Sei sulla pagina 1di 205

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nellambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere pi protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio
un libro che non mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio pu variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono lanello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dalleditore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per lutilizzo

Google orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire lutilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
limposizione di restrizioni sullinvio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per luso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantit di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo luso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dallutilizzo che ne farai, ricordati che tua responsabilit accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poich un libro di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro consentito. Non dare per scontato che poich un libro compare in Google Ricerca Libri ci significhi che pu
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico pi ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nellintero testo di questo libro da http://books.google.com
|i
|

| O T H E K
L
~.
3.

v
-* *

----
*
*

|

S

SS
CmmmmmS SS S SS SS S
SS SS

SS k kkk kkk SeSBHDDHHS


S SS SS S SSM SS m SS SS SS SS SS
SS SS SS SS BDS
AAAAAS DD
S DD
MMSDSSS S SS SS i kkSkkkttSSS YS
TTTTSLLLLLS kS
SS SS SS

SMMMMMMS SS Y
SS TTTTTll lCCCS CC SS SS

GSJ SS
SS S

SS

SS G LLL LS LLS Y SLSS GS


SS
SS SLSL SSLSSLLCCC LLCCS GGLG G LLLLLLS
SS SAASAASSAAAASSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS
S
S

S0S0S 0S000S0S0S00S0S0S SS
SS
B I O XE

-

N . .
."
. : . . .

- v .
.

P A N A G I O T I
D Con I N fue
s alcune v

L .

I N s C .
DAL LE STAMP E DI GIAMMAR I A Rizz AR Dr
M D C C L X.
|

C0N L I C E N ZA D E S U P E R I O R 1.

|
* ,
|

. ".. - -

|- |

|
|

|
|

|
*

*
| **
* - .
**. .
*****
|-4 .
* |
. ;
|

|

|
*
*
|- |
|
- - | -- |
|
|-
|
|
* * |
*****
| |
|-
, - *. * *-

|
---- |- -

|
| |

|
*
|

|
If

ALL ILLUSTRIJS1Mo s IGNORE


IL s IG N O R E
sc1P1 o N GARBELLI
G EN T I L u oMo B R.Esc I AN o. ~
* *

. . . ;# : ;
LE I configro questa mia Ope
retta; che appuito quella',
che il #ggior i ogni lode,
-
dotti/imfo:fao Sig. Z I o, ABA
T E D I Po N T E VI o, di vedere defiderava. .
Vedr, mi ferie, pochi anni prima che il Cie
lo a fe lo chiamae, vedr con fommo piacere
un Opera, che interefa la mia cotante affe
zione verfo un Uomo s degno, qual era il
Panagioti; e la gratitudine altres, che il tem
po non mi ha permeffo di compiere a mia vo
glia, per corritponder, al vicendevole P
2 C
17 -

liffimo amore, che egli ha ferbato empre ver


fo di me , fin agli ultimi momenti del viver
fuo: e che mi ferba, come fpero, tuttora nel
beato foggiorno, a cui piacque a Dio di chia
marlo. E certamente egli era ben giuto, che
non fi fpegneffe col tempo la memoria di lui,
che fu raro efempio di piet, damor vero,
e di una brama maraviglioa di giovare a tut
ti, infegnando loro una Lingua, la quale, due
feci li fa, era da notri Cittadini e colta, e
teruta in grandiffimo pregio. E queto fu fem
pre il mio defiderio, che ne reftaffe alla pofte
rit il dovuto dettaglio . Per tal effetto aveva
io raccomandato pi di una fiata a lui fteffo
di comunicare a lei la ferie, e le vicende del
viver fuo. * -

Anzi abbia V. S. Illustri/s, la bont di leg


gere , quanto fiegue ; e vedr , che impegno
gli aveva per un Opera di questa ragione :
Fu dogni tempo un faggio, ed onorato pen
fiero di quelli, che la cura fi prefero di lafcia
re nelle Opere loro alla poterit la memoria
dUomini illutri : non folo per pagar queto
debito alla virt , ed al valor de medefimi ;
ma s eziandio perch la vita, i cotumi , e
le azioni loro fervir poteano di efempio a' ni
poti per premerne lorme, e deccitamento a
pareggiarli. E cos veggiamo aver fatto negli
andati fecoli e Greci, e Latini Scrittori : e di
poi molti d'et in et fin a queta, in cui fia
1IlO ;
|- V

mo: non folo di Peronaggi di alto affare par


lando; ma s ancora di quelli , che, vifuti in
privata fortuna, furono per le rare doti dell'
animo, e per la faggi condotta del viver lo
ro, in divere maniere utili al Pubblico. Or,
d'uno appunto di queti abbiamo intrapreo a
fcriverne la vita, per far palefe a preenti, ed
a que che verranno, la gratitudine, la ftima,
e lamor notro verfo un Uom s degno, qual
fu il Panagioti : al molto fapere, ed alla cu
ra intancabile di lui effendo noi debitori del
le lettere Greche, che, due ecoli fa, avute
da notri antenati in gran pregio , e poi l
fciate da fucceffori in abbandono, pente com
erano del tutto , le ha egli fatte ravvivere,
a pro di que felici ingegni, che fra noi le
coltivano con tanta lode del nome loro.
Egli nacque in Sinope, Citt un tempo rag
guardevole dell'antica Galazia; e non pi per la
culla, che per la tomba di Mitridate famofa.
I fuoi genitori furono di mediocre ftato; e
nel Scifma , come il pi de Greci, mifera
mente involti. Qual foff leducazione di lui,
pu agevolmente comprenderfi dallignoranza,
e dall' accecamento di que popoli , che fono
nientemeno de'Giudei (per fervirci dell ener
getica epreione di Tertulliano) mulciati ocu
lorum , atque aurium fruge , fenza lettere,
fenza ftudj: e, per colmo della loro infelici
t , fenza veruno che fia capace d ammae
* 3 ftra
*

ftrarli; e di renderli per queta ftrada pi il


luminati, e pi colti. E tal viffuto farebbe
egli, fe la mifericordia del Signore con una
di quelle dotis che d allanime nel maritar
le col corpo, non avefe arricchita quella di
lui , per compiere in effa le difpofizioni im
dell'infinita fua provvidenza : e
u appunto un ardente, brama di apere; che
non dagli efempj altrui, non dallinfinuazione
de parenti , o degli amici, ma dallalta for
gente dogni vero bene fen venn. -

Or fa V. S. Illustri/s., chi egli l' autore


di s fatto Preambolo (*)? Appunto l'Illustri/s.
e Reverendi/s. Signor ABATE FILIPPo GAR
BELLI . E piacee al Cielo, che questo infi
gne Prelato meo in cuor fi foe di compiere
egli fiefo , matro di me fenza paragon mi
gliore, il nobile ideato diegno .
A Lei dunque , come diff , mi do l' onore
di confacrare queto mio picciol lavoro; /peran
do, che quelle memorie , le quali al faccente,
virtuofiimo ZIo fiavano tanto a cuore , dif
caro aver non debba di veder/ele ora prefenta
re a fe lo tudiofo, dotato di ottime qualit,
digniimo Nipote.
E qu lamore alle belle arti, e alle Mufe,
qu la piet, e la vita efemplare e
Z

- (*) Lo dobbiamo al faggio, e dotto Padre D. Camillo Al


mii della Congregazione dell Oratorio; al quale dato lo ave
va ultimamente il Prelato da elaminare
VII.

il netto procedere, ingenuo, qu la tenerezza


verfor de poverelli ; che fino dagli anni primi,
quando l'onore io ebbi di educare, e ammae
firar preo di me V.S. Illustrijima; ben fi fe
conocere: s fatti pregi , peronali e propri
di Lei (per tralafciare i comuni della nobilif:
fima fua Cafa, fiata d'ogni tempo delle pi co
fiumate, ragguardevoli illustri : e benemerite
di queta nostra Citt) qu, diff, m invitano
a intertenermi, qu a far parole mi chiamano
Ma dall'altra parte perch io fo, che in ma
teria di lodi ho con un Gentiluomo a fare, il
quale quanto avido di meritarle, altrettanto
fi di udirle fchivo, quindi al miglior parti
to, che quello di trapa/Tare e tacere, appi
gliandomi , fenza trattenerla davvantaggio e
nojarla, mi raffermo, tutto ripetto e oequio,
e amore inieme ::
|-
-".
|-

* ,
-*-
: ..**

Di w. s. Illustri. . . . .
Brecia 2o. wil: 76. -

Umilifs, e Devotifs. Servitore


Pierantonio Barzani.

L C}
VII
*

1. o s . R *

L E G G E. **

Ue parole fole : All' Autor piaciuto


dintitolare il preente Libro fenza pi,
Vita del Panagioti da Sinope con alcune fue
Lettere . Ma io ti accerto, che oltra le co
fe , che il detto titolo accenna , delle al
tre , e in qualche copia , ce ne troverai, le
quali ti andranno a fangue . LAutor fer
mamente ha pretefo, inferendole, di farti
un regalo . E fe ne afficura. Lo dice chia
ro a car. 54. in una Nota: Ogni Leggitor,
che fia di buon gusto, altro non potr, che
apercene grado . Queto quel tanto, che
io di fignificarti defiderava, Vivi felice,
* ---- * - |
x
* |-

.
|-
*
.... |- |

LET
1X

L E T T E R -A
- * , -

DEL P. GIANGIRoLAMo GRADENIGO


*
CHER. REGOL. -
*
-",

. '
A L I A U T o.. E.
* . . . . " |-

*
* * * |

| ... -- -
, mio gentil D. PIETRo, fervito alla buona, e
fenza cerimonie, di quelle notizie, che del fu Maetro
%
--* .

Panagioti emmi riucito di ripecare o ne miei zbal


doni, o nella mia
Effe fono poche, e per
meno atte ad appagare il deiderio votro. Ma. accagionar non
ne dovete , che la ua morte, la quale effendo cartuta nell
Ottobre del 1736. non mi laci godere di fua utiliffima con
verfazione, che per lo hrieve pazio di due anni ; non effendo
io venuto a ftaiarmi in Brecia, che nellOttobre del 1734.
Oltredich affai fcarfo era il tempo , che feco lui io poteva
intertenermi. E certamente di queta fcarfezza mi ricorda ,
che io folevami amareggiare non poco, mentre andava di
giorno in giorno toccando con mano, quanto gran profitto da?
famigliari uoi ragionamenti avrei potuto raccogliere .
Ben io confapevole, che per interamente corripondere alle
giutiffime idee del Cardinal Querini, di fempre chiara ed im
mortal memoria, il quale affidato aveami la Giovent di que
fto Seminario per ammaetrarla nelle Teologiche Dicipline ,
ben io, diffi , confapevole, che mi era d nopo di profondar
mi nella cognizione del greco idioma per intendere il valor
de divini Codici, degli antichi Padri; e de facri Concilj, im
maginatevi , qual ardente fete a me fi detaffe nell animo ;
n foltanto a me , ma eziandio al mio in quelle viite com
pagno indiviibile P. Giambattifta Scarella , tuttoch questi
fino da fuoi pi verdi anni avee molto bene appreo il detto
idioma ( 1 ): immaginatevi, diffi, qual ardente mi fi de
taffe nellanimo da primi difcorfi di quel buon vecchio, nella
lezione de Padri Orientali verfatiffimo, e dell ellenitico par
lare s antico, come moderno peritiffimo. Da lui io non par
tiva giammai, che la mente mia non fentiffi di nuove cogni
Z10111

(1) L' illustre Autore delle Differtazioni omeriche a carte aas.


el uo Vol. I. atteta come fiegue : Duos etiam Theatisos juvezes in
Samffi Cajetani cnobio Grece erudiendos fucepi Scarellam Brixianum ,
Kxzofium Arretinum . Hi tanta animi conientione, tamque celeri curriculo
teca: literas , ine quibus nihil fe fore crediderunt, onfestati funt, ut
*** didicerint modo , ed hauferint. Duo fulmina belli Scipiadas, dixir
"r; du fulmina Graci tudii ptimo jure dixerim ego par illud ve
um olertiimorum. - -
X Lettera del P. Giangirol. Gradenigo
zioni arricchita . Sovente intorno ai cavilli degli Eretici, .
maffimamente Ariani", e Neftoriani , Macedoniani , ed Euti
chiani , che la Divinit del Verbo Eterno tentarono di ocu
rare, cadeva il dicoro notro, e i teti egli recavami in mez
zo di Atanafio, e di Bafilio, e di Epifanio, e dei Greci Gre
gorj; e le controverfie, ne ripettivi Ecumenici Concilj agita
te , con tal franchezza di parole mi eponeva, come afcoltate
le avee colle proprie orecchie, o lette allora allora nelle "pro
prie fonti: ". .
N obliava le Opere de moderni Dommatisti pi chiari, tra?
quali pregiava affai ragionevolmente il rinomatiffimo Gefuira
Dionifio Petavio, e la vera differenza non laciava di '
re , che paffa tra le Opere Dommatiche del P. Ludovico To
mafini dellOratorio di Francia, e quelle del Petavio, poten
dofi quete a buona equit affomigliare ad un reale, e quelle
ad un piccolo fiume. -

Ma le fue delizie pi care, largomento fuo pi geniale era


no le vicende Foziane. Oh qu s che fgorgavano, qual rapi
diffimo torrente, e la fua greca eloquenza , e le ricchezze del
fuo Teologico fapere , e l'ardenza traluceva del fuo zelo per
la Cattolica Religione. Quante trane opipni di Pap Greci
mi raccontava, quante perfecuzioni da quelli fofferte , perch
aveva inchinato le orecchie del fuo cuore alla divina rivelata
Verit nellabjurazione , che fece dello Scma, quando alla
Chiefa Romana fi un ! - -

Teneva per minuto a memoria gli Autori Greci, che meffi


avevano in luce trattati appreo lo Scifma Foziano, de quali
tra pi moderni ftimava opra lArcudio Leone Ailaccio di
Scio; e del Papadopoli cebre Profefore de Canoni nella Uni
verfit di Padova lgdy la piet , e lo zelo per la vera Re
ligione, nella quale rfefv di effere fato da esto lui vie
i confermato : ma delle Prenotiones Myftagogice, che contra
i moderni Greci Scifmatici pubblic nel 1697. non aveva, che
mediocre etimazione ; perch poco acconcie le riputava al
lo copo propotoi dallAutore, che intefe per mezzo di quel
le di ritrarre la fua Nazione da profeffati errori Foziani. ne
adduceva queta ragione : perch ai poco giova
mento poffono arrecare , fupponendoli forniti di cognizioni allo
fato loro fuperiori , ed ai provetti riefcono quai affatto fu
perfluc ; non fomminitrando o alcun raro ottile argomento
atto a ciorre i Foziani Sofifmi, , o qualche pellegrina erudi
zione, valevole a convalidare il filo dellApotolica Tradizio
ne . Laddove il notro Maetro Panagioti s che affai valeva
non meno per lo acume nello ciogliere le oppofizioni , che
per la eftenion della erudizione. Pregi non cos comunali era
fi acquitato per mezzo di profonda meditazione, che a
- a V3
|- Mi' Altore.
dava digiunta dall affidua cotante lezione maffimamente de
Padri Greci. * *

N tra i limiti, comeh vastiffimi, de'. divini tudi fi con


tennero le cure del Panagioti ; che l animo fuo volle arric
chito ancora delle cienze liberali , e delle pi pulite lettere :
perch ignoto non gli era il grande avvantaggio, che da que
fte per la cognizione delle facre cofe trafero gli antichi Pa
dri. Ben vi ricordarete, che il fu chiariffino Caonico Gagliar
di , il quale gli voleva affai bene, da effo lui confortato ne
venne, ed anc affitiro nella traslazione, che fece dal Greco
idioma nella Italiana favella , di quella belliffima Omelia di
S. Bafilio il Grande , nella quale fi toglie ad itruire i Gio
vani nel modo, con cui abbiano a trar profitto da libri degli
Autori profani. E maffimamente la Greca Mitologia ei poffe
deva : Ond, , che i ragionamenti fuoi, febbene gravi , e
fuccofi , condir foleva , e illuminare con piacenti , acconcie
alluioni or ad ua , or ad unaltra favola . Avendo intefo ,
che certi facciuti, incapaci effi di apprendere le greche lette
re, fcreditando le andavano, e i giovani Scolari dallapplicarvi
l animo tentavano di ritrarre , egli con animo quieto , e
tranquillo , le altruf indotte dicerie difpregiando , andava in
coraggiando i fuoi Scolari ; recando iu mezzo quella favoletta
della invidiofa Volpe, la quale, effendo ella codata, e vergo
gnandofene , configliava le altre a tagliarfi la cda : la quale
fua lepida efortazione tanta impreione fece negli animi , e
per tal modo fi accrebbe il numero de fuoi Scolari, che quan
do io venni in Brecia, rifvegliato vi trovai, per ci fi afper
ta al fatro delle greche cofe, quell ardente amore , che nell
univerale riforgimento delle unane lttere, accaduto nel XIV.
* . . \, *..* -
* *** *, .

Secolo, la fece colle Citt pi colte d' ftalia gareggiare.


Ma ritornando a parlare in generale delle greche cogni
zioni , ond era fornito il notro Panagioti , Voi fapete gi,
che ne fentiffe il fu Abate Garbelli, uomo, quanto verfato in
ogni maniera di letteratura Greca, Latina, e Italiana , tanto
follecito nel promovere eziandio ne fuoi Concittadini la col
tura , lapplicazione. Cos criveva quel dottidimo Ecclefiafti
co ad un fuo Nipote, giovane di non ordinaria apettazione :
Cum inuper accedant Prceptores tum in utraque lingua clariffi
mi, Bargnanus, & Panagioter nofer, tum reii iidem atque in
tegerrimi ; e in unaltra allo fteffo: Sed quid antiqua studia ?
calent ? non dubito; uteris enim ampliimo Preceptore, eodemque
humaniimo , Bargnano : qui quas ipe oper tot vigiliis para
vit , iis ut alii quoque ditefant, operam liberaliter impendit .
Quid vero grece litere ? nihil minus, ut fpero , h Panajotto no
Jiro prestabitur: quem ego hominem excelleatis ingenii, fumme
diligentie, incrediilis fidei, ic diligo, ut ad vetera quidion ofi
Cl4
XII Lettera del P. Giangirol. ,
cia multum in dies , ad benevolentiam nihil in pterum accedere
poe videatur ( I ). Donde, ognuno pu di leggieri raccoglie
re, che capitale ei faceffe del Pamagipti.
Or, non da ftupirst, fe anche il fu Marchefe Maffei lo
tenne in pregio, e lebbe caro, ad efo ricorrendo per lo fvi
luppamento delle Sicle Greche , e per la dilucidazione degli
ocuri greci paffi, o qualche altra ricevendone opportuna no
tizia . Ma fu poi quelli Verione, fokumente per effer volgare ,
poitivamente da lor Patriarchi proibit , come mi afficura , testi
monio gi di preenza, l'ottimo e doo _Sacerdote Panagioti da
Sinope, dice lillutre Autore nella fua. Istori Teologica, par
lando della traduzione, che del Nuovo Tetamento fece in gre
co volgare Cirillo Lucari, Patriarca di Cotantinopoli; il qua
le, guadagnato da alcuni Minitri Olandefi, abbracci il Cal
vinifmo. E nel Mufeo Veronefe : Hodie quoque in remotioribus
regionibus Greci funebres cum celebrant cnas , antequam primo
bibant, vini guttas aliquas defuno libant, hoc et in folum fpar
gunt . Narrabat hoc olim mihi, Catholice ac Romane addiiji
mus doirine Panagiotes Sinopenis , acri ingenio vir, & moribus
antiquit, quem plures annos ut Grcas literat, que diu exulaverant ,
gratis Verone optanti cuicumque traderet, contubernalem habui .
Non , diffi, dumque da tupirfi, fe in pregio lo tenne , ed
ebbe caro anche il "Maffei; e cos pure il Lazzarini . Queti
( come gi fapete ) nella fua feconda Lettera , qu in Brecia
ftampata, dopo alcuni Breciani , del greco intendenti, nomi
na eziandio il Signor Panagiota 'Maetro di tutti . . E poich il
Lazzarini emmi qu venuto di ricordare , non vi far difcaro
d'intendere, che interrgato da me il Panagioti , fe flimaffe
pi valente nel greco, il Giacometti, o il Lazzarini , rifpofe ,
che fomma era di tutti e due la perizia nelle greche lettere ,
febbene il fecondo parevagli nella greca compoizione pi leg
giadro, e vivo; la quale rifpofta quanto fia da pregiarfi, Voi
il potete rilevare ( che ne fiete capaciffimo) dalle Operette di
que due valenti Uomini, i quali furono nello fteffo tempo due
lumi rifplendentiffimi della Univerfit di Padova. -

Or per tutte quete cofe fermamente egli mi pare, che a


ragionamenti del nostro Maetro adattar fi poteffe quel bell
elogio, con il quale onor Fozio i Sermoni dun infigne Padre
della Siria, quale fi fu S. Efrem Siro : y rgro T:
.f * * *
8 g ,
1 3 * V Rw c/ 3 3 3 *
^v W
, , '
, ( in Bibl. cod.
196. pag. 513.) Le quali parole cos rendette in latina favella
il

( 1 ) Queste due Lettere fi riferifcono intiere a carte 67. 7o.


JAll Autore . XIII

il dottistimo Geuita Andrea Schotto: In his admonitoriis


Viri fermonibus, jure quis admiretur, quam alte Penetref #
dendi vis , #; his fluat jucunditatis, quanta den?
affeuum copia referti fia?. * * ... . **\, *

prova della purezza., e cotanza i fua fede pi ar


gomenti addurre vi, potrei, che da esto lui o uditi , 9. veduti
nella mente mi retarono imprei, Ma contentatevi di queto
folo fattarello. Dopo un .anno, che aveva in certa Citt d I
talia dimorato , fu dal Vecovo della medefima chiamato a
rendere ragione di ua fede : Il buon Religioo, che, della
femplicit Evangelica amantiffima, finger non fapeva, n far
cerimonie: Monfignore, gli diffe, adunque per un anno intiero,
che qu ho detto Mella s e io fofi Scifinatico, Voi ufata avereste '
la bella attenzione? Indi fatta la profeione della ua fede , in
partendofi fece al Prelato il complimento, che fiegue : Monfi
gnore, fate pi cautela in imili cafi, n troppo vi fidate.
N di conio men fino era la ua carit: Defiderofo egli era
di giovare a tutti, oltre, al comunicare le fue cognizioni, e ait:
impretare i uoi celtiimi libri, che aveva colla fatica della
cuola acquitati - _Un faggio illutre di queta virt diede egli
l'anno 1718, in Verona, colla calca ; che fece al March:
Maffei per fare accomodar qu in Brecia "un Prete Greco.
Il Panagioti ( fcriffe il detto Marchefe li lo. Novembre del
detto anno al Ganonico Gagliardi ) mi fa molta premura per
intendere f il Patulla, dotto Sacerdote Greco, polja perar a e/
Jere impiegato a Brecia , perch per altro gli fra procurarfi
altro ricapito. Io ricorro dunque al mio amatiim Signor Canoni
co, perch procuri far lultimo *:tafg. Faccia ogni forzo per
farlo ricevere; e per piantare lo studiostego, che fuo ne far il
merito, e vedr anche per le fue quanto le far ca
r avere un Greco appreo , e in quante cof lo giover ; h zi:
dice Mea facile dar ricovero. - :
Che diremo della ua fingolar pazienza, e moderazione? Noti
pi a Voi, che a me ; effer debbono i forbidi, che per certi
equivoci fi levarono dalla parte di Verona Pano 1724. Contra
il notro Maetro. Trovo in una lettera del Pi volte mentovato
Maffei al fuddetto Canonico in data de 23. Decembre di quell
anno: Vi rndo grazie dell incomodo, che vi fiete preo co? Pa.
nagioti; col quale non ho mal animo alcuno: per alio miem, 04
mi, occorre da lui. Ora..i Breciani fi ricordano ancora dellu
mil raffegnazione , con che fi port in tale occafione il Mae
stro (I). In omma era un uomo da paragonarst a que tanti,
che ne felii antichi tempi la Grecia produe, Eroi dei Critia
nefimo, e dell Ecclefiatico fapere.
E
( 1 ) Dellaccidente, che qui accennafi, a carte fene Farla 96. 97,
33. 99. I eo, 1 o I. . . . |
xiv Lettera del P. Giangirol. Gradenigo,
E tale per verit mi fi rappreent maffimamente nella
ultima fua infermit. Effendo allora tempo autunnale, meno
difcare riucivangli le mie viite ; onde pi da me fi frequen
tavano, e le faceva argomento di mia istruzione. O con che
ortodofii fentimenfi rendeva egli al Signore azioni di grazie per
lo fingolariffimo benefizio di fuo* attaccamento alla Romana
Comunione ! con che, perfetta unione delia fua alla volont
Divina andava quellAnima incontro allo Spofo ! Alla giacitu
ra, con cui egli e ne tava fedendo entro il uo letto di peni
tenza, ali angelica gravit della faccia, alle profonde fcrittu
rali , edificantifime parole, un S. Efrem Sjro mi fembrava ,
un S. Atanaio, un S. Bafilio. Non avendo io avuto la forte,
come per altro ardentifiimamente defiderava, di trovarmi pre
fente agli ultimi aneliti del viver fuo, fummi recata del feli
ce fuo paffaggio la notizia poche ore dopo , che io era da lui
partito; e a un tale annunzio non-potei a meno di non ecla
mare: pretioa in confpeiu Domini mors Saniorum ejus.
Queto quel pco, che la mia memoria mi fuggerice in
torno al nostro dignifimo Panagioti. Quanto ai due Giornali,
non occorre che vincomodiate davvantaggio. Ecco ve gli traf
crivo io parola per parola. In quel di Viregia nel Tom. II.
allAnno MDcc.x. a car. 473. dove fi parla dellEtimologico Gran
de, leggefi, come fiegue : Effendo/i (Antonio Bortoli ) incontrato
in un Greco da Sinope, infigne Gramtico, questi venne impiega
to da lui nella correzione del prefente Etimologico , facendovi in
corporare ci, che di meglio fi trova nelle Note del famofo Federi
go Silburgio, annelle all' Etimologico, che questi fece fiampare dal
commelino in Eidelberga Ranno 1594. E quel di Roma per gli
Anni MDcc.Lv1, e MEGREvit, trattando del Marchefe Maffei :
Raccolfe (dice a :3) molti MSS. Greci, e tir in fua cafa
Panagiote di Sinope, che dvendo paflare da Costantinopoli a Lif
fia, dove era fiato chiamato, fi ferm in Venezia ben trattato da
Melezio Tipaldo, Arcivecovo di Filadelfia; ma queto effendo mor
to flette, per molti anni in cafa del Maffei, ajutandolo ne fuoi
fudj, e infgnando lettere Greche alla giovent Veronefe.
Or di turte queste cofe a Voi ne fo un tenuiffimo dono, in
attetato di quella vera tima , in cui tengo i votri cari co
mandi . Voi fatene quell ufo, che vi parr . Vi abbraccio.
Brecia 2o. Luglio 1759.
P. S. E vero, Voi avete ragione : il Panagioti venne a fta
re a Brecia lanno 1721. non lanno 1719. come io penfava,
e ho, poco fa, accennato in una Nota della mia Lettera al
Sig. Conte Mazzuchelli . Addio.


;
**
* *

----
*- v
- -

: *
: * *
|
**
-
|- *
|-

* -

*
*
- *

|- *

*
*

*
|-
*
|-

|-
|

*
** -
|-
.*
4
. .. * *-
|-
|-
*
* - * * * .
|- |

***ki.
- .-.-.-. ';

|-

|
*
*_*
|- -

v
*
XVf;

$ Y A A A BO >. N D I ,C E

" . D C A P 1. A *.
* .** * ca* --
:- :
-

*
* *

- ,

. . * .

T g Patria del Panagioti. Come


, " queti, fin da giovinetto,
. *
portato foe alle lettere.
*
. . * .

,
2
Va, per imparare, a Co
o" fiantinopoli; dove fa in
, , ieme la fcolare , e # .
. maestro .

. . - III.
. Fallitagli la peranza, che
; ate: di dover effere im
*
, " -:
, piegto nell'ufizio di Scri
vano , fi porta, per im
, parare la Logica, nella
. Valachia.

K E D. JY. o IV.

. Afifte alla fiampa di aleu- -

. ni libri.

KR, CAP, *
v
K E [. e. o V.
*

*'
Ritornato a Cotantinopo
o, li, viene a Vinegia, per
, , indi paffare nella Saffo
nia.
. * *

. . VI.
-

* * .

Gli fi fa deporre il penfiera


, 3 di andare nella Saffonia .
5 Di Scifmatico divien Cat
. tolico e

. . VII.

) . In un Collegio di Padova
g fatto Maetro di Lingua
: Greca . Dell affiftenza
prefiata alledizione dell
. - .* -
* *
Etimologico.
* *
. . .
K E . C. A r o VIII.
".
f - 3


~ , v4ndando verfo Paro , nel
A - J

Zante rifchia di perdere


78 g. -
la vita.

K E D. S. IX,
Giunto a Napoli di Roma
, nia, per paura lacia di
. ) andare pi avanti. Cer
ca di convertire que Gre
, che corre un gran rifchio,
yQy Quel
I
xxx
"!!. . _Qrel che gli dze il Vo
coivo di quella Citt . Ri
. . nglza zl /
',
Eve-ria; 164314 . & .
x.
:
. :
*""
,
. :. . -'C A P o . '
. .
.

: & " .E fatto Sacerdote , e Cappel


: . " " 'inno, 4114 com
4. ' &, Papa.
. .

E . . * CAPO-X.
. 13
' & " -
Odiato da uoi Nazionali ,
; , & , pereguitato , " 4
; . are 4 Verona.

. CAPO XII.
/; . Viene 4 are 4 Brecia ; do
! , pe lga Molti Scolari , e
&. &
33:43:06 dato per mac .
& | . 34. "0.3" | .
_,iogZZem; del Semi.
. ilario-
t'o

....
? '; , Va 4 Verona, Her i'w'Pa
!!! Ene; fare 1 autunno . Suo
. n ; orre'vol ritorno a Bre-,
, , ,
& . .
"

* [ C A P o XIV..
79 . ,
F4 il Panagot riorgere in
174 Bre
v

XX

8 . Brecia lo tudio delle Gre


. che Lettere. Si diletta di
, . leggere ogni di l' Opera
*" : , di Sant'Agotino, intito
---- ie:8 3 lata: La Citt di Dio.
, Attacca il Fozianimo,
d, e compiange dello fiato
" miferabile, in cui fi tro
7 ... wano i Greci.
*

. , C A P o XV.

, . Zelo , e del Panagioti


, per la falute de fuoi Na
*
. zionali. ,

K E . z. C A P o XVI.

. Morte del Panagioti . Suoi


. cotumi . *

. .
. *

,
. .
*

? .* -
o XVII.
.43. .
8 - Sepoltura del Panagioti, e
, . * fuo Tetamento.
K . f e
C A p o XVIII.
W * -

IIs: ' g Intorno all et del Pana


. gioti.
K E D. 1 S. o XIX.

8 g Della fcienza del Pana


. gioti. -

BIO> VITA
%>


* V I T A. D EL
II A N A T I Q T O T P A N A G I O T I
. D A S IN O P E.
----
:;
. * Preambolo. ...** *

g, , (TAUella, che a fcrivere


W > ora io prendo, la
, - ita di un Greco, il
5 , 8 quale di Scifmatico fi fece
5, 5 Cattolico; la vita di un
(# uomo privato bens, ma
faggio e molto dabbene ,
) 8 ' cui foprappi debbe affai la
, , noftra Citt : la vita del
\'
Panagioti da Sinope. Ma
# ; ", ; perch fcriverla in greco?

, '7, Lho fatto per mio eerci
zio; ma pi perch, ove
/ , nelle mani capitaffe di
, , qualche, men rozzo, Orien
, ,
, u , tale Scifmatico, poffa ancor
, queti, leggendola, aprire
, ' . i gli tchi,
*
e provvedere a.
**** .
uoi Mano allopera.
. .
K E T. dz. * CA P o I.
3, g . Patria del Panagioti. Come
queti fin da giovinetto
. portato foffe alle lettere.
3 , Il Panagioti nacque (1)
, in Sinope (2) da genitori
- Trg A di

. (1) Lanno precifo, in cui naeque, ignoto. Lanno 1735.


in cui egli, obedendo allAbate Grbelli, manifest le vicende
del viver fuo, diffe che parevagli avere intorno a festant anni.
( 2 ) Citt pofta ful Mar Nero. -
. . CAP. I.
. di mezzana cndizione, fu
. dagli anni fuoi primi por
, , tato alle lettere. Dilettavafi
egli di leggere affai, ma il
, . leggere enza intendere pa
. reva al giovinetto una mor
te. Quindi al terzo diman
, . dano e al quarto, come
( g fenza maetro (che allora in
)" Sinope niuno ce ne aveva)
3 3 A W

*

, 3
imparar fi poteffe, e di quan
/ * *
to critto ritrovafi, il vero
Au

3 - /" * 3


, fenfo raggiugnere, ud final
**e /

"TE ,
. * -

mente, il cafo effere un li


g,
A |
bro chiamato Gramatica'.
g ,
* A / -
Or di queto meofi in pe
: na , tutta fcorfe la citt,
eg , ' fenza mai poterlo trovare.
f


3 *
Venuto ancora gli era nell
animo di cercare, fe alme
v
W
|

no laveffe il Vecovo; ma
3 ^, 3
, riflettendo pofcia, che que
|



, 5 r
' /** *
gli un uomo era fenza let
- A4s Mi stere, n altro fapeva che
, leggere ; quindi argomen
tando, che la ricerca fareb
/ |


?.. -/- , 3
be tata inutile, ne lev ile /

, penfiero, e di neceit fi
. poe in quiete. -

*
Poco tante uno de pi
z , ricchi di Sinope, che aveva
' , . figliuoli, prezzol un mae
* - 3

, tro , di nome Teodoro,


. :/l fattolo venire da Trebifon
da. Si prevalfe dellocca
:- fio
. . , CAP. \.
Yzma-oper . lione , "ove lo eppe , il,
( o Pangioti . Guadagnatoi
, ad ogni patto il Maero,
18 cp ch eraivenuto di nuovo ,
Wim-ameno; , wpa?
tum 1 giorm- wil'avalo
' " 0: , di mattino, ricevend'One;1
|
Primi ammaehament ,
| un protto notabile. M:
: OMM-upon
? pochi me , che
,' Teodorqeand via.. per
ch fanali preare il no
ro Giovine da un Condi
& & cepolo una parte dell
' : *,
7 071101, macellai de di Omceo, fotto cui {Eric
to era cemento, da c

?!
.!
3
, , in ., udiando , sfa
'
mavaf, () dir meglio,
" mimmi/Leva; . pi diveniva famelico:
(100 ( nattantoch cavati al pa'
) & * . dre 'uo ( di nome Gabriele)
( 17 '05 (.
; di voler ne
" |, ".
oozire ",- dieci zecchin ,
'-7
=":
-
".!
..- 1 ( oZnou'o'ag wce
- ( partito unico
Two; ; 0.
: 71 Mez-3371 : per imparare, dicevagli un
'to/civm; mmie-W; ) uo Parente) a Coantno
Poli. ' '
".

K E . ;
? ? ,
C A P o II.
Va, per imparare, 4 Callan-'
-|00' tinopali * dove fa infic
0778 |"
, me lo olare , e il .
& |. ' mae/ira. ":
& ]: ?

? , 0 01 01
DoVe portatoi al Sem1
nario, che 1 Greci chiama.
ouoi 'Z A 2. no
* -
*- ; **

4 . , Ksp. (3. CAP. Ir.
: no della Gran Chiefa , fi
, prefent al Gramatico ,
, , che nome aveva Gerafimo.
. , Queti veggendolo di et
, verde, e in decente abito,
g e che oltracci da cos lon
, ' tano paee veniva per let
, , tere, avvifandolo per fe un
, . buon boccone, parte gli fe
, ce , non che della fcuola,
ma della fua cafa ; e delle
, altre cortefie in buondato.
Ma offervandolo dall una
, . parte faticar molto, e dall
, altra mangiare affai poco,
, dalla fottil maniera di vi
' lu
vere, chegli ufava ogni d,
, congettur,
. ro. E percilui effer pove
vedute a ter
.
ra le fue fperanze, paffar
, fece nella cafa di un Citta lo
, : i
, ... dino di Cotantinopoli, che
aveva figliuoli, e cercava
u #un maetro. Ai quali facen
, . do fcuola il Panagioti ,
e nulladimeno converfando

, con Gerafimo, ebbe per fuoi
difcepoli eziandio i Cappel
, . lani della Gran Chiefa, det
, ti da Greci Effimeri: i qua
: 6 li, per effere di giovinezza
. gi ufciti , vergognandofi
, di andare coputti a fcuola,
E W - 5 - /* 5 *

lui a fe, pagandolo, facean


: |- - -
di frequente venire .
|

Kp: - - .
*
* * *
, , . . C a r. II. ::
, Fallitagli la peranza, che
, aveva di dover effere im
, piegato nellufizio di Scri-" .
, vano, fi porta, per im- : ,
-... , parare la Logica, nella
* Valachia.
Paffati che furono in
, quete cofe intorno a cin
que anni, talento"gli ven
ne di volere,anzich egui
, fere degliimpiego,
re altro uno e:
fandro Maurocordato Alef
Scrivani di
( 1 );
, della, cui erudizione ave
' va egli chiara notizia. Ma
, . entratoci in cafa, non and
. molto, che fi pent, tenuto
, 6 effendovi pi in luogo di
fervitore , che di Scriva
6 , no (2). Dopo due anni di
g catena, ebb a tento la li
bert; info fuo
lu , letter;&he avendo
padreperlouna
ri
, " chiaaffe alla patria: e paf.
s a Boccorete, citt della
*
-- -*
3 Va
*
+ ' - |- * , * s; -

( 1 ) Fu queti generale Interpetre, e Segretario infigne del


Re degli Ottomani, dopo la morte del Panagioti Bizantino. "
(2). In qnel torno di tempo curiofo il Panagioti di vedere
quel, che fanno i Turchi, quando nelle loro Mochee fi aduna
no, colfe loccaione, e fi trov peravventura preente ad una
predica; la quale fu tutta intorno alla neceit di dover ter
minare le preci colla clauola Ammen . Una delle prove, che
ud recare , fi fu , che facendo un d Maometto orazione , e
dimenticato effendofi di pronunziare la detta clauola , fuppl}
al di lui difetto , moffa per voler divino , colla fua voce una
formica. -
, . . .
*
}
CAP. III.
: Valachia, per imparare la
.


Logica da Sebato da Tre
bifonda. -

f:- K E . J\.
o IV.
, Aiste alla tampa di al
cuni libri.
" ' Accadde in quel tempo
, che in certo Monistero,
lontano dalla citt, un Mo
, , naco, riftampar volendo in
picciola forma lAntologio
, (Libro, che contiene lEc
( clefiaftiche fequenze de Gre
ci) di uno abbifognava, che
/ affifteffe alla tampa nellu
) g fizio, come chiamfi, di Cor
, rettore. Fu il Panagioti il
. cafo. Prezzolato ei vi affi
, , ft) (I); come anche allim
prefione,che fi fece appreo,
di un altro libro, intitolato
2- Pi ampia confeione della
." retta fede di Bearione Ma
, cr da Giannima (2). Ma
*
- del

(!) Di queto fa menzione il Fabrizio nel libro V. della


Biblioteca reca , alla pag. 66. della Differtazione I. di Leo
ne Allazio intorno ai libri Ecclefiatici de Greci: dove chia
ma eziandio Monaco il Panagioti, che non lo fu mai . Lin
Banno viene dal frontepizio dellOpera, il quale, per quanto
2PParice dalla pag. 437. del Diario Italico del Padre Bernardo
Montefalcone, d il nome di Monaco, a chi fu affitente alla
ampa . |- -
(#) Peefi adunque fuor, di dubbio ledizione di quest' Ope
ra alle tampe della,Valachia, quantunque fembrar poffa, che
attribuita labbia il Fabrizio piuttsto a quelle di |

Kep. A: CAP. Iv. *

della Logica di Sebato(r),


- /.

, , che confua era, poco fod


, . disfatto, ritorn a Cotan-.
7

g, tinopoli per ivi menare


W *

, es
/
tutto il retante della fua .
. vita. *

* K E . g. C A P o V.
Ritornato a Cotantinopoli,
o, viene a Vinegia, per in
, : di paffare nella Saffo
. 3314 2

. Ma Iddio difpofe altri


. menti. Erano peravventura
, in quella citt due Saffoni,
, . uomini di lettere, i qua
lipatria
cercavano per la loro
un Greco. Or queti
6 . avendo del Panagioti (me
, ( diante la converazione di
, alquanti mefi) perfetta co
U%4 ja lui diedero laf.
) - falto; taftandolo prima cos
, dalla lunga, e poi tretta.
, ; mente fenza avvolture do
. mandandogli, segli voleffe
andare in Saffonia, dove
, ; tato farebbe, dicevano, fuor
|- , (T0s . A 4 di

: Pemetrio
talogo*a:1999
XI. della Biblioteca Greca, dove il detto An
degli Eruditi Procopio al numero 3 1. del Bre
Greci. 3 reve Ca ----

{}} Fra questi un uomo dyg, , cio,


d'infecondo e povero ingegno [ Vedafi il Breve Catalogo, accen
: nell' annotazione anteedente ] ma che tuttavia era in
quelle parti riputato affai, e in gran concetto di dottrina.
8 Kep. e. CAP. V.
voportr Mei raeyoe, di dubbio cariffimo ad un
Xeugroppa groua , AAm. gran Letterato , di nome
, Critoforo (1), il quale,
, ' :* quanto nellidioma Greco
, . puro era eccellente, altret
8, , tanto ancora il comun vol
* 3 V /
gare, che oggigiorno parla
no i Greci, di fapere defide
s . rava. Lontano da prima fe
, ne motrava il Panagioti.
' , Ma ove ud prometterfi,
, che pagato effi gli avrebbe
o , ro il viaggio, e le fpefe, e
fatto dare col un groffo
9 * e *

" g. annuario ftipendio, affen



t. Coficch, ricevuto dagli
-

, fteffi il danaro da viaggiare,


venne in compagnia di un
* mercante (cui raccomanda
W 3/ 3

, to lo avevano i Saffoni, ac
- , ciocch verfo Ala di Saf
, f"
s-
fonia ei lo avviaffe) a Vi
*

, . ... :negia.
*
:

K E D. gr. p o VI. -

. Gli fi fa deporre il penfie


, ro di andare nella Saf
5 fonia . Di Scifmatico
. * divien Cattolico.
, Dove arrivato, fi port
a riverire Monfig. Melezio
, Ti

(})_Il cognome di queto Cristoforo n lo differo i Saffoni,


n, il Panagioti , buon uomo, fi cur di aperlo. Tuttavia ei
ne empi appreo congetturava che effer poteste il Cellario,
Profeor celeberrimo nellUniverfir di Maddemburgo .
: ' ' CAP. VI. ?
&! ; & " : Tipaldo , che ivi era
7' . Tcovo de Greci ; e nie
' " me gli comunic il uio di-
cci/19110; , ?!" aio-rw 39 . legno . Il 81(1,1*

: e'xowwvna'am. un dotto e pio Prelato,e
Eman-m'a); ( coa ; tra que Greci) '
, & oe
ottimo attolico , l inge
peu; *|1, & , gno conobbe , e il fap'erc '
", 0
& ,| ' di lui; e perci la' diua'e
& dal paiare'in paee di Ere
tici m'ettenclogli fatto gli
ippon-111 . & ; occhi e la dicolt d"im
Amm-mw "; 0& parare il linguaggio deSa
, oni , e il pericolo di ca.
& & ?
derc nella loro Ereia. On. '
: & " , de il Panagioti , rcituito
& ,&0 &" 01111511715
al mercante il dena1o, in
: mum Ene-{vol; - .
vece di proeguirc il via-:
) " . gio, ferm a Vinegiao.*
'& o Haven/aura; mi
numa , & dove ette ;,intorno a due
, aio-e" & ' , ev ' anni ,ommnirandogli il
Vccovo ', % alt1e per-"i
| , ? Emo-novus,
! ' 0 ,
pne , il .
. ' .
& &; di Era egli eallora
Fozio, eguacc
perci610116
', :; ; &
|0' & opinioni Scimatiche all-ti
Eye/15m. tenace. Moniganipaldo,
,; &0 & enza metterli n poco n
. ' " &0 punto a diputare, lo indu
, A. e oltanto a leg re pri
, & ma un Santo Paiee, poi
, &, ' un altro e poi un altra
, ordinatamente ' e gli fece
&0 , da mo,

'. .
YO . 8, CAP. VI.
, : - derni errori lontana fi fof.
fe ne Greci la dottrina
de primi fecoli : con che
appoco appoco lo guada
, '' gn fenza fatica. Per s
, ; fatto mezzo il Panagioti di
Scifmatico, chegli era,
g, , divenne Cattolico, ( 1 )
,
. . C A P o VII,
, In un Collegio di Padova
g . fatto maetro di Lingua
. Greca. Dellaffiftenza
prefiata alledizione
, dellEtimologica.
' ; Di poi ottenne, per ope
, ra del medefimo Vecovo,
f : in Padova e le fpefe e il

poto di maetro di lingua
Grca nel Collegio di Gio
g gg . vanni Cottunio. E allora
. ,
fu, chegli affif, ma folo
, in parte, alla tampa dell'
- ' . Eti
( 1 ) Il Marchefe Maffei in una Nota, ch la 24. all0milia
di Leone Sapiente, tampata lanno 1751. in Padova, fa menzio
ne anchegli del metodo, che tenne Monfig. Tipaldo a conver
tire il Panagioti: Panagiotes meus Sinopenis, vir ingenio do
trina pretans, Schifmaticir opinionibus preventus apprime, atque
intime proccupatus, Venetias appulit. Grecis tunc praeerat Tipaldus
Epicopus, dostus profeo, & Catholicorum omnium dogmatum de
fenfor eximius . Is Panagioten inflexit , & ad restam fententiam
traduxit; quin acerrimum Latinorum dogmatum propugnatorem red
didit ; id vero nequaquam diputando, aut loquendo affecutus et,
fed unice Grcos antiquos Patres tradendo , '
eos attente perle
geret jubenf. & quinama precipue ex eorum tiri yphyradi effena
indicans, atque oigndens . -
CAP. VII.
. ..
'
. (;
,
Etimologico Grande . ( 1 )
' , Egli dimorando in co
teta Citt , venne fempre
pi a confermarfi nel dog
ma Cattolico. Era ivi Let |

.
9. N ^w vA tore di Sacri Canoni Nic
col Comneno Papadopo
" li (2), buon Teologo, con
. cui gli accadeva di tenere
. fovente ragionamento.
}

K E (D. n . C A P o VIII.
J , Andando verfo Paro , nel
- * /

Zante rifchia di per


7 g. dere la vita.

' .Era l in quel tempo un



*3
,
W
nobil giovane delliola di
/ f /

g , Paro, chiamato Giorgio


g , Condili; il quale, conofciu
G , to e fperimentato il Pana
:
-

gioti, defider di averlo *

, appreo d
- * 947 nella fua pa
s e:

2 ti, e fare infieme came


. rata. Tempet tanto, che
c/ s

5 8 a7:0.7razG *
fpunt alla fine di piccar
. lo
( 1 ) Invece di Etimologico Grande , lo chiamano alcuni Et .
mologico di Megallo. Nell affiftere alla, detta tampa poco di
onore fi fece il Panagioti. Vedanfi gli Atti di Lipfia al mee
di Novembre dell anno 1723. pag. 484. E non da farfene
maraviglia. Di profodia e di arte metrica, tuttoch della ln
sua poetica fofie intendentiffimo, nulla egli feppe giammai; e
n anche nelle cofe di profa tanto allora fentiva avanti, quan
to fece ne tempi appreo a forza del lungo leggere, e rileggere
i migliori. |- -

: z ) Greco di Gandia ;
tOllCO.
uomo di gran piet, e ottimo Cat
|
. . CAP.VIII.
z- f * w 1 -

g , gi , lo da Padova, e' munito



~ |
di lettere di raccomanda
/ y

, zione, verfo la fopraddetta


W - -

. " ifola innanzi avviarlo. Ca


W /

{| o 6 pitato al Zante il Panagio


3 fu * 3
g , 4 ti, per indi paffare a Pa
/

, Za: ro , lo prefero alcuni di


---- 3
, que cittadini per maetro,
, , quantunque fapeffero, che
poco di tempo ivi egli trat
. tener fi doveffe. -

" . In uno di qued, fuori


' , delliola, ad un monifte
, " ro facevano i Greci un ban
. , chetto. Ci f anche il Pa
, , nagioti invitato. Vi and.
E veduto ivi un tempio af:
fai bello, dentro moffe ad
, efaminarlo . Dove tralle
g , ' facre Immagini de SS:Ata
" nagio, e Bafilio quella fcor
g , g 3 gendovi ancora di Marco
, , Efefino ( 1 ) , forrife . Il
vsvog zreel 7& 88 . yp qual forrifo gli feppe co
, s. ftare la vita. Imperciocch
, preo indi argomento il Ca
po di quella Chiefa, ch
egli foffe di fentimento La
tino, lo diffam per tutto
%f , il Zante per uno prezzato
lu re de Santi, e per un apo
, ftata . Dimodoch morto
us: al

( 1 ) Sturb queti e ruppe lunione feguita tra la Chiefa Gre


ca, e Latina nel Concilio di Firenze.
. . * CAP. IX. 13
. allora lo volevano ( 1 );
, laddove prima, riputandolo
un gran Maetro, e Difenfo
, re de loro errori, nel fin del
Vefpro gli auguravano una
lunga vita; cerimonia chef
, fi chiamano, dare il policro
. nifmo. Il perch, pi preto
W

" " , del fuo penfiere, part da


, quelliola, e pas a Napoli
, 6 di Romania per indi incam
. minarfi alla volta di Paro.

