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Alta sui naufragi


dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi
del disastro
dalle cose che accadono al
disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento di saziet
di impunit
la maggioranza sta

I fuochi di luglio del 2009 del Monte Arci

Tutti abbiamo assistito, nei giorni del 23 e 24 luglio, alle modalit con cui, il fuoco ha
manifestato la sua natura e la sua antica fisionomia. Infida e implacabile, il suo volto
assurdamente attuale; segnato nei mass media e nellopinione pubblica, con
categorie culturali ormai troppo ancestrali per distogliere, dai nostri occhi la troppa o
estrema facilit con cui ha prodotto la devastazione di compendi, umani e naturali.
Eppure son trascorsi secoli da quando il fuoco era l'assassino, il seminatore di
tragedie e la cultura del fuoco, era la parodia in terra dellinferno. Era l a ricordare
il grande teatro dei tormenti, le sue rappresentazioni agghiaccianti. Oggi
replicate stancamente, come argomentava Camporesi, la lunga trionfale stagione
delle fiamme dovrebbe essere terminata.
Dominatore della scena cristiana per duemila anni, linferno figurato un punto di
riferimento ormai desueto. Indispensabile nellEuropa medioevale e moderna,
protagonista dinnumerevoli drammi spirituali, collettore di terrori e di spasimi;
inesauribile deposito di angosce e di incubi, potente macchina di condizionamento
della Chiesa; continuamente perfezionata e aggiornata durante i secoli, oggi non
spaventa pi.
Nelle sue rappresentazioni odierne solo una creatura agonizzante, laccanimento
terapeutico per ridestarne i fasti, non capace neppure di allarmare uomini e donne.
Proprio mentre ci si accorge che il precipizio verso il basso, ha senso solo in rapporto
allalto, come la lucidit ha la sua realt nella prospettiva delle tenebre. Anche per il
fuoco i viaggi delluomo verso lalto, le sopravalutazioni dellalto, hanno reso
desuete e inutili le discese verso () sul terreno.
Se linferno si chiude, di conseguenza per anche il paradiso entra in liquidazione.
La tensione con cui ci si avvicinati allinferno, quello degli incendi estivi, salvo
alcune immagini davvero drammatiche, ne ha mostrato ancora la forma anche
caricaturale dei suoi segni. Non riesce pi ad avere il volto del passato, e ci che
possedeva nella descrizione degli autori medioevali, diciamolo divenuto un
paradigma stantio, attivo soltanto per la cronaca dei mass media e per i poveri
Cristi sintonizzati con quel passato.
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Non tralasciamo i momenti quegli attimi brevi e dolorosissimi, che sono stati per
tutti. A poca distanza lo devono aver avvertito le persone morte e purtroppo i tanti
animali bruciati, nei giorni di luglio del 2009. Per il resto tornata la replica estiva,
quasi esausta, con le sue forme ripetitive di impotenze varie.
Crediamo proprio a partire da tutto ci sia utile riflettere, credere non sia pi possibile
vederlo ancora in questo modo.
Soprattutto sono convinto oggi abbiamo strumenti culturali per controllare le desuete
paure, ma soprattutto la sua ripetitiva presenza di disastri.
Considerando meglio la razionalit, la tecnologia, scrutarne i suoi comportamenti;
accrescere la consapevolezza per definirne la sua natura, definire una protezione
efficace in maniera chiara cio : coordinata, contemporanea, tempestiva di aree
urbane e territori.
Chiarendo quel che la conoscenza, dovrebbe dare, del fuoco: una manifestazione
evitabile. Scomponendo e collocando staticamente sul terreno, la sua pur duratura
pericolosit, senza farsene soggiogare. Ci evidentemente non pu che significare,
tollerarne sempre meno le sue manifestazioni terrene, sostituire a quella immagine
che non turba pi nessuno, un altra.
Dovrebbe essere di dominio pubblico che del fuoco se ne possono conoscere ormai
gli aspetti tecnici, la sua natura processuale. Al fine di apprestare una difesa attiva
dai disastri, se ne pu misurarne lintensit: come la curva di rilascio termico
(energia termica misurabile), la prospettiva dellincendio (cio quantit del focolare
presente nellincendio e le sue direzioni evolutive), livelli prestazionali (valutazione
quantitative e qualitative nelle dinamiche territoriali, agropastorali e vegetazionali),
il processo performativo (cui fanno fronte gli operatori in campo; mezzi e tecnologie
secondo gli obiettivi da raggiungere), lo scenario che ogni incendio pu determinare
(le sue previsioni pedologiche, orografiche e dinamiche climatiche, tecniche, umane.
Gli eventi chiave (che fanno un incendio unico ed analizzabile nelle sue ripetute
caratteristiche), disponendo delle valutazioni, di uno sfondo previsivo, per mezzo di
azioni appropriate, secondo la
considerazione dei diversi parametri di rischio e pericolosit in campo. Insomma
disporre tutti quegli aspetti che lo traggono via dalla metafora medioevale
Apprezzare dunque gli aspetti specialistici per conoscere il fuoco, definirne la sua
forma, comporre ci di cui esso si ordina, le tante fasi analitiche e previsionali, cos
come le circostanze favorevoli e contrarie alla sua diffusione, le contiguit, le
simmetrie e le asimmetrie con i tanti fenomeni che gli fanno da corollario, affinch
esso non sia pi atteso passivamente a disastri come quelli dei giorni di luglio.
Essendo definibile loggetto della combustione, chiamandosi di chioma, radente,
sotterraneo etc.. crediamo dovrebbe perdere definitivamente la sua astratta e
ancestrale raffigurazione medioevale, individuare i materiali a cui si associa.
Ci siamo impegnati in questo testo affinch si proietti una nuova e pi qualificata
idea. Tale da indicare modalit e mezzi utilizzabili. A seconda dellintervento che si
appronta; non pi improvvisata truppa, tantomeno caustica occasione di esecuzioni
sommarie, anzi divengono ancor pi cruciali per la sua conoscibilit, gli aspetti
collaterali persino come lodio sui piromani.
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La fiducia che ci anima e che se esso sar correttamente affrontato e conosciuto in


uno schema, quello previsivo e soprattutto dellintervento tempestivo. Adeguato al
territorio ed ai suoi attuali usi. Non potr essere pi la maledizione degli avi. Perch
oggi per esso non solo, siamo capaci di operare delle predizioni, disegnare degli
scenari lenti o rapidi, inconsueti e specifici, presso ogni luogo in cui lascia la sua
traccia.
Se il fuoco torna ed tornato con lo stesso passo di sempre, ripercorrendo e scrutando
gli accadimenti del passato, proiettandosi nelle sue costanti direzioni, esso mostra
tutte le nostre debolezze che dobbiamo soprattutto memorizzare, per capire e
intervenire, prima di tutto sulla sua nuova natura.
Dunque il quadro culturale e documentario degli incendi attuali da ridefinire, perche
esso nuovo. Sulla base di questo va chiarito, come non sia pi sufficiente
lapprezzamento statico, il sommario dei conti, non bastano pi le mappature, i
rimborsi dei danni, il ripristino di potenzialit economiche, ambientali e turistiche etc.
Sono fondamentali evidente, dal momento che diviene cruciale ogni centesimo, su
di una economia gi gravemente prostrata.
Ma a cosa servirebbe tutto ci, se non si apprestasse appena dopo, un cambio nelle
valutazioni e nelle definizioni pragmatiche della lotta di contrasto, capaci di tutelarci
e di tutelare il patrimonio boschivo e naturalistico, permanentemente e soprattutto
efficacemente ? Cogliendo per esempio la sua pi moderna pericolosit entro le
nuove e basilari condizioni dellesistenza stessa di molte delle piccole comunit
sfregiate nel loro corpo vivo?
Per loro oggi un incendio non routine, proprio a partire dai suoi effetti devastanti e
indotti dalle dinamiche che hanno visto il mancato intervento aereo, esso
doppiamente deformante. Sul piano diretto ( le loro misere economie) come su quello
indiretto (la programmazione del loro sviluppo), sul piano culturale (lirrazionalit e
il degrado che rappresenta) .

