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Infrastrutture Critiche:

lo stato dell’arte
Direttiva Europea e situazione nazionale

Luisa Franchina, Marco Carbonelli, Laura Gratta, Maria Crisci


PCM - Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche

5 maggio 2010
Convegno ICSA
Roma
Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Infrastrutture Critiche:
lo stato dell’arte

Direttiva Europea e situazione nazionale

Luisa Franchina, Marco Carbonelli, Laura Gratta, Maria Crisci


PCM - Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche

PCM- SCIIC

INDICE
1- Prefazione.......................................................................................................3
2- Introduzione ...................................................................................................4
3- L’Europa e la protezione delle Infrastrutture Critiche ........................................... 12
3.1 Gli adempimenti imposti dalla Direttiva ............................................................19
4- Le iniziative estere sulla protezione delle IC ....................................................... 23
4.1 Iniziative in alcuni Paesi Europei......................................................................23
4.2 La strategia USA ...........................................................................................29
4.3 La strategia Canadese ...................................................................................33
4.4 Le best practice del G8 per la protezione delle Infrastrutture Critiche....................34
4.5 Approcci a confronto......................................................................................35
5- L’attuale situazione italiana ............................................................................. 37
6- Quale strategia per il nostro Paese? .................................................................. 41
7- Riferimenti .................................................................................................... 47
8- Lista degli acronimi ........................................................................................ 49

Convegno ICSA -2- maggio 2010


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1- Prefazione

Siamo abituati a una qualità della vita che diamo per “scontata”, abituati a mangiare,
bere, muoverci, parlare, curarci, spendere… e diamo sempre per scontato che, in caso di
necessità o di incidente, arrivino i soccorsi.
Riteniamo che la nostra “routine” sia garantita e che la nostra concentrazione possa
interamente focalizzarsi sul come goderne al meglio.
Ma cosa succederebbe se la corrente elettrica non ci fosse più? Cosa succederebbe se
avessimo un incidente e nessuno venisse a soccorrerci? O se non ci fosse più benzina in
alcun distributore della città in cui viviamo?... è “impossibile”?... è la trama di un film?...

Cosa sono le Infrastrutture Critiche? vedi par.2


Cosa è l’effetto domino? vedi par.2
Perché parliamo oggi di Infrastrutture Critiche in Italia? vedi par.2
Cosa dice la Direttiva 114/08 CE? vedi par.3
Cosa si sta facendo all’estero? vedi par.4
Cosa si è fatto in Italia? vedi par.5
Cosa si potrebbe fare in Italia? vedi par 6

Questo lavoro si pone lo scopo di analizzare in dettaglio il problema della protezione delle
Infrastrutture Critiche, approfondendo in particolare la situazione nazionale Italiana e
illustrando come essa si collochi nel panorama normativo Europeo e internazionale.
In particolare, dopo aver introdotto il problema della protezione delle Infrastrutture
Critiche (par.2) si analizzano le azioni intraprese a livello di Unione Europea su questo
tema (par.3), con particolare riferimento alla Direttiva 114/08 CE pubblicata a dicembre
2008.
Nel par.4 si affronta l’analisi comparativa di come il tema della protezione delle
Infrastrutture Critiche sia stato diversamente impostato a livello internazionale, fornendo
specifici richiami agli approcci di alcuni Stati Europei (Gran Bretagna, Paesi Bassi,
Germania, Spagna e Francia) e nordamericani (USA e Canada) e del G8.
Nel par.5 viene descritta l’attuale situazione normativa italiana relativamente a questo
tema.
Infine, alla luce dei contenuti della Direttiva e del quadro di riferimento italiano, nel par.6
viene descritto in dettaglio qual è il problema che si pone a livello nazionale e quali
importanti compiti le Istituzioni debbono assumere in carico per affrontare con una
strategia organica il tema della protezione delle Infrastrutture Critiche.

Convegno ICSA -3- maggio 2010


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2- Introduzione

I moderni Paesi occidentali hanno realizzato nel corso degli anni un modello di società
che è caratterizzato da una elevata “qualità della vita”, intendendo con questa locuzione
la possibilità di accedere ad un insieme di servizi e di opportunità “di base” che vengono
messe a disposizione di ogni singolo cittadino affinché egli possa esprimere al meglio le
proprie attitudini e soddisfare i propri bisogni.
In questa ottica fanno parte della “qualità della vita” i servizi di fornitura dell’energia, la
tutela della salute, il sistema dei trasporti, il sistema bancario. La fruibilità di questi
“servizi” di base è ormai data per scontata, tanto è vero che, nel caso non fossero più
disponibili, non sapremmo più come comportarci. Per meglio comprendere quest’ultima
affermazione, valga per tutti l’esempio dell’erogazione dell’energia che, se venisse a
mancare, metterebbe in seria difficoltà ognuno di noi in quanto non sapremmo più come
riscaldare le nostre case, come alimentare le nostre autovetture, come far funzionare le
nostre fabbriche… Questa situazione è profondamente diversa da quella presente nel
nostro Paese, per esempio, all’inizio del ‘900, quando ogni famiglia riscaldava la propria
casa con la legna raccolta dai componenti della famiglia stessa e aveva mezzi di
locomozione “autonomi” (cavalli, muli, etc.), e quando una delle preoccupazioni di un
imprenditore era quella di dotare la propria azienda di un generatore di energia
“autonomo”, come, ad esempio, le turbine alimentate dall’energia dei corsi d’acqua locali.
Anche in base a questo tipo di considerazioni, negli ultimi anni si è venuta ad affermare
l’esigenza di meglio comprendere la reale dipendenza della nostra società da quelle
infrastrutture che consentono l’erogazione dei servizi che, se venissero a mancare,
comprometterebbero a livelli inaccettabili la nostra qualità della vita ([LEW1], [HYS1]).
Queste infrastrutture sono state chiamate “critiche”, e la necessità di proteggere la loro
esistenza e corretta funzionalità è sinonimo di necessità di salvaguardare la nostra
qualità della vita.
Non appena si affrontano questi temi in modo “scientifico” ed organico, ci si accorge
dell’estrema complessità e variabilità anche nel breve termine dell’organizzazione della
nostra società e, quindi, della criticità delle varie infrastrutture.
A titolo d’esempio analizziamo due eventi, uno internazionale e uno nazionale, in cui, in
modo concreto, si è potuto toccare con mano la complessità e l’importanza vitale della
tema affrontato in questo lavoro.

La nube di polveri generata a partire dal 14 aprile 2010 dal risveglio del vulcano
Eyjafjallajokull in Islanda ha provocato quella che molti hanno definito la più grande crisi

Convegno ICSA -4- maggio 2010


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del sistema dei trasporti aerei in tutta Europa. Il vulcano si è risvegliato dopo un sonno
durato circa 190 anni.

Immagini satellitari nel visibile (sinistra) e a infrarosso (destra) dell’eruzione del vulcano

Immagine satellitare: al centro in basso la striscia grigia di polveri emesse dal vulcano
Già dal 15 aprile 2010 le polveri si sono diffuse rapidamente nei cieli prima della Scozia,
poi della Norvegia e, successivamente, in tutta l’Europa del nord, provocando la

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cancellazione della maggior parte dei voli aerei a causa del rischio elevato di possibili
incidenti dovuti al danneggiamento dei motori e delle parti meccaniche venute in contatto
con le polveri e i detriti prodotti dall’eruzione del vulcano.

Vulcano Eyjafjallajokull 15 aprile

Immagine della crisi del 15 aprile 2010 negli aeroporti dell’Europa del nord

Il 16 aprile si contavano 34.600 voli cancellati in soli due giorni, decine di aeroporti
praticamente chiusi, treni presi d'assalto in tutta Europa. Anche l’Italia chiudeva lo spazio
aereo e la Protezione Civile convocava il Comitato Operativo per gestire l’emergenza che
nel frattempo aveva messo in ginocchio anche il trasporto ferroviario e quello su strada
(mezzi a noleggio e taxi) per eccesso di domanda.

16 aprile 2010

34.600 voli cancellati in


soli due giorni, decine di
aeroporti praticamente
chiusi, treni presi
d'assalto in Europa

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Il 17 aprile venivano raccolti i primi dati aggregati della crisi indotta dal vulcano
islandese. Risultavano coinvolti gravemente 20 paesi europei (vedi immagine sotto) coi
seguenti dati di impatto:
• 200 milioni di euro al giorno di perdita totale per le compagnie aeree;
• 7 milioni di passeggeri bloccati in tutta Europa;
• treni e trasporti su strada in crisi per picco di carico;
• assenza di manpower per importanti attività;
• assenza di beni in trasporto Cargo con gravi perdite nel settore delle derrate
alimentari che sono andate in deperimento (pesce, carne, formaggi, ecc);
• servizi sanitari in grande difficoltà;
• servizi di emergenza attivati per il ricovero notturno in aeroporto e nelle
stazioni ferroviarie.

L’impatto il 17 aprile 2010

Austria Islanda Lettonia


Rep. Ceca Danimarca Francia
Irlanda Svezia Germania
Gran Bretagna Norvegia Polonia
Belgio Finlandia Slovacchia
Olanda Estonia Svizzera
Italia Lituania

• 200 milioni di euro al giorno di perdita totale per le


compagnie aeree
• 7 milioni di passeggeri bloccati
• Treni e trasporti su strada in crisi per picco di carico
• Assenza di manpower
• Assenza di beni in trasporto Cargo
• Servizi sanitari

La crisi perdurava ancora per alcuni giorni, portando anche a tensioni in ambito UE tra le
istituzione politiche, le compagnie aeree (che premevano per riavviare i servizi per
limitare i danni economici) e gli utenti dei mezzi aerei.

Come secondo esempio a livello nazionale, analizziamo quanto avvenuto in Italia in


occasione dello sciopero degli autotrasportatori del dicembre 2007. Sono bastati tre
giorni di sciopero per mettere in crisi vari sistemi quali la distribuzione dei carburanti,
l’approvvigionamento di cibo, il servizio sanitario d’emergenza, i sistemi produttivi che si
basano sul movimento delle persone, il sistema di approvvigionamento dei farmaci nelle
grandi città. In particolare, proprio concentrando l’analisi sull’assenza di carburante nelle
pompe di benzina tutti ricordiamo le code interminabili ai pochi distributori ancora

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provvisti di carburante nel disperato tentativo di accaparrarsi un pieno di benzina per


assicurarsi la possibilità del movimento in caso di prolungamento della crisi. Tutto questo
non faceva altro che accelerare e ampliare ulteriormente l’effetto a catena su altri settori
che, a loro volta, entravano in crisi o ampliavano ulteriormente la crisi già in atto (vedi
rappresentazione sottostante).

