Sei sulla pagina 1di 259

Il libro

Nei giorni della Suburra nessuno pi innocente.

Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellir sotto una colata di cemento le
sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre lItalia affonda,
politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare allorgia perpetua di questo Basso Impero criminale.

Il Libanese era morto.


Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari
con un lavoretto senza pretese.
Il Samurai era ancora l. Lantico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il
Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno.
E il potere, quello, era concreto, vivo, reale.
Il Samurai era il numero uno.
Gli autori
Carlo Bonini inviato speciale de la Repubblica. Il suo ultimo libro pubblicato con Einaudi Stile Libero Acab. All Cops Are
Bastards (2009).

Giancarlo De Cataldo lautore diRomanzo criminale (Einaudi Stile Libero 2002). Tra i suoi ultimi libri,I Traditori, Io sono
il Libanese e, con Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, Cocaina (tutti usciti per Einaudi Stile Libero).
Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo

Suburra
Einaudi
A Severino.
E lui sa perch
Prologo
Roma, luglio 1993

Nel buio umido della notte destate, tre uomini attendevano a bordo di un Fiat Ducato dei
carabinieri parcheggiato sul lungotevere. Indossavano divise dellarma, ma erano criminali. Dalla
parte sbagliata di Roma li conoscevano con i nomi di battaglia di Botola, Lothar e Mandrake. Botola
scese dal furgone e si affacci sul fiume. Cacci dalla tasca un novellino Gentilini sbriciolato e lo
depose sulla spalletta. Arretr di qualche passo e rimase a fissare un gabbiano che affondava il
becco tra i rimasugli del biscotto.
Che belli i gabbiani.
Risal sul furgone. Quello che chiamavano Lothar si accese lennesima sigaretta e sbuff.
Io me so rotto. Che stiamo aspettando?
Te lappoggio! disse, convinto, Mandrake.
Botola scosse la testa, inflessibile.
Il Samurai ha detto alle due precise. Non un minuto prima, non uno dopo. Non ancora il
momento.
Gli altri due protestarono. Ma di che parliamo? Un anticipo di dieci minuti? E che sar mai? E poi,
sulla strada, sino a prova contraria, ci stavano loro, mica il Samurai. Che, per caso, il Samurai ci
aveva gli occhi dappertutto? Che era, il Padreterno, che li poteva controllare istante per istante?
Il Padreterno forse no, concesse Botola, con un sospiro. Ma se me parli del diavolo, ci sei
vicino.
Seeh, il diavolo! ironizz Mandrake. n omo come noi! E poi me so stufato: il Samurai de
qua, il Samurai de l Io, te dovessi di, non lho mai visto sporcarsi le mani, sto Samurai Bravo
a parlare, chi lo discute ma facile, quando il rischio se lo caricano laltri.
Botola li squadr, con un mezzo sorriso di commiserazione. Proprio non si rendevano conto,
poveri cristi!
Ve lo ricordate il Pigna?
A Lothar e a Mandrake quel nome non diceva niente.
Botola raccont una storia.
C questo pugile del Mandrione, di nome fa Sauro, detto Pigna per via di un sinistro micidiale. Un
bestione, tanto forte di braccia quanto scarso a cervello, povero Pigna. Se fosse stato appena un po
pi furbo, non si sarebbe appiccicato col Samurai per una questione di droga. S, perch a un certo
punto, dopo un affare di incontri truccati, la Federazione gli revoca la licenza per combattere, e il
Pigna si mette a spingere un po di roba per conto del Samurai. Il guaio che il Pigna si crede un
gran furbo. Prima comincia a fare la cresta, poi, quando si sente sicuro, arraffa un grosso carico, lo
vende per conto suo e sparisce. Resta nascosto tre-quattro mesi, e un bel giorno ricompare. Coi soldi
fregati al Samurai s comperato una palestra, ha reclutato quattro ragazzotti di borgata e s messo a
spacciare in proprio. Il Samurai prova a recuperarlo con le buone e va a trovarlo in palestra. Gli
propone un accordo ragionevole: il cinquanta per cento della propriet della palestra e di tutto lo
spaccio in cambio della pace. Pigna non sente ragioni. Si chiama i suoi ragazzotti e attacca a testa
bassa. In cinque contro uno il Samurai si difende come pu, ma alla fine ne esce malconcio. Lo
scaricano in un vicolo, mezzo morto, e ci vuole un bel po perch si riprenda. Una sera, in palestra si
presenta un tipo mai visto prima. Si iscrive, comincia a fare un po di pesi, attacca bottone con i
ragazzotti del capo. Quand lorario di chiusura, e Pigna rimasto da solo coi suoi fedelissimi, il
tipo mai visto prima tira fuori una mitraglietta Skorpion, come quelle che usavano i terroristi, e li
sbatte tutti al muro. Passano cinque minuti. Pigna e i suoi cercano in tutti i modi di far parlare il tipo,
che se ne resta muto come un pesce. Finalmente, la porta si apre e arriva lui. Il Samurai. Sotto lo
spolverino porta un kimono e fra le mani ha una katana, la spada affilatissima dei giapponesi. Punta
diritto al Pigna e gli tiene un discorsetto: sui soldi ci potevo passare sopra, ma sullumiliazione no.
Perci, caro Pigna, gli dice, tu adesso con questa spada ti apri la pancia, e io ti guarder morire. In
cambio non torcer un capello ai tuoi pischelli. Pigna si mette a frignare. Chiede perdono. Riconosce
lerrore. Gli passer la palestra, tutta la roba che gli avanza, i contatti dello spaccio. Il Samurai fa un
sospiro, alza la spada, e con un colpo solo taglia la testa a uno dei ragazzotti. Pigna scoppia a
piangere. I pischelli scoppiano a piangere. Uno di loro si fa avanti e si offre al Samurai come
esecutore della condanna. Il Samurai lo squadra e lo decapita. Vedi, Pigna, non ti sai scegliere gli
uomini, sospira, non ti sono fedeli A questo punto, tutti e tre, Pigna e i due sopravvissuti, tentano
un attacco disperato.
E che ve lo dico a fare? concluse Botola. Il Samurai li fece a pezzi. Lamico non spar
nemmeno un colpo. Poi misero gli avanzi nei sacchi e li buttarono nel Tevere.
Lothar e Mandrake fissavano il narratore, sconcertati.
Mi sa tanto che una cazzata, azzard Mandrake.
ora, tagli corto Botola. Muoviamoci.
Raggiunsero piazzale Clodio. Gli abbaglianti del Ducato lampeggiarono tre volte in direzione
della porta carraia del palazzo di giustizia, che dopo qualche secondo prese ad aprirsi lentamente. Il
militare alla garitta si avvicin senza fretta al lato di guida. Riconobbe Botola e con un cenno della
mano invit il furgone a proseguire. Risalirono a passo duomo la rampa in cemento armato che
portava al parcheggio della palazzina C, dove un sistema di porte blindate proteggeva il caveau
dellagenzia 91 della Banca di Roma.
Lo sportello interno del tribunale.
Il forziere che custodiva le ricchezze e i segreti di magistrati, avvocati, notai, sbirri.
Il doppio fondo di quella che chiamano Giustizia e che solo Potere.
Botola afferr dalla tasca dello sportello lelenco delle novecento cassette di sicurezza della
banca. Il Samurai ne aveva cerchiate centonovantasette. E solo quelle andavano aperte. Lothar afferr
due grossi sacchi di iuta. Mandrake controll la borsa degli attrezzi e lanello dalle cinquanta chiavi
per il quale a Roma cera un solo cassettaro: lui. Tutti e tre calzarono guanti neri in pelle aderente.
I carabinieri che li aspettavano avevano fatto il loro dovere. Le porte blindate che davano accesso
al caveau erano aperte, gli allarmi e il sistema video a circuito chiuso disattivati. Botola incroci lo
sguardo dei militari con una smorfia di disprezzo. Quei due puzzavano di paura e disonore. Lodore
che dnno le guardie quando sono marce. E liquid il pi giovane con un buffetto sulla guancia.
Conoscevano il caveau a memoria. Negli ultimi due mesi, Botola, Lothar e Mandrake cerano scesi
almeno una decina di volte, accompagnati da uno dei cassieri dellagenzia. Un tipo sulla cinquantina
con il vizietto della coca e delle femmine. Sera messo a disposizione come un cagnolino. Aveva
indicato il titolare di ogni cassetta consentendo al Samurai una cernita. Aveva fornito planimetrie e
tenuto aggiornata la lista degli accessi. Aveva reso possibile il calco delle chiavi che aprivano i
cancelli interni del cuore di quella banca. In fondo, restava la parte pi semplice. Mettere le mani su
quel ben di dio.
Io me levo sta divisa, azzard Mandrake. che proprio nun me ce sento guardia.
A chi lo dici, frate! solidarizz Lothar.
Botola autorizz. Purch si facesse in fretta: la buona sorte non poteva assisterli in eterno, e anche
i piani meglio congegnati possono infrangersi sul destino bizzarro.
Decisero di lavorare al buio. Con la sola luce di due grandi torce marine. Mandrake vol. Come
sapeva e doveva. E le prime centosettantaquattro cassette si aprirono come scatole di cioccolatini.
In un sacco di iuta finirono i contanti, dieci miliardi di lire, una montagna di gioielli e orologi.
Lothar li afferrava con una volutt sguaiata. Tirando dentro e fuori la lingua, come in preda a
unincontenibile eccitazione sessuale.
Botola si dedic al resto. Perch in quelle cassette cera qualcosa che valeva di pi dei pacchi
fascettati di banconote da cinquanta e centomila lire. Scopr con relativa sorpresa che un Pm dalla
narice incipriata teneva qualche etto di scorta tra lorologio del nonno e il filo di perle della moglie.
Un fascio di luce illumin gli estratti conto delle banche svizzere in cui avvocati, giudici, ufficiali dei
carabinieri, poliziotti, finanzieri avevano fatto finire il grano con cui la banda se li era comprati negli
anni.
Aveva ragione il Samurai. L dentro non cera unEpifania. Cera il nuovo Natale di Roma.
Nellultima cassetta trov una pistola.
Botola non aveva mai visto niente di simile. E s che una certa pratica se lera pure fatta, dopo
tanti anni sulla strada. Ma quella pistola Roba daltri tempi: lunga, con una scritta incomprensibile,
lo si sarebbe detto tedesco. Controll lelenco, pensando a un errore. Non cera errore. Il Samurai,
quella cassetta, laveva cerchiata addirittura due volte. Ma che se ne faceva uno come lui di quel
ferrovecchio? Comunque, afferr larma e un paio di scatole di munizioni e ficc tutto nel sacco.
Le quattro del mattino. Mandrake smadonnava su un paio di serrature che opponevano inattesa
resistenza.
Basta, rega, s fatto tardi.
Tornarono al furgone, mentre i carabinieri richiudevano alle loro spalle i cancelli e le porte
blindate. Il Ducato fece manovra e ridiscese a passo duomo alla porta carraia, attraverso la stessa
rampa da cui era salito. Il cancello si apr nuovamente. Botola si sporse dal finestrino verso il
carabiniere alla garitta.
stato un piacere, merda.
La risata sguaiata di Lothar e Mandrake copr linnesto sgranato della prima.

Portarono il Ducato nel boschetto a Monte Antenne, dove avevano in precedenza occultato la Saab
pulita del Botola. Scaricarono i sacchi e li seppellirono insieme alle divise. Lothar e Mandrake
cosparsero il furgone di benzina.
Damme foco, Botola! scherz Lothar.
Il proiettile lo centr fra gli occhi. Cadde senza un lamento.
Mandrake si volt al botto. Fiss inorridito Botola, la 7.65 nella sinistra, la canna ancora fumante.
Ma che
Sai quel tipo della palestra, quello che stava col Samurai? Ero io, Mandrake, disse Botola, poi
spar anche a lui.

Il sole era gi alto quando Botola rientr nella sua grande casa al Pantheon. Lothar e Mandrake
erano pezzi di carne bruciata fra le lamiere. Un po gli era dispiaciuto per loro, ma gli ordini del
Samurai non si discutevano. Il bottino era al sicuro, in attesa che si placasse la prevedibile tempesta.
Botola mise in ghiaccio un paio di bottiglie di champagne millesimato e si affacci sulla piazza
insonnolita. Un tempo, quella casa era appartenuta al Dandi. Lultimo capo della banda era caduto
qualche anno prima per mano di una batteria di vecchi compari: piombo infame, secondo alcuni. Atto
di giustizia che aveva liberato la terra dal peggior gargarozzone, secondo i pi. Botola non aveva
opinioni al riguardo. Considerava luscita di scena del Dandi, al quale pure era stato profondamente
legato, qualcosa a met fra un incidente e una necessit. Se il Dandi non si fosse montato la testa,
sarebbe rimasto ancora per un pezzo il numero uno. Ma se non si fosse montato la testa, non sarebbe
stato il Dandi. E quindi
Per un po, in quei trecento metri quadri terrazzati che dominavano il centro della capitale sera
installata Patrizia, la vedova del Dandi. Poi Patrizia sera messa con uno sbirro, e aveva fatto una
brutta fine. Botola, scontata una condanna accettabile, sera comprato il tutto, arredi compresi, per un
tozzo di pane. Ed era da l, da quel luogo che una volta aveva ricordato loro chi erano, da dove
venivano e dove erano arrivati, era da l che si doveva ripartire.
Come una volta. Meglio di una volta.
Il Samurai si degn di comparire verso mezzogiorno. Altissimo, indossava una camicia coreana
senza il minimo alone di sudore, occhiali scuri, jeans attillati. Si annunci con una specie di smorfia
estenuata, disdegn lo champagne, annu appena quando Botola cominci a magnificare limpresa del
caveau.
So che andata come doveva. Ne hanno parlato alla radio.
Botola ci rimase male. Va bene che il Samurai era uno di poche parole, diciamo pure ai confini del
mutismo, e non dico lentusiasmo, ma almeno un po di soddisfazione, e che cazzo!
Hai portato quello che ti avevo chiesto?
Botola, risentito, gli porse la pistola e le cartucce.
Il Samurai afferr il tutto con la devozione che si tributa a una reliquia, si sfil le lenti nere Ray-
Ban, accarezz larma con uno sguardo intenerito, e finalmente sorrise.
Che ci avr de speciale sto ferro, mormor Botola. Avevano messo le mani su un tesoro, e
quello si fissava su una pistola che ci avr avuto centanni.
Non capiresti, rispose, asciutto, il Samurai.
Botola non insistette. Da ventanni batteva la strada, e se cera una cosa che aveva capito, era che
non ci si doveva mai mettere in mezzo fra un uomo e le sue manie. Se il Samurai seccitava cos,
affari suoi.
Il Samurai intasc larma e le cartucce, poi si sofferm sul piccolo quadro che sovrastava un lungo
divano bianco.
Roba del Dandi, saffrett a spiegare Botola. Lo pag cento milioni a unasta.
una copia, sussurr il Samurai.
Che cazzo stai a di? Ce sta pure la firma! Guarda, De Chierico.
De Chirico.
Embe? Nun so se te ricordi, ma Dandi non era tipo da farsi infinocchiare dal primo falsario.
Non ho detto che sia un falso. Ho detto copia. una cosa ben diversa. Lartista dipinge un
originale, poi mette in circolazione altri esemplari dello stesso dipinto, oppure autorizza un altro
pittore a fare la stessa cosa In ogni caso, non vale tanto.
Vabbe, sar come dici tu. E poi a me sti due mamozzi che si abbracciano non mhanno mai
convinto.
Ettore e Andromaca, puntualizz il Samurai.
Botola ne aveva abbastanza. Vabbe che il Samurai stava sbroccando, ma che gli frullava in testa?
Mah. Forse, era solo ladrenalina che gli giocava un brutto scherzo. Botola and in cucina, stapp lo
champagne opportunamente ghiacciato, ne vers solo per s visto che laltro stava cos storto e torn
in salone, deciso a evitare altre perdite di tempo.
Il Samurai sera accomodato al centro del divano e stava giocherellando con la pistola e le
cartucce.
Samurai, se non ti fa fatica, mi sembra che dovremmo parlare dei nostri progetti.
Il Samurai, con un gesto vago, gli fece cenno di proseguire.
Botola afferr una sedia dalla forma scrausa (altro investimento del Dandi buonanima, scomoda da
morire) e si piazz davanti a lui.
Allora, io dico che co quello che ci avemo c una sola strada davanti a noi.
E sarebbe?
Se ripijamo Roma.
Ah, s? Prosegui.
Abbiamo soldi, soldi freschi e puliti, e tanti. Cio, puliti per noi perch so sporchi per loro, non
so se mi capisci.
Perfettamente.
Bene. Abbiamo le carte. Che ci dicono dove vanno a finire i soldi che tutti sti bravi servitori
dello stato se so fregati in questi ultimi anni. Praticamente, li teniamo per le palle. Il che ci rende
intoccabili, e quindi
Quindi?
Quindi, se tu ci stai, noi due, tu e io, da questo momento semo Giulio Cesare e Ottaviano
Augusto.
Il Botola rise, compiaciuto della battuta che lo riportava ai tempi del Libanese, il fondatore della
banda. Uno che, a proposito di fisse, ci aveva la mania dellantica Roma. E forse non aveva tutti i
torti.
Allora? Che ne dici, eh, Samura? Se p fa?
Il Samurai annu e si mise a caricare la pistola. Mentre introduceva il caricatore a lamina
nellapertura sulla canna, illustrava i passaggi salienti allesterrefatto Botola.
Questa una Mannlicher, fabbricata nel 1901 in Austria. A differenza delle normali pistole
semiautomatiche, il funzionamento non avviene grazie al rinculo dellotturatore, ma a causa dello
spostamento in avanti della canna. Lotturatore , si dice, solidale con lincastellatura: come vedi, le
cartucce si inseriscono dallalto, e non dal basso. Larma fu adottata dallesercito austriaco, che se
ne serv durante la Prima guerra mondiale. Successivamente, caduta in disuso in Europa, incontr
nuova fortuna in Argentina. E infatti, queste cartucce che vedi sono Borghi, fabbricate a Buenos Aires
nel 1947. Al momento dello sparo, la canna, in parte contenuta in una guida cilindrica, avanza,
trascinata dallattrito del proiettile, e, comprimendo unopportuna molla di recupero, espelle il
bossolo.
Il Samurai trasse un profondo sospiro, punt la Mannlicher alla fronte di Botola e fece fuoco.

Il Samurai si ibern per il resto dellestate.


Avvelenati dal clamore di un colpo cos magistrale, gli uomini in divisa convogliarono a Roma i
migliori investigatori. La talpa fu beccata quasi subito e si cant i carabinieri, che a loro volta si
cantarono Lothar, Mandrake e Botola: una volta traditori, traditori per sempre. Il Samurai laveva
previsto. Perci aveva dovuto, sia pure a malincuore, sopprimere tre bravi ragazzi che sapevano
stare al mondo. Per spezzare il filo. E cos, verso met settembre, mentre le guardie si dannavano
inutilmente lanima per dare un volto alla mente della rapina, recuper il bottino e si present
puntuale alla riunione mensile al Bagatto.
Ufficialmente denominato circolo ricreativo, Il Bagatto era quanto di pi simile a un centro
sociale la destra estrema romana fosse riuscita a concepire. Ma se il modello organizzativo era
copiato dalla sinistra, lapparato scenografico, dai gagliardetti col fascio littorio ai murales con
Gandalf e Frodo, dai posacenere con la croce uncinata ai manganelli con lanima in ferro che
vendevano sottobanco su improvvisate bancarelle, era inequivocabilmente di stampo fascista. Cos
come fascisti erano i giovani cuori dei ragazzi che, dapprima alla spicciolata poi sempre pi
numerosi, andavano assiepandosi sulle panche zoppicanti del sottoscala di Montesacro, impazienti di
ascoltare, in religioso silenzio, il verbo del loro capo spirituale.
Quella sera erano almeno in quaranta, quasi tutti giovanissimi. Figli delle curve dello stadio
Olimpico, divisi dal tifo ma uniti questo almeno faceva loro credere il Samurai da una fede
comune.
Le curve. Il futuro di Roma.
Il Samurai riponeva grandi speranze nei suoi ragazzi. Gente agitata, gente che non aveva niente da
perdere e fremeva per prendersi tutto.
Lideologia era stata lesca, ma il progetto andava ben oltre ogni ormai tramontata utopia. Si
trattava di costruire una rete a piccole maglie. Dovevano essere forti, determinati, spietati come
antichi guerrieri, ma anche astuti come volpi e, alloccorrenza, malleabili e urticanti come meduse.
Ciascuno doveva essere impiegato secondo le proprie qualit: cani da strada e professionisti in
doppiopetto. E tutti, tutti sarebbero stati fedeli.
Il Samurai cominci a parlare. La sua voce era bassa, gradevole, ma sapriva a improvvisi squarci
di energia che accendevano le menti e scaldavano i cuori. Parl dello stretto, indissolubile legame
che avvince la Rivoluzione, che tutti loro sognavano, e la vita della strada. Spieg che ci che per il
borghese crimine, per il guerriero pu essere, a certe condizioni, il gesto perfetto che non tollera n
il meschino piagnisteo del debole n lacre censura di unimbelle giustizia. Perch il gesto trova in s
stesso la propria giustificazione, etica, estetica e religiosa, e tanto deve bastarvi.
Parl e parl, arricchendo lorazione di parabole esemplari, finch non ebbe la certezza di averli,
come sempre, in pugno. E allora, allimprovviso, quando si aspettavano la rivelazione definitiva,
tacque, e con un mezzo sorriso li conged tutti.
Ora andate. Che ciascuno di voi mediti su quanto ha appena ascoltato. Ci rivediamo il mese
prossimo.
I ragazzi sciamarono via, scambiandosi commenti entusiasti ma a mezza voce, per non disturbare la
concentrazione del Samurai, che, a occhi chiusi, si massaggiava le tempie, come prostrato dallo
sforzo oratorio.
Maestro? Permetti una parola?
Il Samurai apr gli occhi con un sospiro.
E si ritrov a dieci centimetri dalla canna di una semiautomatica.
Mise a fuoco un volto franco, due occhi profondi e corrucciati, una smorfia di tensione e un
tremolio che laltro faticava a controllare.
Marco Malatesta. Diciottanni. Un ragazzaccio di Talenti ricco di cuore, fegato, e, soprattutto,
cervello. Uno dei suoi preferiti. Un potenziale erede designato.
Se pensavi di stupirmi, Marco, ci sei riuscito. Ora, se volessi spiegarmi
Tu non sei un maestro. Tu sei solo un bastardo!
Attento, Marco. Stai ragionando come un piccolo-borghese.
Fanculo alle tue stronzate, Samurai. Tu sei questo!
Il ragazzo si frug nelle tasche del giubbotto e gli scaravent addosso una manciata di pillole
multicolori.
Valgono un sacco di soldi, comment il Samurai, per niente turbato. Faresti meglio a
raccoglierle.
Ah, le riconosci, eh? E certo! Sei tu che spingi lecstasy in curva, tu che ci stai intossicando. Sei
uno spacciatore, Samurai. No, non uno spacciatore, il capo di tutti gli spacciatori. Ci hai mandato in
giro a spaccare le teste degli spacciatori. E lhai chiamato atto rivoluzionario. E invece che
cosera, eh? Libera concorrenza?
Ragazzo mio, se vuoi sparare a qualcuno, prima togli la sicura.
Marco abbass distinto lo sguardo.
Il Samurai sorrise, poi ag, fulmineo. In un istante, la pistola era finita tra le sue mani.
Marco si avvent, il sangue agli occhi. Il Samurai scart appena di lato, evit lassalto e, con il
calcio dellarma, vibr un colpo secco alla base della nuca. Il ragazzo si abbatt mugolando. Il
Samurai scarrell. Poi si chin su Marco, lo costrinse a voltarsi, gli mont su a cavalcioni, punt
larma al centro della fronte.
Dovrei ripagarti con la stessa moneta, Marco Malatesta. E non ti servirebbe a niente chiedere
piet.
Io non chiedo piet a un pezzo di merda! Io ci credevo in te, Samurai, credevo nelle cose che
dicevi. Cambiare questa citt, cambiare questo mondo marcio, la nuova morale. A te questo mondo
marcio va benissimo, tu ci sguazzi dentro, tu sei il traditore!
Io non sono un traditore. Semmai, un cattivo maestro. Non sono riuscito a insegnarti niente. Per
questo sono molto pi colpevole di te. E la mia punizione sar di lasciarti in vita.
Il Samurai intasc larma. Si risollev e fece segno a Marco di fare altrettanto. Il ragazzo si rimise
in piedi a fatica; aveva la vista confusa, la testa pulsava di battiti insopportabili. Il Samurai lo
sorresse, la sua destra sfior il volto di Marco, come in una carezza di pace. Marco avvert un dolore
acuto, si port una mano alla tempia e la ritrasse, sporca di sangue.
solo un modesto segno, spieg il Samurai, ripiegando una piccola lama. Ti accompagner
per tutta la vita. Ti ricorder chi sei, da dove vieni e che cosa hai fatto.

Due settimane dopo, quando la ferita si fu cicatrizzata, Marco Malatesta si present alla caserma
Pisacane dei carabinieri e chiese dellufficiale di guardia.
Roma, ai giorni nostri
I.

Affacciato alla finestra della suite Anna Magnani, al quarto piano dellalbergo La Chiocciola, nei
dpliant piccola oasi di charme alle spalle di Campo de Fiori, per il volgo costoso scannatoio
delllite capitolina, lonorevole Pericle Malgradi, campione della cristianit, spalanc la vestaglia
di seta nera con il disegno del Fujiyama coperto di neve kimono, si chiama kimono, gli aveva
spiegato il Samurai, ma era uno fissato, quello , estrasse il considerevole affare della cui
leggendaria erezione menava urbi et orbi vanto e si accinse a benedire con la sua acquerugiola
giallognola tetti e passanti dellimmortale citt eterna.
Sabrina! latr, senza voltarsi verso la sua preferita, abbandonata pocanzi a giacersi sul king-
size bed con laltra, la lituana. Sabrina, tu che sei romana, a canusci dda poesia del Belli com
ca faceva? Io so il re io so io e voi nun ste un cazzo
Ma la minzione, la sublime minzione postcoitale, che goduria, che piacere! Potevi dirigere il getto
e orientarlo ad annaffio, a fontanella, a schizzo ripetuto e multiplo, ovvero a filo a piombo, a
gocciolina ina-ina, o scaricare dun colpo solo una cascata impetuosa, schiumosa, su quei miserabili
che lavoravano di notte.
Sabrina, guarda! Ne ho preso uno proprio sulla pelata! Uh, s, bello, guarda, guarda in cielo,
pigliatela coi gabbiani e le cornacchie io sto sopra e tu stai sotto hai capito, ora, come funziona
la vita? Sabri? Sabrinaaa E vieni a vedere, no, mannaja a Maronna da muntagna, con quello che
vi pago, a te e alla slava, me la volete dare un poco di soddisfazione?
Ma niente. Lo zoccolume doveva essersi appisolato. E certo. Le aveva sfiancate, quelle due. Mica
scherzi: stiamo parlando di Pericle Malgradi! Ma ci avrebbe pensato lui a dargli la sveglia, alle
professioniste.
Lonorevole pesc nel tascone del kimono il Patek Philippe Annual Calendar 4937G, baci con
tenerezza e legittimo orgoglio paterno limmaginetta delle figlie che sera fatto incastonare allinterno
della cassa, fece scattare il meccanismo e vallo a trovare un altro che pu permettersi come blister
un drago da cinquantamila euro e afferr un paio di compresse di Listra.
Listra, Sabri, hai capito, e no quella roba da puvirazzi che usano laltri, Chalis, Viagra che
poi ti ritrovi la testa in fiamme e le budella sottosopra. Chista roba speciale, bambina mia, roba di
prima scelta, preparata con le sue sante mani da mio fratello Temistocle. Una volta o laltra ve lo
presento, sapete, ch pure lui a minchiazza sta messo da Champions Questione di famiglia
fratelli Malgradi, la classe non acqua Oh, Sabri, tu e quellaltra, la slava, come si chiama ma
volete venire, troie?
Niente. Silenzio. Ma vaffanculo! Ora Sabrina aveva rotto. E che, la teneva solo lei, a Roma? A
Roma, dove si nuota nel pelo! La prossima volta, due negre. No, meglio: due negre e un trans. Cos,
per stare un po insieme in allegria. Il minimo sindacale, dopo tutta una vita spesa al servizio della
comunit. Col trans, per, patti chiari: prendere s, buana, dare mai. Non era mica ricchione, lui!
Lonorevole ripose nel tascone lorologio, estrasse uno schizzo di coca avvolto nella carta
stagnola, ci sbriciol dentro le pilloline, dispose il tutto sul davanzale e si fece una solenne pippata.
Sabrina! Slava! Guardate che ce ne sta pure per voi.
Ancora silenzio. E basta! Un capogiro violento lo fece barcollare. Si appoggi alla balaustra. La
roba stava salendo al cervello. E da l, prestissimo, sarebbe ridiscesa allarnese. Mentre il cocktail
erettile cominciava a fare il suo effetto, un gaio senso di invincibilit lo pervadeva. Tutti dicevano di
andare piano, tutti dicevano che stavano ballando sullorlo di un vulcano, tutti temevano che le cose
cambiassero da un momento allaltro. Tutti blateravano di spread, spending review, moralit e che
cazzo! LItalia non cambier mai. Noi staremo sempre sopra, e i miserabili sotto.
Aiuto!
Oh, finalmente, un po di vita.
Rimettetevi il brillantino, ch arriva zietto.
Ah, il brillantino. Quella era stata la trovata che laveva convinto della superiorit di Sabrina sul
resto del puttanume romano. Un piccolo gioiello conficcato nel buchino, quello di dietro. Che cos
restava sempre largo e, non so se mi spiego, pronto alluso. A Malgradi piaceva sfilarglielo con la
lingua. Preliminare da sultano! Con un solo inconveniente: cera il rischio di ingoiarlo,
quellaffarino. Ma figurati se a Pericle Malgradi, the Number One, gli andava a capitare una simile
sfiga.
Malgradi si volt.
Sabrina lo fissava, pallida e tesa.
Che cazzo c?
Vicky sta male.
Malgradi cominci a realizzare che forse cera un problema.
E ora cchi vli chista?
Sta morendo, deficiente.
Ma che gli era preso a Sabrina? E perch strillava tanto?
Muta, sangu i cristu, staju pinsannu.
Sabrina sbuff di rabbia. Malgradi inquadr la situazione. Madonna santa! Verde era diventata la
slava, verde come una cima di cacioffula a fine stagione. Boccheggiava riversa sulle lenzuola di raso
nero, e un rumore di fondo malsano risaliva dai polmoni ogni volta che il petto si alzava e abbassava
nello sforzo del risucchio.
Madonna mia! Me more! Me more! Sta stronza me more!
Incapace di muoversi. Incapace di prendere una decisione. Incapace di parlare. Sabrina frug nella
borsetta e afferr il cellulare.
Bisogna chiamare unambulanza! disse Sabrina.
Lonorevole fu finalmente folgorato da un barlume di consapevolezza: sono fottuto! Croll sul letto
accanto alla straniera, che si faceva sempre pi scolorita e ansimante. Mentre il torpore della coca
svaniva e la lucidit isterica delle amfetamine montava, in rapida sequenza gli passarono davanti agli
occhi le conseguenze.
Donna Fabiana, moglie e madre, devota alle Oblate Figlie della Vergine. Finis.
Il segretario nazionale del partito, impegnato allo spasimo nella difesa della famiglia dagli
sposalizi dei ricchioni e dalla piaga dellaborto. Finis.
I suoi elettori del collegio della Calabria jonica delusi e irritati.
Finis. Lo scandalo. La miseria. La galera.
La lituana ansimava, la bocca si andava riempiendo di schiuma giallastra, le mani si aprivano e
chiudevano nello sforzo di succhiare lultimo disperato soffio daria.
Malgradi strapp il cellulare dalle mani di Sabrina.
Tu non chiami un cazzo, hai capito? Via! Jativnni! Vui cca nun siti mai vinuti! Io non vi conosco!
Sta morendo, Cristo santo! Dobbiamo chiamare aiuto!
E peggio per lei! Io me ne vado, cazzo! url Malgradi, e cominci a raspare in cerca dei
vestiti.
E Sabrina, di colpo fredda, una iena: E certo, perch nessuno tha visto salire qua co noi.
Albergo La Chiocciola, htel de charme. Lavessero bruciato, i megli morti loro! E a te,
minchiazza, ti dovevo legare a catena, il triplo nodo tava a fari! E maledetta questa Vickieccazza, e
tutta la razza sua, siamo stati troppo teneri con questi stranieri, troppo, gli abbiamo dato il dito e
quelli si sono presi il braccio e tutto il resto, e sono fregato, fregato
E infine, con un rantolo, la poverella vomit un grumo di poltiglia, poi fu il silenzio.
morta! sussurr piano Sabrina.
Chiuse gli occhi allamica e piant addosso a Malgradi uno sguardo acceso di disprezzo, nausea,
schifo.
Ma lonorevole stava da unaltra parte. Dal fondo del cuore gli era germinato un ricordo della
remota infanzia calabra, com che diceva nonno Alcide, quando andavano a pescare fuori dalla
costa a Le Castella, prega, prega, carriva u pisci, picch proprio quando non sai che pesci
pigliare che devi pregare , e allora Malgradi cadde in ginocchio, giunse le mani e prese a invocare
lAltissimo, che la sua mano benedetta calasse sul suo umile servo, in convento mi ritiro, o Signore,
in convento, ma salvami da questo scandalo, tu che tutto puoi, ti prego, io
S, prega, prega. Mo arriva langelo custode cor tappeto volante.
Ah, parlava pure la zoccola. E si permetteva di insultare. Ma come? Ti porti dietro questa
encefalitica che magari ci ha pure qualche malattia e ancora parli?
Una furia incontenibile si impadron dellonorevole Malgradi. Si alz, si avvent su Sabrina e la
atterr con un ceffone incattivito.
S, s, bravo, fece quella senza scomporsi, passandosi una mano sulla guancia. Che fai?
Mammazzi pure a me? Cos poi de cadaveri sul groppone ce nhai due?
Ma che cazzo vuoi, oh? Che ci hai qualche idea, troia?
Sabrina si riprese il cellulare e fece una chiamata.
Spadino? Me serve na mano.

Mezzora dopo buss alla porta della suite un giovane sui ventidue in T-shirt nera e jeans scoloriti.
Era piccolo, butterato, brutto come il debito.
Sabrina lo fece entrare e indic il letto.
Al ragazzo bast unocchiata per capire che aveva fatto bingo. Il cadavere, Sabrina un po triste e
molto schifata, il tipo sudato che si torceva le mani S, era la sua grande occasione. Meglio di
quanto aveva osato sperare quando aveva risposto a Sabrina.
Se lei potesse aiutarci a venire a capo di questa situazione cos imbarazzante
Il pezzo grosso si avvicinava, sorriso da palcoscenico elettorale e tremolio da imminente attacco
di panico. Purch non si mettesse a frignare come un pupo.
Be?
Io ecco Sabrina, qui, mi ha parlato bene di lei
Anche a me de te, se per questo, sghignazz Spadino.
Lonorevole si cacci una mano in tasca e ne estrasse un voluminoso portafogli.
Se lei potesse aiutarmi a
A quel punto non sapeva proprio che dire. Soprattutto, come dirlo. Il giovane si divert a tenerlo
sulle spine per un po, poi annu e si accese una sigaretta.
Dunque, famme capi. Tu vuoi che io maccollo la zoccola morta E sta bene.
Un largo sorriso di sollievo distese i lineamenti dellonorevole.
Naturalmente! disse, aprendo il portafogli. Io pensavo che per il suo disturbo
E quanto pensavi, tanto per farsi unidea.
Lonorevole gli porse un rotolo di banconote.
Saranno
Li contiamo dopo, lo rassicur il ragazzo, intascando il malloppo con rapida rapacit.
Malgradi si affid al sorriso che riservava agli interlocutori di prestigio quando la trattativa si era
conclusa con reciproca soddisfazione.
Non dimenticher quello che ha fatto per me, signor
Chiamame Spadino. E per i ringraziamenti avoja quanto tempo ci avrai! E mo sparisci.
Malgradi rincul verso lingresso, bofonchiando altre parole di circostanza.
Me sa che lamico tuo proprio na merda, comment Spadino, quando il campo fu libero.
Non timmagini quanto.
Damme na mano a vesti sta disgraziata, Sabri.
Con un sospiro, si misero al lavoro.

Il piano era di scaricarla in un posto che Spadino conosceva bene. Un posto sicuro. Si doveva
dunque farla uscire senza che il portiere della Chiocciola, le cameriere o eventuali sconosciuti
incontrati strada facendo sospettassero che la ragazza era morta. Ma anche rivestita e cosparsa di
profumo la serata era calda, e gi si cominciava ad avvertire un odorino sconveniente la lituana
sapeva inequivocabilmente di cadavere. Cos Spadino ordin a Sabrina di truccarla, e lei ci mise di
suo lidea di farle indossare le lenti a specchio Tom Ford che usava per nascondere le occhiaie
quando, dopo una notte brava, le toccava qualche imprevista sveltina. Anche se leffetto non era
esaltante, poteva andare. Si trattava di fare qualche decina di metri, e con un po di fortuna tutto si
sarebbe risolto per il meglio.
La misero in piedi, sorreggendola ciascuno da un lato. Ma quanto pesava, pace allanima sua! I
movimenti erano impacciati, si vedeva chiaramente che non era lei a camminare, ma loro due a
trascinarla.
Nun c altro da fa, disse Spadino. Al portiere gli raccontiamo che ubriaca. Magari gli
lasciamo cento euro, cos capisce che meglio se volta la testa dallaltra parte.
Il ragionamento filava.
Si avviarono.
Il corridoio del quarto piano era deserto. Lascensore arriv subito. Si ritrovarono quasi senza
sforzo nella hall. Spadino chiese al portiere di tenergli aperta la pesante porta girevole, cosa che
luomo si prest a fare con un sorriso mite. Sabrina gli allung un paio di banconote da cento.

Quando lo strano terzetto si fu avviato per la sua strada, il portiere torn dietro il bancone, mise da
parte il Corriere dello Sport che leggeva religiosamente ogni giorno per sentirsi pi romano e
alloccorrenza dipendeva dal cliente pi romanista o pi laziale, e si mise a riflettere. Il suo
nome era Kerion Kemani, aveva trentacinque anni, veniva dallAlbania e un dubbio lo tormentava.
Doveva molto allonorevole Malgradi: il posto di lavoro, per dirne una, e la cittadinanza italiana,
che da un momento allaltro sarebbe arrivata. Ma sino a che punto pu spingersi la gratitudine? Prima
di mettersi a rigare dritto, aveva conosciuto anche lui una breve stagione sulla strada. Daltronde, non
che gli italiani gli avessero lasciato molta scelta. Era sbarcato a Bari con la prima ondata
migratoria, nel 91. Si era ritrovato, ancora poco pi che un bambino, ammassato in mezzo agli altri
in uno stadio che presto si era trasformato in un recinto di belve. Per pagarsi il passaggio, suo padre
aveva venduto tutto ci che possedeva, la casa, il campo, le poche bestie a suo tempo scampate
allavidit del regime comunista. Nello stadio di Bari la mafia di Valona aveva fatto il resto: sua
sorella era andata a battere e lui si era dato da fare nel settore del recupero crediti. Il che equivaleva
a terrorizzare padri di famiglia, spaccare ogni tanto qualche osso, punire puttane riottose. Roba cos.
Poi le cose erano cambiate, certo, ma ci sono ricordi che non si possono cancellare. E se
lesperienza della strada aveva un senso, be, la tipa con gli occhialoni era tutto fuorch ubriaca.
Era morta.
Ma, tanto premesso, che fare?
Dunque, ragioniamo.
Qualunque cosa fosse accaduta nella suite, cera di mezzo Malgradi. E a lui, Kerion, che gliene
veniva?
Dopotutto, la benevolenza che lonorevole gli aveva manifestato non era a fondo perduto.
Malgradi lo aiutava a farsi strada in Italia, ma lui in cambio garantiva la massima discrezione alla
sua turbolenta vita sessuale. Niente registrazione, niente comunicazioni imbarazzanti alla questura,
niente richiesta di documenti e, in pi, tutti i compaesani che riuscivano a ottenere lambita
cittadinanza almeno un migliaio sinora dovevano votare per lui.
Quindi, pi che di benevolenza, si trattava di un patto. E i patti, si sa, non sono eterni. O,
quantomeno, si possono sempre ridiscutere.
Mo, tocca a me, onorevole.
Fu cos che Kerion Kemani, portiere albanese e aspirante cittadino italiano, sal nella suite Anna
Magnani, simpadron di una federa sporca di una sostanza puzzolente la cui natura non ritenne
opportuno investigare e di una carta stagnola con residui di polvere bianca, e, armato il cellulare,
scatt per completezza qualche fotografia del luogo del delitto. Pi tardi, nel bilocale al Pigneto che
da qualche tempo divideva con la sorella, ormai promossa da puttana a badante di unanziana signora
in sedia a rotelle, scrisse un breve resoconto degli eventi e finalmente se ne and a dormire.
Al momento opportuno, tutto questo gli sarebbe tornato utile.

Spadino e Sabrina scaricarono il cadavere alla riserva naturale della Marcigliana, pochi
chilometri prima di Monterotondo Scalo. Spadino individu una specie di piccola forra, insieme
tirarono fuori dallabitacolo la lituana e le acconciarono un bel lettino di foglie e rami secchi.
Riposi in pace, amen, comment Spadino, e si roll una sigaretta.
Adesso mi riporti a Roma, per favore?
E rilassate, Sabri, guarda che bella notte stellata. Stamo solo allinizio. Me sa che allonorevole
tuo sto scherzetto gli coster un bel mucchietto deuro.
Io non ci voglio entrare.
E chi tha chiesto niente? Anzi: tu a me manco me conosci, chiaro?
Guarda che Malgradi uno pericoloso.
Chi? Quello?
Ci ha le amicizie giuste, Spadi, non lo sottovalutare.
Ma non dire stronzate! So io quello pericoloso, a bella! E pure tu, mo basta piagne, eh? Quel
che fatto fatto.
Spadino, io voglio cambiare vita.
Peccato, ridacchi sarcastico lui, gettando via la cicca. A me tutto sto movimento mha
messo addosso una voglia.
Ti prego, torniamocene a Roma.
I passaggi se pagano, tesoro, tagli corto, sbottonandosi la patta.
Sabrina si mise al lavoro.
Intorno, intanto, invisibili e silenziose ombre cominciavano a muoversi, attirate dallodore. Cani
selvatici.
II.

Spadino telefon alla camera dei deputati e chiese di Malgradi. Gli passarono una gentile
segretaria.
Lonorevole in fondazione.
E ndo rimane, sta fondazione?
Prego?
Dove si trova questa fondazione?
In largo dei Lombardi. Ha presente dovera la vecchia direzione del Psi?
Spadino, che di questo pi-esse-i non aveva mai sentito parlare, ci mise un po a relizzare che il
posto stava accanto a quel negozio dove, quando gli affari giravano, andava a rifornirsi di scarpe
fiche.
Ci arriv con lo scooter, che parcheggi alla sanfas vicino a un cartello col divieto di sosta.
Sei grandi vetrate fum disposte sul piano stradale formavano una L che abbracciava la piazza e un
lato di via del Corso, e non lasciavano intuire, se non per fugaci passaggi di ombre, che tipo di
umanit e di vita si agitassero allinterno. Lingresso, in vetro antisfondamento, si apriva al
passaggio grazie a delle fotoelettriche ed era sormontato da una coccarda tricolore in alluminio
verniciato. Una targa recitava: Rialzati, Roma. Perch, quand caduta Roma? E poi chi la deve
rialzare, Malgradi? Ma fammi il piacere!
I due buttafuori che presidiavano laccesso erano facce note: culturisti di Ostia che avevano
cominciato con le discoteche, quando lui lavorava con il fumo davanti alle scuole. Lo fecero passare
con un cenno di saluto.
Una mora vaporosa e sorridente gli si fece incontro.
Buongiorno. Posso aiutarla?
Cerco lonorevole.
Ha un appuntamento?
Siamo vecchi amici.
Posso avere il suo nome, allora?
Gli ho riportato una cosa che ha dimenticato alla Chiocciola laltra sera, disse Spadino,
toccando lo zaino.
Ci sar da aspettare. Lonorevole, questa mattina, sta passando da una riunione allaltra.
Io non ci ho niente da fa. Aspetto.
Se allora mi vuole seguire nella nostra lounge Italia
Apposta.
Spadino si lasci guidare attraverso un breve corridoio cieco con il pavimento in resina e
cemento, e da l in uno spazio rettangolare senza finestre e molto ampio. Lungo le pareti rivestite in
legno e ardesia, scorrevano rivoli dacqua che veniva raccolta in gocciolatoi dacciaio illuminati da
luci fredde incassate a terra. Anvedi, si disse Spadino, ci aveva ragione la buonanima de mi nonno:
il modo migliore per fare quattrini, a sto mondo, la politica.
Circondato da un emiciclo di divani Chesterfield in pelle nera, al centro della sala, sul lato di un
tavolo dal piano in cristallo su zampe rotonde con la replica della colonna Traiana, sedeva un tipo
mingherlino dal gessato blu, la faccia scavata, che il suo interlocutore interrompeva in continuazione
chiamando avvocato. I due sembravano nel pieno di una discussione tanto animata quanto delicata.
il nostro coordinatore politico romano, spieg la mora vaporosa, lavvocato Mauro
Lotorchio. Se intanto volesse conferire con lui
Facciamo che mi prendo un caff.
La mora gli indic il lato corto della lounge. Un banco in vetro e acciaio su cui campeggiava una
cromatissima macchina del caff depoca. E a cui erano appoggiate due biondine sui ventanni in top
nero, fuseaux bianchi e tacchi a spillo.
Le nostre volontarie sono a sua disposizione, tagli corto, risentita, poi scomparve.
Spadino si avvicin allangolo bar e non ebbe neppure bisogno di chiedere. La mano con le unghie
laccate di azzurro di una delle due volontarie gli spinse davanti un espresso.
Ma sul serio qui ci lavori gratis?
Lonorevole dice che la politica un servizio. Una passione. Non un lavoro.
Ah, s? Dice cos lonorevole? E tu che ti mangi la sera?
Mi porta a cena fuori lonorevole o qualcuno dei suoi collaboratori.
E nfatti.
Spadino rivolse lo sguardo verso Lotorchio e luomo con cui aveva ripreso a discutere.
Nonostante i due si sforzassero di mantenere un tono di voce sommesso, riusciva a percepire la
conversazione. Il tipo piativa una casa. Lotorchio proponeva, e laltro rifiutava. Non gli andava bene
niente. Ma quante cazzo di case ci avevano a disposizione? E di chi erano? Tutte di Malgradi?
Al primo caff ne segu un secondo, poi un terzo. Il tempo passava e di Malgradi nemmeno
lombra. A Spadino cominciava a montare il sangue alla testa. Lotorchio e il suo interlocutore
trovarono finalmente laccordo e si strinsero la mano. Il tipo lev le tende. Fece il suo ingresso un
generale dei vigili urbani in divisa. Individu Lotorchio, gli and incontro sventolando un mucchio di
foglietti.
Avvocato carissimo! Le ho portato i permessi handicap che lonorevole mi aveva chiesto.
Ma tu vedi! Spadino, schifato, stava per accendersi una sigaretta, in spregio ai cartelli Vietato
fumare che tappezzavano lambiente, quando la voce di Malgradi interruppe la conversazione tra
Lotorchio e il papavero dei pizzardoni. Lonorevole teneva sottobraccio un tizio basso e corpulento,
vestito di un completo verde marcio, la camicia rosa e la cravatta marrone. Sembravano impegnati
nella coda della discussione che gli aveva fatto fare anticamera per unora.
Ha capito bene qual il problema, onorevole? Questa storia delle assunzioni per gli esercizi
commerciali sta diventando un tormento. Ma le pare che io non posso dare un bel calcio in culo a un
commesso se il negozio vuoto? Ma dove siamo? In Corea del Nord? A me la gente serve se
guadagno. Se no, via, sci. A casa. Altro che liquidazione, ferie non godute.
Non mi deve convincere. Ho presentato un emendamento che discuteremo con la prossima
Finanziaria. Dobbiamo liberare il paese dalla dittatura dei sindacati. Diritti, diritti Basta che la
sinistra si riempie la bocca di questa parola. E i doveri? Dove li mettiamo i doveri?
Posso allora rassicurare in associazione? Lei mi garantisce?
Malgradi ha una sola parola.
E lassociazione tanti voti.
Risero tutti di cuore.
Finch Malgradi non lo vide. Spadino. Quello della Chiocciola. Gli si avvicin salutandolo con
un tremolio nella voce che non si capiva se fosse di collera o terrore.
Lei che ci fa qui?
Onorevole! sorrise Spadino.
Ma come le salta in testa? gli sussur allorecchio, accompagnandolo con una mano sulla
spalla verso lingresso della fondazione.
Spadino si piant a gambe divaricate sul lato del corridoio. Afferr con entrambe le mani lo zaino
e si fece minaccioso.
Regola numero uno: dora in poi ci diamo del tu. Come tutti i buoni amici. Regola numero due: i
favori si ricambiano. Quindi, da oggi la roba la prendi da me. E non da quegli stronzi di Ostia che ti
parano pure il culo qua di fuori.
Quale roba?
Allora, nun vi capi! Tieni, qui nello zaino ci sono i tuoi profumi. Diciamo che ci pippi tu e le
tue amiche per una settimana. E diciamo che fanno cinquemila. Me li di la prossima volta, se non ce
lhai adesso.
E se chiamassi la polizia?
Chiama il vigile che sta di l. Ch meglio.
Spadino allontan Malgradi con una leggera pressione della mano destra sullo sterno. E
dirigendosi verso luscita si ferm unultima volta.
Ti chiamo io. Tu prepara i soldi. Cominciamo con cinquemila a settimana. Se poi fai qualche
festa, io ti posso coprire di roba. Costa un po di pi, ma la migliore. Ah, tanti saluti dalla nostra
comune amica. Ti ricordi di Sabrina, vero?
Malgradi lo segu con lo sguardo finch lo vide uscire su largo dei Lombardi. In preda a una
vampata di calore, si attacc al cellulare.
Luomo che chiamavano il Numero Otto rispose al terzo squillo. Malgradi salt i convenevoli. La
sua voce tremava, ai confini del piagnisteo.
Lei conosce Lei conosce un certo Spadino?
Certo che lo conosco. uno de Cinecitt. Perch?
Guardi, intollerabile. Si presentato qui in fondazione. Si messo a sbraitare davanti a tutti
che io e lei ecco, s, insomma Che certe cose ora vanno fatte solo con lui.
E come c arrivato l, questo Spadino? Che centra con una persona come lei?
Appunto, le dico inconcepibile. Dice che ha avuto il mio nome da unamica Ma io dico,
stiamo scherzando? Ecco, vede, volevo un suo consiglio. Perch, ecco, non vorrei altre seccature.
Questa gentaglia che magari parla in giro.
Stia tranquillo. Ce penso io, onore. Faccia che gi risolto.
Lei squisito. Davvero. Squisito come sempre.
III.

Ernummerootto sal sul suo Hummer V8 nero e controll lora. Luna e trenta. In tempo per
lappuntamento con Spadino. Al solito posto. Si accarezz con la mano sinistra la zucca calva fino a
trovare la sola striscia di pelo alta due centimetri che gli era rimasta in testa e che gli disegnava sulla
nuca un perfetto numero 8 in rilievo.
Ernummerootto. Cazzo, che bel nome.
Era cominciato come uno scherzo quando, a Ostia, da pischello sbancava nelle sale biliardo tra
Levante e Ponente. Quando lo chiamavano ancora Cesare, il nome che gli aveva dato suo padre. Del
cognome Adami non cera mai stato bisogno. Quello lo conoscevano tutti e tutti evitavano anche
solo di pronunciarlo. Era cominciato quando prima di ogni partita, prima di affondare la stecca, si
era messo a sollevare dal tavolo verde la palla la numero 8, sempre quella lasciandosela rotolare
sulla coccia precocemente calva.
Poi era diventata una cosa seria. Molto seria. Lui era diventato una persona seria. La pi seria di
tutte.
Ernummerootto e basta. Padrone di Ponente a soli trentacinque anni.
Qualche merda continuava a dire che il merito non era suo. Trentanni prima, il Libano laveva
reso orfano. Ancora se lo ricordava quando sullarenile della Lega Navale avevano tirato su suo
padre in una rete, mangiato dai cefali e gonfio come una balena. Dicevano che se non fosse stato per
zio Nino, a Ostia di lui e della sua famiglia non sarebbe rimasta neanche la puzza. Va bene, Nino e
Libano si erano apparati e gli Adami erano sopravvissuti anche alla banda. Libano era morto. Dandi
era morto. Zio Nino invece aveva messo i capelli bianchi e, nel vuoto, era rimasto il solo padrone
del litorale. Coca, hashish, eroina. Tutti avevano da passa sotto la cappella de zietto. Napoletani,
siciliani, calabresi. Poi siccome le cose si fanno come si deve la famiglia si era allargata. Zio
Nino si era cresciuto un altro orfano di qualche anno pi piccolo di lui: Denis. Era il primogenito dei
Sale, antica famiglia di Ponente, tra le prime a essere deportate a Nuova Ostia dalle borgate di
Roma, un matto scocciato. A sedici anni aveva aperto con una biro la faccia di quel professore che si
era permesso di ricordare in classe lorigine gitana della famiglia.
Denis aveva sposato una discendente degli Anacleti, i padroni di Roma Est. Un matrimonio durato
poco, datosi che la poverina era finita contro un pino della Colombo su una Mercedes Slk.
E pace pure allanima sua!
Comunque, Adami, Sale, Anacleti, mica cazzi. Il capolavoro di zio Nino. Tre famiglie e mezza
Roma in saccoccia. Da est a ovest. Appio, Tuscolano, Cinecitt, Quadraro, Mandrione, Casilino, di
l. Eur, Axa, Infernetto, Casalpalocco e Ostia, di qua. Ventotto chilometri di raccordo anulare che
sembravano la corona di una regina. Certo, zio non se lera potuta godere fino in fondo. Stava a
bottega da cinque anni, ormai. Associazione per delinquere e traffico di stupefacenti. Ma doveva
stare tranquillo. Ormai ci pensava lui, Ernummerootto.
Era lui il capo, ormai. E per questo Spadino aveva chiuso.
Raggiunse il luogo dellappuntamento in meno di un quarto dora. LHummer si lasci sulla destra
Ostia antica e i grandi parcheggi della multisala Extreme, uno dei primi affari di zio Nino. Super il
bivio del porto di Fiumicino dove ci si imbarca per la Sardegna. Alla rotonda dellaeroporto
Leonardo da Vinci, dopo il distributore Shell, gir a destra e prese a costeggiare la strada
secondaria che affiancava la pista di decollo R1.
I pini di Coccia di Morto gli si pararono davanti come le quinte di un teatro. Buio alle spalle. Buio
di fronte. Solo le piccole luci rosse della pista di decollo, oltre le reti di recinzione dellaeroporto,
indicavano dovera. Quel posto glielo aveva fatto scoprire suo padre da bambino. In fondo, lunico
ricordo innocente che conservava. Se ne andavano insieme l sotto al tramonto con una radiolina
modificata e si sintonizzavano sulle frequenze della torre di controllo. Ascoltavano i colloqui fra la
torre e gli aerei in decollo e atterraggio. Potevano scoprire chi arrivava da dove e chi partiva per
dove. Bei tempi. Poi il Libano aveva parcheggiato pap, e lui le basse frequenze aveva imparato a
usarle soltanto per ascoltare la madama.
Fren di colpo. La Smart di Spadino era parcheggiata a fari spenti nel piccolo slargo duecento
metri allinterno della pineta, allaltezza della curva che faceva piegare la strada verso il mare.
Accost. Scese dallHummer e si avvicin a piedi. Spadino era rimasto al volante, con il finestrino
abbassato. Ernummerootto si appoggi con le mani larghe sul tetto della Smart.
A Spadi, me dicono che te gira alla grande, ma vedo che sempre su un cesso de macchina giri.
Nun ci ho tempo da perde. Soprattutto co te. Che vi?
Nun ce lo sai che vojo? Eppure sei intelligente, Spadi. Come fa quel comandamento? Non
ruba
La donna dartri. Ma tu nun vi parla de donne. Lo so che lonorevole venuto a piagne da te.
Ci ho gi parlato co la gente tua. E mo te ripeto quello che gli ho detto: io e te nun avemo niente da
disse. Malgradi, ora, roba mia. E se vi sape perch, chiedilo a quer cacasotto, che scommetto che
nun te lha detto.
E perch non me lo spieghi tu, allora?
Gli morta una zoccola tra le mani. E io ho fatto le grandi pulizie. Ti basta come giustificazione?
Me lo so guadagnato, hai capito? E mo roba mia.
Fu questione di secondi. Ernummerootto sollev la mano destra dal tetto della Smart e la
introdusse nel finestrino, afferrando i capelli di Spadino allaltezza della nuca. Non avvert neppure
troppa resistenza. Su e gi. Su e gi. Fracass il volto di Spadino sul volante, fino a spezzarlo.
Quindi, tir fuori il corpo dallabitacolo.
Ma guarda che bel cocommero abbiamo aperto.
Lo trascin fino a un pino. E ricominci. Su e gi. Su e gi. Picchiando quella testa, ormai
poltiglia, contro il tronco.
Erano passati cinque minuti, forse. Fiss la pista R1. Inspir profondamente laria della notte che
sapeva di mare e di cherosene. Torn verso lHummer e si fece una solenne pippata. La schicchera
arriv al cervello. Solo allora fece scattare lapertura elettrica del bagagliaio e ne estrasse una tanica
da cinque litri.
Bisogna esse previdenti. Mai girare senza benzina di riserva.
Poi rimise il cadavere di Spadino al posto di guida, innaffi il tutto di benzina e accese. Fece
rapidamente retromarcia mentre la Smart e il suo conducente diventavano una palla di fuoco.
Buon viaggio, Spadi. Ci hai ragione. Io e te nun avemo niente da disse.
IV.

Fermo sulla pensilina del binario 1 della stazione Tiburtina, il tenente colonnello del Ros dei
carabinieri Marco Malatesta strozz il mozzicone dellennesima sigaretta sotto la suola delle sneaker
verdi. Aveva assunto il comando della sezione anticrimine da appena due settimane e da due
settimane aveva ricominciato a fumare le sue Camel light, gettando al vento tre anni di faticosissima
astinenza. Si massaggi lentamente la tempia destra con piccoli movimenti circolari. Lantica
cicatrice pulsava furiosa. Accadeva sempre, prima dellazione.
Marco affond le mani nelle profonde tasche del giaccone da moto, ottimo per occultare la Beretta
92 Fs. Afferr lo smartphone. Armeggi sul display e la foto segnaletica si illumin a schermo intero.
Gennaro Sapone.
Una faccia anonima, da impiegato. Era uno dei peggiori killer di Scampia. Lultimo disgraziato lo
aveva spedito al creatore con un solo colpo alla nuca, ma era stato un errore: un manovale che
rientrava in casa scambiato per un capozona. Da quel giorno Sapone era sparito. Lo cercava la gente
del quartiere. Lo cercava lo stato. Quindi lui, Marco. E ora, se la soffiata era giusta, la corsa stava
per finire. Su quel binario.
Era la prima, vera operazione da quando Emanuele Thierry de Roche, il generale comandante del
Ros, lo aveva richiamato in sede, restituendolo alla sua Roma dopo undici anni di vagabondaggi con
le missioni diplomatiche della Msu, la Multinational Special Unit. Si conoscevano da una vita, lui e
Thierry. E Marco, che a Emanuele doveva tanto, forse tutto, non aveva ancora capito perch fossero
diventati amici, loro, cos diversi. Thierry alto, asciutto, formale, ultimo discendente di Luciano
Bonaparte principe di Canino, pronipote di Napoleone il Grande, pensa te, e Marco. Che per tutta la
vita sarebbe rimasto un ragazzaccio di Talenti. Forse perch su una cosa la pensavano allo stesso
modo: Roma andava salvata. Soprattutto da s stessa.
Malatesta guard lorologio e il display degli arrivi. Le ventitre. Ancora cinque minuti e
linterregionale da Napoli gli avrebbe consegnato quel macellaio in fuga. Con la coda dellocchio
controll unultima volta la posizione dei suoi ragazzi lungo il binario. Un finto capotreno in testa
alla pensilina. Uno spazzino in coda. E, in mezzo, un ambulante posticcio che armeggiava nella cesta
delle bibite. Ringraziando Iddio, non cera altra umanit a complicare la faccenda.
I fari della motrice in avvicinamento bucarono il buio allimprovviso, mentre laltoparlante
ammoniva di restare dietro la linea gialla. Malatesta infil nuovamente la mano destra nel giaccone,
liber la sicura dellarma, ne impugn saldamente il calcio.
Il treno si arrest fischiando. Gli sportelloni si aprirono. In un puzzo di ferodi, ne discese
unumanit variopinta e accaldata. Troppa gente.
Dov Sapone?
Malatesta conosceva bene quella sensazione. Ladrenalina saliva. Ma del killer neanche lombra.
Al diavolo, pens con uno schizzo di rabbia rivolgendo le spalle ai vagoni e perlustrando con lo
sguardo lingresso delle scale mobili.
E fu allora che Sapone scese.
Marco lo cap dal rumore dei due colpi di calibro 38 esplosi a casaccio dalla pistola che il
napoletano stringeva nella destra e che precedettero di qualche istante le grida di una giovane madre.
Quellanimale le aveva strappato di mano la sua bimba.
Sapone li aveva sgamati.
I ragazzi di Malatesta si ripararono dietro i pilastri che sorreggevano la pensilina e puntando le
armi di ordinanza intimarono una resa impossibile.
Carabinieri! Carabinieri! Getta la pistola!
Sapone punt la pistola alla testa del piccolo ostaggio.
Venite acc, sfaccimm e mmerda. Venite, se tenite curaggio!
La bambina piangeva. La madre urlava. Gli altri passeggeri si affrettavano a dileguarsi. Situazione
di stallo.
Voglio na macchina! intim il camorrista. Oppure alla creatura ci cavo n uocchie!
Gli ordini, in questi casi, erano precisi e inderogabili. Bisognava ripiegare. Evitare a qualunque
costo danni ai civili.
I militari abbassarono le armi.
Marco scosse la testa.
Ci sono cose che vanno fatte, e basta.
Prese a muoversi lentamente verso Sapone, da cui lo separavano non pi di una cinquantina di
passi. Perfettamente bilanciato, il braccio destro lungo il corpo stringeva la Beretta. Il suo sguardo
era piantato sul volto di quellassassino, perch aveva imparato che se vuoi capire quando un uomo
sta per uccidere nel fondo dei suoi occhi che devi frugare.
Non ti muovere! Non ti muovere, cazzo! Taccido. I taccido a te e alla guagliona
Taccidooo!
Pi Malatesta si avvicinava, pi di Sapone poteva avvertire la puzza di sudore e di paura.
Taccidooo, carabbiniere e mmerda Taccidooo! Accido a creatura!
Colonnello, stia attento! gli url dietro uno dei suoi.
Non rispose.
Si ferm a una distanza di non pi di cinque metri, obbligandosi a non incrociare lo sguardo della
bimba. Sapeva di non dover sprecare troppo fiato. Le parole dovevano solo fargli guadagnare
qualche frazione di secondo.
Sapone, finita!
Tieni due possibilit, carabbiniere e mmerda. O accido a te o alla guaglioncella! fece quello
spalancando occhi da pippato.
E fu lultima cosa che il napoletano disse.
Il braccio destro di Malatesta si lev perpendicolarmente dal corpo come una molla. Spar senza
prendere la mira. Il proiettile spappol la mano di Sapone. La pistola vol via e lui croll. Marco si
precipit sulla bambina. Labbracci, le asciug gli occhi. Le sussurr parole dolci per calmare il
tremolio che la scuoteva.
tutto finito. tutto finito
La madre gli strapp la bimba dalle mani. Grid.
Lei un pazzo!
Lo fiss con occhi vuoti, mentre Marco abbassava lo sguardo. Non cera niente da spiegare.
Sapone avrebbe ucciso la bambina. Questa era la verit.
Ci sarebbero state polemiche a non finire, certo. E quasi sicuramente un provvedimento
disciplinare. E come sempre, Marco avrebbe tirato dritto per la sua strada.
Diede le spalle alla donna per occuparsi del camorrista che i suoi stavano medicando.
Tre possibilit. Le possibilit erano tre, pezzo di merda. E la terza toccata a te.

Stava ancora dando spiegazioni a quelli del Ris quando, un paio dore dopo, sul cellulare arriv la
telefonata di Thierry.
Pineta in fiamme. Smart bruciata. Cadavere carbonizzato. Vai e dimmi.
Marco recuper la sua moto Triumph Bonneville 800 bianca nel piazzale della stazione Tiburtina.
Pieg docile sulle ultime curve della tangenziale, attravers il deserto di Porta Maggiore popolato
dai soli neon del camioncino del porchettaro e, in un rosario di semafori gialli lampeggianti, super
San Giovanni, infil via dellAmba Aradam, piazzale Numa Pompilio e gli archi delle Terme di
Caracalla. Assapor il brivido dei due-tre gradi in meno che unalba estiva riusciva ad avere
dirigendosi verso ovest, la Cristoforo Colombo e il tronchetto della autostrada Roma-Fiumicino.
Salendo sulla rampa delle Tre Fontane, rivolse unocchiata fugace alla ruota rugginosa del luna park,
monumento alla sua infanzia e a un tempo che si era fermato, come se quella citt non fosse in grado
di progredire sulle sue rovine, ma solo di affastellare le une sulle altre.
Con il dorso del guanto, Malatesta ripul la visiera del casco dallimpasto sanguinolento di
zanzare e moscerini, regalo dello svincolo per Tor di Valle. Qualcuno aveva pensato di costruirci il
nuovo stadio della Roma. Chi sa se era una buona idea. Rallent allaltezza della Magliana. Un
tempo quel quartiere piantato sotto il livello del fiume da qualche genio dellurbanistica era noto
come territorio franco in mano al crimine. Magari i suoi abitanti serano anche rotti di una fama cos
nera e, oggi, ingiustificata. E chiss che ne pensavano, si chiese con un mezzo sorriso, di quellidea
che girava da tempo: costruirci una funivia per collegare la Magliana allEur. Una funivia. E perch
non una stazione termale, e campi da sci con la neve artificiale?
Conosceva come le sue tasche la scena del crimine. A Coccia di Morto lo portava il padre da
ragazzino. Il pomeriggio, quando usciva dagli uffici del ministero, allEur. A vedere gli aerei. Su cui
non aveva mai fatto mistero lo sognasse un giorno comandante. Povero pap! Gliene aveva fatte
passare di tutti i colori. Lo aveva odiato. Lo aveva distrutto. E solo troppo tardi si era reso conto di
quanto fosse stato ingiusto con lui. Un vero bastardo.
Cap che era arrivato dalla puzza. La carcassa calcinata della Smart galleggiava in un tappeto di
fango, acqua e schiuma antincendio non ancora rappresa.
Ferm la moto a un centinaio di metri dai nastri che isolavano il perimetro del rogo. La pieg sul
cavalletto laterale. Si sfil il casco che assicur lentamente alla sella con il ragno. Infil i guanti in
una delle due bisacce di pelle laterali. Stropicci i jeans allaltezza delle cosce per liberare il calore
dei cilindri. E si avvicin a passo lento. Aveva imparato a fare cos dal primo cadavere che aveva
dovuto raccogliere, un cinese nel canale di scolo di una conceria clandestina. Era diventata
unabitudine, o forse una scaramanzia. Doveva camminare prima di presentarsi di fronte alla morte.
Mostr il medaglione dellarma alla pattuglia della territoriale che chiudeva laccesso alla pineta, e
not il capitano Alba Bruni staccarsi da una piccola folla di tute bianche del Ris e affrettarsi nel
venirgli incontro.
Colonnello
Buongiorno, capitano.
Il Ris sta lavorando da un po, ma sembra una cosa piuttosto complicata.
Le cose non sono mai semplici.
Mi scusi, volevo dire
La vide avvampare. E prov un po di rammarico per lei. Cera molto, troppo di non detto, fra
loro. La scia di una breve e freschissima avventura nata e spenta dalla voglia di fuga che
immancabilmente lo afferrava davanti alla prospettiva di una cosa seria.
Alba era giovane, determinata, desiderabile. Ma era innamorata. E questo, per Marco, era un
problema insolubile. Mantenere le distanze, quando lavori fianco a fianco, pu essere una tortura. Ma
farle del male con la strategia dellillusione sarebbe stato crudele.
Rivolse lo sguardo verso la carcassa della Smart e fece cenno alla Bruni di seguirlo. Un lenzuolo
copriva il posto di guida dellauto. Malatesta lo sollev lentamente. Fu investito da un lezzo di carne
e plastica fuse insieme. E che fosse un essere umano quello che aveva di fronte lo indovin dal
teschio e dalla parte superiore della cassa toracica che le fiamme non avevano fatto in tempo a
divorare. Per il resto, il fuoco aveva cancellato tutto.
Non chiaro neppure se una donna o un uomo, disse la Bruni.
E qui intorno? Avete guardato qui intorno?
Il Ris ha repertato tre denti vicino a quel tronco di pino laggi.
La Bruni indic uno specialista del Ris che stava prelevando frammenti di corteccia, in buona
parte carbonizzati, da quel che restava di un albero a una decina di metri. Malatesta si avvicin.
Tenente colonnello Malatesta, anticrimine Ros, buongiorno. Oltre ai denti abbiamo altro?
Attorno alla macchina pieno di impronte di scarpe, ma che abbiano a che fare con quello che
successo una pura illazione. Diciamo un terno al lotto, va. Il casino dei vigili del fuoco per
spegnere lincendio e lacqua che hanno usato credo rendano inutile qualunque lavoro. un pantano.
Comunque, hanno spento la macchina in tempo per salvare una delle piastrine del telaio. Se siamo
fortunati dovremmo riuscire almeno a risalire a chi intestata la Smart.
I denti li avete trovati vicino a questalbero?
Affermativo. E, a un primo esame visivo, appartengono al cadavere.
Quindi possiamo almeno dire che non stato un incidente stradale o che non si tratta di un
tossico che si addormentato in macchina con una sigaretta accesa, giusto?
Affermativo. Direi che ha tutta laria di un omicidio. Dovremmo avere i risultati in un tempo
ragionevole.
Malatesta annu lentamente.
Dovevano essere anche molto incazzati, sussurr.
Sempre a passo lento, torn verso la Bonneville, seguito da Alba. Cerc il cellulare e compose il
numero del generale Thierry de Roche.
Allora, Marco?
Diciamo che non ho fatto un viaggio a vuoto.
Pensi sia il caso di tenerla noi questa storia o la lascio alla territoriale?
Direi di tenerla. Almeno per il momento, generale.
Devo sapere qualcosa subito?
Nulla di urgente. Anche perch siamo a caro amico. Ancora non sappiamo se il cadavere di un
uomo o di una donna.
Allora ti aspetto in ufficio.
Comandi.
Dimenticavo. Come al solito, nella storia di Sapone, te ne sei fottuto degli ordini
Se fossi stato tu al mio posto
Guarda che il mio un complimento, mica un rimprovero.
Sfior il tasto rosso di fine conversazione e si rivolse alla Bruni, che era rimasta a una decina di
passi.
Colazione? disse indicando la moto.
Non ho un casco.
Perch, ci fermano?
La Bruni sorrise. Abbracci con delicatezza il colonnello accomodandosi sulla sella morbida e
bassa della Bonneville.
Un cornetto da Sisto a Ostia?
Un cornetto da Sisto.
Marco pigi a fondo linterruttore dellaccensione e si abbandon alla sensazione di quel seno
piccolo che gli premeva sulla schiena.
V.

Qualche giorno dopo la morte della lituana, Sabrina aveva ricevuto una telefonata.
Sei tu quella che stava collonorevole laltra notte?
Chi parla?
Un amico.
S, sono io.
Sentimi bene, zoccola. Non c stata nessuna notte, nessun onorevole, nessuna puttana morta.
Sono stato chiaro?
S, ma chi parla?
Te lho detto, un amico. Tu dimenticati tutto e continua a vivere in pace. Fatti venire strane idee
e te manno a dormi insieme allamica tua so stato chiaro?
Chiarissimo.
Brava. Continua cos.

Sabrina era una ragazza pragmatica.


A diciassette anni aveva gi ripetuto due classi al tecnico commerciale. I libri le facevano schifo.
Doveva inventarsi qualcosa, o sarebbe presto finita come quel sacco informe di sua madre, una
fallita che si spaccava la schiena a insaponare la testa di vecchie stronze per quaranta euro al giorno
in nero. Ma da dove cominciare? Se si guardava intorno, nel quartiere, a scuola, fra le amiche,
vedeva solo apatia e miseria. Quanto al suo ragazzo di allora, Sandro, uno di Quarto Miglio, e ho
detto tutto, sebbene non si fosse andati oltre un po di sesso protetto, farneticava di matrimonio, figli,
eterna fedelt e altre cazzate del genere. Un altro precoce fallito: se non laveva ancora scaricato, era
per via della paga che guadagnava come apprendista falegname. Pochi soldi, ma per una pizza e una
canna sempre meglio di niente.
No. Cos non si poteva andare avanti.
Ci voleva una svolta.
E la svolta arriv.
Accadde la sera in cui compiva diciottanni. Sandro aveva organizzato in suo onore una festa al
Palacavicchi, la megadiscoteca alle porte di Ciampino. Il che significava: tavolo nel ring pi lontano
dalla pista, di quelli che i camierieri schifano a prima occhiata, una coppia di stronzi amici di lui, il
maschio operaio edile, la femmina, e te pareva, sciampista, prosecco nei bicchieri di plastica e fumo
che sembrava lucido da scarpe per finire in bellezza.
Disperata, Sabrina sera allontanata dalla comitiva con una scusa. Un tizio che usciva
dallinaccessibile priv sorvegliato dagli immancabili buttafuori gonfi di steroidi laveva guardata
con interesse, poi le aveva proposto di bere qualcosa insieme da unaltra parte.
Lei aveva accettato. Tutto, meglio di quella serata assurda. Laltra parte si era rivelata la villa del
tizio a Grottaferrata. Lui si chiamava Enzo e faceva il broker per un pool di compagnie assicurative.
Scoparono, aiutati da uno schizzo di coca. Era la prima volta che Sabrina provava la coca. Le
piacque. Le piacque, ma le fece un po paura. Comunque, alla fine, Enzo le allung un paio di
banconote.
Sabrina se le rigir fra le mani senza capire.
Vabbe, ci hai ragione, bella, so stato tirchio. Tie, co queste fanno trecento, ma nun me chiede
de pi, eh, ch un periodo nero per gli affari e magari, la prossima volta me fai no sconto, eh?
Sabrina poteva mettersi a piangere. O a ridere. Il tipo laveva presa per una puttana. Sabrina
poteva ribellarsi o rammaricarsi. A lei la scelta.
Sabrina comprese, in quel preciso momento, che la mano pietosa del destino la stava sollevando
dalla miseria per offrirle un luminoso futuro. Quella era la svolta. Quella la vocazione.
Ti lascio il cellulare. Chiama quando vuoi. Se hai qualche amico da mandarmi, il benvenuto.

Cominci cos la carriera di Sabrina, in arte Lara, tra le pi affermate escort di Roma.
Ma Sabrina era una ragazza pragmatica.
Non pensava certo di invecchiare smarchettando.
Il suo programma esistenziale prevedeva una decina danni di mestiere, non di pi, perch il
mestiere, a lungo andare, logora, e non c niente di pi triste di una puttana sfiorita che imbocca il
viale del tramonto, e magari, orrore, pure costretta a rimettersi sulla strada. Ancora tre anni e poi
basta, stop.
Avrebbe aperto un posto tutto suo. Un bar. Un bar di quelli discreti ed eleganti dove quelli con la
faccia da corso Trieste vanno a dilettarsi con lhappy hour fra una partita di calcetto e una pippatina.
O un negozio di parrucchiera, perch no. E magari alla cassa ci poteva mettere mamm.
Ma ora, buonanotte.
Il telefonista era stato chiaro. Molto chiaro.
Malgradi aveva mosso le sue leve. Spadino era un pazzo se pensava di ricattare lonorevole.
Avrebbe dovuto avvisarlo? Ma perch, poi? Spadino era un pezzo di merda come tutti gli altri.
Lunica cosa saggia da fare era starsene in silenzio.
E se non fosse bastato? Se avessero deciso che lei rappresentava comunque un pericolo?
Sabrina oscur il sito www.larasecrets.com, pag un romeno perch si intestasse una scheda
prepagata, distrusse il suo cellulare, si tagli i capelli e si fece bionda.
Sarebbe stata sufficiente, come metamorfosi?
E intanto, come si metteva con gli affari?
Sabrina aveva unamica. Teresa era una di quelle che avevano abbandonato il mestiere allapice
del successo. Non era come le altre ex: non si era trasformata in una monaca di clausura, non
posava a rispettabile signora borghese, non aveva ripudiato le vecchie amiche. Aveva un debole per
Sabrina, e non solo per lei: a furia di frequentare gli uomini, aveva imparato a odiarli. Le donne
erano tuttaltra cosa. Le donne, loro, erano, e sempre sarebbero state, sorelle.
Sincontrarono nel centro fitness al Tuscolano che Teresa governava con mano ferrea. Erano
ammesse solo donne.
Ma scusa, Sabrina, esci dal giro e amen, no? Non sono pi i tempi dei papponi, chi ti dice
niente?
Non posso. Non ho ancora abbastanza da parte per potermelo permettere.
Apri un altro sito.
Pensavo a qualcosa di pi discreto, di pi riservato. Te lho detto, non posso spiegarti perch,
ma devo stare coperta.
Teresa bevve un sorso di centrifuga di mela e carota e ci pens su. Nel chinarsi, aveva sfiorato
delicatamente, come per un gesto involontario, il seno dellamica. Sabrina lasci correre.
Dovresti trovare il modo di entrare in un giro di sinistra, Sabri.
Che? I comunisti? Ma quelli ci odiano!
A parole, fidati. Te faccio sape io.
Teresa si chin nuovamente, ma questa volta Sabrina, con uno scatto, si sottrasse alla carezza
involontaria. In fondo, lei non era ancora arrivata a quel punto.
VI.

Nonostante il buio, la sabbia nera di Ostia Ponente era ancora tiepida. Il Numero Otto super con
un certo sforzo la recinzione dellultimo chiosco in concessione prima delle banchine del porto
turistico. Appoggi in terra il pesantissimo borsone Technisub e sollev lo sguardo sul cartello Peter
Pan, dipinto con i colori dellarcobaleno in un vivace corsivo. Fiss la piccola stampigliatura in
basso a destra. Comune di Roma. Municipio XIII. Cooperativa sociale di interesse pubblico.
Concessione demaniale n. 24 - 8 maggio 2007 per esclusivo uso arenile a beneficio di infanzia,
minori e diversamente abili.
Handicappati e regazzini, seeh! Cooperativa, seeh!
Con gli arenili non si scherzava. Quegli ottocento metri di spiaggia chiusi a nord dal frangiflutti del
porto turistico valevano oro. Oro. Come ogni metro di spiaggia da Ponente ai cancelli di Capocotta.
Cera o no una buona ragione per cui, a Levante, lultimo stronzo cacciava ormai fino a sei milioni di
euro per una concessione triennale? Cera o no una cazzo di ragione per cui la spiaggia di Ponente
doveva essere dei padroni di Ponente? Semo o no padroni a casa nostra? Cera o no un motivo per
restare afferrati a quella spiaggia, come a un tesoro?
Cera, cera, altroch se cera.
Waterfront.
Il Waterfront, gli aveva spiegato un giorno il Samurai, sorridendo.
Ostia sar il Waterfront di Roma. Boardwalk Empire. Atlantic City, Italia. Pensa, prova a
pensare. Sforzati di elevarti dal marciapiede, ogni tanto. Almeno qualche centimetro. So che per te
quasi impossibile, ma provaci. Non dico sempre. Qualche volta.
Uoter de che? aveva rinculato lui, che a stento parlava litaliano, figurarsi linglese.
Il Samurai, come faceva sempre, lo aveva guardato con un tratto di compassione, rapidamente
scolorita in una smorfia di disgusto. E aveva tradotto come si fa con gli analfabeti.
Casin, alberghi, ristoranti, palestre, yacht, negozi. Questo significa Waterfront, sottocorticale
che non sei altro.
Ernummerootto era permaloso come una scimmia. Un matto che prendeva fuoco per niente. Ma
aveva abbozzato per il rispetto che doveva. E per il grano che quella roba prometteva. Pensa, zi,
stavolta il regalo te lo faccio io, si era scaldato a colloquio in carcere con Nino, ripetendo come un
pappagallino quella parola che non capiva, uoterfront. Te faccio er uoterfront, zi!
A una condizione: che la spiaggia fosse ripulita dagli estranei. Perch i comunisti, che erano stati
in Campidoglio, avevano fatto pi danni di cento mareggiate. Il mare di tutti seeh, bum! avevano
detto. E avevano affidato sei lotti in concessione mica uno a una manica di straccioni.
Cooperative, le chiamavano. Ma cooperative di che? Di zecche maledette.
Cera voluto un po di tempo per rimettere le cose a posto. Ernummerootto si era messo a rifornire
gratis quellaspirapolvere e mignottaro dellonorevole Pericle Malgradi che, lanima de li mortacci
sua, se pippa pi coca che aria, e la scommessa aveva funzionato. Lo teneva per le palle. Le cose
erano cambiate. I comunisti avevano sbaraccato, cera una nuova legge, e diceva che le concessioni
sarebbero state rinnovate solo a chi avesse dimostrato di saper condurre con successo ed efficienza
un servizio socialmente imprescindibile come la balneazione sul litorale. Parole che erano musica.
Soprattutto, il segnale che bisognava darsi da fare.
Perch se, putacaso, lo stabilimento ti va a fuoco, di chi la colpa? Tua, che non lhai saputo
condurre con successo. E se qualcun altro, na persona di buona volont, tira fuori il grano ed
capace di condurre con successo, allora giusto che la concessione se la becchi lui. il mercato,
no? E lo dice pure la legge. Quanto al servizio socialmente utile, ai ragazzini e agli handicappati,
uno scivolo, un girello e una piscinetta di gomma nuovi nuovi ce li potevano piazzare pure loro. Ma
dove dicevano loro. Lontano dalla spiaggia, dove non davano fastidio. Tanto che gli cambiava.
Perci i chioschi, uno dopo laltro, erano bruciati. Tutta opera sua, der Nummerootto. Perch
toccava a lui. Uno a settimana. Sempre di notte. Sempre con la stessa benzina e lo stesso innesco
rudimentale, piazzato nella centralina dei sistemi elettrici degli stabilimenti. Il resto veniva da s.
Asciugati dalla salsedine, capanni, ombrelloni, gazebo bruciavano come carta di giornale. In un
attimo. E lo spettacolo dei roghi sul mare era diventato un appuntamento fisso, quasi quanto i
combattimenti di cani, na magnificenza che apparecchiavano nei garage. Ci venivano da tutta Roma a
vedere i pitbull strapparsi la carne a mozzichi. Vabbe, entravano pure un po di euro, ma non era per
quello: vuoi mettere lo spettacolo.
Guard le lancette del Rolex Oyster Perpetual. Era mezzanotte passata e doveva darsi una mossa.
Peter Pan, a noi due.
Sped un Sms a Robertino, uno dei suoi che si portava dietro da quando era pischello. Annamo.
Il primo fischione sal dritto sulla verticale di piazza Lorenzo Gasparri mentre lui manometteva il
quadro elettrico del Peter Pan. Il secondo, un razzo che si apr in un salice piangente di scintille
verdi, bianche, rosse, illumin la tanica di benzina che rovesci sul chiosco. Guard per un attimo i
fuochi di artificio esplosi dai terrazzi dei casermoni di piazza Gasparri e via Forni, il cuore
geografico di Ponente. Nuova Ostia, la sua Ostia. Unidea sua, perch, come gli aveva insegnato zio
Nino, se vuoi conta qualcosa, non basta fare lo schifo. Bisogna che la gente sappia chi lha fatto lo
schifo.
Peter Pan se lera lasciato per ultimo. In quello stabilimento, i ragazzini ci andavano davvero e il
lavoro di distruzione richiedeva uno straordinario. Lo scivolo di due metri, fatto a forma di castello
medioevale, e i giocattoli, trattori e cavallucci di plastica, pile di secchielli e formine, e i surf, i
Gormiti e i Pokmon insomma, un lavoraccio di mano, e prima di accendere.
Lascia la trov accanto agli estintori. Nuova di pacca. Perfettamente bilanciata, con ancora il filo
di fabbrica. Il manico in legno chiaro, la testa rossa. La impugn con la destra e la sollev sopra la
spalla, allaltezza dellorecchio. Quindi caracoll verso lo scivolo con una voce che si sforzava di
essere in falsetto e le gambe larghe, da orco dei cartoni animati.
Bimbetti, bimbettiii cariii, ariva Capitan Uncino, arivaaa. Tic, tac, tic, tac.
In meno di dieci minuti, fece a pezzi il castello dei sogni con furia metodica.
Oh, oh! trak. Oh, oh! trak.
Accompagnava ogni colpo con un motto di sorpresa e un sorriso. Poi venne il turno della spianata
dei trattori, dei cavallucci, dei surf. Infine, pesc nella tuta una sigaretta, e accese due volte con lo
Zippo di metallo opaco con il profilo nero del duce. Prima la sigaretta. Poi Peter Pan.
I vapori di benzina e la luce delle fiamme inghiottirono il chiosco in un attimo, mentre lui
attraversava il lungomare e scaraventava la borsa nel bagagliaio dellHummer. Mise in moto mentre
una fontana color lill chiudeva i giochi di fuoco nel cielo di Ponente.

LOff-Shore, regno del Numero Otto, non era lontano. Proprio sulla spiaggia di Coccia di Morto.
Mille metri quadri di legno e vetro sul mare. Un assaggio di quello che sarebbe stato er uoterfront
di Ostia. Il nome Off-Shore laveva scelto Ernummerootto, alla faccia del Samurai che diceva che lui
era ignorante come una zappa. Quattrocento metri di bar attraversato perpendicolarmente da un
bancone a forma di fascio littorio. Una palestra con cinque tapis roulant che guardavano la battigia,
un ring da boxe e una tale quantit di pesi da tenere in forma una squadra olimpica. In un angolo,
verso il magazzino dove tenevano gli alcolici e, al bisogno, i ferri, e che aveva chiuso con due porte
blindate a combinazione, aveva attrezzato anche un centro tatuaggi tribali, Er Geko, con lettini con
materassini ad acqua. E, naturalmente, aveva ricavato lo spazio per tre dark room che sembravano
una collezione di camere da letto di Scarface. La Conchiglia, lAmaca, la Giostra.
Quel giochetto gli era costato un fischio. Ma non di materiali o manodopera, ch per lui la gente
lavorava gratis. Di grasso con cui ungere un generale della municipale, sto animale. Un piranha.
Centomila subito in pezzi da dieci. Una romena carrozzata per un completo per i diciotto anni del
figlio e un gommone a disposizione per lestate nel canale dei Pescatori, con due motori Yamaha da
duecentocinquanta cavalli.
Ma con i permessi, almeno, era in regola.

Erano le tre del mattino, ormai, e lOff-Shore era pieno. Ernummerootto puzzava. Di legno,
plastica bruciata e sudore. Tir le chiavi dellHummer ad Albin, il parcheggiatore romeno che si
stava rollando un cannone lungo quanto una mano.
Se me la impolverano me tenculo.
Si infil nella Conchiglia e trov Morgana che si stava facendo una striscia china sul tavolino di
cristallo di fronte al lettone a forma di ostrica. Gran culo che aveva quella bambina. Piccolo, alto.
Aveva ventanni ed era lunica femmina di Ponente che aveva voluto nella batteria. Ma non perch se
la scopava. Perch sulla strada era cattiva come una strega, e nel letto docile come una geisha. Le
infil un dito in mezzo alle chiappe ridendo e le frull con la lingua in un orecchio.
Me vojo rilassa. Ma dopo. Me faccio na doccia e se vedemo de l. Chi c?
Un po tutti. C pure Rocco.
Anacleti?
S. venuto insieme a quel sorcio di Spartaco.
Er giornalista?
S, Liberati. Mha detto che era tanto che non passava a saluta.
Vorr quarche srdo, quellaccattone.
Morgana usc. Lui si fece una doccia veloce, massaggiando a lungo il collo e il petto su cui rideva,
tra i peli, una faccia da joker. Si mise una camicia bianca, tir due strisce e si diresse verso il bar.
Rocco Anacleti, il capo degli zingari di Roma Est e padrone di Spadino, gli si fece incontro
abbracciandolo, aprendosi la strada a fatica in una bolgia di ragazzine pippate, avvocati, dottori e
qualche coatto ripulito di Fiumicino. Sera conciato con una camicia rosa e un paio di pantaloni in
lino bianco da pasci che lo facevano pi grasso e pi basso di quello che era. Gli sembr un
abbraccio sincero. Di Spadino, evidentemente, non sapeva niente. Ma proprio niente.
A posto?
Tutta posto.
una vita che ti stavo aspettando.
Ci ho un sacco de cose da fa. Nun so a chi da i resti.
Dillo a me. Cinecitt diventata un circo. Troppa gente che alza la cresta. Anche gli
zammammeri pensano di pote fa come dicono loro. Nun ce se crede.
Gi, troppi fenomeni in giro.
A proposito hai visto Spadino?
Ernummerootto finse di cadere dalle nuvole.
Io? No, perch?
Rocco lo fiss storto.
Dice che doveva vedersi con te.
Ernummerootto cominci ad avvertire un inquietante rumore di fondo.
Con me? E quando?
Boh, ieri, mi pare. Comunque, sparito. E dice che alla Pineta hanno trovato uno bruciato.
S, ho sentito dire Ma che centra Spadino?
Quello bruciato stava dentro una Smart. E Spadino ci ha una Smart.
E che te devo di? Provo a chiedere in giro. Oh, ho visto che te sei portato Spartaco.
E indovina che je serve?
E che je p servi a quello? Srdi, no?

Dal bancone del bar, dove sorseggiava un mojito scroccato, sicuro, pens Ernummerootto
Spartaco si sbracciava in un saluto da Giuda. Era un ex camerata sui cinquantacinque, con un passato
da campioncino di kick-boxing finito presto e male. Era stato radiato dalla federazione per aver
mandato in coma un avversario. Gli aveva sfondato la scatola cranica con un calcio mentre era al
tappeto. Si era gettato nel giro delle radio, e per tutti era Spartaco il giornalista. La voce di Radio Fm
922, la marcia su Roma, dimme te, sto cojone.
Il giornalista. Seeh. Era il pupazzo di chi lo pagava, Spartaco. Il cagnolino del Samurai, che aveva
conosciuto da pischello quando cera la guerra coi comunisti. Srdi, srdi. Era lunica parola che
capiva. Lunica cosa che cercava. E infatti era l per quello.
Favoloso stOff-Shore. Sempre pi bello, fece.
Spartaco, non ci ho tempo. Dimme che te serve.
No, che sto un po gi con gli sponsor. Magari, se me di un diecimila, te faccio gira lOff-
Shore sulla radio per un mesetto. Magari, fai pure qualche bellinterventino in diretta, eh?
Mille. E nun te fa rivede.
Sei un amico.
Non rispose neanche. Afferr Morgana per un polso, trascinandola via da un tipo che le stava
sbavando intorno da un po.
Ora mi va.
VII.

Sono lamica di Teresa.


Ah, Teresa, Teresa, perch sei tu, Teresa? Venga, si accomodi, non resti sulla porta. Lei
Justine.
La Justine del Divino Marchese o la piccola volpe ebrea del Quartetto di Alessandria? Ma in
fondo, che importa? Venga, venga, cara.
Il Professore ai suoi tempi era stato famoso, molto famoso. Tanto famoso che persino Sabrina
aveva sentito parlare di lui. Proprio qualche sera prima del loro incontro, Sky aveva mandato una
vecchia pellicola tratta da uno dei suoi romanzi di successo. Il Professore vi recitava la parte di s
stesso: un intellettuale svagato, mezzo filosofo e mezzo comico, che sapeva come farti ridere delle
miserie e dei paradossi dellesistenza.
Per, pens Sabrina, quando lui laccolse nel suo grande appartamento sulla Nomentana, per
quant invecchiato! Il cinquantenne brizzolato dai profondi occhi azzurri sera trasformato in un
vecchio curvo e tremolante che ogni due passi doveva appoggiarsi a un mobile per non perdere
lequilibrio. Dalle pareti occhieggiavano beffarde le foto di scena incorniciate che mostravano il
Professore allapice del successo. Il corridoio che percorsero per approdare a un vasto salotto che
sapriva su unenorme terrazza era disseminato di volumi ordinatamente accatastati in librerie dalle
forme astruse. Cerano quadri incomprensibili e sculture inquietanti.
Pascali Bacon Tano Festa
Il Professore snocciolava nomi che a Sabrina suonavano sconosciuti. Il tono con il quale illustrava
i suoi tesori era stanco, rassegnato, vagamente ironico. Come dire: ma che spreco a fare il fiato con
te, che sei ignorante come una capra?
Mi attenda un attimo, cara. Finisco di prepararmi e sono subito da lei. Immagino che Teresa le
abbia detto di che cosa si tratta Justine.
So tutto, professore. Pu fidarsi di me.
La fiducia una cosa seria, salmodi il Professore, di colpo cupo.
Poi sul suo volto incartapecorito spunt un sorriso furbo, e il Professore si mise a canticchiare:
Galbani vuol dire fiduciaaa
Teresa laveva avvisata: un po strano. Vive nel passato. Je rode che quelli del cinema non se
lo filano pi. Ma ricco sfondato, e a suo modo gentile. Se ci saprai fare
Ricco sfondato. Be, la casa prometteva bene. Sabrina memorizz sulliPhone i nomi degli artisti
citati dal Professore. Pi tardi avrebbe cercato su internet le quotazioni di mercato. Magari quegli
sgorbi valevano migliaia di euro.
Eccomi qua, tesoro. Ti dispiace chiamare un taxi?
Non dimentica niente, professore?
Ah, s, certo, come no, cara, scusami, scusami tanto avevamo detto ottocento, mi pare, vero?
S, professore.
Zio Mimmo, cara, per te sono solo zio Mimmo.

