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RIVISTA DEL CAMPO FREUDIANO

Studi Internazionali del Campo Freudiano


Rivista Italiana della Scuola Europea di Psicoanalisi

DIRETTORE n. 56/57 - luglio-dicembre 2014/gennaio-giugno 2015


Jacques-Alain Miller

REDAZIONE SOMMARIO
Virginio Baio, Antonio Di Ciaccia, Alfredo Zenoni

Rubrica su Lacan e la Cina


ANTONIO DI CIACCIA Nota editoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
a cura di Matteo Bonazzi e Silvia Pozzi
JACQUES LACAN Intervento a Lille . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
COLLABORATORI PER QUESTO NUMERO JACQUES-ALAIN MILLER Che cosa vuol dire essere lacaniani? . . . . . . . . . . 15
Beatrice Bosi, Francesca Carmignani, Sabrina Di Cioccio,
Maria Concetta Gaglio, Chiara Nicastri, Grazia Solimine, Monica Vacca Lacan e la Cina
MATTEO BONAZZI Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
SEGRETERIA DI REDAZIONE SILVIA POZZI
Michelle Daubresse e Ezio De Francesco ANTONIO DI CIACCIA Il santo (shengren) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
GUY FLECHER Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione . 44
DIRETTORE RESPONSABILE
CHU XIAOQUAN Lacan lettore di Mencio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
Antonio Di Ciaccia
FERDINAND SCHERRER Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo
INDIRIZZO DELLA REDAZIONE
borromeo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
Via Biferno, 4 - 00199 Roma SILVIA POZZI Tra-dire Lacan in Cina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
Fax: 06-6786684 DOMENICO COSENZA Il dialettico, il morto e il maestro zen: figure del-
lanalista in Lacan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
Per ricevere la rivista vedi lultima pagina MASSIMO RAVERI Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan
con il buddhismo Zen . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99
COPYRIGHT JEAN-LOUIS GAULT Il sintomo e la lingua cinese . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
I testi di J. Lacan sono pubblicati con lautorizzazione di J.-A. Miller PAOLA FRANCESCONI Loggetto immateriale, tra vuoto e mancanza . . . 132
diritti riservati. Gli altri testi Fondation du Champ freudien. ADONE BRANDALISE Il Tao di Lacan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 138
CARLO SINI Il tratto di Shitao . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 148
Pubblicazione semestrale Aut. Tribunale di Roma n. 42/87 del 4 Febbraio 1987.
MARCELLO GHILARDI Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 156
In copertina: Montagna sola, Shitao. In quarta di copertina il carattere cinese wen MATTEO BONAZZI Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del sog-
(scrittura/civilt) nella versione realizzata dal calligrafo dellIstituto Confucio di Mila- getto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 168
no realizzato in occasione del Convegno Lacan e la Cina. GIULIANA KANTZ Dal tratto unario al cielo stellato . . . . . . . . . . . . . 184
6 7

ALESSANDRA C. LAVAGNINO Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di Le Meraviglie, Italia 2014. Regia di Alice Rohrwacher. Tra i principali inter-
due caratteri/sinogrammi importanti . . . . . . . . . 189 preti: Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine
MAURIZIO PAOLILLO Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifi- Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci (Francesca Carmignani) . . . . 398
zi. Note sinologiche a margine di alcune pagine Maps to the stars, Canada, USA 2014. Regia di David Cronenberg. Tra i prin-
lacaniane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 201 cipali interpreti: Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert
EMANUELE BANFI Forma e percezione delle parole: lingue alfabeti- Pattinson, Olivia Williams (Francesca Carmignani) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 401
che e lingue logografiche a confronto . . . . . . . . . 216
Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 404
DANIELE TONAZZO Scrittura e infinito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 231
Gli autori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 406
Interventi di Diplomati dellIstituto freudiano Informazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 408
ANNA CASTALLO Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguisti-
ca e di logica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 248
MICHELE CAVALLO Lalingua perduta e ritrovata . . . . . . . . . . . . . . . . 273

Lacan e il suo insegnamento


JACQUES-ALAIN MILLER LEssere e lUno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 289
JEAN-LOUIS GAULT Cronache cinesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 350
BEATRICE BOSI Il silenzio: il reale de La Storia . . . . . . . . . . . . . . . 359
LAURA PACATI Una scrittura di frontiera. Sui Claros del bosque
di Mara Zambrano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 369

Biblioteca
L. Albano, Il divano di Freud, Il Saggiatore, Milano 2014 (Cline Menghi) . . . 381
A. Alvarez, Un cuore che pensa (Tre livelli di terapia psicoanalitica con i bambi-
ni), Casa Editrice Astrolabio, Roma 2014 (Annalisa Piergallini) . . . . . . . . . 385
L. Ciccolini, D. Cosenza (a cura di), Il trattamento dei disturbi alimentari in
contesti istituzionali, Franco Angeli, Milano 2015 (Michela Monaco) . . . . 386
T. Grandin, Il cervello autistico, Adelphi, Milano 2014 (Chiara Mangiarotti) . 389

Cineteca
Il giovane favoloso, Italia 2014. Regia di Mario Martone. Sceneggiatura di Ma-
rio Martone e Ippolita di Majo. Tra i principali interpreti: Elio Germani,
Massimo Popolizio, Raffaella Giordano, Paolo Graziosi, Isabella Aragone-
se, Valerio Binasco, Gloria Ghergo, Antonio Ranieri, Anna Mouglalis, Fe-
Errata corrige
derica De Cola (Chiara Mangiarotti) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 394
Il passato, Francia/Italia 2013. Regia di Asghar Farhadi. Tra i principali inter- Segnaliamo che nellarticolo di Luisella Mambrini, Cristina Campo con Lacan sullo sti-
preti: Brnice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Pauline Burlet, Elyes le e lo stilo pubblicato in La Psicoanalisi, n. 55, il Seminario di Jacques-Alain Miller a
Aguis, Jeanne Jestin (Florencia Medici) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 397 cui si fa riferimento LEssere e lUno.
Antonio Di Ciaccia

Nota editoriale

Mi sono accorto di una cosa: forse sono lacaniano solo per aver
studiato un po di cinese in altri tempi,1 disse un giorno Lacan al suo
seminario. Lacan aveva studiato il cinese con Paul Demiville negli an-
ni della guerra e lo riprender nel 1969 con Franois Cheng, il quale gli
present, come primo testo da studiare, il capitolo primo del libro di
Laozi. Eccone linizio nella versione tradotta dal poeta cinese, accade-
mico di Francia:
La Via che pu essere detta Via
Non leterna Via
Il nome che pu essere nominato
Non leterno Nome
Senza nome: Cielo-e-Terra ne provengono
Il Nome: Madre-di-ogni-cosa
Sempre senza desiderio consideriamo il Germe
Sempre con desiderio consideriamo il Termine
Doppio-nome derivato dallUno
Questo due-uno mistero
Mistero dei misteri
Porta di ogni meraviglia
Lacan era sorpreso, dice Franois Cheng, che il termine Tao signi-
fichi contemporeaneamente la Via e il parlare (o lenunciazione).2 Non

1 J. Lacan, Il seminario. Libro XVIII. Di un discorso che non sarebbe del sembiante (1971), Ei-

naudi, Torino 2010, p. 30.


2 Cfr. F. Cheng, Il dottor Lacan nel quotidiano, in La Psicoanalisi, n. 10, 1991, pp. 47-59.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 9-10


10 Antonio Di Ciaccia

lunico apporto della cultura cinese ad aver interessato Lacan. Baste-


rebbe pensare al riferimento al wu wei, a quellagire senza agire in cui
ritrova il principio cardine della pratica analitica, o ancora allinteresse
per il dialogo che Mengzi intesse nel collegamento tra xing e ming, tra-
dotti con natura e destino. Questo numero della rivista offre una pano-
ramica dellinteresse di Lacan nei confronti della cultura cinese, e che Jacques Lacan
il frutto di un convegno che ha riunito sinologi, filosofi e psicoanalisti
su questo tema. Intervento a Lille
Non tuttavia lunico apporto di questo numero. Linedito in ita-
liano di Lacan consiste nel suo intervento finale alle Giornate di studio Lacan concluse con questo intervento le Journes dtudes
dellcole freudienne de Paris che si tennero a Lille nel settembre 1977, de lcole freudienne de Paris tenute a Lille dal 23 al 25 settembre 1977
e, oltre ad altri articoli, segnaliamo il testo di Jacques-Alain Miller Che e pubblicate nelle Lettres de lcole freudienne,
cosa vuol dire essere lacaniani?, che una ripresa di parte del suo Cor- n. 22, 1978, pp. 499-501.
so tenuto al Dipartimento di Psicoanalisi dellUniversit di Parigi VIII
nel 1997, mentre pubblichiamo in questo numero le sue ultime lezioni
del Corso del 2010-2011, dal titolo LEssere e lUno. Questa mattina ho preso degli appunti. Spero di discostarmene un
po. Naturalmente mi sbaglio perch, secondo quello che ho sentito da
Alain Didier-Weil, io avrei capito tutto.
Che cosa vuol dire capire? soprattutto quando si fa un mestiere
che, un giorno, in casa di qualcuno che qui presente e che si chiama
Dominique Thibault, ho qualificato come impostura.1
Ho capito tutto dunque e, a quanto pare, ne d testimonianza La
Lettera rubata di Poe (che, cos per caso, ho piazzato in testa ai miei
Scritti) dato che largomento di cui Alain Didier-Weil si occupato
insomma, se ne occupato, piuttosto ne ha preso spunto.
Ecco che cosa cerco di denunciare: il tutto, il capito tutto.
Non solo l al suo posto il non tutto, ma chiaro che lequivoco
che ho cercato di evitare nel mio seminario (ammesso che lo abbia evi-
tato ma non ne sono sicuro) : tutto (e qui passo da una lingua allal-
tra) . dato che sul che ho ammesso di essermi basa-
to, riguardo alla femmina duomo, quel che concerne la ne-
gazione delluniversale cosa che chiamo (lasciatemelo scrivere) stock-
occasione.
Vedete comunque la resistenza che presenta lortog che qualifico
come rafia.

1 Cfr. J. Lacan, Discorso sullisteria, in La Psicoanalisi, n. 53-54, Astrolabio, Roma 2013, pp.
9-16.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 11-14


12 Jacques Lacan Intervento a Lille 13

Bisogna interrogare lequivoco su cui, dico, si sostengono tutte le alla logica, ma linconscio come fa a saperlo? E linconscio come vi si
formazioni, le formazioni dellinconscio. orienta in funzione del reale, reale di cui fa parte la distanza? Non c
Lo ha immaginato un tipo freudorrendo.2 E a partire da che cosa lo altra definizione del reale e qui ho azzardato se non limpossibile.
ha immaginato, questinconscio, a cui ha ricondotto un certo numero dellordine della definizione, e la definizione non ha niente a che vede-
di formazioni? Non facile da immaginare. Ma ad ogni modo lortog re con la verit. La verit: mi sono permesso di dire che non la si pu
deve avervi giocato un certo ruolo. dire. davvero buffo che ci siano delle persone chiamate analisti che si
Quello che ha detto Freud, il freudorrendo, proprio che non c sforzano a far dire a coloro che vengono chiamati i loro analizzanti (al-
del saput-io.3 Non c niente che supporti il saput-io. Detto in altre pa- meno cos che li ho chiamati io), che si sforzano a far dire loro la ve-
role, al gioco dellio si sostituisce quello che cerco di dire oggi il rit. La verit rigorosamente impossibile da dire. Diciamo che non la
balbett-io.4 si pu dire che a met. Ho parlato, e Alain Didier-Weil vi ha fatto allu-
Una bafouille, come si dice, una lettera. E bisogna vedere che, co- sione, di semi-dire, e il semi-dire , come si vede, un puro e semplice
me lo ha rievocato (non so perch dato che non meritava tanto onore) fallimento della verit.
il genere in francese, ex-siste a tutto, come lo scrivo io. Il pi o meno di Come si pu pensare che delle persone cos contorte si affannino a
ex-sistenza: ecco che cosa regola la faccenda delle lingue, detto altri- ricostruire quello che ho chiamato lex-sistenza della lingua rispetto alla
menti la linguistica. logica? Delle due cose, una: o linconscio sa in anticipo tutto quello che
Non meraviglia, non mi meraviglia pi di aver fatto riferimento al- si costruir nella storia (quello che viene chiamato, che io ho chiamato,
la linguistica, dato che la linguistica non vorrei esagerare anches- listoria: listeria), o sa gi la distanza in cui si trova rispetto alla logica,
sa unimpostura. oppure non ha alcun senso lelucubrazione con cui ho cercato di fornire
Comunque vorrei dirvi che la distanza tra la logica e la lingua, ec- un sostegno a Freud, il freudorrendo. Che cos una nevrosi? Ecco che
co che cosa vorrei vorrei, ma in realt non ne ho proprio voglia, ho cosa mi ha portato a elucubrare questa storia del nodo che ho chiamato
enunciato un certo numero di farfuglii e forse, se si vorr, far il mio borromeo. Questo nodo un simbolo per manifestare la manifestazio-
seminario ancora un anno. Ma ci che spero di non farlo. Anzi non ne una metafora, e lincatenamento di cui si tratta pu essere indicato
farlo mi appagherebbe. Insomma, sono stanco, ma alla fine sar io a con quella metafora che consiste nelluso del termine metonimia.
decidere. Bisognerebbe esplorare che cosa rappresenta per ciascuno la signi-
Comunque c qualcosa dinteressante che si palesato quando ficazione, in altri termini luso delle parole. Ed ecco che siamo riporta-
Newton ha parlato della gravitazione. Egli ha detto che i corpi i cor- ti alla linguistica. To glance a nose, si dice cos in inglese: dare unoc-
pi, ossia la materia gravitano tra di loro in relazione alla massa di altri chiata al naso; e per questo qualcuno che aveva parlato inglese nella
corpi. La cosa non filata liscia al tempo di Newton, poich la gente sua infanzia aveva una fifa particolare di vedere chiss quale sfavillio
del suo tempo si scervellata sul fatto che nella formula di Newton c auf der Nase cos che si dice in tedesco.5
un problema di distanza, e gi al tempo di Newton ci si domandava in Tutto quello che segna la distanza dalla lingua alla logica (c un
che modo un corpo potesse saperla, questa distanza. abisso) merita di essere esplorato. Vale a dire che lirrazionale, lo sap-
lo stesso problema che si propone a noi a proposito di sapere la piamo, mette in collera, ira. Il a ira6 infatti il canto della collera.
distanza in cui si trova la lingua rispetto alla logica. La lingua ex-siste Ecco su che cosa, se proseguo il mio farfugliare, ho intenzione di
cianciare, di cianciare come meglio posso, perch il balbett-io, quello
2 Traduciamo cos affreud.
3 Traduciamo cos su-je, omofono di sujet, soggetto. 5 Cfr. S. Freud, Feticismo, Opere, vol. 10, Boringhieri, Torino 1978, pp. 487-497.
4 Traduciamo cos bafouille--je, letteralmente lettera-a-io, omofono di bafouillage, farfuglio, 6 a ira: canto in voga al tempo della rivoluzione francese e il cui significato vuol dire che la
balbettio. cosa riuscir, mentre ira il termine latino per collera.
14 Jacques Lacan

su cui si sostenta lio, sembra essere a portata di mano; ognuno va in gi-


ro con un io; perlomeno, questo io, lo enuncia a vanvera.
Per oggi, ho detto abbastanza. Sempre che riesca a perseverare, vi
do appuntamento per quello che chiamer il seguito.

Traduzione di Michelle Daubresse e Antonio Di Ciaccia Jacques-Alain Miller

Che cosa vuol dire essere lacaniani?

Jacques-Alain Miller legge un annuncio che trova sulla sua scrivania,


firmato dal suo amico Balibar, che chiede un raduno per la regolarizzazio-
ne dei clandestini.1

I documenti dello psicoanalista


una buona cosa volere che i clandestini abbiano dei documenti.
Vi ricordo che stasera terr un seminario di politica lacaniana. Non
avevo previsto di parlare dei clandestini, non ho delle obiezioni di
principio a farlo, ma mi occorre del tempo per pensarci. Ho pensato di
fare un seminario mensile di politica lacaniana, in modo da liberare
questo corso, e di mettere la questione politica a lato. Questa politica
lacaniana che annuncio una politica che concerne essenzialmente la
politica nella psicoanalisi. Ci non ovviamente senza eco, senza unin-
fluenza sulla politica in generale. Non vi dunque alcuna obiezione di
principio ad affrontare ora o in un altro momento la questione dei
clandestini, ma mi occupo prima di tutto dei nostri documenti.
Vorrei che ci domandassimo un p seriamente che cosa vuol dire
essere lacaniani in psicoanalisi. Non ho mai posto la domanda in questi
termini e bisogna che mi domandi il perch. Da dove viene questa do-
manda? In che cosa siamo lacaniani?In fin dei conti che cosa vuol dire
essere lacaniani?

1 Pubblicato su Quarto, n. 74, 2001, e relativo al Corso tenuto presso il Dipartimento di Psi-

coanalisi dellUniversit di Parigi VIII nellanno accademico 1997-1998, lezione del 26 novembre
1997.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 15-33


16 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 17

I. Una separazione tra Lacan e la psicoanalisi de Altro onnipotente, non dovendo questi tener conto di alcuna legge
superiore a lui. Si visto anche, nel suo non c un Altro dellAltro,
Proviamo a dire, in primo luogo, che cosa essere lacaniano non . il permesso, in qualche modo strutturale, dato allanalista, di fare come
Essere lacaniano non soltanto riconoscere limportanza di Lacan nel- meglio gli sembra nella conduzione della cura, di abbandonarsi, come
la psicoanalisi, n leggere Lacan, per la ragione molto semplice che non si dice, al suo controtransfert. Questa obiezione sicuramente la pi
solo un nostro privilegio. Cos stato e rendeva le domande oziose. resistente alla nuova pratica ma allo stesso tempo non si pu conside-
C stato forse un tempo in cui si poteva sentir dire che Lacan non era rare che essa sia decisiva nel momento attuale in cui la questione si ro-
della psicoanalisi. Questo un tempo essenzialmente passato. Che co- vescia in un contraccolpo sulla pratica standardizzata, standard che
sa motivava questa disgiunzione tra Lacan e la psicoanalisi? esso stesso leggermente evolutivo.
La pratica di Freud consisteva in sei sedute settimanali di unora.
Un altro vocabolario Essa stata modificata dagli Anglosassoni in cinque sedute da cin-
quantacinque minuti. Essa diventata per i francesi tre o quattro sedu-
Nella teoria, per cominciare, Lacan ha sostituito un altro vocabola- te di quarantacinque minuti, perfino mezzora. Tutti questi analisti
rio ai termini usati da Freud, anche solo luso che facciamo dei termini pensano perlomeno di rispondere a uno standard, hanno pensato di ri-
come il soggetto e lAltro con una A grande, e del resto anche con spondere a tale standard fino a che si osservata recentemente una
una a piccola termini che non appartengono al linguaggio di Freud. certa mancanza di convinzione nei confronti di queste norme, che ha
In egual modo ha dato maggior importanza, allinizio del suo insegna- avuto come effetto la diminuizione delle obiezioni fatte a Lacan in me-
mento, alla funzione della parola e al campo del linguaggio, riferimenti rito alla sua pratica. a questo punto che uno spirito distinto nel cam-
che apparivano in Freud il minimo che si possa dire meno nume- po della psicoanalisi si compiace di qualificare problematica la pratica
rosi, meno insistenti che in Lacan. dunque potuto sembrare ad un di Lacan. Questo aggettivo, datato 1995, certamente il pi dolce di
certo punto che Lacan sostituisse unaltra logica allopera di Freud. Ma quelli utilizzati per qualificare la pratica di Lacan.
si potuto constatare da allora, nella psicoanalisi, dal momento che La tendenza qui chiara. Lo standard, che stato promosso come
esiste nel mondo, che i prestiti da Lacan si sono moltiplicati. C anche tale per molti decenni e che ha legittimato lestromissione di Lacan dal
quella che possiamo chiamare una Scuola postlacaniana. Questa Scuola campo della psicoanalisi, esso stesso incrinato. Ha cessato di essere
raggruppa un certo numero di analisti che pensano di essere passati amato. Fatto sta che non mi sembrava affatto eccessivo considerare che
per Lacan per poi superarlo. Accettando il fatto che sono passati per, e sia nella pratica che nella teoria si ammettesse oggi internazionalmente
che ammettano linfluenza, lincidenza dellinsegnamento di Lacan, al non era cos quando ho cominciato questo corso che Lacan appar-
tempo stesso sulle loro concezioni e sulla loro pratica della psicoanali- tenesse alla psicoanalisi. Pertanto, la domanda che cosa vuol dire es-
si. Potremmo scherzarci su, resta per il fatto che ci mette in questio- sere lacaniano? per noi presente e insistente. Ecco perch, in primo
ne cosa voglia dire essere lacaniano. luogo, si pone la questione.
Si pone ugualmente per una seconda ragione: quella interna allin-
Una pratica anti-standard segnamento di Lacan come si esprimono i suoi allievi. Essere lacaniani
diviene per noi stessi problematico, oggetto di una questione, dal mo-
In secondo luogo, c la pratica distinta dalla teoria. stato detto mento in cui ci si accorge che Lacan non dogmatico. Questo corso ha
che Lacan aveva sostuito unaltra pratica della psicoanalisi a quella che provato a mostrarlo e vi riuscito, mi sembra. Non si pu fare una lista
Freud aveva prescritto, in particolare per le sue sedute a tempo varia- di tesi che sarebbero lacaniane, di teoremi o di assiomi, perch si ob-
bile, e perfino per le sue sedute di durata corta o ultracorta, e che era bligati a completare queste tesi, questi teoremi, questi assiomi eventua-
ritornato a una pratica della suggestione, facendo dellanalista un gran- li, con precisazioni relative al loro contesto. Non si pu parlare pro-
18 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 19

priamente di manifesto lacaniano della psicoanalisi. Sembra bene piut- va di Freud che declassa la ripartizione freudiana di inconscio, precon-
tosto che Lacan stesso sia alle prese con un problema e che lo sviluppi scio e conscio a beneficio della seconda topica: Es, Super-io ed Io. I
e che provi a dare delle soluzioni. manuali dellannafreudismo espongono chiaramente una evoluzione
Questo porta i suoi allievi meglio orientati a periodicizzare i suoi del pensiero di Freud prima di tutto periodicizzata secondo queste ri-
insegnamenti, e ad ammettere come una lettura un po pi attenta ci partizioni e scelgono di privilegiare la seconda, considerando che la
mostra, chegli ha potuto dire se non tutto e il contrario di tutto, alme- prima non stata che una preparazione, un abbozzo della seconda.
no che ha potuto ribaltare le sue tesi allapparenza pi solide. Da que-
sti studi precisi dellinsegnamento di Lacan nasce la domanda che co- LIo come funzione di sintesi
sa vuol dire essere lacaniano?. Questa questione di carta di identit,
diviene: qual il problema lacaniano nella psicoanalisi? In secondo luogo, lannafreudismo ha per concetto fondamentale,
preso da questo seconda topica, lIo considerato come una funzione di
Una questione nuova sintesi, di padronanza, di integrazione della personalit. per questo
che lannafreudismo si presta, aspira a una congiunzione tra la psicoa-
In terzo luogo, essere lacaniano diviene una questione nuova, nalisi e la psicologia generale. Presenta lesperienza analitica come il
quando non ci si accontenta della risposta essere lacaniani vuol dire modo di ottenere che lIo risponda al suo concetto sintetico.
essere freudiani. Eppure una risposta alla quale porta Lacan. Du-
rante un certo periodo si potuto pensare che essere lacaniani non era Lapparecchio psichico in isolamento
nientaltro che essere autenticamente freudiani. Ma questo non valso,
non si potuto dire, se non in rapporto a questa variet di freudismo In terzo luogo, lannafreudismo portato a considerare lapparec-
quale era lannafreudismo. chio psichico in isolamento. Esclude o minimizza tutto quello che del-
Lannafreudismo una versione del freudismo che si imposto ne- lordine della relazione doggetto, e allo stesso modo non fa alcuno spa-
gli ultimi anni di vita di Freud, e ha dominato la psicoanalisi per molti zio alle relazioni intersoggettive.
decenni. Quello che possiamo percepirne oggi che stata una inter- La pietra angolare di questo annafreudismo, che permette di dire
pretazione del freudismo, una interpretazione canonica, dogmatica, di che essere lacaniani non altro che essere freudiani, il riconoscimen-
alcuni elementi della dottrina di Freud. in rapporto a questo anna- to del carattere primario nello sviluppo dellessere umano di una fase
freudismo che si potuto rispondere che essere lacaniani non era nien- narcisistica e autoerotica presente parecchi mesi dopo la nascita.
te di pi che essere freudiani. Questo tema stato oggetto di un aspro conflitto tra gli analisti.
C o non c stata una fase primaria di narcisismo e autoerotismo? La
definizione stessa di psichismo in gioco in questa faida, perch se lo
II. Uno sguardo retrospettivo sullannafreudismo psichismo di tipo originario, chiuso su se stesso, tutto quello che
dellordine della relazione diviene da allora in poi secondario, accesso-
Vale la pena di gettare uno sguardo retrospettivo, dettagliato sullan- rio, adiacente. questo che Anna Freud poteva formulare nel 1943,
nafreudismo. Mi accontenter oggi di indicare i suoi tratti principali. nei dibattiti che ebbero luogo nella Societ Britannica di Psicoanalisi.
Mi ha rassicurato che ci fossero a Londra, nel 1943, queste discussioni
Preferenza alla seconda topica animate, teoriche e cliniche, che tutte le energie della nazione non fos-
sero tese verso gli obiettivi della guerra mondiale, che si avesse tempo
In primo luogo, la preferenza data alla seconda topica di Freud di ragionare sullautoerotismo. Nelle discussioni che ebbero allora luo-
sulla prima. Lannafreudismo si presenta come una lettura retrospetti- go nella Societ Britannica a proposito dei contributi della scuola klei-
20 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 21

niana, Anna Freud pot formulare questo con una certa condiscenden- te nellannafreudismo quello di padronanza, di sintesi e di integrazio-
za nei confronti della scuola kleiniana, dandole allo stesso tempo un ne come un vero rovescio della psicoanalisi, titolo di un seminario di
contentino: Io considero che c una fase narcisistica e autoerotica Lacan (Sem. XVII). Anche se molto posteriore a questo dibattito ini-
della durata di parecchi mesi, che precede la relazione doggetto in ziale, questo seminario inquadra ci di cui si tratta in rapporto allan-
senso stretto. Anche se linizio della relazione doggetto si costruisce nafreudismo: un rovescio della psicoanalisi.
lentamente durante questo periodo iniziale. Conosciamo questa frase Abbiamo dunque appreso, in seguito a Lacan, ad accantonare que-
precisamente a partire dalla menzione che ne fa Joan Rivire nellintro- sto vocabolario della padronanza, per utilizzarne un altro, un vocabo-
duzione scritta di suo pugno allopera collettiva kleiniana Sviluppi in lario della sottomissione, dellassoggettamento, della determinazione.
psicoanalisi. questo che era venuto a sottolineare, a prescrivere, questo termine ine-
dito in Freud, ossia quello di soggetto. Attraverso il soggetto sostituito
allIo la concezione stessa di quello che si struttura nella psicoanalisi
III. Il senso di un ritorno a Freud ruota di 180 gradi. L dovera questione di Io, di padronanza da rin-
forzare, ecco che si trattava di un soggetto fondamentalmente assog-
Rispetto a questo annafreudismo, essere lacaniani un tempo ha po- gettato a una struttura che si trattava di realizzare.
tuto avere il senso di un ritorno a Freud. Lungi dallessere una funzione di sintesi, questo soggetto, che era il
tratto distintivo di quelli che pensavano di rispondere allessere laca-
Ritorno alla prima topica niani, era vuoto, e ancora, pi precisamente, non aveva un valore se
non quello di variabile, il cui valore ogni volta determinato dalla cate-
In primo luogo, essere lacaniano stato ritornare alla prima topica. na significante che lo comanda. Essere lacaniano era, per lindividuo
stato rendere i suoi diritti alla tripartizione incoscio, preconscio e che si presenta come paziente, puntare al soggetto presente in lui, cio
conscio. Allo stesso modo stato fare uso del nuovo concetto di incon- a una variabile determinata da un significante. Questa cosa fa andare a
scio, che era in effetti passato di moda nella psicoanalisi. Essere laca- rotoli, esclude, tutte le idee di un rinforzo dellIo.
niano voleva dire prendere in considerazione la scoperta dellincoscio, La questione diventa: quale valore deve assumere il soggetto nel
e dunque compitare i primi testi di Freud, considerati come sorpassati corso del processo analitico? Quale valore finisce per prendere nel
dallannafreudismo: Linterpretazione dei Sogni, La psicopatologia della processo analitico? decisamente il contrario della nozione che ci sa-
vita quotidiana, Il motto di spirito e la sua relazione con lincoscio. Era rebbe una funzione da rinforzare nellindividuo. una questione di va-
anche riconsiderare i termini della seconda topica a partire dalla prima, lore da assumere piuttosto che una potenza da rinforzare.
e in particolare reinterpretare il superio, lEs, la pulsione di morte, a Essere lacaniano dunque stato semplice. Voleva dire non essere
partire dallinconscio e dunque restituire a Freud lintegralit del suo annafreudiano, o alla stesso tempo essere anti-annafreudiano.
insegnamento e il movimento stesso della sua ricerca. In quarto luogo, che cosa vuol dire essere lacaniano?
Diviene una questione a condizione di ammettere, di prendere in
Linconscio come concetto fondamentale conto seriamente e non come un capitolo della storia della psicoanalisi,
che ci sono altri modi oltre quelli di Lacan di interpretare Freud e an-
In secondo luogo, essere lacaniano consisteva nel prendere come che di interpretare la psicoanalisi.
concetto fondamentale non lio ma linconscio, e si trattava di una dif- Essere lacaniano prende il suo senso, per esempio, in relazione al-
ferenza palese in relazione alle elaborazioni dellannafreudismo. Que- lessere kleiniano. Lessere kleiniano esiste. Non esiste molto in Fran-
sto implicava di ripensare allEs, al superio e allIo a partire dallincon- cia. Perci, abbiamo qui la tendenza a trattarlo in modo storico. Ma ci
scio. Questo implicava dunque di trattare tutto il vocabolario prevalen- sono numerosi psicanalisti sulla faccia della terra che si dicono kleinia-
22 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 23

ni, cio prendono linvenzione freudiana a partire da Melanie Klein. dubbi che Melanie Klein che ne ha fatto una relazione fondamentale
Del resto perch si rifanno allessere kleiniani che sono molto aperti a e primordiale appoggiandosi per esempio, almeno i suoi allievi, sul-
quegli altri che si rifanno allessere lacaniano. lapporto dei comportamentisti. Joan Rivire, come Susanne Isaacs
rende ugualmente omaggio alla ricerca comportamentista del nutri-
mento, in particolare allopera dal titolo The nursing couple, la coppia
IV. Che cosa vuol dire essere kleiniani? madre-bambino. Potremmo dire che essere kleiniani mettere in fun-
zione questa coppia originaria.
Che cosa vuol dire essere kleiniani? Prendiamo questo espediente Se volessi reinterpretarlo e aprire una pista investigativa, nella qua-
per fare la differenza con il nostro essere lacaniani, che ci diviene forse le, per mio conto, non mi vorrei avventurare, direi che il seno della ma-
un po pi problematico del solito, perch noi siamo lacaniani dalla na- dre, nella interpretazione kleiniana della psicoanalisi, in qualche mo-
scita, siamo lacaniani cos come respiriamo. Abbiamo cominciato a leg- do il partner-sintomo del bambino. Mi sembra che sia cos rileggendo
gere Freud, e per un certo numero di noi tra cui io stesso a pren- Melanie Klein dal nostro punto di vista.
derlo sul serio, perch c stato Lacan. forse il tempo di staccarsi un Il seno di cui si tratta un seno-sintomo, poich prima di tutto
po da questa evidenza per percepire che ci sono degli altri che pensa- un oggetto che soddisfa, per dirla in termini freudiani, un oggetto la
no ugualmente di rispondere allessere freudiani essendo kleiniani, si- cui funzione prima di tutto pensata in termini economici. un ogget-
curamente in un modo differente da quello per cui si freudiani essen- to di soddisfazione. Ecco la sua definizione, sicuramente pensata in un
do lacaniani. modo globale, alla quale Lacan ha apportato in seguito delle sfumatu-
Che cosa vuol dire essere kleiniani? Bisogna che io lo inventi un re, dei tratti e una dialettica. Ma un oggetto che soddisfa in primo
po a partire dai testi di Mlanie Klein e dei suoi allievi, bisognerebbe luogo il bisogno di essere nutrito, dunque che risponde alla fame, alla
invitare qui un kleiniano. Questo finir sicuramente per succedere pri- pulsione alimentare e, in secondo luogo, come dice Melanie Klein, in
ma o poi. Ne abbiamo bisogno per ritrovare noi stessi. un modo globale e allo stesso tempo oscuro, che soddisfa tutti i deside-
ri del bambino. Questo seno partecipa a un funzionamento che ha per
La relazione primitiva del bambino con il seno prodotto il godimento. Dico godimento perch , per Melanie Klein, il
godimento fondamentale. Vediamo, allo stesso modo, che pu anche
Che cosa vuol dire essere kleiniano? Ho provato a orientarmi, evi- non soddisfare e pu venire a mancare.
dentemente a partire dallessere lacaniano, per quanto problematico
possa essere: consiste nellaggiungere qualcosa a Freud. Non ci sono Matrice dellamore e dellodio
dubbi. Consiste nel ricentrare lesperienza analitica sulla relazione pri-
mitiva del bambino con il seno della madre. Che cosa succede quando un oggetto di soddisfacimento viene a
Ci sono delle differenze nellorbita kleiniana, ma quello che li acco- mancare?
muna di prendere come matrice fondamentale dellinterpretazione In primo luogo esso suscita lallucinazione. Il bambino immagina la
del paziente, che sia adulto o bambino, questa relazione primitiva. So- soddisfazione che gli manca. Secondariamente esso suscita lodio. Sve-
lo per questo motivo opposto al solipsismo annafreudiano. Essere glia la tendenza a distruggere, a fare a pezzi sia questo seno che la ma-
kleiniano porre che una relazione doggetto primordiale. per que- dre che lo supporta.
sto che il dibattito Anna Freud-Melanie Klein si centrato sulla vali- Questi sono gli elementi che formano la matrice infantile primor-
dit o meno di questa fase primaria di autoerotismo e di narcisismo. diale di ogni vita affettiva, come la descrivono Melanie Klein e i suoi al-
Questa relazione primitiva la si ritrova sulle tracce di Freud, ci sono lievi. la matrice dellamore concepito a partire da questo appaga-
delle allusioni. Si trova qui e l un paragrafo di Freud, ma non ci sono mento della soddisfazione, e di conseguenza dellamore concepito pri-
24 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 25

ma di tutto come sicurezza. Sicurezza un termine costante del kleini- che una versione derivata del capezzolo del seno. Non sono io che esa-
smo. Il soggetto vuole la sua sicurezza. La soddisfazione la sicurezza. gero. Joan Rivire sempre lei che scrive precisamente che il ragaz-
Matrice dellamore concepita come sicurezza. Veniamo ora alla ma- zo trova su di s lorgano che rassomiglia al capezzolo, che produce dei
trice dellodio. Il fatto di considerare lodio non solo come unaggres- liquidi e che incarna una certa potenza. Negli allievi di Mlanie Klein il
sione rivolta allesterno, ma allinizio come una minaccia per il lattante fallo stesso un derivato delloggetto fondamentale che il seno della
stesso una prerogativa del kleinismo. Il termine odio in Melanie Klein madre, dunque una parte di questo oggetto fondamentale.
assume il valore preciso di non avere di mira solo lesterno. Lodio una
minaccia interna. Lodio frammenta il soggetto stesso che lo supporta. Luso dellapporto kleiniano per Lacan
In un certo senso matrice dellamore e dellodio la faccia emozio-
nale, la versione emozionale della differenza tra pulsioni di vita e pulsioni Questo ci permette di dire, anche se per noi non particolarmente
di morte. Nel kleinismo la paura primordiale, langoscia originaria, la urgente e allarmante, che essere lacaniani non essere kleiniani. Oggi
paura della morte. Ne avete un eco in Lacan nei primi anni del suo inse- potrebbe sembrarci una cosa lontana, ma linizio dellinsegnamento di
gnamento, egli fa della morte la verit ultima dellio, e dellassunzione Lacan segnato da questo non-essere-kleiniano pur facendo uso di
della morte la chiave della fine dellanalisi. Questa presenza della morte Melanie Klein.
nei primi anni dellinsegnamento di Lacan si riveste senza dubbio dei ri- Per quanto concerne il lacanismo c una dissimmetria tra lanna-
ferimenti a Hegel, ma il suo fondamento clinico Melanie Klein. In un freudismo e il kleinismo. Il rapporto di Lacan con lannafreudismo
secondo tempo Lacan ritrover sotto listanza della morte quella della stato un rapporto polemico, unopposizione. Esso ha portato a oppor-
castrazione. Come scrive Joan Rivire, che oggi cito pi volentieri di Me- re allio annafreudiano il soggetto come funzione vuota, un soggetto
lanie Klein a causa della limpidezza delle sue formulazioni, Freud ha marcato dallesistenzialismo nella misura in cui si trattava di opporre a
sempre avuto lidea che non c paura della morte nellinconscio, che questo io-padrone un soggetto che doveva farsi essere, dunque di con-
linconscio non pu considerare che ci sia destino peggiore della castra- cepire nel paziente il soggetto come ci che deve farsi essere, riordina-
zione. Di fatto, ella oppone a questo il suo essere kleiniano, che inve- re le contingenze della sua esistenza, esplorare il margine che gli lascia
ce di fare della paura della morte il nec plus ultra dellangoscia originaria. la determinazione tramite i significanti.
Daltro canto ci che permette di mettere al giusto posto il con- Se la posizione essere lacaniano ha preso la forma, la piega di una
cetto di aphanisis che Ernest Jones aveva promosso e che ha stuzzicato polemica rispetto allannafreudismo, non la stessa cosa nei confronti
molto Lacan, poich lo ha ripreso in diversi modi nel suo insegnamen- del kleinismo in cui essere lacaniano ha piuttosto preso la forma della
to fino a trovargli una funzione nel suo schema dellalienazione e della rimozione, e in primo luogo accettare che Melanie Klein apportasse dei
separazione. Laphanisis di Jones un concetto pipistrello, che permet- fatti e accettare questi fatti. Daltro canto, quando Lacan promuove
te di rendere compatibili Freud e Melanie Klein. Jones chiamava apha- limago del corpo in frammenti trovate il riferimento negli Scritti
nisis lestinzione di ogni desiderio e della capacit sessuale. Poteva col- non fa altro che dare una riformulazione delle intuizioni di Melanie
locare cos questo concetto a mezza strada tra la paura freudiana della Klein. Il corpo in frammenti situato al suo posto da Melanie Klein.
castrazione e la paura kleiniana della morte. In un certo senso era una leffetto dellodio suscitato dal difetto del seno come oggetto del soddi-
soluzione politica tra Freud e Melanie Klein. sfacimento. Ella dice: Il bambino fa a pezzi nel suo fantasma in-
La castrazione assolutamente minoritaria nel kleinismo, mentre es- conscio il corpo della madre e il suo.
sa promossa come un concetto chiave nellinsegnamento di Lacan. La Lacan ha importato dal kleinismo anche la nozione di un Edipo ul-
castrazione non altro in Mlanie Klein che una versione molto addolci- tra precoce, in contraddizione con la cronologia dello sviluppo che
ta e molto vicina alla paura della morte. E inoltre lungi dallessere questa Freud aveva proposto. Detto altrimenti, egli ha accettato la revisione
istanza originaria come accade in Lacan, il fallo nel kleinismo non altro cronologica di Melanie Klein come una via daccesso alluscita dalla
26 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 27

cronologia. LEdipo kleiniano talmente precoce che per renderne In un certo senso il lacanismo tende a fare dellanalista il partner-sinto-
conto Lacan propone in definitiva di uscire dalla cronologia per assu- mo dellanalizzante lanalista-sintomo. Si tratta dei due poli dello
mere un punto di vista strutturale, e dunque far dipendere lEdipo, la spettro madre-lattante, analista-analizzante.
presenza del padre, il pene del padre, ecc., da un ordine simbolico che I kleiniani si concentrano sui primissimi momenti dellesperienza
gi in qualche modo eterno, ovvero non cronologico. per cogliere la relazione primordiale, che daltra parte una relazione
Lacan ha assunto da Melanie Klein anche il carattere posteriore in cui c loccasione di interpretare. Come sottolineano Joan Rivire e
dellemergenza dellio rispetto alla relazione con loggetto. Ha inoltre Susan Isaacs: il neonato si esprime. La questione rifarsi al suo lin-
ammesso la reazione depressiva della Klein allorigine dellio, che gi guaggio. il polo dei primi anni dellesistenza.
un antecedente della sua dottrina delloggetto piccolo a. Il lacanismo sviluppa le sue elucubrazioni a partire dallaltro capo
A partire dalla Klein ha anche riformulato la nozione che lappara- della catena. Il paziente viene e diventa analizzante. Dunque, cerchia-
to psichico non chiuso su stesso, ma necessariamente in relazione. mo di pensare linconscio e ci di cui si tratta nellapparecchio psichi-
laccento messo dai kleiniani: lapparato psichico per loro necessa- co a partire dalla coppia analista-analizzante.
riamente in relazione con un oggetto di soddisfazione. E Lacan parti- Se volessimo inventare una terza via non il mio caso potrem-
to dal fatto che lapparato psichico necessariamente in relazione con mo dire che essere kleiniani e lacaniani prende due poli dello svilup-
lAltro maiuscolo, con il luogo del linguaggio. po. Il lacaniano prende il soggetto nel momento in cui arriva in anali-
Tra le due concezioni c in comune che per i kleiniani lesperienza si e si inserisce nel dispositivo analitico, mentre il kleiniano prende il
analitica fondamentalmente intersoggettiva. laccento principale soggetto al primo passo della sua esistenza come vivente. Di conse-
che Paula Heimann ha messo sulla situazione analitica. Si tratta di una guenza, linconscio lacaniano definito a partire dalla pratica analitica.
relazione, mentre questo elemento relazionale stato eliminato e per- Se mi lancio e continuo questo parallelismo tra il lacanismo e il
tanto assente nellannafreudismo. kleinismo, tenendo conto del fatto che Melanie Klein non un riferi-
La tendenza dellinsegnamento di Lacan che arriva a mettere in mento importante per voi perch ho un amico psicoanalista che
dubbio, in sospeso, tra parentesi lesperienza dellAltro maiuscolo a be- kleiniano, R. Horacio Etchegoyen, un past-president dellIPA, di cui
neficio della relazione con loggetto del godimento, ha una curvatura un riferimento essenziale.
quasi kleiniana che conduce a ritrovare come primordiale la relazione
con loggetto del godimento. La dicotomia parola vuota-parola piena
Se si entra in questo parallelismo si pu essere tentati di dare mol-
V. Lantinomia lacaniana to senso al fatto che il lacanismo procede a partire dalla distinzione pa-
rola vuota-parola piena. Lacan inizia cos il suo Rapporto di Roma
Quinto, una volta attraversati lannafreudismo e il kleinismo che a (Scritti). Vuol dire che non tutto il chiacchierare del paziente interes-
modo loro continuano a servire lannafreudismo in modo indiretto, il sante, che solo in modo fugace, di tanto in tanto, emerge il ritorno del
kleinismo al contrario in modo acquisito che cos essere lacaniani in rimosso e che la maggior parte delle volte la parola circola nel ben-in-
rapporto con questi approcci dellesperienza analitica? teso. Bisogna aspettare lemergere del lapsus, il motto di spirito, il pas-
so falso, il sogno, affinch la parola diventi piena. Tutto ci per noi
Lanalista-sintomo come una seconda natura. Nella pratica, nella differenza tra parola
vuota e parola piena, gi tutto pronto Lacan lo svilupper in segui-
Il kleinismo trova la sua matrice di riferimento nella coppia madre- to ossia che tutta questa parola in ultima istanza converge verso il
bambino, il lacanismo invece la trova nella coppia analista-analizzante. non-senso.
28 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 29

