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1) origine e sviluppo della geografia umana

a) geografia classica

Nel 1947 Mario Ortolani fu il primo a tenere un corso di geografia umana, conducendo quella divisione su cui
dibattevano diversi geografi, ovvero tra la geografia fisica, che rientra nelle scienze naturali, e che si occupa della
struttura fisica del pianeta; e la geografia umana, che rientra nelle scienze umane e che si occupa di analizzare
l'organizzazione degli spazi terrestri e le espressioni spaziali del rapporto tra societ e ambiente. Studia la distribuzione
degli uomini, dei suoi insediamenti, dei modi di vita e delle forme di organizzazione economica e sociale in relazione
all'ambiente.
La nascita della geografia umana nasce attorno al settecento, nel clima dell'idealismo kantiano; con l'intensificarsi della
ricerca scientifica dell'ottocento e la scoperta scientifica,cio pi approfondita, dei diversi popoli, nasce la geografia
umana.
I primi studiosi a porre le basi della geografia contemporanea furono: von Humboldt, secondo cui il compito dello
scienziato era quello di scoprire le leggi generali che regolano la distribuzione di fenomeni d'ogni genere e a cogliere i
rapporti di interdipendenza di questi;Ritter, che sosteneva la fondazione di una geografia basata sulla storia, ovvero
sulle relazioni che legano l'ambiente alla vita dell'uomo; e Ratzel, che scrive l'opera Antropogeografia in cui studia il
rapporto tra uomo e ambiente, la distribuzione e le migrazioni dei popoli; l'organizzazione economica ecc.
la geografia umana, dunque, nasce in epoca positivistica, a seguito anche delle scoperte di darwin che non danno pi
l'uomo e la natura come qualcosa di immutabile dai tempi della creazione, ma come frutto di una lunga storia.
Nel 1886 Haeckel fonda l'ecologia, cio i rapporti tra l'ambiente e gli esseri viventi.
Questi geografi erano indotti a concentrare le ricerche in modo unidirezionale: studiando gli effetti della natura
sull'uomo, e con le nuove teorie evoluzionistiche ci si apre al determinismo fisico o ambientalismo secondo l'influenza
dell'ambiente non si applica solo a piante e animali ma anche alle societ umane, prodotto dell'adattamento a diverse
condizioni imposte dall'ambiente.
Con lo sviluppo delle correnti neoidealiste, si vanno distinguendo le scienze che studiano i fenomeni naturali da quelle
che studiano lo spirito, la cui caratteristica principale la storicit.
Vidal de la blanche e lo storico febvre chiamano questo nuovo approccio possibilismo; secondo questo non l'ambiente
a determinare il comportamento umano, ma l'uomo a intervenire sul territorio e modificarlo secondo le sue capacit e
interessi. L'uomo diventa fattore geografico perch capace di modificare l'ambiente naturale e con questa nuova
disciplina si ipotizza un rapporto bidirezionale (uomo-ambiente). Questa concezione ha portato allo sviluppo di tre temi
fondamentali di studio: paesaggio (insieme degli elementi caratterizzanti di un territorio), genere di vita (insieme dei
comportamenti umani e modo di organizzarsi), regione (estensione di uno o pi paesaggi complementari).
Il determinismo ratzeliano viene ripreso per la nascita della geopolitik: una dottrina politica che basandosi sui concetti
di razza e spazio vitale tenta di fornire una copertura scinetifica al razzismo e all'imperialismo nazista.

b) rivoluzione quantitativa

Nuove correnti geografiche sono nate nel XX secolo, in particolare negli anni cinquanta e sessanta si sviluppa il
funzionalismo: un metodo positivista che parte dall'esperienza ed esclude ogni problema metafisico, la cui analisi ha per
oggetto le strutture del funzionamento di una regione, da cui si ricavano leggi generali. Per far ci, ci si basa sul
linguaggio universale e oggettivo della matematica. Ci induce ad allargare il proprio campo di indagine non pi solo in
direzione verticale (uomo-ambiente), ma anche in direzione orizzontale, cio tra luoghi e gruppi umani diversi. Si passa
cos dallo studio dei luoghi nella loro differenziazione all'analisi spaziale, cio all'interazione tra le aree. Peter gould
rinomina questo nuovo corso new geography, che si basa sull'introduzione di teorie e modelli matematici, e passa dal
metodo induttivo (esperienza dei particolari-sintesi del generale) a quello deduttivo (dalla teoria generale al particolare).
Si passa cos da una geografia classica idiografica, volta a mettere in luce le originalit dei singoli luoghi per descrivere
l'individualit regionale, a una geografia nomotetica che tende alla generalizzazione e interpretando razionalmente il
territorio alla ricerca di costanti e regolarit. Ha come ausilio la matematica intesa come scienza informatica, usata per
costruire schemi concettuali e statistici. Per questo stata definita rivoluzione quantitativa. Ultimamente si arricchita,
la nuova geografia, della concezione sistemica: un sistema un insieme che funziona come un intero a causa
dell'interdipendenza delle sue parti. Per analizzare sistemi complessi, ci si serve della teoria generale dei sistemi.

2 tendenze recenti

a) geografie radicali

Nel corso degli anni sessanta il mondo scosso da inquietudini sociali e politiche che investono il mondo della scienza;
alcuni geografi reagiscono alla rivoluzione quantitativa rifugiandosi nel soggettivismo e indirizzando la ricerca, in un
momento di critica all'ottimismo scientifico neopositivista, anche verso obiettivi sociali. Queste critiche hanno portato
all nascita delle geografia radicali.
Geografia marxista: nell'urss riguarda l'analisi economica del territorio legata alla necessit della pianificazione
centralizzata al fine di una grande trasformazione del territorio; in occidente, invece, gli studi si concentrano nella
critica del capitalimo e dei suoi riflessi territoriali, in particolare riguardo gli squilibri economici, il terzo mondo e il
modello di sviluppo centro-periferia. Si affrontano temi come la povert, la fame, l'ingiustizia sociale.
La geografia della percezione studia la dimensione psicologica e il recupero dell'esperienza personale in particolare si
studiano gli effetti psicologici e semiotici di eventi atmosferici sull'uomo
geografia umanistica: la conoscenza possibile solo attraverso la propria esperienza e per tanto resta soggettiva. Ogni
separazione tra mondo e idee impossibile e la conoscenza avviene attraverso l'esperienza di vita. In opposizione alla
geografia quantitativa abitata dall'homo oeconomicus, soggetto disumanizzato che risponde meccanicamente agli
stimoli esterni, i geografi umanisti pongono l'uomo essere penante, rivalutando capacit conoscitiva dell'uomo come
l'intuizione personale. Il limite dato dal possibile scadimento nell'egocentrismo.
C' anche una corrente di pensiero geografico che si rif al postmodernismo filosofico, che mette sotto accusa i
fondamenti della scienza e della filosofia tradizionali sostenendo che la realt non esiste ma che frutto di
un'elaborazione mentale, e che pertanto non esistono verit esterne all'attivit mentale.
b) questione ambientale
Pi di recente,con l'aggravarsi dei problemi ambientali (sovrappopolamento, uso di agenti chimici, inquinamento,
industrializzazione, esaurimento delle risorse...), ha preso piede la geografia ecologica, che passano dal volgere la loro
attenzione dalle relazioni tra gruppi umani e ambiente alle strutture che sorgono sul territorio per effetto delle industrie,
delle citt, delle relazioni economiche.

Cap. II cartografia

1 breve storia

a) Evo antico e medio

La civilizzazione [ stata accompagnata dall-essigenza di rappresentare in piano luoghi geografici e toponomastici. Le


carte rispondevano a due funzioni:
-raffigurazione del mondo e posti lontani, in cui riflette il livello di conoscenze geografiche acquisite da una civilt, ed
esprime concezione del mondo elaborata dalla societ
- rappresentazione dellambito di vita quotidiano, in cui si risponde ad esigenze pratiche
Le pi antiche rappresentazioni avvenivano su tavolette dargilla, su di una rappresentata al centro del mondo
mesopotamia e babilonia, su altre comparivano mappe catastali egiziane.
Gli eschimesi utilizzavano tavolette di legno su cui rappresentavano le insenature, mentre i polinesiani costruivano
intrecci con bastoncini e conchiglie.
La civilt dellantica grecia rappresenta un periodo fondamentale per levoluzione della cartografia perch arricchita
da elaborazioni filosofiche, applicazioni matematico-astronomiche e vaggi e scoperte. Gi nel VI sec. A.c. si era giunti
alla sfericit della terra.
I greci concepivano il mondo separato tra europa, asia e africa e presupponevano che le terre emerse fossero circondate
dalloceano. Nelle prime carte (anassimandro di mileto VI sec. E ecateo VI-V) la terra era rappresentata da un cerchio
circondato dalloceano, e le terre emerse erano separate dal mediterraneo.
La necessit di determinare la posizione delle localit rispetto a un sistema prefissato trov soluzione per la prima volta
ad opera di dicearco da messina (fine IV sec.) che disegn una carta in cui compariva un asse di riferimento est-ovest, il
primo parallelo. Eratostene, III sec., perfezion il sistema arricchendolo con rette ortogonali poste a distanze diseguali:
parallelei e meridiani passanti per localit con posizione nota. Queste linee costituivano un vero e proprio reticolo
geografico di riferimento.
In epoca romana il sapere geografico e cartografico rispose a esigenze militari, commerciali e amministrative. Un
esempio sono gli itineraria picta: carte stradali come mostra la tabula peutingeriana (dal nome di corrado peutinger che
la studi agli inizi del 500) in cui il disegno delle terre e dei mari era fortemente stirato in senso est-ovest e il disegno
dei mari era minimo
La figura dominante in questo periodo era claudio tolomeo (II sec. D.c.) considerato il pi grande cartografo
dellantichit che elabor una raccolta di carte del mondo allora noto e di un planisfero che reca ai margini paralleli e
meridiani e indica il reticolato geografico. Le carte tolematiche erano molto pi particolareggiate pur presentando errori
come loceano indiano chiuso dalloceania (convinzione che dur fino ai viaggi di cook).

b) carte nautiche e nascita della cartografia scientifica

Nel mondo medievale la cartografia segu il declino della cultura romana e riprese solo pi tardi ad opera di attivit di
monastero. Prima del trecento le carte si trovavano in codici di opere latine o teologiche e religiose e servivano a dare
una rappresentazione il pi possibile aderente alle sacre scritture: raffiguravano il mondo su carte dette della T in O: si
pensava che dio usando lalfabeto latino avesse modellato i continenti in modo tale da formare le lettere T(errarum) data
dal mediterraneo in verticale e dal fiume tanai,mar rosso,nero ed egeo in orizzantale e O(rbis) loceano. Erano costruite
ponendo lest in alto
Dopo il trecento comparvero in italia le carte nautiche, disegnate su pergamena riproducevano una linea di costa con i
nomi di porti, approdi e punti caratteristici. Per favorire luso della bussola presentavano la rosa dei venti.
Nel XIV secolo la riscoperta della cartografia tolemaica diede un assetto matematico e scientifico tramite lutilizzo di
un reticolato geografico.
Lepoca delle grandi scoperte gett le basi per la cartografia moderna: nel cinquecento si effettuarono rilevamenti
topografici regolari per incarico di autorit pubbliche. Il Mercatore, per primo, concep la realizzazione delle carte di
tutto il mondo raccolte in un atlante. Costru un planisfero nel 1569 in base a una nuova proiezione che porta il suo
nome.
Determinazioni astronomiche e coordinate geografiche diedero vita nel settecento alla cartografia geodetica, che si
svilupp ancora di pi nellottocento. Nel 900 si innovata con lutilizzo di rilevamenti tramite metodo
aerofotogrammetrico (foto da aereo) e telerilevamento (satellite) e lo sviluppo della cartografia tematica

2 le carte geografiche

a) Definizione e scala

La carta geografica una rappresentazione grafica della superfiscie terrestre in piano:


ridotta rispetto alla realt
approssimata: per limpossibilit di rappresentare su un piano una superficie curva senza deformazioni
simbolica: in quanto usa segni convenzionali
la riduzione avviene mantenendo le proporzioni. Il rapporto tra la distanza sulla carta e la corrispondente sulla
superficie terrestre epresso dalla scala numerica, frazione che ha per numeratore 1 e denominatore il numero che
indica di quante volte le lunchezze reali sono state ridotte (1:100.000 uno a centomila, 1cm=100.000cm) pu essere
sostituite o corroborata dalla presenza di un segmento graduato che esprime graficamente il rapporto tra le due
grandezze.
Tanto pi grande il denominatore, tanto pi esteso il territorio rappresentato (scala piccola o piccolissima)
In base alla scale vengono classificate in:
piante e mappe: 1:10.000 (grandissima scala) rappresentano citt(piante) o aree rurali (mappe) riportando anche dettagli
pi piccoli.
Carte topografiche: 1.10.000-200.000 (a grande scala) rappresentano in modo particolareggiato aree ridotte. Usate da
Istituto Geografico Militare
Carte corografiche o regionale: 1.200.00-1.000.000 (a media scala) rappresentano superficie di una regione o di uno
stato non grande
Carte generali < 1:1.000.000 (a piccola scala) rappresentano vaste superfici come uno stato di grandi dimensioni o un
continente, tipiche degli atlanti.
Mappamondi o planisferi <1:30.000.000 (a piccolissima scala) rappresentano tutta la superficie terrestre

B) le proiezioni geografiche

Il modo pi esatto di rappresentare in scala la superficie terrestre quello di utilizzare un globo, che tuttavia presenta
dimensioni limitate e perci viene spesso sostituito da carte geografiche.
Il trasferimento si compie secondo regole geometriche dette proiezioni geografiche. Nessuna proiezione priva di
deformazioni (massime nelle scale pi piccole), pertanto la scelta della proiezione legata alla scala e alle finalit della
carta.
Le proiezioni vengono classificate in base alle loro qualit, ovvero quelle che mantengono immutate sulla carta:
equivalenti: il reticolo mantiene le superfici sulla carta proporzionali alla realt
equidistanti: il reticolo rappresentato in modo tale da mantenere le distanze sulla carta in proporzione a quelle reali
isogone/conformi: paralleli e meridiani sono tracciati in modo da mantenere inalterati gli angoli, privilegiate per la
navigazione
le proiezioni vere avvengono tramite norme geometriche e matematiche trasportando il reticolo geografico sopra una
superficie piana tangente o secante il globo, seguendo un principio geometrico definito. Si distinguono tra proiezioni:
-di sviluppo: si basano sulla proiezione della superficie su di un solito tangente o secante alla sfera, che viene poi
sviluppata su un piano senza subire altre deformazioni
-cilindriche: si avviluppa la sfera con un cilindro tangente allequatore e si proiettano i meridiani e paralleli
sulla superficie interna del cilindro. Si ottiene cos un piano rettangolare nel quale rappresentata tutta la terra. Paralleli
e meridiani sono ortogonali. La proiezione di mercatore ha la caratteristica di mantenere i meridiani paralleli ed
equidistanti. Per ovviare alle deformazioni i paralleli vengono via via distanziati creando leffetto di rappresentare
alcuni territori in modo pi grande della realt. Il vantaggio dato dallisogonia che permette di tracciare traiettorie che
le navi possono percorrere mantenendo costante langolo di rotta. Si ha cos una linea retta detta linea lossodromica,
linea che taglia i meridiani sempre con lo stesso angolo.
-coniche: la superficie sviluppata sul piano della superficie laterale di un cono retto tangente alla sfera
secondo un determinato parallelo, in tal modo i paralleli sono archi di circonferenza concentrici e i meridiani sono
convergenti al polo. Si pu rappresentare un solo emisfero alla volta.
-prospettiche: sviluppano la superficie terrestre su di un piano e si distinguono per il punto di tangenza tra la superficie
sferica e il piano di proiezione (si distinguono tra equatoriali, polari o oblique) e il punto di origine della proiezione che
pu essere al centro della terra (centrografica), allinfinito (ortografica) o in un qualunque punto della superficie
(stereografica)
-convenzionali: derivano dalle vere senza seguire principi geometrici ma ricorrendo ad artifici per ottenere determianti
scopi. Sono le pi diffuse oggi.

c) simboli cartografici

la carta una rappresentazione simbolica perch utilizza segni grafici convenzionali con valore semantico prestabilito
per rappresentare oggetti e fenomeni. I simboli utilizzati sono quelli che possono evocare gli aspetti reali degli oggetti o
fenomeni rappresentanti.
Per rappresentare la struttura plastica del territorio, e quindi i rilievi, fino al settecento si ricorreva a figure
semplicistiche e generiche (mucchio di talpa), dopo inizia a comparire il tratteggio, tracciato lungo la linea di massima
pendenza e con uno spessore del tratto direttamente proporzionale allintensit della pendenza, illuminato dallalto
(zenitale) o obliquo.
Oggi luso applicato quello delle isoipse, pi preciso e scientificamente corretto; un sistema che richeide la
conoscenza dellesatta quota altimetrica di un gran numero di punti. Le curve si ottengono dalla proiezione sulla carta
delle linee di intersezione tra il rilievo e una serie di piani orizzontali che si immagino attraversare il rilievo ad altezze
prestabilite. La distanza tra le curve di livello costante (equidistanza). Le isoipse risultatno pi o meno avvicinate a
seconda della ripidit del pendio. Nelle carte a grande scala pi particolareggiato, in quelle a piccola scala si associa
alle curve di livello luso di tinte altimetriche (ipsometriche) che evidenziano con colori diversi fasce altimetriche varie
delimitate dalle isoipse. Verde per le pianeggianti e ocra o marrino pi intensi per le pi alte.

D) il reticolo geografico

Il reticolo geografico risponde alla necessit di determinare la posizione di un punto sulla superficie terrestre. da pochi
secoli stato adottato un sistema internazionale che determina la posizione di un punto in relazione a un sistema di
coordinate cartesiane adattato alla forma sferica della terra, costruito su due assi fondamentali: lasse di rotazione della
terra, passante per i poli, e lequatore (intersezione del piano perpendicolare allasse terrestre passante per il centro del
pianeta)
I paralleli sono linee immaginarie sulla superficie terrestre parallele allequatore determinate dallintersezione tra i piani
perpendicolari allasse terrestre e la superficie del pianeta. Sono di minore lunghezza allontanandosi dallequatore.
I meridiani sono cerchi immaginari che passano per i poli, perpendicolari allequatore e tutti uguali tra loro. Ciascun
meridiano un semicerchio che d luogo a linee di direzione nord-sud. Sono tutti uguali e numerati a partire dal
meridiano passante per greenwich.
Il reticolato permette di assegnare a ciascun punto le corrispettive coordinate geografiche, coordinate angolari espresse
in gradi,primi e secondi:
latitudine: distanza angolare di un punto dallequatore misurata lungo larco di un meridiano passante per il punto dato
(basta misurare laltezza della stella polare rispetto allorizzonte)
longitudine: distanza angolare di un punto dal meridiano fondamentale misurata lungo larco di parallelo passante per il
punto stesso. (per misurarla si ricorre alla conversione della differenza dellora del mezzogiorno locale da quello del
meridiano fondamentale)

3. rappresentazioni cartografiche

a)carta topografica

la carta topografica fu avviata dopo lunit per opera dellIGM di firenze, che ha rappresentato lintero territorio in scala
1:100.000 suddividendo litalia in 278 fogli, ciascuno dei quali suddiviso in 4 quadranti a scala 1:50.000 ciascuno dei
quali suddiviso in 4 tavolette a scala 1:25.000. per rappresentare gli oggetti geografici si utilizzano segni convenzionali
esplicati da una legenda posta ai margini. Ultimamente si realizzata una rappresentazione del territorio in scala
1:50.000 utilizzando policromia a 6 colori per i rilievi, aerofotogrammetria.

B) foto aeree e telerilevamento

Con la prima guerra mondiale si inizia ad applicare la aerofotogrammetria: compilazione di carte mediante
interpretazione di fotografie scattate dal cielo, misurando le distanze e le altezze dei punti contenuti in ogni triangolo in
cui era suddiviso il territorio e trasportando su carta gli oggetti tramite simboli. Le immagini oggi scattate sono
sottoposte al processo di restituzione. Con opportuni procedimenti si desumono informazioni circa luso del suolo, lo
stato di vegetazione o esistenza di antiche strutture.
Dopo la seconda guerra mondiale si anche ricorso al telerilevamente mediante satelliti artificiali, posti in orbita in
sincronizzazione con il movimento di rotazione in modo da avere illuminazione uniforme, fotografano con sensori
dotati di raggi x, gamma e di rilevamento notturno. Sono utilizzati per scopi militari e civili di catalogazione delle
risorse.

c)le carte geografiche obiettive

Le carte geografiche incorporano assunti e convenzioni propri della societ e degli individui che le hanno prodotte.
Ogni carta in qualche modo soggettiva: ha la pretesa di rappresentare in modo oggettivo un mondo che pu mostrare
solo soggettivamente. Ogni carta, infatti, pone al centro la propria figura, rispecchiando la visione del mondo di ogni
popolo. Ultimamente si sono sviluppate le proiezioni di:
Peters, che nasce in reazione ai limiti della proiezione di mercatore, la quale poneva l'europa al centro e le terre
dell'emisfero nord pi grandi di quelle poste a sud, crea una proiezione di un planisfero che fedele alle superfici,
assegnando ad ogni paese l'esatta dimensione e collocazione. Voleva in questo modo superare le ideologie e promuovere
un atteggiamento di solidariet internazionale e di uguaglianza delle nazioni. La sua proiezione stata profondamente
criticata dalla scienza cartografica ufficiale.
Robinson, invece, ha realizzato una proiezione ortofana, cio che non rispetta nessuna regola della carrtografia ufficiale
ma un compromesso equidistante tra equivalenza, equidistanza e isogonia: non favorisce e non penalizza nessuna zona
in particolare.

d) carte tematiche

Le carte di base privilegiano gli elementi pi stabili e costanti del territorio (orografia, idrografia, confini, centri abitati);
le carte tematiche rappresentano solo uno o alcuni fenomeni specifici (es.: precipitazioni, densit di popolazione,
tassi...) esse permettono una percezione immediata dei fenomani, della loro intensit e distribuzione. Si dividono in:
-qualitative: viene rappresentata una qualit del fenomeno non numerica (distribuzione di lingue, tipi di
agricoltura, forme di uso del suolo). Le areale sono indicate tracciando la linea limite dell'area e utilizzando colori e
mescidandoli con linee per rappresentare intersezioni di fenomeni
-quantitative: viene rappresentata la distribuzione di una variabile quantitativa, assoluta o relativa e cmq di un
dato numerico. Per indicare fenomeni che hanno una distribuzione per punti (es. distribuzione centri abitati) si ricorre
all'uso di di punti come segni cartografici, cogliendo cos l'ordine di grandezza del fenomeno in assoluto o in relativo
rispetto ai fenomeni vicini. Un altro metodo il cartogramma a mosaico, utilizzano soprattutto quando i dati si
riferiscono ad unit amministrative. costituito da carta di fondo che riporta confini amministrativi e a ciascuna unit
attribuito un colore o un tratteggio. Si addice a rappresentare le classi di ampiezza di un fenomeno. Si ricorre, anche al
tratto di isolinee: linee che uniscono punti in cui si ha lo stesso valore del fenomeno preso in considerazione (isoipse:
punti a stessa altitudine; isobate: punti alla stessa profondit; isoterme: temperatura; isobare: pressione; isoiete:
precipitazione)

e) diagrammi e istogrammi

per rappresentare le variazioni di un fenomeno nel tempo il metodo pi semplice il diagramma cartesiano in ci viene
riportato sull'asse delle ascisse il tempo e su quello delle ordinate l'intensit del fenomeno preso in considerazione. Il
diagramma risulta una linea spezzata formata da segmenti a diversa inclinazione direttamente proporzionale
all'incremento.
Allo stesso scopo si usano gli istogrammi a colonne: colonnine di uguale larghezza e di altezza proporzionale ai valori
da rappresentare. Un tipo particolare di istogramma quello delle piramidi delle et utilizzate per rappresentare la
struttura della popolazione per seso ed et.
Gli aerogrammi possono avere forme diverse, generalmente piane, la cui superficie proporzionale all'intensit del
fenomeno nei vari luoghi, un tipo particolare il diagramma circolare la cui superfice proporzionale al dato
complessivo da rappresentare suddivase poi in settori circolari di ampiezza angolare proporzionale alle componenti.

4 calcoli statistici

a) dinamica dei fenomeni geografici

nello studio dei fenomeni geografici entrano in gioco due dati: il numero e il tempo intercorso tra due rilevamenti.

