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Eurasiatica

72 Quaderni del Dipartimento di Studi Eurasiatici


Universit Ca Foscari di Venezia

Daniela Meneghini

Letteratura persiana in epoca selgiuchide


(429-615 / 1037-1218)

CAFOSCARINA
Daniela Meneghini, Letteratura persiana in epoca selgiuchide
(429-615 / 1037-1218)

ISBN 88-7543-064-0

in copertina: dettaglio della Gonbad-e Alaviyn di Hamadan (VI/XII secolo).

Universit Ca Foscari di Venezia


prima edizione: Venezia, ottobre 2004

Libreria Editrice Cafoscarina


www.cafoscarina.it

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro pu essere riprodotta o trasmessa in al-
cuna forma, meccanica, elettronica, fotocopiata, o altro, senza il preventivo permesso scritto
delleditore.

Stampato in Italia presso LCM Selecta Group, Milano


Premessa ............................................................................................................. 7

I. Introduzione........................................................................................... 9
II. I centri culturali ..................................................................................... 20
1. Dal Khorasan allAsia Minore (Grandi Selgiuchidi)........................ 22
2. Corasmia (Khrezmshh)................................................................. 27
3. Afganistan orientale e nord dellIndia (Ghaznavidi e
Ghuridi)............................................................................................ 28
4. Transoxiana e Turkestan orientale (Qarakhanidi) ............................ 32
5. Azerbaigian e Caucaso orientale (Ildeguzidi e
Sharvnshh).................................................................................... 32
III. I generi e i temi poetici .......................................................................... 36
1. Qaside.............................................................................................. 39
2. Ghazal.............................................................................................. 52
3. Robi .............................................................................................. 60
4. Qete ............................................................................................... 68
IV. Il mathnavi............................................................................................. 75
1. Mathnavi epico ................................................................................ 76
2. Mathnavi romantico ......................................................................... 81
3. Mathnavi didattico-religioso............................................................ 87
4. Mathnavi brevi................................................................................. 97
V. La prosa ................................................................................................. 99
1. Linfluenza dellarabo...................................................................... 102
2. La prosa didattica............................................................................. 104
3. Il romanzo popolare ......................................................................... 112
4. La prosa storica e lepistolografia.................................................... 113
5. La prosa religiosa............................................................................. 121
6. La prosa scientifica .......................................................................... 126
7. La poetica e la lessicografia ............................................................. 129
VI. Appunti sullo stile.................................................................................. 131
1. Lo stile della poesia ......................................................................... 131
2. Lo stile della prosa........................................................................... 139

Bibliografia .................................................................................................... 142


Le opere .................................................................................................... 142
Gli studi .................................................................................................... 147
Le traduzioni................................................................................................ 153

Indice dei nomi ................................................................................................... 155


Premessa

Questo volume ha uno scopo principalmente didattico; vuole essere uno strumento
introduttivo allo studio di un periodo della letteratura persiana che costituisce una
tappa cruciale nella formazione e nello sviluppo di tutta la storia letteraria che negli
ultimi undici secoli si espressa in persiano. Perseguendo tale obiettivo, il testo trac-
cia la mappa dei diversi centri culturali attivi in epoca selgiuchide e il profilo dei
maggiori letterati e delle loro opere, seguendo unimpostazione basata sui generi
letterari.
La bibliografia finale fornisce i dati essenziali per lapproccio diretto ai testi origi-
nali ed elenca opere generali (storie letterarie, storie dei generi, ecc.) e le maggiori
monografie di riferimento. Non vengono forniti in bibliografia i dati relativi ad arti-
coli specialistici (se non nei rari casi in cui manchino del tutto testi di maggior re-
spiro) che lo studente potr facilmente reperire consultando i repertori citati (lIndex
Islamicus e il Fehrest-e maqlt-e frsi soprattutto). Lultima parte della bibliografia
contiene i riferimenti alle traduzioni di opere del periodo selgiuchide che sono state
pubblicate in Italia negli ultimi anni e ha lo scopo di sollecitare un primo confronto
diretto coi testi.

La trascrizione segue un criterio di massima semplificazione: le vocali brevi sono


trascritte come indicato nel Farhang-e frsi di M. Moin e le consonanti secondo il
sistema inglese ma senza punti diacritici. Rispetto alla trascrizione del dizionario di
Moin, unica eccezione larticolo arabo che rimane invariato (al-). Si pensato che
una trascrizione scientifica sarebbe stata comunque superflua per il lettore che abbia
familiarit col persiano, mentre al lettore che non pratichi questa lingua avrebbe solo
appesantito la lettura.
Infine, per i nomi di persona e di luogo, nel caso esista una forma italianizzata atte-
stata, questa stata preferita alla trascrizione fedele del termine originale (per es.
Sangiar e non Sanjar; Isfahan e non Esfhn).

Le date relative alla vita di poeti e di letterati sono state inserite la prima volta nel
contesto in cui tale informazione sembrava pi utile (le date sono reperibili anche
nellindice accanto al nome dellautore).

Questo libro non sarebbe stato realizzato senza lo stimolo e laiuto del Markaz-e dirat al-maref-e
bozorg-e eslmi (Centre of the Great Islamic Encyclopaedia) di Tehran nella persona del Prof. Sdeq
Sajjdi.

Il reperimento di parte del materiale bibliografico stato possibile grazie al finanziamento del Prin
(2003), nellambito della ricerca sulla Storia della lingua persiana fino allepoca mongola.
CAPITOLO PRIMO

INTRODUZIONE

Nelle pagine che seguono tracceremo la storia della letteratura persiana prodotta fra
il 429/1037 e il 615/1218.1 Questo periodo viene convenzionalmente denominato
periodo selgiuchide dal nome della dinastia che domina gran parte del territorio ira-
nico in quei due secoli, bench, nello stesso arco di tempo, altre dinastie si affermino
su territori limitrofi proteggendo e sviluppando le lettere persiane. Linizio della sto-
ria della letteratura di cui ci occupiamo coincide con un evento storico, ovvero la de-
finitiva sconfitta dei Ghaznavidi2 a Dandnaqn per mano di Toghril Beg e si con-
clude, dopo un lungo periodo di smembramento e di decadenza dellimpero, con un
altro drammatico evento, linvasione mongola della Corasmia guidata da Gengis
Khn.
Poich la letteratura persiana in gran parte, fino al XIII/XIX secolo, letteratura
di corte, applicare alle sue diverse fasi una suddivisione basata sulle varie dinastie
che si succedettero sul territorio iranico prassi scientifica consolidata. Tale prassi,
al di l dellovvia utilit di dare una scansione temporale al corso degli eventi, ha
una sua giustificazione intrinseca dal momento che le diverse dinastie misero in atto
una specifica politica non solo economico-sociale ma anche prettamente culturale. I
Selgiuchidi non fanno eccezione in questo senso: pur rifacendosi al modello cultu-
rale e di etichetta cortese dei grandi sultani ghaznavidi, la loro epoca fu caratteriz-
zata da una serie di fattori storico-sociali e da alcune scelte politiche che differenzia-
rono in modo sostanziale la produzione letteraria di questepoca dalle precedenti. La
letteratura denominata selgiuchide mantiene, dunque, una forte continuit col pas-
sato, che il riconosciuto modello di riferimento, ma al contempo mostra nuove ten-
denze del gusto, manifesta atteggiamenti critici verso i costumi del tempo, si fa in-

1
Le date dellegira sono convertite sulla base di J. L. Bacharach, A Middle East Studies Handbook,
Seattle - London 1984. Questo manuale offre anche un utile quadro sinottico delle diverse dinastie
dellepoca di cui ci occupiamo (cfr. pp. 34-7).
2
I Ghaznavidi furono una dinastia di origine turca che verso la conclusione del IV/X secolo mise fine al
potere dei Samanidi (dinastia musulmana di origine iranica III-IV/IX-X secolo) nelle regioni orientali
dellaltipiano iranico. Le conquiste dei Ghaznavidi interessarono progressivamente un territorio enorme
che si estendeva dal nord dellIndia (Gujarat) allAsia centrale (Samarcanda), dal Kashmir alle zone oc-
cidentali dellaltipiano iranico (Ray).
10 Introduzione

terprete di nuove istanze spirituali, avvia unevoluzione nei contenuti e nelle forme;
tutti fattori che giustificano il farne un capitolo a s stante nei volumi di storia lette-
raria. Malgrado la convenzionalit dei limiti temporali, va tenuto presente che, men-
tre linvasione mongola guidata da Gengis Khn travolge tutto lIran e gran parte
delle zone sottoposte alla giurisdizione selgiuchide, Corasmia compresa, arrivando
fino a Baghdad, quasi contemporaneamente le trib Ghuridi mettono definitivamente
fine allimpero ghaznavide in Afganistan e in India, mentre le truppe dei Karakhitay,
solo pochi anni dopo, invadono la Transoxiana spazzando via i fasti delle corti qara-
khanidi. Questi tre grandi eventi storici che coinvolgono il territorio iranico e ampie
aree culturalmente legate alla tradizione persiana, si verificano tutti nellarco dei
primi decenni del VII/XIII secolo. Il senso di rottura drammatica e definitiva col
passato che tali sconvolgimenti portarono con s, costituisce un confine temporale
chiaro di quella che venne sentita come la fine di una fase storica e culturale del
mondo iranico.

Provenienti dallAsia centro-occidentale, i Turchi selgiuchidi penetrarono in Iran e


giunsero fino al Medio Oriente: conquistarono lIraq, lAzerbaigian e lArmenia; nel
447/1055 entrarono a Baghdad dove il califfo consegn a Toghril Beg il titolo di
Sultano. Nella seconda met del V/XI secolo, dopo la vittoria di Manzikert del
464/1071, i Selgiuchidi avevano sottratto allimpero Bizantino tutta lAsia Minore e
rappresentavano, dunque, la maggior potenza dellAsia Anteriore.3 In un territorio di
questampiezza, che si estendeva dal Khorasan allAnatolia, i Selgiuchidi affidarono
la loro politica interna a un apparato di ministri e di segretari di stirpe iranica adot-
tando il persiano come lingua ufficiale dellamministrazione e della corrispondenza
di corte. Leffetto pi importante e immediato di queste scelte fu la larghissima dif-
fusione del persiano come lingua letteraria. Se i Selgiuchidi non furono i primi a ser-
virsi del persiano come lingua di corte, furono per i primi a farlo in un impero che
inglobava la maggior parte del territorio persofono. Questi nuovi, quasi illetterati,
conquistatori turchi non avevano infatti da contrapporre al persiano una propria ere-
dit culturale e letteraria in turco; essi, dunque, raccolsero e coltivarono la ricchis-
sima e prestigiosa tradizione letteraria in lingua persiana. Cos facendo, giocarono un
ruolo considerevole e con conseguenze significative nellespansione del linguaggio
letterario persiano e della cultura persiana in senso lato, portando di fatto a un ridi-

3
Per una sintesi degli eventi storici di cui la dinastia selgiuchide fu protagonista, cfr. M. Bernardini, Il
mondo iranico e turco dallavvento dellIslam allaffermazione dei Safavidi, Torino 2003, pp. 91-132;
A. Bausani, I Persiani, Firenze 1962, pp. 127-40.
Introduzione 11

mensionamento della lingua araba come unica lingua franca della societ educata del
Medio Oriente.4
Sulla base di tale prestigio e diffusione, il persiano degli autori di epoca selgiu-
chide ebbe un ruolo fondamentale nella standardizzazione della lingua classica.
Quello di questo periodo riconosciuto come il persiano classico per eccellenza, ri-
spetto al persiano del periodo precedente che presentava, soprattutto nella prosa,
tratti locali e dialettali.

Sul piano politico, sociale e religioso, i fenomeni che contraddistinguono queste-


poca e che avranno uninfluenza notevole anche sulla vita culturale del tempo sono
numerosi; quelli di maggior impatto possono essere sintetizzati come segue.
Innanzitutto va menzionata laffermazione dellortodossia sunnita, di cui i Sel-
giuchidi si fanno strenui difensori, e il conseguente sviluppo della teologia rappre-
sentata nella sua massima espressione dallopera di Mohammad al-Ghazli. Questi,
critico indagatore di tutte le dottrine, rielabora la teologia ortodossa inserendovi
elementi mistici e dando cos ufficialit al sufismo, ovvero allascetica e alla mistica
musulmana.
Al contempo, col diffondersi del misticismo e con il delinearsi delle organizza-
zioni iniziatiche, nacquero e si svilupparono le confraternite mistiche (tariqe)5 e
parallelamente vennero fondati, soprattutto nelle province orientali, numerosi con-
venti di mistici (khneqh) che in questo periodo ebbero un ruolo decisivo per lo
sviluppo e la diffusione delle dottrine ascetico-contemplative che cos profonda-
mente penetrarono nella poesia. Lelaborazione delle teorie sufi in compendi teorici
e in poemi didascalici, lespressione lirica, in ghazal e in quartine, dellesperienza
mistica costituiscono alcuni dei tratti caratterizzanti la vita religiosa e letteraria del
periodo.
Laltro fenomeno di grande impatto sul clima politico e culturale dellepoca fu
lattivit della setta sciita degli ismailiti,6 i cui capi fondarono allinterno del territo-

4
Larabo resta comunque la lingua in cui gli autori persiani trattano ancora di teologia, filosofia e
scienze religiose in generale, e numerosi sono anche i poeti che, se non arrivano a comporre un divn in
ciascuna delle due lingue (come Nser-e Khosraw, per esempio), scrivono per molte poesie anche in
arabo.
5
Il termine tariqe, di origine araba, significa via, metodo e designa le confraternite mistiche in ambito
musulmano; ne sorsero numerose sul territorio iranico proprio a partire dal VI/XII secolo.
6
Il termine ismailismo definisce una dottrina eretica musulmana che dichiara legittimo imm (capo,
modello, guida) dopo il sesto riconosciuto (Jafar al-Sdeq morto nel 148/765) il figlio primogenito
Esmil anzich il secondogenito Mus al-Kzem, affermando che con lui venga chiuso limamato. Il
termine ismailismo legato soprattutto allambito dellesoterismo islamico secondo il quale esiste un
senso nascosto del Corano al quale si accede con laddestramento allinterpretazione simbolica impartito
da maestri iniziatici. Gli ismailiti elaborarono anche una dottrina politica che si opponeva, ideologica-
12 Introduzione

rio iranico, ad Alamut, uno stato teocratico che aveva come nemico principale pro-
prio i Selgiuchidi sunniti e poteva contare sullappoggio dellEgitto Fatimide nonch
sulla presenza di diverse fortezze e feudi indipendenti collocati in varie regioni del
Vicino Oriente come Siria e Libano. LIsmailismo, i cui adepti furono considerati
dai Selgiuchidi eretici estremisti, fu percepito come la pi forte e immediata minac-
cia al potere costituito. La preoccupazione, a tratti drammatica, prodotta dal pericolo
incombente del programma sovversivo degli eretici ismailiti, presenti e attivi fino
allinterno della corte, pervade infatti tutto il Siysatnme del ministro Nezm al-
Molk. Dal punto di vista letterario, la dottrina ismailita fu tuttavia in questepoca
unefficace fonte di ispirazione per un autore come Nser-e Khosraw che, nelle sue
opere morali e filosofiche, denuncia la vanit della vita di corte, gli abusi dei potenti,
lipocrisia del clero ufficiale.
Al periodo selgiuchide viene inoltre riconosciuto il forte impulso dato alle-
spansione urbanistica e allo sviluppo delle citt, e tale tendenza, stimolata dal pro-
cesso di decentralizzazione politica, favor la crescita e lespansione di alcuni centri
minori, quali Tabriz, Ray, Yazd, Shiraz, citt che gradualmente, con laffermazione
degli atabeg (dinastie di schiavi turchi), acquisteranno una forte autonomia e diver-
ranno importanti sedi della vita culturale dellepoca.7
Collegata a questa tendenza, ma soprattutto alla necessit di fornire lapparato di
gestione, fedelmente sunnita, a tutta lamministrazione centrale e decentrata,
listituzione di numerose scuole (madrase) sotto il diretto controllo del sovrano o dei
visir che ne condizionavano i contenuti dellinsegnamento assumendo o licenziando
direttamente i docenti. Le fonti citano listituzione di nove nezmiyye (sorta di uni-
versit fondate dal ministro Nezm al-Molk dal quale presero il nome), di cui cinque
nel Khorasan e le altre in Iraq8 (di cui la pi importante a Baghdad fondata nel
458/1065), in prevalenza shafihite asharite,9 che ebbero un ruolo fondamentale nella

mente e storicamente, al potere sunnita dominante (cfr. A. Bausani, Persia religiosa, Milano 1959, pp.
177-213).
7
Si tenga presente che i Selgiuchidi non manifestarono mai il bisogno di una capitale fissa e permanente;
avanzando verso ovest, dopo la cattura di Nishpur, eletta temporaneamente a capitale, si trasferirono a
Ray (434/1042), a Isfahan (442/1050) e infine a Hamadan. Marv rest la capitale della zona orientale
dellimpero mentre altri rami della famiglia si insediavano a Kermn, in Siria e in Anatolia (con capitale
Konya). La forte tendenza alla decentralizzazione documentata fin dagli anni immediatamente succes-
sivi alla morte di Malek Shh.
8
Si ricorda che il termine Iraq utilizzato nellambito del medioevo islamico sta a indicare lampio territo-
rio che comprendeva oltre alla mesopotamia anche la parte sud-occidentale dellaltipiano iranico; col
duale erqayn si indicavano infatti lerq- e ajami (di etnia e lingua persiana) e lerq-e arabi (di
etnia e lingua araba).
9
Questi termini indicano la scuola giuridica islamica ai cui princpi si ispiravano gli insegnamenti
impartiti nelle nezmiyye.
Introduzione 13

diffusione e nello sviluppo delle scienze e della teologia (a questepoca risalgono,


infatti, anche i primi trattati scientifici e teologici scritti in persiano).
Infine, lespansione verso Occidente e il forte legame instaurato col califfato di
Baghdad portarono le corti selgiuchidi ad avere pi stretti contatti con la lingua e
con la cultura araba, rispetto a quelli avuti dai loro predecessori che risiedevano
nelle zone pi orientali dellaltipiano; tali contatti, intensi e fecondi, vengono gene-
ralmente individuati come una delle cause che favorirono laffermarsi in letteratura
di alcune tendenze stilistiche tipiche dellepoca, quali la ricerca del preziosismo for-
male in poesia e la formazione dello stile ornato in prosa.

La letteratura prodotta nellarco del V-VI/XI-XII secolo, pur presentando alcune


tendenze generalizzate dovute fra laltro alla frequente migrazione dei poeti da una
provincia allaltra alla ricerca dei favori di nuovi mecenati, si arricch di esperienze
molto diverse. Accanto alle corti presiedute dai sovrani selgiuchidi, erano a quel
tempo presenti altre corti culturalmente attive che seppero dare un contributo origi-
nale in campo letterario, con lintento di affermare il proprio prestigio. Gli entourage
intellettuali di dinastie semi-indipendenti (quali i Khrezmshh in Corasmia, i Qara-
khanidi in Transoxiana, i Ghaznavidi nellAfganistan orientale e nel Panjab, gli Ilde-
guzidi in Azerbaigian e Arrn, e gli Sharvnshh nel Caucaso orientale) erano infatti
in grado di rivaleggiare con il fasto delle corti dei Grandi Selgiuchidi di Hamadan,
Isfahan e Marv, per quantit e qualit della produzione letteraria. Sar proprio grazie
allapporto di tutti questi diversi ambienti, geograficamente lontani, influenzati da
realt linguistiche e culturali locali, ma accomunati dalla medesima eredit letteraria,
che la letteratura non sar pi solo khorasanica ma si arricchir di esperienze stili-
stiche nuove (azerbaigiana, indiana e iraqena in primis).

I due secoli di storia letteraria di cui ci occuperemo furono il prodotto di una societ
feudale che presenta, in quanto tale, alcuni caratteri generali costanti. Il fattore di pi
immediato rilievo la predominanza della poesia di corte; il poeta fu, anche in epoca
selgiuchide, cos come era stato nelle epoche precedenti, luomo di lettere per ec-
cellenza, labile manipolatore di uno strumento, il panegirico (qaside), che aveva il
potere di eternare la fama di prncipi, di ministri e dei personaggi pi in vista della
corte, registrando, fra laltro, le pi importanti vicende pubbliche e private del mo-
mento.10 Il contesto cortese infatti predominante per la produzione letteraria
dellepoca bench le corti non detengano pi il monopolio assoluto della cultura. Il

10
Sul poeta e sulla funzione della poesia in epoca selgiuchide, si veda lottima sintesi in J.T.P. de Bruijn,
Of Piety and Poetry, Leiden 1983, pp. 155-63.
14 Introduzione

forte sviluppo delle citt voluto dalla politica selgiuchide con la conseguente affer-
mazione di una nuova classe borghese di artigiani e di commercianti, accompa-
gnato dallintensa attivit culturale e di scambio allinterno delle nuove universit,
sono fattori che spingono intellettuali e poeti a scelte anche diverse dalla carriera
cortigiana che resta, comunque, la pi ricercata e remunerativa. La mistica e la filo-
sofia, che si affermano proprio in questepoca, fioriscono al di fuori dellambiente
cortese. Poeti come Nser-e Khosraw e Sani furono in grado di trovare nuove giu-
stificazioni alla pratica della poesia, il primo nella causa fatimide-ismailita, il se-
condo mettendo la propria poesia al servizio della predicazione islamica; al con-
tempo, come effetto dellinsofferenza verso i condizionamenti e le incertezze insite
nella vita di corte, si osserva la tendenza a un rifiuto della logica cortese e a un lento
ma progressivo affrancamento dalle sue restrizioni, affrancamento i cui emblematici
rappresentanti saranno Nezmi Ganjavi e Attr Nishpuri.
Allo stesso modo della poesia, anche la prosa si sviluppa in ambito strettamente
cortese: viene prodotta in genere da cancellieri e segretari su espressa richiesta o per
esigenze di corte, e i suoi fruitori appartengono quasi esclusivamente al contesto so-
ciale molto ristretto della corte e delle universit (con la marginale eccezione del
romanzo popolare).

Un ambiente aristocratico feudale come quello del V-VI/XI-XII secolo, implicava un


tipo di letteratura caratterizzata da generi fissi e da un canone di forme e di temi;
malgrado ci, lepoca selgiuchide un periodo di notevole arricchimento del reper-
torio di contenuti e di immagini, soprattutto in poesia, e di evidente evoluzione dei
generi letterari e delle forme canoniche di scrittura.
La qaside11 (panegirico) fu largamente praticata in epoca selgiuchide e con
risultati di grande rilievo malgrado un senso di saziet e un atteggiamento a tratti
critico professato dagli autori stessi verso questa forma di espressione poetica. Come
risposta a questa stanchezza, la qaside progressivamente si libera in parte della sua
rigida struttura panegiristica e si adatta a diversi argomenti facendosi strumento di
supplica, di predicazione, di contenuti moraleggianti, di invettive feroci e di rifles-
sione filosofica. Il VI/XII secolo in ogni caso considerato lepoca doro del panegi-
rico anche se risulta evidente, per diversi motivi socioculturali, linizio del suo de-

11
La qaside un componimento poetico monorime di origine araba. Nella sua forma standard prevede
unintroduzione lirica (tashbib o nasib) e una parte finale panegiristica (madih o madh); fra la sezione
iniziale e quella finale si trovano alcuni versi di passaggio (gorizgh o takhallos). Nel primo verso della
qaside (detto matla) i due emistichi rimano fra loro e nel gorizgh spesso presente il nome del lodato
(mamduh); cfr. infra III.1. e A. Bausani, Letteratura neopersiana in A.Pagliaro - A.Bausani, Storia della
letteratura persiana, Milano 1960, pp. 298-9.
Introduzione 15

clino in favore di altre forme poetiche. Se i divn12 (canzonieri) dei poeti selgiuchidi
sono ancora caratterizzati da una presenza preponderante di qaside come quelli dei
loro predecessori di epoca ghaznavide, questi componimenti, tuttavia, trattano anche
temi nuovi con un lessico che si fa sempre pi ampio e che attinge immagini originali
da settori dellerudizione prima estranei alla lirica (medicina, astronomia, scienze
religiose). Saranno proprio i riconosciuti maestri della qaside, Anvari e Khqni, ad
abbandonare i sentieri antichi e a combinare magistralmente lesperienza poetica con
lerudizione, raffinando gli strumenti retorici ed esaurendo, in un certo senso, le po-
tenzialit del genere qaside. In riferimento a tale tendenza verso la poesia dotta, ap-
pare necessaria una riflessione sulle modalit di fruizione di questa poesia: sembra
rintracciabile proprio in questo periodo il passaggio dalla recitazione ad alta voce
alla lettura silenziosa o privata delle qaside, dal momento che la recitazione pubblica
non avrebbe permesso una reale comprensione di testi che si facevano via via sempre
pi complessi dal punto di vista linguistico e retorico e pi ricchi di riferimenti eru-
diti. Sembra, dunque, che la pratica prevalente della recitazione delle qaside, che
aveva caratterizzato la nascita della prima poesia persiana e che ne aveva influenzato
lo sviluppo, decada in epoca selgiuchide proprio in seguito allaffermarsi della nuova
figura del poeta dotto.
Altro fattore degno di nota che cambia la struttura dei divn: cominciano a
comparire sempre pi ampie sezioni di ghazal13 (sorta di sonetti sia dispirazione
amorosa che mistica); le robiyyt (quartine)14 si fanno interpreti di un repertorio
sempre pi ampio di temi; le qete15 accolgono argomenti privati e di frequente la
satira e linvettiva, mentre comincia a diffondersi un mathnavi breve16 ispirato a sog-
getti di vario genere. I poemi strofici, sempre un po in secondo piano, quali
mosammat, tarjiband, tarkibband, continueranno a essere praticati secondo le con-

12
Col termine divn si indicano le collezioni di poesie organizzate per genere (panegirici, liriche, quar-
tine, ecc.) e ordinate sulla base della parte finale del verso (rima o ritornello). In epoca selgiuchide si pu
senzaltro gi parlare dellesistenza dei divn: si hanno infatti, gi nel VI/XII secolo, diverse testimo-
nianze sulla prassi di raccogliere le composizioni di un poeta, ad eccezione dei suoi poemi lunghi, in un
divn; cfr. F. de Blois, Divn iii. Collected Works of a Poet, Encyclopaedia Iranica; F. de Blois,
Persian Literature: A Bio-Bibliographical Survey, Vol. V, (Poetry of the Pre-Mongol Period), second
revised edition, London 2004, pp. 498-502.
13
Strumento principe della lirica persiana, il ghazal un componimento monorime, composto in media
da 7-12 distici, in cui nel primo verso i due emistichi rimano fra loro e nellultimo o penultimo viene
inserito il nom de plume del poeta; cfr. infra III.2. e A. Bausani, Letteratura neopersiana, p. 298.
14
Componimento monorime formato da quattro emistichi (quartina) o, pi propriamente, da due distici
(viene infatti denominato anche dobayti). Si tratta di una forma quasi assente nella poesia araba, caratte-
rizzata dalla lunghezza fissa e da una scansione metrica non riconducibile agli schemi della metrica
araba; cfr. infra III.3. e A. Bausani, Letteratura neopersiana, pp. 297-8.
15
Componimento monorime di lunghezza variabile, per la cui descrizione cfr. infra III.4.
16
Il termine mathnavi indica un poema a rime baciate (aa, bb, cc, ) di varia lunghezza (da poche de-
cine, fino a decine di migliaia di versi).
16 Introduzione

suetudini antiche. Di grande rilievo il fatto che a questepoca risalgono la definitiva


formazione del ghazal tecnico e gli inizi della sua fortuna come strumento di espres-
sione mistica: il ghazal comincia la sua ascesa, affermandosi come la forma poetica
pi adeguata a interpretare ed esprimere la tensione lirica e le istanze spirituali del
tempo.
Malgrado le sollecitazioni socio-culturali e del gusto, resta lintrinseca staticit
del canone letterario cortese, per quanto riguarda immagini e temi dominanti, che
alcuni autori cercano di eludere sviluppando, sia in poesia che in prosa, una tendenza
molto forte al preziosismo e alla ricercatezza formale; tale tendenza giustificata, fra
laltro, dalla presenza di un uditorio sempre pi raffinato ed esigente. La ricerca di
elementi elaborati e artificiosi con cui arricchire le composizioni avr i suoi effetti
pi vistosi nella prosa, dove dar vita a uno stile denominato nathr-e fanni (prosa or-
nata), ricco di figure retoriche, di espedienti fonoprosodici, di metafore, di allusioni
e appesantito da un ampio vocabolario arabo, tutti elementi di cui la prosa antica era
priva.
Come sopra accennato, a fianco della poesia ufficiale di corte, nasce, spesso
dalla penna dei medesimi poeti, una poesia che ha per motivi ispiratori la protesta e
linsofferenza ai mali del tempo e che si ispira a correnti filosofiche e religiose con
radici sociali e intellettuali profonde: il sufismo e lismailismo. Emblematica in que-
sto senso lopera di Nser-e Khosraw che, sulla base di princpi morali e filosofici,
denuncia gli aspetti deteriori della societ del suo tempo e della logica della vita
cortese. La ricchezza, loriginalit e la profondit delle sue idee, lardore delle sue
convinzioni, la preoccupazione per la sostanza piuttosto che per la forma, lo rendono
un personaggio chiave dellepoca, una figura che, nella sua totale originalit, rias-
sume in s i momenti pi elevati e quelli di crisi del V/XI secolo. Ma sar il sufismo,
le cui definitive linee dottrinali verranno delineate nellarco di questi due secoli, il
fenomeno che avr in Persia un grande avvenire letterario. Fondata sulla ricerca di
una disciplina spirituale finalizzata allunione estatica con Dio, questa tendenza na-
sce e si sviluppa con particolare vigore in Persia dove, proprio fra il V/XI e il
VII/XIII secolo, si afferma come una delle forme dominanti dellIslam sunnita (gli
sciiti si mostrarono sempre critici verso il misticismo). Lispirazione mistica, sfug-
gendo al rigore logico dellesposizione discorsiva, si presta perfettamente alla poe-
sia: nelle quartine attribuite a Abu Said Balkhi (m. 440/1048) gi presente un si-
stema di simboli e di metafore che sar utilizzato e arricchito dai mistici dellepoca
selgiuchide. Se Sani sar il fondatore del poema didattico di ispirazione religiosa
con la sua monumentale Hadiqat al-haqiqa, Attr coi suoi ghazal e con le sue
robi codificher definitivamente il linguaggio mistico della lirica, formulando un
repertorio di comparazioni, metafore, simboli e immagini che saranno il punto di ri-
Introduzione 17

ferimento costante per i poeti dei secoli successivi. In questi due secoli, come ve-
dremo, la mistica si lega, dunque, indissolubilmente alla poesia servendosi di tre
strumenti privilegiati: il mathnavi, la quartina e il ghazal, e sar questultimo a matu-
rare, in seguito, unambiguit di linguaggio nel quale lispirazione dellamore pro-
fano si confonder inestricabilmente col misticismo.

Nel periodo selgiuchide il mathnavi dispirazione epica conosce un momento di stasi


e di quasi esclusiva imitazione dello Shhnme di Ferdousi. I secoli VI-VII/XII-
XIII segnano piuttosto un momento di forte sviluppo dei poemi didattico-didascalici
dispirazione mistica i quali conoscono una stagione di grande fortuna e successo. Al
contempo nascono i capolavori dellepica romantica, le cui origini e i cui motivi ispi-
ratori risalgono allepoca preislamica, ma che fino al V/XI secolo non aveva pro-
dotto opere di particolare valore letterario. Con il Vis o Rmin di Gorgni prima e
con i poemi di Nezmi poi, questo genere raggiunge la perfezione, ispirando fila di
illustri epigoni nei secoli successivi.

La prosa del periodo selgiuchide abbondante e varia: storie, biografie, diari di


viaggio e narrativa popolare, trattatistica su argomenti letterari, politici, morali, filo-
sofici, scientifici e mistici. Nellambito di queste opere cos diverse per intenti com-
positivi, lo stile della prosa conosce un cambiamento netto, rispetto al periodo pre-
cedente, causato, in parte, dallo stretto contatto con la prosa araba e in parte dalle
esigenze sempre pi sofisticate dei suoi fruitori. Si va formando in questi anni, dun-
que, una nuova maniera di comporre, erudita e ornata, spesso rimata e ritmata, la
quale, a partire dal VII/XIII secolo, si diffonde rapidamente in tutte le cancellerie, e
verr fatta propria, e coltivata con particolare successo, dalle corti dei nuovi invasori
Mongoli attenti promotori, in particolare, della storiografia.
A questepoca risalgono opere di adab17 di prima grandezza e al contempo na-
scono il romanzo popolare e la prosa scientifica. La letteratura moraleggiante, parti-
colarmente in voga in questo periodo di decadenza politica e dei costumi, si esprime
con diverse modalit: in forma di brevi prescrizioni nel Qbusnme, con trattati illu-
strati da aneddoti nel Siysatnme e nei Chahr maqle, con raccolte di fiabe nel
Kalile va Demne, nel Marzbnnme e nel Sendbdnme. La storiografia si colloca in
una posizione secondaria: come si vedr, i prncipi selgiuchidi non furono partico-

17
Con questo termine, la cui accezione in realt molto ampia corrispondendo al concetto rinascimen-
tale di humanitas, si indicano opere in prosa di carattere narrativo, didattico, saggistico e storico lettera-
rio. I libri di adab tendono essenzialmente a educare e a istruire i personaggi della corte, fornendo le co-
noscenze necessarie per compiere al meglio il proprio dovere sociale; cfr. Adab, in Enc. Iranica e D.
Amaldi, Storia della letteratura araba classica, Bologna 2004, p. 98.
18 Introduzione

larmente interessati a promuovere la produzione di cronache relative allascesa della


loro dinastia e alle sue vicende politiche, se non nei decenni dellimminente declino.

Uno dei risultati pi visibili della definitiva standardizzazione delle forme e dei
contenuti dellespressione letteraria, nellarco di questi due secoli, la compilazione
delle prime due opere in lingua persiana sulle tecniche della versificazione, il
Tarjomn al-balghe di Rduyni e il Hadyeq al-sehr fi daqyeq al-sher di Rashid
al-din Vatvt; questi manuali rappresentano la codifica in lingua persiana dei modi
canonici di fare poesia. Lepoca selgiuchide , dunque, anche il momento in cui si
comincia a riflettere sullo scrivere e a teorizzare sui diversi aspetti tecnici della ver-
sificazione (rima, metro, tropi, figure di parola, lessico, ecc.), sollecitati in questo
senso dagli straordinari risultati che la critica poetica aveva gi raggiunto in ambito
arabofono.18 Le osservazioni presenti nei trattati di Rduyni e di Rashid al-din
Vatvt hanno carattere normativo nelle parti teoriche della definizione delle figure
ma assumono al contempo unimportante funzione estetica e stilistica nellapparato
esemplificativo: i criteri di scelta dei versi, portati come esempi di ci che si deve o
non si deve fare, eserciteranno uninfluenza profonda sulla poesia, proponendo un
insieme di modelli di riferimento che andranno a costituire un canone poetico rico-
nosciuto fino al secolo scorso.19 In questo contesto anche opere non specialistiche
come il Qbusnme di Kay Kus ebn Eskandar e i Chahr maqle di Nezmi
Aruzi Samarqandi, ribadiscono, nei capitoli dedicati alla poesia, lidea che la pro-
duzione poetica sia frutto di lungo studio, di educazione fondata sul modello degli
antichi, di erudizione e di dottrina, e solo alla fine di elaborazione personale.
Accanto alle opere sulla teoria e sulla prassi poetica abbiamo, nel periodo in
questione, anche la stesura del primo dizionario monolingue del persiano, il Loghat-
e Fors di Asadi Tusi, la cui compilazione viene tradizionalmente giustificata proprio
dalla diffusione della lingua letteraria persiana in regioni periferiche del territorio
selgiuchide e alla conseguente necessit, per la nuova schiera di intellettuali e poeti
di provincia, di avere a disposizione strumenti che li aiutassero a comprendere le
opere degli antichi maestri.

Nel 616/1220 Gengis Khn distrugge Bukhara e travolge il regno di Corasmia, ul-
timo baluardo prima che le sue orde dilaghino nei domini selgiuchidi. La Transo-

18
Ci riferiamo per esempio ai contributi di Ibn Mutazz, al-Askari, Ibn Rashiq, al-Bqillni e in
particolare alla complessit e profondit di analisi di Abd al-Qher al-Jorjni.
19
Un rapido confronto fra lopera Hadyeq al-sehr fi daqyeq al-sher di Rashid al-dinVatvt e il
Fonun-e balghat va sant-e adabi di J. Homi (pubblicato solo trentanni fa) mette subito in evi-
denza come la retorica moderna, a distanza di secoli, ricalchi fedelmente impostazioni e schemi della
retorica antica.
Introduzione 19

xiana resister pi a lungo dando rifugio e asilo, come lIndia gi conquistata dai
Ghuridi e il sultanato selgiuchide dellAsia Minore, agli intellettuali in fuga
dallaltopiano iranico. Per la letteratura persiana si apre un nuovo capitolo.
CAPITOLO SECONDO

I CENTRI CULTURALI

Come accennato nellintroduzione, occupandosi della letteratura persiana prodotta


fra il 429/1037 e il 615/1218, si deve tenere conto non solo della letteratura fiorita
alle corti selgiuchidi ma anche di quella prodotta presso le corti di altre dinastie che
avevano il controllo di regioni periferiche dellimpero e che avevano accolto le-
redit letteraria persiana.1
In questo capitolo tracceremo, dunque, una mappa delle dinastie e dei centri
culturali a esse collegati che contribuirono allo sviluppo della storia letteraria del-
lepoca. Per quanto riguarda i poeti, data lenorme mole di dati reperibili nelle
tadhkere2 antiche, ci limiteremo a citare quelli di cui ci pervenuto il divn, trala-
sciando i nomi e le vicende di quelli di cui rimangono solo pochi versi isolati, citati
nelle tadhkere, nei dizionari, nelle opere storiche, nei trattati di poetica o in altre
fonti indirette.

1
Gi lo stesso Awfi, nel suo Lobb al-Albb (composto dopo il 618/1221), senzaltro la fonte di notizie
pi importante sui poeti di questepoca, sent nel suo libro lopportunit di dividere i capitoli decimo
(quello sui poeti selgiuchidi prima di Sangiar) e undicesimo (sui poeti selgiuchidi dopo Sangiar) cia-
scuno in quattro sezioni distinte dal punto di vista geografico (Khorasan, Transoxiana, Iraq e regioni cir-
costanti, Ghazna e Lahore) a conferma di come, sin da unepoca immediatamente successiva, si sia avuta
la percezione che una suddivisione geografica, e di conseguenza anche dinastica, della produzione poe-
tica potesse essere utile a fornire una visione articolata e adeguata dello sviluppo di questa ricca fase
della storia letteraria; cfr. M. Awf , The Lubbul-Albb, edited by E.G.Browne-M.M.Qazvn, 2 voll.,
London-Leide 1903-6, second part, pp. 67-297.
2
Con questo termine vengono indicate le opere in prosa contenenti biografie di poeti ordinate secondo
vari criteri (cronologico, geografico, per professione, ecc.), e seguite, generalmente, da qualche compo-
nimento che testimoni il valore artistico dellautore. Per una sintetica rassegna di queste storie della lette-
ratura persiana ante litteram, cfr. J. Rypka et alii, History of Iranian Literature, Dordrecht 1968, pp.
453-4 (F. Tauer); per un elenco completo cfr. A. Golchin-e Mani, Tarikh-e tadhkereh-ye frsi,
Tehran 1348-50/1969-71.
I centri culturali 21
22 I centri culturali

1. Dal Khorasan allAsia Minore (Grandi Selgiuchidi)

I Selgiuchidi non governarono mai i vasti territori conquistati come un impero cen-
tralizzato del tipo di quello Samanide3 e Ghaznavide. Osservando i continui sposta-
menti dei loro centri di potere si pu ipotizzare che lidea stessa di un impero cen-
tralizzato fosse estranea al loro progetto politico. I principali centri di potere furono
Hamadan e Isfahan a ovest, Marv e Nishpur a est, ma le loro corti cambiarono pi
volte sede nel corso dei decenni. Inoltre, la loro politica, influenzata evidentemente
dalle origini tribali, di collocare parenti maschi a governare le diverse province, sulla
base dellanzianit e dellesperienza, contribu in maniera consistente al decentra-
mento politico e alla frammentazione amministrativa dei loro domini. Cerano, dun-
que, rami della famiglia selgiuchide a Kermn, in Siria e in Anatolia e la forte ten-
denza alla decentralizzazione di questa dinastia culmin con laffermazione, nel
VI/XII secolo, degli atabeg, dinastie parallele di schiavi turchi, messi al governo di
alcune zone (Marghe, Tabriz, Shiraz, ecc.) esterne ai maggiori centri del potere.
Tale fenomeno favor la crescita e lo sviluppo di unintensa vita culturale in citt mi-
nori quali Ray, Shiraz e Yazd e soprattutto nei centri urbani dellAzerbaigian e
dellArrn. Solo gli anni del regno di Malek Shh mostrarono un certo grado di cen-
tralizzazione e di unit; per il resto, nei quasi due secoli di potere, limpero selgiu-
chide fu unampia confederazione di regni semi-indipendenti sui quali i Grandi Sel-
giuchidi esercitavano una sovranit nominale.
Lindipendenza dei governatori locali influenz in modo decisivo lo sviluppo
della vita letteraria dellepoca creando una sorta di rivalit culturale fra le corti che
fu determinante per il costituirsi di diverse scuole e tendenze di cui tratteremo nel
capitolo successivo.
Come gi accennato, i sovrani selgiuchidi adottarono il persiano come lingua uf-
ficiale dellamministrazione e della corrispondenza di corte, imponendola non solo
su tutto il territorio tradizionalmente persofono ma anche in province nuove. Essi
accolsero e fecero propria leredit letteraria persiana promuovendo, stimolati in
questo senso dallapparato di intellettuali e politici di stirpe iranica assoldati nelle
fila della cancelleria, unattivit culturale che produsse in tutti i settori opere di altis-
simo livello. Va per ricordato che essi furono patroni delle belle lettere non solo
persiane ma anche arabe e che, soprattutto sotto i sovrani Alp Arsln, Malek Shh e
Sangiar, furono numerosi gli autori che si espressero in entrambi gli idiomi.4

3
I Samanidi erano una dinastia iranica solo nominalmente dipendente dal califfo di Baghdad ed ebbero il
controllo della zona pi orientale dellimpero abbaside fra il III/IX e il IV/X secolo.
4
Gi sotto Toghril Beg (429-455/1037-1063), il poeta di corte Abu l-Qsem Ali Bkharzi (m.
468/1075), intimamente legato al ministro al-Kondori, componeva poesia e prosa in arabo e in persiano.
Lo stesso avrebbe fatto poco dopo al-Tantarni per Nezm al-Molk Si pensi inoltre a Mohammad al-
I centri culturali 23

Per quanto riguarda i Selgiuchidi dIran, i primi grandi mecenati sono proprio Alp
Arsln, Malek Shh e Sangiar. Presso le loro corti trovarono riconoscimenti e
appoggio poeti, letterati e scienziati di prima grandezza.
Alp Arsln (455-465/1063-1072), sovrano continuamente impegnato in campa-
gne militari, dal Khorasan allArmenia, da Kermn a Ray, il primo grande mece-
nate della dinastia. Egli affid la propria cancelleria a Nezm al-Molk e favor poeti
quali Abd al-Malek Borhni (m. 465/1072 ca., padre del pi famoso Moezzi),
Lmei (m. 455/1063 ca.) e Amaq Bokhri (n. 440/1048 ca.). Al contempo,
Shams al-Dawla Toghn Shh, fratello di Alp Arsln e governatore del Khorasan, of-
friva la sua protezione nella corte di Herat al poeta Azraqi Heravi (m. 465/1072 ca.)
che non fu solo panegirista ma anche nadim5 (buon compagno) e cortigiano in senso
lato. Azraqi intrattenne ottimi rapporti anche coi selgiuchidi di Kermn e scrisse nu-
merosi panegirici dedicati a Amirn Shh, fratello del governatore di quella citt.
Oltre al divn, la tradizione gli attribuisce la composizione dellopera Alfiye va
shalfiye, un libro illustrato su argomento sessuale composto per far ritrovare a
Toghn Shh il proprio vigore; questopera ebbe grande fortuna al tempo e la sua
fama dur per molti secoli a venire.

Malek Shh (465-85/1072-92), sotto il cui lungo regno limpero raggiunse il


massimo della sua estensione territoriale e del suo potere militare, fu un mecenate
illuminato di nobile e generoso carattere, protettore attento del sapere e della lette-
ratura. Capitale del suo regno fu Isfahan, nella cui madrase il suo corpo venne se-
polto, ma anche Malek Shh, come il padre, trascorse gran parte della sua vita impe-
gnato in campagne militari. La sua cancelleria pot contare sullattivit di Nezm al-
Molk il quale, dopo aver servito sotto il padre di lui, Alp Arsln, dedic a Malek
Shh un trattato sul buon governo dal titolo Siysatnme. Malek Shh si avvalse an-
che dellopera del segretario, poeta arabo e alchimista al-Tughri (m. 515/1121):
nativo di Isfahan, il suo divn, in arabo, comprende lodi al sovrano e ai figli di que-
sto, a Nezm al-Molk e a diversi personaggi influenti. Alla corte di Malek Shh ope-

Ghazli, protetto da Sangiar, e a Fakhr al-din Rzi, per non citare che i nomi di maggior spicco di intel-
lettuali di origine persiana che in questepoca scrissero in arabo le loro opere pi importanti. Luso
dellarabo come lingua letteraria non era prerogativa della produzione di corte: il poeta Nser-e Khosraw,
che non intratteneva legami con alcun mecenate, scrisse anche un divn in arabo (di cui per non rimane
traccia) e in arabo compose alcuni dei suoi trattati filosofici.
5
Col termine nadim si designa la figura di quel personaggio di corte che aveva il compito di fare
compagnia ai prncipi. Questo ruolo prevedeva, oltre al fatto di essere di aspetto piacevole e di buon
carattere, una serie di qualit fra cui laver memorizzato poesie in arabo e in persiano e il saperne com-
porre di nuove se richiesto dalloccasione (per una descrizione dettagliata delle competenze richieste al
nadim, cfr. Kay Kus ebn Eskandar, Qbusnme, ed. Gh. Yusofi, Tehran 1352/1973, capitolo 38).
24 I centri culturali

rarono inoltre poeti come Moezzi (440-521/1048-1127 ca.), introdotto dal padre
Borhni, il quale deriv il proprio nome de plume (takhallos), Moezzi, proprio da
uno dei titoli del suo patrono (mamduh) ovvero al-moezz al-dawla va al-din (colui
che onora lo stato e la fede). Si tratta di uno degli autori pi significativi dellepoca e
lo stesso Awfi ne tesse le lodi definendolo il massimo poeta della corte di Malek
Shh e accostandolo a Rudaki, massimo esponente della poesia alla corte samanide,
e a Onsori, poeta laureato di Mahmud di Ghazna. Altro personaggio di rilievo fu
Omar Khayym (439-517/1047-1123), astronomo, matematico e poeta: egli gioc
un ruolo di primo piano nellopera di riforma del calendario voluta dal sovrano e
nella costruzione di un osservatorio a Isfahan, iniziative che mostrano la lungimi-
ranza e la sensibilit di Malek Shh verso lapplicazione delle scienze ai problemi
concreti dellamministrazione.

A Marv, Sangiar (511-52/1117-57) si fa promotore di una poesia di corte fortemente


legata alla tradizione attraverso lopera di numerosissimi poeti; del gran numero di
autori che le tadhkere descrivono affiliati alla sua corte, ricordiamo il principe dei
poeti (amir al-shoar) 6 Moezzi (gi poeta laureato di Malek Shh) cui succedette,
come panegirista pi importante, Anvari (m. 585/1189 ca.), poeta dotto, erudito e
astrologo, una delle maggiori personalit poetiche del tempo. Egli ebbe un suo ruolo
strategico anche negli eventi militari del 542/1147 quando fu incaricato da Sangiar
di scrivere versi che ridicolizzassero il khrezmshh Atsiz Garchi e ne
indebolissero il prestigio fra i suoi ranghi. La fedelt di Anvari al suo sovrano, pur
inframezzata da momenti di manifesta insofferenza verso i condizionamenti della
vita di corte, dimostrata non solo dal lungo servizio che gli dedic, ma anche dal
fatto che dopo la cattura di Sangiar da parte delle trib Ghuzz nel 547/1152, egli
scrisse una qaside indirizzata al khqn di Samarcanda per ottenerne la liberazione.
Anche Adib Sber (m. 538-42/1143-47), altro poeta di fama e quartinista ec-
cellente, fu fedele a Sangiar oltre la letteratura: introdottosi alla corte di Atsiz
Garchi come spia, fu scoperto e ucciso. Il suo divn composto prevalentemente
di qaside dedicate a Sangiar e ai personaggi pi influenti del suo entourage. Come
noto, alterne vicende contraddistinsero gli stretti rapporti politici fra Atsiz Garchi e
Sangiar i quali furono in alcuni periodi alleati fedeli, e in altri periodi nemici dichia-
rati. Il divn di Adib Sber un registro attento delle inclinazioni della corte, e com-

6
Nelle corti della Persia medievale, questo titolo (o lanalogo di malek al-shoar re di poeti) spettava
al poeta pi importante: la schiera dei numerosi poeti attivi presso una corte era infatti soggetta a una
precisa gerarchia che rappresentava il diverso apprezzamento che i poeti stessi godevano agli occhi del
mecenate e sovvertire tale gerarchia costituiva una difficilissima impresa; si confronti la significativa
testimonianza di Nezmi Aruzi Samarqandi a proposito dei rapporti fra Onsori e Farrokhi (Chahr
maqle, ed. M.M. Qazvini, Leyden-London 1910, pp. 36-40).
I centri culturali 25

prende quindi anche una serie di panegirici dedicati al pi famoso dei Khrezmshh
composti appunto nei periodi di alleanza. Si tratta di unulteriore conferma della
flessibilit dei confini letterari di questepoca e dei forti condizionamenti esercitati
dagli eventi politici sulla produzione poetica.
Si ricordi, sempre in questottica, il poeta Abd al-Vse Jabali (m. 555/1160
ca.), che aveva cominciato la propria carriera sotto il ghaznavide Bahrm Shh, di
volta in volta nemico o alleato di Sangiar, e che, in occasione della venuta a Ghazna
di Sangiar, ne acquis i favori e pass al suo servizio gli ultimi quattordici anni della
sua vita. Compose gran parte dei propri panegirici per Sangiar e per altri componenti
della sua famiglia e della corte, ma non in modo esclusivo: egli cerc infatti di gua-
dagnare anche il favore dei selgiuchidi di Kermn.
Pi o meno il medesimo destino tocc a Hasan Ghaznavi Ashraf (m.
556/1160). Anchegli aveva avviato la sua carriera sotto la protezione di Bahrm
Shh, ma negli ultimi anni di attivit pass alla pi ricca corte di Sangiar.
Legata alla figura di Sangiar anche, secondo la tradizione, Mahsati Ganjavi
(VI/XII secolo) la prima poetessa persiana di cui sia giunta fino a noi una cospicua
eredit poetica. Personaggio che da subito ispir giudizi controversi, fu autrice quasi
esclusivamente di quartine la cui raffinatezza formale e la cui ricchezza contenuti-
stica ben si collocano nellambiente letterario della corte di Marv del VI/XII secolo.
Sangiar non fu solo generoso mecenate di poeti ma anche di intellettuali di ma-
trice diversa fra i quali spicca la figura di Mohammad al-Ghazli (450-505/1058-
1111), teologo e pensatore, che, intorno al 503/1109, gli dedic una delle sue rare
opere in persiano, il Nasihat al-moluk: opera didattica di etica e politica essa si col-
loca nella ricca tradizione degli specchi per prncipi.7
Alla morte di Sangiar, nessuna corte selgiuchide dIran sar pi in grado di rin-
novare i fasti dei predecessori e gli ultimi rappresentanti della dinastia poterono
contare solo in modo sporadico sullopera di grandi panegiristi quali Athir al-din
Akhsikati (m. 570/1174 ca.), Emdi Ghaznavi (Rzi) (m. fra il 530-570/1135-74) e
Mojir al-din Baylaqni (m. 594/1178).
Una parziale eccezione rappresentata dalla corte di Isfahan governata dal-
laristocrazia locale degli l-e Khojand e l-e Said. Favoriti dal loro generoso pa-
tronato, fiorirono infatti a Isfahan poeti la cui opera rappresenta una tappa fonda-
mentale della storia della poesia dellepoca e in particolare della storia del ghazal:
Jaml al-din Esfahni (m. 588/1192), suo figlio Kaml al-din Esfahni (568-

7
Con questa definizione si indicano opere che presentano un intreccio di sentenze, aneddoti, ammoni-
menti, citazioni coraniche, proverbi e disquisizioni organicamente messi insieme al fine di ammaestrare
giovani prncipi o cortigiani di alto rango ai diversi momenti e ruoli della vita di corte.
26 I centri culturali

635/1172-1237 ca.), soprannominato khallq al-mani (creatore di significati) e il


meno noto Sharaf al-din Shoforvah (attivo tra il 571-582/1175-1186).

La regione del Medio Oriente in cui larrivo dei Selgiuchidi doveva avere limpatto
pi duraturo fu lAnatolia dove, in seguito alle conquiste di Alp Arsln, si era costi-
tuito un regno indipendente: il sultanato selgiuchide di Rum comprendeva larga parte
dei territori armeni e bizantini dellAsia Minore oltre a diversi principati
nellAnatolia settentrionale e orientale. La citt di Konya, eletta a capitale del sulta-
nato nel 491/1097, fu la sede di una corte che divenne culturalmente significativa pi
tardi rispetto al periodo qui considerato,8 ovvero dopo le invasioni mongole e in
parte grazie a quelle. Infatti, molti intellettuali attivi durante gli anni tragici seguiti
allinvasione mongola, cercarono rifugio presso la corte di Konya (si pensi
allesempio emblematico del padre di Jall al-din Rumi che dal Khorasan si trasfer
in Asia Minore) ponendo le basi per lo sviluppo letterario e culturale che la regione
avr a partire dal VII/XIII secolo. Il dominio selgiuchide in Asia Minore dur fino al
707/1307 quasi un secolo in pi rispetto a quanto dur sul territorio iranico e tale
prolungarsi dellinfluenza della cultura persiana sulla regione lascer un segno evi-
dente su tutta la civilt ottomana.

Al contempo, al di fuori delle corti governate direttamente da prncipi di stirpe


selgiuchide si affermano alcune dinastie che, pur trovandosi spesso in un rapporto di
vassallaggio rispetto ai Selgiuchidi, acquistano progressivamente uno status di semi-
indipendenza. Nella Persia del medioevo il prestigio di un principe e di una corte
veniva valutato non solo in base allestensione e alla ricchezza dei territori assog-
gettati, al successo delle campagne militari o allinfluenza politica. Altri importanti
fattori che contribuivano in ugual misura al riconoscimento interno e esterno della
sua autorit e della sua supremazia erano il fasto della vita di corte, la fama dei poeti
che ne celebravano le vicende, il prestigio dei letterati, dei medici e degli astronomi
a essa affiliati e, non ultima, la potenza e il credito della sua cancelleria. In questo
senso, fra le grandi corti attive dalla seconda met del V/XI al primo decennio del
VII/XIII secolo vi era una forte rivalit anche culturale che stimol i prncipi pi il-
luminati ad assumere una politica generosa di promozione e di incoraggiamento
delle lettere e delle scienze. Le scienze e le arti coltivate in questo contesto aristo-
cratico cortese presupponevano un certo grado di stabilit sociale, di ordine politico

8
Linizialmente scarsa attivit culturale della corte di Konya non imped che ai selgiuchidi di Rum
venissero dedicate opere di notevole pregio: si pensi, per esempio, al Rhat al-sodur va yat al-sorur che
Mohammad ebn Ali Rvandi dedic al governatore selgiuchide di Konya, Kaykhosraw ebn Qilich
Arsln, bench il letterato non avesse mai risieduto presso quella corte.
I centri culturali 27

e di sicurezza economica per esprimersi adeguatamente. Lo sforzo economico richie-


sto dalle attivit belliche, sia di conquista che di difesa, non poteva conciliarsi con lo
sviluppo delle scienze e delle arti. Sono, dunque, le corti pi potenti e che godettero
di periodi sufficientemente lunghi di pace a dare vita ai contesti intellettuali mag-
giormente degni di nota.

Dal punto di vista della storia letteraria, le dinastie coeve alla dominazione sel-
giuchide che hanno il maggiore impatto sullattivit culturale dellepoca sono quelle
dei Khrezmshh nella regione della Corasmia, dei Ghaznavidi e dei Ghuridi
nellAfganistan orientale e in India, dei Qarakhanidi in Transoxiana e nel Turkestan
orientale, e infine degli atabeg, Ildeguzidi in Azerbaigian e Sharvnshh nel Caucaso
orientale, che si resero presto indipendenti dal potere centrale. Qui di seguito tratte-
remo le singole dinastie e le relative corti, soffermandoci sulle personalit pi im-
portanti e concentrando lattenzione sui momenti di maggior rilievo dal punto di vi-
sta della storia letteraria.