K E D. 6. C A P o IX.
: , Giunto a Napoli di Roma
nia, per paura lacia di
andare pi avanti. Cerca
di convertire que Greci,
, . e corre un gran rifebio.
. Quel che gli diffe il Ve
fcovo di quella citt. Ri
, piglia il: ginnino verfo
- . %4megta . -

M. non prima ivi


' , .
, giunto, che fent dire, ficco
.

me Zanin Cozza, Capitan


, Bas (come chiamano) de'
Turchi, fatto aveva il Con
z 8' , te Condili, padre dellanzi
g , detto giovane, in Paro mi
", feramente trozzare. Onde
. abbandonato per paura in
. tieramente il penfiero di
- COte

( 1 ) Rifeppe il Panagioti, che accordato avevano un ficario,


che gli tiraffe un archibugiata.
4 Ksp. 6. CAP. IX.
g . coteta ifola, fi mife intan
to a vedere di convertire i
,
, Greci di Napoli, a bello ftu
dio intavolando ragiona
' menti di Fede. Ma fi volt
, egli contro tutta la citt .
, E fe non era chegli tette
. a riguardo, fuor di dubbio
. qualche brutto fcherzo af.
8 , pettare dovevafi. Lo chia
m a fe ancora il Vefco
,
vo. Il quale nel licenziarla
, gli diffe: Siamo una mano
: d'ingannatori, e d'ingannati.
f , Tolta veggendofi il Pana
, gioti ogni fperanza, venne
di nuovo alla volta della
, .
citt di Vinegia.
. . . C A P o X.
*

, . E' fatto Sacerdote, e Cappel


lano Coopera alla com
. ,
x, memorazione del Papa.
" . . . :
/
g , .
1 W fv
Dove arrivato , fu da
f
Monfig. Tipaldo ordinato
\ 7

s , 5 Sacerdote, e fatto Cappel


4 * 3 /

lano nella fua Chiefa di S.


-

g, " . Giorgio, opponendofi que'


s * f A *

,
Greci, e facendo ogni sfor

,
W /
zo per non riceverlo; pie
|- 3 /

. ni dira, e di mal talen


\ /

( 3 to, perch egli agevolmen


5 / * W

) te difcioglieva i loro fofif

"TC) - Im1,
-
*
* Kep f. - e e ! CAP. X. 15
"r
mi, chiamandogli per co
/ /

( ftume ragnateli. Morto che


* 1
) . fu il detto Vecovo , va
g, cillante era in quella Chie
\ V |- fv

fa la Commemorazion del
A * *

( Papa : e Papa era allora 2 Re

) Clemente XI. Ajut il Pa


nagioti a fotenerla ; tut
|- |- *
toch, allufo delle cofe ,
.
-
che han del violento, ella
* *
g ivi durae poco; di nuovo
. levata. - -

. . C A P o XI.
: " . Odiate da fuoi nazionali,
, , e perfegnitato, viene
. fiare a Verona.
1

Per tutte quete cagioni


|- veggendo , che i fuoi
, g nazionali odio gli portava
, no, e gli tendevano infidie,
, fi tlfe (rifoluto di tron
, 3 , carne in tutto e per tut
, to la comunicazione, e la
2* ru * /

. 8 * pratica) via da loro, e ven


, ne a Verona, illutre citt
, , . dItalia, in caa del lette
, , ratiffimo Sig. Marchefe Sci
. pion Maffei di avventurofa
, . memoria; nelle di lui cu
. re letterarie alquanti anni
, fervendolo , e la Lingua
o /' Greca inegnando, a ch
dapprenderla foffe defide
}Q
16 Kep. 1 a . CAP. XI.
, " rofo ( 1 ). Dove altres co
, nofcenza fece, e ftretta ami
, cizia collIllino Signor D.
, Pierantonio Albertini, per
k , pifomaggio fino da que tem
e per piet, e per dot
. . trina affai ragguardevole.
. . C A P o XII.
e
,
Viene a fiare a Brecia :
dove ha molti fcolari, e
|
f oltracci dato per mae |

g firo a Cherici del Fe


. minario.
Lanno 1720. in occa
5 o . fione, che il March. Maffei
, itO

( 1 ) In una Lettera, fcrittami lanno 1741. fa effo Signor


Marchefe il feguente racconto : Nellanno 1713. trovandofi in Ve
nezia Scipione Maffei, e avendo comprati alquanti Mir. Greci, fra
quali alcuni non poco difficili da leggere per le abbreviature, gli
judetto dal Signor Tommafo Cataneo, che andaffe nel Campanila
di S. Giorgio de Greci dove abitava Panagioti, il quale gli avreb
be letti, come fe foero tampati, Cos fece, e cos avvenne. Par
tendo da Venezia, gliene laci ung da ricopiare, cio Il Comento
di Niceforo Blemida opra i Salmi. Mandata a Verona la copia,
il Maffei gli mand un regalo di panno fino per veftirf intera
mente. Di che maravigliato il : buon Greco gli eriffe, che non
potendo egli pi tar fra fuai, perch dopo la morte di Tipalda
era continuatamente perfeguitato per eller Cattolico , e contraria
ngli Scifmatici, fi farebbe volentieri ricoverato preo di lui a Ve
rona. Al che volentieri affentendo il Maffei , fi trasfer in detta
citt, dove flette alquanti anni in caa del fuddetto; e rivive"
vi fece lo studio Grco . E nella fua Verona illustrata (Par. II.
Lib. 4. ) laci critto: Il Sig. Panagioti da Sinope , che io ho
enuto cinque anni in cafa , perch gratuitamente infgnae i
Greco , a chiunque defideraje apprenderlo , non fu s fortunato,
pochiimi avendo trovato che vole[jero allora applicarvi. Vero pe
r che alquanto dopo bravi ingegni non fon mncati, che Je ne fana
appoco appoco invaghiti, e l'abbiano da fe acquitato in modo, che
won ha ora per : conto la nostra Citt da invidiar neunaltra, ,
sp.'t . -
GAP. XII. 17
; 6 ito era a Firenze, per ifta
, re qualche tempo affente da
, . Verona, ricerco fu pure il
, Panagioti, fe anchegli qu
, a Brecia trasferir fi voleffe
, f a infegnare la Lingua Gre
. ca. Affent ( fcritto per
, , ' prima al Marchefe ( 1 ) ) e
ci venne lanno dopo verfo
g.
la met di Aprile (2); do
ve foggiorn egli fino alla
morte.
C | , g ] Il che far fempre
g di fomma gloria al gran
Benefattor della patria, per
, , fangue, per piet, e dottrina
g , . chiariffimo, cui perduto ab
s (g biamo, non molt anni ;
al Sig. Abate, diffi, D. Fi
lippo Garbelli ; il quale a
) . fue fpefe venir fece il Mae
, tro, per mezzo del Fratello
' 8 gli di laflaggio, da Ponte
e.

, , *Y1o, luogo della fua Abba


***
- - -
: B zia,
****

( 1 ) Il quale lo laci in fibert. Anzi, per quanto attefi


con Lettera al Canonico Gagliardi , animo gli fece a paffare
da Verona a Brecia : Ho molto caro, che il Panagioti fia in
Brecia ; dove io gli feci animo a portarfi , giacch in Vrona
non ci era chi ne facee ufo .
( 2 ) Dell acquito, che fatto aveva la noftra Citt nella per
fona del Panagioti , fcritto avendo il Canonico , mentovato
mella Nota antecedente, al Sig. Apotolo Zeno, ebbe a 3. di
Settembre da Vienna in rifpofta: Il Sacerdote Panagioti mi
noto , ed un valentuomo per infegnare la lingua greca. Mi con
folo dell acquisto, che ne ha fatto la votra patria, perch gliene
verr giovamento. L ignorar questa lingua un effer fempre fira
niero nel paefe della buona letteratura i ed io pur troppo per epe
rienza il confeo.
00 CGGS 00SS LLLLS LLLS
AGGGGGGGGS GG GGGGGGGLS LLLSL LLLLL SL LLLLLLS
SAAAAAA SS S 00
LL GGGGGGH GGGGGGG tS LLLLLL L LLL LLLLLLLLLLLL
SLLLL0 S SS

0SCC00S
LLLL LLLL LL LL LLLLLS
SGTll S GGGGGGGGG S
AM CGGGGCS GGGGGGGG SGGS LLLLL L LLLLLLLS L LLLLLLLL
GGGGGGGG GGGGGGGG GGGGGGS LLLLLLLL LL LLLLL LL LLS
GGG GG GGGGGGS GGG GG LLLL LLLLLLLLS L LLLLLL LLLL
SS SS SS SS SS SS SS

L GGGGG G LL GGGGGGS GGS LLLLS LLLLLLLLLLL LL LLLS


GG GGG GGGG GGG GGG GGGGS LLLL LL LLLLLLLLS LLLL LL
GG EGGGGGGG S GGGGGGGG LLLLLLLS LLLL LLLLLL LLS
GGG tTG GGGGGGGGS GGS LLLLLLLLS LL LLLS LLLLLL L
SS
0 LLLS0
SS

S LLLLLLLL LL LLLLLLS LL LLLLLS S SS


LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLL S
LS
SSLS L
SSS S SS
S LL LLLLL LLLLLL LLLL LLLL SG LLLLL LLLLLLS LLLLL LLL
SS LLLLLLLL LL LLLLLL LLL LLLLLS LLLL LLLLLL LL LLLL L LLLS
00 LLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLL
S00S LLLLLL S LLS LLLLLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLL
00 LL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLL LL
00 LLLLS LL LLLLLLL LL LLLL LLLLLLL S L LLLLL LLLL LLLS
00 LL LLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLS
00S LLLLLL LLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLL
00 LLS LLLLLLLLL LL LL LLLLLS LLLLL LLLLL L LLLLLLLL LLLS
00 LLLLL LLLLLLLLLLLS LLLL LLL LLLLLLLL LL LLLLLLLLS LLLLL LLLLS
00 LLL LLLLLLL LLLLLLL S LL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LL
HH LLL LLL LL LLLLL LL LLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL
00 LLLLLL LLLLLS LLL LLLLLLL LLLL LLLLL LLLLLLL LLLL LLLLL S
00 LLL LLLL LLLLLLLLLLL LLLLLL L LL LLLLLLLLL LLLLLLL
00 LLLLL LLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLL LLLLLS
00 LL LLS LLLLLLL LLL LLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLL
00 LLLLLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLL LL LLLLLLLLLL
00 LLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLL LLL LLLLLLS LLLL LLLLL LLL LL
00 LLLS LLLLLLLL LLLL LL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS
00 LLLLLS LLLLL LL LLLLL LLLLLLS LLLLLLLL LLL LLLL LLLL LLLL
00 LLLLLS LL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLL S LL LLL LLLLL
S00 LLLL LLL LLLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLL LLLLLLL S
00 LL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL S LLLLL
HS LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLL LLLLL LLL LLLLLLL LLS
00SLL SLL S LLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS
SS LL LLLLLLLS LLLS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLS LLLS
SS LLLLLLLS LLLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLL

S LLLS LLLLLLL LL 0000S


k . -

' , non molto , fatto maetro


. di Lingua Greca nella Scuos
3 , la, detta volgarmente Fe
, minario Vecovile . LEmi
, nentifs. Barbarigo, Vefco
vo allora di Brecia, diede
, ordine, che a lui foffero l
, fomministrate le pee (1);
(zrip idn zostw i Kpt- acciocch que Cherici i
, comodo aveffero di appren
, dere eziandio le Greche
) s. Lettere : cofa, alla quale
, era gran tempo, che quel
" . buon Cardinal ci penae
4 . va. (2) -

!
*. . B 2. CA
( 1 ) Ne diede la nuova il gi pi volte menzionato Cands
nico al Marchefe Maffei , fcrivendogli a Firenze a 14. di
Gennajo dellanno 1722. Porto avvifo a V. S. Illutrijima, come
r finalmente il Greco Panagioti ha ricevuto impiego dal Sig. Cardi
mal Barbarigo in questo Seminario con foddisfazione fua , e van
raggio ; e ancorch non abbia fianza ivi di pi fermo, vi ha
nondimeno la tavola ogni mattina , e buon numero di fcolari -
Queto appoggio ficuro, congiunto ad altro ajuto, far ebe egli f
la paffi affai oneiamente, e con quai certa peranza di aver trova
no qu un durevole fiabilimento. Egli f le inchina divotamente,
e come non cea di rammenta con piacere i molti benefizj , che
Ba ricevuti da lei, cos dalla fua mano riconoce anche queto iz
gran parte; anzi fapendo, quanto ci fa per efferle grato, mi
ha follecitato a recargliene la notizia. Ed ebbe in rifpofta a 26.
del medefimo mefe: Ho fommo piacere, che il Sig. Cardinale abbia
collocato Panagioti nel Seminario, s per il bene di un uomo, che
molto merita , s perch goda Brecia ci, che ha s poco cono
.fciuto Verona . La prego a riverirlo, e rendergli grazie della me
moria cortefe, che di me conferva.
(2) Si fatto penfiero eccitato glielo avevano lAbate Gar
belli, il Canonico Gagliardi, e alcune altre perone delle pi
ragguardevoli e dotte della notra Citt, fette anni prima,
cio lanno 1714. quando effo Monfignor Barbarigo (che era
allora foltanto Vecovo ) meditava d itituire unAdunanza
d'aomini di lettere da nomarfi Collegio Epifcopale.
-
Gl
Clt
ao . 2.

*: K E D. , Y. . . . . .G A p o XI1I.
", *- Wa a Verona, per ivi paf
1) g; , fare una parte dellAu
. 69i tunno . Suo orrevol ri
- . torno a Brecia.
Hy ziyare; pina: . Se il notro buon Mae
Ac dirip, 3 pagi zgmp- stro da Sinope tato foffe

u 1
. *
# :

- . *
altr'uomo da guel, cheCr3
egli
***

cit un anno dopo, cio lanno 1715. il Marchefe Maf.


fei, crivendogli (in occafione dellAccademia di S. Barnaba,
celebrata dallaccennato Collegio , che ftato era gi itituito )
da Verona in una Lettera, cui colle offervazioni, che il me
defimo anno fopra vi fece il Canonico Gagliardi, intera la rife
riremo altrove ; n far cofa , fperiamo , a Leggitori difcara:
gliel eccit, diffi, crivendogli da Verona: Dovendofi tudiare ne
fonti , e queti fonti effendo la maggior parte Greci, Vostra Illu
firi/s, e Reverendiff. fi render fommamente benemerita del fuo Cle
ro, fe cintrodurr lo tudio della Lingua Greca ; emulando la me
moria glorio/a del Venerabil fuo Zio, che con tanto frutto fiabil
nel Seminario di Padova le lettere Grech2 , e la Stamperia . Un
dotto Inglee , che, due anni fono, fiette qualche tempo preo di
me, mi diffe, che in Oxford non fi ammette agli Ordini Sacri , chi
non fa tanto di Greco da potere almeno piegar gli Evangelj. Per
verit chi potr dire, non eller molto defiderabile dintendere nel
fuo originale il :,,? notra Fede, cio il Tetamento
Nuovo? Ma oltre ad ello, in Greco quanto fi ha de due primi
Secoli ; in Greco i primi. oncil} fondamentali ; in Greco gli Stori
ci Eccleiatici ; e Greci finalment fono forfe due terzi de Padri
dal Mille indietro. Quindi , che fin da principio alla nuova
dell arrivo, e buon accoglimerito del Panagioti in queta no .
ftra Citt, ne motr il detto Porporato fingolar contento , e
piacere; da Roma, dove l anno 1721. trovavafi, fcrivendo
a 26. di Aprile al Canonico Gagliardi : Tengo per acquito "ar
rivo, e dimora del Greco Panagioti in Brecia ; e giacch fi
fatto, bifogna custodirlo, e trattenerlo. Nellanno venturo vedre
mo di afficurargli Scolari con alcuno degli pi babili del Semina
rio : e di questa notizia, che mi ha favorito, io ne provo molto
godimento per quel bene , che veggo haver trarne la Citt. E
a 17. di Maggio : Parmi che il Greco Panagioti trovi buoni
principii, e che ajjistito polji trovare un honorevole fotentamento ;
al che io ancara contribuir per fermarlo nella Citt, introdur
mella mede/ima lOrnamento, * Utile di queta lingua , con la
quale adej parlano tutti gli Eruditi.
. .
era, forfe dopo non gran
, 8 tempo l'avremmo perdua
, to. Ito era egli lanno 1723.
. a Verona, a paffare ivi una
, parte dell'Autumno preffo
, de Signori Albertini ( I ).
. Quindi prefa loccaione il
Marchefe Maffei di ram
memorare ad effo lui la vi

-

'
y
ta, che in addietro menata
avevano infieme, gli of
, fer di novello la propria
$ fu W f^\s: 9 W 2

g caf (2). Qualche tenta


- zione fu queta per il Pa
nagioti; tanto pi cheffo
, ben vedeva , qu tra noi
non avere gran fatto la fua
* E ^v -

" . mercanzia paccio n den


7 * _

, tro il Seminario (3),n fuo


yw
ri, diminuendofi di mefe
* A
8 g, ; 14 ,
in mefe il numero degli av
' ventori (4), Tuttavia da
, ' : quell oneto uomo e di o
3 / 1 (*) - ** *** |

, ore, ch' egli era, la fuper;


ei :: : 3 fic
( 1 ) Cafa molto benemerita del Panagioti , e dove, anche
gli anni dopo , and per lo pi a far le vacanze.
( 2 ) Simil eibizione altre volte fece il Marchefe fare al
notro Maetro .
( 3 ) Le cure fopravvenute di nuovo, ondera lEminentif:
fimo Barbarigo occupato e ditratto, rallentati avevano in que'
Cherici alquanto gli tudj, e maffime quello della Lingua Gre
ca ; coficch il Seminario chiamavalo il Panagioti, ripetto
alla f fona, ,
Tpojoy; cio, non gi una fenola, ma un luogo, dove fi fpe
Java un mendico.
( 4 ) La fatica, e il tempo , che richiede lo tudio della
Lingua Greca, fatto avevan cacar le braccia ad alcuni
*
* :peRw: GAP. XIII.
- |- 33
, , ficcome quegli, che il dif.
, piacer ben vedeva e il tor
, to , che altrimenti fatto
, 8, egli avrebbe allAbate Gar.
, belli, fuo grande benefat
- tore, e appoggio. Contut
, toci confeffiamo, che an
cora degli altri motivi (1)
. * dallaccettare lo diffuafero
g la cortefe offerta, che il
Marchefe facevagli. Moffo
' . adunque dalle fue ragioni,
, defiderava il Maetro,e pro
, , cacciava di riftabiliri ad
, , ogni patto, e vivere nella
g - IlOm a

da principio lavevano impreo. Altri laciavano dimpren


derlo, appoggiandofi al feguente paragrafo di una Lettera
del Papadopoli , Lettore di Padova ( pare nerano gi pi
copie, e confervavanfi ) critta fino dall anno 1716. allAba
te Garbelli, il quale a lui quella del March. Maffei, da noi
altrove ( a car. 26.) menzinata, e in parte ancora riferita,
aveva comunicato: A parlar poi cn fincerit la Lingua Greca ,
che utile all'erudizione per farne pampa, non realmente necef
faria per farne un giuto, e ben fondato acquito. Alcuni qu in
Z Padova, che vanno con poca riucita procurando/i allievi, n han
divulgata la neceit, non perch cos credano, ma perch /, fti
mano monoculi in terra coecorum : e di fatti nefanno pochiimo,
e fon piuttoto coeci duces coecorum. Fu gi neceario il notro
Idioma , quando non vi erano tante accuratiffime verioni , tan
te, e s minute ollervazioni in ogni apice di rimarco preo i pi
necearii crittori. Ora giova, orna, nobilita, quando r impari
davvero, e fi arrivi a ben intender i libri fenza pedanterie, ma
la neceit di effa io non la vedo. Se in Oxford diveramente fi
pratica , fi fa il perch: e guardi Dio , che preo noi fi ftimi
necearia la variet delle lingue, come fi ftima ne paei non Or
todoi. Queto il mio Jentimento, nulla pregiudiziale alla mia
lingua, come non farebbe punto di fmacco_alla pi prezioa gioja
del mondo, lafferirla non necearia per eller ricco. -

( 1 ) Queti motivi gli accenna in cifra il Panagioti al fuo


Albertini in una Lettera, come vedremo.
eGGGLLLLL GGGGGGG S gg S LLLLL LLLLLS LLLL LLLLS
eGGS GG eGGG
TG TS KSHG GGG GGGG
GGGGG GG GS
LLL LLLLL LLL
LLLL LL LLLL
LS LL LLLL
LLLL LLLL LLSS
EGGGGkkk S HL SS ASGSGSGSS LLLLLLL LLL LLLLLS
YZ GGGGG zTe LL S0SLLL LL LLLLLLLL
SLGLLGeSSS kkS LLLLLLLL LLL LLLLLS LLLLS
LkkkS kkkkS kkkk kkkS LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLS
eeeGGGGG GGGGGGGGy mmmSmmmSLLLLLLL
z S GGlGm
eeTTGGGGGm kk
S LLL kk kkkS
S L LLLLLLLL LLLLLL LL
LLLLLL LL GGGGGT TTSS LL LL LLLL LLLLL LLLLLS
GGG GGGGGGGGG GGGGGGGS mm eeyS LLLLLLLL LL
lGGy kkk kkkS GMS LLLLLLLL tt LLLLLLLS L
GA S0 GGGGGGGG SGG TS LLLLLLLLLLLL0SLLLL LLLLLS
0aT0
SS SS
S
00 LL LLLLLL LL LLL LLLLLLS
0S LLLLLLLL LL LLLLLLL LL LLLLLLLL LL LLLLLS LLLLL LLLLLS
LL LLLLL LLLLLLLL SLS LLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLL S LLLLLL LLLLL
LLLL LLLLLLLLLLS LLLLL LL LLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLS L LLLLLLLLS
LL LL LLLLL LLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL S LLL LLLLL
L LLLLLLS LLLLLLLL LLLS LLLLLLLLL LL LL LLLLLLLLLLS LLL LL LLS

SS LLLLLLLL LLLLLLLL SS S LLLSS LL LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLL S LLLL


S LLLLL SLLLLLLLLS LLLLLL LLLLLS LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLSLLLLLL
S LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLSLLLLLLL LLLLL
S LLLLLLLLS LLLL LLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLS
S LLL LLL L LLLLLLL LLLLLS LLLLLLS LLLLLL LLL LLLLLS
S LLLL LLLLLLLL LLLLLL LL LLL LLLLS LLLLLL LLLLLLLL LLS
S LLLL LLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLLL LLLLLL SLL LLLLL LLLLLLS
S S LLS LLLLL LLLLLLS LLLLS LL LL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLS
S LLL LLLLLLL S LLLLLL LL LLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLLL LLLL
S LLLLL LLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLL LLLLS LLLLLL LLL LLS
S LLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLLL LLL LL LLL LL
S LLLLLLLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLL LLL LLLLLS LLLLLLLL
S LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLS

S S LLLLLL LLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL S LLLLLL LL LL


S LLLLL LLLLL S LLLL LLLL G LLLLLLLLLS G LLLLLL LLLLLLS
S LLLL S LLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LL LLS LLLLLL LLLLL LLLLLS
S LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLLL SLLLLLLL LLLLL L LL LLLLLS LLLS
S LLLLS LLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLLL S LLLL LLL
S LLLLLLL LL LLLLLS LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLL L LLLLL
S LLLLLLLLLLS L LLS LLLLLLLLmLL LLS LLLLLLLLLL SS LLL
SS
i
CH aa
24 , Kep. 1Y. CAP. XIII. -

yo Mgaw, p. pr. rpopri cortefemente lo "accolfe, e


dur,xazrep t zpror, * gliconferm le dianzimen
2 v >swyget: zap#ks- tovate fpefe: come anche
oau apognager. zepzet fece (lo dir qu, per non
averlo a dire altrove)
(g g dax8 #7a ) minentifs. Cardinale Que
2xi, , rini, Vecovo pure della
2M; Koileg, is hus"#93; nostra Citt dopo la mor
fr , te di Monfignor Morofi
s . ni.
. CA

quod excitari me fentiam confiliis tuis ad eam confuetudi


nem tuendam, qu cum alias femper , tum prclariffima
,, in dies mihi effe videtur, de litteris benemerendi : etiamfi |

, prter optimam voluntatem, quid prterea prtari a me


,} poffit, vix videam, fortuna neque, fatis ampla , & egregiis
,, plerumque conatibus invidente; cum maxime illud emper
,, obtiterit, principes Viros , qui foli pulcherrimas artes ex
, citare jacentes , atque erigere poterant , quorum etiam in
tererat glori , promotis illis , parare fibi ipfis certiffime
,, fecuturam nominis immortalitatem , curis aliis iique in
,, gentibus ditra&tos huic uni vacare non potuiffe . Neque
}

, tamen depodeo animum . Quod illis aut conditione tem


,, porum, aut negotiis intercedentibus , prtare non , licuit ,
, perficiet fortaffe ille ipe, squf. Panagiotam revocavit , Vir
principe domo, majoribus nobilifiniis, dignitate ipfa , fed
,, magis moribus , atque -virtute. ad amplitudinem , fastus
, quodque plurimum refert, erga litteras egregie animatus .
Nam privato homini artes quidem excolere, alios etiam, ut
,, id agant, pellicere exemplo fuo non raro contigerit . Pro
,, vehere ipfas, atque omnibus commendare , ii foli pount ,
, qui prfunt ; quorum voluntas nutus, rifus, minima qu
que gratiarum pro prmio funt . . Itaque non male augu.
?

ror grcis litteris , quarum quo impeditior , difficiliorque


provectio, eo etiam diuturnior fperari potet : Ut enim in
plantis, fic. in rebus pulcherrimis ac prtantiffimis eveni
re folet . Illarum, qu facillime adolecant , cito fenece
re, contra, qu lente, ut quercus, Piceas, cedros , & mo
; ra ipfa, altius radices agere, & diutiffime vivere quotidie
, perpicimus . Ego profeo, quantum in me erit , urgebo
, opus pulcherrimum ac prope divinum , ut civibus meis,
ut nepotibus confulam ; cetera fecurus, fi minus prenti
- bus,
. -
* * - ** , , *

- * * * *
:? * : 2*
. . ~ K. E. D." i A. : C A p o XIV. s.
H & IIaraycrg y B2, stig - Fa il Panagioti riforgere in
Mareuh my o 783'), dv. Brecia lo tudio delle Gre
gnr. zrez ma i #AA. che lettere. Si diletta di
, leggere ogni d lOpera di
g:g , Sant'Agotino, intitolata
, La Citt di Dio. Attac

ca il Fozianimo, e com
W
r. Prtaviga; } * piange dell fiato mi
Ara TV #As? ferabile, in ci fi tro
j" - vano i Greci.
. -

. ... 4

, Abbiate degli fcolari, o


zaard; , i): ustw roi, m, questo di niuna pena vi
%f , Jia: io avr cura di voi (1):
#Tro #pna sy i Tp3Ang detto aveva lAbate Garbel
|- li
: -bus, quod non puto, at confilium hoc notrum commenda;
, tum iri apud poteros. Panagiotam quod attinet , fi ad
benevolentiam erga illum meam accedere, aliquid poffet ,
id certe fieret tui cauffa, quem maxime diligo. Nunc vero
quando & illius in memerita 2 & mutua "amborum chari
fas hoc non finunt , cmalaborecentibus prterita officia
,, ut quanti ego te faciam; qunti":etiam illum , intelligas .
33 fumma Zastip; ; ut ious ille ad Penelopen ,
3 3 - ---- |- - - - - - -

,, , , nihil illi deerit , quo


minus, ut alibi, ita inter nos: etiam honete vivere poffit
Tu nos ama; facies mutuo; & fi quid prftari a me um
,, quam tui cauffa poterit; nihil mihi gratius futurum cias ?
,, quam fi opera notra liberrime ufus fueris . Vale . Pontif
vici pridie Calendas Decembris 1723. .. - --

Questa Lettera diede occafione ad un erudito Viglietto del


lo teffo Abate. Lo riferiremo altrove. -

( 1 ) Il faggio Autore dellOpera, Memorie Itorico-Critiche in


torno allantico fato de Cenomani ec. laci critto in una Nota
a car. 2o3. Questo Greco Sacerdote [Panagioti ] ornato di dottri:
na, e di lodevoli cotumi , fu perfuafo a rimaner in Brecia da
Sig. D. Filippo Garbelli Abate di Pontevico, dal quale fino al fine
della fua vita fu liberalmente provveduto dogni cofa necearia.
E con ragione lo fcrie . Nulla mai lAbate laci mancare al
Panagiti, di tempo in tempo regalandolo di danari. -
26 Kp. | M. s. CAP. xiv. - -

, . li al Maetro,ritornato dal:
, , la citt di Verona. Tutta.
, : "" degli fcolari , quando
2: #ffa; , gruxe, 3 pi, quando.meno , ne ha
fiatayang xas, zrt, per empre il Panagioti di
, nog continuo avuti: E cos ap
. poco appoco videfi a rifio
zw gmisji rusta x} a- rire lo studio di quella Lin
up2; vgn, in regi dia-s, gua , che da due ecoli era
vria irste 32mg Ye- quinci marrita ( 1 ). -
. . . . . . Fraquali colari ebbi la
sy aanty c ya ye forte di effere anch' io per
, reia . tre anni. Dopo i quali ei
? , xa6' in. tuttavolta feguit empre a
Fm, , "; portarfi ogni d alla mia
\#} cafa. Il che faceva egli af:
Ausro; . ir dr d to fai volentieri, trattovi dall'
*- |- im
."

( 1 ) Frutti [diffe, per bocca dello Stampatore, il Canonico


Gagliardi in una Lettera pubbligaa l'anno 1733.] al, preente
copof veggonf in Brecia nello stdio delle Lettere reche, dove
tanti e tanti giovani fono prmai ; non folo principianti , ma di
gi provetti , e ficuri, in modo che a niunaltra citt, o lonta
2a, 3 vicina, potr Breci in ci da qu avanti portare invidia.
E il Dottor ngiolo Mria Ricci, gran Profeore in Firenze
in unaltra fcritta a mano :;N, ; attet lanno 1744.
Cardinal Querini , contenermi di non fignificarle il mio giubbilo
in vedere, quanto anco in codeta nobile, celebre, e per ogni ra
gione onoratiima citt sapprezzino, e fiorifcano gli tudj Greci,
come certiimi ne ho avuti gli argomenti, e le riprove. -

Da una Lettera pure in verfi Latini (altrove la riferiremo)


apparifce., in che ftato erano qu in Brecia l'anno 1738. i
detti ftudj : ficcome anche lo teo anno il Cardinal Querini i
unOperetta intitolata, Illustrium Auiorum Diia expena, #
emendata in Libro, cui titulus, Primordia Corcyre, accenn per
bocca dello Stampatore, brevi jam ea tempora reditura, quibus,
anno fcilicet MDII. Aldus Manutius Romanus cribebat in Epito
da, prfixa nove Editioni Stephani de Urbibus , e magnam vo
luptatem cepie, cum intellexiet, in Urbe populoiima, nobilii
maque Brixia plurimos incumbere Literis Gracis. - *
, 1JM.
-

CAP. XIV. , 27 -

, immenfo defiderio, che ave


va, dintendere lOpera di
g S. Agotino, che intorn
, alla Citt di Dio, tradotta
" in Francee colle piegazio
, ni di Ludovico Vives ( 1 ).
, Ne fcorreva con effo meco
. , quando uno, quando due
'
, , "capi, e gli pareva di rima
nerne foddisfatto.
, .
eles, iy. E in tanto di tempo qua
fi niun lafci andare, che
, , non attaccaffeil Fozianimo.
2 ,
, Non che egli verfato non
t - foffe anche negli altri punti
quitionevoli della Teolo
, gia ; perocch di tutti ne difcorreva con fondamen
,
. to :ma nulladimeno in que
, , fto, perch pi strettamen
, :te gli apparteneva, era li
, eperto e dottrinato perfet
, . tamente. Quindi , che a
1 / *
mava di eercitarfi a giucar
d'arme co Foziani di lonta-
|


9 *
3
6/ 3 ** v
, **** ho; pronto di venire ezian
Au 9 / .
dio alle prefe, dove qualche
, peranza appariffe di non
gittar via la fatica. Spest
, altres ragionava dello fta
3 A
lu to compaffionevole, in cui
47 |

. , i detti Scifmatici al preen


- * t

( 1 ) Di quete tre Lingue , Latina, Italiana, e Francee,


; fatto egli aveva qualche tudio ; ma tuttavia ci prov empre
della difficolt.
CAP .XV.
28 Kep. 13. . .
' lu , te fi ritrovano, fpecialmen
quelli che abitano lO
, te
riente: e non gi moffo da
, ira, o da odio, o da qual
, che altra cagio
g g ne, amantiffimo egli effen
, do della verit , e pieno
di compaffione inverfo de
8 , fuoi perfecutori ; ficcome
, , . quegli, che dava la colpa
di ogni male a coloro che
, , furono i primi a rompere
, , lu
luniope della loro Chiefa
, colla notra Latina. Anzi
, uando difcorrevami di s
g , cofe, teneva le lagri
me appena; al riflettere,
, (, come la fua Grecia, fonte
) , $e lumiera
un tempo di fapienza , e
di verit alle altre
. .
Autp i
parti del mondo , giace
* 3 / ::: n };
S
ora in foltiffime tenebre,
, : divenuta ( diceva egli ) lo
, .
^ _ \ e""::::::: fcherno degli uomini, e il
-,

zo. vitpero della plebe : e che


*

edo a d vtvi Te G di di pi il male di effa


quafi fenza rimedio, aven
do gi da Turchi appreo
, . anche i Greci fudditi, ed
pure fuor della Tur
, altri
chia, l arte di difendere
.
la loro cecit colla forza,
e colla pada .

KEP.
*
- - 29
* K . ! 2. . a C A P o XV.
: , . Zelo , e cure del Panagioti
* per la falute de fuoi
- nazionali.
' , Tuttavia egli,econdoch
poteva, cooperava alla fa
lute della nazione. Era di
. g poco tempo arrivato a Bre
g , fcia, che trovatividue Scif
matici, ogni via tent per
, volgergli alla vera creden--
" . za . Ma femin, come fi
. . dice, in full arena ; null
, , altro indi raccogliendo, che

|- / . ,
|-
odio e infidie contro la
r . W

. "% propria vita ( 1 ). Pregato


z , da uno, il quale aveva una
/

37 A : madre, che Greca era, e in


V 7 e \ * |

! * # :: et decrepita, di portrfi da
, d's efo lei per veder pure dil
, luminarla, e convertirla (2),
- f |- |

, dvvi pretamente, ma
, ' : enza profitto. Lo mand
AS; , ipsSel; map&#; via la mechina con quete
. parole : Ho da credere t,
V }y IIa
7 ::: che il Papa fia un Dio in

3 Yn ; Negr. fulla terra ? Ad un Giova


ev # : ::::: ne Greco, che era qu nel
i'i'i
( Y27 . deffergli maetro, prima di
g , # EuYe averne fatto il dovuto est.
me,

( 1 ) Venne da effi affalito una fera co coltelli alla mano.


( 2 ) Stavafi fola queta grama in una cafetta fopra del Ca
stello ; ricuando di convivere abbaffo co fui, i quali tutti ef.
fere diceva fcomunicati.
}
35 . . CAP. XV.
a ) efame, e udita la profeion
, della Fede. Giunfe lavvi :i
" fo, che trattavafi di fare
, in Vinegia delle Opere di
g... '. Fozio una novella edizio
, ne ."Corfe tto dal Padre
" Inquifitore ( che era in
, quel tempo) della notra
lu citt, pregandolo di fcri
( ) . ver col, e proccurare che
non fi lafciaffero quelle an
, ,
dare alla tampa, fe non vi
, fi poneffero eziandio con
le
, futazioni di Giovanni Vec
, " co addirimpetto . E per
g 82 . muovere in vantaggio de'
, Greci, come dicefi, ogni pie\
|-

, . tra , que detti de Santi


' , , Padri, che la Proceffione
f rifguardano dello Spiritof
|- W
, . fanto, gli andava egli rac
cogliendo appoco appoco,
, . per indi un'Operetta com
", porne (1), la qual fofie all'
- *, 1Il

( 1 ) Pa cominciar, credo, colla feguente invocazione :


: 5, ,
3

", 96.97 ,
Kai apra
, ,
e- - -

42 , .
Unius unigenitor , unigeniti filii pater,
:4tque une unius, lumen lumini; /plendor, -

Et ane tantum unius Dei fande


Spiritus, Domini Dominus vere qui et,
Trinitas Unitas fansta alva me, diferentem de te.
19". CAP. XVI. 31
intendimento ancora delle
. perone pi ignoranti adat
tafa
K E D. 1 gr. o XVI.
5 , Morte del Panagioti.
. * Suoi cotumi.
' , Ma la morte, prevenen
, , dolo , tolfene e lui, e il
' 5 fuo difegno. Dopo cinque
. fettimane di letto (1) chiu
, fe egli i fuoi d; tato alla
, notra citt, lo pazio di
, fedici anni , fpecchio di
; ogni virt Critiana; dolce
, , con tutti , e di una rara
3, manfuetudine (2); carita
, tevole verfo i poveri, fa
, cendo loro fecondo il po
fere

( 1 ) Sino da primi d dato egli avea de fegni , che non fi


farebbe rialzato pi ; anzi che poco avrebbe tirato innanzi . Di
che il Nobile Sig. D. Ercole: Belafi; Pevoto digniffimo di Snt
, mandatone lavvio allAbate di Pontevico , ebbe in
# rifpofta ai 28. dAgosto : Mi avete ogni piacer tolto coll'infauta
novella del nostro Panagioti; non folo per la perdita imminente di
que uomo, a cui la Citt nostra deve il riforgimen: o delle. Lette
re Greche ; ma eziandio perch non reta fperanza di poter
rendergli in quetultimo termine de giorni fuoi quegli uffici, che
io debbo allamor fuo, ed alla mia gratitudine. Ma quel che non
Poo prefente, il far certamente ancor lontano, con le preghiere e
mie e de miei sacerdoti al signore, acci fi degni per le fue infi
nite mifericordie di concedergli e grazia e forza per fare il paag
gio de giuti alla volta della beata Eternit. Intanto vi prego per
la vicendevole notra amicizia di viitarlo; perch a voi!, mi diffe
egli , che voleva in fmil cafo conegnare le chiavi delle coe fue.
Vedete nel tempo fiefo, fe avee bifogno o premura alcuna, e con
folatelo in ci che potee deiderare. -

( 2 ) Non mi mai accaduto di vederlo andare in collera,


fe non fe contro di Fozio, contro di Marco Efefino , o altri
s fatti, chegli chiamava affaffini della povera Greca Nazione.
32. Kap. , g. CAP. XVI.
' ,. tere limofina () ; in ogni
dweui y zrau; &ur ua azion diligente (2), illi
7rpgsri, AuxF; , td du. batiffimo, e temperante (3),
- di fomma fincerita (4), di
Avng , upa Yvnotrntog,
|- -- un cuor tenero
*
(5), divi-una
* ( 1 ) Alcuni poveri rici, che a fiento in citt fi mante.
nevano alle fcuole , ei di libri gli provvedeva, e uno in parti:
colare talvolta anche di vetito. Celebrava peo la fanta Me
fa alla Chiefa de Padri dellOratorio. Fatto il ringraziamen
to, e tirata la limofina , quanti poverelli nellucire trovava,
tutti, dando ad ognuno un foldo, gli confolava. Incontrato un
d da uno di, que Padri con un fagotto fotto il braccio , e ri
cerco dove andaffe : A portar, rifpofe , una veste ad un Greco
Sacerdote povero . Soggiunfe il Padre (facendo elogio a tale ca
rit ) ottimamente; voi andate a vestire Crito nel povero . E il
Panagioti ripigli : bella carit invero ; tenere io la vete nuova,
e dare a Crito la vefie vecchia. Biafimava forte il cotume di
que Critiani i quali,vetendofi di nuovo, fanno vendita de pan
ni ufati, o afpettano ya farne limofina, che fieno logori affatto.
(2) Alla tale ora lUfficio e la Meffa, alla tale lo tudio e
la Scuola. Si levava di buon mattino, e faceva lunga orazio
ne . Lora delle ventitr deftinata era alla vifita della Chiefa,
dove trattenevafi tempo notabile. |

( 3 ) Certi Religioi amici differo una volta da fcherzo al


Panagioti , che quando ei diceva la Meffa , mandava gli occhi
in giro , e guardava le done : 'S, mie egli a piagnere . Il
che vedendo i Religioi e avendone rincrecimento : n , fog
giunfero, n caro Maetro; hurliama, hurliamo: voi fete vecchio ;
la vostra et vi aolv da imil fo/petto . Eh [ rifpofe ] luomo
invecchia , Signori, ma il fuo cuore fempre giovane . Dimand
un cilicio ad un Padre dellOratorio . La fera dordinario al
tro non mangiava, che pane, e un qualche pomo cotto .
(4) Salvo lonore di tutti, io ho ancora [dir cos ] da co
nofcere un uomo s netto , e avvero alla menzogna, come fi
era il Panagioti , Le due finzioni che abbiamo pi addierro
accennate , luna quando cav danari a fuo Padre otto prete
fto di voler, negoziare , avendo realmente intenzione di mante
nerfi agli tudj, e l altra quando finfe con lettera di effere da
Cotantinopoli richiamato alla patria, io per me credo che
ftate fieno di tutta la ua vita le uniche , e fole. Un caratte
re particolar di quetuomo fi era la fincerit.
(5) Ne giorni della Settimana Santa , quando egli celebra
va, leggendo la paffione di Grifto , bagnava l altare di lagri,
me , N mai fi confeava, che non piangeffe .
. g. * CAP. XVI.
o , : vita data al ritiro , ma
\ ? 9 *

| /8 ,494 quando fi trattaffe di gio


, . vare altrui, pronto fempre
mai e intancabile. -

32 , , Mor il Panagioti nell


. . anno 1736. a due dOtto
/ |

g 2 bre, di quel male, che chia


: : , mano, Etica fenile. Gli af.
* *


* * *a , fift, e gli fece la raccoman
OUJE: -
^s, *

dazione dell anima il Ca


70 5 nonico Gagliardi . Il qual
347 -

s. . pocia ne di parte allA


/ -

bate Garbelli ( 1 ). Ma fat


,
. to l'aveva gi prima il Si
39 3 * E A

O
gnor Prevoto Belafi.
. . C A P o XVII.
g , Sepoltura del Panagioti ,
. e fuo Tetamento.
*

*

:
*
... Dolorofa riuc la novel
, la allAbate, per la perdi
. ta di chi egli dato aveva
, a concittadini per mae
' Ypaaudity, tro , per la perdita di un
" . COln |-

(*) Fcc la Lettera: La mancanza del nostro buon sacerdote


P.Panaginti, il quale dopo lungo foffrire dun Erica fenile ,
Pallato all'eternit laltra fera , avendolo io fteo affiftito fin all?
estremo, mi porge motivo di recrne av. s. Reverendi/; lavvifo
dolente , acciocch poa accompagnarlo colle fue religioe preghiere
appreo la Divina bont , mentre ella fi... compiaciuta di avere
*n4 amr;volezza, per lui, quand egli era in vita. Spero chegli
fa per coneguire il premio delle fue operazioni, e del zelo fpecial
:en: : ch'egli ha empre mostrat per la mostra religione, come a
% S. Reverendi. ben noto; ed io intanto resto confolato da que
# fi: peniero nella perdita fatta duomo tanto degno, e a cui portav s
effetto fingolare. .
S00 LLS GSGSS LLLSLLLLS
SS

MMGG GGGGGGGGGGGGG GGkMS LLLLLLLLLL LLS LLLL LLLLL LLLLS


GGGS GGGGGGG G GGGGGG GGGGS L SLS C LLLLLLLL LLL LLL
LSgG GGGGG gg GGGLG LLLLL LLLLLLLS LLL LLL LLLLS
GGGGGTSTGGGGGGG GGGGS GGGG LL LLLLL LLLLLL LLLLL SS L
cGGG GGtTGGGG GGGGGGGG LLLL LLLL LLLL LLLLLLLLS
c GGGGGGGG GGGGGGGGG LLLLLL LLLL LL LLLLLLL LLLLS
TTS GGGGGGGGGGyS g YS LLLLLLLL S LL LLLLLLLLLL
GGGGS GGGGGG GG GGGGGG LLL LLLLLLL LLLLSL LLL LLS
GGGG LLLS
SLS LLL LLLSLLLLL LLLLSLLLL LLLLLLLS LSLLLL LL LLLLLL LLL g
LLLLL LL LLLL LLL LLLLLLL S LLL L LL LLLLLLLLS
LL LLLLLL LLL
S LLLLSLLLS GGGGGGGGS LL LLLLLLS LL LLL LLLLLLLLLLS LL
S LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLS LLLL LLL LLLLSLLL
S SS SS LLLLLLLL LLLL LLLL LLLLLLLL S LLLL LLLLL LLL LLLLLLLLLLLL S
S LLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLS
S LLL LLLLLL LLLL LLL LLLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLL LLL
S LLLL LLLLLLLLL LLLL S LGGGGGGGG LLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLS
S LLLLLLL LLLL LLLLLLLLSLL LLL LLLL LLLLLL LLLLLS LLLLLL CCS
S LLLLLS LLL GGGS YS GGGGGGGG LLLL LLLLLLLLL LLL
0S GGG
HHH
LLLLL S GGG
SS
LLLLL LLLL LLL
GGGGGGG
SS
GGGG LLLLL
LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLLS
GGG GGGGGS
CLS
S LLLL LLLLLLLLLLLSLLLLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLSLLLLLSS LLLLLS
S LLL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL SLLLLL LS LLLLLLLL
S LLL LLL LLLLLLLLL LLLLL LLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLL GLLLLLLLL
S LLLLLLL LLLLS e SLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS LLLLL GGGS
S GGGGG GGG GGGGGGGGG LLL LLLL LLLLLLS LLLLL LL LLLLLLS
S LLLLLLLLS LLL LLL LLLLL LLLLL LLL LLL LL LLLLLL LLLS
S LLLLLS LL LLLLLLL LLLS SS S SS

S GGGGGGGGG LLL LLLLLLLS LLLLLLL LLLL LLLLLLLLLL LLLLS


S LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLS LLSLLLLS LLLLS
S LLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLS LL LLLS LLLLL
S LLLLLL LL LLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLL LLLLL LLLLLmLL LLLLLLS
S LLLLLLLL LLLL LLLLLS
S LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLL LLL LLLLLLLL LLLS 0S LL
LLLL LLLLLLLLLLS LLSkkkk LLLLLS
S LLLL LLS GGGGGGG GGGGGGGGS GGGGGGGG GGGGGGGGS
SS SS SS SS

HH eee LL LL LLLLLLL SLL LLLL LLLLLLLLLLLS GGG Gg GGGS


SS LGGGGG LLLLL LLLLLL S LLL L LLLL LL LLLLLL LLLLLLL
LLLLLL LLL y LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS SS

S LL GGGGGGGG LLk SLmmk SLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLS


S LL LLLLLLLLL LLLLS ttGG GGGGS LLLLL LlllLL LL LLLLLLLS
00 LLLLLL S
Kep. (. . . GAP. XVI.
s 6 . grificj (1), e. colla fe
, : guente, leggiadra, icrizio
: ne (2):

**
|- * * * -

. 9,, C3 D.

rium eft. Ego enim non fpeciem,fed formam requiro. Huie


, itaque Aritophanis loco, fi integrum & Poet & Scholiaft
,, ad me miferis, lucis fortaffe
e Tertulliano mutuabor.
,, Expectabo utrumque, fi id tuo commodo fieri poterit, nti &
,, Herodiani alterum de Antonino. Vale plurimum, & nos ama,,
Laltra nell anno medefimo , a quattordici di Luglio , al Pa
dre Jacopo Romilio della Congregazione dellOratorio. Al qual
Padre lAbate raccomanda laffare, che fiegue : Panagiotes no
93 tw juffu Nicni Concilii canones confulat. In his re
3, 624 guvontvrv incriptum titulum, fi exstat, & inpi
ciat probe, & excribat. Senum prterea Canonis illius pau
cis contrahat, ut abens vifere poim ...j
Senzach fappiamo , che al Panagioti comunic lAbate in
gran parte e l'Indice fuo Alfabetico, e le fue Note fopra Po
ibio : delle quali due cofe divifato abbiamo di farne al Pub
blico al fuo luogo qualche regalo. -

( 1 ) Nella Lettera, parte della quale riferita abbiamo nella


Nota a car.; I. , fcritto aveva da Pontevico al fuo Belafi : Per
la fpefa del funerale valetevi del mio danaro, rimettendomi nel
modo e nellordine al giudizio % affinch riefca convenevole e
alla memoria di quelluomo s degno, e a me, che ancor privato
gentiluomo come deidero di fargli questo ultimo onore che mi
reta. Del fuo danaro, fe ne, avr, faretegli celebrare tante Meje,
quando non ne difponga diveramente, e le pi che far poibile,
nella Chiefa dove ripoer, e pi presto chel permetter il comodo
: de celebranti. E da Navato a 7. di Ottobre : Vi ringrazio [fcrif
fegli] della pierofa cura , colla quale avete provveduto al funerale
: del nostro Panagioti chiamato dal Signore vero la beata Eternit.
Gli ho fatto celebrare qu varie Mee, ed io pure ho refo a quellani
ma gl'ifteffi ufficj per pagare il debito che mi corre. Il che e far
| pur fargli da miei Sacerdoti di Pontevico, e da queti vicini di Tras
vagliato. - -

( 2 ) Lha trafcritta prima di me laltrove mentovato, cele


bre Autore delle Memorie Itorico-Critiche intorno all antico fia
to de Cenomani, ed a loro confini [donde tratte ho alcune belle
notizie] e pota dopo ad una ben lunga Nota, parte della qua
le, cio quella, che rifguarda il Panagioti, io ebbi lnore, e
il piacere di fomminitrargliela. *
36 l-tp; ."
. . *
. . . .