Tutto ci ci conferma come occorrerebbe rivedere le pi generali circostanze


culturali, organizzative,etc che in questi territori accompagnano, un evento
semplificatore come lincendio.

Prima argomentazione

Intanto occorre inserire il fuoco almeno in Sardegna nel rango delle calamit gravi al
pari degli uragani, dei terremoti, come e quanto possono farsi devastanti questi
eventi. Non appaia scontata elucubrazione, pertanto sistemi di allertamento e di
informazione, devono superare la soglia pur apprezzata e avvertita, ma non
correttamente interpretata dai media pi che dallopinione pubblica, proprio nei
giorni di fine luglio.

I mass media debbono togliere ancor pi dalla routine i suoi effetti. Cos come
nellapprestamento serio di iniziative varie di natura preventiva, diviene sempre pi
fondamentale laccrescersi di una maggiore sensibilizzazione ed educazione
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ambientale per indurre ad una pi rilevante correttezza nei comportamenti, di


istituzioni, pubbliche, private, di adulti, giovani, etc. al fine di consolidare la fase di
fuoriuscita dalla cultura del fuoco.

Cambiamenti climatici, il surriscaldamento del pianeta richiamato proprio in questi


giorni dal presidente dellOnu, anchessi sociali nella loro globalit, propongono
sempre pi ci che laccidentalit dei mutamenti, pari alle repentini inversioni del
vento, del caldo, dellumidit etc.. fenomeni altalenanti ed esagerati ci segnalano
tutti i giorni la necessit di un cambiamento culturale. Se si possono prevedere,
linsorgere di malattie come peronospora e oidio nei bollettini meteo agricoli, deve
entrare nel meteo e soprattutto nelle copertine e non solo nelle prime pagine la
pericolosit degli incendi. Se altre aree hanno il centro sismico in diretto contatto dei
media, in Sardegna lo deve avere il centro di coordinamento della protezione civile e
antincendio.

Il superamento di questa figurazione culturale del tema del fuoco, ha naturalmente


altrettanti suoi caratteri informativi e comunicazionali ed ovviamente amministrativi,
sanzionatori, organizzativi.

Cos come, attivit nuove di ricerca e di studio debbono far crescere istanze
preventive e di predisposizione corretta allemergenza, come base fondamentale per
lapprezzamento critico e attuale in tutti i sensi dellincendio. Prendere a ritenere
limpossibile invece possibile. Non possiamo continuare a trovarci dentro una
scenario cos alterato, entro cui manca lallarme, manca la dimensione del disastro
realizzato, manca la dimensione della gravit di queste e di altre vicende che i mass
media possono qualificare presso lopinione pubblica, in questo senso serve un
nuovo linguaggio che ne caratterizzi il peso.
Sullo scandalo metallico
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di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al
calar della sera
la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
lungo un facile vento di saziet

Seconda argomentazione.

Le polemiche sullintervento aereo sul Monte Arci.

Un'altra categoria da rivisitare, di questa nuova e necessaria ridefinizione di una


nuova cultura di contrasto degli incendi, la chiarezza con cui vengono utilizzate le
variabili necessarie per determinare la priorit dellintervento aereo1.
Non sottovalutiamo ci che divenuto in questi anni, il ruolo dei mezzi aerei. La
loro utilit, si rende evidente in un territorio ormai non pi percorribile, cos come
appare ancor pi doveroso
sul piano della virulenza incendiaria, su luoghi impraticabili rispetto al passato.
Registrata per altro nei documenti della pianificazione anti-incendi previsti per il
triennio 2008 2010 in cui si ribadisce Lefficacia delle tecniche di lotta dipende in
larga misura dallintervento dei mezzi aerei cui si far specifico riferimento nel
successivo paragrafo 7.4.6.2 ( Paragrafo 7.4.6 - Per fronti di fuoco molto estesi e
in zone ove non possibile operare con le autobotti, vengono impiegati i mezzi aerei,
che agevolano il lavoro di spegnimento delle squadre a terra, scaricando la sostanza
estinguente (in genere acqua) estinguente direttamente sullincendio. (Vedi pag.
101/104).
Se essi assumono una funzione centrale nel coordinamento complessivo, nella
predisposizione e nello schieramento di forze a terra e per la sua proporzionata
strategia di opposizione al fuoco.
Lo sono anche le attivit antincendio di avvistamento e di pronto intervento, davvero
prioritarie, e debbono rafforzarsi le attivit di prevenzione e di controllo del
territorio. Segnarle con un uso efficace delle tecnologie avanzate, sempre pi
indispensabile, quali i sistemi di telerilevamento, di osservazione pi qualificata per

1 Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile Ufficio Attivit
Aereonautica CONCORSO DELLA FLOTTA AEREA DELLO STATO NELLA LOTTA ATTIVA
ALLO SPEGNIMENTO Disposizioni e Procedure Documento a firma di Bertolaso del 27 maggio
2009 www.protezionecivile.it
2 Dal Documento di Pianificazione degli antincendi boschivi dellEnte Foreste della Sardegna pag.
101/104 e 102/104
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lavvistamento e le pratiche di segnalazione rapida degli incendi, capaci di consentire


una maggiore rapidit di intervento.
La tecnologia si associa troppo frequentemente allo spreco, anche questo occorre
invertire, perch essa deve farsi invece un ausilio strategico sicuro, in questo senso le
lacune tecnologiche e specialistiche vanno colmate, tali da produrre un recupero
della fiducia moderna per la sicurezza di tutti, e coniugare lo scenario di una nuova
cultura senza dover assistere a simili disastri e commedie.
Se tutto ci non ricade in una azione coordinata, ha poco senso. Oltre ad una nuova e
rinvigorita tutela del territorio, la difesa del suolo e la lotta agli incendi boschivi deve
strutturarsi e prendere vita su iniziative che guardino ai disastri ambientali, per
mezzo di tavoli interistituzionali, consultazioni permanenti dei vari enti competenti.
Ma pi che una disamina dettagliata della pianificazione e prevenzione, constatiamo
ed gravissima, la discrasia tra lo stato dei danni e le possibilit dellintelligenza, tra
i risultati disastrosi e i mezzi oggi a disposizione.
La presenza dellintervento aereo pi di tutto avr valore, dentro un coordinamento
delle azioni, perch stato detto che non si pu morire in questo modo, cio per
mezzo di molte irrazionalit che accompagnano le manifestazioni di un incendio.
Verit evidente che tuttavia non si fa costume, non diviene lespressione necessaria
per chi sta in campagna e per chi ha responsabilit istituzionali.
Solo una razionalit plurima, una nuova intelligenza sociale, un impianto coerente
deve prendere in mano la situazione, prima di tutto facendo bene ognuno il proprio
mestiere. Che non pu pi avere i suoi picchi nella gestione aggressiva del proprio
particolare, n delle competenze locali o settoriali.

