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Federico II (1194-1250) :

1. Inaugura la scuola siciliana, un gruppo di poeti che condividono lo stesso


orizzonte culturale e filosofico. Scopo di Federico II creare uno stato
politicamente indipendente dallinfluenza papale attraverso una rivoluzione
culturale, cui partecipano i funzionari imperiali.
2. La lingua in cui sono scritte le poesie, che si ispirano alla letteratura provenzale
francese, il volgare siciliano, la lingua-madre dei poeti della scuola (sono
presenti,per, anche poeti pugliesi e campani).
3. Il tema della donna-amata, a cui luomo si sottomette come ad una domina,
viene ripreso con qualche modifica/integrazione (sono aggiunti, cio, temi
filosofici o dellimmaginario medievale, come animali fantastici o pietre
magiche).
4. Interesse principale dei poeti infatti sperimentare nuove forme metriche. I
versi utilizzati sono gli endecasillabi e i settenari (che pi si avvicinano al
decasyllabe e octosyllabe francesi). Questi poeti fanno ricorso alla figura
retorica della sinalefe per necessit metriche. La canzone permette una
maggiore libert metrica ed caratterizzato da un uso frequente della coblas
capfinidas.
5. Un importante invenzione il sonetto, un genere poetico caratterizzato da
quattro soffre, due quartine e due terzine di endecasillabi. Il primo a comporre
un sonetto fu Iacopone da Todi, di cui ci sono giunti ben 39 testi (14 canzoni, 24
sonetti, 1 discordo). Fra i componimenti Madonna dir vo voglio, Amor un desio
che vien dal cuore (dove evidente la ripresa di Andrea Cappellano), Io maggio
posto in Dio servire. Questultimo un sonetto in cui Iacopone fa propria la
tradizione dellamore cortese, idealizzando per la figura della donna, fino a
renderla simile ad una pittura sacra, blasfema in quanto distoglie luomo dalla
contemplazione di Dio.
6. Fra gli altri scrittori notiamo Pier delle Viglie, che scrive epistulae in latino dallo
stile elevato, e Guido delle Colonne, che, oltre alla Historia destructionis Troiae,
scrive anche Ancor che laigua per lo foce lassi, una canzone dallo stile alto,
ricca di riferimenti al mondo naturale.
7. Esistono anche poesie di stile pi basso e con contenuti popolari. Un esempio
costituito da Rosa Fresca Aulentissima (1231-1250), composta da un giullare di
Alcamo, Michele (in siciliano noto come Cielo) : si tratta di un contrasto, un
dialogo,ambientato nel mondo rurale, fra un giullare ed una donna. Luomo
cerca di sedurre la donna, allinizio inutilmente, perch questultima gli resiste.
Quando la donna chiede alluomo di giurare la propria fedelt sul Vangelo,
questo tira fuori il libro che aveva poco prima rubato da un monastero. Alla fine
la donna che conduce luomo verso una camera da letto (con un
rovesciamento dei ruoli). Come possiamo notare non si tratta di un amore
idealizzato o spirituale, ma di una mera relazione fisica. Le richieste
delluomo infatti sono legate solamente al proprio soddisfacimento fisico.
8. Purtroppo non possediamo, se non in minima parte, i componimenti originari
della scuola siciliana. Essi infatti furono riscritti dai copisti toscani nella loro
lingua (fiorentino). Ci giunta solamente una canzone di Stefano Pronotaro, Pi
mi cori alligari, conservata nel Libro dellarte del rimare di Gian Maria Barbieri
Movimenti religiosi
In questo periodo nascono nuovi momenti religiosi, come quello dei domenicani o
dei francescani, che promuovono uno stile di vita povero e puro, pi aderente alla
parola di Cristo. Una delle loro attivit pi frequenti lapostolato nelle citt, in cui
si esibiscono con prediche volte a convincere quanti pi ascoltatori a prendere
parte al movimento. Le prediche, dunque, sono caratterizzate da espedienti
retorici, tendono alla drammatizzazione, e fanno uso frequente di exempla,attinti
dalla vita dei santi (Legenda Aurea, Iacopo da Varazze).
Uno dei domenicani pi noti San Tommaso dAquino, che scrisse la Summa
Theologica e si dedic alla traduzione e al commento di varie opere
aristoteliche.Altri filosofi (come Avicenna o Averro) avevano interpretato male
questi testi senza preoccuparsi di conciliarli con la dottrina cristiana. Cos alcuni
punti della dottrina aristotelica, come quello dellimmortalit dellanima, vengono
rivisitati da Tommaso, capostipite della filosofia scolastica.
Il movimento francescano prende il nome dal suo fondatore Francesco di Pietro
Bernandone (Assisi 1182 1226). Egli era figlio di un agiato mercante e passa la
sua giovinezza in modo ordinario prendendo parte perfino a guerre contro comuni
vicini. Probabilmente il senso di delusione procuratogli da queste prime attivit,
come la guerra, gli fece capire che altra doveva essere la sua strada. Lepisodio pi
rinomato, indice della sua conversione, quello dello spogliamento in piazza
davanti al vescovo e al padre. Col tempo Francesco si circonda di amici, che
condividevano le sue idee e il suo ritorno a un cristianesimo pi puro, e arriva a
fondare un movimento, un ordine di frati minori, che la Chiesa, dopo iniziali
incertezze, approv come tale.
Lopera pi famosa di San Francesco il cantico delle creature, un canto di
trentatre versi, caratterizzato da:
1. Una rima interna
2. Ripetizioni di parole (Laudato sii mi signore), anafora, che riprende dalla
tradizione biblica e in particolare dalla poesia dei Salmi
3. Una tendenza alla drammatizzazione, ottenuta attraverso unaggettivazione che
vivifica le immagini della natura.
Il cantico delle creature rappresenta un elogio del creato divino, con tutto ci che esso
comprende la natura, gli animali, il sole, la luna e perfino la morte (intesa qui come
ministro di Dio). Questi elementi sono ritenuti fratelli dall io poetico, che instaura
con Dio un rapporto personale ed intimo, e gioisce di ci che vede, percependone il
rimando con il Creatore (realismo figurato).
Con lopera San Francesco rivela una tendenza opposta a quelli di alcuni movimenti
cristiani (come quello dei catari) o dello stesso Lotario de Segni (autore del De
contemptu mundi). Questi, infatti, tendevano a percepire solo la natura imperfetta e
maligna del mondo terreno secondo una visione dicotomica che spiritualizzava il Bene
e a materializzava il male.
Poesia toscana
Come si detto , la poesia siciliana finisce nelle mani di copisti toscani, che la
trascrivono nella loro lingua. La poesia provenzale, rielaborata dalla scuola siciliana,
cos esposta ad un pubblico pi vasto di quello dei funzionari imperiali. Essa interessa
soprattutto membri dellambiente giuridico, come notai, che negli spazi bianchi dei
loro memoriali inseriscono pezzi di canzone, proverbi, sonetti.
E Bologna che fa da mediatrice della poesia toscana imperiale e da luogo di
formazione giuridica per uomini come Bonaggiunta Orbicciani (1220-1280), che,
trasferitosi a Lucca, nella Toscana orientale, culla di una ricca borghesia mercantile,
scrive sonetti e ballate, in cui evidente la mescolanza con la musica. Le ballate
infatti dovevano essere eseguite in feste dellepoca con un metro simile a quello delle
canzoni, con frequenti ritornelli e riprese.
Nella Toscana orientale, ad Arezzo, oper invece Guittone del Viva (1235-1294), la
cui esistenza divisa a met da un episodio importante la conversione che lo port
ad abbandonare mogli e figli per dedicarsi completamente alla vita religiosa. Questa
spaccatura segna anche il passaggio da una poesia amorosa, secondo il modello
provenzale, e una poesia religiosa, il cui inizio segnato dalla canzone Ora parr se
eo saver cantare. Ad ogni modo lo sperimentalismo metrico e una tendenza alla
variet di generi evidente fin dallinizio della sua composizione, quando predilige
temi estranei a quelli della poesia imperiale (si pensi al sirventese, una sorta di
satira politica scritta contro i costumi corrotti degli Aretini, Gente noiosa e villana).
Dopo la sua morte, a Firenze nasce una scuola di guittoniani, che seguono il suo stile :
Chiaro Davanzati, Dante da Maiano (che conobbe Dante in giovinezza), lartificiosa
Monte Andrea, ed , eccezione nel panorama della letteratura, una donna dal nome di
Compiuta Donzella.
La poesia lirica nuova da Bologna a Firenze
Guido Guinizzelli (Bologna 1235, Monselice 1276) esponente di una poesia
nuova. Il bolognese infatti dopo aver esordito come guittoniano (il maestro viene
addirittura definito padre nella poesia O caro padre meo de vostra laude) decide di
saltare la mediazione guittoniana e di ritornare alla poesia federiciana, sia nei temi
(legati allamore per una donna) sia nello stile (pi semplice).
Guinizzelli, forse per linfluenza della scuola filosofica di Bologna, inserisce nelle sue
opere vari riferimenti filosofici e teologici, che lo rendono in alcuni casi oscuro (sar
questo il motivo delle critiche da parte di Orbicciani e Guittone ). Ladesione alla
scuola federiciana simboleggiata dalla composizione della poesia Io voglio del ver la
donna laudare Una sua originalit consiste nelluso assai frequente allinterno di un
singolo sonetto di una mirabile quantit di similitudini con il mondo naturale : la donna
viene paragonata ad un giglio, ad una rosa, la stella Diana (cio Venere).
. Nel Lo vostro bel saluto e l gentil sguardo Guinizzelli affronta la tematica del
saluto, inteso etimologicamente come ci che dona salvezza allamato. Lo sguardo
della donna per visto nella sua ambivalenza, come ci che pu anche ferire ed
uccidere.
Al cor gentile reimpara sempre Amor inaugura invece un tipo di poesia nuova, in cui
Guinizelli dimostra la vastit delle proprie conoscenze filosofiche e teologiche. La
donna viene sublimata e spiritualizzata, tanto da diventare <donna-angelo>, e non
pi donna cortese , ma gentile a segnalare il distacco dalla societ feudale che
Guinizelli vuole operare.
Lopera , proprio per la densit di contenuti filosofici, comprensibile solo ad unelite,
ad un pubblico di colti universitari. Si tratta di una laude, sul modello del Cantico delle
creature di San Francesco, bench il contesto in cui essa inserita completamente
laico. Infatti Guinizelli non si rivolge a Dio, ma alla propria donna e laico il congedo
del testo, in cui il poeta si scusa per aver dedicato la propria lode allamata e non a
Dio, ma questa lo ha confuso prendendo le sembianze di un angelo.
Guinizelli non era poeta monocorde infatti scrisse anche due componimenti poetici,
Chi vedesse a Lucia un var capuzzo e volvol te levi, vecchia rabbiosa.
Guido Cavalcanti (1255-1300)
Nato a Firenze, Cavalcanti riprende la lezione di Guinizelli, come lui decidendo di
rivolgersi ad un elite di colti.
Egli apparteneva ad una nobile famiglia di guelfi bianchi e spos Bice di Farinata, capo
dello sconfitto partito ghibellino. Nel 1292 inizi un viaggio verso Santiago De
compostela, ma tornando a Firenze, apprese la notizia che un decreto di Giano della
Bella (1293) proibiva ai nobili, tra cui era compreso, di partecipare allattivit politica.
Cavalcanti prende comunque parte alla politica e si scontra con Corso Donati, capo dei
guelfi neri. Verr esiliato per la sua faziosit politica a Sarzana con un decreeto che
approvato anche da Dante.
Allinizio Cavalcanti scrive poesie leggere che servono da divertissment e che sono
pensate allinterno di un gruppo di amici, tra cui Iacopo e Nerone Cavalcanti, Lapo di
Farinata degli Uberti). Presto questa tipo di poesia, che si rifaceva al trobar leu
provenzale, a Guinizelli e alla scuola federiciana cede il posto ad un genere pi
impegnato. Nella nuova poesia Cavalcanti approfondisce un tema che lo interessava
ossessivamente, lamore, inteso come una malattia capace di procurare
tremore,paura,sbigottimento,svenimento. I sensi sono rappresentati come spiriti o
spiritelli, schiacciati dalla potenza di Amore. Prendono vita anche gli organi interni,
gli occhi, gli oggetti e perfino gli strumenti di scrittura di cui si serve il poeta (noi sian
le tristi penne sbigottite).
Probabilmente a Bologna, dovera presente una scuola di filosofia, Cavalcanti apprese
la distinzione fra anima irrazionale (destinata a morire) e razionale (collegata
allintelligenza universale), operata da Averro. Di questa si serv nel suo trattato
sullamore Donna me prega, in cui il sentimento viene presentato come una potenza
distruttiva, che attiene alla sfera irrazionale dellanimo umano.
Cavalcanti scrive anche ballate, come Perchio spero di tornar giammai o testi di
registro linguistico pi basso come la pastorella provenzale (In un boschetto trova u
pastorella) e la forosetta (era in penser damore quandio trovai).
Seguono il suo stile Lapo Gianni, Gianni Alfani e Dino Frescobaldi. Particolare rilievo ha
la figura di Cino da Pistoia (Pistoia 1277 Napoli 1337), che visse abbastanza a lungo
per fare da mediatore con la generazione di Petrarca e Boccacio. Cino da Pistoia,
infatti, scriver una poesia in occasione della morte di Dante (Su per la costa, Amor de
lalto monte), mentre Petrarca a sua volta ne avrebbe pianto la scomparsa (Piangete,
donne, e con voi pianga Amor).
Dante
Dante nacque nel 1265 a Firenze. Apparteneva ad una famiglia nobile e comp studi in
giovinezza in istituti religiosi, stimolato anche dal dialogo con maestri di letteratura
quali Brunetto Latini,Cino da Pistoia,Guido Cavalcanti. Non essendo un magnate, pot
partecipare alla vita politica e si schier dalla parte dei guelfi bianchi, che si riunivano
attorno alla famiglia dei Cerchi, allepoca in contrasto con i guelfi neri, capeggiati dalla
famiglia dei Donati. I guelfi bianchi erano banditori dei diritti degli artigiani e dei
mercanti, mentre i guelfi neri rappresentavano i magnati. Nel 1300 divent priore di
Firenze. Nel 1301 fu inviato dal papa Bonifacio VIII a Roma per trovare un
compromesso : il papa,infatti, voleva impadronirsi della citt con il sostegno dei guelfi
neri. Questi ultimi, approfittando dellassenza di Dante, lo bandirono dalla citt e
decretarono per lui la pena di morte. Il poeta condusse dora in avanti una vita da
girovago, abbandonando presto lintento, condiviso dai guelfi bianchi fuoriusciti, di
ritornare a Firenze. Fu ospitato in varie corti imperiali, in Lunigiana, nel Casentino, poi
a Verona da Bartolomeo della Scala, cui dedic una famosa epistula che rappresenta
lintroduzione alla terza cantica della commedia, il Paradiso.
Mor nel 1321 a Ravenna, dove era ospite presso Guido Novello da Polenta.
Opere letterarie :
- Vita nova = primi anni 90 del 1200
Post-esilio :
- De Vulgari eloquentia = 1303-1305 (scritto in lingua latina)
- Convivio = 1305-1307
- De Monarchia = qualche anno pi tardi del Convivio
- Commedia = composta negli ultimi dieci anni della sua vita, terminata poco
prima della morte (1321), e poi pubblicata dai figli.
Vita nova
La vita nova un prosimetro, ovvero una opera letteraria in cui si mescolano
poesia e prosa. Dante,infatti, mette insieme le varie poesie composte nellet della
sua giovinezza, dedicate ad una certa Beatrice, identificabile con Bice,figlia di Folco
Portinari. La donna, realmente esistente, fu incontrata dal poeta allet di soli 9
anni; a 18 anni avvenne linnamoramento. La sua morte,invece, databile al 1290.
Le poesie sono spiegate con dei commenti in prosa, che precisano le circostanze
storiche in cui furono scritte. Si tratta, in altre parole, di un romanzo autobiografico,
in cui allinterno di una cornice in prosa si collocano le sue opere poetiche. La vita
nova lopera che pi si avvicina, nella forma e nei contenuti, al movimento dello
Stilnovo : Beatrice idealizzata, rappresentata come donna-angelo. Il suo saluto,
infatti, dona salvezza al poeta, che testimone della sua vita e la racconta come
si trattasse di unagiografia (la vita di un santo). E proprio la mancanza del
saluto a segnare la rinuncia alla poesia-preghiera e il passaggio ad una laude delle
doti morali della donna, esaltata per virt, onest, miracolo, gentilezza, fede.
La morte della donna, gi presagita nei componimenti della giovinezza, segna il
passaggio alla seconda met del libro, dominata da toni pi cupi. Il tema della
morte della donna amata godr di una notevole fortuna letteraria, infatti sar
ripreso da Petrarca nel canzoniere.
Rime
Di Dante ci anche giunto un corpus di rime, composte in tutto larco della sua vita,
ma perlopi nel periodo fiorentino antecedente allesilio. Si tratta di una gran quantit
di rime (100), definite di corrispondenza, in quanto spesso, comera uso allepoca,
assolvono una funzione pratica : sono poesie di risposte ad altri letterati, con cui
Dante intratteneva vivaci dialoghi.
Al diverso tema affrontato corrispondono diversi metri. Per il tema morale, infatti,
Dante utilizza il metro tipico della canzone, che gli permette la libert di dilungarsi
quanto vuole, dovendo affrontare un argomento complesso. Dante va ricordato anche
e soprattutto come maestro di poesia morale : tre delle sue canzoni confluiranno nel
Convivio, dove saranno commentate ( incerto se lo stesso destino sia toccato ad
anche altre tre canzoni).
La lirica amorosa non si esaurisce nella Vita Nova. Essa prosegue anche nelle rime,
dove per Dante non si rivolge pi a Beatrice, ma ad altre donne. Sono poesie in
diversi metri (ballate, sonetti), che per la loro diversit contenutistica e stilistica non si
adattavano a essere inserite nella trama della Vita Nova, o che probabilmente furono
composte in un momento posteriore. Le pi famose sono le rime petrose, dedicate ad
una certa Petra, un sehnal che indica la freddezza della donna, motivo della
tristezza del poeta. Qui si nota un certo sperimentalismo metrico e la volont del
poeta di affiancare al contenuto aspro anche uno stile aspro (Cos nel mio parlar
voglio essere aspro).
De vulgari eloquentia
E un trattato in prosa, in cui Dante definisce le regole delleloquenza in volgare. Nei
primi due libri, quelli che ci sono giunti quasi integralmente, Dante si sofferma, in
particolare, sul genere della poesia. Lopera incompleta, infatti lautore aveva in
animo di scrivere anche un terzo e un quarto libro, ma non pot probabilmente perch
impegnato nella stesura del Convivio.
Pur essendo scritta in latino, lopera affronta un contenuto originale, infatti, mai prima
dora, uno scrittore si era occupato di dare un quadro della lingua volgare, ancora poco
usata allepoca. La scelta della lingua latina non deve apparirci come una
contraddizione, infatti Dante vuole riferirsi allelite di colti, che lo leggerano, e che
potranno dora in avanti apprezzare il volgare come lingua letteraria. Il volgare di
cui parla Dante infatti una forma illustre, di cui avevano dato esempio i poeti della
scuola siciliana, come Guido delle Colonne,Giacomo da Lentini.
Lopera importante anche per unaltra ragione, cio perch traccia un quadro della
storia della letteratura in volgare dellepoca contemporanea allautore. Oltre ai gi
citati poeti della scuola siciliana, Dante mostra di conoscere anche scrittori francesi,
come Arnauld Daniel, personificazione della venus (amore), Betran de Born (salus),
Guirat de Bornhel (virtus).
Convivio
Trattato filosofico, composto in lingua volgare, in cui Dante, come nella Vita Nova,
riprende alcune canzoni della giovinezza per commentarle e spiegare le varie allegorie
che esse rappresentano. Come il De vulgari eloquentia, anche il Convivio rimasto
incompiuto. Dante si fermato al quarto trattato, mentre nei suoi progetti doveva
scriverne ben quattordici. Resta il fatto per che la sua scelta fu rivoluzionaria : mai
prima dora si erano affrontati temi delicati, come la teologia, in una lingua profana, il
volgare. La scelta del volgare pu avere varie motivazioni. La prima che, dovendo
commentare delle poesie in volgare, Dante prefer una lingua che si adattasse alla
materia della sua opera, che non rendesse ancora pi ardua la comprensione delle sue
poesie, gi difficili, ai lettori non conoscenti il latino. La seconda motivazione, pi
profonda, sta nel fatto che Dante voleva rendere il volgare lingua di comunicazione
letteraria, in modo da ampliare il raggio di lettori. La cultura diveniva qui non pi il
possesso di unelite, ma acquisiva tratti democratici.
Monarchia
La monarchia un trattato politico in cui Dante espone le sue idee riguardo al tema
dellimpero. Limpero, fondato dai Romani, innanzitutto legittimo, come dice nel
primo libro, in quanto frutto della provvidenza divina e non della forza. Esso il
sommo bene e non pu essere sottomesso a nessunaltra potenza; in questo modo
Dante intende confutare le tesi dei curialisti, mostrandosi contrario alla possibilit che
il papa detenga un potere temporale. Dante, per mostrare la propria ragione, si serv
di argomentazioni varie, di tipo filosofico-aristotelico, sostenendo che :
1. Limpero, essendo nato prima del papa, non poteva da questo ultimo essere
stato fondato.
2. Al papa non lecito possedere alcun bene terreno (la donazione di Costantino
non ha validit giuridica, in quanto contraddice un insegnamento evangelico,e
risale a un periodo in cui limperatore non poteva disporre dellamministrazione
dellintero impero).
3. Il potere trasmesso allimperatore direttamente da Dio.
Dante, dunque, definisce le prerogative dellimpero e del papato : il primo deve
condurre alla felicit terrena, il secondo alla salvezza eterna. Per queste sue idee
Dante non fu ben visto dal clero e il suo libro ricevette lordine di essere bruciato; fino
alla fine dellOttocento esso era inserito nellindice dei libri proibiti. I seguaci
dellimpero , invece, posteriori a Dante, troveranno nel libro una fonte dispirazione e
di difesa delle proprie idee (Cola di Rienzo).
Epistulae
Dante scrive anche epistulae, utilizzando il latino, lingua che si confaceva al genere
letterario molto diffuso allepoca e oggetto di trattazioni teoriche da parte di manuali
(artes dictandi), che ne stabilivano le regole di scrittura.
In queste lettere Dante parla della propria attualit politica, per esempio sostenendo la
causa dei guelfi bianchi. Perci possibile collocare la datazione attorno agli anni
dellesilio, nei primi del 300.
Una lettera molto importante, di cui alcuni negano la paternit dantesca, quella
dedicata a Cangrande della Scala, vicario imperiale presso il quale soggiorn il poeta
negli ultimi anni 10 del trecento. Essa rappresenta un accessus (ovvero
unintroduzione) al paradiso, che viene spiegato dal punto di vista letterale e
allegorico, secondo dunque i dui piani di interpretazione vigenti allepoca. Se l autore
fu effettivamente Dante, questa lettera costituisce un importante chiave di lettura,
ma se anche fu un anonimo critico letterario, rivela una apprezzabile finezza
nellinterpretazione del testo.

Egloghe
Sono lunico esempio di poesia in latino che Dante ci ha lasciato. Esse infatti
appartengono ad un altro genere, quello bucolico, di cui Virgilio era stato un
importante esponente, e che, ripreso da Dante, inaugurano una fiorente produzione
poetica
Le egloghe nascono come risposta ad una lettera inviata da Giovanni del Virgilio
(1318-1321), che invitava il poeta a rinunciare al volgare, preferendo a questo il latino,
fonte dapprezzamento da parte degli intellettuali dellepoca. Dante rifiuta linvito
scrivendo queste egloghe, in cui spiega attraverso le parole di Titiro (suo alter ego) le
ragioni della scelta del volgare.
