i padri fondatori della semiologia, e definisce uno stile di lo vero, non provato fino ad ora" (Dove gli angeli esitano, p. 234;
ragionamento basato sulle similitudini, in base al quale si pu os- corsivo aggiunto).
servare che un'analogia o una regola formale pu valere per fe- Possiamo, allora, apprezzare la differenza ma anche la com-
nomeni di diverso genere (si veda Peirce, 1901; Padovani, in Man- plementarit tra queste due forme di pensiero: l'abduzione " il
ghi, 1998). primo passo del ragionamento scientifico, cos come l'induzione
Nell'abduzione si parte da alcuni "fatti" per mettersi alla ricer- il passo conclusivo" (Peirce, 1901).
ca di una regola, una teoria, capace di spiegarli. Come ci ricorda Grazie all'abduzione possiamo assistere al procedere della co-
Peirce, l'abduzione ci consente di accostare fenomeni simili e, in noscenza non solo per deduzioni logiche (da regole e concetti
un secondo momento, giungere a dar loro un ordine attraverso astratti) ma anche per "estensioni laterali" di componenti (rela-
una regola unitaria. zioni di relazioni), confrontando fenomeni diversi che possono
Utilizzando l'abduzione, dobbiamo mantenere per una sorta sottostare alle medesime regole. L'induzione, invece, come ricor-
di fiducia nella capacit di giungere infine a una conclusione. Si da Peirce, "parte da un'ipotesi promettente, senza all'inizio avere
tratta di tollerare il dubbio e l'incertezza (che Bion chiama "ca- di mira fatti particolari". In questo modo, mentre il pensiero ab-
pacit negativa" o - K) senza affidarsi subito al gi noto o a rego- duttivo si nutre di similitudini e cerca una teoria tutta ancora da
le di comodo. inventare, l'induzione alla ricerca di fatti capaci di sostanziare
Grazie all'abduzione, le leggi e le regole sono solo un punto una teoria gi accettata e conferirle "uno statuto di verit". Co-
d'arrivo, un approdo dopo un lungo percorso in cui possiamo di- me afferma Bateson, "l'abduzione un modo per proporre somi-
segnare nuovi e pi ampi confini per le conoscenze precedente- glianze a partire da altre somiglianze", e costituisce il metodo mi-
mente accettate. L'abduzione stimola nuovi pensieri e nuove pos- gliore per studiare i fenomeni emotivi e relazionali, in quanto
sibili categorizzazioni dei fenomeni e contribuisce a farci rime- "tutta l'arte, la terapia, la religione, il totemismo, l'umorismo, so-
scolare i presupposti teorici, per esempio osservando - come fa- no fenomeni abduttivi" (Mente e natura, p. 192).
ceva Bateson - le similitudini tra granchi, anemoni di mare e schi- L'abduzione la logica del pensiero emotivo: un pensiero sen-
zofrenici. sibile alle relazioni e ai diversi contesti, capace di creare nuove im-
L'abduzione si differenzia dall'induzione, in quanto descrive magini e nuovi concetti a partire da esperienze vissute. Tale mo-
una traiettoria opposta che parte dall'acccttazione di una regola dalit pu rendere conto dei processi emozionali, in quanto de-
astratta, gi data, codificata e mai messa in dubbio, per definire i scrive una logica "prossima" agli scambi relazionali, e ci svela la
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logica propria dell'ascolto psicoanalitico: un ascolto libero, alla ri- fatto, un ascolto abduttivo, affettivo e iconico - direi "poetico" -
cerca di un patter che possa connettere la narrazione del pazien- che lascia condensare nella mente della coppia psicoanalitica
te al transfert/controtransfert (o co-transfert?) e alle risorse emoti- nuove storie e nuove immagini.
ve e narrative della coppia psicoanalitica. Utilizzando la mia immaginazione speculativa e il mio pensie-
L'analista, secondo Bion, deve essere in grado di mettere in co- ro abduttivo, cercher dunque di tracciare alcuni paralleli Bate-
municazione un piano di conoscenza (K) con un piano vissuto son-Bion, creando delle zone di sovrapposizione, accostando di-
(O); deve cio "danzare" tra l'essere (o T'essere con" di Jean-Lue verse idee - spesso nate in contesti teorici molto distanti - per rac-
Nancy) e il conoscere, a volte costruendo e a volte disarticolando coglierle in alcuni campi metaforici comuni.
modalit conoscitive accettate e patter ricorrenti. Deve sempre Dall'incontro tra le idee di Bateson e quelle di Bion potr emer-
muoversi tra il noto della coscienza e il "perturbante", l'ignoto del gere, cos, un percorso capace di indicarci delle prospettive origi-
non pensato. Anche la narrazione terapeutica si muover dal gi nali.
conosciuto fino a ci che non ancora accaduto, i "pensieri na- Sar bene ricordare che, nonostante la sua lunga storia di in-
scenti". comprensioni, Bateson oggi considerato il padre della moderna
Lungo questo percorso, l'interpretazione psicoanalitica non teoria sistemica, una disciplina che ha saputo superare gli aspetti
pi quella descrizione "oggettiva" a cui ci aveva abituati la psi- strategici e neo-comportamentali dei suoi esordi (Telfener e Ca-
coanalisi freudiana, ma diviene un'azione-emozione. E cos pu sadio, 2003); e Bion uno dei primi psicoanalisti che hanno ab-
(o deve) essere pensata per divenire infine conoscenza. L'analista bandonato le teorie freudiane e kleiniane per creare un modello
deve "funzionare" nello spazio della pazienza e "attendere che della mente e della cura puramente relazionale.
dalle parole dell'analizzando emerga uno schema (patterrf) su cui Secondo Gilles Fauconnier e Mark Turner (2001) la metafora
basare l'interpretazione. Quando l'analista comincia a sentire che lo strumento migliore per operare un confronto tra due diversi
le libere associazioni e le narrazioni del paziente non sono real- campi di esperienza (o "spazi input"). Le loro teorie, complesse
mente diverse perch mostrano lo stesso tipo di struttura (pattern), e sofisticate, non isolano i singoli aspetti che compongono la me-
allora diventa importante aspettare fino a che non sia in grado di tafora ma tratteggiano un processo di base del pensiero, del ra-
capire com' quella struttura" (Memoria del futuro, p. 22). gionamento e dell'immaginazione: 1'"integrazione concettuale".
Come si vede, anche Bion alla ricerca del "pattern che con- Il pensiero concepito da Fauconnier e Turner in maniera tan-
nette", di una storia capace di cogliere la ridondanza che fonda to concreta che le rappresentazioni sono viste come oggetti collo-
le azioni o le narrazioni del paziente. cati in "spazi mentali". Le metafore ci aiutano a manipolare le
Devo subito aprire una parentesi per ricordare che, secondo idee, perch ci consentono di mettere in relazione due diversi spa-
Bion, l'interpretazione psicoanalitica classica comporta una sor- zi mentali, grazie al processo di integrazione. Il risultato di tale
ta di isolamento degli elementi, mentre il corrispettivo della "co- processo, l'amalgama - armonizzato da "cornici comuni" - pro-
struzione" , come sostiene Fabio Galimberti, "la formulazione pone spesso delle novit, in quanto permette una sintesi utile alla
di una relazione simmetrica che rende il materiale d'analisi ri- risoluzione di problemi e stimola la creativit e il ragionamento
spondente a uno schema (pattern), a un modello in cui si articola- produttivo.
no in modo costante gli elementi individuati" (2000, p. 228). Le metafore, in questa accezione, non sono mere figure retori-
Tutto questo possibile solo con un ascolto "sognante", rare- che, ma veri e propri processi di pensiero che fondono insieme gli
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aspetti salienti di due diversi domimi concettuali e guidano le no- j donna" o la "donnanotte" diverrebbe una sola immagine - ma-
stre riflessioni coniugando, o amalgamando, diversi campi se-! gari propria del sogno - con caratteristiche misteriose e affasci-
mantici. nanti, tutte da scoprire.
Svolgendo in parallelo le idee di Bateson e quelle di Bion, pos- Proporr, dunque, alcune miscele Bateson-Bion. Questi cam-
siamo creare alcune nuove metafore, vere e proprie "miscele" ca- pi metaforici ci permetteranno di cogliere il loro stile di pensiero
paci di legare i pensieri dei due autori in un'unica teoria della ' e la loro specifica modalit di costruzione (abduttiva) delle teorie.
mente e delle relazioni. Cos facendo, c' forse il rischio di minimizzare le differenze tra
Da teorie simili (anche solo in parte), alla fine avremo un in- loro, ma un rischio calcolato, perch appare utile, ora pi che
sieme di idee e di descrizioni, una rete di analogie capace di ren- mai, cogliere le interconnessioni tra queste diverse idee pi che le
dere pi chiari e comprensibili i presupposti delle nostre episte- opposizioni, che segnano confini, steccati e (in)differenze. In ul-
mologie. In questo modo, avremo creato un pattern che connette timo, credo che questo lavoro possa contribuire a chiarire le teo-
e amplia le ipotesi dei due autori. rie di due autori troppo spesso relegati in una strana terra di mez-
Per capire appieno il concetto di "miscela" di Fauconnier e zo, contemporaneamente "all'interno" e "all'esterno" di precise
Turner pu essere utile un esempio tratto dalla poesia. Jorge Luis tradizioni di ricerca: la psicoanalisi (freudiana e kleiniana) per
Borges, nel suo volume dedicato alla poesia (2000, p. 41), com- Bion, e la scienza sistemica, l'antropologia, la cibernetica (del se-
menta una metafora, un frammento minimo, tratto da una poesia condo ordine) per Bateson.
di Byron, una miscela a proposito di una donna e della notte: Tra Bateson e Bion, allora, scopriamo uno spazio creativo che
pu stimolare domande e ipotesi, per far crescere nuove idee, teo-
She walks in beauty like th night rie e metafore praticabili per le scienze sociali, per l'epistemolo-
(Cammina nella bellezza come la notte). gia, come per la clinica.

Per Borges, il verso nasconde una complessit interna, in quan-


to "c' una bella donna; poi ci viene detto che costei cammina in Primo confronto. Una questione di stile: metaloghi, miti, iperbulie
belt (...) c', in primo luogo, una bella donna, una bella signora storie
paragonata alla notte. Ma per poter capire il verso, dobbiamo an-
che pensare alla notte come ad una donna; altrimenti il verso non Gli aspetti formali sono quelli che maggiormente colpiscono
ha senso. Cos in queste parole tanto semplici, c' una doppia me- chi cerca di studiare congiuntamente le teorie di Bateson e di
tafora [una miscela, per noi]: una donna viene paragonata alla Bion. Molto si scritto sulle loro modalit espositive e narrative
notte, ma la notte viene paragonata alla donna". (mai paragonandole tra loro) ma, a uno sguardo attento, tali si-
Cos facendo, si evidenzia "un paragone a due vie", una fusio- militudini non possono che amplificarsi, tanto che le zone di so-
ne tra le due immagini, che trasforma la nostra rappresentazione vrapposizione diventano davvero significative.
sia della donna che della notte. Vorrei consigliare la lettura in parallelo della vita e delle ope-
Se la miscela un modo razionale di riflettere sui problemi, re dei due autori attraverso almeno quattro libri; quello di Stefa-
possiamo pensare l'inconscio come "una fabbrica" - del tutto in- no Brunelle (1992) e quello a cura di Marco Deriu (2000) su Ba-
consapevole - di amalgami. Da questo punto di vista, la "notte- teson, e quelli di Gerard Blandonu (1990) e di Fabio Galimber-
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ti (2000) su Bion. Questi volumi permettono una lettura diacro-
nica della vita e dell'opera degli autori e aiutano a collegare i lo, la morte di mogli e figli, scelte familiari rigide, la sensazione di
molteplici aspetti del loro percorso intellettuale. I parallelismi fallire e di non trovare uno sbocco adeguato per le proprie idee e
salteranno immediatamente agli occhi, e mi limiter a proporne per le proprie intuizioni innovative.
alcuni. Entrambi hanno avuto un'esistenza difficile e per lunghi tratti
dominata dalla sensazione di essere incompresi.
Entrambi gli autori sono stati apprezzati soprattutto nella se-
conda met della loro vita professionale. Bion - che divenne Sia Bateson che Bion hanno seguito un percorso inimitabile.
analista solo dopo i cinquant'anni - verso la fine della sua vita impossibile dirci bioniani o batesoniani. Come ricorda
decise di lasciare Londra per stabilirsi in California, soprattutto Parthenope Bion Talamo, "non possiamo dirci bioniani, perch
per non essere considerato l'erede della tradizione kleiniana. In esserlo significa essere in primo luogo noi stessi, essere mental-
California, per, non fu capito a fondo, anche se raggiunse un mente liberi nei nostri viaggi di scoperta, sempre per sulla base
discreto successo. Anche Bateson, nello stesso periodo, si rifugi di una ferrea disciplina personale, perch libert e anarchia non
a New Esalen, in California, dopo aver incassato il completo di- sono sinonimi".
sinteresse per le sue opere da parte dell'establishment universi- I due autori sono stati sempre dentro e fuori le teorie, le tradi-
tario. zioni concettuali, mantenendo una disciplina rigida ma coltivan-
Bateson, che per tutta la vita passato da un progetto all'al- do sempre una totale libert di pensiero. Entrambi hanno vissuto
tro, era sempre alla ricerca di qualcuno che potesse sovvenzio- un rapporto creativo e, al contempo, vincolante con le istituzioni
nare i suoi studi e spesso si lamentava di non essere capito, arri- con cui sono venuti a contatto seguendo pi o meno un copione
vando a urlare: "Qualcuno mi ascolta?" alludendo al suo scar- simile:
so seguito. - dapprima seguendo le proprie intuizioni personali (l'espe-
La loro vita percorsa da esperienze svolte in diversi campi rienza nei gruppi per Bion e i primi studi antropologici per Bate-
teorici: un arco che lega l'antropologia alla psichiatria, la biolo- son);
gia, le scienze naturali e la genetica alla logica, per quanto ri- - poi, passando per una forte codifica formale, legata all'uso di
guarda Bateson; la storia, la medicina, la psicoanalisi, la psicolo- un linguaggio matematico: le Macy Conferences, l'avventura ci-
gia dello sviluppo alla filosofia, per quanto riguarda Bion. bernetica e i contatti con von Foerster, McCulloch e Wiener, per
L'arte e la poesia sono passioni comuni, citate da entrambi gli Bateson; la ricerca matematica, le intuizioni di Poincar, l'incon-
autori nei convegni e nei momenti salienti della loro esistenza. tro con Matte Bianco, per Bion;
Colpisce l'amore per gli stessi poeti: Milton, Eliot, Blake e Cole- - all'apice della loro carriera, hanno compiuto una svolta che
ridge. A questo proposito, Bion prepar una scelta di poesie a uso molti autori hanno definito "mistica", ma che potremo com-
degli psicoanalisti, per sottolineare l'importanza di una "sensibi- prendere meglio se riusciamo a coglierla come contraria alle va-
lit artistica" nel lavoro clinico. rie forme di dualismo, di separazione tra i diversi campi del sa-
Le loro biografie mostrano numerosi tratti comuni: un'infanzia pere: una svolta segnata da un uso "narrativo", pi che assiolo-
e un'adolescenza travagliate, la contiguit con esperienze di an- gico, dei modelli teorici, con riferimenti all'arte, ai miti e alle ri-
nichilimento, lutti, impotenza, la guerra, il suicidio di un fratel- flessioni libere.
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Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale f

II termine "mistico" pu apparire confusivo,1 soprattutto se ri- II parallelo con Bion immediato; i seminari, le "cogitazioni",
ferito a due autori che hanno sempre sottoposto le loro idee a ve- i "pensieri selvaggi" e le teorie sul "mistico" sono della medesima
rifica scientifica. Il termine, per, descrive bene la discontinuit fattura, perch sono rivolti alla relazione tra i diversi argomenti,
tra un periodo di massima formalizzazione, caratterizzato dal- pi che ai singoli temi. Nelle sue conferenze, Bion passava im-
l'uso di un linguaggio matematico, e un periodo di ricerca narra- mancabilmente dalla clinica psicoanalitica alla psicologia cultu-
tiva ed estetica (i metaloghi e lo studio sul sacro, per Bateson; i se- rale e sociale, riflettendo spesso sulla storia, sui miti e sulla biolo-
minali cimici e la "trilogia del futuro" per Bion). gia. Le reazioni dell'uditorio erano del tutto simili a quanto ac-
Questo passaggio ha portato entrambi gli autori a preferire al- cadeva nei seminari di Bateson, in cui immancabilmente qualcu-
le "lezioni" formali le conferenze libere, improvvisate, in cui pos- no si alzava e chiedeva se l'oratore voleva dire esattamente quel-
siamo apprezzare un pensiero innovativo grazie anche alla ricer- lo che stava dicendo, o era solo una specie di esempio. Queste
ca di nuove similitudini, nuovi esempi e nuovi collegamenti tra le conferenze trasmettono l'esperienza tangibile di un pensiero com-
diverse discipline.
plesso che spesso si scontra con la richiesta di soluzioni lineari,
proprie di un mondo fatto di forze e oggetti (il "pleroma"), che
La nota di stile pi rilevante, che definisce anche un contenuto non interessa i nostri autori.
"forte" dell'opera sia di Bateson che di Bion, l'interesse per
quello che Bateson ha battezzato il "pattern che connette". Si "Pensare per storie" l'aspetto centrale del pattern che con-
tratta di una costruzione, uno strumento inventato dall'osserva- nette. Se il pattern che connette una costruzione dell'osservato-
tore per poter penetrare il proprio campo di studio cogliendo le re- re, allora le storie non possono che essere "la colla che tiene in-
lazioni e i sistemi di interazione di cui l'osservatore necessaria- sieme il vivente e la mente". L'interesse di Bateson e di Bion ri-
mente parte. Non una realt sovrasistemica, ma una descrizio- volto a una storia capace di rendere conto dei contesti di appren-
ne dell'osservatore immerso nel processo che osserva. dimento, delle emozioni condivise: "Un pattern che si dipana nel
Lo stile rarefatto e allusivo di Bateson dovuto alla necessit di tempo e che connette i suoi protagonisti in un contesto che da si-
non trattare singoli temi slegati, ma di mostrare le embricazioni, gnificato a ci che accade" (Mente e natur).
il pattern che connette i diversi esempi proposti: "Se si vuole spie- Pensare per storie ci permette di connettere noi stessi a piante,
gare un fenomeno psicologico si consideri l'evoluzione biologica; animali o altre persone del tutto diverse da noi. Queste storie non
se si vuole spiegare un fenomeno dell'evoluzione, si cerchi un'ana- sono altro che ripetizioni di moduli ("ripiegamenti" e "spiega-
logia psicologica formale e si consideri la propria esperienza su menti", Deleuze, 1988), di emozioni condivise, di metafore, gesti
cosa significhi avere o essere una mente. In fin dei conti l'Episte- e altre narrazioni che hanno un valore costruttivo nel "qui e ora",
mologia, il pattern uno, non molteplice" (Dovegli angeli esitano, perch "le storie pi importanti sono vere nel presente, non nel
p. 140).
passato", come ci ricorda Bateson. Le storie, in questo modo, mo-
strano tutto il loro valore costruttivo.
Anche i concetti utilizzati dai due autori sono sempre presen-
1 Pu essere utile ricordare la definizione di Bateson: "II mistico vede l'universo in un granello di tati in un'accezione "debole": "funzione a", "doppio legame" so-
sabbia", e come, per Bion, il mistico sia capace di cogliere l'emozione condivisa e di comunicarla al grup- no termini insaturi, prowisori, capaci di adattarsi all'evoluzione
po con efficacia. Per Bion "i mistici sono i soli a credere che la realt assoluta non sia inaccessibile".
continua del linguaggio e dei modelli. Si tratta di definizioni che
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Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 101
non introducono entit astratte, ma che descrivono processi. Per
questo motivo, sono sempre concetti temporali - mai metafisici - stabili, sempre fedeli al motto di Maurice Blanchot: "Le risposte
in quanto gli autori sono sempre consapevoli del loro divenire. sono la tomba delle domande." Le domande, a loro avviso, sono
sempre pi interessanti delle risposte, e ci invitano a estendere le
La ricerca di entrambi gli autori rivolta a temi non comuni, a domande piuttosto che rispondere immediatamente. Ci invitano a
campi inesplorati, come per esempio il sacro. Bateson e Bion han- tollerare l'incertezza, l'ignoranza (sviluppare la "capacit negati-
no esplorato il rapporto con la divinit, il "tutto", sempre da un va") piuttosto che cercare una qualche certezza rassicurante.
punto di vista psicologico e laico. Si sono interessati alla forma Entrambi propongono una serie di nuovi termini e costrutti
del mito, alle narrazioni situazionali, utilizzando linguaggi capa- che, a un primo sguardo, possono apparire non sufficientemente
ci di rendere conto dello sviluppo del tempo. definiti. Questo aspetto pu risultare irritante, ma cela una scelta
Bateson ha utilizzato nelle sue opere i metaloghi: dialoghi li- ben precisa, quella di lasciare i termini volutamente insaturi, mai
beri che rappresentano un pensiero non codificato, un processo totalmente contenuti in definizioni incapaci di accogliere i signi-
che replica e trasforma l'andamento della relazione con modalit ficati futuri, di fare spazio alle definizioni che verranno. Si tratta
ricorsive - ma anche progressive -, per estensioni laterali, per ge- di concetti in evoluzione, che non svolgono un ruolo prestabilito
neralizzazioni e per inclusione di nuovi casi, di eccezioni, intro- sulla scacchiera della conoscenza, ma agiscono liberamente, con
ducendo via via nuove idee. una propria storia e una relazione cangiante con gli altri concetti
Bion ha sondato la capacit "poietica" di alcuni miti, propo- e le ipotesi gi accettate.
nendo nuove modalit di lettura del mito della torre di Babele, del
giardino dell'Eden e delle vicende di Edipo. Narrazioni che, a una Sia Bateson che Bion pensavano che per favorire un cambia-
prima lettura, possono apparire sfrangiate, ma sempre rivolte allo mento - di qualunque natura - ci fosse bisogno di una coevolu-
studio delle emozioni condivise, ai gruppi, a "ci di cui non si pu zione dei soggetti in interazione; un cambiamento del "campo",
parlare" (Wittgenstein), al pensiero nascente. Un processo aperto che avvolge e da senso ai soggetti e ne orienta il pensiero. Un cam-
a molteplici "futuri", pi che a definire le entit in gioco. biamento proprio del gruppo in azione, del contesto co-costruito,
pi che di uno solo dei soggetti.
Possiamo definire Bateson e Bion due pensatori "irriverenti" Come afferma Trist, amico e collega di Bion alla Tavistock Cli-
capaci di relativizzare, ignorare o anche solo ri-contestualizzare nic di Londra, "lo stile [clinico] di Bion era molto caratteristico.
le teorie precedenti: la psicoanalisi classica (piena di personaggi Era distaccato ma caldo, imperturbabile e inesauribilmente pa-
ingombranti come Freud o la Klein), la logica lineare, gli assiomi ziente. Dava un senso di immensa sicurezza (...) faceva interven-
della fisica, i nostri presupposti (che erano anche i loro), propo- ti rari e nitidi, perch parlava solo quando si erano accumulate
nendo un metodo innovativo e idee originali tutte ancora da svi- molte prove di ci che stava per dire. Si esprimeva in un linguag-
luppare. gio diretto e conciso che tutti potevano comprendere. Se un pa-
ziente diceva lui quello che avrebbe potuto dire Bion, tanto me-
Sia Bateson che Bion sottolineano l'importanza delle domande glio: non c'era pi bisogno che lo facesse lui stesso. Si comporta-
ben pi che delle possibili risposte. Il loro interesse sembra quello va come se volesse rendere il gruppo il pi possibile capace di au-
di aprire nuovi campi di ignoranza pi che scoprire conoscenze tointerpretarsi e facilitare l'apprendimento a questo fine" (in
Blandonu, 1990, p. 69).