Se lui era zio Mimmo, lei era la nipote di provincia che studiava Economia alla terza universit
allOstiense, ed era temporaneamente sua ospite in attesa di trovare una sistemazione pi adeguata a
una giovane studentessa. Da quellaccordo discendevano la camicetta casta e i jeans non firmati, la
giacchettina rossa con una spilla non eccessivamente vistosa, il filo di trucco discreto e le scarpe
basse.
Niente spacchi e niente tacco 12, niente push-up e copriti il tatuaggio. Ricordate: sei una de
sinistra. Ancora Teresa.
Ma Teresa esagerava. Il colpo docchio che si offr a Sabrina quando lei e il Professore fecero
ingresso nellattico del produttore Eugenio Brown non le sembr cos devastante. Cerano comunisti
maschi in giacca e cravatta o foulard. Ma cerano anche quelli in sneaker Merrell e lino destrutturato
di Etro. Cerano comuniste sobriamente coperte, ma pur sempre con trucco sapiente, e cerano
pischelle scosciate che lasciavano balenare brandelli di intimo sexy e non disdegnavano tacchi da
vertigine. Cerano insomma soggetti che non avrebbero sfigurato a un party degli amici di Malgradi,
e altri che non avrebbero superato la prima occhiata dei buttafuori. Se si fosse bardata come
dabitudine, con quel piglio aggressivo e mignottesco che costitutiva la sua seconda pelle, avrebbe
evitato di sembrare ci che sembrava: una scialba, insignificante sciacquetta.
La perfetta nipote di provincia.
Il Professore la present a un po di gente. Tutti la accolsero con saluti gentili ma freddi, e non
mancarono le occhiate ironiche. Seeh, la nipote, dicevano quegli sguardi. A professo, e annamo!
Hai fatto il tuo tempo, ma sei comunque uno dei nostri, e quindi accettiamo queste tue piccole
debolezze senili. Ma te la potevi scegliere meglio, sta nipote.
Esaurita la prima tornata di saluti, il Professore si schiant su una poltrona disegnata dal povero
Sottsass nel 73 (Sossas, poltrona, 73?, annot diligentemente Sabrina sulliPhone) e prese a
raccontare le sue abituali storielle. Quattro o cinque sfigati lo ascoltavano, sinceramente estasiati. O
forse, chiss, fingevano: per piet o vai a sapere perch. Sabrina sedeva accanto a zio Mimmo,
rideva se gli altri ridevano e lasciava che il vecchio le accarezzasse distrattamente la coscia quando
credeva che nessuno lo stesse guardando. Ottocento erano pur sempre ottocento, ma che palle! Era
chiaro che il cuore della festa stava altrove. Magari sul terrazzo che affacciava su piazza Vittorio.
Nel cuore di quellEsquilino dove Sabrina si guardava bene dal mettere piede, covo di merdosi
immigrati che per il Professore e i suoi amici trovavano delizioso, irresistibile, cos vivo e
pulsante, la vera Roma multietnica
Ma de che? Qua nun se trova n italiano manco a pagallo. Tutti cinesi, so.
Finalmente il Professore avvert lurgenza di una puntatina al bagno. Sabrina ne approfitt per
sgattaiolare in terrazza. Era una chiara notte di fine giugno, ma lei aveva altri pensieri per la testa. Il
Professore era solo il passaporto per la sinistra, ma meglio na chiodata in fronte che unaltra serata
cos, e quindi tocca mvese, Sabri.
Si mise a girovagare fra i crocchi di gente in piedi, si avvicin ai tavolini. Dappertutto parlavano
parlavano parlavano. Parlavano con un impegno e una passione che sembrava stessero decidendo il
futuro del mondo.
Bisogna convertirsi al chilometro zero. Assolutamente.
Sono daccordo con te. Io ho cominciato a bere soltanto vino libero. Basta solfiti. Sono una
peste. Hai idea di quante schifezze si possono mettere oggi, legalmente, in una bottiglia di vino? Sino
a ottanta componenti, ma ti rendi conto?
Ho adottato un gatto. Poverino, era una settimana che miagolava davanti alla porta. Mi piangeva
il cuore a lasciarlo l tutto solo e abbandonato. E poi costa solo quattrocento euro fra vaccini,
veterinario, e castrazione.
Quattrocento euro? Me li ha presi Luisa per portare la cycas allistituto fitoterapico. Per curarla,
diceva lei.
Ah, e come andata?
Lha ammazzata in soli sei mesi.
Ma che sar sta Chicas, na massaggiatrice? Ma che era malata, sta ragazza?, pens Sabrina.
Addentando un tarallo al peperoncino, un uomo calvo, come i buttafuori che si vedevano alle feste
di Malgradi, sospir e disse: Sto leggendo Pastorale americana di Roth. Un capolavoro.
Ti piacerebbe scrivere una cosa cos, eh, bello!
Darei dieci anni di vita.
E secondo te qualcuno se li prenderebbe?
Pare che Garrone voglia fare un film su Corona, il fotografo
Notizia Findus, mia cara. Matteo abita qui sotto. Ci ha pensato su per un bel po, ma poi ha
deciso di lasciar perdere.
Meno male. E si vede che Corona faceva schifo pure a lui.
Il fatto che Corona significa la televisione, il bungabunga, tutte quelle cose l, e quelle cose
sono lorrore, e lorrore non si pu rappresentare. Nemmeno Fellini ci riusc, ai suoi tempi.
La cosa pi terribile che tutto questo sembra non aver mai fine!
anche colpa nostra, cara. Siamo troppo teneri. Abbiamo smesso di fare opposizione da quel d.
Un tipo basso, grasso e barbuto attacc una predica sulla politica.
A Sabrina veniva voglia di sbadigliare. La noia la stava sommergendo.
Parlavano di cose astruse, le zecche, e quando pure dicevano qualcosa di comprensibile, lo
facevano in un modo che come se fosse solo ed esclusivamente cosa loro. E tutto il resto del
mondo, boh! Daltronde, nessuno di quelli ai quali si era avvicinata aveva fatto il minimo sforzo per
coinvolgerla.
Teresa glielaveva detto.
Teresa era stata perentoria, sul punto.
Quello un circolo chiuso. So tutti compagnucci, non so se mi spiego. Entrarci difficilissimo.
Na parola sbajata e te sbattono fuori!
E limpressione era proprio quella. Circolo chiuso. Sabrina si scopr a rimpiangere lallegria
trucida del giro di Malgradi. L, in mezzo a quei satiri intossicati di Viagra, non si era mai sentita
fuori posto. Loro erano accoglienti, avvolgenti, protettivi. Certo, alla prima occasione te scaricavano
e tanti saluti. Ma intanto, era grazie a loro che era arrivata sin dove era arrivata. E senza di loro si
sentiva perduta.
Ma alla fine, ndo cazzo sei arrivata, Sabri? A tenere la mano a un vecchio bavoso per ottocento
euro?
Frug nella borsetta con gesto nervoso. Una botta di coca, quello ci sarebbe voluto, per reggere lo
stress e la delusione. Ma anche su questo Teresa era stata categorica.
Scrdate la coca. Non che non ne giri un po, ma se il giro largo, diciamo cos, chiuso, quello
delle narici addirittura impenetrabile!
Perci, Sabri, pace, e famose na bella paja.
Permette?
Sabrina quasi non credette ai suoi occhi. Qualcuno si era accorto di lei. Le si stagliava davanti
lalta figura di Eugenio Brown, il padrone di casa. In mano, un accendino acceso.
Era un belluomo. Sui cinquanta, alto, brizzolato, in completo Armani. Produttore. Parola che
esercitava su Sabrina un indubbio fascino. Produttore significa cinema. Magari televisione. Perch
no? Lei a fisico stava messa bene, scrupoli non ne aveva mai avuti. Perch no? Non sarebbe mica
stata la prima a passare dal letto al palcoscenico. Perch no?
Eugenio Brown. Se devi venderti, tanto vale farlo con qualcuno che ha un minimo di attrattiva.
Grazie, non riuscivo a trovare laccendino.
Si sta annoiando?
No, che
I miei amici a volte sanno rendersi detestabili.
Il fatto che non conosco nessuno.
La capisco. Gli inizi sono sempre difficili.
Sabrina sfoder il suo sorriso pi seducente. Eugenio Brown le mise una mano sul braccio.
Le piace questo posto?
na bomboniera.
Eugenio Brown le sorrise. Era la prima volta che qualcuno definiva i duecentoventi metri quadri
dellattico una bomboniera. La fiss con maggiore interesse.
Era decisamente un belluomo.
Lei sentiva il desiderio in lui.
Ma non si decideva a fare la prima mossa.
Sabrina prov un moto dimpazienza. Pos una mano su quella di lui. Amplific leffetto seduzione
del sorriso.
Le labbra di Eugenio Brown si schiusero.
Un soggetto peloso in camicia a quadretti lo afferr per un braccio, costringendolo a voltarsi.
Scusate. Eugenio, ti cerca la Baldini.
S, arrivo. A dopo, signorina
Justine.
Justine, gi.
Il produttore si ecliss, puntando agile verso una tavolata seminascosta da un folto banano.
Camicia-a-quadri si accese un sigaro toscano. Sabrina se lo sarebbe mangiato vivo, quello
stronzo. Le aveva portato via la preda sul pi bello. Si volt per tornare dal Professore, ma camicia-
a-quadri le sbarr il passo. Sorrideva, il carognone.
Permette una parola, signorina Justine? O dovrei dire Lara?
Sabrina si guard intorno. Sembrava che nessuno badasse a loro. Alz una mano e fece per
affondarla in quel volto pacioso. Voleva lasciargli un segno, a quellanimale. Sfregiarlo, magari.
Tanto, ormai, era chiaro che la situazione era irrimediabile. Ma lui le prese la mano, se la port alla
bocca, vi depose un piccolo, umido bacio.
Non preoccuparti. Non sono pericoloso. A me piacciono gli uomini. Vieni, prendiamo qualcosa
da bere, devo parlarti.
Cera come una curiosa delicatezza in quel tizio, che ebbe il potere di smontarla. Lo segu, docile,
sino al tavolo dei liquori. Camicia-a-quadri vers due whisky e la pilot verso un angoletto deserto
del terrazzo.
Si chiamava Fabio e faceva lo sceneggiatore. Era gay, che il modo che usano quelli di sinistra
per chiamare i froci, e laveva riconosciuta anche se con i capelli tinti e accorciati.
Riconosciuta come, scusa?
Dal sito. Eri tu quella di www.larasecrets.com, no?
Scusa, ma se sei fro se sei gay, com che
Ah, ma io sono essenzialmente libertino.
E cio?
Mi piace tutto quello che ha a che fare col sesso.
E allora?
E allora volevo parlarti di Eugenio Brown.
Che, pure lui?
No, anzi, a Eugenio piacciono molto le donne.
Sabrina tir un sospiro di sollievo e apprezz, se non altro, lo stile. Per Malgradi e i suoi non
esistevano donne. Esistevano solo fiche.
E allora?
rimasto vedovo da poco, ricominci Fabio. Lei se l portata via una lunga malattia. Erano
una coppia molto unita. Eugenio uno dei pochi produttori che ancora credono nel prodotto di
qualit.
S, ma a me?
una bella persona. Ed molto fragile. Non fargli del male. Tutto qui.
Lirsuto sceneggiatore si ritir con un sorriso che voleva essere amichevole ma che diceva pure:
io tho avvisata, da amico, ma potrei diventare un nemico implacabile. Capirai che paura, sto
orango. Sabrina butt gi il whisky e fu presa da una botta deccitazione. Uomo fragile. Gli uomini
fragili possono riservare grandi sorprese. Gli uomini fragili sinnamorano. Gli uomini fragili passano
facilmente dal ruolo di cliente a quello di amante.
Eugenio Brown veniva verso di lei.
Ma ora Sabrina non era pi impaziente. Ora sapeva che presto lavrebbe avuto in pugno. Era il
momento di tirarsela un po.
Rientr precipitosamente in casa. Individu un taccuino e una penna, strapp un foglietto, ci
scrisse il suo numero di cellulare. Poi, visto che nessuno le faceva caso, perlustr lappartamento
finch, nel soppalcato in cima a una stretta scala a chiocciola, riusc a individuare la camera da letto
padronale.
Lasci il foglietto in bella vista sul copriletto con motivi indiani e torn dabbasso.
Il Professore si era addormentato. Un filo di bava gli colava sul foulard. Sabrina lo riscosse con
dolcezza, chiam un taxi, lo riport a casa e lo mise a nanna, da brava nipotina. Faceva parte
dellaccordo. Lunico extra che concesse fu una palpatina alle tette. Il Professore, grato, sganci un
pezzo da duecento.
Ora non restava che attendere.
Fu unattesa breve.
Eugenio Brown telefon la mattina dopo.
VIII.

LAnagnina aveva lodore dolciastro e inconfondibile di quei luoghi in cui il fetore degli uomini e
del cemento non ha ancora avuto del tutto ragione della campagna. Ad Abbas ricordava la sua
Teheran. Certo, visti da via Mongrassano, i Castelli non erano i monti Elburz, e la terrazza di verde
sulla quale si indovinava Frascati non aveva n la forza n laltezza cupa del Tochal. Ma laria,
quella s era la stessa. Soprattutto adesso che era estate. Impastava le mucose della bocca come
sabbia. Seccava le narici. Grattava la gola con quel retrogusto di ossido di carbonio e bitume, venato
comera da un sentore di carogna e rifiuti in decomposizione.
La sua bottega faceva angolo con via del Casale Ferranti. Oltre lultima stazione della linea A del
metr. Dove le pecore erano state cacciate dalla fame di cubature. Un tempo quel buco doveva essere
stato un box auto, ma il ricettatore dal quale laveva comperato giurava sullaccatastamento come
laboratorio artigiano. Abbas si era adattato. Aveva foderato le pareti di cartoni e giornali per
isolarsi da unumidit cattiva e perenne. Il piano da lavoro era un vecchio bancone di macelleria
fissato su cavalletti arrugginiti. In un allegro disordine, i blocchi di marmo facevano da base a ripiani
in ciliegio grezzo, rovere, e ai listelli di ebano su cui esercitava larte che era stata del nonno e del
padre. Intagliava da quando era bambino, e quelle mani da pianista, dalle lunghe dita affusolate, gli
ricordavano ogni giorno la sua fortuna. Anche ora che, a sessantanni, la presa sui mazzuoli e gli
scalpelli si era fatta meno vigorosa e la sua pelle bruna si era fatta come carta velina, mettendo in
rilievo vene e tendini.
Non aveva mai capito se la clientela apprezzasse di pi le sue capacit o il prezzo per cui le
svendeva. Ma dei suoi bozzetti non sembrava fregasse a nessuno. Per dire, con quel Rocco Anacleti
l, quello che viveva alla Romanina, quello che tutti nel quartiere salutavano con la deferenza che si
deve a un tiranno, non era andata bene. Con un certo orgoglio, gli aveva mostrato i disegni del nonno
stampati su pergamene che conservava in un album di cuoio.
Che sarebbero, questi?
Motivi floreali persiani.
E pensi che mi metto questa frociata sulla testiera della camera da letto? Questa Roma, non
casa tua. A letto io ci scopo.
Si era dovuto arrangiare con un satiro dallenorme fallo in rilievo.
Lo voglio di weng. E deve puzza di antico, gli aveva ordinato Rocco.
Ma quando aveva visto il lavoro finito, era andato fuori di testa.
Che sono, un negro? Mi vedi in faccia? Di che colore sono io? Sono negro, io? Schiariscimi
questo legno del cazzo. E subito!
Abbas aveva dovuto cominciare da capo. Con del rovere sbiancato. Ed era venuta fuori una
tombola. A maggior ragione per quella boiserie di sconcertante volgarit. Mille euro. Che ancora non
aveva visto. Ma che non si era stancato di chiedere. Prima gentilmente, al telefono. Poi, addirittura,
con una lettera allindirizzo di Rocco Anacleti, in cui, in un profluvio di Lei e lettere maiuscole, non
aveva mancato di segnalare che, in assenza di una gentile risposta, si sarebbe rivolto a un legale
del sindacato.

Al semaforo in fondo alla via Tuscolana, Max schiacci la leva del cambio della Street Triple con
un gesto di insofferenza. Il clac di innesto della prima gli provocava sempre un piacere sottile.
Perch era il segnale nervoso di quello che doveva ancora accadere. Faceva un caldo porco per
essere notte. Il fiato dei centootto cavalli gli appiccicava i jeans alle cosce, la bandana del
sottocasco integrale era ridotta a una spugna intrisa di sudore, nelle sneaker rosse i piedi friggevano
come toast. Si profilarono i Castelli. Max detestava i Castelli. Gli erano sempre sembrati una diga
precaria eretta su un formicaio. Qualche sera prima, su Radio Fm 922, Spartaco Liberati, the Voice
of Rome, se nera uscito con la nostalgia del ponentino. E non c pi il vento de na vorta, e tutto
affogato nei palazzi Ah, i Castelli, il Ponentino puttanate buone per le guide turistiche.
La verit era che si sentiva a disagio.
Rocco Anacleti gli aveva detto che cera una questione da sistemare con un iraniano. Rocco
Anacleti era nervoso. Sarebbe toccata a Spadino, ma Spadino era sparito. Rocco era nervoso e
cominciava a fare strani discorsi.
Il suo compito: guardare le spalle a Paja e Fieno.
Quei due non gli piacevano. Quel lavoro non gli piaceva. Rocco Anacleti non gli piaceva.
Presto avrebbe dovuto fare delle scelte.
La punta era di fronte al Centro sperimentale di cinematografia. Appena oltre i parallelepipedi
in vetro e cemento dove il ministero dellInterno aveva traslocato le direzioni generali
dellanticrimine, della polizia di prevenzione, della stradale. Max tir la seconda fino a sentirla
urlare e, superando il grande cancello elettrico sormontato dalla targa ministeriale, come sempre
diede un colpo di clacson. Come si faceva a non godere di quel mucchio di guardie assediate in un
quartiere in cui non controllavano niente?
Riconobbe la Bmw cabrio nera ferma allincrocio con via delle Capannelle. La coda di cavallo
bionda di Paja e i capelli neri rasati alla nuca di Fieno. Erano due cani rabbiosi che non arrivavano
ai venticinque. Pi giovani di lui di qualche anno. Due merde pippate fino al midollo. E come lui
cresciuti a Cinecitt. Avevano cominciato con le pasticche ai ragazzini, quando comandavano i
napoletani. Poi si erano messi a scodinzolare con gli Anacleti, la dinastia di zingari antica quanto il
Colosseo che spingeva ogni singolo grammo di coca e hashish fra Tor Bella Monaca e piazza
Tuscolo. Fra il Casilino, Cinecitt e lAppia. Gente seduta su una montagna di grano, che di gitano
conservava solo la storia, qualche pagliacciata in costume, i matrimoni esagerati, lavidit e una
caterva di figli, cugini e nipoti iscritti con lo stesso nome allanagrafe.
Rocco Anacleti. Il padrone di Paja e Fieno. Il padrone di Max.
Questo, almeno, credeva lui.
Paja fece un gesto a Max con lavambraccio che sporgeva dal finestrino della Bmw. La sua faccia
esprimeva lentusiasmo del paziente allinizio della seduta dal dentista.
A Nicce, ce lhai fatta. Hai visto, Fieno? Il filosofo s degnato.
Quel soprannome, Nicce, doveva lusingarlo, ricordargli che la sua tesi di laurea su Kant non era
stata soltanto un favore alla madre vedova che per sua fortuna non cera pi, ma gli faceva andare il
sangue alla testa. Gli ricordava che sul marciapiede erano tutti uguali. Unaltra di quelle troiate a cui
doveva fingere di credere. Rispose a Paja con un cenno del casco integrale e si mise a seguire la
Bmw per quel breve tratto di Tuscolana fino allincrocio con via del Casale Ferranti.

Ad Abbas piaceva lavorare di notte. Perch era la sola cosa alla quale non si era abituato in tanti
anni in Italia. Che il lavoro dovesse seguire il ciclo degli uffici, i regolamenti del comune e non, al
contrario, il ritmo del corpo o del bisogno. Aveva lasciato la saracinesca della bottega alzata a met,
e aveva trafficato accanto al piccolo stereo che gli aveva regalato Farideh, la sua bambina diventata
troppo bella e troppo adulta. Pensava spesso, guardandola, a quando la madre se ne era andata. A lei
che gli si era stretta al fianco nella camera mortuaria del Regina Elena di fronte al corpo irrigidito
dellunica altra donna della sua vita. Quel giorno, Farideh gli aveva sussurrato che insieme ce
lavrebbero fatta. E quella promessa era diventata una profezia. Farideh era la sua vita. La sua
ancora, le sue radici, il suo futuro. Per questo finiva per darle sempre retta. Anche ora che si era
messo a scartare i Cd dei Plastic Wave e dei Kiosk, il rock dissidente esiliato da Teheran. Una
musica che non capiva, ma che Farideh amava. E che non gli fece sentire il rumore della macchina e
della moto che avevano accostato di fronte alla bottega.

Max alz soltanto la visiera del casco integrale e fece un passo verso Paja e Fieno che si stavano
infilando la testa nei mephisto.
Allora?
Noi entriamo. Tu resti qua. Se succede qualcosa, biascic Fieno attraverso il passamontagna,
trovi na soluzione. Sei il filosofo, no?
I due estrassero dai jeans guanti di pelle morbida. Li calzarono con cura meticolosa. In ogni gesto,
in ogni sfumatura della voce si sforzavano di imitare il loro grande mito. Rocco Anacleti. Erano nati
servi, e servi sarebbero rimasti per tutta la vita. A lui il Samurai aveva insegnato che un vero uomo
non ha un padrone. Un maestro, semmai, ma non un padrone.
Paja e Fieno entrarono nella bottega e tirarono gi, quasi del tutto, la saracinesca. Max sedette a
braccia conserte sul cofano della Bmw. Il posto migliore per controllare la strada.

Abbas se li ritrov di fronte allimprovviso. Paja lo colp con un destro in pieno volto che gli
frattur gli incisivi e gli allag la bocca di sangue. Liraniano si afflosci, battendo la tempia a terra.
Gli si offusc la vista. Intravide comunque laltro incappucciato mentre estraeva dal giubbotto di
cotone uno straccio lurido di grasso. Quando lo sent in gola pens che era finita, e cerc di ribellarsi
con le poche forze che aveva.
Tutto inutile.
Paja lo trascin verso una delle pareti della bottega, in corrispondenza di una tubatura a vista, a
cui leg i polsi con una corda di canapa. E fu a quel punto che, supino, le braccia divaricate come il
Cristo che i romani pregavano, Abbas cominci a comprendere.
Paja si avvicin allo stereo e alz il volume. E mentre le note di Autotomy dei Plastic Wave
trasformavano la bottega in una allucinazione sonora, Fieno si chin su Abbas. I volti dei due quasi si
sfioravano e il vecchio ora poteva sentire attraverso il mephisto il tanfo di nicotina e sudore del suo
carnefice.
E allora, iraniano del cazzo, vuoi i tuoi mille euro, eh? Perch, sarebbero tuoi? Guarda che te sei
solo uno zammammero. E gli zammammeri non si pagano. Chiaro?
Le pupille di Abbas si dilatarono, mentre il collo si tese nello spasimo di quella che doveva
essere unaffermazione.
Che? Hai capito? No, non hai capito. Te i soldi lhai chiesti, marocchino. Hai mandato una
lettera. Hai messo in mezzo le zecche, i comunisti Mi sa che ti sei sbagliato. Di, ti sei sbagliato?
Come? Non sento! Parla pi forte, stronzo, nun te sento!

Ma quanto ci mettevano quei due?


Max sent impennarsi il volume della musica e non fu capace di trattenersi. Al diavolo Rocco
Anacleti. Si tolse dalla strada e si infil nella bottega.

Paja reggeva con la sinistra una tavoletta di legno. Nella destra stringeva un martello dalla testa a
mazzetta, sfilato da una cassetta di attrezzi. Fece cenno a Fieno di sedersi sul corpo supino di Abbas,
per impedirne il tremito e i movimenti inconsulti delle gambe. Poi si accovacci anche lui accanto al
vecchio.
Allora dimmi, iraniano del cazzo, da dove cominciamo? Dalla destra o dalla sinistra? Quale
mano preferisci per i tuoi lavoretti di merda? Con quale mano prendi i soldi quando chiedi di essere
pagato? Non ho capito. Dici che uguale? uguale? E allora cominciamo dalla destra, che quando
mai la sinistra servita a qualcosa.
Max si avvent su Fieno.
Lasciatelo stare! solo un vecchio!
Fieno si abbatt, sorpreso dalla violenza improvvisa dellaggressione. Ma si rialz subito.
Estrasse il ferro infilato dietro la schiena e lo punt alla fronte di Max. Giusto in mezzo agli occhi.
Questa una 38, stronzo. Prova ancora soltanto a respirare e ti sfondo quella testa di cazzo che ti
ritrovi!
Max indietreggi fino alla saracinesca, alzando le mani. Fieno si rivolse a Paja.
Facciamogli vedere lo spettacolo completo, a questo frocetto.
Paja sistem la tavoletta di legno tra il palmo della mano di Abbas, che ora grugniva come una
bestia al macello, e la tubatura a cui era legato il polso. Sollev la mazzetta sopra la spalla e la
lasci cadere una, due, tre, cinque volte sulle lunghe dita dellartigiano, sulle nocche, sulle unghie.
Finch non ebbe di fronte una zampogna violacea di carne tumefatta.
Abbas perse i sensi.
Paja si volt verso Fieno, che continuava a tenere la pistola puntata al centro degli occhi di Max.
La finiamo qua?
Ho detto spettacolo completo.
Ma liraniano andato. Non vede pi un cazzo.
Si risveglier. quello che deve vedere quando si risveglia che conta.
Vabbe.
Paja tir la mazzetta sporca di sangue sullaltro lato della bottega, sfregiando un abbozzo di
intaglio su una tavoletta di ebano. Quindi si rimise a frugare nella cassetta degli attrezzi
delliraniano.
E questa, che te ne pare?
Fieno annu.
E leva sta musica, ch ormai non strilla pi nessuno.
Paja fece scattare pi volte la morsa della tenaglia. Come a volerne saggiare la presa. Afferr la
mano destra di Abbas e prosegu il lavoro dando le spalle a Max e Fieno.
Questo con le mani non ci va manco pi a pisciare.
Si sfilarono i mephisto e uscirono dalla bottega fradici di sudore. Fieno ripose il ferro dietro la
schiena e punt lindice verso Max.
Con te poi risolviamo.

Max sent la Bmw ripartire a bassa velocit e fece qualche passo verso il corpo di Abbas. Allent
i legacci di canapa annodati alla tubatura, liber i polsi e compose le braccia del vecchio lungo i
fianchi.
Tutto questo era troppo persino per lui.
Un giorno aveva scelto la strada. O, forse, la strada aveva scelto lui.
Ma quella non era la strada. Non poteva essere la strada.
Sollev da terra la testa del vecchio. Quindi lentamente il busto, appoggiandolo al muro. Lo liber
del nastro e dello straccio che gli chiudeva la bocca, per evitare che soffocasse nel muco e nel
sangue. E solo allora riusc ad apprezzarne la dignit dei lineamenti, pure contratti dal dolore. Quella
carnagione bruna percorsa da rughe profonde, le guance scavate dalla fatica e disegnate da un filo di
barba bianca.
Provava pena per quel vecchio. Non lo avrebbe mai ammesso, ma provava pena anche per s
stesso.
Guadagn velocemente la strada e la moto. Appena in tempo per incrociare una Matiz bianca che
accostava verso le luci della bottega con la saracinesca di nuovo alzata. Rallent, fermandosi un
centinaio di metri pi avanti, per vedere chi fosse.
Una ragazza. Parlava al telefono. E rideva.
Guarda, Alice, sto passando ora da mio padre. S, s, lavora anche di notte. Daccordo, glielo
dico Certo.
Max la osserv trattenendo il respiro. Era di una bellezza magnetica. La bocca carnosa, gli occhi
da cerbiatto e lunghi capelli, lucidi e neri, che le scendevano sulla schiena. Un sogno.
Va bene Alice, ora ti saluto. Sto entrando da pap.
Era il momento di andarsene. Prese i novanta con la prima. In tempo per non vederla entrare nella
bottega. Per non sentirne le urla impazzite di fronte allorrore del padre. Per raggiungere la
Tuscolana e da l bruciare ogni semaforo fino allArco di Travertino, dove accost non lontano da
due trans che fumavano accovacciati su un muretto del self-service Ip.
Ciao, bel moro!
Non aria.
Si tolse il casco e appoggi la moto sul cavalletto. Si frug nelle tasche della Belstaff di cotone
cercando il cellulare dedicato. Quello che chiamava una sola persona e da una sola persona
riceveva.
Il Samurai rispose al secondo squillo, nonostante fosse quasi luna del mattino.
Che succede?
Ho un problema. O forse ce lhai anche tu. Ti devo vedere.
Ora?
S.
Sta bene. A corso Francia. Tra venti minuti.
Max infil il cellulare nella giacca e si allung ancora di qualche passo verso una Giulietta che,
arrivando al distributore, aveva notato parcheggiata a fari spenti.
Conosceva quella macchina. Era del maresciallo dei carabinieri Carmine Terenzi. Si avvicin al
lato del guidatore, in tempo per vedere una mano pelosa e tozza con la fede allanulare che stringeva
i capelli ossigenati di una zoccola. La testa si muoveva su e gi come quella di un manichino, e il
porco se ne stava con la nuca reclinata sul poggiatesta, la bocca aperta e la lingua di fuori.
Max diede unultima boccata alla Marlboro e la spense sulla fiancata della Giulietta. Terenzi gli
rivolse un sorriso da dietro il finestrino mentre veniva.
Max gli gir le spalle.
Sbirro corrotto. Anche questo era diventata la strada.

Il Samurai, come sempre, fu puntualissimo.


Allora, si pu sapere che cosa c di cos urgente da interrompere la mia meditazione, Max?
Gli Anacleti, maestro.
Max raccont dun fiato la storia. Il Samurai lo ascolt senza mostrare nessuna reazione. Il ragazzo
era emozionato. Il Samurai riusciva a percepire lodore acre della rabbia. E una sfumatura dolciastra
di piet che non gli piacque.
Vatti a fumare una sigaretta, ordin, infine, devo pensare. E mettiti controvento, per cortesia.
Sai che detesto lodore del fumo.
Max si allontan di qualche passo. Il Samurai si mise a osservare il traffico notturno su corso di
Francia. Tutta quella frenesia elettrica che agitava la notte, quellinsensato affannarsi di omuncoli.
Il Samurai aveva cinquantadue anni, era alto, con i capelli grigi cortissimi. Vestiva sempre con
eleganza sobria, il suo colore preferito era il nero. Amava indossare, sotto le giacche di Kiton,
magliette stretch che mettevano in risalto una muscolatura agile e naturale. Non pippava coca, non
fumava sigarette, e soltanto in rare occasioni si concedeva un dito di whisky di puro malto.
Il Samurai non era schiavo di niente e di nessuno.
Il Samurai non si lasciava controllare da niente e da nessuno.
Era lui a controllare ogni cosa. Era lui il padrone.
Era cresciuto nel mito della rivoluzione nazionale fascista, si era fatto le ossa picchiando i rossi al
liceo, era passato alle rapine per finanziare il gruppo, aveva vagheggiato il colpo di stato, la presa
del potere, lo sterminio degli ebrei e dei comunisti. Un giorno, vide morire il suo migliore amico
sotto il piombo delle guardie. Lui stesso si salv per miracolo. Gli sbirri lo scoprirono. Un infame
aveva cantato. Il Samurai venne a saperlo casualmente, da un camerata che frequentava la stessa
palestra di certe teste di cuoio della polizia.
Si prepar a morire con onore.
Ma i giorni passavano. E nessuno andava a cercarlo. Medit di consegnarsi. Lattesa lo stava
distruggendo. Finalmente qualcuno si fece vivo. Un ufficiale dei servizi segreti. Gli propose un patto.
Qualche lavoretto sporco in cambio di protezione. Il Samurai lo mand al diavolo.
Quegli altri, comera ovvio, tornarono a cercarlo. Stavolta erano in tanti. Erano armati ed erano
avvelenati. Miravano a un conflitto a fuoco, per fargli la pelle. La soluzione migliore per tutti. Il patto
osceno che gli era stato proposto sarebbe stato seppellito con lui.
Il Samurai alz le mani e si lasci ammanettare con un sorriso beffardo.
Al processo non apr bocca. Gli dettero cinque anni. In carcere leggeva Pound, Cline eIl
tramonto dellOccidente di Oswald Spengler, e faceva esercizi per non soccombere alla noia. Lo
presero per un duro, un politico senza compromessi, e lo lasciarono in pace. Salutava tutti e non era
amico di nessuno. Guadagn sei mesi di sconto comportandosi da detenuto modello.
Ma la politica non centrava con la buona condotta. Non pi, almeno. Il Samurai era deluso. Il
carcere laveva costretto a una forzata promiscuit. Aveva visto e conosciuto gli esseri umani per
come veramente sono. Non cera speranza. Impossibile risvegliare le loro coscienze intorpidite.
Sembrava proprio che la societ che lui voleva cambiare non volesse saperne di essere cambiata.
Sembrava proprio che avesse sbagliato vita.
Al culmine delle meditazioni, decise di suicidarsi alla maniera dello scrittore Yukio Mishima.
Avrebbe agito una settimana prima di essere scarcerato. In modo che il senso del suo gesto
estremo fosse ben chiaro: disgusto per il mondo moderno, rivolta contro la mediocrit delle masse,
disprezzo per i miseri e i deboli. Meglio una morte eroica che una vita da schiavo.
Qualche giorno prima della data fissata, improvvisamente lo trasferirono di cella. Il suo nuovo
compagno si present come il Dandi. Era anche lui liberante, era un ragazzone dal sorriso ironico e
dai modi affabili, si vantava di aver messo in piedi la banda pi potente e invincibile di Roma. Non
aveva fatto tutto da solo, precis, ma con certi amici che dovresti conoscere.
Il mio tempo finito, Dandi.
Davvero? Ma quantanni ci hai, scusa? Venticinque? E parli come mi nonno?
Non let che conta, quello che uno si porta dentro.
E famme capi, tu che te porteresti dentro?
Il tipo era simpatico, e sembrava affidabile. Il Samurai decise di fidarsi di lui. La solitudine lo
stava uccidendo lentamente. Gli raccont tutto. Non ci volle molto tempo. Aveva appena attaccato
con una citazione da Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola quando il Dandi lo interruppe.
Vabbe, chiaro. Dunque, tu te vi ammazza perch sto mondo de merda nun te merita.
Il Samurai annu: sintesi rozza, ma, doveva ammetterlo, efficace.
Lo sai chi me sembri? Uno de quei giapponesi dei film quelli colla spada curva che stanno
sempre a pensa a come spaccare la testa a qualche nemico, magari pe qualche questione donore
come se chiamano, di, aiutami
Samurai.
Ecco, bravo. Lo sai chi sei tu? Sei un samurai del cazzo. E scusa se te lo dico, ma tanto, visto
che te devi suicida, parola pi parola meno me sembra che proprio non hai capito come vanno le
cose a sto mondo.
E chi me lo dovrebbe spiegare, tu?
Guarda, bello, fai come te pare. Ma dimme na cosa: tu tammazzi, e te pare che al mondo gliene
p frega qualcosa? Ma scusa, sai, non te se filavano quando facevi il rapinatore politicizzato, vi
che se mettono paura per un cadavere? E mo spegni sta luce, ch me devo fa le mie otto ore di
sonno, o domani ci avr le borse sotto gli occhi, e io le borse sotto gli occhi proprio nun le reggo.
Il Samurai cerc di non farci troppo caso, ma le parole di quel coatto ripulito gli avevano aperto
dentro una crepa che si allargava giorno dopo giorno. Lasci passare un po di tempo prima di
tornare sullargomento.
Ma insomma, secondo te che dovrei fare?
A te te ce rode perch dici che il mondo te lha messo al culo. E tu ripagalo colla stessa moneta.
Fottilo. Fottili tutti. Vedrai come te senti mejo, dopo. Proprio come dopo una bella scopata, damme
retta, a Samurai.
Chiss. Forse il Dandi aveva ragione. E forse nelle sue parole cera pi verit che in tutti i libri
che gli avevano acceso la mente, quando aveva deciso di abbandonare la strada maestra tracciata per
lui dai genitori, la laurea, lo studio legale del padre che era stato del nonno, e prima ancora del
bisnonno, e prima ancora
O forse, semplicemente, Dandi gli aveva detto ci che lui voleva sentirsi dire.
Il suicidio venne accantonato. Dandi e il Samurai lasciarono insieme il penitenziario di Regina
Cli.
Il Dandi lo present ai suoi amici.
Il Samurai entr nella banda.
Roba di un altro tempo.
Il Dandi era morto.
Il Libanese era morto.
Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio,
sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese.
Il Samurai era ancora l. Lantico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati.
Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno.
E il potere, quello, era concreto, vivo, reale.
Il Samurai era il numero uno.
Anche se, a chi glielo ricordava, preferiva rispondere, con uno dei suoi sorrisi enigmatici: sono
solo il primo fra pari.
Cos nessuno si offendeva e gli affari potevano andare avanti. Era tutto merito della sua intuizione.
Era iniziato tutto coi ragazzi del Bagatto, e la semina era stata proficua. La rete era stesa sullintera
citt. I legami di fedelt inossidabili.
Certo, non cera pi niente di eroico, ormai, in quella Roma spenta e grigia che aveva ereditato
dalla stagione degli ardori. Lusura che un tempo aveva esecrato era oggi il suo pane quotidiano. E il
governo della notte un esercizio di equilibrismo che lo costringeva a continue concessioni a una
massa di vermiciattoli senza cuore, fegato e cervello.
Ma cos vanno le cose a sto mondo, vero, Dandi?
Il Samurai richiam con un cenno Max.
Il ragazzo lo fissava con gli occhi ancora capaci di accendersi di passioni. Un tempo, anche lui
Per questo, forse, rivedeva in Max il s stesso di allora. O, forse, se la sorte gli avesse permesso di
mettere al mondo un figlio, lo avrebbe voluto come Max. Diverso dalle merde di Ostia e di Roma
Est. Stoffa e natura di capo. Ancora capace di infiammarsi. E persino di sbagliare. Come quellaltro,
quello che tanti anni prima aveva tradito.
Dimmi che con la storia delliraniano la piet non centra, Max.
solo un povero vecchio, maestro. Che diamine gli avr mai fatto agli Anacleti per scatenargli
contro quelle due bestie?
Niente, anzi, per dirla tutta, sono loro in torto. Non hanno pagato un debito.
E allora
E allora la piet va tenuta fuori da questa e da tutte le altre storie, Nicce.
Anche Achille si commosse davanti alle lacrime di Priamo, e gli restitu il corpo di Ettore.
Paragone fuori luogo, ragazzo mio. Quella non era piet. Era rispetto per un nemico valoroso.
Codice di guerra. E infatti, i Greci entrarono nella reggia e fecero strage di tutti i Troiani. O lhai
dimenticato?
Il ragazzo chin il capo.
Il Samurai riprese, suadente.
Gli Anacleti non ci piacciono, ma ne abbiamo bisogno. Occorre concedere loro una dose di
brutalit. Aiuta a tenerli sotto controllo. Comunque, sono daccordo con te. Quei due trogloditi di
Paja e Fieno hanno esagerato. Per tu stai tranquillo. Mi occupo io della faccenda.
Il Samurai intu che la spiegazione non aveva convinto Max. Pazienza, avrebbe capito col tempo.
Prima di congedarlo, gli assest un colpetto affettuoso sulla spalla.
Ho grandi progetti per te, Max. Nei prossimi giorni succederanno cose importanti, e voglio che
tu sia al mio fianco. Ma la piet lasciala a casa. Questo mondo non sa che farsene, credimi.
IX.
Pronto? Spartaco?
S, chi ?
So Pippo
Ah, Pippo ma famme capi: se conoscemo?
E come no! So Pippo de borgata Fidene. Che, nun te ricordi? Se semo visti allinaugurazione de quer bar a Trigoria, sar
stato appena prima de Pasqua. Pippo, quello alto che tha portato er regazzino co a maglietta der capitano e te gli hai firmato
Spartaco core de Roma
O sai che te dico, Pippo?
No, che me dici?
Che te devo da chiede scusa. Eeeh, succede, me so scordato saranno lanni che passano
Ma che stai a di, a Spartaco, te nun ci hai et, te sei immortale.
Oppure, sto caldo che ce se sta a magna vivi
Se mre, Spartaco, se mre!
O i pensieri che ci ho per la testa, e tassicuro che ce nho un sacco stammattina.
E lassali perde, Spa, che sei sempre er mejo.
Eeeh, lassali perde se fa presto a di Vabbe, Pippo, che ce volevi racconta?
Io stavo a senti le notizie de sto nuovo allenatore sto regazzino Ma chi ha allenato? Ma che ha vinto?
Niente, Pippo, niente ha vinto. Alla Roma sempre gli scarti se pijano.
Ah, ma nun ce stava de mejo sur mercato? Dice che vonno fa grande a Roma, ma a me me pare
Che a parole so boni tutti, no, lamericani, i russi, larabi Eeeh, navemo viste tante qua, sotto il cupolone Seeh? Scusa
n attimo, Pippo.
Ma te pare, Spa.
Come?
Dico: ma te pare, Spa.
No, sto a parla co a regia Ah, s, certo, come no, lo sponsor per ve potevate sveja prima, no? Eeeh, qua stamo tutti
a lavora, che ve credete Su, ritmo, ragazzi, su Pippo? Ce stai sempre, Pippo?
E te pare che na vorta che so riuscito a becca la linea te mollo cos presto, a Spa!
Bravo, Pippo. Abbiamo bisogno di gente come te. Co n core cos! Senti, Pippo, te posso fa na domanda?
A me? E come no, Spa.
Tu ci tieni alla sicurezza, Pippo?
Oh, ma che stai a scherza? E quando a uno jhai levato la sicurezza, jhai levato tutto.
E se capisce. E allora tutti voi che ci tenete alla sicurezza, tutti voi che quando andate al lavoro e lasciate a casa la vostra
donna, vostra madre, vostra sorella, vostra figlia tutti voi che non volete vivere nella paura che allimprovviso ventra in casa no
zingaro, dico per dire, perch noi di Radio Fm 922 non siamo razzisti, ma un dato di fatto che quanno ce sta un furto in
appartamento, na rapina, gira e rigira, avoja a indaga, alla fine so sempre loro Insomma, voi che volete vivere tranquilli DOVETE,
ragazzi, non sto scherzando, DOVETE fare almeno una visitina da Rubinacci blindati e serature, via di Tor Marancia civico 77 bis,
ripeto 77 bis, dove troverete la risposta a tutti i vostri

Alba Bruni entr senza bussare. O forse, in effetti, aveva bussato e Marco Malatesta non se nera
accorto, concentrato comera nellascolto della radio del tifo romanista. Abbass il volume e invit
la capitana a sedersi. Dalle vetrate della sezione anticrimine, al secondo piano di una palazzina
come definirla? Funzionale? si godeva dellinvidiabile panorama del ponte Salario. La storica
torretta dei Crescenzi, ultima memoria di un glorioso passato di passioni per sempre dimenticate, si
intravedeva a stento dietro il muro di edifici funzionali? che avevano fatto dellantico suburbio
un pezzo inquietante di modernit. In fondo, pensava Marco Malatesta, una bella immagine della
nostra condizione di servitori dello stato assediati dalle schifezze generate da buona parte di quelli
che dovremmo servire.
Il Ris ha battuto un colpo.
Alleluia!
Afferr il foglio fresco di stampa che Alba gli aveva passato, indugiando un istante di troppo nello
sfiorarsi delle dita. Alba, Alba
Identificazione quasi certa.
Ci sono arrivati dalla Smart, in effetti. Adesso faranno i controlli col Dna della madre, ma
insomma, sono abbastanza sicuri.
Quanto abbastanza?
Conosci il Ris. A volte sono esasperanti, ma nel complesso ci possiamo fidare. Diciamo che si
sono sbilanciati. Il morto bruciato a Coccia di Morto questo Marco Summa.
Controllarono insieme al terminale. Alba profumava di mela, una traccia discreta, per niente
invadente. Ma come diavolo fanno le donne? Si annunciava unestate terrificante, laria condizionata
funzionava un giorno s e due no, e lei, le altre, tutte quante, sembravano sempre appena uscite da un
beauty center.
Ci vogliamo concentrare sul lavoro, capo, per favore?
Scusa. Allora, vediamo
Marco Summa risultava pregiudicato per piccolo spaccio, e aveva una denuncia, poi archiviata,
per favoreggiamento della prostituzione. Sullo schermo comparve una foto segnaletica piuttosto
recente. Posa ribalda, occhio che si sforzava di apparire fosco, e magari terribile, ma che in realt
era solo spento. Ne avevano viste centinaia, il colonnello e la capitana, di facce come quelle, sulla
strada, nelle camere di sicurezza, al banco degli imputati nei processi, durante i colloqui investigativi
in carcere. Giovani senza cuore e con pochissimo cervello. La carne da macello della piccola
criminalit. Magari Marco Summa, inteso Spadino, come recitava la scheda, aveva cercato di fare il
salto di qualit e si era imbattuto, lui, povero piccolo sorcio, in un ratto pi cattivo e famelico.
Fra laltro, puntualizz Alba, risulta scomparso da qualche giorno.
Be, questo chudeva la partita, chiaro. A mano a mano, per, che procedevano nella lettura dei
documenti su Spadino arresti, verbali di fermo, segnalazioni lintuito sbirresco si spostava
dallordinaria amministrazione al codice rosso delle questioni serie. Molto serie.
morto fuori della sua zona, Alba.
Gi. Qui dice che stato arrestato due volte dalla compagnia di Cinecitt.
E lhanno bruciato a Ostia Puzza di sconfinamento. E quando uno come Spadino sconfina,
qualcuno pu incazzarsi.
Mmh E ci sono altri fatti da tenere presenti. Ho fatto qualche ricerca. Alla nostra stazione di
Cinecitt successo qualcosa. Nel solo ultimo anno due colleghi rimossi per indegnit, un appuntato
e un brigadiere. Due chili di cocaina e venti, dico, venti chili di hashish spariti. Lintero personale
avvicendato.
Chi comanda adesso?
Un certo Terenzi. Forse il caso di convocarlo.
Ci andiamo di persona. Adesso, decise Marco.
Mi serve unora, disse lei, devo preparare la relazione su questo Spadino.

Rimasto solo, Marco si rimise allascolto di Radio Fm 922. Spartaco Liberati stava ancora
pontificando. Dallaltra parte del filo cera un nuovo interlocutore, tale Gino da Ostia.
Te hai ragione, Gino. Roma non quella che dicono loro, i soloni dei giornali, le grandi firme gente che Roma nun la
conosce, che la strada manco sa che cos.
E dici bene, Spa.
Mo, prendi sto morto de Ostia. Adesso vogliono fa diventare Roma come Chicago de Al Capone. Na citt de criminali,
na citt senza sicurezza ma o sai chi so questi, Gi?
So quelli de sempre, Spa.
E come no! So i rossi, le zecche, che a loro je rode che nun ci hanno pi il comune, e mo se so nventati desse i paladini
da sicurezza! Ma prima ve ne dovevate ricordare, signori cari, quando avevate consegnato la citt ai zingari e ai zammammeri!
Perci, a Gi, o sai che te dico? Che magari quel disgraziato de Ostia se stava a fuma na sigaretta e jha preso na botta de
sonno. E pure si c stato, metti, n omicidio e mica se p controlla tutto, no? Se sa come vanno ste cose.
A Spa, sei er pi grande.

S, radiotifo cos rilassante, pens Marco Malatesta, con un sorriso.


Ma anche cos utile. Questo ad Alba lui laveva taciuto, perch, a parte il generale Thierry,
nessuno era al corrente del suo passato. Le radio del tifo sono il termometro della curva. E la curva,
a Roma, il termometro della strada. Il megafono degli esclusi dalle reti comunicative di quelli che
contano, o credono di contare. Le radio del tifo sono la voce di una massa silenziosa che naviga su
una lunghezza donda tutta sua. Una lunghezza donda impenetrabile con gli strumenti ordinari di
analisi. Per esempio: che Spartaco Liberati dedichi un bel po di tempo al morto di Ostia un dato
che deve farti riflettere, colonnello. Non c solo lassist lanciato da un vecchio camerata alla
maggioranza di destra. il segnale di una preoccupazione, diciamo pure di uninquietudine, che si
vuole stroncare sul nascere. lorazione rivolta a chi di dovere su mandato di qualcuno che su
quella famosa frequenza sintonizzato da sempre. Capire chi. E perch. Questo era il compito che
attendeva lui e Alba.
Una catena di eventi si era messa in moto, e la causa scatenante era il cadavere carbonizzato di
Spadino.
Marco stava compulsando il fascicolo personale di Terenzi quando la capitana fece irruzione. Un
po in anticipo sul previsto.
Per oggi non se ne fa niente, Marco.
Terenzi sera preso un giorno di congedo. La missione era rimandata allindomani.
Ne approffitter per far visita a un vecchio amico, disse Marco.

In quel preciso istante, Rocco Anacleti riceveva una telefonata.


Il morto della pineta era stato identificato. Si trattava, senza ombra di dubbio, di Spadino.
Lo zingaro inton a mezza voce Camminando, camminando su lunghe strade Il Gelem Gelem,
linno doloroso che rievocava gli stermin della Legione Nera, era dedicato esclusivamente alla sua
gente.
Spadino non era nato rom, ma era quanto di pi vicino a un rom un gagg potesse aspirare. Ed era
morto come un cane, massacrato, bruciato. La sua anima avrebbe faticato a lungo, nellaltro mondo,
per rimettere insieme i pezzi del suo corpo violato.
Fu un breve momento di commozione. Poi esplose, naturale e irrefrenabile, il desiderio di
vendetta.
Spadino era un suo uomo, cazzo.
Rocco Anacleti compose un Sms.
Il Numero Otto fu risvegliato dal motivetto di Faccetta nera del suo cellulare. Scost Morgana,
che gli stava di traverso sul torace villoso, e lesse.
Prepara il funerale: il tuo.
Non cera bisogno di firma. Rocco Anacleti aveva battuto un colpo.
Il Numero Otto formul due pensieri di fila.
Be, prima o poi doveva succede.
Me sa che ho fatto un bel casino.
Poi, stremato dallo sforzo, chiuse di nuovo gli occhi. La coca mont. E finalmente vide.
Er uoterfront.
La luce del tramonto accarezzava Ostia che veniva voglia di leccarla. E la silhouette del
monumentale casin a quattro piani sul mare ricordava quel monte l che sta in Brasile, come cazzo
se chiama? Ah, s, er Pandezzucchero.
Mamma mia, quantera bello, er casin.
E che bel nome che gli avevano dato.
Armageddon.
Che sarebbe a di tipo Apocalisse, na cosa cos. Gajardo, per. Ci avevano fatto pure una pista
da sci artificiale. Con una seggiovia che partiva dalla pineta e arrivava dritta dritta in cima.
Il Numero Otto si godeva lo spettacolo dallalto. Piazza Gasparri e il lungomare tutto vetro e
cemento. Un parcheggio sopraelevato sullacqua che sembrava de sta a Dubai. Poi dice che senza
du palme der cazzo in meno se campa peggio. Seeh.
Er uoterfront.
Che meraviglia.
Ernummerootto si gir sul seggiolino della seggiovia e si guard alle spalle. La via Ostiense
tagliava a met una distesa di cemento che si perdeva a vista docchio verso Roma, accesa dalle luci
dei centri commerciali, dai complessi delledilizia popolare intensiva e di lusso. Parco Raffaello,
Parco Michelangelo. Parco Leonardo. Parco Donatello. Parevano le tartarughe Ninja. Che poi,
vaffanculo, qualche nome pi moderno glielo potevano pure da a quei formicai da settemila euro a
metro quadro. Che so, Parco Off-Shore, pe fa tuttuno con il locale.
Zio Nino lo aspettava allarrivo della seggiovia, su una moquette rosa a pelo alto.
Quanto era elegante, zio. Tutto bianco panna. Con una pischella fasciata in un tubino di latex rosso
che gli si strusciava addosso.
Hai visto, zi, che tha combinato Cesaretto tuo?
Si abbracciavano ed entravano in uno chalet di legno costruito sul tetto del casin, avvolto da abeti
e dolmen di dolomia. Che sembrava de sta sulle Alpi per davvero.
Da l, lo spettacolo sulla piana era imponente.
Venti milioni di metri cubi di cemento. Variante al piano regolatore, lavevano chiamata. Ma
variante de che? Quella era una certezza. La Nuova Ostia per un Nuovo Mondo. Il loro.
I soldi non sapevano pi dove metterli, per quanti ne avevano alzati. Avevano decuplicato
linvestimento. Un paio di centinaia di milioni solo per gli Adami. E lui sera fatto uno yacht come
quello di quel russo del Chelsea, Abramovi. Con lelicottero sul ponte. Roma, laveva chiamata
quella nave. Che cera da discute, forse? Nera, in fibra di carbonio, la teneva alla fonda sulla
banchina di fronte al casin. Roba da fa sbava gli arabi.

La bava sul cuscino svegli il Numero Otto insieme al caldo di mezzogiorno.


Il letto era vuoto. Le tempie lo martellavano. La lingua era incatenata al palato.
Allung la mano verso il telefono cellulare e rilesse il messaggio di Rocco Anacleti.
E chissenefrega, lo zingaro se ne far una ragione.
X.

Il Samurai era come posseduto dai propri riti. Marco Malatesta lo aveva imparato presto. Ben
prima di vestire luniforme. I luoghi, i tempi, i modi della sua presenza in citt erano scanditi da una
sorta di coazione a ripetere che doveva insieme rassicurare e incutere timore. Unossessione
trasformata in strumento di governo.
Che fosse nella luce del pieno giorno o nel buio della notte: il Samurai cera.
E lui, Marco, gli avrebbe ricordato che era tornato.
Del resto, loccasione era propizia. Se aveva un senso iniziare a fare qualche domanda in giro
sulla fine di Spadino, be, allora, dal Samurai conveniva cominciare. Che poi centrasse o meno nel
rogo di Coccia di Morto aveva in quel momento scarsa importanza.
Malatesta arriv in fondo a corso di Francia sulla sua Bonneville intorno a mezzogiorno. Si mise
in attesa a un centinaio di metri dallultimo distributore di benzina prima della Flaminia. Perch era
pur vero che il quartiere era cambiato, che tra il Fleming e ponte Milvio era spuntata una fungaia di
localini e ristoranti per gourmet che avrebbero dovuto far dimenticare lanima di quei luoghi. Ma era
altrettanto vero che quello spicchio di citt dal cuore nero era e restava roba del Samurai.
Una volta al giorno passa sempre l. Al solito distributore. Quello dove andavamo a fare miscela
ai motorini da pischelli prima di arrivare allo stadio. Qualcuno mha detto che se l addirittura
comprato, insieme a mezzo corso Francia, gli aveva soffiato un amico dei tempi andati. E Marco
non aveva motivo per non credergli.

Nonostante la distanza, Malatesta lo riconobbe subito. Appena scese dalla Smart che aveva
accostato nello slargo dellautolavaggio. E sorrise vedendo una piccola folla di imberbi coatti
farglisi incontro con il rispetto che si deve a un capobranco. Non era cambiato, il Samurai. Qualche
capello grigio. Labito da sartoria che doveva farlo sembrare luomo daffari che non era. Per il
resto, era identico allimmagine che ne aveva custodito da quella notte al Bagatto. Malatesta accese
una Camel e si incammin a piedi verso le pompe di benzina. Mentre si avvicinava, scattava a
ripetizione con liPhone: fra le tante ossessioni, quella della riservatezza era la principale, per il
Samurai. Le uniche sue immagini in circolazione risalivano a venticinque anni prima. Averne
sottomano qualcuna pi recente poteva essere prezioso.
Buongiorno.
Nonostante gli fosse arrivata alle spalle, la voce stentorea con cui Marco aveva impostato il saluto
non sembr sorprenderlo. Il Samurai si volt lentamente, senza muovere un solo muscolo della
faccia, mentre con un ampio gesto del braccio sed sul nascere lapprensione dei ragazzotti che gli
erano intorno.
Marco decise di non lasciargli tempo. Aveva imparato a proprie spese che al Samurai quel
vantaggio non doveva essere dato. Mai.
possibile parlare da soli, o hai sempre bisogno di una platea davanti a cui esibirti?
Il Samurai mise su un sorriso da serpente e liquid il suo codazzo.
Ti ricordavo irruento, ma educato. E, se posso dire, anche con qualche chilo di meno. Ma forse
il tempo e il nuovo mestiere devono esserti stati cattivi maestri. Colonnello, giusto?
Tenente colonnello. E comunque di cattivi maestri ne ho avuto solo uno. E tu lo conosci.
Ti ringrazio per la visita, ma la notizia del tuo rientro a Roma mi era gi pervenuta. Bentornato.
Cosa ti spinge da queste parti, Marco? La nostalgia dei bei tempi andati, forse?
Pura curiosit.
Aaah
Marco Summa. Ti dice niente questo nome?
No. Dovrebbe?
Forse lo conoscevi come Spadino.
Il sorriso del Samurai si spense in una piega di disgusto. Serviva a celare dispetto e inquietudine.
Le notizie correvano rapide, a Roma. Rocco Anacleti laveva appena informato di Spadino, ed ecco
a voi larma, signori. Brutta storia. Si rischiava lincendio.
Mi dispiace, ma questo nome non mi dice niente.
Pensa te! Sai, lhanno trovato a Coccia di Morto. Carbonizzato. Si sono salvati solo i denti.
Dio mio, che cosa orribile. Ma non ne so niente. Perdi tempo, colonnello.
Marco gli elarg un sorrisetto di commiserazione.
Non sei cambiato. Sei rimasto il pezzo di merda che eri. Spingi sempre la roba, coca, ero, tutta
la schifezza che spappola il cervello dei ragazzi. Hai fatto arrivare persino il crack.
Sei fuori strada, Marco.
Cazzate. Spadino era un pusher.
Non un mio problema . Il Samurai avanz di un passo e scosse la testa. Non so chi siano i
tuoi informatori, colonnello. Ma dovresti sceglierne di migliori. Da unocchiata al registro delle
imprese. Troverai il mio nome e quello delle mie societ. Io sono un uomo daffari, capisci? Un
uomo daffari. Ho smesso con quella roba.
Raccontalo a qualcun altro. Magari ai quattro coatti che taspettano ogni giorno davanti a questa
pompa di benzina.
Il Samurai punt lindice in direzione della tempia di Malatesta.
Devi fare attenzione alla collera, Marco. Non sei mai riuscito a dissimularla. A ventanni si pu
capire e perdonare, come ho fatto io. Ma ormai dovresti essere cresciuto. E poi, vedi, quando perdi
la calma, ti si gonfia la cicatrice. la spia riflessa della tua fragilit. un vantaggio che non puoi
concedere. A nessuno.
Era prevedibile. Samurai pescava a piene mani in quellabisso che li legava. Ma aveva fatto male
i conti. Marco si massaggi la tempia.
Ti d una cattiva notizia, Samurai.
Quale?
Sono affezionato a questa cicatrice, sai?
Lasciami indovinare: le signore la trovano eccitante?
Le donne non centrano. Il fatto che questa cicatrice mi ricorda quello che mi resta da fare.
La vendetta non sempre un sentimento nobile.
Non cerco vendetta, Samurai. Quella robaccia nazista non mi appartiene pi.
Oh, ma neanche a me, dovresti averlo capito. Io non mi vendico. Io prendo atto delle cose che
cambiano. E se necessario ne facilito il corso. Io governo il destino, Marco. Non vivo nel rancore,
perch evito che ve ne siano i presupposti. Tu lo sai. sempre stato il tuo problema, Marco. Vuoi
cambiare il mondo. Ma il mondo non si cambia. Si governa.
Marco sorrise.
Lo sai, Samurai? Sei diventato patetico.
Adesso non esagerare.
Quando mi bevevo le stronzate che ci propinavi al Bagatto avevi, o almeno ti sforzavi di avere,
una parvenza di umanit. Ora sei solo un vecchio serpente al suo ultimo cambio di pelle.
Potresti anche dire che ero e resto un uomo generoso. In fondo, se sei ancora vivo, a me che lo
devi. Avrei potuto schiacciarti come uno scarafaggio e non lho fatto. Non dimenticarlo.
Hai fatto male a non chiudere quel conto, Samurai. Perch io non sar generoso. Non restituir
favori. Non ti devo nulla.
Il Samurai sospir.
Non mi sembra abbiamo altro da dirci. E io ho una giornata piuttosto piena. Quindi credo che la
nostra gradevole conversazione possa chiudersi qui. Anche se un po mi dispiace. Perch credo sar
lultima.
Credi male. Se non lo hai capito, questo solo linizio. Ma sono certo che lo hai capito, vero?
Fossi in te, mi informerei su questo Spadino. A presto, Samurai.
Marco gir le spalle e si avvi a piedi verso la Bonneville. La voce del Samurai lo raggiunse
come un colpo di frusta.
Posso darti un consiglio? Lascia perdere la moto. Non hai pi let, Marco. E Roma una citt
pericolosa.
XI.

Lingegner Laurenti prese la decisione nel momento stesso in cui il direttore della Cassa di
Credito e Risparmio, filiale di Roma Prati, piazza dei Quiriti, gli allung il dpliant della finanziaria.
Qui trover la risposta ai suoi problemi, ingegnere.
Accompagn il gesto con un sorrisetto ipocrita, e lo sottoline con una vigorosa stretta di mano.
Laurenti lo squadr con unocchiata carica di disprezzo che laltro nemmeno si degn di percepire.
Sta bene, disse, alzandosi, tutto chiaro.
Vedr che le cose si risolveranno, lo incoraggi laltro.
Lingegnere annu, sopport una nuova stretta di mano e finalmente usc allaria aperta.
Suo figlio Sebastiano lo aspettava, rigido e teso come laveva lasciato, venti minuti prima.
Com andata, pap?
Bene, bene, ragazzo. Tutto a posto, tutto a posto.
Allora, pap, magari io andrei
giusto, pens lingegnere. Ha la sua vita. impaziente di viverla. Sono stato un padre fortunato.
Sebastiano un ragazzo sensibile. Ha capito che qualcosa non andava e ha insistito per
accompagnarmi. Adesso che lho rassicurato, ha fretta di liberarsi di me.
Per, non si decideva a lasciarlo andare.
Ti va un gelato? propose, di slancio. Da quanto tempo non prendiamo un gelato insieme, noi
due?
Sorpreso, ma anche lusingato, Sebastiano gli disse subito di s.
Deviarono lungo via Cola di Rienzo e presero posto a un tavolino del Piccolo diavolo.
Ordinarono due coppe grandi: frutta per il figlio, creme, quelle pi grasse possibilmente, per il
padre.
La gioia vorace con la quale Sebastiano affondava il cucchiaino nella palla di gelato alla fragola
gli procur una fitta al cuore. Ebbe un ripensamento. Gli aveva rifilato una pietosa bugia. Ma non
sarebbe stato forse pi onesto, pi leale, dirgli la verit?
Poi Sebastiano prese a raccontare del viaggio che lui e la Chicca avevano programmato in Alaska.
A Juneau, si prende un idrovolante e si pattina sul ghiacciaio. Se siamo fortunati, vedremo lorso
polare mentre caccia le foche. E c la possibilit di passare una o due notti in tenda sugli isolotti
circondati dagli iceberg. Si dorme proprio l, capisci? E prima ti fanno firmare una liberatoria,
perch non che tutti ce la possono fare.
Lingegnere si pent del ripensamento. Mettiamola cos, si disse, in un lampo di quella lucidit che
tante volte laveva soccorso nei frangenti pi duri dellesistenza: gli sto regalando qualche altro
momento di spensieratezza. Se ne ricorder finch campa, e forse me ne sar grato. La memoria di
questi ultimi istanti lo accompagner nelle ore buie che lo attendono. Sebastiano: il puro, linnocente.
Sono stato io a farti cos, figlio. Ti ho insegnato lamore per lavventura perch giusto che un uomo
desideri sempre andare oltre i suoi limiti, avanti, avanti, dove nessuno si mai spinto prima. E ti ho
allevato nel culto del rispetto del prossimo, ti ho spiegato letica della dura fatica, quella che alla
fine premia i giusti e sanziona gli immeritevoli, la fatica del produrre, lunico autentico metro di
valutazione di una vita degna di essere vissuta.
Formavano davvero un bel quadretto, quei due. Emanavano unaria piacevole di forza, di serenit.
Un padre in giacca e cravatta a onta del caldo, cinquantanni portati benissimo, figura alta e nobile, e
anche quel figlio alto, laria supponente di chi si appena lasciato alle spalle ladolescenza, e in
fondo allo sguardo una dolce insicurezza che il tempo si sarebbe presto incaricato di cancellare.
Capirai presto, figlio. E mi maledirai. Perch sono stato la tua rovina.
Dopo il gelato, si concessero un caff.
Raccontami qualcosa, disse allimprovviso il padre.
Il figlio, con un gesto istintivo, guard il vecchio Swatch con Paperino che portava al polso
coperto dalla rada peluria dei ragazzi. Ma s, ma s, avr appuntamento con la Chicca, con qualche
amico, fa caldo, ora di andarsene in spiaggia, non ha appena preso un bel 30 e lode in Matematica
finanziaria? Perch imporgli ancora la mia presenza?
Di, lasciamoci qua. Io vado alla metro. Ho degli affari da sbrigare.
Lingegnere pag la consumazione, abbracci rapidamente il ragazzo e si avvi con il suo passo
sicuro verso lultimo viaggio.
Esit davanti al tribunale civile di viale Giulio Cesare, assediato dalla solita folla di avvocati e
faccendieri che spacciavano vane speranze a una legione di falliti schiantati dalla crisi. Ma non cera
nessuna speranza.
Fece tutto per bene, senza fretta. Entr nella stazione Lepanto della metropolitana. Acquist un
biglietto al distributore automatico. Si piazz sulla banchina dal lato pi prossimo alla direzione di
marcia del convoglio.
Non ci fu nessun ripensamento.
Non aveva lavorato trentanni come uno schiavo, non aveva inventato dal nulla una solida realt
imprenditoriale, non aveva costruito case che erano state allietate dal pianto gentile dei neonati e dai
gemiti frenetici degli innamorati, case destinate a durare nei secoli, non aveva fatto tutto questo per
finire in mano a una banda di strozzini di merda.
Se non cera pi futuro per Luigi Laurenti, be, al diavolo tutto.
E perdonami, figlio, perdonami per averti insegnato un mucchio di cazzate. Forse mi odierai
soltanto. Ripens alle firme che gli aveva fatto mettere quando ancora pensava di cavarsela.
Un lungo sibilo e un forte alito di vento annunciarono il treno in arrivo.
Lingegner Laurenti chiuse gli occhi e con un balzo orgoglioso si stacc dal marciapiede.

Ma siccome, dopotutto, il destino se ne fotte dellorgoglio, nessuno dei pur numerosi utenti della
linea A di Metroroma pot godere del privilegio di assistere in diretta al sacrificio di un uomo
perbene. Un suicidio senza testimoni, senza lettera daddio, senza lestremo Sms di commiato, non
suicidio. Al pi, lo si pu rubricare come disgrazia dovuta, in questo caso, a un malore
accidentale. Ovvero, per dirla con le parole di don Filiberto, lanziano parroco della chiesa del
Redentore, allonnipresente, indiscussa e indiscutibile volont di Dio.
E Sebastiano, che invece sapeva, dovette sorbirsi, in preda a un disgusto persino pi forte del
dolore e dello stesso senso di colpa, lestenuante mantra di un elogio post mortem dal quale la
parola maledetta suicidio era rigorosamente bandita.
Qualche fila pi indietro, mescolato agli amici della vittima, increduli, e alle famiglie dei
dipendenti, angosciati dallincertezza del futuro, cera un altro che sapeva. Era un ragazzo della
stessa et di Sebastiano, si chiamava Manfredi Scacchia, ed era figlio di uno dei pi celebrati usurai
di Roma, quello Scipione Scacchia che, insieme ai compari Dante Pietranera e Amedeo Cerruti,
formava il trio di carogne noto nel giro come i Tre Porcellini.
Mortacci sua, e te credo che s ammazzato, lingegnere. Ci aveva pi buffi che peli.
Al commento del vecchio Scipione, il giovane Manfredi aveva opposto un educato scetticismo. Lui
li conosceva bene, i Laurenti, padre e figlio. Con Sebastiano avevano diviso il banco per i cinque
interminabili anni del liceo al prestigioso convitto nazionale. Adesso frequentavano la stessa
universit, facolt di Economia, e con uguale profitto. Erano molto amici. Era stato proprio il
vecchio Scipione a programmare per il suo unico figlio un futuro diverso dal proprio.
Te devi eleva, fijo, hai capito? Te devi eleva! Perci, nun me fa er testa de cazzo, mttete
appresso a sti borghesi e impara da loro. Dovemo sali, hai capito? Sali.
Manfredi era stato un figliolo saggio e obbediente. Perci, alle parole del padre non credeva.
Lingegnere era un modello, una persona perbene, una delle poche ancora in circolazione. Quindi, de
che stamo a parla?
A bello, te studia, perch te devi eleva, ma su certe cose da retta a pap tuo. Guarda, te dico
na cosa. Prima de fasse sparpaja da quer cazzo de treno, lomo era ito a piagne miseria da un
direttore de banca, n amico. E stamico javeva consigliato di rivolgersi indovina a chi?
A te?
Bravo. Lo vedi che quanno te ce metti buon sangue non mente, eh? E io ci avevo gi pronto il
piano de rientro. Per quello stronzo, pace allanima sua, s fatto prendere da na botta dorgoglio.
E amen.
Se suo padre aveva ragione, e non cera motivo di dubitarne, pensava Manfredi risalendo la
processione diretta al momento clou del mesto rito, la stretta di mano con abbraccio allorfano,
magari ci che il padre non s sentito di fare toccher farlo al figlio. E un altro passettino in avanti
sar compiuto.
E quando Sebastiano lo accolse, con un abbraccio sincero, il figlio dellusuraio gli sussurr,
insieme a un fraterno devi essere forte, unaltra frase, che la particolare circostanza priv del vero
senso: Puoi contare su di me.
Vero senso che al giovane Sebastiano divenne palese un paio di settimane dopo, quando, nella
lurida bottega che il vecchio Scipione si ostinava a mantenere a due passi dal monte di piet, da
seicento anni la piazza degli usurai (che te devo di, fijo, io so un sentimentale ), il debito lasciato
insoluto dal defunto ingegner Laurenti fu rilevato dalla finanziaria Stella dOriente. Sebastiano
avrebbe potuto cavarsela con la rinuncia alleredit, se solo suo padre non lavesse coinvolto. Ma
aveva firmato, e non poteva tirarsi fuori. Risultava formalmente titolare di societ decotte. Debitore
in proprio. E fu cos che il ragazzo Laurenti, da brillante promessa delleconomia capitolina,
divenne, grazie a unaltra mezza dozzina di firme apposte in calce a complessi contratti, lo schiavo
personale del suo fraterno amico Manfredi.
XII.

Le ventidue. Ci siamo, pens Tito Maggio. Gli ospiti stavano arrivando.


In via dei Banchi Nuovi, cuore della Roma barocca, attraverso i vetri della porta dingresso, lo
chef e patron della Paranza, il ristorante di pesce vivo per chi vuol sentirsi vivo, vide fermarsi
una Bmw serie 7 grigio metallizzato con lampeggiante. Lautista si precipit ad aprire lo sportello
posteriore, porgendo il braccio al prelato che ne scese. Alto, elegante nel suo clergyman, era
accompagnato da un uomo che doveva avere la stessa et. Sulla sessantina. I capelli bianchi
vaporosi, indossava un completo estivo Tasmanian con panciotto, una camicia di un bianco
immacolato dal collo alto e rigido e una cravatta a pois con un minuscolo stemma del Vaticano.
Maggio si produsse in uno dei suoi inchini pi energici. Avvicin alla fronte la mano
profumatissima del prelato, impreziosita dallanello vescovile. Quindi allung la propria, di mano,
verso il secondo ospite, che gliela richiuse in una stretta molle, sudaticcia.
Benvenuti alla Paranza.
Grazie, rispose luomo. Che si present e introdusse il prelato.
Sono Benedetto Umilt, molto lieto. Le presento sua eccellenza monsignor Mariano Tempesta.
Tito fece cenno ai due ospiti di seguirlo verso il priv, che indic con un ampio gesto del braccio,
facendosi di lato. Tempesta e Umilt furono accolti in una saletta circolare con cantina a vista,
illuminata dalla luce morbida degli abat-jour e profumata da fiori freschi che, ogni mattina, Tito
Maggio si faceva consegnare, in cambio di un chilo di alicette, da un accattone del servizio cimiteri
del comune.
Aspettiamo lui?
Naturalmente. Ma come forse sapr, dovrebbero raggiungerci anche altri amici.
Ma certamente. Non ci corre dietro nessuno. La notte giovane.
La smorfia sprezzante del prelato lo terrorizz. Tito rincul verso la cucina pentendosi di
quellultima battuta. Ma come, coi preti si metteva a fa lo spiritoso? E se quelli si fossero lamentati?
Come gli era venuto di fa il piacione co quel corvo vaticano, testa di cazzo che non era altro!

Entrato in cucina, sfog tensione e malumore con i lavoranti.


Ma porco zio, porco. Allora sei proprio de coccio! Ma per la Madonna, Mustaf o come cazzo te
chiami te, sti spadini de Toledo hai capito o no che li devi ficca nei gamberoni rossi dalla parte del
culo e no della testa? Cos me li sfragni, brutta testa de cazzo che non sei altro. Sai che vordi finger
food, lanima de li mortacci tua? Vordi che se chiedo cinquanta carte pe rifila un piatto co du
gamberoni crudi da magna co le mano, ar cliente nun je devo porta pure li guanti, che se no se
fanno la doccia co quello che scolano. E che cazzo! E annamo, no!
Mustaf, un ragazzo egiziano con la faccia da bambino che Maggio aveva riperticato a dieci euro
al giorno in una pizzeria di via Giolitti, dietro la stazione, I due briganti, dove aveva sempre fatto il
lavapiatti, annu senza avere la forza di pronunciare neanche un s. Sfil dalla testa i due gamberi
imperiali dalle lame spagnole, che Maggio acquistava taroccate a Gaeta da un tipo che si faceva
chiamare er Cinese, e ripet loperazione da tergo. Nel silenzio assoluto dei suoi compari ai fornelli.
Uno si chiamava Gianni, un pluripregiudicato di Catanzaro sulla cinquantina, con precedenti per reati
contro il patrimonio e tentato omicidio plurimo e due braccia grosse come palanche su cui aveva
tatuati uno squalo e unorca. Laltro era Hari, un indiano sulla trentina che odiava il pesce e di
mestiere, quello vero, vendeva Dvd con i grandi successi di Bollywood in un buco di via Foscolo,
allangolo con piazza Vittorio.
Tito stava per riprendere la tarantella, quando Gianni si cav dallangolo della bocca il mozzicone
di sigaro e lo inform, lapidario, che erano arrivati i Tre Porcellini. Tito Maggio, smoccolando, usc
dalla cucina.

Benedetto Umilt sollev con delicatezza una bottiglia di H O e riemp il bicchiere del vescovo.
2

Sono felice che questa sera sia con noi, eccellenza.


Credo fosse importante, no?
Fondamentale, direi. Ma siamo uomini angustiati dalle nostre piccole, sciocche smanie terrene.
Quello che per noi improrogabile, non tale per i pastori di anime come vostra eccellenza.
Anche i pastori hanno i loro bisogni terreni e le loro impazienze, caro Benedetto, e lei lo sa
bene.
Tempesta sorrise, mostrando una dentatura perfetta. E Umilt riconobbe quella smorfia a met tra
un ghigno e unoscenit. La prima volta che ne era stato aggredito era alla vigilia del Giubileo del
2000. La Roma cristiana si apriva alla fratellanza e al portafogli del mondo intero. Centinaia di
migliaia di pellegrini da ogni dove. Si imponeva un patto con la sua anima pagana. Benedetto Umilt
era luomo giusto. Lavorava al vertice delle opere pubbliche.
Con Tempesta si era capito al volo. Don Mariano non era ancora stato ordinato vescovo, ma gi
studiava da cardinale. E in quellanno di grazia, sua santit il papa lo aveva voluto ambasciatore
della santa sede oltretevere per le opere pubbliche del Giubileo. Umilt di traffichini di curia ne
aveva conosciuti nella sua vita, ma Tempesta lo aveva colpito perch aveva metodo. Metodo. Era
debole nella carne e negli appetiti e questa non era una novit ma viveva il peccato come una
risorsa, unopportunit, non una vergogna. E lo aveva capito, appunto, in quellanno di grazia, a Porta
Pia, negli uffici del ministero dei Lavori pubblici. Avevano siglato uno dei protocolli dintesa che
sbloccava i finanziamenti per lultima tranche di lavori del sottopasso di Porta Cavalleggeri.
Tempesta, deposta la Montblanc sul lungo tavolo in cui erano state apposte le firme, aveva sorriso
proprio di quel sorriso l. Quindi, aveva appoggiato il palmo della mano destra sul dorso della
sinistra di Benedetto Umilt.
Roma, la nostra Roma, gi culla di una sublime bellezza, diverr ancora pi bella.
Senza dubbio, aveva risposto quasi sovrappensiero Benedetto Umilt, incerto se spendere gi
in quella sede il titolo di eccellenza che tutti ritenevano prossimo per Tempesta.
Il monsignore aveva rafforzato la stretta e laveva fissato negli occhi.
Ma ci di cui non dobbiamo smettere mai di ringraziare lAltissimo, aveva soggiunto con un
sussurro morbido, la bellezza delle sue inimitabili opere. Prima fra tutte il corpo umano.
Benedetto Umilt era arrossito e aveva ricambiato lo sguardo.
E in quel preciso istante si erano detti tutto.
Benedetto era fuggito, sconvolto. Lui, che dal peccato era braccato come un fantasma che non lo
mollava un istante, si era sentito morire e aveva provato a divincolarsi. Non rispondeva alle
telefonate del monsignore, bucava gli appuntamenti affidandoli a sostituti scialbi, meditava persino di
chiedere il trasferimento in altra sede. Una sera se lera trovato davanti allimprovviso, nel foyer
della sala di musica dove avevano appena ascoltato una selezione di compositori contemporanei
dellEst.
Non trova meraviglioso che i nostri fratelli dellEst, pur sotto il tallone di una spietata dittatura,
abbiano avuto la forza di una cos coraggiosa, radicale elevazione spirituale?
Benedetto Umilt aveva farfugliato qualcosa, cercando ancora di fuggire.
Monsignore aveva giunto le mani e scosso il capo. E sul suo volto affilato era comparso quel
sorriso cos dolce, cos tremendo.
Tu sei pronto, Benedetto. Ma non hai il coraggio di ammetterlo. Ho la mia macchina qui fuori.
Ed era venuta la liberazione. Un sole rivelatore che, di l in avanti, avrebbe illuminato le cose di
unaltra luce. Se ora Benedetto Umilt viveva il desiderio come un dono, era grazie a lui, a Mariano
Tempesta.
Ma s, il Giubileo e quellincontro lo avevano proiettato in unaltra dimensione. Non solo della
carne. Era entrato nel Giro Grande. Gli appalti del Giubileo lo avevano fatto ricco. E negli anni
successivi il suo conto allo Ior era diventato a otto cifre. Tra un ministero e laltro, era sopravvissuto
alle diverse maggioranze, sinistra e destra, che si erano alternate alla guida del paese con la stessa
difficolt con cui ci si cambia la camicia al mattino. E del resto, che diamine, era un tecnico, lui. Un
civil servant. Naturalmente, sostenuto da Tempesta che, da vescovo, si era rivelato, se possibile,
ancora pi ambizioso nei suoi appetiti. Nel suo nuovo incarico, il monsignore controllava e
amministrava una fetta del patrimonio immobiliare a Roma della santa sede. Case magnifiche, nel
cuore del centro storico, affittate a residenza o scannatoio di una pletora di boiardi, manager,
giornalisti, amanti di sottogoverno di cui Umilt si rendeva garante e insieme ricattatore.
E ora, il gioco si faceva ancora pi grande.
Sotto il tavolo, silenziosamente, la sua mano cerc quella di Tempesta, che rispose, pronto.

Tito Maggio si richiuse alle spalle la porta scorrevole in vetro che separava quellacquario
dellopen kitchen dalla sala da pranzo. Lisciandola, si tir la cuffietta da chef sulle tempie,
controllando che lirrimediabile unto dei capelli non lavesse gi macchiata. Controll lora le
ventidue e trenta e prov a reprimere laffanno che gli insufflava il diaframma come un mantice. Un
tic, in realt. Che lui imputava alla piotta di grasso e gonfiore che si portava a spasso, ma che era
solo la spia degli attacchi dansia che regolarmente lo aggredivano. Il Samurai era un maniaco della
puntualit. Quel ritardo non era da lui. Purch non gli desse buca. Quella era la sua sera. La sera
della resurrezione di Tito Maggio.
I Tre Porcellini sedevano al solito tavolo dangolo. Non allinterno ch co staria
condizionata ce fai veni a sciatica ma nel giardino su cui si affacciava la sala da pranzo a volta
foderata di legno e reti da pesca. Proprio sotto la limonaia di cui ancora non aveva pagato i vasi.
Meglio cos: almeno se vedevano poco e la clientela chic nun se schifava.
I Tre Porcellini. La sua disgrazia. Dante, Amedeo, Scipione. Tre cugini, dicevano, ma sta a vede
se era vero. Serano ingrassati quando a Campo de Fiori comandava il Dandi ed erano cresciuti
lustrando le scarpe del Secco. Messi insieme, facevano duecento anni. Vecchi, brutti, stronzi,
immortali, come le cravatte che facevano nei compro-oro in piazza del Monte di Piet e in viale
Trastevere. Botteghe che non chiudono mai, come i campisanti. Tito era fuori con loro di
cinquecentomila euro. Troppe spese avventate, troppi affari sballati, troppa cocaina. Cinquecento
pali. Con interessi del sessanta per cento annuo. E per quanto avesse gonfiato il listino prezzi come
una mongolfiera, non gli stava dietro. Anche perch di tutto aveva deciso di fare a meno, ma non
della coca. Certo, la polvere in parte se la ripagava spacciando. Ma era poca cosa, venti-trenta
grammi al mese solo per gli amici. E in parte con i trionfi di crudi che recapitava puntuale, alle
dodici di ogni giorno che dio mandava in terra, domeniche incluse, a Villa Marianna, la clinica
convenzionata del professor Temistocle Malgradi, il fratello dellonorevole. In quella clinica, Ciro
Viglione, il re di Casapesenna, era agli arresti ospedalieri. Era sano come un pesce, don Ciro, e
cazzo quanto magnava pure lui. Ma, povero Tito, non bastava. Non bastava mai. Pi era nella merda,
pi pippava. Pi pippava, pi la merda lo sommergeva.
Aveva persino pensato di ridarsi al porno, del quale era stato, in unaltra vita, apprezzato
interprete. Ma ridotto comera, che sembrava un incrocio fra Ollio e quello grasso dei tre
moschettieri, com che se chiamava manco per una commedia in costume, se lo pijavano!
Comunque, i Tre Porcellini erano ormai ospiti fissi della Paranza. A pranzo e a cena. Antipasto,
primo, secondo, dolce, caff e ammazzacaff. Quando erano satolli, ordinavano un giro di Averna e
lo chiamavano al tavolo. Gli indicavano una sedia accanto a loro e cacciavano dalla tasca uno di
quei taccuini Pigna a quadretti, unti e con le orecchie, riempiti di numeri dalla calligrafia incerta che
degli analfabeti.
Tito, nun te pensa che scalamo gnente. Sempre cinquecento pali ce devi da.
E che famo?
Quando uno magna bene, nun je viene prescia. E qui se magna bene, Tito. Ecco che famo. Se
dimenticamo la prescia.
Li abbottava come zampogne solo per spostare il ciglio del baratro un po pi in l. Ma la cosa,
viva iddio, stava per finire.
Afferr al volo Natasha, la studentessa russa che arrotondava con le marchette, e le sussurr di
tacere ai Tre Porcellini la prima scelta del giorno. Quella era roba destinata alle boccucce di chi lo
avrebbe tirato fuori dai casini. Il sor Amedeo, in quel momento, lo inquadr e con un cenno gli
ordin di avvicinarsi al tavolo. Tito mand avanti Natasha, ma fu costretto a seguirla.
Buonasera, signori, gi scelto?
Anvedi, ce sta la russa! Senti, bella, da beve ce porti quer vino l tedesco. Come cazzo se
chiama? Ge Ge
Gewrztraminer.
Brava. Da magna, se famo tre antipastini caldi Ce lo sai, quelli con quei pezzetti de pane
tostati co sopra li polipi, no? I soliti, insomma. Poi ce fai tre carbonare de mare. E poi de fresco
che ci avete? biascic Scipione, come se la cosa gli costasse uno sforzo intollerabile.
tutto fresco, qui.
Seeh, bonanotte. Ieri ho ruttato er pesce spada fino a colazione. Famo cos. Facce er rombo co
le patate.
Forno?
E come, se no? Bollito? Ah, ma te to magni er pesce o lo scrivi solo?
Risero di gusto alla battuta.
Ah, Ah, Tito! Di alla russa de non usa come ar solito er braccino. Porta abbondante, no quei
soliti piattini da froci.
Niente di nuovo sotto il sole. Recitavano sempre lo stesso copione, sti zozzoni, e tutte le volte a
Tito gli rodeva. Quanto gli rodeva!
E dje, Tito, nun fa quella faccia! Ce lo sai che te volemo bene!
Er sor Amedeo salz, vacillando sulle gambette tozze, e pretese di abbracciarselo e baciarselo.
Tito si rifugi in un mezzo sorriso. Freddi li avrebbe voluti baciare i Tre Porcellini. Freddi. Ma
pens anche, guardandosi intorno, che quella sera trovarne uno di quelli seduti che non mangiassero a
sbafo come loro era unimpresa. Cera quel troglodita di Roberto Gerani, un ex muratore che si
faceva chiamare ingegnere e che gli aveva ristrutturato il locale. Con lui stava fuori di centomila
cucuzze e avoja a magna a scrocco. Cera quel Pm abbronzato tutto lanno che parlava sempre di
barche a vela e ogni volta cambiava fica. Cera pure quello zozzone dellufficio Passaporti, Dario
Bernardi, con lamichetto del Viminale, due checche che te le raccomando. Al culmine della
disperazione, aveva anche pensato di buttarsi a piet con loro. E ci aveva pure provato una sera di un
paio di settimane prima. Ma aveva capito subito lantifona.
Disturbo, dottore? La posso interrompere un attimino? aveva sussurrato piegandosi quasi a
squadra di fronte al tavolo di Bernardi.
Ma si figuri, Tito. Mi dica, lei qui il padrone.
Ecco, dottore, il problema proprio questo.
Quale?
Chi il padrone.
Ma era una battuta, forse mi ha frainteso.
No, voglio dire Io avrei un problema con il locale. Nel senso che sono in un momento
Tito, ora la devo interrompere. Mi scusi, eh, ma la interrompo io, la interrompo!
La voce della checca era andata in falsetto.
Per carit. Mi sono spiegato, no?
Assolutamente. Forte e chiaro, si spiegato. Ma le dico che con i controlli dei Nas io non posso
farci niente.
Che pezzo di merda. Lo sapeva tutta Roma, anche i sassi, che lui stava alla canna del gas con gli
usurai. Ma quali Nas, vaffanculo. Maggio non era andato oltre. Aveva rinculato dal tavolo con un
altro inchino, chiedendo ai due froci se gradissero un bis di ostriche. E al cenno affermativo, si era
affacciato nella open kitchen sussurrando a Mustaf di liberarsi di quella partita di molluschi che per
quanto puzzavano avevano dovuto parcheggiarli nel vicolo.
Ma doveva fini. Stava finendo.
Con la coda dellocchio vide che la porta dingresso si stava aprendo, piant in asso i Tre
Porcellini e si precipit ad accogliere i nuovi giunti.

Nemmeno due minuti dopo interrompeva lintimit silenziosa del priv con alto prelato offrendo
un maestoso secchiello di ghiaccio semovente in cui stava orgogliosamente piantata la prima bottiglia
di champagne millesimato Ruinart Blanc de Blancs. Avrebbe provveduto personalmente ai rinforzi,
al momento opportuno. Il meglio, per i suoi ospiti, il meglio e al meglio.
Ecco altri degli amici che aspettate. Prego, signori. Prego.
Erano due tipi sulla sessantina dalleleganza dozzinale, insaccati in completi scuri e annunciati da
un profumo di barberia. Benedetto Umilt si alz come una molla dalla sua sedia.
Sua eccellenza, le posso presentare Ciro Viglione e Rocco Perri?
Tempesta, sorridendo, ritenne di non doversi alzare, e con un movimento morbido della mano
lasci che i due omaggiassero lanello. Umilt and avanti con i convenevoli.
Sono gli imprenditori di cui le parlavo, eccellenza. Il Sud che non si rassegna. Il dottor Perri
calabrese di Cir Marina. Il dottor Viglione campano di Casapesenna.
Il vescovo annu, lasciando che Umilt proseguisse, mentre Viglione e Perri si accomodavano al
grande tavolo rotondo, frugando nel cestino del pane.
Posso assicurarle, eccellenza, che il dottor Perri un visionario. Quel che tocca diventa oro.
Perch vede loro l dove sembra che nulla luccichi. E grazie a questo talento uno degli
imprenditori pi liquidi di Roma. Per carit, non voglio fare i conti in tasca a nessuno, ma se il
dottore mi permette, direi che novecento milioni non sono lontani dalla verit. corretto?
Masticando un bottoncino di pane allolio, Perri annu e dispens qualche parola di saggezza.
Mio nonno mi ha insegnato che i soldi si fanno con i soldi. Quindi, di soldi non ce ne sono mai
troppi, giusto, eccellenza?
Le opere delluomo sono opere di Dio. E in fondo cos il denaro se non unopera delluomo,
motteggi Tempesta.
Viglione si associ alla considerazione sollevando in cenno di intesa la flte di champagne.
Hai avuto fortuna, Rocco, ad avere un nonno cos. Io devo tutto ai padri gesuiti di Caserta. Loro
mi hanno indicato la strada.
E che strada, cinguett Benedetto Umilt. Pensi, eccellenza, la famiglia di questo signore ha
costruito Latina. E questo signore ci ha regalato il tunnel di Porta Cavalleggeri, il Santo Bypass.
Ricorda, vero, il nostro primo incontro?
Come potrei dimenticare? sorrise Tempesta.
Viglione scol il fondo della flte, assaporando quella serata fuori da Villa Marianna, dove lo
avevano messo agli arresti ospedalieri ormai da un anno ma dove non aveva mai smesso di fare
ottimi affari. Entrando e uscendo quando voleva. Conosceva gli uomini, Viglione. E fissando il
monsignore comprese che era a posto. Non faceva domande, e questo era un requisito necessario.
Anzi, la prima regola degli affari. Non chiedere mai dove maronna aggio truvate i suorde. Lui ne
aveva una montagna, quanti e pi di Perri, che pure tra coca, slot machine, piattaforme per lazzardo
on-line, ristoranti e locali non sapeva pi dove metterli. Ma Viglione sapeva anche che una montagna
di suorde ne avrebbe continuati a fare se il Samurai non raccontava strunzate. Ogni euro alzato con la
coca finiva nei cantieri. Tra il Fungo dellEur e Caserta non si muoveva un mattone, una ruspa o una
betoniera che lui non volesse. E se ora arrivava anche la benedizione di Dio, azz alla Maronna.
Ma che gente importante, non sar troppo per noi?

La voce dellavvocato Davide Parisi fece rivolgere i commensali verso lingresso del priv. Era
arrivato con Michele Lo Surdo, commercialista e socio di Parisi. Luno e laltro sui quarantacinque.
Luno e laltro pupazzi del Samurai, che li aveva conosciuti ragazzini in una sede del Fuan,
lorganizzazione giovanile dellestrema destra. Luno e laltro vestiti in morbidi gessati di Cenci. Lo
Surdo era un contabile spregiudicato. Poco pi che una testa di legno al centro di una rete di societ
off-shore che apriva, chiudeva, spostava come carrarmatini del Risiko. Controllava un paio di
cartiere che utilizzava per il Samurai, ovviamente, ma anche per la numerosa clientela di evasori che
si ritrovava e per la quale le fatture false erano come laria. Viveva in una villa a Grottaferrata,
stravedeva per le escort e di Parisi era la naturale appendice.
Lo Surdo conosceva la straordinaria modestia professionale di Parisi. Un figlio darte. E che arte,
visto che il padre era diventato famoso difendendo il Dandi. Davide Parisi? Lavvocato penalista
che non sa cos il codice penale e la procedura lha studiata in tribuna Monte Mario allOlimpico,
come spesso gli diceva sfottendolo. Ma ne ammirava lassoluta spregiudicatezza, di cui neanche lui
era capace, e in qualche modo anche il fegato. Parisi era una nullit, ma pronta a tutto. E per questo il
Samurai lo proteggeva e gli avrebbe presentato il cliente della vita. Rocco Anacleti.
Anche per conto di quel gitano erano l. E la gente seduta a quel tavolo, a cominciare da Viglione
e Perri, significava che la cosa era davvero in dirittura di arrivo.
Parisi fece un rapido giro di tavolo stringendo le mani degli altri commensali, infine si arrest
sorridendo di fronte a Tempesta.
Ho detto al collega che difende quel nostro amico alla sacra rota che per quella vicenda allora
siamo intesi: andiamo allannullamento per mancata consumazione, disse Parisi al vescovo.
Ha fatto bene, avvocato. Si figuri, mi avevano informato che intendeva procedere per impotentia
coeundi. Ma come si fa, ho spiegato al suo collega. Quel fior di ragazzo l. Suvvia.
Lo Surdo prese posto accanto a Benedetto Umilt.
Si ricordi, dottore, di passare in settimana da me, perch risolviamo la questione di Cipro. Cos
poi procediamo con quel blocco di transazioni sullo Ior. Sa, non possiamo tenere ferma la cosa per
troppo tempo.
Umilt annu e controll lorologio. Le ventitre. Il Samurai tardava. Anche Tito Maggio friggeva.
Aspettiamo, lui, naturalmente, ripet, forse per la decima volta, con il solito affanno ai
commensali. E nel riceverne lassenso, decise di mostrare di cosa era capace.
Una tartare di aragosta, nellattesa? Altrimenti, anche un bel piatto centrale con uninsalata di
cannolicchi, scampi marinati, compote di polipo, gamberi imperiali alla maniera di Toledo, sushi di
cernia
Avete ostriche? chiese il vescovo.
Non mi sono permesso di elencarle, mi sembrava banale. Le ostriche le porto normalmente
insieme al pane e allacqua. Le faccio a modo mio.
Cio? Le ghiandole salivari del vescovo gli avevano allagato la bocca.
Le serviamo con caviale Beluga e tisana di scorfano.
Perri alz lindice della mano destra.
Quella roba buona di frodo dellaltra volta, cosera?
C anche stasera. Il carpaccio di dentice della riserva integrale marina di Ponza.
Quello! ammicc il calabrese.
Benedetto Umilt, raggiante, mim un applauso congiungendo morbidamente le mani.
Maggio si affacci trafelato nellopen kitchen e allung la comanda ai tre in cucina.
Mustaf, prova a fa na cazzata adesso co sti piatti e te servo a tranci domani a pranzo.
Ma perch il Samurai tardava tanto? Tito Maggio prov un brivido di terrore. Che lavesse
mollato anche lui? Doveva rassegnarsi a finire i suoi giorni da schiavo dei Tre Porcellini?

