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Sport prospettive psicosociali

Capitolo 1 Identit e pratica sportiva

Il concetto di identit rimanda al principio di non contraddizione ovvero al fatto che


esistono cose e/o concetti che possono essere identificati e differenziati dagli altri.
Lidentit esiste solo entro la relazione con ci che altro e diverso da noi, lidentit
riconoscersi ed essere riconosciuti.

1.1 Il s e lidentit: alcune prospettive


Markus teoria degli schemi del s: lidentit formata da un insieme di schemi o
elementi identitari gerarchicamente organizzati. Metafora dellalbero: nella nostra
identit ci sono diversi elementi come in un albero rami foglie frutti: questi elementi
aiutano a rispondere alla domanda chi sono io?
Turner teoria di categorizzazione del s: elementi identitari di una persona possono
essere di tre tipi:
Elementi personali: caratteristiche individuali (es. curioso)
Elementi relazionali: aspetti dellidentit legati alle relazioni interpersonali (es.
moglie di marco)
Elementi sociali: aspetti dellidentit che derivano dallappartenenza a gruppi
sociali (es. interista)
Le attivit sportive rientrano nellultima categoria.
Markus s operativo: costellazione di elementi identitari attivi in un dato momento
esistenziale. Non tutti gli elementi della nostra identit sono attivi in ogni momento
della nostra vita. Lo solo un nucleo molto ristretto di elementi centrali. La nostra
identit definita ma non per questo emerge in tutti i suoi aspetti in ogni situazione: il
nostro s interagisce con lambiente e con la nostra motivazione, e di volta in volta
mostra aspetti differenti.
Markus 1986 s possibili: immagini e fantasie di noi nel futuro. Secondo la teoria degli
schemi del s questi possono essere di tre tipi:
S desiderato: tutto ci che vorremmo realizzare di noi stessi
S atteso: ci che ci aspettiamo di diventare
S temuto: ci che temiamo possa avvenire in noi.
I s possibili permettono di prevedere il comportamento delle persone e sono
responsabili di alcuni stati emotivi (non riuscire a realizzare un s desiderato pu
portare a sentimenti negativi e depressione).
Higgins 1987 teoria della discrepanza del s:
S reale: percezione che abbiamo di noi stessi
S ideale: ci che vorremmo essere
S normativo: ci che sentiamo di dover essere.
Una forte discrepanza tra s reale e ideale genera depressione, mentre una discrepanza
tra s reale e normativo genera ansia.
Nelle ricerche sullo sport, una discrepanza tra s attuale e s ideale genera un
peggioramento della propria abilit e un conseguente calo della motivazione.
Lo sport una preziosa occasione per cogliere caratteristiche dei soggetti con cui
entriamo in relazione, ma anche come occasione per un nostro cambiamento.

1.2 Lo sviluppo dellidentit: esplorazione e impegno


Lo sviluppo dellidentit collocato principalmente in adolescenza. I giovani attraverso
i processi di esplorazione e impegno cercano di formare un senso definito e coerente
della propria identit. Secondo Erickson e poi Marcia necessaria unazione di
esplorazione di diverse alternative identitarie prima di scegliere e impegnarsi verso una
direzione definita. Dopo essersi cimentati in diverse attivit assumono degli impegni
identitari (es voglio diventare ballerina).
Berzonsky modello socio cognitivo della costruzione identitaria: mette in evidenza le
modalit di narrazione che lindividuo utilizza per elaborare informazioni importanti
per il s e funzionali al mantenimento di un senso di identit coerente.
Stili didentit:
Informativo: individui riflettono su di s cercando nellambiente informazioni
importanti per imparare aspetti nuovi di loro stessi. Lutilizzo di questo stile
positivamente associato ad alti livelli di apertura allesperienza e mentale.
Normativo: individui tendono a conformarsi alle attese e ai valori prescritti da
altri per loro significativi. Cercano di difendersi da feedback negativi che
potrebbero incrinare la visione del proprio s.
Diffuso evitante: individui tendono a rimandare le scelte ed evitare il confronto
riguardo obiettivi personali. Se la scelta viene rimandata troppo a lungo sar
lambiente a influenzare il comportamento e dettare una soluzione obbligata.
Individui che possiedono questo stile sono particolarmente focalizzati
sullemotivit, hanno uno stile di coping evitante.

1.3 Costruire o scoprire la propria identit?


Per quanto riguarda la riflessione sui percorsi migliori didentit si affermano 2
prospettive: la prima che nasce dal pensiero esistenzialista dice che non ci sono percorsi
migliori o peggiori ma lidentit solo frutto della costruzione dellindividuo. La
seconda la teoria eudemonistica dellidentit e sostiene che esiste unidentit vera per
ciascun individuo e che spetta a ognuno scoprirla. Vero s: potenzialit di ogni
individuo che rappresentano il meglio di ci che la persona in grado di diventare.
Vivere questo vero s genera eudemonia, un insieme di esperienze soggettive
qualificate come sentire di esprimere a pieno s stessi.
Affinch il processo di esplorazione sia efficace deve attraversare in successione tre
livelli di tipo affettivo emozionale:
1) Il flusso: esperienza prodotta da un corretto bilanciamento tra le sfide che
unazione o obiettivo pone e le potenzialit dellindividuo. Il risultato dato da
una percezione di assorbimento totale.
2) Lespressione personale: intraprendere con costanza attivit che producono
lesperienza del flusso e riuscire a incorporare queste attivit nel proprio senso di
identit.
3) La realizzazione del s: stato in cui si percepisce lesperienza di aver realizzato a
fondo il proprio s.
Lassumere luna o laltra di queste due prospettive condiziona le pratiche di intervento.
Coloro che assumono la prima propongono percorsi formativi che lavorano su aspetti
cognitivi. Assumere la seconda prospettiva significa lavorare maggiormente sul piano
emotivo.
Alcuni autori credono che queste due prospettive siano integrabili.

1.4 concezione del s corporeo e pratica sportiva


in che modo lo sport contribuisce alla concezione del s?
Il s corporeo innanzitutto dato dalla percezione che abbiamo del nostro corpo.
Modello multidimensionale dellidentit Shalvenson e Marsh 1986: il s corporeo si
compone di due aspetti: labilit fisica, intesa come percezione della capacit che il
nostro corpo ha rispetto allattivit fisica, e lapparenza fisica intesa come la percezione
che il nostro corpo sia pi o meno attraente.
Marsh ha ulteriormente differenziato gli elementi dellabilit fisica individuando otto
componenti (forza resistenza flessibilit salute coordinamento attivismo grasso
corporeo e pratica sportiva) giungendo alla costruzione del Physical Self Description
Questionnaire.
La pratica sportiva positivamente associata a una migliore percezione del s corporeo.
Gli atleti che hanno una migliore percezione del proprio s corporeo mostrano anche
una maggiore motivazione verso la pratica sportiva pi costanza nel mantenere gli
allenamenti e in generale alti livelli di benessere.
Il contesto, nello specifico i gruppi e il confronto sociale, gioca un ruolo fondamentale
sulla concezione del s corporeo. Nella percezione delle nostre capacit non possiamo
prescindere dal confronto con chi ci sta intorno. Gli atleti che si trovano in gruppi dove
il livello standard di abilit corporea molto elevato possono subire un peggioramento
del proprio s corporeo.
Uno strumento per ovviare burnout o disagio negli atleti promuovere un alto livello di
identificazione con la squadra.

1.5 Sviluppo dellidentit e pratica sportiva


Lo sport assume un ruolo importante nella costruzione identitaria. In adolescenza lo
sport pu contribuire grazie alla sua dimensione ludica a far sperimentare piacere nei
processi di apprendimento, oppure pu consentire lesplorazione di nuove abilit
motorie. Lo sport un tipo di attivit che mette di continuo lindividuo di fronte a s
stesso.
La dimensione progettuale che lo sport porta con s rimanda inoltre alla capacit di
prefigurarsi obiettivi e di dare continuit alle azioni.
Lo sport fa sperimentare forti emozioni e la possibilit di gestirle in modo appropriato.
Gioia di fronte a una buona prestazione o paura per il timore di commettere errori.
Nellottica psicologica lo sport un grande mezzo per lesplorazione dellidentit per i
processi di riflessione su di s, per la costruzione delle competenze sociali, per
lorganizzazione del proprio tempo: tutti elementi che sostengono uno sviluppo
armonico della persona.
Da alcuni lavori emerge che lo sport presenta maggiori criticit rispetto ad altre attivit
strutturate (es volontariato). MSALT evidenzia che la pratica sportiva risulta correlata a
esiti scolastici e sbocchi occupazionali positivi ma anche associata pi nettamente
delle altre attivit strutturate allassunzione di alcol dopo la partita e alla trasgressione
delle norme sociali. Questo per dipende sia dalle differenze individuali (elevata ansia
competitiva + bassa autostima + bassa motivazione = risvolti psicologici negativi), sia
dai fattori sociali (elevate pressioni ambientali + mancato sostegno + eccessivo carico
agonistico = disturbi psicologici)
Lo sport non dunque di per s positivo o negativo, ma il suo potere e la sua forza
dipender dal contesto determinando la qualit dellesperienza compiuta.

1.6 Conclusioni
Identit sociale: lo sport un contesto privilegiato perch lindividuo possa
sperimentare lappartenenza a un gruppo.
Questa determina parte dei contenuti del nostro concetto di s e influenza fortemente i
nostri pensieri emozioni e comportamenti.
I processi identitari sono legati ad alcuni bisogni umani fondamentali (autostima,
appartenenza, efficacia, continuit, distintivit e trovare un senso alla realt).
Lesperienza sportiva pu favorire il raggiungimento del benessere individuale.