comunque sorprendente che per i kleiniani non c parola vuota. Detto altrimenti, si tratta piuttosto di uno schema di questordine.
Tutto va interpretato. Questo costituisce una grande differenza a livel- Preferisco fare un cerchio pi che una linea, poich il tutto. Tutto ci
lo della pratica. che si dice, che in superficie, in qualche modo ha il suo corrispon-
Sicuramente lo avevo percepito sin dai primi contatti con il mio dente inconscio nel profondo.
collega kleiniano, in modo sarcastico, ovvero loro parlano tanto quan- Dunque, pi lanalizzante enuncia e pi lanalista decifra di conti-
to i pazienti. I pazienti hanno quasi timore a dire qualcosa, perch su- nuo il valore inconscio di ci che ha fatto. Abbiamo ci che gli Ameri-
bito viene interpretato dallaltro lato. cani chiamano un holism, un olismo dellinconscio, una concezione to-
Mi sono lasciato andare allo scherzo, molti anni fa, non dico che talitaria dellinconscio e, in fondo, un olismo kleiniano.
avessi necessariamente torto. Ma torniamo al fondamento di ci di cui
si tratta. Ridiamo un po di noi. Valga quel che valga noi continuiamo a La croce dei lacaniani
funzionare sulla dicotomia parola vuota-parola piena. Noi pensiamo
che lemergenza dellinconscio sia rara e talvolta diranno i cattivi Questo ci aiuta a cogliere i tratti propri del nostro lacanismo. In un
nel momento in cui comincia ad apparire noi interrompiamo la seduta. certo senso si potrebbe opporre allolismo kleiniano lantinomia laca-
Per i kleiniani si tratta di tuttaltro. Per loro tutto da interpretare. niana. Ci rid valore a questa croce, a questa insegna lacaniana, che
Come diceva Joan Rivire lo psichismo tutto. Ecco il principio che si oppone limmaginario al simbolico.
oppone alla dicotomia. Linconscio non un elemento residuale di-
ce non dellordine dello scarto, di ci che viene respinto, dellordi- A
ne del lapsus che viene annullato appena viene fatto lorgano atti- immaginario
vo nel quale i processi psichici entrano in funzione. Questo vuol dire
che non c nessuna attivit psichica e in particoloare nessuna espres-
sione verbale che possa manifestarsi senza un legame con linconscio.
Ogni attivit psichica e dunque ogni enunciato nella cura in qualche
modo raddoppiato da un fantasma inconscio. Questo obbliga lanalista simbolico
a un riferimento costante a ci che viene enunciato in superficie rispet-
to alla profondit del fantasma inconscio. Il lavoro dellanalista, dice Sin dallinizio il lacanismo entra nellesperienza analitica con unan-
Joan Rivire, scoprire e interpretare il contenuto inconscio espresso tinomia. Non un ascolto globale. un ascolto che ripartisce ci che
in ogni istante dal paziente, nel qui e ora della seduta. dellordine dellimmaginario, della fantasmatizzazione, che Melanie
Klein e i suoi allievi hanno ampiamente commentato nei termini di in-
Superficie troiezione e proiezione concepite come simmetriche, di identificazione
con laltro, incrociata, moltiplicata, che chiude tutto questo registro
nellasse immaginario e invita a trarne qualcosa di molto pi raro, fuga-
ce, interrotto, che la parola vera, Dunque la dinamica simbolica su-
scettibile di rimaneggiare ci che immaginario e contingente.
Essere kleiniano vuol dire concepire lo psichismo come un tutto.
Profondit Questo schema che vi do della seduta analitica kleiniana anche lo
schema del rapporto con lAltro, poich tra la madre e il neonato si os-
servano questi scambi simmetrici continui. Questo ha fatto s che Me-
lanie Klein abbia accettato la pulsione di morte freudiana mentre gli
30 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 31

annafreudiani la respingevano. Ella ha accettato la pulsione di morte, tenti. Questo porta a ci che ha chiamato, almeno allepoca del Motto
ma a condizione di accoppiarla con la pulsione di vita e di farne il dop- di spirito, lipotesi dellinconscio, vale a dire di qualcosa che non sap-
pio dellamore e dellodio che si rispondono. Mentre il lacanismo con- piamo, ma che siamo costretti a ipotizzare tramite deduzioni irrefutabi-
siste nel collocare tutti questi incollamenti simmetrici su uno stesso as- li. Mentre per Freud ci che non era una deduzione era lassioma tut-
se, lasse della relazione doggetto, lasse della libido freudiana, lasse to questo funziona per il Lust, per il piacere e il godimento.
dellintroiezione-proiezione kleiniana, e lo distingue dal rapporto del Lacan ha preso, come principio che riguarda la struttura dellin-
soggetto con lAltro. conscio, che esso strutturato come un linguaggio. Ma questo non di-
Questo prescrive lo stile del lacanismo: avere sempre a che fare ceva niente del funzionamento, del perch, della finalit del funziona-
la croce dei lacaniani, questa stata la croce di Lacan con questa an- mento strutturato come un linguaggio. Ora, ci che chiaro che egli
tinomia sotto diverse forme e sempre pi complesse. ha passato il suo tempo a inventare delle finalit che non fossero il Lu-
Essere lacaniano vuol dire avere sempre a che fare con un problema st. Cos ha potuto dire, per esempio, che la finalit di tutto questo era il
di articolazione per dirlo in parole semplici tra la libido e il simboli- riconoscimento, che in effetti andato a prendere in prestito da Hegel
co. I lacaniani sono coloro che si trovano in imbarazzo con tutto questo. e non da Freud.
Freud non aveva questo problema. Abbiamo letto nel dettaglio Il Il fatto di privilegiare la tecnica e il meccanismo in rapporto con la
motto di spirito nei suoi rapporti con linconscio e abbiamo giustamente finalit gli faceva necessariamente assegnare a questa struttura di lin-
lasciato da parte le tecniche del motto di spirito. Perch le conosciamo guaggio il senso stesso, la produzione del senso come finalit. Da qui
a fondo. Ma, per Freud esporre nel dettaglio nella prima parte le tecni- deriva tutto il versante del primo insegnamento di Lacan che dellor-
che del motto di spirito voleva dire che esse sono piuttosto le fonti da dine Non di solo pane vive luomo. Luomo non vive solo del seno di
cui il motto di spirito trae il piacere che procura. Per Freud contava Melanie Klein. Luomo non vive solo di Lust, ma vive anche di senso.
che le tecniche del motto di spirito fossero delle Lustquelle, delle fonti per questo che ha avuto quindici o venti gesuiti nella sua Scuola. per
di piacere. Per Freud lapparecchio psichico funziona per il soddisfaci- questo che noi non ne abbiamo nessuno, mentre abbiamo i militari.
mento pulsionale, vale a dire per il godimento. Ci che ha animato linsegnamento di Lacan allinizio la riduzione
Forse conoscete la decorazione prussiana che si intitola in francese del Lust al senso.
Pour lhonneur. linfluenza della lingua francese nel XVIII secolo, se-
colo in cui il francese si diffuso nel mondo. Questo ha fatto s che nel La pulsione strutturata come la catena significante
XIX secolo, per lonore, essi sono venuti a istallarsi a Versailles.
Questa piccola croce di partenza lavete vista ricomparire molte
La riduzione del Lust al senso volte. Se si riduce il grande grafo di Lacan alla sua espressione pi sem-
plice mi sono sforzato di dimostrarlo negli anni precedenti, ma mi ha
Lapparecchio psichico freudiano Per il godimento. Ecco la sua colpito particolarmente questa mattina semplicemente che queste
medaglia, la sua parola dordine. Mentre il punto di partenza dellinse- due linee a X sono messe in parallelo.
gnamento di Lacan consistito nel prelevare da Freud le tecniche del
motto di spirito, le tecniche del lavoro onirico e poi il meccanismo del- pulsione
latto mancato. Senza dubbio Freud aveva esposto nel dettaglio queste catena significante
tecniche, questo lavoro, questo meccanismo e aveva sottolineato in ef-
fetti che a partire dal contenuto manifesto del sogno siamo condotti a L dove sono messe in croce quando gli sembra veramente che
elaborare dei pensieri latenti del sogno e a considerare che il contenu- tutto ci che libido e fantasmatizzazione giochi solo un ruolo inop-
to manifesto era solo la trascrizione modificata, mutilata dei pensieri la- portuno rispetto alla comunicazione simbolica fondamentale. In segui-
32 Jacques-Alain Miller Che cosa vuol dire essere lacaniani? 33

to costruisce un grande grafo, molto complesso, per mostrare fonda- di-godere. Non pi una struttura, un funzionamento. A partire da
mentalmente che la pulsione esattamente strutturata come la catena questo punto Lacan finisce per mettere laccento sul lavoro dellincon-
significante. scio e pu dire: nel lavoro dellinconscio c il godimento. Ci che
un po pi complicato. C la pulsione. C il desiderio che corre Freud formula, le tecniche del motto di spirito sono delle fonti di Lust.
come il significato della catena significante della pulsione. Ma il grafo Ecco la questione sulla quale Lacan si soffermato. E questo defini-
una trasformazione di questo schema iniziale, che mira a mostrare che sce i lacaniani. Come si passa dal significante al godimento? Come si pas-
la struttura simbolica si ritrova nella pulsione e che il desiderio non sa dalla volont-di-dire, che quella che rende conto del grande grafo di
altro che il significato della catena significante pulsionale. Nel 1964 Lacan questo grande grafo allinizio supportato da un vettore che La-
con Posizione dellinconscio (Scritti) si tratta ancora di unaltra versione can chiama lintenzione di significazione, che una volont-di-dire, de-
di questi due assi. stinata a soddisfarsi solo tramite il senso alla volont-di-godere?
La parola va verso lAltro. Essa dice, spiega, racconta, si fa ricono-
S/ A scere, va verso il senso. Essa pu andare verso il non-senso, ma tut-
taltra cosa dire: c un godimento del blablabla. Essa va verso lAltro
per spiegargli e consegnargli il senso, solo perch la finalit quella di
vivente produrre piccolo a, pi-di-godere.

Il reale del sintomo serve al godimento


Lorizzonte dellinsegnamento di Lacan un al di l dellinconscio
come produttore degli effetti di verit. Il sintomo che Lacan elabora
Egli chiama questa zona (a sinistra) il soggetto e questa zona (a de- nel suo ultimo insegnamento potrebbe essere un nome di questo al di
stra) lAltro. Quando leggiamo il testo, ci accorgiamo che questo S bar- l dellinconscio.
rato divenuto progressivamente il lato del vivente, vale a dire che vi Che cos un sintomo analitico? Potrebbe essere precisamente
stata inclusa anche la pulsione. qualcosa che risponde a questo schema del discorso del padrone. Ci
che reale nel sintomo che serve al godimento. Il fatto che parli, che
Unarticolazione tra linconscio e la pulsione sia un messaggio, che si possa decifrare, non dello stesso livello di ci
a cui serve.
Qual lo sforzo di Lacan in questo schema di Posizione dellincon- Ebbene, dico che questo tormento, situato in questo luogo, a de-
scio? molto chiaro che i fenomeni dellinconscio, le formazioni del- finire oggi che cos essere lacaniano.
linconscio sono dellordine dellalienazione. Egli cerca soltanto di ag-
giungerci in un modo logico loggetto a come oggetto della pulsione. Traduzione di Carla Antonucci e Beatrice Bosi
Cerca di costruire unarticolazione tra linconscio e la pulsione.
Tenta, in definitiva, con il suo discorso del padrone, di recuperare la
pulsione freudiana iniziale. per questo che lo chiama discorso dellin-
conscio. Il significante nella sua coppia fondamentale e suscita evidente-
mente degli effetti di verit, ma sempre per produrre un pi-di-godere.
Lacan recupera lintuizione freudiana solo tramite questa costru-
zione, ovvero che il sapere dellinconscio lavora per produrre un pi-
Introduzione 35

Lacan e la Cina per gli splendidi dipinti di Shitao e lamicizia con Marcello Ghilardi,
che da tempo lavorava su questo pittore che tanto impegn Lacan nel
suo dialogo con Franois Cheng.
A partire dalla primavera del 2012, il progetto ha dato vita a un
Cartel di discussione sul tema, al quale hanno partecipato Matteo Bo-
Matteo Bonazzi e Silvia Pozzi nazzi, Fulvio Carmagnola, Marcello Ghilardi e Silvia Pozzi, a un ciclo
di lezioni ospitate dalla Sezione Clinica dellIstituto freudiano di Mila-
Introduzione no, grazie alla generosa collaborazione del suo Direttore, Marco Foc-
chi, con interventi di Matteo Bonazzi, Alessandra Lavagnino, Marcel-
lo Ghilardi e Silvia Pozzi, e a un Convegno internazionale, svoltosi
nellottobre del 2013, presso lUniversit di Milano-Bicocca e degli
Studi di Milano, che ora proponiamo al lettore anche sotto forma di
I materiali qui raccolti rappresentano un primo risultato del pro- saggi scritti.
getto Lacan e la Cina, promosso dallUniversit degli Studi di Mila- I testi, rielaborati in vista della pubblicazione, sono stati ordinati in
no-Bicocca (Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione Ric- quattro sezioni che vanno a offrire al lettore, almeno nellintenzione dei
cardo Massa, OT-Orbis Tertius. Ricerche sullimmaginario contempo- curatori, una sorta di percorso allinterno dellaffascinante universo di-
raneo) insieme allUniversit degli Studi di Milano (Dipartimento di schiuso dallincontro tra Lacan e la Cina. Iniziando da La Cina di La-
Scienze della mediazione Linguistica e Studi Interculturali, Istituto can (testi di A. Di Ciaccia, G. Flecher, Chu Xiaoquan, F. Scherrer, S.
Confucio dellUniversit degli Studi di Milano), allIstituto freudiano, Pozzi), dove si ripercorrono storicamente i tempi e i modi che hanno se-
alla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, allIstituto francese di Milano e gnato lincontro di Lacan con la cultura e la scrittura cinese, evidenzian-
alla Casa Editrice Astrolabio. done le scansioni logiche e la loro necessit teorica allinterno dellinte-
Il progetto nasce grazie a incontri, riflessioni e ricerche che hanno ro percorso di insegnamento seminariale lacaniano, si passa attraverso i
portato nel tempo a sedimentare lidea di aprire questo campo di ricer- problemi di traduzione del testo di Lacan in cinese, per arrivare a inter-
ca anche in Italia. Nellautunno del 2011, durante un Convegno svolto- rogare il modo in cui Lacan ha pensato la figura centrale del santo,
si in Bicocca e dedicato allimmaginario leghista, lincontro tra il coor- tra Occidente e Oriente, in relazione alla posizione dellanalista.
dinatore di OT, Fulvio Carmagnola, e il linguista Emanuele Banfi ha Si apre cos la seconda sezione, La via dellanalista (testi di D.
fatto nascere lidea di proporre agli amici sinologi, Alessandra Lavagni- Cosenza, M. Raveri, J.-L. Gault, P. Francesconi, A. Brandalise), che
no e Silvia Pozzi, e agli psicoanalisti lacaniani, Antonio Di Ciaccia, Do- viene a interrogare i diversi modi in cui Lacan, servendosi del pensiero
menico Cosenza, Paola Francesconi e Giuliana Kantz, un lavoro che taoista, dello zen, ma anche del confucianesimo di Mencio, ha di volta
iniziasse a interrogare il particolare incontro tra Lacan e la Cina, fino a in volta segnalato qualche aspetto o dimensione caratteristica del desi-
quel momento quasi del tutto inindagato in Italia. derio dellanalista, mostrando come lincontro tra la psicoanalisi laca-
Laltra occasione riguarda invece la presenza di questo tema di ri- niana e la Cina sia particolarmente fecondo anche per noi oggi,
cerca nei lavori precedentemente condotti da Matteo Bonazzi nel 2009 nellorientare la clinica contemporanea ma anche nel pensare lattuale
sul portato filosofico dellinsegnamento di Lacan,1 linteresse manife- presenza della psicoanalisi in Cina.
stato da Carlo Sini che seguiva quei lavori come tutor di dottorato La parte centrale dedicata allarte pittorica e al pensiero di Shitao
(testi di C. Sini, M. Ghilardi, M. Bonazzi, G. Kantz), incontrato a par-
1 M. Bonazzi, Scrivere la contingenza. Esperienza, linguaggio, scrittura in Jacques Lacan, ETS, tire dalla domanda radicale che pone alle nostre pratiche occidentali di
Pisa 2009. pensiero e di scrittura, interrogato nelle sue illuminanti indicazioni eti-

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 34-36


36 Matteo Bonazzi e Silvia Pozzi

che, e infine accolto nellapporto singolare che ha saputo trasmettere a


Lacan nel suo sforzo clinico e teorico di fare un passo al di l di Freud.
A partire dallinteresse di Lacan per la scrittura e la calligrafia si
apre lultima sezione, Il segno e la lettera (testi di A. Lavagnino, M.
Paolillo, E. Banfi, D. Tonazzo), che offre al lettore strumenti e riflessio-
ni fondamentali per iniziare a cogliere loriginalit e la portata teorico- Antonio Di Ciaccia
clinica che la scrittura cinese offre, nella sua specifica differenza con
quella alfabetica, alla comprensione del tragitto di pensiero trasmesso Il santo (shengren)
dallinsegnamento di Lacan.
Desideriamo proporre al lettore i testi qui raccolti come primo ri-
sultato di un lavoro di ricerca che speriamo possa proseguire nel tem-
po, offrendo spunti di riflessione e favorendo altre e nuove incursioni
in un campo in buona parte ancora da indagare, in particolare in Italia. Partir da unaffermazione di Lacan fatta durante la lezione del 20
Ma soprattutto ci auguriamo che questo lavoro possa aiutare a tener vi- gennaio 1971 del suo seminario dal titolo Dun discours qui ne serait
va listanza etica che riteniamo abbia mosso Lacan nellesporre la stes- pas du semblant. Lacan dice: Mi sono accorto di una cosa: forse sono
sa pratica psicoanalitica a quella sorta di alterit radicale che la Cina lacaniano solo per aver studiato un po di cinese in altri tempi (Sem.
rappresenta da sempre per noi europei e che oggi, sempre pi, ci sem- XVIII, p. 30). In effetti, aveva studiato cinese negli anni della guerra
bra tradursi in una alterit interna. Soltanto da tale esposizione pu con il prof. Paul Demiville. Ma dal 1969 al 1973, in modo regolare e
nascere una nuova capacit di interazione con ci che oggi ci colloca ai poi fino al 1978 in modo molto discontinuo, che Lacan aveva scelto co-
confini dellOccidente. Nellincontro tra Lacan e la Cina ne va di noi, me suo mentore Franois Cheng. Con lui aveva studiato Il Libro della
di ci che siamo diventati o stiamo diventando, di quale etica, logica e Via e della Virt di Laozi (VI secolo a.C.), il quarto libro del confucia-
figura di parlessere sapremo o meno incarnare nel nuovo millennio. nesimo, Il Libro di Mencio (IV secolo a.C.) e Il discorso sulla pittura di
Shitao, il pittore teorico del XVII secolo. Franois Cheng concesse
unintervista a Judith Miller sul lavoro che egli aveva svolto con Lacan,
intervista pubblicata su LAne (n. 48) e, in traduzione italiana, sulla ri-
vista edita da Astrolabio, La Psicoanalisi, n. 10.
Se laver studiato tempo addietro il cinese gli permette di dirsi laca-
niano, Lacan mette a fuoco la funzione dello psicoanalista, psicoanali-
sta secondo linconscio freudiano, in questo arco di tempo. in questo
contesto che bisogna leggere il passo che riguarda il santo in Cina e
in Occidente. Cito il passo, che si trova in quella medesima lezione del
Seminario XVIII.
Qualcuno di cui ci si dovrebbe occupare [...] Baltasar Gracin,
un eminente gesuita che ha scritto delle cose che pi intelligenti non si
pu. [...] Per Gracin si trattava di stabilire in tutto e per tutto quella
che si pu chiamare la santit delluomo. Il suo libro LHomme de Cour
si riassume in due parole: essere un santo. lunico punto della civilt
occidentale in cui la parola santo abbia lo stesso senso che in cinese

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 37-43


38 Antonio Di Ciaccia Il santo (shengren) 39

shngren (Ibidem). Poi passa, quasi subito dopo, a citare un passo del Houssaye, lHomme de cour, luomo di corte, titolo che aveva fatto co-
libro di Mencio attraverso un esempio che gli permetter di affermare noscere questo testo in tutto lOccidente, influenzando poi filosofi co-
che allepoca di Mencio il discorso era gi perfettamente articolato e me Schopenhauer e Nietzsche.
costituito. E termina la sua lezione con una nota sul capitalismo e il Lacan ritrova dunque in Mencio e in Baltasar Gracin gli elementi
suo prodotto, che il sottosviluppo, da lui definito la condizione del per puntare al discorso. Ma quale discorso?
progresso del capitalismo. Il primo elemento Lacan ce lo d come un rebus. Rebus la cui solu-
Riprendiamo la frase: partendo dal discorso di Baltasar Gracin es- zione necessaria, anche se questa si rivela fallace. Si tratta del sogget-
sere un santo lunico punto della civilt occidentale in cui la parola to supposto sapere e del suo rapporto con la verit. Quando Lacan
santo ha lo stesso senso che in cinese. menziona Mencio lo fa trattandolo da soggetto supposto sapere Men-
Laffermazione sembra campata per aria: in cinese ci sono pi Ri- cio sapeva quel che diceva, Mencio sapeva le cose che noi non sappia-
cette di santit, per dirla con Marcel Granet,1 ricette a volte contrad- mo quando diciamo le stesse cose, e via dicendo.2 Quando menziona
dittorie. In Occidente, poi, Lacan sa bene che il termine santo ha pi si- Gracin rinvia allultimo paragrafo dellUomo di corte, che ha come ti-
gnificati. Comunemente, si attribuisce il termine santo a una persona tolo s, il santo, ma ha come fulcro del ragionamento tre esse, che so-
degna di venerazione. Senso del resto molto distante dal biblico qodesh no non gi le tre esse lacaniane, ossia soggetto supposto sapere, ma
che vuol dire tagliare, separare, si veda il Dictionnaire biblique di altre tre esse: Tre sono le esse che rendono beati scrive Baltasar
Xavier Lon-Dufour (di cui un collaboratore era Dom Marc Franois Gracin: santo, sano e saggio.3 E chi ha queste tre esse, riprende
Lacan). Inoltre, il termine greco aghios vuol dire contemporaneamente Gracin nellAcutezza e arte dellingegno (discorso XLI), pu chiamarsi
venerato e maledetto, e il verbo da cui deriva, azo, azomai, vuol di- felice, altro elemento che vi risuoner alle orecchie, poich la defi-
re temere. Verbo che Lacan utilizzer nel Seminario III. Le psicosi per nizione che Lacan d del soggetto dellinconscio, poco importano i sin-
illustrare, tramite lAtalia di Racine, il funzionamento del Nome-del-Pa- tomi e le tribolazioni che questo inconscio infligge alla persona.
dre come punto di capitone. Osserviamo quindi uno scivolamento dalle tre esse (soggetto sup-
Ritorniamo alla frase di Lacan: che vuol dire che la parola santo posto sapere) che svelerebbero la verit del desiderio inconscio del sog-
ha lo stesso senso in Cina e in Occidente? getto, alle tre esse di Gracin. Ma qui Lacan opera una sostituzione, di
Lacan cita Baltazar Gracin e Mencio. Sebbene vi faccia riferimen- cui diremo tra poco e, per quanto riguarda la verit, Lacan concorda
to ogni volta quasi di sfuggita, questi due autori sono da prendere a pi con il gesuita per dire che la verit una gran brutta cosa e che, in fon-
livelli. Livelli che si intersecano. do, impotente. Si veda il seminario Il rovescio della psicoanalisi e affer-
Certo, i due sono agli antipodi: uno crede alla natura, laltro , tut- mazioni perentorie di Gracin nel Criteriore (Sem. XVII, p. 231).
to sommato, allorigine del termine lacaniano di semblant, uno otti- Chiaro dunque il contesto: quello del discorso. Chiaro il tramite:
mista, laltro pessimista, uno paladino dellortodossia, laltro in- quello del soggetto supposto sapere, ossia il perno del transfert che
trinsecamente eretico. Che cosa li accomuna, dunque? permette loperazione analitica. Chiaro lo scopo: il desiderio. Chiaro
Li accomuna il fatto che gli scritti dei due autori sono da leggersi dunque che il discorso in questione non un qualunque discorso, ma il
nel contesto del discorso, ossia di ci che fa legame sociale. Discorso discorso dellanalista. Eppure manca qualcosa: se il soggetto supposto
che il tema di cui Lacan si stava gi occupando dal seminario prece- sapere semblant, se la verit impotente, in che modo si arriva a cau-
dente, Il rovescio della psicoanalisi. Questo riferimento al discorso lo si sare il desiderio?
intuisce quando egli si riferisce al Mencio, ma diventa palese quando
cita lopera di Baltasar Gracin con il titolo datogli da Amelot de la 2 J. Lacan, Sem. XVIII, p. 46 (cfr. anche p. 49 e segg., p. 127; e Sem. VII, pp. 362, 374, 377).
3 B. Gracin, Oracolo manuale e arte di prudenza, a cura di A. Gasparetti, TEA, Milano
1 M. Granet, Il pensiero cinese, Adelphi, Milano 1971, p. 375 e segg. 2002.
40 Antonio Di Ciaccia Il santo (shengren) 41

Per la filosofia il desiderio si causa tramite identificazione. Per la In pi santi si , pi si ride, il mio principio, addirittura luscita
psicoanalisi tramite loggetto. Servendosi delloggetto kleiniano, il se- dal discorso capitalistico il che non costituir un progresso se riguar-
no, Lacan, equivocando sullomofonia, si dice daccordo ma per lui le der solo alcuni (Altri scritti, p. 514 e segg.).
sein si scrive s.a.i.n.t., il santo. Brano cristallino! Non richiede commenti o ne richiede troppi. Mi
Cito un brano, un po lungo, di Tlvision: Veniamo dunque allo limiter ad alcune notazioni.
psicoanalista, e senza fare tanti giri, che comunque ci condurrebbero In Tlvision, Lacan presenta dunque lanalista, chiamandolo san-
tutti l dove ora dir. to, con la funzione di essere causa del desiderio dellanalizzante e, per
Obiettivamente non si potrebbe situarlo meglio che con ci che in far questo, deve incarnare lo scarto del godimento.
passato veniva chiamato essere un santo. Se lanalista si barrica sul versante del soggetto supposto sapere, e
Un santo durante la sua vita non impone quel rispetto che talora gli sul versante della verit, non arriver mai a essere causa del desiderio
vale unaureola. del suo analizzante. Egli deve spostarsi: dalle tre esse del soggetto
Nessuno lo nota quando segue la via di Baltasar Gracin, quella di supposto sapere alle tre esse di Baltasar Gracin, ma rivisitate da La-
non fare scalpore tanto che Amelot de la Houssaye ha creduto che can: non gi santo, sano e saggio, ma santo, folle o strano, e prudente.
egli scrivesse delluomo di corte. Il santo il termine di Gracin, ma anche il prudente che incluso
Un santo, per farmi comprendere, non fa la carit. Piuttosto si met- nel vero titolo dellHomme de cour: Oracolo manuale e arte della pru-
te a fare lo scarto: fa la scartit. Questo per realizzare ci che la struttu- denza. Prudenza che da intendere come la phronesis aristotelica, de-
ra impone, e cio permettere al soggetto, al soggetto dellinconscio, di finita altrove da Lacan come la virt dello psicoanalista. Il termine
prenderlo come causa del suo desiderio. strano presente (stranezze dei santi) e il termine folle presente ma
infatti per labiezione di questa causa che il soggetto in questione travestito: In pi santi si , pi si ride la versione di Lacan di un
ha lopportunit di orientarsi almeno nella struttura. Per il santo non proverbio francese, plus on est des fous, plus on rit, pi folli si ,
divertente, ma immagino che per qualche ascoltatore di questa televi- pi si ride.
sione, la cosa sia conforme a parecchie stranezze proprie dei santi. Il desiderio. il fulcro della faccenda. Lacan aveva terminato la
Che ci abbia un effetto di godimento chi non ne ha il senso con sua ultima lezione del Seminario VII sulletica con un rapido riferimen-
il goduto? Solo il santo resta a secco: nisba per lui. questo ci che to a Mencio, dicendo che non bisogna credere che i discorsi di Mencio
pi stupisce nella faccenda. Stupisce coloro che nellaccostarla non sulla bont delluomo siano ottimisti, poich ci di cui si pi ignoran-
singannano: il santo lo scarto del godimento. ti sono le leggi che vengono dal cielo, ossia le stesse leggi di Antigone.
A volte per si concede una pausa, di cui al pari di tutti non si ac- Occorre, per ognuno, saper non cedere sul proprio desiderio, per
contenta. Gode. In quel frangente non opera pi. I furbetti allora lo quanto sia terribile, doloroso e insostenibile. E le leggi del cielo di
aspettano al varco per trarne delle conseguenze con cui ringalluzzirsi. Mencio conclude sono le leggi del desiderio (Sem. VII, p. 377).
Ma il santo se ne infischia, come pure se ne infischia di coloro che ve- Ora, in Tlvision, in ballo non tanto il desiderio del soggetto, e
dono in ci la sua ricompensa. Roba da sbellicarsi. tanto meno il desiderio del santo ovvero dellanalista, quanto piuttosto
Daltronde spesso ha cominciato proprio infischiandosene della ci che causa il desiderio. Qui Lacan sostituisce il desiderio hegeliano (il
giustizia distributiva. desiderio delluomo il desiderio dellAltro), con il desiderio in quanto
In verit il santo non si crede degno di lode, il che non vuol dire causato, freudianamente, non gi da un soggetto, ma da un oggetto.
che non abbia una morale. Il solo inconveniente per gli altri che non Per essere causa, lanalista dovr, come il santo, incarnare loggetto che
si vede dove tutto ci lo porti. scarto del godimento. Solo allora causa del desiderio. Non incarnare
Io cogito perdutamente affinch di nuovo ce ne siano altri cos. dunque loggetto del desiderio (che sarebbe venerato e canonizzato),
senzaltro perch io stesso non ci arrivo. ma loggetto causa del desiderio, che il puro scarto.
42 Antonio Di Ciaccia Il santo (shengren) 43

Ma il santo/analista incarna la funzione di oggetto a non solo nella punto tale che ci si domanda se egli non sia il Santo, il santomo fino a
cura. Ha, per Lacan, una funzione nel sociale, ossia in quello che chia- trare le cuoia. [Riferimento a san Tommaso dAquino, al suo sicut palea
ma il politico. In breve, Lacan oppone il discorso dellanalista al di- e alla sua morte]. Grazie a Dio, [...] Joyce non un Santo. Joyce troppo
scorso del capitalista. Laddove il discorso del capitalista fa pullulare dellS.Ca.bello per esserlo, [lo sgabello serve a salirci sopra per farsi bel-
degli oggetti causa di desiderio, tutti fasulli, spingendo il soggetto al lo. Lacan scrive sgabello, S.K.beau, S del soggetto, Ca. della castrazione,
consumo, il discorso dellanalista dovrebbe riportare al centro il vero e bello, in cui condensa lUnum, verum et bonum convertuntur, a cui ag-
proprio oggetto causa del desiderio e spingere non gi al fare consumi- giunge con Etienne Gilson il pulchrum] [Joyce] della sua arte ha art-go-
stico, ma allatto, in conformit con le leggi del desiderio. glio smisurato. A dire il vero non c un Santo-in-s, [diversamente dal
Il godimento. Per Lacan quando il santo gode, gode come tutti, ma santo cinese, secondo Marcel Granet, poi Lacan scherza]6 c solo il de-
non opera, ossia non funziona come incarnazione delloggetto a. Non siderio di cesellare quella che si chiama la via, la via canonica. [... Ma]
opera neppure se si mette a godere del fatto di essere uno scarto. Sul non c una via canonica per la santit, malgrado la volont dei Santi;
godimento, specie sessuale, il santo lacaniano differisce dal santo cine- non c una via che li specifichi, che faccia dei Santi una specie. [Il san-
se, il quale, per dirla con Tchouang tse non deve cambiare colore nem- to, cio, uno per uno. E qui egli d la chiave per diventare oggetto a].
meno se disteso su una vergine.4 Cosa che si concede invece il santo C solo la scabellostrazione, ma la castrazione dello sgabello si compie
cattolico, al dire di Lacan. Si veda Orian della trilogia di Paul Claudel, esclusivamente con la escappata. [Riferimento a quello che Lacan chia-
il quale santo, s, ma nonostante questo finisce per scoparsi la piccola ma, altrove, passare per il buon buco]. C Santo solo a non volerlo es-
Pense Coutfontaine (Sem. VIII, p. 298). sere, solo se si rinuncia alla santit (Altri scritti, p. 559).
Breve nota a margine: il santo non il mistico, come pensa Henri Se nel modo di funzionare come analista Lacan prende spunto dal
Maspero per il santo cinese. Il santo fa desiderare, il mistico gode. I santo cinese, per lui la figura del santo, come incarnazione delloggetto
due ambiti non si sovrappongono, eventualmente si allacciano nel mo- a, Tommaso dAquino. Il santo che non solo povero fuori e ricco
do dei due cerchi di Eulero. dentro, ma povero anche dentro, povero di ideali e del suo stesso po-
Per il santo, che cosa prende Lacan dal santo cinese? Prende, a mio tere agalmatico, poich sicut palea. Trovatemi un analista di questo
parere, la modalit dintervenire. Qui, il suo referente maggiore mi sem- calibro scrive Lacan nella Nota italiana che innesti larnese su qual-
bra che sia Laozi, sebbene non lo citi mai. Basta sfogliare Il libro della via cosa di diverso che su un organon abbozzato (Altri scritti, p. 397). Os-
e della virt per rendersene conto. Attrarre senza chiamare, agire senza sia, uno allaltezza di passare dallorganon aristotelico, alla logica del
fare, la parola suprema non dire nulla, comunicare con linsegnamento pas-tout, del non tutto.
muto:5 ecco alcuni aforismi che richiamano la pratica di Lacan.
Tuttavia non troviamo in questi testi in che modo il santo arriva a
incarnare loggetto a.
Lacan, qui, prende appoggio su James Joyce. Si veda il Seminario
XXIII. Il Sinthomo, e soprattutto il suo testo Joyce il Sintomo, ora pub-
blicato negli Altri scritti, usciti di recente da Einaudi. Lacan d la chia-
ve, freudiana, delloperazione. Usando e divertendosi, per, con un
fraseggio al modo joyciano.
Lo cito: Joyce il Sintomo spinge le cose con il suo artificio a un

4 M. Granet, Il pensiero cinese, op. cit., p. 385.


5 Ivi, p. 403. 6 Ivi, p. 390.
Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione 45

Ci possiamo allora domandare cosa abbia condotto Lacan a qua-


rantanni a mischiarsi con giovani studenti, e in particolar modo a stu-
diare cinese. Sar una conseguenza del suo incontro con Jung nel 1933
a Prangins? Lascio ad altri, riuniti intorno a Patrick Sigwalt, la cura di
studiare la questione dei rapporti tra Lacan e Jung. Oppure tutto ci
Guy Flecher legato alla sua relazione con George Bataille, che aveva ampiamente
evocato il buddhismo cinese negli scritti di quel periodo?
Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione Oppure dipese dal prestigio di colui che assicurava allora linsegna-
mento: Paul Demiville? Uno svizzero che, dopo un lungo soggiorno
in Estremo Oriente, dal 1931 era diventato professore di cinese alla Fa-
colt di Lingue orientali. Lacan testimonier sempre un grande attac-
camento a questuomo, che designer con le parole: il mio buon mae-
Proceder con una panoramica sul percorso cinese di Lacan, par- stro. in ogni caso certo che Lacan stato un fedele lettore dei nu-
tendo dagli inizi ed evocando i suoi ultimi momenti. Lascio ad altri merosi testi sul buddhismo chan pubblicati da Demiville, tra cui, in
loccasione di approfondire quei punti precisi che hanno generato il particolare, un articolo intitolato Lo specchio spirituale.1
percorso di Lacan nel mondo cinese. Per questo motivo partiremo dal- Demiville era molto noto e nel 1929 gli venne affidata la direzione
la storia di Lacan e dal periodo della guerra e delloccupazione. chia- di unopera monumentale, un dizionario enciclopedico del buddhismo
ro che Lacan in questo periodo essenzialmente preoccupato della sua al quale consacrer tutta la sua vita.2 sconcertante constatare che la
situazione familiare e della sua relazione con la donna. Nel 1941, la sua prima voce di questa enciclopedia, dedicata alla lettera a, menziona,
nuova compagna Sylvia, si rifugiata nella zona franca sulla Costa Az- tra le altre cose: In generale, la lettera a simboleggia tutte le negazio-
zurra, dove d alla luce Judith. Grazie allintermediazione di George ni che limitano il finito in rapporto allassoluto. (I suoi sensi sono) Esi-
Bataille, allinizio di quello stesso anno, il 1941, Lacan acquista lappar- stenza, Vuoto, Senza-Produzione [...] il Senza-produzione di tutte le
tamento di rue de Lille n. 5. Non lascer pi questo appartamento fino Essenze. Sicuramente Lacan ha letto, in un momento o in un altro,
alla sua morte. questo articolo...
Durante il periodo di occupazione, Lacan non pubblica alcun testo, Lacan frequenta dunque regolarmente il corso, due volte alla setti-
fa molte consultazioni nel suo studio e raggiunge Sylvia a Cagnes un fine mana, studia allo stesso modo la lingua scritta e la lingua parlata e stu-
settimana su due. Sappiamo che provava piacere nel visitare gli antiqua- dia sia i testi antichi sia quelli moderni. Dopo tre anni, nel giugno del
ri e nellacquistare quadri dei suoi amici Picasso, Balthus, e naturalmen- 1945, dodici allievi si presentano al diploma e otto, tra cui Lacan, sono
te Masson. Frequentava, grazie allintermediazione costante di Bataille, ammessi. Riceve una votazione con media 14 e un giudizio tra il 14 e il
Leiris, Sartre, Simone de Beauvoir, Camus... Lacan allora divideva il suo 16. In un curriculum vitae redatto nel 1957, Lacan menzioner questo
tempo tra queste occupazioni, il suo studio, le sue consultazioni a Sain- apprendimento parlando di una formazione linguistica di cui si vedr
te-Anne e i suoi viaggi per raggiungere Sylvia e la loro figlia Judith. come servirsene.
Quasi di fronte al suo appartamento, c lingresso della Scuola Na-
zionale di Lingue Orientali. Gli era sufficiente attraversare rue de Lille
per entrare in quella porta. Ed l che si iscrisse nel 1942 a un corso di 1 P. Demiville, Le miroir spirituel, Sinologica, I, 2, Basel, 1947, pp. 112-137 Choix dtu-

cinese. Cerano una quarantina di studenti nel corso, organizzato in des bouddhiques, pp. 131-156 in Choix dtudes bouddhiques 1929-1970, 1973, pp. 131-137. De-
vo a Michel Guibal laver scoperto questo testo.
due mezze giornate, di cui la prima parte si svolga con un lettore cine- 2 P. Demiville, Les versions chinoises du Milindapanha, BEFEO, XXIV, Hano, 1924,
se e la seconda con il professor Demiville. pp. 1-258. Devo a Michel Guibal laver scoperto questo testo.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 44-54