-l'incremento l'aumento o la diminuzione in rapporto al dato iniziale, calcolato come percentuale:

incremento percentuale: (pt-p0)x100/p0


(pt= valore rilevato all'inizio del periodo; p0=rilevato alla fine, t=durata del periodo espresso in anni e frazioni di anno)
se si divide il tasso di incremento per il numero di anni del periodo si ottiene l'inremento medio annuo.

b) rapporti statistici
un rapporto statistico una frazione al cui numeratore sta la misura di un fenomeno e al denominatore la misura di un
altro fenomeno legato al primo da nesso logico. Il risultato viene moltiplicato per mille. I pi noti sono relativi ai
movimenti demografici.
Gli indici si ottengono di anno in anno facendo il rapporto tra i dati assoluti e la base statistica cui si riferiscono
(popolazione)
indice di natalit (n): nati x 1000/popolazione
mortalit (m): morti x 1000/popolazione
immigrazione (i) Immigrati x 1000/popolazione
emigrazione (e): emigrati x 1000/popolazione
incremento naturale (n-m): (nati-morti) x 1000/popolazione (negativo se natalit < mortalit)
incremento migratori: (i-e): (immigrati-emigrati) x 1000/popolazione (negativo se immigrazione < emigrazione)
indice di incremento annuo: somma algebrica di indice di incremento naturale e di indice migratorio
l'indice di vecchiaia: percentuale di persone sopra i 60 ripetto a quelli sotto i 15; di attivit: percentuale popolazione
attiva su totale popolazione; dipendenza: percentuale della popolazione in et non attiva e la popolazione in et attiva
(da 15 a 65). la popolazione attiva ripartita nei tre settori viene espressa nel rapporto percentuale tra gli addetti a un
certo settore e la popolazione attiva

Capitolo III natura e uomo


1 sistemi naturali

a) rapporto natura-uomo

il punto di vista della cultura occidentale quello di vedere la societ opposta e superiore alla natura. Tale visione risale
al mondo classico e cristiano: socrate sosteneva che il mondo fosse a beneficio dell'uomo, la bibbia parla di uomo come
dominatore della natura. Con l'avvento della filosofia meccanicistica di cartesio, sostenuta da newton, si svilupp l'idea
della scienza come strumento di conoscenza e dominio del mondo; confermata anche dalle tesi di bacone: scienza donde
previsione; previsione donde azione. Se l'evoluzionismo darwiniano min l'antropocentrismo, spencer lo rilesse in
chiave di sopravvivenza del pi adatto e sottolineando l'importanza dell'uomo sulla natura. Kant sostenne che l'uomo
signore della natura poich l'unico animale dotato di ragione.
Un principale componente della cultura occidentale, poi, l'idea di progresso, nata con smith, che la faceva coincidere
con la produzione di ricchezza materiale, basandosi sulla presunta inesauribilit delle risorse; in realt malthus per
primo intravide i limiti della crescita economica dovuti ai vincoli dell'ambiente: pi aumentava la popolazione, pi
avrebbe superato i mezzi disponibili determinando un diffuso stato di miseria.

b) approccio ecologico

L'oggetto di studio della geografia classica stato il rapporto tra societ e ambiente. Per ambiente s'intende l'insieme
delle condizioni che circondano l'essere umano: il risultato della interconnessione di fatti fisici, naturali, biologici e
artificiali. L'ambiente naturale l'insieme delle condizioni naturali che caratterizzano un certo spazio, e i cui elementi si
dividono tra mondo abiotico, che comprende litosfera (roccia che forma superficie terrestre);idrosfera (insieme delle
acque emerse) e l'atmosfera (involucro di aria che circonda la terra); e mondo biotico, che comprende la biosfera,
ovvero l'insieme degli esseri viventi. Ognuno di questi elementi agisce con altri e con l'uomo il quale li modifica sia
direttamente che indirettamente. Nello studio dell'ambiente, un ruolo importante rivestito dall'ecologia. La critica pi
nota fu quella de i limiti dello sviluppo promossa dal club di roma e realizzata dal MIT in cui, attraverso un approccio
sistemico, misero in luce come il sovrappopolamento e le interconnessioni tra le variabili ambientali porteranno alla fine
del XXI secolo ad un collasso economico, demografico ed ecologico.

c) concetti ecologici
L'insieme delle relazioni e dei legami tra comunit viventi ed elementi inerti nell'ambiente costituisce il sistema
ecologico o ecosistema: luogo biologicamente uniforme con caratteristiche uniformi dalle differenti dimensioni. Le
interconnessioni che legano i componenti dell'ecosistema sono gli scambi di materia ed energia come i grandi cicli
biogeochimici (catene alimentari, fotosintesi, ciclo dell'acqua). Si possono individuare all'interno del sistema i
produttori (vegetali): trasformano energia luminosa in energia chimica tramite fotosintesi; consumatori: animali che si
nutrono di altri organismi viventi o di sostanze organiche performate, questi si dividono tra primari, che si nutrono di
vegetali, e secondari, che si nutrono di animali erbivori; decompositori sono organismi che decompongono le spoglie,
cascami e deiezioni permettendo il riciclaggio degli elementi chimici. Ad ogni passaggio da un livello trofico all'altro si
va perdendo sempre pi energia, poich trasformata in calore e movimento.

2 gli squilibri ambientali

a) lo stato di salute della terra

Il deterioramento dell'ambiente e l'esaurimento delle risorse dovuto alle attivit umane al giorno d'oggi al centro di un
attuale dibattito sulle condizioni di salute del mondo. L'uomo ha da sempre modificato i paesaggi naturali, ma se fino
alla rivoluzione industriale l'uomo poteva essere considerato in equilibrio con la biosfera, ora non lo pi a seguito
degli effetti della rivoluzione industriale e del sempre pi crescente incremento demografico. I mutamenti oggi imposti
dall'uomo sono sempre pi rapidi e meno compatibili con il riequilibrio ambientale, tanto pi che sono cambiamenti
globali e non pi locali. Sotto la spinta del progresso inarrestabile e della fiducia nelle risorse della tecnologia, l'uomo
ha finito per mettere a repentaglio i processi fisici e biologici che regolano l'equilibrio del pianeta.

b)inquinamento dell'aria

L'atmosfera terrestre non mai stata immutabile, e negli ultimi due secoli la composizione dell'atmosfera, gi di per s
variabile, mutata pi velocemente che in precedenza e sono dovuti non alla diminuzione degli elementi principali, ma
all'aumento degli elementi minori come anidride carbonica, monossido di carbonio, metano, ozono, e i
clorofluorocarburi. I principali responsabili dell'inquinamento delle aree urbane sono il riscaldamento domestico e i
veicoli. Per eliminare i problemi dovuti allo smog fotochimico, cio alla presenza di sostanze velenose nella bassa
atmosfera per effetto dell'azione catalitica del sole, si pu ricorrere all'utilizzo di combustibili alternativi e rinnovabili;
all'eliminazione del piombo addizionato alle benzine, all'utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette.
Negli anni settanta si affermato anche il fenomeno delle piogge acide: esse sono dovute alle interazioni tra ossidi di
azoto e anidride solforosa nell'atmosfera che, per varie reazioni, formano sostanze acide che si immettono nel ciclo
dell'acqua dando luogo a piogge acide che arrecano danni a molti ecosistemi e danni alle foreste.
L'ozono un gas (O3) che si forma nell'atmosfera ad una certa altitudine per aggregazione delle molecole di ossigeno
ed fondamentale per la vita sulla terra. Nel 1985 alcuni scienziati scoprirono un buco nell'antartide di dimensioni
enormi, dovuto all'utilizzo di clorofluorocarburi, elementi presenti nei solventi, negli apparecchi di riscaldamento e
refrigerazione, che, essendo innocui per gli esseri viventi e inerti, quando salgono nell'atmosfera a contatto con le
radiazioni luminose pi intense, si scindono liberando molecole di cloro che vanno poi a catalizzare le molecole di
ossigeno impedendo la formazione dell'ozono. Con la progressiva eliminazione di CFC dal mercato, nel 2002 si
potuto constatare una inversione di tendenza.

c) il clima che cambia

Le emissioni gassose contribuiscono a creare la minaccia di un rapido riscaldamento del pianeta, o effetto serra:
l'anidride carbonica e altri gas serra sono trasparenti alla luce del sole ma intrappolano il calore assorbendo le radiazioni
infrarosse emesse dalla terra pi efficacemente. L'aumento di anidride carbonica dovuto all'uso di combustibili fossili
e alla deforestazione praticata mediante incendio, mentre il metano aumenta per perdite durante l'estrazione. Il
riscaldamento conseguente potrebbe provocare lo scioglimento dei ghiacciai e un aumento del livello del mare, con la
conseguenza che 5 mln di kmq di terre verrebbero sommerse. Avrebbero, inoltre, ripercussioni economiche e politiche
gravissime, al solo pensiero di dover fortificare le difese e gli argini. Nel 1997 si svolta a kyoto una onferenza nel
quale si era concordato un protocollo di impegni, recepito nella conferenza di buenos aires del 1998, in cui stata
firmata una convenzione che impegnava i paesi industrializzati a ridurre del 5% rispetto ai livelli del 90 l'emissione di
gas serra. Tuttavia, tale impegno non sufficiente a risolvere il problema.

d) inquinamento delle acque

L'inquinamento delle acque una conseguenza diretta dell'accrescimento della popolazione mondiale, dell'aumento
della concentrazione urbana della produzione industriale.
-inquinamento acque interne: Attraverso gli scarichi fognari l'acqua riceve sostanze inquinanti che vanno dalle deiezioni
umane a sostanze nocive utilizzate in industrie e laboratori. Non solo le sostanze in s sono dannose, ma molto spesso le
quantit sproporzionate al volume dei corpi idrici riceventi, come nel caso dei rifiuti umani, che non riescono a
garantire l'azione biodegradatrice. Per il disinquinamento della acque vengono utilizzati impianti di depurazione che
tuttavia non riescono a garantire la totale eliminazione del prodotto di scarto. Gli oceani svolgono un ruolo
fondamentale nell'equilibrio del pianeta, in particolare in esso presente il fitoplacton, produttore di ossigeno. Una delle
principali fonti di inquinamento dei mari sono gli idrocarburi, che impediscono gli scambi di ossigeno e non permettono
la formazione di placton.

e) veleni e rifiuti

In un ecosistema naturale i cicli biogenochimico sono di tipo circolare e non producono sprechi. Nelle societ umane il
modello delle attivit industriali lineare e consiste nell'assorbimento di materie prime e nella loro trasformazione in
prodotti di consumo e in scarti da eliminare. La produzione dei rifiuti delle societ umane tanto abbondante e
concentrata da non permettere ai sistemi naturali di neutralizzarli, e lo smaltimento pu avvenire solo tramite discariche,
che sono il metodo pi utilizzato nel mondo. Questo metodo, tuttavia, deve essere soggetto a continuo controllo poich
pu causare l'inquinamento di falde acquifere. Un altro metodo, pi sicuro e per evitare lo smaltimento di rifiuti tossici
in discariche selvagge, quello dell'incenerimento ad alta temperatura, che tuttavia produce elementi come la diossina,
dai pericolosissimi effetti sull'uomo. Non esistono norme internazionali per il controllo dei movimenti di rifiuti tossici,
che il pi delle volte vengono stipati nei paesi del sud del mondo in cambio di compensi economici. I rifiuti e le scorie
radioattive rappresentano, ovviamente, il problema maggiore, poich dovrebbero essere conservate in contenitori
ermetici per migliaia di anni.
Una corretta politica di gestione dei rifiuti si fonda sul riciclaggio dei materiali che implica il risparmio di molte risorse
e di molta energia necessaria alla produzione, oltre ad un abbassamento dei costi. Un'altra corretta abitudine quelle del
riutilizzo in controtendenza a quella dell'usa e getta.
Un altro pericolo per l'ambiente dato dall'utilizzo di sostanze chimiche in agricoltura. I prodotti chimici, destinati alla
lotta contro gli animali e vegetali considerati nocivi, entrano nel ciclo dell'acqua con uno spaventoso eco: inquinamento
del pesce, degli uccelli, degli invertebrati.
Tra i pi pericolosi c' la diossina, un diserbante ad alto potere cancerogeno e ad alto potere inquinante.
Anche l'uso di fertilizzanti di sintesi in modo massiccio ha provocato l'erosione del suolo e l'infertilit di questo, mentre
le deiezioni animali un tempo usate come fertilizzante, vengono riversate nelle acque andando ad aumentare
l'inquinamento.
Un'alternativa data dall'agricoltura biologica che riprende le vecchie tecniche agronomiche come la rotazione delle
coltivazioni e limita di molto l'uso di agenti chimici integrandoli con la lotta biologica, ovvero l'utilizzo di insetti
predatori di quelli che si vogliono combattere.

f) desertificazione ed erosione dei suoli

In molte parti del mondo i terreni agricoli sono minacciati da tipi di degrado come la desertificazione, l'erosione, la
salinizzazione.
La desertificazione indica un processo che porta alla scomparsa della vegetazione originaria e all'inaridimento del
suolo; le cause sono spesso dovute alla distruzione dei cespugli e degli alberi, all'eccessivo sfruttameto dei pascoli e alla
pressione delle attivit agricole. L'utilizzazione delle tecniche di irrigazione ha consentito la trasformazione di regioni
agricole; spesso accade, per, che nelle zone aride ci sia il rischio della salinizzazione dei suoli, dovuta all'evaporazione
superficiale delle acque che lascia sali tossici per le piante. Caso emblematico quello del lago di aral che, sfruttato per
l'irrigazione, ha subito un abbassamento del livello dell'acqua pari al 40% con una conseguente triplicazione del livello
di salinit, causando la morte di tutta la fauna ittica.

g) distruzione delle foreste

Le foreste hanno un ruolo fondamentale nella stabilit idrogeologica, poich limitano gli alluvioni e favoriscono
l'assorbimento dell'acqua da parte del terreno; garantiscono il ricambio di ossigeno nell'atmosfera e limitano l'anidride
carbonica. Con la distruzione delle foreste vi un aumento incredibile di anidride carbonica, dovuto proprio
all'eliminazione degli elementi fotosintetici in grado di contenerla, e dal rilascio conseguente all'utilizzo del fuoco. Le
foreste pi colpite sono quelle tropicali. La foresta pluviale viene distrutta per ottenere legna come combustibile; per
creare nuovi spazi all'agricoltura, ma soprattutto per lo sfruttamento delle multinazionali alimentari, minerarie e del
legname per sfruttare le risorse forestali e minerarie e per guadagnare spazio agricolo o d'allevamento.
L'accresciuta domanda di carne negli stati uniti ha incoraggiato i proprietari agricoli e le multinazionali a convertire le
foreste tropicali in zone di allevamento bovino (hamburger connection). I terreni disboscati si isteriliscono a causa del
pascolo intensivo.
La distruzione delle foreste pluviali implica la distruzione della variet e della ricchezza di forme di vit del mondo, con
la privazione dell'umanit di innumerevoli fonti potenziali preziosissime di risorse.

h) perdit della biodiversit

Con biodiversit s'intende la variet di esseri viventi esistenti in natura.


La diversit:
-genetica: informazione contenuta nei geni
-delle specie: numero di specie di organismi
-degli ecosistemi: variet di habitat
non ancora noto il numero preciso di specie esistenti, circa 1,8 milioni.
Dalla comparsa dell'uomo molte specie si sono estinte e molte sono a rischio a causa di:
-caccia (per utilit o per eliminare animali ritenuti dannosi o pericolosi)
-modificazione degli ecosistemi (disboscamento, prosciugamento)
-introduzione di piante o animali esotici in un nuovo habitat, con l'alterazione dell'equilibro ecosistemico e numerosi
danni e specie estinte, come accadde in australia con l'introduzione dei conigli.
Recentemente sta aumentando il numero di specie estinte, e rientra nell'ordine delle migliaia. La diversit biologica
molto importante sia per ragioni morali che economiche: giusto che gli ambienti naturali abbiano valore in quanto tali
e rappresentano una potenziale fonte di ricchezza, ad esempio da piante e animali che si ricavano molti farmaci,
oppure alcune piante che sopportano i terreni salini potrebbero essere utilizzate in agricoltura nei terreni salinizzati.
Inoltre la biodiversit una fonte di ricchezza perch oggetto del turismo ecologico.
i)conservazione della natura

L'idea di conservare la natura ha radici lontane, i romani avevano boschi sacri e molti sovrani nel medioevo
conservavano vasti territori come riserve venatorie e parchi.
La filosofia della conservazione della natura maturata alla fine dell'ottocento per opera dei naturalisti e uomini di
cultura che si fecero promotori della necessit di preservare la natura dalla distruzione attraverso l'istituzione di zone
protette. La prima forma di conservazione su vasta scala data dal parco dello yellowstone nel 1872 in america.
Gli scopi che oggi ispirano i parchi nazioneli sono:
-finalit scientifiche e di conservazione
-finalit ricreative ed educative
-finalit turistiche ed economiche.

3 sviluppo sostenibile

a)nuovo paradigma: sviluppo sostenibile

Nuovi modelli di sviluppo economico che siano compatibili con gli equilibri ambientali hanno trovato il paradigma
nello sviluppo sostenibile, concetto sviluppatosi nel corso di conferenze organizzate dall'onu sui problemi ambientali e
all'interno del progetto Man and Biosphere dell'unesco.
La prima conferenza internazionale al riguardo risale al 1972 a stoccolma Man and his Environment. Importante
documento our common future, del 1987, o rapporto brundtland, in cui lo sviluppo sostenibile indicato come uno
sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare i
propri. Esso ha indicato tre ostacoli principali dal conseguimento dello sviluppo compatibile con la difesa dell'ambiente:
-dipendenza da combustibili fossili, responsabili di squilibri economici tra nord e sud del mondo e di inquinamento
-sovrappopolazione dei paesi del terzo mondo, col rischio di diventare incompatibile con le capacit produttive
dell'ecosistema
-inadeguatezza del quadro istituzionale: non esistono enti sovranazionali dotati di potere necessario a coordinare scelte a
livello globale per conseguire lo sviluppo veramente sostenibile.
Nel 1992 lo sviluppo sostenibile stato legittimato nel summit della terra tenutosi a rio de janeiro in cui si approvata
l'agenda 21, che rappresenta le linee guida di sviluppo a livello globale, nazionale e regionale per il XXI secolo.
Nel 2002 a johannesburg si svolto rio +10 un vertice mondiale in cui emerso che i problemi ambientali derivano dal
sottosviluppo.

b) principi dello sviluppo sostenibile

Nell'economia classica il concetto di sviluppo legato alla crescita quantitativa di produzione e consumo delle
merci,mentre con lo sviluppo sostenibile si distinta la crescita, puramente quantitativa, dallo sviluppo, che un
miglioramento della qualit della vita, i cui obiettivi principali sono:
-integrit dell'ecosistema: conservazione della biodiversit, degli aspetti estetici e culturali che definiscono la qualit
ambientale, corretto utilizzo delle risorse naturali rinnovabili, conservazione della capacit dell'ambiente di assorbire i
rifiuti e l'inquinamento e assicurare i processi biologici.
-efficienza dell'economia: all'economia classica che vede la produttivit maggiore nel maggiore divario tra costi e
ricavati, si sostituisce l'efficienza, tanto pi alta quanto pi ridotto l'uso di risorse non rinnovabili e pi intenso l'uso
di quelle rinnovabili: l'ambiente e la qualit della vita non sono pi elementi esterni ma endogeni al sistema
-equit sociale (intragenerazionale) intesa come uguale diritto di tutti i popoli della terra di partecipare allo svilupppo
-equit tra le generazioni (intergenerazionale): la tendenza alla massimizzazione del benessere presente deve lasciare
sufficienti opportunit per il benessere delle generazioni future.
Per sostenibilit debole si ritiene che una societ non risulti decrescente l'insieme della ricchezza materiale basata sugli
stock aggregati di capitale naturale e di capitale prodotto dall'uomo: ovvero si presuppone che la perdita di un elemento
naturale possa essere sostituito da uno artificiale
la sostenibilit forte richiede che vengano mantenuti costanti gli stock di capitale naturale, indipendentemente da quello
prodotto dall'uomo, con l'imperativo di lasciare alle generazioni future lo stesso stock di capitale naturale. Infatti, ogni
decisione di sostituire il capitale naturale con quello manufatto irreversibile. La sostenibilit forte possibile a patto
che vengano rispettate tre regole importanti:
-tasso di utilizzo di risorse rinnovabili non superiore al tasso di naturale rigenerazione
-tasso di utilizzo di risorse non rinnovabili compatibile con la loro sostituzione
-flusso dei rifiuti al di sotto della capacit di assimilazione
per questo il rapporto brundtland sottolinea come l'economia mondiale totalmente legata all'ecologia, e denuncia come
le istituzioni sono rimaste indipendenti: quelle che governano l'economia sono separate da quelle che governano
l'ambiente.

Capitolo IV popolazione
1ineguale distribuzione degli uomini

a) grandi linee del popolamento della terra

I 6 miiardi e 200 milioni di abitanti della terra sono concentrati per il 90% nell'emisfero boreale, mentre il restante 10
abita quello australe. Le grandi masse di uomini si trovano nella zona temperata e subtropicale. Una misura
dell'intensit della presenza di uomini data dalla densit di popolazione, cio il rapporto tra il numero di abitanti e la
superficie da essi occupata espressa in ab/kmq. Si registrano grandi discrepanze tra le diverse regioni geografiche,
suddivise in:
aree ad alta densit (pi di 100 ab/kmq), densamente popolate (50-100), a mediocre intensit (10-50) a bassa densit (1-
10) a bassissima densit (>1) aree anecumeniche, prive di abitanti.

b) aree ad alta densit

Esistono sette zone ad alta densit:


1) zona cinese (province orientali della cina, manciuria, taiwan e giappone) dovuta all'antichit del popolamento e
alle favorevoli condizioni naturali (piogge monsoniche, terreno fertile, irrigazione favorita da presenza fiumi)
si pratica agricoltura intensiva, principalmente di riso, pesce e maiale. Il pesce soprattutto consumato in
giappone a causa della ridotta superficie coltivabile. Si avuto anche un intenso sviluppo industriale
ultimamente.
2) Zona indiana (dall'indo al gange al bengala e sri lanka) il popolamento favorito sia dalle abbondanti piogge
monsoniche estive che dalla fertilit del suolo, oltre ai numerosi fiumi. La base alimentare il riso, seguito da
frumento e miglio.
3) Zona dell'europa centro-occidentale (dall'atlantico al mediterraneo) comprende: gran bretagna (industria nata
da bacini carboniferi e commercio), francia e belgio (industria siderurgica e del carbone)olanda (attivit
manufatturiera e industriale) germania (sviluppo industriale nel reno ) polonia meridionale e boemia
(agricoltura avanzata e industrie) italia (pianura padana che vede agricoltura e industrie): l'alta densit dovuta
principalmente all'attivit di scambio e alle industrie nate nel XIX sec.
Aree minori ad alta densit
1) valle del nilo: popolata sin dall'antichit a causa del fertile limo depositato dal fiume durante le inondazioni,
comprende una zona abitata nella misura in cui la fascia di territorio circostante bagnata dalle piene del
fiume, il gran numero di persone e la ridotta superficie innalzano la miseria di vita
2) isola di giava: dovuto alla fertilit del terreno vulcanico e al clima equatoriale
3) puerto rico: in cui le coltivazioni intensive di canna da zucchero in mano a multinazionali americani non
lasciano spazio a colture di sussistenza
4) stati uniti di nordest (da washington a boston) popolamento iniziato con l'apertura di porti per il commercio
con l'europa e sviluppo della grande industria moderna per le ricchezze del sottosuolo
vi sono differenze sostanziali alla base della densit demografica delle diverse aree: da una parte vi sono le densit
rurali dovute ad antico popolamento, fertilit di terreno e clima favorevole (estremo oriente e zone specifiche come orti
napoletani e giardini di agrumi siciliani); le densit industriali si trovano nei bacini minerari e sugli assi di traffico nelle
regioni dotate di buoni porti.

c) altre classi di densit

1)Aree densamente popolate (50-100 ab/kmq) aderiscono ai bordi di quelle ad alta densit e rispecchiano
agricoltura intensiva o industrializzazione (paesi danubiani, resto di francia e italia, resto di cina,zona a sud dei grandi
laghi in america, coste del maghreb e sudafrica, zone progredite della russia attorno a centri industriali...)
2) aree a mediocre densit (10-50 ab/kmq) sono zone interne della penisola iberica, della penisola balcanica,
caratterizzate da agricoltura povera e allevamento; zone fredde (russia e fennoscandia),in asia: periferie
anatolia e penisola indocinese (coltura riso e frumento) africa: golfo di guinea altipiani dell'africa orientale con
agricolutra di sussistenza,piantagioni del middle west in america con agricoltura meccanizzata, altipiani del
messico molto arretrati per il carico demografico da sopportare
3) aree a bassa densit (1-10 ab/kmq) ambienti freddi a nord del 60 parallelo con economia forestale e
allevamento seminomade di renne; in asia:altipiani iranici del turchestan (pastori transumanti) in africa ampie
zone, dalle steppe alla foresta pluviale, alle savane; in america nelle praterie del west, il canada, le pampas
argentine, i campos brasiliani
4) aree a bassissima densit (meno di 1 ab/kmq) sono: foreste del canada e della russia; foresta pluviale del congo
e amazzoni;steppe dell'asia centrale. Sono abitate da gruppi umani tecnicamente arretrati.

d) sovrappopolamento e geografia della fame

Si considerano sovrappopolati i territori i cui beni prodotti (derrate alimentari, materie prime, manufatti
industriali,servizi) non bastano a fornire adeguati mezzi di sussistenza per tutta la popolazione. Si hanno frequenti casi
di sovrappopolamento relativo: troppi consumatori rispetto alla capacit di valorizzare adeguatamente il territorio. Il
sovrappopolamento dovuto a uno squilibrio tra popolazione e risorse, spesso dovuto all'arretata tecnologia che non
permette lo sfruttamento delle risorse potenziali. Per far fronte a questa situazione necessario che i paesi sviluppati
aiutani i poaesi sottosviluppati nello sfruttamento delle risorse e della manodopera. Sebbene il tasso di crescita della
popolazione impressionante, al momento il problema dato dall'inadeguatezza delle strutture agrarie e dalle disparit
sociali, per cui la fame non nasce da una insufficiente carenza di produzione globale di risorse, ma da una cattiva
distribuzione delle condizioni che ne consentono la fruizione. La fame totale avviene per inedia durante le carestie nel
terzo mondo; la fame occulta o malnutrizione consiste invece nella carenza di principi nutritivi importanti, che
indebolendo gli organismi causa morte prematura. L'africa il continente con maggior diffusione di fame e
malnutrizione, ad eccezione parziale delle coste mediterranee; in asia le zone critiche sono l'india, pakistan, bangadlesh
e indonesia; in america si hanno situazioni discrete in argentina, brasile e urugay, e sulla soglia per i paesi andini. Per far
fronte a questo problema necessario incrementare la produttivit, che per quanto riguarda i prodotti agricoli si
potrebbe ottenere attraverso la doppia coltura. Sebbene negli ultimi anni sia triplicata la superficie irrigua, c' il rischio
di un esaurimento delle falde acquifere e quindi della disponibilit di nutrimento. Permane un triste divario tra le regioni
sviluppate del nord e le condizioni di povert o miseria delle regioni sottosviluppate del sud del mondo.