Capitolo 2

2.1 Lautoefficacia percepita nella dinamica del


funzionamento individuale
Bandura 2000 autoefficacia: valutazioni che le persone danno rispetto al loro sentirsi
capaci di eseguire determinate azioni e di raggiungere livelli stabiliti di prestazione in
specifici compiti e ambiti delle loro vite.
I modi in cui ognuno di noi decide di agire sono fortemente regolati da come e da
quanto ciascuno si ritiene effettivamente in grado di fare.
Bandura teoria social cognitiva: la mente umana ha le propriet fondamentali di un
sistema agentico, caratterizzato da straordinari gradi di iniziativa e di trasformazione
del mondo, allinterno di un rapporto di continua e reciproca influenza che intercorre
tra persona comportamento e ambiente.
Tale relazione di causazione reciproca viene definita da bandura reciproco
determinismo triadico e mette in luce le elevate opportunit che lindividuo ha di agire
trasformativamente sul proprio ambiente, attraverso lattivazione di processi di natura
biologica, cognitiva, affettiva.
La propriet pi importante e distintiva della mente umana quella di riflettere su s
stessi e sul proprio comportamento. Sulla base di quanto appreso dallesperienza
ciascuno di noi esercita e affina le proprie capacit di autoregolazione e orienta il
comportamento in base agli obiettivi. Allinterno di questa dinamica le convinzioni di
autoefficacia rappresentano la massima espressione delle capacit di autoriflessione
autoregolazione e apprendimento dallesperienza.
Lautoefficacia percepita influenza i processi decisionali e di selezione rispetto alle
attivit da intraprendere. Le persone infatti si impegnano maggiormente in attivit
nelle quali si ritengono efficaci e evitano quelle in cui percepiscono una probabilit di
fallimento.
Una volta che abbiamo deciso di intraprendere unattivit le convinzioni di
autoefficacia influenzano aspetti motivazionali che guidano il comportamento. In
particolare influenzano la scelta di obiettivi pi o meno ambiziosi, le aspettative
relative alle conseguenze delle nostre azioni, e i livelli di sforzo che metteremo in
campo di fronte agli ostacoli.
Lautoefficacia percepita influenza anche i processi cognitivi in quanto favorisce
ladozione di strategie appropriate di decision making e problem solving ma anche il
saper adottare strategie efficaci di pianificazione e di azione.
Le convinzioni di autoefficacia infine promuovono unadeguata regolazione delle
emozioni e delle reazioni fisiologiche in situazioni di stress.

2.2 Le fonti di autoefficacia percepita


Bandura 4 fonti allorigine dellautoefficacia:
1) Lesperienza diretta: fonte principale. Vivere esperienze di successo in attivit di
crescente difficolt fortifica la nostra auto efficacia percepita, le esperienze di
fallimento al contrario indeboliscono il nostro senso di auto efficacia inducendoci
ad abbandonare un'attivit. Tra l'esperienza di successo e dell'auto efficacia
percepita intercorre una relazione di reciproca influenza: le convinzioni di auto
efficacia si rafforzano tanto pi si fa esperienza del successo e questa a sua volta
fortemente promossa dalle convinzioni che la persona nutre in merito alle
proprie capacit. Questo circolo virtuoso non automatico ma si realizza solo
quando alla prestazione di successo fa seguito un momento di riflessione.
2) L'esperienza vicaria: esperienza nella quale le persone non agiscono direttamente
ma osservano il comportamento di altri significativi che fungono da modelli
sociali e standard di riferimento per la valutazione delle proprie capacit.
L'esperienza vicaria pu realizzarsi anche attraverso forme di modellamento
simbolico o di auto modellamento cognitivo nelle quali la persona osserva se
stessa su video o fa uso dell'immaginazione. Questa esperienza rafforza le
convinzioni di auto efficacia soprattutto in relazione ad attivit nuove o a compiti
in cui l'esperienza diretta scarsa.
3) La persuasione verbale: messa in atto da parte di altri in cui abbiamo fiducia. Essi
quando ci troviamo di fronte a ostacoli o difficolt ci esortano e rassicurano
rispetto alla nostra possibilit di riuscita. La persuasione verbale tuttavia pu
configurarsi anche come un forte agente di indebolimento dell'auto efficacia
percepita quando ci arrivano ripetutamente feedback negativi sulla qualit delle
nostre prestazioni. Nei contesti in cui esistono figure formali di leader come nello
sport La persuasione verbale un mezzo potente per influenzare l'auto efficacia
percepita.
4) L'analisi dell'attivazione fisiologica e delle emozioni: fonte pi debole. Accade
che interpretiamo i segnali corporei di stress e di tensione come indicatori di una
condizione di vulnerabilit e conseguentemente di una nostra incapacit di
riuscita. Anche in questo caso non possiamo parlare di automatismo perch
l'influenza dell'attivazione fisiologica mediata dalla percezione che ne diamo e
quindi dallo specifico vissuto emotivo che ne traiamo.
L'auto efficacia percepita non un tratto stabile, ovvero una disposizione a modi di fare
e pensare che tende a rimanere pressoch invariata ma molto mutevole e pu essere
modificata se si fa leva sulle fonti.

2.3 Le convinzioni del gruppo


quando ci si trova a far parte di un gruppo formalmente definito (quando c
interdipendenza di risorse e di competenze tra i membri) solo in parte le convinzioni di
efficacia personale possono rendere conto delle prestazioni effettuate e dei risultati
ottenuti in quanto questi dipendono largamente dalla capacit dei singoli individui di
lavorare insieme in maniera sinergica.
Le convinzioni di efficacia collettiva ovvero le convinzioni di essere in grado come
gruppo di gestire compiti e attivit, rivestono un ruolo centrale in relazione al successo
ma anche alla qualit delle relazioni interpersonali.
Nella teoria social cognitiva di bandura l'efficacia percepita collettiva rispecchia una
agentivit collettiva che si riferisce proprio alla capacit del gruppo di organizzare le
azioni necessarie per funzionare al meglio e realizzare prestazioni collettive di alto
livello.
Le convinzioni di efficacia collettiva derivano in larga parte dalle percezioni che i
singoli membri hanno delle abilit degli altri componenti del gruppo. Le persone
hanno tanto pi motivo di sentirsi e restare legati al gruppo di essere coinvolte e di
impegnarsi quanto pi la loro convinzione di essere capaci (efficacia percepita
personale) si associa alla convinzione che il gruppo nel suo complesso sia in grado di
lavorare bene e di raggiungere gli obiettivi che persegue (efficacia percepita collettiva).
Convinzioni di efficacia personale e convinzioni di efficacia collettiva hanno origine da
fonti simili e assolvono funzioni analoghe. Anche le convinzioni di efficacia collettiva
infatti influenzano le decisioni che le persone prendono rispetto agli scopi comuni che
desiderano realizzare, i piani per realizzare gli obiettivi, l'impegno e l'energia che
investono nelle imprese collettive e la perseveranza in caso non ci siano risultati
immediati. Entrambi i tipi di convinzione hanno elevati gradi di specificit sono cio
sempre relativi a particolari compiti e ambiti.

2.4 Lautoefficacia percepita nello sport


nel contesto sportivo le convinzioni di auto efficacia sono uno dei fattori psicologici pi
importanti nella promozione del successo per l'influenza positiva che esercitano sul
funzionamento dell'atleta sia in fase di gara che in fase preparatoria.
Nello sport sono stati individuati diversi tipi di auto efficacia: questi spaziano da aspetti
propriamente tecnico tattici caratteristici dello sport che viene praticato, alla gestione
delle emozioni e delle relazioni interpersonali. I diversi tipi di auto efficacia
influenzano in maniera diversificata il rendimento e il benessere dell'atleta e si
distinguono non solo per il contenuto ma anche rispetto al grado di specificit.
Dalle ricerche emerge che gli atleti che nutrono un elevato senso di efficacia personale
hanno aspirazioni ambiziose e si impegnano a fondo nelle discipline che
intraprendono. Percepiscono le difficolt come occasioni per mettersi alla prova e
attribuiscono i fallimenti a un impegno insufficiente non si scoraggiano davanti agli
insuccessi. Le convinzioni di auto efficacia sembrano essere rilevanti soprattutto
rispetto ad alcuni aspetti caratteristici dell'attivit sportiva ad alto livello (atleti con
elevata auto efficacia percepita scelgono autonomamente obiettivi realistici ma
ambiziosi capacit superiore di concentrarsi affrontano meglio difficolt e stress; atleti
che dubitano delle proprie capacit sopra valutano in maniera irrealistica le doti degli
avversari e si preoccupano troppo per le conseguenze negative dei fallimenti, resistono
meno allo stress)
le convinzioni di auto efficacia sono rilevanti nel controllo del dolore della fatica e la
ripresa dagli infortuni infatti l'atleta deve lottare con il dolore ma anche la noia e lo
scoraggiamento: elevate convinzioni di auto efficacia influenzano positivamente le
possibilit di recupero dell'atleta.

