Sei sulla pagina 1di 9

Ian Assmann

Violenza, Legge e Monoteismo

[Gewalt, Gesetz und Monotheismus

pubblicato in TheologischeZeitschrift4/62,2006,S.475486; traduzione di servizio a fini didattici,


non rivista]

Sempre pi spesso si vedono in tv e sui giornali immagini di giovani islamici che, con gesti
minacciosi e parole cariche dodio, bruciano bandiere o gigantografie di nemici politici: esiste
una connessione tra monoteismo, iconoclasmo e violenza? Legittologo si immerge volentieri
in quelli che Thomas Mann chiamava i pozzi del passato e cerca di cogliere determinati
fenomeni alle loro origini. Monoteismo e iconoclasmo sono fenomeni di cui non ipotizzabile
che siano esistiti da quando esiste lumanit, perch sicuramente hanno cominciato ad esistere
in un certo periodo, da qualche parte. In questi inizi dovrebbe essere possibile riconoscere se e
come essi si connettano fra loro.

Al di l dellarcheologia, le cui fonti non sono per particolarmente ricche, su questi inizi ci
informa prima di tutto la Bibbia ebraica che, per ampi tratti, si pu leggere come un resoconto
su come storicamente si sia affermata la religione monoteistica. Qui il nesso tra monoteismo e
violenza [Gewalt] emerge con grande chiarezza. La Bibbia certo, per esprimerci con una
metafora amata da Freud a proposito del lavoro mnestico, del lavoro del ricordo messo in atto
dalla psicoanalisi, non un territorio in cui basti semplicemente scavare, come desidera ogni
archeologo. Per restare nellimmagine, accanto a case e cimiteri, tale territorio ospita anche una
sinagoga e una chiesa. Chi si mette a scavare qui, ha a che fare con gli abitanti. Che,
certamente, non ricorrono alla violenza fisica tipica degli odierni islamisti incolleriti, ma, come
ho dovuto sperimentare pi volte, sospettano comunque di trovarsi dinnanzi a degli antisemiti o
temono che che si sconvolgano i fondamenti pi saldi della normativit cristiano-occidentale.
Per questo voglio dichiarare da subito che non intraprendo questi scavi per sotterrare qualcosa
o per far crollare qualcosaltro. Il pericolo per la sopravvivenza di chiesa e sinangoga, di
cimiteri e di abitazioni lo vedo proprio nel materiale esplosivo che risiede nelle loro
fondamenta e che dovrebbe essere disinnescato dal lavoro della memoria che pu essere svolto
dalle scienze della cultura. Oggi, infatti, la religione si rivela essere assai pi essere dinamite
che non oppio del popolo.

Il nesso tra monoteismo, iconoclasmo e violenza ci presentato con la pregnanza di una scena
originaria nel racconto biblico del vitello doro. Mentre Mos sul Sinai riceve da Dio le
tavole della Legge e si trattiene sul monte, ritenendolo morto il popolo prega Aronne di creargli
una nuova guida, fabbricando unimmagine divina che li preceda lungo il cammino, al posto
dello scomparso Mos. Aronne si fa consegnare tutto loro in possesso del popolo e lo fonde in
una statua che raffigura un vitello. Quando Mos scende dal monte scorge la danza del popolo
attorno a questo idolo. Preso dalla collera, spezza le tavole della legge, distrugge il vitello
doro, lo riduce in polvere che fa bere mischiata con acqua al popolo, poi raduna intorno a s i
figli di Levi e dice loro:
Dice il Signore, il Dio dIsraele, ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nellaccampamento da una
porta allaltra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente. I leviti agirono secondo
il comando di Mos e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. (Ex 32,21f.)

Decisive in questo passo sono le parole il proprio fratello, il proprio amico, il proprio parente. La
violenza punitrice, il diritto di punire (Strafgewalt), che si manifesta qui sta al servizio di un vincolo e
di un obbligo che travalica tutti i vincoli naturali di parentela e di amicizia: sta al servizio del vincolo
esclusivo con lunico Dio che esige una fedelt assoluta e la cui divina gelosia stata scatenata dal
culto indirizzato allidolo del vitello doro.