Commedia
La commedia lopera pi importante della produzione di Dante. Il titolo commedia,
dato dallo stesso autore nel corso della sua opera e nella lettera a Can Grande della
Scala, pu essere spiegato in due modi. In primo luogo con il termine ci si riferisce ad
unopera che, dal punto di vista stilistico, utilizza uno stile medio, a met fra quello
tragico e quello comico. In secondo luogo, dal punto di vista dei contenuti, notiamo un
inizio negativo e un esito positivo : questo percorso, dal male verso il bene, dal basso
(Inferno) verso lalto (Paradiso), una caratteristica importante del genere.
Dante si rappresenta come un uomo sperduto nel mezzo del cammino della sua
vita, che corrisponde al 1300, anno giubilare. Il suo un percorso di purificazione dal
peccato, che lo porta a percorrere, accompagnato da Virgilio (ragione umana) linferno
e il purgatorio, e da Beatrice (teologia,fede) il paradiso.
I due personaggi-guida illuminano Dante nel corso del suo cammino, risolvono i suoi
dubbi sulla sua missione, su ci che sta vedendo e sulla sua dottrina cristiana. Virgilio,
essendo nato prima di Cristo, normalmente posto nel Limbo, luogo dove risiedono i
pagani o i morti non battezzati. E unoccasione speciale quella per cui luomo esce
fuori dal suo cerchio per fare da guida a Dante, come gli ordina la stessa Beatrice.
La morfologia dellOltretomba viene descritta in modo preciso. Linferno un cono, al
cui vertice si trova il punto centrale della terra, dove caduto Lucifero, traditore di
Dio. La base di questo cono posta in superfice, sullemisfero boreale. Agli antipodi,
nellaltra parte dellemisfero, si trova il Purgatorio, una montagna che ha al suo vertice
il paradiso terrestre. Infine il paradiso, costituito da sette cieli.
Nellinferno le anime dei condannati sono collocate in vari cerchi, a seconda del
peccato da loro commesso. Nellantinferno, una zona doltretomba che precede la
valle infernale, si trovano gli ignavi. Viene dopo il limbo, di cui si gi parlato, gli
incontinenti (lussuriosi,avari,prodighi,accidiosi e iracondi), collocati in ben quattro
cerchi, gli eretici, i fraudolenti, i traditori (tra cui Lucifero).
Linferno luogo eterno, che non conosce il passare del tempo. Nel Purgatorio invece
le pene delle anime sono momentanee; in questo senso il purgatorio rappresenta una
zona di transito che permette laccesso al paradiso per coloro che o si pentirono dei
loro peccati o che non condussero una vita interamente dominata dal peccato. Anche
lordine dei cerchi nel purgatorio diverso da quello descritto nellinferno, infatti alla
base, nei primi cerchi, si trovano i peccati pi gravi, poi man mano che si sale, si
giunge nientemeno che al paradiso terrestre, dove Dante incontra Beatrice.
Nel paradiso le anime sono tutte collocate nellEmporio, ma in occasione dellascesa di
Dante si dispongono in ogni cielo, scegliendo quello che pi ha esercitato la sua
influenza durante la loro vita terrena. Latmosfera si fa rarefatta e abbondano le
spiegazioni teologico-filosofiche, che si rifanno alla dottrina di Aristotele.
Quello dellOltretomba un topos letterario su cui gi si era cimentato Virgilio. Anche
Paolo, in una lettera ai Corinzi, dice di essere stato condotto in paradiso per un po di
tempo. E proprio di questi due predecessori Dante fa menzione, nel primo canto,
dicendo Io non Enea, non Paulo sono ed esprimendo dunque la sua incomprensione
per la missione affidatagli.
Dal punto di vista stilistico, notiamo una certa variet di linguaggio. Dante infatti
descrive situazioni e vicende diversi nei vari regni e questo lo porta a dover ogni volta
adattare la lingua ad un contenuto diverso. Nellinferno prevale un linguaggio
realistico, che non fa a meno di parole volgari e crude, mentre nel paradiso troviamo
pi frequentemente latinismi,neologismi e, in generale, uno stile alto,solenne, debitore
nei confronti della tradizion biblica.Lo schema utilizzato quello della terzina
incatenata, una rima di cui non abbiamo attestazioni nella precedente produzione
letteraria, e che oltre a richiamare simbolicamente il numero tre (della trinit e delle
cantiche) si adatta meglio ad unopera di narrazione rispetto alla ripetitiva rima
baciata.
Petrarca (1304-1374)
Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304, figlio del fiorentino, il noiato Petracco di Parenzo,
a cui era stato comminato insieme con Dante lesilio per la sua adesione al partito
dei guelfi bianchi. Pass la sua prima giovinezza nei pressi di Pisa, poi nel 1312 si
trasfer con la famiglia nella cittadina provenzale di Carpentras, vicino ad Avignone,
dove risiedeva la corte papale. Qui gli furono impartite lezioni di grammatica da parte
del maestro Convenevole da Prato. Petrarca ebbe modo di proseguire i suoi studi
prima a Montpellier, poi tra il 1320 e il 1326 a Bologna. La morte del padre lo costrinse
a intraprendere la carriera ecclesiastica e a diventare cappellano preso la famiglia
nobile dei Colonna.
Tra gli anni 30 e gli anni 50 Petrarca prefer condurre una vita lontano dai doveri
politici e dalla crisi degli stati in Italia, cos si rifugi in Valchiusa, una localit francese
non troppo distante da Avignone, che gli avrebbe permesso di mantenere i contatti
con la corte papale. Il suo un ideale di otium, che ispirer,peraltro, alcune opere
filosofiche come il De vita solitaria e il de otio religioso.
Non bisogna pensare per che durante questo ritiro Petrarca non sia mai sceso in
Italia. Anzi egli nutriva aspirazioni politiche, come la rinascita di una Roma
repubblicana, e per questo motivo appoggi limpresa rivoluzionaria di Cola di Rienzo,
come ci testimonia una lettera inviata nel 1347. Questultimo tuttavia lo deluse, non
riuscendo a scacciare dalla citt le potenti famiglie di aristocratici, tra cui erano gli
stessi Colonna.
Il suo interesse per la politica si rivela daltronde anche in altri episodi, come ci
dimostra una lettera inviata a Benedetto XII, che veniva esortato a trasferire la sede
pontificia da Roma ad Avignone. La stessa richiesta far Petrarca trentanni dopo al
papa Urbano V, denunciando la corruzione della curia avignonese.
La modernit di Petrarca sta tutta nella sua complessit spirituale. Dalle sue opere si
evince una lacerazione tra corpo e anima, tra desiderio di gloria terrena e tendenze
ascetiche, tra amore terreno (per Laura) e amore spirituale.
Un evento che lo segner particolarmente sar la peste del 1348, nella quale
moriranno sia Laura sia Giovanni Colonna. Nel 1350 conosce Boccaccio e con lui
sviluppa una sodalizio che durer fino alla morte, basato sul confronto letterario. Dal
1353, dopo aver lasciato valchiusa, passa da una corte allaltra del nord italia,
soggiornando a Milano, come segretario dei Visconti, quindi a Venezia, poi a Padova
presso i carraresi.
Mor ad Arqu sui colli euganei nel 1374.
La personalit e le idee
In Petrarca evidente lamore per i classici e il tentativo di conciliarli con la dottrina
cristiana. Gli autori da lui pi studiati furono Seneca e Cicerone, ammirati per il loro
stile puro, che li distingueva dal latino barbarico utilizzato nelle scuole medievali.
Petrarca stesso fu scopritore di manoscritti (codici), ancora sconosciuti allepoca, come
le lettere di Cicerone ad Attico. Nelle glosse, ovvero nei commenti alle sue opere,
frutto di un prezioso lavoro di labor limae, notiamo un costante riferimento ai classici
e un tentativo di imitare il loro stile. Il poeta si interess anche al greco e insieme a
Boccaccio cerc di tradurre Omero, senza ottenere grandi risultati, considerata la
conoscenza che del greco si aveva nel medioevo.
Pi che imitazione passiva, quella di Petrarca unemulazione, che nasce dal
dialogo con i classici. Da questo dialogo Petrarca cerca di ricavare i valori della cultura
classica, come la virtus civile e morale, lideale dellotium, lamore per la filosofia. E
dunque sul terreno delletica che si muove questa ricerca e il Secretum una
dimostrazione esemplare di come Petrarca riusc a riprendere,adattandoli alla religione
cristiana, temi e aspetti della filosofia pagana.
Nelle invectiva contra medicum (1353) Petrarca si scaglia contro la categoria dei
medici, sottolineando di riflesso la superiorit delle arti liberali. Nel De ignorantia
(1367) oggetto di esaltazione invece, nello specifico, la filosofia morale di Platone e
di Cicerone contro le sterili scienze della natura, di cui Aristotele era stato fondatore, e
i cui seguaci nel medioevo erano colpevoli di aver reso la filosofia un mero gioco
intellettuale, svuotandola dei suoi principi.
Opere latine
Petrarca fu prolifico scrittore di opere in latino, che variano nel contenuto a seconda
della fascia cronologica in cui sono collocate. Infatti agli ultimi anni Trenta nel 300
risalgono opere pagane-laiche, come Africa e De viris illustribus. Il primo un
poema epico che tratta la gloriosa impresa di Scipione lAfricano, vincitore a Zama
nella seconda guerra punica, il secondo, invece, un trattato di storiografia che
descrive la vita di uomini illustri, fra cui lo stesso Scipione, a cui dedicato la maggior
parte dello spazio.
Le opere, incompiute, avevano scopi diversi, infatti Africa voleva ridare prestigio al
genere del poema epico e poteva costituire agli occhi del popolo unesortazione
allItalia perch si riprendesse dalla crisi contemporanea, mentre De viris illustribus
pi propriamente unopera storiografica, che presenta una spiccata attenzione, cosa
comune nella storiografia medievale, ad anneddoti biografici. Petrarca ad ogni modo si
distingue dai pedissequi compilatori di biografie dellet medievale perch si dedica ad
una selezione accurata delle fonti. Unaltra novit consiste nel fatto che egli non
giudicava i suoi personaggi sulla base di criteri, legati alla dottrina cristiana, non li
vede, cio, come frutto di un disegno provvidenzialistico, ma ne esalta le virt umane
(lealt,coraggio).
Nel 1343, presso la corte dei Visconti a Milano, compone Rerum memorandarum
libri, una collezione di anneddoti, anchessa rimasta incompiuta, che doveva ispirarsi
ai Detti e fatti memorabili dello storico latino Valerio Massimo.
Nel corso degli anni quaranta si assiste ad un cambiamento, a una spinta verso
lintrospezione. In altre parole, le sue opere presentano un carattere maggiormente
soggettivo, com evidente dal Secretum, un dialogo (che ricalca il modello
ciceroniano) fra SantAgostino e Petrarca stesso al cospetto della Verit.
Qui il poeta riceve consigli dal grande maestro di filosofia, che lo invita alla ricerca
spirituale, allosservazione attenta dei suoi peccati, tra cui laccidia, vizio tipico
dellintellettuale, alla rinuncia allamore laico per Laura a favore di una renovatio
spirituale.
Appartengono alla seconda met degli anni 40 i salmi penitenziali, preghiere intessute
di citazioni bibliche, e i due trattati De vita solitaria e De otio religioso. Il
primo costituisce un elogio della solitudine e dellozio intellettuale, speso nella lettura
dei classici, il secondo, invece, un confronto fra la vita serena dei monaci (non
dimentichiamo che il fratello di Petrarca, Gherardo, era monaco a Montreux) e quella
caotica e turbolenta del signore laico.
Tra il 1346 e il 1348, ispirandosi al genere del carmen bucolico, Petrarca scrive 12
egloghe, in cui evidente una componente autobiografica, infatti i personaggi
presenti non sono che trasfigurazioni allegoriche di persone conosciute da Petrarca,
come Laura e di sentimenti personali (lambizione letteraria).
Negli anni 50,mentre al servizio dei Visconti, Petrarca compone un trattato morale,
De remediis utriusque fortunae. Qui la Ragione viene fatta dialogare prima con la
gioia, poi con la tristezza e il dolore, e d consigli su come affrontare al meglio la
buona e la cattiva sorte, senza farsi prendere da troppa euforia, ma neanche da troppo
sconforto. Nellopera evidente il richiamo alla filosofia pagana, da cui si derivano
norme per il vivere di ogni giorno.
Petrarca scrisse anche numerose lettere, che rivelano un attento lavoro di rifinitura
formale e perci appaiono artificiose, lontane dalle spontaneit che siamo soliti
attribuire al genere epistolare. Sono dedicate ad amici, familiari o a personaggi politici
importanti. Talvolta non hanno un destinatario : la sua assenza una garanzia della
libert di poter parlare di qualsiasi tema, anche dellinvettiva politica, senza incorrere
in rischi di alcun tipo. Distinguiamo dunque le 1) epistulae ad familiares 2) epistulae
sine nomine 3) epistulae seniles 4) la lettera a posteritati (ai posteri), dove Petrarca
giustifica la sua vita e la sua produzione letteraria agli occhi di un futuro lettore.
Trionfi
Un poema allegorico, ispirato alla Divina commedia, in terzine. Qui Petrarca
rappresenta la visione delle anime dei defunti, che seguono dei carri rappesentanti
concetti diversi. Al carro dellAmore, dietro il quale camminano coppie di innamorati
appartenenti alla tradizione classica ma anche allet contemporanea (lo stesso
Petrarca insieme con Laura) segue il trionfo della Pudicizia, poi della Morte, infine della
Fama. I trionfi in totale sono sei, infatti a quello della fama seguono negli ultimi due
canti quello del Tempo e dellEternit, in cui Petrarca auspica di ricongiugersi, dopo la
morte, con Laura.
Lopera apprezzabile in quanto rivela una mescolanza di cultura classica e dottrina
cristiana, ma anche perch presenta una forte componente autobiografica. Questi
fattori furono alla base del suo successo nellepoca di Petrarca. I trionfi, infatti, furono
copiati e stampati pi volte.
Il canzoniere
Il canzoniere una raccolta di poesie damore dedicate a Laura, donna che Petrarca
incontr nel 1327 nella chiesa di Avignone e mai lo ricambi del suo amore. Esso
composto di ben 366 poesie, di cui la maggior parte sono sonetti, ma sono presenti
anche canzoni, sestine, ballate e madrigali. Furono scritti in momenti vari della sua
vita, sottoposti a modifiche incessanti. La versione di cui disponiamo quella finale,
tramandataci dal manoscritto Vaticano latino 3195 ed intitolata dallautore Rerum
Vulgarium fragmenta.
Le poesie non sono disposte secondo un ordine metrico (comera nelle raccolte
poetiche precedenti di autori medievali), ma seguono, piuttosto, un criterio tematico,
tant che possiamo distinguere una prima parte del libro, scritta in vita di Laura (e
quindi dedicata alla sua lode) e una seconda parte, scritta in morte di Laura, dove al
rimpianto della donna amata si accompagna anche un riflessione sulla transitoriet
della vita. La celebra canzone della Vergine, con cui il canzoniere si chiude, rivela una
nota di pentimento nellanimo di Petrarca, che scrive et del mio vaneggiar vergogna
frutto (e il risultato della mia follia la vergogna).
In realt il canzoniere non dominato interamente dal tema dellamore. E presente,
infatti, una componente militante, costituita da poesie dove Petrarca si lancia in
critiche di natura politica, ad esempio, contro la corruzione della Curia Avignonense.
Lopera rappresenter per i posteri un canone letterario, un esempio di classicismo,
sia per i suoi contenuti sia per la sua forma. Possiamo dire che Petrarca responsabile
del passaggio da una visione oggettivante dellamore, come quella sperimentata dai
trovatori che riempivano le loro canzoni di clich cortesi, ad una visione soggettiva ed
intimistica, quella che ci pi familiare. Nelle sue poesie dunque si denunda lio
autobiografico, con le sue contraddizioni e gli stati danimo e l autore non si pone il
problema del pubblico. E unopera, in altre parole, destinata alla lettura e non alla
recitazione.
Dal punto di vista della forma notiamo una tendenza alla medietas. Petrarca evita sia i
tecnicismi del poeta retore, come Guittone dArezzo, sia i termini del linguaggio
parlato, favorendo una sorta di omogeneizzazione linguistica, che rifiuta
sperimentalismi e giochi verbali.
Boccaccio (1313-1375)
Il luogo di nascita di Boccaccio incerto. Non si sa infatti se egli sia nato a Certaldo o a
Firenze. Sappiamo, per, che era figlio di un mercante e che in giovane et nel 1327 si
trasfer a Napoli, presso la corte di Roberto dAngi, in cui il padre vene incaricato di
rappresentare la banca dei Bardi. A Napoli,oltre a condurre una vita mondana e a
incontrare Fiammetta, donna-ispiratrice delle sue prime opere, Boccaccio si dedica allo
studio dei classici, potendo accedere alla vastissima biblioteca reale. E cos che
Boccaccio familiarizza con lo stilnovo, con i romanzi francesi e forma, da autodidatta,
la sua cultura personale. Sempre a Napoli conosce Cino da Pistoia, che dal 1331 al
1333 insegna legge nello Studio Napoletano. Nel 1340, a causa di dissesti finanziari,
Boccaccio costretto a tornare a Firenze, citt della sua infanzia. Il ritorno pieno di
sofferenza, ma nella nuova citt pu completare il lavoro con cui alle prese da circa
un decennio : la stesura di numerose opere. Dopo aver terminato il Decameron,
Boccaccio scrive opere dal carattere erudito e arriva nel 1360 a prendere i voti,
segnando un distacco non solo dalla vita mondana condotta a Firenze ma anche da
quel tipo di letteratura popolare di cui il Decameron era un esempio. Si intensifica
dunque la produzione di ispirazione classica e biblica. Va segnalato che Boccaccio
ebbe buoni rapporti con Petrarca, conosciuto nel 1350, e arriv a scrivere una sua
biografia. Scrisse anche un trattatelo in laude di Dante, anchessa una biografia,
basata sulle testiominianze orali di quanti lo avevano conosciuto di persona. Muore a
Certaldo nel 1375.
Le opere anteriori al Decameron
Nella seconda met degli anni Trenta Boccaccio scrive tre opere, il Filocolo, il Filostrato
e la Teseide.
Il filocolo un romanzo, ispirato a una storia francese, sullamore tra Florio e
Biancifiore. I giovani sono ostacolati nel loro progetto dai genitori di Florio, che non
vogliono vedere il figlio sposo di una donna di basso rango. Si sviluppa cos il tema
della quete, ovvero della ricerca da parte di Florio dellamata Bianciofiore, sottratta
alla sua vista. Lepilogo positivo, infatti alla fine si scopre che Biancifiore di nobili
origini e i due giovani possono sposarsi. Come scrive Lucia Battaglia Ricci, il romanzo
mostra un certo sperimentalismo di generi, come lepistola, la novella,la quaestio
scolastica, le dissertazioni dottrinali.
In queste vicende damore riecheggiano avvenimenti biografici legati allamore che
Boccaccio nutriva per Fiammetta. Gli stessi elementi ritornano nel Filostrato, che un
poemetto in ottave, dove per si parla di un amore tragico, vicino al modello delle
Heroides di Ovidio. La circostanza in cui ambientata la vicenda la guerra di Troia.
Troiolo, tradito dallamata Criseide, che si concede a Diomede, si getta in un duello con
Achille. Limpressione che ne ricaviamo quella di una storia speculare a quella
descritta nel Filocolo, tant che si parlato di anti-filocolo. Troiolo infatti
linnamorato elegiaco, che contempla e piange, a differenza di Florio, eroe dazione.
Nella Teseide il motivo mitico (le gesta di Teseo) appare un mero pretesto, una cornice
in cui si collocano le vicende di due nobili tebani, Arcita e Palemone, entrambi
innamorati dellamazzone Emilia. Lamore prevale sulla materia epica.
Agli anni successivi al rientro a Firenze appartiene la produzione della Comedia delle
ninfe fiorentine e dellAmorosa visione. La prima opera, che si basa sul modello
dantesco della Vita nova, un prosimetro. Qui Boccaccio descrive la storia del Pastore
Ameto che, giunto in un bosco, si innamora della ninfa Lia e insieme con lei intona un
canto. Dopo un bagno purificatore vede Venere, la cui visione permette la sua
trasformazione da uomo bruto a uomo civile.
Lamorosa visione invece un esempio di poesia narrativa, che risente dellinfluenza
della Commedia dantesca. Boccaccio immagina di essersi smarrito, proprio come
Dante, e di essere portato da una <donna gentile> fino ad un castello, dove gli si
aprono davanti due porte, luna stretta della virt, laltra, pi larga, che conduce ai
beni mondani. Fra le due Boccaccio sceglie questultima e cos si addentra in un
palazzo ricco di affreschi, che illustrano le gesta di eroi famosi, come Cesare e Dario,
ma anche di spiriti amanti, come Didone ed Enea. Alla fine, uscito dal palazzo, ha
accesso ad un giardino, dove incontra Fiammetta, e con questo ricongiugimento
termina la visione. Lintera opera unallegoria,la cui comprensione per resa
difficile da una serie di fattori, come il ricorso a lunghi cataloghi descrittivi e a
divagazioni mitologiche. Nellamorosa visione infatti Boccaccio fa sfoggio della propria
erudizione. Lopera avr una risonanza importante, in quanto costituir, insieme con i
trionfi di Petrarca, un modello di allegoria laico-umanistico, alternativo alla Divina
Commedia.
Vi poi lElegia di Madonna Fiammetta, scritta tra il 1343 e il 1345, una sorta di
<romanzo psicologico>, in cui la protagonista, Fiammetta, si rivolge ad un pubblico di
donne innamorate ed esprime il suo dolore per labbandono dellamato Panfilo, partito
per Firenze.
Nel Nienfale fiesolano Boccaccio ritorna al genere del poema bucolico in ottave e
rappresenta lamore fra il pastore Africo e la Ninfa Mensola, reso impossibile dal
divieto di Diana. Questultima, con la sua proibizione, spinge Africo al suicidio e
trasforma la Ninfa Mensola nelle acque di un fiume. Il figlio dei due amanti, Pruneo,
riuscir a fondare la citt di Fiesole, dando origine ad una delle pi illustri stirpi
fiorentine. In questopera notiamo un alleggerimento dal peso dellerudizione
mitologica, una semplicit stilistica e un realismo descrittivo che ci permette di
paragonare il nienfale fiesolano ad una riuscita novella del Decameron.
Il decamerone
Il decamerone, lopera pi nota di Boccaccio, un insieme di novelle, racchiuse
insieme nel quadro di una cornice narrativa, rappresentata dalla peste di Firenze.
Levento, reale, colp la citt nel 1348 ed ebbe fra le varie vittime anche familiari
dellautore. Boccaccio immagina che una brigata di dieci giovanni (sette femmine e tre
maschi) per sfuggire alla peste si rifugi in un contado fiorentino per ben due
settimane. In questambiente i giovani ogni giorno raccontano una novella per un
totale di dieci novelle al giorno e cento in due settimane (sono esclusi infatti i giorni di
riposo venerd e sabato).
Lutilizzo di una cornice narrativa non nuovo nella letteratura. Trova dei precedenti,
in particolare, nella letteratura araba e nellopera Le mille e una notte, dove per
costituisce soltanto un pretesto per tenere legate varie novelle. Invece nel
Decamerone la cornice ha un ruolo basilare; di essa Boccaccio si serve ad esempio nel
prologo per anticipare la materia delle novelle, avvertendo lautore che si tratter di
temi vari, prevalentemente di fortuna e di amore. In generale le novelle di Boccaccio
sono scritte per far ridere e presupposto essenziale della comicit , dunque, il
realismo, che si manifesta nella scelta di ampliare il raggio degli ambienti, dei ceti
sociali e dei periodi storici descritti. Lamore boccaccesco lontano dal sentimento di
Petrarca, infatti spesso mero desiderio fisico. Boccaccio non ci risparmia dalla
descrizione dei vizi pi diffusi nella sua societ e attribuisce spesso ai suoi personaggi
un ingegno malevolo, che li porta a raggirare nel pi furbo dei modi chi sta loro intorno
e a sfuggire, cos, da situazioni di pericolo. Un ruolo molto importante ha a parola,
mezzo con il quale il personaggio riesce a persuadere e a far valere le proprie ragioni.