11 dicembre 2007
Sciopero dei trasportatori
e blocco degli accessi
autostradali

Tra gli effetti primari: assenza dei carburanti nei distributori in 36 ore
Gestione assegni e contante

Servizio sanitario
Servizio Postale

Pubblica Amministrazione Trasporto su gomma Cibo Beni di consumo


Servizi Emergenza

Sempre per approfondire questo secondo esempio, nel caso delle farmacie, l’aspetto più
sorprendente è stato il poco tempo sufficiente per “metterle in ginocchio”. Questo effetto
è dovuto al particolare sistema di approvvigionamento dei farmaci che si è realizzato nel
corso degli ultimi anni in base ad esigenze di tipo economico: tutte le farmacie di una
città si approvvigionano da un insieme molto limitato di cooperative che, quindi,
diventano il vero collo di bottiglia per l’approvvigionamento dei farmaci di un intero
territorio. La logistica di tali cooperative è caratterizzata da un numero molto limitato di
magazzini di stoccaggio, normalmente posizionati lontano dalle città e in vicinanza delle
grandi arterie di comunicazione. E’ evidente che questa organizzazione logistica è molto
più vulnerabile nei confronti di uno sciopero degli autotrasportatori rispetto alla “vecchia”
organizzazione, in cui ogni farmacia era una realtà isolata e provvedeva in proprio a “fare
magazzino” di farmaci, acquistando farmaci sufficienti a soddisfare la propria clientela
abituale per un periodo di tempo relativamente lungo. In quest’ultimo scenario, a fronte
di uno sciopero degli autotrasportatori, la crisi si sarebbe manifestata in tempi più lunghi,
contando anche sul fatto che ogni farmacia avrebbe svolto anche il ruolo di “riserva”

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rispetto alle farmacie limitrofe che avessero terminato la propria scorta di un particolare
farmaco.
Ragionamenti analoghi si potrebbero fare anche in altri ambiti entrati in crisi a causa
dello sciopero, dalla produzione industriale alla Pubblica Amministrazione, dal commercio
al servizio sanitario nazionale e alla catena alimentare.
Infine, occorre considerare che la sempre più incombente minaccia terroristica rende
ipotizzabili scenari ben più complessi e drammatici, in cui il collasso a catena descritto in
questo esempio, normalmente indicato come effetto domino, potrebbe interessare, in
conseguenza ad una mirata strategia terroristica, un numero ancora più cospicuo di
infrastrutture.

Tutto ciò premesso, è lecito porsi alcune domande legate agli avvenimenti descritti.
Se l’eruzione vulcanica fosse stata più intensa o più prolungata, oppure se lo sciopero
degli autotrasportatori fosse durato più tempo,
cosa sarebbe successo all’organizzazione e allo stile di vita del nostro Paese e dell’intera
Europa?
Avremmo “scoperto” altre dipendenze inattese?
Esiste un’analisi sistematica, aggiornata nel tempo, delle dipendenze tra le Infrastrutture
Critiche?
Allargando la visuale, gli esperti saprebbero elencare le dipendenze delle infrastrutture
nazionali, per esempio, le dipendenze dall’Information and Communication Technology,
oramai pervasiva in ogni settore?
Esiste in Italia una attività sistematica di verifica e controllo sulle interdipendenze tra le
varie Infrastrutture Critiche?
E’ necessaria?

Queste domande “provocatorie” ottenute con un ragionamento di tipo “pragmatico” e di


ampiezza apparentemente limitata, sono di validità generale e sono alla base di una
crescente attività in ambito mondiale ed europeo, tanto che la Commissione Europea ha
già dal dicembre 2008 approvato una Direttiva [EU4], la 114/08 CE, che impone agli
Stati Membri una serie di adempimenti per garantire la corretta funzionalità delle
Infrastrutture Critiche europee, cioè di quelle infrastrutture il cui eventuale
malfunzionamento potrebbe avere impatto su più Stati dell’Unione Europea.
Nel seguito, approfondiremo con maggiore rigore e dettaglio il problema della protezione
delle Infrastrutture Critiche, della loro classificazione in “settori”, dello studio delle loro
interdipendenze, delle soluzioni percorribili e del ruolo strategico che potrebbe e, per
molti aspetti dovrebbe, essere svolto dallo Stato. Concludendo, risulta evidente da

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quanto descritto in questi esempi l’importanza di sviluppare dei sistemi di previsione


dell’evoluzione dell’effetto domino a seguito di una crisi avviata da una determinata
infrastruttura critica. Un esempio di valutazione ex-ante di effetto domino (generato a
partire da un modello matematico proposto a livello internazionale dagli autori [FRA1,
FRA3, FRA4] e utilizzato nel progetto europeo denominato DOMINO) è mostrato nel
grafico che segue in cui, a partire da una crisi provocata dall’assenza di carburante, si
prevede ex-ante e al variare del tempo l’evoluzione dell’albero delle dipendenze.

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Esempio di valutazione ex-ante di effetto domino per una crisi avviata dall’assenza del carburante

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3- L’Europa e la protezione delle Infrastrutture Critiche

Il Consiglio Europeo del giugno 2004 ha chiesto la preparazione di una strategia globale
per la protezione delle Infrastrutture Critiche.
Il 20 ottobre 2004 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa alla
protezione delle Infrastrutture Critiche nella lotta contro il terrorismo [EU1], che presenta
una serie di proposte per incrementare la prevenzione, la preparazione e la risposta a
livello europeo in caso di attentati terroristici che coinvolgono le Infrastrutture Critiche.
Nel dicembre 2004 il Consiglio ha approvato, nelle sue conclusioni sulla prevenzione, la
preparazione e la risposta in caso di attentati terroristici, la proposta della Commissione
di istituire un programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche
(European Programme for Critical Infrastructure Protection, EPCIP), che comprende varie
iniziative, evidenziate nella figura che segue, finalizzate a migliorare la protezione delle
Infrastrutture Critiche.

ƒ EPCIP Action Plan EU programme A procedure for the


ƒ Critical Infrastructure "Prevention, identification and
Warning Information Preparedness designation of ECI
Network (CIWIN) and
Consequence A common approach
ƒ CIP expert groups Management of to the assessment of
ƒ CIP information Terrorism and the needs to improve
sharing other Security the protection of such
Related Risks" infrastructures
ƒ identification and for the period
analysis of 2007-
2007-2013
interdependencies

In particolare, tra gli aspetti caratterizzanti il programma EPCIP vanno ricordati:


1. la realizzazione di una rete informativa per la protezione delle Infrastrutture
Critiche (Critical Infrastructure Warning Information Network, CIWIN);
2. l’erogazione di finanziamenti per la realizzazione di progetti sulle IC;
3. il varo di una Direttiva riguardante le Infrastrutture Critiche europee.

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In particolare, per quanto riguarda i finanziamenti, si osservi che i progetti capitanati da


organizzazioni italiane hanno ottenuto, su un totale finanziato nel triennio 2007-2009 di
28 milioni, ben 13 milioni di euro, pari al 46% dei finanziamenti complessivi.

Ripartizione dei finanziamenti per progetti


nel programma EPCIP 2007/09

BE CY Nessun progetto finanziato


HU EE AT
SE FR DE BG
GR DK
SF
IE
LV
ES
LT
LU
MT
PT
RO SK
CZ SI
UK IT
PL
NL
17

Ritornando alle attività in UE, nel novembre 2005 la Commissione ha adottato un Libro
Verde [EU2] che raccoglie indicazioni sulle diverse alternative strategiche possibili in
materia di EPCIP.
Nelle conclusioni relative alla protezione delle Infrastrutture Critiche, il Consiglio
"Giustizia e affari interni" (GAI) del dicembre 2005 ha invitato la Commissione a
presentare una proposta di programma europeo per la protezione delle Infrastrutture
Critiche.
La Comunicazione della Commissione st16932 [EU3] presenta i principi, le procedure e
gli strumenti proposti per attuare l'EPCIP. Tale attuazione sarà completata, se del caso,
da specifiche comunicazioni settoriali relative all'approccio della Commissione in
particolari settori di Infrastrutture Critiche.

La Direttiva [EU4], approvata nel dicembre 2008, espone le misure previste dalla
Commissione ai fini dell'individuazione e della designazione delle Infrastrutture Critiche
Europee e della valutazione della necessità di migliorarne la protezione.
Partendo dalla considerazione che nell'Unione Europea vi sono varie infrastrutture il cui
malfunzionamento o distruzione può avere un impatto su vari Stati Membri, la Direttiva
fornisce le seguenti definizioni:

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1. “Infrastruttura Critica” (IC): quei beni, sistemi o parti di essi collocati negli
Stati Membri della UE, che sono essenziali per il mantenimento delle funzioni
sociali vitali, della salute, della sicurezza (security e safety), del benessere
economico e sociale della popolazione, e la cui distruzione o il cui
malfunzionamento avrebbe come diretta conseguenza un impatto significativo
su uno Stato Membro, come risultato del mancato svolgimento di queste
funzioni (loss of service).
2. “Infrastruttura Critica Europea” (ICE): infrastruttura critica collocata negli
Stati Membri della EU e la cui distruzione o il cui malfunzionamento avrebbe
come diretta conseguenza un impatto significativo su almeno due Stati Membri
dell’EU. La significatività dell’impatto deve essere stabilita in termini di criteri
trasversali (cross-cutting). Questo comprende gli effetti derivanti da
dipendenze intersettoriali su altri tipi di infrastrutture.

Si osservi che la definizione di Infrastruttura Critica data nella Direttiva si concentra


unicamente sui due aspetti di mancato servizio (loss of service) e di impatto che il
mancato servizio induce.
La Direttiva 114/08 CE delinea un approccio all hazard, prendendo in considerazione
l’aspetto della valutazione dell’impatto in modo indipendente dalla minaccia che ha
indotto il disservizio: in questo senso, quindi, tutti i tipi di minacce, da quelle naturali, a
quelle legate alle attività antropiche, dagli incidenti occasionali agli attacchi terroristici
deliberati, sono potenzialmente considerabili come causa del disservizio di avvio della
crisi dell’Infrastruttura Critica sotto osservazione.
Uno dei temi fondamentali affrontati dalla Direttiva è quello della definizione di un
approccio comune per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee e per la loro
protezione. Poiché vari settori dispongono di un'esperienza, di una competenza e di
requisiti particolari in materia di protezione delle Infrastrutture Critiche, la Direttiva è
concepita su base settoriale e è attuata secondo un elenco stabilito di settori di IC. Allo
stato attuale, i due settori individuati dalla Direttiva, a cui si stanno applicando le
procedure per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee, sono quelli
dell’Energia e dei Trasporti (nella tab.3.1 sono riportati i sottosettori individuati
nell’annex 1 della Direttiva).