2. Corasmia (Khrezmshh)

La Corasmia, territorio ostile alla penetrazione selgiuchide anche per motivi religiosi
(la popolazione era infatti in prevalenza sciita), dopo la sconfitta dei Ghaznavidi di-
venne parte dellimpero ma nel 491/1097 si rese autonoma con Qotb al-din
Mohammad che diede inizio a quella che sarebbe stata la dinastia ereditaria e relati-
vamente indipendente dei Khrezmshh. Anche questa dinastia avrebbe avuto fine
con linvasione mongola. Atsiz Garchi, che govern dal 522/1128 al 551/1156,
ebbe una politica tesa ad affermare una sempre maggiore indipendenza, soprattutto
nei confronti di Sangiar, del quale fu inizialmente alleato contro il comune nemico di
stirpe ghaznavide Bahrm Shh. Egli fu il sovrano pi illustre dei Khrezmshh, sia
dal punto di vista politico che dal punto di vista della vita culturale promossa alla sua
corte; un secolo dopo, la memoria del suo generoso mecenatismo era ancora ben
viva, al punto che lo storico Jovayni (n. 622/1225) e il biografo Awfi (m. dopo il
630/1232) lodano Atsiz Garchi per la sua sensibilit letteraria, per la sua attivit
poetica e per il prestigioso circolo di intellettuali che aveva saputo raccogliere alla
propria corte. Grandi poeti quali Adib Sber e Anvari gli dedicarono numerose
qaside ma il personaggio pi famoso legato al suo nome e a quello del suo
successore Il-Arsln, senzaltro Rashid al-din Vatvt (481-573/1088-1177). Illustre
poeta, propagandista, critico e letterato, si trov in pi occasioni impegnato in
contese poetiche con Anvari, malek al-shoar alla corte di Sangiar. Fu direttore
28 I centri culturali

della cancelleria e autore prolifico, sia in persiano che in arabo, di una


corrispondenza da lui stesso raccolta (in arabo quella rivolta al califfo e alla sua
corte, in persiano quella rivolta a Sangiar e ad altri personaggi del contesto iranico).
La sua conoscenza della letteratura araba e la sua attivit di poeta gli fornirono la
competenza e lo stimolo per compilare, oltre al divn, anche lopera sulla
versificazione intitolata Hadayeq al-sehr fi daqyeq al-sher, la cui influenza dur
per molti secoli.
Altro letterato e linguista di spicco alla corte di Atsiz Garchi, Zamakhshari
(m. 538/1143) che dedic al sovrano il suo famoso dizionario arabo monolingue
Moqaddamat al-adab; non va infine dimenticata la presenza a quella corte del me-
dico Zayn al-din Esmil Jorjni (VI/XII secolo), presunto allievo di Avicenna (Abu
Sin), che compose sotto il suo patrocinio lopera Aghrz al-tebb, uno dei primi
trattati medici della letteratura persiana.

3. Afganistan orientale e nord dellIndia (Ghaznavidi e Ghuridi)

La sconfitta del sultano Masud I, per mano dei Selgiuchidi nella battaglia di
Dandnaqn (430/1038) aveva diviso la storia dei Ghaznavidi in due parti: dopo tale
evento, infatti, essi avevano perso il controllo sulle zone occidentali del loro impero
e si erano ritirati nei territori orientali, lodierno Afganistan, e nelle aree che avevano
conquistato nel subcontinente indiano. Sui territori rimasti sotto la loro giurisdizione,
i Ghaznavidi continuarono a esercitare il potere e a coltivare i loro interessi culturali,
in particolare la poesia, fino alla loro definitiva sconfitta da parte dei Ghuridi.
Il pi illustre dei sultani tardo-ghaznavidi senzaltro Bahrm Shh che govern
dal 511/1117 al 552/1157. Egli ottenne il trono grazie allaiuto militare di Sangiar e
lo mantenne per quarantanni avvalendosi dellappoggio dei Selgiuchidi di cui ri-
mase vassallo anche se con numerosi momenti di crisi politica e militare.
Dal punto di vista letterario e culturale, il suo regno viene definito lo splendore
autunnale della dinastia e la sua corte, che pur fra alterne vicende rimase insediata a
Ghazna, vant poeti e letterati di prima grandezza.9
Hasan Ghaznavi detto Ashraf (m. 556/1160) ebbe un rapporto piuttosto difficile
col suo illustre mecenate Bahrm Shh e, dopo un lungo periodo dintesa durato dal

9
Awfi nel suo Lobb al-albb cita una lunga lista di poeti che fiorirono alla corte di Bahrm Shh (vol.
II, pp. 241-97 e 419-56). Limportanza del mecenatismo di Bahrm Shh valutabile confrontando la
ricca rassegna di fonti poetiche utilizzate per ricostruire la sua vicenda politica e privata: cfr. Ghulam
Mustafa Khan, A history of Bahram Shah, Islamic Culture, 1949, pp. 62-91 e pp. 199-235; C.E.
Bosworth, The Later Ghaznavids: Splendour and Decay, Edinburgh 1977.
I centri culturali 29

512/1118 al 543/1148, si trov in diverse occasioni accusato di complicit con per-


sonaggi invisi al sultano. Dovette per questo pi volte cercare rifugio nella citt di
Nishpur allora sotto la giurizdizione di Sangiar. In una circostanza particolarmente
critica, decise di partire per la Mecca ma continu a inviare qaside apologetiche
dalle diverse citt in cui faceva tappa. Egli inoltre celebr in numerose qaside le
vittoriose campagne militari di Bahrm Shh e gli dedic un famoso sawgandnme10
col quale cerc di riacquistarne i favori. Trascorse gli ultimi anni della sua vita
presso diverse corti dedicando le sue poesie a Sangiar, Atsiz Garchi, Rokn al-din
Solaymnshh (Selgiuchidi di Rum), e infine al qarakhanide Boghr Khn. Versato
in tutte le scienze dellepoca, poet anche in arabo e, secondo la tradizione, scrisse
in arabo e in persiano su diversi soggetti, fra cui filosofia e teologia.
Fra i panegiristi di Bahrm Shh, ricordiamo ancora Masud-e Sad-e Salmn,
Abu Bakr Ruhni e la presenza di una schiera di poeti minori, di cui non rimane il
divn, ma che troviamo citati nellopera di Awfi.
Un personaggio che etern la fama del mecenate Bahrm Shh con versi panegi-
ristici ma soprattutto attraverso la poesia religiosa, Sani (437-525/1045-1130
ca.). Egli non ebbe la classica carriera del poeta di corte; fu infatti dopo aver gi ac-
quisito una notevole fama di poeta religioso che fu invitato a corte da Bahrm Shh
al quale dedic il suo mathnavi pi importante Hadiqat al-haqiqa, oltre a diverse
qaside e ghazal. Bahrm Shh non incoraggi solo la poesia, e fra i suoi protetti tro-
viamo il grande prosatore Abu l-Mali Nasrollh Monshi (m. 555/1160) che
tradusse il libro Kalile va Demne in persiano dalla versione araba di ebn al-
Muqaffa. La sua prosa, molto ammirata dai contemporanei e che diverr modello di
eleganza per lepoca successiva, presenta alcuni degli elementi caratteristici della
prosa ornata.

Anche nei territori del Panjab e del nord dellIndia continua, fra il V/XI e il
VI/XII secolo, la dominazione ghaznavide che aveva avuto inizio con le campagne
di Saboktegin nella seconda met del IV/X secolo. In questo periodo Lahore diviene
la capitale dellimpero e rivive i fasti culturali delle corti ghaznavidi di Mahmud di
Ghazna e di Masud I. I tardi ghaznavidi, anche in terra indiana, erano ormai intera-
mente assimilati alla cultura persiana, il persiano era la lingua di corte e Lahore
viene descritta dalle fonti come una tipica citt persiana. Fra i primi poeti che fiori-
rono a Lahore, abbiamo due personaggi uniti fra laltro, come testimoniano alcuni
componimenti, da una stima profonda e da una sincera amicizia; si tratta di Abu l-

10
Su questo genere di poemi cfr. Beelaert A. L. F. A., The Saugand-nama (or Qasimiya), a genre in
classical Persian poetry, Cahier de Studia Iranica, 26 (2002), p. 55-73.
30 I centri culturali

Faraj Runi (m. 500-508/1106-1114) e di Masud-e Sad-e Salmn (440-515/1048-


1121).
Il primo, nato e cresciuto a Lahore in una famiglia emigrata dal Khorasan, co-
minci la carriera di poeta alla corte della sua citt natale quando vi assunse la fun-
zione di vicer Sayf al-Dawla Mahmud figlio di Ebrhim, nel 469/1076. probabile
che Abu l-Faraj Runi abbia mantenuto il proprio posto anche presso il successore di
Sayf al-Dawla Mahmud, il futuro Masud III residente a Lahore fra il 480/1087 e il
492/1098. Quello che viene indicato come lultimo poema di Abu l-Faraj Runi, fu
scritto in occasione dellascesa al trono di Lahore del principe Kaml al-Dawla
Shirzd, figlio di Masud III, quando questultimo aveva finalmente preso il potere e
si era insediato a Ghazna, citt nella quale sembra che il poeta non abbia mai sog-
giornato. Tutta la sua carriera si svolse, dunque, nel Panjab, la base ghaznavide per
le incursioni nel subcontinente, dove passarono in quegli anni giovani prncipi molto
sensibili alla poesia. Masud-e Sad-e Salmn, contemporaneo di Abu l-Faraj Runi,
non ebbe, malgrado le sue straordinarie doti poetiche, una carriera altrettanto tran-
quilla. Anchegli nato ed educato a Lahore, appartenente a una facoltosa famiglia
persiana originaria di Hamadan, fa la sua prima apparizione come panegirista gi
maturo al seguito del principe Sayf al-Dawla Mahmud, presso il quale fece una bril-
lante carriera politica e militare. Per motivi non chiari, recatosi a Ghazna cadde in
disgrazia presso il sultano Ebrhim e fu gettato in prigione dove trascorse una decina
danni. Grazie allintercessione di amici influenti, Masud III, successore di
Ebrhim, lo liber e gli diede lincarico di custode della biblioteca reale. Sfortuna-
tamente si leg al governatore dellIndia Abu Nasr Frsi e quando questi cadde in
disgrazia presso il sovrano, il poeta, coinvolto nella vicenda, venne nuovamente in-
carcerato per altri 8 anni. Rilasciato allinizio del regno del nuovo sovrano Kaml al-
Dawla Shirzd, si ritir a vita privata fino a quando, ormai vecchio, il suo valore di
poeta non venne meritatamente riconosciuto dal grande mecenate Bahrm Shh a cui
dedic i suoi ultimi panegirici. Le sfortunate vicende della sua vita lo portarono a
scrivere proprio quei poemi che lo avrebbero reso immortale: sono infatti soprattutto
le sue habsiyyt (poemi sulla prigionia), nelle quali il poeta registra con toni di reali-
smo introspettivo le drammatiche esperienze vissute in carcere, a consolidarne la
fama.
Bench in una posizione estranea alla vita di corte, vale la pena di ricordare che,
sempre a Lahore, negli ultimi anni della propria vita si stabil Ali Hasan Hojviri (m.
465/1072) diffondendo le teorie del sufismo e insegnandone le pratiche. A lui si deve
il primo trattato in persiano sullargomento, il Kashf al-mahjub.
I centri culturali 31

Nello stesso arco di tempo, nelle zone pi centrali e isolate del territorio dellodierno
Afganistan, deteneva il potere la dinastia islamica dei Ghuridi (denominata anche l-
e Shanshb). A essa si lega la vicenda letteraria di Nezmi Aruzi (m. 560/1164), per
45 anni poeta di quella corte, viaggiatore e osservatore attento del proprio tempo,
autore dei Chahr maqle (551/1156 ca.), una delle opere pi importanti dellepoca
e, insieme al Lobb al-Albb di Awfi, uno dei pi antichi repertori di poesia per-
siana con notizie sugli autori e antologia di versi.
Sono gli stessi Ghuridi a decretare la fine del potere ghaznavide nei territori in-
diani con uninvasione iniziata intorno al 545/1150 (nel 583/1187 fu conquistata
Lahore). Da l i Ghuridi ampliano le loro conquiste, nei decenni successivi, dando
vita al sultanato di Delhi che conoscer un notevole splendore. I nuovi conquistatori,
per quanto riguarda la vita culturale e letteraria, non operano una rottura con la tra-
dizione precedente e sostanzialmente seguono le orme dei loro predecessori. Nel
VII/XIII secolo, a seguito dellinvasione mongola dei territori iranici, molti letterati,
soprattutto dal Khorasan e dalla Transoxiana, andranno a cercare rifugio presso le
corti persianizzate dei Ghuridi nel nord dellIndia, contribuendo ad arricchire la vita
culturale delle corti indiane. La vicenda del grande prosatore Awfi emblematica in
questo senso: ai primi segnali dellimminente invasione mongola, lasci il suo pre-
stigioso incarico presso il divn-e ensh (cancelleria) a Samarcanda e nel 617/1220
era gi attivo alla corte di Nser al-din Qabcha, governatore del Sind. Al suo mini-
stro Awfi dedica la sua opera pi preziosa, il Lobb al-albb, nel 625/1227 circa.
Questa ondata migratoria rese pi diffusi e radicati i costumi persiani in quei territori
e lIndia musulmana si avvi a essere unestensione culturale della Persia. Dopo la
conquista ghuride la scena culturale ebbe come nuovo centro la Delhi di Iltutmish e
la Multan di Nser al-din Qabcha. In questi centri fior la poesia di corte con poeti
della fama di Shams al-din Mohammad Balkhi, nacque la storia letteraria con lopera
di Awfi, si svilupparono il pensiero politico con Fakhr-e Modabber (attivo dopo il
626/1228) e la storiografia con Mohammad Juzjni (n. 589/1193) e Nezmi Hasan
(m. dopo il 633/1235). Sempre in questepoca, si affermarono nei territori ghuridi
dellIndia due ordini sufi (la Sohravardiyye a Multan e la Chistiyye a Delhi e a
Ajmer) e al contempo vennero istituite numerose madrase mentre le opere teologi-
che di Mohammad al-Ghazli e di Fakhr al-din Rzi furono finalmente tradotte in
persiano.
32 I centri culturali

4. Transoxiana e Turkestan orientale (Qarakhanidi)

I Qarakhanidi, che avevano il dominio della Transoxiana occidentale, si considera-


vano i continuatori della tradizione Samanide nella regione; alla loro corte fiorirono,
nei due secoli di cui ci occupiamo, poeti e letterati di prima grandezza anche se non
sempre la loro attivit fu dedicata in esclusiva ai sovrani di questa dinastia. Amaq
Bokhri (n. 440/1048 ca.) cominci la sua carriera a Bokhara, dove si era svilup-
pata una vera e propria scuola di poesia (si pensi alla fama del suo contemporaneo
Rashidi Samarqandi di cui non ci giunto il divn),11 e da l nel 460/1067 si trasfer
alla corte qarakhanide di Samarcanda per divenire poeta laureato di Shams al-Molk
Nasr ben Ebrhim; tenuto in grande considerazione dai suoi contemporanei, al punto
che Anvari ne lod la maestria e Sangiar lo invit a comporre unelegia per la morte
della figlia, aveva competenze complete in filosofia, in varie scienze e nei diversi
generi letterari. Uno degli autori pi interessanti della corte qarakhanide fu il grande
poeta satirico Suzani Samarqandi (m. 569/1173 ca.), panegirista di numerosi sovrani
qarakhanidi di Samarcanda da Arsln Shh Mohammad II a Qilich Tamghch Khn
Masud II; egli scrisse numerose qaside anche per i governatori di Bukhara e per il
selgiuchide Sangiar, ma la sua fama legata soprattutto alle sue invettive e alla forza
delle satire che scrisse contro colleghi e notabili del tempo.

5. Azerbaigian e Caucaso orientale (Ildeguzidi e Sharvnshh)

Nelle zone nord occidentali della Persia, compreso lArrn, gran parte dellA-
zerbaigian e il Jibal, dalla seconda met del VI/XII secolo ai primi decenni del
VII/XIII esercitarono il potere gli Ildeguzidi. Dinastia di schiavi turchi, essi si resero
indipendenti dai governatori selgiuchidi dopo la morte di Toghril Beg. Gli atabeg
Ildeguzidi rimasero formalmente subordinati alla dinastia, come dimostra il conio
delle loro monete, ma costituirono progressivamente una linea dinastica indipendente
fino a quando lespansione prima dei Khrezmshh (che conquistarono Tabriz nel
622/1225) e poi dei Mongoli non vi metter fine. Bench di origine turca, gli Ildegu-
zidi parteciparono in pieno alla civilizzazione arabo-islamica della loro epoca, ma
data la collocazione geografica dei loro territori, lattivit culturale di questa dinastia
fu fortemente influenzata dagli stretti e continui contatti con la Georgia cristiana e
con le popolazioni delle frontiere caucasiche che rappresentarono anche uno dei
maggiori problemi politici e militari di tutta la loro storia. Le loro corti attirarono

11
de Blois, Persian Literature, pp. 420-1.
I centri culturali 33

poeti e intellettuali ed essi si dimostrarono mecenati illuminati non solo in ambito


letterario ma anche finanziando imponenti opere architettoniche: fu Ildeguz (530-
571/1135-1175 ca.), capostipite della famiglia, che fece costruire la grande madrase
di Hamadan.
Nei territori del Caucaso orientale, con capitale Sharvn, la dinastia degli
Sharvnshh mantenne sempre una propria indipendenza rispetto ai Grandi Selgiu-
chidi. Dopo una sottomissione formale ad Alp Arsln nel 459/1066, Fariborz accett
di versare un tributo annuale ma riusc a restare al governo della regione, incessan-
temente travagliata dalle incursioni dei georgiani. Poich si consideravano discen-
denti delliranico Bahrm Chubin, gli Sharvnshh favorirono con particolare zelo le
lettere persiane, e la prima met del VI/XII secolo fu un periodo fiorente per questa
dinastia che ebbe al proprio servizio letterati di grande fama (con i quali non sempre
riusc a instaurare relazioni soddisfacenti; cfr. infra le vicende di Khqni e Falaki).
La vicinanza geografica fra i territori soggetti agli Ildeguzidi e quelli soggetti
agli Sharvnshh, favor il flusso di intellettuali e poeti da una corte allaltra, per cui
facile vedere un autore avvantaggiarsi in tempi diversi dei favori delluna e
dellaltra corte. Al contempo si pu parlare anche di una certa consonanza di ispira-
zione e di stile fra i poeti nati e formatisi in queste zone, al punto da definirli come
appartenenti alla scuola azerbaigiana. La complessit del linguaggio e delle tecni-
che compositive, loriginalit e la molteplicit dei temi, la presenza di arcaismi per-
siani e al contempo luso di un ampio vocabolario arabo, sono fra le caratteristiche
stilistiche comuni ai poeti di questo contesto culturale.
Del ricco insieme di letterati fioriti in questo ambito geografico-culturale, ricor-
diamo innanzitutto un prestigioso gruppo composto da tre personaggi legati fra loro
da un rapporto discepolo-maestro. Khqni Sharvni (n. 520/1126) fu allievo del po-
eta Abu l-Al Ganjavi (m. 554/1159) cui dedic feroci attacchi satirici nel suo
Tohfat al-Erqayn. Si presume che Khqni, a sua volta, sia stato maestro di Mojir
al-din Baylaqni col quale, fra laltro, ebbe uno scambio di satire velenose e scurrili.
Khqni ebbe una profonda influenza sullo sviluppo della qaside ed ebbe un ruolo
fondamentale nel caratterizzare la produzione poetica di questa regione. La vita di
Khqni viene tradizionalmente suddivisa in due parti: la prima, vissuta come pane-
girista alla corte di Manuchehr II Sharvnshh, lo vide dedicato allo studio e alle
normali funzioni di poeta di corte; la seconda, trascorsa prevalentemente a Tabriz in-
trattenendo difficili rapporti con gli Ildeguzidi, fu unesistenza pi ritirata e dedita
alla riflessione esistenziale e spirituale. Anche le sue relazioni con Manuchehr II
Sharvnshh non furono sempre facili (secondo quanto si deduce dai dati biografici
che emergono dalla sua opera) e il poeta si rivolse spesso ad altre corti alla ricerca di
34 I centri culturali

nuovi protettori intraprendendo, anche a questo fine, numerosi viaggi e tre pellegri-
naggi alla Mecca.
Al medesimo contesto culturale appartennero Athir al-din Akhsikati e il gi ci-
tato Mojir al-din Baylaqni, entrambi attivi anche presso le corti di altre regioni, ol-
tre a numerosi poeti minori citati da Awfi ma dei quali non ci pervenuto il canzo-
niere. Anche Nezmi Ganjavi (n. 535/1140, m. 605/1208-9 ca.) uno dei genii lette-
rari dellepoca, pur mantenendosi sempre estraneo alle dinamiche della vita di corte
e difendendo con decisione la propria libert artistica, fu legato agli Ildeguzidi e tra-
scorse tutta la sua vita in Transcaucasia. Almeno quattro dei suoi poemi sono dedi-
cati a questa dinastia e, secondo le fonti, egli intrattenne buoni rapporti con Ildeguz,
Pahlavn Mohammad e Kizil Arsln (gli ultimi due, infatti, sono fra i dedicatari del
poema Khosraw o Shirin).
Fra le personalit letterarie di maggior rilievo di questa zona troviamo ancora il
poliedrico Falaki Sharvni (morto fra il 516/1122 e il 555/1160), panegirista di
Manuchehr II Sharvnshh e astronomo di corte; Zahir Frybi (550-598/1155-
1201), poeta dotto, erudito nelle scienze e specialmente in astronomia il quale, dopo
una giovinezza trascorsa a vagare di corte in corte come panegirista (Nishpur, Isfa-
han, Mazanderan), trov finalmente una collocazione adeguata presso gli Ildeguzidi
in Azerbaigian. Oltre alle sue qaside, spesso comparate a quelle dei suoi due grandi
contemporanei Anvari e Khqni, gli si attribuisce anche un trattato astrologico in
cui criticava un famoso pronostico elaborato da Anvari e poi rivelatosi errato.
Dal panorama appena delineato emerge che difficilmente, nellarco della propria
esistenza, un letterato poteva attingere alla generosit di un solo sovrano: le frequenti
contese per la successione allinterno delle famiglie regnanti, le mire espansionisti-
che delle dinastie pi potenti, le alterne vicende personali, spesso spingevano poeti e
intellettuali a cercare protezione presso un nuovo mecenate o a tenersi aperte diverse
possibilit. Bisogna, dunque, tenere presente che molti autori del periodo selgiuchide
non ebbero costante fortuna presso ununica corte ma dovettero, per ambizione o per
necessit, cercare protezione e appoggio economico presso sovrani differenti e non
possono quindi essere collegati in modo definitivo a una dinastia o a unaltra.
Allinterno di questa categoria, emblematica la vicenda di Othmn Mokhtri
Ghaznavi (467-513/1074-1119 ca.) che diede inizio alla sua carriera letteraria in un
momento in cui la corte ghaznavide non era particolarmente favorevole ai poeti. Non
riuscendo a ottenere un posto appropriato alla corte di Masud III, si rec prima a
Lahore,12 poi a Balkh e infine a Kermn dove si ferm per tre anni in veste di

12
I contatti di Othmn Mokhtri con la corte di Lahore sono per messi in dubbio da de Bruijn, Of
Piety and Poetry, pp. 150-1.
I centri culturali 35

panegirista del principe selgiuchide Moezz al-din Arsln Shh Qvordi, e da dove
ripart per fare ritorno a Ghazna presso Masud III. A Ghazna, durante il regno del
successore di Masud III, Malek Arsln, Othmn godette di una certa tranquillit: fu
nominato malek al-shoar e ricompensato generosamente, ma lascesa di Bahrm
Shh lo port nuovamente lontano da Ghazna verso la corte qarakhanide di
Samarcanda dove compose vari poemi in lode di Qilich Tamghch Khn. Durante
tutto il suo peregrinare invi diversi panegirici ai notabili del tempo (dedic il suo
importante mathnavi filosofico Honarnme al governatore ismailita di Tabas,
Esmil ben Gilaki), sempre nellirrequieta ricerca di un mecenate adeguato. La sua
complessa vicenda poetica testimoniata dalla suddivisione tradizionale del suo
divn in Ghaznaviyyt, Kermniyyt, Samarqandiyyt: ognuna di queste sezioni
comprende i panegirici dedicati ai diversi sovrani e alle personalit del relativo
entourage, mentre una quarta sezione raccoglie tutte le composizioni che non
possono essere catalogate sulla base del patrono. Si tratta di uninteressante
testimonianza del senso di fluidit dei confini territoriali, culturali e ideologici con
cui gli intellettuali dellepoca erano disposti a vivere la loro vicenda professionale.
CAPITOLO TERZO

I GENERI E I TEMI POETICI

Il presente capitolo necessita di una breve premessa che metta in luce le problemati-
che legate alla suddivisione, suggerita dal titolo, della materia poetica in generi e
motivi. Dare per scontata una classificazione della poesia in categorie predefinite
rischia infatti di non tenere conto delle specifiche problematiche connesse alla pro-
duzione poetica del periodo selgiuchide.
Vi sono due fattori soprattutto che vanno considerati. In primo luogo, bisogna
tenere presente che in molti manoscritti che contengono poesia composta in epoca
selgiuchide,1 soprattutto in quelli pi antichi, non vi ancora una chiara differenzia-
zione fra qaside, ghazal e, in certi casi, qete.2 La questione pi complessa quella
della individuazione dei ghazal poich composizioni poi definite appartenenti a que-
sto genere inizialmente erano raccolte allinterno delle sezioni delle qaside. Agli
inizi dellepoca selgiuchide, infatti, la configurazione del ghazal tecnico ancora in
evoluzione e in questa fase di passaggio non si sentiva la necessit (e non sempre
cera la possibilit) di separare le due forme: la differenziazione chiara e definitiva
del ghazal come forma distinta si realizzer solo alla fine del VI/XII secolo, per
esempio nei divn di Anvari, di Khqni e di Attr. Spesso, dunque, nei manoscritti
su cui si basano le edizioni dei canzonieri dei poeti di cui ci occuperemo, la tradizio-
nale distinzione dei poemi in forme diverse (qaside, qete, ghazal, ecc.) assente, e
quella presentata dagli editori discutibile e basata su criteri spesso soggettivi. Un
esempio chiarificatore quello del divn di Sani, i cui manoscritti pi antichi mo-
strano chiaramente come allepoca fosse praticata una suddivisione del divn sulla
base di un criterio prevalentemente tematico e non si manifestasse ancora la

1
proprio nel VI-VII/XII-XIII secolo che i poemi di un autore cominciano ad essere raccolti in divn, in
alcuni casi anche dai poeti stessi: Nser-e Khosraw parla in alcuni poemi dei suoi due divn, Nezmi
Ganjavi afferma di aver messo insieme il suo divn prima dellanno 584/1188, e Attr scrive nella intro-
duzione del suo Mokhtrnme di aver gi compilato il proprio divn (de Blois, Divn iii., in Enc. Ira-
nica).
2
Solo nel caso in cui il primo verso era composto da due emistichi non in rima la classificazione di un
componimento come qete era inequivocabile; in molti altri casi, la lunghezza del componimento, il tema
trattato e il suo sviluppo potevano non essere fattori decisivi (cfr. infra III.4.). Le quartine (robiyyt)
invece hanno sempre costituito una forma distinta e in genere sono state raccolte in sezioni a parte: oltre
alla lunghezza fissa di quattro emistichi, la loro specificit dal punto di vista della metrica ha sempre
costituito un elemento distintivo.
I generi e i temi poetici 37

necessit di una suddivisione per forme. Vi troviamo raccolti e mescolati in un unico


insieme componimenti denominati madyeh (ovvero qaside panegiristiche nella loro
forma tradizionale), zohdiyyt (composizioni ispirate ai temi dellascesi),
qalandariyyt (composizioni ispirate al sufismo antinomico), khamriyyt (composi-
zioni dispirazione anacreontica) e ghazaliyyt (composizioni dispirazione amo-
rosa). Si tratta di insiemi di composizioni omogenee dal punto di vista tematico e
non distinte dal punto di vista della forma secondo le categorie successivamente
standardizzate di qaside e di ghazal. Alcuni filologi hanno avvertito pi di altri
lesigenza di salvaguardare questa caratteristica del testo di partenza: nella seconda
edizione Modarres-e Rezavi del divn di Sani, la prima sezione, che raccoglie 312
qaside, contiene zohdiyyt, madyeh e qalandariyyt mentre i ghazaliyyt (408 poe-
sie) costituiscono una sezione a parte; questa scelta non significa che fra zohdiyyt,
qalandariyyt e khamriyyt non siano presenti delle composizioni che tecnicamente
si configurano come dei ghazal3 e che alcuni componimenti (in particolare numerose
qalandariyyt brevi), compresi fra le qaside nelledizione a stampa, non si trovino
fra composizioni di genere diverso in alcuni manoscritti.4 Nelledizione del divn di
Mojir al-din Baylaqni curata da Mohammad bdi, presente una sezione intitolata
shekviyt che raccoglie composizioni omogenee dal punto di vista tematico5 le
quali costituivano una sezione separata anche nel manoscritto utilizzato come testo
base dalleditore (manoscritto ayn);6 nel divn di Shams-e Tabasi c una piccola
sezione intitolata motyebt - ghazal (facezie e ghazal); il divn di Jabali presenta
separate dalle qaside le marthiye (elegie), per non fare che altri due esempi. Bausani
qualific lepoca selgiuchide come il periodo formativo della poesia lirico-panegi-
ristica e, in effetti, la storia letteraria di quei secoli mostra chiaramente questo suo
carattere in formazione tanto nei contenuti quanto nelle forme. Si tenga sempre
presente, quindi, che nellepoca di cui ci occupiamo il principio tematico il princi-
pio organizzativo pi importante nella compilazione delle raccolte di poesie e che le
caratteristiche tecniche delle forme emergenti (il ghazal soprattutto) sono ancora in

3
Per esempio, la qaside n. 29 delledizione Modarres-e Rezavi ha tutte le caratteristiche di un ghazal.
4
Per esempio, le qaside 98, 150, 183, 227, 250 delledizione Modarres-e Rezavi sono comprese fra i
ghazaliyyt nel manoscritto Kabul. La scelta di Moddares-e Rezavi non segna di fatto un progresso ri-
spetto al metodo degli antichi copisti (cfr. de Bruijn, Of Piety and Poetry, pp. 89-112, in particolare pp.
93-4).
5
Si tratta di composizioni in cui il poeta si lamenta (shekve = lamento) della prigionia o, in generale,
delle ingiustizie del destino, dellirriconoscenza del mecenate, dellinadeguata ricompensa alla propria
abilit.
6
Mojir al-din Baylaqni, Divn, ed. M. bdi, Tabriz 1358/1379, pp. haftdohasht - haftdonoh.
38 I generi e i temi poetici

via di formazione.7 Per quanto riguarda il ghazal e la qaside, forme e temi non sono
sempre due entit chiaramente distinte e separate ma ancora condividono ampi spazi
in una produzione poetica sentita con una forte unitariet di fondo.
Il secondo punto riguarda le edizioni dei divn: come messo in luce in pi sedi
da diversi studiosi, linsieme delle composizioni attribuite a un poeta e raccolte in
edizioni a stampa sono suscettibili di ampie discussioni.8 Di pochi poeti vissuti fra il
V/XI e il VII/XIII secolo, infatti, si pu contare su una tradizione manoscritta che
risalga a epoca pre-safavide, ovvero precedente al X/XVI secolo:9 per la maggior
parte, il materiale tardo e soggetto a molti dubbi relativamente alla quantit e alla
sostanza dei componimenti trasmessi, e per il lascito di molti autori resta ancora da
fare un lavoro filologico basato su criteri scientifici coerenti.10 Oltre a queste incer-
tezze e problematicit di ordine testuale, si deve tenere conto della difficolt, nella
stesura di un capitolo di storia letteraria, ad attingere informazioni sulle composi-
zioni dei singoli poeti facendo direttamente riferimento ai manoscritti, procedura che
permetterebbe, in parte, di sciogliere alcune questioni. ovviamente pi fattibile uno
studio dei testi sulla base delle migliori edizioni a stampa, e questa la procedura
seguita anche in questa sede. importante comunque tenere sempre presente che un
confronto diretto con la tradizione testuale potrebbe portare a mettere in discussione,
anche in maniera sostanziale, alcuni dei dati forniti dalle edizioni a stampa.11

7
I nomi stessi delle due forme in questione hanno un significato che ne richiama il motivo della
composizione: qaside indica una poesia che ha uno scopo (lodare un mecenate, ottenere un compenso),
ghazal indica una poesia che descrive la vicenda amorosa.
8
In molti casi, il principio guida nella compilazione delledizione di un divn stato quello di mettere
insieme il materiale attribuito al poeta nelle tadhkere, negli album poetici (safine, gonj), nelle opere sto-
riche, nei dizionari, ecc., non sempre sottoponendo i testi reperiti a un vaglio critico. Questo sistema si ,
in genere, rivelato tanto pi inadeguato quanto pi era grande la fama del poeta cui veniva applicato. In
questo frangente, infatti, si d non di rado il caso che, da parte di scribi e di cronisti, siano state attribuite
ad un poeta anche composizioni di poeti minori che in tal modo sarebbero entrate in una tradizione di
prestigio. Si tenga conto, inoltre, che il lavoro pi arduo che aspetta un filologo proprio quello sui testi
maggiormente apprezzati nella storia letteraria a causa della proliferazione delle copie manoscritte dovuta
appunto alla diffusione e alla fama dellopera (si pensi, per esempio, al divn di Hfez, poeta
dellVIII/XIV secolo, del quale si contano pi di mille manoscritti). Spesso, al contrario, i testi di autori
minori sono quelli che presentano minori incertezze (dellopera di Emdi Rzi, un poeta non particolar-
mente illustre, esiste, per esempio, un unico manoscritto, e dunque poco margine di discussione filolo-
gica; cfr. de Bruijn, Emdi Rzi, Enc. Iranica).
9
Secondo de Blois, una lista prudente dei poeti di epoca pre-mongola con un divn attestato in mano-
scritti del periodo Ilkhanide la seguente: Azraqi, Nser-e Khosraw, Anvari, Athir Akhsikati, Attr,
Kaml Esfahni, Khqni, Moezzi, Mokhtri, Qamar, Qevmi Rzi, Runi, Adib Sber, Sani, Shams-e
Tabasi e Zahir Frybi (de Blois, Persian Literature, p. 499).
10
Va ricordato che di alcuni autori di epoca selgiuchide non ancora stata realizzata unedizione del
divn; cfr. de Blois, Persian Literature, pp. IX-XI; per non citare che qualche nome di rilievo si pensi a
Sharaf al-din Shoforvah, Rzi Nishpuri e Ziy Prsi. Sulle delicate questioni inerenti la valutazione dei
manoscritti dei canzonieri, cfr. ibidem, pp. 498-502.
11
Il problema tocca innanzitutto le attribuzioni (molti dei ghazal attribuiti a Zahir Frybi, per esempio,
sono stati poi identificati come opera di Zahir al-din Shirzi, per non citare che un caso eclatante e certo
non isolato) ma anche le classificazioni per genere che nella maggior parte dei casi sono state a discre-
I generi e i temi poetici 39

1. Qaside

Fra il V/XI e il VII/XIII secolo la qaside la forma pi importante di poesia e quella


maggiormente praticata da tutti i poeti.12 La sua codifica formale e contenutistica si
era gi pienamente realizzata in epoca precedente, e infatti le qaside di epoca
ghaznavide, quelle di Onsori e di Farrokhi soprattutto, ma anche quelle di
Manuchehri e di Asjadi, diventano i modelli di riferimento per i poeti di epoca sel-
giuchide.13 cos che nella qaside selgiuchide ritroviamo tutte le componenti
tradizionali: introduzioni liriche (nasib, tashbib)14 su tema erotico, anacreontico,
naturalistico; gorizgh;15 madih16 che celebrano vittorie militari, eventi della vita
sociale e privata del lodato, festivit legate ai cicli della natura che scandivano anche
la vita di corte (capodanno / nawruz, festa dautunno / mehregn, fine del digiuno /
ayd, ecc.), circostanze di particolare rilievo per la vita sociale e di corte (terremoti,
lutti, ecc.);17 nellultima parte, elogi diretti al principe o al protettore assieme alla
richiesta di un compenso. Collegati a queste parti costitutive, ci sono un lessico ca-
ratteristico e un repertorio classico di iperboli, comparazioni, metafore e allusioni
legato alla funzione cerimoniale e encomiastica della qaside e la cui acquisizione era
una tappa fondamentale nella formazione di ogni apprendista poeta.18 In queste-

zione del filologo che cura ledizione: si pensi alle qasyed-e kuth (qaside brevi) raccolte da Kazzzi
nella sua recente edizione del divn di Khqni molte delle quali erano state classificate come qete
nelledizione curata da Sajjdi; o allinsieme dei ghazal di Sani che nei manoscritti pi antichi si tro-
vano spesso mescolati alle qaside.
12
Leccezione pi vistosa rappresentata da Attr che comunque, pur nei suoi abiti di poeta mistico,
compose alcune qaside: si tratta di una trentina di composizioni, modellate sulle qaside di Sani, nelle
quali espone precetti morali e contenuti mistici e ascetici.
13
Limportanza del modello rappresentato dalla produzione dei poeti ghaznavidi confermata, fra
laltro, dalle numerose qaside che i poeti selgiuchidi scrissero in risposta a qaside dei loro pi illustri
predecessori; cfr. M. J. Mahjub, Sabk-e khorsni dar sher-e frsi, Tehran 1345/1976, pp. 659-68; cfr.
anche Moezzi, Divn, ed. A. Eqbl, Tehran 1318/1939, pp. 13-5 della introduzione.
14
Coi termini nasib o tashbib si definisce la parte lirica introduttiva della qaside, di lunghezza variabile
fra i 6 e i 12 versi.
15
Col termine gorizgh si identificano i versi con i quali il poeta passa dal nasib/tashbib, lintroduzione
lirica della qaside, al madih, la parte panegiristica. Si tratta di pochi versi (1-3), giudicati di non facile
realizzazione, nei quali viene infatti messa alla prova labilit di un poeta e che spesso contengono il
nome del lodato (mamduh).
16
Col termine madih si indica lultima parte della qaside, quella dedicata alla lode delle gesta o delle
virt del personaggio (mamduh) cui dedicata la qaside; spesso il madih si chiude con unabile richiesta
di compenso da parte del poeta.
17
La poesia di questo periodo particolarmente ricca di elegie funebri (marthiye) spesso dedicate anche
ad altri poeti: Masud-e Sad-e Salmn compone una qaside per la morte di Hasan Ghaznavi, Sani per
la morte di Moezzi e di Othmn Mokhtri, Khqni scrive unelegia per Falaki Sharvni. I letterati pi
sensibili a questo tema furono innanzitutto Khqni, e poi Moezzi, Jabali, Rashid al-din Vatvt, Jaml
al-din Esfahni e suo figlio Kaml al-din.
18
Sullimportanza della tradizione nella formazione del poeta si vedano i capitoli dedicati a tale argo-
mento nei Chahr maqle (discorso n. 2), nel Qbusnme (capitolo 35) e nel Rhat al-sodur (capitolo 6,
allinterno dei motivi della composizione del libro).
40 I generi e i temi poetici

poca, tuttavia, di re e ministri si preferisce lodare la statura morale, la cultura raffi-


nata e la generosit; forza, coraggio e doti militari non sono pi sentite come attuali
ed adeguate al nuovo panegirico.
Pur coltivando la qaside in linea con i modelli dei riconosciuti maestri, si ha in
epoca selgiuchide una certa stanchezza nei confronti dei temi, delle immagini e del
linguaggio della qaside tradizionale e gli autori pi attivi tendono a rinnovare e a
portare al massimo della sua realizzazione questa forma, rielaborandone la lingua e
introducendo nuovi contenuti. Tale spinta evolutiva, daltro canto, segna anche
linizio della decadenza di questo genere poetico.
Per quanto riguarda il livello dei contenuti (man), a caratterizzare le qaside di
questepoca entrano in gioco fattori culturali e sociali nuovi.19 Innanzitutto va ricor-
dato che questa lepoca in cui compare la figura del poeta dotto: allargando la sua
erudizione e lambito delle sue competenze artistiche, il poeta dotto (Anvari,
Khqni e Frybi ne sono rappresentanti esemplari)20 comincia a introdurre dei
temi, un linguaggio e un sistema di immagini preso in prestito da scienze diverse,
quali astrologia, medicina e scienze teologiche, per creare effetti nuovi. Questa
tendenza conferma e accentua il concetto che la poesia alta sia il frutto di lungo
studio ed elaborazione intellettuale e non la registrazione rapida delle emozioni (esi-
genza, questultima, in parte accolta dalla qete e dalla robi). La qaside si fa inoltre
strumento di espressione di un importante fenomeno dellepoca, ovvero il riaccen-
dersi del sentimento religioso, sia esso sunnita o ismailita, e laffermarsi di un clima
di tensione spirituale testimoniato anche da altre fonti.21 A ci si accompagna lo svi-
luppo e la diffusione della mistica, fenomeno che porta alla fondazione di numerose
tariqe in genere legate alla figura carismatica di una guida spirituale (shaykh). Tutti
questi fattori hanno un notevole impatto culturale e introducono nella qaside temati-
che nuove: nei primi tempi dellepoca selgiuchide Nser-e Khosraw utilizza la
qaside per esprimere le proprie idee filosofiche e propagandare lismailismo; succes-
sivamente appaiono le qaside omiletiche di Sani composte a supporto della predi-
cazione ortodossa e intese a sollecitare una rinnovata religiosit.

19
Le osservazioni che seguono riguardano soprattutto lo studio della qaside, la forma poetica pi in voga
allepoca, ma si riferiscono a fattori che condizionarono lo sviluppo anche di altri generi (ghazal e qete
soprattutto).
20
A conferma dellimportanza delle figure di Anvari e di Khqni come poeti dotti, c il fatto che essi
condividono oltre la fama anche il destino di vedere i propri canzonieri sottoposti ad ampi commentari la
cui compilazione, che ha inizio in epoca immediatamente successiva alla morte dei due poeti, sopperiva
proprio alla difficolt di comprensione delle immagini, delle metafore e delle allusioni dotte utilizzate
con grande variet e frequenza nei loro versi (per avere unidea del proliferare di questi commentari cfr.
de Blois, Persian Literature, pp. 225-6 per Anvari; pp. 326-8 per Khqni).
21
Per un quadro generale, si confronti A. Bausani, Religion in the Selgiuch Period, in The Cambridge
History of Iran, J.A. Boyle ed., vol. 5, Cambridge 1968, pp. 283-302; A. Bausani, Persia Religiosa, Mi-
lano 1959, pp. 177-214.
I generi e i temi poetici 41

Rispetto allepoca samanide e ghaznavide, subisce un notevole cambiamento


anche il rapporto fra il poeta e il proprio mecenate, principale destinatario dei pane-
girici, e tale cambiamento avr delle ripercussioni anche sul rinnovamento dei conte-
nuti. Se prima si trattava di un rapporto di dipendenza consolidato nello spazio e nel
tempo (un poeta poteva svolgere lintera propria carriera presso ununica corte e uno
stesso protettore, come avvenne, per esempio, per alcuni poeti della pleiade ghazna-
vide), in epoca selgiuchide le relazioni si fanno pi difficili, le fortune pi alterne,22
le mutevoli vicende politiche (relative alle successioni e agli equilibri di potere) pi
condizionanti nei confronti delle carriere letterarie soggette a periodi di grande in-
certezza e instabilit. Come dimostrano i pur scarsi dati biografici di numerosi poeti,
gli intellettuali attivi presso le corti dellepoca vivevano un forte senso di insicurezza
che influenz, in alcuni casi, anche la prassi poetica costituendosi, indirettamente,
come uno stimolo ad ampliare le tematiche della qaside. Sollecitato dalle difficolt
della propria condizione, il poeta infatti tende a parlare di se stesso (hasb-e hl) e
della propria arte, enfatizza le lodi alla propria opera e denigra quella degli antagoni-
sti; si lamenta di ingiustizie e di soprusi, soffermandosi a riflettere sul ruolo del poeta
nel contesto cortese; denuncia limmeritata precariet del suo status, le incertezze
sul proprio destino personale, economico e sociale. Si tratta di temi che, al di l delle
singole esperienze, sono diffusi presso quasi tutti gli autori di qaside, con diversa
frequenza, fino a diventare un vero e proprio topos;23 gli autori pi famosi in questo
senso sono Anvari, Khqni e Mojir al-din Baylaqni. Collegata a questa tendenza,
si pu osservare anche la registrazione, del tutto nuova rispetto alleredit
ghaznavide, non solo di eventi ma anche di sentimenti personali del poeta; si pensi
alle habsiyyt di Masud-e Sad-e Salmn, di Mojir al-din Baylaqni e di Khqni,24
spesso composte anche in forma di qaside, che presentano ispirazione e toni non
convenzionali e uno stile personale lontano dallartificiosit dominante. I poeti, in
alcune occasioni, appaiono svincolati da obblighi ufficiali e si dedicano anche a una
poesia pi personale, priva di fini immediati.
inoltre diffusa in questo periodo la pratica di citare i colleghi nelle proprie
qaside o di comporre singole qaside a imitazione, ovvero come eco alla qaside di un

22
Per avere unidea delle difficolt e delle incertezze da cui era contrassegnata la vita dei poeti in
questepoca, basta osservare quanti di loro finirono in prigione per motivi politici o religiosi, per periodi
pi o meno lunghi; fra i pi famosi ricordiamo: Masud-e Sad-e Salmn, Falaki Sharvni, Mojir al-din
Baylaqni, Khqni e Nser-e Khosraw.
23
In questo tipo di tematica particolarmente evidente linfluenza della poesia araba, influenza resa pi
forte in epoca selgiuchide dalla vicinanza fra i due contesti culturali (si pensi alla fitta rete di relazioni fra
Hamadan e Baghdad, per esempio): la tendenza a elogiare se stessi, il vantarsi della propria arte,
linvettiva contro colleghi e mecenati irriconoscenti, sono tutti temi presenti anche nella letteratura araba
precedente e coeva.
24
V. Zafari, Habsiye dar adab-e frsi, az ghz-e sher-e frsi t pyn-e zendiye, Tehran 1364/1985.
42 I generi e i temi poetici

altro poeta della quale si ripropongono gli aspetti tecnici (rima, metro e numero di
versi) e quelli tematici.25 La fitta rete di relazioni poetiche (esteqbl), dirette o indi-
rette, che si produce fra diversi autori, poteva avere intenti polemici sollecitati da
circostanze particolari (Khqni e Abu Al Ganjavi si scambiarono veementi qaside
in cui il primo accusava il secondo di tendenze ismailite) oppure, pi raramente, po-
teva farsi interprete di unespressione di stima e di ossequio (in diverse qaside Sani
loda Othmn Mokhtri, Anvari ha versi di apprezzamento per Abu l-Faraj Runi,
Rashid al-din Vatvt esprime la sua stima per Mojir al-din Baylaqni) o, infine, rap-
presentare semplicemente uno spunto dispirazione.26 In questo contesto, il tema
della satira costituisce un motivo di primaria importanza che testimonia la tendenza a
utilizzare la qaside per lespressione di fatti personali e contingenti. Anche se la
qete resta, come vedremo, la forma privilegiata per lo sviluppo del filone satirico,
lutilizzo della qaside a fini diffamatori porta con s un sovrappi di significato: uti-
lizzare il genere encomiastico-celebrativo a scopo denigratorio significa infatti capo-
volgere in modo totale e dirompente i princpi fondanti di quel genere. Il tema della
satira non nuovo rispetto al passato, ma in epoca selgiuchide raggiunge livelli altis-
simi di espressione poetica e di diffusione;27 in questo periodo, infatti, la vena critica
dei poeti non si limiter a colpire i colleghi, i mecenati avari, gli antagonisti, i nemici
personali, ecc., ma verr estesa a una problematica pi ampia fino ad assumere toni
sociali e politici (si pensi a Sani che aprir la strada allutilizzo, in campo mistico,
del filone delle hazliyyt oscenit poetiche e a Suzani Samarqandi le cui composi-
zioni sono modelli di uninvettiva veemente che avr numerosi epigoni).
Per quanto riguarda il livello della forma (lafz), i poeti selgiuchidi rendono la
qaside pi ricercata, preziosa ed elaborata attraverso lallargamento del patrimonio
lessicale, con la realizzazione di strutture sintattiche pi complesse e con

25
Per unintroduzione teorica alle modalit della risposta poetica e per unamplia bibliografia
sullargomento, cfr. R. Zipoli, The technique of the awb, Venezia 1993.
26
Questultima sembra fosse la motivazione pi diffusa fra i poeti ghaznavidi i quali a loro volta ave-
vano spesso messo in atto tale pratica: cfr. Mahjub, Sabk-e khorsni dar sher-e frsi, pp. 522-37.
27
Questa poesia [satirica e oscena / hajv e hazl] esplode, come del resto quella panegiristica, nellet
selgiuchide, quando i due filoni hajv e hazl vedono esasperata, nel corso del VI secolo, la loro commi-
stione, per cui si assiste spesso a miscele inestricabili. Fra le caratteristiche di maggior rilievo della rela-
tiva produzione, la grande capacit inventiva che raggiunge vette iperboliche, riflettendo quanto di
analogo avviene allora nella contemporanea poesia seria. Tale fiorire fu favorito dalla difficile situazione
politico-sociale che rende pi frequenti non solo le dispute fra i poeti ma anche le contese fra i poeti e i
mecenati. raro trovare un autore del VI secolo che non abbia composto qualche riga di hajv e di hazl,
ma in genere la palma (sia per quantit che per qualit) viene assegnata a Suzani e ad Anvari. Khqni,
dal canto suo, risulta spesso indicato come uno fra gli autori pi suscettibili e ombrosi, annoverando, nel
proprio canzoniere, versi diretti contro il proprio maestro (Abu l-Al-e Ganjavi), contro il proprio pre-
sunto allievo (Mojir al-din Baylaqni), contro altri poeti contemporanei (fra i quali Rashid al-din Vatvt),
contro maestri del passato (Onsori), contro i propri familiari, quali il padre e la figlia. Cfr. R. Zipoli,
Satirical, invective and burlesque poetry, in History of Persian Literature, New York, in corso di
stampa.
I generi e i temi poetici 43

lincremento delluso di figure retoriche, sia a livello del significato che del signifi-
cante. Per quanto riguarda il lessico, larricchimento del vocabolario poetico
unovvia conseguenza dellintroduzione, col contributo decisivo dei poeti dotti, di
un complesso di metafore, comparazioni e immagini attinte da campi semantici
nuovi quali, come sopra accennato, astrologia e astronomia, medicina e scienze teo-
logiche. Di conseguenza, poich nel mondo islamico la terminologia scientifica
sempre stata prerogativa della lingua araba, la scelta di allargare ad ambiti scienti-
fici il vocabolario poetico porta con s un incremento del lessico arabo nella qaside
persiana di questo periodo. Relativamente alla struttura sintattica, in questepoca si
pu notare una tendenza a rendere le costruzioni pi complesse e, a tratti, persino
oscure. Per quanto riguarda laspetto retorico, infine, interessante rilevare che in
quasi tutti i poeti di questepoca si registra una notevole attenzione allelaborazione
formale dei testi e tale tendenza ampiamente confermata dalla composizione di
numerose qaside-ye masnu (o motakallef) artificiose, ovvero di poesie nelle quali
lautore fa mostra di una particolare abilit tecnica evitando, per esempio, luso di
certe lettere, imponendosi in tutti i versi una rima ricca o la ripetizione di una o pi
parole. Non un caso che proprio a questepoca risalga la prima qaside-ye masnu di
cui si abbia notizia, quella di Qavmi Ganjavi,28 che presenta in ogni verso lesempio
di un artificio della scienza delle figure (elm-e badi).29 In generale, la figura pi
utilizzata per dare dimostrazione di virtuosismo sembra essere leltezm (artificio
che impone al poeta di rispettare una condizione che va oltre i canonici limiti del
metro e della rima) ma spesso troviamo anche laff o nashr (una sorta di parallelismo
sintattico-lessicale), e diverse figure basate sulla ripetizione (tajnis, radd al-sadr al
al-ajoz, ecc.).30

28
Allinizio questa qaside era stata erroneamente attribuita a Rashid al-din Vatvt, panegirista e cancel-
liere alla corte di Atsiz Garchi, e autore, fra laltro, di un manuale di elm-e badi (Hadyeq al-sehr-fi
daqyeq al-sher, cfr. infra V.7.); Rashid al-din Vatvt, Divn, ed. S. Nafisi, Tehran 1339, pp. 221-9.
Questa qaside stata tradotta e commentata da E.G. Browne, Literary History of Persia, 4 voll., repr.
Cambridge 1964-1969, vol. II, pp. 46-76.
29
Gi nei primi decenni del V/XI secolo vari poeti si erano cimentati nella composizione di versi o di
intere qaside artificiose (motakallef), costruendo figure legate alle caratteristiche dellalfabeto; ne tro-
viamo esempi nei canzonieri di Asjadi, Borhni, Qatrn Tabrizi, Monjik Termidhi.
30
Un esempio curioso di questa ricerca di virtuosismo e di dimostrazione di abilit tecnica rappresen-
tato da un poema strofico (tarkibband) in cui la poesia viene a contatto con liconografia. Il poema in
questione, composto da Sharaf al-din Shoforvah, panegirista alla corte dellatabeg ildeguzide Jahn
Pahlavn, riportato nella famosa antologia di epoca mongola di Mohammad Badr al-din Jjarmi,
Mones al-ahrr, in una versione che si rif a un testo, oggi perduto, accompagnato dalle immagini
dipinte da Rvandi (il quale fu non solo storico ma anche calligrafo e decoratore di libri): si tratta di una
poesia-rebus nella quale al posto delle parole che dovrebbero concludere ogni verso, inserita
unillustrazione che ne suggerisce il referente e il senso; cfr. A.H. Morton, The Munis al-Ahrr and its
Twenty-ninth Chapter, in Illustrated Poetry and Epic Images: Persian Painting of the 1330s and 1340s,
ed. by M. Lukens Swietochowski & S. Carboni, New York 1994, pp. 49-66.
44 I generi e i temi poetici

Una delle cause che viene individuata per spiegare levoluzione dei modi di
scrivere qaside nella direzione della ricercatezza e dellelaborazione del lafz, la
formazione sempre pi sofisticata della classe dei segretari (dabir).31 Prevalente-
mente di origine iranica, grazie alle varie funzioni ricoperte i dabir costituivano los-
satura dellamministrazione selgiuchide. Al di l delle competenze tecniche che do-
vevano possedere (amministrative, economiche, giuridiche, ecc.), si trattava di una
categoria di intellettuali fortemente influenzata dalla letteratura araba sulla quale
erano stati istruiti. Essi contribuirono a portare nella poesia (arte praticata non solo
dagli stessi segretari, ma anche dai nadim e, occasionalmente, da personaggi dai
ruoli pi diversi)32 le abilit retoriche e le competenze culturali tipiche della loro
eclettica funzione. Tale influenza, non limitata allarte della cancelleria, trover il
terreno pi fertile oltre che nella prosa, come vedremo, proprio nella qaside.
La maggior parte delle qaside del periodo selgiuchide sono in persiano; si ha
quindi in questepoca una tendenza inversa rispetto al periodo precedente, caratteriz-
zato da un forte apprezzamento per la poesia araba e nel quale la produzione panegi-
ristica in arabo era stata decisamente consistente.33 Vi sono comunque, anche nel
periodo che qui ci interessa, numerose qaside scritte in arabo34 anche se la tendenza
alluso dellarabo soprattutto prevalente nella costruzione di particolari figure reto-
riche in voga, quali, per esempio, il molamma35 nel quale il poeta compone poesia
introducendo alternativamente un verso in arabo e uno in persiano, e il tazmin nel
quale il poeta introduce versi di altri poeti, alloccasione anche arabi.