Proprio per soddisfare la sua esigenza di realismo , lautore cerca di riprodurre nelle
sue varie sfumature il linguaggio dei diversi personaggi, ricorrendo ai dialetti e al
dialogo diretto. A uno stile spesso comico si associano particolari figure retoriche,
come lomoteleuto, un esempio di divertimento verbale. Si deve fare uneccezione
per per il linguaggio usato nella cornice, che sar considerato un esempio di prosa
elegante nel Cinquecento e dunque un modello di riferimento. Qui, infatti, Boccaccio
utilizza un fiorentino puro e raffinato, dotando i periodi sintatticamente complessi di
particolari figure retoriche (il cursus latino).
Opere della maturit
Fra le opere della maturit figurano Genealogiae deorum gentilium (1359), De
casibus virorum illustrium (1360), De mulieribus claris, accomunate tutte da un
gusto per lerudizione e dallabbandono per il diletto del <novellare>, che si era
manifestato nel Decamerone.
La prima opera suddivisa in quindici libri contiene lintero patrimonio mitico
dellantichit e , verso la fine, una apologia della poesia, che non come la vuole
dipingere qualcuno mera fabula, ma capace di nascondere la verit. Lesaltazione
della poesia si contrappone al disprezzo per le discipline tecniche.
Nel De casibus virorum illustrium (sventure di uomini illustri) passa in rassegna le
storie di uomini famosi, a partire da Amano fino a personaggi contemporanei, che
caddero in disgrazia. Nel De mulieribus claris invece fa un ritratto di cento eroine,
dalla leggendaria Elena a Giovanna, regina di Napoli.
Databile probabilmente attorno al 1365 il Corbaccio, una satira misogina.Qui
Boccaccio immagina di essere innamorato di una donna vedova, che non lo
corrisponde, e di fare un sogno, in cui, giunto in una valle, incontra il marito della
vedova, che passa a elencargli tutti i vizi della donna e gli suggerisce di rinunciare
allamore per lei. Lopera presente dunque una gran quantit di insulti e descrizioni
anche volgari riservate alla donna, come se si trattasse di un controcanto al quasi
contemporaneo trattato in latino De mulieribus claris.
Umanesimo nel 400
Dante e Petrarca con il loro interesse per gli antichi anticipano una tendenza che
diverr dominante nel secolo successivo. Nel 1400 infatti ci si dedica con passione al
recupero e alla valorizzazione della letteratura classica, analizzata sotto la lente di un
rigoroso metodo filologico. Alla scoperta di nuovi manoscritti, come due orazioni
sconosciute di Cicerone e linstitutio oratoria di Quintiliano (Poggio Bracciolini), si
aggiunge un nuovo interesse per Platone, la cui filosofia con il suo anelito verso la
verit esemplificatrice di una visione del mondo pi aperta e pi flessibile, in
contrapposizione al principio di autorit sancito dallaristotelismo. E cos che a
Careggi (a Firenze) nasce, per volont di Cosimo de Medici, unaccademia filosofica,
che avr il suo massimo esponente in Marsilio Ficino, a cui si deve la traduzione in
latino delle opere platoniche.
E proprio grazie allinteresse intellettuale della famiglia dei Medici che a Firenze si pu
costituire una fiorente tradizione di studi letterari. A Firenze studi anche Enea Silvio
Piccolomini, nato a Siena e futuro pontefice Pio II. Qui il giovane letterarato aveva
composte poesie profane che intitol Cynthia e una commedia poco pudica, la
Chrisis, tuttavia la sua opera pi importante Commentarii rerum
memorabilium, unautobiografia in dodici libri.
I letterari si propongono intenti di rinnovamento : i testi classici sono studiato con una
nuova consapevolezza storica, restituiti al loro periodo e distaccati dal Medioevo
(secolo buio). La classicit un modello non solo letterario, ma morale, in quanto
ispira valori utili per la vita quotidiana. Uno di questi la solidalitas, ovvero il confronto
e lo scambio di idee, la <socievolezza> del letterato, che partecipa a riunioni,
interessato a migliorare la propria humanitas.
Coluccio Salutati ritiene, ad esempio, che il letterato debba spendersi attivamente
nella vita civile, senza rinchiudersi in uno sterile contemplativismo. Inoltre egli
iniziatore di una polemica contro le scienze della natura (in particolare della medicina),
che sar ripresa da altri suoi contemporanei. La nuova visione del mondo port con s
anche la riconsiderazione dellattivit del guadagnano : Poggio Bracciolini nel De
avaritia ne parla come di una brama naturale, il mezzo attraverso cui luomo fa a s
umano e famliare il mondo. Nel De voluptate, invece, Lorenzo Valla sostiene la
naturalezza delle passioni carnali, polemizzando con lideale di vita ascetico e
monastico proposto dal cristianesimo.
Le polemiche riguardano anche lo stile da utilizzare per la nuova letteratura
umanistica : i pi concordano nel principio dimitazione, gi teorizzato da Petrarca, che
ribadiva limportanza di una rielaborazione personale del modello di riferimento.
Lautore che pi ispira lo stile dei letterati umanisti Cicerone, con il suo latino
elegante, ma nella pratica il latino letterario del quattrocento si presta allinfluenza del
volgare : ce ne d prova Poliziano nei miscellanea.
Leon Battista Alberti (1404 Genova 1472 Roma)
Leon Battista Alberti fu uomo di vasti interessi. Fu s un architetto, compositore di
trattati destinati a rimanere rinomati nel tempo, m anche un letterato, e scrisse sia in
latino sia in volgare. Quando nel 1441 indisse a Firenze un Certame coronario, una
gara di poesia in lingua toscana sullamicizia, egli voleva ridare dignit letteraria al
volgare.
Negli Intercoenales, inizialmente in dieci libri, Leon Battista Alberti parla di questioni
etiche e in particolare gi rivela il suo amore per lattivismo , ovvero per una vita
spesa attivamente nel lavoro, nella ricerca del bene pubblico e dellutilit comune. I
libri sono cos chiamati perch erano destinati a essere letti durante le cene, a scopo
di edificazione spirituale.
Nelle opere di Alberti spicca il concetto di virt. Intesa come sfruttamento totale del
proprio valore etico e politico, ma anche capacit di resistere alla fortuna, opponendo
ad essa un atteggiamento di saggia prudenza. In particolare lAlberti crede che di
fronte allimprevedibilit degli eventi della vita quotidiana luomo si debba porre con
un atteggiamento di stoica sopportazione (patientia).
La vita umana non va consumata nellotio, ma nel lavoro, atraverso cui luomo possa
piacere e onorare Iddio in prima.
Nel trattato Della famiglia, scritto in volgare, Leon B.Alberti immagina che suo
padre, in punto di morte, ospiti nella propria stanza tutti i parenti e con essi discuta,
secondo il modello del dialogo socratico, di varie questioni etiche, come leducazione,
leconomia domestica, gli affari ecc..
Il padre, esemplato sul modello del pater familias, figura di riferimento per lintera
famiglia, e rappresenta anche un elemento importante nellespansione politica ed
economica della sua citt. Lideale di vita di L.Alberti si regola sul concetto di
tranquillit, di lontananza dai mali e dalle passioni. Se vero che nelle sue pagine
evidente la bellezza del volgare, usato con consapevole raffinatezza, non si pu
negare che egli prese a modello, nei contenuti e in parte nello stile, i classici.
Lorenzo de Medici (1449, Firenze)
Non solo Lorenzo de Medici fu signore di Firenze, a partire dal 1469 (anno della morte
del padre Piero), ma fu anche un appassionato poeta. Il suo interesse letterario fu
favorito dalleducazione umanistica ricevuta da parte di maestri come Marsilio Ficino,
Cristoforo Landino, Leon Battista Alberti. Il tema dellamore ispirato, probabilmente,
dalla passione per una donna, Lucrezia Donati, elevata a simbolo spirituale del
proprio canzoniere, sul modello di Laura (Battaglia).
La congiura dei Pazzi nel 1478, con luccisione del fratello Giuliano, fu un evento
traumatico per Lorenzo, che ne usc ferito, costretto ad inaugurare un clima di violenza
e feroce repressione.
Nelle rime, di cui difficile la datazione, distinguiamo una prima parte, risalente alla
sua giovinezza, in cui marcato il richiamo al modello petrarchesco, e una seconda
parte, in cui Lorenzo si avvicina allo stilnovismo, mettendo su carta temi filosofici che
gli derivavano dalla sua adesione al platonismo ficiano : la bellezza corporea infatti
intesa dal poeta come mezzo per risalire alla contemplazione della bellezza spirituale.
Nel Comento del Magnifico Lorenzo de Medici sopra alcuni de suoi sonetti
Lorenzo de Medici commenta ben quarantuno dei suoi sonetti, rifacendosi alla Vita
Nova di Dante. Proprio come questultimo indica loccasione precisa che ispir la loro
composizione e parla, a riguardo, dellincontro con una bellissima donna (una certa
Simonetta Cattaneo, la stessa celebrata nelle Stanze polizianesche), da cui nacque il
suo desiderio infinito damore.
Ancora una volta nei sonetti si rivela la sua adesione alla dottrina platonico-ficiana,
attraverso cui viene filtrato il fenomeno dellamore.
Vi poi tutta una composizione religiosa, che comprende sette Capitoli in terzine,
nove Laudi e una rappresentazione per una compagnia di dottrina
(Rappresentazione di San Giovanni e Paolo), in cui si parla della conversione di
Gallicano, operata da Giovanni e Paolo e del trono di Giuliano lApostata.
Lorenzo de Medici seppe anche dipingere con schiettezza la dimensione realistico e
popolaresca, intrecciandovi temi legati ala caducit della vita e allimportanza di non
buttare via il proprio tempo. Le opere rappresentative di questa tendenza al realismo
sono due egloghe (Corinto/ Apollo e Pan), un poemetto in ottave (lAmbra), la
Nencia de Barberino. Questultima rivela, inoltre, ladesione a un filone giocoso e
popolaresco, avendo come tema le lodi di un pastore per lamata Nencia.
La Nencia de Barberino riflette con sapiente realismo il mondo contadino, non solo nel
contenuto ma anche nel linguaggio, in gan parte rifatto sulla parlata contadinesca del
Mugello.
Allo stesso filone appartengono le Canzoni a ballo, i Canti carnascialeschi e le due
novelle Giacoppo e Ginevra (di ispirazione boccaccesca). Il pi famoso dei Canti
carnascialeschi, il trionfo di Bacco e Arianna, mescola alla fluidit espressiva la
trattazione di temi filosofici, come la brevit della giovinezza e la precariet della
nostra realt.
Luigi Pulci (1432,Firenze,1484,Padova)
Un esempio di personalit non umanistca, che opera al servizio della corte dei Medici.
La sua opera principale, il Morgante, rivela infatti il suo gusto per il comico e per il
rovesciamento dei generi letterari. Il Morgante infatti , a livello formale, un poema
eroico, ma i personaggi rappresentati sono tutto fuorch degli eroi, spinti come sono
non da valori cristiani o bellici, ma da desideri effimeri come quelli del ventre. Il tratto
comico, gi presente nei romanzi cavallereschi francesi, viene dunque estremizzato,
tanto che il Morgante pu essere ritenuto un repertorio di situazioni grottesche, in cui
lo stesso linguaggio popolare serve ad accentuare lirrisione della tradizione letteraria
cui si ispira. Nel poema si narra della fuga di Orlando dalla Francia e dal suo re Carlo
Magno, che ingiustamente lo accusa per via delle calunnie di Gano di Maganza, e del
suo arrivo in Oriente. Qui leroe entra in un convento e riesce a liberare i monaci
prigionieri di tre giganti, di cui lunico a salvarsi Morgante, che diventer compagno
davventure di Orlando. Un momento centrale del poema lincontro di Morgante con
Margutte, dal quale nascer unamicizia basata sulla collaborazione della forza
delluno con lingegno dellaltro. Le morti dei due lestofanti sono rappresentati in
chiave comica, in opposizione a quel topos letterario che vede nella rappresentazione
della morte il momento di pi alta gloria delleroe.
Il morgante, con i suoi contenuti, offendeva la religione cristiana, tanto che meriter a
Pulci le accuse da parte del sacerdtore Matteo Franco di eretico e miscredente.
Lautore,tuttavia, si aliener anche le simpatie di Lorenzo de Medici, in quanto nel suo
poema non risparmia una polemica nei confronti degli umanisti platonici dellAcademia
fiorentina.
Iacopo Sannazzaro (1456, 1530 Napoli)
E uno dei pi noti esponenti letterari dellambiente napoletano nellUmanesimo. Come
Dante si innamor in giovane et di una donna, che ricorder nella famosa opera
lArcadia.Qui infatti il protagonista, che pu essere considerato lalter ego dellautore,
per dimenticare la donna amata fugge da Napoli e si rifugia in Arcadia, la regione della
Grecia che con la sua idillica atmosfera pu offrire ristoro a tutte le preoccupazioni. La
rappresentazione dellArcadia secondo il mito umanistico delleden risponde anche
allesigenza dellautore di trasfigurare in chiave ideale la propria realt di corte, tanto
che si pu dire, accanto ai gi citati aspetti di immaginazione e sogno, lopera di
Sannazzo anche romanzo biografico, diviso in 12 prose e 12 egloghe. Egli scrisse
anche opere in latino, come De partu virginis, dove evidente una tendenza al
sincretismo, cio alla mescolanza fra tradizione cristiana e pagana.
Matteo Maria Boiardo (1441-1494,Reggio)
Autore simbolo della letteratura umanistica coltivata presso la corte degli Estensi a
Ferrara, Matteo Maria Boiardo, nato nel 1441, fin da piccolo aspir a diventare il
Virgilio della casata, componendo per il duca Borso e per suo fratello Ercole I i
Carmina de laudibus Estensium e i Pastoralia. Aveva una buona conoscenza dei
classici, tanto che tradusse opere storiografiche, come Vite di Cornelio Nepote, la
Ciropedia di Senofonte e le Storie di Erodoto, dilettando il gusto per la lettura dei
classici di Ercole I. Per la donna, di cui era innamorato, Antonia Caprara, compose una
raccolta di poesie, gli Amorum libri tres, che ha il pregio di ampliare il codice
lessicale petrarchesco, indulgendo in un gusto per la descrizione dei sentimenti
amorosi.
Attorno al 1476 inizia a comporre lOrlando innamorato, di cui pubblic le prime due
parti nel 1483 (di ventinove e trentuno canti ciascuna). La scelta del tema cavalleresco
motivata dalla sua nostalgia per quel mondo di valori, come la lealt e la cortesia,
che avrebbe voluto idealmente trasportare nellambiente di corte presso cui lavorava.
Riappare il tema del sogno edenico, tipico della letteratura quattrocentesca. Il poema
affronta principalmente tre temi, quello storico (lotta fra i Cristiani, guidati da Carlo
Magno, e Arabi), quello encomiastico (lamore di Ruggero e Bradamente una forma
di celebrazione della casata degli Estensi) e quello amoroso, che, come indica lo
stesso titolo, dominante. Lamore complicato da un elemento magico, ovvero le
fontane dellodio e dellamore, che portano gli amati a rincorrersi senza mai arrivare a
realizzare la loro unione. La tecnica narrativa quella delle puntate, per cui vari
episodi si intrecciano luno con laltro a dare lidea di un quadro in continuo
movimento. Il poema si interrompe nel momento in cui i Saraceni hanno posto
lassedio a Parigi. Lopera, come si detto, veicola i valori umanistici della corte, come
la nobilt di sentimenti, lamore cortese, la grandezza danimo. Rispetto a Pulci, che
aveva tentato un rovesciamento in chiave comico-grottesca del genere cavalleresco,
Boiardo tenta di nobilitare il genere, arrivando ad una sublimazione idealistica che
appare in contrasto con la nequizia dei tempi presenti.
Angelo Poliziano (1454,Montepulciano,1494)
Angelo Ambrogini, detto Poliziano dal nome della sua localit nativa, di poco orfano del
padre, pass la sua infanzia a Firenze, dove pot frequentare lo Studio e seguire le
lezioni di Giovanni Argiropulo, Cristoforo Landino, Marsilio Ficino. Inizi la sua carriera
letteraria partecipando ad un concorso indetto dal pontefice Nicolo V come traduttore
(in latino) del primo libro dellIliade di Omero. Non vinse, ma non demorse e la sua
traduzione del 2 libro dellIliade gli valse le simpatie di Lorenzo de Medici, a cui era
dedicata lopera. Costui lo ospit nel suo palazzo, affidandogli nel 1475 listruzione del
figlio Piero. Levento della congiura de Pazzi nel 1478 smosse gli equilibri della
famiglia reale, costringendo Poliziano, insieme con Clarice orsini e i suoi figli, a
rifugiarsi a Pistoia. Nel 1478 segu la famiglia di Lorenzo nella villa di Cafaggiolo, ma fu
congedato dalla moglie di Lorenzo e nel 1479 per un malinteso col signore di Firenze
ricevette lesilio. Torn nellamata citt lanno dopo, lavorando come insegnante di
lettere classiche. Come prelezioni ai suoi corsi aveva composto poemetti in latino,
quattro Sylvae (Manto, Rusticus, Ambra, i Nutricia).
Le sue poche elegie sono composte in occasione di eventi particolari, come lelegia in
violas, dedicata alla viole avute in dono dalla sua donna o In albieram per la morte
di Albiera degli Albizzi. Si rivela in questi componenti una tendenza allerudizione, ai
fini svolgimenti retorici.
Il tema dellamore e della giovinezza ricorrono nel suo canzoniere (ballate, canzonette
e rispetti continuati). Merita una menzione la poesia I mi trovai, fanciulle, un bel
mattino Di mezzo maggio in un verde giardino, in cui la natura viene
rappresentata in tutta la sua bellezza e splendore.
Le stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Piero deMedici sono un
poema in ottave, composte in occasione della giostra medicea del 1475, vinta da
Giulano daMedici. Lopera, in onore di Simonetta Cattaneo, narra le vicenze del
cacciatore Iulio, tutto preso dalla sua attivit in una selva, allimprovviso folgorato
dallamore grazie allo stratagemma di Cupido. Questultimo gli fa incontrare una cerva
<candida tutta, leggiadra e snella> e Iulio, seguendola, si imbatte in una bellissima
ninfa, la Simonetta, da cui rimane innamorato. Nel secondo libro Cupido giunto nel
palazzo di Venere, di cui il poeta ci offre una descrizione assai minuziosa, si gloria del
proprio successo e intesse lodi per la famiglia medicea. Iulio, intanto, rivolge una
pregheria a Pallade, alla Gloria e ad Amore per ottenere lamata che ora lo rifiuta. E
cos, alla stanza quarantesei del secondo libro, che il poema si interrompe, senza
essere terminato, in quanto la congiura dei Pazzi aveva determinato la morte di
Giuliano dei Medici.
Critici letterari come il Carducci e De Sanctis hanno offerto importanti interpretazioni
di questopera, focalizzandosi, in particolare, sullo stile delicato e raffinatissimo del
poeta, che sembra lavorare a cesello per rendere la bella forma. Col Momigliano
invece si fa strada unaltra intepretazione, che vede dietro la corazza della raffinatezza
stilistica un sentimento di malinconia, che deriva dallavvertimento della breve durata
dellamore e della bellezza.
I modelli di Poliziano sono costituiti, oltre che dalle fonti classiche (Claudiano,Valerio
Flacco,Ovidio,inni omerici) anche da opere pi recenti, come la Teseida e lamorosa
visione del Boccaccio.
La fabula di Orfeo, scritta nel 1480 in occasione di una recita di Corte a Mantova,
propone temi tipici della tradizione classica,fondendo il mito di Orfeo, narrato da
Virgilio nelle georgiche, con quello di Aristeo. Orfeo, sceso negli inferi per riscattare
Euridice, la riesce a riottenere dai custodi dellAde, ma la perde perch si gira a
guardarla prima di uscire dagli inferi.
Lopera importante perch inaugura un nuovo genere di teatro, non pi legato alle
sacre rappresentazioni, ma profano. Il Battaglia rinviene nella fabula di Orfeo gli stessi
motivi (idillici, elegiaci, melodici, nostalgici) che hanno ispirato la composizione delle
Stanze, di cui sarebbe una degna continuazione. Continua a dominare unatmosfera di
avventura e di fuga, di brama e di evasione, in cui i sentimenti sono piuttosto sognati
che vissuti (Battaglia).
Niccol Machiavelli (1469-1527)
Nacque a Firenze nel 1469 e ricevette uneducazione umanistica. A partire dal 1498
lavor al servizio della Repubblica fiorentina come segretario della seconda cancelleria
e poi anche dei Dieci di balia. Ha compiti diplomatici, amministrativi, militari. Dal 1506
cancelliere dei Nove ufficiali dellordinanza e della milizia fiorentina e a ci si deve
aggiungere il suo sodalizio con Pier Soderini, gonfaloniere di Firenze dal 1502. In questi
anni Machiavelli elabora il suo pensiero politico, traendo spunto dalle vicende in cui
direttamente cionvolto e dai personaggi presso cui svolgeva le sue missioni, come
Cesare Borgia, il duca Valentina, che si avviava alla costruzione di uno stato
indipendente in Romagna e nellItalia centrale.
Inizia la sua produzione letteraria con una composizione poetica, il Decennale, in cui
descrive gli avvenimenti fiorentini dal 1494 al 1504, rivelando il suo tagliente giudizio
politico e consigliando alla citt di Firenze di fornirsi darmi (<<aprire il tempio a
Marte>>). Lancia anche un invito alla guerra contro la ribelle Pisa, staccatasi da
Firenze nel 1494 in occasione della discesa del re francese Carlo VIII.
Altre sue opere di questo periodo sono : Discorso fatto al magistrato dei Dieci
sopra le cose di Pisa, del 1499, Del modo di trattare i popoli della Val di
Chiana ribellati, del 1503, i due Ritratti, di cose di Francia, 1510, Descrizione
del modo tenuto dal duca Valentino nellammazzare Viellozzo Vitelli,
Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini. In queste
opere si evince il realismo politico di Machiavell, la sua de-mitizzazione della politica,
intesa come unattivit umana, lidea che Firenze debba ricorrere ad unordinanza
propria (un esercito di leva), rifiutando le infide milizie mercenarie ( un punto su cui il
Machiavelli torna spesso).
Nel 1512 grazie allappoggio spagnolo i Medici tornano a Firenze. Machiavelli viene
privato dei beni e condannato ad un anno di confino, liberato dopo unamnistia decide
di ritirarsi in una villa nel suo podere dellAlbergaccio, presso San Casciano. E qui che
lo scrittore inizia la sua corrispondenza con Francesco Vettori : dallepistolario ci
possiamo fare unidea del suo stato danimo, delle sue avventure amorose e
simpatiche compagnie. Machiavelli non dimentica la sua ossessione, ovvero la politica,
ma continua a meditarvi, confessando a Vettori di non poter far a meno di pensare ai
suoi <<castellucci>> politici : in lui infatti la totale avversione verso ogni
occupazione del ceto mercantile. A San Casciano, nella seconda met del 1513,
compone il Principe, un trattato di politica in cui viene delinata la figura di un
principe, che a differenza di come veniva tratteggiato negli specula principis
rinascimentali, non un uomo staccato dala realt. Machiavelli il primo autore a
scindere la morale dalla politica : scopo del principe quello di conservare lo stato e a
tal fine ogni espediente viene ritenuto giusto. Il principe indirizzato a Lorenzo de
Medici, a cui prega di poter tornare a Firenze. Notiamo un aspetto del Machiavelli, cio
linscindibilit fra letteratura e impegno civile : non mero teorico o scrittore, ma
uomo dazione. I Medici non accolsero il principe nel modo sperato da Machiavelli. Solo
nel 1520 il cardinale Giulio de Medico assegn a Machiavelli un incarico, quello di
compilare delle Istorie fiorentine.
A questi stessi anni appartiene un poemetto allegorico-satirico in terzine, ovvero
lAsino doro, ed unopera teatrale, La Mandragola.