2 dinamica della popolazione

a) rivoluzione demografica

L'accelerazione del ritmo d'incremento -rivoluzione demografica- fu dovutaal regresso della mortalit nel XIX secolo,
grazie all'estinzione o riduzione di calamit quali malattie e carestie che annullavano gran parte delle eccedenze di nati
precedentemente accumulate. Essa consistette in particolare nella diminuzione della mortalit infantile, grazie ai
progressi della medicina e il miglioramento delle condizioni di vita. Inoltre, in europa la crescita demografica fu
favorita dall'intensificazione delle colture attraverso rotazioni continuative senza l'anno di riposo. Per tutto il XIX il
tasso di incremento demografico dei paesi europei ha continuato a salire. Nel XX secoo, invece, le perti si sono invertite
e c' stata un'esplosione demografica del terzo mondo, arretrato sul piano economico e sociale.
L'incremento annuo della popolazione mondiale sempre stato in crescita, fino ad un momento in cui si abbassato per
via delle politiche antinataliste svolte in cina e india. Si passati cos da una crescita esponenziale (0,5 ottocento, 1
novecento, 2 anni '70) ad un di tipo logistico (lenta nella fase finale). Resta alto il divario tra nord e sud

b) natalit e politiche demografiche

la natalit il valore, espresso per mille, del rapporto tra il numero dei nati in un anno e il numero della popolazione.
Una popolazione normale ha un indice di natalit del 50 per mille, ma stato quasi ovunque ridotto da interventi
volontari a livelli molto differenti. In linea generale tassi di natalit pi alti caratterizzano popolazioni pi povere. In
particolare i fattori che influiscono sono di ordine religioso, sociale e politico. Le grandi religioni come il cristianesimo
e l'islamismo nei loro comandamenti esprimono l'obbligo di procreare per estendere il numero di fedeli. I paesi islamici
sono quelli con pi alti indici di natalit, poich la religione proclama che la famiglia ha il fine della procreazione e l vi
si pratica la poligamia.
Nelle societ europee nei secoli passati c'erano limitazioni alle nascite effettuate a priori attraverso il ritardo dell'et del
matrimonio o l'avvio dei figli al convento; nelle societ moderne, invece, si ricorre ai contraccettivi o, nel caso, l'aborto,
metodo a posteriori.
L'influenza dei fattori sociali e di quelli economici s'intrecciano: nel mondo rurale si limita il numero dei figli per non
frantumare il patrimonio;la classe impiegatizia meno prolifica di quella operaia perch i figli sono un freno all'ascesa
sociale; i poveri sono pi prolifici perch possiedono troppo poco per poter ambire a mutare la propria condizione
le direttive politiche favorevoli o contrarie alla natalit fanno modificare il comportamento delle masse; le politiche
demografiche si dividono in nataliste e antinataliste. Gli sgravi fiscali e gli assegni in proporzione al numero dei figli
sono un incentivo, le tasse sul celibato sono un freno. In generale il periodo della seconda guerra mondiale foment le
nascite; nel dopoguerra, in unione sovietica, l'elevato numero di nascite port alla liberalizzazione dell'aborto. Dall'81 si
cercato di creare sostegno alla natalit.
Nella cina di mao si vararono politiche nataliste perch il proletariato doveva essere rafforzato, mentre dal 69 si cerc di
limitare le nascite tramite propaganda e dall'84 si posto il limite di un figlio per coppia. L'indice di fecondit alto nei
paesi africani e modesto in quelli europei: in italia non si riesce a garantire il ricambio generazionale (2,1 figli per
donna).
Lo squilibrio tra popolazione e risorse stato denunciato da i limiti dello sviluppo del 1972 che prevedeva uno
scollamento tale alla fine del XXI secolo da determinare il collasso del sistema mondiale.
L'onu ha organizzato tre conferenza sulla cescita:
bucarest 74: piano mondiale d'azione, in cui constat l'impossibilit di risolvere il problema demografico senza lo
sviluppo socioeconomico, e l'impossibilit di liberarsi del sottosviluppo senza controllare la crescita demografica.
Citt del messico 84: scontro tra paesi liberisti a tendenza neomalthusiana di limitare le nascite per migliorare le
condizioni economiche e paesi cattolici e islamici che vedono nello stato un ente che deve migliorare le condizioni di
vita della popolazione.
c) mortalit e disuguaglianza di fronte alla morte

La mortalit il tasso espresso per mille tra il numero di morti in un anno e il totale della popolazione. L'indice di
mortalit il numero dei morti in un anno diviso x 1000/il numero degli abitanti (in media tra inizio e fine anno). Le
cause di morte risultano diverse a seconda del luogo.
-cause esogene:legate all'ambiente, incidono in paesi sottosviluppati per via di mancanza di igiene e
farmaci
-cause endogene: legate all'usura dell'organismo

la vittoria dell'uomo sulle malattie esogene diede luogo nel XIX secolo a un forte arretramento della mortalit a partire
dai paesi europei pi evoluti grazie al progresso della medicina e il miglioramento di igiene e condizioni di vita. (indici
pi bassi: spagna e irlanda- paesi a popolazione giovane-e svizzera e olanda-alto tasso di vita)
nei paesi in via di sviluppo l'alta percentuale di gente giovane fa s che gli indici di mortalit risultino non troppo
elevati, tali da non avvicinarsi a quelli delle popolazioni invecchiate d'europa; ci favorito anche dal clima che
ostacola il dilagarsi di malattie infettive (nordafrica e medioriente). Nel resto del terzo mondo la mortalit implacabile
sia per il clima favorevole al dilagare delle malattie, sia per la sottonutrizione e lo scarso uso di farmaci.
Tre tappe nell'evoluzione dei rapportri tra mortalit e condizioni socioeconomiche:
-fino al XVIII sec. La morte colpiva prematuramente tutte le categore
-nel XIX sec. I progressi della medifina cominciavano ad esercitare un'azione tangibile a cui potevano
attingerne solo i ricchi.
-nel terzo stadio si abbassa il tasso di mortalit per lotte sindacali che garantiscono condizioni di lavoro
migliori e per l'affermarsi dei principi della previdenza sociale

il tasso o indice di mortalit infantile il rapporto per mille del numero di bambini morti a meno di un anno di vita e il
numero dei neonati di uno stesso anno. Ci sono profonde differenze tra popolazioni arretrate e progredite: in europa
tassi tra il 3 e il 10 per mille, nel terzo mondo si supera il 100 per mille. Nel terzo millennio sono apparse nuove
malattie come l'aids o riapparse malattie che si credevano estinte.

d) tipi di incremento naturale, transizione demografica, speranza di vita

La differenza numerica tra nati e morti in un anno esprime il valore assoluto dell'incremento naturale. L'indice di
incremento naturale la differenza tra l'indice di natalit e quello di mortalit (per mille)
Tipi di incremento:
-primitivo: incremento scarso derivante da altissima natalit e mortalit elevata. Giovani pi numerosi di
anziani e durata di vita media molto bassa (africa nera e asia SE)
-in via di evoluzione: natalit alta e mortalit in parabola discendente per lotta contro malattie (medioriente,
africa mediterranea, america latina)
-natalit diminuita e bassissima mortalit (giappone, stati uniti e paesi extraeuropei a popolamento bianco
-bassa natalit e bassa mortalit: paesi evoluti d'europa in cui vi sono progressi contro le malattie e controllo
delle nascite

transizione demografica: il passaggio da un incremento molto modesto per via dell'alta mortalit che annulla l'alta
natalit a un incremento modesto caratterizzato da bassa natalit e bassa mortalit.
Il calo della mortalit fa allungare la vita media o la speranza di vita alla nascaita (numero di anni che un neonato pu
sperare di vivere)

e) dalla teoria di malthus alla procreazione responsabile

nel XVIII sec. L'economista inglese thomas malthus scrive che la popolazione cresce pi rapidamente dei mezzi di
sussistenza per cui aumento uno squilibtro tra il numero dei consumatori e la quantit di risorse disponibili. I fatti hanno
dato torto a questa teoria che non teneva conto del progresso dei mezzi tecnici e organizzativi impiegati per estendere e
intensificare la produzione di beni. Inoltre, quando saranno generalizzate le conquiste della medicina, sar difficile
contrastare ulteriormente la mortalit al punto che avverr un invecchiamento della popolazione nei paesi del terzo
mondo sia per diminuzione mortalit e limitazione nascite, da attribuire all'emancipazione femminile in: et matrimonio
(calo fertilit) , accesso istruzione , attivit fuori casa.
Negli ultimi anni, dopo una crescita demografica negli anni '70 si verificata un'inversione di tendenza per cui
diminuito il tasso d'aumento della popolazione a un punto tale da non garantire il rinnovo delle generazioni (crescita
zero).
La procreazione un fatto sociale: senza un certo numero di nascite la societ rischia una crisi di sottopopolamento, per
cui bisogna togliere gli ostacoli alla natalit fino a rendere effettivamente libera la scelta di avere o non avere figli:
procreazione responsabile.
3. movimenti migratori

a) migrazioni di popoli

il popolamento della terra il risultato di grandi trasferimenti di uomini. I movimenti migratori hanno messo in contatto
popolazioni autoctone con popolazioni straniere. Agli spostamenti di popoi si devono sovrapposizioni e interposizioni
etnico-linguistiche.
Gli indoeuropei o arii iniziarono nel II millennio a.c. Imponenti migrazioni dall'alto piano iranico a est verso l'india e a
ovest verso l'europa (achei a creta; dori in grecia, celti in spagna su iberi, etruschi in italia su itali)
nel v sec. Popolazioni germaniche dilagarno in europa: i franchi in gallia; germani e slavi. Nel VII sec. Gli arabi
invasero l'africa nordorientale incrociandosi con le stirpi camitiche. Nel IX sec. Irruppero in europa i popoli delle steppe
asiatiche e nel tardo medioevo i turchi dilagarono nella penisola balcanica, dove imposero il loro dominio fino alla fine
della prima guerra mondiale

Gli spostamenti di una parte di popolazione umana o animale sono funzionali al riequilibrio ambientale. La migrazione
un fatto naturale, un mezzo attraverso cui la popolazione acquista un miglior rapporto col territorio. Considerando il
push and pull factor, si migra per il soddisfacimento di un certo tipo di bisogno. La distribuzione umana sul territorio
avviene in base alle risorse ambientali, la mobilit della popolazione simile alla ricerca di equilibrio. La scienza studia
i fenomeni dandone una schematizzazione attraverso diversi modi di osservare e dando diversi risultati. I metodi di
ricerca hanno livelli d'analisi spazio-temporali e motivazionali.
Negli anni '60 la migrazione definita come l'attraversamento di confini amministrativi nazionali o internazionali. Si
manifesta burocraticamente il desiderio di cambiare residenza.
Le categorie mettono in difficolt: spazio-tempo, motivazione, migrazione (temporanea o permanente). Considerando la
nasce la categoria di spostamento, che avviene in un certo tempo e si conclude con il ritorno senza formalit
amministrative. Eccezioni: alpeggi e transumanze secondo una prima teoria intesi come migrazioni temporanee,
secondo la seconda come spostamenti.
La volontariet delle immigrazioni: le immigrazioni possono essere: volontarie (non esistono per migrazioni collettive
totalmente volontarie); indotte o da cause dirette (politiche o sociali) o indirette (ambientali). Le frontiere sono lo spazio
che intercorre tra il dominio di A e quello di B.

b) migrazioni coatte
migrazioni che avvennero per mare, iniziate in epoca moderna dopo la scoperta dell'america con l'estendersi dello
sfruttamento coloniale, e si concretizzarono nella tratta degli schiavi. Diaspora: dispersione di un popolo dal paese
d'origine in paesi d'accoglienza
le guerre e le modificazioni dei confini politici hanno portato esodi forzati e trasferimenti tumultuosi di gruppi umani.
Non sono mai cessate: l'onu enumera 20 milioni di rifugiati e 8 milioni in africa.

c) europei alla conquista di continenti

l'europa in et moderna ha avviato un potente ciclo di espansione demografica e politica con l'europeizzazione di africa,
asia, australia e america. Le migrazioni moderne pi importanti sono state quelle verso le americhe e poi quelle verso
l'oceania. Le cause potevano essere o l'eccesso demografico del paese di origine, dovuto ad un incremento demografico
(grazie a progressi medicina), carestia e disoccupazione, o spinti da motivi religiosi o ideologici.
Le colonie si dividevano tra:
-sfruttamento (america latina per Spagnoli)
-popolamento (america anglosassone)
con la prima guerra mondiale gli stati uniti adottarono una legislazione restrittiva per limitare e selezionare
l'immigrazione. Dopo la seconda guerra mondiale l'emigrazione europea sembr riprendere

d) internazionali

migrazioni per lavoro hanno segnato la storia dell'umanit, a differenza delle migrazioni coatte del mondo moderno, in
quello contemporaneo avvengono volontariamente. L'indice di immigrazione il rapporto (per mille) fra il numero
degli immigrati in un anno e il totale della popolazione.
Le migrazioni internazionali sono incrementate con lo sviluppo dell'industria che ha generato disuguaglianze tra popoli
e domanda di lavoro nelle fabbriche. Le migrazioni sono caratterizzate dalla fuga dai paesi poveri e l'attrattiva
rappresentata dai paesi industrializzati. La percezione di migliori condizioni di vita porta all'immigrazione a catena tra
compatrioti. Paesi europei costituiscono attrattiva per lavoratori stranieri.
Francia: lavoratori polacchi e italiani a seguito di prima guerra mondiale; dopo la seconda guerra mondiale dall'algeria
GB: ha assorbito da ex colonie
germani occidentale e svizzera da italiani, spagnoli, greci iugoslavi e turchi
cinesi hanno alimentato flussi di emigrazioni in molte parti del mondo.
A partire dagli anni 70 paesi europei tributari di emigrazione sono diventati centri di immigrazione, come l'italia, in cui
affluiscono extracomunitari che svolgono lavori di basso profilo.
L'emigrante per i paesi d'emgirazione corrisponde a esportazione di capitale (servito ad allevarlo) e produce effetti di
squilibrio su societ ed economia per quanto comporti introiti di valuta pregiata.
Le grandi trasformazioni socio-territoriali causate dai movimenti migratori alla fine del millennio sembrano puntare
all'omogeneizzazione delle diverse culture imponendo modi di pensare, di produrre, di consumare, di vivere sempre pi
livellati e standardizzati, con la prospettiva di un falso benessere. Le culture minoritarie in questo processo rischiano di
essere soffocate.
Ogni gruppo etnico tende a formare una comunit in determinati quartiari e ad organizzarsi con propri luoghi di culto e
di assistenza. Un caso particolare rappresentato dalla fuga di cervelli: persone per lo pi giovani dotate di qualit
escientifica e professionale elevata che lasciano il paese d'origine per paesi che assicurano migliori condizioni per lo
svolgimento di attivit professionali e di ricerca scientifica.
La rapida crescita di minoranze si pone come un acuto problema che potrebbe provocare conflittualit etnico-religiose
di vaste proporzioni.

e)migrazioni interne

le migrazioni interne si svolgono entro i confini di uno stato e sono quasi sempre connesse a incentivi di ordine
economico e sociale. Il bilancio migratorio la differenza tra il tasso di emigrazione e quello di immigrazione. Il tasso
di mobilit il rapporto (per mille) tra la gente che si spostata e la popolazione totale. A seconda dello stadio di
evoluzione demografica ed economica delle diverse parti del paese, la ricerca di equilibrio pu comportare lo
spostamento di famiglie da aree sovrappopolate a zone da bonificare o colonizzare. Si tratta di colonizzazioni
organizzate, trasferimento di contadini da zone i notevole pressione demografica verso zone di bonifica o riforma
fondiaria. (es. bonifica integrale fascista in maremma, sardegna, paludi pontine)
negli stati uniti e canada l'avanzata del fronte pioniere nelle praterie occidentali ha causato lo spostamnto verso ovest
del baricentro demografico. In brasile lo spostamento della capitale a brasilia servito a decongestionare il
sovrappopolamento delle fasce costiere; in russia si sono sviluppate conquiste di territori seguendo l'asse della
transiberiana ; in cina molti cinesi si sono spostati in manciuria per la fortuna della coltivazione di oppio; in indonesia il
sovrappopolamento dell'isola di giava ha costretto il govenro a colonizzare l'isola di sumatra.
Nell'alto adige dopo l'annessione all'italia, c' stato un processo di italianizzazione sotto il fascismo e di immigrazione
di italiani.
Le correnti migratorie da zone economicamente deboli verso regioni capaci di offrire un pi alto livello di vita sono
sprsso un regresso da zone conquistate alle colture e all'allevamento, come lo spopolamento montano, fenomeno
generalizzato nel pianeta che iniziato in italia attorno alla fine del XIX sec. Quando l'economia agricola di pianura ha
vinto la concorrenza con quella di montagna.
Nel corso del tempo avvenuto poi lo spopolamento rurale, in italia in particolare negli anni '50-'60, quando lavoratori
del settore primario sono andati a infoltire le file dei lavoratori del settore industriale

f) migrazioni temporanee

movimenti migratori a carattere temporaneo sono connessi a generi di vita pastorali, agricoli, manifatturieri o stagionali.
L'alpeggio uno spostamento dai fondivalle (stalle per l'inverno) in montagna per far sfruttare alle vacche i pascoli
estivi. Sulle montagne si trovano abitazioni temporanee con installazioni accessorie per ilbestiame (alpi, baite, malghe o
casere); la transumanza tipica delle montagne intorno al mediterraneo, dove il bestiamo costituito principalmente da
pecore e dove gli spostamento avvengono dalla montagna alla pianura tra zone distanti. La popolazione delle aree
attraversate estranea a questo genere di vita. Le costruzioni sono costitute da un gruppo di capane di pietra a secco o
tende (stazzo). Gli spostamenti prendono il nome di tratturi in abruzzo, trazzere in sicilia.
Hanno carattere stagionale molte migrazioni per lavori agricoli, pi diffuse in passato (mondine in pianura padana,
raccolta di olive e vendemmie in italia meridionale)

g) spostamenti pendolari

spostamento quotidiano di lavoratori tra il luogo di abitazione il luogo di lavoro, ha acquistato importanza in rapporto
alla concentrazione delle attivit industriali e terziarie, allo sviluppo dei trasporti collettivi urbani e suburbani, alla
diffusione delle automobili. Il fenomeno interessa i grandi centri cittadini e in italia si sviluppato soprattutto negli anni
'60. negli ultimi anni s' regsitrata la tendenza opposta: l'hinterland ha acquisito maggiore attrattiva dovuta al
decentramento di industrie.