,
""; ' "
" & ";

,
*? / ' .
,"
,

' ,
, ( ''

"; Harada-11; Oderzo-1 ,


* 719 1 ,

" 301 121613


NYT/;; "ni-Js,
in? e'uesqgnixliic ;

.) ,...;.
, &
*.
* ? .'

D.
LLLS CLLLS S S00S
SS S SS

LS LS LSSS S SS S
LLLLLLCCC LL LLLLLLLLLS
GGG CCCCC LLLLLLLL
L LLLLLLLLLL LLLLLCCS SS

LL LLLL LL LSLSLSS S L L L L L L L L L SS

LLLLLLL CCL LLLL LLLLLLS


SS CCCLLCLL LLLLLLLLLL
LLLSLLLL L S Y S LLLL L L L L L 0

LLLL LL LLL L L L L L L L L L LLLLL GG LLLLL

LLLL LLLLLLLL LLLLLL S


LLLLCCCLL LLLLLLLLL CCLL
LLLLGGL LLLLLLL LLLLC SS

LLL LLLLLLLL
CCCCCCCC LL CCCLL
LLLLLLLL SS

LLLLLLLLCL LLLLLLL L LLLLL

LC LLLLCCCLCLCL LLLCC
LLLLLLL CCLLLLLLLL
C SS

CLLLLL LS LLLLLLLL LLS LLS LLLLLLLLLLS

CGGG SS S0 LLS
38 Kep. . CAP. XVI.
Trovafi queta Lapide ap
". preo de Canonici Regola
. ri Lateranenfi dell infigne
, Monitero,intitolato al al
, vatore, e volgarmente det
, to di SantAfra, allato la
s , g Chiefa nellandito, dove fu
. '' fepolto il Panagioti (1).
, Dalla qual epigrafe appa
. rice altres che tetamento
queti fece. Se non che gli
, . arredi neceffarj , che ave
, va, gli laci al Seminario
, , Vecovile , che fommini
c, ftrato gli aveva tutto tempo
' le i primi anni an
. f , cora l'alloggiamento. I fuoi
, li
(1) Erafi divifato di farlo feppellire altrove: Se il signore (par
la il Garbelli al Belafi nella Lettera de 28. Agoto, accennata
eziandio nella Nota precedente) lo chiamae a fe avanti la mia
venuta, quando egli non voglia altrimenti, avevo ful votro mede
fimo avvifo penato di farlo Jeppellire in S. Barnaba , avendomi
nel fuo tetamento laciata la cura de fuoi funerali . A tal fine
parlerete al P. Abate di S. Afra, perch voglia favorire queta
mia rifoluzione con il fuo benigno confentimento, e fenza pregiu
dizio veruno delle ragioni parocchiali. E quando cos fi compia:cia,
parlatene poi anche al P. Priore Gilberti in nome mio, affinch vo
glia riceverlo nella fua chiea, e concedere che fi ponga in luogo
eparato, per porvi la fua lapide fopra. E vorrei che folje vicino
un pilone, perch col fuo beneplacito, penf di farvi incaffare
il marmo, fu cui far lEpigrafe, che o da me, o da alcuno de
fuoi amici verr fatta - Ma fi mut di parere il Belafi , e vi
ader il Garbelli: Concorro pienamente [fcrivendo queti a quel
lo a 5. di Settembre ] nel votro parere di farlo riporre , quando
il Signore lo chiami, nel luogo da voi accennatomi nella Canonica
di SantAfra ; giacch il Padre Reverendi/s. fi benignamente com
piaciuto di concederli il luogo. E cos far in una parte di gran
lunga pi nobile lIntituto, e men fottoposta alla neceit di
tanti uffizj per gli riguardi parocchiali. Onde fe in mia aenza
eguille il uo paaggio, vi prego di col farlo riporre.
. Kep. t. , CAP. XVII. 39
: libri ( 1 ) parte al mdefi
, mo Seminario, parte alla
8 Libreria dePadri dellCon
f
,
-

f gregazione di S. Filippo
3
* x\

parte ancora alle perlone


Nu

8 , clle quali aveva pi stret


( ta amicizia, e qualche ob:
bligazione; ma il pi di
) . effi, cherano divere caffe,
3 allAbate Garbelli, fuo uni
. verfale erede (2).
* KED.
(*).Ne aveva molti, eziandio di Latiui, d'Italiani, e di
::::::: tuttechpidi avee
accennato, nulla
queste egli
tre lingue, come
avuto, che unaaltrove abbiamo
ufficiente tin
tur: Ayeyane, diffi, molti, di preziofi. n propoito di che .
applicar egli talvolta quel ditico Greco : #

, ,
, .
Traslarato pocia da uno de uoi fcolari nel modo, che fiegue?
Ricc di libri, e povero di teffa, -

Karrei manco di quelli , e pi di questa. -

( 2 ) Tetamento de Paagioti, fatto da esto stendere al si


gnor Abate Garbelli:
Nel Nome di Ges Cristo.
Il primo d dellanno 1736. in Gennajo.
. Avendo io e per linnanti affai: fpeffe fiate, e molto pi ora,
3
ghe fento il peo degli anni, e glincomodi del mio natural
33 far Pi grandi, confiderato meo fteffo, quanto fieno incerti
H giorni, i quali avrammi il Signore etinati per compiere.
il coro duna vita, che la gui di pellegrino ha voluto
che io menaffi Per lo mio meglio ; h perci rifoluto di dar
qualche ordine alle cofe mie, anzi che mi fi faccia incontro la
33
29:e, Perch affai far io, fe quei pochi momenti, qualunque
e fieno per effere 3. Potr allora, merc la divina clemen
: *,:Pegar tutti nel dipormi al gran paflaggio dal tem
33
P all'eternit, fenza aver penfare a quete facende, pic
cjole in vero fecondo lo stato del: umile fortuna mia, ma
nog per tag
: ? ?Wvegnach fieno lunic fondo, con cui mostrar po
fa l'animo grat a coloro, i quali hanno avuto di me qual
che penstero. *

R
-

4o . *

K E D. 1 m. . . * * C A P o XVIII. ,
IIsei si z IIvYrs , Intorno allet del Pana
. |- gioti.
II2: 8 D 1ntOrno all et di lui
; nulla di certo tabilire pof.
fia
*

Raccomando adunque in primo luogo alle mifericordie infi


33 nite del mio Dio quellanima, la quale fi degn di chiamare
3 fin da Sinope per trarla fuori dello fcifma infelice del paefe na
2 to, e ridurla al grembo di Chiefa fanta, fupplicandolo per le vi
3

33
: andati falli, ed adempiere con la fua grazia que difetti , i
fcere della fua immenfa carit, che voglia perdonare i miei
33 quali pur troppo grandi faranno in me tati, onde poffa aver
33 luogo fra fuoi eletti, benedicendolo, e ringraziandolo per tut
to il corfo della beata eternit.
Al Seminario poi, in cui ho avuto per molti anni e vit
33
to; e ricovero, merc la beneficenza dell Eio Barbarigo,
33 e di Monfignor Vecovo Morofini, e dellEio Querini, la
fcio que poveri arredi, che troverommi avere al tempo della
33 mia_morte , non comprefi per i libri , fe non quelli , che
39 aveffi nominatamente detinati a tal fine; e ci per motra
37 re in alcuna maniera la memoria da me ferbata fempre di
33 quel bene, che ho col ricevuto.
Alla Cafa di S. Filippo, i Figlj del quale hanno meco ufa
33 ta quella carit , che in effo loro s grande verfo dognu
33 no, e verfo di me tata grandiffima, non folo accogliendo
33 mi fempre con fingolare umanit, e favorendo con quellal
33 ta ftima, in cui fon preo a tutti, le cofe mie , ma ezian
32 dio vifitandomi infermo, e confolandomi con indicibile amo
3) re, lacio videl. :
Lafcio alla Libreria de' RR. PP. Filippini i libri feguenti :
9? Augutinus de Civit. Dei in pergam. per Jenon 1475. in fol. :
33 Hitoria Veneta A. C. Sabellici. Venet. 1487. fol. gran. : Opucu
33 la Aur. Theolog. Pet. Arcudii. Rome 167o. in 4. : P. Arcudii
39 de Concor. occident. orient. Ecclef in Sacrament. adminitrat.
9? in 4. Pari/. 1672. in 4. : Nicete Seron. Comment. in 16. Serm.
3? D. Greg. Nazian. M. S. adh. imeditum fogl. pic. : S. Augutin
39 de la Cit de Dieu , illuftr. de Comment. de J. L. Vives. Af
33 Paris 16 Io. in fol.
, Lafcio alla Libreria del Seminario i Libri feguenti : Opere
del Segneri tomi tre in fogl. Parma per il Monti 1714. :,,Ope
,, re del Pinamonti in Parma 17o6. fogl.: S. Augutini Milleloq.
Verit. Brixie 1734. tom. 2. in fogl. : Magn. Etymolog. Gre
2? cum Venet. ap. Turian 1549. fogl. : Paafanias. Venet. ap. Al
* .33 dum
. . - CAP. XVIII.. 4r.
, , , fiamo. Ricerco, riponde
verv n eistirat, zporus- va di non faperlo; foggiun
gen
dum 1516. in fogl.: Themistius. Venet. 4p. Ald. 15 16. in fogli:
-, simplicius in Aritot. 4. lib. de alo in fogl. Venet, ap. Aldum
1526. : Ammon. Magen. &c., in Lgicam Aritotelis in fogl.
Vnet. ap. Aldum 1503. : Philoponus contr. Proclum . Venetiis
1535. fogl. Pic: , - - *
Lafcio all' Illo Sig. March. Scipione Maffei, mio padro
me, Vetus Tetamentum Lamber: Bf. Franc. 1709. in 4. gran.:
: Authores Greci Hit. Eccl. tradotti da Ruffino , in fogl. Bafil.
I W 2 W. * * - - -

32 :: rio al Sig. D. Pierantonio Albertini, Arciprete di S. Fer


: mo e Rutico in Verona, i Libri feguenti: Euclidis Opera om
nia Grec. Lat. Oxon. ex Th. Scheld. 1793; in fogl.: Appianus Ale
xandr. tom. 2. in un volume: Amstelodami 167o. in 8. gran. :
Novum Tetam., Oxon. ex Th. Scheld. 1675. in 8. : Hit. dell
,, ord. Monat. , Parigi , in 8. 1687. Della frequente Comunione,
par M. Arnauld a Lion 16o3. in 8. ; Cornelio Tacito col Comen
to di Lipfo . In Anverfa_1o7. in fol. -

Lafcio al Sig. Abate Belafio Prevoto di S. Agata i Libri


feguenti : Plautus cum Not. var. Lugd. Bat. ex offic. Hach. 1664.
in 8. gr.: Vite di Plutarco tradotte dal Domenichi tom. 2. Vene
zia per il Giolito 1564. in 4. 4*
Lafcio al P. Franceco Ferrari, Curato di S.Afra, S. Agoti
no de civitate Dei, comment. dal Vives, e Coq., Francfort.
1661. Tom. 2. in 4:
3 -

al Padre Verdura Filippino Plutarchi opuc. in fol.


Bafil. 157 ,
Sig. D. Lorenzo ' Brufinelli di Manerbio, Au -,
|-
|-

37

gut. in Pfal. Pari. 1543. in fol. - - -


Lafcio al Sig. D. Alvife, Rettor del Seminario, S. Gauden
tii Opera in 4. Patav. 172o. : S. Petri Chryfologi Homilie . Bo
nonie 1643. in 4- - - - *

Lafcio al Sig. D. Pio Rofini lItoria del Bernini &c. tom,


,, 4. In Roma 1626. in 8. - |

Lafcio al Bellavite Maetro in Seminario Orazio col Fabri


ni. Ven. 1669. in 4.
Lafcio al Sig. D. Gaetano Filippini di Virola Amnitat.
Hitorice, Norimberge 1658. in 4.
Lafcio al Sig. D. Franceco Zanardelli Il Teatro morale.
Dogm. Itor. In Roma 1635. in fogl.
Lafcio al Sig. Carlo Camplano quattro Tomi in 8. cio:
Les fermons du P. claude colmbier: Lion. 1687. |
-
4z , Kep. I M- GAP. XVIII,
, , , 8endo che in gue' luoghi,
- - dov
Lafcio al Sig. D. Pietro Antonio Barzani : Homeri , que
extant omnia dello Spondano, Bafil. 1606. in fogl.: Erodoto, Tu
,, cidid, legati inieme , preo Aldo 15o2. in fogl.: Prenotion.
Mif!agogice del Papadopoli, Padova 1697. in fogl. : Fifica del
3

3?Pace tom. 3. Venez. 1729. in 12. |

Lafcio al Sig. Paolo Guadagni mio Medico la Sacra Scrit


tura del Du-Hamel, n 4. gr. -
Mio Erede univerfale voglio che fia Monfig. Filippo Gar
belli Abate di Pontevico, il quale avendomi con onorate
, condizioni da Verona chiamato, e invitaro per far rifiorire ne
7

felici ingegni de fuoi Cittadini, le lettere greche, gi da tant


anni andate in dimenticanza, ha non folo avuta dappoi fem
pre cara, ed in pregio loperas mia ; ma eziandio, come fuo
,, amico riguardandomi, hammi in tutte le occorrenze mie quell
3

ajto pretato che da Signor cortefe, e amorofiffimo poteva


3 afpettarfi; e fono pur certo, che queto amor generofo ferbe
, r egli verfo di me ancor dopo quel termine , che al viver
} mio far prefcritto, fe avran luogo appreo la Clemenza in
finita quelle preghiere , che le porgo , e porger ancora do
po morte, perh gli moltiplichi i giorni, affinch amando
lo, e fervendolo pi lungamente, poffa acquitarfi la felicit
,, apparecchiata a fuoi eletti. E perci lacio a lui pure la
pietofa cura del mio fepolcro, dove piacer, che le mie ce
neri abbian ripofo ; pregandolo per il paffato vicendevole a
more di ricordarfi della povera anima mia nellofferire al Si
} gnore i tremendi Mifterj, per impetrare pi preto alla mede
, fima dalle fue inefaufte miericordie il ripofo de fecoli eterni.
Io Panagioti q, Gabriele Sinopene, abitante in queta cit
t, ho fatto fcrivere la prente mia ultima volont da per
fona a me confidentiffima , e quella da me letta, e riletta
minutamente, l'ho ritrovata, e la ritrovo, quale da me tata
dettata, e fcritta alla mia prefenza; e queta intendo, e vo
che ,ailgav e tener ,abbed come fe il tutto foffe tato

, fcritto di proprio mio pugno, e per tale debba effer in tutte


, le fue parti obedita, ed efeguita,,,
Certe perfone povere il Panagioti, che o nella fua malattia
affiftito lavevano: o che apeva effere altrimenti in biogno,
in voce raccomandate le aveva al Sig. Prevoto di SantAgata,
al perci Monfig. Garbelli nella Lettera in parte riferita
in fecondo luogo nella Nota a car. 35. Abbiate (fcriffe) vi prego,
la cura di adempiere la fuu ultima volont intorno al riconocere
quelli che lo hann ervito, o i quali egli fieff vi avea raccoman
dati. Di Meffe gi fi apettava il buon Maetro e dallErede, e
da Legatarj, come in fatti fegu, un copiofo foccoro. -
, . Kep. in.
, |-
, CAP. XVIII,
dov egli
43
era nato; neppur

, , ,.
g"fi battezzano.
ciulli il di, in cheTutta
i fan *

^ 9 # 5,3 , via argomentar fi potrebbe,


\A
* 3 e ' - -

T che fia egli morto dopo fef,


. |-
fantun anno di vita (1).
*

K E (D. 1 S . .
IIsei ing v Iaraycw Della fcienza del Pana
* . . .
. gioti.
T v IIvaycw (3/4) Prima di por fine alla vi
, ta, che abbiam preo a feri
ratsa; AYo; $2rnto : vere, del Panagioti, ragion
' uole, chefacciafi pur qual
iv AYo Bas Mey che parola intorno al di lui
au 793; AYo Tonyploy apere. Il Canonico Gagliar
* SioYo gizo3 , di, che volgarizz, e tam
:; 7 ; r:ua 62: B2st par fece qu in Brecia
ell' anno 1733. una Let-
tera di S. Bafilio Magno a
# 3 , , S. Gregorio Teologo (2),
"": chiama ( 3 ) il Panagioti,
:4 # nativo di Sinope bens, ma
: :: ::,: #" pi che mediocremente efer
3 e 47

%" . citato , e perito nelle Gre


. . che Lettere (4). Lo Scarel
la,

( 1 ) Vedafi la Nota prima a car. 1.


( 2 ) : la feconda nelledizione de Padri di S. Mauro.
{}} Per bocca dello Stampatore.
4) Volle il dotto e illutre Traduttore , che l Operetta lo
Stampator la dedicaffe allAb. Garbelli. Questi grad da una parte
l'onor che gli veniva fatto, ma dallaltra: ller (fcriffe a'2.
di Gennajo al uo Belafi ) che il mio Maestro entra :) questa cena
con una vete, che non gran fatto onorevoie, dicendoi che ben.
* da Sinope, wa che ha una cognizione Pi che mediocre delle.
Let
44 Kep. S. CAP. XIX. -

, , , la (1), lAlbertini, il Maffei


, 6 uomini ancheffi tutti e tre
, : infigni, fcrivendomi intor.
., , no ad effo , che era gi
, , : * paffato da queta vita: Le
7. " , R9 perfone dotte [ atteta il
3.

primo] e amanti delle Gre


, che Lettere non potevano nom
:, , ammirare in lui, congiunta
, a fomma umilt, una rara
, , dottrina, e una profonda co
gnizione di quanto feriffe e
" negli antichi, e ne moderni
' , tempi la Grecia . Il fecon
do commenda le di lui re.
, ligioe azioni, e la ua rari
, perizia nella lingua Greca,
, : accompagnata da erudizione
, fana, e pezialmente nelle
, cofe Teologiche, e di Con
, troverfia contro i Foziani, e
.
gli Scifmatici (2). Il terzo:
.

Lettere Greche. Questo // medeimo, il quale mi pare allai car


fo e povero di lode, potea fenza cambiarne la fotanza , eller por
tato con epreioni pi vantaggioe ad un uomo, che ha una le
zione infinita degli Autori Greci :
( 1 ) Or dignifimo Arciprete di Ghedi.
(2) Della perizia, che aveva il Panagioti nelle Greche Let
tere, ne fa il medefimo dotto Signore alcun cenno eziandio in
quella Lettera, con cui effo ripoe al Canonico Gagliardi, il
quale notificata gli aveva la morte del Maetro, e trafmeffa ad
un tempo la poc anzi accennata fua Traduzione , e nuove in
fieme dimandato del March. Maffei ec. Ma poniamo la Lettera
tutta intiera; e in pace lo fofferifca la modetia di chi la fcriffe:
Illio Sig. Sig. Prn Colio.
, Bench di giorno in giorno andava io temendo di fentire
la funeta nuova, che da V. S. Illutrifs. ho ricevuta, e gi
, ave
s. . . -
CAP. XIX. 45
, , Acquit (dice) pratica in
. comparabile per leggere i
, MFS. di qualunque maniera
, , fofero. Ebbe ottimo difcer
, " nimento de buoni libri, e
*

, delle migliori edizioni. Fa


f peva Omero quai *
- , rta
aveva preparato l animo, mentre mi fi riferiva di continuo
che al mio buon amico Panagioti pochi giorni retavano di
-, fua vita, pure a dir vero non ho potuto intender , ch egli
fia di queta vita paffato, enza provare un fenfibile dolore,
non tanto per la perdita, che ho fatto io, quanto per ve
der mancato un uom di tanto merito, la di cui memoria
;, non folo vivr cot, com Ella dice, ma fe non pi, alme
no ugualmente in questa Citt , dove principi a far cono
fcere la ua perizia nelle Lettere Greche , e il fuo zelo per
la Cattolica Religione. Io per me, bench meno dogni al
tro conofca daver raccolto frutto da di lui inegnamenti,
con tutto ci avendo fperimentato , in tante guife il fuo
amore , , onde mi diftingueva dagli altri, mi, fento cos te
nuto a ricordarmi di lui, che n lunghezza di tempo, o va
riet di cofe potrebbe mai farmene perder la memoria. Dio
voglia pur accettare le mie preghiere, giacch adefo per lui al
tro far non poffo, che io non ceffer mai di offerirgliele. Intan
to leggendo la di Lei elegante, e diligente Traduzione di queta
Omelia di S. Bafilio, e col piacere; e collammirazione, che ne
andr ritraendo , procurer di divertire la noja, che fento
per la morte di codeto degno, Sacerdote ; e come riconoco
, il prezioo dono, chElla mi fa, dalla fua gentilezza, cos dalla
fua erudizione, e fapere conocer l'alleggerimento del mio do
lore. Il Sig. Marchefe Maffei dovrebbe effere adeo in Vien
na, per quanto egli avea fcritto, mentre viaggiava a quel
la parte, e fi crede che nel fine di queto Autunno ritorne
: r alla Patria: altri per van dubitando, che in quella Corte
di Vienna poteffer nacere degli accidenti, che lo tratteneffero.
Per ora non mi occorre la Critica del Cappello, e quando
mi foffe per effer necearia, la fupplicherei a mandarmela,
giacch con tanta gentilezza me ne offerice la retituzione .
Deidero di valer qualche cofa, per effere onorato degli ftima
tiffimi fuoi comandi, mentre con tutto loffequio mi riproteto
, Di V. S. Illia Verona i I. Qtrobre, 1736.
- Divio, Obbligio Servitore
Pierantonio Albertini.
46 CAP. XIX.
, ria . Aveva perfetta cogni
, zione per ditinguere le vocis
della lingua poetica. Altro
.. ' ve lo chiama Uomo d'inge
, gno e dottrina eccellente (I)
, Alle quali tetimonianze
: nulla aggiunger io altro,
che di averlo e udito, e ve
, duto talvolta ufare, favel
, lando , e componendo , il
' , puro idioma Greco s pe
/* e W 3

:, ditamente, come io farei il


: : notro dialetto Breciano .
' , Era egi folito, come fi
, gi detto altrove (2), a
' ,
g) portarfi ogni d alla mia
cafa, e a fare di continuo
5 cadere il ragionamento ful
W
y86 .
*/ * lo tato miferabile de fuoi
,
. g , ; Greci. Patteggiai, che io
: . non ne voleva udir pi, fe
non fe in Greco. Ed egli,
, chera pien di zelo, n po
teva fu queto punto tace
4 # ###

, re, accettato il partito, mi


" - "
, contentava : e a me pare
-

( 1 ) Vedafi la Nota a car. Io. Chiamalo inoltre adprime eru


ditum, il Chiariffimo Lami a car. 21. del Tom. IX. dellOpera
intitolata : Delicie Eruditorum . Chiamafi, un Greco dotto Sacer
dote, dal Marchefe Pindemonte nell Orazion funebre, fatta in
morte del Marchefe Maffei - Oltracci vedafi , come ne parla
l'erudito P. Giangirolamo Gradenigo nella fua Lettera, a noi
indirizzata; pota dopo la nostra Dedicatoria. E, per finirla,
la Nota econda a car. 17. della prefente noitra Ope
(2) Vedi il Cap. XIV.
\

Kep. 1 M. CAP. XIX.


g. g va in fede mia di afcolta
, , re ogni volta una di quelle
, %/ difpute ; che contra gli er
# ei g rori della nazion Greca fa
, ceva ne Concilj Ecumeni
a ci Giovanni Turrecremata.
. Per quello che petta al
, comporre, ecco fenza pi
, certe fue Lettere, chegli
, , fcriffe,ftando, come fi dice,
/ ,
GA

e * _ = |-
fu un pi, e come le gett
, - la penna; alle quali abbiam
5, ', . " noi in qualche luogo pota

* :
fuperficialmente la mano.

E II I
|

* *
* .*. *
* |

* *
|

*
* * **
*
*
* *
* * * *
*
- |- * **
*
|- "#;..
* * * *
-
-

i < .

AN-A f. I
. .
L
o E L
N A G I I
D A S I N O P E.
----|
*
|-**

***
**
|-
:**
|
*-*
**

* *
*
|-

*-
|-*
***
* *
***
**
**

- *
.*
*|--
**
**
----
* *
**|
ae**
|

|

* * *
|

. 5I
z:
-

. D E IL

II A N A T I Q T O r. PAN A G I o T I. (*)
4 *

. . . L . I:
* }

v47 Reverendiimo
. : ", *
Albertini.
' ,
*

- Iamo arrivati a Brefcia,


"
/w 5 *3 3 / - tutti per grazia del Si
... gnore fani, e di buon aria.
... Ma niuno ci trovo de miei
.
* s
3 - )(
Scolari . Intefi alluccel
7
fono v * * , lagione, tutti fuori
. :alla8 campagna. Lo teffo 3

.
. dellAbate Garbelli : anch
effo uccella ( 1 ). Quelli
* "
,
4

' , verranno dopo lOgniffan


" , ti; ma queto non fo bene
quando il vedr. Dopo la
.
*
78 g ,
1 *
loro venta render, e ri
A
"
7
,
*
luti: daro defatti miei
3
cever gli amabiliffimi fa
.
, o diftinto ragguaglio. Ho
. il Dizionario della Crufca
orsa - 7w Aya pya, della prima edizione Par
avr z Xovelzs , roi. latene al Signor Micheli.
Y26- D 2 Io

(*) Le abbiamo tradotte cos, come ftanno, fenza badare


all ufo e alle formole, con che fi carteggia oggid.
. Sono effe Lettere tutte, falvoch una, indirizzate allIllio
Sig. Dottore D. Pierantonio Albertini Veronefe; al quale far
io fempre tenuto della fomma gentilezza, con cui fi degna
to di affidarmele. -

Le Note, che alla Traduzione aggiungiamo, effendo per lo


pi affai lunghe , abbiamo, per ovviare linterrompimento e
la confufione, timato bene di trafportarle, e por prima tutta
empre, e intiera la Lettera, che le chiama.
52 , : LETT. I.
g o gli dar queto, ed egli
g . 6 mi dar il Coniata . M
preme affai queto libro,
, perciocch ho anche il Zo
. . ". - nara. State fano .
g Brecia a ventidue di
Ottobre 1721 :
1721. * *

-- |-
*
* -
-

( 1 ) Luccellagione uno era de divertimenti, con che nella


flagion dell autunno follevava il uo animo queto dottiflimo
Abate. Ne fa egli medefimo fetimonianza ne verfi Latini ,
che fieguono:
*
Ad Herculem Belafium:
33 7.' * *

Si vacat, ac fatur urbis avitum rus, & apricos


Infpectas campos; fallax ubi Garzia rivum
, Nunc fimulat ; modo vicinis torrente minatur
,, Agris imbre ferox, lateque fonantibus undis: *
,, Audi, qui meus hic vit ordo ; & numne beatus
,, Jure mihi, an falfo videar; nam judice te fum
Promtus detrahere huic paullum, aut adjungere acervo.
Cum nox digreditur, me quarta vigilia * fanum
,, Excitat : hoc etenim, fi curta valetudo, aut forte
,, Infomnis, crudufve fiem, facere haud foleo ; mox
Stragula dimoveo lentus, veteifque refumo. -

Dein grates , & vota Deo ; ut ne, quam mihi noStem .


,, Donavit pius, extremam. finat effe ; diemque |

,, Addat ; & incolumiem fervet, resteque valentem .


Hinc fcribo, aut meditor; qu fcripi; parcus utrumque:
Nam me piura vetant oculi, quorum unus, & alter
A puero imbecilles : tum tudia, tas, cura |

Dudum triverunt miferos, peumque dedere.


Vix

* Venendo criticato lAutore, perch' alicubi producere, & rurus , qu


egli avee fatta langt la feconda alii producant, fi ita ratio carmi
di questo vocabolo Vigilia, e appor mis tulerit , aliquando corripere -
randoegli degli efempi in contrario, Cujus rei non unum , aut alte
ripoe : Judicium aurium , quod ruim apud antiquos invenias ,
egregie Cicero fuperbiflimum vo plura etiam apud noftros, qui in
cat, exemplis omnibus et prfe hoc pulcherrimo tadio Grcos,
rendum. Adde, Poetas & liberes ac Latinos non folum quaffe
& * effe , neque id tamen fed non raro etiam prtervesti
fine deleu ; atque ideo & brevia mihi este videntur.
s':

Vix pupa emergit rofeo pulcherrima vultu 53


Aurora, & lentis operis_vigil inftat arator,
Cum vocor a Vernis. Defcerdo gaufape testus,
Mulra, & veste latus: nam ic fum, ut garrula hyrundo,
Frigoris impatiens, feu primis fevit ab annis
Hoc in me natura ; aut verius, gra fenestus |

Et properat latus, & caus urgere capillos.


Occurrunt ; calidam poc: lavor. Interea lux
Crefcit ; eundum eft. Et caveas, & retia fmt.
Irur, pone fequor; folis, ut villicus, un&tis,
%, Ne ros, neve pruina gelu pertundat acuto. |

3, Pot - ubi ventum est ad cafulam, quam quercus, & udis


Carex cfa locis, palque, filixque dederunt,
Attentus fedeo, num mollis avicula, paftum
Sole novo qurens, prtervolet : hanc ego privis
Ad virgam fatago ut revocem ; expectoque reverfam,
Si forte e fummis ramis defcendat ad imos,
37, Atqu* caffes. Quod fi non una duve,
Sed plures fuerint , tunc & timor anxius, & pes
Credula : decendent ; non ;, incipiunt; fine, fex jam,
Septem, octo ; heu fcandunt rurus: num forte viator
3

Tranfit ? f, tres, quinque: euge, oh fi nulla uperfit :


,, Ecce decem, fatis et : ne ; cerni' ut pabula limos
Sollicitent oculos reliquis ?. Dum fpefque, metuque
Difpefcunt mifero; prcordia, milvus ab alto,
Incautum captans foricem, viridemve lacertum ,
Prcipitem dat fe; fugiunt omnes ; ego faxum,
Surgo, fortunam incufans ; avibuque relictis - v

,,. Per fata difpicio, fi multa novalibus altis * ;


Gleba riget, fi rara feges, fi fulcus ad imum - ,

Devexus valeat fubjestis reddere foffis


,, Hibernos imbres . Pot hc linaria ; reum
Si fecet , aut fiv nimium fi incumbat arator:
Quod vitium infedit nofiris, dum vomere terram
Subvertunt, rerum ignari ; fi finditur que;
,, Vel, male dilapfo, fi porca fefellit aratro.
Interea fugit hora : monent me venter, & altus
33 Sol, pranfurm ut redeam ; fetino. Llia primum,
O bone, necdum tempus ? ad ortum, ut confpicis, umbr.
Jam vergunt: taceo fubridens ; mena paratur.
,, Adfideo : facit optima quque famefque, jocufque,
,, Et vacuus curis animus, pulcherrima rerum.
, , Vix pranfns prata invio; num fufa per omnes
Partes unda levis ubjeium temperet quor :
,, Num fronde, aut tenui limo prciufus, hiantes
2, Rivulus, & teneras fraudarit turpiter herbas.
D 3 . . 2? Ind
-
|
* - * *

Inde nemus, qua multa ingenti vertice quercus ',


Tollitur, & duris intonfa bipennibus ilex.:
Illic me umbrarumque profunda filentia, & horror,
Dis facer, attonito fimilem, tacitumque morantur;
Et mutas Dryadum choreas, Faunos & agreftes
Aut videam, aut vidiffe putem; nifi vefper, & ultra
Atlantis juga fumma levem fol aureus axem -

Forte agitans, moneant ferum, lentumque reverti . . .


Sicque domum dulceque lares, & cara meorum |

Mox capita adfpicio, rifufque, jocique feruntur


Ad cnam uque : paratur; non humilis, neque lauta,
Sed facilis : coenatus obambulo, & hinc cubitum me
Subduco ; folufque ad pulvinaria fummum ,
HEternum, immenfum, divumque hominumque parentem
Protratus precor ut faveat; notemque benignus
Det placidam, fomnoque leves, lucemque futuram.
E cos faremo dalcuni altri parti , che ci troviamo avere,
duna s leggiadra e nobile enna . Gli fecondo
che tanto o quanto ne parr, che in qualche modo vengano a
taglio; ben perfuadendoci , che ogni Leggitor, che fia di buon
guto, altro non, potr, che fapercene grado. Senzach, chiun
que vorr, potr, faltandoli, a fuo talento paffare innanzi.
. . -

L . II.
Al Reverendiimo
. Albertini.
To
. /
TL male, che ha votro
5 o, * 1
Jl. Padre allun de pi,
... ,
/
mi fa molto paura. Non
o.
vorrei, che foffe cagione
3/
di qualche maggior finitro.
. 6 ,
3 3
Sia tutta volta quel, che
c/
Iddio vuole. Siamo quag 3/
, 8 yy gi, fiamo in una valle di
W 1 1 9- 9 1

' , pianto; e dove delle cofe,


W

' , dice il faggio Epitteto, al


, tre fono in noftra mano,
/

, altre n. Io non mancher


e / e

, di pregare il $
019 - -
Sig lll:
. . LETT. II. 55
, lui: anzi per tutta la vo
5.
, -, ftra
tantca,
" alla qualeL'Aba
obbligazioni. io ho

, ,
: . te Garbelli vuole a Voi, cre
g ' do,ripondere in Latino(1);
( e non gi per far pompa
( che in s fatte debolezze
) ' non cade il faviffimo Aba
te) ma perch egli cotuma
/ ***

, ,
3/ 3 e ***
di cos fcrivere a tutti i
* a

, fuoi amici, timolandogli


A -

alla filologia (2). State fa


/

, y no; e continuatemi il pia


\ /\* *
|

, cere delle votre politiffi


. me, eleganti, Lettere Ita


* 3/ * 3/

, liane: che di queta Lingua


v / 3

; io me ne diletto, quanto /

j altri mai, tuttoch io non


. * * g : fia per anche in iftato di
*
raggiungerla a fondo.
Brecia a trentuno di
" 72 . Ottobre 1721. *
( 1 ) E cos fu . A tre di Novembre feriffe lAbate al Sig:
Dottore Albertini la Lettera, che fiegue : -

Philippus Antonio Garb Albertino

,, Quamvis funt multa, ac prclara in me merita Prcepto


ris mei , ex quo, me potiffimum refpiciens, ifthinc e pulcher
rima vetra, atque elegantiffima Urbe in hanc notram mi
grare non dubitavit : rem tamen aliam nullam que gratam,
acceptamque mihi prftare poterat, quam cum tibi , ut ad
nos fcriberes, hortator, ac fidejuffor acceit. Quod enim in
grcis litteris nos erudiit, aliquando, cum per curas notras,
dubiamque valetudinem licuit, idipum diligenti ejus , at
que intituti : quod coluit, obervavitque pr cteris, hone
,, tatis, ac fidei : quod vero etiam ab hmine ornatiffimo epi
ftolam plenam officiis erga me plurimis humanitatis expref
z, fit , hoc plane totum amoris fuit . Itaque cum propter c
/*
4 tea
SHH LLLL LLLLLLLLL LLLL S LLLLL LLL LLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLL LLL
00 LL LLLLLLLLL LLLLL SLLLL LLLL S LLS LLLLLLLL S LLLLLLL
00 LLLLL LLLLLL S LLL LLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLS
SH LL S LLL LLLLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLS LrS
HH LLLLLLL LLLLLL S L LLLLLLLLLLLLL LCCCLLLLLLLL S LLLL LLLLLLL
HHS LLLLL LLLLL LLL LLLLLLL LLLLL LL LLLL LLLLL LLLL LLLS
HH LLLLLS LLLLLL LLLLLL LLL LLLLS LLLLLLLLL LLLL LLLL LLLLLS
HHH LLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLS LL LL LL LLLLS
HH LLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLL LLLL LLLLLLLLL LLLS
HH LLLLLLS LL LLLLLLLL LLLLLLL S LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLL
HHH LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLL LLL LLLLLS LLLL LLLLLLLLLLLS
H LLLS LLLLL LlllLLL SS LLL SS LLLLLS LL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLS
HH LLLL S L LLLL LLLLL LLLL LL LLLLLLL LLLL LLL LLLLLLLLLL
HHH LLLLLLLLLL LLLLLLLL S LLLLS LLLLLLLL L0LS LLLLL LLLLLS
0S LLL 0000S

S0S LLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLS LLLLL LLLLL LLL LLLLLLLLS C


LLLLLLLLLL LLLS LLLL LLLLL LL LLL LLLL S L LLLLL LLLL LLLLL S
J LL LLL L LLLL LLLL LLLLLL LLLLLL S LL LL LLL LLLL LLLS

LLLL LL LLLLyS LL LLLLLLLL LL LLLLLLLLS


S LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLL
SS LS LS LS
S LLLLLLL LLLSLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLS LLL LLLSLLLLLLLLLLS
HS0 LLL LLL LLLL LL LLLLL LLLLLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLL S
SS S LLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL
SS SS LLLLLLLLLLS L LLLL LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLS LLL
S00 LLL LLLLLLLL LLS LLLLL LL LLLL S LLLL S LLLLLLLLLL SS LLL
HHH LL LLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLL L LLLLLLL LLLLLLL LLLS
HHH LLLL LLLLLLLS LLL LLLL S LLL LLL LLL LLLLLLL S LLLLL LLS
HH LLLL S LLLL LLLLLLLL LLLLL S LLLLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLL
00 LLL LLLLLLLS LLL LLLL LLLL LLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLLL LLLLLS
S0S LLL LLLLLLL S LLL LLLL LLLL LLLLLL LLLL LLLLLL LLLLS LL L
SS LL LLLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLL
0J LLLLLLLS L LLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLCLLLLS LLLLL LL LLLLLL
S0 LL LLLLLS LLL LLLLL LLLL LL LL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL

00

HH
S
SS LLLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLS LLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLS
LLL LL LL LLL LLLL S LLLL LLL LLLLL S LLL L LLLLLL LLL LCS
LLLLL LLLLL LLLLL LLLLLL S L LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLL S LL LLL LLLLL LLL LLLLLLLL S LLL LLLLLLLL LLLLL
0SS LL LLLLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLL LLLLL S LL
HHS LL LLLLLLL LLLL LLLLLLLLL S LLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLL S LLLLS
HH LLLL LLLL LL LLLLLLLLLS LLLLLLLLL LL LLL S LLLLLLL Z
HHSLLLLLLLSLLLLL LLL LLLL LL LLL LLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLLLS
HH LLL LLLLLS LLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLL
HH LLLLL0S LLLLLLLL LLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLS LLL LLLS LLLS

H LLLLLL L LL LLLLLS LL LL LLL LLL SLLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLL


00 LLL
-

rei ampliffim commendatio ) quem aliqui non parvi pen


dant , tu ornes infuper tetimonio laudum tuarum , hortor
s, te etiam atque etiam, ut partem hanc eloquenti pulcher.
, rimam , ac prtantiffimam excolere pergas. Vides illam
,, a majoribus notris, infelici ne temporum conditione an fiu
, , diorum ; aut male tentaram fuiffe, aut negleam ? Scilicet
hc nobis Sparta relista est. Ornemus eam vigiliis, curique
nostris, & quod nobis non cntigit , linquamus nepotibus
,, exemplum aliquod, unde ad meliora fortaffe nitantur. Ego
erte cum primum ad hoc cribendi genus intendi animum
hfi diu incertus, num manum openi admoverem. T
cunstantem illex illa, ac pne indicibilis fpecies, quam, qu
nobis non invidit tas, paucorum inter veteres monumenta
, prfeferunt ; & videbar mihi poe aliquid longo ufu, affiduis
laboribus, illorum imitatione perficere. Sed potquam eorum
: vetigia legere mecum ipe tacitus coepi, qui cum Itali, tum
3

aliarum gentium iter difficillimum arripuerant; vixque num


aut alterum inveni, qui ad aream antiquitatem propius
accedere", parum abfuit, quin de hac re confilium omne prfus
abiicerem. Et feciffem profeo, nifi me illius amor, & vis
qudam ingenita animo, fed in primis tot, tam prclara ci
vium meorum ingenia impuliffent , quibus ego fi prirem,
, perabam fore ut excitata, atque erka parerent aliquando,
quod fpe ac fruftra parturiunt. Sed fefellit fpem meam, ut
ferme alias, adverfa honeflis confiliis fortuna, ne dicam fatum
urbis noftr , cui antiquum hoc et, in fumma ingeniorum
ubertate videre jacentes litteras , atque optimas artes per
otium, ignaviamque ut plurimum neglectas, fpe etiam de
,, vias. Neque tamen poenitet me confilii mei , ex quo non
folum hunc ego fruum percepi , qui curis omnibus abunde
, et, confcientiam reste fati, & obverantem quotidie oculis
pulcherrimum finem : fed ifian prterea, qui me afficit in
credibili voluptate, te, quem ego ptiffinum diligo, hoc dare
: amiciti, dare etiam fortaffe exemplo nofiro, ut iidem, qui
bus ego, tudiis incumbas , & grcas litteras, quas primus
ipe extorres, ac ferme ignotas revocavi , & amplexus fueris
cum paucis , & has ipfas diligentifiime profequare . Et fane
cum ego te femper plurimi fecerim, tu me officiis omnibus fis
prfecutus, fi tamen ad benevolentiam notram, qu cum ex
fimilibus studiis , tum ex occulta quadam confenione ani
morum coaluit , accedere nunc aliquid poffet, fateor. id certe
faum iri litteris tuis, ex quibus non vanus coniicio fore ,
ut impleas judicium de te notrum, quo nihil minus porten
dere tibi foleo , qnam nomen aliquando;, & ternitatem .
aste itaqne aninio ito ad honeta onnia , atque prclara
|- - |-

divinitus tibi dato, & redde diis immortalibus ufuramIll tanti


-

(
3
ei continua
acceffione virtutum . Te beatum, fi pul
, cherrimum opus , perfeceris !. Ures profecto egregiis cna
:
2, tibus illorum oculos, qui delapam, ex impluvio fapientiam
vellent. Fortaffe etiam excitabis ad eam gloriam, qu ho
, minibus non voto, ed studio, ac labore , iique perpetibus
, comparatur. Habebis me ardui ac prrupti itineris comi
3

, tem, habebis hortatorem, laudantem etiam, fi in incpto per:


3

ftiteris ; fin minus, liberrimum exactorem , qui ceffanti tibi


,, obiiciat fallacem tant fpei exitum, multorum expetatio
} nem , judicia omnium? quodque longe periculofius et, qui,
, tibi arniciffimus cum fuerit ; idem ipe intempetivi hujufce
3} otii fiturus fit aliquando tetis poteritati . Vale. Pontifvici
-

XIV. Cal. Januarias 1723. :


Philippus Garbellus Hieronimo Covo fuo.
. . S. P. D.
Repondeo litteris tuis in fumma temporis angutia; ditri
tus inuper recentibus curis, qu non avocare folum, fed di
., ftinere etiam cujuque animum point. Quid enim non ego
dem amori in te meo, tuo viciim erga me, quo non folum
, me diligis, fed obervas etiam ? ut propterea nihil mihi ju
cundius occurrat recordatione mutu benevolenti noftr,qum
, ex animorum fimilitudine ortam , altam fubinde officiis no
ftris, meritis erga me tuis, pero non tantummodo diuturnam
fed quandoque etiam ternam fore. Itaque gratulor tibi de
egregia ilta indole ingenii tui, qua, non difficultate ulla, aut
labore perterritus, ic repicis pulcherrimam hanc eloqunti
partem, ut affequi fperes: neque ambigo quin perficias. Illud
, certe es confecutus, quod plerique facillimum , ego vero ut
arduum , fic utiliffimum reputo, bene coepiffe . Sed cum tu
, me tibi non folum ut vi comitem, fed ut ducem quodam
modo reprentare volueris, faciam pro amore in te meo, ut
identidem ad ea digitum intendam , qu mihi olim , atque
etiam nunc, tibi vero impoterum profutura effe no dubi.
} to. Et primum quidem icut cter artes, ita & hc certe
fcribendi ufu potiffimum, atque exerciratione " la
, propter diem nullam abire patiaris , quin aliquid cribs :
,, quod quo fpius, eo etiam utilius facies. Erunt res dometi
c, erunt extern, public, privat; graves, hilares 5 Om
, nes demum, quas in hunc cenum yocare poffis. Hoc ipfum
, non habere quod criba , materia cribendi fiet ; eaque et
iam amplior quam credas . Ut enim certa nulla eloquenti
fpecie, fic neque argumento epitola circumcribitur; ed cum
, materia quavis, tum gaudet omni prorus dicendi genere, am
plo, preo, humili, elato, tenui, magnifico ; prout quodque
horum tempus, peronas, remque ipam, de qua agitur, de
33 CCf6
* 59
cere arbitramur ... Illud vero longe etiam et, utiliffimum,
attingere e puriffimis fontibus. Qui enim in linguarum ali
37 ua cire nos quidquam putemus, nifi, qui in ea probatiffimi
uerint, eos recte noverimus? Ego profeto veterum quo.
ue optimos, qui fuperfunt, Poeras, Hiitoricos, Rethores, qua
i in familiam recenui. Si qua mihi facilitas, fi qua copia,
3 fi qui plendor dicendi et, hc ego illis debeo: quorum non
33 culpa, ed mea factum est, ubi parum aut nihil profecerim.
Ab illis tu quoque amplitudinem , venuftarem, nitorem qu
re ; fecus vix volam , aut vetigium invenies, quod non ex
37 illorum imitatione defluxerit : Vides, aquarum, qu limpi
93 diffim fint, iis, qu prterfluunt, locis puritatem ipam de
33
bere ; contra vel ubi per palutria , aut
limofa decurrerint? Id ipum unicuique notrum , qui ad
fcribendum fe conferat , accidere certiffimum puta . Quos
23
quique fcriptores elegerit, :
tilo affuefcat, quibufcum
verfetur, quos terat, ab his habitum, coloremque dicendi fe
2 cum auferat necee et. Veteres propterea, veteres pr ocu
33 lis habeas, quibus gratia , lepos , venutas omnis in fcri
bendo fuit. Quris, quos feligas ? Paucos nunc quidem, meo
judicio, ne te copia prpediat. Poetarum tres tantum, Teren
tium, Horatium, Virgilium ; Hitoricos Salluftium, Cfarem,
Livium; ad omnia Tullium ; cteros, cum affueveris. Et hc
raptim pro copia temporis; nam pro re, proque benevolenta.
in te mea vix aliquam partem attigero , etiamfi epitol
modum excefferim. Vale. Pontifvici Prid. Kal. Januar 1723.
Philippus Garbellus Francico Capello fuo.
S. P. D. * -

Legi epitolam tuam ; legi carmina; utrumque maxima


# cum voluptate . Videor enim mihi cum confiliorum meo
rum , quibus te excitare ad veram laudem identidem foleo,
: frutum aliquem nunc demum percipere ; tum benevolen
ti erga me tu alium; & quidem uberrimum, percepiffe:
Nam profecto illa te ad hoc genus fcribendi impulit, quod
ego ut rarum, ac perdifficile, ic pulcherrimum, ac prftan
tiffinum ducens , & tentav fpius , licet fortaffe non af
fecutus, & illis commendare non detiti, qui mihi pr cete
ris emergere aliquando poffe videbantur: quamvis, tdio ne
operis , an verius remiione ingeniorum , fpem omnem no
ftram hucufque fefellerint . Quapropter amo te magis , ma
|
gifque, mi Francice, qui effeciti dulciffimis epitolis tuis,
ut ne me hujufce follicitudinis me omnino poeniteat. Ita
funt apt, nitid, elegantes, plen etiam ingenui pudoris,
qui studia ifta ornat mirum in modum, atque commendat.
3y Gratulor tibi, qui, quod cpifti, perficere poffe videaris ;
- |- gra
Ce SS S

00 LLLLLLLL LLLL LLLS LLL SLL LLLLLLS LLLLLS LLLLLLLLLL LLLS


HH LLS LLLLL LLLLL LllaLLLLLLLSLLL LL LLLLLLLL L LLLLLLLLS LLLLL
HH LLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLL LLLLLS
00 S LLLL LLL LLLLLL SLL LL LLCCLL LLLLLLLLLL S LLLL LLLLLLL S
JS LLLLLLL LLLLLLLL LLLSLL LLLLLLS LLLLL LLLLLS LLL LLLLLLLL
HHS LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLS LLL LLLLLLLLLL LLLLLLS
HH LLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS LL
HH LLLLLL LLLL LLLLL LLLLLL LSttt L LLLL LLLLLLL LLL LLLS LLLLLLS
00 LLLL LLLLLLLLLlHHLL S LLLLLLSLL LLLLLL LLLLLL LLLLL LLLLL
HH LLLLLLLLS lllllLL LLLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLL LLLLLLS
0SS LLLS LLLLL CCLLLLLS LLLLL LLLLLLL S LLLL LLLLLLLLLLLS SS LLLLLS
00 LL LLLLLLLLL LLL LLLL LLmmmmS LLL LLL LLL LLLLS LLLLL LLLS
HH LL LLLLLLL LLS LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLS
H0 LLLLLL LLLLLLLLLSLLLLLLL LLL LLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLLS
HS LLLL LLmml S LSLLL LLLLLLLS LL LLLLCS LL LLLLLLLLL LLLLL LL
HHH LLLLLL ll LLLLLL L LL LLLLLS LL LLLLLL LLLL LLLL LL LLLLLLL LLL
SS SS LLL LLL LLLLLS LLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLL
HH LLLLLLLLLS LLLLL LLLL LL LLLLS LLLL LLLL LLLLL LLLLLLLLL LLLL
HH LLLLLL LLLLLLL LLLLLL SLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLS
00 LLLLLLLS LLLLLL LLLLLmmmmLLS LLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLL
SS SS LL LLLLLLLLLLL LLLS LLLLL LL LLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLLLLL S LLLLLL
00 LLLLL LLLLLS LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLSLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLL
00 LLLLLLLLLSLLLLLLLS LLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLS LLL
HH LLLLLLL LL LLL LLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLL LLLLL
HH LLLLLLLLS LLLL LLLL LLyLLLS LLLLLLLLLLLLL LLL SLLLLLLLLLLLL
HH LLLLLLLLS LLL LLL LLLL LLL LLLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLS
HH LLLS LLL LL LLLLLLLLS G LLLLLL LLLLLS S LLL LLmmLLL LLLLLLLL LLS
HH LL SLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL LLLLLL LL LL
0S LLLLLLL LLLLLL S LLS LLLLLLL LLL LLLLS LLLLL LLLLLLL
HH LLLLLL LLLLLLL S LLLLLL LLLLLLLS LLLLLL LLLS LLLLLLLLLLLLL LLLL
HHH LLLLLLLLLLLLLLS S LLLLLLLLS GG LLLLLLLL LLL LLL LLLLLLL
HH LLLLLLLS LLLL S L LLLLLLLL LLLLLLS LLLLLL LLLLS LL LLLS
0SS LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLS LL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL S
HH LLLLLLLLL LLLS LLLS LLLLLLL 0000S

CCCGCS S LS C C CSS LLLS

GG GGGGGGGGGG AAAAS LLLLLLLLLLLLLLLL


GGGGGGGGS MSLLLLLLLLS
LSee GGG GGGG GGGGGS LL LLLLS LLL LLLL LLLLLL LLLS
AS GGGS0SGGGGG GS GGGS LLLSL LLL LLLLL LLLLLLLLS
GGGGG GG GGG GGtGGGGG SGGGS C LL LLLLL LL LLLL LLLLLLS
SS SS SS

GGGG GGG GGGG GG GGGGG LLLLS LLLLLL LLLLLL SS LLL


JBDS LLLS
. . LETT. III. 61
7$3: $; dur yela, AA, prego il Signore; ma oim!
, il Signore co' peccatori fa
uw dwvel. ei tur il fordo : il quale perci
J\{3\owraz , AG ist; Tvlg- fi pu dare, che dopo aver
lo colla preente malattia
roy, ayy, dur & is, purgato, a fe lo chiami. Ma
Tlo Voi in tale cafo,da quelluo
ovu ppay, # ##p& PA, mo faggio, e affai virtuoo
3 G, } che fiete , giuto egli che
, Kg Five": 8 : ne facciate un generofo fa
, 4.
3
8:
0,
*** 4 : grificio, enza; corarvi, n
:
, y

yyy #;": "# i piagnere ; maffime in una


. - *

:
- T "., : cofa, che non ha rimedio.
Y ! ***s Vengo a me. To avr po
. ! / , chiffimi fcolari. Linverno
X:is: '/a:a: Fs X";s; fono i di troppo corti. Un
- - !<- -

:*t
? : altra ragione; ed la vera.
WE;";1 7"2
.
*

12:
O
# :
T }}$,
Sono i giovani di Brecia, - - -

, fyr :,: com erano quelli di Vero


na : pare ad effi il Greco
* e / /

7%" uno tudio


: R.:' : ,,,,,,.,
^ ^
dio inutil d
1nutlle, avendo
9' " 9 e - - - *

S' !, - - - vi delle traduzioni in buon


| y
/ -l..-- Y \ 2 *". e |

:
, '
R
""fia C1tt

, .
"v
d1
/ / ", - es

A / - |

3\ """"""", Per altro far


. urto Ay Azo. quel che Iddio vorr: circa > 3 - * *

" 762 dice Pindaro)


#za , ri ovurara, , , fiamo ciechi. Il detto Aba
Aey 7rra ja; , my te, da ogni vanaglorioa
. oftentazione lontano lonta
% . niimo; credetelo pure, ve
raz ppsta, pworly II, lo dico io: e chi di effolui
a^po; . 7s2 z epnuys pena diveramente, sin
.f / -

A{33 zgadorw (zo , p- ganna. Ha critto, non


fTE mol
62 . . LETT. III.
3/
. |- v 3 /
molto tempo, al Sig. Aba
,
y e *
te D. Ercole Belafi, e gli
23 o.
-
ha fcritto non gi in volga
, V w
re, ma fibbene in latino (1).
.
3 |- y ru
Per qual cagione ? perch
8 A f
cos folito egli a fare ;
, tentando di trarre allo ftef
- r. v _7 . ::/
:. / , fo guto di fcrivere ancora 3

, gli amici: peronaggio dot


W * A / 3 :
. : V tiffimo, e fermamente per
, , indirizzare altrui fingola 3r

re (z). Ho in un picciol
\ c, 3
8 tomo i tre antichiffimi Poe
ti , vale a dire Efiodo ,
s . Teocrito, e Teognide, Gre
g g . co-Latini. Me gli ha dati
il Padre Maetro Francefco

., , Bargnani Somafco . Ve gli
trafmetter , fe volete . I
:,
miei ripetti a tutta la ca
, fa.
. Brecia a tredici di No
.
g vembre I72 I.
172 .