2.5 l'efficacia collettiva percepita nello sport


l'efficacia percepita sempre rimasta confinata a livello individuale tuttavia negli sport
di squadra gli atleti non gareggiano da soli non sono membri di un gruppo ben definito
al quale viene chiesto di mettere in campo elevate capacit di coordinamento e di
collaborazione verso il perseguimento di obiettivi che sono allo stesso tempo
individuali e comuni. Le convinzioni di efficacia collettiva nello sport sono importanti
per garantire un buon funzionamento collettivo e raggiungere una performance
ottimale di squadra. Gli studi utilizzano sia metodologie sperimentali nelle quali le
convinzioni di efficacia vengono manipolate sia direttamente sul campo mediante
l'osservazione di squadre reali in entrambi i casi il efficacia collettiva influenza
positivamente la prestazione di squadra molto pi di quanto non faccia la somma delle
convinzioni di efficacia personale dei singoli giocatori. Le convinzioni di efficacia
collettiva influenzano ci che i giocatori scelgono di fare in quanto gruppo la quantit
di sforzo e l'impegno che essi producono insieme e la capacit di resistere nei periodi in
cui la squadra fatica a realizzare dei buoni risultati. Come le convinzioni di efficacia
personale anche quelle collettive sono influenzate dalle esperienze passate di successo
della squadra. L'effetto dell'esperienza non automatico ma viene mediato
dall'abitudine della squadra a riflettere su di essa a rileggere le vittorie e le sconfitte con
un atteggiamento in cui la responsabilit viene condivisa e non si penalizza n si
attribuisce la colpa di eventuali fallimenti ai singoli giocatori.
Le convinzioni di efficacia collettiva sono condizionate inoltre da influenza sociale che
pu provenire da parte dei compagni di squadra pubblico e media: particolarmente
influente il giudizio dell'allenatore che favorisce l'scoraggia la formazione di un
sentimento di agentivit collettiva e lo sviluppo della coesione. La coesione un aspetto
fondamentale del buon funzionamento perch costituisce una forza aggregante verso il
raggiungimento di obiettivi comuni. Efficacia collettiva e coesione si influenzano
reciprocamente.

2.6 la valutazione delle convinzioni di efficacia


Bandura 2001 linee guida per operazionalizzazione di strumenti che misurano l'efficacia
percepita. Essa pu essere misurata solo tramite autovalutazione perch solo la persona
pu fornire informazioni in merito alle proprie convinzioni. Per costruire un buon
strumento quindi bisogna fare un'attenta analisi e conoscere approfonditamente i
comportamenti caratteristici dell'ambito cui si interessati che attestano le capacit del
singolo o del gruppo. Gli item devono essere chiari non banali e riflettere l'efficacia
percepita.
In Italia sono stati sviluppati molti strumenti per esempio nel basket la scala di auto
efficacia percepita valuta sette dimensioni generali e due dimensioni ruolo specifiche
relative alla gestione di aspetti tecnici di attacco e difesa. Le sette dimensioni sono:
1. difesa dall'avversario relativa alle convinzioni di saper contrastare l'avversario
2. autoregolazione convinzioni dei giocatori di individuare modalit di
miglioramento delle proprie abilit
3. attacco convinzioni di saper creare azioni di attacco
4. flessibilit e adattamento convinzioni di sapersi adattare alle condizioni e novit
5. gestione dell'errore e dell'ansia
6. gestione emozioni negative
7. senso del gruppo: sapersi sacrificare per il bene comune
le dimensioni misurate sono:
strategia comune come la propria squadra si coordina nelle strategie
coesione
gestione delle difficolt
valutare le convinzioni di efficacia pu mettere in luce punti di forza e punti di
debolezza.
2.7 le convinzioni di efficacia personale e collettiva
nell'implementazione di programmi di miglioramento
La riflessione sulle proprie capacit stimola il giocatore a elaborare giudizi relativi
aspetti centrali della pratica dello sport e questa non una cosa che viene fatta spesso.
I profili di efficacia possono dare spunti per un confronto tra giocatori e tecnici per
costruire piani di allenamento condivisi.
I programmi volti a migliorare le capacit dei giocatori attraverso il potenziamento
dell'efficacia percepita si articolano in varie fasi.
Dopo una prima somministrazione delle scale di efficacia percepita e la relativa stesura
di profili si passa all'individuazione delle aree di forza e di debolezza. Una corretta
lettura di profili di efficacia deve fornire una visione integrata e mette a confronto i
valori delle diverse dimensioni riportati dal medesimo giocatore.
La terza fase consiste nella scelta delle specifiche aree di efficacia da sottoporre
potenziamento. La fase successiva dedicata alla definizione degli obiettivi degli
standard e dei tempi di realizzazione. Gli obiettivi sono efficaci se sono definiti in
accordo con i giocatori, hanno un elevato significato personale, sono altamente
individualizzati, sono chiari precisi e facilmente misurabili, sono orientati alla
prestazione, sono formulati in termini positivi.
La quinta fase prevede la scelta e l'applicazione delle strategie di potenziamento
dell'efficacia che si basano sulle quattro fonti individuate da bandura ( paragrafo 2.2)
le convinzioni di efficacia degli atleti possono essere rafforzate tramite l'esperienza
diretta di successo nel padroneggia mento di determinate attivit, oppure tramite
l'apprendimento serva attivo che si realizza in quattro fasi:
attenzione osservazione di prestazioni e comportamenti di successo altrui
ritenzione ovvero ricordo di riflessione su quanto osservato
riproduzione della prestazione e dei comportamenti
motivazione
inoltre l'efficacia personale pu essere rafforzata anche da una voce significativa che
persuade il giocatore sul fatto che sono in grado di farcela.
Una tecnica molto utilizzata per il potenziamento dell'efficacia percepita nel contesto
sportivo limagery che pu essere usata per rievocare e ripetere mentalmente specifici
gesti motori ma anche schemi tattici. Attraverso di essa il giocatore pu vivere emozioni
negative e pensieri intrusive e si abitua ad applicare una propria forma di
automonitoraggio cognitivo che gli consente di sviluppare modalit di controllo.
Per rafforzare l'efficacia importante capire quale fase la squadra sta attraversando e
promuovere azioni di Team building finalizzati a garantire il passaggio da un aggregato
di persone a una squadra unita. Il rafforzamento della coesione fondamentale per lo
sviluppo di un'efficacia percepita per questo importante che ci sia chiarezza dei ruoli e
condivisione delle scelte al fine di evitare la conflittualit. Il role playing pu essere uno
strumento utile di sperimentazione diretta reciproca conoscenza.
L'ultima fase dedicata la somministrazione delle scale e un confronto di profili con
quelli iniziali per verificare il cambiamento nelle percezioni. A questa fase pu seguire
una pratica di monitoraggio per valutare nel tempo l'andamento delle convinzioni di
giocatori.

Capitolo 4

4.1 Definizione di leadership


il leader colui che sa guidare un gruppo di persone. La leadership sembra essere
prim'ancora che un argomento astratto di discussione un bisogno concreto degli
uomini. Qualunque gruppo sociale ha bisogno di un capo che bilanci le esigenze del
singolo e quelle del gruppo.
Non c' ancora una definizione univoca di leadership ma molti concordano sul fatto che
la leadership un processo dinamico di reciproco influenzamento tra gruppo e il suo
leader variabili in funzione dell'interazione tra il contesto le caratteristiche individuali
dei membri e la natura del compito. Potremmo classificare le teorie sulla leadership
usando due criteri:
universalit: focalizzazione sulla leadership in generale o sulla leadership in
situazioni specifiche
innatismo l'attribuzione della leadership ha caratteristiche innate di personalit
o comportamenti messi in atto dalle persone
emergono tre orientamenti:
personologico: analisi delle caratteristiche dei leader. L'assunto di base che la
leadership risulta ancorata la personalit e in quanto tale assume il connotato di
una caratteristica innata. Leader si nasce e non si diventa. Teoria dei grandi
uomini Carlyle: il vero leader quella persona speciale dotata di un certo
atteggiamento dominante carisma intelligenza 1:00 struttura fisica sensibilit
sociale ecc. doti che lo rendevano idoneo nel porsi alla guida di un gruppo.
Questa ipotesi stata smentita anche in ambito sportivo stato mostrato che non
sussiste nessun pattern i tratti di personalit che distingue i coach successo da
quelli meno di successo. L'attenzione quindi si sposta allo studio dei
comportamenti che influenzano il gruppo e le situazioni che favoriscono
l'espressione.
Comportamentale: si fonda sull'esperimento di Lewin Lippit e White 1939. I
ricercatori analizzarono come diversi comportamenti delibera potessero
influenzare i comportamenti il rendimento e l'atmosfera del gruppo. Gli autori
distinsero:
- stile autocratico: il leader deve decidere da solo i metodi e i compiti dei singoli
membri mantenendo la distanza relazionale
- stile democratico: il leader deve sottoporre le decisioni al gruppo che stabilisce
collettivamente i metodi da seguire per raggiungere l'obiettivo
- stile permissivo: il leader non deve partecipare all'attivit del gruppo ma
fornire materiali e lasciare a ognuno la libert di organizzarsi.
Il comportamento messo in atto dal leader in grado di spiegare influenzare il
rendimento latmosfera di un gruppo.
Un altro contributo viene da Bales e Slater che sottolineano due tipi di
comportamento e di conseguenza due tipi di leadership: un orientato al compito
e uno orientato alle relazioni. Nel primo caso la leadership volta al presidio
dell'obiettivo: elabora con il gruppo metodo di lavoro garantisce il rispetto dei
tempi verifica le risorse e valuta i progressi. Nel secondo caso garantisce il
riconoscimento dei bisogni individuali assicura la qualit dei rapporti
interpersonali gestendo i conflitti e garantendo un'alta motivazione e
partecipazione emotiva.
Raramente entrambe le esigenze vengono soddisfatte da una sola persona.
Un recente sviluppo la teoria trasformazionista di Burns: analizzando alcune
figure di leader carismatici come Gandhi e Luter King differenzi il leader
transazionale la cui relazione con i subordinati e basata su transazioni di mutuo
beneficio dai leader trasformazionale influenzano i subordinati nel trascendere
gli interessi personali e trasformare se stessi in agenti di un obiettivo collettivo.
Queste teorie lasciano aperta una problematica: propongono una leadership
universalmente efficace ma ultimamente il leader necessita di modificare il
proprio comportamento in funzione della situazione.
Situazionale:
- caratteristiche dei membri del gruppo: Hersey e Blanchard modello della
leadership situazionale: si fonda su un'interazione reciproca tra il
comportamento del leader e il livello di competenza manifestato dai
subordinati nel perseguire un obiettivo. Lo stile di leadership che una
persona dovrebbe adottare dipende dal grado di maturit dei
subordinati( maturit: capacit e volont di assumersi le proprie
responsabilit). In base a questo ne derivano quattro stile di leadership:
prescrivere (incapacit di assumersi le responsabilit, il leader pi adatto
definisce i ruoli e dice a ognuno che cosa come e quando fare), vendere (le
persone sono ancora immature nel compito ma sono disponibili ad
assumersi le responsabilit quindi necessitano di uno stile con elevato
livello di comportamento direttivo e elevato livello di comportamento
relazione sostegno), coinvolgere (le persone sono competenti ma non sono
disponibili n pronte ad assumersi le responsabilit; il leader deve mettere
in atto comportamenti che sostengano e rinforzino il coinvolgimento dei
singoli), delegare ( le persone che sono tanto competenti sia nel compito
sia nella disponibilit di assunzione responsabilit necessitano di uno
stile non direttivo e con poco sostegno).
Il leader efficace se in grado di adattare il suo comportamento in
funzione del grado di maturit del gruppo ma anche dell'evolversi dei
singoli membri
- la percezione cognitiva: si assume che la leadership un processo di
influenza sociale e i fattori che influenzano la legittimit la credibilit e
l'influenza del leader diventano un aspetto centrale del funzionamento
della leadership. Alcuni autori si sono focalizzate sulla percezione che i
membri del gruppo hanno dei leader, altri sulla percezione che il leader ha
dei suoi subordinati.