A.
102 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 103
i
Appare chiaro lo sforzo di Bion di lasciare spazio all'autorga- nare a livelli diversi senza perdere il contributo vitale dato da que-
nizzazione e alla possibilit di sviluppare il pensiero piuttosto che sti arcaismi" (Bion, 1977d, p. 229).
fornire una risposta pre-confezionata. Bion intendeva creare le Gli arcaismi a cui Bion si riferisce sono le formazioni storiche,
condizioni per cui il gruppo potesse "apprendere dall'esperien- ! ma anche le spiegazioni prefabbricate che gli analisti a volte pro-
za", dare forma a un sistema in perenne coevoluzione (Casadio, pongono ai loro pazienti, imitando i terapeuti del passato.
2009).
Questo accade spesso, ma certamente non aiuta a capire l'uni-
Questo aspetto ha un risvolto interessante per l'attivit clinica, ; cit della situazione che si sta vivendo con il paziente. Non ha
su cui non si riflettuto abbastanza, che differenzia una tecnica I molto senso, infatti, ricercare interpretazioni comuni in due di-
da applicare da un modo - quello proposto dagli autori - di in- versi pazienti o scimmiottare i risultati della propria analisi di-
tendere la clinica e le relazioni col fine di cambiare i propri punti dattica. Bion ci invita a essere sempre originali e creativi. Si trat-
di riferimento, le proprie concezioni. Bion sostiene che lo psico- ta di una doppia sfida lanciata a due diverse consuetudini di pen-
analista del futuro sar quello che sapr confrontarsi con ci che siero: al clinico che segue i propri maestri senza pensarli e finisce
pi distante dalla psicoanalisi. Tale modo di pensare differenzia per diventare incapace di guardare con occhi nuovi le narrazioni
una relazione basata sul potere da un'altra basata sulla collabora- e le azioni del paziente, ma anche a chi cerca di comprendere le
zione e lo scambio, anche teorico, sulla possibilit di cambiare e
di crescere insieme. I teorie degli autori precedenti senza provare a conoscere quel
"luogo" per la prima volta.
Bateson ha sempre pensato il cambiamento come un processo I
biologico, una trasformazione di pattern, un movimento a doppia i
elica in cui si ritorna sugli stessi temi, ma ogni volta da un punto J Secondo confronto. Campo, sistema, ethos, assunti di base, gruppo
di vista diverso. A questo proposito, spesso citava un brano da di lavoro, emozione, senso comune
una poesia di T. S. Eliot: "La fine di ogni nostra esplorazione ;
giunger laddove eravamo partiti e conosceremo il luogo per la
prima volta." La prima contaminazione teorica che intendo proporre quel-
la che lega lo studio dei gruppi a quello delle emozioni. I due te-
Baster accostare a questi versi una breve storiella di Bion per mi appaiono talmente intrecciati tra loro che non possono essere
comprendere lo stile di pensiero comune: "Quando ero studente affrontati se non insieme. Mi occuper prima dei concetti di cam-
in medicina, una piccola gattin nera arrivava con orari molto re- po e di sistema e poi del tema delle emozioni.
golari nel cortile dell'ospedale. Faceva i suoi bisognini, li copriva
Assegno a questo confronto un posto primario per diversi mo-
ordinatamente e se ne andava. Le fu dato il nome di Melanie tivi: anzitutto perch i due autori si sono sempre interessati ai
Klein - Melanie perch era nera; Klein perch era piccola; e Me- gruppi e alla loro cultura. Sia Bateson che Bion sono partiti dallo
lanie Klein perch era senza inibizioni. Ho la sensazione che que-
studio dei gruppi: il rito del naven in Nuova Guinea e lo studio
sto venga ripetuto, per cos dire, a un livello piuttosto diverso del- della cultura balinese, per Bateson; i gruppi di Northfield e la psi-
la progressione a forma d'elica della mente umana [sembra di coanalisi di gruppo alla Tavistock di Londra, per Bion.
ascoltare Bateson] - per prendere in prestito un'immagine dalla
Entrambi gli autori, inoltre, grazie a queste esperienze hanno
distribuzione molecolare del DNA. Torniamo alle stesse cose, ma
potuto elaborare nuove idee e nuove metafore capaci di aggior-
a un livello piuttosto diverso. Penso che stiamo cercando di tor-
nare le teorie accettate fino a quel momento, introducendo con-
104 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 105
cetti (P"ethos", Bateson; gli "assunti di base", Bion) che qui in-' ma di elementi, ma come qualcosa da valutare nel suo insieme,
tendiamo rivalutare nel loro potenziale teorico e clinico. Come j qualcosa che definisce alcune Gestalten pi generali che condi-
vedremo anche in seguito, queste idee si basano sulla necessit di j zionano il pensiero e il sentire dei singoli soggetti, i quali risulta-
cogliere almeno due modalit comunicative compresenti che in- ; no immersi nel campo da loro stessi generato. In questo modo,
teragiscono nella formazione delle rappresentazioni: i processi : anche l'emozione un aspetto condiviso e non una prerogativa
emotivi e quelli cognitivi, che agiscono in parallelo. esclusiva dei singoli. Entrambi gli autori fanno ricorso alla me-
Bateson e Bion, dunque, differenziano i circuiti comunicativi tafora del campo, introdotta dalla psicologia della Gestalt nella
propri delle emozioni da quelli legati alle narrazioni e alle finalit prima met del Novecento. Lo stesso concetto stato utilizzato
coscienti, che affronteremo nel prossimo paragrafo. nella psicologia sociale da Kurt Lewin (che aveva partecipato al-
Il concetto di "campo" in un'ottica psicoanalitica (Gaburri, le Macy Conferences) e nella filosofia da Merleau-Ponty, per ela-
1997; Ferro, 2002; Baranger e Baranger, 1961-1990) e quello di borare una teoria dell'uomo "in situazione" senza partire dai suoi
"sistema complesso", proprio dell'ottica sistemica (Telfener e Ca- aspetti biologici, come le pulsioni.
sadio, 2003), ci possono aiutare in questo compito. I due concet- Il concetto di campo costituisce una svolta paradigmatica nel-
ti sono del tutto compatibili. la psicologia perch permette di porre l'attenzione sugli aspetti
Bion stato un precursore del concetto di campo. Dobbiamo condivisi dai gruppi.
ricordare, per, che il riferimento al campo elettrico o magnetico Le idee di Bion sulle emozioni sono un contributo molto ricco,
studiato in fisica solo una metafora che svela il bisogno di com- da sfruttare anche in ambito sistemico e ancora di pi in un'otti-
prendere la situazione psicoanalitica come un tutto e non come la ca costruzionista, dove manca, a tutt'oggi, una chiara teoria del-
somma di due processi separati, uno a carico del paziente e l'al- le emozioni (Casadio, 2006a).
tro a carico dell'analista. Con il concetto bioniano di rverie ma- Collegando le idee di Bateson a quelle di Bion, si apre uno spi-
terna abbiamo gi visto come madre e bambino (o paziente e ana- raglio inatteso che pu dare sostanza alle connessioni e alle in-
lista) formino un sistema (emozionale e cognitivo) unico, una Ge- terdipendenze tra modalit e aspetti comunicativi diversi, come le
stalt fondamentale per lo sviluppo di entrambi i soggetti. emozioni e le narrazioni. Anche se la maggior parte dei terapeu-
Una prima definizione del campo potrebbe essere quella che ti sistemici si ispirano all'opera di Bateson, pochi tra questi ri-
identifica "il luogo (mentale e teorico) nel quale si addensano sen- prendono la sua teoria delle emozioni e la sua interpretazione del
sazioni, emozioni, pensieri condivisi. Gli elementi del campo "processo primario" freudiano. Provo a sintetizzarle. In un cor-
possono essere pensati dal pensiero del gruppo e divenire fonte di poso articolo del 1967 dal titolo Stile, grazia e differenza nell'arte pri-
una trasformazione evolutiva che riguarda sia i pensieri, sia le mitiva, Bateson differenzia diversi livelli della mente: quelli taciti,
persone che prendono parte al lavoro". In questo modo "le per- preverbali, propri "dei muscoli e delle posture" (studiati a Bali);
sone che fanno parte di un gruppo sono immerse nel campo; que- quelli iconici, di stampo metaforico (di cui si occupato per tutta
sto limitato dai legami (o vincoli) preesistenti e da quelli che via la vita); quelli semantici o linguistici, propri della coscienza e del-
via emergono" (Neri, in Bion Talamo, Borgogno e Mereiai, 1998, la finalit cosciente.
pp. 28 sg.). Riprenderemo tale suddivisione a proposito dei rapporti tra
In questa sede vorrei sottolineare che Bateson e Bion cercano coscienza e inconscio. Qui mi preme sottolineare che anche
di comprendere le relazioni e i gruppi non come una mera som- Bion, in fondo, propone la stessa suddivisione discriminando tra
106 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 107

due diversi aspetti del gruppo: il "gruppo di lavoro" e gli "assun- naven. Tutto questo - come ammette lui stesso - senza aver colto
ti di base". per la complessit di tali aspetti (si veda Deriu, 2000). Solo riu-
In Esperienze nei gruppi (1961) Bion propone la medesima di-| scendo a pensare le emozioni come aspetti condivisi3 e transper-
scontinuit introdotta da Bateson (e una successiva connessio-j sonali, il naven poteva apparirgli comprensibile.
ne) 2 tra i processi emotivi - gli assunti di base - e i processi co-\i delle finalit consapevoli
Nel rituale propri
del naven del gruppo di
- caratterizzato dalavoro.
una sorta di scambio di
ruoli tra gli atteggiamenti tipici degli uomini e quelli tipici delle
Entrambi gli autori ci mettono in guardia dalle incompletezze, donne, per cui gli uomini scimmiottano le donne, e le donne gli
dalle patologie e dai paradossi che emergono quando si tiene con-, uomini - tutto avviene all'interno di una grande messa in scena,
to della sola finalit cosciente, soprattutto se questa non viene in- mantenendo comunque intatta la relazione tra i "caratteri" ma-
tegrata con il campo delle "inconsapevolezze" (si veda Manghi, schili e femminili. Bateson descrive questo rito come l'attualizza-
1998). zione di un rapporto che ripropone e trasmette lungo le genera-
Vorrei evidenziare, ancora una volta, la condivisione degli zioni le caratteristiche emotive proprie della cultura latmul.
aspetti emotivi nei gruppi e nelle relazioni duali, e come - grazie Nel naven vengono messe in scena alcune polarit relazionali
agli studi di Bateson e di Bion - si possa uscire da una semplice proprie del rapporto tra maschi e femmine: vergogna/fierezza,
opposizione antinomica tra emozione e pensiero, ormai sterile e esibizione/ammirazione, minaccia/aiuto, realt/rappresentazio-
superata. L'opposizione da decostruire quella che oppone l'ot- ne. Solo a partire dall'articolazione di questi diversi piani - nar-
tica neo-cognitivista, che definisce le emozioni come un fattore rativi e taciti - si pu tentare una comprensione della cultura lat-
biologico e "unipersonale" (una sorta di auto-linguaggio privo di mul.
legame sociale), all'ottica "costruzionista sociale" (Hoffman, di fondamentale importanza definire in maniera non univo-
1983; Fruggeri, in Manghi, 1998), che tende ad assimilare le emo- ca la relazione tra emozioni e parole. Per lungo tempo, anche Ba-
zioni alle definizioni semantiche e alle etichette linguistiche, per- teson ha proposto una rigida gerarchizzazione tra emozioni e lin-
dendo di fatto il legame con il corporeo, con tutto ci che non guaggio, come se le emozioni e gli aspetti non verbali apparte-
linguistico. nessero a un livello logico superiore a quello delle narrazioni.
L'opposizione pensiero/emozione non permette di cogliere Queste ipotesi hanno dato adito a incomprensioni, anche in rela-
l'interdipendenza tra aspetti che continuamente collaborano - sep- zione al "doppio legame" che, dopo un primo momento di entu-
pur con frizioni e opposizioni - nella costruzione delle idee e del siasmo, ha segnato la fine degli studi di Bateson nel campo della
pensiero.
psichiatria.
Bateson, in veste di antropologo, ha incontrato tale problema Le emozioni e gli aspetti semantici non sono considerati livelli
gi dopo il primo viaggio in Nuova Guinea, quando, a contatto logici gi gerarchicamente determinati, ma "strati di senso" da
con la popolazione latmul, aveva ben compreso le dinamiche connettere tra loro, con la possibilit, ognuno, di essere il conte-
simboliche che legavano le persone, i diversi significati del rito del sto per l'altro (Cronen, Johnson e Lannamann, 1982), in una dan-
za complessa da cui nasce il senso. Solo dall'attrito irriducibile di
2 Come un ipertesto formato da diversi tipi di linguaggi (visivo, testuale, cenestesico ecc.), co-
s possiamo ipotizzare diversi livelli della mente, diversi linguaggi, che per ci appaiono fusi nella rap- 3 "... in cui gli uomini manifestano gioia per le azioni di un altro e le donne un ruolo da spet-
presentazione, nella comunicazione.
tatore, gli uomini si travestono da cooperativi e le donne da orgogliose".
108 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 109
questa "doppia descrizione" - emotiva e relazionale, ma anche
semantica e ontologica - possibile produrre senso, e cos creare l'altro. L'incontro clinico cos centrato sugli aspetti emotivi del
nuove idee. "gruppo in azione", sulla struttura del campo che contiene e av-
Come afferma anche Bion, "non pu esistere un gruppo senza volge le "due persone che parlano in una stanza", nell'espressio-
emozioni condivise (...) l'assunto di base il sostrato emotivo e ne di Luciana Nissim Momigliano (1997).
organizzativo del gruppo, l'intelaiatura senza la quale il gruppo Venendo alle emozioni: la partecipazione a un gruppo (anche
come tale non esiste" 4 (Esperienze nei gruppi, p. 82). Come si vede, duale) non implica solo una messa in comune di narrazioni o
anche Bion studia il gruppo dal suo interno e osserva l'osservato- spiegazioni, ma anche la condivisione di modalit cenestesiche,
re come un prodotto del contesto, impregnato delle emozioni del emotive e posturali. Le emozioni, in quest'ottica, non sono pi
gruppo che cerca di comprendere. Bion propone un'ottica ricor- aspetti propri del singolo soggetto, ma elementi condivisi, un vis-
siva; osserva infatti un gruppo attraversato da dinamiche affetti- suto comune che lega e definisce le interazioni del singolo con il
ve che contiene l'analista stesso che lo descrive. sistema pi grande di cui parte.
Ugualmente, Bateson studia i fenomeni antropologici - come Il concetto bioniano di "senso comune" sottolinea la creazione
la cultura latmul - cercando, al contempo, di capire quali siano di questa consensualit gruppale, nello stesso modo in cui Bate-
le proprie categorie, i propri presupposti o le emozioni che vive son, a proposito dei balinesi, afferma che "apprendono con i mu-
nell'interazione con una popolazione e una cultura cos diversa scoli" la loro cultura. "L'aspetto interessante di questa osserva-
dalla sua. Ogni osservatore sempre collocato all'interno del pro- zione l'idea, che sar ripresa altrove, che certe persone possono
prio campo d'osservazione (emotivo e linguistico), e non pu che partecipare intimamente alle emozioni di altre persone per imita-
osservare se stesso in interazione con gli altri. Come scrive Bate- zione cenestesica. Secondo questo tipo di concezione il corpo sa-
son, "riusciamo a dire che tipo di personalit ci sta di fronte solo rebbe un analogo sperimentale, un modello che copia i muta-
combinando l'osservazione delle sue abitudini comunicative con menti che avvengono nell'altra persona, e le conclusioni di questa
l'osservazione introspettiva del tipo di persona che siamo noi stes- copiatura sperimentale sarebbero ricavate dal sistema pi digita-
si quando abbiamo a che fare con l'altro (...) gli unici strumenti le, il sistema nervoso centrale che riceve gli stimoli propriocetti-
descrittivi che l'antropologo ha a disposizione sono gli aggettivi vi"5 (1958, in Una sacra unit, p. 194).
e le espressioni della sua cultura" (1958b, p. 151). Se accettiamo tali idee, il transfert-controtransfert viene com-
Queste osservazioni, se trasportate nel campo della clinica, di- pletamente rivisto, e diventa un processo tacito di coppia.
ventano estremamente interessanti e suggestive. Non possono Per sottolineare l'importanza degli aspetti emotivi condivisi,
non ricordarci Bion (1987) quando definisce la psicoanalisi "una Bateson compie quella che per l'epoca un'innovazione etnome-
tempesta emotiva dovuta all'incontro di due personalit". Per todologica: usa fotografie, tavole e filmati per osservare la "cor-
Bion, l'analista non occupa pi una posizione preferenziale da poreit" balinese. Questo materiale mostra come la cultura del-
cui decrittare i contenuti mentali del paziente, ma deve compren- l'isola nasca dalla messa in comune di posture, atteggiamenti,
dere se stesso per capire il campo comunicativo che condivide con emozioni che prendono forma a partire dalla danza tradizionale

4 La citazione prosegue cos: "La sua finalit l'autoconservazione, il mantenimento del grup- 5 Tale definizione del 1958 apre interessantissimi campi di confronto con i concetti di identifi-
p cazione proiettiva di Melanie Klein (1946), e di "esperienza emozionale correttiva" (o trasformativa),
identico a se stesso, e ogni attivit che tuteli o comprometta questa identit viene ostessiata."
e anche con i "neuroni specchio" delle moderne neuroscienze.
110 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 111
balinese. La diffusione dell'ethos - quasi un "contagio emozio- ne. Questi concetti descrivono, a mio avviso, una piattaforma
nale" - avviene tramite il ballo tipico dell'isola, che evoca stati di (muta, preverbale) su cui costruire molteplici teorie e narrazioni,
trance e un atteggiamento posturale che induce al "dono", cio che costituisce la prima "digestione" dell'esperienza comune.
l'esperienza disarticolata del proprio corpo, in una sorta di cram- Vorrei ricordare il contributo di Jerome Bruner (1996), che
po. Questo particolare stato corporeo permette al danzatore di vi- condivide con gli antropologi Garfinkel, Bourdieu e Goffman
vere concretamente l'indipendenza dalle singole parti del proprio l'idea che la cultura sia definibile anche come una condivisione di
corpo come se ciascuna fosse dotata di vita propria. Bateson evi- prassi implicite, un saper fare comune e un sentire continuamen-
denzia che tale senso muscolare costituisce un aspetto fonda- te reiterato dalla cultura stessa tramite i riti e i miti sociali. A que-
mentale dell'identit balinese, necessario per la riproduzione del- sto proposito, va menzionato un aforisma di Ludwig Wittgen-
la loro cultura, popolata da parti del corpo autonome, scroti stri- stein7 nelle Ricerchefilosofiche: "Non c' parola che non risieda su
scianti e divinit composite (Casadio, 2006b).6 di un gesto."
La danza balinese - un'esperienza preverbale - per Bateson al Queste riflessioni non possono che trasformare il nostro modo
centro della costruzione e della trasmissione della cultura locale, di pensare la psicoanalisi e la psicoterapia. In un'ottica di campo,
e indica, come ricordano Gianni Nebbiosi e Remolo Petrini a il processo terapeutico non che una costruzione inconsapevole,
proposito di Bion (in Bion Talamo, Borgogno e Mereiai, 1998), un insieme di modalit procedurali, metaforiche, linguistiche che
"un'esperienza armonica di tutti i sensi che conferisce verosimi- la coppia, unita in un unico sistema, continuamente elabora. Le
glianza alla sensazione come modo di interpretare la realt" e, trasformazioni di tali modalit diventano il cuore del processo te-
quindi, il primo passo per la "sensazione di avere una realt co- rapeutico, all'interno di un campo (almeno) bipersonale che si
mune" (p. 115).
blocca nei momenti di impasse - creando dei "bastioni", per i Ba-
Il senso comune costituisce nei gruppi un substrato capace di ranger - e che acquista nuove configurazioni permettendo una
dare coerenza ai vissuti, alle emozioni e alle narrazioni sociali: nuova integrazione degli elementi in gioco.
una mappa di mappe, che pu orientare e dare senso all'espe- Per concludere, possiamo affermare che non c' narrazione che
rienza.
non sia basata su un ethos, sottolineando la necessit di "unire la
Per Bateson, si tratta di un'"epistemologia emotiva" comune musica alle parole" (anche nei suoi momenti dissonanti), la rela-
del gruppo, sempre affidabile e disponibile perch sentita come zione alla narrazione e l'emozione alla finalit cosciente, senza di
necessaria e verificata dall'azione quotidiana. L'ethos balinese fatto ridurre una all'altra. Ma questa anche la posizione di Bion
costituisce cos un presupposto implicito della vita di quel popo- quando paragona le parole a veri e propri "grugniti", e pensa il
lo, un sapere corporeo che crea nuova conoscenza. linguaggio come una forma d'azione, proprio come propone Ba-
Nell'antropologia e nella psicologia sociale si tende troppo teson che, nel metalogo Perch ifrancesi,dice: "Non esistono pa-
spesso a definire la cultura solo attraverso gli aspetti narrativi e role pure e semplici. Vi sono soltanto parole con gesti o con tono
quasi mai in termini di ethos o di costruzione di un senso comu-

