Sei sulla pagina 1di 3

Quell'antroposofia cos avversata...

Disquisizioni sull'incompatibilit tra massoneria


Debbo l'incontro con Giovanni Colazza a Evola, che aveva per lui particolare stima, certamente la pi elevata che egli
accordasse a un valore altrui. Questo per me un consapevole ricordo. A distanza di anni, manifestando gratitudine a
Evola per avermi procurato un simile incontro, egli ebbe umoristicamente a dire: "Bell'affare che ho fatto".
Per Evola giustamente io ero una pramessa mancata: ero decaduto non perch mi collegassi con Colazza, ma perch
mi vedeva congiunto con l'Antroposofia.

In questa riflessione di Massimo Scaligero, tratta dall'autobiografico "Dallo Yoga alla Rosacroce" racchiusa una
polemica che divise, ma anche un pensatori di grande spessore e spiritualisti di altissimo lignaggio negli Anni Venti e
Trenta, e che ha continuato a dividere i loro epigoni fino ad oggi. Che divise e che un abbiamo detto, perch tra questi
uomini, tra Colazza Scaligero, Evola, e Rudolf Steiner vi furono molti e profondi motivi di contatto e di intesa. Poi gli
epigoni, i discepoli e le scolastiche - come sempre accade - si son messi a dogmatizzare il verbo dei maestri, chiudendosi
cos in conventicole e parrocchie gelose ognuna della propria ortodossia e pronte, ad ogni momento, ad accusare gli altri
di mistificazione, di eresia e irregolarit, impugnando le differenze come clave eregendo muri di incomunicabilit...
Piccole cose in confronto alla levatura degli uomini di cui stiamo parlando! Oltre questi atteggiamenti invece importante
indagare con spregiudicatezza e animo equanime i rapporti tra il Tradizionalismo evoliano di derivazione guenoniana il
messaggio dell'antroposofia. Nel citato libro Massimo Scaligero dedica ad Evola un intero capitolo su cui vale la pena
fermarsi a riflettere.
Scaligero ebbe il primo contatto personale con Evola nella primavera del 1930:
"Bussai alla porta del penultimo piano di Corso Vittorio 297 e mi apr un personaggio giovanile, alto, longilineo,
indubbiamente pi annoso di me: il suo sguardo era tra buddhico e Olimpico, il suo portamento calmissimo... Evola
prontamente mi venne incontro con genuina simpatia: e questa simpatia fu la forza di connessione estradialettica e
estraordinaria che mi congiunse a lui per anni".
Scaligero venne accolto con Simpatia e cordialit da Evola dunque, la "figura pi ideale" che avesse mai incontrato:
"EgIi mi si presentava come un modello di potere inferiore, di coraggio e di capacit di sottile umorismo: pevci gli fi~i
amico e per diversi anni lo seguii come discepolo"
Per tra l'equazione personale' di Scaligero e quella di Evola vi erano delle differenze che non tardarono a manifestarsi:
con gli anni Scaligero scoprir che, mentre in Evola l'impulso era quello di sottomettere la , scienza alla forza, in lui
viveva un esigenza diversa e Opposta: trovare cio la conoscenza che "mi superasse e
mediante questa Superare la mia personale natura, ossia realizzare lessere interiore ". Scaligero accolse da Evola
l'impulso che, sviluppato, lo porter a collegarsi con la via rosicruciana e per questo non smise mai di rivolgere al
primo maestro pensieri di deferenza e di gratitudine. Dopo il distacco da Evola, dal suo yoga tantrico, Scaligero non
svilupp una vera e propria critica nei confronti di lui quanto una serie di riflessioni sul suo particolarissimo modo di essere.
Scaligero - come in altra occasione far l'orientalista Filippani Ronconi - sosteneva che Evola avesse in s, congenita, quella
magia immaginativa "che per il cercatore moderno un punto d'arrivo" e non di partenza. L'uomo moderno, infatti,
vive immerso nel pensiero astratto, duale, riflettente il mondo che gli si pone di fronte come qualcosa a lui esterno ed
estraneo. Ora, questa condizione la patiscono anche coloro i quali, assumendo come vera la critica tradizionalista alla
modernit di Evola e di Gunon credono di essere nella Tradizione solo per il fatto di chiamarsi fuori sentimentalmente
e intellettualmente dalla Modernit e dal suo congenito materialismo. "Quando Evola e Gunon parlano della Tradizione,
si riferiscono ad un mondo ben diverso da quello che diviene la romantica P cavalleresca idolatria dei tradizionalisti", i
quali si immergono nell'ideale della Tradizione, lo sognano, lo amano, ma non lo realizzano. Questi, per Scaligero,
si legano all'idea-forza della Tradizione, ma il loro una specie di miraggio perch pensano questo ideale riflessamente,
cio ne contemplano l'ombra senza poter accedere alla sua luce, muovendosi secondo il suo significato dialettico.
Non diversa la riflessione di Filippani Ronconi che, in occasione di una celebrazione evoliana, esprimeva stupore per il fatto
che "l'ideale tradizionale agitato da Evola... sia atttlalmertte presso la quasi totalit dei tradizionalisti una specie di
romantico ideale da servire, o sognano l'immagine astratta di 4"alche trapassato organismo romano, ghibellino o templare,
o traducendone le fattezze in un impegno politico, culturale o letterario, puramente esteriore, dacch prescinde con
ilzgentlo uealismo dalleffettiva trasformazione interiore del soggetto che si rappresenta la cosiddetta Tradizione"