(1) Ecco la Lettera :


Philippus Garbellus Herculi Belafio fuo.
S. P. D.
Nihil brevius Litteris tuis, quas VI. Idus ad me dediti.
,, Nihil tamen jucundius, nifi Bacchini fatum nunciaffent . Re
;, &te enim coniecifti hunc mihi caum triftiffimum fore. Ami
, fimus virum clariffimum , & de litteris, fiquis alius, opti
me meritum, cujus ingenio nihil certe ad fummam
laudem, nifi felicior materia illa , quam ipe, & implexam
primo , & pro conditione temporum periculofam, felegerat ;
licet potea latiorem campum adeptus , quafi reparatis ex
curu viribus , fecurior, ampliorque procefferit . r
- 23 hO
6
93 hominem fama tenus: neque enim videre umquam , .
33 Litteras confulere aliquando contigerat : quod eram nunc iu
difficillimo fane diplomate Caroli Calvi facturus, ut mihi
33 in putandis ejus Imperii annis, qui inibi perplexiffimi funt,
33 facem aliquam prluceret. Et tamen tute fcis, quam mo
lefte tulerm, cum fenem optimum, ac glaviffimum folum
93 vertere , novoque lares , quafi hopitem ac peregrinum, in
33 ter , & quidem foluta ( quod duriffimum fuit )
33 mercede qurere coastum audivimus. Eum quippe fortuna,
33 ut fpe alias, ita in ifta tate exercere non detitit . Sed
quam virtute , ac prfidio litterarum ludere folebat ; eam
37 nunc demum penirus evafit: vere felix, & inter ampliffimos
immortalium coetus, circumfufo, undique fumm, ac fempi
tern fapienti lumine, cujus hic miferi tot laboribus ; ac
vigiliis fpeciem aliquam qurimus, beatior perpetuo futurus :
Itaque non jam merore, aut lacrymis clariffimis manibus, ed
gratulatione parentemus, quod, frutrata fortun alea, redux
tandem , ac fofpes in Patriam redierit . Nunc ad res no
tras. Valemus melius , quod tibi gratiffimum fore non du
23 bito. Ex quo enim man chin ptu (quem mihi Aftenfis
noter fpe laudaverat) & ante coenam la&te uti coepimus ?
ubfultus ille moletiffimus cordis ferme defiit ; quodque mihi
33 longe eft jucundiffimum , firmior animus, & quai difcuffa
nebula, purior, vivaciorque studiis denuo affuefcit , qu an
33 tea optare quidem , fed excolere minime poterat : quam
33 ego rem D. O. M. benignitati acceptam potiffinum refero -
33 Quid enim mihi carum unquam fine litteris foret ? Ac
33 ceere firmand valetudini pulcherrimi dies , ftatque fub
33 veperam deambulationes ; amicorum prterea Fayt.
a Ugonis medici noftr contubernium : quibucum &
cidAs Xo illa, tu elegantulam
quam temporum, & vetulam foleoego
appellare; Ve
Mi

ro fine fuco & aliorum
33 AArg#pa . Tanta et in pumila
rum, quam illa in dies propterea
ifta . Ac fi forte loquendi occafio
33

33 deeffet, eam ego firmiter credam cum lingu, tum Awy.


Yo 7rapyavcre, laboraturam ; neque enim effet infra
33 fetioni locus: jam enim noti. Sed quid Panagiotes ofte:
fpero, gaudeo
Valet? Si ita est, ut Veruni fummopere Tu illi

falutem meo nomine. hic finis eto Obdusto CI1111
3y

denfiffimis nubibus fole ; pluvius nefaftufque dies Mufis nos
33
amplius operari non finit. Loelia cterique falutant te plu
23 rimum. Vale. Pontifvici pridie Idus Septembres 172I
:
( 2 ) Monfignor Vecovo di Como in una Lettera fcritta lan
no preente 176o. al Nob. Sig. Scipion Garbelli, chiama A,'l
bate :
- -
6
ba: celebre , grande , non mai abbaflanza ammirabile Uomo.
E poi foggiugne : Se vha cofa, di cui io mi pregi, certamen
te quella, deffere fiato riguardato da s valente Soggetto per fua
famigliare, anzi intimo amico . Ei faceva a me questa grazia ;
ma io non poteva non far a lui la giutizia di confiderarlo pel
primo Letterato del fuo tempo; a fegno tale , che onorato io dal
Gran Carlo Sefto della comunicazion dellalto fuo penfiere fiul pun
to di riformar gli Studi di Vienna ; a s grand opera non feppi
fuggerir altro Autore, che lAbate Garbelli ; come di fatti, per co
manao di Cefare, carreggiai Jeco lui fu quello particolare.

2 . . L. . IV.
Al Reverendiimo
. - Albertini.
O :: -
r
TAEfidero al Sig. Alber- -

, '
/ * / to, fratel votro, e
g (~ mio benefattore, la guari
' / 1 e /
ione. Geucrito, Signor
, notro, onde fperiamo tutti
, 5 mifericordia , e il perdon
, g) 8 . de peccati , gli faccia la
|-
/

, .
grazia. Vengo adunque all
/
' ,
*/ \
affare, che tanto vi preme:
e, /

.
^v e
tutto effetto dellamore,che
/

o mi portate. Pieno di buo


*3/ 6; 6
/* /
-


-
3

/ -- *
na volont pare, a dir ve
, ro, il notro Cardinal Bar
/

, 3 . barigo. Mi ha veduto affai


, , / , "
volentieri, e ricevuto cor
,
|-
tefiffimamente. Gli difpia /

g 2 g ce, che gli tudiofi doggid)


, g in una cienza fi perdano,
che rende luomo anzi fo
- V - / r

, . fita, che filofofo; e gli ftu


, dj tralafcino, che fono ne
/ */ * - 3

: , , ceffarj . Riveritemi i vo
|- - y

|- TE - ftri
. . LETT. IV. 65
ftri di cafa. Riveritemi an
W Rw 1
A4ETTY* cora il mio Signor Mar |- V

g chefe; e ditegli, che il Si


, gnor Canonico Gagliardi
, un poco indifpoto; e che
* v W Rw ru

per queta cagione non


. potuto venire ad accompa *
, ' gnare cot il notro Emi
|- v *
, , mentiffimo. Lodano tutti,
g ; . e ammirano la Lettera, che
, " a Voi fcriffe nel principio |
.
(A 9 ^ , A .
delle vacanze lAbate Gar
, , -. belli ( 1 ) : e queta, che ora
, vi trafmetto, la rifpofta
: , chieftami, che fece il Pre
. lato ( pi di cinque mefi).
. ad una Lettera Greca di fuo
|

Nipote (2). E addio.


g Brecia a fette di No
1722, vembre 1722.
( 1 ) Philippus Gabel Antonio Albertino fuo
Cum, pridie quam ab urbe difcederem, Panajotto notro fe
mel & iterum commendaffem, ut, fi Veronam veniffet, qu
res nondnm fatis explorata videbatur, & falutaret te plu
rimum meis verbis, & de hoc ipo certos nos faceret : ne
, que tamen ull adhuc ab eo litter redderentur ; , affertur
( , commodum epitola tua, qua nihil equidem gratius mihi
,, accidere poterat, cum ob elegantiam, nitoremque fcribendi,
, quibus affici potiffimum foleo: tum propter fignificationem
, amoris erga me tui, quem homo minime fim, nifi femper
, plurimi faciam. Si enim amari vel a quovis dulce et, quod
nemo notrum non fe aliqua ex parte amabilem credat ; a
, probis, ut tu, honestique viris , quorum fit benevolentia
nobilior acceione iudicii, id vero, fi aliquando contingat, fit
longe dulciffimum, Itaque amo te magis magique, neque dubi
to, quin hoc tibi peruadeas; & utinam fastis probare aliquan
s do poim . De libellis, quos una` me mittere voluifti, fic
w de
66 - -

demum flatuo. Effe in iis multa optima, omnia commen


39 dabilia: neque fatis mirari me, qui fieri potuerit ut tenera,
33 atque acerba propemodum ingenia tam cito adoleverint . In
quo pulcherrimam fane laudem optimo viro amico tuo Au
3y regio repofitam puto, cujus indutri , ac virtuti, & fruus
ifti , & qu illis et potior , pes uberrimi proventus debe
3 tur . Adde inftitutum ab eo iter omni prorus commenda
33 tione digniffimum, quo flexiles juvenum animos ad divina
traduceret : argumenta fcilicet rerum nobiliffimarum ab
3 Hagiographis petita, quibus nec amplior , veriorque ulla ,
3y nec qu divinam quodammodo poetices facultatem magis
33 deceat , materia inveniri potet . Et hanc profecto facem
primi omnium Hebri, tum Grcorum antiquiffimi prtu
32 lerant poteritati; ut in quod potiffimum opus pangi carmina
3} deberent, quafi fub exemplo nepotes.inftruerent; licet poftea
33 dimotis per licentiam Scriptorum , qu ab illis prtituta
33 fuerant, penetralibus, infelix Poefis:Eroticis ut plurimum adhi
33 bita, quai e pergula, ad animorum lenocinia male pudibun
da proftiterit. In quo cum Grca, ac Latina ingenia, tum
23 Gallica , & eo amplius notratium peccavere. Verum fuerit
33 hoc fortaffe non, hominum vitium, ed temporum . Itaque
parcamus illorum memori, ut & noftr aliquando parcatur.
3 Interea gratulor pulcherrim urbi vetr ob infitam iftam ,
3 ac quafi perpetuam ingeniorum felicitatem , gratulor Aure
33 gio, cujus egregiis conatibus exitus rerum tam prclare ref
3 pondeant . De Ferrario idem fentio, quod tu; & propterea
ficut cteros ejus Symmyftas amo, atque ampletor , ceu
33 Tirones ejudem militi , in qua tot jam annis meremur ;
3 fic eum prcipue, qui crefcentibus ftudiis tuebitur, ut pu
3} to , dignitatem famili , cujus nomen in litteris notum
3Y abunde eft. Venio nunc ad eam partem epitol tu, in qua
vix te poft biennium cum valetudine in gratiam rediiffe
33 fignificas : & gre fero quod non mihi hoc aut tu per. Pa
najottum, aut ille coram notum aliquando fecerit . Qures
quid effem in hac locorum ditantia faturus ? Quid ? Pr
33 repta opportunitate officiorum , faltem per litteras folatus
33 fuiem ; quod amantium et . Nifi tu fortaffe tam longo
33 filentio mihi parcere voluifti, qui amicorum incommodis
33 fic afficior, ut eandem cum ipfis aleam fubire mihi videar.
33 Ex quo fane fit , ut veteres quidem amicitias colam reli
33 giofiffime, novas vero neque oblatas facile admittere, mul
to minus qurere foleam : quod & anxium uapte natura
3} amorem ciam, quoque propterea diligimus, de iis plerum
que nos follicitos effe oportere ; & ego contra longo re
3} rum uu edostus nihil tam beatum putem, quam folutum
curis animum, fibique, quantum licuerit ,
- -
Vanle+ ere
,, bere myteriis fapienti ; qu quodam quafi rerum exter
narum filentio aptius coluntur. Et utinam hoc femper, at
que enixe optanti mihi aliquando contingat : quod tamen
gre futurum puto . Avocant enim tum officii quo fungi
mur graves cur, tum pleraque alia , & omnium maxime
,, valetudo, qua fpiffime tentamur. Nam ex quo tribus fer
,, me ab hinc annis laborare cordis fubfultu coepimus , fa
,, equidem fpe ac fpius induci cum pertinaciffimo affeu :
,, pax nunquam . Et quamvis jam fenus occalluit, urutit nos
tamen identidem dulciffima tudia, a quibus, illo redeunte,
,, ceu interje&ta animi folitudine, omnino divellimur : Vides,
mi Albertine, non diffimili nos vultu fortunam difpicere.
Queramur? Nihil minus. Neque enim fapientes decet :
funt aliunde parata folatia; amor ipe fapienti : prfidium
,, litterarum : rerum viciffitudo : vit hujus mifer , ac ca
duc rationes ; ed omnium prentiffime pes futurorum,
qu pot crebras hafce morborum velitationes, expleta tan
,, dem mortalitate, nos prftolantur. Quanta illic voluptas im
,, mortalium animorum ! quanta fecuritas! qui amor in tanta
,, omnium fimilitudine ! qu compendia ad fapientiam ab im
, menfa illa, ac profundiffima luce Divinitatis! Hc mecum
ipe dum reputo, videor mihi me recolligere ; & objeta te
, nacibus curis fpe futuri temporis, ceu lytro quodam vinum
,, redimere. Qu tamen non tibi, fed mihimetipfi nunc recolo,
ut & tueri me, & animum obfirmare in prfentia poffim. At
vereor ne epitol modum excedam . Itaque fic nos amare
,, perge ut humaniffime coepifti, quod nec tibi, grave, & erit
,, mihi profeo jucundiffimum ; tudiique interea notris fic
, vacemus, ut non nobis tantum, fed & aliis vixiffe nos ,
aliquando poteri intelligant. Vale, & Panajotto noftro falu
tem plurimam meis verbis. Pontivici pridie Nonas Sep
tembres 1722, -

(2),, Philippus
-
Gabel Jo: Francico Madio Nepoti fuo
. P. D.
Et litter a te mihi, & h grc ? Nihil profesto jucun
33 dius amori in te meo. Etenim fi omnes ferme a natura ita
fati, ac comparati fumus, ut quos diligimus maxime, inef
,, fe iis, qu amabiles reddant, velimus plurima ; ut ne cafu
aliquo, fed certis confiliis , & ratione potiffimum adduti ,
, , amare videamur: quid mihi optabilius accidere poterat, quam
nepotem ex forore cariffimum fic eniti ad virtutem tudia
litterarum , ut ex tanta fedulitate fperare liceat , rationes.
amoris notri non folum prfentibus probatum iri, fed, nifi
fallimur nimia cupiditate, commendatum fortaffe aliquando
poteritati ? Itaque gratulor utrique nostrum ; tibi, qui ita
E 2 ala
t
68
3, alacritate ferupeum iter, ac difficillimum fic arripueris, ut,
, fuperatis angutiis, quod reliquum eft vi explicito jam cur
, fu expedire poffe videaris: mihi vero, quod linguam omnium
: facile principem, a majoribus notris, ut pleraque alia opti
, ma, ac faluberrima, fumma cum laude cultam, a nepotibus
2, negletam, & revocaverim primus confiliis meis, &, prter
, clariffimos cives , qui eam amplexi funt avidiffime , in te
(qu erat fumma votorum meorum) fatam tandem videre
, contigerit . Mate igitur ingenio ito tuo , & perfice opus
, pulcherrimum, quod coepifti. Nihil , mi Francice , virtute
, prftantius, nihil propterea amabilius. Ctera fortun bona,
, divitias, honores, nobilitatem vel ignaviffimi habere a ma
Yoribus pofunt, atque hc eadem momento temporis dilap
, fa e manibus cernere : fola virtus neque poffidetur alieno
, beneficio, nec injuria eripitur. Illa, quos vulgus beatos pu
tat, non fecus ac merum imbecilla capita, nimio ufu perver
, tunt quandoque, ac dementiffimos reddunt : hujus quo ma
,, jor et copia, ufufque amplior, eo eft etiam laudabilior. Qu
tamen fic intelligas velim , non quai qu ad vitam com
, modius, ac liberalius agendam potiffimum inferviunt, fper
, nendas opes putemus, cum e contrario res nulla alia prcla
ros animi conatus que, atque angutia rei familiaris morari
, foleat , fed ut virtutem pr omnibus illis potiorem ducas,
u una Diis immortalibus fimiles facit . Hanc tu follicitus
etare prfidio litterarum, quibus mores hominum rete,
honefteque formantur ; & reputa tecum, quid tibi , quid
ampliffimis majoribus debeas , quibus fic demum pro parta
nobilitate gratiam rependes, fi ab illis acceptam non fo
lum tueare laudabili vit curfu, fed augeas infuper rete fa
&tis, & acceffione fapienti . Adde pes de te notras, judi
cium patrui, multorum expetationem, qu a te falli & tur
pe tibi, & mihi profeto acerbiimum foret. Neque tamen
te viribus tuis prftare aliquando poffe arbitreris . . A
D. O. M. petenda femper, & enixe fapientia et, a quo folo
tribuitur : & ita demum petenda , ut honetis potulationi
2, bus innocens animus, purufque repondeat Quod equidem
faurum te effe non dubito , quem & olim puerum pietas
parentis noftr, avi tu, pectatiffim femin, & nunc ado
. ,, lefcentem dometica exempla ad optima quque, ac proba
,, tiffima instituunt : cum infuper accedant Prceptores tun
in utraque lingua clariffimi Bargnanus & Panaiottus noter,
,, tum reti iidem atque integerrimi , quorum prceptis im
bui, & formari probitate potes, ut nihil propterea eorum,
, qu ad prclaram ingenii, morumque diciplinam maxime
pertinent, deeffe tibi videatur . Sed ecce me tecum , quafi
prens effem, loquentem amor longius tulit. Itaque
** -
&l0
-*
-

do, quod fignificas exegefim te Evangelic hitori, Magistro


duce fucepturum , & hortor etiam , atque etiam, ut in
, perficienda ne perfun&torie verferis . . Rofinum, & amabam
97 antea propter ingenii folertiam, & nunc amplius diligo, cum
ad grcas litteras operam follicite confera ; neque dubito
quin brevi proficiat plurimum : de quo valde ltor . Hunc
H
, fu cum Bargnano, & Panajotto fi falutaveris meo nomine,
93 erit mihi gratifimum .
- - -- -
cum patruo, cteraque fa
, milia facies perdiligenter .. ale. Pontifvici Pridie Kal. Ma
Jas 1722. |

* * ***
: *

. : * -
|
L. . V. . . .
:

, Al Reverendiffimo
.'' Albertini. - -

", (^*Ome, e quanto vi fo


, " '
f. \ W W
no obbligato ! Voi,
, fenza fdegnare di mirar co
g g;; s baffo, penfiero e cura vi
7, ,
_ 47 - t. 47
pigliate de fatti miei. Sap
" , piate adunque, che in que
ta citt trovano le Greche
, lettere pochi amatori, fia
g. fuori, fia per entro il Semi
, nario. La cofa non andreb
be cos, fe il maffimo de"
Prefidenti voleffe davvero
, ' promoverne lo tudio. Ma
o effo da altre cure occu
9 *

. pato. Non fa egli adunque


A 1 - ) { /

: , compaffione lo tato mio ?


: Co Greci miei nazionali
, ftare non poffo, a cagion
,
;%
che per la loro fomma
, ignoranza, oftinazione, e

elay , rel , ; : volontaria cecit mi fi ren


, dono intollerabili. Nell'I
| : E 3 talia,
i 7o Bmg;_;. Lew-r. V.
Privat-uu . "& z'p.", talia , dove piacerebbemi di
m ang '07 vivere delle mie fatiche,
: , , coretto fono di fare la
' " (fiv Jx'nnvsral gura di un accattone. Vo
98 . a . tuttavia nondimeno fra
13)! Cattolici piuttoo andare
"iuo-96:31: , ii ? ev ramingo , che fare camera
'. da' ta con gli Scimatici . I
'8 ; ** , miei ripetti al Fratello,
" , " 81"(1, e alla Madre, e
. al Sg.iMarchee_: al !
d'i/e du-rd} , iirl 5 ; direte-, che col tempo , e
33 1 ? colla paglia maturan le
. nepole . Ha crtta lAba
te un altra Lettera Latina
? ? &stle . Stiv al uo Nipote (I ) . Ve la
, m'vmv " . mander, fe vorrete . Ad
sppwa'a. dio.
Evr'i'ByEfa; Ia/gays 55 Brecia a' fette di Gen
Nmfm 172,3. najo 1723. -'
(I ) ,,Philippus Garbellug ijo: Francico Madio Nepoti uo

. ' P. D.
*. _an dubito quin e Navati nori eceu in urbem re
,, dieris , quo te vocabant & -matris patruique follicirudo ,
,, & ratio udiorum tuorum, qu non equidem abje'ta, (ed
,, paululum intermia languere videbantur. }Egre hoc tamen,
,, ru fallor. Quod quis non excuet ? Non egocerte, qui hac
,, culpa , tamen culpa e aucupiis . & ruicatione
,, o le'ari,ne nunc quidem vacare me fateor; e enim in iis
,, qudam & honeiima voluptas , quam i cum ea,
,, qu urbanis paritur deliciis, conferre velis, eo puriorem, ac
,, magis apperendam invenias , quod illam fpe, immo fere
,, emper, hanc raro aut numquam , poenitentia. ubequatur.
,, Et e profeo-ut in magnis profundique gurgitibus, ac in
,, ecretis fontium rivulis aquarum, c ruri, aut in urbe volu
,, ptatum prope par ratio . In" rivos e fontibus manant modi
,, c, fed pur ac pellucidae ; in gurgites e fluminibus :
,, atque immanes, ed contras undique Vario & multiplici lap
'l P * ..
: [
33
3
pulu fordibus pollut confiuunt, atque ubfidunt ;
propterea copia, ac magnitudine

cum infignes , & maxime
vifend, tum etiam periculo : Idem tu tecum de urbanis
3y voluptatibus reputa ; illas amplas , paratas, peffime poten
tum exemplo etiam fplendidas effe; fed amota fpecie fallaces,
fordidas, graves, & incautis ut plurimum perniciofas. Contra
in agro, quam faciles, quam fimplices, quam innoxias, quodque
33 longe et optabilius, folutas acerbis curis iis, qu in urbe po
33 tiffimum dominantur. Qu tamen fic ego tibi ob oculos pono,
non ut ruticam vitam urban femper anteferendam cenfeas
23 (quamvis ad comitia Sapientum fi revoces , hoc ipfum qui
fuffragio fuo comprobent, & quidem multi, non fint defuturi)
fed ut in urbe ipa innocentiam, frugalitatem, fimplicitatem
uafidemum
in agro pofitus habeas comites tudiorum tuorum : qu
, propera cefura velim exitimes, fi iis excolendis
37 integer animi ac purus acceferis. Quid enim polluto cum
? myfteriis fapienti ? Refugit, mi Francice, refugit viles frataf.
que animas lux illa puriffirma, atque averatur; tantum abet
3 ut in iis fedem fibi aliquando ftatuere velit: & tamen fine il
la laboramus, didutis licet oculis, miferrima coecitate omnes,
23 quamvis plus minus propicere videamur. Hanc tu qure fol
33 licitus , fetare , allice in contubernium mentis , fan&titate
33 morum, humilitate , catimonia, quibus potiffimum capitur .
Vere flix, fi Dei Optimi Max. beneficio ea tibi aliquando
33 contigerit. Sed quid antiqua tudia? Calent ? Non dubito, u
teris enim ampliffimo Prceptore , eodemque humaniffimo
33 Bargnano , qui quas opes tot vigiliis paravit , iis ut alii
33 quoque ditecant, operam omnem liberaliter impendit. Quid
vero Grc litter ? Nihil minus ut fpero a Panajotta motro
93 quem ego, hominem excellentis ingenii , fumm
dei, diligenti incredibilis, fic diligo atque ample&tor, ut ad
vetera quidem officia multum in dies, ad benevolentiam
37 nihil impoterum accedere poffe videatur. Hos facere non
33 poum quominus tibi commendem etiam, atque etiam; non
33 quod in ithac tate prftare aliquid eorum cauffa poffis: fed,
9uod ab illis jure ac merito pocitur, ut dicendi tudio, ac
33 fedulitate illorum expetationi fatisfacias. Vides nonnifi ho
netiffima petere: qu fi perfeceris, n tecum in primis, &
cum amore in te meo actum erit prclare. Urge itaque opus,
33 quantum in te et, & erige identidem animum a vulgaribus
tudiis ad eam gloriam ; qu longo ac multiplici litterarum
33 ufu parta, ac parata difficilis illa quidem, cterum terna
31 eft. Vale. Pontifvici III. Idus Decembres 1722.

4 LETT.
2.

7E II I XE T. g. L E T T. VI,

- A7 Reverendiffima
. Albertini.
, indifpoto. Ho un S:
, , dolore in un lombo,
, che mi tormenta, e maffi
, y me la notte. N fo, donde
. : egli mi fia venuto. Dal
FDL? freddo non crederei; che la

W / e

, , Dio merc ho de' panni,


e 7 9 . 1

, . ' 8 &. quanto egli bafta; e ben fa


7CZ
ciato il melarancio . I
A: , , Medici mi fanno cuore, di
8 8 S cendomi, che non male,
, che il Prete ne goda. Da
g , Pontevico altres mi va
. confortando l'Abate, peri
, to ancheffo nell arte me
.
dica ( I ). Ma fia fatto fem
pre quel, che Iddio vuole .
, Vengo alle lodi che mi fi
. danno (2); e in una paro
, la ripondo, ch effe a me
non convengono: e perci,
n poco, n punto io meri
, tandole, unicamente afcri
o ver fi debbono alla fingolar
bont, che ha per me il
. detto notro Reverendifs.
Y 3 |-

Abate . Quanto, Amico


3 , mio, fono io mai a lui ob
' bligato! Anche poco fa mi
. ha mandato tre zecchini, e
, fcritta una Lettera (3).
3
(X0 = Fa
* \
. .
f y 7 LETT. VI. 73 ,
, Fatemi, vi prego, umi
g ,
* v
s . fervitore al Signor Marche
& * 7

, 5 g fe, e a tutti ancora i vo


A 4

. . tri di cafa. State fano.


gg Brecia a ventitr di Gen.
g 723. najo 2723. (4) * -
. ( 1 ) Di tale perizia un picciol faggio abbiane il Leggitore
in una Lettera, che qu mi piace di porgli innanzi :
Philippus Gl Herculi Belafio fuo
* - P
Scriperam tibi , prcocibus ut a fungis abtineas. Moned
iterum, cave. Hi lenti - ut plurimum graveque cum fint,
, quandoque tamen , nec raro, repentina pernicie occupant
imparatos, ac perimunt. Id ego cum fpe alias audieram ,
,, tum vero nuper ingenti unius domus ruina veriffimum com .
, peri. Carolus Guarnerius in vicino Cremonenfi agro, familia
, ris meus, elapfis calendis amicos uos convivio cum excepif
, fet, inter cetera recentes etiam e fylva fungos exhibuit. In
noxii fuere, five hoc fua fponte, feu quod frequentibus po
culis, fi quid vitii fuerat, dilutum, domitumque prteriit .
Sequenti die alios, ed pratenes, natus, ad prandium, pri
,, diana experientia tutus, adhibuit. Nihil inde mali die reli
, qua , fallente veneno, neque dum fe inter ciborum reliquias
, explicante. Promota altius note, laborare ipfe, tum frater,
, uxor , filola ( nam fervus pridem, fed in agrum evocatus,
, id fenferat) Et primo illi perculfi atque incerti : mox fun
, gos in maleficii fufpicionem vocare: neque tamen , note
,, jam intempeta exclui , abentes medicos accerfere poffe -
,, Itaque largo in prens theriac ufu fibi ipfis propicere:
, donec nova luce validioribus remediis locus, atque occafio
, fieret. Jam virus eruperat, ventre torminibus ditento; cui
, vomitus feri, folura alvus , convuliones, ifchuria, dypnoea
,, acceere. Accito fub lucem medico, atque e vetigio quibuf
, dam ad frangendum morbum exhibitis , nihilo fecius gri
, in prceps ruere , atque ad interitum fetinare. Prima om
,, niun puella eptennis periit ; ridenti fimilis, interceptis
vehementi xp enfibus, ac tumens : in hoc quidem meo
judicio longe etiam beatior, quod fuam fuorumque cala
, mitatem fentire non potuit . Mox pridie Nonas patruus
Phrenitide prludente : dehinc pater ; validi ambo, fed pa
ter amplius durato laboribus corpore, & (ut videbatur) mal
leis fuis, atque incude robutior. Habitus utrique corporis
, ficcus : fibra cornca : color oleaginus, ubfucus: in vultu
|- 27 dla"
74
', quandoque galbaneus: oculi herbei: ater capillus. At medi
,, ca manus, inquies, nihilne illa potuerit ? nihil equidem, ut
", tunc admota. Nam bardus ille, ifchuriam unice refpiciens,
-, non potiorem vigentem hoftem, qui, folidis primo impetu
affetis, liquida ipfa ad defectionem impulerat, tatim, Amyg
dalino, tum Menthaftri, ac Marrubii aquis exhibitis , quo
mistus promoveretur, fontem ut tolleret, in rivulo laboravit.
Mortuis ungues nigerrimi , pedum prcipue ; quodque ho
ribilius et, vivis adhuc, cum in ctero corpore , tum vel
maxime ad coxendices, contrasta per intervalla, & tumente
carne, liventes, atque ampl macul eruperant. Ex his uxor,
ac fervus evafere. Hic, quia dum operi incumberet, tentatus
doloribus, lixivio tatim epoto virus evomuit ; illa cafu ne ,
an ab affumpto potmodum cobras lapidis pulvere, an quia
mulier molli, ac fucci pleno corpore, incertum : cetera ftu
pens adhuc , nec plene compos, ignaraque fuorum. Vides,
quanti brevis una, atque immatura voluptas contiterit? Ca
veamus nobis ipfis, fi fapimus ; atque hanc , quantulacun
que illa demum futura fit, vit noftr uuram frugalitate,
c temperantia, tum recordatione periculi alieni tueamur.
Me certe, fi unquam talium voluptas ceperit , mone . Nos
te viciffim , ut abtineas , hortabimur ftrenue ; quodque
plurimum refert, fi quis fortaffe morbus inciderit, ut ne ar
tificem imperitum accerfas ; ujus ego operam quovis morbo
pejorem longe, ac magis periculoam exitimo. Vale. Pon
tivici V. Idus Junias 1725, -

( 2 ) Leggonfi in fondo alla Lettera , che fiegue:


Philippus Garbellus Petro Antonio Albertino
S. P. D.
Ostavo Calendas Decembres cum e Villul noftr feceu
, in Urbem rediiflem, accepi epitolam tuam, quam X. Cal.
Novembres perfcripferas. Cafu ne id faum, an quod ali
,, quis e dometicis immemor accept hanc quai recens obla
2, tam potea reprentaverit , omnino adhuc nefcio . Neque
,, enim tunc erat qutioni locus in illa animi, jucunditate,
qu mihi cum ex omnibus carorum meorum litteris accide
,, re folet ; tum maxime ex iis, qu pricorum munditias, ac
puritatem fetantur. Afficior enim pr ceteris hoc genere
cribendi , quod ut pulcherrimum, fic etiam difficillimum
reputo . Et quamvis terrere me debeant tam rara illorum
vetigia ,, qui ad auream antiquitatem propius, accefferint ,
enitor nihilofecius, non quod affequi perem, ed ut gentili
bus meis, quorum ingenia natur clique benignitate adeo
vivida, atque experrea funt, facem aliquam prluceam :
unde capti fortaffe fumma illa, ac fimpliciima venutate,
2
*

75
qu in hac eloquenti parte primum excellit, hanc ament,
- - - . "

tque excolant impenfius : quam fatis, mirari non poum a


thjoribus notris, qui in ceteris artibus tana cum laude
verati funt, aut minus profpere tentatam fuiffe, aut ne
gleam. Sed ut ad epitolam tuam redeam , hanc ubi fum
ma cum voluptate femel & iterum legiffem, inter adverfa
ria fepofui, qu mecum, ceu fatellites tudiorum meorum, in
itineribus adhibere foleo, ut, cum hic fuiemus, commodius
refcriberem. Diftinebar enim tunc temporis cum negociis, :
qu in illam diem confulto rejeceram, tum interventu ami
corum, quorum ego officiis non repondere turpiffimum puto.
III. Nonas venimus Pontevicum . Jam nova omnino rerum
facies a dulciffimo ocio, redeunti. Munus quo fungimur, ejuf
que, fi cui unquam hminum , mihi femper, & quammaxi
me timenda, follicitudo; rationes dometic, crebr ad me
euntium interpellationes quafi ex condito adeffe primum,
tum circumftare, ac premere in dies ; ut jam non qui paul
lo ante ruri liber, ac vacuus, fed alius repente mihi ipi
fastus viderer: Hc tamen ferebam jam facile, mecum repu
tans hanc mihi partem in ifta cena agendam effe, qu fa
to quodam, utcunque moleta obtigiffet. Sed prcx hyems
frigore, nivibuque intempetivis, mox nebulis perpetibus fic
afflixit, ut tudia omnia, abjicere fim coactus. Intercepto
enim motu, qui me ub dio in libero aere potiffimum juvat,
antiquo cordis ubfultu plus olito tentari cpi: accedente
ad animi folitudinem, qu affectum hunc excipere ut pluri
mum folet, ftomachi imbecillitate ; unde & amor ferme ci
borum nullus, & fi qui neceitate natur parcius adhibe
rentur, non fanguinem, ed vappam parare : donec folutis
repentino auftro nivibus, puro jam clo, ftatifque deambu
lationibus fenfim me recollegi. Tenes jam cauffas cur fero
{ | refpondeam ; quas etiamfi necee non fuerat ad te omnes
: perfcribere, neque enim hoc postulat mutuus inter nos amor,
feci tamen eo libentius, ut fcires_ftatum rerum mearum :
quod ego amicis deberi officii cauffa femper fum arbitratus.
Itaque & gaudeo te valere, & Fratri tuo, qua tamdiu ad
verfa conflictatus et, eadem ut firma inposterum, profperri
maque valetudine utatur, opto etiam, atque etiam, cum
33 illius, tuaque potiffimum cauffa, qui eo fpite fecurus a
re familiari, ac vacuus vivas ; tum mea etiam, qui de ami
corum fortunis perinde ac de meis tatuere foleo. Auregium
amare jam cperam, tuo de illius virtute tetimonio du&tus;
nunc autem vix credas quantum ad benevolentiam iftam ac
cefferit . Cepit me humanitas viri de nobis ita fentientis,
ut notri gratia amorem judicio manifete prtulerit. Nimi
rum vicit officio, quos tudio certe, ac voluntate ut vince
- C/
3, TG

46poffitis nunquam ego committer.tam. Hunc tu,s nifi grave est,
dubitem
falutab meis verbis diligen Et quamvi non
33

33
quin antiquam docendi rationem contantiffime tueatur, ur

gebis tamen meo nomine ; ut fi quid momenti ad tam lau


23
dabilem curfum adferre potet benevolentia notra, hujus

recordatione excitari fe identidem patiatur. Ego enim fic


}}
exitimo: interee reipublic, primum qui honetiffimi fint,
33
erudiendis adolecentibus homines dari ; tum qui difciplinas

illas, quas aliis tradituri funt, ipfi optime calleant : qu,


23
minime vulgaria, cum in Auregio notro abunde fuperfint,
33
n cum omnibus iis atum erit prclare, quibus tali M
33
giftro uti contigerit. Quo fane nomine gratulor Ferrario,
33
ceterique ejus coqualibus, quorum ingenia formabit ille
33
ad eas artes, e quibus & fama in prfens, & perennis apud
ofteros gloria manare folet. De Pnajotto notro laudo fol
3
93
tuam. Amas enim, quem, qui norunt, non fo

lum diligunt, fed fufpicere quodammodo, ac colere videntur:


33
tauta eit in eo probitas , modestia , comitas z fides . Omit
33
to quanta in illo, quam varia, quam multiplex Grcorum
??
letio, ut fubeat mirari quandoque contantiam hominis , &
?3
neum , ut ira_dicam , animum , qui improbo, ac pertina
,, ciffimo labore tudia fua eouque provexerit. Adde incredi
, bilem diligentiam in erudiendis, qui fe illi commifere 2_qua
, major nulla defiderari potet. Hunc ego non diligam ? Hunc
inquam, qui me petente, ampliffimam Urbem, aerem falu
33 berrimum , veteres amicos relinquere non dubitaverit , ut
grcas litteras Nepoti, civibuque meis traderet, aliquando ,
quas ego propterea revocaffe ab exfilio primus dicar poteri
tati. Ego vero non folum diligo, atque amplector., fed,
quantum privata feret fortuna, conferam in eum officia om
, nia, ut ne fucepti illum prftantiffimi laboris aliquando
Poeniteat. Tu modo, mi Albertine, & illum, & nos amare
Perge. Certatur enim paribus in hoc tadio, in quo & vin
, cere, & vinci jucundiffimum eft. Vale. Pontifvici Idibus
Januariis 1723.
.(3) Accennafi il Letterino, che fiegue : Audieram , novis
tibi conditionibus oblatis, antiquas te fedes circumpicere : quod
mihi _profesto fuerat moletiimum . Sed absterfit moletiam, hanc
Belaius noster adventu fuo, nihil te imprfens tecum deliberae
Jignificans. itaque & ludo constantiam tuam, & hortor etiam
4:44e etiam pro mea in te benevolentia, ut illam diutiime tueare.
Neque enim eadem erit femper conditio temporum ; dieque, ut a
ihar; diei lesem affundet : ego, quantum in me est, enitar ,
': ** te fiskirti antea confilii, aut preentis rerum status aliquan
4- Panitar. Al qual Leiterino dato aveva occaione la voce,
che
SLLLL LL LLL LLLLLLS LLLLLLL LL LLLLLLLLL LLLLLLLL LL LLLLLLLLS
LLL LLLLLLLS LLL LLLLLL LL LLLLLL LL LLLLL L LLLLLLS LLLLS LLL
S LLLLL LLL LLLL LLLLLLLL LLLLL LLS LLLLS LS 0S LLS LLLLL LLLS
LL LLLLL LL LLLLLL LLLLLL LL LL LLLLLLS CCLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLL
LLLLLLL LLLL LL LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLLLS LL LLLL
LL LLLLLLLS LLL LLLLLLLLL LLLLLLS L LL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLL
SML LGGGS s LLLLLLL LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLL TTTTS
S0S LLLLLL LLLL LL LLLLLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLL LL LLL
LLLLLLLLLLS LLL LLLLL S LLL L LLLLLLL LL LLLLL LLLLLLL S
LLLLL S LLLLLL LLL LLLLL LLLLL
LLLLLLLLLS SS S
LLLS LLLLL LLLLLLLL S LL LLLLLL
SS

S LLLLLL MkiS LLLLLLLLL LLL


S LLLLLLL LLLLLLL LLLLLSL LLL LLLLLL LLLLLLS LS LLLL LL
S LLLLLL LLLLL LLLLS LLLLLL LLLLS aLL LLLLLL LLLL LLLLLS
S LLL LLLLLL LL L LLLS LLLL LLLLLL LLLLLL LLLLL S LLLL
S LLLLLL LLLLLS LLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLS LLS LLL LL LLLLLLS
S LLLLLLLLLLL LLLLS LLLL LLLLLLLS GG LLL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLS
LL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLL SLLLS LLLLL LLL LLLLLS
s LLL LLLL LLLLL LLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLS LLLL LLL
LL LLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLL LLLS LLLL LLLLLLLL LLS
LLLL LLLL LLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLL LLLL LLLLLLL LL LLL LLLS
LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLS LL LLLL LLLL LLLLLS L LLLS
LLL LLLL LLLLLLL LLLLmmmmLLLL LLLLLS LLLLLL LLLLL LL LL LLL
LLLL LL LL LLLL LL LLLLLLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
LLLSLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLLL
LLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLS LL LLLLLL LLLL LLLLL LL
LLLLLL LLLLLS LLLLLLS LLLL LLL LLLLL LLLLS LLLL LLL LLLLLS
SLLL LLLLS LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLLL GS LLLLL LLLS
LLL LLLLLLLLS L LL LLLLL LL LLLLL LLLLLLLL LLL LLLL LLS
LLLLS LL LLL LLLL LLLLL LLLLLLLLL L LLLLLL LLLLLLL LLLLS
LLLL LLLLLLLLS LLLS LLLLLLLL LLLLS LLLLLS LLLS 0000S

L C G GSGS LS C C CS LL LLS

GG GGGGGGGGGGG MAAA LLLLLLLLLLLLLLL


GGGGGGGGS S AAAAALLLLLLLS
L GGGGGG GG GGGGG G0S LLL LLLLLLS LLLL LL
GG GGG GGGGGGGG GGGS LLL LLSLLLL L LLLLS
GG GGGGGGG GGGG GGG S SLLL S L LLL LLLLL
y LLS LLLL LSLLLL LL LLLLLS
GGGGGGG GGGGGG S GGGGS0 CG SS LLS
SS S SS

SS
*/
78 / . . LETT. VII.
|

intieramente ceffato; e fto


A

, bene . Ma vorrei, che lo


g l. fteffo foffe ancora di vo
* * /

%" . tro Fratello; cio che que


\ /
fuoi dolori del tutto lo ab \

, bandonaffero. Mifera con


*v - / * 3 /
g dizion de mortali ! O fi
. s muore, o una vita fi vive,
c/

, ' 82 talvolta peggior della mor


te. Salutatemelo, ma di
. tutto cuore. Ho pregato
, " finora il Signor Iddio, e
. lo pregher ancora, perch
. lo faccia guarire. Salutate
S'

3 1 e . / . - } mi ancora il Sig. Marche


77 , 1g
fe : cui direte, che colle ri
2 foluzioni, che prendere fi
' vorrebbero, bifogna fare, co

/
, ' .
e\ * *
me co parti, chefcono del
, g 2) 5 .
la penna ; tagionarle coll'
, . andare a rilente, Dies diei
eruflat verbum (I). Addio.
gg Brecia a ventidue di
723. Febbrajo 1723. *
*. * .

( 1 ) Dellufo, che aveva il Panagioti, di allegare nelle oc


caioni queta fentenza di Davide, ne fa menzione lAbate Gar
belli in una fua, Lettera . Scriffe queti l anno 1737. al gran
Mester Marco ! il quale trovavafi a Firenze : Voi mi
dite con ragione , che i fecondi penfieri fono migliori de primi :
e dir eziandio con lo fieljo proverbio greco, pi faggi . . Perch
appunto l anima nostra nel bollore delle fue produzioni effendo
in quel rapido momento de fantafni tutta intefa a fchiudere
il part , non hasta all ora a ripulirlo ; onde fa d'uopo che fi
raccheti per rifletterci intorno , e dargli l ultima mano. E mi
ricordo che il Panagioti, all onorata memoria del quale debbe
la Citt nostra il riforgimento delle Lettere Greche , mi diceva *
/cnte uel del Salmia, ,
|- per
per motrare quanto pi vaglia un giorno dellaltro a tagionare,
qualunque e fiafi, il frutto de nostri fludi. E perci con quelloneia
libert , che accompagna le vere amicizie, vi diceva che avete
maggior peniero de vostri verfi, e che non gli lafciafle a guifa di
parti e/posti , fenza cura , ed in abbandono ; , e che potevano un
giorno andar per le mani degli uomini con vantaggio del nome vo
firo ; e di coloro altres, a quali ne facete cortefe dono ... Il che
vi dico purora, e dir poi Jmpre, affinch doni s grandi di na
tura feno in voi ridotti a perfezione dal rifleo , e dall onorato
penfiero di opravivere con lopere vostre nella memoria de poteri,
* - -

JE II I XE T. M. . .: L E T T. VIII,

& . :
Reverendiimo
. Albertini.
A ,
TL paffo, che cerca il
, ,
Sig. Marchefe , ne
e ,
s Morali di Plutarco; fe pe
, r non mingann: che
. niuno vha in Brefcia, che
' g 3 abbia la detta pera in gres
, . co. Gli altri due paffi gli
. ho trovati fubito , e fenza.
, . fatica ; ho, ben fapete,
. , negli Scritti de Santi Padri,
, come ancora de Poeti Gre
ci, la buona merc di Dio,
{ * , * un p di pratica, Della bon
- t , con che di concerto
tutt' e due Voi degnate di
, riguardare un omiciattolo,
| quale io mi fono, e richia
. marmi a Verona, io ften
, derei qu il dovuto ringra
, ziamento, fe con perone
o . della votra forte, fchive de
, . convenevoli, non loftimaffi
J
GT/V *
o . . LETT. VIII.
: fuperfluo. Attendiamo la
,, venuta del nuovo Vecovo.
Alcuni mi fanno cuore, lu
. fingandoi , che egli fuor
dogni dubbio di me far
, 3 conto. Maio ho poca f
, , ranza, e vo dicendo: fe nol
. . vedo, nol credo. Addio.
g o Brecia a diciotto di Mar
723, zo 1723.