7 Spesso, troppo spesso, Wittgenstein stato preso come fautore di una teoria del linguaggio
6 Dopo l'enfasi sul cosiddetto "linguaggio del corpo", inteso in un'ottica unipersonale, non ci
che non tiene conto degli aspetti corporei. Rimandiamo il lettore a Perissinotto per gli aspetti prelin-
sono stati ulteriori sviluppi; sarebbe pi utile, allora, interessarsi al "senso comune" e all'atteggiamen-
to mimico e posturale del soggetto nel gruppo. guistici di Wittgenstein, e ai manuali di Sbis e di Kenny sull'articolazione gesto-parola nel complica-
to percorso teorico del filosofo austriaco.
112 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 113
di voce o con qualcosa del genere... l'idea che la lingua sia fatta pu che uscire di scena, in quanto non disponiamo che di tra-
di parole tutta una balordaggine" (1951b).
sformazioni di trasformazioni, o mappe di mappe.
A tal proposito, Bateson ricorda la massima del logico polacco
Alfred Korzybski: "La mappa non il territorio", aggiungendo
Terzo confronto. Mente, coscienza/inconscio, complessit, cambia-
mento che "nella mente ci sono solo idee e non le cose a cui queste idee
si riferiscono".
La mente si nutre solo di differenze, di variazioni e trasforma-
Questo confronto prosegue idealmente il precedente. Come ri- zioni di pattern. La mente teorizzata da Bateson come un siste-
cordavo, sia Bateson che Bion hanno elaborato una teoria della
mente del tutto scevra di presupposti pulsionali. ma di classificazione che opera sulla base di alcune premesse, di
schemi relazionali "deutero-appresi" che contestualizzano le
Bateson, infatti, sottolinea che la mente "lavora" utilizzando informazioni in entrata e le trasformano in messaggi. Tale modo
l'energia resa disponibile dalle funzioni metaboliche dell'organi- di pensare non distante da quello di Joseph Weiss, del Mount
smo ma che, in nessun modo, i processi mentali possono essere Zion Hospital, e di molti psicoterapeuti cognitivisti di oggi.
condizionati dalla quota di energia presente nel sistema. La fun-
Per Bateson, la mente non motivata da spinte sessuali, ma da
zione principale della mente - pi che la scarica delle energie in
un sistema consapevole o meno di credenze, in quanto, come scri-
eccesso - la codifica delle informazioni acquisite tramite gli or- ve lui stesso, "agiamo a seconda del modo in cui vediamo le co-
gani di senso nei diversi contesti. Bateson, inoltre, critica l'idea se" (Mente e natura, p. 199). L'epistemologia del soggetto la sua
largamente diffusa che la mente operi una decodifica dell'infor-
stessa motivazione, il precipitato delle esperienze pregresse, e
mazione, in quanto "l'informazione non mai riconvertita negli questo un punto di vista opposto all'ottica pulsionale freudiana.
aspetti reali a cui si riferisce" (La matrice sociale della psichiatria, p. Sia Bateson che Bion considerano le motivazioni come legate
193). Non si tratta, quindi, di percepire delle "verit", ma di tra- direttamente all'epistemologia, alla complessa rete di azioni, im-
sformare ed elaborare diversi schemi relazionali e percettivi. magini e credenze del soggetto.
Anche Bion appare del tutto in linea con queste idee, tanto che Il periodo "epistemologico" di Bion - secondo Blandonu
intitola un suo saggio del 1965 "Trasformazioni. Il passaggio dall'ap-
prendimento alla crescita. (1990) - caratterizzato proprio da una serie di modelli della
mente da lui elaborati per spiegare come sia possibile "apprende-
La mente, per Bion, opera una serie di trasformazioni, che l'ar- re dall'esperienza".
tista capace di tradurre in un'opera d'arte, il matematico in un
L'interesse di Bateson e di Bion si fecalizza sull'apprendimen-
teorema e l'analista in una serie di interpretazioni. Perfino il pen- to interpersonale, che inconsapevole.
siero psicotico non altro che una trasformazione dell'esperien-
Bateson introduce il "deutero-apprendimento", un apprendi-
za, e non una sorta di errore. Il pensiero e la conoscenza sono ela-
borazioni dell'esperienza grezza, che Bion chiama "O". mento complesso, per prove ed errori, che costituisce la modula-
zione dell'apprendimento di primo grado. In questo caso, l'indi-
La mente considerata un trasformatore dei propri elementi di viduo apprende non singoli aspetti, ma apprende "come appren-
base: Bion la definisce come una funzione - grazie a una metafo-
dere" (Verso un'ecologia della mente), come imparare dalle diverse
ra matematica - e definisce il pensiero come un processo. Se la situazioni che vive.
mente opera trasformazioni di esperienze, allora l'oggettivit non
Quello di deutero-apprendimento un concetto fondamentale
114 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 115

per comprendere il cambiamento psicoterapeutico, e pu rende- considera i sogni come metafore, in conformit con il processo
re conto di un cambiamento tacito, inconsapevole (e relazionale) j primario freudiano. Tale idea sembra una traduzione del model-
capace di ricontestualizzare le esperienze del soggetto (la loro lo freudiano, ripulito per dei suoi concetti energetici, in linea an-
classificazione). La psicoterapia, cos, mostra un andamento pa- che con alcune letture processuali come quella dello psicoanalista
radossale perch deve mettere in crisi i presupposti di base della cileno Ignacio Matte Bianco.
relazione in atto. Per raggiungere questo obiettivo, non possiamo L'ultima accezione di inconscio ricordata da Bateson pu, a
che immaginare una relazione coinvolgente e affettiva, fortemen- prima vista, sembrare addirittura curiosa, in quanto considera
te interessata alla novit e all'improvvisazione. Questo non sem- l'inconscio freudiano come "una cantina o un armadio in cui ven-
bra proprio l'identikit dell'intervento freudiano, tutto centrato sul- gono rinchiusi - grazie alla rimozione - i ricordi spiacevoli"
le "difese" e sulle "resistenze" del paziente. (ibid.). Stephen Mitchell (1988) assume il medesimo atteggia-
Anche Bion cerca di descrivere un cambiamento relazionale, mento e considera il modello freudiano basato su una "concezio-
quando pone in relazione il neonato (o il paziente) con la rverie ne moralistica della coscienza". Bateson non pu abbracciare ta-
materna (o con il clinico). Col tempo, il piccolo interiorizzer la le modello, basato sul mascheramento dei materiali inaccettabili
funzione del pensiero, cio il modo concreto di trasformare le alla coscienza, e ricorda, al contrario, che una serie di informa-
emozioni vissute in rappresentazioni complesse. zioni sono per definizione inconsapevoli. Bateson afferma che
Nelle relazioni intime - come quella psicoterapeutica - non si questi elementi, piuttosto, sono "primariamente inconsci", e an-
apprendono veri e propri contenuti ideativi, ma modalit tacite, zi appaiono "difficilmente traducibili in termini razionali. In altre
modi di essere con l'altro, perch il processo clinico si basa sulla parole, io credo che buona parte delle teorie freudiane fossero ca-
"germinazione delle idee" (Bion, 2005). Se il "sistema mente", povolte. A quel tempo, molti pensatori consideravano normale e
come abbiamo visto, un sistema transpersonale, anche la sua ar- ovvia la ragione conscia, mentre l'inconscio era considerato mi-
ticolazione tra porzioni consapevoli e inconsce risulta molto com- sterioso, bisognoso di prove e di spiegazione. La spiegazione era
plessa. data dalla rimozione, e l'inconscio veniva riempito da pensieri
Bateson, nello scritto del 1972 che abbiamo gi citato, indivi- che avrebbero potuto essere consci, ma che la rimozione e il mec-
dua quattro diverse accezioni del termine "inconscio": la prima canismo onirico avevano distorto" (1972d, p. 169).
risale a Samuel Butler, il quale sottolineava che "quanto meglio Dei quattro tipi di inconscio appena descritti, Bion considera
un organismo conosce qualcosa, tanto meno esso diviene conscio accettabili solo i primi tre. A differenza di Freud, Bateson sottoli-
di questa conoscenza; esiste cio un processo per cui la cono- nea l'importanza della non-coscienza di alcuni processi (e non di
scenza (o abitudine, non importa se di azione, di percezione o di idee compiute) e si schiera apertamente contro l'idea del "ma-
pensiero) scende nella niente a livelli sempre pi profondi" scheramento inconscio": "La nostra vita tale che le sue compo-
(1972d, p. 168). nenti inconsce sono continuamente presenti in tutte le loro mol-
La seconda concezione dell'inconscio si riferisce alla percezio- teplici forme (...) e noi ci scambiamo continuamente messaggi su
ne. Le immagini visive, ricorda Bateson, sono costruzioni attive questi materiali inconsci" (ibid.). In tal senso, l'arte il regno di
dell'osservatore e non la semplice incorporazione di un "mondo questo tipo di comunicazione.
esterno", e si basano su premesse, relazioni e abitudini percettive. Sinteticamente, possiamo concludere che, secondo Bateson, la
La terza concezione si rifa alla psicoanalisi, a Fenichel, che coscienza - quasi del tutto coincidente con le funzioni proprie del
116 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 117

linguaggio - parla di cose o persone a cui attribuisce predicati, Coscienza e inconscio diventano stati reversibili e transitori uti-
mentre i processi inconsapevoli parlano di relazioni, senza mai lizzabili per realizzale fantasie, percezioni, sogni o pensieri. Tut-
definire i termini della questione. L'inconscio, allora, ci fornireb- ti questi elementi sono separati da una "barriera di contatto" che
be informazioni sui rapporti tra i diversi elementi, e non sulle sin- discrimina tra le diverse forme di esperienza.
gole entit in gioco. Tali idee risultano utili per due diversi motivi: da una parte ci
Questa la chiave per comprendere il rapporto emozionale, per permettono di comprendere meglio il pensiero psicotico, che ela-
cogliere, cio, il rapporto soggetto-ambiente. L'inconscio, le emo- bora l'esperienza sensoriale come se fosse un simbolo, generan-
zioni, l'intraducibilit in parole e le conoscenze relazionali sono, do una confusione di livelli logici; dall'altra ci indicano le moda-
per Bateson, forme strettamente interrelate. lit proprie dell'intervento terapeutico, che deve tendere alla me-
Anche il concetto di inconscio di Bion del tutto originale. tabolizzazione dell'esperienza emotiva, creando un sistema bi-
Bion non considera la coscienza e l'inconscio come due diverse personale che elabora immagini e metafore e produce "sogni di
province psichiche, ma come stati transitori e reversibili dell'espe- coppia" (Ferro e altri, 2007), trasformazioni narrative dell'espe-
rienza mentale. Se per Freud il sogno era la rappresentazione di- rienza.
storta di un preciso significato (un desiderio infantile rimosso), La comunicazione iconica diviene cos il linguaggio esplicito
Bion, all'opposto, considera il sogno un tentativo di generare un della relazione e delle emozioni, e della psicoanalisi, in quanto
nuovo significato a partire da un'esperienza sensoriale o emotiva. l'analista deve saper dialogare nel linguaggio dei sogni e delle me-
L'inconscio bioniano costituisce cos il primo passo della fun- tafore. Deve saper raccogliere le trasformazioni del paziente per
zione simbolica della mente, la prima formazione (o trasforma- poi, come un artista, rimetterle in circolo nel dialogo terapeutico.
zione) del pensiero. Una volta che questi elementi sono stati tra- Un dialogo, per forza di cose, trasformativo, creativo, capace di
sformati, diventano utili per essere immagazzinati in memoria, generare nuovo pensiero, nuove narrazioni.
per la costituzione dei pensieri onirici, cio per dare luogo al so-
gno. Ogni uomo "sogna" l'esperienza nel momento stesso in cui
la vive, legandola a immagini, sogni, miti. Cos facendo, Bion di- Quarto confronto. Pensiero psicotico, gioco, trasformazioni, rela-
lata l'esperienza onirica estendendola allo stato di veglia. pro- zione
prio l'attivit onirica che genera l'inconscio e che agisce - di gior-
no come di notte - costruendo gli elementi fondamentali del pen- Nei seminari sul gioco, Bateson descrive l'interazione con un
siero: immagini, miti, metafore, allucinazioni (la fila C della paziente schizofrenico che "si costruito una elaborata mitologia
"griglia"). per spiegare in che modo i suoi genitori non siano veramente ta-
Se la mente - in relazione alle altre menti - non pu elaborare li. Secondo le sue supposizioni, la sua storia iniziata in Cina do-
tali elementi, questi rimarranno grezzi, non integrati. La teoria di ve egli ha costruito la Grande Muraglia. Poi, ha attraversato il Pa-
Bion opera cos un capovolgimento del rapporto tra il sogno e cifico su una barca a remi sbarcando a Seattle e da l ha cammi-
l'inconscio. Non l'inconscio a produrre il sogno, ma l'atto di nato fino in California dove stato preso in amicizia dai suoi ge-
sognare che crea l'inconscio e la coscienza. Bion il primo auto- nitori conclamati, cio adottato o qualcosa del genere" (1956b,
re a considerare l'inconscio un'entit relazionale, che dipende di- pp. 60 sg.).
rettamente dal legame e dalla capacit di tollerare la frustrazione. Il paziente parla con Bateson solo attraverso paragoni. Di col-
118 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 119

p, aggiunge: "La Muraglia cinese terribilmente solida per far- ginario da parte dell'ambiente che ha contribuito alle sue diffi-
la a pezzi." Bateson dice che il paziente sta cercando di distrug- colt di comunicazione" 9 (1988, pp. 154 sg.).
gere la barriera che ha costruito tra se stesso e i suoi genitori, ma La Grande Muraglia - costituita da distanza, linguaggio impe-
poi, anche lui colto da un insight, aggiunge: "Se io stesso parlo netrabile ed estraneit10 - appare cos un'immagine, una metafo-
troppo letteralmente al paziente questi risolleva la barriera, come ra capace di condensare il sapere relazionale del paziente, che
per dirmi perch l'ha sollevata all'inizio. Il punto che la Mura- f pu definire un "fatto scelto" (un'ipotesi), che rivela come lui si
glia cinese non solo tra lui e i suoi genitori, ma anche tra lui e nasconda erigendo muraglie tra s e i suoi genitori; tra s e il suo
me, e l'uso della metafora un elemento di questa barriera tra passato; tra s e alcune emozioni non contenibili; tra s e l'anali-
noi" (ibid., pp. 63 sg.). sta; e, infine, tra s e gli altri.
Bateson coglie una modalit interattiva che ha senso per la sto- I diversi aspetti di questa comunicazione sono divenuti chiari
ria del paziente (il rapporto con i genitori nell'infanzia), ma tale a Bateson una volta che il paziente si lamentava "di essere il bor-
osservazione appare valida anche dal punto di vista "procedura- do di un tavolo fatto di legno manzanita", un legno poco costo-
le" (il paziente costruisce e distrugge la Muraglia), e anche da so, dozzinale (Bateson, 1956b, p. 64). Inizialmente, Bateson pen-
quello relazionale, nel "qui e ora" del loro rapporto, quando Ba- sava che fosse una metafora riferibile al fatto di essere trattato co-
teson parla troppo direttamente, forse suscitando in lui emozioni me un oggetto di poco valore nel reparto ospedaliere in cui era ri-
difficilmente contenibili. Bateson sembra cos cogliere un insieme coverato: "In quel periodo il paziente rifiutava il cibo e i medici
di strati, di riferimenti multipli, tutti collegati alla metafora della minacciavano di spingerlo all'alimentazione artificiale" (ibid.).
Grande Muraglia. Cos Bateson, per creare un contesto tale da "potersi fermare na-
Anche Bion fecalizza la sua attenzione sulla comunicazione turalmente per strada e mangiare in un ristorante", decise di fare
attuale nella relazione con gli psicotici, senza riferirsi esclusiva- con lui una visita improvvisata ai suoi parenti.
mente alle implicazioni storiche o familiari. Particolarmente in- In quel nuovo contesto, il paziente mangi di gusto e, appena
teressante pu essere una lettera8 spedita a Bion da Winnicott, terminato di mangiare "anche il pane di Bateson", disse: "Man's
che sottolinea quanto sia importante "l'intento comunicativo del an eater (l'uomo un divoratore) would (potrebbe)." Frase che si-
paziente". In questa lettera, Winnicott descrive un paziente che si gnifica pi o meno: "Sono una buona forchetta" e dal punto di vi-
dondola sul divano, avanti e indietro, dicendo soltanto: "Avrei do- sta fonetico appare indistinguibile da manzanita wood, pezzo di le-
vuto telefonare a mia madre." gno manzanita; proprio la frase iniziale proferita dal paziente.
Il famoso pediatra e psicoanalista sottopone a Bion l'idea che Tale espressione costituiva un altro aspetto della sua Muraglia
il paziente "sta parlando del comunicare e della sua difficolt a cinese: infatti, come afferma Bateson, "l'aveva usata all'inizio co-
stabilire una comunicazione". Winnicott interpreta il comporta-
mento del paziente in base alla loro relazione sottolineando che
"nell'attuale rapporto, quindi, si ha l'esempio del fallimento ori-
9 A questo proposito Bateson scrive: "Le storie importanti, per lo pi non riguardano cose real-
mente accadute: sono vere nel presente, non nel passato" (Dovegli angeli esitano, p. 60), e ancora: "Le
storie sul passato stabiliscono il contesto in cui nuovi elementi acquistano significato. La coevoluzio-
ne di un organismo e del suo ambiente si basa proprio su questo perenne processo di contestualizza-
8 Lettera che non rimase inascoltata e che contribu a creare il punto di vista trasformativo di zione e significazione" (Mente e natura, p. 28).
Bion.
10 Cosi come il dondolare e il non riuscire a mettersi in contatto nell'esempio di Winnicott.
120 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 121
me una barriera tra lui e me. Da quel pranzo insieme, mi spieg, clinico del paziente, con la creazione di un nuovo vocabolario
con uno schema alla lavagna, cosa intendeva dicendo manzanita. (manzanita), e di alcune "parole chiave" capaci di fungere da se-
L'uso di questo gioco di parole era diventato ora un tipo di gioco gna-contesto e di creare svolte narrative, nuove evoluzioni future.
diverso da prima. Tra noi 'manzanita' diventata un'affermazio- Tutto questo ricorda molto da vicino una vignetta clinica pre-
ne che non significava pi 'io so come ingannarla signor Bateson' sentata da Bion a proposito di un paziente, anche lui psicotico,
ma piuttosto 'questo qualcosa che adesso capiamo tutti e due'" che a pi riprese, e a distanza di tempo, parlava di un gelato (ice
(ibid., p. 65). crearti). Bion afferma: "A. dice che non poteva comperare nessun
Questa vignetta clinica mostra la trasformazione di una moda- gelato. Sei mesi pi tardi dice che non pu comperare neppure il
lit relazionale che potremmo chiamare, con Bion, di "attacco al gelato. Tre giorni dopo fa riferimento al fatto che troppo tardi
legame", fino alla creazione di una relazione - un contenitore per comperare un gelato: non ne era rimasto pi. Due anni dopo
condiviso - capace di dare senso alla metafora espressa. Possia- dice di supporre che non v'era nessun gelato. Solo pi tardi ap-
mo anche immaginare che la Grande Muraglia sia stata una me- parve l'interferire del tema 'io grido' (Iscream, nel suono del tutto
tafora usata in modo del tutto inconsapevole dal paziente, che gli simile a ice crearti). Fu ancora pi tardi che afferrai il significato di
sia solo "balzata agli occhi", proprio per quella "funzione oniri- 'nessun grido' (no ice crean) (...) Ora so che si tratta di un violen-
ca della veglia" descritta da Bion. Tale funzione indica la capacit to attacco lanciato contro un rapporto in cui il legame tra due per-
di legare scenari relazionali a immagini, creando dei veri e propri sonalit era costituito da 'io grido'. Questo legame era stato di-
"flash visivi", percepiti come allucinazioni. strutto e sostituito da 'nessun grido' (no ice crean) " (1970b, p. 23).
L'immagine, per essere comprensibile e per divenire una me- La similitudine tra le esperienze "cliniche" di Bateson e quelle
tafora condivisa, ha dovuto subire diverse trasformazioni. In pro- di Bion evidente. Entrambi parlano di metafore, di (in)comuni-
posito, ci pare interessante sottolineare gli sviluppi clinici appor- cabilit (la Muraglia, il gelato, urlare, il pezzo di legno), di aspet-
tati alla teoria di Bion da Antonino Ferro (1998, 2002), uno psi- ti privati che possono essere utilizzati come barriere nella comu-
coanalista "narrativo" che intende l'intervento clinico come uno nicazione e che, grazie alla relazione e alla fiducia del clinico (al-
scambio di immagini, in cui i "derivati narrativi" del paziente so- la sua capacit di rverie), possono essere riempiti di diversi con-
no le uniche spie possibili per comprendere il campo comunicati- tenuti fino ad assumere un linguaggio e un senso comuni.
vo in atto. Tali aspetti separano i soggetti e creano ostacoli alla comuni-
Rileggendo le intuizioni dei diari clinici di Cogitations, dove cazione; ma se il clinico pronto ad ascoltare il paziente senza af-
Bion descrive il passaggio da un'allucinazione visiva a una cono- fidarsi a schemi preconfezionati ("senza memoria e senza desi-
scenza condivisa, risulta chiaro che solo in un secondo momento derio"), sono proprio questi elementi che danno senso al campo
tali immagini-allucinazioni acquistano senso grazie alla com- terapeutico e che contribuiscono alla cura.
prensione delle emozioni e delle relazioni del paziente - come nel In Perceval's Narrative, un vero e proprio diario, commentato da
caso di Bateson - per divenire pensabili, comunicabili e condivi- Bateson, di un'esperienza schizofrenica raccontata in prima per-
sibili anche da altri. sona dal paziente, Bateson descrive la psicosi in termini molto si-
Si passati, cos, da un'allucinazione, una metafora privata o un mili a quelli utilizzati da Bion. La schizofrenia una modalit co-
delirio alla creazione di una storia, o meglio di molte storie possi- municativa che viene appresa in un contesto originario - una "fa-
bili: una (ri)lettura del passato familiare, personale, relazionale e miglia rigida", nel caso di Perceval - e diviene una modalit usua-
122 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 123

