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Mihly Szentmrtoni S.J.

CONVERSIONE: UN CONCETTO CON MOLTI SIGNIFICATI

INTRODUZIONE

Ci sono delle parole che per il loro uso frequente corrono il rischio di perdere il
significato autentico, originale. Una di queste parole il termine conversione. Tutte le
religioni conoscono il fenomeno della conversione e utilizzano la stessa parola per
descriverlo, ma spesso con significati diversi. Tale diversit ha delle implicazioni anche per
lecumenismo e per il dialogo interreligioso.
Data limportanza della religione nella vita delle persone, insieme con lespansione
delle maggiori religioni mondiali, gli studiosi dimostrano sempre maggiore interesse per i
diversi aspetti del vissuto religioso, prima di tutto per la conversione religiosa. La
conversione viene comunemente descritta come cambiamento da un sistema di credenze ad
un altro. Esistono numerose teorie e diverse interpretazioni sulla natura di questo
cambiamento.
Il fenomeno della conversione, essendo intrigante e complesso, viene studiato da
diverse discipline scientifiche. Cos abbiamo studi sociologici, psicologici, culturali, storici,
e, naturalmente, studi teologici. In questo studio intendiamo offrire una panoramica dei
diversi significati del concetto della conversione. Nelle diverse religioni e denominazioni
religiose insieme con le implicazioni per lecumenismo e per il dialogo interreligioso.

LA CONVERSIONE NEL CONTESTO TEOLOGICO

L'idea di conversione fondamentale nel Nuovo Testamento. Il Vangelo di Marco


comincia con questo invito: "Il tempo compiuto e il regno di Dio vicino; convertitevi e
credete al Vangelo" (Mc 1,15).
Ogni itinerario spirituale, quindi, inizia sempre con la conversione. La conversione,
vista come processo psicologico, significa la presa di coscienza della propria relazione
verso Dio a livello esperienziale. Daltra parte, come esperienza, la conversione sempre
una risposta a Dio che chiama, che si rivela, che parla all'uomo attraverso diversi mezzi,
come per esempio attraverso la sua parola, attraverso gli eventi della vita, ecc. Il Catechismo
della Chiesa Cattolica parte proprio da questo elemento dialogale della conversione e cos
insegna:

Ges chiama alla conversione. Questo appello una componente essenziale


dell'annuncio del regno: "Il tempo compiuto e il Regno di Dio ormai vicino;
convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15). Nella predicazione della Chiesa questo
invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il
Battesimo quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione.
mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e
si acquista la salvezza, cio la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova.
(N 1427)

Il Catechismo sottolinea in seguito due verit fondamentali riguardo alla natura della
conversione: essa un processo continuo e ha una dinamica trascendentale:
2

Ora, l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei
cristiani. Questa seconda conversione un impegno continuo per tutta la Chiesa che
"comprende nel suo seno i peccatori" e che, "santa insieme e sempre bisognosa di
purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento".
Questo sforzo di conversione non soltanto un'opera umana. il dinamismo del
"cuore contrito" (Sal 51,19) attirato e mosso dalla grazia a rispondere all'amore
misericordioso di Dio che ci ha amati per primo. (N 1428)

La conversione dunque sempre un'esperienza fondante e trasformante. A livello


psicologico essa coincide con la ricerca di orientamento della propria vita. Risponde alla
domanda: "Dove vado?" Dal punto di vista teologico la conversione la risposta dell'uomo
all'iniziativa sovrana di Dio; implica il ravvedimento dei propri errori, l'abbandono dei
peccati e laccettazione della fede capace di rimettere la propria anima interamente a Dio.
Dal punto di vista linguistico, per, bisogna chiarire che il termine "conversione" di
per s polivalente; viene usato con significati molteplici. In senso generale indica un
cambiamento di vita; il lasciare il comportamento abituale per intraprenderne uno nuovo; il
trascurare la ricerca egoistica di se stessi per mettersi al servizio del Signore. Conversione
ogni decisione o innovazione, che in qualche modo ci accosti o maggiormente ci uniformi
alla vita divina. Y. Congar sottolinea, che la conversione non significa ipso facto una
conversione a Dio, neanche una conversione al bene; ci si pu "convertire" anche al male, al
razionalismo, al marxismo; vi sono conversioni al cattolicesimo, ma anche all'ortodossia, al
protestantesimo, al giudaismo, alle religioni esoteriche.1
Allo psicologo, la conversione religiosa, appare come la disgregazione di una sintesi
mentale e la sua sostituzione con una nuova: la conversione una ristrutturazione della
personalit. La conversione comporta un insieme di movimenti psicologici e morali suscitati
da motivazioni intellettuali o affettive. Vi una preparazione che inizia con una causa
positiva (apertura ai valori) o negativa (superamento, prova, ferita); seguita da una tappa
intermedia (per esempio, il neoplatonismo per S. Agostino); ed anche l'influenza dei fattori
culturali e sociologici.2
A questo punto diventa attuale la domanda delle nostre indagini sul significato del
concetto della conversione. Uno sguardo agli sviluppi storici del fenomeno della
conversione pu renderci un primo punto di orientamento in questo campo.