Pi volte nella Bibbia ci imbattiamo in questa esigenza, di mettere a tacere i propri sentimenti naturali,
l dove in gioco la causa di Dio. Mi limito a citare uno solo tra i molti passi possibili:
Qualora tuo fratello o il tuo amico che come te stesso ti istighi in segreto, dicendo: Andiamo, serviamo altri di, d che
n tu n i tuoi padri avete conosciuti, divinit dei popoli che vi circondano, tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo
occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. Anzi, devi ucciderlo, la tua mano sia la prima
contro di lui per metterlo a morte; poi la mano di tutto il popolo; lapidalo e muoia, perch ha cercato di trascinarti
lontano dal Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese dEgitto, dalla condizione servile. (Dt 13,712)

Qui non si tratta del divieto delle immagini (das Bilderverbot), bens del rivolgersi ad altre divinit,
ma proprio questo il senso del divieto delle immagini. Chi si costruisce un idolo, lo fa per venerarlo.
Qui siamo ancora lontani da unepoca in cui esista larte. quanto ha formulato chiaramente del resto
Arnold Schnberg, in un appunto per la sua opera MosesundAron,il cui tema appunto il divieto
delle immagini:In tutto ci che ci circonda contenuto un falso dio, esso pu avere laspetto di
qualunque cosa, pu sorgere da ogni cosa questo falso dio lespressione di una venerazione della
natura ed equipara a Dio ogni vivente.

Si rivolge ad altre divinit anche chi, per esempio, mangia carne di un sacrificio celebrato per una
divinit diversa da JHWH. Anche qui abbiamo il racconto di una scena originaria nel 25 capitolo del
libro Numeri:

Quando Israele si stabil a Sittim, il popolo cominci a trescare con le figlie di Moab.Esse invitarono il popolo ai
sacrifici offerti ai loro di; il popolo mangi e si prostr davanti ai loro di. Israele ader al culto di Baal-Peor, e
lira del Signore si accese contro Israele. Il Signore disse a Mos:Prendi tutti i capi del popolo e fa appendere
al palo i colpevoli, davanti al Signore, al sole, perch lira ardente del Signore si allontani da Israele. Mos
disse ai giudici dIsraele: Ognuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che hanno aderito al culto di Baal-Peor.
Ed ecco uno degli Israeliti venne e condusse ai suoi fratelli una donna madianita, sotto gli occhi di Mos, e di
tutta la comunit degli Israeliti, mentre essi stavano piangendo allingresso della tenda del convegno. Vedendo
ci Pincas, figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, si alz in mezzo alla comunit, prese in mano una
lancia, segu quelluomo di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, luomo di Israele e la donna, nel basso
ventre. E il flagello cess tra gli Israeliti. Di quel flagello morirono ventiquattromila persone.

Il Signore disse a Mos: Pincas, figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, ha allontanato la mia ira dagli
israeliti, perch egli stato animato dal mio zelo fra di loro [dass er sich bei ihnen fr mich er eiferte]. e io nella
mia gelosia non ho sterminato gli Israeliti. (Num 25,111)
In cosa consisteva la colpa del popolo per cui 24000 hanno dovuto morire di peste e chiss
quanti hanno dovuto morire legati ai pali? Gli israeliti si erano uniti ai madianiti e soprattutto
alle madianite che li avevano sedotti a partecipare ai culti sacrificali per le loro divinit. Nel
mondo antico il sacrificio rituale costituiva lunico accesso al consumo di carni; bisognava
organizzare una festa e consacrare un animale alla divinit come sua vittima, per poi
poterla consumare in comune. Macellare e sacrificare erano la stessa cosa. Qualunque
carne era carne sacrificale e perci ogni banchetto consumato con stranieri equivaleva a
rivolgersi anche alle loro divinit.