le per dare senso a ci con cui si viene a contatto. L'esordio della Quinto confronto. Le metafore e l'immaginazione
cosiddetta "psicosi" rappresenterebbe il fallimento dell'ottica pa-
tologica e, quindi, gi l'inizio di un percorso di cura. Bion direb- Abbiamo gi accennato al tema della metafora e a come essa
be che Perceval non ha introiettato la capacit di elaborare i pen- sia un processo fondamentale della conoscenza, che permette di
sieri e le emozioni (una "funzione a non sufficientemente buo- collegare diverse immagini, o "spazi input", in una nuova Ge-
na"), e quindi incapace di "alfabetizzare" alcune emozioni vio- stalt. Qui seguiremo esclusivamente le idee dei nostri autori sul te-
lente, vissute come turbolenze, per mancanza di un'adeguata r- ma della metafora e dell'immaginazione, senza occuparci di al-
verie materna. Il soggetto, cos, non pu fare altro che "evacuare" tre teorie.
nel campo relazionale gli elementi non digeriti (la Muraglia, il le- L'ultimo libro di Bateson, Dove gli angeli esitano (1987), scritto
gno, il gelato, l'urlo), che non possono addensarsi a formare idee in collaborazione con la figlia, tutto incentrato sul sacro. Bate-
- o anche solo immagini di s - capaci di far evolvere una narra- son affronta il tema della metafora attraverso un'analisi linguisti-
zione, una storia condivisa. ca e a partire dalla differenza tra "pleroma" e "creatura", intro-
Questi stessi contenuti vengono reimmessi in gioco nei conte- dotta da Jung.
sti comunicativi in cui il paziente si trova a vivere, alla ricerca di Questi termini illustrano due diversi dominii: il pleroma - do-
qualcuno capace di pensarli, di un'altra mente che possa farli minato da forze ed energie - descrive il mondo degli oggetti con-
evolvere verso un senso comune. In quest'ottica - che possiamo creti: il "mondo delle palle da biliardo", per Bateson, mentre la
definire "processuale" - si sfumano, per forza di cose, le catego- creatura - regolata dal significato e dalle differenze - descrive il
rie di normalit e di patologia; resta comprensibile solo una dire- mondo degli esseri viventi, dello scambio intersoggettivo.
zione di cura. Secondo Bion, si pu evidenziare un andamento, Anche nel linguaggio Bateson riscontra due diverse modalit:
un percorso terapeutico che descrive la nascita di un contesto uno stile di discorso pi adatto alla descrizione del pleroma, fat-
(una relazione contenitore-contenuto) di tipo "simbiotico", che to di nomi, leggi e aggettivi; e uno pi adatto alla creatura, costi-
porta cio a un incremento della coerenza dei pensieri e delle idee tuito da relazioni. Come sostiene Bateson, "se vogliamo descri-
di entrambi (Ps - D, o p -> a). Tali elementi, se riuniti insieme, vere ci che avviene nella creatura e reagirvi essenziale lavora-
costituiscono la materia con cui realizzare le narrazioni. re con una semantica e una sintassi adeguate" (ibid., p. 285).
Si compie cos un percorso affettivo che pu decostruirsi in Tale posizione del tutto in linea con quella espressa da Heinz
ogni momento, ma che mette il soggetto, e la coppia, nelle condi- von Foerster, epistemologo e padre della teoria sistemica, quando
zioni di pensare, di riflettere e di narrare le emozioni che deriva- sostiene che "viviamo processi che il linguaggio cerca di cristal-
no dal loro incontro, dalla loro storia comune. La psicoanalisi, co- lizzare creando nomi" (comunicazione personale).
s, non molto diversa dall'antropologia, perch si confronta con La metafora, per Bateson, rappresenta proprio tale sintassi per-
una diversa cultura senza stigmatizzare le differenze (i sintomi), ch ci mostra "come organizzato il mondo biologico". Questo
con l'obiettivo di costruire una sensibilit comune con cui dare vi- possibile perch la metafora, pi che messaggi di comando o di
ta a un linguaggio condiviso. Tale linguaggio deve trasformare in ingiunzione, comunica informazioni che si riferiscono allo stato
immagini le emozioni, violente e indigerite, del campo, per co- di un soggetto, al suo vissuto, alla sua percezione.
struire nuove storie e nuovi punti di vista da cui guardare a se stes- La metafora narra cos un sapere prettamente relazionale e de-
si e al mondo.
scrive come "due proposizioni complesse sono collocate una ac-
124 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 125

canto all'altra e in qualche misura equiparate: l'affermazione quelle immagini, come "sogni diurni" che rappresentano aspetti
espressa dalla giustapposizione" (ibid.). vissuti, vere e proprie metafore.
Bateson, inoltre, segnala un rischio che corrono gli scienziati, Il corpo, (inter)agendo nei diversi contesti, produce immagini
quello di "pleromizzare" il linguaggio, cio di pensare il linguag- che poi si combinano in storie sempre pi astratte e sempre pi
gio come uno strumento utile solo per descrivere singole entit, complesse.
con caratteristiche oggettive. Entrambi gli autori riflettono, ognuno con le proprie caratteri-
L'interesse di Bateson fecalizzato piuttosto su quelle zone di stiche, sul ruolo svolto dagli elementi iconici nella comunicazio-
"comunicazione creaturale" che lo portano verso lo studio del sa- ne. Ma l'aspetto pi interessante che, oltre a teorizzare sulle me-
cro, della religione e delle arti. Il sacro, cos, non che il regno tafore, utilizzano le metafore stesse, o l'immaginazione, per pro-
creaturale delle metafore e, considerato insieme ai sogni, alle "vi- durre conoscenza.
sioni", alle fantasie e alla cosiddetta "patologia mentale", ci mo- Bateson usa metafore biologiche per comprendere i processi
stra le diverse forme del "pensiero primario". della mente, mentre Bion utilizza le metafore (la fila C della gri-
La metafora caratterizza un pensiero complesso, un insieme di glia) come strumenti per produrre nuovo senso, nuove teorie.
relazioni, proprio perch ciascun termine della metafora - per Ba- Le idee sul rapporto tra il "mistico" (o lo scienziato) e il grup-
teson - "deve essere al tempo stesso molteplice e unitario" (ibid.). po nascono proprio dalla capacit di "sognare" nuovi collega-
Bateson ci fornisce anche la chiave matematica-strutturale del- menti tra aspetti non ancora considerati congiuntamente.
la metafora, descrivendola con una formula: X:Y = A:B. Tale Sia Bateson che Bion coniano nuove metafore per creare nuo-
struttura indica un'uguaglianza tra due diversi rapporti. Come vi nessi di pensiero. Nessi che solo in questo modo possiamo
sottolinea l'autore, "proprio perch la metafora ha diverse parti, e comprendere appieno.
possiamo servircene per pensare" (ibid., p. 290). Vorrei restare ancora su queste prime forme iconiche di cono-
L'ultima riflessione di Bateson sulla metafora - che ci introdu- scenza, facendo reagire le idee di Bion con le ipotesi di Bateson.
ce a Bion - riguarda l'empatia. Bateson tratta questo termine in Questa connessione fa nascere una domanda: che ruolo svolgono
modo molto generale per descrivere un aspetto "tacito" della co- le immagini nei processi mentali? Proviamo a dare una risposta
municazione, "la ricerca di comprensione tramite analogie" utilizzando insieme le idee di Bateson e quelle di Bion.
(ibid.). La nostra conoscenza relazionale - o creaturale - si basa Per Bion, queste immagini abitano una zona di confine - tran-
infatti su un processo empatico, in cui l'individuo (psiche e soma) sizionale, direi - in quanto rappresentano sia i primi elementi uti-
si costituisce come "un analogo sperimentale" per conoscere gli li alla memorizzazione sia il deposito, la traccia per immagini,
altri e il mondo. Il nostro corpo, proprio come la metafora, della relazione tra due menti; la rverie materna.
un'unit formata da parti, ed per questo motivo che possiamo Bion descrive cos delle immagini ("a") che mantengono an-
apprezzare le analogie e i paragoni. cora una forte connotazione contestuale ed emotiva, e che costi-
Anche Bion da molta importanza alla metafora. Definisce la tuiscono anche le prime categorie di senso che il soggetto pu uti-
prima forma del pensiero come la trasformazione di emozioni lizzare. In questo modo, anche Bion - seppure con altri termini -
brute ("P") - vissute in un contesto - in "elementi a", che sono descrive il valore "creaturale" delle rappresentazioni, mettendo in
immagini, miti, fantasie, sogni e allucinazioni. Definisce cos una risalto sempre questa doppia valenza delle metafore.
funzione, "il sogno della veglia", cio la composizione di tutte La polisemia degli "elementi a" ne fa immediatamente delle
126 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 127

metafore - seppure inconsapevoli - spie del legame emotivo in at- zazione del materiale, cos l'immaginazione svela anche il partenti
to con l'oggetto, come dell'epistemologia stessa del soggetto. che connette, in maniera inedita, i diversi elementi vissuti in pre-
In questo modo, la metafora descrive tanto l'oggetto da cono- cedenza dal soggetto.
scere, quanto l'emozione provata dal soggetto in relazione all'og- La rappresentazione - normale o psicotica - non dev'essere pa-
getto. Questi diversi aspetti sono per fusi insieme in un unico ragonata alla conoscenza scientifica, in quanto la conoscenza
amalgama che rappresenta, cos, una forma di conoscenza mol- "creaturale" si compone di metafore, immagini e affetti, come
to particolare: le variazioni del soggetto in relazione ai contesti l'opera d'arte.
che abita. Per usare una formula cara a Heinz von Foerster: "Gli L'uomo non rappresenta oggertivamente il mondo, ma mette
oggetti sono simboli di auto-comportamenti" (1987). in scena la metafora delle sue relazioni, il con-essere da cui na-
Proviamo a fare un esempio clinico: il paziente psicotico che si scono infiniti "filtri creativi".
sente spiato dal telefono dello studio del suo terapeuta fonde in- Anche l'intervento clinico non serve a conoscere i contesti in
sieme - o amalgama - un oggetto e la sensazione che lui stesso cui viviamo, ma "a conoscerli in un altro modo. In un modo che
prova. In questo modo, il paziente crea un delirio, quello che Bion riveli la parzialit del nostro sguardo, senza con ci annullarla,
chiama un "oggetto bizzarro". Ma questa rappresentazione ci ma ponendola in una prospettiva pi ampia. A lasciarci sorpren-
sembra assurda solo se la osserviamo da un punto di vista "ple- dere, piuttosto che rassicurare, da quanto, nei contesti in cui vi-
romatico"; diviene invece una comunicazione utile e preziosa se viamo, ci risulta pi familiare. E dunque non a conoscerli di pi,
la consideriamo in un'ottica sistemica, perch svela l'emozione questi contesti, ma a vederli - ogni volta - con altri occhi. A co-
vissuta dal soggetto, la relazione che intesse con quel particolare noscerli - ogni volta - per la prima volta" (Manghi, 1998).
contesto cognitivo e affettivo.
Con la teoria della funzione a Bion si allontana molto dalla
teoria freudiana della fantasia. Secondo Freud (1907), i bisogni Sesto confronto. L'identit, il S I i S, il gruppo, l'apprendimento
del soggetto che non trovano soddisfacimento nel mondo reale
sono immediatamente collocati nell'immaginazione, alla ricerca Per comprendere le idee di Bateson e di Bion in tema d'identit
di altre forme di appagamento. Per Bion, invece, l'immaginazio- pu essere utile collegare al concetto, gi di per s complesso, una
ne rappresenta una prima forma di senso, il deposito iconico pro- serie di altri costrutti come la relazione e l'apprendimento (o i va-
prio del rapporto "primario" che, fin da neonato, il soggetto in- ri livelli di apprendimento), sempre considerati come processi re-
staura con le figure a lui pi vicine. lazionali. Questo perch possiamo comprendere l'identit solo
L'immaginazione non pi contrapposta alla "realt oggetti- come un processo all'interno di altri processi, di altri circoli di co-
va", ma diviene una fase determinante nella costruzione del pen- municazione che la sostengono e le danno significato.
siero e dell'identit. Diviene cos un'importante interfaccia, per- Bateson utilizza spesso il concetto di S (Selfl, riferendosi a
ch rappresenta il senso delle relazioni passate ma anche il cro- un'unit complessa. Il S non sovrapponibile alla coscienza, ma
giolo di un senso nascente, un'icona emotiva che mostra il suo va- un processo in larga parte inconscio, inconsapevole. Bateson,
lore potenziale in quanto prefigurazione di senso. infatti, concepisce un soggetto suddiviso in vari sottosistemi, sen-
Come un patchwork non narra solo la storia dei vecchi riqua- za per operare mai delle drastiche separazioni, come quella tra
dri di stoffa ma anche qualcosa a proposito della nuova organiz- mente e corpo. L'individuo, da questo punto di vista, indivisi-
128 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 129

bile dagli oggetti con cui in relazione nel sistema di comunica- i relazioni passate e future, alla cultura, alla famiglia e al contesto
sociale.
zione pi generale. In La cibernetica dell'Io: una teoria dell'alcolismo \) Bateson fa un esempio interessante: descrive le azioni di
Bateson e Bion tracciano cos un processo in continuo diveni-
un uomo cieco con il suo bastone. Dal punto di vista delle infor- re, che pu legare, riorganizzare o anche far collassare la narra-
mazioni, e della relazione con il contesto, il bastone costituisce zione del soggetto. Come scrive Claudio Neri, "i membri, in
una parte essenziale del S del soggetto. Bateson si scaglia contro quanto compartecipi di un gruppo in assunto di base, subiscono
tutti quegli autori - ancora oggi la maggioranza - che separano i una perdita della loro individualit, si trovano cio in una condi-
vari anelli di comunicazione che costituiscono l'identit, ridu- zione fenomenologicamente non distinguibile dalla depersona-
cendo in archi semplici un circuito pi complesso. E proprio da lizzazione" (1995, p. 192).
questo circuito emerge l'identit, che pu essere colta solo come Il problema epistemologico legato al tema dell'identit quel-
un processo e mai come una sorta di "sostanza". Tale processo, lo di riuscire a cogliere un processo di formazione e dissoluzione
secondo Bateson, si definisce momento per momento prendendo di unit (singole e molteplici) di cui il S, l'autocoscienza, o la
parte ai diversi scambi sociali, ai circuiti complessi -1 pluri-per- propria biografia, rappresentano solo un momento, una fotogra-
sonali - in cui implicata la mente. fia statica.
Anche Bion utilizza il concetto di S (ma ne fa un uso mode- Tale ottica del tutto consonante con le idee di Bateson, che
rato) considerandolo come un processo e sempre cercando defi- definisce il S all'interno del complesso rapporto individuo-am-
nizioni che non separino gli aspetti che per lui necessariamente biente. Il S "contiene" il proprio contesto e si pu considerare
devono essere mantenuti insieme: "Non mi piacciono i termini "un frammento di una cultura", "un anello di retroazione all'in-
che implicano (che dividono) il corpo e la mente e quindi uso S terno di altri anelli di comunicazione (...) un'entit mitologica" o
per includervi quello che io chiamo corpo o mente e uno spazio "una suddivisione (errata e patologica) tra mente interna e men-
mentale per ulteriori idee che potranno essere sviluppate" (1980, te esterna" (1972d, pp. 160-88).
p.241). Bateson vede nelle relazioni - come nelle coppie - la possibilit
Bateson e Bion ci invitano cos a studiare l'identit come un di formare un'unit maggiore, un "noi", dove l'Io smette di essere
processo generale e costruttivo, fatto di corpo, mente, comunica- necessario come "causa" del comportamento di questa nuova for-
zioni, emozioni e pensiero (tanto "interno" che "esterno" al sin- mazione. L'Io, il me stesso, il S, si forma e acquista senso solo a
golo), senza disgiungere la parte cosciente da quella inconscia o un livello specifico di apprendimento; l'apprendimento di secon-
da altri costrutti "soggettivi" come "io" o "me stesso". Cercano do livello (o deutero-apprendimento). In questa forma di appren-
di definire il S tanto come un processo relazionale quanto come dimento si apprende "come apprendere" nelle diverse situazioni.
un'auto-narrazione, pi che come un'istanza oggettiva. L'aspetto La teoria di Bateson sull'apprendimento si basa su diversi tipi
comune sta, quindi, nell'azione concreta di circoscrivere, con il logici. Al livello logico immediatamente superiore, cio dove si
termine S e tutti i suoi sinonimi, un processo relazionale in di- apprendono le modulazioni di tale possibile apprendimento, l'Io
venire, pi che un'entit astratta e "unipersonale". Descrivono, smette di essere rilevante - Bion direbbe che si all'unisono con
cio, un processo figura/sfondo, in cui l'identit (le relazioni e le O, senza una distinzione netta tra l'osservatore e l'osservato - e
narrazioni di s) appare come la figura, l'immagine stessa del sog- non apparir pi un "argomento cruciale" nella segmentazione e
getto, necessariamente collegata (e indivisibile) allo sfondo delle nella narrazione dell'esperienza vissuta.
130 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 131

Questa potrebbe essere una chiave utile per comprendere il narrazioni comuni, che si propaga anche attraverso i segreti, il
cambiamento promosso dall'attivit clinica, come anche la de- non detto, e attraverso diversi traumi intergenerazionali.
personalizzazione descritta da Neri nei gruppi. Anche per Bion, I S molteplici della nostra esperienza sono dei prodotti com-
l'identit, il S acquistano senso solo nelle relazioni: come abbia- plessi; un groviglio di narrazioni (ipertesti aperti), un costrutto
mo gi visto, Bion colloca infatti la nascita psicologica e lo svi- transpersonale di cui impossibile tracciare precisi limiti spazio-
luppo dell'identit nel processo di rverie materna. temporali. Questo accade perch il S costituito da diverse
Il S pu essere colto solo all'interno di un "sistema mente" a "unit molteplici", complesse e contraddirtene, fatte di gesti,
carattere transpersonale, che evolvendosi ristruttura le narrazio- emozioni, metafore e narrazioni, che acquistano senso ed emer-
ni, i vissuti e le identit familiari, sociali e storiche per creare una gono solo nei processi sociali, in diversi contesti interattivi e con-
vera e propria struttura narrativa. versazionali.
L'identit del bambino, fin dalla nascita, si definisce all'interno Bateson ricorda che il S prende forma anche grazie ai nostri
della capacit della coppia (o della triade madre-padre-bambino) sensi, soprattutto la vista - che costituisce anche la metafora di
di accogliere i suoi vissuti, di pensare le emozioni condivise e di base per Bion nella comprensione della conoscenza - che ci per-
dare senso alle azioni svolte nelle interazioni. mette di "vedere il mondo" come composto da unit separate, da
I concetti, tutti bioniani, di "rverie materna", "contenitore- soggetti autonomi. Ma questa percezione non deve limitarci nel
contenuto", "identificazione proiettiva" come comunicazione, cogliere aggregati e processi ultra-individuali, che si compongono
"oscillazione tra posizione schizoparanoide e posizione depres- e si disfano di continuo.
siva" indicano, a mio avviso, che il problema dell'identit, e del Anche il linguaggio comune, fatto di nomi, verbi e aggettivi,
S, quello di appartenere a diverse "unit relazionali" e contri- tende a rafforzare un'ottica individuale, non permettendoci di co-
buire a definirle. Il singolo acquista senso solo se considerato al- gliere appieno la relazione pi generale, l'ecologia che sostiene le
l'interno della storia dei contesti a cui appartiene, in cui si defini- diverse identit, anzi lo sfondo da cui emerge l'identit del singo-
sce e "apprende" il proprio carattere: con Nietzsche, possiamo di- lo come una figura visibile e apprezzabile.
re che impara a diventare "se stesso". Nell'esperienza borderline, per esempio, viene meno questo
Partecipando a diversi gruppi sociali, abbiamo la possibilit di sfondo tacito che sorregge l'identit del soggetto, e le diverse in-
definire alcuni "S possibili", di cambiare pelle creando identit terazioni (familiari o contestuali) non permettono pi la compo-
collettive, nuove metafore e nuclei narrativi capaci di indirizzare sizione e lo sviluppo di una narrazione coerente.
e dare senso alle azioni che poi si sedimenteranno nella nostra Per nostra fortuna l'arte, come anche i miti, i riti, l'amore, la
storia personale. natura e l'universo nel suo complesso ci permettono di riequili-
La biografia - una straordinaria risorsa per il soggetto - costi- brare una visione "atomistica" dell'identit, facendoci sentire
tuisce anche un vincolo, perch restringe il campo delle possibi- parte di una "sacra unit", un contesto capace di contenerci e dar-
lit potenziali, ricordando al soggetto stesso alcune risposte non ci senso.
adattative del passato e tutte le relazioni "non riuscite" del suo Bateson e Bion propongono cos un concetto di S che po-
scenario relazionale. tremmo definire "situazionale", processuale, in cui l'identit vie-
Possiamo evidenziare una zona di contatto e di trasmissione ne sentita come un'unit (una sorta di essenza) dal soggetto solo
intergenerazionale dei contenuti mentali grazie agli scambi e alle quando non viene pensata, cio nella normale prassi quotidiana.
132 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 133
Ma quando tale sostanza fittizia - una vera e propria costruzione
sociale - viene investigata, come nei momenti di crisi, allora ap- composto. quella dinamica Se-altro che si mostra nella danza
pare al soggetto come una molteplicit di abitudini, di partecipa- muta della relazione e che acquista una forma pi o meno stabi-
zioni, di voci dominanti e voci minori, di risposte apprese, slega- le, pi o meno narrabile.
te e incoerenti, nuclei polisemici a cui diffcile attribuire un or- Per Bateson, il S pu essere concepito anche in forma iconica,
dine, una consequenzialit. come "la metafora che noi siamo" (1991c), la nostra epistemolo-
Se il S rappresenta la nostra epistemologia, il modo di "co- gia, il nostro microcosmo che continuamente confrontiamo, in
struire il mondo e noi stessi", allora proprio nei momenti di cri- maniera pi o meno consapevole, con il macrocosmo sociale.
L'obiettivo della clinica, allora, sar quello di integrare l'identit,
si - quando si rompe la corrispondenza individuo-contesto - che
si costretti a utilizzare una nuova serie di strategie: comporta- la storia del soggetto, le sue relazioni significative, in diverse tra-
menti che si sperimentano per prove ed errori creando nuovi sche- me intrecciate, parti di un sistema pi generale, "la mente imma-
mi, bussole e metafore capaci di orientarci nei diversi contesti re- nente al sistema".
lazionali. proprio nei momenti di crisi che il mondo appare una Partecipando a nuovi gruppi, a nuove relazioni significative, si
costruzione estranea al soggetto, non gestibile; cos anche il S, o creano nuovi legami, nuove dis-identit, ipotesi, metafore e nar-
l'identit, cessa di essere un'entit coerente e monolitica per mo- razioni capaci di guidarci e di fornirci una sorta di cerniera tra la
strare strappi, lacerazioni e discontinuit. nostra storia - depositata in molteplici biografie - e l'apprendi-
Il cambiamento e la "patologia", da questo punto di vista, mo- mento di nuovi contesti, azioni condivise, nuove identit e nuove
strano una crisi di significazione del S (e del contesto), ma al narrazioni alla ricerca di un pensatore che le sappia raccontare o
tempo stesso, se si capaci di tollerare la frustrazione, tale crisi anche soltanto vivere nelle relazioni con gli altri.
pu costituire una straordinaria occasione di sviluppo e di cresci-
ta. L'intervento clinico pu configurarsi allora come un nuovo
Settimo confronto. Doppio legame, argomento circolare e invalida-
contesto in cui apprendere (deutero-apprendere), utilizzando il
proprio flusso di identit per contribuire a nuovi modi di "essere zione del S
con l'altro" e ampliando il repertorio di schemi, emozioni e azio-
ni condivise che la parte tacita e inconscia dell'identit. II concetto di "doppio legame" stato introdotto da Bateson
In questo modo, acquistano nuovo senso alcuni vecchi model- negli anni cinquanta e ha avuto subito una forte popolarit. Per
li, come P"io" e il "me" di William James, perch mettono in ri- diversi anni, si scritto molto a proposito del doppio legame; poi,
salto anche gli aspetti corporei, che vanno a integrarsi con le nar- per un lungo periodo di tempo, il concetto sembra essere stato di-
razioni, le rappresentazioni consapevoli e le immagini di s del menticato; oggi tornato di grande attualit. Cercher di eviden-
soggetto. ziare un aspetto del modello di Bateson che mi appare ancora at-
Gli aspetti consapevoli del S, le finalit coscienti sono per Ba- tuale e utile, soprattutto se confrontato con alcune intuizioni di
teson delle vere e proprie "scorciatoie", descrizioni a posteriori di Bion. Da questo punto di vista, il doppio legame appare come
interazioni o riletture parziali di archi e circoli pi generali. un'invalidazione del concetto di S. Scrive Bateson: "Nello schi-
Riassumendo: il S, per Bateson e per Bion, un'emergenza zofrenico, nel doppio legame, l'adattamento esterno possibile
che si staglia dalla relazione con l'ambiente, dal non-S di cui solo al prezzo di un non-adattamento interno, di uno stravolgi-
mento interno (...) nell'ambiente familiare il paziente si adatta
134 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 135