La leadership nello sport


una squadra sportiva si contraddistingue per essere un gruppo primario a forte
rilevanza individuale e sociale con eventuali implicazioni di tipo contrattuale. La
capacit di conduzione di una squadra diventa un fattore essenziale per la coesione e la
caratterizzazione del gruppo sportivo. Tali capacit pu essere esercitata da un dirigente
un allenatore o un atleta anziano di forte personalit.
Il successo di un atleta spesso attribuito al talento alla capacit del suo allenatore nel
condurla verso la meta. Anche nel caso di insuccesso la colpa viene data all'allenatore.
La leadership in ambito sportivo spiegata da due modelli:
- il modello mediazionale: in una prima formulazione prendeva in esame
tre dimensioni (i comportamenti dell'allenatore, la percezione che gli atleti
hanno di tali comportamenti e gli atteggiamenti degli atleti nei confronti
degli allenamenti della squadra e dell'allenatore). L'assunto di base che
gli effetti di un comportamento messo in atto dallallenatore sugli
atteggiamenti che gli atleti hanno non sono mai diretti ma sempre mediati
dalla percezione e valutazione che gli atleti danno del comportamento
stesso. Da alcune ricerche emerso che gli allenatori mostrano scarsa
consapevolezza rispetto alle loro interazioni con i bambini invece la
percezione dei bambini riguardante il comportamento messo in atto
dall'allenatore era legata al comportamento effettivamente messo in atto
dallo stesso. Inoltre l'atteggiamento positivo dei bambini non era correlato
con il numero di vittorie riportate nel campionato. Le ricerche quindi si
sono focalizzate sul promuovere una maggiore consapevolezza da parte
dell'allenatore riguarda lo stile caduta con i suoi atleti.
- Modello multidimensionale della leadership: Chelladurai. metter
relazione diverse variabili: le caratteristiche di personalit del leader e dei
membri del gruppo, il comportamento del leader, l'influenza situazionale.
Il comportamento di un allenatore pu essere definito da cinque
dimensioni:
1. comportamento legato all'insegnamento e al training
2. comportamento democratico
3. comportamento autocratico
4. supporto sociale
5. feedback positivo
il modello distingue inoltre tra comportamento preferito, comportamento
richiesto e comportamento reale.
Le caratteristiche della situazione sono importanti per determinare i
parametri comportamentali che il leader deve seguire. Le caratteristiche
specifiche dei membri del gruppo sono gli antecedenti dei comportamenti
desiderati. Il comportamento attuale o effettivo dell'allenatore
influenzato dalle caratteristiche personali dell'allenatore.
La principale assunzione del modello afferma che il grado di accordo
percepito tra comportamento richiesto comportamento preferito il
comportamento attuale a determinare il livello di prestazione e
soddisfazione nel gruppo. Ne consegue che l'allenatore deve raggiungere
l'equilibrio tra le richieste specifiche del gruppo e quelle dettate la
situazione. Una revisione del programma propone una nuova variabile che
risulta essere antecedente del contesto situazionale delle caratteristiche dei
membri della squadra e delle caratteristiche del leader: la leadership
trasformazionale, che altera le caratteristiche istituzionali inducendo un
cambiamento nei valori degli atleti attraverso l'introduzione di una nuova
visione della squadra.
Le preferenze verso comportamento del leader cambiano in funzione degli
atleti. Laddove risulta minima la differenza tra il comportamento reale
dell'allenatore e ci che i componenti della squadra preferivano la
soddisfazione degli atleti assume punteggi elevati.

Capitolo 5 coesione delle squadre sportive


allenatori e giocatori concordano nel riconoscere come ingrediente essenziale sul campo
per il raggiungimento del successo l'unit della squadra.

5.1 definizione di coesione


il termine indica essere congiunto stare unito e indica la forza fisica per cui le minute
parti della materia sono tenacemente unite le une alle altre. In psicologia dei gruppi la
definizione ha creato di qualit. Nel volume the social psychology of group cohesion
di hogg 1992 vengono individuate tre fasi nello studio del concetto:
fase unidimensionale: un gruppo coeso quando lavora come una singola unit
quando c' uno spirito unito Lewin. Successivamente gli studiosi condivisero che
la coesione potesse essere misurata sommando i legami interpersonali esistenti
tra i membri e quindi potesse essere calcolata osservando il livello di attrazione
reciproca tra loro. Quindi primo criterio: rilevazione delle preferenze socio
metriche ma non bastava. I gruppi infatti possono restare coesi anche se non si
conoscono o non si piacciono. Si passa quindi alla fase critica
fase critica: critiche nei confronti delle teorie basate sull'attrazione. La coesione
troppo complessa per essere spiegata solo da questa teoria. Da questa fase per
non si riusc a trovare una spiegazione alternativa del concetto.
fase multidimensionale: in questa fase il pensiero viene riconcettualizzato e
ricondotto all'interno dei pi ampi paradigmi di pensiero quali lo studio delle
rappresentazioni sociali, la teoria dell'identit sociale e la teoria dell'auto
categorizzazione. Queste ultime due teorie hanno permesso di distinguere tra
l'attrazione personale, fenomeno di natura interpersonale e individuale, e
l'attrazione sociale, invece riguarda la relazione individuo gruppo. Il modello
proposto recentemente da Hogg ha definito la coesione come attrazione dei
membri all'idea prodotti tipica del gruppo quindi attrazione sociale pi che
personale. Questo modello presenta due vantaggi: modello applicabile a molti
tipi di gruppo e si connette con le teorie dell'identit sociale e dell'auto
categorizzazione.
Un'altra distinzione sulla coesione viene fatta da Carron Brawler e Widmeyer.
L'identificazione del singolo nel gruppo e nello scopo comune e quindi la coesione
che si viene creare all'interno del team dipende sia dal tipo di compito che deve
essere eseguito sia dall'equilibrio che si crea all'interno del gruppo. Gli autori hanno
costruito un modello multidimensionale della coesione caratterizzato dalla
combinazione di due categorie attrazione individuale/ integrazione al gruppo e
orientamento al compito/orientamento al clima socio emotivo. La prima distinzione
riguarda l'attrazione che ogni atleta prova verso il gruppo la percezione che egli ha
del gruppo come totalit. La seconda categorizzazione riguarda l'attrazione che
deriva dallo svolgimento del compito e quella legata alle relazioni all'interno della
squadra. Dall'incrocio di queste due categorie emergono quattro tipologie di
coesione. Vedi tabella: 1: se il giocatore a un sentimento di condivisione per il
raggiungimento degli obiettivi. 2: se il giocatore si sente legato al clima del gruppo.
3: quanto il giocatore percepisce il gruppo come unito per il raggiungimento
dell'obiettivo. 4: quanto il giocatore percepisce il gruppo unito nel clima.

1.Attrazione 2.Attrazione
individuale al individuale al gruppo
compito

Dimensioni della coesione


nelle squadre sportive

3.Integrazione 4.Integrazione di
di gruppo al gruppo alle relazioni
compito
Un'altra definizione proviene da Amerio e Borgogno secondo cui la coesione riflette la
tendenza di un gruppo a rimanere unito per raggiungere gli obiettivi che si prefissato
nonostante le difficolt che possa incontrare. Le tensioni che si creano causano un tasso
di ostilit che minaccia la coesione. Secondo Carli e Paniccia esistono diversi tipi di
coesione in relazione ai differenti meccanismi di difesa utilizzati dai gruppi contro le
forze disgreganti:
coesione difensiva: proiezione dell'aggressivit interna verso l'esterno
coesione istituzionalizzata: il conflitto interno viene superato codificandolo
attraverso un sistema rigido di norme
coesione cooperativa la minaccia disgregativa viene risolta attraverso la presa di
coscienza delle difficolt.
Possiamo distinguere tre livelli di analisi della coesione:
la coesione a livello delle relazioni interpersonali (come i primi studi)
La coesione nella relazione tra individuo gruppo(come nel modello di hogg)
La coesione nella percezione del gruppo nel suo insieme(come nel modello di
Carron)

5.2 coesione e prestazione


l'interdipendenza positiva verso il compito di riconoscimento dei ruoli e la
partecipazione condivisa di ogni membro nel lavoro di gruppo conducono a un
miglioramento del morale e quindi della prestazione con effetti a cascata anche sulla
coesione in un circolo virtuoso che si auto rinforza. La coesione per non ha solo un
significato positivo: pu avere anche dei risvolti negativi in quanto pu soffocare la
dialettica interna del gruppo con il risultato che facilmente si evitano i confronti. La
coesione pu essere anche vista come un fattore che contribuisce a fare emergere una
mentalit totalitaria un pensiero che pu finire con il far perdere di vista l'obiettivit.
Schachter l'effetto primario della coesione accrescere l'adesione alle norme. Se le
norme producono un aumento della produttivit possibile che la coesione accresca la
prestazione e viceversa.