Parlo delle competenze istituzionali, che non vedono il monte come compendio, di
natura e cultura, passata e presente, dunque bando ai compartimenti stagni con cui
ente foreste distante dal corpo di vigilanza ambientale, o dai vigili del fuoco, o
dalle amministrazioni pubbliche, un cambiamento necessario deve farsi strada in
questi disastri e non attenersi allalto autoritariamente.
Inutile sapere che laereo giunge sul posto in un ora e mezza dal decollo, se non si
riesce a svolgere il suo potenziale intervento, nello schieramento decisivo e
prevalente. Non dimentichiamoci che esso si basa, prima di tutto sulla disponibilit
di aeromobili e non ultima la disponibilit delle infrastrutture necessarie per lo
schieramento sul terreno della attrezzatura logistica necessaria.
Su questo abbiamo da osservare che non si capisce come possano determinarsi le
priorit, date le previsioni climatologiche e meteo (pur in cima alla lista dei criteri),
dal momento che difficile che esse abbiano a decidere limportanza prevalente per
una distinta condizione climatica sul territorio (nazionale) ove prevalgono in maniera
pressoch identiche (nella giornata di gioved 22 e venerd 23) le condizioni meteo,
per Toscana , Lazio, Sardegna, Calabria, Puglia e Sicilia.
Tantomeno avrebbero potuto salvare il Monte Arci i criteri successivi, come il
bollettino di suscettivit o la base storico statistica che deponeva una distanza di 26
anni dallultimo devastante incendio.
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Ci che verifichiamo e che nella scaletta decisionale, il nostro compendio turistico


ambientale straordinario aveva un indice pressoch pari a zero, il parametro che si
pu ricavare dalla lista che doveva dare priorit alla sua salvezza. Cos se non si
arriva a fare chiarezza dobbiamo prevedere che la scelta sia caduta su incendi esplosi
in altri territori, ove si sono evidentemente registrati, incendi pi recenti.
Se cos non fosse occorre riflettere, su come essi agiscono, perch visti cos, quei
parametri fanno ardere per primi i boschi remoti, sui quali vige il pi antico
rispetto, e dove laereo (in questi anni individuato come lo strumento tecnologico
fondamentale per lo spegnimento) giunge solo a seguito dello spegnimento degli altri
focolai, dunque in coda allelenco.
Vedendo i luoghi distrutti nella scelta degli interventi possiamo ritenere che essi non
lo siano stati affatto.
Francamente, crediamo o meglio ci fa ritenere che la presenza degli aerei i giorni 23 e
24 si sia affidato agli interessi in campo (alle contingenze passate e presenti?), e
purtroppo sia divenuto notevolmente decisivo, per la priorit dello spegnimento, il
peso politico della classe dirigente, altro che medioevo.
Questo naturalmente susciter delle polemiche, ma evidenzia la debolezza politica dei
vari livelli istituzionali. Quanto ama il monte, la citt di Oristano?
E solo un mito di agiografi, di cantori, aedi lamentosi. Buono per essere spogliato
dei suoi valori e sottratto agli stessi abitanti, perch a questa classe dirigente e ai suoi
atti, non subentra neanche lazione surrogatoria dei dirigenti e responsabili pubblici
adeguati, anchessi oristanesi? Ecco allora che la debolezza politica e culturale si fa
di tutti, stesa come tanti piccoli fazzoletti, lungo i chilometri di boschi, pascoli e
aziende incendiate.
Non sono capaci neanche le dimissioni, di qualunque assessore provinciale, o dei
vertici dellEnte Foreste e del Corpo di Vigilanza Ambientale. A dirci con precisione
come sono suddivise e spezzettate le letali responsabilit, che si perdono in un poco
divertente rimpiattino, per es. su un viabilit di strade che non ci sono neanche in
Afganistan. Per spiegarci, almeno perch se uno alza la voce contro laltro, ci possa
bastare per sentirsi la coscienza pulita.
Se queste considerazioni sono corrette, allora diciamo che per la classe dirigente
oristanese, si deve aprire una nuova battaglia politica. Oltre che per essere presente a
se stessa, apprestare categorie nuove, per vedere il fuoco sotto una lente nuova, e
organizzare presso le istituzioni preposte un nuovo e mai strutturato coordinamento.
A partire dallAereoporto che deve e doveva essere provvisto di mezzi efficienti e
impiegabili, come la presenza di uno o pi Canadair, fino alla basilare capacit sul
terreno di operativit superiore alla attuale.
Ma andando oltre gli aspetti strettamente specifici, di quella macchina che non ha
invalidato lantica metafora medioevale, tra le diverse cose che sono mancate, sugli
incendi del 23 e del 24 luglio, sono soprattutto le pratiche e le tecniche moderne per
poter riconoscere le modalit di questo gravissimo evento.
Perch vero che nel giro di 15-20 anni cambiano gli scenari, con cui noi abbiamo a
che fare, e quelli che si creano con il fuoco; crediamo sia soprattutto proprio questa
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perdita di memoria, (cos la memoria del Monte? ) abbia fatto e faccia noi e il
nostro Monte: uno dei luoghi e degli spazi troppo vulnerabili.
Si tratta di scenari a cui non abbiamo saputo apprestare risposte adeguate, tanto meno
alle profezie stato impedito divenissero rapidamente concreti presagi? Mentre la
responsabilit non da alibi a nessuno, dunque ragioniamoci.
Coltivando tranquilla
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l'orribile variet
delle proprie superbie
la maggioranza sta

come una malattia


come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione
ostinata e contraria
la maggioranza sta

Terza argomentazione Il cambiamento culturale

Nellapparato antincendio, ci sono sempre strutture e mezzi impressionanti, fanno il


paio degli adempimenti amministrativi spaventosamente lunghi, istanze e fasi
prescrittive di pratiche lunghissime, risorse umane non utilizzate o non utilizzate al
meglio, emergenze tecnologiche e infrastrutturali notevoli etc.
Tutte inserite in dinamiche specifiche e locali, fatte di filtri tardivi e di zavorre
burocratiche, azioni comunicative e sociali che possono e debbono essere riviste. C
una risultanza di politiche, amministrative e non, che fanno il Monte vuoto e
abbandonato da protezioni che di permanente hanno solo gli ostacoli alla sua
gestione e tutela. Quindi dobbiamo cogliere le modalit specifiche e complessive
davvero nuove per evitare i disastri che questo fuoco amaramente consegna alla
riflessione.
Fateci sapere quanto costato al contribuente, il rimboschimento e i boschi di Is
liureddus, e Sassuoi, Simioi, delle aziende e animali di Usellus e del territorio di
Villaverde e di Pau.. Quanto sono costati questi frutti di una vita di molte famiglie,
patrimonio immenso di investimenti, di cultura, di emozioni, di ricordi, di civilt dei
gruppi umani ? Non diteci quanto stanzier la Regione, per favore non gioite dei soldi
del governo, nulla potr sostituire quel patrimonio. Avremmo finalmente davanti a
noi i costi di questo incendio.
Nei tempi di intervento degli incendi, la fase determinante dellavvistamento, prevede
un apparato di piani, mezzi e uomini di allertamento straordinario, bene sottoporlo a
verifica, non si tratta solo di maquillage, il consumo di una voragine di denaro, del
quale lopinione pubblica dovrebbe conoscere i numeri, talvolta non viene sottoposta
a riprova di efficacia.
Il temperamento delle proteste sociali ottenuto per mezzo di una cos consistente cifra
economico finanziaria spesa in cantieri, non adeguatamente valorizzata (c una
Corte dei Conti degli incendi?) occorre andare oltre la perpetuante retorica e
ipocrisia tipica di queste situazioni, per capire come e meglio quel che si possa
ottenere da tutto ci.
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Mentre non possiamo incredibilmente aspettare il caso, per conoscere levoluzione di