31
Per una descrizione della formazione e della funzione dei dabir in epoca selgiuchide, cfr. i Chahr
maqle (primo discorso) di Nezmi Aruzi e il Qbusnme (capitolo 39) di Kay Kaus ebn Eskandar.
32
Nei capitoli dedicati al segretario e al poeta nei Chahr maqle di Nezmi Aruzi (maqle 1 e 2), da
numerosi passi si evince come la pratica della poesia fosse unabilit diffusa, con esiti diversi, fra tutti i
personaggi che frequentavano la corte. Una chiara conferma in questo senso viene dal Lobb al-Albb di
Awf, che cita pi di cento poeti, non tutti professionisti, per il periodo in questione (cfr. Awf, The
Lubbul-Albb, second part, pp. 67-418).
33
Cfr. V. Danner, Arabic Literature in Iran, in Enc. Iranica, s.v. Arabic.
34
Le numerose qaside in arabo sono dedicate soprattutto a visir e a membri colti della burocrazia: si
ricordino il gi citato Abu l-Qsem Ali Bkharzi (m. 468/1075) che loda in arabo al-Kondori, potente
ministro di Toghril Beg, e i panegiristi di Nezm al-Molk, per esempio, al-Husayn ben Ali al-Toghri
(m. 516/1122 ca.), che in arabo compil un intero divn, e Ahmad ben Abd al-Razzq al-Tantarni au-
tore di una ricercata qaside in arabo a strofe (qaside-ye tarjiiyye). Come gi ricordato, Nser-e Khosraw
compose un intero canzoniere in arabo che non ci pervenuto. Qualche qaside in arabo si trova comun-
que nei canzonieri di tutti i maggiori poeti dellepoca, come, per esempio, in Hasan Ghaznavi (Divn, ed.
M. T. Modarres-e Rezavi, Tehran 1328/1949, pp. 352-4) e in Khqni (Divn, ed. J. Kazzzi, 2 voll.,
Tehran 1375/1996, vol. II, pp. 1340-71); Kaml al-din Esfahni compose anche un breve trattato in
arabo, la Reslat al-qaws (Divn-e khallq al-mani, ed. H. Bahr al Olumi, Tehran 1348/1969-70, pp.
sadose - sadosizdah).
35
Abd al-Vse Jabali, Divn, ed. Dh. Saf, 2 voll., Tehran 1339-41/1960-2, pp. 483-7.
I generi e i temi poetici 45

Tutti i poeti vissuti fra il V/XI e il VII/XIII secolo lasciano uneredit letteraria co-
stituita per la maggior parte di qaside, a conferma del fatto che si tratta del genere
pi importante per lepoca. Nellimpossibilit di entrare nel dettaglio della produ-
zione generalmente vastissima dei maggiori qasidisti (qasidesaryn), ci limitiamo a
tracciarne di seguito un rapido profilo che cerchi di mettere in risalto le singole spe-
cificit cos come sono state individuate dai critici.36
Per iniziare,37 introduciamo un autore, Nser-e Khosraw38 (394-470/1004-
1077), nome darte Hojjat, che non ha mai usato la qaside a fini panegiristici con lo
scopo di ottenerne un compenso (solo alla fine di alcune qaside troviamo degli elogi
rivolti al califfo fatimide al-Mustansir che fu al potere fra il 427/1035 e il 487/1094)
ma che si servito di questa forma poetica come mezzo dinsegnamento morale e di
propaganda religiosa trattando temi del tutto nuovi ed estranei alleredit
ghaznavide. Egli utilizz la qaside per descrivere i propri ideali religiosi, la propria
evoluzione spirituale nonch per denunciare la corruzione e lipocrisia della classe
religiosa ufficiale. Dopo aver abbracciato la dottrina ismailita, Nser-e Khosraw al-
larga i propri ambiti tematici includendo nelle sue qaside (piuttosto trascurate, se-
condo i critici, dal punto di vista formale) esposizioni propagandistiche e pi ampie
riflessioni sulla condizione umana e sullesperienza religiosa. Lo stile personale di
Nser-e Khosraw si mostra anche nello sviluppo dei temi tradizionali: qualora nelle
sue qaside esordisca con un nasib naturalistico, questo non descrive la bellezza
dellambiente ma piuttosto il suo valore effimero, caduco, transeunte, ingannevole, al
fine di invitare luomo al distacco dalle cose terrene e spingerlo verso lunica verit.
Nella sua poesia, lintento didattico prevale sempre sul fine estetico. Al di l del loro
valore in rapporto alla vicenda personale e ai contenuti storico-religiosi cui si ispira-
rono, le qaside di Nser-e Khosraw, la cui vicenda umana e poetica comunque sin-

36
Per le notizie biografiche, la descrizione delle edizioni dei divn e del patrimonio manoscritto, e i mag-
giori riferimenti bibliografici relativi ai singoli poeti, rimandiamo al volume di de Blois, Persian
Literature, che costituisce il contributo descrittivo e critico pi completo e dettagliato sui poeti di epoca
selgiuchide. Utili sintesi sono reperibili sotto i nomi dei singoli poeti in The Encyclopaedia of Islam,
New edition, Leiden 1960- (Zakt pi supplementi), nella Encyclopaedia Iranica, ed. by E. Yarshater,
London New York 1982- (Human pi supplementi), e nel Dirat al-maref-e bozorg-e eslmi, ed.
K. M. Bojnurdi, Tehran 1374/1996- (Bermvi). Un ampio resoconto delle informazioni riportate nelle
tadhkere e unantologia di testi si trova in Dh. Saf, Tarikh-e adabiyyt dar Irn, 5 voll., Tehran
1332/1954, voll. I e II.
37
Lordine con cui introduciamo gli autori segue un criterio di opportunit espositiva senza tenere conto
del fattore cronologico.
38
Malgrado la novit dellesperienza poetica di Nser-e Khosraw, si pu rintracciare un suo antecedente
poetico nelle qaside religiose di Kasi Marvazi (n. 341/953) rispetto al quale, tuttavia, Nser-e Khosraw
dichiara la propria superiorit.
46 I generi e i temi poetici

golare e isolata,39 dimostrano la straordinaria flessibilit di questo genere poetico e


preparano la strada a numerose esperienze successive.
Le qaside di Sani Ghaznavi40 (437-525/1045-1130 ca.) si configurano,
analogamente, come un insieme a s stante rispetto alla produzione coeva. Le sue
prime qaside, dedicate a personaggi minori della Ghazna della prima met del
V/XI secolo, non sono di particolare rilievo; le composizioni in cui la sua arte si
esprime al pi alto livello sono le qaside composte dopo il lungo esilio da Ghazna
durante il quale Sani rinunci alla poesia profana di corte per dedicarsi alle qaside
dispirazione religiosa e garantirsi la protezione del clero hanafita. I suoi maggiori
mecenati furono infatti eruditi musulmani che spesso avevano fama di predicatori e
proprio nello stile della predicazione si collocano adeguatamente le sue qaside. A
seguito dei suoi contatti con le dottrine sufi, la tematica delle sue qaside si arricchir
incorporando, al tema omiletico, un sentimento religioso pi personale. Pur caratte-
rizzate dallispirazione religiosa, le qaside di Sani presentano ancora tematiche
profane e anche quelle pi spiccatamente omiletiche contengono spesso sezioni pa-
negiristiche a riprova della dipendenza materiale del poeta da un patrono. A questo
proposito si ricordino le qaside dedicate a Bahrm Shh, che costituiscono un
insieme particolarmente interessante, per contenuti e per struttura, nellambito della
vasta produzione di Sani. Lesperienza poetica di Sani avr un impatto
determinante sugli autori successivi, in particolare su Khqni.
Moezzi (440-521/1048-1127 ca.), malek al-shoar alla corte di Malek Shh,
contemporaneo di Sani, compose panegirici per pi di sessanta diversi destinatari e
rappresenta la classicit della qaside, della quale tende a privilegiare la politemati-
cit in senso tradizionale (amore, vino, natura, elogi alle virt del lodato) piuttosto
che argomenti eruditi. La sua dipendenza stilistica dai grandi qasidisti ghaznavidi
testimoniata da numerosi passaggi in cui fa diretto riferimento a versi di Onsori,
Farrokhi e Manuchehri. Ciononostante, la sua cauta sperimentazione poetica, fatta di
nuove personificazioni e metafore, delluso abilissimo del gorizgh, della ricchezza
delle variazioni sui temi lirici, ne fanno, a ragione, un precursore sensibile e attento
dei nuovi sviluppi poetici non solo della qaside ma anche, come si vedr, del ghazal.
Parafrasando le parole di Bausani, Moezzi che perfeziona lo stile ormai classico

39
Si veda la ricca monografia di A. Hunsberg, Nasir Khusraw: the ruby of badakhshan. A portrait of
the Persian Poet, traveller and philosopher, London & NewYork 2000.
40
Lopera poetica di Sani stata studiata in dettaglio (biografia, testi, questioni filologiche) in
unampia monografia dedicata al poeta: de Bruijn, Of Piety and Poetry; cfr. anche M.R. Shafii Kadkani,
Tziyneh-ye soluk. Naqd va tahlil-e chand qaside az Hakim Sani, Tehran 1372/1993.
I generi e i temi poetici 47

della qaside,41 non con invenzioni cerebrali, come aveva fatto Azraqi (cfr. infra), ma
con una raffinatezza che va nel senso dellarmonia del verso: sar questultima la li-
nea di tendenza che prevarr anche nella qaside posteriore.
A loro volta, anche le qaside di Othmn Mokhtri (467-513/1074-1119 ca.)
testimoniano con evidenza linfluenza dei modelli dei poeti ghaznavidi sui panegiri-
sti selgiuchidi. Tale influenza va per oltre il riproporre temi e immagini standard e
si spinge fino a forme di vera e proprio imitazione (tatabbo) quando Othmn
Mokhtri riprende, per esempio, schemi rimici, metrici e motivi ispiratori di qualche
famosa qaside di Farrokhi. Ammirato soprattutto per le sue descrizioni naturali
(spesso contenenti degli enigmi) e per la sua padronanza perfetta di tutte le figure
della elm-e badi, nei suoi poemi ricorre in numerose circostanze la nostalgia per i
tempi passati e per i fasti delle corti di Mahmud di Ghazna e di Masud I, come in
una sorta di panegirico rivolto al passato.
Sayyed Hasan Ghaznavi (m. 556/1160), nome darte Ashraf, fu uno dei qasi-
disti pi ammirati allepoca, non solo per le sue qualit artistiche ma anche per la sua
statura morale e intellettuale: arbitro di stile e giudice di giovani talenti resta famoso
un aneddoto del Rhat al-sodur nel quale Rvandi riporta le indicazioni di Hasan
Ghaznavi a proposito della corretta formazione di un poeta.42 I suoi modelli dichia-
rati furono le qaside di Moezzi, Sani, Masud-e Sad-e Salmn e a sua volta
linfluenza del suo stile si pu notare nelle qaside di Jaml al-din Esfahni, di Kaml
al-din Esfahni e di Mojir al-din Baylaqni. Pur manifestando una grande maestria
nelluso degli abbellimenti retorici, diversamente da molti suoi contemporanei non
ne fece un uso forzato e artificioso e si mantenne molto vicino alleredit dello stile
khorasanico.
Nelle qaside di Abu l-Faraj Runi (m. 500-508/1106-1114) si nota labbandono
del nasib tradizionale e lintroduzione di elementi di novit stilistica che i critici
identificano soprattutto in una sintassi pi complessa, nelluso di composti nuovi,
nella creazione di metafore e iperboli originali accompagnata dalla presenza pi insi-
stita di figure retoriche. Il suo vocabolario ricco di termini mutuati dalle scienze
religiose e dalle scienze naturali e testimonia, relativamente a questo aspetto, le-
voluzione che si realizza in epoca selgiuchide rispetto allo stile khorasanico. Gi i
poeti contemporanei avevano percepito gli elementi di novit presenti nel suo stile e
saranno numerosi gli autori successivi a riconoscerne linfluenza nella propria poe-

41
Una conferma in questo senso viene anche dalle modalit con cui descrive la natura nelle sue qaside;
cfr. de Fouchcour, La description de la nature dans la posie lyrique persane du XIe sicle, Paris 1969,
pp. 201-26.
42
M. b. Ali b. Solaymn al-Rvandi, Rhat al-sodur fi yat al-sorur dar trikh-e l-e saljuq, ed. M.
Iqbl e M. Minovi, Tehran 1364/1985, pp. 57-9; a riprova del prestigio di cui godeva Ashraf, ricordiamo
che Rvandi nella sua opera cita ben 196 versi di questo poeta.
48 I generi e i temi poetici

sia: il caso pi famoso senzaltro quello di Anvari che ammette il suo debito verso
lillustre predecessore con citazioni dirette o riferimenti indiretti.43 Il carattere esem-
plare della sua poesia fu percepito non solo dai poeti ma anche dagli studiosi di po-
etica (Rduyni e Rashid al-din Vatvt, nei loro trattati, per esempio, citano spesso i
suoi versi per esemplificare la buona realizzazione di un artificio) e da diversi pro-
satori che arricchirono i propri testi con le sue poesie (Abu l-Mali Nasrollh
Monshi, nella sua versione del Kalile va Demne, ne lesempio pi significativo;
cfr. infra V.2.).
Masud-e Sad-e Salmn (440-515/1048-1121)44 fu abile panegirista e emulo
dichiarato dei poeti della pleiade ghaznavide: Onsori, Farrokhi e Manuchehri so-
prattutto. Le sue qaside, infatti, non apportano elementi di novit e non mostrano an-
cora i segni dellinfluenza del sufismo, restando perci molto pi vicine alle compo-
sizioni dei poeti khorasanici del periodo ghaznavide. Le sue qaside contengono pre-
ziose informazioni storiche ma leredit pi importante della sua opera costituita
dalle habsiyyt, dalle poesie composte in carcere in prevalenza in forma di qaside.
Masud-e Sad-e Salmn il primo a introdurre questo genere di componimenti nella
poesia persiana: in esse, utilizzando con grande maestria il linguaggio del panegirico
convenzionale, il poeta esprime con profondit e intensit di toni, piuttosto rari nel
panorama della poesia persiana tendenzialmente impersonale, il dolore per la propria
condizione e il rammarico per il proprio destino. Nelle sue habsiyyt, la personalit
del poeta acquista spessore e individualit e i versi assumono un tono quasi narrativo
nellambito della sua vicenda personale.45
Anvari (m. 585/1189 ca.) rappresenta lapice del genere qaside in epoca selgiu-
chide.46 Tre secoli dopo, Jmi, nel suo Bahrestn, lo definisce uno dei profeti
della poesia persiana, insieme a Ferdousi e a Sadi. Bench sia uno di quegli autori
che denunciano ripetutamente gli aspetti negativi della professione del poeta di corte,
quasi tutte le sue qaside sono panegiristiche.47 Della struttura tradizionale della
qaside Anvari per infrange spesso le regole: molte sue composizioni esordiscono

43
Gli elementi di influenza di Abu l-Faraj Runi su Anvari sono stati messi in luce, recuperando numerosi
riferimenti testuali, da M. T. Modarres-e Rezavi, Divn-e Anvari, 2 voll., Tehran 1364/1986, vol. I, pp.
104-8.
44
Una recente monografia su Masud-e Sad-e Salmn : Sunil Sharma, Persian Poetry at the Indian
Frontier: Masud Sad Salmn of Lahore, Delhi 2000; ancora valido per la ricchezza delle fonti : M. M.
Qazvini, transl. by E.G. Browne, Masud-i-Sad-i-Salmn, Journal of Royal Asiatic Society, 1905, pp.
693-740 e 1906, pp. 11-51.
45
Zafari, Habsiye dar adab-e frsi, passim.
46
Unantologia corredata da unampia introduzione sulla vita e sulla poetica di Anvari : M. R. Shafii
Kadkani, Mofles-e kimiyforush, naqd va tahlil-e sher-e Anvari, Tehran 1374/1995.
47
Anvari rinunci, per motivi economici, alla carriera di scienziato e ripieg su quella di poeta di corte
con grande riluttanza. Solo alla fine della sua vita riusc finalmente a ritirarsi e a godere della quieta so-
litudine adatta a uno studioso.
I generi e i temi poetici 49

direttamente col madih (sulla cui realizzazione si concentra tutta la sua arte) e rara-
mente i suoi nasib contengono descrizioni della natura; risultano particolarmente
toccanti i suoi dialoghi con lamato, personaggio che coincide, in gran parte dei casi,
con il lodato. La sua maestria nella composizione di qaside viene individuata so-
prattutto nelluso poetico che egli fa della sua straordinaria erudizione, utilizzan-
dola non solo come ornamento (arricchendo con materiale dotto il sistema delle fi-
gure), ma come parte integrante della sostanza del panegirico; linsieme di immagini
nuove che introduce sono mutuate dal campo della filosofia, della musica, della-
stronomia e delle scienze naturali al punto che la sua poesia stata definita una sorta
di enciclopedia delle conoscenze dellepoca selgiuchide. Grazie alla sua im-
maginazione, alla sua erudizione, alla sua maestria nella manipolazione della lingua
e nelluso delle figure retoriche, conduce la qaside a una complessit tale che il suc-
cessivo declino sar inevitabile.48 Il suo linguaggio elaborato e fortemente arabizzato
e la sua arte nella costruzione delle metafore sono capaci di trasmettere una straordi-
naria densit di significati ma al contempo possono risultare contorti o perfino
oscuri. Anvari , dunque, un rappresentante esemplare del poeta dotto (viene spesso
indicato col titolo di hakim, sapiente), fortemente influenzato dalla filosofia di Avi-
cenna, ma ricordato dai critici anche per la sottile ironia, i tocchi di umorismo, e i
sentimenti di lealt (si pensi alla qaside Le lacrime del Khorasan)49 che emergono
dai suoi versi.
A contendere a Anvari il primato del maggior qasidista del periodo selgiuchide
Khqni Sharvni (520-595/1126-1198):50 i critici lo definiscono il poeta dotto
per eccellenza poich le sue qaside dimostrano una vastit di nozioni insuperata, ar-
ricchita dallo stimolante contesto culturale e religioso (cristiano e musulmano al
contempo) in cui si era formato.51 Viene in genere definito come creatore di motivi
nuovi e originali arricchiti, a loro volta, dalluso magistrale di figure retoriche quali:
eziologia fantastica (hosn-e talil), mort-e nazir (uso di termini appartenenti allo
stesso campo semantico), iperbole (eghrq, mobleghe, gholovv) e metafora
(estere). Le sue qaside sono rivolte non solo ai mecenati ma anche a parenti e
amici, e mostrano spesso la compresenza di parti ispirate a temi differenti; intento
panegiristico e poesia religiosa, i temi che lo legano con un filo diretto alla poesia di
Sani, si fondono spesso in ununica combinazione in particolare nelle qaside dedi-

48
Rypka, A History of Iranian Literature, p. 198.
49
Anvari, Divn, vol. I, no. 82. Questa famosa qaside stata tradotta in italiano da G. Scarcia, Lettera-
tura persiana, in Storia delle letterature dOriente, Milano 1969, vol. II, pp. 308-9.
50
Sulla poetica di Khqni unampia monografia : A.L.F.A. Beelaert, A cure for the grieving, Leiden
2000; bench le considerazioni espresse dalla studiosa si basino principalmente sul mathnavi Tohfat al-
Erqayn, molte delle osservazioni presenti in quello studio sono valide anche per le qaside.
51
La madre di Khqni era una cristiana nestoriana convertita allIslam.
50 I generi e i temi poetici

cate allelogio del profeta. Un elemento caratterizzante della poetica di Khqni


sono le sue descrizioni della natura,52 nelle quali rivela una sensibilit e unarte che
gli sono valse una grande popolarit. Malgrado la riconosciuta tendenza delle sue
qaside a un linguaggio molto complicato e a tratti oscuro, alcune sue composizioni
(ispirate dalla prigionia, da difficolt contingenti, ecc.) mostrano versi di intima e
non convenzionale registrazione del dolore e riflessioni personali e profonde sul de-
stino. Khqni libera definitivamente la qaside dalla rigida ripartizione classica di
nasib, gorizgh e madih e la utilizza per i pi vari argomenti (si pensi alla qaside-ye
madaen53 che, ispirata dalla vista delle rovine di Ctesifonte, conduce il poeta a
unamara riflessione sul destino delluomo), e cos facendo avr uninfluenza deter-
minante sugli sviluppi successivi del genere.
La tradizione vuole, ma non vi sono elementi certi in questo senso, che Mojir
al-din Baylaqni (m. 594/1197 ca.) sia allievo di Khqni:54 se fu effettivamente
cos, va notato il fatto che anche Mojir al-din Baylaqni ebbe col proprio maestro un
rapporto difficile come quello che Khqni ebbe rispetto al suo maestro Abu Al
Ganjavi. I due, infatti, furono protagonisti di unaccesa polemica a causa di una
qaside satirica rivolta da Mojir al-din Baylaqni ai notabili di Isfahan che sembra
non lo avessero accolto col riguardo dovuto alla sua fama.55 Indipendentemente dai
suoi legami con Khqni, Mojir al-din Baylaqni lascia un ampio patrimonio di
qaside scritte in uno stile pi semplice, chiaro e meno intellettualizzato di quello del
suo presunto maestro56 ma cimentandosi spesso con virtuosismi tecnici quali luso di
ritornelli (radif) difficili o di eltezm.57 Il suo stile viene spesso accostato dai critici a
quello di Farrokhi e di Manuchehri, al fine di indicarne la naturalezza e lequilibrio.
Le alterne vicende della sua vita (fama e disgrazia si succedettero anche a causa
della sua indole arrogante e del suo piglio polemico) si riflettono in modo chiaro
nelle sue qaside che esprimono rammarico per la prigionia (habsiyyt), disappunto

52
Per alcuni critici la descrizione naturalistica, intesa come tematica autonoma, assume connotazioni tali
da renderla, allinterno di un genere, una forma a s stante di poesia che viene in questo caso denominata
vasf.
53
Khqni, Divn, ed. S.Sajjdi, pp. 358-60. Questa famosa qaside stata tradotta in italiano da G.
Scarcia in A.M. Piemontese, Storia della letteratura persiana, 2 voll, Milano 1970, vol. I, pp. 107-8.
54
Cfr. Mojir al-din Baylaqni, Divn, ed. M. bdi, Tabriz 1358/1979, pp. se-hefdah.
55
Questa rimostranza dar lo spunto a vari poeti, fra cui Jaml al-din Esfahni, per rivolgere pungenti
satire contro Mojir al-din Baylaqni; cfr. Jaml al-din Esfahni, Divn, ed. V. Dastgerdi, [Tehran]
1362/1983, pp. 400-1.
56
Rypka, nella sua storia letteraria, menziona il fatto curioso che un poeta della levatura di Amir
Khosraw Dehlavi tenesse Mojir al-din Baylaqni in pi alta stima dello stesso Khqni. Che la sua fama
avesse raggiunto un notevole livello fra i suoi contemporanei dimostrato anche dal fatto che il poeta
pi citato da Rvandi il quale nel suo Rhat al-sodur introduce ben 348 suoi versi.
57
Ricordiamo, in proposito, la composizione di qaside che presentano rispettivamente le parole yine
(specchio), sham(candela), shir (leone) in ogni verso, o composte utilizzando solo lettere senza punti o,
ancora, prive dellalef (Mojir al-din Baylaqni, Divn, pp. 39-42 e p. 134).
I generi e i temi poetici 51

per lassenza di adeguati riconoscimenti, un misticismo convenzionale, un ascetismo


di facciata, e tutti i temi del panegirico tradizionale.
Amaq Bokhri (n. 440/1048 ca.) riconosciuto maestro, intellettuale ed eru-
dito, altamente stimato dai poeti suoi contemporanei, fu amir al-shoar, poeta lau-
reato, alla corte qarakhanide; di lui non ci pervenuto lintero canzoniere ma riman-
gono numerose qaside molto elaborate, ricche di figure retoriche, mai tuttavia carenti
di fluidit e di chiarezza del linguaggio. Alcune sue qaside sono rimaste famose per
labilit del poeta nella realizzazione di eltezm, ed egli in un certo senso aprir la
strada alla diffusione della pratica di cimentarsi in questo tipo di composizioni. Di-
versi critici ne esaltano labilit particolare nella costruzione di comparazioni
(tashbih) di grande efficacia dove non indulge in eccessiva astrusit e oscurit di lin-
guaggio.
Adib Sber (m. 538-542/1143-1147), le cui qaside furono composte prevalen-
temente in lode di Sangiar e di Atsiz Garchi in uno stile tradizionale khorasanico,
anchegli noto per aver composto diverse qaside tecnicamente sofisticate, privile-
giando la figura delleltezm, che lo resero famoso presso i suoi contemporanei.58
Abd al-Vse Jabali (m. 555/1160 ca.), panegirista di Sangiar e di personalit
illustri della sua corte ma anche di governatori di altre regioni, viene definito un im-
portante precursore del cambiamento di stile che abbiamo delineato in apertura di
questo capitolo. Nei suoi versi si comincia a intravedere luso di costruzioni ricercate
e di abbellimenti formali (allitterazioni, anafore, rime interne, ecc.) che, secondo i
critici, vanno per a discapito dei contenuti. Particolarmente ammirato da Awfi,59
era molto versato nella poesia araba al punto da venire definito maestro di entrambi
gli stili col titolo di dhul-balghatayn (competente nelle due scienze retoriche). La
sua versatilit nellarabo confermata dalle composizioni molammat comprese nel
suo divn.60
Anche Athir al-din Akhsikati (m. 570/1174 ca.) viene tradizionalmente collo-
cato al vertice della gerarchia dei qasidisti selgiuchidi, sebbene sia un poeta ancora
poco studiato: i critici ne menzionano labilit nella costruzione di rime complesse e
nelluso del radif, ma spesso lo accusano di usare troppo frequentemente artifici
formali. Ledizione del suo divn lascia aperte ancora molte questioni filologiche,
tuttavia sembra riconoscibile la sua capacit di esprimere idee nuove e sottili, di rea-
lizzare nuove combinazioni di immagini e di utilizzare in poesia la sua ampia erudi-

58
Anvari pone Adib Sber sullo stesso livello di prestigio di Sani (Anvari, Divn, qete 350, pp. 686-
7).
59
Awf, The Lubbul-Albb, second part, pp. 224-5.
60
Abd al-Vse Jabali, Divn, pp. 483-87.
52 I generi e i temi poetici

zione. Resta da verificare il suo debito verso la poesia di Khqni nei confronti della
quale Saf lo accusa di plagio.61
La linea eterodossa della qaside selgiuchide rappresentata da Azraqi Heravi
(m. 465/1072 ca.), poeta che porta ai limiti estremi la tecnica tradizionale della co-
struzione delle immagini.62 Sulla linea tracciata da Manuchehri, lillustre poeta di
Dmghn, Azraqi realizza delle qaside in cui lelemento decorativo straordinaria-
mente accentuato, attraverso la personificazione degli astratti, lintroduzione di
nuovi oggetti di paragone e un singolare senso del dinamismo nelle descrizioni che si
differenzia fortemente dalla staticit delle immagini tipica della qaside tradizionale.
In questo senso egli si pone in aperto contrasto con le qaside del contemporaneo
Moezzi, a loro volta esempi perfetti di armonia formale e descrit-tiva, di staticit
decorativa e raffinatezza delle allusioni.

2. Ghazal

Se da una parte, come sopra descritto, la qaside del periodo selgiuchide si evolve in
modo significativo raggiungendo le proprie espressioni pi complesse e iniziando,
appena dopo, il proprio declino, il genere ghazal, al contempo, entra definitivamente
nella scena poetica. Fra il V/XI e il VI/XII secolo, infatti, vengono messe a punto,
progressivamente, le sue caratteristiche tecniche e si delineano le forme e i contenuti
per mezzo dei quali il ghazal raggiunger la sua massima espressione nei due secoli
successivi. Se lepoca selgiuchide , dunque, ricordata a ragione come lapice dello
sviluppo della qaside, la nascita del ghazal costituisce un fenomeno altrettanto rile-
vante, non solo per i risultati estetici raggiunti, ma anche per la sperimentazione di
forme e di contenuti che, evolvendosi, porteranno poi alle produzioni di Jall al-din
Rumi, di Sadi e di Hfez. Il VI/XII secolo viene infatti generalmente descritto negli
studi dedicati al ghazal, come la linea di demarcazione fra quellinsieme di versi
damore che spesso introducevano le qaside degli antichi (la tipologia tematica de-
nominata taghazzol) e il ghazal maturo del VII/XIII secolo; come lepoca, cio, in

61
Dh. Saf, Athir al-din Akhsikati, in Enc. Iranica. Il giudizio espresso da Saf in quella sede pi
severo di quello che troviamo nella sua storia letteraria: Saf, Tarikh-e adabiyyt dar Irn, vol. II, pp.
707-9.
62
Linaccettabile diversit della poesia di Azraqi fu subito notata dai critici coevi e da quelli immediata-
mente successivi: Rashid al-din Vatvt e Shams-e Qays nei loro trattati di retorica citano i versi di Azraqi
per esemplificare ci che non si deve fare in particolare nella costruzione delle similitudini: Azraqi viene
infatti accusato di costruire delle comparazioni con oggetti che non esistono nella realt ma solo nella
fantasia, disattendendo cos la regola della reversibilit del paragone, fattore molto importante nel canone
poetico classico.
I generi e i temi poetici 53

cui progressivamente il nasib dispirazione erotica si distingue e si separa dal


ghazal.63
Controversa e ancora oscura la ricostruzione delle origini di questo genere po-
etico. La tradizione vuole il poeta della corte samanide Rudaki (IV/X secolo) come il
precursore o inventore del genere ghazal; successivamente, a cavallo fra il IV/X e
il V/XI secolo, si assiste allesordio di una produzione di canzoni damore che in
alcuni tratti anticipa lassetto definitivo di questo genere; sar per fra la fine del
V/XI e la prima met del VI/XII secolo che avr inizio la vera e propria storia del
ghazal, inteso come composizione dispirazione lirica (prevalentemente amorosa),
definita da un insieme di caratteristiche tecniche, da determinate convenzioni temati-
che e stilistiche, e da un canonico insieme di immagini. Verso la fine del VI/XII se-
colo, alcune caratteristiche formali del ghazal tecnico (ghazal-e estelhi) sono ormai
definitivamente codificate: la lunghezza delle composizioni si attesta intorno a sette
versi, la presenza del radif si fa sempre pi frequente, luso del takhallos (inteso
come nome darte del poeta inserito in uno degli ultimi versi) ormai di uso cor-
rente;64 tuttavia in certi autori si sente ancora leco di toni e di temi che richiamano
latmosfera della qaside, come nel tipo di lodi che il poeta rivolge a se stesso o in
versi di tono panegiristico (si leggano, a esempio, i versi finali di alcuni ghazal di
Hasan Ghaznavi e di Masud-e Sad-e Salmn). Un altro elemento che tradisce chia-
ramente limmaturit dei ghazal di questo periodo rispetto alla produzione succes-
siva lomogeneit tematica, lassenza cio di quella inestricabile compresenza di
registri diversi che avr il suo culmine nella poetica hafeziana.
In epoca selgiuchide, dunque, il ghazal si afferma come forma nuova e diverse
sono le spinte socio-culturali che vengono poste allorigine di questo sviluppo, tutte
collegate, in qualche modo, alle motivazioni che abbiamo visto essere anche alla
base dei cambiamenti verificatisi nella produzione delle qaside. In altre parole, certe
situazioni e tensioni storico culturali producono, al contempo, sia unevoluzione
dello stile della qaside che laffermazione del ghazal. Gli storici della letteratura
sono nel complesso concordi nellindividuare alcuni fattori principali.
Ricordiamo, innanzitutto, linizio della decadenza del panegirico inteso come
principale merce di scambio fra i poeti e i loro patroni, prncipi, ministri e perso-
nalit importanti, che in alcuni contesti non sembrano pi cos interessati, come
erano stati i loro predecessori in epoca samanide e ghaznavide, a veder eternato il

63
Cfr., per esempio, S. Shamis, Sayr-e ghazal dar sher-e frsi, Tehran 1376/1997, pp. 67-76.
64
Sullorigine e sulluso del takhallos cfr. J.T.P. de Bruijn, The name of the poet in Classical Persian
Poetry, Proceedings of the Third European Conference of Iranian Studies, Wiesbaden 1999, pp. 45-56.
Per altri aspetti del fenomeno, si veda P. Losensky, Linguistic and Rhetorical Aspects of the Signature
Verse (Takhallus) in the Persian Ghazal, Edebiyt, vol.8, 1998, pp. 239-71.
54 I generi e i temi poetici

loro nome e legittimata la loro politica attraverso la poesia.65 Il poeta di corte, in


qualche modo demotivato nella sua funzione tradizionale, si sente legittimato a dedi-
carsi, lasciandone anche una memoria scritta,66 a un tipo di composizione dispi-
razione prevalentemente lirica, introspettiva, interprete della sensibilit individuale.
Cos agli inizi della decadenza del panegirico corrisponde la decisiva crescita della
poesia lirica.
Unaltra situazione che viene individuata allorigine dello sviluppo del ghazal
il radicarsi della mistica e il suo penetrare nella sensibilit individuale e nella rifles-
sione intellettuale.67 Linfluenza del sufismo sar un elemento trainante dello svi-
luppo del ghazal ma bisogna tenere presente che in questo periodo non ne rappre-
senta ancora lispirazione fondamentale. La fusione dei temi legati allamore mistico
con quelli legati alla miscredenza e allamore profano sar un passo successivo e
nella prima epoca selgiuchide prevale ancora luso del ghazal come canzone ispi-
rata dallamore profano. Ricordiamo che allepoca di cui ci occupiamo ancora la
qaside a essere strumento privilegiato dellespressione religiosa anche nei suoi svi-
luppi di natura mistica.

65
A questo aspetto molti critici associano severe considerazioni sulla grettezza culturale dei prncipi
selgiuchidi accusati di essere semi-analfabeti, privi di una propria tradizione culturale e incapaci di con-
frontarsi efficacemente con unattivit letteraria che, nel contesto in cui si insediarono, era gi altamente
sviluppata e sofisticata. Recenti studi, tuttavia, ridimensionano notevolmente la portata di queste osser-
vazioni (J. Scott Meisami, Persian Historiography, Edinburgh 1999, pp. 141-4).
66
Fra il IV/X e il V/XI secolo, la poesia damore in persiano fu dispirazione profana, e si suppone che a
quellepoca il ghazal fosse essenzialmente un tipo di poesia appannaggio di musicanti e menestrelli.
Sebbene sia probabile che anche i poeti di corte occasionalmente vi si dedicassero, non sono stati tra-
smessi fino a noi poemi di questo genere. Una delle ragioni di questa carenza di testimonianze scritte
potrebbe essere che quei poemi damore non fossero considerati degni di venir conservati attraverso la
scrittura. La registrazione scritta di composizioni in forma ghazal risale infatti al VI/XII secolo, quando
compaiono le prime consistenti collezioni di poemi di questo genere. Potrebbe non essere per caso che
questo fenomeno coincida con il crescente uso del ghazal come mezzo di espressione dellamore mistico
e che questo fenomeno abbia in qualche modo conferito dignit e rispettabilit ad un genere prima con-
siderato frivolo (J.T.P. de Bruijn, Persian Sufi Poetry, Richmond 1997, p. 55; idem, Gazal, in Enc.
Iranica).
67
interessante ricordare la relazione che Motaman suggerisce fra lascesa della mistica e la decadenza
dei valori antico-iranici: egli afferma che, in epoca ghaznavide, lattenzione dei letterati era focalizzata
sul mito delleroe iranico, sulla gloria militare, sulla tensione guerresca, il tutto accentuato dalleffetto
delle conquiste di Mahmud di Ghazna. A mano a mano che questi fattori si indeboliscono, la mistica
prende il sopravvento e trova nella poesia il suo veicolo preferenziale di espressione. Motaman attribui-
sce a questa decadenza dello spirito guerresco, alla penetrazione della mistica e al chiudersi degli intel-
lettuali nellesperienza religiosa individuale, una responsabilit anche nella disfatta subita per mano dei
Mongoli dalle popolazioni dellaltipiano iranico, dilungandosi molto su questo aspetto. Il fatto che lo
spirito bellicoso lasci il posto alla mistica anche uno dei motivi per cui la qaside decade: il poema epico
e guerresco perde il suo primato mentre i temi amorosi e lirici in generale ne prendono il posto (cfr. Z.
Motaman, Tahavvol-e sher-e frsi, Tehran2 1352/1973, passim). La perdita di questo motivo ispiratore
nelle qaside, pu essere in parte dovuta al fatto che i Selgiuchidi, che erano di stirpe turca e non avevano
nessun legame con le precedenti dinastie di stirpe iranica, avrebbero potuto sentirsi urtati da riferimenti a
un passato glorioso che non condividevano con le popolazioni dei territori conquistati.
I generi e i temi poetici 55

Altro elemento di tipo socio-culturale che pu aver influito sulla diffusione e


sullo sviluppo del ghazal laffermarsi di circoli letterari urbani, non aristocratici,
come destinatari della poesia. La corte comincia, lentamente, a perdere il monopolio
della vita culturale (le biografie di Attr e di Nezmi, sono esemplari in questo
senso) in un momento storico di progressiva decentralizzazione politica e di forte
sviluppo di nuovi centri urbani. La portata di questo fattore, che va tenuto presente,
non va daltronde sopravvalutata dal momento che proprio poeti di corte, come
Anvari e Hasan Ghaznavi, giocarono un ruolo determinante nello sviluppo del
ghazal del VI/XII secolo. Una tappa importante della storia del ghazal infatti rap-
presentata da quelli che vengono definiti ghazal panegiristici o panegirici erotici: si
tratta di un tipo di composizioni tecnicamente ancora ibride (essendo di lunghezza
variabile possono essere classificate come ghazal ma al contempo come qaside
brevi) che comprendono un esordio erotico o descrittivo e terminano con un verso o
con un breve passaggio di lode nel quale i nomi del mecenate e quello del poeta si
fondono in un unico registro espressivo. Gli esempi pi chiari di questo genere an-
cora ibrido di ghazal sono quelli presenti nelle raccolte di Moezzi, Hasan Ghaznavi,
Othmn Mokhtri, Masud-e Sad-e Salmn e dello stesso Sani in molte composi-
zioni dedicate a Bahrm Shh. 68
Il principale motivo ispiratore del ghazal selgiuchide ovviamente quello amo-
roso profano: rispetto allamore, i temi legati alla natura e al vino, altri elementi tra-
dizionali dellespressione lirica, sono subordinati e funzionali allo sviluppo
dellargomento principale. Il soggetto dellamore mistico entra di prepotenza nel
ghazal di epoca selgiuchide senza recidere definitivamente i suoi legami con gli ele-
menti della poesia damore profana e convive ancora a lungo con i temi dellamore
cortese e coi motivi anacreontici della lirica tradizionale.69 Progressivamente, pro-
prio con linfluenza sempre pi accentuata della mistica, vengono introdotti i motivi
antinomici tipici delle tendenze rend, qalandar e malmati70 dove il linguaggio ere-
tico, peccaminoso, blasfemo diventa linguaggio cifrato di una filosofia alternativa;
anche se non mostrano ancora gli sviluppi estremi che conosceranno nei ghazal di

68
J. Scott Meisami, Medieval Persian Court Poetry, Princeton 1987, pp. 273-9.
69
La necessit di distinguere fra le composizioni che cantano lamore profano e quelle dedicate
allamore mistico, perlomeno in questa prima fase della storia del ghazal, sentita da diversi studiosi ma
spesso gli elementi individuati a supporto di una delle due tesi non possono essere considerati definitivi;
cfr. de Bruijn, Persian Sufi Poetry, in particolare pp. 54-68. Per un approccio alla storia del ghazal su
base tematica si veda: D. Sabur, fq-e ghazal-e frsi, Tehran 1370/1991.
70
Con il termine malmati si indica una corrente di pensiero sviluppatasi in ambienti mistici estremisti
la quale ebbe un forte impatto sulla poesia: al pari dei suoi adepti, il poeta assume un atteggiamento au-
todenigratorio affermando un apparente capovolgimento dei valori rispetto allortodossia ed esaltando
lidolatria, il vino e la miscredenza soprattutto; cfr. J.T.P. de Bruijn, The qalandariyyt in Persian
Mystical Poetry, from Sani onwards, in The Legacy of Medieval Persian Sufism, ed. L. Lewishon,
London 1992, pp. 75-86.
56 I generi e i temi poetici

epoca mongola, tutti questi motivi sono gi chiaramente rintracciabili in alcune com-
posizioni di Sani e in molti ghazal di Attr. Anche la commistione inestricabile
dei temi erotici, anacreontici e mistici, essenza del ghazal maturo, solo in nuce in
questepoca e non si realizzer a pieno che nel VII/XIII secolo con lesperienza di
Sadi. Bench lontani dal loro pieno sviluppo, linsieme di temi-soggetti che si pre-
steranno ai processi di costruzione simbolica e allegorica nellepoca successiva sono
gi comunque tutti rintracciabili nei ghazal del periodo selgiuchide.71
Nel VI/XII secolo una sezione di ghazal presente nei divn di quasi tutti i po-
eti72 e non si nota, inoltre, alcuna differenza fra poeti che seguono una carriera
professionale presso la corte e quelli, comunque rari, che ne sono pi estranei.
Hanno, dunque, pi o meno ampie sezioni di ghazal molti dei canzonieri degli autori
elencati nella parte precedente come rappresentativi del genere qaside: Anvari,
Khqni, Hasan Ghaznavi, Abd al-Vse Jabali, Athir al-din Akhsikati, Moezzi,
Mojir al-din Baylaqni e, ovviamente, Sani. Autori della statura di Kaml al-din
Esfahni e di Attr, che sono stati tralasciati nella sezione sulla qaside, per quanto
riguarda la storia della poesia diedero il loro maggiore contributo proprio nello svi-
luppo del ghazal e saranno trattati qui di seguito.

Una panoramica sugli autori di ghazal (ghazalsaryn) di epoca selgiuchide impone


di cominciare con lautore che viene convenzionalmente individuato come il vero
iniziatore di questo genere di composizioni, Sani.73 La pi antica consistente
collezione di ghazal infatti quella presente nei manoscritti del suo divn anche se,
dal punto di vista tecnico, non tutti sono perfettamente compiuti, essendo di lun-
ghezza diseguale e presentando il takhallos in meno della met dei casi. Alcuni dei
ghazal di Sani mostrano un altro elemento di immaturit formale: dopo un prologo
su tema amoroso, compare un verso col nome del poeta seguito da una breve men-
zione del patrono e ci rivela linfluenza ancora forte della poesia panegiristica (nu-
merosi dei suoi ghazal, per esempio, sono dedicati a Bahrm Shh).74 Sani il

71
interessante rilevare che la quasi totalit degli studiosi affronta la storia del ghazal selgiuchide non
come un momento a s stante della storia della poesia ma in relazione agli sviluppi successivi: il centro
dellattenzione il ghazal dellVII/XIII e dellVIII/XIV secolo, da Jall al-din Rumi a Hfez, e le espe-
rienze precedenti vengono osservate nella prospettiva di quegli sviluppi e poco studiate nel loro valore
intrinseco e specifico.
72
Sono rare le eccezioni: ricordiamo, per esempio, Qatrn-e Tabrizi, Nser-e Khosraw, Adib Sber e
Rashid al-din Vatvt.
73
Per una descrizione dellambiente culturale in cui si afferma questo primato dellopera di Sani, cfr.
F.D. Lewis, Reading, Writing and Recitation: Sani and the Origin of the Persian Ghazal, PHD
dissertation, University of Chicago, Ann Arbor 1995.
74
Le poesie cui ci riferiamo si trovano fra le qaside nelledizione del divn curata da Modarres-e Rezavi
ma, a parte la menzione del lodato, hanno in effetti tutte le caratteristiche di ghazal (cfr., per esempio, n.
23 e n. 308).
I generi e i temi poetici 57

capogruppo dei poeti che introducono la mistica fra le tematiche del ghazal: si ri-
cordi che, dopo il pellegrinaggio alla Mecca, egli si leg a un gruppo di mistici e
mut il proprio approccio sia al mondo che allarte. Quella esperienza esistenziale lo
assorb completamente e la sua poesia divenne interprete di una forma pi profonda
di religiosit. Il rinnovato atteggiamento spirituale conferisce ai ghazal di Sani toni
originali e personali: bench nella forma essi non raggiungano le altezze di certi suoi
contemporanei, le espressioni e le descrizioni dellamore sono efficaci e persuasive.
Sani il primo che modifica la figura dellamato che in Anvari e in Jaml al-din
Esfahni, per esempio, era ancora descritta sul modello sviluppato nei taghazzol con
un approccio prevalentemente psicologico-descrittivo. Nei suoi versi lamato rappre-
senta la perfezione, una manifestazione della bellezza assoluta e, proprio in rela-
zione a tale bellezza Sani inserisce il motivo della nullit dellamato rispetto
allamante, anchesso nuovo rispetto al repertorio del taghazzol samanide e ghazna-
vide e ricco di implicazioni allinterno della successiva poesia mistica. Nei ghazal di
Sani si aggiunge anche il tema del dolore damore espresso con toni eloquenti e
intensi, e la cui descrizione domina molti dei suoi ghazal pi belli. Essi, dunque,
espongono contenuti che rivelano una nuova sensibilit poetica nella descrizione del
sentimento amoroso e della nuova esperienza religiosa, anche se la forma non sem-
pre raffinata e c ancora una forte impronta dello stile degli antichi. Fra i suoi
ghazal pi interessanti, risultano senzaltro alcune composizioni shahrshub75 dedi-
cate a diversi personaggi della citt di Ghazna (un giovane macellaio, un cappelaio,
un sarto, ecc.).76
Lesperienza lirico-panegiristica di Khqni strettamente legata a quella di
Sani: in molti versi egli esprime il suo debito verso di lui e si dichiara continuatore
della sua poetica. I suoi ghazal rivestono notevole importanza non tanto dal punto di
vista dellespressione quanto per lo sviluppo dei contenuti. Il livello delle sue com-
posizioni in questo genere molto alterno e in esse risuona ancora evidente lo stile
del panegirico; il tema amoroso non il tema dominante e non viene articolato nella
complessit dellesperienza mistica (la tematica soprattutto introspettiva in senso
lato) ma in modo piuttosto discorsivo e con un linguaggio lirico giudicato, in genere,
ancora immaturo e imperfetto. Tuttavia la ricchezza del suo lessico e lampiezza dei
suoi registri tematici, la raffinatezza della sua speculazione intellettuale e lefficacia
delle sue immagini e delle sue metafore, i fattori cio che rendono le sue qaside dei

75
Col termine shahrshub (o shahrangiz), una parola composta che letteralmente significa che scon-
volge / che mette in subbuglio la citt vengono indicate composizioni di genere diverso (qaside, ghazal,
robi, qete, mathnavi brevi), su tema amoroso, dedicate a giovani artigiani o a personaggi del bazar
spesso associati a una citt particolare; cfr. lampia trattazione di A. Golchin-e Mani, Shahrshub dar
sher-e frsi, Tehran 1346/1967; cfr. anche Mahjub, Sabk-e khorsni, pp. 677-99.
76
Cfr., per esempio,Sani, Divn, ghazal n. 45, 62, 258, 364.
58 I generi e i temi poetici

capolavori dellepoca, si ritrovano anche nei suoi ghazal e rendono questi ultimi una
tappa fondamentale nellevoluzione del genere.77 Infatti, nelle storie letterarie la sua
esperienza di compositore di ghazal viene menzionata non tanto per le qualit intrin-
seche, quanto per il filo sottile ma evidente che la lega allesperienza di autori suc-
cessivi quali Sadi e Hfez.
Accanto a Khqni, senza dubbio Anvari uno dei pi importanti iniziatori del
genere ghazal anche se la sua fama giustamente legata soprattutto alle sue qaside.
Anvari viene definito il primo autore nella cui opera sia ormai evidente quella distin-
zione fra ghazal e taghazzol della qaside che in Sani ancora per certi versi in-
completa o incerta. Tale giudizio si basa principalmente sulla totale difformit fra lo
stile elaborato, dotto e fortemente arabizzato delle sue qaside rispetto alla scorrevo-
lezza e alla semplicit sintattica dei suoi ghazal. Nei suoi ghazal, infatti, egli non
solo fa mostra della propria abilit e di una raffinata tecnica poetica, ma realizza uno
stile nuovo dando particolare rilievo al ritmo delle composizioni attraverso luso sa-
piente di numerosi espedienti fonoprosodici, soprattutto tajnis (assonanze e parono-
masie) e sol o javb (forma dialogica). I contenuti dei suoi ghazal sono piuttosto
convenzionali e poco appassionati bench prevalentemente amorosi: privi degli ele-
menti innovatori dellispirazione mistica, in essi lamato non ha ancora raggiunto il
ruolo e il valore poetico che avr nella inestricabile fusione dellamore mistico e
dellamore terreno del ghazal successivo. Se Anvari non introduce nel ghazal so-
stanziali innovazioni dal punto di vista contenutistico, tuttavia la sua esperienza,
nellambito di questo genere, rappresenta un modello di espressione raffinata ed ele-
gante al punto da essere accostata a quella dei ghazal dellVIII/XIV secolo: proprio
per gli aspetti formali,78 infatti, i ghazal di Anvari vengono indicati come i naturali
precursori di quelli di Sadi il quale di Anvari recupera anche temi e motivi ispiratori
come testimoniato dai diversi ghazal che il poeta di Shiraz compose a diretta imita-
zione del suo famoso predecessore.
Jaml al-din Esfahni (m. 588/1192), oltre a essere ricordato come panegirista
di numerosi dignitari di Isfahan, costituisce per i critici un passaggio importante
nella storia del ghazal, in particolare per il suo stile limpido e fluente. La genera-
zione successiva vede come protagonista e erede suo figlio Kaml al-din Esfahni
(568-635/1172-1237 ca.),79 la cui poesia viene considerata fra le fonti ispiratrici

77
Le particolarit dello stile dei ghazal di Khqni hanno indotto alcuni critici a definirlo come il punto
di partenza di quel modo di scrivere ghazal che porter allo sviluppo dello stile indiano; cfr. A. Dashti,
Sher-e dirshn, Tehran 1340/1961, pp. 57-9, e Shamis, Sayr-e ghazal dar sher-e frsi, pp. 98-100.
78
Dal punto di vista tecnico, si noti che il takhallos presente in pi di un terzo dei suoi ghazal.
79
Sulle qaside di Kaml al-din Esfahni esiste unampia monografia (M. Glnz, Die panegyrische
qasida bei Kaml ud-dn Isml aus Isfahan, Beirut 1993) molte delle cui osservazioni stilistiche sono
valide anche per il resto della sua produzione poetica.
I generi e i temi poetici 59

dello stesso Hfez. Con Kaml al-din, che pure viene ricordato soprattutto come
scrittore di qaside, la storia del ghazal giunta al suo momento di passaggio dallo
stile khorasanico a una fase denominata sabk-e erqi-ye qadim ovvero stile iraqeno
antico. Fu un autore estremamente raffinato e, come dice il suo titolo, khallq al-
mani, inventore di nuovi temi.80 La sua fama di compositore di ghazal infatti le-
gata principalmente alla fertilit della sua fantasia, alla ricchezza delle sue idee e
alloriginalit delle sue immagini poetiche, oggetto di ammirazione anche da parte
del critico Shams-e Qays.81
Il ghazal di epoca selgiuchide, che abbiamo detto si apre con un grande poeta
religioso, Sani, idealmente si chiude con un poeta mistico, Farid al-din Attr (m.
617/1220 ca.), lautore che maggiormente arricchir e svilupper le tematiche misti-
che del ghazal. Limportanza di Attr nella storia del ghazal, da lui praticato in una
forma tecnicamente ormai compiuta (il numero di versi e la presenza del takhallos
nel suo divn sono regolari), duplice: dal punto di vista del contenuto i suoi ghazal,
che sono esclusivamente dispirazione mistica, riprendono tutte le tematiche intro-
dotte da Sani sviluppandone in particolare i motivi della dissolutezza e della mi-
scredenza tipici delle correnti rendi, qalandari e malmati. Il repertorio classico del
ghazal erotico attraverso la poetica di Attr si arricchisce di valenze allegoriche,
simboliche e metaforiche, al punto che egli viene generalmente descritto come il po-
eta che adatta definitivamente la terminologia della lirica allespressione del rapi-
mento estatico e allideologia del misticismo. I critici notano per, quale elemento di
immaturit nei suoi ghazal, il fatto che essi sono ancora piuttosto monocordi e
troppo omogenei dal punto di vista tematico: in molti casi le sue poesie trattano i dif-
ferenti aspetti di un unico tema centrale restando ancora lontane da quella commi-
stione di argomenti e di registri che sar una caratteristica fondamentale del ghazal
maturo.82 Dai ghazal di Attr traspaiono soprattutto una forte spiritualit, un mistici-
smo vissuto intimamente e una religiosit che prende il sopravvento sullamore, sulla
descrizione dei sentimenti e della condizione dellinnamorato: nei suoi ghazal non
c infatti elaborazione psicologica, ma una statica contemplazione e descrizione
della propria condizione (hasb-e hl in chiave mistica), priva di risvolti emozionali.
Di conseguenza, i ghazal di Attr alla lettura risultano spesso uniformi, a tratti an-
che monotoni. Malgrado i giudizi estetici non entusiastici sui suoi ghazal, resta il

80
Kaml al-din Esfahni, Divn, pp. shastopanj haftd.
81
Shams-e Qays, al-Mojam fi mayer ashr al-ajam, ed. M. T. Modarres-e Rezavi, Tehran
1338/1956, p. 367, cos si espreme: la poesia di Kaml possiede metafore sottili e belle anfibologie.
82
Questo carattere di uniformit tematica ha portato ad accostare la sua lirica alla sua produzione di
mathnavi: sullo sfondo di una stessa unica ispirazione, che quella del percorso mistico, i suoi ghazal
hanno, come i suoi poemi didattici, una forte coerenza tematica e un ritmo prevalentemente discorsivo e
descrittivo.
60 I generi e i temi poetici

fatto che sar Attr a elaborare la simbologia mistica di questo genere poetico, la
quale verr largamente sfruttata dagli autori successivi. Il patrimonio costituito dai
ghazal di Attr, che rivestono dunque pi unimportanza storico letteraria che un
effettivo valore estetico, verr accolto e rielaborato pochi decenni dopo, in maniera
molto personale, da Jall al-din Rumi, senzaltro il maggiore interprete del ghazal
mistico-estatico.

3. Robi

Questo genere di poesia trova, nel periodo selgiuchide, il suo momento di maggior
espansione: sulla base delle testimonianze biografiche e storiche e confrontando i
canzonieri che sono giunti fino a noi, documentato che molti poeti di questo pe-
riodo scrissero quantit enormi di robi.83 Un aneddoto significativo in questo senso
lo troviamo nel Rhat al-sodur di Rvandi dove si legge che, ai tempi dellautore, un
tale dal nome emblematico di Najm-e Dobayti se ne andava in giro con carta, penna
e calamaio per annotare tutte le quartine che gli capitava di ascoltare; alla sua morte
avrebbe lasciato, come unico patrimonio, pi di 50 mann (40 Kg. circa) di carta su
cui aveva registrato tutte le quartine che gli erano giunte allorecchio.84
Come per il ghazal, la tradizione vuole ancora una volta Rudaki come iniziatore
di questo genere;85 praticata inizialmente soprattutto dai mistici, in seguito, fra il
V/XI e il VII/XIII secolo, la robi raggiunger i livelli quantitativi e lelaborazione

83
Alcuni poeti si espressero utilizzando quasi esclusivamente questa forma, per esempio Bb Afzal al-
din Kshani (cfr. infra); si veda S. Shamis, Sayr-e robi dar sher-e frsi, Tehran 1363/1974, p. 46.
84
Rvandi, Rhat al-sudr, p. 344. Una testimonianza significativa della fortuna della robi in epoca
selgiuchide fornita, fra laltro, dal Nozhat al- majles, la famosa raccolta, composta fra il 622/1225 e il
653/1255, di Jaml al-din Khalil Sharvni (ed. M. A. Riyhi, Tehran 1375/1996); si tratta di una colle-
zione di oltre 4000 quartine organizzate per tema e attribuite a oltre 300 poeti, come si dichiara nel sot-
totitolo: le pi belle e famose quartine persiane composte fra il IV e il VII secolo.
85
Sulle origini della quartina persiana (che si ipotizza possano risalire allambito antico-iranico, turco
centro-asiatico o cinese) c stato, ed ancora attuale, un ampio dibattito fra gli specialisti: i tentativi di
localizzare e di datare la nascita della robi si sono infatti rivelati problematici. Si tratta di una que-
stione che ha interessato gli studiosi di poesia fin dalle prime riflessioni sui generi poetici: Shams-e Qays,
nel VII/XIII secolo, riteneva tale forma una creazione persiana e ne faceva risalire lorigine agli inizi della
poesia citando un famoso aneddoto di cui protagonista il poeta Rudaki (Shams-e Qays, al-Mojam, pp.
112-4). Il critico affermava, in sintesi, che la robi una composizione di origine persiana alla quale
successivamente si voluto adattare un metro arabo (hazaj). Tale adattamento ha comportato, peraltro,
notevoli difficolt: uno studio statistico ha messo in evidenza che la scansione hazaj viene sottoposta
nelle robi a un numero tale di eccezioni e varianti da far affermare che la metrica della robi persiana
segue regole proprie (P.N. Khnlari, Vazn-e sher-e frsi, Tehran 1345/1966, pp. 272-5; Elwell-Sutton,
The Rubi in the Early Persian Literature, in The Cambridge History of Iran, vol. 4, R.N. Frye ed.,
Cambridge 1975, pp. 633-57).
I generi e i temi poetici 61

formale che rendono questo genere poetico uno dei momenti caratterizzanti della po-
esia di questo periodo.
La robi, molto popolare fin dalle sue origini,86 deve la propria fortuna anche
alla brevit che la caratterizza. Il limite dei quattro emistichi la rende adatta
allimprovvisazione87 e a esprimere le idee o i sentimenti pi diversi senza dover cer-
care molte parole rima o dover versificare a lungo sullo stesso metro. Le caratteri-
stiche tecniche che ne rendono agevole la composizione non impedirono tuttavia alla
quartina di essere a pieno titolo un mezzo espressivo dellarte poetica dei suoi autori,
sia dal punto di vista del contenuto che dal punto di vista della forma.
La quantit di quartine reperibili nella letteratura persiana di epoca selgiuchide
va di pari passo con le enormi difficolt di attribuzione caratteristiche di questo ge-
nere, difficolt riscontrabili, comunque, anche per le quartine di altri periodi: la bre-
vit di questo componimento lo rende difficilmente caratterizzabile dal punto di vista
stilistico, al fine di inserirlo nella produzione di un poeta piuttosto che di un altro. In
nessunaltra forma poetica abbiamo cos tante composizioni senza autore o attri-
buite di volta in volta ad autori diversi (le cosiddette robi-ye sargardn quartine
vaganti), e tale sorte ha condizionato anche due delle pi interessanti raccolte di
quartine di cui ci occuperemo pi sotto: quella attribuita a Omar Khayym e quella
attribuita a Mahsati Ganjavi.
Le tematiche presenti nelle quartine di epoca selgiuchide sono svariate: questo
genere di poesia viene utilizzato per trattare temi lirici, mistici, filosofici, encomia-
stici, satirici (hajv) e osceni (hazl); restano esclusi dalla robi solo i temi dellepica
che necessitano ovviamente di uno sviluppo narrativo. Le tre categorie espressive
che le competono, tradizionalmente definite come boland (alta per la quartina
dispirazione encomiastica, mistica e filosofica), latif (delicata per la quartina
dispirazione lirica, amorosa-anacreontica) e tiz (pungente per la quartina
dispirazione satirica e oscena), la rendono adatta a diverse circostanze composi-tive.
La particolare versatilit contenutistica della quartina ne fece un genere ade-
guato sia a temi religiosi che a temi profani, come si evidenzia nelle due tendenze di
sviluppo del tema amoroso. Da una parte, nellambito delle tematiche religiose, si
ricorrer spesso alla quartina per esprimere entusiasmi immediati, lesaltazione del-

86
Per dare unidea della popolarit di questa forma poetica ricordiamo che essa si trova utilizzata anche
nelle iscrizioni su pietre tombali e che certi tipi di quartine venivano recitate con funzione magico-cura-
tiva per alleviare le pene del corpo e dellanima (cfr. F. Meier, Die Schne Mahsati, Wiesbaden 1963,
pp. 1-13).
87
Sullimportanza dellimprovvisazione relativamente a questo genere poetico cfr. Shamis, Sayr-e
robi, pp. 199-204. In generale, limprovvisazione in epoca selgiuchide ancora un aspetto fondamen-
tale dellattivit del poeta come testimoniano fonti coeve quali il Chahr maqle, il Rhat al-sodur e il
Qbusnme.
62 I generi e i temi poetici

lavvicinamento a Dio, lannullamento nellEssere; la quartina, peraltro, si diffonder


largamente nelle congregazioni di mistici (si ricordi che proprio lo shaykh khorasa-
nico Abu Said Balkhi, morto nel 440/1048, viene indicato come liniziatore della
robi mistica)88 anche per formulare preghiere e massime su cui meditare e per
essere cantata al fine di indurre stati di estasi.89 Dallaltra parte, su ispirazione
dellamore profano, essa verr largamente utilizzata con toni a tratti realistici e con
gli sviluppi particolarmente originali, per il lessico e per le immagini, dello
shahrshub/shahrangiz:90 genere molto popolare nel periodo selgiuchide, la quartina
shahrshub consiste in versi damore su giovani artigiani (macellai, sarti, tessitori,
orafi, ecc.) spesso associati al mercato di una specifica citt; la convenzione vuole
che il poeta si dichiari innamorato del giovane e che ne lodi la bellezza o ne racconti
i capricci sentimentali attingendo immagini, comparazioni e metafore dallambiente
dellattivit professionale dellamato (la carne per il macellaio, lago e il filo per il
sarto, la trama e lordito per il tessitore, la bilancia per lorafo, ecc.).
Altro ambito espressivo caratteristico della quartina quello filosofico: gli eru-
diti e gli scienziati persiani non disdegnarono occasionalmente di esprimere il pro-
prio pensiero in forma poetica (si pensi a Avicenna, a Ahmad al-Ghazli, a Omar
Khayym e a Bb Afzal). In tale contesto, la quartina rappresentava senzaltro la
modalit pi semplice e immediata per mettere in versi riflessioni, aforismi, conside-
razioni morali, etiche e filosofiche con lefficacia della brevit e della semplicit
sintattica.91
I temi encomiastici, normalmente sviluppati con le modalit molto articolate
della qaside, trovano nella quartina un banco di prova particolarmente difficile; la
rigida simmetria di questo genere e limpossibilit di descrivere compiutamente un
evento nellarco di soli due versi sollecitarono soprattutto composizioni che presen-
tano una circostanza precisa (un arrivo, una partenza, una richiesta improvvisa) usata
come espediente per inserire un rapido panegirico.
Se nella quartina encomiastica lo sforzo del poeta tende a unidealizzazione
della persona lodata, le quartine hajv e hazl hanno il compito diametralmente oppo-
sto di far apparire loggetto della satira sotto forme ridicole o ripugnanti. In questo

88
Tale tradizione sembra corrispondere pi a una leggenda che alla verit: le quartine sparse in varie
fonti che gli sono state attribuite sembrano essere opera di altri. Tuttavia il richiamo a un personaggio di
tale rilievo spirituale nobilita questa forma poetica e ne legittima luso come strumento di espressione
dellesperienza mistica (cfr. F. Meier, Abu Said-i Abu l-Hayr, Acta Iranica 11, Tehran - Lige 1976, p.
212).
89
Sulluso delle quartine nelle pratiche sufi, cfr. Shamis, Sayr-e robi, pp. 47-50.
90
Cfr. nota 106.
91
Shamis arriva ad affermare che: la quartina, nella letteratura persiana, si specializzata su due
tematiche: prima quella mistica e in un secondo momento quella filosofica; Shamis, Sayr-e robi, p.
50.
I generi e i temi poetici 63

caso, la rigida simmetria e la brevit di questo genere compositivo giocano a favore


del tema, mettendo in risalto lincisivit delle espressioni e lefficacia delle imma-
gini.