LA CONVERSIONE NEL CONTESTO STORICO

Unutile panoramica dello sviluppo del concetto della conversione lungo la storia del
Cristianesimo offre Anton Houtepen, professore di teologia interculturale alla Facolt di
Teologia dellUniversit di Utrecht.3 La sua ipotesi che si verificato un cambiamento da
una visione teocentrica e ecclesiale della conversione ad una visione individuale, personale

1
Cfr. Y. M. Congar, La conversion. tude thologique et psychologique , in Parole et
Mission 3 (1960), pp. 494-523.
2
Cfr. M. Szentmrtoni, In cammino verso Dio. Riflessioni psicologico-spirituali su alcune
forme di esperienza religiosa, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998.
3
A. Houtepen, Conversion and the Religious Market: A Theological Perspective in
Exchange, 35 (2006) 1, 18-38.
3

ed esperienziale. Gli evangelici e i pentecostali condividono lidea su una religiosit sentita,


interpretando la conversione come un evento momentaneo ed improvviso, di solito dopo
una crisi personale. Le chiese storiche, invece, preferiscono linterpretazione della
conversione come un processo che dura tutta la vita, in stretta partecipazione nella vita della
chiesa, della liturgia e dei sacramenti.

Percorsi storici

NellAntico Testamento conversione (teschubah) significa ritornare dallesilio,


dalla terra lontana, ma anche dagli idoli allunico Dio.
Nel Nuovo Testamento si utilizza la metnoia, latinizzato poi come conversio-
confessio; un invito al pentimento e alla nuova nascita nella comunit dei discepoli di
Ges. Lentrata in questa nuova comunit sigillata con il battesimo.
Dopo la conversione di Costantino, quando il cristianesimo diventato la religione
ufficiale dellImpero, esso si sviluppato anche in una cultura dominante. Da questo
periodo in poi ha inizio anche la prassi di campagna per le conversioni, occasionalmente
anche forzate, per far entrare intere popolazioni nella societ cristiana.
Erano i missionari irlandesi e scozzesi che utilizzavano un metodo pi pacifico per
convertire la gente: peregrinari pro Cristo. Il loro metodo missionario era la fondazione
dei monasteri e leducazione della gente in Europa. La loro vita era convincente e attraente
per la popolazione. Progressivamente la parola conversio divenuta sinonimo di una vita
pia e devota che assomigliava alla vita monastica. Nelluso medievale la parola conversi
si applicava alle persone che entravano nel monastero, ma anche a quelle che rimanevano
nel mondo vivendo per una vita ascetica di preghiera, digiuno e penitenza.
La devotio moderna (Tommaso da Kempis) interpreta la conversione come imitatio
Christi. Si sottolinea luso frequente del sacramento della confessione; nascono i noti
manuali con dettagliate istruzioni per i confessori. Motivo di tutto questo era la cura delle
anime, la vita spirituale vista come una conversione continua in attesa della venuta
inaspettata del Signore giudice.
La Riforma introduce una certa rivoluzione anche nellinterpretazione del concetto
della conversione, che si associa al nome di Calvino, che parla della sua conversione
istantanea alla Riforma, unesperienza momentanea della grazie e della liberazione dal
peccato. Tale interpretazione diventata largamente accettata tra i pietisti e i metodisti, e
pi tardi nel movimento pentecostale nellAmerica di Nord. Lautore formula
unosservazione critica nei confronti dellinterpretazione pentecostale della conversione: la
forzatura sulla conversione individuale ha come conseguenza una certa ipertrofia
dellesperienza spirituale, nei confronti della quale la Chiesa ufficiale dei tempi di
Tertulliano era piuttosto cauta.

Situazione attuale

La parola conversione ha perso il suo significato originale e si applica per diversi


fenomeni. Nellapproccio sociale alla religione conversione di solito significa il semplice
cambiamento dellappartenenza da un gruppo religioso ad altro. In tale uso la parola rivesta
un significato neutrale: denota osservabili e misurabili caratteristiche nel comportamento di
una persona. In psicologia, invece, la parola conversione ha piuttosto un significato quasi
peggiorativo, se si pensa alla nevrosi in senso freudiano, che proviene da un desiderio o
4

bisogno soppresso, perci si converte in sintomi nevrotici. La psicologia della religione


naturalmente non usa il concetto della conversione religiosa in questo senso negativo.
Essa ha cercato di interpretare i narrativi della conversione nella funzione dello sviluppo
umano, come un processo della costruzione della propria identit e come fuga dagli
atteggiamenti infantili della religiosit.
In questo contesto possiamo menzionare, a mo di esempio, uno studio sui processi
psicologici nel processo della conversione. utile osservare, che praticamente non si parla
di una conversione in senso religioso, bens di un cambiamento psicologico. David A.
Knight, Robert H. Woods, Jr. and Ines W. Jindra, della Spring Arbor Universit, hanno
studiato le differenze sessuali nei racconti della conversione.4 Gli autori hanno trovato
significative differenze tra i due sessi in alcuni elementi dei loro racconti. Mentre i maschi
utilizzavano pi spesso metafore di avventura, le femmine preferivano metafore pi
pacifiche per descrivere la loro esperienza di conversione. Laltra differenza che i maschi
centrano il racconto piuttosto su loro stessi, mentre nei racconti delle femmine al centro di
solito qualcuno altro. Una terza differenza si notata: i maschi di solito descrivono loro
stessi come intelligenti, mentre le donne presentano loro stesse come un po
stupide.(foolish). Questo studio ha il merito di dimostrare un altro importante elemento nel
processo della conversione e cio come la persona percepisce il proprio ruolo in tale
processo. Nello stesso tempo apre lipotesi che se uomini e donne utilizzano diversi modi di
comunicare la loro esperienza di conversione, pu darsi che ci siano anche diversi modi di
conversioni.
Nella teologia contemporanea e negli studi sulla religione prevale la connotazione
positiva: la conversione significa unesperienza nella quale la persona raggiunge una
convinzione per la propria scelta religiosa, per un cambiamento decisivo nella sua vita e
nella sua relazione verso Dio, di solito dopo un periodo di crisi. Tale approccio
caratteristico piuttosto per gli evangelici, pentecostali e le chiese indipendenti. La religione
in tempi precedenti, fino alla Riforma, non era tanto frutto di una scelta personale, bens era
una realt sociale. La religione era vista come qualcosa che trascendeva lindividuo e la sua
sorte. Il concetto della libert religiosa era quasi non esistente.