Convegno ICSA - 14 - maggio 2010


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Tab.3.1 – Settori e sottosettori di IC individuati dall’UE nella Direttiva

Settori per le ICE: Settore 1, Energia


Sottosettori
1. Elettricità
– Infrastrutture e impianti per la
generazione e la trasmissione di energia
elettrica per la fornitura del servizio
elettrico
2. Petrolio
– Produzione, raffinazione, trattamento,
stoccaggio e trasmissione attraverso
condotte
3. Gas
– Produzione, raffinazione, trattamento,
stoccaggio, trasmissione e distribuzione
attraverso condotte
– Terminali di rigassificazione (LGN)

Settori per le ICE: Settore 2, Trasporti

Sottosettori

4. Trasporti su strada
5. Trasporti ferroviari
6. Trasporti aerei
7. Trasporti in acque interne
8. Trasporti su mare/oceano

La Direttiva riconosce la necessità di estendere in futuro la lista dei settori critici, ed


assegna la priorità al settore della Information and Communication Technology (ICT) già
dal prossimo anno. Infatti, l’ICT costituisce oramai un servizio trasversale rispetto ai vari
settori, capace, se in crisi, di avviare un effetto domino immediato e dagli impatti
devastanti: nel grafico che segue si riporta come gli attacchi informatici ai sistemi di

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controllo SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition) siano stati ripartiti tra diversi
settori nel triennio 2002-2004.

Attacchi a sistemi SCADA

who is getting attacked 2002-2004

other 23% transports 16%

power & utilities


chemical 14% 19%

oil 28%

Vale inoltre la pena di ricordare che, durante la fase di negoziazione della Direttiva, sono
stati preliminarmente considerati vari ulteriori settori (tab.3.2), che non sono stati
tuttavia inseriti nella versione attuale della Direttiva stessa al fine di giungere in tempi
brevi ad una versione di compromesso condivisa tra tutti gli Stati Membri.

Tab.3.2 – Elenco esteso dei settori nella Direttiva UE


UE esteso

Energia
Trasporti
Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT)
Acqua
Alimenti
Salute
Finanze
Industria chimica
Industria nucleare
Spazio
Ricerca
Grassetto: settori critici attualmente presenti nella Direttiva UE
Corsivo: settori critici discussi in sede UE e presenti nella proposta originale di Direttiva diffusa nel
dicembre 2006

Convegno ICSA - 16 - maggio 2010


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L’inclusione di tali ulteriori settori nella Direttiva sarà oggetto di discussione futura; è
previsto infatti che la Direttiva sia sottoposta ad un processo di revisione ed
aggiornamento che si avvierà in ambito europeo a partire da gennaio 2012.
La Direttiva prevede l’applicazione di una procedura in quattro passi affinché
un’infrastruttura sia designata ICE (o l’equivalente acronimo anglosassone ECI: European
Critical Infrastructure); tale procedura è illustrata nella fig.3.1.

Procedura di identificazione delle


Infrastrutture Critiche Europee
Una infrastruttura è candidata come potenziale ICE

Step 1 Soddisfa i criteri settoriali?

Step 2 E’ critica (in base alla definizione della Direttiva)?

Step 3 Comporta un impatto trans-frontaliero?

Step 4 Soddisfa i Criteri “Cross-Cutting”?


Se lo SM nel cui territorio ricade la infrastruttura
è d’accordo, DPC
la IC è designata
Nucleo ICE
Operativo 3275

Fig.3.1 – Procedura per la designazione delle ICE

Step 1: facendo riferimento ai settori definiti nella tab.3.1, il primo passo richiede agli
Stati Membri di verificare se le infrastrutture potenzialmente critiche soddisfino i criteri
settoriali relativi. La Direttiva stabilisce che i criteri settoriali vengano definiti con il
contributo e il consenso delle parti coinvolte, compresi gli operatori, prendendo atto del
fatto che spesso nell’ambito dei settori individuati come critici esistono già criteri
consolidati per l’analisi dei rischi e l’individuazione delle criticità. L’applicazione del primo
passo consente di effettuare una prima cernita all’interno di ogni settore.

Step 1: Criteri settoriali


“Condutture per il trasporto di gas che assicurano una
capacità di almeno X milioni di m3/h in un punto di
try

frontiera”
us
ind
W a ic a l
t
or

C h ia l
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Convegno ICSA - 17 - maggio 2010


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Step 2: ogni Stato Membro dovrà verificare se le infrastrutture selezionate nel primo
passo soddisfino la definizione di infrastruttura critica riportata ai punti 1.a o 1.b
precedentemente illustrati in questo paragrafo.
Step 3: ogni Stato Membro dovrà verificare se le infrastrutture selezionate nel secondo
passo soddisfino la definizione di trans-nazionalità riportata al punto 2.a
precedentemente illustrato, vale a dire, se un potenziale malfunzionamento o distruzione
dell’infrastruttura può avere un impatto su almeno uno Stato Membro diverso da quello
in cui è situata.
Step 4: occorre quindi effettuare un “livellamento” delle infrastrutture individuate, per
garantire che vengano designate come ICE tutte e sole quelle infrastrutture che
soddisfano un criterio comune e omogeneo di criticità. A tal fine, devono essere applicati
criteri intersettoriali (cross-cutting) che tengono in considerazione i seguenti aspetti:
conseguenze sulla salute dei cittadini, conseguenze economiche, conseguenze
sull’opinione pubblica

Step 4: I criteri Cross-Cutting (CCC)

• Criterio delle Vittime (stimato in termini del numero


potenziale di morti e feriti gravi);
• Criterio degli Effetti Economici (stimato in termini di
ampiezza delle perdite economiche dovute alla degradazioni
della qualità di prodotti o servizi o alla loro assenza, inclusi i
potenziali danni all’ambiente)
• Criterio delle Conseguenze per i Cittadini- Effetti Pubblici
(stimato in termini di
– impatto sulla fiducia pubblica,
– sofferenza fisica
– perturbazione della vita quotidiana, compresa la perdita
dei servizi essenziali.

Come illustrato nella fig.3.1, nel caso in cui un’infrastruttura superi i quattro passi della
procedura, segue una fase di natura politica, in cui spetta comunque allo Stato Membro
nel cui territorio risiede l’infrastruttura la decisione finale di designare tale infrastruttura
come ICE.

Allo stato attuale, i criteri intersettoriali che sono stati adottati si focalizzano unicamente
degli aspetti di loss of service. Da un punto di vista concettuale, i criteri intersettoriali per
la valutazione dell’impatto potrebbero avere una declinazione più ampia e dettagliata

Convegno ICSA - 18 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

rispetto a quella indicata attraverso la Direttiva dall’Europa, un esempio di allargamento


del potenziale numero dei criteri è riportato nella tabella che segue.

Criteri di valutazione dell’impatto

¾ Vittime ¾ Impatto sulle Istituzioni


¾ Impatti economici ¾ Violazione del territorio
¾ Sicurezza economica ¾ Oltraggio pubblico e
¾ Sofferenza fisica panico
¾ Perturbazione della vita ¾ Perturbazione della
quotidiana democrazia
¾ Fiducia nelle istituzioni ¾ Impatto sull’ordine sociale
¾ Salute pubblica ¾ Impatto geopolitico
¾ Sicurezza pubblica ¾ Morale nazionale
¾ Impatti psicologici ¾ Impatto ambientale
¾ Sicurezza dello Stato ¾ Impatto sociopolitico
¾ Difesa della Nazione ¾ Effetti negativi su marchi e
aziende nazionali
¾…

La procedura descritta per l’individuazione delle ICE si basa su due capisaldi: il primo
caposaldo è costituito dai settori di tab.3.1. Il secondo è costituito dai criteri cross-
cutting: si osservi che questi ultimi comprendono sia dei riferimenti numerici assoluti
(come nel caso degli effetti sulla salute o di quelli economici), che sono quindi
difficilmente scalabili alle diversificate realtà nazionali nella UE, sia dei parametri di
carattere socio-politico e psicologico, che sono fortemente dipendenti dalla singole realtà
nazionali.

3.1 Gli adempimenti imposti dalla Direttiva


Come si è detto, la Direttiva stabilisce una serie di procedure e azioni per l’individuazione
e la protezione delle Infrastrutture Critiche Europee, individuando le parti coinvolte e
attribuendo specifiche responsabilità. In particolare, l’attuazione della proposta di
Direttiva comporta una serie di adempimenti per i Paesi Membri, riassunti nel seguito.

Individuazione delle ICE


La proposta di Direttiva prevede l’applicazione di una procedura in vari passi affinché
un’infrastruttura sia riconosciuta come ICE. In particolare, nel quadro della Direttiva sono
indicati i criteri relativi ai singoli settori e criteri inter-settoriali per selezionare quelle
infrastrutture la cui rilevanza a livello comunitario è tale da ritenerle di interesse europeo.

Convegno ICSA - 19 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Spetta infine ad ogni Stato Membro la designazione finale dell’infrastruttura come ICE,
mediante una comunicazione alla Commissione. Come già detto, allo stato attuale la
Direttiva indica come settori prioritari, a cui deve essere applicata da subito la procedura
per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee, quelli dell’Energia e dei
Trasporti.

Punto di Contatto
Ogni Stato Membro interagirà con gli altri Stati Membri e con la Commissione mediante
un organismo nazionale competente per la protezione delle Infrastrutture Critiche.
Inoltre, per garantire il coordinamento delle attività, ciascuno Stato Membro ha nominato
un Punto di Contatto unico.