un incendio, le previsioni debbono essere sul campo e possibilmente consultabili in
loco, lo studio delle dinamiche degli incendi crediamo sia la nuova frontiera. Per
economizzare risorse mezzi e soprattutto territorio, servono sistemi previsivi,
ovviamente in mano al sistema gestionale della sicurezza antincendio.
Su tutto occorre specializzare i coordinatori delle operazioni a terra. Le prescrizioni
sono fatte a tavolino, ma molte altre azioni e decisioni debbono essere coordinate a
terra. Non si tratta solo della data di inizio della attivit preventiva, ma delle azioni
con cui si misurano le ipotesi e le scelte apprestate prima e durante gli incendi.
Settore per settore del territorio, le verifiche e i controlli sulla prevenzione effettuata e
la certificazione di queste da parte delle autorit preposte. Servono delle richieste
documentali e i controlli sul campo, dei vigili del fuoco, forse lautorit meglio
qualificata e moderna per conoscere e comprendere il fuoco. Dato che ad allarmare
sulla sua pericolosit non possono essere pi i teologi.
Le previsioni normative che predicono la compilazione di piani annuali di
prevenzione comunale o di bacino provinciale; la stessa sequenzialit degli eventi per
ogni territorio (divise in pre, durante e post levento), ci offrono e ci fanno notare per
mezzo di loro, quanto siano indispensabili i necessari mutamenti sul campo, come
debba farsi avanti una cultura nuova che deve invece opporsi alla furia di ogni
disastro ambientale.
Nel tempo il fuoco e la sua furia devastatrice si conserva nella sua veste permanente,
semplificatrice e indifferente, come si s.
Non si tratta soltanto di orografia, non accorgersi che oggi opera su un contesto di
cambiamenti differenziato discorsivo, rispetto al 1983 (anno zero per lassessore
regionale) purtroppo non per le fiamme che hanno ancora avuto devastato il Monte
Arci, oggi il monte ha un'altra veste.
Curioso e strano, che lincendio si fermi sui suoi passi, proprio dove giunse nell83
(se spinto dallo Scirocco o dal Maestrale poco cambia).
Linterrogativo qua, da allora e da quellanno, cosa e quanto cambiato? cosa
significa che il fuoco ritorni sui suoi passi? Dobbiamo chiedercelo tutti, anche se in
molti lo sapevamo.
Come pu tornare il fuoco sui passi di 30 anni fa. Ci inquieta che possa vedersi
quanto poco cambiato o che nulla valso di quella esperienza?
Noi crediamo di no, ma non cogliere i dis nodias, (i giorni cruciali) della
prevenzione, possibile che la memoria del monte non abbia un archivio, dentro cui ci
sia un algoritmo capace di spiegare ci che temperature, vento, territorio, fuoco e
lincoscienza degli uomini fanno da amalgama a queste variabili, associandosi in
giorni unici della sua vita.
Il territorio al contrario mutato come per altro esso rappresentato dai vari e diversi
i cambiamenti sociali, che non accompagnano soltanto il nostro monte, ma che nel
nostro monte hanno una loro specificit, possibile non lo sia il fuoco ?
Pur muovendosi contraddittoriamente tra modernit e tradizione le nostre piccole
comunit, pi che al governo presente del monte paiono assistere passivamente,
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anche alla sua ultima specializzazione economica, il definitivo tramonto della


monocultura ovina.
Ci non impegna pi le polemiche, sulla sua prevalente e unica presenza nelle
campagne, comincia a ridursi anchessa, come fa il paio con le molte altre attivit
come la cerealicoltura, la viticoltura, lorticoltura, larboricoltura o il trascorso
artigianato del legno che aveva nella montagna risorse e materia prima.
C una degradazione ecologica e antropica che si sta saldando, ed ora diviene
degradazione culturale.
La minore antropizzazione, da tutti evocata, non vuol dire solo minore presenza
umana. Non si tratta per di una assenza di figure tipologiche differenziata in
allevatori, raccoglitori, semplici appassionati del monte, una assenza totale
delluomo.
Il flusso della conoscenza di questi luoghi dunque si lega evidentemente alla presenza
di portatori di interessi, che hanno a che fare con la sua protezione. Mentre questo
rapporto in questi ultimi anni si invertito, da luoghi prevalenti di attivit pre-
agricole e pastorali residue come la caccia e luccellagione, la raccolta di frutti
selvatici e di piccoli animali, che denotavano una conoscenza minuziosa della
montagna, facevano una civilt del bosco.
Vanno scomparendo le figure stabili, inutile tergiversare con la fine della loro
presenza se ne andr una cultura del bosco. Un modo di concepirlo, un modo di
rapportarsi con esso, la relazione stessa con questa straordinaria risorsa.
Cosalto occorre vedere nella attuale presenza di anziani e di piccoli allevatori, come
non si pu cogliere lestrema e duratura difficolt con cui le comunit esprimono
lultima e minimale presenza, sul corpo agonizzante del monte.
Lo scenario necessario di una nuova cultura, non solo si coglie quando si vedono
chilometri e chilometri disabitati, quanta sia davvero la volont politica e culturale, di
favorire linsediamento e la permanenza sul territorio, diciamolo francamente in
atto un sequestro, una narcosi che toglie il monte alle comunit, che ingabbia
dissuade e costringe allabbandono anche le aziende agropastorali.
C in atto un programma che prevede dopo la monocultura ovina, che abbia ad
insediarsi il lassismo e labbandono, si procede a passi rapidi verso la scomparsa
delle conoscenze e le competenze del Monte. Il paesaggio polimorfo, articolato che
abbiamo conosciuto agricolo, arboricolo e pastorale. Ormai pi che versare nella
precariet, pare si stabilizzi. La toponomastica di pabas, costas, cuccurus, brazzus,
bruncus non sembra sia pi il corpo e il corpo tonico della montagna, indica la
fisionomia di un figura abbandonata.
Del nomadismo e del seminomadismo, che aveva strutturato pur con i capricci del
clima un regolamento duso del monte, non si ha pi traccia. Da tempo si ignorano
le rivalit o gli scambi comunitari come per Monte Cresia, in cui la comunit gest la
sua salvezza trovando nei patti laccordo con le altre comunit del Campidano.
La gi scarsa antropizzazione dunque si fa davvero strutturale, se nella comunit non
solo i marciapiedi ed ogni dettaglio il ricettacolo degli sforzi sovrumani e clientelari
delle amministrazioni, nel monte si approfondisce la povert e la precariet di strade,
percorsi, ponti, passi, guadi, che invece dovrebbero appartenere stabilmente al monte.
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Persino la viabilit e i collegamenti tra le comunit anche quelli pi naturali, tra i


paesi della montagna li abbiamo visti tragicamente e scarsamente integrati,
lisolamento continua a rimarcare la pochezza di attenzione per un patrimonio
indistinguibile nei confini amministrativi.
Tantomeno si capaci di cogliere, dove si annidino le difficolt strutturali della
permanenza umana, nessuno stimola o incentiva, la presenza umana in montagna.
Tantomeno c una apertura alla necessit di assicurare per mezzo di associazioni di
consumatori, gruppi di consumo, o forme simili, la stabilit del reddito delle aziende.
I Gruppi di acquisto solidale potrebbero dare consapevolezza, diffondere il valore
della condivisione (di opinioni, di esperienze, socialit), per riappropriarsi dei sapori
veri di carne, frutta e verdura e di tutti i prodotti della terra.
Il risparmio e la salute, la riduzione degli sprechi, la ripresa del contatto con i luoghi
che producono il cibo, con la terra su cui cresce fa riprendere anchesso possesso e
identit dei luoghi, non il nodo forse di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Nessuno ha consapevolezza di quanto oggi queste aziende agricole stiano vivendo e
stiano svolgendo. Cio nei luoghi in cui vivono le persone che il territorio lo possono
tutelare e custodire. Figuriamoci se allordine del giorno compare una nuova
tessitura, o la trama di una nuova frequentazione del monte, serve piuttosto una
cultura nuova.
Una indicazione significativa, potrebbe essere sufficiente nella nostra comunit
Villaurbana (1800 anime circa), non c pi una persona che fa il formaggio in casa,
ci viene da dire si eclissano ormai anche le competenze.
Quella cultura andata, poneva la natura sotto una lente frequentata da funzioni
multifunzionali. A definirne la sua conoscenza e dunque il suo valore, sul piano
pluridisciplinare, praticamente era la vita stessa di uomini e bestie. Entro di esse
erano vistose pedagogie e praticit antiche, che facevano una conoscenza strutturale
in buona parte ancora utile. Parlare di porcari, pastori, carbonai, uccellatori, per
significa rivolgersi ad una era geologica, parlare di qualche millennio fa, eppure
erano loro gli attori che hanno lasciato e sedimentato tracce di un uso rispettoso del
monte.
Oggi il bosco divenuto altro, il privilegio ma anche onere, occorre dirlo, solo di
alcune figure di frequentatori, taglialegna, braccianti agricoli, cacciatori, ultimi veri e
ormai unici conoscitori dei boschi.
Le poche altre forze dobbiamo contarle come mosche bianche.
Non scandalo ritenere che mancano le figure utili al monte mentre si presenta e si
consolida invece sempre pi la sua funzione di divieti e di adempimenti
amministrativi. Una pratica ed un quadro duso che disegna e ripeto sequestra il
monte, affidandolo alle sole forze aeree e soprattutto alla spontaneit, degli
amministratori, davvero inconsistente la loro opera, sul piano organizzativo,
amministrativo, finanziario. La loro irascibile difesa di questi patrimoni ha nel loro
auto-assolvimento la risposta meno coerente, a questa nuova cultura.
Accorgersi che il Monte si possa affidare agli aerei, senza predisporre a terra, sul
terreno una organizzazione, stabile, permanente, rodata. Sicura dei suoi doveri e
delle sue finalit. Affatto intimorita da un alto che sul fuoco mostra ormai meno
13