5 struttura della popolazione

a) struttura per et e invecchiamento

La struttura demografica la distribuzione numerica di maschie e femmine nelle diverse classi d'et. La struttura della
popolazione si pu rappresentare graficamente con un'istogramma a canne orizzontali: la piramide delle et. Una
popolazione naturale dovrebbe essere rappresentata da una piramide in cui gli appartenenti a ciascuna classe d'et sono
meno numerosi degli appartenenti alle classi d'et pi giovani (base larga che si restringe verso il vertice). In realt non
esistono popolazioni naturali. Se le piramidi si allargano verso il vertice si desume una crescita della longevit, se si
allargano o si restringono verso la base si desume aumento o diminuzione natalit. L'invecchiamento, invece, dato da
base stretta e vertice largo.
L'invecchiamento della popolazion un fenomeno dovuto al calo della natalit e alla diminuzione della mortalit in et
avanzata. maggiore nei paesi sviluppati e minore in quelli sottosviluppati. L'indice di vecchiaia il rapporto
percentuale tra ultrasessantenni e giovani sotto i 15 anni.

b) struttura professionale

La popolazione attiva l'insieme delle persone in condizione professionale (anche i disoccupati) e delle persone in
cerca di prima occupazione. Il tasso o indice di attivit pi alto nelle popolazioni giovani che in quelle invecchiate.
Sul volume della popolazione attiva influiscono anche l'et in cui i giovani iniziano a lavorare e quella in cui gli anziani
vanno in pensione. Il prolungamento dell'obbligo scolastico ha fatto diminuire la percentuale degli attivi, chiamati a
contribuire col proprio lavoro a una massa sempre pi crescente di non attivi. L'indice di occupazione la percentuale
di occupati sulla popolazione attiva. Per analizzare il processo di sostituzione dei lavoratori andati in penieone si usa
l'indice di ricambio: rapportro percentuale tra appartenenti alla prima classe quinquennale d'et lavorativa (15-20) e gli
appartenenti all'ultima (60-65). l'indice di dipendenza il rapporto percentuale tra la popolazione in et non attiva e la
popolazione in et attiva.
In quanto alla struttura professionale, la popolazione attiva viene ripartita in tre grandi settori economici:
-settore primario (agricoltura, pesca, allevamento)
-settore secondario (trasformazione dei prodotti e industrie)
-settore terziario (libere professioni, commercio, credito, servizi)

nei paesi sottosviluppati il settore primario assorbe pi della met della popolazione attiva e il resto al piccolo
commercio, mentre nei paesi avanzati l'agricoltura ha quota di occupazione bassa, la percentuale degli addetti
all'industria cresciuta dagli anni sessanta, ma la pi alta quella del settore terziario.

c) struttura sociale e indice di sviluppo umano

La struttura sociale connessa al livello di vita e alla posizione nella scala delle attivit professionali. Una stessa classe
sociale pu essere composta da rappresentanti di categorie professionali diverse ma di pari potere economico e livello di
vita. Il pil (prodotto interno lordo) il valore della produzione complessiva di beni e servizi e rappresenta il totale del
reddito prodotto dagli abitanti, utilizzato nella forma pro capite (per abitante). Nei paesi ricchi il reddito superiore a
20.000 dollari, mentre nelle zone pi povere si scende sotto il 1000.
lo stato sanitario tanto pi soddisfacente tanto pi mantiene bassa la mortalit (dovuto alla presenza di ospedali e al
rapporto medico/abitante)
Il grado d'istruzione viene sommariamente calcolato tenendo conto del tasso di analfabetismo e di scolarit(numero di
studenti per mille abitanti) ,basso o inesistene nei paesi evoluti, pi alto in quelli sottosviluppati.
L'onu ha elaborato l'indice di sviluppo umano combinando reddito e alfabetizzazione e speranza di vita. Il divario tra
sviluppo e sottosviluppo altissimo oggi: si rileva una concentrazione di ricchezza in un numero pi ristretto di persone
nei paesi sviluppati rispetto a quelli sottosviluppati. La globalizzazione ha permesso, poi, di accedere a una serie di
servizi generalizzati anche persone privilegiate dei paesi poveri per cui si va sempre di pi polarizzando il contrasto da
pochi ricchi e tanti poveri.

d)lingue e popoli

La diversit dei caratteri a livello somatico e genetico d luogo alla divisione in razze; la diversit dei tipi di
civilizzazione, cio degli elementi culturali, differenza i popoli. Non c' coincidenza tra queste due. Il razzismo,
partendo dal presupposto che certe razze fossero biologicamente superiori ad altre, ha proclamato la superiorit di
alcune su altre, ma stato provato sbagliato dalla scienza: non ci sono relazioni causali tra aspetti fisici e patrimonio
culturale.
Tra gli elementi che differenziano i vari gruppi umani c' il linguaggio: attraverso di esso il bambino sente di
appartenere ad un gruppo etnico: il gruppo etnico una comunit fondata su una stessa lingua e su una propria cultura
spirituale e materiale cementata dalla coscienza di formare un'unit originale distinta da altri gruppi.
Esistono diversi gradi di parentela tra le lingue, che permettono la distinzione in gruppi linguistici; la parentela tra i
gruppi linguistici permette di risalire alle famiglie linguistiche:
-indoeuropea (lingue neolatine, germaniche, slave, indo-iraniche, indo-arie)
-uralo-altaica (ugro finni e turco-tatari)-asia settentrionale separate da transiberiana
-austro-asiatica (cino-tibetana)
-dravida (sri lanka e ceylon)
-malese polinesiana
-austronesiane (aborigeni australia e melanesia)
-camito-semitica (arabo)
-bantu sudanese (africa nera)
-amerinda (popoli precolombiani)

e) religioni

la distribuzione territoriale delle religioni il risultato di circostanze storiche e si modificata con conversioni e
conquiste. Le grandi religioni sono asiatiche (buddisismo, brahmanesimo), l'islam si esteso dall'asia all'africa; il
cristianesimo fuori dall'asia. Alcune religioni sono etniche (ebraismo), altre si dichiarano universali e quindi mirano alla
conquista di spazi sempre pi vasti.
Il cristianesimo nasce dal giudaismo e comprende:
-chiesa cattolica dominante in europa, filippine, america latina, stati uniti e canada
-protestante:
-chiesa luterana in germania settenrionale e paesi scandinavi
-chiesa anglicana in inghilterra
-chiesa calvinista in svizzera e francia
-chiesa ortodossa (europa orientale)

l'islamismo si diffusa in africa settentrionale, indonesia e si distinguono gli sciiti dell'iran e gli ismaeliti
l'induisimo la religione dell'india, in cui la societ rigidamente e gerarchicamente divisa in caste, mantenendo un
freno allo sviluppo sociale ed economico
il buddismo dominante nel tibet, diffuso in cina con il confucianesimo, nell'indocina con il taoismo, in giappone con
lo scintoismo.

f) minoranze etnico-linguistiche

Minoranza etnica un gruppo cementato da uno o pi caratteri culturali differenti da quelli propri del gruppo
maggioritario. Si chiamano allogeni i cittadini appartenenti a una nazionalit diversa da quella predominante nello stato;
alloglotti quelli che parlano una lingua diversa nel quotidiano da quella ufficiale o prevalente.
Un tipo di minoranza spontanea quella degli stranieri immigrati in uno stato a popolazione omogenea.
Il pi alto grado di emarginazione in base al fattore razza l'apartheid: segregazione a lungo praticata in numerosi paesi
come il sudafrica.
Critica la situazione di popoli senza patria come i curdi che, divisi tra turchia, iran, iraq e siria, sono sempre alla
ricerca di una propria unit politica indipendente e che non si lasciano assimilare dagli stati in cui vivono ma rafforzano
la propria millenaria identit. Stessa questione per gli armeni, minoranza cristiana in turchia.
Le minoranze linguistiche sono gruppi che si esprimono normalmente in una lingua diversa da quella ufficiale dello
stato. In italia si trovano i franco provenzali della val d'aosta, tedeschi in alto adige, sloveni in venezia giulia. Quando le
minoranze hanno coscienza di costituire entit diverse, si considerano minoranze nazionali. (tedeschi del sud tirolo non
sono n italiani n austriaci). Secondo un'interpretazione pi aperta, si parla di gruppo linguistico che viene ad assumere
posizione di minoranza quando il suo idioma determina l'aggregazione di questo gruppo e la separazione da altri.
Gurppi che parlano dialetti non italici ma si esprimono in italiano. es.: albanesi in calabria, greci nel salento, ladini nelle
alpi.
A seguito del crollo di stati centrali come l'unione sovietica ha dato il via a rivendicazioni nazionalistiche, con
contrapposizione alle minoranze russe reduci della russificazione.
In italia nel primo dopoguerra si favor lo stanziamento di italiani nei territori di nuova conquista e multilinguistici la
politica fascista oppresse ogni tipo di minoranza. Dopo la seconda guerra mondiale vennero prese iniziative favorevoli
alle minoranze come la creazione di regioni autonome

Capitolo V organizzazione degli spazi agricoli

1 eredit della storia nelle campagne della vecchia europa

a) policoltura di sussistenza

tutte le societ rurali hanno create strutture agrarie che si caratterizzano per
tecniche e i sistemi di coltura
tipi di insediamento
morfologia dei campi
forme di propriet e conduzione.
Si ricorse alla policoltura di sussistenza per evitare carestia e variare la dieta.
Agli inizi l'agricoltura basata su: cereali, luguminose, piante tessili con l'allevamento di ovini, suini e bovini. Pi tardi
vi si aggiunsero vite, olivo e alberi da frutto.
Nel medioevo si ebbero miglioramenti delle tecniche agricole (l'uso dell'aratro a ruota con vomere in sostituzione di
quello a chiodo, nuovi gioghi, rotazione biennale, concime animale, vantaggiose condizioni giuridiche e sociali ai
contadini)
dal IX secolo la rotazione biennale, gi utilizzata ai tempi dei romani, viene sostituita da quella triennali: due anni di
coltura e il terzo a riposo; si inizia ad utilizzare il concime animale, si allargano le zone coltivate spesso per iniziativa di
monasteri o feudatari che favoriscono il popolamento di nuovi appezzamenti di terra.
La policoltura si adatta a ritmi di lavoro complementari, differiti nel tempo in modo da permettere una continuit di
occupazione e una maggiore produttivit, dando una resa maggiore che la coltivazione di un solo spazio. La policoltura
era anche una risposta a perdite inaspettate di un raccolto a cui poteva sopperire un'altro.

b) openfield, bocage, paesaggio mediterraneo

Tipi fondamentali di paesaggio agrario:


-openfield (bassopiani franco-germanico-polacco): agricoltura comunitaria divisa in tre settori: frumento,
segale, pascolo, coltivati secondo la rotazione triennale. Da ci ogni famiglia doveva poter accedere al proprio
appezzamento nel campo, donde il nome openfield, non recintati.
-bocage (regioni occidentali dell'europa): agricoltura individualistica, campi recintati con siepi,che costituisce
una prima affermazione del diritto di propriet.
-paesaggio mediterraneo: campi discontinui alternati ai pascoli,spesso coltivando cereali con colture arboree
come olivo e la vite (triade mediterranea congeniale al clima caldo e secco d'estate, mite e piovoso l'inverno) in alcune
zone pi piovose si sono sviluppati piccoli appezzamenti di coltivazioni orticole anche grazie all'uso di serre e vivai
(orti nel napoletano, huertas di valencia, agrumi in sicilia). Data l'esiguit di pianure spesso i contadini sono ricorsi alla
pratica del terrazzamento: le pendici sono state incise con terrazze degradanti a scalinata sostenute da muretti a secco.
Su di esse vengono coltivate: viti, olivi, agrumi, mondorli. Carattere tipico l'alternanza tra ager (campo coltivato) e
saltus (incolto, per il pascolo). Nel mezzogiorno la grande propriet aristocratica rimasta in una economia estensiva: i
contadini senza terra lavoravano come braccianti al servizio del padrone stipandosi in grossi villaggi lontani fra loro.
Sussiste, poi, nel paesaggio mediterraneo la distinzione tra paesaggio storico (insediamenti arroccati e coltivazione di
cereali e fruttiferi) e quello moderno (intensificazione delle colture a seguito di bonifica e diffusione di case sparse nei
poderi). L'italia di mezzo caratterizzata dalla coltura promiscua (alberata tosco-umbro-marchigiana e piantata padana):
campagna divisa geometricamente in riquadri rettangolari separati da fossetti di scolo su cui corrono filari di viti
appoggiati a sostegni vivi (alberi) nel cui mezzo l'arativo a grano, foraggio, colture industriali. Si tratta di policoltura
intensiva: il grande proprietario ha diviso le terre in poderi di 10-20 ettari dati a mezzadria. La piantata e la mezzadria
son declinate nel secondo dopoguerra.

c) propriet fondiaria e conduzione aziendale

La propriet fondiaria riguarda il possesso della terra.


La conduzione aziendale il tipo di gestione dell'azienda.
Il fondo ha dimensioni molto variabili a seconda di fattori storici, naturali e sociali: non esistono criteri univoci per
classificare in base all'ampiezza. Le divisioni ereditarie, poi, fanno s che la propriet si frantumi in appezzamenti pi
piccoli.
La conduzione aziendale
-piccola propriet coltivatrice (la pi diffusa): il proprietario assume in prima persona la gestione della terra
che coltiva con l'aiuto dei famigliari pu essere:
-condotta in economia attraverso salariati fissi per tutto l'anno e braccianti per periodi stagionali
-a mezzadria quando il proprietario affitta la coltivazione a un colono con il quale divide a met le
spese di gestione e il ricavato
-aziende in affitto: il proprietario cede il diritto di coltivare a un affittuario dietro pagamento di canone
annuo
-aziende part-time: gestite da lavoratori non agricoli che vi si dedicano nel tempo libero eseguendo
lavori leggeri e affidando i lavori pesanti a societ di servizio con mezzi meccanici.

2 dalla policoltura di sussistenza all'agricoltura di mercato

a) rivoluzione verde e meccanizzazione agricola

Nel XIX secolo si avuta la rivoluzione verde, aggiuntasi al processo di privatizzazione delle terre (enclosures) con due
risultati fondamentali:
-agricoltura intensiva
-specializzata, con coltivazioni meglio corrispondenti al terreno e domanda di mercato
nella rotazione triennale il maggese viene sostituito con il rinnovo facendo seguire in coltura continua piante come le
leguminose che rigenerano il terreno. L'abbondante foraggio ottenuto porta a un'intensificazione dell'allevamento
stallino, la fertilit del suolo garantita dall'utilizzo di letame.
La motorizzazione dell'agricoltura ha liberato grandi estensioni dal vincolo della fornitura foraggera e ha liberato una
massa di manodopera che andata a ingrossare le file del proletariato. I progressi della meccanizzazione agricola e dei
trasporti hanno aperto la strada all'agricoltura di mercato (derrate da vendere), per cui possibile la coltivazione di
prodotti destinati a mercati lontani.
La dissociazione tra produzione e consumo ha creato strutture intermediarie tra produttori e consumatori come le borse
merci (regolano il prezzo a seconda di domanda e offerta) o gli interventi governativi; vi poi una razionalizzazione
mercantile, cio una standardizzazione analoga alla fabbricazione industriale in serie che classifica le derrate e le
conserva fino al momento giusto per il consumo. L'agricoltura di mercato assume caratteri tipici dell'industria, fino a far
diventare gli stessi coltivatori degli operai. Si perde la figura del contadino.
Si affermata nelle campagne, poi, la grande impresa agroindustriale, il cui sistema prevede:
-integrazione tra agricoltura e industria alimentare (industrie controllano l'intero ciclo produttivo da produzione
a commercializzazione)
-crescente dominio dell'industria sull'agricoltura (il valore aggiunto del prodotto finito in gran parte deriva
dalla trasformazione e non dalle attivit agricole)
-realizzazione di tutte le fasi produttive all'interno di una sola impresa

b) ricomposizione fondiaria
per l'agricoltura moderna indispensabile ricomporre in grandi appezzamenti vicini le particelle fondiarie, derivate
dalla frammentazione a seguito dell'espansione demografica e della divisione dell'eredit, poich i tempi di lavoro e i
costi crescono quanto pi piccola e la taglia dei lotti e la loro distanza.
La ricomposizione fondiaria avviene: per scambio o acquisto di particelle o per intervento dello stato e trasformazione
delle mappe catastali.

c) politiche agricole della comunit economica europea

Negli ultimi anni le politiche agricole hanno aumentato la loro influenza a seguito della formazione di organismi che
intervengono a scala internazionale per coordinare la produzione agricola e regolamentarne gli scambi. Nel 1957 il
trattato di roma ha definito i princpi su cui fondare una politica agricola, che sono poi stati inglobati dall'unione
europea, coronamento della comunit economica europea, i cui interventi hanno favorito gli scambi intracomunitari e
difeso la produzione comunitaria da quella extracomunitaria. Il carattere selettivo impresso al modello di sviluppo ha
generato: concentrazione e specializzazione delle produzioni in alcune aree territoriali secondo la tipologia della grande
azienda e ha causato l'abbandono di attivit agricole in zone meno favorevoli. Entrambi i fenomeni, hanno poi avuto
ripercussioni negative sul piano ecologico per via dell'utilizzo di strumenti chimici per la produzione intensiva e
degrado e dissesto idrogeologico per l'abbandono delle coltivazioni.
Al controllo dei prezzi (per non far fronte a problemi economici come il crollo dei prezzi a causa delle eccedenze) si
associato un controllo dell'offerta che prevede incentivi per la non-produzione. A partire dagli anni settanta-ottanta sono
diventati fattori guida la tutela delle risorse e la salute degli uomini per cui la nuova politica agricola dell'unione
europea rivolta verso la bioagricoltura attraverso un ritorno a metodi colturali meno intensivi limitando l'utilizzo della
chimica.

d) modello di von thunen e rendita di posizione

Lo studio dei sistemi di localizzazione dell'economia spaziale del campo agricolo risale all'economista von thunen.
Mentre per ricardo la rendita dell'agricoltura dipende dalle differenti fertilit dei terrenti a prescindere dalla posizione
geografica, per von thusen l'elemento di differenziazione la distanza dal mercato in quanto determina i costi di
trasporto del prodotto. Il sistema di von thusen si basa su alcuni postulati: uniformit del territorio agricolo, uguaglianza
dei costi di trasporto in ogni direzione, i costi di trasporto variano in proporzione al volume delle merci,i vantaggi della
localizzazione crescono con la vicinanza al centro di mercato. In base a questi presupposti verr scelta la produzione
che permette la rendita pi elevata e si verranno a formare sei anelli concentrici a partire dalla citt mercato in cui si
producono prodotti diversi (in ordine di allontanamento dalla citt: prodotti delicati e deperibili, boschi,arativo
poliennale, arativo a maggese, allevamento). La distribuzione delle colture sembra rispecchiare quella di alcune zone
del paesaggio mediterraneo, tuttavia la sua teoria non schematicamente applicabile alla realt.

3 colonizzazione e monocolture commerciali

a) produzione per il mercato: belts del nordamerica

Mentre nell'europa il paesaggio rurale ha le tracce di una storia millenaria, nei nuovi paesi si era liberi dalla servit del
passato.
Nel nordamerica i coloni furono liberi di organizzare l'agricoltura in modo razionale tenendo conto delle attitudini del
territorio e delle opportunit del mercato. Le coltivazioni sono state quindi ripartite in zone specifiche (belts) ciascuna
dedicata a un solo prodotto: fascia del latte, fascia del grano, fascia del mais, del cotone. L'organizzazione commerciale
permette di immagazzinare cereali in attesa del momento favorevole alla vendita. La scelta delle piante da coltivare
dipende dalle quotazioni di mercato, ma questo metodo non pu evitare le crisi agricole per sovrapproduzione con
conseguente crollo dei prezzi. Lo stato interviene sia indirettamente sia direttamente.

b) rang e township

La colonizzazione si affermata attraverso la spartizione della terra in lotti individuali, iscritti in reticoli geometrici:
-rettangoli del rang (colonizzazione francese) diffuso in Canada e Louisiana in cui la terra veniva assegnata in
lotti rettangolari con il lato breve appoggiato a un fiume e, poi, alle strade. La casa veniva costruita in prossimit della
via di comunicazione con alle spalle gli orti e i campi le case risultavano in posizione autonoma ma vicine tra loro
secondo un villaggio lineare.
-township:reticolo a quadrati ripartito in 36 sezioni di un miglio quadrato. Una sezione veniva riservata agli
edifici pubblici, le altre vendute. La fattoria spesso situata presso i crocicchi. Il centro di mercato l'unica
agglomerazione dotato di negozi e servizi per gli abitanti delle fattorie.

c) dryfarming ranch estancia

A seguito dell'espansione del township nei ripiani del west, la prateria era utilizzata per l'allevamento brado di bovini.
Dopo la costruzione delle ferrovie transcontinentali e l'utilizzo del filo spinato, si passava alla coltivazione del dry
farming (o aridocultura) sempre secondo la divisione del township: la terra viene coltivata un anno e l'altro a riposo
ma comunque lavorata per permettere di immagazzinare acqua per la coltura dell'anno succesivo. Per evitare, poi,
l'erosione del terreno, si proceduto con l'aratura secondo curve di livello e l'alternanza di strisce di fasce a grano con
fasce a coltura proptrettice.
Nelle praterie del west sussiste tuttora l'allevamento di bovini nei giganteschi ranch.
In argentina, nelle pampas, coesistono aziende basate sull'agricoltura e l'allevamento intensivo e grandi estancias per
l'allevamento brado. Essa prevede il casco come nucleo d'abitazione dove abitano il padrone e i peones, addetti ai
campi. Disseminati qua e l ci sono i puestos, casette d'argilla abitate dai gaucho, addetti al bestiame.

4 agricoltura di sussitenza e piantagioni speculative dei paesi tropicali

a) agricoltura asciutta

In alcune zone poco piovose delle regioni tropicali l'agricoltura ha carattere estensivo e in alcune zone si riuscito a
garantire la produttivit della terra associando l'allevamento all'agricoltura, in modo tale da mantenere fertile il suolo e a
coltivarlo secondo rotazioni appropriate. I villaggi delle savane dell'africa hanno un paesaggio agrario concentrico: nella
prima aureola ci sono coltivazioni intensive accostate alle abitazioni, oltre ci sono colture cerealiere integrate con
leguminose e infine campi temporanei per integrare il fabbisogno di cereali.

b) risaie irrigue e formicai umani

Nelle regioni dotate di risorse idriche irrigazione rende intensiva l'agricoltura molto pi che il concime nelle zone
asciutte. In particolare serve per colture come la risaia, particolarmente presente nell'asia monsonica. Il riso esige terreni
piani e la popolazione si accumula nelle regioni deltizie e nelle valli mentre i rilievi restano quasi vuoti. Le risaie
vengono divise in minuscoli quadrati di 10 x 15 metri recintati da arginelli per contenere l'acqua. Viene dato il massimo
spazio possibile al riso, per cui non vi n foraggio n si alleva il bestiame al di l del maiale e degli animali da cortile.
Per concimare il terreno vengono raccolti i rifiuti domestici. La resa notevole ma la produttivit scarsa. Il paesaggio
piano di risaia ed spezzato solo dalla presenza dei villaggi sul dorso dei rilievi: il villaggio rappresenta un'antica
struttura comunitaria.

c) grandi piantagioni speculative

Nelle regioni tropicali umide alle coltivazioni di sussistenza si contrappongono le piantagioni intensive introdotte dai
colonizzatori: monocolture commercializzate a scala mondiale, essa rappresenta la forma pi spinta di agricoltura
speculativa. (t in india, caucci nell'amazzonia, cacao nel golfo di guinea, banane in brasile...) l'agricoltura di
piantagione stata favorita dagli stati emersi dalla decolonizzazione poich forniva i capitali necessari a innescare il
processo di industrializzazione. In ogni caso le piantagioni sono un elemento di persistenza del colonialismo poich
molte multinazionali con capitale americano sfruttano il terreno per ricavare profitti per societ straniere ed elites locali
asservite. Oggi si va diffondendo l'agricoltura contrattuale, attivata da un rapporto contrattuale tra la societ straniera e
la collettivit contadina attraverso la mediazione di una rete di commercianti locali.

5 riforme agrarie
a) america latina

Riforme agrarie sono trasformazioni rapide degli ordinamenti agricoli come risultato di due rivendicazioni:
-sociale per una pi equa distribuzione dei beni
-economica per organizzare unit di produzione pi efficaci
in america latina le riforme agrarie hanno avuto un ruolo pi significativo.

messico (1917) dove a seguito della rivoluzione di Pancho villa si varata una nuova costituzione che poneva
il limite di 100 ettare di propriet fondiaria formando con le rimanenze ejidos a titolo collettivo. La riforma
stata poi nuovamente attuata alla fine degli anni sessanta.
Bolivia '52 pi di 70% latifondi, la riforma ha voluto favorire la formazione di piccole o medie possessioni
terriere.
Per, latifondi per il 75% del terreno, nel '64 il governo promulga la legge di riforma, che favorisce le unit
agricole familiari, le comunit e i lavoratori precari
cile: latifondi per pi di 75% delle terre, espropriate nel 67, a favore di unit familiari agricole, comunit rurali
e cooperative.
Cuba: rivoluzione che ha nazionalizzato completamente il suolo e ha creato aziende di stato e trasformato le
cooperative in aziende del popolo gestite dallo stato.

b) mondo arabo islamico


Nel mondo islamico le riforme avvengono per iniziative dei governi,e cio dall'alto, non dal basso.
-Egitto '52: si contrasta la propriet latifondista e si ridistribuiscono le terre in piccoli lotti ai contadini.
-In iraq il governo dopo la rivoluzione del 58 promulg la riforma agraria che ebbe scarsa applicazione per
motivi di instabilit politica e scarsa assistenza tecnica.
-siria nel 58 contrast i latifondi per distribuire la terra ai lavoratori, per contrastare le disuguaglianze sociali e
per organizzare la produzione su un sistema di cooperative. L'assegnatario della riforma dispone dell'usus del lotto, non
dell'abusus. Egli possiede ma non ne proprietario, perch le terre son del re.
-iran 60 moltissimi villaggi erano in mano di pochi padroni, lo sci stabilisce che ogni padrone poteva
possedere non pi di un villaggio e che i restanti andavano dati allo stato e redistribuiti agli assegnatari. La riforma ebbe
scarso successo per i radicalisti islamici.
-tunisia: poich vi erano ancora aziende in mano ai coloni europei, nel 69 viene compiuta la nazionalizzazione
forzata della terra e la formazione di unit cooperative di produzione. La riforma non fu soddisfacente e il governo
esent dall'accorpamento in cooperativa i piccoli proprietari terrieri.
-algeria 62 i braccianti occuparono le terre abbandonate dai coloni, dando inizio alla riforma agraria che port
alla nazionalizzazione delle aziende. Negli anni 70 la rivoluzione agraria ha poi riguardato le grandi propriet private
dei proprietari algerini e ha mirato a realizzare i villaggi della rivoluzione

6 agricolture comuniste

a) modello sovietico

due caratteristice fondamentali contraddistinguono le economie agricole comuniste:


-il lavoro si svolge secondo un sistema comunitario
-la produzione condizionata dalla pianificazione: prodotti e consumi vengono stabiliti nel quadro di
produzione
nell'unione sovietica le terre sono state collettivizzate e ripartite in grandi unit aziendali. Il processo avvenne durante il
primo piano quinquennale e gli organismi che si formarono si dividevano tra
-kolchoz. cooperativa gestita dall'assemblea dei membri che utilizzava agricoltura meccanizzata, ogni membro
viene retribuito in denaro. contemplata la propriat individuale della casa concepita come piccola azienda domestica.
Il lotto contribuisce al soddisfacimento dei bisogni primari e garantisce un minimo di guadagno per le eccedenze
vendute al mercato.
-sovchoz fattoria gestita dallo stato nella quale i lavori vengono compiuti da salariati sotto la direzione di
tecnici e funzionari governativi
la crisi politica ha dato l'avvio a varie riforme e a partire dal1991 si andati verso la privatizzazione delle terre e una
nuova riforma agraria che liquidasse il vecchio sistema, sostituito da societ per azioni. La conversione tuttora procede
senza fretta sia per la mancanza di fondi, sia per lo scarso spirito imprenditoriale.
Dal secondo dopoguerra il modello sovietico si affermato nei paesi occupati dalle armate russe, in modo pi o meno
ortodosso: le riforme agrarie hanno mirato a fissare un limite massimo per la propriet privata e a ridistribuire ai
contadini senza terra dietro la corresponsione di un modesto canone annuo. Gli assegnatari hanno poi formato
cooperative. A seguito del crollo dell'unione sovietica le cose stanno cambiando e nell'attesa di rimpiazzare il modello
collettivistico si guarda ai modi per salvaguardare l'immediato.
b) comune cinese

Nel 1949 in cina la riforma elimit i proprietari assenteisti mentre i proprietari coltivatori potevano conservare la
porzioni in grao di coltivare direttamente. Le terre espropriate furono poi divise tra i contadini. Nel 53 cominci la
collettivizzazione adottando un regime analogo a quello delle repubbliche democratiche europee. In una seconda fase,
nel 58, si pass ad un modello sovietico tipo kolchoz superato,per, anche dalle importanti funzioni sociali e di
popolamento esplicate. La comune una grande unit territoriale funzionale in cui tutti i mezzi di vita e produzione
sono collettivi. Tra il 79 e l'82 la riforma agraria accresceva i lotti privati e stimolava il mercato libero. Oggi la struttura
di base la squadra: la terra spartita tra le famiglie in proporzione alla forza lavoro. E con ci che resta da versamenti
allo stato e alla squadra si pu trarre un utile extra. La riforma ha causato un esodo dalle campagne ma ha aumentato la
produttivit.