5.3 La coesione negli sport di squadra


la squadra offre ai membri il sostegno e la forza che deriva da un'identit comune e in
cambio chiede uniformit di pensiero e di intenti. Le squadre sportive sono gruppi
caratterizzati da un'interazione costante e prolungata nel tempo.
Martens Landers e Loy 1972 sport cohesiveness questionnaire: si soffermano su tre
aspetti della coesione:
una buona relazione al livello interpersonale tra i membri della squadra un
indicatore della coesione del gruppo
importante il rapporto degli atleti con il team in termini di senso di
appartenenza di valore attribuito all'appartenenza al gruppo e di divertimento
percezione della squadra nel suo complesso in termini di lavoro di squadra e
vicinanza
uno degli aspetti pi interessanti di questa prospettiva la valutazione della coesione a
pi livelli un limite per che si focalizza solo sull'analisi della coesione che il gruppo
presenta nel suo aspetto socio emotivo tralasciando la coesione che il gruppo ha sul
fronte del compito.
Questa lacuna stata superata da Yukelson Weinberg e Jackson con il
multidimensional sport cohesion instrument: parte dall'idea che la coesione in una
squadra sportiva riflette i fattori associati sia agli obiettivi del gruppo sia a fattori
associati allo sviluppo e al mantenimento di relazioni interpersonali positive. Le
dimensioni della coesione sono: la qualit del lavoro di team, l'attrazione al gruppo,
l'unit di intenti, la valutazione del ruolo.
Infine Carron Brawler e Widmeyer hanno sviluppato il group Environment
questionnaire strumento per misurare la coesione in ambito sportivo attraverso la
valutazione individuate nel modello (vedi tabella). Ognuno di questi aspetti potrebbe
essere sufficiente a incoraggiare gli atleti a stare uniti al proprio gruppo.

5.4 fattori che influenzano la coesione di una squadra


un ruolo importante svolto dai fattori legati alla struttura del gruppo. Elementi
strutturali importanti:
grandezza del team: coesione decresce con l'aumentare delle dimensione del
gruppo
livello di competizione: maggiore livello di competizione minore il livello di
coesione
definizione degli obiettivi: chiari e condivisi
comunicazione interna al gruppo: apertura nel dialogo onest e chiarezza tra i
membri per favorire l'armonia. Maggiore il numero di contatti migliore sar la
comunicazione
presenza di responsabilit contrattuali: restrizioni geografiche obblighi e regole
che esistono nelle squadre professionistiche
norme di gruppo
orientamento della societ: la considerazione della struttura societaria verso la
squadra pu contribuire ad aumentare o diminuire la coesione.
Martens e peterson modello circolare in cui la coesione la prestazione e la soddisfazione
erano correlate tra loro e si rinforzavano vicenda. Gli atleti che percepiscono una
maggiore coesione di squadra sono pi soddisfatti e pi puntuali agli allenamenti i
membri si distribuiscono equamente la responsabilit per eventuali esiti negativi.
L'allenatore pu incrementare la coesione preferendo al comportamento autocratico uno
democratico.
5.5 coesione e prestazione sportiva
Mullen e Copper esiste una piccola ma significativa relazione tra coesione e prestazione
che aumenta se si prendono in considerazione solo le squadre sportive. Un buon livello
di coesione promuove nella squadra forte motivazione partecipazione attiva impegno
costante. Nell'individuo stimola prestazioni ottimali e facilit l'accettazione del ruolo
ricoperto. Altri dati contraddicono queste conclusioni, infatti le prestazioni elevate
possono essere raggiunte anche senza la coesione interna.
Alcuni aspetti potrebbero diminuire o aumentare i benefici effetti della coesione sui
successi della squadra: genere (legame pi forte nelle squadre femminili), disciplina
sportiva praticata (tipo di squadra).

5.6 il team building per le squadre sportive


nell'ambito sportivo sono state usate principalmente due tipologie di team building:
strategia diretta: il formatore interviene direttamente sulla squadra per
promuovere la coesione lavorando con gli atleti
strategia indiretta: consulente esterno lavora come formatore ma interviene
sull'allenatore e non direttamente sulla squadra. Questo approccio preferibile
perch l'allenatore a lavorare con gli atleti.
Indipendentemente dal approccio gli interventi di team building hanno maggiore
successo quando tutti gli atleti della squadra sono coinvolti nelle attivit di formazione.
Questi lavori affrontano per esempio i punti di debolezza della squadra e il
miglioramento nella definizione di obiettivi.

Capitolo 6 - stereotipi e pregiudizi nella pratica sportiva


Lo sport, come molti altre attivit umane, intriso di questioni sociali che si
manifestano in modo pi o meno esplicito.

6.1 Categorizzazione sociale e stereotipi


la categorizzazione sociale un meccanismo cognitivo, in larga parte inconsapevole,
attraverso cui gli individui organizzano e gestiscono la complessit del mondo sociale.
Con questo meccanismo vengono fatte rientrare persone, fatti ed eventi all'interno di
categorie preconfezionate dalla cultura e dall'educazione ricevuta. L'inserimento di
individui in categorie sociali accompagnato dall'attribuzione di determinate
caratteristiche a tali categorie.
L'insieme di queste caratteristiche associate ad una categoria sociale determina lo
stereotipo, definito una struttura cognitiva contenente conoscenza, credenze e
aspettative.
Lippman: stereotipi=stampi cognitivi che riproducono immagini mentali delle persone,
ovvero quadri che abbiamo in testa.
Possono riguardare razza, et, genere, status, orientamento religioso o politico. Anche
gli stereotipi possono svolgere la funzione di semplificare la complessit del mondo
sociale. Conseguenze:
porta una distorsione della realt e guidano l'acquisizione delle informazioni e la
ricerca delle informazioni utili a confermare gli stereotipi e a sottovalutare quelle che
potrebbero disconfermarli, possono inoltre influenzare il comportamento di coloro che
sn il bersaglio degli stereotipi-->lo stereotype threat : gli individui sn consapevoli degli
attributi negativi che sn associati agli sterotipi relativi ai gruppi a cui appartengono e
come tale consapevolezza abbia delle conseguenze sulla prestazione e sul
comportamento degli individui.

6.2 Stereotype threat e sport:


prima si pensava che la differenza di performance tra atleti bianchi e neri fosse dovuta
al fatto che le persone di colore avessero caratteristiche fisiche diverse da quelle dei
bianchi e che avessero un carattere e un temperamento unico della loro specie.
El xx secolo, i ricercatori iniziarono a proporre spiegazioni basate sui fattori biologici
(costituzione fisica, predisposizione genetica,...) o culturali / sociali (norme e valori
sociali,... ma la spiegazione prevalente che spiegava il successo degli atleti di colore era
che avessero una superiorit fisica; mentre il successo degli atleti bianchi era attribuito
ad una superiorit intellettiva (in termini di strategia, dedizione, determianzione....).
L'esistenza di stereotipi razziali sugli atleti documentata a livello empirico.
Qst stereotipi hanno conseguenze sulla prestazione atletica.--->come affievolire tali
conseguenze?

6.3 Riduzione degli effetti di Stereotype threat


sulla base di ricerche effettuate, i principali accorgimenti suggeriti per la riduzione
dello Stereotype threat sn:
contestualizzare il compito in modo diverso: presentare il compito in modo tale
che il deficit dovuto allo stereotipo non venga evidenziato, e quindi senza fare
emergere il compito o l'abilit in cui il gruppo considerato steretipicamente
debole o privo.
incoraggiare l'affermazione del s:dal momento che lo s.t particolarmente
presente negli atleti per cui la prestazione sportiva importante x l'autostima,
importante dare l'opportunit agli atleti di affermare il proprio valore, le proprie
abilit, il proprio ruolo per ridurre la minaccia dell'autostima che comporta lo s.t
dare un feedback cosruttivo: ovvero un feedback in cui le critiche sn associate a
una rassicurazione riguardo le abilit dell'atleta di raggiungere elevati standard
di prestazione. Qst giudizio viene ritenuto pi obiettivo e meno basato su
stereotipi.
fornire modelli di comportamento: dare esempi di successo da parte di membri
di un gruppo stigmatizzato in un'area stereotipicamente debole.
dare spiegazioni circostanziali per la difficolt del compito: se la difficolt
incontrata viene attribuita a fattori esterni (condizioni di gioco o lo s.t stesso) lo
s.t pu ridursi.
enfatizzare una prospettiva incrementale del'abilit richiesta: per es. spiegando le
differenze tra gruppi in termini di differenze in esperienza.