autorevolezza, compresi i pulpiti. Dovrebbe far pensare, convincerci tutti del


vittimismo con cui gli amministratori amano vedersi paladini isolati delle scarse
azioni accampate.

Nessuna lucidit, nessuna mente sgombra sulla serie di adempimenti, invece che essi
dovrebbero attivare, li tradisce. Quando dovrebbero essi stessi definire una nuova
cultura che ricordi o scriva adeguatamente la storia locale degli incendi, cio di quelle
azioni che occorre considerare prima che il disastro li renda possibili.
Cio un bel po prima, che si celebrino le tragedie serve porre in essere programmi
attuativi antincendio. Una nuova cultura indispensabile e a modo, per guardare alla
pedologia del monte e dunque ad una conoscenza della sua tutela e soprattutto alla
conservazione dei suoi pregi. Su cui ancora incisa la storia delle tante comunit che
con il monte hanno stipulato il loro patto di sopravvivenza fin dalla preistoria, oggi
rotto fragorosamente.
Basta guardare ai numerosi vuoti delle politiche rivolte agli operatori pubblici e
privati, che incentivino o reintroducano la permanenza di attivit nel monte.
Nel constatare il vuoto intorno a questa idea nuova di un cultura con cui dovremmo
guardare al monte, registriamo la mole di inadempimenti ove tutti ci si ricorda ci che
non stato fatto, e con cui tutti ci lamentiamo del prossimo. Nessuno accende una
visione nuova per questa straordinaria risorsa.
Mentre si allontana da noi ogni nuova pratica, e si stabilizza acriticamente un
presente ove i mutamenti e neanche le novit non semplicemente vegetazionali,
vengono raccolte dai piani di sviluppo e dalle azioni antincendio.
Serve una cultura nuova che faccia emergere le cose da fare concretamente, guardi
alle scelte di natura etica e politica, che dovrebbe accompagnare, lazione complessa,
reticolare, non pi semplicemente integrata perch ci significa per tutti ormai,
banale rappresentazione di un comportamento inconsistente e irresponsabile.
Vogliamo predisporre per questo una proposta che intende ridefinire o ricordare gli
obblighi con cui
dovrebbero redigersi i piani comunali di protezione civile, al fine di scrivere per la
prima volta, il piano territoriale antincendio e dunque di protezione civile del Monte
Arci.
Un piano che vede la rappresentazione passata, presente e futura di opere, strade,
strutture permanenti, stabilmente permanenti a difesa dei valori di civilt, ancora
espressi dagli usi e dalle testimonianze delle popolazioni, che solo per qualche altra
generazione, faranno ripiego sulla montagna.
C uno scoramento crescente, non deve essere sottovalutato quando su questi
territori si vede, rimossa e derubricata la presenza delluomo. Prima dallo
scoraggiante abbandono sistematico nella sua generalit, poi condensato, da vere e
proprie complicazioni sulle numerose azioni che dovrebbero guardare
prioritariamente al valore della permanenza su questi luoghi.
Almeno e alquanto prima nei piani antincendio e di protezione civile, della loro
approvazione, dovrebbe contenersi in essi e vedere inserita nella loro stesura; quanto
sia fragile e debolissima la attuale frequentazione del Monte, ci dovrebbe essere la
14

base di questa nuova cultura, quali effetti disastrosi, induca sulla economia di
sussistenza di queste comunit.
In questo piano dovrebbe aver peso strategico almeno tanto quanto, la definizione di
ruoli, funzioni, compiti e responsabilit delle autorit che dellincendio hanno
conoscenza moderna e concreta.
Cos come non deve ritenersi pi un dato da considerazioni introduttive, n un
auspicio, ma obbligare le amministrazioni comunali nei cui territori ricadono gli
interventi previsti. Vedersi certificate le azioni indispensabili alle competenze di
ognuno, dovrebbe essere un loro dovere. Al contrario si sappia quando si ha a che
fare con chi, su questo territorio opera e non sia individuato come il nemico, ma si
consideri fondamentale e base strutturale per consolidare una nuova presenza sul
monte.
Perch oggi evidente come occorra nella chiarezza necessaria, ridare assoluta
centralit al mantenimento ed al potenziamento della compartecipazione e al
concorso organizzato di tutti gli attori. Sul monte, adesso si attivino tutti i
meccanismi virtuosi che liberino ruoli e funzioni per tutti, anche per i volontari.
(col suo marchio speciale di speciale disperazione 15
e tra il vomito dei respinti
muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanit di verit
per chi ad Aqaba cur la lebbra con uno scettro
posticcio
e semin il suo passaggio di gelosie devastatrici e di
figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternit)

Quarta argomentazione

Solo in un nuovo e certo pi efficiente coordinamento per vedere questa nuova


cultura, ogni ente deve capire e deve ripensare, le sue competenze, le sue
responsabilit, dovrebbe essere questo il primo atto riflessivo di fronte al disastro.
Non organizzare frettolosamente il clientelare prelievo della legna.
Tantomeno si concluda con il semplice scarico di responsabilit, si richiami con forza
chi opera, e con quali facolt. Si realizzi il controllo con cui gli enti tra loro si
provano lun laltro lefficacia delle azioni espresse su questi piani si documentino le
azioni concretamente realizzate.
Avremmo amministrazioni che si sorvegliano a vicenda, cos come potremo
prevedere una autorit terza e superiore che possa in qualche modo sanzionare, gli
assenteisti. Cio lasciando lintervento all'Assessore della difesa dell'ambiente della
Regione Sarda, (speriamo non pi allanno zero) ad organizzare, avvalendosi della
collaborazione degli uffici suoi o dell'Ente foreste della Sardegna, apposite
Conferenze di servizi, con cui richiamarne lapprovazione e la attuazione concreta di
questi piani locali.
Iniziamo nel comporre gli inadempimenti, dall Ente Foreste vero attore sul
territorio, dispensativo di risorse, quanto esprime davvero la sua azione di una
meticolosa rappresentanza dei valori che tutela?.
Non dimentichiamoci che la legge attribuisce all'Ente le seguenti funzioni, ma non
vorrei apparire
efficientista. Anzi inquieta o meglio dovrebbe inquietare se alla lettera a) dellart. 3 si
dice che esso deve: amministrare il patrimonio silvo-agro-pastorale e faunistico
assunto in concessione o affitto dalla Regione, dai comuni e da altri enti pubblici o
da privati, curandone la sorveglianza, la razionale manutenzione, il miglioramento e
la valorizzazione ed operando, di norma, sulla base di piani di assestamento forestale;
E del tutto evidente e non vogliamo entrare nel merito delle prescrizioni di legge e
soprattutto delle polemiche sulla sua gestione, si vada sul monte e si verifichi se
basta questo per dire che un Ente che va riformato.
16

Soprattutto nelle sue azioni tradizionalmente conosciute sul territorio, che vanno dalla
percezione di questa nuova cultura del territorio, allapprestamento compatibile di
una trama di percorribilit adeguata, alle aree di sosta, alle pratiche silvoculturali che
vanno dalla definizione di una specifica storia dei luoghi, fino alla promozione ed
alle tante pratiche agro-economiche ed alle tante iniziative veicolanti azioni educative
e conoscitive del valore del bosco, che rinverdiscano e diffondano i successi di
iniziative simili alla mostra dellavifauna.