I x . 6. L . IX

$ Al Reverendiimo
. Albertini.
TIIerd\#7rep Ofciachdefiderail Sig.
Marchefe il parer mio
" s intorno alle opere di Gera
g fimo Blaco da Candia, ub
, ' bidifco immediate, pronto
, mai fempre di fervirlo, ove
. comandi. Dico adunque,che
. i parti letterarj del Blaco
s fono tutti tante fconciatu
, : re . Niuno lo fa meglio
, di me, che gli ho gi tlti
, , per le mani, e, come va,
, , eaminati. Un piastriccio
ivi fi vede inordinato, e
, confufo, fenza fiore di ra
, . ziocinio, e di vera criti
, ca; onde un caos piuttoto
, chiamar fi debbono, che
, ? documenti di filoofia ,
c t6Q
'.'.' , LETT.IX. 81
S'eaXaYmae . . So bene, che i
, Greci miei nazionali diran
& " no tutti ad una , &):
); '? , , io, come apoata dalla lo
&; ro fede, iho della cienza
gai-mg, del Blaco rabbia :et
" . 'to. Ma egli - falo 6116111
, , mo. Prima del Blaco, e
s'cw . (121.1711va guace era di Fozio, e difen
preparo-mq}; 1173. ore delle maledette opi-
* ,
nioni Scimatiche Mamo<
, a ' Margunio, uo concittadi
; /; o _ no; e prima di Margunio
" , & ? mille e mille altri: eppur
/ .
non neghiamo, che
01m. , uomini non foiiero, e di
" "; , gran dottrina , quantunque
, & ?,4 dall invidia , e da un odio
* , wu ingiuo 'acciecati, per fan
11 141
oiw; " tima coa teneero il
, , Luo-235;-
mettere in dicredito, per
i 31", &". quel che petta alla Reli
."
"1.
?
: , . gione, la Chie-a Latina .
,.8,12 Sebbene faccia il Sig. Mar
6 ; chee venir da Vinegia il
!";

7' Teora del , novella


.
,', # 345 mente ampato; e vedr,
: ,+' ' e io qui giudico dirit
, & ; . ov to, e enza paione. Ri
Deo-71071111 TPM veritemi coteo mio gran
". Padrone . E io aluto di
, cuore e Voi, e tutti i vo
; [. Addio.
. . _ Brecia adue di Maggio
E-m Malu ( 7234... F LEIT
; 1723.
82 : 7
I x . . L . X.

* Al Reverendiffima
. Albertini.
1 t
, He maraviglia, fe ap
Ti
;
preffo de miei na * e

y t

8 , zionali conta il Blaco affai, -

|-
e riceve mille onori ? Nel
A Ar - -

,
paefe degli orbi, chi ha un /*

, occhio, Re, dice il comun


e 1 *

. proverbio. E fe Nicol *

, , Bubulio lo alza alle ftelle,


3 / e :

- , g
di nuovo che maraviglia ?
g /* e -
Del Blaco vi ho detto quel
^ .
/ 1 *
che ragion volea, che io vi
* V
dicefli; lo fteffo ora far
del Bubulio. Queti un
8 .
|- A ---- 3
vecchietto, il cui fapere
tutto confifte in compor
W W f

, verfi; verfi per altro belli


3 f. 3

2 (
* 3

G
, . belliffimi. In queti ha il * c)
) fuo diletto, in queti ei fi
, perde, adulando (metier,
rv e . " V t

lu, che ha fatto tutto il tem


*
-


/ / po della vita fua) or lu
,
* no, or laltro de fuoi ami (

g) . 8 ci, tanto Latini, quanto


2/

g g Greci . Ove poi fi tratti


3/ *

di fare al Blaco degli elo


" 3 . * /

, . gj, non foltanto verfeg


3 / t 3 Mw *

8 giatore , ma Poeta, dando


-

*
,
\ -

alle cofe di lui, che refta


* - -

g) . no da ftamparfi, un aria,
|- e -

e un color tale, da forpren


,
" " \ dere di leggieri,folo a con
- - - - 7& tar
: . . LETT. X. 33
A * - * e
. tarle ( 1 ), chi non infor
Ru x\ |- **A.

ve , ; mao, e maffime gli fciagu */

y\
, . rati della mia nazione. O
rw .

7706 , 7: 9X; 9 che digrazia! o che miferia!


. o che terribile abbandona
* u

mento di Dio! Alla fcorta


/ e

, di s fatti Dottori, e Mae


ftri di Religione attenendofi
.
v
2
|- ru i Greci, dentro al fango fi
'
3 /
-| 3 e 7 convolgono dell'Erefia. E
, .
W ru 3 * fra effi non vi niuno, che
apra gli occhj, niuno che
, , . / / cerchi ; niuno al mondo.
, , Anzi (ecco la fonte della
8 .
V v
loro perdizione, e del con
, tinuo piangere,che io fo per
' , queto) la verit non folo
effi non la conofcono, ma
lu, odiano chi la dice; tenena
W

do per nemico chi non la

-
A

. tradifce, e per amico chi


unque il falfo piglia a di
* e/ *
g ,
; , fendere. Tanto basti ; di
* * |

r fu
fcorriam daltro. Dite al
,
3. a. * 3 . |

8 g , Sig. Marchefe Padron mio,


2- 1 * * */

78 g. che il Cicerone, che io ho,


.

g} , della edizion del Grono


. vio, e non del Grevio .
, . Cafo che tuttavia, tale
qual , fervir gli poteffe,
glielo mander affai volen
- , tieri . E' in due tomi , e
8 mi cofta venti ducati. Gli
g direte ancora , che Dione
, del Gronovio n il Cano
Ta F 2. nica
84 . : LETT. X.
y A -

", .
2/ *
nico Gagliardi giammai, n
. lu io labbiamo veduto. Quel
t ----

g lo di Enrico Stefano fibbe


A /

( ; ne: e ne abbiamo qu nella


3 -| /2 3

) Biblioteca del Seminario


ru -. *

. una copia. Ove quetagio


. , var gli poteffe, veda quel
, . che egli comanda; che io
. per lui non rifparmier
g , fatica. State fano.
723. - Brecia a fedici di Mag
gio 1723.
( 1 ) Alludefi alla feguente Nota , che lanno 1723. fece2il
Bubulio ad un ditico del fuo Epigramma, 8 stampato, in lo:
e di Gerafimo laco: , g!
s50 , 2z 1 A

, /' , ' * V


... ,
e 3 - e *

, ' , * 1

:, ,
* c * 3

, , es
u, g ,
. ,
g , , 3 3c.

* :
,
W |- / 7

" ,
Preter hunc Theaurum Quadrilinguem , confcripit etiam ( Gera
fimus Blachus ) aliud Greco-Latinum ; jam in lucem editum,
Kolumen, cujus incriptio: Harmonia nitiva Entium . Gon
fcripit utraque dialcio Philoophica, & Theologica precepta -
$nstripfie vernacula lingua plurimas, quas ipe recitavit , In
frustiones, Homilias, orationes ... Inuper Grece. confcripie Syna
ggas , Syllogas, Eclogas, Micellanea, Adnotationer in Divinam
Scripturam, in sanios Patres, & in sacra Concilia. Hc au
*em omnia inedita manuque ipius, impigri ad laborem , viri
exarata , fummam pne, quadraginta voluminum efficientia , " in
ejudem, que hic Venetiis adfervutur, Bibliotheca :
.
- 85
E II I XE T. t. a. L . XI.
Al Reverendiimo
Albertini. "
: .
,
L Offerta, che mi fa di
nuovo il Sig. Marche
3r , fe della fua cafa, effetto el
63 . la di un animo grande, e
, di una fomma cortefia.Non
fapendo io, da tanta gene
. , rofit foprafatto, efprefio
ni ritrovar fufficienti per
ringraziarlo a dovere, fate
Voi , Dilettiffimo, le mie
, parti, inchinandolo a mio
. , , nome, ed afficurandolo, che
io conofco bene leterne
, ',
obbligazioni, che ho ad ef.
folui; e che, non potendo
. altro , non ceffo di racco
, mandarlo al Signore. Quel,
!
. che fi dice, defferfi qu tro
" g vato un Codice MS. delle
Opere di Plutarco, abbiate
, . lo per una favoletta ( 1 ).
# d\; * , Quanto al numero degli
fcolari, che ho al prefente,
, ' egli fcarfo; ma Iddio tut
, to piet, e Padre delle mi
, fericordie, non abbandona,
g . fe non chi di lui fi fconfi
, da, e difpera della fua prov
videnza. Vi faluta il mio
" . . gran benefattore, il mio e
, . in parole, e in fatti uni
Z
Y# , F 3 ver
: . . f. LETT.XI. foft
, , verfale appoggio e foftegno:
vi lAbate
, ... belli. E Voi falutatemi vo
stro Fratello, e gli altri di
g, cafa; i quali tutti verfo il
. principio del mefe, che vie
, ne, avr, fpero, il piacer di
g vedere, e riverire in perfo
, na. Frattanto Voi, Padron
, , mio caro e dabbene, con
, 3 . fervatevi.
. |

g Brecia a: ventitr di
723. Agoto 1723.
(1) credefi una buda,che faceste il canonicocovi arabate
\Garbelli. La quale diede occafione alla feguente Lettera:
- Philippus G , Covo.
Nihil profecto facilius quam falli ; & eo amplius, fi, cui
potiffimum credas, is velit . Quapropter ut plerque alia
Sapientum dicta ; qu cruda cteroqui videri poffint, cum
, fint optima, ac faluberrima, fic illud Epicharmi veriffimum
puto, zaamgo dzigiv Promiferas Plutarchi MS. codi
, cem, atque una alterum , quos te forte inveniffe ajebas .
Expectavi credulus ut puell pupas, ut pueri nuces, plo
ftelia, pafferculos folent. Dies Perlit, itaque_jam cras, aut
, perendie: Gerr german ; nihil minus. Ierant deambu
,, latum . Excufo, qui tot jam annos miferi domi fuerant .
Redibunt, maneo diem aliam. Vienda forum, templa, com
pita, tabern : numquid amplius ? Nundin, nundin : mimi,
funambuli, mathematici, montra. Ad hc propol, instito
, res, buccellarii, glaciarii , bijuges 2. carruc ; quadrijuges,
5, fejuges, campus prterea, pulvis , ftrepitus, & male num
matorum in fummo , ac mifero otio negotium . Ohe !
Ohe !_Sextilis abierit, antequam hc omnia. Ego vero jam
, jam Pontevicum. Quid facerem ? exigerem a te ? qui po
fem? erant enim tui : Qui tui? mei erant, potquam pro
miferas. Mei, edico iterum, mei mei : Non ut haberem;
3, non eo ufque infanus fum ; ed ut inpicerem, ut confer:
,, rem, ut fruerer, quantum quidem in re aliena licere mihi
per dominum arbitrabar . At neque tu nobis de
TC
|- - - 33
, prdem ullum. Itane? amici ut vadari ex condisto debeant?
Dabis pnas. . Pol nifi ego te. Ah ah, rides. Scis amantis
iram ; & merito : jam enim defruta, jam evanida, jam
,, nulla et . Neque tamen impune peccaveris . Torquebit
longiffima illa notra ad Roncallum epitola, quam, popn
,, deram ; fi tamen vacas ; fin minus, monebit nihillo fecius
identidem hc ipa te paululum obliviofum ; ficuti, fapien
,, tem virum non facile promittere , ita ubi fidem obtrinxe
rit fuam, diligentiffimum in prftando elle oportere. Vale,
& Curtium notrum faluta meis verbis diligenter. Pontifvici
,, prid. Idus Sextiles 1723.

. . L E T T. XII.
} Al Signor Canonico
. - Gagliardi .
:, , Ggiungo anch' io di
. mia mano in Greco
- f W

, s , . te le perone,righe.
*
quete poche

Di tut
ftudiano, /
,
*/ V f y 3 47

7 47 7
/ -
per non dire che vivono,
W

, io fono, Padron mio, la


^w -

g 8 . pi miferabile. Che il vo
/ c.

tro Seminario il pranzo


, fenza pi mi fomminitri
4

, ,
3 e % /
la mattina, fi la mercede,

547
che io chieggo, e della qual
,
.f
mi contento, per ivi infe

*M / gnare una Lingua, che
*
W
, -
fenza dubbio e neceffaria,
g e utile tanto, quanto la La
g . tina. Ora ci pericolo, che
; , ancora queto picciol fofte
, . mi manchi. Si fatta
concezza , per non dire * - " - e

:
, ****F" Prg!
dal foverchio cafo, che fa
7rols F 4 fut
88 . . LETT. XII.
, 3 tuttod la votra Lombar
, , dia delle fottigliezze fcola
s, g , ftiche. MaVoi,Padron mio,
} mettetevi a tuttuomo a
g , , promovere lo tudio delle
. Greche lettere; afficuran
, ' . dovi, che verrete a benefi
zr care, e ajutare pi, che me,
, . la patria votra: e ne avre
91 , te merito appreffo Dio.
State fano.
Verona a ventotto di
723. Ottobre 1723. ( 1 )

( 1 ) Queta Lettera Greca , la qual debbo allamore, e all


attenzione de due faggi Signori Fratelli Chiaramonti , ficcome
ancora quelle dell_Eminentiffimo Barbarigo, riferite altrove;
ueta Lettera, diffi , preceduta nel medefimo foglio dalla
? Italiana, fcritta per altra mano : Gi a V. S. Illutri.
noto ci, che codeto Monfignor Vecovo mi diffe avanti , che
io di cot partii per venir in Verona a far le vacanze. Ella fa
perci, che egli mi promif di farmi fapere prima, che princi
piaffero di nuovo le Scuole , Je nel Seminario vi foe per me an
cora luogo, o n. Sinora Jono fiato apettando tal avvifo ; ma
vedendo, che quai affatto palato il tempo determinato, vengo
neceitato di pregare V.S. Illutri/s, perch, quando gli accada di
parlare con il mentovato Monfignor Vecovo, fi degni di chieder
gli quello, che di me ha rifolto, e dopo favorifca darmene noti
zia. Veramente f io riguardo la poca volont , che hanno i gio
vani di queto tempo di apprendere le lettere greche, diffido di ef.
fere di nuovo accolto nel Seminario. Ma fe io confidero il zelo del
notro Vecovo per i faoi Cherici , e la poca fpefa , che nello ali
mentarmi dee fare il medefimo Seminario , mi lufingo di potere
agevolmente entrarvi ancora . Ad ogni modo per, qualunque
nuova mi veng, non accader mai, ch'io laci di confidarmi nella
Divina Provvidenza, la quale fino adeo cos bene mi ha affifi
to . E intanto umilmente la fupplico a perdonarmi queto mio ar
dire, con cui la incomodo.
|

* - LE.
-
* 89
. . L . .
** /

Al Reverendiimo *

. vAlbertini.
AN n
c
/
O tardato a fcriver
|-
,
* * 3/
vi, per darvi delle
notizie ficure. Vi fo dun

"S" : |- e

que, Dilettiffimo, affapere,


, ,

/
. .w *
che Monfig. Morofini, no
) , ,
* / 2/
tro Vecovo, e mi ha accol
,
9 v 3 |- -
to, e mi accoglie tuttora
8
/* __ * /3 3
cortefemente. Sei a quest'
e ,
*
ora fono i Cherici del fuo
W W |

Seminario, a quali io in 1

g , fegno la Lingua Greca .


% Piaccia al Cielo, che io ab
%) bia una volta la confola |

, zione di vedermi attornia


lu to da un fufficiente nume-
, , ro di tudianti , e che fi
8 faccia qualche profitto.Vor
1 *

, rebbe, egli vero, il mio


buon Abate, che niuna pe
|
' na mi pigliaffi per queto
9 1 e / 3/

, . conto, e che ripofando fo


; pra effo lui, fteffi allegra
g g mente ; ma io , anzi che
, aggravare gli amici, ho cen
e/ u

. to volte pi caro di vivere


delle mie fatiche. Ha egli
fcritta unaltra Lettera al
; |-

Nipote (1): Non l'ho an


cor letta. Vi mando il Li
* e

, bro,che ho promeffo al Sig.


* - -

, Zaibante. Fateglielo, vi -*..

* - |
i pre
v
g . . LETT. XIII.
cute; &ut, d'opu o 8 , 7a- prego, aver fubito. E il Si
. 3 Notro Gefucrifto con
zon eu asra ing fervi e Voi, e tutti votri
di cata : a' quali da parte
, Nu mia un cordialiimo fa
. luto.
- - -

E7) Bougla Astsu32g Brecia a quindici di


723. Decembre 723.
( 1 ) Philippus Gabel Jo: Francico Madio Nepoti fuo
, Cum prius, quam e feceu in urbem redirem, haberem qu
dam, neque ea vulgaria, de quibus tecum agere contituerm,
hfi diu, num coram an per litteras facerem. Et illud quidem
,, occafio prfens , mutua confuetudo , amor demum erga te
meus expocere videbantur, cum prterea & vox ipfa, tu
, entis & vultus non parum momenti fecum afferant ad infigen
da altius audientis animo ; qu maxime volumus ; quod fe
, cus in epitolis accidit : Neque enim in iis aut vis eadem,
aut copia , & qu et fandi coram, ut quque inciderint ,
, lata illa, ac nativa licentia. Namque in illis quodam quai
vallo circumcribitur, extra quod procurrere vix liceat. Sed
cum mecum ipe , qui fuerim , qui etiam nunc fim , ubi
ruticatio, aucupla,, picatus prenti obverentur , fpius
reputarem ; nolui honeta illa, qu me, qu te capiunt,
dulciffima ers infpergere ; cum maxime & vix dies aliquot
, vacandi tibi fupereent , & id ego commodius per litteras
prftare poffem : quas , ut et amor in te meus, & gratas
, tibi, & pe ob oculos futuras effe non dubito. Itaque cum
, ad antiquam palftram, quafi , ex hybernis ad pulverem ,
, foleque militi, parentum voluntas, aliorum exempla te
revocent , tecum ipe reputes velim , partam e litteris glo
riam, quam plerique pulcherrimam, alii ut paratu diffici
lem , ic etiam vanam : atque inutilem ducunt , quo tan
, dem in loco apud te effe contituas. Nam plurimi refert,
quo quique aninio metiatur momenta rerum , ut in incer
tum contus ne dirigat. Et fane fi cum pluribus fentis,
, quibus ignota atque ideo vilis apientia et ; qui otio, defi
, dia , voluptatum illecebris condiri vitam hanc notram pu
, tant , foloque beatos effe, quibus hc uppetant ; non eft
, profecto, cur tot illam vigiliis, ac laboribus quras . Sin,
, ut arbitror, veluti rem longe prclariffimam judicas , qu
fola ( quantum quidem precari viventibus licet )
- .. . ** mines
I \


mines reddat ; quam non amia corrumpere, non :
irata fortuna poit; cujus pridio regas prcipitem tatem,
33 maturam exornes , devexam 3. labantemque futineas: jam
33
non est, amplius cur vaces; Vides; tipendia merentibus quas
33 leges militia, ufufque prcripferit ? Quamdiu vires fuppe
tunt, laborare, ftus, frigora, inediam, vigilias pati, anci
93 pitem martis aleam, feque pariter, hoftemque contemnere,
neque prius miionem, quam tot periculis functos, fenes.
33
que impetra:: Aft qu fandem fructu? eo feilicet lerum
23 que ( inquit ille apud divinum vatem ) ut videlicet
Nos anime viles, inhumata infletaque turba,
,, Sternamur campis . -

Te in diverfis quidem catris, fed non minus Prclaris, me


rentem ceffare non pudeat ? cum prfertim neque laborum
33 par ratio , & fit gloria major, qu fortiter ferentem certif
fima ubequetur ? an ceffanti nunc tibi cenes poftea non
defuturum , unde farcias ja&turam Prteriti temporis nova
impetus acceione? Si ita eft, longiffime falleris: Hoc ipfum
in litteris, quod, in bellicis rebus , ufuvenire conpicimus ;
in quibus, nii aliter fors tulerit, juventus ad tirocinia def.
cribitur; vivida tate, ut ad tolerantiam, ic ad diciplinam
mas: apta: ecus ac potquam vigor ille, ac qual:::::::
deferbuit :. At tirones , potquam ftu, gelu, fame , cre
bris itineribus obduruerint, fi longa hibernati 3 aut lib.
riora tativa pauliper mollire ., mox dgcum incuria licentis
habere coeperint, jam non milites, fed lixas putes: adeo
ceffando , laborum pertfi, per otium atque ignaviam vili
fime dilabuntur. Num facile iterum affuecunt; Tetes erunt
tibi Annibalis catra, apuana tatione fracta ; Africanus
inuper exercitus. Metello, alius Carboni traditus quibus
longe difficilius fuit veteranos ad diciplinam revocare, quan
rudes , novoque intituere . . Jam vero in Pacis artibus,
Prcipue in litteris, hc minime accidunt * an iuventutem,
cum primis fenfim a tudiis vacare didicerit, non hc eadem
qu pluribus annis coluerat, qu ftimare, mox etiam dif::
gere coePerat , averfari primum , deinde fpernere, atque
odiffe perpicimus ? Qui vero ea reumpferit, neminem ega
ex tot illis , quibufcum merueram , me vidiffe memini .
Adde intermia, diu studia reparari qidem aliquando poffe,
fed tanto cum damno , ut illi ipi, qui acerrime nitantur ?

priftinam nn ingenium habere fe putent :


11Orl Hlente IIl

#deo deuetudine remittuntur ... Quod omnium maxime in


linguis excolendis quotidie venit ; in quibus frutra Operam
Pona: nii, yetus adagium follicite impleveris:u: dies
fine, linea: Vides, mi Francice, non vereri me epitol
- modumeifortaffe etiam leges excedere, ut, qu profutura
fint,
92. -
fint, fcriberem? Non equidem , quod necearia effe putm
ereto tibi , & ad verum decus nitenti; ed quod juveni,
minuque experto, aliquando opportuna . Propterea fi me
amas, de quo non dubito, fi genus vetutum, majores am
pliffimi, expestatio prentium , futurum nomen tibi cura
funt , inta tibi ipi,, quantum vires, taque, patiuntur,
ut emergas ad eam gloriam; qu fola ex rebus humanis
poft fupremam diem mortalibus upereft; paucorum illa qui.
dem, difficilis, ardua, maximis, iique affiduis conatibus pa
rand; fed prfto eadem qurentibus ; fed terna ... Hang

ego tibi pro amore in te meo auguror, precorque a diis im


mortalibus, quorum beneficio fapientia hominibus contingit:
,, quique viciffim, ne tibi unquam fidas ,

' .
Ponti vici III. Idus Decembris 1723. /

. . XIV.

T Al Reverendiffimo
Albertini.
.
ITEes ; , Ntorno adunque al So
" " . netto, nulla dir allA
. bate . E queto anche mi
. . pare, che fia il miglior par
tito, attefo il ribrezzo ,
che ha il Prelato a por ma
. . no in fimili componimen
, ti ( 1 ) . Neppure i fuoi
, . verfi, fe ne ha mai fatto,
, fa rifolverfi a ripaffarli, e
correggerli, quantunque a
.
g . g far ci lo configlino foven
' . te gli amici (2). Vengo
; a me . Grazie al Signor
, , notro Ges Crito, io vivo
' fenza melanconia, niente
. mancandomi di , che
-- - - * ri
- , . Lerr. XIV. 93
: ripettivamente bifogna ;
V

* 3

, . e mi fottofcriverei di cos V *

r . 6 paffarla fino allultimo de


* 3 4 3 *
, ,
* miei d. Nulla io cerco di * t

. , pi : ho tutto quel, che


*9 /3 / c 1

, 3 , !
neceffario. A voi, che fie
, |- e y te una perona di merito,
- / il Signor Iddio ha dato
o
3r ... /
. 3 *w A 3 dignit, e onori; e megui
* da per altre vie, convene
: voli al picciolo effer mio: /

, fia egli fempre lodato, e


* ---- /

%f benedetto. Mi difpiace, che - e

' ,
io non potr quet anno Au

, con voi altri miei padroni,


.
, ' e amici paffar le vacanze;
|- W * J

- imperciocch ho dato pa
/

| / v , A. rola al Sig. Conte Gian




' , * Antonio Fenaroli di farle
gg,
. con effo lui in un villaggio,
,
e v W
che chiamafi Pafferano .
1 / ^ 1

, ,
w A
Defidera queto Cavaliere,
7% , ingegnofo e dotto, di ave
. e/
re eziandio delle greche let
tere qualche tintura.Tutta
e . - A 3 3 /.

, g) '
2 / .
via nondimeno far prima
rw 3 3 3
da voi altri per godere, o
egi;. ' poco o tanto, della votra G4;
g 6% compagnia ; indi ritorner
, a Brecia. S, s ritorner
*/ W
, . a Brecia: che non vi ,
3 1 3 *

, :
W
come vi ho detto tante
', ' . volte, azion pi onorata,
|
8 g azion pi piacente e al cie
/ V *

, lo, e alla terra, di quella Re

di
94 , .. LETT. XIV.
|

, di guadagnarfi il pane col


, la ua fatica, piuttoto che
lu , aggravare perfona. Ed ella
" una cofa veramente da
. ftupirfi, come il Sig. Mar
, ' chefe Padron mio, che
-, un uomo cos faggio, e in
, tendente, non labbia mai
g, voluta, n la voglia capire,
g , 82 tuttoch non ci rifpofta.
, . Riveritemelo ; e ancora i
e g , . , votri di cafa: ma in ifpezie
. il Sig:AlbertovotroFratel
lo, emio Padrone. Addio.
g Brecia il primo di Mag
724. gio 1724.
( 1 ) Di queto ribrezzo fa fede ci, che lanno 172 r. fcrif
fe il Prelato a z 1. di Decembre al uo e grande amico, e Me
dico eccellente (morto l anno 1735 ) Pierfranceco Ugoni :
Vengo ora all altra votra del Sonetto ; e vi dico , che mal fa
Jempre colui, che promette fopra le fue forze , e voi fiete uno di
quelli, che per troppo buon cuore a tale peo riduconfi. Quello, che
mi avete mandato, non per la flampa ; e mal farejle, laciandolo
nemmen correre feritto col vostro nome. La poeia non frutto per
ogni flagione. Il Zappi famoo tanto per i fuoi belliimi componi
menti, dopo aver promeo un Sonetto a non fo qual Signore , che
ne laveva pregato, pajati tre mei gli ferije , che dovelje per
donargli, non effendogli riucito giammai di farlo, ancorch fpef
fe fiate vi avefje poo tutto il uo penfiero. Da ci intenderete age
volmente ci, che verrei dirvi. Io non fono mai tato Poeta , an
corch abbia veduti da capo a fondo i migliori in tal arte ; e fe
ho fatto alcune volte de' verfi, stato o per compiacere, o per fol
levarmi : n mai gli ho fatti penfando di riufir bene. Ma quel che
pi importa nel nostro cafo fi , che io non faprei fare in cento mefi
con itudio quel, che alle volte verrammi fatto in poche ore danimo
lieto, e dioccupato. E in fatti fono due ettimane , che ho ful
mio tavolino cinque verfi latini, che fono il principio d una Let
tera ad imitazione (fe cos pu dirf) di Orazio, e non fono mai
potuto giungere a fare il festo, che mi piacelle. E a 24. di Mar
zo 1723. Ben mi ricorda di avervi altre volte ammonito feria
zmente,
mente, che non prendete fmili impegni, lucir da quali con ri
putazione non ist fempre in nostra mano. Ma voi eguendo il
vostro naturale troppo facile, avete calcate l'orme antiche. Ora vi
dico per verit , che in tuttaltro fludio mi troverete fempre di
fpofo a farvi piacere , fuorch in queto della Poeia : il che vi
erva di freno per non promettere a chi che fia . * **

( 2 ) Pure la feguente Lettera pare, che accenni il contrariq :


Philippus Garbellus Herculi Belafio fuo
,, Petis a me, ut poft duos annos retratem nunc carmina,
qu ad te criperam. Facis, non invitus ut amori erga me
tuo in hac etiam parte fatisfaciam ; qui profeo te folus
impulit ut ea in pretio haberes, qu nihil funt nifi mer
,, nug. Cur itaque fcripfifti ? Dicam paucis: , primo quod fa
,, cillimum fit ludere aliquid ex tempore , rebus quibuque,
, volentibus nolentibus , in carmen conjetis ; tum ut lufibus
,, hifce mulcerem animum, in gravifiimo tunc ftomachi affe
tu laborantem ; non fecus ac nutricul foleant , qu lu
,, gentibus puerulis ad cunas cantillant . Nam me in iis, qu
tot , tam varia fpiffime exercent valetudinis incommoda,
,, nihil que ac tudium juvat ; videor enim mihi, dum ali
quid horum meditor, quodammodo me fubducere, atque in
, alienas terras migrare; filentibus interea curis , & quodam
quai philtro repente fopitis. Adde , poetis , ex quo fapere
: paululum coepi , me femper dele&tatum effe , atque in ifta
, etiam tate gravioribus licet tudiis intentum, tatis tamen
,,? temporibus veterum carmina ferio relegere , quod ad purita
, tem, fplendoremque dicendi nihil magis atque eorum exem
: pla conducere fim arbitratus. Itaque refinxi qudam , fed
pauca . Ut enim in humilibus cafis, fi eas ad magnificen:
,, tiam, atque amplitudinem reformare velis, mutando nihil
,, proficias, nifi a fundamentis evulfas excites denuo ; fic in his
novitatem, ac gratiam fruftra ferere tentes, nifi deletis prio
,, ribus meliora fubstituas : quod neque tu quris , & ego , fi
vellem prflare, profeo non poem. Et fame fatius fuera:
hc upprimere, quam curare: ne, fi forte remanferint, quod
non puto, cum illis ego quoque traducar , qui ad convivia
fapientum olus, defrutum, caricas, oleas, & id genus miferas
2

ptellulas ferunt. At hc quoque in multiplici, exquifito


que apparatu menfas occupant. Recte, fed vix delibantur,
& negliguntur . Et ego in ampliffima litterarum cena pe
tator effe potius , quam in orcheftra faltare maluerim .
Scilicet eft fuum cuique a natura ingenium. Alius turbam,
& trepitum amat; ego feceum, & quietem . Sunt qui fa
,, mam, ac celebritatem ; utinam ne inten:petive, atque im*
,
6 |

33 . Mihi hoc et antiquiffimum, frui honetis amicorum


judiciis , qu nimia etiam quandoque pudenti animo effe
videntur ; ficque vum tranfigere in litteris, ut earum ope
, veram virtutem , atque adverfus tatis incommoda prfi
3, dium aliquod qufiffe me , non vanum nomen , fciant, vel
pauci ,
mihi vixiste contigerit . Vale. E fubur
bano Prid. Cal. Octob. 1723.

E II I XE T. t. e. L E T T. XV.
/

Al Reverendiimo
. Albertini.
---- ----
/ Uel, che ho detto ,
O , lho detto, fondan

: g . che iodomi fu certe parole,
e 7

una volta udii dall


g 73 3/

, ' , Arciprete di Sant'Egidio


3*

, di felice memoria; e quel,


t 1 3 Au

. , che ho fatto, l ho fatto


*
' , .
e
contra genio, neceitato,
sforzato, e non gi volon
* * e

Max:y , ; di tariamente, o per ricuare


,
9 *
fervire il notro Signor
f 2/

g . , Marchefe, e di fecondare,
,
W
come io defiderava, poten
, dolo, i di lui difegni ( 1 ).
, c)
, /
Via, un fallo fia il mio.
8 , Ma di che frte? dinavver
*/ 9 V

, tenza certo, non mai diele


; , zione. Perch adunque egli
' fparla a tal fegno de fatti
,.
) miei, e mi pereguita? Ora
$'
3/ Y 2/
. s v 1o un ignorante, un ingra
, to, un da nulla, una betia.
3.- / 3/ , /

, Ma il male, come Voi ben


fapete, vien da una forgen
te
, : LETT. XV,
, te pi lontana. Ma era egli
: , giuto, che vero l Abate
A33 .
Garbelli, che mi ha fempre
# affiftito , un incivile mi
,
motraffi e uno fconofcen
g . A te, piantandolo ? Oltredi
ch. Voi gi m intende
, au 79072, te (2). Nulladimeno tn
7 0}} tate ogni trada per rabbo
, 7 nirmelo; ch egli un mio
, , gran Padrone, un mio gran
Benefattore ; egli, quando
mi fottraffi alle perfecu
, , io
zioni, e infidie de mieina
, zionali , cortefemente mi
accolfe, tenendomi in cafa
'
, ' 6. per pi anni , e fpefando
mi: delle quali mie obbli
, , , gazioni mene ricordo, e ri
, , corder fempre. Ditegli pu
g , re, che, fe ho fallato, mene
, pento. Se mi vuol perdo
, 3 nare, tratter da quel Ga
, , valiere, nobile e favio,
g , chegli . Se n, Ho pec
, cato al Fignore; foffrir la
. fua collera , diceva il pa
, 3 , zientiffimo Giobbe. Frat
tanto Voi il votro buon
' ,
g fervitor Panagioti, come
, avete fatto finora, feguita
te a proteggerlo; che un
- 3
uomo peccatore bens, ma
. che tuttavolta inceffante
, , mente prega per la votra
-

X G Fa
98 , ". LETT. XV.
, Famiglia. dio V,
. go di non motrar questa
|
Lettera al Marchefe; piut
. tofto ne fcriver unaltra
Italiana.
g Brecia a venti di De
1724. cembre 1724.

, ( 1 ) Per intender meglio queta Lettera del Panagioti , fa


duopo prima leggere le feguenti ; critte il medefimo anno
in Novembre , e Decembre dal Marchefe Maffei al Canoni
co Gagliardi . Tenuto io ne fono allAutore delle Memorie
Jstorico-Critiche intorno allantico fiato de Cenomani, ed ai loro con
fini, cio al Signor Abate Antonio Sambuca, il quale da quel
gran facio di erudite Lettere dUomini illuftri di queto fe
colo , le quali medita di dare in pi tometti alla luce , fi
compiaciuto, per favorirmi, di etrarle.
A 18. di Novembre : A prima occafione di vedere il Panagioti,
vi prego dirgli, che non ho mai avuto tanto biogno di lui, co
me dopo la ua partenza : perch il cercare molti paffi ne libri
Greci mi ha di molto accreciuto il mal degli occhi . Se egli
vuole, io feriver a Monfig. Vecovo Morofini, perch gli permetta
di venire un anno preo di me, a condizione che dopo queto lo
riceva, come prima , nel Seminario.
A 12. di Decembre. A propofito del Panagioti vi dir, come
m parfo dallultima vostra, che voi crediate aver io mutat
opinione circa la Cavalleria, e dolermi io del Panagioti a caufa
di qualche e/preione non ben contornata , e da emendar/i per
con un Biraghitico complimento. Vi dar per un poco dinfor
zmazione del fatto . Sappiate dunque, che quand'egli fu qu ulti
mamente , caminci a perfuadermi a fare fiampar qu lOpera,
che ora medito , ed a valermi del Berni fuo amico : al che io
mi rendeva difficile , perch non potendo lui far tanta fpe/a ,
mi era forza in tal cafo far tutto a mie fpe/e . Mi ?
il
Panagioti finalmente con queto argomento : che dovendoi effere
molto e molto di Greco, il crreggere il quale di molto diagio
per gli occhi , e ricerca pi cognizione di quello , che abbiano
gli Stampatori d'Italia, egli farebbe venuto a correggermi la fiam
pa , e ad aifiermi ad ogni mio avvio . Su queta fede, e fu
queto appuntamento, nel qual refiammo, io mi fono imbarcato a
commettere per 8oo. ducati di carta ai Signori Dellai , del che non
poo tornare a dietro, perch gi mezza fatta. Ora il Sig. Pa
magioti, Jenza che io foppia per qual motivo, mi difdice della pro
me/
/

mea, e mi pianta cos gentilmente: il che confermandomi


che per mezzo votro, pare che voi crediate, che io debba appagar
mene con farmi lui dei complimenti. Quand'egli fu qu a Seriembre,
jo lo laciai andare un mee prima di quello, chio avrei voluto,
perch mi diffe, che aveva premura di mantener la parola al sig.
Fenaroli , cui aveva promeo d andar paare un mefe di va
canze con lui . Bifogna dire, che nella ua morale fi fia tenuto a
mantener la parola ai Signori Breciani, anche di caa indifferente,
ma non ai Veronef, bench fi tratti di cofa molto importante . In
fatti egli non cerca, o che f minori il tempo di questa faccenda
% che ji differica, ma dice aolutamente, che non ne vuol altro
fapere. Veramente egli fecondo la regola del Machiavelli ha apet
zato a farmi la burla nel maggior uopo , perch poo dire , che
questa la prima valta, che veramente avevo bifogno di lui. Non
Jo per altro, che motivi n abbia avuto, perch quando in Venezia
mi copi certo Manucritto, gli feci un regalo , che non mi par
foe tanto ordinario . Per le tre fettimang, che fu qu ultimamen
te, gli donai un Luigi d'oro. Dice, che fiando con me non ficu
so, perch io fpe/Jo viaggio: ma ci avrebbe egli occaion di dire,
quand io, viaggiando, Paveli laciato fu la strada: ma egli fa,
the quand io Jono stato allente per mefi , stato fervito in cafa
all'iteo modo, che fe io ci foi stato ; quando fon partito per affai
tempo, lho laciato ad un amico ; dove tava meglio, che con me;
e con queto ero intfo, che e gli fene annojalle , lo rimetrelje in
cafa mia ; e vi aicuro, che febbene. io non l aveva richiesto di
venir meco, ma mi aveva pregato egli instantemente di lafciar, che
fi ricoveraffe appreo di me , quand era pereguitato in Venezia da
fuoi Nazionali, io con tutto ci dal primo punta, che capit , lo.
confiderai fempre come un mio debitos e vi aicuro, che fino che
avi avuto io pane, ne avrebbe avuto anche lui, fe fi foff: fer
mato in Verona . Meglio di tutto f , chegli dice, ch'io gli ha
fatto perdere la fua fortuna, offertagli nel Seminario da Monfig
barbarigo : fopra che appiate, che io fui 3 che /crii al Barbari
go, che dovendo io ftar lungo tempo affente ; mi avrebbe fatto
grazia, fe avee frattant volut accomodare il mio Greco nel fuo
Seminario: al che egli mi rifpof di venir appunto ricercato di ci
anche dallArciprete Tomaini ; ed accett di farlo, ma poi poco
prima ch' io partilji ; f ne cus s ? fi fottraffe. Mi piace an
cora il ritirarfi che fa , per timore di perdere il fuo fiabilimento
nel seminario ; il che prima non pu feguire, quandio mi obbli
go a dimandarlo a Monfig. Morofini a condizione di non perderlo ;
in fecondo luogo non pu dir/i fiabilimento , dove pu eer licen
zito da unora allaltra ; in terzo lo stabilimento del folo mi
ferabile definare , chegli ha, io vedrei di poterglielo con tutta la
mia tovert afficurare in perpetuo . Tutte queste cofe io ho detto,
perch fiate informato del cafo , e non gi per rapire queto te
G 2 foro
_? -- -

foro (*) ai Signori Breciani , che ne faranno molto miglior uf


di quello fe ne potee fare in Verona . Io veramente, che non lor
conofco atto ad altro, che a correggere una stampa Greca, penfavo
di valermene, quando finalmente l'occaione nera venuta : ma ora
non ci penfo pi, e vi prego dirgli in mio nome , che gli diman
do cufa delle fortune, she gli ho tolto, e dei danni, che gli ho
apportato ; ma per lavvenire ftia ficuri/fimo, che tal cafo non ver
r pi, e che da me non far pi incomodato di cofa alcuna ,
*alch quand'egli anche fi trovae in Verona, gli non farebbe ri
chiesto di cofa alcuna, e tanto e tanto, bene o male, mi corregge
rei la mia fiampa da me . Se Dio vorr dare a miei occhi tanta
forza di crivere lopera mia in foglie, me la dar ancora di
correggere qualche venti pagine di Greco.
A 13. dello teo mefe : Mi vien portata una lettera del Pana
gioti, in cui ferive ricordarfi beniimo, che il Barbarigo gli offerfe
venticinque ducati di falario, ma poich io lo nego, egli non vuol
contradire , ma vuol confejare non faper ci, che fi dica, e pi
altre tali pazzie degne di lui . Veramente f cotui avee a far
con un ragazzo, farebbe ancora troppo, poich dove fi tratta d'un
z villano mancamento di parola, egli opra ci non riponde nul
da, ma dicorre ancora dell avergli io fatto perdere 25. Ducati.
Si trova ora qu chi mafficura, che con un Breciano egli non
avrebbe operato cos, perch avrebbe avuto paura defferne trat
tato conforme il fuo merito. Mi farefte molta grazia facendogli
intendere, che fe ben Veronefe, mi farebbe faciliimo fare in modo,
che non fieffe n a Brecia, n in altra parte affai manco vicina ;
e non manca chi minftighi a non laciarla paur cos. Io 72072
voglio penfarci altro, e non voglio dargli altro gatigo, che quello
del fuo rimorfo di aver trattato tanto indegnamente, e con tanta
ingratitudine con chi gli ha dato il pane cinque anni gratuita
mente, e in caa del quale ha acquitato quel poco di umanit,
e di cognizione, per la quale pu viver tra Critiani. Egli non
fu di quetaria , quando avendomi pregato a laciarlo andare in
unaltra cafa, venne di l a poco a buttarmifi ai piedi, perch io
lo riceveffi ancora, e lo fottraei da ci, che per certo aromatico ac
cidente gli doveva fuccedere . Voglio credere, che fe quei Signori
Breciani, che ora lo vogliono, foero informati della bricconeria,
chegli mi ufa, non vorrebbero dargli mano in ci. Comunque fia,
io vi prego non prendervi incomodo di ferivermi pi niente fu
queto fatto, n in queto propoito ; tanto pi che fe ancora vo
lee egli venire ad adempir lobbligo fuo, io non lo vorrei riceve
. Ye

(*) Questa efprefione ironica, e mo quieto non parlava cert9 cos


quant'altre qui fi leggono, meno (vedanfi le Note a car. 1o. 19:, e
al nome onorifiche del Panagioti, il Cap XIX. a car. 4 s. e 46. della
condonar fi debbono ad un traf- vita del Panagioti ). Non and
Porto. il favio Marchefe ad ani- per molto, che in fe rivenne
i

1 *** re, e nulla vorrei pi da lui. Perdonatemi, fe vho trattenuts
: tanto a lungo, avendo timato neceario, che il miglior degli ami
ci, che io mi credo daver in Brecia, fia informato pienamente,
: e poa renderne per me ragione anco agli altri . "
#: *
:
# (2) Vedafi quel, che abbiam detto in una picciola Nota a
** sart. 22. della Vita del Panagioti.
| . -

| :
: |-
. ,
-

L E r r. XVI.
* |- |

i: Al Reverendiimo
* _
. Albertini.
;: 7 /4- G: fiam oggi a Bre
"- - |

- (32a, #p8razer ei; \ I fcia dopo il mezzod,


, , xaA e fani e falvi ; ma non
#xote: , :AA stav r, ho tempo, non che di cer
a Ex 3 Aro ##sta: zsei car dellAbate (1), nep
* z A& : &AA : Ye- pure di crivervi lun
* ,8% , - go. Dimani ritorna il Si
. ,79% gnor Comini a Verona:
? *v- Per mezzo di effo lui vi
:
|-
eo: Kozi: ; ::"#4 mander la valigia. State
, ; e da parte mia fa
$

$ $ q zar"; "arw- lutatmi tutti.


,
:

.| ( 1 ) Se queta Lettera, che enza data, l'anno 1725., co


: me io penfo;, ritornato che fu da Verona, il Panagioti la fcrif
: fe, non era lAbate in citt. Venneci qualche tempo appref
* fo; ma poco vi fi trattenne; paffando di nuovo per certe fue
- indifpofizioni alla villeggiatura di Navato : donde fcriffe una
* Lettera, la quale fallo ne parrebbe, fe tralafciaffimo di riferirla :
Philippus Garbellus Herculi Belafio
- -S. P. D. . -

2. Dixeram tibi, cum una e Palatio digrederemur , Virum


Illuftriffimum Fortunatum Maurocenum Exercitationem quan
dam Cl. Orfati mihi legendam , tradidiffe. Huic ego quo
minus tunc vacarem, fecere primum domestica negotia, in
quibus, recenti hreditatis acceione , novas propterea ra
, tiones inire oportebat: mox IV. Nonas valetudo ; qua fta
, tim a coena tentari coepimus, intetinorum dolore, vigilia,
|-
*-
- G 3 , tuin
geY SS

00 LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLS


00 LLLLLL LL LLLLL LLLL LLLLLLL LLLL LLLLLS LLLLLL LLL LLLLS
S00 LLLLLL LLLLLS LLLLLLS LLLL S LLLL S LLLLLLLLL LLLLLLLLS
S S00 LLLL LLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL
SHH LLLLLLLLLL LLLLLL S LLLL S LLLLL LLL LLL LLLLLLLLLLLL S LLLLS
SH LL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLSLLL
SH LLLLLL LLLLLL LLLLL LLLLL LLL LLLLLLLLS LL LLL LLLLLLLL LLS
HHH LLLLLLLLLL LLLLLS LLLLL LLLLLLL SLLL LLLL LLLL LL LLLLLL
S00 LLLLLLLLLLS LLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLL LLLL LLLLL LLLS
HHS LLLL LLLLLLS LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLL LLLS
S0 LL LLLLL S LLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LL S LLLLLL LLLLL S LLLS
S00 LLL LLLL LL LLLLLLLLL S LLLLL LL LLLLLLL S L LLLLLL S s
HH LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLLLL LLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLL
HHS LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLS C LLLLLLL LLLLLLL S LLLLLLLLS
HHH LL LLLLLLLLLLLL S LLLL LL L LLL LLLL LL LLLLLLLL S LLLL
HS LLLLLLL LLLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLL S LLLLLL LLLLLLLLL
0 SLLLLLLLLL LLLLL S LLLLL LL LLL LLLLLL LLLLLL S LLLLL LLL
H LLLLLLLLS LL LLLLL LLLLLS LL LLL LLLLLLLLLLLL LLLL LLLLLLS
HHH LLLLLLL LLL LLL LLLLLLLL LLLLLL S LLLLLLL LLLLLLLL SS LLL
HHH LLLLLLLL S LLLLL LLLLL LL LLLLL LLLL LLLL L LL LLLLLLL S LLL LL
SSSS S LLLLLLLLLSLLLLLLL LLL LLLLL S LLLLLL LLLLLLLL S LLLLLL LLL
00 LLLS LLL LLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS LLL LL LLLLLLLLL
00 LLLL LCCLLLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLL LLLLLL LLLLLS
00 LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS LLLL S LLLL
HH LLL LLLL LLLLLS LL LLLLLL LLLL LLLLLL LLL S LL LLLLLLLLL
HHH LLLLL LLLLLLLLS LLLS LL LLLLLLL LLLLLLS LL LLLL LLLLLLLS
00 LL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLL
00 LLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLL L LLLLLL LLLLLL SLLLLL LLLL LLLLLLLL
HH LL LL LLLLL LLL S LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL S LLL LLS
00 LLS LLLLL LLLLLS LLL LLLLLLLS LLL LL LLLLLL LLLLLL SS LLL
0H LLLL LLLLL LLLLLLLLS LLLL LL LLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLL
HH LLLLL LLLLL LLLLLLLLS LLLLLLS LLL LLLLL LLLLLL LLLLLLS LLLLL
HH LLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLS LLLL LLLLLLL LLLLLS LLLLL S
HH LL LLLLLS LL LLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLS LLLS
HH LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLL LLLL LL LLL LLLLLLL LLL S LLL
H LLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL S LLL LLL LLLLLLL LLLLLLL
HH LL LLLLL LLLS LLLLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL GGAGDS
HH LLL LLL LLLLLL S LL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLL S
HH LLLL LLL LL LLLLLLL LLL LLLLLS L LLLS LL LLLLL LLLLLLLLS
HH LLS LLLLL LLLLLLLLLLLL LLLS LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLS
00S LLS LL LLLLLLLLLL S LLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLL S LL LLLLLL

SSSS LLLLLLS LLLL LLLLLLLLS LLL LLLLLS LLLLLLS LLLLL LLLLL LLLL
HH LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL S LLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLS
0S LLaaL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLL LLL S LLLLLL
S LLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLS LLLLL LLLLL LLS
S LLLLLLLL S LL LLLLLLLL S LL LLLL LLLLLS LLLLLL LLLL S LLLLS
00 LLLLLS

JS
L00S
S LLLLLLLS LLLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLLLLS LL LLL LL
S LLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL S LLLL LLLLLLL S LLLLLLLL S LLLLLLLS
S LLLLL LLLL LLLLLL LLL LLLLL LLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
S LL S LLLLLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLS LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLS
SS
0S LLLLS LLLLLLLLS LL LLL LLLLLS TT GGGGGG GGGGGGGS LLSS
00 LLL LLLLLL LLL LLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL S LLLS
SS HH LLLLLLL LLLLL LLL LLLLLL LLL LLL LLLLLLLLLLL S LLLL LLLLS
S LLLL LLLLLLL LL LLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLS LLLLL LLLLLLLLL LS
SS S LLLLLLLLLLLL S LL LLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLLLL S LLLLS
0S LL LLLLS LL LLLLLLLLm LLLLLL SS LLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLS
S LLLL LLLLLS LLLLL GGGGGS GGGGG llll LLLLLLS LLLLLLLLS
0S LL LLLLLS LLLLL LL LL LLLL S LLLL LL LLLLL LLLLLLLS LLLS
S LLL LLLLLLLL LLLLLL S LLL LLL LLLLLLLLLLLL LLLLL S LLLLS

S
SS
S
S LLLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL S LLLL LLLLLLLLL S LL LLS
S
S
S
S
LLLLL LLLLLL LLLL S LLLLL LL LL LLLLLL LLLLLLLL S LL LLL LL
LLLLL LLLL LLLL S LL LLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLLL LLLLLLS
LLL LLLLL S L LLLLLL S LLLLLLLLLL LLLL LLLLL LLLLLL LLLL LLLS
LLLLLS LLLLLL LL LLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LL
S LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLL S LLLLL LLLLL S LLLLLLLLLL
S LLLLLL LLLLSLLL LL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLL LLS
S LLLLLL LLLLLS LLLL LLLL LLLLS LL LLLLL LL LLLLLLLLLLLLL LLLLS S
S LLLL LLLLS LLLLLS LLL LLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLS
S LLLLLS LL LLLL LLL LLS LLLL LLLLLLLL L LLLLL LLLLLLLLLLS
S LLLLLLLL SS LLLLLSLLLLL LLLS LLLLL LLLLLLLLL 0000S

CCCGCS 0LS LS L C LS LLLLS

SS GG GGGGGGGGGGGG MSLL LLLLLLLLLLLLL


GGGGGGGGGS MSLLLLLLLLLLS
CC GGGGGG GGGGGG SS L LLLLLL LLL L LLLL
LS LLLLL LL LLLLLL LLL
S
SS
G GGGG GGG GG GGGGG
GGGGGGGGCS S Cg GGG GGS LLLLLLS LLLLLLS LLLL LLS
GGGGG SGGGGGGGG GAG LLLLS LL LLLLLL LLL LLLLL
GGGGGG GGGGGG SGG GGGSS LLL LLLLLLL S0S LLL LLLLLS
GG GG GGGG GGGGkTS L LLL LLLLLL LLLLLLLLSLLLLLLLS

SS S GGGGG GGGGGGS GGGG GGG LLLLS LLL LL LL LLLL


SS 0S

GGGGGG GGGT GGG GGG GS LLLLLL LLLLLLLLL SL LLLLLLL


SS

GGGGGSK GGG GGGGGGG GGG LLLLLLLLLLLLLL LL LLLL


SS SS SS S SS S SS
SS

GGG GGGGGGGG S GGG GGGAAAA LLLL LLLLSLLL LLLLLLLLLLLL

GGGGGGGGS GG GSG GGGGG GAAAS LL LLLLL LLLLLLLLSLLLLLLL LLS


CCS L 0 LLLL
Io4 , , L. xvm. |

mrau uaprupstra T: p.: gno ei vi ama, e vi tima.