Il monoteismo significa anzitutto lassoluta fedelt allunico Dio che fa retrocedere qualunque
altra forma di vincolo. Significa che non bisogna farsi immagini, perch ogni immagine, ogni
statua esige di essere venerata come un altro dio e non lecito unirsi con coloro che venerano
altre divinit. La fedelt a Dio esige, anzi, che si proceda a distruggere sia le immagini/gli idoli,
sia coloro che li venerano, gli idolatri. Non bisogna in questo caso risparmiarsi. Mi limito a
unultima citazione al riguardo:
Quando il Signore tuo Dio ti avr introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avr scacciate davanti a te molte
nazioni gli ittiti, i gergesei, gli amorrei, i perizziti, gli evei, i cananei e i gebusei sette nazioni pi grandi e potenti di te,
quando il Signore tuo Dio le avr messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse
alleanza, n farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie
per i tuoi figli, perch allontanerebbero i tuoi figli dal seguir me, per farli servire a di stranieri, e lira del Signore si
accenderebbe contro di voi e presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete cos: demolirete i loro altari, spezzerete le
loro stele, tagliere i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. [] Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio Dio,
il dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi
comandamenti, ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo
odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga (Dt 7,112)

In chiesa questi testi non sono oggetto di predica, e cos pure nella Yeshiva [ centro di studi della
Torah e del Talmud dell'ebraismo ortodosso e/o ebraismo rabbinico] raro che siano insegnati e
discussi. Nel mondo ebraico e cristiano si ritiene che questi passi biblici abbiano il loro posto nella
storia, ma che non ci riguardino pi oggi, in ogni caso non nella loro letteralit. Ma larcheologo che
si interroga sulle origini del monoteismo e sul nesso tra iconoclasmo e violenza non pu
considerare come marginali brani del genere, come giusto e dovuto dal punto di vista
teologico, perch deve valutarli come fonti documentarie. E questo tanto pi perch parlano
la stessa lingua del Decalogo che, indubbiamente, occupa il centro sia della concezione ebraica
che cristiana dei testi biblici. Se prendiamo in considerazione il divieto delle immagini che
viene contato come autonomo, secondo comandamento nellEsodo e che rientra nel primo
comandamento nel Deuteronomio, ma in stretta connessione con il divieto di venerare di
stranieri, allora si vede che anche qui il divieto viene fondato con la gelosia di Dio e con la
sua distinzione tra amico/nemico:
Non avrai altri di di fronte a me. Non ti farai idolo n immagine alcuna di ci che lass nel cielo, n di ci che quaggi
sulla terra, n di ci che nellacqua, n sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perch io, il Signore,
sono il tuo Dio, un dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che
mi odiano, ma che mostra il suo favore fino a mille generazioni per quelli che mi amano e osservano i miei comandi. [(Ex
20,4-6 = Dt 5,8-10).

Lamore di Dio non si riversa senza differenze su tutte le sue creature: distingue tra amico e nemico. E
se io non procedo con decisione contro i nemici di Dio, ma mi limito a contemplare tranquillamente
come il popolo danza attorno al vitello doro, come Zimri si porta a letto la madianita, che lo ha sedotto
a cibarsi delle carni del sacrificio al suo idolo, se tollero senza intervenire che una rivista danese
pubblichi delle caricature del Profeta o se il papa cita un testo che offende il Profeta, allora perdo
lamore di Dio e con ci tutto ci che conferisce senso e sostegno alla mia esistenza, attirando su di me
la collera divina. La gelosia di Dio esige da me zelo per la sua causa, lira di Dio esige che mi
indigni ed con questo zelo che noi oggi dobbiamo confrontarci da parte islamica.

II
Diderotnellavoce Encyclopdie dellasuaEnciclopediascrive:luomoiltermineunicodalqualeoccorrepartireeal
quale occorre far capo, sesi vuolepiacere, interessare ecommuovere. Tuttosi mutainuna gransolitudine,ovei
fenomeni,inosservati,sisusseguonoinmodooscuroesordo.Soltantolapresenzadelluomorendeinteressantelesistenza
degliesseri[],luomoiltermineunicodalqualeoccorrepartire.
Non c che una virt: la giustizia; che un dovere: rendersi felici; che un corollario, non
sopravvalutare la vita e non temere la morte.