LA CONVERSIONE NEL CONTESTO ECUMENICO

Come si gi potuto intravedere dalla breve presentazione dei cambiamenti storici, il


concetto di conversione ha trovato diverse sfumature nelle diverse denominazioni cristiane.
Tale differenza non senza implicazioni per lecumenismo.
Richard V. Peace, professore a Passadena, California, offre uninteressante analisi
sulle diversit tra le diverse denominazioni e offre tre modelli di conversione. 5 Il paradigma
della conversione cristiana la conversione di Paolo. Ma nella tradizione cristiana non
esiste un unico modo di interpretare il processo della conversione, perci largomento
riveste una dimensione missiologica. Lautore propone di rivedere il concetto della
conversione in cinque maggiori tradizioni cristiane: evangelica, pentecostale, protestante,
cattolica e ortodossa. Il quadro teorico per linterpretazione delle diversit la tipologia di

4
D. A. Knight, R. H. Woods, Jr. and I. W. Jindra, Gender Differences in the
Communication of Christian Conversion Narratives, Review of Religious Research, 47 (2005) 2,
113-134.
5
R. V. Peace, Conflicting Understandings of Christian Conversion: A Missiological
Challenge, in International Bulletin of Missionary Research, 28 (2007), 1,
5

Scot McKinght, che parla di tre orientamenti di base riguardo alla conversione: decisone
personale, atti liturgici, socializzazione. McKnight trova che i tre orientamenti sono
antagonisti per diverse denominazioni. Gli evangelici sono preoccupati per le conversioni al
cattolicesimo; i cattolici si sentono a disagio con le conversioni alla fede evangelica; i
protestanti sono diffidenti nei confronti di tutte i due precedenti.

Conversione attraverso una decisione personale

Nella tradizione evangelica la conversione un elemento essenziale. Non si pu


ritenere cristiano qualcuno che non ha avuto lesperienza di conversione. Tale conversione
di solito improvvisa e nasce da un incontro con qualche verit della fede: Ges, peccato,
salvezza, ecc.
La forza di questo modello sta nella sua semplicit e funzionalit. La salvezza
diventa materia di credere in certe dottrine, di avere fiducia in Ges per il perdono e la recita
della preghiera di fedelt. La conversione un evento individuale che ha un inizio preciso.
Tale interpretazione della conversione ha generato molti attivisti nelle chiese
evangeliche che si dedicavano ai diversi ministeri come evangelizzazione delle masse, visite
alle case, distribuzione dei volantini e libri nei luoghi pubblici, ecc.
Il lato debole di questo tipo di conversione che molti hanno anche abbandonato il
loro gruppo di appartenenza. Il motivo di questo fatto sta proprio nella personalizzazione
della conversione, cio vista come un evento individuale. In un contesto biblico la chiesa
chiamata fare discepoli e non convertiti. I discepoli sono quelli che consapevolmente e
attivamente seguono Ges, mentre i convertiti sono quelli che fanno soltanto un primo passo
vacillante verso Ges. Questa tecnologia della conversione lascia i convertiti frustrati,
soli.
Nelle diverse chiese storiche, per la maggior parte dei fedeli la decisione stata presa
dai genitori nel momento del battesimo del bambino. La decisione personale pi tardi si
riferisce ad accettare consapevolmente questa appartenenza. Le attivit postbattesimali sono
la catechesi, la formazione religiosa e la partecipazione attiva nellattivit della propria
chiesa.
Nelle denominazioni evangeliche statunitensi si cerca di rimediare lapproccio
individualistico alla fede con linvito ad aderire alla congregazione prima, ed essere
introdotti alla dottrina in seguito. Qui, per, esiste il pericolo del nominalismo, in senso che
prima si chiede alle persone ladesione e la partecipazione attiva nella congregazione, e
soltanto dopo si parla di contenuti di fede.

Conversione attraverso atti liturgici

In molte chiese maggiori (soprattutto cattolica) grande enfasi posta sugli atti
liturgici nel caso dei convertiti, come battesimo, eucaristia, riti ufficiali del passaggio
(rinuncia, giuramento, ecc.). Potremmo chiamare questi convertiti convertiti socializzati.
La discussione nella Chiesa cattolica riguardo alla conversione si ricollega a S. Agostino e
al battesimo dei bambini. Si domanda, se la conversione unesperienza individuale, o
grazia mediata tramite la Chiesa?
Nella stessa linea si trova la riflessione di Bernard Lonergan, che sostiene che la
conversione non pu essere isolata o ridotta a un momento di autocoscienza. Si pone, per,
la difficolt sullesclusione del momento esperienziale in tal modo. K. Rahner era pi cauto,
6

dicendo che facilmente si maschera lesperienza di conversione dietro i riti del battesimo e i
sacramenti e invita i cattolici ad essere meno sospettosi davanti allesperienza individuale
della conversione.6 Il pericolo stato individuato anche dal Magistero, perci il nuovo rito
delliniziazione degli adulti nella fede propone un itinerario di conversione.
Nella Chiesa ortodossa sembra non esista la parola conversione. Lappartenenza
alla Chiesa ortodossa molto dipende dallidentit etnica. La maggior parte delle chiese
ortodosse portano gi nel loro nome lappartenenza etnica: Chiesa ortodossa greca, serba,
russa, romena, bulgara, ecc. La crescita di queste chiese di tipo biologico, cio attraverso il
battesimo dei bambini.