Nel periodo che oggetto del nostro studio quasi tutti i poeti hanno composto
robi, in gran parte con tutti e quattro gli emistichi in rima (questo tipo di quartina
viene denominata chahrqfiye e segue lo schema aa aa, in alternativa alla quartina
seqfiye in cui lo schema aa ba). Le quantit di robi presenti nei divn sono lar-
gamente disomogenee e variano dalle poche unit, per esempio, di Falaki Sharvni
(10) e Amaq Bokhri (18), alle 867 unit di Kaml al-din Esfahni. In ogni caso,
troviamo una consistente sezione di quartine nei canzonieri dei primi poeti selgiu-
chidi, quali Qatrn-e Tabrizi, Azraqi Heravi, Nser-e Khosraw, Masud-e Sad-e
Salmn (di cui alcune sulla prigionia), Abu l-Faraj Runi, Moezzi, Sani, Rashid al-
din Vatvt, Athir al-din Akhsikati, ecc., cos come nei divn dei poeti pi tardi quali
Khqni, Anvari, Zahir Frybi e Mojir al-din Baylaqni, per non citarne che alcuni.
Non possibile in questa sede trattare in dettaglio la produzione di quartine di
tutti gli autori sopra citati. Al fine di inquadrare le caratteristiche pi salienti di que-
sto genere poetico in epoca selgiuchide, qui di seguito descriveremo solo lopera dei
compositori di robi (robisaryn) pi importanti e originali.

Omar Khayym92 (m. 517/1123 ca.) in assoluto il personaggio associato alla


composizione di quartine la cui opera ha fatto maggiormente discutere dentro, ma
soprattutto fuori, i confini dIran; le incertezze relative alla sua vita, alla sua opera e
alla sua collocazione nella storia letteraria hanno scatenato una produzione pseudoe-
pigrafica senza pari,93 al punto che non esiste un insieme, anche ridotto, che possa
essere considerato un corpus stabile (ovvero di sicura attribuzione) delle sue quar-
tine.94 Il pi antico manoscritto che riporta alcune sue quartine risale a oltre un se-
colo dopo la sua morte, ma il distaccato scetticismo che vi si legge corrisponde bene
al ritratto che alcune fonti immediatamente successive tracciano dello scienziato.95

92
La discussione su questo poeta comincia fin dal nome: Khayym o Khayymi? (cfr. de Blois, Persian
literature, pp. 299-300, note 3 e 4). Qui di seguito stata adottata la forma pi diffusa, Khayym.
93
Un punto fermo sulla questione relativa a Khayym pu essere considerata la trattazione di de Blois,
Persian Literature, pp. 299-318.
94
Gi nel 1897 lorientalista russo Vladimir Zhukovskij dimostrava che numerose quartine che in molti
manoscritti medievali circolavano sotto il nome di Omar Khayym avrebbero dovuto essere attribuite ad
altri autori (quello storico articolo in russo fu tradotto e sintetizzato da E.D. Ross per il Journal of the
Royal Asiatic Society, XXX 1898, pp. 349-66).
95
Si pensi alle parole di totale condanna della falsa dottrina del filosofo espresse da Attr
nellElhinme (vv. 5169-5183), e a quelle altrettanto severe che troviamo nel testo di Najm al-din Rzi
(pi noto come Dye) nel suo Mersd al-ebd (ed. M. A. Riyhi, Tehran 1352/1973, p. 31).
64 I generi e i temi poetici

Considerando gli enormi problemi testuali legati alla sua produzione in versi, diffi-
cile delineare la sua personalit poetica. Quello su cui tutti i critici sono concordi
che il corpus di quartine attribuito a Omar Khayym o anche, in altre parole, la per-
sona poetica Omar Khayym,96 trova fusi al suo interno tutti i motivi e le tendenza
della robi precedente mostrandosi, di volta in volta, realista, mistico, scettico-pes-
simista o filosofo-umanista. Di professione Omar Khayym era matematico e astro-
nomo e, prima della straordinaria fortuna che le sue quartine conobbero in Occi-
dente, veniva ricordato esclusivamente come scienziato. Lunica data certa che si
conosce della sua biografia infatti legata alla sua attivit professionale: nellanno
467/1074 fu chiamato da Nezm al-Molk alla corte di Malek Shh per formare una
commissione di astronomi che riformasse il calendario. Omar Khayym non pratic
mai la poesia in modo professionale: a lui vengono attribuite infatti solo raccolte di
robi che confermano lipotesi che egli componesse poesia esclusivamente per un
circolo ristretto e per proprio diletto. Non affronteremo certo in questa sede le com-
plesse questioni, che hanno interessato tanti iranisti, relative allautenticit delle
quartine attribuite a Omar Khayym e alla chiave interpretativa, realistica o gno-
stica, che deve essere applicata alle sue composizioni. Ci limitiamo a ricordare che
dalle quartine a lui attribuite, il personaggio Omar Khayym emerge come un filo-
sofo razionalista negatore dei dogmi della religione, ateo e scettico,97 e che proprio
sulla base di questi elementi, i primi giudizi emessi su di lui in Persia furono estre-
mamente severi. Non sono mancati i critici, antichi e moderni, che, dando
uninterpretazione pi profonda alle sue affermazioni eterodosse, lo hanno giudicato
un mistico esoterico o un filosofo dominato dallansia di conoscere la verit con gli
strumenti della propria ragione. Gli spunti tematici e gli sviluppi logici che consen-
tono uninterpretazione piuttosto che unaltra sono tutti presenti nelle quartine attri-
buite a Omar Khayym, giacch in esse vediamo una variet di temi, una rete allu-
siva, una densit di significati che hanno condotto Bausani a definire la sua persona
poetica un Hfez della robi poich inserisce, nello sviluppo di una stessa com-
posizione, lelemento scettico e filosofico in quello erotico-anacreontico.98

96
Lipotesi di una persona poetica creata dallimmaginario collettivo ben descritta anche in de Bruijn,
Persian Sufi Poetry, pp. 9-13.
97
Proprio a questi specifici temi, ricorrenti in numerose sue quartine, Khayym deve gran parte della sua
fortuna in Occidente.
98
Per avere unidea dei contenuti di queste quartine si veda la raccolta: Omar Khayym, Quartine
(Robiyyt), a cura di A. Bausani, Torino 1956.
I generi e i temi poetici 65

Mahsati Ganjavi99 (attiva nella prima met del VI/XII secolo) frequent proba-
bilmente la corte di Sangiar (al potere fra il 511/1117 e il 552/1157) ma non si ha
alcuna notizia precisa sulla sua vita.100 Abile suonatrice e improvvisatrice di talento,
la prima donna che abbia raggiunto la fama con la composizione di quartine,101
genere che costituisce la parte pi consistente del suo lascito poetico. La sua colle-
zione di robi mette in evidenza una pluralit di accenti e di temi, una ricercatezza
formale e unabilit nellarchitettura della composizione da rendere questautrice una
protagonista nel panorama della quartina selgiuchide. Anche il suo corpus di testi
lascia irrisolte numerose questioni filologiche e di attribuzione, tuttavia sembra plau-
sibile rilevarne alcune caratteristiche. Dal punto di vista del contenuto, il tema domi-
nante quello dellamore generalmente trattato in modo immediato e senza implica-
zioni simboliche. Allinterno di questo tema, una quarantina di quartine possono es-
sere classificate nel genere cosiddetto shahrshub/shahrangiz e Mahsati infatti il
primo poeta ad aver utilizzato la forma della quartina in questo fortunato filone.102
Macellai, panettieri, sarti, lottatori, ecc., sono i protagonisti di queste quartine in cui
la ricchezza del lessico tecnico d vita a immagini nuove e a preziosi giochi di pa-
role. Le sue descrizioni naturali sono estremamente stilizzate e la ricerca
dellanalogia formale fra gli elementi comparati le avvicina a quelle dello stile kho-
rasanico anche se ne supera lestrema staticit e il carattere decorativo. Le sue quar-
tine, infatti, mostrano unattenta trattazione degli stati psicologici dellamore, un uso
frequente dellanfibologia e la costruzione di originali eziologie fantastiche, fattori
che ne accentuano il carattere innovativo e di rivisitazione personale del canone po-
etico ghaznavide.103
Un personaggio ai confini della storia della quartina selgiuchide Bb Ther
(m. dopo il 450/1058), detto Oryn, un poeta derviscio probabilmente vissuto nella
zona di Hamadan. Malgrado non vi sia alcun dato relativo alla sua vita, un aneddoto
riportato dal Rhat al-sodur di Rvandi, ne colloca lattivit ai primi decenni
dellepoca selgiuchide. Egli compose una serie di dobayti (una forma che si distin-

99
Per la dettagliata introduzione e lampia bibliografia, non selettiva, relativa a Mahsati Ganjavi, riman-
diamo al recente volume: Mahsati Gangei, bozorgtarin shere-ye robisar, ed. Moin al-din
Mehrbi, Spanga-Kln 1373/1994, pp. 13-64 e pp. 383-98. La monografia pi attendibile sulla vita e
sullopera della poetessa resta per ancora oggi il libro di Fritz Meier, Die Schne Mahsati.
100
Diversamente da quanto accaduto per Omar Khayym, Attr nel suo Elhinme (vv. 4472-4509) fa
della poetessa un ritratto positivo.
101
La storia della letteratura parla di due sole poetesse precedenti: Rbee Qozdri e Motrebe Kashgari;
cfr. A. A. Moshir Salimi, Zann-e sokhanvar, Tehrn 1335-7/1956-8.
102
Anche il contemporaneo Masud-e Sad-e Salmn comporr una serie di poesie shahrshub ma utiliz-
zando la forma della qete (cfr. infra).
103
Tutte le quartine della poetessa sono tradotte in italiano nel volume: Mahsati Ganjavi, La luna e le
perle. Quartine di una poetessa persiana del XII secolo, a cura di R. Bargigli e D. Meneghini, Milano
1999.
66 I generi e i temi poetici

gue dalla robi per la scansione metrica) utilizzando alcune espressioni dialettali, e
dando cos vita a una tipologia di versi denominata fahlaviyyt.104 Anche il lascito
poetico di Bb Ther risulta di difficile definizione, non meno di quello di Omar
Khayym e della Mahsati; la presenza di espressioni dialettali non rappresenta in ef-
fetti un carattere distintivo dei suoi versi: oltre al fatto che molti altri poeti hanno
composto fahlaviyyt, probabilmente lintervento dei copisti ha in gran parte norma-
lizzato le parole dialettali che risultavano incomprensibili ai copisti stessi (magari
originari di una regione diversa). La fama di Bb Ther legata soprattutto al suo
personaggio di sufi e di derviscio (la sua biografia leggendaria descrive vari inter-
venti miracolosi) e con tale immagine i toni della sua poesia sono perfettamente coe-
renti: semplicit di concetti, sincerit delle espressioni, lumilt come modello esi-
stenziale, sono alcune delle caratteristiche che ricorrono nei suoi dobayti. una poe-
sia in cui risulta assente ogni artificio e ogni concettismo intellettuale, prerogative
che vengono particolarmente esaltate dalluso di una lingua a sua volta essenziale,
povera, semplice. Tale semplicit espressiva, unitamente alle qualit di santo e di
mistico illuminato, conferite al suo personaggio, hanno reso questo poeta straordina-
riamente popolare al punto che i suoi do-bayti venivano utilizzati anche a scopo ri-
tuale.105
Di ispirazione differente sono le robi filosofiche di uno dei maggiori quartini-
sti della storia della poesia persiana, Bb Afzal al-din Kshni (m. 610/1213 ca.;
ma alcuni studiosi collocano la sua morte qualche decennio dopo linvasione mon-
gola). Anche il suo lascito poetico, come quello di Omar Khayym e quello di
Mahsati, risulta molto difficile da definire e numerose quartine a lui attribuite sono
senzaltro spurie. Uno studio filologico serio non stato ancora realizzato sullopera
poetica di questo autore, che gode tuttavia di grande fama nella storia letteraria. Il
suo pensiero filosofico si riflette chiaramente nei contenuti e nella forma delle sue
quartine: la messa in guardia contro la futilit delle cose materiali e contro il coin-
volgimento nella vita terrena, la descrizione delle corrispondenze fra macrocosmo e
microcosmo e lesortazione a conoscere se stessi rappresentano i temi cruciali della
sua poetica.
Chiudiamo questa sezione dedicata alle robi introducendo una raccolta deci-
samente originale. Per la maggior parte dei poeti persiani stata generalmente tra-
mandata una sezione di quartine allinterno dei divn; il caso di Attr (m. 617/1220

104
Fahlavi, singolare di fahlaviyyt, il termine con cui gli arabi designavano la poesia composta in
pahlavi ovvero nella lingua parlata dai persiani assoggettati con la conquista dellimpero sasanide. Sulle
fahlaviyyt, cfr. Shamis, Sayr-e robi, pp. 303-66.
105
Il lettore italiano ha a disposiione una traduzione delle sue quartine: Bb Ther Oryn, Quartine
(Do-Beiti), a cura di G. Rebecchi, Roma (Istituto Culturale della Repubblica Islamica dIran) 2001.
I generi e i temi poetici 67

ca.), invece, rappresenta una singolare eccezione. Come tutti i poeti sufi, Attr
aveva una particolare predisposizione e predilezione per le quartine ed egli stesso
raccolse un terzo dei circa 6.000 versi di robi che aveva composto in un insieme
intitolato Mokhtrname cui appose anche una prefazione di suo pugno. La presenza
di una prefazione un fatto decisamente raro nelle raccolte di poesia persiana clas-
sica: in quelle righe Attr descrive il significato spirituale che si pu trovare nelle
composizioni da lui raccolte e delinea al contempo il manifesto della quartina mi-
stica: Questi versi sono il prodotto dellesperienza e non di una costruzione artifi-
ciosa e sono liberi da ogni preziosismo. Cos come le cose sono avvenute cos noi le
abbiamo descritte secondo il nostro intimo sentire. E se un giorno la realt
dellesperienza afferrer la veste della tua anima e se tu, per alcune notti affonderai
la testa nel colletto dello stupore, allora da quel momento saprai da quale nido hanno
preso il volo questi usignoli delicati e questi pappagalli mangia-zucchero.106
Allinterno del Mokhtrnme, le composizioni sono suddivise per soggetto in cin-
quanta capitoli nella cui attenta scansione si mostrano i princpi che furono alla base
della ripartizione tematica. Nelle comunit di mistici, la prassi di catalogare le quar-
tine a seconda dellargomento trattato era probabilmente diffusa gi ai tempi di
Attr ed aveva in prima istanza lo scopo pratico di rendere subito riconoscibile il
materiale pi adatto alle riunioni sufi durante le quali le quartine venivano declamate
e cantate. Ma oltre a rispondere allelementare criterio di una suddivisione per temi,
lidea che sta dietro a questa organizzazione del testo pi articolata. I primi 3 ca-
pitoli ricalcano le invocazioni che aprono in genere i mathnavi (lode a Dio, glorifi-
cazione del Profeta e dei suoi Compagni); i capitoli dal 4 al 28 trattano dellunicit
di Dio, del panteismo sufi, dellannullamento e dellesperienza dellascesi; i capitoli
dal 29 al 39 trattano i differenti aspetti del tema dellamore, descrivendo lo stato
dellamante, parlando della condotta dellamato, elencando le parti del corpo
dellamato che rappresentano le massime espressioni della sua bellezza; dal 40 al 43
si parla del dolore dellamante; i 5 capitoli successivi sono dedicati a soggetti tipici
della poesia lirica (biasimo e miscredenza, vino, rosa, alba, falena e candela) mentre
negli ultimi due Attr esprime considerazioni varie riferite alla sua vicenda spiri-
tuale e alla sua poesia. Viene delineato, insomma, un insieme coerente di soggetti
mistici e religiosi (la ricerca dellunione, il senso dellunicit, il distacco dal mondo,
lannullamento, lo stupore, langoscia, il dolore, la coscienza della morte, ecc.) e un
insieme altrettanto ricco e coerente di temi caratteristici della poesia dispirazione
erotica fatti propri dalla mistica (la pena damore, lunione irrealizzabile, la bellezza
dellamato, gli stereotipi della vicenda amorosa quali la debolezza, il pianto, e la se-

106
Attr, Mokhtrnme majmue-ye robiyyt, ed. M.R. Shafii Kadkani, Tehran 1358/1979, p. 71.
68 I generi e i temi poetici

parazione). Il principio che presiede a questimpostazione del testo chiaro: in esso


Attr vuole definitivamente fondere i soggetti mistici e religiosi con il ricco insieme
di immagini tipiche della poesia lirica (rapporto amato-amante, unione e separa-
zione, rosa e usignolo, candela e farfalla, vino e miscredenza, ecc.), immagini che
vengono assimilate e fatte proprie anche dalla mistica. In questopera Attr accenna,
infine, a una riflessione rilevante rispetto al significato e alle finalit della sua com-
pilazione: essendo consapevole della discrepanza fra alcune delle immagini descritte
e il significato ultimo che vogliono intendere, Attr si scusa, sempre nella sua prefa-
zione, di aver dedicato cos tanta attenzione a soggetti che a un lettore ingenuo pos-
sono apparire frivoli e inadatti alle intenzioni elevate che stanno allorigine della loro
composizione: Vi sono certo alcuni versi che non sarebbero adatti a questo libro
alcuni perch qualsiasi mente fallirebbe nella loro comprensione cos come qualsiasi
intelletto si mostrerebbe incapace di penetrarli e altri per il fatto che esteriormente
hanno indossato la veste del ricciolo, del neo, del labbro e della bocca e sono dunque
stati espressi nella forma che diffusa nel linguaggio di coloro che [con tali imma-
gini] hanno consuetudine come ho gi detto, le ho collocate comunque tutte in-
sieme giacch vedere un neo senza vedere il volto o guardare un volto senza vederne
il neo la condizione di quelli dalla vista limitata. Tuttavia la gente raffinata e vir-
tuosa, che non condizionata dalla forma esterna del discorso, va verso il significato
e vede lAnima Santa per quanto variegate possano esserne le vesti; e quelli trove-
ranno utile questo nutrimento.107 Con la composizione di queste quartine, si pu
affermare che Attr conclude la sua opera di costruzione programmatica e di raffi-
nato perfezionamento del lessico della poesia mistica fornendo, col Mokhtrnme,
anche una chiave di lettura dei valori simbolici e allegorici delle singole immagini o
delle loro relazioni.

4. Qete

Lultima forma poetica su cui ci soffermiamo in conclusione di questo capitolo la


qete. Si tratta di un genere gi presente nei canzonieri di molti poeti pre-selgiuchidi
(Onsori, Manuchehri, Kasi), ma nellepoca di cui ci occupiamo ebbe un forte svi-
luppo e raggiunse lapice della sua diffusione.108 Molte delle condizioni storiche,

107
Attr, Mokhtrnme, p. 71.
108
Khleqi Rd ipotizza che sia stato proprio un poeta di epoca selgiuchide, Azraqi Heravi, a utilizzare
per la prima volta in poesia la parola qete in senso tecnico, nellesordio di una sua qete (Divn-e Azraqi
Heravi, ed S. Nafisi, Tehran 1336/1957, p. 96), appunto, dove parla della funzione panegiristica della
poesia (H. Khleqi Rd, Qete va qetesaryi dar sher-e frsi, Tehran 1375/1996, p. 10).
I generi e i temi poetici 69

sociali e culturali individuate nei capitoli precedenti (si confronti la parte introduttiva
del capitolo sulla qaside) hanno influito anche sullo sviluppo e sulla diffusione di
questo genere. Ricordiamo, brevemente, lallargamento del pubblico cui era desti-
nata la poesia, la tendenza dei poeti a liberarsi dai condizionamenti della poesia uffi-
ciale, la nascita di un senso di stanchezza verso il panegirico tradizionale, limpulso
della mistica. Tradizionalmente la qete viene descritta come una forma minore
utilizzata molto spesso per limprovvisazione, un banco di prova per gli aspiranti
giovani poeti, unoccasione per i poeti pi anziani di riaffermare il proprio prestigio.
In realt, in epoca selgiuchide questa forma raggiunger un punto di elaborazione
tale da far dubitare che fosse un genere utilizzato in modo occasionale. Quello che
maggiormente colpisce, leggendo le qete del VI/XII secolo, luso originale che se
ne fatto per trattare temi di diversa natura (dal lamento per la morte di un figlio,
alloscenit pi spinta) e, in particolare, per registrare le proprie esperienze perso-
nali. Lo specifico interesse di questa forma poetica, che si configura come una via di
fuga sia dalla rigida convenzione e dal registro alto della qaside e del ghazal sia
dai limiti tecnici della robi, sta, dunque, principalmente, nella libera variet dei
temi che vi vengono trattati e nelle modalit espressive (lessico e sintassi) meno con-
venzionali con cui questi vengono sviluppati.
Una precisa definizione tecnica di questo genere a tuttoggi non stata formu-
lata in maniera definitiva. Testi di poetica e storie letterarie ne danno spiegazioni va-
ghe, spesso smentite dalla realt dei testi; vale, dunque, la pena di soffermarsi bre-
vemente su tale questione. Lidea pi diffusa che la qete sia una composizione
monirime, monometro, senza matla,109 ovvero avente il primo verso i cui emistichi
non rimano fra loro (ba, ca, da, ) e composta da un minimo di due a un massimo
di 15 versi.110 Il primo criterio formale, accolto da molti studiosi come discriminante,
che vedeva nellassenza del matla un elemento decisivo per distinguere una qete da
una qaside o da un ghazal, si per statisticamente rivelato insufficiente e privo di
fondamento (numerose sono infatti le qete con matla);111 allo stesso modo, anche il
classico criterio della lunghezza viene contraddetto dal confronto con i testi (ab-
biamo qete di oltre cinquanta versi).112 Eppure troviamo sezioni di qetet (o

109
Nel presente capitolo col termine matla ci riferiamo non in senso generico al primo verso di una poe-
sia ma in senso tecnico al primo verso i cui due emistichi rimano fra loro.
110
Si veda, per esempio, quanto riportato nel testo di J. Homi, Fonun-e balghat va sant-e adabi, 2
voll., Tehran 1354/1975, repr. 1361/1982, vol. I, pp. 148-9.
111
Un excursus critico delle diverse definizioni formulate di qete e una verifica sulla questione del
matla si trova in R. Zipoli, A note on the Neopersian qete, in Ex Oriente Collected Papers in Honour
of Jiri Becka, ed. by A. Krikavova & L. Hrebicek, Prague 1995, pp. 191-209.
112
Anche lo studio pi recente sullargomento, nella parte introduttiva di definizione della qete, non va
del tutto a fondo della questione e si accontenta di riproporre gli elementi che, pi che realmente distin-
tivi, possono essere considerati solo caratteristici del genere: 1) lunghezza intorno ai 30 versi; 2) assenza,
70 I generi e i temi poetici

moqattat),113 di maggior o minore consistenza quantitativa, in tutti i canzonieri (in


genere nella parte finale oppure subito dopo le qaside) a conferma del fatto che un
criterio distintivo, pi o meno soggettivo, nel momento della compilazione dei divn
doveva pur esistere. Lo studioso tajiko Musulmonion ha descritto in modo articolato
e oggettivo le caratteristiche intrinseche della qete mettendo giustamente laccento
non tanto sugli aspetti tecnici e formali, che pure egli evidenzia, quanto sugli aspetti
contenutistici. Il senso letterale di qete pezzo, parte. Come termine tecnico viene
intesa in due modi: il primo nel senso di parte di una poesia intera,114 il secondo
come genere letterario indipendente. La qete infatti un genere lirico che viene cre-
ato per trattare svariate questioni dellesistenza, soprattutto consigli e ammonimenti,
fatti di cronaca o storici, amore, situazioni personali ed altro. La qete, dal punto di
vista del metro e della quantit di versi, non ha una misura definita come la dobayti e
la robi: viene scritta su metri differenti e pu essere lunga da due a pi versi. La
qete pi breve infatti composta da due bayt (quattro mesr) []. Lo scopo prin-
cipale della qete il consigliare e lammonire gli uomini [], ma spesso nelle qete
troviamo anche lamentele, arguzie e satire []. La qete viene anche composta per
lodare e celebrare, di volta in volta, personaggi diversi []. La qete ha un sua rara
specificit per cui vi si trovano riflesse, con toni realistici, le situazioni della vita pri-
vata; in essa vengono dipinti i momenti di socializzazione, la condizione economica,
la salute della famiglia, questioni relative a mogli, a figli e cose simili. Nelle qete di
un poeta si possono trovare anche i dettagli pi minuziosi relativi alla sua vita e alle
sue attivit, e per questo motivo si pu affermare che questo genere di poesia ha un
carattere confidenziale. [] Relativamente alla rima, la qete segue prevalente-
mente lo schema ab, cb, db, per cui viene chiamata anche ghazal o qaside senza
testa. A volte, per questo fatto, nei testi di letteratura si dice che la qete non ha il
matla, ma tale espressione errata poich in genere unopera non viene decapi-

non obbligatoria, del matla; 3) aspetti tematici: consigli moraleggianti, critica sociale, questioni politi-
che, satira e invettiva, panegirico e elegia; 4) struttura compositiva che comprende forme narrative o di-
dattico-didascaliche espresse con un linguaggio diretto e vicino alla lingua parlata. Come si pu notare la
descrizione ancora vaga e tradisce lo sforzo di individuare dei limiti concreti che permettano di formu-
lare una definizione rigida. Il grosso lavoro fatto da Khleqi Rd di raccolta antologica e di classifica-
zione di autori e di composizioni non stato purtroppo utilizzato per far progredire la discussione su que-
sto punto. Il libro presenta qualche dato interessante nella sezione in cui lo studioso individua i fattori
che permettono di distinguere una qete da una qaside o da un ghazal: pi dell80% delle qete non ha il
matla, le qete trattano anche argomenti estranei alla qaside e al ghazal e, infine, vi si pu individuare
un lessico caratteristico; cfr. Khleqi Rd, Qete va qetesaryi, pp. 7-10.
113
In alcuni canzonieri, per esempio in quello di Masud-e Sad-e Salmn e in quello di Anvari,
linsieme delle qete denominato moqattat, con un plurale il cui significato si ormai specializzato
ed ha assunto in senso tecnico il significato di raccolta di qete ma il cui singolare moqattae non corri-
sponde allo stesso referente del plurale.
114
Con questo significato lo troviamo utilizzato nellespressione chand qete sher (alcuni brani di
poesia) a fare da titolo a moderne antologie che comprendono pezzi di mathnavi, di qaside, di ghazal e
altro.
I generi e i temi poetici 71

tata. [] Ma la qete ha anche unaltra possibilit rimica che aa, ba, ca, [], e
a volte capita anche di trovare qete-ye mayde (cio raffinata) nella quale tutti gli
emistichi rimano fra loro [] Molte qete di poeti medievali hanno anche il verso
col takhallos ed interessante il fatto che il nome del poeta, al contrario che nel
ghazal, [] si trova prevalentemente allinizio della poesia.. []. Questa circo-
stanza potrebbe essere dovuta al fatto che, come abbiamo accennato, il carattere con-
fidenziale sia una particolarit di questo genere: il poeta, introducendo il proprio
nome allinizio della poesia, riesce a enfattizzare la veridicit delle sue descri-
zioni.115
Nelle parole di Musulmonion troviamo sintetizzate tutte le caratteristiche pi
salienti di questo genere e vediamo messi in rilievo gli aspetti che rendono la qete di
grande interesse non solo dal punto di vista poetico ma anche dal punto di vista sto-
rico-sociale e biografico. Infatti, come vedremo pi sotto, le tematiche della qete
offrono materiale interessante e acquistano notevole valore letterario nella produ-
zione dei grandi poeti e in certi contesti tematici. A proposito degli argomenti trat-
tati, vale la pena di precisare alcuni ambiti che sembrano appartenere quasi esclusi-
vamente a questo genere: se il tema encomiastico, quello didattico e moraleggiante,
quello religioso, misticheggiante ed erudito sono ampiamente trattati anche nelle
qaside dellepoca, gli spunti di critica sociale, lispirazione intimista, i temi satirici e
osceni116 cos come le dichiarazioni di affetto e di stima (ahvniyyt), sono terreno
privilegiato delle qete.
Anvari117 riconosciuto come il grande maestro della qete selgiuchide, il poeta
che nobilita questa forma sottraendola a una condizione di subordinazione rispetto
agli altri generi e realizzandone appieno le possibilit espressive. Le motivazioni
che portano a questo giudizio sono essenzialmente tre: dal punto di vista quantita-
tivo il primo autore a comporre un numero consistente di questo tipo di poesie (il
suo divn ne contiene circa 500); in seconda istanza il primo a trattare una lar-

115
R. Musulmonion, Nazariya-i adabiyot, Dushanbe 1990, pp. 165-8.
116
Nellambito della poesia satirica, la qete la forma pi ricorrente grazie soprattutto al suo status che
permette sia una libert tematica estesa anche alla sfera del quotidiano sia una certa elasticit espressiva
proprio grazie alla possibile mancanza della doppia rima nei due emistichi iniziali e alla flessibilit nel
numero dei versi. Pertanto la produzione di qete satiriche in epoca selgiuchide diffusissima e praticata
da un gran numero di poeti, fra cui Adib Sber, Amaq-e Bokhri, Anvari, Athir Akhsikati, Attr,
Jaml al-din Esfahni, Khqni, Mojir al-din Baylaqni, Othmn Mokhtri, Rashid al-din Vatvt,
Sani, Shatranji Samarqandi, Zahir Frybi e, ovviamente Suzani (per una lettura e classificazione dei
testi satirici di questi autori cfr. R. Zipoli, Satirical, invective and burlesque poetry, in History of
Persian Literature, in corso di stampa, che presenta oltre 70 composizioni, molte delle quali di genere
qete). Malgrado la mole e la qualit della produzione hajv e hazl (satirica e oscena) nella qete selgiu-
chide, interessante notare come questi testi siano tuttora soggetti ad una rigida censura da parte di al-
cuni studiosi: si veda il severo giudizio di Khleqi Rd, Qete va qetesaryi, pp. 136-40.
117
Khleqi Rd, Qete va qetesaryi, pp. 291-314.
72 I generi e i temi poetici

ghissima variet di argomenti utilizzando questa forma poetica; va infine detto che
le qete di Anvari mostrano una straordinaria nitidezza e fluidit linguistica anche
nel descrivere soggetti diversissimi. Non va inoltre sottovalutato il valore docu-
mentario di queste composizioni, giacch egli vi registra vari aspetti della sua car-
riera di poeta di corte, nonch delle sue relazioni coi diversi patroni, in occasione di
congratulazioni, ringraziamenti, lamentele ed altro. In tale contesto autobiogra-
fico, sono numerose le sue qete dispirazione satirica e invettiva (pi di 40) in cui
fa uso frequente anche di immagini oscene.118 Anche in questultimo genere di
composizioni, Anvari mostra la raffinatezza e la ricchezza dispirazione che lo
contraddistinguono come autore. Un altro gruppo di qete che si evidenzia nella sua
collezione (e che rappresenta circa la met del totale) quello in cui egli avanza la
richiesta di oggetti di poco valore e di uso quotidiano, soggetti poetici decisamente
estranei a un contesto letterario. Tali richieste seguono in genere versi di lode rivolti
a un mecenate e presentano, con curiosi dettagli, loggetto preteso: meloni, denaro
per recarsi al bagno, tessuti, carta, orzo, legna da ardere, ecc. In questo ambito
spicca anche la classica richiesta di vino la quale compare in pi di 50 composi-
zioni. Questa tipologia di qete mostra in maniera chiara le caratteristiche distintive
del genere che abbiamo delineato allinizio del capitolo.
Pi in linea con la poetica di Anvari compositore di qaside, sono le sue qete pi
convenzionali, quelle che esprimono ammonimenti e consigli moraleggianti, esor-
tano alla religiosit, allascesi, alla rinuncia ai beni materiali e alla ricerca spirituale
e intellettuale. In esse il poeta si rivolge in maniera diretta al lettore/ascoltatore con
toni imperativi e di esortazione molto efficaci. Sempre allinterno di questa tematica
un certo numero di qete riporta brevi racconti o aneddoti didascalici, o utilizza la
struttura della tenzone coi medesimi scopi educativi. Infine, vale la pena di menzio-
nare un gruppo di qete denominate sawgandnme poich esordiscono con un giu-
ramento rivolto a Dio che viene chiamato come testimone di quanto si afferma suc-
cessivamente.
Anche nellambito della qete, cos come in quello della qaside e dei ghazal,
Khqni contende a Anvari la posizione di maggior prestigio. Il suo divn com-
prende circa 320 qete119 su argomenti di varia natura e, rispetto ad Anvari, il suo

118
Anvari si espresse a pi riprese in favore della poesia dispirazione oscena, come dimostra la sua va-
sta produzione in tale ambito e come conferma, fra i tanti, questo suo verso: I saggi dicono che i discorsi
seri privi di facezie (hazl) accorciano la vita e aumentano la tristezza; Anvari, Divn, ed. S. Nafisi, p.
398.
119
Il divn di Khqni presenta serie difficolt nella delimitazione del corpus delle qete: nelle edizioni a
stampa molte composizioni vengono collocate a volte fra le qaside a volte fra le qete. Sotto la denomi-
nazione di qasyed-e kuth, per esempio, Kazzzi, nella sua recente edizione del divn, raccoglie anche
una serie di qete con matla.
I generi e i temi poetici 73

corpus assume caratteristiche proprie: Khqni mostra, per esempio, un vivo inte-
resse per gli argomenti religiosi e per le problematiche legate al contesto sociale e si
esprime con spunti di forte intolleranza e di fanatismo. La vena polemica del poeta di
Sharvn, tradizionalmente definito come uno dei personaggi pi litigiosi dellintera
storia letteraria di Persia, si manifesta chiaramente anche nelle sue qete satiriche
ispirate alla fitta rete di contrasti e di sentimenti di avversione che seppe creare in-
torno alla sua figura.120 Nel suo corpus di qete non sono presenti molti panegirici
rivolti a mecenati e a patroni, e le composizioni encomiastiche si rivolgono di prefe-
renza al Profeta e ad altre autorit religiose. La sua vena encomiastica trova pi fe-
lice e originale realizzazione nelle lodi che Khqni rivolge a se stesso (fakhriyyt):
infatti appare decisamente singolare, pur nel panorama dei poeti del tempo molto
sensibili a questa tematica, lintensit e la decisione con cui il nostro tesse le lodi di
se stesso collocandosi allapice dellarte poetica, ignorando e rifiutando qualsiasi
confronto, perfino con le autorit dei poeti del passato. Non mancano tuttavia nelle
sue qete anche momenti di espressione di dolore e autocompatimento, per esempio
nelle elegie in morte della figlia e del figlio,121 in occasione della sua carcerazione,
ecc. Un altro tratto che caratterizza le qete di Khqni la presenza occasionale di
espressioni e di proverbi originari dellAzerbaigian mentre, dal punto di vista della
tecnica compositiva, Khqni va ricordato perch uno degli autori che con maggior
frequenza utilizza il takhallos nellesordio delle sue qete (tendenza perfettamente in
linea con il tema a lui cos caro della lode rivolta a se stesso).
In questo tentativo di descrivere i momenti pi interessanti della qete selgiu-
chide, un cenno merita anche la raccolta di qete-ye improntate al tema shahrshub
composta da Masud-e Sad-e Salmn. Ben distinte dalle altre qete il cui tema do-
minante la prigionia, il canzoniere di Masud presenta 92 qete122 di lunghezza di-
versa, la maggior parte delle quali senza matla, che trattano il tema damore sotto la
particolare prospettiva del genere shahrshub: i versi sono infatti dedicati a giovani
artigiani (tintori, ricamatori, fabbri, profumieri, orefici, gioiellieri, ecc.), a perso-
naggi della citt (coppieri, danzatori, geometri, sufi, predicatori, cacciatori, soldati,
astrologi, ecc.) o a un amato generico che viene presentato in una circostanza speci-
fica (quando piange, gli spunta la barba, estrae la spada, parte per un viaggio o va in
pellegrinaggio, ecc.). Il poeta si dichiara innamorato del personaggio descritto e ne
tesse le lodi sfruttando, da una parte il lessico e limmaginario erotico tradizionale

120
Delle tante satire da lui scritte contro colleghi, basti citare quelle contro Rashid al-din Vatvt e quelle
contro il suocero e maestro Abu Al Ganjavi; entrambe le vittime comunque non gli risparmiarono
risposte pungenti.
121
Unelegia di Khqni per la morte del figlio stata tradotta in italiano da G. Scarcia, Poesia damore
turca e persiana, Novara 1973, pp. 108-9.
122
Masud-e Sad-e Salmn, Divn, ed. M. Nuryn, 2 vol., Tehran 1364-5/1986-7, vol. II, pp. 915-35.
74 I generi e i temi poetici

(ricciolo, neo, peluria, denti, ecc.) dallaltra i termini tecnici legati al mestiere o alla
situazione descritta: i due universi, quello convenzionale e quello doccasione, ven-
gono fusi in un genere ricco di immagini originali e ricercate non prive di novit. Il
genere shahrshub diventa cos per il poeta un espediente per parlare damore su un
registro nuovo che lascia maggior spazio a originali variazioni sul tema.

I canzonieri dei poeti selgiuchidi, oltre alle forme sopra trattate (qaside, ghazal,
robi e qete) che sono quelle di maggiore importanza, presentano quasi tutti delle
sezioni pi o meno estese di componimenti di altro genere, in particolare tarjiband,
tarkibband e mosammat.123 Si tratta di poesie strofiche, considerate una sotto-classe
delle qaside poich sviluppano i suoi stessi temi e hanno una struttura simile (con la
presenza del matla). Sono forme utilizzate con minor frequenza e che non presen-
tano elementi contenutistici o stilistici di rilievo: riprendono gli stessi argomenti
trattati nelle qaside, in particolare quello panegiristico e, pi raramente, quello amo-
roso, quello mistico ma anche quello satirico e osceno.
Di maggior interesse, per la storia della poesia, ci sembra la presenza, nuova ri-
spetto al passato, di brevi mathnavi su argomenti di vario genere. Data la natura di
quei componimenti, bench essi si trovino di norma inseriti nei divn, li tratteremo di
seguito, in chiusura del capitolo dedicato al mathnavi.

123
Per una panoramica sulle varie tipologie di mosammat con antologia di testi, cfr. Azamird G. D.,
Mosammat dar sher-e frsi, Tehran 1366/1987.
CAPITOLO QUARTO

IL MATHNAVI

Tra i risultati di maggior rilievo della produzione letteraria di epoca ghaznavide


spicca senzaltro il capolavoro assoluto del mathnavi epico, lo Shhnme di
Ferdousi. Esso costituir una fonte ricchissima di temi ispiratori e di materiale te-
stuale per la composizione di nuove opere di epica eroica, la cosiddetta hamse. In
quella esperienza artistica, il cui modello rester insuperato nei secoli successivi,
pone le sue radici anche la grande innovazione dellepoca selgiuchide nel campo del
mathnavi, ovvero la nascita del mathnavi romantico. Al contempo, nella produzione
sapienziale di epoca preislamica e nellfarinnme di Abu Shakur Balkhi si possono
rintracciare i modelli di quel mathnavi didattico-moraleggiante che fra il VI/XII e il
VII/XIII secolo dar i suoi frutti pi maturi.
Per quanto riguarda il mathnavi dispirazione epica, esso non potr che prendere
spunto dalla grande epopea ferdusiana dalla quale alcuni autori svilupperanno dei
cicli minori dedicati alle avventure di personaggi rimasti in secondo piano nello
Shhnme. Nei mathnavi epici di questo periodo, lispirazione ha delle forti e di-
chiarate motivazioni didattiche: per molti poeti, i consigli e le esortazioni che ac-
compagnano le storie messe in versi rappresentano lo scopo ultimo del poema come
evidenziato da molti passaggi esplicitamente moraleggianti che vi vengono inseriti.
Anche nel mathnavi romantico, la grande novit del periodo selgiuchide, alcuni
filoni prendono vita dallo Shhnme, sviluppando per la narrazione di tormentate
vicende amorose piuttosto che di eroiche imprese guerresche. Nel contesto del
mathnavi romantico, si pu osservare come fattore di rilievo anche linnesto di storie
che hanno origine nella tradizione araba preislamica (Layl e Majnun)1 o zoroa-
striana (Vis e Rmin). Un aspetto importante da tenere presente che alcuni dei ca-
polavori compresi nella categoria del mathnavi romantico, in particolare le opere di
Nezmi, testi che apparentemente si mostrano come prodotti tipici della letteratura

1
Questa scelta non nuova. Essa ha un diretto precedente nel poema di epoca ghaznavide Varqa va
Golshh di Ayyuqi, ispirato a una storia damore ambientata, come quella di Layl e Majnun,
nellArabia preislamica. Caratteristica dellopera di Ayyuqi linterpolazione di numerosi ghazal nel
corso dello sviluppo narrativo per dare voce ai due sfortunati amanti. Questo espediente compositivo
verr accolto successivamente da vari autori, per esempio, da Erqi e da Obayd Zkni nei loro
Oshshqnme.
76 Il Mathnavi

secolare di corte, sono suscettibili di una doppia lettura, secolare e mistica, e hanno
alla base una dualit di significati di cui bisogna tenere conto nella lettura e
nellinterpretazione del testo.
Sul versante dellispirazione religiosa, questa lepoca doro del mathnavi di-
dattico e di quello mistico: da una parte si pongono le basi per il trattamento in versi
della materia religiosa descritta nei suoi sviluppi teologici e dottrinali, dallaltra, coi
poemi mistici, si ha la nascita della narrazione didascalica e allegorica, ricca di
aneddoti e organizzata, spesso, allinterno di storie cornice. Gli scrittori di mathnavi
didattico-religiosi, infatti, che si proponevano innanzi tutto come maestri di morale,
trovarono nel ruolo del narratore la condizione ideale per trasmettere i loro insegna-
menti, e ci ebbe una grande influenza sulla fortuna della tematica mistica nel
mathnavi. Risulta cos che molte delle grandi opere scritte da poeti mistici sono al
contempo dei capolavori di arte narrativa.
La letteratura in forma di mathnavi di questo periodo presenta dunque una stra-
ordinaria proliferazione di opere ispirate a temi diversi e organizzate secondo strut-
ture molto eterogenee (si pensi al Korshspnme, alla Hadiqat al-haqiqa, al
Khosraw o Shirin e al Manteq al-tayr, per esempio); tutte per sono legate da un
comune filo conduttore che quello di trasmettere un insegnamento, dei valori etici e
morali, una visione del mondo, la proposta di un percorso esistenziale. I mathnavi di
epoca selgiuchide vanno quindi letti tenendo presente questa comune motivazione di
fondo la quale, sebbene fosse implicita nellidea stessa di letteratura nel mondo mu-
sulmano medievale, per particolarmente visibile proprio nel mathnavi.

1. Mathnavi epico2

Secondo unimmagine tradizionale, lopera di Ferdousi pu ben rappresentare un


tronco dal quale, nel VI/XII secolo, dipartono e si sviluppano i rami principali del-
lepica eroica: Korshspnme, Farmarznme, le tradizioni di Bahman e la storia di
Kush-e Pildandn. La metafora del tronco e dei rami (utilizzata nellanonimo
Mojmal al-tavrikh)3 allude al fatto che i poemi epici del periodo selgiuchide deri-
vano il loro motivo ispiratore da un personaggio o da un episodio dello Shhnme e
mantengono un forte legame col testo ferdusiano. Tale stretta connessione confer-

2
Qui di seguito, nella descrizione dei mathnavi, ci limiteremo a pochi elementi essenziali che permettano
di farsi unidea generale dei contenuti dellopera e dei principali significati che veicola. La ricchissima
produzione di mathnavi di questepoca comprende poemi di grande complessit formale e contenutistica
una cui descrizione esauriente, anche solo delle trame, sarebbe impossibile in questa sede.
3
Mojmal al-tavrikh va al-qess, ed. M. T. Bahr, Tehran 1318/1949, p. 2.
Il Mathnavi 77

mata dal fatto che in un certo numero di manoscritti tardi dello Shhnme, queste
opere derivate sono inserite nel testo principale: una specie di tentativo dei copisti di
produrre la versione pi completa possibile dellepica nazionale. Tali interpola-
zioni potrebbero anche essere il risultato della combinazione e della fusione di varie
epiche presenti nella tradizione orale dei recitatori dello Shhnme. Si pu parlare,
dunque, di un ciclo epico persiano a integrazione dello Shhnme che in epoca sel-
giuchide trova una sua registrazione scritta in un numero considerevole di opere. Per
comprendere la fortuna di questo genere bisogna fra laltro ricordare che il mathnavi
epico, dedicato a re e a eroi del passato, fu sempre altamente apprezzato per il suo
valore esemplare: gli storici stessi, fra cui Bayhaqi, riferiscono che la recitazione di
poemi epici, oltre allo scopo di dilettare, avevano la funzione di perpetuare lantico
costume della Persia preislamica di trasmettere oralmente il racconto delle gesta de-
gli antichi re.

Tutti in metro motaqreb (il metro in cui fu composto lo Shhnme e divenuto tipico
dei poemi epici), questi mathnavi sviluppano elementi mitici e favolistici di antiche
leggende, narrando le straordinarie imprese di un eroe principale nella maggior parte
dei casi legato alla dinastia di Rostam.
Il pi conosciuto di questi poemi il Korshspnme composto da Abu Mansur
Ali ben Ahmad Asadi nel 458/1065 in Azerbaigian e dedicato al governatore di
Nakhjavn (Transcaucasia). Korshsp, uccisore di draghi della tradizione zoroa-
striana medio-persiana, nel poema di Asadi il trisnonno delleroe Rostam e affronta
avventure delle quali non sono stati rintracciati accenni nella tradizione pre-islamica.
Lintento di Asadi, dichiarato nellintroduzione del poema, quello di salvare
dalloblio una parte della saga iranica che Ferdousi aveva scartato e della quale per
non menziona le fonti. Bench Asadi non sia allaltezza del suo modello per forza
descrittiva, soprattutto nelle scene di guerra, la sua opera si distingue per le vivide
descrizioni di vicende e paesi favolosi e per le disquisizioni morali e filosofiche che
occupano quasi un terzo del poema. Nel Korshspnme emerge chiaramente quella
tendenza didattica sopra accennata, che porta Asadi a fare del proprio eroe una spe-
cie di campione del monoteismo con tratti da profeta. Resta di fondamentale impor-
tanza, per la storia letteraria, il fatto che Asadi d inizio a quella tipologia del breve
poema epico romanzesco che isola e sviluppa un episodio singolo della grande epica
ferdusiana e che trover la sua maggiore e pi originale espressione nel-
lEskandarnme di Nezmi.
78 Il Mathnavi

Come accennato, la maggior parte dellepica minore di epoca selgiuchide4 ha


per protagonista Rostam o un personaggio a lui collegato: nel Dstn-e Kok-e
kuhzd si narra un incidente accorso a Rostam durante la sua infanzia, mentre
Farmarz, Bnugoshsp e Jahngir, i tre figli di Rostam, sono i protagonisti delle av-
venture narrate in altri mathnavi coevi. Il Farmarznme, anonimo e non databile,5
di cui si conoscono due versioni, narra principalmente delle avventure di Farmarz in
India, e include episodi in cui leroe si immerge in dibattiti filosofici con i brahmani
e converte il raja dellIndia alla religione persiana.
Il Bnugoshaspnme racconta la storia di una figlia di Rostam ed lunico po-
ema epico che abbia una donna come protagonista.6
Il Jahngirnme un testo non databile e controverso: scritto a Herat da un
certo Qsem-e Mdeh, come registrato in alcuni versi del poema, ha molto materiale
in comune col Borzunme (cfr. infra) e ne sembra unimitazione tarda. Lepoca
piuttosto tarda di composizione ipotizzata da Saf7 sembra confermata dal fatto che
la vicenda si svolge in un ambiente islamico e che la lingua fortemente arabizzata.
Il Borzunme8, attribuito a At ben Yaqub (pi famoso come Ati Rzi),
un poema piuttosto lungo che ha come protagonista il fratello maggiore di Rostam,
Borzu figlio di Sohrb. La prima parte una copia della storia di Sohrb secondo la
tradizione dello Shhnme: Borzu orfano, allevato dalla madre, si unisce al turanico
Afrsiyb nella guerra contro gli Iranici, e si trova ignaro a combattere contro
Rostam. Alla fine della vicenda i due fratelli si riconoscono e si riconciliano e il po-
ema si chiude con luccisione delleroe Borzu per mano di un demone.
Anche il figlio di Borzu, Shahriyr, protagonista di tre poemi uno dei quali,
Shahriyrnme, fu forse composto da Othmn Mokhtri e dedicato al sovrano gha-
znavide Masud III.9

4
Per una descrizione dettagliata di questi poemi minori cui di seguito si far solo un breve accenno, e
per i riferimenti bibliografici relativi, cfr. de Blois, Persian Literature, pp. 465-82; per le trame, cfr. Dh.
Saf Z., Hamsesaryi dar Irn, Tehran 1363/1984.
5
Khleqi Motlaq (Farmarznme, Enc. Iranica) nota che questopera ha molto materiale in comune
con il Nozhatnme-ye ali di Shahmardn al-Rzi (cfr. infra V.6.). Tale riferimento utile per la data-
zione del testo che in questo caso si collocherebbe appunto nel VI/XII secolo. Di entrambe queste opere
non esistono edizioni a stampa.
6
Il poema stato edito solo di recente (Bnugoshaspnme, ed. R. Karchi, Tehran 1382/2003), ma non
ancora stato studiato in dettaglio (cfr. de Blois, Epics, Enc. Iranica).
7
Dh. Saf, Hamsesaryi dar Irn, pp. 324-35.
8
Una versione abbreviata del poema fu pubblicata da Turner Macan come appendice a unedizione dello
Shhnme (Calcutta 1829, vol.IV, pp. 2160-296); solo recentemente stato edito come opera a se stante:
Borzunme b kashf al-abiyyt va dstn-e Kok-e kuhzd, ed. S.M. Dabirsiyqi, Tehran 1382/2003.
9
Il mathnavi Shahryrnme, attribuito a Othmn Mokhtri e ispirato alle campagne militari di Masud
III in India, da molti critici ritenuto un apocrifo: lo stile, gli errori di metrica, e altri aspetti formali
fanno pensare che sia stato scritto intorno al IV/X-V/XI secolo, da un poeta sconosciuto, probabilmente
in India. Ne sussistono solo dei frammenti in cui si sente lispirazione dello Shhnme di Ferdousi ma si
Il Mathnavi 79

Oltre allo sviluppo dei cicli di eroi minori, nella stessa epoca abbiamo anche la
produzione di antologie di passi scelti dello Shhnme: la pi famosa fu dedicata a
Malek Shh, nel 474/1081, da Ali ben Ahmad, autore altrimenti sconosciuto.
A Mohammad ben Malek Shh furono dedicate due lunghe epopee anonime: il
Bahmannme e il Kushnme, opere a tema eroico, probabilmente di uno stesso
autore. La prima fu composta intorno al 495/1101 e racconta la storia della incoro-
nazione di Bahman e delle sue avventure con Katyun, la figlia del re del Kashmir, e
con Homy, la figlia del re dEgitto. Prosegue col racconto della morte di Rostam e
della guerra di Bahman contro il ramo della famiglia di Rostam residente nel Sistan.
Dopo aver sconfitto tutti i nemici, Bahman abdica a favore di Homy e subito dopo
viene ucciso da un drago.10 Il medesimo autore compose successivamente unaltra
epopea, il Kushnme, incoraggiato dal generoso compenso ricevuto dal sovrano per
la composizione del Bahmannme, come dichiara egli stesso nella introduzione al
secondo mathnavi. Questa volta i protagonisti sono Kush, fratello di Zahhk e go-
vernatore della Cina e suo figlio Kush-e Pildandn; il tema la guerra contro gli ira-
niani. interessante notare che entrambi i poemi (Kushnme e Bahmannme) hanno
come protagonisti i nemici degli eroi iranici dello Shhnme.
Dopo questa rapida rassegna dei poemi minori legati al ciclo dellepica ferdu-
siana, passiamo a un poema di Nezmi, lEskandarnme, che pur non avendo le ca-
ratteristiche tipiche di un poema epico, strettamente legato alla tradizione dello
Shhnme e combina elementi eroici, didascalici e lirici.
Il poema di Nezmi di grande complessit e in esso convergono fonti diverse:
oltre allo Shhnme, vi la rivisitazione coranica della figura di Alessandro e la tra-
dizione trasmessa dal romanzo dello Pseudo Callistene. Con la fusione riuscita di
questi apporti, la leggenda di Alessandro riceve, nellopera di Nezmi, la sua defini-
tiva sistemazione letteraria caratterizzata dalla prospettiva islamica dellautore.
LEskandarnme, composto fra il 584/1188 e il 593/1196 e dedicato a patroni
diversi, diviso in due parti, Sharafnme e Eqblnme. lunico poema di Nezmi
in metro motaqreb e si differenzia moltissimo dalla versione ferdusiana della vi-
cenda di Alessandro anche se con quella condivide molto materiale narrativo. Si
tratta del poema pi lungo della Khamse (il Quintetto, termine con cui di norma si
definisce linsieme dei cinque mathnavi di Nezmi), composto da 10.500 distici
circa, e si configura come lopera della maturit artistica e intellettuale del suo au-

trovano materiali che non figurano nella grande epopea ferdusiana. Il protagonista un pronipote di
Rostam, Shahriyr appunto, di cui si narrano avventure e battaglie in terra dIndia.
10
La storia della famiglia di Bahman compare anche nel racconto in prosa del VII/XIII secolo, scritto da
Abu Ther Mohammad Tarsusi, intitolato Drbnme (Drb era infatti figlio di Bahman/Ardashir e
della principessa Homy); cfr. infra V.3. I due testi condividono molti particolari delle vicende narrate.
80 Il Mathnavi

tore. Mentre Ferdousi racconta la storia di Alessandro in modo lineare e semplice,


Nezmi traccia una rete elaborata di concetti e di riflessioni, di allusioni erudite,
spesso accennando appena alla storia le cui complesse vicende non vengono mai
raccontate veramente. come se Nezmi desse per conosciuti gli elementi della
trama e ritenesse che il proprio contributo dovesse focalizzarsi sulla interpretazione
di quei fatti. Ci che abbiamo nei poemi di Nezmi non pi poesia epica in senso
ferdusiano: un nuovo tipo di poesia narrativa composta in una prospettiva islamica
e ricca di elementi specificamente persiani. Questa nuova versione del mito di Ales-
sandro sar accolta e sviluppata dai numerosi imitatori di Nezmi nei secoli succes-
sivi: primi fra tutti Amir Khosraw Dehlavi e Abd al-Rahman Jmi.
La parte pi eroica dellEskandarnme, quella che deriva direttamente dalla
tradizione ferdusiana, la prima, ovvero lo Sharafnme, dedicato principalmente
alla conquista del mondo da parte di Alessandro. Fin dai primi passaggi del testo ri-
sulta chiaro che le conquiste delleroe non hanno valore in s, come premesse alla
formazione di un impero, ma preludono alla sua missione profetica: egli procede alla
conquista del mondo con lo scopo di liberare i popoli oppressi liberandoli da tiranni
oppressori e da falsi dei, garantendo sicurezza, civilizzazione e prosperit. chiaro
che Nezmi e Ferdousi affrontano il personaggio di Alessandro in modo molto di-
verso perch spinti da finalit differenti: nel poema di Nezmi le imprese di Ales-
sandro sono s riconducibili a quelle dellepisodio ferdusiano ma, poich interessano
al poeta nel loro valore simbolico, si trovano notevolmente semplificate. Nezmi non
sembra particolarmente interessato alla vicenda storica e leggendaria delleroe,
quanto piuttosto a delineare, sulla scia della tradizione coranica, il suo ruolo di pro-
feta distruttore di idoli e assertore del monoteismo. La personalit eroica di Alessan-
dro nel poema di Nezmi passa in secondo piano e dellillustre personaggio viene
esaltata in maniera pi efficace la piet, lo spirito equilibrato, il buon senso e la giu-
stizia; esso viene ricondotto a una dimensione umana che aveva perso nellepica fer-
dusiana. Nello Sharafnme, Alessandro si configura principalmente come sovrano
ideale, e per questo lopera stata letta anche come specchio per prncipi.
LEqblnme, seconda parte dellEskandarnme, dipinge Alessandro come un
grande saggio e un profeta, basandosi ancora una volta sulla rivisitazione coranica
del personaggio. Il poema grosso modo suddivisibile in cinque parti: la prima con-
tiene le consuete invocazioni a Dio, a Maometto e al mecenate; la seconda, di carat-
tere filosofico sapienziale, contiene aneddoti vari e le conversazioni di Alessandro
con sette grandi filosofi dellantichit; la terza riporta il racconto di una seconda on-
data di conquiste di Alessandro; la quarta il suo discorso daddio e la descrizione
della sua morte seguita dalle parole di commiato del figlio e dei sette filosofi; la
quinta riporta nuove lodi al principe e un epilogo. In questa parte dellEskandar-
Il Mathnavi 81

nme, Alessandro, che ha realizzato tutte le sue conquiste, viene descritto come un
uomo alla ricerca di un proprio progresso spirituale: da tutti i territori conquistati ha
riportato le opere dei sapienti ed ha in progetto di farle tradurre per la propria
biblioteca; ha raccolto intorno a s i pi grandi saggi dellantichit e con loro si
dilunga in dotte conversazioni sulle questioni fondamentali delluomo. Il poema, che
dal punto di vista della narrazione si conclude con la descrizione commovente della
morte di Alessandro, ritrae un profeta ispirato, senza connotazioni dottrinali, dal
momento che Nezmi evita abilmente di definirne il credo religioso. Leroe, nella
concezione di Nezmi, incarna il concetto stesso di monoteismo, lidea originaria
dellesistenza di un unico Dio che storicamente avrebbe poi aperto le porte allIslam.
Nel poema di Nezmi muore definitivamente leroe interprete di antichi ideali
cavallereschi e prende forma un eroe nuovo che incarna letica islamica. Nella
prospettiva del poeta, la storia si fa dottrina morale e religiosa.11

2. Mathnavi romantico

In generale, si definiscono mathnavi romantici quei poemi in cui il soggetto princi-


pale una storia damore anche se interpolata da elementi fantastici e favolistici o da
racconti di battaglie e di imprese eroiche; con riferimento a tale caratteristica, si
parla anche di epica romantica. La distinzione fra mathnavi eroici e mathnavi ro-
mantici non sempre chiara: lo Shhnme comprende una lunga serie di episodi
damore (Zl e Rudbe, Rostam e Tahmine, Bizhan e Manizhe, ecc.) e lepica ro-
mantica a sua volta narra di eroi leggendari (Khosraw e Bahrm Gur, per esempio) e
spesso contiene episodi di guerra. A conferma della iniziale mancanza di confini
netti fra i due generi, vediamo che i poemi pi antichi di epica romantica, non solo
sono composti in metro motaqreb, come lo Shhnme e come la maggior parte
delle opere di epica eroica, ma hanno ancora molto in comune con quelle per lo stile
e la tecnica narrativa.
Come accennato nellintroduzione di questo capitolo, in epoca selgiuchide il
mathnavi romantico si afferma come genere a s stante. Lepica romantica si con-
traddistingue per due aspetti importanti: quello dellunit tematica (la trama si svolge
tutta intorno a una vicenda principale) e quello dello sviluppo dei personaggi nei loro
caratteri psicologici.12 Non vi dubbio che nel mathnavi romantico la storia in s,

11
Di questa parte dellopera disponibile la traduzione italiana: Nezmi Ganjavi, Il libro della fortuna
di Alessandro (Eqblnme), a cura di C. Saccone, Milano 1997.
12
interessante il legame che viene individuato fra epica romantica e ghazal: ci cui si allude nel
ghazal ampiamente sviluppato nellepica romantica, ci che nel ghazal astratto nel mathnavi roman-
82 Il Mathnavi

lintreccio narrativo e il crescendo dellavventura sentimentale abbiano unim-


portanza centrale anche quando servono a trasmettere valori etici e insegnamenti
moraleggianti; come si vedr, anche in questo genere di composizioni la funzione
didascalica si conferma un elemento predominante.