Non si possono avere dubbi circa il nesso originario che connette monoteismo, iconoclasmo e violenza.
Il monoteismo appare qui come fedelt assoluta ed esclusiva a un unico Dio. Possiamo ora tentare un
passo ulteriore e interrogarci sulla provenienza di tale nesso. Siamo di fronte a qualcosa di
assolutamente nuovo e inaudito o esiste un preludio nelle religioni pi antiche? La risposta
affermativa: ma ha tuttavia meno a che fare con la religione che con la politica. Questa fedelt assoluta
ed esclusiva come hanno precisato studiosi veterotestamentari come Eckart Otto, Hans Ulrich
Steymans, Othmar Keel e altri esattamente la forma di lealt che il gran re assiro esigeva dai suoi
vassalli e dai suoi sudditi, che erano vincolati con giuramento a una simile fedelt assoluta. Ci si
riscontra anche in particolari testuali, come lobbigo di amare il gran re con tutto il cuore, con tutta
lanima e con tutte le proprie forze e nella denuncia di chi la pensa diversamente. Si tratta dunque fin
dallinizio di violenza e di violenza politica. La violenza politica su questo punto bisogna dar ragione
a Carl Schmitt si fonda sulla distinzione tra amico e nemico. Per Schmitt tale distinzione esauriva il
concetto di politico; non condivido questa idea, io correlo questa distinzione non alla politica in
generale, ma solo alla violenza politica. Penso infatti che la violenza che ci troviamo di fronte oggi nei
moderni fanatici di Dio, ossia nei mudjaheddin, e che presente nella lettera di alcuni passi biblici, sia
in forma normativa, sia nella narrazione di alcune scene originarie, non ha originariamente il suo
inizio nella religione in senso stretto, bens ha invece natura politica. A mio avviso la gelosia e lira di
Dio sono moti dellanimo di natura politica che hanno il loro luogo dorigine nei grandi regni sotto la
cui pressione egemonica Israele dovette vivere e patire.
Ovviamente quando si parla di gelosia di Dio ad essere in gioco non sono le emozioni di Dio, bens
emozioni umane che gli uomini hanno proiettato nella loro immagine di Dio e che poi, questo il punto
decisivo, abreagiscono, mettono in pratica nel loro agire credendo devotamente di attuare unimitatio
Dei. Ma qui non sono in gioco semplicemente moti dellanimo propri di qualunque uomo, qui sono in
gioco moti dellanimo tipici di chi esercita un dominio. Un gran re sa benissimo che esistono anche
altri stati oltre al suo, ma va in collera se i suoi vassalli si sottomettono a un altro sovrano ed esige dai
suoi sudditi una fedelt incondizionata. Per i re assiri (e sulle loro orme per i persiani e per i romani)
anche la sola esistenza di altri stati indipendenti divenne un problema e fecero di tutto per imporre loro
rapporti di vassallaggio. Si forma cos una ideologia politica o una semantica che per alcuni aspetti
importanti il monoteismo ha poi ereditato.
Per tornare alla Bibbia, solo dopo la conclusione del patto di alleanza sul monte Sinai compaiono
e la gelosia e lira di Dio. La maledizione del serpente, la cacciata dal paradiso terrestre, la
maledizione di Caino, la confusione babelica delle lingue, la distruzione di Sodoma e Gomorra,
luccisione di Onan, tutti questi interventi punitivi di Dio, narrati nel Genesi, appaiono senza che si
evidenzino emozioni, moti dellanimo in Dio. Per cos dire, Dio ottiene un fondamento alla sua
gelosia solo dal momento della conclusione dellalleanza, che certo viene espressa metaforicamente
anche con la metafora del matrimonio. Lidea della gelosia di Dio si radica nellidea della
liberazione/elezione (chiaramente formulata nel libro dellEsodo) e nellidea del patto dalleanza:
appartiene perci allo spazio del politico. quanto ha visto chiaramente gi Lattanzio nel suo libro
De ira Dei. Lira di Dio non appartiene alla sua essenza (natura), bens al suo imperium, al suo
dominio, al ruolo di Signore che ha assunto nel quadro dellalleanza stabilita con Israele; si tratta
di una forma politica del modo in cui Dio si volge al mondo.