Diverse posizioni

Per ora, sembra che tutte le chiese e denominazioni hanno qualche perplessit
riguardo al fenomeno delle conversioni, o riguardo alla necessit di conquistare nuovi
membri per la propria chiesa o denominazione.
Le cosiddette chiese libere negli Stati Uniti dAmerica si sentono libere di cercare
convertiti dalla Chiesa ortodossa in Russia, perch secondo loro, gli ortodossi non sono veri
cristiani perci hanno bisogno di conversione. Da parte loro, gli ortodossi negli Stati Uniti
dAmerica sono aperti a ricevere i convertiti dalle altre chiese o denominazioni, perch
ritengono di essere lunica vera chiesa. Quelli fuori dellortodossia sono scismatici che
hanno bisogno di tornare alla vera chiesa. I cattolici romani sono, di solito, perplessi quando
qualcuno lascia la chiesa e si converte ad altre denominazioni cristiane.
Data questa situazione diventa urgente espandere il nostro concetto della
conversione. Forse i seguenti elementi potrebbero accomunare le diverse opinioni:
1. La vera domanda circa la conversione cristiana limpegno e laffidamento di s
consapevolmente a Ges, attraverso pentimento e battesimo. Tale adesione si pu esprimere
in diversi modi: credo, battesimo, cresima, adesione ad una comunit, partecipazione nei
sacramenti. Lessenziale della conversione lesperienza della grazia salvifica di Dio.
2. Il nominalismo un problema di tutte le chiese e denominazioni cristiane. Perci
tutte hanno bisogno di offrire una forte formazione spirituale ai loro membri.
3. Diverse denominazioni sottolineano diversi aspetti della religione: fede, liturgia,
sacramenti, appartenenza alla congregazione. In questo senso ciascuna chiesa o
denominazione potrebbe imparare dalle altre.
4. Ogni denominazione pu crescere nel capire la natura della conversione senza per
ci perdere la sua caratteristica distintiva. Gli evangelici dovrebbero mostrare pi interesse
per incorporare i nuovi convertiti in un programma del cammino spirituale. Le grandi chiese
storiche (cattolica e ortodossa) dovrebbero abbandonare la comoda posizione di avere molti
membri per nascita, e muoversi verso una considerazione sulla fede e attiva partecipazione
dei fedeli nella vita della chiesa.
5. Non bisogna essere preoccupati per le conversioni, ma nemmeno trascurarle. La
conversione soltanto linizio, il primo passo. Essa non tutta la vita cristiana. Infatti, la
prova della conversione sono i frutti della vita. Essere preoccupati per le conversioni (fare
convertiti) potrebbe far dimenticare che si tratta soltanto di un inizio che deve avere anche

6
Cfr. R. V. Peace, Conflicting Understandings of Christian Conversion: A Missiological
Challenge, International Bulletin of Missionary Research, 28 (2007), 10.
7

un seguito. Trascurare le conversioni invece significherebbe di dimenticare che ogni


cammino spirituale ha un suo inizio.
Negli ultimi anni il tema delle conversioni si fatto presente soprattutto attraverso i
diversi gruppi carismatici, che vedono il momento della conversione come il momento del
battesimo nello Spirito. Unanalisi qualitativa di queste conversioni offerto da due studiosi
dallIstituto di Psicologia sperimentale di Bratislava in Slovacchia.7 Scopo del loro studio
di esaminare il completo processo della conversione, partendo dai precedenti nella vita della
persona, i fattori scatenanti della conversione e le conseguenze per la vita della persona. Tra
le conseguenze, di solito, si riporta un certo benessere personale. Gli autori hanno trovato
interessante il fatto che tra i convertiti cattolici siano meno presenti i segni carismatici,
nonch tra i convertiti protestanti.

LA CONVERSIONE NEL CONTESTO INTERRELIGIOSO

In un mondo globalizzato e di aperte comunicazioni esistono sempre pi


transizioni da una religione allaltra. In seguito esamineremo le conversioni dei
musulmani al cristianesimo e dei cristiani allIslam, nonch le conversioni dei buddisti
cinesi al cristianesimo. Dalle analisi si potr dedurre, che non tutte le transizioni possono
essere ritenute conversioni nel senso tecnico della parola.

