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QUINTILLIANO

LETTERATURA LATINA IN ET IMPERIALE

GSCATULLO
Quintilliano
Vita
Nasce nel 35 d.C a Calagurris (Spagna). Finiti gli studi a Roma torn in Spagna dove esercita per poco tempo
il mestiere di avvocato, per poi tornare nellUrbe con Galba nel 68. Inizia ad insegnare perch Vespasiano gli
offre la cattedra ( dunque stipendiato). Viene nominato precettore da Domiziano, oltre al titolo onorifico di
console. Prima leducazione era privata e spettava ai genitori, nel III secolo inizia ad affermarsi lidea di scuola
pubblica: composta dunque da pi ragazzi a casa e un maestro pagato dalle famiglie.

Quintiliano opera per la scuola pubblica ma si rivolge ad un ambiente domestico, cosa che sta a significare
che difficile estirpare quella tradizione, quindi si deve piegare portandosi a paragone con la figura del padre.
Fino ai 7 anni la mamma si occupava delleducazione morale del bambino, poi il padre o un precettore si
occupava dellaspetto tecnico. In seguito si afferma in modo pi marcato la scuola pubblica, con il Ludus
Letterarius (scuola primaria 7-11 anni) dove si apprende a leggere e scrivere. Scuola secondaria: con Livio
Andronico. Solo i maschi e gli appartenenti a ceri pi alti. La lezione consisteva nellanalisi di testi. In seguito,
dai 17 anni in poi, si veniva affidati al retore, dove si apprendeva a declamare.

Riguardo ci, Quintiliano sosteneva che le declamationes dovessero avere argomento vero, e non inventato.
Poteva poi esserci un perfezionamento dellalunno, che poteva compiere un viaggio studio o fare tirocinio
nel foro. Quintiliano denunci la corruzione dei maestri privati, la scuola pubblica inizia ad essere vista come
un insegnamento poco scrupoloso. Venne pi volte accusato poich i bambini/e spesso potevano anche
avere rapporti sessuali con il maestro. Insegn fino all88, per poi comporre opere tra il 96 e il 100. Non ci
pervenuta nessuna orazione, lars retorica completamente perduta. Ci basiamo principalmente sugli
appunti dei suoi allievi, che vennero pubblicati contro la sua volont.

Opere
De causis corruptae eloquentiae.
Opera perduta, anche se alcuni oratori la identificano con il dialogus de oratoribus che alcuni manoscritti
attribuiscono a Tacito. Non possono essere la stessa opera per, poich in entrambi si affronta il problema
della decadenza delloratoria, ma mentre in Tacito ci viene attribuito a ragioni politiche (mancanza di libert)
in Quintiliano invece si parla perlopi di corruzione (lo sappiamo infatti sia dallinstitutio oratioria sia dalla
mancata preparazione dei maestri.

Il vero valore dellopera, sta nel fatto che loratore venga seguito dalla sua nascita al suo debutto nella vita
pubblica. Nel foro, non cera pi lo spazio pubblico per permettere che ci fosse leloquenza. Nei processi la
pratica oratoria era scaduta poich limperatore poteva eliminare i dissensi con delle leggi che mettevano
sotto accusa chiunque offendesse in qualche modo limperatore. Gli avvocati erano corrotti, e cera la pratica
della delazione (processi su false accuse).

A Quintiliano risalgono molte declamationes (19 maiores e 145 minores). Qualcuno suppone che non siano
sue, poich pi vicine allo stile di Cicerone che a quello di Quintiliano. Erano inoltre fine a s stesse, senza
morale. Tuttavia, Q. stesso ci dice nell institutio oratoria che non erano da denigrare, bens da considerarsi
utili come esercizio, purch si basino su fatti reali. Stilisticamente sono lontane, perci si pensa che le maiores
non siano le sue, invece le altre, appartengano a lui e alla sua scuola.

La Retorica
Precedenti
La retorica era larte del dire, la grammatica delloratoria. Nel V sec. a.C con Corace e Tisia. Aristotele ne
definisce i tre tipi, le finalit e sottolinea la componente etica: dovendo persuadere, colui che pronuncia
devessere retto. Di retorica si occupano Dionigi di Alicarnasso (in epoca augustea), scrive un De
Compositione Verborum. Lanonimo del sublime (decadenza delloratoria). In letteratura latina le tecniche
per scrivere prendono il nome di artes in greco si chiamano invece teknai.

Le 5 fasi
Quintiliano (come fece Cicerone con la retorica ad Erennium) indica le fasi dellelaborazione di un discorso.
Nelle fasi si analizza come devessere concepito, scritto e pronunciato il discorso: le cosiddette virt
dellesposizione.

Ci sono 5 parti:
- 3 sulla composizione vera e propria
- 2 su come debba essere eseguita in pubblico.