Valutazione delle minacce e dei rischi

Agli Stati Membri è richiesto di Valutazione delle minacce e dei rischi


svolgere una valutazione dei Entro 12 mesi dalla
designazione di una ICE ogni
rischi, delle minacce e delle Stato Membro deve condurre
una valutazione delle minacce
vulnerabilità con cadenza in relazione al sottosettore di
appartenenza della ICE.
regolare; in particolare,
devono essere analizzati i Inoltre, ogni SM deve condurre
con cadenza biennale una
sottosettori entro i quali sono analisi dei rischi, delle minacce
e delle vulnerabilità per ogni
state designate ICE. settore in cui è stata
individuata una ICE

Piani di Sicurezza dell’Operatore


Ogni proprietario/operatore di Infrastruttura designata come ICE dovrà disporre di un
Piano di Sicurezza dell’Operatore (PSO). La Direttiva fornisce un’indicazione dei contenuti
minimi che dovranno essere trattati nel Piano; in particolare, il PSO deve identificare i
beni dell’infrastruttura critica e le soluzioni in atto o in corso di implementazione per la
loro protezione. Le procedure dovranno coprire almeno:
• l’identificazione dei beni critici;
• un’analisi dei rischi che comprenda le minacce, le vulnerabilità e l’impatto potenziale
per ogni bene;
• l’identificazione, la selezione e la prioritarizzazione delle contromisure,suddivise tra
quelle permanenti e quelle attuabili gradualmente;

Convegno ICSA - 20 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Azioni successive alla designazione:


il Piano di Sicurezza dell’Operatore

Entro 12 mesi dalla designazione di una ICE


deve essere operativo un Piano di
Sicurezza dell’Operatore o una “azione
equivalente” che comprenda l’identificazione
dei beni importanti, un’analisi del rischio e
l’identificazione, selezione e prioritizzazione
delle contromisure e delle procedure di
sicurezza

Funzionario di collegamento
Ogni proprietario/operatore di Infrastruttura designata come ICE dovrà nominare un
funzionario di collegamento in materia di sicurezza che agisca come punto di contatto per
le questioni di sicurezza fra l'ICE e l’organismo nazionale competente per la protezione
delle Infrastrutture Critiche.

Funzionario di collegamento della


Sicurezza
Entro 12 mesi dalla designazione di una ICE

• Deve essere identificato un Funzionario di


collegamento della sicurezza al fine di
facilitare la cooperazione con le rispettive
Autorità nazionali di protezione delle
Infrastrutture Critiche
• Nel caso in cui questo
Funzionario non esista, lo
Stato Membro deve
intraprendere le azioni
necessarie per assicurarsi
che la nomina del
funzionario avvenga

Cronoprogramma per l’applicazione della Direttiva


Per l’applicazione della Direttiva è stato predisposto un cronoprogramma (vedi grafico)
molto serrato che impegna tutti gli Stati Membri nel triennio 2009-2011.

Convegno ICSA - 21 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Cronoprogramma

ic a
Entrata in vigore,

him
gen. 2009

a
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T

nz
IC
Identificazione &

tri
a
Fin
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Designazione

us
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In d
OSP & SLO & Valutazione
rti
En

delle minacce
po
as

Implementazione della
Tr

Direttiva

Report sul no. di CI


discusse

Report generale alla


Commissione
Avvio
Revisione
0 12 24 mesi 36

Convegno ICSA - 22 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

4- Le iniziative estere sulla protezione delle IC

Negli ultimi anni varie Nazioni e Organizzazioni si sono poste l’obiettivo di affrontare in
modo organico ed efficace il problema della protezione delle Infrastrutture Critiche; una
interessante e completa raccolta delle iniziative di varie Nazioni e organizzazioni, con
particolare enfasi sulla Infrastrutture Critiche Informatizzate, si può trovare in [HB1,
HB2]. In particolare, in questo capitolo descriveremo gli approcci definiti da:
• alcuni dei principali Paesi europei (Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Francia,
Spagna) (par.4.1);
• USA (par.4.2);
• Canada (par.4.3);
• G8 (par.4.4).
Gli approcci descritti rappresentano utili esempi per poter comprendere quali possibili
strategie si possano intraprendere facendo tesoro dall’esperienza maturata in questo
campo da altre nazioni e organizzazioni in cui l’azione a livello istituzionale nella
protezione delle infrastrutture critiche si è avviata oramai da diversi anni. Infine, il
par.4.5 viene dedicato ad una breve comparazione dei settori individuati dall’UE, dagli
USA e dal G8.

4.1 Iniziative in alcuni Paesi Europei


In questo paragrafo vengono riportate le iniziative per la protezione delle Infrastrutture
Critiche intraprese in alcune Nazioni Europee. Per ogni nazione vengono presentate la
definizione di Infrastruttura Critica, gli eventuali settori critici individuati e le strutture
governative deputate alla gestione delle iniziative nazionali in materia di Infrastrutture
Critiche. A questo riguardo, come si potrà verificare dall’analisi dei paragrafi che
seguono, va notato che una caratteristica comune alle Nazioni europee considerate è
quella di aver predisposto per la protezione delle infrastrutture critiche un organo
centralizzato (anche se con differenti collocazioni istituzionali) per il coordinamento delle
attività e degli scambi informativi.

4.1.1 Regno Unito


Nel Regno Unito le Infrastrutture Critiche Nazionali sono definite come:
“quelle infrastrutture per le quali la continuità è così importante per la vita nazionale che
una perdita, interruzione significativa o degradazione del servizio comporterebbe gravi

Convegno ICSA - 23 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

conseguenze sulla salute pubblica, sull’economia o su altri aspetti sociali del Paese,
oppure richiederebbe un’immediata reazione del Governo.” [HB1]

Le Infrastrutture Critiche Nazionali sono suddivise in 10 settori e 39 sottosettori, riportati


in tab.4.1.

Tab.4.1 – Settori e sottosettori di IC individuati nel Regno Unito


Settore (sottosettori)
1 Communications (Data Communications, Fixed Voice Communications, Mail, Public Information,
Wireless Communications)
2 Emergency Services (Ambulance, Fire and Rescue, Marine, Police)
3 Energy (Electricity, Natural Gas, Petroleum)
4 Finance (Asset Management, Financial Facilities, Investment Banking, Markets, Retail Banking)
5 Food (Produce, Import, Process, Distribute, Retail)
6 Government and Public Services (Central Government, Regional Government Local Government,
Parliaments and Legislatures, Justice, National Security)
7 Public Safety (Chemical, Biological, Radiological, and Nuclear (CBRN) Terrorism; Crowds and
Mass Events)
8 Health (Health Care, Public Health)
9 Transport (Air, Maritime, Rail, Road)
10 Water (Mains Water, Sewage)

Nel Regno Unito esistono vari organismi aventi un ruolo nella protezione delle ICN
afferenti ai vari settori; essi operano sotto il coordinamento di un centro interministeriale
denominato CPNI (Centre for the Protection of National Infrastructure) che riferisce al
National Infrastructure Security Coordination Centre (NISCC). Il CPNI coordina e sviluppa
le attività all’interno dei ministeri e delle agenzie e si interfaccia con gli operatori privati
di ICN. Il Direttore del CPNI riferisce ad un consiglio direttivo in cui sono rappresentati
l’Ufficio del Primo Ministro, il Communications Electronics Security Group (CESG —
l’autorità tecnica del Governo sulla sicurezza dell’informazione; ha il compito di
proteggere le comunicazioni e le informazioni del governo centrale, delle agenzie e di
altre parti dell’infrastruttura nazionale informativa, sviluppando politiche e misure di
protezione dalle minacce), il Ministero degli Interni, e l’Intelligence.

Convegno ICSA - 24 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

La protezione delle IC all’estero -


United Kingdom
CPNI
Centre for the Protection of Critical
Infrastructures

NISCC NSAC
Part of MI5
National Infrastructure Security National Security
UK’s Security Service
Co-ordination Centre Advice Centre

Il CPNI è un’organizzazione interdipartimentale, che comprende


risorse appartenenti a vari dipartimenti ed agenzie. Tra questi,
MI5, il CESG (Communications Electronics Security Group) –
l’Autorità Tecnica nazionale dell’UK per la Sicurezza delle
Informazioni) – e altri dipartimenti governativi responsabili di
settori di infrastrutture critiche nazionali.

4.1.2 Paesi Bassi


Il Governo dei Paesi Bassi, mediante una campagna di consultazioni che ha coinvolto
industrie private e agenzie governative, ha individuato l’insieme di settori e sottosettori
ritenuti critici, secondo la seguente definizione:
“Le infrastrutture sono ritenute critiche se costituiscono una risorsa essenziale
indispensabile per la società, e se la loro distruzione porterebbe rapidamente ad uno
stato di emergenza o potrebbe avere effetti avversi sulla società nel lungo termine.”
[HB1]
Sono stati individuati 12 settori e 33 prodotti e servizi critici, riportati in tab.4.2.
Nei Paesi Bassi esistono vari organismi aventi un ruolo nella protezione delle ICN
afferenti ai vari settori; la responsabilità della protezione delle Infrastrutture afferenti ai
vari settori è in linea di massima riconducibile ai corrispondenti Ministeri. Il Ministero
degli Interni e delle Relazioni del Regno, oltre ad avere la responsabilità della protezione
delle infrastrutture informatizzate governative, ha il compito di coordinare le politiche di
protezione delle Infrastrutture Critiche tra i vari settori, e di rappresentare la Nazione in
ambito internazionale.

Convegno ICSA - 25 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Tab.4.2 – Settori e sottosettori di IC individuati nei Paesi Bassi


Settore (sottosettori)
1 Drinking Water (Drinking Water Supply)
2 Energy (Electricity, Natural Gas, and Oil)
3 Financial (Financial Services and the Financial Infrastructure, both Public and Private)
4 Food (Food Supply and Food Safety)
5 Health (Urgent Health Care/Hospitals, Sera and Vaccines, Nuclear Medicine),
6 Legal Order (Administration of Justice and Detention, Law Enforcement)
7 Public Order and Safety (Maintaining Public Order, Maintaining Public Safety)
8 Retaining and Managing Surface Water (Management of Water Quality, Retaining and Managing
Water Quantity)
9 Telecommunications (Fixed Telecommunication Network Services, Mobile Telecommunication
Services, Radio Communication and Navigation, Satellite Communication, Broadcast Services,
Internet Access, Postal and Courier Services)
10 Public Administration (Diplomatic Communication, Information Provision by the Government,
Armed Forces and Defense, Decision-making by Public Administration)
11 Transport (Mainport Schiphol, Mainport Rotterdam, Main Road and Waterway Infrastructure, Rail
Transport)
12 Chemical and Nuclear Industry (Transport, Storage, and Production/Processing)

4.1.3 Germania
La costituzione tedesca riconosce come una responsabilità dello Stato quello di garantire
la sicurezza pubblica e di assicurare che alla popolazione siano forniti i beni essenziali; è
quindi responsabilità dello Stato proteggere le Infrastrutture Critiche, definite come:
“L’insieme di quegli elementi la cui indisponibilità o malfunzionamento comporterebbe
una carenza di approvvigionamenti o altre conseguenze drammatiche per larga parte
della popolazione” [HB1]
Sono stati individuati 8 settori, riportati in tab.4.3.
La responsabilità e il coordinamento delle attività legate alla protezione delle
Infrastrutture Critiche ricadono sul Ministero degli Interni (BMI), mediante le sue agenzie
quali il Federal Office for Information Security (BSI), la Federal Agency of Civil Protection
and Disaster Response (BBK), la Federal Law Enforcement Agency (BKA), e la Federal
Police (BPOL). Il BMI opera in cooperazione con altri ministeri per gli aspetti specifici, con
i Lander (Stati Federati), che attuano le politiche di protezione, e con gli operatori privati
di IC.