mediante forme di comportamento comunicativo in cui il monde a costituire rappresentazioni complesse basate su categorie cau-
interno o quello esterno, o entrambi, sono negati in modo impli-| sali: prima/dopo, causa/effetto, proprie delle narrazioni pi evo-
cito, o addirittura esplicito" (Una sacra unit, p. 185). lute.
Per doppio legame dobbiamo intendere una crisi di adatta-1 Le idee e i concetti non sono elementi semplici, ma costrutti
mento del S a un contesto che si manifesta in un'interazione che? che si trasformano, si combinano e a volte subiscono delle invali-
non permette al soggetto di formulare una narrazione coerente o dazioni - un "cambiamento catastrofico", per Bion - che metto-
di creare connessioni efficaci tra le azioni che lui stesso compie e no in crisi l'intero sistema epistemico del soggetto con la nascita
le emozioni che avverte, perch preso in una forma di relazione] di una nuova formazione, una nuova origine, un nuovo sistema
paradossale. La coerenza tra diverse esperienze e punti di vista ] cartesiano.
la base su cui costruire il S. Secondo Bateson, nel doppio legame ; Questa descrizione mostra sia lo sviluppo dell'identit che lo
sviluppo
"il S preesistente non pu sopravvivere in alcun modo (...) il pa- '\a del doppio legame di una funzione.
possiede unaNon di una narrazione
distruttivit specifica specifica, ma
della capacit stessa di pensare per storie, una funzione cruciale
nei confronti dell'identificazione del S" (ibid., p. 194). E ancora: per l'uomo e per i gruppi sociali.
"In effetti il doppio legame una sorta di battaglia per stabilire chi L'intervento clinico si basa proprio su tale capacit, che costi-
avr il S distrutto" (ibid., p. 203). Appare chiaro che nella dina- tuisce, al tempo stesso, il mezzo della comunicazione.
mica a doppio legame il soggetto non riesce a costruirsi un "io" Nella creazione di storie, le emozioni e le abitudini inconsape-
(o un "me stesso") capace di narrare una storia. Come sosteneva voli svolgono un ruolo fondamentale: devono essere continua-
il giornalista Enzo Biagi, "per raccontare una storia bisogna ave- mente tradotte in altri linguaggi, composte e armonizzate con le
re un punto di vista", un nucleo coerente (una "congiunzione co- altre forme di conoscenza. Il doppio legame descrive la mancan-
stante", per Bion) capace di armonizzare diverse esperienze vis- za di tale armonia, l'invalidazione di quel costrutto narrativo-
sute. esperienziale che il S. Il conflitto specifico del doppio legame
Pu essere utile, a tal proposito, tracciare un parallelo tra il mo- avviene lungo i diversi livelli di conoscenza e porta a un circolo vi-
dello di Bateson e le idee di Bion sullo sviluppo mentale. Nella zioso, un "circuito riflessivo bizzarro" che non permette l'evolu-
griglia - che, come abbiamo gi detto, una tabella a doppia en- zione di alcuna narrazione coerente.
trata - possiamo osservare come la colonna di sinistra (quella "ge- Cronen, Johnson e Lannamann (1982) hanno ripreso la teoria
netica") descriva passo passo l'evoluzione del pensiero, dalle pri- batesoniana del doppio legame ipotizzando che l'invalidazione
me emozioni "brute" fino a definire narrazioni pi coerenti e ve- avvenga tra diverse istanze: la relazione, il singolo atto linguisti-
re e proprie teorie astratte. co, la biografia interna o le norme sociali.11
Nell'ottica di Bion, la mente si basa su ridondanze, ripetizioni L'idea interessante, ma gli autori descrivono queste istanze di
di schemi di esperienza che col tempo vengono generalizzati in
schemi sempre pi complessi e sempre pi astratti. Tale modello 1 ' L'interno e l'esterno, per Bateson, si auto-specificano, e per questo motivo non possibile as-
della mente mostra la nascita delle idee, intese come elaborazioni sumere come elementi indipendenti la relazione, il S o le norme sociali, perch ognuna di esse co-
struita a partire dalle relazioni con le altre. Il S non pu essere assimilato a una biografia intema; si
di emozioni che vengono poi tradotte in immagini, sogni e miti. tratta piuttosto di un groviglio di testi e narrazioni che gi contengono norme sociali, leggi, abitudini.
La coerenza una caratteristica intrinseca della mente (e del- Il taglio netto tra individuo e ambiente, oltre a proporre un'epistemologia ingenua, per Bateson segno
l'identit) che continuamente aggrega i suoi elementi di base fino di un'epistemologia malata.
136 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 137

base, in conflitto tra loro, come se fossero del tutto autoevidenti: re catastrofiche per il soggetto e quali, invece, possono risultare
come fatti, mai come modelli costruiti e introdotti da un osserva- evolutive.
tore. In questo modo, finiscono per appellarsi a delle istanze rei-1 Ricordiamo che Valeria Ugazio (1998) ha fatto delle esperien-
ficate che si definiscono solo l'un l'altra. A mio avviso, tali attriti ze falsificanti, proprio per il loro potenziale trasformativo, una
e "loop ricorsivi" vanno ricercati tra le diverse forme di cono- ; prassi "costruzionista". Ritengo che un approccio narrativo deb-
scenza del soggetto: linguistiche, procedurali e metaforiche. ba concentrarsi sui processi di costruzione e dissoluzione delle
Questi diversi livelli di senso vanno considerati strutture "in pa- idee, delle storie e delle ipotesi del paziente.
rallelo", ognuna intraducibile nel linguaggio dell'altra. Come, in- Bion, a proposito della vignetta precedente, rileva un processo
fatti, tradurre in parole un'emozione? O tradurre una metafora in ricorsivo tra la rappresentazione del S - l'idea di essere una sco-
vissuto? E come, con un gesto, esemplificare un concetto? reggia - e le possibili realizzazioni corrispondenti: in pratica, un
Da questo punto di vista, la mente come un ipertesto aperto argomento circolare.
alla relazione con gli altri, che definisce rappresentazioni com- La rappresentazione di s mostra una conoscenza nucleare che
plesse attraverso infiniti links (Giuliani e Nascimbene, 2009). risulta sempre convalidata dal soggetto, a parte alcuni specifici
Per chiarire tali aspetti, vorrei proporre un parallelo con l'ar- momenti - come quello dell'incidente appena descritto - che pos-
gomento circolare proposto da Bion nel 1963 va Addomesticare pen- siamo definire di breakdown, di rottura.
sieri selvaggi, che descrive bene il risvolto soggettivo di questa crisi Il problema clinico come affrontare tali smagliature, tali possi-
del S che il doppio legame. Bion ricorda un caso clinico, un bili circoli viziosi, e farne un'occasione per l'evoluzione del sistema.
esempio che lui stesso definisce "estremo", un paziente schizo- Il S del paziente ha cos un suo sviluppo, un'ecologia, che
frenico convinto di essere "una scoreggia". Con tale convinzione, Bion descrive come un cerchio che collega ricorsivamente imma-
il paziente si avvicina a un'automobile in corsa sicuro di esserne gini ad azioni, rinforzando le proprie premesse.
attraversato ma, inevitabilmente, viene investito e riporta ferite Il paziente sente di essere una scoreggia e si comporta di con-
per fortuna non gravi. seguenza. La "catastrofe" di tale idea avviene quando il diametro
Bion riflette a lungo sul rapporto tra gli accadimenti, la realiz- di questo circolo di pensiero si ritira, si contrae fino a collassare in
zazione e l'idea del paziente,12 che considera come una vera e un unico punto. Un esempio potrebbe essere: "Sono una scoreg-
propria teoria. Si concentra su quelle azioni che possono falsifi- gia perch non valgo niente, e non valgo niente perch sono una
care o reificare l'idea, la rappresentazione che il soggetto ha di se scoreggia." In questo modo, diviene evidente la circolarit del
stesso. un tema caro anche a Bateson, il quale sosteneva che pensiero che si stabilizza su un solo punto, che rappresenta, a mio
un'idea non mai falsificabile o verificabile, ma anche che, nella avviso, la versione soggettiva del "circuito riflessivo bizzarro" di
prassi sociale, i soggetti si comportano come se le loro idee po- Cronen, Johnson e Lannamann. In questo caso, la dispersione del
tessero diventare sempre pi "vere" (e sempre pi inconsapevoli), S dipenderebbe dall'impossibilit del soggetto di narrare, perch
veri e propri "mattoni inconsci" dell'esperienza. i suoi presupposti non possono che contrarsi e implodere in un
Diviene cos importante capire quali esperienze possono esse- punto che non permette nuove svolte narrative. Si tratta di un
punto non narrabile, non descrivibile, un "attrattore" anti-narra-
12 Bion interessato al fatto che un'asserzione, o una qualunque teoria, possa trovare un "ac- tivo che condensa e annichilisce ogni altro processo mentale.
coppiamento" con una realizzazione, un aspetto pratico, e formare delle idee. Bion descrive un "cerchio di ragionamenti" che si ritira sempre
138 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 139

pi fino a scomparire e che distrugge l'immagine di s e ogni al-1] narrativa) che il S sottende il medesimo processo, ma viene vis-
tra storia possibile. suta come una perdita minacciosa, un'esperienza destruente che
Il doppio legame pu mostrare, cos, una dinamica relaziona-! porta il soggetto a un "terrore senza nome", alla pazzia. Questa
le che non permette il dispiegarsi di una narrazione coerente af esperienza, per Bion, caratterizzata dall'impossibilit di pensa-
partire dai pattern vissuti nella relazione. re le emozioni e di creare presupposti capaci di raccontare e co-
Bion spiega tali processi con l'impossibilit di far sedimentare struire se stessi e il mondo.
immagini coerenti per costituire uno "schermo a", una piattafor- Bisogna ricordare che non si tratta di una "patologia" circo-
ma da cui costruire concetti e ragionamenti deduttivi. Restereb- j scritta: il doppio legame racconta infatti l'unico destino possibile
be solo l'agglomerarsi di emozioni indistinte ("schermo p"), che i delle storie, quello di trasformarsi, di essere falsificate, siano esse
non permette la nascita di storie o di altre articolazioni del pen- i teorie scientifiche, familiari, individuali o sociali. Questo perch
siero. Il piano semantico diviene cos del tutto opposto a quello i l'esperienza sempre intraducibile in parole, e quindi causa pa-
emotivo e lo disconferma, provocando una catastrofe. sticci, false generalizzazioni e, per questo motivo, anche il mondo
Bateson collega al suo modello del doppio legame diverse aree della natura non pu che essere pervaso da doppi legami.
di esperienza, come l'umorismo e la creativit, perch segnano Le storie mutano al mutare dei contesti, e il pensiero appare
un'invalidazione dei presupposti relazionali, una svolta nella nar- sempre basato su un argomento circolare, in quanto nasce come
razione, che evolverebbe su basi del tutto nuove. una "metafora nuova", con cui ci si illude di catturare l'esperien-
Prendiamo un esempio banalissimo: un uomo dalla struttura za (oggettivamente), e si conclude come una storia vecchia, sor-
imponente entra spavaldo in un bar, e crolla a terra sulla classica passata dall'esperienza stessa.
buccia di banana. Tale esempio, proprio del cinema muto, ci rac- La trasformazione e l'invalidazione delle storie ci offrono un
conta dell'invalidazione di un possibile contesto, di una storia na- importante insight a proposito della "costruzione" storica e so-
scente basata sulla forza e l'affermazione di s, che si sgonfia, di ciale delle nostre credenze. La nascita di un nuovo paradigma teo-
colpo invalidando i propri presupposti narrativi come una bolla di rico ci porta troppo spesso a una sorta di "realismo", alla creden-
sapone che si contrae fino a esplodere. za ingenua di aver colto un pezzo di realt, per poi scoprire che si
La storiella ci diverte perch ci porta a percepire un mondo trattava solo di metafore, di ipotesi traballanti. La conoscenza, in
"senza fondamenti" in cui una storia pu nascere, ma anche con- questa chiave, non che un'alternanza tra due diversi estremi: un
traddirsi ed esplodere in mille altri circoli ermeneutici ("circoli", punto di vista "realista" e uno "nichilista" (Casadio, 2006b). Tra
non a caso, anch'essi) che collassati in un solo punto costituiscono, queste due polarit nasce e prospera il pensiero, ma anche le idee
al contempo, un'invalidazione della storia precedente ma anche lo di Bateson e di Bion.
sviluppo di nuove ipotesi, di nuove metafore tutte da verificare.
L'umorismo, in questo caso, garantito dal fatto che la falsifi-
cazione non tocca il S dell'osservatore, lo lascia al sicuro. piut- Ottavo confronto. Identificazione proiettiva, "end-linkage", espe-
tosto una piccola porzione del "mondo" che muore e rinasce: la rienza emozionale trasformativa
storia della forza e della debolezza, della sopraffazione e della
giustizia. In Morale e carattere nazionale (1942e), a proposito degli studi sui
L'invalidazione di quella costruzione (emotiva, procedurale e rapporti fra temperamento e cultura, Bateson propone un'inte-
140 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 141

ressante ipotesi che chiama end-linkage ("gli estremi legati"), che f ste strutture, per esempio un comportamento autoritario, possia-
- come afferma lui stesso - rappresenta una svolta nel suo pen- i mo arguire con sicurezza (anche se non in termini precisi) che
siero. Questo concetto, che intendo collegare a quello di identifi-1 nella sua personalit sono allo stesso tempo contenuti i germi del-
cazione proiettiva, sta a indicare una connessione inconsapevole l'altra met, cio della sottomissione. Si deve infatti ritenere che
tra le diverse modalit relazionali mostrate dai soggetti in inter- questo soggetto sia abituato al binomio autorit/sottomissione, e
azione: "Se consideriamo una differenziazione sociale in una non all'autorit o alla sottomissione soltanto" (ibid., p. 119).
qualche comunit stabile - diciamo, per esempio, la differenzia- Questi aspetti evidenziano una forma di conoscenza muta, ta-
zione tra i sessi in una trib della Nuova Guinea - vediamo che cita, che indica un apprendimento molto importante: l'aspettati-
non sufficiente dire che il sistema delle abitudini o la struttura va (inconsapevole) che ai propri comportamenti corrispondano
dei caratteri di un sesso sono diversi da quelli dell'altro. Il punto alcune risposte complementari, alcuni pattern stabili da parte de-
significativo che il sistema delle abitudini di ciascun sesso in- gli altri. Vivendo in un particolare contesto relazionale, come
grana con il sistema delle abitudini dell'altro; che il comporta- quello balinese, si apprendono cos non solo alcuni comporta-
mento dell'uno promuove le abitudini dell'altro. Cos, per esem- menti specifici, ma anche le risposte ricevute dal contesto.
pio, si ritrovano tra i sessi strutture complementari, come ammi- Il concetto di "identificazione proiettiva", introdotto da Mela-
razione/esibizionismo, autorit/sottomissione, assistenza/di- nie Klein, nonostante sia stato usato in diversi modi tanto da di-
pendenza, o combinazioni di questi" (ibid., p. 118). ventare sfocato e ambiguo, ci appare ancora utile per spiegare
Particolarmente interessante la descrizione del modo in cui questi aspetti descritti da Bateson in ambito antropologico.
ingranano le modalit dei diversi soggetti, creando un asse, una In Note su alcuni meccanismi schizoidi (1946) la Klein descrisse
polarit complementare di caratteristiche opposte che - come ri- originariamente l'identificazione proiettiva come una fantasia on-
corda Bateson - si sostanziano a vicenda, saldandosi in un solo nipotente per cui parti non desiderate della personalit e degli og-
asse bipolare. getti interni di un soggetto possono essere scisse e controllate in-
Studiando la popolazione latmul della Nuova Guinea, Bateson serendole in un altro oggetto, in un'altra persona. Si tratta di un
individua alcune polarit relazionali che sono "legate insieme" e meccanismo di identificazione primitivo, attivo fin dalle prime
che insieme regolano le interazioni tra i sessi, contribuendo a de- ore di vita del bambino, ed il prototipo di ogni relazione ag-
finire la cultura locale. gressiva. La fantasia che vi soggiace quella per cui gli escrementi
L'aspetto pi interessante di questi studi che i singoli sogget- e le parti "malvagie" del S sono proiettati dentro la madre al fi-
ti, nella loro vita, apprendono non solo la propria modalit rela- ne di controllarla. Di conseguenza, la madre non pi vista dal
zionale, ma anche quella dell'altro che in interazione con loro. bambino come separata, ma come una parte "cattiva" di s con-
Bateson descrive il processo di end-linkage come una tappa fonda- tro cui diretto tutto l'odio. Si pu facilmente concludere che
mentale nella formazione del carattere dei singoli individui: l'uso massiccio e continuativo dell'identificazione proiettiva por-
"Ora, tutto ci che sappiamo sulla formazione del carattere - spe- ta il soggetto a uno svuotamento, all'impoverimento dell'Io.
cialmente i processi di proiezione, formazione reattiva, compen- La Klein definisce identificazione proiettiva sia i processi di
sazione e simili - ci porta a ritenere che queste strutture bipolari scissione dell'Io sia le relazioni oggettuali immature, "narcisisti-
siano unitarie all'interno dell'individuo. Se sappiamo che un in- che", create dalla proiezione di parti "cattive" di s negli altri.
dividuo abituato a esprimere palesemente met di una di que- In un lavoro successivo, dal titolo Sull'identificazione (1955), la
142 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 143