6.4 pregiudizio e ipotesi di contatto


pregiudizio: un atteggiamento, un sentimento o predisposizione negativa nei confronti
di membri di un certo gruppo sociale (etnico o sportivo) basato solo sulla loro
appartenenza a quel gruppo.
possibile ridurre il pregiudizio usando gli stessi meccanismi della categorizzazione?
Allport formul l'ipotesi del contatto, secondo cui il contatto tra membri di gruppi
sociali diversi porta alla riduzione del pregiudizio, se per vengono soddisfatte alcune
condizioni, in particolare: gli individui devono avere lo stesso status, obiettivo comune
e devono esserci delle istituzioni che garantiscono le similitudini tra gruppi.
Molti studi hanno supportato l'ipotesi del contatto e, successivamente alcuni studiosi
hanno cercato di ampliarla, mettendola in relazione con la T.dell'id. Sociale (SIT):
secondo la SIT la gente ha la tendenza a categorizzare e proprio qsto processo conduce,
in alcuni casi, al pregiudizio. A partire da qst considerazione, diversi autori hanno
identificato 3 tipi di categorizzazione ottimali per ridurre il contrasto tra i gruppi:
1. decategorizzazione (Brewer, Miller 1984): ridurre e rendere pi sfumati i confini
tra le categorie sociali. In qst modo l'interazione tra i membri delle categorie
sociali in conflitto nn pi basata sulla loro appartenenza ma sulla loro
individualit. Questo modello stato applicato con esiti positivi in diversi
contesti. Il limite risiede per nel fatto che i risultati positivi osservati nel
miglioramento dei rapporti tra i membri di diversi gruppi spesso rimangono
limitati ai singoli individui con cui si interagisce e non vengono estesi al gruppo
sociale di appartenenza.
2. Ricategorizzazzione (Gaertner e coll. 2000):il contatto porta a un esito positivo se,
invece di annullare le categorie, si ridefiniscono i confini delle categorie di
appartenenza. Piuttosto che pensare a s stessi come membri di 2 gruppi rivali ,
gli individui dovrebbero pensare a s stessi come membri di un o stesso gruppo
sovraordinato. La ricategorizzazione simile alla politica Colour blindness (cecit
del colore) applicata in mlt scuole statunitensi, secondo cui gli studenti vengono
trattati tutti allo stesso modo, a prescindere da etnia, religione,....
I limiti di qst approccio sn:
1. il fatto di ignorare che alcuni gruppi sociali sn oggettivamente
svantaggiati, (e trattandoli tutti allo stesso modo aumenterebbe la
discriminazione anzich ridurla),
2. rinnega l'esistenza di differenze culturali, il che pu essere
controproducente perch potrebbe creare incomprensioni e
malcontento tra i gruppi che entrano in contatto,
3. porta alla dissoluzione dell'identit e della cultura dei gruppi di
minoranza e alla loro assimilazione al gruppo di maggioranza,
piuttosto che una coesistenza armoniosa tra le diverse categorie
sociali.
3. Mutua differenziazione (Hewestone e Brown 1986): per migliorare i rapporti tra i
gruppi necessario fare in modo che ci sia un'interazione positiva tra i gruppi in
condizioni in cui le categorie sociali siano almeno in parte riconosciute e che i
membri dei gruppi collaborino in condizioni in cui ci sia consapevolezza della
diversa appartenenza di gruppo.

6.5 il ruolo delle emozioni intergruppi


provare o no determinate emozioni pu avere un impatto significativo sullo sviluppo,
manenimento o il restauro di relazioni intergruppi positive.
Per esempio, l'ansia intergruppi (l'ansia che i membri di un gruppo provano qnd sn in
contatto con i membri di un altro gruppo) pu influenzare l'atteggiamento nei confronti
dell'outgroup, l'empatia in generale una causa della riduzione del pregiudizio e
stimola i comportamenti di aiuto: prendere in considerazione la sofferenza causata dalla
discriminazione importante per lo sviluppo di un atteggiamento positivo nei
confronti dell'outgroup.
6.6 ipotesi del contatto e sport
stando alla teoria di Allport negli sport di squadra ci si pu aspettare che regni
l'armonia anche tra giocatori di diverse etnie, anche xk in una squadra sportiva i
membri di diverse categorie si trovano a collaborare all'interno di una categoria
sovraordinata comune: la squadra (ricategorizzazione). Nonostante qst prospettiva trovi
alcune conferme empiriche nelle squadre sportive cmq possibile identificare forme di
discriminazione e dominanza di un gruppo sociale sull'altro.
Sulle squadre impossibile applicare la decategorizzazione (la squadra un gruppo ed
impossibile per un individuo non tenere presenta la sua appartenenza al gruppo
sportivo) ma la ricategorizzazione non sufficiente ad evitare atteggiamenti negativi
sull'outgroup.
Per evitare questo, una possibilit quella di adottare una strategia di mutua
distintivit e pluralismo.

Capitolo 7 Conflitto e sport


il conflitto un aspetto inevitabile dell'esperienza umana. Non negativo di per se, ma
pu essere gestito in modo pi o meno costruttivo. La qualit della comunicazione
una componente determinante per la gestione positiva del conflitto.
Una situazione conflittuale pu sorgere a diversi livelli:
intraindividuale (conflitto con s stesso perch nn sa scegliere qnt tempo
dedicare a due attivit attraenti)
interpersonale (qnd si creano fratture e contese tra atleti di una squadra)
intergruppi (il conflitto frutto della competizione)
Secondo l'approccio psicosociale, il conflitto =ci che emerge qnd aspirazioni,
credenze o i valori di un individuo / gruppo sn minacciati da un altro individuo /
gruppo.
Cosa determina il conflitto tra persone/gruppi sociali e sportivi?
Per risp. Gli psicologi sociali hanno preso in considerazione diversi fattori: attivazione
di stati negativi interni Vs fattori contestuali, relazionali, intergruppo.

7.1 il conflitto come risposta a uno stato negativo interno


Dollard e co, identificano la causa dell'aggressivit tra individui e tra gruppo nella
frustrazione. Qst ultima, secondo gli autori genera uno stato sgradevole di attivazione
(arousal) che viene ridotto in seguito tramite uno atto aggressivo.
Secondo Dollard e co e anche Adorno e co. La reazione aggressiva conseguente a una
frustrazione pu essere ritardata e ridiretta verso target alternativi.
Mentre nella formulazione originale la teoria identificava l'aggressione come l'unica
conseguenza a seguito di un evento frustrante e, la frustrazione come la mancata
soddisfazione del bisogno fondamentale. Nelle formulazioni successive, l'aggressione
vista invece come una delle possibili conseguenze della frustrazione.
La pi recente formulazione della teoria della frustrazione-aggressivit cerca di
spiegare i possibili fattori che determinano una reazione violenta ad un evento
frustrante: presenza di cues aggressive (persone/oggetti associati a comportamenti
aggressivi nel presente o nel passato).
La teoria del trasferimento dell'attivazione di Zillimann e co. Sostiene che gli effetti che
un evento frustrante ha sul comportamento aggressivo possono essere catalizzati da uno
stato di arousal fisiologico generico. Questo perch dopo un periodo di inattivit, le
persone nn sn in grado di attribuire il proprio arousal all'attivit fisica precedente e lo
interpretano come un'espressione di rabbia nei confronti del provocatore, sfogando di
conseguenza la propria rabbia.
Italia Francia 2006: Zidane e Materazzi in un momento di inattivit, il primo snervato
per andamento della partita e perch materazzi lo marcava stretto. La provocazione di
Materazzi ha provocato la risp aggressiva di Zidane che gli ha dato una testata.
La teoria della deprivazione relativa: sostiene che alla base del comportamento
aggressivo c' una discrepanza tra la percezione che uno ha e ci che dovrebbe avere. >
la discrepanza tra aspettative e risultato, > la probabilit che si abbia una reazione
violenta. Tuttavia qst teoria non fornisce indicazioni relative ai criteri sulla base dei
quali le persone creano aspettative sulla posizione che il proprio gruppo dovrebbe
avere rispetto agli altri, ne i criteri di selezione dei gruppi di paragone.
A partire dalla teoria della deprivazione relativa possibile ipotizzare che:
il conflitto tra squadre pu essere > nel mom. In cui lo status della squadra (determinato
per es. dalla posizione in classifica) non riflette le aspettative dei giocatori basate sulla
valutazione della loro prestazione. (Zidan potrebbe aver reagito con violenza xk
pensava che la prestazione della propria squadra fosse superiore a quella dell'Italia e
che quindi la Francia meritasse la vittoria).