Se si riconosce che qui abbiamo a che fare con la violenza politica, che risulta solo a partire dal
pensiero dellelezione e della conclusione di unalleanza che unalleanza politica, allora diventa
anche chiaro che questa violenza inseparabilmente unita allidea di legge. Si tratta di una violenza che
ha bisogno del diritto per diventare effettiva, per mettersi in moto. Il Dio geloso, disposto a usare la
violenza ed effettivamente punitore, non affatto un demone vulcanico primitivo, bens il Dio
legislatore, giudice e punitore, dunque il Dio legislativo, giudiziario ed esecutivo. Che significato
avrebbe la legge, se non possedesse la forza di imporsi e di costringere alla sua osservanza? Daltra
parte, quale senso potrebbe avere la violenza politica se non potesse richiamarsi alla legge? La
disponibilit a ricorrere alla violenza e leffettivo ricorso ad essa da parte di Dio il Dio presentato
dalla sua raffigurazione biblica risulta pertanto dalleticizzazione e giuridicizzazione della
religione, a partire dal passo assolutamente rivoluzionario del Dio biblico di fare propria la causa della
giustizia e di porla al centro delle richieste che egli rivolge al suo popolo. I profeti biblici non parlano
dei pagani, dei cultori di altre religioni o delle religioni degli altri, bens della loro propria religione.
Ci cui si contrappongono non politeismo e monoteismo, bens la prassi cultuale tradizionale della
propria religione israelitica e lesigenza del tutto diversa che Dio pone al suo popolo.

Cos Michea (6,6-8) si chiede:


Con che cosa mi presenter al Signore, mi proster al Dio altissimo? Mi presenter a lui con olocausti, con vitelli di un
anno? Gradir il Signore le migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli offrir il mio primogenito per la mia colpa, il
frutto delle mie viscere per il mio peccato? Uomo, ti stato insegnato ci che buono e ci che richiede il Signore da te:
praticare la giustiza, amare la piet, camminare umilmente con il tuo Dio.

Rinuncio a moltiplicare passi di analogo tenore facilmente rintracciabili in Isaia e Amos. Preferisco
sottolineare il fatto che questa eticizzazione della religione o teologizzazione delletica costituisce un
passo rivoluzionario con cui Israele si distingue in modo clamoroso e univoco dalle religioni
dellambiente circostante. Questo tipo di religione a quel tempo non esisteva da nessunaltra parte del
mondo. Qui non si tratta, si noti bene, di surrogare il culto con il diritto e la giustizia. Accanto alle voci
dei profeti e del Deuteronomio esistono nella Bibbia anche tradizioni sacerdotali, in particolare il
Levitico in cui le prescrizioni del culto sacrificale sono fissate in tutti i dettagli. Ma si tratta piuttosto di
affiancare il diritto al culto in modo da integrarlo. Ma sulla lunga durata, con la distruzione del secondo
Tempio, nelle religioni ebraica, cristiana e islamica il diritto e la giustizia si sono imposte come
centrali nella vita religiosa rispetto al culto sacrificale.

Per ci che riguarda lEgitto, e questo caso dovrebbe essere tipico per tutte le altre culture che hanno
costituito lambiente di Israele, si ritrovano anche qui quasi tutte le esigenze che JHWH pone al suo
popolo. Non vi sarebbe nulla di pi errato che ritenere che i pagani abbiano vissuto in un modo privo
di leggi e di ordinamenti giuridici e che solo il monoteismo biblico abbia introdotto nel mondo lidea di
giustizia. Ma in Egitto non Dio, bens il re ad essere il legislatore e la violenza che anche qui, come
ovunque nel mondo logicamente si connette con lidea di legge, non una violenza divina, bens una
violenza statale. Il re (ossia lo stato), come si afferma in un testo egizio di capitale importanza, stato
insediato sulla terra dal Dio creatore, che coincide con il dio del sole, per assicurare il diritto agli
uomini e per conciliare gli di, per realizzare la Maat e bandire lIsfet. Il re d agli di sacrifici divini e
ai morti sacrifici per i morti. Qui si distingue chiaramente tra diritto e culto; il diritto esiste per gli
uomini, il culto per gli di. Lelemento di sconvolgente novit in Israele che anche il diritto esiste per
Dio in quanto scaturisce da Dio. Come il diritto uno dei modi in cui Dio si volge al mondo, cos
anche lagire in conformit con il diritto diventa qui una forma di culto divino.