Conversioni dei musulmani al cristianesimo

Mohammad Hassan Khalil e Mucahit Bilici, dellUniversit di Michigan, hanno


esaminato le conversioni dei musulmani al cristianesimo.8 Questi autori hanno raggruppati i
motivi per lasciare lIslam in due categorie: motivi intellettuali e motivi
esperienziali/sociali.
Tra i motivi intellettuali i pi presenti sono: lo stato delle donne in Islam, la
contraddizione tra la sharia e i diritti umani, problemi riguardo alla natura del Corano, il
carattere del Profeta e gli altri leader musulmani, lIslam illogico e antiscientifico, la
dannazione eterna dei non musulmani, le regole non necessarie e severe dellIslam, lIslam
non una religione universale, bens centrato sul mondo arabo, la dubbiosa storicit del
Corano.
Tra i motivi sociali ed esperienziali i pi spesso citati sono: lincontro con i cattivi
musulmani, i musulmani sono oppressivi, i musulmani sono primitivi, i musulmani
maltrattano le donne, i musulmani maltrattano i non musulmani.
Dove vanno quelli cha lasciano lIslam? Sono tre le maggiori destinazioni: ateismo,
agnosticismo e cristianesimo.
Uno studio approfondito si trova nel libro di Jean-Marie Gaudeul sulle conversioni
dei musulmani al cristianesimo: Vengono dallIslam chiamati da Cristo.9 Nella prefazione
lautore precisa, che nello scegliere il titolo per il suo studio, egli abbia dato per sottinteso
che i musulmani che si convertono al cristianesimo lo fanno per una chiamata di Dio. La

7
P. Halama and J. Halamova, Process of Religious Conversion in the Catholic Charismatic
Movement: A Qualitative Analysis, in Archive for the Psychology of Religion, 27 (2006) 1, 69-92.
8
M. H. Khalil and M. Bilici, Conversion Out of Islam: A Study of Conversion Narratives
of Former Muslims, The Muslim World, 97 (2007) 111-123.
9
Jean-Marie Gaudeul, Vengono dall'islam chiamati da Cristo, Editrice Missionaria Italiana,
Bologna 1995.
8

cosa non evidente per tutti. Il lettore musulmano non potrebbe condividere questa
convinzione. Quello che i cristiani chiamano convertito, i musulmani chiamano apostata,
mtourni, murtadd.
Analogamente, chi lascia il cristianesimo per entrare nell'islam accolto con onore
negli ambienti musulmani: egli colui che ha trovato la giusta via, il muhtad. Fra i
cristiani, invece, egli spesso considerato come un rinnegato, un traditore.
Dire che l'uno o l'altro stato chiamato da Dio a prendere questa decisione, non
equivale a proclamare che Dio si trova da una sola parte della frontiera? Non equivale a dire
che solo il cristianesimo, o solo l'Islam, la giusta e vera religione? Non equivale a dire che
l'altro nell'errore?
Lautore risponde a queste domande teologiche con argomentazioni psicologiche. II
musulmano pu essere convinto che l'islam sia la sola vera rivelazione. Egli prega Dio di
guidarlo sulla retta via, e pi lo fa, pi si sente confermato nella sua fede. Sicuramente
Dio gli fa sentire la sua chiamata attraverso l'Islam in tutto ci che questa religione pu
contenere di verit. Analogamente, il cristiano crede che Cristo l'unico salvatore di tutti gli
uomini. Egli prega Cristo, e si sente amato, perdonato, condotto da Cristo verso il Padre.
Quella la sua chiamata!
Sembra tuttavia che certe persone - cristiani o musulmani - non riescano a sentirsi
cos confermati nella loro fede. Perch? Qualche volta la loro sensibilit stata ferita in
modo tale che tutto ci che ha da fare con la loro religione risveglia in loro soltanto dolore e
rivolta. In altri casi, hanno compreso cos male gli insegnamenti della loro religione che le
parole, i gesti di questa religione, cos come li recepiscono nei loro cuori, deformano la
verit di Dio. Queste parole per essi sono in coscienza inaccettabili. Spesso, la loro
sensibilit non in sintonia con l'accento principale della loro religione d'origine.
Lautore precisa inoltre, che il suo libro non cerca di provare la verit del
cristianesimo, ma semplicemente di far comprendere come una chiamata viene percepita da
coloro che lasciano l'Islam per entrare nella comunit cristiana. Certo, vi sono delle persone
che cambiano religione ed entrano nell'Islam o nel cristianesimo senza affatto rispondere ad
un appello interiore, ma per motivi pi o meno inconfessabili. Ma ci sono anche molti esseri
umani i quali cambiano religione perch si sentono chiamati a farlo.
Le analisi di Jean-Marie Gaudeul sono tanto ottimistiche che suscitano un certo
scetticismo. Ci sono studi che hanno sottoposto allesame i motivi di coloro che si
convertivano dallIslam al cristianesimo e non tutti possono essere interpretati come motivi
spirituali.
In uno studio G Speelman ha esaminato la continuit e la discontinuit nei racconti
di alcuni convertiti dallIslam al cristianesimo e viceversa ed ha trovato che rimane come
costante la presenza di Dio nella loro vita.10 La conversione spesso sperimentata come uno
scombussolamento totale dellidentit personale e come una rottura completa con il proprio
passato. Allo stesso tempo il nuovo io costruito dagli elementi dello vecchio io, anche se il
nuovo edificio sembra totalmente nuovo. Nel primo stadio della conversione i convertiti
spesso sottolineano il loro senso di discontinuit. Essi scelgono la loro nuova religione per
motivi validi. Ma in un secondo momento essi spesso parlano anche di continuit nella loro
vita da credenti. La loro nuova fede non inizia da nulla.