Negli anni 1519-1520 Machiavelli comincia a scrivere due opere che segneranno la sua
fortuna, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e lArte della guerra. Nella
prima opera Machiavelli commenta lo storico classico Tito Livio : legger i Discorsi nei
convegni degli orti Oricellari, dando validi insegnamenti politici ai giovani ascoltatori.
Nellarte della guerra invece Machiavelli ritorna al tema della guerra, proponendo una
riforma degli ordinamenti militari. Nel 1521, dopo aver ricevuto lincarico di scrivere le
istorie fiorentine, i Medici lo riammettono alla vita pubblica .
LArte della guerra, insieme alla breve Vita di Castruccio Castracani da Lucca
(scritta contemporaneamente) lultima vera opera politica di Machiavelli, che si
concentrer poi sulle Istorie fiorentine. Non manca in lui limpegno letterario, come ci
rivela la polemica nei confronti di Ariosto, colpevole di non averlo inserito nella
rassegna dei letterati nel canto XLVI dellOrando furioso. Lontano dalla vita pubblica,
Machiavelli scrive anche Belfagor larcidiavolo e il Discorso o dialogo intorno
alla nostra lingua, in cui afferma il primato del fiorentino come lingua letteraria. La
sua opera teatrale pi bella, risalente al 1518, la Mandragola, caratterizzata da una
profonda e raffinata analisi psicologica delle azioni umane. La sua produzione teatrale
non finisce qui : sua anche la Clizia, del 1525, ispirata alla Casina di Plauto.
Gli ultimi anni della vita di Machiavelli furono sfortunati : dal 1525 al 1527 infatti il
regime di Firenze comincia a traballare, con il sacco di Roma i Medici vengono cacciati
dalla citt e Machiavelli, sospetto al nuovo governo per il servizio mediceo, non vede
rinnovato il suo incarico di segretario dei Dieci di Balia, ricoperto nel 1512. Muore nel
1527.
Relazioni diplomatiche e lettere
Machiavelli non utilizza la forma epistolare per parlare di sentimenti privati, ma per
fare una rassegna di eventi, filtrati dal suo acuto spirito di osservazione, tanto che
spesso le lettere si trasformano in brani simili alle novelle di Boccaccio, dove il gusto
per il realismo si affianca alluso di un linguaggio crudo e impietoso volto ad una
deformazione espressionistica della realt. Gi emergono alcuni temi, come la
dialettica fortuna-virt, la necessit di cogliere loccasione giusta senza far caso alla
morale, lidea che la forza sia il modo migliore per assoggettare un popolo. Nei Ritratti
di cose di Francia Machiavelli esprime la sua ammirazione per la monarchia assoluta,
una forma di governo stabile e autorevole, a differenza dei vari stati politici dellItalia,
caratterizzati da instabilit e decadenza.
Il principe
Fu scritto di getto nel 1513, ma pubblicato postumo nel 1532. In una lettera a
Francesco Vettori Machiavelli annuncia di aver composto un trattato, De
principatibus, in cui illustra i meccanismi di funzionamento di quella che la migliore
forma di governo per lui, il principato. Al momento della scrittura della lettera a Vettori
Machiavelli non doveva aver ancora progettato la dedica a Giulio di Lorenzo de Medici
n aveva ancora scritto il capitolo XVI con lesortazione alla casata de Medici a farsi
dominatori della nazione. Nellopera Machiavelli intende dimostrare con uno stile
dilemmatico propagginato il motivo per cui il principato nuovo la migliore forma di
governo. Lo stile dilemmatico-disgiuntivo non funzionale ad unanalisi
fenomenologica delle varie alternative ma alla radicale esclusione di uno dei due corni
del ragionamento, diversamente da quanto si verifica nella trattatistica di impianto
scolastico. Scopo dellopera non infatti teorico, ma pratico-deduttivo : il Machiavelli,
vuole, in altre parole, dimostrare la veridicit della sua posizione politica. Il principe
rappresenta una dirompente novit nel panorama della trattastica medievale e
rinascimentale degli Specula principis, infatti allautore interessa solamente la verit
effettuale e non luniformazione ad un sistema di ideali morali, perci la figura dipinta
nellopera agisce unicamente in vista del manteniment dello stato e a tal fine pu
usare tutti i mezzi offertigli, anche lastuzia e la violenza, con quella memorabile
metafora del principe che sa farsi volpe e leone. Nellopera due termini costanti di
riferimento con cui il principe si deve confrontare sono la virt e la fortuna. La prima
virt <funzionale>, cio capacit di adattamento alloccasione, svuotata com di
qualsiasi essenza etica. La fortuna invece laltro antitetico con cui la virt del
principe deve combattere in una continua tensione drammatica che conferisce agli
ultimi capitoli del principe latmosfera di una tragedia. Il cupo pessimismo di
Machiavelli, che sente il mondo dominato dalla fortuna e percepisce lincapacit
delluomo di sconfiggerla completamente, rende irrisolvibile il conflitto Virt- Fortuna.
Se vero che la filosofia di Machiavelli tende a consegnare nelluomo il ruolo di
protagonista della storia, rappresentando dunque una forma di storiografia umanistica,
al politico fiorentino estranea qualsiasi forma di ottimismo storicistico, infatti egli che
della storia ha una visione naturalistica e intende ricavare leggi eterne percepisce
continuamente linstabilit del mondo, la lotta di tutti contro tutti, di cui il principato
una soluzione soltanto formale.
I discorsi, lArte della guerra, le opere storiche
I discorsi sopra la prima deca di Tito Livio sono un trattato in tre libri, in cui Machiavelli
commenta i primi dieci di Tito Livio, affrontando il problema dellorigine della forma
dello stato (primo libro), della espansione territoriale e delle milizie (secondo), delle
cause di stabilit e decadenza (terzo). Emerge una tendenza, gi osservabile nei
dispacci epistolari, a fare raffronti fra contemporaneit e antichit, secondo una
concezione naturalistica della storia, per cui l uomo governato da leggi eterne ed
universali. La repubblica di Roma appare il modello perfetto di stato, simbolo di
equilibrio e stabilit, in quanto incorpora tre regimi (monarchico, aristocratico,
democratico). E sembrato ad alcuni critici una contraddizione che Machiavelli
passasse a ritenere la repubblica come migliore forma di governo, quando nel Principe
tutte le sue simpatie andavano verso il Principato, ma la scelta del politico non
dovuta certamente a una preferenza per la democrazia. A machiavelli interessa lo
stato in s, quello che riesce a durare meglio e pi a lungo e in questo senso la realt
della Roma antica un perfetto esempio di come dovrebbe funzionare la politica,
essendo nello stato di Roma tutto assoggetato al potere, perfino la religione, intesa
come instrumentum regni. I discorsi sono dedicati ad un amico antimediceo e
repubblicano della nobile famiglia dei Rucellai. Il dialogo dellarte e della guerra
mostra, come i Discorsi, la conoscenza degli antichi, tra cui Livio e Vegezio e
lammirazione per le legioni romane, sul cui modello sarebbe il quadro di fanteria degli
Svizzeri. Nellopera Machiavelli mostra tutto il suo disappunto nei confronti della prassi
delle truppe mercenarie, cnsiderate come la causa principale della debolezza
dellesercito. Il dialogo fu scritto fra il 1519 e il 1521, negli stessi anni in cui si
dedicava alla scrittura dellopsculo sulla vita di Castruccio Castracani, governatore di
Lucca dal 1316 al 1328. Castracani rappresentava il perfetto esempio di principe agli
occhi del Machiavelli, infatti sarebbe salito al potere attraverso una serie di tradimenti
contro tutti quelli che potevano dientare suoi rivali, anticipando in tal modo la
strategia del duca Valentino. Nelle istorie fiorentine Machiavelli supera tanto il
cronachismo medievalae quanto i modi tra eruditi e retorico della tradizione
umanistica, pur non disdegnando di imitare Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini.
Ancora una volta la storia di Firenze, raccontata dalla nascita della citt fino alla
contemporaneit, occasione per dimostrare le sue teorie filosofiche, cio che la
storia in generale dominio del pi forte.
Opere letterarie
La produzione teatrale (la Mandragola,Clizia) e novellistica (Belfagor larcidiavolo)
rappresenta in realt lattivit vicariante di un uomo forzatamente escluso dalla prassi,
che intende la letteratura pur sempre come un modo per esprimere la sua visione del
mondo dominato dalla legge dellastuzia e della malignit. Cos le sue commedie, in
particolare la Mandragola, sono un perfetto esempio di analisi dellagire umano, in
perfetta coerenza con la mentalit dimostrata nel Principe. Nella Mandragoa, scritta
durante il ritiro allAlbergaccio del 1518, viene presentata una situazione tipica da
commedia, ovvero un inganno perpetuato da due cattivi (Fra Timoteo e Ligurio) nei
confronti di Nicia, il vecchio che si illude di ricevere da loro aiuto per poter ricevere il
dono della fertilit e avere con sua moglie Lucrezia i desiderati figli. Ligurio, maestro
della malignit, propone a Nicia luso della mandragola, una pozione che regala
miracolosamente la fertilit previo il sacrificio di un uomo : perch Lucrezia ne possa
usufruire dunque necessaria che vada a letto con un altro uomo , ovvero Callimaco,
il personaggio astuto per eccellenza, che si cela dietro le mosse dei due cattivi.
Callimaco vuole semplicemente conquistare la bella Lucrezia, di cui invaghito, e
spera che loccasione sia propizia per coronare il suo sogno, ben consapevole che la
mandragola non ha alcun effetto mortifero. Se la trama tipica della tradizione
comica, a dire il vero nella Mandragola prevale unatmosfera di cupo pessimismo,
infatti si ha la sensazione che <nel mondo non se non vulgo, ovvero che il volgo
malvagio, inteso alutile e al soddisfacimento delle passioni, privo di scrupoli morali
per ottenere ci che desidera. Nella Mandragola Machiavelli applican el privato
le leggi che vigono nel territorio pubblico della politica (Elio Gioanola). La
Clizia, scritta nel 1525, risente invece in modo pi forte dellinfluenza della tradizione
plautina, per cui la storia della commedia ricalca molto abilmente quella della Cascina
di Plauto. Il protagonista, Nicomaco, vecchio che si innamora di una giovane, potrebbe
rappresentare un alter ego di Machiavelli, che negli ultimi anni della sua vita si era
innamorato della giovane cantante Barbara Salutati. Lopera appare di minore forza
poetica rispetto alla Mandragola, a causa della sua stretta continuit con la tradizione
comica, ma anche in essa luomo appare incarnazione viva dellestrema miseria delle
passioni umane.
Belfagor arcidiavolo una novella che appartiene alla tradizione anti-uxoria e
misogina : il diavolo Belfagor uscito dagli inferni per saggiare la malignit delle
donne sulla terra, cos si sposa con la terribile monna Onesta, non vedendo lora per
di tornare nel suo Inferno, dove paradossalmente si vive in un clima di maggiore
serenit. Emerge ancora una volta la visione pessimistica degli uomini, per cui gli
abitanti dellinferno sono davvero dei povero diavoli rispetto ai diavoli veri, che
abitano la terra.
Ludovico Ariosto (1474- reggio Emilia- 1527)
Periodo 1474-1500 = si trasferisce a Ferrara a 10 anni. Il padre lo costringe a fare
studi giuridici, ma dopo cinque anni gli concede di dedicarsi alla sua passione, ovvero
la letteratura. Fu suo maestro fino al 1499 Gregorio Elladio da Spoleto, che gli insegn
leloquenza latina e greca.
1500 = anno della morte del padre. Ariosto costretto ad occuparsi economicamente
dei fratelli e perci si mette al servizio del cardinale Ippolito dEste (1503), figlio di
Ercole I e fratello del duca Alfonso dEste. Ippolito fa fare ad Ariosto una vita
movimentata, usandolo per ambascerie e missioni. Ariosto, che sognava una vita
tranquilla per dedicarsi allozio letterario, soffr dello stile di vita a cui il cardinale lo
costrinse.
1517 = Ippolito viene nominato vescovo in Ungheria, ma Ariosto decide di non
seguirlo e lanno dopo si mette al servizio del duca Alfonso, che gli consent di
rimanere a Ferrara.
1522 = Ariosto costretto ad accettare lincarico di commissario del duca di
Garfagnana (un paese infestato da briganti, che per dimostra di saper governare con
saggezza).
Produzione letteraria
Ariosto inizia la sua produzione come letterato umanista e poeta latino, scrivendo odi,
epigrammi, elegie, endecasillabi latini, sul modello di Catullo e Tibullo. Temi trattati
sono quelli classici, la campagna e lamore. A questa prima fase appartiene anche una
produzione in volgare, fatta di sonetti, canzoni magridali, rivolti soprattutto alla sua
amata Benucci. Se anche qui il modello petrarchesco, tuttavia in Ariosto non
notiamo lo stesso dissidio interiore e quella travagliosa interiorizzazione del
sentimenti. I suoi componimenti sono un esempio di schietezza e spontaneit.
Scrittore anche per il teatro, ebbe il merito di regolarizzare la commedia,
adattandola al sistema dunit aristotelico. A Firenze e a Roma era abitudine recitare
commedie latine di Plauto e Terenzio : il lavoro dei drammaturgi si limitava alla loro
traduzione in volgare o riduzione. In questo senso ad Ariosto va anche il merito
delloriginalit.
Opere : Cassaria (1507), I suppositi (1508), il Negromante (1520), la Lena (1528).
Lopera I studenti fu lasciata incompiuta e ripresa dal fratello Gabriele, pubblicata
col nome La scolastica.
Nei Suppositi (titolo che latinamente vuol dire scambiati, sostituiti) emerge il tema
dellimbroglio, della complicazione dei casi, fino alla agnizione finale. E un tema
tipico della commedia classica ed infatti lopera fu scritta ad imitazione dei Captivi di
Plauto. Nelle sue commedie manca approfondimento psicologico, i personaggi
rappresentati sono mere macchiette, riproducendo anche in questo senso le
caratteristiche del teatro terenziano-plautino.
Satire : Le satire di Ariosto non vanno intese nel senso letterale del termine, ovvero
come attacchi o invettive dal tono mordace e aggressivo. Esse infatti sono lettere che
si ispirano, nei toni, ad Orazio e che forniscono importanti informazioni biografiche sul
poeta. In totale sono sette. La loro composizione occupa un periodo di tempo che va
dal 1517 al 1524. La pi famosa probabilmente la prima satira, dove Ariosto espone
ad Alessandro Ariosto e a Ludovico da Bagno il motivo per cui non ha voluto seguire il
cardinale Ippolito a Buda. In altre lettere, come nella terza, Ariosto parla della sua vita
al servizio del Duca Alfonso, dipingendo con un tono leggermente polemico le vanit
dei membri della corte. Nella quinta invece parla della sua esperienza poitica in
Garfagnana. Nelle satire si possono rinvenire alcuni atteggiamenti psicologici che
anticiperanno la composizione dellOrlando furioso, il capolavoro ariostesco. In primis
quellatteggiamento di pragmatismo e realismo, che porta Ariosto a vivere in armonia
con il proprio ambiente, accettando le cose cos come sono, amato dai propri
familiari. Alla realt non oppone dunque una propria visione ideale, e ci lo rende
meno aspro quando polemizza con la corruzione del mondo, alla quale, anzi, guarda
con indulgenza e una pacata bonomia.
Orlando Furioso : un poema cavalleresco in ottave che Ariosto inizi a comporre
tra il 1502 e il 1503 e pubblic in una prima edizione nel 1516, in una seconda nel
1521, in una terza nel 1532. Nelle prime edizioni il poema risulta composto da
quaranta canti, nellultima Ariosto ne aggiunge sei.
I contenuti sono attinti dalla tradizione cavalleresca e rappresentano una
continuazione dellOrlando innamorato di Boiardo. Tuttavia il tema cavalleresco un
mero pretesto di cui Ariosto si serve per esprimere la sua visione della realt come
armoniosa corrispondenza di unit nel molteplice. Attraverso la tecnica dellintreccio
(entlessment) Ariosto passa da una narrazione allaltra, rendendo difficile al lettore
trovare un vero filo conduttore, ununit narrativa. E tuttavia possibile individuare tre
macrotemi importanti, attorno ai quali se ne sviluppano altri minori : lira di Orlando
(che scopre lamata Angelica innamorata di Medoro, un umile fante), lamore tra
Ruggero e Bradamente, che ha un fine encomiatico, ovvero la celebrazione della
famiglia degli Estensi e la guerra tra Saraceni e Carlo Magno.
Lintreccio delle avventure dei personaggi non genera un senso di confusione, ma
rimanda, come si detto, ad una concezione del mondo come luogo dequilibrio e
darmonia, e questo effetto reso anche dalluso dellottava e dal tono pacato, che
non presenta slanci retorici. NellOrlando furioso si mescolano la commedia con la
tragedia, lamore con lodio, il patetico con lelegiaco, tanto che risulta difficile
collocare il poema in un genere preciso.
Molto si parlato della ironia di Ariosto, che non serve a rovesciare la materia
cavalleresca, prendendo in giro i valori che lavevano ispirata (in primis il sentimento
religioso), ma che comunque un mezzo di desementizzazione emotiva, attraverso
cui il poeta prende le distanze da quella che era stata una tendenza della letteratura
cavalleresca, ovvero la focalizzazione sulla psicologia dei personaggi, sacrificata in
nome del meccanismo della narrazione fluente.
I personaggi dellAriosto vivono in uneterna giovinezza, sottomessi come sono ai loro
istinti : la dimensione dellirrazionalit a prevalere, insieme al gusto dellavventura.
Non c dissidio interiore in loro, come nella Gerusalemme liberata del Tasso, ma solo
la ricerca del piacere. Cos come i personaggi sono vaghi, pi disegnati che descritti,
anche i paesaggi sono privi di ogni riferimento alla concretezza del mondo reale :
Ariosto parla di unisola, e non Dellisola, riferendosi sempre a luoghi della propria
fantasia/immaginazione.
Questione della lingua : Pietro Bembo (1470,Venezia, 1547,Roma), Baldassar
Castiglione (1479, Casatico di Mantova 1529, Toledo)
La questione molto accesa della lingua da utilizzare nella letteratura fu affrontata da
scrittori come Pietro Bembo, Baldassar Castiglione e Machiavelli. Pietro Bembo,
un grande conoscitore della lingua greca e latina, grazie alla sua provenienza
dallambiente veneto, scrisse in giovane et gli Asolani, una raccolta di poesie
dedicate allamata Lucrezia Borgia, dove termine costante di riferimento Petrarca sia
per quanto concerne il linguaggio che per i contenuti. Nel 1525, ventanni dopo gli
Asolani, viene pubblicato il volume completo delle Prose della volgar lingua, con cui
Pietro Bembo, conscio che il latino non puo pi adempiere a una funzione letteraria,
stabilisce a quali modelli di scrittori bisogna guardare dora in avanti. E in Petrarca ed
in Boccaccio che Pietro Bembo trova gli autori volgari la cui lingua pi si presta ad
essere utilizzata rispettivamente nella poesia e nella prosa. Il risultato che Pietro
Bembo teorizza un classicismo volgare, invitando i letterati alluso di un volgare
raffinato sullesempio dei maestri del Trecento. La lingua di riferimento, nello specifico,
il fiorentino, non quello parlato dal volgo, ma quello presente nelle opere degli
autori sopracitati. Le prose della Volgar lingua, divise in tre libri, richiesero un lungo
tempo di composizione. Bembo aveva scritto i primi due libri gi nel 1513, lo stesso
anno in cui veniva pubblicato il Principe, ma per attendere alla composizione del terzo
libro impiegher molto pi tempo, essendo questo una grammatica normativa del
fiorentino.
Termine di confronto con la teorizzazione linguistica di Bembo la proposta di
Baldassar Castiglione, presente nel I libro della sua opera pi rinomata, ovvero il
Cortegiano, che sar pubblicato da Aldo Manuzio nel 1528, anch esso dopo un lungo
processo di composizione, che si situa generalmente tra il 1513 e il 1518. Castiglione
sostiene la necessit di utilizzare un volgare colto, come quello che si usa nelle corti,
dove la cultura umanistica non municipale ha trovato il suo luogo ideale. A Castiglione
interessa pi la relazione fra ambiente e lingua : il linguaggio non soltanto strumento
dellespressivit letteraria, ma fa parte di tutta la concreta attivit del perfetto
cortigiano.
Torquato Tasso
1544 : nasce a Sorrento
1559 : raggiunge il padre Bernando (anchegli scrittore) a Venezia, dove comincia a
scrivere il suo poema Gierusalemme.
1562 : pubblica Rinaldo, un poema cavalleresco sulle imprese dellomonimo eroe
(interrompendo dunque il suo progetto letterario precedente)
1565 : si trasferisce a Ferrara, dove diventa poeta-cortigiano del cardinale Luigi dEste.
1572 : passa al servizio del duca di Ferrara, Alfonso dEste. Presso la sua corte
riprende il progetto di un poema sulla prima crociata, intitolandolo dapprima
Gottifredo, poi Goffredo.
1573 : scrive per la corte estense il dramma pastorale Aminta
1577-1579: sono anni in cui Torquato Tasso inizia a manifestare segni di pazzia. Il
poeta, convinto di non aver rispettato i canoni della dottrina cattolica con la sua opera,
si auto-sottopone ad un processo per eresia e viene assolto. E un periodo tormentato,
in cui Tasso si sposta da una citt allaltra per tornare sempre nel suo rifugio a Ferrara,
dove per si sente perseguitato e non valorizzato.
1579 : il duca Alfonso II fa internare Torquato Tasso prima nel convento di San
Francesco, poi nellospedale di SantAnna
1579-1586 : sono anni di reclusione, in cui Tasso continua a scrivere. Senza il suo
consenso, il suo poema viene pubblicato con il titolo di Gerusalemme liberata nel
1581 (negli anni precedenti ne erano uscite edizioni parziali). Alla fine, sempre nel
1581, Tasso ne autorizz la pubblicazione e la nuova edizione venne curata dal
giovane Febo Bonn.
1586 : lascia lospedale di SantAnna grazie allintercessione di Vincenzo Gonzaga.
1593 : viene pubblicata la nuova edizione del suo poema, col titolo di Gerusalemme
conquistata. Tasso, non convinto che la Gerusalemme liberata fosse in linea con le
direttive della chiesa cattolica, decide di riscrivere il poema, privandolo di ogni
contenuto che potesse suscitare scandalo.
1595 : muore a Roma, dove era stato chiamato dal cardinale Aldobrandini.
Rime : nei suoi trenta anni di produzione poetica Tasso arriv a comporre pi di 1.700
liriche, a cui dette un organizzazione soltanto negli anni Ottanta, dividendole in tre
sezioni tematiche : amorose, encomiastiche, religiose. Le prime due furono
pubblicate,rispettivamente, in unedizione del 1591 e del 1593, invece le rime
religiose furono pubblicate postume nel 1597. E difficile trovare un tema unitario nella
raccolta di Tasso : anche le poesie amorose possono essere divise in cicli autonomi, in
base allargomento trattato (lamore per Lucrezia Bendidio o Laura Peperara). E
notevolo lo sforzo di Tasso di superare il petrarchismo, disfacendo la vecchia struttura
logica del discorso, resa musica e piena di riprese foniche secondo il gusto
manieristico dellepoca. La forma prediletta da Tasso il madrigale. Le rime
encomiastiche hanno un certo valore storico, ma anchesse ci offrono degli spunti
importanti per comprendere la personalit dellautore, come la famosa Canzone al
Metauro, rimasta incompiuta.
Aminta : definito da Tasso una favola boschereccia, ricalca a livello di contenuti le
favole pastorali rappresentate alla corte ferrarese a partire dal 1500 (dove <favola>
ha il senso latino di rappresentazione scenica). E , in realt, un dramma pastorale,
dotato di un prologo e diviso in cinque atti. In esso si parla di Aminta, un pastore che si
innamora di una ninfa, Silva, tutta dedita alla caccia e poco incline a ricambiarlo. Alla
fine Aminta, venendo a sapere a causa di una voce falsa che Silva morta in un
incidente di caccia, si getta da una rupe. Lamata Silva allora, ammirando il suo
coraggio e la forza del suo sentimento, lo ricambia, approfittando delloccasione che
egli salvo.