Il Samurai faceva mostra della consueta flemma algida, ma la furia era alle porte. Lorologio della
Mela stregata di corso Vittorio Emanuele II segnava quasi le ventitre. Rocco Anacleti era in ritardo
di oltre unora. Anni prima, quel posto laveva bruciato, quando ci andavano a prendere il fresco
quelli di sinistra. Che spreco di energia. Rivolse uno sguardo allangelo del Cellini, al centro del
ponte che portava a Castel SantAngelo. Gli piaceva il Cellini. Si sentiva come lui. Un po bandito e
un po artista.
Spinse sul bancone la tazza di t verde che aveva ordinato per ingannare lattesa.
Ho chiesto un t, non un infuso di verdure. E lo avevo chiesto tiepido.
Il ragazzo del bar ritir la tazza con un brivido. Non aveva mai visto occhi ferocemente
inespressivi come quelli di quel cliente vestito di nero da capo a piedi. Anche se a sottrarlo a quegli
interminabili secondi di silenzio fu larrivo della persona che il cliente sembrava stesse aspettando
da un po.
Ciao, Samurai.
La puntualit dice tutto di un uomo.
Rocco Anacleti scosse la testa con una smorfia. Il Samurai lo afferr per un braccio e insieme
uscirono in strada, incamminandosi verso via dei Banchi Nuovi.
Hai ragione. Hai perfettamente ragione. Colpa mia.
Ci aspettano alla Paranza da unora. E non ho chiesto io di vedersi prima.
Te lo ripeto, scusami. Ma sono pazzo. Paz-zo. Sai che vuol dire?
Qual il problema?
Spadino.
I morti non sono mai un problema.
I morti no. Gli assassini s.
Sai chi lo ha ammazzato?
Il Numero Otto. E volevo avvertirti che quella merda di Ostia, ora, un morto che cammina. Lo
faccio scannare, quanto vera la Madonna.
Come fai a essere certo che sia lui?
Non ti direi quello che ti sto dicendo.
Lo sai, vero, che detesto gli errori.
Non mi sbaglio.
Non mi basta.
A me, s.
Non decidi tu. Decido io.
Spadino era roba mia.
Questo non ha alcun peso. A meno che tu non mi voglia dire perch il Numero Otto lo avrebbe
ammazzato.
Non lo so. E non mimporta.
Dovrebbe, invece. Sei solo una testa di cazzo in collera. Che forse non merita di sedere al tavolo
che ci sta aspettando.
Gli affari sono una cosa, Samurai. La roba nostra di strada unaltra. Quella me la vedo io.
Pensavo cominciassi a somigliare a un capo. Ma nonostante let sei rimasto un coatto. Sai chi
il Numero Otto, vero? Sai quanto conta Ostia in quello che dobbiamo fare, giusto? No, non lo sai,
Rocco. Per chiudere laffare abbiamo bisogno di pace, non di guerra. I carabinieri hanno gi bussato.
Vogliamo mandare tutto a monte proprio a un passo dal traguardo?
La vendetta sacra per me, Samurai.
Ci sar tempo anche per quella.
Anacleti strinse i pugni e respir profondamente. Il Samurai sincup.
Non fare la faccia cattiva con me, Rocco. E non te lo far ripetere unaltra volta. Anzi, ti d anche
un altro consiglio. La faccia cattiva non la devi fare neanche con i poveri vecchi iraniani che fai
massacrare.
Ma che cazzo adesso questa storia?
Paga quel vecchio. Subito.
Chi te lo ha detto?
E a te chi ha detto del Numero Otto?
Anacleti abbass la testa. Ormai vedevano lingresso della Paranza.
Va bene, Samurai.
Va bene significa che fai quello che dico io. Che dimentichi il Numero Otto e paghi il vecchio.
Chiaro?
Va bene, concesse Rocco.
Era una promessa al vento, ovviamente. Come tutte quelle che un capo rom fa a un gagg. S, certo,
di fronte a lui cera il grande Samurai. Ma anche il Samurai era un gagg. E, soprattutto, ragionava da
gagg. La vendetta non qualcosa a cui si possa rinunciare cos facilmente. La vendetta il sangue, il
cuore di un capo. Perci, Samurai, dovrai fartene una ragione.

Allingresso della Paranza, Tito Maggio accolse il Samurai con un abbraccio da cui quello si
sfil con disgusto.
Puzzi. E io non ho ancora cenato.
Scusami. Ma sai, la felicit di vederti. E poi questa serata magnifica
Ti ho gi detto che devi solo pensare a far godere il palato del vescovo e di quel frocio del suo
amichetto. Fallo e ai tuoi problemi penso io. Non c bisogno che mi abbracci e mi imbratti della tua
sugna.
Preceduto da Anacleti, il Samurai entr nel priv interrompendo gli antipasti. Per la prima volta, il
vescovo si alz. Il Samurai lo afferr per gli avambracci, fissandolo.
Eccellenza, lei il nostro pastore e questa la sua famiglia. Con la sua benedizione e il suo
ascolto, le nostre saranno opere di bene.
Sono qui per ascoltare, annu il vescovo.
Il Samurai fece segno di continuare a mangiare. A tutti, tranne che a Losurdo e Parisi.
Tirate fuori le planimetrie, i progetti, le stime e i documenti con la proposta di variante del piano
regolatore. E spiegate a sua eccellenza e al dottor Umilt a cosa pensiamo quando diciamo housing
sociale e Waterfront.
XIII.

Sera raccomandato, il capo. Un lavoro come si deve. Due, tre, quattro Insomma, le botte che
servivano. Niente stronzate. Niente chiacchiere in giro. Muti come pesci. Con tutti. E nessuna traccia.
Il ferro doveva essere pulito e pulito doveva essere il cavallo da portare al pascolo.
Naturalmente, Paja non aveva la pi pallida idea del perch gli Anacleti avessero deciso di
parcheggiare il Numero Otto. Centrava forse Spadino? Possibile. Ma non cera un patto con quelli
di Ostia?
Boh.
Sai che c? Pace, sera detto. E non solo perch non era dato n discutere n fare domande
quando lordine arrivava da Rocco. Ma perch, come diceva suo nonno, pensare mette ansia. Senza
contare che, certe volte, il lavoro era no sballo. Come stavolta. Ma s. Il Numero Otto era da mo
che esagerava. Un buffone che faceva il frocio cor culo dellaltri. Quello dello zio che stava al
gabbio, innanzitutto. Ma anche quello di Denis, il suo compare. Per carit, un altro schizzato da
niente. Ma vi mette? Denis s che ci aveva le palle. E le palle non le compri mica al supermercato.
In fondo, ar Numero Otto glielaveva giurata anche lui. Vecchie storie di pischelle. A un certo
punto il Numero Otto sera messo in testa che ci aveva una specie di diritto a farsele prima degli
altri. Anche se era roba degli amici. Anche se gli amici ci tenevano. Era andata cos co una che a
Paja laveva mandato ai matti. Vanessa. Il Numero Otto ci aveva messo sopra le zampacce, e quando
lui aveva protestato, gli aveva riso in faccia.
Come sarebbe a di, Paja, che nun se toccano le donne dellamici? E noi mica semo mai stati
amici!
Ecco. Apposta. Al ferro aveva pensato lui. Una Luger 921 di fabbricazione slava, appena
arrivata da Bar, il porto franco della Macedonia. Il tipo che glielaveva rimediata, un pregiudicato
che abitava a Mungivacca, dallaltra parte della Romanina, glielaveva lasciata in una baracca alle
spalle dellIkea. Perch era mejo nun vedesse. Quanto alla moto, Fieno laveva presa in prestito
da un dottorino del Quadraro, uno di quei tipi precisi, gentili da fa schifo. Pippato sino al midollo.
Se avesse immaginato a che cosa doveva servire la Bmw Gs Adventure 1200 gialla e nera della
quale andava cos fiero ma daltronde, quanno la narice a secco, te ricordi dellamico Fieno, no?
E quindi, paga i tuoi debiti, dotto.

Non si respirava in piazza Lorenzo Gasparri. Era una di quelle notti senza un filo daria. Il mare
puzzava di fogna per quanto era immobile. Manco i tossici a largo delle Sirene, la piazza di spaccio
che controllavano, serano fatti vedere. Schiacciandosi una zanzara sulla canotta gialla e viola dei
Los Angeles Lakers tacci tua, me pari n calabrone il Numero Otto ripens a quanto poteva
essere avvelenato. Era seduto con le gambe a squadro sul cofano di unAlfa Mito parcheggiata a un
centinaio di metri dal Caff Italia. E continuava a massaggiarsi la caviglia destra, gonfia come quella
di un vecchio nun me di che gi me so venute le vene varicose, che cazzo.
Quella sera aveva detto a Moira, la barista tatuata e un po frolla che un tempo gli aveva fatto da
nave scuola, di chiudere prima. Con quel caldo, neanche i tossici delle slot serano fatti vedere.
Pensava che la cosa le avrebbe fatto piacere, ma il cambio di programma laveva stranita. E solo
quando lei aveva tirato gi la saracinesca del bar, lasciando intravedere delle autoreggenti sotto la
gonna rossa che le strizzava il culone, aveva capito. Le si era avvicinato un romeno da un quintale
sulla cinquantina, e le aveva allungato un bacetto sulla guancia. Tu guarda sta pora Moira. Da che se
la cavalcava zio Nino, sera ridotta a uno de sti slavi arrapati senza na lira.
Sul raccordo, Fieno prese i centosessanta quasi senza accorgersene e, decelerando con un brusco
stacco allaltezza dello svincolo della Cristoforo Colombo in direzione Ostia, sollev la mentoniera
del casco integrale per rivolgersi a Paja, piegato su s stesso nel suo giubbetto jeans, al cui interno
stringeva la Luger.
Certo che sti cazzo de tedeschi so fenomenali. A Paja, hai sentito che robba sto Boxer? Avoja
a di le giapponesi. Le giapponesi un par de palle. Questa, come la apri voli.
Se, vabbe. Per quando vai a fa er tajando poi ridi.
Ma perch, te fai er tajando?
No.
E allora?
cos. Tanto pe di.
Io a volte nun te capisco, Paja.
Che c da capi.
Nun te ncazza, eh. Ma che a vorte me sembri proprio un cojone.
Attraverso il giubbotto, Paja fece sentire la Luger, appoggiandola sulla schiena di Fieno. Quasi al
centro del logo Dainese che la copriva.
Lo vedi che te sei subito incazzato?
Fieno, nun ci ho fantasia. Abbi pazienza.
E che avr detto mai. Sto a scherza. Che, sei nervoso?
Me vojo sbriga co sto lavoro che dovemo fa.
A Paja, fosse la prima volta, capirei. Ma na vita che stamo in mezzo a ste tarantelle.
Ma che hai capito, Fieno? Pe me da du botte come fasse namatriciana. Ci avevo
diciannove anni quando ho parcheggiato il primo. Pensa te. Ma devesse namatriciana fatta bene:
chiaro, no?
Mhai fatto veni fame. E se ce facessimo un panino? A stomaco pieno se lavora mejo. C un
bel kebab al primo bivio pe Casalpalocco.
Che ce sta?
Un kebab.
Ma vedi danna affanculo, va. Apri, apri. Che se no quello nun lo beccamo.

Il Numero Otto sera attaccato al cellulare. Stava gentilmente spiegando al gestore di uno
stabilimento, in ritardo di due mesi sulla messa in regola, che passare quel che gli restava da
vivere sulla sedia a rotelle non era il massimo, perci pagasse, e senza perdere tempo, quando la
moto con a bordo Paja e Fieno arriv lentamente dal lato del lungomare Duca degli Abruzzi. Fieno
scal in prima, tenendo i trenta allora, con la mano sinistra a chiudere la leva della frizione. Paja
sollev la visiera del casco integrale per avere una visuale pulita. La piazza era deserta. Not le
saracinesche del Caff Italia abbassate.
Ma tu guarda. Perch chiuso? Mo sto stronzo ndo sar finito?
Finch limprecazione non si strozz con la scarica di adrenalina che gli arriv al cervello alla
vista del tipo in canotta gialla seduto sul muso di quellAlfa.
Eccolo, bello de zio. Eccote qua. Mo hai finito de comanda.
Con la mano sinistra, Paja diede un leggero colpetto al fianco di Fieno, che rallent ancora. Trenta
metri. Venti. Ora Paja poteva distinguerlo perfettamente, il Numero Otto. Si era appena infilato il
cellulare in saccoccia. Paja strinse la presa sul calcio della Luger, la estrasse dal giubbotto, tese il
braccio destro. Tir la prima botta quando la Bmw fu in parallelo con il bersaglio. E il colpo fece
esplodere il lunotto dellAlfa.
Il Numero Otto si gett su un fianco, cadendo sullasfalto tra lAlfa e una Volvo che laffiancava.
Si mise a strisciare carponi. Mentre la semiautomatica di Paja torn a vomitare fuoco. Non riusc pi
a distinguere quanti fossero i colpi. Prono comera, avvert soltanto un dolore lancinante al timpano e
una pioggia di cristalli frantumati che gli rimbalzava sul dorso delle mani con cui si era coperto la
testa. Non sent nemmeno il grido che precedette di una frazione di secondo il tiro di prima con cui la
moto ripart.
Vai! Vai!
Ma gli occhi. Locchi sua erano boni.
Si rialz lentamente, inquadr il retro della moto mentre piegava a sinistra per tornare verso il
mare. Fiss nella retina il passeggero sul posteriore della sella. La merda che gli aveva sparato.
Una lunga coda di cavallo bionda usciva dal casco integrale. E lui quella coda la conosceva.
Rimasero muti fino allaltezza dellAxa. Quando Fieno rallent e torn a sollevare la mentoniera
del casco integrale.
Nun se rialza quello, vero, Paja?
Penso di no.
Pensi?
Paja tacque.
Qualcosa gli diceva che lagguato era andato male. Ma non aveva il coraggio di ammetterlo.

Marco e Alba arrivarono mezzora dopo. La territoriale e le tute bianche del Ris erano gi sul
posto. Due insonnoliti cronisti locali prendevano appunti. Il sostituto procuratore di turno,
annoiatissimo, fumava una sigaretta dietro laltra.
Il cast della scena del delitto schierato al completo, insomma.
Be, non proprio al completo. Mancava la vittima. Il sangue. I testimoni. E il pubblico.
Qualcuno ha sparato a qualcun altro e non lha beccato, confid sconsolato il tenente che
comandava la compagnia di Ostia, tutto quello che sappiamo. Per il resto, nebbia assoluta.
Abbiamo recuperato otto bossoli, ma possono essercene degli altri. Nessuno ha visto niente, nessuno
ha voglia di raccontare niente.
notte, comment Alba, reprimendo uno sbadiglio.
Il tenente le scocc unocchiata ironica.
Ostia, replic, indicando le finestre sbarrate, le strade deserte.
S, conferm Marco, a quanto pare pochi curiosi da queste parti.
Il tenente sorrise. Si chiamava Nicola Gaudino, veniva da Napoli e si capiva che moriva dalla
voglia di tornare allombra del Vesuvio. La geografia dei clan camorristici, per quanto complicata,
gli sembrava molto pi abbordabile della rigorosa omert ostiense.
Fra un adempimento e laltro, si era fatto giorno. Il sostituto procuratore se ne torn a Roma. Il Ris
sbaracc. I primi viandanti mattinieri si affacciavano, lanciavano unocchiata vagamente incuriosita
alle transenne e ai veicoli con le tracce inconfondibili degli spari, poi tiravano dritto.
Sisto stava aprendo. Un vecchio cameriere riconobbe Gaudino e si offr di preparare per tutti un
bel caff nero bollente.
Presero posto a un tavolino ancora irrorato della fresca rugiada della notte. Il tenente apostrof il
cameriere.
Hai sentito niente stanotte, Giova?
Quello allarg le braccia, in un gesto rassegnato.
Io vedo ai tavolini le solite facce, tenente. E magari posso pure capi quello che dicono. Ma mi
faccio gli affari miei. Certi nomi meglio non farli.
Ma perch? sintromise Alba.
Eh, signora cara, sospir il cameriere, voi venite, vedete, magari fate pure qualcosa. Ma poi
ve ne andate, e io qua ci devo vivere. Perci, certi nomi meglio non farli.
I Sale. Vecchia aristocrazia del crimine, se di aristocrazia si pu parlare. E gli Adami, recit
stancamente il tenente, il vero capo lo zio, Nino, ma sta in galera. Ha lasciato gli affari al
nipotino Cesare, che si fa chiamare Ernummerootto per via della testa conciata come una palla da
biliardo. Gestisce un locale, lOff-Shore, con altri schizzati come lui. Sospettiamo che faccia un po
di tutto. Droga, appalti, persino qualche rogo agli stabilimenti che non si mettono in regola.
Omicidi? sinser Marco.
Gaudino fece una smorfia perplessa.
Hanno tolto di mezzo due vecchi boss di spessore qualche anno fa. Casi irrisolti, certo. Ma per
qualche ragione, penso che con quei due morti gli Adami e i Sale abbiano fatto pulizia e siano
diventati i padroni. Per averne la prova bisognerebbe essere un cespuglio allombra dellAlbero
dellImpiccato.
Albero dellImpiccato? si incurios Alba.
Marco sbuff. Ah, la memoria storica.
il cuore della pineta di Castel Fusano. C una panchina. Ai vecchi tempi ci andavano quelli
della banda.
Intervenne Gaudino.
S, ma oggi unaltra cosa. Oggi ci vanno perch l non prendono i telefoni cellulari. E
comunque quel Cesare capace di tutto. In ogni caso, la gente non parla.
Oh, ma qua mica stiamo a Scampia, porca miseria! sbott Alba. Stiamo a Roma, qui. A venti
chilometri dal Colosseo.
Capitano, mi spiace dirglielo, la interruppe Gaudino, ma la verit che qui i cattivi pensano
agli ultimi. Dnno lavoro e anche uno straccio di speranza a chi non ne ha. Se ti rubano il motorino,
qui, non vai in caserma, dove ce ne stiamo chiusi noi. Vai qua dietro, a piazza Gasparri. E il guaio
che l il motorino lo ritrovano, mentre noi li salutiamo con la nostra brava denuncia. Ma che una
denuncia? Un pezzo di carta. Qui, ai cattivi gli vogliono bene, capitano.
Questa storia la raccontavano anche a Corleone, tagli corto Marco. Ma a un certo punto
finita . Rivolto a Gaudino, gli ordin di organizzare immediatamente un pattuglione. Li tiri tutti
gi dai letti. Gli Adami, i Sale, i loro scherani, i pischelli, i piccoli spacciatori, le mogli, le sorelle.
Tutti. Si prenda venti uomini, no, trenta. Se le servono unit, provvedo io. Li carichi sui blindati e li
porti a rinfrescarsi le idee in caserma. Interrogatori come si deve e perquisizioni a tappeto.
Facciamogli sentire il fiato sul collo.
Gaudino, che se lo sarebbe abbracciato, si limit a scattare sullattenti.
Marco ci pens un po su, poi aggiunse lultima raccomandazione.
E a tutti, dico tutti, chiedete del Samurai. Fate i vaghi, come se non ve ne fregasse niente, una
cosa di routine.
Sia il tenente che Alba lo fissarono stupiti. Marco si accorse, con sgomento, che quel nome,
Samurai, non diceva loro nulla.
Il guaio di quei ragazzi era let. Il difetto di memoria, appunto. Vivevano nel presente. Toccava a
lui il riassunto delle puntate precedenti.
Con un sospiro, cominci a raccontare lintera storia.
XIV.

Nel seminterrato della stazione carabinieri di viale Marco Fulvio Nobiliore, nel cuore di
Cinecitt, un uomo basso, tarchiato e peloso sedeva su una brutta seggiola zoppicante, nella camera
di sicurezza. Di fronte a lui, in piedi, stava una ragazzona di un metro e ottanta dai capelli fulvi e gli
zigomi marcati. Un top di raso rosa rivelava una quarta abbondante di seno, un gonnellino verde
fasciava lunghe gambe perfettamente depilate. E se labbigliamento denunciava senza ombra di
dubbio il mestiere, bisognava guardarla con attenzione per capire che non era una vera donna. Si
chiamava, infatti, Jesus Fernandes da Silva Pereira. Era nato a Recife, nella parte pi povera del
grande Brasile, e aveva assunto il nome darte di Lorena. Dopo aver esercitato in mezza Europa, il
destino laveva fatta approdare ai viali di Roma Est. Lavorava in zona da non pi di un paio di
settimane, quando i carabinieri lavevano fermata per un controllo. Quanto alluomo tozzo che le
sedeva davanti, era il maresciallo Carmine Terenzi. Visto che Lorena era nuova del quartiere,
Terenzi, da bravo comandante territoriale, si era assunto lonere di spiegarle le regole del gioco.
Lavori a casa o sulla strada?
Per ora su strada, senhor. Per casa serve pi soldi, forse domani.
Quanto hai fatto stanotte?
Poco. C crisi. Fa molto caldo.
Quanto, ho detto.
Cento.
E ti devo credere?
Lo giuro su mia madre, ho fatto solo cento!
Dammi la borsetta.
Lorena si strinse al seno un affarino luccicante, probabilmente comperato per cinque euro al
mercatino di via Sannio, e fece una smorfia corrucciata.
Perch tu cos cattivo con me? Io posso fare felice
Dammi sta cazzo de borsetta!
Centocinquanta, senhor. Giuro su mia sorella. Ho fatto solo centocinquanta.
Terenzi si alz, un vago sorriso sulla faccia tonda chiazzata dalla peluria di una rasatura
approssimativa, e senza dire una parola le afferr i genitali e cominci a stringere.
Ahi! Mi fai male!
E questo niente, ragazza mia. Su, la borsetta.
Profilattici, rossetto, un vibratore e, eccoli, trecento euro. Il maresciallo scosse la testa,
apparentemente dispiaciuto.
Abbiamo una personcina furbetta, qui, eh?
Scusa, senhor, piagnucol Lorena, non dico pi bugie.
Vabbe, te voglio credere perch me stai simpatica, Lorena ma questi sono confiscati.
Ma come faccio, io devo pagare debito! Come faccio?
E datte da fa, ch gli argomenti nun te mancano, tesoro.
Il maresciallo intasc il rotolo di banconote, poi fece cenno a Lorena di sedersi. Il trans obbed.
Allora, mo che se semo conosciuti, te spiego come funziona. Finch stai sulla strada, tu te
prendi un isolato mi capisci quando parlo?
Cos isolato?
Ci hai ragione, devo essere pi chiaro. Ti scegli un pezzo di strada e da l non ti muovi. Lavori,
ti carichi i clienti, ti fai gli affari tuoi e nessuno ti viene a rompere i coglioni. Chiaro?
Chiaro.
Bene. Di tutto quello che guadagni, la met mia.
La met, senhor?
S, ci hai ragione, un buon prezzo, ma che ti devo dire, oggi mi sento di buon umore. Non mi
ringraziare troppo, eh?
Grazie, senhor.
Che fai, sfotti?
Io? No, quando mai, no, no.
Vabbe. Per lincasso facciamo cos: passo io, o uno dei miei, ogni marted. No, marted non si
pu, ci sono le moldave al benzinaio facciamo di gioved, va bene?
Va bene. Adesso posso andare?
Terenzi si abbass la lampo e si avvicin a Lorena.
Ma come, cos presto? Adesso che siamo diventati amici, divertiamoci un po.

Sul pi bello i trans ci hanno una marcia in pi, non c che dire, pensava fra un mugolio e
laltro il maresciallo, si capisce che alle mignotte jhanno levato la strada, ai trans sembra che gli
piaccia persino, non sono come quei cazzo di frigoriferi dellEst proprio sul pi bello bussarono
alla porta.
Maresciallo?
Il piantone. Brandolin. Un minchione di friulano alle prime armi. Deficiente come tutta la sua
razza. Ah, ma con lui avrebbe fatto i conti, dopo. Due settimane di corve ai cessi, come minimo.
Lorena sirrigid, e moll la presa.
Va avanti, chi cazzo tha ordinato di smettere? S? Che c? Avevo detto che non volevo essere
disturbato!
Maresciallo, meglio che venga subito.
Nel tono del subalterno Terenzi percep la sfumatura durgenza che segnala lincombente rottura di
coglioni. Sarebbe stato un errore sottovalutarla. Dopotutto, non era da molto che gli avevano affidato
quella stazione chiacchierata, gli affari andavano a gonfie vele.
Pos una mano sulla testa di Lorena, sbuff, si ricompose.
Co te finimo dopo.

And ad aprire. Si ritrov al cospetto della ghirba paonazza del giovane Brandolin, di un tale coi
capelli lunghetti e laria da figlio di mignotta e di una bionda stratosferica che valeva dieci Lorene.
Due borghesi ben messi. Magari qualcuno gli era entrato in casa e volevano denunciarlo. Laspetto
aveva impressionato Brandolin, che non se lera sentita di raccogliere da solo le deposizioni.
Sfoder la sua migliore aria marziale e si rivolse con tono perentorio al povero piantone.
Brandolin, ti ho detto cento volte che i civili non sono ammessi in questala della stazione.
E allora accadde una cosa stupefacente. Il tipo con laria da figlio di mignotta blocc con
unocchiata decisa Brandolin, che era sul punto di giustificarsi, fece un passo davanti a Terenzi e,
fissandolo dallalto in basso, con sguardo fra il provocatorio e il divertito, gli fece una domanda.
Perch, maresciallo, c qualcosa che non si deve vedere, l dentro?
Cose dellaltro mondo! Ma chi si credeva di essere, sto stronzetto?
A Terenzi salt la mosca al naso.
Ma come si permette? Io sono il comandante di questa stazione! Brandolin, i documenti di questi
signori.
Con gesto lento e studiato, i due civili porsero al maresciallo i tesserini. Terenzi impallid. E
scatt sullattenti. Tenente colonnello Marco Malatesta, capitano Alba Bruni. Il Ros, cazzo.
Comandi, signor colonnello! Comandi, signor capitano!
Brandolin, nello sforzo di trattenere le risa, lasci partire un verso fra il rantolo e il singhiozzo.
Lorena scelse quel preciso istante per materializzarsi sulla soglia della camera di sicurezza.
Lasci scivolare il lungo indice dallunghia smaltata sullavambraccio di Terenzi e, con laria pi
tranquilla di questo mondo, disse:
Allora, senhor, io vado.
Marco fiss Terenzi.
Il maresciallo si schiar la voce.
Un normale controllo del territorio, signor colonnello.
Allora, maresciallo, c qualche motivo per trattenere questa signora?
Vada, vada, borbott Terenzi, al limite dellisteria.
Lorena liber il campo ancheggiando.

Controllo del territorio, osserv sarcastico Marco, quando rimasero soli nellufficio del
comandante di stazione.
Se la stava scopando, precis Alba.
Mi complimento per la finezza.
Ah, si respira unaria di merda in questo posto.
Non riesco a darti torto.
Terenzi ricomparve. Fra le mani quattro carpette con le copertine gialle. Il maresciallo, ora, era
tutto sorrisi e inchini. Faceva il piacione. Mentre raccoglieva le carte che gli erano state richieste, ne
aveva approfittato per mettersi in contatto con un collega della vecchia scuola, uno che sapeva vita
morte e miracoli di tutta la filiera di comando.
Malatesta? So cazzi tua, Carmine. Quello un colossale rompicoglioni.
Ma io non ci ho niente a che spartire.
Meglio cos. Ma sta attento a come ti muovi. Gira voce che mezzo matto.
E proprio a me doveva venire a rompere?
Sta attento. un uomo di Thierry de Roche.
Annamo bene!
Il colonnello soppes le carpette.
Tutto qui?
Terenzi si strinse nelle spalle.
Mi sembrava di essere stato chiaro, quando le ho chiesto lincartamento di Spadino e di tutti gli
altri soggetti a lui collegati.
E so questi, colonne! Altro non c, in tutta la caserma.
Marco e Alba si divisero i fascicoli e cominciarono a studiarli. Figuravano tre fermi e due arresti.
Ma questo gi lo avevano appreso dal terminale. Pi interessanti i rapporti. In due occasioni,
Spadino era in compagnia di una coppia di soggetti dei quali lestensore riportava generalit e,
soprattutto, nomi di combattimento: Zuppa Dario, inteso Paja, e Scavi Luca, alias Fieno. Certo che la
mala romana non si smentisce mai, eh! Da un altro rapporto, Paja e Fieno risultavano fermati insieme
a un certo Max. Soprannome: Nicce. Come il filosofo. E questo chi sarebbe? Lintellettuale del
gruppo?
Spadino Paja e Fieno Nicce che sappiamo di questa gente, maresciallo?
Be, quello che c scritto
Questa volta fu Alba a interloquire.
Scusi, maresciallo, ma lei lo ha frequentato il corso, no?
E certo, capitano!
E al corso non le hanno insegnato che le cose pi importanti sono quelle che non si scrivono nei
rapporti? Su, non ci faccia perdere tempo: che sappiamo di questa gente?
Terenzi, sempre ossequioso, cerc di minimizzare.
Ma io, con tutto il rispetto, direi piuttosto che so cani sciolti. Robba de poco conto pesci
piccoli ecco, pesci piccoli
Terenzi sudava. Marco si sent invadere dalla stanchezza della notte passata a dare la caccia ai
fantasmi di Ostia. Terenzi non gli piaceva. E non tornava niente.
Mi stia bene a sentire, Terenzi. Lei dice: pesci piccoli. Ammettiamolo. Ma tanti pesci piccoli
insieme io li chiamo paranza. E ogni paranza che si rispetti ha un pesce pilota. Quello che traccia la
rotta e assegna i compiti. Ora io le chiedo: chi il pesce pilota oggi a Cinecitt?
Mortacci, colonne, e che ci hai, la sfera de cristallo? Il sudore disegnava ormai aloni inquietanti
sotto le ascelle della camicia di Terenzi. Seeh, il nome, scopritelo da te, sto cazzo de nome, nun ci
ho mica voglia de fini magnato dai cani, io!
Signor colonnello, sul mio onore. Questo un territorio tranquillo. Qua lultimo omicidio di un
anno fa, ed era una storia di corna. Non c pizzo sui negozi, anche perch, con la crisi, si sa, c
poco da pescare, lei mi capisce. Certo, qualche rissa fra extracomunitari, ma poca roba. Sa, so
sempre loro che dnno fastidio, i zammammeri. Ah, e poi, proprio per dirla tutta, c anche qualche
zecca che si agita, fanno capo a un cinema occupato, lArcobaleno. Loro dicono che so gente de
teatro, ma per me so zecche belle e buone. In ogni caso, ci ho piazzato un paio di infiltrati, la
situazione sotto controllo. Mi creda, signor colonnello: zecche e zammammeri, so sempre loro a
fa casini, ma per il resto
Marco Malatesta non mosse un muscolo.
Sul mio onore ah!
Zecche e zammammeri. Lo stesso linguaggio di Spartaco Liberati. La stessa cultura. La stessa
paura. Larma si apprestava a festeggiare il bicentenario. E ancora non riusciva a liberarsi dei
miserabili come Terenzi.
E il guaio che tanti, troppi, continuavano a pensarla come i Terenzi.
Zecche e zammammeri. E tutto il resto va ben, madama la marchesa. Magari avevano modi pi
sofisticati per fartelo capire, ma la cultura era quella.
Una cultura putrida e tenace, dura a morire. Marco la conosceva sin troppo bene. Perch per troppi
anni era stata la sua.
E a volte Marco doveva fare appello a tutte le risorse della propria fede per non soccombere.
Perch cera un altro pensiero che lo agitava. Che i miserabili fossero in realt la maggioranza, e lui,
e pochi altri, unesigua minoranza. La faccia pulita che ostentavano nelle cerimonie ufficiali e che
scansavano a spintoni quando il gioco si faceva duro.
Ma non doveva cedere al pessimismo. Di pessimismo si pu solo morire. Marco era sempre pi
convinto di aver messo il dito nella piaga. Una piaga purulenta che infettava Roma. da qui, da
questo avamposto governato da un milite da operetta, sicuramente infedele, probabilmente corrotto,
da qui che si deve partire per arginare il contagio. Sempre che non sia gi troppo tardi.
Si alz di scatto.
Sta bene, maresciallo. Alba, prendi i fascicoli. Li tratteniamo noi per esame. C qualcosa da
firmare?
Ci mancherebbe, signor colonnello!
Bene. Tenga gli occhi aperti, maresciallo, mi raccomando.
Comandi, signor colonnello!

Terenzi scort gli ufficiali alluscita, continuando a profondersi in sorrisetti e salamelecchi. Rest
a contemplare per qualche secondo il culo imperiale della capitana dieci a uno che il colonnello
se la tromba, poi vengono qua a fare i moralisti, sti stronzi , torn nel suo ufficio, spar laria
condizionata al massimo e dal telefono interno chiam il cellulare riservato di Rocco Anacleti: una
scheda svizzera intestata a un inesistente centro commerciale.
I Ros se stanno agitando per la storia de Spadino, esord, senza preamboli.
Non voglio rotture di coglioni, Tere.
E io apposta sto qua.
Bravo. E vedi di comportarti come si deve.
Perci tho chiamato. Per dirti di stare in campana.
Hai fatto nomi?
Ma per chi mi hai preso?
Per quello che sei: una merda di cavallo sotto lo stivale del padrone, rispose, in romans.
Ma se parli zingaresco nun te capisco, Rocco.
Ho detto: per il mensile facciamo domani, va bene?
Va benissimo.

In quel preciso istante, Marco e Alba, in un piccolo bar a cinquecento metri dalla stazione dei
carabinieri, davanti a un caff fumante, promuovevano sul campo il giovane Brandolin Giordano da
Tolmezzo agente speciale.
Il suo primo compito: sorvegliare Terenzi, osservare, riferire ogni cosa, anche il dettaglio pi
insignificante.
Brandolin si era appena allontanato quando telefon il tenente Gaudino. Il pattuglione a Ostia si
era rivelato una buona idea. I furbastri avevano ovviamente fatto sparire tutto il materiale
compromettente, a parte due grammi di cannabis destinati alla rubrica uso personale. E questo era
gi di per s sospetto: come se si aspettassero, da un momento allaltro, unirruzione. Quindi non
solo sapevano, comera prevedibile, dellagguato, ma erano di sicuro coinvolti.
E del Samurai che dicono?
Niente. Bocche cucite, facce stranite, qualche sorrisetto.
Ma la notizia era unaltra.
Cesare Adami, il Numero Otto, proprio lui, il capo. Sembra un sopravvissuto dello tsunami.
Dov adesso?
Qui da me.
Arriviamo.
Alba represse uno sbadiglio, si ravvi i capelli e lo segu.

I banditi stanno tornando quelli di una volta, riflett Marco quando si trov faccia a faccia con
Cesare Adami, detto Ernummerootto. Brutti, sporchi e cattivi. Antropologicamente connotati, si
sarebbe detto. Bisogna ripristinare i confini, si disse, tracciarli in modo netto e chiaro, e tornare a
renderli invalicabili. Ci siamo noi e ci sono loro, e si deve sapere, sentire, vedere. Fare, soprattutto,
si deve fare.
Tuttavia, mentre il Numero Otto giurava e spergiurava di non saperne niente di agguati e
sparatorie, e che i segni che recava sul volto e sulle braccia erano solo il prodotto de na notte
agitata co la mi regazza, Morgana se chiama, fateje no squillo e lei confermer tutto, si riscopr a
evocare limmagine beffarda, e a suo modo severa, del Samurai. Possibile che fra lalgido boss e
quel bruto esistesse un qualche legame? Possibile. Ai suoi tempi, il Samurai aveva predicato la santa
alleanza fra laristocrazia e lorda. Che fosse riuscito a metterla in pratica? In tal caso, chi era
veramente il Numero Otto? Il capetto che si vantava di essere o lennesimo pupazzo nelle mani del
Samurai? O una via di mezzo fra i due? O il Samurai era uscito davvero di scena, come pretendeva,
ed era sulle nuove leve che Marco doveva concentrarsi?
Noi e loro. Noi e loro. Quanto di tutto questo schifo dipende dalla nostra debolezza? Dal nostro
desiderio di somigliare a quelli che diciamo di voler combattere e che in realt ammiriamo? E che
cosa ammiriamo in loro? La libert? La spregiudicatezza? La vita di merda che conducono? Ecco una
dinamica che conosceva bene. In fondo, finch non aveva deciso di tirarsene fuori, era stata la sua
storia.
Si accorse che Alba e Gaudino lo fissavano, in attesa di una sua decisione. Anche il Numero Otto
lo scrutava, e dietro la maschera di ottusaggine Marco riusciva a decifrare senza fatica i tratti di una
lucida, animalesca ferocia. Dimprovviso la verit gli fu chiara.
Il Numero Otto ha ucciso Spadino. O, comunque, questo quanto credono coloro che hanno
cercato di fargli la pelle. Spadino era uomo degli Anacleti. Ostia assale Cinecitt, e Cinecitt
risponde: cominciata la guerra. Guerra di mafia. Perch le cose bisogna chiamarle con il loro
nome.
Pu andare, signor Adami.
Aiutato da Alba e da Gaudino, Marco redasse uninformativa preliminare nella quale delineava il
conflitto in atto, profetizzando, in difetto di interventi decisi, altra violenza, altri morti. Per
scongiurare il peggio, chiedeva intercettazioni, pedinamenti, appostamenti, uomini, cimici, risorse.
Sconvolto dalla mancanza di sonno, deposit personalmente latto presso la segreteria del dottor
Manlio Setola, il pubblico ministero che coordinava le indagini in materia di criminalit organizzata.
La risposta gli arriv il pomeriggio successivo.
Il nulla. Il Pm non era disposto ad autorizzare alcunch sulla base di quella che definiva
unintuizione investigativa non sorretta da elementi concreti.
Idiota! sbott con Alba. Questo non intuito sbirresco. Questi sono fatti! Voglio vederlo al
prossimo morto, il dottor Setola!
Su un punto, per, era difficile dare torto al magistrato.
Le guerre, di solito, scoppiano per qualche valida ragione.
E Marco, quella valida ragione, non laveva ancora individuata.
XV.

Brandolin telefon a Malatesta.


Comandi, signor colonnello!
Brandolin, sei lunico che conosca capace di far sentire le maiuscole al telefono.
Come dice, signor colonnello?
Niente, niente. Saltiamo i convenevoli. Novit?
Il signor mar lui ha organizzato un servizio di ordine pubblico per le nove di stasera.
C qualche manifestazione in giro?
Brandolin abbass la voce.
Non proprio una manifestazione, signor colonnello. Si tratta di un meet-up. Ha presente quando
si passano la voce in rete e poi si dnno appuntamento?
Vivo nel presente, caro.
Chiedo scusa, signor colonnello!
Vabbe, scusami tu. E quale sarebbe loggetto di questo meet-up?
Non lo so, signor colonnello. Ma lui ha detto che dobbiamo fare ordine pubblico.
Ma quella roba della Piesse.
Signor colonnello, non so che dire. La comanda arrivata dieci minuti fa.
La faccenda si faceva interessante.
Vacci, e raccontami tutto.
Non posso, signore.
Come sarebbe a dire non posso? un ordine, Brandolin!
La voce dallaltro capo gli giunse quasi rotta dal pianto.
Signore, con tutto il rispetto. Per tutta la giornata sono di piantone.
Be, fatti sostituire.
Il mar Durer tutta la settimana. una punizione. Per i fatti dellaltro giorno.
Marco prov un moto di affetto, da fratello maggiore, per quel ragazzo. Doveva andarci piano, con
Brandolin. Poteva comunque obbligarlo a obbedirgli. Il suo grado glielo avrebbe consentito. Ma
perch esporlo a ulteriori ritorsioni da parte di Terenzi? Meglio tenerlo il pi possibile coperto.
Terenzi era un vero bastardo. Se avesse intuito che il ragazzo lo spiava, gli avrebbe reso la vita
impossibile.
Mi dispiace, signore, ma non so proprio come uscirne.
Stai andando bene, Brandolin. Continua a tenere gli occhi aperti. Dov sto meet-up?
AllArcobaleno, il cinema occupato.
Ci vado io.
Colonnello
Dimmi, ragazzo.
Credo che lui stia cercando un pretesto per per fare qualcosa.

Cerano un bel po di ragazzi davanti allArcobaleno. Stazionavano nello spiazzo antistante


lingresso, rigorosamente muniti di birra nel bicchiere di plastica dordinanza. Nubi di fumo da
sigarette rollate a mano aleggiavano sui crocchi, dai quali, a tratti, si levavano scoppi di risate. Cera
anche qualche mamma con bimbetto al seguito, e cera un drappello di signori di mezza et col volto
acceso e laria incuriosita: facce di quartiere, capitate chiss come in quella piccola bolgia che
attendeva il segnale dinizio del meet-up.
E cerano ventiquattro uomini in tenuta antisommossa, con tanto di casco e scudo.
I ragazzi di Terenzi.
Ma che senso aveva?
Nel pomeriggio, Marco Malatesta aveva fatto qualche telefonata. Il cinema era occupato da oltre
un anno, da quando il vecchio gestore laveva chiuso e si ventilava la trasformazione in sala bingo.
Loccupazione era stata spontanea e non diretta da nessun gruppo o gruppetto chiaramente
individuato. Non cerano mai stati incidenti n segnalazioni di attivit sensibili. Gli occupanti
facevano teatro per ragazzi, organizzavano firme per lacqua pubblica e contro il nucleare,
presentavano libri, concedevano volentieri il palco a band giovanili e compagnie teatrali, tenevano
corsi di musica popolare. Ci erano passati attori e scrittori genericamente impegnati. Da un suo
contatto in prefettura aveva saputo che non era stato ordinato nessuno sgombero forzato.
Terenzi stava giocando sporco, dunque.
Se, come aveva ipotizzato il bravo Brandolin, cercava lincidente, allora soltanto dopo, a cose
fatte, avrebbe informato chi di dovere. Magari dopo aver spaccato qualche testa avrebbe scritto sul
rapporto: intervenuti per disperdere una radunata sediziosa E a ogni buon conto, Terenzi si era
guardato bene dallesporsi in prima persona. Aveva mandato, il verme.
In ogni caso, quella era una provocazione.
Si chiese se fosse il caso di intervenire.
Ma, per il momento, era meglio osservare.
La situazione, tutto sommato, sembrava calma. I ragazzi erano tranquilli, si limitavano a lanciare
alla sbirraglia occhiate ironiche e innocui sfott. In caso estremo, Marco poteva sempre tirare fuori il
tesserino. Si fece largo nella piccola folla e si avvi allingresso. Un manifesto, in realt un largo
foglio bianco scritto a mano, illustrava il menu della serata:

A Marco scapp un sorriso, fra lestenuato e lintenerito. La verit su Roma. Ecco una chimera che
aveva smesso di inseguire da tempo. La verit se avesse avuto un blog, lavrebbe chiamato
dueotrecoseperviveremeglioaroma. Unaspirazione magari minimale, ma forse pi ragionevole. E
fra queste due o tre cose, comunque, spazzare via i bastardi mafiosi. A quanto pareva, lo stesso
obiettivo degli organizzatori del meet-up. Dunque, la cosa poteva essere interessante.
Entr. Latrio era quello di un qualsiasi cinema, anchesso affollato di ragazzi. Alle pareti,
manifesti di film vecchi e nuovi, Cera una volta in America, Il caimano, La signora di Shanghai, e
un grande murale, un fumetto di tre della Banda Bassotti con le facce di famosi leader politici.
Di destra e di sinistra, tanto per non far torto a nessuno.
Davanti alla sala, chiusa da una tenda rossa, cera una ragazza che presidiava due teche di vetro
piene a met di spiccioli e banconote di piccolo taglio.
Ciao. Sei nuovo? Lofferta libera.
Marco si frug nelle tasche, pesc un pezzo da venti euro e lo lasci cadere nella teca. La ragazza
sembrava imbarazzata.
Posso darti un po di resto, se vuoi.
Mi faccio una birra, ok?
Lei sorrise e gli fece segno di procedere.
LArcobaleno doveva essere stato una sala parrocchiale. Lo si capiva dalle sedie di legno, dal
piccolo schermo rettangolare montato su un palco sul quale erano allineati tre microfoni collegati a
un amplificatore centrale. E da unedicola con san Rocco che nessuno aveva osato rimuovere dal
muro che lospitava.
I posti erano gi quasi tutti occupati. A spanne, Marco calcol un centinaio di persone. Con quelli
che aspettavano fuori, forse il doppio.
Terenzi era un pazzo. Come pensava di gestire unazione in quel contesto? Voleva fare un
massacro?
Marco si trattenne sul fondo della sala, vicino alluscita. Pronto a intervenire.
Un ragazzo con la coda di cavallo sal sul palco e si impossess del microfono. La voce lottava
con il fischio insistito dellamplificazione. Un rasta scoglionato si mise a smanettare tra i cavi.
Ciao a tutti. Sono Dario, dei Draghi Ribelli. Ancora qualche minuto di pazienza, Alice Savelli
sta arrivando. Se intanto volete dire alle persone che sono fuori di entrare, fra massimo cinque minuti
si comincia.
Dario dei Draghi Ribelli scese dal palco. Presto tutti i posti a sedere furono occupati. Altra gente
continuava ad affluire. I ragazzi ridevano, si scambiavano saluti da un capo allaltro della sala,
bevevano e, rispettosi del divieto, non fumavano. Marco percep unenergia insolita e positiva. Quei
ragazzi sembravano agguerriti, ma non si respirava la violenza dei suoi tempi. Volevano cambiare il
mondo. Ma come? Tutta quellenergia, tutta quella voglia di rinnovamento, tutta quellansia, ma s,
rivoluzionaria, dove va a finire? Lui aveva scelto la divisa, il suo modo per sentirsi in guerra. Ma
quei ragazzi? Che cosa avevano davvero in mente? Solo pace, amore e musica?
Si sent sfiorare. Inquadr un giovane dallaria sdrucita, con la barba trasandata.
Colonnello, sussurr, piano.
Marco lo riconobbe, nonostante il travestimento. Ferrero. Era stato suo allievo, qualche anno
prima. Un torinese con molta voglia di fare. Linfiltrato di cui gli aveva parlato Terenzi.
Che succede, Ferrero?
Stiamo per entrare, colonnello.
Vieni con me.
Marco lo afferr per un braccio e lo trascin in strada. I ragazzi di Terenzi avevano calato la
visiera degli elmetti e si massaggiavano le cosce con i manganelli.
Mi vuoi spiegare, per piacere?
Ordine del maresciallo Terenzi.
Il motivo?
Ferrero sembrava a disagio.
Veramente, lui
Su, coraggio, ragazzo.
Ci ha detto di trovare qualcosa.
Ah! Vi ha detto di trovare qualcosa. E che cosa? Armi? Droga? Propaganda sovversiva?
Qualunque cosa, signore.
E fammi capire, Ferrero. Tu che questo posto lo bazzichi, magari sai anche dove trovarlo, questo
qualcosa.
Ferrero abbass lo sguardo. Marco sent montare unondata di collera gelida.
Dove lhai messa la roba, Ferrero?
Colonnello, era un ordine.
Adesso te lo d io un ordine. Anzi, due. Primo: rispedisci immediatamente in caserma quelle
teste di cazzo. E poi torna qui.
Attese che il plotone si ritirasse in buon ordine, poi rientr, seguito da un contrito Ferrero. Il palco
era ancora vuoto. Il brusio a stento sovrastato dalle note di un blues che gli altoparlanti irradiavano.
Nessuno faceva caso a loro. Ferrero lo guid in un locale a sinistra del palco. Su un tavolaccio in
legno, due ragazze preparavano panini e il rasta scoglionato si rollava una canna. Ferrero scambi un
vago cenno di saluto con le ragazze e si diresse alla ghiacciaia, la apr e pesc uno zainetto nero.
Grazie per avermelo tenuto, scherz.
Non fu degnato n di uno sguardo n di una risposta.
Tornarono in sala. Marco afferr lo zainetto.
Che ci hai messo dentro?
Ma niente, colonnello. Un paio di molotov.
Pesa troppo per un paio di molotov, ragazzo.
Un un po di roba.
Che roba?
Non lo so. Una busta bianca. Un mezzo chilo, credo.
Tornatene a casa, va!

Finalmente il brusio si attenu, e si fece silenzio.


Facevano ingresso nella sala due donne. Una moretta riccia, spigolosa, corrucciata, volto
determinato e occhi intelligenti, forse poco meno che trentenne; laltra pi alta, pi giovane, lunghi
capelli neri, ovale perfetto, altera come una divinit orientale.
Spingevano a turno una sedia a rotelle. Cera accartocciato sopra un vecchio. Aveva il viso
tumefatto e le mani fasciate. Da quel che si poteva capire dei lineamenti, traspariva unevidente
somiglianza con la ragazza. Il padre, si disse Marco. Sono stranieri, decise.
Salirono tutti sul palco. La moretta prese il microfono e cominci a parlare. Aveva una bella voce.
Calda, educata, consapevole.
Per chi non mi conosce: sono Alice Savelli, mi trovate sul mio blog laveritsuroma. Voglio
raccontarvi una storia che ci riguarda tutti. Vedete questuomo al mio fianco sulla sedia a rotelle? Si
chiama Abbas Murad. Trentanni fa fuggito dallIran. Ha ottenuto asilo politico perch perseguitato
dal regime degli ayatollah. venuto da noi spinto dalla disperazione, con una moglie e una cassetta
con gli attrezzi del mestiere. La sua unica ricchezza. Abbas un intagliatore del legno. Un artista.
Lerede di una tradizione millenaria. Oggi Abbas cittadino italiano. E lo sua figlia Farideh, che lo
ha accompagnato qui oggi. Sarebbe stato pi giusto che a parlare della sua storia fosse Abbas in
persona. Ma purtroppo, come vedete, lui non pu farlo. E sapete perch? Perch qualcuno prima gli
ha spaccato le mani, in modo che non possa pi lavorare, proprio quelle mani da artista. Poi quel
qualcuno gli ha anche rotto la mascella. Per farlo tacere. Ma che avr fatto mai Abbas per meritarsi
tutto questo?
Alice pass il microfono alla giovane bruna. Nella sala regnava il silenzio pi assoluto.
Farideh afferr lo strumento e si present. Le mani le tremavano.
Io
Coraggio, Farideh.
Io non ce la faccio, Alice. Vai avanti tu, ti prego!
Ora il pubblico era catturato.
Alice riprese il microfono.
Raccont la storia. Il lavoro di Abbas. Abbas che chiede di essere pagato. La strafottenza del
committente.
Fece i nomi.
Famiglia Anacleti. Silvio Anacleti. Emanuele Anacleti. Antonio Anacleti. Rocco Anacleti. Voi li
conoscete, vero? Non fate finta di no, signori. Voi tutti li conoscete, noi li conosciamo. Si dicono
zingari, ma sono il disonore del loro antico e nobile popolo
La sala esplose dindignazione. Un tizio alz la mano e chiese dintervenire. Disse di essere un
giornalista. Nomin un blog sconosciuto. Alice lo invit a parlare. Il giornalista si schiar la voce.
Aveva Alice le prove di affermazioni cos gravi? No, ma sapeva. Anche se quel Io so era diventato
un ritornello stucchevole. Autorizzava i giornalisti a riportare i nomi? Certo. Ma sapeva che non lo
avrebbero fatto. Si rendeva conto di esporsi al rischio di querele? Volesse il cielo! Cos almeno ci
sarebbe stato un processo.
Perch noi questi fatti li abbiamo denunciati al maresciallo Carmine Terenzi della stazione di
Cinecitt. E non successo niente. Nessuno ha interrogato Abbas. Nessuno si mai fatto vivo con lui.
Nessuno!
Ora era tutto chiaro. Marco usc a fumarsi una sigaretta. Aveva il cuore in subbuglio. Alice Savelli
aveva fegato, cuore e coraggio. E lui si sentiva meno solo.
Si fin in pace la sua sigaretta, poi telefon a Brandolin e gli ordin di cercare la denuncia di
Abbas.
Conosceva gi la risposta, ma un tentativo doveva comunque farlo.
Un taxi attrezzato caric Farideh e il padre, e svan nella notte afosa.

Max mise in moto la Ktm arancio e nero e si inser nella scia del taxi. Da quando laveva vista,
quella sera alla bottega del padre, non riusciva pi a togliersi dalla testa Farideh. Nessuno gli fece
caso. Nemmeno Marco. Alice comparve sulla soglia del cinema. Con lei il Drago Ribelle e un paio
di altri ragazzi. Discutevano animatamente. Marco si avvicin e si present.
Un tenente colonnello dei carabinieri! ironizz lei. Cos, ha aspettato la fine dellincontro
per convocarmi in caserma? Sono in arresto?
Volevo mostrarvi questo, disse Marco, e rovesci lo zaino.
I ragazzi sbiancarono.
Che cosa significa? insorse il Drago Ribelle. Noi non centriamo!
Certo. Voi non centrate, tagli corto Marco, siamo stati noi. O meglio, alcuni di noi. Vi
faccio le mie scuse.
Lo guardarono come un pazzo.
Marco allung ad Alice il biglietto da visita.
Devo incontrare Abbas.
Riprese lo zaino e si allontan, senza aspettare risposta.
XVI.

I pulmini arrivavano alla stazione Anagnina intorno alle dieci. Ogni luned mattina. Scaricavano
ucraine, moldave, romene. Alcune erano destinate a pulire il sedere a vecchie signore moribonde,
altre avevano gi un ingaggio come puttane. Tutte, indifferentemente, in testa non avevano che un
pensiero: fare i soldi, farne tanti, farli il pi in fretta possibile.
Anche per il giovane uomo che osservava la scena con laria schifata, succhiando una radice di
liquirizia appoggiato al suo Suv Bmw X6 blindato, i soldi erano la cosa pi importante. Il suo nome
era Shalva Israelachvili, aveva trentanni e veniva dalla Georgia. Quella di Stalin, per intenderci. Un
compaesano che avr avuto i suoi difetti, ma che se non altro era stato capace di mettere in riga i
russi.
Era ebreo, e sera fatto nazista. Perch credeva nellordine, e questo si riteneva: un uomo
dordine. Le donne lo adoravano. Dicevano che era bellissimo. Facevano a gara per infilarglisi nel
letto. E in effetti, con i capelli lunghi e neri, la pelle chiara, gli zigomi orientali, i profondi occhi
scuri, una complessione compatta ma non massiccia e leleganza innata di chi abituato a stare in
mezzo alle gente, ricordava il primo Sean Connery. Ma era molto, molto altro, Shalva.
Era un capo.
A quattordici anni, trascinato da Bekha, ladorato fratello maggiore, aveva mandato al diavolo i
rabbini e le loro paranoie ed era tornato nella sua patria, finalmente liberata dalloppressore.
Daltronde, la Georgia non era forse il posto pi bello del mondo? Si raccontava, dalle sue parti, che
mentre Dio era impegnato a distribuire le terre agli uomini appena creati, i georgiani se la
spassassero con uno dei loro proverbiali banchetti. Fu cos che arrivarono in ritardo, e Dio,
dispiaciuto ma anche un po incazzato, spieg che ormai di terre non ce nerano pi. Allora i
georgiani dissero: s, padre, siamo in ritardo, vero, ma perch stavamo brindando alla tua salute.
E allora Dio, intenerito, assegn loro la terra che in origine aveva riservato per s.
Georgia, mia patria!
Grazie a Bekha, la Vory y Zakone, la potente Mafia dei Ladri, laveva accolto a braccia aperte.
Era cresciuto allombra del fratello, e quando lui se nera andato per sempre, Sieg Heil alla sua
anima, ne aveva ereditati i contatti.
Ufficialmente importatore di legname, Shalva era il rappresentante dellorganizzazione in Italia. Il
suo italiano era perfetto, appena inquinato da un vago sospetto di accento. Nel ramo trasporti non
temeva rivali. I suoi automezzi battevano senza sosta le rotte balcaniche trasportando carne umana,
armi, droga e tutto quanto serviva a rendere meno misera la dura esistenza degli esseri umani.
Invece di combatterli e di perseguitarli, a quelli come lui dovevano inchinarsi. Dovevano erigere
dei monumenti. Perch era grazie a quelli come Shalva se la vita di tanta brava gente era degna di
essere vissuta.
Quando le aspiranti puttane e cameriere ebbero liberato il campo, dal drappello dei conducenti dei
pulmini si stacc un tipo grasso e sudato. Si avvicin a Shalva e gli chiese, con deferenza, se aveva
da accendere. Si chiamava Stanila, era romeno, e collaborava da anni con i georgiani. Fra loro, per
comodit, parlavano italiano. Doveva sembrare la tipica conversazione fra due sconosciuti.
LAudi bianca, disse Shalva, facendo scattare laccendino, dallaltra parte, trecento metri,
sotto il cartellone pubblicitario.
C uno nuovo, sussurr Stanila.
Chi ha garantito per lui?
Un tuo uomo, Thaka.
E allora qual il problema?
Non lo so. Non mi piace. troppo nervoso.
Succede al primo viaggio.
Se lo dici tu
Non ti convince, eh?
No. Ma il capo sei tu.
Su questo non cera dubbio, e faceva bene Stanila a tenerlo sempre a mente. Comunque, il romeno
era un trasportatore esperto. Ci si poteva fidare del suo sesto senso. E della paura. Stanila sapeva
che a stare dalla parte giusta cera tutto da guadagnare. Sapeva che negli affari la fiducia tutto.
Sapeva che se qualcosa fosse andato storto, tutti loro potevano essere sospettati di tradimento.
E sapeva che per i traditori non esiste piet.
Sta bene. Digli di non venire.
E il pacchetto?
Che lo riporti a chi glielha dato. Intesi?
Sar fatto.
Vai, adesso.
Stanila torn dagli altri. Shalva lo vide confabulare con un tizio alto e secco. Quello accenn a una
protesta. Stanila lo mand al diavolo. Il tizio si rassegn e prese la strada del suo pulmino. Gli altri
autisti si avviarono chiacchierando, con aria indifferente, verso lAudi dove li aspettava Thaka.
Shalva prese liPhone con scheda georgiana, attiv Viber, lapplicazione israeliana a prova
dintercettazione, e chiam il Samurai.
Shalva, fratello!
Devo parlarti.
A mezzogiorno da te.
Poi mont sul Suv e part senza esagerare con la sgommata.
Thaka era troppo lontano per poterne controllare le reazioni. Si chiese se aveva fatto bene a fidarsi
dellintuizione di Stanila. Magari il romeno si sbagliava, e tutto aveva una spiegazione.
Per era davvero singolare che il giorno in cui per la prima volta si era portato per la consegna
Thaka, uno degli ultimi arrivati, proprio quel giorno fosse spuntata una faccia nuova. E il garante,
guarda caso, era Thaka. Due novit tutte insieme facevano una stranezza. E Shalva non sarebbe
arrivato dovera adesso se non avesse imparato a diffidare delle stranezze.
Daltronde, il sistema che aveva ideato andava avanti da due anni. Uneternit. Forse era arrivato
il momento di studiare qualcosa di diverso. Funzionava cos: Shalva aveva messo in liquidazione una
delle sue societ di trasporti. I pulmini erano stati venduti allasta. Tutto regolare. A parte che si era
fatto in modo di preferire, fra gli offerenti, quelli che risultavano sposati e con prole. Ai nuovi
padroncini era stato fatto un discorsetto semplice e chiaro: del mezzo potevano farne quel che
volevano, a patto che a ogni viaggio venisse recapitato a Shalva un pacchettino che sarebbe stato
poi consegnato, allarrivo, a un suo uomo di fiducia. Compenso per ogni consegna: cinquecento euro.
Shalva si vantava di essere un datore di lavoro generoso. Tutti avevano accettato, tranne un
giovanotto arrogante che aveva concluso la trattativa sputando in faccia al delegato di Shalva.
La sera dopo, due uomini gli erano entrati in casa e avevano violentato la moglie.
Chiaro, adesso, perch Shalva non voleva scapoli liberi da legami nella sua organizzazione?
Il ragazzo aveva sporto denuncia.
La sera stessa qualcuno gli aveva spezzato le braccia.
Il ragazzo aveva ritirato la denuncia.
Non cerano stati altri problemi.
Ogni pacchetto conteneva uno o due chili di cocaina raffinata. Quando era a Roma, Shalva
sovrintendeva personalmente alle consegne, ma nessuno avrebbe mai potuto testimoniare di averlo
visto maneggiare la roba. Agli aspetti materiali provvedevano i ragazzi che di volta in volta lo
spalleggiavano. Erano loro a prendere in carico i pacchetti e a smistarli. La percentuale di Shalva,
detratte le spese per il trasporto e la quota del Samurai, era del trenta per cento. Un affare non
eccelso, ma comunque redditizio, e soprattutto sicuro.
Almeno sino a quella mattina.
Mentre imboccava la via Cassia, si chiese ancora una volta se non stesse diventando paranoico.
E, concluse, se mi sono sbagliato, al massimo avr perso un paio di chili di roba. E che saranno
mai?

Il Samurai si present a Trevignano allo scoccare del mezzod. Puntualissimo, e come sempre
vestito di nero.
Si abbracciarono nel patio in stile georgiano della villa che Shalva si era fatto costruire sul lago di
Bracciano.
Ogni volta che ci metteva piede, il Samurai non poteva fare a meno di pensare allorigine di quel
pezzo di vecchia Inghilterra trapiantato nella campagna a nord di Roma. Era stato lo stesso Shalva a
raccontargli dellequivoco in cui era incorso larchitetto, un fichetto in papillon.
che quando ho detto stile georgiano, lui ha pensato agli inglesi! Lho buttato gi dalle scale.
Magari potevi andare a dare unocchiata ai lavori.
E che, ho tempo io? Mi fidavo di quel pezzo di merda.
Quel pezzo di merda ha fatto di pi che un lavoro per te, Shalva. Ti ha fatto un grande favore.
Ma se ha sbagliato tutto.
Meno male. Cos invece di una specie di dacia moresca coi marmi triviali ti ritrovi una dimora
da vero signore.
Tu dici?
Fidati.
Shalva era una delle pochissime persone alle quali il Samurai concedeva il contatto fisico.
Laveva visto crescere, quel ragazzo, e sapeva di potersi fidare di lui. Sapeva quanto Shalva gli
fosse devoto. Ventanni prima, il Samurai aveva salvato la vita a Bekha, il maggiore. Nonostante si
desse molte arie, Bekha non era un granch. Era sbarcato in Italia convinto di diventare il padrone,
ed era finito dritto filato allAlbergo Roma con sul groppone sei anni e otto mesi per traffico
internazionale di eroina. In carcere aveva pestato i piedi a un pezzo da novanta della camorra, e il
Samurai aveva dovuto far ricorso a tutto il suo potere per evitare che la galera diventasse, per Bekha,
un incubo. Gi allora il Samurai pensava in grande. Lo spappolamento dellimpero sovietico aveva
rimesso in moto un mondo crocifisso alla sterile e obsoleta contrapposizione fra Est e Ovest. Si
aprivano orizzonti imprenditoriali impensabili sino a pochi mesi prima. La ruota riprendeva a girare.
Si giocava a stile libero, finalmente. Farsi amico uno come Bekha era un calcolo lungimirante.
Ma quando era uscito per fine pena, Bekha aveva ricominciato a fare il gradasso. E questa volta i
napoletani avevano chiuso il conto. Il Samurai aveva garantito personalmente per Shalva.
Ti fermi a colazione con me, fratello?
Colazione si usa a Milano, Shalva. A Roma si chiama pranzo.
Be, fermati lo stesso. Posso prepararti un bel khachapuri.
Sarebbe quella specie di panino fritto con il vostro formaggio puzzolente?
Non parlare cos del nostro piatto nazionale!
I francesi hanno qualcosa di simile. Lo chiamano croquemonsieur. E fa ugualmente schifo. Mi
accontenter di un t.
Il mio samovar bolle sempre e il mio cuore sempre caldo per gli amici.
Shalva serv la bevanda in tazzine di porcellana inglese Wedgwood. Alla propria aggiunse due
cubetti di ghiaccio. Il Samurai corrug la fronte. Certe mancanze di stile avevano il potere di irritarlo
oltre ogni misura. Depose la tazza e scosse la testa.
Non vuoi proprio diventare una persona come si deve, Shalva.
Ma se sto cercando di smettere di fumare.
Va bene, sospir il Samurai, oggi sono un po nervoso.
Problemi?
Siamo sullorlo di una guerra, fratello.
Il Samurai lo mise al corrente degli ultimi eventi. Shalva disse che a volte la guerra inevitabile.
E pu persino essere utile.
Il Samurai intrecci le mani e le port alla fronte. Era la posa che assumeva quando aveva bisogno
di meditare. Shalva, se avesse potuto, avrebbe trattenuto il respiro.
E se il georgiano avesse avuto ragione? Se il Samurai non fosse intervenuto? Se avesse lasciato
che si scannassero fra loro? In fondo, poteva essere loccasione per fare un po di pulizia. Liberarsi
della feccia. Il Samurai era stanco di tutti quei sottouomini beceri e ignoranti che infestavano la
strada. Ma non era ancora il momento, no.
Lasciamo perdere i cattivi pensieri. Mi hai cercato, Shalva.
Credi di potermi aiutare a piazzare un un grosso quantitativo di coca?
Quanto grosso?
Una tonnellata.
Nessun problema, sussurr il Samurai, per niente turbato.
Dov la roba?
Folegandros, oppure Naxos. Non ancora deciso. C accordo con alcuni sbirri del posto, hanno
gi provveduto i pugliesi a ungere le ruote.
Non mi piacciono i pugliesi. Sono infidi e chiacchieroni.
I pugliesi sono forti nel Mediterraneo, Samurai. Hanno procurato loro la dritta. Non possiamo
tagliarli fuori.
Se si accontentano del dieci per cento
Prover a convincerli.
Vedi di riuscirci.
Servir una barca.
Considerala gi armata.
E uno skipper.
Ho la persona giusta. Per bisogner coinvolgere i napoletani e i calabresi. Diciamo che
potremo cavarcela con il venti per cento. Giusto per tenerceli buoni e non alterare gli equilibri.
Dunque, cento meno trenta fa settanta. Fra noi si fa come al solito?
Certo, certo.
Cio quarantacinque al Samurai e venticinque a Shalva. Ragionevole, vantaggioso.
Il Samurai sorseggi il suo t Lapsang Souchong stemperato da un bocciolo di gelsomino. Il
profumo della terra mescolato allaroma del legno affumicato. Una perfetta unione di elemento
femminile e maschile.
Se laffare va in porto, ne ricaverai un bel po di contante, Shalva.
Be, lo sai, una quota dei compatrioti, ma a conti fatti
Sai gi come investire?
Stai per dirmi qualcosa dimportante, Samurai?
Il Samurai gli parl del Waterfront e dellhousing sociale. Shalva ascoltava a bocca aperta.
Capisci, ora, perch non possiamo permetterci una guerra proprio adesso? Siamo tutti coinvolti,
tutti. Io, gli zingari, i napoletani, i calabresi, e persino tu, se volessi.
Io?
Serviranno molti mezzi per il trasporto degli operai da un cantiere allaltro. E altri per la
logistica e lassistenza. Nel movimento terra non posso farti entrare, perch dei napoletani, ma per
tutto il resto dovresti costituire una societ e partecipare alla gara per lappalto. Naturalmente
tanto per mantenere la forma, lesito garantito. Calcola che per un investimento di dieci, poniamo, ti
torner indietro sessanta, settanta volte tanto
Samurai, lo giuro, tu sei mio fratello, mio padre e mia madre.
No, la mamma no, ti prego, quella lasciala a noi italiani.
Shalva non credeva alle proprie orecchie. Per quanto il tono fosse quello solito, asciutto e freddo,
era quanto di pi vicino a una battuta di spirito avesse mai sentito dalla viva voce del Samurai.
Bisogna brindare, Samurai.
Sai che non amo gli alcolici.
Il Samurai si alz, per prendere congedo.
Shalva si schiar la voce.
Samurai
Dimmi.
Si tratta dei pacchetti.
Problemi?
Stamattina ho sentito puzza di sbirro.
Minformo e ti faccio sapere.
XVII.

Il Numero Otto si massaggi lentamente lorecchio destro. Sfior con lindice la superficie ruvida
del blocco di croste che gli chiudeva langolo sinistro della bocca.
Mortacci de Paja e Fieno: pareva un lebbroso.
Per Silvio, il veterinario del maremmano di Morgana, aveva fatto un buon lavoro. Gli aveva
richiuso il labbro e la guancia con una ventina di punti e graffette. Che in una settimana avrebbero
cominciato a cadere. Qualche giorno ancora e la sua faccia avrebbe ripreso sembianze umane.
Restava il problema delludito. Il ronzio non lo abbandonava. Lunica cosa che i botti della pistola di
Paja gli avevano rotto era ci a cui quello stronzo non aveva mirato. Il timpano.
Si era nascosto nel tugurio di Santa Severa che gli aveva rimediato Denis. L manco Ges Cristo
lavrebbe trovato. Dei carabinieri si era liberato agevolmente: avevano fiutato qualcosa, ma senza
prove. Sono proprio una bella invenzione, le prove, pens il Numero Otto.
Rigir la Marlboro rossa nella coca del portasigarette. Nella luce lattiginosa di mezzogiorno, si
affacci al balcone che guardava un mare verde marcio e si mise a fissare due pischelli che si
stavano pigliando in strada.
Quello che sembrava il pi grande, s e no quindici anni, era a cavalcioni dellaltro, schienato
sullasfalto. Stringeva un tirapugni nella destra, sollevata a mezza altezza nellattimo che precede il
colpo.
Me ci hai costretto, brutto stronzo. Lo devo fa. Lo sai pure te che lo devo fa. So le regole. Che
cazzo je dico se no allaltri? Tanto se non lo faccio io, lo fai tu.
Nonostante laltezza, avvert il rumore sordo dellesecuzione e vide la testa del pischello
sopraffatto che si torceva su un lato nellatto di sputare sangue e quelli che gli sembrarono denti.
Il Numero Otto sorrise compiaciuto. Rientr nel salone, accese il lettore Dvd e fece ripartire il
porno dal punto in cui laveva lasciato allalba. Sul telecomando pigi il tasto mute.
Con Anacleti non era mica finita. E, con tutto il rispetto, affanculo cosa avrebbe detto il Samurai.
Tanto avrebbe saputo a giochi fatti. Certo che si sarebbe incazzato. Ma avrebbe fatto due fatiche,
come si dice. Avrebbe capito pure lui, alla fine. Dopotutto, i patti erano chiari. Della strada il
Samurai nun se doveva immischiare. Anche perch non era pi solo una questione di onore. Ma di
sopravvivenza. Il jolly laveva gi pescato. Non ci sarebbe stata unaltra piazza Gasparri, e doveva
pure dire grazie alla coglionaggine di Paja. Perch dimme te come se fa a scaricare una 921 su uno
che striscia senza andare a boccino nemmeno una volta. Al prossimo giro quelli di Cinecitt non
avrebbero sbagliato.
E poi quella guerra non laveva cominciata lui. Chi aveva autorizzato Spadino a prendersi quello
che non avrebbe dovuto nemmeno toccare? Chi doveva tene il guinzaglio a quel cane rabbioso? Lui,
o Rocco Anacleti? Che, era stato lui a chiamare Malgradi? O non era stato forse lonorevole a
buttarsi a piet? Non vedeva molte alternative. Per convincere Anacleti a chiuderla l, a fare pippa,
dovevano parcheggiarne un altro dei suoi. Paja. O magari quello stronzo dellamico suo. Fieno. Ma
questa volta a casa sua. A Cinecitt.
Blocc il Dvd su una scena a tre. S. Doveva esse una tarantella da far parlare per settimane. E
pazienza che avrebbero avuto tutte le guardie di Roma addosso. Non era gi cos? A Ostia, gli aveva
detto Morgana, dopo il casino di piazza Gasparri, era pieno di bacherozzi. In borghese e uniforme.
Tutti in giro a fare domande persino ai pischelli ai semafori. Come se non lo sapessero che a Ostia la
gente si fa i fatti suoi. E quindi, niente prove, nien-te-pro-ve! Del resto, un pattuglione in pi o in
meno che cambiava? Limportante era che lui se ne stesse acquattato ancora un po. Finch la faccia
non fosse tornata la sua e lorecchio non si fosse sturato. Al lavoro dovevano pensarci gli altri.

Denis si fece strada fra le cassette impilate di birra Corona. I ferri li avevano riportati allOff-
Shore dopo la perquisizione. Perch non si sa mai. Li tenevano nascosti in unintercapedine del
magazzino delle bevande. Il Numero Otto aveva voluto solo roba di prima scelta. Pulita e di prima
scelta. Quattro fucili a pompa Remington, due Franchi Spas-15, un Maverick 88; tre pistole
mitragliatrici Uzi; quattro kalashnikov; due pistole Beretta 7.65 e quattro 6.35, una Vzor 70 7.65,
cinque Smith & Wesson calibro 38. E qualcosa come duemila cartucce. Un arsenale sproporzionato.
La bottega dei giocattoli di quel deficiente del Numero Otto. Hai voglia a darti arie da padrone di
Ostia. vero che erano diventati una batteria pesante, ma restavano sempre allombra di zio Nino. Il
Numero Otto delirava nelle sue smanie di grandezza, ma se gli fosse venuta meno la protezione dello
zio, li avrebbero spazzati via. Denis aveva provato a spiegarglielo, ma lui non ci sentiva. Mentre
distribuiva le armi a Robertino e Morgana, Denis si chiese per lennesima volta se non stesse
commettendo un grave errore. Ma i due lo fissavano speranzosi, gi ebbri di azione. Dopotutto,
poteva anche essere la cosa giusta. Dopotutto, i rapporti di forza potevano cambiare. Dopotutto, si
vive una volta sola.
Se fa tra unora. Se va e se torna. Se li famo davanti ar bar loro de piazza Cinecitt.
Er Ferro de Cavallo? chiese Morgana.
Brava.
Ma pieno de guardie. C sta mezzo Viminale l dietro.
Apposta: no sfregio. Se fa stasera tardi. Paja e Fieno stanno sempre buttati l. E oggi ce sta pure
la partita su Sky. Perci, sicuro come na palla che li beccamo.
E se nun li trovamo? abbozz Robertino.
Ho detto che stanno l.
Morgana sorrise. E non doveva. Robertino era un sorcio piuttosto perspicace. Raccontava tutto al
Numero Otto. Tutto. Anche quello che sera magnato. E come tutti i sorci, stava sempre ad annusa, a
guarda, co quegli occhietti piccoli che schizzavano da na parte allaltra. Denis laveva detto a
Morgana la prima volta che laveva presa. Era stato a casa di lei. Una sera di autunno. Laveva
chiamato con una scusa e si era fatta trovare nuda e strafatta sul letto. Dove laveva fatto impazzire.
Nessuno deve sapere. Nessuno deve capire. Neanche per sbaglio! le aveva detto, salutandola
prima dellalba. E lei, ridendo, aveva fatto il gesto delle tre scimmiette, giocando con la lingua sulle
labbra socchiuse.
Ma Denis avrebbe dovuto saperlo. Con quella, la cosa sarebbe per forza sfuggita di mano.
Scopavano come animali. A qualunque ora del giorno e della notte. Appena potevano e dove
potevano.
Una volta, insieme, avevano accompagnato il cornuto a Levante a riscuotere da un usurato.
Morgana gli aveva fatto un pompino sul sedile di guida.
Ci ripensava in continuazione. Lui con le mani sul volante e gli occhi sbarrati verso lingresso
dello stabilimento dove era entrato il Numero Otto. Morgana china sulla sua patta, afferrata alla leva
del cambio automatico del suo Porsche Cayenne nero.
Quella pischelletta era un bellimpiccio. Doveva risolverlo. Ma non quella sera.
Denis si infil dietro la schiena una Smith & Wesson. Morgana chiuse nel marsupio rosa
Mandarina Duck una Beretta 7.65. Robertino, dopo averle a lungo soppesate, afferr unUzi e la Vzor
70. Mentre Denis distribuiva i caricatori, Morgana prepar tre strisce.
Che volete lavora a digiuno?
Col Cayenne raggiunsero lInfernetto. Senza pronunciare parola. E del resto parlare sarebbe stato
impossibile, visto il volume con cui Denis aveva pompato Velociraptor! dei Kasabian. Si fermarono
proprio di fronte al primo ingresso di Casalpalocco. Non lontano dalla Caverna, il locale dove
Rocco Anacleti e il vecchio Adami, qualche anno prima, avevano deciso che a Roma cera spazio
per tutti. Dove era stata siglata la pace per il controllo dei locali. Allora erano una decina. Erano
diventati quattro volte tanti. Denis accost sotto i pini e parcheggi facendo attenzione che non ci
fossero divieti di sosta.
Quanto gli mancava zio Nino. Era pi di un padre. E lultima volta che era andato a trovarlo a
bottega aveva raccolto tutta la sua amarezza per un affetto che non poteva manifestarsi come Nino
avrebbe voluto.
Durante il colloquio, Nino gli si era avvicinato abbassando la voce.
Devi ave pazienza, Denis. Anche se so che non cosa tua. da quando sei ragazzino che non ce
lhai. Ma da qui non posso prende una decisione che in realt ho gi preso il giorno in cui sei entrato
a casa mia. Ancora non tocca a te. Cesare mio nipote. Lo capisci questo, no?
Denis aveva abbassato lo sguardo.
Ce lo so, ce lo so che un cojone. Ce lo so che nun pe lui. Ma il sangue de mi fratello. Nun
se p fa. Almeno finch sto dentro sta galera. Pe me sei come un fijo. Ricordatelo.

Scesero dal Cayenne e Robertino afferr la sacca in cui aveva infilato lUzi e una manciata di
caricatori. Si guardarono intorno. Decisero di farsi una Mercedes classe B parcheggiata a un
centinaio di metri di distanza. Per andare e tornare da Cinecitt era quella giusta. Si mangiarono la
ventina di chilometri del raccordo in un quarto dora. Il tempo necessario a Denis per togliersi una
curiosit. A bruciapelo. Quella che sin l aveva voluto ricacciare in un angolo della sua testa.
Morgana, ma dimme n po. Hai mai parcheggiato qualcuno?
Che te frega.
Cos. importante.
Pensi che nun ci ho le palle?
Ringraziando Iddio le palle nun ce lhai, ma ci hai du chiappe.
Robertino scoppi a ridere. Morgana non grad.
Che cazzo te ridi, encefalitico che nun sei altro.
Denis la raffredd.
Oh, oh. E nnamo. Stamo a scherza. Che sei permalosa?
Ho gi sparato, se questo quello che voi sape.
A n omo?
Ho sparato.
Vabbe, ho capito. Lascia sta. Famo cos. Se se mette male, nun me te mette dietro.
Erano arrivati allo svincolo della Tuscolana. La imboccarono in direzione Roma e rallentarono
solo quando, entrando in piazza di Cinecitt, videro le insegne della metro Subaugusta, che si
riflettevano nella grande luminaria al neon del Ferro di Cavallo. La Mercedes rubata sfil a passo
duomo davanti alle vetrate del bar e Robertino riusc a osservare distintamente linterno. Davanti al
maxischermo su cui andava il postpartita di Sky erano seduti solo quattro sfigati.
Paja e Fieno nun ce stanno. Nun ce sta nessuno. Solo quattro zammammeri.
La Mercedes super il bar e dopo neanche duecento metri fece inversione di marcia. Denis ritorn
allaltezza del Ferro di Cavallo e accost sul lato opposto della Tuscolana.
Voi due aspettatemi qui.
Voleva controllare di persona.
Robertino lo afferr per il braccio mentre apriva lo sportello.
E se je tiramo du bocce con un po de benzina?
Vaffanculo.
Denis fece appena in tempo a raggiungere il marciapiede su cui si aprivano le vetrate del bar, che
avvert una presenza alle sue spalle. Morgana.
Tavevo detto de sta in macchina.
Nun so venuta fino a qua pe fa la badante.
Denis fece ancora qualche passo verso lingresso del Ferro di Cavallo. Mentre i quattro davanti al
maxischermo se ne stavano andando annoiati. Si rivolse a Morgana guardando lorologio, che ora
segnava quasi la mezzanotte.
Robertino ha ragione. Paja e Fieno nun ce stanno. E io certo nun me metto qui ad aspetta.
Tornamo domani. Di, nnamosene.
Morgana non si mosse. Tre dei quattro ragazzi marocchini che avevano visto allinterno uscirono
dal bar parlottando in arabo, visibilmente su di giri. Uno di loro stringeva in mano un pacchetto di
Ms e le si par di fronte ciucciando una sigaretta. Accennando un inchino, mim il segno
dellaccendino e Denis lo allontan con uno spintone.
Lvate dar cazzo.
Quindi torn a rivolgersi a Morgana.
Allora? Che devi fa? Volemo passa la nottata co sti rifiuti?
Morgana continu a restare immobile. Come in catalessi.
Non che oggi hai esagerato co la roba? Vabbe, taspetto in macchina.
Denis le rivolse le spalle e cominci ad attraversare la Tuscolana in senso inverso.
Lultimo marocchino usc barcollando dal Ferro di Cavallo e si ritrov Morgana quasi addosso.
Ciao, bella principessa.
Non riusc a distendere il sorriso. Il proiettile esploso dalla 7.65 lo centr in bocca,
trapassandogli il cranio allaltezza della nuca. Uno schizzo di materia cerebrale imbratt le vetrine
del bar, mentre Morgana, il braccio ancora teso, svuot lintero caricatore in direzione dellingresso
con brevi movimenti del polso.
Denis grid. Afferr la Smith & Wesson che aveva dietro la schiena e con ladrenalina che gli
faceva esplodere le tempie si precipit su Morgana. La trascin verso la macchina, scaraventandola
sul sedile di dietro, mentre Robertino armeggiava con lUzi.
Sei fuori di testa!
La Mercedes bruci tutti i semafori fino al raccordo. E da l fino allInfernetto nessuno parl.
Arrivati dove avevano lasciato il Cayenne, si divisero. Denis incaric Robertino di far sparire la
Mercedes.
Portala agli sfasci della Magliana . Prese la sua sacca con le armi e lo conged. Col Numero
Otto ci parlo io di quello che successo. Tu fatte li cazzi tua.
Morgana sal con lui sul Porsche. Denis accese una Marlboro, percorrendo lentamente lultimo
tratto della Cristoforo Colombo. Aspettava che sulle labbra di Morgana fiorisse anche soltanto una
parola, un suono che desse un senso, quale che fosse, a quello che era successo. A quellesecuzione
nel mucchio che non solo non chiudeva la guerra con gli Anacleti, ma trasformava i loro casini in un
combattimento fra belve. Che non prometteva nulla di buono. Solamente altri giorni di merda e di
sangue. Decise dunque di farla lui la mossa.
Dimme perch. Dimmello, e te giuro che rimane tra noi. Al Numero Otto je dir che so stato io.
Che quel negro lavorava pe gli Anacleti e per questo lho parcheggiato. Doveva esse na vendetta e
vendetta stata. Questo je dir. Ma tu, quanto vera la Madonna, parla!
Morgana lo fiss con una smorfia distratta. Come se quella domanda non la riguardasse.
Non racconta cazzate al Numero Otto, ch tanto ce pensa quer sorcio de Robertino a dije tutto.
E allora prova a dimme a me quello che dovrai di pure a lui. Perch?
Che mhai chiesto in macchina mentre annavamo a Roma?
Volevo sape se avevi mai ammazzato un cristiano.
No, non questo che volevi sape. Volevi sape se avevo le palle pe fallo. Be, lho fatto. E
mo sai che le palle ce lho.
Denis ammutol. Erano arrivati sotto casa di Morgana. Una mansarda in piazza Lorenzo Gasparri,
in uno di quei falansteri in cemento armato scrostato che le facevano da corona, butterati da decine di
antenne paraboliche e colorati da macchie di panni stesi.
Ostia bella, ma a vorte me sembra de sta a Tirana, le disse.
Morgana apr lo sportello.
Ma la vi fini de parla?
La segu in casa. Scoparono fino allalba.
XVIII.

Tre giorni dopo i fatti dellArcobaleno, Alice telefon a Marco Malatesta.


Abbas ci aspetta alle sei.
Se le va passo a prenderla, cos ci andiamo insieme.
Lei gli dette lindirizzo di una palestra dalle parti di Villa Gordiani.
Pilates? azzard lui, inanellando la prima di una serie di battute infelici.
Faccio pugilato, signor colonnello.
Marco si present con qualche minuto di anticipo. Alice, sotto lo sguardo severo di un istruttore
della federazione, si prendeva a pugni con una nera alta e pesante il doppio di lei.
Si mise discretamente in un angoletto, a osservare.
La testa protetta dal casco regolamentare, le ragazze alternavano eleganti movimenti, quasi a passo
di danza, a furiosi scambi di cazzotti. Non era chiaro perch evitassero comunque di colpirsi al
volto: se per conservare la purezza dei lineamenti, per un accordo tra loro o per deficit tecnico. In
ogni caso, quellagitarsi guerriero di corpi sudati aveva in s qualcosa, a un tempo, di possente e di
erotico.
Ma quella riflessione Marco decise di tenerla per s.
Al termine della terza ripresa, listruttore separ le ragazze, distribu critiche e complimenti, poi
le sped sotto la doccia.
Marco usc dalla palestra. Tre Camel light dopo, Alice lo raggiunse.
Indossava una camicetta rossa e una gonna lunga, aderente, dello stesso colore. Mentre le porgeva
il casco di riserva, Marco fu colpito dallaroma di agrumi che sprigionavano i suoi capelli freschi di
shampoo.
La Bonneville divorava le strade deserte destate, e la consueta sensazione di un corpo di donna
contro la sua schiena era una piacevole dannazione. Marco si disse che doveva andarci con i piedi di
piombo. Una parola sbagliata, e il tenue filo che si era imposto di tessere si sarebbe inesorabilmente
spezzato.
Abbas occupava uno dei due letti di una stanzetta decorosa nellospedale Sandro Pertini. Accanto
a lui cera Farideh. Alice fece le presentazioni. La ragazza gli spieg che lindomani il padre sarebbe
stato operato nuovamente alle mani.
Ma un po ora posso parlare, biascic luomo, sfoderando un sorriso mite che colp Marco al
cuore.
Il colonnello decise di giocare a carte scoperte.
Ho fatto un controllo. In caserma non risulta nessuna denuncia.
Ci siamo andate io e Farideh! scatt Alice. Siamo andate insieme nellufficio del
comandante.
Vi credo, tagli corto Marco. per questo che sono qui.
E mostr ad Abbas le fotografie di Paja e Fieno. Abbas scosse la testa.
Erano a volto coperto, non forse gli occhi, ecco, quello s, gli occhi occhi cattivi.
Va bene, signor Abbas, la ringrazio. Era giusto per scrupolo.
Ma cera un altro, aggiunse Abbas, uno diverso. Lui si buttato contro quello pi grosso
degli altri due. Mi sembra che che non era daccordo voleva aiutarmi
Erano in tre, dunque. Questo Alice non laveva raccontato, al centro Arcobaleno. Tre, e non due. E
uno sembrava diverso dagli altri. Paja, Fieno, e come si chiamava quellaltro? Ah, Nicce, come il
filosofo. Il quadro della situazione era abbastanza chiaro. Per scrupolo, domand al vecchio se anche
quello che faceva la parte del buono aveva il volto coperto.
S. Ma gli occhi erano diversi. Freddi, ma erano gli occhi di un uomo, se mi spiego.
Si spiega perfettamente, signor Abbas.
Lo sforzo della conversazione aveva prostrato liraniano, che lasci partire un gemito di dolore.
Farideh si precipit a sollevargli la testa, premurosa.
Marco chiam Brandolin. Dett rapide istruzioni.
Fra una mezzora arriver qui un giovane carabiniere, si chiama Brandolin. Lei, Abbas, gli
ripeter tutto quello che mi ha appena detto, lui scriver un verbale, poi lei lo firmer. Crede di
farcela?
Abbas alz una mano, come per impartire una benedizione, poi larto gli ricadde di schianto.
Marco e Alice si ritirarono, tutti e due commossi e indignati. Lui si offr di riaccompagnarla.
Lei come diavolo faceva a sapere di quella roba, eh? Le molotov e tutto il resto
Se accetta un invito a cena, le spiego.

Alla Quaglia canterina, casale ristrutturato a pochi passi dallArco di Travertino, si cenava su
tavoli rustici disposti sotto un pergolato di uva fragola. Il padrone si chiamava Federico, aveva i
capelli agitati e spruzzati di grigio, e accolse Alice baciandola sulle guance.
Faceva larchitetto, spieg lei, mentre prendevano posto allaperto, poi ne ha avuto
abbastanza e s riconvertito alla cucina a chilometro zero.
Alice si liber della camicetta rossa, rivelando una maglietta nera elastica piacevolmente
aderente. Il trucco era leggero ma sapiente. Il profumo di agrumi delicato e fresco. Gli balen
limmagine di unorchidea. Bella. Bella e complicata.
Che ne ha fatto di quello zaino? Quello che avevate messo al cinema Arcobaleno?
Segreto professionale, sorrise Marco. Poi, serio: Confiscato e versato ai corpi di reato.
Ufficialmente, la segnalazione di un confidente.
Quindi non ha denunciato Terenzi.
No. Ma ormai nella lista nera. Al momento opportuno, pagher. Piuttosto, lei deve stare attenta.
Ha sfidato gli Anacleti. Metta in conto una reazione.
Devo ingaggiare un bodyguard? provoc lei.
Penso piuttosto a qualcosa in termini di sputtanamento, se mi passa lespressione. Calunnie, o
forse querele, roba del genere.
Ci sono abituata.
Lei una strana ragazza.
Lei uno strano carabiniere. Perch fa tutto questo?
Perch stiamo dalla stessa parte.
Lei e io? Davvero?
Sulla smorfia ironica di Alice sinser Federico. Il menu, scritto a mano su foglietti volanti,
prevedeva amatriciana scomposta. Roll di coniglio freddo con macedonia di verdure dellorto.
Tortino ai tre cioccolati con cuore di melograno. E naturalmente, vino libero.
Cio, senza solfiti, puntualizz Alice.
Qua veramente c scritto: Contiene solfiti, osserv lui, dopo aver versato.
S, certo, ma ce ne sono molti di meno che in qualunque altra bottiglia. E comunque, sempre
meglio la cucina di Federico dei precotti surgelati.
Alice Savelli lo considerava, se non un nemico, qualcosa di assai prossimo. Doveva cercare di
rassicurarla.
Non sono un nemico, Alice. Non sto indagando su di lei. Non la sto spiando.
Vuol farmi credere che non ha assunto informazioni sul mio conto?
Certo. Ho fatto come fanno tutti. Sono andato sul suo blog. E mi sono fatto unidea.
Federico serv pane biologico, focaccia di kamut e crocchette di riso basmati insaporite con
scalogno di collina.
Unidea di me? Mi interessa. Vada avanti.
Una persona decisamente contro
Ah, su questo ci pu giurare.
Contro la violenza sulle donne, riprese Marco, contro i centri di accoglienza per gli
immigrati
Accoglienza suona vagamente ipocrita per quelle stalle fetenti, non trova, colonnello?
Sono daccordo. Ah, e contro la nuova mafia romana.
E poi?
E poi c una cosa che mi ha sorpreso.
E sarebbe?
Manca la politica.
Alice sbuff, come davanti a un bambino sciocco. Si tuffarono nellamatriciana scomposta, che si
rivel meno deleteria del previsto. Ordinarono una seconda bottiglia di vino.
Davvero lei crede che le cose che faccio che facciamo in tanti non siano politica?
Be, a leggere il suo blog c dentro un po di tutto. Io, per esempio, non che abbia capito bene
lei da che parte sta.
Vuol dire destra e sinistra? Roba vecchia.
Questa lho gi sentita.
La politica, per come funziona, coi partiti e compagnia bella, uno schifo. Bisogna buttarli tutti a
mare, fare piazza pulita. Tutti. Nessuno escluso. Destra e sinistra. E poi ripartire su altre basi. La
democrazia diretta, per esempio. La rete. Ma lo sa lei che luno per cento dei ricchi governa il
novantanove per cento del mondo? Derivati, subprime, hedge fund bah!
Accalorata, appassionata, ribelle, vivace. Cos diversa. Davvero la voce di un altro mondo.
Quanti anni si passavano? Sette, otto, forse dieci? E Marco si sentiva cos furiosamente fuori tempo
massimo.
Di colpo lei lo scrut, corrucciata.
Che cosa vuoi esattamente da me, Marco?
Lo stesso che vuoi tu, Alice. Un mondo migliore.
Erano passati, senza rendersene conto, al tu. Merito, forse, del gelato al cioccolato di Modica con
chicchi di mela granata.
Per la prima volta la sent ridere. Una risata calda, ricca di una forza giovane, impetuosa.
Questa sceneggiatura non mi convince. La battuta sul mondo migliore devo dirla io. Tu devi dire:
il mondo quello che , ragazza mia, e n tu n io potremo mai cambiarlo. Quindi, accontentiamoci
di quel che abbiamo e smettiamola di fare casino.
La sua mano si era posata, come distrattamente, su quella di lei. Alice lo fiss negli occhi e gli
chiese se aveva da fumare. Marco tir fuori le Camel light. Federico serv la grappa artigianale
prodotta, ci tenne a specificare, da una cooperativa di ex tossici.
Ci erano andati gi pesante con la gradazione. Il tasso alcolico della serata rischiava
dimpennarsi. Alice ritir la mano.
Ma il ghiaccio era rotto. Gli spieg che aveva preso interesse in quelle storie di quartiere quando
un trans aveva scritto al suo blog.
Siamo diventate amiche be, proprio amiche no, ma insomma, lei una persona interessante. E
comunque, di me si fida. Ha fatto girare la voce. Hanno cominciato a scrivere in tanti, dal quartiere.
E io faccio girare le notizie. Se no come avrei saputo di Paja e Fieno, degli Anacleti e compagnia
cantante? Poi arrivata Farideh. Quella ragazza un tesoro, Marco, credimi.
Ti hanno mai parlato di un certo Nicce?
Nietzsche, vuoi dire? Come il filosofo?
No, Nicce, proprio alla romana.
No. Sar un nazista.
Poco ma sicuro.
Comunque, gira voce nel quartiere che Paja e Fieno abbiano spaccato la faccia a un ragazzino di
sedici anni.
Ma perch?
Perch gay, ecco perch.
Ed un motivo valido?
Non c bisogno di motivo quando uno diverso.
una cosa che non riesco a capire. A me piacciono le donne, ma rispetto i gay.
Ah, per carit, che battutaccia. Lascia perdere, colonnello.
Ma dove ho sbagliato? Mi sembrava di essere stato corretto.
Dopotutto sei un carabiniere, tagli corto lei, con unaltra risata nella quale a lui parve di
cogliere un sottofondo di seduzione.
Alle due erano ancora insieme. Era stata lei a proporre un finale di serata allinsegna della buona
musica.
Al Circolo degli Artisti suona The Niro.
E che, s messo a cantare?
Non lattore, scemo. The Niro, un artista romano. Molto di tendenza.
Ragazzi sudati, in mezzo ai quali Alice si muoveva leggera. Birre. Un paio di whisky. Canzoni
sconosciute, testi vagamente surreali o declamatori. Marco si sentiva un alieno. A un certo punto,
per, The Niro attacc un pezzo che conosceva. Marco si un al coro.
Hallelujah! Hallelujah!
Be, questa almeno la conosci! si compliment Alice.
E chi non conosce Hallelujah.
Gi. Il grande Jeff Buckley.
Veramente sarebbe di Leonard Cohen
Chi?
Cohen, cazzo, il poeta canadese. Quello di Suzanne.
Ma Cohen un po palloso, no?
Alice laveva fatto sentire un dinosauro. Pesc nelle tasche in cerca dellultima sigaretta. Il
cellulare vibrava furiosamente. Chiamata persa, chiamata persa, chiamata persa. Un messaggio di
Alba.
Dove 6 finito? Morto fresco a Cinecitt. Vieni subito.
XIX.