Fare di Dio il legislatore e del diritto una causa di Dio, farne la quintessenza del vincolo religioso,
costituiva nel mondo antico un passo rivoluzionario. La Bibbia rappresenta questo passo come un
intervento liberatore e ha in ci sicuramente ragione. Il sistema dei regni sacrali vetero-orientali
[altorientalischen Sakralknigtmer] si basava su unantropologia negativa che ci familiare dagli scritti di
Hobbes e Schmitt e di molti altri pensatori conservatori e che si lascia ridurre alla formula: senza uno
stato forte gli uomini si scannano a vicenda. Per quanto il bastone dello stato possa colpire duramente i
sudditi, sempre meglio dellanarchia che significa bellum omnium contra omnes.

La Bibbia si sbarazza di questa concezione, sostituendo lo stato forte con una legge rigorosa.
La Bibbia libera dalla pusillanimit [Kleinmut] egizia, convinta che gli uomini non potrebbero
vivere senza uno stato. Da queste riflessioni diventa chiaro che la religione biblica che fornisce
il modello per le attuali religioni monoteistiche universali, va interpretata per molti aspetti
decisivi come unistituzione successiva allo stato altamente civilizzato del tipo egizio o
mesopotamico, pi che come istituzione che succede alle religioni che lhanno preceduta. Nella
forma signoriale del suo volgersi al mondo, come partner dellalleanza con il popolo di Israele,
Dio prende il posto del Faraone e dei gran re assiro-babilonesi, liberando Israele dalle loro
mani. Sorge qui qualcosa di completamente nuovo, che pi giusto chiamare stato che
succede ai regni sacrali delle grandi civilt, piuttosto che religione che succede alle religioni
pagane, perch al centro di questo nuovo ordinamento non vi il culto bens il diritto. Dove
sta scritto che sul monte Sinai assistiamo alla fondazione di una religione? Religione pu
essere qui un concetto sbagliato e anzi un indebolimento del processo rivoluzionario che
qui ha luogo, soprattutto se si intende con religione una faccenda privata. Anche il
concetto di rivelazione in rapporto allevento sinaitico appare inadeguato e in ogni caso non
biblico. La Torah non viene rivelata, bens data. A essere rivelata una verit nascosta,
non una legge. Una legge viene decretata, promulgata, dichiarata vigente insomma, viene
data come dice la lettera dellespressione ebraica.

A questa distinzione ha annesso un grande significato il filosofo ebreo, amico di Lessing e


contemporaneo di Kant, Moses Mendelssohn, che nel suo scritto Jerusalem, Potere religioso
ed ebraismo ha sottolineato il carattere fondalmentalmente politico dellebraismo: Io credo
egli scrive che lebraismo non sappia nulla circa una religione rivelata. Gli israeliti
hanno leggi, comandamenti, norme di vita, istruzioni circa la volont di Dio, ma non
hanno opinioni dottrinali, verit salvifiche, proposizioni razionali universali. Queste
lEterno ce le rivela come a tutti gli altri uomini, attraverso la natura e le cose, mai mediante la
parola e la scrittura. Esse vengono affidate alla istruzione vivente, spirituale che tiene il passo
con i mutamenti del tempo e delle circostanze. Questa luniversale religione umana, non
lebraismo; e luniversale religione umana, senza cui gli uomini non possono essere n virtuosi
n felici, non doveva qui essere rivelata. Lebraismo non si vanta di alcuna rivelazione
esclusiva di verit eterne, indispensabili alla beatitudine; di alcuna religione rivelata nel senso
in cui siamo abituati a considerare questespressione. Qui dunque non c neppure nulla da
credere, poich oggetto della fede sono solo le verit eterne e non le verit storiche.