46 Guy Flecher Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione 47

Dal 1946, Lacan non mancher di far intendere che il cinese fa par- profondo disaccordo. Forse, qualche anno pi tardi, nei suoi dissensi
te della sua cultura. a Michel Guibal che dobbiamo questo primo ri- con lIPA, Lacan sperava che una posizione simile sarebbe potuta esse-
ferimento, commentato sul sito lacanchine.3 re al contempo insostenibile e possibile?
Siamo dunque al mercoled 16 ottobre 1946, giorno in cui termina- In ogni caso, con lo stesso fervore e fermezza che Lacan ha conti-
no gli incontri di Bonneval organizzati dallamico di Lacan, Henry Ey, nuato a intrattenere il dibattito con Henry Ey. Venti anni pi tardi, La-
giornata consacrata ai Problemi della psicogenesi delle nevrosi e delle can non esiter a telefonare la sera tardi al suo amico Henry Ey per
psicosi. Lacan incaricato di tenere il discorso di chiusura. Ricorre al- chiedere il suo parere sulla clinica delle allucinazioni. Ma sappiamo an-
lora in modo sorprendente e inatteso alla lingua cinese di cui dice: La che come in seguito non cesser di metterci in guardia rispetto al
lingua cinese, meglio di qualunque altra, sa come combinare la fermez- comprendere che rientra nellimmaginario, raccomandaci piuttosto
za con il fervore, e introduce cos la parola cinese dongde . Si di affidarci al significante.
tratta di una parola composta da due caratteri che traduciamo abitual- In seguito, sar suo costume moltiplicare questo genere di colpi di
mente con comprendere. Ma Lacan stesso precisa che combina fer- scena citando delle parole in cinese nel corso dei suoi seminari. Scon-
mezza con fervore. La parola composta da un verbo, dong, e comple- certando sempre di pi il suo pubblico, visto che i suoi auditori non
tata da un complemento di risultato, de. Questo verbo, dong , come sembrano conoscere la lingua cinese! Poi sar consuetudine considera-
ho gi detto, significa comprendere, ma anche sapere, scegliere re questi scherzi esotici come civetterie di Lacan. Prendiamo atto che,
e prendere-con. Implica un fervore (con la chiave del cuore), quello ad eccezione di un articolo di Mayette Viltard,5 due articoli dellago-
a cui punta Lacan per sottolineare latmosfera che aveva regnato du- puntore Francis Rouam6 e naturalmente tutto il lavoro di Michel Gui-
rante le tre giornate di lavoro: un fervore condiviso. Il complemento ri- bal,7 non si trova alcun riferimento serio che riguarda Lacan e il mon-
sultativo de va a confermare con fermezza la comunione che si ma- do cinese pubblicato prima del 2000. Rinvio al mio sito per verificarlo.
nifestata tra noi, come sottolinea Lacan. E questo sentimento di estraneit e di incongruit appariva nelle
Riprendiamo dunque questo passaggio del discorso di Lacan: Ho molteplici versioni scritte dei seminari che sono intervallate da espres-
lonore di concludere questo bel dibattito, mi ispira ricorrere alla lin- sioni straniere o disegni che bisogna decifrare per riconoscerli per
gua cinese, che meglio di qualunque altra sa combinare la fermezza quello che sono, vale a dire parole, caratteri cinesi.
con il fervore e, attraverso i due caratteri dongde , con una di que- Anche ledizione ufficiale dei Seminari marcata da un profondo
ste formule parallele che sono la figura pi familiare della sua stilistica, imbarazzo di fronte a queste cineserie. Certo, i caratteri sono riprodot-
esprimere, rigorosamente, quella sorta di comunione che si manife- ti correttamente, nella loro versione tradizionale. Limbarazzo tocca
stata tra noi e che la nostra lingua non pu tradurre se non forzandone dunque anche Jacques-Alain Miller, che utilizza diversi modi di traslit-
un po il senso formale.4 terazione del cinese in lingua romanza. Cos nel Seminario XVIII utiliz-
In questo momento solenne, Lacan si autorizza dunque a ci che za abitualmente la trascrizione anglosassone Wade, ma mai lantica tra-
potremmo considerare come una civetteria e che, va detto, non aggiun- scrizione della scuola francese che ha il merito di essere conforme alla
ge granch al suo discorso per orecchie non iniziate alle sottigliezze fonetica francese. Ora, la convenzione internazionale quella, ormai
della lingua cinese! Ma questo giro di parole gli permette, com abi- da molto tempo, di utilizzare in tutte le circostanze il pinyin. Tuttavia
tuale nel mondo cinese, di considerare che la contraddizione non op-
posizione. In quella circostanza, le persone si sono comprese nel loro
5 Viltard Mayette, Bien crire, Comunicazione fatta in occasione del Colloquio Instance

de la lettre a Parigi, 19-20 giugno 1982, apparso nella rivista Littoral, n. 7/8, fvrier 1983.
3 http://www.lacanchine.com/Ch_Retour_Guibal14.html. 6 http://www.lacanchine.com/ChCl_Rouam1.html; http://www.lacanchine.com/ChCl_
4 Le problme de la psychogense des nvroses et des psychoses / III Colloquio di Bonneval; Rouam2.html.
sotto la direzione di Henry Ey, 1946. 7 http://www.lacanchine.com/Ch_Retour_Guibal00.html.
48 Guy Flecher Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione 49

nel 2011, nelledizione di ...ou pire si fatto aiutare da un cinese e di inaugurano venticinque anni di Seminario: Il maestro interrompe il si-
conseguenza rispetta la convenzione e scrive tutta una frase in pinyin.8 lenzio in un modo qualsiasi, con un sarcasmo, un pestar di piedi.
Peccato che, qualche pagina pi avanti, si trova un carattere scritto se- Cos procede nella ricerca del senso un maestro buddista, secondo
condo la scuola francese di Estremo Oriente nonostante labitudine di la tecnica zen. Tocca agli allievi stessi cercare la risposta alle proprie
utilizzare il sistema tradizionale anglosassone.9 domande. Il maestro non insegna ex cathedra una scienza gi fatta; ap-
A pi riprese, Lacan scrive in cinese alla lavagna e gli spettatori porta la risposta quando gli allievi sono sul punto di trovarla.
fanno fatica a copiare. Cos, il 7 febbraio 1972, nellintroduzione alla Questo insegnamento rifiuto di ogni sistema. Dischiude un pen-
lezione, scrive di suo pugno un pastiche di una massima che traduce in siero in movimento, disponibile tuttavia al sistema perch presenta ne-
questo modo: Ti domando di rifiutare ci che ti offro [...] perch non cessariamente un aspetto dogmatico. Il pensiero di Freud pi di altri
questo.10 Ora, nel prosieguo del discorso, Lacan non far caso a perennemente aperto alla revisione. un errore ridurlo a parole usate.
questa scritta alla lavagna, desideroso com di evocare la sua scoperta Ogni nozione vi possiede una vita propria. ci che precisamente si
del giorno prima: i nodi che calzano come un anello al dito. Improvvi- chiama dialettica (Sem. I, p. 3).
samente questa scritta, questo pastiche, talmente incongrua che Jac- Come non vedere questo momento come lannuncio di ci che sar
ques-Alain Miller non lo trascrive nella versione pubblicata nel 2011. il seguito, come lapertura di unopera classica dove la prima sessione
Allora abbiamo il diritto di domandarci perch Lacan utilizzi il ci- come la descrive Octave Mannoni: Un cominciamento che non finisce
nese e la conoscenza che ha della cultura cinese tradizionale per con- mai!11
fondere il suo uditorio, e dove voglia arrivare! Tanto pi che sa che la Riconosciamo la preoccupazione di Lacan di fare del suo insegna-
quasi totalit dei suoi uditori non ne capisce un bel niente. Non ci sem- mento un campo di domande e non di risposte. Ecco come lascia in-
bra che questo sia per lui semplicemente un modo di ricordare che tendere la concezione della sua pratica in quel momento, non dimenti-
lapproccio alla psicoanalisi non pi evidente dellapproccio al cinese. chiamolo, se non vogliamo che questa pratica finisca nel buco dellisti-
Per di pi fa anche dei riferimenti molto espliciti a questa cultura, tuzione psicoanalitica.
riferimenti che sono dei pilastri per il progresso del suo insegnamento. Questa Ouverture si riferisce direttamente a ci che ritroviamo negli
E in questo caso, molto chiaro e anche insistente, perch la sua espe- scritti di Lin Ji, il fondatore, in Giappone, della scuola zen pi impor-
rienza del mondo cinese ha a che vedere con la pratica della psicoana- tante. La traduzione di queste scritti e il loro commento sono lopera
lisi stessa. del buon maestro di Lacan, Demiville. In particolare ritroviamo in
Cos vi un momento essenziale in cui situa lessenza di quello che questa breve sentenza (koan) una replica delluomo vero, vale a dire
sar il suo insegnamento. Il 18 novembre 1953 la data di inizio del pri- libero e liberato dal suo io, liberato dalle sue immagini alle quali iden-
mo Seminario trascritto di Lacan. Le prime parole in assoluto di questa tificato: un monaco domanda quale fosse la grande idea del buddhi-
prima sessione descrivono linsegnamento di un maestro del buddhismo smo. Il maestro fa un khat (un rutto); il monaco si inchina. Il maestro
cinese, del chan. E la cosa migliore rileggervi queste prime parole che dice: Ecco uno che si mostra capace di sostenere la discussione.12
Il maestro avrebbe anche potuto bastonare o schiaffeggiare il di-
scepolo. Che cosa rende noto questo maestro ai suoi discepoli, se non
8 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XIX. ...ou pire, Seuil, Paris 2011, p. 109 e p. 254. che: siate il vostro proprio maestro ovunque siate, e sul campo sarete
9 Ivi, p. 174. J.-A. Miller trascrive il carattere con tseu, mentre nel Seminario XVIII tra-
scrive questo stesso carattere con tzu (Meng-tzu), allorch in pinyin si scrive zi! A questo proposi- veri?13
to, bisogna notare che limmagine data del carattere che dice donna, n, assolutamente esatta e
non certo quella che Lacan ha scritto alla lavagna: . 11 O. Mannoni, Un commencement qui nen finit pas, Seuil, Parigi 1980.
10 Ivi, lezione del 9 febbraio 1972, p. 81. Ringrazio Guy Sizaret per il suo importante contri- 12 Lin-Tsi, Entretiens de Lin-Tsi, tradotti dal cinese e commentati da Paul Demiville,
buto al lavoro di decifrazione che ho potuto fare a partire dalle differenti versioni precedenti Fayard, Paris 1972, p. 26.
ledizione di Seuil. 13 Ibidem, p. 71.
50 Guy Flecher Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione 51

Allora, come non pensare alla pratica di Lacan punteggiata da in- sulla lavagna e non con un pennello, come le calligrafie scritte di suo
terruzioni sconcertanti e da interpretazioni enigmatiche? Perch la pugno che faceva circolare nel suo seminario. Questa pratica della
preoccupazione di Lacan non che lanalisi sia una procedura di as- scrittura cinese, scrittura che ha generato larte della calligrafia, evi-
senso in cui il soggetto chiamato a dire ci che sa, ma deve invece dentemente unesperienza che sottende linterrogativo di Lacan sulla
condurlo a dire ci che non sa di sapere. E il senso non pu essere ope- scrittura. Tutti coloro che hanno condiviso questa pratica della scrittu-
rante se in primo luogo non ci sorprende. ra cinese e della calligrafia sanno bene come il corpo vi sia ingaggiato.
Da qui queste citazioni zen di Lacan che non mancher mai di ri- Nello stesso modo, nel pieno del tumulto degli anni post 68, fa ap-
cordare come a Strasburgo nel 1968: A Sainte-Anne, dove ho fatto pello a un neoconfuciano, Mencio. Riferendosi a lui, risponde a quella
grande uso dello zen, naturalmente, chi si ricorda sa che che io mi so- parte del suo entourage che derivava da un maoismo distruttore della
no riferito allo Zen per esprimere qualcosa di ci che accade in psicoa- tradizione confuciana. E, come scrive Elisabeth Roudinesco: Cos de-
nalisi.14 cide di mostrare loro che la rivoluzione freudiana, quella che viene ef-
E nel 1973 lo riafferma: Quel che c di meglio nel buddismo lo fettuata su se stessi e in una sfida solitaria con Dio, preferibile alle
zen, e lo zen consiste in questo: nel risponderti con un abbaio, amico crociate insurrezionali che non fanno altro, ai suoi occhi, che ricostrui-
mio (Sem. XX, p. 110). re degli idoli.16
Allora, per i numerosi riferimenti al buddismo cinese e ai lavori di A questo proposito, possiamo evocare il profondo malinteso di
Demiville, rimando allinventario che ho redatto in un articolo pub- qualcuno dei suoi allievi riguardo al suo interesse per il mondo cinese.
blicato sul mio sito.15 Il suo mondo cinese quello che ha scoperto con Demiville e che ha
Ma ritorniamo alle circostanze di questo progetto annunciato in scelto di approfondire con Franois Cheng, il cui confucianesimo in-
questa Ouverture al seminario. Ricordo che Lacan in quel momento dubbio. Ma, nel 1974, in piena Rivoluzione culturale, i suoi ammiratori
in una situazione istituzionale estremamente difficile. E possiamo nota- della rivista Tel Quel si prodigano per far s che possa andare in Cina
re che ritroviamo questo modo di riferirsi al mondo cinese in altri mo- con loro. Il gruppo condotto da Philippe Sollers e comprende anche
menti difficili. Julia Kristeva, Marcellin Pleynet, Roland Barthes e Franois Wahl. Sol-
Cos, negli anni sessanta, avvia un grande dibattito, e spesso in modo lers si occuper anche di mandare a Lacan una macchina ufficiale del-
acceso, con i linguisti. con un tiro mancino, riferendosi alla sua cono- lAmbasciata di Cina, al numero 5 di rue de Lille, per presentargli i do-
scenza del cinese, che regola con loro i conti: Comunque, la cosa mi ha cumenti da compilare. Ma Lacan fa precipitare le cose denunciando il
aiutato molto a generalizzare la funzione del significante, anche se mette puritanesimo del regime cinese e insistendo nellesigere di portare con
a disagio qualche linguista che non sa il cinese (Sem. XVIII, p. 41). s una delle sue allieve. Lacan era immerso in unaltra Cina. E discute
Abbiamo visto come questo riferimento al buddismo cinese, chan, a lungo con Franois Cheng di poesia, di taoismo e di Mencio.
sia essenziale nella posizione di Lacan e lui stesso insiste sul fatto di F. Scherrer ci illustra come Lacan abbia smesso di riferirsi alla Cina
aver fatto pratica soprattutto con i testi di taoismo. Ma c unaltra pra- nel suo seminario e come sia passato dai caratteri cinesi ai nodi, che
tica di cui fa esperienza: quella della lingua cinese e soprattutto della sono arrivati come anelli al dito, come ripete nel seminario RSI.17 Ma
scrittura. Franois Cheng ci ha mostrato una copia di un testo scritto sappiamo anche, dalle testimonianze di Cheng, che Lacan ha continua-
da Lacan in cinese. Lacan stesso che scrive le massime di Mencio alla
lavagna. Si dispiace a questo proposito di dover scrivere con il gesso
16 E. Roudinesco, Quand Lacan dfendait la rvolution freudienne contre les idoles de lin-

surrection, Le Monde, 23 febbraio 2006. Larticolo integralmente consultabile on-line:


14 J. Lacan, En guise de conclusion, Discorso di chiusura al Congresso di Strasburgo, 13 http://psychanalyse.blogspot.fr/2006/03/quand-lacan-dfendait-la-rvolution.html.
ottobre 1968, pubblicato in Lettres de Lcole Freudienne, 1970, n. 7, pp. 157-166. 17 J. Lacan, R.S.I., Le Sminaire. Livre XXII (1974-1975), inedito. Lezione del 19 novembre
15 http://www.lacanchine.com/FG18.html. 1974, del 18 marzo 1975 e dell8 aprile 1975.
52 Guy Flecher Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione 53

to a interessarsi al mondo cinese, e in particolare alla poesia. Cheng Il padiglione della Gru gialla
stesso, attraverso il suo lavoro e il suo libro sulla poesia cinese, ha mo- Gli antenati sono partiti cavalcando la Gru gialla
strato come la questione del vuoto fosse al centro dei loro scambi e ab- Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione
La gialla gru scomparsa mai pi ritorner!
bia accompagnato i lavori in corso di Cheng e di ci che nominato Mille anni. Bianche nubi si allargano allinfinito...
vuoto mediano. Questo termine si trova nel titolo dellopera di Fran- Fiume pieno di sole, verdi alberi di Han-yang,
ois Cheng, Il libro del Vuoto-Mediano,18 che traduce in cinese con Erba fresca, rigogliosa: Isola dei Pappagalli.
chngx , espressione che non si ritrova nei testi classici cinesi e Dov il mio paese, di l a ponente?
dunque esclusivamente sua. Onde sommerse dalla bruma, uomo prostrato dalla tristezza...
Lultimo incontro tra Lacan e Cheng avviene a Guitrancourt, dopo
la lettura da parte di Lacan del libro di Cheng La scrittura poetica cine-
se, pubblicato nel 1977.19 Tutta la mattina, quella domenica di giugno,
lavorano su una questione di Franois Cheng riguardo la metafora e la E Cheng aggiunge: In fondo, si sa che si vive in un mondo separa-
metonimia, e Lacan sceglie, dalla raccolta di Cheng, una poesia di to e che la vita scorre, forse, come lacqua di un fiume, in pura perdita.
Wang Wei: Il lago Yi. Cheng abbagliato dalla pertinenza della scel- Desiderio di raggiungere lOrigine, di risalire la corrente per ritrovare
ta di Lacan. Dal loro scambio Franois Cheng ricava un insegnamento tutto. Da qui unincontenibile nostalgia.
che si prende cura, ventanni pi tardi, di inserire nelledizione tascabi- Costatiamo che in questa poesia il vuoto, kong ,23 menzionato
le della sua opera. Ma la lettura e il commento di questa poesia non fu- in due riprese. Due volte lo stesso carattere, in una poesia cinese cos
rono altro se non quel che Cheng chiama un fuori-opera.20 attenta a fare economia di mezzi, significa insistenza. Ho scelto la pri-
Perch Lacan aveva scelto di consacrare la giornata intera allo stu- ma ricorrenza del termine e il secondo verso come titolo del mio inter-
dio di una poesia che lui stesso ha scelto e proposto a Cheng? Si tratta vento: Qui risuona nel vuoto il nome del padiglione. nella ricerca
di una poesia di un celebre poeta Tang dellVIII secolo, Cui Hao , della traduzione in italiano che si rivela lambiguit della traduzione di
Il padiglione della Gru gialla.21 Franois Cheng: il nome risuona nel vuoto e/o invano.
Questo poema evoca una vecchia leggenda. Si dice che dalla cima In italiano bisogna scegliere tra queste due letture: qui risuona nel
di un padiglione, situato a Wu-han che domina il maestoso fiume vuoto il nome del padiglione, oppure qui risuona invano il nome del
Yangzi, degli immortali hanno preso il volo. Presero il volo sul dorso di padiglione.24
un uccello favoloso, la Gru gialla, verso il Luogo dellorigine. Gli Anti- La lettura di questa poesia offre loccasione a Lacan di interrogare,
chi e la Gru gialla erano partiti, non rest niente se non ci che descri- di nuovo, il funzionamento del vuoto-mediano in rapporto allordine
ve questo poema: un paesaggio vuoto dove risuona il nome del padi- temporale e come sul piano immaginario i cinesi concepiscono il tem-
glione e i pappagalli che ripetono le parole apprese. po. Ancora una volta, instancabilmente, ritorna su questa questione del
Vi propongo la traduzione fatta da Franois Cheng, che fu quella vuoto nel pensiero cinese. Questo vuoto che preserva il maestro chan
presa in considerazione quel giorno insieme a Lacan:22 nel suo rutto, in risposta al discepolo. Poich il Vuoto Soffio e il Sof-
fio Metamorfosi, come Lacan disse a Franois Cheng: Vedete, il no-
18 F. Cheng, Le livre du vide-mdian, Albin Michel, Parigi 2004.
19 F. Cheng, Lcriture potique chinoise, Seuil, Parigi 1977 e Seuil, coll. Points, Parigi 1996. 23 Kong riservato al contesto buddista e il suo senso estende le forme usuali di negazione,
20 F. Cheng, Lacan et la pense chinoise, in Aubert, Cheng, Milner, Regnault, Wajcman, no, non, senza, al Vuoto e al nulla passando per laria e lo zero. Cos, i buchi nelle
Lacan, lcrit, limage, Flammarion, Parigi 2000, pp. 131-153. pietre erette nei giardini letterali confuciani, giardini dispirazione taoista, i buchi di queste pietre
21 F. Cheng, Le Docteur Lacan au quotidien, Le magazine freudien. Lne, n. 48, Paris sono chiamati in cinese kong.
1991 (LP, n. 10). 24 Ringrazio Jrme Pauchard che mi ha proposto la traduzione di questi due primi versi e
22 F. Cheng, Lcriture potique chinoise, op. cit., p. 196. che ha sottolineato la ricca ambiguit della traduzione di Franois Cheng.
54 Guy Flecher

stro mestiere dimostrare limpossibilit di vivere, al fine di rendere la


vita appena possibile. Lei ha vissuto lestrema beanza, perch non al-
largarla ancora al punto da identificarsi con lei?
Lei che ha la saggezza di comprendere che il Vuoto Soffio e che il
Soffio Metamorfosi, non avr pace fino a che non avr dato libero
corso al soffio che le resta, una scrittura, perch no, bucata!.25 Chu Xiaoquan
Pu darsi che Lacan stesse indirizzando questo discorso a se stesso.
Ecco cosa mi spinge a riportarvi la storia che mi ha raccontato un Lacan lettore di Mencio
amico che andato di recente sulla tomba di Lacan a Guitrancourt.
Storia ottenuta dal vicino della villa di Lacan, che egli ha incontrato
per caso, e che a sua volta aveva ottenuto dal giardiniere di Lacan.
Questo giardiniere gli ha raccontato di quando vedeva Lacan seduto
sul bordo della piscina, i piedi nellacqua, perso nei suoi pensieri e tal- Nella riflessione sul posto della cultura cinese nella vita intellettua-
mente immobile che non osava avvicinarlo, temendo fosse morto. An- le francese, bisogna notare che Jacques Lacan e il suo sistema di pen-
che per noi: Qui risuona nel vuoto/invano il nome del padiglione. siero rappresentano un caso pressoch unico. Certo, non si pu negare
che da tempo artisti e intellettuali si mostrano recettivi ai contributi
Traduzione di Monica Vacca della lontana cultura cinese. Tuttavia, sarebbe pi corretto affermare
che, nel corso dei secoli, la cultura cinese non ha mai giocato un ruolo
di catalizzatore nel pensiero francese. Tra il dilettantismo di un Voltai-
re e lesotismo di un Malraux, la Cina e la sua cultura sono servite so-
prattutto da termine di paragone, da scenario o da pretesto per mette-
re in evidenza i rispettivi fantasmi. Analogamente, possiamo costatare
che, in genere, sono gli scrittori e gli artisti in cerca di ispirazione a es-
sersi rivolti pi volentieri verso lEstremo Oriente. Lacan costituisce
uneccezione. Come ha dichiarato egli stesso, la lingua cinese e il pen-
siero cinese hanno costituito due contributi cruciali nella genesi del
suo pensiero. Mi sono accorto di una cosa, dice, forse sono lacania-
no solo per aver studiato un po di cinese in altri tempi (Sem. XVIII,
p. 30). Ma nellabbondante letteratura consacrata a Lacan, tranne alcu-
ne testimonianze aneddotiche sparse, laspetto cinese del pensiero laca-
niano resta, a oggi, ampiamente inesplorato. Laccenno che qui propo-
niamo non mira a stabilire in modo puntuale e definitivo in quali mo-
menti e con quale ordine sono nati e si sono evoluti i rapporti tra il
pensiero lacaniano e la cultura cinese, infatti, per realizzare una tale
operazione ci mancano ancora molti elementi. Il nostro intento non
quello di uno storico, ma essenzialmente analizzare alcuni riferimenti
di Lacan alla lingua e al pensiero cinese, sia in vita sia nelle sue pubbli-
25 F. Cheng, intervista con Judith Miller, in Lne, n. 25, febbraio 1986. cazioni postume.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 55-68


56 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 57

Un breve esame delluniverso intellettuale di Lacan basta a farci in- la psicoanalisi cos comera concepita e praticata allepoca. Se la psi-
travedere un fatto paradossale. Il suo percorso intellettuale avrebbe coanalisi pu diventare una scienza dato che non lo ancora , e se
dovuto allontanarlo dalla Cina: una formazione occidentale classica so- non deve degenerare nella sua tecnica e forse gi cosa fatta , dob-
stenuta dalla lettura assidua di Spinoza, Leibniz, Hegel e Heidegger, biamo ritrovare il senso della sua esperienza (Scritti, p. 260), cos si
unita a un campo dindagine centrato sulla psicoanalisi, puro prodotto esprimeva Lacan nel 1953, nel celebre discorso di Roma.
di fine secolo viennese. Eppure, non solo Lacan si sforzato di impara- E Lacan precisa la direzione da seguire per una riscoperta (o una
re la lingua e il pensiero cinese, ma ha integrato nella sua teoria, come reinvenzione, diranno alcuni) del senso originale della psicoanalisi:
un elemento non trascurabile, ci che aveva appreso. Come spiegare Si riprenda dunque lopera di Freud alla Traumdeutung, per ricordar-
che la teoria psicoanalitica di Lacan, cos perfettamente francese e oc- si che il sogno ha la struttura di una frase, o meglio stando alla sua let-
cidentale, abbia trovato la sua fonte, o meglio una delle sue fonti dispi- tera, di un rebus, vale a dire di una scrittura, di cui il sogno del bambi-
razione, nella lingua e nel pensiero cinese? no rappresenterebbe lideografia primordiale, e che nelladulto ripro-
Di certo, le ragioni per cui avvenuto questo fruttuoso scambio duce limpiego fonetico e simbolico ad un tempo degli elementi signifi-
culturale sono molteplici. Un interesse personale ha chiaramente orien- canti, che si ritrova sia nei geroglifici dellantico Egitto che nei caratteri
tato il pensiero di Lacan verso la lingua di Confucio, o piuttosto verso di cui la Cina mantiene luso (Ibidem).
quella di Mencio, poich a questultimo che egli ha fatto riferimento Quale lezione hanno dato a Lacan i caratteri cinesi? Le opere di-
pi di frequente, ma questo interesse, probabilmente, stato frutto del vulgative ci insegnano che Lacan era strutturalista. Lui, Lacan, diffida-
caso. Come sarebbe stata la teoria lacaniana se Lacan non avesse impa- va invece di questa etichetta, e la definiva uninvenzione dei giornali-
rato il cinese, allinizio al fianco di Paul Demiville, e in seguito con sti. Aveva ragione a rifiutarla, tanto pi che la sua percezione della lin-
Franois Cheng? A ogni modo, la sua vecchia piccola esperienza di ci- gua cinese non concordava, necessariamente, con quella che i linguisti
nese, come soleva dire, ha costituito per lui un supporto estremamen- strutturalisti volevano imporre. Secondo Lacan, lo schema classico di
te prezioso quando ha cominciato a elaborare la sua teoria analitica ba- analisi in fonemi e morfemi non si confaceva affatto alla realt linguisti-
sata su una determinata concezione della lingua. Come vedremo, ci ca del cinese. La scrittura cinese non pu, infatti, essere ridotta a un
che ha scoperto nella lingua cinese gli ha permesso di formulare delle semplice mezzo di trascrizione della lingua parlata. Libero da dogmi
idee, importanti per sviluppare una visione originale dellessere umano, professionali e universitari in materia di linguistica, Lacan portava dun-
della sua posizione nel mondo e dei suoi rapporti con il senso. que sul cinese uno sguardo fresco, in particolar modo sulla scrittura,
Chiaramente, lispirazione cinese non intervenuta, per quel che ci scoprendo un sistema di significanza che rivelava, ai suoi occhi, il mec-
sembra, in una tappa precoce dello sviluppo del suo pensiero, sebbene canismo sottile dellinconscio. Diversamente dalle scritture alfabetiche
la sua acquisizione della lingua risalga allepoca delloccupazione, du- che, grazie a regole semplici e dirette, trascrivono la lingua parlata in
rante la quale Lacan ha imparato il cinese lcole des Langues Orien- modo pressoch trasparente, i caratteri cinesi, dal canto loro, formano
tales, cosa piuttosto rara a quei tempi per uno psicoanalista. Questa co- un vasto campo di representamen, se possiamo usare questo termine di
noscenza appresa senza uno scopo programmato ha dovuto aspettare Pierce, in cui il funzionamento autonomo assicurato, da un lato, dai
un decennio prima di ricomparire, nel momento in cui si apriva una rapporti estremamente complessi e aleatori con la voce vivente questi
nuova prospettiva di ricerca, attraverso linteresse per la questione del- segni sono certamente sempre pronunciabili, ma spesso sono pronun-
la lingua nella quale risiede, secondo Lacan, il vero senso della scoperta ciati in modi molto differenti e, dallaltro lato, dalla rottura ormai in-
freudiana. sanabile con le immagini della realt da cui si dice che siano estratte le
Lacan aveva gi teorizzato lordine immaginario, attraverso il noto prime forme, poich, contrariamente a ci che si pu leggere nelle ope-
concetto dello stadio dello specchio, e cominciava a dare pi impor- re destinate al grande pubblico, i caratteri cinesi non sono immagini.
tanza allordine simbolico, quando ha cominciato a mettere in dubbio Quanto affermato da Lacan a proposito dei geroglifici egizi vale anche
58 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 59

per i segni grafici cinesi: Questo valore di significante dellimmagine Attraverso alcuni riferimenti nellinsegnamento di Lacan e grazie
non ha niente a che fare con la sua significazione (Scritti, p. 504). Agli ad alcune rarissime testimonianze, si pu scorgere il ruolo che un con-
occhi di un lettore, soprattutto di qualcuno che non si esercita nella tatto intimo con i caratteri cinesi ha potuto giocare nella gestazione del
lingua parlata, questi segni quadrati, composti da tratti dalle forme ar- pensiero lacaniano. Ci che pi semplice da stabilire il rinnovarsi
bitrarie, sono come enigmi intrisi di senso che bisogna decifrare attra- del suo interesse per il cinese, allinizio degli anni settanta, quando i
verso uno sforzo di ingegnosa interpretazione. E non appunto ci grandi assunti della sua teoria erano gi solidamente istituiti. In quel
che ha fatto Freud nella Traumdeutung? momento, quando la sua fama comincia a oltrepassare i confini del-
Da qui non c che un passo per convincersi che il sogno e, di fatto, lhexagone,4 Lacan dedica parecchi anni alla lettura intensiva di alcuni
linconscio, assomiglino a una lingua,1 una lingua strutturata in rebus classici cinesi insieme a Franois Cheng. Le sue riflessioni sugli apporti
come il cinese. Se linconscio strutturato come una lingua,2 allora a della lingua e del pensiero cinese alla teoria psicoanalitica trovano spa-
chi appartiene questa lingua? zio nel suo Seminario del 1971, dal titolo Di un discorso che non sareb-
La famosa tesi di Lacan che definisce linconscio umano conduce be del sembiante (Sem. XVIII). Di tutti i testi lacaniani attualmente di-
direttamente alla questione del soggetto, una questione fondamentale sponibili, questo Seminario lunico che ci permette di soppesare lim-
per la teoria psicoanalitica. Alcuni elementi originali del cinese, e a portanza che il pensiero cinese aveva per Lacan e ci propone anche
maggior ragione della sua scrittura, potrebbero ispirare una visione del unesegesi originale di un classico cinese.
soggetto disallineata rispetto alla concezione del soggetto propria della Senza passare attraverso una scrittura stringente che ha reso i suoi
tradizione filosofica occidentale. La voce della lingua proviene inevita- testi ermetici, i Seminari di Lacan, curati e pubblicati dopo la sua
bilmente dalla persona che enuncia, e il termine io,3 soggetto della scomparsa, rivelano in modo pi accessibile rispetto agli Scritti la pro-
frase, marca notevolmente la presenza di un soggetto, autore sovrano e gressione del suo pensiero. Cos, il Seminario XVIII ci fa percepire do-
indivisibile di ogni pensiero e di ogni discorso. Invece, in cinese, abbia- ve e come gli elementi del pensiero cinese si sono posizionati nella con-
mo a che fare con un sistema in cui il soggetto notevolmente decen- figurazione della teoria lacaniana.
trato e persino sfuggente. Comprendendo decine di migliaia di segni In principio era la parola. Questa parola era un carattere cinese, un
visivamente distinti gli uni dagli altri, la scrittura cinese non costituisce segno, direbbe Lacan. Questo segno, in questo caso, nasconde be-
un sistema fonemico e il nesso con la voce si rivela lontano e incerto. ne dei segreti che non si arrendono che sotto lo sguardo tenace di La-
Ma se Lacan nega al cinese un livello fonemico non per provocare can. Avendo innanzitutto fatto variare le differenti trascrizioni foneti-
una polemica propriamente linguistica. La sua intenzione potrebbe es- che di questo segno, sing, hsing oppure xing, egli ha effettivamente se-
sere quella di segnalare lassenza della pura voce in questi caratteri e, di parato il carattere dallaspetto sonoro che lo accompagna, o ha mostra-
conseguenza, la cancellazione del soggetto a livello del significante. Si to il legame sottile fra il carattere e le sue basi fonetiche o fisiche. Cos
aggiunga a questo il fatto che la grammatica cinese non richiede la pre- presentato, questo segno ridotto al suo stato puro, vale a dire, una
senza obbligatoria di un soggetto grammaticale per convalidare la co- semplice forma, alcuni tratti su una lavagna che tuttavia rivelano una
struzione di una frase. Siamo cos di fronte a una situazione in cui la ricchezza significante prodigiosa, poich questo segno significa al con-
conoscenza del soggetto da ritrovare e ristabilire in un ordine simbo- tempo natura e sessualit, il che ne fa per Lacan un segno onirico.
lico frammentato. Verrebbe da dire che, secondo Lacan, questa una Senza scontri e senza passare attraverso un riferimento al mondo reale,
situazione propriamente psicoanalitica. questo segno cinese scivola da un senso allaltro, costruendo una fittis-
sima rete di relazioni che Lacan chiama intersignificanza. Tale con-
1 Lautore utilizza il termine langue [N.d.T.].
2 Lautore utilizza il termine langue [N.d.T.].
3 Nel testo francese: Je [N.d.T.]. 4 Francia [N.d.T.].
60 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 61

cetto di intersignificanza che si situa nellordine simbolico, cos come collegati a suoni fisici, cos che questi segni grafici cinesi incarnano
quello di intersoggettivit, proposto da Lacan in precedenza, non ci che Lacan chiama il rappresentante della rappresentazione. Lon-
pu essere funzione di una qualsiasi parata dei significati. Il reale, se tani dal reale, dalla referenza e da ci che suscettibile di un giudizio
ha un ruolo da giocare, non pu fare intravedere il suo effetto che fra le vero-falso da parte dei logico-positivisti, i caratteri cinesi sono agli oc-
posizioni della significanza, in ci che Lacan chiama i buchi, ineffabi- chi di Lacan dei significanti per eccellenza. attraverso una trasposi-
li e inafferrabili. Tali precisazioni ci conducono alla definizione lacania- zione di questi segni in un ambiente che non il loro che Lacan ci ha
na del significante, un concetto chiave nellinsegnamento di Lacan nella mostrato ci che era nascosto dalla eccessiva familiarit. In uno dei
sua ricerca verso uninterpretazione linguistica dellinconscio. Non c suoi Seminari, al fine di illustrare graficamente la sua grande tesi sibil-
bisogno di essere un linguista di professione per costatare che questo lina, secondo la quale un significante rappresenta il soggetto per un
concetto di significante e le ramificazioni teoriche che Lacan gli ha altro significante, e in cui il soggetto assente, Lacan ha scelto di di-
attribuito non corrispondono esattamente allutilizzo corrente di questo segnare uno accanto allaltro sulla lavagna questi due caratteri: xing ,
termine nella linguistica strutturale, malgrado tutti i riferimenti allemi- gi evocato prima, e ming , il decreto del cielo, il destino.
nente linguista ginevrino. Tuttavia, qualunque cosa si dica, laccusa di La rilevanza che Lacan ha voluto dare a questi due segni nel suo in-
una distorsione concettuale non appropriata in questo caso, poich segnamento non casuale. Infatti, questi due caratteri, xing e ming, de-
lintento di Lacan non era quello di trovare un modello di descrizione signano due concetti chiave del pensiero cinese che hanno ispirato dei
per le lingue umane, ma era piuttosto quello di forgiare uno strumento dibattiti contraddittori, e a partire dai quali sono state elaborate, nel
in grado di rendere conto di ci che avviene nellinconscio. A partire da corso di duemila anni di riflessioni filosofiche cinesi, teorie differenti.
Freud, sappiamo che ci che abbonda nellinconscio sono dei giochi di Quando Lacan nel suo Seminario lavorava su questi due caratteri, dia-
condensazione e spostamento del senso a livello dei piccoli segni, i qua- logava con una tradizione filosofica molto antica e ricca.
li non sono totalmente estranei al funzionamento dei caratteri cinesi, Fin dalle origini il pensiero filosofico cinese si interessato alla
come mostrato da Lacan con i segni xing , wei , ecc. Lincon- questione inerente al giusto modo di comportarsi nella societ. Per sve-
scio strutturato come un linguaggio, questa parola dordine del laca- lare ci che determina i comportamenti umani, le discussioni sono con-
nismo, gi l quando Lacan, come testimonia Franois Cheng, scruta fluite verso due concetti, la natura e lordine, cio ci che imposto
con ostinazione e acutezza gli ideogrammi cinesi? agli esseri umani nel loro cammino in questo mondo, concetti cristal-
La questione che si pu porre a questo punto concerne la scelta lizzati rispettivamente proprio su questi due segni: xing e ming. Il pri-
della lingua cinese. Possiede questa una specificit che si accorderebbe mo parla di ci che imposto dallinterno; il secondo di quanto impo-
particolarmente bene alla visione lacaniana dellinconscio? grande, sto dallesterno. Il primo si manifesta in un individuo; il secondo agisce
infatti, la tentazione di cadere nel particolarismo linguistico e culturale su una collettivit. In che modo queste due forze agiscono su ogni indi-
quando ci si avventura in una lingua apparentemente cos differente. viduo e, compito ancora pi importante per i pensatori cinesi, in che
Ma, guardando pi da vicino, non si pu dire che Lacan abbia attribui- modo definire queste due nozioni fondamentali al fine di sviluppare
to uno statuto eccezionale, qualunque esso sia, alla lingua cinese. Come una concezione delluniverso? Ogni matre penser delle Cento scuole5
egli ha avuto cura di precisare, lo scritto, questo repertorio di segni au- moista, taoista, legista, ecc. ha dovuto formulare la propria dottrina
tonomi, non la lingua. Bisogna riconoscere che la sua percezione dei rispetto a questi due concetti. Per quanto riguarda xing, sono state
caratteri cinesi eccezionale. Non essendo influenzato da una familia- avanzate tre tesi. Xunzi,6 rappresentante di una corrente di pensiero
rit con il loro utilizzo corrente, immerso nella comunicazione quoti-
diana, Lacan ha sottoposto i caratteri cinesi a una rigorosa contempla- 5 Nome dato alle differenti correnti di pensiero fiorite tra il VIII e il II secolo a.C., dal perio-
zione che li fa apparire in una astrazione radicale. Presi al di fuori dei do delle Primavere e degli Autunni al periodo dei Regni combattenti.
loro rapporti sintattici, liberi dalle connotazioni usuali e a malapena 6 Xunzi o Maestro Xun, prima met del IV secolo a.C.
62 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 63

discendente da Confucio, vede nella natura degli uomini la natura di guere tre linee di pensiero che rendono conto degli effetti apparente-
tutti i mali, poich, secondo Xunzi, la natura (xing) malvagia. Di qui mente aleatori del ming. La prima si sforza di stabilire un legame li-
la necessit di un vasto programma di educazione per trasformare gli neare di causa-effetto fra le vicende umane e il destino divino: il desti-
uomini e portarli sulla buona strada, quella del Dao . Da fonti indi- no buono favorisce luomo virtuoso, la cattiva sorte insegue luomo
rette conosciamo lesistenza, nella stessa epoca, della tesi di Gaozi,7 se- malvagio. Di fronte ai tanti casi in contraddizione con questa prima te-
condo il quale la natura umana, xing, originariamente non sarebbe n si, altri pensatori sono stati portati a fare una riflessione pi sfumata la
buona n cattiva. Proprio come lacqua che pu portarci verso est op- quale, pur mantenendo la fede nella giustizia del destino, non ricono-
pure verso ovest, la natura umana non conoscerebbe alcuna via prede- sce n ricompense n punizioni in relazione diretta con le azioni uma-
terminata verso la bont o verso il male. La natura (xing) dunque ne, essendo la volont divina troppo enigmatica. La terza linea di pen-
neutra. Allopposto di queste due definizioni della natura umana, Men- siero vede nel ming un cerchio di mutamenti ordinato in base a pi se-
cio, grande fondatore del confucianesimo classico, ha elaborato una coli, comprensibili unicamente nel quadro di un disegno divino molto
nuova tesi sulla natura (xing), tesi divenuta in seguito una delle pi in- a lungo termine.
fluenti, a giudicare dalla sua risonanza. Da buon umanista, Mencio at- Nella Cina antica le speculazioni e le teorizzazioni sui questi due
tribuisce alla natura umana una bont innata. Basta lasciare che essa si concetti, xing e ming, non si limitano a una particolare scuola di pen-
manifesti, e questa bont permetter a ogni uomo di raggiungere la siero, ma costituiscono una problematica fondamentale a cui ogni cor-
santit. Di conseguenza, luomo non potrebbe commettere atti danno- rente ha dovuto portare i propri elementi di risposta. I confuciani, se-
si, a meno che la sua natura originale non sia deformata o deviata. condo il proprio rigore etico, si sono distinti per labbondanza dei loro
In questa prospettiva, la perdita della bont non sarebbe il risulta- discorsi e delle prese di posizione molto differenti generate dalle diver-
to di forze esterne? Non alla fine un ordine elevato, il destino inson- se correnti esistenti al loro interno. Mencio, il degno successore del
dabile, a fare delluno un orribile tiranno, dellaltro un santo ammira- grande maestro Confucio, ha tracciato un abbozzo della natura umana
to? Il collegamento fra la natura (xing) e il decreto, il destino (ming), si fondato sulla sua analisi personale e la sua definizione dello xing e del
produce in questo punto. Il concetto di ming, formulato pi precoce- ming. Gli sviluppi teorici di queste nozioni apportati nelle epoche suc-
mente di quello di xing, ha attirato molto presto lattenzione dei mae- cessive, in particolare in seno ai neoconfuciani a partire dalla dinastia
stri di pensiero e costituito loggetto di unintensa speculazione filoso- Song,9 sono arrivati a fondare una vera ontologia. Nella prospettiva di
fica, dopo gli sconvolgimenti socio-politici alla fine degli Zhou,8 per un essere etico, i confuciani ci tengono a distinguere, con queste due
tentare di rispondere a una domanda urgente: perch i re avevano per- nozioni, la parte che propria alla condizione di essere umano e la par-
duto la loro corona quando non erano mai venuti meno ai propri do- te che determinata dai rapporti fra il Cielo e luomo, i quali, come ha
veri rispetto agli dei? Non era forse leffetto misterioso del ming a det- detto Anne Cheng, ubbidiscono cos a una dialettica del xing e del
tare le sorti degli uomini sulla terra? Scrutando cos questo ming im- ming, del descrittivo e del prescrittivo. Quale ha potuto essere lin-
placabile, i pensatori cinesi, in questo punto di svolta, hanno elabora- fluenza di questa coppia concettuale nella teoria lacaniana concernente
to una serie di teorie sui rapporti fra luomo e il suo destino. Partendo il problema dellessere? La seduzione operata dalla forza simbolica di
da una visione tradizionalista, i conservatori hanno difeso la perma- questi due significanti o il profondo divario fra i due? Un divario le cui
nenza di un ming immutabile, in contrapposizione ai radicali, che ri- sponde tuttavia sincontrano. Postulando la dualit di xing e ming, i
getteranno in modo puro e semplice lidea che il ming giochi un ruolo confuciani mirano a riconciliare luomo con la natura e le sue esigenze,
nelle azioni delluomo. Fra queste posizioni estreme, possiamo distin- mentre Lacan, situandosi su un altro piano, probabilmente li ha visti