Roma, ora emergenza criminale. Unestate di sangue. Il Viminale: pronto piano


straordinario per la sicurezza. Morire da innocenti. Il sacrificio di Abdel. Quel morto parla di
noi.
Il morto del Ferro di Cavallo aveva scatenato un mix letale di comprensibile sgomento, retorica
daccatto, infimo sciacallaggio politico. Il collante di tutto: una certosina attenzione nel restare al
largo dal cuore della faccenda lomicidio, i suoi possibili esecutori su cui nessuno, ma proprio
nessuno, sembrava potere o voler dare un contributo di verit.
Marco Malatesta smise di leggere i giornali, spense Radio Fm 922, si barric in ufficio.
Lui aveva le idee chiare. E la sua intuizione si rivelava giusta.
La strage di Cinecitt era la conferma della sua teoria. Cera una guerra. Nessuno poteva pi
negarlo, ormai.
Il generale Thierry, che non era tipo da tirarsi indietro, lo accompagn da Setola.
Il Pm era un belluomo, molto abbronzato, con lunghi capelli grigi ondulati e unaria da esteta. Nel
suo ufficio, dove facevano mostra stampe di yacht storici, cera ad attenderli il generale dei
carabinieri Rapisarda, comandante della divisione Custoza. Un pezzo da novanta da cui Thierry
dipendeva gerarchicamente e che odiava, ricambiato. Marco laveva incrociato una sola volta,
durante una cerimonia ufficiale. Ne aveva ricavato unimpressione di arroganza e superficialit: il
perfetto cocktail del carrierista destinato ai pi alti traguardi.
Laccoglienza fu gelida. Marco espose la sua teoria.
E si trov davanti a un muro.
Secondo Rapisarda, il marocchino era rimasto vittima di un regolamento di conti fra spacciatori. Il
fatto che fosse incensurato, e mai sfiorato nemmeno dal minimo sospetto, non aveva alcun valore agli
occhi dellalto ufficiale.
Quanto a Spadino, per Setola si trattava di un mero caso di contiguit ambientale, sulla cui
risoluzione linvestimento di risorse patrocinato da Marco si sarebbe rivelato un autentico spreco.
Ancora una volta la richiesta venne respinta, e Marco e Thierry furono bruscamente congedati.
Il generale non riusciva a farsene una ragione.
Incredibile! si lament con Marco quando furono a ponte Salario. Ma di che cosa hanno
bisogno per convincersi? Di una strage? Continuando di questo passo, lavranno.
Uhm, s, una bella ammazzatina, come dicono i siciliani. Magari ci torna utile.
La calma ironica di Marco lasci interdetto Thierry. Stava per replicare, quando ricevette una
chiamata sul portatile. Ascolt in silenzio, poi tronc di scatto la conversazione.
Cattive notizie? chiese Marco.
Pessime. Sei fuori dallinchiesta. Setola non ti vuole fra i piedi. E Rapisarda daccordo.
Lo immaginavo. Prova a ragionare come loro.
Rapisarda pi Setola uguale Politica, spieg. Un governo che sta insieme con lo scotch non ha
proprio nessuna voglia di aprire un fronte sicurezza a Roma. Bastano e avanzano la Bce, lo spread e
Francoforte. Servivano risultati. Rapidi e, soprattutto, compatibili.
Compatibili con che, Marco?
Con la fase, diciamo cos. Un regolamento di conti qua, un piccolo spaccio l.
Ma io non ci sto! rugg Emanuele.
Avrebbe scritto una relazione di fuoco al procuratore della Repubblica. Si sarebbe messo a
rapporto dal comandante generale dellarma. Con rispetto, ma con fermezza, avrebbe fatto presente la
propria opinione: tagliando fuori Marco Malatesta, il loro uomo migliore sulla strada, stavano
commettendo un errore colossale.
Generale, se mi vuoi davvero bene, non fare niente di tutto questo.
Thierry trasecol.
Stai scherzando, vero?
Mai stato cos serio. Ti ricordi del rugby, Emanuele?
Prima di perdere la testa per la Roma, Marco era stato un discreto mediano dapertura. Non tanto
cattivo da rompere sistematicamente difese incarognite, ma abbastanza veloce e rapido di testa per
far muovere i tre quarti in un gioco che provava a somigliare, soltanto somigliare, allutopia degli
All Blacks. Thierry era stato il suo allenatore. Continuava a ripetere ossessivamente un mantra che
doveva avere a che vedere con la filosofia della vita, o qualcosa di simile: nel rugby, per andare
avanti, la palla deve tornare indietro alla ricerca del sostegno. E non c sostegno senza squadra,
collettivo.
Perci io adesso mi prendo un po dei congedi arretrati che mi spettano, concluse Marco,
deciso.
Vuoi mollare.
Ma quando mai. Faccio un passo indietro. Fase difensiva. Ripiegamento. Appena ritroviamo il
sostegno, ripartiamo insieme. E andiamo dritti filati in meta.
Cazzate! insorse Thierry.
Marco sorrise. Thierry perdeva raramente la sua proverbiale compostezza ironica. Questa volta
era fuori di s.
Cazzate! ripet. Quello che ha inventato il rugby aveva in mente un sano e robusto
passatempo per i gentiluomini della campagna inglese. Ma questa Roma, porca puttana! Qua
gentiluomo una bestemmia! Tu non vai da nessuna parte!
Dammi retta. Funzioner.
Gli ci volle lintera serata per convinverlo, ma alla fine Thierry capitol. E la mattina dopo Marco
era su un volo per Palma de Maiorca. Oltre ai costumi da bagno e a un paio di magliette, la sua magra
valigia constava dellultimo romanzo di Haruki Murakami e di un Cd con Me ne vado da Roma,
limmortale litania del grande Remo Remotti.
XX.

Non fu una passeggiata spiegare al Numero Otto il casino di Cinecitt. Ma meno complicato di
quanto Denis potesse immaginare. In fondo avevano parcheggiato uno zammammero. Un benzinaio
abusivo di ventinove anni questo avevano scoperto leggendo i giornali che si chiamava Abdel
Salam e lavorava a cottimo al self-service Erg a duecento metri dal Ferro di Cavallo, raccattando
mance da cinquanta centesimi da quelli a cui pesava il culo farsi il pieno da soli.
Era un caso che fosse nel bar, cera scritto sul Messaggero. E vai con la lacrima. Avevano
intervistato la vedova, na sguattera a ore, che piagneva come na fontana. Chiaro: pensava a come
alza na bella pensione. I giornalisti erano andati alla scuola elementare dellorfana per raccogliere
i disegni de paura dei compagnucci di classe. Il sindaco sera portato dietro le telecamere e sera
fatto riprendere di spalle, a testa china e braccia conserte, sul marciapiede dove avevano lavato il
sangue e il cervello dellafricano e dove aveva deposto una corona di fiori del comune. I comunisti
avevano messo no striscione: Mai pi. Seeh, eccome no. Insomma, la solita tarantella. Che tanto
poi non je ne fregava niente a nessuno. Prima o poi doveva mori lo zammammero.
Epper, i problemi cerano. Che limpiccio laveva combinato Morgana. Che le guardie stavano
incazzate come picchi. Che la storia con gli Anacleti non finiva l. E il cervello del Numero Otto non
era fatto per ragionare.
Denis lo cap bussando al monolocale di Santa Severa in cui laveva nascosto. Il Numero Otto era
strafatto.
Bella, frate! disse con un sorriso da ebete aprendo in canotta. Le mani tradivano un tremore
continuo.
Lhai presa bene. Te vedo calmo, rispose Denis.
Quando ho saputo che eravate andati a dama co un negro tavrei staccato la capoccia. Ma poi
mha chiamato Samurai. E mha detto che se dovemo vede. Che dovemo parla.
E questa na bona notizia, secondo te?
E certo. Vordi che gli Anacleti se so buttati a piet. Che hanno capito che me devono bacia la
cappella. So morti de paura, uau! Il Numero Otto cacci un urlo levando le braccia al cielo.
Che altro tha detto er Samurai?
Gnente. O sai com quello ar telefono. Je devi strappa le parole co le tenaje.
Apposta.
Apposta che? Lo vedi, Denis, che nun capisci? Lo vedi perch dico che devi ancora fa
esperienza? Si se move er Samurai pe sta cosa de strada, vordi che ha capito che la strada robba
nostra. Che sta zampata da leone ce voleva. Che nun sazzarderanno pi a venimme a cerca.
Svjate, Denis.
Zio Nino che dice?
E che ne so? Tanto, visto ndo sta, nun scappa. Ce lo far sape. E comunque, che vi che dica?
Pensi che ar posto mio avrebbe fatto pippa? Denis, nun so te, ma io nun me faccio magna er cazzo
dalle mosche.
Nun vi manco sape chi ha parcheggiato er negro?
uguale. Che cambia?
Morgana.
Morgana che?
stata lei.
Bella pischella mia. Mmh.
Torno a Ostia. Te serve qualcosa?
S, linfermierina. Ci ho ancora un po de bua. Aah aah aah! Aah aah aah!
Con una smorfia di disgusto, Denis si richiuse la porta alle spalle mentre il Numero Otto
continuava a ridere in modo convulso. Disprezzava quelluomo. E soprattutto conosceva il sangue dei
gitani. Era anche il suo.

Via del Ponte delle Sette Miglia aveva i rumori e i colori della zambra organizzata dagli Anacleti.
Su un grande prato, allombra di enormi tendoni colorati, la festa della riconciliazione chiudeva una
faida tra cugini. Una partita di coca tagliata male e smezzata peggio. Rocco, in qualit di duca e con
verdetto inappellabile, aveva stabilito le reciproche riparazioni in denaro. Le donne avevano
preparato i dolma, i peperoni ripieni di riso, carne e pomodoro. I ragazzini delle due famiglie di
reprobi affondavano le mani nei vassoi carichi di pitta, le crpe di acqua e farina ripiene di ricotta e
bieta, di patate e cipolle. Uomini e donne ballavano sulle note dello swing manouche di
unorchestrina.
Paja e Fieno fermarono la Bmw nera sul ciglio della strada e raggiunsero Rocco, che sedeva a uno
dei tavoli apparecchiati allaperto insieme a Max. Parlavano fitto e si interruppero allarrivo dei
due. Rocco li invit con un cenno a sedersi, quindi indic la marmitta di bosanskibonaz in cui
affondava un gigantesco mestolo. Quello spezzatino di carne, peperoni, verza, patate e cavolfiori
sarebbe stato difficile da mandare gi sotto la neve. Con trenta gradi allombra era un supplizio. Paja
se ne riemp il piatto come se non mangiasse da una settimana. Fieno ne prese appena un assaggio per
non offendere il padrone di casa. Sapevano perch erano l. La presenza di Max ne era una conferma.
Nicce non si muoveva per niente. E poi loro non centravano con la riconciliazione gitana. Dovevano
discutere di vendetta, piuttosto. Il sangue del Ferro di Cavallo doveva essere lavato in qualche
modo. Perch non era lo zammammero che cercavano quelli di Ostia.
Con la bocca piena di quel cemento gitano, Paja bofonchi masticando quelle che dovevano essere
parole di sfida.
Nun c manco bisogno de sta a discute Annamo e stavolta
Tu non vai da nessuna parte. E sai de che parlo! lo gel Anacleti.
Fieno non aveva idea se Max sapesse qualcosa del disastro di piazza Gasparri il capo non aveva
forse detto che doveva restare un segreto con tutti? e dunque non fiat. Anzi, moll un calcio sotto
il tavolo a Paja per chiudergli la bocca, ammesso che avesse avuto il coraggio di aprirla per
obiettare qualcosa.
Max prese la parola.
Decide il capo. Ma mi sono permesso di suggerire calma. Molta calma. Se dobbiamo vendicarci,
non pu essere ora. Troppe guardie in giro.
Anacleti appoggi la mano sulla spalla di Max.
Hai una bella testa, Nicce. Nun sei filosofo tanto pe di.
Paja guard Max con uno sguardo che grondava odio. Anacleti prosegu.
Nicce ha ragione. Ora non dobbiamo fa gnente. E comunque, gnente prima de capi che vle er
Samurai. Mha chiamato. Me vle vede. E abbiamo qualche buona ragione pe esse ncazzati. Ce
dovr sta a senti.
Venimo co te. Cos se c problema si affrett a suggerire Fieno.
Il capo sollev dalla pignatta un gigantesco mestolo di bosanskibonaz e glielo rovesci nel piatto.
Voi due state qua. Magnate e ve fate un bel riposino. Viene, Max, disse. Quindi si alz da
tavola facendo cenno a Max di seguirlo.
Anche Paja e Fieno fecero per alzarsi di scatto. Ma Anacleti gli indic di tornare a sedersi.
Che ho detto? E poi mo ariva er dorce. Ce sta er dessert che piace a te, Paja. Halva! strill in
direzione di una delle donne che armeggiavano nel bagagliaio di un gattone, il classico Mercedes del
clan. E quella si avvicin con due piatti dargento in cui fumava una polenta oleosa, disegnata da
ghirigori di sciroppo di zucchero, frutta secca e pinoli.Allontanandosi con Max, Anacleti sorrise.
Me raccomando. Pulite il piatto. Che se no moffendo.

Il solarium del Tatami affacciava sulla campagna del parco di Veio. E il Samurai, per un attimo, si
lasci frugare dal calore dei raggi del sole. Solo, nudo, a eccezione dei suoi Oakley dalle lenti a
specchio, si osserv il torace e le gambe depilate. Inspir profondamente lessenza di bergamotto di
cui era stato unto da Zelda, la massaggiatrice shiatsu filippina, una tipa a cui sembrava avessero
tagliato la lingua e della quale solo per questo apprezzava il contatto. Era un club esclusivo, il
Tatami. Nel senso letterale del termine. Pi di una palestra, pi di un fitness center, luoghi che
puzzavano di umanit. Lo gestiva Luca, un camerata rientrato dal Giappone dopo una latitanza di
ventanni, e solo dopo che la cassazione aveva dichiarato prescritto un vecchio reato per banda
armata di cui era accusato. Voleva bene a Luca e lui ne voleva al Samurai. In comune avevano lodio
per i cattivi odori. E lamore per le rarit, la tradizione, la ricerca dellIo.
Afferr dal comodino in bamb accanto alla sdraio anatomica su cui era disteso una coppa
ghiacciata di centrifuga di kiwi. Aveva chiesto a Luca di chiudere il club per il pomeriggio.
Aspetto degli amici.
Luca aveva annuito. Senza fare domande.
Un quarto dora e quei cani rabbiosi di Ostia e Centocelle sarebbero arrivati.
Il Samurai si alz dalla sdraio e percorse lentamente il sentiero di pietra bollente che portava dal
solarium alle docce. Lasciando che le piante dei piedi si arroventassero su quella sorta di carboni
ardenti fino al punto di avvertire la fitta che precede lustione. Quindi, ne spense il bollore in una
vasca di acqua a cinque gradi. Leffetto sulla circolazione sanguigna periferica fu immediato. Un
formicolio che annunciava un benefico risveglio.
I piedi e la testa, pens.
Apr lHidrobox con cromoterapia e un immenso getto dacqua a trentasei gradi che virava tra
lazzurro indaco e il verde smeraldo cominci a sciogliergli i muscoli del collo, a distendergli i
dorsali, colando tra le gambe in un trionfo di schiuma allessenza di loto. Massaggi con movimenti
lenti e circolari la cervice e quindi le tempie. Si asciug con dieci minuti di sauna aromatizzata alla
melissa.
Il Samurai non era sicuro che fosse la cosa giusta. Abbassarsi al livello del marciapiede. Infilare
le mani in quella fogna di faida tra Ostia e Cinecitt. Che crepassero sterminandosi tra di loro, come
scorpioni in una bottiglia. Ma la verit che non aveva molta scelta. Le cose non potevano
proseguire su quella strada. Il momento schumpeteriano per godere della forza creatrice della
distruzione sarebbe arrivato. Non ora, per.
I piedi e la testa.
Aveva bisogno di loro. E non solo lui. I calabresi di Perri ne avevano bisogno. I napoletani di
Viglione. Quel buffone di Malgradi. Il progetto del Waterfront e dellhousing sociale aveva una
conditio sine qua non. Che tra il Fungo dellEur e il lido di Ostia, tra Casalpalocco e la Romanina,
regnasse la pace. Almeno fino allapprovazione della delibera comunale che avrebbe stravolto lasse
di sviluppo urbanistico fra il mare e la citt. Roma non poteva continuare a bruciare della furia
miope di un pugno di cocainomani schizzati. Era necessario finirla l. Subito. Ora.
Avvolto da una rigogliosa siepe di bougainvillee, il cancello elettrico del Tatami si apr al
secondo colpo di clacson dellHummer nero. La macchina si ferm sotto unincannucciata del cortile
interno, e la silenziosa Zelda fece strada alluomo che ne discese. Il Numero Otto era solo. Entr
nella dpendance del club, una riproduzione perfetta di una katei, una casa giapponese. A gambe
incrociate, il Samurai, in completo di lino nero, sedeva su una stuoia al centro del grande salone
dallarredo minimalista in cipresso, ferro, bamb. E con le mani si portava lentamente alle labbra
una tazza di porcellana con t verde tiepido.
Tendendo la mano, il Numero Otto fece per avvicinarsi.
Nun che ci avresti na sedia, ch ci ho la schiena a pezzi
Il Samurai lo blocc indicandogli il pavimento.
Siedi.
Si sistem su dei cuscini, avvertendo la perdita di controllo della sudorazione.
Cazzo de caldo Oggi nun se respira, abbozz.
Non siamo qui per parlare del tempo.
Io veramente nun lo so de che voi parla, Samurai.
Non lo sai?
No.
Sai chi non sopporto? Chi pensa di prendermi per il culo.
A Samurai, ma che stai a scherza? Io davvero nun ce lo so.
Te lo chiedo per lultima volta. Lultima. Davvero non sai perch sei qui?
Vabbe, ho capito. Ma non abbiamo cominciato noi sta tarantella.
Davvero? E Spadino morto per un colpo di sonno? Spiegamelo, ch sono curioso. Si
addormentato con la sigaretta in bocca nella pineta?
Spadino era na mmerda e lo sai pure tu.
Se mi guardo intorno vedo solo sterco.
Che?
Sterco vuol dire merda.
Ah Comunque, Spadino sera messo a ricatta Malgradi, Samurai. Annava a di in giro che era
arivato il momento suo. Che i patti nun so eterni. E poi Malgradi mha chiesto na mano.
Perch lo ricattava?
Perch gli era morta una zoccola fra le mani, e Spadino javeva dato na mano a fare le pulizie.
Cos mha detto lui.
Era questo dunque il motivo. La foia. Il Samurai era nauseato.
Spadino non era uno schizzato qualunque. Spadino era roba degli Anacleti. Questo lo sapevi,
giusto?
Certo che ce lo sapevo. E per questo lho dovuto parcheggia. Come se permettono lAnacleti de
veni a magna nel piatto mio senza permesso? Io co loro i patti lho sempre rispettati. Vi sape na
cosa? Tie.
Il Numero Otto allung al Samurai il BlackBerry in cui aveva memorizzato lSms con cui Anacleti
lo condannava a morte.
Me so venuti a cerca a Ostia, Samurai. Di, che dovevo fa?
La porta della casa giapponese si apr. E con un accenno di inchino, Zelda lasci entrare Rocco
Anacleti e Max.
Il Numero Otto scatt in piedi e fece il gesto di portare la mano alla schiena.
Non ci provare.
La voce del Samurai non era salita di un solo tono.
Il Numero Otto riprese posto sui cuscini a terra.
Nun me piacciono le sorprese.
Neanche a me, vero? disse il Samurai rivolto ad Anacleti.
Anacleti non profer parola e si lasci goffamente andare sul pavimento insieme a Max, che salut
il Samurai con un breve cenno della testa.
Il Samurai rifer quanto aveva appena appreso dal Numero Otto. Anacleti insorse. Erano tutte
balle. Lui non aveva mai cercato di fregare Malgradi. E comunque, anche se fosse stato vero che
Spadino voleva curarsi lonorevole, si era trattato di uniniziativa individuale. La famiglia non
centrava niente.
E apposta! trionf il Numero Otto. Me devi ringrazia, allora, ch tho schiacciato il
serpente!
Un topo con una rosa allorecchio sempre un topo, mormor piano lo zingaro, nella sua
lingua.
E mo che ci hai da di? lo provoc il Numero Otto.
Niente. Pregavo per lanima del povero Spadino.
Il Samurai lasci trascorrere un interminabile minuto di silenzio. Sorseggiava il suo t verde con
lo sguardo rivolto dritto davanti a s.
Qualcuno di voi trogloditi sa cosa significa Abdel Salam? domand.
Il Numero Otto sbarr gli occhi, come gli succedeva quando non lo aiutava pi listinto.
Vordi zammammero. Nun er negro de Cinecitt?
Rocco Anacleti gli diede sulla voce.
S, brutta testa di cazzo. E che nun sai quanto te coster. Me dovrai chiede piet strisciando
come un verme.
Samurai si gir verso Anacleti.
Giusto, perch tu di vermi te ne intendi, no? I vermi non sono quelli che dnno una parola e non
la mantengono? I vermi non sono quelli che se la prendono con dei poveri vecchi?
Anacleti prov a rinculare.
Ascolta, Samurai, io quelliraniano S, insomma E poi quella sera tavevo detto
Taci . Il Samurai riformul la domanda. Qualcuno conosce il significato del nome arabo
Abdel Salam?
Max rispose scandendo le parole. Come a voler assaporare fino in fondo quel momento di
complicit con il Samurai.
Servitore della pace. Significa Servitore della pace.
Il Samurai sorrise, annuendo.
Grazie, Max. Abdel Salam. Abdel Salam. Vi dispiacerebbe ripetere? A voce alta.
Increduli, il Numero Otto e Rocco Anacleti farfugliarono quel nome. Una, due, tre, dieci volte.
Come una preghiera. Finch il Samurai fece cenno che poteva bastare.
Bisogna saper leggere il destino, il caso. morto un Servitore della pace. E voi due, ora, ne
raccoglierete il testimone. Chiaro?
Il Numero Otto e Rocco Anacleti si guardarono. Probabilmente pensavano la stessa cosa. Ma
entrambi sapevano che non erano l per negoziare. Il Samurai non aveva finito.
Non tollerer altri colpi di testa. Sar una pace senza eccezioni. E non ci sar appello alla
condanna di chi non la rispetta. Dimenticavo. Quel vecchio iraniano avr la ricompensa per il suo
lavoro. Non mi pare abbiamo altro da dirci. Ora, stringetevi la mano e ripetete unultima volta quel
nome, Abdel Salam.
Max fatic a trattenere il sorriso. Le due merde avevano ci che meritavano.
Il Numero Otto si gratt la pelata.
Per, scusa tanto, Samurai mo che stamo in pace e lo dico pure a te, Rocco dice che
arrivato un carabiniere che rompe i coglioni nun che sarebbe il caso di parcheggiarlo?
Il Samurai lo fiss come si fissa un pidocchio. Suo malgado, il Numero Otto abbass lo sguardo.
Non si spara alle divise. Non di questi tempi.
Guarda che a me nun me manca il coraggio, eh! si scald il Numero Otto.
Non si spara perch non conviene. Ci sono altri sistemi per neutralizzare un nemico fastidioso. E
io li ho gi adottati. La questione chiusa.
Il Samurai si alz, rivolse a Max un cenno quasi affettuoso e, prima di uscire, impart lultimo
ordine.
Ve ne andrete da qui non tutti insieme.
Il Numero Otto annu. E lo segu dopo neanche un minuto. Non prima di essersi rivolto unultima
volta verso Anacleti e il suo uomo.
E bravo, Max, sei diventato un capo. Hai fatto carriera.
XXI.

Prima di concedersi a Eugenio Brown, Sabrina lo tenne un po sulla corda. Tecnica detta della
profumiera: spandere in giro un buon odorino seducente per ingolosire lanimale, e fermarsi sulla
soglia della cosa. Illu ch, come diceva sua nonna materna, pugliese di Andria.
Giocare allaspirante fidanzatina fu un piacevole diversivo. Ma Eugenio Brown, per quanto gentile
e compassato, era pur sempre un uomo. Sabrina non poteva permettere che lentusiasmo iniziale del
produttore si raffreddasse. Non era il caso di esagerare con la ritrosia. Perci, al terzo incontro, fu
lei a prendere liniziativa e a portarselo a letto.
Come amante, Eugenio Brown si rivel il classico soggetto da Gfe. Ciogirl friend experience,
secondo lacronimo in uso nel giro delle escort. Quando il maschietto paga per illudersi di far
lamore con la ragazza che si porter allaltare. Bacio e penetrazione, in altri termini, erano dati per
scontati: daltronde, non si finisce per caso nudi a far capriole nella cabina di un ventiquattro metri
Maestro 82 alla fonda nellesclusivo porticciolo di Cala Galera. Ma per tutto il resto sembrava
necessaria una qualche speciale autorizzazione.
Posso baciarti l? Ti va se ci giriamo? Avrei voglia non so se posso chiedertelo ma puoi
sempre dirmi di no insomma
Sabrina si adegu rapidamente, alternando languore e simulato imbarazzo, e solo di tanto in tanto
lasci intuire qualche sprazzo della tecnica spudorata che laveva resa popolare nel suo ambiente.
E meno male che non sera inserita nellapposita fessura il diamantino rosso.
Col tempo, Euge, ch noi di tempo davanti ne abbiamo, vero?
E fu proprio perch aveva deciso che quella con Eugenio Brown doveva essere una storia di lunga
durata che gioc con lui a carte scoperte. Negli anni si era data parecchio da fare. Cera sempre il
rischio di essere smascherata, come gi era accaduto con lo scribacchino ricchione. Perci, meglio
essere chiara. E farlo adesso: un uomo frollato dal sesso appena consumato nella condizione giusta
per assorbire una bottarella.
Cos, quando lui fece ritorno al cabinato dopo una breve nuotata, gli serv il solito Grechetto
ghiacciato, lo fece mettere seduto accanto a s e gli disse:
Non sono quella che credi. Il mio nome non Justine, ma Sabrina. E per vivere faccio la escort.
Frase che, nella formulazione originaria, doveva suonare e finch non ho incontrato te, per vivere
facevo la escort. Sabrina aveva optato per una versione pi sobria. Non aveva idea di quale
sarebbe stata la reazione di Eugenio Brown, quindi meglio tenersi da parte qualche asso, da giocare
al momento opportuno.
Non ci fu nessuna reazione.
Eugenio butt gi un sorso di vino e la invit a continuare.
Sabrina raccont del padre ubriaco e manesco. Della violenza subita a tredici anni da un
compagno di scuola. Figlio di ricchi che avevano messo tutto a tacere. Disse che il padre, quando
aveva saputo, laveva massacrata di botte.
Era scappata da casa. Aveva cominciato a rubacchiare ed era stata fermata e riconsegnata ai
genitori. Suo padre laveva ritirata dalla scuola e mandata a servizio. Il figlio del padrone di casa
aveva abusato di lei, e cos il padrone di casa stesso. La signora, per tutta risposta, laveva
licenziata. Per due anni aveva fatto uso di eroina. Si era disintossicata grazie a una monaca di buon
cuore che laveva salvata mentre stava per buttarsi al fiume. A diciottanni si era ritrovata sola,
disperata, senza una lira. Aveva cominciato a battere.La sua giovane vita era stata tutta una teoria di
incontri sbagliati, occasioni perdute, violenze e schifezze di ogni sorta.
Poi ho incontrato te. Ed eccomi qui. Ora, fa quello che vuoi. Posso andarmene anche subito.
Basta che tu lo voglia.
Eugenio Brown le prese una mano e sorrise.
Non voglio che te ne vada. Voglio che la smetta di raccontarmi bugie.
Sabrina ci rimase male. Mentre raccontava, si era infervorata a tal punto che aveva finito col
crederci lei stessa, a quel cumulo di fregnacce.
Tu lo sapevi gi? sussurr.
S.
Chi stato? Quel frocio di Fabio stato lui?
Non importa se lui o un altro, Justine. Per sei stata sincera con me. Almeno nelle intenzioni. E
questo mi ha fatto molto piacere. Solo
Solo?
Fai almeno finta di volermi un po bene, ok?
Le arriv come un cazzotto nella pancia, un colpo alla nuca, uno sputo in mezzo agli occhi. E no,
non si fa cos, Eugenio Brown, e che cazzo! Che sta dolcezza? Che significa fingi di volermi
bene? Te stai dando prigioniero, Euge? Legato mani e piedi a una padrona come me? A furia di
frequentare puttanieri, Sabrina credeva di aver ormai cancellato ogni sentimento di tenerezza nei
confronti degli uomini, intesi come maschi. Se avesse dato retta alla voce che si era insinuata nel suo
cuore, si sarebbe alzata, rivestita, e lo avrebbe piantato. Non sono fatta per uno come te, Eugenio
Brown, cercatene una migliore di me. Ma che razza di
Per. Per il cuore pu pensarla come gli pare, ma come si fa a rinunciare a cuor leggero allattico
allEsquilino, a uno yacht di ventiquattro metri, ai week-end presenti e, presumibilmente, futuri.
Come si fa a dire di no a un manzo coi soldi e il potere di Eugenio Brown?
Sabrina inclin la testa, si pass la lingua sulle labbra, tir su col naso, come fa chi impegnato in
una lotta spasmodica contro un pianto che nasce dai precordi ma non vuol mostrarsi debole, e con
una vocina rotta dallemozione disse:
Allora non mi mandi via?
Eugenio Brown pos delicatamente il calice sul comodino, si avvent su di lei e la scop
selvaggiamente.

Pi tardi, lui le disse che lavrebbe chiamata per sempre Justine.


Gi, amo, Sabrina suona un po cafone, no?
No, amore, per lorigine letteraria.
Lori ah, s, quella cosa delle due Justine lo diceva pure il Professore ma io non che
lho capita bene
Erano sulla plancia, ormeggiati. Guardavano il passeggio serale della bella gente di Roma sulla
banchina. Di tanto in tanto qualcuno scambiava un saluto con Eugenio. S, s, guardate, guardate e
schiattate, stronzi!
Ora ti spiego, disse Eugenio, accendendosi un Cohiba.
Per quello che Sabrina riusc a capire, di ste due Justine una era una specie di slave dei giochi
sadomaso. Aveva qualche conoscente specializzata nel ramo. Ragazze che per mille euro si facevano
legare e insultare. O si vestivano da camerierine sculettanti e servivano il padrone in topless e tacchi
a spillo. Altre, per un extra, si prestavano a fare da portacenere, e altre ancora, le pi care su piazza,
da cesso. Robaccia dalla quale lei si era tenuta sempre alla larga. Quanto allaltra Justine, doveva
essere una ricca e matta che saltava da un letto allaltro, e gli uomini perdevano la testa per lei. Sai
la novit! Ah, e poi cera pure uno scrittore che si suicidava perch lei non poteva essere solo sua.
Suicidarsi? Per una donna? Ma di!
Il suicidio ti fa paura, Justine?
No. Me pare na cazzata, Euge!
Eugenio continuava a raccontare le prodezze di quelle due eroine di cartapesta. Aveva una bella
voce, magari un po monotona. La brezza della sera accarezzava le spalle nude di Sabrina,
procurandole brividi piacevoli. Si accoccol fra le braccia del produttore e chiuse gli occhi. Il sonno
stava per prenderla. Era stata una giornata davvero indimenticabile.
Eugenio le elarg una leccatina allorecchio.
Per, sai, tesoro, devo dire grazie al Professore.
E de che?
Se non fosse stato per lui, non ci saremmo mai conosciuti.
Mandagli una bottiglia.
Lui vuole che gli produca un film.
E tu lo farai?
Forse.
Sabrina si raddrizz, improvvisamente vigile.
Fallo. Produci sto film. E fammi avere una parte. Cos sapr che sono davvero importante per
te.

Al ritorno dal week-end allArgentario, Sabrina si trasfer nellattico allEsquilino. Chiam


Teresa e la ringrazi per la dritta che prometteva di cambiarle la vita.
Ma di! Davvero? Come so felice, Sabri! Ah, nun te scorda de me, eh ch qua le cose non
che vadano tanto bene
Non ti preoccupare, Teresa. Io so cos la riconoscenza.
Seeh, e come no! Tanto per cominciare, via il vecchio numero di telefono: se doveva essere vita
nuova, doveva esserlo su tutta la linea.
Eugenio le procur unaudizione con il regista Bellini. La fecero vestire da domestica. Doveva
entrare in scena e dire: Signora, le melanzane sono bruciate.
Il regista, un vecchio mestierante logorato da anni di frustrazioni, gett la spugna.
Eugenio, scusami, un caso disperato.
Riprova, lo sai che ci tengo tanto.
Euge, quando una dice quattro volte melenzane menzelane manzalane
Sar stata lemozione
Amico mio, credimi. Quella viene da troppo lontano. Non ce la farai con lei.
Eugenio decise di affiancarle un personal trainer. Carlo, cos si chiamava, cerc di insegnarle la
corretta dizione dei vocaboli, il tono corretto per pronunciare una battuta.
Sabrina ci mise tutta la sua buona volont.
Nel frattempo, si chiar con Fabio. Non era stato lo sceneggiatore a cantarsela con Eugenio, ma
qualcun altro. Diventarono qualcosa di simile a una coppia di amici. Un giorno, le disse, mi divertir
a raccontarla, questa vostra love story.
Love story me pare eccessivo, Fabie.
Diciamo allora che per lui sei come Eliza per Higgins.
Che , n altro libro?
Una commedia, per la precisione. Sarebbe lantico mito di Pigmalione rivisitato dal
commediografo inglese George Bernard Shaw.
Ma quanto parlate difficile voi di sinistra.
Be, certo, coi gentiluomini che frequentavi un tempo.
A chiunque altro avesse osato rivolgersi a lei in quel tono, Sabrina avrebbe strappato via la faccia
a unghiate. Ma Fabio le stava simpatico. Cos gli chiese di raccontarle tutta la storia.
Pigmalione uno scultore che fa una statua cos bella che se ne innamora. Allora va dalla dea
Afrodite e le chiede di renderla umana. La dea dice di s, la statua diventa donna e vissero felici e
contenti.
Per! E la commedia?
Un professore prende una popolana, la educa e la fa diventare una signora sofisticata. Poi lei
sposa un lord, e vissero felici e contenti.
Cos era questo che stava facendo con lei Eugenio Brown. Laveva presa dalla strada, per dire,
per farne una signora. Sabrina cominci a provare per lui un certo sentimento. Gratitudine, forse, era
la parola pi appropriata per definirlo.
Raddoppi limpegno, sottoponendosi con il sorriso sulle labbra alle massacranti sedute con
Carlo.
Ma quando anche il personal trainer gett la spugna, Eugenio se la port a cena da Sette, in via
Settembrini, al quartiere Prati, e davanti ai tagliolini allo scorzone di Volterra le disse chiaro e tondo
che non sarebbe mai diventata unattrice.
La furia popolana, a lungo repressa, esplose in una scenata liberatoria.
Insomma, anche secondo te so buona solo a fa i pompini!
La coppia al tavolo accanto si volt, inorridita.
Eugenio cerc invano di placarla.
Non ho mai pensato niente di simile, amore. Si tratta di trovare qualcosa di pi adeguato alle tue
inclinazioni.
Cazzate! Non sono peggio di tutte quelle zoccole che lavorano dagli amici tuoi della Rai. Io lo so
come vanno queste cose. Ti basta alzare il telefono e mi fanno il contratto!
No, amore.
Che vuol dire no? Che non vuoi farlo, ecco che vuol dire. Sei un pezzo di merda! E basta co sto
amore.
Sono Eugenio Brown. Io quelli che alzano il telefono, come dici tu, li combatto da una vita. Per
questo mi rispettano, hai capito? Comunque, il discorso chiuso. Adesso vedi di calmarti.
Sabrina gli gett in faccia il mezzo calice di Brunetto, Brunone, come cazzo se chiamava quel vino
da cento euro a botta, e se ne and via.
Convinta di essersi giocata Eugenio Brown definitivamente, torn allEsquilino e si mise a
preparare le valigie.
Meglio cos, Sabri.
Gente de sinistra. Gente de merda. Eugenio Brown era come tutti gli altri. Se lera comperata.
Come tutti gli altri. Ma quelli, almeno, finita la marchetta, pagavano, e pagavano pure bene, e
buonasera. Tutte ste pippe sul teatro, la commedia, far di te questo, far di te quello, Pigmalione
Pigmalione sta ceppa! O vi sape qual la verit, Sabri? Che quelli come Malgradi si
accontentano di farsi na scopata, e sta bene. Ma quelli come Eugenio Brown te vogliono cambia
lanima. Ma io so io.
Mentre riempiva la valigia di tutto ci che le apparteneva e anche, a titolo di risarcimento, di
qualche ricordino, tipo il Rolex posato sulla mensola del bagno e un paio di quadretti 1530 che
tanto erano piccoli e insignifcanti quanto oro valevano, parola di Fabio il frocione sullo schermo
Hd dellimmenso televisore piazzato davanti al letto matrimoniale scorrevano le immagini di Sky
Tg24.
Con la coda dellocchio cattur uninquadratura che le suonava familiare. Pos il cachemirino
nero che era appartenuto alla fu lady Brown, simpossess del telecomando e alz il volume.
Orribile ritrovamento nel cuore della riserva naturale della Marcigliana, alle porte di Roma. Il cadavere di una persona di sesso
femminile, in avanzato stato di decomposizione, stato scoperto questa mattina poco dopo le dieci da un cittadino che portava a
passeggio il suo cane. Il corpo, in parte mutilato, probabilmente dagli animali che vivono allo stato brado nella selva

Vicky.
Lavevano ritrovata.
Come aveva detto quel tipo al telefono? Te manno a dormi collamica tua
Mangiata dai cani!
Sabrina torn di colpo lucida.
Stava per fare una cazzata memorabile.
C gente che non si pu permettere lorgoglio, Sabri.
Disfece furiosamente la valigia.
Eugenio Brown torn poco dopo mezzanotte.
Lei si precipit fra le sue braccia.
Perdonami perdonami perdonami non sapevo quel che facevo perdonami amore non succeder
mai pi.
Eugenio Brown rimase interdetto.
Sabrina fece scivolare la sottoveste viola La Perla. Rimase nuda. Si volt. Per loccasione, aveva
rispolverato il famoso diamantino rosso.
Eugenio Brown la perdon.
XXII.

Lonorevole Pericle Malgradi chiam Spartaco Liberati e lo inform che una selezionata e
indipendente giuria di autorit cittadine lo aveva scelto quale vincitore della Penna dOro, premio
al giornalista romano dellanno che pi e meglio si distinto nel dare liberamente voce alle istanze
della citt e nel difendere i diritti della cittadinanza. Poi, and al sodo. Sapeva bene che con quel
cialtrone non cera bisogno di sciocchi preamboli.
No, nun me dica, onore. Ho vinto? Ma na roba da impazzi. Finalmente la ricompensa a na
vita de sacrifici.
Marchette, Liberati. Si chiamano marchette.
Vabbe. Ma vle mette? Spartaco Liberati, giornalista dellanno. Ammazza, ah. Come suona,
onore? O sa quanti sponsor ariveranno in radio, mo?
Guardi, non ho molto tempo da perdere. Le volevo solo dire un paio di cose. La prima. Non si
presenti senza giacca e cravatta, perch non la fanno manco entrare. Altro che premio.
Onore, nun se preoccupi. Je faccio fa bella figura. Lunica cosa, scusi, sa Ecco, giusto pe
sape Non che co la penna c pure n assegno?
Che domande, Liberati. Certo che c. Che premio sarebbe senza contante. Cinquemila. Non
siamo alla Festa dellUnit.
Apposta. Dicevo, io.
La seconda cosa. Non le dico di preparare un discorso, che da un analfabeta come lei non voglio
neanche immaginare cosa verrebbe fuori. Le chiedo solo di non fare gaffe.
Che vordi?
Figure di merda, Liberati. Figure di merda.
Per carit.
Voglio dire, a proposito di marchette, vorrei che lei non se ne uscisse con la storia delle
interviste a tariffa agli assessori e ai consiglieri comunali.
E perch dovrei, onore. Quelle so cose nostre.
Con lei non si sa mai. E comunque possibile che qualche giornalista vero alla consegna del
premio ci sia. E magari gli venga anche in mente di farle una domanda semplice semplice.
Quale?
Per esempio, per quale motivo uno come lei che parla solo della Roma, allimprovviso se ne
esce in radio con ospiti e temi della politica cittadina.
Be, chiaro. Potrei di: Perch la tribuna Monte Mario piena de politici. Gajardo, no,
onore?
Ecco, vede. Lei deve solo tacere. Quando la chiameranno sul palco, lei dir: Grazie. O, se
proprio ci tiene: Grazie, sono commosso, anche se nessuno ci creder. Poi sorrider a vantaggio
dei fotografi. Stringer la mano del sindaco mentre le consegna il cofanetto con la penna e la busta
con lassegno. E riprender il suo posto in sala. Chiaro?
Chiuse il telefono raggiante. Se vedemo in Campidojo. Chi se li perde quei cinquemila?
Doveva dunque soltanto rimediare il completo della festa. E prov con la solita marchetta che
prevedeva il passaggio gratuito in radio.
Funziona che te me sponsorizzi co n bel vestito e io te faccio vesti mezza curva sud.
Prima buss da Zara, poi da Gap. Ma al secondo vaffanculo, Spartaco Liberati l era finito. Sulla
Casilina allora, zona Giardinetti. Da Elegance, cinque piani di roba per coatti ripuliti, ciccioni e
pulciari. Il tipo alla cassa, Mimmo, era un amico. Uno di quei matti che Fm 922 se la risentivano pure
in podcast, come fosse il Vangelo, e che frequentava la prepugilistica allAsso di Picche.
A Spa, e che problema c? Te vesto io. E te faccio pure er cinquanta per cento de sconto. Nun
hai idea che robba m arrivata.
Me mmaggino.
E dj. Fa na scappata.
Mimmo laveva affidato a Danila, una commessa roscia sui ventanni con un bel paio di chiappe,
occhi da gatta, un piercing allombelico, uno sul sopracciglio destro, uno al centro della lingua e un
altro, immagin lui, dove purtroppo non poteva vedere.
Taglia? fece lei.
Direi na 48.
Seeh. Trentanni fa. Te me sa che nun entri manco nella 54.
A bella, fai poco la stronzetta, ch dico a Mimmo de mannatte via a carci in culo.
Co Mimmo ce scopo.
Ah, vabbe. Famme vede sta 54.
La tipa si present con un completo grigio plissettato dalle tonalit cangianti come quelle di una
trota di torrente. Che se in quella roba cera un dieci per cento di fibra di cotone era un miracolo.
E questo dove lavete rimediato, ar circo? Io devo anna a pija un premio importante, no a tira
fri i colombi da un cilindro.
Arriva dallAlbania.
Apposta. Nun devo anna a un matrimonio de scafisti.
Provatelo. Secondo me, il colore quello tuo.
Spost la tenda dello spogliatoio e fu investito da un tanfo stantio. Si infil in quellabito da cefalo
in apnea.
Che dici?
Perfetto. Mo te porto na camicia bianca, calzini e scarpe.
Anche una cravatta in tinta. Anzi, no. La cravatta ce lho. Quella blu della divisa sociale della
Roma.
La camicia era di cartone. Come le scarpe, del resto. Una copia mal riuscita di un paio di Saxon, a
cui facevano il verso pure nella griffe che marchiava la soletta interna in finta pelle. Sagsun.
Ci mise del suo anche Mimmo alla cassa.
Bella fregnetta, eh?
Me lo potevi di che era la donna tua. Ho fatto na figura de mmerda.
Ma che donna mia. ninterinale. Sta cor fijo der padrone. Io me la trombo ogni tanto.
Peggio me sento. Vabbe, quant pe sta monnezza?
A Spa, cos moffendi roba garantita.
Garantita quanto? Mezza giornata? Comunque, dimme.
So cinquanta euro tutto.
E lo sconto?
Te lho fatto. Nho capito, la vi gratis?
Nun ci ho dietro contante. Famo che te li scalo in palestra dalla rata der pugilato. Forza, maggica
Roma, Mimmo!

E quindi arriv il gran giorno. Il suo giorno. Spartaco Liberati rimont la scalinata del
Campidoglio nella luce morbidissima delle sette del pomeriggio, che colorava di tinte pastello il
Palazzo dei Conservatori. Si guard intorno. Sput un frammento di fusaglia che gli si era incastrato
fra gli incisivi.
La libert de stampa, seeh. Il giornalismo indipendente, sto cazzo. Er cane da guardia, bum. I fatti.
Ma de che? La verit? De mi nonno: vero solo quello che se dice.
Quel sano cinismo realismo, re-a-li-smo lo gratificava. Ma s, nella vita tutto stava ad
attaccasse a quello giusto. E quando taveva dato quello che te serviva, bonasera. Un calcio in culo e
via. Altro cavallo e altro giro. Anche quer pallone gonfiato di Malgradi, che se credeva?
Lonorevole nun poteva immagina che co quella Penna dOro che se stava pe mette nel
taschino, da triglia che era sarebbe diventato squalo. Che, cera solo un onorevole a Roma? E poi
quanto poteva dura sto Malgradi? Lui ci aveva un padrone solo: Samurai.
Era in orario. Intorno alla statua del Marco Aurelio, not due carabinieri in alta uniforme che
facevano ala a un generale a colloquio con Malgradi. Un tipo con la faccia pingue e liscia come il
culo di un bambino, che, per quanto era corto, sembrava quasi incarcato sotto il peso del cappello
rigido dal grande fregio con laquila dello stato maggiore. Sul petto aveva una batteria di nastrini e
sorreggeva il braccio di una vecchia carampana vestita come uno spaventapasseri. In mezzo a un
seguito di curiosi, evidentemente l per il premio, in cui il pi giovane aveva sessantanni.
Ma ndo so finito? Che ? Hanno chiuso geriatria al San Giovanni? Ma tu vedi!
Con un gesto della mano, Malgradi indic a Liberati lorologio. Era ora di entrare.
La Sala degli Orazi e Curiazi si riemp rapidamente di quella manica di rincoglioniti e streghe
cotonate a cui era chiaro non fregasse nulla n di lui n del premio. Ma solo di quel bassotto in
divisa, di Malgradi e del sindaco, che se ne stava in mezzo alla grande sala, piantato come uno
stoccafisso accanto a un leggio in plexiglas con al centro un sottile microfono a collo doca. Il
sindaco sfior il microfono con il palmo della mano.
Buonasera a tutti e grazie per essere intervenuti. Buonasera alle autorit civili e militari che
hanno avuto la benevolenza di essere con noi, e in particolar modo a sua eccellenza il generale Mario
Rapisarda, comandante della divisione Custoza dellarma dei carabinieri, che vedo qui in prima fila
con la sua gentile signora.
Seeh, signora, mo. Beato a te, che te sembra na donna.
A nome della citt di cui mi onoro di essere primo cittadino, vorrei darvi il mio benvenuto alla
prima edizione del premio Penna dOro con cui questanno lamministrazione capitolina intende
onorare insieme la pi nobile delle professioni, il giornalismo, e uno dei migliori tra i suoi interpreti.
Il dottor Spartaco Liberati, voce indefessa, libera e indipendente di Radio Fm 922. Un applauso,
prego.
Tenendo appoggiata al petto la cravatta sociale della Roma, Spartaco accenn un inchino
alzandosi dalla sedia, mentre la platea di vegliardi si spellava le mani.
Dottore, dottore.
Ma dottore de che?
Il sindaco si riavvicin al microfono.
Naturalmente, avrei molte cose da aggiungere. Ma mi taccio perch meglio di me, questa sera,
potr dire lonorevole Pericle Malgradi, che ci ha voluto far dono della sua presenza e che di questo
premio il padre insieme alla sua fondazione Rialzati, Roma e allAssociazione ristoratori ed
enoteche. Prego, onorevole
Il sindaco prese posto nella prima fila di sedie che fronteggiavano il leggio.
Malgradi si schiar la gola.
difficile, in questa sala che vide la firma del Trattato di Roma del 1956, pietra angolare
dellUnione Europea, non riflettere su che cosa pu o non pu un tratto di penna. Una parola pu
scatenare una guerra. Una parola pu suggellare una pace prospera e duratura
La moglie del generale Rapisarda si avvicin allorecchio del marito. Che bravo questo Malgradi!
difficile, osservando in questa sala la storia di Roma cos come ce la raccontano questi
affreschi seicenteschi del mirabile Giuseppe Cesari detto il Cavalier DArpino, chiederci cosa
saremmo se luomo non fosse ci che tramanda di generazione in generazione. Guardate, guardiamo.
Malgradi rivolse solennemente lo sguardo alla volta della sala.
Il ritrovamento della Lupa, la battaglia contro i Veienti e i Fidenati, il combattimento tra Orazi e
Curiazi.
Spartaco era rapito. Non aveva ancora capito un accidente di quello che Malgradi stava dicendo.
Boh.
Luomo vive di notizie dai suoi albori. Ma cos una notizia? Il ritrovamento della Lupa una
notizia. Ma lo forse sapere chi preferisse tra Romolo e Remo? Mi direte: lonorevole la prende
alla lontana. Ma io vi dico: no! Io vi dico che di noi, del nostro tempo, che sto parlando. La notizia
responsabilit. S. Re-spon-sa-bi-li-t. Qualcuno dice che non c notizia, non c giornalismo
senza scoop. Scoop. Parola inglese, come gossip, pettegolezzo. Parola infida. Scoop significa
scavare. Gi, scavare. E cosa cerca chi scava? Cerca solo immondizia, care amiche e cari amici.
Cerca fango. Chi scava fruga in ci che gli uomini hanno deciso di dimenticare per il bene di tutti.
Chi scava cerca il discredito delle sue innocenti vittime. Il giornalismo altro. verit nella
responsabilit. Ricordatelo. Verit nella responsabilit. Questo lepitaffio che ho voluto per il mio
premio, lincisione nella penna stilografica in oro zecchino che gli amici dellAssociazione
ristoratori ed enoteche regalano oggi a Spartaco Liberati per la luminosa testimonianza di questo
modo di intendere la professione. Grazie.
Gli artritici si alzarono a fatica, in un applauso prolungato, mentre Spartaco, obbediente, si limit
a un grazie. Alla sbrigativa posa fotografica con il sindaco e il cofanetto con lassegno e la penna che
volle porgergli. Unorrenda supposta dorata con cappuccio ma quale oro zecchino, li mortacci
vostra, questa robba de cinesi!
Poi, si materializzarono i messi comunali in livrea, guanti bianchi e giganteschi peltri in argento
che, alzandosi in uno studiato movimento sincronico, rivelarono agli occhi acquosi di quella platea di
diabetici pile di tramezzini alte come tombe Maya, mozzarelle di bufala casertane del caseificio
Saverio Viglione e figli, nduja e composizioni di mignon farciti.
Spartaco si sorb il pippone monarchico che gli aveva attaccato una di quelle orrende carampane
che avevano assistito alla cerimonia e che si present come baronessa Farneti, ultimogenita di un
ufficiale della guardia reale di Umberto II di Savoia, il re di maggio, sa
Era convinto, del resto, che solo sopportando Belfagor sarebbe arrivato al numero di cellulare
dellunica donna passabile di quella serata. La nipote che la accompagnava. Una pariolina biondina
vestita come una monaca, ma con la smorfia di una che la sa lunga e un minuscolo cuoricino tatuato
allinterno del polso.
Sa, dottore, la mia bambina vorrebbe tanto fare la giornalista. E magari una persona come lei
potrebbe farle da nave scuola.
Dal punto in cui era, Spartaco not Malgradi e Rapisarda confabulare al riparo di una delle tre
grandi porte in noce intagliato della sala. E torn a essere colpito dallestrema confidenza che i due
dimostravano. Non era unimpressione errata.
Rapisarda era un calabrese di Reggio, sulla sessantina. Il padre era stato compare di merende e di
clientele del padre di Malgradi. Entrambi fascisti, entrambi baroni universitari della facolt di
Medicina. I figli erano cresciuti insieme. Prima di prendere strade diverse. Si fa per dire. Malgradi
aveva attraversato lintero arco politico, riuscendo a saltare sul carro del vincitore un secondo prima
della catastrofe.
Mario Rapisarda aveva fatto carriera destreggiandosi nei corridoi della politica. Mandando subito
a mente una lezione. Destra, sinistra, non faceva differenza. Purch ci fosse il dividendo. Anche se
nel profondo non aveva mai smesso di coltivare un anticomunismo antropologico e insieme estetico,
come gli aveva insegnato il padre. Da sottotenente di prima nomina a Napoli, aveva imparato che tra
larresto di un camorrista e un biglietto di tribuna al San Paolo per un assessore o un consigliere
comunale correva il confine tra loscurit di un trafiletto in cronaca e la sfolgorante concretezza di
dieci, cento mani profumate da stringere in meno di due ore. Quindi, da maggiore prima e da
colonnello poi, aveva fatto il nido a Roma, grazie al matrimonio con la figlia di un sottosegretario
alla Difesa. Una donna brutta come la morte, ma utile come unassicurazione sulla vita. Era passato
per le scuole, i reparti logistici, lestenuante flanella nei salotti che contano. Grazie a tutto questo era
diventato lindiscusso protagonista di ogni salotto del crimine televisivo.
Al comando generale era una barzelletta. Il carabiniere a cavallo, lo chiamavano. Ma se ne
fregava, lui, di quelle miserie. Imperterrito, pontificava davanti a plastici, bacchette, labbroni e
botulini, su scene del crimine, armi, moventi, tutte faccende di cui non si era mai curato di
apprendere alcunch. E se no a che servivano i subalterni, quelli che stavano sulla strada?
Ora erano di nuovo insieme, lui e Malgradi. Dove era scritto che dovessero essere. Ma alluno e
allaltro mancava un ultimo gradino. Malgradi sognava da ministro, Rapisarda da comandante
generale. Potevano darsi una mano.
Spartaco si era liberato di Belfagor e ora avvertiva il profumo di mughetto della nipotina che gli
stava annotando il numero del suo cellulare sul palmo della mano con la penna cinese. Torn a
osservare Malgradi e Rapisarda.
Lonorevole gesticolava con una certa foga. Il generale annuiva con sguardo preoccupato,
sfiorandosi di tanto in tanto luntuoso riporto.
Spartaco prov ad afferrare cosa si stessero dicendo i due.
Mi ha compreso, spero, generale. Potrebbe essere un problema serio questo ritorno in citt.
Direi anche motivo di imbarazzo per larma, ecco.
Quel Malatesta un buon elemento, ma un po agitato. Stia tranquillo, onorevole.
Malgradi si conged da Rapisarda, fece qualche passo e trascin Liberati sul lato opposto della
sala.
Mi stia bene a sentire. Ha preso il premio, ha preso i soldi. Ora faccia quello che deve. Cominci
quella campagna in radio. Ci vada dentro duro. Come sa fare lei quando ha buoni argomenti. Non mi
faccia pentire. Chiaro?
XXIII.

Il Samurai procedeva lentamente alla volta di Ostia. Contava di arrivare in perfetta coincidenza
con la fine di una cerimonia alla quale non aveva nessuna voglia di presenziare. Accanto a lui,
silenzioso come sempre, Max. Incolonnati diligentemente nel traffico della profonda estate,
ascoltavano Il calcio in testa, la rubrica che aveva reso celebre nel sottomondo romano quel sorcio
di Spartaco Liberati.
E dunque, amici in ascolto, siamo di fronte allennesima mistificazione della sinistra. La morte violenta di un immigrato a
Cinecitt diventa loccasione per gridare alla mafia. Ma quale mafia? Ma de che stanno a parla? Un sanguinoso regolamento de
conti fra stranieri, perch de questo se tratta fino a prova contraria, che te lo fanno diventa? Unesecuzione, una guerra per
bande. Bande? Ma quali bande? Lo volete capi che Dandi, Freddo, Libano so belli che morti e sepolti? fi-ni-ta! Fi-ni-ta!
Chiaro?

Spartaco ci sapeva fare, riconobbe il Samurai. La campagna di disinformazione era partita alla
grande.
Epper c un ma, purtroppo. E qui davvero so senza parole. C na tipa a Cinecitt che se chiama Savelli. Il nome Alice,
me pare. Na zecca, pe capisse. Be, sapete che s nventata? S messa a diffama mezzo quartiere. Gente perbene. E la cosa
incredibile che i carabinieri lhanno lasciata fa. chiara lantifona? I comunisti diffamano, i carabinieri guardano. Come mai?
Cari amici, se portate pazienza, vedrete che il sottoscritto a questa storia arriver fino in fondo. E me sa che ce sar da ride. Ah,
s. E ora, i R.E.M. con Leaving New York.

Qui Spartaco, riflett il Samurai, era un po fuori centro. Spieg a Max che, da quel che aveva
potuto capire, Alice Savelli non si poteva definire tecnicamente una comunista. Semmai, una di
quelle idealiste confuse che blateravano di un nuovo ordine senza fare un minimo di conti con la
realt. Quelli come lei il Samurai li considerava millenaristi medioevali. Utopisti di un mondo senza
banche e senza padroni, senza pi n destra n sinistra, una landa piatta e grigia senza bellezza nella
quale ci che contava era unicamente quellinsulsa qualifica, cittadino, che voleva dire tutto e il
contrario di tutto. Cittadini erano quelli che condannarono alla cicuta Socrate, e cittadini, per giunta
in maggioranza, coloro che, tra il profeta Cristo e il ladrone Barabba, scelsero questultimo. Di
questa gente lo offendeva la totale assenza di qualunque guizzo aristocratico. Per certi versi, erano il
rovescio della medaglia del Numero Otto e degli altri canazzi di strada: elementi primitivi da
manovrare, nel migliore dei casi, e quasi sempre da stroncare. Tuttavia, crescevano di numero a un
ritmo inquietante. Il loro rifiuto della vecchia politica faceva presa. Non mancavano, al loro interno,
i rossi riciclati. Portatori comunque di unideologia forte, erano in ogni caso destinati a soccombere
allurto dellorda. Il Samurai vedeva una fase di convulsioni dagli esiti, peraltro, prevedibili. Ogni
moderazione sarebbe stata spazzata via dal vento impetuoso del conflitto. E alla fine, lo scontro
sarebbe stato fra loro e noi. Proprio per questo aveva ricominciato a ragionare, dopo tanti anni, in
termini di noi. E di tanto in tanto tornava a insegnare ai ragazzi che Luca radunava nel suo Tatami.
Ma, doveva ammetterlo, non si trattava di un ritorno di fiamma del vecchio amore per una causa
ormai morta e sepolta. Era soltanto una misura precauzionale in vista della battaglia ineluttabile. Una
forma di legittima difesa preventiva. Daltronde, neanche Marco Malatesta era un comunista. Lui,
per, non era confuso, ma aveva, anzi, idee sin troppo chiare. Per questo la saldatura con la
millenarista Alice Savelli andava stroncata sul nascere. Per il momento, le contromisure avevano
funzionato e Malatesta era stato neutralizzato. Ma la pace era troppo precaria. Si doveva fare presto.
Malgradi doveva muoversi.
La musica sfum in un comunicato pubblicitario e le prime case di Ostia apparvero allorizzonte.
Il piazzale davanti alla chiesa di Santa Maria Regina Pacis straripava di bravi cittadini. Mescolati
alla folla, spiccavano i pischelli di Ponente che Denis aveva fatto mascherare da legionari. Anche il
nome, I Cavalieri di Costantino, era stata unidea di Denis, che cos dimostrava di aver letto, in vita
sua, un paio di libri.
Il Numero Otto, per una volta vestito da cristiano, in completo bianco panna con gilet color perla e
scarpe bianche, in uno slancio dentusiasmo si abbracci Denis.

A Denis, semo die-ci-mi-la, al, oh-oh! Semo na curva dellOlimpico. Tutti lo devono vede
che qua comannamo noi! Anzi, comanno io!
Denis abbozz. Per una volta quel minchione laveva detta giusta. Monsignor Tempesta aveva
voluto un Te Deum solenne perch la pace torni a regnare sulle martoriate terre di Ostia, ma il
senso della cerimonia era inequivocabile: qua comandiamo noi, e mo la guerra finita.
Il vescovo si affacci sul sagrato e prese a benedire la folla.
A Denis, stamo a fa er cinema, Denis.
Ma Denis si era allontanato in tutta fretta. Il Numero Otto lo vide fendere la calca, che si ritraeva
rispettosamente al suo manifestarsi, e consegnare al monsignore uno spadone con inciso sulla lama I
Cavalieri di Costantino.
Insomma, un trionfo.
Il Numero Otto si fum un numero imprecisato di sigarette in attesa che la folla si diradasse, poi, a
un cenno dellonorevole Malgradi, si accost al crocchio al centro del quale campeggiava Tempesta.
Con lui, oltre a Malgradi, cerano Benedetto Umilt e Denis.
Eccellenza, le presento Cesare Adami. Lorgoglio di Ostia, se posso dire. La dimostrazione che
gli errori dei padri non devono e non possono ricadere sui figli. Un pilastro della comunit.
Il Numero Otto sorrise. Il vescovo se lo spogli con gli occhi, poi allung la mano con lanello
ammazza, che breccola!
E dimmi, figliolo, sei davvero credente nel profondo?
Eccellenza, diciamo che conosco bene quanto so profondi i preti.
Malgradi alz gli occhi al cielo, contrariato. Ma il vescovo sciolse la tensione con una franca
risata, alla quale lonorevole si un dopo un attimo di esitazione. Denis prese sottobraccio il Numero
Otto e se lo port via.
Vedo che il buonumore regna sovrano, disse una voce gelida, alle loro spalle.
Il vescovo e Malgradi si fecero improvvisamente seri. Il Samurai e Max mossero un passo avanti.
Anche se di motivi per essere cos allegri non ne vedo, vero, onorevole?
Pericle Malgradi si pass una mano sulla fronte, di colpo consapevole del caldo atroce della
mattina destate.
La prendo come una battuta.
Sarebbe pi corretto dire una constatazione, affond il Samurai.
Sto facendo di tutto.
Davvero?
La regione ha approvato il piano casa, adesso solo il comune che deve procedere con la
variante di piano regolatore.
quello che sto dicendo. tutto fermo.
Non capisco.
Il Samurai si rivolse a monsignor Tempesta, dando volutamente le spalle a Malgradi: anche la
gestualit doveva contribuire a rendere pi efficace lumiliazione.
Lei mi deve e ci deve perdonare, eccellenza, ma sono abituato a tenere fede alla mia parola. E
con lei ho assunto degli impegni.
Il piano casa della regione prevedeva la possibilit, nel quadrante racchiuso tra lEur e Ostia, di
moltiplicare le cubature gi esistenti o in licenza fino a cinque volte oltre i limiti fissati dalle norme
paesaggistiche, purch ogni ventimila metri cubi fosse costruito un edificio di culto. Era la ricaduta
per oltretevere di cui avevano discusso durante quella cena alla Paranza e che aveva strappato
lilarit dei commensali, decisi a ribattezzare loperazione piano chiesa. Era il motivo per cui
monsignor Tempesta e il suo fidanzatino Benedetto Umilt erano della partita. I patti erano chiari. Il
piano chiesa con le opere di urbanizzazione primaria, strade, illuminazione, acqua, gas, avrebbe
aperto la porta al Waterfront e allhousing sociale. Ma, appunto, era necessaria la variante di piano
regolatore del comune che Malgradi aveva dato per fatta, e che per cos scontata evidentemente non
era.
Tempesta si fece conciliante. E si predispose con tono flautato a molcire il Samurai.
Vede, dottore, ho apprezzato e apprezzo la sua concretezza. Ma se posso spendere una parola di
serenit, non voglio credere che lamico onorevole abbia acceso nei nostri cuori speranze cos
potenti, come dire da ignorare la catastrofe a cui andrebbe incontro nel deluderle. Giusto,
onorevole?
Pericle Malgradi annu come uno scolaretto al quale la maestra concede una prova di appello.
Tempesta prosegu.
Le dico di pi. Sono cos convinto che le cose andranno per il verso giusto che proprio ieri ho
avuto un colloquio con gli amici dello Ior, i quali mi hanno assicurato la massima collaborazione
sugli aspetti finanziari del progetto.
Tempesta allung al Samurai un biglietto da visita su cui erano annotati i nomi e i numeri di
telefono di quelli che sarebbero stati i suoi interlocutori nel Torrione di Niccol V, sede storica
della banca vaticana. Un passaggio cruciale. Lo Ior era la stazione di posta necessaria a confondere e
ripulire i capitali che nel progetto avrebbero pompato Perri, Viglione, gli Anacleti, lo stesso
Samurai. Una volta in Vaticano, quella spaventosa massa liquida da investire oltre cinquecento
milioni di euro, secondo la loro stima prudente sarebbe ritornata nel circuito trasparente di due tra i
maggiori istituti di credito del paese, per finanziare Waterfront e housing sociale, esattamente come
lacqua sorgiva alimenta un torrente di montagna.
Il monsignore diede laffondo che nessuno si aspettava.
Piuttosto, signori, mi chiedo e vi chiedo se le nostre preoccupazioni non debbano essere altre
che non i tempi di una delibera comunale. Vedo troppa e intollerabile violenza. E mi domando se mai
luomo possa costruire qualcosa sulla morte. Quale letizia si possa scorgere in tanto spaventevole
buio. Mi chiedo se in vostro potere diradare tanta nebbia.
Il Samurai avvert una fitta allipotalamo. Prendersi una lavata di testa dal vescovo era troppo
persino per lui. Forse avrebbe dovuto essere pi duro con gli Anacleti e il Numero Otto quel
pomeriggio.
Max colse il momento e intervenne.
Eccellenza, mi permetta di intromettermi. Non ci conosciamo, ma credo che
Tempesta sorrise e annu, come se di lui sapesse gi tutto. Incoraggiato, Max riprese.
Ecco, eccellenza, le posso dire che la nebbia sparir. Garantisco personalmente. La gente di
strada conosce solo la lingua della strada. E la lingua della strada, mio malgrado, la mia lingua.
Magnifico. Non si era sbagliato su quel ragazzo, pens il Samurai. Tempesta lo aveva sfidato,
precipitandolo dal piedistallo alle miserie del marciapiede. E Max, senza che nessuno glielo avesse
chiesto, di quelle miserie si era fatto carico. Le parole di Max rimettevano il vescovo al suo posto.
Meglio, rimettevano le cose al loro posto. Ognuno, in quella storia, si sarebbe occupato di ci che
era di sua competenza. Punto.
Tempesta sottoline il messaggio con un gesto ieratico di benedizione.

Quella sera stessa, Max e Farideh fecero lamore per la prima volta.
Lui si era presentato un paio di settimane prima, avvicinandola mentre lei traduceva poeti persiani
seduta a un tavolino del caff Necci, al Pigneto.
Le aveva raccontato di s tutto quello che si poteva rivelare. Erano usciti insieme per un po. Si
erano tenuti per mano. Cera stato qualche casto bacio. Era preso. Quasi sconvolto. La desiderava.
Ma voleva anche proteggerla. Restare con lei. E cambiare vita. Come se fosse ancora possibile.
Le propose il mare di notte. Lei accett.
La port ai cancelli di Capocotta. Seduta a sbalzo, come uneroina di un cartone Manga, sulla sella
della Street Triple, Farideh si aggrappava a Max con trasporto. Era convinta di aver capito tutto di
quello strano ragazzo comparso allimprovviso nella sua vita. Dopo tanto tempo si sentiva felice. Di
una felicit istintiva.
In un cielo senza luna e in una notte senza vento, il mare era unimmensa chiazza nera. Immobile
come petrolio. Si sedettero su una duna, restando in silenzio per un po. Finch a rompere la bolla
non fu Max.
Avevo ragione, no? bellissimo, non trovi?
Non mi prendi in giro, vero?
Che vuoi dire?
Sei quello che sembri?
Perch me lo chiedi?
Perch da quando successa quella cosa a mio padre, ho perso la fiducia. Tutta quella
violenza
Max si sentiva colpevole. La strinse a s.
La violenza nella vita, Farideh. Un filosofo diceva che persino la filosofia violenza,
sofferenza. Perch non possibile pensare decentemente senza farsi del male.
Ma tu non mi farai del male, vero?
Max le pass lindice della mano destra sulle labbra. Lentamente. La baci. E continu a baciarla
finch lei non si abbandon.
E mentre era dentro di lei, la sent ripetere per unultima volta quella domanda che gli aveva fatto
esplodere il cervello.
Tu non mi farai del male, vero?
XXIV.

Sebastiano Laurenti, orfano dellingegnere suicida, cominci a lavorare al Luxury Cars, al


tredicesimo chilometro della Salaria. Era lautosalone di Scipione Scacchia, uno dei Tre Porcellini.
Il suo incarico consisteva nelloccuparsi della contabilit ufficiale, quella che riguardava la
compravendita di veicoli puliti. Di tutto il resto, vale a dire dello strozzo, attivit principale e pi
redditizia della famiglia, Scipione si occupava personalmente. Alloccorrenza, Sebastiano doveva
improvvisarsi venditore. Accadeva quando cera da trattare con clienti di un certo livello, perlopi
professionisti, calciatori e gente dello spettacolo. In quei frangenti, Manfredi, il figlio del vecchio,
perdeva la sicurezza ribalda che amava ostentare come una specie di marchio di fabbrica. Gli
acquirenti restavano sconcertati dalluntuosit cerimoniosa di offerte strillate con tono querulo, e
molti mollavano a met la trattativa disgustati da una stretta di mano che pretendeva di apparire
vigorosa e si traduceva, invece, in un viscido contatto.
Studia, ch mejo, ammoniva saggiamente il vecchio Scipione, nun cosa tua, fijo. Lassa fa
allingegneretto, che se vede che ci ha classe.
S, certo, Sebastiano ci sapeva fare. Parlava la stessa lingua di quegli stronzi arroganti,
sintendevano al volo, strappava le condizioni pi favorevoli, gli affari andavano alla grande, e via
dicendo. Manfredi, per, intignava. Il ruolo di erede cresciuto nella bambagia gli stava stretto. Aveva
ben altre ambizioni. Un giorno quel salone sarebbe stato suo, come tutto il resto. Ma nel frattempo
non voleva restarsene con le mani in mano. Perci, quando Sebastiano si lavorava un cliente di quel
genere, lui gli stava alle costole, studiava i suoi modi, si sforzava di imitare i suoi gesti, teneva a
mente le frasi e lintonazione. Gli faceva un po pena, certo, quel ragazzo di belle speranze che aveva
avuto tutto e adesso non aveva pi niente. Ma era una pena non disgiunta da un certo orgoglio ferino:
Sebastiano doveva essergli grato, perch senza il suo aiuto sarebbe finito sotto i ponti, e dunque
toccava a lui mostrarsi allaltezza del dono che aveva ricevuto.
Comunque s, aveva ancora molto da imparare.
Cos, verso fine mese, Manfredi si install nellattico di via Chinotto, formalmente ancora
domicilio dellunico superstite della famiglia Laurenti, ma in realt gi der sor Scipione, e in capo a
un paio di settimane fin a letto con la Chicca, la fidanzatina stanca del ruolo di un fallito come
Sebastiano. Povera figlia: non era colpa sua se il ragazzo era senza una lira e il viaggio in Alaska era
saltato.
Il vecchio Scipione non approv.
Hai esagerato, Manfre. E poi, una che te la d cos de prescia come minimo na zoccola.
E mica me ce devo sposa, no?
Sta in campana. Le donne portano solo casini.
Quel che intendeva dire Scipione era che aizzare il risentimento di Sebastiano non era stata una
mossa intelligente. Potevano derivarne strascichi pericolosi. Il ragazzo poteva coltivare un rancore
che un giorno sarebbe potuto esplodere, con conseguenze devastanti. Tanto valeva, allora, portargli
via tutto, e farlo subito, senza sta farsa dellamicizia che, in fondo, non portava niente a nessuno.
Damme retta, fijo. Quello te odia!
A pa, s gi consolato, credime.
Io lo mando via, Manfre.
Non se ne parla. Sebastiano amico mio.
amico e jhai scopato la donna. Pensa si lodiavi: e che je facevi allora, je tiravi na
zaccagnata?
Scipione, per niente convinto, si port Sebastiano alla Paranza. Il ragazzo non tocc quasi cibo.
E magna, che sei secchetto!
Non sono una gran forchetta, signor Scipione.
E nun sai che te perdi! Tito Maggio sar un pezzo de merda, e te posso garanti che lo ma
dietro ai fornelli n artista!
Per, dalla cena usc rassicurato. A Sebastiano delle corna non gliene fregava un accidente. Storia
gi chiusa, aveva spiegato piluccando na carotina mentre il vecchio singozzava di ricciola, siamo
rimasti buoni amici. E se capisce. Il ragazzo non era mica uno del giro, uno di quelli che per uno
sgarro di fica capace che te mannano allalberi pizzuti. Era nato ricco, lui, e fra quella gente se usa
cos: mhai messo le corna? E chi se ne fotte. Restiamo buoni amici. Puoi perdere i soldi, ma le
buone abitudini ti restano attaccate come la plastica ai sedili del Suv. Basta che quanno tarzi non te
resta incollata al culo!
Scipione lasci partire uno sconcio cachinno autocompiaciuto. Una spina gli and di traverso.
Cominci a tossire e a sputacchiare. Imperturbabile, Sebastiano gli porse un tozzo di pane, attese che
il vecchio lo mandasse gi, e quando la tosse prese a calmarsi gli assest una formidabile manata
sulla schiena. Niente pi tosse. Scipione apprezz. Mand via con un gesto secco Tito Maggio che
sera precipitato in soccorso, e promise al ragazzo un aumento di stipendio.
Se Manfredi se voleva diverti col figlio dellingegnere, semaforo verde. Per lui, la questione era
chiusa.
Poi si fece accompagnare da Sebastiano al benzinaio sullAnagnina, caric un trans e si regal una
degna conclusione della serata.
Sebastiano declin il generoso invito di Scipione ad approfittare, attese che il vecchio si
rivestisse, lo accompagn a casa, deposit in garage il Suv e se ne and a dormire dallaffittacamere
in via Rodi, non lontano dalla vecchia casa di famiglia. Giusto per non dimenticare che gli avevano
portato via la vita.
E per questo avrebbero pagato. Prima o poi avrebbero pagato. Intanto, nella solitudine della sua
camera angusta, Sebastiano si addestrava alla scuola dellodio. Aveva capito che avrebbe imparato
molto dal vecchio Scipione.
XXV.

Rocco Anacleti aspettava, seduto al tavolo dangolo del ristorante dellIkea, nella sua Romanina.
Odiava quel posto. Odiava le sue lampade colorate da tre soldi. Odiava i gagg che lo assiepavano
come un tempio eretto al dio del consumo, odiava le polpette con la salsa di mirtilli che una
commessa impertinente gli aveva servito con maniere rudi. Soprattutto, odiava aspettare.
Terenzi non cambiava mai. Non aveva ancora capito che quando una cosa era urgente doveva
muovere le chiappe. Subito.
Se ne stava per andare quando, prima ancora di vederlo con un piatto di spaghetti al pomodoro su
un vassoio, ne riconobbe la zaffata di colonia da quattro soldi in cui evidentemente si faceva il bagno
ogni mattina. Era in borghese, il maresciallo. Come ogni volta che erano costretti a vedersi di
persona.
Terenzi prese posto da solo al tavolino accanto a quello di Anacleti. Allent il nodo della
cravatta. Si infil il tovagliolo di carta nel colletto della camicia e quindi si chin sul piatto di pasta.
Ce lhai fatta, maresciallo.
Ho dovuto sbrigare una cosa.
Tu devi sbrigare una cosa sola, prima che mi incazzi.
Dimmi.
I pulmini delle badanti.
Da quand che te ne fotte qualcosa delle badanti?
Le domande le faccio io. Non ti pago per chiedere.
Che vuoi sapere?
Se c uninchiesta.
Sulle badanti?
Se ti siedi su un cavallo girato di spalle, quello sempre girato rester, sospir Rocco, in
romans.
Come al solito, Terenzi lo fiss con aria ebete. E come al solito, Anacleti tradusse a modo suo.
Scusa, volevo dire informati se stanno dietro il giro dei pulmini.
Ci provo.
Ci provo non basta. Ti dico domani va gi meglio.
Non sar facile.
Anacleti si alz dal tavolo e si pieg verso lorecchio di Terenzi.
Non me ne frega un cazzo se non sar facile. Quelle due brasiliane che hai menato laltro giorno
ce le porto io al pronto soccorso. Maniaco.
Anacleti si diresse verso le casse del ristorante. E lappuntato Brandolin, istintivamente, volt le
spalle, affrettandosi verso il bancone delle aringhe sottovuoto.

Non lo avevano visto. N Anacleti n Terenzi. Attese che luno e poi laltro si perdessero nella
folla delluscita. Tir fuori il suo Nokia bluette. Quello con i numeri e i tasti grandi che gli aveva
regalato la madre il giorno del giuramento, dimenticando di dire che il cellulare era per il figlio e
non per lei.
Colonnello Malatesta?
Brandolin. Che succede?
Sono allIkea.
Dovrebbe interessarmi?
Cercavo il set di secchi per la differenziata e ho approfittato del turno smontante.
Cristo, Brandolin.
Mi scusi, colonnello. I secchi sono un pretesto. In verit, allIkea ci sono venuto con Terenzi.
Avete fatto amicizia?
Un singhiozzo inorridito, quasi un verso animalesco, invest Malatesta, scatenando un immediato
senso di colpa.
Scusa, ragazzo, era solo una battuta. Su, va avanti.
Terenzi s visto con Rocco Anacleti.
Visto come?
Terenzi entrato. Anacleti era seduto al ristorante. Lo aspettava. Hanno parlato un po. Fitto
fitto.
Hai capito di cosa?
No. Ero terrorizzato che Terenzi mi vedesse.
Non ti ha visto, vero?
No.
E i secchi per la differenziata ti servono davvero?
Sissignore.
Scegli i pi cari. Te li regalo io, Brandolin.
Comandi.

Marco pos il cellulare sul tavolinetto di legno che occupava lesiguo spazio fra i due lettini di
prima fila sulla playa grande dellhotel Formentor. Ora si trattava di affrontare nel modo migliore
Carmen. Di spiegarle la situazione senza ferire la sua sensibilit.
Carmen, devo dirti una cosa.
La bella catalana bionda con cui aveva, per cos dire, legato in quei dieci giorni memorabili a
Palma non sollev nemmeno lo sguardo dallultimo romanzo di Javier Maras.
Torni a casa, caballero? Era previsto. Non dobbiamo mica sposarci.
Il discorsetto che pensava dimprovvisare gli si strozz in gola. Si ritrov a sorridere come un
cretino, ad ammirare una volta di pi la sorpresa delle donne. Con una punta di indefinibile disagio:
certo che non si trattava della storia della vita, ma insomma, che diavolo, con tutta questa scioltezza
nel rapporto fra i sessi vero, gli uomini si comportavano cos da millenni. La novit era che
adesso anche le donne lo facevano. Non era sicuro che quella novit gli piacesse. Doveva parlarne
con Alice. Ma i suoi pensieri erano altrove. La telefonata di Brandolin era il segnale che attendeva.
Qualcosa si stava muovendo.
E presto se ne sarebbero visti gli effetti.
La fase difensiva andava verso lesaurimento.
Era il momento del contrattacco.
Si doveva cominciare dai piccoli passi.
Intanto, rientrare in scena.
Poi raccogliere informazioni. Aggregare dati. Predisporre discreti sistemi di sorveglianza.
Affinare lingegno. Stendere la rete e ritirarla solo al momento opportuno.
La partita ricominciava. Come aveva previsto.
Salut Carmen con un bacio, simbarc a caro prezzo in prima classe sullultimo volo della sera e,
appena atterrato a Fiumicino, spar un Sms a Thierry: Fase due: urge sostegno.
XXVI.

Rocco Anacleti convoc Paja e Fieno al Casilino 900, l dove la citt sbatteva sul grande
raccordo anulare. Ci teneva un posto per tagliare moto e auto rubate con cui rifornire loff-market dei
pezzi di ricambio usati. Un altro fiorente business dei suoi rami dazienda, antico come larte
nobilissima imparata dal nonno: rubare.
Rocco Anacleti arriv al capannone con un po di anticipo. E ad accoglierlo trov Zorro nella sua
lercia tuta da meccanico. Era un croato sulla quarantina, e il suo nome era Vilim. Troppo complicato,
aveva pensato quando laveva conosciuto appena arrivato a Cinecitt dopo la fine della guerra civile
nei Balcani. Meglio Zorro, che se non altro descriveva bene lorribile cicatrice scarnificata che gli
percorreva il labbro superiore per lintera lunghezza, fino allattacco del naso. Il ricordino lasciato
da una lama serba durante un interrogatorio. Muto come leroe mascherato, no? E per un lavoro come
quello che si faceva al capannone era una condizione indispensabile. Lo pagava una fortuna per gli
standard del ramo, millecinquecento a settimana. Ma in quel modo si era comprato la sua fedelt, e
peraltro, con il tempo, aveva persino imparato a volergli e a farsi voler bene. Anche se sapeva che,
come tutte le belve ferite, un giorno anche Zorro sarebbe esploso.
Anacleti mim un abbraccio facendo attenzione a non macchiarsi.
Tutto a posto?
Zorro indic lo scheletro di una Bmw Adventure Gs 1200 in un angolo della rimessa.
Stavo finendo quella l. Mi rimasto solo da ribattere il telaio. Questa settimana andata bene.
la quinta in tre giorni che tagliamo. E abbiamo ancora molti ordini. Siamo un po indietro con le
macchine.
Quanto indietro?
Ho due Grand Cherokee e un Qashqai che stanno qui da una settimana. Bisogna che mi sbrigo.
Bene, allora.
Non proprio, capo. C il solito problema.
Sarebbe?
passato quello schifoso del dottor Renato. Ha detto che la roba che gli diamo non basta pi.
Renato Festa era un pidocchio della motorizzazione civile. Un tipo sulla quarantina che Anacleti
aveva agganciato al Ferro di Cavallo, dove normalmente comprava i suoi cinque grammi di coca per
il fine-settimana. Aveva capito presto che aveva le pezze al culo per il vizietto, e lo scambio alla fine
era apparso persino ovvio. Per i fine-settimana senza spese e qualche extra, come i trans che gli
spediva a domicilio ogni primo marted del mese, Festa passava a Zorro i tabulati di Suv e superbike
di nuova immatricolazione con targa, nome e indirizzo dei proprietari. E Zorro faceva visitare quelle
case da una coppia di acrobati tascabili di un ex circo di Zagabria. Due artisti capaci di arrampicarsi
su qualunque cornicione e passare anche attraverso le grate pi strette di qualsiasi portafinestra. Del
resto, con gli antifurti di nuova generazione, macchine e moto si rubavano ormai solo con le chiavi.
Bisognava andarsele a prendere a casa dei proprietari.
Anacleti finse di non aver compreso bene le parole di Zorro.
Non basta la roba? Ha detto cos quella merda?
Cos ha detto.
Risolvila tu, allora. A modo tuo.
Preparo un po di acido. bello vedere friggere una faccia di culo.
La risata sguaiata del croato strapp un cenno di assenso a Rocco Anacleti. Vilim gli piaceva.
Molto. E un giorno ne era convinto sarebbe salito anche lui nella scala gerarchica della famiglia.
E ne sarebbe diventato un luogotentente. Come Paja, Fieno, Max. Del resto, la contaminazione del
sangue gitano con quello che la strada offriva aveva trasformato una banda di predoni e drizzatorti
confinati in quel buco della Romanina in una batteria pesante. Non si contavano pi i pischelli che
facevano la fila per fare da cavallini o vedette dello spaccio. E le risse del sabato sera tra coatti
ventenni nei locali del quadrante sudest della citt erano diventate la palestra in cui scegliere, senza
fatica, nuove leve destinate a ingrossare lesercito di giovani uomini che in citt facevano abbassare
lo sguardo anche dei pi feroci.Quanti erano? Cento, centocinquanta, avrebbe detto lui. E averne
perso il conto lo rendeva orgoglioso.
Le risate di Paja e Fieno fecero voltare Rocco Anacleti, distogliendolo dai suoi pensieri. Erano
arrivati.
Che cazzo ci avete da ride?
I due si scusarono e si misero a braccia conserte, atteggiamento che assumevano quando sapevano
di dover prendere ordini.
Stateme a senti bene tutti e due. Mo annate alla bottega de quer cazzo de iraniano e je mettete
sul tavolo questi . Anacleti tir fuori dalla tasca un rotolo di contanti in tagli diversi. Da cento,
cinquanta, venti euro. Nun so manco quanti so. Sicuramente pi dei mille che chiedeva
quellaccattone. Glieli date, je dite che so da parte mia e che la cosa finisce qua. Che se lo chiamano
se deve butta a Santa Nega. Anzi, no, je dite che ce annasse de persona dai carabinieri, e je dice che
nun successo gnente. Chiaro?
Come sempre, Paja non riusc a trattenersi.
Perch?
Perch, che?
Perch nun ce p anna senza che je damo tutti sti euro? Io lo posso convince senza.
Paja, la sai una cosa? Nun te posso pi vede. Fai quello che tho detto, e quanto vero Iddio, se
te sento fa ancora una domanda te rompo il culo co le mano mia.
I due girarono i tacchi in sincrono, come una coppia di guardie, e sgommarono sulla Bmw nera
verso il Tuscolano, via del Casale Ferranti, la bottega dello zammammero.

Nonostante la sedia a rotelle, Farideh aveva acconsentito ad accompagnarlo ogni mattina al


laboratorio, dove Abbas restava solo per ore prima che la figlia tornasse a prenderlo. Seduto,
pressoch immobile. In contemplazione di ci che le sue mani non sarebbero pi state in grado di
fare per molti mesi ancora. O forse mai pi. Lo avevano gi operato due volte per ridurre una trentina
di fratture e inserire la prima delle due coppie di placche al titanio che cos avevano detto i dottori
non gli avrebbero fatto recuperare la sensibilit delle mani, ma almeno quel briciolo di mobilit
necessaria a portarsi il cibo alla bocca, vestirsi al mattino, svestirsi la sera.
Paja e Fieno lo sorpresero assorto nellalbum di bozzetti del nonno.
Buongiorno, posso aiutarvi?
I due non avevano pi visto il vecchio da quella notte. E il tratto gentile di quel saluto li spiazz.
Ma che, era malato de testa, il tipo?
Parl solo Fieno, perch dei due era quello la cui voce Abbas non aveva sentito la notte della
punizione.
Questi so pe te.
Gett il rotolo di contanti sul bancone da lavoro, sotto gli occhi interrogativi di Abbas, che si
riempirono subito di lacrime, mentre un tremore improvviso cominciava a scuotergli il corpo.
Sta tranquillo, vecchio. La cosa finita.
Abbas annu. Meccanicamente e ripetutamente. Come percorso da una scarica elettrica. Incapace
di pronunciare una parola. Mentre un fiotto di urina gli infradiciava il cavallo dei calzoni. Fieno
prosegu.
Devi fa solo unultima cosa. Te fai accompagna dai carabinieri e stracci quel pezzo de carta
che hai firmato. Sei daccordo, no?
Senza attendere la scontata risposta, i due lo lasciarono solo nel suo schifo e con quei contanti che
poteva soltanto guardare, ma neppure stringere fra le mani.
Uscendo dalla bottega, Fieno tocc alcune miniature di ebano.
Belli sti pupazzetti. Li fai tu?
Quante ore passarono, Abbas non avrebbe saputo dirlo. Ma quando Farideh arriv al laboratorio,
lo ritrov come lo avevano lasciato Paja e Fieno. Fiss prima lui, quindi il denaro sul bancone. Si
port una mano alla bocca e prese a piangere. Prima in modo sommesso, poi disperato. Senza avere
la forza di avvicinarsi e abbracciare suo padre, che puzzava di urina e sudore e piangeva come lei.
Non cera bisogno di spiegare nulla alla sua bambina. Farideh aveva capito. E lui, ora, suo padre,
doveva decidere.
Non farlo, pap. Non accettare.
Abbas chiuse gli occhi, e il ricordo della notte in cui, trentanni prima, aveva visto Teheran per
lultima volta si fece nitido. Sent addosso lo sguardo dei due pasdaran in tuta cachi al controllo di
frontiera dellaeroporto. Rivide le mani pelose del pi vecchio. Si rigirava tra le dita il passaporto
che un cugino nel consiglio della rivoluzione gli aveva miracolosamente procurato. Risultava uno
studente neolaureato in viaggio a Roma per un semestre di specializzazione alla facolt di Medicina.
Il pasdar aveva richiuso il documento e gli aveva guardato le mani che stringevano la valigia. L
dentro cera tutta la sua giovane vita, e cerano i risparmi in valuta straniera che il padre e la madre
gli avevano affidato come ultimo gesto di protezione. Duemila dollari.
E tu saresti un dottore?
Abbas aveva annuito.
E che tipo di dottore?
Chirurgo, aveva farfugliato, tradendo il tremore del labbro.
Con quelle mani? Fai il chirurgo con quelle mani?
Aveva chiuso gli occhi. impossibile cancellare i calli del lavoro con gli scalpelli. Il pasdar
aveva ripetuto la domanda.
Con quelle mani?
Lo avevano trascinato in un lurido stanzino senza finestre. Gli avevano fatto aprire la valigia.
Dollari. E bravo il nostro dottore dalle manine doro. C limpiccagione per questo, dottore. Lo
sai?
Si erano divisi i duemila bigliettoni in quote diseguali. Millecinquecento il pi vecchio, il resto il
giovane.
Si erano convinti sentendolo implorare.
Prendeteli, vi prego.
Abbas riapr gli occhi. Farideh era ancora immobile di fronte a lui. Aveva smesso di singhiozzare.
Ora le lacrime le rigavano le gote raccogliendosi in grandi gocce sul mento.
Trentanni prima si era umiliato con i suoi carcerieri. Aveva comprato la sua libert con duemila
dollari. Quella stessa libert che gli aveva regalato prima una nuova patria e quindi la gioia di quella
meravigliosa creatura che ora aveva di fronte. Quel rotolo di euro degli Anacleti non era poi cos
diverso dai dollari consegnati ai pasdaran. La vita e la serenit della sua bambina valevano unaltra
umiliazione di fronte ai carnefici di oggi. Anche a costo di farsi disprezzare. Un giorno, avrebbe
capito anche lei.
Farideh, per favore, infilami quei soldi nella tasca e accompagnami dai carabinieri.
XXVII.