Klein riprende il concetto di identificazione proiettiva, non pi at- [ pensieri onirici, deputati al pensare, al sognare e al ricordare.
tribuendogli caratteristiche patologiche ma descrivendolo come} Questi diversi processi, insieme alla rverie materna, danno ori-
un processo normale della vita psichica, alla base dell'empatia. gine al primo abbozzo di funzione a, alla mente.
Cos, grazie anche alle proiezioni di parti "buone" del S sugli og- ' L'insuccesso della funzione a comporta l'assenza di immagini
getti esterni, la Klein considera l'identificazione proiettiva essen- ' visive: il paziente psicotico manca degli strumenti di base che lo
ziale allo sviluppo delle ulteriori relazioni oggettuali. Infatti, at- aiuterebbero a disegnare una mappa degli eventi che vive. Al po-
traverso tali processi il soggetto pu mettersi nei panni degli altri, sto di tale rappresentazione non restano che detriti di linguaggio
coglierne i sentimenti, gli atteggiamenti e le reazioni. e di emozione, che fluttuano in uno spazio indefinito.
In ultimo, per la Klein, il funzionamento "normale" dell'iden- L'identificazione proiettiva, come forma di comunicazione
tificazione proiettiva costituisce uno dei fattori principali nella normale, pu aiutarci a comprendere ci che intendeva Bateson
formazione dei simboli. In questo modo, la Klein lega una forma quando rifletteva sul modo in cui ingranano tra di loro le diffe-
di relazione oggettuale alla capacit di rappresentazione del sog- renti modalit delle relazioni umane nell'end-linkage. Utilizzere-
getto. mo cos le ipotesi antropologiche di Bateson per comprendere
Proseguendo il lavoro intrapreso dalla Klein, Bion ha conside- meglio alcuni aspetti delle relazioni in genere, e in particolare del-
rato non soltanto il funzionamento patologico dell'identificazio- la relazione terapeutica come l'ha concepita Bion.
ne proiettiva, ma anche la sua accezione normale. proprio Riassumendo: non possiamo accettare in maniera acritica
l'identificazione proiettiva realistica, infatti, che tiene conto del- l'oscura descrizione della Klein che parla di "pezzi del S" del pa-
la reale esistenza degli altri. ziente (o del bambino) "immessi" nell'analista (o nella madre) al-
A partire dal 1967 Bion, riflettendo su un aspetto particolare lo scopo di controllarlo. Lo sforzo di ripulire il concetto kleiniano
dell'identificazione proiettiva, ha elaborato il suo modello di da tutti gli aspetti alieni alla comunicazione e alla relazione sar
"contenitore-contenuto". Secondo questa ipotesi, il lattante sicuramente ricompensato. Nonostante le difficolt epistemolo-
proietta parte del suo psichismo, soprattutto le emozioni meno giche e il suo ambiguo alone semantico, sono convinto che l'iden-
controllabili, nel seno materno (come contenitore), per ricever- tificazione proiettiva possa ancora aiutarci a comprendere la co-
le poi disintossicate e poterle cos elaborare. Nel caso dell'iden- municazione in un'ottica relazionale.
tificazione proiettiva, questa proiezione pu avere diversi esiti: Non intendo proporre una rilettura filologica del concetto di
pu rendere l'emozione proiettata pi tollerabile e pensabile, Melanie Klein, e rinvio il lettore interessato al libro di Leon Grin-
pu lasciarla inalterata o pu accrescerla e creare un "terrore berg Teorie dell'identificazione (1976), al Dizionario kleiniano di Hin-
senza nome". shelwood (1989), al lavoro a cura di Joseph Sandler (1987) Proie-
A partire dagli scritti del 1962 (Analisi degli schizofrenici e metodo zione, identificazione, identificazione proiettiva. In questa sede, cer-
psicoanalitico; Apprendere dall'esperienza) Bion ha sottolineato il cher solo di interpretare il concetto della Klein alla luce delle
ruolo dell'identificazione proiettiva nella comunicazione prever- teorie relazionali, evidenziando un suo possibile uso nella clinica.
bale precoce e ha indicato questo processo relazionale come il Grazie alle idee di Bateson e di Bion l'identificazione proietti-
precursore della "capacit di pensare i pensieri". va pu ora essere considerata un'esperienza non verbale, una
Gli elementi a sono esperienze emozionali e impressioni sen- messa in comune di (interazioni, piuttosto che uno scambio pret-
soriali trasformate in immagini e utilizzate nella formazione di tamente linguistico.
144 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 145

Ci che viene messo in comune sono le emozioni e le azioni. importante. Sandler definisce il controtransfert13 un processo re-
L'aspetto emotivo fondamentale per la comprensione del con- lazionale basato su una "risonanza di ruolo". Focalizzando l'at-
cetto, perch si riferisce a un sentire comune. In questo senso, tenzione sul ruolo che l'analista si trova ad agire inconsapevol-
l'identificazione proiettiva descrive la costituzione di un ethos mente in relazione al paziente, in Controtransfert e risonanza di ruo-
condiviso, formato dalle azioni reciproche dei soggetti. Ma non lo (1976) Sandler introduce il concetto di "relazione di ruolo",
possiamo circoscrivere il concetto a questa accezione. L'identifi- che permette di cogliere le sfumature della relazione psicoanali-
cazione proiettiva descrive anche un processo inconsapevole pi tica. Tale concetto risulta particolarmente prezioso perch mette
generale: un "contagio emozionale", un'esperienza che riguarda in risalto gli aspetti comportamentali che anche l'analista esprime
ogni forma di relazionalit e che solo raramente diviene oggetto nella terapia. L'analista tender, a meno che non ne prenda co-
di riflessione cosciente. Basti pensare, per esempio, a un'inter- scienza, ad adattarsi al ruolo interpersonale che il paziente di fat-
azione con una persona agitata (magari in un luogo chiuso) che to gli richiede: "Ci che voglio sottolineare il fatto che in ogni
ci "costringe" ad aver a che fare con la sua ansia. momento dell'analisi la relazione di ruolo del paziente compren-
L'atteggiamento del terapeuta, la sua permeabilit alle emo- de un ruolo che egli attribuisce a se stesso e uno complementare
zioni presenti nel campo, il suo essere "senza memoria e senza che proietta sull'analista. Il transfert del paziente rappresentereb-
desiderio" appaiono modalit necessarie per accogliere non solo be cos un tentativo, da parte sua, di stabilire tra lui e l'analista
le descrizioni coscienti del paziente ma anche le sue modalit non una particolare interazione (...)! desideri e i meccanismi incon-
verbali che di fatto vengono agite nella relazione. sci del paziente di cui ci occupiamo nel nostro lavoro sono rap-
Joseph e Anne-Marie Sandler (1998), per evidenziare l'azione presentati intrapsichicamente, in modo descrittivo, da immagini
congiunta del paziente e dell'analista che porta alla nevrosi di e fantasie inconsce in cui il S e l'oggetto che interagiscono sono
transfert-controtransfert, introducono il concetto di "attualizza- rappresentati in particolari ruoli. Il paziente, quindi, nel transfert
zione", che mette in evidenza le modalit del paziente (e della cerca di attualizzare questi ruoli in modo nascosto, entro la strut-
coppia), il suo modo di utilizzare il setting, i modi concreti di da- tura e i limiti della situazione analitica. Cos facendo egli oppone
re senso al campo psicoanalitico, inteso come uno spazio aperto resistenza a rendersi consapevole della relazione infantile che sta
alle molteplici interazioni possibili. cercando di determinare" (1976, pp. 191 sg.).
Il setting, cos, considerato un insieme di modalit utili per Riassumendo le idee di Sandler, nell'attivit clinica l'analista
accogliere anche i livelli taciti della relazione, combinando, im- chiamato a svolgere diversi ruoli: quelli di giudice implacabile, di
mancabilmente, le azioni e le emozioni del clinico con quelle del- interlocutore spaventato, di vittima o di complice delle idee e del-
l'analizzando. le azioni del paziente, se non, addirittura, di carnefice o di salva-
Grazie al concetto di identificazione proiettiva possibile os- tore del paziente. Tutto ci accade grazie alla tacita spartizione di
servare il modo del paziente di "indossare" il setting, di gestirlo e ruoli che sono legati tra loro. Il modo stesso di utilizzare il setting
abitarlo nell'incontro terapeutico. Tale esperienza preverbale non da parte del paziente (in accordo con il suo carattere e le sue espe-
si riferisce a singoli contenuti, ma alle modalit tacite di inter-
azione, per cui i diversi soggetti attivamente danno forma al cam-
po impersonando (in modo del tutto inconsapevole) diversi ruo- 13 Altro termine ambiguo e confusivo se non opportunamente chiarito, come cerchiamo di fa-
li. La relazione del soggetto con i ruoli assunti in seduta molto re qui.
146 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 147

rienze) definisce per s un ruolo specifico e lascia al terapeuta il mentari, ma legati, fino a rendere la relazione ripetitiva e pro-
ruolo simmetrico o complementare. gressivamente sempre pi povera, incapace cio di evolvere, di
Ma il terapeuta - sar bene ricordarlo - non un osservatore trasformarsi.
passivo di questo processo e mette in atto con il paziente la stessa Anche se sembra suddividere un processo di coppia in due di-
identica dinamica, perch, come ci ricorda Bion, il suo contro- verse azioni (un'identificazione proiettiva del paziente e una con-
transfert comunque inconscio. In questo modo, incontra il pa- troidentificazione dell'analista), il concetto di controidentifica-
ziente impersonando alcuni ruoli per gestire le emozioni vissute zione proiettiva di Grinberg ci appare utile per cogliere appieno i
nel campo. Entrambi gli attori, cio, si spartiscono dei ruoli con- processi appena descritti. Dobbiamo constatare, inoltre, che ap-
versazionali per dare una conformazione al campo psicoanaliti- pare pi semplice descrivere lo scambio clinico come un susse-
co. In questo modo, la divisione dei ruoli, nella coppia psicoana- guirsi di azioni e di reazioni dei due protagonisti, piuttosto che
litica, un aspetto fondamentale della terapia. cogliere un unico processo realizzato insieme dalla coppia (Casa-
Come gi aveva detto Freud, l'incontro clinico - come negli dio, 2007).
scacchi - costituito da varie mosse, e solo quelle di apertura e di Quando si parla di identificazione proiettiva e di controidenti-
chiusura sono conosciute e prevedibili. Secondo Sandler, non ficazione proiettiva, si osservano dei veri e propri blocchi nella co-
facile comprendere la fase centrale di una terapia, in cui si alter- municazione, dei "bastioni" - secondo i Baranger (1961-1990) -
nano diverse configurazioni relazionali che implicano, per il pa- che portano a un'impasse, alla "narcotizzazione"14 delle capacit
ziente come per l'analista, l'assunzione di diversi ruoli. narrative della coppia.
In proposito Bion (1979b) scrive: "L'analista deve tendere alla Un esempio tratto dall'attivit clinica dei Baranger pu farci
sincerit. Ma rischia di recitare una parte se il paziente gli suscita comprendere meglio la loro idea di "bastione". Una terapia tutta
potenti sentimenti e gli impedisce di pensare." giocata su due ruoli specifici, come quelli di analista "padre buo-
Questa spartizione di ruoli deve diventare oggetto di riflessio- no" e di analizzando "figlio ubbidiente", introduce un vincolo
ne per il clinico, come testimoniano anche le idee di Paula Hei- che non permette alla coppia di attualizzare altre modalit rela-
mann sul controtransfert (1949). Per comprendere queste ipotesi zionali.
pu venirci in aiuto il concetto di "controidentifcazione proietti- Un contesto rigido e immutabile costituisce, per i Baranger, un
va" introdotto da Grinberg (1976). Questo termine descrive la ri- vincolo, un bastione da superare, pi che una resistenza al pro-
sposta dell'analista (un agito, si direbbe) all'identificazione proiet- cesso psicoanalitico. Ma come si possono superare tali impasse
tiva del paziente e mette in luce l'azione compiuta dal terapeuta comunicative?
in accordo con il ruolo assunto che, come due "estremi legati" Bateson che ci indica come uscire dai circoli viziosi che bloc-
(diremmo con Bateson), vengono a definire una relazione stabile cano il campo relazionale. Il cambiamento pu avvenire solo mu-
e prevedibile. A un comportamento passivo del paziente - per fa- tando la struttura della relazione, i ruoli in campo. Solo in questo
re un esempio - l'analista potrebbe rispondere con una maggior modo la comunicazione pu ritrovare nuovo vigore e uscire dal-
foga interpretativa, e a un comportamento ansioso potrebbe ri-
spondere con interventi maggiormente rassicuranti.
Nella relazione psicoanalitica si ritualizzano cos alcune mo- 14 Termine usato da Antonino Ferro, tratto dalle interpretazioni narrative e linguistiche di Um-
dalit di transfert-controtransfert assumendo due ruoli comple- berto Eco.
148 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 149

la ripetizione di schemi preconfezionati di pensiero, per segnare che il clinico pu rileggere - grazie a un "secondo sguardo" - la
quella che Bateson definisce una "coevoluzione".15 storia degli scambi interattivi avuti con il paziente, dando un nuo-
Anche Bion descrive lo stesso passaggio - sempre utilizzando vo significato alla situazione attuale e trasformando il ruolo rico-
metafore biologiche - e ci mostra il viraggio da una relazione perto fino a quel momento. Come scrive Bion, "quando due ca-
"conviviale" o "parassitaria" a una relazione "simbiotica", di mu- ratteri o personalit si incontrano, si crea una tempesta emotiva"
tua evoluzione, in cui gli attori trovano una nuova modalit di es- (1977d). Si tratta, allora, di comprendere gli esiti di tale incontro
sere in relazione, oltre il ruolo stantio che stanno agendo ritual- emotivo e "di trame il meglio con quello che si ", soprattutto
mente e inconsapevolmente. In questo modo, analista e paziente quando i due attori affrontano la situazione spartendosi ruoli in-
possono sperimentarsi in modi del tutto nuovi e sentirsi "diversi". tersoggettivi complementari.
Una riflessione successiva al colloquio clinico, la supervisione Nell'accezione bioniana, il concetto di identificazione proiet-
con un collega, la discussione in quipe, o anche solo un evento tiva potrebbe cos comprendere gli esiti di tale tempesta emotiva.
inatteso, possono dare al terapeuta la possibilit di comprendere Come scrive ancora Bion, "possiamo allora localizzare nella co-
da un diverso punto di vista lo scenario relazionale che sta viven- munit l'origine, la fonte, il centro della tempesta emotiva? Nella
do. Tutto questo dovrebbe aiutarlo a complessificare le proprie mia esperienza, il problema sempre causato da, o associato a, o
modalit interattive per uscire dai ruoli che si sono andati a defi- centrato su, una persona che sente e che pensa, capace di rende-
nire fino a quel momento. re il proprio S infettivo o contagioso" (ibid., p. 246); e a come il
Solo in quest'ottica si pu comprendere l'"esperienza emozio- contesto reagisce a questo, aggiungerei io.
nale correttiva" - concetto introdotto da Alexander e Prendi nel- Appare necessario, oltre che utile, riflettere ancora sulla rela-
la scia di Ferenczi - o meglio sarebbe dire "esperienza emoziona- zione individuo-gruppo, cercando sempre di cogliere la mutualit
le trasformativa", come suggerisce Antonino Ferro (2002). Que- e lo scambio dietro ogni comportamento di un singolo individuo.
sto fattore terapeutico non si esplica assumendo, da parte del te- Grazie al concetto di end-linkage introdotto da Bateson, i tera-
rapeuta, un particolare atteggiamento, una modalit affettuosa o peuti potrebbero comprendere meglio le modalit tacite di "co-
comprensiva; si tratta piuttosto di instaurare una relazione capa- struzione della realt" interpersonale della coppia psicoanalitica
ce di superare i circoli viziosi creati nello scambio clinico, per- (il "S infettivo" dell'analizzando e la sua influenza sull'analista
mettendo alla coppia di ritrovare dinamismo, di coevolvere verso e viceversa) al fine di cogliere ci che potrebbe avere sperimenta-
nuove modalit pi adattative e pi integrate. to il paziente nei precedenti contesti relazionali. Questo perch la
In questo modo, il cambiamento non pu essere appannaggio relazione che si svolge tra il paziente e il clinico pu costituire una
del solo paziente; anche l'analista deve cambiare, deve trasfor- forma di "rappresentazione" (o ri-edizione) dell'eredit procedu-
mare le proprie modalit di relazione con il paziente (in un'ottica rale del paziente, il sedimento dei precedenti contesti relazionali
perfettamente bidirezionale). proprio nei momenti di impasse che il soggetto ha (deutero-)appreso, tacitamente, con le proprie
azioni e con le reazioni degli altri. Ovviamente, si tratta della ri-
trascrizione di esperienze passate in un nuovo contesto. L'atten-
15 Termine che Bateson trae dalla biologia, con riferimento all'evoluzione congiunta di un or- zione alle dinamiche presenti nel campo permette cos di com-
ganismo e del suo ambiente. Ci che evolve, o si seleziona, non il singolo individuo, ma l'insieme prendere queste nuove "messe in scena" per contribuire a com-
individuo-contesto. In un'ottica clinica, potrebbe essere tradotto pi o meno cos: ci che evolve non
il singolo soggetto, ma la coppia psicoanalitica. plessificare le modalit proprie del paziente.
150 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale
151
La riflessione su queste modalit interattive pu aiutare il cli- gativa", tollerando cio quello che, nell'immediatO; pu avverti.
nico a comprendere empaticamente la natura del "contagio emo- re come fastidioso o come una semplice difficolt a pensare alla
tivo". Si tratta di un'"infezione procedurale" biunivoca, lontana seduta, se non addirittura come semplice pigrizia o disattenzione.
dal mondo delle parole e, a volte, perfino opposta a esso, che de- Deve essere disposto a un continuo lavoro di riflessione cercando
termina la costruzione di una matrice di molteplici significati. (anche tra se e se) un secondo sguardo" a partire io dalle
Questo modello pu risultare utile soprattutto se si comprende sensazioni che vive, dai vissuti meno verbaiizzati che avverte
la sua pervasivit nelle relazioni di aiuto, e pu anche indicare co- Nell'identificazione proiettiva ci che emerge (visto dall'anali-
me districarsi da tale groviglio. In questo tipo di interazioni, l'"at- sta) una contrapposizione frontale, uno scollamento tra aspetti
tualizzazione" pu aiutare a discriminare due diversi processi: uno semantici e procedurali (come nel doppio iegarne) che il soggetto
definito come il tentativo di "spiegare" all'analista come ci si sen- stesso non riesce a comprendere ma che, inesorabilmente, conti-
titi in un contesto relazionale; l'altro (di identificazione proiettiva) nua a mettere m scena nelle relazioni pi significative
che invece ricrea le condizioni concrete per far sentire l'analista Un esempio clinico ci pu aiutare a chiarire il concetto: Grin-
nello stesso modo in cui il soggetto si sentito in passato. berg descrive una conversazione m cui evidente uno iato fra il
Il processo tira in ballo una forma di comunicazione emotiva, tono emotivo e il contenuto verbale del pa2iente Un s Q Qs
una trasformazione che consiste nel passaggio dal "riferire l'espe- sessivo, in analisi, si lamenta delle violenze subite dal patrigno
rienza che ha vissuto con il paziente, al vivere l'esperienza del pa- violento, che lo picchiava, e delle esperienze omosessuali che ha
ziente stesso", come ricorda Grinberg. In questo modo, il clinico subito nel passato m modo particolarmente traumatico Ma
pu comprendere empaticamente il paziente, tramite l'esperien- l'aspetto che porta Grinberg a pensare all'identificazione iet_
za concreta, comprendendo la qualit del campo che si definito. tiva proprio il tono emotivo del paziente,cne irritante- "L'eie
Un campo - sar bene ribadirlo - creato sempre "a quattro ma- mento caratteristico e rilevante di tale Pa2iente sin dalla prima se_
ni", e che spesso si dispone in maniera del tutto opposta alle fi- duta fu il tono con cui egli raccontava tutto ci, che contrastava
nalit coscienti dei due attori, addirittura in modo opposto ai mo- fortemente e in maniera impressionante con a contenuto delle sue
tivi stessi che hanno richiesto l'intervento. Questo aspetto rende parole. Il suo linguaggio era pomposo, pedante) in maniera ^
complessa la comunicazione clinica, e la possibilit di compren- tante raccontava queste sue esperienze adoperando una termino-
dere la fenomenologia sottostante. Forse proprio a questo pun- logia pseudo-tecnica (...) L'esperienzaco%otransferale ddrana.
to che nascono le descrizioni kleiniane fatte di "pezzi di S" e di lista era di noia crescente, e a volte di unacerta ansia Sentiva di
emozioni "immesse" nell'altro. Il terapeuta, in questi casi, avver- non riuscire a fare progressi con le sue interazioni perch non
te solo un'emozione sfocata, e non riesce a capire da dove pro- c'era posto per esse; infatti nelle poche occasioni in cui aveva pro-
venga. Utilizzando un'ottica lineare, pu essere facile attribuirla vato, la replica era stata immediata, m termini di rifiuto ostilit
al paziente; pi complicato invece comprenderla in un'ottica cir- ridicolo. Dando una chiara dimostrazione dei controllo totale che
colare, in modo da cogliere il contributo attivo del terapeuta (an- il paziente desiderava instaurare, come partner dominante della
che se inconsapevole), che diviene "corresponsabile" della costi- relazione transferale, egli era solito interrompere il proprio di-
tuzione del campo comunicativo in atto. scorso (...) per chiedere con tono coercitivo e compiaciuto l'opi-
Il terapeuta deve essere attrezzato a riconoscere tali comunica- nione dell'analista 'b, che ne pensa di tutto ci?'" (1976 o 2301
zioni per contenerle e darvi senso, mantenendo una "capacit ne- II paziente si lamenta di essere stato unavittima nelle'
152 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 153