Yol, Borov or 3 pis, 3 . Tanta venerazione ha per
riu. T; est; nr og rl. Voi il notro Abate - E io
anra dgwerrau nguy A3, che far io, il quale oltrac
(33; . r 'Ya noto ao , ci debbovi, dir cos, e gli
, , occhi, e il cuore : tanti
ci; ezr, g p6a28; } fono i benefizj, che ho da
Voi ricevuti ? Pregher il
ei; s vipyejas. 7: K. Signore, che vene dia e in
eto, insteyga, ir: go ggia; questo mondo, e nellaltro
# Te la dovuta retribuzione. Ad
rg, v aia: G1 # rg; dio. Dimani vo a Paffe
##AArr; ::": vet: rano, per ivi foggiornare
intorno a due mefi. Addio
3

Aew : d4?,?\ Aff; di nuovo. Salutate da par


*#: : :f:' 7:A" ..G te mia tutta lavostra cafa;
, della quale far io fempre
TH_3g82 " "" buon fervitore, e fchiavo.
7
EA:"p749
g S - b ''
6 l

' 72. ettembre 1726

( 1 ) In tali fue indifpofizioni ritraffe il Prelato un gran


follievo dallaria della campagna, e da certe villerecce facende.
Cos effo atteta in una fua Lettera :
- Philippus Garbellus Herculi Belafio.
S. P. D. |

,, Times, ne nova agrorum cura a veteribus me tudiis ab


ducat , quorum & nobilior materia , & eft finis omnium
, longe pulcherrimus , ac prfiantiffimus ; ac proinde revocas
me tacitus ad ea figna, fab quibus longo jam, ac perpetuo
ufu detriti meruimus. Amo follicitudinem hanc tuam; prof
, picis enim fam, profpicis exatis tot vigiliis, ac laboribus
meis; & , nii forte uperbum videtur, etiam nominis im
,, mortalitati , qu me, fun&tum pulcherrimis artibus, feris
nepotibus commendabit. Neque diffiteor olim turpe futurum
mihi valido, ac firmo ordines deferere, turpiffimum nunc
fenecenti . In his enim catris , fecus atque in aliis, non
tas, non valetudo, ed ultima demum dies eximit nos fa
, cramento, ac dimittit . Merui a primi annis puer ado
33 ICl
- |- fo5
lefcens, juvenis : tum acrius in dies , provehente fe tate ;
cum urgerent me undique prftantia rerum , ac magnitudo
u fapientiam fetantibus copia fui, ac varierate, tum inef
abili quadam novitatis gratia perstringere oculos folent. Hinc
valetudine minus lta, immo ut plurimum infirma ufus , tan
tum abet ut curam hancce tudiorum abiecerim aliquando,
quin etiam ut ger, quamvis neque tenere veterem confue
tudinem morbus ipe, & pudor meorum me finerent, abti
nere penitus non potuerim. Et tomachi dolore biennio, &
amplius per intervalla mul&tatus ea tantummodo , ut fomen
tum fecurius , adhibui ; intercepto crebris meditationibus
mali fenfu , aut certe filente interim , dum animus , lon
giffime abtratus , iis promoven dis incumberet. Curis ve
ro, quas mihi olim plures, nec multo pridem etiam gravi
fimas obiecit fortuna, & prfens folatium litter, & maxi
mum emper fuere. Ac propterea hortari fpiffime amicos
foleo , ut prfidium e tudiis petant, ne in adverfis , qu
vel feliciffimos quandoque percellunt, occupet repente coeca,
duriuque habeat imparatos. Adde temperantiam, frugalita
tem, contantiam, virtuteque alias, quas vel inferunt ani
mis fludia, vel fatas perficiunt. Nam nominis hic, famque
meminiffe vetat me pudor meus ; quamvis hc ipa , fu
praquam perare unquam licuiet , fola opinione tudiorum
apud concives meos mihi abunde contigerint. Horum ego
ut oblivifcar? ut feponam ? qui poffim ? At ceffas, inquies.
, Eximam nunc tibi folliitudinem hanc tuam, qu amantem
fefellit . In ceteris gritudinibus meis, cum me febres an
niverfari, cordis ubfultus, frequens ac repentina laffitudo ,
:
tum ftat, longque vigili modo feorfim , nunc quai e
codito plures urgerent, caput tamen nulla , ne leviima
quidem, valetudine tentari hucufque contigerat . Et licet
oculos mihi imbecilles, alterum etiam eorum infirmiffimum,
3} providentia numinis indulfiffet, pertabant tamen , fufficie
bantque operi, donec lvum, qui & melior, necio quo meo.
fato,_invafit repente ceu levis nebula , qu rerum fpecies
3} tenuiimo velo inumbrare primum, mox etiam eripere iden
tidem videbatur. Hac dicuffa , en mihi ( mirum ) ut olim
33 Abderitarum apientiffimo, reidAy #pz zrpn, ea
que vifui obverfantia furfum ferri ac quafi choreas agere: &
modo plura, nunc pauciora, quandoque etiam omnino eva
| nefcere. Interea oculi acies languidior in dies, hebetiorque fieri ;
neque, ut antea, laborem ferre, oblatumve averfari . Fate
or , qui tot adverfa fatis fortiter tuleram, territum me im
ndentis coecitatis apeu, ac ferme protratum fuie. Sentie
i am enim nunc arcem peti, duceque studiorum meorum, in
quibus certiffimum egomet mihi prfidium fupereffe arbitra
- bar
|
|
166 -

33 bar, intercluos nova calamitate, non fibi ipis, non mihi


33 jam profuturos ; cum maxime , adhibitis medicis , neque a
23
pharmaci vi, neque a pertulis auribus levamen accederet.
3? Vicir tamen, qu mihi in aliis prfto fuerat, parta ab ipis
3 dulciffimis tudiis fapientia: nutantemque, ac prope inclina
5
tum animum recollegit . Obiecit mihi rationes vit me :
33 quantum tatis jam deceffiffet : quota fubinde pars ejus,
33 vel amplm metienti, upereffet : & hanc ipam quam le
33
vem, quam prcipiti lapfu ruituram. Malum propterea tam

artis concluum patiis, prvifum etiam, & quibufdam


33
quafi velitationibus prludens, nec longum fore. Si nullum
3
aliunde folamen fuerit, at ee in ubidiis tudia rerum pul
3 ; cherrimarum, exactas artes, animum veteri inftituto, longo
37
ufu, impenis meditationibus filentium, ac folirudinem qu

rere affuetum . Ad hc ubtraa coeli luce, qu mihi dul


ciffima femper fuit, nihilofecius, benignitate numinis, ma
37
nere me aliam , puriorem longe , ampliimam , ternam ;
3
vitamque una carentem vo, nullique obnoxiam malis, qu

miferam hanc, brevemque notram dicerpere folent. Erexi

me, & non fecus ac qui undis diu, multumque luctati, ubi
39
ad littus emererint, iratum pelagus fecuri propiciunt, im

minens dannum minus timere, neque tamen negligere coepi.

Suaferant omnes , ut modum tudijs adhiberem , ne affiduo


3
opere festa acies paulatim faticeret. Parui tandem ; atque ut

inde animum pertinaciter hrentem abducerem, ad campos,

operaque inpiciendas deflexi ; cuin propter ufum liberrimi

aeris , qui in hice affectibus prodeffe plurimum folet : tum


3, 9.
uod ego ipe eandem rem pulcherrimam judicavi, quam o

im victor orbis terrarum populus , antequam luxu, atque

ambitione difflueret, hometo homine dignifimam duxerat .


33
Itaque agros, quos majores mei , aut temporibus exclufi,
3
aut angutia rei familiaris intercedente, neglexerant , ideo
3 ; que fquallentes , atque interceptis aquarum venis , alicubi

palutres, qua novis deductis, qua veteribus foffis alte pur


33
gatis, ita retitui, ut nullo impendio coli deinceps, ferique
33
pofint . Nefcias, quantum ego voluptatis inde perceperim :

confirmata valetudine, animo vero nova rerum facie , lato

coelo, fontibus, pratis, filvis, qu paffim ruri obverfantur,

tum repetita veterum tudiorum recordatione ita illesto, ut

pr fapientia nihil jam , amplius excuperet. Eram in his,


cum tu mihi aurem dulciffimis litteris tuis vellere non du

bitati . Neque jam metuo quin, initis rationibus , aut ab


33
folvas ceffantem, aut excues. Quamvis, id ipfum quod ego
3
fi fentias , rem mihi longe gratiorem fis faturus. Et enim

jucundiffimum , qu ipe probes , ab aliis quoque, & tum

maxime cum optimi, atque honetiffimi funt, fi probentur.


23 Vale. Pontifvici XIII. Cal. Januarias 1726.
L,
- ro7
ILT,1 - L . XVIII.
Al Reverendiffimo
. Albertini.

H: Oleva io ftudiare un
%" . poco di Lingua Ebrai
, ( ca ( 1 ) , quand' ecco oi
, . m ! oim ! quel bene,
) , che unico io aveva, mi
, , tato tolto; perduta ho la
, fanit : fono ammalato.
, ' Imperciocch febbene fto
, g! in piedi, non per anche
. , cotretto a giacere, ho per
. una gran toffe, e foprappi
la febbre (2). Iddio fa che
far di me . Quando fiam
, . vecchi, non occorre pera
. re di aver pi bene ; por
|
6 tando feco let fenile ogni
-- o , ,
----
forta di malanno. Prega
, , te, Dilettiffimo il Signor
g notro Gefucrito, ,
%" ,
nato da
, . una Vergine per lo fcampo,
|

dell'uman genere; prega


. telo, diffi, per me : che
, , anch' io lo pregher per
Voi, e per tutti i votri di
cafa. A quali auguro colle
- buone Fete una lunga fe
rie di anni felici.
g Brecia a ventitr di
, 1728. Decembre 1728.

)1( s
168 -

( 1 ) Sapeva il Maetro , che lAbate Garbelli in una fua


Lettera, che porr qu fbtto, me confortato aveva allo tudio
della Lingua Ebraica. Oltredich vedeva , che io fenza gran
fatica fcorreva, leggendo, la Sacra Scrittura delledizione di
Elias Utero. Quindi luomo, che avidiffimo era di attignere
a fonti , meo fi era in cuore di tudiare anch effo un poco
di Lingua Santa. In fatti venne un giorno da me con un Sal
terio Ebraico della tampa, fe non m inganno, di Roberto
Stefano . E aveva gi divifato di comperarlo : poi fe ne rima
fe , parendogli il libro oltra il dover caro . Riferiam or la
Lettera : -

,, Philippus Gabel etro Antonio Barzano fuo.


- P. D.
Hoc ego jus in amicos meos aliquando mihi fumere foleo,
ut eorum litteris nunc tatim , fpe etiam fero repondeam ;
33 nifi aliud omnino aut negotiorum ratio , aut temporum po
33 fiulet: cum ut ferviam curis meis ; tum vero amplius ut
valetudini , qu ambigere cum coeperit , otio potiffimum ,
ac ceffatione fulcitur . Quod te fcire volui, ne, fi quando
que morantem deprehenderis, ambitione hoc , aut defidia ,
fed certis, honeftifque de cat;ffis fecie me intelligas. Ita
que & gaudeo te valere, & , hoc tibi ut quamdiutiffime
33 contingat, enixe percupio . Nam neque jucunditas ulla fine
valetudine, & tudia ipfa affeo corpore non raro languef
cunt. Propterea fi his fupereffe diu volumus, illius quam
maxime rationem habendam putemus, ne nimi contentioni
imbecillitas, prfervid juventuti immatura fenetus acce
dat . Quod vero ais Hebraicis te litteris operam aliquam
37 dare velle, nefcias, quantum ego confilium iftud tuum, vo
33 luntatemque commendem. Si enim pulcrum eft, fi jucun
dum, fi etiam utile, exterarum gentium linguas callere, ut
in iis, qu Scriptorum plerique monumenta reliquere pofte
ritati, Regum , regnorumque vices, tum mores , fata, vi
37 tam populorum cognocere, ac prifcis illis diffitifque tempo
33 ribus quai intereffe videamur ; quanto id pulcrius , atque
93 laudabilius in hac ipfa, reliquarum omnium principe , pere
grinum non este ? qu hitoriam nobis ut vetutiffimam, fic
veram adeo, puram, fimplicem, fibique contantem fervare
33 potuit, ut ceteras hominum ingenio, hanc Dei ipius du&tu,
33 atque afflatu cptam, perfectamque fuiffe nemo fanus dubi
33 tare jam pofit . Adde , nobis, qui antiqui Fderis tabulas,
qui Sacra , qui Myteria tot , tantarumque rerum quotidie
37 pervolvimus, quam honetum, propriumque fit hc ipfa, fi
ingenium, virefque fuppetant, e fontibus attigiffe. Nam li
,, cet ea omnia Grci, Latini, HEthiopes, Syri, Arabes, Bar
bari demum fere omnes ua quique dialeto decripferint ;
23 V1
C00S
LLL LLLLL LLLL LLLL LLLLLLLLLLS L LLLLLLLLS LLLLLLLS
LLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLS LL LLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLS
S
SS
LLL LLLLLLLLCL LLLLLLLLLS LLL LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLL S LLLL
LLLLLLLL LLLS LL LLLLLLLLL LLLS LL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLS
SS S LLLLL LLLLLLL LLLLS LLLLLLL LLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL S LLLLL
SS S LLLLLLLLLLL S LLLL LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLS
S LLLL LLLLL LLLL LLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLS LL LLLLLL LLL LLLLS
S LLLL LLLLLLS LLLLS LLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLL LLLL LLLLSLLLS
S LLLLL LLLLLLS LL LLLLLS LL LLLLLLLLS G LLLL LLLLL LLLLLLLLS
S LLLSLLLLLLLL LLLL LLLL LLLLL LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLS LL LLLLLLS
S LLLLLLLLS LLLS LLL LLLL LLLLLLL LLLL LLLLL LL LL LLLLLLLL
S LLLLLS LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLLLL SLLLS
S LL LLLLLLLL LLL LLLLLS LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS
S LLL LLLLLL LLLLS LLLLLL LLLL LS LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLS
S LLLL LL L LLLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLL LLLLL LL LLLL LS
S LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLLS G LLLLLL LL LLLLLL LLLLL LLLLLS
S LLLLLLLL LLLLL LLLLL LLLLL L LLLLLS LLLLLLS LLLLLLL LLLLLS LLLS
S LLLLLLLL LL LLLLLLLLL S LLLLLLL LLL LLLLL LLL LLLLLLL S LLLL
S LLLLL LLL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLL
S LLL LLLLLLLLS LLLLLL LLLLLS LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLS
S LLLL LLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LL LLLLLLLLLS
S LLLL LLL LLL L LLL LLLLLLLLLS L LLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLLL
S LLLL LLLLLLLLLL S LL LLLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLLLLL S LL
S LLLLLLLS LL LLLLL LL LLLLL LLLLLLLLS LLL LLL LLLLLLLLLLLS
S LLLS LLLLLL LLLL LL LLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLL LLLL S LLLLLLLL LLS
S LLLLLS LLLLS LLLLLLLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLL 0000S
S0S LL LLLLLLL LL LLLL LLLLLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLLL LSLLLLL
LLLLL LL LLLLLLLLL LLLLLSLLLLLLLLLLL LL LLLLLLS L LLLLLLLL
LLLL LLLLLLL L LLLLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLLLS LLL LLL LLLLLL LL LLLLL
LLL LLLL LLL LLLLLLLLSLL LL LCCCCLLLLL LLL LL LLLLL LLLLLLS LLLLLL LLS
L LLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLLS LL LLCC CCCCLS LLLLLLS LLLL LSLLLLL LLLLLLS
SS LLLLLLLL LLLS L LLL LLLLL LLL LLLLLLMMML LLL LLLLLLLL LLLS LLLLLL LLLLLS
SAAAAAA
LG LLLL GGG GGGLLLL LLL LLLLLLLLLLLLLLL LLL LLL LLLL S LLLL S
LLLL LLL LLL LLLLL LLLL LL GGG LL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLS LLL LLLLGGS
SS LLLLL LLLL LLLLLLLS LL LLLLLS LL LLLLLLLLLLL LLLLLLS GGGS LLLS
LLL LLLLLL LLLLLL LLL LLL S LLLLLLLL LLL0S GGG LLLLLLS L LLL LLLS
LLLLLL GGG LLLLLLLLLLS LLL LLLLLLL LLLL LLL LLLLLLLLL LLS LLL LLLLLS
LL LLL LLLL GLLLLLL LLL LLLLLLLL L LLLLLLLL LLLLL S LL LL LLL LLLLLS
LLLLLL LL LLLS LLLLLL LLLLLS L LLLLLLLL LLLLLS LLL SLLLL LLLLL
LLLLLLSLLLLLLL LLLL LL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLLL LGGG SLLLGG
LLLLL LLLL GGGSS GGG LL LLLC LLL LL LL LLL LLLLLGS SS

S L LLLLLL LL SL LLLLLL LL LLLL LL LLLLL LLLLLL LLLLS LLLLLLLS


LLLLLLLLS L LLLLLLLL LLL LLLL LLL LLLLLLLLL LLLL LLLLLLS LLLL L
LLLL LLLLL LLL LLLLLS LLLLLLS LL LLLLL 0000S LL 00S LL LLLLLLLL LL
LLLS LLL LL LLLLLLLL LLLL L LLLLLLS LLLL LLLLLLL CkyS
SAAA LLLLS
I IO
fcriffe il Prelato: Godo, che le cofe dipendenti dal vostro impie
go vadano profpere, e con riputazione: Prevaletevi della quiete,
e della folitudine di un paee, dove vi port la fortuna per votro
meglio. Ripulite i vostri studj, e fate in queti anni, come gli
Atleti avanti di efporfi agli occhi di tutta la Grecia ne giuochi
d Olimpia. Eercitatevi, e fate vigor d'animo per ufar bene delP
-arte in Citt. Sopra ogni altra cofa avvezzatevi a dicorrere con
propriet: questa la prima, e agli occhi del popolo la pi ricca.
merce del Medico. Egli difficile il parlar empre aggiutatamen
te, ma fi fa agevole con due mezzi importantiimi. Il primo
il non parlar mai di quello, che non Japete, laltro il penfare
a ci, che volete dire; eendo il parlare un immagine del penfie
ro , ed una produzione di ci, che abbiamo nella mente . on
gl infermi fiate amorevoliimo . Eglino guardano il Medico non
altrimenti di quel, che faceero gli Americani i Re loro, da quali
credevano dipendere la ferenit, e le piogge , labbondanza, o la
fearfezza de feminati , e tutto ci, che di bene, o di male teme
vano, o fperavano. Cos effi afpettano da voi tutto il bene, che
d la fanit, e credono, che questo fia un dono della votra cura.
Per queto fleo tutti gl'infermi fi confolano tanto, vedendo il Me
dico . Ma fe queti duro, e fevero, o che come que Medici in
trodotti dal Moliere nella Comedia del uo ammalato immaginario,
invece di parlare all infermo del fuo male , pongafi a dicorrers
di novelle, o di cofe importune , voi ben vedete, con qual cuore
fia tollerato, da chi ha tanto giuta premura di vedere i penfieri
del Medico tutti rivolti a guarirlo. L'anno 1724. a 7. del fo
vraccenato mefe: Dicovi, che i lunghi ftuaj foglion pur troppo
togliere il vigore ; /cemando altrettanto di forza alla natura,
quanta ne danno alla mente di chi ci fa labito intorno. Voi fa
pete , che vi poljo parlarne da Maetro non folo per la lunga
fperienza delle cof, ma molto pi per levidenza in me mede
mo, a cui il continuo commercio co morti ha fatta s cara la Jo
litudine, ed il filenzio, oltra una falute fempre dubbiofa, e bifo
gnevole di molte coe. Questultimo avverr pure a voi teo, fe
non avrete maggior penfiero dell effer votro. Io mi ricordo con
piacere le follecitudini ufatevi intorno per farvi amare le lettere,
e perch imparafie dal mio continuo lavoro ad avvezzarvi al tra
vaglio. Ho compatita la vostra giovinezza , vi ho fimolato, vi
h punto s ho fatto in omma come le madri fagge , che fi mo
Jirano alle volte dure, e acerbe co figli loro, per rammorbidirne
lostinatezza, e piegarli alloneflo. Quete mie cure hanno fatto
quel frutto, che io deiderava tanto. Eccovi fatto un uomo, di
Jint da molti nell arte fieffa per i applicazione, e per una certa
felicit, enza la quale ben di rado che un Medico faglia in pre
#io Or quete caf ho io voluto ridurvi in mente non per altro,
Je non perch, amandovi come io vi amava allora, mi crediat;
*/ pi
II I
pi fermamente quel, che fono ora per dirvi. Rompete per tempo
la firada a queto umore, che incomincia a farla da padrone ful
votro fpirito; e non laciate che prenda fiato, e metta radici
alte , e pi profonde con lufo. Egli vero , che lddio per boc
ca del Savio ci fa fapere , che il cuore delluomo faggio dor
dinario trifianzuolo e fevero ; laddove i pazzi hanno il rifo fa
miliare: ma queta feverit, e triftezza non l'hanno da riempiere
e tutto, e fempre. Vi ho detto pi volte, che lore de letterati non
fon forelle ; e da ci apprenderete , che l'animo di chi studia ha
d'avere, dopo la fatica, la vicenda del piacer conver/evole, e dell
allegrezza . In omma quellepigrafe , pofta fovra la fronte di un
Orologio, necejariffima per me, e per voi :
Qudam labori : dulcibus qudam ociis.
Aggiungete , che effendo voi padre , e padre di figli , la fortuna
de quali dipende in gran parte dal vivere , fiete perci in
debito di non far vane quete loro /peranze, cercando, per cos dire,
a contanti d' accorciarvene i giorni con foverchi ftadj . In fomma
fudiate per forpaare gli altri, quanto potete ; ellendo qu fto pen
iero non vanit, o ambizione, ma timolo, e cote a virt grandi,
ed eccellenti : ma temprate gli fludj con qualche onesto piacere ,
che rimetta lanimo in vigore di reggerci pi lungamente. E fate
lo, fe amate e voi, e me eziandio, che ve lo configlio , e ve lo
comando. Or paffiamo alla decimanona , ed ultima Lettera
del Panagioti.
JE TI I S T. i S. . . I.

Al
omiidnereveR
. Albertini.
ETI: - V: Nipote mi ha
; co fuoi caratteri em
. piuto di allegrezza. Sono
, ' effi bene un lavoro di ma
. no immatura; ma indicano
g per buona volont dim
. g parare. Prego il Signore ,
ch ei vada crefcendo in
, , virt, e faviezza. DellA
% . bate mi sbrigo in un mot
to. Agli amici ei racco
manda bene , che studino
19 - , di
1 2 . . ,. .
, : difcretamente ; e a ci gli
' configlia or colla voce, or
"u \ 1 -r

" , g] colla penna ( I ): ma effo


* e /

poi fa tutto alloppoto.


-1 A .

g.. 3 8 dy26 Quindi , che non gode -, , -: - 1

, , ' mai una fanit perfetta.


* - , * /
. Vengo al buon Librajo,
/ 3 ) / r

g con cui io feci il contrat


/ -- 1 r

, to. E perch nega di ftare


, . ora alle promeffe? Perch
* \ / V

5 / */
debbo io far a mie fpefe
, venire il libro da Roma?
/

, Il notro accordo queto?


,
* |
Il Signor Iddio gli perdo
,G
A
ni: e Voi perdonate a me |- / * e

8 g , lardimento, e la troppa
, libert, che io mi prendo
... nelle Lettere , che vi fcri

---- *S 3 *
}
vo. Per quello che fpetta
alla nuova edizione delle
, Opere del Dottor Maffimo,
* A - /

g " , dite al Signor Jacopo Va


larfi, che n la fanit, n i
%) miei affari mi permettono
ru * -u

/2 e di potergli affiften
. , za . State fano.

-- 2" Brecia a venti di Ago
, 732. to 1732.
( 1 ) Vedafi parte di quel, che nella precedente Nota riferi
to abbiam di paffaggio , e parte di quel , che contienfi nella
Lettera , che fiegue :
Philippus Garbellus Hieronymo Covo fuo
S. P. D. * *

Prvertis me dulciffimis officiis litterarum tuarum , qua


rum eo et amplior apud me gratia, quo cum caritatis er
ga me, tum et in iis eleganti plurimum, ac nitoris, qu
000
LLLLLLL LLLL LLLLLLL LL LLLLL LLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLS
LLLLLL LL LLL LLLL LLLLLLL LLLS LLLLL LLLLL LLLLLS LL LLLLLL
LL LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLL S agLLL LLLLLL LLLLLLLS
LLLLLLLLL LLLLLLLL LL LLLLLLLLLLLS LLLL LLLLLLLS L LLLLLLS
LLL LLLLLS L LLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLSLLLLLLLL LLLS
LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLL LLLS L LLLL S
LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLS LLLLL LL LLL LLLLLLLLa LLLLLLLLLS
LLLL LLLLLS LLLLLS LLLL LLLL L LLLLLLL LL LLLLLS LLLLL LLLLS
LLLLL LLLLLS LLLLLLL LLLLL LLLLLLLSLLLL LLLLLLLLL LLLL
LLLLLLLL LLL SLLLLLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLS
SSSS LLLLLLL LLLLLLLS LLLL LLLS LLLLS LL LLLLL LLS LLL LLLLLLL
LLL LLLLLL LLL LLLLL LLLLLS LLLLL LLLS LLL LL LLLLLL LLLS
LLLLS LLLLLLLS LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLLLLLS
LL LLLLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL
LLLS GSGS LLLLL LLLLLL LLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLS LL LL LLLL
LLLLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLL LLLLLLLL LL LLLL LLLLS
LLLLLLL LLLLL S LLLL LL LLLLLLL S LLLLLLLLS G LLLLLLLL LLS
LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLL S LL S LLLLL
0SS LLLLLLLLSS GGGGGGGG LLLLLL LLLL S LLL LLL LLLLS LLLL LS
LL LLL LLLLLLLLLLLLL S LLLLLLLL LLLL LLLL LLLLLL LLLLS LLL LLLLLLL
LLLLL LL LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLL LL LLLLLLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLLS
SSSS LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLL LLLL LLL LLLLLLS LLLLL LLLL LLL
LLLLL S LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLS
LLLLLLL LLLLLLS LLLL LLLLLLLS LLLL LLLLLLL LLL LLLL
LLLL S LLLL LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL S LLLLLLL LLL LLS
LLL S LL LLLLLL LLLLL S LLLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLL
LLLLLLLLS LLL LLLL LLLLL LLLLLL LLLL LLLLLLLLLLLLL S 0S
LLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL S LLL LLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL
LLLLLL S LLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLL LLLLL LLLLLLLS LLL
LLLLLLLLL S LL LLL LS LL LLLLL LL LL LLLLLS LL LLLLS
LLLL LLLLLS LLL LLLLL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLS LLLLLL LLLLL LLLS
LL SLLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLS
LLLL LLL L LLLL LLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLS LLLLLL LLLLLL LLLS
LLLL LLL LLLLL LL LLLLLLS LLLLL LLLLLL LLLLLLL S LLLLLL
LLL LLLLLL LL LLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLSLLLLLLLLS LLLLLLLL
LLLLL LLLLLLLLLLLLLLLLS LLLLLLS LLLS LLLL S LLL LLLLLLLLLL LLLL
LLLLLLLS LLLLLLLS LL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLS LL LLL
Y SS LLLLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLL LL LLL S LL LLLLLLL LLLL LLLLL
AAAAA LLLLLLLL S L LLLLL L LLLLLL S LL LLL S LLS LL LLLLS
LL S LLLLLLL LLLLLLLS LLL LLLL LLLL LLL LLLLLLLLL S LLLS
LLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLLL SLLLLLLLLS LLLLLLLS LLLL L LLLLLS
LLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLL S LLLL LL LLLLL LLLLLS LL
LLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLL LLLL LLS LL
LLLL TTZ LLLLSLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLLLLS LL LLLLL LLLS
LLLL S LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL Z LLLLLLLLS LLLL LLLLLLLL
00 GGAMS
114
prcepta lubricos animos tentare illa quidem, ac parumper
difcutere ; ea vero infigi altius, ac penitus imbui, qu per
experimenta rerum , ufumque decenderent. Hinc illa e ci
vibus ipfis atque e meditullio Urbis expromta ; ab uno, rem
familiarem, b altero valetudinem vitio fuo everfam ; hunc
luxu, illum varitia: ambitione alios, furtis , dolo malo
peffimis, dempm artibus laborare: Quorum vero : nifi ut
mprovida tas, docta alieno periculo , mature propiceret
fuo ? Equidem ego fic arbitror, certius nullum , aut utilius
compendium ad Civilem Sapientiam parari poffe , quam ex
eventu, cauffis, principiis, ufu tandem, atque ftimatigE
, rerum , quas nometipfi perpicimus : 98px
: . oc ego propterea
identidem
8 s
, vocare foleo ; atque percontari adolecentes, num
legant . . Neque enim, eo infpeo, fanus quiquam ayita
patrimonia luxu , epulis , alea, rixis, libidinibus everfum
, eat ; novum ipe, inter tot alia qu vidimus, exemplum
futurus poteritati. Et utinam ne cur ali me a commen
tariis rerum urbanarum, qu parabam, intempetive avertif
fent. Haberent profecto Nepotes notri, haberent amicorum,
unde fapere per aliena detrimenta facillime poffent. Sed jam
3y video abreptum me cum rerum prftantiffimarum argumen
37 to, tum caritate civium meorum, epitol modum excedere:
, Itaque, non fecus ac qui placido mari legentes littus terraf
33
que in confpeu pofitas, ubi vefper ingruerit, dare latus, ac
portum repetere folent, contraham , hanc, ne te ; mecum
longius vagantem , fubeat tdium itineris, aut laffitudo..
Quris an valeam ? ita et : quamvis me nocturna febris
per intervalla diftineat . Pridie atque Idibus ipfis acceflerat :
3, tum mora ; donec heri, ac nudius tertius non expectata
pervait. Quies iterum ; nec , quid impofterum meditetur
, plane conjicio. Ego profecto abtineo omnibus, qu illam ac
certere point. Mitis, brevique et. Tertia ut plurimum
cum fubeat, appetente aurora folvitur ac recedit.
Neque impedimento et , quominus & femper, ut antea, &
, libere vacem tudiis, rebuque meis Crederes exuccum,
arentemque. Nihil minus: immo fum paullo habitior, quam
prius ; five quod longo ufu mala ipfa aut terantur, aut man
fuecant , feu verius excoctis frequenti ftu ac fubatis, qui
vitium tomacho, ac fanguini humores inducerent. Habes jam
muita : plura etiam fortaffe, quam par effet . . Indulfi enim
amori tuo , qui me ad hoc genus fcribendi. , jamdiu inter
mifilm, evocavit ; indulfi ingenio, quod fatius duxi liberum
finere, quam ut longa defuetudine , ac remifiione langue
fceret . Vale. Pontifvici X. Cal. Febr. 1729.
G I U N
*

-*
*

* *
*

*
|-
,*
s * -

. -- -

*... * * *
*

**

G IU NT A -
D 1 a L c v N e c os e,
Accennate dair Autore nelle Note alla vita
:

: DEL PAN AG I o TI.


:
- - ----------------

*
----~~~~
-?--*
*

--
*
* *
w
- a 17
Av v Iso D E L L AUTOR E.

ERafi diviato di dare alla prefente Giunta


cominciamento colla Lettera, che lanno
1715. a 18. di Decembre feriffe il Mar
chefe Maffei a Monfignor Barbarigo, Vecovo
allora di Brecia (1). Ma or, trovato ch'ella
di gi stampata (2), lo stimiamo fuperfluo.
uanto alle Offervazioni, che intorno vi fece
il Ganonico Gagliardi, di effe (3) ne far
quell ufo, che gli parr, il P. Giangirolamo
Gradenigo in , un Opera, ch'egli va di pre
fente allefiendo.
( 1 ) Ved a car. 2o. in una delle Note alla Vita del Pana
g1of1.

(2) La tamp il Coletti in Winegia l' anno 1719. Nella


ual Edizione ci abbiamo una faggia mutazion ritrovato. Dove
critto aveva il Marchefe , Un dotto Inglefe , che , due anni fo
no , flette qualche tempo prejo di me , mi diffe , che in Oxford
nca fi ammette agli Ordini Sacri , chi non fa tanto di Greco da
potere almeno fpiegar gli Evangelj, ha il teto tampato , C
chi non vorrebbe veder agli Ordini Sacri chi non fappia
tarto di Greco da poter almeno fpiegar gli Evangelj , e intendere
nel fuo originale il fondamento della notra Fede. Ci abbiamo al
tres goduta lonorevol menzione, che ivi fi fa del Panagioti :
Il Signor Panagioti ( s lo nomina il Preambolo, posto in fronte
alia Lettera J dotto Sacerdote da Sinope, e Cattolico zelantiimo.
( 3 ) Eccleiastica
Storia Rguardano della
per Chiea
la maggior parte
di Brecia. alcuni pu
punti della
z 18

INDICE DELLE COSE 3.


cHE si coNTENGONO IN QUESTA GIUNTA.
-

**
*-
: .*

Viglietto dellAbate
4. :
.
Garbelli al Fignor Prevofio Belaf.
-

Lettera in veri , fcritta dallAutore della Vita del


Panagioti al Signor Abate D. Girolamo Baruzzi.

Saggio di un Indice Alfabetico, che per ufo de uoi fiu


dj ordinando andava lAbate Garbelli.

Note dello teo Abate fopra Polibio.

v I.
119
V I G L I E T T O
DELLABATE GARBELLI A SIGNoR PREvosro Belas;
*

Menzionato a car. 25. in una delle Note


alla Vita del Panagioti.

L Offervazione fatta dal Sig. Maetro ( Panagioti)


vera ; ed Achille appunto, che nel primo
der Iliade cendo cuore a 'alcante , perch parli
con libert, e non paventi lira di Agamemnone, ufa
quellefprefione, *** -

, .
Ma egli fa meglio di me, quanto quel divino Poe
ta fia facile alla ridetta . In fatti la fteffa fteffiffima
cofa, e con le fteffe parole ufa egli di dire non folo
ne due poemi, ne quali: la lunghezza, e la moltipli
cit delle cofe lo cufa, ma negl Inni ancora, che
pure a ripetto di quegli fono breviffimi. Ora la
fuddetta efprefione poe pure in bocca ad Eurimaco
nel XVI. dellOdiffea; dove lo introduce a parlare a
Penelope, che aveva ripreo Antinoo follecitante gli
altri alla morte di Telemaco fuo figliuolo . I v
fon tali, traslatati da me con quale
diverit dalla
verfione latina, s per il divero genio delle lingue,
e s ancora perch in un luogo non mi pare, che ri
fponda giutamente al teto greco:
Confida: n di ci cura ti prendi.
Non , non fu , non far mai chi fienda
Contro del tuo figliuol lirata mano,
Finch avr vita ;, e la gran Madre i vegga.
Cos l dico, e 'l far. Lempio quest armi
Bagner del fuo fangue. E ben ch'io renda
Al grande Ulie il guiderdon dellopra.
Egli me ancor fanciullo in fen fi prefe
Sovente: e di fua mano il cibo diemmi :
H 4 E
2 ... V I GL1 ETT o.
E di fua man pur la bsvanda ; ondaltr
Non m s caro, e f pregiato amico,
Qual, Telemaco, ch'io da Proci tutti
Difender ; ma dagl Iddii non puoffi .
Cos diffe il fellon, ch' ordiagli morte.
La diverfit nella verfione latina nel quint verfo.
Le parole del Poeta fon quete :
, .
LAutore della verfione ha rivolto quell' 32sp di
preente in futuro , e ne ha fatto un dicam, contra
l evidenza del parlare di Eurimaco ; il quale fi
appunto, come il notro Italiano il dico, e s l far.
Queto ftesto verfo ufa pure con le fteffe parole il
Poeta nel primo dellIliade, ponendolo in bocca di
Pallade, e la verfione ponci la equivalente edico: nel
che singann il Cripino nel fuoLeffico Greco-Latino;
dove alla parola, ##spao, avvifa fignificar effa alle volte
dir, dicam : e manda il Lettore al primo appunto dell
Iliade, che il luogo da me accennatovi or ora, che
richiede il prefente, e non il futuro. Io pofi perci nel
la mia Lettera al Sig. Albertini, ut dolofus ille ad Pe
nelopen ; e voi ne vedete la ragione: onde, fe non vi
grave, comunicherete queto viglietto al notro caro
Maetro per giutificazione del pafio, non effendo mio
cotume il citar paffi dAutori, fe prima non ne ho ve
duta la fonte, quando il poffo fare. Nel traslatare che
ho fatto que verl, io non ho pofta molta cura, avendo
fatti, come fuol dirfi, fu due piedi, per la fretta
ell Efibitore, onde ne compatirete le rozzezze; tan
to pi che in ci fare ho avuta la mira di farvi ve
dere quel paffo, fe mai non avete le opere del Poe
ta . Vi ho pur tralafciate alcune cofe, come il dare
che faceva Uliffe ad Eurimaco le carni arroftite, ed il
vin roffo; n l ho chiamato efpugnatore di citt rir
Azropo; , che quellUrbicape di Plauto, e che la
ver
DELL ABATE GARBELLI. ff
verfione latina rende, Urbium Populator; men nobila
mente a mio credere, che fe aveffe detto, Urbium
everfor; il che ha pur'fatto nellIliade. Se io aveffi
tempo, vi direi qualche altra cofa intorno al genio di
queto per altro divin Poeta, e maffime del cotume
de fuoi peronaggi, nel che, fia con pace dellantichi
t, il notro divin Taffo fel lafcia addietro a gran can
ne ( 1 ). Ma fcrivo frettolofamente per non perdere
*
loccafione. Se non avete le Opere dOmero, ve ne
.
mander una copia, avendone qu tre: ma fe le ave
te , leggete per amor mio il primo dellIliade, e
vedeteci quell inexorabilis , acer dAchille a riffa con
Agamemnone
8 Imperadore
de Greci ,3 e le loro parole : y

che fono una idea curioa di Capitani, e di Principi


di quel tempo. Il Sig. Avanzini vuol partire. Vi ab
braccio. Pontevico 12. Decembre 1723.
( 1 ). Di queta opinione era lAbate Garbelli in quel tem
po. Che maraviglia? Nera pure il celeberrimo Muratori ,
amiciimo dellAbate . E qui contro certi , che n dalla ra
gione , n dall eempio de grandi Uomini , fu queto punto
peruadere fi laciano, mi fi permetta di apportare un pezzo
di Lettera ( fi altrove, cio a car. 26., accennata) dell in
figne, rinomatiffimo, Dottor Angiolo Maria Ricci, Profeore
di Lettere Greche nellinclita Citt di Firenze :
E questappunto, e non altra potrebbe dirfi ellere la ragione
perch tanti, e tanti han criticato; biaimato , vilipe/0,,, e inde
gnamente frapazzato il fommo, il divino, l'incomparabile Poeta,
Perch non l hanno intef, e penetrato, n il valore, l elegan
za , n le bellezze di lui conociute ; a guifa del Gallo Efopico,
che trovata una ricca gemma tralle fozzure, pi queste, che quel
la apprezz. E che forfe cos non fanno tutti oloro, i prt
ziofiimi Poemi dOmero mettendo in non cale , van perduti die
tro ad altri poeti , che o niente vagliono, o vagliono infinitamente
meno di quello ? Ma ficcome non colpa della gemma, s'ella non
apprezzata dal gallo, ma del gallo, che la gemma non conofce,
cos dir fi vuole di quelli, cui Omero non aggrada, il male non
viene da Omero, viene da loro medefimi . La luce del Sole , di
cui cofa al mondo non v' ha n pi bella, n pi giocondat, ma
raviglioamente diletta locchio , e lo ricrea , fe fano, e forte fia,
ma je debole, o infermo egli , lo digusta , e i fende , /imi
i esta
I 2,2 -

fimilitudine, con cui Omero fi paragona al Sole, anco per unaltra


ragione dee filmarfi propria, e convenevoliima, poich ficcome la
duce del Sole giammai non cagiona noja, n alcuna faziet arreca,
cos Omero letto, e riletto ben mille valte fempre piace pi, e fem
pre i pregi fuoi, e le fue bellezze vie maggiormente difcuopre.
Del rimanente i pregiudizj fpecialmente la cagione fono, che a
molti fembri ellere Omero in alcuni luoghi ajurdo, in altri fri
volo, dove non ofjervante del decoro , dove avvilito, e giacente,
dove tediofo, e prolillp. Poich vedendo, che da coflumi , e dag"
intituti nostri quella poeia peo diferepante , mentre in vece
del lujo, dellalterezza, e della magnificenza con cui appreo di
noi i Re, e i gran Signori dal volgo ditinguer fi fogliono, ci de
Jcrive negli Eroi emplice il tenore della vita, familiare la con
verfazione, modeto, e poitivo il trattamento, chi non abbia de
gli antichi w/i una precedente contezza , facilmente giudica , che
contro il decoro Omero pecchi, e le perone degli Eroi , come con
verrebbe, non fostenga. Dicafi lo teo delle cofe degl'Iddii, delle
fimilitudini tratte da immagini , che me/chine, e grette a taluni
Jembrano, delle maniere d eporre i fentimenti (che frafeggiare
chiamiamo) diverf molto dallindole, e dal genio del parlar no
fro, delle pelle ripetizioni , che non tanto volentieri laltre lin
gue ammettono quanto la Greca , e daltre cofe di ffatta guifa .
Imperocch effendofi ne tempi ucceduti ad Omero un gran cangia
mento nel modo di vivere introdotto, n pi alla vita pafiorizit,
e campefire le perone di qualit, come faceano prima, applican
dof, n ammettendo la fana Religione ci che la guafia Teologia
Etnica infgnava , n mantenenao certe e/prejioni belliime nel
Greco linguaggio la lor nativa nobilt e leggiadria, quando fieno
in altri idiomi trafportate, non poibile, che commendi, ed ap
provi Omero, chi alla lettura di lui saccofia col capo pieno di
dee, non conformi a quelle del ecolo, in cui i fuoi poemi compoe,
o della nazione, in cui nacque, e vilje, s
Fa di metieri pertanto di queti pregiudizj /pogliarfi, fe fi vo
glia guiare Omero. Poich fiecome l'occhio impedito dal fumo non
Ecorge nelleffer Juo le prezia/e , e leggiadre cofe potegli davan
ti , e un quadro v. g. dAndrea del Sarto, o del divin Raffaello
dalla caligine ocurato meno per avventura gli piacer dun altro
allaria aperta , e libera e/pofio , tuttoch dalla mano ufeito fia
dun mezzano, o non cos eccellente Maestro, cos fimiglianti pre
giudizj formano come una nebbia, che lOmerica eccellenza veder
bene , e ammirar non permette . Imperocch quantunque la fofian
za, e il nervo della poeia, e la giutezza del penfare fia Jempre
fiata liflea, e per cofa accidentale debba averfi la differenza de'
cotumi , e delle maniere praticate in diveri tempi , nulladimeno
fe di questa qualunque alterazione non reti l animo preventiva
mente capacitato , e a quella non sapparecchi , ed avvezzi , gli
4577?f=
12
antichi Scrittori, e primieramente mero, che dopo Mos di tutti
lantichiimo, o come inetti, e nojevoli da fe rigetter, o di loro
quella tima, che ad effi dovuta, non avr.
Per queto adunque tanto mi fono affaticato ; e tuttora m affa
tico di levar dagli occhi della studio/a giovent queta nemica dan
nofa nebbia . Per queto quelle che fembrano aurdit , e firanez
ze , tali realmente non effere ho dimostratos i dogmi, e le tradi
zioni , che delle Deit allora correano, ho dichiarate, le costuman
ze , e i riti de' tempi. Eroici con accurateza ricercati , e le
ingiute critiche s degli antichi , s de moderni fastidio cenfori
ho confutate, le quali : altro non han mai potuto abbattere il
credito, e la fiima, che nel mondo s fmpre d'Omero avuta :
come appunto del diamante addiviene, il quale effer pu da mille
replicati colpi battuto bens, ma non rotto, o fchiacciato giammai.
E febbene quete cofe da altri per avanti erano tate trattate, nul
ladimeno, avendole io vie pi chiaramente piegate, ed altre nuo
ve oervazioni aggiunte, ed ogni cofa metodicamente trattata, n
inutile , n fuperflua (fe lamor delle coe mie non m inganna )
dee effer la mia fatica riputata . Quand altro non fia , aver le
mie meriche fpofizioni buon effetto prodotto, pojono tetificare pi,
e pi Letterati s di queta fioritiima Citt , s dellaltre eftere,
:# ricreduti fi fono colla lettura di elje di molti abbagli, che nel
giudicar dOmero avevano pref., Per arrecarne un nobile eempio,
e chiariimo, il celeberrimo Ludovico Antonio Muratori, onor del
nostro fecolo, gloria dellItalia , e della univeral letteratura fal
diimo fotegno, con grandezza danimo degna dun fuo pari con
fef in una umaniima lettera, a me indirizzata, che dopo aver
lette le mie difefe Omeriche nel primo volume contenute , era re
fiato s pienamente convinto, che quant avea contro Omero giudi
cato, e critto nel fuo Trattato della perfetta Poeia non reggeva
a martello, che, quelle non buone opinioni abbandonando, le contra
rie di buona voglia accoglieva , godendo di pi, che queta fua
palinodia io rendelfi al pubblico manifeta, iccome io # in una
lettera Latina repon/iva alla fua, nel Jecondo volume tampata.