La mattina successiva al suo rientro a Roma, uno scampanellio furioso sorprese Marco a met di
uno dei suoi sogni ricorrenti. Era in un prato verde, denso di fiorellini bianchi, e tanti cagnolini dalle
macchie color marrone gli correvano intorno, inseguendosi felici e ignari di tutto. Secondo la
psicologa di Seattle con cui aveva passato alcuni giorni nelle pause del World Social Forum 99,
quel sogno tradiva un remoto desiderio dinnocenza. Forse cera del vero, ma sta di fatto che quando
si chinava per accarezzare i cuccioli, quelli sparivano dincanto, lasciandolo preda di un
malinconico senso di abbandono. Quanto alla psicologa, la love story si era bruscamente interrotta.
Allorch, allappassionato tentativo di analisi, lui aveva opposto un sarcastico, romanissimo: E sti
cazzi!
A ogni buon conto, erano passate da poco le nove.
Ma chi poteva cercarlo a quellora?
Il generale Thierry, forse?
Ma per il generale la domenica era sacra. Non poteva essere lui. A meno che non fosse accaduto
qualcosa.
Afferr la Beretta in bella vista sul comodino e si avvi allingresso.
S?
Ah, ci sei. Sono Alice. Aprimi. Devo parlarti
Alice. Solo in quel momento si rese conto di essere completamente nudo.
Ma come fai a sapere dove abito? chiese, per prendere tempo, mentre lottava con la prima
pezza che gli era capitata sottomano, un logoro accappatoio in spugna che era stato rosso e adesso
virava a un inquietante rosa sciatto.
Mi hai dato un biglietto da visita, Sherlock! rispose lei, secca.
Le apr.
Nel vederselo comparire in quella curiosa tenuta, a lei scapp da ridere.
Mi arrendo, scherz, alzando le mani.
Marco cacci la pistola nella tasca dellindumento e invit Alice a entrare.
Due minuti. Il tempo di una doccia e sono da te.
Alice osserv con un certo disagio gli arredi della piccola casa di via Monte Bianco, nel cuore
dellanonimo quartiere Talenti. Sembrava il set di un film di qualche anno prima. Un luogo dove il
tempo si era fermato. Il saloncino con il divano buono e il tavolo in mogano sormontato dalla
vetrinetta con il servizio di porcellana da dodici. Le maioliche a fiori verdi e bianche del bagno. Un
angolo doccia senza piatto, chiuso da una tenda ad anelli con la litografia della scena madre di
Psyco, quella dove il folle Anthony Perkins vestito da mamma Bates leva la lama da cucina sulla
vittima bionda Janet Leigh.
Il disagio derivava da quel senso di normalit che linsieme ispirava. Una normalit piccola e
borghese, solida, che sapeva di buono. Come di affetti che non cedono allurto della convenienza.
A lei non era toccato in sorte niente di simile. I suoi si erano logorati per anni in una insostenibile
guerra di posizione, prima del definitivo abbandono che aveva segnato ladolescenza inquieta
dellunica figlia. Raggiunto laccordo, lavevano sbolognata a nonna Sandra, il suo solo legame con
il porco mondo. Alice sera giocata in libert il suo pezzettino di esistenza alternativa. Un brutto
periodo, che aveva rimosso. Per un po era stata preda di furiosi attacchi di panico. Chi non lha mai
provato non ne ha idea, ma un attacco di panico qualcosa di assai prossimo allanticamera della
morte. Le capitava immancabilmente quando era alle prese con una decisione impegnativa. Si era
affrancata grazie al pugilato. Quando la partita : o colpisci, o sei colpita, allora ti diventa subito
chiaro che non esistono decisioni giuste e altre sbagliate. La decisione sempre giusta, ed sempre
la prima. Pu andare bene o male, ma non dipende pi da te. Gli attacchi di panico erano scomparsi.
Aveva imparato ad afferrare e scartare le occasioni senza pensarci troppo su.
Marco ricomparve. Maglietta nera e jeans. Capelli umidi di shampoo. Aveva un buon odore.
Ottimo, per la verit.
Eccomi. Scusami, il minimo che posso dire che non ti aspettavo. E poi la mattina connetto
poco. E ti preparo un caff?
S, grazie.
Sembrava emozionato, meno sicuro di s di come lo ricordava, pens Alice, mentre lui si
affaccendava davanti a una vecchia moka.
Era lei a fargli quelleffetto?
Alice si sentiva attratta da Marco. In modo inspiegabile. E quellattrazione la spaventava. Erano
troppo diversi perch potesse nascerne qualcosa di positivo. Avrebbe potuto dargli la notizia con una
telefonata, e amen. Il fatto che, negli ultimi giorni, spesso si era scoperta a pensare a lui. E a
chiedersi: perch no?
Alice si mise a curiosare nella camera da letto. Qualche mobile Ikea, un futon disfatto sormontato
da poster della Roma, un gigantesco apparato stereo Yamaha incastonato in una combinazione
disordinata di cubi in cui Marco conservava la sua collezione di duemila vinili.
Poi, in un sorprendente contrasto, segni di una vita vagabonda: la testa di un Buddha androgino
birmano, un Ganesh dallaria strafottente, un batik balinese con la scena della battaglia fra i Pandava
e i Kurava, la statuina di un contadino ridente in divisa maoista.
Ho passato qualche anno nella Msu, lunit di supporto alle missioni estere. Potrei dirti mi
piaci in un bel po di lingue, vive e morte, sorrise lui, comparendole alle spalle con vassoietto e
tazzine.
bellissimo questo Buddha. Comunica un grande senso di pace, mormor Alice, accarezzando
la statuina.
Mentre bevevano il caff, Marco le parl dei ricordi che non si potevano mostrare. Il ghigno dei
politicanti opportunisti. La maschera impenetrabile dei dittatori ai quali aveva dovuto fare da scorta.
La stretta di mano con cui si era congedato dallagente segreto del quale era diventato fratello di
sangue in Iraq e che era stato falciato dal fuoco amico mentre faceva scudo col suo corpo a un
ostaggio appena liberato. La sposa-bambina afghana che aveva strappato dalle mani del marito-
padrone.
Avevamo ordine di non intervenire. Ma disobbedire agli ordini la mia specialit.
E come hai fatto?
Lho fatto, questo solo conta.
Hai dovuto uccidere?
Marco non rispose. Lei gli prese la mano.
Mentre parlavi non sembravi un carabiniere.
Marco sorrise.
Lei lasci la presa.
Gli raccont tutto in due battute: Abbas che viene pagato dagli Anacleti, il ghigno con cui Terenzi
aveva accolto in caserma lui e la figlia quando si erano presentati a ritirare la denuncia, la campagna
diffamatoria di Spartaco Liberati, che laveva definita zecca e spia dei carabinieri. Aggiunse pure
che la gente del quartiere aveva smesso di tempestare di segnalazioni il suo blog.
Hanno paura, chiaro.
Hanno smesso di fidarsi di me, Marco.
Lui cerc di consolarla. Il ritiro della denuncia non valeva un accidente. La cosa sarebbe andata
comunque avanti.
Non credo proprio, reag lei, ispida. Sai cosa accadr? Che se anche decidessi di andare in
fondo a questa storia, Abbas al processo non si presenter per riconoscere i suoi carnefici. E se
anche lo far, dir di essersi sbagliato. Capito cosa accadr? E non mi dire che non lo sai.
Lo so. Lo so, Alice. Ed proprio per questo che andr avanti.
Sulla strada sbagliata, lo provoc lei.
Marco allarg le braccia.
Non ne conosco altre.
Perch fai parte del sistema, constat lei, magari ne rappresenti persino la parte migliore.
Sarebbe un complimento?
Ma, riprese lei, ignorandolo, quando un sistema marcio, non puoi cambiarlo dallinterno.
La famosa spallata rivoluzionaria?
Io sono non violenta, Marco. E non sono una pazza visionaria. Ci vorr del tempo, lo so. Ma le
cose cambieranno. Sta nellaria che respiri, sta dappertutto il cambiamento. Guardati intorno. Guarda
quello che sta succedendo. Il mondo pieno di gente che non ne pu pi di questo ordine. Va in rete
e digita certe parole chiave, Occupy, Zuccotti Park
Lui la guard con unaria fra lintenerito e lesasperato.
Zuccotti Park, Occupy pensi di essere lunica, Alice, cazzo! Ma vaglielo a raccontare a Rocco
Anacleti, Paja e Fieno, Adami Cesare detto Ernummerootto perch ci ha i capelli come la pallina del
biliardo americano, ah, e a Spartaco Liberati, naturalmente Comunque, con o senza il tuo aiuto, io
andr avanti. Anche se con te, aggiunse, piano, sarebbe bellissimo
Alice gli sigill la bocca con un bacio.
Ma s, al diavolo, aveva atteso anche troppo.

Per esaudire la richiesta di Rocco Anacleti cera o no unindagine sul traffico di badanti? il
maresciallo Terenzi si rivolse a un amico dellufficio immigrazione. Si chiamava Polillo, un
ispettore di lungo corso che aveva un debole per le carte e per le nigeriane. Ed era proprio
nellanticamera, si fa per dire, di Queen Elizabeth, un donnone di uno e ottanta con una settima
abbondante di seno, che Terenzi attendeva, con crescente nervosismo, che lispettore consumasse il
cadeau che gli era stato generosamente elargito.
Ma quanto ci metteva? Era da almeno mezzora che se ne stava a fumare sul divanetto con le molle
sgarrate, e gli toccava pure sorbirsi i finti gemiti di piacere della nigeriana e i grugniti del cugino
della Piesse. Eppure Terenzi era stato chiaro con la negra: na cosa veloce, ch poi col tipo ce devo
parla de cose serie.
Ma si vede che Polillo ci aveva gli arretrati. O forse aveva esagerato con la dose giornaliera di
Viagra.
Finalmente lispettore si manifest, la faccia illuminata da un sorriso ebete. Dietro di lui, laria
annoiata di Queen Elizabeth.
Ah, proprio vero che le negre ci hanno na marcia in pi, Tere Oh, ma io te devo
ringrazia, sei proprio n amico, te.
Seeh, n amico e secondo te me so giocato il settimanale che la tipa me passa per la bella
faccia tua? Ti va di bere una cosa, Poli?
A me, come sto ridotto, me ce vorebbe n ettolitro de Gatorade mhai sderenato, bella!
E tu torna a trovare quando vuoi, tesoro, flaut la nigeriana.
S, ma a spese tue stavolta, pitocco, riflett Terenzi, prendendosi laltro sottobraccio. Finirono in
un pub su via di San Martino ai Monti, e davanti a una birra Terenzi ricord a Polillo quel piccolo
favore.
Ah, gi, e come no, le badanti. Ma perch tinteressano, scusa?
Anvedi lo scopatore. Faceva pure il sospettoso.
Perch lAnagnina territorio mio, Poli. E poi, se deve succede qualcosa, non bello che il
merito se lo prende tutto la Piesse.
E ci hai ragione! Qualcosa ce sta
Polillo butt gi un sorso di birra e si accost, abbassando la voce.
Ma nun roba nostra. roba dello Sco.
Terenzi annu. Anche lui, come Polillo, odiava quei fichetti del servizio centrale operativo
Erano sbirri con le corna dure loro, gente che si sporca le mani, mica fichetti.
C uno che se la sta cantando, pare, riprese Polillo. Dice che dietro ar traffico de badanti ce
sta un giro de cocaina. Non sono intervenuti perch vogliono risalire tutta la filiera. Ma nei prossimi
giorni dovrebbe succedere qualcosa.
Ammazza, Poli! Roba grossa!
Oh, io nun tho detto niente, eh!
Noi nun se semo manco visti, tagli corto Terenzi.
E se ne and lasciandogli le consumazioni da pagare. Almeno quelle.
XXVIII.

Marco port Alice alla Paranza.


Era giusto mostrarle alcuni tipi umani che ai generosi utopisti come lei facevano schifo ma che, dal
vivo, non avevano probabilmente mai incontrato.
Il tipo untuoso e gentilissimo che ci ha procurato questo meraviglioso tavolo appartato dal quale
si controlla landirivieni della mejo giovent
E gi descrizione di Tito Maggio, e gi risate.
Quei tre grassoni che si spolpano laragosta schizzando sugo nel raggio di dieci metri. Li
chiamano i Tre Porcellini vecchi usurai. Pensa che una volta uno di loro
E gi il racconto di quando il pi laido del terzetto, quello al centro che sembrava Ollio ancora
pi grasso, s, proprio lui, durante la fellatio praticatagli dalla moglie di un usurato a bordo
dellimmancabile Suv, quello di lei, per risparmiare la benzina, si vede tamponare da un camionista
ubriaco e rischia di rimetterci il ben di dio.
Ma tu come le sai queste cose, scusa?
Intercettazioni.
Ah, a questo che servono, dunque. Hanno ragione quelli che vogliono impedirle, allora!
E gi risate.
Marco riprese.
Servono anche ad altro, le intercettazioni. Per esempio: lo vedi quel tipo distinto che conciona al
tavolo dei calciatori? un Pm. in rosso di centocinquantamila coi Tre Porcellini. Per via del vizio
del gioco.
E si vende i processi!
Non abbiamo le prove. Ma lo teniamo docchio.
E che ci fa coi calciatori?
Guarda, ha un solo pregio quelluomo. un romanista sfegatato.
Ti pareva.
A te proprio il calcio non va gi, eh?
No. Io lo abolirei.
Vedo problematica una futura convivenza.
Io abolirei anche la convivenza. E soprattutto la famiglia.
Su questo potremmo persino essere daccordo.
Insomma, da quello che mi dici, qui sono tutti insieme appassionatamente.
S, ma non farti ingannare da questa ostentazione di bonomia tipicamente romanesca. La met di
questa gente ha nellarmadio scheletri orribili. E laltra met pronta a scannarsi per metterci sopra
le mani.
Agli scheletri o allarmadio?
A tutti e due. Qua non si butta niente, basta che abbia un valore di mercato. Roma, tesoro.
E quel tipo che appena entrato?
Quello affannato che sembra reduce da una scopata torrenziale? Non lo conosco, mi dispiace.
Be, lo conosco io, invece.
Tu?
Gi. Si chiama Pericle Malgradi.
Il nome non mi nuovo.
un onorevole, uno di destra, o di centro, non lo so, ma comunque del genere casa, famiglia e
puttane.
Ora sono io a chiederti: come fai a saperlo?
Lho visto coi miei occhi. Se ne porta a carrettate in un albergo in centro, La Chiocciola. Una
specie di scannatoio dlite. Ci sono andata con Diego. Sai che alle camere hanno dato i nomi di
attrici famose?
Marco reag con una smorfia.
Diego del meet-up? Il Drago Ribelle?
Alice non raccolse.
La nostra stanza, prosegu, si chiamava Anna Magnani.
Lui fu sul punto di piazzare una battuta acida. Ma decise di non umiliarsi. La gelosia retroattiva
sarebbe stata una resa. Meglio tenersela. Lei gli sorrise, apertamente ironica.
La Chiocciola a due passi da casa di mia nonna. Ti ho mai parlato di nonna Sandra? stata lei
a crescermi, dopo la separazione dei miei. Ha novantacinque anni e vive in un mondo tutto suo. Ma
una forza della natura.
Fammela conoscere.
Solo se te ne mostrerai degno.
Andava tutto benissimo. Cera quella leggerezza di cui Marco aveva un disperato bisogno. Andava
tutto benissimo.
Poi, proprio mentre Marco e Alice si apprestavano ad aggredire uno scorfano imperiale allacqua
pazza, una giovane coppia fece ingresso nella Paranza. La ragazza si guard intorno, adocchi Alice,
il suo volto affilato e purissimo si illumin e, trascinandosi dietro il ragazzo, si precipit al loro
tavolo.
Alice!
Farideh! Ma che ci fai qui?
Per la verit non cero mai stata prima, ma lui ha insistito tanto Lui Max, noi stiamo insieme.
Max, questi sono Alice e Marco, sai, quel carabiniere gentile di cui ti avevo parlato
Il tenente colonnello si alz e strinse educatamente la mano che Max gli porgeva.
Perch non vi unite a noi? propose Alice.
Marco e Max incrociarono lo sguardo, e in quel breve istante si dissero tutto.
Volentieri, ma unaltra volta, spieg il ragazzo con gentilezza, aspettiamo amici.
Farideh cerc di protestare. Ma quali amici? Non si era parlato di una seratina fra loro? Marco
richiam con un cenno lattenzione di Tito Maggio. Lo chef si precipit a prendere Max sottobraccio,
pilotandolo verso un altro tavolo.
Nel passare davanti a Malgradi, lonorevole abbozz un saluto. Max lo ignor volutamente.
Alice si accorse che Marco, con lo sguardo, continuava a seguire la giovane coppia.
Ti interessa quel ragazzo? Sei meno troglodita di come sembri? Devo ricredermi sulla tua
decantata virilit? Non male, per, un tipo.
Perch me lo domandi?
La seriet improvvisa nel tono di lui la sorprese.
successo qualcosa, Marco?
Quel ragazzo uno di quelli che hanno massacrato il padre di Farideh.
Stai scherzando? reag lei, di colpo allarmata.
Si chiama Max, detto Nicce.
Il filosofo.
Gi. quello che ha cercato di difendere il vecchio, per la verit. Ci non toglie che stava con
Paja e Fieno. un uomo degli Anacleti. Farideh si scelta proprio un bel compagno.
Ne sei certo?
Non ho le prove. Ora.
Alice, gli occhi accesi, scaravent il tovagliolo sulla tavola.
Vado a parlarle.
Marco la blocc.
Non adesso.
Farideh mia amica.
Ti prego, non adesso. Domani. Telefonale. Valla a trovare. Ma non adesso. Piuttosto dovr
fare qualche ricerca su questo Malgradi.
Che centra ora Malgradi?
Prima, quando Max gli passato davanti, ha cercato di salutarlo. Max ha fatto finta di niente.
Curioso, no?
Non cambiare discorso, Marco. Il fatto che io sia venuta a letto con te non vuol dire che sono ai
tuoi ordini.
Ma io non ho mai
Sto parlando di Farideh. Stammi bene a sentire. Te lo dico ora e non lo ripeter pi. Io non far
mai niente che possa danneggiarla. Promettimi che lei non ci andr di mezzo. Qualunque cosa tu
abbia in mente.
Marco non rispose. Era una promessa che non poteva mantenere.
Fra loro scese un silenzio imbronciato.

Max era inquieto. La presenza del carabiniere complicava tutto. Il Samurai gli aveva ordinato di
mandargli, e di corsa, lonorevole.
Scusami un momento, Farideh.
Max si diresse al bagno, ma allultimo momento, dopo essersi accertato che il carabiniere non lo
stesse osservando, sinfil nelle cucine e agguant al volo Tito Maggio, che aveva le mani occupate
da una fiamminga di paccheri ai totani e moscardini.
Fra dieci minuti esatti vai da Malgradi e digli che il Samurai lo aspetta sulla Giustiniana. Digli
di muovere il culo e di andarci subito.
cosa fatta, Max. E quando vedi il Samurai, digli che sto ai suoi piedi, anzi, sotto i suoi piedi.
Da quando ci ha parlato lui, i Tre Porcellini hanno smesso di rompere i coglioni. Quelluomo un
capo vero, te lo dico io.
S, s, vai adesso, vai
Il messaggio raggiunse Malgradi in pieno corteggiamento di unattricetta in carriera, un tipino tutto
pepe che ambiva alla parte della contessa di Castiglione in una fiction in costume di imminente
produzione. Quando le disse che impellenti incombenze di partito lo richiamavano, lei mont su tutte
le furie. Malgradi le promise la parte, e le furie si mutarono in sorrisini al miele.
Di, taccompagno a casa, ch sono di strada, tagli corto lui. E magari, di strada, ci scappava
qualcosa.

Il Samurai attendeva Malgradi sul cancello. Non lo invit a entrare, e non perse tempo.
Hai una settimana da adesso per far approvare la delibera.
Lonorevole cerc di temporeggiare. La situazione politica stava degenerando. Il governo era
coperto dal discredito. Non passava giorno senza che quei bastardi dei pubblici ministeri non
indagassero qualche brava persona. La marea dellodio saliva. Bisognava muoversi coi piedi di
piombo, o tutto rischiava di andare a monte.
Lodio sociale non centra niente con tutto questo. La verit che te la fai addosso per Spadino e
il morto di Cinecitt. Ma la colpa tua. Anzi, del tuo impareggiabile uccello. Mi domando se non si
farebbe meglio a tagliartelo.
Samurai, per favore.
Malgradi, io ho riportato la pace. Ma una pace precaria. Ogni giorno che passa sempre pi
precaria. Perci, una settimana.
Ci prover, Samurai, te lo prometto.
Le promesse sono fumo, Malgradi. Ricordati che nessuno insostituibile. Il buon giocatore,
concluse il Samurai, gioca sempre su pi tavoli.
XXIX.

Come gli aveva detto il Samurai quel pomeriggio al Tatami? Servitore della pace. Sarai Servitore
della pace. Ma quale pace? E perch poi? Si era mai visto un capo come lui che deve sempre
abbassare la testa e magnasse er pappone?
Il Numero Otto, come sempre, si affid allistinto animalesco. Perch le cose non bisognava
capirle. Era sufficiente sentirle. E lui aveva capito tutto la prima volta che era tornato da Morgana
dopo lagguato.
Si era messo elegante. Con dei pantaloni in pelle nera sotto un golf di cotone bianco, e nella tasca
aveva infilato una pallina di cellophane da cinque grammi di roba. La migliore. Al citofono del
condominio di piazza Lorenzo Gasparri, Morgana gli aveva aperto senza neanche chiedere chi fosse.
Nellaria viziata del monolocale si avvertiva una punta di acidulo. Odore di sesso recente. Non il
suo.
Morgana era seminuda. Una maglietta nera extralarge le copriva a stento il pube e il magnifico
sedere. Era gi strafatta. Il Numero Otto prov a prenderla, ma ne ottenne solo un ostinato e ostile
rifiuto.
Se p sape che ci hai? le chiese strattonandola.
Morgana lo fiss con uno sguardo insieme di sfida e commiserazione.
Nun me piacciono lomini che se nascondono.
E chi se nasconde?
Tu. Da quando thanno sparato, scappi come un coniglio.
Il Numero Otto le moll un ceffone violentissimo. Lei cadde sul letto e scoppi a ridere. Lui tir
fuori con frenesia la pallina di coca. Dispose due strisce su un tavolino e pipp con un biglietto da
cento euro. La roba gli arriv dritta al cervello, dandogli la piacevole sensazione del calore che
dissolve la nebbia. Apr la porta. Si volt indietro unultima volta verso il lettone.
Mhai dato unidea. Stronza.

Il Numero Otto torn allOff-Shore. Si infil sotto la doccia prigioniero di una collera
incontenibile, ma anche di una certezza. Era il momento di tornare capo.
La mezzanotte era passata da un pezzo. Compose il numero di cellulare di Paja. Che aveva
risposto solo al quinto squillo.
Ma chi cazzo sei?
Dormi?
Chi sei?
So quello che non sei riuscito ad ammazza.
Nun so de che stai a parla.
E nnamo, Paja. risolta, dje. Sto a scherza.
Nun me piace sto scherzo.
E nfatti te chiamo perch c da ricomincia a lavora come ai bei tempi.
Che vi di?
Bisogna da na raddrizzata a uno de Casalpalocco che se crede Scarface e ha cominciato a da
fastidio. Dice in giro che lui non prende ordini.
E perch sta rogna nun ve la grattate da soli? Che centramo noi co Ostia?
Perch deve esse chiaro a tutti che abbiamo ricominciato a lavora insieme. Non pure quello
che vuole er Samurai? La pace, no? Voi me mettete sta merda de Casalpalocco su una sedia a rotelle
e tutta Roma torna a capi chi comanna.
Hai parlato con Rocco?
Tranquillo. C pure la sua, de benedizione.
Sicuro?
E perch te dovrei racconta na cazzata? Che ce guadagno? Verifica, se vuoi.
Vabbe. Io, comunque, da solo, a Ostia, nun ce vengo.
E portate Fieno, no? Che in due menate mejo.
Nel silenzio prolungato di Paja, il Numero Otto cap di avercela fatta. Paja non si sarebbe messo a
verificare con Rocco Anacleti nel cuore della notte. Aveva abboccato con tutte le scarpe. E se anche
Paja andava a vedere il bluff, be, ci sarebbe stata unaltra occasione. Ormai era deciso.
Quando dovemo veni?
Ora.
Dove?
Alla rotonda di Ostia. Quanno che siete l, ve vengo a prende.

Il Numero Otto voleva fare tutto da solo. Perch era da solo che doveva farlo. E perch aveva
immaginato mille e una volta il come e il dove. Altro che lo zammammero di Cinecitt. Roma non
avrebbe parlato daltro. Anche il Samurai avrebbe dovuto baciargli il culo. E quella zoccola di
Morgana si sarebbe dovuta inginocchiare implorandolo di perdonarla.
Paja e Fieno se li sarebbe fatti allIdroscalo. S, allIdroscalo, come quello l, come se chiamava
quello che faceva film zozzi Ah, s, Pasolini. E se li sarebbe fatti nello stesso modo. Una
sciccheria: magari pure il Samurai avrebbe apprezzato.
Non aveva molto tempo. Ma si prepar lo stesso con cura. A occhi chiusi, nudo, supino sul letto,
rilass i muscoli del collo e della schiena per un buon quarto dora. Pipp il giusto. Quindi si infil
nella tuta del Barcellona e nascose la 38 Smith & Wesson dentro un marsupio nero. Dal bar dellOff-
Shore prese una bottiglia ghiacciata di Veuve Clicquot e tre flte che sistem nel vano del bracciolo
di guida dellHummer. Accese il motore, regol la temperatura e il tasso di umidit dellabitacolo.
Controll il livello dellampolla di deodorante alla mela. Si allacci la cintura di sicurezza e
percorse i pochi chilometri tra Coccia di Morto e Ostia a unandatura che non super mai il limite di
velocit, ascoltando My Heart Will Go On di Cline Dion, la colonna sonora di Titanic. Quanto gli
era piaciuto quel film. Altro che Pasolini, tre volte se lera visto.

Il Bmw di Paja e Fieno aveva filato dritto sulla Colombo a finestrini aperti.
Ed era stato un viaggio stranamente silenzioso, perch a Fieno il naso diceva che qualcosa non
funzionava in quella telefonata notturna del Numero Otto.
A Paja, ma tu te fidi?
Boh. Ma tanto che cambia? Se ce sta questo da gonfia, bene. Se invece quello ha fatto lo stronzo
e ci ha strane idee, c questa.
Paja si apr la giacca nera da buttafuori che si era messo prima di salire in macchina, mostrando il
calcio di una Beretta 7.65. Fieno accenn un sorriso che somigliava pi a una smorfia e,
istintivamente, cerc nelle tasche il suo tirapugni in acciaio cromato con teschi in rilievo.
Ma il capo lhai sentito?
Ernummerootto dice che con Rocco ci ha parlato lui.
Apposta. E te fidi?
Co lui ho fatto finta de s. Comunque ho provato a chiamarlo. Era staccato. Ho lasciato un
messaggio.
Vedrai che richiamer. E comunque, se questo ci ha rivogato na cazzata, stavolta quanto vero
Iddio nun la racconter.
Quando la Bmw accost sul lato destro della rotonda di Ostia, lHummer era gi l. Ne scese il
Numero Otto, che si avvicin al finestrino del lato guida.
I tre si fissarono in silenzio per lunghi secondi. Il Numero Otto sorrise.
E i caschi nun ve li siete messi stasera?
Paja non fece una piega.
Ndo sta quello che dovemo sistema?
I miei se lo sono caricato e ci aspettano. Salite con me?
E perch dovemo sali co te?
Perch io so dov. E nun me piace fa i cortei de macchine in piena notte.
Paja guard Fieno, che fece un cenno di assenso. Parcheggiarono la Bmw e salirono sul Suv del
Numero Otto, che cominci a percorrere il lungomare in direzione di Ponente.
Seduto sul sedile posteriore, Paja osservava attento la strada. Fieno, sul sedile anteriore, rapito
dal quadro comandi di quel gippone che sembrava un albero di Natale, continuava a scrocchiarsi le
nocche e ad aprire e chiudere la mano destra affinch il tirapugni la calzasse ben calda.
Ma de qua nun se va a casa tua? chiese Paja.
Ah, vedo che sai dovabito.
Fieno lo interruppe.
Hai capito o no che nun fai ride?
Il Numero Otto alz una mano dal volante in segno di resa.
Ho capito, ho capito. Marendo. Nun lo faccio pi. Mamma mia, ah Un goccetto?
La bottiglia di Veuve Clicquot e le tre flte fecero il giro dellabitacolo. Il Numero Otto sollev la
propria fino allaltezza dello specchietto retrovisore.
E poi dite che questa non pace! Alla salute.
Paja e Fieno alzarono i calici senza eccessivo entusiasmo. Ma bevvero fino allultimo goccio,
tornando a servirsi.
Ndo lavete portato sto Scarface?
AllIdroscalo.
Bel posto de mmerda! sottoline Paja.
Il Numero Otto annu teatralmente.
E ci hai ragione. Ma appena le ruspe del municipio avranno finito il lavoro, sai che bellezza er
uoterfront, front come cazzo se chiama?
Qualche mese prima, le ruspe avevano buttato gi le baracche di una quarantina di abusivi.
Avevano raccontato la storia che larea sarebbe diventata loasi naturale della foce del Tevere. Un
angolo da restituire allincanto della natura per il ripopolamento dellavifauna marina e lacustre. E
come no, oasi un par de palle, se lera divertita il Numero Otto guardando le ruspe schiantare tetti e
muri in cartongesso. Aveva anche mandato affanculo un vecchio pregiudicato che si era buttato a
piet con lui per sapere se almeno la sua, di baracca, poteva essere risparmiata.
Nantra vorta nun li voti.
LHummer si ferm su unampia sterrata di sabbia e terriccio, piatta come un tavolo da biliardo. Il
lavoro dei bulldozer dopo quello delle ruspe. Il Numero Otto indic a Paja unasfittica macchia di
vegetazione bassa sopravvissuta miracolosamente alle demolizioni, incastrata in cumuli di calcinacci
e immondizia. E che a stento si distingueva nelloscurit.
Denis e Morgana hanno portato lo stronzetto l dietro. Lhanno legato e gli hanno detto che
avrebbero chiamato le guardie per farlo torna a casa. Voi ora vavvicinate, ve presentate e poi je
fate un bel trattamento de bellezza con gli omaggi dei Sale e degli Anacleti. Me raccomando. Nun
deve pi cammina.
Paja non era convinto neanche un po.
Me spieghi perch tutta sta messa in scena? Nun lo potevamo corca sotto casa sua, sto
stronzo?
Qui stamo pi tranquilli.
Paja guard Fieno. E sporgendosi dal sedile posteriore, afferr la spalla del Numero Otto.
Allora, famo in un altro modo. Scenno solo io e vado da solo dietro a quei cazzo de cespugli.
Fieno resta qua, ch te fa compagnia. Se ce stai a pija per culo, lultima cosa che fai. Eh? Che
dici? Giusto, no?
Il Numero Otto sorrise.
Benissimo. Se te piace cos, io e Fieno guardamo lo spettacolo. Ciak, si gira! Luci!
Il Numero Otto accese i fari dellHummer puntandoli in direzione della macchia di vegetazione
verso cui ora, lentamente, avanzava a piedi Paja, sceso dal Suv. Fieno fissava il compare
dallinterno dellabitacolo, non avendo ancora deciso se entrare in allarme o prepararsi a vederlo
accanirsi su quel disgraziato di Casalpalocco. Ma ndo stava quello?
Paja fece pochi passi sulla sterrata, quando sent vibrare il cellulare nella tasca posteriore dei
jeans. Lo afferr con la destra e lo port automaticamente allorecchio. Riconobbe la voce alterata e
segnata dallaffanno di Rocco Anacleti.
Gridava.
Ndo cazzo state? Ndo state?
AllIdroscalo, cor Nummerootto.
una trappola. una trappola!
Nella luce fredda degli abbaglianti allo xeno, il Numero Otto vide Paja girarsi lentamente verso
lHummer con il cellulare allorecchio. Apr silenziosamente il marsupio che aveva tra le cosce, ne
estrasse la calibro 38.
Fieno sent la canna del ferro appoggiarsi alla tempia, accompagnata dalla voce del Numero Otto.
Nun prova a mvete.
Tenendo il braccio destro teso verso la tempia di Fieno, il Numero Otto accese il motore. Inser le
marce ridotte. Pigi a fondo lacceleratore, governando il volante con la sinistra. La frizione del
cambio automatico lanci le tre tonnellate dellHummer verso la sagoma di Paja. Urlava al mostro di
acciaio che ormai gli era addosso. Il muso del Suv lo colp frontalmente, poco sopra le spalle,
decapitandolo di netto. Spiccata dal corpo, la testa con la sua coda di cavallo atterr da qualche
parte nel buio.
Fieno vomit sul cruscotto. Mentre il Numero Otto non abbass di un grado il braccio teso che
puntava la 38 verso la sua tempia.
Ecchecazzo! Mhai sporcato tutta la tappezzeria. Ma sarai stronzo. Questa pelle. Quando cazzo
passa lodore, mo.
Dicendolo, pigi il comando elettrico del finestrino destro, che si abbass silenziosamente. Una
leggera brezza di mare accarezz Fieno sulla guancia, asciugandogli un rivolo di bile allangolo
della bocca. E fu lultima cosa che avvert. La palla di calibro 38 gli attravers il cranio,
trascinandosi dietro uno sbuffo di materia cerebrale che si allung oltre la portiera dellHummer.
Il Numero Otto spense i fari, apr la portiera di destra e scaravent il cadavere di Fieno sulla
sterrata. Risal al posto di guida e richiuse elettricamente il finestrino del lato passeggero. Innest la
retromarcia fino a schiacciare con una delle ruote posteriori il corpo di Fieno. Una pressa da tremila
chili per finire il lavoro in bellezza. Quindi, accese la luce di cortesia dellabitacolo. Osserv il lago
di vomito e sangue che aveva imbrattato anche il tettuccio apribile dellHummer. Scosse il capo,
contrariato.
Tanto la dovevo lava, sta macchina.
XXX.

Una carta didentit miracolosamente rinvenuta sotto una scarpa sfasciata consent
lidentificazione di entrambi i cadaveri. Il documento apparteneva a Zuppa Dario, inteso Paja,
pregiudicato, nato a Roma il 3/9/1980. Se cos stavano le cose, poich dove c Paja deve esserci
Fieno, le altre spoglie mortali non potevano che essere appartenute, in vita, a Scavi Luca, inteso
Fieno, pregiudicato, nato a Roma il 12/7/1981.
Per il resto, era tutto un gran casino.
Sferzate da un vento implacabile che spirava dal mare, immerse nellumidit assassina della notte
autunnale, alla luce delle lampade che illuminavano la spianata dellIdroscalo, le tute bianche del Ris
sembravano dar vita a una danza tanto goffa quanto surreale.
Stretti nelle cerate, scossi da brividi insistenti, Marco, Alba Bruni e il tenente Gaudino della
stazione di Ostia lottavano contro il gelo, cercando di venire a capo di una scena del crimine
compromessa da una marea di tracce incongrue. Ma era difficile, se non impossibile, districarsi in
quel coacervo di impronte, cenci luridi, mozziconi di ogni genere e foggia, rifiuti di cantiere.
Cera ununica testimonianza: quella dellabusivo di una baracca della zona. Era stato il suo cane,
un simpatico meticcio dallaria ribalda, a scoprire i corpi verso le tre del mattino. Ma sul fatto, anzi,
sul fattaccio, ch di una vera e propria mattanza si era trattato, luomo non aveva potuto riferire nulla
di utile.
Di evidente, daltronde, a un primo esame visivo dei cadaveri, cera solo la presenza di un Suv.
Sia il tronco decapitato di Paja, che quello maciullato di Fieno conclusero i Ris in attesa
dellautopsia presentavano infatti tracce di evidente sormontamento o comunque impatto e
schiacciamento da grossi pneumatici di autoveicolo. E quel mezzo, fu la successiva e ovvia
conclusione, non poteva essere altro che la macchina dellassassino o degli assassini su cui le vittime
erano salite. La Bmw nera intestata a Dario Zuppa era stata infatti gi ritrovata alla rotonda di Ostia.
I due cadaveri a terra erano i drizzatorti di Rocco Anacleti, come Malatesta spieg al pubblico
ministero di turno, sopraggiunto allIdroscalo dopo unoretta.
Paja e Fieno? Ma non un tipo di pasta?
Marco fiss la Bruni. Entrambi alzarono gli occhi al cielo, poi li dirottarono sul giovane Pm che si
era presentato con il nome di Michelangelo de Candia. Poteva avere al massimo trentanni, alto,
distinto, occhialini e barbetta rada e ben curata, biondastro. Un inequivocabile fondo cantilenante ne
denunciava lorigine meridionale. Figlio e nipote di magistrati, testa piena di pandette, esperienza
della strada zero. Lennesimo rompicoglioni. Marco lo scaric ad Alba con un paio di frasi di
prammatica e si concesse un ulteriore, inutile giro di perlustrazione. Non pi di un quarto dora.
Aveva visto abbastanza. E doveva andarsene in fretta da quel posto. Tenuto conto della notoria
appartenenza dei defunti Paja e Fieno al giro degli Anacleti, lomicidio diventava di competenza
della direzione distrettuale antimafia. Il che significava: Setola, il magistrato che lo aveva fatto
allontanare. Marco non aveva nessuna voglia di imbattersi in quellidiota. Il suo piano prevedeva un
occulto lavorio dietro le quinte e nessuno scontro aperto. Massima prudenza e, al momento
opportuno, azione rapida e carognesca. Dava un piacere immenso pregustarlo, quel momento. Si
trattava, naturalmente, di arrivarci.
Si era appena avviato alla Bonneville quando, con ululato di sirena e stridio di freni, unAlfetta
blindata fece irruzione. Dallo sportello posteriore, che lautista si era ossequiosamente precipitato a
tenere spalancato, sbuc proprio Setola. Doveva aver scorto Marco durante la manovra di
parcheggio, perch gli and incontro con un sorriso falsamente amichevole.
Colonnello! Che piacere rivederla. Stava andando via, suppongo
Che tradotto dal setolese stava a significare: fuori dai piedi, questa la mia inchiesta.
Marco annu, ricambiando con un sorrisino ipocrita tanto Setola non era tipo da cogliere certe
sfumature , e afferr il casco per calzarlo.
Sopraggiunse Michelangelo de Candia, in compagnia della Bruni. I due inquirenti si scambiarono
unocchiata piuttosto ostile.
Bene, collega. Se non hai niente in contrario, qui continuo io, tagli corto Setola.
Laltro lo scrut scettico.
Il procuratore capo ti ha gi assegnato linchiesta?
Setola trasecol.
Che centra? ovvio, no? roba nostra, della direzione distrettuale antimafia.
Qua di ovvio c solo una cosa, collega, ribatt deciso De Candia. Io sono di turno e sto
conducendo i rilievi del caso. Se vuoi farmi compagnia, niente in contrario.
E qui, con un cenno alla Bruni, piant in asso la punta di diamante della Dda romana e si rimise al
lavoro.
Marco si godette per qualche istante lo sconcerto rabbioso di Setola, poi inforc il casco e avvi
la moto.
Hai capito, il ragazzaccio!
Che si fosse sbagliato sul suo conto?
S, si era sbagliato.
E si era sbagliato di molto.
Gli fu chiaro a met pomeriggio, quando Michelangelo de Candia lo convoc nel suo ufficio, un
bugigattolo ingombro di carte al terzo piano della palazzina C della procura della Repubblica, e gli
porse educatamente linformativa che, a suo tempo, era stata irrisa dalle alte sfere.
Lha scritta lei questa roba?
C la mia firma, mi pare.
Mi sembra interessante. Offre una chiave di lettura degli eventi recenti che potrebbe rivelarsi
utile anche per la morte di quei due. I pastari. Paja e Fieno.
I suoi colleghi non la pensano allo stesso modo, dottore.
De Candia si sfil gli occhialini e giunse le mani, come in preghiera.
Anche i migliori possono sbagliarsi.
A Marco parve di cogliere un guizzo ironico che non gli dispiacque. Decise di giocare a carte
scoperte.
Spieg al Pm, sullo stesso tono ironico, che proprio grazie a quellinformativa era stato
estromesso. Evidentemente, la pista della guerra fra bande non era ritenuta compatibile con gli
auspicati esiti dellindagine.
E lei?
Io cosa?
Lei come ha reagito?
Sono andato al mare.
Ottima scelta, rise De Candia, lo iodio aiuta a pensare.
Poi il Pm si fece di colpo serio.
Ho aperto un fascicolo contro ignoti. Ho appena firmato una delega al Ros. In pratica, la voglio
al mio fianco. Allora: me la d una mano, Marco?
Da dove cominciamo?
Ha presente lespressione carta bianca?
XXXI.

Intorno alle nove di sera, le telecamere di sorveglianza agli infrarossi con cui gli Anacleti
controllavano giorno e notte lintero perimetro urbano di cui via Zumbo era il cuore, e che pure
avvistarono il corteo in arrivo di auto civetta dei Ros, non poterono evitare il danno. Evitarono, per,
o almeno cos credevano, il peggio. Non appena sgamate le guardie, le donne del clan si
precipitarono a bruciare nei camini sempre accesi, estate e inverno, un paio di chili di cocaina.
Le porte furono abbattute a colpi dascia. I carabinieri entrarono sventolando i decreti di
perquisizione e urlando che avevano diritto di essere assistiti da un difensore.
Con loro cera anche De Candia.
Questa visitina agli Anacleti non me la voglio proprio perdere, aveva confidato a Marco.
In quello stesso momento, unaltra squadra metteva sottosopra lOff-Shore e le case della batteria
di Ostia.
Azione coordinata. E violenta.
Villa Anacleti era unimmensa costruzione rettangolare merlata, impreziosita, nei pilastri di
sostegno, da copie di colonne doriche in marmo policromo di Carrara. Con la luna piantata in mezzo
al cielo, sembravano Le mille e una notte stile cartone della Disney. Sul piazzale, manco fosse un
autosalone, stazionavano almeno una decina di Suv, una Porsche Carrera, due Bentley, una Jaguar,
una Lamborghini Diablo e svariate altre vetture di grossa cilindrata.
Nel patio della villa, vestito di un pigiama di seta rosso e con ai piedi delle babbucce di velluto
verde in stile orientale, Rocco Anacleti era sveglio, circondato da una vociante compagnia di sorelle,
cugine, nipoti. Lesecuzione di Paja e Fieno lo aveva scaraventato in uno stato di trance, interrotta da
improvvise esplosioni di collera. Si era rifiutato di cambiarsi e aveva convocato lintero clan
accanto a s, annunciando indicibili vendette. Quando il colonnello Malatesta gli consegn il decreto,
la sua faccia pingue assunse una piega gommosa. Prov a farfugliare qualcosa, ma il colonnello,
accompagnato dai suoi ragazzi, tir dritto verso la zona notte.
Era una sorta di caverna di Al Bab. Un trionfo di marmi, ottoni, damaschi, orologi di marca.
Nella camera da letto di Rocco, un lampadario a steli al soffitto, che ricordava un cespuglio di
rovi fluorescente, illumin un gigantesco letto matrimoniale coperto da una pesante trapunta di un
arancione vivo, sormontato da una boiserie in rovere sbiancato. Un piccolo satiro contemplava il
proprio gigantesco fallo in erezione.
Il colonnello riconobbe la mano del povero Abbas. A una delle estremit della boiserie, sent un
ispessimento. Lo fece saltare facendo leva con una forchetta doro raccattata in una delle vetrinette
del salone.
Si rivel un doppio fondo, che restitu uno scartafaccio di lucidi, planimetrie, mappe, elenchi di
aziende specializzate in movimento terra, modelli in scala di edilizia intensiva popolare, una copia
ingrandita di quelli che sembravano fogli del piano regolatore del comune per i quadranti ovest della
citt, tra lEur e il mare.
Stringendo fra le mani quel mucchio di carte, ritorn nel salone, dove Rocco Anacleti si era messo
a contemplare il via vai di carabinieri seduto in una poltrona. Vedendo il colonnello, lo invest.
Non avete trovato un cazzo, vero o no?
Malatesta gli si avvicin minaccioso.
Scusa? Che hai detto? Non ho sentito bene?
Ho detto che non hai trovato un cazzo, carabiniere.
Dici?
Con un cenno del capo, indic a due dei suoi ragazzi di divellere a colpi dascia una parete in
legno di ciliegio che foderava uno dei lati lunghi dellimmenso salone.
De Candia alz un sopracciglio. Marco lo rassicur con unocchiata: sapeva il fatto suo, si
fidasse.
Rocco Anacleti non ci vide pi. Si avvent verso i due carabinieri colpendone uno con un calcio
alla schiena. Venne bloccato a terra e, tra le urla di dolore, ammanettato. Malatesta si inginocchi, e
con la faccia che quasi sfiorava il pavimento mise sotto il naso del patriarca degli Anacleti le carte
che aveva trovato.
E queste che sono, testa di cazzo? Eh? Ti sei messo a studiare da architetto? Non facevi soltanto
il ladrone e lo spacciatore? Rispondi, stronzo. Che ce le hai a fare, tu, queste carte? Magari se mi
rispondi mi aiuti pure a capire perch ti hanno scannato Paja e Fieno.
Io con le guardie non parlo. Se vuoi parla con il mio avvocato.
Malatesta si rimise in piedi e, rivolto a un tipo sulla trentina che sembrava essere uno del clan e
che aveva assistito immobile alla scena, fece segno di avvicinarsi.
Tu chi sei?
Anacleti Silvio. Sono il nipote.
Puoi pure dire prima il nome e poi il cognome. Perch in galera ancora non ti ci ho mandato. E
comunque, tuo zio ha ragione. Bisogna parlare con lavvocato, perch in arresto per resistenza e
oltraggio.
Ho gi chiamato Parisi. Sta arrivando.
Meglio cos.
Rocco Anacleti, in pigiama, babbucce e un cappottone spigato, fu caricato su una Subaru del Ros.
Malatesta chiam Alba sul cellulare. A Ostia tutto come al solito: un po dhashish, niente armi.
Ancora una volta, avevano fatto in tempo a ripulire.
Non erano nemmeno le undici. Tutto si era svolto con grande rapidit. Mentre i suoi uomini
cominciavano a inventariare il materiale sotto sequestro, Marco disse al Pm che potevano
considerare esaurito il loro compito.
La faccio riportare a casa, dottor De Candia?
Cos presto? Non so a lei, ma a me venuta voglia di un po di musica. Che ne dice, mi fa
compagnia?
S. De Candia era davvero un tipo strano, si disse Marco. Ma finch stavano dalla stessa parte E
poi, concluse mentre gli diceva di s, era curioso di capire fino a che punto si spingeva la sua
stranezza.

De Candia lo port in un localino nel centro storico.


La cantina una saletta per gli amici, spieg, il gestore un amico e quando ne ho voglia me
la lascia usare.
Cerano una decina di persone di tutte le et, ma perlopi sui trenta-quaranta. Facce borghesi,
decisamente perbene. De Candia lo present come un vecchio amico. Gli procur una birra
ghiacciata e un tavolo accanto al pianoforte verticale. Poi, accompagnato da un applauso di simpatia,
cominci a suonare. Anche musicista. E pure bravo. Composto e ispirato, De Candia dominava lo
strumento alternando cascate rabbiose di note a pause dense di una sospensione che avresti detto
poetica. Marco riconobbe un paio di brani: una versione sbarazzina di Round Midnight di
Thelonious Monk, linno della elitaria e schizzata massoneria dei jazzisti, poi un po di Abdullah
Ibrahim e tanto Michel Petrucciani. Ma reinterpretati, rivitalizzati, personalizzati, talora alleccesso.
Una mostra di carattere, forza, delicatezza. Lesibizione dur quasi unora. Alla fine De Candia,
sommerso da applausi convinti, lo raggiunse al tavolo.
Sono senza parole! comment Marco.
Confesso che quello che avrei voluto fare nella vita, colonnello. Purtroppo sono nato nella citt
sbagliata e nella famiglia sbagliata, quindi ho dovuto accettare qualche compromesso.
Potrei tenere un seminario sul compromesso.
Ma non mi lamento. Va bene cos. Faccio il mio lavoro e quando posso mi concedo una seratina
fra amici.
Arrivarono altre birre artigianali non filtrate, accompagnate dallimmancabile tagliere di salumi di
cinta senese e formaggi di alpeggio. Parlarono di jazz, della leggendaria cattiveria e del magnetismo
violento di Petrucciani. Al jazz, allora.
Al jazz!
Il cellulare di Marco vibr. Un Sms di Alice: Anche se sei un perfetto cretino, mi manchi lo
stesso. Digit una risposta appassionata e riemerse con un sorriso ebete.
De Candia lo scrutava con il suo sguardo chiaro e ironico.
bella?
Ma come diavolo
Oh, hai ragione, disse, passando disinvoltamente al tu. Si potrebbe dire: interessante?
colta? dolce, combattente, puntuta, remissiva, intelligente, indipendente, protettiva. Ci sono
ventimila aggettivi per definire loggetto del desiderio, per a noi maschi ne viene sempre in mente
uno e uno solo: bella? bella? Hanno ragione a dire di noi che siamo limitati e monomaniaci. Sei
in piena cotta, vero? Ti ho osservato, prima, mentre suonavo. Quellaria languida, specie nei
passaggi pi melodici. Direi che abbiamo a che fare con un romantico.
Non vorrei essere nei panni di un tuo inquisito, ribatt Marco. Era venuto naturale anche a lui
passare al tu.
Mi piacerebbe conoscerla.
Vedr che cosa si pu fare, rispose Marco, vagamente imbarazzato.
De Candia si schiar la voce e pass ad altro.
Ma secondo te: che cosa mai ci far un delinquente come Rocco Anacleti con quelle
planimetrie? Non sei curioso?
XXXII.

Quando Ciro Viglione gli chiese le chiavi della Mercedes Slk rossa, il dottor Temistocle Malgradi
impallid.
Oggi previsto un controllo, Ciro.
Dotto, non me ne fotte niente. Devo uscire. E subito.
E io che gli dico ai poliziotti?
E inventati quacche cosa. Non sei professore? Professo, jamme, ramme sti cchiave.
Ciro, non dovresti tirare troppo la corda. Sarebbe gi il terzo controllo che salti. Non vorrei che
a qualche ispettore zelante venissero in mente strane idee.
Non succeder niente, tranquillo, professo. Comunque, se scassano a uallera, tu pagali. Ci
stanno un poco di contanti nellarmadietto, quello a destra del letto.
Ma Temistocle Malgradi traccheggiava ancora. E se avessero mandato elementi nuovi, tipo per un
controllo a sorpresa? Dice che in procura era arrivato un nuovo sostituto, un fichetto leccese che
sera messo in testa chissacch. Non sarebbe stato il caso di rimandare?
E mo hai rutt o cazzo, neh! E cchiave!
Il dottore giunse le mani come in preghiera e finalmente sput la vongola.
Ciro, non tincazzare La Mercedes in riparazione.
Eh?
Era stato un maledetto incidente. Una sfortunatissima coincidenza. Temistocle aveva preso in
prestito la vettura per fare colpo su una laureanda, una ragazzina meravigliosa, un autentico bocciolo
di rosa, e di ritorno da una piacevole seratina, si sa come vanno certe cose, un bicchiere di troppo,
una manovra azzardata a un incrocio
Ma solo un graffietto, eh, Ciro, e ti giuro che ti sar restituita come nuova.
Ciro fiss il primario. Un lampo gli attravers gli occhi acquosi. Malgradi rabbrivid. Laveva
fatta grossa. Certo, Ciro e gli altri avevano bisogno di lui. Ciro in particolare, visto che nella dorata
suite della pi bella clinica di Roma si stava praticamente facendo la galera gratis a spese dei
contribuenti. Daltronde, tutti avevano bisogno di tutti in quel gioco, ma Ciro era pur sempre un
delinquente, e coi delinquenti non si sa mai.
Per Ciro si era messo a ridacchiare, e ora il suo sguardo era tornato pi calmo.
No come nuova, dottore. Nuova e basta.
Ciro.
Ciro un cazzo! Domani voglio unaltra Slk. Rossa, anzi, no, stavolta la voglio blu. E la voglio
qua sotto. Mo, per, tengo fretta. Tu che macchina tieni?
Tu io?
Vedi qualcun altro cc rinte? Ja, dotto!
Con un sospiro, Temistocle Malgradi gli allung le chiavi della sua Audi Q7.
Statte bbuo, professo.
Mezzora dopo parcheggiava nel piazzale antistante la villetta a due piani del Samurai.
Come sempre, il cancello era spalancato, non si vedevano guardie del corpo, non cerano
videocamere di sorveglianza. Secondo il Samurai, la miglior difesa di un capo il carisma.
Due canazzi di bancata che per cento euro ti sparano alle spalle si fa presto a trovarli, Ciro. E
quando qualcuno te li ha messi contro, ogni difesa inutile. Il problema va risolto alla radice. Devi
essere cos forte da stroncare sul nascere persino lintenzione di farti del male. Mi sono spiegato?
S, e come no, Samurai! Ma vallo a fare a Casapesenna, sto discorsetto! E poi ci facciamo na
risata!
Ciro Viglione conosceva il Samurai da una vita, e da altrettanto tempo lo detestava. Le sue manie
giapponesi gli erano insopportabili. Laria di superiorit gli faceva montare il sangue alla testa. E la
dieta da ricchione stitico, poi, quella dava addirittura il voltastomaco.
Ma doveva farselo piacere comunque, il Samurai.
Lo esigevano gli affari.
E in affari non esistono simpatie e antipatie. In affari esiste solo la convenienza.
Ciro Viglione aveva cinquantanni, e da oltre trenta navigava in business class nellempireo della
mala, destreggiandosi furbescamente fra grandi e piccole guerre di camorra. Mentre i guagliuncelli
impasticcati si sterminavano allegramente strada per strada e i capibastone si pugnalavano alle
spalle, lui passava dalluno allaltro schieramento con agile disinvoltura. Ora faceva il saggio, ora il
pazzo. Prendeva il meglio da questo e da quello, mai nemmeno sfiorato da una pallottola, protetto
dalla naturale propensione al tradimento e dallinnato fiuto della strada. Quando laria a Napoli si
era fatta pesante, si era trasferito armi e bagagli a Roma, e aveva cominciato a prosperare allombra
del suo mentore, Trentadenari. Era entrato in affari con i ragazzi del Libanese, e quando Trentadenari
si era buttato allinfamit, vendendo carne umana un tanto al chilo in cambio di un piatto di
lenticchie, si era fatto un po di galera in silenzio e dignit. Alluscita si era reso conto, con sorpresa
e soprattutto con infinita gioia, di essere rimasto lunico napoletano di un certo peso sulla piazza
romana. Riallacciare gli antichi legami era stato un gioco da ragazzi. Adesso lui, Perri e il Samurai
formavano una sorta di triumvirato, come laveva definito il Samurai, che non perdeva occasione di
scassare la uallera. Come se la cultura fosse mai servita a riempirsi la pancia.
A ogni buon conto, Roma era cosa loro.
E tale doveva restare.
Il Samurai gli venne incontro scendendo dalla scalinata di marmo bianco con il passo di una SS.
Be, era nazista, o strunz, no?
Indossava un ampio kimono nero, e quando Ciro not lo scorpione bianco stampato sulla schiena,
gli scapp una risata.
Samura, stattaccuorte, o scorpione mozzica!
Questo addomesticato, ribatt laltro con il consueto tono distaccato. A ogni modo, se ci
provasse ci resterebbe secco.
Ciro Viglione cerc invano nel suo limitato arsenale una risposta adeguata, poi lasci perdere. Su
quel terreno il Samurai era imbattibile. Meglio pensare alle cose serie.
Sto di fretta, Samura. Che cazzo stai combinando?
Davanti a un buon t si ragiona meglio, tagli corto il Samurai, e si avvi verso linterno. Ciro
lo segu salmodiando unimprecazione a mezza bocca.
Il Samurai serv t verde freddo da una caraffa dalla curiosa forma allungata.
Si chiama Gloria del Diamante, spieg, uno dei pi raffinati prodotti dellantica tradizione
dei vetrai di Murano.
Ciro Viglione si chiese se, oltre a mangiare da ricchione, il Samurai non fosse proprio proprio nu
ricchione. Ma si astenne dal formulare qualunque commento. Non era il caso. Conosceva un killer
che aveva preferito confessare venticinque omicidi piuttosto che ammettere la propria omosessualit.
Vabbu. Mo possiamo parlare, per favore?
C stata un po di agitazione fra Ostia e Cinecitt, disse, freddo, il Samurai.
E me la chiami nu poco e agitazione? si scald Ciro. Chist nu burdello leggendario! Morti
da tutte le parti, sparatorie, quei cazzo di carabinieri che ci stanno sul collo. E tu te ne stai qua a bere
stu cazzo di t!
La situazione sotto controllo, Ciro.
Strunzate, Samura. A me mi pare che stanno in giro troppi che si fanno i cazzi loro e non
pensano alle cose di tutti. Devi fare qualche cosa, e lhai a fa mpressa mpressa.
Il Samurai sospir. Ciro non aveva tutti i torti.
Cerc di spiegargli che il problema era sempre lo stesso. Avere a che fare con dei primitivi.
Doversi necessariamente appoggiare alla loro forza selvaggia, riservandosene il controllo, diciamo
pure la manipolazione, e correre il rischio di imprevedibili impennate.
Perch, in definitiva, Ciro, questa gentaglia ci serve. Sono la nostra manodopera. Il proletariato
della strada. Bisogna dargli un contentino, di tanto in tanto, e tirare la briglia quando si allentata
troppo. Ma non possiamo farne a meno. E, dico, purtroppo.
Il Samurai sembrava molto sicuro di s. Rispetto a lui e a Perri, il Samurai aveva un vantaggio: era
uno del posto. Lindispensabile indigeno senza il cui determinante concorso nessuna organizzazione
degna di questo nome pu seriamente mettere radici in un contesto estraneo. Tuttavia, anche lui
riconosceva che la strada era in fermento. Sino a che punto il Samurai era ancora in grado di tenerla
sotto controllo? Bastava la sua parola? Con tutto il rispetto, di stu cazzo e carisma, come diceva
lui, Ciro ne aveva le palle piene.
Samura, sienteme buono: cheste so solo parole!
I fatti arriveranno.
Che vuoi dire?
Che la far finire io, questa agitazione.
E come?
Una volta per tutte.
Bah, questo, almeno, era un impegno preciso. Purch non servisse solo a prendere tempo. Ma,
daltronde, il gioco interessava tutti allo stesso modo, e la convenienza era comune.
E il Samurai, chiaro, aveva qualcosa in mente.
Sta bene. Ma non ci mettere troppo, mi raccomando, concluse Ciro, alzandosi.
Il Samurai lo accompagn in cortile. Ciro chiam un radiotaxi e dett lindirizzo.
Il Samurai indic lAudi.
E quella?
Ciro gli raccont la storia di Malgradi.
Quindi, mo, al professore gli facciamo nu bello scherzetto. Tu ti chiami agli Anacleti e gli dici
che questa macchina la fanno sparire. Cos chill strunz e Malgradi simpara a fa o marucchine cu
mme!
Ti sembra una cosa intelligente da fare, Ciro?
E chi se ne fotte se intelligente o no! nu scherzo, Samura. Che, nunna capisci sta parola?
Scherzo?
Rimasto solo, il Samurai parcheggi lAudi in garage, quindi scese in cantina, sollev due
tramezzi e azion il meccanismo che faceva scattare la molla di una minuscola botola, occultata da
una mattonella identica a tutte le altre del pavimento.
Dentro cera uno straccio oliato che avvolgeva la sua adorata Mannlicher.
Il Samurai sapeva che avrebbe dovuto disfarsene.
Ne era dispiaciuto.
Ma era ora che la Mannlicher tornasse a far sentire il suo canto.
XXXIII.

De Candia aveva centrato il punto.


Le planimetrie sequestrate a Rocco Anacleti, con le annotazioni criptiche a margine di mappe
normografate, erano forse la prima traccia concreta da quando era partita la mattanza fra Ostia e
Cinecitt.
Non cera bisogno di esperti per capire che qualcuno aveva in mente un Grande Progetto.
Ma cosa centravano gli Anacleti? La loro presenza stonava nel quadro.
O, forse, lo giustificava.
Se una vecchia dinastia di ladri e spacciatori si butta nel mattone, perch ci ha trovato la sua
convenienza.
Marco interrog Rocco Anacleti.
Embe? E che c di strano? Mi voglio fare la villa al mare. Posso permettermelo, sai?
S, la villa al mare! Quelle carte coprivano lintera area fra lEur e i confini della provincia di
Latina, passando Ardea, Pomezia e Casalazzara e con tanto di dettagliate illustrazioni del litorale di
Ostia.
Una villa. Una citt, semmai.
Rocco Anacleti che costruisce una citt? E se fosse?
Unidea cominciava a farsi strada. E puzzava di speculazione edilizia.
In basso a sinistra, su ognuno dei fogli sequestrati cera il logo di Mailand & Partners. Uno dei pi
prestigiosi studi di architettura al mondo. Lavoravano per gli Anacleti, quegli analfabeti della
Romanina? E solo per loro?
Pens di chiederlo direttamente a Mailand & Partners. Ma rinunci. Senza un ordine di sequestro,
avrebbero opposto il segreto professionale.
Ma un ordine di sequestro presupponeva un reato. E, sino a prova contraria, costruire non era
reato.
Per, lodore di marcio cresceva.
Marco si concentr sul territorio indicato dalle mappe. Ostia. Fece telefonate, richiam atti. Ostia.
Sei incendi dolosi in altrettanti stabilimenti balneari sul litorale di Ponente negli ultimi mesi. Cerc il
tenente Gaudino.
S, gliene avevo accennato, colonnello. Puniscono quelli che non si mettono in regola.
Era solo racket delle estorsioni? Qualcosa non tornava. Tutti gli stabilimenti oggetto degli attentati
erano in concessione a cooperative sociali. Erano bruciati. E dopo il rogo tutti avevano perso la
concessione.
Chiese aiuto a un vecchio conoscente che lavorava negli uffici comunali. Ottenne accesso ai
fascicoli che gli interessavano. Le concessioni erano finite nelle mani di un unico soggetto. Michele
Lo Surdo. Leggendario commercialista dai mille loschi affari: di fatto, il consigliori numero uno
della malavita romana.
Il quadro cominciava a delinearsi.
Gaudino si sbagliava.
Bruciavano gli stabilimenti per liberare larenile.
E liberavano larenile per costruire.
E poich a Ostia non si muove foglia che il Numero Otto non voglia, il Numero Otto era coinvolto.
E allora perch le mappe erano in possesso degli Anacleti?
Perch avevano fiutato laffare e volevano entrarci, e magari erano stati respinti ed era scoppiata
la guerra.
Oppure, perch erano anche loro parte dellaffare, e a un certo punto gli equilibri erano saltati ed
era scoppiata la guerra.
Se le mappe indicavano una direzione, lintera zona poteva considerarsi edificabile.
Marco immagin lo scenario.
Milioni di metri cubi di cemento, s. E un fiume di denaro. A meno che, dimprovviso, i vari
Anacleti, Adami, Sale non si fossero convertiti alla filantropia.
E, nel caso, era plausibile che napoletani e calabresi se ne stessero alla finestra?
Per varare un simile piano occorreva una delibera del consiglio comunale, ragion.
Si colleg ai siti ufficiali. Niente. Non esisteva nessuna delibera allordine del giorno. Se ne
capiva la ragione: i diretti interessati cercavano di evitare la pubblicit. La delibera sarebbe spuntata
allimprovviso. Quando nessuno avrebbe pi potuto opporsi.
Perch non era ancora successo?
Perch non si erano ancora messi daccordo.
Per concludere un patto del genere si dovevano sfamare molti affamati e dissetare molti assetati.
Occorreva unautorit indiscussa. Anzi, due. Una per controllare la strada, laltra il Palazzo.
Chi controllava la strada? Il Samurai.
Ma la strada era in guerra.
Il Samurai aveva dunque fallito? O si era davvero ritirato come gli aveva detto?
Marco non poteva crederlo. Quelli come lui non cambiano.
E il Palazzo? Chi era lo sponsor istituzionale?
Finch la guerra durava, non aveva nessuna convenienza a mostrarsi.
E si tornava al punto di partenza.
Perch spararsi se c in ballo un affare cos colossale?
Qualcuno non era stato agli accordi, e aveva fatto saltare il tavolo.
Ma n Spadino n Paja e Fieno sembravano cos importanti da scatenare una guerra.
Doveva esserci dellaltro.
Marco fece una copia di tutto e se ne and a casa di Alice.
La sorprese, inatteso, mentre, al centro del soggiorno del trilocale dalle parti di piazza dei Re di
Roma, si esercitava al sacco. Cos sudata, in canottiera e calzoncini, gli mand il sangue alla testa. E
per fortuna, lei non oppose la minima resistenza.
Pi tardi, le disse che aveva bisogno di lei per giocare sporco.
E Alice non si tir indietro.
XXXIV.

Manfredi regal a Sebastiano un revolver calibro 38 e se lo port in vacanza dalle parti del Gran
Sasso.
unarma pulita be, non proprio pulitissima. Ma insomma, sa fare il suo dovere.
E che ci devo fare? Io non so manco da dove cominciare.
E secondo te perch stamo qua?
Si sistemarono in una baita elegantemente arredata che il sor Scipione aveva scippato, sempre
nellesercizio delle sue funzioni di cravattaro, a un medico di Prati rovinato dal Texas Hold em. Si
esercitavano la mattina presto e al tramonto. Sebastiano imparava in fretta, aveva mira buona e mano
ferma, e insomma, per ci che Manfredi aveva in mente, si dimostrava di giorno in giorno la scelta
giusta.
Lultima sera si fermarono a cenare in una trattoria affollata di ragazzotti in mimetica e anfibi.
Pensa che mi padre mha detto che una volta qua era pieno di campi paramilitari. Sai, quella
roba di nostalgici del duce che raccattavano moschetti e bombe a mano per fare il colpo di stato
E questi qua, sussurr Sebastiano, a voce bassa, indicando gli altri avventori, sarebbero i
figli?
Nooo, ghign Manfredi, questi so quegli sciroccati che giocano alla guerra nei week-end.
Hai capito che razza de buffoni ce stanno in giro, Sebastia?
Stammi a sentire, Manfredi. La pistola, laddestramento hai bisogno di una guardia del corpo?
Il figlio dellusuraio decise che era venuto il momento di giocare a carte scoperte.
Si tratta di un prelevamento, disse. Tranquillo.
Che cosa?
Prendiamo uno che ci deve dei soldi e lo convinciamo, spieg.
Tu sei completamente pazzo! protest Sebastiano, allontanando i ravioli al sugo di castrato
che, del resto, non aveva nemmeno iniziato.
Un lavoretto facile facile. E nessuno si fa male.
Non contare su di me.
Nemmeno se pap ti condonasse il cinquanta per cento dello scoperto?
Il figlio dellingegnere si prese la testa fra le mani. Mostro. Manfredi era un mostro. Gli aveva
portato via la casa, il benessere, la donna, la dignit. E adesso quello che gli restava della vita. Uno
schiavo, ecco che sarebbe diventato. Uno schiavo.
E quando mai uno schiavo ha avuto scelta?
Daltronde, a ragionarci a mente fredda, lofferta aveva la sua convenienza.
Voglio garanzie scritte, Manfredi.
Dal notaio. Ti porto dal notaio, fratello.
Daccordo.
Il figlio dellusuraio si avvicin, e con aria complice cominci a raccontare.

Tornarono a Roma in piena notte, e agirono allalba. Quello da convincere era un commercialista
di buona famiglia, faccia da pariolino, abiti eleganti, attico al Flaminio. Ma sera massacrato per la
coca. La moglie laveva sbattuto fuori di casa, e lui sera venduto al sor Scipione. Era fuori di trenta
pali. Trentamila euro che, non essendo rientrati nella disponibilit del vecchio usuraio con le buone,
andavano recuperati con le cattive.
Perch pap troppo buono, chios Manfredi, e perci ci devo pensare io. Anzi, ci
dobbiamo pensare noi, frate.
Ora, il sorcio sera rintanato nel covo di un trans amico suo, Letizia, detta, per intuibili ragioni,
lingua di platino, in una specie dabbaino al Tiburtino III. Quando ci entrarono, sfondando a calci
la porta, furono assaliti da un tanfo di corpi sudati e fumo stantio, e da un concerto di gemiti che la
loro irruzione fece bruscamente cessare.
Ammazza, che schifo! comment Manfredi.
Il commercialista era un omino piccolo, grassoccio e pelato. Il figlio dellusuraio e il figlio
dellingegnere lo sorpresero in compagnia: Letizia, una lungagnona dai tratti inequivocabilmente
maschili, e una riccetta sui trenta alta un metro e mezzo e con seni sproporzionati.
Mentre Manfredi cominciava la perquisizione alla caccia di coca, soldi, gioielli e di tutto ci che
poteva servire al rientro del debito con i dovuti interessi , Sebastiano teneva il terzetto sotto tiro.
Fu al ragazzo che, in rapida sequenza, i tre ostaggi si rivolsero. Ciascuno con la sua triste storia,
ciascuno con il suo querulo lamento. E tutti pronti a scaricare gli altri.
Il commercialista url che la colpa di tutto era di quella tettona bastarda. Era stata lei a fregarsi i
soldi. Perci lui, furbo come una volpe, laveva attirata in trappola. Per farla cantare e per
recuperare la grana.
La tettona, al secolo Luana, reag inviperita. Io ladra? quel bastardo che si vantava in giro di
aver tirato la sla ai cravattari. Quanto alla roba e ai soldi, se la spartivano a mezzi con Letizia.
La quale, chiamata in causa, rifer che tutti e due insieme, il commercialista e la puttanella, le
avevano proposto di entrare in societ per vendere la roba nel giro dei trans e dei facoltosi clienti
che li noleggiavano per le loro seratine. Aggiunse che lacquisto della prima partita era stato
finanziato dal commercialista proprio con i trentamila euro che i due segnori cercavano.
Manfredi dichiar chiusa la perquisizione. Esib un sacchetto di coca, uno di pillole di ecstasy e
duemila euro.
Vi vedo messi male, comment sarcastico.
Si scaten il piagnisteo. Il commercialista giur sulla testa dei suoi figli che lui non voleva, che la
cocaina si era impossessata di lui, che avrebbe pagato sino allultimo centesimo, ma che prima
doveva liberarsi della scimmia. Lindomani sarebbe entrato in comunit. Avessero piet di lui, un
povero disgraziato.
Il trans maledisse la favela infame da cui veniva. Aveva sedici fratelli da mantenere. Avrebbe
lavorato gratis per loro, purch la lasciassero andare.
Luana apr la fontanella. Un giorno si era persa, e non sapeva nemmeno lei perch. Forse per via
di una bambina malata, del padre morto, del lavoro che non cera. Ma avrebbe pagato. Era solo
questione di tempo.
Manfredi rifletteva. Non si era aspettato un casino simile. Non sapeva come uscirne.
Sebastiano stava a sentire i tre, e piano piano un sentimento al quale non era avvezzo
simpadroniva di lui. Era un misto di rabbia, crudelt, indifferenza. In quei tre disgraziati non
riusciva a vedere le vittime di impulsi sbagliati, i rottami di esistenze alla deriva. Vedeva solo tre
furbetti, patetici figli di puttana che lavevano fatta grossa e adesso piagnucolavano. Non provava
nessuna piet per loro. Cos come nessuno aveva provato piet per lui, quando gli avevano tolto la
vita. Bene, affari loro, in definitiva. Ciascuno responsabile delle proprie azioni.
In quel preciso istante il figlio dellingegnere comprese che non avrebbe mai pi riavuto la sua
vita. Tanto valeva, allora, fabbricarsene una completamente diversa.
Rivestitevi! ordin.
Si fece dare il cellulare dal commercialista e chiam un taxi, ci caric sopra la ragazza e il trans,
dette a ciascuno una banconota da venti euro e raccomand, nel loro interesse, di dimenticare tutto.
Poi intasc la pistola, sorrise al commercialista e lo invit a portare lui e Manfredi nella sua
banca. Dove avrebbe ritirato tutto il contante del quale disponeva.
La spedizione non dur pi di mezzora. Il commercialista racimol quindicimila euro. Sebastiano
gli dette una settimana per mettersi in paro.
Infine, lo lasci andare.
La calma gelida di Sebastiano aveva impressionato Manfredi. Se avesse posseduto un minimo
dellintelligenza animalesca del padre, avrebbe capito che il ragazzo era ormai fuori controllo. Che
sarebbe stato molto pi saggio lasciarlo andare per la sua strada. Ma non lo fece. Si attribu la svolta
dellamico. Era stato il suo carisma di capo a trasformare Sebastiano. Lo lod definendolo un duro
nato. Gli propose di dividere la coca e, al suo orgoglioso rifiuto, gli disse che gli ricordava
qualcuno, una persona che conta a Roma, forse la pi importante di tutte. Quella persona era il
Samurai. Manfredi glielo present il giorno dopo limpresa, approfittando di un passaggio veloce del
Samurai alla Paranza.
Questo un freddo, Samurai. Ti piacer.
Il Samurai scrut con interesse il ragazzo. Quello che lesse nei suoi occhi lo convinse. Lo prese da
parte, ignorando Manfredi.
Parlami di te, ragazzo.
Sebastiano si fid allistante. Si rispecchi negli occhi di quelluomo gelido e vi lesse la stessa
indifferenza che aveva deciso di indossare come una seconda pelle. Non gli nascose nulla. Il
Samurai, alla fine, disse che presto si sarebbero rivisti. Sebastiano torn al lavoro nellautosalone.
Qualche tempo dopo, vendette in contanti una Porsche Boxster a una smandrappona travestita da
sophisticated lady accompagnata da un intellettuale frocio.
XXXV.

Alice, lui Michelangelo de Candia, il mio amico pubblico ministero di cui ti ho parlato.
Michelangelo, lei Alice
La ragazza dellSms. ancora meglio di come me lavevi descritta, Marco.
Marco lo fulmin con unocchiataccia e si precipit a rassicurare Alice. Non avevano mai parlato
di lei, e lui non era il tipo che si vantava in giro delle sue passioni.
Alice gli scocc un bacetto sulla guancia.
Ma lo so, lo so. Daltronde, aggiunse, perfida, tu non mi avevi detto che il tuo amico cos
carino.
A Marco manc la replica pronta. De Candia sinser e, indicando con orgoglio quasi infantile la
Renault 4 targata Lecce, apr lo sportello del passeggero.
Che ne dite, eh? Non meravigliosa? Prego, accomodati.
Alice si lasci andare sul sedile di stoffa dallarmatura in alluminio che le ricordava una sdraio e,
osservando il cambio al volante e quel cruscotto minuscolo che faceva tanto auto giocattolo, mise su
unespressione tra il divertito e lo sconcertato.
Ma che macchina ?
La mitica R4. dell89. Apparteneva a mio padre. la sola cosa tangibile che mi sono portato
dietro nella vita. Com che si dice? Ci sono due cose che non puoi cambiare: i tuoi genitori e la
squadra del cuore. Be, io ci metto anche la R4, se hai avuto la fortuna di averne una. Mi costa un po
tenerla, ma
Marco si era aggiustato sul sedile di dietro.
Era lauto preferita dai brigatisti, comment.
Alice non perse loccasione. Era troppo ghiotta.
Vi dispiace se cambiamo secolo?
De Candia scoppi a ridere.
Per, la ragazzina.
Marco scosse la testa.
Alice guard Michelangelo. Quella leggera cantilena salentina le piaceva. Il Pm era decisamente
un bel ragazzo.
Passarono viale Marco Polo e infilarono la Cristoforo Colombo. Alice e Michelangelo
continuavano a scambiarsi battute scherzose. Avevano trovato unintesa immediata. Perch per lui
era stato cos difficile, invece? Si chiuse in un silenzio ingrugnato. Aveva la sensazione che tra i due
fosse cominciato un neppure troppo dissimulato gioco di seduzione, e lidea di provare anche solo
una punta di gelosia lo faceva sentire insieme ridicolo e infantile.
E piantala, Marco.
Allaltezza dellobelisco, De Candia rallent fin quasi a fermarsi.
Siamo stati qui convocati dal tenente colonnello Malatesta Marco, declam il Pm, per
conoscere la verit su Roma. Bum. Ecco, per quanto mi riguarda, Roma finisce qui. Queste sono le
mie Colonne dErcole, Marco, hic sunt leones.
Marco guard Alice, che si fece seria.
Michelangelo, non c da scherzare, disse. Da domani la vera citt partir proprio da queste
strade.
Perch?
Ho studiato le mappe degli Anacleti e ho raccolto un po di dati. C un progetto edilizio, una
grande speculazione, la pi grande di sempre. Se ne stanno occupando architetti prestigiosi. Milioni
di metri cubi di cemento nei trenta chilometri da qui al mare. Il committente una societ, New City
si chiama. Lamministratore Michele Lo Surdo, una vecchia conoscenza. Il commercialista della
malavita. Lo stesso che ha rastrellato le concessioni di Ostia Ponente dopo che una manina
provvidenziale ha bruciato gli stabilimenti che cerano.
Un progetto, dici?
Fra Roma e Ardea, case popolari. Ma fa pi fino chiamarlo housing sociale. A Ostia, un nuovo
porto. Ma anche l, fa pi fino chiamarlo Waterfront.
Sembra una cosa grossa
Lo .
E perch non ne ho mai sentito parlare?
segreto, per il momento. La guerra ha fermato tutto.
E se segreto, tu come fai a saperne tanto?
Con laiuto di Diego, il Drago Ribelle che piaceva ad Alice, avevano violato la nuvola, la
cassaforte virtuale dello studio Mailand & Partners. Tutto ci che sapevano lo dovevano a una serie
di reati. Cose che non si potevano spiegare a un Pm.
Diciamo che ho i miei metodi. Gira per di qua, per favore Marco indic a De Candia di
tenersi sulla destra e proseguire lungo la Cristoforo Colombo in direzione di Ostia. Prima di Casal
Palocco segui le indicazioni per Axa. C un posto dove possiamo bere qualcosa.
Chi c veramente dietro New City? domand Michelangelo.
Un cartello. Ne fanno parte gli Anacleti, gli Adami-Sale di Ostia e io credo anche Rocco Perri,
che qui il referente della ndrangheta, e Ciro Viglione, in rappresentanza dei napoletani. Ah,
dimenticavo santa madre chiesa.
Addirittura! trasecol De Candia.
New City, per costruire tante belle casette di cartone. Ogni tot chilometri tireranno su un
campanile. Capito il gioco?
Interessante consider De Candia. E tu, Alice, te ne stai zitta. Magari gli hai dato una
mano?
Io? No, io non ho fatto niente questi nomi li sento per la prima volta.
Ma famme u piacere! disse il Pm in dialetto.
Alice non era una brava bugiarda, riflett Marco con una punta di sollievo. E Michelangelo era un
amico.
Si fermarono di fronte a quello che somigliava a un pub. Una costruzione di legno bassa, un
incongruo chalet di montagna in mezzo a degli alti pini marittimi.
Frodo, annunciava linsegna luminosa.
Non pensavo che Tolkien abitasse il litorale romano, comment De Candia invitando Marco a
fare strada.
una curiosa comunit nera quella che abita queste zone, prese a raccontare Marco. Un
impasto di reduci del Novecento, fascisti immaginari imbottiti di cultura fantasy e animali da curva.
Un terreno di coltura ideale se immagini su quali fondamenta debba poggiare la nuova Roma.
Il colonnello salut con un cenno di intesa un tipo sulla cinquantina dagli avambracci tatuati che
doveva essere il padrone e che si present come Dario. Il locale era deserto. Presero posto a un
tavolo dangolo. Dario serv un vassoio con tre pinte di Menabrea e un piatto di jamn Serrano.
Marco prosegu.
Ho arrestato Dario poco prima di partire per lestero. Una specie di rivoluzionario fuori tempo
massimo. Lui si convinto che in quel modo gli ho salvato la vita. Diciamo che da allora ci
rispettiamo. Non un chiacchierone, ma di solito le poche cose che dice hanno un senso. stato lui,
quando sono tornato a Roma, a spiegarmi che i vecchi camerati si sono messi giacca e cravatta e ora
si atteggiano a manager. Mi ha detto: Marco, se so messi er gessato. Ma sempre banditi de destra
so rimasti. Roma, in fondo, non cambiata. Un sole nero intorno a cui ruotano i satelliti di sempre.
Alice non riusc a trattenersi.
vero allora quello che si dice. Che voi dellarma ve la fate con i fascisti.
De Candia le prese delicatamente lavambraccio.
Perdonami, Alice. Ma fossi in te proverei a essere meno tagliente.
Perch? Perch lui un carabiniere e tu un Pm? Sono colpevole di lesa maest?
Ma no. che io ero come te. Poi ho capito a un certo punto che chi crede di sapere troppo non sa
nulla. E si perde quasi tutto. Non basta aver letto da qualche parte come funzionano le cose.
Alice torn a stuzzicare Michelangelo.
E quando hai avuto lilluminazione?
A Milano, il giorno in cui mi trovai di fronte un banchiere daffari. Avevo il verbale aperto. Ed
ero convinto che dovesse solo confessare.
E invece?
E invece mi disse una cosa che non ho pi dimenticato. Lei, dottor De Candia, crede che io
conosca o mi interroghi sul senso di ci che faccio. Lei convinto che un banchiere sia quello che
invece non . Io non so nulla, De Candia, di quello che vendo. Io non so cosa diavolo sia un derivato,
non mi occupo di interest-swap, di collar. Quella roba adatta a un ragazzino bravo in matematica.
Io mi occupo di uomini. Io cerco solo di dare una risposta alla loro avidit o disperazione. Ecco,
Io non so. Questo mi disse.
Alice abbass lo sguardo. Marco, dai vetri del pub, indic a De Candia la macchia di luce che si
distingueva in lontananza.
L gi lInfernetto. Era una borgata abusiva. Come ogni muro tirato su in questa zona. Prima
hanno condonato tutto. Poi gli hanno venduto un sogno. Roma come Atlantic City. Casin, piste da sci
in pineta. Seggiovie. Mall ogni chilometro. Unorgia di merci per somigliare a ci che non si .
Soprattutto, utile a reimpiegare denaro sporco, aggiunse Alice.
Una perfetta chiosa sbirresca. Sbirresca, e ci nonostante esatta, sorrise annuendo De Candia.

Lasciarono Axa diretti verso il mare. Si erano fatte quasi le due del mattino. Una coppia di
netturbini intirizziti ciondolava davanti al baracchino della porchetta parcheggiato su uno dei lati
della rotonda di Ostia. Marco chiese a Michelangelo di fermarsi lungo la banchina del porto
turistico. Quattro misere barchette non riempivano il vuoto spettrale di approdi inutilmente enormi.
Lo scheletro in cemento armato di un alto edificio incompiuto svettava come una lugubre rovina.
Scesero dalla R4 e si misero a passeggiare. Marco si accese una Camel.
Ostia non aveva nessun bisogno di questo porto. Almeno, non di un porto di queste dimensioni.
Fiumicino a quindici minuti. Limportante per era cominciare a gettare cemento. Perch un porto
pu diventare un casin sul mare, perch le destinazioni duso cambiano. Waterfront. Suona bene,
no?
Risalirono in macchina. Ripercorrendo la Colombo verso Roma, la R4 si infil in una complanare
senza nome. Un budello immerso nel buio pesto in fondo al quale brillava di un bagliore surreale
quello che sembrava lingresso di un circo. Si fermarono a un centinaio di metri dalla fonte luminosa.
La Caverna. Ufficialmente, una discoteca. Di fatto, il monumento alla pace che gli Anacleti
avevano stretto con gli Adami-Sale e che ora sembrerebbe essere andata a farsi benedire, spieg
Marco.
E cosa centra la pace con una discoteca? chiese Michelangelo.
Denis Sale aveva sposato una Anacleti. E insieme gestivano questa baracca. Coca, mignotte,
slot. Un matrimonio di interesse che doveva battezzare un nuovo equilibrio, diciamo cos, in tutta la
citt. Niente pi guerre per i locali, ma una sana cogestione in cui tirare dentro anche i calabresi e i
napoletani. Dal Caf de Paris di via Veneto a questo buco di culo. Poi Denis rimasto vedovo ed
cominciata unaltra tarantella, evidentemente.
Suona tutto molto convincente, disse De Candia.
Apri un fascicolo, esort Marco, atti relativi a progetto edilizio. Ti preparo uninformativa.
Posso allegare tutto quello che serve: non solo le mappe degli Anacleti, ma progetti, lucidi, studi di
fattibilit, pareri della sovrintendenza, c persino una proposta di legge regionale che riguarda
aspetta ah, provvidenze integrative in materia di culto, in pratica lautorizzazione a costruire un
bel po di bed & breakfast che saranno gestiti dai preti. Dir che ne sono venuto a conoscenza grazie
a una fonte confidenziale.
De Candia lo interruppe con un cenno secco.
Tu credi che la guerra fra Ostia e Cinecitt dipenda da questo, vero?
Ne sono certo. Devessere saltato qualche equilibrio. Non so perch, e voglio scoprirlo. Ma so
che qualcuno sta lavorando per rimettere le cose a posto. Di solito, quando ci sono di mezzo tanti
soldi, i vari gruppi si affidano a dei regolatori. Serve qualcuno che tenga buona la strada, e uno
sponsor politico.
E tu gi sai chi sono, vero?
Per quanto riguarda la politica, sono al buio. Non ne so niente, diciamolo pure. Ma sulla strada
c solo un uomo in grado di rimettere le cose a posto . Marco smanett con liPhone, poi mostr le
foto che aveva rubato al Samurai al distributore di corso di Francia prima di affrontarlo. Il
Samurai.
Ha gli occhi a mandorla? sinform De Candia con tono blas. Da queste immagini non si
capisce.
Alice scoppi a ridere. Adorava la leggerezza e lironia di De Candia. La conversazione si fece
frivola. Alice disse che le era venuta una gran voglia di dolci. Conosceva un posto, il migliore. Il Pm
smise di fare la persona seria e la scongiur di portarcelo. Subito. Marco si rimise in tasca il
cellulare e si accod sbuffando.

Arrivarono a San Basilio che albeggiava. Via Luigi Gigliotti era deserta, anche se i falansteri
sbreccati delle case occupate occupate da sempre e da dio solo sa chi, ormai sembravano
percorsi da una qualche forma di vita vigile. Che si manifestava con improvvise apparizioni di
ombre allinterno dei cortili e degli androni. Ragazzotti intabarrati in giacconi scuri e zuccotti di lana
calati sulla testa.
Dove diavolo siamo? chiese De Candia, disorientato.
Mezzo giro di grande raccordo anulare a nordest, rispose Alice.
Bene. Ora ne so meno di prima.
Siamo al Negozio di Roma, disse Marco.
Il negozio? Che vuol dire?
Il pi grande centro di spaccio della citt, amico mio. Un supermercato dello sballo a prezzi da
saldo. Diciamo che loutlet degli Anacleti, prosegu Marco.
Ma tu, Alice, non avevi fame di dolci? interruppe De Candia.
Gi, fece lei. Per questo siamo qui. Perch in questo posto, oltre alla coca, allhashish e
alleroina c anche un buco con i migliori cornetti della citt.
Indic una porta in alluminio anodizzato che si apriva sul marciapiede di via Recanati.
Avvolti da un inebriante profumo di lieviti, scesero una ripida rampa di scale, che introduceva al
cuore seminterrato di un minuscolo laboratorio di pasticceria. Di fronte a due grandi forni in
alluminio, due ragazzi maghrebini imburravano gigantesche teglie, mentre un uomo corpulento sulla
sessantina li sorvegliava con uno sguardo apparentemente distratto. Alice lo abbracci con laffetto
per un padre.
Lui Mario. Mario, loro sono Marco e Michelangelo.
Uhm, me sanno tanto de sbirri senza offesa, eh! Alice, nun me di che mo te la fai co la
madama, sorrise il pasticciere.
Marco avvamp. Michelangelo decise di stare allo scherzo.
Diciamo che Alice ha usato la notte per metterci alla prova. Nessuno compra a scatola chiusa.
E com che stai da ste parti?
Un giro. Michelangelo conosce poco Roma.
la verit, allarg le braccia De Candia.
Questa nun Roma. Questo nun pi gnente.
Mario raccont ai tre degli ultimi morti ammazzati nel quartiere. Un pischello di quindici anni
dissanguato dopo una rissa. Un paio di pusher. Un tipo della Torraccia il nuovo lembo di San
Basilio oltre il Gra che aveva detto due parole di troppo di fronte a una pompa di benzina self-
service.
pieno de cani rabbiosi e senza padrone, disse Mario scuotendo la testa mentre caricava di
cornetti, bombe e ciambelle un vassoietto di cartone per gli ospiti. So pippati fracichi. Dalla
mattina alla sera. E se credono de comanda. Invece nun contano un cazzo. Vendono la roba
dellAnacleti e pensano da esse padreterni. Peccato che so solo dei poveri stronzi. Ma ve lho
detto. Questa non pi Roma. Pure luccelli hanno imbruttito. Laltro giorno, qui davanti, un
gabbiano s magnato un gatto vivo.
Risalirono in strada con il sole delle sette e mezzo del mattino.
Michelangelo si fece pensieroso.
Secondo me ci hai preso, Marco. Ma su che elementi dovrei muovermi? Un progetto, finch resta
sulla carta, un progetto fantasma. Portami prove, solide e concrete prove. E agiremo. Ma non prima.
Alice sbadigli. Le bruciavano gli occhi dal sonno, ma aveva imparato molte cose in quella strana
notte. E alcune sue certezze, che sino a un istante prima aveva creduto granitiche, ora vacillavano.
Era costretta ad ammettere che lo stato, il potere, il sistema, la casta o come diavolo si volessero
definire le entit alle quali appartenevano quei due, non si potevano considerare una massa ottusa e
compatta alla quale contrapporre soltanto dei no risoluti. In una parola, sent che cominciava a
fidarsi di Marco e di Michelangelo.
Questa roba, sapete, disse, dovremmo metterla in rete. Succeder un casino, e qualcuno verr
allo scoperto. Gettiamo un sasso nello stagno, e vediamo se i pesci vengono a galla.
Idea pericolosa, irrituale e anche illegale, tagli corto De Candia.
Idea bocciata.
XXXVI.

Stavolta il Numero Otto aveva fatto la cazzata della vita. Zio Nino non aveva chiuso occhio. Su e
gi nella cella. Su e gi. Al mattino, si chiam a colloquio in carcere lavvocato Parisi. E per
dissimulare lagitazione fece la voce grossa. Gli disse che Cesare non si poteva n doveva toccare.
Spieg che, certo, era indifendibile, e aveva fatto non una, ma tre cazzate. Che la sua impennata
rischiava di mandare tutto a monte. Che in qualunque altra situazione, per una simile idiozia, non
poteva esistere punizione diversa dalla morte.
Ma mio nipote, avvoca, sangue del mio sangue, un figlio per me. Sta cosa la dobbiamo
risolvere fra noi.
Rocco Anacleti andato fuori di testa, zio Nino.
E te credo, ci ha le sue ragioni Lho visto, sai, passato qua in transito. Stava proprio ridotto
male. Ma tu fa na cosa. Vammi a trovare Denis, che uno sveglio. Deve dare un par de centomila
alle famiglie di quei due disgraziati. Poi fai sapere agli Anacleti che se passano sopra a questa cosa
gli aumentiamo la percentuale del venticinque per cento.
Per riuscire a chiuderla cos dobbiamo sentire anche gli altri, osserv Parisi, pragmatico.
E tu informali. Parla con Rocco, parla con Ciro, parla col Samurai, parla co Ges Cristo e la
Madonna, ma fallo presto. E a Cesaretto digli che paghi e che per un po nun se facesse vede in giro.
Va bene, zio Nino. Certo, quello che mi chiedi non proprio mestiere di avvocato
Zio Nino mont su tutte le furie. Ah, e mo se ricordava della correttezza professionale, sta narice
leggendaria, sto puttaniere inveterato, mo se tirava indietro, dopo che era stato coperto doro e de
polvere bianca.
Volevo solo dire che non sar una passeggiata, zio Nino, si affrett a precisare Parisi.
Zio Nino cap lantifona: come sempre la sanguisuga in toga nera batteva cassa. Era solo questione
di soldi. Sempre l andavano a parare, uomini senza onore che dietro sta mutanda sporca chiamata
legge nascondevano le loro luride vergogne.
Sta bene. Domani te faccio fa un bonifico sul conto che sai.
Sempre obbligato, zio Nino.
Quella sera stessa Parisi and allOff-Shore. Denis e Robertino gli dissero che Ernummerootto
sera preso qualche giorno di pausa. Deficiente, ma certo non suicida, pens Parisi, e chiese a Denis
di accompagnarlo nella villetta a Campo di Carne, feudo di una famiglia calabrese federata ai Perri,
dove Ernummerootto sera rifugiato con Morgana.
Lavvocato spieg la situazione mentre Morgana, a seno nudo, fumava crack da una bottiglia
coperta da uno straccio color lill. Quando apprese che gli si chiedevano, a titolo di buona volont,
duecento pali, Ernummerootto, gli occhi fuori dalle orbite, se ne usc con una grassa risata.
Io a loro? Ma so quelle due merde che me dovrebbero risarci, che me volevano fa secco,
mortacci loro. O sai come se chiama quello che ho fatto, avvoca? Legittima difesa, se chiama.
Parisi fece presente che si trattava di un ordine di zio Nino e il ragazzo abbass allistante la
cresta. Assicur lavvocato Parisi che avrebbe provveduto nel giro di ventiquattrore.
Rinfrancato da quel primo successo, Parisi convoc a studio gli Anacleti ancora a piede libero.
Ascoltata la proposta, gli zingari si mostrarono possibilisti. Un trenta per cento, per, specific
Silvio, uno dei tanti nipoti dellinterminabile genia, uno con cui si poteva parlare, sarebbe stato
preferibile. E in ogni caso, prima di impegnare la parola, si sarebbe dovuto consultare Rocco.
Ancora qualche giorno di pazienza e ve lo tiro fuori, li rassicur Parisi.
Gli Anacleti ripiegarono in buon ordine, bofonchiando le loro incomprensibili litanie gitane.
Il messaggio per Ciro Viglione e Rocco Perri fu affidato al dottor Temistocle Malgradi. Il
napoletano e il calabrese si incontrarono a Villa Marianna. Ne avevano entrambi piene le tasche di
quellinsensato casino, e si dissero pronti a sottoscrivere qualunque soluzione avesse riportato la
calma: anche perch zio Nino, accollandosi il debito del nipote, si era dimostrato uomo intelligente.
Poich le pratiche per la scarcerazione di Rocco andavano per le lunghe la faccenda stava in
mano a sto De Candia, una toga rossa, e che te lo dico a fare , Silvio Anacleti and allAlbergo
Roma, e, nel corso di un tempestoso colloquio, riusc a convincere Rocco dellaccordo.
In capo a una settimana, il nuovo patto era sottoscritto.
Ma tutto quellottimismo non era giustificato.
Cera qualcuno che ancora non aveva detto la sua.
Il Samurai.
Alle ripetute sollecitazioni di Parisi aveva opposto un incomprensibile silenzio. E negli ultimi due
giorni, proprio mentre laffare sembrava concluso con generale soddisfazione, aveva smesso di
rispondere alle sue chiamate su Skype.
Lavvocato si chiese se non fosse il caso di informare gli altri. Se ne astenne perch temeva di
essersi gi spinto oltre, e perch immaginava che il Samurai, nella sua notoria lungimiranza, non si
sarebbe messo contro gli altri.
Nessuno aveva ancora compreso di che pasta fosse fatto il Samurai.