Convegno ICSA - 26 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Tab.4.3 – Settori e sottosettori di IC individuati in Germania


Settore (sottosettori)
1 Transportation and Traffic (Aviation, Sea Traffic, Rail Traffic, Local Traffic, Inland Water
Transportation, Road System, Postal System)
2 Energy (Electricity, Natural Gas, and Oil)
3 Hazardous Materials (Chemical and Biological Substances, Hazardous Material Transportation,
Defense Industry)
4 Telecommunications and Information Technology
5 Finance and Insurance (Banking, Finance, Financial Service Provider, Stock Markets)
6 Services (Emergency Services, Health Care Services, Civil Protection, Food and Water Supply, Waste
Management)
7 Public Administration and Justice System (Government, Government Agencies, Public Administration,
Police, Customs, and Federal Armed Forces)
8 Other (Media, Major Research Establishments, Outstanding or Symbolic Buildings, Cultural Assets)

4.1.4 Francia
In Francia sono ritenute Infrastrutture Critiche:
“Quelle Infrastrutture che sono vitali per il mantenimento dei processi primari sociali e
economici” [HB1]
Sono stati individuati 9 settori, riportati in tab.4.4.

Tab.4.4 – Settori di Infrastrutture Critiche individuati in Francia


Settore
1 Banking and Finance
2 Chemical and Biotechnological Industries
3 Energy and Electricity
4 Nuclear Power Stations
5 Public Health
6 Public Safety and Order
7 Telecommunication
8 Transport Systems
9 Water Supply

In Francia la responsabilità della protezione delle Infrastrutture Critiche ricade


completamente sul Segretariato Generale per la Difesa e per la Sicurezza Nazionale
(SGDSN), che riferisce direttamente al Primo Ministro. Inoltre, all’interno del Ministero
della Difesa una struttura chiave per la protezione delle Infrastrutture Critiche è la
Divisione Centrale per la Sicurezza dei Sistemi Informatici (DCSSI) che gestisce una
commissione interministeriale.

Convegno ICSA - 27 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

La protezione delle IC all’estero - Francia

Primo Ministro

riferisce a

coordina

Ministeri Operatori di IC

4.1.5 Spagna
Anche la Spagna si è dotata dalla fine del 2007 di un Centro Nazionale per la Protezione
delle Infrastrutture Critiche (CNPIC) che dipende dal Segretario di Stato per la Sicurezza,
che opera nel Ministero dell’Interno, con lo scopo di indirizzare, coordinare e
supervisionare la protezione delle Infrastrutture Critiche nazionali.

I settori critici individuati in Spagna sono riportati nella tabella che segue

Convegno ICSA - 28 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Settori di Infrastrutture Critiche individuati in Spagna


Settore
1 Nuclear industry
2 Chemical industry
3 Space
4 Drinking and water
5 Sewage
6 Information and Communications Technology
7 Transport
8 Food supply chain
9 Health system
10 Research laboratories
11 Financial and Tax system
12 Administration

4.2 La strategia USA


A seguito degli eventi dell’11 settembre 2001, gli USA hanno messo a punto una
strategia nazionale dettagliata e organica per la protezione della patria che ha portato
alla creazione del Department of Homeland Security (DHS).

Organigramma del Department of


Homeland Security (DHS) USA

Nel luglio 2002 il DHS ha emesso una prima versione della “National Strategy for
Homeland Security” [DHS1], poi aggiornata varie volte fino alla versione del luglio 2007.
Una delle sei “critical mission areas” identificate nella strategia mira a proteggere le
Infrastrutture Critiche e i beni chiave.

Convegno ICSA - 29 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

La strategia nazionale specifica in materia di Infrastrutture Critiche deriva dalla


Homeland Security Presidential Directive/Hspd-7 del Dicembre 2003 [DHS2], che
recepisce la definizione di infrastruttura critica data al punto 1016 del USA Patriot Act del
2001:
Infrastrutture Critiche: sistemi e beni, sia fisici sia virtuali, così vitali per gli USA che una
indisponibilità o distruzione di tali sistemi o beni avrebbe un impatto debilitante sulla
sicurezza, sull’economia nazionale, sulla salute pubblica o su una combinazione di questi
aspetti.
La Direttiva Hspd-7 introduce il National Infrastructure Protection Plan (NIPP) [DHS3] che
fornisce una struttura unificante per l’integrazione della protezione delle Infrastrutture
Critiche e delle risorse chiave in un unico programma nazionale. Il NIPP fornisce una
cornice globale per i programmi e le attività in corso nei vari settori, come anche per i
progetti di protezione futuri o in fase di sviluppo. L’obiettivo di questo sforzo collaborativo
tra:
• il settore privato,
• i governi statali, territoriali, locali e tribali,
• le organizzazioni non-governative,
• il governo federale,
è la prioritarizzazione delle iniziative di protezione e degli investimenti nel settore.
Inoltre, viene assicurato che le risorse siano destinate ai contesti in cui esse forniscono il
maggior beneficio per la mitigazione del rischio e la riduzione delle vulnerabilità,
scoraggiando le minacce e minimizzando le conseguenze degli attacchi terroristici o di
altri incidenti.

Convegno ICSA - 30 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

In base al NIPP, il Department of Homeland Security (DHS) ha la responsabilità di


guidare, integrare e coordinare lo sforzo complessivo nazionale per migliorare la
protezione delle Infrastrutture Critiche, di sviluppare e implementare programmi e
metodologie di analisi del rischio, di sviluppare linee guida inter-settoriali e trans-
giurisdizionali per la protezione delle Infrastrutture Critiche, e di fornire metriche e criteri
settoriali e cross-settoriali per il risk management.
Il NIPP individua 18 settori di Infrastrutture Critiche, elencati nella seconda colonna di
tab.4.5. Per ogni settore, il NIPP designa una Sector Specific Agency (SSA), ovvero
un’agenzia governativa responsabile di collaborare con il DHS per implementare il
modello di partnership e gestione del rischio del NIPP, di sviluppare programmi di
protezione settoriali, e di fornire linee guida sotto il coordinamento del DHS.
Tab.4.5 – Settori di IC individuati dal DHS USA e relative SSA

Uno degli aspetti caratterizzanti del NIPP è il modello di cooperazione tra organismi
governativi e partner privati, che prevede un intenso scambio e condivisione di
informazioni. Il modello di information-sharing alla base del NIPP è di tipo magliato, e

Convegno ICSA - 31 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

permette la distribuzione e l’accesso alle informazioni sia verticalmente sia


orizzontalmente.
La fig. 4.1 illustra come i soggetti coinvolti nella protezione delle Infrastrutture Critiche
sono coinvolti negli scambi di informazione e nei processi decisionali.

Fig.4.1 – Schema delle interazioni tra i partner del NIPP

Per rendere efficace l’azione del NIPP, i partner devono impegnarsi a condividere e
proteggere le informazioni necessarie a raggiungere gli obiettivi del NIPP stesso. Il DHS,
in collaborazione con le SSA, è responsabile del coordinamento della rete di information-
sharing.
La fig.4.2 illustra la struttura attraverso la quale organismi pubblici e privati collaborano
e condividono informazioni; tale struttura è costituita da un insieme di ISAC (Information
Sharing and Analysis Center, [ISA1]): ogni settore prevede un ISAC per l’ambito privato
e uno per quello governativo, coordinati tra loro; inoltre, tutti i settori nell’ambito privato
così come in quello governativo sono coordinati in un ISAC cross-settoriale.
I due ISAC cross–settoriali (in ambito privato e governativo) hanno a loro volta una
struttura di coordinamento.

Convegno ICSA - 32 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Una delle attività di maggior rilievo condotta nell’ambito del NIPP, e resa possibile
dall’articolata struttura finora descritta, è quella dello studio delle interdipendenze tra i
vari settori.

Fig.4.2 – Schema del sistema di information-sharing del NIPP

Dalla breve descrizione dell’approccio utilizzato negli USA si può immediatamente


evincere:
• l’enorme impegno che il governo americano ha destinato alla gestione della
protezione delle Infrastrutture Critiche;
• la collocazione delle responsabilità in materia di protezione delle Infrastrutture
Critiche in un organo centrale che costituisce di fatto l’Autorità Nazionale per la
Sicurezza;
• la forte enfasi sulla necessità di una collaborazione continua tra pubblico e privato
e di uno scambio di informazioni.

4.3 La strategia Canadese


In Canada sono ritenute Infrastrutture Critiche:
“Quegli apparati, reti e beni fisici o informatici che, se distrutti o resi indisponibili,
comporterebbero un serio impatto sulla salute, sulla sicurezza (safety e security) o sul
benessere economico dei Canadesi o sul funzionamento efficace delle istituzioni ” [HB1]
Sono stati individuati 10 settori, riportati in tab.4.6.

Convegno ICSA - 33 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Tab.4.6 – Settori e sottosettori di IC individuati in Canada


Settore (sottosettore)
1 Communications and Information Technology (Telecommunications, Software, Hardware,
Networks (Internet))
2 Energy and Utilities (Electrical Power, Natural Gas, Oil Production and Transmission Systems)
3 Finance (Banking, Securities, Investment)
4 Food (Food Safety, Agriculture and Food Industry, Food Distribution)
5 Government (Government Facilities, Government Services (e.g., Meteorological Services),
Information Networks, Assets, Key National Symbols (Cultural Institutions and National Sites
and Monuments))
6 Health Care (Hospitals, Health Care and Blood Supply Facilities, Laboratories, Pharmaceuticals)
7 Manufacturing (Chemical Industry and Defense Production, Defense Industrial Base)
8 Safety (Chemical, Biological, Radiological, and Nuclear Safety, Hazardous Materials, Emergency
Services (Police, Fire, Ambulance), Search and Rescue, Dams)
9 Transportation (Air, Rail, Marine, Surface)
10 Water (Drinking Water, Wastewater Management)

In Canada la protezione delle Infrastrutture Critiche è demandata al ministero per la


Public Safety and Emergency Preparedness (PSEPC) che comprende al suo interno la
Royal Canadian Mounted Police, il Canadian Security Intelligence Service, il Correctional
Service of Canada, il National Parole Board, il Canada Firearms Centre, il Canada Border
Services Agency, e tre organi di revisione. Il governo canadese collabora anche con il
settore privato e i governi territoriali, mediante una relazione di partnership.