7.2 Il conflitto come fatto relazionale e intergruppo


Secondo Tedeschi e Felson le persone entrano in conflitto qnd percepiscono che
qualcun altro ha obiettivi incompatibili con i propri oppure interferisce al
raggiungimento dei propri scopi. Un comportamento conflittuale scaturisce dal
tentativo di alterare il comportamento dell'altro in modo da poter raggiungere senza
interferenze il proprio obiettivo. Le persone dovrebbero entrare in conflitto qnt +
ritengono importante l'obiettivo che viene ostacolato e qnt + valutano che un'azione di
tipo aggressivo possa avere successo.
De Vito integra qst prospettiva e sostiene che 2 persone possono entrare in conflitto non
solo per un contenuto (l'obiettivo, il comportamento,...) ma anche x la relazione (qnd il
legame affettivo/emotivo viene minacciato da un comportamento scorretto).
Alcune ricerche evidenziano come livelli di conflitto moderati sul contenuto possono
avere anche conseguenze + perch stimolano la discussione e la competizione, portando
a ottenere performance migliori.
Se invece in conflitto a livello relazionale pi difficile da gestire. (es.l'atleta nn si
presenta agli allenamenti perch sta studiando per esame dell'universit: sul piano del
contenuto l'allenatore pu comprendere la cosa anche se in contrasto con gli obiettivi
della squadra, ma, il fatto che l'atleta nn abbia chiesto il permesso all'allenatore sposta
il conflitto sul piano relazionale, pi difficile da gestire).
La teoria del conflitto realistico (TCR) di Sherif sviluppa tale prospettiva in ottica
intergruppi in qnt la percezione di ostacolo rispetto al raggiungimento degli obiettivi
pu avvenire anche rispetto agli scopi che persegue il nostro gruppo di appartenenza.
Esperimento sul campo estivo : fase 1: formazione dei gruppi, fase 2: competizione
intergruppi, fase 3: cooperazione intergruppi.
La teoria del conflitto realistico (TCR) pu essere applicata anche agli sport di squadra: i
membri di ciascuna squadra hanno un'interdipendenza positiva anche se appartengono
categorie sociali diverse, perch il successo della squadra dipende dalla collaborazione
di tutti e ci si aspetta un aumento della coesione interna, una riduzione delle tensioni
interne dovute per es. all'appartenenza ad etnie diverse in favore del raggiungimento
dell'obiettivo comune, ossia la vittoria. Allo stesso tempo ci si aspetta un aumento
dell'aggressivit verso l'outgroup, rappresentato dalle altre squadre, a cui si legati da
un'interdipendenza negativa (la vittoria di una=sconfitta dell'altra).
L'introduzione di un obiettivo sovraordinato potrebbe ridurre le ostilit. Per le squadre,
un obiettivo sovraordinato potrebbe essere per esempio: renderle partecipi della
programmazione degli incontri (stabilire calendario, locazione delle partite,...)
favorendo uno sforzo organizzativo comune.
Limiti della teoria del conflitto realistico:
la permanenza dei pregiudizi all'interno della squadra: i giocatori che assumono
ruoli centrali hanno anche pi possibilit di assumere ruoli manageriali e
responsabilit rispetto ai giocatori che occupano posizioni pi periferiche.
Il bene conteso nelle relazioni intergruppi: secondo la TCR la competizione
avviene qnd i gruppi aspirano a una risorsa limitata che per uno solo pu avere.
Qst per non sempre vero, infatti il nn poter conseguire il bene conteso (la
vittoria) nn sufficiente a inasprire i rapporti tra i membri di gruppi diversi.
Quello che porta alla competizione un bene pi implicito: l'identit sociale
degli individui coinvolti.

7.3 Cultura, valori e sport


L'appartenenza a un gruppo etnico implica differenze in termini di attributi ma anche
valoriali, culturali che influenzano la percezione di s e degli altri e nel comportamento
sociale dei propri membri.
Culture diverse hanno valori diversi. Una delle differenze pi studiate in ambito cross-
culturale la differenza tra culture individualiste (enfasi sull'individuo,
raggiungimento dei suoi obiettivi personali,...) e collettiviste (enfasi sulla comunit,
successo della collettivit,...).
Patricia Greenfield ha condotto un importante lavoro per comprendere il ruolo delle
differenze culturali all'interno delle relazioni tra gruppi etnici all'interno delle squadre
sportive delle scuole superiori degli Usa che ha messo in evidenza come le differenze
nei valori culturali possono portare diverse interpretazioni degli eventi e dei
comportamenti dei giocatori che, a loro volta, conducono a conflitti intergruppi
all'interno di una squadra.
Per esempio lodi e critiche dell'allenatore possono essere vissute in modo diverso in
base alla cultura e determinare reazioni differenti.
Le dimostrazioni di orgoglio nn sn apprezzate nelle cultire collet, dove per sn
importanti l'accettazione delle critiche e l'umilt, Mentre nelle societ individualiste
importante l'orgoglio e si pi propensi a cercare scappatoie per nn ammettere le
proprie responsabilit.

Capitolo 8 conoscere e mediare il conflitto nello sport


anche le organizzazioni sportive possono essere intese utilizzando la metafora della rete
i cui nodi sono tanto centrali quanto i legami che li connettono. I legami possono essere
caratterizzati da cooperazione cui si costruiscono gli obiettivi insieme oppure da
conflitto in cui prevale la componente distruttiva.
La mediazione pu essere uno strumento utile per tenere insieme i bisogni e le richieste
contrastanti e per aprire spazi di relazione in cui i diversi attori possano esprimere il
proprio punto di vista.
8.1 un passo indietro: definizioni e sviluppi della mediazione

8.1.2 per definire meglio il concetto


mediazione non significa incontrarsi a met strada ma aprire nel mezzo e indica un
processo mirato a far evolvere una situazione di conflitto. Mediare quindi non un
intervento solo finalizzato alla rapida riparazione di strutture ma anche volta la
costruzione di compatibilit relazionali a lungo termine. Rappresenta un'alternativa
alla pratica giudiziaria ma non persegue una logica vincitore perdente: comporta
l'intervento di una terza parte una forte sottolineatura del ruolo delle parti nella
ricerca di nuove modalit di gestione della relazione. Il mediatore scelto dai
contendenti e non ha il potere di imporre la propria decisione. Mediare implicalo stare
in mezzo al conflitto grazie alla presenza di un terzo. La responsabilizzazione il
principio fondamentale della mediazione. Essa richiede che il processo di mediazione si
affidi alla capacit delle parti di raggiungere un accordo volontario. La mediazione
appare dunque come processo di risignificazione del conflitto inteso come fonte di
ricchezza. Accanto alla mediazione centrata sulla gestione di conflitti espliciti si affianca
una diversa accezione che recupera un secondo significato di mediare nei termini di fare
da ponte. In questo caso ci si riferisce a un'azione tesa e finalizzata a rinforzare il
tessuto sociale mettendo in contatto elementi diversi. Significa agire sui legami tra
gruppi in ottica di rinforzo mento dei legami. A questo significato fanno riferimento
l'ambito della mediazione sociale e della mediazione culturale.

8.1.3 Risvolti attuali


negli ultimi anni la mediazione pu essere definita come una famiglia di azioni che si
differenziano per variabili quali contesto attori referenti istituzionali competenze
vincoli normativi per cui si modificano di conseguenza il ruolo e compiti e le
caratteristiche del mediatore. Oggi si parla di mediazione familiare scolastica penale
ecc. l'idea comune alle varie mediazioni quella di una societ in grado di gestire i
propri conflitti e in grado di trattare le differenze sapendosi rinnovare grazie a esse.
Esistono per competenze trasversali. Essere esperti di mediazione significa possedere
competenze interdisciplinari. Il mediatore un catalizzatore di cambiamento sostiene la
crescita della comunit. Parlare di mediazione in ottica di intervento di natura sociale
significa prevenire o gestire il conflitto piuttosto che risolverlo per realizzare una
comunicazione tra mondi diversi.

8.2 Applicazioni della mediazione nel contesto sportivo


nel libro Mediating Sports Disputes di Blackshaw vengono messi in evidenza i
vantaggi del ricorrere a processi di mediazione nello sport: un processo che riserva e
rigenera relazioni personali e professionali, consente di soluzioni in tempi brevi e con
un risparmio economico. Nel contesto sportivo italiano non ci sono organi preposti alla
gestione di controversie tramite la mediazione. 1997 nata un'esperienza in Italia di
mediazione sportiva nel settore giovanile del fc internazionale Milano di Giulini.
L'aspetto pi interessante che esso si sviluppato su due livelli: il primo livello ha
previsto l'introduzione presso le tre principali squadre del settore giovanile dell'Inter di
tre professionisti del settore socio educativo formati alla mediazione come dirigenti
accompagnatori mediatori (dam) il loro intervento si focalizzato fin dall'inizio sulla
cura delle relazioni prendendo il conflitto come pretesto per intervenire sui singoli. Le
figure dei mediatori si sono inserite nelle singole squadre progressivamente mettendosi
in ascolto e costruendo relazioni di fiducia con i ragazzi e l'intero staff.

Il secondo livello di intervento coinvolge l'allenatore rispetto alla relazione con la


squadra ma anche i genitori attraverso la sensibilizzazione su temi di interesse sportivo
quali l'alimentazione il doping.
Il mediatore crea occasioni di ascolto incontro reciproco.
Anche presso il settore giovanile dell'Atalanta BC esiste un progetto che non definito
specificatamente come mediazione sportiva ma a dei punti in comune. Il lavoro si
focalizza sulla creazione di legami e relazioni tra mondi solitamente non in contatto. Il
progetto coinvolge la societ in ogni suo aspetto. Il progetto lavora sul rapporto genitori
societ stipulando un contratto formativo sportivo in cui ai genitori viene chiesta
coerenza educativa rispetto ad alcuni obiettivi per esempio la puntualit, mentre la
societ si impegna a porre attenzione ai ragazzi a offrire competenza per i genitori. Un
psicopedagogista svolge le funzioni di raccordo tra genitori societ allenatore ragazzo.
Societ sportiva Baggio 2 milano si avviato un progetto di mediazione. L'obiettivo era
quello di favorire l'aggregazione giovanile tramite lo sport inserendo una figura con
competenze relazionali. I mediatori hanno iniziato con un approfondimento della
conoscenza di figure della societ sportive per far comprendere i bisogni e le esigenze
della realt sportiva. Prima di iniziare il lavoro con i ragazzi si sono incontrati genitori
per presentare le finalit dell'operato dei direttori sportivi con i ragazzi sono stati fatti
colloqui per ristabilire una conoscenza reciproca. Progetto per contrastare violenza negli
stadi del Comune di Roma: corso di formazione per mediatori sociali e sportivi rivolto a
insegnanti operatori di strada animatori per stimolare una corretta visione del rapporto
con il calcio. Questi esempi rappresentano per esperienze rare. Pi comune la
chiamata da parte di societ sportive nella gestione di reti complesse e dinamiche
conflittuali. Il consulente deve prima esplorare il contesto e accogliere le preoccupazioni
sull'accaduto. Successivamente si restituisce al mondo adulto un'ipotesi di lettura e una
proposta di lavoro chiedendo di dare fiducia ai giovani. Successivamente si fa la verifica
della mediabilit con le due parti per verificare il reale spazio di mediazione. Infine la
fase di mediazione del conflitto in senso stretto si articola nell'ascolto dei fatti
individuare gli aspetti cruciali del rapporto ipotesi della futura vivenza e l'accordo.