Ormai sicuro di s, certo che la buriana fosse passata, Ernummerootto sinsedi allOff-Shore e,
per festeggiare il ritorno da vincitore, organizz una memorabile festa privata. Tanto memorabile che
verso le quattro di una notte battuta dalla tramontana se ne usc tutto solo, a smaltire i fiumi di alcol e
i fumi di droga. Aveva appena percorso pochi passi, e sera accesa una sigaretta normale, quando si
vide affiancare da un Audi Q7 bianco. Il vetro oscurato del lato passeggero si abbass e una voce
nota pronunci il suo nome.
Cesare!
Max si sporgeva verso di lui, un sorriso amichevole stampato sul volto di solito tenebroso.
Distinto, la mano corse alla pistola che teneva infilata nella cinta dei calzoni, la canna a contatto del
gluteo.
Che cazzo vuoi? finito tutto, no?
Max smont e si avvicin a lui con le mani alzate. Ernummerootto lo perquis. Era disarmato.
Il Samurai vuole vederti.
E nun poteva arza er culo e veni alla festa? Vavevo pure invitati.
Lo sai com fatto. Non ama il chiasso.
Vabbe, mo so stonato. Dije che ripassi domani.
Come vuoi, sospir Max avviandosi verso il Suv, gli dir che laffare non ti interessa.
Come, affare? Di che cazzo stai a parla? Aspetta, fermati, oh!
Un affare grosso, Cesare. Una tonnellata di cocaina.
Ma tu guarda. E perch de botto er Samurai s ricordato de me?
Perch il carico va per mare e lapprodo qua, e questa, se non sbaglio, zona tua.
Ernummerootto si gonfi tutto. E gi! E finalmente le cose se rimettevano a posto. E quanto aveva
fatto bene a parcheggia quei due nfami. E ora tutti sapevano chi era Ernummerootto e con chi
avevano a che fare. Persino il Samurai aveva fatto pippa. Se voleva importare la sua roba, era con
lui che doveva fare i conti. Il Samurai che chiedeva il suo aiuto. Zio Nino sarebbe scoppiato di
felicit.
Sta bene. Ndo sta er giapponese?
Ti ci porto io.
Strada facendo, si divert a provocare il fedele scudiero del Samurai.
Dimme un po, Max, ma vera sta storia del Pigna? Quello che il Samurai gli avrebbe staccato
la testa co lo spadone?
Cos ho sentito dire.
Grazie. Purio lho sentito dire. Solo che n tu n io ceravamo, no? E a me risulta che il
soprannome Samurai glielha messo il Dandi quando se so ncontrati in galera e il padrone tuo era
solo un pischello.
Il Samurai non il mio padrone, Nummerootto. Gli uomini non hanno padroni.
Ah, davvero? Ma se gli stai sempre appresso come un cagnolino.
Il Samurai il mio maestro. Ma tu non puoi capire.
A filosofo, famme na cortesia. Lassa perde.

Il Samurai li aspettava sulla spiaggia di Capocotta, fra le dune. Faceva freddo, molto freddo, ma il
Samurai, nel suo eterno completo nero, le mani in tasca, il volto scoperto, sembrava indifferente al
clima, al vento tagliente, al fragore della risacca che penetrava schiumando la battigia disseminata di
legni fradici, palanche ossidate, gusci di crostacei, buste di plastica.
Forse, per un istante, il pensiero di essere finito in un vicolo cieco attravers la mente ottenebrata
del Numero Otto. Se avesse cacciato il ferro in quel momento, forse sarebbe riuscito ancora a
cavarsela. Ma perch darsi tanta pena, in fondo: se volevano beccarlo, potevano farlo alluscita
dellOff-Shore, potevano aspettarlo sotto casa a piazza Gasparri, potevano. Daltronde, non cera
stato un accordo? Chi era sto cazzo de Samurai per mettersi contro tutti? Mostrarsi codardi, in un
momento simile, significava perdere la faccia.
Perci Cesare Adami si avvi spavaldo verso la figura che se ne stava immobile fra le dune.
Allora, Samura, sta tonnellata de robba?
Il Samurai si rivolse a Max, ignorandolo.
Max, se vuoi scusarci Cesare e io dobbiamo parlare.
Max rest interdetto. Il Samurai gli aveva detto che prendeva atto dellaccordo, ma che voleva
parlare a quattrocchi con il Numero Otto.
Si era fatto lasciare in spiaggia tre, forse quattro ore prima. Era rimasto tutto quel tempo in attesa.
Max non aveva idea di quali fossero le sue intenzioni. Il Samurai raramente dava spiegazioni, e
quelle poche volte le sue parole non si potevano prendere alla lettera, ma andavano interpretate. E
adesso perch lo allontanava? Forse lo stava mettendo alla prova. Forse voleva che restasse. Gli
chiedeva di disobbedire?
Mi fermo qui vicino.
una tua scelta, comment, asciutto, il Samurai.
Il Numero Otto ne aveva abbastanza di quel balletto. Ma che, quei due erano fidanzati? Sta a
vedere che er Samurai e s che nessuno laveva mai visto in compagnia de na fica come se deve
limmagine di un accoppiamento fra lalgido nazista e il filosofo gli provoc un accesso di risa.
A Samura, s fatta na certa, si nun te dispiace singhiozz, infine, quando riusc a
recuperare un minimo di compostezza.
Il Samurai estrasse le mani dalle tasche, se lo prese sottobraccio e si avvi verso la battigia.
Vedi, Cesare, ci sono tre componenti che fanno un uomo. Un uomo degno di chiamarsi tale,
intendo dire. E sono il cuore, il fegato e il cervello.
Seeh, seeh, ho capito, ma sta nave de coca?
Gli arabi, quando nasce un figlio, lo chiamano il mio fegato che cammina. Potrei spiegarti il
senso della metafora, ma dubito che la comprenderesti anzi, sono certo che non la comprenderesti.
Samura
Aspetta, aspetta. Il cuore puoi immaginare da te che senso abbia. Ardimento, coraggio,
generosit. Tutte qualit positive, ma che di per s non fanno un uomo, cos come non lo fa il fegato.
Perch di tutte le qualit che un uomo deve possedere, la pi importante il cervello.
Samurai, scusa
Il Samurai si arrest e lo fiss negli occhi. Quello sguardo da rettile metteva i brividi lungo la
schiena, era una calamita alla quale non ci si poteva sottrarre.
Sfortunatamente, riprese il Samurai, questa volta con una certa mestizia, tu sei privo di tutte
queste qualit. Non hai fegato, perch sei bravo a sparare ma poi corri subito a nasconderti per paura
che la marachella venga scoperta e punita. Non hai cuore, perch sei bravo a sparare, s, ma alle
spalle, e non avrai mai il coraggio di fissare negli occhi la tua vittima. Soprattutto, non hai cervello,
perch spari a casaccio, spari prima di pensare alle conseguenze. E questo male, Cesare, molto
male.
Il Numero Otto cap che le cose stavano prendendo una brutta piega e cerc di afferrare la sua
arma. Si ritrov la canna della Mannlicher in mezzo agli occhi. Il Samurai gli sfil dalla cinta il
revolver .357 magnum e lo intasc.
Samurai, io so protetto da zio Nino. Si te me tocchi, zio Nino te magna er core. A te e a
quellaltro frescone che te porti appresso.
Mettiti in ginocchio.
A Samura, e basta, finimola qua. Io me dimentico de te, e tu te dimentichi de me.
In ginocchio, ho detto!
Il Numero Otto scivol sulla sabbia bagnata.
Te d met della parte mia, Samurai. Il settantacinque. Tutto te d, tutto!
Lo vedi come sei limitato? sospir il Samurai. Anche in un momento come questo. Alle
soglie del supremo tu pensi solo ai soldi.
Ma che cazzo, Samurai!
Cesare Adami cominci a piangere. Il Samurai scuoteva la testa. Tutta quella sofferenza, in fondo
inutile, visto che ci che doveva essere fatto era gi deciso, lo irritava. Ma cera ancora qualcosa da
dire. Perch la lezione fosse esemplare.
Quanti ne ho conosciuti come te Uno era tuo padre, sai, quello che metteva luccello dove non
doveva, che si divertiva a torturare le donne, quello che poi faceva soffiate alle guardie Lo
giustiziammo. Era la cosa da fare. In quel tempo, concluse il Samurai in un sussurro, credevamo
ancora che esistesse qualcosa di simile alla giustizia. La nostra giustizia.
Samuraaa
Una raffica di vento si port via leco della detonazione.

Distante qualche metro, Max aveva seguito la scena. Dalla sua posizione non riusciva a percepire
il dialogo, ma il senso della situazione era chiaro.
Non si trattava di una punizione.
Quella era la morte.
Il Samurai gli aveva lasciato libert di scelta. Come un buon padre.
Ed era stato lui a decidere di restare.
Aveva tutti gli elementi per decidere.
E aveva deciso.
Non aveva mai ucciso, fino a quel momento.
Restando al fianco del Samurai aveva fatto la cosa giusta.
Quando il corpo del Numero Otto si abbatt sulla sabbia, Max si riscosse dalla trance.
Rapidi sussulti scuotevano Cesare Adami.
orribile, pens Max. Si allontan di qualche passo per vomitare.
Il Samurai lo raggiunse e gli pose una mano sulla spalla.
la linea dombra, Max. Da qui non si torna pi indietro. Aiutami a smontare le armi. Poi le
getteremo in mare. Il loro compito si esaurito. Il tuo appena allinizio.
XXXVII.

A braccia conserte, piantato a gambe leggermente divaricate nella sabbia di Capocotta, Marco
Malatesta osserv gli addetti del servizio mortuario dellAma, lazienda dei rifiuti, sollevare il
cadavere di Adami e adagiarlo nella cassa di zinco destinata allistituto di Medicina legale. Lo
aveva ucciso un solo colpo. Sparato dritto in mezzo agli occhi. Ma il proiettile che gli aveva
devastato il cranio, come era stato subito chiaro constatando la mancanza di un foro di uscita, era
stato trattenuto.
I Pm Setola e De Candia piombarono entrambi sulla scena del crimine, ciascuno con la propria
squadretta investigativa al seguito. Una scena surreale. Roba da sganasciarsi, se non ci fosse stata di
mezzo una guerra di mala come non si vedeva da tempo a Roma. E che di guerra si trattasse, ormai se
nera convinto persino il futile Setola. Che, anzi, dalla sicurezza che ostentava nel concionarne, si
sarebbe detto il pi tenace assertore di una teoria che, sino a poche ore prima, aveva ridicolizzato.
Sotto lo sguardo ironico di Marco e Michelangelo, Setola si dedicava al suo passatempo preferito:
impartire a gran voce a destra e a manca disposizioni contraddittorie e sostanzialmente prive di
senso. Cera poco per da ironizzare. La mattanza sembrava non avere fine.
Marco si era appena accesa lennesima sigaretta quando ricevette una telefonata. Rapisarda voleva
vederlo. Immediatamente. Scambi un cenno di saluto con De Candia e si avvi.
La caserma Pisacane sorgeva in fondo al viale di Tor di Quinto, antico boulevard del mercimonio,
dove generazioni di adolescenti avevano fantasticato sulle professioniste della strada illuminate da
rustici focaracci. Lultima volta che Marco laveva vista era stato alla televisione. In quei giorni era
impegnato in una missione. Insieme a un prete, un cristiano copto dEgitto, cercava di salvare da un
destino atroce cinquanta profughi eritrei che stavano marcendo in container seppelliti nel torrido
deserto libico. Aveva contro i predoni locali, le potenze preoccupate di non turbare delicati
equilibri, il suo stesso governo. Da un servizio di Al Jazeera captato su un apparecchio di fortuna, in
una baracca, esausto dopo una giornata di sforzi improduttivi, aveva conosciuto la sua definitiva
umiliazione come carabiniere e come italiano. Su un palco montato al centro del galoppatoio della
caserma e di rara oscenit cromatica, in cui il tricolore abbracciava la bandiera della libica
Jamhriyya, Muammar Gheddafi, vestito di un caffettano bianco, aveva arringato per quaranta
minuti il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ottocento papaveri scelti dellitalica classe
dirigente, i carabinieri del quarto reggimento a cavallo. Erano schierati in alta uniforme per un
carosello equestre riparatore in onore di quel dittatore sanguinario e del secondo anniversario del
Trattato di amicizia Italia-Libia. Quella testa di pezza del colonnello Muammar si era permesso di
spiegare che gli amici italiani gli avrebbero garantito cinque miliardi di euro allanno per evitare che
lEuropa diventasse Africa nera. Proprio cos, aveva detto. Africa nera. Se non volete che inondi il
Mediterraneo della disperazione del Sud del mondo, mettete mano alla saccoccia. Altro che liberare
i profughi eritrei. Lordine internazionale li voleva morti, quei poveracci. Il benessere esigeva il loro
sacrificio. Morti, che era il modo migliore per levarseli dai coglioni. Naturalmente, sui palchi delle
autorit, era stato tutto un annuire. E tra le teste chine e compiaciute su cui le telecamere avevano a
lungo indugiato, Marco aveva riconosciuto non solo quelle dei nostri ministri, venditori darmi e
banchieri, ma anche quella del generale Rapisarda, sua eccellenza il generale di corpo darmata e
comandante della divisione Custoza. Il padrone di casa di quella indecente carnevalata. Luomo che
ora lo aspettava con impazienza, come gli ricord la voce del piantone alla sbarra.

Dopo unora di anticamera, fu introdotto nel sancta sanctorum. Rapisarda, chino su una scrivania
ingombra di cestini dargento ricolmi di caramelle Perugina e torroncini Venchi, finse di farsi trovare
sorpreso a scrivere chi sa quale delicato appunto. E il Comandi pronunciato in modo stentoreo dal
colonnello si trasform in un saluto al riporto del generale. Senza sollevare lo sguardo dal foglio su
cui continuava a scarabocchiare indecifrabili zampe di gallina, Rapisarda lo invit ad accomodarsi.
Trascorsero almeno due minuti di un silenzio che Marco si guard bene dallinterrompere. Finch
non fu Rapisarda a prendere liniziativa.
Ci rivediamo, colonnello.
un onore, generale.
La trovo in forma, colonnello.
Lei non da meno, generale.
Troppo buono, colonnello. Lei ha idea del motivo di questa convocazione?
Francamente no, signor generale.
La voce di Rapisarda sal dintensit, lintonazione si fece aspra. La scaramuccia finiva,
cominciava il vero duello.
Cosa diavolo sta succedendo a Roma, colonnello?
Una guerra, signor generale. E temo che questa volta non si potr far finta di niente.
Rapisarda rest senza parole. Quella era una provocazione. Unaperta provocazione. Ai limiti del
vilipendio. Ma che si era messo in testa?
Il telefono fisso di Rapisarda lampeggi. Il generale si avvent sullapparecchio.
Non ci sono per nessuno! Ah, capisco me lo passi Dottore carissimo
Marco ascolt suo malgrado. E si domin per non scoppiare a ridere. Il dottore carissimo era un
pezzo grosso della televisione. Invitava Rapisarda a un talk-show sullescalation criminale a Roma.
Il generale si metteva subito a disposizione. I due si accordarono su come piazzare in studio il
plastico che doveva ricostruire lo scenario dellesecuzione del Numero Otto, e convennero
sullopportunit di una scheda riassuntiva: ma per favore, implor Rapisarda, basta con questo
Pasolini.
Rapisarda torn a concentrarsi sullindisponente subordinato.
Lei sta abusando della mia pazienza, Malatesta. Lei e quel pubblico ministero, una toga rossa,
ovviamente.
Con tutto il rispetto
Non si azzardi a interrompermi! Io devo delle risposte. Le devo al paese. Lei lo sa che con il
morto di stanotte a Capocotta siamo a cinque omicidi? Cin-que! Ha letto coshanno scritto i giornali
dopo lIdroscalo? Unesecuzione pasoliniana. E che palle! Zitto, non fiati! Guerra! Lei parla di
guerra. Va bene. Ammettiamolo. Quattro banditi che sparacchiano contro altri quattro banditi.
Prendiamoli e facciamola finita. Questo ci chiede lopinione pubblica, per la miseria!
La situazione pi complicata, sinser, asciutto, Marco, e lo scenario decisamente pi
complesso.
Ancora? Che fa adesso, colonnello, mi vuole dire che arriviamo a qualche bella loggia di
massoni? La P5, la P6? La nuova banda della Magliana?
Rapisarda cominci a ridere da solo, mentre Malatesta si mise a fissare il ciuffo di peli che
ostruiva lorecchio destro del generale e la batteria di lustrini che gli tempestava il petto
delluniforme.
Cos come era cominciata, la risata del generale si interruppe di colpo.
Buon lavoro, colonnello. E mi saluti De Roche.
Malatesta scatt sullattenti.
Ah, unultima cosa, colonnello. Una sciocchezza, forse. Si dice che lei frequenti certi ambienti
come definirli eversivi? Antagonisti? Voglio pensare che sia una malignit. Ma non mi convinca
del contrario. Buona giornata, colonnello. E mi scusi se non le ho offerto neanche un caff, ma ne
avevo gi presi due aspettandola.
Malatesta si richiuse la porta alle spalle. Ripens alla faccia di Gheddafi su cui la Nato si
preparava a scatenare un inferno di fuoco. Ripens allo sguardo del caposquadrone del quarto
reggimento a cavallo mentre presentava le armi al dittatore.
Al diavolo.
Piomb a casa di Alice, sorpresa di vederlo cos di cattivo umore. Lei, invece, era raggiante. Un
famoso cantante rock le aveva chiesto di rimettere in sesto il suo sito, piuttosto antiquato. Un lavoro
pagato, e pagato anche bene! E, soprattutto, un lavoro eticamente compatibile: la rockstar era nota per
il suo impegno animalista, ecologista, per la legalit, eccetera.
Io invece ti offro un lavoro assolutamente gratuito e rischioso, Alice.
Suona interessante. Di che si tratta?
Waterfront, housing sociale. Mettiamo tutto in rete. Il progetto, lo studio di fattibilit degli
architetti, tutto. Gettiamo il sasso nello stagno, come hai proposto tu.
Mi servir qualche giorno.
Prenditi tutto il tempo che vuoi. E benvenuta nel gioco sporchissimo.
XXXVIII.

Seduto in una Toyota Avensis grigia metalizzata, parcheggiata sul piazzale antistante la chiesa di
Santa Maria Regina Pacis, il colonnello Malatesta indic al tenente Gaudino, che era al volante,
larrivo del corteo funebre. E, via radio, si raccomand ai ragazzi in borghese del reparto, che aveva
disposto sui lati della piazza e lungo le navate interne, di cominciare a scattare in digitale.
Trainato da una quadriga di stalloni bai Haflinger fatti arrivare dal Tirolo, il coso semovente
sembrava il cocchio di Cenerentola. Ma era il carro funebre per lultimo viaggio di Cesare Adami,
Ernummerootto. Le bestie, bardate di pennacchi neri, avevano finimenti in ottone; li legava alla
carrozza una catena che, oscillando, produceva un suono che potevi confondere con un rumore di
campanelli. Sistemata su un immenso cuscino di rose rosse e bianche, la bara in mogano occupava
lintera lunghezza della carrozza dalla vernice nera laccata, ed era avvolta da un grande drappo nero
con al centro l8 bianco, il numero dellultima palla che va in buca al biliardo.
A cassetta, le briglie in mano, sedeva un tipo segaligno in un liso completo nero e tuba in testa.
Aveva laria svogliata del beccamorto che normalmente viaggia per cimiteri sui catafalchi Mercedes
metallizzati e a cui era stato chiesto un fuori programma. Ma agli Adami nessuno avrebbe detto di no.
Zio Nino aveva stabilito che Cesaretto se ne doveva andare con tutti gli onori di un capo, quale bene
o male era stato. Che il suo funerale, a Ostia, nessuno avrebbe dovuto dimenticarlo.
Il sole rendeva tiepida la mattina. Il mare era calmo e alitava un odore salmastro.
La carrozza era partita da piazza Gasparri. Aveva imboccato il lungomare e impiegato quasi
quaranta minuti per raggiungere la chiesa della Regina Pacis. Il traffico era stato bloccato da solerti
pattuglie della municipale, e la folla che si andava gonfiando al suo passaggio si aggreg
spontaneamente dietro il feretro. Ansiosa di esserci, ma soprattutto preoccupata di farsi vedere. I
pischelli erano molti: non mancava nessuno dei nuclei familiari che abitavano i blocchi condominiali
di Ponente. I negozi avevano abbassato le saracinesche.
Il tenente Gaudino era rapito.
Funerali cos li avevo visti solo a Forcella e nei Quartieri Spagnoli. La camorra ha fatto scuola.
Ma se le dovessi dire che sono sorpreso, colonnello, le direi una bugia. Una buona parte di Ostia,
oggi, non ha scelta. O sta qui, o sta qui. Cesare Adami era un violento e non ha mai avuto il carisma
dello zio. La sua era lobbedienza della paura. Ma il capo era lui.
E adesso?
E adesso comincer la successione. Direi che la scelta di Nino Adami non potr che ricadere su
Denis Sale. il suo figlioccio, e da quel poco che sentiamo in giro ha pi materia grigia del tipo che
oggi sotterrano. Pare sia persino pi cattivo. gi in chiesa. Lho visto entrare prima insieme a una
ragazzina che dicono fosse la donna di Adami. Si chiama Morgana. A occhio, una tossica, direi
Li intercettiamo tutti, tenente. Le far avere quanto prima i decreti.
Servisse a qualcosa Questi pi muti delle pezzogne di Castellabbate sono Toh, guarda chi
c!
Nel piazzale di fronte alla Regina Pacis, ormai svuotato della folla che si era stipata nella chiesa,
un furgone per il trasporto detenuti della polizia penitenziaria si ferm a poca distanza dal carro
funebre che, con il feretro a bordo, era rimasto in solitaria attesa, mentre la quadriga di Haflinger
liberava sullasfalto le viscere contratte dallo sforzo.
I portelloni posteriori del Ducato blu notte con i vetri oscurati si spalancarono per far scendere un
vecchio in un cappotto di cammello, visibilmente provato.
Antonio Adami. Zio Nino.
Aveva chiesto e ottenuto dal giudice di sorveglianza un permesso speciale per lultimo saluto
allunico nipote. E per qualcosa di pi. Che per aveva tenuto per s.
Appena sceso dal mezzo, il vecchio allung i polsi a due agenti penitenziari che lo liberarono
degli schiavettoni, mettendosi ai suoi fianchi. Fece alcuni passi verso il cocchio. Si inginocchi
segnandosi la fronte e rest a capo chino qualche minuto. Quindi, rialzandosi con studiata e teatrale
lentezza, fece un gesto allindirizzo del becchino seduto a cassetta. E, immediatamente, dal colonnato
della chiesa si staccarono quattro pischelli in jeans e giubbotto di pelle che, caricandosi in spalla la
bara e attenti a non stropicciarne il drappo nero che la avvolgeva, la portarono nella grande navata
centrale della Regina Pacis.
Dalla cantoria si levarono possenti le note dellorgano a canne, e in uno dei banchi pi prossimi
allaltare, Denis Sale strinse a s, cingendole le spalle, Morgana. I suoi occhi erano asciutti, la pelle
bianchissima, quasi traslucida, e il leggero trucco di matita le donava uno sguardo glaciale. La
ragazza gli si avvicin allorecchio, attenta a scandire le parole, perch non andassero perdute nel
tono sussurrato con cui le pronunci.
Quel bastardo del Samurai morir.
Denis annu e aggiunse:
Devo capi se era da solo.
arrivato zio Nino, sussurr Morgana.
Libero della scorta, il vecchio Adami prese posto nel primo banco di fronte allaltare. Tra
Robertino, che continuava a piangere come un bambino, e Moira, la barista di piazza Gasparri,
strizzata in un abito di raso nero e combattuta tra lemozione dellultimo saluto a Cesaretto e la vista
improvvisa dellunico uomo che aveva veramente amato nella sua vita storta. Zio Nino le fece il
baciamano spizzando la farfalla avvizzita che le marchiava il dcollet, quindi baci sulle guance
Robertino, sussurrandogli allorecchio il vero motivo per cui era l.
Lo vendicheremo.
Sullaltare, don Fernando, il parroco di Regina Pacis, dimostrava coraggio.
Cosa ci dice il Siracide? Il rancore e lira sono un abominio, e il peccatore li possiede. Chi si
vendica avr la vendetta del Signore ed Egli terr presenti i suoi peccati. Perdona loffesa al tuo
prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i tuoi peccati. Se qualcuno conserva la
collera verso un altro uomo, come oser chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia
per luomo suo simile e osa pregare per i suoi peccati? Egli, che soltanto carne, conserva rancore:
chi perdoner i suoi peccati?
Dal fondo della chiesa, appoggiato a unacquasantiera, Malatesta ascoltava lomelia, provando a
indovinare nella siepe di teste chine dellecclesia qualche volto noto. La voce del parroco si era fatta
quasi unimplorazione. Purtroppo inutile, se avesse dovuto scommettere. Ma comunque faceva la sua
parte.
Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della tua fine, della tua distruzione e della
morte, e presta umilt ai comandamenti. Ricordati dei comandamenti e non avere rancore verso il
prossimo: ricordati dellalleanza con lAltissimo e non far conto delloffesa subita. Preghiamo.
Denis continuava a girarsi lentamente, per una rapida conta di chi cera e chi no. Perch anche
quella sarebbe diventata prova inappellabile della condanna a morte del Samurai. Finch non si sent
toccare la spalla. Era Rocco Perri.
I calabresi erano gente con una sola parola. Perri con il Numero Otto faceva il grano da anni con la
cocaina e le slotmachine. Se era l, quello che stava per ascoltare non poteva n doveva essere messo
in dubbio.
Ti porto i saluti di don Ciro. Non stava bene. Ma faceva troppo freddo per uscire dalla clinica. E
ci sono pure troppi scarafaggi in borghese qui intorno.
Denis annu.
Perri si fece ancora pi vicino al suo orecchio.
Ascolta a me, ch ormai tengo unet. Gli Anacleti non centrano. Rocco stava dentro. Lordine
non partito da lui. Anzi. Grazie alla generosit di zio Nino avevamo raggiunto la quadra. Erano
daccordo tutti. Io, Viglione, zio Nino, e naturalmente Rocco Anacleti. Persino Cesare si era
convinto. Per Paja e Fieno gli zingari prendevano un bel po di nichili. Il venticinque per cento di un
carico nuovo.
Denis inspir profondamente.
E quello stronzetto di Max?
Non tiene le palle. E poi, perch doveva ammazzare a Cesare? Comunque, visto che zio Nino
qui, puoi chiedere a lui.
Allora il Samurai ha fatto tutto da solo?
Perri tacque. Diede un colpetto di complice intesa sulla spalla di Denis e si avvi lungo una delle
navate laterali. Quella presidiata da Malatesta. I due si scambiarono uno sguardo. Al colonnello
quella faccia diceva qualcosa. Ma non riusciva a mettere a fuoco nulla. Lo segu rimanendo a
distanza, e quando lo vide sul piazzale salire sulla Bmw nera che lo aspettava, scatt qualche foto
con liPhone.
Don Fernando protese laspersorio di incenso verso la bara, benedicendo la salma e il drappo
nero che la avvolgeva.
Oh, Dio, che ci hai resi partecipi del mistero del Cristo crocifisso e risorto per la nostra
salvezza, fa che il nostro fratello Cesare, liberato dai vincoli della morte, sia unito alla comunit dei
santi nella Pasqua eterna. Per Cristo nostro signore. Amen.
Il suono pastoso dellorgano riemp di nuovo la chiesa. Zio Nino per la prima volta si stacc dal
banco dove era rimasto per lintera cerimonia. Si rivolse ai due agenti della penitenziaria che aveva
dietro di s e che lo sollecitavano a guadagnare luscita per risalire sul furgone che lo avrebbe
portato allAlbergo Roma. Indic Denis e Morgana.
Mi date solo un minuto? Vorrei abbracciare quei due ragazzi. Sono il fratello e la sorella che
Cesare non ha avuto.
Fece qualche passo e si strinse al petto Denis e Morgana.
Maledetto Samurai! disse piano Denis.
Shhh, shhh. Sei intelligente, figlio mio. Shhh. Shhh. Non ora, non ora, soffi zio Nino come se
stesse rassicurando un bambino. Quindi pronunci quelle parole che Denis aspettava da una vita.
Ora tocca a te.
Zio Nino liber dallabbraccio Denis e Morgana, si richiuse il cappotto di cammello e si consegn
docile alla scorta. Lorgano aveva smesso di suonare e la folla, ancora in chiesa, attendeva luscita
del feretro. Da un lato dellaltare sbuc Spartaco Liberati. Aveva gli occhi gonfi e rossi, e in una
mano stringeva le sciarpe di Roma e Barcellona annodate tra loro. Le depose sulla bara e fece cenno
a un sacrestano che se ne stava in piedi vicino alla consolle dellorgano. Partirono le note del
Gladiatore e la chiesa si sciolse in un applauso fragoroso. Liberati si avvicin a Denis e Morgana
tendendo la mano.
Ho perso un fratello. Cesare era un fratello.
Denis lo guard con disprezzo. Che si credeva quella merda? Che forse lui non sapeva che era al
libro paga del Samurai? Le sue mani, giunte in grembo, rimasero immobili. Lo sguardo non cess di
gelare il sangue di Liberati, finch non lo costrinse a unultima umiliazione.
Ah, Denis. So daccordo coi ragazzi che domenica mettemo o striscione in curva. Ave
Cesare, ci avemo scritto. Grosso cos.
Vaffanculo. Vattene affanculo.
La voce di Morgana colp Liberati come una frustata, facendolo definitivamente rintanare nella
folla che ora stava abbandonando la chiesa, ma sorprese anche Denis. Insieme, in silenzio,
raggiunsero il sagrato, dove videro il trasbordo del feretro dal cocchio a una Mercedes diretta al
Verano, dove Cesare si sarebbe ricongiunto al padre e alla madre.
Dai lati opposti, due Olympus digitali del Ros li bombardavano di scatti. Loro non se ne curavano.
Avevano in testa altro. La vendetta e quel senso animale di improvvisa precariet che d la morte ora
li spingevano verso casa di lei per provare a ricordarsi di essere vivi. Carne e sangue.
XXXIX.

Al volante della Porsche Boxster Sabrina si sentiva quella che aveva sempre desiderato essere:
una vera signora. E persino Fabio, il sinistrorso Fabio, il complicato Fabio, diciamo pure quello
scassacazzi di Fabio, mostrava di apprezzare la compattezza delle linee, il fresco brivido del vento
che scompiglia i capelli, gli sguardi di ammirazione che salutavano lincedere regale del bolide.
Perch nun ce so cazzi, rega: le cose belle piacciono a chiunque. Pure ai rossi. Soprattutto ai
rossi. Perch a parole so tutti rivoluzione e lotta al sistema, ma sotto sotto in testa ci hanno sempre
quello: sesso, ostriche e champagne.
Sabrina e Fabio erano diventati inseparabili. Eugenio Brown era sempre in giro tra festival e
riunioni pallose, sempre in cerca di unidea che, come le aveva spiegato suscitandole pi di uno
sbadiglio, mettesse insieme cultura e spettacolo, intrattenimento e riflessione.
Insomma, Euge, cerchi una roba pe fa soldi senza sporcarti la coscienza.
Eugenio Brown apprezzava la sua franchezza. Sabrina era il suo sguardo su un mondo che, prima
dincontrarla, aveva pure raccontato in decine di film e di fiction, ma senza veramente comprenderne
la sostanza. In cuor suo, Eugenio sperava che proprio da l, da quel mondo del quale Sabrina era
linconsapevole portavoce, gli sarebbe venuta lidea giusta che da troppo tempo inseguiva.
E lidea, un po per gioco e un po per noia, arriv.
Fresca del dono della Porsche, Sabrina era decisa a svaligiare un po di grandi firme del centro.
Fabio era il compagno ideale per quel genere di spedizioni. Come tutti i froci, univa alla competenza
in fatto di gusto una grande disponibilit ad ascoltare e interloquire. Molto meglio di qualunque uomo
e di qualunque amica. Perch gli uomini si rompono le palle, e le amiche te le rompono.
Per, quella mattina Fabio era distratto. Osservava i cambi dabito con aria annoiata, annuiva a
comando, faceva segno di no a comando, insomma non gliene fregava un bel niente. E nelle pause,
annotava furiosamente su un vecchio taccuino nero. Sabrina compr una borsa di Vuitton e un paio di
scarpe Louboutin (Eugenio adorava il fondo rosso delle scarpe Louboutin), e si trascin in macchina
lo sceneggiatore. Lumore della giornata sera improvvisamente fatto cupo. Sabrina detestava essere
trascurata.
Ma se p sape che ci hai da scrive?
Mi venuta in mente una storia.
Famme senti.
Davvero tinteressa?
S.
Comincia con la guerra dei Balcani
Che?
Cazzo, Sabrina, la guerra dei Balcani. Sarajevo lassedio lo stupro etnico Srebrenica
Vabbe, vabbe, ho capito, na guerra de romeni, zingari, quella roba l. Ma che succede poi?
Succede, prosegu Fabio, che una giovane volontaria della Croce Rossa sta per essere
violentata da due miliziani, quando viene salvata da un bellissimo soldato serbo
Non funziona.
Che?
La guerra, lo stupro, la crocerossina. Ma che cazzo, Fabio, ma chi te ce va al cinema a vede na
cosa simile? De sti tempi, poi La gente ci ha voglia di ridere, Fabio, damme retta!
E allora raccontamela tu una storia, visto che ne sai tanto!
Sabrina scoppi a ridere e lo consol con un buffetto.
E nun te fomenta subito. Ho detto la mia, no? So tempi de crisi, ci vogliono storie
Leggere?
S, storie leggere. Tipo quella che mhai raccontato na vorta, quella della statua
Pigmalione.
Ecco, bravo, quella. Per magari fatta oggi. Chess A Fabio, ma t mai venuto in mente che
potresti racconta la storia mia e di Eugenio?
Sinceramente no, disse lui, tagliente, con un certo senso di rivalsa, non credo che sia molto
interessante, tesoro.
E io invece dico di s. Ragazza di strada che ha visto un sacco di cose brutte conosce un
produttore e se ne innamora. Lui la leva dalla strada e vissero felici e contenti.
Gi visto. Si chiama Pretty Baby.
E nha fatti pochi de srdi?
Erano altri tempi.
Certe cose funzionano sempre, Fa.
Quando venne fuori che anche Eugenio Brown la pensava cos, Fabio ci rimase molto male. Butt
gi malvolentieri il pitch che gli era stato commissionato, una delle stronzate pi atroci che gli fosse
mai capitato di scrivere. Eugenio fece tradurre in inglese e mand une-mail a un suo contatto nella
Fun Company. La risposta giunse a stretto giro. Prime. Che per gli americani stava a dire:
eccezionale.
Nemmeno tre giorni dopo la prima chiacchierata, Fabio si present da Sabrina con un registratore
digitale e le chiese di raccontare, dal principio e senza omissioni, la storia della sua vita.
E fu cos che Sabrina entr nel mondo del cinema dallingresso principale.
Il registratore digitale di Fabio rimase spento.
Quel fregno nun serve a un cazzo! gli disse lei fulminandolo mentre Fabio le preparava un
mohito nella convinzione che questo avrebbe aiutato i ricordi. Si doveva fare in altro modo. A modo
suo.
Sai che famo, Fabbie? Porto Eugenio a fa un bel puttan-tour. Ci hai presente? Altro che sta
stronzata del registratore. Nun toffende. Solo Eugenio, per.
Quando la sera arriv, Sabrina si conci con quello che le era rimasto della sua prima vita. E che
aveva faticato un po a ritrovare nel suo nuovo guardaroba da signora. Era entrata senza difficolt
nella mini inguinale color fucsia, e le tette, libere dal reggiseno, facevano ancora una gran figura
sotto la canottierina di seta nera H&M, gentile omaggio di un broker italiano con casa e famiglia a
Londra. Uno dei suoi ultimi clienti, un tipo che non aveva mai smesso di farle sangue e di cui aveva
sempre preferito non parlare a Eugenio. Davanti allo specchio, lisciandosi il culo di tre quarti e
sfiorando con la punta delle dita le cosce strette nelle calze a rete, si era compiaciuta. La monogamia
e la morbidezza della vita coniugale, si fa per dire, in fondo non lavevano inquartata. Assai
divertita, aveva osservato Eugenio scegliere una giacca di tweed e un paio di pesanti pantaloni di
fustagno dal cavallo basso, una camicia bianca e una cravatta di lana dalla fantasia scozzese.
Amo, guarda che nun annamo mica a una festa delle tue. E poi me pari mi nonno.
Lui aveva annuito con un cenno di indolenza dolorosa, convinto che quella ricognizione notturna
che Sabrina aveva imposto e a cui stavano per abbandonarsi rischiasse di trasformarsi in una prova
insostenibile.
Sabrina, sei sicura che dobbiamo farlo? Non era meglio il registratore? Ce ne stavamo tranquilli
qui, io e te. Per raccontare la propria vita non c bisogno di riviverla.
Aaaa Ancora? Lho gi detto a Fabio: lo vi fa o no sto film? Ma che, nun ce lo sai che certe
cose le devi vede? Ce sei annato mai a mignotte, tu?
Di, ti prego, lo sai che io non ho
S, s. Tutti cos dite.
Labito laveva rifatta troia in un attimo. E Sabrina aveva deciso di non disperdere neppure una
goccia di quella sfrontatezza erotica e insieme dissacrante che laveva resa quella che era e che
laveva portata l dove era. Ancora una sera. Soltanto una sera.
Sabrina strinse al collo la coda di volpe e pigi a fondo laccensione della Porsche Boxster, e
mentre Eugenio, seduto sul lato passeggero, armeggiava con la cintura di sicurezza, tir la prima
bruciando i due semafori di via Conte Verde in direzione di Porta Maggiore. Sul tronchetto della
Roma-LAquila, Eugenio cominci a guardarsi intorno con espressione vagamente perduta.
Scusa se te lo chiedo, perch non voglio rovinare la sorpresa, ma di qua si va verso lAbruzzo.
Euge, se vede che voi chic ve siete persi un pezzo de Roma.
Semmai radical-chic. Radical-chic, Sabrina.
Seeh, Vabbe. Radicali, comunisti. Come te pare. Sempre un cazzo de gnente sapete. Te dice
niente Ponte di Nona?
Tor di Nona dallaltra parte, amore, verso piazza Navona.
A Tor di Nona ci annavi te. Ponte di Nona, dico io. Collatina, Palmiro Togliatti Te saccende
qualcosa, Euge?
Lui la fiss con occhi vuoti. Sabrina scoppi in una risata impertinente.
Te porto al Patagonia.
Cos?
Na mangiatoia.
Un ristorante.
Mo nun esageriamo. Un posto dove se magna a sfondasse. E dove annavo quando ho iniziato a
lavora.
Non mi avevi detto che facevi la cameriera.
Ma quale cameriera, Euge. Al Patagonia con trenta euro te magni un bue. Tutta carne, solo
carne. Hai presente? E sai che succede ai maschietti quando esagerano con la carne?
Eugenio si pass una mano sulla fronte.
Bravo. Hai capito. I maschietti nun se tengono. E per cinquanta euro, cinque minuti e hai fatto.
Il parcheggio del Patagonia era una grande sterrata chiusa tra via di Grotta di Gregna e la
Collatina vecchia. Un altro pezzo di Roma cominciato e mai finito. Non fosse stato per i fumi unti
delle griglie e linsegna luminosa con limmagine stilizzata della grande montagna sudamericana, i tre
capannoni che quellinsegna annunciava li avresti facilmente confusi per dei magazzini.
Sabrina chiuse la Porsche, si lisci i fianchi e prese sottobraccio Eugenio.
Manzo, pollo o maiale?
Devo decidere nel parcheggio? Non ci sediamo, prima?
Se vuoi il manzo, si entra nel ristorante de sinistra. Il pollo al centro e il maiale a destra.
Ah.
Io farei maiale, Euge.
Dici?
Ce facevo le cose migliori co quelli der reparto maiale.
Non stento a crederlo.
E no, Euge. Non devi fa cos, per. Questo lavoro. Stamo a fa er film. Sei tu che mhai detto
che volevi sape.
Il tipo che li accolse al monumentale banco frigorifero delle ordinazioni aveva un grembiule da
macellaio sbaffato di sangue rappreso. Si chiamava Enzo ed era sulla quarantina. Era nato in
Argentina ma era cresciuto a Tor Bella Monaca. Aveva un fisico asciutto e due avambracci gonfi e
perfettamente depilati che affondavano in montagne di salsicce, spuntature, bistecche e fese.
Sporzionava il tutto con un coltellaccio da film horror in ragione dellappetito dei clienti, poi, dopo
averli pesati, avviava i tranci ai fuochi delle griglie alle sue spalle. Riconobbe immediatamente
Sabrina, a cui mostr la confidenza che Eugenio temeva.
Anvedi chi c A bella, na vita.
Ciao, Enzo, sei sempre bono uguale.
Fri e soprattutto dentro, Sabri.
Me ricordo, Enzo, me ricordo.
Hai deciso di riportarli qua i tuoi bei maschioni?
Sabrina sorrise, facendo cenno a Eugenio di avvicinarsi. Enzo puzzava di testosterone e salsiccia.
E non gli diede tempo neanche di presentarsi.
Se la prima volta, nun sai che .
Brown abbozz un cenno di intesa.
S, Sabrina mi ha detto che la cucina squisita. Qui fate maiale, giusto?
No, ma che hai capito? Sabrina, dico. Se stasera la prima, te manda fri de testa.
Eugenio afferr delicatamente Sabrina trascinandola verso uno dei tavoli apparecchiati con una
tovaglia in carta da pacchi. E osservandola cap che si stava divertendo come una bambina.
Ascolta, amore, mi sono sopravvalutato. Non credo davvero di potercela fare.
Il sorriso di lei si spense in un broncio improvviso.
Ma se non abbiamo manco cominciato la serata?
Me lo racconti a casa quello che facevi e dove lo facevi.
Seeh, col registratore Ma vattene, va.
Brown sapeva che il confine tra il capriccio e la collera era labilissimo.
Allora aiutami, Sabrina.
semplice, Euge. Togliti dalla faccia e dalla testa staria da visita allo zoo.
Bioparco, Sabrina.
Hai mai sentito na zoccola di bioparco?
Hai ragione, scusa.
Amo, quando se va al dunque, lomini so omini. Quando facevo sto lavoro la pensavo cos.
Che differenza c se te fai uno che ce lha de platino o de rame? Il prezzo sempre prima lhai fatto.
Tanto nun te devi mica innamora. Perch se tinnamori, come successo a me, allora smetti. Se
arriva er principe
Sabrina lasci scivolare la considerazione con una moina. E con la punta della scarpa risal lungo
linterno coscia di Brown.
Funzionava cos con i clienti?
Pi o meno.
Nellora che rimasero seduti al Patagonia, Sabrina gliene present una mezza dozzina. Un
campionario maschile di varia umanit, annot mentalmente Brown. Dario, autista dellAtac. Sergio,
infermiere del policlinico. Fernando, sportellista dellagenzia 1 di una grande banca del Nord.
Tiziano, calciatore di Lega Pro. Davide, studente di Antropologia, e Silvio, tassista, che ci tenne a
presentare anche la moglie, una bella ragazza che baci e abbracci Sabrina come una sorella. Tutti
quegli uomini avevano in comune una vitalit e una leggerezza che forse lui non aveva mai avuto. E la
felicit con cui salutavano quella donna che ora era sua, ma che a loro aveva dato lo stesso piacere,
lo fece riflettere sulla corazza che si portava in giro dacch era nato. Quei maschi arrapati erano
sfrontati, sinceri. Erano andati a mignotte e non lo nascondevano. Non si vergognavano n di s stessi
n di Sabrina. Che ora era tornata a fissarlo.
Simpatici, no?
Li rimpiangi?
Che lagna, che sei, Euge.
Ma guarda che non un problema di gelosia.
Lo so qual er problema.
Davvero?
il motivo per cui a un certo punto non ce lho fatta pi a fa la escort. Vedi, Euge, quando sei
regazzina e fai la strada, finisci con gente come te. E quando cominci co lappuntamenti e a
racconta cazzate alle feste, come quella a casa tua, te viene er vomito. Perch lomini diventano
stronzi. Te scopano, ma se vergognano come sorci, Euge.
A Brown era scoppiata unemicrania lancinante.
Dobbiamo restare qui tutta la sera?
No. Te porto al Pash Caff.
Eugenio non credette ai propri occhi. Quello che si trov di fronte era un parallelepipedo rosa
fucsia lungo la Tiburtina, nella zona di Settecamini. Dal design pacchiano mediorientale e una grande
scritta luminosa in arabo. Qualcosa a met tra un night saudita del terzo millennio e unallucinazione
neomelodica.
uno scherzo, Sabrina?
Euge, vai a vede che c scritto su internet. Sai in quale categoria sta er Pash?
No.
Categoria Rimorchiare. E in quella Luxury. Che te pensavi, che te portavo sui viali? L ce
vanno i poveracci.
Lo spazio era immenso. Almeno duemila metri quadri, calcol a spanne Eugenio entrando. Una
sala slot, una pedana per il karaoke, uno spazio night e uno bar, dai giochi cromatici orientaleggianti.
Il viola, il rosso, il blu, il verde, il giallo, in tutte le possibili tonalit. Dal pastello allelettrico.
Capaci di esaltare corpi giovani di donne e pupille dilatate di arrapati cronici.
Brown se ne stava impalato a scrutare quellumanit in perenne sfregamento corporeo, avvolta in
nuvole di profumo dozzinale e accesa da un desiderio che avrebbe detto pi chimico che ormonale.
Amo, almeno sto pezzo de sciarpetta che chiami cravatta lvetela
La perfida osservazione di Sabrina lo convinse a spostarsi dalla mattonella del bar su cui,
inebetito, aveva messo radici. Si avvicin a un divanetto dove quelle che gli parvero due ucraine
piluccavano un assaggio di feijoada. Non gli era chiaro per quale motivo, in un posto ispirato a un
caravanserraglio da sultano, servissero cucina brasiliana. Ma prefer non chiedere, sentendosi
lusingato dalle occhiate insistenti con cui una delle due aveva preso a frugarlo.
Sabrina osservava Eugenio divertita, rimanendo un po distante, finch un tipo sulla trentina non le
sussurr allorecchio quanto voleva per un sveltina nel parcheggio. Indic allora Brown, e mentre il
tipo allargava le braccia, si avvicin.
Euge, mica penserai che te le sei rimorchiate, ste due.
Perch?
Perch so du zoccole.
Lenfasi sulla Z e sulle C fu tale che le due sul divanetto anzich risentirsene, ne parvero lusingate.
Non sapevamo che il cliente era gi tuo, fece quella che sembrava pi giovane e visibilmente
fiera di un paio di tette che sfidavano ogni principio di gravit.
Sabrina prese per mano Eugenio e lo port verso il bancone del bar, dove lui prov a chiedere un
whisky di malto. Che Sabrina sostitu con una Red Bull.
Brown si rigir la lattina tra le mani come un oggetto misterioso.
Cos?
Te lo tira su.
Ti prego, Sabrina. Ti prego.
E fu allora che lei si fece seria. Seria davvero.
Sei sicuro del film? Guarda che nun ce la pi fa se non capisci come funziona.
Come funziona agganciare una prostituta lo sapevo. Non cera bisogno che mi sottoponessi a
questo supplizio. Io volevo capire cosa provavi tu in quellaltra vita.
E nun lhai capito?
Non credo.
Per questo te deve diventa duro. Se no, nun capisci. Se vi capi che c nella testa di una che fa
il mestiere devi comincia da quello che c nei pantaloni de n omo, caro il mio produttore.
Tornarono a casa che era quasi lalba. Senza pronunciare parola. Il tempo necessario a Eugenio
Brown di sforzarsi nel mandare gi fino allultimo goccio di Red Bull. Salendo in ascensore
allattico, Eugenio prov a farfugliare qualcosa di sensato che rompesse un silenzio di pietra. Ma
Sabrina non glielo permise, infilandogli sotto la lingua una pillolina a cui lui non oppose resistenza.
Eugeni si addorment che il sole era gi alto. Dopo un ultimo sguardo al corpo di Sabrina, nuda
al suo fianco, e alla sua erezione che ancora non accennava a rientrare.
Prime, pens chiudendo finalmente gli occhi. Cos sarebbe venuto il film, per dirla allamericana:
prime. Era il massimo, cazzo!
XL.

Per rispetto a Ciro Viglione, ormai agli arresti domiciliari perpetui, e perch la possibilit di
essere intercettati era decisamente alta una certezza, secondo Parisi , la riunione fu convocata
nellufficio di Temistocle Malgradi, a Villa Marianna.
In una clinica semideserta, dai lunghi corridoi rischiarati dal lucore asimmetrico delle luci di
sicurezza, il Samurai si present puntualissimo alle nove esatte, scortato da Max.
Rocco Perri, che faceva gli onori di casa, sbarr la strada al filosofo.
Lui non previsto, Samurai.
Sta con me.
Come credi. Ma Ciro non la prender bene. gi sul piede di guerra, ti avverto.
E tu?
Il calabrese non rispose, trincerandosi dietro un sorriso fintamente cortese. Poi procedette a
unaccurata perquisizione.
Constatata la regolarit del tutto, Rocco li accompagn nellufficio di Malgradi, dove li
attendevano Silvio Anacleti e Ciro Viglione, insediato al posto di comando, dietro la scrivania del
primario.
Appena messo piede nella stanza, il Samurai, disturbato dallodore del sigaro toscano del quale il
camorrista era avido consumatore, senza nemmeno rivolgergli un cenno di saluto, spalanc la
finestra.
Ciro lo guard con tanto docchi. Ma chi si credeva di essere, stu cazz e Samurai? Ma non si
rendeva conto che da quella riunione poteva uscire coi piedi in avanti? Ma che, niente niente se ne
fosse asciuto pazzo overamente?
Sera accunzato, Ciro, nu bello discorso. Un discorso duro, deciso, unorazione da capo che
manco Giulio Cesare o la buonanima del duce.
Ma come, Samurai! Io ti dico, anzi, ti ordino di far finire la guerra, anzi, lagitazione, comma
chiamme tu, e tu invece di mettere pace getti benzina sul fuoco? Ma chi tha cummannato daccidere
o Nummerootto? E quando si era gi raggiunto un accordo Mo il risultato di sta bella pensata
era sotto gli occhi di tutti. Tenevano i carabinieri sul collo, chillu fetente e colonnello, e sera
svegliato pure o giudice, chillu strunz e Di Candita che sicuro sicuro, parola di Parisi, gi laveva
microfonati e microspiati a tutti quanti. E hanno truvato e ccarte, e ccarte, sangue di Cristo! E
quanto vuoi che ci mettono a fare due pi due quattro, eh? Bella prodezza, neh, Samura! Zio Nino
vuole vendetta. A Denis, che mo o Masto, il comandante, non labbiamo invitato perch qua
dentro spargimenti di sangue non ne vogliamo, ma tu thai da sta accuorto, ca chillu nu cane
rugnuso e soprattutto, laffare rischia di andare a monte. O Grande Progetto! Perci, Samurai, o
tieni na valida spiegazione, o inutile fare ammuina. E so cazzi tuoi!
Ma latteggiamento spavaldo del Samurai laveva spiazzato.
Vabbuo, vuoi giocare duro, Samura? E mo ti servo io. Ciro Viglione gli sbuff in faccia una
fiatata di sigaro, poi sintetizz il suo pensiero.
Samura, e fatt na strunzata!
Sono daccordo, disse Perri, che pure quando doveva decidere la condanna a morte di
qualcuno non abbandonava laplomb del maestro di seta.
Anche il Samurai si era preparato un discorso. Aveva pensato di partire dal concetto ariano di
casta e concludere con una riproposizione meno corriva dellapologo di Menenio Agrippa sulle
membra umane. Intendeva spiegare che un grande progetto presuppone capi ed esecutori. Che a
ciascuno va assegnato il ruolo che gli compete nel disegno complessivo. Che lindividuo ha senso in
quanto parte del tutto, un tutto armonicamente ordinato secondo il principio gerarchico. Perci
Cesare Adami detto il Numero Otto, che tutti ora ipocritamente piangevano, andava eliminato. Non
per uno stupido capriccio o per un malinteso senso di giustizia (questo lo credessero pure gli
Anacleti), ma perch era la parte infetta che rischiava di contaminare il tutto. Per questo era stato
necessario il sacrificio del Numero Otto.
Ma la qualit degli interlocutori era scoraggiante. Ciro e Perri non avrebbero compreso, e
probabilmente si sarebbero ancor pi irritati. Lunico in grado di elevarsi alle sue vette era Max, ma
non era lui che doveva convincere. Quanto a Silvio Anacleti, la decisione era gi stata presa nel
momento stesso in cui la rimpianta Mannlicher aveva spento la vita del Numero Otto.
Anche il Samurai, dunque, come Ciro Viglione, forn una sintesi del proprio pensiero.
Cesare Adami non sapeva stare ai patti. Uccidendo Spadino ha rotto larmonia del nostro
gruppo. Uccidendo Paja e Fieno ha violato, lui per primo, un patto sottoscritto da ciascuno di noi.
Voi dite: ma ci eravamo messi daccordo per un risarcimento. Anche gli Anacleti si erano rassegnati.
Io vi dico: Cesare considerava tutto questo un suo successo personale. E il successo come una
droga. Non si sarebbe fermato. Avrebbe ucciso ancora, avrebbe preteso sempre di pi. Era un
seminatore di discordia, un agitatore di odio. Era la parte malata che, lasciata crescere, si sarebbe
moltiplicata a dismisura, divorandosi il tutto. Con la sua scomparsa, il tutto non perde che una parte
insignificante. Chirurgia. E il Grande Progetto riprende a marciare. Mi capite, adesso, signori?
Stu cazz! rugg Ciro Viglione. Te lho gi detto, Samura: tu parli bene, ma parli troppo.
la tua opinione, Ciro.
Simme tutt daccuordo, Samura.
Io no, disse Silvio Anacleti. Il Samurai ha fatto la cosa giusta. La mia famiglia sta con lui.
Ciro Viglione non credeva alle proprie orecchie. Si alz e prese a inveire contro lo zingaro. E che
, mo, sta novit? Pure gli Anacleti avevano sottoscritto il patto, quel patto che il Samurai aveva
violato. Quindi, lazione individuale condotta da chillu strunz doveva suonare anche per loro come
unoffesa. Questo dicevano le regole. O le regole erano tutte saltate?
Il giovane Anacleti replic. In quella storia di sangue, gli unici a pagare un prezzo, sino
allomicidio del Numero Otto, erano stati proprio loro, gli Anacleti. Spadino, Paja, Fieno erano roba
loro. Ed erano stati ammazzati come cani dal Numero Otto. Che ora pagava. Il Samurai aveva
rimesso le cose a posto. Adesso, semmai, si poteva procedere a un nuovo accordo. Adesso, e non
prima.
Viglione e Perri si scambiarono unocchiata. La mossa degli Anacleti li aveva colti di sorpresa.
Fra gli zingari e il Samurai si era consolidata unalleanza che rischiava di alterare lequilibrio delle
forze in campo.
Il primo a prenderne atto, pragmaticamente, fu il calabrese.
Sta bene, Samurai. Adesso gli Anacleti sono tranquilli. Ma con quelli di Ostia, Denis,
quellaltro, comu cazzo si chiama Robertino come la mettiamo?
La morte del Numero Otto servir di lezione anche a loro. Se non si adatteranno, faranno la
stessa fine. Da questo momento della strada si occuper Max. Lui sar la mia bocca, i miei occhi, la
mia mano il mio cuore, il mio cervello e il mio fegato.
E zio Nino?
Zio Nino, sussurr gelido il Samurai, in prigione. Io sono qua. A me stato affidato il
compito di realizzare il Grande Progetto. E vi assicuro che lo far.
E noi stiamo con lui, concluse Silvio Anacleti.
Rocco Perri, fissando Ciro Viglione, fece di s con la testa. Il camorrista cap che il calabrese si
era fatto convincere. S fatto fottere, pens, per la verit. Ma al punto in cui erano le cose, se anche
la Santa passava armi e bagagli dalla parte del giapponese, il rischio dellisolamento era grosso.
Certo, Ciro avrebbe potuto cercare unintesa con zio Nino.
Ma questo significava altra guerra.
E la guerra porta indagini.
E le indagini mettono paura ai politicanti.
E laffare dipende dai politicanti.
E i politicanti stavano in mano al Samurai.
E insomma, o Samurai aveva vinto.
Vabbuo, sbuff, cercando di dissimulare la bruciatura che si portava dentro. Vabbuo Co
zio Nino ci facciamo parlare allavvocato. Per na cosa, per tenerlo buono, ce lavimm a da.
Il Samurai cal lasso.
Dalla Grecia in arrivo una barca carica di coca. Del trasporto si occuper Max. Una tonnellata.
Verser integralmente a zio Nino la mia parte, a titolo di risarcimento. Credo che gli convenga. In
questo momento i suoi affari non sono al massimo.
Infine pass la parola a Max, che illustr i dettagli delloperazione. Spieg che Shalva, un
intermediario georgiano di assoluta fiducia, avrebbe provveduto alla riassicurazione del carico, e
che nellaffare erano coinvolti i pugliesi che controllano le rotte dalla Grecia. Precis lammontare
dellinvestimento iniziale e le percentuali che sarebbero spettate a ciascuno.
Rocco e Viglione si avventarono sulle calcolatrici e si misero a fare due conti. Dai loro sguardi,
accesi di crescente avidit, il Samurai comprese che avevano afferrato la convenienza complessiva
dellaffare. Un minuto prima erano pronti a strangolarlo con le loro stesse mani, adesso pendevano
dalle sue labbra.
Disgustato, il Samurai fece un cenno a Max e abbandon la scena.
XLI.

La serata era decisamente fredda, da autunno gi avanzato, eppure magnifica. E dalla terrazza a
vetri del grande hotel allEsquilino il fascio di binari che usciva dalla bocca della stazione Termini
ricordava la lingua di un drago. O forse di un diavolo. I rumori del suk multietnico di via Giolitti
arrivavano attutiti, come leco dei clacson che si affrontavano nel reticolo di strade verso piazza
Vittorio. Sul parquet tirato a lucido dello spazio ristorante, una decina di hostess si muoveva con
studiata compostezza tra le sedie e i tavoli firmati Philippe Starck. Nelle loro scarpe basse e nei
completi neri giacca e pantalone apparivano assolutamente castigate. Cos, daltronde, imponeva
letichetta dellevento privato organizzato dalla casa editrice Il Braciere e annunciato allingresso
del roof garden da un colossale treppiedi.
MONS. MARIANO TEMPESTA
ETICA PER UN NUOVO MILLENNIO
INCONTRO CON LAUTORE

In un clergyman di lana winter Tasmanian, il vescovo ingannava lattesa pescando con le dita
nodose piccoli vol-auvent dai canap appoggiati sul lungo bancone che chiudeva uno dei lati della
terrazza. Francesco, il suo giovane segretario, vestito di un completo Armani blu notte che ne
esaltava la grazia flessuosa, lo raggiunse con un paio di flte di Bellavista riserva.
Noto nei localini di San Giovanni in Laterano come Satanella, Francesco aveva il compito di
selezionare il collocamento dei giovani segnalati alla benevolenza di Tempesta. Alla Rai, come nelle
grandi partecipate del Tesoro: Finmeccanica, Eni, Enel. Si favoleggiava di provini durante
indimenticabili serate in uno scannatoio a due passi da piazza Navona, di propriet di una
confraternita vaticana, di cui, oltre al monsignore, era assiduo Benedetto Umilt. Si vociferava pure
di una sorta di giuramento di sangue che legava per la vita quel germoglio di classe dirigente ora
concentrata sulla terrazza dellhotel.
Pericle Malgradi era in leggero ritardo. E stringendo sottobraccio lopera dalle pagine
visibilmente intonse, si precipit a omaggiare il monsignore con un accenno di baciamano che fece
seguire da uninformazione sussurrata in un orecchio.
Sua eccellenza, ho dato oggi disposizione alla mia segreteria di acquistare cinquemila copie del
suo magnifico volume con cui omaggiare i grandi elettori del mio collegio. Tanto paga la Camera
Ah, ah, ah!
Tempesta se ne compiacque e indic con uno sguardo interrogativo il tipo dallorribile completo
grigio cangiante, peraltro fuori stagione, rimasto qualche passo dietro lonorevole. Spartaco Liberati
aveva la bocca piena delle tre tartine al polpo che si era calato non appena arrivato al roof garden.
Con una strizzatina docchio, Malgradi lo invit ad avvicinarsi.
Eccellenza, le presento il dottor Liberati, la voce della nostra citt. Sa, stato recentemente
premiato in Campidoglio.
Molto lieto, figliolo.
Tendendo la mano unta, Spartaco accenn un inchino.
Radio Fm 922 dar la diretta della presentazione, che manderemo in replica per una settimana.
La mattina alle nove e la sera alle ventuno.
Allontanando Liberati con una leggera spinta, Malgradi volle chiarire.
Naturalmente, eccellenza, abbiamo anche i tre Tg Rai, nazionali e regionali. Ho provveduto
personalmente.
Naturalmente, sorrise Tempesta.
Anche Benedetto Umilt sembrava in grande forma, addirittura garrulo. Ritrovarsi al centro be,
forse non proprio al centro diciamo vicino al centro della Roma che conta era per lui, ogni
volta, fonte di rinnovata eccitazione.
Il generale Mario Rapisarda fu lultimo a raggiungere la sala. Fingendo di essere reduce da un
pomeriggio infernale, si scus con Tempesta, a cui chiese di autografare la copia del volume che
aveva diligentemente portato con s e naturalmente neppure aperto.
Dun fiato, eccellenza. Lho letto tutto dun fiato. Lei incrollabile nei princip e moderno nello
stile, se posso permettermi.
Mentre Tempesta, compiaciuto, firmava la sua copia, il comandante della divisione Custoza
realizz che in quella serata, tolte le hostess, non cera una sola donna neanche a cercarla con il
lanternino. Tutti uomini, per lo pi sotto la quarantina. Che avresti detto giovani professionisti. E si
trov daccordo con quel tipo che, dietro di lui, sussurrava nel telefonino.
Te richiamo, te richiamo. Sto a na serata de froci e de preti. Seeh, vabbe. Ciao, ciao

Saverio Tesi, leditore del volume, ottenuto il silenzio della platea, introdusse brevemente la
luminosa figura di monsignor Mariano Tempesta, di cui ricord i precoci studi teologici e le
spiccate qualit umane. Quindi, confess lorgoglio della casa editrice.
Lasciatemelo dire. Una pubblicazione di questo genere non ha valore commerciale. un atto di
testimonianza. E come tale sarebbe sufficiente. Ma le centomila copie della nostra prima tiratura
credo dimostrino quanto crediamo in questopera, i cui introiti, bene che lo ricordi, saranno
devoluti in beneficenza a Villa Marianna, struttura sanitaria di eccellenza di questa citt che, grazie
alla donazione, potr inaugurare un reparto per la cura delle tossicodipendenze.
Malgradi si spell le mani in modo isterico pensando a quel paraculo di suo fratello Temistocle, e
alleccellente striscia che si era fatto nel bagno dellhotel appena superata la reception. Ormai
viaggiava sui due grammi al giorno. E certo non lo aveva aiutato lultimo colloquio con il Samurai.
Da farsela sotto. Com che gli aveva detto?
Le promesse sono fumo, Malgradi. Ricordati che nessuno insostituibile. Il buon giocatore gioca
sempre su pi tavoli.
E come no. Per questo stava l. Pi tavoli, caro Samurai. E vuoi mettere il tavolo del vescovo.
Seduto a gambe accavallate e stringendo il microfono tra il pollice e lindice il che consentiva al
mignolo una civettuola libert Tempesta port il gelato quasi a contatto con le labbra. Un cono di
luce traversa lo illuminava.
Buonasera, e grazie. Grazie per la vostra testimonianza di fede e amicizia. Etica parola
desueta. Ma parola forte. Come millennio. Quello che ci alle spalle, quello che ci attende e ci
vedr, un giorno, nel Regno dei Cieli ricongiunti al Signore nella pace dellanima.
Seeh, e magari pure dei sensi.
Per quanto sussurrata allorecchio, la battuta di Malgradi irrigid Benedetto Umilt. Lonorevole
era chiaramente su di giri. Troppo. Tempesta prosegu.
Ospite dei fratelli benedettini, ho lavorato a questo testo nella solitudine delleremo di
Camaldoli, traendo linfa dai silenzi di albe e notti precoci.
Seeh, e da una stecca di liquirizia di quel seminarista del Togo.
Umilt avvamp e fiss con timore la faccia stravolta di Malgradi.
La prego, onorevole. La prego.
La voce di Tempesta, ora, aveva la pastosit di quella di un Dj nel cuore della notte.
Etica. Etica. Vi potreste chiedere come la si declini in un secolo che si annuncia con le stimmate
dellateismo. E io vi dico: leggete nei miei aforismi. Fatene la pietra miliare di una nuova catechesi
che si opponga allondata del rinascente paganesimo. Vedete, cari amici, poco fa un gentile
giornalista mi chiedeva quali riflessioni un uomo di fede possa fare su temi quali il matrimonio civile
dei gay, ladozione da parte di coppie omosessuali, la fecondazione eterologa, lutero in affitto.
Bene, ho risposto che non c e non pu esserci dialogo con chi voglia dare legittimit a ci che
contronatura. La famiglia di Dio un uomo e una donna, la loro prole. Nella famiglia la gloria di
Dio. La famiglia la pietra miliare dello stato. Lunione tra simili annuncio dellApocalisse. E voi
sapete chi lavora nelloscurit per dividere Il Diavolo!
Satanella cominci ad applaudire freneticamente. E subito si un Malgradi, che ora era in piedi.
Per uno dei suoi comizietti improvvisati.
Grazie, eccellenza. Grazie! Non permetteremo che la perversione distrugga la famiglia di Dio.
Viviamo nella fede. Ne siamo i custodi.
Amen, biascic Liberati. Che della roba del vescovo non aveva capito un beneamato nulla, ma
aveva urgenza di sapere se era stato mandato l dal Samurai solo per un marchettone o in pentola
bolliva dellaltro.
Tempesta, concluso il sermone, si avvicin a Satanella e gli chiese di raccogliere i biglietti da
visita di un paio di ragazzotti che aveva notato in platea. Era rimasto colpito dalleccitazione di
Malgradi, che non considerava un buon segno. E decise di confidare la sua irritazione a Benedetto
Umilt non appena riusc a sottrarlo a Tesi, il tipo del Braciere, che lodava le sue scarpe
sicuramente fatte a mano non mi dica, eccellenza, solo tremila euro?
Benedetto, che ha Malgradi?
Non lo so, eccellenza. Troppo su di giri, direi.
Avrebbe bisogno di un periodo di riposo, credo.
Il governo si regge anche sul suo voto, eccellenza.
Il governo morto e lo sa anche lei. Quanto tempo possono durare? Un mese? Due? E poi non mi
sembra che sia accaduta una sola delle cose di cui avevamo discusso, o sbaglio?
Non sbaglia.
E le cose sono ferme, mi pare.
Malgradi continua a sostenere che la delibera pronta. C solo un ritardo tecnico.
Mah! Pericle Malgradi parla, parla, parla. Io piuttosto pensavo al fratello, Temistocle. Mi
sembra abbia decisamente un altro passo. E a noi serve un nuovo cane pastore per il nostro gregge.
Non li vedi? Guarda, guarda come mangiano docili. Sono pecorelle. Attendono che qualcuno indichi
loro la via.
Lei, eccellenza, vede dove noialtri non arriviamo.
La Chiesa non ha duemila anni per caso, caro Benedetto.
Pericle Malgradi continuava ad agitarsi su e gi per il roof garden come una pallina da flipper.
Aveva esagerato con la roba. Era percorso da continui tremori, incapace di tenere a freno braccia e
gambe. Prov ad ancorarsi a Rapisarda, che si era fatto largo al buffett avventandosi sui caprini a
latte crudo dellOltrep pavese. Doveva assolutamente dirglielo. Gi. Perch cera pure quellaltro
problema da risolvere.
Generale, purtroppo ti devo nuovamente disturbare con quella faccenda di cui abbiamo discusso
in Campidoglio, ricordi? Quel vostro uomo dellanticrimine.
Certo che ricordo. Ricordo bene. Ho anche affrontato la questione, ma te lo ripeto, il colonnello
Malatesta, in fondo, un buon elemento. Forse un po indisciplinato. Sui generis, diciamo cos.
Permettimi di insistere. Non questione di disciplina, ma di sovversivi ai vertici dellarma. E
su, Mario, andiamo.
Rapisarda la pensava esattamente come Malgradi. Malatesta era un rompicoglioni. Eppure cera
qualcosa di sfacciato e soprattutto di imprudente e precipitoso nel modo in cui lonorevole lo stava
sollecitando. E poi, quella bava allangolo della bocca. Un po di controllo, diamine. I tempi si erano
fatti difficili. Se tutto veniva gi, lultima cosa da fare era contrarre crediti con debitori che forse non
avrebbero potuto onorarli. Perci, prudenza. Malgradi voleva Malatesta? Bene, lo avrebbe avuto se
fosse stato necessario. Ma prima del tappeto doveva far vedere il cammello. E lo poteva far vedere
ancora il cammello?
Il generale si liber di Malgradi con la scusa di una telefonata.
Malgradi rest di sale.
Ma che, lo stava schizzando, il caramba? Ma che ha paura di essere intercettato? Ma che ci ho i
fili addosso?
Cominci a frugarsi, come colto da un assalto di pulci.
Calma.
Si accorse che Spartaco Liberati lo fissava stranito.
Stammi a sentire, coglione. Ti avevo chiesto di muoverti su quel cazzo di Malatesta e non ho
sentito ancora niente. Zero spaccato. Qualche battutina della minchia e nientaltro. Non mi
costringere a parlare con il Samurai. Non mi costringere, ch finisce male.
Mha mandato lui.
Lo vedi? Allora muoviti. Ora. Non c pi tempo da perdere.
Liberati si ritir in buon ordine, rinunciando alla consueta richiesta di denaro: Malgradi era
evidentemente fuori di s.
Il telefonino dellonorevole vibr. Malgradi lesse: Bravo, sempre meglio! Avanti cos! Veniva
da una scheda straniera. Era il sistema a prova dintercettazione del Samurai. Il tono era ambiguo:
poteva essere di sincero augurio come di minaccia. Malgradi alz lo sguardo e si trov davanti
Michele Lo Surdo. Il commercialista aveva una brutta aria.
Siamo sputtanati, onorevole.
Che significa?
tutto su un blog.
Come tutto?
Tutto. Il progetto, lo studio di fattibilit, New City, le concessioni di Ostia. C persino una
fotografia del Samurai. Non so se ti rendi conto. Tutto. Tranne te. Strano, vero?
Malgradi si rifugi in un sorriso ebete. Un conato di roba gli risal lungo le verterbe, strizzandogli
le tempie in una morsa insopportabile. Lonorevole piroett su s stesso e si schiant al suolo.
Un piccolo, insignificante collasso dovuto allo stress di una vita spesa al servizio del paese,
avrebbero riportato lindomani le cronache.
XLII.

Fare lo schifo era unarte. E in quellarte Spartaco Liberati eccelleva. Il Samurai aveva deciso che
toccava a lui rinculare leffetto del post spuntato come un fungo in rete. E quindi era il caso di non
risparmiarsi. Un bella cascata di fango nellora di massimo ascolto di Radio Fm 922.
A rega, stammattina sto avvelenato. Avvelenato fracico. E per una volta, i problemi della Roma nun centrano. Sentite che ho
pescato in rete: Io so. So che Roma cosa loro. Adami, Sale, Anacleti, Perri, Viglione. Vi dicono qualcosa questi nomi? Io so. So
che New City il loro cavallo di Troia che ci soffocher in una morsa di cemento armato tra lEur e il mare. Io so. So che non
sono bonari forchettoni, ma assassini ispirati da un assassino, il Samurai
Mi direte: embe? E a te che te frega de sta monnezza? Me frega, me frega, invece. E ve dovrebbe frega pure a voi, miei
cari ascoltatori. Perch qua si sta parlando di Roma, della nostra Roma. E del suo futuro.
Ma io dico: se ponno diffama famiglie de gente perbene senza mttece manco la faccia? Si pu calunniare Roma senza
vergogna? No. Non si pu. Io so, io so, io so Ma che cazzo sai? Ma che sei, Pasolini? E poi, scusate se ve lo dico, ma pure sta
storia, Pasolini de qua, Pasolini de l ma se era vivo, a questora ci aveva centanni! E che, non successo niente nel
frattempo? Ancora co Pasolini stiamo! Ma vedi dannttene.
New City, dicono. Embe? Che ci ha New City che nun va? A me mi risulta una societ solida coi quatrini, quelli veri, rega! E
dice: tonnellate di cemento stanno per abbattersi su Roma. Un grande progetto! E magari sto progetto andasse a dama! Ma che,
vi fa schifo se finalmente arriva un po di lavoro? Che, i muratori e loperai che stanno a tirare la cinghia co sta crisi infame li
mannamo a magna a casa tua? Si riempiono la bocca di crescita, sviluppo, ma se la dovrebbero sciacquare e levsse er cappello,
quando parlano del Samurai. Assassino lui? Brutti nfami. Mo perch uno ci ha avuto qualche problema da ragazzo, deve esse
maledetto tutta la vita? Credete a me: er Samurai mejo de Keynes! E s, lo so, lo so che non lo sapete tutti sto nome, e mo ve
lo spiego.
John Keynes, si pronuncia proprio cos, era un economista inglese che quando cera la crisi diceva: fate lavorare il popolo. E
che c di meglio per far lavorare il popolo che un bel progetto di cemento? Come dici? No, scusate, Ottavio, dalla regia: ah, vi
sape chi le spaccia, tutte ste bugie? E mo te lo dico. Dunque, ho parlato con un amico alla polizia postale. Dice che il sito
anonimo, che viene addirittura dallUngheria. Seeh, Ungheria! Questa roba nostra. E io so mo il caso di dirlo io so che
dietro c la manina di una nostra vecchia conoscenza. Ve la ricordate quella Alice Savelli che gi aveva preso di punta i bravi
ragazzi di Cinecitt? Be, io ve dico che dietro c lei! Ve la raccomando! Una di buona famiglia, impaccata de sordi, che fa
lalternativa Mo, pure, alternativa per modo di dire perch lo sanno tutti che sta co un carabiniere, uno che tornato a
Roma laltroieri e gi se crede desse er padrone che magari lui che je passa le dritte Alice, guarda che potrai mettere tutti
i cancelli e le protezioni del mondo, e magari non ti beccheranno mai, perch colla rete ci sai fare, te o chi per te ma sta certa
che la strada le cose le sa e le capisce. E allora sai che c? Savelli, me senti? Anzi, o senti sto coro? la voce de Roma. Roma
te vomita! E mo rilassamose. Randy Crawford e la sua One Hello, na negra, ma co na voce da favola.

Michelangelo de Candia armeggi sul frontalino dello stereo della R4 e abbassando il volume si
rivolse ammiccando a Marco Malatesta, che gli sedeva accanto.
Non male, la Crawford. Un po datata, ma anche il nostro Spartaco ha unet. Anche se direi che
abbiamo sentito abbastanza. O no?
Marco era alliPhone. Stava raccontando ad Alice dellattacco di Liberati.
Non tornare a casa. Passa da Ponte Salario appena puoi, anzi, sentimi, vengo a prenderti. Ti
porto in un posto sicuro Come sarebbe, ce lho gi un posto sicuro? Alice, stammi a sentire
Al diavolo! Ha chiuso
Impulsiva e tosta. Ecco due altri aggettivi da aggiungere al trito e scontato bella, sottoline
Michelangelo.
Riportami a casa, per favore. Devo trovarla.
Suona come una confessione, comment asciutto De Candia. E comunque, come ripensamento
tardivo. Dovevi pensarci prima. Quelli gi sapevano di voi. Hanno fatto due pi due. Comunque,
non credo che faranno ricorso alla violenza.
Devo trovarla, ripet Marco, cocciuto.
Il Pm accost.
Ne avevamo parlato, se non sbaglio. Ed eravamo arrivati anche a una conclusione, se ricordo
bene. Che divulgare la notizia era una pessima idea. Dimmi, Marco, tu e Alice cosa avete ottenuto,
eh? Scommetto i cerchioni della mia R4 che entro oggi pomeriggio il sito verr oscurato. Lo stato non
dovrebbe gingillarsi dietro post anonimi. E per giunta ora sanno solo che sappiamo. E sanno
soprattutto che abbiamo deciso di giocare sporco e dunque senza regole. Il che significa che ora
comincia unaltra partita. Naturalmente, senza regole. Perci, di che ti stupisci?
Marco prov a farfugliare una qualche giustificazione.
Non mi piace starmene immobile ad aspettare. Dovresti averlo capito. Ci sono cose che, a un
certo punto, vanno fatte e basta. E poi Rapisarda ha esagerato, e non ci ho visto pi.
E siamo a quota due impulsivi. Non cominciare adesso anche tu a posare da cavaliere bianco su
un destriero. Avete fatto una cazzata.
Va bene. Abbiamo fatto una cazzata. Adesso posso ritenermi adeguatamente rimproverato e
andare a cercare Alice?
Per fortuna, prosegu Michelangelo, ignorandolo, qualcuno ha pensato di portare questa
pessima idea da qualche parte.
Malatesta aggrott la fronte in uno sguardo interrogativo. De Candia si fece sornione.
Oltre a postare anonimamente il vostro Io so, tu e Alice almeno avete dato unocchiata alle
reazioni della rete? Non sono un fan dei social network, ma una cosa credo di averla capita. Che ha
un senso buttare un sasso nello stagno solo se poi ci si mette a osservare leffetto che fa, giusto?
Qualcuno ha postato altre cose sul blog?
S. Questa notte.
E perch non lho visto?
Forse perch sei andato a letto troppo presto, sorrise De Candia.
Forse, sorrise di rimando Marco. Che c scritto in quel post?
Si tratta di vecchi atti giudiziari sul conto del Samurai. I processi per rapina e banda armata
negli anni Ottanta. Lassociazione per delinquere con Dandi e il Freddo. Un tentato omicidio dell85,
e una storia un po pi recente. 1993. Il colpo al caveau della banca interna al palazzo di giustizia.
Che stai cercando di dirmi?
Sai quante condanne definitive ha avuto il Samurai per il suo turbolento passato di rivoluzionario
in armi?
Niente di serio, se ricordo bene quello che ho letto nei nostri archivi. A parte i cinque anni
quandera ragazzo.
Bravo. Ti ho detto per che il nostro amico non ha postato i precedenti penali del Samurai, ma
gli atti giudiziari delle inchieste che lo hanno coinvolto. E in quegli atti c una notizia.
Quale?
Sai chi stato il pubblico ministero che ha rappresentato la pubblica accusa in tutti i processi
che il Samurai ha affrontato?
Non mi dire.
Te lo dico, invece. Il dottor Manlio Setola.
Ci avrei giurato!
E diciamo anche che in quelle inchieste ha commesso qualche errore.
Mi stai dicendo che gli ha dato una mano? Che colluso?
1993. La rapina al caveau del palazzo di giustizia. Hai presente la vicenda? Ma forse no, eri un
ragazzino allora, giusto? Forse non eri ancora nellarma.
La mente di Marco fu attraversata come una fitta lancinante dal ricordo della notte del Bagatto.
Dallalito del Samurai nellatto della clemenza. La cicatrice sulla tempia prese a pulsare. Cerano
troppe cose di lui che De Candia non sapeva.
S, ero solo un ragazzino. Anche un po esaltato.
Ebbene, per quella rapina, Lothar, Mandrake e Botola, tre avanzi della vecchia banda, vengono
spediti al creatore e due carabinieri marci in galera.
Fammi indovinare. Setola il Pm che conduce lindagine.
Sei perspicace, vedo. Ma c un dettaglio, decisivo. Mandrake e Lothar finiscono arrostiti nel
blindato utilizzato per la rapina, mentre il nostro Botola chiude gli occhi con un colpo di pistola in
fronte.
E dunque?
La pistola che ammazza Botola unarma molto rara. Una Mannlicher. Ed unarma con una
storia. Spara una prima volta nel 1985, in un omicidio di cui indiziato il Samurai. Indaga il giovane
Setola e solo un miracolo pu salvare il nostro dallergastolo.
Fammi indovinare ancora. Il miracolo accade.
Gi. La Mannlicher, in quel 1985, scompare misteriosamente dallufficio corpi di reato e il
Samurai, su richiesta del Pm Setola, viene prosciolto in istruttoria. 1985-1993. Per otto anni, quella
pistola resta un fantasma. Poi, appunto, riappare sulla scena della rapina al caveau del palazzo di
giustizia e spappola il cranio di Botola. Setola deve fare solo uno pi uno. La Mannlicher la firma
del Samurai. Dunque, il Samurai in quella partita a palazzo di giustizia. Ma anche questa volta
Setola non vede Non collega.
Esattamente. Linchiesta fa volare solo gli stracci. La pista dellarma non viene non dico battuta,
ma, a quel che si legge negli atti pubblicati nel blog, ritenuta dalla procura, cito a memoria, di
nessun interesse investigativo e valore probatorio. Dunque, tre banditi al camposanto, due
carabinieri puniti in modo esemplare, il Samurai al largo e con lui la sua Mannlicher.
Il Samurai tiene Setola per le palle da ventanni
Gi. E probabilmente non solo lui. Una buona parte delle cassette svuotate nella rapina del 93
appartenevano a uomini degli apparati, avvocati e magistrati.
Cristo santo.
tutto, direi.
Dobbiamo farlo sapere, che razza di protezioni ha questo assassino.
Farlo sapere a chi? Questi atti sono sul blog, ti ho detto.
Messi cos li capisci solo tu, quegli atti.
Errore, caro Marco. Li capisce il Samurai e li capisce il dottor Setola.
Allora andiamo da Setola.
Non proprio giornata, mi pare. Non ti bastata una sola cazzata? Questa roba torner utile. Ma
non il momento di usarla ora.
Hai ragione, Michelangelo. Anche perch Setola a questo punto se la far sotto pensando che
qualcuno pu arrivare dove sei arrivato tu.
De Candia annu.
Marco sent la cicatrice smettere di pulsare. Fiss De Candia, che ricambi lo sguardo. Si dissero
tutto senza bisogno di parlare. Il Pm apr lo sportello della R4.
Adesso va da lei, io faccio due passi. Dentro questa scatoletta di macchina non si respira pi.
XLIII.

Farideh dava le spalle a Max, proteggendosi dal vento. Fissava estasiata il dedalo di bianchissimi
intonaci della Chora e la sola lingua di asfalto dellisola di Folegandros. La strada si perdeva per
qualche chilometro a nordovest, verso i quattrocento metri di altezza dellAgios Eleftherios, in
direzione del villaggio di Ano Meri, lunico altro centro abitato. Si volt verso Max. Poi gli sorrise.
Lui le accarezz i capelli. Non aveva detto di lei al Samurai. In fondo, quale poteva mai essere il
rischio? La ragazza ignorava tutto di lui. Cos doveva essere. Lei si fidava. Gli si era consegnata
senza condizioni. Nulla di quel viaggio avrebbe potuto insospettirla.
Mi hanno ingaggiato per riportare a Fiumicino una barca dalla Grecia. Pagano bene. E tu vieni
con me, perch non voglio pi stare da solo o in compagnia di Kant.
Nel primo pomeriggio, Shalva raggiunse la coppia in albergo, una semplice costruzione a picco sul
mare. Max lo present come Misha, ricco uomo daffari russo.
Sai, Farideh, che questo signore produce pi acciaio che tutta lItalia messa insieme?
Troppo buono, Max. Lacciaio, ormai, una cosa antica. E io mi sento tanto un uomo antico.
Farideh fiss il georgiano negli occhi.
Lei mi sembra giovane, e comunque c una grande bellezza nellantichit delle cose. Lo dico da
persiana.
Ah, lo dicevo, io. Cera qualcosa che mi sfuggiva. Sei ariana. Ecco da dove viene tanta bellezza.
Dovr dirlo al nostro amico comune, vero, Max?
Il riferimento al Samurai gli arriv allo stomaco come un cazzotto.
Non sei daccordo, Max? Pensi che il nostro amico non capir quanto sei fortunato? Io penso di
s. E se non fosse cos, ti assicuro che gli far cambiare idea.
Quale amico? domand Farideh.
Un cugino di Misha, amore, improvvis Max. Un cugino a cui ho portato la barca la scorsa
estate e che era preoccupato che fossi single.
Farideh arross. Bevvero un caff, poi un altro, poi comparve una bottiglia di ouzo. A Shalva Max
piaceva. Gli piaceva ancora di pi quella magnifica femmina di ambra che lo accompagnava. E
dunque prolung quel piacere olfattivo e visivo finch ne fu sazio e ritenne che fosse arrivato il
tempo del congedo e delle istruzioni per cui, in definitiva, era seduto a quel tavolo.
Con un cenno, Shalva prese Max da parte e gli consegn una borsa impermeabile e un mazzo di
chiavi.
La Runa la conosci bene. gi alla banchina di Karavostsis. Se non ci vediamo domani
mattina, buon viaggio. E quando arrivate a Fiumicino, fammi sapere. Ah, e salutami il Samurai. Digli
che lo ringrazio per la questione delle badanti. Digli che tutto risolto.
Max registr linformazione.
Shalva apprezz la discrezione del ragazzo. Non era il caso di scendere nei particolari. Grazie
alla soffiata che il Samurai gli aveva procurato, era riuscito a smascherare il traditore. Il traffico
delle badanti era stato momentaneamente sospeso, ma linfame aveva avuto il fatto suo. Alla maniera
georgiana: con il cuore squarciato dalla lama rituale, e gli occhi cavati da due gusci di cozze
gentilmente offerti dai partner baresi.
I due giovani tornarono al tavolo.
Farideh si alz baciando Shalva sulle guance.
Spero di rivederla presto, Misha: stato un piacere.
In barca, in barca tutti insieme la prossima estate, mia stella dOriente. Max lavora e noi
prendiamo il sole. E magari ci diamo del tu, visto che non ti sembro cos vecchio. Oh, Max, non ti
ingelosire. Ah, ah, ah

Verso sera, dopo lamore, Farideh riaccese il cellulare. Lo aveva lasciato spento dal momento in
cui aveva messo piede a Folegandros. Non aspettava chiamate urgenti e non aveva soldi per pagarsi
il roaming. Lo accese qualche minuto per controllare i messaggi. E proprio mentre stava per tornare a
spingere il tasto off, laffare si mise a vibrare. Guard il display.
Alice.
Pronto, Alice, ciao.
Farideh parlava sottovoce, per non svegliare Max, ma non per questo il tono riusciva a dissimulare
con lamica la felicit e la dolcezza del suo risveglio. Le raccont della Grecia, del viaggio sulla
Runa, della tenerezza che provava per Max, della passione.
Alice la gel.
Stai attenta a quel ragazzo. Forse non quello che pensi tu.
Farideh spense il telefono e per la prima volta torn ad avvertire il senso sordo di tristezza e
melanconia da cui credeva di essersi affrancata. Quella tristezza che laveva accompagnata dal
giorno in cui, bambina, si era stretta al padre di fronte alla salma della madre, fino a quando non
aveva incontrato Max.
La verit era che era arrabbiata con Alice. Perch le aveva fatto quella telefonata? Cosa cera che
non andava nella sua felicit? vero, allora, che le donne non riescono a essere amiche fino in
fondo?
Decise di allontanare quei cattivi pensieri e si accucci nel letto. Premette le sue labbra su quelle
di Max.
XLIV.

Alice chiuse la conversazione chiedendosi se telefonare a Farideh fosse stata una buona idea.
Aveva rimandato a lungo quella decisione. Se laveva presa, alla fine, era solo perch aveva deciso
di fidarsi sino in fondo di Marco. Perch avrebbe dovuto mentirle su Max? Se Nicce era davvero lui,
mettere in guardia Farideh era un gesto da amica.
Lapparecchi vibr. Era lui. Per la decima volta.
Sto bene, non preoccuparti. Dammi unora e vengo da te. Ma s, sono al sicuro, te lho detto, va
tutto bene, non devi preoccuparti.
Per tutta la giornata, lei e Diego, da casa del ragazzo, avevano monitorato il sito con un crescente
senso di eccitazione. Un anonimo aveva postato atti giudiziari che riguardavano il Samurai. Non ci si
capiva nulla. Certamente era un segnale indirizzato a qualcuno. Ma a chi? Comunque, lei la sua parte
laveva fatta. Come previsto, il sito era stato oscurato dopo poche ore, ma gli oltre cinquecento
messaggi ricevuti, fra sgomento e solidariet, significavano che il sasso aveva sollevato un bel po di
onde nelle acque stagnanti della capitale. La notizia era stata ripresa dalle edizioni on-line dei grandi
organi di stampa. Un consigliere comunale dellopposizione aveva preannunciato uninterpellanza. Il
Tg regionale aveva intervistato il generale Rapisarda e il Pm Setola. Questultimo aveva
minimizzato, alludendo confusamente a illazioni indimostrate; Rapisarda era stato pi deciso: una
provocazione bella e buona. Altra conferma che avevano colto nel segno. Per tutto il tempo Diego le
aveva ronzato intorno, cercando di accorciare le distanze fra i loro corpi. Lei laveva respinto.
Avevano avuto una storia, vero. Ma ormai era acqua passata. Finch cera Marco, strada chiusa.
Non era di casini sentimentali che aveva bisogno, in quella stagione della sua vita. E poi, lansia di
protezione di Marco la lusingava. Alice esitava a spendere la parola amore. Troppo presto, e troppe
contraddizioni, ancora. E a sera, quando si sarebbero finalmente rivisti, gli avrebbe parlato chiaro:
non si facesse prendere dai sensi di colpa, non era il caso. Era prevedibile che, mettendo tutto in rete,
sarebbero risaliti a lei. Era gi un bersaglio da prima, da quando aveva sfidato gli Anacleti. Gli
sbarramenti virtuali potevano ingannare i giudici, ma non gente come il Samurai. Una ritorsione era
prevedibile. E lei non era una fragile fanciulla da proteggere, ma una combattente. E se vuoi
cambiare le cose, paghi un prezzo.
Mentre saliva le scale del seicentesco palazzotto di famiglia in via del Corallo, pens che nonna
Sandra ci sarebbe rimasta male. Di solito restava a dormire da lei, accompagnandola dolcemente nel
sonno scontroso degli anziani con la lettura di qualche pagina delladorato DAnnunzio. Quella sera
si sarebbe limitata a rimboccarle le coperte. Troppa adrenalina, troppe emozioni, troppo desiderio.
Apr con le sue chiavi, si affacci nellingresso in perenne penombra, e fu accolta con grande
sorpresa da una risata garrula mista al sottofondo di una voce maschile bassa, gradevole, educata.
La nonna aveva visite? E chi mai poteva ricordarsi di lei, a questo mondo, se non Alice?
Nonna? Sono io, Alice. C qualcuno con te?
Vieni, vieni, cara, ti stavamo aspettando
Attravers quasi di corsa il lungo corridoio che menava al salotto, illuminato dal lampadario stile
impero.
Nonna Sandra sedeva sulla sua amata poltrona in velluto rosso, sotto un grande ritratto
settecentesco che raffigurava Lucrezia Borgia, la leggendaria avvelenatrice. E di fronte a lei, intento
a sorseggiare un t, cera il Samurai.
Alice si blocc sulla soglia e, distinto, strinse al petto la borsa col personal computer.
Alice, vieni a salutare il tuo amico. una persona cos squisita.
Lei troppo gentile, donna Alessandra, disse il Samurai. E si alz, con un inchino elegante.
Nonna, ti accompagno a letto.
Alice! Posso andarci da sola.
Ti accompagno, ti dico.
Il Samurai aiut lanziana signora a rimettersi in piedi. Lei si appoggi al suo braccio. Il Samurai
la consegn ad Alice. Per un istante i loro sguardi si sfiorarono. Gli occhi del Samurai erano gelidi,
inespressivi. Mettevano paura.
una persona davvero squisita, ripet nonna Sandra quando furono nella camera da letto.
Finalmente hai cominciato a farti degli amici come si deve.
Nonna, perdonami, ma ho un po di fretta.
S, s, certo, cara. Va, va pure, e quando esci ricordati di chiudere a chiave. Alice
S, nonna?
Non trovi che il tuo amico rassomigli al maggiore Hermann?
Alice sospir. Durante loccupazione tedesca di Roma, nel 44, il palazzotto di via del Corallo era
stato requisito dalla Wehrmacht. Il padre di nonna Sandra combatteva con gli americani, e il resto
della famiglia era ostaggio dei tedeschi. Il maggiore Hermann aveva garantito personalmente della
loro incolumit. Nonna Sandra ne serbava il ricordo con una venerazione che rasentava lidolatria. Il
maggiore Hermann era il suo metro di misura del fascino maschile. Alice sospettava che fra il
distinto ufficiale uncinato e la giovane rampolla di casa Savelli ci fosse stato qualcosa di pi del
reciproco rispetto.
Il maggiore Hermann morto da cinquantanni, tagli corto.
Quando vuoi sai essere davvero scorbutica, replic la vecchia, sdegnata.

Il Samurai se ne stava in contemplazione del ritratto di Lucrezia Borgia.