Nel prologo viene celebrata let delloro, in cui vige la morale del piacere (Sei piace,
ei lice) e non si inseguono valori vani come lonore o il lusso. In questo ritratto si pu
notare da una parte una trasfigurazione della corte ferrarese (non si tratterebbe
dunque di una dimensione meramente ideale), ma in altri punti del dramma appare
tuttavia una critica della stessa (come si evince nel primo atto dal discorso di Mopso).
Encomio e denuncia si alternano dunque in Tasso, evidenziando dunque una
contraddizione del suo animo. Lo stesso amore s celebrato, ma a esso si affiancano,
come in un binomio inscindibile, la morte e la violenza, rappresentata dal satiro che
cerca di violentare Silva.
Gerusalemme liberata : poema di venti canti in ottave che racconta un fatto
storicamente accaduto, ovvero la prima crociata, guidata da Goffredo di Buglione. Il
fatto storico un pretesto per rappresentare un mondo dove agiscono due forze in
conflitto tra loro, il bene (Dio), rappresentato dallesercito cristiano, capo della crociata
verso la terra <santa> (Gerusalemme) e il male (il diavolo), rappresentato idealmente
dallesercito pagano e in particolare dalla maga Armida, femme fatales che con il
fascino e la magia trattiene il guerriero Rinaldo nel suo palazzo, impedendo che in tal
modo la guerra possa avere esito favorevole per i cristiani. In realt queste differenze
sono molto pi sfumate : gli stessi conflitto agiscono nellinterno degli individui e
anche i cristiani si mostrano guidati da pulsioni malvagie, addirittura affascinati da
esse, alle quali si oppongono la coscienziosit e il dovere morale, la pietas (incarnata
perfettamente dal personaggio di Goffredo). Lamore diventa dunque una potenza
centrifuga, che distrae gli eroi cristiani dal loro vero compito e in alcuni, come in
Tancredi, tale contrasto genera un senso di malinconia. Commuove vedere come
Tancredi, innamorato di Clorinda, non la riconosca sotto le vesti di un cavaliere, la
uccida e poi, reclamando questa in punto di morte un battesimo per convertirsi al
cristianesimo, le toglie lelmo per bagnarle la testa e si rende conto chi ha davanti. La
coscienza di aver ucciso la propria amata lo tormenter per sempre. Alcuni elementi
stilistici della Gerusalemme possono essere compresi se si leggono le riflessioni di
Tasso, contenuti nei Discorsi sullarte poetica .Qui Tasso parla della necessit di
adeguarsi allunit narrativa teorizzata da Aristotele, per eliminare le incongruenze
lasciate dal poema romanzesco dellAriosto, ma al tempo stesso si mostra affascinato
da questultimo e non rifiuta tale <componente romanzesca>, inserendo, anchegli,
elementi magici, giustificati per come <miracoli cristiani>. In altre parole allinterno
dellunit narrativa, rigida, come laveva decisa Aristotele, Tasso decide di inserire vari
elementi centrifughi, in modo da creare una <variet nellunit>. Tale variet non
deve far perdere di vista lelemento centrale del poema, ma deve a questo
subordinarsi, come la pietruzza di un edificio, che senza le proprie basi, crolla.
Riprendendo il tema oraziano della letteratura come insieme di piacere ed utilit,
Tasso riconosce con una metafora lucreziana di aver dato al proprio contenuto etico
(amaro) una veste piacevole, con un linguaggio retorico e manieristico.

Barocco : caratteristiche
- Barocco deriva da barroco, un termine portoghese che indica una perla dalla
forma irregolare, oppure baroco, un termine della scolastica medievale che
indica un sillogismo paradossale. Il termine barocco, usato per la prima volta
dagli intellettuali illuministi del Settecento, dunque inteso in senso negativo,
in riferimento ad una cultura che tende allirrazionalismo, allesagerazione, alla
ricerca esasperata di originalit contro ogni forma di tradizione.
- In letteratura il Manierismo consiste nella critica alla codificazione
petrarchesca, nellinfrazione dellarmonia ariostesca, nellallargarsi
dellespressione artificiosa, nella propensione per la dimensione
patetica (A.Battistini)
- Lautore pi rinomato della letteratura barocca Gian Battista Marino, la cui
produzione letteraria si colloca agli inizi del Seicento. NellAdone, poema
mitologico, si nota una tendenza alla descrizione minuziosa dei particolari, una
spiccata cura formale, la frequenza di metafore aderenti al cosdetto
concettismo o intellettualismo barocco. A differenza di quanto accade nei
poemi eroici precedenti (Orlando Furioso, Gerusalemme liberata), nellAdone
prevale il tema della pace su quello della guerra.
- Il concettismo barocco consiste nella capacit di collegare termini con significati
e usi molto diversi con un effetto di originalit.
- Non si segue il principio rinascimentale dellimitazione : lo sforzo dello scrittore
, anzi, tutto teso a suscitare meraviglia nel lettore (principio di meraviglia).
- Il principio dei generi viene messo in discussione da Tassoni, che con il suo
poema eroi-comico La secchia rapita mescola volutamente pi generi
letterari e pi stili con un effetto di comicit e originalit.
- Lo stesso principio dautorit, incarnato dagli aristotelisti medievali, messo in
discussione dalla fiorente letteratura scientifica (in volgare), che ha fra i suoi
maggiori esponenti Galileo Galilei. Questultimo, prima con il Sidereus nuncius
poi con il Dialogo sopra i massimi sistemi, mette in discussione la teoria
geocentrica, che la chiesa da secoli ritiene valida sulla base di un passo delle
Sacre scritture, e propone una teoria eliocentrica, gi sostenuta da Copernico.
- Lidea che luomo non sia pi al centro del mondo ha come effetto un
cambiamento di prospettiva, visibile anche nella letteratura, caratterizzata da
una spiccata tendenza al naturalismo.
- Anche in filosofia visibile un certo naturalismo, se si pensa per esempio al
pensiero di Tommaso Campanella e Giordano Bruno. Il primo con il suo trattato
filosofico La citt del sole propone una citt ideale, che si fondi sul principio
della comunione dei beni, mentre il secondo, che dovette pagare con la pena di
morte il suo coraggio (1600) , fu acceso oppositore della corruzione
ecclesiastica/papale, criticata-satireggiata nei suoi dialoghi.
- Pur con certe eccezioni, lo scopo che si prefigge lo scrittore barocco quello di
delectare, non di docere. La letteratura perde dunque ogni impegno
morale per diventare mero intrattenimento del pubblico.
- Nel <trattato delle acutezze> (1639) Matteo Peregrini mette in guardia
dalluso eccessivo della arguzia, considerata un vizio delleloquenza, una
corruttela. Pur condannandola, lo stesso Matteo Peregrini mostra di conoscere
queto tipo di retorica.
- Un importante opera, a cui affidata la teorizzazione di arguzia, metafora,
concetto predicabile e impresa, il Cannocchiale aristotelico, scritto da
Emanuele Tesauro e pubblicato nl 1654. In questopera Tesauro abbina il
cannocchiale, strumento scientificio che era servito a Galileo Galilei per le sue
scoperte, al principio aristotelico e sulla base di questultimo analizza le varie
forme retorica della letteratura contemporanea. La metafora, il pi alto delle
colmo delle figure ingegnosa di otto tipologie aristoteliche ( proporzione,
attribuzione, equivoco ipotiposi, iperbole, laconismo, opposizione, decezione).
-
I teorici della poesia
Le teorizzazioni sullarte della poetica sono affidate non pi al sistema delle poetiche,
ma ad altri luoghi, come prefazioni o dediche alle opere, corrispondenze tra letterati,
trattati di retorica ed oratoria.
- Tommaso Campanella scrive due poetiche, una risalente al 1596, unaltra, in
latino, nel 1612, parte della sua opera pi grande Philosophia rationalis. Emerge
una visione della poetica come arte che deve insegnare valori e conoscenze
necessarie per lumana esistenza. Il piacere estetico non che un mezzo, ma il
vero fine lutilit, larmonia, la verit, il bene. La poesia infatti definita fiore
di ogni scienza.
- Alessandro Tassoni nelle Considerazioni sopra le Rime del Petrarca, pur
apprezzando larmonia del maestro, non vede perch bisogni riprendere da lui
pedissequamente ogni parola, come se i moderni non fossero capaci di superare
il suo modello e di comporre opere altrettanto valide. Al posto di Petrarca, viene
proposto, come modello, Torquato Tasso. Alessandro Tassoni dunque si schiera a
favore del progresso dei moderni, arrivando a dire nei Pensieri (1612) che a
Virgilio tributato un <<eccesso di fame>>.
- Lesaltazione della poetica di Tasso presente nella Comparazione di
Omero,Virgilio, Toruqato e a chi di loro si debba a palma delleroico
poema (1607). Qui lautore Paolo Beni afferma la superiorit del modello di
Tasso su Virgilio e Omero, ritenendolo secondo soltanto a Petrarca.
- Pi moderata invece la posizione di Gabriele Chiabrera, che nel Il
discorso sopra il sonetto del Petrarca <<Se lamentar daugelli 1626)
propone di tenere sempre come punto di riferimento gli antichi, guardando in
particolare alla poesia greca, a Dante e a Petrarca. Il suo un appello
allequilibrio e la forma contro leccessivit artificiosa del concettismo e
delledonismo mariniano.
- A Roma la poesia di Chiabrera ottiene grande fortuna ed proprio nella citt,
grazie allopera di Famiano Strada, gesuita, professore di retorica, che si
sviluppa un barocco classico. Famiano Strada, infatti, sostiene la necessit di
una letteratura che abbia come fine linsegnamento cristiano e in tal senso
ritiene che i modelli classici siano un modello indispensabile. Lingenium dei
moderni visto da lui con sospetto in quanto pone troppa fiducia
nellintelligenza umana. La poesia deve dunque attenersi a regole morali,
sociali, religiose e non deve ispirarsi al principio del piacere/meraviglia, ma deve
fondarsi sul decoro della materia e sul senso della <misura>.
Galilei e la prosa scientifica
Galileo Galilei (1564-1642) fu uno dei responsabili della rivoluzione scientifica, sia
grazie al suo ingegno di scienziato, che lo port a fare importanti scoperte sulla
mobilit della terra e sulla natura della luna e delle macchie solari, sia grazie al suo
impegno di proselitismo, che lo port a scrivere molte opere dallintento
comunicativo-pedagogico per diffondere le sue scoperte fuori dallambito ristretto
della scienza sperimentale. In giovinezza ebbe esperienze di insegnamento prima
allUniversit di Pisa (1589) poi alluniversit di Padova (1592). In questultima
citt, che godeva di una lunga tradizione di studi scientifici, ebbe modo di maturare
il suo pensiero a contatto con un ambiente aperto e dialogante, conoscendo tra
laltro lo storiografo Paolo Sarpi e Giovanfrancesco Sagredo. Nel 1609 costru il
primo telescopio sulla base di notizie provenienti dallOlanda e con questo nuovo
strumento fece importanti scoperte, che saranno sistemate e raccolte nel
Sidereus nuncius (1610). Si tratta di un breve trattato in latino, in cui Galileo
Galilei parla della superfice ineguale della luna (mettendo in questione la secolare
convinzione della dicotomia fra mondo celeste / mondo terrestre), limmensit del
numero delle stelle e la natura delle nebulose e della Via Lattea, lindividuazione di
quattro satelliti di Giove. Bench scriva in latino, il suo stile leggero, sobrio, la sua
scrittura <effettuale>.
Nel 1610 fu chiamato a Firenze per coprire lincarico di matematico e filosofo di
corte, dove ebbe modo di proseguire la sua ricerca, i cui risultati divulg a Roma.
Qui fu ricevuto dal papa e le sue osservazioni furono approvate dal Collegio dei
Gesuiti. A Roma si iscrisse allAccademia dei Lincei, un gruppo di intellettuali che
originariamente era caratterizzato da unimpostazione magica, elitaria ed esclusiva
del sapere (uno dei suoi membri, infatti, era Giovan Battista della Porta, il pi noto
esponente della scienza magica del tempo). Qui Galielo inizi il suo sodalizio con
Cesi, uno strenuo oppositore del tradizionalismo e ammiratore dello scienziato con
il suo impegno di rinnovare il sapere scientifico.
Galilei ricevette aspre critiche sia da specialisti, come laristotelico Lodovico delle
Colombe, a cui risponde nel 1612 con il Discorso intorno alle cose che stanno
in su lacqua o che in quella si muovono, dimostrando su basi matematiche, le
sue scoperte sul movimento dei corpi nellacqua. Lattacco pi pericoloso per gli
venne dai domenicani, i quali ritenevano le sue affermazioni in contraddizione con
quanto espresso nelle Sacre scritture. Contro la tesi aristotelica dellincorruttibilit
dei corpi celesti Galileo Galieli pubblic nel 1613 la Istoria e dimostrazioni
intorno alle macchie solari, nella quale osserva il fenomeno delle macchie
solari, spiegandole come effetto del movimento di rotazione del Sole intorno al
proprio asse. Nellopera lIstoria Galilei utilizza la forma epistulare, rispondendo a
delle lettere di Mark Welser sulla questione. Due domenicani Nicol Lorini e
Tommaso Caccini stigmatizzarono pubblicamente le posizioni dello scienziato.
Benedetto Castelli, suo allievo benedettino, lo inform con una lettera che anche a
corte le sue teorie erano viste con un certo sospetto, e che la Granduchessa
Cristina gli aveva chiesto se si potessero conciliare le scoperte galileiane con il
dettato delle Sacre scritture. Nella famosa Lettera al Castelli (dicembre 1613),
che fa parte delle Lettere copernicane o teologiche, spiega in modo retorico
e persuasivo il rapporto fra scienza e Bibbia, mostrandosi fiducioso nei principi
umanistici che attribuivano alluomo piena libert e capacit di progresso, convinto
della necessit di superare il paradigma aristotelico con una rivoluzione del
sapere. Galilei scrive che la bibbia e la natura sono entrambe opere di Dio, ma il
linguaggio da questo utilizzato nei due contesti assai diverso : nella bibbia,
infatti, Dio utilizza un linguaggio figurato, che va interpretato, e ci dice come si va
al cielo, proponendosi dunque un fine soteriologico (=salvezza per luomo), mentre
nella natura il linguaggio usato quello della geometria, della matematica,
interpretabile solamente da uno scienziato, che deve rintracciare le varie leggi
meccaniche che ne regolano i fenomeni. Nel 1616 Galileo Galilei riceve un monito
dal santuffizio, che gli ingiunge di non sostenere pi lipotesi copernicana. Nel
1619 Galilei inizia un dibattito con il gesuita Orazio grassi, il quale nel De tribus
cometis aveva ripreso le teorie aristoteliche sulle <comete>, inserite nello spazio
lunare e poi, alla sua risposta nel Discorso, che rifiutava le argomentazioni di
Grassi, aveva ribattuto con molto livore nella Libra astronomica ac philosphica,
firmandosi con lo pseudonimo di Lotario Sarsi. A Galilei fu consigliato
dallAccademia dei Lincei di rispondere con una letterata indirzzata a Virgioni
Cesarini. La lettera fu intitola il Saggiatore e usc a Roma, editore i Lincei, nel
1623. Il saggiatore con il suo stesso titolo, che indica il mestiere di colui che pesa le
pietre peziose con una bilancia molto sensibile, annunciava che la scienza faceva
il suo ingresso nelluniverso della precisione (Battistini). Nellopera, scritta in
volgare, notiamo tutta la vena satirica di Galilei, che attacca le tesi di Grassi,
mostrando la loro ridicolezza e infondantezza, e opponendovi la validit delle sue
scoperte, che sono sempre dimostrate con prove in adesione al modello
<empirista> da lui seguito. E un attacco, pi in generale, verso il sistema
aristotelico-tolemaico, e quella scienza medievale che si basava sul principio
dautorit e non si interrogava sulla <complessit del reale>. Non uno dei classici
trattati scientifici, in quanto la prosa estremamente ricca di idiotismi, parole del
linguaggio parlato, non indulge nel tecnicismo, ma mira alla persuasione e alla
comunicazione, in aderenza anche al genere epistolare. Non mancano antitesi,
apologhi, metafore ardite, con cui Galilei dissacra gradualmente le posizioni di
Grassi, convincendo il lettore della superiorit delle sue teorie.
Durante uno dei suoi viaggi a Roma in visita al papa Urbano VIII Galilei cominci a
scriere Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e
copernicano, che fu terminato nel 1629 e pubblicato nel 1630. Contrariamente alle
sue aspettative, il dialogo non fu ben accolto dal papa. La forma dialogica non era
nuova alla letteratura, anzi era gi stata utilizzata nel rinascimento, periodo in cui
lamore per Socrate aveva portato a vedere con piacere questa forma di
comunicazione, che rappresentava anche il modo migliore e pi congruente per
valorizare il criterio euristico della nuova scienza, che al pari del dialogo non
procede secondo schemi prefissati (Battistini).
Qui Galilei mette a confronto il sistema tolemaico con quello copernicano,
mostrando con varie allusioni la superiorit di questultimo. La sua posizione
evidente dalla differenza di caratterizzazione con cui vengono dipinti i personaggi
che incarnano i vari sistemi; Simplicio un aristotelico e, come tale,
rappresentato come un uomo gretto, chiuso nel suo sapere, che privo di curiosit,
si affida a quanto dice la tradizione senza opporvi mai alcuna prova empirica. Il suo
linguaggio affettato, pieno di sussiego. A lui si oppone Salviati, portavoce di
Galileo Galilei, che ha lautorevolezza e la prudenza dello scienziato e guida il suo
interlocutore verso il raggiungimento della verit attraverso un filosofare socratico.
Il dialogo non fu ben visto dalla Chiesa, soprattutto da Urbano VIII, che nella parte
finale leggeva le sue stesse parole in bocca allaristotelico Simplicio sulla <libert
di Dio di trasgredire le leggi della natura>. A Galilei fu ordinato, ormai settantenne
e in stato di malattia, di recarsi a Roma, ove fu processato e costretto ad abiurare.
Lo scienziato non avrebbe pi potuto sostenere le sue tesi, in contrasto con le sacre
scritture, e, sottoposto ad una pena detentiva, non avrebbe pi potuto ricevere
ospiti nella sua casa a Firenze. Gli ultimi anni della sua vita, passati dunque nella
segregazione domestica, furono caratterizzati da tristezza e sconforto, ma non si
ferm la sua attivit di scrittore prolifico, che anzi anzi mantenne la sua
corrispondenza epistolare con personaggi dellepoca, esprimendo il suo stato
danimo. Dalla lettere possiamo ricostruire la biografia e la personalit dellautore,
perch in questo meglio si evidenzia , attraverso digressioni e sfoghi personali, ad
esempio quella che la sua ansia di proselitismo.
Pensiero storico e politico
Nellet della controriforma molto vivace il dibattito attorno alla questione
politica. I principali animatori di questo sono Paolo Paruta (1540-1598), Giovanni
Botero (Bene Vagienna 1544 Torino 1617), Traiano Boccalini (Loreto 1556-
Venezia 1613), Torquato Accetto e Paolo Sarpi (Venezia 1552-1623). Paolo
Paruta, continuatore delle Storie veneziane, iniziate da Paolo Bembo, abbandona
ogni preoccupazione letteraria e si dedica unicamente al problema storico,
affrontato anche nei Discorsi Politici e in Della perfezione della vita politica. Emerge
una soluzione compromissoria, per cui, a differenza di Machiavelli, Paruta sostiene
la necessit che la politica non sia autonoma, ma si basi su valori stabiliti dalla
religione o dalla morale, ammettendo, per, che in alcuni casi certe operazioni
poiltiche possono essere giustificate in vista del bene comune. Giovanni Botero,
autore del Della ragione di stato, piemontese di formazione gesuitica, che era
stato segretario dei Borromei Arcivescovi di Milano, crede che il potere abbia una
natura divina, e come tale debba essere vincolato ai valori religiosi : il sovrano
deve essere affiancatore da un confessore, che si pone in un rapporto di
collaborazione con il potere. Notiamo quindi un rovesciamento della posizione
machiavelliana, per cui secondo Botero la morale a dover prevalere sulla politica.
Traiano Boccalini autore dei Ragguagli di Parnaso, oltre che delle
Osservazioni a Tacito e della Pietra di paragone politico. I Ragguagli di Parnaso
unopera satirica in cui il protagonista, un menante (o giornalista) si reca sul
Parnaso, la montagna delle Muse, dove sono state invitati da Apollo vari personaggi
(politici,scrittori, principi, cortigiani) di tempi antichi e presenti. Nei confronti della
ragione di stato Boccalini esprime una netta contrariet, convinto com che il
potere abbia una natura divina e che, se esercitato in modo assoluto, pu portare
solo alla corruzione, com visibile dalla realt contemporanea. Boccalini inoltre
tende a identificare il potere assoluto con la dominazione spagnola, verso cui si
scaglia con violente invettive, senza per farsi portatore di un ideale patriottico,
che anzi gli era totalmente estraneo. Non si pu attribuire allo scrittore un pensiero
sistematico, anzi le sue osservazioni politiche sono il risultato di un umore bizzarro,
misoneismo conservatore e moralistico : il ricorso ad una prosa spezzettata in
frammenti il riflesso di tale mentalit. Della dissimulazione onesta, trattato
politico scritto da Torquato Accetto, di cui non possediamo informazioni biografiche,
un altro esempio, dal punto di vista del pensiero politico, di proposta di unetica
compromissoria, per cui la dissimulazione dei propri pensieri e sentimenti assume
un valore morale, un atto salvifico, in una realt dominata dai pericoli e dalla
corruzione : conservare in segretezza la propria verit diventa una forma di virt, in
una specie di ascetismo laico installato dentro la realt della vita.
Paolo Sarpi oltre che trattatista politico fu anche matematico e scienziato, tanto
che conobbe a Padova Galileo Galilei. La sua notevole personalit intellettuale si
pu ben capire se si pensa che fu responsabile della corrispondenza con
rappresentanti della Riforma (Lettere ai Protestanti) e tent di organizzare un
alleanza fra Venezia e i paesi protestanti contro la Spagna. La sua passione politico
lo port, in particolare, a focalizzarsi sul problema della chiesa e della sua
corruzione. Listituzione infatti oggetto di critica in varie sue opere, come nel
Trattato delle materie beneficiarie, in cui si fa risalire la sua decadenza morale alla
storia dei beni temporali o nellIstoria del Concilio Tridentino. In questultimo
trattato, terminato nel 1616 e pubblicato a Londra tre anni dopo, Paolo Sarpi
analizza dal punto di vista di uno storiografo levento del Concilio di Trento, in cui
secondo lautore - la discussione su questioni spirituali, degenerando, era finita per
vertere su problemi economici e politici, sancendo la costituzione della chiesa di
Roma come potenza mondana. Animato da un grande fervore religioso e da un
autentica ossessione anticuriale, Paolo Sarpi non sempre si preoccupa di essere
rigoroso ed accurato nellutilizo delle fonti, ma la sua retorica, che si avvale di
strumenti della storiografia umanistica, la conferma di una cultura raffinata che lo
avvicina ad Erasmo de Rotterdam.

Giovan Battista Basile


1569 : nasce a Napoli. Nella citt si sentiva ancora forte leco di Tasso, che vi aveva
soggiornato negli ultimi anni della sua vita. Qui Marino concepisce lAdone e tenta
anche la strada del poema epico con lAnversa Liberata e la Gerusalemme
distrutta.
1602 : le Rime, composte nel periodo napoletano, vengono edite a Venezia. Il
successo tale che Marino pu ottenere un ruolo importante presso il cardinale
Pietro Aldobrandini.
1608 : Marino si trasferisce a Ravenna e poi a Torino.
Al periodo torinese risale la sua disputa con Gasparo Murtola : i due scrittori
compongono dei sonetti satirici per attaccarsi vicendevolmente (Marino compone
la Murtoleide, Murtola la Marineide). Murtola, esasperato spar allavversario, il
quale fu arrestato e dovette subire la confisca dei beni.