Capitolo VI genere di vita e insediamento rurale

1 abitazione rispecchia genere di vita

a) cultura materiale e genere di vita

i gruppi umani si distinguono in base a caratteri:


-biologici (si trasmettono per via ereditaria)
-culturali (si formano ed evolvono per contatto e imitazione)
-spirituali
-lingua
-religione
-ideologia
-materiali
-costumanze tecniche correlate a condizioni ambientali

il genere di vita l'insieme delle pratiche adottate da un gruppo umano per assicurare la propria sussistenza ed esprime
l'adattamento attivo alla natura secondo l'evolversi delle tecniche.

Il gruppo umano deve fare i conti con l'ambiente naturale da una parte, il sistema socioeconomico dall'altra

sistema socioeconomico ambiente naturale


gruppo umano

quando si tratta di societ primitive, le tecniche elementari riflettono il rapporto con l'ambiente e danno corpo a uno
specifico genere di vita.
le societ complesse esprimono una molteplicit di modi di vita in rapporto alla molteplicit di categroria professionali
e classi sociali, per cui il concetto di genere di vita in senso stretto viene meno.
Nella cultura materiale vengono presi in considerazione degli elementi fondamentali:
-cibo
-forma elementare: raccolta prodotti spontanei e/o caccia e pesca
-agricoltura sedentaria (coltura piante utili) e pastorizia (addomesticamento animali; le piante
sono in stretto rapporto col clima: ad ogni regione climatica corrisponde uno specifico regime alimentare)
-vestiario: protezione delle parti pi delicate del corpo, poi senso del pudore. Si passa dalle fibre
vegetali, alla pelle, al tessuto. cultura la foggia del vestire
-abitazione: rappresenta le diverse soluzioni nel corso della storia e in diversi ambienti le societ
umane hanno adottato per soddisfare il primordiale bisogno di riparo e difesa.

b) abitazioni precarie

La dimora pi elementare la grotta, o caverna naturale dove troglodici cercavano riparo dagli altri uomini e dalle
belve, ma che sussistono tuttora sotto forma di caverne artificiali o camere ipogee (sassi di matera, chiese rupestri in
turchia, abitazioni scavate nella roccia in cina)
Dimore artificiali e precarie sono ottenute con semplici ripari intrecciando elementi naturali, utilizzati presso gruppi
umani di cultura arcaica definiti fossili:
-primitivi della foresta equatoriale vivono con raccolta di tuberi e frutti (donne) e con la caccia (uomo)
-primitivi dei deserti come i boscimani, vivono di caccia, le donne vanno in cerca di insetti, uova, bruchi.
-gli aborigeni australiani vagano nudi e cercano riparo sotto le frasche, cacciano gli animali con boomerang e
lancia
-gli eschimesi devono combattere fame e freddo e lo fanno d'estate andando a caccia di foche sul kayak, in
autunno, vestiti di pelli, percorrono la tundra su traini di cani e cacciano carib, orso bianco.

Caratteristica comune ai popoli fossili l'isolamento in territori inospitali per difendersi da popolazioni pi forti e
bellicose. L'isolamento spiega l'arretratezza di queste culture: mancando il contatto con altri uomini viene meno la
possibilit di integrare il patrimonio culturale.

c) tende dei pastori nomadi

L'economia pastorale caratteristica del mondo antico. Alle origini la pastorizie si sviluppata ai margini delle aree
agricole, dove non sono pi possibili le coltivazioni.
Tende:
-turco-mongola (asia centrale) a forma di cuspide e coperta con feltri di lana o pelli
-araba (asia occidentale e nordafrica) a base quadrangolare col tetto a spiovente coperta da lana di pecora e
pelo di cammello Le tende vengono disposte in cerchio al centro del quale viene posto il bestiame di notte.
-conica, dei pastori boreali che allevano renne nella tundra l'estate, nelle foreste di conifere in inverno

il contatto con uomini dalle civilt tecniche pi avanzate hanno trasformato i generi di vita tradizionali dei popoli
pastori. Nel processo di sedentarizzazione interviene non tanto l'agricoltura quando il desiderio di fruire dei servizi
offerti dai centri abitati.

d) capanne degli agricoltori sedentari

Il passaggio da ripari a capanne esprime la sedentarizzazione e la presa di possesso del suolo per mezzo della
coltivazione.
La capanna, come la tenda, risale ai primordi della civilt.
Nell'evoluzione dei generi di vita materiale si pensa che sia stata: caccia-agricoltura (non ovunque)-pastorizia.
Capanne:
-conica, nelle zone pi estreme
-ad alveare, a base rotonda con paletti che si incurvano fino a formare un'emisfero (popolazioni amazzoniche)
-cilindro-conica: tetto conico distinto dal perimetro cilindrico (africa a sud del sahara)
-pianta quadrangolare (facilmente suddivisibile in vani):volta a botte, frequente nell'africa equatoriale e
brasile.
-palafitte: pi arcaiche di quelle che poggiano sul suolo, diffuse nel sud est asiatico e nelle isole dell'oceania

e) casa

la casa deriva dalla capanna con l'introduzione di strutture murarie solide e durevoli. In origine fu monocellulare e in
seguito si prest a suddivisioni interne. Si pu usare la pietra adottando una struttura a base circolare (trulli). Nei luoghi
ricchi di legname le case sono di legno e tendono a distanziarsi per il pericolo d'incendio. Sono diffuse in Canada, nella
Scandinavia, nelle Alpi unitamente alla pietra. In russia la fascia della foresta boreale ha case in legno,mentre nella
fascia meridionale la casa tipica l'isba, costruita con legno e argilla.
Le case costituite di legno e argilla si costruiscono con intelaiatura di legno saldate con l'argilla e sono diffuse nelle
zone sismiche perch con i muri particolarmente elastici.
La casa d'argilla cruda diffusa nell'america latina, in india, in cina, nel nordafrica e nel medioriente. I mattoni d'argilla
cotta furono inventati nelle regioni aride del medio oriente e si diffusero nelle regioni europee ricche di legname utile
per cuocerlo (ne facevano uso i romani).
La pietra fondamentale per costruire.
La casa fu in origine unicellulare a pianta circolare o quadrangolare. La casa con le pareti ad angolo retto ha prevalso su
quella rotonda perch permette la costruzione di vani giustapposti.

Assiri-babilonesi: la casa aveva il pianterreno con vani rettangolari, muri spessi, piccole finestre.
Nel 2000a.c. Circa si trova la casa a megaron, stretta e allungata, sfociata nella casa micenea. Nel periodo
minoico compare il piano superiore. Dal V sec.a.c. I vani d'abitazione si dispongono intorno a un cortile centrale, come
la domus romana che ha le stanze disposte ai quattro lati dell'atrium che il vano pi alto e pi vasto. Il tetto declina da
ogni lato verso il centro. La domus,di forma geometrica, si inseriva perfettamente nell'insula quadrangolare.
Nell'alto medioevo la casa ripet quella romana in forme sempre pi povere, nei paesi nordici si affermano le case di
legno o in palancato. Dopo il mille riprende consistenza la piccola propriet in connessione con i latifondi a causa
dell'applicazione del diritto romano che prevedeva la spartizione dell'eredit tra i figli.
Un elemento distintivo delle case il tetto. Nelle regioni prive di pioggia si possono trovare case senza tetto; dove piove
poco diffuso il tetto a terrazza che serve a raccogliere l'acqua piovana da convogliare nella cisterna;il tetto a spioventi
presente in tutta europa da dove penetrato nel resto delle zone nevose: gli spioventi sono tanto pi inclini quanto
sono abbondanti le nevicate.

2 tipi d'insediamento rurale

a) case sparse nuclei centri

Insediamento il nome dato ai modi di abitare. A differenza dei pastori nomadi con le tende, le popolazioni sedentarie
hanno un insediamento stabile, diviso tra rurale e urbano. Fra questi esistono forme semi-rurali e semi-urbane.
Insediamento rurale:
-accentrato (villaggi)
-sparso: case isolate situate sul fondo rustico da cui trae sostentamento
la famiglia
-nuclei piccoli gruppi di abitazioni vicine, possono essere di tipo
agricolo o avere altre funzioni (stazioni di servizio) o evolvere anche
verso veri e propri centri

i villaggi sono un centro, cio un gruppo pi o meno grande di case che sia un polo di vita organizata sul piano sociale,
cio che esplichi funzioni comunitarie. L'insediamento tiene gli uomini vicini tra loro e risponde al bisogno di
assistenza reciproca, di protezione e di sicurezza. Nell'insediamento sparso l'individualismo e il desiderio di
indipendenza prevalgono sulla coesione sociale. Il centro rurale corrisponde al villaggio. Non tutti hanno ruolo agricolo,
alcuni esplicano funzioni non agricole (attivit artigianali e commerciali) e si possono quindi chiamare borghi di
servizio

b) accentramento e dispersione in rapporto a influenze naturali e culturali

tra i motivi di insediamento c':


-disponibilit di acqua necessaria per uomini e animali
-configurazione del rilievo: se il rilievo accidentato, si tende a vivere compatti

il villaggio agglomerato tradisce la preoccupazione del mutuo aiuto e della difesa collettiva in caso di bisogno. Il
villaggio precede come forma d'insediamento la casa isolata, che implica la raggiunta sicurezza.
Influisce sull'insediamento
-la struttura della societ rurale. Se la famiglia abita sul terreno che coltiva, i figli che si sposano vanno a
vivere in un'altra casa accanto formando il nucleo.
-il sistema di gestione della campagna
-dove prevalgono piccole propriet si hanno case sul terreno
-il latifondo conduce all'insediamento accentrato

3 case sparse nuclei

a) struttura case rurali

la casa isolata tipica quella posta all'interno del podere, da cui si trae il sostentamento necessario a mantenerla. La
struttura della casa manifesta adattamento al substrato naturale e riflette le tecniche e le abitudini del tipo di
organizzazione agricola (es. granai dove coltivazione cereali; stalla col fienile se si alleva)
i tipi di casa rurale si possono ricondurre a due categorie principali:
-forme unitarie (abitazione e rustico in un solo fabbricato) sono le pi economiche e si inseriscono in aziende
di estensione lmiitate.
- Le pi semplici sono unicellulari e constano di un solo vano.
-ad elementi sovrapposti: rustico al pian terreno e abitazione al piano superiore (prevalente su colline
italia pensinsulare e in zone di forte pendenza)
-ad elementi giustapposti: abitazione e stalla-fienile adiacenti (zone collinari dell'italia settentrionale)
-forme complesse (pi edifici disposti variamente)
-case ad elementi separati (presenta elementi sparsi senza ordine)
-casa a corte: disposizione a quadrilatero degli edifici (casa padronale, salariati, rimessa, fienile...)
intorno a un cortile cui s'accede attraverso un portone (tipica della pianura padana, ma presente anche nella francia
settentrionale, nella germania occidentale, nella spagna meridionale, nel mezzogiorno -masseria- e nel mondo arabo e
islamico)

b)distribuzione e densit case sparse

le case alle volte sono sparpagliate senza ordine, talaltre sono disposte secondo un certo ordine
in alcuni casi vengono disposte lungo i reticoli di strade nelle aree di centuriazione romana (allineate lungo la strada e
disposte a scacchiera) o di recente bonifica (allineate lungo le strade a distanza fissa)
la densit delle case cresce col cresce dell'intensit delle colture.

c) nuclei

Un luogo di poche case senza luogo di raccolta e senza funzione attrattiva per la zona cirscostante costituisce un
nucleo. L'origine dovuta alla tradizione latine di divisione ereditaria della propriet: la fattoria si trasforma in
agglomerato man mano che le generazioni costruiscono le loro abitazioni

4 il centro rurale (villaggio)

a) ricerca sito favorevole

il centro: un agglomerato pi o meno grande i case che sia un nucleo di vita socialmente organizzata e che esplici
funzioni di interesse pubblico
il centro rurale abitato da comunit contadine.
L'acqua attrae i centri, ma se i corsi d'acqua sono instabili o facilmente allagabili, si cercano luoghi pi elevati, naturali
o artificiali. Il centro di ponte (incrocio fiume con strada) sia richiamo dell'acqua che via di comunicazione. Centro di
confluenza: cuneo tra due fiumi confluenti, una buona difesa naturale.
Nelle zone collinari e montane hanno influenza le forme del rilievo, ci sono centri di:
-fondovalle: appoggiati ai pieni di uno dei versanti per evitare inondazioni
-pendio: non troppo ripido e si avvantaggiono dell'esposizione (rivolti verso sud=
-ripiano: terrazzi che accompagnano lateralmente le valli, costituiti di materiale alluvionale o morenico, sede
preferito di molti villaggi montani per piccola superficie e buona esposizione
-cocuzzolo: occupano cocuzzolo o sommit colline argillose o moreniche
-sella: su sella o valico tra due valli che si voltano le spalle
-sprone: sprone roccioso o estremit di una dorsale o nel cuneo della confluenza di due solchi vallivi
-dorsale: case in fila lungo linea di cresta

nel paesaggio alpino sono pi prevalenti i centri di fondovalli, in quello appenninico l'insediamento sommitale

b)toponomastica

conoscere le origini di centri possibile tramite la toponomastica: la distribuzione di toponimi rispecchia la


delimitazione di territori occupati da collettivit omogenee con una propria lingua e cultura.
-asco: liguri
-ate: gallo-liguri
-aco e -ago o composti di forum, castrum e oppidum: romani
nel medioevo:
-chiesa o pieve di... (francia: eglise, germania -kirche)
toponimi da scelta del sito:
-bridge/bruck/pont/ponte

c) variet strutture

struttura del villaggio


-allungata: connessa a strada o corso d'acqua su cui si allineano le casa
-ammassata: vie strette e scavalcate da archi tipica di vilalggi difensivi segnate da cerchia di case erette come
fortilizio
-spazieggiata: mosaico di appezzamenti recintati nei quali sono compresi rustici, orti e frutteti.

d)funzioni si evolvono

la vita del villaggio imperniata sull'attivit agricola, ma una parte della popolazione campa di artigianato e commercio.
Fino alla seconda guerra mondiale il villaggio un microcosmo sociale, che segue tradizioni secolari ed chiuso in se
stesso; nel dopoguerra la campagna ha perso la caratteristica sociale del suo ambiente per diventare quadro di
produzione attraverso un cambiamento tecnologico che ha distrutto la costruzione secolare di paesaggi rurali e rapporti
umani. I fattori di ci sono stati la meccanica, la chimica, la genetica. Si ha quindi come risultato una campagna senza
uomini monopolizzata da pochi agricoltori che utilizzano macchine. L'artigianato scomparso e il commercio s'
trasformato dal piccolo intermediario locale al grande distributore. Molte campagne vicine alla citt sono diventate zone
di abitazione per lavoratori di citt e conservano solo in secondo luogo un'attivit agricola (rurbanizzazione).
Capitolo VII

1basi e strutture dell'industria

a) da artigianato a industria

tutte le materie prime vanno trasformate in prodotti finiti per poter essere utilizzate, assumendo il valore aggiunto come
frutto della tecnica, del capitale investito e del lavoro. Per il processo lavorativo l'uomo usa strumenti pi o meno
perfezionati mettendo in piedi organizzazione pi o meno complesse, dal laboratorio artigianale (che ha limiti tecnici e
dimensionali) all'industria (sistemi che coinvolgono tutta l'organizzazione sociale)
in Europa l'artigianato ebbe tocc l'apogeo nel MedioEvo con le corporazioni delle arti e dei mestieri, in quell'epoca
rimase limitato l'uso dei metalli e prevaleva quello della pietra, dell'argilla, del legno. Ci ebbe come conseguenza il
taglio di molti boschi. La produzione era per lo pi dislocata e avveniva attraverso il domestic system e talvolta in
opifici che sfruttavano i corsi d'acqua per l'energia. Tra il XVII e XVIII sec. Apparvero le prime fabbriche, che
vedevano coinvolti decine di operai, introducendo una dimensione collettiva del lavoro e soprattutto la divisione del
lavoro. La macchina a vapore (primi XIX sec.) inaugura la prima rivoluzione industriale (o del carbone), che sfruttava il
carbonfossile per alimentare le macchine. Iniziano a formarsi le zone industriali. La prima rivoluzione industriale ha
favorito
-l'affermarsi del capitalismo imprenditoriale e del sistema liberal-borghese
-la nascita della classe operaia
-ha imposto nuove forme di attivit economica moltiplicando beni di consumo e di produzione
-si svilupparono i trasporti
-l'uso di pietra e legno venne sostituito da ferro e acciaio

b)prima rivoluzione basata sul carbone

l'industria basata sul carbone ha concentrato investimento di capitali e lavoratori nelle zone dei bacini carboniferi e dei
porti.
-intensificazione dei rapporti commerciali
-finanziamento delle banche alle imprese
-ebbero successo prima l'inghilterra, quindi belgio, francia, germania, stati uniti e poi italia
-industrializzazione=urbanizzazione
-la ricchezza del borghese individualista e dinamico si sostituiva alla nobilt, chiusa e conservatrice, accentrando anche
potere politico
-formazione di una ristretta classe di capitalisti imprenditori e di un'immensa classe di operai salariati
-l'uso di macchine declass la perizia tecnica dell'artigiano e resero possibile l'impiego di donne e bambini
-gli operai abbrutiti dalla miseria e sottoalimentazione si stipavano nei sobborghi della citt industriale favorendo la
diffusione di epidemie e piaghe sociali (prostituzione, alcoolismo)

c)seconda rivoluzione nata da energia elettrica


fine del XIX sec segna il passaggio dall'era paleotecnica a quella neotecnica nata dall'uso dell'elettricit, facile da
trasportare a grandi distanze, annullando i vincoli di localizzazione delle industrie. L'italia sfrutt i fiumi per produrre
energia idroelettrica, il carbone veniva usato nelle centrali termoelettrica e si svilupparono presto motori a scoppio
alimentati a benzina. Oggi si va affermando nucleare, eolico, fotovoltaico. Nella seconda rivoluzione per mantenere il
progresso tecnologico le imprese erano costrette a ricorrere al credito bancario, ci determin la nascita di societ per
azioni. Quindi, con lo sviluppo di mercato si formarono:
-trust: coalizioni tra ditte diversi
-cartelli: coalizioni tra ditte dello stesso ramo
col fine di eliminare la concorrenza. Si supera, quindi, il liberismo per passare alla fase del monopolio o oligopolio.
Nel XX secolo si afferma la catena di montaggio per affermazioni del sistema di frederick taylor, che si evolvette verso
l'organizzazione scientifica del lavoro, il fordismo, che sancisce la definitiva separazione del lavoro intellettuale da
quello manuale e un'ulteriore segmentazione del processo lavorativo.

d)moderne strutture industriali

oggi l'industria s'incentra su elettronica e utilizzazioe di fonti di energia alternative. Le sperimentazioni nei laboratori
vengono applicate per creare nuovi prodotti che si sostituiscono vantaggiosamente a quelli del passato (plastica al posto
del legno).
-industrie di base o pesanti: primi passaggi dalla materia prima ai semilavorati

-industrie di beni strumentali: da semilavorati a macchine utensili che fabbricano altre macchine
-industrie di beni di consumo ( o leggere): vertice di piramide del processo lavorativo, producono oggetti finiti
la cellula lo stabilimento o unit locale, cio: impianto situatuo in un dato luogo in cui si svolgono una o pi attivit
economiche. Una stessa industria pu avere stabilimenti complementari e ricorrere alla costituzione di una societ per
azioni in cui ogni azione corrisponde ad una quota-parte del patrimonio dell'azienda
l'integrazione tecnica la proliferazione di fabbriche in connubio con altre industrie che riutilizzano sotto prodotti di
altre.
La concentrazione:
-verticale: mira ad abbassare i costi realizzando il ciclo completo di lavorazione senza dipendenza da terzi
-orizzontale: interessa una pluralit di marche interessate allo stesso tipo di produzione (fiat che he alfa romeo
e lancia)

il trust una concentrazione di imprese sotto la medesima direzione. Oggi ha perso la logica industriale per assumerne
una finanziaria: la holding, che controlla diverse aziende attraverso il possesso di pacchetti d'azione. La concentrazione
di produzione ha radici tecniche e riguarda lo sviluppo tecnologico, quella di potere riguarda pochi uomini che sono in
possesso di grandi azioni. Le banche spesso sono entrate negli staff dirigenziali delle societ.
Il cartello un raggruppamento di industrie simili che si accordano per una politica comune nel fissare i prezzi.
L'organizzazione aziendale, cio la programmazione dei compiti all'interno di un settore, ditta o fabbrica, avviene oggi
grazie all'informatica. L'industria moderna tende verso forme di automazione sostituendo il lavoro umano e limitandolo
a un ristretto numero di tecnici. Di grande aiuto stata l'informatica anche nella realizzazione di progetti

2)ordinamento territoriale industriale

a) fattori di localizzazione

le zone industriali coincidono con le aree urbanizzate: esse favoriscono l'urbanizzazione e le citt favoriscono
l'insediamento di industria perch forniscono manodopera e mercato di consumo.
Nella distribuzione delle industrie a scala mondiale c' squilibrio tra paesi industriali e in via di sviluppo: i primi
sfruttano i due terzi dell'energia globale e il modello di crescita attuale tende a massimizzare gli squilibri.
in un primo tempo le industrie di base si localizzavano vicino a luoghi di estrazione di materie prime per il risparmio sul
trasporto o presso porti o lungo fiumi e canali per favorire l'arrivo di materie. Le raffinerie di petrolio, i cementifici e le
industrie siderurgiche sono i paesaggi industriali pi massicci. Le raffinerie erano localizzate vicino al mare o su grandi
estuari per favorire il trasporto su navi, oggi tramite gli oleodotti molte sorgono in zone di consumo.
Le vie d'acqua attraggono le industrie pesanti, sia per il trasporto che per l'utilizzo dell'acqua nella produzione.
Altri fattori di localizzazione sono la presenza di manodopera e la presenza di capitali (gli imprenditori sono pi inclini
a investire denaro nelle zone che conoscono meglio).
Dopo il 29 sono emerse strutture industriali a concentrazione verticale che, tramite il trasporto dell'energia elettrica e la
sostituzione di combustibili, ha permesso la lavorazione di materie pur non essendoci in loco. (italia lavora acciaio pur
essendo priva di carbone perch sfrutta energia elettrica e idrocarburi come combustibile)
in italia l'area di localizzazione maggiore quella del triangolo industriale torino genova milano (agricoltura evoluta,
metallurgia delle valli alpine, facilit di comunicazione con porto e mercati europa centrale). L'intensificarsi di relazioni
tra imprese localizzate in una stessa area produce economie esterne di scala: diventa conveniente affidare segmenti di
produzione ad altre aziende.

b) teoria di weber su localizzazione

costo di trasporto la componente principale del costo complessivo di produzione, ed un fattore geografico perch
riguarda la distanza (e il peso).
Per massimizzare l'utile necessario minimizzazre i costi di trasporto per cui il luogo ottimale per una fabbrica il
punto in cui la somma dei costi di trasporto risulti la pi piccola possibile.