10
G. Speelman, Continuity and Discontinuity in Conversion Stories, Exchange, 35 (2006)
3, 304-335.
9

Conversione dei cristiani allIslam

Diversi autori hanno esaminato i vari motivi che stanno dietro la conversione degli
adolescenti e giovani francesi allIslam. In termini generali si pu dire che i motivi
principali sono di tipo personale, mentre meno dominanti erano quelli sociali. Nello studio
di Lakhdar il quadro teorico della ricerca era la teoria di Lofland e Skonovd che hanno
postulato sei possibili motivi per la conversione: intellettuale (conversione attraverso la
lettura e lo studio delle alternative); mistico (conversione attraverso unesperienza personale
ineffabile); emozionale (conversione attraverso un legame affettivo); revivalista
(conversione attraverso adesione ad un gruppo); coercitivo (conversione attraverso una
diretta pressione personale). Il vantaggio di tale approccio alla conversione sta nel fatto che
esprime la percezione soggettiva della persona che ha avuto unesperienza di conversione.11
Zuliza Mohd. Kusrin, dallUniversit di Birmingham, UK, esamina le conversioni
allIslam in Malaysia nel contesto della legge matrimoniale.12 La Malaysia ha due diversi
tipi di legge per la famiglia: uno per i musulmani, laltro per i non-musulmani. Se una
persona, che ha contratto matrimonio sotto la legge per i non musulmani, si converte
allIslam, passa allaltra legislazione. Anche la legislazione per i musulmani contiene
provvedimenti per il caso di conversione di una persona ad altra religione.
Vitria Peres de Olivieira e Ceclia L. Mariz hanno esaminato le conversioni
allIslam nel Brasile contemporaneo.13 Specificit di questo studio che analizza la
conversione allIslam delle persone che non hanno avuto nessun contatto con lIslam tra i
loro avi.
In Brasile nata una discussione tra diversi autori sulluso del concetto della
conversione. Mentre alcuni lo interpretano in senso di una trasformazione profonda, altri
invece propongono la parola passaggio, implicando che il cambiamento della religione
non deve necessariamente produrre profondi cambiamenti e rotture interiori nel soggetto.
Gli autori non desiderano entrare nel dibattito, bens vedono come obiettivo della loro
ricerca di scoprire come i convertiti stessi interpretano e cha valore attribuiscono a loro
adozione di una nuova fede insieme con un nuovo stile di comportamento.
La maggior parte degli esaminati ha giustificato la propria scelta facendo riferimento
alla semplicit dellIslam che non conosce complicati dogmi o inspiegabili misteri. Altro
elemento comune di molti che non fanno nessun collegamento tra la loro conversione e
uneventuale crisi personale, sottolineano invece lelemento razionale, la ricerca della
logica. I convertiti allIslam in Brasile non utilizzano la parola conversione, bens
ritorno. Tutti questi elementi, notano gli autori dello studio, sono contenuti nei materiali
di propaganda da parte degli attivisti islamici. Gli autori sottolineano la distanza di questo
modello di conversione da quello di San Paolo. Anche a noi pare che in questi casi
difficile parlare di conversione, perch manca lelemento trascendentale, il riferimento a Dio
che chiama.

11
M. Lakhdar et alii, Conversion to Islam Among French Adolescents and Adults: A
Systematic Inventory of Motives, The International Journal for the Psychology of Religion, 17
(2007) 1, 1-15
12
Z. M. Kusrin, Conversion to Islam in Relation to Divorce in Malaysian Family Law,
Islam and Christian Muslim Relations, 17 (2006) 3, 307-315.
13
V. Peres de Oliveira and C. L. Mariz, Conversion to Islam in Contemporary Brazil,
Exchange, 35 (2006) 1, 102-115.
10

Conversioni dal buddismo al cristianesimo

un fenomeno noto che le conversioni siano frequenti nei gruppi etnici minoritari,
immigrati. Xuefeng Zhang, del Westmont College, di Santa Barbara, California, esplora
linflusso delle organizzazioni religiose nelle conversioni.14 Lautore pensa che il principale
fattore per le conversioni siano i cambiamenti sociali e culturali, e non tanto i fattori
istituzionali.
In linea con lo studio di Zhang anche lo studio di Andrei Abel, dellUniversit di
Massachussets, che denuncia la strategia di guadagnare convertiti tra i Cinesi negli Stati
Uniti dAmerica, offrendo diversi servizi sociali, una prassi, aliena alla cultura cinese.15
Questi servizi poi sono accompagnati con testi biblici ed altri riferimenti religiosi.
La domanda interessante di questa investigazione , che cosa pensano i Cinesi del
cristianesimo e come lo vivono, quando convertiti? I risultati dimostrano che i Cinesi
immigrati, appena arrivati negli Stati Uniti dAmerica, che ricevono assistenza ed aiuto
materiale dai volontari delle organizzazioni religiose, si formano lopinione che i cristiani
siano buoni e generosi.
Brian Hall ha esaminato il contesto sociale e culturale delle conversioni tra gli
studenti cinesi che vivono negli Stati Uniti dAmerica.16 La tesi dellautore che anche se la
conversione unesperienza individuale, essa il risultato di molti influssi nel contesto di
una particolare societ e delle sue tradizioni.
Lautore propone un nuovo quadro di spiegazione di questo fenomeno. Si tratterebbe
dei fattori che in qualche maniera predispongono per cambiare religione. Il primo fattore
sono i cambiamenti culturali nella societ cinese. Molti valori tradizionali della cultura
cinese sono crollati o sono stati distrutti dal comunismo. Ci ha avuto come risultato una pi
grande apertura nella ricerca di valori alternativi, inclusi quelli cristiani.
Il secondo fattore lo stato del buddismo. Il buddismo non una religione che fa
proseliti. Tale apertura del buddismo ha permesso ai molti immigrati di mandare i loro figli
alle scuole cristiane. A questo si associa il fatto che molti cinesi immigrati, soprattutto la
seconda generazione, non sono molto attaccati alle pratiche del buddismo e per loro il
buddismo non risulta una religione, ma piuttosto una mitologia.
Il terzo fattore di apertura la modernizzazione della societ cinese, ed esattamente
nella direzione di una modernizzazione occidentale. Molti immigrati cinesi associano il
benessere e la ricchezza delloccidente con il cristianesimo.
Questi fattori di apertura permettono ai cinesi immigrati di considerare il
cristianesimo in una luce favorevole. Nella storia della Cina il cristianesimo era sempre
ritenuto una religione dimportazione, estranea allanima cinese.
Contemporaneamente con questi fattori di apertura esistono anche i fattori che
rendono i cinesi immigrati aperti, ricettivi al cristianesimo. In una prima fase della
conversione non si tratta di attrazione al cristianesimo come tale, bens il desiderio di
comunicare con le comunit cristiane cinese. C poi il prestigio del cristianesimo come