Anzi la parola ebraica che si soliti tradurre con fede [emunah] nella maggior parte dei casi
significa fiducia, il tranquillo affidarsi a ci che stato detto e promesso. Se proviamo a
sostituire il concetto di religione che ci pare inappropriato per latto di donazione di una legge
il concetto adeguato il concetto di stato nel senso dellordinamento di una comunit politica,
non basata sulla fede, bens fondata su dominio e obbedienza. Non stiamo a discutere se
questo stato, per cui Flavio Giuseppe, ha coniato il termine teocrazia sia mai esistito in realt.
Parliamo della sua idea. La nostra questione se esiste un nesso tra monoteismo e violenza, e
anche questa questione riguarda unidea, una concezione di Dio, lidea della gelosia divina.
La risposta che vorrei proporre : S, il Dio unico del monoteismo violento, ovviamente nella
cornice del suo volgersi signoriale al mondo, nella cornice dello Stato che la Bibbia, o
diciamo meglio, il Deuteronomio e le tradizioni bibliche deuteronomistiche gli fa fondare
insieme con il popolo eletto. Solo un Dio forte, ossia disposto a impiegare la violenza pu
redimere gli uomini dallidea fissa che non sia possibile vivere senza uno stato forte.
Lelemento di sconvolgente novit nel monoteismo esclusivo che non solo una questione di
culto e di un rapporto generale con il mondo, ma risiede nel fatto che come uno stato, anzi
anche se quasi si ha timore di dirlo, come uno stato totalitario tale stato teocratico vuole
regolare lintera conduzione della vita, feste e quotidianit, fino nei pi minuti dettagli.

Queste idee appartengono comunque alla storia. Ebraismo e cristianesimo hanno entrambi in
modi molto diversi percorso un processo di spoliticizzazione e hanno sviluppato nuovamente
lidea originaria dello stato in nuove forme di religione che chiaramente non hanno nulla o
quasi nulla a che vedere con i culti originari oggi classificati come pagani. Lebraismo nella
forma del messianismo ha escatologizzato la realizzazione statuale del suo ordinamento, ossia
lha rimandato alla fine del tempo e il cristianesimo ha reso meno acuto il problema con la
dottrina delle due civitates, interpretando la civitas Dei come una citt celeste che sulla terra
pu essere vissuta solo a livello interiore. Solo lIslam, almeno in alcune delle sue tradizioni,
rimasto fedele allidea originaria e vede ancor oggi, anzi oggi pi che mai, leffettiva
realizzazione del suo programma nelledificazione di uno stato divino sulla terra. Con ci
anche il problema della violenza divina si ripropone oggi con particolare virulenza. Daltra
parte i cristiani non dovrebbero pensare di aver superato definitivamente lidea della violenza
divina, in quanto hanno ubicato il Regno di Dio nellaldil e hanno rimpiazzato la legge con la
fede.

Anche la fede manifesta di essere disponibile alla violenza. La ragione per cui ci sia possibile
non risiede nella gelosia di Dio, bens nello zelo umano per la fede. Il problema se
nellesercizio della violenza luomo abbia il diritto di richiamarsi al volere di Dio. Proprio
questo ci che fece Pinhas, quando trapass con la spada Zimri e la sua amata madianita, la
scena originaria e il modello di tutti coloro che zelanti per losservanza della legge, come
avvenne poi con i maccabei e i sicari, le cui imprese non appartengono solo al mondo della
letteratura, bens alla storia effettiva. Questa forma di sacro zelo proseguita anche nel
cristianesimo e ha prodotto innumerevoli vittime.