8.3 alcuni spunti per futuri spazi di riflessione


ci che diventa auspicabile che la capacit di sostare nel conflitto stia nella societ e in
modo pi diffuso possibile rinforzando diverse professionalit nei differenti contesti.
Quindi anche nella formazione di professionisti sportivi necessario integrare una
parte nella gestione delle relazioni tra le parti.

Capitolo 9 essere tifosi


negli ultimi anni l'essere tifoso collegato episodi di violenza. Una ricerca di Frascaroli
e oggioni ha esplorato le complesse rappresentazioni che i giovani sportivi hanno del
tifo. Quando i giovani si riferiscono al tifo nelle loro rappresentazioni passa in secondo
piano la dimensione di sostegno ed emerge un'idea che con nota del tifo come
spettacolarizzato e maggiormente caratterizzato da aspetti negativi.

9.1 che cosa vuol dire essere tifoso?


I gruppi di tifosi sono stati spesso spiegati dalla psicologia delle folle di Le Bon
secondo cui appartenere a una folla le regole di comportamento umano rendendolo
meno razionale pi volubile e spesso violento. La violenza favorita da una mente di
gruppo che comporta nei singoli la perdita di razionalit e identit fenomeno chiamato
de individuazione poich ci si trova in una condizione di anonimato contagio e
suggestionabilit. Di lombardo ha individuato fattori che influiscono sui cambiamenti
psicologici. Tra questi oltre all'anonimato troviamo l'ampiezza del gruppo il fenomeno
della responsabilit diffusa. Queste teorie pongono l'accento sul fatto che le norme del
gruppo suscitino un processo di perdita di identit. La teoria della deindividuazione
pu contribuire solo parzialmente a comprendere il fenomeno del tifo. Infatti essa si
presta a un'analisi del comportamento del tifoso solo nei momenti in cui esso si trova
all'interno di una massa. Il fenomeno del tifo riguarda anche le motivazioni gli
atteggiamenti delle persone in diverse circostanze di vita.

9.1.1 la teoria dell'identit sociale


secondo questa teoria il tifo non pu essere letto come una perdita di identit ma
all'opposto come l'acquisizione di un nuovo elemento dell'identit sociale. Secondo
tajfel l'identit sociale composta da tre componenti: aspetto cognitivo, aspetto
valutativo, aspetto emozionale.
Non sempre questi tre aspetti seguono lo stesso andamento. Le appartenenze di gruppo
sono importanti nella costruzione del proprio concetto di se queste per variano nel
grado in cui sono salienti o meno in un determinato momento nel grado in cui sono
stabili e durature e possono inoltre avere diversa importanza per l'identit.

Ruolo dell'autostima
appartenere a un gruppo motivato dal bisogno di autostima che ognuno di noi ha. Per
questo sceglieremo di appartenere a gruppi che ci fanno sentire bene. Nel momento in
cui la nostra autostima minacciata tenderemo a svalutare gli altri gruppi. Oakes e
turner maggiore la distanza favorevole che si crea tra il nostro gruppo e un altro pi
alto il livello di autostima che deriva dall'appartenere al gruppo.
Due fenomeni legati all'influenza e l'identit sociale ha sull'autostima sono il basking
in reflected glory (birg) e il blasting. Il primo ovvero il brillare di luce riflessa derivante
da un'identificazione di gruppo positiva indica la propensione dei tifosi ad accentuare
la loro connessione con il loro team dopo una vittoria. Il secondo invece eros
accreditamento dell'avversario dopo una sconfitta: i tifosi possono usare delle strategie
per ristabilire un'immagine sociale positiva dopo una sconfitta della propria squadra
per esempio screditando i fan delloutgroup.
Alcuni studi furono effettuati per replicare questi due fattori in setting naturale: lo
studio sembra indicare che la strategia dell'utilizzo del blasting per restaurare
l'autostima danneggiata sia maggiormente contestuale e meno universale del fenomeno
birg evidenziando quindi che la positivit dellingroup non conduce inevitabilmente
all'offesa delloutgroup.

La salienza del contesto intergruppi


un secondo aspetto centrale della teoria dell'identit sociale l'affermazione secondo
cui il comportamento di un individuo pu variare a seconda della salienza della sua
appartenenza a un gruppo. Tajfel distingue comportamenti interpersonale da quello
intergruppi. (vedi manuale)
i comportamenti intergruppi e interpersonali non si distinguono per il numero di
persone coinvolte ma piuttosto per l'uniformit delle azioni degli individui.
Ci sono alcuni fattori che contribuiscono a rendere saliente identit sociale e quindi a
determinare un comportamento intergruppi:
Temporanei legati alla situazione immediata: stimoli diretti (es gadget vari) la
presenza di soggetti esterni al proprio gruppo, l'essere in una condizione
minoritaria, e l'esistenza di un conflitto.
Stabili e di lungo periodo: cultura e storia del proprio gruppo di appartenenza e
l'importanza che la appartenere a un determinato gruppo ha per il soggetto.

9.1.2 conseguenze dell'essere tifosi


il fenomeno del tifo coinvolge in prima istanza l'identit quando una persona si
autocategorizza come membro di una tifoseria il suo comportamento sar influenzato
dalle norme e dagli stereotipi legati alla sua tifoseria.

Pensare da tifosi
definendoci come membri di un gruppo vediamo i membri degli altri gruppi in modo
stereotipato. Compiamo un bias di attribuzione nel successo e nel fallimento. Esso la
tendenza che abbiamo da attribuire ai successi al nostro merito e gli insuccessi a cause
esterne a noi. Wann e Dolan: appartenere a squadre diverse ci fa vedere le cose in modo
differente ma anche i tifosi di una stessa squadra possono vedere la partita in modo
diverso. Secondo loro il tipo di attribuzione interna o esterna a seguito di una sconfitta
pu essere connesso al grado di identificazione. 5 diversi tipi di attribuzione: per le
attribuzioni interne si sono soffermati sul merito dei giocatori della squadra di casa o
dei tifosi mentre per le attribuzioni esterne sul team avversario l'arbitro e il destino.
Solo i tifosi altamente identificati mostrarono il bias di attribuzione mostrando una
maggiore tendenza al attribuzione interna a seguito del successo del team.

Sentire da tifosi
i gruppi a cui apparteniamo stimolano in noi anche un certo modo di reagire
emotivamente. In uno studio alcuni autori si sono soffermati sulle emozioni negative
sperimentate dai tifosi a seguito di una sconfitta. State considerate le emozioni di
tristezza che portano a evitare loutgroup, e la rabbia che conduce invece
all'avvicinamento dei membri delloutgroup.
Basandosi sulla teoria delle emozioni intergruppi gli autori hanno ipotizzato che i
diversi livelli di identificazione sociale con lingroup possano condurre a reazioni
emozionali differenziate. Quando l'identit di gruppo era minacciata nello studio sono
state osservate risposte emozionali qualitativamente differenti per i tifosi altamente e
bassamente identificati: nel primo caso rabbia e nel secondo tristezza.

9.2 manifestazioni di violenza connesse al tifo


in caso di sconfitta un atteggiamento di disprezzo nei confronti degli avversari ha una
funzione strumentale perch sostiene sia la motivazione a lottare per la vittoria sia la
valutazione positiva dell'ingroup. A volte il disprezzo viene manifestato anche in caso
di vittoria per confermare la superiorit del proprio gruppo e quindi aumentare
l'autostima. Nella letteratura sono stati trovati due tipi di comportamento violento: il
primo riguarda disordini non programmati nei quali sono coinvolti tifosi, secondo si
riferisce comportamenti riconducibili al football hooliganism. Nel primo si distinguono
le intemperanze degli spettatori riconducibili al clima di eccitazione prodotto dalla
partita. Secondo caratterizzato da atti di vandalismo e aggressione e alcuni gruppi di
tifosi attuano ai danni di gruppi avversari. In questa categoria distinguiamo gli
hooligan ( la violenza il principale strumento di aggregazione unione) e gli ultras
( influenzati dalla visione politica della violenza come strumento e non come fine).
Il comportamento violento per questi tifosi parte integrante dell'acquisizione di
un'identit sociale e nell'entrare a far parte di questi gruppi i tifosi accettano di mettere
in atto anche atti violenti. Secondo la scuola di Leicester la costituzione di tifoserie
violente avviene perch gli individui che frequentano gli stadi sono caratterizzati da
particolari disposizioni. Kerr applica invece la teoria della reversal ( Apter 1982)
secondo la quale le persone hanno bisogno di sperimentare un certo livello di
attivazione e violenti hanno un'maggiore bisogno di attivazione. Entrambe le teorie
condividono l'idea di disordini pubblici nel contesto del football sono il frutto della
convergenza negli stadi di individui con determinati motivazioni o disposizioni.
Drury e reicher teoria elaborata dell'identit sociale: i disordini delle folle vadano
sempre letti come frutto di scontri diretti e contingenti tra gruppi sociali. Il contesto in
cui ogni gruppo agisce in cui l'identit sociale vive non qualcosa di totalmente esterna
l'identit al contrario un enorme di gruppo possono scaturire dalle azioni basate
sull'identit sociale dell'altro gruppo.