Sua nonna mi ha raccontato che di notte Lucrezia si stacca dal quadro e prende vita. Mi ha detto
che, secondo lei, stata ingiustamente calunniata. Non era unassassina. In ogni caso, il t me lo sono
preparato con le mie mani Daltronde, la calunnia unarma potente, e lei dovrebbe saperne
qualcosa, vero, Alice?
Che cosa vuole da me?
Che si accomodi e mi accordi cinque minuti del suo prezioso tempo. Non le chieder altro.
Dovrei fidarmi?
libera di andarsene. Poteva farlo anche quando entrata.
E lasciarle nonna Sandra? Non lavrei mai fatto.
Capisco. Ma lei davvero crede che uno come me si metterebbe a far del male a unanziana
signora? Mi sottovaluta, decisamente. Se avessi voluto, ne avrei avuta tutta loccasione, nelle ultime
due ore che ho trascorso qui. Devo dire, ore davvero piacevoli. Donna Alessandra una vera
signora, se lo lasci dire. In altri tempi, persone come lei avrebbero schiantato cuori di guerrieri ben
pi nobili di me.
Lei si ritiene un guerriero, dunque?
Il Samurai si vers del t e gliene offr. Alice rifiut. Ma, infine, sedette su una sedia Thonet, a
qualche passo da lui.
In questa sua domanda riconosco la Alice che ha fatto perdere la testa al mio vecchio amico
Marco.
Marco non suo amico! reag lei.
Lo era. E certe cose contano. Sono legami sottili che si instaurano fra le persone di valore e le
condizionano per tutta la vita. Anche oltre le loro intenzioni ma di questo parleremo dopo. Sa
perch lei non fuggita urlando, non ha chiamato il 113, non ha cercato di aggredirmi, Alice? No?
Glielo spiego io. Perch lei una persona curiosa. Vuole sapere. Vuole accumulare conoscenze. E in
questa sua ansia si lascia portare per mano dalle persone sbagliate e trae conclusioni affrettate. E
questo per un alfiere della generazione dellesattezza come lei, imperdonabile. No, non mi
interrompa. I cinque minuti non sono ancora scaduti, la prego. Lei e Marco vi illudete di fermare la
storia. Il Grande Progetto la storia e si far, nonostante voi e vostro malgrado.
una minaccia? sorrise lei, sarcastica.
una constatazione. Tutto qui . Il Samurai si aggiust la piega dei calzoni neri. Ha mai sentito
parlare del Bagatto?
una carta dei tarocchi.
Ovviamente. Il principio attivo, lo spirito che d inizio al Grande Gioco. Ma provi a digitare in
rete centro sociale Il Bagatto. Il resto se lo faccia spiegare da Marco. Anzi, visto che ne abbiamo
loccasione, mi faccia lultima cortesia. Gli telefoni. E me lo passi.
Alice obbed, soggiogata. Compose il numero e, alla risposta, cedette lapparecchio al Samurai.
Ciao, Marco. Volevo farti i complimenti. La tua nuova fiamma speciale.
Poi le restitu liPhone e prese congedo, beffardo e cortese.
Mezzora dopo Marco era in via del Corallo.
Metti via larsenale, lui se n andato. E fai piano: nonna Sandra ha il sonno leggero, disse
Alice.
Quando cerc di abbracciarla, lei lo respinse.
Hai ragione. Sono un idiota. Ti ho gettata in pasto ai lupi. Non potr mai perdonarmelo. Adesso
ti porto via da qui.
Marco, che cos Il Bagatto?
Marco si lasci andare su una poltrona. Si prese la testa fra le mani. E le raccont tutto. Tutto
quello che aveva taciuto. Il padre ferroviere, comunista da sempre. La fede cieca nella gerarchia del
partito, dal compagno segretario, chiunque fosse, gi gi, sino allultimo burocrate che si arrogava di
sparare ordini alla mansueta moltitudine dei credenti. Marco aveva odiato tutto questo. Lodio
laveva spinto fra le braccia del Samurai. Aveva creduto in quelluomo. Poi era stato sul punto di
ucciderlo. E lui, in cambio, lo aveva graziato. Le parl della mitezza della madre, dello sconcerto
del padre quando seppe che aveva passato lammissione in accademia: meglio un figlio fascista o
carabiniere? Alla fine si erano riconciliati. Ma lui se nera andato lasciando in sospeso troppe cose
non dette, troppi abbracci negati, troppe lacrime trattenute.
Adesso sai tutto.
Adesso tardi. Dovevi deciderti prima.
Lavrei fatto. Era solo daccordo, non ho scuse. Perdonami.
Per un po sar meglio non vedersi, Marco.
XLV.

DallEur erano partiti, pensava il Samurai fissando il Fungo, e allEur tornavano.


E in mezzo cera una vita intera.
Erano stati pischelli allevati nella mistica del gesto, cresciuti nel culto della razza, allevati
nellodio del presente. Sognavano un passato eroico, vagheggiavano il trionfo del superuomo, e
intanto si riunivano allombra del Fungo per costruire lazione.
Avevano imposto la loro legge sullEur. Quale migliore territorio di caccia di quel quartiere di
geometrie puntute e di spazialit che non ammette curve, memoria dellutopia fascista naufragata nel
tradimento? Si erano illusi, gli altri, i rossi, i potenti, i nemici di sempre, di averli rinchiusi in una
riserva indiana. Avevano dimostrato con il sangue che per gente come loro non esistono riserve.
Erano partiti dallEur per conquistare la citt. E allEur ritornavano.
Per una nuova partenza? Per la resa?
Il Samurai era in preda a sentimenti contraddittori. A ragionare con freddezza, la situazione stava
precipitando. La sconfitta era nellaria. Il governo aveva i giorni contati. Si aspettava solo il
certificato di morte. La storia del blog complicava le cose. Erano corsi ai ripari, ma il danno era
fatto. Lapprovazione della delibera era una lotta contro il tempo. I cavalli annaspavano, sfiatati. O
forse allevatori e fantini avevano esagerato con la droga, e le bestie tiravano le cuoia, gli organi
spappolati dallabuso chimico. Malgradi stava cedendo. Nei circoli che contano si parlava gi di
successione. La riuscita dellimpresa era ormai legata allimponderabile. Il Samurai aveva cercato di
riportare allordine le falangi impazzite della strada. Non era ancora pronto ad ammettere il
fallimento, ma era solo questione di tempo.
DallEur erano partiti, e allEur si ritrovavano.
Il Samurai ricordava i pomeriggi di frenetiche consultazioni, lo scambio delle armi, il brivido del
passamontagna, il contatto con il calcio caldo della semiautomatica. Con i soldi della prima rapina si
erano concessi una cena di lusso al ristorante del quattordicesimo piano. Il mitico Fungo. Di quella
combriccola di pazzi senza cuore era lunico superstite. Ora che al Fungo ci andava quando voleva,
accolto come un re, riverito come un pasci, gli mancava lemozione calda di quegli anni che non
sarebbero mai pi tornati.
Il Samurai era triste. E si chiedeva se ne fosse valsa la pena.
Era una mattina chiara e soleggiata. Due mignotte in erba si scoprivano i seni a turno, a beneficio
degli operai del servizio giardini.
Basta con lautocommiserazione. Cerano altri progetti da mettere in cantiere. Cerano altre strade
da esplorare. Cera tutta una vita da ghermire e possedere. Basta.
Se ne torn verso la Smart, col passo orgoglioso delluomo che non ha ombre, o che ha deciso, una
volta per tutte, di non averne.
Marco Malatesta lo aspettava, appoggiato al veicolo.
Dovrei spararti in mezzo agli occhi.
Il Samurai affond le mani nelle tasche della giacca di pelle Tom Ford.
La ragazza lha presa male, vero? Colpa tua. Alle donne bisogna dire la verit. Magari non
sempre, e non tutta insieme. Ma le cose importanti, Marco, almeno quelle.
Hai varcato un limite, Samurai. Questa una storia fra noi due. Lei dovevi tenerla fuori.
Sei stato tu a trascinarcela, non io. Comunque, sono daccordo con te. La guerra non si addice
alle signore. Infatti, stamattina non ti sei ritrovato la bella testolina di Alice sulla tua scrivania, a
Ponte Salario.
Fottiti, Samurai. Non ce la farai a vincere. Non questa volta. Il tuo Grande Progetto morto
prima ancora di nascere.
Il Samurai sorrise. Adorava giocare a carte scoperte. Adorava confrontarsi con un nemico
allaltezza. Era come tornare ai vecchi tempi. Quando le cose erano pi chiare, e la strada e il
Palazzo erano ancora il terreno di uno scontro fra uomini.
Il Grande Progetto! Hai idea di che cosa significher per questa nostra Roma? Migliaia di posti
di lavoro, case per la povera gente, un nuovo benessere.
Queste stronzate lasciale dire a Spartaco Liberati. Hai messo in piedi una greppia per tutti gli
infami di Roma, compresi i preti.
Il cemento lanima di Roma, colonnello. E i preti, si sa, hanno molto a cuore le questioni che
riguardano lanima.
C la guerra, Samurai. E quando c guerra non c progetto. E tu questa guerra non riesci a
fermarla.
Guerra? Di che parli? Io vedo solo pace.
Guarda meglio, Samurai. Tu non eri quello che sapeva sempre tutto?
Una volta, forse. Quando stavamo dalla stessa parte.
Io non sono mai stato dalla tua parte. Siamo in due eserciti diversi, noi due.
Noi due. Noi e loro, come un tempo. Suo malgrado, il Samurai provava una certa ammirazione per
quelli come Malatesta. Rar aves, uccelli molto rari nel cielo sporco dei servitori dello stato.
Qui ti sbagli, riprese il Samurai, paziente. Ai vecchi tempi la strada sognava di diventare
come voi. Sognavamo la normalit, il potere, lagiatezza. E magari, perch no, un mondo migliore.
Stronzate. Ti stai raccontando una storia che non esiste.
E invece adesso, riprese il Samurai, sullo stesso tono, siete voi che vi sforzate in tutti i modi
di essere come noi. E ci riuscite molto bene.
Marco non replic. Aveva pensato la stessa cosa quando aveva interrogato il Numero Otto,
scampato allagguato di Paja e Fieno. Si era chiesto se Noi e Loro avesse davvero ancora
senso. Se i preti, Rapisarda, Setola appartenessero allo stesso stato dei De Candia. Se fossero il
Palazzo. E lui? Dove stava veramente il colonnello Marco Malatesta? Da che parte?
Marco si scost e lasci strada al Samurai. Ma questa volta fu il bandito a restarsene immobile.
Sbagli a prendertela con me. Tu e io apparteniamo alla stessa razza. La razza degli uomini
dordine. Cerchiamo di mantenere la barra dritta in mezzo a questa Babilonia che diventata Roma.
Cazzate, cazzate, cazzate! Il pesce puzza dalla testa, si rivolt Marco.
Il Samurai allarg le braccia.
Ancora con queste categorie cartesiane. Il pesce, la testa Il mondo cambiato, direi
purtroppo, ma cambiato. Hai mai letto Bauman, in proposito?
E fu il turno di Marco di scoppiare a ridere. Non bastava Keynes. Anche Bauman, adesso!
Salutami Max, si conged, con un ghigno, un po che non lo si vede in giro.
Il Samurai sirrigid. Marco comprese che il legame fra il Samurai e il filosofo era ancora tutto
da esplorare e, al ritorno in ufficio, diram un ordine di ricerca del giovane amante di Farideh.
Telefon ripetutamente ad Alice. Segreteria. Lei si negava. Marco si sentiva bruciare dentro
quando ricevette una chiamata sulla linea di servizio. Thierry era decisamente preoccupato.
Hai mandato qualcuno alla manifestazione?
Quale manifestazione, scusa?
Ma dove sei? Sta succedendo il finimondo! Accendi la televisione, se non mi credi.
Immagini di scontri a Roma. Colonne di fumo. Un blindato assediato dai manifestanti in piazza San
Giovanni.
Afferr casco e pistola e si precipit verso la Bonneville.
Con Alice non se nera parlato. Ma se cera un casino simile in giro, cera sicuramente anche lei.
XLVI.

Sotto un magnifico sole, in un pomeriggio da estate di San Martino, la piccola mongolfiera double
face con il morphing da vampiri del presidente del consiglio e del ministro dellEconomia dondolava
a mezzaria su un tappeto umano fitto, coloratissimo, vociante, che rimbombava di slogan. Alice si
era annodata alla vita la North Face nera, maledicendo quellimpiccio di gore-tex che, per quanto
ultraleggero, sempre un impiccio restava, e che stupidamente si era portata dietro in quel giorno
senza nuvole. Rimase cos con la sola maglietta arancione che le aveva regalato Diego. Incazzati!,
cera scritto sulla T-shirt dei Draghi Ribelli. Non un granch evocativo, forse. Ma molto chiaro.
Alice fiss estasiata lo spettacolo in cui era immersa, continuando a scattare foto con liPhone.
Nella notte aveva avuto qualcosa di simile a uno dei vecchi attacchi di panico. Con gli occhi sbarrati,
si era chiesta se a Marco non dovesse concedere unaltra chance. Per la prima volta dopo tanto
tempo non sapeva che fare. E la prima decisione non le sembrava pi quella giusta. Alla
manifestazione cera arrivata stanca e stressata, quasi senza convinzione. Ma quello che stava
accadendo intorno a lei aveva dellincredibile. Il piacere fisico della comunanza e dellazione
cancellava qualsiasi dubbio.
Non ricordava di aver mai visto nulla di simile. Ce lavevano fatta. Levento si era fatto virale.
Ma quanti erano? Duecentomila? Trecentomila? A Diego brillavano gli occhi. Le allung una Ceres e
le mostr sullo smartphone lultimo aggiornamento della diretta multimediale di repubblica.it
Di pi, siamo di pi. La questura sta dicendo cinquecentomila. Capisci, Alice? Se loro dicono
mezzo milione, saremo almeno il doppio. Se lo ricorderanno questo 15 ottobre.
Erano quasi le tre, ormai. Si era sistemata dietro uno striscione Donne e Basta che da oltre
unora tentava di mettersi in movimento. E piazza Esedra ma s, continuavano a chiamarla con il
vecchio nome non ne teneva pi. Non erano ancora partiti quando seppero che il camion di Uniti
contro la Crisi con la Fiom e la testa del corteo erano gi quasi in fondo a via Cavour, allaltezza di
largo Corrado Ricci. Lei riusciva a stento a intravedere il furgone di San Precario con gli operai
di Pomigliano, anchessi bloccati in piazza dei Cinquecento. Si sofferm su un altro striscione
United for Global Change che dichiarava ufficialmente guerra al regime delle banche e dei
banchieri. Pens per un attimo a Marco: chi sa come avrebbe ironizzato su quellobiettivo cos
sproporzionato.
Oh, non c modo di muoversi! protest nervoso Diego.
Limmobilit forzata comunicava anche a lei, insieme a uneccitazione irrefrenabile, un senso di
insicurezza. Sapeva che una stasi troppo lunga non promette mai nulla di buono. Sfinisce. Incuba
cattivi umori.
Peraltro, non aveva ancora visto una sola divisa. E la cosa non era necessariamente una buona
notizia. Sembrava che celere e carabinieri si fossero volatilizzati. Dove diavolo si erano cacciati? Li
avevano visti al lavoro nella pacifica prova generale della sera prima, in via Nazionale, davanti al
Palazzo delle Esposizioni, dove i Draghi Ribelli avevano piantato le loro tende Quechua per una
notte Occupy. Con dodici ore di anticipo, la questura aveva chiuso tutti gli accessi del centro storico
verso piazza Venezia e via dei Fori Imperiali. Trincee formate da blindati e reparti antisommossa
sigillavano come unimmensa legione di catafratti ogni interstizio strada o vicolo che fosse tra il
quartiere Monti, il traforo del Tritone, via Barberini. Vale a dire, le tre simboliche porte che
conducevano alla Citt Proibita. Alla Roma dei Palazzi. La camera, il senato, Palazzo Chigi, Palazzo
Grazioli, residenza privatissima del presidente del consiglio.
Ma s. Che si fottessero facendo la guardia a una citt che in quel modo sarebbe rimasta proibita
non solo agli Indignati. Ma a tutti. E che nel suo silenzio spettrale sarebbe diventata cos la prova
manifesta di quello che loro gridavano in piazza. Che il re era finalmente nudo e chiamava a raccolta
le sue truppe a protezione di palazzi diventati soltanto il simulacro di un potere vuoto. Illegittimo,
perch di pochi e privo di rappresentanza. La citt, quella vera, quella altra, sarebbe stata la loro.
Tuttavia, un problema cera. Altroch, se cera. Alice se lo trov di fronte quando le Donne e
Basta in cui era intruppata riuscirono finalmente a guadagnare i primi metri in direzione di piazza
dei Cinquecento.
Alice riconobbe i Neri.
Arrivarono a passo spedito dalla stazione Termini. Il colore plumbeo delle felpe, la pesantezza
degli anfibi, gli zaini e soprattutto quei maledetti caschi, assicurati alla vita da moschettoni, dicevano
da soli pi e meglio di qualsiasi parola dordine. Alice riconobbe laccento piemontese dei centri
sociali della cintura torinese, i veneti del No Dal Molin e linconfondibile dialetto salentino dei
leccesi e dei brindisini. Gli uni e gli altri, presto sopraffatti e confusi nellintercalare pesante delle
tronche di quei tipi romani di Ponte Marconi. Quelli che giravano sempre con qualche cane appresso
e con cui aveva scazzato un anno prima, il 14 dicembre, in piazza del Popolo, quando le avevano
dato della fighetta durante un lancio di molotov e sampietrini.
I Neri entrarono nel corteo come una lama nel burro. Peggio, come fosse roba loro. Senza
incontrare alcuna resistenza e, soprattutto, senza dover attraversare alcun filtraggio. Le divise stavano
altrove. A presidiare i fianchi del corteo erano rimaste poche e smarrite pattuglie della municipale. E
i pizzardoni, chiusi nelle loro macchine, si erano guardati bene dal chiedere a quella montante marea
nera che arrivava dalla stazione Termini che diavolo ci facessero a spasso con i caschi. Hai voglia a
dire che il corteo era autoprotetto. Lo sapevano tutti che era una cazzata. Anche lei. Lo sapevano tutti
che in quel pomeriggio nessuno proteggeva nessuno. E nessuno era responsabile di altri che non fosse
s stesso. Lo sapevano loro. Lo sapevano le guardie.
Alice pens che la discesa per via Cavour avrebbe dovuto sgranare e diluire quel grumo velenoso
che si era prima insinuato e ora aveva preso saldamente il centro del corteo. Ma si sbagliava. I Neri
procedevano annunciati da tre cordoni, dietro cui continuavano ad aggregarsi ordinatamente uomini e
donne che sembravano rispettare una sincronia di movimenti a lungo studiata. E anche i due lisi
vessilli con la A dellanarchia, che pure sventolavano in piazza dei Cinquecento ed erano
evidentemente serviti solo come richiamo, come certi ombrelli agitati dalle guide turistiche al
Colosseo, erano stati riavvolti e infilati negli zaini. Un altro pessimo segno.
La gioia di piazza Esedra era stata prosciugata da unansia contagiosa. Gli elicotteri di polizia e
carabinieri che seguivano dallalto quel fiume umano e rimandavano le immagini aeree sui monitor
della sala operativa interforze della questura e sulla diretta di Sky, si fecero minacciosamente sempre
pi bassi. Il chop-chop-chop dei rotori era un sinistro rumore di fondo, che impastava le voci e le
musiche di quella moltitudine che ancora credeva in un pomeriggio senza nuvole.
Alice si ritrov accanto Diego, affannato.
Non mi piace, Alice, non va bene. La testa quasi arrivata a San Giovanni, ma le guardie si
stanno ammassando in largo Corrado Ricci. Ho paura che vogliano spezzare il corteo.
Ma perch?
Diego indic i Neri con un cenno della testa. E fu questione di secondi.

La Suburra, lantico quartiere dei lupanari cantati da Petronio, era ai loro piedi. Via dei Serpenti a
destra, via del Colosseo e la sacra collina di Giove Fagutale a sinistra. Con quellammezzato che un
ministro aveva scoperto comprato a sua insaputa da qualcun altro e per questo diventato ormai
celebre come e pi di un immortale fescennino.
La Suburra, immagine eterna di una citt irredimibile. Casa di una plebe violenta e disperata che
secoli prima si era fatta borghesia e che della citt occupava il centro geografico esatto. Perch ne
era e ne restava il cuore.
La Suburra, lorigine di un contagio millenario, di una mutazione genetica irreversibile.
Era quello il luogo. Come non averci pensato prima.
A mmerdeee!
Come un fischione che annuncia il botto, lurlo del Nero precedette lo schianto spaventoso di un
cartello stradale divelto e trasformato in ariete contro le vetrine di unagenzia di lavoro interinale.
Gli incappucciati, ora, avevano infilato i caschi e tirato su i cappucci delle felpe, e si muovevano
come ballerini del Boloj. In una danza nichilista di fuoco, pietre, biglie di ferro.
Alice e le sue Donne e Basta sbandarono. Avvolte in un fumo grasso di copertoni e carburante,
bruciavano almeno tre macchine in sosta, mentre dallingresso di un supermercato avevano preso a
piovere sullasfalto i trofei di un esproprio volante. Confezioni di corn flakes, scatolette di tonno,
bottiglie dacqua, lattine di chinotto Neri, buste di salmone scozzese. Sullaltro lato della strada,
schiacciata nella risicata intercapedine di un portone sbarrato, Alice cominci a gridare a
squarciagola.
Fascisti! Fascistiii! Siete dei fascisti!
Un incappucciato la fiss per qualche secondo. E per un attimo abbass la fionda pronta a
depositare la sua lucente biglia sulle insegne di una banca.
Vaffanculo, stronza!
Ora Alice piangeva. Conosceva la forza magnetica della violenza di piazza, la sua capacit di
oscurare il senso, lodore, la musica, le parole di chi laveva pacificamente occupata. Si era
accovacciata sullasfalto con la testa china sulle gambe e non riusciva pi a sostenere lo spettacolo
di distruzione, di cui per continuava a sentire gli schianti. Prov a togliersi da quel maledetto
portone chiuso alle sue spalle e si accorse di essere rimasta sola. Diego era sparito. Erano sparite
quelle di Donne e Basta. Un signore di mezza et con il fazzoletto della Cgil al collo grondava
sangue dal cuoio capelluto. Aveva provato a mettersi fra i Neri e il cash-dispenser di un bancomat,
prima che una spranga gli aprisse la testa.
Ma doverano le guardie?
Che facevano?
Perch cazzo stavano a guardare?
Prov a cercare conforto in uno sguardo. In un accenno di reazione. Nulla. I Neri avevano mano
libera. Si rivolse al tipo che era sbucato a una decina di passi da lei. Aveva un fazzoletto tirato sul
naso che gli copriva bocca e mento, una giacca di cotone chiara con il cappuccio alzato. E continuava
a puntare la sua telecamera digitale Olympus verso il centro della scena con movimenti lenti e
studiati. Che sembravano impermeabili alladrenalina di quei momenti. Doveva essere un giornalista.
Riprendi, riprendi tutto! Tutto! Devono sapere che la polizia sta a guardare. Fascisti!
Finch lui non la vide.
Il maresciallo Carmine Terenzi si sbotton il cappotto di cammello e schiacci la sigaretta sotto lo
scarponcino Timberland su cui poggiava a zompafosso lorlo dei pantaloni stretti alla caviglia, a
ciga. Alz la visiera del casco e, puntando il tonfa verso Alice, distante una cinquantina di metri, si
rivolse sottovoce allappuntato che si era staccato dal drappello del battaglione Calabria, di cui
Terenzi aveva per quelloccasione il comando.
lei. Forza!
I Neri si erano dissolti come dincanto e Alice non ebbe neppure il tempo di capire chi fossero
quei lupi in branco che le si stavano avventando contro. Neri anche loro. Ma con il tricolore sul
petto. E la fiamma sul casco.
Il primo colpo di tonfa la raggiunse alla guancia, allagandole la bocca del sapore ferroso del
sangue. Alice vacill, ma riusc a restare in piedi. Stordita, assunse la posizione di guardia che aveva
provato mille volte in palestra. Scart il primo catafratto che le veniva incontro piegandosi sulla
sinistra, e col destro sferr un diretto che lo mand a gambe allaria. Qualcuno grid qualcosa alle
sue spalle. Alice si volt e men un altro colpo alla cieca. Incontr qualcosa di morbido, avvert un
gemito. Ne aveva schiantato un altro. Bene. Si rimise in guardia. Il secondo colpo di tonfa le arriv
inatteso, fra collo e spalle. Croll a terra. Uno, due, forse cinque anfibi finirono il lavoro.
Rannicchiata in posizione fetale, sent esplodere la schiena, le gambe, le caviglie. Quindi, arriv il
dolore lancinante ed elettrico della presa sui capelli. Un guanto di pelle che usciva dalla manica di
un cappotto di cammello la stava trascinando verso un blindato, le cui porte si spalancarono con il
rumore che anticipa la galera.
Alice si ritrov scaraventata sul lurido fondo di metallo del mezzo, paralizzata dal dolore e dalla
paura. Qualcuno dei militari la stava osservando. Ne riconobbe la voce.
E brava la nostra puttanella! Savelli Alice, la ricreazione finita. Ti piaciuto distruggere tutto
con i tuoi amichetti, eh? T piaciuto Occupy? Ora, occupy questa minchia!
Terenzi. Era quel pezzo di merda di Terenzi.
Vincendo il dolore che le bloccava il collo, Alice prov a girarsi verso i portelloni del Ducato,
prima che quellinfame maresciallo li richiudesse. Non ne ebbe il tempo.
Le piomb sulla testa la sua giacca nera North Face. Di cui avvert un peso assolutamente insolito.
Rovesci le tasche. Piovvero biglie di ferro.

Quella giornata di merda non sembrava volersela portare via neanche la notte. Malatesta aveva
inseguito gli incappucciati fino alle ventuno, in via Merulana, dove unultima carica li aveva dispersi
prima che riuscissero a far saltare con le molotov il distributore Tamoil. Il che avrebbe consegnato la
strada e il quartiere ad altra epica che non quella di Carlo Emilio Gadda. E quando aveva finalmente
varcato la sbarra della carraia di Ponte Salario, aveva concluso che se esisteva un dio, quel giorno
aveva posato la sua mano misericordiosa su piazza San Giovanni. Perch se in via Emanuele
Filiberto nessuno era stato travolto dal carosello impazzito degli idranti del reparto mobile, e se nel
rogo del blindato dellarma non era bruciato vivo un appuntato, questo non lo si doveva certo a
nessuno dei contendenti.
Ma era lunica buona notizia, per quanto lo riguardava. Il telefono di Alice aveva continuato a
restare muto.
Marco aveva un brutto presentimento. Chiese alla Bruni di procurarsi un elenco definitivo degli
arrestati.
Lei era la numero uno.
Savelli Alice, nata a Roma il 7/11/1983. Arrestata in flagranza di reato da aliquota battaglione
Calabria in via Cavour alle sedici odierne. Reati contestati: devastazione e saccheggio, resistenza e
oltraggio a pubblico ufficiale. Esito delle perquisizioni personali: positivo. Ristretta presso la casa
circondariale di Rebibbia. Delega Pg: Digos di Roma.
Alba si schiar la voce con un colpo di tosse.
Scorpione.
Eh? Che dici?
La Savelli del segno dello Scorpione. Come me.
Alba?
S, colonnello.
Vaffanculo! Vattene a fare in culo!
Malatesta moll un pugno terrificante sulla scrivania e con un calcio sfond il tritadocumenti di
plastica. Gli tremavano le mani dalla collera e sbriciol tra i polpastrelli due Camel prima di
riuscire ad accendere la terza.
Alba era sconvolta, prima ancora che umiliata.
Te lo dico con il cuore, Marco. Quella stronzetta ti ha sputtanato.
Malatesta la fiss con odio.
Ma tu che cazzo ne sai, eh? Che cazzo parli?
Musica. Aveva bisogno di musica. Smanett sul computer e lanci la web radio. Che si sintonizz
sulla prima stazione nella lista dei preferiti.
Radio Fm 922.
Non cera nessuna musica.
Cristo, Spartaco Liberati a mezzanotte? E che cazzo centrava lui con gli incidenti di quel
pomeriggio?
Un macello. Ecco che successo, cari amici. Un macello. Una Caporetto. Che dico, una Waterloo. Oggi, possiamo dire che le
forze dellordine hanno consegnato la nostra citt alla furia comunista dei Black-bloc.

Alba prov a dargli sopra con la voce.


Ma perch devi tormentarti con questo troglodita?
Marco la zitt.
Macchine bruciate, supermercati assaltati e devastati. E la polizia, i carabinieri? Guardaveno, cari amici ascoltatori. Hanno
aspettato che arivassero a San Giovanni. E solo l, davanti al suolo sacro di una basilica, se so ricordati che al mondo ce so le
guardie e i ladri. Hanno pure rotto na croce. Ve chiederete: perch? Eh, perch? Il perch, cari amici, ve lo spiega in esclusiva il
vostro Spartaco Liberati. Un uccellino molto, ma mooolto informato mi dice che una delle menti di questo pomeriggio di
devastazione una nota estremista. Se chiama Alice Savelli. Ne abbiamo gi parlato, no? Quella che su internet se diverte a
calunniare la brava gente Quella del blog che nun vle fa costrui le case a Roma, che gi ce nha tante. Embe, direte voi.
Embe lo dico io, invece. Perch Alice Savelli, me dice sempre lo stesso uccellino, la fidanzata di un importante carabiniere che
oggi stava in piazza. Avete capito lantifona?

Marco spense il Pc.


Luccellino. Luccellino. Pezzo di merda . Chin la testa sul petto, afferrandosela tra le mani.
Chiuse gli occhi e prov a respirare, avvertendo una fitta alla bocca dello stomaco. Michelangelo.
Devo chiamarlo.
Alba prov unultima volta a farlo ragionare.
Pensaci ancora un attimo, Marco. Se ora chiami De Candia, questa storia non la controllerai pi.
gi difficile cos. Stammi a sentire
Marco aveva gi afferrato il telefono fisso e composto il numero di casa del Pm. Ancora non
dormiva. O se dormiva, era bravissimo a non darlo a intendere.
Michelangelo
Marco, ma hai idea di che
Hanno arrestato Alice.
Dammi un quarto dora e ti richiamo.
Michelangelo de Candia si present di persona a Ponte Salario con pessime notizie.
Il fascicolo sugli scontri di San Giovanni era, guarda caso, in mano al Pm Setola. Noto, fra laltro,
per aver tenuto un anno in custodia cautelare un macellaio marocchino con laccusa di essere il capo
della rete italiana di al-Qaida. Il tutto grazie, si fa per dire, allerrore di traduzione di un brigadiere
che, in fatto di lingua araba, ne sapeva quanto lo stesso Setola: vale a dire, un tubo.
Il nostro ineffabile amico ipotizza un legame di Alice con gli anarchici greci. Risultano
telefonate in Grecia. Lutenza, che non hanno ancora rintracciato, risponde con una segreteria in
greco e inglese. Dice anche, Setola, che la ragazza, al momento dellarresto, ha steso a cazzotti due
operanti. Non mi hai detto che aveva un cos bel sinistro.
Ma ti pare il momento.
Ah, e poi aveva la giacca piena di biglie di ferro. Il verbale darresto sembra granitico. Dieci
deposizioni. Lintero reparto che lha fermata durante le devastazioni di via Cavour.
Marco scosse la testa. Era la fine. La fine. E lui, il peggior coglione che avesse mai indossato la
divisa.
Michelangelo de Candia si prese una pausa, poi tossicchi e rivolse un cenno del capo verso la
Bruni, che aveva sentito tutto.
Lei ci crede, capitano?
Io? Se c il verbale, la parola dei colleghi.
Per me, sono tutte solenni sciocchezze. Una montatura, in altri termini.
Ma come fa a dirlo? insorse la capitana.
Primo, argoment De Candia, roba di Setola, e questa per me una ragione sufficiente.
Secondo, nemmeno un minuto dopo larresto la notizia sulla bocca di tutti, e zac, parte lattacco a
Marco Malatesta. No, non ci vedo chiaro.
La Bruni non credeva alle sue orecchie. Nel mondo ordinato nel quale laveva cresciuta il padre,
generale dellarma, il confine tra il bene e il male un dato ontologico indiscutibile. Contro la
Savelli cerano prove inoppugnabili. E adesso questi due, il colonnello e il Pm, due figure
istituzionali che avrebbero dovuto stare dalla parte dello stato, si sbattevano per tirare fuori dai guai
sta terrorista. Non bastavano le toghe rosse: anche i carabinieri rossi, adesso. Aveva sempre difeso
Marco, ma quando troppo troppo. Stava per intervenire, quando Marco si ridest dalla catatonia e
recuper luso della parola.
Vorrei crederti, ma
Facciamo una verifica.
E come? Setola non moller mai losso.
Domattina alle otto presentati a Rebibbia. Va a parlare con lei.
Setola non mi autorizzer mai, Michelangelo.
Eh. Ma io direi che venuto il momento di giocarci il jolly che tu sai 1993
Marco sillumin. Grande, grande De Candia.
Alba era sempre pi sconcertata. Jolly? 1993? Che tu sai? Ma che stava succedendo? Ma che
avevano combinato, quei due matti? Qualcosa di grosso, a giudicare da come Marco aveva ripreso
improvvisamente vita. Ma che ci avr mai, questa Alice Savelli, che appena un uomo la vede subito
le sbava dietro. Un cocktail perverso di rancore e gelosia lagitava. Era questo a bruciarle, pi
ancora delloffesa al senso del dovere. Ma non lo avrebbe mai ammesso. Non davanti a Marco.
XLVII.

Alle otto in punto Marco Malatesta si present ai cancelli di Rebibbia.


Attese la lenta apertura elettrica dei grandi battenti di acciaio, percorse il tratto fra il parcheggio
interno e la matricola della sezione femminile, dove la pi anziana delle agenti della penitenziaria,
Silvana, lo accompagn da Alice.
Conosceva bene Silvana. Un donnone sulla cinquantina con un lontano passato da assistente
sociale fra i tossici del Laurentino 38 e Corviale. I quartieri laboratorio di tanti anni prima. Dove,
secondo gli urbanisti, i proletari avrebbero dovuto campare meglio. Avrebbero. Caracollando nel
corridoio che portava alla sala interrogatori, Silvana si ferm per un istante e abbass la voce.
Pra fija
Che dici, Silvana?
Lhanno gonfiata, Marco.
Con quello che ha fatto.
Nun lo so, sai?
Che vuoi dire?
Lo sai, no, che ci ho locchio clinico. Soprattutto co le regazzine e le nuove giunte.
Lo so bene.
Che te devo di? Quando lhanno portata qui ieri sera, stava ncazzata come na biscia.
Strillano sempre con chi li arresta.
Ce lo so. Ma nun ce laveva mica solo co voi carabinieri. Me continuava a di: Quei bastardi
fascisti dei Black-bloc. Hai capito? Fascisti, li chiamava. Ora, me spieghi tu come faceva allora a
essese mischiata co quelli? Voglio di: o davero unattrice, ma de quelle brave, o nun centra
gnente.
proprio questo il mio problema, Silvana.

Alice era seduta al tavolo della sala interrogatori e offriva a Marco il profilo offeso dalla furia dei
tonfa. Un ematoma profondo e violaceo le deturpava la parte sinistra del volto. Dallattaccatura dei
capelli unti e tenuti insieme in unimprovvisata cipolla da una molletta di plastica fucsia fino al
mento, segnato da un taglio slabbrato suturato con delle graffette nere.
Non sembr stupita di vederlo. Lo fiss con uno sguardo assente, che non tradiva alcuna emozione.
Silvana li lasci soli. Marco represse la voglia di stringerla a s.
Come ti senti, Alice?
Sei cieco?
Ascoltami bene, non sei nella condizione n di fare la spiritosa n larrogante. Chiaro? Io ti ho
nascosto delle cose, e va bene. Ma tu tu finora mi hai raccontato solo un mucchio di stronzate.
Che cosa dovrei dirti? Mi devo giustificare con il signor colonnello perch ero a una
manifestazione con un altro mezzo milione di persone? Devo chiedere scusa perch non ho chiesto in
caserma il permesso di andare?
Mi devi dire perch hai steso due carabinieri.
Mi sono difesa.
Ti hanno trovato in tasca venti biglie di ferro.
Chiedilo al tuo collega Terenzi.
Che centra Terenzi?
Mi ha arrestato lui. lui che mi ha ridotta cos. Ed lui che mi ha messo le biglie di ferro in
tasca. Che te lo devo dire io come lavorano i carabinieri? Tu, poi, dovresti saperlo bene. Ricordati
la cocaina al cinema Arcobaleno.
Brava. Continua a dire stronzate. Non ti ha arrestato Terenzi.
Ah, no? E chi mi ha arrestato?
Un sottotenente del battaglione Calabria.
falso.
Certo. Lo decidi tu cosa vero o falso, no? C un verbale e ci sono almeno dieci testimoni.
Mentono.
Per quanto mi riguarda la bugiarda sei tu.
E allora non ho nulla da dirti.
Fai bene. Perch al momento hai solo un 419 per devastazione e saccheggio. Da otto a quindici
anni. Che vuoi che sia per una che ne ha solo ventotto. Hai tutta la vita davanti, no? Se poi invece ti
prendi anche una bella associazione sovversiva, visto che hai avuto la buona idea di farti amici un
po di anarchici greci, di anni ne aggiungiamo un altro mucchietto. Da cinque a dieci. Con la
continuazione, le generiche prevalenti e lincensuratezza, esci da qui che sei una signora di mezza et.
Pardon, una pregiudicata di mezza et.
Ma che cazzo dici? Gli anarchici greci?
E gi. Chi ha chiamato in Grecia dal tuo cellulare due giorni prima della manifestazione, io
forse? Hai unaltra nonna Sandra da qualche parte tra Corf e Salonicco? O forse dovevi prenotare
una bella vacanza al mare per Natale?
Alice abbass il capo, scuotendolo. Abbozz un sorriso di scherno.
Sei un povero carabiniere del cazzo. Manderesti in galera anche tua madre senza una prova. Tu e
i tuoi compari siete tutti uguali e persino peggio di quello che si pensa. Mi sa che ci aveva ragione il
Samurai: certi legami non si spezzano.
Vaffanculo, Alice.
No, vaffanculo te. Qualcuno dei vostri geni dellinvestigazione ha provato a chiamare quel
numero greco, che greco non ma italiano?
staccato e risponde una segreteria telefonica greca, signorina. Quel telefono sta in Grecia.
Anche se la scheda italiana.
il numero di Farideh, idiota che non sei altro.
Farideh? E che centra Farideh con la Grecia?
Lho scoperto anche io chiamandola che era l. E non da sola. Ma con quel bandito di Max.
Che ci facevano?
Farideh mi ha detto che dovevano portare in Italia una barca.
E magari ti ha detto anche il nome.
Runa, se ricordo bene.
E doverano in Grecia?
Unisola. Ma non mi ha detto quale. E ti dico unaltra cosa: le ho telefonato perch ti avevo
creduto, Marco. Volevo metterla in guardia da Max. Mi sono fidata di te. E di quellaltro, il tuo
bellamico Pm.
Se mi hanno concesso questo colloquio grazie a lui, Alice.
Ah, s? Ringrazialo tanto da parte mia. Potrebbe essere cos cortese da farmi avere almeno i
domiciliari? ribatt lei, al vetriolo.
Farideh ti ha detto dove arrivavano con la barca?
Fiumicino.
E sai anche quando partivano?
Mi hai rotto le palle con le tue domande.
Malatesta alz la voce.
Quando partivano?
Ma che ne so! Partivano.
Malatesta le volt le spalle e chiam Silvana nel corridoio perch riportasse Alice alle celle. Lei,
uscendo dalla sala interrogatori, gli urt volutamente la spalla.
E adesso che fai, eh? Vuoi distruggere anche la vita di Farideh, pezzo di animale?
Quello che faccio non ti riguarda pi, Savelli.

Si ferm in un pulcioso bar di piazza Conca dOro. Non era neanche mezzogiorno, ma per lui
poteva essere mezzanotte. E dopo aver passato in rassegna le mensole impolverate alle spalle del
bancone, indic un Johnnie Walker. Era con quella bottiglia dalletichetta rossa che da ragazzino
aveva esorcizzato la prima, cocente delusione amorosa.
Un baby?
La bottiglia, grazie.
Risal in macchina impugnando nella destra il collo del bibitone, come lultimo degli alcolizzati, e
con la sinistra estrasse il cellulare dalla tasca interna della cenciosissima giacca. Lo aveva spento
entrando a Rebibbia e uscendo aveva deciso di non riaccenderlo.
Rimanesse pure muto.
Si sentiva addosso la febbre. Gli bruciavano gli occhi. Se De Candia lo avesse interrogato, non
avrebbe saputo che dirgli. Era accecato, accidenti. Che aveva capito da Alice? Nulla. Assolutamente
nulla. Quel colloquio informativo su cui aveva scommesso le sue ultime carte era stato un buco
nellacqua. Forse Alice continuava a mentirgli perch, come tutti i bugiardi, aggiustava le sue
verit solo quando i suoi bluff e le omissioni seriali non erano pi difendibili. O forse aveva
ragione il naso di Silvana e quello che, in un angolo remoto del suo ipotalamo, continuava a dirgli la
testa. Quella ragazza era stata messa in mezzo. I Neri e la loro violenza nichilista non le
appartenevano. E poi, quella storia della telefonata con Farideh, una sua logica ce laveva. Possibile
che anche quello fosse un copione studiato a tavolino? Che ne poteva sapere che qualcuno le avrebbe
chiesto a bruciapelo di quella chiamata?
Le tempie gli scoppiavano. Apr la porta di casa ed evit anche di accendere la luce. Tir dritto
verso lo stereo. Infil nel lettore un Cd di Eric Dolphy.
Tenderly.
Un sax solo da strappare lanima.
Note adatte per lagonia del suo io.
Alz il volume, appena qualche decibel sotto la soglia che faceva tremare i vetri sottili delle
finestre della cucina. Tir fuori dal freezer una dozzina di cubetti di ghiaccio, riemp del liquore
benedetto uno di quei bicchieri colorati da Coca-Cola che si vincono con i punti del supermercato.
Gett in un angolo la giacca e quindi la camicia e la T-shirt bianca, che avevano un odore orribile.
Frug nellarmadio e si infil una maglietta della Roma con il 10 di Francesco Totti. Il capitano.
Seduto a gambe divaricate sulla sedia della cucina, cominci a bere, sperando che quella roba gli
chiudesse gli occhi. E Tenderly facesse il resto.
Forse si addorment. O forse rimase semplicemente in uno stato di catalessi per un tempo che non
riusc a quantificare.
Lo risvegli il suono cattivo, insistente del citofono.
Si trascin fino alla cornetta. Aveva la voce impastata e la lingua che graffiava il palato.
Chi ?
La voce di Alba era disturbata dal contatto elettrico che non aveva mai fatto riparare.
Sono Alba.
Ci vediamo domani.
Aspetti, colonnello. Mi faccia salire.
meglio di no.
importante.
Per me non pi importante niente. Almeno fino a domani.
Riguarda Alice Savelli.
So gi tutto. Basta e avanza.
un video.
Pigi con forza lapriporta e sent il clac del cancello.
Malatesta lasci socchiusa la porta di casa e decise di aspettare Alba in cucina. Faticava a stare in
piedi.
permesso?
permesso?
Le voci erano due. Una donna, e va bene. Ma luomo? Chi cazzo si era portato dietro la Bruni? Si
volt di scatto.
Brandolin. Il carabiniere Brandolin. E come diavolo era ridotto, poi?
Il ragazzo entr in cucina, e avvicinandosi a Malatesta si scus di non poter salutare in modo
conveniente. Aveva il braccio al collo, un occhio tumefatto e semichiuso, e la postura di chi ha una
scopa infilata nel culo.
Mi deve perdonare, colonnello, ma ho un paio di costole spezzate e con il busto devo fare
attenzione
Che t successo? Sei caduto nella doccia?
Ieri, a San Giovanni. Il reparto celere c andato un po pesante.
Eri in borghese?
No, ero libero dal servizio.
E che ci facevi l? Non mi dire che pure tu sei un Drago Ribelle. Perch va bene il mondo alla
rovescia, ma questo sarebbe troppo. Il Brandolin indignato.
Riprendevo. E per questo mi hanno legnato, comandante. La celere mi voleva portare via la
telecamera.
E cosa riprendevi? E perch stavi l a riprendere?
Alba li interruppe.
Come le dicevo al citofono, colonnello, il video. Brandolin ha filmato tutti gli incidenti in piazza
e soprattutto larresto della Savelli in via Cavour e le fasi che lhanno preceduto.
Marco si alz di scatto dalla sedia. La testa improvvisamente pulita. Fasciato nella sua maglietta
di Totti, vers del whisky per Brandolin. Il quale fece cenno di no e riprese a parlare.
Non so se ho fatto bene, ma la sera prima della manifestazione, in caserma, ho sentito il
maresciallo Terenzi che si metteva daccordo al telefono con Anacleti. Lo rassicurava. Parlavano
della Savelli. Il maresciallo diceva: A quella troia, chiedo scusa, ci penso io domani. Le faccio
un servizietto completo. Che poi buttano la chiave. E quando ho fatto, tu fai sapere subito a chi sai
che larrestata la donna di quella, chiedo scusa, merda di Malatesta. Chiedo scusa ancora, ma
ha detto proprio cos.
Vai avanti, per favore.
Cos, ieri, ho deciso di seguire in piazza gli spostamenti del maresciallo Terenzi. E ho visto
come hanno incastrato quella povera ragazza. Non aveva fatto niente. Se ne stava da una parte a
gridare Fascisti a quelli che sfasciavano tutto. Il maresciallo e alcuni colleghi lhanno massacrata
a freddo. Poi ho visto Terenzi che si chinava a raccogliere delle biglie e le infilava in una giacca
nera.
Marco deglut.
Sei certo di quello che dici? Voglio dire, sei certo innanzitutto che quello con cui parlava al
telefono Terenzi fosse Anacleti?
Certissimo. Lo chiamava per nome. Rocco, diceva.
E sei riuscito davvero a riprendere tutto quello che hai visto?
Brandolin appoggi la telecamera sul tavolo di formica della cucina. E fece partire le immagini.
Malatesta volle rivederle tre volte. Era tutto vero. Tutto assolutamente vero. Gli ci volle un po
per riuscire a riprendere il filo.
Ascolta, Brandolin
Lo so, colonnello, mi dispiace. Sarei dovuto venire prima, ma mi hanno dimesso dallospedale
stanotte alle tre. E stamattina, quando lho cercata in ufficio, il capitano mi ha detto che nessuno
sapeva dove rintracciarla.
Alba ora sorrideva. E anche lui, sorrideva. Per la prima volta da due giorni. Si sfil la maglietta di
Totti, rimanendo a torso nudo. E cominci a frugare nei cassetti cercando una camicia pulita. Si
rivolse al capitano, notando che le guance le si erano leggermente avvampate. Un rossore che
riconosceva.
Alba, ascolta. La barca si chiama Runa
La barca? Quale barca, colonnello?
Lascia stare. Dimmi solo questo: abbiamo qualcuno alla guardia costiera? Intendo dire, qualcuno
alla sala operativa nazionale qui a Roma?
Ho un amico. Diciamo un ragazzo che ho conosciuto da poco, che forse
Quanto amico?
Siamo usciti Usciamo da un po.
Non intendo quello, Alba. Voglio dire: puoi chiedergli un favore? Ma un favore importante.
Perch non c tempo per richieste ufficiali e pezzi di carta. Mi serve la posizione di una barca a
vela che si chiama Runa, partita da unisola greca che non conosciamo quattro-cinque giorni fa e
diretta al porto di Fiumicino. Bisogna provare con tutto. Posizionamento Gps, eventuali segnalazioni
delle nostre capitanerie, registri navali. Voglio sapere dov ora. E quando sar qui, chiaro?
chiaro.
Quanto sveglio questo tuo amico?
sveglio ed svelto, Marco.
Svelto?
Direi di s. S, non un tipo che si perde in chiacchiere. Almeno con me non lo ha fatto.
Malatesta prov una punta di gelosia, mista a un languore che riconobbe come eccitazione. Il che
lo fece sentire vivo. Finalmente vivo, perdio. Guard lorologio. Le tre del pomeriggio.
E allora chiamalo, Alba. Chiamalo ora.
Riaccese il cellulare che cominci a vibrare impazzito di tutte le chiamate perse. Cera anche un
Sms.
Il generale Thierry de Roche. Ma non aveva il coraggio di guardare. Chiuse gli occhi mentre con il
pollice apriva la bustina.
Ho saputo della Savelli. Che sta succedendo?
Marco fiss Brandolin.
Ti posso chiedere un ultimo favore, ragazzo?
Comandi, signor colonnello.
Questo video, due copie. Una al generale De Roche e una al Pm De Candia. Portale di persona a
tutti e due.
XLVIII.

Marco si aggiust lo zuccotto di lana sulle orecchie, affond le mani nelle tasche profonde del
giaccone da marina e fiss limboccatura del canale, lantica Fossa di Traiano che tagliava a met
Fiumicino, con i suoi moli pressoch deserti nel buio precoce di una sera di novembre. Forse era
destino che tutto si dovesse compiere proprio in quel luogo, pens. Si incammin lentamente verso un
Fiat Ducato bianco fermo alla testa della banchina settentrionale, appena sotto i frangiflutti illuminati
dal riverbero fioco delle luci interne del ristorante Bastianelli. Dietro quelle grandi vetrate sul mare
erano state scritte pagine epiche della storia nera di Roma. Ora ci mangiavano oligarchi russi e
sceicchi arabi. Del resto, girando il mondo, aveva capito che questo siamo noi italiani: sarti e cuochi.
Accost le labbra al piccolo microfono nascosto nel bavero del giaccone e controll unultima
volta con il tenente Gaudino che il dispositivo fosse pronto. Una ventina di uomini tra personale del
Ros e territoriale e due unit cinofile chiudevano a semicerchio laccesso da terra al canale. A luci
spente, tre squali le motovedette dellarma disegnavano un ampio semicerchio di un miglio di
raggio al largo del porto vecchio.
Maestrale a Grecale, mi ricevi?
Ti copio bene, Maestrale.
Procedo a piedi sul molo verso Ducato bianco parcheggiato a ore dodici.
Ricevuto, Maestrale. Copertura attiva. Intorno al mezzo vediamo un solo uomo.
Lamico di Alba alla guardia costiera aveva fatto un lavoro eccellente. Sveglio, quel ragazzo. Si
era sbattuto a dovere. E peraltro Malatesta ne comprendeva bene il motivo, pensando al culo di Alba.
Era riuscito in un paio dore a individuare il porto greco di partenza della Runa e il resto non era
stato troppo complicato. Il segnale Gps aveva consentito di ricostruire la rotta della barca partita da
Folegandros cinque giorni prima. Dacch era entrata nelle acque territoriali italiane, la Runa era
monitorata da un ricognitore aereo. Il pesce si avvicinava docile alla rete. Che a quel punto andava
solo chiusa. Ancora mezzora e la Runa avrebbe concluso il suo ultimo viaggio.
Nonostante il piumino dal cappuccio alzato, Malatesta riconobbe subito il tipo corpulento che,
seduto a braccia conserte sul cofano del Ducato, fissava limboccatura del canale dandogli le spalle.
Lo chiam per nome quando era ormai a pochi passi da lui.
Tito Maggio, ma guarda un po che bella sorpresa!
Il ciccione si volt di scatto e uno schizzo di adrenalina gli accese le guance livide di freddo.
Colonne! Mamma mia, che coincidenza. E che ci fa qui?
Malatesta tir fuori il pacchetto di Camel e gliene offr una.
Sono come i ragazzini, Tito. Ogni tanto mi piace tornare alle giostre. Te lo ricordi questo posto,
no?
E come no, colonne. Ci hanno girato pure Romanzo. Quanto me piace quer firm, colonne. Lho
visto tre volte.
E mi sa che ci hai capito poco, per. Tutti amici del Libanese, qua, eh?
No, per carit.
Certo, per carit. E dimmi un po, tu che ci fai qui?
Sto a lavora, colonne.
Ma va?
Devo compra er pesce. Sto a aspetta i pescherecci. Lo sa, io faccio solo pesce vivo.
Eccome no.
La sigaretta che Tito stringeva fra le labbra tremava come un filo di paglia nella bufera.
Che ci hai freddo, Tito?
No, perch?
Tremi.
Davero?
Devi stare attento. Ci hai unet ormai.
Ci ha ragione, colonne. Ma il lavoro il lavoro.
E che, non lo so? Anzi, sai che ti dico? Ti faccio compagnia.
Aspetta pure lei, colonne?
Ma s, aspetto i pescherecci con te.
Nun se deve sta a preoccupa. Io posso
E chi si preoccupa? che mi venuta voglia di totani. Proprio come li fai te. Compro una bella
cassetta anchio. Com che li chiami? I Totani dellImperatore, no? Buoni. Che ci metti? Ah, s. I
ceci, i fagioli, le patate lesse e poi, aspetta
Er rosmarino.
Bravo, il rosmarino.
Ma magari
Magari?
No, colonne, me sa che nun serata.
Per i totani?
No, che Me sa che S fatto tardi. Quasi quasi me ne vado. Anzi, me ne sto proprio a
anna.
Maggio fece il gesto di aprire la portiera del Ducato. Malatesta gli blocc il braccio in una morsa
dolorosa.
Dove vai, Tito? Non hai pazienza. Arriveranno questi pescherecci, no? Non lhai detto tu che
devono arrivare? E poi, scusa, ma dove devi andare? luned.
E nfatti.
Luned giorno di chiusura, Tito. Sei chiuso, il luned.
Davero oggi luned?
E gi.
Ma dimme te
Pensa un po quanto sei stronzo, Tito. Vieni a comprare il pesce fresco il giorno di chiusura.
Il ciccione cominci a frignare. Prima dei singulti. Poi quel pianto da filodrammatica che
Malatesta conosceva a memoria.
Colonne, sto nella merda. Sto alla canna del gas.
Onestamente, non vedo dove sia la novit.
I Tre Porcellini mhanno spolpato vivo. Che dovevo fa? Nun ci avevo scelta, mannaggia a me,
colonne! A me me portano via er locale.
Sai che guaio. La notizia mi devasta.
A me mhanno solo detto de aspetta sta barca
Ah, quindi aspetti una barca, non un peschereccio. E chi te lha detto di venire qui col furgone?
Che devi caricare?
No, volevo di nantra cosa.
Ecco, appunto, vedi che ho ragione? Sei solo un povero stronzo, Tito.
E mo che succede?
E che succede? Ti riposi per un po.
A bottega?
Secondo te? Anzi, sai che facciamo? Ci fumiamo unaltra bella sigaretta e la aspettiamo insieme,
questa barca. Tanto ci siamo, mi pare.
Il profilo della Runa, ormai, si distingueva nitidamente nella rada che introduceva al canale. Le
vele erano ammainate, le luci di stazionamento e crociera accese, e lacqua di prua era appena
increspata dai tre nodi di velocit. Sopra coperta si indovinavano due sagome. Una in piedi, a
manovrare uno dei due timoni di poppa, laltra accovacciata sul lato di dritta del boma, assicurato al
pozzetto da un fascio teso di sartie.
Malatesta sorrise. Pronunciate sottovoce, le parole si impastarono nel soffio nebulizzato di vapore
acqueo del suo respiro, che misurava lumidit e il freddo di quella notte.
Cari Max e Farideh, benvenuti a casa.
Che dice, colonne?
Tito, non mi dire che non conosci gli amici che stavi aspettando.
Veramente, colonne
Malatesta avvicin il bavero del giaccone alla bocca.
Ora, Grecale. Ora.
Il fascio di due potenti fotoelettriche illumin a giorno la Runa di una luce fredda e accecante. Per
un attimo, luomo al timone sembr congelato in un lampo di repentina frenesia, mentre tentava
inutilmente uninversione di forza e direzione dei motori. Tre motovedette sbucarono a poppa del due
alberi, accendendosi dei lampeggianti blu. Una voce amplificata ordin di accostare lentamente alla
banchina.
In pochi secondi il molo si anim di carabinieri, mentre Malatesta invit Maggio a darsi da fare
con le gomene che erano state lanciate dal pozzetto della Runa verso una grande bitta arrugginita.
Animo, Maggio! Vorrai mica far fare tutto a noi. Tra gente di mare ci si aiuta.
Max aveva spento i motori e, in piedi nel pozzetto, stringeva a s Farideh come una naufraga.
Preceduto da due militari e da Alba Bruni con le armi in pugno, Malatesta si present mostrando il
tesserino.
Ci conosciamo gi tutti, se non sbaglio. E diciamo pure che ci siamo incrociati di recente da un
amico comune, vero Tito? disse rivolgendosi a Maggio sulla banchina, mentre il grassone porgeva i
polsi alle manette.
Farideh aveva la voce rotta dal pianto.
Max, ma che vuol dire? Che sta succedendo?
La domanda non ebbe risposta. Malatesta prov a sollecitarla.
Vorrei saperlo anchio, Farideh, cosa sta succedendo. Magari, se non ce lo sa spiegare Max,
puoi spiegarmelo tu.
La ragazza scosse il capo. Nei suoi occhi, il colonnello leggeva langoscia di chi affacciato su un
baratro.
Forza, Max, da quando in qua ti diletti in crociere autunnali?
Non ho nulla da dire.
Fai molto male.
Con un cenno della mano, Malatesta ordin di far salire a bordo della Runa i cani antidroga.
Quanto tempo credi che ci metteremo a trovare il carico?
Farideh stratton Max.
Quale carico? Amore, di quale carico parla?
Di, Max, hai sentito? Fallo per amore. Ammesso e non concesso che non stiate facendo una
bella recita, diglielo tu a Farideh di che carico sto parlando. Su, forza. Sono sicuro che sei un tipo
sincero. E sono certo che le hai raccontato pure di quella notte della scorsa estate in cui hai
massacrato suo padre alla Romanina. Vero?
Farideh si accasci con un urlo, rannicchiandosi sul fondo del pozzetto in posizione fetale. I
muscoli del corpo irrigiditi, le gambe che scalciavano, come in un attacco epilettico. Max la guard a
lungo mentre, avvolta in una coperta, veniva adagiata sul sedile posteriore di unauto civetta. Quindi
torn a incrociare lo sguardo del colonnello.
Sei un bastardo, Malatesta.
Trovi? Di bastardi su questa barca io ne vedo uno solo. E sta in piedi di fronte a me. Te lo
chiedo unultima volta, testa di cazzo. Dov la roba?
Sottocoperta, impazziti, i cani antidroga avevano cominciato a raspare in coincidenza di un punto
esatto delle paratie interne della barca.
Trovatela da solo.
La voce di uno degli uomini del Ros richiam Malatesta.
Ci siamo, colonnello. Guardi.
Il militare punt gli indicatori del serbatoio di acqua potabile fissi sul pieno da mille litri.
Malatesta torn nel pozzetto. Max era stato ammanettato dietro la schiena.
Hai fatto soffrire la sete a quella povera ragazza. Tre giorni su questo transatlantico e non avete
consumato neanche un goccio dacqua. Neanche una doccia le hai fatto fare, e che cazzo. Bravo il
nostro Max. Hai chiuso.
Lo portarono via abbassandogli la testa con una mano sulla nuca, mentre loperatore del Ros
riprendeva le immagini dellarresto che il comando generale doveva diffondere in tempo utile per i
Tg di mezzanotte. Gli specialisti armeggiavano con asce e fiamme ossidriche sui serbatoi dacqua
della Runa. Sulla banchina, ammanettato, era rimasto solo Maggio.
Colonnello, che facciamo, portiamo via anche lui?
No, lui aspetta con me. Vero, Tito? Unora prima o unora dopo non fa differenza. Tanto
lAlbergo Roma non chiude. Vediamo cosa dovevi caricare. Sarai curioso anche tu, no?
Marco rimase sulla banchina del porto vecchio fino alluna del mattino. Quando lultimo panetto
della tonnellata di cocaina fu estratto dalle intercapedini ricavate nei serbatoi dacqua della Runa e
caricato nel Defender dellarma. Quando anche lauto su cui viaggiava Maggio in manette prese
definitivamente la strada di Rebibbia. Quel rompicoglioni non aveva smesso di piagnucolare un
istante.
Colonne, mannaggia, colonne, nun me rovini. A me nun mavevano detto n cazzo. Cos
mammazza, colonne
Salendo in macchina, Malatesta accese la radio per ripulirsi la testa da quella stucchevole nenia. I
titoli dei Gr della notte aprivano sulla breaking-news del maxisequestro. E quando ne ebbe a
sufficienza, Malatesta abbass il volume e attiv il vivavoce dello smartphone. Gli restava unultima
cosa da fare. Forse, la pi importante.
Pronto, Roberto? Sono Marco. Spero di non svegliarti. Hai un minuto per me?
Roberto Zanni era il capo della Digos. Si conoscevano da anni. Coetanei e cresciuti in due
botteghe concorrenti, avevano prima imparato a rispettarsi. Finch non erano diventati amici. Anche
se questo non si doveva sapere. Soprattutto, la cosa che non guastava che Roberto era malato della
Roma come lui.
Ciao, Marco. Sveglio, sono sveglio e il minuto ce lavrei, ma se chiami per rompermi i coglioni
sul campionato facciamo un altro giorno, eh?
Tranquillo, Roberto, ti cercavo per
Per la brillante che avete appena fatto a Fiumicino? Che fai, vuoi i complimenti?
Roberto, facciamo che ora metto gi, richiamo e ricominciamo da capo, va bene?
Scusa, Marco, ti faccio sempre un po meno stronzo di quello che sei.
Stammi a sentire, ho un video che ti interessa. Una cosa su cui state lavorando voi.
Di che si tratta?
Gli incidenti di San Giovanni.
Embe?
Che ne dici di un maresciallo dei carabinieri che pesta a freddo uninnocente, redige un falso
verbale di arresto e la calunnia con false prove?
Che , uno scherzo?
Mai stato cos serio.
E com che stavolta avete deciso che i panni sporchi non ve li lavate in famiglia?
Non abbiamo deciso. Ho deciso.
Ho capito. Non ci siamo mai parlati e il film lho trovato in rete.
Poi sarei io lo stronzo.
Vaffanculo, Marco.
Una cosa. Il tuo maresciallo quello col cappotto di cammello. Si chiama Terenzi. Terenzi
Carmine: in servizio alla stazione di Cinecitt. E la ragazza di nome fa Savelli. Savelli Alice. a
Rebibbia.
Vuoi venire qui e prendere il posto mio? Magari linformativa la scrivi direttamente tu. Lo sai
che non mi formalizzo.
Ti voglio bene, amico mio. Dammi unora e la pennetta con il video sulla tua scrivania. Cos
domattina cominci a lavorare presto.
XLIX.

Due ore di sonno, pi che altro un combattimento allultimo sangue fra ladrenalina e i sensi di
colpa. Condizione di merda, per Marco Malatesta: non potersi godere il meritato trionfo, pregustare
senza gioia la faccia lunga di Rapisarda, sentirsi lacerare dalla voglia di prendere a capocciate il
muro per aver dubitato di Alice. Il pensiero di lei innocente in galera e della sua cecit non gli dava
pace. La brillante lo aveva catapultato allimprovviso nellempireo degli intoccabili. Rapisarda era
tacitato. Thierry rinfrancato. Michelangelo de Candia eccitato e ironico, anche se troppo signore per
un carognesco e strameritato che tavevo detto? Intoccabile, s. Aveva la netta sensazione che lo
sarebbe stato a lungo, perch quel sequestro, pi che un colpaccio, era un punto di svolta. Un
risultato, per dirla col gergo dei burocrati che infestavano larma come ogni altro ganglio vitale
dello stato. Ma soprattutto, la prima crepa in un sistema che sembrava inattaccabile.
Eppure, se non ricordava male le letture del periodo mistico, quando si passava allegramente da
Urlo a Lo zen e larte della manutenzione della motocicletta, intoccabile unespressione
ambigua: indica chi troppo in alto per poter essere insozzato dal sospetto e dalla maldicenza, ma
anche chi sta troppo in basso per essere degnato dattenzione.
Intoccabile significa solo. Maledettamente solo.
E che la solitudine sia lo splendore delle aquile, lo sguardo limpido e indecifrabile del saggio,
be, quella era soltanto fuffa fascista che lasciava volentieri al Samurai e ai suoi camerati.
Laveva delusa, chiaro. No, peggio. Laveva tradita.
Laveva anche persa?
Alice sarebbe stata scarcerata nel pomeriggio. Il tempo di consentire allamico Zanni di fare la
sua, di brillante, e a Setola di mandare gi la pillola amara del rilascio.
Voleva esserci, e ci sarebbe stato. Forse non tutto era perduto. E in ogni caso, sottrarsi al momento
della verit sarebbe stato da vigliacchi.
Nel frattempo, soltanto una robusta dose di fatica poteva tenere a bada i demoni dellansia. Perci,
munito di autorizzazione rilasciata da De Candia, alle otto e trenta in punto si present al portone di
Rebibbia. Impeccabilmente rasato, con i capelli in ordine e la maschera di marziale compostezza che
era solito indossare quando aveva qualcosa da nascondere, si fece portare Max nella saletta colloqui.
Il ragazzo non doveva passarsela meglio di lui, a giudicare da pallore, occhiaie, capelli arruffati e
dalle prime avvisaglie dellodore di galera che si levava dal suo corpo muscoloso. Max non era mai
stato dentro. Ci si sarebbe abituato presto, pens il colonnello. Lo aspettava una lunga vacanza. A
meno che non avesse altri progetti.
Buongiorno, Nicce. Come si trova un superuomo al Nuovo Albergo Roma? Dormito bene?
Locchiata gelida che laltro gli rivolse gli fece capire che, almeno per il momento, di altri
progetti non era il caso di parlare. Max si atteggiava a duro. Ma non si poteva mai dire. Ne aveva
visti crollare, di tipi tosti. Rapinatori professionisti. Assassini senza cuore. Fra i giovani mafiosi e
camorristi, poi, per un certo periodo cera stata una vera epidemia di pentimenti. Al punto che lo
stato era corso ai ripari, pens Marco sarcastico, e si era affrettato a sfornare norme per rendere
sempre pi difficile la conversione dei cattivi.Ma meglio cos. Se Max era davvero un duro, lo si
sarebbe capito col tempo. Intanto, si poteva comunque provare una qualche avance.
Non farmi perdere tempo, ragazzo. Dimmi quello che voglio sapere e lascio Farideh fuori da
questa storia.
Lei non centra niente, rispose, di getto, il filosofo.
Convincimi, replic Marco, per questo sono qui.
Ti d la mia parola.
Non so che farmene.
Che cosa vuoi, esattamente?
Potremmo cominciare dal tuo amico, per esempio. Il Samurai.
Max sembr prendersi un tempo per riflettere. Marco intu uno spiraglio. Pesc nella tasca le
Camel e gliene offr una. Max afferr la paglia e la rigir fra le dita. Il colonnello fece scattare
laccendino. Max sbriciol la sigaretta e gli soffi addosso le briciole di tabacco.
Sei una merda, sbirro. Sei peggio di me.
Lo prendo come un complimento.
Pos il pacchetto sul tavolo, si alz con lentezza studiata, richiam con un cenno il maresciallo che
sorvegliava fuori dalla sala colloqui e si fece aprire il cancello blindato.
Max era rimasto immobile, limitandosi a fissarlo sprezzante.
Pensaci. Lofferta sempre valida.

Seguirono ore di sigarette, passeggiate a vuoto, corse in moto. Marco spense il cellulare. Ma era il
pensiero che non voleva saperne di spegnersi.
Stava giocando sporco con Farideh? Cera la possibilit che lei fosse davvero alloscuro del
carico di cocaina? Al diavolo, quella ragazza aveva gli occhi per vedere. Cera una tonnellata di
roba, sulla Runa. E se fosse stata soltanto una ragazzina ingenua, innamorata delluomo sbagliato?
Be, lui aveva il dovere di spremere quella storia sino allultima goccia. Non poteva farsi prendere
dal sentimentalismo. Per, forse, stava sbagliando con Farideh. Cos come aveva sbagliato con
Alice.
Ed ecco che il pensiero tornava a lei. Lossessione. Le ore passavano con una lentezza
esasperante. Riaccese il cellulare. Messaggi di congratulazioni, uno personale del ministro
dellInterno, il leghista dalle lenti con la montatura rossa che credeva nella Padania libera e adesso
governava sugli italiani in divisa. Cinque chiamate senza risposta dal comando generale. Thierry. O
forse, perch no, Rapisarda. Due Sms sdolcinati di Alba. Uno sfottente di Zanni, che gli dava del
laziale. In altri momenti lo avrebbe richiamato, sarebbero finiti a strologare davanti a un paio di
birre. Spense lapparecchio. Da un fioraio cingalese sulla Tiburtina prese al volo ventiquattro rose
rosse.
Mancava ancora mezzora. Parcheggi la Bonneville a vista del cancello di Rebibbia Femminile e
attacc il terzo pacchetto della giornata.
Arriv un ragazzotto con la coda di cavallo su una city-car da fighetto. Diego dei Draghi Ribelli.
Si lanciarono unocchiata ostile, e restarono a distanza di sicurezza.
Venti minuti. Dalla porta carraia usc un corteo di auto di servizio. Gli parve di intravedere la
sagoma del sostituto procuratore Setola. Si volt, e subito si pent di quel gesto istintivo. Ma che, si
vergognava? Di Alice? Diego lo teneva docchio. Mosse verso di lui, poi ci ripens.
La porticina mal dipinta di grigio militare si apr e un vivido raggio di sole illumin Alice.
Marco si mise a correre verso di lei, gridando il suo nome, sventolando le rose.
La ragazza si guard intorno, lo not e, ignorandolo, si avvi verso Diego.
Zoppicava. E si portava una mano alla schiena. Terenzi, bastardo, ti strapper le palle.
Con unultima accelerazione, la raggiunse che era a un passo da Diego.
Alice! Fermati, Alice, voglio solo chiederti scusa!
Diego si fece avanti.
Ma che cazzo vuoi? Non hai gi fatto abbastanza casini?
Marco arretr. Alice pos una mano sul braccio del ragazzo.
Ci scusi un attimo, per favore?
Diego scosse la testa, per niente convinto. Alice gli sorrise. Lui annu e si allontan di qualche
passo.
Ora erano uno davanti allaltra. Marco, con tutta la stupidit che riesce a esprimere un uomo
innamorato, le porse i fiori, accenn un mezzo inchino e un sorriso che voleva essere umile.
Scusami, Alice. Sono un idiota.
Lei scrut le rose, sospir e gli assest un ceffone in piena guancia. I fiori volarono via. Diego si
precipit. Alice lo tenne a distanza con il braccio teso.
Me la vedo io con questo stronzo.
Marco si accarezz il volto senza smettere di sorridere.
Me lo merito. Scusami.
Ti meriti di peggio, carabiniere di merda.
Adesso non esagerare, Alice.
Sei tu che hai esagerato. Devi liberare Farideh, e subito!
Non posso. E anche se potessi, non lo farei. Una tonnellata di roba, Alice, una tonnellata. Roba
degli Anacleti, roba del Samurai, roba di quelli che dici di combattere. Farideh deve convincermi
che non sapeva. Possibile che tu non riesca a capire?
Era il tono sbagliato, lo sapeva, ma non poteva farci niente. Era quella la sua vita, per la miseria!
Sei tu che non capisci. Lei non centra niente, e lo sai. Non le hai dato nemmeno una possibilit.
E mi hai usata, cazzo! Mi hai trattata come una com che dite? Infame?
Alice aveva ragione. Laveva usata. Poteva addurre un solo argomento a sua discolpa: laveva
anche salvata da unaccusa ingiusta. Per non aveva creduto in lei. E dunque, meglio il silenzio.
Dammi una sigaretta, ordin lei, allimprovviso.
Marco si affrett. Alice aspir una lunga boccata.
Ma ci pensi mai a come si vive l dentro? Ci pensi quando arresti qualcuno? Hai idea di che
schifo di posto sia il carcere, Marco?
Sentirsi chiamare per nome lo riemp di speranza. Fece per toccarla, ma lei si ritrasse, indignata,
senza permettergli nemmeno di sfiorarla.
Non mi toccare, non ti azzardare!
Hai ragione, scusami.
E smettila di scusarti!
S, scusami!
Alice gett via quel che restava della sigaretta. Per un attimo, nel suo sguardo si accese un lampo
dironia preludio a una risata liberatoria, si illuse Marco.
Alice sospir. Il suo tono si fece pi dolce. Ma era una dolcezza definitiva, senza appello.
Non sei una cattiva persona, Marco. Ma hai un problema. Un grosso problema. Tu non sai da che
parte stare. Se con quelli che picchiano o con quelli che le prendono. Non riesci a deciderti. Cos
stai un po da una parte e un po dallaltra. E questo significa che non stai da nessuna parte.
Alice
Non venirmi dietro. E non cercarmi. Ciao, Marco.
Se ne torn da coda-di-cavallo. Lui le circond la vita, lei si appoggi alla sua spalla.
Marco li vide montare sulla city-car nel controluce di un sole beffardo, e comprese che aveva
perso per sempre qualcosa di prezioso.
Marco, lIntoccabile.
L.

Il Numero otto se nera andato al creatore da una ventina di giorni. E arrivare al Tatami non fu
complicato. Denis prese da parte un paio di pischelli di Ponente, due feroci mastini da stadio con
ancora i brufoli sul mento e gi la lama in tasca. Gli era arrivato allorecchio che andavano
vantandosi di essere entrati in un giro importante a Roma. Una sorta di confraternita nazistoide che
si dava appuntamento settimanale in un fitness club giapponese oltre la Giustiniana. Dove un tipo
sulla cinquantina che chiamavano il Maestro li addestrava come scimmiette insieme ad altre teste di
cazzo, vuote come le loro. Peraltro, il loro silenzio per la preziosa confidenza cost appena un paio
di grammi di coca. Perfettamente in linea con il prezzo dellinfedelt a sedici anni.
Tombola. Aveva beccato il Samurai.
Quel porco dobbiamo ammazzarlo.
Morgana era scatenata. Lodio, nelle donne, se vuole sa essere pi ossessivo e resistente che negli
uomini. E lei ne era gonfia. Ormai aveva anche lodore della vendetta. Ma Denis, ora, era un capo.
Anzi, il capo. E se una lezione aveva imparato dal Numero Otto era linutilit di una ferocia senza
metodo.
Il Samurai vivo almeno per un po era unopportunit. E non ci voleva certo un genio per
comprenderlo. Zio Nino era in galera e ci avrebbe fatto la muffa. Gli Anacleti stavano impicciati con
le guardie che si ritrovavano addosso e non potevano muovere un passo. Max se lerano bevuto i Ros
con una tonnellata di cocaina e al gabbio ci avrebbe fatto le ragnatele. Il mercato chiedeva nuovi
padroni e nuove regole. Dunque, bisognava solo trovare unintesa. E con una pistola puntata alla
tempia, anche il Samurai sarebbe diventato un cagnolino da salotto. Bisognava andargli a schiacciare
la coda nella tana.
Morgana non fece obiezioni.
Denis sapeva perfettamente che non era daccordo. Ma consider il silenzio con cui accett di
adeguarsi un segno di sottomissione che valeva pi di un giuramento di sangue.
Quando arriver il giorno, lo lascer a te.

Supino e a occhi chiusi sulla panca della sauna finlandese del Tatami, il Samurai non li vide
arrivare. E quando la porta del box di legno si richiuse alle loro spalle, si sent improvvisamente
indifeso. Come gli era capitato solo una volta nella vita. La volta che Marco Malatesta avrebbe
potuto porre fine allintera storia. Un dito di donna gli si poggi sullo sterno, esercitando una
pressione minacciosa. La presa salda di un uomo gli immobilizz le braccia.
La voce di Morgana era un soffio.
Disturbiamo?
La domanda cadde nel vuoto. Ma il silenzio del Samurai lasci entrambi indifferenti. La pressione
sullo sterno aument leggermente provocandogli una fitta al costato. Denis gli si avvicin a un
orecchio.
Un uomo educato risponde alle domande, Samurai.
Glielo avevano descritto bene, quel Denis. Feroce, sarcastico, a suo modo spudorato. Nulla a che
vedere con la rozzezza del troglodita di cui aveva preso il posto. Mentre Morgana era una scoperta.
Quel dito irrigidito era peggio di un punteruolo, e avrebbe potuto finirlo in un attimo spezzandogli lo
sterno.
Non sono in vena di cordialit. E non aspettavo ospiti, disse il Samurai rivolto a Denis,
provando a dissimulare il senso di costrizione fisica e psicologica che lo schiacciava sulla panca
della sauna.
Abbiamo pensato a una sorpresa.
Detesto le sorprese.
Allora dovresti fare pi attenzione.
C solo una cosa peggiore delle improvvisate. Le minacce senza un seguito.
E chi lo dice? Il seguito dipende da te.
Che volete?
Morgana muore dalla voglia di ammazzarti. E anche a me non dispiacerebbe. In fondo potremmo
finirla qui. Ora.
E allora fatelo.
Tu sei abituato al Numero Otto. Ma io non sono Cesare. Ti offro un accordo.
Che vuoi?
Tutto.
Ho bisogno di una doccia.
Prima, ho bisogno di un s.
Ce lhai.

Shalva era in leggero ritardo. E arrivando nello spogliatoio del Tatami, not che il Samurai stava
confabulando vicino alla doccia con un tipo che non aveva mai visto prima.
Di quelluomo lo colp leccessiva vicinanza fisica al Samurai. Strano che gliela permettesse. Fu
dunque tentato di avvicinarsi, ma poi il Samurai e lo sconosciuto si strinsero con forza la mano.
Lo sconosciuto, visibilmente soddisfatto, entr nello spogliatoio senza salutare. Shalva se ne
impresse la fisionomia.
Senza trovarlo, cerc il suo asciugamano di spugna e dunque decise che avrebbe fatto senza. La
sauna, a quellora, era sempre deserta.
Ma non quel pomeriggio.
Morgana era seduta nella posizione del loto. Il sudore le imperlava il corpo rendendolo lucente.
Shalva la salut con un cenno del capo, come si fa con le sconosciute. Lei rispose liberandosi la
fronte e gli occhi dalla frangetta fradicia. Un segno di attenzione. Shalva fiss gli occhi di quella
ragazza e pass a esplorarne ogni centimetro di pelle. Il seno proporzionato e sodo, la pancia piatta
che si allargava in fianchi generosi. Le labbra carnose. Era un gioco famelico e non prov a
dissimularlo. Lei sembrava complice. Quelluomo, dal corpo completamente glabro e la carnagione
bianchissima, era di una bellezza statuaria. Per quanto non giovanissimo, aveva muscoli definiti. I
pettorali si aprivano su spalle larghe, gli addominali evidenziavano una tartaruga perfetta, e la
schiena, scolpita da dorsali possenti, disegnava lattaccatura alta delle natiche. Da nero, senza alcuna
smagliatura.
Morgana prov uneccitazione intensa che vide riflessa nelluomo che aveva di fronte. Si alz
dalla panca, si deterse lentamente con il palmo delle mani il seno e la pancia, quindi usc dalla sauna,
richiudendovi dentro lo sconosciuto.

Il Samurai raggiunse Luca nel vialetto che portava alla casa giapponese. Si era congedato da quei
cani di Denis e Morgana con un impegno che, per quanto lo riguardava, valeva quanto uno sputo in
uno stagno. Quei due reclamavano un posto al sole, ma come tutti i loro coetanei di quella
generazione smidollata, non avevano le palle per andare fino in fondo. La loro inclinazione al
compromesso con i vecchi come lui li condannava allirrilevanza. Dicevano di volersi prendere quel
che era loro. Ma non lo desideravano abbastanza per strapparlo dalle mani di chi glielo aveva rubato
e non intendeva restituirglielo. Aveva avuto ventanni anche lui. Ma lui aveva sfidato il mondo.
Aveva ucciso. Non aveva chiesto il permesso. Non aveva caricato a salve la sua pistola. Un salto di
generazione non era pi unopzione. Era un obbligo verso la sopravvivenza della specie. E per
questo servivano lo stupore e il furore di una nuova verginit. Serviva il tanfo di testosterone che
affollava il locale in cui si preparava a entrare.
I ragazzi sono arrivati, disse Luca, indicando una piccola folla di teste rasate. Ce n uno
nuovo.
Il Samurai segu lindicazione e individu Laurenti, il figlio dellingegnere. Scambi con lui un
cenno di saluto.
Lo conosci, Samurai?
Si chiama Sebastiano. uno giusto. Ho dei progetti per lui. Sbaglio o i ragazzi sono di pi
dellultima volta?
Non sbagli.
Qualcuno che ha voglia di ascoltare, finalmente.
Sono tutti qui per te.
Non dobbiamo commettere errori.
Perch dovremmo?
Perch gi successo. E non pi il tempo della mediocrit. Non c redenzione nella cloaca in
cui siamo immersi, Luca. Dobbiamo lavorare su un tempo nuovo. Il nostro puzza di carogna.
Dobbiamo rieducarci allio assoluto. Alla tensione del gesto. Sono stanco del superfluo. E della
paccottiglia che genera. Questo razzismo antisemita da operetta, questa fascisteria glamour e questi
banditi da strada di celluloide mi dnno il voltastomaco. La differenza tra un ariano e un giudeo
passa attraverso lo spirito. Non i tratti somatici. sul conflitto tra anelito alla redenzione e richiamo
della materia che dobbiamo esercitarci. La crisi ci offre immensi spazi di manovra. Lodio sociale
presto sommerger lEuropa dei banchieri. Dobbiamo essere pronti. Per il prossimo futuro, rileggiti
Evola.
Ho cominciato a farlo. E comunque non so se hai dato unocchiata a quella bozza di documento.
Aurora. S, il titolo non mi sembra male.
Shalva li interruppe. Era rimasto sotto la doccia pi a lungo del solito per spegnere, o forse
prolungare, il desiderio esploso nella sauna. Abbracci il Samurai, che chiese a Luca di lasciarli
soli. Il sequestro del carico di coca a Fiumicino non era discussione pubblica.
stato un incidente o se l cantata qualcuno, Samurai?
Direi un incidente, Shalva.
Devo preoccuparmi per quel Max?
Stai tranquillo. Lo conosco. Non fiater. Ha testa e cuore. Ma anche fegato.
E la tipa iraniana che era con lui? Farideh, mi pare si chiami. Max me lha presentata a
Folegandros. Devo ammettere che una gran bella scelta, ma
La ragazza non era prevista.
Appunto. Tu dici che stato un incidente, ma non vorrei che la tipa non fosse quello che sembra.
Se conosco Max, quella non sapeva e non sa nulla.
Hai ragione, amico mio. Per Max doveva dirtelo.
Il Samurai sorrise.
vero. Ma mi fido. E comunque la bella persiana terr la bocca chiusa anche lei. Non ha
alternative. Se parla si prende il traffico internazionale di stupefacenti. Se gioca alla svampita, pu
persino cavarsela e uscire prima del processo. La terremo docchio, ma non mi sembra un problema.
A proposito, chi erano quei due nello spogliatoio?
Due fastidiose mosche di Ostia. Lui si chiama Denis. Lei, Morgana. Pensa. Pensa, la croce e la
celtica.
Problemi?
Smanie, direi. Sciocche smanie. Che risolveremo una volta per tutte quando avremo finalmente
chiuso il Grande Progetto e bonificheremo laria dagli ultimi insetti. E quei due, magari, chieder a te
di schiacciarli.
Con piacere, amico mio.
LI.

Alla fine, Pericle Malgradi ce la fece per il rotto della cuffia.


Il nodo da sciogliere, il masso che rischiava di mandare a monte il Grande Progetto, era
limprovviso e inatteso sfaldamento del suo gruppo. I consiglieri comunali sui quali contava per far
approvare la delibera si erano ammutinati. Il capobastone, quello che aveva montato tutto il casino,
era un vecchio vorace attrezzo della fascisteria de na vorta che per laspetto gelatinoso e la totale
mancanza di scrupoli si era meritato il soprannome di Jabba, il batrace criminale di Guerre stellari.
Il vecchio camerata, che controllava un pezzo del consiglio, sera fatto rodere il culo dal momento
politico. Da quando la granitica maggioranza di centrodestra aveva cominciato a perdere un pezzo
dopo laltro, era partita la corsa al riposizionamento. Jabba era stato fulmineo. Aveva marcato una
netta presa di distanza dallagonizzante regime. E sera portato appresso quella che un tempo era
stata la banda Malgradi. E cos il Grande Progetto era diventato zavorra.
Malgradi affront Jabba a muso duro.
Ma che, non lo sai chi ci sta dentro a staffare?
Il fatto che il Grande Progetto spaccher lopinione pubblica. Gi questa storia del blog ha
provocato un sacco di reazioni. Ci saranno polemiche a non finire. Saremo sommersi da una marea di
ricorsi
Ma tutto regolare, lo sai, no?
S, come no. Ma i tempi sono cambiati. Il futuro incerto. Da soli siamo troppo deboli per
farcela. Non dico che non se ne far niente, ma non adesso, Pericle, non adesso.
Seeh, tutto regolare! Seeh, non adesso! Vaglielo a spiegare al Samurai, a Ciro Viglione, ai
calabresi e al monsignore.
Quindi, fammi capire, se ci fosse un largo consenso, la cosa si potrebbe comunque fare.
Certo, ma dove lo trovi, oggi, questo largo consenso?
Ci penso io, tu devi solo stare tranquillo e promettermi che quando sar il momento non ti tirerai
indietro. Tu e tutti gli altri.
Gli altri che mangiavano da anni alla sua greppia, i morti loro, e che alla prima difficolt si
squagliavano.
Jabba promise. Jabba era un politico raffinato. La promessa, si sa, il futuro, ma in politica il
futuro e il passato non esistono. In politica esiste solo il presente.
Jabba sottovalutava Malgradi. In fatto di politica delle promesse lonorevole si riteneva
imbattibile. Ora cercava il consenso, stu fascistazzu ripulito che sino a poco prima portava a spalla
la bara dei camerati bombaroli. Il consenso. E io te lo creo, stronzo che non sei altro.
E alla fine, non potrai pi dirmi di no.
Malgradi si impose uno scatto dorgoglio. Chiuse di colpo con coca, listra e mignottume, perch ci
sono momenti in cui la lucidit tutto, e lanci la campagna acquisti.
Perch quando il fuoco amico sta per fotterti, allora bisogna tendere la mano al nemico.
Individu tre consiglieri di minoranza, due vecchie rozze da tiro agli ultimi fuochi, nessuna
speranza di rielezione, e un giovane rampante infoiato che nel suo furioso sgomitare sera distaccato
dal partito che laveva spedito a calci in culo in Campidoglio. Un altro no future, ottimo terreno di
coltura.
Cominci a lavorarseli.
Spieg cosera il Grande Progetto.
Ne abbiamo sentito parlare, risposero quelli, sulle prime, e non ci piacciono le cascate di
cemento.
E ve le faccio piacere io.
Un paio di cene alla Paranza e lomaggio di alcune fra le pi notevoli esponenti del suo parco
zoccole ammorbidirono le iniziali resistenze. Un po di fruscianti bigliettoni scaten un improvviso
interesse per le ricadute sociali delloperazione. Limpegno per buoni affari messo nero su bianco
dal notaio li conquist alla causa.
Su blog e rivistine di tendenza progressista fiorirono trafiletti che se la prendevano con Jabba. Gi
bersaglio della propaganda rossa per i suoi trascorsi giovanili, il vecchio camerata divenne oggetto
di attacchi di crescente violenza per la sua opposizione a quel Progetto che, pubblicizzato da certi
provocatori come il Male Assoluto, invece avrebbe garantito migliaia di posti di lavoro.
Ovviamente, nel pi rigoroso rispetto dellambiente e della legalit.
La campagna dilag su radio e reti locali, approd alla cronaca del Messaggero e da l rimbalz
sulle maggiori emittenti nazionali. E quando sulla prima pagina dellautorevole organo della
borghesia progressista un noto economista indic senza mezzi termini nellhousing sociale
lintelligente risposta keynesiana alla crisi, Jabba sincazz di brutto e affront a viso aperto
Malgradi, con la sua tradizionale franchezza cameratesca.
Che cazzo ti sei messo in testa, brutto stronzo?
Volevi il consenso? E ora ce lhai!
Ma che stai a di? Tu sei matto ar culo. Ma io so pi matto de te.
No, sei come minimo handicappato. Mi sa che ccu tutta lacqua santa ca ti spruzzi per far vedere
agli amichetti tuoi preti, ti fin il cervello a bagnomaria.
Malgradi, sei finito.
Sentimi bene, coglione. Domani tre consiglieri dellopposizione presentano un ordine del giorno
con il quale chiedono di mettere subito in calendario la delibera sul Progetto. Era quello che volevi,
no? Consenso bipartisan. Che fai? Anzi, che fate? Ci state, o vi devo proprio sputtanare?
Jabba sbianc. Malgradi si prese una pausa per assaporare la dbcle del rivale, poi deline lo
scenario.
Una buona met di quelli di sinistra si accoderanno subito. Gli altri seguiranno. Ci sar una
trattativa. Noi inseriamo qualche variante, tipo due panchine, quattro platani, un nido per i ragazzini,
le cose che piacciono a ddi minchiuni. Tu farai un bel discorso sulla necessit di garantire posti di
lavoro in un momento di crisi, e i sindacati se ne staranno buoni
Ma ci sar comunque qualcuno contrario, azzard Jabba, giusto per non arrendersi al primo
assalto.
E certo. Ci stanno sempre i scassaminchia. Ma saranno quattro gatti. Ci mandiamo la celere, due
manganellate e raus, tutti a casa. Sono stato chiaro, camerata?
Jabba capitol. Uno alla volta, i rinnegati, in mesta e speranzosa processione, resero omaggio a
Malgradi, che elarg loro, con equanime magnanimit, strette di mano, consigli e vaffanculo.
La delibera fu messa allordine del giorno. Il voto fissato per il 14 novembre.
Malgradi festeggi la fine del raman alla Chiocciola con tre amiche. A ognuna aveva imposto
una parrucca di colore diverso: bianco, rosso e verde. Perch fosse chiaro che quella era la festa
dellItalia che non si arrende, del paese sano che non piange sulle sue miserie e se ne fotte dello
spread. In un impeto di generosit, allung cento euro al portiere albanese. Ma quando quello sfigato
se ne venne con la litania della cittadinanza, lo mand al diavolo.
Kerion Kemani incass senza battere ciglio, e decise, in quel preciso momento, che Malgradi
lavrebbe pagata.
Quando lavvocato Parisi gli comunic la notizia, il Samurai, di solito composto, non riusc a
nascondere un moto di autentica sorpresa. Aveva evidentemente sottovalutato lonorevole. Tutto
riprendeva a marciare. Non lo abbandonava, per, loscuro sentimento di catastrofe che da giorni
aveva preso a tormentarlo. Possibile che si fosse cos clamorosamente sbagliato? No. Non era
possibile. Le cose sarebbero andate comunque male. Il Samurai aveva troppa fede nella sua natura di
superuomo per non approntare un piano di riserva.
Diede dunque a Parisi precise istruzioni che lasciarono laltro di stucco. Il Samurai era diventato
un autentico pessimista.
Ma perch dovrebbe andare cos male, scusa?
Non mi risulta che tu sia pagato per fare domande.
Come vuoi. Ah, dimenticavo. Stasera c una festicciola nel locale di un amico di Temistocle. Ci
saremo tutti, gli Anacleti, lonorevole, Ciro, Perri. E naturalmente un po di ragazze.
Sai che detesto le ammucchiate.
Ma dovresti essere lospite donore, Samurai, perch merito tuo se
Rimetti la lingua a cuccia, avvocato.
Il Samurai chiuse casa e si trasfer da Shalva, a Trevignano.

Marco Malatesta e Michelangelo de Candia incassarono la notizia del voto in consiglio comunale
con un misto di rabbia e impotenza. Erano entrambi troppo pragmatici per farsi delle illusioni. Il
Grande Progetto sarebbe passato, e loro non avevano strumenti per impedirlo. Linchiesta si era
arenata con il sequestro della Runa. Max, Farideh e Tito Maggio, che durante gli interrogatori si
erano buttati a Santa Nega avvalendosi della facolt di non rispondere, erano i colpevoli ideali di un
grosso traffico di cocaina.
E la cosa finiva l.
Lopinione pubblica era stata sapientemente manipolata, o era distratta da altro. Nessuna prova
collegava il Grande Progetto agli omicidi.
Se De Candia si fosse azzardato ad aprire un fascicolo, magari contro ignoti, un Atti relativi a
progetto edilizio, lavrebbero considerato un nemico del popolo. Un pazzo. Per quale motivo la
procura avrebbe dovuto prendersela con chi stava lavorando per procacciare pane e lavoro a una
citt duramente colpita dalla crisi? Non era mica un reato tirar su case e porti. Chi gli avrebbe
creduto se avesse cercato di spiegare che non ci sarebbe stata espansione ma corruzione, non posti di
lavoro ma schiavit? Un pazzo che strilla allangolo di una strada, appunto. Ora sapevano persino chi
era lo sponsor politico delloperazione: Malgradi, che Alice aveva descritto come inveterato
puttaniere. Ma gli italiani, si sa, sono teneri con chi pratica lamore mercenario. Se non si riusciva a
collegare laffare ai cadaveri di Ostia e Cinecitt, la partita era persa.
Restavano dunque alcuni morti che verosimilmente serano ammazzati fra loro, una guerra nata e
finita senza motivo e un giro di pezzi di merda impuniti.
In un ufficio dallaria resa spessa dal fumo, risuon infine lorribile parola: fallimento.
Michelangelo cerc di alleggerire latmosfera con una di quelle frasi di circostanza che gli
irriducibili amano rivolgere a s stessi:
Finch c vita c speranza. Abbiamo ancora una settimana prima del 14. Cerchiamo di sfruttare
il poco tempo che ci resta.
Marco stette al gioco. Promise, giur che avrebbe raddoppiato gli sforzi. Sarebbe tornato in
carcere da Max, mettendo ancora una volta sul piatto la liberazione di Farideh. Avrebbe piazzato i
suoi alle costole di tutti i sospetti. Avrebbe attinto ai fondi riservati per pagare i vecchi informatori e
procurarsene di nuovi, avrebbe
Michelangelo, dimprovviso, gli chiese di Alice.
Gli occhi di Marco si fecero di ghiaccio.
Michelangelo si gingill con un Cd delladorato Petrucciani.
Devo farti una confessione, colonnello. Quella ragazza mi piace. Mi piaciuta dal primo
momento che lho vista. E ammetto che ci ho fatto un pensierino. Non mi sentirei in pace con la
coscienza se non te lo dicessi. Ho anche pensato di cercarla, insomma, una telefonata, invitarla a
sentire la mia musica.
Michelangelo.
Lo so, riprovevole. Ma ognuno ha i suoi punti deboli. Te ne chiedo scusa. E comunque, non
lho fatto.
Marco se ne torn a Ponte Salario. De Candia aveva riaperto la ferita. Un senso di disfatta lo
possedeva. Alice, Alice, Alice, Alice. Lei sera dissolta nellacquerugiola del freddo novembre
capitolino.
Mentre compulsava per lennesima volta le informative, cercando il maledetto legame che
continuava a sfuggirgli, Marco pensava che il 14 non era solo la dead-line del Grande Progetto, ma la
sua.
Poteva rinunciare allinchiesta e tenersi Alice.
Poteva perdere Alice e cancellare dalla faccia della terra la paranza delle merde.
Non era la stessa cosa, e sapeva di sacrificio umano. Si sarebbe rassegnato, col tempo.
Ma poteva sopportare soltanto una perdita alla volta, non tutte insieme.
Perdere tutto, e in un colpo solo, era intollerabile.
Significava perdere Roma.
Bene. Avrebbe lasciato Roma.
Roma non si cambia. Roma non si redime. Aveva ragione Remo Remotti. E dunque, vaffanculo,
Roma.