E ora, per venire al cristianesimo, vorrei rifarmi ancora una volta a Mendelssohn. A suo avviso
il cristianesimo ha capovolto il rapporto tra verit eterne e verit storiche. In Cristo la
rivelazione delle verit eterne diventata storica. Con ci si giunge alla teologia e ortodossia,
alla scrittura e alla fede. Il cristianesimo si lega ai dogmi nel senso di una dottrina che pretende
di essere lunica ad offrire la beatitudine e si scioglie dal rapporto con la legge. Con ci si apre
certo a tutti la chance della salvezza. Ma in realt cos si traccia soltanto con grande chiarezza il
confine tra i cristiani e i pagani. Perch chi rifiuta questa chance, resta escluso dalla salvezza.
Ci che nella cornice della legge era una questione di giusto e ingiusto, nel quadro offerto dalla
fede diventa una questione di salvezza e dannazione. Questa distinzione e le immagini ad essa
connesse dellinferno e del giudizio finale appartengono alle immagini pi violente a cui le
raffigurazioni umane del dio nascosto si siano mai arrischiate. Cos anche nel cristianesimo si
giunge a uno zelo per la fede che, quanto a disponibilit a far uso della violenza, molto spesso
ha surclassato lo zelo veterotestamentario per la legge.

A chi risponde affermativamente alla questione se il monoteismo sia violento si obietta di solito
che anche i molti di non erano meno violenti e che anche tra i pagani uomini sono stati uccisi
e sacrificati in nome delle varie divinit. possibile che gli Aztechi, cui si rimanda sempre
molto volentieri, abbiano sacrificato un numero di uomini non minori dellInquisizione
spagnola. Ma questo argomento che mi viene costantemente ripetuto indegno di un cristiano
dotato di un minimo di cultura (aufgeklrten). Non si tratta infatti di ritornare ai molti di, bens
di depurare la nostra immagine di Dio, senza di cui sembra che noi uomini non possiamo
farcela, dei tratti violenti, tracciando una chiara linea di separazione tra i concetti di religione
e violenza.

La violenza rientra nellambito della politica, non della religione e una religione che
ricorre alla violenza resta prigioniera dello spazio politico e fallisce il suo vero compito in
questo mondo. Ci che importante spoliticizzare radicalmente le religioni monoteistiche
che sono sorte dallo spirito della politica e della legiferazione e contrapporre allordinamento
della politica, che impensabile senza violenza, un altro ordinamento la cui potenza si
fondi sulla non-violenza. Solo cos limpulso originario di liberare luomo
dallonnipotenza dello stato diventa effettivo.

questo mi pare lo scopo della distinzione che Mendelssohn opera tra ebraismo e
cristianesimo, come pure tra religione universale dellumanit e religioni concrete.
Mendelssohn si colloca qui nella tradizione dellilluminismo con la sua idea di una religione su
due livelli che egli generalizza universalisticamente. Anche ai miei occhi un grande vantaggio
dellebraismo non cristallizzare in dogmi le verit eterne, affidandole alla fluidificazione
discorsiva, al libero dibattito razionale in cui pu prevalere largomento migliore (Habermas).
La religione umana universale non si lascia irrigidire in un sistema di dogmi vincolanti. Ogni
religione concreta va relativizzata rispetto a tale religione umana universale. E ci non significa
unindifferenziazione sino a che queste religioni concrete a loro modo restano orientate in
direzione della verit nascosta. Ma chi vuole imporre con la violenza questa verit, lha gi
perduta. Tutte queste riflessioni sono gi presenti nella parabola lessinghiana degli anelli. Esse
fanno parte di una saggezza irrecuperabile da parte di qualunque dogmatica teologica, una
saggezza presente in tutte le culture e che si riferisce a un punto di convergenza che al di l di
tutte le distinzioni religiose e confessionali. In questa prospettiva io vorrei rispondere con un no
alla questione del nesso tra monoteismo e violenza. Dopo che lidea del Dio forte ci ha liberati
dallopinione di non poter vivere senza uno stato forte, dovremmo anche liberarci dallidea di
non poter vivere senza un Dio forte, ossia un Dio che ci sorveglia e punisce.

Realizzare i diritti umani su questa terra compito nostro, il compito che ci affidato e si tratta
di un compito non delegabile ad alcun Dio.