7 Filosofo dellepoca dei Regni combattenti, contemporaneo di Mencio.


8 Dinastia Zhou, dallXI al III secolo a.C. 9 Dinastia Song (960-1279).
64 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 65

piuttosto come una condizione di rottura intrinseca per luomo, che sappiamo quando diciamo le stesse cose (Ibidem, p. 46). Ci che col-
egli vede come incastrato in una disgiunzione. pisce Lacan nel dibattito portato avanti da Mencio, autore delle nozio-
Nellottica di Lacan, il ming il decreto, il destino rappresenta le ni di xing e ming, il suo modo di associare questi due termini: Ac-
concatenazioni strutturali del linguaggio che implicano obbligatoria- canto alla nozione del xing, della natura, sorge di punto in bianco quel-
mente un determinato percorso logico per la nostra mente. In fin dei la del ming, del decreto del cielo (Ibidem, p. 45). Lacan si stupiva di
conti, che cos la logica se non quel paradosso assolutamente favoloso, trovare in Mencio questo collegamento inatteso. Infatti, nonostante
che solo lo scritto permette, di prendere la verit come referente?(Sem. tutto ci che oppone xing e ming nel loro senso primario, Mencio li
XVIII, p. 67), diceva Lacan. Tuttavia questa logica basata su unopposi- tratta come se facessero parte di uno stesso concetto generale. Non
zione assoluta del vero e del falso si vede rifiutata dallinconscio. Che soddisfatto di sovrapporli nel suo discorso, egli ha anche proposto
linconscio dica la verit e che menta , da parte sua, perfettamente so- unidentit fra queste due nozioni. Lo testimonia questo celebre pas-
stenibile (Ibidem, p. 66). E Lacan spiega: E perch, se non per preser- saggio estratto dalla sua Opera: Le reazioni della bocca ai sapori,
vare quella che si chiama libert? (Ibidem, p. 67). La libert, quel qual- dellocchio ai colori, dellorecchio ai suoni, del naso agli odori, di tutto
cosa di cui ci si deve interessare, si trova allora dal lato di xing. Usando il corpo agli agi appartengono alla natura umana (xing). Ma esse sono
dei termini che facevano eco allambiente politico-ideologico dellepoca del pari inevitabili (ming), e cos luomo di valore non le considera co-
post-sessantottina, Lacan descrive xing come in una condizione di sot- me pertinenti soltanto a xing. Gli atteggiamenti dettati dallumanit
to-sviluppo. Allora, da un discorso sufficientemente sviluppato risulta (ren ) nella relazione fra padre e figlio, dalla moralit (yi ) nella re-
che tutti quanti voi, [...] voi siete sottosviluppati rispetto a questo di- lazione fra sovrano e suddito, dalle norme rituali (li ) nella relazione
scorso (Ibidem, p. 45). Di fronte a un ming sufficientemente sviluppa- fra ospite e ospitante, cos come il rapporto fra la saggezza e gli uomini
to, xing dunque meno sviluppato, si crea cos un desiderio. Un deside- di valore, e fra il saggio e il Dao del Cielo, appartengono al ming. Ma
rio di libert, poich il minor sviluppo di xing permette di sfuggire alla essi appartengono pure alla nostra natura umana (xing), e cos luomo
legge sessuale che ha radicalmente distorto il rapporto uomo-donna. di valore non li considera come pertinenti soltanto allineluttabile de-
Ci che ha potuto motivare questa tesi di Lacan, a proposito di xing e stino (ming).10
di ming, senza dubbio dovuto al fatto che laccezione sessuale associa- Lacan non stato il solo a essere intrigato dallavvicinamento di
ta al carattere xing, che frequente al giorno doggi, si aggiunta solo questi due concetti in Mencio. Sono numerosi gli esegeti che nel corso
molto pi tardi alliniziale senso di natura, e dunque non esisteva nella dei secoli si sono sforzati di spiegare il senso preciso dei due termini
Cina antica, quando Mencio e i suoi contemporanei disquisivano sulla chiave di questo paragrafo. Lo storico Fu Sinian (1896-1950) in uno
natura umana utilizzando tale termine. Questo darebbe giustificazione, studio pubblicato negli anni trenta, e divenuto poi un classico, per far
in una certa misura, dellaffermazione di Lacan secondo la quale la li- luce sulla tesi di Mencio si basa sulletimologia dei due caratteri. Se-
bert, garantita dal sotto-sviluppo di xing, sarebbe identica alla non-esi- condo Fu Sinian, il segno grafico xing non esisteva negli scritti prece-
stenza del rapporto sessuale. Allo stesso modo, si sarebbe tentati di pen- denti a Mencio; esso in realt un derivato tardivo del carattere sheng
sare che la celebre formula di Lacan: La donna non esiste potrebbe nascere, essere nato. per questo che nel testo di Mencio xing
aver trovato la sua fonte dispirazione in un corso di lingua cinese, per- deve essere inteso con il senso di ci che nato con. Per quanto ri-
ch in cinese, il termine di base per nominare lindividuo, nel senso di guarda il carattere ming, esso deriva dal segno grafico ling , ordine.
homo sapiens, proprio ren , senza distinzione di genere, essendo n- La prima forma scritta di ling, che si trova incisa su delle ossa di bovi-
ren , donna, un termine derivato. ni, rappresenta un uomo sotto un tetto, inginocchiato in una postura
nel momento in cui evoca questi due caratteri, xing e ming, che
Lacan rende omaggio a Mencio. Ve lo presento come qualcuno che, 10 A. Cheng, Storia del pensiero cinese. Dalle origini allo studio del Mistero, Einaudi, Tori-
in ci che diceva, sapeva probabilmente una parte di cose che noi non no 2000, p. 170.
66 Chu Xiaoquan Lacan lettore di Mencio 67

di obbedienza. Il carattere ming, pi recente, fu poi costituito con lag- Sappiamo che Lacan ha assegnato unimportanza particolare a una
giunta di un piccolo segno che rappresenta la lingua. Basandosi frase di Freud che ha lungamente commentato parola per parola: Wo
sulletimologia, Fu Sinian pensa di aver trovato ci cui Mencio faceva Es war, soll Ich werden. C unaltra frase su cui Lacan ha dato prova,
riferimento in questo enigmatico testo: un avvicinamento fra ci che nello stesso modo, del proprio genio interpretativo, una frase di Men-
attiene allordine del divino e ci che attiene allordine dellumano. In cio: Mengzi yue tianxia zhi yanxing ye ze gu er yiyi gu zhe yi li wei ben
ultima analisi, il decreto del cielo sinscrive effettivamente nella vita .
stessa, essi sono congiunti attraverso i segni linguistici sta scritto, il Dopo aver annotato minuziosamente ogni carattere di questa frase,
ming (Sem. XVIII, p. 68), dice Lacan. In una prospettiva differente, Lacan ne estrae la significazione seguente: Per quanto riguarda gli ef-
Lacan ha assunto la visione di Mencio e ha costituito intorno alla so- fetti del discorso, per quanto si trova sotto il cielo, ci che ne risulta
vrapposizione di questi due caratteri cinesi una sorta di topica confu- non nientaltro che la funzione della causa, in quanto il plusgodere
ciana della psicoanalisi. Alla fine di una lunga esposizione sui due ca- (Ibidem, p. 54). Ci che Lacan qui propone non evidentemente una
ratteri pi volte mostrati alla lavagna, Lacan definisce cos luomo at- traduzione letterale di questa celebre frase di Mencio e daltronde non
traverso queste due nozioni del pensiero cinese: Un tantino al di so- avrebbe potuto volere questo. Per misurare limpatto del pensiero di
pra del comune, e che si traduce, davvero molto male, con luomo. Lacan in merito allinterpretazione di questa frase, si pu mettere a
[...] Il ribaltone si compie fra lo xing, la natura cos com inscritta, per confronto lesegesi lacaniana con una traduzione standard data nel-
effetto del linguaggio, nella disgiunzione fra luomo e la donna, e, dal- lopera di Anne Cheng: Ovunque sotto il Cielo quando si parla di na-
laltra parte, lo sta scritto, il ming, [...] davanti al quale la libert indie- tura, in effetti si tratta di quanto originariamente dato (gu ). Or-
treggia (Ibidem). dunque, tale dato originario si fonda su quanto proficuo.11 Ma guar-
Linteresse che Lacan rivolge a Mencio non deriva da una scelta ba- dando pi da vicino, le libert che Lacan si preso su qualche caratte-
nale, dal momento che questi non n fra i pi letti n fra i pi com- re cinese sono solo apparenti, poich questa citazione di Mencio in
mentati pensatori cinesi in Occidente. Laozi e Zhuangzi, con i loro si- realt una frase ambigua che, da pi di mille anni, pone un grande pro-
stemi cosmologici, le speculazioni metafisiche e il loro stile discorsivo blema di interpretazione agli studiosi cinesi, creando una tradizione er-
affascinante, simpongono spesso come una scelta quasi naturale a tutti meneutica molto ricca intorno ad alcuni caratteri chiave della frase. Al
coloro ai quali capita di interessarsi al pensiero cinese. Come fondato- cuore della controversia si trova il segno gu di cui Anne Cheng ha avu-
re di una filosofia, se non ufficiale almeno dominante in Cina, anche to cura di riprodurre la forma originale nella sua traduzione. Il grande
Confucio stato da sempre oggetto di una grande attenzione da parte pensatore neo-confuciano Zhu Xi (1130-1200) ha dato a questo carat-
dei sinologi e dei cultori occidentali. Invece Mencio raramente una tere il senso di traccia di ci che fu, cos come il suo contemporaneo
lettura obbligatoria quando ci si avvicina al pensiero cinese, bench in Lu Jiuyuan (1139-1193) che lo traduceva con traccia del passato.
Cina sia sempre stato considerato come uno dei pi grandi. La scelta di Mao Qiling (1623-1716) pensava che questo piccolo segno grafico vo-
Lacan ha del sorprendente. Se si considera il posto di Mencio nel lesse dire intelletto, mentre invece Yang Bojun (1909-1992), linguista
pantheon confuciano, si pu osservare un interessante parallelismo. e specialista moderno del canone confuciano vi leggeva ci che ne-
Mencio, il pensatore pi talentuoso e innovativo, dopo la scomparsa di cessario. Recentemente un ricercatore cinese, basandosi sulle scoper-
Confucio, si posto come il successore fedele del fondatore rinnovan- te archeologiche degli ultimi anni, ha proposto una nuova interpreta-
do radicalmente le dottrine del grande maestro, questa somiglia molto zione di questo carattere che, secondo lui, vuol dire consuetudine.
alla posizione storica che Lacan si guadagnato nel movimento psicoa- Lacan che pensa che gu non voglia dire nientaltro che causa, della
nalitico. Detto questo, in ogni caso unaffinit di pensiero, di primo
acchito non evidente, che ha fatto voltare Lacan verso questo brillante
teorico della natura umana, dellantica Cina. 11 A. Cheng, Storia del pensiero cinese, op. cit., p. 161.
68 Chu Xiaoquan

stessa idea del grande letterato Su Dongpo,12 che affermava Gu signi-


fica partecipare di una causa. forse questa la polivalenza della paro-
la causa che ha sedotto Lacan: causa, causare, ragione, parlare, ecc.?
Non dimentichiamo che la scuola fondata per iniziativa di Lacan sta-
ta chiamata la Cause freudienne.
Nellinterpretazione che Lacan ha voluto dare a questa frase di Ferdinand Scherrer
Mencio, egli si soffermato in particolar modo sul ruolo del linguaggio
nellaffermarsi della natura umana, ed questo ci che costituisce lori- Lacan, la calligrafia cinese
ginalit della sua interpretazione. Linizio di questa frase, Tianxia zhi e la nascita del nodo borromeo1
yanxing ye , stato tradotto da Lacan con: In quanto
nel mondo, in quanto sotto il cielo, ecco, il linguaggio a fare xing,
Ci di cui si parla e che non dicibile,
natura (Sem. XVIII, p. 52), dando anche il punto di partenza della sua ci che si nomina e che non nominabile,
interpretazione rispetto ai concetti di lingua e di linguaggio. Ora, nes- ci che si vede e che non ha forma,
sun commentatore di Mencio prima di lui aveva pensato a una tale let- ci che si sente e che non ha suono, il Dao nella sua interezza.
tura, questo sintagma stato generalmente tradotto con parlare della He Yan 2 (ca. 195-349)
natura, ma mai con la natura, il linguaggio, prima che glielo attri-
Un nodo che non si pu mettere a piatto la struttura del simbolo.
buisse Lacan. Tuttavia, escludendo le considerazioni di ordine argo- J. Lacan3
mentativo, la sintassi del cinese classico non gli d torto. La lettura di
Lacan linguisticamente possibile. Sfruttando un potenziale insospet- Trenta raggi si congiungono in un unico mozzo;
tato nel testo di Mencio, Lacan ha mostrato, dalla natura umana al de- questo vuoto nel carro ne consente luso
creto del cielo passando attraverso la lingua, una risonanza fra i suoi Da una zolla di argilla si sagoma un vaso;
orientamenti teorici e i grandi temi filosofici di Mencio. questo vuoto nel vaso ne consente luso
Si dispongono porte e finestre per uno spazio;
Nel campo degli scambi culturali fra la Cina e la Francia, ci che questo vuoto nello spazio ne consente luso
Lacan ha realizzato esemplare, poich lunico grande pensatore oc- Lavere fa lutilit, ma il Non-avere fa luso.
cidentale ad aver preso sul serio la cultura cinese e ad aver intrapreso Laozi
uno studio attento del cinese. La via attraverso cui egli ha saputo inte-
grare degli elementi della cultura cinese allinterno del suo sistema di
pensiero comincia con la sua fede nellimportanza dei segni linguistici. Lacan, ne Letica della psicoanalisi, evoca il vuoto a proposito di das
attraverso questi segni linguistici veri e autentici che possiamo spera- Ding, la Cosa innominabile, facendo riferimento soprattutto alla confe-
re di nutrirci, in modo significativo, del contributo di altre culture. renza di Heidegger Das Ding.4 Successivamente, egli preferir il termine
questa la lezione che ci ha dato il dottor Lacan.
1 Questo testo la ripresa, modificata e sintetizzata, di un articolo che sar pubblicato nel n.

Traduzione di Chiara Nicastri 31 della rivista ESSAIM diretta da Erik Porge col titolo De la calligraphie chinoise lcriture du
noeud borromen. Ringrazio il mio amico Guy Flecher al quale devo un aiuto prezioso per quan-
to riguarda il cinese e lo ringrazio anche per i numerosi scambi fecondi e appassionati che abbia-
mo avuto in questi ultimi anni.
2 Citato da A. Cheng, in Histoire de la penses chinoise, Seuil, Paris 1997, p. 33.
3 J. Lacan, Un sillabario di poi, in Scritti, Einaudi, Torino 1974, p. 720.
4 M. Heidegger, La cosa, in Saggi e discorsi, a cure di G. Vattimo, Mursia, Torino 1991,
12 1037-1101. pp. 109-124.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 69-81


70 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 71

di buco a quello di vuoto, nella prospettiva di una optique,5 di una lo- Tutte queste costruzioni ulteriori possono essere considerate come lo
gica del buco, di cui il nodo borromeo fornir la scrittura, la calligrafia. sviluppo, il dispiegamento, dellalgoritmo originale e della sua energia
Sono questo buco che si traccia, se posso dire, e incontro il nodo bor- nascosta rappresentata qui dalla barra tra S e s. Cos fino allintrodu-
romeo che mi arriva come un anello al dito... Eccoci ancora nel buco!.6 zione nel 1972 del nodo borromeo.
Lipotesi che tenter di sostenere che la frequentazione del cinese e
la pratica della sua calligrafia hanno condotto Lacan al nodo borromeo. Il tratto unario e lo yi
I passaggi consacrati da Lacan al cinese sono ardui per il lettore,
non solo a causa della disconoscenza della scrittura cinese, ma prima di Nel corso di questo cammino, ci soffermeremo solo su qualche
tutto perch il cinese interviene il pi delle volte l dove Lacan alle punto fondamentale. Fermiamoci in primo luogo sul seminario Liden-
prese con il nodo oscuro dellesperienza psicoanalitica, l dove naviga tification7 che si rivela essere una svolta nella teoria del significante. a
pi da vicino ai limiti del pensiero. questo punto che Lacan introduce il tratto unario come supporto ed
I riferimenti al cinese ricoprono tutto larco dellinsegnamento di essenza stessa del significante che, come tale, serve a connotare la dif-
Lacan dopo la scrittura, nel 1957, dellalgoritmo S/s, fino a quella del ferenza allo stato puro. Il significante non n una cosa, n una sostan-
nodo borromeo. Lalgoritmo composto da tre elementi e presenta za. Ci che fa la sua unit giustamente di non essere altro che diffe-
dunque sin da subito una struttura ternaria: renza, differenza assoluta, vale a dire senza rapporto.
Il riferimento al cinese esplicito sin dalle prime lezioni del Semi-
- S il significante nario: forse a Laozi, a Shitao, probabilmente. Shitao lautore di un
- s il significato trattato di cui il primo capitolo tradotto in francese come: LUnique
- la barra che separa i due Trait de pinceau, yi hua .8
Nella lezione del 6 dicembre 1961 Lacan dice: Il tratto unario,
Questa barra non tracciabile, trascurata sia dai linguisti che dagli dunque, che sia cos verticale noi lo chiamiamo fare le aste o che sia
strutturalisti, ha attirato lattenzione di Lacan. Questa barra, questo come lo fanno i Cinesi, orizzontale, pu sembrare che la sua funzione
tratto, come lo yi , elemento di base della scrittura cinese, unisce e esemplare sia legata alla riduzione estrema, a suo avviso, di tutte le oc-
separa nello stesso tempo. Essa la prima scrittura del nodo oscuro, casioni di differenza qualitativa.
dellombelico del segno, del sintomo e delle formazioni dellinconscio. Lacan evoca qui il carattere cinese yi di cui Franois Cheng ci dice
Ma cambier nome e funzione nel corso dellelaborazione lacaniana. che : Senza dubbio il pi importante tra i tratti di base e che pu es-
Cos, questa barra allinizio resistente alla significazione, diverr poi ta- sere considerato come il tratto iniziale della scrittura cinese. Il suo
glio, divisione, fessura, tratto unario, lettera litorale, nodo, buco, ecc... tracciato, secondo linterpretazione tradizionale, un atto che separa (e
unisce nello stesso tempo) il cielo e la terra. Anche il carattere yi
vuol dire sia uno che unit originale. Combinando i tratti di base e
5 Prendo in prestito il termine sigtique (die Sigetik) da M. Heidegger in Beitrge zur Philo- appoggiandosi, in molti casi, sulle idee che li sottendono si ottengono
sophie, Gesamtausgabe, Band 65, Vittorio Klostermann, 2003, p. 78. Questo neologismo la con- altri ideogrammi.9
densazione della parola greca Sig, il silenzio, e di Logik, la logica. La Sigetik lessenza della lo-
gica e soltanto in essa inclusa lessenza del linguaggio. Das Gelut der Stille, la risonanza e
lappello del silenzio, lessenza del linguaggio coperto dalla voce articolata dal logos. Propongo
7 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification,1961-62, inedito.
questaltro neologismo, loptique, composto dalla contrazione del greco op, lapertura, il buco, e
8 P. Rycksman, Traduzione e commento del trattato di Shitao, Les propos sur la peinture du
di logica per designare lultimo insegnamento di Lacan come una logica del reale e del buco che
mira contemporaneamente allal di l e al punto-nodo di emergenza della logica del significante e moine Citrouille-amre, prima edizione nel 1970, Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara,
della mancanza. edizione integrale a cura di M. Ghilardi (prefazione di G. Pasqualotto), Jouvence, Milano 2014.
9 F. Cheng, Lcriture potique chinoise, Seuil, Paris 1996, p. 13.
6 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XXII. R.S.I. 1974-75, lezione dell8 aprile 1975, inedito.
72 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 73

Il carattere yi non ha alcun equivalente nella nostra scrittura alfabe- Esprimo lipotesi che in seguito Lacan tenter di trovare una scrit-
tica. necessario aggiungere che non deve essere considerato in modo tura di questo tratto unario, dinventare in qualche modo lequivalente
statico ma sempre con il movimento della sua generazione, il movi- del carattere cinese yi, una scrittura, o un carattere, che porterebbe an-
mento del pennello come fuoco che illumina la cenere del tratto,10 co- che il marchio della sua origine, il taglio e il buco, come l1 della barra
me ha detto il calligrafo dellXI secolo, Mi Fu. Daltronde, il lettore ci- al di sopra del maestro. Allinizio sar il toro, il buco del toro. que-
nese legge riscrivendo il carattere nellaria o sulla sua mano, o su sta lorigine del tratto unario: un buco.14
tuttaltro supporto, cercando di riprodurre la gestualit del calligrafo.
ci che suggerisce anche Lacan evocando gli 1 che traccia il mae- Lintroduzione del nodo borromeo in ...ou pire
stro: Si tratta molto precisamente di uno in quanto tratto unico; po-
tremo cavillare sul fatto che il maestro scrive luno come questo, 1, con La lezione del 9 febbraio 1972 del seminario ...ou pire15 si apre con
una barra al di sopra che indica in qualche modo da dove emerge. una frase scritta in cinese alla lavagna da Lacan prima di darne la tra-
Daltra parte non sar una pura raffinatezza perch dopo tutto giu- duzione al suo uditorio: Ti chiedo di rifiutarmi ci che ti offro perch
stamente ci che anche noi faremo, cercare di vedere da dove esce.11 non questo.
importante precisare che il carattere yi non riducibile a un ba- Questa stessa lezione termina con lirruzione improvvisa e inattesa
nale e semplice tratto orizzontale. Di fatto, esso non tracciabile da un della prima occorrenza del nodo borromeo! Qual , dunque, il legame
occidentale, come sottolinea Lacan in numerose occasioni. Esso pre- tra queste due scritture ai due estremi della stessa lezione? La mia cu-
senta una struttura molto specifica che non sfuggita alla sua sagacia. riosit su questo punto stata ancor pi stuzzicata dal fatto che i riferi-
Dunque, non mai un banale tratto uniforme e pieno tracciato alla menti al cinese, cos frequenti fino a quel punto, spariscano totalmente
svelta. il frutto di un maneggiamento estremamente complesso del nei seminari successivi. La mia ipotesi che Lacan abbia trovato con il
pennello che fa variare sottilmente linchiostrazione e che funziona co- nodo borromeo una calligrafia alla sua portata.
me un vero sismografo dei movimenti e delle emozioni del corpo e Innanzitutto, perch questo inizio cinese della lezione? Sono possi-
del pensiero dello scrittore. bili pi livelli di risposta:
Il tracciato di yi porta dunque il marchio de lUnico tratto di pen- - Si tratta probabilmente di una replica allassenza di Roman Jakob-
nello, dello S1, del tratto unario, della singolarit del calligrafo, il mar- son la cui presenza era prevista quel giorno al seminario. Immagino La-
chio della sua intenzione o del suo desiderio, dellemergenza della sua can che arriva silenzioso, scrive la frase cinese alla lavagna, e poi si gira
risonanza interiore. Infine, come mostra Jean Franois Billeter nella verso luditorio per annunciare lassenza di R. Jakobson, impegnato a
sua magnifica opera,12 il tratto presenta spesso una struttura che lascia pranzare con i linguisti. I linguisti che da qualche tempo non hanno
trasparire al suo interno, quasi in 3D, la presenza di un osso Losso pi tenuto conto di lui come ne d testimonianza il Seminario XVIII.
della struttura.13 Dice la sua assenza. Forse anche stato ferito. La frase in cinese alla la-
vagna la sua risposta allassenza, risposta elegante, sotto forma di Witz.
10 La grande pittura calligrafica di Mi Fu (o ) citata da Lon Vandermeersch nel - anche un modo di sbalordire o di risvegliare luditorio. Dal-
suo articolo Lcriture folle, facette chinoise de lextase lettre, in Savoir et clinique, n. 8, tronde Lacan riconoscer esplicitamente di utilizzare delle parabole
2007/1, pp. 195-199. per deviare. per cos dire lequivalente del colpo di piede, del sarca-
11 J. Lacan, Le Sminaire, Livre IX. Lidentification, inedito, 29 novembre 1961.
12 J. F. Billeter, Lart chinoise de lcriture, SKIRA, Paris 2005, p. 68. smo del maestro Zen evocato a pi riprese nel passato.
13 Dalle sue origini fino ai suoi ultimi proteismi tecnici la scrittura sempre qualcosa che si

articola come osso, di cui il linguaggio la carne dice Lacan nel Seminario XVIII, Di un discorso
che non sarebbe del sembiante, p. 139. Egli riprende una formulazione dei calligrafi per i quali il 14 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XIII. Lobjet de la psychanalyse, 1965-66, lezione dell8 di-

tratto di pennello comprende losso che d vita o morte, fermezza e rettitudine e la carne cembre 1965, inedito.
quando i pieni e i filetti esprimono la realt delle cose (indicazione fornita da Guy Flecher). 15 J. Lacan, ...ou pire, Seuil, Paris 2011.
74 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 75

- Un momento obbligato per Lacan nella sua ricerca di una scrittu- Non posso fare a meno di evocare in questo contesto la lezione del
ra del vuoto, del buco, sottolineato nel titolo del Seminario, ...ou pire, 15 dicembre 1965 del Seminario Loggetto della psicoanalisi. Lacan ini-
dai punti di sospensione. zia la lezione scrivendo alla lavagna una calligrafia cinese prima di ri-
Prima di introdurre il nodo far altri giri. Matematica con linter- prendere le figure topologiche introdotte a partire dal 1961. La lezione
vallo tra lo 0 e l1. Lacan cercher nel corso di ...ou pire una risposta al- presenta dunque lo stesso movimento di quella del febbraio 1972 che
la domanda dal lato della logica matematica. Tuttavia, il seguito mostra inizia, anchessa con la scrittura di una frase cinese, ma della quale in
che piuttosto trover la sua soluzione con il nodo borromeo. questo caso egli lautore, per presentare nel finale il disegno del nodo
E c linvenzione di diversi schemi successivi in cui Lacan tenta di borromeo. un modo di significare che la scrittura cinese scrive il vuo-
dare una nuova traduzione o rappresentazione della frase cinese e di de- to tanto nella sua forma quanto nella gestualit della calligrafia. La to-
limitare il non questo, loggetto a, senza riuscirci. solo alla fine pologia in atto fa lo stesso. Lacan inizia dunque con il riprodurre alla
della lezione che sorger leureka della luce nascente della costruzione lavagna la calligrafia cinese accompagnata da un cerchio dinchiostro
la calligrafia del nodo borromeo: Cosa strana, ieri sera mentre mi in- nero del monaco giapponese Jiun Sonja:
terrogavo sul modo in cui vi avrei presentato questo oggi con la mia
geometria della tetrade, mi successo, cenando con una persona affa-
scinante che ascolta il corso di M. Guilbaud che, come un anello al dito,
mi sia stato dato qualcosa che ora voglio mostrarvi, qualcosa che nien-
temeno, sembra, lho appreso ieri sera, che le armi dei Borromei.16
Si limita a presentarlo ma lo lascer in serbo fino allanno seguente.
Forse il nodo borromeo pu essere interpretato come lagire me-
taforico, come la poiesis di Lacan. Possiamo appoggiarci sulla splendi-
da e luminosa frase di Lacan del 1976: Non sono un poeta, sono un
poema. E che si scrive malgrado abbia laria di essere soggetto.17
Frase splendida e luminosa che qualificher forse al meglio la pras-
si poetica del nodo borromeo che , come la calligrafia cinese, unarte
del movimento che implica la presenza del corpo. Lacan disegna e e in riferimento al tracciato del cerchio aggiunge: Questo tracciato d
traccia alla lavagna le sue figure, i suoi cerchi, le sue trecce e maneggia i un colpo di pennello... di cui senza dubbio non sicuro che possiamo
suoi pezzi di corda come il calligrafo maneggia il suo pennello. apprezzare il vigore particolare che tuttavia, per un occhio esercitato,
Ci che interessante qui, non sono le figure come prodotti finiti abbastanza sorprendente... questo colpo di pennello ci che mi sta
pietrificati ma la loro generazione dallatto e nellatto della scrittura. La interessando, su di lui che voglio fissare la vostra attenzione per sup-
poubellication paralizza le figure allo stesso modo in cui sono fissati i portare lavanzamento che far oggi nel cammino che abbiamo aperto.
geroglifici trovati su una pietra nel deserto, come lo sono quelli del sin- Non c dubbio che sia l nella posizione propria che quella che defi-
tomo inscritto sul corpo dellisterica, come lo sono gli uno //// dellos- nisco essere del significante. Che rappresenti il soggetto, e per un altro
so magdaleniano di cui non sappiamo pi chi li ha iscritti e di che cosa significante, essendo questo assicurato dal contenuto della scrittura
sono i segni.18 che, qui, si allinea e si legge come scrittura cinese.
Un cerchio che Lacan chiamer un po pi in l il buco di Jiun
16 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. ...ou pire, cit., p. 91.
17
Sonja. Per Lacan qui il cerchio un significante del soggetto e un rap-
J. Lacan, Prefazione alledizione inglese del Seminario XI, in Altri scritti, Einaudi, Tori-
no 2013, p. 564. presentante del vuoto. Il vuoto che ha la sua importanza nel pensiero
18 J. Lacan, Lidentification, cit., lezione del 6 dicembre 1961. cinese. Laozi, che ho citato allinizio, evoca il vuoto del mozzo centrale
76 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 77

della ruota, il vuoto della brocca, della finestra della porta... Il vuoto
anche un elemento della calligrafia, come lo spazio vuoto tra i caratteri
e il bianco del foglio. Spesso il vuoto pi importante del pieno, il
non-tracciato pi del tracciato. ancora pi patente nella pittura che
ha una stretta relazione con la scrittura. C anche una sottile dialettica
tra la pittura, il disegno e la calligrafia. In questa lezione, ad esempio, il nella forma del doppio buco dellotto interno, che pu essere conside-
disegno del cerchio del monaco pu essere considerato come una scrit- rato come la struttura topologica del tratto unario, delluno della diffe-
tura e la sua calligrafia come un disegno e viceversa. Daltronde Lacan renza e come labbozzo del nodo borromeo in latenza. Questo doppio
gioca con queste sottigliezze. Le figure topologiche possono essere buco, di cui Lacan sottolinea lomomorfia con il cerchio cinese, assicu-
considerate come disegni, rappresentazioni, anche opere darte, come ra qui la transizione alla topologia. Labbondanza delle figure topologi-
hanno fatto degli artisti, o come una scrittura. Facciamo ancora riferi- che che si mettono in catena, banda di Mbius, cross-cap, bottiglia di
mento allimportanza del vuoto lasciato dalla beanza dellincavo della Klein, toro, le loro trasformazioni luna nellaltra e le loro combinazio-
mano che tiene il pennello, il pugno vuoto dice Shitao. La posizione ni si presentano in qualche modo come lo sviluppo, il dispiegamento
della mano del calligrafo forma, in effetti, una cavit ovoidale che il dellotto interno che esso stesso una traduzione, una riscrittura del
medium, linforme direbbe forse Lacan, dellenergia, del soffio, del- cerchio. Assistiamo a un vero gioco di traduzione, di translitterazione
lintenzione, yi , del calligrafo. Tutti questi elementi rappresentano che va dal cerchio cinese alle figure topologiche. Lacan tracciandole al-
un buco che non puro vuoto o puro niente astratto. un buco inten- la lavagna si fa a sua volta calligrafo che, come il suo omologo cinese,
sivo da cui scaturiscono le pulsioni, il desiderio e il pensiero, il reale pensa con il corpo.
dellinconscio: La vecchia nozione dinconscio, dellUnerkannte, si Disegno o scrittura? Lacan sembra esitante e non arriva a una con-
basava proprio sulla nostra ignoranza di quel che avviene nel corpo. clusione e alla fine della lezione evoca piuttosto la figura del tappezzie-
Linconscio di Freud consiste nel rapporto tra un corpo che ci estra- re che sceglie i suoi fili per la trama. Anche in questo caso la dimensio-
neo e qualcosa che fa cerchio, o retta infinita, e che linconscio. Le ne scritturale non lontana. Essa l in filigrana, anche intorno a una
due cose sono a ogni modo equivalenti tra loro (Sem. XXIII, p. 145). frase: Che scrivo, anche quando parlo, non c dubbio.
Nella lezione del 1965, Lacan considera il tracciato del cerchio co- Con il nodo borromeo Lacan trover la sua scrittura, la calligrafia
me un carattere, come un significante. Per ritrovarne il senso o la strut- alla sua portata e in linea con quello che dice. Con il nodo borromeo
tura occorre ricrearlo tracciandolo a sua volta con la propria mano sin- Lacan ritrova questo ideale di semplicit che rivendica nel suo insegna-
golare. ci che fa Lacan ripetendo il tracciato nella sua calligrafia mento e che aveva riconosciuto al tratto unario. Dunque, non bisogna
dellotto interno per produrne la topologia. Dunque, ci che Lacan considerare il nodo borromeo in modo statico, come una scrittura fer-
prende dalla calligrafia cinese, questa singolarit della mano [che] ma, paralizzata, ma sulla scia della calligrafia cinese, sempre come una
schiaccia luniversale (Sem. XVIII, p. 110), la gestualit che implica la attivit, come un atto. Lagire metaforico come la parola, come la cal-
presenza del corpo di cui il pennello allestremit della mano il si- ligrafia, un atto nel senso pieno del termine. Quando parlo, scrivo.
smografo. Egli certamente limitato dalluso del gesso e gli capita di
lamentarsi di non poter utilizzare le risorse del pennello del calligrafo. La corda della metafora
Compensa la mancanza di leggerezza del bastone di gesso con limpie-
go dei colori, tramite concatenamenti e combinazioni, tramite larte I due, il Nome-del-Padre e il sintomo, hanno in comune il fatto di
della tessitura e delle trecce, con il maneggiamento di pezzi di corda... essere metafore. Almeno cos che Lacan li designava allinizio. im-
Dunque, riscrive il cerchio del monaco nella sua calligrafia e portante, dunque, per quanto mi riguarda, sottolineare uno sposta-
scrive: mento daccento. Il Nome-del-Padre non pi semplicemente riduci-
78 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 79

bile a ci che si chiamava la metafora paterna, non pi di quanto il sin- per cos dire la corda della metafora, o meglio del processo e del-
tomo sia riducibile a una pura metafora. A mio avviso, questo sposta- la scrittura nel suo farsi. Questa corda in tensione ritorna su se stessa,
mento si traduce nellequivalenza fatta in RSI del Nome-del-Padre e come ognuno pu farne esperienza gettando con forza in avanti una
del sintomo, e ne Il Sinthomo nellequivalenza del complesso di Edipo corda trattenuta a una delle sue estremit, come se cercasse di chiuder-
e del sintomo. si su di s senza riuscirci. Essa ritorna su se stessa ma senza che le due
A che cosa porta lo spostamento daccento? Porta a passare dalla estremit si congiungano, come i due pezzi dellanello di retroazione
metafora in quanto tale a ci che ne costituisce la molla nascosta, la del grafo. La corda nel suo movimento e nel suo ritorno su se stessa al-
bocca e il focolaio ardente della barra del taglio. laccia i tre cerchi senza fare cerchio. Il nodo dei tre fallito. Dunque,
Dunque, riprendiamo limmagine dellemergenza della corda dal essa ripiomba sul fondo senza fondo del buco centrale per ripetere
buco centrale in cui viene a collocarsi losbjet, oss-oggetto (Sem. loperazione, indefinitamente. La corda diventa retta infinita. Questo
XXIII, p. 141) il punto di emergenza che segnato nella figura con il movimento ripetuto della corda genera in una sola volta lincatenamen-
punto nero che anche la traccia della punta del pennello, o del ges- to dei nodi borromei gli uni agli altri e il reale (il buco) del nodo.
so, al momento dellattacco della scrittura.
Faccio riferimento qui a il nodo con il punto in Il Sinthomo, p. 78: Lacan calligrafo del nodo borromeo
Vi propongo un piccolo artificio, un piccolo scenario. Immaginia-
mo Lacan che traccia i nodi alla lavagna. Ma proiettiamoci non nella
sala tra gli altri uditori, che vedono Lacan alla lavagna di spalle, ma da-
vanti a lui e dietro alla lavagna che non sar pi una banale lavagna ne-
ra e opaca ma una lavagna trasparente di modo da vedere Lacan di
fronte mentre disegna i cerchi del nodo borromeo, come quello a pagi-
na 77 del seminario Il Sinthomo per esempio. Chi traccia, chi scrive il
nodo? Lacan? Il soggetto rappresentato dal nome proprio Lacan? No-
me proprio, del quale ci dice che viene a suturare, mascherare, il
buco del soggetto.19 E il nodo da dove tracciato, se non dai buchi o
dal buco del corpo dal quale il braccio del disegnatore-scrittore si
Accompagnato dal seguente commento: Opero con i nodi in man- proietta verso la lavagna? Parlo con il mio corpo, e questo senza sa-
canza di altre risorse. perlo, ci dice Lacan (Sem. XX).
Non ci sono arrivato subito, ma i nodi mi danno delle cose, e delle Il punto nero lasciato sulla superficie dallattacco del pennello, o
cose che mi accalappiano, proprio il caso di dirlo. qui dal gesso, il Vorstellungsreprsentanz sia del buco del soggetto,
Come chiamare tutto questo? C una dinamica dei nodi. Non ser- del buco intensivo del corpo, e della sorgente centrale di emergenza
ve a niente, ma serra. Insomma pu serrare, se non servire. Ma che co- del nodo borromeo. Questo punto, del quale sappiamo che anchesso
sa pu serrare? Qualcosa che si suppone incastrato da questi nodi. impossibile da tracciare senza tradirlo, rappresenta dunque sia Lacan
Se si pensa che questi nodi siano quanto c di pi reale come pu che disegna sia il luogo-sorgente da cui si genera il disegno del nodo.
rimanere posto per qualcosa da serrare? Lo si suppone per il fatto che da questo punto che il Lacan-poema si scrive e scrive il poema del no-
io metto qui un punto. In questo punto, dopotutto, non impensabile
scorgere la notazione ridotta di una corda che passerebbe di qui e usci- 19 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XII. Problmes cruciaux pour la psychanalyse, 1964-1965, ine-
rebbe dallaltra parte (Sem. XXIII, pp. 77-78). dito, lezione del 7 aprile 1965.
80 Ferdinand Scherrer Lacan, la calligrafia cinese e la nascita del nodo borromeo 81

do borromeo, malgrado abbia laria di essere soggetto. In questo Negli ultimi seminari Lacan evoca la poesia. Gli succede, come a
senso il nodo borromeo la proiezione nello spazio, sulla superficie Freud, di lamentarsi di non essere poeta. Nella lezione del 19 aprile
della lavagna, del dire di Lacan. la scrittura, la calligrafia della rica- 1977 del Seminario XXIV, in seguito a un elogio sui lavori di Franois
duta del turbine del linguaggio del ruscellamento della sua parola. Cheng sulla poesia cinese e di quelli di Roman Jakobson sulle questio-
Lacan diceva che il nodo borromeo era dato come un anello al di- ni di poetica, si rivolge cos agli psicoanalisti: La metafora e la metoni-
to.20 Certamente, ma al dito della sua mano singolare. il suo stile, la mia hanno valore per linterpretazione in quanto esse sono capaci di fa-
sua scrittura, il suo Sinthomo che rimanda a quello di James Joyce. Con re funzione di altra cosa, e questa altra cosa di cui fanno funzione ci
il nodo borromeo Lacan scrive come il calligrafo cinese che ha con- tramite cui si uniscono strettamente il suono e il senso. La verit si giu-
quistato la sua libert la sua esperienza, il suo rapporto con Freud, stifica per il fatto di essere poetica, perch uninterpretazione giusta
con la Cosa e la prassi della psicoanalisi. E lo fa svelando le risorse e la estingue un sintomo. Non dal lato della logica articolata, bench a
struttura, facendosene il tramite. Ma nulla garantisce che questo anello volte ci scivoli, che si tratta di sentire la portata del nostro dire.
abbia il dito di chiunque. Non si pu pi, mi sembra, concepire i nodi Lesperienza analitica unesperienza poetica. Termino, allora, con
come una teoria finita o una dottrina applicabile meccanicamente alla questo dire di Lacan: Solo la poesia permette linterpretazione ed
clinica, per esempio, o ancora al sociale come alcuni tentano di fare, per questo che non riesco pi a far s che la mia tecnica tenga. Non so-
ma come una poetica. Lacan in RSI insiste nel dire che si tratta di una no abbastanza pote, non sono pote abbastanza.22
costruzione.
Se Lacan si presta cos facilmente al farfugliare e al mimetismo, for- Traduzione di Beatrice Bosi
se, paradossalmente in ragione della sua libert creatrice che pu ge-
nerare angoscia. Allora si trasmette un testo, lo si recita, ci si aggrappa
alle formule, ai suoi matemi, alle figure e ai nodi come un bambino im-
paurito si aggrappa alla gonna della madre, o come lapprendista calli-
grafo cinese ai testi dei suoi maestri. Si indietreggia di fronte al rischio
di perdere i propri riferimenti e di essere confrontati con lo smarri-
mento. Ci si sottrae allinvito alla libert vertiginosa della creazione. Un
invito continuo nel gesto di Lacan che lancia i pezzi di corda al suo
uditorio. Sta a ognuno farsi a sua volta il calligrafo e il tramite della sua
esperienza singolare. A rischio di essere confrontato con la traccia
della metafora e i suoi fallimenti, come lo fu instancabilmente Lacan:
La metafora del nodo borromeo allo stato pi semplice impropria.
un abuso di metafora, perch in realt non c niente che supporti
lImmaginario, il Simbolico e il Reale.21
una metafora mancata, come lo sono tutte di struttura.

20 Questa espressione si ritrova nella lezione dell8 aprile 1975 di RSI: Sono questo buco

che si traccia, se posso dire, e che incontro. Non sono io che lho inventato, incontro il nodo bor-
romeo che, come si dice, mi viene come lanello al dito... eccoci ancora nel buco!. Lacan dice qui
esplicitamente che lincontro con il nodo borromeo avviene sulla traccia di una logica del buco.
21 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XXVI. La topologie et le temps, 1978-79, lezione del 9 gen- 22 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XXIV. Linsu que sait de lune-bvue saile mourre, 1976-77,

naio 1979, inedito. lezione del 17 maggio 1977, inedito.


Tra-dire Lacan in Cina 83

ecc. Inoltre, Huo Datong e i suoi colleghi si occupano di clinica e della


formazione, e, dal 2000, curano la rivista semestrale Cahier de la Psy-
chanalyse. Si pu trovare un resoconto agile dellesperienza di Huo Da-
tong nella raccolta di interviste curate da Dorian Malovic La Chine sur
le divan.5 Il testo condensa sia il percorso analitico dello stesso Huo
Silvia Pozzi Datong, sia notazioni sul suo approccio al lacanismo: tipicit e proble-
matiche del tessuto sociale cinese, il quadro di riferimento sincretistico
Tra-dire Lacan in Cina dellautore (Freud, Lacan, Jung, Adler, Klein, Winnicott, ecc.), le sue
riflessioni sullinconscio cinese, principalmente in relazione al desiderio
dei genitori inscritto nel nome, al vincolo rappresentato dal clan, al ruo-
lo della madre e dei nonni, al trauma collettivo della Rivoluzione cultu-
rale e della politica del figlio unico e ai miti fondanti della cultura cine-
Esiste molto poco su e, soprattutto, di Lacan nella Repubblica po- se. Emerge nella maggior parte delle tematiche affrontate da Huo Da-
polare cinese. In particolare, di edito, circolava agli inizi del nuovo mil- tong la centralit della scrittura ideografica cinese.6
lennio la traduzione degli Scritti, oggi praticamente introvabile nelle li- Segnaliamo, altres, che, a partire dalla seconda met degli anni due-
brerie. Se riferimenti al pensiero di Lacan, principalmente tramite fon- mila, si registra la nascita di un interesse maggiore nei confronti dellope-
ti secondarie, permeano gi la critica cinematografica degli anni ottan- ra di Lacan, testimoniata dalla pubblicazione crescente di studi e analisi
ta1 e si insinuano nella scrittura femminile degli anni novanta,2 solo nel dedicati allo psicoanalista francese. Ricordiamo, tra gli altri, il lavoro di
2001 viene pubblicata la traduzione in cinese degli Scritti realizzata dal Wu Jing7 e le traduzioni degli scritti di Gerda Pagel e Slavoj Zizek.
francesista Chu Xiaoquan (1954-), di cui il lettore trova lindi- In questo breve contributo attuiamo uno studio preliminare delle
ce in appendice.3 parole della psicoanalisi in Cina, concentrandoci su alcune delle scelte
Quanto allesperienza clinica autoctona si segnala solitaria lattivit di Chu Xiaoquan nella sua traduzione di Lacan e mettendole a confron-
del Centro di psicoanalisi di Chengdu (Chengdu jingshenfenxi zhongxin to con altre possibili. Per operare questo confronto molto siamo debito-
)4 diretto dallo psicoanalista di formazione francese ri al lavoro di Rainier Lanselle,8 che ha operato una ricerca articolata
Huo Datong (1954) e ospitato allinterno del dipartimento di sulla costruzione delle parole della psicoanalisi lacaniana in Cina. Lan-
studi filosofici dellUniversit del Sichuan. Il centro attivo dal 1994 selle ha anche compilato un glossario francese-cinese sui termini chiave
nellorganizzazione di convegni e seminari, con numerosi ospiti stranie- della psicoanalisi, partendo dalle traduzioni esistenti delle parole, non
ri, prevalentemente francesi, come Michel Guibal, Pascale Hassoun, solo in Chu Xiaoquan, ma anche nel ricchissimo materiale della rete.9
Nathalie Charraud, Pierre Babin, Micheline Glicenstein, Ubaldo Leli, La questione nodale quella della traduzione di idee nuove e
della conseguente necessit di neologismi. Osserveremo fino che pun-
1 Cfr., ad esempio, R. Garcia, The Doxology of Yuen Woo-ping, in Lau Shing-hon (a cu-

ra di), A Study of the Hong Kong Martial Arts Film, HKIFF/Urban Council, Hong Kong 1980. 5 Huo Datong, La Chine sur le divan. Entretiens avec Dorian Malovic, Plon, Paris 2008.
2 Cfr. S. Pozzi, Gerenhua xiezuo: una scrittura individualistica? Chen Ran, Hai Nan, Hong 6 Sulla rilevanza della scrittura nellimmaginario culturale cinese, cfr. A. Lavagnino, S. Pozzi,
Ying, Lin Bai, Xu Kun e Xu Xiaobin e la letteratura femminile cinese degli anni 90, tesi di dotto- Cultura cinese. Segno, scrittura, civilt, Carocci, Roma 2013.
rato, Universit di Ca Foscari, Venezia 2004. 7 Wu Jing , Yake Lakang: yuedu ni de zhengzhuang : (Jacques
3 Lacan (Lakang ), Lakang xuanji (Raccolta di scritti di Lacan), trad. di Chu Lacan: leggi i tuoi sintomi), Renmin daxue chubanshe, Beijing 2011.
Xiaoquan Shanghai Sanlian shudian, Shanghai 2001, pp. 1-2. 8 R. Lanselle, Le mots chinois de la psychanalyse, Essaim, 2004/2, n. 13, pp. 64-105.
4 Lindirizzo della pagina web del centro <http://www.cpsac.org.cn/index.html>. Ultima 9 Il glossario si trova alla pagina <http://www.lacanchine.com/Lexique.html>. Ultima con-

consultazione 11 novembre 2014. sultazione 11 novembre 2014.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 82-90