14
X. Zhang, How Religious Organizations Influence Chinese Conversion to Evangelical
Protestantism in the United States, in Sociology of Religion, 67 (2206) 2, 149-159.
15
A. Abel, Favor Fishing and Punch-Bowl Christians: Ritual and Conversion in a Chinese
Protestant Church, Sociology of Religion, 67 (2006) 2, 161-178.
16
B. Hall, Social and Cultural Contexts in Conversion to Christianity Among Chinese
American College Students, Sociology of Religion, 67 (2006) 2, 131-147.
11

religione mondiale, e anche le aspettative accademiche, che sono consoni con alcuni valori
tradizionali confuciani, come rispetto verso i genitori che mantengono i loro figli, mentre
studiano.
Richard V. Peace, professore a Passadena, California, ha esaminato la situazione
delle conversioni da una prospettiva statunitense e ha trovato che uno dei fattori che
potrebbe spiegare il numero crescente delle conversioni cristianesimo un certo fascino
per la spiritualit. Il fattore una combinazione della crisi di mezzet e la ricerca del senso
della vita. 17
Queste transizioni dal buddismo al cristianesimo risultano piuttosto pi un
cambiamento sociale e culturale, che una conversione religiosa.

LA CONVERSIONE NEL CONTESTO MISSIOLOGICO

Il fenomeno delle interconversioni tra diverse religioni denominazioni cristiane, ha


implicazioni per la missiologia e per la prassi misionaria. B. Stanley, professore
dellUniversit di Cambridge a Londra ha pubblicato un interessante articolo con un titolo-
domanda: La conversione al cristianesimo: una colonizzazione della mente? 18 Larticolo
inizia con una serie di pesanti accuse contro ogni attivit missionaria, perch porta in s
unimplicita violenza psicologica. Lattivit missionaria ha come scopo di riorientare la
mente e il cuore delle persone dalla loro religione originale ad una religione per loro
estranea. In questo senso lattivit missionaria non sarebbe compatibile con la libert
religiosa. Il missionario di fatti desidera eliminare il pluralismo religioso. Vuole che sia
soltanto una religione, quella sua, ed disponibile sacrificare anche la propria vita per
questo scopo. La vera libert religiosa dovrebbe includere anche la libert di non
convertirsi. La mentalit di convertire altri una mentalit intrinsecamente intollerante, la
conversione perci intrinsecamente priva di etica.
Lautore precisa, che le suddette accuse non sono sue, ma sono citazioni prese da un
articolo con il titolo La posizione missionaria, che si trovava per due anni sulla website di
Bharatiya Janata Party, il partito al governo in quel periodo in India. Lautore dellarticolo
David Frawly, o Vamadeva Shastri, un americano, che, bisogna notare, lui stesso un
convertito dal cattolicesimo allinduismo. Le affermazioni di Frawly sono caratteristiche del
tentativo degli ind di discreditare le religioni missionarie, prima di tutto il cristianesimo,
come religioni intrinsecamente intolleranti.
Invece di conversione in questo contesto alcuni parlano di proselitismo. Un
americana che diventata ind, Gauri Viswanathan, nel suo libro del titolo provocativo
Outside the Fold: Conversion, Moderniy and Belief, sostiene che le conversioni
destabilizzano le comunit dominanti di una societ, perch creano tensione tra la
maggioranza e la minoranza.
Nel passato il cristianesimo stato accusato che lattivit missionaria aiutava la
colonizzazione da parte dei conquistatori occidentali. Pi tardi, il termine colonizzazione
si riferiva non pi alla conquista politica ed economica, bens alla dominazione culturale,
della mentalit e della lingua. Si iniziato a parlare della colonizzazione della mente. Per

17
R. V. Peace, Conflicting Understandings of Christian Conversion: A Missiological
Challenge, in International Bulletin of Missionary Research, 28 (2007) 8-13..
18
B. Stanley, Conversion to Christianity: the Colonization of the Mind?, International
Review for Mission, 92 (2003), N 366, 315-331.
12