Durante il soggiorno a Torino la produzine letteraria dellautore si fa intensa : nel
1614 viene pubblicata la Lira, nel 1615 le Dicerie Sacre e il Tempio, nel 1616 gli
Epitalami, dedicati a Concino Concini, favorito della regina Maria di Francia.
1619 : a Venezia esce la Galeria, una raccolta di sonetti che accompagnano una
galleria di quadri, ritratti, sculture.
1620 : esce la raccolta di idilli La Sampogna
LAdone, completato nel 1619, va alle stampe nel 23. Dopo la sua pubblicazione
Marino torna in Italia e si stabilisce a Roma, nellanno in cui veniva eletto papa
Urbano VIII Barberini dalle tendenze spiccatamente antimariniste.
1624 : Marino torn a Napoli , dove mor lanno successivo. Ladone, per i suoi
contenuti pagani, erotici, antieroici fu inserito nellIndice dei Libri Proibiti. 8 anni
dopo la morte dellautore, nel 1632, esce postumo il poema sacro La strage degli
innocenti.
La lirica mariniana
La lira, il cui titolo indica emblematicamente il legame istituito fra poesia e musica,
un esempio di innovazione rispetto alla tradizione petrarchesca, in quanto non
segue pi il criterio cronologico del Canzoniere, ma organizzata sulla base dei
generi metrici (sonetti,madrigali,canzoni e canzonette) e dei temi
(Amoroso,Marittimo,Boschereccio,Eroico, Lugubre, Morale, Sacro). Nel 1614 alle
prime due sezioni tematiche si aggiunge una terza, che adotta la suddivisione
tematica delle precedenti.
Dalla variet dei temi affrontati possiamo dedurre il carattere enciclopedico
dellopera, che si poneva lobiettivo di ricoprire tutti i campi dello scibile umano,
secondo un gusto tipicamente barocco. Lo stesso numero dei componimenti
indicativo di ci : ai 679 della prima edizione vanno aggiunti i 408 della seconda).
Una variazione rispetto alla tradizione petrarchesca consiste anche
nellampliamento dei temi. Se la tematica prevalente , come in Petrarca, lamore,
questo per colto in tutte le sue sfumature, anche nei gesti della quotidianit e in
dettagli inattesi. La donna infatti viene descritta mentre cuce, fila, inaffia, di lei
sono messi in rilievo alcuni particolari del corpo e del volto (il neo), a indicare
dunque una complessa fenomenologia amorosa. Non bisogna ritenere che Marino
abbia portato allesasperazione alcuni strumenti retorici , come il concetto o la
metafora, infatti la critica di oggi ritiene che tali caratteristiche siano attribuibili
piuttosto ai suoi seguaci e imitatori.
La Galeria una raccolta di madrigali, sonetti e metri vari. Mostra la concezione
della poesia ut pictura , cio di una poesia che si accompagna e si mescola
allopera darte. Anche questopera conosce una ripartizione tematica, infatti
possiamo indivudare due sezioni, Pitture e Sculture, divise a loro volta in gruppi
minori. I componimenti sono tutti molto brevi e abbondano di metafore e concetti,
con una tendenza al motto finale.
E del 1620 la Sampogna, una raccolta di idilli, in parte pastorali in parte
mitologici e favolosi. La Sampogna, come la Lira, rimanda ad un legame con la
musica, ed in particolare con il mondo pastorale, tuttavia nellopera superiore il
numero di idilli mitologici e favolosi, in adesione alla tradizione classica. Marino si
vanta del suo primato nelluso di un genere, che era stato conosciuto dai classici
(teocrito) e mai pi ripreso prima di lui. In realt gi si parlava di idillio , inteso
come piccola poesia verso la fine del Cinquecento.
Adone
E lopera centrale di Marino, la pi lunga (20 canti, 5113 ottave), la cui stesura
richiedette un altrettanto lungo arco di tempo. Fu pubblicata nel 1623 a Parigi,
dotata di una prefazione dellerudito Jean Chapelain, a dimostrazione della
rinomanza europea assunta da Marino. In Francia fu accolto favorevolmente, ma
Jean Chapelain sapeva che in Italia non avrebbe ricevuto lo stesso clamore, anzi
sarebbe facilmente caduto nella condanna della chiesa e degli intellettuali laici, che
ancora seguivano il paradigma aristotelico, perci la sua introduzione un sorta di
apologia del poema.
Il carattere eversivo dellopera emerge gi dalla scelta dellargomento, che non
eroico, ma mitologico. A ci va aggiunto il fatto che Marino, tra le fonti della
classicit cui ispirarsi, sceglie quelle pi inusuali, come Ovidio e Nonno di Papopoli,
alla ricerca di una poesia che stupisca e susciti meraviglia e non sia screva di una
carica erotica-passionale. Il protagonisto Adone viene descritto come un giovane
efebico, bramato ardentemente da Venere, rispetto alla potenza della quale nulla
pu opporre. La sua fine non certo quella di un eroe : muore, infatti, per via
dellattacco di un cinghiale, che, di lui innamoratosi, lo uccide involontariamente.
Nel poema viene celebrata in generale la pace, la stessa isola di Cipro come un
eden in cui non si svolgono certo guerre, ma si assiste alla fenomenologia di un
amore. Anche Tasso aveva dato spazio a questo sentimento, facendone di Rinaldo,
in preda alla malia Armida, un emblema, ma a questo aveva opposto un severo
giudizio di condanna, riscattando leroe solo attraverso una riconquista del suo
impegno bellico.
La narrazione , ad ogni modo, molto frammentata, dal momento che Marino, nel
suo lunghissimo poema, inserisce spesso digressioni descrittive, in cui ha modo
di fare collegamenti con altri miti paralleli. Le polemiche suscitate in Italia dal
poema vertono attorno alla natura anti-religiosa del poema, che non si esime dal
rappresenta lAdone in chiave cristologica, ma oggetto di critica anche lo stile,
ritenuto un esempio di degradante anticlassicismo (incosistenza della storia,
struttura narrativa farraginosa,scarsa purezza della lingua).
Giambattista Basile
Nasce a Napoli tra il 1566 e il 1575 e vi muore nel 1632. La fortuna in ambiente
partenopeo non fu tanto legata alle su opere dialettali, quanto alla sua attivit di
autore in lingua e di filologo (cur le edizioni delle rime di Bembo, della Casa e
Galeazzo di Tarsia). Lopera, con cui oggi pi conosciuto, Lo cunto de li cunti, fu
, infatti, pubblicata postuma nel 1634-1635. E dellanno dopo,invece, la
pubblicazione de Le muse napoletane, insieme di egloghe in dialetto partenopeo.
Lo cunto de li cunti
E una raccolta di cunti (ovvero favole) in dialetto partenopeo, che richiama per la
sua struttura al Decamerone. Infatti lo Cunto de li Cunti, anche chiamato
impropriamente Pentamerone, una cornice di racconti, 50 per la precisione,
narrati rispettivamente da dieci novellatrici in cinque giornate. Molti per sono gli
elementi di differenza con lopera di Boccaccio : innanzitutto i narratori non sono
personaggi aristocratici, dotati di un linguaggio forbito, ma donne del popolo, i cui
nomi indicano in chiave espressionista alcune qualit negative o derisibili del
genere umano (Antonella vavosa bavosa, Popa scartellata gobba). La
differenza principale, tuttavia, consiste nel fatto che i cunti sono favole, e come
tali, non hanno laspirazione di rappresentare la realt, rifiutano anche il verosimile,
comprendendo in s elementi fantastici e magici, come orchi, fate, animali parlanti.
Il realismo descritto, lo scopo di un altro poeta partoneopeo contemporaneo, cio
Cortese, completamente rifiutato da Basile, che in un certo senso opera una
deformazione del genere boccaccesco. Il racconto con cui si apre la
narrazione ci svela una principessa, Zola, che vittima di un maleficio, potr sposare
il principe di Camporotondo solo a furia di piangere, riempiendo unanfora capace
con le sue lacrime. Stanca, si addormenta nel bel mezzo dellopera e viene
sostiuita da una schiava, che, al posto suo, sposa il principe. Anche questultima
per dovr fare i conti con la sfortuna, infatti sar vittima di un maleficio da parte
dellaltra pretendente, che le infonder un perenne desiderio di ascoltare fiabe.
Dopo ben 49 racconti, quello finale narrato dalla principessa Zola, che svela la
verit al lettore,linganno di cui stata vittima, punendo in modo atroce la schiava
e riuscendo finalmente a sposarsi. Il dialetto qui utilizzato non ha, come in Cortese,
scopi realistici, ma serve a colorire la narrazione, che, in certi frangenti,
talmente piena di espedienti espressivi, diventa, piuttosto, unorgia di
parole, in unopera in cui il piacere del dire si sostituisce al racconto
stesso.
La letteratura italiana del Settecento
La letteratura italiana del Settecento caratterizzata, in generale, da una reazione
al gusto manieristico e barocco e da un ritorno al classicismo, promosso
dallAccademia dellArcadia, fondata a Roma nel 1690. Nella citt si era trasferita
tempo prima la regina Cristina di Svezia, dopo aver abbandonato la fede luterana,
e vi aveva fondato lAccademia Reale, che in un certo modo anticipa lArcadia,
promuovendo la riscoperta dei classici.
Tra i fondatori dellArcadia vi son Giovan Maria Crescimbeni, Gian Vincenzo
Gravina, Giovan Battista Felice Zappi. Lo stesso nome della scuola, Arcadia,
indica una zona interna della Grecia, in cui idealmente sono ambientate le poesie
composte dai vari membri, che si fanno a loro volta chiamare con pseudonomi
appartenenti alla tradizione classica. Il primo custode <<generale>>
dellAccademia Crescimbeni, che resta in carica fino alla sua morte nel 1728.
Nel 1711 avviene, tuttavia, una scisma fra i membri a causa di una disputa
letteraria : c chi, come Vincenzo Gravina, preferisce seguire lesempio degli autori
greci e di Dante creando leffetto di un classicismo rigoroso, chi invece
(Crescimbeni), pi tradizionalista, considera unico modello valido per una poesia
elegante Petrarca. Il gruppo di Gravina, che possedeva maggiori conoscenze
filosofiche, si stacca e fonda lAccademia dei Quirini. LArcadia prende cos una
direzione pi superficiale e convenzionale, gradita anche alle autorit
ecclesiastiche perch depurata dalle tendenze filosofiche laiche e pi
avanzate, in una sorta di sterilizzazione del razionalismo. (Santagata-
Casadei)
Appartengono alla seconda generazione di poeti arcadici Paolo Rolli (1687-1765)
e Pietro Metastastasio, entrambi cresciuti alla scuola di Gravina.
Nella letteratura di Rolli, che aveva soggiornato a Londra e l aveva pubblicato le
sue Rime (1717), si segnala una raffinatezza roccoc e un certo sperimentalismo
metrico (odi, elegie, cnazonette,sonetti,endecasillabi). Egli cur anche edizioni di
classici, tra cui le Satire e le Rime di Ariosto (1716), il De rerum natura di Lurezio
volgarizzato da Alessandro Marchetti (1717) e il Decameron di Boccaccio (1725).
La poesia arcadica generalmente poesia doccasione, composta per matrimoni,
monacazioni o decessi, per questo motivo tende, con il tempo, alla sterilit e alla
ripetitivit. Essa associata alla recita, elemento indispensabile. Si ispira alla
poesia pastorale, che godeva di una lunga tradizione, inaugurata da Sannazzaro, e
si serve del metro pastorale per antonomasia, legloga, senza rifiutare la
canzonetta anacreontica, gi adottata da Chiabrera.
Merito dellArcadia fu quello di aver garantito un unificazione di intenti e di
linguaggio fra gli intellettuali della penisola. Nella seconda met del Settecento la
letteratura inizia ad affrontare argomenti di carattere civili e nazionale,
trasmettendo dunque limpegno politico dei nuovi autori, come Giuseppe Parini,
portatore di una nuova visione della societ aspramente critica nei confronti della
nobilt oziosa, Carlo Goldoni, responsabile di una riforma del teatro e anche lui non
privo di idee progressiste, che propugnavano lascesa della classe borghese. Il
cambiamento, o meglio lallargamento dei temi, favorito dallinflusso della
filosofia dei Lumi, che al razionalismo degli arcadici aggiunge anche una riflessione
etica sulla societ. Il francese diventa lingua di comunicazione fra nazioni europee,
sostituendosi al latino e iniziano ad assumere un ruolo rilevante la pubblicistica
critica, la stampa periodica, letteraria e scientifica.
E degli ultimi decenni del secolo, infine, una tendenza al neoclassicismo,
rappresentata dalla poesia di Vincenzo Monti.

Storiografia
Come Goldoni fu riformatore del teatro, Ludovico Antonio Muratori (1668-1744) lo
fu della storiografia. Scrisse i Primi disegni della Repubblica letteraria dItalia
(1703), in cui condannava la letteratura barocca del seicento e incoraggiava alla
fondazione di una cultura nazionale-europea, il trattato Della perfetta poesia
italiana (1706), Le osservazioni sulle Rime del Petrarca (1711), un perfetto
esempio dellesegesi di et arcaidica con lapplicazione di un evidente spirito
razionalistico, ma le opere con cui diventato famoso sono pi tarde : Rerum
italicarum scriptores (Scrittori di cose italiche), composto tra il 1723 e il 1738, e
le Antiquitates Italicae Medii Aevi, scritte tra il 1738 e il 1742. In queste opere
Muratori non solo mostra una rivalutazione e un interesse nuovo per let
medievale, alla quale gli storiografi del secolo avevano preferito il Rinascimento,
ma conduce un analisi storiografia secondo metodi razionali e scientifici,
impegnandosi a raccogliere tutti i documenti possibili sullet storica indagata.
Illuminismo
Il settecento anche il secolo dei lumi, in cui la tendenza al razionalismo
produce un rinnovato interesse per questioni etiche, politiche ed economiche e una
spinta al progresso, di cui si auspica la realizzazione attraverso una collaborazione
tra intellettuale e sovrano (il cosdetto dispotismo illuminato, ovvero la reggenza
di un governo secondo principi di impronta illuministica, di cui sono un esempio la
dinastia degli Asburgo a Milano e quella dei Borbone a Napoli). In Italia dunque
lilluminismo assume tinte meno radicali che in altri paesi, dove la critica anti-
cristiana si fa pi sentire, ma fa comunque sentire la sua eco nella letteratura.
LAccademia dei Trasformati e dei Pugni (circolo di giovani aristocratici milanesi)
sono il centro propulsore dello sviluppo di questa letteratura, che ha fra i suoi
esponenti principali i fratelli Verri, Pietro Verri (Milano 1728-1797) e Alessandro
Verri (Milano 1741- Roma 1816). Il primo fu promotore di una rivista, detta il
Caff, che aveva chiari intenti scientifici, infatti si poneva lobiettivo di
analizzare la realt sociale, politica ed economica della nazione, proponendo delle
soluzioni volte al miglioramento della stessa. La letteratura dunque smetteva
davere una funzione meramente d intrattenimento per diventare un mezzo per
propagandare i nuovi principi della cultura illuministica. Esemplare sotto questo
punto di vista il trattato Dei delitti e delle penne, scritto da Cesare Beccaria
(Milano 1738.1794). In esso vengono criticate e la pena di morte e la tortura, due
pratiche molto diffuse allepoca, che lautore trovava per segno dingiustizia e ne
auspicava l abolizione nellottica di una punizione che fosse anche ri-educazione
del colpevole.
La rivoluzione della concezione di letteratura port anche ad una rivoluzione dello
stile. Per la prosa gli scrittori italiani erano soliti avere come modello Boccaccio, ma
ora nel tentantivo di rendere chiari e comprensibili i loro testi ad un pubblico
maggiore utilizzano un linguaggio pi diretto e pi concreto. Alessandro Verri
prese una posizione radicale, scrivendo Rinunzia avanti notaio al Vocabolario
della crusca (1764).
La tendenza al realismo, dilagante nella letteratura, trovava degli oppositori a
Venezia, tra cui i fratelli Gozzi e Giuseppe Baretti. Gasparo Gozzi era fermo su
posizioni conservatrici e riteneva necessario il costante riferimento alla tradizione
letteraria e linguistica toscana (degna di memoria la sua difesa appassionato della
poesia di Dante contro la rozzezza del gesuita Saverio Bettinelli). Carlo Gozzi come lui
era dellidea che la letteratura dovesse tornare alle origini, abbandonare contenuti
realistici e in questo senso scrisse opere teatrali con molti elementi appartenenti alla
tradizione favolista popolare, sullesemio del Cunto di Basile, in un atteggiamento di
polemica nei confronti del teatro realistico di Goldoni.
Nello stesso ambiente opera Pietro Chiari, anchegli in competizione con Goldoni.
Oltre ad essere autore di testi tetrali (come la scuola delle vedove, in risposta alla
goldoniana Vedova altra) scrisse anche molti romanzi, un genere che si afferm nel
Settecento. Nei suoi romanzi la donna appare spesso come protagonista della vicenda
e di essa si racconta la faticosa conquista per lemancipazione (La filosofessa
italiana, La cantatrice per disgrazia, Le memorie di Madama Tolot ovvero la
giocatrice di Lotto). Giacomo Casanova, scrittore avventuriero per
antonomasia, affronta lo stesso mondo realistico, fatto di vicende alterne, nella sua
autobiografia Historie de ma vie, uno dei generi nuovi del Settecento, che rilegge
la sua vita con uno sguardo retrospettivo.
Giuseppe Parini
Giusepep Parini nacque a Bosisio nel 1729 da una famiglia di modeste origini. Fin da
piccolo si appassion alla lettura dei classici, ma per proseguire i suoi studi dovette
frequentare prima la scuola dei Barnabiti, poi diventare sarcerdote (1754), unico modo
per ottenere dalla zia il lascito testamentario. Parini fu precettore di famiglie
aristocratiche a Milano (Serbelloni e Imbonati). Attento alle questioni pedagogiche,
pubblic nei Principi generali e particolari delle belle lettere la sua concezione di
letteratura come unione di utilit e piacevolezza secondo il modello oraziano del dulce
utili e come fusione di pi linguaggi (poesia,musica,pittura,scultura). Con il crollo
dellAntico regime e la venuta di Napoleone a Milano Parini ebbe modo di coprire un
incarico politico nella Repubblica Cisalpina (1796), prima di morire nel 1799.
Alcune poesie di Ripano Eupilino
Grazie a queste poesie Parini pot entrare nellAccademia dei Trasformati a contatto
con gli intellettuali milanesi. In questa prima produzione poetica, risalente al 1752, si
nota s il legame con la tradizione classicitica e arcadica , ma anche una tendenza allo
sperimentalismo che lo porta a scegliere vari generi (lirico,bucolico,georgico),
rifacendosi in parte ai modelli della poesia ellenistica (Mosco,Anacreonte). E evidente
da subito una componente realistica, resa attraverso il rinnovamento della lingua, che
pur non essendo dialetta, rivela il suo debito nei confronti dei colleghi meneghini
(Maggi,Balestrieri,Tanzi) che Parini ammir e difese dalle critiche di padre Onofrio
Branda (1760).
Opere in prosa
Lettere del conte N.N ad una falsa divota, Discorso sulle caricature (1759),
Dialogo sopra la nobilt (1757). Nelle opere in prosa si coglie la vena satirica di
Parini, che strenuo difensore dei concetti illuministici di uguaglianza e ha in odio
lingiustizia per la quale gli aristocratici si ritengono superiori ai plebeo (nel Dialogo
sopra la nobilt il tema appunto un dialogo assurdo- fra due morti , un poeta e un
nobile, che sono stati seppelliti vicini, e le conseguenti lamentele del nobile indignato
di tale affronto).
Nel Discorso sopra la poesia (1761) Parini sostiene lutilit morale e sociale della
poesia.
Le prime Odi (1757-1766)
Le prime odi, che nella parte iniziale sono ancora in strofette arcadiche di settenari,
affrontano temi realistici, mostrando ancora una volta la vena satirica di Parini e la sua
concezione di poeta politicamente e civilmente impegnato. E cos che si trova a
parlare dei problemi di vita nelle campagne (la vita rustica), dellinquinamento nelle
citt (La salubrit dellaria), si scaglia contro levirazione dei cantori nel
melodramma (La musica) e contro lutilizzo del vaccino per sconfiggere il vaiolo
(Linnesto del vaiolo).
Nella La educazione (1764) Parini si rivolge al suo allievo Carlo Imbonati, dandogli
consigli su come diventare un aristocratico virtuoso. Se in questa opera Parini coltiva
con seriet il sogno di trasmettere sani valori allaristocrazia, proprio in questo periodo
va elaborando un poema satirico, che, ripercorrendo la vita di un nobile da mattina a
sera, ne vuole denunciare la vanit, linerzia e la decadenza, in quello che lattacco
ad una classe ritenuta parassitaria, al servizio della quale lavorano ingiustamente i pi
deboli. E cos che scrive Il giorno, la sua opera pi famosa, di cui inizialmente
aveva pubblicato solo le prime due parti, Il mattino (1763) , preceduto da una
dedica in prosa Alla Moda, e il Mezzogiorno (1765). In realt il titolo, con cui oggi
lopera conosciuta, Il giorno, si riferiva allopera allargata negli anni ottanta e
suddivisa in quattro parti, Mattino, Meriggio, Vespro e Notte. Il progetto di
allargamento dellopera tuttavia non fin, ed oggi disponiamo di una forma
provvisoria dellopera in movimento.
Caratteristiche del giorno, poema di oltre tremila versi, sono il gusto per la descrizione
minuziosa, lattenzione al dettaglio anche inusuale- che genera comicit secondo i
moduli dela poesia eroicomica (fra le fonti di ispirazione il celebre Ricciolo rapito di
Alexander Pope) e la dimensione teatrale, per la quale i personaggi descritti ci
sembrano agire come se recitassero un copione, in modo stereotipato e ripetitivo (a
sottolineare la sterilit della loro vita). In quello che chiaramente un poema moderno
, per le tematiche trattate, non mancano per riferimenti alla letteratura classica
(Virgilio,Orazio e Ovidio) e a miti utilizzati con funzione eziologica (cio esplicativa). Il
verso usato endecasillabo, sciolto, che si rivela un mobile strumento espressivo a
rendere lidea di un opera che si colloca a met tra prosa e poesia.
Gi si vede nella notte un cambiamento di stile, che diventa pi cupo, a
dimostrazione dellinfluenza di una letteratura pre-romantica europea sullo stile dei
canti ossianici.
Nelle ultime odi (1774.1795) Parini, trattando di scenari invernali e tempestosi,
trasfigura nel linguaggio della natura quelli che sono gli sconvolgimenti politici da lui
effettivamente vissuti nella Milano di Giuseppe II (la Tempesta) o devastata dai moti
rivoluzionari (A silvia, o sul vestire alla ghigliottina), presentandosi, sullesempio
oraziano, come un povero mendicante. Ai toni tristi si accompagna lattenzione per la
figura femminile, vagheggiata secondo un gusto neoclassico (Per linclita Nice o Il
messaggio)
Carlo Goldoni (Venezia 1707- Parigi 1793)
Carlo Goldoni nasce nel 1707 a Venezia da una famiglia modenese. In giovinezza si
dedica agli studi di legge, ma la sua vera passione il teatro.In una prima fase
alterner le due attivit, fin quando poi abbandonato il mestiere di avvocato nel 1748
potr dedicarsi interamente al teatro.
La sua attivit teatrale inizi negli anni 30 grazie alla collaborazione con il
capocomico Giuseppe Imer, direttore del teatro San Samuele. A questi anni
appartengono il Momolo cortesan (1738) e la Donna di garbo (1743), in cui
Goldoni pone le basi per la sua <rivoluzione> del teatro, assegnando al Momolo il
ruolo non pi di una semplice maschera, ma di un individuo psicologicamente
complesso. Nella Donna di garbo Goldoni, addirittura, scrive lintero testo,
svincolando gli attori dalla pratica dellimprovvisazione, tipica della commedia
dellarte.