ni passate. Per, tacitamente, aggredisce l'analista, il quale ha la Melanie Klein, descrivendola come una condizione fisiologica
sensazione che "l'atteggiamento del paziente fosse quello di chi inconsapevole dovuta alla sincronizzazione degli emisferi destri
ha deciso di maltrattare e distruggere una per una tutte le inter- dei soggetti in interazione. Nel dialogo e nelle relazioni faccia a
pretazioni. Se l'analista avesse dato via libera ai propri impulsi, faccia, i cervelli destri dei soggetti si sincronizzano tra loro crean-
che erano ben controllati, si sarebbe alzato e avrebbe preso a cal- do una vera e propria mutua regolazione delle emozioni. Anche
ci il paziente" (ibid.). dal punto di vista biologico, emerge cos un processo tacito, ca-
Se non pensata, l'azione dell'analista - la controidentificazio- pace di influenzare lo stato emotivo dei soggetti e di condizionar-
ne proiettiva - avrebbe ripetuto le stesse modalit lamentate dal ne lo stato psicofisologico.
paziente, in cui tutti lo hanno pi o meno metaforicamente preso Bateson appare consapevole di tale processo e - a proposito di
a calci. Ovviamente, non stiamo affermando che il soggetto vo- una sua richiesta di fondi per proseguire gli studi sulla schizofre-
lesse essere preso a calci - espressione che da all'inconscio una in- nia nel 1954 - mentre riflette proprio sull'importanza dei ruoli as-
tenzionalit sproporzionata - ma che le sue modalit procedura- sunti nella clinica16 scrive che "forse i messaggi metacomunicati-
li, dovute alla sua storia di deutero-apprendimenti, erano ben di- vi pi importanti in una seduta terapeutica sono quelli che stabi-
verse, anzi opposte, alle richieste di collaborazione e accudimen- liscono i ruoli. Quando il terapeuta emette messaggi che indica-
to rivendicate consapevolmente, che lo avevano spinto a richie- no un ruolo genitoriale, sta in questo modo comunicando una
dere l'analisi. cornice che qualificher tutti gli altri messaggi inclusi in essa".
Quello che il paziente aveva "legato insieme" sul piano della re- Il confronto tra le idee di Bateson e quelle di Bion ci permette
lazione erano i ruoli di vittima e di carnefice, di chi prende a calci di leggere il processo clinico come dotato di diversi strati di sen-
e di chi preso a calci. Cos, non sapeva fare altro (perch era que- so: emotivi, relazionali, narrativi; e, ovviamente, anche quelli ba-
sto il suo unico equipaggiamento relazionale, la sua "cultura") che sati su una tacita spartizione di ruoli.
"riproporlo in scena" nelle relazioni per lui significative. L'incontro clinico pu sciogliere questi "estremi legati"; essi
A partire da tale patrimonio procedurale, il paziente costruisce sembrano definire ruoli e identit rigidi che condurrebbero a
- come nel transfert - alcune "scene modello", relazionalmente un'impasse comunicativa con la suddivisione in modalit com-
simili alle esperienze che ha gi vissuto. Ci che viene rimesso in plementari che ingranano perfettamente una con l'altra, convali-
scena non un singolo ruolo, ma un asse bipolare di cui un polo dando proprio quegli schemi che il paziente, consciamente, vor-
agito ora dal terapeuta. I ruoli sulla scena psicoanalitica, infat- rebbe modificare.
ti, appaiono basati sulla polarizzazione vittima/carnefice che il In proposito, vorrei ricordare lo psicoanalista argentino Hein-
paziente stesso voleva disconfermare nella sua richiesta di tratta- rich Racker (1968), che ha introdotto il concetto di "controtrans-
mento. Si tratta, ovviamente, di un doppio legame che ipostatiz- fert complementare" con riferimento a una fenomenologia del
za la comunicazione terapeutica fintante che la narrazione rima- tutto simile. Per Racker, a ogni transfert del paziente corrisponde
ne imprigionata nei soliti circuiti, e che pu portare a uno scarto, un controtransfert dell'analista. Molti altri analisti, purtroppo,
a un cambiamento, solo se possibile leggere il contesto con oc- considerano separatamente il comportamento del paziente e
chi nuovi e ricostruirlo su diverse basi relazionali.
Anche sul fronte delle neuroscienze, Schore (2003) si occupa 16 Bateson ha collaborato con diversi terapeuti, e anche con psicoanalisti come per esempio

della riformulazione del concetto di identificazione proiettiva di Frieda Fromm-Reichmann, della scuola interazionale di Harry Stack Sullivan.
154 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 155

quello dell'analista. Tale separazione di fatto impossibile e il La prima differenza riguarda l'atteggiamento verso il proprio
concetto di campo ci aiuta a evidenziare il lavoro congiunto del- campo di studio. Sia Bateson che Bion studiano le relazioni, il
la "coppia in azione", cos come gli studi antropologici di Bate- cambiamento e le emozioni nei gruppi, ma Bion, come psico-
son ci portano a considerare le reazioni dei soggetti in relazione analista, sempre stato interessato all'intervento clinico, che in-
ai diversi ruoli intersoggettivi agiti nel contesto. vece non appassionava pi di tanto l'antropologo Bateson.
Va sottolineato che per Bion l'identificazione proiettiva un Anche quando Bateson mette al centro dei suoi interessi la
processo che struttura il campo e determina l'unit emozionale psichiatria, lo fa come se stesse facendo un'indagine antropolo-
della coppia. Il processo di cura segna cos l'evoluzione della cop- gica per coglierne la struttura, senza la pretesa di praticare una
pia terapeutica, superando il rischio, sempre presente, di un bloc- disciplina medica. Infatti, nel momento stesso in cui il suo
co - rappresentativo ed emotivo - che pu esitare in un doppio le- gruppo, a Palo Alto, cerca di utilizzare clinicamente le sue idee
game. sul doppio legame, ecco che Bateson immediatamente si ritrae.
L'intervento clinico - tramite l'uso di metafore, interpretazio- Non ha mai aspirato a creare una nuova forma di terapia e
ni, reframing, esperienze emozionali e narrazioni - intende pro- quando, nel suo cammino, si trovato a contatto diretto con il
porre un'evoluzione del campo, promuovendo nuove modalit disagio mentale, non ha fatto altro che uscire dalla cornice te-
procedurali, nuove metafore e la nascita di altre storie possibili rapeutica, portando i pazienti a giocare a golfo in visita premio
(attraversando paradossi e doppi legami). Tale configurazione re- alla famiglia, con il solo fine di creare condizioni e contesti di-
lazionale pu essere compresa meglio osservando la polarizza- versi da quelli medici.
zione dei soggetti lungo diversi ruoli complementari e la creazio- Il cambiamento ipotizzato da Bateson prende forma trasfor-
ne di circoli viziosi tra i contenuti semantici, procedurali e me- mando il nucleo dei significati in cui il soggetto si muove. Ma que-
taforici dei pazienti in seduta. Tali caratteristiche non ci devono sto pu avvenire solo in una relazione che coevolve, che muta,
sorprendere, in quanto Bateson, in tutto il suo lavoro, ha sempre cio, le sue regole di base, mentre il contesto terapeutico appare
sottolineato la natura paradossale della comunicazione umana e a Bateson poco mobile, ingessato: il clinico chiede al paziente di
animale. Un paradosso, per, che pu sempre preludere a un nuo- cambiare, senza per cambiare lui stesso.
vo cambiamento. Guardando agli stessi argomenti, ma da punti di vista opposti,
Concludendo: l'incontro clinico ci appare sempre in bilico tra ecco che Bateson e Bion non possono che apparire distanti. Per
ripetizione e novit, tra la riedizione di pattern disadattativi e la far emergere ulteriori affinit dobbiamo andare ancora pi a fon-
creazione di nuovi modi di sentire se stessi e gli altri. Lungo tale do nelle loro teorie.
confine, molto labile, si giocano le sorti di ogni intervento umano, Molto interessante la ricerca di Bion sulla figura dell'indivi-
di ogni terapia. duo eccezionale (o "mistico"), e sulla sua relazione con il gruppo.
Gi l'etimo greco ci orienta verso qualcosa che "concerne i mi-
steri", soprattutto quelli religiosi.
Differenze che creano differenze Il tema del rapporto tra gli individui eccezionali e il gruppo per-
corre tutta l'opera di Bion: in Esperienze nei gruppi (1961) compa-
Dopo aver descritto i punti di contatto tra le idee di Bateson e re infatti la figura del leader, poi in II cambiamento catastrofico
quelle di Bion, mi sembra doveroso segnalare anche le differenze. (1966) e in Attenzione e interpretazione (1970) Bion introduce la fi-
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 157
156 Capitolo quarto

gura del mistico, che nei Seminari italiani (1985) vira in quella del- zione, da questo punto di vista, gestisce una serie di funzioni: sta-
l'artista. bilisce la distinzione tra le persone comuni e i grandi uomini, con-
Per descrivere il valore terapeutico del gruppo, negli anni ses- tiene le spinte alla disgregazione che si mettono in moto ogni vol-
santa Bion affronta il tema del leader evidenziando che l'assunto ta che si verifica una reale evoluzione, mantiene la continuit del
di base di accoppiamento stimola la fantasia della nascita di un gruppo, veglia sulla tradizione, raccoglie le nuove idee e le rende
"messia". In questa fase, contrappone le emozioni alla coscienza: accessibili ai membri del gruppo sotto forma di leggi, prescrizio-
definisce gli assunti di base come aspetti regressivi, difese che si ni e modelli di comportamento.
oppongono all'apprendimento. Secondo Donald Meltzer, il grup- Il mistico, per Bion, si assume un compito specifico, quello di
po appare a Bion "privo di mente (...) allo stesso livello del com- "espandere" la realt conosciuta e considerata dall'establishment.
portamento animale e forse, nel comportamento sociale, al livel- Dal punto di vista del gruppo, il mistico pu diventare un eroe, o
lo dell'organizzazione tribale" (in Neri, Correale e Padda, 1987, avere un impatto distruttivo sul vecchio ordine costituito.
p. 77). Sia Bateson che Bion condividono l'idea che il cambiamento
In questi scritti il comportamento del gruppo in assunto di ba- sia caratterizzato da una riorganizzazione non prevedibile a prio-
se costituisce una comoda via di fuga per scaricare le emozioni ri, che costringe il gruppo a trovare nuove forme di equilibrio e a
particolarmente violente, una via per l'evacuazione degli elemen- ricalibrare le proprie idee. Il gruppo, cos, si dibatte in un para-
ti |3, come dir Bion in seguito. In Attenzione e interpretazione Bion dosso, perch accoglie il mistico solo per non lasciarsi travolgere
introduce la figura del mistico o del pensatore geniale. Vuole stu- dal nichilismo delle sue idee messianiche, e resta bloccato tra ri-
diare la relazione tra l'individuo eccezionale e il gruppo. Con- voluzione e dogmatismo. Tra il mistico e il gruppo si instaura una
trappone immediatamente il mistico alle idee consolidate dal- vera e propria guerra, perch sono a rischio le identit di entram-
l'istituzione, al paradigma dominante. Questo accade perch l'in- bi. Se il mistico riesce a imporsi, il gruppo non pu che istituzio-
dividuo eccezionale introduce alcune idee inedite che coinvolgo- nalizzare la verit delle sue idee innovative, rendendole accetta-
bili.
no il gruppo.
L'opposizione tra il mistico e il gruppo totale, ma il gruppo Introducendo la figura dell'artista Bion conclude il suo studio
pu anche mutare e accogliere le idee innovative proposte dal mi- sul leader, fecalizzandosi sulla sua capacit di accogliere la "ve-
stico. Questa vera e propria trasformazione del sapere istituzio- rit" e di comunicarla agli altri grazie a un processo creativo. Nei
nalizzato pu avvenire solo per fasi: dapprima vivendo un'attesa, Seminari italiani (1985), parla di analista "artista" e individua una
una sorta di effervescenza, dovuta alla sola partecipazione al nuo- funzione estetica, creativa, propria dell'analista, un aspetto fon-
vo contesto; segue una fase indifferenziata dove i partecipanti al damentale nella comunicazione terapeutica.
gruppo appaiono figure assolutamente uguali. Il mistico l'unico Possiamo riassumere l'iter di ricerca di Bion a proposito del-
soggetto che emerge da questo sfondo indistinto, e pu permette- l'individuo eccezionale osservando che dapprima ha identificato
re anche agli altri di discriminare ulteriormente le diverse funzio- due forme di leader (Esperienze nei gruppi, 1961), il leader emotivo
ni della loro personalit. del gruppo in assunto di base e il leader razionale del gruppo di
Il rapporto tra il gruppo e l'istituzione fondamentale: non si lavoro, introducendo poi (Attenzione e interpretazione, 1970) la fi-
tratta di una evoluzione individuale ma di un percorso pi gene- gura del mistico che vuole portare al gruppo una nuova idea e
rale che espande la "realt" accettata dal gruppo stesso. L'istiru- sovvertire l'ordine costituito.
158 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 159

Se, nella prima formulazione, le emozioni erano considerate al j Bateson si sempre rifiutato di descrivere la mente attraverso
pari di difese, in Attenzione e interpretazione il quadro appare pi] una metafora di tipo energetico - centrale nella teoria freudiana -
ma non si certamente limitato a questo, e fin dagli anni settan-
ampio e mostra il conflitto tra le idee accettate dal gruppo e le ipo- \i del mistico.
ta ha segnalato l'assurdit della differenziazione tra il cosiddetto
Con la figura dell'artista (1985) diviene centrale il problema] mondo interno e il mondo esterno.
della comunicazione estetica. Come scrivono Corrao e Neri, Tali idee, lascito del modello freudiano, sono state assorbite
"l'analista non deve essere soltanto in grado di promuovere la ri- dalla cultura odierna senza nessuna mediazione critica. Se per
cerca della verit (il leader), e anche di essere all'unisono con es- "mondo interno" intendiamo un sistema di codifica o una forma
sa (il mistico), ma deve poterla comunicare efficacemente (l'arti- di significazione, allora l'interno non sarebbe altro che il "vec-
sta)" (1981, p. 361). chio" mondo esterno ora "interiorizzato", la mappa dei diversi
Con il passare degli anni, Bion supera l'idea iniziale che consi- contesti intersoggettivi vissuti. E allora, perch non chiamare
derava le emozioni una formazione difensiva, se non addirittura re- questi aspetti semplicemente rappresentazioni o idee, senza por-
gressiva, per cogliere sempre pi la complementarit tra emozioni re una cesura tra il soggetto e l'ambiente? Come sostiene Bateson,
e cognizione. In questo modo, studia l'affettivit della cognizione, "l'esperienza del mondo esterno sempre mediata da specifici or-
o la cognizione dell'emozione, superando la classica contrapposi- gani di senso e da specifici canali neurali. In questa misura gli og-
zione tra pensiero ed emozione. Cos, "con Bion il concetto di og- getti sono mie creazioni e l'esperienza che ho di essi soggettiva,
getto interno assume un valore rappresentazionale. Dall'inconscio non oggettiva" (Mente e natura, p. 49).
dinamico-energetico, centrale in Freud, si passa dunque a un in- Un mondo esterno privo di una qualsiasi forma di codifica
conscio rappresentazionale" (Neri, Correale e Padda, 1987, pp. 64 del tutto incomprensibile, un'idea oggettiva (e oggettivata) cos in-
sg.). E ancora: "La concezione freudiana ci ha conferito l'abitudi- genua da non meritare altre spiegazioni. Fra la mappa e il territo-
ne a parlare molto di forze affettive e poco di qualit rappresenta- rio c' sempre uno iato, sostiene Bateson, ma non esiste - per re-
zionali. Lo studio degli oggetti interni, dopo l'opera di Bion, pone stare nella metafora - un territorio senza alcun codice che sappia
il problema della rappresentazione intesa come traduzione, attra- definirlo. La realt esterna non esiste in s: "Nella mente ci sono
verso il sistema mente, da imago senza referente nella realt ester- solo idee, non le cose a cui queste si riferiscono."
na ad altre che progressivamente la significano" (ibid., pp. 66 sg.). Bateson si sempre scagliato contro la suddivisione tra interno
Il tema della rappresentazione e dell'affettivit interessa anche ed esterno: "Di solito pensiamo il mondo fisico esterno come in
Bateson, che nel volume dedicato alla psichiatria scritto con Ruesch qualche modo separato da un mondo mentale interno; io credo
dipinge un quadro non molto incoraggiante della teoria e dell'epi- che questa distinzione sia basata sul contrasto nella modificazio-
stemologia psichiatrica. I terapeuti "cercavano racconti d'infan- ne e trasmissione all'interno e all'esterno del corpo. Il mondo
zia per spiegare il comportamento attuale, producendo nuovi da- mentale - la mente -, il mondo dell'elaborazione dell'informa-
ti da ci che era conosciuto. Tentavano di creare campioni stati- zione, non delimitato dall'epidermide" (ibid., p. 471).
stici di morbosit. Si avvoltolavano in entit intcriori e miriche, in L'interno e l'esterno non sono due province distinte, e la loro
Es e archetipi. Soprattutto adottavano concetti della fisica e della separazione tutt'altro che banale: "La delimitazione di una
meccanica - energia, tensione e simili - per creare uno scienti- mente individuale deve sempre dipendere da quali fenomeni de-
smo" (in Bandler e Grinder, 1975, pp. ix sg.). sideriamo spiegare (...) Si consideri un albero, un uomo e
160 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 161

un'ascia; constatiamo che l'ascia fende dapprima l'aria e produ- i analitica creando pattern che disvelano nuove immagini, nuove
ce certi tipi di tacche in un preesistente taglio nel fianco dell'albe-1 narrazioni e pensieri nascenti.
ro. Se ora vogliamo spiegare quest'insieme di fenomeni, ci dob- La raffinata epistemologia di Bateson lo porta a evitare con-
biamo occupare delle differenze nel fianco intaccato dell'albero, cetti come "controllo" o "presa di coscienza" del paziente, per-
differenze nella retina dell'uomo, differenze nel suo sistema ner- ch, a suo avviso, la mente si pu descrivere solo come un sistema
voso centrale, differenze nel comportamento dei suoi muscoli, "circuitale", aperto all'altro e all'ambiente, costituito da archi di
differenze nel modo di avventarsi dell'ascia, fino a differenze che coscienza e archi inconsapevoli, in cui nessuno dei due pu in-
l'ascia poi produce sulla superficie del tronco. cludere o inglobare l'altro. La coscienza e l'inconscio (non ri-
"La nostra spiegazione (per certi fini) verter sempre intorno a mosso) sono per Bateson due aspetti complementari del S.
questo circuito. In linea di principio, se si vuole spiegare o capire Se dovessimo, su questo punto, operare un parallelo tra Bate-
qualcosa nel comportamento umano, si ha sempre a che fare con son e uno psicoanalista, pi che a Freud, sarebbe utile metterlo in
circuiti totali completi. Questo il pensiero cibernetico elemen- relazione a Jung e al suo "principio di complementarit" tra i due
tare. Il sistema cibernetico elementare con i suoi messaggi in cir- sistemi della mente. La situazione vissuta dal soggetto pu infat-
cuito di fatto l'unit mentale pi semplice; e la trasformata di ti essere significata, per Jung, tanto dalla coscienza quanto attra-
una differenza che viaggia in un circuito l'idea elementare" verso il linguaggio emotivo, iconico e onirico dell'inconscio.
(ibid., p. 476). Bateson si mostra poco fiducioso verso il cambiamento consa-
In questo modo, il nostro sistema di premesse, la nostra episte- pevole e non immagina nessuna presa di coscienza del soggetto o
mologia - precipitato delle esperienze relazionali - ci che da una migliore conoscenza di s, ma preferisce soffermarsi sui cam-
senso ai contesti che viviamo, in uno scambio attivo, sempre ri- biamenti inconsapevoli. Ogni nuova conoscenza segna cos un
giocato nel contesto. ampliamento delle possibilit di interazione tra il soggetto e l'am-
Il "mondo interno", allora, smette di essere una configurazio- biente. Al cambiare delle rappresentazioni di base del soggetto (o
ne a s. Per Bateson, infatti, la nostra epistemologia il nostro ca- della famiglia), avviene una vera e propria "catastrofe" - in ter-
rattere, un modo incarnato di agire nei contesti intersoggettivi. La mini bioniani - con l'introduzione di una nuova categoria affetti-
mente individuale diviene immanente non solo nel corpo, ma an- va, una nuova forma di relazione che perturba le modalit usual-
che in tutti quei circuiti relazionali "di cui la mente individuale mente utilizzate.
solo un sottosistema"; ma, continua Bateson, " il tentativo di se- L'apprendimento, per Bateson, non puntiforme, ma segna
parare l'intelletto dall'emozione che mostruoso, e secondo me una trasformazione di pattern condivisi in un contesto. Bateson
altrettanto mostruoso (e pericoloso) tentare di separare la mente considera il cambiamento come un'evoluzione di parti in inter-
esterna da quella interna o la mente dal corpo" (ibid., p. 482). azione, un processo in cui l'indipendenza tra i sottosistemi risul-
Il concetto batesoniano di deutero-apprendimento mostra che ta fondamentale: "La sinistra non sappia cosa fa la mano destra",
alcune interazioni - come l'intervento terapeutico - possono ap- perch proprio la "barriera" tra i due sistemi che permette ulte-
portare cambiamenti duraturi solo se realizzano una ri-contestua- riori articolazioni. Per questo motivo, Bateson si sempre inte-
lizzazione delle relazioni precedenti, e cio se co-costruiscono ressato alle conoscenze emotive, sommando alla conoscenza lo-
nuovi presupposti relazionali. L'apprendimento relazionale - ve- gica e scientifica una conoscenza estetica e contestuale. Solo in
ro e proprio "chiodo fisso" di Bion - avviene nella coppia psico- questa chiave possiamo capire il suo interesse per il sacro: "II mio
162 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 163