Gli enti locali.

Non si scrive la storia del monte rispettando freddamente i dettami della legge n. 353
del 2000, con cui si sarebbero dovuti istituire e proseguire il tempestivo
aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco.
E attualmente il principale dei doveri amministrativi ma le dichiarazioni di
Bertolaso sono impietose quando scopriamo che La regione Sardegna, al 30
settembre 2008, aveva completato solo nell'11 per cento dei comuni l'adozione
del catasto e solo il 21 per cento di quei comuni aveva redatto un piano di
emergenza.
Ancora Segnalo che nella lettera che il presidente mi ha inviato questa mattina
(dichiarazioni alla camera dei deputati dopo il disastro) si afferma che su 377
comuni, 126 hanno oggi adottato il piano comunale di emergenza e 296 sono
dotati del catasto delle aree percorse dagli incendi.
Il catasto fregio figurato, di molti altri contenuti. Si spera redatto sulla base,
quantomeno, dei dati presenti nel Sistema Informativo della Montagna. Oggi tra
laltro curato di fatto dal Corpo forestale dello Stato, o comunque reso disponibile
presso i sistemi regionali. Dovrebbe raccontare qualcosa di pi che delle semplici
mappe. Non si svicoli anche su questo, senza trarne le dovute conseguenze, cio
immaginare e spesso pensare ancora che il fuoco sia un adempimento amministrativo
e burocratico degli uffici tecnici.
Al contrario dovrebbe essere il primo dei gesti con cui oggi invece si pu fare la
storia degli incendi, la storia delle azioni di difesa di un patrimonio straordinario
dovrebbe essere eroica; dunque non soltanto una mappa, ma una moderna memoria
di impegno straordinario.

Il Corpo di Vigilanza ambientale,

L'art. 7, della legge n. 353 del 2000, anche per il Corpo forestale dello Stato e con il
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, oltre a tenere in debito conto componenti
significative quali operai forestali e volontari, dovrebbero fare per valorizzare,
compatibilmente con gli ordinamenti regionali e nell'ambito della pianificazione
regionale la lotta attiva agli incendi boschivi. Questo naturalmente dovrebbe vedere
in Sardegna anche il corpo di vigilanza ambientale disporre autorevolmente uomini e
mezzi non formalmente preposti.
17

Dal momento che dallAlto si avverte una evidente gestione della separazione delle
competenze, voluto superare persino, da un Accordo quadro sottoscritto in materia da
diversi Dicasteri proprio lo scorso anno, favorendo indovinate cosa ? il
coordinamento l'uniformita' e l'ottimizzazione delle procedure operative di
intervento nelle attivita' di contrasto a terra degli incendi e definendo
chiaramente e con certezza chi ne assume la direzione ed il coordinamento nel
caso di soprassuoli prevalentemente forestati, oppure prevalentemente
antropizzati.
Sono le parole di Bertolaso a riportarci per terra soprattutto fra gli uffici
territoriali del Governo (sottinteso Prefetture, Enti locali e Provincia) e
l'Amministrazione regionale, non vi stata sempre quella sinergia e quel
collegamento ()

Manca o n nella sua funzione cruciale il coordinamento, su questo lecito attendersi


atti concreti ?
Se nellalto come dal basso, i piani locali antincendio o di protezione civile ai diversi
livelli territoriali, si devono ancora elaborare prima ancora che essere coordinati e
responsabilizzati. Ben inteso si tratta dei piani entro i quali deve essere contenuta
ogni possibile azione.
Siano esse dirette o di supporto alla elaborazione ed alla adozione dei piani comunali
o intercomunali di protezione civile. Vi la necessit della previsione piena e fin
troppo chiara delle competenze, risorse, azioni, strutture, diretta alla salvaguardia
della importanza dei valori ambientali, abbia carattere provinciale.
Se dallalto si avverte il bisogno terreno, qui si rilancia limprovvisazione, non si
neghi perch quello che abbiamo visto; prima, durante e purtroppo anche dopo gli
incendi di quei giorni.
Non si tratta soltanto e non si dovrebbe soltanto predisporre e far predisporre
l'elaborazione di specifici piani di emergenza per gli insediamenti, le infrastrutture e
gli impianti ambientali, paesaggistici e turistici anche temporanei, posti all'interno o
in stretta adiacenza alle aree boscate ?
Dovrebbero finalmente essere occasione determinante per strutturare categorie nuove,
principi e modalit con cui improvvisare meno, la difesa di luoghi straordinari che
non solo la natura ha custodito (il fuoco si fermato a 50 metri dalla madonnina di
Sarangiu aresti).
Questo credo sia sufficiente indicazione, almeno per quanto necessario definire un
quadro nuovo di azioni specifiche.

Ultima argomentazione Com cambiato il monte

Sul piano strettamente funzionale, queste azioni ed ogni intervento non dovrebbe
ignorare i cambiamenti orografici, pedologici, vegetazionali, ancheessi resi visibili
dai cambiamenti sociali e culturali delluso del monte.
Si pensi a tutte le attivit integrative per il prelievo della legna per es. quella
necessaria ai forni del pane, con cui il prelievo dal bosco e nel territorio prospiciente
18

il bosco e le aree coltivate, favorivano una presenza umana di controllo.


Temperavano la crescita abnorme del sottobosco, ora ogni pratica stata bandita ed i
controlli svaniti del tutto. Questo per dire che i divieti rispetto alle pratiche
conosciute di prelievo, dovevano essere adattati e resi pi consoni alla difesa di questi
patrimoni.
Le azioni appassionate di allevatori, agricoltori, raccoglitori, sono testimonianze
troppo remote, per essere recepite davvero come pratiche silvicolturali, cio capaci
oggi di assicurare la frequentazione dei sentieri, o di aree limitate anche attraverso i
moris. Ancora per poco, ma fra non molto non renderanno pi lidea della rete
capillare emica di percorrenza della Montagna. Da trama primordiale e
umanizzante del monte, essa diventer presto rappresentativa dellabbandono.
Oggi non si sostituisce, n si improvvisa come abbiamo visto (si veda la strada da
Sutturu e su cadru fino al secondo ingresso a Sedde anea), una nuova percorribilit
del monte, perch sebbene la rete viabile sia stata tracciata nella modernit, manca
delle opere e dei criteri per renderla operativa, e su questo gli uffici tecnici sanno
molto meglio di noi, cosa fare, ci che labbandono delle strade invece rende
assurdamente evidente a tutti.
Cos se prendiamo in considerazione il sistema imbrifero, in passato le sorgenti erano
delle bestie, mai del bosco. Oggi possono essere del bosco e di tutti quelli che ad
esso fanno riferimento. Questa idea eccentrica dellintoccabilit della natura, della
immodificabilit dei biotipi, (epica di ambientalisti e cacciatori) non pu pi negare
una adeguata manutenzione di ruscelli, sorgenti, fosse artificiali e naturali. Mentre la
rete di approvvigionamento idrico pu dare un idea permanente, realizzata con
discrezione e sensibilit architettonica (dunque non elettorale) ma permanente;
potrebbe darci pi sicurezza, oltre che una migliore e settorializzata difesa, potrebbe
finalmente favorirne una stabile struttura precauzionale attiva costantemente su tutto
il monte. Si replicher che siamo allanno zero ?