84 Silvia Pozzi Tra-dire Lacan in Cina 85

to una lingua darrivo possa essere forzata per accogliere un concetto - Calco traduzione: si tratta di parole composte che si formano nel-
straniero ed estraneo, quanto il processo di traduzione si trovi forzata- la lingua darrivo con modalit simili alla lingua di partenza, ad esem-
mente a essere stratificato e come lauspicio della soluzione migliore, pio fanyiqing (controtransfert) composto da fan, prefisso che
della traduzione fedele, sia un miraggio cui ci si pu avvicinare alle vol- corrisponde a anti-, contro- e da yiqing, che di per s corrisponde
te per via di intuizioni geniali dei traduttori, altre volte solo dopo un a mutare sentimenti, cambiare idea, ma i due caratteri significano
lento lavorio della parola nuova nella realt di accoglienza. separatamente spostare, muovere, trasferire (yi) e sentimento (qing).
La questione quella delle maglie larghe della rete della lingua - Ibridi: si tratta di parole formate da un carattere che traduce in ci-
darrivo. Nel caso del cinese, necessario presentare in rapida carrel- nese alcune informazioni relative allarea semantica del termine di par-
lata le modalit tipiche di formazione dei neologismi per meglio os- tenza e di un carattere (o pi caratteri) che svolgono il ruolo di richia-
servare alcune soluzioni di resa comparse nella traduzione di Chu mare almeno parzialmente la pronuncia originaria del termine stesso.
Xiaoquan, nel lavoro della scuola di Chengdu e pi genericamente in il caso di altre due varianti per isteria ovvero yizheng e yibing
internet. . Sia zheng sia bing convogliano il significato di malattia, invece
Di seguito proponiamo le differenti possibilit di introduzione di yi un carattere piuttosto raro che secondo il dizionario Ricci corri-
nuovi termini, esemplificandole con parole del lessico psicoanalitico: sponde a malattia immaginaria.
- Prestito fonetico: si utilizzano caratteri che per lo pi non hanno - Unulteriore possibilit, di rado impiegata nel cinese moderno,
un vincolo semantico con la parola da tradurre, ma che la ricordano dal linvenzione di nuovi caratteri. Non abbiamo incontrato al presente
punto di vista fonetico, della pronuncia. Nella maggior parte dei casi la stadio della ricerca parole formate in questo modo nella sfera semanti-
lingua di partenza linglese. il caso, ad esempio, di xiuke ca della psicoanalisi.
(choc), dove xiu annovera tra i primi significati quello di fermarsi e - Infine, possibile anche che avvenga un riutilizzo di parole gi
riposarsi10 e ke corrisponde sia a potere sia a conquistare e so- esistenti nella lingua di arrivo in una nuova accezione, come in parte
praffare, ma anche ununit di misura. Un altro esempio una delle nel caso di controtransfert gi analizzato precedentemente (fanyiqing)
possibili rese per isteria, un prestito forse costruito partendo dalla vo- e come nel caso di una delle variabili per transfert: zhuanyi .
ce francese hystrie ovvero: xiesidili , in cui xie ha tra i suoi Gi da questa breve panoramica si evidenzia come esista spesso
significati principali quello di riposarsi, si un vocabolo colto per una certa variet di rese in cinese per un medesimo termine. Il fenome-
questo, qui o perci, di corrisponde a fondo, base, ecc., e, no senzaltro significativo, basti pensare che lo stesso nome di Jac-
infine, li vuol dire dentro, ma anche vicinato e luogo dorigine. ques Lacan presente almeno con due prestiti fonetici diversi ovvero
Rileviamo che i caratteri prescelti per rendere parole straniere sono Yake Lakang e Jiake Lagang , la prima variante
spesso ricorrenti, registriamo infatti unalta incidenza delluso di si e pi diffusa nella Repubblica popolare di Cina e la seconda a Taiwan,
di , a fronte dellesistenza di numerosi caratteri loro omofoni e quin- ecco perch questultima compare in caratteri non semplificati.
di potenzialmente altrettanto selezionabili. Ci contribuisce a segnalare Viceversa, per la resa della parola psicoanalisi, si diffuso il ter-
in maniera diretta al parlante nativo la natura aliena del termine. mine jingshen fenxi xue : jingshen significa mente, spiri-
- Calco semantico: si ha quando una parola esistente nella lingua to, coscienza, fenxi traduce analisi e xue (lett. studio) concorre
darrivo assume il significato di una parola simile della lingua di par- spesso come suffisso a rendere il nostro -logia. interessante questa
tenza. Ad esempio, il termine fenxijia (analista) viene impiega- parola per via del fatto che in cinese esiste il prestito fonetico per psy-
to anche nellaccezione precisa della sfera semantica della psicoanalisi. che, ovvero pusaike , presente nella rete con ben 2.690.000 ri-
sultati,11 ma per lo pi in riferimento ad Amore e Psiche. La scelta assu-
10 Si noti come il carattere sia un ideogramma che abbina la rappresentazione schematica di

una figura umana a quella di un albero per convogliare lidea del riposo. 11 Dato verificato per lultima volta nel dicembre 2013.
86 Silvia Pozzi Tra-dire Lacan in Cina 87

me ancora maggior rilevanza a fronte del fatto che il prefisso psico- in termine ricorre gi in epoca preimperiale con il significato di membro
altri termini stato resto prevalentemente con xinli , psicologia, virile sia in testi di medicina sia in brani di letteratura erotica.
mentalit, un termine che nasce dalla fusione del carattere mente- Torniamo rapidamente ora alle due possibili rese per transfert.
cuore (xin ) con il termine li , ovvero ragione, logica, ma an- Notiamo che per quanto concerne il calco traduzione yiqing , il ca-
che struttura, consistenza in relazione alla seta, al legno, ecc. Anti- rattere yi ha tra i suoi primi significati spostamento, ma anche
camente li faceva riferimento alle striature della giada. Quindi, letteral- cambiamento, quindi yiqing letteralmente pu essere letto come spo-
mente xinli significherebbe struttura di mente-cuore. Alcuni esempi stamento delle emozioni (qing ). Ma tra i significati di yiqing, lo
sono xinlixue (psicologia), xinli zhiliao (psicoterapia, Hanyu da cidian rileva allinterno della tradizione narrativa in vernacola-
lett. psicologia + cura/terapia) e xinlibinglixue (psico- re anche il significato di distrarsi dalle preoccupazioni, nel Ricci si re-
patologia, lett. psicologia + patologia). Per il termine psicoterapia, gistra oltre al significato di transfert, quello di avere dellamore/pro-
per, esiste anche la variante jingshen zhiliao (psicoterapia). vare dellaffetto per qualcuno. Quanto al riutilizzo del termine zhuanyi
Passiamo a un altro termine chiave della psicoanalisi che presenta , notiamo che le principali corrispondenze registrate dal Ricci sono:
pi variabili in cinese, fallo. Esistono numerose varianti: la pi pro-
duttiva il prestito fonetico feileisi ; ma presente anche il pre- 1) trasferire, spostare, rimpiazzare
stito falshi ; meno diffusi, ma comunque ricorrenti, sono i ter- 2) transfert (psichiatria)
mini nangen , shizu e yangju . I due prestiti fonetici non 3) transizione (fonetica)
compaiono n nel Ricci n nel Grande dizionario della lingua cinese 4) allacciamento (allacciamento)
(Hanyu da cidian ) in dodici volumi o in altri dizionari pi 5) migrazione (fisica)
recenti, ad esempio lo Hanyu da cidian del 2005, pubblica-
to dalla Commercial Press. Tuttavia nella rete ci sono ben 4.140.000 ri- Questi pochi esempi gettano luce su una sorta di confusione, o me-
sultati per feileisi, ma solo 6 per falshi, e in uno dei sei casi si specifica: glio mancanza di standardizzazione, del lessico della psicoanalisi. Ci
Fallo (yangju ) in francese, significante padrone in Lacan.12 dovuto sia alla relativa scarsa diffusione delle teorie psicoanalitiche in
Quanto a nangen (lett. uomo/maschio + radice) lo Hanyu da cidian Cina, sia alla loro recente e non massiccia traduzione, ma anche e con-
ci rivela che il termine ricorre con il significato di pene in epoca Tang testualmente alla difficolt di tradurre senza tradire concetti avulsi dal-
e in epoca Song, e ancora in alcuni testi letterari degli inizi del secolo la tradizione culturale e dalla storia del pensiero cinese.
scorso, ad esempio in Lu Xun. E proprio questo il termine prescelto Riteniamo a questo punto utile proporre in maniera speculare alcuni
da Chu Xiaoquan nella sua traduzione di Lacan, scatenando una que- esempi di termini relativi alla storia del pensiero cinese tradotti in italiano
relle traduttologica animata da un giovane studioso, Ma Yuanlong, che in maniera diversa a seconda dei traduttori. opportuno sottolineare co-
avrebbe optato per il prestito fonetico a scapito di nangen, partendo dal me sovente luniformit della traduzione complicata, se non resa im-
presupposto che sia necessario segnare una linea di demarcazione preci- possibile, dalle sfumature diverse di significato che i concetti assumono
sa tra il concetto di fallo e il termine pene.13 Infine, la parola shizu in contesti storici e in autori diversi. Ad esempio, il termine xing (na-
sembra particolarmente rara, nello Hanyu da cidian individua il nome tura), ricorrente con riferimento a Mencio in altri contributi del presente
tecnico di una pietra, mentre a proposito di yangju il Ricci ci dice che il volume, tradotto da Scarpari natura originaria o natura umana,14
mentre Sabattini lo rende come natura spontanea o natura innata.15
12 Cfr. <http://bbs.tianya.cn/post-284-157412-1.shtml>. Ultima consultazione ottobre 2014.
13 Ma Yuanlong , Lakang xuanji de pinglun (A proposito degli 14 M. Scarpari, La concezione della natura umana in Confucio e Mencio, Cafoscarina, Venezia

Scritti di Lacan), novembre 2012, <http://www.douban.com/group/topic/34305763/>. Ultima 1991, p. 35 e p. 143.


consultazione novembre 2014. 15 Lu Jia, Nuovi argomenti, a cura di E. Sabattini, Cafoscarina, Venezia 2012, p. 77.
88 Silvia Pozzi Tra-dire Lacan in Cina 89

Riportiamo di seguito le scelte di traduzione di alcuni eminenti stu- particolare con Lacan, pu essere stimolante attraversare questi ponti
diosi di un altro concetto chiave, in particolare in Confucio, ma non che i cinesi stanno costruendo, soprattutto per le suggestioni e le visio-
solo, quello di ren (segnaliamo come questo ideogramma sia com- ni proposte dalla loro lingua grafica. Non che, nonostante tutto ci
posto dal radicale di uomo, ren , e dal numero due, er , a significa- che andato perso o smembrato nelle varie rese, rimane qualcosa da
re comunque un sentimento che coinvolge, lega due persone): guadagnare, da scoprire, da riscoprire? Ecco il senso di questo breve
percorso tra caratteri e parole che ci piace chiudere citando Walter
- benevolenza16 Benjamin: La traduzione non si trova, come lopera poetica, per cos
- sens de lhumain, humanit17 dire allinterno della foresta del linguaggio, ma al di fuori di essa, di-
- ren18 rimpetto ad essa, e, senza porvi piede, vi fa entrare loriginale, e ci in
- amore per il prossimo19 quel solo punto dove leco nella propria lingua pu rispondere allope-
- amore per gli altri20 ra della lingua straniera.25

Concludiamo questo viaggio terminologico, con alcune delle tradu- Appendice


zioni in italiano del termine junzi , il principe, il signore destinato
secondo Confucio alla guida del popolo non per diritto di discendenza - Guanyu bei qie de xinde yantaohui
o per supremazia della forza, ma per virt: (Le sminaire sur la Lettre vole; Il seminario su La lettera rubata)
- Guanyu wo de jingli (De nos antcdents; Dei no-
- luomo nobile di animo21 stri antecedenti)
- il signore22 - Chaoyue xianshi yuanze (Au-del du Principe
- persona esemplare per virt e nobilt danimo23 de ralit; Al di l del principio di realt)
- la persona raffinata, la persona esemplare24 - Zucheng wo de gongneng xingcheng de jingzi jieduan
(Le stade du miroir comme formateur de la
Forse nella ricerca della parola pi giusta, pi vicina alloriginale, fonction du Je; Lo stadio dello specchio come formatore della funzione
possiamo leggere il tentativo dellaltro di vederci, la visione dellaltro di dellio)
noi, cos come, viceversa, si palesa il nostro tentativo di vedere, di leg- - Jingshenfenxi zhong de qinlingxing (Lagres-
gere laltro. Forse nelle parole cinesi della psicoanalisi c qualcosa che sivit en psychanalyse; Laggressivit in psicoanalisi)
viene rimpatriato, scrostato affinch noi possiamo rivederlo o vederlo. - Jingshenfenxixue zai fanzuixue zhong de gongneng de lilun daolun
Si riconferma il ruolo del traduttore come pontefice (come nella tradi- (Introduction thorique
zione della scuola brasiliana di teorici della traduzione) e per noi, in aux fonctions de la psychanalyse en criminologie; Introduzione teorica
alle funzioni della psicoanalisi in criminologia)
16 Laozi, Genesi del Daodejing, a cura di A. Andreini, Einaudi, Torino 2004, p. 3, e Confu- - Tan xinli yinguo (Propos sur la causalit psychique;
cio, Dialoghi, a cura di T. Lippiello, Einaudi, Torino 2003, p. 3. Discorso sulla causalit psichica)
17 A. Cheng, Histoire de la pense chinoise, Seuil, Paris 1997, vol. I.
18 Confucio, I dialoghi, a cura di E. Masi, Rizzoli, Milano 1975, p. 59.
- Luoji shijian ji yuqi quedingxing de kending
19 Lu Jia, Nuovi argomenti, op. cit., p. 89. (Le temps logique et lassertion de certitude anticipe; Il tem-
20 M. Scarpari, Mencio e larte di governo, Marsilio, Venezia 2013, p. 69. po logico e lasserzione di certezza anticipata)
21 Confucio, I dialoghi, op. cit., p. 5.
22 Ivi, p. 48.
23 Lu Jia, Nuovi argomenti, op. cit., p. 89.
24 M. Scarpari, La concezione della natura umana in Confucio e Mencio, op. cit., p. 44, p. 51. 25 W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino 1962, p. 47.
90 Silvia Pozzi

- Jiu zhuanyi zuo de fayan (Intervention sur le


transfert; Intervento sul transfert)
- Zhongyu tandao le zhuti (Du sujet enfin en que-
stion; Del soggetto finalmente in questione)
- Jingshenfenxixue zhong de yanyu he yuyan de zuoyong he lingyu
(Fonction et champ de la pa- Domenico Cosenza
role et du langage en psychanalyse; Funzione e campo della parola e del
linguaggio in psicoanalisi) Il dialettico, il morto e il maestro zen:
- Dianxing liaofa de bianti (Variantes de la cure-ty- figure dellanalista in Lacan
pe; Varianti della cura-tipo)
- Fuluoyide shiwu huo zai jingshenfenxixue zhong huigui Fuluoyide
de yiyi (La
chose freudienne; La cosa freudiana. Senso del ritorno a Freud in psi- 1. La Cina nellinsegnamento di Lacan
coanalisi)
- Wuyishi zhong wenzi de dongyin huo zi Fuluoyide yilai de lixing Colgo loccasione di questo incontro, che ci convoca qui allUni-
(Linstance de la lettre versit di Milano attorno al tema di Lacan e la Cina, per riprendere
dans linconscient ou la raison depuis Frud; Listanza della lettera uninterrogazione sullo statuto dellesperienza analitica e sulla funzione
dellinconscio o la ragione dopo Freud) dellanalista nellinsegnamento di Lacan. Lacan stesso che ci spinge
- Lun jingshen cuoluan de yiqie keneng liaofa de yige xianjue wenti in questa direzione, nella misura in cui introduce in pi momenti della
(Dune question prli- sua ricerca sui fondamenti dellesperienza analitica il riferimento al
minaire tout traitement possible de la psychose; Una questione preli- pensiero e allopera di autori dellantica Cina, cos come alla scrittura
minare ad ogni possibile trattamento della psicosi) cinese, al cuore del suo Seminario XVIII. Proprio qui, in quello che
- Zhiliao de fangxiang he ta de liliang yuanze stato a ragione definito il suo seminario cinese, troviamo lafferma-
(La direction de la cure et les principes de son pouvoir; La dire- zione di Lacan che in fondo giustifica il lavoro che da alcuni anni viene
zione della cura e i principi del suo potere) portato avanti da diversi studiosi sul rapporto tra Lacan e la Cina: Mi
- Nangen de yiyi (La signification du phallus; La signi- sono accorto di una cosa: forse sono lacaniano per aver studiato un po
ficazione del fallo: Die Bedeutung des Phallus) di cinese in altri tempi (Sem. XVIII, p. 30).
- Zhuti de qingfu he zai Fuluoyide wuyishi zhong de yuwang de Lacan qui prudente nella sua formulazione: usa il forse, ma ci
bianzhengfa restituisce questa sua ipotesi sono diventato lacaniano per avere stu-
(Subversion du sujet et dialectique du dsir dans linconscient freudien; diato in passato il cinese nella forma di un aprs-coup (mi sono ac-
Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nellinconscio freu- corto), che la temporalit propria dellinconscio e dellelaborazione
diano) analitica. Di fatto, ci apre con questa affermazione questa pista, che
pone il suo rapporto con la Cina come qualcosa che non affatto ridu-
cibile a un mero interesse culturale e intellettuale. Cosa che del resto
permea il modo con cui Lacan introduce nel suo insegnamento il ricor-
so ad altri saperi e pratiche esterni alla psicoanalisi. I prelievi che La-
can opera su saperi e pratiche esterni alla psicoanalisi gli sono essenzia-
li per illuminare pi adeguatamente aspetti cardinali dellesperienza

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 91-98


92 Domenico Cosenza Il dialettico, il morto e il maestro zen: figure dellanalista in Lacan 93

analitica stessa. Ragione per cui diviene essenziale per noi domandarci Questa Ouverture sorprendente se ci si ferma a pensare al ritorno
che cosa Lacan abbia trovato nella scrittura e nei testi sapienziali del- a Freud di Lacan ancorandolo sostanzialmente alla linguistica saussu-
lantica Cina di cos decisivo per la chiarificazione dello statuto della riana. Quando si tratta di pensare alla pratica dello psicoanalista, il ri-
psicoanalisi. E altrettanto essenziale porci la domanda relativa al va- ferimento esterno che Lacan introduce quello del maestro zen, o me-
lore che assumono tali riferimenti lungo larco dellinsegnamento di glio chan, come nella tradizione del buddhismo cinese poi divenuto
Lacan: insegnamento che al suo interno ha incontrato momenti di tor- zen in Giappone. In questa Ouverture, infatti, il ritorno a Freud di La-
sione e di discontinuit concomitanti a una ridefinizione dello statuto can operato attraverso il riferimento alla pratica del maestro buddhi-
stesso dellinconscio. quindi legittimo chiederci se Lacan si riferisce sta. Questa pratica definita una ricerca del senso che non prende la
per esempio al buddhismo chan nello stesso senso, allinizio o nella fa- forma di un sapere trasmesso ex cathedra dal maestro, ma, al contrario,
se avanzata del suo insegnamento. prende la forma di una produzione dellallievo che il maestro sigilla
quando gi gravida nellallievo stesso. evidente a un lettore di La-
2. Il contributo cinese alla definizione dello statuto dellanalista can quanto qui egli pensi allanalisi come a unesperienza dialettica
una definizione contenuta in Intervento sul transfert del 1951 , e
Siamo abituati a pensare giustamente Lacan stesso che ci invi- quanto lanalista assuma la funzione del maestro dialettico (Scritti,
ta esplicitamente a farlo allesordio dellinsegnamento di Lacan nel pp. 208-209). con questa formula che Lacan ne definisce la posizio-
campo della psicoanalisi come a una operazione di ritorno a Freud ne, ponendo Socrate a incarnarla in modo paradigmatico. Assistiamo
che viene compiuta a partire dal riferimento alla linguistica di de Saus- dunque in questo momento desordio dellinsegnamento di Lacan a
sure. Lacan legge Freud attraverso le lenti della linguistica saussuria- una convergenza, attorno alla definizione dello statuto dellanalista, del
na. Su questa base si fonda la tesi classica dellinconscio strutturato maestro dialettico rappresentato da Socrate e del maestro zen. Socrati-
come un linguaggio, punto cardinale dellinsegnamento classico di smo e buddhismo chan si sovrappongono in questa fase dellinsegna-
Lacan in psicoanalisi. Tuttavia, non si posta forse sufficiente atten- mento di Lacan, come riferimenti incarnati di una pratica della psicoa-
zione al fatto che, pi discretamente, tanto il Seminario I di Lacan, Gli nalisi che riscopre i propri fondamenti nella centralit della funzione
scritti tecnici di Freud, quanto il coevo scritto Funzione e campo della della parola e nel campo del linguaggio.
parola e del linguaggio in psicoanalisi, pongono il riferimento alla pra- Anticipiamo che tuttavia non sar sempre cos: il matrimonio tra la
tica del maestro zen in posizione chiave nel determinare lo statuto del- dialettica socratica e la pratica freudiana giunger, a un certo punto
lanalista e del suo atto, cos come Lacan la intende. Il riferimento al dellinsegnamento di Lacan, se non proprio a un divorzio, quantomeno
Seminario I addirittura nellOuverture: Il maestro interrompe il si- a una separazione. E ci in particolare lanno prima del Seminario ci-
lenzio in un modo qualsiasi, con un sarcasmo, un pestar di piedi. Cos nese di Lacan, nel Seminario XVII. Lenvers de la psychanalyse. Qui La-
procede nella ricerca del senso un maestro buddhista, secondo la tec- can operer una vera e propria decostruzione della figura di Socrate,
nica zen. Tocca agli allievi stessi cercare la risposta alle proprie do- distinguendo chiaramente la struttura discorsiva in cui la dialettica so-
mande. Il maestro non insegna ex cathedra una scienza gi fatta; ap- cratica opera, propria del discorso del Mitre, dalla struttura discorsiva
porta la risposta quando gli allievi sono sul punto di trovarla. Questo del discorso dellanalista. Dovremo allora quantomeno distinguere due
insegnamento rifiuto di ogni sistema. Dischiude un pensiero in mo- tempi del riferimento di Lacan alla Cina, alla sapienza cinese e alla pra-
vimento, disponibile tuttavia al sistema perch presenta necessaria- tica del buddhismo: un primo tempo, in cui questo riferimento si muo-
mente un aspetto dogmatico. Il pensiero di Freud pi di altri peren- ve nellalveo di una dialettica del senso imparentata con il socratismo e
nemente aperto alla revisione. un errore ridurlo a parole usate. Ogni partecipa della definizione della psicoanalisi come esperienza dialetti-
nozione vi possiede una vita propria. ci che precisamente si chiama ca, e un secondo tempo, coevo e posteriore alla decostruzione del so-
dialettica (Sem. I, p. 3). cratismo, al di l dellidentificazione dellanalista come maestro dialet-
94 Domenico Cosenza Il dialettico, il morto e il maestro zen: figure dellanalista in Lacan 95

tico, in cui la dimensione della produzione di senso, sia esso anche il spazio vuoto infinito che sfugge al movimento continuo. Se fondamen-
senso inconscio, non al primo posto nelleconomia dellesperienza talmente per lEgo-Psychology la psicoanalisi opera come unortopedia
analitica. Questo secondo tempo potremmo forse esprimerlo nel pas- adattiva dellio allambiente circostante, postulando con Hartmann
saggio dal primato del senso e della parola alla centralit della scrittura lesistenza di un Io come sfera autonoma dai conflitti, per il buddhi-
come fuori senso, come lettera. In questo passaggio, il riferimento alla smo fin dalle sue origini la pi grande illusione delluomo lintuizione
Cina cambia radicalmente statuto, e lascia posto alla centralit dellin- centrale del buddhismo secondo Anne Cheng1 proprio la convin-
teresse di Lacan per la scrittura cinese come irriducibile a una scrittura zione di costituire un io permanente, vero e proprio sembiante di
della parola (come quella alfabetica). unit che ci tiene lontani, decentrati dal nostro essere. Si tratta dunque
piuttosto di liberarsi di tale illusione per poter accedere al nucleo del
3. Dal maestro dialettico al maestro zen nostro essere. Le definizioni dellIo che Lacan formula nei suoi primi
seminari hanno una evidente eco buddhista: tessuto di identificazioni,
Restiamo per ancora un momento sul Lacan classico, e sul suo ri- linea di finzione, malattia mentale delluomo.
ferimento alla pratica del buddhismo zen, andando a leggere come si Per Lacan, lemergenza dellinconscio nellanalisi favorita nella
presenta in Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanali- seduta a tempo non standard, in cui possibile allanalista intervenire
si. essenziale questo richiamo, perch qui Lacan convoca il maestro operando il taglio della seduta in un punto di densit del discorso del-
zen a sostegno di quella che stata la sua vera e propria eresia nel cam- lanalizzante in cui qualcosa dellinconscio del soggetto si manifesta nel
po della psicoanalisi ortodossa e che lui stesso definisce il suo punto suo dire in analogia a come il maestro zen interviene nel suo rapporto
forte: lintroduzione della seduta a tempo variabile e breve. Ecco il con gli allievi: il suo atto spinge alla loro elaborazione, non si sostitui-
passo di Lacan, che si riferisce proprio alla pratica delle sedute brevi: sce a essa ma la rilancia.
Del resto non siamo qui per difendere questo procedimento, ma per
mostrare che esso ha un senso dialettico preciso nella sua applicazione 4. Verso il vuoto: il fare il morto dellanalista e il wu wei taoista
tecnica. E non siamo i soli ad aver notato che esso raggiunge al limite la
tecnica che si designa col nome di zen, applicata come mezzo di rivela- Lesperienza analitica definita da Lacan una lunga ascesi sogget-
zione del soggetto nellascesi tradizionale di certe scuole dellEstremo tiva (Scritti, p. 315), che conduce il soggetto analizzante verso ci che
Oriente. Senza spingerci fino agli estremi cui giunge questa tecnica, lo causa. Per rendere possibile questo processo, per Lacan, occorre se-
poich sarebbero contrari ad alcune delle limitazioni che la nostra guire lindicazione di Freud rispetto alla posizione dellanalista: essa
simpone, unapplicazione discreta del suo principio nellanalisi ci sem- non va esercitata dalla posizione di soggetto, ma di oggetto. In questo
bra molto pi ammissibile di certi modi detti di analisi delle resistenze, senso Lacan ci dice che occorre che lanalista possa occupare per lana-
poich essa non comporta di per s alcun pericolo di alienazione del lizzante il posto di sembiante delloggetto che causa il suo desiderio.
soggetto. Giacch non rompe il discorso se non per partorire la paro- Questa posizione distingue nettamente lorientamento di Freud e La-
la (Scritti, pp. 309-310). can in psicoanalisi dagli approcci postfreudiani contemporanei che en-
Questo passo di Funzione e campo ci permette di cogliere meglio la fatizzano la posizione dellanalista come soggetto nellanalisi che porta
funzione che qui esercita il buddismo zen come tecnica in rapporto al- il suo vissuto controtransferale nella seduta, seguendo la direzione in-
la pratica analitica che Lacan introduce con le sedute a tempo non nestata da Paula Heimann nel 1950. Per Lacan, dire che lanalista oc-
standard. Anzitutto, esplicito il fatto che Lacan individui nella tecni- corre che sia in posizione di oggetto significa anzitutto che chiamato a
ca zen un alleato nella decostruzione del post-freudismo e in particola-
re dellEgo-Psychology, essendo tale tecnica volta a mostrare lo statuto 1 A. Cheng, Storia del pensiero cinese (1997), ed. it. a cura di A. Crisma, Einaudi, Torino
illusorio dellIo e ad aprire alla dimensione costitutiva del soggetto: allo 2000, vol. II, p. 360.
96 Domenico Cosenza Il dialettico, il morto e il maestro zen: figure dellanalista in Lacan 97

una ascesi rispetto alla propria soggettivit quando in seduta, a quello rio-speculare del dualismo che anima il rapporto degli uomini con gli
che Miller ha chiamato un processo di de-soggettivazione dellanalista.2 oggetti delle loro passioni (Sem. X, 8 e 15 maggio 1963).
Lanalista chiamato a svuotarsi di ci che lo contraddistingue come
persona per potere incarnare loggetto che causa il desiderio dellana- 5. Lanalista e il reale. Labbaiare del maestro zen
lizzante. Questo movimento, che Lacan esprime anche nella formula e latto analitico fuori senso
secondo cui lanalista chiamato a fare il morto nellanalisi, perch
linconscio del soggetto possa prendere la parola, apparentato in La- In questo secondo tempo dellinsegnamento di Lacan, centrato
can allorientamento del maestro chan. Lacan lo sottolinea ne La Cosa non sul senso, ma sul reale, anche il riferimento al maestro zen sembra
freudiana, affermando che in questo fare il morto lanalista partecipa mutare di segno. Cos come latto analitico e linterpretazione stessa
della cadaverizzazione della propria posizione come dicono i cinesi non puntano pi al senso ma alla causa del desiderio del soggetto e al-
(Scritti, pp. 421-422). Si vede anche qui molto bene come il riferimento la sua divisione, allo stesso modo Lacan riformula lapporto che la pra-
di Lacan alla Cina tocchi il cuore stesso della pratica analitica, e come il tica del buddhismo chan gli offre nel pensare latto dellanalista. Come
riferimento al buddhismo chan sia centrale nella sua lettura di Freud e ha recentemente sottolineato Natalie Charraud, laccento si sposta per
nella sua critica agli approcci intersoggettivisti e controtransferali in Lacan dal buddhismo chan come ricerca del senso (interna al suo inse-
psicoanalisi. Il riferimento al wu wei taoista, al non-agire come princi- gnamento classico) al suo aspetto di rinuncia al pensiero stesso, e
pio cardine della pratica analitica e condizione della sua efficacia, im- dunque di rinuncia al senso.3 Ci che Lacan qui pi valorizza nella pra-
prescindibile nella sua lettura della funzione dellanalista e del suo atto. tica del maestro zen lintervento fuori senso, che destabilizza le cer-
Questo movimento in Lacan assume unaccentuazione ancora pi tezze dellallievo, che introduce il paradosso insolubile, che mette in
marcata nel momento in cui, nel corso del suo insegnamento, introdu- gioco la dimensione reale della voce. quanto per esempio emerge nel
ce la centralit del reale e la funzione delloggetto a come causa di desi- Seminario XX, lezione dell8 maggio 1973, nel suo riferimento al bud-
derio. A partire da questo momento, infatti, lesperienza analitica non dhismo, e in particolare allo zen. In questi riferimenti sono contenute
ruoter pi attorno alla verit del soggetto, fosse pure incarnata dalla sia una critica, sia una riformulazione di ci che Lacan pi valorizza in
castrazione, ma piuttosto attorno alloggetto parziale come causa di de- questa fase del suo insegnamento del buddhismo zen. La critica al taoi-
siderio, a un godimento strutturalmente in perdita che fa ritorno nella smo e al buddhismo di essere stratagemmi che dimostrano limpossi-
vita del soggetto, producendo langoscia. Nel Seminario X Lacan spo- bilit di far convergere pienamente il godimento e il pensiero dellesse-
sta decisamente lasse della sua ricerca sullo statuto del desiderio in- re, mostrando che soddisfano questo fine, che realizzano questa con-
conscio, orientandolo attorno al tema della causa del desiderio come vergenza, solo al prezzo di una castrazione. Il taoismo lo dimostra per
irriducibile al campo della rappresentazione. Questo lo conduce oltre Lacan nella pratica sessuale in cui la condizione per sentirsi bene
la fenomenologia e limmaginario egoico che la caratterizza, oltre la sfe- trattenere lo sperma. Il buddhismo attraverso la sua rinuncia al pensie-
ra ideopassionale, per interrogare non ci che il desiderio ha davanti a ro stesso. Riferendosi allo zen aggiunge questa nota per noi importan-
s, ma piuttosto ci che alle sue spalle, la sua causa invisibile che lo te: Quel che c di meglio nel buddismo lo zen, e lo zen consiste in
muove intimamente. Qui reintroduce un riferimento allo statuto illuso- questo: nel risponderti con un abbaio, amico mio (Sem. XX, p. 110).
rio del desiderio secondo linsegnamento zen, e al carattere immagina- La messa in rilievo di questa dimensione asemantica dellintervento
zen al cuore del modo in cui Lacan pensa e pratica lintervento del-
lanalista in seduta, tanto pi quanto pi si sviluppa il suo insegnamen-
2 J.-A. Miller, Il disincanto della psicoanalisi, Corso tenuto presso il Dipartimento di Psicoa-

nalisi dellUniversit di Parigi VIII, nellanno accademico 1999-2000, lezione del 30 gennaio 2002
(LP, n. 38). Al riguardo rinvio anche a D. Cosenza, Jacques Lacan e il problema della tecnica in psi-
coanalisi, Astrolabio, Roma 2003, pp. 107-108. 3 N. Charraud, Lacan et le buddhisme chan, in <www.lacanchine.com>, 2013, p. 2.
98 Domenico Cosenza

to. Pur non giungendo allestremismo di maestri del buddhismo chan


come Linji, alla cui pratica Demiville insegnante di cinese di Lacan e
grande sinologo attribuiva una qualit psicoterapica se non psicoana-
litica, Lacan trae sicuramente ispirazione da tali pratiche volte a desta-
bilizzare le false certezze che si annidano nel soggetto. La seduta anali-
tica per come Lacan la praticher e penser nel suo insegnamento avan- Massimo Raveri
zato prender sempre pi la forma di un evento di corpo, in cui al cen-
tro la dimensione della tyche pi che quella dellautomaton, lincontro Il desiderio illuminazione:
(sempre mancato) con il reale pi che la narrazione significante. Il khat lincontro di Lacan con il buddhismo Zen
o eruttare, il colpo di bastone, vanno in questa direzione nella pratica
chan. Lacan tuttavia fa propria questa dimensione senza andare verso
una demolizione della tradizione, ripristinando il testo di Freud nel suo
vomere tagliente contro le sue deviazioni. Lacan desacralizza lortodos- Chiedersi se Jacques Lacan abbia o meno interpretato in modo cri-
sia psicoanalitica per riscoprire lo spirito della scoperta di Freud, de-ri- tico e approfondito il buddhismo Zen un falso problema. Segu con
tualizza la pratica standard della seduta analitica, pur preservandone passione le lezioni sul buddhismo di studiosi di indiscussa autorevolez-
lautomaton come condizione dellincontro con la tyche. Lacan non di- za come Paul Demiville e Franois Cheng. Ma non era un sinologo.
strugge il sembiante della seduta analitica, che necessario, ma cerca il Era un pensatore rigoroso e inquieto, libero, sistematicamente fuori
pi possibile di avvicinarlo alla condizione di un incontro con il reale. dagli schemi e talvolta contraddittorio, che fu affascinato da un mondo
Saperci fare con il sembiante, con lineludibilit della funzione struttu- culturale radicalmente altro come la Cina. Franois Cheng ha spesso
rante del rito, forse qualcosa che giustifica laltro versante dellinteres- ricordato i momenti appassionati in cui discutevano insieme delle ope-
se di Lacan per il pensiero cinese: quello che lo mette in dialogo con il re di poeti e di artisti cinesi e come Lacan leggeva i testi, come li inter-
confucianesimo e con Mencio. Non a caso il riferimento a Mencio rogava, quali temi lo interessavano di pi e, soprattutto, come cercasse
particolarmente rilevante proprio nel Seminario XVIII, che il semina- dei punti di congiunzione con la sua teoria. Intuiva nella spiritualit
rio in cui Lacan costruisce la nozione di sembiante. Il rapporto di La- buddhista e in particolare nella tradizione Zen la possibilit di un
can con la Cina bifronte: per un versante guarda verso larte del sem- percorso di scandaglio nella mente che poteva aprirgli vie nuove di
biante (qui il riferimento verso il confucianesimo e Mencio), per lal- sperimentazione psicoanalitica. Si nutr dello spirito dello Zen, filtran-
tro guarda verso una pratica che punta al reale (qui il riferimento al dolo attraverso la filigrana ermeneutica dellesistenzialismo, del surrea-
buddhismo chan). Tuttavia, lultimo Lacan sembra guardare pi verso lismo e della filosofia del linguaggio. Non a caso apre il primo dei suoi
lo zen in quanto pratica pi prossima al reale. in questa direzione cre- Seminari citando loriginalit della pratica meditativa dei maestri Zen.
do che sia possibile leggere la permanenza dellinteresse di Lacan verso Non era facile allora parlare di Zen, perch su questa tradizione si
la pratica zen. erano addensati diversi discorsi ideologici, legati paradossalmente sia
alla modernit, sia al suo preteso superamento. Infatti, a partire dalla
fine dellOttocento, lo Zen era stato dapprima idealizzato come una
spiritualit laica, antidogmatica e scientifica che poteva essere lo stru-
mento teoretico autoctono, non ripreso dallOccidente capace di
condurre le culture dellAsia Orientale sulla Via dei Lumi, come era
stato lesprit de rationalit nellEuropa dellIlluminismo. Decenni dopo,
in Giappone, nel periodo nazionalista, era stato invece interpretato co-

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 99-120


100 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 101

me unesperienza spirituale al di l dei limiti della razionalit pragmati- lo rielabor. In un certo senso lo trad, ma questo era giusto, nella mi-
ca e utilitaristica (occidentale): questo approccio mitopoietico insi- sura in cui cercava di inculturarne il messaggio.
steva sulloriginalit, sullunicit dello Zen, una Via mistica che espri- Lacan era sensibile a un certo indirizzo della pratica psicoanalitica
meva in modo originale il vero spirito orientale. Un maestro come del periodo. In quegli anni infatti, soprattutto dopo Jung, alcuni mae-
Suzuki Daisetz Teitar il cui insegnamento fu decisivo nel portare lo stri della psicoanalisi europea e americana avevano mostrato sempre
Zen in Occidente in un famoso dibattito nel 1953 sulla rivista Philo- pi interesse verso il buddhismo.2 Alcuni di loro come Mark Epstein,
sophy East and West, sosteneva che si perdeva di vista il punto cruciale Nina Coltart, Akihisa Kondo si convertiranno e opereranno in cam-
quando si cercava di ricostruire le vicende storiche dello Zen. Per lui, po psicanalitico adottando dichiaratamente le forme della meditazione
lo Zen rappresentava una verit eterna, che trascendeva la dimensione Theravda. Richard De Martino ebbe un ruolo fondamentale: i suoi
temporale della storia; era una verit assoluta, non esperibile attraverso sforzi contribuirono a far incontrare maestri Zen e teologi, filosofi e
unanalisi razionale ma solo attraverso unesperienza immediata, intui- psicoanalisti. Basti ricordare limportanza che ebbe la conferenza di
tiva e irrazionale, come lilluminazione. Cuernavaca del 1957 sul buddhismo Zen e la psicoanalisi.3 Come giu-
In Occidente, nellAmerica degli anni sessanta del Novecento stamente sottolinea Anthony Molino, i suoi scritti riflettevano una
lAmerica della Beat generation, di Kerouac e dei vagabondi del Dhar- comprensione peculiare, talvolta idiosincratica, dello Zen, ma furono
ma, dei guru come Alan Watts lo Zen incarnava il sogno accattivan- decisivi nel rendere chiare e rigorose le tendenze che animavano il cli-
te di una spiritualit esotica intimista e irrazionale, una via di dolce ma intellettuale postbellico, in cui la psicoanalisi e lesistenzialismo si
follia trasgressiva di liberazione. Erano narrazioni. Ma furono significa- proponevano come i veicoli privilegiati per entrare in contatto con la
tive, perch toccavano a fondo la sensibilit dellepoca. Essere coscienti filosofia buddhista, fino ad allora intesa come esotica e sostanzial-
del loro fascino (e anche della loro retorica) e districarsene in modo cri- mente estranea alla cultura europea e americana.4
tico, non era certo facile. Mi chiedo cosa abbia contribuito ad avvicinare questi psicoanali-
Il problema di capire che cosa dello Zen attrasse Lacan. Che cosa sti al buddhismo. Penso che sia stato innanzitutto il discorso sul do-
lo ispir. Cosa sogn dello Zen per costruire il proprio discorso teo- lore esistenziale. Il buddhismo vede infatti nel dolore (duhkha) un
retico. E anche che cosa non seppe o non volle vedere dello Zen. problema cruciale, ma non intende semplicemente le pene del corpo
Nel campo della psicoanalisi, alcuni autori contemporanei hanno o il dispiacere dei sentimenti. Linsegnamento di Siddhrtha Gauta-
ricordato, quasi en passant, una certa somiglianza, perlomeno di sti- ma si apre nella presa di coscienza, senza nessuna indulgenza, di
le tra Lacan e il carattere enigmatico e provocatorio dellinsegnamen- unangoscia esistenziale profonda e universale. I componenti della
to Zen, proponendo qualche divertente e facile analogia tra la seduta realt sono privi di essenza. Impermanenza (anitya) non significa
breve di Lacan e il colpo del maestro Zen sulla testa dellignaro di- semplicemente il fatto oggettivo del perpetuo mutamento della realt
scepolo.1 esterna: anche luomo vive in una dimensione esistenziale sempre
Eppure nella sua rielaborazione, Lacan non fu superficiale. Vide
con chiarezza nello Zen un discorso teoretico e una pratica meditativa
che potevano intrecciarsi con i suoi percorsi di analisi psicoanalitica e 2 Cfr. G. Orofino (a cura di), Psicoanalisi e Buddhismo, Universit di Napoli LOrientale,

Napoli 2011; R. Segall (a cura di), Encountering Buddhism: Western Psychology and Buddhist Tea-
chings, State University of New York Press, Albany 2003; A. Molino e R. Carnevali (a cura di),
Tra sogni del Buddha e risvegli di Freud. Esplorazioni in psicoanalisi e buddismo, Arpanet, 2010.
1 Vedi in particolare S. Schneiderman, Jacques Lacan: The Death of an Intellectual Hero, 3 Da questo incontro deriv il volume Zen Buddhism and Psychoanalysis, curato da Erich

Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1983, p. 81. Vedi anche M. Borch-Jacobsen, Lacan. Fromm, Suzuki Daisetz T. e dallo stesso De Martino. Ed. italiana Psicoanalisi e buddhismo Zen,
The Absolute Master, Stanford University Press, Stanford 1991 e il saggio di S. Kurtz, La pratica Astrolabio Ubaldini, Roma 1968.
della non-conoscenza, in A. Molino (a cura di), Psicoanalisi e Buddismo, Cortina Editore, Mila- 4 A. Molino, Lo Zen, Lacan e lio alieno, in G. Orofino (a cura di), Psicoanalisi e Buddhi-

no 2001. smo, op. cit., pp. 63-80, p. 65.