compito quello di indagare se vi sia fra questi due incubi insen-f Bion descrive la coevoluzione delle idee nell'interazione con le
sati [il materialismo imperante da un lato e il soprannaturalismo!! altre menti. Le idee nascono come immagini e, come in uno
romantico dall'altro] un posto valido e sensato per la religione. E j straordinario caleidoscopio, si complessificano di nuove ottiche,
(...) se si possono trovare nelle conoscenze e nell'arte le fonda- preconcezioni e concetti, fino a costituire leggi e sistemi teorici
menta di un'affermazione del sacro che celebri l'unit della natu- complessi.
ra" (Dovegli angeli esitano, p. 103). L'inconscio ci appare un processo compositivo, intersoggettivo,
Bateson non sta parlando di una religione in particolare, ma in evoluzione, e non una scatola per pensieri rimossi; semmai
del sacro e del bello come conoscenze inconsapevoli. La barriera possiamo pensarlo come un processo che lascia depositare e ac-
tra conscio e inconscio non , e non pu essere, una barriera di ca- cumulare alcuni presupposti e alcuni pattern capaci di creare nuo-
rattere "morale", come la censura freudiana, ma appare a Bion ve idee, nuove rappresentazioni.
una barriera semipermeabile che tende a differenziare diversi flus- In questo modo, Bateson e Bion superano un'idea statica e dua-
si di informazioni che possiamo chiamare percezione, fantasia, listica della mente, riuscendo a cogliere la base emotiva sotto-
emozioni o pensieri. stante a ogni rappresentazione, a concepire i pensieri come costi-
Pi che cercare un parallelo tra la concezione dell'inconscio di tuiti da emozioni e idee.
Bateson e quella di Freud, come tenta di fare Marcelle Cini Entrambi si rivolgono alle origini del pensiero, al "circolo er-
(2000), mi sembra utile un confronto con l'idea di Bion. meneutico", che appare costituito da nuove idee e da visioni do-
Bion supera il modello freudiano perch elabora una teoria del- minanti, dai mistici e dall'establishment in continua competizio-
la mente priva di quei presupposti pulsionali che Bateson non ha ne, in bilico tra la formazione e la dissoluzione delle idee.
mai voluto accettare. Quello di Bion il primo modello totalmen- Tutto questo mi spinge a tracciare un ultimo confronto anche
te "psicologico" della mente. Freud, infatti, propone una descri- oltre le figure di Bateson e di Bion. Tale dialogo riguarda la psi-
zione quantitativa e biologistica (guidata dalle pulsioni), e la Klein coanalisi relazionale e la terapia sistemica. Se, fino a questo pun-
si concentra sulla vita fantasmatica del bambino e dell'adulto. Co- to, ho cercato similitudini e differenze, soprattutto riguardo ai
me afferma Bion nei seminali alla Tavistock, "il prestito della bio- modelli della mente, ora vorrei estendere il confronto alla pratica
logia incomincia a non reggere pi quando si affronta la questione clinica.
della trasmissione delle idee. Occorre anzi riconoscere che, oltre
all'eredit biologica, il mito mendeliano diventa anche un mito che
si applica al mondo delle idee [il mondo della creatura, per Bate- Tra psicoanalisi relazionale e terapia sistemica
son] nel quale le caratteristiche [acquisite] potrebbero essere tra-
smesse da una generazione a quella successiva" (2005, pp. 21 sg.). Se l'interpretazione stata studiata a lungo nella psicoanalisi,
Nella conferenza intitolata Mente/Ambiente Bateson paragona a partire da Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico (1912) e
la psicoanalisi freudiana a "un guazzabuglio privo di senso che ri- Costruzioni nell'analisi (1937) di Freud, solo da poco tempo che
corre di continuo in psicologia, perch si indotti a pensare che si sta osservando in maniera sistematica lo "scambio clinico"
il mondo delle scienze fisiche debba in qualche modo far parte di (Lichtenberg, Lachmann e Fosshage, 1996) tra analista e pazien-
quello mentale in cui non ci sono che fenomeni mentali" (1973, te, analizzando anche i trascritti di intere sedute. Fino a oggi, le
in Una sacra unit, p. 263). vignette cliniche riportavano prevalentemente lunghi monologhi
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 165
164 Capitolo quarto
Queste ipotesi non devono essere taciute, ma devono essere
del paziente (in nome di una ingessata "neutralit") e, magari, un proposte alla famiglia (o al paziente individuale). Non commen-
intervento finale dell'analista. ter l'idea che le ipotesi possano essere verificate in seduta, e mi
L'attenzione centrata solo sull'interpretazione dell'analista ha concentrer esclusivamente sulla capacit del clinico di creare
dato l'idea, del tutto errata, di un processo unidirezionale "del" ipotesi. Per Selvini Palazzoli e colleghi, le ipotesi sono "una spie-
clinico "sul" paziente. Lo studio sulla verifica delle psicoterapie gazione provvisoria dei fenomeni osservati (...) supposizioni da
(Dazzi, Lingiardi e Colli, 2006) ha svelato la complessit di un verificare" (p. 9).
processo che non si pu risolvere nella sola interpretazione di L'ipotesi clinica - sar benericordarlo- non mai n vera n
transfert. La relazione psicoanalitica viene oggi pensata come un falsa, ma pi o meno utile a produrre informazioni e nuove ipo-
unico sistema che, secondo Beebe e Lachmann (2002), si crea gra- tesi, perch la sua prerogativa quella di evidenziare i pattern re-
zie a un processo di influenzamento reciproco, una regolazione lazionali della famiglia. L'ipotesi, per essere "sistemica", deve ri-
reciproca della coppia paziente-analista. guardare tutti i membri della famiglia e svelare il pattern condivi-
Se la psicoanalisi odierna appare "in transizione" (Gill, 1994) so, il "gioco" che connette l'intero sistema ai diversi protagonisti.
nelle sue caratteristiche di base, anche la terapia sistemica non Anche Bion si concentrato a pi riprese sul contributo del cli-
esente da cambiamenti e trasformazioni. L'intervento sistemico nico e sulle narrazioni in seduta. Il concetto di rverie materna
nato direttamente dal comportamentismo postbellico e solo re- sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione congiunta della
centemente ha prodotto nuove modalit di approccio, partendo coppia psicoanalitica, delle emozioni che vengono "trasformate"
proprio dalle idee di Bateson (Telfener e Casadio, 2003). in immagini, pensieri e teorie astratte.
La terapia sistemica familiare "classica", basata su una posi- In Gli elementi della psicoanalisi (1963a) Bion afferma che l'inter-
zione di potere del clinico rispetto alla famiglia, sta oggi virando pretazione deve avere un'estensione negli ambiti del senso, del mi-
verso l'idea di uno scambio, una collaborazione alla pari, con la to e della passione. Bion consiglia di interpretare ci che gi emer-
famiglia o con il singolo utente. so in seduta e che sotto gli occhi del clinico come del paziente. Di-
Nella stessa ottica, Bion ci ricorda che la psicoanalisi non "ser- ce, inoltre, che l'interpretazione non deve essere decodificatoria,
ve" a curare le patologie mentali ma a istituire processi di pensie- ma estendersi a una narrazione mitica; come sostiene Ferro, si de-
ro e di crescita "con" il paziente, che resta "il migliore dei colle- ve "costruire una scena, un racconto, un film che dia spessore e vi-
ghi" possibili. sibilit a quanto viene detto" (Ferro e altri, 2007, p. 22).
Per confrontare le pratiche cliniche psicoanalitiche e sistemiche L'ultimo elemento dell'interpretazione la passione, "il lega-
vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici. Mi baser su un me caldo e attuale tra la mente dello psicoanalista e ci che in-
classico della terapia familiare, Ipotizzazione-Circolarit-Neutralti terpretato" (ibid., p. 23). Bion descrive cos un processo narrativo
(1980) di Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin e Prata. In questo che sappia disvelare immagini e comporle in trame narrative: "La
articolo gli autori individuano tre fattori principali che prender conversazione psicoanalitca una specie di gioco infantile, pro-
in considerazione come pietre di paragone rispetto al dialogo psi- prio come un gioco infantile una specie di realt implicita; ri-
coanalitico. feribile a qualcosa di cui non sappiamo nulla, vale a dire il futu-
Con "ipotizzazione" gli autori intendono "la capacit del tera- ro" (Bion, 1977e, p. 128).
pista di formulare ipotesi a partire dalle informazioni in suo pos- Le differenze tra l'approccio psicoanalitico e quello sistemico
sesso" (p. 8).
166 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 167

sono evidenti, soprattutto per quanto riguarda il timing. Se Bion, ziente alle sollecitazioni dell'analista. Lo sforzo di Ferro quello
a pi riprese, sottolinea che un intervento precipitoso - guidato di cogliere i "derivati narrativi" del paziente, la rappresentazione
dalla difficolt a tollerare l'incertezza - pu costituire un impedi- della relazione in atto, attraverso le risposte del paziente. Il fine ul-
mento pi che una reale evoluzione, gli autori sistemici propon- timo quello di modulare l'intervento per renderlo adatto alle ca-
gono spesso interventi "d'impatto", mirati a trasformare i pre- pacit del paziente e fare in modo che il sistema si apra a nuove
supposti di base della relazione. L'unica indicazione valida per il | differenze. Ma la circolarit, nell'ottica sistemica, acquista un ul-
clinico sistemico quella di abbandonare le ipotesi che non ven- teriore significato. Con questo termine la Selvini Palazzoli inten-
gono utilizzate dalla famiglia, preferendo l'accordo a uno scontro de anche una tipologia di domande che vengono poste a un sog-
tra idee diverse. Dunque le ipotesi non solo devono essere espres- getto a proposito della relazione di altri due membri della fami-
se, ma dovrebbero favorire la trasformazione della comunicazio- glia. Tali "domande triadiche" possono sollecitare nuove idee e
ne in atto. permettono di elaborare ipotesi e di focalizzarsi sul pattern fami-
Anche il cambiamento descritto da Bion non un cambia- liare attivo in quel momento.
mento individuale, ma segna l'evoluzione di un legame e delle ca- Lo psicoanalista relazionale, cos, cerca di descrivere-interpre-
tegorie di senso utilizzate dalla coppia psicoanalitica. Si tratta di tare il pattern che lo lega all'analizzando - attraverso i derivati
un cambiamento circolare, complesso, difficilmente prevedibile a narrativi - con il solo scopo di espanderlo, trasformarlo, renderlo
priori, che trasforma la relazione, i soggetti coinvolti e il campo pi ricco di nuove modalit relazionali.
pi generale. Anche gli analisti "classici" si stanno interrogando sulle pro-
La circolarit il secondo aspetto enucleato da Mara Selvini prie competenze narrative e, magari, anche sulla qualit delle do-
Palazzoli, che la definisce "la capacit del terapeuta di indurre le mande da porre in seduta. L'obiettivo quello di utilizzare le
sue investigazioni basandosi sulle retroazioni da lui sollecitate in competenze relazionali, le metafore e gli "algoritmi del cuore",
termini di rapporti, e quindi in termini di differenze e mutamen- senza basarsi esclusivamente sulla finalit cosciente.
to" (1980, p. 11). Considerare le rappresentazioni come scene, o quadri, ci per-
I terapeuti sistemici invitano cos i loro allievi a pensare - come mette di riconoscere schemi relazionali e di considerare le rappre-
suggeriva Bateson - in termini di rapporti. Ma anche la psico- sentazioni come aspetti prowisori, creazioni storiche, senza assu-
analisi sembra seguire tali indicazioni (Beebe e Lachmann, 2002) mere punti di vista "realisti" (Casadio, 2007). In questo modo, sia
e calibrare al meglio gli interventi a partire dai feedback ricevuti il clinico che il paziente lavorano sullo stesso materiale, costruen-
dal paziente. Grotstein, che stato un paziente di Bion, ricorda do e decostruendo pattern, alla ricerca di "fatti scelti" o di "scene
due cose importanti della sua analisi: Bion era molto pi interes- modello" capaci di far emergere nuove ipotesi e nuove idee.
sato alle risposte dell'analizzando che al fatto che questi avesse La relazione in atto deve essere "poetica": non per disvelare si-
capito le sue interpretazioni; e per tutta la durata dell'analisi non gnificati nascosti, ma per ispirarli, per creare un quadro "a quat-
ha mai ripetuto la stessa interpretazione due volte di seguito. La tro mani" in cui non sia possibile rintracciare i contributi dei sin-
conduzione della seduta, cos, mostra un andamento a spirale, goli soggetti. La relazione rappresenta il primo snodo, uno sce-
pi che un passaggio lineare di informazioni. nario da riempire con molteplici rappresentazioni, tutte che bal-
Anche lo stile di Antonino Ferro (1996, 2002), psicoanalista lano sul sottile crinale della ripetizione di schemi disadattativi o
neo-bioniano, appare centrato sull'ascolto della risposta del pa- della creazione di novit relazionali.
168 Capitolo quarto
Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 169
La neutralit l'ultimo punto individuato da Selvini Palazzoli
e colleghi. Dal punto di vista relazionale la neutralit un non- riori aggettivi) configura un processo di co-costruzione di moda-
sense, un'esperienza ideale, impossibile. Dobbiamo ricordare che 1 lit relazionali, vissuti e storie capaci di ampliare le modalit in-
il mito della neutralit dell'"analista-specchio" ha dominato i tersoggettive del singolo, della coppia e della famiglia.
l'ideologia freudiana, caratterizzando l'intervento come una pra- | Il confronto tra le idee di Bateson e quelle di Bion talmente
tica oggettiva, svolta dall'analista senza le interferenze della rela- ricco che tantissimi altri ancora potrebbero essere i temi da ap-
zione. Freud era convinto di assistere alle narrazioni del paziente 1 profondire. Le idee elaborate sin qui prendono in considerazione
da un punto di vista "esterno" alla relazione psicoanalitica, sen- ] i diversi aspetti delle relazioni, delle rappresentazioni e delle emo-
za la possibilit di influenzarla o di lasciarsene influenzare. La re- zioni, considerati come "piste" da percorrere in parallelo, evitan-
lazione, di fatto, era considerata un fastidio, un disturbo. do banalizzazioni o facili vie di fuga.
Per la Selvini Palazzoli sono importanti gli effetti pragmatici La maggior parte delle teorie della mente non si fanno carico di
della neutralit, cio l'assenza di giudizi morali da parte del cli- tale complessit ed evitano accuratamente ogni possibile aporia,
nico o di preferenze per uno o l'altro membro della famiglia. Ap- gli inevitabili doppi legami della conoscenza, per proporre solo
pare molto difficile realizzare tale atteggiamento, anche se il sug- teorie piane (o pianificate) che non permettono confronti con al-
tri punti di vista.
gerimento pu apparire utile per mantenere una relazione non
conflittuale, fecalizzandosi sulle narrazioni in seduta. Bateson e Bion non credono in una verit metafisica, che per
Bion ha suggerito pi volte che lo stato preferibile per la mente loro sarebbe un'entit mitica, una "cosa in s" kantiana, qualco-
del clinico quello di "attenzione sognante", indicando un ana- sa, semmai, da ricercare nel dominio dell'estetica, in quanto la ve-
lista "senza memoria n desiderio" perch "il paziente che avete rit di cui parlano sempre una verit emotiva, esperienziale e si-
di fronte, non lo stesso dell'ultima seduta o di un mese fa" 1 tuazionale. Anche l'intervento clinico non pu che definirsi come
(1977e). Le ipotesi del passato possono non essere pi utili allo I un incontro "in situazione" e deve tenere conto dei diversi signi-
sviluppo del paziente e devono essere abbandonate a favore del- | ficati che nascono nell'incontro; non pu, o "non deve svelare un
l'attualit, di ci che accade in quel preciso istante nella relazio- senso o un desiderio latente. L'interpretazione deve fare qualco-
ne. Viceversa, anche il paziente pu sentirsi spinto dall'analista sa di pi che accrescere la conoscenza, deve condurre il soggetto
verso determinate scelte fino a sentirsi "prigioniero del desiderio dal sapere all'essere, dal conoscere i fenomeni al divenire reale"
dell'analista", che sia anche solo il desiderio di guarirlo o quello (Bion, 1965, p. 193).
di non commettere sempre i soliti sbagli. Studiando Bateson e Bion capiamo che lo studio delle impas-
La neutralit ci appare allora un obiettivo ideale, una bussola se o dei blocchi della comunicazione (e dei suoi paradossi) un
ipotetica, ma anche il retaggio di un'ottica scientista e oggettivi- problema che ci troveremo sempre di fronte, dal punto di vista
sta. Anche perch la collusione inconscia , per l'appunto, del tut- teorico e da quello clinico. La comunicazione tra gli uomini non
to inconsapevole per il clinico, che si sente sicuro di operare nel pu essere pensata come un filo diritto e teso che lega un "emit-
migliore dei modi. tente" a un "ricevente". Si tratta piuttosto di un groviglio che si
Possiamo cos trovare - tra le differenze - alcuni temi e finalit differenzia e si annoda in contesti diversi e lungo molteplici cor-
comuni anche tra la psicoanalisi e la terapia familiare, andando nici, con un rimando indefinito e una chiusura impossibile.
oltre le tradizionali opposizioni. L'intervento clinico (senza ulte- Non possibile accettare una versione banalizzata del conte-
sto, un osservatore che possa pacificamente definire il contesto in
170 Capitolo quarto Tra Bateson e Bion: miscele di psicologia relazionale 171

cui si trova. I contesti, al pari di figure topologiche complesse co- Questi tre strati di senso sono perennemente in lotta (unapole-
me l'anello di Moebius, sono al contempo aperti e chiusi, avvolti mos eraclitea), in un'interazione dinamica che contribuisce a far
in un processo in cui l'esterno si ripiega nell'interno senza la pos- nascere - o a distruggere - nuove culture e nuovi sistemi di idee.
sibilit di stabilire un confine netto, una separazione tra il signifi- Possiamo cos tracciare percorsi lineari o bloccarli in cortocircui-
cato e l'atto, tra l'agire e il descrivere. ti riflessivi, capaci di far implodere le modalit sperimentate in
Tra Bateson e Bion c' lo spazio necessario per complessifica- precedenza.
re diversi concetti e renderli pi interessanti, pi caotici se si vuo- La psicoanalisi relazionale e la terapia sistemica possono rac-
le, ma anche maggiormente vicini ai processi che vogliamo de- cogliere tali suggestioni e promuovere "sogni di coppia" (Bezoa-
scrivere. Ogni contesto sar cos sempre molteplice e continua- ri e Ferro, 1991) o familiari, narrazioni e metafore comuni capa-
mente si intreccer agli altri evolvendo, mutando e trasforman- ci di creare "grazia" e coerenza tra i diversi livelli della mente,
dosi. dando origine a nuove identit e a storie "nascenti".
Si possono individuare, in quest'ottica, almeno tre marcatori di Come dice Gilles Deleuze, "non bisogna dire viva la moltepli-
contesto, tre processi mentali costruttori di contesti: cit, bisogna essere molteplici". Allora, per giungere a confronti
- processi procedurali, o emotivi (di coppia o di gruppo): ogni utili, si dovranno percorrere nuove zone di confine e di dialogo, zo-
volta che due o pi persone si incontrano non pu che nascere un ne di sovrapposizione per dare una casa a "pensieri nomadi" an-
copione relazionale, una danza, "muta", un insieme di "azioni" e cora a venire, senza continuare a perpetuare vecchi modelli e mo-
di "scene modello" (Lichtenberg, 1989) che, col tempo, tende- dalit stantie che ormai hanno esaurito la loro capacit evocativa.
ranno a diventare ripetitivi o a complessificarsi ulteriormente; Il dialogo tra Bateson e Bion e il dialogo parallelo tra l'ottica si-
- processi iconici (di coppia o di gruppo): in ogni dialogo na- stemica e quella psicoanalitica non possono che far sorgere nuo-
scono e si condividono una o pi metafore, una o pi immagini. ve questioni. La prima potrebbe riguardare lo sviluppo di model-
Si tratta di icone del mondo, ma anche di auto-rappresentazioni, li teorici compatibili tra le due ottiche.
una trasformazione di modalit relazionali utilizzabili dal sog- L'idea di una mente transpersonale (o immanente ai circuiti di
getto anche come possibili immagini di s, come possibili iden- comunicazione) pu costituire un modello utile per descrivere i
tit. Immagini ipotetiche che possono sembrare rappresentazio- processi relazionali? E come concepire le relazioni tra azioni,
ni oggettive di qualcosa "l fuori" o anche solo "costruzioni" pro- emozioni e significati? L'identificazione proiettiva come comuni-
prie del soggetto; cazione o l'esperienza emozionale trasformativa, possono essere
- processi narrativi (singoli, di coppia o di gruppo): le storie modelli utili per descrivere il rapporto che lega rappresentazioni,
tendono a descrivere ci che gi accaduto, a connettere e rileg- emozioni e relazioni? Quali nuovi significati si possono collegare
gere il passato, il presente e il futuro, tentando di imporre una al concetto di doppio legame? Quali teorie sono utili per descri-
scansione logica. Si tratta di trame sensibili ai nuovi incontri, al- vere il processo clinico? Come possiamo produrre teorie diverse
le perturbazioni e alle svolte relazionali. Le narrazioni tentano di senza cadere nei tranelli della finalit cosciente o della reificazio-
svolgere un compito impossibile: tradurre linguaggi di per s in- ne? Si pu pensare un panorama teorico "senza memoria e sen-
traducibili, creare storie a partire da azioni, costruire storie da im- za desiderio"? Su quali concetti comuni la psicoanalisi e la tera-
magini o fare narrazioni da altre storie. Per questo motivo, le sto- pia sistemica familiare possono dialogare? E come possono co-
rie sono la materia da cui siamo prodotti. evolvere?
172 Capitolo quarto

Come si vede, le domande sono moltissime. Oggi possiamo in- !


travedere solo un "campo" in cui ospitare tale dialogo e ipotizza-j Capitolo 5
re una nuova funzione clinica. Una funzione poetica, capace di; Sfide per il paradigma relazionale
ispirare storie, immagini e danze comuni, una continua trasfor- :
mazione di narrazioni familiari, di coppia o di gruppo. Credo che molti errori potrebbero essere evitati
Riusciamo cos a immaginare un terapeuta coreuta, mai un so- se, come prima cosa, gli analisti vedessero,
in ci che essi sono abituati a considerare
lista: un trasformatore di emozioni, un promotore di nuove inter- un resoconto obiettivo di un'esperienza analitica,
azioni, un "cuoco"17 capace di accettare ci che gli viene "porta- nulla di pi che un semplice modello,
to", di conservarlo, ma anche di farlo lievitare, trasformarlo e ren- perfettamente uguale ai modelli a cui si richiama
derlo digeribile per gli altri. lo scienziato fisico.
Un terapeuta co-narratore, mai un rivelatore di verit: un sog- WUJredBion
getto capace di tradurre in diverse lingue (o dialetti) la comples-
sit di ogni affermazione, capace di trasformare un aspetto sensi-
bile in un contenuto pensabile. Come afferma Thomas Kuhn, ogni teoria evolve per paradig-
L'attivit clinica acquisterebbe cos il senso di un'esplorazione, mi, e mai per semplice accumulo di conoscenza. I cambiamenti,
un passo verso un territorio nuovo, con tutte le emozioni e le pau- lungo i diversi paradigmi, avvengono in modo drastico, come del-
re connesse. Un po' antropologo, biologo, filosofo, artista e criti- le vere e proprie rivoluzioni. In questo modo, tra le diverse ottiche
co, il clinico deve poter accogliere e trasformare ci che nasce dal- successivamente utilizzate (o categorie di lettura) c' un salto lo-
l'incontro tra due o pi "persone che parlano in una stanza", tra gico, una rivoluzione. La psicologia, fra tutte le scienze, non rap-
individui che sostano, esitano, odiano e amano, che dialogano e presenta di certo un'eccezione.
continuano a raccontare, e che parlando costruiscono se stessi e il Un cambiamento di paradigma avvenuto nel corso del seco-
mondo che li circonda. lo passato: da un'ottica individuale e pulsionale, alla nascente ot-
tica relazionale.
A ogni cambiamento di paradigma emergono nuovi problemi,
teorici e pratici. Vorrei soffermarmi su un problema linguistico
che si manifestato nelle scienze sociali e in particolare nella psi-
cologia: alcuni termini nati all'interno del paradigma individua-
le e biologistico sono sopravvissuti alla rivoluzione relazionale
per poi approdare ai nuovi contesti, e in questo tragitto hanno
portato con s, assolutamente intatto, il significato che avevano
nello scenario teorico precedente.
Ogni rivoluzione conia nuovi concetti e nuovi termini che pos-
sono sconvolgere il panorama accettato, relegando in secondo
piano quelli precedentemente in uso. A volte, per, alcuni termi-
7 Immagine proposta da Antonino Ferro.
ni resistono al cambiamento e sopravvivono alla rivoluzione ac-