Nellintervallo 1745-1748 Goldoni esercita lavvocatura, ma nel frattempo conosce
Girolamo Medebach, che lo assume come autore stabile del teatro SantAngelo a
Venezia. Tra il 1748 e il 1753 Goldoni, in competizione con laltro commediografo
Pietro Chiari, si dedica ad un intenso lavoro di composizione e arriva a pubblicare ben
13 commedie in un anno. Nella bottega del Caff (1750) e nella Locandiera (1753)
pu dirsi compiuta la rivoluzione del teatro, progettata da Goldoni. Non solo viene
eliminato il canovaccio e sostituito da un testo fisso, ma il teatro diventa analisi della
realt e si sobbarca anche di un compito etico, mostrando le differenze tra classi
sociali e generazioni. Emerge una visione riformista di Goldoni, che non auspica una
rivoluzione violenta, ma favorevole allascesa sociale della classe borghese e talvolta
critica velatamente gli aristocratici.
Per disaccordi con Medebach, Goldoni passa al servizio del teatro di San Luca,
appartenente al nobile Antonio Vendramin e vi lavoro fino al 1762, se si esclude una
pausa negli anni 1758-1759 (anni del soggiorno romano). In questa penultima fase
Goldoni alterna successi a fallimenti, mostrando un certo interesse per la
sperimentazione e per leclettismo, affrontando temi esotici (La sposa persiana).
Lallargamento degli <spazi> del teatro lo porta a dover modificare lambientazione
delle sue commedie. Non potendosi pi basare sullo spazio ristretto di una locanda o
di una bottega, Goldoni, pur con qualche iniziale difficolt, cambia il soggetto e
ambienta le sue opere in piazze pubbliche, come nel Campiello (1756), scritta in
dialetto e in versi endecasillabi e settenari.
Agli anni Sessanta risalgono alcune commedie di successo, con cui Goldoni si riprende
dal proprio periodo di difficolt : tra queste emerge I rusteghi (1760), in cui
affrontato il tema del conflitto generazionale. I rusteghi sono quattro vecchi scorbutici,
legati ad un visione conservatrice e smaccatamente patriarcale della societ, che
vorrebbero imporre anche a moglie e figli : ma le nuove generazioni vi si oppongono,
avendo come ideale un altro genere di vita, pi spensierata, occupata da festivit
mondane come quella del Carnevale.
E del 1762 le Baruffe chiozzote, in cui lattenzione dell autore si sposta verso il
mondo dei pescatori, descritto con vivace realismo grazzie alluso del dialetto stesso di
Chioggia. Non bisogna credere che Goldoni ritorni alluso del dialetto, tipico della
prima fase della sua produzione teatrale, piuttosto si pu dire che propende per un
plurilinguismo, basato sullalternanza dellitaliano con i dialetti, per meglio rendere la
Natura e il Mondo,da cui lui attinge, per rappresentare le sue commedie.
Nello stesso anno (1762) Goldoni si trasferisce a Parigi, dove entra nella Comdie
Italienne. Scrive per intero in italiano Lamore paterno o sia la serva riconoscente, ma
accorgendosi del poco successo ottenuto, cambia lingua e compone opere semplici in
lingua francese, rifacendosi al modello della Commedia dellarte, ancora in auge
presso il pubblico francese, che lo preferiva alle commedie di carattere. Tra le
commedie pi notevoli di questo periodo vi sono la trilogia di Zelinda e Lindoro e il
Ventaglio.
Vi poi un periodo di interruzione dellattivit teatrale, quando Goldoni decide di fare
da insegnante di italiano della famiglia reale. Ritorna sulla scena teatrale nel 1771,
rappreentando Le bourru bienfaisant (Il burbero benefico). Lo stesso successo non ha
lopera successiva, lavare fasteux, in cui viene rappresentata in modo pessimistico la
classe aristocratica su ispirazione dellAvaro di Moliere.
Nel 1787 pubblica a Parigi i Mmoires, un resoconto della sua vita e della sua attivit
teatrale. Muore nel 1793 nel pieno della rivoluzione francese.
Vittorio Alfieri (Asti 1749 Firenze 1803)
1749 : nasce ad Asti
1758-1766 : studia alla Reale Accademia di Torino
1766-1769 : viaggia per lItalia (Milano,Firenze,Roma,Napoli) e per lEuropa
(Parigi,Inghilterra,Olanda)
1775 : viene mesa in scena la sua prima tragedia, Antonio e Cleopatra, che gli
garantisce un successo e lo spinge a continuare la sua produzione di tragedie,
ponendosi lobiettivo di disfranciosarsi (liberarsi dalla lingua francese, con cui aveva
scritto Antonio e Cleopatra) e spiemontizzarsi (emanciparsi dal pronvicialismo del
Regno di Sardegna)
1776-1780 : periodo toscano (Pisa,Siena,Firenze). A firenze conosce la donna che
amer per tutta la vita, Luisa Stolberg Gedern, contessa dAlbany e moglie di Carlo
Edoardo Stuart.
1780 : Alfieri segue lamata a Roma. Nella citt mette in scena lAntigone e comincia
a scrivere il Saul.
1783 : per non compromettere lamata, deve andarsene da Roma. A Padova conosce
Cesarotti e a Milano Parini. Dopo vari spostamenti in Francia e in Inghilterra, Alfieri si
riunit con la sua donna in Alsazia.
1785-1792 : anni del soggiorno in Alsazia, in cui Alfieri scrive le Rime, la Vita, il
dialogo ella virt sconosciuta (pubblicato nel 1788), unode per esprimere il suo
entusiasmo per la rivoluzione francese a Parigi sbastigliato.
1792 : deluso dagli eventi della rivoluzione francese, Alfieri fugge da Parigi verso
Firenze, dove rimane fino alla morte nel 1803. A Firenze cambia genere letterario,
passando dalle tragedie alle commedie, dove esprime la sua vena satirica. In questa
produzione comica bisogna aggiungere il Misogallo, un misto di prosa e versi in cui
sfoga il proprio odio contro i francesi.
Le tragedie
Le sue tragedie sono dette di <carattere> in quanto si focalizzano spesso sullo scontro
fra pochissimi personaggi, di cui messa in rilievo accuratamente la psicologia.
Spesso loccasione tragica nasce, nello specifico, da uno scontro fra un personaggio
che anela alla libert e un superiore, che pu essere un familiare o un tiranno, che
esercita il suo potere in modo dispotico. Nelle sue tragedie dunque si proietta un
elemento biografico-psicologico dellautore, ovvero il desiderio di libert che in lui
innato. Ci viene descritto anche il metodo della composizione : dallelaborazione di
unidea si passa alla stesura in prosa, e poi alla versificazione. Viene rifiutato il
linguaggio tragico adoperato da Tasso nel Re torrismondo, e, in rottura con la
tradizione, Alfieri elabora uno stile proprio. Come Scipione Maffei utilizza
lendecasillabo sciolto, frantumando il periodo in brevi frasi esclamative o interrogative
(senso antimelodico).
Alfieri riconosce la sua prima tragedia, da includere nella raccolta, non lAntonio e
Cleopatra, ma il Filippo (1775-1781). Nellopera viene messo in scena lamore di un
figlio(Don Carlos di Spagna) per la seconda moglie del padre, il re Filippo II. La figura
del padre viene descritta come quella di un tiranno, che, anche dopo la morte degli
altri due personaggi, rimane impassibile. Le tragedie successive si rifanno al mito
greco, per esempio Polinice (1775.1781), che parla del conflitto tra i due figli di
Edipo, Eteocle e Polinice, e lAntigone, che ne una continuazione, narrando le
imprese di Antigone che vuole seppellire il fratello Polinice nonostante il divieto del
tiranno Creonte. LAntigone la prima tragedia scritta completamente in italiano.
Sempre appartenenti al ciclo greco sono lAgamennone e lOreste (1776-1778), per
scrivere le quali Alfieri si ispir a Seneca.
Vi poi un ciclo di tragedie di libert, che si collegano alle riflessioni svolte
dallautore nel trattato Della tirannide. Queste sono la Virginia (1777), la congiura
dePazzi (1777-1778), il Timoleone (1779).
1778-1782 : definita da Walter Binni <<una fase di repliche e di svolgimenti poco
originali di motivi e figure delle prime tragedie.
Maria Stuarda (1778-1782) : Alfieri non si concentra sulla morte della donna, ma su
quella del marito, facendosi sostenitore di una teoria innocentista, per la quale la
regina Maria Stuarda non ha alcuna colpa.
Don Garzia (1776-1781) : ispirato alle Istorie fiorentine di Machiavelli, ambientato
nel Medioevo longobardico e vede come protagonista leroina Rosmunda, che si
vendica della morte del padre, uccidendo il marito assassino Alboino.
Ottavia (1779-1782), ispirata agli Annali di Tacito, mostra la storia della moglie di
Nerone, rifiutata e poi accusata di Adulterio, una figura femminile debole e irresoluta
che giunge al suicidio (Santagata-Casadei)
Il 1782 segna linizio di una nuova fase, in cui Alfieri si impegna a curare ledizione
delle proprie opere, ma non smette di scrivere, anzi nel 1782 escono la Merope
(Scipione Maffei scrisse una tragedia omonima)e il Saul. Il tema del Saul biblico e
vede ancora una volta contrapposti due personaggi, il re Saul e il genero Davide,
marito della figlia Micol. I re Saul presentato come un tiranno, non accetta che
qualcuno prender il suo posto e decide di scacciare David, andando contro la volont
divina. Saul un personaggio combattutto, infatti allamore paterno per Micol si
alterna anche linvidia per David, manifestando dunque un atteggiamento ambivalente
nellambito del conflitto tra potere e libert, proiezione biografica dei sentimenti
dellautore.
1784-1786 : Mirra, un altro capolavoro di Alfieri, ispirato al X libro delle Metamorfosi
di ovidio, parla di una amore incestuoso fra Mirra e il padre Ciniro, re di Cipro. Il
conflitto per, a differenza di quanto avviene nel Saul, tutto interno alla
protagonista, che solo nella parte finale della tragedia decide di rivelare i suoi
sentimenti, a lungo nascosti per i sensi di colpa generati, e allindignazione della
famiglia reagisce con il suicidio. Assistiamo qui a un tema, ovvero lincapacit di
amare, perch almore sentito come impulso peccaminoso, capace di allontanare da
un ambiente non ostile ma famigliarmente affettuoso. Il suicidio dunque di Mirra non
epsrime una volont di autoaffermazione, ma segno della disperata rassegnazione in
assenza di soluzioni possibili.
Le ultime opere della sua produzione sono il Bruto primo e il Bruto secondo (1786-
1787), in cui vengono ripresentate tematiche legate al potere e alla libert. Il Bruto
primo, dedicato a George Whashington, ambientato nella Roma antica, ai tempi del
conflitto fra Lucio Giuno Bruto e Tarquinio il Superbo, la cui cacciata determina linizio
della fase repubblicana. Il Bruto secondo, ispirato probabilmente a Plutarco al Giulio
Cesare di Shakespear, mette in scena invece lo scontro fra il tiranno Cesare e il figlio
adottivo Marco Giunio Bruto.
Le rime e la Vita
Alfieri non solo scrittore di tragedia, infatti, per tutta la vita, si dedic anche alla
lirica, pubblicando le sue Rime nel 1789. In esse evidente il richiamo alla tradizione
di Petrarca, un modello imprescindibile, e Dante, ma non mancano neanche riferimenti
alla letteratura barocca. Sono componimenti che ci permettono di cogliere lio
biografico dellautore, essendo ispirati a momenti di quotidianeit come visioni di
paesaggi o sentimenti di solitudine e amore.
La sua opera autobiografia, Vita di Vittorio Alfieri scritta da esso, che si pone sulla
scia delle Memorie di Goldoni e le Confessioni di Rosseau (1782-1792), uscita negli
anni Novanta del 1700, rappresenta con vitalit la vita dellautore, divisa in Puerizia,
Adolescenza,Giovinezza, Virilit, il suo desiderio costante di libert, il suo ribellismo nei
confronti dei sistemi educativi della societ moderna, che lo porta a definire
ladolescenza come <<otto anni di ineducazione>>. Sull esempio di Rosseau rileva
nellinfanzia alcune caratteristiche proprie, come lumor malinconico e linsofferenza
alle umiliazioni.
Gli scritto politico-morali e la produzione satirica
Di questo periodo fanno parte il trattato Della tirannide (scritto nel 1777 e
stampato nel 1789), in cui Alfieri rivela limpossibilit di conciliare il potere assoluto
con luomo libero, e la necessaria autoaffermazione di questultimo con un suicidio
eroico.
A questo trattato, come si detto, sar ispirato tutto un ciclo di tragedia (Virginia,
Timoleone, la Congiura dePazzi). NellEtruria vendicata, poema di quattro canti in
ottave, Alfieri tratta lassassinio del duca Alessandro compiuto da Lorenzino deMedici
nel 1532.
Un altro trattato da lui scritto Del principe e delle lettere, in cui viene
affrontato il tema della letteratura e della politica. Alfieri sostiene che il letterato
debba essere libero, svincolato da qualsiasi pratica di mecenatismo. Nel Panegirico di
Plinio a Traiano, scritto nel 1785 e pubblicato nel 1787 con dedica a Luigi XVI, Alfieri
esorta il re ad abbandonare il suo potere assoluto, restaurando cos la repubblica.
1792-1797 : in questo arco di tempo Alfieri compone ben 17 satire, in alcune delle
quali si scaglia contro precisi bersagli politico-sociali (I re, I grandi, la Milizia,
lEducazione), in altri contro le idee progressiste dei philosophes
(Filantropineria,lAntireligioneria), a sottolineare il suo disamoramento per
lilluminismo e la sua delusione di fronte ai risultati della rivoluzione francese.
Nel 1806 escono sei commedie dai temi politici e moralistici. Nella tetralogia lUno, I
pochi, I troppi, lAntidoto Alfieri ritiene che la migliore forma di governo sia la
monarchia costituzionale (governo misto), soluzione alla tirannide, alloligarchia e alla
democrazia.

Ugo Foscolo (1778,Zante-1827,Turnham Green)


Dopo uninfanzia passata tra la sua terra natale e la Damalzia, dove frequent un
seminario arcivescovile, Ugo Foscolo si trasfer a Venezia, dove inizi la sua produzione
letteraria, scrivendo per il teatro SantAngelo la tragedia Tieste. Il carattere anti-
tirannico della tragedia (che risente leco di Alfieri) lo rende sospetto al regime
conservatore veneziano e lo porta a figugiarsi a Bologna, ma quando Veneia cade in
mano ai rivoluzionari, pu tornarvi nel 1797. Una disilussione lo attende presto, per,
quando Napoleone, firmando il trattato di Campoformio, cede la citt allAustria.
Iniziano gli anni delle peregrinazioni, prima a Milano, dove conosce Parini e Monti e
partecipa con Melchiorre Gioia al monitore italiano, poi a Bologna dove scrive per il
genio Demogratico e inizia a pubblicare il suo romanzo epistolare Ultime lettere di
Jacopo Ortis. Quando avanzano le truppe austriache nel 1799, Foscolo decide di
arruolarsi nellesercito bolognese insieme ai francesi. Al ritorno di Napoleone, rimane
nellesercito, senza interrompere la sua attivit letteraria, infatti nel 1802 scrive lode
Allamica risanata, dedicata allamata Antonieta Fagnani Arese, conosciuta a Milano.
Dopo il 1802, anno in cui i Comizi di Leone stabiliscono la nascita di una Repubblica
italiano presieduta da Napoleone, Foscolo si dedica alla pubblicazione dellOrtis, delle
Poesie e del commento alla Chioma di Berenice di Callimaco. 1804-1806 : anni del
soggiorno in Francia, al seguito dellesercito di Napoleone. Nei momenti liberi
dallattivit militare Foscolo si impegna nella traduzione dell Iliade dal greco e del
Viaggio sentimentale di Sterne dallinglese. Nel 1806 ritorna in Italia e durante il suo
viaggio a Venezia inizia a progettare la scrittura del carme Dei Sepolcri, che sar
pubblicato nel 1807. I suoi conflitti con la repubblica di Venezia sono ormai insanabili,
come dimostra la sua cacciata dalla citt in seguito alla messa in scena della
commedia Ajace, interpretata come un attacco diretto a Napoleone. Tra il 1812 e il
1813 risiede a Firenze, dove frequenta il salotto della contessa dAlbany. Qui compone
le Grazie, la tragedia Ricciarda, rivede e corregge il suo lavoro di traduzione il Viaggio
sentimentale, firmato con lo pseudonimo di Didimo Chierico e la traduzione dellIliade.
Nel 1815 fugge da Milano per la Seizzeria, dove pubblica a urigo una nuova edizione
dellOrtis e lanno successivo si trasferisce a Londra. Qui vive numerose difficolt,
legate al suo carattere difficile che lo rendono inviso ai vari esulti italiani e a queste si
sommano problemi economici, debiti per i quali finisce brevemente in prigione. Negli
utlimi anni sotto le cure della figlia Mary, avuta durante il suo soggiorno in francia da
una relazione con uninglese.
Le ultime lettere di Jacopo Ortis
E un romanzo epistolare dalla lunga storia redazionale. Una sua prima edizione,
chiamata inizialmente Primo ortis od Ortis bolognese, usc nel 1799, allinsaputa
dello stesso Foscolo, partito per il reggimento, con il titolo Ultime lettere di Jacopo
ortis. Colpita dalla censura, fu modificata in modo da renderla accettabile e
pubblicata con il titolo Vera storia di due amanti infelici ossia Ultime lettere di Jacopo
Ortis. Non soddisfatto da questa prima edizione, di cui disconobbe la paternit, Foscolo
ne fece uscire una seconda (<<secondo Ortis>> o <<Ortis milanese), che
comprendeva non solo le quarantacinque lettere della prima, ma ne aggiungeva anche
altre, insieme con pagine autobiografiche.Ledizione, arricchita, fu seguita da un terza,
che usc nel 1816 a Zurigo, in cui figuravano parti che trattano gli anni dellimpero
Napoleonico, criticato aspramente, come la lettera del 17 marzo.
Il romanzo ispirato alla letteratura europea sia tedesca (I dolori del giovane Werther
di Goethe) sia inglese (Viaggio sentimentale di Sterne e Pamela di Richardson). Parla di
un giovane Jacopo Ortis, ispirato alla figura di uno studente Gerolamo Ortis, suicidatosi
a Padova nel 1796, che rintantandosi sui Colli Euganei inizia una corrispondenza con
lamico Lorenzo Aldernai. Nelle lettere parla del suo amore per Teresa, una nobildona
che pur ricambiandolo alla fine cede agli ordini del padre, sposando Odoardo, uomo
nobile ma insensibile. Vi poi una parte dedicata ai viaggi del protagonista, che a
Firenze nella chiesa di Santa Croce visita le tombe dei grandi italiani e incontra Parini a
Milano. E evidente che lOrtis rappresenta un trasposizione in chiae biografico dello
stesso autore. Il tema politico si fonde con quello amoroso, sotto lo sfondo di un
pessimismo che porta Ortis a suicidarsi. Non bisogna dimenticare per anche la
presenza di altri temi, come il mito della bellezza serenatrice e il sepolcro come mezzo
di comunicazione ideale tra vivi e morti. Jacopo Ortis rappresenta il prototipo di eroe
romantico, che vive allinsegna del ribellissimo, abbandonandosi alle passioni, su
suggestioni di alcune correnti culturali europee come quell dello Sturm und Drang.
I sonetti e le odi
1802 : escono otti sonetti e lode a Luigia Pallavicini caduta da cavallo sul <Nuovo
giornale dei Letterati>> di Pisa
1803 : esce a Milano una edizione di Poesie di Ugo foscolo, dove ai testi gi pubblicati
si aggiungono lode Allamica risanata, i sonetti Alla sera, a Zacinto, Alla Musa.
Sempre nel 1803 esce a Milano unaltra edizione, che inclue il sonetto In morte dal
fratello Giovanni.
Caratteristiche : evidente lispirazione neoclassica di Foscolo, che in queste poesie
vagheggia la bellezza, lattento lavoro di labor limae, visibile dalle varianti tra
unedizione e laltra, la fedelt rispetto alla tradizione, che lo porta ad utilizzare
lantichissimo metro del sonetto, dora in avanti sempre pi raro. A luigia Pallavicini
e Alla amica risanata sono due poesie doccasione, in cui il vagheggiamento della
realt appare come evasione dal reale. Vi appaiono temi, che saranno tipici delle
Grazie, come il culto della bellezza, il rimpianto per la patria dorigine. Nei sonetti, che
uscirono nelledizione pisana, si fa strada invece un Foscolo pi autobiografico, in
questo senso Solcata ho fronte, occhi invacati intenti una sorta di autoritratto.
Sono anche queste poesie doccasione, come Te nutrice alle muse, scritto allindomani
dellabolazione delluso del latino nella Cisalpina, definito da Buildino decoroso
prodotto doratoria in ersi. Viene esaltata la potenza eternatrice della poesia, che
sopravvive al tempo nella Pur tu copia versavi alma di canto (Alla musa) e il
tema della patria affrontato approfonditamente nel Mai pi toccher le sacre
spande (A zacinto), in cui lautore si autoparagona al greco Ulisse, ocn il quale
condivide il destino dellesilio.
Dei sepolcri
Carme, in 285 versi, uscito a Brescia e dedicato a Ippolito Pindemonte, che anchegli
andava scrivendo un poema in ottave sui Cimiteri. Le suggestioni di Foscolo sono
varie. In primis a ispirarlo sarebbe stato un elemento biografico, ovvero la
conversazione intrattenuta con Isabella Albrizzi e Ippolito Pindemonte sulla futura
estensione allItalia del decreto napoleonico di Saint-Cloud, che prevedeva lobbligo di
seppellire i morti fuori dalle citt e stabiliva dei criteri democratici per le dimensioni
delle lapidi, ma non bisogna dimenticare tutte le suggestioni del filone della
produzione sepolcrale della seconda met del secolo precedente, dallElegia scritta in
un cimitero di campagna di Thomas Gray, resa in italiano da Cearotti, ai Pensieri
Notturni di Edward Young, alle Notti romane di Alessandro Verri. Rispetto a questi
autori Foscolo rivendica una certa originalit, affermando che la rappresentazione dei
sepolcri ha un fine politico e civile, serve cio a incoraggiare gli italiani alla difesa della
patria con lesempio di eroi grandiosi che per questa sono morti. Lopera pu essere
suddivsa in tre parti, nella prima Foscolo riconosce il valore dei sepolcri di mantenere il
legame fra viventi e morti, criticando la legge napoleonica che vorrebbe seppellire in
un territorio comune malvagi e buoni, nella seconda parte invece procede
allelencazione di italiani illustri sepolti a Santa croce e greci sepolti a Maratona, nella
terza parla della forza eternatrice della poesia, citando la profezia di Cassandra che
prevede la distruzione della citt di Troia. Il suo stile sussultorio, passa facilmente da
un argomento allaltro, come avviene nella poesia del greco Pindaro, ed infine Foscola
ammette che la poesia lirica non so se per virt o per vizio, transvolat in medio posita
(sorvola sulle cose poste in mezzo). Nei sepolcri emerge una visione materialistica e
la tensione civile del poeta, ma anche la celebrazione di un tema tipico del
Neoclassicismo, ovvero la funzione eternatrice della poesia.

Letteratura italiana nellOttocento


Il dibattito sulla questione della lingua innescato dalla pubblicazione sulla rivista
<Biblioteca italiana> di un articolo della Madame de Stael, Sulla maniera e
lutilit delle tradizioni. La scrittrice di una rinomata opera, la Germania (De
lAllemagne 1810-1813) invitava i letterati italiani a leggere le opere nordeuropee
(specialmente inglese e tedesche) in modo da rinnovare quella che era una letteratura
ancora troppo legata al neoclassicismo e ai vecchi modelli della tradizione. Vincenzo
Monti e Pietro Giordani reagirono negativamente alla proposta della scrittrice
tedesca,strenui difendosori della tradizione classica, ma -sempre nella capitale
lombarda vi furono sostenitori dellindirizzo staeliano,come Lodovico di Breme, Pietro
Borsieri, Giovanni Berchet.