102 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 103

transitoria. Questa condizione di intrinseca caducit rende necessa- che loro inerente.6 Per questo la meditazione deve avvenire vivendo
riamente ogni cosa soggetta a dissolversi, ed questa la fonte del do- nel mondo, perch senza linsorgere del desiderio e dellimpurit, non
lore. uneterna sete di vivere che affonda le sue radici nel desiderio, ci sarebbe lopportunit di praticare una vera, autentica contemplazio-
nelle illusioni dellesistenza. Perch gli uomini sono portati a sognare ne.7 Gli stati negativi della mente, che sono alla base del male, sono
un assoluto, ad aggrapparsi allidea di un qualcosa che perduri nel- comprensibili solo in relazione ad altrettante e speculari forme del be-
lossessivo ciclo delle rinascite. Ma tutto transitorio, insostanziale, ne, fondate su stati positivi della mente. E se limpurit comprensibi-
relativo: quindi tutto dolore. Anche le gioie che la vita pu offrire le solo in rapporto alla purezza, anche lilluminazione comprensibile
contengono gi, impressa nella loro origine, una potenzialit negativa solo intuendo la sua profonda relazione con lillusione. Sono processi
perch contribuiscono solo ad alimentare una pi forte illusione che della coscienza, esperienze unite da una interdipendenza fondamenta-
finir per volgere la gioia in una sofferenza ancora pi intensa. Non le, e che hanno entrambe le loro radici pi profonde nel desiderio.
casualmente, il concetto di alienazione come unespressione trans- Nel Vimalakrtinirdea stra scritto: Tutte le illusioni sono semi della
storica della natura umana stessa ripreso sia da Lacan nei suoi scrit- perfezione (T.14.549b) e generazioni di maestri delle diverse correnti
ti, sia da De Martino. Mahyna hanno insegnato ai loro discepoli a lasciare che, alla fine, la
Tuttavia la condizione alienata delluomo non assoluta: sar suffi- loro mente abbandonasse ogni ragionamento discorsivo di carattere
ciente sopprimerne le cause perch si estinguano, con esse, anche gli teoretico sul bene e sul male per concentrarsi silenziosa sulla dinamica
effetti, e si raggiunga la salvezza. La via della liberazione inizia proprio del desiderio: cogliere allinizio il desiderio quando ancora allo stadio
con una lucida presa di coscienza della non sostanzialit del mio stesso latente; intuire quindi in profondit la pulsione del suo nascere; con-
esistere. templare poi il suo affiorare e il suo rivelarsi, la forza del suo persistere
La dottrina del buddhismo antico aveva operato una netta distin- e infine il suo spegnersi: vuoto che ritorna al vuoto.
zione ontologica fra il regno delle illusioni e della sofferenza esistenzia- Ma la speculazione dei maestri si spinge pi avanti, in una brucian-
le e il regno della liberazione e dellestinzione. Di conseguenza le prati- te visione di speranza: come la presenza del male si trova nel bene, nel-
che meditative erano volte a rimuovere la fonte del dolore esistenziale la stessa logica, la presenza del bene si trova nel male. In tutti gli esseri
i desideri dei sensi e lattaccamento allesistenza per raggiungere la senzienti gi insita lilluminazione. Tutte le forme caduche delluni-
calma indifferenza del completo distacco dal mondo. verso in realt sono illuminate di assoluto fin dalla loro origine. Persino
La tradizione Mahyna port una visione nuova sulla natura del gli esseri senzienti sprofondati negli inferni hanno la natura di Buddha.
male e sulla logica della salvezza.5 Nellinterpretazione cinese e giappo- Anche nelle loro menti accecate dalle illusioni, consumate da un desi-
nese della dottrina del Grande Veicolo, le impurit che offuscano la derio inappagato, nella loro sofferenza esistenziale cos profonda da
mente non sono fattori effimeri e superficiali. Il male insito nella na- sembrare senza speranza, ecco, c gi la luce dellilluminazione che li
tura delluomo, lattaccamento e il desiderio, in tutte le sue forme, so- potr salvare.
no parte costitutiva del suo stesso esistere: in definitiva le due dimen- Il tormento della finitudine consiste, secondo questa prospettiva,
sioni, della mente pura e della mente impura, sono ontologicamente nellidea erronea che il dolore di vivere e lilluminazione si escludano
identiche. La meditazione quindi non deve ignorare le illusioni prodot- reciprocamente, nella falsa concezione che per raggiungere lillumina-
te dalla mente, ma deve accettarle, cercando di vedere dentro il ma- zione sia necessario sradicare il dolore, piuttosto che sperimentare lil-
le esistenziale e limpurit, per discernere la perfezione della purezza
6 Vedi Taitestu Unno, Philosophical Schools: San-lun, Tien-tai, and Hua-yen, in Takeu-
5Cfr. N. Donner, Chi-is Meditation on Evil, in D. Chappell (a cura di), Buddhist and chi Yoshinori (a cura di), Buddhist Spirituality: Indian, Southeast Asian, Tibetan, Early Chinese,
Taoist Practice in Medieval Chinese Society, Buddhist and Taoist Studies II, University of Hawaii Crossroad, New York 1995, pp. 343-372, pp. 353-354.
Press, Honolulu 1987, pp. 49-64. 7 Makashikan, T.46.17c.
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luminazione allinterno della dimensione stessa del dolore. La com- bilmente nel proprio essere, quale autentico io-soggetto. Secondo que-
prensione dellidentit mediata dal concetto che ognuna delle due sto punto di vista, quindi, se luomo comune potesse veramente cono-
opposte dimensioni (dellillusione e della liberazione) rappresenta, da scere o essere se stesso, la radice di tutti i suoi problemi e ansie ver-
sola, il tutto: lillusione dolore e liberazione, la liberazione liberazio- rebbe immediatamente estirpata. Nella sua interpretazione infatti, il
ne e dolore.8 Per questo un grande maestro come Zhiyi osservava: soggetto non il dato originario della vita psichica dellindividuo, ma il
Realizzare che le attitudini mentali cattive non sono cattive, che ogni risultato di una costruzione. La prima tappa il sorgere dellistanza im-
cosa, anche le illusioni, la realt ultima, significa conquistare la Via maginaria attraverso ci che definisce fase dello specchio, ovvero la
del Buddha praticando la Non-Via [la Via negativa della mente acceca- prima scoperta di s e del proprio corpo attraverso unimmagine specu-
ta].9 Era una proposizione che esprimeva, in una dimensione sogget- lare. Tra i sei e i diciotto mesi di vita, quando ancora in uno stato di
tiva, quello stesso concetto che era espresso, in una dimensione ogget- assoluta dipendenza e di relativa immaturit della coordinazione moto-
tiva, nel Prajpramithrdaya stra, il Stra del Cuore: Le forme sono ria, il bambino si guarda nello specchio e d segno di riconoscersi nella
vuote, la vacuit stessa forma; la vacuit non diversa dalle forme, le propria immagine. Elabora cos un primo abbozzo dellIo, ma allinter-
forme non sono altro che la vacuit. Affermare lassoluta trascenden- no dellimmaginario, ovvero allinterno di un rapporto dualistico in cui
za significa riconoscerla nella caducit dellimpermanenza. I due con- il s e laltro si confondono. Si viene cos a formare una prima articola-
cetti, nel buddhismo antico, erano radicalmente opposti; e invece nel zione dellIo (le moi) nel momento in cui il bambino scopre la sua
pensiero Mahyna sono pensati come indissolubilmente legati. unit, fisicamente non ancora vissuta, al di fuori, in una immagine spe-
Per il vero incontro di Lacan con il buddhismo avviene sul pro- culare esterna (limago). Ma, dopo i primi tentennamenti, si rifiuta di
blema nodale dellIo. Come scrive De Martino nel suo saggio La con- vedere nella sua immagine speculare qualcosa di separato da lui. Rico-
dizione umana e il buddhismo Zen: Il punto finale ed essenziale non noscere se stesso nellimmagine esterna e assumere limmagine che gli
che lIo ha un problema, ma che lIo il problema.10 sta di fronte come io e quasi come Io ideale, d al bambino un senso di
Lacan forse uno dei pensatori pi radicali e pi azzardati nel- allegria e di felicit, animata da una forte componente narcisistica. Pi
lopera di decostruzione del soggetto come entit fondamentale. Men- tardi, nella fase edipica, questa si intreccer e si scontrer in modo trau-
tre la maggior parte degli analisti ritengono che rafforzare lIo sia cru- matico, con il processo di assimilazione dellordine simbolico.
ciale nel processo psicoanalitico, Lacan lo relativizza, lo disperde in Lo stadio dello specchio prepara il passaggio definitivo dalla natu-
una dinamica di relazioni simboliche. Labbandono della centralit del ra alla cultura: esso costituisce il presupposto generale del divenire
soggetto diventa la chiave di interpretazione del modo dessere delluo- soggetto. Tale identificazione primaria, matrice di una successiva se-
mo e della sua storia e costituisce la base di tutta la sua strategia tera- rie di identificazioni illusorie (mconnaissances) con gli altri; e cos un
peutica. Lacan parla di un Io allocentrico, frutto di un intreccio di rela- insieme alienante di immagini esterne viene interiorizzato per formare
zioni effimere e narcisistiche di cui gioisce e che finiscono per impri- un senso del s falso e distorto. Perch dal momento in cui il soggetto
gionarlo. Parla di un gioco (un jeu) di relazioni soggetto/oggetto ge- scopre un suo io attraverso laltro, avr sempre bisogno dellaltro per
nerate dal desiderio dellAltro. poter intendere e dire io. Lo stadio dello specchio colloca lio (moi)
La posizione di Lacan che la causa fondamentale di tutti i proble- una volta per tutte al di fuori dellindividuo e lio (je) in una linea di
mi o di tutte le paure delluomo sta nel fatto che egli non radicato sta- finzione. Il sorgere della coscienza riflessiva d forma sia al s sia allal-
tro. Come se entrambi, persino nella loro interdipendenza, si materia-
lizzassero simultaneamente come uniti e distinti. Essendo quindi sem-
8 Cfr. B. Ziporyn, Evil and/or/as the Good: Ominicentrism, Intersubjectivity, and the Value
pre intento ad afferrare e fondersi con lAltro riflesso e le sue moltepli-
Paradox in Tiantai Buddhist Thought, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 2001, p. 113.
9 Makashikan, T.46.17b. ci rappresentazioni, luomo si perde in uninterminabile ricerca di
10 Citato in A. Molino, Lo Zen, Lacan e lio alieno, op. cit., p. 75. unit e unicit, come in un gioco, mosso da un desiderio insaziabile.
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Gli studiosi hanno spesso sottolineato linfluenza esercitata su La- identificandosi negli infiniti riflessi degli altri, diventa il centro di tutto,
can dal pensiero di Heidegger e di Nietzsche, il suo dialogo con gli il centro del vuoto.
esponenti dellesistenzialismo e la sua sintonia con la prospettiva deco- Nel prendere coscienza che tutte le cose hanno una natura correla-
struzionista di Derrida. Ma a completare il quadro delle fonti che furo- ta e dipendente (prattya samutpda), si prende coscienza dellinconsi-
no di ispirazione a Lacan nel suo percorso di scavo nella realt del stenza ontologica del s individuale e di tutta la realt fenomenica. Per
soggetto, aggiungerei il pensiero buddhista. il Buddha ltman, cos come il brahman, non esiste, una pura illusio-
Il discorso sul non-s (antman) infatti un postulato fondamen- ne della mente. Il suo insegnamento intransigente: il soggetto un fa-
tale della speculazione buddhista. Lo fu fin dagli inizi, fin dal primo scio cangiante di dharma, non costituisce una sostanza, ma un acci-
discorso di Benares sulle Quattro Nobili Verit. La teoria dellimper- dente; non assoluto ed eterno, ma relativo e perituro; non incondi-
manenza includeva la nozione della non esistenza di un s individuale zionato, ma condizionato. Lio individuale semplicemente unespres-
che non poteva essere definito in termini assoluti, ma solo in relazione sione convenzionale: non altro che un nome.
ad altri, in base a un legame di interdipendenza che collegava tutti i Questa prima, radicale asserzione dellillusoriet dellio costitu
fenomeni. linizio di un lungo cammino spirituale, durato secoli, e fu anche la fine
I maestri del Mahyna insegnano che i dharma, cio tutti gli ele- e il fine di un lungo e complesso percorso meditativo sperimentato
menti che costituiscono le forme fenomeniche, pur nella loro singola- da generazioni di maestri. Questo Lacan lo sapeva bene, proprio per-
rit e impermanenza, esistono senza mutua ostruzione, si collegano, si ch aveva seguito gli insegnamenti di Demiville e di Cheng sul bud-
integrano gli uni con gli altri, compartecipi della stessa natura esisten- dhismo cinese e fu affascinato dalla sofisticata ermeneutica e dalla
ziale. Lassoluto vuoto uno, le forme del mondo sono innumerevoli, complessit delle tecniche meditative della tradizione Cittamtra e del-
ma ogni forma la manifestazione delluno. Non si pu comprendere lo Zen.
il mondo fenomenico se non si riconosce la natura di assoluta vacuit In India, intorno al IV secolo, fior infatti una nuova corrente di
che lo caratterizza, e daltra parte non si pu comprendere lassoluta pensiero buddhista, il Cittamtra, Della mente soltanto, chiamata
vacuit se non si riconosce larmoniosa unit dei fenomeni. anche Vijnavda, Scuola della coscienza.11 Fenomeno culturale
La metafora preferita per esprimere questo concetto la rete di complesso, le sue radici affondavano nella tradizione speculativa sulla
Indra. Luniverso comparato a una vastissima rete in cui, in ognuna sapienza, ma il radicale idealismo che la contraddistingueva aveva ori-
delle infinite intersezioni delle corde, posta una gemma, un dharma. gine dallapprofondimento dello Yoga e dalla riflessione sul rapporto
Ogni gemma unentit singolare, con tante sfaccettature, e ogni sfac- fra coscienza ed esistenza. Le pratiche Yoga che esploravano gli stati
cettatura riflette non solo la luce della rete nella sua totalit, ma anche profondi della mente portarono alla convinzione che tutte le forme
la luce di ogni singola altra gemma, ed a sua volta riflessa in tutte le delluniverso, dei Tre regni della buddhit (dharmakya, sambhoga-
altre gemme, in un intreccio infinito e dinamico di radiosit che raffi- kya, nirmnakya), non fossero altro che rappresentazioni create dal-
gura linterpenetrazione dei fenomeni fra loro. E cos come nella di- linconscio delluomo.12 La realt oggettiva non unitaria n reale.
mensione dello spazio ogni dharma ha in s tutti gli altri infiniti dhar- la mente, con le sue categorie, che costruisce le forme del mondo
ma, cos nella dimensione del tempo ogni istante perfetto in se stesso
ma indissociabile da tutti gli altri istanti, del passato, del presente e 11 Si fondava su testi come il Lakvatra stra, il Samdhinirmocana stra e lAvatamsaka
del futuro. Anche un solo momento sufficiente a manifestare lassolu- stra, e sulla speculazione di due grandi maestri, Asaga e Vasubandhu, pensatori estremamente
to nella sua totalit perch, soggiacente a questo gioco di corrispon- originali e di grande spessore dottrinale. Cfr. A. Chatterjee, The Yogacra Idealism, Motilal Ba-
denze temporali, vi la dimensione atemporale e pura della vacuit. narsidass, Delhi 1999. Vedi anche T. Wood, Mind Only: A Philosophical and Doctrinal Analysis of
the Vijnavda, University of Hawaii Press, Honolulu 1991.
Ogni essere senziente come una gemma della rete, correlata con tutte 12 Vedi W. Waldron, The Buddhist Unconscious. The layavijna in the Context of Indian
le altre esistenze; per cui ogni uomo, proprio quando perde se stesso Buddhist Thought, Routledge Curzon, London 2006.
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esterno, isolandole nel fluire continuo delle percezioni sensoriali, e intrinseca alle cose. E queste esistenze, che hanno la consistenza della
creando in noi lillusione che sia il mondo sia lio siano reali. Gli ogget- realt ma che sono i nostri sogni ci attraggono e ci illudono perch
ti esterni non hanno esistenza propria separata dalla mente che li ha sono in realt il nostro riflesso.
creati, sono apparenze vuote, ma esse ci attirano, ci ingannano, e fini- A un ulteriore livello di profondit il settimo la coscienza unifi-
scono per ingenerare in noi una profonda sofferenza esistenziale. Varie ca e impernia su di s tutte le infinite forme che ha creato, fondando
sono le metafore che i testi utilizzano per chiarire la natura ingannevole nelluomo lidea fallace di un io stabile. In effetti, secondo la tradi-
degli oggetti esterni: i fenomeni sono paragonati a illusioni ottiche, a zione Cittamtra, la coscienza non ha unesistenza continua, essa resta
miraggi, a fantasmi, percepiti come reali. Il pensiero non che un in- momentanea e seriale, perch un flusso che si rinnova in ogni istante
sieme di stati di coscienza dispersi, in perpetua oscillazione, perch so- sotto leffetto dei semi karmici.14 Ma lo scorrere degli istanti cos ve-
no alimentati dalla sete di esistenza e dallillusione. Questi moti della loce che la successione d limpressione di una continuit, di uniden-
mente, invece di concentrarsi, tendono a indirizzarsi verso lAltro e for- tit trascendentale stabile ed eterna, mentre invece contingente e
mano cos un flusso di pensiero che opera distinzioni e forma le nozio- frammentaria. Questo io a sua volta attiva processi di volizione in-
ni illusorie di soggetto e di oggetto. la mente che crea lalterit tenzionale che producono azioni, e queste azioni, a loro volta, lasciano
delloggetto e attraverso questa proiezione illusoria si definisce: per tracce karmiche che tornano alla mente in un circolo vizioso infinito
questo il pensiero si rivolge verso di essa con desiderio. Solo la sapien- dove la mente continuamente si alimenta delle proprie proiezioni.
za la distaccata consapevolezza dellassoluta vacuit del reale pu Scavando ancora pi a fondo nellinteriorit della psiche, i maestri
annullare lincalzare affannoso degli stati di coscienza, permettere lo di meditazione colsero un ottavo livello di coscienza, un substrato pi
scioglimento di ogni legame, e aprire la mente alla propria estinzione profondo, che configurarono come un deposito (layavijna), un
interiore, cio alla propria, pi autentica, liberazione. ricettacolo dei semi karmici. La coscienza deposito costituisce quin-
La tradizione meditativa metteva in luce la presenza di diversi livel- di tutta la nostra esperienza ma, essendo impura e contaminata dai re-
li di coscienza, sempre pi profondi. Allinizio la modalit della co- sidui karmici delle vite passate, produce manifestazioni impure nel pre-
scienza che attiene alla cognizione riceve i dati caotici e mutevoli, ap- sente e le produrr nel futuro, facendo s che la falsa dicotomia fra io e
presi tramite le sensazioni. Li organizza e configura noeticamente se- il mondo, fra soggetto e oggetto, continui a illuderci. Per questo sono
condo categorie mentali e linguaggi che sono nientaltro che illusioni necessarie le tecniche di meditazione dello Yoga. Grazie ad esse luomo
karmiche ereditate dalle tante vite precedenti. Noi non sappiamo che non orienta pi la sua mente al mondo esterno, ma la dirige verso la
cosa c al di fuori di noi: abbiamo solo esperienze di colori, suoni, propria interiorit. La pratica della meditazione porta la coscienza a ri-
sensazioni tattili, odori. Nellinsieme non c altro che un flusso di per- muovere ogni impurit, a liberarsi di ogni pensiero illusorio e fa s che
cezioni in costante cambiamento, ma a causa della nostra ignoranza questa natura intrinsecamente pura possa finalmente rivelarsi. Con lil-
che ci fa accettare come reali le classificazioni simboliche depositate luminazione la coscienza smette di produrre illusioni e diventa come
nel profondo della nostra coscienza, noi organizziamo queste percezio- uno specchio della sapienza (dara jna) perfettamente terso, per-
ni in oggetti duraturi. La mente, come un abile pittore, dipinge ogni ch da quel momento, con totale distacco, essa vede scorrere se stessa
sorta di cinque aggregati: in tutti i sistemi cosmici non esiste dharma e la realt senza interferirvi: non presuppone pi, falsamente, n la di-
che [la mente] non crei.13 Questo laspetto concettualizzato del mensione oggettiva dellesistenza, n quella soggettiva, ma semplice-
mondo, cos come viene concepito a livello quotidiano. il regno del- mente riflette la realt del proprio io e del mondo cos com, nella sua
le parole e delle immagini che, nel descrivere, attribuiscono esistenza assoluta vacuit.

13 Daabhmika 16, in S. Zacchetti (a cura di), Fazang. Trattato sul leone doro, Esedra Editri- 14 Cfr. L. Schmithausen, layaijna: On the Origin and the Early Development of a Central

ce, Padova 2000, p. 64. Concept of Yogacra Philosophy, The International Institute for Buddhist Studies, Tokyo 1987.
110 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 111

Certamente Lacan ricordava come alla domanda su quale fosse la Ma, secondo Lacan, questo s primigenio sottoposto al regno ti-
verit scoperta nellilluminazione, il patriarca Huineng avesse rispo- rannico dellImmaginario, fatto di immagini congelate del s; immagini
sto: il tuo volto originario, prima che tu fossi nato. Il tuo volto costituite e strutturate dal desiderio di un Altro. Ci che il soggetto de-
originario un modo di dire Zen per esprimere lidea di vacuit, per- ve essere e ci che egli non sa di essere, viene fornito dallordine sim-
ch nel realizzarla luomo si risveglia alla sua vera natura. Ma la rispo- bolico. Questo ci che assegna al soggetto le immagini con le quali
sta di Huineng metteva in luce un altro importante concetto: dire si costruisce e si riconosce. Questo processo non va inteso come
prima che tu fossi nato non esprimeva un prima in senso tempo- qualcosa di statico e immutabile in quanto linguaggio. Linconscio
rale, ma piuttosto in senso ontologico; indicava cio la condizione di desiderio che diviene linguaggio. Con laccesso allordine simbolico si
limpidezza, di innocenza, al di l dei discorsi costruiti sulla base accede, al tempo stesso, alla societ e alla cultura, necessarie al sorgere
della percezione dualistica della ragione, al di l del bene e del male. della soggettivit. La lingua in quanto immagine della realt che si so-
Questa modalit aurorale di un prima poteva essere realizzata qui stituisce alla realt nella percezione che abbiamo di essa, continua ad
e ora, e diventava la nuova prospettiva con cui ri-orientare il proprio obbedire alle proprie regole di funzionamento. Ci significa che noi
essere nel mondo. percepiamo la realt attraverso un sistema chiuso, che reale ma non
Ma a questo punto che penso ci sia un divario sostanziale nel per- la realt che esso enuncia. Lapparato psichico rinchiuso in questo
corso di Lacan allinterno della visione buddhista, come un disagio, un sistema. La possibilit di un rapporto immediato con il proprio io o
allontanarsi. Quando cio il maestro buddhista sia esso della corren- con la realt in generale (esteriore e interiore) viene esclusa definitiva-
te Cittamtra o dello Zen invita il discepolo a fare lultimo passo, mente: da qui sorge ci che i lacaniani usavano chiamare lopacit del
quello veramente pi arduo, e cio a meditare e realizzare il fatto che la reale. Per Lacan, questo funzionamento si riassume in una triade: il
sua coscienza unillusione che lui stesso ha creato. Come quando reale, limmaginario, il simbolico. Intorno a questi celebri nodi
nanda chiede al Buddha: Se tutto sogno, allora io chi sono? e il concettuali si incentrer tutta la sua elaborazione teorica.
Buddha gli risponde: Il sogno di un sogno. Tutto vacuit. Lacan Ma come fare a ritrovare questa verit liberata del s primigenio
non arriva a questo punto. Sappiamo che Lacan ha fatto del vuoto un e puro? Per Lacan questo pu avvenire spezzando quellintreccio di
prodotto del significante. Lacan sembra piuttosto soffermarsi sul mo- simboli, di segni e fantasmagorie in relazione che interagiscono e che
mento mentale che allorigine del simbolico. affascinato dallessere- si trasformano in una lingua, la quale piuttosto che svelare, imprigiona
per-la-morte di Heidegger, letto come la possibilit estrema di azzerare il mio io. Ed qui, in questo passaggio, che Lacan prende ispirazione
la realt limitata, in una sorta di visione estatica nella quale vita e morte dallo Zen. La tradizione Zen infatti insegna come lintuizione si ponga
coincidono, e nella quale la morte va intesa non come il decesso, ma in una dimensione esperienziale al di l di ogni discorso dellIo, sco-
anzi come la morte della morte. In unintervista Franois Cheng ricor- prendo una sintesi tra affermazione e negazione, afferrando come les-
da che aveva a lungo meditato con Lacan sulla nozione buddhista di sere sia divenire e il divenire sia lessere stesso. Lintuizione svela una
vacuit.15 Ma alla fine sente che questa prospettiva non gli appartiene inconsapevolezza originaria che antecede la consequenzialit della
veramente. Nel discorso di Roma afferma che il pi profondo deside- ragione discorsiva.
rio del soggetto di essere di nuovo Uno. Lacan rimane nel samsra. Ci che nello Zen era radicalmente nuovo rispetto alla tradizione
Per lui la realt ultima del mondo e del mio Io, pur cos frammentato, meditativa delle Scuole del buddhismo antico era laver individuato co-
ontologicamente consistente, di natura sostanziale e non illusoria. me meta ultima uno stato in cui tutte le configurazioni che formavano
La realt ultima purezza dellessere. la base dei processi di concettualizzazione dovevano essere abbando-
nate attraverso un processo di svuotamento, fino a che il meditante, la-
sciata cadere ogni forma di pensiero, raggiungeva uno stato di calma
15 Pubblicata sullne, 25 febbraio 1986. concentrazione e realizzava in s il vuoto. La meditazione silenziosa
112 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 113

non deve avere nessuno scopo, nessuna meta o aspirazione: significa ta che vi soggiace. Lacan invita a operare la rottura del significante, che
un abbandono deciso, profondo, del proprio ego. Apprendere la Via deve essere urtato, scosso, graffiato, sbrecciato, senza cercare compen-
del Buddha apprendere se stessi, apprendere se stessi dimenticare si o aggiustature, in una lotta, in cui lo psicoanalista sfida il paziente
se stessi. scriveva il maestro Dgen Dimenticare se stessi essere ri- per guidarlo a essere conscio e a liberarsi delle simbolizzazioni che lo
svegliati alla verit. Risvegliarsi alla verit, lasciar cadere il proprio hanno costruito e che imprigionano il suo godimento di esistenza.
io. Questa frase del Genj kan davvero penetrante nella sua essen- Fu in questa fase della sua ricerca che Lacan, grazie agli insegna-
zialit: significa che lio, con le sue pulsioni, i suoi pensieri e i suoi sen- menti di Demiville, scopr lo spessore epistemologico dalla pratica
timenti, non deve essere negato con astio, represso e odiato. Anche in meditativa elaborata dalla tradizione Zen Rinzai, basata sulle provoca-
forma cos negativa questo sarebbe pur sempre un attaccamento, una zioni di linguaggio e di gesti dei kan. Demiville infatti nel 1972 aveva
manifestazione potente di egotismo. Shinjin datsuraku, lasciar cadere pubblicato una splendida traduzione commentata del testo del maestro
il proprio mente-corpo: un lasciare affiorare e lasciar andare, in si- Linji.16 Le sue sedute brevi, che suscitarono tante polemiche, o alcu-
lenzio, ogni desiderio, ogni attaccamento, ogni paura, ogni rimpianto. ne sue massime famose come Non c rapporto sessuale o La
Questo significa risvegliarsi alla verit. E alla propria liberazione. donna non esiste decisamente provocatorie, trancianti quanto diffi-
In effetti, questa pratica meditativa metteva in luce come ogni cilmente comprensibili, sono anche il frutto di questo incontro.
tentativo filosofico di caratterizzare la realt assoluta e non condizio- Una prima definizione di kan ne coglie la struttura pi semplice:
nata fosse reso inconsistente dalla interdipendenza logica delle parole un dialogo in cui un discepolo pone al maestro una domanda sulla dot-
e dei concetti. Il pensiero Zen rifiutava di limitare lassoluto (il vuoto) trina, e il maestro Zen gli risponde in modo enigmatico, talvolta con
e di trasformarlo, attraverso le convenzioni del linguaggio e della ra- battute bizzarre, altre volte con gesti paradossali, intesi come forte-
gione, in un relativo. I maestri buddhisti distinguevano diversi stadi mente simbolici, ma senza nessuna spiegazione. Oppure una doman-
di sapienza (praj): quella che derivava dallinsegnamento era consi- da breve e provocatoria, o un gesto inusitato che il maestro rivolge ina-
derata di qualit elementare, perch riposava sulla fede nelle parole spettatamente al discepolo.
del maestro e non sulla propria riflessione. Vi era poi la sapienza che La pratica dei kan prese a diffondersi come strumento di medita-
derivava da un percorso di approfondimento interiore per appro- zione nello Zen cinese allepoca della dinastia Tang.17 Ma le sue radici
priarsi pienamente dellinsegnamento del Buddha. Ma questa cono- si possono rintracciare nel mondo religioso hindista, dei Veda e anche
scenza di carattere intellettuale e teoretico non era ancora perfetta. La delle Upaniad, e in particolare nella tradizione rituale dei brahmodya,
pi profonda e autentica sapienza era conquistata quando la mente in gli enunciati del Brahman.18 Si trattava di lotte rituali di enigmi. Il
meditazione sperimentava intuitivamente la realt cos come brahmano di corte, considerato maestro di sapienza, poteva venir sfi-
(tathat), cio il vuoto. Questa consapevolezza era quiete del pensie- dato da un altro brahmano a una lotta di sapienza. Si riuniva la corte e,
ro, pacificazione di tutte le rappresentazioni, di tutte le discriminazio- di fronte a tutti, lo sfidante poneva lenigma. Laltro contendente dove-
ni, ed era solo pi silenzio. va scioglierlo con la sua risposta, per poi contrattaccare ponendo a sua
Ma lo psicanalista, secondo Lacan, parte sempre da un corpo, vi-
vo perch parlante, parte cio da un parlessere che, articolando un
16 Lin-Tsi. Entretiens de Lin-Tsi, tradotto dal cinese e commentato da Paul Demiville,
discorso, permette un effetto di metafora o di metonimia e attraverso le
Fayard, Paris 1972.
parole esprime la vita del corpo, i suoi sintomi, le sue cadute, la sua 17 Cfr. S. Heine e D. Wright (a cura di), The Kan: Texts and Contexts in Zen Buddhism,

sofferenza, il suo godimento. La pulsione, il desiderio, il corpo, intru- Oxford University Press, Oxford 2000. Vedi anche S. Heine, Opening the Mountain. Kans of the
dono nel linguaggio; a Lacan interessa seguire queste crepe per avvici- Zen Masters, Oxford University Press, Oxford 2002; T. Cleary, No Barrier: Unlocking the Zen
Kan, Bantam Books, New York 1993; It Kokan, Zen to kan, Shunjsha, Tokyo 1980.
narsi al vero motore delle azioni umane; a lui interessa decostruire e di- 18 Cfr. G. Thomson, The Brahmodya and the Vedic Discourse, Journal of the American
struggere le coperture e le difese consolatorie rispetto alleccesso di vi- Oriental Society, 117, 1, 1997, pp. 13-37.
114 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 115

volta un enigma. Chi non rispondeva, o rispondeva in modo errato, era cesso dinamico della mente che doveva essere sfidata dal dubbio, per
dichiarato sconfitto. aprirsi a una verit che aveva forme mutevoli, sempre in divenire, ep-
Le domande riguardavano tre aree di conoscenza. Potevano essere pure assoluta.
enigmi di carattere linguistico, che implicavano sapienti giochi di paro- Nei monasteri buddhisti fu elaborato il rituale dei mond, incontri
le, oppure enigmi di carattere logico, che mettevano alla prova la mae- in cui i giovani discepoli potevano porre brevi, essenziali domande al
stria nel padroneggiare le regole del ragionamento e i suoi paradossi. maestro, per avere da lui spiegazioni e approfondimenti della dottrina.
Ma erano gli enigmi di sapienza, legati alle dottrine metafisiche, quelli a questo stadio, che i mond suggeriscono ai maestri Zen una strada
considerati pi difficili. Gi nella gveda samhit, la Raccolta degli In- diversa, con un approccio radicalmente nuovo, per affrontare il pro-
ni dei Veda, che risale probabilmente al secondo millennio a.C., blema del rapporto fra linguaggio e verit. La posizione teoretica pi
scritto: La formulazione inaccessibile allintelligenza comune non al- diffusa era che il linguaggio apparteneva al relativo, era una forma illu-
tro che linsieme di enigmi. soria che non poteva esprimere la realt ultima della vacuit. Anche i
Era un gioco un game, non un piacevole play che presupponeva maestri Zen ne erano profondamente convinti. Ma intuirono le poten-
una forte tensione antagonistica, disciplinata da regole precise. Limita- zialit di un linguaggio usato altrimenti, di un discorso che, piegato
to nel tempo e nello spazio come un rito, il gioco era fondato su una nella logica di un game, e portato agli estremi, poteva fare sperimenta-
struttura binaria di tipo oppositorio (vero/falso, vittoria/sconfitta). Per re la verit pi profonda. Il linguaggio non poteva dire il vuoto, ma
ogni domanda infatti ci doveva essere una risposta univoca, la soluzio- poteva portare la mente a realizzarlo. Cos ripresero lo schema dei
ne doveva essere certa e raggiungibile oggettivamente attraverso le pro- mond e lo ribaltarono. Ed proprio da questo ribaltamento che si
cedure discorsive dei vari campi di conoscenza: la grammatica e la sin- venne a creare la pratica dei kan.
tassi del linguaggio, le regole della logica, i postulati e le inferenze del- Nello schema tradizionale di insegnamento attraverso i mond, lal-
le dottrine filosofiche. lievo (conoscenza comune) domanda al maestro (conoscenza superiore)
In questa lotta di enigmi vi erano due paradossi: in primo luogo la e il maestro spiega: sta a lui cio fare lo sforzo di articolare un discorso
domanda era complessa, intricata e ardua, mentre la risposta era molto chiaro per spiegare il problema, attraverso una dissertazione sapienzia-
semplice. In secondo luogo lo schema di gioco in s era quasi banale, le, e sciogliere il dubbio che gli stato posto: pur sapendo di usare dei
eppure si caricava di una fortissima tensione e di una segreta angoscia. mezzi relativi e fallaci come il linguaggio e la ragione, ma in qualche
La posta in gioco infatti era implicita, e aveva un carattere esistenziale: modo utili al progresso interiore del discepolo. Secondo la nuova stra-
lo sconfitto era cacciato via, perdeva la sua autorit e talvolta addirittu- tegia ermeneutica invece, alla domanda dellallievo il maestro Zen non
ra la vita. Il vincitore prendeva il suo posto. risponde con un discorso che chiarisce, ma con una domanda provoca-
Questa tradizione ermeneutica della cultura indiana venne trasmes- toria che lo sfida, oppure con una affermazione enigmatica che impone
sa dal buddhismo alla Cina e si venne ad intrecciare con la prassi se- allallievo lo sforzo di decodificarne il senso, senza concedergli nulla. Il
miotica degli enigmi daoisti.19 Un esempio si trova nel capitolo Pro- caso che apre lo Hekiganroku, la pi antica raccolta di kan, cos recita:
blemi del Cielo del Testo di Chou e le domande enigmatiche sono po- Limperatore Wu di Liang chiese al grande maestro Bodhidharma:
ste da uno sciamano, Hien Chao. Un altro esempio nel capitolo XIV Qual il significato essenziale delle Nobili Verit?. Bodhidharma ri-
del Zhuangzi. La conoscenza intuitiva del Dao era il culmine di un pro- spose: Sono vuote, e non sono nobili. Limperatore disse: Ma chi sei
tu che mi rispondi cos?. Bodhidharma rispose: Non lo so.
La risposta non pacifica la mente, ma ne acuisce la tensione con un
19 Proprio Paul Demiville la studi. Vedi P. Demiville, Enigmes taostes, Choix detudes
ulteriore, e pi profondo, dubbio. Il discepolo deve intraprendere un
sinologiques (1921-1970), E. J. Brill, Leiden 1973, pp. 141-147. Vedi anche Wang Youru, Lingui-
stic Strategies in Daoist Zhuangzi and Chan Buddhism. The Other Way of Speaking, Routledge percorso originale per svelare ci che nascosto nella lettera del testo.
Curzon, London 2003. necessario che egli distrugga ogni certezza, basata solo sul discorso
116 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 117

razionale, confrontandosi con una situazione che gli impone di libera- tica di contemplare la parola essenziale ristabiliva lequilibrio fra la
re il suo pensiero indirizzandolo verso altre prospettive euristiche. Il calma del distacco e linquietudine della ricerca interiore, usando lin-
kan crea una situazione sospesa, che ferma il pensiero: Lallievo chie- segnamento dei patriarchi come oggetto di meditazione silenziosa, e la
se al maestro: Come inizio il mio cammino?. Il maestro gli rispose: Il loro parola come un sostegno sicuro su cui ancorare la mente, incam-
senza porta la porta della sapienza. Come entri dal senza porta?. minata nel suo percorso attraverso il dubbio, per raggiungere la com-
Non una creazione di fantasia, un indovinello senza senso in cui prensione ultima.
si esprime la follia mistica dei maestri Zen. Lacan lo aveva sicura- Questo implicava il fatto che, da una parte, non si potesse realizza-
mente compreso bene. Non mai stato pensato come un gioco fanciul- re un kan attraverso il ragionamento, ma che, dallaltra, non si potes-
lesco e irrazionale, perch la fantasia trasgressiva incoraggerebbe sol- se nemmeno escludere un percorso intellettuale, fatto per lo pi di
tanto lo sviluppo dellio, liberando emozioni e il desideri, e quindi sa- simboli carichi di significati condivisi. Le parole cruciali segnarono
rebbe veicolo di maggiore illusione. Il kan un game, anche rischioso: dunque una fase fondamentale del processo di meditazione: significava
perch il maestro, con questi congegni linguistici non convenzionali, che la comprensione intellettuale del kan e lesperienza al di l di ogni
cerca di forzare dei varchi negli schemi e nelle regole con cui si artico- logica dualistica non erano dimensioni opposte che si escludevano.
la il pensiero comune, costringe il discepolo a rimettere in gioco tutti i Cos, i discepoli presero a leggere e imparare a memoria gli enigmi
suoi schemi cognitivi, a perdersi in una frantumazione dei concetti, al- con le soluzioni e i commenti dei maestri. Quando il maestro pensava
la ricerca di livelli semantici pi profondi, per poi riconoscersi libero, che il discepolo avesse meditato in modo adeguato il kan, lo metteva
come rigenerato, in un improvviso risveglio. alla prova ponendogli delle domande e chiedendogli di sottoporgli
Con il tempo, lentamente, la prassi dei kan cambi.20 A ciascun quello che considerava lelemento chiave dellenigma: il discepolo allo-
kan vennero aggiunti unintroduzione e commenti, in prosa o in versi, ra sceglieva una parola o una frase in uno dei diversi repertori compila-
dei maestri, che interpretavano il contenuto nascosto, fortemente sim- ti proprio per questo scopo. Cos le parole cruciali diventarono una
bolico, del dialogo enigmatico. Non era solo il modo di svelare la ri- parte integrante della pratica meditativa sui kan. I commenti erano
sposta racchiusa nellenigma, ma anche di dimostrare la profondit concentrati in frasi brevi, terse, lancinanti. Scritti in prima persona per
della sapienza del maestro e legittimare la sua autorit spirituale.21 Nel sottolineare un forte coinvolgimento personale, erano spesso irriveren-
XII secolo, allinterno della Scuola Linji, si svilupp la pratica di estra- ti, volgari e fintamente rozzi e illetterati, tanto che furono spesso consi-
polare da ogni dialogo una frase o una parola chiave, con lintento di derati come kan dei kan.
raggiungere lessenza del kan e di fermare la mente, concentrandola Rimase tuttavia una profonda contraddizione nella pratica dei
sul punto pi pregnante e nevralgico, senza permettere divagazioni kan, unambiguit che per la tradizione Zen consider sempre illu-
della ragione o della fantasia. La pratica del kan infatti rischiava o di minante. Perch da una parte lautorit dei maestri si dimostrava nel-
perdersi in mille eteree ed eccentriche disquisizioni fini a se stesse, op- labilit dei loro commenti agli antichi enigmi, ma dallaltra, la dialetti-
pure di sviluppare un accanimento ansioso, per arrivare alla compren- ca della negazione ricordava a tutti e due al discepolo, ma tanto pi
sione della verit che in modo cos criptico il kan racchiudeva. La pra- al maestro che anche lultima parola cruciale era, per definizione,
sempre imperfetta, sempre illusoria. Infatti, dato il principio della va-
20 Durante la dinastia Song in Cina vi fu unintensa attivit di raccolta e compilazione dei
cuit di tutti i dharma, ogni affermazione positiva sulla natura delle co-
kan. I casi antichi riportati nelle collezioni erano per lo pi aneddoti o dialoghi tra maestro e se come ogni affermazione negativa implicava lerrore di assumere
discepolo tratti dalle biografie dei patriarchi, scritte nellepoca Tang. Le espressioni pi alte di lesistenza di una qualche essenza ontologica su cui qualcosa di signifi-
questo genere letterario sono il Biyanlu, scritto nel 1125 da Yuanwu Keqin; il Wumenguan, com- cativo potesse essere predicato. Ogni cosa predicata era in ultima ana-
posto nel 1228 dal monaco Wumen Huikai, e il Congronglu, opera di Hongzhi Zhengjiao.
21 Cfr. V. Hori, Zen Sand: The Book of Capping Phrases for Kan Practice, University of lisi falsa e suscettibile di confutazione. Anche quelle affermazioni dei
Hawaii Press, Honolulu 2003. maestri che mettevano in evidenza dei limiti o degli errori di afferma-
118 Massimo Raveri Il desiderio illuminazione: lincontro di Lacan con il buddhismo Zen 119

zioni precedenti, erano in definitiva erronee, perch non fondate. Cos Perch era stata davvero una sfida: una lunga, serrata lotta, in cui
si costru una peculiare dialettica di negazioni successive, codificate in paradossalmente era stato proprio il maestro a guidare il suo discepolo
sequenza, in cui ogni confutazione dellaffermazione precedente era, al a vincerlo e a ucciderlo. La lotta allinizio vede il confronto fra un il-
tempo stesso, vera e falsa, perch si basava sullimpossibilit di predi- luminato (il maestro) in posizione di vantaggio e un non-illuminato (il
care qualsiasi affermazione. discepolo). Il maestro commenta il caso enigmatico, e quando il disce-
In Giappone, Hakuin Ekaku (1685-1768), un grande maestro Zen, polo tenta a sua volta di dargli un senso, il maestro interviene ad am-
organizz i kan in una struttura coerente e gerarchica, studiata con monirlo che questa operazione frutto della sua mente illusa. Mano a
estrema sensibilit per guidare i passi della progressione spirituale del mano che il discepolo progredisce spiritualmente, si vede che cerca di
discepolo. Al livello iniziale della sequenza, gli Hosshin kan sono pro- ribaltare i ruoli e prendere la posizione del maestro nella sfida sul kan.
posti alla meditazione per aprire la mente allassoluto. in questa fase Attende che il maestro gli proponga un kan per metterlo alla prova, e
che lallievo prova la sua prima illuminazione, comprendendo la natura non solo commenta lenigma, ma critica il commento del suo maestro.
di vuoto della realt incondizionata e indifferenziata. Nello stadio suc- La confidenza di andare allattacco del maestro, gli deriva dal fatto di
cessivo, i kikan kan sfidano la sua mente a scendere dalla realt astrat- aver finalmente capito i simbolismi e le metafore racchiuse nel linguag-
ta dellilluminazione alla realt delle illusioni la nostra vita quotidiana gio dei kan.
vista per con lo sguardo libero del risvegliato. Non un passo sem- Lo Zen si definisce come una tradizione diversa: il mito del Bud-
plice. Come scrive il maestro: Rendere chiara e libera la mente facile, dha che porge un fiore e di Mahkyapa che gli sorride, vuole insegna-
ma rientrare nel pensiero convenzionale della discriminazione pro- re che, ai pi alti livelli spirituali, la relazione pi autentica del sogget-
prio difficile. I Gonsen kan pongono quindi il problema ineludibile to con gli altri uomini indipendente dalle parole. Per questo, chi per-
del rapporto fra linguaggio e verit, e mettono il discepolo di fronte alla corre la Via deve a mano a mano entrare nel silenzio. Ma non bisogna
contraddizione che lassoluto non fondato sulle parole o sugli scrit- pensare che i maestri Zen rifiutino il linguaggio perch pensano sia in-
ti, eppure espresso attraverso parole e scritti, a patto di riuscire a significante. Pensano che sia una limitazione, un apparato semantico
sfondarne la superficie, a superare le forme del ragionare dualistico. che imbriglia la mente, e guidano il discepolo utilizzando pi linguaggi
Superato questo stadio, Hakuin selezion otto kan particolarmen- e operando su pi modalit di pensiero.
te complessi e ardui, gli Hachi nant kan. I maestri erano infatti sem- La Scuola Rinzai stata spesso criticata per aver permesso che la
pre stati concordi nel pensare che quando il discepolo aveva raggiunto pratica dei kan si calcificasse in un rigido, meccanico formalismo di
un primo grado di illuminazione, si sentiva soddisfatto, pieno di godi- domande e di risposte che, con il passare del tempo, si sedimentato
mento. E questo rendeva pi difficile per lui proseguire nel suo cammi- in una ortodossia, priva di ispirazione. C del vero in questa accu-
no di ricerca interiore. Cos questi kan gli dovevano arrivare come una sa scrive Victor Hori, come testimonianza di un vissuto personale
sferzata. Dovevano insegnargli ad approfondire la sua illuminazione, Ma nel mio caso non ho mai sentito se non ammirazione per i maestri
dimenticandola. Dovevano fargli capire il senso dellammonizione dei del passato che hanno ideato un sistema di pratiche che, giorno dopo
maestri: Arrivato sulla cima della montagna, devi salire ancora. Se la giorno, mi ha imposto di spingermi a fondo nella meditazione, per cer-
prima vetta era la propria liberazione interiore, la parete che ancora care una risposta in un luogo della mia coscienza che non sapevo esi-
lo aspettava era ben pi difficile da scalare: finch il discepolo non stesse. Le risposte fisse ai kan somigliano ai kata, agli schemi fissi dei
avesse perso lorgoglio della propria illuminazione, non avrebbe nem- movimenti nelle arti marziali. Uno li pratica in continuazione fino a che
meno potuto dire di essere illuminato. Il matsugo no rkan era lultima non diventano movimenti di potenza, eseguiti con estrema precisione e
barriera. Era quellunico kan che, in segreto, il maestro assegnava al in modo fluente, senza la chiara e deliberata volont di farli. Per quan-
discepolo che lasciava il monastero, perch lo accompagnasse nel suo to poi riguarda la corretta risposta al kan, i maestri Zen insistono che
nuovo cammino in solitudine, come un dono, e unultima sfida. prima di coinvolgersi nella pratica, il kan sembra debba avere un si-
120 Massimo Raveri

gnificato ben definito; ma poi, diventando esperti nella pratica, si arri-


va a capire che un kan, classificato o meno, non ne ha nessuno.
Questa comprensione subitanea quello che segna la vittoria defi-
nitiva del discepolo sul maestro, quando finalmente realizza lidea che
ha animato ogni insegnamento del suo maestro, racchiusa in quella pa-
rola che spesso gli ha urlato per scuotere e aprire la sua mente: mu!, Jean-Louis Gault
vuoto!. allora che veramente si risveglia alla verit: si libera di
qualsiasi parola, si libera degli stessi kan. Non solo: si libera anche del Il sintomo e la lingua cinese
maestro, perch comprende che qualsiasi cosa possa essere detta, an-
che la pi misteriosa e sapiente, alla fine non ha nessuna importanza, e
svanisce nella luminosa intuizione del vuoto. In questo senso meditare
i kan rappresenta un itinerario di autoconoscenza e di salvezza. Ed
questo senso che deve aver toccato in profondit la sensibilit di La- Vi propongo alcune riflessioni nate da unesperienza clinica che ha
can. Anche lui infatti lottava con i suoi pazienti; lottava con il rigore avuto luogo durante un seminario di psicoanalisi di orientamento laca-
e la dedizione di un grande maestro, nella convinzione che solo la pro- niano, organizzato dalla sezione clinica di Nantes, che si svolto nel-
pria sconfitta segnava il vero fine di tutto il suo operato. larco di una settimana, ogni anno alla fine del mese di ottobre, dal
2008, presso lospedale psichiatrico della citt di Qingdao, nella pro-
vincia dello Shandong. Dal luned al venerd, ogni mattina, ha avuto
luogo una conversazione con un paziente. La consultazione si svolta
in cinese con la mediazione di uninterprete che assicurava la traduzio-
ne simultanea. Ogni mattina si svolto, inoltre, un seminario di studi
freudiani e lacaniani. Viceversa, ogni anno, quattro o cinque psichiatri
cinesi sono stati invitati per una settimana a Nantes, dove hanno parte-
cipato a un insegnamento pratico, clinico e teorico e aderito a una del-
le sessioni della Sezione clinica.