Ci che per Massimo Scaligero e per Pio Filippani Ronconi il limite del discorso tradizionalista alla Gunon
proprio la man all'albun di famiglia: una insolita immagine di Ren Gtlnon, qui ritratto con la moglie il giorno del
matvimonio *a-l:
i~B
;'
~
canza di collegamento col mondo delle idee-forza di cui la dialettica, il discorso tradizionale, l'architettura
metafisica solo il guscio. Mentre questo guscio, questo discorso tradizionale "per gli evoliani o i guenoniani e
tutto, e cro spiega il loro atteggiamento d'irrivevenza o di
stlfficienza per la via del Pensiero", per la
via additata da il
maestro dei nuovi
tempi, Rudolf Stei-
ner, un mito dialet-
tico ne vale un al-
tro. Ci che real-
mente conta invece
superare la con-
Rudo'fSteiner: un volto che, elaborando la sua dottrina della razza, Evola
apprezz in tlna approfondita descrizione. Ma I'antroposofia, creatura
steineriana, fi~ Piu volte da lui giudicata trna mistiFcazione
dizione rinessa e morta del proprio pensiero. "L'opera
di Evola", scrive ancora Scaligero, " uMo stimolante ener-
gico del metafisico~~~ ma una simile esigenza, nei disc~poli,
non va oltve il limite di un sentimento ingenuo, anche se
eroico o epico dell'io"
Chi si accos~a all'opera di Evola rimane affascinato,
incantato dalla rigorosa tersit del suo pensiero, ma
questo incantesimo della potenza evoliana arresta chi
lo subisce in una posizione mistica, bloccando l'istanza
di volont di autorealizzazione. Certo Evola fornisce
piu di un metodo, e indica piu di una via operativa,
differenziandosi in questo dal nobile immobilismo di
Gunon con le sue esigenze di regolarit e trasmissioni
iniziatiche; ma ci che Evola non indica la conversione
del pensiero ordinario con cui si pensano i propri affari
quotidiani, al penslero vivo - col quale, solo, possono
pensarsl le idee - forza del mondo spirituale col quale,
solo,pu veramente esser percorsa una via spirituale
Ad Evola,'ma80 nato', questa converslone - come si
detto - non necessitava, ma al discepolo era, non solo
necessaria, ma indispensabile: ~Non si pu con 1 'io bialet-
tico e astratto saltaue entro il morzdo della potenza...
Molto spesso nel mondo evoliano si critica la civilt
moderna, alla quale "Ez,ala pervenuto attuaverso elabora-
zione di iiztuizioni e fovze personali, senza aver in qualche
modo conquistato la PYOPria vita interiove, cosi da potersi,
con un minimo di legittimit erigere a giudici del mondo
moderno e a euigere una Tradizione" Se 9Uesta ripetizione
della critica alla modernit tradisce fame di verit, pure
essa finisce con l'eludere il vero compito che Evola ha
lasciato ai suoi, e cio queIla riconnessione con il mondo
metafisico che pu garantire l'inverarsi rinnovellato
della Tradizione, quale idea rivoluzionaria e operativa
e non quale mummia.
Chi perviene al sistema di Evola come ad un fortilizio
sicuro per convivervi con la propria immutata persona-
lit - dice Scaligero - in definitiva tradisce Evola. I1
sistema evoliano della potenza non fa appello al senti-
mento ma alla volont, ma l'uomo d'oggi non pu muo-
vere direttamente dalla volont senza prima aver libe-
rato il suo pensiero. Questa conclusione della rifles-
sione di Scaligero ripete il messaggio centrale dell'o-
pera fondamentale dello Steiner: la Filosofia della Libert.
Pu sembrare paradossale o arbitrario il tentativo di
presentare, attraverso la mediazione di Scaligero, un
collegamento tra Evola e Steiner diverso da quello risol-
ventesi nell'attacco frontale che Evola ha mosso all'an-
troposofia. Ma non c' soltanto la mediazione scalige-
riana a favorire certe riflessioni, quanto anche dati irre-
futabili, e fino ad ora mai seriamente sviluppati, che
riguardano l'atteggiamento di Evola nei confronti di
Steiner e del suo metodo. Atteggiamenti contraddittori
rispetto alla pesante cntica evoliana all'antroposofia.
Si tratta di fatti che, per la loro carica problematica,
vengono presentati in successione sotto forma d'interro-
gativi senza risposta perch, se una risposta c', evi-
dentemente una risposta che pu essere concepita su
un plano diverso da quello dialettico.
* Perch Evola in 'Sintesi di Dottrina della razzai pre-
sentando una foto dello Steiner, descrive il suo volto
come quello di un tipo in cui i tratti fisici fan presentire
'Iforme di ilIuminazione e un potere di penetrazione spln-
ttlale" quando, altrove, aveva indicato nell'antroposofia
una mistificazione?
+ Perch quando nel dopoguerra si trattava di indicare
guide e contatti con personalit del mondo esoterico
Evola inviava chi gli sembrava non portato per la sua
'via', ad esponenti dell'antroposofia come Massimo
Scaligero?
+ Perch all'interno del Gruppo di Ur, di cui Evola fu
il direttore, la maggior parte dei collaboratori era costi-
tuita da steineriani?
+ Perch in uno dei fascicoli di Ur compaiono, quali
esercizi fondamentali per la liberazione lie2le facolt, a
firma Ea (pseudonimo di Evola), gli esercizi che Steiner
aveva elencato in Indicazioni per una scuola esoterica'?
Quesiti che, pensati sino in fondo, potrebbero rimettere
in discussione molte posizioni che sono sempre state
ritenute definitive. E che invece definitive non sono.
Riccardo Paradisi