Il romanticismo italiano legato molto a temi patriottici e civili, imperniato com sul
realismo che gli deriva dalla tradizione illuministica. Le speculazioni estetico-
filosofiche vengono rifiutate, per la loro astrattezza, a favore di una prospettiva
pragmatica di critica militante, in cui si mescolano riflessioni su periodi storici (come il
Medioevo) e su questioni linguistiche-culturali con tentativi di insegnamento morale.
Molta fortuna ha il genere del romanzo storico, di cui Alessandro Manzoni con i
Promessi sposi (1 edizione 1825-1827) il maggiore esponente. Si tratta di un
romanzo in cui centrale il tema nazionale, in un Italia ancora frammentata in
realt politiche ed economiche diverse, che rallentano il processo di unit a cui sono
giunti gli altri paesi europei. Anche i memorialisti, gli scrittori di memoria, che pure
non erano mancati nel settecento (Goldoni,Alfieri), intendono rivolgersi alla
dimensione pubblica, nellintento di rapresentare con la propria vicenda biografica il
destino comune di una nazione.
Alcuni aspetti del Romanticismo europeo sono rifiutati, come per esempio il gusto
dellorrido, il misticismo estetico, il mito dellartista come genio. Nel Discorso di un
italiano intorno alla poesia romantica (1818) G.Leopardi rivendica la superiorit
della tradizione classica, a cui non estranea quella potenza dellimmaginazione,
che i romantici rivendicano come propria.
Dal 1848 in poi latteggiamento degli intellettuali si fa pi attivo e politicamente
impegnato, basti pensare a Ippolito Nievo, autore del romanzo Confessioni di un
italiano (uscito postumo nel 1867), che partecip alla spedizione dei Mille di Garibaldi
e lott tutta la vita per lindipendenza. Si rivela, dunque, una coscienza laica, una
maggiore attenzione per la politica rispetto alla filosofia.
Nel genere de melodramma alcuni aspetti del romanticismo , che erano stati
tralasciati da altri generi (irica,romanzo, racconto e teatro) sono pi evidenti. Nelle
opere di Gioacchino Rosini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donzetti, Giuseppe Verdi affiora il
tema dela passionalit, dallistinto selvaggio di odio e di vendetta alleros assoluto, al
sacrificio nobile e gratuito delleroe martire. Leffetto ottenuto quello di una sintesi
fra libretto, musica e teatro, a cui mrava lo stesso Verdi quando parlava di <parola
scenica>.
La nuova editoria. Le riviste
In Italia non si pu creare un mercato libraio paragonabile a quello degli altri paesi
europei per una serie di fattori :
1. Non viene pi riconosciuto il diritto di propriet letteraria aumentano le
edizioni pirata dei libri, che danneggiano gli stampatori e privato gli autori del
loro compenso.
2. Vengono imposti dazi e dogane, che fanno aumentare il costo di produzione di
un libro, la cui libert di circolazione gi vincolata dalla frequente attivit di
censura, esercitata dallo stato e dalla chiesa.
3. Diffuso analfabetismo e mancanza di una lingua comune.
In questo scenario Milano rimane il centro in cui si registra la maggiore attivit
editoriale, promossa da un gruppo di giovani intellettuali (G.Berchet, Silvio Pellico,
Ermes Visconti) e, pi in generale, dalla presenza di un ceto sociale pi ricco,avanzato.
I pi importanti editori sono Fortuna Stella, che curer ledizione delle operette morali
di Leopardi, pubblicate nel 1827, e Francesco Lampato. A milano nascono inoltre le pi
prestigiose riviste, come Biblioteca italiana (1816-1840), favorevole al regime, il
bisettimanale Il conciliatore (1818-1819), fondato dai conti Federico Confalonieri e
Luigi Porro Lambertenghi. A Firenze invce nota la rivista Lantologia (1821-1833),
diretta dal tipografo Giovan Pietro Viesseux, che organizzava spesso riunioni di
letterati presso il <<Gabinetto scientifico letterario. Nellambiente veneziano si
formarono Niccol Tommaseo (1802-1874) e Gino Capponi(1792-1874). Nel 1840,
anno in cui viene esteso la libera circolazione delle opere a stampa in tutta Italia
(eccetto nel Regno delle due Sicilie), parallelalemente al ripristino del diritto di
proriet, lattivit libraria conosce una nuova fioritura (Il Politecnico di Carlo Cattaneo,
Il crepuscolo di Carlo Tenca).
La poesia
Fino al 1848-1849 prevale la lirica patriottica, in cui si esalta la storia nazionale (in
particolare medievale, ma anche contemporanea) attraverso generi come linno, la
ballata (o romanza) e la novella in versi. Al genere negativo della satira il pubblico
preferisce per spontaneit e riccehzza sentimentali modelli positivi. Bench si noti
rispetto alla tradizione una ricerca di semplificazione e di realismo, la poesia romantica
non riesce a liberararsi del peso della tradizione, da cui ricava gli stessi moduli lessica.
Ne deriva una tendenza alla declamazione e alloratoria, e anche la scelta di Leopardi
di adeguarsi ad un codice conservativo,aulico e classicista. Allo stesso tempo per si
diffonde la letteratura dialettata, grazie al milanese Carlo Porta (1775-1821) e
Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863). Luso del dialetto non un aspetto, tuttavia,
consolidato della letteratura rinascimentale, come ci dimostra anche il caso di
Tommaso Grossi, che tradusse dal milanese in italiano la propria novella in versi La
fuggitiva. Dal 1848 inizia una nuova fase della letteratura, chiamata secondo
Romanticismo, in cui si avvertono di pi i temi amati dalla letteratura europea, con
una tendenza allimmaginazione e unesasperazione del linguaggio languido e
patetico.
La lirica patriottica
Giovanni Berchet ha il merito di aver diffuso il genere europeo della ballata (o
romanza) in Italia grazie alla traduzione di due liriche del tedesco Gottfried August
Burger, Il cacciatore feroce ed Eleonora. Tuttavia i temi della lirica italiana si
distinguono da quelli degli altri paesi, infatti sul gusto per lorrido, per il macabro, sugli
amori tormentosi e violenti, sulle folli avventure dei personaggi prevale linteresse
storico-nazionalistico. Le stesse fantasie (1829) di Berchet riflettono questaspetto.
Nel poemetto polimetro i rotagonista, alter ego dellautore, un esule fuggito in
Francia e poi a Londra dopo il fallimento dei moti carbonari del 1821, immerso nella
contemplazione onirica del passato glorioso ( con visioni come quella del Giuramento
di Pontida, ispirata al convegno della Lega Lombarda del 1167 contro limperatore
Federico Barbarossa). Il tema dellesilio ritorna in altre sue famose romanze, come il
Trovatore e il romito del Cenisio, mentre la Clarisa tratta di un argomento di storia
contemporanea, ovvero l accusa di tradimento nei confronti dei patrioti lombardi a
Carlo Alberto, re di Sardegna.
Altri autori di lirica patriottica : Alesandro Poerio, Francesco DallOngaro, Pier Paolo
parzanese, Arnaldo fusinato (autore dellode a Venezia), Goffredo Mameli, scrittore
dellode Fratelli dItalia, destinata a diventare inno nazionale nel 1946. Fra i vari autori
litici di questo periodo bisogna riconoscere loriginalit di Luigi Carrer, che nella
raccolta Ballate (1834), si rif ai temi leggendari, tradizionali, fiabeschi della romanza.
Appartiene al genere della novella in versi Ulrico e Lida (1837), scritta da Tommaso
Grassi, autore interessato a tematiche storiche (medioevo) e amorose nellintento di
suscitare piet e compassione nel lettore.

La lirica dialettale
Carlo Porta (1775,1821) milanese viene da una famiglia agiata, opera in un
ambiente culturale aperto (la lombardia austro-ungarica) partecipa al dibattito
suscita dallarticolo della De Stael, scrivendo una corona di dodici sonetti satirici
contro Pietro Giordani, a favore delluso del dialetto in letteratura dichiara la propria
adesione al romanticismo in una lirica in sestine intitolata il Romanticismo (1819)
fonda La cameretta, una societ di amici, tra cui Giovanni Berchet, Ermes Visconti,
Tommaso Grossi, che discute di temi artistici e politici 1813-1817 : vengono
stampate alcune opere di Porta, come le ottave della Ninetta del Verzee e le strofe del
Lament del Marchion di gamb avert, dove rappresentato il mondo dei poveri, dei
mendicanti e delle prostitute di strada, con laspirazione dellautore in sottofondo a
una giustizia sociale che veda ricompensati questi ceti.
Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863) opera nellambiente pontificio, dalla
mentalit pi chiusa della Lombardia austro-ungarica in cui vive Carlo Porta rimane
da giovane orfano, la sua infanzia segnata difficolt economiche che lo obbligano a
chiedere aiuto al mondo curiale e prelatizio nel 1813 fonda lAccademia Tiberina, un
societ filo-papale che si dedica a studi storici su Roma tra il 1839 e il 1843 fa
pubblicare due florilegi (raccolte antologiche) di Versi e Versi inediti in lingua. Siccome
la maggior dei suoi sonetti uscirono postumi (dei 2300 che scrisse solo 23 furono
pubblicati quandancora era in vita), il titolo assegnato, ovvero Sonetti (in riferimento
alla struttura metrica dei suoi componimenti) diverso da quello pensato nei
manoscritti (Poesie romanesce e il 996). Belli non condivide lo spirito democratico di
Porta, infatti nelle sue opere la plebe di Roma viene presentata in modo negativo, nella
sua crudelt e ignoranza. Si nota, dunque, una rappresentazione realistica e grottesca
della vita quotidiana, screvra di ideali di uguaglianza politica e socilae, e caratterizzata
da un cupo pessimismo Belli, infatti, non concepisce alcuna possibilit di riscatto per
la plebe romana, <<abbandonata senza miglioramento>>.
Lultima fase : Giovanni Prati e Aleardo Aleardi
Giovanni Prati (1814-1884) e Aleardo Aleardi (1812-1878) operano negli anni
Quaranta e Cinquanta dellOttocento, rappreesentanti di una letteratura che prerisce
temi sensuali e moralistici a quelli storico-civili. Un esempio di questo interesse per la
morbosit dei sentimenti la novella in versi sciolti Edmenegarda (1841), ispirata ad
un fatto di cronaca reale, ovvero ladulterio commesso dalla sorella del patriota
veneziano Daniele Manin. La componente moralistica evidente nel finale, in cui la
colpevole si redime. Argomenti cos scandalosi sicuramente suscitavano lattenzione
del pubblico femminile, il cui desiderio di trasgressione, con il finale, veniva ricondotto
nei ranghi della morale ufficiale.
Nel 1844 Prati pubblica un libro di sonetti memorie e Lacrime (1844), a cui si
aggiungono due poemi che guardano ai modelli byroniani e hughiani come Rodolfo
(1853) e Armando (1864), dove ricompare il tema di una sensibilit malata. Nella
parte finale della sua produzione, in particolare nella raccolta di sonetti Psiche (1876)
e di canti Istide (1878) emergono temi decadentisti, come il modo magico-misterico,
reso attraverso il simbolismo.
Opere di Aleardo Aleardi : Lettere a Maria,1846 / Il monte Circello,1856 / Triste
Dramma, 1753
Alessandro Manzoni (Milano 1785,1873)
Figlio di Giulia Beccaria e del conte Pietro, Alessandro Manzoni pass la sua giovinezza
a Milano in vari collegi religiosi (Somaschi, Barnabiti) finch non and ad abitare dal
padre a quindici anni. Nel 1805 decide di trasferirsi a Parigi, dove soggiorna la madre
insieme al suo compagno Carlo Imbonati. La morte delluomo provoca in Giulia un
grande dolore, tanto che Alessandro gli dedicher degli endecasillabi In morte di
Carlo Imbonati. Carlo viene raffigurato come un padre ideale, che in virt della sua
saggezza, d consigli filosofici a Manzoni : gi si nota nel componimento lansia morale
del poeta, alla ricerca di valori su cui imperniare la propria vita. A Parigi Manzoni entra
in contatto con il gruppo degli ideologici, che si riunivano presso la casa di Sofia,
vedova del Condorcet. Nonostante linfluenza degli ideologi, Manzoni continuava a
seguire uno stile neoclassico, come ci dimostra il suo poemetto mitologico Urania
(1809), lodatissimo dal Monti.
Nel 1808 Manzoni sposa Enrichetta Blondel a Milano secondo il rito della religione della
donna, che era calvinista. Due anni dopo per avviene la conversione del poeta e il
matrimonio viene ricelebrato secondo il rito cattolico. E da questo momento in poi che
la poetica di manzoni diventa coerente, rompendo completamente con il
neoclassicismo per orientarsi verso il realismo storico.
A causa delle sue crisi nervose e dei suoi frequenti attacchi di agorafobia Manzoni non
pat mai partecipare attivamente alla vita politica a Milano, limitandosi ad approvare
le iniziative dei suoi amici romantici del gruppo del Conciliatore. Nel 1816 inizia a
scrivere la sua tragedia Il Conte di Carmagnola, che per terminer soltanto nel
1819, perch nel frattempo il padre Tosi gli suggerisce di comporre una risposta alla
Storia delle repubbliche italiane del medioevo del ginevrino Sismondo de Sismondi,
ovvero Osservazioni sulla morale cattolica.
Nellattesa entusiastica dei moti risorgimentali del 1821 Manzoni scrisse Marzo 1821,
che per sar completato solamente nel 1848. Il 1821 un anno importante per lo
scrittore, che si dedica alla stesura di una seconda tragedia, lAdelchi, compone di
getto il 5 Maggio e progetta quello che sar il suo pi famoso romanzo.
I Promessi sposi, usciti nel 1827, impegnano dunque per vari anni Manzoni, che nella
prima stesura aveva scelto il titolo Fermo e Lucia, ma non contento, ne aveva a
lungo modificato i contenuti e lo stile. Sempre nel 1827 Manzoni si recava a Firenze
per sciacquare i panni in Arno, ovvero per iniziare quella revisione linguistica dei
Promessi sposi, per cui lopera, ripubblicata nel 1840, apparir priva di ogni idiotismo e
diverr esempio della lingua nazionale.
Nel 1833 gli muore Enrichetta Blondel, cos 4 anni dopo, su suggerimento della madre,
sposa Teresa Borri Stampa, presso la villa della quale a Lago Maggiore approfondisce
lamicizia con Antonio Rosmini. Nel 1860 lo scrittore viene nominato senatore a vita da
Vittorio Emanuele II.
Inni sacri ed odi civili
Nei versi In morti di Carlo Imbonati Manzoni tratteggia la figura dell uomo come
quella di un padre dantesco, guida spirituale che grazia alla sua saggezza sa
trasmettere valori evangelici. Gi dunque si nota quellansia religioa, estranea ai
poemetti neoclassici dellUrania e della Parteneide, dove lo sforzo dello scrittore
tutto teso alla migliore resa formale, ed infatti lo stesso Manzoni rifiuter questi scritti
per la loro totale mancanza di interesse. Meno curati formalmente, ma pi profondi ed
originali sono gli Inni sacri (La Risurrezione, 1812, Il nome di Maria, 1813, Il Natale
1813, La passione 1815, tutti pubblicati nel 1815, e la Pentecoste, cominciata nel 1817
e conclusa nel 1822).
Sono un esempio di lirica oggettiva, in cui Manzoni descrive il fatto storico, suo
interesse preminente, nel quale inserisce la sua visione provvidenzialistica, per cui la
storia diventa il teatro dellintervento incessante di Dio. A Manzoni preme
particolarmente la redenzione, ovvero la salvezza delluomo, di cui mostra i
momenti pi significativi, fra cui quello in assoluto pi importante la Pentecoste, la
manifestazione dello Spirito Santo agli apostoli, da cui pu avere inizio la storia della
chiesa. Loriginalit di questi inni consiste nella mescolanza di linguaggio biblico e di
stile tradizionale. Si ha limpressione di leggere sequenze liturgiche e preghiere, anche
grazie alluso del settenario, dellottonario e del decasillabo al posto del tradizionale
metro dellode classica o dellendecasillabo sciolto. Non manca una certa vena
enfatica, legata a un genere di poesia esortativa.
Altri Inni saranno scritti dal Manzoni, come Sopra il nome di Maria (1823), il Natale del
1833, Ognissanti (1847), pi legati a tematiche personali, dove gi affiora un certo
senso dinquietudine di fronte alla terribilit del volere divino.
Appartengono invece al filone delle odi civili Aprile 1814, scritto in occasione della
liberazione di Milano dai Francesi, Il proclama di Rimini e Marzo 1821. In tutte le
odi Manzoni non tralascia di mostrare la sua concezione religiosa della storia, per cui
gli eventi risorgimentali sono interpretati alla luce della volont divina. Lattenzione
allaspetto religioso evidente nellode Marzo 1821, scritta in occasione della morte di
Napoleone, personaggio che per le sue idee politiche poteva essere poco simpatico al
democratico Manzoni, che tuttavia viene celebrato non per le sue imprese militari, ma
per la sua conversione al cattolicesimo negli ultimi giorni di esilio a SantElena, prima
della sua morte. Manzoni colloca la figura del generale-imperatore nel vasto ambito di
una storia che lo trascende.

Le tragedie
Le tragedie di Manzoni affrontano argomenti storici con un attenzione diversa da
quella riservata da Alfieri e Foscolo alla storia , mero sfondo dellazione di personaggi
eroici, tutti volti allaffermazione della propria volont. Nel Manzoni il ritratto storico si
fa pi verosimile, in quanto viene abbandonato il principio dunit, stabilito da
Aristotele, che imponeva di ambientare la vicenda in un unico luogo e in un unico
tempo. I personaggi, inoltre, non sono eroi, ma vittime, secondo una visione
pessimistica della storia, ritenuta teatro di crudelt e di malvagit. In un contesto cos
negativo lunica salvezza possibile per i pochi eletti cristiani la morte, vista
secondo una prospettiva cristiana, ovvero come transito verso un mondo giusto, dove
si possa essere risarciti delle ingiustizie subite nella terra. Cos nel conte di
Carmagnola il protagonista, Francesco Bussoni, capitano di ventura della Repubblica di
Venezia, prima al servizio dei Visconti di Milano, si trova a sconfiggere la sua vecchia
patria nella battaglia di Maclodio, ma la sua scelta di lasciar andare i prigionieri di
guerra suscita il sospetto di tradimento da parte dei Veneziani, che lo condannano a
morte. Ha un ruolo importante nella tragedia il coro, che non viene utilizzato dal
Manzoni come parte narrativa, bens, in adesione alle linee guide stabilite da Schlegel
nel Corso di letteratura drammatica, come luogo di riflessioni e di commenti. E nel
coro che si esplicita la visione polemica e pessimistica di Manzoni, secondo la quale
alla base della dominazione straniera vi linstabilit degli stati italiani, sempre in
guerra tra loro. Da qui deriva linvoti cristiano a unirsi nel nome delle leggi della
fraternit umana, per non incorrere nel castigo divino. NellAdelchi il personaggio-
vittima Adelchi, figlio di Desiderio, re dei Longobardi. Il re, vedendo sua figlia
Ermengarda rifiutata in sposa da Carlo Magno, contro di lui intraprender una guerra,
nella quale troveranno la morte entrambi i figli.
I testi di poetica e la Morale cattolica
Loriginalit della poetica di Manzoni impone allo scrittore delle riflessioni teoriche sul
modo di fare letteratura. Fra queste compaiono la Lettre a M.Chauver sur lunit
de temps e de lieu dans la tragedie, in cui, in realt, il problema del rispetto
dellunit aristotelico serve solo da spunto per fare una riflessione pi grande sul
rapporto fra poesia e vero storico. Manzoni convinto che la poesia debba
rappresentare la verit storica, ponendosi un fine educativo per gli spettatori. Lo
scrittore per rimarca la differenza fra storia e poesia, vedendo nella prima unanalisi
tutta esteriore dei fatti compiuti, nella seconda invece un mezzo di riflessione sulle
ragioni psicologiche-interiori dei fatti. Nella lettera al marchese Cesare dAzeglio
Manzoni scrive una frase dal sapore proverbiale << La poesia deve proporsi lutile per
iscopo, il vero per soggetto, e linteressante per mezzo>>. Accanto alla definizione
delle prerogativ della poesia vi la netta condanna della mitologia, vista come un
cumulo di fandonie e, in prospettiva cristiana, come una forma di idolatria. Nel
Discorso sul romanzo storico e in genere decomponimenti misti di storia e
dinvenzione Manzoni sostiene lincompatibilit del vero storico con il verosimile
poetico, il reale della storia con le invenzioni immaginative. In realt il Vero poetico
legittimato dalla verit ideale che implicita nella realt effettivamente accaduta.
Queste posizioni verr sottolineate nuovamente nel Dellinvenzione (1850), dove
al poeta attribuito il compito di inventare, nel senso di trovare, le ragioni ideali
della storia, ovvero di descrivere ci che, gi presente nella mente di Dio, attende di
essere rivelato.
Le Osservazioni sulla morale cattolica sono una difesa ragionata del patrimonio
etico del cristianesimo, in quanto manzoni ritiene che la fede cristiana, lunica santa e
ragionata in ogni sua parte, debba conciliarsi con i principi della ragione di matrice
illuministica. La fede dunque deve integare, non deprimere le risorse intellettuali e
morali propriamente umane.
Il romanzo
Il romanzo il genere letterario che pi si adatta a rappresentare il vero storico, per
questo Manzoni sceglie di scrivere I promessi sposi, che, rispetto alle tragedie, danno
una visione della storia diversa, avendo come protagonisti gli umili, e non personaggi
famosi, chiusi nella loro aristocratica grandezza. Il romanzo di ambientazione storica
non era unidea nuova nella letteratura, infatti Manzoni probabilmente trasse
ispirazione dalla lettura dellIvanohe di Walter Scott, dove per gli elementi storici
(medievali) si alternavano con quelli romanzeschi-fantasiosi. I Promessi sposi, invece,
sono un opera pi attenta alla rappresentazione del vero, eliminato ogni elemento
fantastico. La trama della fanciulla perseguitata da dei malvagi, tipica della tradizione
del romanzo inglese, viene ripresa in chiave cristiana nella figura di Lucia, il cui
eroismo sta tutto nella sua silenziosa fiducia in Dio e nella capacit di convertire anche
il peggiore dei nemici, lInnominato, dando agli eventi una svolta positiva, fino al lieto
fine, tipico del romanzo, col matrimonio a Milano e la morte di don Rodrigo. Le
differenze con la prima stesura del romanzo, il Fermo e Lucia, riguardano non tanto la
trama, bens la struttura. Il Fermo e Lucia infatti era diviso in quattro parti, che
corrispondevano ai quattro volumi con cui sarebbe stato stato pubblicato, era pieno di
digressioni storiche, che mal si integravano con lelemento narrativo, conteneva
interventi personali dellautore, usava una lingua vernacolare, piena di lombardismi e
latinismi. Lo sforzo di Manzoni fu quello di rendere omogeneo il romanzo, integrando
ogni sua parte, alternando la storia di Lucia con quella di Renzo in modo da restituire
allopera una maggiore unit. Alcune modifiche, come leliminazione di lunghe parti
descrittive della figura di Gertrude e dellInnominato, rappresentanti del male,
rispondono allintento di rendere lopera un romanzo a tutti gli effetti cristiano, con
un fine educativo. Nella storia, che vista da Manzoni in chiave pessimistica, come
luogo di crudelt e corruzione (non a caso scelse il secolo del Seicento), possibile
per intravedere la luminosa presenza della provvidenza, che alla fine premia gli umili
e punisce i malvagi. In questo senso il pessimismo di Manzoni sembra attenuarsi.
A livello stilistico la ventisettana tende ad ununiformit del linguaggio, per cui
vengono eliminati tutti gli elementi dialettali nello sforzo di utilizzare un linguaggio
compresibile a tutta la nazione. Il modello cui fece riferimento Manzoni il toscano,
adattato al contesto milanese. La quarantana procede in questa direzione, cio
nellamalgamazione del toscano con lanima milanese e nelleliminazione di ogni
lombardismo.
Giacomo Leopardi