4.4 Le best practice del G8 per la protezione delle Infrastrutture Critiche


Il G8 ha da tempo avviato attività di indirizzo per la protezione delle Infrastrutture
Critiche. Partendo dalla considerazione che, nei Paesi industrializzati, gran parte delle
infrastrutture sono governate da sistemi informatici, l’enfasi delle attività in ambito G8 è
sulla protezione delle cosidette Critical Information Infrastructures (CII). In [G8_1]
un’infrastruttura critica è definita come:
• entità o organizzazione (inclusa la pubblica amministrazione) con le proprie
strutture fisiche e informatiche, i sistemi, le reti, i servizi e i beni;
• entità di maggiore importanza per la vita economica, politica e sociale della
comunità di un Paese.
Per “maggiore importanza” si intende il fatto che una distruzione, sospensione, riduzione
o non disponibilità delle funzionalità dell’infrastruttura
• avrebbe un serio impatto sulla vita sociale dei cittadini, cioè per esempio sulla
salute, la sicurezza fisica e logica o il benessere economico dei cittadini, o sull’effettivo
funzionamento dello Stato; oppure

Convegno ICSA - 34 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

• potrebbe portare gravi conseguenze sociali o altre drammatiche conseguenze per


la comunità.
In tab.4.7 riportiamo i settori individuati in [G8_1].

Tab.4.7 - Settori di IC individuati dal G8


1 Energy (electricity, gas, oil, ...)
2 Information and communications technology
3 Finance
4 Public health care (including food and water supply)
5 Transport and logistics (civil aviation, railways, ...)
6 Government and administration
7 Emergency response organisations (protection and rescue; fire service)

In [G8_1] sono fornite inoltre una serie di best practice e di politiche per la protezione
delle CII.

4.5 Approcci a confronto


La Tab.4.8 riporta la classificazione dei settori critici individuati dall’UE, dal G8 e dagli
USA a confronto. Nel caso della UE, per completezza, viene riportato l’intero elenco di
settori individuati come potenzialmente critici nel corso della negoziazione della Direttiva.
Infatti, il mancato inserimento di alcuni settori nella versione attuale della Direttiva non è
dovuto a considerazioni di carattere tecnico, ma piuttosto alla necessità di trovare una
rapida convergenza tra tutti gli Stati Membri su un insieme minimo di settori a cui
applicare immediatamente la Direttiva stessa.
Come si può notare (vedi anche [FRA2]), esiste una corrispondenza di massima tra i
settori individuati nei contesti analizzati; nel caso europeo, alcuni settori non sono
considerati in quanto l’UE riporta solo i settori che possono avere una criticità “europea”
cioè transnazionale (su almeno uno Stato Membro diverso da quello di appartenenza
della infrastruttura ritenuta critica).
Inoltre, le definizioni di settori riportate nei casi UE esteso e USA contengono settori
critici per l’evenienza di loss of service (interruzione o riduzione di servizio/prodotto) e
settori critici per gli effetti di sostanze e apparati/impianti potenzialmente pericolosi
(hazard), come ad esempio per ciò che riguarda l’industria chimica e nucleare.

Convegno ICSA - 35 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Tab.4.8 - Corrispondenza tra i settori di IC dell’UE, del G8 e del DHS

UE esteso G8 USA

Energia Energia Energia


Trasporti Trasporti e logistica Sistema dei trasporti
Tecnologie dell'informazione e della Information technology + Information technology +
comunicazione (ICT) Comunicazioni Comunicazioni
Acqua Acqua + Dighe
Industria nucleare Nucleare
Alimenti Agricoltura e alimenti
Salute Salute pubblica Salute e Sanità pubblica
Finanze Finanza Sistema bancario e finanziario
Industria chimica Chimica
Spazio
Ricerca
Monumenti e icone nazionali
Strutture governative Strutture governative
Trasporti e logistica Servizio postale e logistica
Sistema industriale per la difesa
Infrastrutture commerciali
Servizi di emergenza Servizi di emergenza
Industria manifatturiera critica
Grassetto: settori critici attualmente presenti nella Direttiva UE
Corsivo: settori critici discussi in sede UE e presenti nella proposta originale di Direttiva diffusa nel
dicembre 2006

Ciò che accomuna i tre approcci riportati è il fatto che, nel processo di individuazione dei
settori critici, si è proceduto in modo assiomatico riconoscendo delle realtà consolidate e,
quindi, catalogando come settori gli ambiti della vita sociale che sono considerati critici in
base ad un approccio legato al “buon senso”. Inoltre, nel caso dell’UE, si è mirato a
risolvere un problema essenzialmente “politico” rappresentato dall’esigenza di conciliare,
ad un livello decisionale elevato e non tecnico, gli interessi specifici di ogni singolo Paese.
Di conseguenza, i settori individuati in molti casi non sono direttamente riconducibili a
esigenze concrete, e tanto meno sono adatti ad effettuare un’analisi dettagliata delle vere
interdipendenze tra i vari settori e sottosettori. Tale analisi, delegata nel caso dell’UE ai
singoli Paesi Membri, deve essere condotta su un piano più marcatamente tecnico,
adottando metodologie analitiche e, ove possibile, strumenti di verifica più legati alla
conoscenza dettagliata dell’effettivo “funzionamento” delle varie Infrastrutture Critiche
che, tra l’altro, potrebbe variare profondamente da Paese a Paese.

Convegno ICSA - 36 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

5- L’attuale situazione italiana

Un’analisi della situazione Italiana in materia di protezione delle Infrastrutture Critiche


evidenzia una incompletezza normativa in materia protezione delle Infrastrutture Critiche
Nazionali, intendendo con questo che non esiste una disciplina specifica per la
individuazione e designazione delle Infrastrutture Critiche Nazionali (ICN) così come, allo
stato attuale, non esiste una norma per il recepimento della Direttiva 114/08 CE.

Per quanto riguarda gli aspetti di pianificazione e coordinamento, l’Ufficio del Consigliere
Militare del Presidente del Consiglio dei Ministri ha avviato dal 2006 il “Tavolo per la
Protezione delle Infrastrutture Critiche – Tavolo PIC” al quale partecipano i Dicasteri e le
Istituzioni interessati alla protezione delle Infrastrutture Critiche. Attraverso questo
Tavolo sono state concordate a livello nazionale le posizioni e le proposte che hanno
portato prima alla negoziazione e poi all’approvazione della Direttiva 114/08 CE. I compiti
del Tavolo PIC, concordati a livello interministeriale, sono riportati sul lato destro nella
tabella che segue.

Tavolo PIC (Protezione delle


Tavolo PIC (Protezione delle
Infrastrutture Critiche)
Infrastrutture Critiche)
Il Tavolo PIC:
Il “Tavolo interministeriale di coordinamento ed
• definisce i criteri per l’identificazione delle
indirizzo nel settore della protezione delle Infrastrutture Critiche, tenendo conto di quanto
infrastrutture critiche (Tavolo PIC)” è presieduto stabilito dall’UE, dalla NATO e da altri consessi
dal Consigliere Militare del Presidente del internazionali
Consiglio dei Ministri. • sviluppa una lista unica delle infrastrutture critiche
individuate (con la loro priorità) da ciascun
Il Tavolo PIC coordina le attività nazionali e Ministero/Autorità competente, sulla base dei criteri
definisce la posizione nazionale nei consessi • coordina le attività per gli adempimenti della Direttiva
internazionali in modo da rendere coerenti e 114/08 CE e per la identificazione delle IC Europee
sinergiche le iniziative dei vari enti e Ministeri sul • studia eventuali misure di protezione delle
tema della PIC. Infrastrutture Critiche ulteriori rispetto a quelle in atto

Nel dicembre 2009 l’Ordinanza 3836 del Presidente del Consiglio dei Ministri ha istituito la
Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche (SCIIC) al
fine di assicurare la più proficua coerenza e sinergia tra le iniziative ed attività delle
amministrazioni interessate alla protezione delle Infrastrutture Critiche. In particolare, le
funzioni della SCIIC sono attribuite al Nucleo Operativo istituito ai sensi dell'art. 4,
comma 1, dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo
2003. Tale Nucleo, quindi, oltre alle attribuzioni derivanti dall’OPCM 3275/03 (riguardante
aspetti di protezione civile connessi con il rischio NBCR), “costituisce anche segreteria per
il coordinamento interministeriale delle attività nazionali, anche in consessi internazionali,

Convegno ICSA - 37 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

riguardanti le infrastrutture critiche, alle dipendenze funzionali del Consigliere militare del
Presidente del Consiglio dei Ministri”.
Alla luce degli accordi interministeriali che hanno garantito la nascita del Tavolo PIC e dei
riferimenti normativi dell’Ordinanza 3836 del 2009, l’attuale assetto istituzionale per la
protezione delle Infrastrutture Critiche è rappresentato nello schema seguente.

L’assetto italiano attuale in materia di PIC


Presidente del Consiglio dei Ministri

PCM -UCM
Ministeri Intelligence

Tavolo PIC
Organo decisionale

Agenzie Dipartimenti
governative PCM

SCIIC
Organo attuativo
Operatori
Commissione
Europea
privati
di IC

Stati Membri Stati


UE Extra-UE

In aggiunta a queste considerazioni si osservi che, all’interno della Legge 155/2005 di


conversione con modifiche del D.L. 144/2005, l’articolo 7bis dispone che “…l'organo del
Ministero dell'Interno per la sicurezza e per la regolarità dei servizi di telecomunicazione
assicura i servizi di protezione informatica delle Infrastrutture Critiche informatizzate di
interesse nazionale individuate con decreto del Ministro dell'interno…”. La norma ha dato
modo al Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni del Ministero dell’Interno di
costituire il CNAIPIC, Centro Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture
Critiche, in un contesto generale in cui la materia non è ancora stata disciplinata in modo
organico.
Sempre il Ministro dell’Interno ha emanato nel gennaio 2008 un Decreto Ministeriale
[DMI1] su “Individuazione delle infrastrutture critiche informatiche di interesse nazionale”
che nell’art. 1 recita:
“Sono da considerare infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale i sistemi
ed i servizi informatici di supporto alle funzioni istituzionali di:
a) Ministeri, agenzie ed enti da essi vigilati, operanti nei settori dei rapporti
internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle
comunicazioni, dei trasporti, dell'energia, dell'ambiente, della salute;

Convegno ICSA - 38 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

b) Banca d'Italia ed autorita' indipendenti;


c) societa' partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni interessanti aree
metropolitane non inferiori a 500.000 abitanti, operanti nei settori delle
comunicazioni, dei trasporti, dell'energia, della salute e delle acque;
d) ogni altra istituzione, amministrazione, ente, persona giuridica pubblica o privata la
cui attivita', per ragioni di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, sia
riconosciuta di interesse nazionale dal Ministro dell'interno, anche su proposta dei
prefetti - autorita' provinciali di pubblica sicurezza”.