esemplificare questa accusa lautore cita un filosofo congolese, V. Y. Mudimbe, che con
parole dure stigmatizza tale tendenza da parte dei missionari occidentali. Secondo lui
levangelizzazione non altro che la trasmissione di un corpo fisso delle presunte verit. Le
persone che mantengono che le loro idee e la loro missione provengono da Dio, si sentono
autorizzati ad utilizzare tutti i mezzi, anche la violenza, per realizzare i loro scopi. Come
conseguenza, le conversioni africane invece di essere il risultato di un dialogo, diventano
lunico mezzo di sopravvivenza degli Africani come esseri umani.
In tale prospettiva un autentico dialogo tra i missionari e gli indirizzati del loro
annuncio scartato come non pensabile. Nella sua indignazione contro il programma
missionario di addomesticare la popolazione indigena, Mudimbe nega la possibilit di
ogni collaborazione degli indigeni alla propria inculturazione e alla formazione del clero
indigeno. Per lui lesito del processo della conversione sempre lassimilazione di
unidentit aliena.
Non tutti condividono tale unilaterale interpretazione, proposta da Mudimbe. Le
missioni si possono interpretare anche come incontri interculturali. Il punto di partenza
ladozione della mentalit della popolazione indigena e vedere i possibili cambiamenti,
anche conversioni, come una ricerca di una nuova identit da parte della popolazione
indigena.
Nel Nuovo Testamento il concetto della conversione non si riferisce in primo luogo
allabbandono di una religione assumendo unaltra, bens riferisce allabbandono del
peccato ed il conseguente riconoscere Ges come salvatore. Gli ebrei non dovevano
abbandonare nessuna religione nei tempi apostolici; gli ebrei convertiti rimanevano ebrei
praticanti che visitavano la sinagoga e pregavano insieme con gli altri. Per i pagani la cosa
era pi complicata, perch dovevano abbandonare gli idoli, ma la tensione si risolta al
primo Concilio a Gerusalemme concludendo che non era necessario diventare prima ebrei
per poter chiamarsi cristiani. I pagani non dovevano essere proseliti, cio copia dei fedeli
provenienti dallebraismo, bens convertiti che esprimevano la loro adesione a Cristo dentro
la propria cultura.
Contrario a ci che alcuni pensano, nemmeno lattivit missionaria odierna
orientata verso proselitismo, cercando di convincere altri di pensare e comportarsi come noi,
bens un invito a vedere come si pu rilegare la loro cultura e la loro identit a Cristo. Da
qui la conclusione, che non dovrebbe scandalizzare se qualcuno si identifica come cristiano
ind, o cristiano musulmano, come nella prima chiesa erano i cristiani ebrei e i cristiani
pagani.
Recentemente si parla addirittura della conversione dei missionari, cio
dellimmersione totale dei missionari nella cultura dove predicano il Vangelo. La forza del
Vangelo sta nel fatto che la sua narrazione applicabile a tutte le culture e tutte le situazioni
umane.
Ci sono state accuse nei confronti dei missionari, che si sono sforzati di tradurre
concetti cristiani nelle lingue indigene. Secondo alcuni autori tale manipolazione delle
lingue native necessariamente aveva il risultato di favorire conversioni al cristianesimo.
Ma tale presentazione del lavoro dei missionari falsa. I missionari dovevano prima
imparare la lingua indigena e una lingua non si impara forzando nuovi concetti in essa,
bens entrando nel significato dei concetti indigeni. Il processo piuttosto quello di trovare
concetti analoghi nella lingua indigena che pu avvicinare la verit della fede alla mentalit
della gente. Come esempio lautore propone unanalisi dai tempi del Nuovo Testamento.
Luca ci racconta quando i pagani convertiti in Cesarea ed Antiochia, hanno sentito il
13

messaggio su Ges come Signore delluniverso (panton kyrios; Atti 10,36; o semplicemente
Signore (Kyrios, Atti 11,20). Tale concetto fu una radicale innovazione nella traduzione del
vangelo nella forma di pensiero ellenistica. La prima generazione dei cristiani non aveva
paura ad applicare a Ges titoli che avevano un significato diverso sia per i pagani, che per i
giudei.
Tale tradizione sempre esistita nellevangelizzazione, cio il tentativo di formulare
il messaggio evangelico in termini che sono vicini alla popolazione indigena. Un esempio
la traduzione della liberazione della schiavit per gli schiavi africani. Concludendo si pu
dire che lattrazione del cristianesimo e del vangelo per molti popoli di Africa e di India, ma
anche per i popoli del nuovo mondo, non nellimposizione di una identit estranea
attraverso la manipolazione linguistica, bens per luniversalit della narrativa evangelica,
che si pu tradurre facilmente nel linguaggio di ogni popolo e di ogni cultura.

CONCLUSIONE

Abbiamo esaminato diverse teorie, diversi approcci e diverse interpretazioni del


processo della conversione. Nonostante le grandi differenze sembra che sia possibile trovare
alcuni elementi comuni che possono essere riassunti nel modo seguente:
Esiste un certo disagio nelluso del concetto di conversione, perch non ha lo
stesso significato per diverse religioni e/o denominazioni cristiane. Da qui il compito di
elaborare una definizione pi precisa della conversione religiosa, distinguendola da altri
cambiamenti culturali o etici.
Esiste una certa sfida missionaria per trovare gli elementi comuni del fenomeno di
conversione, per poter continuare il dialogo e la collaborazione. Si hanno per ora i seguenti
elementi in comune caratterizzati dalla pi generale definizione della conversione come un
cambiamento, una trasformazione personale.
Conversione pu significare conversione da una religione ad altra, pu significare la
prima accettazione di una religione, o la crescita della fede nella propria tradizione religiosa,
pu essere improvvisa o graduale. Secondo il nostro parere, non si pu parlare di una
conversione religiosa in senso stretto, se non vi sono presenti i seguenti tre elementi: la
percezione di una chiamata divina, la revisione del proprio passato e laccettazione di un
nuovo sistema di valori religiosi.

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Pubblicato: Conversione: un concetto con molti significati, Studia missionalia, 57 (2008),


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