1) INVENTIO il reperimento degli argomenti (deliberativo-epidittica), delle prove (per la giudiziaria) che
ovviamente servono a sostenere la propria tesi. Nelle orazioni giudiziaria linventio comprende la pestio
(causa specifica) la ratio (movente) e le probationes (gli argomenti provanti).

Vi erano poi i loci comunes, argomenti sempre validi, proverbi o exempla. (Ad esempio la capatatio
benevolentiae in Lisia).

2) DISPOSITIO come gli argomenti reperiti sono organizzati (dunque riguarda la struttura del periodo e
delle singole parole). Ordo naturalis: la sequenza naturale cronologico-logica. Oppure vi erano gli ordo
artificialis: era la pratica di iniziare dalla fine della vicenda per ottenere un maggior effetto. I temi potevano
essere collocati secondo climax o anticlimax. Poteva esserci anche una sequenza detta omerica oppure
nestoriana, dove le argomentazioni pi forti venivano messe allinizio e alla fine, quelle invece pi deboli
venivano inserite in posizione centrale. (il nome nestoriana deriva da un passo del IV libro dellIliade, in cui
Nestore propone uno schieramento dellesercito in cui i soldati pi forti erano proprio in posizione iniziale e
finale, invece quelli pi deboli al centro.).

3) ELOCUTIO riguarda la scelta dello stile e del registro. Secondo gli antichi largomentazione e la forma
erano due fasi differenziate, prima infatti veniva largomentazione e poi la forma.

4) MEMORIA consisteva nellimparare a memoria lorazione.

5) PRONUNCIATIO/ACTIO riguarda la gestualit, lespressione del viso e luso della voce. La pronuncia ad
esempio poteva essere motivo di scherno, e luditorio era piuttosto impressionabile.

Aristotele faceva corrispondere alcune parti dellorazione con la dispositio, invece la retorica ad erennium le
attribuiva allinventio.

La narratio pu avere digressioni (fatti, aneddoti) pu avere la prepositio o la partito (elenco argomenti che
verranno trattati). Largomentatio la dimostrazione della propria tesi. La confutatio invece sbaragliare la
tesi avversa. La peroratio muova i sentimenti dei giudici e delluditorio. Pu essere sia indignatio sia
commiseratio. La conclusio la conclusione.

Virtutes dicendi
Le virtutes dicendi, erano invece le qualit della forma che riguardavano:

- La purezza pugna: quindi levitare i barbarismi, i termini stranieri, gli arcaismi desueti, inutilizzati,
evitare i solecismi (errori morfologici) e i pleonasmi. Tuttavia, se questi elementi vengono usati in maniera
opportuna, diventano licenze poetiche, e quindi virt.
- La perspiquitas: chiarezza e limmediata comprensione. Non devesserci oscurit ma neanche eccessiva
chiarezza perch c il rischio che si diventi ridondanti. Era da evitare anche la sinchisi (gli errori di struttura
del periodo) e lambiguit.

- La compositio: la struttura armonica ed lelegante accostamento di nomi, oltre allequilibrio ritmico.


Clausole ritmiche: Seneca usava lepifofra (ritmo della prosa simile a quello della poesia).

- Ornatus: la bellezza dellespressione, la scelta delle singole parole, luso di figure (chiasmo, metafora).
(Quintiliano dedica a questo elemento tutto il XI libro.

- Decorum/Actum: ci che adatto, ci che conviene al contenuto e alla circostanza; le parole devono
essere coerenti a ci che si dice e alla situazione.

Institutio Oratoria
lopera maggiore di Quintiliano. Costituita di 11 libri, dedicata a Vittorio Marcello, ammirato da Stazio,
che gli dedica il IV libro delle Silvae, un fuonzionario di corte di Tito, Domiziano e Vespasiano. Era un homo
novus.

Il titolo
Non la chiama Ars, perch essa presupporrebbe la trattazione tecnica, quindi lesposizione specialistica.
Quintiliano vuole formare (non dare tecniche specifiche), non tuttavia un dialogo come per Cicerone
(Brutus, De oratore) poich il dialogo presuppone una discussione fra pari, invece Q. ha le vesti del professore
che deve insegnare allallievo. Il Professore si cura dello sviluppo morale dellinfanzia fino alla fine;
accompagna il retor per tutta la sua vita. Q. pensa che sia lunico modo per rimediare alla corruzione verbale.

Lopera si apre con una prefazione a Trifone (leditore).

I LIBRO aspetto grammaticale, insegnamento di Rennio Palemone


II LIBRO metodi didattici
Dal III al VIII si parla di effetti retorici, virtutes ecc
X LIBRO consigli su quali autori leggere (greci e latini)
XI LIBRO actum/decorum
XII LIBRO lato morale, e rapporto con la politica che loratore dovrebbe avere.