Inoltre, presso il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei
Ministri è costituita la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei
grandi rischi, che opera “…quale organo consultivo tecnico-scientifico e propositivo del
Dipartimento stesso in materia di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di
rischio…”. Detta Commissione è stata istituita in base al decreto-legge 7 settembre 2001,
n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 ed al
conseguente DPCM 12 aprile 2002. All’interno della Commissione operano anche esperti
di Infrastrutture Critiche.

Sul fronte della cooperazione tra istituzione pubblica e privati in casi di gestione
dell’emergenza nazionale, comprese le Infrastrutture Critiche, un esempio che ha
dimostrato di essere efficace è quello del Comitato Operativo previsto dalla legge
225/1992 che disciplina il servizio di Protezione Civile. Il Comitato Operativo (istituito in
base al decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 2001, n. 401 ed al conseguente DPCM 12 aprile 2002) vede presenti al
suo interno le Istituzioni che hanno competenze nella gestione di una crisi affiancate dai
responsabili di Infrastrutture Critiche nazionali caratterizzate da una rete dorsale e di
distribuzione o che forniscono servizi essenziali: tale Comitato è presieduto dal capo
Dipartimento della Protezione Civile e rappresenta l’organo di Comando e Controllo per la
gestione delle emergenze nazionali di Protezione Civile. Interessante osservare che in
questo Comitato i rappresentanti dell’Istituzione e i responsabili di servizi privati
riconosciuti come critici interagiscono intorno allo stesso tavolo per la gestione ottimale
dell’emergenza.

Passando all’organizzazione di reazione dello Stato in caso di crisi internazionale o


attacco terroristico (anche di tipo NBCR, cioè nucleare, biologico, chimico, radiologico)
che può coinvolgere tipicamente una o più infrastrutture critiche, questa prevede una
catena di comando e controllo il cui vertice coincide con la Presidenza del Consiglio dei

Convegno ICSA - 39 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Ministri (PCM). Le strutture che vengono attivate in questi casi sono il Comitato Politico
Strategico (CoPS) e il Nucleo Politico Militare (NPM) che in una revisione in atto delle
strutture prenderà il nome di Nucleo Interministeriale di Situazione e Pianificazione
(NISP). Quest’ultimo si avvale della consulenza tecnica della Commissione
Interministeriale Tecnica Difesa Civile (CITDC) che raccoglie tutte le competenze tecniche
dei diversi ministeri necessarie per la gestione dell’emergenza di Difesa Civile.

Per concludere il quadro normativo va ricordato che nell’aprile 2008, il Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri sui Criteri per l’individuazione delle notizie, delle
informazioni, dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato [PCM1], ha
sancito che tra le materie e gli ambiti che possono essere soggetti al segreto di stato
rientrano “… gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti per produzione di
energia ed altre infrastrutture critiche…”.

Dall’analisi svolta si osserva come il tema della protezione delle infrastrutture critiche
necessiti a livello istituzionale di un più dettagliato quadro normativo. L’occasione per una
definizione più organica delle varie competenze e responsabilità istituzionali sulla
protezione delle infrastrutture Critiche è data dal prossimo Decreto Legislativo per il
recepimento della Direttiva 114/08 CE che dovrebbe essere approvato entro il 2010:
questo Decreto può consentire di chiarire anche in ambito nazionale la disciplina
dell’intero settore.

Convegno ICSA - 40 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

6- Quale strategia per il nostro Paese?

La discussione della Direttiva Europea sulle Infrastrutture Critiche induce


necessariamente ad un momento di riflessione istituzionale su questo tema.
Il procedere spedito dei lavori a livello Europeo ha condotto all’approvazione della
Direttiva: questo rende ineludibile l’avvio del processo di recepimento a livello nazionale,
con la conseguente necessità di individuare i soggetti titolari delle diverse azioni stabilite
dalla norma.
Da questo punto di vista, alla luce della situazione attuale del nostro Paese relativamente
alla protezione delle Infrastrutture Critiche analizzata nel paragrafo precedente, si
possono immaginare diverse scelte, che si differenziano per l’effort che la nazione
intende dedicare al problema, e per i conseguenti vantaggi in termini di protezione.

In questo lavoro si vuol proporre una risposta efficace e organica al complesso problema
della protezione delle Infrastrutture Critiche Nazionali. Si ritiene infatti che
un’interpretazione pedissequa dei concetti della Direttiva [EU4] non sarebbe adeguata
all’urgenza del problema; ciò porterebbe alla definizione dei soli aspetti di natura
burocratica, senza un coinvolgimento consapevole delle Istituzioni nelle complesse
dinamiche che regolano le Infrastrutture Critiche. Inoltre, sarebbero limitate al minimo le
relazioni tra istituzioni e Infrastrutture Critiche nazionali e quelle istituzionali a livello
Europeo; anche in ambito comunitario, la presenza della Nazione sarebbe essenzialmente
di carattere burocratico.

Una risposta di questo tenore al problema delle Infrastrutture Critiche consentirebbe


comunque di ottemperare con il minimo sforzo agli obblighi imposti dalla Direttiva,
comportando bassi costi e brevi tempi di messa a punto; tuttavia, occorre chiedersi se
una scelta di questo genere sarebbe effettivamente in grado di apportare dei benefici
sostanziali in termini di protezione delle Infrastrutture Critiche e, quindi, di sicurezza del
Paese.
In particolare, alcune domande meritano una riflessione attenta se si vuole affrontare in
modo efficace la questione delle Infrastrutture Critiche:

• Come si tutelano i cittadini dagli eventi sempre più ricorrenti di effetti domino tra
Infrastrutture Critiche interdipendenti (a livello sia nazionale sia transnazionale)?
• Come si tutelano le Infrastrutture Critiche e gli operatori nazionali nei contesti di
individuazione trans-nazionale delle infrastrutture Critiche Europee?

Convegno ICSA - 41 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

• In caso di disastri causati da un effetto domino o dalle dipendenze tra


Infrastrutture Critiche, a chi si riconducono le responsabilità nei vari ambiti? Quali
sono le norme nazionali da applicare?

La risposta a queste domande implica un impegno diretto delle Istituzioni su questo


fronte.

Quale fase discendente per l’Italia?


PUSH
ICE in
Italia
ICE fuori
Italia

PULL
TANTE analisi dei
rischi

Validate
CENTRALMENTE

Rappresentate vs
STATI MEMBRI

ICN

Infrastrutture critiche nazionali


Analisi dei rischi nazionale

Fig.6.1 – Impegni derivanti dalla Direttiva e azioni possibili per una risposta al problema
delle Infrastrutture Critiche

La Fig.6.1 evidenzia tre campi d’azione che derivano rispettivamente:


• dalla analisi delle eventuali infrastrutture critiche presenti in Italia che potrebbero
avere effetti transnazionali (analisi che può essere effettuata solo a livello
centrale governativo con una visione di insieme del Paese) e dalle richieste
provenienti da altri stati relativamente a supposte ICE italiane; ciò comporta che
gli operatori italiani potrebbero essere soggetti a richieste e pressioni da parte di
altri Stati Membri (circostanza indicata in figura con il termine push); la struttura
designata sarà demandata alla analisi delle possibili ICE e alla gestione dei
rapporti con i Governi degli eventuali Stati Membri che avanzeranno richieste in
merito alle ICE (dovrà in particolare gestire la fase politica della fig. 3.1);
• dalla necessità di una azione nazionale verso altri Paesi Membri dell’Unione
Europea quando ci sia da tutelare il nostro Stato rispetto a possibili
malfunzionamenti di Infrastrutture Critiche estere da cui dipendiamo; in questo

Convegno ICSA - 42 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

caso, occorrerà condurre un’azione autorevole di pressione verso gli Stati in cui
sono situate tali Infrastrutture (circostanza indicata in figura con il termine pull);
• dall’esigenza di avere chiaro il panorama nazionale delle Infrastrutture Critiche e
dei rischi a cui il nostro Paese è soggetto, cioè di realizzare una analisi dei rischi
nazionale senza la quale non sarà possibile individuare le dipendenze del
“Sistema Italia” dalle infrastrutture estere.

In un’analisi più dettagliata possiamo elencare gli ambiti minimi nei quali la struttura
designata sarà chiamata a fornire risposte e a supportare azioni di rappresentanza
formale, volendo affrontare in modo sistemico il problema della governance delle IC.
• Identificazione delle IC nazionali: la struttura designata dovrà possedere le
informazioni necessarie per poter compiere un censimento delle infrastrutture
esistenti nel Paese, e individuare quelle che, in base ai valori sociali fondanti della
Nazione, assumono caratteristiche di criticità. Questo potrà comportare
l’identificazione di settori critici ulteriori rispetto a quelli individuati in ambito UE,
la messa a punto di criteri settoriali nazionali e la valutazione degli effetti domino
tra infrastrutture.
• Identificazione delle ICE: la struttura designata dovrà essere in grado di
identificare secondo il metodo stabilito nella Direttiva (fig. 3.1) le possibili ICE
italiane e le possibili ICE straniere con impatto sull’Italia.
• Rappresentatività verso l’estero
o Azioni di tutela degli operatori nazionali: nell’azione di push da parte di altri
Stati Membri verso l’Italia è necessario comprendere la dipendenza che le
ICE nazionali inducono sullo Stato estero e mediare soluzioni che
rispondano ai dettami della Direttiva senza penalizzare i nostri operatori
nazionali;
o Azioni di claim: lo studio degli effetti domino comporterà come esito finale
anche l’individuazione delle dipendenze da infrastrutture situate oltre
confine, consentendo di poter attuare una azione di pull da parte dell’Italia
verso altri Stati dell’Unione (e in linea di principio anche fuori dall’Unione).
A questo specifico riguardo è necessario che la struttura designata si ponga
come autorevole interlocutore rispetto ai Governi degli altri Stati Membri
nel presentare le richieste di garanzie di grado di servizio (fase politica
della fig. 3.1), a tutela dei cittadini e degli operatori nazionali.
• Censimento dei Piani di Sicurezza degli operatori: la struttura designata dovrà
possedere le competenze e le informazioni per poter compiere un censimento