Conclusioni

Occorre superare su tutto, le stasi organizzative, assolutamente improvvisate, lo erano


in passato, oggi lo sono incredibilmente ancora. Le urla come le fiche al cielo della
scultura di Ciusa, aspre e ancora pi polemiche, deplorano per sempre per come
irrevocabili limpreparazione e limpotenza del passato.
Diversamente ma non tanto dallurlo di Munch, che deplora linumano. I loro
scandalosi gesti anche per gli incendi noi crediamo possono determinare una
razionalit nuova, contro lalto.
Mentre abbiamo un potenziale tecnologico, di risorse umane, professionali, utilizzate
male, se non
malissimo. Non si capisce come si possa proteggere un monte che di per s non ha
confini, come si possa ragionare ancora con i confini amministrativi ci pare un segno
drammatico, evidente delle difficolt culturali a percepire il bisogno di
coordinamento delle forze in campo, nel predisporre piani adeguati. Che ci si
soffermi ancora su responsabilit amministrative di competenze separate, appare
19

tragico. Ci pare che la Regione deve significativamente proporre un modello, perch


ogni montagna, ne ha uno fatto di cultura, geografia e storia, che implica la
corresponsabilit e una interdisciplinariet di azioni per tutti.
Prioritario diviene necessario ribadire la compartecipazione coerente di tutti e
doverosamente degli enti che operano sulla montagna.
Si tratta cio di leggere i cambiamenti culturali, che tutti ormai registriamo, e che non
hanno la bench minima considerazione. Mancano numerosissime azioni che fanno
oggi nuova e positiva la relazione da parte di chi opera nel monte con le comunit che
lo abitano.
Nella fissit presunta di un fenomeno visto in termini pressoch medievali, occorre
inserire le dinamiche e le variabili dei nuovi algoritmi, ossia di tutte le mutevoli
situazioni in campo che non possono essere pensate come le stesse del passato.
Tanti cambiamenti, diretti ed indiretti specie nelle giornate in cui le condizioni meteo
sono misurabili solo sul terreno, rimane anche a detta del sottosegretario Bertolaso,
aldil delle opinioni e delle polemiche, pur sempre larma centrale per lo
spegnimento, lo indicano.
Invece non lo possiamo negare, ma quanti credono ancora a tutto ci? Quanto
realistica questa spiegazione, su un territorio divenuto sconosciuto, impraticabile,
insidioso. Non pi come in passato coperto da conoscenze adeguate, vero che
lunico intervento possibile sia quello dallalto? Servono piani, e soprattutto
competenze davvero attive e dinamiche per operare lintervento a terra, possiamo
credere che esse siano proponibili come nel passato, anche quello recente?
Oziose considerazioni? Pu darsi, noi crediamo che occorra fare presto, la fondazione
di una nuova pratica strategica per prevenire lo spegnimento, fondamentale, non si
pu credere che siano stati i Villurbanesi (per esempio) pur molto presenti ci
mancherebbe.
Non nascondiamoci che ad aver evitato un disastro pi pesante, crediamo sia stato un
vero miracolo, con cui si debba ringraziare la provvidenza o la fortuna che stavolta ha
avuto nel maestrale, la chiave risolutiva.
Ma la distruzione del territorio di Usellus, di Pau, di Villaverde pu essere attribuita
al caso? Chi domina i salvataggi e le sconfitte negli incendi, la popolazione ?
Io non lo credo. Io credo che il caso (88 ettari di territorio comunale arsi) ci offrano
delle possibilit
fondative, che non possono essere pi trascurate, per chi i danni non li ha sfiorati (80
ettari, su 2500 ettari non sono pochi) e per chi i danni li dovr registrare per anni,
allora oggi serve per il Monte una nuova intelligenza sociale.
In questa cultura che va oggi sostituita, il Monte, ancora un mito, una speranza di
riscatto sempre fissa, si presenta di fronte al fuoco, stancamente e distrattamente
impreparato, diviene presto incendio. Incolpevole, abbandonata risorsa ormai
decadente, per tutti. Siano esse istituzioni preposte, dipendenti dalla sue sponde
alberate, dai suoi larghi fianchi generosi di giornate lavorative, da coloro i quali lo
frequentano per il legnatico vorace, o per il bracconaggio, sia per quelli che su di
esse versano brame differenziate di tutti i tipi, sia per noi accorsi allo spegnimento.
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Anche gli uomini, ah gli uomini, come tanti mostrano e arrancano nella fatica della
crisi economica e sociale, arrancano anche e soprattutto sul piano delle idee, della
cultura e della condizione esistenziale, al monte sono immensamente disattese le loro
energie intellettuali. A parte forse pochi che con la tecnologia non subiscono
palingenesi deformanti del loro essere, gli uomini sono sempre gli stessi, indomiti a
qualsiasi organizzazione, verbosi, queruli, neghittosi ad ogni coordinamento, ma di
fronte al fuoco non tutti per esprimono limpotenza.

Tra questi i Pastori, che lentamente divengono imprenditori, ma non custodiscono


essendo pochi e sparuti una strategia di insieme, per aziende e territorio. Ove gli
animali sono pi curati nella loro funzione produttiva, lo sono meno in quella con cui
dovrebbero per loro e per il loro benessere, meritare. Disporre sempre cio
stabilmente, una organizzazione ed un coordinamento, davvero federato della difesa
delle proprie aziende e greggi. Concreto o almeno dinamico quanto tempestivo. Nel
contempo per evitare (per loro come per chiunque) che con gli incendi si aggiunga al
danno anche la beffa, delle avide speculazioni inflazionistiche sui mangimi.

I cacciatori forse i pochi che veramente praticano il monte, gli unici davvero
motivati e creativi di volont e di mezzi (soprattutto privati), meno popolo bue di
quanto si dica. Custodiscono la didattica del Monte, con le sue toponimie, le sue
sagome naturalistiche, le sue vive creature. Elaborano, perch vivi, giorno per giorno
dinamiche del tempo, dei luoghi, della vegetazione, della selvaggina, della vita tutta
del monte. Peccato che nelle piccole comunit il proprio ruolo non si traduca in
istanze assolutamente ragionevoli, in loro per crediamo sia rimasta pur su una
traccia labile, il germe di una nuova cultura della tutela del monte .

Nessuno pare colga le funzioni che per il monte appaiono diverse rispetto al passato.
La sua frequentazione oggi ha un altro senso rispetto a prima, di fronte allemergenza
dovrebbero essere pi ascoltati e considerati, oltre le urla, oltre il rumore di fondo,
essi possono qualificare una vita nuova e migliore per il monte, per la sua salvezza.
Parliamo di un patrimonio di conoscenze dove pochi hanno mostrato davvero la
capacit di guardare alle trasformazioni sociali con cui oggi il monte vissuto, senza
pi nostalgie e senza pi pietismi. Avanzando alcune istanze davvero moderne per
questi luoghi, che sono stati non in tutti i sensi, avamposti di civilt.

Il corpo di vigilanza ambientale.