Lopera Vis o Rmin di Fakhr al-din Gorgni, composta non molti anni dopo il
441/1049, non rappresenta il primo poema romantico in assoluto poich si possono
considerare suoi precedenti il Vmeq o Adhr di Onsori e il Varqa va Golshh di
Ayyuqi (entrambi in metro motaqreb). per lopera di Gorgni a inaugurare de-
finitivamente questo filone di mathnavi. Dedicata a Toghril Beg, al suo ministro Abu
Nasr ben Mansur e al governatore di Isfahan, Abu l-Fath ben Mohammad, vero pa-
trono del poeta, tale opera fu composta in metro hazaj che da allora diviene il metro
pi diffuso nellepica romantica. Vis o Rmin racconta la storia di un amore contra-
stato: Vis viene promessa in sposa al re Mobd di Marv prima ancora della sua na-
scita, ma poi costretta al matrimonio col fratello Viru secondo luso zoroastriano.
Viru viene ucciso in battaglia e Vis rapita dal vecchio re Mobd col quale rifiuta
per ogni rapporto. Nel frattempo Rmin, fratello di Mobd, che da sempre inna-
morato di Vis, riesce a conquistarla grazie agli incantesimi della nutrice. Dopo di-
verse avventure e la morte di Mobd i due protagonisti riusciranno a realizzare le
attese nozze e regneranno sul paese con giustizia. Lambiente in cui si svolge la vi-
cenda quello di una corte reale della Partia preislamica, e infatti lautore afferma di
aver basato la sua storia su un antico libro pahlavi. A Gorgni si riconosce una certa
abilit nel delineare il procedere drammatico della storia e nella descrizione dei tratti
psicologici soprattutto attraverso lespediente narrativo dei dialoghi e dei monologhi.
Vis e Rmin rappresentano i veri innamorati disposti a tutto che si trovano a subire
grandi afflizioni o a comportarsi contro le regole pur di realizzare il proprio amore.
Anche la figura di Mobd viene tracciata con notevole abilit nelle vesti di un rigido
moralista incapace di un vero sentimento damore, cos come magistralmente sono
descritti gli inganni e gli incantesimi messi in atto per impedire a Vis lunione col
vecchio re.13
Vis o Rmin un poema molto studiato per la grande importanza che riveste nella
storia letteraria persiana, dovuta non tanto alle sue qualit letterarie (da pi critici
giudicate deboli) quanto allenorme influenza che esso esercit sulla letteratura
posteriore: un esempio dato dalle lettere che Vis e Rmin si scambiano nel poema e

tico si fa concreto; in questo senso lepica romantica lo sfondo materiale, la miniera di immagini e di
vicende, indispensabile agli sviluppi simbolici e allusivi della lirica (cfr. C. Brgel, The Romance, in
Persian Literature, ed. by E. Yarshater, New York 1988, pp. 161-78).
13
Burgel, The Romance, pp. 161-78.
Il Mathnavi 83

che costituiranno un modello dei mathnavi cosiddetti dahnme (Dieci lettere) delle
epoche successive. Alla vicenda poetica dei due protagonisti allude spesso peraltro
la lirica successiva (questo motivo particolarmente ricorrente, per esempio, nei
ghazal di Khwju Kermni poeta del VII/XIII sec.).

Probabilmente alla stessa epoca risale un altro poema damore intitolato


Homynme, di autore anonimo, che narra una complicata e non sempre chiara sto-
ria damore fra un principe egiziano e una principessa siriana.14 Al V/XI secolo si fa
risalire anche la prima messa in versi di un soggetto romantico tratto dal Corano: si
tratta della nota vicenda di Yusof o Zolaykh ispirata al famoso episodio narrato
nella XII sura. Questo poema, inizialmente fatto risalire a Ferdousi, viene oggi attri-
buito a un certo Amni che ne dedic la stesura a un principe selgiuchide di Herat.15
La vicenda di Yusof e Zolaykh, a cui fanno spesso riferimento i poeti lirici, avr
una certa fortuna anche nel mathnavi e pare sia stata narrata anche da Amaq
Bokhri in una versione oggi perduta. Si dovr aspettare lopera di Jmi perch
essa si realizzi in un vero capolavoro letterario.

Dopo i primi esperimenti di epica romantica sopra descritti, trascorrer un secolo di


silenzio prima che appaiano i grandi mathnavi composti da Nezmi i quali rappre-
sentano lapice di questo genere: Khosraw o Shirin e Haft paykar. Entrambi trattano
delle avventure romantiche e militari di re sasanidi, rispettivamente di Khosraw II
Parviz e Bahrm V, e si ricollegano direttamente ad alcune vicende narrate anche
nello Shhnme. I soggetti, legati alla storia epico-leggendaria dellIran preislamico,
mostrano, a una prima lettura, tutte le caratteristiche della cultura aristocratica e
cortese. Nezmi vi introduce note moraleggianti e riflessioni sapienziali mentre le
espressioni di idee mistiche sono rare e tutte concentrate nella parte introduttiva dei
poemi, tradizionalmente delegata al trattamento convenzionale di temi religiosi e alle
lodi di Dio e del profeta. Sotto tutti gli aspetti, i due poemi appartengono alla tipolo-
gia del mathnavi romantico e ne rappresentano in assoluto i capolavori allinterno
della storia letteraria persiana.
Il Khosraw o Shirin , in ordine cronologico, il secondo poema composto da
Nezmi. Fu scritto intorno al 576-581/1180-1185 e fu dedicato allatabeg azerbai-
giano Jahn Pahlavn; in 6.500 versi circa, il poeta riesce a dare una perfetta orga-
nizzazione strutturale alla storia di un amore leggendario gi narrata da Ferdousi
(che nel suo Shhnme dedica pi di 4.000 distici alle gesta eroiche e amorose di

14
de Blois, Persian Literature, pp. 474-5.
15
de Blois, Persian Literature, pp. 476-82.
84 Il Mathnavi

Khosraw II Parviz) e che aveva una ricca tradizione orale. Nezmi sa infondere alla
nota vicenda elementi di analisi psicologica e un percorso narrativo tali da creare un
romanzo di grande intensit drammatica: la trama si sviluppa in modo chiaro e line-
are, con un crescendo di mistero, crisi, soluzione e dramma finale che portano a de-
finire questo poema la pi bella fiaba storica sullamore e sulla castit, un tesoro di
eloquenza, di persuasione e di saggezza16 e ancora uno dei grandi capolavori della
letteratura mondiale. Per la prima volta nella poesia del Vicino Oriente, la persona-
lit di un essere umano mostrata in tutta la sua ricchezza le sue contraddizioni, i
suoi alti e bassi.17 La trama centrale molto semplice: Khosraw, ultimo grande re
sasanide, si innamora, contraccambiato, di Shirin, principessa armena, ma una serie
di ostacoli si frappongono fra i due amanti cos che essi si trovano a dover rimandare
di continuo la realizzazione del loro matrimonio. Alle vicende amorose si mescolano
le vicende militari e politiche del re Khosraw, vicende che lo portano lontano
dallamata e lo vedono costretto a contrarre un matrimonio di opportunit con
unaltra principessa, Maryam. Unaltra storia damore si inserisce a questo punto
della vicenda: Shirin, esiliata in un lontano castello, con la sua bellezza e dolcezza
ispira a Farhd, spaccapietre e leale amico di Khosraw, un forte sentimento amoroso
che si concluder drammaticamente col suicidio del giovane. Infine i due protagoni-
sti riusciranno a realizzare il loro progetto anche se la loro felicit sar breve.
In questo poema, Nezmi utilizza le diverse vicende per mostrare un paesaggio
umano di straordinaria ricchezza; uno degli aspetti che maggiormente ha colpito la
critica la profonda conoscenza dellanimo femminile del quale Nezmi mette in
rilievo la forza, il senso della giustizia e la moralit18 di fronte alla debolezza, al
capriccio e alla grettezza spirituale della figura maschile rappresentata da Khosraw.
Shirin, grazie alle virt umane che possiede, dallinizio alla fine del poema ha il
compito di educare Khosraw, con lamore e con lesempio, esercitando su di lui
uninfluenza che gli insegner il senso di responsabilit, il senso della giustizia e
lintegrit morale. Questopera educativa porta il re a maturare anche come sovrano
e alla fine del poema questo cambiamento condurr il paese alla prosperit, al trionfo
della giustizia e al fiorire della cultura e delle scienze. Il vero protagonista di questo
mathnavi , dunque, lamore, inteso come grande forza cosmica, origine della crea-
zione e motore delluniverso. Dal punto di vista stilistico, la lingua straordinaria-
mente ricca di allegorie, di comparazioni originali, di nuove metafore e di espres-

16
Con queste parole si esprime Vahid Dastgerdi nella sua introduzione alla storica edizione a stampa
dellopera da lui curata (Tehran 1313/1934).
17
Y. E. Bertels, Izbrannye Trudy Istorija Persidsko-tadzikskoj Literatury, Moskva 1960, p. 227.
18
A questo proposito, e sulla base di vari riferimenti interni allopera, alcuni studiosi (in particolare
Bertels, Izbrannye Trudy, p. 225) hanno voluto vedere nella figura di Shirin un omaggio di Nezmi alla
sua prima moglie Afaq morta in giovane et.
Il Mathnavi 85

sioni a doppio senso che fanno di Khosraw o Shirin un capolavoro non solo di arte
narrativa ma anche di forma e di stile.
Haft paykar il quarto dei poemi di Nezmi e, dal punto di vista narrativo,
lopera pi complessa di questo autore. Composta nel 593/1196, fu dedicata a Korp
Arsln, principe selgiuchide governatore di Marghe. Si tratta di un racconto a cor-
nice: il racconto che fa da contenitore quello della vita del sovrano sasanide
Bahrm V (regnante nel V secolo) con le sue guerre, gli amori e i giochi di potere, al
cui interno si collocano sette racconti ambientati in altrettanti diversi contesti. La
parte centrale del poema occupata dalle storie narrate dalle sette principesse spose
di Bahrm, ognuna originaria di una diversa parte del mondo, ognuna residente in un
diverso padiglione al quale collegato simbolicamente un colore, un pianeta e un
giorno della settimana (quello in cui il re fa visita alla sposa che vi risiede). Il nu-
mero sette, il primo numero perfetto secondo la tradizione islamica, domina tutto il
poema, gli conferisce unit attraverso la molteplicit dei singoli contesti (sposa, pa-
diglione, giorno, colore, storia), creando un senso di armonia che si impone sul
caos apparente degli eventi umani. Cos Nezmi, utilizzando la simbologia delle
sette cupole (i sette cieli), dei sette pianeti, dei sette climi, colori e giorni, rappre-
senta la perfetta struttura delluniverso e ne illustra larmonia superiore in cui si fon-
dono sacro e profano, nuova etica islamica e antica cultura preislamica. Quella di
Nezmi , dunque, unispirazione e unaspirazione umanistica che si esprime in
una complessa costruzione narrativa basata sui princpi della cosmologia islamica,
dove la struttura del poema ricalca la struttura del cosmo (la terra situata al centro
rispetto ai sette pianeti che coi loro movimenti influiscono sugli esseri e sugli avve-
nimenti terrestri). Il poema sembra svolgersi nellarco di un anno e simboleggia la
vita ideale delluomo, sottoposto allinflusso dei vari pianeti e destinato alla morte. Il
tema centrale, quello dellamore e del piacere, temperato dalle continue riflessioni
di Nezmi sulla transitoriet dei beni e delle gioie mondane e sulla inconsistenza di
tutto ci che non Dio; tali leggi universali valgono anche per i re e i loro beni.
Mantenendo una prospettiva di etica islamica, in questopera Nezmi non condanna i
piaceri ma li colloca in una giusta dimensione che quella dellarmonia degli ele-
menti che compongono la vita umana voluta da Dio. Tutte e sette le storie hanno,
dunque, un finale moraleggiante in cui si condannano difetti umani di diversa natura:
impazienza, lascivia, arroganza, ecc., e dove il tema dellamore, collocato com in
unarticolata e complessa struttura simbolica, pu dare luogo anche a uninter-
pretazione mistica.19

19
Di questo mathnavi disponibile la traduzione italiana: Nezm di Ganj, Le sette principesse, a cura
di A. Bausani, note di A. Bausani e G. Calasso, Milano 1982.
86 Il Mathnavi

Nellambito del mathnavi romantico si pu inserire anche un altro poema della


Khamse di Nezmi, il terzo in ordine cronologico, Layl va Majnun. Composto in-
torno al 584/1188 fu dedicato ad Abu Mozaffar Akhsatan re di Sharvn. Tale poema
potrebbe collocarsi adeguatamente anche fra i mathnavi didattico-religiosi, poich lo
stesso Nezmi, in alcuni versi, ne autorizza una lettura mistica. Dal momento che
tratta una vicenda damore la inseriamo nel capitolo del mathnavi romantico, consa-
pevoli comunque di quanto tale collocazione possa essere discutibile. Il poema, di
circa 4.000 versi, tratta il tema dellabnegazione e del sacrificio estremo nella vi-
cenda damore e mostra il percorso dellannullamento di se stessi in nome
dellamato: il soggetto si ispira alla storia di due infelici amanti dellArabia preisla-
mica, Majnun (il folle), soprannome dato al leggendario poeta arabo Qays ben al-
Molavvah, e Layl, una ragazza appartenente a una trib beduina antagonista e della
quale Majnun si innamora follemente. Il matrimonio fra i giovani viene ostacolato e
negato dalla trib di lei e linfelicit che tale delusione comporta conduce Majnun
alla pazzia. Si tratta della leggenda damore pi popolare di tutto il mondo islamico e
della quale si trovano versioni in prosa, in musica e in versi, dallIndia al Marocco.
Questa storia rappresenta uno degli esempi favoriti per la descrizione dellamore to-
tale e perfetto (per questo facilmente se ne pu dare anche una lettura mistica), e
nella versione di Nezmi raggiunge una profondit dindagine psicologica e una uni-
versalit di accenti che ne faranno un modello per tutti gli autori successivi che vor-
ranno cimentarsi nella composizione di un poema sullo stesso soggetto. Nella parte
introduttiva del poema, nel capitolo sui motivi della composizione, Nezmi si la-
menta di aver avuto dal proprio mecenate lincarico di narrare la nota vicenda di
Layl e Majnun la cui trama e il cui ambiente forniscono pochi appigli a una felice
realizzazione poetica: scrivere di catene e di follia, scrivere di aridi deserti e di im-
pervie montagne, viene vista come unimpresa davvero ardua per il poeta che aveva
finora attinto alla ricchezza di ispirazione fornita dallintreccio romanzesco
dellepopea iranica sullo sfondo di una vita di corte imperniata su bazm e razm (con-
vivio e battaglia). Il poeta comunque riuscir, dopo le convenzionali dichiarazioni di
incapacit espresse nellesordio, a rappresentare felicemente la follia damore mal-
grado lesile trama della vicenda e lambientazione culturalmente lontana in cui si
svolge. Su due personaggi e pochi fatti tramandati da una leggenda popolare,
Nezmi costruisce un romanzo di grande valore artistico e porta a compimento
unopera che avr numerosissimi epigoni nei secoli a venire, da Amir Khosraw
Dehlavi a Maktabi. Grazie allopera di Nezmi, infatti, la figura di Majnun viene de-
finitivamente adottata dalla tradizione della poesia mistica; Majnun rappresenta
lestasi, lannullamento, il martirio, accompagnati da quegli elementi malmati che
tanta fortuna avranno nella lirica successiva: assenza di decoro e di dignit, ricerca
Il Mathnavi 87

del biasimo e della denigrazione, ignominia, uscita dalla societ e violazione di tutte
le sue norme esteriori. Tuttavia il testo di Nezmi, nel quale impossibile distin-
guere in modo chiaro gli elementi erotici da quelli mistici, resta aperto a diverse let-
ture e si sottrae a una collocazione univoca allinterno di certe correnti del sufismo
mantenendo il suo aspetto anche di semplice fiaba, di storia damore beduino rivisi-
tata dalla convenzione letteraria persiana.20
Inseriamo come annotazione, in chiusura di questa sezione, laccenno ad
unopera la cui datazione e la cui attribuzione sono tuttoggi oggetto di controverse
discussioni, il Khosrawnme. Diversi studiosi attribuiscono questo poema damore
che ha unambientazione cortese a Farid al-din Attr, ma le indicazioni che, sulla
base di una lettura pi approfondita del testo, inducono a escludere tale paternit e a
collocarne la datazione in unepoca successiva paiono pi convincenti.21

3. Mathnavi didattico-religioso

Come accennato in apertura di questo capitolo, la tendenza moraleggiante , in gene-


rale, uno dei tratti caratteristici del mathnavi, di qualunque genere esso sia: nel ma-
thnavi didattico-religioso questa tendenza per forza di cose particolarmente evi-
dente. La tradizione individua le radici di questo filone gi nella letteratura didattica
preislamica, in particolare nei pandnamak e negli andarznamak (collezioni di consi-
gli e detti sapienziali) della tradizione Zoroastriana.22 Il riferimento a questa lettera-
tura sapienziale pu essere utile a individuare la tradizione culturale da cui ebbe ori-
gine e si svilupp la poesia didattico-religiosa di epoca islamica la quale ebbe, fra la
fine del V/XI e gli inizi del VII/XIII secolo, uno straordinario sviluppo che dar i
suoi frutti maggiori nel contesto del mathnavi mistico.
Come accennato nel paragrafo introduttivo, il diretto precursore del mathnavi
didattico-religioso di epoca selgiuchide viene generalmente individuato nel-
lfarinnme di Abu Shakur Balkhi (composto nel 336/947): i frammenti di que-
stopera che sono giunti fino a noi mostrano aforismi di ispirazione moralistica illu-
strati da aneddoti, e sar proprio questa tipologia che far da modello ai mathnavi
didattici, di ispirazione secolare o religiosa, che verranno composti nei secoli succes-
sivi. La linea che divide il moralismo secolare da quello religioso nella letteratura

20
Si veda dellopera la traduzione italiana: Nezmi, Layl e Majnn, a cura di G. Calasso, Milano 1985.
21
Si vedano le osservazioni di Shafii Kadkani in Attr, Mokhtrnme, pp. 35-59.
22
Lopera pi completa sulla letteratura didattica e moraleggiante in generale, senza distinzione di ge-
neri, il volume di Ch. H. de Fouchcour, Moralia. Les notions morales dans la littrature persane du
3e/9e au 7e/13e sicle, Paris 1986 (di questopera fondamentale stata pubblicata anche la traduzione in
persiano: Akhlqiyyt, Tehran 1377/1998).
88 Il Mathnavi

persiana dei primi secoli estremamente sottile e tale distinzione, che si fece sempre
pi tenue con laffermarsi delletica islamica, pu considerarsi quasi scomparsa
nellepoca di cui ci occupiamo. Le opere che vedremo sono, dunque, il prodotto di
una cultura totalmente islamizzata e sono il veicolo di una morale fortemente in-
fluenzate dalla religione; fra il gran numero di mathnavi didattici di questepoca,
lunica opera che possa considerarsi, per certi aspetti, esempio di moralismo secolare
soltanto il Makhzan al-asrr di Nezmi.

Il primo e il pi importante esempio dello sviluppo del modello proposto dal-


lfarinnme, la Hadiqat al-haqiqa di Sani il quale, con questopera (cfr. infra),
diventa liniziatore vero e proprio di quella che sar una ricchissima tradizione di
mathnavi didattico-religiosi.23 Da questopera, grazie alla variet e alla ricchezza dei
temi trattati, hanno avuto origine diverse linee di sviluppo: da una parte il Makhzan
al-asrr di Nezmi, che si pone in diretta competizione con lopera di Sani e ne
approfondisce i contenuti etici secolari; dallaltra lAsrrnme di Attr, anchesso
direttamente ispirato alla Hadiqat al-haqiqa, nel quale lautore far propri e svilup-
per gli spunti di ispirazione mistica ancora in nuce nel grande poema di Sani. In
entrambe le opere, il carattere narrativo, ancora acerbo nella Hadiqat al-haqiqa, di-
venta a pieno diritto un elemento perfettamente elaborato e funzionale alla costru-
zione complessiva dellopera.
Va ricordato che vi sono altri mathnavi di epoca selgiuchide che sviluppano
temi didattico-religiosi ma che sono molto diversi dalla tipologia della Hadiqat al-
haqiqa. Si tratta di opere brevi, che costituiscono unesperienza letteraria il cui mo-
dello non avr seguito nella letteratura successiva. Fra queste ricordiamo il
Rawshanyinme (composto nel 440/1048 ca.) di Nser-e Khosraw, opera comple-
tamente priva di aneddoti e di parti narrative (suddivisa in 31 parti di lunghezza va-
riabile intitolate ad argomenti diversi) concentrata sullesposizione di dottrine meta-
fisiche combinate con massime etiche e ampie speculazioni gnostiche. probabil-
mente il pi antico poema didattico-religioso di chiara ispirazione islamica che pos-
sediamo: lo scopo dellautore quello di disegnare un ideale percorso esistenziale da
seguire per prepararsi alla vita che aspetta lanima dopo la morte. Il poema inizia con
le consuete lodi a Dio inconoscibile e prosegue con consigli e esortazioni. Il primo
nucleo del poema costituito dalla descrizione delle progressive emanazioni della
divinit che hanno dato luogo alla creazione delluniverso. Questa parte teologico-
metafisica seguita da una parte psicologica in cui lattenzione di Nser-e Khosraw
si concentra sulluomo che si trova in cima alla piramide degli esseri creati:

23
de Fouchcour, Moralia, pp. 253-63.
Il Mathnavi 89

delluomo si spiegano sensi interiori e esteriori, se ne ribadisce la superiorit e si


distinguono due categorie, quella degli esseri volgari e quella degli eletti il cui segno
distintivo la capacit di conoscere se stessi. Il poeta quindi invita gli eletti alla
solitudine e conclude il poema con una serie di apostrofi contro il mondo ingiusto, la
ricchezza, il potere e i poeti che si rendono servi di esso dicendo menzogne. Il
poema percorre, con una lingua fluida e arcaizzante, una rigorosa linea dottrinaria di
stampo ismailita; la sua brevit impone a Nser-e Khosraw una trattazione concisa e
ununit concettuale dinsieme che rappresentano, insieme ai modi diretti e incisivi
dellespressione, a tratti quasi colloquiale, gli elementi di maggior pregio del
poema.24

A questa tipologia di mathnavi didattico-religiosi privi di parti narrative, appartiene


anche il Honarnme di Othmn Mokhtri: dedicato a Yamin al-Dawla Esmil ben
Gilaki, si tratta di un poema filosofico che affronta numerosi temi cari alla riflessione
ismailita. Lopera si apre con una descrizione cosmologica della sfera celeste, dei
segni zodiacali e dei pianeti, prosegue con la descrizione dei quattro elementi, degli
umori fondamentali, dei tre regni (animale, vegetale e minerale) affermando la
superiorit di Adamo, ovvero delluomo, sul resto della creazione. Dopo le lodi a
Dio creatore, ai profeti e a Maometto, il poeta esprime il suo desiderio di arrivare
alla perfezione umana e dichiara che tutti i suoi viaggi alla ricerca del sapere hanno
avuto questo unico scopo. Othmn Mokhtri in pi passi denuncia tutte le disillu-
sioni vissute e racconta di aver incontrato un astrologo che gli sugger di entrare al
servizio di Esmil ben Gilaki; per mettere alla prova il suo valore, lastrologo gli
sottopose una serie di enigmi le cui risposte dovevano designare il principe stesso,
modello riconosciuto di perfezione umana. Il poema si conclude, dunque, con la lode
del patrono e un appello alla sua generosit. Othmn Mokhtri il primo autore a
scrivere mathnavi in cui lampia sezione panegiristica (con riferimenti a diversi me-
cenati) funzionale allo sviluppo del poema e non costituisce solo un passaggio
convenzionale. Il trattamento di temi ismailiti ha inevitabilmente portato i critici a
collegare il Honarnme di Othmn Mokhtri al Rawshanyinme di Nser-e

24
Questopera di Nser-e Khosraw stata tradotta in italiano: Nser-e Xosrow e il suo Rowshani-
nme (Il libro della luce), a cura di C. Saccone, Quaderni II, Istituto della Repubblica Islamica dIran
in Italia, Roma 1991, pp. 21-50. Allo stesso poeta stato per lungo tempo attribuito un altro poema, in-
titolato Sadatnme, a causa della quasi omonimia col vero autore dellopera, Nser al-din ben Khosraw
al-Esfahni (detto Sharif), vissuto nellVIII/XIV secolo. Il fatto che lopera presentasse soprattutto con-
cetti etici e molti dei temi cari al pensatore e poeta ismailita, ha giocato a favore di tale attribuzione: an-
che nel Sadatnme infatti, suddiviso in 30 bb tutti di dieci versi, si elogiano virt e opere utili, si con-
dannano i potenti per la loro arroganza e la loro incapacit di riconoscere e rispettare la vera saggezza e il
bene comune.
90 Il Mathnavi

Khosraw, le due opere tuttavia, oltre alla comune ideologia di riferimento, non pre-
sentano alcuna somiglianza.

Il primo mathnavi didattico-religioso composto da Sani il Sayr al-ebd ila al-


mad.25 In esso il poeta descrive un viaggio, sayr, gnostico attraverso i regni natu-
rali e i cieli delluniverso (che al contempo un viaggio simbolico attraverso i regni
e i cieli dellanima) e il ritorno, mad, dellanima al suo Principio Primo. Il po-
ema si conclude con un panegirico che, alla luce del tema escatologico che domina il
poema, pu essere letto anche in chiave simbolica: il cad di Sarakhs, mecenate di
Sani, viene a rappresentare anche la guida spirituale, liniziatore al cammino mi-
stico del poeta. Composto da circa 750 versi, questo mathnavi parla con un linguag-
gio simbolico della natura umana e delle varie categorie di anime e si ricollega alla
tradizione preislamica dei poemi sullaldil, come delineata per esempio nel pahla-
vico Arta Viraf Namak.26 Il Sayr al-ebd un testo che merita grande attenzione
poich contiene, nella sua brevit, alcuni temi essenziali dellintera tradizione dei
poemi didattici sufi: la visione che illumina, il viaggio dallo stato di incoscienza alla
consapevolezza, la guida rappresentata dallIntelligenza attiva, la dottrina della sal-
vazione e della purificazione dellanima nonch la rilettura, in chiave mistica, delle
concezioni filosofiche medievali delluomo e del mondo.27

Il secondo mathnavi didattico-religioso di Sani, la Hadiqat al-haqiqa, costituisce


una tappa della storia letteraria persiana che avr enorme influenza sui successivi
sviluppi del mathnavi didattico-religioso e anche di quello mistico. La storia di que-
sto testo estremamente complicata, e tale complessit resa pi inestricabile dal
fatto che probabilmente il poeta mor prima di aver dato allopera la sua forma defi-
nitiva. Una delle prime versioni fu realizzata per il sultano Bahrm Shh quando il
poeta era ancora in vita: col titolo di Fakhrinme, composta di soli 5.000 versi, la
troviamo registrata in uno dei manoscritti pi antichi (redatto nel 522/1128). Nella
maggior parte delle copie posteriori il numero di versi raddoppia e la tradizione tra-
manda il racconto di Sani che dedic un lungo lavoro di sviluppo della prima ver-
sione per farne una nuova da inviare a un erudito di Ghazna che viveva a Baghdad e

25
Il titolo di questo mathnavi (Il viaggio degli schiavi al luogo del ritorno) particolarmente significa-
tivo rispetto al suo contenuto poich allude a due momenti (viaggio e ritorno) che riassumono il concetto
chiave del poema: quello del meraj del profeta (viaggio nellaldil), e quello parallelo del percorso
escatologico che deve seguire ogni essere umano per ricongiungersi al principio primo: cfr. de Bruijn,
Persian Sufi Poetry, pp. 88-92.
26
Di questo importantissimo documento esiste una traduzione francese a cura di Ph. Gignoux, Le livre
dArd Vrz, Paris 1984.
27
Questo mathnavi accessibile in traduzione: San, Viaggio nel regno del ritorno, a cura di C. Sac-
cone, Parma 1993.
Il Mathnavi 91

che laveva accusato di promuovere idee sciite. Vi fu, dunque, da parte del poeta un
intenso lavoro di riscrittura e ampliamento del nucleo originale. Alla morte del po-
eta, Bahrm Shh ordin a un certo Mohammad Ali al-Raff di realizzare una
nuova redazione della Hadiqe, il che aggiunse, ai gi ampi rifacimenti iniziali,
ulteriori interferenze. Fu cos che questo testo fu trasmesso sotto numerose e
differenti versioni fino a quando, nellXI/XVII secolo, lerudito indiano Abd al-
Latif al-Abbsi, tenter di armonizzare le varie versioni del testo aggiungendovi
anche un commentario (Latef al-hadeq men nafes al-daqeq).28 Il numero
enorme di manoscritti di questopera compilati in tutte le epoche evidente
testimonianza della sua straordinaria popolarit.
La Hadiqat al-haqiqa definito il primo esempio di mathnavi didattico-reli-
gioso, arricchito da spunti mistici, della letteratura persiana: dopo gli esperimenti
puramente dottrinali di Nser-e Khosraw, Sani crea, in metro khafif, il mathnavi
didattico-religioso ad aneddoti, una tipologia che, come sopra accennato, avr
grande fortuna nelle epoche successive (si pensi al Mathnavi-ye manavi di Jall al-
din Rumi). Nelledizione tuttoggi pi diffusa, la Hadiqat al-haqiqa si compone di
11.500 versi circa, divisi in dieci capitoli di contenuto religioso e sapienziale, inter-
rotti da aneddoti e parabole allegoriche e seguiti da spiegazioni e riflessioni. Ogni
aneddoto a s stante, il che conferisce allopera un carattere lineare e semplice. Il
motivo conduttore dellintero poema lesortazione ad abbandonare le cose del
mondo e ad affidarsi completamente a Dio per raggiungere lunione con Lui. Si tratta
di un poema didattico ideato come un discorso continuo, su unampia variet di sog-
getti etici e religiosi, e privo di unorganizzazione sistematica; lopera contiene molti
riferimenti dotti alla filosofia e alle scienze del tempo ed per questo che la tro-
viamo spesso definita come una enciclopedia del sufismo. Questa definizione non
tuttavia adeguata secondo de Bruijn, il maggior studioso di Sani, perch le in-
formazioni dotte e dottrinali non sono riportate per il proprio valore intrinseco ma
sono sempre subordinate al discorso didascalico e educativo-moraleggiante. Rispetto
ai poemi didattici successivi, quelli di Attr in particolare, nella Hadiqat al-haqiqa
la parte narrativa gioca un ruolo secondario rispetto alla riflessione generale e alle
finalit educative: in questopera, gli aneddoti sono molto brevi ed interamente su-
bordinati ai contenuti teorici che devono esemplificare. Il linguaggio piano, a tratti
trascurato, e questa sar, anche successivamente, la tendenza di questo genere di po-
emi che dovevano essere compresi immediatamente dai discepoli e nei quali era dif-
ficile mantenere uno stile elegante e accurato per migliaia di versi.

28
Per una storia dettagliata del testo della Hadiqat al-haqiqe, cfr. de Bruijn, Of Piety and Poetry, pp.
119-39, su cui peraltro si basano gran parte delle nostre informazioni.
92 Il Mathnavi

Anche il primo dei cinque poemi di Nezmi Ganjavi appartiene alla categoria dei
mathnavi didattici ma ha una connotazione pi filosofica che religiosa.29 Il Makhzan
al-asrr, che include uneulogia a Toghril III ed lunico poema di Nezmi dedicato
espressamente a un principe selgiuchide, si ispira, come afferma lo stesso Nezmi in
un passo dellintroduzione, alla Hadiqat al-haqiqa di Sani pur non configurandosi
come una vera e propria imitazione anzi proponendosi di superare quel modello. Il
poema, in metro sari,30 conta circa 2.250 versi e comincia con una lunga serie di
esordi, dallo stile piuttosto elaborato, che comprendono le lodi a Dio, al profeta (con
la descrizione del merj, lascensione di Maometto) e al mecenate destinatario
dellopera. Segue un capitolo sulle virt della parola e sullalta dignit del poeta;
Nezmi chiude la sezione introduttiva rivolgendosi infine a se stesso e dichiarandosi
desideroso di approfondire la conoscenza di s e di stabilire un contatto con Dio.31 Il
nucleo del poema, il cui piano chiaro e coerente, costituito da venti discorsi di
argomento sapienziale, ognuno con la medesima struttura: titolo che indica il conte-
nuto, esordio con una parte teorica, storia esemplificativa, conclusione moraleg-
giante che si ricollega alla storia. Alcuni dei racconti sono entrati a far parte del pa-
trimonio culturale collettivo e sono ancora oggi ben conosciuti: ricordiamo, per
esempio, quello di Sangiar che ascolta i consigli di una povera donna, e quello del re
sasanide Anushirvn e del suo ministro che ascoltano la conversazione di due uc-
celli. Lo stile di Nezmi molto lontano da quello del suo modello dichiarato: la co-
struzione dei discorsi accurata e precisa, ogni verso limato alla perfezione,
lespressione elaborata ma senza eccessivi preziosismi. La lingua del Makhzan
ricca di metafore, di immagini ricercate e originali, di neologismi e di espressioni
enigmatiche e difficili, un linguaggio che ben si adatta al registro alto del poema. In
sintonia col poema di Sani, quello di Nezmi mantiene un carattere omiletico e di-
dascalico nelle sezioni in cui predica un ideale di vita e porta lattenzione del lettore
sul supremo rango delluomo nel sistema della creazione, sulla consapevolezza del
proprio destino ultimo e sulla prossimit della propria fine terrena. Anche se in qual-
che capitolo Nezmi descrive i doveri di un re e sembra rivolgersi ai potenti, il suo
interlocutore ideale lessere umano in generale; uno dei tratti caratteristici di
questopera , infatti, il tentativo di trascendere i limiti della letteratura di corte e di
proporsi come modello dispirazione umanistica e spirituale.

29
de Fouchcour, Moralia, pp. 275-83.
30
La scelta di utilizzare un metro diverso da quello del proprio modello dichiarato era di per s
unaffermazione di indipendenza e di autonomia rispetto al modello stesso.
31
Questo tipo di scansione della parte iniziale del mathnavi verr ripresa anche nelle altre opere che
compongono la Khamse; ad essa si rifaranno anche gli epigoni di Nezmi, al punto da diventare un tratto
comune a molti mathnavi successivi.
Il Mathnavi 93

Passiamo ora a Farid al-din Attr, autore la cui fama di mistico, poeta e abile nar-
ratore resta prevalentemente legata alla sua produzione di mathnavi, opere riuscite,
persuasive e di grande sistematicit. Va premesso che sussiste un grosso problema di
autenticit relativamente alle opere di Attr: moltissime gli sono state attribuite (per
un insieme di oltre 200 mila versi),32 molte sono risultate spurie, e solo a quattro il
poeta stesso fa riferimento nei suoi versi. Si tratta di opere di chiara ispirazione sufi:
bench nulla si sappia di certo sulla sua affiliazione a una specifica tariqe, sicuro,
sulla base delle sue stesse affermazioni, che fin dallinfanzia, incoraggiato dal padre,
Attr si interess ai sufi, al loro stile di vita, ai loro dettami e consider alcuni
santi come sue guide spirituali. La sua esperienza esistenziale ebbe un impatto de-
terminante sulla sua opera. Di seguito cercheremo di fornire unidea generale dei
quattro mathnavi didattico-religiosi di sicura attribuzione: Asrrnme, Manteq al-
tayr, Elhinme e Mosibatnme.33
Il primo poema di Attr lAsrrnme: pur rappresentando il punto di partenza
dellesperienza poetica del mistico di Nishpur, questopera non stata indagata in
maniera approfondita, forse perch, mancando di una narrazione che tenga uniti gli
elementi del poema (come nella Hadiqe che ne viene considerata il modello), la sua
lettura risulta discontinua, faticosa e non ha suscitato grande interesse. LAsrrnme
comprende 22 discorsi (maqlt), che si susseguono senza evidenziare una precisa
sequenza didee: ogni maqle viene introdotto dalla spiegazione di un concetto
esemplificato successivamente da alcuni brevi aneddoti; questi ultimi sono a loro
volta accompagnati da ulteriori riflessioni sullidea conduttrice, anche se a volte i
ragionamenti possono allontanarsi dal concetto di partenza. Il poema manca, dunque,
di una struttura concettuale unitaria e il messaggio finale si concentra sulla speranza
che luomo riesca a liberare la propria sostanza spirituale dai legami col mondo ma-
teriale costituiti prevalentemente dai desideri. Questa lopera in cui Attr con
maggior energia si sofferma sul concetto gnostico della caduta dellanima e sul do-
vere che ogni uomo ha di liberarla dai limiti del mondo materiale. Questidea di
fondo, comune anche alla sezione introduttiva del Mathnavi-ye manavi di Jall al-
din Rumi, ha creato la leggenda che questultimo fosse stato direttamente influenzato
dallopera di Attr il quale avrebbe consegnato al grande mistico di Konya una co-
pia di questo suo primo poema.

32
Per una descrizione completa delle opere di dubbia attribuzione o spurie, cfr. de Blois F., Persian
Literature, pp. 253-70.
33
Lo studio pi sistematico su Attr e la sua opera la monografia di H. Ritter, Das Meer der Seele,
Leiden 1955, che contiene, fra laltro, un resoconto dettagliato dei suoi mathnavi (se ne veda la tradu-
zione italiana: Il mare dellanima. Uomo, mondo e Dio in Fariduddin Attr, a cura di D. Roso, Milano
2004).
94 Il Mathnavi

Il secondo mathnavi di Attr, in ordine cronologico, il Manteq al-tayr (o


Maqmt-e toyur). Si tratta della sua opera pi famosa, costituita da un racconto a
cornice che si ispira alla storia simbolica degli uccelli, dal titolo Reslat al-toyur,
composta in prosa araba da Mohammad al-Ghazli34 e al Reslat al-tayr di Avicenna
in cui luccello si faceva simbolo dellanima umana. Attr abbellisce e sviluppa la
traccia e le idee presenti in queste due opere e le inserisce in una struttura narrativa
molto originale.35 Due sono le storie principali che si sviluppano nel poema, quella
relativa alla designazione di un uccello che sia degno di fare da guida al gruppo di
centomila uccelli decisi a trovare il mitico re Simorgh e quella del periglioso viaggio
degli uccelli verso la lontana residenza del loro re, oltre le montagne di Qf. Come
noto, lupupa, messaggera di Salomone nella tradizione coranica, viene designata
come leader del difficile viaggio e rappresenta la guida spirituale, lo shaykh delle
confraternite sufi: essa ammonisce, minaccia, sprona senza tregua i compagni, molti
dei quali perdono la vita durante il difficile percorso. Lepilogo costituito
dallacquisizione, da parte dei trenta uccelli superstiti, della consapevolezza che il
Simorgh non altro che un grande specchio in cui essi riconoscono se stessi e il
loro io. Attr introduce vari aneddoti e racconti, pi o meno lunghi e complessi,
allinterno della storia cornice per sviluppare i temi che gli sono cari: conoscenza,
ricerca, autosufficienza del creatore, dipendenza delle creature, ecc. Si tratta, in-
somma, di una grande epopea dellanima tradotta in unefficace allegoria che avr
enorme fortuna nella storia letteraria successiva.36
Nel suo terzo poema, il Mosibatnme, Attr riprende un altro dei concetti ba-
silari della sua filosofia: quello dellirrequietezza e della confusione interiore alla
quale si pu trovare rimedio solo attraverso il percorso mistico. Alla base del
Mosibatnme i critici riconoscono linfluenza del Sayr al-ebd di Sani, la pre-
senza di spunti autobiografici e leredit spirituale dei grandi mistici di cui trove-
remo narrate le esperienze nellunica opera in prosa di Attr, la Tadhkerat al-
awliy. Il Mosibatnme costruito su uno schema che riproduce le 40 stazioni del
percorso mistico e si richiama alla prassi adottata fra i discepoli delle tariqe i quali

34
Il fratello, Ahmad al-Ghazli, ne scrisse successivamente unaltra versione in prosa persiana (cfr. infra
V.5.).
35
Il Manteq al-tayr basato, come mostrato da M.L. Reisner (Sufi symbols of "birds" in Sanis
poetry. Qasidat Tasbih at Tayur, Proceedings of the 20th congress of the Union Europenne des
Arabisants et Islamisants, part one, ed. by K. Dvnyi, Budapest 2002, pp. 157-61), non solo sugli scritti
di filosofi e teologi come Avicenna e M. al-Ghazli ma anche su immagini gi codificate dalla poesia
lirica e da quella epico-lirica dei suoi predecessori, Sani e Khqni. Le immagini degli uccelli con le
diverse simbologie che assumono (lusignolo amante perfetto, il pappagallo poeta eloquente, ecc.) si for-
marono e si svilupparono nelle qaside e vennero successivamente usate nei mathnavi.
36
Di questopera disponibile la traduzione in italiano: Farid al-din Attr, Il verbo degli uccelli, a cura
di C. Saccone, Milano 1986.
Il Mathnavi 95

facevano ritiri di 40 giorni (il cosiddetto chelle) alla fine dei quali narravano al mae-
stro le loro visioni e ne ricevevano una spiegazione. Limmagine del viandante, per-
sonifica lidea del pensiero dedicato alla meditazione: il viandante protagonista del
poema guidato da un maestro attraverso 40 stazioni visionarie, dopo ognuna delle
quali ha luogo un dialogo chiarificatore fra i due. La microstruttura del poema
quindi costituita da una prima fase espositiva, una fase di risposta e una conclusione
che si ripetono per 40 volte: questo poema dunque, cos come sar lElhinme, in
buona parte costruito su dialoghi. Lo stato danimo del viandante, lungo tutto il po-
ema, quello del turbamento e della disperazione; linsofferenza verso il proprio di-
sagio esistenziale e limpulso fondamentale verso la ricerca della conoscenza che
deve acquietare il dolore originale, spingono il viandante a chiedere aiuto e libera-
zione a 40 diverse entit, da Adamo a Maometto. I primi 39 elementi si dichiare-
ranno, per un motivo o per un altro, nello stesso stato del viandante che li interroga e
solo lanima universale, rappresentata dal profeta, sapr soddisfare la sua richiesta di
sollievo e di quiete indicandogli, ancora una volta, di cercare la soluzione allinterno
di se stesso. In questo poema Attr identifica il viandante con il mistico ideale e al
contempo sottolinea limportanza del ruolo del maestro e la necessit della sua
guida. Anche qui larte narrativa di Attr si esprime a livelli altissimi nella serie di
aneddoti di diversa natura e lunghezza utilizzati dal poeta per spiegare e discutere
largomento centrale delle diverse stazioni.
LElhinme appartiene alla maturit artistica di Attr; secondo quanto si
legge in alcuni versi del testo stesso, fu composto quando il poeta aveva circa ses-
santanni. Come tutti i mathnavi di Attr, eccetto lAsrrnme, la struttura
dellElhinme si presenta come una successione di storie allinterno di una vicenda
unitaria. Dopo il prologo costituito dalle lodi consuete (a Dio, al Profeta, ai quattro
califfi, allo Spirito, alla Parola), troviamo 22 capitoli e un epilogo. Linsieme dei ca-
pitoli ha la forma di un lungo dialogo dagli intenti educativi che si svolge fra un re e
i suoi sei figli intorno al concetto fondamentale di zohd (ascesi, rinuncia) inteso
come distacco dal mondo. Il dialogo costituisce lessenza stessa della costruzione del
poema. Il re chiede ai suoi figli di esprimere i loro desideri pi profondi in modo che
egli possa esaudirli. Una volta che i figli hanno descritto i loro desideri, il padre
passa a dimostrare a ognuno di loro la vanit di quanto richiesto persuadendoli a ri-
volgere le proprie ambizioni a mete pi elevate. Al contempo, ogni richiesta dei gio-
vani che viene rifiutata nel suo significato immediato e materiale, viene letta dal re
anche in chiave esoterica: il saggio mostra, dunque, quale sia il senso profondo che
sta dietro a una richiesta apparentemente fatua e come questo senso simbolico possa
guidare il giovane nel proprio percorso di conoscenza interiore. Il racconto princi-
pale fa da cornice a una serie di storie e di aneddoti secondari che sono di supporto
96 Il Mathnavi

al lavoro ermeneutico del re e che costituiscono il materiale esemplificativo e


allegorico del messaggio che il poeta vuole trasmettere. Nella sostanza, lElhinme
porta lo stesso messaggio del Manteq al-tayr, ovvero che lobiettivo cui luomo deve
tendere non allesterno ma allinterno di se stesso, tuttavia la costruzione del
dialogo padre-figlio gli conferisce un tono pi pedagogico che dottrinale.37

Come risulta da quanto descritto, la tradizione della poesia didattico-religiosa


straordinariamente ricca: questo filone dar vita nei secoli successivi a unenorme
variet di opere le cui connessioni con la tradizione, in particolare con la produzione
di epoca selgiuchide, sono dichiarate ed evidenti. Il materiale narrativo delle opere di
Attr costituir un tesoro inesauribile di trame e di figure simbolo per la poesia e
per la prosa successive. Daltra parte, i poemi di Nezmi saranno il punto di riferi-
mento per una lunga fila di imitatori rappresentando la traccia, sia nei temi ispiratori
che nel canone formale, per una lunga serie di nuovi quintetti, anche se le realizza-
zioni di Nezmi resteranno modelli insuperati.

Presentiamo, in chiusura di questa sezione, il Tohfat al-Erqayn di Khqni,


unopera del tutto originale e di difficile collocazione allinterno degli schemi prece-
denti. Bench il poeta si definisca un secondo Sani, il suo mathnavi concepito
come un diario di viaggio e non ha alcuna affinit con le opere di Sani. Vi accen-
niamo qui, alla fine della sezione del mathnavi didattico-religioso, perch il Tohfat
al-Erqayn ispirato a una vicenda legata alla sfera religiosa, ovvero al pellegri-
naggio del poeta da Sharvn alla Mecca, e condivide in parte le finalit moraleg-
gianti degli altri mathnavi precedentemente trattati. Composto da circa 3.000 distici,
il Tohfat al-Erqayn dedicato al pellegrinaggio rituale ma contiene ampie digres-
sioni dedicate a diversi patroni del poeta o a personaggi dei quali Khqni voleva
acquisire la protezione e lappoggio; sulla base di questa caratteristica il Tohfat al-
Erqayn stato anche definito un mathnavi panegiristico.38 Oltre alla descrizione
del viaggio, lopera contiene molto materiale di genere diverso fra cui anche la de-
scrizione di un viaggio allegorico sotto la guida di Khezr (personificazione
dellintelletto universale) e una lunga lode del profeta accompagnata dalla descri-
zione del suo merj. Caratteristico del Tohfat al-Erqayn il costante rivolgersi al
sole come interlocutore al quale richiesto di mostrare il cammino verso la citt
santa. Si tratta di unopera interessante per tecnica e stile narrativo che risulta estre-
mamente elaborato e di grande forza immaginifica. Il Tohfat al-Erqayn il primo

37
Anche questo mathnavi stato tradotto in italiano: Farid al-din Attr, Il poema celeste, a cura di M.
T. Granata, Milano 1990.
38
Sul questo mathnavi, cfr. lo studio di Beelaert, A cure for the grieving.
Il Mathnavi 97

mathnavi sul tema del viaggio della letteratura persiana in forma di diario e contiene
delle descrizioni magistrali di luoghi, eventi e personaggi.

4. Mathnavi brevi

C un gruppo di mathnavi, composti fra il V/XI e il VI/XII secolo, che trattano ar-
gomenti religiosi, vicende e situazioni della vita di corte, e che non sono collocabili
nelle categorie sopra descritte.39
Ricordiamo brevemente il Krnme-ye Balkh, intitolato anche Motyebenme,
di Sani, un mathnavi di 433 distici dispirazione interamente profana. In una fu-
sione di toni encomiastici e satirici, il poema passa in rassegna i personaggi che fu-
rono patroni del poeta negli anni della sua giovinezza, classificandoli secondo la loro
posizione sociale. Vi si trova descritto, dunque, il circolo dei contatti professionali di
Sani, compreso qualche passo dedicato a colleghi come Othmn Mokhtri, che
ruotavano intorno alla corte del sultano ghaznavide Bahrm Shh.
Di tono decisamente satirico il breve mathnavi composto da Anvari contro Tj
al-din Amzd Balkhi (poema famoso con il titolo di Hajv-e Qzi Kirang).40
Ricordiamo anche un mathnavi di 372 versi, senza titolo, di Masud-e Sad-e
Salmn ispirato a un episodio della sua carriera di ufficiale nelle fila dellesercito
ghaznavide. Dalla remota e melanconica fortezza di Chlandar, Masud descrive con
efficacia e ironia alcuni momenti di convivialit vissuti alla corte di Lahore, durante i
quali si presentavano al principe Shirzd file di artisti specializzati in diverse arti.41
Il divn di Kaml al-din Esfahni contiene, nella sezione delle qaside e delle
qete, due mathnavi brevi; il primo,42 di 125 versi, si trova fra le qaside ed una sa-
tira rivolta a Shehb al-din Omar Nabbni che doveva essersi rivelato poco gene-
roso nei confronti del poeta; il secondo,43 pi breve, di soli 26 versi, descrive con un
linguaggio metaforico un prezioso cofanetto e si trova, visto il soggetto, inserito fra
le qete.

39
La composizione di brevi mathnavi non una novit di epoca selgiuchide: Qatrn Tabrizi fu uno dei
primi a praticare questo tipo di composizione ai fini panegiristici (cfr. Divn, ed. M. Nakhjavni, Tehran
1362/1983, pp. 518-22). Secondo alcuni studiosi, anche Attr scrisse un breve mathnavi, composto di
80 versi, dal titolo Fotovvatnme-ye manzum, nel quale esorta e istruisce ad una condotta che esprima
nobilt danimo, virt di cuore, saggezza di condotta e intelligenza nel discernere il bene dal male (cfr.
Divn, ed. M. Darvish, 4 ed., sl. 1366/1987, pp. 666-9).
40
Anvari, Divn, ed. S. Nafisi, pp. 477-83.
41
Masud-e Sad-e Salmn, Divn, ed. Nuryn, pp. 787-817.
42
Kaml al-din Esfahni, Divn, pp. 450-6.
43
Kaml al-din Esfahni, Divn, pp. 554-5.
98 Il Mathnavi

Due mathnavi brevissimi si trovano anche nella recente edizione del divn di
Zahir Frybi:44 il primo (17 versi) rivela unispirazione di tipo encomiastico, il se-
condo (41 versi) una composizione di argomento lirico amoroso.
Alle corti selgiuchidi si ha anche la produzione di mathnavi in arabo: fra tutti
menzioniamo il Natyej al-fetne fi nazm Kalile va Demne di ebn al-Habbriyya, il
quale, fra il 489/1095 e il 492/1098, dedic al ministro Majd al-Molk (alla corte de-
gli Irnshh di Kermn) questopera che consiste nella messa in versi del libro Kalile
va Demne.

44
Zahir Frybi, Divn, ed. H. Yazdgerdi e A. Ddbeh, Tehran 1381/2002, pp. 251-3.
CAPITOLO QUINTO

LA PROSA

Nel corso dei quasi due secoli di dominazione selgiuchide, la prosa persiana co-
nobbe uno sviluppo notevole. Dal punto di vista dei contenuti, il panorama letterario
comprende non solo opere storiche, narrative e di adab, ma vede prendere definiti-
vamente impulso anche la prosa religiosa, quella scientifica e la trattatistica retorica.
Anche per quanto riguarda la forma, in questepoca si registrano novit: da un lato si
assiste alla piena maturazione dello stile semplice e lineare della prosa di epoca
ghaznavide, dallaltro, stimolate da un senso di stanchezza verso i vecchi modelli e
dallinfluenza dellesperienza araba, si hanno le prime sperimentazioni e realizza-
zioni di prosa ornata (nathr-e fanni). Un fenomeno importante che chiarisce la nuova
tendenza verso lo stile ornato nella prosa persiana di questo periodo rappresentato
dalla ri-scrittura di numerose opere del periodo samanide. Nelle motivazioni di al-
cune di queste composizioni si legge che lo stile degli originali era sentito come
troppo elementare e di scarso valore artistico, al punto da non incontrare pi i gusti
della nuova elite culturale. Gli esempi maggiori di queste ri-scritture sono il
Sendbdnme di Zahiri Samarqandi e il Marzbnnme di Varvini.
Caratteristica della prosa selgiuchide , dunque, la presenza di un doppio stile:
uno semplice sul modello dello stile tardo-ghaznavide e uno ornato che prender de-
finitivamente il sopravvento nellepoca successiva (cfr. infra VI.2.). La scelta di una
o dellaltra modalit di scrittura fortemente influenzata dalle finalit dellopera e
dai destinatari della stessa. Le opere di tipo didattico sono quelle che mantengono
pi a lungo uno stile piano e arcaizzante, intendendo questultimo aggettivo nel
senso di semplice e poco arabizzato: quando un autore componeva per essere letto a
fini pratici, costruiva un periodare scorrevole e utilizzava un lessico immediatamente
accessibile. Le opere composte anche (se non solo) con una finalit estetica, desti-
nate a un uditorio colto, sempre pi esigente e difficile da soddisfare nel gusto e da
stupire con qualche novit stilistica, sono quelle pi spinte nelluso di un lessico ri-
cercato, di calchi dallarabo, di espedienti fonoprosodici (per esempio rime interne e
scansioni ritmate dei periodi) e retorici (in particolare nelluso del linguaggio figu-
rato) molto elaborati.
100 La prosa

Tra la fine del V/XI e i primi decenni del VI/XII secolo, la prosa persiana oltre a
presentare unenorme quantit e variet di opere (malgrado le distruzioni perpetrate
dai Mongoli comunque giunto fino a noi moltissimo), produce alcuni dei pi grandi
capolavori della storia letteraria persiana, quali il Qbusnme di Kay Kus ebn
Eskandar (m. 492/1098), il Siysatnme di Nezm al-Molk (m. 495/1101), il Nasihat
al-moluk di Mohammad al-Ghazli (m. 505/1111), e i Chahr maqle di Nezmi
Aruzi Samarqandi (m. 560/1164). Questa ricchezza di produzione, che accomuna la
prosa alla poesia, il risultato di condizioni culturali particolarmente favorevoli,
prima fra tutte la larghissima diffusione della lingua persiana che si afferma come
lingua di cultura, accanto allarabo, dai territori dellAsia Minore fino allIndia.
Come gi detto nellintroduzione, i prncipi selgiuchidi avevano adottato il persiano
come lingua dellamministrazione su tutti i territori da loro governati (a Marv come a
Konya) e anche su gran parte dei territori sottoposti a vassallaggio il persiano era la
lingua di cultura dominante.
Riguardo alla prosa di questo periodo, va tenuto presente che i tratti caratteri-
stici della prosa artistica non sono confinati ai lavori classificati fra le belle lettere,
ovvero fra quelle opere prodotte con chiare finalit estetiche, ma sono presenti anche
in molti altri lavori che avevano scopi pi utilitaristici. A questo proposito interes-
sante ricostruire, in breve, il processo che conduce in epoca selgiuchide alla compi-
lazione di opere in persiano su argomenti che precedentemente erano stati trattati
esclusivamente in arabo (anche se spesso dalla penna di eruditi di origine persiana):
testi di medicina, astronomia, filosofia, mistica, poetica, ecc. Tale insieme di opere
affianca, da ora, la composizione dei testi tradizionali di narrativa, di storia e di
etica. Questo ampliamento dei temi trattabili in lingua persiana fu il risultato di una
lunga e laboriosa sperimentazione fatta nei secoli precedenti, quando intellettuali
come Avicenna (370-429/980-1037) in opere come il Dneshnme-ye Ali, ave-
vano posto le basi della trattazione di argomenti scientifici in persiano elaborando
una terminologia tecnica e specialistica e mettendo a punto una sintassi adatta ad ar-
gomenti speculativi. La fine del V/XI secolo , dunque, il periodo in cui si conclude
per la prosa scientifica il processo di costruzione di un vocabolario tecnico e di una
sintassi adeguati, condizioni necessarie alla trattazione di dottrina e di scienza; si su-
pera finalmente quel senso di inadeguatezza sentito nelluso della lingua persiana in
ambito scientifico e teologico che aveva portato al-Biruni ad affermare che il per-
siano era una lingua decisamente inadatta a esprimere con chiarezza un pensiero
scientifico.1 In epoca selgiuchide, limpegno a costituire un lessico persiano adatto a
soggetti speculativi e scientifici viene portato avanti e si realizza in due modi: da una

1
M. Massignon, in Al-Biruni Commemorative volume, Calcutta 1951, p. 218.
La prosa 101

parte adottando la terminologia araba (per il linguaggio delle scienze religiose, per
esempio, essa verr accolta in blocco), dallaltra tentando di costruire, utilizzando il
lessico iranico, un vocabolario tecnico adeguato al trattamento di scienze diverse. Lo
sforzo in questa seconda direzione, e i relativi risultati, sono evidenti nelle opere di
due autori in particolare, il gi citato Avicenna e Nser-e Khosraw, i quali non si
astennero dalluso di parole arabe ma utilizzarono anche una serie di termini iranici
che erano in parte neologismi e in parte termini gi esistenti in medio persiano (il che
conferma, fra laltro, che allepoca vi era ancora un contatto vivo con la letteratura
pahlavi). Questi due autori, infatti, invece di riprodurre passivamente i termini tec-
nici arabi si sforzarono di tradurli o di parafrasarli in persiano. In molto casi si veri-
fic, per, una contraddizione: si scriveva in persiano spesso traducendo opere
scritte originariamente in arabo, con lintento di renderle disponibili a un pubblico
pi ampio che comprendesse i lettori che non conoscevano larabo ma risultava (a
volte) che molte delle parole persiane utilizzate per tradurre termini tecnici e scienti-
fici fossero a quel pubblico ancora pi estranee che i corrispondenti arabi.2 La ten-
denza che oggi potremmo definire purista, dunque, non ebbe completo successo e
nella seconda met del V/XI secolo ancora il vocabolario arabo a prevalere nei te-
sti scientifici come in quelli religiosi; ma limpegno non sar stato inutile. I risultati
pi validi e duraturi di questo sforzo saranno quelli in cui si fonde il tentativo di
adattare il persiano ai testi scientifici unitamente alla realizzazione di un equilibrato
compromesso con la lingua araba, lavoro che comincia a dare i suoi frutti proprio in
epoca selgiuchide. Un esempio chiaro di questo compromesso fornito dalla prosa
filosofica di Bb Afzal al-din Kshni (m. 610/1213); questo grande poeta e pen-
satore compose le sue opere in prosa utilizzando un vasto vocabolario persiano ma
facendo una scelta molto attenta dei termini al fine di rendere il proprio stile piace-
vole alla lettura. Perseguendo questo fine, non si sforz troppo di evitare termini
arabi quando questi servivano a rendere il discorso pi chiaro e comprensibile.