Convegno ICSA - 43 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

critico sulla completezza e congruenza dei PSO, non solo al loro interno, ma anche
rispetto al contenuto di altri PSO presentati a livello nazionale.
• Gestione dei rapporti con l’UE: come si è detto, l’interdipendenza delle
infrastrutture nazionali rispetto a quelle collocate all’estero richiede una continua e
autorevole rappresentatività verso l’estero. Questa rappresentatività deve essere
esplicata non solo verso altri Stati Membri, ma anche verso l’UE, al fine di
contribuire a indirizzare le scelte comunitarie verso obiettivi di utilità nazionale,
tutela degli operatori nazionali e tutela dei cittadini italiani.
• Scambio di informazioni al fine di incrementare la protezione: uno strumento
fondamentale per raggiungere un miglior assetto di sicurezza a livello nazionale è
quello dello scambio di informazione tra gli operatori di infrastrutture (sulla scorta
delle esperienze anglosassoni degli ISAC – Information Sharing and Analysis
Centre). Ovviamente questo scambio deve avvenire in un contesto in cui il singolo
operatore si senta tutelato nel condividere con altri operatori informazioni spesso
di carattere riservato. Un ruolo fondamentale della struttura, in questo caso,
dovrebbe essere proprio quello di agire come “facilitatore” e garante dello scambio
di informazioni a livello di settore, e, soprattutto, come fulcro di un centro di
condivisione di informazioni trasversale, che consenta quindi di concentrare e
condividere tutte le informazioni rilevanti per lo studio di dipendenze e effetti
domino.
• Gruppi di esperti settoriali, ricerca e progettualità: attraverso il coinvolgimento di
esperti settoriali in problemi specifici si potrebbe costituire un know-how nazionale
su questo tema. Questo faciliterebbe lo sviluppo di filoni di ricerca, anche
finanziabili dall’Europa, sulla tematica delle Infrastrutture Critiche, con ricadute
positive sia in termini di qualità della vita sia in termini economici per il Paese.

Quale fase discendente per l’Italia?

1. Identificazione delle possibili ICE, nazionali


e non
2. Claim per ICE fuori Italia
3. Censimento dei PSO
4. Gestione dei rapporti con l’UE
5. Scambio di informazioni al fine di
incrementare la protezione
6. Gruppi di esperti settoriali

Convegno ICSA - 44 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Le analisi che dovranno essere svolte non potranno far a meno di tenere in conto quelli
che sono i bisogni elementari fondamentali dei cittadini alla luce della cultura e del “patto
sociale” caratteristici della nostra nazione, al fine di individuare cose sia effettivamente
considerato critico su una base condivisa.

Quale approccio per l’analisi?


Approccio che parte dai bisogni elementari
(Piramide di Maslow) da trasporre nel concetto
di Stato

Patto sociale
peculiare della
Nazione

Resta fondamentale ricordare che uno degli interessi dello Stato è quello di garantire la
continuità del “sistema Paese” anche di fronte a eventi che di per sé metterebbero in crisi
l’erogazione dei servizi o la disponibilità dei prodotti fondamentali per la vita dei cittadini,
il funzionamento degli insediamenti industriali e la continuità delle attività economiche.
Per questo è fondamentale sviluppare dei modelli di valutazione che partendo dai bisogni
dei cittadini consentano di individuare le “risorse” (servizi e prodotti) necessarie per tale
soddisfacimento, individuando delle azioni che possano garantire il mantenimento di una
qualità della vita accettabile per i cittadini.

L’obiettivo è…

Mappa delle
dipendenze, mappa
degli effetti domino,
analisi dei flussi, SPF,
colli di bottiglia…

Analisi delle dipendenze con


metodi riproducibili ed
esaustivi

Risorse !
Criteri di criticità, metriche e
misure riproducibili

Convegno ICSA - 45 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Sebbene l’azione istituzionale di recepimento della Direttiva 114/08 CE è volta a tutelare


la continuità dei servizi vitali per i cittadini e il Paese e, quindi, a garantire un livello
adeguato di qualità del servizio, sarà tuttavia necessario considerare anche il punto di
vista degli operatori nazionali che potrebbero vedere la propria infrastrutture designata
come ICE.

Qualità del Servizio - aree

• Supporto: inteso come l’abilità di una organizzazione


di assistere i propri clienti nell’uso dei servizi offerti.
• Disponibilità: intesa come la capacità di fornire il
servizio quando viene richiesto e per la durata
richiesta.
• Operatività: intesa come la capacità di fornire
servizi, dispositivi e interfacce d’utente di uso facile e
intuitivo
• Security: intesa come l’insieme dei problemi connessi
con l’autenticazione, l’affidabilità e la confidenzialità
delle informazioni trasmesse

Infatti, il punto di vista dell’Operatore è di norma profondamente diverso da quello


dell’istituzione, essendo principalmente orientato al mantenimento del business e della
produttività aziendale. Gli aspetti che più possono interessare gli operatori nella loro
azione di protezione sono rappresentati sinteticamente nel grafico che segue e, come si
può osservare, la continuità del servizio rappresenta solo uno dei molti aspetti
potenzialmente di interesse. L’operatore, quindi sarà interessato e collaborativo nel
migliorare la protezione della sua infrastruttura critica solo se si saprà trasformare lo
status di infrastruttura critica in un vantaggio per il suo business piuttosto che un mero
svantaggio competitivo verso gli altri operatori non designati.

Il punto di vista dell’operatore

Operatore 1
Operatore 2
Operatore 3

Service resiliency
•Resilienza del servizio
Asset/people/info robustness
•Robustezza di asset/persone/dati
Residual risk assurance
•Assicurazione sul rischio residuo

Convegno ICSA - 46 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

7- Riferimenti

[DHS1] National Strategy for Homeland Security, Homeland Security Council, October 2007,
http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/nat_strat_homelandsecurity_2007.pdf
[DHS2] Homeland Security Presidential Directive/Hspd-7, 17 dicembre 2003;
http://www.whitehouse.gov/news/releases/2003/12/20031217-5.html
[DHS3] National Infrastructures Protection Plan, Department of Homeland Security, 2009,
http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/NIPP_Plan.pdf
[DMI1] Decreto del Ministro dell’Interno 9 gennaio 2008 (GURI n. 101 del 30 aprile 2008)
sull’individuazione delle Infrastrutture Critiche Informatizzate.
[EU1] Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo – La protezione
delle Infrastrutture Critiche nella lotta contro il terrorismo, COM(2004) 702, Bruxelles,
20-10-2004; http://europa.eu/scadplus/leg/en/lvb/l33220.htm
[EU2] Libro verde relativo a un programma europeo per la protezione delle Infrastrutture
Critiche, COM(2005) 576, Bruxelles, 17-11-2005;
http://europa.eu/scadplus/leg/en/lvb/l33259.htm
[EU3] Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo relativa a un
programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche, Bruxelles,
16932/06, 18 dicembre 2006.
[EU4] Direttiva del Consiglio relativa all'individuazione e alla designazione delle Infrastrutture
Critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione, n.
114/08 CE, Bruxelles, dicembre 2008.
[FRA1] La protezione delle Infrastrutture Critiche: un approccio in funzione del tempo per
l’analisi delle interdipendenze; L. Franchina, L. Gratta, M. Carbonelli, D. Perucchini,
aprile 2008, ICT Security, pp.22-25.
[FRA2] Infrastrutture critiche: approccio europeo e USA a confronto; L. Franchina, L. Gratta,
M. Carbonelli, D. Perucchini, marzo 2008, ICT Security, pp.18-21.
[FRA3] Un modello innovativo per l’analisi dell’effetto domino; L. Franchina, L. Gratta, M.
Carbonelli, D. Perucchini, gennaio-febbraio 2009, Safety&Security, pp10-22.
[FRA4] An effective approach for cascading effects prevision in Critical Infrastruction, L.
Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, C. Petricca, D. Perucchini, 3rd International
Workshop on Critical Information Infrastructures Security (Critis), Rome 13-15 ottobre
2008.
[G8_1] Best Practices for Improving CIIP in Collaboration of Governmental Bodies with
Operators of Critical Information Infrastructures
[HB1] International CIIP Handbook 2006, an inventory of 20 national and 6 international
critical Infrastructure Protection Policies, ETH, Zurich, marzo 2006.
[HB2] International CIIP Handbook 2008-2009, an inventory of 25 national and 7
international critical Infrastructure Protection Policies, ETH, Zurich, settembre 2008.

Convegno ICSA - 47 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

[HYS1] Critical Information Infrastructures Resilience and Protection, Maitland Hyslop, 2007
Springer Science+Business Media
[ISA1] A Functional Model for Critical Infrastructure Information Sharing and Analysis, ISAC
Council White Paper, January 31 2004;
http://www.isaccouncil.org/pub/Information_Sharing_and_Analysis_013104.pdf
[LEW1] Critical Infrastructure Protection in Homeland Security Defending a Networked
Networked, Ted G. Lewis, 2006 John Wiley & Sons
[PCM1] Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008 recante Criteri per
l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei luoghi suscettibili di essere oggetto
di segreto di Stato (GURI n. 90 del 16 aprile 2008).

Convegno ICSA - 48 - maggio 2010


Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

8- Lista degli acronimi

BBK Federal Agency of Civil Protection and Disaster Response


BKA Federal Law Enforcement Agency
BPOL Federal Police
BSI Federal Office for Information Security
CESG Communications Electronics Security Group
CII Critical Information Infrastructure
CIP Critical Infrastructure Protection
CITDC Commissione Interministeriale Tecnica Difesa Civile
CIWIN Critical Infrastructure Warning Information NetworK
CNAIPIC Centro Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture
Critiche
CoPS Comitato Politico Strategico
DCSSI Divisione Centrale per la Sicurezza dei Sistemi Informatici
DHS Department of Homeland Security
EPCIP European Programme for Critical Infrastructure Protection
IC Infrastruttura Critica
ICE Infrastruttura Critica Europea
ICN Infrastruttura Critica Nazionale
ISAC Information Sharing and Analysis Center
GAI Giustizia e Affari Interni
NBCR Nucleare, Batteriologico, Chimico, Radiologico
NIPP National Infrastructure Protection Plan
NISP Nucleo Interministeriale di Situazione e Pianificazione
NISCC National Infrastructure Security Coordination Centre
NPM Nucleo Politico Militare
PSEPC Public Safety and Emergency Preparedness
PSO Piano di Sicurezza dell’Operatore
SSA Sector Specific Agency
SGDSN Segretariato Generale per la Difesa e per la Sicurezza Nazionale
UE Unione Europea

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