Distinzione materie:
-ubiquitari (disposti ovunque)
-ubicati (solo in alcuni luoghi)
-puri (non richiedono perdita peso durante produzione)
-lordi (subiscono perdita di peso durante produzione
quindi: se una industria svolge un'attivit a perdita di peso, essa si localizzer con la vicinanza alle materie prime pi
pesanti; se impiega materiali ubiquitari, si localizzer verso il mercato del prodotto finale.
Dato un triangolo A (materie prime) B (fonti d'energia) C (mercato prodotti finiti), l'industria si localizzer nel punto in
cui la somma dei prodotti delle distanze della fabbrica dai tre vertici per i pesi applicati agli stessi vertici la minima
possibile (la distanza dalla fabbrica inversamente proporzionale al peso applicato in quel vertice)
ne consegue che a industrie pesanti nel primo ciclo produttivo conviene localizzarsi vicino a fonte di materiale o a
luoghi dove i costi di trasporto sono minori. Weber rivide la sua teoria tenendo conto della disponibilit di manodopera.
Oggi avviene, poi, che nella localizzazione intervengono anche norme dettate dalla pianificazione e direttive delle
amministrazioni pubbliche, nonch l'accessibilit alle conoscenze tecnologiche e la capacit di adattamento al mercato.
3) nuovi paradigmi di localizzazione

a)da centri a distretti industriali

il centro industriale aggrega imprese di uno o pi rami manifatturieri e assorbe manodopera entro un certo raggio. Il
centro spesso specializzato se utilizza una sola categoria di materie prime (quest'ultimo presenta un ambiente
monotono ed soggetto a squilibri in base all'andamento del settore). Quando le citt costituiscono un complemento
della citt (che rappresenta manodopera, mercato e fonte di capitali) si formano quartieri marginali e si sviluppa intorno
la zona industriale.
Il distretto industriale la concentrazione di diverse industrie interdipendenti tra loro. L'industria permea di s il
paesaggio, l'economia, la societ. Le dimensioni e lo spazio occupato dipendono dal tipo di industria leggera si sviluppa
in verticale, pesante in orizzontale con tetto a botte o dente di sega. Il concetto di distretto industriale teoriazzato da
marshall nei primi del 900: il distretto si forma per effetto delle economie esterne alle imprese e interne all'area, per
finire con l'attuale definizione che i distretti industriali sono sistemi produttivi geograficamente definiti caratterizzati da
un alto numero di imprese impegnate in diversi livelli di elaborazione di prodotti omogenei.

b) da polo industriale a processi di diffusione

il polo industriale ha un'industria motrice (attivit trainante) e ha tre caratteristiche:


-grandi dimensioni di occupazione e produzione
-elevato dinamismo tecnologico
-gran numero di attivit indotte
per lo pi sono industrie automobilistiche e di beni strumentali. Spesso un accumulo eccessivo di fabbriche ingenera
situazioni difficili per eccessiva congestione. Ci porta a favorire il decentramento nella localizzazione delle industrie,
mentre i centri direttivi, per la facilit con cui circola l'informazione, restano legati agli impianti urbani.

Decentramento:
-territoriale: le imprese spostano la sede produttiva da zone urbane a zone esterne. (se verso cinture periferiche
si ha suburbanizzazione) duplice scopo di costi meno elevati e vantaggi derivati dalla prossimit del centro urbano
-produttivo: decentramento (non necessariamente nella stessa area geografica) di parte della produzione verso
imprese minori per progresso tecnologico che ha reso obsolete le vecchie strutture o per maggiore convenienza. Si
forma una rete di piccole o medie imprese dai costi gestionali pi convenienti.
-formazione di sistemi industriali periferici: conseguenza del decentramento e di uno sviluppo industriale nel
quadro dell'organizzazione territoriale periferica.
Le amministrazioni pubbliche tendono a impedire la costruzione di nuove fabbriche nelle zone congestionate e a
favorire zone da valorizzare.
Le multinazionali distribuiscono le diverse fasi della lavorazione di un prodotto in diersi paesi, in particolare le attivit
di ricerca e sviluppo restano nei paesi evoluti mentre i processi produttivi vengono spostati in aree industrializzate e
quelli non specialistici nei paesi in via di sviluppo con manodopera a basso costo.
L'internalizzazione il processo che ha portato numerose industrie a un'espansione multinazionale per controllare
un'insieme di attivit distribuite in diverse parti del mondo.
La globalizzazione riguarda in particolare l'integrazione funzionale di queste attivit distribuite a scala mondiale.

c) politiche di riequilibrio

la tendenza di alcuni paesi verso la crescita e di altri verso il declino avviene all'interno del paradigma centro-periferia.
Le aree centrali esercitano controllo e dominio nei confronti delle aree periferiche. In scala interregionale all'interno
dello stesso sistema economico si hanno aree industrializzate (regioni forti) e aree arretrate (regioni deboli). I poteri
pubblici, con la politica di piano, s'impegnano a correggere gli squilibri territoriali dello sviluppo interferendo sulla
localizzazione selettiva, ispirata alle leggi del profitto priva, favorendo la formazione artificiale di processi
agglomerativi attraverso la creazione di incentivi per fabbriche da impiantare in preordinati poli di sviluppo.
L'intervento pu essere indiretto (offerta di agevolazioni, interventi a favore della manodopera, predisposizione a
infrastrutture adatte a rendere la regione attrattiva per l'industria) o diretto (creazione di imprese industriali pubbliche).

Capitolo VIII attivit terziarie

1) attivit terziare nello sviluppo economico

a) classificazione

nei paesi avanzati il terziario pi dinamico del secondario. Le attivit terziarie si dividono per funzione:
-servizi alle famiglie: servizi rivolti a consumatore finale come commercio al minuto, locali pubblici, turismo.
Sono commisurati alla capacit di spesa della popolazione per cui si localizzano in funzione della distribuzione degli
abitanti e del livello di reddito. Nei paesi liberali il piccolo commercio viene affiancato e superato da grandi distributori
che si collocano soprattutto in posti extraurbani o suburbani. I servizi per la persona e il tempo libero non sono
standardizzabili e si presentano frazionati in piccole aziende; certe attivit come ristoranti, discoteche e centri culturali
si spostano anche fuori dal centro. Nei paesi comunisti ad economia pianificata i servizi per le famiglie operavano sotto
lo stato. Attualmente sono per buona parte in mano a privati. Nei paesi del terzo mondo il commercio al minuto ha
un'occupazione esagerata nonostante una bassa produttivit.
-servizi per la collettivit: forniti da infrastrutture sociali e gestiti da amministrazioni pubbliche (assistenza
sanitaria, scuole, trasporti). La localizzazione segue la distribuzione degli abitanti e non connessa con la capacit di
spesa degli abitanti
-servizi per le imprese: rivolti a complemento delle attivit economiche, si distinguono in:
-tradizionali (tenuta contabilit)
-avanzati: (quando incorporano innovazione tecnologica e organizzativa)
la localizzazione possibile anche lontano dalle imprese grazie ai sistemi telematici. Il processo di terziarizzazione nei
paesi sviluppati da inserire nel pi ampio quadro dei mutamenti dell'economia. La trasformazione pi evidente
quella originata dall'automazione: calo di addetti nel settore industriale e mobilit aziendale e geografica, la richiesta
alla forza lavoro di buona scolarizzazione con flessibilit mentale e adattabilit al mutamento. I paesi in via di sviluppo
hanno percentuali di addetti al terziario molto basse.

b) attivit quaternarie e tecnopoli

esiste un settore specifico, il quaternario, che riguarda le attivit superiori come cultura e scienza, direzione politica e
dirigenza d'impresa, ricerca tecnologica e analisi di mercato (centri: universit, mass media, grandi imprese, istituti di
credito, sedi governative e pubblica amministrazione, centri ricerca)
il processo di localizzazione comporta il concentramento in grandi metropoli con, talvolta, separazione tra centri
politica ed economica. Le grandi metropoli oltre a svolgere funzioni a livello nazionale hanno influenze internazionali e
nell'economia del mondo, vengono perci dette citt mondiali. Alcuni centri si contraddistinguono per forte produzione
scientifica e carattere innovativo: sono le tecnopoli, dove industria e ricerca scientifica interagiscono per l'innovazione e
l'applicazione alla produzione. La tecnopoli il risultato di: rivoluzione tecnologica, globalizzazione dell'economia,
ruolo crescente dell'informazione. Sono concentrate nei paesi sviluppati e spesso vicine o nei centri di ricerca come
silicon valley, tokio, monaco, cambridge.

c)localizzazione del terziario

le attivit teziarie non sono distribuite in modo uniforme: il tipo di servizi offerti diviene pi specializzato e pi raro con
il cambiare dei centri. Quanto pi raro il servizio, tanto pi vasta sar l'area d'offerta. Servizi:
-comuni: banali e diffusi a cui accedono famiglie e imprese (negozi, scuola, poste, bar...)
-di livello medio: a cui accedono famiglie e imprese con frequenze diradate mensili o annuali (negozi
d'abbigliamento specializzati, agenzie di viaggio, consulenti fiscali...)
-rari: rivolti a particolari categorie d'utenti (universit, centri di alta moda, reparti speciali d'ospedale)
le attivit terziarie tendono a distribuirsi secondo un'ordine gerarchico, come formalizzato da w. Christaller negli anni
'30 studiando la germana meridionale.
Partendo dal presupposto attratto di una regione omogenea uniformemente abitata percorribile in tutte le direzioni con
costi che variano unicamente in proporzione all distanza, si introduceil concetto di localit centrale, che quella che
offre beni e servizi per i consumatori circostanti. Man mano che la distanza tra servizi e consumatori aumento, il costo
del trasporto incide sempre di pi fino al punto in cui si annulla la convenienza. Ci la portata, cio la distanza
massima percorribile da un cliente per accedere a un servizio o il raggio massimo dell'area di mercato entro cui un
fornitore pu attirare i clienti. Ipotizza le localit centrali collocate ai vertici di triangoli equilateri giustapposti che
coprono l'intera area in modo uniforme, dando, 6 a 6, la forma di esagoni regolari, ogni vertice del quale risulta
occupato da una delle localit centrali dell'ultimo ordine gerarchico, mentre nel primo viene a trovarsi una localit
centrale di ordine superiore; qui ricorreranno le localit dell'ultimo ordine per beni e servizi che non hanno. Gli esagoni
riuniti in gruppi di sette costituiscono unit territoriali di ordine superiore. Christaller individua 7 ordini dal centro di
mercato alla capitale regionale.
Il modello christalleriano non tiene conto delle diversit dell'ambiente naturale e le sperequazioni socioeconomiche e
ignora l'esistenza di economie di agglomerazione che pososno accelerare lo svilupo di alcuni centri a scapito di altri.

2 vie e mezzi di comunicazioni

a) dai sentieri alle autostrade

principali fattori di organizzazione dello spazio: valorizzano economicamente l'ambiente. La fittezza e il livello
funzionale delle comunicazioni materializzazno il grado di controllo delle societ umane sul territorio. La riduzione
delle distanze in termini di spazio e tempo fa moltiplicare gli scambi. In paesi arretrati e regioni difficili talvolta le
uniche vie di comunicazione sono i sentieri e l'uomo a piedi pu portare il carico in testa o a spalla o su un bilanciere
il traffico con animali da soma tipico delle zone montuose dove la ruota ha limiti geografici dati dai rilievi. Nelle zone
nevose del nord e dell'est utilizzato il traino a slitta, nelle pianure il carro a quattro ruote, mentre nella montagna il
carro a due ruote.
La strada si affermata come via di trasporti e come fatto di dominio politico. Le strade pavimentate furono costruite
dai romani per creare una efficace rete di collegamenti diretti con i centri importanti.
All'inglese mac adam si deve il macadam (XVIII-XIX sec.): un nuovo tipo di rivestimento costituito di pietrisco e
sabbia bagnato e pressato, su questo tipo di strada ha debuttato l'auto. Tra le due guerre si pass all'asfalto, pi
economico e adatto agli pneumatici. A partire dagli anni 30 per contenere il nuovo flusso di auto si deve la costruzione
di autostrade, che introduce nel paesaggio elementi nuovi e stabilisce una nuova gerarchia tra i centri abitati.
L'autostrada crea attivit indotte come autogrill, motel e stazioni di servizio. L'autostrada, a differenza delle altre strade,
si isola dal contesto ambientale e taglia il corpo vivo del rilievo non seguendo l'andamento del terreno se non nella
presenza di svincoli.

b) ferrovia

la ferrovia risale al 1825 e ha potuto assicurare collegamenti veloci su medie e lunghe distanze. stato il veicolo della
rivoluzione industriale ( i territori pi industrializzati sono caratterizati da alta densit ferroviaria). I limiti geografici
sono caratterizzati da pendenza e ampiezza del raggio di curvatura: in presenza di rilievi segue il fondovalle o trapassa
lo spartiacque in galleria.
Il trasporto ferroviario meno costoso che il trasporto su strada e i vantaggi sono elevati quando c' un elevato numero
di passeggeri e quando la distanza non supera i 500 km (poi diventa pi conveniente l'aereo). La brave distanza stata
soppiantata da trasporto su strada.

c) fiumi e canali

i fiumi e i canali pongono i problemi degli ostacoli che possono presentarsi nel percorso (profondit, portata, sbalzi del
profilo e variazioni di tracciato). I canali navigabili presentano dimensioni varie. Il naviglio fluviale differisce da quello
marittimo per il fondo piatto e il profilo meno slanciato. Spesso navi marittime possono risalire vie fluviali. I trasporti
fluviali sono lenti ma economici e vengono preferiti per merci pesanti non deperibili. L'uso per le persone limitato e
regioni sprovviste di trasporti terrestri come l'amazzonia o per finalit turistiche. Nei sistemi di fiumi paralleli si sono
creati canali di collegamento trasversale che mette in collegamento versanti marittimi contrapposti (canale del centro tra
loira e saona collega atlantico e mediterraneo, canale volga-don collega mal caspio a mar nero) In europa la via
navigabile pi lunga il danubio, la pi animata il reno.

d) navigazione marittima porti

il mare una superficie di circolazione su cui sono possibili tutte le direzioni di spostamento. La navigazione si
evoluta passando dalle navi a remi, ai velieri, alle navi a vapore alla navigazione motorizzata. Attualmente si usa la
propulsione a elica. Si passati nel XX secolo dal motore a carbone a quello a nafta, permettendo un notevole
risparmio. I grandi transatlantici sono in disuso per la lentezza, essendo soppiantati dall'aereo, e vengono adoperate solo
come navi da crociera. Le navi traghetto collegano le sponde opposte di laghi o bracci di mare. Le navi per il trasporto
di merci si chiamano cargo, specializzate a seconda del carico tra petroliere, porta containers e frigorifere. Il sistema ro-
ro (roll on/off) consiste nel trasferimento di un mezzo di trasporto su di un altro. Ultimamente si sono diffusi
unicamente petroliere e containers, che hanno ampliato enormemente la capacit di trasporto delle navi, determinando il
sorgere di terminals: attracchi in posizione avanzata sul mare per permettere un pescaggio sufficiete. Le navi
normalmente battono la bandiera del paese cui appartiene l'armatore, ma molte circolano con bandiera ombra, cio di
uno stato che offre facilitazioni fiscali.
Il porto fondamentale non solo per il commercio marittimo ma anche per la regione circostante poich costituisce un
punto di convergenza di collegamenti mare-terra. In rapporto alla diversit del traffico,il porto ha diviso i suoi organi in:
-terminal punto di contatto con impianti automatici per lo scarico
-porto industriale: per trasformare materie prime in semi-lavorati
-porto commerciale: possiede strumenti per lo stoccaggio delle merci.
I porti si differenziano tra militari, passeggeri, commerciali, da pesca.
Porti di transito son quelli in cui le navi sostano per fare rifornimento di acqua, viveri e carburante.
Porti di smistamento quelli in cui le merci vengono smistate per diverse direzioni.
Gli avamporti sono dipendenze di grandi porti situati in posizione pi interna.
Il movimento dei porti collegato con il traffico del retroterra economico. Esistono anche gli interporti: grossi impianti
trasferiscono i containers da un vettore all'altro o li collocano in depositi per il riempimento o lo svuotamento.

e) traffico aereo

l'aereoplano stato inventato nel 1903 negli stati uniti. il mezzo di trasporto pi veloce. I grandi centri propulsori del
trasporto aereo sono stati storicamente l'europa e gli stati uniti. I vantaggi offerti dall'aereoplano sono: la velocit e la
possibilit di arginare gli ostacoli territoriali. Punto di svantaggio sono, per, gli alti costi. Il maggior traffico quello
relativo ai passeggeri (90%) mentre il restante 10 costituito da merci di valore e leggere.
Il movimento di passeggeri aumentato rapidamente, soprattutto nelle lunghe distanze. Si formata una gerarchia di
aereoporti in base ai servizi offerti e al nodo occupato. I grandi aereoporti internazionali richiedono vaste dimensioni di
localizzazione e hanno un indotto di molti servizi, da quelli alberghieri ai collegamenti di trasporti. Si tende a
localizzare i grandi aereoporti a distanza dagli agglomerati urbani, assistendo spesso alla formazioni di vere cittadelle
aereoportuali dotate di ogni funzione per espletare i servizi necessari al personale e ai passeggeri in transito.

3) circolazione

a) attivit commerciali

il commercio un'attivit economica che si colloca tra la sfera della produzione e quella del consumo.
-Il commercio interno l'insieme degli scambi all'interno di uno stesso stato
-quello estero costituito dagli scambi con paesi stranieri.
Nel commercio estero conta la bilancia commerciale, cio la differenza tra importazioni ed esportazioni, che risulta
attiva se i ricavi delle esportazioni superano quelli delle importazioni, passiva se contrario. (al suo interno esiste anche
la bilangcia dei pagamenti che assomma bilancia commerciale ed entrate invisibili come valuta portata da turisti,
rimessi degli emigrati...)
il mercato sia il luogo in cui si svolgono contrattazioni e scambi ma anche il territorio in cui si producono (mercato di
produzione) e si utilizzano le merci (mercato di consumo). I mercati si dividono poi tra concreti, dove i venditori
conferiscono le merci, e astratti, dove si contrattano partite di merci non presenti ma contraddistinte da categorie
standard. (borse).
Le fiere sono una categoria di mercato particolare che si tiene in occasione della ricorrenza del santo patrono; fiere
internazionali hanno avuto rilevanza storica per il fatto che vi covenivano mercati lontani o commercianti nomadi. Nel
XX sec. Si passati alla fiera campionaria in cui si mettono in mostra campioni di merci.
Ai vertici del commercio stanno due tipi di commercio astratto: le borse valori,dove si negoziano titoli, e le borse-merci.
Il commercio al dettaglio fornisce beni di consumo e la sua intensit direttamente proporzionale al livello di vita. In
italia visono numerosi negozi con esiguo bilancio. Da tempo esistono grandi magazzini o catene di negozi o coperative.
Di recente si sono sviluppati i super e ipermercati, di grande distribuzione, che in alcuni punti hanno sostituito gran
parte dei clienti ai negozi tradizionali, ma restano pure sempre caratterizzati da estesa frammentariet.

b) reti di comunicazione

sulla superficie terrestre le reti di comunicazione sono distribuite inegualmente. La fittezza delle reti direttamente
proporzionale al livello di sviluppo economico, ma su questa spesso intervengono influenze dell'ambiente esterno. Le
vie di comunicazione hanno una loro gerarchia commisurata alle funzioni,ai traffici che le percorrono e all'importanza
dei centri collegati. Quando viene tracciata, la vita introduce nello spazio una polarizzazione lineare. All'iterno delle reti
di omunicazioni vi sono dei nodi, cio porti d'accesso alla regione cui appartengono: presiedono relazioni tra la regione
e spazi esterni. L'interporto un complesso organico di strutture integrate e servizi finalizzati allo scambio di merci tra
diverse modalit di trasporto. Le ragioni che hanno presieduto alla costruzione delle vie di comunicazioni sono
principalmente:
-ragioni strategiche a scopo politico o militare (attraversano regioni disabitate o consistono in un asse di
popolamento)
-per consentire lo sfruttamento economico di una regione o di una risorse
-il collegamento tra localit
lo sviluppo della rete rispecchia l'evoluzione del territorio. Il pi semplice degli indicatori la densit della rete intesa
come rapporto tra la lunghezza complessiva della rete e la superficie del territorio (km rete su km sup) o come
lunghezza e popolazione (km rete/100.000abitanti).
Nella dimensione globale odierna vi una dinamica locale-globale in cui le reti hanno la funzione di nodi di
colelgamento a scala nazionale, ma converge anche in nodi specifici di raccordo con rete sovranazionale o
internazionale.
I concetti che caratterizzano la rete sono:
-connettivit: rapporto tra numero di segmenti e numero di nodi (indice di connettivit)
-accessibilit: caratteristica dei singoli nodi consistente nella somma del numero minimo di segmenti tra un
nodo e gli altri.

c) telecomunicazioni e comunicazioni di massa

le comunicazioni a distanza hanno utilizzato sistemi diversi nei secoli. Si passati da messaggi convenzionali trasmessi
con mezzi pi disparati, all'uso di corrieri per arrivare al telegrafo e telefono che hanno permesos di mettere in rapido
contatto aree molto lontane, iniziando il processo di rimpicciolimento del globo terrestre completanto dalle trasmissioni
radiotelevisive e da internet.
I veicoli dell'informazione si inseriscono nel paesaggio materiale ma rappresentano anche un tipo e un livello di cultura.
Le condizioni fisiche e tecniche e il quadro sociale influenzano la localizzazione degli apparati emittenti e la densit
della rete. Con il ricorso ai satelliti artificiali anche il concetto di spazio planetario s' banalizzato. La radio ha portata
quasi illimitata grazie a onde corte riflesse dall'atmosfera, le onde televisive, invece, hanno portata ottica e necessitano
di ripetitori. La televisione ha cambiato il modo di occupare il tempo ed divenuta il pi potente strumento di
comunicazione politia e pubblicitaria. La radio, la televisione, i giornali sono mass media che costituiscono mezzi sia
informativi che formativi, creando correnti d'opinione e trasformando i modi di vita. La telematica nata
dall'integrazione delle tecnologie informatiche con la telecomunicazioni. Essa stravolge il concetto geografico di
distanza e crea il cyberspazio la cui caratteristica principale la virtualit intesa com esistenza in senso potenziale e non
di fatto. L'informatizzazione va di pari passo con la rivoluzione delle telecomunicazioni. Esistono reti semplici
(trasmissione unidirezionale) e interattive (mettono in contatto diversi utenti). Internet consente agli utenti di tutto il
mondo di accedere a banche dati d'argomenti di ogni tipo e di scambiare informazioni. L'informatica offre nuovi
strumenti per concentrare l'informazione e centralizzare le comunicazioni in teleporti (stazione ricetrasmittente via
satellite + rete locale di distribuzione delle informazioni). Internet ha fatto emergere nuovi squilibri tra nord e sud.