Nella parte che segue, dopo uno sguardo agli aspetti pi importante dellinfluenza
dellarabo sulla prosa del periodo selgiuchide, abbiamo raccolto le opere pi
importanti in sei sezioni differenti: prosa didattica, romanzo popolare, prosa storica e
epistolografia, prosa religiosa, prosa scientifica e opere di poetica e di lessicografia.
Allinterno di queste categorie, convenzionali ma utili allorganizzazione di un mate-

2
Per quando riguarda la lingua scritta, la maggior familiarit e scioltezza della classe colta dellepoca col
vocabolario arabo rispetto a quello persiano , per esempio, dimostrata dalle lettere personali di Bb
Afzal al-din Kshni che, scritte senza preoccupazioni formali, mostrano una forte preponderanza del
vocabolario arabo.
102 La prosa

riale cos abbondante, abbiamo inserito solo le opere di maggior rilievo dandone una
rapida collocazione storica e la descrizione sommaria degli aspetti pi importanti.

1. Linfluenza dellarabo

Facendo un passo indietro, nel periodo samanide, a causa della lontananza geogra-
fica dei centri del potere (Bukhara e Baghdad) e del bisogno di rafforzare lin-
dipendenza, politica e culturale, dal califfato abbaside, non si nota una grande in-
fluenza dellarabo sulla prosa. Successivamente, sotto la dominazione dei Ghazna-
vidi (dinastia non iranica e pertanto non direttamente legata ai fasti della cultura
preislamica), le relazioni con Baghdad si fecero pi strette e di conseguenza, pro-
gressivamente, aument anche linfluenza dellarabo; ma il Khorasan orientale rima-
neva il centro del potere e della vita di corte, e la grande distanza geografica garan-
tiva comunque una certa distanza anche culturale dalla capitale del mondo arabo-
fono. Sotto i Selgiuchidi, a causa della contiguit geografica e politica dei loro terri-
tori con le province del califfato e del forte spingersi a Occidente delle conquiste,
limpatto della cultura araba su quella persiana diventa molto forte.
Dal punto di vista stilistico, linfluenza dellarabo pi visibile nella prosa che
non nella poesia: oltre allincremento del vocabolario, dovuto anche alla diffusione
di testi scientifici scritti quasi esclusivamente in lingua araba, si nota lintroduzione
di usi grammaticali arabi, come laccordo degli aggettivi e luso di plurali fratti, per
parole arabe che prima venivano utilizzate secondo le regole della morfologia per-
siana; luso di nomi deverbali arabi al posto di derivati o di composti persiani; luso
di nomi verbali arabi con terminazioni nominali persiane; luso del duale; lin-
troduzione di intere frasi arabe come espressioni fisse; la costruzione della frase su
modello arabo e non persiano (per quanto riguarda, per esempio, la posizione del
verbo e del complemento oggetto).3
La crescente tendenza alluso di uno stile elaborato e ricco di figure retoriche
pare invece sentita sia dallarabo che dal persiano dellepoca e non sembra si possa
rintracciare una chiara linea dinfluenza del primo sul secondo. Tale caratteristica
pu infatti essere considerata come un tratto comune a entrambi i contesti culturali i
quali in gran parte condividevano, a Baghdad come a Marv, i percorsi formativi de-
gli intellettuali e il concetto di adab; in entrambi gli ambienti, inoltre, abbiamo una
limitata classe di eruditi, spesso itineranti, che produce letteratura per un pubblico

3
L.P. Elwell-Sutton, Arabic Influence in Persian Literature, s.v. Arabic, Enc. Iranica; M.T. Bahr,
Sabkshensi, 3 voll., Tehran 1321/1942, vol. II, pp. 229-317.
La prosa 103

ristretto dai gusti sempre pi sofisticati. Il fatto, infine, che in ambito iranico gli eru-
diti fossero fini conoscitori di entrambe le lingue, si fossero formati su testi in arabo
e avessero dunque acquisito familiarit con la prosa araba,4 costituisce un elemento
in pi per spiegare questa comune tendenza della prosa araba e persiana dellepoca,
entrambe alla ricerca di pi elaborati modelli espressivi indipendentemente dal-
lambito linguistico di espressione.
Il fenomeno pi vistoso dellinfluenza della letteratura araba su quella persiana
senzaltro lingresso delle Maqmt. Le Maqmt, secondo la tradizione araba, sono
una raccolta di racconti brevi, in prosa rimata e ritmata, inframmezzati da versi,5 che
mostrano una grande ricercatezza della forma e una elaborazione originale dei con-
tenuti; il racconto in s un espediente che lautore utilizza per inserire il maggior
numero di artifici retorici, parole rare e nuovi composti in un testo che in molti casi
si avvicina a un vero e proprio esercizio di stile. In genere le Maqmt presentano
racconti che condividono, come filo conduttore, il narratore e il protagonista ed
hanno una struttura molto elementare e piuttosto ripetitiva che spesso si chiude con
qualche verso nel quale si sintetizzano sagge riflessioni. Il titolo delle Maqmt
spesso legato al luogo in cui accade il fatto narrato; il racconto pu presentare un
contenuto descrittivo, speculativo, filosofico o didattico, o narrare di personalit
esemplari del passato. Gli autori persiani utilizzano lo schema ormai consolidato
della maqme araba e lo ripropongono nella loro lingua, ma alcune caratteristiche
strutturali della lingua persiana (mancanza dei generi, sistema di derivazione, ordine
della frase, ecc.) impediscono di giungere ai livelli di elaborazione formale degli
analoghi arabi e questo tipo di composizione non avr mai un ruolo di grande rilievo
nella letteratura persiana. Lesempio pi importante in questo contesto si ha proprio
in epoca selgiuchide ed rappresentato dallopera di Hamid al-din Balkhi (detto an-
che Hamidi, m. 559/1163), che pu essere considerato lunico scrittore persiano che
abbia imitato la forma delle opere di al-Hamadni6 e di al-Hariri,7 sia dal punto di
vista della struttura narrativa che dal punto di vista della forma, in uno stile che fa
largo uso di assonanze, di figure retoriche e di un vocabolario ricercato. Hamidi
scrisse, nel 551/1156, ventitr Maqmt dando alla propria opera appunto il titolo di

4
Emblematico in questo senso il trattato retorico di Rashid al-din Vatvt, Hadyeq al-sehr fi daqyeq
al-sher, nel quale tutte le figure trattate vengono esemplificate tanto in arabo quanto in persiano (cfr.
infra V.7.).
5
Sulla prassi di inframezzare la prosa con la poesia nella letteratura persiana, cfr. lo studio di J. Scott
Meisami, Mixed Prose and Verse in Medieval Persian Literature, in Prosimetrum: Cross Cultural
Perspectives on Narrative Prose and Verse, J. Harris and K. Reichl eds., Cambridge 1997, pp. 295-316.
6
Per farsi unidea di questo genere di opere, il lettore italiano ha a disposizione la traduzione completa
delle maqmt di al-Hamadni: Badi az-Zamn al-Hamadni, Le Maqmt, a cura di M. Montanaro, 2
voll., Milano 1995.
7
Cfr. Amaldi, Storia della letteratura araba classica, pp. 134-5 (su al-Hamadni) e 158-9 (su al-Hariri).
104 La prosa

Maqmt. In alcuni dei sui racconti cita il nome dei maestri arabi, al-Hamadni e
al-Hariri, indicandoli come suoi modelli di riferimento; le sue Maqmt ebbero uno
straordinario successo e una larghissima diffusione allepoca e pare venissero utiliz-
zate come testo desercitazione anche nelle scuole.8

Ricordiamo, infine, che molti degli autori che citeremo nelle sezioni che seguono
(per esempio Abd al-lh Ansri, Mohammad al-Ghazli, Sohravardi al-Maqtul e
Fakhr al-din Rzi) oltre alle opere in persiano che qui ci interessano composero altre
importanti opere in arabo (per gli autori appena citati si pensi rispettivamente alle
opere: Manzel al-serin, Ehy al-olum al-din, Hekmat al-eshrq, Maftih al-
ghayb), a conferma del bisogno ancora forte, da parte degli intellettuali persiani, di
esprimersi su soggetti ritenuti elevati con lidioma pi prestigioso del mondo mu-
sulmano.

2. La prosa didattica

Sotto la denominazione di prosa didattica abbiamo raggruppato specchi per prn-


cipi, testi di filosofia morale, opere di adab e raccolte di fiabe. Queste opere, appa-
rentemente di genere diverso, sono accomunate da una finalit educativa e moraleg-
giante che primaria sia nel caso in cui si esprima in forma dottrinaria e speculativa
(per esempio nellopera di Mohammad al-Ghazli), sia nel caso in cui si esprima per
mezzo di racconti allegorici e con un linguaggio simbolico (per esempio nel Kalile
va Demne).9 La differenza di struttura (per esempio fra trattati teorici e favole allego-
riche) delle opere che presentiamo in questo capitolo di notevole rilievo ma non
costituisce un fattore di distinzione determinante; abbiamo di fronte, in tutti i casi, i
prodotti di una cultura aristocratica e cortese rivolta allentourage colto e raffinato
delle corti dellepoca. Che si tratti di favole di animali o di specchi per prncipi,
infatti, il tipo di destinatari per i quali queste opere furono composte e le motivazioni
della loro composizione rimangono sostanzialmente omogenee.
Come prima opera, introduciamo un capolavoro assoluto della prosa persiana, il
Qbusnme, specchio per prncipi scritto nel 475/1082 dal principe di stirpe
ziyaride del Tabaristan Kay Kus ebn Eskandar (m. poco dopo il 477/1084). Com-

8
Per unanalisi critica dellopera, cfr. H. Khatibi, Trikh-e tatavvor-e nathr-e fanni dar qarn-e sheshom
o haftom-e hejri, Tehran 1344/1965 (ristampa1375/1996), pp. 569-97 e la premessa di Anzbi Nezhd
alledizione di Tehran 1365/1986, pp. 1-17.
9
Lopera pi dettagliata, critica e descrittiva, sulla prosa dispirazione moraleggiante ancora de
Fouchcour, Moralia. Come risulta dallo studio delliranista francese, anche in questo settore parte della
produzione di epoca selgiuchide ancora in forma manoscritta.
La prosa 105

posto negli ultimi anni di vita dellautore, il Qbusnme si suddivide in 44 capitoli


che trattano le norme di comportamento relative a una serie di circostanze (dalla
preghiera agli atti di devozione, dalla giovinezza alla vecchiaia, dal bere vino al
prendere moglie, dal comporre poesia allandare a caccia, dalla guerra allammini-
strazione dello stato, ecc.) che rappresentano i momenti cruciali della vita pubblica e
privata di un principe dellepoca. Il Qbusnme quindi uno dei pi antichi esempi
del genere andarznme (libro di consigli). Bahr lo definisce il codice della civilt
musulmana pre-mongola.10 In conformit al genere specchi per prncipi cui
appartiene, il libro un insieme di consigli, aneddoti, sentenze, proverbi, citazioni
coraniche, disquisizioni scientifiche e versi. Per quanto riguarda lo stile, esso
sintetico, scorrevole e con un lessico poco arabizzato: si deve rammentare che
lautore apparteneva a una dinastia di origine iranica e che lorgoglio di tale discen-
denza condiziona anche le sue scelte linguistiche. Si tratta di un perfetto esempio di
prosa che mantiene la semplicit del vecchio stile e al contempo, in maniera spora-
dica, mostra qualche elemento delle nuove tendenze ornate (Kay Kus il primo
autore a usare, anche se con molta moderazione, versi persiani frammisti alla prosa,
un espediente che avr in seguito grande fortuna). Essendo la finalit dellopera
principalmente pratica, il Qbusnme si mantiene lontano da un eccessivo arricchi-
mento sintattico e retorico. Questa scelta stilistica appare programmatica o perlo-
meno non casuale dal momento che lautore certamente non era ignaro delle possi-
bilit offerte da artifici retorici e da espedienti formali ricercati: la sua competenza
nelle questioni stilistiche si pu facilmente dedurre dalla lettura del capitolo 35 della
sua opera, capitolo dedicato appunto ai princpi dellarte poetica. Evidentemente egli
sentiva la natura della propria opera estranea a procedure artificiose, e mantiene
nella compilazione uno stile tendenzialmente semplice e diretto. Nel complesso, la
lingua del Qbusnme pu essere definita una vera e propria prosa darte, di quel
genere moralistico didascalico che ha origini pre-islamiche ma che godr di notevole
prestigio lungo tutto il percorso della letteratura persiana.11

Un altro specchio per prncipi, di genere per molto diverso, il Siysatnme o


Seyar al-moluk, composto da Nezm al-Molk (408-485/1017-1092), ministro di Alp
Arsln e del sultano Malek Shh. Si tratta di un libro in cui lautore discute della
condotta dei sovrani e del comportamento dei potenti da diversi punti di vista (am-
ministrazione, matrimonio, giustizia, politica religiosa, ecc), attingendo, da eventi

10
Bahr, Sabkshensi, vol. II, p. 113.
11
de Fouchcour, Moralia, pp. 179-222. Di questopera accessibile la traduzione italiana: Kay Ks
ibn Iskandar, Il libro dei consigli (Qbs-Nma), a cura di R. Zipoli, con una nota di A. Bausani, Milano
1981.
106 La prosa

coevi o dal passato, materiale didascalico ed esemplificativo. Il Siysatnme fu


composto tra il 483/1090 e il 485/1092: la prima stesura fu pi volte rivista e gli 11
capitoli finali furono aggiunti ai primi 39 negli ultimi mesi di vita dellautore.
senzaltro la pi importante opera in prosa legata alla dinastia selgiuchide: secondo
la versione di uno dei manoscritti pi antichi, era stato lo stesso Malek Shh a ordi-
nare ai nobili e agli eruditi della sua corte di compilare un testo contenente una serie
di riflessioni sul governo, sulla giustizia, sugli errori del passato e del presente e sui
giusti princpi da adottare nella gestione del potere. Fra tutti coloro che accolsero
linvito del sovrano, Nezm al-Molk fu quello il cui testo riscosse il maggior suc-
cesso.12 Questo libro, grazie al prestigio dellautore, alleleganza dello stile e allim-
portanza dei contenuti, ha avuto una grande diffusione e questo ha in parte contri-
buito allevidente manipolazione del testo nella versione che giunta fino a noi.
Malgrado le incertezze filologiche, si pu cercare di individuare qualche caratteri-
stica stilistica dellopera: per alcuni aspetti (scorrevolezza, semplicit e concisione
delle parti narrative e degli aneddoti), il Siysatnme risente dellinfluenza della
prosa pi antica; per altri aspetti, nelle parti di argomentazione teorica e moraleg-
giante soprattutto, pi arabizzato e retoricizzato. Bahr elenca dettagliatamente i
nuovi termini arabi e i composti arabo-persiani usati di frequente nel testo di Nezm
al-Molk che sono assenti o rari nelle opere precedenti (rilevando anche la presenza
di qualche parola turca)13 e osserva che il Siysatnme presenta poche figure retori-
che, accanto a numerose costruzioni allaraba e a un uso originale del verbo (come
lelisione di ausiliari, per esempio). La sintassi e la costruzione della frase nel com-
plesso restano semplici, ancora lontane dalla forma che prenderanno nello stile or-
nato; in questo senso si nota anche che il testo di Nezm al-Molk quasi completa-
mente privo di passaggi in prosa rimata e ritmata. tuttavia un testo che si rivolge al
sovrano e alla corte, e come tale evita uno stile troppo conciso e rapido ponendo
molta attenzione allo sviluppo dei temi, allargomentazione dettagliata e a una certa
ricercatezza dellespressione. A tali fattori era certamente attento luditorio cui
lopera era destinata. Nezm al-Molk riesce, quindi, a realizzare un sapiente equili-
brio fra la sobriet che egli sentiva adeguata allargomento del suo trattato e
laccuratezza formale pretesa dai destinatari della sua opera.14

12
de Fouchcour, Moralia, pp. 381-9; Meisami, Persian Historiography, pp. 145-62.
13
Bahr, Sabkshinsi, vol. II, pp. 95-113.
14
Si legga dellopera la traduzione italiana: Nizm al-Mulk, Larte della politica (Lo specchio del prin-
cipe nella Persia dellXI secolo) (Siysatnme) Trattato sullarte del governo, a cura di M. Pistoso,
Trento 1999.
La prosa 107

Il grande teologo Mohammad al-Ghazli (450-505/1058-1111), il riformatore


dellortodossia, lintellettuale che riusc ad armonizzare le idee del sufismo con la
dottrina ufficiale dellortodossia sunnita, lautore che per primo accoglie la lezione
di Avicenna e utilizza il persiano in testi di divulgazione filosofica.15 Come noto,
bench abbia scritto la maggior parte delle sue opere in arabo, al-Ghazli era di
stirpe persiana, essendo originario di Tus. Fra il 490/1096 e il 500/1106, al-Ghazli
compose il Kimiy-ye sadat, un testo che resta una delle opere di filosofia morale
pi importanti del periodo selgiuchide oltre a essere la sua opera pi celebre scritta
in lingua persiana. Si tratta di un riassunto del suo ampio trattato Ehy al-Olum al-
din (la sua opera maggiore, in arabo), ma in virt di alcune parti del tutto originali,
della novit della struttura e di alcune caratteristiche stilistiche, ha una notevole im-
portanza nella storia della prosa del periodo. Il Kimiy-ye Sadat costituisce una
sintesi del pensiero e delle riflessioni sulletica di questo grande intellettuale,16 e
lobiettivo dichiarato dellopera, che quello di costruire un modello di morale, giu-
stifica la sua collocazione in questa sezione. Lo scopo del libro era eminentemente
divulgativo, e pertanto lo stile semplice e vicino a quello tipico della prosa reli-
giosa dellepoca precedente, piuttosto arcaizzante, conciso, privo di poesia (sia araba
che persiana), raramente ridondante, senza elementi di ricercatezza nella scelta del
vocabolario. Nel corso dellopera vengono comunque utilizzati artifici retorici (si
riscontrano frequenti comparazioni e un largo uso di proverbi, per esempio) ma al
solo scopo di chiarire un contenuto o rendere pi facile la comprensione di un con-
cetto, e, quindi, anche dal punto di vista stilistico, il Kimiy-ye Sadat un testo pi
vicino alla prosa letteraria che non ai testi scientifici e speculativi veri e propri.
Un altro testo fondamentale dellepoca ancora opera di al-Ghazli: si tratta del
Nasihat al-moluk, composto intorno al 503/1109, forse per il sultano Sangiar; si
tratta di un testo che si colloca nel genere degli specchi per prncipi, redatto in per-
siano e poi tradotto in arabo dallautore stesso.17 Il libro suddiviso in due parti: la
prima parte spiega quali siano le convinzioni religiose che un buon sovrano do-
vrebbe avere e secondo quali princpi dovrebbe comportarsi; la seconda parte con-
tiene lo specchio per prncipi in senso stretto, arricchito da capitoli dedicati a mini-
stri, a segretari, agli effetti della magnanimit del re, con aforismi sui sapienti e sulle

15
Mohammad al-Ghazli seppe realizzare unarmonica sintesi fra metodo dialettico, mistica e ortodossia
legale, sintesi che considerata il culmine della speculazione ortodossa dellIslam e che, diffusa in par-
ziali tradizioni latine gi prima del 1150 dellera cristiana, esercit un notevole influsso anche nella filo-
sofia scolastica ebraica e cristiana.
16
de Fouchcour, Moralia, pp. 223-50.
17
Di questopera esiste una versione in arabo dedicata al sultano Mohammad ebn Malek Shh definito
re dellEst e dellOvest. Il manoscritto persiano utilizzato da J. Homi per ledizione da lui curata del
Nasihat al- moluk riporta invece la semplice dicitura re dellEst termine col quale si soliti identificare,
per lepoca, il sultano Sangiar.
108 La prosa

donne. La seconda parte, sulla cui attribuzione sono stati per avanzati diversi dubbi,
quella pi propriamente etica e didattica e mostra quella attitudine sufi verso la vita
della quale al-Ghazli era un prestigioso esponente. Nellopera sono presenti registri
differenti: accanto a sezioni di interesse molto pratico ve ne sono altre in cui si nota
la ricerca, da parte dellautore, di un effetto estetico e letterario. Il Nasihat al-moluk
un testo nel quale si percepisce con chiarezza che la civilt musulmana nella quale
lautore viveva, era sentita come unefficace compenetrazione di elementi iranici e
islamici: nellopera, infatti, trovano spazio e si armonizzano un insieme di aneddoti e
di aforismi attinti dalla tradizione sasanide e da quella musulmana, oltre a detti
attribuiti a Aristotele, Socrate, Alessandro e Bozorgmehr. Il Nasihat al-moluk
unopera sui princpi e sui concetti morali della Persia medievale e al contempo un
compendio delle correnti culturali dellepoca.18

Passiamo ora a un testo di grande valore letterario e al contempo preziosissima fonte


documentaria della vita di corte in epoca selgiuchide. Si tratta dei Chahr maqle
(conosciuto anche col titolo di Majma al-navder) di Nezmi Aruzi Samarqandi
(n. 500/1106 ca.). Le poche notizie sulla vita dellautore si desumono dal libro stesso
e sono riassunte da Mirz Mohammad Qazvini nella sua prefazione alla prima edi-
zione del testo.19 Fra i fatti di maggior rilievo, lautore ci dice che conobbe Omar
Khayyam e Amir Moezzi, e che ebbe contatti con Malek Shh e con Sangiar. Com-
posto intorno al 551-552/1156-1157, il libro contiene quattro trattazioni ognuna con-
cernente una delle arti fondamentali della vita di corte: larte del segretario (che assi-
cura un ordinato funzionamento del regno), larte del poeta (che garantisce che il
nome del re venga degnamente tramandato), larte dellastrologo (che presiede al
buon esito delle questioni militari e politiche) e, infine, larte del medico (che vigila
sulla salute del sovrano). I Chahr maqle sono preceduti da una introduzione di
ispirazione ontologico-filosofica e ciascuno dei maqle introdotto da osservazioni
teoriche generali cui seguono vari aneddoti. Si tratta di un testo di fondamentale im-
portanza per lo studio del clima culturale dellepoca selgiuchide e di un documento
significativo su aspetti importanti della vita di corte nella Persia del medioevo. La
sua importanza dunque triplice: rappresenta un interessante resoconto sulle attivit
dellaristocrazia in epoca pre-mongola; ricco di dati storici e di notizie biografiche
su diversi intellettuali dellepoca e, infine, si configura come una delle prime
tadhkere grazie allabbondanza di notizie che fornisce su poeti del periodo sama-
nide, ghaznavide e primo selgiuchide. Nelle parti introduttive il libro molto appe-

18
de Fouchcour, Moralia, pp. 389-412.
19
Nizmi Aruzi Samarqandi, Chahr maqle, ed. M. M. Qazvini, London 1910.
La prosa 109

santito da ridondanti e difficili vocaboli arabi (lo studio di tale lingua viene da
Nezmi Aruzi in pi punti raccomandato) mentre alcuni aneddoti mantengono una
freschezza arcaizzante molto piacevole e di grande valore artistico. Bahr definisce
infatti i Chahr maqle il suggello finale della prosa degli antichi, dopo la Trikh-e
Bayhaqi, il Qbusnme e il Siysatnme.20 Oltre al suo riconosciuto valore
documentario, i Chahr maqle hanno infatti una notevole importanza stilistica: la
scorrevolezza della lingua, la chiarezza espositiva e la concisione del discorso, sono
caratteristiche che diverranno rare nel florido e prolisso stile degli scrittori succes-
sivi. Bench contenga dei brani in prosa rimata e ritmata, in particolare nelle parti
introduttive e nei capitoli sul segretario e sul poeta, il testo di Nezmi Aruzi mostra
un periodare semplice dove gli artifici formali utilizzati non ostacolano unefficace
comunicazione dei significati.21

Nellambito della prosa didattica, le raccolte di fiabe, prevalentemente di origine in-


diana, presentano una serie di opere di primaria importanza dal punto di vista storico
letterario e stilistico. Sar proprio nellambito di questo genere, pi precisamente in
seno alla versione di Kalile va Demne a opera di Abu l-Mali Nasrollh Monshi,
che verr prodotto uno dei primi esempi di prosa ornata, ovvero di quello stile pre-
zioso e ricercato che avr uninfluenza decisiva su tutta la prosa del periodo mon-
golo.
Abu l-Mali Nasrollh Monshi (m. 555/1160) con la sua versione in prosa del
Kalile va Demne, segna lingresso definitivo della prosa ornata nella storia della let-
teratura persiana. Lautore fu invitato alla compilazione dellopera dal sovrano
ghaznavide Bahrm Shh, al quale infatti lopera dedicata. La data di
composizione individuata intorno al 538-539/1143-1144. Il Kalile va Demne di
Abu l-Mali si basa sulla versione araba, curata dalliranico ebn al-Muqaffa,22 della
traduzione pahlavi del Pancatantra indiano attribuita al medico sasanide Borzoe (non
improbabile che proprio questa serie di elaborazioni precedenti abbia influenzato
la redazione ornata del VI/XII secolo). Il testo, non solo tradotto ma anche arricchito
di dettagli in persiano, costituito da un insieme di racconti che hanno come
protagonisti degli animali e che contengono degli ammaestramenti morali ispirati
alle diverse vicende narrate. Lopera costruita secondo lo schema della storia
cornice: un re dellIndia interroga un saggio brahmano su questioni che lo aiutino a

20
Bahr, Sabkshensi, vol. II, pp. 297-318.
21
Di questopera disponibile una versione italiana: Nezmi Aruzi di Samarqanda, I quattro discorsi, a
cura di G. Vercellin, Roma 1977.
22
Di questa versione araba esiste una traduzione in italiano: Ibn al-Muqaffa, Il libro di Kalila e Dimna,
a cura di A. Borruso e M. Cassarino, Roma 1991; su questo autore, cfr. Amaldi, Storia della letteratura
araba classica, pp. 71-2.
110 La prosa

conoscere lindole delle persone che gli stanno intorno. Da questa vicenda centrale si
dipartono una serie di racconti secondari che permettono di esemplificare,
attraverso il valore allegorico delle fiabe di animali, le diverse tipologie umane. Il
testo avr da subito enorme fortuna e conoscer diverse versioni nei secoli
successivi, la pi famosa delle quali, intitolata Anvr-e Sohayli e scritta da Vez
Kshefi (m. 910/1504), oscurer definitivamente la fama del testo di Abu l-Mali.
Bench lespediente letterario sia fornito dalle favole di animali, il Kalile va Demne
pu collocarsi nel genere degli specchi per prncipi, dal momento che lo scopo
appunto quello di istruire il sovrano alla saggezza e al buon governo.23 Dal punto di
vista linguistico, la versione del testo giunta fino a noi presumibilmente piuttosto
lontana dalloriginale; vi si possono tuttavia notare gli strumenti messi in atto
dallautore per creare in persiano una prosa ornata sul genere di quella araba, ovvero
il largo uso di sinonimi, lintroduzione di rime interne (in una forma ancora
imperfetta di prosa rimata e ritmata, il cosiddetto saj), la costruzione ritmata di
numerosi passi, lintroduzione massiccia di versi e proverbi, le espressioni attributive
in fine verso, lomissione degli ausiliari, il forte incremento di parole e di espressioni
arabe.

Nellambito della favolistica didattica, necessario citare unaltra opera compilata


nel periodo selgiuchide, il Sendbdnme di Zahiri Samarqandi. Composto a Samar-
canda intorno al 556/1160, questo libro fu dedicato al principe qarakhanide Qilich
Tamghch Khn di cui Zahiri era capo cancelliere. Si tratta di una storia di origine
indiana (il re Kurdis, detto sovrano dellIndia) che era stata tradotta in pahlavi e
poi riscritta in persiano e messa in versi; successivamente, in epoca samanide, ne era
stata compilata una versione in prosa, oggi perduta, che costitu il testo di partenza
per Zahiri. Questi afferma che quella prosa semplice e priva di artifici non era pi
adatta al gusto della sua epoca, giustificando in tal modo la sua nuova redazione in
una prosa ornata, ricca di citazioni coraniche e di inserzioni di versi. Anche il
Sendbdnme ha una finalit eminentemente didattica.24 La storia narra di un gio-
vane principe che, dopo un lungo periodo di istruzione, affidato al saggio Sendbd,
deve dimostrare al padre di essere allaltezza di assumere il potere. Messo in guardia
da un oroscopo negativo, il principe cade vittima di un intrigo di corte ordito da una
schiava (il tema della perfidia delle donne uno dei pi importanti dellopera). Con-
dannato a morte, la pena viene di giorno in giorno rimandata grazie ai discorsi di
sette visir, fino alla soluzione dellequivoco e alla felice conclusione della vicenda.

23
de Fouchcour, Moralia, pp. 414-20.
24
de Fouchcour, Moralia, pp. 421-3.
La prosa 111

Si tratta dunque, anche in questo caso, di un racconto a cornice dove, per ritardare
una morte, si procede alla narrazione di 34 storie legate, comunque, al tema princi-
pale. Lattenzione dellautore sembra rivolta soprattutto alla questione fondamentale
di come rendere conciliabile la volont divina e la libert delluomo, tema di grande
importanza nellambito della riflessione islamica. Tuttavia saranno soprattutto gli
aneddoti e le vicende esemplificative a decretare lo straordinario successo del
Sendbdnme anche in Occidente.25 La grande notoriet dellopera dovuta, fra
laltro ai suoi legami con le Mille e una Notte, opera in cui molti racconti hanno dei
punti in comune con quelli del Sendbdnme.26

Unaltra raccolta di testi moraleggianti, dove fiabe di animali e aneddoti diversi


servono a scopo istruttivo e come modelli di etica, fu composta in dialetto tabari alla
fine del IV/X secolo e venne tradotta in persiano classico, nel 598/1201, alla corte di
Rokn al-din Solaymnshh, principe selgiuchide dAsia Minore. Questo testo, opera
di Mohammad ben Ghzi al-Malatyavi, che portava il titolo di Rawzat al-oqul, non
ebbe particolare fortuna. Qualche anno pi tardi Sad al-din Varvini ne compila una
nuova versione, molto diversa dalla precedente per struttura e per contenuti, intito-
lata Marzbnnme, dedicandola al visir dellultimo principe ildeguzide dellA-
zerbaigian. Il Marzbnnme di Varvini ebbe una diffusione decisamente pi ampia
rispetto a quella del suo predecessore e una grande fortuna letteraria. Oltre alle fiabe
di animali, lopera contiene anche racconti con protagonisti umani (e in questo senso
si differenzia dal Kalile va Demne cui viene spesso accostata), aneddoti su filosofi e
su re del passato. Il Marzbnnme si divide in due grandi parti: la prima riferisce
delle circostanze e delle motivazioni della composizione del libro, la seconda for-
mata dai nove racconti didascalici di Marzbn.27 La storia cornice fornita dalla vi-
cenda di un principe che, dopo lascesa del fratello al trono, decide di ritirarsi a una
vita di reclusione. Su invito di personaggi importanti della corte, decide di scrivere
un libro che contenga saggi consigli e utili direttive per condurre la propria vita in
questo mondo; sar proprio attraverso la lettura di questo libro che il re si render

25
D. Bogdanovic, Le livre de sept vizirs, Paris 1975, pp. 277-90.
26
Oltre a questo testo, e dedicato al medesimo mecenate, Zahiri ci ha lasciato anche un meno famoso e
poco originale specchio per prncipi (Aghrz al-siysat fi arz al-riysat, ed. J. Sher, Tehran
1349/1970) nel quale, ispirandosi in ogni capitolo ad un diverso grande re del passato, in tutto 74 da
Jamshid a Sangiar, lautore presenta una serie di aneddoti e di consigli destinati alleducazione e alla
riflessione di chi detiene il potere (cfr. de Fouchcour, Moralia, pp. 420-1). Secondo il giudizio di de
Fouchcour, lo stile di questopera estremamente ricercato ma chiaro, infarcito di versi arabi e persiani,
e con numerosi passaggi di tono panegiristico.
27
Marzbn ben Sharvin, personaggio storico (m. 370/980 ca.) cui vengono fatti risalire i racconti della
raccolta, apparteneva ad una dinastia del Tabaristn che pretendeva di discendere dal principe sasanide
Kvus, fratello di Khosraw Anushirvn.
112 La prosa

conto della cattiva condotta del proprio visir. Si tratta di un testo con finalit mora-
leggianti, ispirato soprattutto alletica antico-iranica e con scarsi riferimenti ai prin-
cpi dellIslam.28 Lo stile quello della corrispondenza ufficiale (anche Varvini
aveva funzioni di segretario) e rappresenta uno dei migliori esempi di prosa ornata
della letteratura persiana.

3. Il romanzo popolare

Alcuni dei temi eroici del mathnavi epico trovano, nella prosa di epoca selgiuchide,
un momento di sviluppo di notevole interesse; essi vengono infatti ripresi in alcune
opere di carattere popolare che costituiscono una tappa significativa per la storia
culturale e letteraria dellepoca.
In questo ambito, il primo testo degno di nota il Drbnme, un romanzo re-
datto nel VI/XII secolo da Abu Ther Mohammad Tarsusi, in cui vengono narrate le
gesta leggendarie del re Drb, figlio di Bahman (chiamato anche Ardashir) e della
principessa Homy (figlia del re dEgitto). Il romanzo include anche una delle va-
rianti iraniche della storia di Alessandro e della sua conquista della Persia. Pare che
questo romanzo popolare fosse allepoca prevalentemente recitato piuttosto che letto
(dedicando ogni seduta a singole vicende) e che si rivolgesse a un pubblico spesso
analfabeta. pertanto difficile considerarlo come un testo fisso: le circostanze e la
qualit della recitazione dovevano infatti giocare un ruolo fondamentale nelle di-
verse versioni della storia messe a punto di volta in volta, conformandosi al pubblico
presente, per il successo della narrazione. Il testo che giunto fino a noi (stabilito
appunto nel VI/XII secolo) solo una delle versioni possibili di una storia che aveva
alle spalle un lungo periodo di trasmissione orale.

Un altro romanzo di questo genere il Samak-e ayyr, la cui recensione scritta


viene attribuita in alcuni passaggi a Farmarz ben Khoddd ben Abd al-lh al-Kteb
al-Arrajni, in altri a Sdeq Abu al-Qsem Shirzi. Si tratta di una delle opere pi
antiche di narrativa persiana in prosa: un romanzo a carattere epico-cavalleresco
che riflette le aspirazioni di un ambiente ayyr,29 nel quale due eroi, Samak e
Khworshidshh, superano una lunga serie di peripezie e di avventure favolose. La

28
de Fouchcour, Moralia, pp. 430-2.
29
Col termine ayyr si indicano i membri di gruppi, non vincolati a precisi ambiti religiosi, costituiti da
giovani appartenenti al contesto popolare urbano che si mettevano al servizio di nobili cause; coltivando
la virt del coraggio, della generosit e della solidariet, gli ayyrn del VI/XII secolo incarnavano le
aspirazioni morali e di riscatto sociale di larga parte della popolazione.
La prosa 113

sua redazione definitiva viene collocata in epoca selgiuchide sulla base di alcune ca-
ratteristiche linguistiche (scelte lessicali, codifica dei nomi propri, ecc.), ma in realt
il libro di per s non fornisce alcun elemento determinante per ipotizzare una data-
zione precisa. Si tratta, come per il Drbnme, di un testo legato prevalentemente
alla trasmissione orale e alla recitazione di singoli passaggi, per cui manca
allinsieme una struttura narrativa coerente. Malgrado le carenze nellorganizzazione
della trama, unopera importante per il tesoro di parole, di espressioni popolari e di
termini tecnici che registra; lo stile semplice e chiaro senza sovraccarico di parole
arabe, capace di riprodurre una lingua lontana da ricercatezze stilistiche e piuttosto
legata al gusto e alle attese del pubblico popolare cui era rivolta. Il Samak-e ayyr
fornisce unidea del contesto sociale e culturale dellepoca, della morale corrente
oltre a una serie di particolari relativi a diversi aspetti della vita quotidiana.

Secondo le concezioni dellepoca, anche i romanzi popolari come il Drbnme e il


Samak-e ayyr dovevano essere istruttivi oltre che di intrattenimento, cos come lo
erano le opere didattiche di genere alto descritte nella sezione precedente. Questi
romanzi popolari erano inoltre portatori di valori morali riconosciuti dalla gente co-
mune e parzialmente in contrasto con quelli della lite di corte. In questo senso, il
romanzo popolare complementare al romanzo cortese (che si espresse per sempre
in forma di mathnavi), nel senso che trasmette una visione del mondo e un insieme di
valori etici riconosciuti dagli strati sociali pi bassi. Malgrado la lontananza delle
vicende cui i due generi di romanzo, quello cortese e quello popolare, si ispirano, la
loro struttura ha molti punti in comune: leroe passa da una giovinezza irrequieta a
unet adulta e responsabile attraverso una serie di prove e di avventure ognuna delle
quali riveste un particolare significato nella prospettiva della maturazione umana
delleroe stesso. Nel percorso di questa trasformazione risiede il valore didascalico
del romanzo popolare che, trascurato in genere dai critici,30 meriterebbe invece uno
studio pi approfondito.31

4. La prosa storica e lepistolografia

un fatto riconosciuto che i sovrani selgiuchidi non incoraggiarono con particolare

30
Bahr, per esempio, nel suo lavoro capitale sulla prosa persiana (Sabkshensi), non vi accenna nep-
pure.
31
Il Samak-e ayyr stato oggetto di un solo studio approfondito, quello di M. Gaillard (Le livre de
Samak-e Ayyar, structure et idologie du roman persan mdival, Paris 1987), ricerca che ha messo
particolarmente in evidenza proprio il fondo moraleggiante di questo complicato racconto.
114 La prosa

sollecitudine la compilazione di opere storiche.32 A parte la controversa questione


della loro ignoranza dellarabo e del loro essere poco colti, molti dei sovrani selgiu-
chidi non furono grandi patroni delle lettere in generale e mostrarono scarso inte-
resse per la comunicazione scritta;33 nelle loro iniziative preferirono in ogni caso
promuovere opere di ordine religioso e con scopi pratici (quali medicina, astrono-
mia, ecc.) piuttosto che incoraggiare lopera degli storici. A conferma di ci, si noti
che non ci sono pervenute cronache che descrivano la conquista di territori e
lacquisizione del potere da parte dei Selgiuchidi: mentre Samanidi e Ghaznavidi
avevano avuto i loro prestigiosi cronisti, i Selgiuchidi non si preoccuparono di tra-
smettere ai posteri la descrizione delle loro gesta. Essi peraltro non fecero un uso
della storia al fine di affermare la legittimit della propria dinastia, diversamente da
quello che faranno i Mongoli, i Timuridi e gli Ottomani. Questo atteggiamento fu in
parte dovuto allo stile di vita errante ed irrequieto di questi sovrani e alla debolezza
del potere centrale. Unulteriore motivazione per questa scarsa attenzione dei Sel-
giuchidi verso la cronaca e la storiografia viene individuata anche nel fatto che essi
non potevano vantare n legami con gli antichi re iranici (al contrario dei Buyidi e
dei Samanidi), n potevano presentarsi come successori, moralmente superiori, di
una dinastia debole e incapace come avevano fatto i Ghaznavidi rispetto ai Samanidi
(il prestigio della dinastia ghaznavide, malgrado la sconfitta subita, rimase nel pe-
riodo selgiuchide sempre altissimo).34 Soltanto dopo pi di un secolo di gestione del
potere, i Selgiuchidi, che dopo la morte di Malek Shh governarono in modo decen-
tralizzato un impero frammentato in province semi-indipendenti, acquisirono la con-
sapevolezza di costituire una vera dinastia di sovrani. La registrazione degli eventi
pi importanti della loro storia si avr quindi molto tardi, alla fine del VI/XII secolo,
mentre limpero si avvia al proprio definitivo declino determinato dalla minaccia
sempre pi pressante delle orde mongole.

Gli storici del periodo selgiuchide sono prevalentemente dei burocrati che scrivono
per i personaggi di alto rango che frequentano la corte, in una prospettiva pi docu-
mentaria che critica e con una significativa tendenza verso uno stile figurato e ricco
di artifici retorici, che assurger a modello nei secoli VI-VII/XII-XIII. Lo stile elo-
quente e artificioso, tipico della cancelleria e della diplomazia, influenza in modo

32
Per quanto riguarda la storiografia di epoca selgiuchide, uno studio dettagliato contenuto in Meisami,
Persian Historiography, pp. 141-280 (si vedano anche lintroduzione, pp. 1-14, e le conclusioni, pp.
281-302).
33
Meisami, Persian Historiography, p. 143.
34
Il regno di Mahmud di Ghazna rappresenta il punto di riferimento ideale per gli storici dellepoca
selgiuchide, come viene dichiarato, per esempio, in numerosi passaggi del Siysatnme e nel Tarjome-ye
trikh-e Yamini (cfr. infra).
La prosa 115

determinante le opere storiche di questo periodo, dal momento che la storiografia si


forma appunto in ambito cancelleresco. Cancellieri e burocrati sempre pi spesso
assumono il ruolo di veri e propri letterati e si fanno interpreti dellesigenza di pre-
servare a un livello alto la qualit e lo stile della produzione scritta di corte.35 La di-
mensione ornata e ricercata progressivamente assunta dalla lingua della prosa storica
era dunque quella riconosciuta come lunica appropriata per gli scambi fra i membri
della classe dominante. Va per precisato che i veri destinatari delle opere storiche
di questo periodo sono gli amministratori pi che i governanti i quali spesso vi acce-
devano in modo indiretto attraverso i loro segretari; sono questi amministratori che
lo storico vuole persuadere e impressionare con la propria arte: sono loro, ministri
e cancellieri, che possono intercedere perch lautore, fattosi storico per
loccasione, ottenga dal sovrano riconoscimenti e benefici e perch si intraprendano
determinate azioni politiche.

Convenzionalmente, la storiografia persiana si suddivide in opere generali, che co-


prono tutta la storia dellIran a partire dallepoca preislamica, e in opere specialisti-
che, ovvero dedicate a dinastie, a territori o a periodi specifici. Per quanto riguarda
la storiografia selgiuchide, il secondo tipo di opere senzaltro prevalente e soltanto
una pu essere inserita nella prima tipologia.
Lunico testo di storia generale il Mojmal al-tavrikh va al-qess; composto
nel 520/1126 durante il sultanato di Sangiar e di Mohammad ben Malek Shh, non ci
stato tramandato il nome del suo autore che sembrerebbe originario di Asadabd o
di Hamadan e sembra fosse un nadim o comunque un impiegato alla corte selgiu-
chide. Si tratta di unopera considerevole sulla storia dei persiani e degli arabi dalle
origini fino agli inizi del VI/XII secolo: suddivisa in 25 capitoli, include anche un
breve resoconto del periodo selgiuchide, in particolare sul regno del sovrano Malek
Shh. La fonte principale del Mojmal lopera dello storico Hamza Esfahni (che
era di origine persiana ma aveva scritto in arabo). Si riconoscono inoltre nellopera
influenze di vari testi persiani da cui lautore sembra aver attinto per ricostruire anti-
che storie e racconti nazionali: si tratta del Siyar al-moluk di ebn al-Muqaffa, dello
Shhnme di Ferdousi, del Kushnme, del Gorsharspnme e di altri testi. Proprio
per linfluenza di tali fonti, il suo stile tendenzialmente arcaico. Bahr osserva che
questopera, vista la collocazione geografica molto a Occidente dellautore,
avrebbe dovuto risentire maggiormente dellinfluenza dello stile della storiografia
araba coeva; essa ha, invece, la scorrevolezza, la semplicit e la concisione delle
opere degli antichi storici persiani (per esempio di Balami che lautore cita in di-

35
Meisami, Persian Historiography, p. 297.
116 La prosa

versi passi). Queste caratteristiche della lingua del Mojmal si sono probabilmente
mantenute anche grazie alla scarsa notoriet dellopera e quindi alla minor manipo-
lazione subita dal testo da parte dei copisti nei secoli successivi. Fra le caratteristiche
dello stile, i critici evidenziano anche alcuni aspetti negativi: lopera molto somma-
ria e sintetica, nella traduzione di espressioni arabe lautore fa degli errori e non
sempre ottiene una corrispondenza fedele fra le due lingue, spesso i calchi dallarabo
vanno a discapito della linearit della frase persiana e la struttura piuttosto fram-
mentaria.36

La prima opera storiografica specialistica composta in epoca selgiuchide, risulta


legata alle vicende della grande dinastia ghaznavide appena sconfitta e relegata a un
ruolo di vassallaggio. Si tratta della Trikh-e Bayhaqi, una storia completa della di-
nastia ghaznavide di cui sono giunte sino a noi solo le parti che descrivono il regno
di Masud I (al potere dal 421/1030 al 432/1040) e per questo pi correttamente in-
titolata Trikh-e Masudi. Lautore, Abu l-Fazl Bayhaqi (385-470/995-1077), illustre
segretario alla corte ghaznavide, a seguito di complesse vicende politiche, negli ul-
timi anni della sua vita si ritir dallattivit pubblica e si dedic esclusivamente al
proprio lavoro storiografico. Composta a Ghazna, e, dunque, in territorio allepoca
ancora sotto la giurisdizione ghaznavide, la parte della Trikh-e Bayhaqi (o Trikh-e
Masudi) giunta fino a noi composta da sei volumi (i libri dal V al X) di cui
lultimo probabilmente incompleto. Lopera descrive gli anni successivi alla morte di
Mahmud di Ghazna (421/1030), le lotte per il trono fra Masud I e il fratello
Mohammad, larrivo di Masud I a Ghazna e la sua presa del potere, lapparizione
dei Selgiuchidi, la prima sconfitta ghaznavide e la fase finale del regno con la ritirata
a Ghazna delle truppe ghaznavidi nel 432/1040. Bayhaqi fu un cortigiano e uno
storico ma non fu uno storico di corte: la sua storia fu il frutto di una passione per
lindagine storiografica e non fu composta su richiesta del sovrano. Gli eventi di cui
parla avvenivano circa venti/trenta anni prima della composizione del libro e lo
sguardo di Bayhaqi, oltre che direttamente documentato, straordinariamente lucido
e imparziale nella descrizione dei fatti. Lautore si dice guidato nella sua opera dalla
ragione, dal senso della giustizia e del bene comune, e da un profondo realismo. Qui
sta il grande valore storiografico dellopera la quale riveste fra laltro anche un note-
vole valore letterario e stilistico. Bayhaqi inserisce nella sua storia 17 aneddoti, unit
narrative che corrispondono a un intento istruttivo, procedimento fino ad allora inu-
suale nella storiografia persiana; fa un uso sistematico di alcune figure retoriche, so-
prattutto descrizioni e uso di proverbi, destinate a illustrare e ad abbellire un rac-

36
Meisami, Persian Historiography, pp. 188-209.
La prosa 117

conto altrimenti spoglio; inserisce di frequente versi poetici (321 in persiano, so-
prattutto di Daqiqi e di Rudaqi, e 147 in arabo) con lo scopo di commentare un
evento o di documentare una particolare circostanza. Nella prosa di Bayhaqi, se-
condo lapprofondito studio di Bahr,37 fanno dunque la loro prima discreta e misu-
rata apparizione alcune tendenze dello stile ornato che si affermeranno definitiva-
mente dal VII/XIII secolo in poi.

Il periodo selgiuchide si apre dunque con una storia della dinastia ghaznavide e si
deve attendere pi di un secolo perch due autori dedichino la loro opera specifica-
mente alla storia della subentrata dinastia: il primo, Zahir al-din Nishpuri, scrisse il
Saljuqnme nel 571/1175; circa trentanni dopo (601/1204), il secondo, Mohammad
ebn Ali Rvandi, compil il Rhat al-sodur va yat al-sorur.
Le due opere hanno molti elementi in comune: entrambe trattano il periodo sel-
giuchide dallavvento della dinastia nel Khorasan fino al momento del suo declino;
entrambi gli autori furono al servizio della corte selgiuchide di Hamadan e, secondo
quanto scrive Rvandi, avevano perfino un qualche legame di parentela fra loro.
Rvandi, infine, riconosce che per ampi stralci del suo lavoro debitore allopera del
suo predecessore, il cui modello, tuttavia, sar da lui sostanzialmente rinnovato.
Il valore del Saljuqnme, dal punto di vista letterario, si fonda soprattutto sullo
stile semplice e disadorno della sua prosa mentre, dal punto di vista storiografico, il
pregio del libro risiede nel presentare un resoconto dettagliato degli eventi che diver-
ranno poi la base dellopera di Rvandi.
Il Rhat al-sodur va yat al-sorur di Mohammad ebn Ali Rvandi merita mag-
giore attenzione. Il libro fu dedicato, a stesura finita,38 al governatore selgiuchide di
Konya, Kaykhosraw ebn Qilich Arsln, bench lautore fosse originario di Kshn e
avesse trascorso lunghi periodi ad Hamadan legandosi come precettore allalta ari-
stocrazia del luogo. Si tratta di unopera che, alla sua prima pubblicazione, fu accolta
dagli storici con una certa freddezza dovuta alle osservazioni negative con cui
Mohammad Iqbl presenta il testo nelledizione da lui curata:39 dal punto di vista
stilistico linsigne studioso giudica lopera eccessivamente prolissa e appesantita da
inutili interpolazioni di citazioni e di versi poetici; dal punto di vista storiografico vi
osserva il difetto di essere solo derivativa (rispetto al Saljuqnme) con pochi apporti
originali. Tali osservazioni non tengono per conto di altri aspetti importanti del
Rhat al-sodur. Essa infatti, oltre a costituire una revisione, e in certi punti una cor-

37
Bahr, Sabkshensi, vol. II, pp. 66-87.
38
In diverse fasi compositive lopera era stata infatti dedicata a patroni differenti.
39
Rwandi, The Rhat-us-sudur, pp. IX-XLII.
118 La prosa

rezione, della versione di Zahir al-din Nishpuri della storia dei selgiuchidi, contiene
preziose citazioni di poeti che lavoravano alle corti di quella dinastia, e alcuni capi-
toli di adab dedicati a diversi aspetti delletichetta cortese (vino, caccia, diverti-
menti, calligrafia, ed altri soggetti relativi al protocollo di corte) che contengono
materiale prezioso per la storia culturale dellepoca. Nelle intenzioni di Rvandi il
Rhat al-sodur era innanzitutto un trattato educativo e edificante e non esclusiva-
mente unopera storiografica.40

Per quanto riguarda la storiografia dedicata a province specifiche, in epoca selgiu-


chide la produzione fu favorita proprio dal decentramento politico e amministrativo
e dalla indipendenza di molte corti minori. Di notevole importanza, allinterno di
questa tipologia, il Frsnme di ebn al-Balkhi: completato nel 510/1116, questo
libro probabilmente la pi antica opera storiografica relativa al periodo selgiu-
chide. Fu commissionata da Sultan Mohammad ebn Malek Shh (Mohammad I, al
potere dal 498/1104 al 511/1117), ma era indirizzata al governatore del Frs, con
lintenzione di istruirlo a unadeguata amministrazione della provincia. Lopera con-
tiene ampie sezioni di carattere storico ma anche geografico, osservazioni varie sulla
regione del Frs e leggende attinte dalla tradizione epica, il tutto espresso con toni di
grande ammirazione verso quel territorio e i suoi abitanti. Il messaggio centrale
dellautore linvito a trattare con equit e con giustizia il popolo che potr cos re-
stare un suddito leale. Il Frsnme, oltre che unimportante fonte storica, un testo
interessante per come illustra il concetto di potere e per come riflette sulle modalit
corrette e giuste per esercitarlo; su tali concetti lautore torna spesso nel corso della
sua opera, esprimendo con chiarezza una visione condivisa da tutta unepoca.41

Unaltra opera storiografica dedicata a unarea specifica, questa volta al Khorasan, la


dobbiamo alla penna di Zahir al-din Ali ebn Zayd al-Bayhaqi, pi famoso col nome
di ebn Fondoq, che complet la sua Trikh-e Bayhaq nel 563/1167. Ebn Fondoq fu
autore molto prolifico cui la tradizione attribuisce unottantina di volumi in arabo e
in persiano pochi dei quali sono giunti per fino a noi. La Trikh-e Bayhaq non
venne dedicata a un personaggio preciso e non vi sono accenni ai motivi della sua
composizione. Essa particolarmente importante per i dati che fornisce sulla storia
politica, sociale e culturale di una citt specifica (Bayhaq appunto) in un ampio arco

40
Meisami, Persian Historiography, pp. 229-34.
41
Meisami, Persian Historiography, pp. 162-88. Questo particolare aspetto dellopera ha suscitato
lattenzione di molti iranisti interessati alletica del potere nella Persia medievale: cfr. de Fouchcour,
Moralia, p. 414.
La prosa 119

di tempo, descrivendone vicende e cambiamenti.42 Lo stile nel complesso semplice


e vivace bench sia chiaramente diretto a un uditorio culturalmente elevato: una
prosa ornata e rimata viene utilizzata solo nellesordio e nella conclusione mentre
abbondano nel testo citazioni di versi poetici, e spesso lautore passa dal persiano
allarabo allinterno della stessa frase.

Sempre nellambito delle storie locali, va menzionato anche il libro di Afzal al-din
Ahmad Kermni, Ketb eqd al-ul lil-mawqef al-al, composto nel 584/1188,
ispirato alla storia di Kermn e dedicato al conquistatore Ghozz di Kermn, Malek
Dinr (al potere da 582/1186 al 591/1194) alla cui corte lautore aveva prestato ser-
vizio. Lopera non particolarmente ricca di informazioni storiche, e si configura
piuttosto come una fusione di cronaca e di nozioni morali: i fatti descritti sono letti in
chiave moraleggiante e costituiscono unoccasione per lunghe digressioni didattiche
ed etiche sulla condotta dei prncipi e sulle vicissitudini del tempo. Il testo rappre-
senta un esempio notevole dello stile ornato in voga nelle cancellerie dellepoca, con
frequenti interpolazioni di versi, versetti coranici e aforismi, elementi caratteristici
dellopera di Rvandi (cfr. sopra) e di Jorfdqni (cfr. infra).

Allinterno di questa tipologia di opere storiche, ricordiamo infine la tarda Trikh-e


Tabaristan, composta nel 613/1216, da Mohammad ben al-Hasan ben Isfandiyr, in
assoluto lopera pi importante e documentata sulla storia della regione del
Mazanderan. Lopera copre un arco di tempo che va dallantichit fino allanno
606/1209 ed arricchita da notizie di vario genere e da curiosit su personaggi im-
portanti e su poeti di quella provincia.