Tragica parodia della concezione della modernit con cui si amministra un


patrimonio immenso di valori umani, territoriali, ambientali, faunistici, nel frattempo
anche planetari.
Stancamente, appare motivato dai pochi mezzi e da una balzana idea che sottintende
una volont autoritaria di sequestrare il Monte a tutto e tutti. Fallisce, si potrebbe dire
nei suoi doveri di base, cio in quella che deve cogliere il mutamento nellopinione
21

pubblica, rendendosi in ogni momento incapace di cavalcarla finalmente


autorevolmente, fianco a fianco.
Tra le sue azioni, esso pone in essere un minimo sistema informativo, che tra laltro
non frutta grandi risultati. Per il resto la sua organizzazione secondo piani e
programmi (e soprattutto emergenze) degna di una bench minima strategia
permanente di credibilit. I fatti ci dicono che si dimostrata assolutamente assente,
astratta e impraticabile proprio sul terreno su cui la loro funzione, tranne per quella
delle numerose azioni repressive, esso dovrebbe esprimere una autorevolezza capace
di coordinare tutti i portatori di interessi.
Manca completamente nella capacit direttiva e organizzativa delle forze in campo,
non si propone a dirigere con autorevolezza lorganizzazione del coordinamento delle
operazioni.
Proprio nelle giornate campali, quelle giornate olimpiche, eroiche, attese o
evitate, ma da temere per anni, questo Corpo dovrebbe rendere ingiustificabile in tutti
sensi un cruciale impegno non routinario. Cio il suo stesso esistere e che pertanto
dovrebbe aver acquisita definitivamente la loro drammatica fatidicit, in cui in ogni
attimo, ed in ogni gesto, si compromette quel che vale per il bosco, acquisito magari
in un secolo.

Il fuoco, quel che dovrebbe dire il fuoco. Lincendio di questi giorni per il Monte
Arci di tutti, dice che non c un territorio che vince o che perde, e che se un territorio
ha queste ferite perdiamo tutti. E quando ci sono queste giornate si perde o si vince
in un attimo. Davvero lo vogliamo dire si perde una vita, una vita di lavori, una vita
di investimenti, una di costruzioni, attrezzature, animali, cantieri, boschi etc.

Io credo che dobbiamo finalmente reagire proprio in questo territorio dove al solito
lincendio ha messo a nudo un terreno, su cui affondano molte buone volont, che
lallarme e la sensibilit dei volontari vuole mettere in campo,e che solo un crudo
dibattito rivela gli sprechi, e linconsistenza politica delle classi dirigenti, per ci che
si visto e per ci che non si sarebbe dovuto vedere.
Evidente non si crede e non si deve, e soprattutto non si vuole condurre una polemica
fine a se stesse, ci che preme lorganizzazione e da essa occorre partire per
definire il coordinamento cio ordinare insieme vari elementi in modo da costituire
un tutto organico conforme al fine che si intende raggiungere.
Ma organizzazione organizzazione in pi direzioni, del personale, ed in particolare
c una organizzazione molto educativa quella dei volontari. Cerano molti giovani a
spegnere lincendio, dato straordinarimente positivo. Alla loro presenza, ai valori di
cui essi possono essere veicolo e custodi, dobbiamo dei doveri.
Di fronte a manifestazioni di cui capace lumanit in cammino, pi spesso di quanto
si pensi, si associano componenti che fanno eroici i risultati. Vorrei capovolgere la
lettura che faceva il mondo tradizionale, quando temeva lira e le manifestazione
furibonde del fuoco in giornate campali come quelle dei giorni di luglio.
Mentre noi non riusciamo a capacitarci e a credere come possa esserci capitata una
correlazione di variabili cos concomitanti da produrre il disastro che si compiuto.
22

Manca la visione della complessit, che richiede azione costanti durature del lungo
periodo, ma anche quelle quotidiane, non possiamo rendiamo incapace il territorio
(fatto di istituzioni, uomini e natura), di scindere il composto alchemico e
indissolubile di queste variabili, nel breve quanto istantaneo periodo in cui si scioglie
la responsabilit.
Essa temeva il fato e la violenza che eruttava dalle viscere, le archetipiche energie
ctonie del fuoco, leggeva ante litteram ci che oggi le digressioni logico matematica
fanno invece coerenti, le catastrofi.
Crediamo che questa sia solo una parziale striscia dei conseguimenti da raggiungere,
che devono letteralmente rialzarsi da tutto ci che in tre giorni ha trasformato in
fumo e cenere, le tante parole, i tanti investimenti, la tanta poca tecnologia e
soprattutto la tanta, tantissima retorica, svolta in questi ultimi trenta anni.
Per i quali occorre sezionare secondo fasi, la identificazione dei pericoli derivanti
dallattivit di spegnimento dellincendio. Cos come la gestione delle dinamiche
personali e tecniche, la pianificazione demergenza, la sicurezza delle squadre di
soccorso, la manutenzione dei sistemi di protezione personale e del territorio, il
controllo e la revisione delle azioni organizzate anche dai volontari.
Riprendere ad avere la capacit del controllo delle distinte variabili, ci che luomo
davvero capace di impedire, nel combinarsi tragico della loro miscela, evitando ci
che la maggioranza, passa in giornate insensate come quelle di gioved venerd e
sabato 23, 24, 25 luglio.
Rifiutiamoci di credere alla favola del lasciar perdere, ormai chiaro che tutto ci fa
solo gli interessi degli incendiari. Siano essi dolosi o colposi, poco importa. Se c
qualcosa che si accomuna il poco valore del lavoro, della natura, del patrimonio
non speso o speso male per procurare reddito e per produrre ossigeno alla vita stessa.

Dunque auspichiamo:

di questa nuova cultura si faccia propria la priorit della integrazione e del


coordinamento come pratica amministrativa;

si accrescano le competenze degli enti locali e soprattutto si attribuisca la


responsabilit del coordinamento delle numerose pratiche, verificando e controllando
il loro operato;
che i vari livelli dellAmministrazione Pubblica che si occupano degli incendi si
sfoltisca e siano coordinate come protezione civile (dipartimenti, uffici, servizi,
ecc.), in quanto intersettoriali per definizione; Siano coinvolte ai vari livelli
(regionale, provinciale e comunale) fin dalle fasi iniziali, in modo da poter
partecipare attivamente alla definizione di programmi e piani di interventi, che
prevedano contemporaneamente opere pubbliche di presidio e piani di emergenza,
nonch lintervento armonico di tutti gli enti e le strutture settoriali coinvolte per
laccrescimento del valore del monte;
23

che limpiego delle risorse disponibili sia definito con il concorso di tutti gli enti
interessati, compresi i volontari in modo da poter attuare interventi davvero prioritari
ed armonici;
la necessit che sia correttamente applicato il principio di sussidiariet verticale, a
partire dai Comuni, in quanto Enti territoriali pi vicini ai cittadini e autentici
conoscitori della storia del bosco e delle sue pratiche antiche quanto recenti.
Si apprestino azioni di studio e di valorizzazione con cadenza annuale che riprenda ad
apprezzare un clima che guardi al patrimonio forestale, come affermano le citazioni
di Varrone, Plinio, Mattioli. Quelli che ricordavano che per assaggiare un fico
maturo bisogna aspettare che "abbia il collo torto, la camicia stracciata da furfante e
l'occhio lacrimoso". O che, durante i periodi di grande calura, consigliavano di
mordere una pera ghiacciola che disseta piu' di un bicchier d'acqua".(NDR: Carlo
Petrini).

Si guardi allo studio dei germoplasmi locali, il CNR non dista che pochi passi dalla
sede dellEnte foreste, eppure il germoplasma studiato sulle pere selvatiche e le tante
tipologie di frutta indigena non riguarda le valenze del territorio?

Talvolta la separazione amministrativa delle competenze procura i disastri


ambientali pi gravi di ci che pu la natura, solo un segno di buona volont,
le polemiche non ci salveranno lanima.

Sebastiano Chighini Inverno 2010


( la poesia di F. De Andr )

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