4 turismo

a) attivit turistiche

il turismo l'attivit economica pi sviluppata dalla fine della seconda guerra mondiale. Turista chi si sposta dal lugo
di vita e di lavoro verso un'altra localit con lo scopo di divertirsi, arricchire le proprie conoscenze, migliorare la salute,
ed evadere dai normali comportamenti di vita quotidiana.
Il turista un visitatore temporaneo che trascorre almeno 24 ore in un luogo. Si definisce vacanza la forma di turismo
che comporta almeno quattro pernottamenti consecutivi fuori dalla propria residenza abituale. Il turismo in senso
moderno si afferma nel XVIII sec., quando era in voga tra gli aristocratici il grand tour o il soggiorno di cura in localit
termali. Il benessere della borghesia uscita dalla rivoluzione industriale la rese la classe principale protagonista del
primo sviluppo moderno. Nel XX secolo si poi sviluppata la pratica dell'aplinismo e il turismo balneare fio a
guadagnare progressivamente tutti gli strati della societ dei paesi sviluppati.
La villeggiatura racchiude l'idea di soggiorno e riposo,mentre il turismo implica l'idea di movimento. I flussi turistici
sono prevalentemente concentrati in certi periodi dell'anno, spesso causando congestioni nelle principali vie di
comunicazione. Di conseguenza anche i circuiti commerciali si modificano. Il turismo modifica profondamente il
territorio tramite trasformazioni funzionali e paesaggistiche (alberghi, stazioni balneari...)
il turismo si divide tra domanda (clientela e aree di provenienza) e l'offerta (aree e strutture destinate a soddisfare la
domanda), tra i due si colloca il tramite, rappresentato dal mezzo di trasporto e le strutture ricettive o da intermediari
come i tour operators. Col profilarsi del turismo di massa, che ha determinato il sorgere di strutture ricettive medie e
modeste o di colonie marine e montane create da enti pubblici o privati per i dipendenti, le classe pi abbienti hanno
reagito scegliendo localit isolate rese esclusive tramite la costruzione d residences, multipropriet...

b) le risorse turistiche

lo spazio turistico inteso com il luogo dove trova soddisfacimento la domanda di turismo ed complementare agli
spazi urbani in cui si forma la domanda. La scelta della localit turistica il risultato del complesso intrecco di distanza
da superare, costo, immagine della localit su informazioni disponibili.
le risorse turistiche si dividono in:
-beni ambientali e naturali
-beni culturali
-strutture ricettive e attrazioni di tipo urbano
-infrastrutture
un importante fattore della scelta turistica l'immagine che una certa localit offre di se attraverso i canali
dell'informazione

c) l'impatto economico e sociale del turismo

il peso economico del turismo varia da un paese all'altro e da una regione all'altra. Il territorio pu diventare l'oggetto
economico che combina gli effetti diretti e indotti (innalzamento dei prezzi, costruzione di infrastrutture). Il turismo
acquista una posizione di maggiore forza quando si sviluppa in un uadro di attivit e risorse piuttosto limitate. Crea
posti di lavoro sia direttamente che indirettamente per via di strutture ricettive, ristroranti...
incisive sono anche le conseguenze a livello sociale: l'impatto pu generare una ridistribuzione degli abitanti in
collegamento con la specializzazione turistica di certi quartieri; a livello regionale pu modificare la ripartizione
socioprofessionale degli occupati. L'impatto socioprofessionale pu accentuare i contrasti geografici infraregionali con
la concentrazione delle attivit e degli abitanti nella fascia marittima e la rarefazione nelle zone interne.
d) politiche di salvaguardia delle risorse turistiche

il turismo implica problemi a livello ecologico e socioeconomico. Una delle attrazioni principali del turismo il
paesaggio, che di principale importanza salvaguardare, in particolare quando si tratta di un paesaggio naturale. Da
qualche tempo si presa coscienza dell'urgenza di conservare il patrimonio naturale tramite provvedimenti di
salvaguardia di specifici insiemi naturali per la protezione di siti delicati e il controllo dello sviluppo nel senso di evitare
realizzazioni nocive al mantenimento delle risorse naturali.
Un altro problema la conservazione del patrimonio culturale a partire dal patrimonio monumentale. Il turismo
generalmente accolto con favore dalla popolazione perch porta lavoro e risorse finanziare. I problemi nasconto dallo
scontro delle mentalit tra turisti e popolazione locale.

e) politiche di sviluppo turistico

i fattori pi importanti di sviluppo turistico rientrano le politiche del potere pubblico come campagne pomozionali,
creazione di uffici del turismo, miglioramento delle infrastrutture...
le politiche turistiche non possono essere solo conservative poich le limitazioni troppo restrittive degli spostamenti e
dei soggiorni possono risultare un freno eccessivo allo sviluppo. Le politiche tradizionali si limitavano a pianificare una
serie di attrezzature per il trasporto e l'alloggio, poi si passati ad un approccio sistemico che comprende fasi iniziali di
studio, commercializzazione e assetto funzionale.

Capitolo IX sviluppo urbano

1 citta nella storia e nel territorio

a) cos' una citt

la citt il tipo pi evoluto di insediamento umano, nate nei maggiori focolai di civiliazzazione. Esempi storici furono
la polis dei greci e l'urbs dei romani. La rivoluzione industriale e il conseguente sviluppo economico sono all'origine
della crescente espansione urbana che caratterizza il mondo attuale. Al contrario delle comunit rurali, spesso
autosufficienti, la citt implica scambi di ogni tipo: introduce materia prima da lavorare nelle industrie e derrate
alimentari per gli abitanti, distribuisce merci. Se in passato la citt era si fortificava contro la distesa della campagna
circostante, con l'esplosione urbana del XX secolo si sono venute a creare cinture di nuovi quartieri. Si progrediti nel
livello: dal villaggio (agricolo) al borgo (commerciale-artigianale) alla citt (attivit extragricole, luogo di funzioni
amministrative e culturali, di scambi di servizi: un nodo di relazioni, un punto di incontro di uomini e idee)

b) generazioni di citt

-citt spontanee (formatesi dall'espansione di insediamenti minori)


-citt fondate (origine risale a volont di un capo o una comunit)

si dividono poi in base a cinque generazioni a seconda delle origini e dei modi di sviluppo:

-la prima generazione coincide con l'avvento della divisione del lavoro in seno all'autoconsumo agricolo e si
diversificano le specializzazioni artigianali e commerciali, entrando in gioco rapporti a distanza e uso della moneta.
L'attivit commerciale si innesta sulle funzioni politiche e religiose.
Le prime manifestazioni urbane si sono avute presso gli egizi nella valle del nilo, in mesopotamia, in siria, in fenicia, in
persia, poi in grecia, in italia, nella valle dell'indo e del fiume giallo, del centramerico e del per.
La polis nell'antica grecia era una citt-stato che pertanto formava un'unit politica autonoma comprendnte un territorio
piuttosto vasto sufficiente a fornire il sostentamento alla cittadinanza; era costituita da una cittadella fortificata,
l'acropoli, e da un'insediamento collocato ai piedi. La diffusione urbana in europa fu dovuta alle spedizioni di
colonizzazione di greci e fenici. I romani allargarono la diffusione delle citt all'europa occidentale. I romani formarono
il sistema urbano pi grande mai sviluppato sulla Terra.
-la seconda generazione delle citt di origine medievale, che manifestano l'importanza della religione con la
chiesa-madre affacciata insieme al palazzo del comune sulla piazza centrale (del mercato) da dove poi si diramano gli
assi stradali che conducono alle porte.
-la terza generazione delle citt nate dalla seconda rivoluzione industriale, sorte quasi dal nulla in funzione
della nascita e dello sviluppo di industrie, generalmente in un sito legato alla disponibilit di materie prime. A questa
generazione appartengono anche le citt sorte nei paesi di nuova conquista poich sono moderne fin dalla nascita e si
assomigliano tra loro. (detroit, sidney)
-la quarta generazione comprende le citt dei paesi in via di sviluppo, la cui nascita spesso determinata
dall'espansione dell'economia europea nel quadro dell'organizzazione dei mercati mondiali. Le potenze coloniali
valorizzarono centri nodali da cui poter esercitare il proprio controllo politico ed economico. A seguito dell'indipendeza
in molte citt il nucleo centrale stato ricostruito in stile moderno e la periferia sfuma in bidonvilles
-la quinta generazione delle citt principesche e delle capitali create.
La citt principesca ha tratti di grandiosit fin dagli inizi ed esprime un desiderio di prestigio (citt faraoniche-
menfi, dei re persiani-persepoli o karlsruhe fondata carlo merovingio nel 1715). una scelta politica la decisione di
creare capitali,come brasilia, per spostare il baricentro demografico dalla sovrappopolata fascia costiera a quella interna,
o ankara, nel mezzo della steppa anatolica, per esprimere la sfida all'ambiente ostile.
frutto di una programmazione sociopolitica il nascere nelle new towns, nate fuori dalla congestione inquinante delle
metropoli per frenarne il gigantismo.
Esistono, infine, citt tematiche cio nate per scopi particolari come le citt del divertimento o i villaggi turistici, i centri
al servizio dei parchi nazionali.

c) il sito e la posizione

il sito la collocazione topografica della citt: l'ambito in cui essa sorge; la posizione fa riferimento una contesto pi
ampio in cui hanno peso soprattutto le vie di comunicazione.
La scelta del sito oscilla tra due condizioni: la possibilit di difesa e la facilit di contatti con l'esterno. Le decisioni
adottate caso per caso si rifanno al diverso valore che in ogni contesto storico dato alla difesa e alle comunicazioni.
Spesso la funzione a comandare il sito. Se poi la funzione cambia, il sito pu risultare non adatto con la conseguenza
di abbandono.
Il sito difensivo il pi caratteristico tra quelli dei secoli passati a causa della generale insicurezza. Generalmente si
organizzavano le citt ai piedi di un colle che veniva munito perch servisse come rifugio in caso di pericolo (acropolis
o arx). Un altro elemento utile alla difesa l'acqua (venezia, citt insulare protetta su tutti i lati). La posizione un dato
geografico a vasto raggio: la localizzazione della citt in rapporto al suo interno anche lontano (circondario, regione,
stato).
Nel considerare la posizione bisogna tenere conto della circolazione, elemento fondamenale per la vita di ogni citt.
Una delle posizioni favorevoli quella del crocevia (punto d'incrocio di linee di traffico dove risultato favorite funzione
commerciale e preminenza politivo amministrativa).
Lungo i fiumi navigabili si generano le citt fluviali. vantaggiosa la posizione all'incrocio di un fiume con assi di
circolazione perch favorisce lo sviluppo di attivit commerciali. Sono frequenti le citt di ponte, in presenza del
passaggio obbligato, dove spesso convergono pi vie da una parte e dall'altra del ponte. I suffissi: -ford, -furt
testimoniano la scelta di un guado per la posizione.
Non mancano citt sulla foce dato che possono fruire sia dei vantaggi della posizione fluviale che di quella marittima.
La posizione marittima, pur generalmente favorevole, non sempre si presta allo sviluppo di porti.

2 struttura della citt

a) pianta

la pianta della citt pu essere condizionata dalle asperit del rilievo e dal contatto col mare o coi fiumi ma sempre
esprime un tipo di civilizzazione. Le citt sorte su isolette o sporgenze peninsulari risentono dell'andamento dei
contorni. L'influenza del rilievo forse meno imperativa di quella dell'acqua ma non meno evidente. Le citt erette in
aree morfologicamente mosse presentano piante piuttosto irregolari perch hanno dovuto adattarsi alle irregolarit del
substrato naturale.
Due piante fondamentali:
-a scacchiera (Vsec.a.c. Da ippodamo di mileno e diffusa dai romani) ha conosciuto nei secoli grande favore
per semplicit e funzionalit. La scacchiera romana, come quella dei castra, generata da due assi che si incrociano
perpedincolarmente: cardo maximus (cardine massimo che d l'orientamento all'insieme e che generalmente va da nord
a sud secundum coelum o secundum naturam quando ha andamento differente) e decumanus (decumano). Tra gli
esempi: torino, pavia, fondi. In epoca moderna la struttura a scacchiera stata adottata nel disegno di citt pianificate e
quartieri nuovi e poi ampiamente esportata in aree di colonizzazzione (america)
-pianta radiocentrica: con strade divergenti a raggiera da un nucleo centrale, risultato dell'espressione urbana
tipica dell'europa medievale. L'anima della citt costituita dalla chiesa madre, che rappresenta il potere religioso, e
dalle sedi del potere politico (palazzo comunale o castello del signore), che ha lasciato traccia nei toponimi castrum,
schlosso, gorod e grad. I tracciati delle mura abbattute hanno dato luogo agli anelli di circonvallazione. Si vengono a
formare corone edilizie concentriche attorno alla circonvallazioni. Nelle citt principesche o create la pianta concepita
fin dalle origini per valorizzare particolari edifici o per esaltare la funzione preminente.
La citt-fortezza ha una pianificazione particolare studiata dagli architetti militari per resistere meglio ai colpi di
cannone; segue una pianta a stella, le cui protuberanze radiali non sono che aggetti in corrispondenza degli spigoli del
poligono perimetrale.
-la pianta a struttura disordinata appare in balia dell'empirismo senza alcun canone ordinatore. Le medine del
mondo arabo presentano un labirinto di strade.
-la citt ideale una tappa dell'urbanistica molto particolare, poich la citt che non esiste ma che si potrebbe
costruire secondo criteri razionali, seguendo l'aspirazione verso la perfezione ela tendenza alla razionalit funzionale.
Lo sviluppo urbano anzich far allargare il nucleo preesistente pu portare talvolta alla formazione di un nuovo nucleo
insediativo, si viene cos a creare una citt multipla. Al fianco di una citt vecchia a struttura compatta e disordinata, i
quartieri moderni a struttura regolare formano una vera e propria citt nuova (bari). Si parla di sdoppiamento o
geminazione quando accanto alla citt si sviluppa un nuovo centro pi o meno indipendente.

b) quartiere sobborgo periferia

il quartiere un settore all'interno della citt, il sobborgo ne sta fuori, inizialmente, su vie d'accesso e la citt crescendo
lo ingloba. La periferia, una cintura ex rurale legata alla vita della citt e investita dall'espansione edilizia che avanza
mordendo la campagna. In un primo tempo seguendo le strade divergenti tra le porte poi collegando queste aree con
strade, altro fattore di urbanizzazione. Le periferie a cintura sono superate dalla rapidissima avanzata delle periferie a
raggi animate dagli assi stradali. I raggi costituiscono le punte avanzate della conquista urbana. Se lungo l'asse di
sviluppo preesistevano gi delle citt, queste vengono a costituire degli ingrossamenti nei quali i nuovi casamenti
condominiali o villette a schiera danno l'impronta della urbanizzazione moderna. Questo territorio costituisce
l'hinterland. Si riconosce di solito la successione di 3 zone concentriche: il centro storico all'interno delimitato dal
perimetro delle antiche mura (ring tedesche, boulevard francesi, circonvallazione delle nostre citt), circondato da
quartieri a impianto regolare con l'alternarsi di edifici pubblici e palazzi di abitazione. La terza cerchia formata dai
raggi d'espansione.

c)agglomerazioni, conurbazioni, regioni urbane

l'agglomerazione un insieme continuo sul piano topografico e unitario sul piano economico, anche se pu trovarsi
diviso in diverse entit amministrative (problema che si risolve con la creazione di enti sovracomunali o intercomunali=
la citt centro il cuore e la forza trainante dell'insieme: in essa si concentrano i poteri decisionali e le funzioni di rango
pi elvato. La conurbazione rappresenta un tipo particolare di agglomerazione, quando cio due citt vicine si dilatano
fino a saldarsi topograficamente. ( oneglia + porto maurizio= imperia) Negli ultimi anni le agglomerazioni sono
accadute spesso aumentando esponenzialmente il numero dei propri abitanti (new york, londra > 15 milioni; citt del
messico 20, san paolo 17, tokyo 16, los angeles e shangai 15). si sviluppano costellazioni di citt fino a coprire quasi
interamente una regione, allora si parla di regione urbana (ruhr: 70 citt/8000kmq)

3 funzioni urbane

a) tipi di funzioni urbane

le funzioni urbane si dividono in 3 grandi categorie:


-economiche: dirette all'accrescimento dei beni disponibili, contribuiscono alla crescita della citt ed esercitano
un'azione verso l'esterno integrandosi con lo sviluppo della regione e della nazione. Producono plusvalore e massa
monetaria, risultato di:
-industria: uno dei massimi fattori, lavora prodotti grezzi reclutando manodopera e ridistribuisce il reddito
sotto forma di salario: le materie prime sono trasformate in prodotti finiti con l'aggiunta del plusvalore dato dal lavoro
umano; -commercio: elemento essenziale l'accumulazione monetaria tramite scambi di merci
-turismo: materia prima= attrazione turistica, attrae clientela e produce posti di lavoro
-finanza: raccoglie e moltiplica le risorse finanziarie reinserendole nel processo produttivo

-sociali: eserciate insieme a quelle economiche, abbracciano l'amministrazione pubblica, le scuole e le strutture
sanitarie.

-d'irradiamento: riguardano la diffusione di modi di vita, innovazioni, acquisizioni destinate anche alla popolazione
esterna alla citt. La citt esercita potere di formazione, informazione, trasformazione.

b) livello funzionale delle citt

nei tempi antichi la funzione religiosa, amministrativa e religiosa presiedevano la vita urbana; in epoca classica la citt
organizzava e amministrava un certo territorio circostante; nel medioevo la posizione dominante era invece quella delle
campagne attraverso il potere dei feudatari; dopo il Mille la citt riprendeva il suo ruolo centrale attraverso le
corporazioni e i quartieri si sviluppavano; nell'et moderna il dominio della citt sul territorio circostante si afferma con
la formazione di stati nazionali e allargamento dei mercati; con la rivoluzione industriale le citt sorgono in funzione
dello sfruttamento minerario e manifatturiero; oggi il quaternario (direzione politica e d'impresa) a esprimere il livello
funzionale delle citt: il prevalere del quaternario sul terziario differenzia le metropoli dalle citt.

c) citt caratterizzate da funzione dominante


citt commerciale: luogo di scambi e servizi e animatore di traffici attraverso organismi di direzione economica. I poli
commerciali hanno un ruolo internazionale: trafficano con tutti i continenti attraverso una rete di linee marittime solidali
con le vie del retroterra.

Citt militari: basi fortificate di frontiera o scelte per la concentrazione di soldati e armamenti o porti militari con
relativi arsenali
citt con funzioni politiche e amministrative: create con struttura pianificata per la volont di un sovrano o di un
parlamento (citt dell'america latina; latina; karlsruhe;versailles; washington; canberra)

citt religiose (funzione culturale): sempre vive per quel che rappresentano (gerusalemme, la mecca) o luogo di
pellegrinaggio per presenza di un santuario (lourdes, fatima)

citt universitarie: vita imperniata su attivit didattiche, caratterizzate dalla presenza di istituti e alloggi

citt caratterizzate dalla funzione ricettiva, interessate dal turismo, si dividono tra citt balneari, centri montani, citt
d'arte, stazioni di cura (citt d'acque e centri termali) e citt di vacanze, popolate soprattutto durante la stagione.

Citt minerarie: dipendono dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, esaurito il materiale spesso diventano citt
fantasma.

d)molteplicit di funzioni e quartieri

l'elemento di base della vita urbana il quartiere, ognuno ha una fisionomia propria legata a linee architettoniche, alla
storia e alla funzione che svolge. Nei paesi d'immigrazione le citt sono spesso compartimentate secondo la nazionalit
d'origie degli abitanti. I quartieri geografici sono settori della citt caratterizzati da una precipua funzione (es. quartiere
del porto, zona universitaria). Il cuore della citt coincide con il centro amministrativo e commerciale. I quartieri non
sono collocati casualmente ma seguono linee di sviluppo economiche (vicinanza industrie a centri di trasporto o vie di
comunicazione). La funzione residenziale si iscrive nel quadro urbano con valori diversi: intorno al centro
amministrativo-commerciale ci sono le residenze alto-borghesi; in pariferia le citt-giardino dei ceti medi e i casamenti
anonimi dei quartieri popolari. Le contrapposizioni tra alloggi signorili e scadenti corrisponde a una contrapposizione di
classe socioeconomiche.

4) vita e problemi della citt

a) teorie dello sviluppo urbano

la teoria delle zone concentriche formulata da burgess studiando chicago nel 25 distingue cinque zone principali: il
central business district (nel cuore della citt) contenente uffici, banche, edifici governativi e alberghi; una zona
circostante (inner city) formata da case vecchie, uffici commerciali, piccole industrie manifatturiere; cintura industriale
con abitazioni per la clsse operaia; zona residenziale periferica con abitazioni per la classe agiata (outer city); area di
residenza di lusso per ceti pi ricchi che sfuggono alla congestione e abitano in ville con parchi e giardini
la teoria dello sviluppo a settoru, formulata da hoyt nel 39, afferma che i canoni di affitto e il livello socioeconomico
degli abitanti variano non per fasce concentriche ma per settori, in una progressiva evoluzione per slittamento radiale
dal centro alla periferia.
Harris e ullman nel 45 hanno avanzato la teoria dei nuclei multipli secondo la quale le citt presentano zonizzazioni sia
concentriche che a settori e hanno diversi centri o nuclei secondari che interferiscono nel loro sviluppo con l'espansione
del nucleo centrale.
Dickinson nel 51 ha indivituato nelle citt inglesi la successione di 4 zone: la zoa centrale, pi antica, zona degli affari
(city); zona intermedia con edifici vecchi e poco igienici, affollata di immigrati e povera gente; la zona periferica
formata da quartieri residenziali e infine la fascia esterna con dimore di alto livello.
Nessuno di questi schemi esaustivo.

b) risvolti negativi dell'urbanesimo

la vita urbana proble problemi sempre pi complessi. L'alimentazione di una grande citt deve disporre di grandi zone
d'approvvigionamento e di rapidi mezzi di trasporto, di magazzini e mercati all'ingrosso. Un elemento necessario e
problematico l'acqua. La vita cadenzata sugli orari di fabbriche e uffici, le insufficienze di viabilit e parcheggio
sono tra i pi evidenti aspetti della congestione. L'inquinamento delle acque e quello atmosferico sono gli aspetti pi
gravi.
L'urbanesimo dei paesi avanzati fomentato dagli squilibri economici tra l'ambiente rurale e le citt; l'esodo dalle
campagne fa mancare all'agricoltura le braccia giovani pi valide e nonostante la meccanizzazione molti campi sono
degradati a terra incolta.
L'urbanesimo dei paesi sottosviluppati pi grave perch in essi folle di contadini sradicati dai campi si abbarbicano in
citt incapaci di assorbirli e si stipano nelle bidonvilles periferiche. Il progetto MAB (man and biosphere) dell'unesco ha
introdotto il concetto di ecosistema urbano che prefigura i principi dello sviluppo sostenibile.
L'indice di urbanizzazione, cio la percentuale di popolazione che abita in citt, varia notevolmente da un paese all'altro.
Gli indici pi alti si riscontrano nell'europa centroccidentale, i pi bassi nell'asia sudorientale. Agli inizi del novecento
le citt milionarie (con pi di un milione) era no una ventina, oggi sono 300. in italia negli anni del dopoguerra le citt
sono diventate meta di milioni di famiglie mentre molte campagne sono rimaste abbandonate a un destino di decadenza.
Questa dinamica deriva dalla vastit delle migrazioni interne che riempiono le aree urbana con la conseguente
dilatazione di sterminate periferie dove il cemento si espande a macchia d'olio. A un secolo dalla rivoluzione industriale
la spinta dell'urbanizzazione sembra esaurita e nuove son le basi dell'ordinamento territoriale dello sviluppo: la caduta
generale di mobilit interna stata accompagnata da una ridistribuzione che ha privilegiato i comuni di media
dimensione, mentre quelli con oltre 100.000 abitanti hanno conosciuto in genere situazioni di declino o di stagnazioni a
causa del processo di controurbanizzazione.

c) risanamento conservativo dei centri storici

il centro storico deve essere considerato la matrice della citt, non solo come patrimonio di munimenti e luogo di servizi
superiori ma anche come riserva di abitazioni da riqualificare e restituire agli strati sociali altrimenti espulsi. da porre
in primis il recupero dell'esistente, cio il restauro e il risanamento conservativo e bisogna dotare i vecchi quartieri dei
servizi necessari e assicurare ai residenti affitti compatibili con il loro livello economico. A partire dalla ricostruzione
postbellica in italia si lamenta una lunga serie di alterazioni e manomissioni sia per l'invadenza della speculazione
edilizia,sia per la debolezza dei poteri pubblici di fronte agli interessi privati. Negli anni '60 si stabilisce che devono
essere rispettate tutte le cose del passato che hanno valore di testimonianza irripetibile, che cio possono valere per il
carattere di esempio urbanistico e documento di un'epoca. Il risanamento e la conservazioni non possono che essere
globali evitando, per, la cristallizzaizione tipo museo e inserirle entro la dinamica della vita cittadina. Da qualche
tempo si delineata una riscoperta del centro storico come parte privilegiata. Le isole pedonali hanno messo in luce
pregi prima trascurati come la mobilit senza l'auto. Il centro storico riscoperto come luogo in cui possibile
riannodare un rapporto pi stretto tra citt e abitanti fruendo degli ambienti favorevoli alla vita associata.