Alba entr senza bussare. Era diventata ormai unabitudine. Pi lui si rinchiudeva, pi lei si
affannava, inutilmente, a forzare il blocco.
Alba lo vedeva progressivamente sprofondare e non riusciva a farsene una ragione.
Se avesse avuto fra le mani quella maledetta zecca mora. Come aveva fatto a succhiargli lanima
in quel modo?
Ma a lui non intendeva rinunciare.
Ho il cellulare di Spadino, disse, scaraventando sulla scrivania una cartata di tabulati.
Non possibile, ribatt lui, stanco. Non sappiamo che scheda usava e lapparecchio andato
distrutto nellincendio.
Ci sono arrivata sviluppando il telefono di Max. tutto l dentro, ribatt lei in tono di sfida,
indicando i documenti.
Marco sospir. I tabulati non erano il suo forte. I gestori fornivano le informazioni col contagocce,
manco gli chiedessero, ogni volta, di scoparsi la sorella. I dati affluivano confusi e disaggregati.
Toccava a loro orientarsi nel labirinto di schede, codici Imei, intestazioni fittizie, chiamate in entrata
e in uscita, celle agganciate. Alba aveva un vero talento per quei lavori di precisione.
Facciamo prima se mi racconti, Alba.
La capitana si mise seduta.
Spadino usava una scheda intestata a un nominativo inesistente. Un romeno.
Come fai a esserne certa?
Ce lo vedi un romeno che non esiste chiamare ripetutamente la madre e la sorella di Spadino? Io
no.
Va avanti.
Ci sono telefonate con Max e con altri della paranza, Paja e Fieno, per esempio. Niente sul
Numero Otto, ma non questo il punto. Andiamo alla notte del 12 giugno. C traffico in entrata e
uscita con il numero di una prostituta, nome darte Lara. Ho fatto qualche accertamento. Il cellulare di
questa Lara risulta ora disattivato. E sai da quando? Da due giorni dopo la morte di Spadino, che
del 20 giugno. Ho sviluppato comunque i contatti di questa Lara. Numerose chiamate in entrata e
uscita con il cellulare di unaltra prostituta, una certa Vicky Krulaitis. Bene. Questa Vicky lhanno
trovata dopo Ferragosto nella riserva naturale della Marcigliana. Mangiata dai cani. Da quel poco
che ne era avanzato sono comunque riusciti a capire che era morta da un paio di mesi. Ultimi contatti
telefonici: la notte del 12 giugno. E non tutto. Lara aveva un sito, ora oscurato.
www.larasecrets.com. Lavoravano in due, lei e unamica
Vicky.
Esatto. Il 12 giugno questa Vicky smette di comunicare. Due mesi dopo morta. La sua amica del
cuore sparisce dalla circolazione due giorni dopo la morte di Spadino. Chiude il sito, si libera del
cellulare. coinvolta. Ed coinvolto anche Spadino. Per due motivi. Il primo: lui e Lara si cercano
il 12. Il secondo: qualche giorno dopo anche Spadino muore.
S. I fatti sembrano collegati. La morte di Spadino d inizio alla guerra. Ma si scatena una guerra
per una puttana morta? E poi come morta?
Questo lo scopriremo, sorrise Alba, che aggiunse dopo una pausa sapiente: E ora ti faccio
sognare. Siamo al 14 giugno. Vicky scomparsa da due giorni e ragionevolmente gi morta. Sono
le nove del mattino. Spadino chiama il centralino della camera dei deputati. Ora, colonnello, se la tua
zecca mora non ti ha mangiato tutto il cervello, quando io ti dico: puttane, Spadino, cio tirapiedi
degli Anacleti, camera dei deputati tu a chi pensi? Buona la prima, eh, mi raccomando Uno, due
e
Malgradi! urlarono, allunisono.
Alba si abbatt sullo schienale della poltroncina, gli occhi che brillavano dorgoglio.
Cominci cos la loro corsa contro il tempo. Alba aggiunse alla sua esposizione un dettaglio che si
sarebbe rivelato fondamentale. Tutte le telefonate della notte del 12 giugno erano state agganciate
dalla stessa cella del centro storico. Lara, Vicky e Spadino, dunque, si trovavano quella notte in un
perimetro che andava, grosso modo, fra piazza Venezia e il Ponte SantAngelo. Marco si ricord di
un altro dettaglio: Alice gli aveva detto che Malgradi usava portarsi le escort nellalbergo La
Chiocciola.
E tu come fai a saperlo? chiese Alba.
Lascia perdere, le rispose pensando con una fitta al cuore a quello stronzo con la coda di
cavallo. Che chi sa poi se ci erano stati davvero nella suite Anna Magnani.
Decisero di partire da l. Ci andarono verso mezzanotte, travestiti da coppia clandestina. Il
portiere di notte, un albanese dallaria grifagna che puzzava di broccolo, richiuse il Corriere dello
Sport e non li lasci nemmeno cominciare.
Siete poliziotti o carabinieri?
Marco e Alba si fissarono come due ragazzini presi con le mani nella marmellata.
Carabinieri, disse Marco.
Che grado?
Alba era sul punto di inalberarsi. Marco la plac con un calcetto.
Alto. Ti puoi fidare.
Vi ascolto.
Alba mostr le foto che i tecnici del Ris avevano estrapolato a tempo di record dalla ricostruzione
del sito alterato. Erano le due che si facevano chiamare Lara e Vicky.
Lalbanese guard, riguard, sorrise.
Io amo molto Italia, sospir, ma Italia non ama me. Sono cinque anni che io e mia sorella
aspettiamo cittadinanza.
Alba sbott. Ma chi cazzo si credeva di essere, lalbanese? Quella non era una trattativa, era una
ricognizione, un atto investigativo. Sapeva qualcosa? Lo dicesse, e senza fare storie. O gli avrebbero
fatto passare un brutto quarto dora. Lo sapeva che potevano farlo rimpatriare in qualunque momento
a calci in culo? Che cazzo, cera lo stato di fronte a lui.
Lalbanese incass lo sfogo senza scomporsi, poi scosse la testa.
Non le ho mai viste queste donne, mi dispiace.
Marco fulmin Alba con unocchiataccia e le fece segno di farsi da parte. Estrasse il tesserino e lo
deposit davanti al portiere.
Facciamo cos. Adesso lei fa una fotocopia del mio documento. Poi io ci scrivo sopra che mi
impegno personalmente a far ottenere a lei e a sua sorella, nel pi breve tempo possibile, la
cittadinanza. Io mi riprendo il foglio. Se le sue informazioni mi sono utili, glielo restituisco.
Marco! scatt Alba.
Altrimenti, concluse Malatesta, sempre rivolto alluomo, stanotte stessa ti porto a Regina
Cli con una bella accusa di sfruttamento della prostituzione, e tua sorella finisce al centro
daccoglienza di Tor Cervara con i clandestini da rimpatriare nelle prossime quarantotto ore.
Senza dire una parola, lalbanese prese il tesserino, chiese al colonnello cinquanta centesimi Le
fotocopie costano e qui gratis non si fa niente e scomparve nel retro delloffice.
Tu sei fuori di testa! sibil Alba.
Marco la baci su una guancia.
Lei lo spinse via, infuriata.
Io non sono la ruota di scorta di nessuno.
Lalbanese ritorn, restitu a Marco loriginale e la fotocopia del documento e si fece ridare le
foto.
Questa Lara, ma ora fuori da giro. Dice che sta con produttore di cinema. Questaltra,
poverina, si faceva chiamare Vicky. Lavoravano in coppia. Due professioniste, senza offesa, signora.
Lei morta qua. La sera del 12 giugno.
E come fai a saperlo?
Lho vista. Secondo me ha esagerato con roba. Come dite voi? Overdose. Erano amiche di quel
politico, quello che si vede in televisione. Malgradi, mi pare che si chiama. Quella sera erano
insieme in suite Anna Magnani.
Saliamo, disse Marco.
Il portiere tossicchi.
Scusate. Adesso c clienti. Ma c altro da vedere.
Kerion Kemani li port a casa della sorella, consegn la federa e il cellulare con le foto che aveva
scattato quella notte, quando Spadino e Lara avevano portato via il cadavere di Vicky.

Marco e Alba si presentarono a casa di Michelangelo de Candia nel cuore della notte. Chiedevano
provvedimenti immediati per la donna e per Malgradi.
Il Pm li gel.
Lei prima trovatela, poi ne riparliamo. Quanto a Malgradi, non se ne parla.
Ma era proprio lui il cliente. La lituana gli morta fra le mani.
Provatelo. Potrebbe sempre dire che se la stava spassando quando stato chiamato per un
impegno urgente, e che quando andato via la ragazza era ancora viva.
Abbiamo la federa! Devesserci il suo Dna l sopra.
Come stata conservata la federa? In mezzo alla biancheria sporca di un albanese probabilmente
complice delle marachelle dellonorevole. Al quale tu hai improvvidamente promesso la
cittadinanza. Con un simile quadro, qualunque avvocaticchio ci farebbe a pezzi. Io non dico che non
abbiate fatto un buon lavoro, ma non basta. Trovate questa Lara. lei la chiave.
Per, sugger Alba, potremmo far uscire la notizia. Sputtanare Malgradi.
Michelangelo scoppi a ridere.
Ma allora un vizio. Ve lo insegnano in accademia?
Marco si prese sottobraccio Alba, che non capiva, e sgombr il campo prima che lincidente
diplomatico diventasse dichiarazione di guerra.

Trovare Lara, dunque. Allanagrafe faceva Proietti Sabrina, gi pi volte segnalata per esercizio
del meretricio. La dead line si avvicinava, poi tutto quello sbattimento sarebbe diventato vano.
Si allertarono informatori, si coinvolse la squadra di prevenzione dei reati sessuali, si giunse a
pensare a un appello, soluzione rapidamente scartata perch, se la cosa fosse diventata di pubblico
dominio, il primo a saperlo sarebbe stato Malgradi. E Malgradi significava Samurai, Anacleti e
compagnia cantante. Per la povera Sabrina in arte Lara la fuga di notizie equivaleva a una condanna a
morte.
Fu ancora una volta Alba a risolvere la situazione. Accadde la mattina dell11, tre giorni prima
dellapprovazione della delibera.
Alba coltivava da anni una passione per le riviste di gossip. Si divertiva a leggere degli amori di
regnanti e starlette, e pi ancora dei progetti pomposamente annunciati dalle mezzeseghe dei reality.
Lo specchio dellaltrui vanit, in un certo senso, la faceva sentire migliore. Fu dalle pagine di Chi,
la Bibbia del genere, che si vide sfidare dallo sguardo sorridente di Sabrina. Abbracciata a un
elegante cinquantenne sale e pepe, noto produttore, annunciava che presto la storia della sua vita
sarebbe diventata un film, una grande produzione internazionale con un cast stellare: Charlize Theron,
Uma Thurman, Michael Fassbender, Viggo Mortensen. S, lItalia sbarcava a Hollywood con
lavventura della novella pretty baby de noantri.
Fu con immenso piacere che port la rivista a Marco.
Mentre tu ti titilli con le radio degli zul, c chi si abbevera alla fonte della vera cultura
popolare, caro il mio colonnello.

Lultimo atto si consum nellattico di Eugenio Brown. Era mezzogiorno, pioveva, e la coppia del
momento era ancora a letto quando Marco e Alba suonarono.
Eugenio Brown si cal un discreto cachemirino dalle tenui sfumature verdine. Sabrina, in mise
rosa, era bellissima anche senza trucco, e non fece una piega quando il colonnello la chiam Lara.
La storia della mia compagna su tutti i giornali, intervenne in sua difesa Eugenio, e noi non
abbiamo niente da nascondere.
Lei no, certo, sussurr Marco, al quale il produttore ispir da subito simpatia, ma forse ci
sono dettagli che sarebbe meglio discutere con la signora. Da soli.
No, protest Eugenio. Io e Sabrina non abbiamo segreti.
Marco si arrese. Poveretto. Aveva riconosciuto le stimmate delluomo innamorato. Ci che stava
per fare lo addolorava, ma non cera altra soluzione. Si rivolse ostentatamente a Sabrina.
Spadino morto, Lara. Lhanno ammazzato come un cane. Anche lei in pericolo. Come
labbiamo trovata noi, la troveranno quegli altri. E quelli non si limiteranno a un verbale. Perci, lei
non ha scelta. Deve fidarsi di noi.
La maschera della signora si sgretol. Sabrina fiss Eugenio Brown come se volesse incenerirlo.
In un bicchiere dacqua spezz due fiale di ricostituente allechinacea e ginseng che comprava a
pacchi nel negozio bio del quartiere, perch la costruzione di una signora partiva anche da l. Le
mand gi in un sorso.
Te lavevo detto che stidea del lancio pubblicitario era na cazzata! Ma tu non senti mai
ragioni. La vera storia di Sabrina Proietti, la zoccola. Mhai rovinato, stronzo!
Eugenio le rivolse uno sguardo attonito.
Ma, amore, io
Sabrina lo ignor. Accavall le gambe, si fece porgere dallo schiantato produttore una sigaretta e,
stringendola fra le labbra, ne spezz il filtro, che sput nel posacenere al centro del tavolo. Si rivolse
al colonnello, davvero un bel manzo, non c che dire, con un sorriso assassino.
E io che ce guadagno, da sta storia?
Dipende da quello che ha da perdere, precis Marco.
Diciamo che quanno la ragazza morta ce stavo pure io. E che magari ho dato una mano a
procurarle pietosa sepoltura
Sabrina gemette disperato Eugenio Brown.
Statte zitto. Hai scoperchiato il vaso, e mo troppo tardi per rimetterci il tappo. Allora,
colonne?
Allora diciamo che certe informazioni non essenziali alla ricostruzione della vicenda non
devono necessariamente diventare di dominio pubblico.
Me sta bene, concluse Sabrina. Vi sape de quer porco de Malgradi, no? E mo te dico io
com andata.
LII.

La Subaru Outback metallizzata procedeva a fatica. Il lampeggiante dellauto civetta illuminava il


sabato di via del Corso, formicolante di unumanit inconsueta e incongrua per un pomeriggio di
shopping. Schiaffeggiava di blu facce stravolte da unincredula felicit. A piedi, sui motorini, in
bicicletta, da piazza Venezia e piazza del Popolo, uomini, donne, famiglie confluivano in un allegro
disordine verso piazza Montecitorio. Ostruendo marciapiedi e corsie preferenziali.
Marco diede unocchiata al termometro sul cruscotto sedici gradi e batt la mano sulla coscia
dellautista.
Andrea, che giorno oggi?
Sabato, colonnello.
Questo lo so. La data. Quanti ne abbiamo?
12 novembre. Vuole pure il santo, comandante?
Che?
Sta macchina sul navigatore ci ha tutto. Ecco. Oggi San Cristiano.
Poi dice che la provvidenza non centra.
Non ho capito.
Niente, niente.
Si sintonizz sulla frequenza della sala operativa.
Allora, a chi in ascolto Situazione in piazza del Quirinale in evoluzione. Si segnalano al
momento due-tremila persone in aumento. Assembramenti in piazza Colonna, traffico bloccato in via
del Corso. Raccomandiamo a tutto il personale in servizio nella zona di non, ripeto: non, impedire
afflusso e deflusso pacifico tra Quirinale, Montecitorio, Dataria, via IV Novembre, piazza Venezia.
Segnalare eventuali criticit.
La Subaru ora era piantata in mezzo a via del Corso. Malatesta blocc il braccio dellautista.
Lascia stare la sirena. Non aria.
Certo, mo che quello se ne va, sembra ieri che arrivato. Comera? LItalia il paese che
amo. E invece so passati ventanni, eh, colonnello?
A me sembrano quaranta.
E mo chi comander, colonne?
Un tecnico.
Tanto me sa che per noi nun cambia gnente. Sempre appresso ai ladri dovremo corre. Destra,
sinistra, eh, colonnello? Quanti ne abbiamo visti.
Andrea, meno male che voti ogni cinque anni.
Colonnello, in confidenza da mo che ho smesso di votare.
Meglio.
Malatesta torn a fissare attraverso il finestrino la folla che circondava la macchina. Un tipo di
mezza et portava a spalla un bimbo stereo cazzo, e da dove uscito quel pezzo di
antiquariato? che amplificava le note dellHallelujah di Hndel.
Forse non era la sera adatta per accendere la miccia, pens. O forse s. San Cristiano, la notte
della fine del ventennio. Ma s, la cabala qualcosa doveva pur dire.
Ripens al racconto di Sabrina nellattico di piazza Vittorio.
Mo te dico com annata.
Ma s, ultimo giro, dunque.
Guard lora. Le diciannove. Apr lo sportello della Subaru e scese.
Proseguo a piedi. Faccio prima. Aspettami in largo dei Lombardi.
Marco not che le insegne sul fronte strada della fondazione Rialzati, Roma erano prudentemente
spente. Ma dalle ombre che si intuivano oltre le vetrate illuminate dalla luce interna dei locali, cap
che non aveva fatto un viaggio a vuoto. Senza rallentare il passo, super i guardaspalle allingresso
sventolandogli sotto il naso la piastra identificativa dellarma, ed evit anche solo di accennare una
risposta alla domanda insistita della tipa che gli si par dinanzi alla reception e incespicando sui
tacchi 12 lo insegu fino alla lounge.
Prego? Signore, prego? Chi cerca?
Mauro Lotorchio si present, prodigandosi in ununtuosa stretta di mano.
Con chi ho il piacere?
Ros dei carabinieri. Sezione anticrimine. Tenente colonnello Marco Malatesta.
Devesserci un equivoco. Non abbiamo chiamato nessuno. Forse, i cattivi che cerca sono qui
fuori in strada. Ah, ah, ah!
La risata di quel baccal in doppiopetto che odorava di profumo francese avrebbe meritato un
ceffone a mano aperta. Ma in fondo cera di meglio. Fargli abbassare la cresta. A lui e al suo
padrone.
Senta, caro Lotorchio. Non mi ha chiamato nessuno. Diciamo che una visita a sorpresa. E che
lei adesso mi chiama lonorevole Malgradi.
Lo farei volentieri, colonnello. Ma lonorevole impegnato in una delicatissima riunione politica.
Lei capir, non sono ore semplici per il paese. La responsabilit di ciascuno di noi impone scelte
Mi faccia indovinare. Scelte irrevocabili, si dice. Devo averla gi letta da qualche parte.
Quei portaborse erano allenati a essere pi malleabili del pongo, ma il tipo aveva accusato
laffondo e cambiato espressione. Sulle labbra dellebete, il sorriso da pubblicit del dentifricio si
era spento in un visibile tremore di collera. Ora, Malatesta. Ora.
Allora, amico mio. Visto che come lei sa il Ros non si muove per furti in appartamento, se non
mi annuncia lei, la identifico e poi la riunione dellonorevole ci penso io a interromperla. Cos ce ne
andiamo tutti insieme in caserma.

Malgradi si precipit nellanticamera della sala riunioni.


Cristo, che cazzo voleva quel Malatesta? Lo sapeva, cribbio. Lo sapeva che quello stronzo se lo
doveva togliere di torno da un pezzo. Che minchia faceva Rapisarda? Non lo aveva messo a posto
con la storia di quella brigatista presa a San Giovanni?
Lonorevole strinse la mano di Malatesta e allontan Lotorchio con il gesto con cui si liquida un
maggiordomo. Mise su una faccia di pietra.
Sono tutto per lei, colonnello. Se mi avesse avvisato, avrei fatto in modo di incontrarci in un
luogo e in un tempo pi consoni.
Mi deve scusare, onorevole, ma sa come funzionano le cose in un caso di omicidio. Il filo si
afferra allimprovviso. Giorno, notte. Le inchieste non vanno con lorologio e nemmeno con il
calendario.
Omicidio? Non capisco, francamente.
Malgradi aveva preso il colore della camicia immacolata che indossava, su cui brillava un
fermacravatte doro con un tricolore in miniatura dei centocinquantanni dellunit dItalia.
Omicidio. Ha capito bene, onorevole. Per me, importante sapere se ha mai sentito parlare di un
certo Spadino. O se preferisce, Marco Summa, che era il suo nome prima che la scorsa estate lo
arrostissero in una pineta. Abbiamo trovato solo i denti.
Che orrore.
Forse se lera cercata. O forse glielavevano giurata perch si era allargato. O forse aveva
esagerato con qualcuno con cui non doveva. O forse aveva visto qualcosa che non doveva.
Prego?
Ragionavo a voce alta. Ma mi dica, dunque. Le suggerisce nulla questo nome?
Assolutamente no.
Ci pensi bene. Spadino.
Nulla.
Forse allora sono pi fortunato con tale Vicky. una cittadina lituana. Pardon, era.
No, non conosco polacche.
Con lei siamo stati pi fortunati. I cani le avevano mangiato solo la met della testa. E quando
labbiamo trovata i vermi della decomposizione non se lerano ancora digerita.
Malgradi fu aggredito da un incontenibile desiderio di vomitare.
Senta, colonnello, non le vorrei sembrare scortese, ma davvero non credo di poterle essere utile
in alcun modo. Quindi, se vuole scusarmi, dovrei tornare alla mia riunione. Naturalmente resto a sua
disposizione qualora le venissero in mente altre circostanze su cui dovesse ritenere che io possa
essere di aiuto.
Malatesta sorrise. Era allamo, lonorevole. E ora provava ad allentare la tensione della lenza
giocando a girarci intorno. Avrebbe potuto dare in escandescenze. Gridare che era un deputato della
Repubblica. Cacciarlo a calci dalla fondazione e imporgli ne avrebbe avuto diritto le forme
rituali della convocazione per un verbale da persona informata sui fatti o addirittura da indagato.
Non lo aveva fatto. Malgradi non lo aveva fatto, perch non poteva. Era nella merda. Colpevole
come il peccato. E ora lo sapeva. Cominciava dunque il conto alla rovescia.
San Cristiano. San Cristiano.
Grazie onorevole. Ci vedremo prestissimo. Lei mi stato pi utile di quanto immagini.

La villa nel Parco della Caffarella era immersa in unoscurit e un silenzio innaturali per essere a
neppure tre chilometri in linea daria dalla spianata repubblicana in cui tutto si stava compiendo. Sul
Sony 43 pollici ad alta definizione del salone ovale dai grandi bovindi, che di quella villa da
duemila metri quadri era il cuore architettonico Una replica esatta dello studio del presidente
degli Stati Uniti, si vantava con civetteria il padrone di casa , le immagini di Sky da piazza del
Quirinale arrivavano in presa diretta. Ripulite anche dalla voce della cronaca. Voci, canti, brusii,
poi, ecco Un grido dalla piazza che si faceva boato, trasformando i fischi in un ruggente jingle da
stadio.
Buffone! Buffone! Buffone! Buffone!
Le venti e cinquantasette.
Mafioso! Mafioso! Mafioso! Mafioso!
Il corteo di motociclisti e lAudi A8 blu notte, bombardata da flash che illuminavano oltre il
cristallo antiproiettile la faccia del presidente del consiglio nel suo ultimo atto, entravano nel Palazzo
del Quirinale.
Benedetto Umilt fece cenno al maggiordomo filippino in giacca gallonata. Gli ospiti erano
sprofondati sui divani color panna disposti ad anfiteatro intorno allo schermo. Il domestico porse le
flte di spritz e fece girare le tartine al granchio che aveva disposto su un grande vassoio di argento.
Isidro, con garbo, per cortesia.
Monsignor Tempesta avvicin laperitivo alle labbra senza staccare lo sguardo dallimmenso
televisore. Il Samurai chiese se era possibile avere del t bianco.
Sri Lanka o Zhejiang? Sono entrambi biodinamici, signore, chiese il filippino piegato a
squadra.
Il pi forte dei due. E niente zucchero.
Umilt prov a rompere quel silenzio teso che li incatenava alle immagini delladdio del
presidente.
Vedr, sta per bere qualcosa di introvabile. Me li fa avere un amico, un dirigente generale del
ministero dellAgricoltura. Ha presente, eccellenza? quello di cui ci siamo interessati un annetto fa
e che ha comprato dalla Confraternita Dei quel magnifico immobile a Borgo Pio.
Il dottor Pavetta? No, aspetti, forse lo confondo con quello delle mozzarelle.
S, eccellenza, Pavetta quello dellitticoltura a Maratea. Quello dei finanziamenti Ue che mi ha
dato una mano per quei cantieri sulla Salerno-Reggio. E peraltro, stasera abbiamo anche le sue
bufale. Io, prima, intendevo il dottor Giansi.
vero. Giansi. Galeazzo, giusto? Con il fratello in Sace e la figlia alla Farnesina.
Lei ha una memoria di ferro.
Il Samurai li interruppe.
A proposito di ministeri. Con stasera cambia qualcosa?
Tempesta sorrise. E con lui Umilt.
Nulla. Un tuono a Palazzo Chigi si fa refolo nei ministeri. questa la forza della Repubblica. E
poi abbiamo avuto assicurazioni, giusto?
Tempesta giunse le mani come in un gesto di preghiera sfiorandosi la punta del naso.
Abbiamo avuto ampie garanzie che la transizione sar indolore. E poi, e qui luomo di chiesa
che parla, dallalto, se mi consentito, della millenaria saggezza dellistituzione che indegnamente
rappresento passer la bufera, e si dovranno fare i conti con lindole eterna e immutabile
dellessere umano. E soprattutto con quella, tuttaffatto peculiare, del nostro popolo.
Amen, pens il Samurai con un fondo dinvidia. Era la stessa, identica morale di mafiosi e
ndranghetisti: clati, juncu, ca passa la china. Arriv il t. Il Samurai ne bevve due profumatissimi
sorsi da una porcellana cinese.
Meglio cos. Se i ministeri non tremano, figuriamoci se cade il Campidoglio. Luned
calendarizzata in consiglio comunale la nostra delibera. Ancora quarantotto ore e poi potremo
finalmente partire. Alla fine, incredibilmente, Malgradi ha fatto quello che doveva.
Da piazza del Quirinale tornava a farsi sentire la voce del cronista di Sky.
Ecco, ci hanno appena comunicato che il presidente Silvio Berlusconi ha rassegnato formalmente le sue dimissioni e ha lasciato
il Palazzo del Quirinale da unuscita secondaria. Da domani mattina, il capo dello stato avvier le consultazioni e gi nella giornata
di luned dovrebbe conferire lincarico per la formazione del nuovo governo

Umilt afferr il telecomando, mostrandolo ai suoi ospiti.


E se mettessimo della musica?
Il suono diffuso dagli otto altoparlanti a stelo Bang & Olufsen avvolse i tre uomini in una culla di
sonorit potenti.
Magnifico. Mozart, sinfonia numero 25 in sol minore. Primo movimento. Allegro con brio.
Anche se da lei, Umilt, mi sarei aspettato la quinta di Beethoven, o lEroica, disse il Samurai con
un ghigno sarcastico.
Lei mi fa dozzinale.
Preferisco che le persone mi sorprendano. Detesto le delusioni.
Non avevano notato la riapparizione del filippino. Isidro annunciava larrivo di Pericle Malgradi.
Lonorevole aveva laspetto stravolto del naufrago. Benedetto Umilt gli si fece incontro con studiata
affettazione.
Caro onorevole, prego. In sua assenza ci siamo permessi di impegnare lo stomaco con qualche
tartina. Granchio. Sono di suo gradimento?
Se posso dire, avrei bisogno di una toilette. Non credo di stare bene.
Immagino. La tensione in una serata cos fa brutti scherzi allo stomaco.
Isidro accompagn lospite in uno dei tre bagni del pianterreno. Settanta metri quadri tappezzati di
carta da parati rosso pompeiano con sanitari in marmo di Carrara nero.
Cazzo, e che , na cripta?
Riemerse dal cesso, vuoto come una canna di bamb. Ma se possibile, ancora pi stravolto.
Rientrando nel salone ovale, Malgradi invest elettrico il Samurai.
la fine. Maledetto carabiniere, la fine.
Il Samurai ritrov lo sguardo da rettile. Benedetto Umilt consegn Mozart al tasto pausa.
Di che parli? Di che diavolo parli?
Il Ros Sanno tutto. Malatesta, due ore fa, venuto alla fondazione. Sanno tutto, ti dico! Siamo
tutti a rischio, Samura, tutti, tu pure.
Il Samurai si concesse una risatina che lasci Malgradi atterrito. Alz la voce.
E cosa dovrei rischiare io, secondo te? Su, dimmelo, Malgradi. Cosa? Un po di coca? Tra noi
due, non sono io quello che tiro. Le mignotte? Le scopi tu. Da sempre. La lituana? Chi stava con lei la
notte che morta? E chi ha chiamato Spadino? Io, no. E chi ha chiesto al Numero Otto di toglierlo di
mezzo? Io, no. Tu, forse?
Io potrei raccontare delle cose lasci cadere Malgradi.
Quanti figli hai, Malgradi? riprese il Samurai, sorprendentemente dolce. Due, mi pare, vero?
Belle ragazze, a quanto mi dicono. Sarebbe un peccato se succedesse qualcosa. Hanno tutta una vita
davanti
Signori, vi prego! salmodi monsignor Tempesta. Il Samurai giunse le mani e tacque. Il
vescovo si avvicin a Malgradi. Lonorevole se ne stava accasciato sul divano, con le mani premute
sul viso rigato da lacrime, come in attesa dellestrema unzione. Onorevole, credo che lei abbia
bisogno di riposo.
Malgradi lasci cadere le mani dal viso e come una faina scatt verso il vescovo.
Riposo? Luned si vota in consiglio la delibera sul Progetto: il mio capolavoro politico. Il
nostro capolavoro.
Di nostro, onorevole, in questa storia non c nulla. Non c mai stato nulla. E poi lei lo sa. Due
giorni in politica possono essere unra geologica. caduto il governo e per giunta il suo piccolo
segreto con i carabinieri non so quanto potr resistere in questa citt piena di spifferi. Non stia pi a
pensare a quella delibera, mi creda. Piuttosto, immagini un luogo.
Un luogo?
Lei ha bisogno del beneficio del silenzio. un grande balsamo, come la solitudine. Lei ha
bisogno di ritrovarsi. accaduto anche a me. Lei che lha letta, ricorda dove nata la mia Etica per
un nuovo millennio?
Il Samurai chiese a Isidro di mescergli unaltra tazza di t bianco.
Superbo.
Il t o le parole di sua eccellenza? chiese Benedetto Umilt.
Direi luno e le altre. E ora, se non vi dispiace, temo di dovervi lasciare.
Il Samurai si alz e Isidro gli porse il cappotto nero di Prada. Malgradi era sul divano, spiaggiato
come un cetaceo. Sembrava dormisse. La camicia era sbottonata sul ventre, da una gamba penzoloni i
pantaloni mostravano un calzino di Scozia sceso al malleolo, gli occhi erano semichiusi. Una patina
biancastra gli incrostava gli angoli della bocca. Il respiro, affannoso, liberava una sorta di rantolo
bronchiale. Il Samurai lo guard con la stessa indifferenza con cui scavalcava i barboni stesi sui
cartoni della stazione Termini. Tese la mano a Tempesta e quindi a Benedetto Umilt. Isidro lo
accompagn al parcheggio interno della villa, aprendogli lo sportello della Smart nera.
Il Samurai si conged da lui con una pacca sulla spalla.
Ora che rientri, cambia aria al salone. C odore di morto.

Il Samurai raggiunse Trevignano in meno di unora. Era tempo di cominciare le grandi pulizie.
Shalva era sveglio davanti al televisore. La diretta delladdio del presidente continuava no-stop.
Ora scorrevano immagini di repertorio. 1994. La telecamera con lobiettivo inguainato da una calza
di nylon riprendeva la discesa in campo di quelluomo quando ancora aveva i capelli.
Il georgiano aveva laspetto ilare, e con movimenti circolari del polso lasciava ossigenare un
calice di bas-armagnac.
Guarda guarda. E io che pensavo che a un maiale come te interessassero solo i porno. Trovi lo
spettacolo esilarante, Shalva?
Amico mio, la politica di questo paese pi divertente di quella russa e georgiana messe
insieme.
Diciamo che non ci si annoia.
Troie, corruzione, tradimenti. Meglio di un porno. la vita, Samurai. La vostra politica lo
specchio della vita.
E dire che invece io ti volevo chiedere di occuparti di un bel funerale.
La vita si d e si toglie. Dimmi che devo fare.
Ti ricordi quei due insetti che hai visto al Tatami?
Shalva ripens a Morgana con un rush di desiderio.
Indimenticabili.
Vanno parcheggiati. Loro due e un terzo di Ostia. Si chiama Robertino. Te li porto a dama io. Tu
devi solo chiudere. E Shalva?
Dimmi, fratello.
soltanto linizio. Ci vuole aria nuova, a Roma.
LIII.

Erano davvero campioni di una generazione tanto immonda quanto ingenua. Pronti a credere che la
stretta di mano di un vecchio in uno spogliatoio fosse garanzia di chi sa quale investitura.
La domenica mattina, la chiamata Skype con cui il Samurai raggiunse Denis dur una manciata di
secondi. Fu abbastanza concisa per non lasciare spazio a domande. Ma non troppo sbrigativa da
suonare farlocca.
Denis, devo vedervi. Dobbiamo metterci al lavoro. Subito. Domani in comune arriva il semaforo
verde al Grande Progetto.
Perch vedervi? Basto io.
Se non ricordo male, lultima volta che ci siamo salutati non eri da solo. O la compagnia
cambiata?
Non cambiata.
Appunto. Visto che non mi piace cambiare la formazione in corsa, si continua come abbiamo
cominciato. E ti dico di pi. Voglio che oltre alla ragazza ci sia anche Robertino.
Che quello ci stia o meno uguale. Meno cose ha in testa, meno facce vede, meglio . E poi sai
che cazzo ne capisce lui di piani edilizi.
Io devo guardare negli occhi tutti quelli con cui ho stretto un patto. Robertino un problema tuo,
non mio. E fino a quando non lo avrai risolto, per me della partita.
Contento tu. Ci sar. Dove?
Da voi. AllOff-Shore.
Quando?
Stasera verso le otto.
Intesi.

La preparazione era il bello. Meglio dellesecuzione. Sempre. Consentiva di assaporare i dettagli,


lasciando che ladrenalina montasse. Shalva lo aveva imparato in Serbia da Zoran, un cecchino che,
finita la guerra, organizzava battute di caccia allorso per narcos e oligarchi russi. E la carabina di
precisione M-93 Crna Strela Black Arrow calibro 50 di cui ora accarezzava la canna brunita e il
calcio anatomico era un suo regalo. Shalva gli aveva salvato la pelle un giorno di primavera,
sfilandolo dalle mani di un tagliagole di San Pietroburgo di cui il serbo aveva scopato la moglie. E
lunica gratitudine di cui Zoran era stato capace era stata la cerimoniosa e commossa consegna di
quel fantastico strumento di morte prodotto dalla Zastava di Kragujevac.
Orsi? aveva detto Zoran. Ne ho ammazzati pi di cento con questa. A cinquecento metri di
distanza, un orso o un uomo non fa differenza.
Dopo aver controllato minuziosamente lotturatore e lottica del puntatore agli infrarossi, Shalva
infil nelle tasche capienti dei pantaloni cachi due caricatori da cinque cartucce ciascuno, e si
sistem sulla schiena, allaltezza della cintura, due Noz, i coltelli tattici di quello che era stato
lesercito iugoslavo. Faceva parecchio freddo per essere met novembre, e dallarmadio pesc uno
zuccotto nero di lana sul cui risvolto era cucita la scritta Grand, il nome dellalbergo di Tribeca
dove per la prima volta, a New York, era stato con una modella nera. Un gran ricordo. Un oggetto per
le occasioni importanti. E quella lo era.
Controll lora e si infil in macchina. Da Trevignano al litorale di Coccia di Morto non ci
sarebbe voluto molto.
LOff-Shore era deserto. Era rimasto chiuso dalla morte del Numero Otto. Le perquisizioni dei
carabinieri, linchiesta della procura, avevano consigliato un lungo periodo di ristrutturazione. E poi,
Denis voleva ripulire quel posto della patina da bordello sudamericano di cui era impregnato.
Voglio una cosa nuova. Minimal, aveva detto a Morgana. E ne aveva incassato una risposta
lapidaria.
S. Purch non sembri un posto da froci.
Anche per questo, ingannando lattesa del Samurai, Denis continuava a entrare e uscire dai priv
insieme a Morgana con il piglio dellarchitetto che rimugina trovate sorprendenti.
Sto letto a conchiglia nun se p vede.
E s, per funziona alla grande.
E poi i cubi dal bar via. Mica possiamo fa una discoteca anni Novanta.
Sembravano una coppia di sposini allIkea, e Morgana non riusciva a capire se la cosa la
rassicurasse o la mandasse in bestia. Non era stata fino in fondo del Numero Otto. E non aveva
alcuna intenzione di diventare propriet di Denis Sale. Era la sua donna, non la mogliettina che
avrebbe messo prima incinta e poi magari a gestire un localino minimal, come diceva lui, in cui
fare la guardia a qualche troietta pi giovane.
Robertino se ne stava in disparte. Camminava su e gi per la spiaggia. Vedere quei due scopare
significava rigirare ogni volta il coltello nella piaga della morte di Cesare. Cesare suo. Avrebbe
dovuto dirglielo da vivo che quella zoccola di Morgana se la faceva con Denis. Denis il fratello,
seeh. Che lo avrebbe vendicato, come aveva giurato il giorno dei funerali. E come no. Eccolo l.
Aspettava bono bono larrivo del Samurai. Ma mica per parcheggiarlo. No. Pe facce affari, li
mortacci sua e de sto bastardo de nome e de fatto. E poi, quali affari? Sto famoso uoterfront che,
vaffanculo, da quando era iniziata quella storia, Cesare aveva cominciato a mori.
Era furioso, Robertino. E troppo immerso nella collera per tenere vigile ludito. Cos, non colse
larrivo della macchina nel parcheggio dellOff-Shore.

Shalva spense il motore dellAudi. E abbass il finestrino. Dal punto in cui era godeva di
uneccellente visuale. La prima sagoma che vide nelloscurit appena rischiarata dalle luci interne
del bar dellOff-Shore fu quella dellometto che girava nervosamente in tondo sulle dune, a diverse
centinaia di metri dal locale. Doveva essere il terzo di cui gli aveva parlato il Samurai. Robertino.
Rimase a osservarlo per qualche minuto, per verificare che Denis e Morgana non fossero nelle
vicinanze.
Apr il bagagliaio. Infil i morbidi guanti in pelle di daino. Afferr lM-93, di cui verific
unultima volta caricatore e puntamento. Avvit alla canna il silenziatore. Si accovacci in
corrispondenza del muso dellauto. Assunse una perfetta posizione di tiro. Quindi, appoggi locchio
destro al puntatore telescopico.
Testa, torace. Testa, torace.
A cinquecento metri di distanza, un orso o un uomo non fa differenza.
Crac.
Il proiettile calibro 50 fece volare Robertino per una decina di metri, aprendogli uno squarcio
allaltezza dello sterno in cui si sarebbe potuto infilare un braccio.
Shalva si alz e con passo lentissimo si diresse verso le dune. Il sangue e i frammenti di carne e
ossa della preda erano sparpagliati in un raggio di qualche metro. Lespressione sul volto di
Robertino era sorridente. Gli occhi spalancati. Il georgiano port la mano alla schiena e ne sfil uno
dei due Noz. Evir il cadavere con due rapidi movimenti della lama e infil il trofeo nella bocca del
cadavere. Quindi punt verso le luci dellOff-Shore.

Denis aveva aperto la porta del magazzino degli alcolici, quello da cui larsenale era stato fatto
tempestivamente sparire il giorno della morte di Cesare. Accese la luce, invitando Morgana a
entrare. Ma lei continuava a starsene immobile.
Ah, e non startene piantata l. Di, dammi una mano. Che c?
Ho sentito una cosa.
Sar il vento.
No. Non il vento.
E sar quer cojone de Robertino.
Perch, sai ndo sta?
Che ne so. Se nera andato a fa du passi sulla spiaggia.
Ho capito. Mezzora fa, per.
Nun te preoccupa, che nun lo rapisce nessuno.
Buonasera.
La voce di Shalva li gel.
La canna dellM-93 teneva sotto tiro entrambi, spostandosi impercettibilmente dalla fronte
delluno a quella dellaltro.
Denis fiss il georgiano.
E tu chi cazzo saresti?
Shalva sorrise.
Ci conosciamo. Condividiamo una passione per le saune. E sono qui per portarvi i saluti del
Samurai.
Il cervello di Denis Sale imbratt una cassa di Corona light. Il proiettile della 38 lo aveva centrato
esattamente alla tempia.
Shalva si volt verso Morgana, che stringeva la pistola nella mano destra e continuava a tenere il
braccio disteso in direzione del cadavere.
Si fissarono.
Shalva punt lM-93 verso il corpo di Denis. E fece di nuovo fuoco, facendogli esplodere il
cranio.
Quindi, appoggi in terra la carabina senza distogliere lo sguardo dalla ragazza.
Morgana fece lo stesso con la 38. Poi prese il georgiano per mano, dirigendosi verso il grande
letto a conchiglia del priv.
Fu la prima volta che prov un piacere cos intenso con un uomo. E quando smise di tremare
dellultimo orgasmo, trov la forza delle parole.
Come ti chiami?
Shalva. Mi chiamo Shalva.
Io sono Morgana.

Convincere il Samurai che la ragazza viva non era stato uno sbaglio e non sarebbe diventata una
minaccia non fu complicato per Shalva. Parlavano lo stesso linguaggio essenziale.
Garantisco io, fratello. Ha risolto lei il problema. Ci sar utile, disse il georgiano.
Ricordati che resta sempre una donna.
Quindi, tocc a Parisi rimboccarsi le maniche. Il lavoro non era finito. La telefonata del Samurai
lo soprese la notte di domenica nella sua villa di Grottaferrata mentre dormiva accanto alla brava
mogliettina, ignara di tutto.
Avvocato, ti pago per rispondere al primo squillo. Non al decimo.
Mi devi scusare, ma
Domattina alle otto devi stare da Max a Rebibbia. Non un minuto dopo. Digli che allOff-Shore
non vola pi una mosca. E che Denis e Robertino, pace allanima loro, se ne sono andati come se ne
vanno gli orsi. Grosso calibro. Armi slave.
Devo spiegargli altro?
Quel ragazzo non come te. Non serve sprecare troppe parole.
LIV.

In quel luned mattina di sole, dalla finestra dellufficio di Jabba, i Fori erano di una bellezza
struggente, che tuttavia nulla poteva sullagitazione motoria di quel camerata ripulito, ora alla sua
prova pi difficile. Il televideo e tutti i siti di informazione on-line aprivano con la notizia che gi
era sulle prime pagine dei quotidiani.
Spaccio di droga e occultamento di cadavere. Indagato il deputato Malgradi.
I tre giuda dellopposizione in consiglio non ebbero neppure bisogno di farsi annunciare. Jabba li
arring come tre scolaretti complici.
Vi chiaro con quello che successo che si cambia programma, no? Quella delibera non esiste
pi. Non andr in discussione n oggi n mai. Io non metto la faccia su un puttaniere e pure mezzo
assassino.
Il pi giovane dei tre mise su unespressione compunta e di circostanza. Farsi manzi s, ma con
quel fetente non bisognava esagerare.
Lordine del giorno lo fissano i capigruppo. E credo che lo abbiano gi modificato. Se non
sbaglio, oggi voteremo su Malagrotta. Quindi, il problema risolto. Piuttosto, magari il progetto di
housing sociale si potr riconsiderare, un domani Mai una parola che in politica non esiste. E
non vorremmo neanche infilarci proprio oggi in una polemica fastidiosa sugli amici di Malgradi in
Campidoglio.
Il camerata si sciolse in un sorriso da iena.
Lei mi anticipa, consigliere. Infatti, avrei pensato a una bella mozione bipartisan in cui
maggioranza e opposizione si dicono concordi a rinviare a tempi migliori il progetto, perch
consapevoli dei limiti che il nuovo esecutivo dovr fissare in tema di spending review. Eh? Che ve
ne pare? Roma d lesempio allItalia. Si apre una nuova stagione. E cos non si fa male nessuno.
E con questo, pens tra s, buonanotte, Malgradi. Buonanotte al secchio.

La telefonata dai laboratori del Ris arriv a Ponte Salario verso le dieci del mattino, nella
confusione di carte e accertamenti che si era portata dietro la mattanza dellOff-Shore. Dopo tanto
tempo era stata individuata larma che aveva ucciso il Numero Otto. Marco Malatesta dimentic
subito i cadaveri scempiati di Robertino e Denis e ascolt attentamente il giovane capitano che aveva
dallaltra parte della cornetta.
Ecco, colonnello, il frammento di proiettile estratto dal cranio di Adami Cesare appartiene a un
lotto di cartucce Borghi. Parliamo di antiquariato. un munizionamento prodotto in Argentina nel
1947. Abbiamo rovesciato i nostri archivi ed esaminato tutte le possibili compatibilit. E
E?
E siamo arrivati alla conclusione che la pistola che ha esploso quel proiettile non pu essere
altro che una Mannlicher.
Una pistola austriaca del 1901.
Se posso permettermi, complimenti, colonnello. Conosce quella pistola?
Lasciamo stare. Vada avanti.
Ecco, lunica cosa che ci appare interessante che questa pistola
Ha gi sparato nel 1985 e nel 1993.
Accidenti. Mi sa che allora non abbiamo scoperto nulla e quello che le sto dicendo
Avete fatto un lavoro eccellente, capitano. Lei non ha idea quanto.
Malatesta chiuse la conversazione con la stessa rapidit con cui, in preda alleccitazione, compose
il numero di De Candia.
La Mannlicher ha ucciso il Numero Otto, Michelangelo, capisci? Ora ce lo abbiamo in pugno. Il
Samurai fottuto.
De Candia non si scald pi di tanto, e quella reazione freddina mise in apprensione Malatesta.
Non ti sento convinto, Michelangelo.
Di cosa dovrei essere convinto? Degli esami del Ris o del fatto che teniamo per le palle il nostro
amico?
Ma scusa, Michelangelo, Mannlicher uguale Samurai. Ce lo siamo detti mille volte.
Certo, ma la pistola, dov?
Non c.
Appunto. E dunque?
Ma abbiamo chi pu dirci dove trovarla. Max. Non ha scelta. in un mare di merda.
De Candia rimase alcuni istanti in silenzio.
Vacci a parlare. E vacci ora. Troverai lautorizzazione al colloquio investigativo nel tempo che
arrivi.

Non erano ancora le undici, e allufficio matricola di Rebibbia Silvana accolse Malatesta con un
abbraccio.
Oggi non vai dalle mie, eh?
No, oggi al maschile.
Lo so. Mhanno avvertito dalla procura. Piuttosto, non ho avuto modo di dirtelo, ma non sai
quanto so stata felice per quella regazzina dei casini de San Giovanni. Com che se chiamava
Ah, s, Alice. Te lavevo detto io. Er naso nun se sbaja mai Silvana not che Malatesta aveva
cambiato improvvisamente espressione. E lasci cadere. Vai da quello della cocaina de
Fiumicino?
S, Max.
C traffico oggi.
Perch?
Stamattina presto venuto a colloquio lavvocato suo. Quel Parisi. Roba che quello,
normalmente, se nun mezzogiorno manco sa come se chiama. E invece, non erano ancora le otto.
Porca puttana. Porca di quella maledettissima puttana. Malatesta avrebbe voluto ammazzarsi. Le
otto di mattina. Le fottute otto di mattina. Il Samurai laveva fregato. Ma come aveva potuto gi
sapere della Mannlicher?

Max era raggiante. Lo stronzo.


Eccomi qui, colonnello. Immagino di cosa mi vuole parlare.
Anchio immagino che tu lo sappia. Magari ti ci ha pure svegliato qualcuno con la notizia.
La Tv, colonnello. Lall-news una grande invenzione. Strage sul litorale
E allora?
Non ho pi motivo di tacere.
Ma va?
La mattanza di stanotte allOff-Shore la vendetta degli slavi per il carico perduto a Fiumicino.
Quindi sei un morto che cammina anche tu?
Forse. O forse no. Dipende da cosa ha nella testa Dojcilo.
E chi sarebbe?
Un serbo-bosniaco. con lui che avevo concordato il carico a Folegandros. Deve aver concluso
che quelli di Ostia se lo sono venduto a voialtri. E ha sistemato le cose a modo suo. Del resto
Del resto abbiamo trovato cartucce di fabbricazione serba e Robertino aveva i coglioni in bocca.
Questo lo sa lei.
Forse non solo io. tutto?
No.
Non dirmi che vuoi parlarmi anche del resto.
Non ho pi nulla da perdere. Quindi, tanto vale farla finita. Cesare Adami roba mia. Lho
ucciso io.
E dovrei crederci?
Il Numero Otto si era spinto troppo in l. Paja e Fieno erano i miei ragazzi.
Li disprezzavi.
male informato, colonnello.
Allora informami tu. Perch il Numero Otto ha ucciso Spadino?
Lo chieda a lui.
Che fai, lo spiritoso?
No. che non capisco perch dovrei avere una risposta alla sua domanda.
Perch anche Spadino era uno dei tuoi.
Era. Prima che morisse mi avevano detto che si era messo in proprio.
Che bella storia di morti che mi stai raccontando.
andata cos.
Max era falso come un giuda. Si stava autocalunniando e Malatesta ne aveva ormai le prove. Ma
senza una sua chiamata di correo, il Samurai da quella storia sarebbe rimasto fuori. Fuori, ancora una
volta. E cap anche, Marco, che il Samurai non aveva avuto bisogno di sapere della Mannlicher,
perch aveva gi previsto che prima o poi ci sarebbero arrivati. E dunque tutto, dallomicidio del
Numero Otto alla confessione di Max, passando per la mattanza dellOff-Shore, tutto faceva parte di
un piano. I Ris ci avevano messo un mare di tempo a rintracciare il proiettile, ma anche se fossero
stati pi tempestivi, be, cera sempre un Max da mandare al macello.
Bene, Max. Allora adesso stammi a sentire. Facciamo finta che sia andata cos. E facciamo finta
che io creda al mucchio di menzogne che mi hai appena raccontato. E facciamo per che in cambio di
tanta mia buona volont tu mi dica una cosa sola. Che resta tra me e te.
Se posso, colonnello, perch tacerle la verit
Dimmi dove hai messo la pistola con cui hai ammazzato il Numero Otto. O, se preferisci, visto
che ti piace tanto la verit, dimmi dove lha messa il Samurai prima di convincerti ad accollarti un
omicidio che non hai commesso.
Max scoppi a ridere.
Se non ricordo male lho buttata.
Sei un povero stronzo, Max.
E comunque, colonnello, quando mai stato un problema rimediare un ferro a Roma?
Una Mannlicher del 1901. Unarma da collezionista. Larma del Samurai
Max sostenne lo sguardo del colonnello senza abbandonare latteggiamento sarcastico.
I ferri te li dnno come i giocattoli. Con tutti i pezzi per giocare. Che cambia se un giocattolo
antico o moderno?
Ho capito. Immagino vorrai anche verbalizzarla tutta questa roba, giusto?
Sapete dove trovarmi. Non ho impegni nei prossimi giorni.
Non uscirai pi da qui, lo sai?
Il problema non sono io. Io ho quello che merito. Il problema Farideh. Anche su di lei voglio
verbalizzare la verit. Non sapeva nulla del carico. Le avevo raccontato che facevo lo skipper e me
la sono trascinata in Grecia. Le ho detto che dovevo riportare indietro una barca a Fiumicino. A
Folegandros ha cenato con me insieme a Dojcilo che si presentato come un oligarca russo
dellacciaio proprietario della barca. Chiedeteglielo. So che fino ad adesso non ha voluto parlare,
ma vedr che confermer quello che dico. Lei merita di restarne fuori.
Malatesta afferr Max per il bavero, sollevandolo dalla sedia del tavolo dei colloqui. La sua
fronte era a pochi centimetri da quella del ragazzo. La cicatrice alla tempia pulsava impazzita.
Cercava un guizzo in quegli occhi. Max se ne restava sereno, indifferente. Anche se ora puzzava di
paura.
Marco lo moll, scaraventandolo sulla sedia. Volgendogli le spalle, buss alla porta blindata per
segnalare che il colloquio investigativo era concluso.
Unultima cosa, colonnello. Ho spezzato io le mani al padre di Farideh. Anche questo voglio
verbalizzare. Quella ragazza deve sapere la verit.
Il colonnello si volt e lo guard unultima volta. A Max sembr improvvisamente stanco e
sconsolato.
Ti capisco, Max, ti capisco. Il tuo maestro ha lavorato bene. Ma tu e lui vi fate delle illusioni. La
strada non pi quella di una volta. E per dirla tutta, sono cazzi.
Per un istante, sembr aver fatto breccia. Max sincup. Corse fra loro come una corrente,
sotterranea, non dichiarata, di comprensione. Come fra due nemici che scoprono di parlare la stessa
lingua. Ma fu solo un istante. Max si rifugi nel ghigno mesto del martire.
Ciao, Max, pens il colonnello con un fondo di rammarico. Hai fatto la tua scelta. Peccato. Sei
meglio di tanti altri. Ma hai fatto la tua scelta, quindi fottiti, stronzetto.
Marco si chiuse dietro la porta blindata.
Game over. Tutte le tessere del domino erano a posto.
Cerc le Camel nella tasca. Si rivide al Fungo, faccia a faccia col Samurai.
Il Grande Progetto era abortito. Malgradi aveva finito la sua corsa. Altri campioni della stessa
razza si preparavano a prenderne il posto.
Epilogo
Domani un altro giorno
Caserma Pisacane.

Il 20 di dicembre, alla presenza di Thierry de Roche e di una mezza dozzina di alti ufficiali in
spolvero, nel cortile battuto dal vento della caserma Pisacane, il generale Rapisarda consegn a
Marco Malatesta lencomio solenne a titolo di riconoscimento per aver recuperato un ingente
quantitativo di sostanza stupefacente con elevatissimo grado di purezza, e per leccezionale lavoro
investigativo svolto nella risoluzione di plurime vicende omicidiarie.
Mentre Rapisarda gli stringeva la mano, il volto acceso dorgoglio da calendario della benemerita,
Marco, tetro e impassibile, bofonchi:
Omicide, signor generale, vicende omicide. Laggettivo omicidiario non esiste nella lingua
italiana.
Ah, s, certo, certo bravissimo! ribatt Rapisarda, che non aveva nemmeno afferrato bene.
E volevo cogliere loccasione per unire agli elogi ufficiali le mie personali congratulazioni,
augurandomi che certi malintesi che in passato ci hanno divisi siano definitivamente alle nostre
spalle.
Marco non rispose, afferr la pergamena, rivolse al carabiniere a cavallo un mezzo inchino
beffardo e fece per voltarsi. Stronzo. Opportunista. Un mese fa eri pronto a spedirmi a calci in culo
allinferno. Avrei fatto bene ad accettare. Forse davvero mi sarei sentito pi a casa mia.
Rapisarda, questa volta confidenziale, gli pos una mano sul braccio.
Terenzi, quel pessimo soggetto me lo sono preso sotto il mio diretto controllo. Alla Custoza.
Lho messo nelle stalle, a pulire la merda dei cavalli. Si deciso di evitare un processo
imbarazzante. Alla Digos non hanno sollevato obiezioni, e anche col dottor Setola della procura
abbiamo trovato unintesa ragionevole. In questi tempi in cui le forze dellordine sono impegnate in
una delicata operazione dimmagine meglio non eccedere con il clamore Spero che lei sia
daccordo
Se tutto, signor generale
Forse sarebbe opportuno che lei dicesse due paroline alla sua amica, la dottoressa Savelli. Un
atteggiamento meno aggressivo da parte sua sarebbe consigliabile.
Tenuto conto dei miei rapporti con la dottoressa Savelli, temo che un mio intervento sarebbe
quantomeno controproducente.
Rapisarda ci rimase male. Per un istante lo fiss con un lampo dellantico e pi sincero odio. Ma
si ricompose subito, il mollusco.
La capisco, la capisco. Risolveremo in qualche modo. Bene, larma fiera di poter annoverare
tra le sue file un investigatore del suo calibro. Ah, unultima cosa. Riguardo a quel giovane
carabiniere, quello del Nord, mi sfugge il nome
Brandolin.
Ecco, bravo, Brandolin. La sua richiesta stata accolta, Malatesta. Verr a lavorare con lei al
Ros. Soddisfatto, colonnello?
Marco annu, giusto per porre fine allo strazio, e se ne and a raggiungere Thierry, che aveva
assistito alla pantomima con un sorrisetto sardonico che non necessitava di alcuna didascalia.
Protetto dal superiore, dribbl sorrisi invidiosi e sinceri, pacche malevole e affettuose, strette di
mano ipocrite e sentite. Ritrov finalmente un po di pace nella Camel e nel conforto del generale
amico.
Non prendertela, non da te.
Comandi, signor generale.
Pensa, riprese Thierry, sorvolando sul tono sarcastico dellaltro, che ti sei perso una bella
omelia del nostro amico Spartaco Liberati. Improvvisamente sei entrato nella sua top ten. Dovevi
sentirlo, stamattina. Il colonnello Malatesta leroe che ripulisce le strade.
Fammi indovinare: da zingari e zammammeri
Ma cos mi togli il gusto della sorpresa. Ti ho registrato tutto.
Marco, con una smorfia, gli strinse la mano.
Emanuele, mi sono rotto i coglioni. Voglio mollare tutto.
Questa lho gi sentita.
Anchio posso immaginare la tua risposta. Ma questa volta non riuscirai a convincermi.
Il generale gli diede una pacca sulla spalla. Marco aveva le sue buone ragioni. Ma erano le ragioni
di un animale ferito, ragioni irrazionali. Qualunque argomento, in quel momento, sarebbe stato vano.
Daltronde, non solo larma, ma lo stato stesso non poteva permettersi il lusso di perdere uno come
lui. Questo stato che cade a pezzi e che bisogna tenere incollato contro la sua intima tendenza a
franare, unito contro il suo prepotente cupio dissolvi.
Sei venuto con quella? chiese, indicando la Triumph Bonneville.
una delle poche certezze che mi restano.
da una vita che sogno di farmici un giro, Marco.
Senza dire una parola, Malatesta gli porse un casco.
Guido io, tagli corto il generale, un ordine.
Dalla finestra del suo ufficio, il generale Rapisarda aveva seguito con crescente disgusto la
sceneggiata. Sicuro come la morte che quei due stavano parlando di lui. E in che termini, era facile
intuirlo. E poi, quella moto l alla Steve McQueen. Un ufficiale in Triumph era gi unanomalia, ma
si sa, Malatesta un anarchico, e diciamo che questa ripresa se l aggiudicata lui, ma la partita
ancora lunga. Ma due alti ufficiali in moto e in divisa era quasi uno sfregio. La degenerazione del
costume aveva ormai contagiato anche larma, lultimo baluardo dellordine in un contesto di
intollerabile degrado.
Lattendente buss e gli porse una busta elegante.
Il generale prese atto con un sottile brivido di piacere dellinvito di Temistocle Malgradi.

Trevignano sul lago e clinica Villa Marianna.

Il lago le stava sulle palle. Da mori de pizzichi. Vi mette Ostia co Trevignano? Ma alla fine
Morgana si era abituata. I silenzi di Shalva non avevano prezzo. Quelluomo non sprecava una
sillaba. Parlava come scopava. Essenziale. E di coca con cui strafarsi era piena la villa, che peraltro,
con il suo arrivo, si era popolata di una coppia di servizievolissime georgiane di mezza et fatte
salire da Bari. Servita e riverita. Colazione a letto, pranzi e cene in tavola sette giorni su sette
quando le veniva fame, biancheria pulita ogni mattina. Una principessa, era diventata. E cos, per
dare una smucinata a quel quadretto di idilliaca noia in cui si era cacciata, Morgana aveva deciso di
cominciare con leroina. La fumava. La fumava solo. Mica quelle schifezze del secolo passato con il
laccio emostatico e lago.
Aveva cominciato con non pi di un grammo al giorno. E la cosa sembrava divertire molto anche
Shalva, che la vedeva armeggiare per casa con stagnole e pipette. A differenza della coca, leroina le
dava un senso di quiete profonda, definitiva, che non aveva mai avuto nella vita. Farsi era diventata
una ricerca interiore, un armistizio con un passato doloroso, un sedativo al richiamo della strada che,
pure, ogni tanto la aggrediva. Come quel pomeriggio, in cui capit tutto allimprovviso.
Era scesa a Bracciano con la Aygo nera per andare a sparare in una cava non lontana Shalva ci
teneva che non perdesse la mano. Non ho mai visto sparare una donna in questo modo le ripeteva
in continuazione e al semaforo le si erano accostati due pischelli su un Sh. Sedici, diciassette anni.
Quello seduto dietro laveva fissata e, dopo aver portato la mano alla bocca, aveva cominciato a
gonfiare la guancia con la lingua.
Pompinara. Le stava dando della pompinara. Per il gusto di umiliarla.
Avrebbe potuto riderne. Anche lei, da ragazzina, lo faceva spesso a Ostia. Con Marzia, lamica
del cuore che aveva chiuso i giochi a sedici anni contro un pino marittimo della Cristoforo Colombo.
Sceglievano uomini soli al volante. Possibilmente oltre la sessantina. E ghignavano allidea
delleffetto che lo scherzo faceva a chi, forse, non gli si alzava neanche pi.
S, avrebbe potuto ridere di quei due stronzetti al semaforo. Non lo fece.
Insegu i pischelli fuori Bracciano, e ai primi tornanti verso la Cassia gli tagli la strada. Gli fece
togliere pantaloni e mutande e inginocchiare in mezzo alla macchia. Quindi costrinse entrambi a
spompinare la canna fredda della 38 che serrava nel pugno e che li aveva resi docili come agnellini.
Torn nella villa inseguita dai fantasmi. Cesare, Denis, Robertino, il marocchino di Cinecitt. La
chiamavano. Ridevano, poi le loro teste esplodevano. Come palloncini.
Frug nella grande credenza in mogano del salone dove leroina era chiusa in un cellophane da un
etto, e decise che il bilancino non le sarebbe servito. Scald la miscela. Port la pipetta alla bocca e
cominci a riempirsi i polmoni.

Tieni gli occhi aperti! Tieni quei cazzo di occhi aperti!


Adagiata sul sedile anteriore dellAudi, sent Shalva gridare. Con la sinistra, il georgiano teneva
miracolosamente in strada lauto lanciata a una velocit folle, e con la destra continuava a scuoterla,
facendole dondolare il mento sul maglione di cachemire ridotto a una spugna intrisa di vomito, bile,
muco. A Villa Marianna li aspettavano.
Temistocle Malgradi fece ampi gesti a due orchi che dellinfermiere avevano solo il camice. E
dedic allemergenza di quella overdose lattenzione di un veterinario per un cane con lindigestione.
Aveva una fretta indiavolata.
Mi dovete scusare, eh. Ma ci ho da fare. il grande giorno. Il grande giorno.
Con occhi da lupo, Shalva accompagn il professore mentre saliva sul suo Q7.
Se lei moriva. Lui era morto.
Morgana fu scaraventata su una lettiga che tir dritto verso la rianimazione.
Shalva le teneva la mano.
Ce la fai. Ce la fai.
Facendo appello a tutte le forze che le erano rimaste, lei lo guard spalancando gli occhi.
Non mi salvare, disse.
La porta della terapia intensiva inghiott la lettiga con Morgana, e Shalva rimase solo nel
corridoio. Paralizzato dalle parole che stava ascoltando.
Ti amo. Io ti amo.
Erano le sue.

Palazzo di giustizia e bar Necci.


Il giorno dopo aver ricevuto lencomio solenne, Marco, accompagnato da Alba Bruni, assistette
alla prima udienza della direttissima per gli incidenti di San Giovanni. Quando il Pm Setola
invoc, in via preliminare, lassoluzione ai sensi dellarticolo 129 codice di procedura penale di
Alice Savelli, vittima di un errore di persona, nellaula della terza sezione, gremita di manifestanti
pi o meno innocenti, scoppi un applauso spontaneo. Il presidente minacci lo sgombero. Torn la
calma. Lavvocato difensore si associ alla richiesta del Pm. Alice si alz e chiese di rendere una
dichiarazione spontanea.
Nel mio caso, signor presidente, errore di persona quantomeno un eufemismo. Come il dottor
Setola ben sa, io ho denunciato il maresciallo Terenzi per calunnia e lesioni.
Nuovo applauso, urla scomposte. Il presidente perse la pazienza e minacci una seconda volta lo
sgombero. Si fece nuovamente silenzio. Setola prese la parola. Spieg che la denuncia di Alice era
agli atti e che si stava procedendo agli accertamenti. Alice abbozz una nuova protesta. Deciso, il
suo avvocato la tir a forza sulla sedia, si scus con il collegio e fece cenno che, per quanto lo
riguardava, lincidente era chiuso. Il presidente scambi unocchiata con i giudici a latere, poi lesse
il dispositivo che, evidentemente, era gi stato approntato.
In nome del popolo italiano, visto larticolo 129 Cpp, assolve Savelli Alice perch il fatto non
sussiste.
Sul terzo applauso nemmeno il tribunale ebbe alcunch da obiettare, e Alice usc dal processo e
dallaula salutata da frenetiche urla di gioia. Accanto a lei cerano Diego codadi-cavallo, Farideh,
scarcerata qualche giorno prima grazie allinterrogatorio di Max, e il vecchio Abbas, che aveva
finalmente abbandonato la sedia a rotelle e si sorreggeva sulle stampelle.
Marco attese che il trambusto si diradasse, poi, nel corridoio, le si par davanti. Distinto, coda-
di-cavallo le circond i fianchi con una premura che fece sanguinare il cuore del tenente colonnello.
Sono qui solo per un saluto, si giustific Marco, e per dirti che al processo verr a
testimoniare contro Terenzi.
Tu credi che ci sar un processo, colonnello? lo sfid coda-di-cavallo.
Diego, per piacere sussurr Alice.
Coda-di-cavallo annu, e si fece indietro.
Marco e Alice restarono a fissarsi per un istante. Non sapevano da dove cominciare. Non
sapevano se cera ancora qualcosa da dirsi, o se tutto era gi stato detto.
Fu lei a rompere il silenzio.
Sono stata dura con te, scusami.
Sei felice? le chiese lui.
Il volto di lei si accese di un sorriso amichevole.
Non questo il punto, Marco. Fra noi non poteva funzionare. Io io sono una cosa, e tu unaltra.
Marco le consegn il pacchettino impresentabile che si era portato da casa.
Per te, Alice.
Cos? Una specie di buonuscita? scherz lei, senza aggressivit. Ma quando scart e
riconobbe la testa del Buddha birmano che le era piaciuto tanto la prima volta che era stata da lui, un
sorriso sincero e dolce finalmente la illumin.
Marco fece dietrofront e pose fine allautocommiserazione. Il grido di lei: Ti voglio bene! lo
raggiunse che era gi a qualche metro di distanza.
Ti voglio bene.
A Marco venne in mente quellantico verso di Catullo: plus amo minus bene velle pi ti amo e
meno ti voglio bene. Saggezza straziante del giovane innamorato deluso. I professori al liceo
declamavano secondo metrica plusam | mins | benevlle plusam | mins | benevlle
eufonico, carino, divertente, no? Quale miglior epitaffio per un amore strozzato sul nascere
dallideologia? O dalla cocciutaggine del cacciatore di scalpi umani? O dalla divisa? O dallo stato?
O da tutte queste cose insieme? E, soprattutto, ne era valsa la pena?
Si tenne per s linterrogativo, perch tanto non cera risposta.
Ma quel ritornello beffardo, plusamminsbenevlle, continuava a ossessionarlo, quando Alba, la
dolce, la puntuta Alba che lo fissava con quei suoi grandi occhi in cui forza e sottomissione si
alternavano, gli mostr il gruppetto di signori in grisaglia che si avviavano festanti verso luscita.
Viglione, il camorrista. Lhanno appena assolto in appello.
Chieder il risarcimento per ingiusta detenzione, comment asciutto Marco.

Seduta a un tavolino del bar Necci, Farideh scriveva a Max.


Amore mio, dicono di te cose orribili, ma io non ci credo. Io credo in te. E ti far uscire da quel
carcere. Ti voglio accanto a me, per sempre. Perch senza di te io non posso vivere

Millennium Pride.

Il Nuovo Inizio fu a centoventi metri da terra. In un terso tramonto di dicembre. Nel magnifico e
lussureggiante giardino dinverno pensile al ventottesimo piano della torre di granito pi alta del
paese. Il Millennium Pride. Lorgoglio del millennio. Una vertiginosa erezione di lusso nel polmone
verde dellEur. Una vista a perdifiato verso il mare di Ostia, la cintura dei Castelli, la citt antica
degli anfiteatri e della Suburra. Seicento unit immobiliari destinate ai Migliori.
Loro.
Di battezzare in quel luogo la lista Nuovo Inizio, che nome evocativo, cinguettavano un paio di
dame in naftalina affrettandosi allevento che sarebbe entrata dalla porta principale della Terza
Repubblica e avrebbe aiutato Roma a rialzarsi era unidea che aveva avuto lui.
Temistocle Malgradi.
Il Candidato.
Leader di un nuovo riformismo di centro moderato, ma progressista. Cattolico, ma laico.
Liberale, ma libertario.
Il Professore.
Il nuovo campione della Societ Civile.
Il custode della nuova Casa di tutti. Orfani e Gattopardi. Intellettuali e Forchettoni.
La mia Casa, sar la vostra Casa! aveva fatto scrivere Temistocle sullinvito in cartoncino
riciclato recapitato ai trecento migliori nomi e cognomi di Roma. Manager, boiardi di stato,
grandi burocrati, produttori cinematografici, attori, professori universitari, avvocati, notai, primari,
alti ufficiali come Rapisarda, firme del giornalismo televisivo e della carta stampata, alti prelati. Una
grande macchia di cappotti, sfarzose pellicce sintetiche e soprabiti in piuma doca, che ora, come uno
sciame nero di formiche, veniva inghiottita a turno nel montacarichi da cantiere che faceva la spola
tra la base e la sommit della torre in costruzione.
Temistocle Malgradi era raggiante. Al riparo di un ibiscus, non smetteva di ringraziare con una
mano sul cuore Mariano Tempesta e Benedetto Umilt, che se lo guardavano con la stessa
soddisfazione di un Suv al battesimo in una concessionaria.
La damnatio memori di quel rottame del fratello Pericle era stato il loro capolavoro. Lo avevano
murato vivo a Camaldoli, in attesa di un processo che chiss quando si sarebbe celebrato. E nel
frattempo, tutti avrebbero dimenticato. Amen.
Il Candidato picchiett dolcemente il microfono a stelo. Si schiar la voce con un colpo di tosse
studiato. Inspir il fresco dello spray al mentolo con cui si era liberato le narici costipate dalla
reazione alla striscia di coca che si era fatto una mezzora prima. Mentre tirava dal ventottesimo
piano, contemplava il Fungo quattordici piani pi in basso. Povero Fungo. Aveva fatto il suo tempo.
Come giusto che sia, quando il Presente prende il posto di un Passato ormai sepolto. E il Futuro
una nuova, luminosa avventura.
Care amiche, cari amici. Innanzitutto, grazie. Grazie! Grazie! Mi rivolgo a voi da uomo di
scienza e dunque con parole di verit. Soprattutto, da uomo emozionato perch prestato a questa
magnifica avventura che comincia oggi e che, con onore e orgoglio, chiamo Politica. Con la P
maiuscola. Quella che ha fatto la grandezza di mio padre e che ha perduto mio fratello. Vi chiederete,
come se lo sono chiesto in questi giorni le persone a me pi care, con quale animo, con quale forza,
dopo quanto accaduto a Pericle, la mia famiglia possa tornare sulla scena pubblica. Ebbene,
proprio quel che accaduto che rendeva la scelta un obbligo. Verso noi stessi, verso di voi, verso il
paese. C un solo modo per risarcire una colpa: espiarla nel servizio alla comunit. E la politica
servizio, come mi ha insegnato e ci insegnano le pagine di quellopera che in questi giorni ha
accompagnato le mie riflessioni solitarie, lEtica per un nuovo millennio di monsignor Mariano
Tempesta, il pastore di anime che oggi qui tra noi e a cui mi onoro di essere legato da profonda
amicizia, la solida zattera di fede e speranza nella quale mio fratello, naufrago, ha trovato finalmente
rifugio.
La pippa di Malgradi soprese Eugenio Brown in un accenno di sbadiglio. Seduta accanto a lui
nella piccola platea immersa in una lussureggiante vegetazione da serra, Sabrina, fasciata in un tubino
nero mozzafiato, fremeva.
A Euge, a parte che qui co tutte ste liane e sti alberi nani me sembra de sta allo zoo, pardon,
bioparco. E comunque te vorrei di che sti Malgradi se confermano na famija de stronzi mignottari.
Ti prego, amore. Ti prego. Il linguaggio, il linguaggio
Ma come te p veni in mente de intruppacce in questa manica de teste de cazzo?
Amore, non si pu sempre delegare nella vita. Dobbiamo cominciare a fare anche noi qualcosa
per il paese.
Ho capito. Ma proprio coi Malgradi, dopo tutto quello che successo?
A parte che essere fratelli non significa essere la stessa cosa. Di questo Temistocle mi dicono un
gran bene. Un cattolico progressista.
Seeh.
Temistocle chiuse in un crescendo che aveva provato e riprovato negli ultimi giorni di fronte alla
sua ultima fiamma, unavvenente igienista dentale.
La vecchia politica ha fallito, miei cari amici. E ci ha lasciato uneredit che non esito e definire
storica: signori, noi dobbiamo sancire in modo definitivo, irreversibile, la fine del Novecento. Basta!
Non possiamo continuare a guardare il futuro con lo sguardo rivolto allindietro. E questo lo dico
agli amici della destra e della sinistra, che tanti errori hanno commesso in questi ultimi travagliati
anni della nostra vita nazionale. C in giro una marea montante di indignazione, livore, antagonismo.
In parte ne siamo responsabili tutti. Non dobbiamo lasciare che prevalga. Guardiamo con fiducia al
rassemblement della migliore tradizione liberale e laburista. Basta con le vecchie contrapposizioni.
Il nostro cammino non sar n facile n breve, e per questo comincia oggi, perch il Futuro non
attende, impaziente di farsi Presente. Il Futuro comincia da oggi. Da qui.
La sala venne gi dagli applausi.
Brown si rivolse a Sabrina.
Che ti avevo detto? Questo di unaltra pasta. E comunque. proprio con loro che si pu
ricominciare, dopo tutto quello che successo e ti successo, amore mio. Hai idea della forza
simbolica della nostra presenza qui? Sai cosa significa? Che il tuo passato chiuso. Finito.
Cancellato. Un Nuovo Inizio, amore. E poi ho una sorpresa.
Il broncio di Sabrina si allarg in un sorriso. Conosceva lincipit per intuire il resto. Accost
come una gatta lorecchio alle labbra di Eugenio.
Mi sembrato che questo posto ti sia piaciuto.
A parte sto spazio Tarzan, molto. Ho visto che c pure il cinema. E la palestra. La piscina.
Brown sorrise.
Ho parlato prima con il costruttore. Lo vedi? Quel belluomo in prima fila.
E s. Niente male. E sar pure bello impaccato de grano. Mbe?
Ti ho preso una piccola cosa qui nella torre. Un centinaio di metri quadri. Cos quando ti annoi a
piazza Vittorio, puoi sempre usarla come studio e rifugio. Ho pensato che con il film, le fiction avrai
bisogno di uno spazio tutto per te.
Temistocle Malgradi aveva concluso e ora stringeva mani in un tripudio di ossequianti.
Sabrina sfior con una carezza la nuca di Brown. Lo baci dolcemente sulla fronte.
Ti amo, Euge. Sei la vita mia.

Ristorante La Paranza e villa del Samurai.

Tito Maggio era raggiante.


Scarcerato in attesa di giudizio, con buone possibilit di cavarsela grazie alla confessione di Max,
rassicurato dal Samurai sullannosa questione del debito coi Tre Porcellini, proprio nel giorno della
riapertura della Paranza mortacci sua, sto carabiniere del cazzo , bel danno da niente gli aveva
fatto si era visto onorare della visita di Perri, di Rocco e Silvio Anacleti e, naturalmente, di Ciro
Viglione, ospite donore in quanto fresco di assoluzione er trionfo da giustizzia, manco gnente!
Il fatto, poi, che Viglione fosse il festeggiato, era unaltra buona notizia in s: mentre gli Anacleti e
il calabrese erano notori pitocchi, il camorrista amava sfoggiare. Esigeva immancabilmente chillu
ca costa e cchi. Pagava in contanti e lasciava mance estremamente generose. Daltronde, anche a
volerlo, di carte di credito, almeno per un po, in conseguenza di sequestri, misure di prevenzione e
altre rotture di cazzo legali, neanche a parlarne. Un bigliettino discreto, posato quasi con noncuranza
sopra le bianche tovaglie di fiandra, avvisava che per temporanei disguidi di linea non possibile
accettare carte di credito n bancomat. Ma per fortuna, almeno a giudicare da quella prima serata, le
cose si rimettevano in moto. S. La clientela se ne fotteva delle traversie giudiziarie di Tito Maggio.
Il pesce era buono? I vini erano allaltezza? E allora, fanculo a giudici e sbirri, si campa una sola
volta, no? Lunica nota stonata era lassenza del Samurai. Tito si sarebbe aspettato di vederlo entrare
al seguito della combriccola, o magari un passo avanti a loro. Invece niente, nemmeno lombra.
Assenza che stupiva e lasciava contrariato anche Ciro Viglione.
Chillu cazz e Samurai si poteva degnare per una volta, no? Che ne dite voi?
Sono stato io, precis Rocco Perri, o meglio, non sono stato io. Insomma, non ci dissi della
festa.
E perch?
Perch meglio parlare fra noi, prima.
Ciro Viglione osserv il calabrese, sempre untuoso e sorridente, e vide annuire gli Anacleti. La
mappa delle alleanze si ridisegnava, dunque. Non doveva essere un buon momento per il Samurai.
C aria di orapronobis? sinform il camorrista, addentando un gambero imperiale che si era
congedato solo da pochi secondi dal novero delle creature viventi.
prematuro, spieg Perri, ma certo ha fatto un po di casino, ultimamente.
E noi ci abbiamo rimesso un po di soldi. Tutti quanti, puntualizz Silvio Anacleti.
E zio Nino rompe o cazz! complet Viglione, in evidente sintonia.
Gli altri commensali annuirono.
Vuole vendetta, disse Perri. Ma io gli ho detto di stare calmo. Verr il momento. Ora si tratta
di ricostruire le batterie, capire bene se il Progetto ha ancora fiato o se ci dobbiamo mettere una
croce sopra
Il Samurai dice che solo questione di tempo, azzard Silvio Anacleti.
E voi o credete? spi Viglione.
Fu tutto un allargare di braccia e uno sbuffare. Sapevano e non sapevano. Credevano e non
credevano. E ancora, soprattutto, pens Ciro Viglione, ne avevano paura. Insomma, pens il
camorrista, o Samurai tiene ancora credito, ma come uno in libert vigilata. La prossima cazzata
che fa un uomo morto. Ma perch perdere tempo? La verit che o Samurai ha rutt o cazz.
Meglio prendersi quattro, cinque guagliuncielli, mandarli a fare il servizietto, poi spiegargli come va
la vita, promuoverli sul campo come ricompensa per lazione, e ricominciare da loro. Come si
faceva a Napoli, ai bei tempi.
Se era per me, si poteva fare pure stasera, sintetizz Viglione.
Aspettiamo la politica, Ciro, dammi retta.
A politica ha rutt o cazz!
E per questo hanno cambiato, no, Ciro? Te lo ricordi il giuramento di sangue, no? I pesci grandi
si fecero piccoli, e quelli piccoli si fecero pescecani
Ciro fren gli ardenti spiriti. Rocco Perri era ricorso allantico giuramento delle mafie. Era un
modo per rafforzare il messaggio e far capire che la questione era gi stata esaminata e risolta in tutte
le sedi possibili. Al Samurai si concedeva una dilazione. Punto e basta.
Con uno schiocco di dita attir lattenzione del cameriere.
Porta unaltra bottiglia di Krug, guaglio. Questa calda.

Sebastiano, il figlio dellingegnere, e Manfredi, il figlio dellusuraio, arrivarono sul motorino del
secondo poco dopo luna.
Manfredi si dispose di copertura, come convenuto. Toccava al ragazzo, che aveva dimostrato di
saperci fare e presto si sarebbe fatto un nome.
Sebastiano lanci unocchiata dalle vetrate esterne. Le luci erano abbassate, i camerieri
preparavano i tavoli per lindomani. Ancora venti minuti, mezzora al massimo, si disse. Scambi un
cenno dintesa con Manfredi, e per vincere lansia si fece un giro a piedi per le strade deserte del
centro. Festoni e addobbi dellimminente Natale lo colpivano con la dolorosa intensit della
nostalgia per le cose che non sarebbero mai pi state. Appena un anno prima era un ragazzo felice.
Aveva il mondo fra le mani e non se ne rendeva conto. Ora era solo uno senza pi niente da perdere.
Ma, nello stesso tempo, lo attendeva una svolta. Era impaziente. Torn davanti alla Paranza.
Manfredi era nascosto da qualche parte. I camerieri se ne andarono alla spicciolata. Lultimo a uscire
fu il cuoco. Finalmente, anche lultima luce si spense. Il figlio dellingegnere indoss la calza di
nylon, controll il funzionamento del tamburo, impugn larma, respir a fondo e si fece trovare
pronto quando la sagoma corpulenta di Tito Maggio mosse un passo oltre luscio.
Stai zitto, non ti muovere, rientra, ordin, puntandogli contro il revolver.
Ma che cazzo
Rientra, ho detto.
Tito Maggio obbed.
Chiudi la porta e accendi le luci. Quelle basse. Bravo, cos. Adesso vai alla cassa e prendi i
soldi.
Ce li ho qua, disse Tito, mostrando il borsello agganciato alla cintura.
Dammelo.
Tito Maggio non era un cuor di leone. Pens che, al diavolo, se li tenesse pure i soldi, quel
deficiente, e vaffanculo. Ma poi pens che, data la sua situazione, cera il rischio che i Tre Porcellini
non credessero alla rapina. Erano capaci di dire che sera inventato tutto per inguattarsi il contante.
La voce poteva giungere alle orecchie del Samurai. Il Samurai poteva crederci. Se avesse perduto la
sua protezione, sarebbe finito. Finito. Cos, si dette il coraggio che non aveva.
Stamme a senti, pische io nun so si me conosci io so Tito Maggio. A Roma so amico de
tutti. E soprattutto, so amico del Samurai lo sai chi il Samurai, no?
Dammi quel cazzo di borsello. Sto perdendo la pazienza.
Ma chi era questo stronzo? Da dove veniva fuori? Ma lo sapeva o no che il Samurai teneva Roma
in mano? Che chi si metteva contro di lui era carne morta?
Facciamo che te sei sbagliato, pische. Tu mo te ne esci da l e amici come prima. Guarda, se
vuoi te posso da un cento, ducento euro Famo che tho invitato a cena, eh? Na bella cenetta gratis
alla Paranza, oh, mica roba che tutti se la possono permettere.
Sebastiano, ora, era posseduto da una freddezza innaturale. Ripens alle istruzioni di Manfredi,
povero idiota, al suo tono leggero e a tratti strafottente.
Tito Maggio ci ha un vizio. Non paga i debiti. Perci bisogna dargli una lezione. Ma una cosa
leggera, non vogliamo mica levarlo dal giro, ci mancherebbe. Tu vai, ti fai consegnare lincasso, poi
gli dici: guarda, Tito, che i debiti si pagano, cos lui capisce da dove viene il colpo e che la deve
smettere di fare lo stronzo. Poi te ne torni a casa e io dico al notaio di registrare quellatto che, nel
frattempo, noi avremo stipulato.
E se quello reagisce? Che faccio, gli sparo?
Reagisce? Tito? Ma quello un cacasotto.
Be, Tito Maggio reagiva. E questo semplificava le cose.
Tito Maggio era come Manfredi, come il sor Scipione, come gli avvoltoi che lavevano spolpato,
come i carnefici di suo padre. Solo il Samurai faceva eccezione. Era di unaltra pasta, lui. Gli aveva
instillato il senso della rivolta, il Samurai. Aveva trasformato in pura energia lodio. Bene. Bene.
Sebastiano fece fuoco. Una, due, tre volte. Tito Maggio si abbatt senza un grido, nei suoi occhi
unespressione stupefatta. Ma davero lhai fatto, pische? Ma tu guarda che modo de fini
Il figlio dellingegnere si tolse la calza, afferr il borsello. Era gonfio di quattrini.
Attirato dalle detonazioni, Manfredi si precipit nel locale.
Ma che cazzo hai fatto? Ma sei impazzito? Damme sta cazzo de pistola, Sebastia!
Lui punt larma, si godette lo sconcerto dellaltro e poi gli spar. Due colpi. Uno al basso ventre.
Questo per Chicca. Laltro alla testa. E questo per la vita che mhai rubato.

La comunicazione via Skype raggiunse il Samurai mentre nudo, sulla terrazza della sua villa,
danzava il solitario Tai Chi dei forti, degli indistruttibili.
Tutto fatto, maestro.
Sebastiano era impassibile. Il Samurai annu.
Bravo. Adesso per un po fatti da parte. Sai dove andare. Al resto penso io.
La Paranza, quando il Samurai ci arriv a bordo del Suv, era piena di sbirri che non volevano
farlo avvicinare. Incroci lo sguardo di Marco Malatesta. Con un cenno, il tenente colonnello ordin
ai suoi uomini di lasciar entrare il bandito.
Allinterno del locale, il povero sor Scipione si carezzava il corpo del figlio, in una grottesca
parodia di una Piet michelangiolesca. Il Samurai abbozz uno sguardo corrucciato di circostanza.
Erano delusi, quei miserabili. Volevano posarlo. Non avrebbero mai capito niente.
Poi si chin sul grasso cadavere delloste e giunse le mani nel saluto induista.
Namaste, Tito!
Al tenente colonnello mont una furia tanto selvaggia quanto salutare. E no, niente ferie
diplomatiche, niente mollo tutto e me ne vado, niente di niente. In guerra la fuga si chiama diserzione.
E questa, cazzo se una guerra.
Su una cosa avevi ragione, Samurai. Roma non ha pi un padrone. Neanche tu sei capace di
tenerli a catena, sti cani. Io ripartir da loro. E ti fotter.
Il Samurai inarc un sopracciglio. Peccato. Marco continuava a non capire. Le regole del gioco
erano cambiate.
La Paranza non era pi quella di una volta. Ormai si mangiava male. Povero Tito, era
invecchiato. Ci rivediamo presto, Marco.

Sulla strada, poco dopo.

Mentre il Ris perimetrava con il nastro fluorescente lingresso della Paranza, Marco rivolse un
ultimo sguardo a Scipione, inginocchiato nel sangue del figlio, e al cadavere di Tito Maggio, che la
rigidit della morte rendeva ancora pi grottesco nella smorfia stupefatta del commiato.
Erano arrivati anche la Bruni e Brandolin, con cui si limit a bofonchiare qualche istruzione di
routine e darsi appuntamento per lindomani a Ponte Salario. Quindi, lentamente, si incammin verso
via del Gonfalone, dove aveva lasciato la sua Bonneville.
Roma era deserta. La notte era gelida e laria profumava di legna bruciata, quella che ancora
alimentava i camini delle case importanti del centro storico. Da quanto tempo non ne accendeva
uno?, pens. Quando era stata lultima volta che si era concesso una notte di quiete, lasciando che i
ricordi non lo tormentassero?
Si chin sullo starter della Bonnie e attese che nel borbottio del sopragiri i due scarichi cromati
cominciassero a rilasciare sbuffi di vapore bianco.
Il rumore disturb un gabbiano che affondava il becco nella carcassa di un piccione. Gli sembr
che luccello lo fissasse con uno sguardo lungo e cattivo. Poi si alz in volo, strepitando la sua
rabbia.
Con gesti lenti e rituali, Marco calz a fondo le mani nei guanti, allacci il sottogola del casco jet
con lUnion Jack stampigliata sulla nuca, ne abbass la visiera in plexiglas e alz fin sul naso la
pashmina che gli ricordava laltra vita da cui aveva deciso di tornare per saldare il suo conto.
Il clac della prima rimbomb nel silenzio del vicolo alle spalle del tribunale dei minori, ma rese
ugualmente distinguibile laccensione del motore di quello che, nellombra, non riconobbe
immediatamente come un Suv, e che lo segu a luci spente sin quando non sbuc sul lungotevere dei
Tebaldi.
Mentre risaliva il fiume superando uno dopo laltro i ponti e i semafori lampeggianti che lo
separavano dal Flaminio, cominci a fissare nellovale degli specchietti retrovisori due fari che lo
seguivano a velocit costante.
Allaltezza di Ponte Duca dAosta, Marco ebbe la certezza che linseguitore ce laveva con lui.
Avrebbe potuto accostare e con una sola chiamata di cellulare chiudere l quel pedinamento
dichiarato, quella danza minacciosa. Non lo fece. Rivolse uno sguardo allaltra riva del Tevere, allo
stadio Olimpico immerso nel buio e ripens alle parole del Samurai il giorno in cui era tornato a
incrociarne lo sguardo.
Lascia perdere la moto. Non hai pi let, Marco. E Roma una citt pericolosa.
Scal rapidamente in quarta, terza, apr il gas e punt dritto verso il tratto di lungotevere Thaon di
Revel che portava alla rampa di corso di Francia. Grid come per sovrastare laltro urlo. Quello dei
cavalli che aveva sotto la sella.
Lo so che sei tu. Lo so che sei tu. Vienimi a prendere. Vienimi a prendere! url alzandosi sulle
pedaline.
Il Suv accorci le distanze in una manciata di secondi, e allimbocco di corso di Francia la
distanza tra il paraurti del bestione e la livrea della Bonneville si fece di pochi metri. Marco fiss il
rettifilo che aveva davanti. Ricord quelle notti passate da pischelli ad alzare le due ruote su quel
chilometro di asfalto, sfidando il cemento e il marmo delle spallette del cavalcavia che sovrastavano
il fiume.
Il Suv scart sulla sinistra, mettendoglisi in parallelo. La lancetta della Bonneville and in
fuorigiri, mentre le ruote mastodontiche del Suv arrivarono quasi a contatto con lo pneumatico
anteriore della moto.
Marco alz sulla ruota posteriore per evitare limpatto. Il Suv sterz ancora verso destra. Lo
schianto che ne segu sembr lultimo suono di una vita a perdere.
Malatesta si rialz barcollando. Il sangue gli allagava la bocca e infradiciava la pashmina. La
gamba sinistra bruciava di un dolore lancinante. Decise di non guardare. Gett il casco lontano e
sollevando la testa vide che la corsa del Suv era finita a poche decine di metri dal punto in cui la
Bonneville si era polverizzata rimbalzando sullasfalto. La macchina si era accartocciata intorno a un
semaforo. Dallo sportello semiaperto sul lato passeggero, un uomo cercava di disincagliarsi
dallabitacolo.
Malatesta afferr da terra un rottame. Doveva essere la leva della frizione della moto. Limpatto
con lasfalto laveva resa un punteruolo.
Quando raggiunse il Suv lo vide.
Il Samurai, naturalmente.
Si avvent con il suo pezzo di acciaio acuminato che stringeva nella destra prima contro lo
sportello, quindi contro il vetro che esplose.
Riverso sullairbag, il guidatore sembrava esanime. Il Samurai era una maschera di sangue.
Malatesta lo afferr con tutto lodio del mondo trascinandolo fuori dalla macchina. Doveva avere le
gambe spezzate, perch si afflosci come un sacco. Supino sullasfalto, lo fissava dal basso in alto
senza un lamento, con gli occhi spalancati. Marco gli sput sul viso, liberando la bocca di grumi di
sangue e muco. Poi, con la sola gamba destra, lunica di cui controllava la forza e il movimento,
prese a pestargli le caviglie e le tibie.
Un fiume di lacrime inond le orbite del Samurai.
Fallo, Marco. Fallo ora o non ci sar unaltra volta.
Malatesta alz il punteruolo al disopra della spalla, poi sent solo lurto di un corpo massiccio che
lo precipitava a terra.
Riverso su un fianco, torn a incrociare lo sguardo del Samurai. Il capitano Alba Bruni lo stava
ammanettando alla schiena. Quindi Marco si volse verso luomo che gli aveva impedito di rovinarsi
la vita. O di fare giustizia.
Sta bene, colonnello?
Mai stato meglio, Brandolin.
Hai perso la tua occasione, Marco.
Il rantolo del Samurai gli arriv confuso con lo stridio altissimo dei gabbiani. Venivano tutti e due
dalla notte. O da chi sa dove.
Degli stessi autori

Carlo Bonini
Guantanamo
Il mercato della paura (con G. DAvanzo)
Acab

Giancarlo De Cataldo
Teneri assassini
Romanzo criminale
Nero come il cuore
Nelle mani giuste
Onora il padre
La forma della paura (con M. Rafele)
Il padre e lo straniero
I Traditori
Giudici (con A. Camilleri e C. Lucarelli)
Io sono il Libanese
Cocaina (con M. Carlotto e G. Carofiglio)
2013 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

Questo libro unopera di narrativa.


Nomi, personaggi, luoghi, eventi e circostanze, qualora non siano frutto
dellimmaginazione degli autori, vengono utilizzati per scopi narrativi.
In copertina: Igor Mitoraj, Torso di Ikaro, dettaglio della Gorgone, bronzo, 2002. SIAE
2013. ( Foto Giovanni Ricci-Novara, Parigi).

Progetto grafico: Riccardo Falcinelli.

Questo ebook contiene materiale protetto da copy right e non pu essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto stato
specificamente autorizzato dalleditore, ai termini e alle condizioni alle quali stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo cos come
lalterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti delleditore e dellautore e sar sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive
modifiche.

Questo ebook non potr in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto delleditore. In caso di consenso, tale ebook non potr avere
alcuna forma diversa da quella in cui lopera stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.

www.einaudi.it

Ebook ISBN 9788858411001


Table of Contents
Copertina
Limmagine
Suburra
Prologo
I.
II.
III.
IV.
V.
VI.
VII.
VIII.
IX.
X.
XI.
XII.
XIII.
XIV.
XV.
XVI.
XVII.
XVIII.
XIX.
XX.
XXI.
XXII.
XXIII.
XXIV.
XXV.
XXVI.
XXVII.
XXVIII.
XXIX.
XXX.
XXXI.
XXXII.
XXXIII.
XXXIV.
XXXV.
XXXVI.
XXXVII.
XXXVIII.
XXXIX.
XL.
XLI.
XLII.
XLIII.
XLIV.
XLV.
XLVI.
XLVII.
XLVIII.
XLIX.
L.
LI.
LII.
LIII.
LIV.
Epilogo
Caserma Pisacane.
Il libro
Gli autori
Degli stessi autori
Copyright

Interessi correlati