IL ET.
I 24
LETT ER A I N v E R s 1,
Scritta dalr Autore della Vita del Panagioti
AL SI G. A B. D. Gi Ro LA M o BAR uzzi (1).
Se n' fatta menzione a car. 26. nella Nota.
Ntermifum aliquot ludum annos, dulcis amice,
Donaque Mufarum repetens, hoc accipe munus
Carmine confestium, ne potera neciat tas
( Si tam longa decet promittere tempora nugis )
Quanta mei fueris pars, quanto cognitus uu,
Quamque ego detiterim nunquam meliora monere,
Deteriora fequens fortaffe, ac ipe monendus.
Ergo quod a longo deftertens denique fomno,
Rurus in Argolico vetigia pulvere ponis,
Gratulor : admirans te reio evadere talo
Defuetum per iter jamdudum lubrica , nuquam
Lapfantem, metque adeo propiora tenentem.
Ne vero, Grc memorantem commoda lingue,
Hujus me pretium ac laudes oftendere velle
Credas, toties repetitam obtrudere crambem.
Plene funt voces fapientum, oracula plena,
Pleni omnes libri , notra tas, plena vetuta.
Prterea tecum, qui cultor es ipius, omni
Hanc tibi concilians & curans dedere nifu ,
Sic agere effet idem , ac Marti laudare Dionen .
Attamen e multis unum te & naris obefe
Finge , fatis timidum, dubitantem fitne colenda,
Et quid reftet adhuc, cum jam fint omnia verfa .
Hinc loca trans Alpes & cis florentia vitans,
Ut ne apud ignotos craffi aeris ee putetur,
Que te produxit, patria, hic, quod fcire laboras,
Qu
. ( t ). Lanno che fu fcritta, ne tir e pubblic alcune co
Pie colle fue tampe il Sig. Jacopo Turlino. -
T. ETTER N VERsf . I 25
Quere, fimul nostraalis hc dirimatur in urbe
Dic age, cujus erit ( primum hoc ) expendere cauam
Hanc ? dostiorum hominum. Sed quos mihi nomine tanto
Innuis ? Etrufce madidos Latique Minerve
Judicio populi, festiantis peljima fpe,
Optima damnantis? nequaquam. Magna minantes,
At nihil edentes, faltem memorabile quod fit ?
Non. Quos ergo? illos, quos fufpicit advena dostus,
Et ibi conjuntios extemplo fdere fanfie
Optat amiciti ; rari fermonis, at, infiar
Pattoli Heperiive Tagi , de divite vena
Aurum portantis fecum , dum labitur. Euge. |
Unumquemque roga, fodes: o fi integer vi
Sanguis adhuc , aptque forent ad talia vires,
Nequicquam nobis celaret Grcia , quicquid
Pulcri babet, exclamant, quibus haud in fiore juvente,
Haud pot, ante comas albentes, fasta magitri
Copia. Perge, quibus fatta et, ideoque diurna
Nournaque manu veterum monumenta virorum
Verfantes cernis , pallentes, lumina fomno
Fraudantes, clama: tantine hc grammata ? rident
|
Semihiante labro, perfuai mempe jocari
Te , lepidum fcitumque caput ; pulare parati
Contra, aut furcillis expellere feria fantem .
|
Neu totam, hac illac vagus, expatiere per urbem,
Quos unus paries atque area perbrevis horti
A te, tante domi, vix dividit, apice Patres (1).

( 1 ) Sono i Padri di quella Congregazione , al di cui Santo


Fondatore un divoto tudiante di Lingua Greca cos parl,
quando che fu, nell'uno e nellaltro linguaggio:
.
G/ 7

' .
' ' .
Ad D. Philippum Nerium .
Tota olim Divina latus tibi diffidit tna.
Unam hinc cintillam nos quoque habere finas.
126 LETTERA IN VERSr.
Concilium noti magna pietate verendum,
Doffrinaque. Viden, quota pars et mercis Achee
In pluteis, fervatur ubi pretioa fupellex ?
Quo ftudio traffent, utinam fimul ipe videres .
Ad fummam quocunque aciem direxeris intra
Mnia, Cycnee fpecule fuppota, benigno
Hopitio invenias errantes Helladis artes
Excipi apud doos ; nimirum cuique probatas,
Cultas non paucis . Sed quid memorare necee
Hc tibi, nofcenti, quam diffent ra lupinis ?
Exue perfonam tandem, imulataque vulgi
Verba, tuos, nobis te reddens , indue vultus.
Scis etenim, hc primum nii fundamenta locentur,
Infiabilis nulloque fatis tibicine fulte ,
Mufarum Phbique domus tabulata labare,
Si forte adverfum incurrens & prlia portans ,
Grajo rore madens, arguta firidulus ala,
Infurgat ventus : quapropter fpe vocati
Mecum, fpe vocas corpus fine pestiore, quiquis
Elevat vanum talem autumat effe laborem.
Refiat, ut haud timuli quicquam, haud calcaris egentem,
Quo pede cpiti, te pergere adhorter eodem -
Maffe animis igitur, conjungens Grca Latinis
Atque Italis , omnes depafcere fedulus bortos,
Copia ubi frum , faciendo accommoda melli .
Sit mora nulla, aude. Tibi jam funt omnia preto.
Ingenium natura dedit , mentemque tenacem ,
Quicquid commendes ; firmas in corpore vires,
Virtutique pares, cura ac fudore parande.
mula natur fortuna , obtacula tollens , -

Qu plerunque vetant hominem, emeriffe volentem,


Brachia jaantem, caput imo attollere fundo,
Divitias largita manu et , animumque reliquit,
Sollicitum de fruge nihil, que pafcat in annum,
Mutanda de vete nihil, feu rauca cicada
- Can
LETTERE IN VERst. 127
Cantet, feu rigidi prnuncia temporis ales.
Hc funt, qu veteres cecinerunt otia vates,
Cum vacuum in tudiis, vacuum in fcribente requir
Dixerunt peius , inter Apollinis artes
Sacraque Pieridum , cum mens intenta peregre et,
33 Hoftilis facies occurrat , & omnia turbet.
At grave, amicorum fannam, inquis, vincere. Quofnam
Mi narras ? bene velle putas, ac ducis amicos ,
Qui tibi, quod lucro et, tentant auferre ? inimicis
Hanc , fiquos habeam , annonam precer. Ille vocetur
Vinius amicitia, qui tecum fentit, idem
Tecum eadem fequitur captatque , nec invidet illa,
Qu ibi deperat : fit Nifur, dulcia palme
Prmia , fpemque fovens tibi, de qua decidit ipe.
Hic non derifor , fed tollet fautor ad aftra
Illum dicendi , qui in te fe prodit, amorem .
Aft illi uruntur , dum tendis ultima fignas ,
Se longe a tergo fpeffantes , atque loquuntur.
Sed durum faltem , caetus , folatia , ludos
Non inconceos , & cetera linquere pothac,
Unde folent minui fatidia longa diei . .
Ergo fatis large tecum & feliciter affum,
Cui , dum nos querimur prgrandi cum fene Coa
Hac de luce brevi , fallenda fuperfluat hora -
O bone, nondum ignis pervenit ad offa ; medulle
Intafe , folumque tui pars extima fervet .
Atqui perabam , penituque incendia rebar,
Cum de carceribus trepidantem erumpere vidi
Te , fiadioque iterum longum per inane - volantem.
Pabula fufficias , donec crebrecat, intus
Serpens flamma coquat, tum que tibi cunque levabat
Tdia res, eadem tibi pluquam tdia reddet .
|
Effiuet ipa dies, quam fol per brachia Cancri
Cunstando fenfim trahit , illi perfimilis , quam
Prcipitem celerans agit inter cornua Capri.
Pr
#
| 12.8 LETTERA IN VERsf,
|
Prafule non uno gavifa efi Brixia, nullo s
Secreto as folo tantum , ac fortaffe Quirinus:
Non caenat ruri , non convivatur in urbe,
Non vivit . Stulti, qui tanto in Principe noftr
Utimur indicio pulpae. Cum facra Quirinus,
Prifcorumque Patrum ibi lauta volumina ponit
De locuplete penu , quem rurus & auxit & auget,
Quid facit ? an vita et bac ulla optatior ? anne
Unfiave cna magis, vel letior ? ille beatus
Sic fefe invitat, fic, quod mancicitur oti,
Impendit , genio indulgens . Quandoque per annum
Ludit, cum verus facit, aut legit. Hice voluptas
In dapibus nulla et , clamat vulgare palatum
Infirmumque : aft, o menf cnque Deorum !
Et fanum & fapiens : ut, ni mox inde fequacem
Deliciarum animum majora negotia vellant,
Gaudia cpta die in notiem perfpe trabantur,
Inque diem multam nocturno tempore cpta.
Legerit hc aliquis , ventofa murmure lingu
In populo regnum affectans , curtoque paratus
Affe omnes Grcos atque omnia Grca liceri ,
Continuo infenus ridebit , occinet illud:
$3 Laudat venales , qui vult extrudere , merces.
Hunc fi deprendas , aliena mefe rogato
Ut primum falcem abtineat ; tum ne, mihi bellum
Dum movet, infontes iu proffernat eodem
Literulas: demum faltem vereatur honetos
Harum cultores . Si non profeceris , adde
Illud, quod dici folet , afi ego dicere nolo,

Brixi V, Idus Aprilis anno 1738,

SAG
129
SAGGIO DELL INDIGE ALFABETICO,
o SIA DI UN REPERTO RIO,
Che per ufo de fuoi fiudi ordinando andava
l'Abate Garbelli. Si menzionato in una
Nota a car. 35. della Vita del Panagioti.
A.
PosToLI, fermone rudes atque inculti, Magitri
fui prcepta exponere artificioo verborum or
natu neque fciebant, neque curabant. Eufebius Hift.
Eccl. Lib. III. cap. 24.
Hujumodi laudabilis incuri tantillum etiam in qui
bufdam facris notri vi Oratoribus optarem ; qui,
ultra quum munditias, & lenocinia fetantes, ver
bum, quod enunciant, lvando enervant ,
T che le pecorelle, che non fanno,
Tornan dal pafco pafciute di vento ;
E altre di foglie, che fugo non hanno.
ApocRyPHs ex libris aliqua fuere Veteres proferre
foliti ; iis tamen ita utebantur, ut nonnifi optima
quque inde ipfi decerperent : apiculas imitati, qu
ex floribus etiam venenatis mellis colligunt fuavi
tatem. Vide, qu obervat Valefius ad Eufebii Hift.
Eccl. III. 38. -
Contra faciunt nunc temporis Divini verbi juniores
aliqui prcones. Corrogant hinc inde, qu novita
te, aut magnitudine percellant ; vera fint deinde an
commentitia, fecuri : immo difcernere nefcii, omni
utpote Critices cognitione detituti.
B.
B ET U fpe confunduntur in MSS. quod frequentius
obervavimus in membranis VIII. IX. & X, fcu
I li;
13o SA e c 1 o D' U N R E P E R T o R I o
li; movilibus pro mobilibus , obas pro ovas (quod
effe debuerat ova ) immovilibus pro immobilibus &c.
Hoc ipum in veteribus Gloffis obervavit Clericus
Artis Critic P. III. Set. I. cap. 6. & alii paffim.
.
CEPHAM illum , cui Antiochi Paulus fe in faciem
retitiffe tetatur, non Petrum Apotolum, fed alium
e LXX. Dicipulis, illi cognominem , fuiffe cribit
Clemens Lib. V. Hypotypoleon, telte Eufebio Lib. I.
Hit. Eccl. cap. 12.
Sed opinionem Clementis refellit contextus ipfe Epi
ftol illius Paulin ; & clariffime Tertullianus Lib. I.
adverfus Marcionem : qui conferri meretur; locus
enim et omnino infignis.
CITATI on Es facri textus a Patribus fa&tas fere femper
TUMULTUARIo par mmoire, ou par accomodation,
fentit M. lEnfant Epift. ad Jo: Clericum : Outre
le gnie de ce tems-l, la raret des Manucrits,
les conionfiures difficiles , o ces faints hommes fe
trouvoient, ne leur permettoient pas , comme nous,
davoir fans cefe un Nouveau Tetament devant les
yeuz, quand ils crivoient . Et paulo pot, ubi de
loco ab Ireno citato ex Evangelio Luc, conclu
dit : Mais encore une fois il y a peu de fonds
faire l-dees; cilicet non effe fidendum citationi
bus Patrum ad eruendam mempe veram facri tex
tus letionem . |

At, ut citabant, fuis in Codicibus legiffe poterant,


CANoNEM Apotolicum, five Epitolicum, fcilicet qui
Epistolas Pauli XIII. Petri primam, & Joannis pri
mam continebat, fatum fuiffe ante Hrefim Mar
cionis, qu emerfit initio Pontificatus Pii, anno fci
licet Vulgaris 127. ait Millius Proleg, num. 198.
Immo fastum etiam multo ante , & quidem ante
- * ???
LLLLS CCS LLL CYLL0SS SS 00L
S LLLLLLLL LLLLLL 00S LLLL LLL LLLLLLLL LLLLS LLLS 000S
LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLL LL LL LLLLLS LLLLL LL
S LLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLS
LLL LLLLLLL LLLLLL LLL LLL LLLLLLS LLLLLLL LLLLLL LLL
LLLLLLL LLLLLLLL LLLLS LLLL LLLLL LLLLL LLLLLLL LL
LLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS LLLL G LLLL LLL LLL LL
LLLLL S LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLCCLLL LLLLLLLLL
LLLLLLLL LLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLL e
S
SS
LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLL GGG LLLLLLLL LLLSLLLL LLLLLL
LLLLLLLLL LLLLL S LLLLL LLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLLL SS LLL
LLL LLLLLLLS LL LLLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS
LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLS LLLL LLL LLL S
SS LLLLLL LLLLLLS LLLLS 000S LLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLS
SS LLLLL S LLLL LL LLLLL LLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLL
LLLLLL S LLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLS LLLL LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLL S LLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLL
S LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLS S LLLL LLLLS
LLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLL LLLLLLL
LLLLLLLLL GGGGGGGGGS
LLL LLL LLLL LLLL LLLLLLLLS LLLLLLS LL LLLLLLLL LLS
LLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLLL LLLLL LLLLL LL LLLLLL S LL
LLLLLLL LLLL LL LLLLLL LLLLLLL LL LLLLLLLLL LLLLLLLS
LLLLLLLL SS 00S LLL LLLLLLS LLLLLLLLS LLLLL LL LL
LLLL LLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLS
LL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLS LLLLLL
LLLLLLS LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL S LLLLLLLL LLLS
SGL LL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLS LLLLLLLLLLLS LLLS
LLLLS 00S LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLL S LLLL LLLLLL
S LLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLLLLLL S LLLLLLL LLLLLS
S LLLLLL S LLLLS LL LLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLL LLLL
SLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLSLLL
LLLLLLLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLL LS
S LLLLLLLL LLLL S LLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLS
LLLLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLLL LL LLLS
L 0 LLLLS
000 S CCCCCC LS LL LLLLL CCCLL
LLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL S LL LLLLLLLL LL
LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLL LL LLLLLL
LLLLLL LLLLLL L LLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLL S LLLL LLL
LLLLL LLLLLLLLLS LL LL LLLLL LLLL LLL LLLLL LLLLLL
LLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLS
SS SS LS

LLLLLLLLLL L LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLL LLLLLLLLS


S LLLL LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLL
LLLLLLLLL S 00 LL LLLLLLLLLL LLLS LLLL LLL LLLLLS
LLLLLS LLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLL LLL LLLL LLLLLLLLLLLL
LLLLLL S LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLL
LLLLL LL LLLL LL LLLLLLL LLLLL LLLLLLS
LLLLLLLLL LLLS LLLLL LL LLLLLLLLS LLL LLLLLLLLLL LLS
LLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLL LLLS LLLS
LLLLLLL S LLLLL LLLL LLLLLS LLL LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLS
LLLS LL 0CLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLL LLLL LLL LLS
LLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLL LL LLLLS
CCCCC LLLLLLLLLLL LLLLLL S LLLLLLLL LLLL LLLLLLLLLL S
LLLLLLLLLLC LLLLL LLLLLLS LLLS LLLLLLLL LLLLL LLLS
S LLLLLLLLS LL LLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS LLLS
LL LLLLL LLL LLLLLLLLS
LLLL LLLS LLLL LL LLLLLLS LLLLLL LLLLL LLLLLLLLL
LLLL LLLLLLL S LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLS LLS
LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLS LLLL LLL LLLLLLLLL
LLLL SLLLLLLLLLLL LLLLLLS LLLLLLLLL LLL LLL LL LLLLLLLS
LLL LLLLL LLLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLL LLS eeSS
LLCCLLLLLLLLL SLLLLLLLLLCS LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLS
S LLLLLL LLLCCLLL LLLLS LLLLLLLLS
LLLLLLL LL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLS LLL LLLLLLL LLS
LLLLLL LLLLLLLLL L LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLS
LLLL LL LL LLL LLLLLS LL LLLLLLLL LLLS LL LLLLLS
LLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLS
S LLLLLS LL LLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLS
GG LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLS LL LLL LLLLLLL LLLLLLL
S L LLLS L CS LL LLLLL0S S 000
LLL LLLLLLLLLS LLLLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLL
S LLLLLS
LL LLLL LLLLL LLLLLLLLS LLLLLS 0LS LLL LLLLLLL LLLS
LLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLL LLLL LLLLS LLS
LLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLL LL LLLLLLLS
0S LLLLLLLL LL LLLLLL LLLLLLS SS

LS
LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLLLLLS
LLLLS LLLS LLLLL LLLLLLL LLLLL LLL LL LLLLLLLS LLS
LLS LL LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLLS tttGGGGG AG GGGSh GGG
GG TGGGGG GGG GGGGGGG GGG GGGGGGGGGS
S G GG GGGG GGGGGGG GGGGGGGG GTMGGGGG GGGGGGTS
LLLLLLL LLLLLLL LLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS
LLLL LLLLLL LLL LLLLLLS LLLLLLLLLLL LLLLLLLCS CCCS
LLLLLLLLL SS

LL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLS


LCCCCLC LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLS
LLLLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLLL S LLLLLLLLLLS LLS
LL LLLL LLLLLL LLLLLLLS LL LLLLL LLL LLLLLLLL LL LLS
LLLLL LLLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLS
LLL LLLLLLLL SLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLL LLL
lll lllll l llllll LLLy LSllS
LLLLL LLLLLLLL LLLLS LLLLLL LS LS LLS LS LLLS 00S
LLLL LLLL LLLL LLLL LLLLLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLS
LLL LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLLS
cS
LLLLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLLLLLL LLLLLLLLLSLLL
LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLL L LLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLL LLLLLLLLL S LLLLLL LL LLLLLLLLLL
LLL LL LLLLLS LLLL LLLLLLLS GGG GS GGG GG GGGGGGGG
S
SS
GGGG GGGGGGG GGG GGGGGGGGGGGGS LLLLL LLLLLLL
LLLLLL LLLLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLL LLLLS 00S
LLLLLLLL LL LLLLLLL LLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLLLLL
L 0 LLLLS
134 SA G G to DUN R E P E R r o R 1 o
tandem pot decennium vetita: rarw wara Thy jo
,
, .
I.
JoANNEs Clericus in exegefi Harmoni Evangel. Ni
colai Toinardi fic fcribit Bibl. Selet. Tom. XV.
p. 252. La verit et , que les Aptres nont eu
proprement deffein , que de nous apprendre la doiri
ne, & les miracles de Notre Feigneur ; fans fe met
tre en peine de ce que lon demande dans une Hi
ftoire metodique.
Hc ille occafione differenti , qu in digerendis
rebus inter Matthum a Cap. IV. uque ad XIV.
ac cteros Evangelitas intercedit . Qu fcilicet
fapiunt Historicos non Seomyugg; .
Idem Clericus Epitolarum Criticarum VIII. fic in
principio: Conjeci, Joannem Apotolum in iis, que
de ratione habet initio Evangelii fui, non ad Mo
fem , aut alium Veteris Tetamenti criptorem , fed
ad Philonem Alexandrinum repexiffe ; nec obcure in
dicavi, qu de ratione divina fcripfit Philo, ea ex
Philoophis ethnicis, ac prfertim ex Platone, bauta
ab eo fuie. |

Epitola vero IX. potquam viri longe dostiffimi P.


Danielis Huetii de Origene, Clemente Alexandri
no , aliique veteribus Patribus, qui Chritianam
Theologiam, Platonis placitis interfperfam, ad nos
tranfmifere, judicium adtuliffet, ac Originem, Cle
mentem, Euebium a Philonis loquutionibus dece
ptos, fic fubdit: Quod cum ita fit, quid mirum , f
Joannes Apotolus, qui multis forte annis pot Philo
mis mortem fcripit, & videbat quanta in exitima
tione effet, obiter initio Evangelii fui otenderit, quo
* fenfu liceret uti voce Ayo; , docueritque Chritia
,
/ DELL A B. G A R B EL LI. I35
nos , eyum atty A6yo non ee alterius natur non
rantum fpecie, fed etiam numero, ita ut E28;, &
Ayc fint unus, idemque Deus proprie dicius ? Cer
te Spiritus divini, quo Joannes agebatur, providentia
indignum non fuit tam periculofum errorem antever
tere . Potea objicienti P. Ventidio , Philonem a
Joanne nec letum , nec cum Platone collatum ,
fic refpondet : Dixi dumtaxat Philonem videri notum
fuie Joanni, fed letum non contendi. Potuit Joan
nes accipere, que effent dogmata Philonis , loquutio
nefque ejus aliquot inigniores ab aliis, qui ejus ope
ra legerant ; potuit curare , ut ibi nonnulla ex iis
prlegerentur , quamvis nunquam tudioe ipe , ut
nunc folemus , eum , aut ejufmodi alium Scriptorem
verfarit . Nihil tamen vetat, ut ipe oculis fuis non
nulla, ibi indicata , legerit . Pot alia vero fubdit:
Exprobrat mihi ( Ventidius fcilicet ) a me induci
Joannem fcribentem haud fecus , ac fe hac in parte
Scholiaften Platonis, aut Philonis egerit vir Dei :
quod et perabfurdum , cum tota mea diputatio eo
fpeffet , ut oftendam Joannis animum fuie docere,
quo fenfu pojent adhiberi voces nonnulle, a Philone,
ab aliis Judis uurpate ; ne fallerent Chritianos.
:
Hc vir fane dotifiimus, ed pruriente ad nimiam
eruditionis fpeciem ingenio fcripfiffe mihi videtur.
Cur enim Philonem potius, quam Platonem, repe
xerit Apotolus, cum utrumque fibi prlegi velle
:
potuerit? Cur voculam illam Ayo; explicare voluit,
ut Platonicas fallacias anteverteret ; non vero ut
Arianis, cterique hreticis, qui de divinitate Sal
vatoris, deque natura ejus impie, aut perperam fen
furi erant, oculos configeret? An Sreryzugog, dum
Spiritu ducente, ac intus ditante Evangelium fcri
beret, ad Philonis voces, aut Platonis animum in
tendit? Apage nimiam hanc, atque periculoam fa
pientiam. Lu
000 LL CCCCS C lL LLLLL CCCCC
SS LS
LLLLL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLS
LLL LLLLLLLLLS SGGGGGGGG LL LLLLLLL LLLLLL LL LLLS
LLLL SS S LLLLLLL LLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLS LSLL
LL LLL LLLLLLLL LS LLL L LLLL LLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL
CCC LLLGG LLL LS LLLLLLLLLLS s LL 0S LLLL LLLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLLLLL LL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
LLL LLLLLL LLLLLLLS LL LLL LLLLL LL LLLLLLL LLLLS
LLL LLLLLL S LLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLLS S
LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLL LLLLS
LLLLLLLL LLLLLS SS SS

LLLLLL LLLLL LLLLLLLLS LS LLLLLL LL LLLLLLLLL LLLLLLLLL


LLSLLL LL LLSLLLL LLLLLLLS LLLLLLLLLLLLLS
LLLLLLLLS LL LLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLS LLL LL LLLLL
LLL LL LLLL LLLLLLS LLL LSLLL LLL LLLLL LLLLLLL L LLLLLS
LLLLS LLLS LS 0SLLLLLLLLLL SS S LL 0S LLLLLS LLLLLL LL LLL
LL SL LL LLLLL LL LLLLLLLLLS LLL LLL L LLLLLLLL LLLLL
LLL LLL SLL LLLLLLS LLL LLL LLLLL LLLCCL LLLLL LLLS
LLL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLL LLLLS LL LL LLL LLLLLLLLL
LLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLS LCCLLLLLL G LLLLLLLLL LLL
LL LLLLL LLLLLLL S LLLLLLL LLLLCCGGG LLLLLL LLLLLLLLL
LLLLLLL LLLLLS e SLLS LLLLLL LLL LLLLLLLLLL LLLS LLLLS
LLLL LLLLLL LL LL LLLLLL LLLLLLL LLLLL S LLLLLL
LLLLL LLLLLL LLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLS
LLLL LLLLLLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL S
LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLS
LLLLS 000S LL LLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLLLLLLS LLLLS
LLL LLLLL LLLL LLL LLLLLLLL LLLLS LLLLLLLLLLLL
LLLLLS LL LLLLL LLLLLL SS LLLLLS LLL LLLLLLLLLLS LLL
LLLLLS LLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLS
LL LLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLS 00S LLLLLL
LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLS
LL LL LLL LLLLLLLL LLLLL L LLLLS 000S LLLLLL LLL
LLLLLS L 00S LLLLLL LLL LLL LLLLLS LLLLLLLLL LL LLLL
LLLL
LLLLLS CCS LLL CLLLLS S000S
LL LLLL LLLLLLLLS LL LLLLL LLLLLLLL LLLLLS LLLLLL
LLLLLLLL LL LLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLS
LLLLLLLS LLLLL LCCCLLS LCCLLL LLLLLLLL LLLLLLL
LLLLLL tttLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLL
LLLLLS SS LLLLLS LLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLL LL
LLLLLLLLLS LL LLLCCCCLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLS
LL LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LL LLLLLLLLLL GGGG SGGGS LLLL
LLLLLL LLLLLLLCC LLLLLLLLS LLLL LLLLLL LL LLLLLLLL LLLLS
LLLLL S SS

LLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLL GGGGGGGGGS CLLS


LLL LLLLLLLLL LLLLS LLLL LLLS LLLL LLLLLLLLS
S LL LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLS L00S LLLLL
LLL LLLLLS 000S LLLLLL LLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLL SLLLL
LLLL LLLLLL CCLLLL LLLLLLLLL LLL S LLLLLLLLLLLLL
LLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLL LLLSLLLLLLS L
LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLL LL
GGLLLLLL LLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLLLLL SLLLLLLLL LLLS
LLLL LLLLLLLL LL LLLLLS LLL LLLL LLLLLS LLLL LLS
LLLLLLLLL LLLLLLL S LLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLS LLL
LLL LLLL LLLLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLCCLLL LLLLLLL S
LLLLLLLL LLLLLL LCLLLCCLLLLLLLS LLL LLLL LLL LLL LLLLS
LLLLLS LL LLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLS S LLLSS
LLLL LL LLLC CCCLLL SSS LLL LL LLLLLLL LLLLLLLLL S e
LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLL GGGLLLL LLLLLLLLLLLLL SS LLLLLS
LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLS LLL LLLLL LLLL GGGS
GGG LLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS
SS LLL LLL LLLLLL LLL LL LLLS LLLLLLLLL LLLLLLLLLSS LLLLLS
LLLLLLLLLLS LLLLLLL LLS LLLLLLLLL LLLLLL S LLLLLL LLLLS
LLLLLL LL LLLLLLLLLLL LL LLLS LLL LLLLLLLLL LLLLCCLLLL

S LLLLLLL S LL LLLLLLL LCCLLLL tGGGGGGGGGG LLLLLLLS


LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLS LLL LLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLS
LLLLS LLLLL LL LLLLL LLLLLLLLLL LLLLLL SLLLLLL LLLLLLS
LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL S LLLLLLL
LLLLS L LLLLLLLL LLLLLLS L GGGGGGGGGG LLLLLLLLLS
LL LLL LLLL LLLLLLLLS CCCL LLLLCCLLLLLLL LLLLLLLLS
SS LLLLLS
S
000 LLL L00 LL LLLLLLLLCCLLC
LLLLLLLL LLL LLLLLLLL LL LLLLLLLLLLLLLL LL LLLLLS
LLLLLL LLL LLL GGGGGGG S LLLLLL LLL LLLLL LLLLL
LL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL
LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLCC LLLL
LLL LLL LLLLLLLLLLS LLLLLLL LL LLLLLS GGG LLLLLLLL
LLLLL LLLLL LLLLLLLLLLL LL LL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLS
LGGLLLLLLL LLLLL SGGS eS LSLLLS LL LLLLL LLLL LLLLLL
LLLLLLL LLLL LL LLLLLLLLL LLLLLL LL LS LLLLL LLLLLLLS
S LLL LLL LLLLL S LLLLL LLLLLLLLLS LLL LS LLLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLL SLLLLCCCC SCLLLLLCC SSSS LLLLLL LLLL LLLLLLLLL
LLLLLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLS LLLLLLLLL LLL LLLL GLLLLLLS
LLLCCL CCLLLLLLLLS e LLL LLL S LLLL GLLLLLLLLL SLLSS
LLLLLL LLLLLLLLL CCC LLLLLL LLLLLC LL LLLLLLLLL LLLLLL
LLLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLLCLL S LLLLLLLL LL CCLLC LLLLLC LLLLLL LL
LLLL LL LLLLLLLLLLLL S GGG S LLL LLL GGG LLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLS LL LL LLLLLLL LLSLL0S CCCC LLLLLLLLLL LLLS
LLLLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLLL S LL LLLCCLLLL LCCLLL
LLLLLLL LLLLL LLLSLLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL S
LLLLLL LLL LL GLLGS GG LLLL S LLLLLLLLLL LLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLCCLL LLLLLL LLL LLL LLLL LLLS
SLLLLL LLLLLL LLLLL LLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLL LLLLL
LLLLLL S LLL LLLLLLLL LL LLLLLC LLLLLLLLLLCC LLLLLLS
LLLLLLS L GGGGG0SGG GGG LLLLLLLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLS LLLL LLLS LLLS LLLLLLSLLLLLLLLLLL
LLLL LLLLLS SS
LLLLLL LLLLLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLLLLLS LLLL LLLS
LLLLLLL LLLLLLL 00S LLLL LLLLLL LLLLLL LL LL LLLL
LLLL LLLLLLLLL S LLLLCCL LC LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL S
LLLL LLLLLS LLLLLLLLSS SCCLLL LLLLL LLL LL LLLLLLLL
LLLLLSLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLS LLLLLL LLL LLLLLLLLLLLS LLM
LLLLCCC LLLLCCLLLLLS LLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLL LLLS
LL
LLLLLLLLLL
LLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLS
LLLLLLLLS SS

LLLL LLLL LL LLLLL LLLLLLL LLL LLLLLL eekk


AAAAA
SLLLLSS CCS LLLLLLLLS 000
LLLS LLL LL LLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLS
LLLS
LLLLLL LLLLLL L LLLLLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLLLLS
LLLL LLLLLLLLLS LLLSLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL
LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLLLLL LLLLLL
LLLLLLLLS LLLLL LLL LLLLLL LLLLS LLLLLLLL LLLLLL LLLLS
S LLLLS LLLLLLLLLS LL LL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLL
S LLLLLSLLSLLLLLLLLLLLLLS LS LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLL
S LLLLLS LLLLS LLS LLSLS LLLS 00S SS S

LLLLLL LLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLS


S LLLLLS LLLLL S LLLL LLLLLLLLS
LLLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLLS LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL
S LLLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLS SS LLLLLS S
LLLLLLLLLLL LLLLLLLLSLS LL LLLLLLLS LLL LLLLLLL LLL LLS
LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLS
LLLL LLLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLLL S LLL LLLL LLLLLLLL
S00GG S LLL LLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLS S LLLLL LLL
LLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLL LL LLLLL LLL LLLLLLLLS
LLLLLLL L LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLS
LLLLLLS LLLLLL LL LLLL LLLLLLS LL LLLLLL LL LLLLLLS
S LLLLLL LLLL LLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLS LLL
LLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLS LL LLLLLL LLLL LLLLLLLS LLL
LLLLLLL LL LLLL LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLL LLLS
LLLLS LLL LLLLLL LLLLS
LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS
SLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLLS

S
SS
LLL LLLLLLS LLL LL LLLLLLLL SLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLS
LLS CC0S LLL LLLLL LLLL LLLLLLLL LL LLLLLLS LLL LLLS
LLL LLLLLLLL GGGGGGGGGGS LLLLL LLLLLLLLL LLL LLCCCCS
00E000E0S SS

LLLLLLL LLLL LLLL GGGGGGGGGGGS LLLL LLL LLLL LLLLLLLLS


LLLL LLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLL LS 000S 0S CCCS
S LLLLL LLLLLLLL LLLLL LL LLL GGGGGGGGS LLLLLLLLLS
LLLLLLLS
000 LL000L LL ttt LLLLL CCLLL
LLLLL LLLLLLL S 0S LLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLL LLLLLLLS
LLL S LLLL LLLLLL LLLLLLLS LLL LL LLLLL LLLLLLLLS
LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLS LL LLLLLLLLL LLLL LLLLLL LLLS
LLLLLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLS LLLLLLLCCCS LLL LS LLLLLS
LLLLLLLL SLLLLLLLS LLLLLL LL LLLLLLLLL LLLL S LLLLLLLLS
LL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLL LLL LLLLLLS
CGG LLLLLL LLLLLLLLLLLLLS LL LLLLLLLLS LL LLLLLLLLS
LLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLLS LLLLL LLLLLLLL S
LLLLLLS LLLLLLLLLS CCCCC LLLLLLLS GGGLLLL LLLLLLLC
LLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLLCS CCLL LLL LLLS
LLLL LLLG GLLLLL GLLLLLLLLL LLLLLLLL S LLL LLLLLS
LLLLL SSSS eS LLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLL LLL LLLLLLLLL
LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLL LLLLLLLL LL LLLLL
LLLLLLLLLS LLLL LL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLL S LLLL LLLLLLL
LLLLLS LLLLLLL LLLL LLLLLLLLS LLLLLL LLLLL LLLL LL
LLLLLLLLLLL S LL LLLLLLLCL LLCLL LLLLLLL LLLLLLLLLL
LLLLLLL S LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLS LLLLLL LLLLLLLL LLLS
LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LL LLL LLLLLLL LL LLLLLLLLL
LLLLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLL LLLS
LLLLLLLLL LLLLLLLS LLLL LLLLLLLLLLLLS LLL L LSLLLLL LLL
S LLLLLLLLLS LLLLL LLLL e SLLL LLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLL
LLLLLLLS L LSLLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLL L LL LLLLLLL
LLLLLS LL LLLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS
CCL LLL LLLLLL S LLLLLLL LLL LL GGGGGGGGGGS LL
LL LLLLLS SJS
LLLLLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLS
LLLLLS LLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLS
S LLLLLLLLL LLLLS LLL LLL LLLLLLLLLLS LLLLLLL
LLLLLL S LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLS
LLLSS S LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS
LLLLLL LLLL LLLL LLLLL S LLLL LLL LLLLLL LLLLLS
LLLL LLLLL LLLL LLLLLLLLLLS
LCCCCLL LLS LLS LLLLLLS L LLLLLLLLL LLLLLS LLLS
LL LLLLLLL LLL LLLLLLLL S LLLL LLL LL LLLLLLLS
LLLLL
D E LI A B. G A R B E LLI. I4I
tum antiquitatis vertit. Idem et in Codice notre
Evangeliorum argenteo . Fuiffe etiam in Codici
: bus Gaudentii arguunt illa, qu Galeardum torfe
runt, portantes murum fidei pro myrum .

OPIMITAs . Pulcherrimus Tertullianilocus Lib. de
Anima obcefis non placebit. Verba ejus funt: Opi
mitas fapientiam impedit, exilitas expedit: paralyis
mentem prodigit , phtifis fervat. Quanto magis de
accidentibus habebuntur, que citra corpulentiam,
valentiam, vel acuunt , vel obtundunt : acuunt do
strinae , diciplin , artes , & experientia , negotia 9.
ftudia, obtundunt infcitiae, ignavi, defidie, libid
nes, inexperientiae, otia, vitia. -

Hc ille pro more fuo egregie, & evidenter. Qu


fi rete penfentur a plurimis , melius a&tum erit
de virtute, ac difciplina ingeniorum.
\ |

"
P.
PILATUs , imperante Cajo, in tantas calamitates in
cidit, ut fibi ipfi manus violentas attulerit, Deo
fceleris, in Jefum Chritum admiffi, jutiffimas poe
nas exigente . Eufeb. H. E. Lib. II. cap. 7. Qu
enim Nicephorus, & Cedrenus commenti funt, Ma
riam fcilicet Magdalenam Rom illum potulaffe hu
jus fceleris, nug unt, ac fomnia.
PAULUs Apotolus fub initia Neronis Romam vin&tus
mittitur a Feto; ibique, biennio in libera cuto
dia exato , Evangelium libere prdicavit . A&t
Apot. -

PAULI verba funt in fecunda Epitola ad Timotheum,


In prima mea defenione nemo mihi adfuit, fed om
nes me dereliquerunt: non illis id imputetur. Domi
nus autem mihi adtitit, & corroboravit me , ut per
# 7719
%
; Sicano
Prdicatio impleatur,, (9 audiant omnes genus':
(?' liberatus fum de ore leonis . Liberabit me Domi
." ab omni operemalo. . .
Ad qu Pauli verba ubdt Euebius H. E. Lib; II..
cap. 22. ' ( /" && , | && "&
, ' 78 ' 78 &, -
-, * &: "6 ; ' "
* ' & wposmav . ?
4 , ; ,| & -
. ; mium-r: 'nil! fio-av .
8' M cpuaiv 6% ,
- &: go'/41713; s'ov'mg. | & /
Was; '3 -? . Valeius vertit : :
\
'uerbis fatis aperte jignificat, prius quidem ex leo
nis " fer-:mmm fug ,, quo Per ipum Evangelii
Prdicatio compleretur; Neronem fcilicet ita dejignans
-. propter animi crudelitatem. Sed Paula Po [non buic
jimile aliquid adjunxit: liberabit me, inquit., de ore
leonis. ]am' enim divino afflatus " imminentem
Jibi mortern prvidebat _: quocirca , poftquam dich
- liberatus fum ex ore leonis , flatim addit: liberabit
me Dominus ab omni opere malo.
In Notis vero ad hunc locum ait idem Valeius , in
' Codice quidem regio crptum ee: 3?qu 51; .
" , 76 ,; vero , .
? ?) . Deinde ,...1 certe lo
cum ee , ac propterea a Muculo prztermium;
neque illum 'a Hieronymo intelleum in Catal. de
Script. Eccle. ubi de Paulo loquitur : legendum ita
que, gu. Zr, vel, . .
Ita Valeius . Ego vero ulterius inquirendum puto in
locum ium.

R.
ROMAN: fere omnes grcc-fcicbant , tec Groto. in
DELL A B. GA R B E I Lr. 143
bt, in Marcum : Judi, qui Rom agebant , ple
rique latini fermonis ignari , longa per Aiam, & ,
Gracciam habitatione Grcam linguam didicerant ,
Romanorum vix quiquam erat non Grce intelligens.
Fallitur.

S.

ScrieruRAM acram fatis apertam effe, ut intelligi a


quovis poffit, jatant Acatholici . Joannes Cleri
cus in notitia fu Verfionis Gallic Novi Teftamen
ti , quam exhibet Tom. 2. Bibl. Selest. pag. 268. hc
habet notatu digna: LEcriture Sainte efi affez clai
re dans ce qui ef effentiel au falut, fi lon ltudie
fulement dans la vu dapprendre la Verit, pour fi
xer les efprits de ceux , qui la recherchent. On nen
fauroit produire de plus grande preuve , que celle-ci :
cet que les Societez Chrtiennes , qui la reconnoifs
fent pour lunique regle de leur foi , malgr toutes
leurs diviions , tombent nanmoins daccord de ce
qui et nceaire au falut, & ne diputent que de
quelques points obcurs ; la deciion des-quels n
Jefus-Chrit, ni fes Aptres nont point attach le
bonheur ternel. * , * -

En tibi fanam profesto mentem , & a prjudiciis


(ut fpius inculcat) liberam . Itane? Quid fiet So
cietatibus hifce Chritianis (quarum tamen nomen
nunquam per tot fcula ufurpavit Ecclefia, nifi pot
quam miferi ifti hoc effugium, umbramque nomi
nis invenere, quibus feceionem uam palliarent )
quid, inquam , fiet, cum in ipfis, qu ad effen
tiam fidei certiffime fpe&tant , diffentire inter fe
non erubefcant ? An Unitarii in Novi Tetamenti
canone fatis habent, unde dogma tueantur? An So
ciniani (quorum Clericus patrocinium alicubi agit)
qui fe hanc regulam unicam fidei profitentur &
fequi,
* 44. SA G G I o DUN R E P E R T o R I o
equi, & intelligere, Chritum folum hominem ef.
fe impune proptere credent ? Nifi forte non hc
ad effentiam fidei fpe&tare ipe putet . Apage mi
ferrima ingenia. Nihil jam reliqui et, unde vete
res omnes Hreticos ad Societatis Chritian nomen
vocare non point, fi hc ut vera credantur.
*
|
*, *

* |- - T.
TITULUs Evangeliorum . -

Ante conditum Canonem Evangelia nuda fine prfixis


Evangelijarum , a quibus fcripta fuerant , nomini
bus circumferebantur, nihilofecius ac d\myen cete
re incertorum auiorum , donec Canonis conditoribus
confultum demum vifum effet apponere fingulis auio
rum nomina, ceu figilla publica, quibus apud omnes
poteros dignoceretur, hc fola vera effe, authen
tica Inflrumenta Evangelica, verba funt Millii Proleg.
num. 347. qui ad hoc adtruendum affert locum
Tertulliani Lib. IV. contra Marcionem , ubi illi
exprobrat, quod Evangelio fuo (ad imitationem vete
ris Ecclefie fcilicet, verba funt ejudem Millii) nul
lum adcripferit au&torem. -

Fallitur Millius . Unde enim hoc haufit ? Verba


Tertulliani paulo infra initium diti libri IV. hc
funt : Contra Marcion Evangelio fcilicet fuo nullum
adcribit auctorem , quai non , licuerit illi titulum
- quoque adfingere , cui nefas non fuit ipum corpus
evertere. Hc Tertullianus ; qui antea prftruxerat
certum apud omnes effe, Evangelicum Intrumentum
- Apotolos auiores habere, quibus hoc munus Evan
gelii promulgandi ab ipo Domino fit impoitum ; ne
que Apotolos folos, fed & Apotolicos, Lucam fci
... licet, & Marcum . Nihil hucufque in Tertulliani
allato loco, ex quo conjetura Millii fulciatur. Sub
dit deinde tatim Tertullianus : Et poem hic jam
gra
L LLLLS C CS LLLCLLLLSS 000
LLLLLLL LLLLL S LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LCLL S
LLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLL S LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL
LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLLL LLS
SLLLLS ee LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS LL LLL LLLLLLLS
LLLL LLLLL LLLLLLLL S LLLLLLLLL LLL LLLLL S LL LS
LLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLS
LLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLL
LLLLLLL LLLLLLLS LLLL LLLL LLLLL S LLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLL GLLLLLLLLLL LLLLLLLLCLLLL CCCCLLL LLLLLLLLL
LLLLLL S LLLLLL LL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLL L
LLLLLLLL LL LLLLLLLLLL S 00 e S0LLLLLLLLLS LLLL LLLLLL
LLLLLS LLL LLLL SLLLLLLLLS ee LLLL SCCLLLLLLLS LLLLLLLLLS
LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLL LLLL LL LLLLL
LLLLL SG LLLL LLLLLL LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLCS
LLLLLL LLLLLSLLL LLLLLLLLL SLLLLLL LLLLLS LLLLLLL
LLLLL LLLLLL LL SLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLS
tLLLLLLS LL SLLLLLLLL LLLLLS LLLLLL LLLLLLLLS
SLLLL LLLS LL LLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLLLLLLLS LLL LLLLLLL LLLLL LLL SLLLLLLL
LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLL LLLLLLLLS
LL LLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLS LL L LLLLL LL LLL LLLS
LLLS S SS

LLLLL LLLLL LLLLLL LLL LLLLLLLLLLLL LLLS LLL


LLLLS LLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLL LL LLLLL LLLLLLLL
LLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLLLLS LLL LLLLLL LL

S
S
LLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLSLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLLL
LLL LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLSLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLS
LLLLLL LLLLLLL LL LLLLLLS CCC LLLLL LLLLLLLL S LLLLLLLL
LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL S LLLL LLL LLLLLLLLLLL LL
LLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLS
LLLLLS LLLL LLL LLLL S LLL LL LLLLLLL LLLLLLLLL
LLL LLLLLLLL LLL S LLL LLLLLL LLLS LLLLL LLLLS LLS
LLLLL LL LLLL S LL LLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLS
S L0JJ0S
SS S L LLLS
SS
000 LLLLLC LS GLL LLLLLL CC0C
LLLLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLL LL LLLLS LLL LLLLLL LL LLLLLL LLLLS LS
LLLLS 00S S 00S LL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LLLS
LLL LLLLLL LLLLLLLS LLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS
S LLL LLLLLLS LLLS LS LL LLLLLLL LL LLL LLLLLLLL LLLL
LLLLLLL G LLL LLLL LLL LLLLL LL LLLL LLLL LLLLLLLS
LLLLLLL LLLLLLS LLLLL 0S LLLLLLL LL LLL LLLLLLLL LLL
LLLLLL LLL LL LLLLLL LLLS LLLLLL LL LLLLL LLL LLS
S LLLLLS SLL LLLLLL LLL LLLL LL LLLLL LLLL LLLLLLLL
S LLL LLLLLLLL LLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLS
LLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLL S LLLL LLLLL LLLLLLS
CCLL LLLLLLLL SS S LLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLL LLL LLS
LLLLLLLLL tt LLLLLL LLL LLL LLLLLLL LLLLL LLL LLLLLL LL
LSLLLLLLLLS LL LLLL LLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLL S LLLLS
LLL LLLLLLS LLL LLLLL LLL LLLLL LL LL LLLLLLL LLLL LL
LLLLLLS LL LLLLSLLLLL LLLLLLLL LLL LLL LLLLL S LLL LLLLL
LLL LLLLLLLS
LLLLLLLS LLLL LLLLL LLLLLLS LLLLLLLLLS LLLLL LLLL
LLLLLS SS SS

LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLS LS LLLS 00S LLLL MMS


LLLLL LLLLL LLLLLLLL LL LL LLLLLLS LLLLL LL LLLL
LLLLLLS LLL LLLLLLLLLL LLLSLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLS
LLLLLL SLLL LLLLLL SGGGS GGGGS LLLLLL LLLLL LLLLLLS
LLLLS LLL LLLLL LLLLLLLLLLLLLL LL LLLLS LLLL LLLLS
LLL LLLLLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLL LLLLL LLL LLL LLLLS
LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLL S LLL LLLL LLLLLL
LLLL LLLL LLL LLLLLLLLLLLS LL LLLLL LLLLLLL LLLLL
LLLLL LLLLLLS LLL GGGLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLS
LLL LLLLLLL LL LLLLLLLLS LLLLL LLLLLLL LLLLLLL
LLLL LLLLLLLLL LLLLLLS LLLLLL L LLLLL LLLLLLLL LLLS
LLL LL LLLLLLS LLL LLLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLLLL
LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS
SS

LLLS
LLLLS CCS LLLLLLLL0S S 000
LLS SS

LLLLLLLL LLLLLLLL LL LLLLLLLS LLL LL LLLLLLLLL


LLLLL LLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLS
LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLS LLL LLLLLLLS 0S LLLL LLLLLS
LLSLLL LLLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL LL
LLLLLLL LLLLLLLL S LLL LLLLLLLLL LLLLLS LS LLL LLLLL
LLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLS LLLS LL S LLLLLLL LL
LLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLL LLL LLLLLLLLS LLLLLLLLS
LLLL LL LLLLL LLLLLL LLLLLLLL S LLLL S LLLLLLL
LL LLLLL LLLLLLLLLLS S S S
LLLLLL LLL LLLLLLLLLLS LL G LLL LLS LLL LLLLLLLLS
LLLLLL LLL GGG LLLL LLLLLLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLLL
LLLLLLLLLS LLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLS LLLLLL LLLLLLLLLL LLLS
LLLLLLLL LLL LLLLL LLLS LLLLLLLLLLL GLLLLLLL LLLS
LLLL S LLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLL
LLLLLLL LLLL LLLLLL LL LLLL LLLLLLLL Lttttt LLLCCS
LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS
LLL LLLS LLLL LLLLLS S
LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLLLLL S LLLL LLLS
LLLLLL LLL LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLL
LLLLLLLS L LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLS LLL L LLLLLLLLLLLS
LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLL LLS
LLLL LLLLLLS LS LLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLS LLS LLS LL
LLLLLS LLLLLLS S LLLLLLLLLL LLL LLLLS LL LLLLLS
LLLL LLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLL LLL LLLLLL LLLLLL
LLLLL LLLLLLLLS SS

LLLLL LLLLLL LLLLLL LLL LLLLLL LLLLLL LLLLL LLLLLLS


0S LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS LLL LLLLLS
LLLL LLLL LL LLLLLLL
LLLLL LLLS LLLLLLS LLL LLLLLLL LLL LLLLL LLLLS
SS SS

LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLLS


LLL LL LLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLS CCCLLLS
GL LLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLL CLLS LL
LLLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLLLLLLL LL CCCCCC LLLLLL
LLLLL LLLLLLS ee LLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLLLS
L 0 LLLL
000 LLLLLC LSL L LLLLL CLLLC
LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLL LL LLLLLLLLLLLLS
LL LLL LLLLLLLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLL LL
LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLLLL LLLLL LLLLLS
LLLLLLL LLLL S LLL LLLLLLLS LLL LLLLLLL LLLLLLL LL
LLLLLLLL LL LLLLLLLLLLS LLLL LLLL S LLL LLLLLLLL LLLLS
LLLLL LLLLLLLLLLLS LLS LLL LLL L LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLL
LLLLLL LLLLLLS LLL LL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL
LLLLLLGLL S LLL L LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLL
LLLL LLLL LLLLLLLS GGG LLLLLLS
LLLLLLLLS LLLLLLLLLLL LL LLL LLLLS LLLL LLLLLLLLS
S LLLLL LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLLL
S LLLLLLLLLLLS LLL LLLLL LL LLLL LLL LLLLL LLLS
LL LLLLL LL LLLLLLS LLLLLL LLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLS
LLLLL LLLLS LLL LLLL LLLLLLL LLLLLL L LLLLLLLL
LLLLLLLLL LLLLLLLS SS S

LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL


LLLLLLLLLSLLLLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLL
LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLS LLLLL LLLLLLLLLLLL LLLLL
LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLLLLL
LLLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLS LLLLL LLLLL
LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL S LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLL
LLLL LLLLLLS LLL LS LS LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLS
LL LLLL LL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLL SSSS SCS
LLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLS LL LLLLL
LLLLLLLLLL S LLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLLLLLS L
LLLLL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLL S L LLLLLLLLLLLL
SLLLLLL LLLS LLLLLLLL LS LS
LLLLLLLS LLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLS
LLLLLLS LL LLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLL LLLLLLL LLLS
LLL LLLLLLLS LLL LLLLL LLLL LLLLLLLS
SS LL

S0S LLL LLLLL LLLLLS LLLLL LLLLLLL LLL LLLLLL LLLL S LLLL0S
LLLLLLL S LL LLLLLLL LLLLLLLLLS LL LLL LLLLLLLLLL S LLL LLLL
LLL LLL LLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLL L LLLLL LLLLLL LL LLLLLLL
LLLL LLLLL LLLLLLL S LLL LLLLLL L LLLLLLL LL LLLLL LLLLLL
LLLLLLLL SL LLL LLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLS LLLLS LLLLLLS
LLCC CCCLLLLLLL LLLLLL LLGGGL LLLLLLLS
LLLLS CCS LLL LLLLLS 000
LL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLS
LLLLLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLLS LL LLLLLLS LLLLLLL
LLLLL LLLLLLS LLLLLLLLS LLL LLLLLL LLLLLS LLLLL
LLLLLLLLLL LLLLLLLL LL LLLLLLLLLS LLLLL LLLL LLS
LLL S LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLL
SLLLLL LLLLLLLLLLS LLL LL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLLLS LLLL LCLL LLL LLLLLL LL LLLL LLLLLLLLLLL
LLLLL LLLLL S LL LLL LLLLLL LCCCCC LLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLS
SS LLLLL S LLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLL LLLLLS
Y
LLS LLLLS LLLL LLCCCL C LLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLL LLLLLS
LLLLLL LLLLLLL LCCCLLL LLLLLLLLLLL LCCLLLLLLL S LLLL
SLLLLLLLLLS LLL LCLCL LLL LLLLLLL LLLL LLLLLLL eeS S
SS LLLLLL LLLLLL LL LLL LLLL LLLLLLLS LLLLL LLLLLLS
LLLLLS 000S LLLLLLLLL LLLLLL LLL LLLLLS LLL LLLLS
LLLLLLLLS LLLLLL LLL L LLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLS
LLLLLLLL LLLLLLS LL LLLLLLL LLLLL LLLLLS LLLLLL
LLLL LLLLLLLL LLLLLL SLLL LLL LLLS LLLL LLLLLLLL
LLLLLLL LLLLL LLLLLLS
LLLLLL LLLLL LLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLL LLLLLS
LLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLLLL L LLLLLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLL LLL LLLLLLLLLLLLLCC CCCCS LLLLLLLLS LGGGGG LLLLS
LLLLLL LLLL LLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLS
LL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLS e S0CLLLLLLL LLL LLLLLLL
LLLLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLL LLL LLLLLLLLLLL LLL LLL MMS
LLLL LLLLLLLS LLLL LLLL LLLLLLLLL LLLL LLLLLL LLLLLLLS
LLLLLL LLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLLLLL
LLLL LLLL LLLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLL SLLLLLLLS
LLLLL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLLL LLL LLLL S LLL LLLLLL
LLLLLLLLLLLLS LLLL LLLLLL S LLL LLLGGLGLLLLLLLLS LLLLLLLLCS
SLLL LLLLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLL LLS
LLL LLLLLS LLLL LLLL LLLLL LLLLLL LLLLL LLLLLLLLS
LLLL e LLLLLLLLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLL LLLL LLLLS
LLLLLL LLLLS LLLLS LLLLL LLLLLLLL LLLLS
LLL LLL LLLL LLL LLL LLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLLLLLS
L 0 LLLLL
000S LLCC0 C LSLLLLLLLCCLLC
LLLL LLLLLL LLLLLS LLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LL
LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL S LLLLLLLLLL LLLLLL
LL LLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLS
LLL LLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLS
LLLL LLLL LLLLLS LLLLLLL SS S LLLLLLLLS LLLLLLLLL
SLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLL LL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLS
LLLLLLLLS LLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LL LLLLLLLS
LLL LLLLLLLLLLLL LLLL SLLLLLL LLLLLL LLLL LL LLLLS
LLL LLLLLLLLLLLLS LL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLL
LLLLLLL LLLLLLLLLS
S LLL LLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLS
LL LLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLL LLL LLLLLLLLS
LLLL LLLLLLL LLLL LLLLL LLLLLL LLL LLL LLLLLLLLLLLL
LLLLS LLLLLLLL LLLL LLLLLS LLL LLLLLLL LL LLLLLLLS
LLLLLS LLLLLL LLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLS
LL LLLL LLLLLLLL S LLLLLL LLLL LLLLLL LLL LLLLLLLL
LLS LLL LLLLL LLLLLLLLL LLLLLS LLLLLL LLLLLS
LLLLLL LLLLLL LL LLLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
LLLL LL LLLLL LLLLLLLL S LL LLL LLLLLLL LLLLLLLLL
LLLL LLLLLLLLL LLLLL S LLLLLLLLS LLLLL LLLLL LL LLLS
LL LLLLLLLL LLS LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLL SCCLLLLLLL
LGGLLLLS LLLLL LLLLLLSLLLLLLL LLLLLS LLLLL LLL LLLLLLS
LLLL LLLLLLLCC LLLLLLLLL S LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLS
LLLLLLLLL LLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLLS
LLLLLLLL LLLLLLS LL LLLL LLLLCttLL LLL LLLLLLLLLS LLLLL
LLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLL LLLLLL LLLLLLLS LLLLLS 000S
S 000S SS

LLLLL LLLL LLLLLS LLLL LLLLLL LLLL LLLLLLLLS LLL LL


LLLLLLLLLL LL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS
LLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLS LL LLLLLS
S LLLL LL LLLL LLLLLLLLLLLLLLL SLLLLLLLLL LLLLS LSSS S
LLLLL LL LLLLLLL L LLLLLLL LLLLLLLLLS LL LLLLLLLLS
S LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLLS LLLL
eeAAA LLLLLL LLLLLLLL LL LL LLL LLLLLLLLS
JS LLLS S
SS S
D E LL A B. G A R B E L L I. 151
Epitol prterea ad Romanos, qu Ecclei huic
fcripta, ad Hebros, utpote ex Italia, ficuti ad
Timotheum alterius, ad Philemonem , Petri pri
m, fcriptarum omnium Rom, ad Ephefios, ad
Philippenfes, ad Coloffenfes, Petri fecund ad Ju
dos Afiatic Jugorzrop ; qu omnes itidem Ro
: m cript ? Adde Ecclei Roman liberalitatem,
ufum prterea Ecclefiarum communicandi invicem
res fuas exemplo Ecclei Smyrnenfis, & Lugdu
nenfis. - -

: Refer huc errorem Willhelmi Erneti Tentelii. Hic


fcriptor Exercitationum felestarum prima, qu eft
de Symbolo Apotolico num. VI. rejiciens Natalis
Alexandri argumenta, fic cribit: Quamobrem odi
um , Pap adfeclis commune in Orientis Eccleias,
prodit Alexander, quando vult, in fola Eccleia Ro
mana Symbolum Apotolicum eo ordine , iique pla
ne verbis, fententiis recitatum, quo ab Apotolis
traditum eft. Enimvero in Romana Eccleia eundem
verborum, fententiarumque ordinem non fuie femper
retentum, quem hodiernum Symbolum exhibet, patet
ex breviori, antiquiorique Symbolo , de quo peculiari
diatriba, fupra a nobis laudata, egit Ufferius . Nec
minorem, quam Romana, curam in adferwandis Scri
ptis Apotolicis adhibuerunt Orientales Eccleiae; im
mo magis multo fuam probarunt diligentiam, quan
do grcum, & authenticum novi federis textum ad
nos tranfmiferunt ; quum verione latina, varie quo
que fuccefu temporis immutata , uti lubens adverfus
Claudium Frafenium concedit Alexander , Romana
Eccleia contenta fuerit . Hc Tentelius.
Mitto odium itud, nobis commune in Orientales
Ecclefias, perperam affertum. Mitto etiam qu de
Symbolo qutio illi et. Sed quorfum illa, Eccle
fiam fcilicet Orientalem Novum Tetamentum ad
- 4 IlOS
000 LLLLLL LS LLL LLL LLCCCCC
LLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLS LLL LLLLLLLS LLLL
LLLLLL S LL LLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLL LLLS LLLLL
LLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLS LLLLL LLL LLLLLLLLL LLLLLS
LLL LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLS LLLLLLL S LLLS
LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLL LL LLLL LLLLLS
LLS LL LLLLLLL LLL LL LLL LLLLLLL S LLLL LL LLLS
LLLLLLLLL LLLLL LLL LLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLS LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLS
LLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS
LLLL LS LS LLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLS LLLL LLLLLLLL
LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLLLLS LLLLLLLLLLLLLS LLL
LLLL LLLLLL LL LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLLL
SLLLLLLLLLLL LLLLLL LLLLL S LL LLLLLLLL LLLLLLL
LLL LLLLLLLL LLL LLLLL LLLLLLLL LLLS LLLLLL LLL LLLLS
LLLLS LLLLS LLL LLL LLLLL LLLLLLLS LL LLLLL
LLLL LLLLLLLL LLLL L LLLLLLLLS LLLL LLL LLS LLLL LLLLLS
LLL LLLL LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLL S LLLL LLLL
LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLS
LLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL S
LL LL LLLLL LLLLLLLLLLLS LL LLLLLL LLL LLLLL S
LLLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLS LLLL LLLLLLLL LLS
LLLLLLLLS SS
LLLLLL LLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS
LL LLLL LLLLLLL LL LLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL
SLLLLLLLLLLLLLLL LLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLS LLLLLLS
0000S LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL S LLLLLL
LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLLL
LLLLCCLLLS LLLLLLL LLLL LLLLLLLC CCLLLLLL LLLLLLLLLLLS
LLL LLLLLLLLLLL S LLLLLLLLLL LLLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLS
LL LLLLLLL LL LL LLLL LLLLLLLL S LLLLL LLLLLLL
LLLLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLLLLCC
LLLLLLS e SLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLLL
LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLL LLL
LLL LLLLL S LLLL LLLLLLLLLLLLLLL LL LLLLL LLLLLL LLLLLLLL
0 LLLLL SLLL LLLLL LL LLLLLLL S LLLLLL GLGLLLLLLL
LLLLLLS
DELL A B. GAR B E LLt. 53
- aliquibus, ad confimilis cum ipis fili Codices adorna
tis, omnino conftat) ita in cteris egregie referebant
Apotolicam dictionem . Quod autem in Latinorum
manus jam devenerint, deduii exinde Codices, etiam
primi quique , mendofi prodiere ; fcripti nimirum ,
non uti ctera exemplaria Orientis , a Scribis Gr
cis, linguque adeo patri baud neciis, qui textums
nitidum fere, probeque curatum emiere, fed a Nota
riis, quales in Occidente ferebat ifta tas, mifere
indostis, barbaris, qui de libris, quos decriptu
ri erant, nihil fere norant preter ipfas literas. Hc
Millius . -

Nempe jam grca lingua, quam upra familiarem,


ac prope vernaculam Rom, atque Itali adferue
rat, omnino (potrema Au&toris verba innuunt)
CVanllerat,

VERsio Anglo-Saxonica,
- Simonius Part. II. H. C. cap. 3. cum dixiffet ante
Hieronymum fuiffe olim Verfionem di&tam Itali
cam, affert in exemplum Verfionem Anglo-Saxo
nicam, qu in Britannia jam obtinuerat. Hanc
enim ex Italica manaffe probat ipe ex eo, quod
additiones, & differentias fingulares habeat , cum
Codice Cantabrigienfi communes : Cela fe prouve
par de certaines additions , & par quelques autres
differences, qui font fingulieres te MS. Grec, *
Latin de Cambrige, & qui fe trouvent cependant
dans la Verion Angloie-Saxone. Mox allato Tho
m Marefchalli loco in fuis ad iftam Verionem
notis, ubi V. C." putat illum interpretem ufum
fuiffe Verfione quadam Latina antiqua, qu Hie
ronymi non paffa effet emendationem , addit : Il
pouvoit affrer librement, que cetoit lancienne Ver
fion Latine, qui etoit en ufage dans les Eglies d'Oc
cident, avant que ce Pere l'et retouche par 0

000 LLLLS L LL LLLLLLS LLLLS CCS CCCCS
LLL LLL LLLLL LLLLLLLS GG LLL LLLLLLLLL LLLLLLLL LLS
LLLLLS LLL LLLLLLLLL LLLL LL G LLLLLLL LLLLS LLL
LL LLLL LLL LLLLS LLL LLL S LLLLLLLLL S LLLLL LLLL
GGG LLLLLL LLLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LL
LLGSGS GGG LLLS L LLL LLLLLS SS S

LLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLS


LLLLS LLLL LLLLS SLLLLSLS LLLLLLLLL LLLLLL LLS
S LLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLL LLLS
S LLLL LLLS LLLS LLLLLL LLLLLS LLLLLL LL SL LLS
LLLLLLL GTMCCCCL SSS L LL LLL LLL LLLLLLLL LLLLLLLLCCS
LLLLL LLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLL LLLLLL LLLL SLLLL
SLL LLLLL LLLLLS LLL LL LLLLLL LLL LL GLLLLLLS
SS

LL LLS
|

|- . .. - 155
NOTE DELL AB. GAR BELLI
S O P R A P O L I B I O

DellEdizion del Gronovio (1); : :


Accennate a car. 35. in una delle Annotazioni
alla Vita del Panagioti... , '

|

i s u L I . .

- Pag. 67.
r napaA reddit Interpres projesta audacia. Quor
fum fane non video ; particula enim illa projeia
male hic convenit . Sed eft viro , cetera doStiffi
mo, hoc familiare, uti deinceps notabimus, r: 7a
poov femper in malam partem traducere ; cum
tamen & audaciam qu virtutis et , & temerica
tem, qu vitium, ignificet .
Ibid. pag. 88.
:f TrapaAy hic quoque trantulit temerarie aud* .
cie; injuria fane ac prudentiffimo Duci,
ut erat Amilcar, illata. Verte fimpliciter, nihil eo
rum, que audacia periculoa videntur, ab eo pre
termifum. : |

. Ibid. pag 91. |

Quafi inexpiabile dias, hoc de fuo adjunxit Interpres,


ut & plura alia fimilibus in locis.
Ibid. pag 99. |

- :
rov, reddidit Interpres, modo prfestos ad fe vo
catos appellans. Fallor? an vertendum fuerat prenfans?
- 1ta

( 1 ) Le dobbiamo al Sig. Gabriele Garbelli di fempre av


venturofa memoria, Padre dell Illio notro Sig. Scipione, al
quale indirizzata abbiamo la Vita del Panagioti.
156 Not E DELL A B. GAR B E LI .
ita plane apertiffimo verborum Polybii contextu
fuadente : qui mos prenfandi manus Tribulium an
te fuffragia Candidatis apud Romanos notifimus eft
Venetis notris, qui illorum pleraque nobis ferva
runt, idipum tola demiffa adhuc partim retinen
tibus. ,
$ .. . . . Ibid. pag. I 1o.
Non fatis apte vertit hunc locum Interpres, qui fic
transferre debuerat : nequis impoterum arma adver
fus Cartaginienes ferret.
Ibid. pag. I 16. -

'
, :
&c. Vertit Cl. Interpres : Jamprimum omnes, qui
fuppetias venerant, numero ad quingentos, in urbem
admifos &c. qu ultima verba abundant, nec fatis
commodo fenfu, quafi tunc folum mifos Polybius
- fcripferit, qui de hoc non tatuit . - -

Ibid. pag. I 2o.


yeyouvaoy JW rtty. Vertit Cl. Interpres fatto federe.
Minus reste; neque enim id fonant Polybii verba :
multo vero minus fdus tunc fa&tum, fed tantum
conditionibus quibudam Amilcarem cum hotibus
tranfegiffe . Verte itaque, his perastiis, e vetigio
Amilcar eos, qui aderant, eligere fe ex conditio pro
721474 ffat - -

- - Ibid. pag. 121. * -

Compofuiet. Restius vertes commiiet. Sic enim com


miffiones pugnantium, non compoitiones dicimus.
Quod ipum animadvertit ipe Cl. Interpres in fua
prfatione ad commentaria in Polybium pag. 75.
ubi hujufce verbi vim affert. .
S R. o L I . . 157

H i s r o r i a r u m L. B. II,
Pag. I 31.
,
, ' . Reddi
dit Interpres: Legatos cum infulis, ac velamentis ad *
* *.

tolos, & Achaeorum gentem mittunt auxilium pe- ,


tentes. Quorum vero h inful, & velamenta ? ,
Verte itaque : Legatos ad tolos atque Achorum -
gentem mittunt fuppliciter petentes, ut ibi opem fer
rent, vel fimpliciter, auxilium fuppliciter postulan
f6$ . ., , - -

Ibid. pag. I 32. , -

cc. t fane perquam


infignis locus ifte tum ad Gallorum mores anti
quos, tum ut documentum inde omnes fumere po
fint, ne barbaris fidant . . . . -

- Ibid. pag. I 43. *

g &c. . . . .
Ut nonnulla alia in percurrendis Scriptoribus obfer
vavimus, qu e grca dialesto in gentilem no
fram transfufa adhuc perfeverant , fic & iftud e
Polybio addemus vuog five #Xvuoy, quod vulgo
el lim notrates dicunt, cum cicer, lentem, fabas
fra&tas, atque id genus femina indicare volunt.
Ibid. pag. 147.
.
Vix dubito quin locum iftum luxaverint librarii,
fi veteres Cenomanorum fedes expendimus. Itaque
aut Ollii nomen illis excidit, dum Polybii codices
excriberent, aut ultra hoc flumen , cum hc ille
- memori mandaret, fedes fuas extenderant; de Pa
do enim ibi fermo et, quem fecus Cenomanos lo
CaVCr1t ,
Ibid.
158 'No T E DELL A B. GAR BELL !
Ibid. pag. 148.
g ,
, .
Quis credat pothac Livio, fabellas nobis de profli
gatis cfique Rom Gallis, de auro appenfo, de
que tot aliis laciniis, quas panno illi confuit, in
hitoriis fuis nobis narranti?
Ibid. pag. 15 r.
|- &Aoy; g. Non ita feliciter adjestivum illud d'Aoy'=-g
reddidit Interpres vertendo animofe ; nam proprie
* hic fonat inconulte.
-- Ibid. pag. 166.
. Qua Padufa in Padum influit . Qu , malum, hic lo
ci Padufa? Eft profesto umuovx, Trappapua ad alia
fetinantis. Padufa enim, alis Meffanicus appellata,
foffa eft, qua Padus Ravennam deducitur, tete Pli
. . . nio IV. 16. Et erat evidens Polybii locus de Addua
loquentis. Verte itaqu, qua Addua Pado excipitur,
|- vel ad Addu ac Padi confluentes.
Ibidem e |

&c. .
Hic Interpres verba illa Polybii, usta A; rwrw o zrea
' , f , non
bene reddidiffe videtur, at potea fdus icerunt, &
ex pasto communi exceere illis locis . Ut quid enim
Confules non multo pot fdus illud fregiffent, no
va irruptione in Infubres fasta? Verte itaque meo
periculo, at deinde pattis induciis, locis illis excef
fere . |

Ibidem.
, /
- -- : -

Locum huncce de Clufio, a Romanis tranfmiffo, per


peram follicitavit Scipio Maffjus, non attentis cir
cumftantiis aliis, a Polybio ibidem memoratis.
Ibid.
LLCCL L LLLCCLLLS 000S
LLLLLS LLLS 000S SS

GGGG GGG GGG GGGGGGG GGGGGGG S LLL LLL LLLLLLLLS


LL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLL S LLLLLL
LLLLL LLLLL LLLLLLL LLLLLLL S LLL LLLLL GGGGGG SLLL
LLLLLLLLLLS LL LLLLLLLLLLLL LLLLLSLLLLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLLLLL LLLLLS LLLL LL LLLLLLLLLLLLL LLLLL
LLLLLLS LLL LLLLLLLLL LL LLLLL LLLLLLLLS
LLLLLS LLLS 000SSS
SS SS SS
LLc GGGGGGtt gGG GGGGGGGGT GGG GGGGGGGG GGGMGGGGS
GGGGG GGG GG GGGGGG GGG GGGGGSGGGGGGGG S GGG eeeS
S LL LLLL LLL LLLLLLL LLLLLLL S LLL LLLL LLLL LLLS
LLLLLLL LLLLLL LL LLLLLLLL LLLLLLS LLLL LLL LLLLL LLLLS
SS LLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLLL
LLLLLLL
LLLLLLLSS LLL LLLL LLLLLLLLLLL S LLLL LLLLLLLL LLL
SS SS

S
SS GGGGGGGGGGG
LLLLS LLS 00CS
LLll S LLLLLLLLLLLL
LLLLL LLLLLLLL
LL LL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLS
S LLL LLL LLLLL LL S
S S S

SS

GLLLLLLS LLL LL LLLLLLLLL LLLL LLLLLS


LLLLLCLLL LLLC LLLCS CLLS
LLS 000S
S
SS
LLLLLL SS S ttTTTT SLLL LLLLLLLLS LLLLLLL
LLLLLLLLLS LL LLLLLLLLL LLLL LLL LLLLLL LLLLLLLLLS
LLLLLLS SS SS

0S S S0S MMSS LLLS LLLS 000


tGGG GGGG GGG LG GGG GGGGGG 00 LLLS S
LLL LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLS LLLS LL LLLLLLL LLLLS
LLLLLL LLLLLLLLLLS LLLL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLSLLS
LLLLS LLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLL LLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLS
LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLLLS SS

AAAAA LLLLLLS LLLS 000S SS

GG GGGGG LLS SS SS

LLLL LLL LLLLL CCLLLLLLLL LL LLLLLL LLLL LLLLLL


SS LLLSLLL
000 L CCC LLLLS CCS LLLLLLLLL

SS
LLLLS LLL LLLLLLLLL
SS LLLLLSLLLLLS
LLL000S
LLLLLLL LLLLLLLS
JGGGGGGS SS SSS
GG GGGGGGGGG LLL LLLLL LLLL LLLL LLLLLL S LLL LLLS
LLL LLLLLLLL
SS SS
S
LLLL LLLLLLLLLLLS
LLLLLLLLS
GGGGGGS GS GGGGGGGGS 0 GGGGGGGG GGGGGGGGS G GGGGGGGGS
K GGGGGllGS SS

LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLLS


LL LLLLLLLLLLLCLL CLLLLLS LL LLLLLL LLLL LLL LLLLS
LL LLLLLLLLS LLLLL LLLL LL LLLL S LLLLL LL LLLLLLS
SLLLLLLS LLLLL LLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLSS LLLLLS
GGGGS LL LLLLLLLLLLS LLLLLLLLLLL LLLLLLL eeS LLL LLLLLL S
LLLS LLLLLLLLLLL LLL eeS LLLL LLLLLLLLLL SS LLL
LLLLLLLL LLLLLLLLS SS

LLLLS LS 000S
SS GGGGGG GG GGGGGS
GGGGGGG LLLLL LLLLLLLLLLLS LL LLL LLLLL LLLLLL LLLS
LLLLLLLLLCS SS S
SS LLLLS LLLS 000S
LL LLLLLLLLLLS SS S SS S

LLLLL LLL LLLLLLLL SGGGGGGG LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLLLS


LLLL LLL LLLL CCCLLLSmaaLL SLLLLLLLLLL LLLLL LLS
SS LLLLS LLLS 000S S
K GGG GGTTGS S S S
LLLLLLLL LLLLLLLLLLS K GGG GGGGGGS GGGGGGGGG GGG
K GGGGG LLLS LLLLLLLLLL LL LLL LLLLLLL LLLLL LLLS
LLLLLC LLLLLC CLLLL LLLLL S LLLLLLL LLL
LLLLS LLL LL LLLL LL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLS
LLS SS
SS LLLLLLLLLS
S SS

LLLL LLLL LLLLLLLL S GGG GG GGGGGG GGG GGGGGGGGGG


GGGGGGGGG GGGGG GG g GGGGGGGGGGGG GGGGGG GGGG
LGGGGGGG S LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL SS 00S LL
LLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLS LLLL
LLLLS
s o P R A P o 1 1 B 1 o. 161
botilem eorum in Romanos animum jam a bello,
quod cum illis fuceperant , vel quod in ipos prius
geferant. : "...:
Ibid. pag. 2g. | * **
*

Tanetis vicum (alii Canetum dicunt). s


Dum hic quoque de fuo penu gloffema illud addit
Interpres , alii Canetum dicunt, errorem manife *
*
-
*
-
*

ftum erravit , confundens Tanetem , five Tanetum } .


cum Caneto ; qu loca a fe plurimum ditant, il & ""
|

lud in Parmenfi agro fitum, hoc prope Ollium in


Cremqnenfi, nunc Mantuanis adcriptum.
* Ibid. pag. 271. *.

Excidit doaistimo Interpreti ad alia fetinanti vocula


illa, 7 BaiAo, Bomilcaris Regis . Scilicet Bo
milcar ifte Hannonis pater Rex fuerit Carthagine;
duo enim in Senatu Reges annui creabantur. Vid
Cornelium Nepotem in Annibale. Sicuti etiam A

thenis Rex cum Polemarcho, & aliis creabatur. An - ".


ejudem ordinis fuerint Reges illi, five Bariig,
quos apud Ephefios memorat Laertius in Heraclito,
& Suidas in Pithagora, quis divinet? Certum est,
non veros Reges, ed Magitratus utrobique fuiffe.
* ; #######27% *

Verba illa Polybii,


MyXoy &c. vertit, Regulum Magilum producit .
* Minus reste, ut puto, accepta fignificatione par
ticul zee) ; qu in hoc loco aliud fonat, uti ex
fequentibus patet. Itaque vertere debuerat : Regu
los , qui cum Magilo e circumpadanis campis ipfum
convenerant, in medium producit . . .
Ibidem.
Verba illa, ? 7rapaAoi #pyo , male exprefit In
terpres, prcipitis audaci facinora. Verte audacia
facinora 9
*

L Ibid.
000S LLCCG HH LLLS CCS LLL CLLLL
LLLLLLS LLLS 000S
SS S

GGG GGGGSGGGGS GGGGGGS GGGGGGG GG GGGGGGS


LLLLLL LLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLS
LLLL LLLLLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS
LLS LLL LL LLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLL S LLLLLLLS S
LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLL
LLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLL SLLLLLLLS LL LL LLLS
LLLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLL S LLLL LLLLLL LLLLL LLLLLL
SS LLLLLL GGG LLLLLLL LLLLLLS LLL LLLL LLLLL LLLLLLLS
S LLLLLLL LLLLLLLLL LLL LLL LLL LLLLL LLLLLL LLLLLS
LLLLS LL LLLLL LL LL LLLLLLL LLLLLLL LLLLL LLLLLLLLS
LLLLLLLS LLLLLL S LLLLLLLL LLLLLLS LLLLLLLLLLLL LLLS
SS
LLLLL LLLL LLLLLLL
SS SS SS LLLLS LLLLLLS
SS kgS 000S
SS

GGGGGGG GS GGG G GGGGG GGG GGGGGGG LLLS


LLL LLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL
L LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLLLL S LLLL LLL LLLLLLLL
LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLL LLLLS LLLLLLS
SLLLLS LLL LLLLL LLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLS
LLL LLLL LLLL LLLLLLS LLLLL LLLLL LLLLL S LLLL LLS
LLLL LLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLL LLLL LLLLLLS
LLL LLLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLLLLLL LL LLLLL LLLS
LL LLLLL LLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLL LL LLLLLLLLS
MLLL LLLL LLLLLLLLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLL L LLLLLLL
LLLLLLLLLLLS LLLLL LLLLLL LLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLS
LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL SLLLLLLLLLS
SLLLLLS LLLS 000S
GGGGG GG GGGG GGG GGGGGGGS LLSS SS

LLLL LLLLLL LLL LLLLLL LLL LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLLLS


LL LLS LLLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLLLLS LLL LLLL LLLL LLS
LLLL LL LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLLL LL LLLL
LLLLLLL S LLL LLL LLLLLLLL LLLL S LL LLLLLLLL LLLL
LLLLLLL LLLLLLLLL S LLL LLLLL LLLL LLLLLLLLLL S LLLL
LLLLLLLL LLLLLLLLLLS S
LLLLLS
SS S LLL LL LLLL CCCS 000S
LLLLLS LLLS 000S
S GGG GG GGGGGGG GGGG GGGGGGGGS LLLLLLLLLL
SS S SS S

LLLLLS GG GGGS GGGGGGG GGGGG GGGGGGGGGGGS


SS S S S S S SS LLLLS LLLS
BBS
SS SS SS000S JS
CGGGGGG SGG GGGGGG GGGG LLLS SS
LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLL S LLLLLL LL LLLLLLLL
LLLLLLLLLS SS S
SS
SS

LLLLS LLS 000S


SS SS
GG GGG GGGG GGG GGGGGG LLS
SS SS SS

SS SS
SS SS
LLLLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLL S LLLL S LLLLLL LLLL LLLLLLL
LLLLLLSS GGGGGGG LLLLS GLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL S LL
LLL LLLLL LLLL LLLLS LLL LLLLLLS LLL LLLLLLL S LaaS
LLLLL LLL LLLLL LLLL LL LLLLLLLLLLL LLLLLLLS LLLS
LL LLLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLLLLS S
LLLLLLLL LLLLL LL LLL LLLLLLLLL LLLL LLLLLLLL
LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLLL LLL LLS
S LLLLLLL LLLL S LLLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLS
SC LLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLL GGG GGGGGGG LLL LLLLS
LLLLLS SS

S LLLS LLLS 000S


LLLLLLLL LLLLL LLLLS 0SeeeG GSGSGGGGG z Y eeS
SGGGGGS LLLLS LLLLLLLLLL LL LLLLL LS LLLLLLLLL SLLSS
LLL LLLL S LLLLLL LLLL LLLLLLLLLS LLLLLL LL LLLLLS
CLLL S eS LLLLLLLLSS GGGGGGGGG LLL LLL GGGGG LLLS
LLLLLL S LLLL LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLS LLLL LLLLL
S LLLLLLLLLS S LLLLLLLS LL LLLLLS LLLLLLLS
LLLLLS LLLS 000S
GGG GG GG GGGGGGGG GGyGGGGGS
LLLLL LLLLLL LLL LLLLLLLL LLL LLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLLS
LLLLS LLLL LL LLLLLLL LLLLLLLLLL LLL LLLLLLLS LLL
SLLLLLLL LLL LL LLLLLS LLLL LLLLLL LLL LLLLLLLLLS LLLLL
SLLLLLLL LLLS LLL LLLLLLLL LLL GGGGGGG SLLLLL
SLLLLLLLLL LLLL LLLL LLS LLLL LLLL LLLLL LLLLLLS
LLLL LL LLLLL S LLLL LLLLLS LLL LLLLLLLLS LLLLL
LS 0 LLLS
164 , Nor e pell AB. GARB EI LI
ultro citroque euntium pedibus nive, tratas vias
tam lubricas reddit : notrates vulgo dicunt, pac
chiarina . Vide de hac ipa re pulcherrimum Na
zianzeni locum in Epitolis ejus ; e Vaticana per
Zacagnium erutis, ac Rom evulgatis.
Ibid. pag 289.
. , *
* , &.
s.
Quid fiet Livio, qui tantam arborum truem, quibus
.*
-",
accenfis, accedente aceto; rupem inviam frangeret
Annibal, in locis illis et commentus; qu tamen
Polybius noter, durw m, non dubitavi Aerpa
ig) IA defcribere ? Scilicet non ego credulus il
li; qui, ubi a Polybio digreditur, fpiffime im
pingit.
* , Ibid. pag. 296.
Rurus hic r rapoXov male exprefit Interpres, ubi
verba illa, ,
oAoy ravd\p; , hominis ULTRA FoRTEM TEME
- RARII admiratio eum defixit, transferre non dubi
tavit. In quo & Annibali temeritatem, & Publio
inconfultam admirationem affinxit . Verte itaque ,
fiduciam hominis , atque audaciam et admiratus ,
vel, animum hominis, atque audaciam. Vide eadem
ferme verba in Polybii hoc lib. III. pag. 337.
Ibid. pag. 3.o5.
.
Miror, quomodo Clarifs. Interpres verba illa, H
6
Juar, verterit, Publ. Scipio cdem fraude perem
ptorum lamentans : Quorum enim hc lamentatio
in Imperatore fortiffimo ? Fraudi fuit, ut puto, vi
ro Grc lingu peritiffimo animus ad alia feti
nans. Verbum enim, o xer:At (o, & lamentari, &
mifereri, tum vero indignari fignificat ; qui ulti
mus fenus hocce in loco uurpandus et, ac ver
fCIl
SS
L CCL L L CLCCCCS 000S S
LLLLLLLLS LLLLLLLLL GLLLLLLL LL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
LLL S LLL S LL GLLLLLL LLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLLL
LLLLLL LLLLL LLLLLS GGGGGGGGS S
LLLLS LLS 000S S
LLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLS LLLL LLLLS LLLLLLS LL
LLLLLL LL LLLLS LL LLLLSLLLLL LLLmm SLLLS
GGGGGGGGGGG GGG GG GGGGGGG GGGGGG GG GGGGGS GGG
GGGGGGGGS LLL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLLLL MMSLLCCC SS
LLLLLLLLLLLLLS SS
LLLLLLLLLLL LLLLLLLLSLLLLS
GGGGGLLLS 000S
GGGGGGGG G GGGGGS LLLS
SS SS

LL LLLLLS LLLL LLLLLLLLLLLLLLS


LLLLLS LLLS 000S LLLLLLLLLL
S LLLLLLS SS
SS

GGGGGG GGG GGGG LLLLLL LLLLLLLLS CGGtLLLL LLLLL LLLLLLLL


LLLLLLLLLLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LL LLLL LLLLLL LLLLS
LL S LLLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLLS LLLL LL LLLLL LLLLLS
SS
LL LLLLLLLS 00 LLL LLLLLLLLLLL LLLLL S LL LLLLLLLL
LLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLLL LLLLLLLS SSTTSS
LLSSS SS SS S

LLLLLLLL LL LLLLLLLS LLLLLL LLL LLLLLLLLS LLLL LL


LLLLLLLLLLL LLLL S LLLLL LLLLLCCLLL LL LLLLLLLL
LLLLLLLL LLL LLLLLL LLLLLLLS LLL LL LL LLLLLLLLLLS
LLLLLL LLLL LLLLLLLLL LL LLLLS LLLL LLLL LLLLLLLS
LLLLL S LLLLL LLLLL LLL LL LL LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLS
LLLLLS LLS 000S
ggGGGG GG GGG LLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLL S LLLLLLLLL LLLLLLL
LLLLLLL S LLLLL LL LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLS LLL LLS
LLL LLLLLLLL LLLLLLLLL S LLLL LLLLLLLLLLLL LLLLLS
LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLL LL LLLS LLLL
GGGGGGGG S LLLLLL LLLLL SGGGGGGGGG GG GGGGGAAA
GGgTTGG GG GGGg GGG GGS LL LLL LLLLLLS LLLL LLLLLS
LLLLL LL LLLLLL LLLLLL LLL LL LL LLLLLLLLLL S LLLS
LLL
LLLLL LLLLL
LLCCLLLLL LLLLLLL LLLLLLLS LL LLL LL LLLL LL LLLLS
LLLLLLLLS SS SS

LLLLLS LLS 0LLS


GGG GGG GGGGGG GGGGGGGGGG GGG GGGGGGGGGGGS
0 LLLS
000S LLCH HH LLS CCS LLL CCLLL
LLLLLL LLLLLLLLL S LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLGS
LLLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLS LLLLL LLLS LLLS LLLLLLLLS
LLLLLLCCCS LLLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLL S LL LLLL
LLLLLLL GGGGGGGGS
SS S
SS S LLLLLS LLLLL
LLLS 000SLL LLLLLS SS
SS

LLLLL LLLS GGGGGGGGG GGggSS LLLLL LLLLLLLLL LLLLLS


LLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLS LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLLLS
LLLLL LLLLLLLS LLLLL LLLL LL LLLLLLLLL LLLLLLLLS
S LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL S LLLLLL LLLLL
LLLLL LLLLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLS LLLLLLL LLLL LLL
LLLLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLLLLLLS LLLL LLLL LLLLLLS
SLLLLS LLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLS LLL LLLLLLLLLLLS
LLLLLL LLLL LLLLLLL L LLLLLL LLLL LL LLLLLLLL LLLLS
LLLLLSLLLL LLL LLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL
LLLLLLLLL LLLSGGGTGGGGG
S LLLLLS S GGGGGGG LLL LLL LLLLLS SS

SSSS S
SS
SSLLLLS LLS 000S
GGGGGGGG SGGGGS LLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLLLLLLLLLLLLL
LLLLLLLL LLLLL LL LLLLLLLLLLS LLLL LLLLLS LLL LLL
LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLS LLL LLLLLLLL LLLLLLLLL
LLLLL LLLLLLLLL LLL LLLLLLLLS 0S LLLLLLL LL LLLLLS
LL LLLLLLLS
Z LLLLLS LLLS 000S
GS GS GGGG GGG GGGG GGyS LLLLLLL LLLLLLLLS LL
LL LLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLLS LLL LLLLLLL LLLLLS
LLL LLLLLLLLLS
LLLL LLLLL LLLS LL LLLL LLLLLLL LLLLLL
LLLL LLLLLLLLS SS

LLLLS LLLS 000S


LLLLLLLLLS LLLL S GGGGGGG S LLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL
LLLLLLL SLLLL LLLLLLLS LLLLL LL LLLLL S LLLLL
LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLL LLLLL S LLLLLLLLL LLLLLLLL
LLLLLLS LL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLLLLLL
LLLLLLLS LLL LLLLLLLLLL LLLLL S LLLLL LLL GGGGGGGG S
LLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLS
SLSL H L CS LLLLCCCS 000
S LLLLLS LLS 000S S
S LLLLS LLLL LLLLLLSGGGTT GG GGGS LLLL LLLLLLL S
LLLLLLS LLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLL LLLLLL LLLLLL LLS
LLLLLLLLS LL LLLLLL LL LLLLS LLLLLLLLLSS LLLLLS
LLL LLLLLLL LL LLLLLL LLLL LLLLLLLS LLLL LLLLLLL
LLLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLLL LLLL LLLL L LLLS
000SGGMMGGGGGG GGG GGGS GGG LLLL S LLLLL LLS
LLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL S
LLLLLLS LLLL LL LLLLLL LLLLL LLLLLLLLS LL LLLLLLL S
LLLLLL LLLLLLLLLS LLLL LLLLL LLLLLL GGLGGGGGGG
GGGGGGS LLLLLLLLL LLLLS LLL LLLLLLL LL LLLL LLLLLS AAAAS
LLL LLLLL LLLLLLLLS SS SS S

S LLLLLS LLLS 000S SS


GG GG GGGG GG GGkGGG GTT GGGG GGGGGGGGG S
GGGGGGA 0ttttGGGGS SS

LLLLLL LLL LLL LLLLLLLSLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL SLLLL SS


LLLLL LLLSSY GGGGGGAAA S LLLLLLLLS LLLLLLL S LL S SS S
LLLLLLLLL LLLLLLLLS LLL LLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLL
LLLLLLS LL LLLL LL LLLLLLLLL LLL LLLL LLLLLLLLLLS
LLLLS LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLS LLLLL LLLLL
LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLL SeS LLLLLL LLLLLL S LLL LLL
LLLLLLLL S LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLL LLLLLLL SS LLL 0S
GGGGGGGG gLLLL GGGGGGGGGGGG LLLLLLLL S
LLLLLS LLLS 000S SS
GGGG GGGGGGG GGGG GLSS
LLLLLLLLL LLLLLLS LLLLLL LLLLLLL LLLL LLLLLLL Se LLLLS
LLLLCC LLLCLLCC CLLLLLLLLLLLL LL LLLLL LLL LLLLLS
LLLLLL LLL LLLLL LLLLLLLLLL LL LLLLLLL LLLLLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLS LLLLL LLLLLL LLLL LLL LLLLL
LLLLLLLLLS LLLL LLLLLLLL LLLLS LL LLL LL LLL LLLLLLL
LLLLLL LLLS LLLL LLLL LLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLS
LLLL LLLL LLLLLLLLS LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLL LLLLLLLLL
S LLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLLL LLLLS
LL LL LLLLL LLLLLL LLLLLS

LLLS
000S LLCCC LLLLS
SS S0S SS
CCS
S
LLLLLLLL
SS SS SS

SS
SLLLLLL
SS
LLL
S
L LLC L0CS LLS SS

SS LLS 000S SS

LLLL LLLL LLLLLLLLS y yGGGGGGGGGG GGGGGGGGG GGG


SS
GGG GGGGGGGG
LLLCC LLL LL GGGS GGGGGG
LLLLLLL LLLLLLLLLLLL LLL LLLLL LLLLLLLLS
S LLL LSLLLLLLL LLLLLLLLS
S LLLSLLLLLLLL LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLLLLLLS LLLLLLLL LL
SS LLLL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLL LL LLLL LLLLLLL LLLLLLL
SS
LLLLLLL LLLLS LL LLLLLL LL LLL LLLLLLLS LLLL LLS
LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLL LLLLLLL LLLL LLLLLLLLS
LLLLLLL LLLLL LLLLLL LLLLLLLLLS LLLLL LL LLLLLLLLS
LLL SLLL LLLLLLS LLLL LLLLLLS LLLLL LLLLLS LLLLLS
S CLL LLLLL LLL LLLLLLLL LLLLL CCLLLLLLL LLLLLLLLLS
LLLLLS LLLS 000S
JSLLLLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLL S
S JSSS S LLLLLLLLL GGGLLLLLLS LL GGGGGS
SS SS LLLLS LLS 000S
SS
S SSLL LLL LLLLLL LLLLLLLLLL
LLLLS LLLSLLLLLL
000S LLLLS LLLLLLL LLLLLS
GGcS GGGGGGGGG S LLLLLL LLS LLLLLLLL S LLLLL LLLLLLS
LLLLLLLLS LLLLLLLL LLL LLLLLS LLLLL LLLL LL LLS
LLLLLL LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLL LLLLLS LLLLLL LLLLLL
LLLLLLLLLS LLLLL LLLLLLS LLLLLLL LLLL LLLL LLLCLLL
S LLL LLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLL eeS
CLLCCLLS L C LS L C LS CCS LS

S S S SS SkSLS 000S SS

GGG GG GGGGGGGGGGG GG GGGGGGS LLLLLLLL LLLLLLLS


LLS LLLLLLLLL LLLLLL LLLLLLL LLL LLLLLLLLLLS LLLLLL
AMLLLL LLLLLLLLSLLLSMCCCC S LLLLLLLLLLLL LL GGS
S LLLLL S LLLL LLLL LLLLS L LLLLL LLLL LLLLL LLLS
S LLLLLLLL LLLLLLS LL LLLLLLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLL LLS
S AAAAS LLLL LLLLLLL LL LLLL LLLLLLS
LLLS
S o P R A Po L ; ? 1 o. 169
- - :Ibid. pag. 586. g. . . . .
Interpres de fuo addidit verba illa , five i funt Te
tiofages ... Qu, ut etiam fimilia , restius, mee
quidem judicio, ad oram rejici oporteret , ne le
tor, grce neciens, ea putet Polybii effe, qu
Interpretis funt conje6tur. *

Ibidem .
Est error typographi in verbis illis, adiere Acheum. :
Sane Cl. nterpres fcripferit Attalum, quamvis in
Polybio non fit ; nam fubintelligendum effe mo
net COnteXtuS .
* * .
*
* -

E PoLYBII HisToRIIs ExcERPTE LEGATIONEs.


|- Pag. I 346. . :
:
zrvesy &&\vatvy, vertit Interpres, pna afficere ne
fas . Minus regte illud nefas. Verte , impoibile ;
fcilicet ob multitdinem illorum, qui nomina da
re recuabant. Neque enim res periculo caruiffet.
Nefas enim aliud fignificat ( 1 ).
> 4.
/
|-
:.

( 1 ) Qu finifcono le Annotazioni: Il dottiffimo Autore, fe


gli affari , e la fanit permeo glielo aveffero, meditava di
accrecerle; come apparice dalla Lettera, che fiegue:
Phlippus Garbellus Petro Antonio Barzano fuo.
. S. P. D.
Febri, qu pridem in urbe femel , & iterum remediis
,. ceferat, nunc tertium laboranti mihi nunciatum fuerat, Ha
drianum Morarium, Socru,
gram vifurus advenerat,
, utcunque restituta, continu hinc abiturum. Cogitabam ita:
que de mittendis ad te libris, quos dudum promiferam; ed
urgente in dies vi morbi, dum pes craftini melioris quotidie
& lenocinatur, & fallit, ille interim, repentina fratris gritu
dine Brixiam evocatus, intempetive difceffit. Hac occaione
dilapfa, cum nemo alius fe offerret, cui tuto committi poffents/
ne officium hoc notrum longiore mora flacceceret. l,
lario commendandos curavi. Neque dubito 4.4u est illius
fides, & vetus erfi erga me ob z diri commodum
fis habiturus. Viebis primis quingue P Historiis adje -
1- * = -
tas

SS C SS SS S S

HH kk 0 LLLS LLLLL LLLLLLS LL LLLLLLLL LLLLL S LLLLLL LL


S LLLLLLLLLS LLLLLLllLLLL LLL LLLS ZS LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLL
S LLLLLLLLLSLLLL LLLLLLLLLS LLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLS LLLLLLLLS
SLL LLLLLLLL LLLLLLLL kkkkkkLLLLL LLLLLLLLS LLLLL LL LLLLLLLS LLLL
S LL LLLLLLL L LLLLLLL LLLLLSLLLLLL S LLLLL LLLLLLL LL LLLS
S LLL LLL kkLLL LLLL LLLLLLLL LLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLLLL
S LLLLLL GGGGGG S LLL LLLLL LLLLL LLL LLLLLLL LLLLLLLL LLL
S LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLLLLLL LLLL LLLLLLLS
S LLLS LLL LLLLLLL LLLLLLLS LLLLLLL LLLLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLS
S LLL LLL LLLLLLL LL LLL LLLLLL SL LLLLLLLLLLL LLLLLLLL
SS S LLL LLLLLLLLSLLS LL LLLLLL LLL LLLLLLLL S LLL LLLLLLL
S LLLLLLLLLL LLL SLLL LLLLLS LLLL LLLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLS
S LLLLL LLLLL LLLLLLLLLLL LLLLLLLL S LL LLLLLLL LLLLL SS LLL
S LLLLL LLLLLS LLLL LLLLLLLLLLL LLLLLS LLLLLLLLLL LLLLL LLLLLLLLLLL
S LLLLLL LLLLLS LLLL LLLL LLLLLLLL LLLLS LLLLS LLLLLLS
S LLL LL LLLL LLLLLLLLS 0000S S
SS SS SS

L L L LL LS

CCC LCCCL C CCCL C


SS
LLLLLL LCLLLC LL LLLLLLLS
SS
MS SS LLS LLLLLL LLL LL LLL LL LLLLLLLS LL LLLLLLLLLLLL LLL
SS SS SS LS LS LLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLL LLLLLLLLLL LLLLLLL LLL
0S00S LLLLLS LLLLL L LLLLLS LLL LLLL LLLLLLLLS LLLL LLLL LLLLLS
S S S LLLL LL LLLLLL LLL LLLLLLL LL LLLLLLS LLLS LLLLLLL LLLLLLGG LLL
LLLLLLLLS LL LS LLLL LLLL LLLLLL LLLLL LLLLLLLL LLLLL LLLLLS
LLLS LS LLLLLL LLLL LLLLLLLL LLLL LLLLLLL LLLLLLLLS LLLL
LLLLLL LLLLLLLSL LLLLLL LLLLLLLLS LLLLLLLL LLLLLLL L LLLLLS
LLLLL LLLLLLLLL LLLLLLLLLLLLL LLLLLS LLL LLLL LLLLL LLLLLLLLS
LS LLLLLLLL LLL LLLLLLSL LLLLLLL LL LLLLLLLLLS LLLLLLLLLS
LL L LLLLL LLLLLL LLL LLLLLLLLLLL LLLLLLL LL LLLLLLS C
LL LLLLLLLS
S LLLS L 0S LLLL 0000S

S GGS GGS GGGS 00SS


S LSLLLL CCCLLLLL 0SGGGGS LLLS
JS SS

SS SS SS S SS SS

SS LLLLLLLL LL LLLLL L LLLLL AA A LLLLS 00S


SS SS
SS SS SS SS SS S SS

0S SS SSMSS LLLLS LLLLS G LLLLLL LLLLLLS


*|

:
sterreichische Nationalbibliothek

+Z156552806


w .