Per quanto concerne la storiografia in terra dIndia, basti un accenno allopera di


Nezmi Hasan, impiegato proprio in qualit di storiografo alla corte dei sultani ghu-
ridi. Egli fu autore del Tj al-mather fi al-trikh,43 opera che lo rese famoso e in
cui espose la storia dei primi tre sultanati ghuridi di Delhi: quello di Mohammad ben
Sm (al potere dal 588/1192 al 602/1205), e quelli dei suoi schiavi Kotb al-din
Aybak (602-607/1205-1210) e Shams al-din Iltutmish (607-633/1210-1235).
Lopera, da subito stimata come modello di stile elegante e ornato, arricchita, fra
laltro, di numerosi versi poetici, ha un grande valore per la ricostruzione degli

42
Meisami, Persian Historiography, pp. 209-29.
43
Unedizione a stampa di questo testo non ancora stata realizzata; per maggiori notizie sui contenuti e
per la bibliografia, cfr. Dneshnme-ye adab-e frsi, H. Anushe ed., vol. 4, parte 1, Tehran 1375/1996,
p. 621.
120 La prosa

eventi storici che coinvolsero Afganistan e India del nord fra la fine del VI/XII e gli
inizi del VII/XIII secolo e ad essa sono debitrice molte opere storiche successive.44

Concludendo la sezione relativa ai testi storici, ci soffermiamo sul lavoro di Abu -l


Sharaf Nseh Jorfdqni45 che nel 603/1206 tradusse in persiano, col titolo di
Tarjome-ye trikh-e Yamini, il Trikh al-Yamini, una storia dei Ghaznavidi compo-
sta in arabo da Otbi. Lopera fu commissionata dal ministro di Abu l-Qsem Ali
che risiedeva a Kshn. Anche Abu l-Sharaf Nseh aveva il ruolo di segretario, ruolo
che svolgeva presso un regolo minore al comando della fortezza di Farrazin, una lo-
calit fra Hamadan e Isfahan. Lautore usa una prosa rimata e uno stile retorico ti-
pico delle cancellerie ma in modo pi fluente e pi piacevole di quello della sua
fonte araba configurandosi come uno dei momenti pi alti della prosa ornata per-
siana e modello per una serie di opere coeve e successive (per esempio, nel suo
Marzbnnme, Varvini afferma di aver considerato il Tarjome-ye Yamini un mo-
dello di eloquenza).46

A latere della produzione storiografica, ma con alcuni elementi stilistici in co-


mune, vale la pena di accennare qui ai maggiori testi di epistolografia (ensh) di cui
ricca lepoca selgiuchide. Proprio sotto i Grandi Selgiuchidi, quando il persiano
diviene la lingua dei documenti ufficiali, le collezioni di lettere formali cominciarono
a essere compilate frequentemente in persiano.47 Si tratta di testi che rappresentano
la produzione tipica delle cancellerie di corte e, in quanto tali, mostrano in modo
chiaro levoluzione stilistica che porter allaffermazione definitiva della prosa or-
nata. Ricordiamo il Ketb al-tavassol el al-tarassol, composto fra il 578/1182 e il
580/1184, unimportante collezione di lettere di Bah al-din Mohammad Baghddi
(m. intorno al 588/1192), segretario di Al al-din Takesh Khrezmshh. Anche il
direttore della cancelleria di Sangiar, Montajab al-din Badi Ali Jovayni, lasci
unopera importante di questo genere dal titolo Atabat al-kataba; lo stesso fece

44
Allo stesso contesto storico e geografico appartengono anche le opere di Mohammad ben
Mobrakshh, pi noto come Fakhr-e Modabber, uno dei protagonisti dellintensa vita culturale della
corte ghuride in India: sotto il regno di Shams al-din Iltutmish, Fakhr-e Modabber compose un volume
sulla genealogia e un pi famoso specchio per prncipi dal titolo db al-harb va al-shaje. Le sue
opere furono composte ai limiti del periodo da noi considerato e non sono ancora state integralmente
pubblicate (una sezione dell db al-harb stata edita da A. Soheili Khwnsri, Tehran 1346/1967);
cfr. de Fouchcour, Moralia, pp. 159-61.
45
Diverse fonti riportano diverse versioni arabizzate (Jarbdhqni, Jorbdhqni, Jorfdhqni) della nisba
che fa riferimento al villaggio di Golpyign nella provincia di Kshn.
46
Meisami, Persian Historiography, pp. 256-69.
47
Dellabbondante materiale relativo allepistolografia dellepoca, molte raccolte, anche di notevole
importanza, sono ancora in forma manoscritta.
La prosa 121

Rashid al-din Vatvt che raccolse le lettere ufficiali (in arabo per il califfo, in per-
siano per Sangiar e per altre personalit attive nel contesto iranico) e la sua corri-
spondenza privata (in arabo e in persiano) in due raccolte bilingui: Abkr al-afkr fi
l-rasel va l-ashr e Ares al-khavter va nafes al-navder.
Altri esempi dello stile epistolare praticato da personaggi non legati diretta-
mente alla cancelleria sono forniti dalla corrispondenza composta da intellettuali,
teologi, poeti e uomini di scienza che godettero di grande prestigio. Ricordiamo la
raccolta intitolata Fazel al-anm di Mohammad al-Ghazli, le lettere del fratello
Ahmad indirizzate a Ayn al-Qodt Hamadni e infine le lettere di poeti quali
Khaqni e Sanai.

5. La prosa religiosa

Alla letteratura religiosa in prosa prodotta nel periodo selgiuchide viene ricono-
sciuto, oltre alla notevole importanza dottrinaria, un grande valore artistico. Alcuni
dei capolavori dellepoca, quali i racconti allegorici di Shehb al-din Yahy
Sohravardi o il Savneh al-oshshq di Ahmad al-Ghazli, si collocano infatti fra i
pi importanti testi di ispirazione religiosa e specificamente mistica di tutta la storia
della letteratura persiana.

Anche dal punto di vista dello stile, lambito della prosa religiosa ha un suo primato;
fu proprio unopera dispirazione religiosa a presentare i primi esperimenti di prosa
rimata, ritmata e frammista a versi. Che sia un testo religioso il primo a mostrare
questa scelta stilistica non deve sorprendere dato il legame particolarmente stretto
della letteratura dispirazione religiosa in lingua persiana con quella in lingua araba
nella quale la prosa rimata e ritmata (saj) fin dalle origini una tipologia diffusa.48
Precursore e iniziatore del saj persiano generalmente riconosciuto Khwje
Abd al-lh Ansri (396-481/1005-1088), maestro spirituale, commentatore del Co-
rano, personaggio di grande talento oratorio e poetico. Abd al-lh Ansri fu autore
di diverse resle (trattato) su tematiche religiose, sia in arabo che in persiano, la pi
importante delle quali, intitolata Tabaqt al-sufiye e contenente numerose e famose
Monjt,49 viene convenzionalmente considerata il primo testo persiano in saj. Si

48
Non va dimenticato che il Corano stesso era stato composto con un particolare tipo di prosa che, pur
distinguendosi dal saj vero e proprio (che una forma realizzata dagli uomini), utilizzava degli espe-
dienti formali atti a facilitare la memorizzazione e a conferire grande musicalit al testo.
49
Il termine generalmente tradotto con preghiere, ma corrisponde pi precisamente allidea di un di-
scorso diretto delluomo con Dio.
122 La prosa

tratta probabilmente di annotazioni raccolte da un discepolo mentre il celebre mi-


stico parlava dei grandi maestri sufi che lavevano preceduto. Lopera contiene in-
formazioni biografiche, citazioni di massime, giudizi personali, digressioni, versi e
preghiere (monjt). Oltre alluso del saj, Abd al-lh Ansri, che si esprime in un
persiano molto influenzato da caratteristiche locali (di Herat), introduce nel suo testo
molti passaggi poetici e viene per questo definito da Bahr il primo scrittore mistico
a introdurre poesia nella prosa in modo appropriato al soggetto.50 La sua opera
costituisce, fra laltro, una fonte significativa per alcuni importanti libri successivi,
quali il Tadhkerat al-awliy di Attr (cfr. infra) e il Nafaht al-ons di Jmi.

Kashf al-mahjub il primo vero trattato di sufismo in lingua persiana e contiene


notizie sulla vita, sulle opere e sulla dottrina di grandi maestri spirituali. Anche
questopera, come quella di Abd al-lh Ansri, rappresenta una delle fonti principali
per i testi agiografici di Attr e di Jmi sopra citati. Lautore, Ali Hasan Hojviri (m.
465/1072) visse gli ultimi anni della sua vita nei territori ghaznavidi dellIndia e del
Pakistan e l compose questa che la sua opera maggiore. Il testo condivide con
molti altri dellepoca uno stile complesso nelle parti teoriche introduttive e uno stile
diretto e semplice nellesposizione degli aneddoti. Esso costituisce inoltre un ampio
repertorio del lessico sufi, quasi esclusivamente formato da parole arabe, e rappre-
senta una delle fonti principali per lo studio della terminologia tecnica del mistici-
smo islamico.
Alla penna feconda di Nser-e Khosraw dobbiamo il Ketb-e goshyesh va
rahyesh, un trattato di dottrina ismailita, trasmesso da manoscritti che recano pur-
troppo gravi lacune testuali, il cui pregio specifico pi linguistico che letterario.
Con questo libro che si affianca ad altri trattati analoghi composti in arabo, Nser-e
Khosraw tenta di creare in persiano la terminologia tecnico-filosofica necessaria alla
trasmissione della sua fede a un pubblico anche non colto.51

Savneh al-oshshq lopera che ha reso famoso il pensiero di Ahmad al-Ghazli


e che ha lasciato un segno profondo nello sviluppo della letteratura mistica persiana.
In essa lautore esprime le sue idee sullamore aprendo lopera con la descrizione
dellentrata di Amore e di Spirito nel mondo degli esseri e di come, attraverso
lAmante, lAmore aspiri a far ritorno alla sua originale solitudine e unicit. Questo
processo del ritorno e le difficolt che lo accompagnano costituiscono il tema cen-
trale del libro dove lAmore rappresentato da un uccello che vola nel mondo per un

50
Bahr, Sabkshensi, vol. II, pp. 240-4.
51
Questo testo stato tradotto in italiano: Nser-e Khosrow, Il libro dello scioglimento e della libera-
zione (Ketb-e Goshyesh va Rahyesh), a cura di P. Filippani-Ronconi, Napoli 1959.
La prosa 123

breve soggiorno prima di fare ritorno al suo nido. Nellopera si trovano descritti gli
stati, i significati e i segreti dellamore con un linguaggio tipicamente sufi. Il trattato,
scritto intorno al 508/1114, il testo in persiano pi famoso di Ahmad al-Ghazli: la
sua organizzazione in 77 capitoli di prosa frammista a versi, doveva essere ancora
sentita come una forma nuova allepoca della composizione. Ahmad al-Ghazli
ricorre ai versi per illustrare in modo metaforico i temi precedentemente descritti con
un linguaggio tecnico nelle parti in prosa. La lunga trattazione composta da molte
storie edificanti in cui si notano pochi riferimenti al Corano e agli hadith e invece
numerosi aneddoti ispirati a storie damore dorigine profana come quelle di Layl e
Majnun e di Mahmud e Ayz. Ahmad al-Ghazli si impone luso di complesse allu-
sioni per esprimere le proprie idee e per questo il discorso si fa spesso ambiguo ed
oscuro. importante ricordare che limmagine dellAmore Uccello, utilizzata nel
Savneh (Ahmad al-Ghazli aveva fatto la stessa scelta nel breve trattato Reslat al-
tayr), costituisce un tema che avr grande fortuna nella storia letteraria grazie alluso
magistrale che ne far successivamente Attr nel suo Manteq al-tayr, dove
limmagine delluccello sar utilizzata per rappresentare lidea dellanima.

Asrr al-tawhid fi maqmt al-Shaykh Abi Said la fonte principale sulla vita,
sulle opere poetiche e sulla dottrina del famoso mistico khorasanico Abu Said
Balkhi (357-440/967-1048) compilata dal pronipote ebn Monavvar il cui scopo era
quello di completare le informazioni sullantenato gi raccolte dal cugino Jaml al-
din Abu Rawh Lotfallh (m. 541/1146) in un libro intitolato Hlt va sokhann-e
Shaykh Abu Said. I maggiori studiosi dellopera non concordano su una possibile
data di composizione che presumibilmente si colloca fra il 553/1158 e il 588/1192. Il
libro fu dedicato a un governatore ghuride e tale elemento la rende la prima opera
sufi dedicata a un principe e mecenate. Il contenuto dellAsrr al-tawhid
organizzato in un modo che successivamente diverr tipico delle biografie di sufi: vi
sono tre capitoli dedicati rispettivamente alla parte iniziale, a quella centrale e a
quella finale della vita spirituale di Abu Said. Il primo capitolo unico, il secondo
invece suddiviso a sua volta in tre parti: la prima riporta le azioni miracolose del
mistico, la seconda le storie relative ad altri shaykh e la terza i detti, le poesie, le
lettere di Abu Said. Il terzo capitolo, analogamente, contiene tre sezioni: una il
suo testamento spirituale, una descrive le circostanze della sua morte e lultima i po-
teri miracolosi che il santo avrebbe manifestato anche dalla tomba. Lopera, nel suo
complesso, non ha unorganizzazione coerente: le fonti, orali e scritte, sono utilizzate
in modo dispersivo ed episodico, non c un ordine cronologico fra i fatti, rimanendo
lobiettivo principale dellopera quello agiografico. Va tenuto presente, fra laltro,
che trattandosi della vita e delle opere di un santo veneratissimo, la fedelt e il ri-
124 La prosa

spetto nel riportare gli eventi in certi punti sono eccessivamente minuziosi e detta-
gliati. Accanto alle notizie su Abu Said, vengono presentati una serie di personaggi
secondari che ebbero una qualche relazione con lo shaykh, il che fa di questopera
un importante documento storico e sociale. Va infine detto che si tratta di un testo
dai numerosi pregi linguistici e letterari, collocato fra i capolavori della prosa per-
siana in quanto riesce a evitare ogni artificiosit mantenedo uno stile semplice e
chiaro. Un deciso apprezzamento di questopera espresso da Bahr che vede nel
Asrr al-tawhid uno dei pi eccellenti testi sul sufismo e uno dei pochi libri che
possano essere definiti completi ed accurati esempi di stile samanide.52

Tadhkerat al-awliy lunica opera in prosa di Farid al-din Attr Nishpuri (540-
618/1145-1221); si tratta di un insieme di biografie, di storie edificanti, di aneddoti e
detti, dedicati a 97 grandi maestri sufi vissuti nei primi tre secoli dellegira. Attr
esordisce con la storia dellimm Jafar al-Sdeq e conclude il suo libro con la bio-
grafia di Hallj che per il poeta incarna la perfezione dellesperienza mistica. Le
biografie degli ultimi sufi, fra cui quella del venerato Abu Said, sembra non siano
dovute alla penna di Attr. Lautore si bas senzaltro, in gran parte, su precedenti
fonti scritte per la stesura di questo trattato agiografico ma di tali fonti non fa mai
esplicita menzione. Secondo Tauer,53 una delle sue fonti fu senzaltro il Tabaqt al-
sufiye (cfr. sopra), opera che a sua volta si basa sullomonimo testo, in arabo, di
Hosayn al-Sollami morto nel 412/1021. Anche se gran parte del suo materiale aned-
dotico attinto da opere precedenti, la Tadhkerat al-awliy, nella scelta e nella nar-
razione di storie memorabili ed edificanti, mostra tratti specifici e individuali: la sua
originalit messa in evidenza confrontando la narrazione di una stessa vicenda in
altre fonti, operando un parallelo che rivela gli interventi e le rielaborazioni di Attr.
Altri tratti importanti di questopera sono rappresentati dalla traduzione di detti sufi
arabi in persiano, dai tratti arcaizzanti dello stile e dalle sezioni dialogiche, passaggi
che rendono questo testo di particolare interesse per lo studio della storia della lin-
gua.54

Shehb al-din Yahy Sohravardi (549-587/1154-1191), soprannominato Shaykh al-


eshrq, filosofo e uomo di scienza, fondatore della scuola denominata filosofia
dellilluminazione (Hekmat al-eshrq), nel corso della sua breve vita fu autore di

52
Bahr, Sabkshensi, vol. II, pp. 197-205. Lo stile della prosa samanide , per il critico, il punto di
riferimento per la valutazione estetica di unopera.
53
In Rypka, History of Iranian Literature, p. 452.
54
Il lettore italiano ha a disposizione una traduzione di questopera (non condotta, per, sulloriginale
persiano): Farid al-Din Attr, Parole di Sufi, introduzione di P. Nutrizio e traduzione di L. Pirinoli, To-
rino 1964.
La prosa 125

numerose opere (la tradizione lega al suo nome una cinquantina di titoli la maggior
parte dei quali non ancora pubblicati). I suoi scritti di filosofia, fra cui i testi ricono-
sciuti come fondamentali per la conoscenza e per linterpretazione del suo pensiero,
sono composti in arabo, mentre in persiano il celebre pensatore compose una serie di
racconti visionari di natura allegorica fra i quali i pi importanti sono: vz-e par-e
Jebril, Aql-e sorkh, Ruz-i ba jamat-e sufiyn, Loghat-e murn, Safir-e simorgh.
Si tratta di narrazioni fantastiche, dai contenuti simbolici profondi, che rappresen-
tano alcune delle pagine pi belle della letteratura persiana dispirazione mistica.55

Tra le categorie sopra citate non trova posto un testo di notevole importanza che co-
stituisce un unicum nel panorama letterario dellepoca: si tratta del Safarnme di
Nser-e Khosraw (395-470/1004-1077), lunico diario di viaggio in prosa
dellepoca. Composto in et matura, questo libro sicuramente lopera in prosa di
Nser-e Khosraw che ha maggior importanza dal punto di vista storico letterario e
stilistico. Le altre, un commento ad alcune qaside e qualche testo di ispirazione filo-
sofico-religiosa, sono importanti dal punto di vista dottrinale e linguistico ma non
hanno particolare valore artistico (come, per esempio, il gi descritto Ketb-e
goshyesh va rahyesh). Nel Safarnme, Nser-e Khosraw narra i fatti relativi al
viaggio intrapreso da Balkh alla Mecca al fine di compiere il pellegrinaggio rituale.
Un sogno spinge il letterato e filosofo a mettersi in viaggio nel 437/1045, sostando di
volta in volta nei centri pi importanti dellepoca (Marv, Nishpur, Semnn, Ray,
Qazvin, ecc.). Si fermer molto a lungo al Cairo e da l compir per tre volte il pelle-
grinaggio alla Mecca prima di rientrare nuovamente a Balkh nel 444/1052. Il testo
descrive tutti i fatti degni di nota osservati dallautore, le traversie e le difficolt af-
frontate, i personaggi illustri incontrati e, soprattutto, il suo contatto con le teorie
ismailite nel Cairo fatimide. Nser-e Khosraw si dedicher con slancio allo studio di
tali teorie e accoglier la fede ismailita con grande entusiasmo e partecipazione. Il
testo scorrevole e di piacevole lettura e fornisce notizie preziose e dettagliate sulla
geografia, sulla storia, sugli usi e sui costumi di popolazioni e di culture diverse.
Molti critici considerano il Safarnme una delle migliori opere in prosa dellautore:
essa mostra in pieno lo stile di passaggio fra le modalit antiche e le nuove tendenze;
non avendo di per s scopi educativi ma proponendosi piuttosto come cronaca de-
scrittiva, questo testo mostra uno stile vivace e scorrevole, con interessanti spunti
realistici e autobiografici e un fraseggiare molto diretto.56

55
Bausani, Persia religiosa, pp. 239-61. Si veda anche la traduzione italiana di alcuni racconti in:
Suhravardi, Langelo purpureo, a cura di S. Foti, Milano, Trento 2000.
56
Il Safarnme stato tradotto in italiano: Il Viaggio, a cura di Amina Magi, Quaderni II, Istituto della
Repubblica Islamica dIran in Italia, Roma 1991, pp. 51-130.
126 La prosa

6. La prosa scientifica

In epoca selgiuchide vi fu la produzione di una serie di opere a carattere scientifico


di notevole importanza sia per il loro valore linguistico-letterario sia come docu-
mentazione per la storia delle scienze. Come accennato nella premessa, fino al IV-
V/X-XI secolo la scrittura scientifica era stata realizzata quasi esclusivamente in
arabo, mentre nel periodo selgiuchide osserviamo da parte di alcuni intellettuali per-
siani il tentativo di trattare in persiano argomenti che erano stati fino ad allora ap-
pannaggio della lingua araba. Ognuno di questi testi rappresenta infatti un passo fon-
damentale, nelle singole discipline, verso la messa a punto, in persiano, di un voca-
bolario e di una sintassi adeguati. Qui di seguito citeremo rapidamente solo le opere
principali, cercando soprattutto di dare unidea della ricchezza e della variet della
produzione di testi scientifici, senza la pretesa di fornirne una descrizione esauriente.

Il Nawruznme unopera del periodo selgiuchide annoverabile fra i testi relativi


alle scienze esatte il cui stile semplice e lineare mostra un lessico e delle caratte-
ristiche linguistiche di grande interesse filologico. Lopera tratta, dal punto di vista
storico, la festivit dellanno nuovo nella tradizione iraniana e fu attribuita, ma pro-
babilmente senza una base di verit, a Omar Khayym. Lo scienziato infatti, se-
condo la tradizione, aveva attivamente partecipato alla riforma del calendario per-
siano antico su ordine del sultano Malek Shh e tanto bast a conferirgli la paternit
di un testo su tale soggetto. Lo stile del Nawruznme piuttosto arcaico, privo di
ripetizioni, sintetico, composto di frasi brevi e con poche parole arabe.57
La competizione fra le corti, anche in questo ambito scientifico, era particolar-
mente vivace allepoca e, pochi anni dopo la composizione dello Zij al-malekshhi
di Omar Khayym (scritto in arabo), fu composto dallastronomo Abd al-Rahman
Khzeni di Marv il Zij al-sanjari; lautore ne compil in un primo momento una ver-
sione araba, dedicata a Sangiar, cui fece seguito la versione persiana che costituisce
il primo esempio del genere.58

La scienza medica persiana, influenzata dalle teorie e dalla pratica greca e in certa
misura anche da quella indiana fin dallepoca sasanide, nei primi secoli dellIslam si
espresse prevalentemente in arabo, condividendo la prassi di tutte le altre scienze

57
Sempre in relazione alla storica iniziativa di Malek Shh, Omar Khayym compose, in arabo, lopera
Zij al-malekshhi, una descrizione delle tavole astronomiche messe a punto per la costruzione del nuovo
calendario voluto dal sultano; di questopera rimangono soltanto dei frammenti.
58
Una testimonianza preziosa sul ruolo dellastronomo-astrologo alle corti che fiorirono nel periodo
selgiuchide data dal terzo discorso dei Chahr maqle di Nezmi Aruzi.
La prosa 127

dellepoca. Questabitudine si interrompe proprio in epoca selgiuchide quando si ha


la composizione del primo trattato medico in persiano che sia giunto fino a noi:
Hedyat al-motaallemin fi al-tebb di Abu Bakr Rabi Bokhri, datato intorno alla
met del V/XI secolo. Si tratta di unopera enciclopedica in cui, dopo unampia in-
troduzione generale, vengono descritte varie malattie. Di circa 50 anni posteriore la
pi famosa Dhakhire-ye Khrezmshhi, il pi importante testo di medicina
dellepoca selgiuchide, che fu composto alla corte del khrezmshh Qotb al-din
Mohammad (al potere dal 491/1097 al 522/1128) dal famoso medico Zayn al-din
Esmil al-Jorjni. Si tratta di unopera largamente debitrice al canone di Avicenna
rispetto al quale non aggiunge nozioni innovative, mostrando comunque una note-
vole chiarezza espositiva. Lorganizzazione in 10 capitoli che trattano di teoria
medica, anatomia, teoria degli umori, cause e sintomi delle malattie (descritte in or-
dine dalla testa ai piedi), igiene, diagnosi e prognosi, veleni, antidoti e farmacopea.
Dal punto di vista linguistico, si tratta di unopera importante perch crea definiti-
vamente la terminologia medica del persiano. Qualche anno dopo, in occasione
dellincoronazione di Atsiz Garchi, lo scienziato ne scrive un compendio a con-
ferma dellimportanza dellopera. Lo stesso autore, qualche anno dopo compiler un
altro trattato dal titolo Aghrz al-tebb dietro richiesta del ministro del sultano Atsiz
Garchi (al potere dal 522/1128 al 551/1156); si tratta sostanzialmente di una revi-
sione dellopera precedente.59
Pi o meno contemporaneamente, alla corte del sultano Malek Shh e dietro sua
richiesta, viene composta la prima opera di oftalmologia in lingua persiana, dal titolo
Nur al-oyun. Lopera fu scritta nel 480/1087 da Mohammad Jorjni, medico dive-
nuto famoso col soprannome evocativo di Zarrindast. Anche questopera ampia-
mente influenzata dalle teorie e dalla terminologia della medicina araba; le si attri-
buisce comunque una notevole importanza dal punto di vista linguistico essendo, fra
laltro, impostata su una struttura dialogica di domanda - risposta.60

Se Avicenna nel V/XI secolo aveva posto le basi della trattazione filosofica e scienti-
fica in persiano con la sua enciclopedia dal titolo Dneshnme-ye Ali (composta
fra il 414/1023 e il 428/1036), nel periodo selgiuchide vediamo i frutti di quelle-
sperimento con la compilazione di numerose opere enciclopediche su soggetti di-

59
M. Najmbdi, Trikh-e tebb dar Irn, Tehran 1341/1962, passim.
60
Cfr. ashm-pezeshki, in Enc. Iranica. Sui diversi aspetti del ruolo del medico alle corti dellepoca, si
veda il quarto discorso di Nezmi Aruzi nei Chahr Maqle e il capitolo 33 del Qbusnme di Kay
Kaus ebn Eskandar.
128 La prosa

versi. Facendo riferimento alla suddivisione tipologica proposta da iva Vesel,61


possiamo citare per lepoca selgiuchide le seguenti opere:
- due enciclopedie di scienze religiose i cui autori sono anonimi: il Yavqit al-
olum va darri al-nojum, testo scritto probabilmente per contrastare la propaganda
ismailita, e il pi famoso Bahr al-favyed, composto fra il 552/1157 e il 557/1161 e
dedicato a un atabeg turco;62
- due enciclopedie di scienze naturali: il Nozhatnme-ye ali (non ancora
pubblicato) il cui autore, Shahmardn al-Rzi pur seguendo le tracce di Avicenna ne
critica la scelta del lessico e propone nella sua opera una lingua persiana molto sem-
plice; il Farrokhnme di Jamli Yazdi, unopera in 70 capitoli successiva alla pre-
cedente, si colloca fra i testi a carattere popolare col fine dichiarato di migliorare e
completare il Nozhatnme-ye ali (i suoi contenuti sono molto simili a quelli del
Tohfat al-gharyeb e del Ajyeb al-makhluqt va gharyeb al-mawjudt entrambi
trattati sulle meraviglie (cfr. infra).
- unenciclopedia in senso stretto, quella di Fakhr al-din Rzi (543606/1148-
1209) intitolata Jme al-olum (composta nel 574/1178) e dedicata al khrezmshh
Al al-din Takesh del cui figlio lautore era precettore: lopera, che ebbe
unenorme fortuna testimoniata dal numero di manoscritti censiti, comprende la
trattazione di 60 scienze secondo un piano organizzativo organico che serv da mo-
dello a numerose enciclopedie posteriori.63
- due trattati sulle meraviglie del mondo: il Tohfat al-gharyeb, attribuito al
matematico e astronomo Mohammad ben Ayyub al-Tabari (m. nel 485/1092 o nel
520/1126). Composto di 36 capitoli (di cui solo sei elencano effettivamente le mera-
viglie del mare, della terra, dei fiumi, ecc, mentre gli altri trattano gli argomenti pi
diversi, dalla farmacopea alla teoria degli umori, dai giochi matematici alle cure per
limpotenza) la prima opera in persiano di questo tipo giunta fino a noi;64 lopera di
Mohammad Tusi, dal titolo Ajyeb al-makhluqt va gharyeb al-mawjudt, de-
dicata al sovrano selgiuchide Toghril ben Arsln, fu composta probabilmente fra il
555/1160 e il 562/1166. Questultimo testo, tematicamente pi omogeneo e meglio
organizzato rispetto al precedente, descrive le meraviglie del mondo in 10 capitoli
che comprendono notizie relative a corpi celesti, allo spazio fra la terra e il cielo, alle
terre, ai mari e alle montagne, a citt, moschee, chiese e sinagoghe, ad alberi e a

61
. Vesel, Les encyclopdies persanes essai de typologie et de classification des sciences, Paris 1986.
62
de Fouchcour, Moralia, pp. 263-75.
63
de Fouchcour, Moralia, pp. 425-9.
64
In arabo esisteva gi allepoca una tradizione consolidata di questo genere di testi; si pensi al famoso
Ajyeb al-makhluqt di Zakariy Qazvini tradotto in persiano gi nel VII/XIII secolo (ed. N. Sobuhi,
Tehran 1361/1982).
La prosa 129

piante stupefacenti e meravigliose, a esseri umani e a esseri sovrannaturali, a uccelli,


ad animali carnivori e pachidermi.

7. La poetica e la lessicografia

In chiusura di un capitolo dedicato alla prosa selgiuchide, per completare il quadro


variegato della produzione dellepoca, non pu mancare un rapido accenno alle
opere fondamentali di poetica e di lessicografia. Nascono infatti proprio nellarco del
V/XI e del VI/XII secolo le prime riflessioni e i primi trattati sulla poetica e sulla
lingua persiana a conferma del momento cruciale rappresentato da questo periodo
per la costruzione e per lo sviluppo della lingua persiana classica, percepita ormai
come soggetto autonomo degno di studio, di analisi e di classificazione.
La storia della poetica persiana segue un corso analogo rispetto alla prosa scien-
tifica. Tenendo come punto di riferimento i manuali arabi precedenti dedicati alla
poetica (i testi di Ibn Mutazz, di Ibn Rashiq, di al-Askari, di al-Marghinnani, ecc.), i
quali fornivano al contempo una base teorica e una terminologia specialistica, nel
V/XI e nel VI/XII secolo, con le opere di Mohammad Rduyni e di Rashid al-din
Vatvt prende il via la descrizione in lingua persiana della elm-e balghat, ovvero
dellinsieme dei fenomeni legati alluso efficace ed eloquente della lingua.
Il Tarjomn al-balghe, di Mohammad ben Omar Rduyni (481-507/1088-
1113), la prima opera di questo tipo giunta fino a noi; nel testo si trova un riferi-
mento a un trattato precedente sullo stesso tema il quale per oggi perduto. Del
composito spettro delle scienze legate alla produzione poetica, Rduyni limita il suo
trattato allambito della elm-e badi, ovvero alla classificazione, alla definizione e
allesemplificazione delle figure del significante (lafz) e del significato (man).65 Il
Tarjomn al-balghe, oltre a costituire il punto di partenza della ricca storia della
retorica persiana, offre alcuni spunti per delineare una stilistica dellepoca attraverso
i giudizi che lautore esprime nei confronti di diverse composizioni poetiche. Il testo,
di poco successivo, di Rashid al-din Vatvt, Hadyeq al-sehr fi daqyeq al-sher,
costituisce un ampliamento e un momento di sviluppo rispetto allopera di Rduyni.
Oltre a integrare lopera del predecessore con esempi tratti dalla prosa oltre che dalla
poesia, e non solo in lingua persiana ma anche in lingua araba, il Hadyeq al-sehr
allarga il panorama delle figure trattate e offre ulteriori spunti di riflessione lingui-

65
Nel contesto della poetica arabo-persiana i concetti di lafz e di man sono in realt molto pi artico-
lati di quanto i traducenti da noi proposti suggeriscano. Per un approfondimento di questi concetti si pu
partire dalle voci dellEncyclopaedia of Islam (2nd edition).
130 La prosa

stica e stilistica sulla corretta realizzazione delle figure.66 Rduyni e Vatvt pon-
gono, dunque, solide premesse allopera del primo vero linguista della storia per-
siana, ovvero Shams-e Qays che, nel contesto sicuro della corte di Sad ben Zangi a
Shiraz, nel 623/1226 circa compone lopera Al-mojam fi al-mayer ashr al-
ajam, un testo fondamentale per la storia della poetica persiana: in esso lo studio
della elm-e badi viene finalmente integrato da capitoli dedicati ai generi poetici,
alla elm-e aruz (la scienza della metrica) e alla elm-e qfiye (la scienza che pre-
siede le regole della rima e del ritornello).

Per quanto non si possa definirla unopera in prosa in senso stretto, ricordiamo in
chiusura un altro testo di grande importanza storica e culturale prodotto nellarco di
tempo qui studiato, ovvero il pi antico dizionario persiano monolingue che sia
giunto fino a noi, il Loghat-e fors di Asadi Tusi.67 Composto nel 458/1066, dopo
che lautore, nativo del Khorasan, si era rifugiato in Azerbaigian per sfuggire
allinvasione selgiuchide, lopera che apre la storia ricchissima della lessicografia
persiana. Nella sua versione filologicamente pi attendibile, il Loghat-e fors contiene
circa 1.200 parole, esemplificate dai versi di 77 poeti e suddivise in 21 capitoli sulla
base della lettera finale (ordinate cio, come un rimario). Si tratta di una testimo-
nianza importante, dal punto di vista linguistico, di quella parte del lessico che nelle
regioni occidentali dei territori persofoni veniva percepita come difficile e bisognosa
di spiegazioni, ma al contempo costituisce il modello di dizionario che ebbe un se-
guito straordinario in terra dIran fino al X/XVI secolo.68

66
Linfluenza del Hadyeq al-sehr di Rashid al-din Vatvt nella storia della retorica persiana stata
enorme. Si pu senzaltro affermare che questopera rimasta il punto di riferimento imprescindibile per
trattatisti e critici antichi (si veda il sesto capitolo del al-Mojam di Shams-e Qays) e moderni (si con-
frontino le definizioni e gli esempi di sanye-e lafzi e sanye-e manavi del Fonun-e balghat di J.
Homi). Solo molto recentemente sono stati pubblicati dei manuali sul elm-e badi con
unimpostazione metodologica e un approccio critico nuovi rispetto alla tradizione consolidatasi nel
VI/XII secolo (cfr., per esempio, S. Shamis, Negh-i tze be badi, Tehran 1368/1989 e M. Mohabbati,
Badi-e naw, Tehran 1380/2001).
67
Secondo la tradizione, era stato il poeta Qatrn Tabrizi a comporre il primo dizionario persiano, oggi
perduto, spinto a realizzare questimpresa dalla difficolt con cui i poeti dellovest, in particolare
dellAzerbaigian, comprendevano i testi poetici degli autori khorasanici dellest. Lopera di Asadi si inse-
risce in tale filone.
68
Per una descrizione dettagliata di questo dizionario, cfr. D. Guizzo, I tre classici della lessicografia
persiana depoca moghul: Farhang-i ahngr, Burhn-i Qti e Farhang-i Rashd, Venezia 2002, pp.
13-7 (questo testo contiene, fra laltro, unottima sintesi di tutta la storia della lessicografia persiana).
CAPITOLO SESTO

APPUNTI SULLO STILE

In questo capitolo presentiamo alcune osservazioni generali sulle caratteristiche


dello stile della produzione letteraria di epoca selgiuchide. Seguiremo come traccia
la successione dei capitoli precedenti, trattando prima la poesia (compreso il
mathnavi) e poi la prosa. Molte osservazioni sullo stile dei diversi generi letterari
sono ovviamente gi state presentate nei relativi capitoli, al fine di delineare alcuni
degli aspetti peculiari delle opere e degli autori menzionati. Rispetto a quelle
osservazioni, inevitabilmente frammentarie e disperse, alcuni punti che seguono sono
meramente ripetitivi; quello che cercheremo di fare qui di integrarli e di darne una
presentazione pi organica e coerente.

1. Lo stile della poesia

Per quanto concerne la produzione poetica, impossibile definire un vero e proprio


stile selgiuchide. Come sopra accennato, questa unepoca di transizione e di for-
mazione che conduce da un lato al passaggio dallo stile khorasanico (V/XI secolo) al
cosiddetto stile iraqeno (VII-VIII/XIII-XIV secolo), dallaltro al prevalere del gha-
zal sulla qaside come forma privilegiata dellespressione poetica. Affermazione
dello stile iraqeno e preferenza per la forma ghazal saranno due degli aspetti che ca-
ratterizzeranno la poesia di epoca mongola.
La fine del monopolio culturale del Khorasan, contemporanea e conseguente
alla nascita di nuovi centri amministrativi e culturali, porter in poesia alla progres-
siva decadenza del modello di poesia ghaznavide e allaffermarsi di elementi stili-
stici nuovi. Nel capitolo introduttivo abbiamo gi accennato a diversi fattori condi-
zionanti: per quanto riguarda i fattori esterni, abbiamo evidenziato le specificit so-
ciali, linguistiche e culturali delle nuove sedi del potere selgiuchide e delle dinastie
vassalle oltre allimpatto di alcuni fenomeni politico-religiosi (lismailismo e il sufi-
smo, soprattutto) molto importanti; a questi bisogna aggiungere anche i fattori interni
costituiti dalle vicende personali e dalle esperienze artistiche dei singoli poeti, fattori
di cui abbiamo pochi dati e incerti ma i cui esiti furono altrettanto significativi.
132 Appunti sullo stile

Fra le tante condizioni che influenzarono la vita culturale dellepoca, il contatto


della poesia con il sufismo, o pi in generale con lesperienza religiosa, senzaltro
un fattore che produsse notevoli cambiamenti stilistici ampliando il campo tematico,
arricchendo, con la dimensione mistica, il valore simbolico del linguaggio della lirica
e introducendo registri ed espressioni omiletiche. Alcune convenzioni tematiche ed
espressive della poesia sufi si diffonderanno, successivamente, anche fra i poeti non
sufi, assurgendo al rango di veri e propri topoi indipendenti dallesperienza indivi-
duale del poeta.
Sani senzaltro liniziatore della poesia religiosa e il precursore di alcuni
temi mistici. Lo stesso Khqni, una delle personalit pi innovatrici dellepoca ma
non definibile come poeta mistico in senso stretto, riconosce la sua dipendenza
dallesperienza intellettuale, religiosa e stilistica delle opere di Sani. Sempre
Sanai, col suo stile omiletico e didattico, influenza fortemente Jaml al-din Esfahni
il quale cerca di emularne i toni, il pensiero, e perfino le espressioni. Anche Nezmi
nelle sue qaside fa riferimento al modello costruito da Sani. La spinta innovativa
del pensiero e dello stile di Sanai evidente anche nei grandi mathnavi dispi-
razione didattico-religiosa successivi al suo Sayr al-ebd e alla sua Hadiqat al-
haqiqa, come nel Makhzan al-asrr di Nezmi e nei primi poemi di Attr. Proprio
Attr, a sua volta, introduce definitivamente nel ghazal lelemento estatico a inte-
grazione di quello misticheggiante. La sua esperienza stilistica, imperniata sul-
lelaborazione di un lessico tecnico, nonch sulla rivisitazione e manipolazione in
chiave simbolico-metaforica dei temi erotici ed anacreontici, si configura come la
necessaria premessa alle straordinarie espressioni della lirica erotico-mistica del
VII/XIII e dellVIII/XIV secolo (basti pensare a Jall al-din Rumi e a Hfez).

Lapparizione e la maturazione di aspetti stilistici innovativi ovviamente un


processo estremamente lento e quasi impercettibile nei singoli canzonieri (eccetto
nel caso della poesia di personaggi eccezionali quali Anvari e Khqni), anche se la
direzione del cambiamento, dalla semplicit alla ricercatezza, dalla linearit
allartificiosit, chiara ed evidente.
Molti poeti di epoca selgiuchide manifestano specificamente il bisogno di dare
dimostrazione della propria abilit compositiva sia a livello del lafz che a livello del
man: nel primo caso si nota infatti un incremento delle figure di parola, luso pi
frequente di radif difficili (nominali, verbali e intere frasi), limpiego di metri par-
ticolari che esaltano gli effetti fonoprosodici dei versi; nel secondo caso si osserva
lintroduzione di temi nuovi, luso di un lessico pi ampio (arabo e persiano) che at-
tinge a campi semantici inusitati, lincremento di loghz e chistn (enigmi e indovi-
nelli) nei nasib, la composizione di cronogrammi (mdde-ye trikh), limpiego delle
Appunti sullo stile 133

tenzoni (monzere), larricchimento di metafore, di comparazioni, di allusioni e di


iperboli. La composizione di qaside-ye masnu (lunghi poemi nei quali ogni verso
esemplifica un diverso artificio retorico) dalla penna di poeti quali Qavmi Ganjavi e
Zahir Frybi rappresenta un fenomeno originale dellepoca selgiuchide, in sintonia
con la tendenza sopra descritta. Si tratta in effetti di un chiaro segno dellattenzione
verso la ricercatezza e lelaborazione formale cui si assiste nella produzione poetica,
e anche del grado di consapevolezza con cui i poeti utilizzavano un repertorio di fi-
gure oramai dettagliatamente codificato.1
Anche nella struttura dei generi si registra un forte cambiamento: nella costru-
zione della qaside si ha la rottura della legge della ripartizione classica in nasib,
gorizgh e madih; nel ghazal, invece, si assiste al definitivo configurarsi della sua
forma tecnicamente matura, con linserimento regolare del takhallos, con la limita-
zione del numero dei versi, con luso frequente del radif e con i primi segni della sua
specifica dimensione politematica.
Partendo dal presupposto che il modello della qaside ghaznavide rappresentava
comunque, per ogni autore dellepoca, il canone poetico cui fare riferimento, fra il
V/XI e il VI/XII secolo si possono individuare, in modo del tutto convenzionale, tre
grandi scuole; la prima raccoglie gli autori che si conformano alla poetica ghazna-
vide di Onsori e di Farrokhi dai quali si distinguono per una personale rivisitazione
del codice espressivo e tematico, senza tuttavia inserire elementi stilistici radical-
mente innovativi; la seconda scuola raggruppa i poeti dellarea dellAzerbaigian e
del Caucaso orientale i quali diedero un apporto originale e significativo al rinnova-
mento dello stile khorasanico di epoca ghaznavide inserendo nella lirica e nel
mathnavi nuovi temi e nuove modalit espressive; la terza, pi tarda, viene definita
scuola di Isfahan ed rappresentata principalmente da due autori, Jaml al-din
Esfahni, Kaml al-din Esfahni, che vengono riconosciuti come i diretti antecedenti
dello stile iraqeno.2

I continuatori della poetica ghaznavide. I critici3 sono concordi nellindividuare


nellopera di Adib Sber, Hasan Ghaznavi Ashraf, Othmn Mokhtri, Moezzi,
Masud-e Sad-e Salmn, Abu l-Faraj Runi e Azraqi, uno stretto legame con la poe-
tica di Onsori e di Farrokhi e, al contempo, lintroduzione di qualche elemento di
novit. Questa sintonia dei contenuti e dellespressione poetica dei primi autori sel-

1
Per la storia di questo genere di qaside, cfr. A A Vafyi, Qasideh-ye masnu, Tehran 1382/2003.
2
Alla scuola di Isfahan dovremmo aggiungere anche un altro poeta, Rafii al-din Lonbni, sulla cui
poesia mancano per studi approfonditi.
3
Per questa parte ci siamo basati principalmente su Mahjub, Sabk-e khorsni, pp. 551-675, e su de
Bruijn, Of Piety and Poetry, pp. 148-60. Cfr. anche M. Gholmrezi, Sabkshensi-ye sher-e frsi,
Tehran 1377/1998, pp. 109-237; A. H. Zarrinkub, Sayr-i dar sher-e frsi, Tehran 1363/1984, pp. 34-7.
134 Appunti sullo stile

giuchidi con quella dei loro predecessori ghaznavidi ha portato a coniare la defini-
zione di seconda scuola ghaznavide.4 Le loro qaside delineano con chiarezza la
fase di transizione: pur conformandosi ai modelli precedenti (i pi conservatori sono
senzaltro Moezzi,5 Hasan Ghaznavi e Othmn Mokhtri) nello sviluppo dei temi,
nella costruzione delle immagini e negli artifici retorici, mostrano, a diversi livelli,
qualche caratteristica nuova. Moezzi, per esempio, utilizza il radif con maggior fre-
quenza rispetto ai poeti ghaznavidi, spesso scegliendo sostantivi difficili, gene-
rando una tendenza che si affermer nelle qaside e nei ghazal del secolo successivo.6
Masud-e Sad-e Salmn inaugura il genere delle habsiyyt con rinnovata sensibilit
poetica (introducendo riflessioni personali e esistenziali) e propone in forma com-
piuta la poesia di genere shahrshub che vedr un duraturo successo. Abu l-Faraj
Runi introduce considerevoli innovazioni nella scelta dei metri, nella costruzione di
composti e di metafore e viene riconosciuto come uno dei diretti precursori dello
stile di Anvari il quale, a sua volta, rappresenta un antecedente dei poeti dello stile
iraqeno.7 Azraqi d una svolta decisiva alluso della comparazione attingendo a
campi semantici nuovi e dimostrando le grandi potenzialit dellimmaginario poetico
nei processi di personificazione. Fra gli autori che seguono in poesia lo stile ghazna-
vide ricordiamo anche Nser-e Khosraw, che vi inserisce riflessioni filosofiche e te-
matiche religioso-propagandistiche del tutto nuove per il genere. Utilizzando le pa-
role di Mahjub si pu, dunque, affermare che i poeti (selgiuchidi) entrarono con
spirito nuovo nellarena della poesia, si allontanarono dallo stile dei maestri del Kho-
rasan sostituendo alla pomposit, allelevatezza e alla solidit della poesia khorasa-
nica, la delicatezza, la scorrevolezza, la dolcezza e la sottigliezza di un nuovo modo
di fare poesia.8 Nei primi decenni dellepoca selgiuchide, dunque, facendo riferi-
mento ai modelli antichi, si sperimentano progressivamente, senza rotture e con
cautela, nuovi temi e nuovi linguaggi.
In questo contesto stilistico di tipo tradizionalista, che si fonda su un indiscusso
apprezzamento per i maestri riconosciuti, emerge nettamente la figura di Anvari il

4
In alcuni casi le affinit stilistiche sono talmente consistenti da aver condotto alcuni critici ad accusare
poeti come Moezzi di vero e proprio plagio.
5
Si ricordi che, secondo il significativo giudizio di Awfi, il poeta Moezzi si colloca con Rudaki e
Onsori nella triade dei maggiori panegiristi persiani.
6
Un poeta come Khqni, per esempio, incrementer ulteriormente nelle sue qaside la frequenza e la
difficolt delluso del radif.
7
Masud-e Sad-e Salmn e Abu l-Faraj Runi sono considerati, fra laltro, i precursori e i fondatori della
poesia persiana in terra dIndia, poesia che nei secoli successivi mostrer una forte specificit stilistica ed
un legame ricco e profondo col complesso contesto linguistico-culturale nel quale si andr sviluppando (a
Masud la tradizione attribuisce un divn composto in hindi del quale per non c traccia; de Blois,
Persian Literature, p. 345 nota 1).
8
Mahjub, Sabk-e khorsni, p. 558.
Appunti sullo stile 135

quale, restando nellambito del canone khorasanico, dar una straordinaria spinta in-
novativa alla poesia lirica. La sua poetica va verso il superamento della staticit e
della rigidit delle forme e delle espressioni della lirica ghaznavide e a tal fine rifor-
mula le descrizioni naturali e introduce riflessioni filosofiche e moraleggianti e de-
scrizioni di vicende personali e pubbliche sentite in precedenza come estranee alla
qaside. Anche il lessico poetico di Anvari ha come punto di riferimento lesperienza
ghaznavide, ma egli riesce ad apportare al vocabolario tradizionale notevoli novit.
Nelle sue qaside, metafore, similitudini, allusioni e iperboli vengono attinte, sempre
con grande equilibrio, da nuovi campi semantici e da un vocabolario dotto che fa ri-
ferimento a scienze diverse (astronomia soprattutto). Ampliando, nei suoi ghazal, la
gamma dei temi e delle espressioni adeguate alla poesia, senza per introdurre alcun
elemento innaturale o inappropriato al canone poetico (egli godette gi presso i con-
temporanei di riconoscimento incondizionato), Anvari anticipa molti aspetti della
poetica di Sadi (come da questultimo riconosciuto in alcuni versi) in particolare
quel sahl-e momtane, la capacit inimitabile di saper esprimere in modo apparente-
mente semplice unidea in realt complessa, che costituir una delle qualit tipiche
della poesia dello shaykh di Shiraz.

Lo stile azerbaigiano. Mentre i continuatori della poetica ghaznavide sperimenta-


vano con cautela alcuni percorsi innovativi nei temi e nelle forme della qaside, nei
territori nord-occidentali dellIran un gruppo di poeti dava un nuovo, originale con-
tributo allevoluzione stilistica della qaside classica; il livello della loro poesia d la
misura del grado di sviluppo culturale della regione. I maggiori rappresentanti di
questo gruppo di poeti sono Abu l-Al Ganjavi, Qavmi Ganjavi, Falaki Sharvni,
Khqni, Zahir Frybi, Nezmi Ganjavi, Athir al-din Akhsikati e Mojir al-din
Baylaqni. In genere vengono citate alcune condizioni particolari per spiegare i ca-
ratteri specifici dello stile di questo gruppo di autori. Questi poeti, innanzitutto, vi-
vevano in un contesto in cui era meno radicata la tradizione della poesia ghaznavide
(lontana nello spazio oltre che nel tempo) e pertanto erano meno influenzati dalla
produzione dei grandi qasidisti antichi; fu pi naturale che essi seguissero con mag-
gior convinzione le orme di poeti contemporanei quali Sani e Anvari (Khqni, per
esempio, dichiara in pi versi il suo debito verso Sani). Un secondo elemento co-
stituito dal fatto che, vivendo in Azerbaigian, questi poeti avevano maggiori contatti
coi poeti della zona iraqena (Jebl) i quali, direttamente influenzati dalla poesia
araba coeva, avevano gi acquisito tendenze distinte rispetto ai poeti dei territori
nord-orientali. Un terzo fattore dato dallinfluenza esercitata dallambiente cultu-
rale dellarea azerbaigiana, ricco di apporti linguistici eterogenei e di contatti con le
popolazioni del Caucaso, in particolare georgiani cristiani. Linsieme di questi fat-
136 Appunti sullo stile

tori, accompagnati dalle singole esperienze umane e intellettuali, determin il confi-


gurarsi di una scuola poetica caratterizzata da una serie di apporti originali. Secondo
il giudizio di Rypka, loriginalit di questa scuola risiede in diversi aspetti che vanno
dalle modalit espressive al vocabolario e alla sintassi, tutti fattori influenzati dalle
tendenze locali e dalla prossimit di culture non iraniche e non musulmane. La
qaside si apre a temi esterni alla sfera cortese, si allontana dal vocabolario arcaico,
accoglie un uso esteso del lessico arabo, accettando, al contempo, forme espressive
del folclore locale.
Per descrivere brevemente alcune caratteristiche di questa poetica, facciamo ri-
ferimento alla produzione di Khqni, senza dubbio il maggiore e il pi illustre
esponente della scuola azerbaigiana, la cui produzione poetica rappresenta un punto
estremo e personalissimo nel panorama dellepoca. La sua vicenda personale
strettamente legata alla vita politica e culturale del Caucaso orientale, zona di intensi
contatti con la cristianit, al punto da far dire a Rypka che: Un divn di questo tipo
non avrebbe potuto essere composto che in Transcaucasia e ancora possiamo
apprezzare pienamente la sua (di Khqni) poesia, solo tenendo conto dei suoi le-
gami con Costantinopoli.9 Oltre a questi fattori, ricordiamo che anche a Khqni
dovuta la qualifica di poeta dotto, poeta dunque per il quale la scienza si mise al
servizio della poesia e in questa tendenza fu seguto da altri rappresentanti della
scuola azerbaigiana quali Falaki Sharvni (calligrafo, matematico e forse astro-
nomo), Athir al-din Akhsikati e Zahir Frybi, tutti eruditi di notevole fama.
Linfluenza di Khqni sui poeti successivi da tutti riconosciuta, in particolare su
Jall al-din Rumi e su Hfez: restano a modello soprattutto le sue descrizioni naturali
(in particolare le liriche in cui il sole protagonista e interlocutore), la libert delle
sue associazioni poetiche, il carattere innovativo di metafore e di personificazioni, la
ricchezza del suo vocabolario poetico.
Laltro massimo esponente della scuola azerbaigiana Nezmi. Con questo au-
tore si passa allo stile del mathnavi che in questo periodo non sub, nella forma,
svolte cos decisive come invece la qaside o il ghazal, ma che per quanto riguarda le
tematiche e le tecniche narrative si arricch di un apporto tale da vederne condizio-
nata tutta la storia successiva. Va ricordato che il precursore del mathnavi romantico
era stato Gorgni il quale, col suo Vis o Rmin, aveva aperto il genere mathnavi a
tematiche e linguaggi nuovi, anche se in una forma ancora imperfetta. per con
lopera di Nezmi che lepica romantica raggiunge il suo apice e questo poeta ne re-
ster il maestro indiscusso per profondit di pensiero e uso della lingua poetica: la

9
Rypka, History of Iranian Literature, pp. 201-9; si veda dello stesso autore, Poets and Prose Writers
of the Late Seljuq and Mongol Periods, in The Cambridge History of Iran, vol 5, J. A. Boyle ed.,
Cambridge 1968, pp. 550-625.
Appunti sullo stile 137

forza delle sue immagini, la profondit della sua riflessione etica e filosofica, la sen-
sibilit psicologica nella descrizione di vicende e di personaggi resteranno per secoli
un modello, la cui influenza non sar limitata allambito del mathnavi ma peser an-
che sulla lirica. Con la sua Khamse, Nezmi diede un impulso decisivo al rinnova-
mento del mathnavi, una forma che, dopo Ferdousi, aveva conosciuto una lunga fase
di stasi imitativa:10 il grande poeta azerbaigiano seppe utilizzare il linguaggio cor-
rente per esprimere concetti elevati, introdusse il vocabolario della lirica anche per
trattare temi epici e romantici, e si svincol dalle convenzioni del genere per rinno-
vare e sviluppare tutte le potenzialit del poema lungo.

La scuola di Isfahan. Spostando la nostra attenzione su un altro dei maggiori centri


dellimpero selgiuchide, ovvero Isfahan (citt che conobbe uno straordinario svi-
luppo culturale perlomeno fino alla morte di Malek Shh), incontriamo un altro
gruppo di poeti la cui produzione mostra caratteristiche proprie.11 Il pi importante
autore della cosiddetta scuola di Isfahan Jaml al-din Esfahni: egli viene ricor-
dato come un grande panegirista, che rimase tuttavia relativamente indipendente
dalla vita di corte e la cui opera risente in modo chiaro dellinfluenza dello stile di
Anvari e di Khqni. In questo senso Jaml al-din Esfahni viene visto come lultimo
anello di quella catena di autori che, elaborando, temperando e fondendo alcune
delle novit introdotte dai singoli poeti precedenti, realizzano il passaggio dallo stile
khorasanico allo stile iraqeno. Egli riesce infatti a riequilibrare leccessivo sfoggio di
erudizione che si era manifestato nelle qaside, e pur menzionando spesso con stima
autori quali Anvari, Khqni e Rashid al-din Vatvt, interpreta in modo personale le
specificit del loro stile riportando il linguaggio poetico a una certa semplicit. Un
suo decisivo contributo viene riconosciuto nella storia del genere ghazal, genere in
cui era particolarmente dotato se Rypka arriva a osservare che i toni delicati e sottili
dei suoi ghazal influenzano e riemergono anche nelle sue qaside. Sadi stesso mostra
nella sua opera linfluenza della poesia di Jaml al-din Esfahni la cui produzione
poetica costituisce per i critici un momento di passaggio importante nella storia del
ghazal. In particolare gli si riconosce luso di uno stile limpido e fluente, lontano da-
gli eccessi retorici di alcuni autori precedenti, ma arricchito, nei contenuti, dalla va-

10
I tentativi precedenti di superare il modello ferdousiano, si pensi per esempio al Gorshspnme di
Asadi Tusi, non avevano raggiunto in pieno lobiettivo. Come visto nel capitolo IV.1., tutta lepica del
periodo selgiuchide ancora fortemente debitrice, per contenuti, per linguaggio e per strutture narrative,
allo Shhnme.
11
Questo particolare momento della storia della poesia persiana stato ampiamente indagato, soprattutto
nei suoi aspetti storico-sociali, nel volume: Z.N.Voroejkina, Isfahanskaya kola poetov i literaturnaya
izn irana, Moskva 1984.
138 Appunti sullo stile

riet tematica e dalla rielaborazione dellimmaginario poetico gi sperimentate nella


produzione dei suoi maestri.
La generazione successiva vede, sempre a Isfahan, come protagonista della vita
poetica, il figlio di Jaml al-din Esfahni, Kaml al-din Esfahni, definito come uno
degli ultimi grandi panegiristi dellepoca doro di questa forma poetica. Spesso le
sue qaside mancano della parte lirica introduttiva e nello sviluppo della composi-
zione sapr fare largo uso di tutte le tematiche entrate ormai ufficialmente nel reper-
torio di quel genere: consigli, riflessioni, misticismo, lamentele sulla vita, sulla ma-
lattia, sulla transitoriet delle cose, manifestando una chiara coscienza del senso di
decadenza che pervadeva lepoca. Alla sua poesia si riconosce lintroduzione di
nuovi composti, un rinnovamento del vocabolario anche arabo, la creazione di nuovi
temi che, come gi visto nel capitolo III.2., gli fecero guadagnare il titolo di khallq
al-mani.
Una delle caratteristiche di questa scuola sembra essere legata a fattori di ordine
sociale. Nella seconda met del VI/XII secolo Isfahan conobbe infatti un momento
politico e religioso difficile, dominato dalla feroce rivalit fra Hanafiti e Shafihiti.
Molto spesso nei versi di questi poeti, malgrado il sicuro attaccamento che ebbero
per la loro citt, vengono criticate le condizioni di vita, la situazione della madrase e
i difficili rapporti fra gli intellettuali, con unautoesortazione ad allontanarsi dalla
realt pubblica al fine di evitare le amarezze che inevitabilmente comporta.