5 citt nella regione

a) la citt organizza la regione

la citt assorbe merci e manodopera e distribuisce prodotti finiti e servizi nell'ambito di un territorio pi p meno vasto
che costituisce la sua area d'influenza. Diverse citt mantengono relazioni costati tra loro e formano una rete urbana
coordianata dalla metropoli regionale. L'intensit delle relazioni tra citt e campagna ela consistenza delle redti rubane
son oparticolarmente vivaci nei paesi della vecchia europa. Nei tempi andati attorno alla citt c'era l'agro alimentare, un
territorio investito a colture intenive per produrre le derrate necessarie al sostentamento della citt. Oggi molti prodotti
sono importati da regioni lontane. Un segno del dominio della citt sul territorio la sua forza d'attrazione che provoca
afflusso di pendolari. La citt esercita tutela commerciale, attraverso l'organizzazione del commercio all'ingrosso e
tutela finanziaria. Essa poi un centro culturale che diffonde idee attra erso giornali e programmi radiotelevisivi.

b) gerarchia delle citt e sistemi urbani

la gerarchia delle citt dipende dal grado delle funzioni che esplicano e in particolare dal livello di servizi offerti. Una
particolare regolarit empirica stata rilevata da g.k. Zipf che la codific nel rank-size rule. Nelle grandi linee c'
corrispondenza tra la dimensione demografica di una citt e la poiszione che occupa nella graduatoria. L'espressione
matematica : Pr x r alla q = P1
Pr la popolazione della citt di rango r
P1 la citt al primo posto in graduatoria
r il posto che Pr occupa nella graduatoria della popolazione delle citt
q una costante caratteristica del grado di gerarchizzazione
se q=1 la citt che occupa il secondo posto ha la met della popolazione della citt primate.
La rsr il risultato dell'interazione tra le forze derivanti dalle economie di agglomerazione e la tendenza al minimo
costo di trasporto. Questa legge permette di misurare il grado di gerarchizzazione della rete urbana facilitando la
comparazione tra le diverse regioni o tra le variazioni del tempo.
Molti stati presentano una distribuzione delle citt secondo una legge rango-dimensione. Altri, hanno una distribuzione
del tipo citt-primate. Via via che la vita economica e sociale di uno stato si fa pi complessa, la sua gerarchia urbana
tende a configurarsi secondo il modello rango-dimensione, il quale rappresenta lo stadio di equilibrio di un sistema
urbano.
L'influenza o forza di attrazione tanto maggiore quanto pi grandi sono le citt; diminuita dalla distanza. Si adombra
una legge gravitazionale secondo cui l'attrazione esercitata da una citt su una localit esterna direttamente
proporzionale alla popolazione e inversamente proporzionale al quadrato della distanza.
c) le reti urbane

le relazioni tra citt e territorio complementare devono essere rapportate alla evoluzione delle zone socioeconomiche di
cui fanno parte nel quadro di una gerarchia di funzioni e servizi che si integrano nella rete urbana. La rete urbana un
insieme di localit tra cui intercorrono rapporti di interazioni pi intensi che con altre. Lo spazio fisico di ogni citt
sede di pi nodi appartenenti a sistemi diversi. Il nodo un'unit fisico-spaziale: sistema areale locale dotato di coesione
interna grazie alla quale pu partecipare alla pi vasta coesione di rete.

d) la rurbanizzazione

la rurbanizzazione nasce dall'associazione di due concetti: vita rurale e urbanizzazione della campagna e indica un
fenomeno caratterizzato dall'influenza della citt sullo spazio rurale.
Esistono tre tipi di urbanizzazione:
-schiere di villette allineate lungo le strade all'uscita del paese
-lottizzazioni di decine di case entro grossi riquadri recintati serviti da un solo ingresso e da una viabilit
interna privata
-integrazioni in contiguit con il vecchio insediamento rurale
le aree in cui si sviluppa la rurbanizzazione sono di quattro tipi:
-zone rurali racchiuse nell'area d'influenza di una grande citt-primate
-zone d'intenso traffico stradale
-nuove zone industriali in ambiente rurale
-zone turistiche (marittime e montane)
la rurbanizzazione sfocia nella formazione di fasce d'espansione comprendeti centri rurali abitati da famiglie che hanno
contatti quotidiani o frequenti con la citt.

6 le citt nel mondo

a) citt dell'europa occidentale

le citt portano un marchio originale e si ripartiscono in categorie definite dal quadro culturale in cui si sono sviluppate.
Le citt dell'europa occidentale emergono da una lunga e complessa evoluzione: citt ingrandite dalla rivoluzione
industriale e cresciute pi nell'ultimo secolo che in tutto il tempo della loro storia. La crescita si realizzata nell'ambito
di un empirismo liberistico che si tradotto talvolta nella creazione di squallidi quartieri popolari o interventi pianificati
e razionali nel rimaneggiamento di vecchi quartieri.
Le stratificazioni dello sviluppo urbano comportano differenze significative poich ogni epoca ha il suo ruolo e il suo
stile.
Il centro normalmente dominato da un complesso di edifici monumentali di prestigio ed delimitato dai viali di
circonvallazione segnati dalle porte e dai resti delle mura sottratte alla distruzione. Quasi tutte le citt importanti hanno
un centro storico pi o meno conservato. L'incoerenza della crescita urbana ha portato i governi a programmare
insediamenti pianificati per conferire razionalit all'espansione, nelle cinture della citt. Gravi problemi si affacciano
oggi: deindustrializzazione e terziarizzazione dell'economia, tensioni etniche e sociali, inquinamento, degrado. Le citt
satelliti sono la risposta spontanea al bisogno di avere in breve tempo una certa quantit di alloggi per assorbire i flussi
di inurbati. Le citt nuove sono il rislutato di una politica pianificatrice che mira ad organizzare la crescita urbana
integrando alloggi, servizi e posti di lavoro in modo da rendere autonomo il nuovo insediamento.

b)citt dell'america anglosassione

le citt dell'america anglosassone e dell'austrialia sono agglomerazioni nuove perch le popolazioni indigene incontrate
dagli europei non conoscevano alcun tipo d'insediamento urbano. La pi antica quebec (1608) fondata dai francesi in
canada seguita da Boston (1660) fondata dagli inglesi. In australia i primi stanziamenti inglesi risalgono alla fine del
XVIII sec.
nelle citt americane i quartieri storici sono estremamente ridotti a causa dei frequenti incendi che hanno causato vaste
distruzioni del caseggiato di legno. Soltanto dalla met del XX sec. Si fatta strada la nozione di salvaguardia del
patrimonio storico nel quadro della pianificazione urbana. Nelle zone di pi antico popolamento la pianta della citt
formatasi per un processo spontaneo pu risultare anarchica, ma presto invale la pianta a schacchiera in cui le strade
sono designate con un numero d'ordine in rapporto ai due assi centrali. In canada e stati uniti vige un liberalismo
permissivo: le normative urbanistiche hanno scarsa forza coercitiva limitandosi alla zonizzazione sulla base di
vocazioni d'uso che restano generiche e modificabili. La speculazione edilizia ha un grande peso e l'evoluzione delle
citt americane molto veloce. Il cuore della citt e il central business district: un blocco di edifici sviluppati in altezza
e adibiti a funzioni direzionali, commerciali, finanziarie. Attorno ad esso esistono centri secondari che possono essere
nuclei di altre citt pi o meno autonome (es. berkley, oakland e richmond a san francisco). La presenza di popolazione
nera s' tradotta in una segregazione che nello stesso tempo etnica e sociale: dove c' una forte intolleranza razziale s'
avuta la formazione di ghetti. Ultimamente iniziato nei vecchi quartieri degradati un processo di miglioramento
sociale che va sotto il nome di gentrification.

c) citt dell'america latina

le citt dell'america latina formano reti che in genere hanno le loro basi sul mare da dove iniziata la penetrazione
europea e non avanzano di molto verso l'interno. Sono citt rivolte all'esterno, cresciute con il commercio coloniale. I
monumenti dell'epoca della penetrazione europea ne fanno delle citt storiche con grandi piazze centrali su cui si
affacciano imponenti cattedrali barocche. I centri storici dell'america latina sono stati quasi tutti rimodellati (cbd che
ostentano stile nordamericano) la corsa all'urbanesimo stata sfrenata negli ultimi decenni, e ha avuto come
ripercussione la formazione di bidonvilles periferiche

d) citt islamica

l'espansione dell'islam ha fatto moltiplicare il numero delle citt in piena steppa e fino ai margini del deserto
trasformando le trib nomadi in popolazioni urbane. Il polo spirituale la grande moschea destinata alla preghiera
collettiva, ma essa anche centro di riunione e di discussione politica. La citt islamica monocentrica e non ha avuto
bisogno di una piazza per le riunioni pubbliche, ma non mai sprovvista di hammam, il bagno pubblico presso la
moschea. Il quartiere ufficiale con funzioni amministrative era in origine fortificato,mentre quello commerciale occupa
una posizione adatta alle funzioni di scambio. Il tratto pi caratteristico della struttura delle citt islamiche l'anarchia
dell'impianto: la massa compatta delle case penetrata da un intricato labirinto di angiporti, di viuzze strette. Una
caratteristica peculiare sta nella zonatura gerarchica e corporativa delle attivit economiche: le vie principali sono
occupate da orefici e antiquari e da mercanti di stoffe e tappeti, poi artigiani del cuoio e del rame e infine i negozi di
alimentari. Altra caratteristica la compartimentazione dei gruppi etnici per quartieri o strade. Nei paesi di pi vecchia
penetrazione molti centri storici sono stati sventrati dal taglio di vie larghe e rettilinee e sommersi dall'ondata di nuove
costruzioni con stridenti contrasti nel cuore del centro urbano. Nei paesi di colonizzazione pi recente gli europei hanno
costruito ex novo una loro citt accanto a quella islamica.

e) le citt dell'africa nera

l'africa nera (africa subsahariana a popolazione nera) contava poche citt prima dell'arrivo degli europei. La
colonizzazione ha dato origine a tre tipi di citt:
-citt agenzie commerciali verso l'esterno
-citt dell'interno contemporaneamente mercati e centri amministrativi
-citt industriali legate a risorse minerarie
queste citt hanno una struttura urbanistica gerarchizzata e una nette segregazione razziale, e oggi accusano la perdita
delle loro connotazioni avendo assunto un aspetto architettonico omogeneo ed europeo. L'eccedenza di popolazione
della campagna spinge folle di diseredati verso le citt nella speranza di trovarvi alloggio e lavoro; vi anche un fattore
sociologico di attrazione della citt dato dal miraggio di disporre di attrezzature altrove mancanti. Ne deriva un processo
di urbanizzazione che si traduce nella formazione disordinata e illegale di bidonvilles periferiche.

f) citt dei paesi comunisti

le citt dei paesi comunisti hanno ricevuto un'impronta data dai canoni urbanistici e architettonici del regime. Si
distingue, dunque, tra i vecchi centri che l'economia comunista ha fatto modificare e sviluppar secondo i propri canoni e
le citt nuove create con un impianto basato sulle funzioni da svolgere. Citt nuove sono quelle cresciute dal nulla o
quelle che con la loro crescita hanno sommerso le localit originarie. Ne sono state create svariate con funzioni
industriali o di produzione mineraria. La ricostruzione delle citt distrutte dalla guerra stata fedele e la tutela dei beni
architettonici mira alla conservazione integra dei beni culturali. Scarseggiano vetrine illuminate,i locali notturni, i caff
mentre abbondano luoghi pubblici come piscina, spazi verdi, teatri biblioteche. Scarseggiano le automobili per il basso
livello di vita e abbondano i trasporti pubblici.
In cina, invece, le testimonianze del passato sono state distrutte, ma oggi vengono accuratamente valorizzati.
Caratteristica l'impronta dell'intervento europeo e giapponese. Scarseggiano auto,abbondano bici.

Capitolo X

1) aggregazioni sociopolitiche

a) famiglia clan trib

la forma pi semplice di aggregazione sociale la famiglia in seno alla quale la prole convive fino a quando diventa
autosufficiente. I legami tra i membri sono tutelati da norme fiuridiche. Il livello di aggregazione commisurato al
contesto socio-ambientale e al momento storico. Nelle campagne avanti la meccanizzazione, l'esigenza di forza lavoro
spingeva la famiglia a restare unita per generazioni (la famiglia patriarcale al cui interno una rigida gerarchia stabiliva i
ruoli); con la meccanizzazione del lavoro si avuto il restringimento in famiglia nucleare composta dai genitori e figli
non ancora autonomi.
Il clan un insieme di pi famiglie legate da una discendenza comune, aggregatesi per esercitare un'azione pi incisiva
sul territorio (tipico di popolazioni zingare).
Un livello aggregativo superiore sta nella formazione delle trib, che segnano il superamento dei vincoli di sangue del
clan. La trib ha forte coesione generazionale a cui si aggiungono tradizioni, linguaggio, norme giuridiche e patrimonio
culturale comuni. Ciascuna trib ha il suo territorio specifico con rigido rispetto dei confini. La coscienza tribale ostile
alla formazione di stati basati su una coscienza nazionale e perci rappresenta un motivo di instabilit politica.

b) etnia stato nazione

l'etnia una comunit fondata su una stessa lingua e una propria cultura materiale e spirituale/comunit cementata dalla
coscienza di formare un'unit originale distinta da altri gruppi.
La nazione un popolo aggregato intorno alla volt di essere o diventare un soggetto politico autonomo artefice della
propria storia.
L'etnia una comunit ereditata; la nazione un'aggregazione volontaria.
L'idea di nazione si radicata in europa con la rivoluzione francese. Il disfacimento degli imperi multinazionali in
seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale ha dato luogo alla formazione di nuovi stati nazionali accanto a quelli
gi consolidati. La nazione un'entit formatasi attraverso un'evoluzione pi o meno lunga. Avviene spesso che, dato
che la nazione un'insieme di pi etnie, quella dominante tenda a opprimere in vari modi quelle minoritarie.
Talvolta il termine nazione si identifica con quello di stato. Lo stato definito da elementi concreti quali territorio e
popolazione e da un elemento giurido quale il potere che organizza il territorio.
Nello stato democratico moderno il potere legislativo attribuito al parlamento, quello esecutivo al governo, quello
giudiziario alla magistratura.

2 lo stato

a) elementi geografici dello stato

elementi basilari dello stato sono: un pezzo di territorio, un pezzo di umanit, una sovranit organizzatrice.
Il pezzo di territorio il risultato della storia: la forza che lo determina dipende da fatti politici o militari. Talvolta il
territorio il frutto di accordi combinati con forze esterne. La posizione determinata dalla latitudine, dall'altitudine e
dalla distanza dal mare. Si riflette nel clima e nel tipo di vegetazione, ma anche sulle vicende geopolitiche degli stati.
Gli stati marittimi sono aperti ai commerci; quelli interni non hanno accesso al mare; altri sono insulari, circondati dal
mare. Dalla posizione dipendono le relazioni commerciali con l'estero, l'roganizzazione militare e i rapporti con gli stati
confinanti.

b) organi geografici dello stato

i confini sono i limiti del territorio su cui lo stato esercita la sovranit e ha il duplice compito di separare due sovranit
distinte e di servire come linea di difesa e di controllo dei rapporti tra stati. I confini sono opera dell'uomo e possono
appoggiarsi a elementi naturali, ma restano sempre risultato di convenzioni. I confini astronomici sono artificiali e sono
segnati da segmenti di meridiani e paralleli. I confini geometrici sono costituiti da linee rette tracciate tra due capisaldi.
La concezione difensiva dei confini prevalsa nel mondo militare e ha portato alla valorizzazione delle montagne come
confini difensivi naturali. Molti stati hanno incoraggiato il popolamento delle zone confinari per formare una specie di
diga umana di fronte a ipotetica invasione dall'esterno. Le dplomazie europee hanno affermato come concetto base per
le delimitazioni confinarie il principio di nazionalit: il confine di stato dovrebbe richiamarsi al limite tra le diverse
nazionalit. Sul piano linguistico si pu osservare che in italiano oltre a confine esiste la parola frontiera utilizzata per
inidcare non una linea ma una fronte rivolta verso l'esterno. La frontiera pu avere una sua forza creatrice che non solo
fa sviluppare installazioni militari e doganiere ma attira popolazioni e iniziative economiche.
Il governo dello stato si manifesta attraverso l'irraggiamento del potere dalla capitale. Rispetto alla posizione si
distinguono:
-capitali centrali
-eccentriche
-periferiche

rispetto all'origine:
-naturali (scelta guidata da ragioni storiche o geografiche)
-create (edificate in un sito predefinito per volont di un sovrano o un governo)
la rete di comunicazioni essenziale per la trasmissione di ordini dal centro alla periferia: una buona rete riduce le
tendenze centrifughe delle periferie
c) tipi di stati

in prospettiva storica si dividono:


-stati feudali: sovranit di una gerarchia costituita da legami di fedelt da uomo a uomo
-stato nazionale: abbraccia una nazione o popolazioni sottoposte alla sovranit di un potere centrale
-stato imperialista: esercita dominio politico o economico su popolazioni costrette ad accettarlo

per poter funzionare ciascun stato deve darsi una struttura politica, una forma costituzionale, una organizzazioe
amministrativa. La forma costituzionale riguarda la figura del capo dello stato e il sistema di governo.
La struttura politica si divide in:
-stato unitario: elevato grado di coesione e un solo nucleo centrale che organizza l'esercizio del potere in ogni
parte del territorio. La maggior parte di questi stati governata con un sistema democratico in cui la volont del popolo
espressa dal parlamento
-stato federale: aggregazione di entit indipendenti che concordemente decidono di delegare parte dei loro
poteri a una nuova entit statale tramite un patto di federazione. Il governo federale garantisce l'unit dello stato e delle
sue relazioni con l'esterno mentre gli altri settori sono gestiti in autonomia dalle unit territoriali federate nello stato
-nel mezzo si colloca lo stato regionale: stato che un governo unitario ma che gode di larghe autonomie a
livello di regioni a statuto speciale

3 rapporti tra gli stati

a) organismi sovranazionali:

per cercare di risolvere le controversie internazionali senza il ricorso alla forza necessario l'intervento di un organismo
al di sopra degli stati. Nel 1920 fu creata la societ delle nazioni che con periodiche riunioni dei rappresentati degli stati
avrebbe dovuto ridimere pacificamente i conflitti. Non fu un tentativo ben riuscito perch alcuni stati non vollero farne
parte e per l'impossibilit di rendere coercitive le deliberazioni.
Nel 1945 al suo posto nacque l'onu con lo scopo di mantenere la sicurezza e la pace nel mondo adottando
eventualmente misure coercitive con contingenti armati. Un altro scopo di reprimere atti di aggressione e promuovere
rapporti di amicizia e cooperazione tra i popoli per problemi sociali e umanitari. L'onu non riuscita a sopire numerosi
conflitti scoppiati in diverse parti del mondo ma la sua opera notevole attraverso organizzazioni periferiche quali la
fao, l'unicef, l'unesco...

la cee (comunit economica europea) istituita nel 57 con il trattato di roma partendo dalla ceca (comunit europea del
carbone e dell'acciaio) diventata l'ue (unione europea) con il trattato di maastricht del 1991, che ha superato lo stato
nazionale fino a battere la moneta comune. Molte norme che oggi regolano la vita sono state emanate dall'autorit di
governo dell'unione europea.
Tra le numerose unioni di stati:
-commonwealth:libera associazione dis tati sovrani istituita nel 1931 tra la gran bretagna e una serie di ex
dominions britannici per promuovere cooperazione
-benelux: economica, 1958 (belgio, paesi bassi, lussemburgo)
-nato: 1949, organizzazione politoco-militare di difesa e cooperazione tra 16 stati europei +turchia, stati uniti e
canada
-ocse: organizzazione per la cooperazione elo sviluppo economico
-opec: organizzazione dei paesi esportatori di petrolio
-lega araba un'alleanza politica economica e militare con il compito di dirimere le controversie tra 22 stati
arabi aderenti.
Uno stato non riesce quasi mai ad essere il contenitore preciso e completo di una popolazione omogenea: l'equazione
stato-popolo impossibile.

b) territori indipendenti

la dipendenza di un territorio da uno stato assume forme giuridiche di vario tipo.


-colonia: territorio senza autonomia governato da funzionari del paese dominatori su leggi sovraimposte a
quelle locali. Il colonialismo organizza l'uso delle risorse in funzione ai suoi bisogni estranei agli interesi della
popolazione indigena.
-colonie di sfruttamento: utilizzazione di rapina delle risorse da parte dei colonizzatori
-colonie di popolamento: funzione di accogliere insediamenti stabili di europei

la decolonizzazione un traguardo raggiunto sul piano giuridico ma non ancora sul piano economico poich l'economia
locale sempre subordinata a mercati esteri o dipende da gruppi finanziari del neocolonialismo.
-il protettorato consiste nell'ingerenza dei rapporti internazionali da parte dello stato protettore
-il mandato un istituto internazionale creato dal trattato di versailles nel 1919 per amministrate i possedimenti
sottratti agli stati sconfitti con lo scopo di metterli in grado di governarsi da soli. Dopo la seconda guerra mondiale
hanno preso il nome di amministrazioni fiduciarie.

4 organizzazione amministrativa e pianificazione

a)lineamenti dell'organizzazione amminsitrativa

le linee di confine possono costituire un'eredit di compartimentazione storica o risultare da un sezionamento


geometrico pi o meno arbitrario. Certe inadeguatezze dei confini sono dovute a cambiamenti dell'orizzonte
socioeconomico e all'accelerazione dei trasporti. Le esigenze della pianificazione territoriale hanno portato alla
creazione di compartimentazioni regionali pi vaste. Il capologuo di queste regioni coincide spesso con la metropoli
economica coordinatrice del territorio. La gestione dei poteri statali decentrati e il grado di libert delle autorit locali
variano. Maggiore l'autonomia quando i rappresentanti di istituzioni locali vengono eletti dal popolo, minore quando
vegnono nominati dal governo.
In italia la provincia riveste lo status di ente territoriale con un proprio governo eletto dal popolo con competenze
amministrative; la regione ha anche funzioni di direzione e programmazione e ha il potere di emanare leggi e indirizzare
la pianificazione del territorio.

b) pianificazione regionale:

esiste una distinzione tra programmazione economica e territoriale.


Programmazione economica: riguarda fenomeni economici e misure di carattere indicativo-orientativo (economisti)
programmazione territoriale: struttura del territorio in relazione a fenomeni di carattere normativo-prescrittivo
(urbanisti)

la regione un tratto della superficie terrestre individuato in s e distinto dagli altri per le caratteristiche dei propri
elementi costitutivi. questa regione geografica un compartimento territoriale in cui gli uomini coabitano in solidariet
di costumi e di economia ed il risultato dell'interazione tra l'ambiente naturale e l'azione modellatrice dei gruppi umani
nel corso della storia.
Regione funzionale: territorio in cui si svolge un'attivit prevalente che lo caratterizza o in cui le diverse attivit svolte
sono coordinate tra loro.
Regione polarizzata: area organizzata da un polo (es. metropoli secondo cui si organizza il territorio regionale)
regione piano: regione che nella dinamica dello sviluppo indirizzata da un piano prestabilito.
Il piano un documento in cui partendo dalla valutazione delle risorse disponibili e dall'esame della dinamica
socioeconomica in un dato periodo, si propongono modi d'impiego delle risorse tali da massimizzare la funzione-
obiettivo prefissata.
Nelle regioni arretrate il piano regionale mira alla produzione di beni e servizi pubblici concentrando gli investimenti
nei settori che pi possono influire nella prospettiva della formazione di economie di scala ed esterne (produzione e
consumo)

c) pianificazione urbana
il piano regolatore generale delinea l'intendimento politico animatore del piano, le direttive di sistemazione urbanistica
del territorio attraverso l'indicazione della destinazione d'uso delle varie zone, l'individuazione dei vincoli da rispettare e
delle aree da destinare a opere di pubblico interesse, la definizione delle principali direttrici del traffico e le norme per
l'attuazione.

Esistono tre generazioni di piani regolatori:


-prima: legata alla legge urbanistica del 1942 dagli anni cinquanta alla met dei sessanta. Nel dopoguerra per le
ragioni di urgenza stata aggirata dai piani di ricostruzione. Essa si caratterizza per
-espansioni residenziali a macchia d'olio
-indici elevati di densit edilizia
-ampie previsioni di sviluppo industriale
-razionalizzazione della viabilit interna con la creazione di tangenziali e circonvallazioni

-seconda (met anni sessanta-anni settanta)


-riequilibrio del rapporto tra zone private e pubbliche
-addebito degli oner di urbanizzazione a operatori edilizi e fondiari
-contenimento dell'espansione residenziale e riduzione degli indici volumetrici
-blocco della terziarizzazione dei centri storici
-riequilibtro tra zone molto sviluppate e zone emarginate

-seconda (anni ottanta)


-conferma del contenimento dell'espansione residenziale
-individuazione di aree da edestinare all'edilizia economica e popolare
-salvaguardia dei beni ambientali, culturali e artistici
-ampio ricorso ai piani di lottizzazione convenzionata per le aree d'espansione
-terza: si focalizza sull'indirizzo e il coordinamento delle iniziative private, agisce su zone d'intervento previa
definizione di un quadro delle coerenze e compatibilit. Non si rapporta in modo subalterno con la politica
socioeconomica in atto ma apprta verifiche critiche e proposte innovative.