Lopera importante anche per la tradizione indiretta, infatti Cicerone ci da giudizi e ci riporta dei passi
(tradizione indiretta). Novit dellopera: formazione professionale delloratore coincide con quella morale.
I destinatari sono studiosi iuvenes, Q. li aiuta ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Fonti e Modelli
Aristotele, Dionigi di Alicarnasso, Retorica ad Erennium. Q. fa coincidere lastrattismo greco con la praticit
latina. Tuttavia fu Cicerone il suo modello principale; lui era luomo del mezzo e del quieto vivere. Vedeva
Cicerone come modello di classicismo e moderazione. Bisogna per considerare che Q. ha una visione di
Cicerone decontestualizzata, pensa solo al vir bonus dicendi peritus di Catone, non pensando allaspetto
politico (ai tempi attuali non cera pi spazio.)

Loratore
Per quanto riguarda invece la formazione delloratore: oltre allusus (quindi la pratica forense), la tecnica e
la conoscenza del linguaggio era importante anche linsegnamento de preceptores e il ruolo del docente: egli
deve infatti avere profonda cultura, umanit, rettitudine morale, devessere comprensivo e comunicare
passione per lo studio. Devessere inoltre consapevole di educare oltre che di trasmettere nozioni.

Quintiliano non amava i precettori privati, pensava che la scuola pubblica insegnasse a stare fra gli altri e
stimolasse al dialogo e allo studio. A differenza di Cicerone, non ritiene fondamentale la conoscenza filosofica
e storico-giuridica, questo rispecchia la forte personalit pratica tipica dei romani. Anche gli imperatori non
amavano i filosofi! Il libero pensiero non era amato dai dittatori (come Domiziano), ma anche Vespasiano
non vuole pensieri astratti ma pratici e funzionali allamministrazione.

Il vir bonus dicendi peritus devessere moralmente sano e abile nel parlare. Non devessere necessariamente
dedito alla politica (come Cicero), Quintiliano infatti non lo ritiene necessario, e su questo frangente attacca
Seneca, prendendosela con la sua elocutio corrupta che secondo lui non possiede la moderazione. La trova
troppo eccessiva e smoderata, troppa ricerca delleffetto fine a s stesso. Riguardo ai vitia retorici, Seneca
li giustifica se sono utili alla persuasione, Quintiliano no.

Lo stile di Quintiliano seppur critichi Seneca, ne subisce il fascino. Spesso Q. si avvicina molto al periodare
stringato di Seneca, sia a causa dei gusti sia della necessit di chiarezza e stringatezza. Cerca di percorrere
una via mediana, caratterizzata dallaurea mediocritas (quindi ceca di evitare il culto asiano-barocco
ridondante ma anche quello atticista troppo spoglio.) Cerca un equilibrio tra i due stili, una mediazione.

I libri X e XII
IL LIBRO X Quintiliano fa un excursus storico-letterario del panorama classico (per far conoscere degli autori
importanti per cultura e abilit).

IL LIBRO XII Quintiliano analizza il rapporto fra la cultura e il potere. Il trattato di Quintiliano risponde alle
esigenze degli imperatori (Vespasiano, Tito e Domiziano) i quali lo spingono a pubblicare, come se fosse un
aiuto per la cultura imperiale. Infatti si piegava bene a moralizzare la societ vs i mores maiorum tipica dei
Flavi.

Rapporto con la politica


Ricordiamo che non vi era spazio politico, labilit oratoria vista dal dato morale. Loratoria dunque
diventata apolitica, viene trasformata in una tecnica con la massima attenzione per la morale.

Alcuni critici vedono nel XII libro un completo asservimento ai Flavi, Come se si fosse creata una burocrazia
della parola, un funzionario che mette la sua tecnica al servizio dellideologia imperiale. Quintiliano in effetti
non poteva di certo rifiutare limpero, ma doveva accettarlo come una realt di fatto, non cerano alternative.
Quintiliano poteva solo conservare la sua dignit, infatti non c il completo asservimento, ma daltronde non
poteva neanche ribellarsi. Cerca di servire prima che al principe, alla societ.

Le doti richieste sono di moralit e dignit, che sono indipendenti dalle direttive imperiali, ma se le dovrebbe
avere a prescindere.

Sotto Domiziano vi era luso della delazione, egli stesso se ne serv per mandare a morire qualcuno. Q.
sostenendo di dover seguire precetti morali, va contro limperatore, quindi evidente come non ci sia
completo asservimento allimperatore.

Stile
Cerca di dimenticare la fase Neroniana (anche a livello culturale) per questo richiama spesso Cicerone, per
ricollegarsi al mos maiorum e alla sanit morale come salvezza dei costumi. Il suo stile atticista moderato,
lontano dal suo modello Cicerone ma anche dallo stile spezzato di Seneca. Cerca uno stile sobrio,
caratterizzato dalla massima chiarezza, da periodi fluidi con parallelismi ma senza spettacolarit, non
eibizione fine a s stessa. Ebbe un grande successo specie in et Umanistica! Attenzione al bambino: primo
manuale di pedagogia

Appunti di Ana Maria Dragomir. V BC, A.S. 2015/2016.