La metafora del sintomo


Al momento di recarmi la prima volta in Cina per inaugurare que-
sto seminario, mi domandavo quale fosse il miglior modo di introdurre
i nostri colleghi cinesi alla scoperta freudiana dellinconscio. Non ave-
vo mai varcato le frontiere di questo immenso paese, ne ignoravo la lin-
gua, conoscevo poco della sua cultura e della sua storia. Mi sembrava
azzardato iniziare prendendo la via dei concetti, che fossero quelli di
Freud o di Lacan. Tentare la loro trasposizione in cinese non poteva
che generare difficolt, che sarebbero state da ostacolo allo stabilirsi di
un dialogo fecondo con i nostri interlocutori. Mi sembr, allora, che la
via allo stesso tempo pi immediata e naturale fosse quella che si era

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 121-131


122 Jean-Louis Gault Il sintomo e la lingua cinese 123

presentata a Freud, attraverso la sua avventura di deciframento del sin- stante? No, non era il rapporto al linguaggio come fenomeno sociale
tomo isterico. quel che egli voleva indicare, ma il legame molto singolare che si stabi-
Egli scopr che questo sintomo si struttura seguendo le leggi della lisce con la lingua cos come essa sincarna per un soggetto nelle paro-
sintassi, della grammatica e del lessico della lingua parlata dalla pazien- le che sono state dette su di lui e che non hanno ancora cessato di ri-
te, senza escludere il ricorso a unaltra lingua, qualora faccia parte del suonare nella sua carne. Si tratta, tra le altre cose, di quei piccoli nomi
suo bagaglio linguistico. Freud rivelava che la formazione di un sinto- affettuosi con i quali ci si rivolge al bambino, come ad esempio mio
mo isterico sollecita le vie della retorica, giocando sullo scarto tra paro- tesoro, mio coniglietto, micino... Pu dunque accadere che una
la e scrittura, per prendere il travestimento di una metafora con la qua- di queste espressioni, che si prende labitudine di utilizzare per desi-
le il soggetto costruisce, utilizzando gli elementi del proprio corpo, le gnare un bambino, finisca per incollarglisi sulla pelle. Colei che veniva
frasi di unoperazione significante. Il sintomo isterico fatto come una chiamata piccolina durante lintera linfanzia, sarebbe stata destinata
metafora che prende i suoi materiali dal corpo del paziente, seguendo a rimanere tale per tutta la vita.
le vie previste dalla propria lingua circa luso metaforico dei nomi del- Queste piccole evocazioni bastarono a risvegliare un inconscio do-
le parti del corpo. Tali espressioni sono presenti in tutte le lingue.1 Per- cile. La signora L. ci fece allora dono del seguente racconto. Quando
tanto, la scommessa poteva essere quella dintrodurre i nostri colleghi suo figlio era piccolo, lo chiamava Niuniu. Queste erano le parole tene-
alla dimensione dellinconscio, partendo dallidea che in Cina, come re che aveva scelto e che utilizzava quando lo chiamava. Il figlio era na-
dappertutto, il soggetto necessariamente diviso dalla propria lingua. to lanno del bue, che in cinese si dice niu . Da qui era venuto il no-
Una sera dautunno a Pechino, dove avevamo fatto tappa lungo il mignolo Niuniu, che lei usava quando gli parlava. Una volta suo fi-
tragitto verso Qingdao, la signora L. ci diede loccasione di condivide- glio le aveva domandato cosa significasse il nome che gli aveva dato.
re la sua scoperta dellinconscio. Stavamo iniziando a fare conoscenza Lei aveva risposto che significava forza e solidit, perch il bue un
con la nostra interlocutrice, professoressa di lingua e letteratura france- animale che ha le quattro zampe ben piantate a terra. Tempo dopo,
se allUniversit della capitale, che ci aveva invitato per un incontro in aveva notato che suo figlio tendeva a isolarsi e tenendosi in disparte dai
un piccolo ristorante proprio vicino a casa sua. La signora L. aveva compagni, volendosi proteggere dai giochi violenti e pericolosi ai quali
passato molti anni a Parigi per preparare la sua tesi dedicata a un gran- si dedicavano volentieri i suoi coetanei. Lei gli aveva domandato spie-
de scrittore francese. Aveva quindi acquisito una grande facilit nel ma- gazioni e lui aveva risposto che non amava questi giochi dove era spin-
neggiare la nostra lingua. tonato e che gli facevano perdere i piedi per terra.
Dopo le presentazioni di rito e i brindisi di benvenuto, la conversa- A questo punto la signora L. iniziava a ricordare altre cose ancora.
zione prese il proprio corso. La signora L. era impaziente di interroga- Ricordava ci che aveva guidato la scelta del nome di suo figlio e dei
re questo curioso viaggiatore che si riteneva portatore del messaggio caratteri usati per scrivere quel nome. Durante la gravidanza non aveva
freudiano. Cosa intende quando, sullesempio del suo maestro, parla mai smesso di piovere e anche il giorno della sua nascita una fitta piog-
dinconscio? Saprebbe dirmelo semplicemente, in poche parole?. Sfi- gerella aveva ricoperto la citt. Il nome scelto per il figlio fu mu, che
dato, mi venne allora da proporle questa formula che Lacan aveva im- indica una pioggia fine e tenace. Il carattere complesso scelto per scri-
piegato: Linconscio sono gli effetti del linguaggio sul corpo. S, ma vere questo nome congiunge i tre caratteri che hanno presieduto alla
in che senso utilizza la parola linguaggio?. Lacan intendeva parlare di venuta al mondo del bambino, dora in poi chiamato Mu.2 In alto il
categorie definite dalla lingua che si parla e attraverso le quali, quando carattere della pioggia (yu ), in basso a sinistra il radicale dellacqua
si appartiene a una data cultura, si portati a riferirsi al mondo circo- (), in basso a destra un terzo carattere, la scrittura del legno (mu ),

1 Si veda, per esempio, douard Dhorme, Lemploi mtaphorique des noms de parties du cor-

ps en hbreu et en akkadien, Libreria Paul Geuthner, Paris 1963. 2 Mu , pioggia fine, acquerugiola, pioggerella.
124 Jean-Louis Gault Il sintomo e la lingua cinese 125

il cui valore soltanto fonetico e d la pronuncia al carattere, mu ap- Dopo il seminario avevamo labitudine di riunirci per fare il punto
punto. Facciamo notare che Lacan aveva labitudine di chiamare let- sul lavoro della giornata e preparare il programma del giorno seguente.
tera cinese ci che noi chiamiamo carattere, hanzi in cinese. A un certo punto, linterprete si rivolse a me per dirmi cosa le era acca-
La lettera, complessa in questo caso, ci che si rivela determinante duto dopo il seminario. A un tratto, aveva realizzato che sua nonna pa-
per il ragazzo. terna soffriva da un anno di dolori e di una paresi alla mano destra e al-
Alla fine di queste sorprendenti confessioni, la signora L. ci confid la sinistra che nessun medico fino ad allora consultato era riuscito a cu-
che le era spesso capitato di pentirsi di tale scelta quando vedeva che rare. Ora capiva. Osservava che questa parente aveva perduto il marito
suo figlio, che era stato un bambino timoroso, era rimasto in et adulta poco pi di un anno prima. Quando questi era in vita, lei era stata la
pauroso e insicuro. Pensandoci, si diceva: C troppa acqua nel suo no- sua mano destra e la sua mano sinistra, cos si diceva di lei, ed era su
me, lacqua che intorno al bosco lo rende molle (in francese mou). di lei che lui si appoggiava per gli affari di famiglia, che lei dirigeva co-
In fondo, lei trovava suo figlio un po molle. La signora L. sollecita me unesigente sovrana. Con la scomparsa dello sposo, tutto ci non
qui un equivoco translinguistico. Il nome Mu si pronuncia in francese aveva pi ragione dessere e lei si era ritrovata con due mani che non
come laggettivo mou (molle). In altri termini, secondo unespressione sapeva pi a cosa potessero servire.
metaforica propriamente francese, lei lo vedeva come un pulcino nella
stoppa (une poule mouille). Le due vie della parola
A partire da questo spunto abbiamo avviato il nostro seminario a
Qingdao, scegliendo come titolo Gli effetti della parola e del linguag- Un paziente maschio, incontrato durante un colloquio in ospedale, ci
gio sul corpo, seminario nel corso del quale abbiamo proposto lo stu- diede occasione di esplorare una sintomatologia post-traumatica che ri-
dio del sintomo isterico. Quando lo si riporta al suo fondamento, il sin- maneva opaca. Si trattava di un uomo di cinquantanni, che si rivolgeva
tomo isterico riecheggia il taglio che opera la cesoia della lingua sul al servizio da nove anni, per quella che era definita una depressione.
corpo vivente dellessere parlante, secondo leggi che non hanno nulla a Era stato ospedalizzato per la sesta volta. Durante il colloquio, in rispo-
che fare con lanatomia, ma con quelle della parola e del linguaggio. sta alle prime domande sul motivo della sua ospedalizzazione, il paziente
Per rendere conto di tale esperienza, abbiamo scelto di presentare spieg di soffrire della malattia della depressione e di attendere dai
un caso della nostra pratica. Una giovane donna in analisi soffriva da farmaci la guarigione. Decidemmo allora rapidamente di abbandonare
molti anni di dolori e di una paresi al braccio destro, che si erano rive- questa via di interrogazione della malattia, per interessarci alla sua vita.
lati invalidanti. Tolta la rimozione, si rivel la posizione inconscia della lultimo di tre figli. Nato qualche anno prima dellinizio della Ri-
paziente. Figlia unica, che sua madre allev da sola, era stata molto pre- voluzione culturale, dice di aver patito molto quel periodo. Suo padre
cocemente sensibile al dramma di questultima. La madre, evitata da era un anziano e importante ufficiale dellarmata rossa. Agli inizi degli
tutta la famiglia, affrontava senza alcun sostegno le difficolt della pro- anni Sessanta, questi decise di abbandonare la carriera militare, per ri-
pria esistenza. La bambina venne a installarsi in questo posto lasciato spondere al desiderio della propria madre che aveva pianto molto, al
vacante, caricandosi del fardello delle difficolt che pesavano sulle spal- punto da esserne rimasta cieca, per quel figlio che aveva conosciuto le
le della madre e divenendo il suo braccio destro. Al momento di tra- prove della lunga guerra di liberazione. Lei non voleva pi che lui ri-
durre questa espressione metaforica, intervenne la traduttrice, segna- schiasse la vita in un altro conflitto. Luomo lasci larma e si dedic
lando che in cinese non si dice essere il braccio destro di qualcuno, si con successo al mondo dellindustria, ma fu in seguito attaccato per le
usa unespressione leggermente differente. Si dice letteralmente essere sue origini borghesi al momento delloffensiva scatenata da Mao nel
la mano sinistra e la mano destra di qualcuno, ossia mou ren de zuoyou 1966. Appartenendo alla classe dei contadini ricchi, fu esposto alla
shou . Mancava un punto darresto clinico per punteg- vendetta delle guardie rosse, deportato in campagna, spogliato dei suoi
giare questa osservazione linguistica, emerger pi tardi. beni, sottoposto allumiliazione dellautocritica e picchiato.
126 Jean-Louis Gault Il sintomo e la lingua cinese 127

Il nostro paziente, allora giovane allievo della scuola elementare, A un certo punto, il paziente ci mostr i postumi mantenuti da que-
prese su di s il peso della colpa paterna. Provava vergogna ogni volta sto incidente, spiegando di essersi operato al viso e passando la sua ma-
che doveva riempire un modulo a scuola e indicare lorigine sociale del no sul volto per mostrare di cosa si trattava. In realt, non si vedeva al-
padre. Quando scriveva la parola funong , contadino ricco, sen- cuna cicatrice, la cicatrizzazione sembrava perfetta. Ma lui prosegu e ar-
tiva gravare su di s uno sguardo di disgusto. Iniziava a isolarsi dai ticol precisamente ci che voleva dire: Mi sento umiliato di aver avu-
compagni di cui temeva le piccole prese in giro, che attribuiva imman- to questo incidente, ho perso la faccia, in cinese diu mianzi . Ci
cabilmente al peccato paterno di non essere nato contadino povero. rallegrammo con lui di aver trovato questa formula che dice esattamen-
Durante questo periodo, intorno ai suoi cinque, sei anni, accadde te ci di cui soffre a partire dallincidente: ha perduto la faccia. Ag-
un incidente. Destate si trovava sulla spiaggia, in mezzo a un gruppo giungemmo che ritenevamo non avesse la malattia della depressione.
di bambini, intento a raccogliere frutti di mare. A un tratto, scoppia un Lui accolse di buon umore questa novit ma aggiunse che si domandava
temporale, i tuoni rombano, i bambini spaventati si disperdono, lui se non dovesse lo stesso continuare a prendere le medicine. Non lo con-
scorge due bambini stesi sulla sabbia prima di fuggire dalla spiaggia traddicemmo. Concludemmo, incoraggiandolo a parlare con il suo me-
per rifugiarsi a casa dalla propria madre. Verr poi a sapere che i due dico di questa sensazione di aver perso la faccia.
bambini erano morti fulminati. Il ricordo di questo dramma lo perse- Nel corso della conversazione ci venne chiesto di spiegare il motivo
guiter per numerosi anni e riuscir a dimenticarsene un po soltanto per cui ritenevamo che il paziente non avesse la malattia della depres-
alla fine delle scuole medie. Della sua infanzia conserva la paura dei ca- sione. Noi abbiamo risposto che di certo il paziente presentava tutti i
ni, che mantiene tuttora. Aveva paura di essere morso in particolare dai segni di uno stato che si pu definire depressivo, ma che la questione
cani che si incontrano in campagna, e attribuisce tale paura al timore era di sapere a cosa fosse dovuto questo stato. Il paziente presentava
che aveva provato quando aveva saputo che suo padre veniva umiliato una malattia naturale, come la tubercolosi ad esempio, suscettibile di
e picchiato. essere guarita attraverso un trattamento con i farmaci o piuttosto si
Linizio dellepisodio che lo aveva portato allospedalizzazione ri- rapportava a unaltra causa? Ci siamo allora riferiti a un insegnamento
manda a un incidente stradale sopravvenuto nove anni prima. Allepo- di Lacan: Ci si deprime perch si cede sul proprio desiderio. Si esce
ca, era lapprezzato responsabile di una delle filiali del gruppo per il dalla depressione quando si ritrova la via del proprio desiderio. Ab-
quale lavorava. Considerato serio e con una carriera di successo. Un biamo cercato di sostenere questa ardua formula, riferendola allespe-
giorno stava animando una riunione con i suoi operai allo scopo di in- rienza di ciascuno, dove il desiderio ci che si ritiene di dover fare in
coraggiarli a migliorare la produttivit nel lavoro. Come dabitudine, funzione dei propri impegni, nella vita pubblica o privata. Questa di-
per unire il personale e portarlo a risultati migliori ricorreva a dei brin- mensione della responsabilit soggettiva non sfuggita ai partecipanti
disi per la gloria dellimpresa. Bevve un buon numero di bicchieri di del seminario.
birra. Quando lasci la riunione per rientrare a casa, al momento di Per rendere conto della dimensione data alla conversazione abbia-
montare sulla motocicletta, era ubriaco. Non and molto lontano. Per- mo sfruttato un riferimento cinese e messo in risalto lesistenza di due
se il controllo del suo veicolo e si trov gettato su un cumulo di pietre. vie della parola. Abbiamo tracciato alla lavagna il carattere cinese della
Perse conoscenza, si ruppe il mento e si fer al volto. Quando si risve- via, Dao , che d il suo nome a una tradizione di pensiero che aveva
gli allospedale e si rese conto dellaccaduto, si riemp di rimproveri e particolarmente catturato lattenzione di Lacan. Abbiamo detto che ci
temette di essere punito. Avvenne tutto il contrario. Il suo capo chiam sono dunque due vie per abbordare il paziente. La prima quella della
per informarsi del suo stato e avere sue notizie, ma non gli fece alcun malattia naturale. Questa attende risposte dal paziente, le raccoglie da
rimprovero. Le ferite guarirono, ma lui non si rimise da questa sregola- un insieme di fatti che tendono allobiettivit e a partire dai quali ci si
tezza. Perse il sonno e non pot ritornare al lavoro. Infine, venne trasfe- potr fare unidea della malattia secondo cause fisiche. La seconda via
rito in psichiatria, dove inizi il percorso che port al nostro incontro. quella della malattia che abbiamo proposto di chiamare morale, dove
128 Jean-Louis Gault Il sintomo e la lingua cinese 129

il soggetto implicato con la propria responsabilit. Ne risulta una no- sa la maggior parte del suo tempo a letto o davanti al computer, a guar-
zione della malattia dove si soffre di ci che si o non si fatto. Abbia- dare film o ascoltare musica. Svogliatamente abbandonata nella sua
mo sottolineato che il paziente ha testimoniato di questo registro mo- poltrona, la paziente risponde con una voce appena udibile e con lun-
rale rispetto a ci che gli accade. I postumi che porta sul viso sono cer- ghi commenti alle domande che le vengono poste. Di tanto in tanto, un
tamente la conseguenza dellincidente, ma non si inscrivono nellordi- gran bel sorriso, enigmatico quanto quello della Gioconda, illumina un
ne fisico. Appartengono a una dimensione morale, che gli fa dire che viso armonioso e degli occhi sorridenti. Ha studiato architettura del
ha perduto la faccia a causa di questo incidente di cui si sente re- giardino e progettazione degli spazi aperti. Perch ha scelto questa spe-
sponsabile, ed per questo che si rivolto cos tanti rimproveri. cializzazione? Perch le piace stare fuori dove pu respirare aria fresca,
La scelta delluna o dellaltra via della parola condiziona ci che dice. Ci corrisponde al suo modo di essere. Le piace vedere le cose
pu essere raccolto durante il colloquio col paziente. Se si prende la via dallalto e guardare la terra. unoccupazione con la quale si possono
della malattia naturale, ci si costringer a un tipo di discorso, alla ricer- realizzare i progetti al computer e consegnare poi il lavoro al professo-
ca di dati oggettivi, dove le risposte del paziente riusciranno necessa- re. Spiega: Non c necessit di parlare con gli altri. Gi a scuola non
riamente a inscriversi, ma dove lui stesso non sar implicato in quanto cercava di trovare amici. Non mai stata innamorata e non ha un ra-
tale. La via della malattia detta morale conduce a implicare il paziente. gazzo. Daltronde essere innamorata o meno per lei fa lo stesso.
Egli allora portato a prendere la parola a proprio nome, non pi per Nel corso degli studi, aveva alcune difficolt in matematica, perch
fornire informazioni utili allinchiesta diagnostica, ma per giudicare ci non arrivava a comprendere i numeri primi. In letteratura, faceva fatica
che ha fatto o non fatto. con la lingua classica, che la obbligavano a imparare ma che non com-
prendeva. Non si spiega i propri sorrisi immotivati, prova a controllarli
Questo un bastone ma non ci riesce. Pensa di avere un problema e che la testa si separer
dal corpo. A livello fisico, la circolazione dellaria nei polmoni che
Un ultimo esempio clinico mostra ci che si produce quando luso non va. Non riesce a espellere laria viziata che le si accumula dentro e
metaforico della lingua rigettato. Si tratta di una giovane donna di lopprime. per questo che si sente nervosa e stressata. Ci sono due
ventidue anni, seguita dal servizio da tre anni. sua madre ad averla cose che vorrebbe sottolineare. Sua madre le dice che bisognerebbe che
condotta in ospedale. Era preoccupata dello stato della figlia da quan- lei in famiglia si aprisse di pi. E qui c una difficolt che intende pre-
do aveva lasciato le scuole medie per accedere allistruzione superiore. cisare. Sua madre parla molto, utilizzando troppe parole e termini com-
Sua figlia aveva perso il sonno, aveva interrotto ogni contatto con estra- plicati. Lei vorrebbe che le si parlasse con parole pi brevi e semplici o
nei e sospettava che i suoi compagni la beffeggiassero. Le succedeva di che le si dessero direttive chiare. Non si interessa alla logica e non ama
parlare e ridere da sola. Si concluse con una diagnosi di schizofrenia e le cose profonde o gli enigmi. per questo che con lei occorre trovare
si prescrisse un antipsicotico, ma il trattamento non aveva apportato al- parole neutre per semplificare il senso. C, ad esempio, un enigma che
cun miglioramento e nel giro di qualche mese la paziente aveva smesso non comprende: quello della Sfinge. Alla domanda su quale sia la cosa
di prendere i medicinali. Qualche tempo dopo, torna nuovamente al che la mattina ha quattro piedi, a mezzogiorno ne ha due e la sera tre,
consultorio, accompagnata da sua madre. Non dorme, ansiosa e sem- rispondere che si tratta di un essere umano, perch la mattina un
pre persa nei propri pensieri. Trova che il suo corpo non funzioni bene, bambino che cammina a carponi, a mezzogiorno un adulto che si tiene
mentre la sua mente subisce leccessiva pressione degli studi e ha diffi- sui due piedi e la sera un vecchio che cammina con un bastone, non la
colt di comprensione. Le viene proposto un altro trattamento, che non soddisfa. Non contenta di questa risposta perch un bastone non un
si dimostra per pi efficace del primo. Nel frattempo, la paziente rie- piede. Leffetto ambiguo, in effetti: non si pu rispondere n s, n no.
sce comunque a terminare gli studi. Con il diploma in tasca, cerca lavo- il genere di cose che a lei non piacciono. Per lei una sciarpa una
ro senza trovarlo. Figlia unica, vive sola in casa con la madre, dove pas- sciarpa, una maglia una maglia e un bastone un bastone.
130 Jean-Louis Gault Il sintomo e la lingua cinese 131

La seconda cosa che non apprezza luso dellironia. A questo mente una prova di verit (in questo caso lenigma della Sfinge), indi-
proposito, linterprete fa notare la parola che usa la paziente. Sottoli- ca nel suo seminario Il rovescio della psicoanalisi (Sem. XVII, p. 143).
nea che una parola inusuale. Precisa che in cinese ci sono due parole Prosegue ricordando che se Edipo finisce male, perch ha voluto as-
per indicare questa nozione. La prima fengci , scherno, sati- solutamente sapere la verit e ci a dispetto della legge del linguaggio
ra, beffa, caricatura, sarcasmo. la parola che si utilizza cor- che prevede che nessun maestro possa sapere tutta la verit. La nostra
rentemente. Ce n poi unaltra, fanfeng , lironia propriamente paziente nota luso della metafora incluso in questa interlocuzione pri-
detta. Questa parola ha un senso pi forte della prima e appartiene al- mordiale, in cui denuda la matrice metaforica di ogni discorso. pre-
la lingua letteraria. Consiste nel dire esattamente il contrario di ci che cisamente ci di cui non vuole sapere. Per lei un bastone un basto-
si pensa. Noi diremmo che designa lironia radicale, cui Lacan ha dato ne. Testimonia attraverso questo che, senza dubbio, per lei tutto il
grande valore nella clinica della schizofrenia. Questa seconda parola simbolico reale.
stata quella utilizzata dalla paziente, mentre se ne lamentava. La metafora il fondamento di qualunque pratica della lingua. Le
Nel corso della discussione, i partecipanti hanno subito identifica- prime parole del bambino sono subito prese in questa deriva metafori-
to il piano linguistico nel quale si situavano le difficolt della paziente. ca che non cesser pi, al punto da essere la condizione di qualsivoglia
In risposta a queste osservazioni si cercato di far vedere che i suoi uso della parola. Le difficolt della paziente ad apprendere, a com-
problemi di comunicazione, i suoi disturbi linguistici, la sua difficolt a prendere, a parlare con gli altri, sono la conseguenza del suo rifiuto di
inscriversi nel sistema domanda-risposta nella relazione con linterlocu- ogni uso metaforico delle parole della lingua. La sua impossibilit di
tore, i suoi problemi di logica, luso del registro della lingua scritta in amare essa stessa direttamente tributaria di questa proibizione della
luogo e al posto della lingua parlata, dovevano essere rapportati alla metafora. Basta pensare, in effetti, che lamore implica la parola, che la
sua pratica della lingua. Vale a dire al suo rapporto con la parola, dove parola damore prende volentieri la via della metafora e che la poesia,
i piani della lingua parlata e della lingua scritta sono necessariamente che fa uso largamente della metafora, non mai assente dalla relazione
distinti e si dispiega il registro dellinterlocuzione. Abbiamo sottolinea- amorosa. Lamore stesso metafora.
to quanto fosse degno di nota che la paziente avesse saputo isolare con Lorientamento scelto, cio di valorizzare la pratica della lingua del-
grande chiarezza il fondamento delle proprie difficolt, segnalando la paziente e il suo uso della scrittura, si rivelato fecondo per gli udi-
lostacolo che incontra quando confrontata alla pratica della lingua tori del seminario, che si sono trovati a dover rispondere, in quanto
dal suo interlocutore. Il discorso dellaltro le appare opaco o enigmati- analizzanti, vale a dire in quanto essi stessi in preda agli effetti del lin-
co, non comprende il senso dei vocaboli che utilizza, non coglie il sen- guaggio e della parola, alle sollecitazioni incontrate nellabbordare i
so delle sue parole. Presto non emerge altro che una vana chiacchiera, sintomi della paziente. Il risultato fu questo: alla fine della prima gior-
da cui ella aspira ad allontanarsi attraverso lappello a indicazioni uni- nata del seminario dovetti rispondere a quattro domande danalisi. Tre
voche e alluso di parole neutre che dissipano le oscurit del senso. di queste, cera da aspettarselo, venivano da donne, mentre una sola
Laltro punto che abbiamo rilevato nella pratica della lingua la pro- proveniva da un collega uomo. Ci conformemente a una legge di
scrizione della metafora pronunciata dalla paziente. Abbiamo notato struttura che fa s che il soggetto femminile abbia un rapporto pi sem-
che per farsi intendere si era riferita a un racconto mitico, quello del- plice con il desiderio. Ritroviamo qui la via aperta a Freud dalle pa-
lenigma della Sfinge, dove il locutore confrontato a un sistema del ti- zienti isteriche alle quali si era saputo mostrare docile.
po domanda-risposta. Aveva dunque colto in questo racconto fondato-
re la radice di ogni interlocuzione, lopposizione domanda-risposta, in Traduzione di Paola DAmelio
cinese wenti /huida . Lacan aveva imboccato questa via della
struttura per rendere conto del dramma di Edipo. Lessenziale che
Edipo sia stato ammesso presso Giocasta perch ha superato trionfal-
Loggetto immateriale, tra vuoto e mancanza 133

del vuoto con la religione, e la religione , in effetti, questo, mettere


un essere trascendente al posto del vuoto. Lui, non ha mai scelto,
sempre stato, per cos dire, tra due religioni. Questo non tarder a ma-
nifestarsi anche nel transfert, allorch, pur riconoscendo una sua effi-
cacia allesperienza analitica, si dice attratto dalle novit neuroscientifi-
Paola Francesconi che e biologiche, che a tratti gli sembrano alternative alle formazioni
dellinconscio. tra due religioni, notai.
Loggetto immateriale, tra vuoto e mancanza La delusione sentimentale gli fece attraversare anche un periodo di
anoressia, gi manifestatosi nellinfanzia, seppure in forma lieve: lin-
terpretazione che gli consent di superarlo fu che, non sapendo se man-
giare il cibo delluna religione o quello dellaltra, non mangiava nulla.
Riprese a mangiare, ma con qualche esitazione allorch il piatto lascia-
Un uomo chiede di intraprendere unesperienza psicoanalitica a se- to sul tavolo veniva percorso nel suo bordo da una mosca, contornato.
guito del vuoto lasciato in lui dallabbandono della partner. Vuoto, tie- Il giro che voleva fare attorno al vuoto era, diciamo, a modo suo.
ne a ribadire, e non tanto mancanza, a indicare laffrontamento a qual- Tra due, segnalava dunque la posizione nel godimento di questo
cosa che la presenza di lei copriva, ma senza riuscire a descrivere, rap- paziente, che per, per tutto ci che atteneva alle sue identificazioni
presentare, nominare quello che essa era stata per lui. Al di l della significanti, si reperiva su altre coordinate, che declinavano il vuoto al-
mancanza di..., del suo sorriso, delle sue parole, che essa aveva lasciato trimenti.
in lui, si profilava per lui la questione di un vuoto insondabile che la Il padre, con il lavoro socialmente superiore al suo e implicante il
sua assenza aveva scoperchiato. Legame cos esclusivo da avere messo sapere, fallimentare per nel desiderio, non gli aveva consentito di tro-
in discussione, una volta spezzatosi, il suo modo di essere nel mondo? vare su di lui un tratto di identificazione significante cui agganciarsi
Non cos esclusivo: i rapporti importanti con una donna, ce nera per acquisire titoli e professionalit. Il lavoro del paziente, scelto a par-
stato un altro prima di questo, erano sempre improntati alla triade pi tire da suoni e luci che lo avevano affascinato da bambino, accompa-
che alla coppia. Non solo per il tradimento, ma per il legame particola- gnava a questo poco di significante la possibilit, in nome dellur-
re che egli costruiva tra la partner e la propria madre, unosmosi conti- genza e dellemergenza che lo chiamavano ad intervenire, di oltrepas-
nua tra le due, coppia altrettanto affiatata quanto quella sua con la samento di tutti gli interdetti. In barba ad ogni interdetto paterno e ad
partner. Insomma sempre, per cos dire, stato tra due donne, ben ogni regola paterna della acquisizione per gradi di un sapere, della gra-
alloggiato l. Tuttavia la cosa si carica di un elemento singolare rispetto dualit di un apprendimento nella diacronia, e non invece, come avve-
alla posizione classica dellossessivo: il tra due la posizione che lui niva per lui, nella sincronia dellemergenza.
stesso occupa, non tanto come soggetto quanto come oggetto. La sen- Per questo soggetto il vuoto, che la religione non poteva riempire,
sazione di un vuoto quella che si produce in lui quando viene a man- che loggetto orale non poteva riempire, che una donna poteva riempi-
cargli lappoggio, il reperimento su questo tra due in cui fa consistere il re a condizione della sua inconsistenza o non unicit, costituisce, a mio
suo modo di godere, di soddisfarsi. E che non concerne tanto la sua parere, un punto di riflessione con una sua attinenza al tema del pen-
identificazione fallica, qualcosaltro. siero cinese.
Figlio di due genitori ciascuno praticante di una propria religione, Si tratta, infatti, di un vuoto piuttosto indipendente dalla dialettica
incompatibile con laltra, si chiede: forse lunica maniera di ovviare a tra essere e mancanza-ad-essere. Egli, infatti, non svilupp, a seguito
questa sensazione dolorosa di vuoto sarebbe convertirmi a una qualche della delusione, una tematica depressiva fondata sulla mancanza-ad-es-
religione?. I genitori, ciascuno a suo modo, hanno trattato il problema sere, ma sulla radicalit del vuoto, pur con una sua propria inerzia di

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 132-137


134 Paola Francesconi Loggetto immateriale, tra vuoto e mancanza 135

fondo. Tale vuoto costituiva una sorta di stampo in cui veniva a model- appunto, che compone in s i tours, i giri e i dits, i detti. Quanto questa
larsi un oggetto immateriale, fatto di relazioni logiche tra due. immaterialit sia non realt, ma reale, lo possiamo pensare consideran-
cos che Jacques-Alain Miller definisce lisolamento delloggetto do che, nellavvicinare in modo pi metodico la definizione di reale,
a nel suo commento al Seminario XVI, a partire dalluno in pi tra due, Lacan dice, appunto, in Ltourdit, che nello scarto tra domanda, cio
precursore dellinsieme vuoto. Non linsieme vuoto ma gi, dice, il dire, e il desiderio che si disegna loggetto. Sono i giri detti, i tours
la forma presente di ci che sar riempito dalloggetto a. Lacan, co- dits che disegnano un vuoto centrale: i giri concentrici delle domande
me egli nota, dice, cos, per metafora, che loggetto a lo stampo im- progressivamente circoscrivono un vuoto interno al loro percorso, la
maginario della struttura significante. Questo stampo va preso nella famosa ciambella torica. Lo nota Jacques-Alain Miller nel suo corso
serie ricoprimento, sovrapposizione, inserzione, indicare il posto sullEssere e lUno (LP, n. 51, p. 227): loggetto del desiderio sorge dai
nellAltro di un vuoto che attira a s la palpitazione di vita.1 giri detti, non c prima, non davanti n dietro al soggetto, e ci ne fa
E, anche se ne parla a proposito dellisteria, aggiunge che, una vol- un altro nome del reale.
ta divenuto il corpo un deserto (di godimento), ci permette che Linteresse di tale nominazione delloggetto come reale, forma,
qualche cosa possa modellarsi in questa cavit. Questo vuoto il riempimento del vuoto scavato nellAltro dal linguaggio quella di un
punto di inserzione in cui verr a modellarsi loggetto a.2 trattamento del vuoto in psicoanalisi che mi pare potersi avvicinare al
Che loggetto sia immateriale non vuol dire che sia senza forma. E concetto cos fondamentale nel pensiero cinese di vuoto intermedio,
infatti Lacan, sempre nel Seminario XVI, conier per a il termine di principio non di assenza radicale, vuoto di essere, ma di trasformazio-
en-forme, in-forma, di A grande.3 Ovvero loggetto sorge dalla ripeti- ne, di presa di forma, per cos dire, di un reale potenziale. Cos, in
zione, dunque dallAltro simbolico come in-forma, si cala in una forma. psicoanalisi, loggetto risulta un po come tenente luogo del vuoto me-
Nel vuoto preesistente, a si cala modellandolo. Si sa che, a differenza di diano. Citando ancora Miller: Ci che (Lacan) chiama qui enforme,
Freud che aveva stabilito la lista degli oggetti pulsionali prelevandoli ha come un ruolo di mediazione, che pu andare dallimmaginario al
dalla realt del corpo, Lacan li isola invece nella loro immaterialit, pri- simbolico per il tramite strano che costituisce qui linsieme vuoto.5
mi tra tutti lo sguardo e la voce, cui aggrega il seno e le feci. Per Lacan, La categoria, invece, di mancanza doggetto in una dialettica con
e lo si capisce sempre di pi nellavanzamento del suo insegnamento, lAltro, gioca piuttosto sulla faccia significante delloggetto, sempre
loggetto perde la sua materialit per acquisire una sostanza immateria- strettamente ambocettore in Lacan, un po nominabile, un po no.
le, per cos dire, fatta di consistenza logica e, cosa che qui ci interessa Tra vuoto, non nominabile, in-forma, in-forme, e mancanza, nominabi-
forse maggiormente, di linguaggio. Ma un linguaggio non significabile, le con un significante che ne strappa un po di reale guadagnandolo al
non nel suo significare, ma nel puro dire: moterialit,4 la chiama Lacan, simbolico, loggetto si fa strada come modalit non dellessere tout
delloggetto. una parola assai prossima, credo, al segno della scrittu- court, ma dellessere al mondo, modo con cui avviene, si attualizza, una
ra cinese, sia per la sua equivocit, che per la sua ricusazione di ogni potenzialit. A differenza di ci che concerne la mancanza-ad-essere, mi
sforzo per fissarla, per arrestarne il flusso in perpetuo divenire. Lim- pare che nel pensiero cinese prenda rilievo pi il contornamento diret-
materialit delloggetto possiamo coglierla anche a partire da un altro to del bordo, che la sua simbolizzazione, pur parziale. Non c lidea
riferimento basilare in Lacan, in Ltourdit (Altri scritti, pp. 445-493), della mancanza-ad-essere che il dramma del significante inaugura con la
sua cancellazione della parte vivente, animale, dellindividuo. C lidea
di un vuoto mobilizzatore e del valore di litorale del segno linguistico
1 J.-A. Miller, Une lecture du Sminaire Dun Autre lautre, in La Cause freudienne, n. che lo delimita. Come Lacan precisa, litorale (Altri scritti, p. 12) e non
64, Navarin, Paris 2006, pp. 157-158.
2 Ivi, p. 15.
3 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XVI. Dun Autre lautre (1968-69), Seuil, Paris 2006, p. 311.
4 J. Lacan, Il sintomo, in La Psicoanalisi, n. 2, Astrolabio, Roma 1987, p. 20. 5 J.-A. Miller, Une lecture du Sminaire Dun Autre lautre, op. cit., p. 160.
136 Paola Francesconi Loggetto immateriale, tra vuoto e mancanza 137

frontiera la quale, invece, delimita due zone omologhe. Il littorale, nel- tri mai. Il suo tacere, il suo non vedere, in virt della posizione del set-
la t raddoppiata che consuona con la funzione della lettera, cos ispira- ting, ma non solo, il suo saper non ascoltare il canto delle sirene delle
ta al tratto della scrittura cinese, delimita invece il senso e il non senso, trappole in cui linconscio del paziente pu trascinarlo con le seduzio-
il senso e il reale, due campi radicalmente eterogenei, come nota Eric ni del lamento, o con le seduzioni di talune sue pantomime immagina-
Laurent nel suo magnifico testo La lettera rubata e il furto della lette- rie, non lo collocano forse l dove egli, proprio nel momento in cui
ra,6 radicalmente eterogenei come il senso e il godimento, alias il rea- loggetto tende a materializzarsi, tramite il suo atto lo moterializza, lo
le del godimento nel soggetto. immaterializza? Lanalista tace, non vede, non sente, fa campeggiare il
Per tornare al nostro soggetto tra due religioni, ma non senza lam- vuoto con queste tre modalit, sempre per tenendo il filo della do-
bire la religione cinese del vuoto, la sua trascendenza immanente, egli manda del paziente, facendo percorrere alle sue domande il giro di ta-
era afflitto da una piccola fobia: sotto i ferri del dentista, veniva colto le vuoto che egli fa avvenire cos.
da unapprensione inspiegabile di fronte allago dellanestesia, inquieto Da un lato, dunque, maneggia e incarna il vuoto delloggetto del
allidea di non sapere fin dove si spingesse lago, contro cosa potesse desiderio, dallaltro, per, ne fa luso di vuoto intermedio, mobilizzato-
urtare, cosa per lui insondabile, ma anche per il dentista, pensava. re, d posto alla domanda del soggetto che farebbe leconomia del vuo-
Luomo, con il suo strumento fallico, va tentoni verso lenigma del rea- to ribaltandolo in mancanza, in domanda di..., che resta insoddisfatta.
le: fino a che punto sa, pu nominare il reale che incontra nella donna, Tra vuoto del desiderio e mancanza della domanda si colloca questa
e nel dente, cio il suo organo? Fino a che punto lago della signifi- inedita figura dellanalista in quanto custode e promotore del tratto di
cazione fallica in grado di agganciare linsondabile? Questo interro- pennello dellanalizzante come creatore ex nihilo di un modo di essere,
gativo ha avuto il suo peso nel consentirgli, finalmente, di scegliere una pi che di un essere sostantificato.
donna, riempiendo alla meglio, in un certo senso, quel vuoto iniziale,
una donna di cui non si sa mai fino in fondo cosa pensa, o meglio, con
la quale non ci si chiarisce mai fino in fondo, di cui resta sempre incon-
sistente la posizione desiderante: le chiedo di chiedermi, dice, ma lei
non mi chiede nulla. Gli chiede nulla, la mancanza torna come doman-
da mancante. Loggetto che essa presentifica per lui tra mancanza
della domanda e vuoto del desiderio. La stabilit, sembra, di questo le-
game, tiene nella misura in cui essa presentifica quella parte di s che
egli aveva sintomatizzato con il vuoto tra due, con il vuoto in lui iner-
ziale, che invece adesso diventata lei, il suo sintomo, lacanianamente
la sua partner sintomo, alla lettera. Ora, infatti, linerzia del paziente,
che stava ore a intrattenersi con la sua sensazione di vuoto, facendo
niente, passata dal lato di questa donna che, a fronte dellattivismo
inedito del paziente, con la sua rimessa in movimento di molte faccen-
de della sua vita, piuttosto inerte e inconcludente.
Infine, veniamo alla posizione dellanalista, che veramente, potrem-
mo dire con un ossimoro, incarna limmaterialit delloggetto quantal-

6 . Laurent, La lettre vole et le vol de la lettre, in La Cause freudienne, n. 43, Navarin,

Paris 1999, pp. 22-33.