Indipendentemente dalle scuole locali, lo stile dei poeti del tardo VI/XII secolo,
definito spesso come sabk-e erqi-ye qadim, misura, verifica e mette a punto, nella
qaside e nel ghazal, quegli elementi di novit espressiva e contenutistica proposti e
sperimentati dai poeti vissuti nei decenni precedenti. Tale processo costitu la base
dello sviluppo e dellaffermazione, nella poesia persiana, dello stile cosiddetto ira-
qeno: nello stile iraqeno, infatti, gli eccessi dellelaborazione stilistica di alcuni au-
tori selgiuchidi furono aboliti e le ricercatezze espressive vennero smorzate in una
lingua pi semplice e fluente; alcune innovazioni tematiche, per, quali
lintroduzione di riflessioni personali e esistenziali, la descrizione degli stati psicolo-
gici dellamore, la simbolizzazione dei soggetti decorativi (natura, vino, ecc.) ven-
nero accolte e coltivate per sfociare successivamente in alcune caratteristiche pecu-
liari della poetica del VII/XIII e dellVIII/XIV secolo.
Appunti sullo stile 139

2. Lo stile della prosa

La prosa del periodo selgiuchide si differenzia sensibilmente dalla prosa del periodo
arcaico, come in pi punti precedentemente messo in rilievo (cfr. cap. V). Tra il
IV/X e il V/XI secolo i maggiori capolavori della prosa persiana erano con-
traddistinti da espressioni concise e dirette, da un fraseggiare lineare e paratattico,
con rare digressioni e senza linserzione di materiale decorativo (versi, proverbi,
rime interne, ecc.); anche lutilizzo di parole arabe e di forme grammaticali proprie
dellarabo era molto limitato in unattivit compositiva che era mossa principalmente
da esigenze pratiche e dallintento di trasmettere un particolare sapere. Rispetto a tali
caratteristiche, vediamo agli inizi del periodo selgiuchide (seconda met del V/XI
secolo) una fase di transizione dettata da un senso di stanchezza e di insoddisfazione
nei confronti della semplicit e della linearit della prosa samanide e ghaznavide.
Come conseguenza di questo cambiamento di gusto, assistiamo, dal VI/XII secolo in
poi, al progressivo affermarsi della prosa ornata (nathr-e fanni). Levoluzione che
porta dalla prosa samanide alla prosa ornata del VI/XII secolo vede il crescente
diffondersi di una vasta gamma di preziosismi retorici e di figure stilistiche,
rappresentati principalmente dalluso della prosa rimata, di catene di sinonimi, di
inserzioni di versi, di metafore tipiche del linguaggio poetico. Questi elementi
stilistici penetreranno nella prosa fino a diventare, nellepoca successiva, una
componente formale imprescindibile.
Il momento di passaggio rappresentato principalmente da opere quali la
Trikh-e Masudi di Abu l-Fazl Bayhaqi, il Siysatnme di Nezm al- Molk e il
Qbusnme di Kay Kus. Bayhaqi fu in effetti il primo prosatore persiano a rendere
letteraria unopera storica, utilizzando nella sua stesura quellinsieme di tropi e di
stilemi che un segretario doveva maneggiare alla perfezione per scrivere i documenti
richiesti dallattivit di corte (soprattutto in arabo presso i Ghaznavidi). Dopo di lui,
autori come Nezm al-Molk e Kay Kus, riescono a proporre argomenti di attualit
politica e norme di condotta pratica e morale, con un linguaggio diretto ma attento a
venire incontro al gusto estetico che si andava evolvendo. Se queste sono le opere di
transizione, il momento di passaggio vero e proprio si ha coi Chahr maqle di
Nezmi Aruzi, opera in cui le esigenze stilistiche si fanno dominanti, soprattutto
nelle parti generali e introduttive.
Unanalisi attenta di questi testi mostra con chiarezza come il linguaggio can-
celleresco, fondato in modo saldo e articolato sulle norme della retorica araba, porti
a introdurre nella prosa caratteri stilistici e innovazioni formali da esso derivate. Ri-
140 Appunti sullo stile

cordiamo brevemente alcune caratteristiche che evidenziano questevoluzione:12 a)


limpiego frequente di parole arabe nel trattare argomenti attinenti allattivit poli-
tica, amministrativa, militare, scientifica e religiosa; b) ladozione di elementi mor-
fologici della lingua araba, la cui funzione era prima svolta da suffissi persiani: plu-
rali fratti, masdar, avverbi con terminazione in an; c) limpiego di costruzioni pro-
prie alla sintassi araba (anticipazione del verbo, postposizione delloggetto, ecc.); d)
la citazione sporadica di versi, di proverbi e di passi coranici; e) linserzione di rime
interne; f) la presenza di brani descrittivi che rivelano una cosciente finalit artistica.
Tutte queste peculiarit stilistiche, temperate e misurate nelle opere di transi-
zione, diverranno frequenti e preponderanti nella forma matura della prosa ornata.
Ma la differenza sostanziale fra le due fasi, quella di transizione e quella della
vera prosa ornata, non solo quantitativa: nel periodo di transizione, labitudine pro-
fessionale alla rielaborazione formale del testo bilanciata da un profondo realismo,
da unattenzione seria per gli aspetti concreti e particolari degli ambienti descritti, da
un interesse per la resa efficace delle vicende o dei princpi teorici che sono alla base
dellesposizione dellautore. Nel momento in cui, invece, la ricercatezza e il prezio-
sismo formale divengono quasi il fine stesso della composizione di opere in prosa
(dalla favolistica alla storia), si ha il segno inequivocabile che lambiente intellet-
tuale manifesta esigenze estetiche pi raffinate, e ci rende i tempi maturi per laf-
fermazione e la diffusione della prosa ornata.
Le opere in prosa ornata del VI/XII secolo, al di l degli intenti educativi o do-
cumentaristici che ne stimolano per convenzione la composizione, sono spesso
mosse proprio da finalit puramente estetiche e da intenti decorativi. Questa ten-
denza spesso mette in secondo piano lefficacia e limmediatezza della comunica-
zione e limportanza della descrizione concreta di fatti e di personaggi (si pensi, per
esempio, al Kalile va Demne di Abu l-Mali Nasrollh Monshi e al Rhat al-sodur
va yat al-sorur di Rvandi). Non meno importanti sono gli intenti encomiastici che
stanno allorigine della composizione di molte opere (soprattutto nella prosa didat-
tica e nella prosa storica); tale finalit, pur manifestandosi in opere piuttosto tarde,
condiziona e stimola in modo notevole quella tendenza alla ricercatezza formale che
si mostrer in forma matura in epoca mongola.

12
Le considerazioni che seguono si basano soprattutto sulle osservazioni di Bahr, Sabkshensi, vol. II,
pp. 66-87; e di S. Shamis, Sabkshensi-ye nathr, Tehran 1377/1998, pp. 46-137. Shamis tenta nel suo
libro anche una suddivisione della prosa selgiuchide in tre distinte categorie: 1) nathr-e fanni (in cui in-
clude il Kalile va Demne, le raccolte di lettere, le Maqmt, la Tarjome-ye trikh-e yamini e il Rhat al-
sodur); 2) nathr-e beynbeyn / mediana (in cui include il Siysatnme, il Qabusnme, per la fase antica,
e i Chahr maqle e la Trikh-e Tabaristan per la fase successiva); 3) nathr-e sde / semplice (in cui
include gran parte delle opere dispirazione religiosa).
Appunti sullo stile 141

Come gi osservato per la poesia, la caratteristica stilistica del periodo selgiu-


chide resta la compresenza di un doppio stile allinterno della stessa opera: la mag-
gior parte dei testi del VI/XII secolo, a esclusione dei trattati scientifici, presentano
infatti al contempo parti scritte in prosa ornata e parti scritte in uno stile semplice.
Levoluzione verso lincremento degli elementi decorativi e ornamentali nella prosa
storica, didattica e religiosa sar tuttavia un processo estremamente lento che dovr
attendere ancora vari decenni per completarsi appieno.
Lo stesso Kalile va Demne, giudicato il primo vero esempio di prosa ornata per-
siana, pur presentando tutti gli elementi peculiari del nathr-e fanni lo fa con mezzi
non ancora raffinati. Se confrontata con la ricercatezza dellespressione, con la com-
plessit sintattica, con la ricchezza retorica e con la perfezione del saj che troviamo
nellAnvr-e Sohayli, opera scritta sullo stesso soggetto da Vez Kshefi nel X/XVI
secolo, la scrittura di Nasrollh Monshi mostra di essere solo il primo passo di quella
che sar una radicale e duratura evoluzione stilistica.
Bibliografia

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di stampa.

Le traduzioni1

Bb Ther Oryn, Quartine (Do-Beiti), a cura di G. Rebecchi, Roma (Istituto Culturale


della Repubblica Islamica dIran) 2001;
Farid al-Din Attr, Parole di Sufi, introduzione di P. Nutrizio e traduzione di L. Pirinoli, To-
rino 1964; [Tadhkerat al-awliy];
Farid al-din Attr, Il poema celeste, a cura di M. T. Granata, Milano 1990; [Elhinme];
Farid al-din Attr, Il verbo degli uccelli, a cura di C. Saccone, Milano 1986; [Manteq al-
tayr];
Kay Kus ibn Iskandar, Il libro dei consigli (Qbs-Nma), a cura di R. Zipoli, con una nota
di A. Bausani, Milano 1981;
Mahsati Ganjavi, La luna e le perle. Quartine di una poetessa persiana del XII secolo, a cura
di R. Bargigli e D. Meneghini, Milano 1999;
Nser-e Khosrow, Il libro dello scioglimento e della liberazione (Ketb-e Goshyesh va
Rahyesh), a cura di P. Filippani-Ronconi, Napoli 1959;
Nser-e Xosrow e il suo Rowshani-nme (Il libro della luce), a cura di C. Saccone, Qua-
derni II, Istituto della Repubblica Islamica dIran in Italia, Roma 1991, pp. 21-50 (an-
che in Il libro della luce. Un catechismo ismailita del XI secolo, a cura di C. Saccone,
Studia Patavina. Rivista di scienze religiose, XXXVII, 1990, 3);
[Nser-e Khosraw], Il Viaggio, a cura di Amina Magi, Quaderni II, Istituto della Repubblica
Islamica dIran in Italia, Roma 1991, pp. 51-130; [Safarnme]
Nezmi Aruzi di Samarqanda, I quattro discorsi, a cura di G. Vercellin, Roma 1977;
[Chahr maqle];
Nezm di Ganj, Le sette principesse, a cura di A. Bausani, note di A. Bausani e G. Calasso,
Milano 1982; [Haft paykar]
Nezmi Ganjavi, Il libro della fortuna di Alessandro (Eqblnme), a cura di C. Saccone, Mi-
lano 1997;
154 Bibliografia

Nezmi, Layl e Majnn, a cura di G. Calasso, Milano 1985;


Nizm al-Mulk, Larte della politica (Lo specchio del principe nella Persia dellXI secolo)
(Siysatnme) Trattato sullarte del governo, a cura di M. Pistoso, Trento 1999;
Omar Khayym, Le Rubaiyyt, a cura di F. Gabrieli, Firenze 1944;2
Omar Khayym, Quartine (Robiyyt), a cura di A. Bausani, Torino 1956;
Omar Khayym, Robyyt, a cura di P. Pascal e G. degli Alberti, Torino 1960;
San, Viaggio nel regno del ritorno, a cura di C. Saccone, Parma 1993; [Sayr al-ebd ila
al-mad];
Suhravardi, Langelo purpureo, a cura di S. Foti, Milano, Trento 2000; [Aql-e sorkh; vz-e
parr-e Jebrayil; Loghat-e murn].

Unantologia di testi del periodo selgiuchide, soprattutto di liriche, si trova nei seguenti
volumi:
Piemontese A. M., Storia della letteratura persiana, 2 voll., (Letteratura Universale 39-40),
Milano 1970, vol. I;
Poesia damore turca e persiana, a cura di A. M. Piemontese e G. Scarcia, Novara 1973;
Divano Occidentale, a cura di G. Scarcia, Bologna 1986;
Ti amo di due amori, a cura di B. Lewis, trad. dal persiano di M. Casari, Roma 2003, (in par-
ticolare pp. 51-98);
Poesia dellIslam, a cura di Scarcia G., Palermo 2004, (in particolare pp. 132-53).

1
Il titolo originale dellopera, se non presente nel titolo della traduzione, viene riportato fra parentesi
quadre alla fine del riferimento.
2
Numerose sono state le traduzioni in italiano delle quartine di Omar Khayym: per una rassegna com-
pleta fino al 1982 cfr. A.M. Piemontese, Bibliografia italiana dellIran (1462 1982), 2 voll., Napoli
1982, vol. II, pp. 614 621.
Indice dei nomi

Abd al-lh Ansri (396-481/1005-1088), Aghrz al-tebb, 28, 127


104, 121-122 Ahmad al-Ghazli (m. 520/1126), 62,
Abd al-Latif al-Abbsi (XI/XVII sec.), 94n, 121, 122-123
91 ahvniyt, 71
Abd al-Rahman Khzeni (V-VI/XI-XII Al al-din Takesh Khrezmshh, 120,
sec.), 126 128
Abd al-Vse Jabali (m. 555/1160 ca.), l-e Khojand, 25
25, 37, 39n, 44n, 51, 56 l-e Said, 25
Abkr al-afkr fi l-rasel va l-ashr, l-e Shanshb, 31
121 Alessandro (Eskandar), 79-81, 81n, 108,
Abu l-Al Ganjavi (m. 554/1159), 33, 112
42, 135 Alfiye va shalfiye, 23
Abu Bakr Rabi Bokhri, 127 Ali ben Ahmad, 79
Abu Bakr Ruhni, 29 Ali Hasan Hojviri (m. 465/1072), 30,
Abu l-Faraj Runi (m. 500-508/1106- 122
1114), 30, 42, 47, 48n, 63, 133-134, Alp Arsln, 22, 23, 26, 33, 105
134n Ajyeb al-makhluqt, 128n
Abu l-Fath ben Mohammad, 82 Ajyeb al-makhluqt va gharyeb al-
Abu l-Fazl Bayhaqi (385-470/995-1077), mawjudt, 128-129
77, 116-117, 139 Ajmer, 31
Abu l-Mali Nasrollh Monshi (m. Amni, 83
555/1160), 29, 48, 109-110, 140 Amaq Bokhri (n. 440/1048 ca.), 23,
Abu l-Qsem Ali, 120 32, 51, 63, 71n, 83
Abu l-Qsem Ali Bkharzi (m. Amirn Shh, 23
468/1075), 22n, 44n Amir Khosraw Dehlavi (n. 651/1253),
Abu l-Sharaf Nseh Jorfdqni (attivo 50n, 80, 86
603/1206), 120 andarznamak / andarznme, 87, 105
Abu Mozaffar Akhsatan, 86 Anushirvn, 92, 111n
Abu Nasr Frsi, 30 Anvr-e Sohayli, 110, 141
Abu Nasr ebn Mansur, 82 Anvari (m. 585/1189 ca.), 15, 24, 27, 32,
Abu Said Balkhi (m. 440/1048), 16, 62, 34, 36, 38n, 40, 40n, 41, 42, 42n, 48-
123-124 49, 51n, 55, 56, 57, 58, 63, 70n, 71,
Abu Shakur Balkhi (n. 303/915), 75, 87 72, 72n, 97, 132, 134, 135, 137
Abu Sin (vedi Avicenna) Aql-e sorkh, 125
adab, 17, 17n, 99, 102, 104, 118 Ares al-khavter va nafes al-
Adib Sber (m. 538-42/1143-47), 24, 27, navder, 121
38n, 51, 51n, 56n, 71n, 133 Arrn, 13, 22, 32
farinnme, 75, 87, 88 Arsln Shh Muhammad II qarakhanide,
Afrsiyb, 78 32
Afzal al-din Ahmad Kermni (m. Arta Viraf Namak, 90
615/1218), 119 Asadabd, 115
Aghrz al-siysat fi arz al-riysat, Asadi Tusi (m. 465/1072 ca.), 18, 77,
111n 130, 130n 137n
156 Indice dei nomi

Asjadi (V/XI sec.), 39, 43n, Balkh, 34, 125


al-Askari, 18n, 129 Bnugoshaspnme, 78
Asrr al-tawhid fi maqmt al-Shaykh al-Bqillni, 18n
Abi Said, 123-124 bazm, 86
Asrrnme, 88, 93, 95 al-Biruni, 100
Atabat al-kataba, 120 Bizhan e Manizhe, 81
atabeg, 12, 22, 27, 32, 43n, 83, 128 Boghr Khn qarakhanide, 29
At ben Yaqub (vedi At'i Rzi) boland (robi), 61
At'i Rzi (At ben Yaqub), 78 Borhni Abd al-Malek (m. 465/1072
Athir al-din Akhsikati (m. 570/1174 ca.), ca.), 23, 24, 43n
25, 34, 38n, 51, 52n, 56, 63, 71n, Borzu, 78
135, 136 Borzunme, 78, 78n
Atsiz Garchi Khrezmshh, 24, 25, 27- Bozorgmehr, 108
29, 43n, 51, 127 Buyidi (V/XI sec.), 114
Attr Nishpuri, Farid al-din (m.
617/1220), 14, 16, 36, 36n, 38n, 39n, Chahr maqle (Majma al-navder), 17,
55, 56, 59-60, 63n, 65n, 66-68, 71n, 18, 24n, 31, 39n, 44n, 61n, 100, 108-
87, 87n, 88, 91, 93-96, 97n, 122, 123, 109, 126n, 127n, 139, 140n
124, 124n, 132 chahrqfiye (robi), 63
vz-e par-e Jebril, 125 chistn, 132
Avicenna (Abu Sin) (m. 429/1037), 28, Chistiyye, 31
49, 62, 94, 94n, 100, 101, 107, 127, Corasmia, 9, 10, 13, 18, 27, 27
128
Awfi (m. dopo 630/1232), 20n, 24, 27, dabir, 44, 44n
29, 28n, 31, 34, 51, 134n Dandnaqn, 9, 28
Ayn al-Qodt Hamadni, 121 Dneshnme-ye Ali, 100, 127
ayyr, 112, 112n Drb, 79n, 112,
Ayyuqi, 82, 75n Drbnme, 79n, 112-113
Azerbaigian (azerbaigiano), 10, 13, 22, Dstn-e Kok-e kuhzd, 78, 78n
27, 32-34, 73, 77, 83, 111, 130, 130n, Delhi, 31, 119
133, 135-137 Dhakhire-ye Khrezmshhi, 127
Azraqi Heravi (m. 465/1072 ca.), 23, 38n, dhul-balghatayn, 51
47, 52, 63, 68n, 133, 134 divn-e ensh, 31
do-bayti, 66
Bb Afzal al-din Kshni (m. 610/1213),
60n, 66, 101, 101n ebn al-Balkhi (attivo 510/1116), 118
Bb Ther Oryn (m. dopo il ebn Fondoq, Zahir al-din Ali ibn Zayd
450/1058), 65, 66n al-Bayhaqi (m. 565/1169), 118
Bah al-din Mohammad Baghddi (m. ebn al-Habbriyya (attivo 489/1095), 98
588/1192 ca.), 121 ebn Monavvar (VI/XII sec.), 123
Bahrestn, 48 ebn al-Muqaffa (m. 142/759 ca.), 29,
Bahman (Ardashir), 76, 79, 112 109, 109n, 115
Bahmannme, 79 Ebrhim ghaznavide, 30
Bahr al-favyed, 128 eghrq, 49
Bahrm Chubin, 33 Ehy al-olum al-din, 104, 107
Bahrm V (Bahrm Gur), 81, 83, 85 Elhinme, 63n, 65n, 93, 95-96
Bahrm Shh, 25, 27, 28-30, 35, 46, 55, elm-e aruz, 130
56, 90, 91, 97, 109 elm-e badi, 43, 43n, 47, 129, 130, 130n
Indice dei nomi 157

elm-e balghat, 129 habsiyyt, 30, 41, 48, 50, 134


elm-e qfiye, 130 Hadyeq al-sehr fi daqyeq al-sher, 18,
eltezm, 43, 50 18n, 28, 43n, 103n, 129, 130n
Emdi Ghaznavi (Rzi) (m. fra il 530- Hadiqat al-haqiqa, 16, 29, 76, 88, 9092,
570/1135-74), 25, 38n 91n, 132
ensh, 120 hadith, 123
Eqblnme, 79, 80, 81n Hfez, Shams al-din Mohammad (n.
Eskandarnme, 77, 79-80 715/1315), 38n, 52, 56n, 58, 59, 64,
Esmil ben Gilaki, Yamin al-Dawla, 35, 132, 136
89 Haft paykar, 83, 85
estere, 49 hajv, 42n, 61, 62, 71n
esteqbl, 42 Hajv-e Qzi Kirang, 97
Hlt va sokhann-e Shaykh Abu Said,
fahlavi(yyt), 66n 123
Fakhr al-din Rzi (543606/1148-1209), Hallj (m. 309/921), 124
23n, 31, 104, 128 Hamadan, 12n, 13, 22, 30, 33, 41n, 65,
Fakhr-e Modabber (dopo 626/1228), 31, 115, 117, 120
120n al-Hamadni (m. 398/1008), 103, 103n,
Fakhrinme, 90 104
fakhriyyt, 73 hamse, 75
Falaki Sharvni (m. fra 516/1122 e il Hamid al-din Balkhi, Hamidi (m.
555/1160), 33, 34, 39n, 41n, 63, 135, 559/1163), 103-104
136 Hamza Esfahni, 115
Farmarz, 78 al-Hariri, 103, 104
Farmorz ben Khoddd ben Abd al-lh Hasan Ghaznavi Ashraf (m. 556/1160),
al-Kteb al-Arrajni, 112 25, 28, 39n, 44n, 47, 133
Farmarznme, 76, 78, 78n hasb-e hl, 41, 59
Farhd, 84 hazaj, 60n, 82
Fariborz Sharvnshh, 33 hazl, 42n, 61, 62, 71n, 72n
Farrazin, 120 hazliyyt, 42
Farrokhi Sistni (IV/X se.), 24n, 39, 46, Hedyat al-motaallemin fi al-tebb, 127
47, 48, 50, 133 Hekmat al-eshrq, 104, 124
Farrokhnme, 128 Homy, 79, 79n, 112
Frsnme, 118 Homynme, 83
Fazel al-anm, 121 Honarnme, 35, 89
Ferdousi (IV/X sec.), 17, 48, 75, 76, 77, al-Hosayn al-Sollami, 124
78n, 80, 83, 115, 137 hosn-e talil, 49

Gengis Khn (n. 562/1167), 9, 10, 18 Ibn Mutazz, 18n, 129


ghazal-e estelhi, 53 Ibn Rashiq, 18n, 129
ghazaliyyt, 37, 37n Il-Arsln Khrezmshh, 27
Ghaznavidi, 9, 9n, 13, 27, 28, 39n, 102, Ildeguz ildeguzide, 33, 34
114, 120, 139 Ildeguzidi, 13, 27, 32-34
ghaznaviyyt, 35 Iltutmish, Shams al-din, 31, 119, 120n
Gorgni, Fakhr al-din (attivo 441/1050),
17, 82, 136 Jafar al-Sdeq, 11n, 124
gorizgh, 14n, 39, 39n, 46, 50, 133 Jahngir, 78
Jahngirnme, 78
158 Indice dei nomi

Jahn Pahlavn ildeguzide, 43n, 83 Kimiy-ye sadat, 107


Jaml al-din Abu Rawh Lotfallh (m. Kizil Arsln ildeguzide, 34
541/1146), 123 al-Kondori (ministro), 22n, 44n,
Jaml al-din Esfahni (m. 588/1192), 25, Konya, 12n, 26, 26n, 93, 100, 117
39n, 47, 50n, 57, 58, 71n, 132, 133, Korp Arsln selgiuchide, 85
137, 138 Korshsp, 77
Jamli Yazdi, 128 Korshspnme, 76, 77
Jme al-Olum, 128 Kotb al-din Aybak ghuride, 119
Jmi, Abd al-Rahman (n. 817/1414), 48, Kush, 79
80, 83, 122 Kush-e Pildandn, 76, 79
Jibal, 32 Kushnme, 79, 115
Jovayni (storico n. 622/1225), 27
laff o nashr, 43
Kalile va Dimne, 17, 29, 48, 98, 104, lafz, 42, 44, 129, 129n, 132
109, 109n, 110, 111, 140, 140n, 141 Lahore, 20n, 2931, 34, 34n, 97
Kaml al-din Esfahni, Khallq al-mani Lmei (m. 455/1063 ca.), 23
(568-635/1172-1237 ca.), 25, 38n, Latef al-hadeq men nafes al-
39n, 44n, 47, 56, 58-59, 59n, 63, 97, daqeq, 91
133, 138 latif (robi), 61
Karakhitay, 10 Layl, 75, 75n, 86, 123
Krnme-ye Balkh / Motyebenme, 97 Layl va Majnun, 86-87, 87n
Kasi Marvazi (n. 341/953), 45n, 68 Lobb al-albb, 20n, 28n, 31, 44n
Kshn, 117, 120, 120n Loghat-e fors, 18, 130
Kashf al-mahjub, 30, 122 Loghat-e murn, 125
Katyun, 79, loghz, 132
Kay Kus ebn Eskandar (m. 492/1098),
18, 23n, 44n, 100, 104, 105, 105n, madyeh (qaside), 37
127n, 139 mdde-ye trikh, 132
Kaykhosraw ebn Qilich Arsln madih, 14n, 39, 39n, 49, 50, 133
selgiuchide, 26n, 117 Maftih al-ghayb, 104
Kermn, 12n, 22, 23, 25, 34, 98, 119 Mahmud di Ghazna, 24, 29, 47, 54n,
kermniyyt, 35 114n, 116
Ketb al-tavassol el al-tarassol, 120 Mahmud e Ayz, 123
Ketb eqd al-ul lil-mawfeq al-al, 119 Mahsati Ganjavi (VI/XII sec.), 25, 61, 65,
khafif, 91 65n, 66
khamriyyt, 37 Majd al-Molk (ministro), 98
Khqni Sharvni (520-595/1126-1198), Majma al-navder (vedi Chahr
15, 33-34, 36, 38n, 39n, 40, 40n, 41, maqle)
41n, 42, 42n, 44n, 46, 4950, 50n, Majnun, 75, 75n, 86, 123
52, 56, 57-58, 58n, 63, 71n, 72-73, Makhzan al-asrr, 88, 92, 132
73n, 94n, 96, 121, 132, 134n, 135, Maktabi (IX/XV), 86
136, 137 malmati, 55, 55n, 59, 86
Khrezmshh, 13, 25, 27, 32 Malek Arsln ghaznavide, 35
Khezr, 96 Malek Dinr ghuride, 119
Khosraw II Parviz sasanide, 83, 84 Malek Shh selgiuchide, 12n, 22 24,
Khosraw o Shirin, 34, 76, 83-84, 85 46, 64, 79, 105, 106, 108, 114, 115,
Khosrawnma, 87 116, 126, 126n, 127, 137
Khworshidshh, 112 mamduh, 14n, 24, 39n
Indice dei nomi 159

man, 40, 129, 129n, 132 47, 50, 56, 63, 71n, 135
Manzel al-s'erin, 104 al-Mojam fi al-mayer ashr al-ajam,
Manteq al-tayr (Maqmt-e toyur), 76, 59n, 60n, 130, 130n
93, 94, 94n, 96, 123 Mojmal al-tavrikh va al-qess, 76, 76n,
Manuchehr II Sharvnshh, 33, 34 115-116
Manuchehri Dmghni (m. 432/1040 ca.), Mokhtrnme, 36n, 67 68, 87n
39, 46, 48, 50, 52, 68 molamma, 44, 51
maqle(maqlt), 93, 108 Monjt, 121, 122
Maqmt, 103-104 monzere, 133
al-Marghinanni, 129 Mongoli, 17, 32, 54n, 100, 114
Masud I ghaznavide, 28, 29, 47, 116 Montajab al-din Badi Ali Jovayni
Masud III, Sayf al-Dawla Mahmud (VI/XII sec.), 120
ghaznavide, 30, 34, 35, 78, 78n Moqaddamat al-adab, 28
Masud-e Sad-e Salmn (440-515/1048- moqattat, 70, 70n
1121), 29, 30, 39n, 41, 41n, 47, 48, mort-e nazir, 49
48n, 53, 55, 63, 65n, 70n, 73, 73n, mosammat, 15, 74, 74n
97, 97n, 133, 134, 134n Mosibatnme, 93, 94-95
masnu / motakallef (qaside), 43, 133 motaqreb, 77, 79, 81, 82
Mathnavi-ye manavi, 91, 93 motyebt, 37
matla, 14n, 69, 69n, 70, 70n, 72n, 73, 74 Multan, 31
merj, 90n, 92, 96 Mones al-ahrr fi daqeq al-ashr,
Mersd al-ebd, 63n 43n
Mobd, 82 al-Mustansir (califfo fatimide), 45
Moezz al-din Arsln Shh Qvordi
selgiuchide, 35 nadim, 23, 23n, 44, 115
Moezzi (440-521/1048-1127 ca.), 23, Nafaht al-ons, 122
24, 38n, 39n, 46-47, 52, 55, 56, 63, Najm al-din Rzi (Dye), 63n
108, 133, 134, 134n Najm-e Dobayti, 60
Mohammad ben Ali al Raff, 91 Nser al-din Qabcha ghuride, 31
Mohammad ben Ayyub al-Tabari (V/XI Nser al-din ben Khosraw al-Esfahni
sec.), 128 (VIII/XIV sec.), 89n
Mohammad al-Ghazli (450-505/1058- Nser-e Khosraw (Hojjat), 11n, 12, 14,
1111), 11, 23n, 25, 31, 94, 94n, 100, 16, 23n, 36n, 38n, 40, 41n, 44n, 45,
104, 107-108, 121 56n, 63, 88, 89, 89n, 90, 91, 101,
Mohammad Badr al-Jjarmi, 43n 122, 122n, 125, 134
Mohammad ben Ghzi al-Malatyavi nasib, 14n, 39, 39n, 45, 47, 49, 50, 53,
(attivo 598/1201), 111 132, 133
Mohammad ben al-Hasan ben Isfandiyr Nasihat al-moluk, 25, 100, 107-8
(attivo 613/1216), 119 Natyej al-fetna fi nazm Kalile va Dimne,
Mohammad Jorjni (attivo 480/1087), 98
127 nathr-e fanni, 16, 99, 139, 140n, 141
Mohammad Juzjni (n. 589/1193), 31 Nawruznme, 126
Mohammad ben Malek Shh selgiuchide, Nezm al-Molk (408-485/1017-1092),
79, 115, 118 12, 23, 23n, 44n, 64, 100, 105-6, 139
Mohammad ben Sm ghuride, 119 Nezmi Aruzi Samarqandi (m.
Mohammad Tusi (attivo 555/1160), 128 560/1164), 18, 24n, 31, 44n, 100,
Mojir al-din Baylaqni (m. 594/1178), 108, 108n, 109, 109n, 126n, 127n,
25, 33, 34, 37, 37n, 41, 41n, 42, 42n, 139
160 Indice dei nomi

Nezmi Ganjavi (535-605/1140-1208-9 39n, 47, 47n, 50n, 60, 60n, 61n, 65,
ca.), 14, 17, 34, 36n, 55, 75, 77, 79 117-8, 140, 140n
81, 83-88, 92, 92n, 96, 132, 135, 136, Rmin, 75, 82
137, 139 Rashid al-din Vatvt (481-573/1088-
Nezmi Hasan (m. dopo 633/1235), 31, 1177), 18, 18n, 27, 39n, 42, 42n, 43n,
119 48, 52n, 56n, 63, 71n, 73n, 103n,
Nishpur, 12n, 22, 29, 34, 93, 125 121, 129, 130, 130n, 137
Nozhatnme-ye alyi, 78n, 128 Rashidi Samarqandi (fine V/XI sec.), 32
Nur al-oyun, 127 Rvandi Mohammad ebn Ali (attivo
595/1199), 26n, 43n, 47, 47n, 50n,
Omar Khayym (439-517/1047-1123), 60, 60n, 65, 117119, 140
24, 61, 62, 63-64, 65n, 66, 108, 126, Rawshanyinme, 88, 89, 89n
126n Rawzat al-oqul, 111
Onsori Balkhi (m. 431/1039), 24, 24n, razm, 86
39, 42n, 46, 48, 68, 82, 133, 134n rend, 55
Othmn Mokhtri Ghaznavi (467- Reslat al-tayr, 94, 123
513/1074-1119 ca.), 34, 34n, 38n, Reslat al-toyur, 94
39n, 42, 47, 55, 71n, 78, 78n, 89-90, Reslat al-qaws, 44n
97, 133, 134 Rokn al-din Solaymnshh selgiuchide,
29, 111
Pancatantra, 109 Rostam, 77-79, 81
pandnamak, 87 Rudaki (IV/X sec.), 24, 53, 60, 60n, 134n
Panjab, 13, 29, 30 Rumi, Jall al-din (n. 604/1207), 26, 52,
56n, 60, 91, 93, 132, 136
Qbusnme, 17, 18, 23n, 39n, 44n, 61n, Ruz-i ba jamat-e sufiyn, 125
100, 105-6, 109, 127n, 139, 140n
Qf (monte), 94 Sad ben Zangi salghuride, 130
qalandar, 55, 59 Sadi (m. 691/1292), 48, 52, 56, 58, 135,
qalandariyyt, 37 137
Qarakhanidi, 13, 27, 32 sabk-e erqi-ye qadim, 59, 138
Qsem-e Mdeh, 78 Saboktegin ghaznavide, 29
qaside-ye tarjiiyye, 44n Sdeq abu al-Qsem Shirzi, 112
qaside-ye madaen (Khqni Sharvni), Safarnme, 125-126
50 Safir-e simorgh, 125
Qatrn-e Tabrizi (m. 465/1072-3 ca.), sahl-e momtane, 135
43n, 56n, 63, 97n, 130n saj, 110, 121-2, 121n, 141
Qavmi Ganjavi (VI/XII sec.), 43, 133, Saljuqnme, 117
135 Samak, 112
Qazvin, 125 Samak-e ayyr, 112-113
Qilich Tamghch Khn qarakhanide, 32, Samanidi (III-IV/IX-X), 9n, 22n, 114
35, 110 Samarcanda, 9n, 24, 31, 32, 35, 110
Qotb al-din Mohammad khrezmshh, Samarqandiyyt, 35
27, 127 San'i (437-525/1045-1130 ca.), 14, 16,
29, 36, 37, 38n, 39n, 40, 42, 46, 47,
radd al-sadr al l-ajoz, 43 49, 51n, 55, 55n, 56-57, 58, 59, 63,
Rduyni, Mohammad ben Omar (481- 71n, 88, 90-92, 94n, 94, 96, 97, 121,
507/1088-1113), 18, 48, 129, 130 132, 135
Rhat al-sodur va yat al-sorur, 26n, Savneh al-oshshq, 121, 122-123
Indice dei nomi 161

Sayf al-Dawla Mahmud (vedi Masud III) Tahmine, 81


Sayr al-ebd ila al-mad, 90, 94, 132 Tj al-din Amzd Balkhi, 97
Sendbd, 110 Tj al-ma'ther fi al-trikh, 119
Sendbdnme, 17, 99, 110-111 tajnis, 43, 58
seqfiye (robi), 63 Trikh-e Bayhaq, 118
Seyar al-Moluk (Ibn al-Muqaffa), 105 Trikh-e Bayhaqi (Trikh-e Masudi),
Shahmardn al-Rzi (V/XI sec.), 78n, 109, 116, 139
128 Trikh-e Tabaristan, 80n, 119
Shhnme, 17, 75-79, 81, 83, 115, 137n tarjiband, 15, 74
shahrshub/ shahrangiz, 57n, 62, 65, Tarjome-ye trikh al-Yamini, 80n, 114n,
65n, 73, 74, 134 120
Shahriyr, 78, 79n Tarjomn al-balghe, 18, 129
Shahriyrnme, 78 tarkibband, 15, 43n, 74
Shams al-Dawla Toghn Shh Tarsusi, Abu Ther Mohammad (VI/XII
selgiuchide, 23 sec.), 79n, 112
Shams al-din Mohammad Balkhi tashbib, 14n, 39, 39n
(VII/XIII sec.), 31 tashbih, 51
Shams al-Molk Nasr ben Ebrhim tazmin, 44
qarakhanide, 32 tiz (robi), 61
Shams-e Qays (attivo 623/1226), 52n, 59, Toghril Beg selgiuchide, 9, 10, 22n, 32,
59n, 60n, 130, 130n 44n, 82
Shams-e Tabasi (VII/XIII sec.), 37, 38n Toghril ben Arsln selgiuchide, 128
Sharaf al-din Shoforvah [Shafruh] (attivo Toghril III selgiuchide, 92
tra il 571-82/1175-86), 26, 38n, 43n Tohfat al-Erqayn, 33, 49n, 96
Sharafnme, 79, 80 Tohfat al-gharyeb, 128
Sharvnshh, 13, 27, 32, 33 al-Toghri (m.515/1121), 44n
Shehb al-din Omar Nabbni, 97
Shehb al-din Yahy Sohravardi (Shaykh Vez Kshefi, Hosayn (m. 910/1504),
al-ishraq) (549-587/1154-1191), 104, 110, 141
121, 124 Vmeq o Adhr, 82
shekv'iyt, 37 Varvini, Sad al-din (attivo 607/1210),
Shirzd, Kaml al-Dawla ghaznavide, 30, 99, 111, 112, 120
97 Varqa va Golshh, 75n, 82
Simorgh, 94 Viru, 82
Sind, 31 Vis, 75, 82
Siysatnme (Seyar al-Moluk), 12, 17, Vis o Rmin, 17, 82, 136
23, 100, 105-6, 106n, 109, 114n, 139,
140n Yavqit al-olum va darri al-nojum, 128
sol o javb, 58 Yusof o Zolaykh, 83
Sohrb, 78
Sohravardiyye, 31 Zahhk, 79
sawgandnme, 29, 29n, 72 Zahir Frybi (550-598/1155-1201), 34,
Suzani Samarqandi (m. 569/1173-4), 32, 38n, 40, 63, 71n, 98, 98n, 133, 135,
42, 42n, 71n 136
Zahir al-din Nishpuri (attivo 571/1175),
Tabaqt al-sufiye, 121, 124 117, 118
Tabas, 35 Zahir al-din Shirzi (XI/XVII sec.), 38n
Tadhkerat al-awliy, 94, 122, 124
162 Indice dei nomi

Zahiri Samarqandi (attivo 556/1160), 99, Zayn al-din Esmil Jorjni (VI/XII
110, 111n secolo), 28, 127
Zl o Rudbe, 81 Zij al-malekshhi, 126, 126n
Zamakhshari, Mohammad (m. 538/1143), Zij al-sangiari, 126
28 zohdiyyt, 37
QUADERNI
del Seminario di Iranistica, Uralo-Altaistica e Caucasologia dellUniversit degli Studi di
Venezia

1 Giacomo E. CARRETTO
Saggi su Mesale. Unavanguardia letteraria turca del 1928, Venezia 1979 (Roma, Arti
Grafiche Scalia).

2 Zurvan e Muhammad. Comunicazioni iranistiche e islamistiche presentate al Primo


Simposio Internazionale di cultura transcaucasica (Milano-Bergamo-Venezia, 12-15 giugno
1979), Venezia 1979 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

3 Giacomo E. CARRETTO
Hars-Kultur. Nascita di una cultura nazionale, Venezia 1979 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

4 Giorgio VERCELLIN
Afghanistan 1973-1978, dalla Repubblica Presidenziale alla Repubblica Democratica,
Venezia 1979 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

5 Soltaniye II, Venezia 1979 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

6 Studi su Harran, Venezia, La Tipografica, 1979.

7 Transcaucasica II, Venezia 1980 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

8 Atti del III Convegno Internazionale sullArte e sulla civilt islamica (Venezia 22-25
ottobre 1979). Problemi dellet timuride, Venezia, La Tipografica, 1980.

9 Soltaniye III, Venezia 1982 (Roma, Tipografia Don Bosco).

10 Isfahan, Venezia, La Tipografica, 1981.

11 Tehran-Kabul. A Tale of Two Cities. A cura di Silvia CURZU, Lucia Serena LOI,
Gianroberto SCARCIA, Venezia 1980 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

12 Mario NORDIO
Lessico dei logogrammi aramaici in Medio-Persiano, Venezia, La Tipografica, 1980.

13 Lavanguardia a Tiflis. A cura di Luigi MAGAROTTO, Marzio MARZADURI,


Giovanna PAGANI CESA, Venezia 1982 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

14 La lingua e la cultura ungherese come fenomeno areale. Atti del III Convegno
Interuniversitario degli studiosi di lingua e letteratura ungherese e di filologia ugro-finnica
(Ca Foscari, 8-11 novembre 1977). A cura di Andrea CSILLAGHY, Venezia 1977-1981.

15 Gianroberto SCARCIA
Kabul come test. Note di un viaggio autunnale tra Kosovo e Kashmir, Venezia 1981 (Roma,
Tipografia Don Bosco).

16 Il Tesoro nascosto degli afghani. A cura di Lucia Serena LOI, Bologna, Il Cavaliere
Azzurro, 1987.

17 Frederick Mario FALES


Cento lettere neo-assire. Traslitterazione e traduzione, commento e note, Venezia, La
Tipografica, 1983

18 Elisabetta GASPARINI
Le pitture murali della Muradiye di Edirne, Padova, [Sargon Ed.], 1985.

19 La Bisaccia dello Sheikh. Omaggio ad Alessandro Bausani islamista nel sessantesimo


compleanno, Venezia 1981 (Roma, Arti Grafiche Scalia).

20 (I PARTE) Studi Miscellanei uralici e altaici dedicati ad Alessandro Korosi-Csoma nel


secondo centenario della nascita (1784-1984). A cura di Andrea CSILLAGHY, Venezia,
Libreria Editrice Cafoscarina, 1987.

20 (II PARTE) Rita BARGIGLI


Unsuri, lettura dei Nasib, Venezia, La Tipografica, 1982.

21 Per lUndici di Marzo, 7 voll., Venezia, [La Tipografica], 1983.


parte 1 Bilancio;
2 Rita Bargigli, Riccioli in Unsuri e Farruhi;
3 Giampiero Bellingeri, Molla Penah Vaqif, Vita e Qosma;
4 Giovanni Curatola, Kalat-i Nadiri, Note sul Barocco indo-persiano;
5 Maurizio Pistoso, Note ad alcuni capitoli del Siyasatname;
6 Giorgio Vercellin, AWQ;
7 Riccardo Zipoli, Il marchio rovente, Dag in Kalim e Urfi.

22 Georgica I. A cura di Luigi MAGAROTTO e Gianroberto SCARCIA, Roma, Arti


Grafiche Scalia, 1985.

23 Gennadij AJGI
I canti dei popoli del Volga, I. Antologia ciuvascia. A cura di Gianroberto SCARCIA e
Alessandra TREVISAN, Roma, Arti Grafiche Scalia, 1986.
EURASIATICA
Quaderni del Dipartimento di Studi Eurasiatici dellUniversit degli Studi Ca Foscari di
Venezia

1 Irina SEMENKO
Poetika pozdnego Mandelshtama, Roma, Carucci Editore, 1986.

2 Giulio BUSI
La istoria de Purim io ve racconto .... Il libro di Ester secondo un rabbino emiliano del
Cinquecento, Rimini, Luis Editore, 1987.

3 Georgica II. Materiali sulla Georgia Occidentale. A cura di Luigi MAGAROTTO e


Gianroberto SCARCIA, Bologna, Il Cavaliere Azzurro, 1988.

4 SEBOS
Storia. A cura di Claudio GUGEROTTI, Verona, Casa Editrice Mazziana, 1990.

5 Studi Eurasiatici in onore di Mario Grignaschi. A cura di Giampiero BELLINGERI e


Giorgio VERCELLIN, Venezia, Libreria Universitaria Editrice, 1988.

6 Stefano CARBONI
Il Kitab al-bulhan di Oxford, Torino, Editrice Tirrenia Stampatori, 1988.

7 Igor TERENTEV
Sobranie sochinenij. A cura di Marzio MARZADURI e Tatjana NIKOLSKAJA, Bologna,
S. Francesco, 1988.

8 Atti del II Simposio internazionale Armenia-Assiria. Istituzioni e poteri allepoca Il-


Khanide. A cura di Mario NORDIO e Boghos Levon ZEKIYAN, Padova, Editoriale
Programma, 1988.

9 Daniela RIZZI
La rifrazione del simbolo. Teorie del teatro nel simbolismo russo, Padova, Edizioni GB,
1989.

10 Abdul Halim SHARAR


Il matrimonio di Agha Sadiq. Traduzione e nota di Daniela BREDI, Venezia, [Poligrafo],
1989.

11 La Palestina nella produzione a stampa italiana, 1475-1900. Saggi e bibliografia. A


cura di Chiara BRUNELLI et alii, Le Monnier, 1989.

12 Daniela MENEGHINI CORREALE, Giampaolo URBANI, Riccardo ZIPOLI


Handbook of Lirica Persica (Lirica Persica 1), Venezia, Poligrafo, 1989.
13 Daniela MENEGHINI CORREALE
Hafez Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 2), Venezia,
Poligrafo, 1989.

14 Giulio BUSI
Libri e scrittori nella Roma ebraica del Medioevo, Rimini, Luis Editore, 1990.

15 Giovanni CURATOLA
Draghi. La tradizione artistica orientale e i disegni del tesoro del Topkap, Venezia,
Poligrafo, 1989.

16 Vladimir N. TOPOROV
Neomifologizm v russkoj literature nachala XX veka. Roman A.A. Kondrateva Na beregah
Jaryni, Trento, M.Y., 1990.

17 Roscianach HABIBI, Riccardo ZIPOLI


Faghani Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 3), Venezia,
Poligrafo, 1990.

18 Daniela MENEGHINI CORREALE


Taleb Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 4), Venezia,
Poligrafo, 1990.

19 Alessandro BAUSANI
LItalia nel Kitab- Bahriyye di Piri Reis. A cura di Leonardo CAPEZZONE, Venezia 1990
(Roma, Tipografia Don Bosco).

20 Narges SAMADI, Riccardo ZIPOLI


Naziri Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 5), Venezia,
Poligrafo, 1990.

21 Glauco CIAMMAICHELLA
Il Giornale Istorico di Marino Doxar. Vertenze veneto-tunisine e osservazioni di un
commerciante sulle Reggenze barbaresche (1783-84), 1.a ed.: Pordenone, Edizioni CLAPS,
1990; 2a ed.: Pordenone, Biblioteca dellImmagine, 1991.

22 Che cos lUcraina? Shcho take Ukraina?


A cura di Gianfranco GIRAUDO (Ucrainica Italica 1), Abano Terme, Piovan Editore, 1996.

23 Sergio MOLINARI
Lo spirito del testo. Saggi e lezioni di letteratura russa 1965-1989. A cura di Gianroberto
SCARCIA, Venezia, Il Cardo, 1993.

24 Mario NORDIO
Malta e lEuropa. Un caso di immaginario politico [in stampa].
25 Daniela MENEGHINI CORREALE
Farroxi Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 6), Venezia,
Poligrafo, 1991.

26 Riccardo ZIPOLI
Statistics and Lirica Persica (Lirica Persica 7), Venezia, Poligrafo, 1992.

27 Giusto TRAINA
Il complesso di Trimalcione. Movss Xorenaci e le origini del pensiero storico armeno,
[Venezia, Casa Editrice Armena], 1991.

28 Asik-Kerib. A cura di Gianroberto SCARCIA, Venezia 1991 (Roma, Tipografia Don


Bosco).

29 Mauro ZONTA
La Classificazione delle scienze di al-Frabi nella tradizione ebraica. Edizione critica e
traduzione annotata della versione ebraica di Qalonymos ben Qalonymos ben Meir, Torino,
Silvio Zamorani Editore, 1992.

30 Aleksandr VOLKOV
Motivi Uzbechi. A cura di Giampiero BELLINGERI, Cristina MANFREDI e Gianroberto
SCARCIA, Venezia, Poligrafo, 1998.

31 Matthias KAPPLER
Turcismi nell Alipasiadha di Chatzi Sechretis, Torino, Silvio Zamorani Editore, 1993.

32 Setrag MANOUKIYAN, Riccardo ZIPOLI


Sadi Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 8), Venezia,
Poligrafo, 1992.

33 Canti Lapponi. A cura di Giorgio PIERETTO, Venezia 1992 (Roma, Tipografia Don
Bosco).

34 Daniela MENEGHINI CORREALE, Valentina ZANOLLA


Attar Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 9), Venezia, Il
Cardo, 1993.

35 Riccardo ZIPOLI
The technique of the Gawab Replies by Nawa to Hafiz and Gami, Venezia, Cafoscarina,
1993.

36 Daniela MENEGHINI CORREALE


The handling of Ab/Water in Farruhi, Hafiz and Talib (Lirica Persica 10), Venezia, Il Cardo,
1993.
37 Ad limina Italiae. Ar druns Italioy. In viaggio per lItalia con mercanti e monaci
armeni. A cura di Boghos Levon ZEKIYAN, Padova, Editoriale Programma, 1996.

38 Johannes REUCHLIN
Larte cabbalistica (De arte cabbalistica). A cura di Giulio BUSI e Saverio CAMPANINI,
Firenze, Opus Libri, 1995.

39 Mauro ZONTA
Un interprete ebreo della filosofia di Galeno. Gli scritti filosofici di Galeno nellopera di
Shem Tob ibn Falaquera, Torino, Silvio Zamorani Editore, 1995.

40 Ex libris Franco Coslovi. A cura di Daniela BREDI e Gianroberto SCARCIA, Venezia,


Poligrafo, 1996.

41 Riccardo ZIPOLI
Bidel Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 11), Venezia, Il
Cardo, 1994.

42 Marco SALATI
I viaggi in Oriente di Sayyid Abbs b. Al al-Makk, letterato e cortigiano, Padova,
Editoriale Programma, 1995.

43 Studi slavistici in onore di Natalino Radovich.


A cura di Rosanna BENACCHIO e Luigi MAGAROTTO, Padova, C.L.E.U.P., 1996.

44 Daniela MENEGHINI CORREALE


Salman Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 12), Venezia, Il
Cardo, 1996.

45 Mahmud DARWISH
Meno Rose. Traduzione di Gianroberto SCARCIA e Francesca RAMBALDI, Venezia,
Cafoscarina, 1997.

46 Aristoteles Hebraicus. Versioni, commenti e compendi del Corpus Aristotelicum nei


manoscritti ebraici delle biblioteche italiane. A cura di Giuliano TAMANI e Mauro ZONTA,
Venezia, Supernova, 1997.

47 Valentina ZANOLLA
Sanai Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 13), Venezia,
Cafoscarina, 1997.

48 Timur ZULFIKAROV
Leggenda di Ivan il Terribile. Traduzione di Gianroberto SCARCIA e Alessandra
TREVISAN, Venezia, Cafoscarina, 1997.
49 Boghos Levon ZEKIYAN
The Armenian Way to Modernity Armenian Identity Between Tradition and Innovation,
Specificity and Universality, Venezia, Supernova, 1997.

50 Riccardo ZIPOLI
Kamal Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 14), Venezia,
Cafoscarina, 1997.

51 Daniela MENEGHINI, Valentina ZANOLLA, Riccardo ZIPOLI


Outline of a Persian-English Dictionary, Venezia, Cafoscarina, 1997.

52 LUcraina nel XX secolo. Atti del II Congresso dellAISU, Venezia 3-5 dicembre 1995.
A cura di Luca CALVI e Gianfranco GIRAUDO (Ucrainica Italica 2), Podova, E.V.A., 1998.

53 Daniela MENEGHINI CORREALE, Riccardo ZIPOLI


The Collected Lirica Persica I, (Attar, Bidel, Faghani, Kamal, Naziri, Sadi, Salman, Sanai,
Taleb),
vol. I, Index and Texts; vol. II, Lemma Concordance and Frequency List (Lirica Persica 15),
Venezia, Cafoscarina, 1998.

54 Marco SALATI
Il passaggio in India di Alikhan al-Shirazi al-Madani (1642-1707), Padova, CLEUP, 1999.

55 Il libro del Falcone. A cura di Daniele GUIZZO e Gianroberto SCARCIA, Venezia,


Cafoscarina 2001.

56 Bipolarit imperfette. A cura di Gianroberto SCARCIA, Venezia, Cafoscarina, 1999.

57 Presenze femminili nella letteratura russa. A cura di Emilia MAGNANINI, Padova,


CLEUP, 2000.

58 LUcraina del XVIII secolo, crocevia di culture. A cura di Adriano PAVAN, M.


Marcella FERRACCIOLI e Gianfranco GIRAUDO (Ucrainica Italica 3), Padova, E.V.A.,
2000.

59 Danilo CAVAION
Aspetto verbale e racconto, Padova, CLEUP, 2000.

60 Daniela MENEGHINI CORREALE , Valentina ZANOLLA


Eraqi Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 16), Venezia,
Cafoscarina, 1999.

61 Daniela MENEGHINI CORREALE , Valentina ZANOLLA


Amir Xosraw Concordance and lexical repertories of 1000 lines (Lirica Persica 17), [in
stampa].
62 Miti antichi e moderni tra Italia ed Ucraina. A cura di Ksenija KONSTANTYNENKO,
M. Marcella FERRACCIOLI e Gianfranco GIRAUDO (Ucrainica Italica 4), Padova, E.V.A.,
2000.

63 Loredana SERAFINI AMATO


Indice lessicale dei Punktay Sakimu di K. Sirvydas. Parte I (1629), Padova, CLEUP, 2000.

64 Simone CRISTOFORETTI
Forme neopersiane del calendario zoroastriano tra Iran e Transoxiana, Venezia,
Grafiche Biesse, 2000

65 Gli armeni lungo le strade dItalia. Atti del convegno Internazionale di Torino, Genova
e Livorno 8-11 marzo 1997. A Cura di Claudia BONARDI [in stampa].

66 Studi e scritti in memoria di Marzio Marzaduri. A cura di Giovanna PAGANI-CESA e


Olga OBUCHOVA, Padova, CLEUP 2002.

67 Daniele GUIZZO
I tre classici della lessicografia persiana depoca Moghul (Farhang-i Jahangiri, Burhan-i
qati, Farhang-i Rashidi), Venezia, Cafoscarina 2002.

68 - Le minoranze come oggetto di satira. Atti del convegno Le minoranze come oggetto di
satira, Jesolo 13-15 ottobre 2000. A cura di Gianfranco GIRAUDO e Adriano PAVAN,
postfazione di Gianfranco GIRAUDO, (Studi sulle minoranze, 1), 2 volumi, Padova E.V.A.,
2001.

69 - Mirza HABIB-I ISFAHANI


Dabistan-i parsi. Una grammatica persiana del XIX secolo. A cura di Stefano PELLO,
Venezia, Cafoscarina 2003.

70 - La teoria della qafiya nel Mizan al-Afkar di Muhammad Sad Allah-i Muradabadi. A
cura di Stefano PELLO, Venezia, Cafoscarina, 2003.

71 - Nasir al-Din-i Tusis contribution to the Arabic-Persian theory of qafiya. Edited by


Riccardo ZIPOLI, Venezia, Cafoscarina 2003.

72 - Daniela MENEGHINI
Letteratura persiana in epoca selgiuchide , Venezia, Cafoscarina, 2004.
PUBBLICAZIONI FUORI COLLANA

Riccardo ZIPOLI
The Tomb of Arghn, Venezia-Tehran, Roma, [Arti Grafiche Scalia], 1978.

Incontri tra Oriente ed Occidente, 4 voll., Venezia 1979.

Carla COCO, Flora MANZONETTO Baili veneziani alla Sublime Porta. Storia e
caratteristiche dellambasciata veneta a Costantinopoli, Venezia, Stamperia di Venezia,
1985.

Cecilia COSSIO
Il romanzo anchalik hindi, Milano, Cesviet, 1987.

Pankaj BIST, Asgar VAJHAT


Dal buio. A cura di Mariola OFFREDI e Patrizia DI COCCO, Milano, Cesviet, 1987.

PHANISHVARNATH RENU
Il lembo sporco. A cura di Cecilia COSSIO, Milano, Cesviet, 1989.

Carla COCO, Flora MANZONETTO


Da Mattia Corvino agli Ottomani. Rapporti diplomatici tra Venezia e lUngheria, 1458-
1541, Venezia 1990.

10th EUROPEAN CONFERENCE ON MODERN SOUTH ASIAN STUDIES


Proceedings,
1. Giorgio BORSA (ed.)
Trade and politics in the Indian Ocean, historical and contemporary perspectives, New
Delhi, (Manohar), 1990.
2. Dietmar ROTHERMUND and Suranjit KUMAR SAHA (ed.)
Regional disparities in India, rural and industrial dimensions, New Delhi, Manohar, 1990.
3. Gabriella EICHINGER FERRO-LUZZI (ed.)
Rites and beliefs in modern India, New Delhi, Manohar, 1990.
4. Mariola OFFREDI (ed.)
Language versus dialect, linguistic and literary essays on Hindi, Tamil and Sarnami, New
Delhi, Manohar, 1990.
5. Andr WINK (ed.)
Islam, politics and society in South Asia, New Delhi, Manohar, 1990.
6. Diethelm WEIDEMANN (ed.)
Nationalism, ethnicity and political development in South Asia, New Delhi, Manohar, 1990.
7. Franco FARINELLI (ed.)
Capitalist form of production in South Asia, consequences of British policies, New Delhi,
Manohar, 1990.
8. John Peter NEELSEN (ed.)
Gender, caste and power in South Asia, social status and mobility in a transitional society,
New Delhi, Manohar, 1990.
Mohan RAKESH
Il signore delle rovine e altre novelle. A cura di Cecilia COSSIO, Milano, Cesviet, 1990.

Mariola OFFREDI
Lo yoga di Gorakh, tre manoscritti inediti, Milano, Cesviet, 1991.

Boghos Levon ZEKIYAN (a cura di)


Atti del quinto simposio internazionale di arte Armena, Venezia Milano Bologna
Firenze, 28 maggio 5 giugno 1988, Venezia, c. 1991 [Venezia, Tipo-Litografia Armena,
1992].

Mariola OFFREDI (ed.)


Literature, Language and the Media in India. Proceedings of the 11th European Conference
on modern South Asian Studies, Amsterdam 1990, Panel 13, New Delhi, Manohar, 1992.

Boghos Levon ZEKIYAN


LArmenia e gli armeni. Polis lacerata e patria spirituale: la sfida di una sopravvivenza
(Carte armene), Milano, Guerini e Associati, 2000.

Emanuela TREVISAN SEMI


Lepistolario di Taamrat Emmanuel. Un intellettuale ebreo dEtiopia nella prima met del
XX secolo (Il Politico e La Memoria) , Torino, LHarmattan Italia, 2000.

Mariola OFFREDI (ed.)


The Banyan Tree. Essays on Early Literature in New Indo-Aryan Languages. Proceedings of
the Seventh International Conference on Early Literature in New Indo-Aryan Languages, 2
voll., Venice, 1997, New Delhi, Manohar, 2000.

Aristotele e i suoi commentatori nel mondo arabo. A cura di Giuseppe SERRA. Padova, Il
Poligrafo Casa Editrice srl., 2002.

Gianroberto SCARCIA, Matteo COMPARETI (ed.)


Il falcone di Bistam Venezia, Cafoscarina, 2003