Il Tao di Lacan 139

traverso le fibre che compongono il tessuto costitutivo della sua prati-


ca nel pensiero e nel linguaggio, quando in esso si disegnano le condi-
zioni per quella geografia di risorgive tematiche che danno luogo al co-
s consistente e suggestivo florilegio di passi che siamo andati antolo-
gizzando in questi giorni? C, in altri termini un tao di Lacan che si
Adone Brandalise delinea ulteriormente evidenziato qualora lo si inquadri nella pro-
spettiva di una Wirkungsgeschichte, di una storia degli effetti allinter-
Il Tao di Lacan no di Lacan e allesterno di Lacan, nel campo delle sue interazioni con
il reale, quanto pi unistanza, che attraverso il riferimento a esso trova
nomi e movenze discorsive per proporsi, si presenta nello svolgersi del
percorso lacaniano come una manifestazione irrinunciabile delle sue
ragioni ultime?
La marcia davvicinamento alle considerazioni che forse giustifica- Quale che sia la fondatezza dal punto di vista filologico di ci che
no questo contributo avrebbe ragionevolmente previsto lindugio ana- Lacan dice su tutto ci che si aggrega nella sequenza buddhismo-zen-
litico su una sostanziosa serie di luoghi testuali lacaniani (Seminario X, tao, esiste indubbiamente una cosa lacaniana che possiamo chiamare
Lituraterre, Seminario XVIII e cos via). Gli esiti gi maturati dal con- il suo tao. Ed il movimento di questa ci su cui ci si vorrebbe soffer-
vegno Lacan e la Cina sembrano per ridurre al minimo le ragioni di mare ovvero sulla sua portata, per cos dire, sistemica, nellassetto del-
una loro ulteriore narratio, essendo questi stati arati e seminati negli in- la prestazione etica ed epistemologica del pensiero di Lacan e nel suo
terventi precedenti con raccolti particolarmente preziosi, al punto, cre- prolungarsi nella forma della sua fortuna.
do, ormai in questa sede, di poter essere dati per acquisiti, fatta salva la Come stato detto anche durante questo incontro per le opere
possibilit anche per me, a maggior ragione, per altri, di attingervi con darte, ma credo possa valere per gli eventi del pensiero, la storia degli
intenti interpretativi diversi da quelli che si sono sino a questo punto effetti, la storia delle tradizioni indotte, la storia dei fraintendimenti, la
manifestati. storia comunque di ci che si lega a un evento, fa parte di quellevento
Il titolo, Il Tao di Lacan, in realt, risulta dal mantenimento di quel- e va interrogato come parte di una interrogazione sul suo destino, visto
lo che era originariamente un titolo provvisorio: chi parla non un si- come un movimento il cui dispiegarsi immediatamente visibile in una
nologo, n avrebbe la pretesa di fissare, per cos dire, una sorta di dot- sorta di tratto unario che si coglie ovunque nello stile di un pensatore,
trina lacaniana su cosa sia il tao, n, a maggior ragione, una formula in ma che nello stesso tempo non ci mostra mai completamente il suo
grado di catturare questa entit, pressoch imprendibile, che viene svolgimento, se non come suo gesto sintetico, quando si sappia coglier-
chiamata con una temerariet giustificata forse in parte dallesigenza di lo nella sua totalit, paradossalmente aperta e arrischiata, nel presente
offrire alla riflessione una sorta di oggetto transizionale, il pensiero in cui esso radicalmente mette in gioco le proprie ragioni.
orientale. Oggi, infatti, stiamo parlando di Lacan non come di qualcosa di
Lintento qui diverso e si tenter di perseguirlo proponendo nelle onorevolmente defunto, collocato nella nostra storia e affidato, come
sue linee pi essenziali anche scontando il rischio di cedere a tratti a possiamo dire, alle rivisitazioni celebrative legate agli anniversari, ma
un tono troppo apodittico un ragionamento che si proporrebbe di come qualcosa che in vario modo si sta muovendo allinterno di una
dar consistenza ed efficacia alla domanda: cosa accade in Lacan e nel- rete vasta di esperienze di pensiero e di pratiche a esso intrecciate.
leffetto della sua opera quando un discorso che associ il suo nome al Si sottolineato nel corso del convegno, con formule brillanti e in-
tao sembri rispondere a unesigenza non estranea ai motivi di fondo del cisive, un aspetto per cos dire aristocraticamente predatorio dellatteg-
suo insegnamento? E quindi, che cosa tende a emergere in Lacan, at- giamento lacaniano, consistente nellappropriarsi, come diceva Rave-

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 138-147


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ri,con libert, ma genialmente, di lacerti di una tradizione, conosciu- timore, Marcello Ghilardi, possono autorizzarsi a ritenere che questo
ta quanto basta per insediarvi con felice prevaricazione un segmento sia ci che li spinge a occuparsi del reale esattamente come ci che
del proprio percorso. non cessa di iscriversi, come sappiamo, nei registri del simbolico e del-
Per ci che riguarda modi e significato della presenza di tradizioni limmaginario e che conseguentemente ci porta fuori dalla soggezione
culturali (soprattutto quando avvertite come riconducibili a un gesto a quella cosa che chiamiamo la realt di cui, a questo punto, conoscia-
sintetico che ne mantenga in primo piano un effetto definito), filosofi e mo la natura di formazione immaginaria. E quindi, in un certo senso,
testi letterari in Lacan, anche forse possibile affidarsi a unimmagine qualcosa che ci porta in una direzione nella quale ci che in qualche
diversa, quella della riemergenza e del ritorno di un movimento di risa- modo ci attende lesercizio di un saperci fare con ci che necessaria-
lita che porta in primo piano un implicito divenuto ormai un nodo da mente non potremo sapere.
sciogliere o da intrecciare diversamente. Al fondo, in questo spazio si muove, anche nei suoi effetti per il
Una traccia esemplare quella proposta dalle modalit del rappor- pensiero, la psicoanalisi lacaniana, proponendo in questo senso con-
to tra la voce dei seminari e il dettato degli scritti con un testo-autore- sentaneamente ad alcuni gesti negletti della filosofia, qualcosa che va al
tradizione concentrato nel nome di Freud. Pi che di un ritorno a di l di un sapere, qualcosa, pi precisamente, che va al di l di un sa-
Freud, in Lacan si inscena un ritorno di Freud nel modo che fa s che pere di qualcosa e che propone un saperci fare al di l del sapere per-
Freud sia innanzitutto la cosa freudiana, ovvero, non un presupposto ch, eticamente, ci che noi siamo chiamati a fare risponde a una ne-
culturale ma come movimento in atto della scoperta psicoanalitica. cessit di fare che non ha relazione con ci che ci rappresentiamo star
Freud, come avverr poi per Heidegger, per Cartesio e come avverr fermo di fronte a noi, fissato nella presunta esattezza di un quadro di
per molti testi letterari, qualcosa che in Lacan emerge quando una cose perfettamente conosciuto. esattamente il nostro dover saperci
necessit lo chiama a emergere, quando questi nomi e i loro testi com- fare con i casi della nostra esistenza, che sono esattamente le cose che
paiono l dove risulta evidente, nella pratica lacaniana, che essi opera- non sono mai collocate nellordine delle cose pienamente sapute, se
no nel determinare quelle condizioni di linguaggio che segnano il lin- non altro perch mai davvero finite. In qualsiasi relazione interperso-
guaggio in cui Lacan sta insediando lazione psicoanalitica. Quanto nale, quando interviene la riduzione del cosiddetto altro a qualcosa che
pi risulta evidente che il luogo in cui la psicoanalisi lavora il lin- si ritiene perfettamente conosciuto abbiamo una sorta di omicidio sim-
guaggio, il linguaggio porta in s il segno delle grandi operazioni che bolico e quasi sempre la replica, in qualche modo aggressiva, del pro-
storicamente lhanno determinato e lhanno in qualche modo immesso gettato defunto, definitiva. E sappiamo che questo vale anche quan-
nella determinazione della forma della nostra vita, utilit e danno del- do la pretesa di comprensione prende laspetto di una sorta di innalza-
le forme del linguaggio per la vita, per ricorrere al Nietzsche delle mento delloggetto.
Inattuali. Quindi, in un certo senso, quanto emerge in Lacan, anche Quindi, sembra plausibile vedere nella progressione di Lacan in di-
quando ci avviene imprevedibilmente attraverso il coglimento alme- rezione di ci che chiamiamo, in qualche modo, il tao, il tentativo di
no occasionale di proposte apparentemente non strategiche, in procedere attraverso un complesso di problemi che, appena si esca dal
realt tende a rispondere a una necessit che chiede di mostrarsi come suo gergo, potremmo nominare come questioni di ordine sia epistemo-
tale, imponendo allordine del discorso che laccoglie di mettere in logico che di tipo etico, presenti in maniera sofferta allinterno della
gioco il proprio assetto per mantenersi allaltezza del suo effetto di ve- congiuntura complessiva sia estetica che filosofica del tempo in cui egli
rit. E, daltra parte, al fondo, non si riuscirebbe a immaginare la rile- ha sviluppato la sua esperienza e che per tanti versi segnano, in un cer-
vanza di Lacan se in realt in lui la psicoanalisi non prendesse la forma to senso, costituiscono lo scenario in cui noi oggi cerchiamo le risorse
di una coraggiosa e determinata progressione in direzione di ci che per un nostro possibile pensare.
necessario. E, in questo senso forse, quanti si avvertano lambiti da un Nella sua efficacissima relazione Domenico Cosenza, che in un cer-
soffio di spinozismo simile a quello che denuncia, giustamente senza to senso faceva una volta di pi riferimento alla nozione del wu wei,
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ovviamente vista nei mille modi che sono stati ricordati, indicava nelle Quando Lacan si lascia progressivamente attrarre dallimmagine o
varie raffigurazioni possibili dellanalista una sorta, per dirla in modo del taglio o del tratto, cos come gli vengono in qualche modo fornite
spiccio, di destituzione soggettiva. Lanalista che va verso lauto-spo- dalla sua antologia di esperienze nel contesto cos detto orientale, pro-
gliazione del panneggio del soggetto supposto sapere, lanalista che ac- babilmente assapora lagio intellettuale procuratogli dalla sensazione di
cetta di farsi oggetto della visione del suo analizzato, lanalista soprat- muoversi in un ambiente mentale in cui ci sia attivamente evidente: il
tutto che si rifiuta al protagonismo narcisistico della interpretazione, tratto come il taglio non qualcosa che questo taglio ha tagliato o che
accettando di tacere. questo tratto rappresenta.
Questa condizione di operoso silenzio rivela una significativa con- Sotto questo profilo, lultima delle immagini di Shitao che stata
sanguineit con una rete di punti alti dellesperienza spirituale nove- proposta oggi, la montagna senza luomo, potrebbe venire ripensata,
centesca, tra loro intimamente solidali nella pratica che agisce nelle lo- per cos dire, in direzione lacaniana e con laggiunta, al fondo non im-
ro opere, al di l delle diverse declinazioni delle loro transazioni ideo- propria, di una velatura nietzschiana, alludendo a una prospettiva nel-
logiche con lepoca. Li associa la comune intuizione di un superiore la quale il linguaggio operi senza soggezione a ci che Nietzsche chia-
confronto con il reale che si apre l dove si accetti di muoversi oltre lo mava lAllzumenschliches, il troppo umano, ovverosia la riduzione del-
spazio perimetrato dai riti fondativi del moderno. la potenza che si manifesta nellumano nei limiti di una convenzionale
Lo spunto prima ricordato a proposito dellintervento di Cosenza e umanistica rappresentazione dellidea di uomo.
trova una sua espansione in un complesso di situazioni poetiche che Insomma, non c unaltra via per la singolarit umana diversa dalla
nellopera poetica di Pessoa, si raccolgono attorno alla nozione di abdi- sua iscrizione allinterno del tegumento identitario?
cao, a cominciare dalla lirica che porta questo stesso titolo, in cui i Ritornando a Pessoa, essere re di s non significa disporre di se
simboli della regalit vengono lasciati cadere come in un rito di svesti- stessi come padroni, quanto piuttosto in ci si mostra essenziale lat-
zione in cui la liturgia si perfeziona in una sapiente autodissoluzione, to dellabdicazione , consistere indipendentemente da una padronan-
cos come in versi dovuti alleteronimo Ricardo Reis, si invita a lasciar za identitaria, che poi a ben vedere listanza che alimenta nelle sue
cadere dalle mani i fiori prima che siano appassiti, immagine di una ve- manifestazioni pi compiute il tema, cruciale in questepoca, dellari-
rit temporale, di una verit che non il contenuto presunto vero di stocratico.3 E, daltra parte, aderendo al gesto dellabdicazione dipinto
una affermazione, ma una verit-evento, a cui quintessenziale il dalla citazione di Pessoa, si finisce per evocare il rivolgimento forse de-
tempo, la gestualit che la caratterizza. Abdica/E sii re di te stesso cisivo dellorizzonte poetico, forse il pi alto nel contesto novecente-
il noto aforisma che stringe in estrema sintesi questo motivo.1 sco, quello in cui a una poesia del dire, quello della antica Dichtung,
Cosa significhi in Pessoa essere re di se stesso, cosa che forse sve- nel senso in essa ravvisato da Heidegger, il dire che proclama ad alta
la il suo volto meno scontato quando si pensi a un luogo, quasi altret- voce la parola attorno alla quale prende forma la nostra patria monda-
tanto divulgato dei suoi scritti esoterici, l dove si afferma che quando na e cerca un senso lintento dellespressione soggettiva, si sostituisce
si candidati a entrare nellordine templare non si ancora al suo in- quella segnata dallintuizione della centralit dellascolto. Nel Nove-
terno mentre quando vi si stati ammessi gi si fuori di esso.2 Que- cento una poesia che ascolta, ovverosia una poesia che trova il suo pro-
stimmagine germina da quella di una soglia: in realt non c lo spazio prio in unintonazione della parola che ascolto e non dizione, che ro-
prima della soglia, non c lo spazio dopo la soglia. C la soglia! Lo vescia, per cos dire, il dire delle parole che si diffondono nel mondo,
spazio e il tempo che si rappresentano prima e dopo di essa sono mo- in una parola che ascolta il loro vissuto, diviene anche apertura al-
menti di ci che in essa si opera. lascolto di suoni e gesti altri, che prorogano il percorso dei desideri

1 F. Pessoa, Una sola moltitudine, vol. 1 e 2, Adelphi, Milano 1979-1984. 3 In proposito si rinvia a A. Brandalise e M. Mancini, Corpo e rappresentazione nellarche-
2 F. Pessoa, Pagine esoteriche, Adelphi, Milano 1997. tipo della corte, in Il Centauro, n. 15, 1985, pp. 71-96.
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che la animano verso condizioni inedite per la sua langue. Come in coanalisi senza la psicoanalisi e la psicoanalisi c quando c, n pu
Mallarm e pi tardi in una cuspide della ricerca poetica novecentesca, evidentemente essere ridotta a delle parole senza pratica, senza pratica
di cui forse compiutamente riconosciuta leccellenza artistica ma non del pensiero innanzitutto, oltre che senza effettiva pratica clinica.
forse in tutto avvertita la richiesta rivolta al pensiero, come Paul Celan, Pensando alla filigrana sensoriale che si comunica al tatto intellet-
dove la limpida evidenza del gesto poetico si espone inerme alla sua in- tuale del lettore in pagine come quelle di Lituraterra,4 si colpiti da co-
decifrabilit per i mots de la tribu, cos alcuni passaggi a oriente rile- me si metta allopera il principio dellimpermanenza in una direzione
vanti nel nostro paesaggio culturale rispondono a un richiamo che po- che rimette in gioco il disegno teorico sotteso al rapporto tra piacere,
co ha a che fare con la seduzione dellesotico e che proviene piuttosto godimento e limite. E, ad avviso di chi scrive, si profila la plausibilit di
da una ineludibile torsione metamorfica allauto-oltrepassamento ope- un rinvio a un contesto tematico connesso peraltro strettamente allam-
rante in ci che massimamente proprio della nostra tradizione. biente storico-culturale in cui si origina la psicoanalisi, quello che si ag-
In Lacan tale clinamen si situa nel solco del tentativo di operare nel grega attorno alla tensione tra vita e forme, che probabilmente trova
linguaggio non soggiacendo a condizioni che in esso si rivelano intrin- nellimmagine della Verwandlung rilkiana la sua sintesi poetica pi in-
secamente conflittuali rispetto alle evidenze e agli effetti indotti dalla tensa e che contiene come propria fondamentale esperienza quella in
scoperta che si reitera in ogni evento in cui agisca la psicoanalisi. Que- cui la forma mostra come luogo della sua perfezione non quello della
sta intenzione si traduce essenzialmente in quello stile lacaniano la sua chiusura ma quello del suo originarsi e risolversi in altro, in un flus-
cui caratteristica, spesso vissuta come sconcertante, sta essenzialmente so nel quale il poeta appena ricordato scorgeva la melodia delle cose.
nello svuotare il posto dove ci si attenderebbe il pieno di una dottrina Nellimmaginario cresciuto in tale clima risalta una figura, quella della
esplicita, dove in luogo della parola che dovrebbe riempire laspettati- ballerina che tocca per un istante col piede la terra e ne rimbalza come
va di un significato si disegnano i percorsi nel fare del linguaggio che si impaziente del contatto, quasi un warburghiano pathosformel. La sua
congiungono nel produrre al suo posto il vuoto in cui qualcosa accade, apparizione pi nota quella che la vede protagonista de Lanima e la
un movimento che deve non cessare di destrutturare le proposte di danza di Paul Valry,5 ma non andrebbe trascurata quella, meno squil-
senso che ne ostruirebbero la possibilit. lante ma non meno evocativa, che si segnala nella seconda premessa al
Non a caso, nel clima che si forma nella sua ricerca quando si pro- terzo saggio su Luomo Mos e la religione monoteistica (FO, 11), dove
fila il suo tao, Lacan inclina a lasciar intendere lopportunit di non re- Freud ricorre alla similitudine tra il proprio pensiero in quellopera e la
stare abbacinati dagli schemi e dalle formulazioni matematizzanti via danza di una ballerina che resta miracolosamente in equilibrio sulla
via proposti nel corso del suo insegnamento. Essi non sono la scoperta punta di un piede.
filosofica, una volta di pi troppo e troppo poco filosofica, di una sor- Quando il piede tocca terra deve sostarvi il meno possibile perch
ta di rappresentazione vera di come stanno le cose, quanto un effetto la danza sia danza, cos il pensiero e il linguaggio, per non pietrificarsi
da consumare allinterno della pratica, parte di un operare nel cui mo- nella supposizione dellesistenza di un metalinguaggio che dica morti-
vimento la loro ragion dessere si compie. Non possono essere metafi- feramente tutto il vero su di essi, devono indugiare il meno possibile su
sicizzati, anzi, il loro compito sta nellesercitare un taglio netto nei con- quella loro componente rigida, che fonda il mondo presunto vero dei
fronti di questa possibilit. fatti oggettivi e del senso comune, in cui le cose stanno piuttosto che
Per dirla en passant, Lacan perfettamente consapevole che una accadere.
porzione vastissima di ci che chiamiamo psicoanalisi pu essere rite-
nuta un suo contro-movimento. Come si pu costatare tutte le volte
che si incontrano discorsi farciti di termini analitici e di fraseologie 4 Per un pi esteso sviluppo di questa prospettiva A. Brandalise e E. Macola, Passaggi ad

Oriente (il tratto e il taglio), in Scenari dellangoscia, a cura di E. Macola e A. Turolla, Borla, Ro-
analitiche, a volte anche lacaniane, in cui la psicoanalisi non c, perch ma 2008.
le parole della psicoanalisi, le frasi della psicoanalisi, non sono la psi- 5 P. Valry, Lanima e la danza, in Tre dialoghi, Einaudi, Torino 1990.
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Forse qui possono appoggiarsi alcune considerazioni, nel nostro Lacan, in tal senso, si propone forse come uno dei pi formidabili
caso conclusive ma in s aperte a ulteriori sviluppi, volte a registrare tentativi di portare la lingua dellesperienza intellettuale occidentale ol-
leffetto del tao di Lacan sulla forma del nostro concepire e praticare il tre i propri limiti costitutivi e il suo tao ne rappresenta un tratto non
rapporto con la grande silhouette dellOriente. marginale.
Da Lacan, quando ci si disponga lattrazione reciproca tra culture,
per ricorrere a una metafora musicale unutile indicazione di tonalit,
che ci consenta, forse, di stare lontano da troppe stonature.
Non mi sembra se ne sia ancora richiamato in questo convegno, tra
i molti topoi del lacanismo, laffermazione non c rapporto sessuale.
Quando Lacan dice non c rapporto sessuale, dice, in altro mo-
do, ci che gi viene esposto nellalgoritmo S/s, dove si spiega che il si-
gnificato semplicemente il posto nel quale transita un significante
passando non senza effetti sotto la barra.
In questo caso ricordare che non c rapporto sessuale vuol dire
che tutta la nostra conoscenza di ci che chiamiamo lOriente un av-
venimento interno al percorso del nostro pensiero e della nostra tradi-
zione. Questo non vuol dire che tutto ci che allora noi pensiamo di
questo Oriente altro non sia che una vana sollecitazione dellimmagi-
nario, ma che ci che sta avvenendo corrisponde a una necessit della
nostra vicissitudine che proprio attraverso ci che porta allestremo il
suo percorso, si trova in relazione con quanto procede da unaltra ma-
trice e quindi non d luogo a una qualche fusione, ma a un evento in
qualche modo nuovo allinterno del nostro pensiero che non n
unappropriazione salvifica di una tradizione altra, n tanto meno una
nostra devoluzione ad altro. sostituzione. qualcosa che per ci con-
sente di svuotare provvidenzialmente le eventuali pretese di riempi-
mento fondativo della nostra tradizione.
Sotto questo aspetto Lacan fa parte di una grande sequenza di av-
venture dellesperienza spirituale novecentesca europea in cui al culmi-
ne della ricerca linguistico-concettuale il nostro pensiero si rotto in
direzione dellascolto di tradizioni altre che ci consentono di sforzare
sul loro palinsesto le risorse del nostro linguaggio nel tentativo di ride-
terminarne le condizioni. Per non limitarci alla Cina, baster pensare a
quanto con Henry Corbin e Louis Massignon avvenuto nel contesto
francese a proposito della grande tradizione mistica islamica, persiana
e araba, luoghi dove trovare non laltra lingua che ci salva o ci integra,
ma chiedere alla nostra lingua un nuovo sforzo, oltre se stessa, al cuore
di se stessa.
Il tratto di Shitao 149

di mezzo,2 che un altro libro molto importante; poi mi riferir ovvia-


mente a Figure di pensiero3 di Giangiorgio Pasqualotto. Il tema sul
quale vorrei far convergere la vostra attenzione, nel tempo che mi as-
segnato, quello che prende il nome di unico tratto di pennello: una
questione per noi davvero complessa. Lunico tratto del pennello, si af-
Carlo Sini ferma perentoriamente, contiene tutte le cose. Le diecimila cose, co-
me anche si ama dire. Che cosa vuol dire che un tratto di pennello con-
Il tratto di Shitao tiene tutte le cose? Mi introdurr nella questione citando un grande te-
sto, il libro di Franois Cheng,4 che contiene una silloge di figure e che
affronta, in un passaggio importante, il tema dellunico tratto di pen-
nello. Scrive Cheng: Dalla scrittura alla pittura, il cinese non ha vera-
mente limpressione di cambiare genere (gi questo naturalmente
Da come pronuncio Shitao si manifester subito la mia ignoran- importante) e luna e laltra appartengono ad uno stesso ambito, este-
za e, in effetti, imbarazzante parlare di un argomento cos complesso tico quanto spirituale: larte del tratto.5
vicino a Marcello Ghilardi e, idealmente, al suo maestro, cio lamico Nei suoi discorsi, Shitao torna continuamente alla nozione che, in
Giangiorgio Pasqualotto. Mi sento come quelli che sproloquiano di certo modo, il perno della sua teoria: lunico tratto del pennello. Per
musica, ma non sanno neanche leggere le note del pentagramma. Tut- lui, il tratto eseguito dal pennello non una semplice linea tra le altre,
tavia bisogna dire che, se necessario creare, come cominci a fare il una linea anonima, sprovvista di senso. Tracciare, per lui, significa gi
grande Fenollosa, sempre pi ponti tra la cultura e lestetica orientale e dire. La nostra prima impressione che qui si cominci a procedere per
il mondo della cultura occidentale, dobbiamo darci da fare con umilt, metafore: cosa significa che tracciare gi dire? Con il suo attacco, il
cercando di comprendere quello che alla nostra portata. suo sviluppo, con il gioco sottile dei pieni, dei vuoti e dei filetti, il trat-
noto che, essendo di famiglia legata con la famiglia imperiale, il to insieme forma e movimento, volume e valore tonale, espressione e
nostro pittore sub lo sterminio dei suoi parenti, nel passaggio da una volont. Questi sono tutti aggettivi che andrebbero spiegati e analizzati
dinastia allaltra; lui venne salvato da un servo, che lo rifugi in un con- uno per uno. Il tratto espressione e volont, quindi non soltanto il
vento. Di qui cominci la sua avventura di pittore (gi la parola pitto- risultato, ma anche latto che produce il risultato; un risultato che
re in senso occidentale naturalmente poco adeguata), fino ad avvici- messo in questione in questa visione globale. Esso forma di per s
narsi al Tao e a compenetrare la sua pittura di tutta la pi alta cultura ununit vivente capace di infinite variazioni. In questo senso anche
della tradizione cinese. noto a tutti che, in Cina, la pittura non sol- una sorta di equivalente, di traduzione visiva, del soffio. Il soffio ri-
tanto unarte: la pittura anche scrittura, la scrittura anche pensiero, manda allenergia, al polo supremo, ma anche al vuoto: analogie, dicia-
e il pensiero anche visione cosmologica della vita. mo cos, di un principio fondamentale che difficile cogliere nel pen-
Il punto sul quale cercher di riflettere una tesi famosa di Shitao. siero cinese, ma ci torneremo. Principio, cominciamo a dire, che pu
Ne trovate unanalisi approfondita in questo Trattato sulla pittura1 che
ho con me, testo che Marcello Ghilardi ha tradotto e commentato, aiu- 2 AA.VV., Sentieri di mezzo. Tra Occidente e Oriente, a cura di M. Ghilardi e E. Magno, Mi-
tandoci a entrare in questioni molto tecniche. Consiglio anche Sentieri mesis, Milano 2006.
3 G. Pasqualotto, Figure di pensiero. Opere e simboli nelle culture dOriente, Marsilio, Vene-

zia 2007.
4 F. Cheng, Shitao 1642-1707. Il sapore del mondo, tr. it. di G. Cillario, Pagine Darte, Mila-
1 Shitao, Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara, edizione integrale a cura di M. Ghi- no 1999.
lardi (prefazione di G. Pasqualotto), Jouvence, Milano 2014. 5 Ivi, p. 31.

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considerarsi lunit di base delluniverso vivente. Quindi, il tratto ma- Cheng cita direttamente il Trattato sulla pittura di Shitao: Per quanto
nifesta lunit di base di tutto ci che : il soffio, lenergia, il supremo lontano andiate, per quanto in alto vi spingiate, dovete cominciare con
polo, il vacuum assoluto entro il quale si generano, come nella chora un semplice passo; di conseguenza lunico tratto del pennello abbrac-
platonica, tutti gli esseri i diecimila esseri di cui il tratto, che cos? cer tutto fino alle lontananze pi inaccessibili e su diecimila milioni di
forse la rappresentazione, lequivalente, oppure uno dei diecimi- tratti di pennello non ve n uno il cui inizio e la cui conclusione non
la esseri? Non lo sappiamo ancora, e forse non lo sapremo neanche alla siano racchiusi in quellunico tratto del pennello del quale solo luomo
fine del mio discorso, ma certamente cercheremo di avvicinarci a capi- ha il controllo.7
re che cosa c dietro queste espressioni. evidente che la lingua, la Ogni scrittura, ogni pittura, ogni ideogramma una miniatura, non
lingua che noi frequentiamo (ma anche la loro, evidentemente, la lin- una metafora; noi procediamo per metafore, come quando parliamo
gua cinese, se poi devono dipingere oltre a dire), non adeguata a (del tutto indebitamente, direbbe Kant) del Dio buono e provvidenzia-
esprimere questa cosa. Pu soltanto portarci vicino, farcene appunto le; per loro si tratta invece di miniare il mondo, cio di mostrare, di esi-
scorgere obliquamente qualcosa. Ma non si tratta mai di un verbum bire, di porre il microcosmo come miniatura del macrocosmo e di leg-
per noi immediatamente traducibile. Vi ricordo, come orientamento gere nel microcosmo il macrocosmo. Con queste espressioni ci pare di
(non posso far altro che procedere per colpi di pennello, diciamo cos, avvicinarci a loro, per esempio grazie alla scuola platonica dei fiorenti-
molto impressionistici), che la nostra cultura nasce dal verbum. In prin- ni, di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola; ci devessere un Plato-
cipio era il logos. La loro cultura nasce dal tratto, perch il loro libro ne che ci unisce da qualche parte o nel profondo, pensiamo. Continua
fondamentale e primordiale non propriamente un libro; , come si sa, Shitao: Luomo pu rendere in miniatura unentit immensa senza
una combinatoria di linee intere e spezzate. Poi commentate, certo, nei perderne nulla se fin dallinizio lo spirito se ne forma una visione chia-
secoli, ma tutto si messo in moto attraverso tratti e non verba. ra; allora il pennello giunger sino alla radice delle cose.8
evidente che non ci pu essere qui un dio creatore, il quale secon- Fin dallinizio lo spirito deve farsene unimmagine chiara: per capi-
do un certo logos, ecc. Quello cinese un altro mondo, meraviglioso re una cultura bisogna capire le cose pi materiali, pi semplici, pi
certo, ma un altro. E allora si capisce la difficolt per cui con le parole concrete, e qui si tratta di un pennello, dellinchiostro, dellacqua, si
queste cose alle quali alludiamo non si possono dire, sicch non a caso tratta della carta, e quindi, come accade con lacquarello, che non si pu
essi dipingevano e non a caso scrivevano altrimenti, e non a caso scrittu- correggere, bisogna avere prima, dentro di s, lo spazio in cui la figura
ra e pittura non erano poi cose diverse; calligrafia e dipinto non erano prende forma; poi bisogna avere labilit di lasciarsene completamente
appartenenti, come dice Cheng, a un genere diverso: erano un fare la investire, riempire e travolgere; e poi, finalmente, passare allesecuzione.
stessa cosa. Infatti, i quadri del nostro Shitao, ma non soltanto i suoi, so- Tutto questo esige quindi una visione, grazie alla quale il pennello giun-
no accompagnati da poesie, cio da altre figure nella scrittura tipica ger fino alla radice delle cose (questo non labbiamo ancora capito).
dellideogramma. Scrive ancora Cheng: Dominando il tratto, come pu- Shitao dice: Quando la suprema semplicit [il polo supremo] si dis-
re le molteplici righe o punti che ne derivano e che i pittori fin dai tem- sociata, subentrata la regola dellunico tratto del pennello.9
pi antichi si sono impegnati a denominare in maniera fantasiosa (lelen- Lestrema o suprema semplicit il mondo grezzo naturale e pri-
co sembra scritto da Borges, ve ne leggo un esempio: pietra di allume, mordiale, lalbero come albero. Ovviamente non c mai lalbero co-
oppure anche senzossa questi sono modi di indicare come fatto il me albero, perch c gi il tratto del pennello, perch lalbero labbia-
tratto); nominando in questa maniera fantasiosa, lartista in grado di mo gi sempre tradotto e rappresentato; lha detto prima: Solo nel-
raffigurare in modo superbo sia le strutture interne che le infinite meta-
morfosi del mondo sensibile, ma lasciamo la parola allartista.6 E qui 7 Ibidem.
8 Ivi, p. 32.
6 Ibidem. 9 Ibidem.
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luomo c il potere del tratto. Ma quando siamo entrati nel tratto, ne sul fatto che, quando noi diciamo la lettera, pensiamo una cosa di-
siamo anche usciti dallestrema semplicit, cio, par di capire, dal versa da quella che pensano i cinesi; quindi, dobbiamo prendere la cosa
mondo senza luomo, da una natura ancora incontaminata e in questo alla lettera nel modo loro, per quanto ci possibile avvicinarci a loro.
senso pura; quando noi abbiamo tradotto questa natura incontamina- Ricorder semplicemente una cosa, che tutti sanno (anzitutto, co-
ta mediante lazione dellunico tratto del pennello, ecco che ci siamo loro che studiano queste cose): che latto del dipingere, ben lungi dal-
dissociati dalla semplicit originaria ed subentrata la regola dellarte, lessere una semplice arte (nel senso occidentale e aristotelico del ter-
la regola del tratto. Una volta stabilita questa regola, scrive Shitao, mine, o crociano, se preferite), latto del dipingere unazione cosmo-
si manifestata linfinit delle creature, perci stato detto: la mia logica. Sostanzialmente unazione rituale, cio unazione ritmica ri-
Via quella dellunit che abbraccia luniversale (il tutto).10 Com- to e ritmo dicono, infatti, la stessa cosa. Si tratta di tornare continua-
menta Cheng: Non si potrebbe esprimere meglio la funzione nostal- mente allimmemorabile, di evocare ci che si perduto per sempre e,
gica dellarte.11 Larte, infatti, sempre memoria del primordiale, poi- in questo senso, quindi, disegnare i confini delluniverso in quanto uni-
ch lessere umano sempre e anzitutto memoria dellarcaico, di ci verso, di cui luomo il tratto rimemorante esplicativo ed espressivo.
che era in principio, diremmo noi: ogni parola, ogni tratto, ogni gesto, Questo bello da dire in generale e in astratto; bisogna invece capirlo
in quanto ha perduto lestrema semplicit, loriginaria nudit del mon- secondo la concretezza del pensiero cinese, che ha molto da insegnarci
do, in quanto ha rivestito quella nudit di parole, di norme, di regole, su questo piano. E la concretezza questa: che ogni componente della
di procedure e di comportamenti, in quanto questo sempre gi acca- pittura e dellatto di pittura, e vi prego di non distinguerli, anche se noi
duto, ogni norma, ogni comportamento in s la memoria dellimme- siamo portati a farlo, a dire un conto il pittore (sono affari suoi), noi
morabile, la memoria di quello che ricordato solo in quanto perdu- invece consideriamo che cosa fa o meglio che cosa ha fatto, cio la sua
to, rimemorato perch dimenticato, e proprio per ci nostalgicamente opera; no, l non cos: concretamente il che cosa ha fatto, che cosa
rianimato e rivissuto. Questa poi lintera cultura umana, nel senso ci- fa, che cosa sta facendo e il risultato sono ununica cosa. Questa opera-
nese di queste espressioni; tutta la loro (e la nostra) cultura questo ri- zione va sondata, guardata, considerata in tutti i particolari che ne
cordo perduto dello stato di natura, se vogliamo usare delle espressio- compongono il tratto, appunto, e ognuno di questi particolari cosmi-
ni a noi familiari. Non si potrebbe esprimere meglio la funzione no- co, nellottica cinese, una concentrazione di quellenergia, di quel sof-
stalgica dellarte, che sempre e ovunque cerca disperatamente di ricol- fio di cui parlava Cheng.
legarsi al di l dei canoni dellirrinunciabile regola con lunit primor- Innanzitutto, si tratta di possedere i colori, cio materie del mondo
diale, con la suprema semplicit, la quale per la sua essenza si situa al naturale che siano idonee (perlopi si tratta del colore nero, ma non
di l di ogni regola.12 solo dellinchiostro nero); qui c una ricerca concreta; questo i nostri
Veniamo, dopo queste precisazioni, alla questione dellunico tratto pittori del Rinascimento non lo sapevano ancora: andare alla ricerca
di pennello che contiene in s le diecimila cose, cio tutte. Pasqualotto vi delle cose naturali da cui trarre il colore. Ma ognuna di queste cose
dedica alcune meditazioni nel suo libro. Si chiede se questa sia unesem- una concentrazione dellenergia tra i due poli, che per i cinesi sono
plificazione o se si deve prendere alla lettera ci che essa dice. La mia ri- fondamentali, come tutti sanno, che sono Yin e Yang. Yin, Yang e il
sposta, per dir meglio la mia proposta, che dobbiamo prendere alla vuoto, il vuoto che, attenzione, quel luogo della soglia che deve esser-
lettera quello che detto. la via pi difficile, ma non bisogna appunto ci, se c questa oscillazione tra Yin e Yang. La soglia, quel nulla deve
farsela facile. Dobbiamo prendere le parole alla lettera intendendoci be- esserci, ma non dite niente, perch questo un dire occidentale, che
non allaltezza di quel pensiero: il nulla quel luogo che non anco-
10
ra Yin e non ancora Yang, ma il luogo della loro trasformazione, del
Ibidem.
11 Ibidem. loro movimento, della loro implicazione e co-implicazione. Questo
12 Ibidem. vuoto, che il principio universale, non trascendente, perch sem-
154 Carlo Sini Il tratto di Shitao 155

pre immanente, nel pensiero cinese. l, nella trasformazione, non e s: Mah, speriamo di vendere qualche quadro. No, non questa
che stando al di l, poi, dopo Yin e Yang, c il polo supremo. Il polo lottica. Lazione coinvolge in maniera diretta, esclusiva e fortissima co-
supremo in ogni momento di trasformazione, trasfigurazione, meta- lui che dipinge. Colui che dipinge celebra un rito: deve preparare il
morfosi. Tutto il pensiero cinese , infatti, un pensiero della meta- corpo, deve preparare la mente, deve preparare il cuore, deve prepara-
morfosi, non un pensiero del principio in principio era il logos ; re gli strumenti, e soltanto lunit organica e dinamica di questa pratica
un pensiero della genealogia, diremmo noi, con i nostri termini: da do- ci che i cinesi intendono quando dicono tratto.
ve una cosa viene, da dove uno dei diecimila esseri viene e, quindi, do- E allora molto evidente, o forse si comincia a intuire, che se un
ve va e come si trasformer. La pittura eminentemente cosmologica tratto di pennello comporta questa completa invasione, diciamo cos,
perch ha a che fare con cose, cose che incarnano lo Yin e lo Yang, per della vita vivente delle cose e di colui che ne fa uso e le mette in prati-
esempio ha a che fare con una barretta che contiene, concentrato, il co- ca, se tutto compenetrato in un singolo gesto, allora il tratto di pen-
lore; e poi con una vaschetta sempre Yin e Yang, in ognuna di queste nello , io vorrei dire, lemblema o il modello, che forse non sono le pa-
cose. La vaschetta in discesa, si pu grattarci sopra la barretta e allo- role giuste, ma certamente il capostipite di ogni azione. Il tratto di
ra la polvere del colore scende nellacqua, evidentemente altra cosa. pennello non ha differenza di genere rispetto allo sgozzare lagnello,
Abbiamo poi il pennello, fatto in modo che possa lasciare linee di vario seminare il campo, partorire un essere umano, preparare il t, dove le
genere: il filetto, la linea grossa, la linea con il vuoto dentro. Questo cose sono Yin e Yang, dove il mio corpo Yin e Yang, dove tutto acca-
un capolavoro: lasciar trasparire il vuoto nel pieno. Ma il vuoto di tutti de nel vuoto del principio supremo e quindi tutto accade nella relazio-
i vuoti , ovviamente, la carta. La carta non la metafora, ma la minia- ne cosmica tra il tutto e le parti, con la differenza che la pittura questa
turizzazione del vuoto. Che l, nel bianco della carta; ma la carta, a relazione anche la scrive. La pittura la traccia, e quindi insegue tutte le
sua volta, un procedimento molto complicato, che i cinesi elaboraro- cose seguendo il corso di uninfinita nostalgia. In questo senso, la pit-
no mille anni prima che arrivasse in Europa e che ne derivasse il libro. tura cinese non soltanto una realizzazione emblematica della vita
Soltanto quando arrivata la carta abbiamo potuto costruire quel fon- umana, ma anche la sua pi alta e pi completa rappresentazione.
damento della nostra cultura fino a oggi (oggi cominciano un po a Finalmente si capisce perch giusto dire e si deve dire, come i ci-
cambiare le cose) che il libro. nesi dicono, che la pittura, nella loro ottica, il culmine della cultura.
Bene, non abbiamo finito. Non ci fermiamo certo al pennello! A Qualcosa del genere o di non troppo lontano succedeva anche nella
questo punto bisogna parlare della mano, delle dita, del polso, del pittura italiana del Rinascimento. Leonardo pensava che la pittura
braccio... fino al cuore. Cuore per un cinese vuol dire, un po come per scienza, che non solo arte, perch conoscenza profonda dei corpi, e
i filosofi presocratici per cui anche il pensiero nel cuore, sede delle quindi via di comprensione e di penetrazione della natura. E cos c
emozioni: l dove deve formarsi lidea prima di essere gettata sulla car- stato un periodo nel quale se si doveva dipingere un cavaliere, non si
ta. Ecco, importantissima questa notazione. Noi abbiamo separato partiva dallarmatura, da ci che in ultimo si vede. Si partiva dallo
soggetto e oggetto. I cinesi non hanno neanche una grammatica per scheletro del cavaliere, poi lo si riempiva di carne, poi lo si vestiva e so-
potere separare il soggetto e loggetto, perch per loro non quella la lo allora si arrivava allarmatura. Questo grazie alla pittura a olio, che lo
strada: non si pu tradurre la lingua cinese in una grammatica, non consente. Un pittore cinese non pu fare questo. Deve andare imme-
avrebbe alcun senso; la grammatica da loro non esiste! Quello che diatamente alla struttura del pieno e del vuoto, del nero e del bianco,
importante comprendere che nellottica cinese le cose, gli esseri che dello Yin e dello Yang. Allora forse si intuisce che cosa si agita dietro a
vengono allesistenza, per esempio il tratto di pennello, non sono mai questo tema dellunico tratto di pennello. Certo parlarne utile, im-
disgiunti dalla pratica che li mette in azione, cio dalle operazioni; sic- portante, perch ci dispiega universi sconosciuti, almeno per me. Ma
ch, dipingere non qualcosa che si fa per il museo o per la mostra, un cinese credo che direbbe: Perch ti agiti tanto? Fallo e non chiac-
cos che i visitatori accorrano e il pittore, seduto in disparte, dica tra s chierare oltre il necessario!. Quindi mi fermo qui.
Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 157

co, ma costituisce un altrove, uneterotopia per dirla la Foucault


che consente unoccasione di chiarificazione e riflessione sulla pratica
psicoanalitica, sul movimento cui essa d corpo. La dimensione della
scrittura e del suo peculiare gesto pu dar luogo a un percorso utile
per dipanare alcuni fili che intessono il rapporto intrattenuto da Lacan
Marcello Ghilardi con il mondo dellAsia orientale anche il riferimento al Giappone
compare nelle pagine del Seminario XVIII, in seguito a diversi riferi-
Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan menti e citazioni tratte dalla tradizione cinese.
La dimensione del gesto che emerge dalle pagine del trattato sulla
pittura di Shitao intitolato Gugua hesheng huayulu
(composto nei primi anni del XVIII secolo) una porta daccesso utile
per costruire un percorso tra il pensiero dello stesso Shitao e quello di
In che senso e a quali condizioni un incontro fra il pensiero di Jac- Lacan, per disporsi a un ascolto che voglia intenderne possibili corri-
ques Lacan e lesperienza di un pittore e di un teorico dellarte come spondenze. Il gesto, in Shitao e pi in generale per i letterati cinesi,
Shitao (1642-1708 ca.) pu essere fecondo e non semplicemente prete- il terreno privilegiato dellincontro tra ci che in termini prettamente
stuoso o superficiale? Mi pare sia importante mantenere come una sor- occidentali potremmo chiamare luniversale e il singolare. Da un lato vi
ta di viatico o ipotesi di lavoro lidea che culture ed esperienze dissimi- sono la forma figurata, la tecnica, la tradizione, il segno tracciato se-
li, lontane nel tempo e nello spazio, possano fecondarsi a vicenda an- condo i modelli ereditati e appresi con cura; dallaltro vi la singolarit
che grazie e non nonostante il rischio di fraintendimenti, appro- unica di quel tratto, di quella mano, di quella sensibilit che permette
priazioni, incomprensioni o interpretazioni viziate da proiezioni sog- alla tradizione di attuarsi e di rinnovarsi. Nel gesto si esprime la rela-
gettive. Il s non esiste se non come continua dispersione, diffrazione zione tra luniversalit della tecnica e del modo corretto di tracciare un
di segni e di sensi, in una costante apertura allaltro che lo inquieta, lo segno che uno, uguale per tutti, codificato in modo rigoroso al fine
attraversa e ne irriga i territori meno accessibili: si pu dire allora che della trasmissione e dellapprendimento e la singolarit del farsi di
vi apertura di senso e costruzione di intrecci inediti e positivi anche ogni tratto poich ciascuno lo traccia a suo modo imprimendovi la
se vengono accostate forme di pensiero che presentano a un primo propria qualit energetica, pur nel rispetto delle regole formali. Ogni
sguardo pochi punti di tangenza. Non si tratta qui, del resto, di co- volta un segno tracciato quel segno e non un altro; e non mai un se-
struire esegesi incrociate n comparazioni corroborate dal massimo ri- gno astratto, scorporato dalla peculiarit e dalla contingenza nella qua-
gore filologico ma di vedere come, a partire da alcuni particolari punti le si inscrive.
di osservazione, un certo regime di pensiero e di parola possa reagire Inoltre loriginariet del gesto non mai un inizio assoluto, poich
con un altro. Non si pretende dunque di illuminare e chiarire ogni inscritta in una serie di gesti precedenti, a loro volta condizionati da
aspetto, tanto meno di comporre un mosaico in cui ogni singolo pezzo altri gesti e da altre pratiche. Il breve trattato di Shitao si apre con un
collimi con gli altri a formare un insieme prudentemente coerente. In capitolo, il pi famoso, intitolato Lunico tratto, yi hua .1 Su
questa sede vorrei piuttosto dare occasione di manifestarsi a una sorta questo tema Lacan avr modo di insistere con la nozione di trait unai-
di corpo a corpo tra esperienze diverse ma non incompatibili di parola re, riprendendo lo einziger Zug di Freud. In Shitao lunico tratto assu-
e di trasformazione del s. me il valore intensivo a partire da cui ogni altro gesto o tratto si dispie-
Il rapporto di Lacan con Shitao ma pi in generale con la cultura
e la scrittura cinese non certo improntato a uno studio analitico. La 1 Cfr. Shitao, Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara, edizione integrale a cura di M.
Cina non per Lacan un argomento di studio filologico o antropologi- Ghilardi (prefazione di G. Pasqualotto), Jouvence, Milano 2014, pp. 61-62.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 156-167


158 Marcello Ghilardi Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 159

ga. metafora di ogni gesto che racchiude in s, in potenza, la totalit vece luno nellaltro, risuonano e si bilanciano. Il pensiero cinese non
dei gesti, o meglio, la qualit espressiva del darsi di ogni gesto. il cor- dissocia allorigine immagine e fenomeno, non separa mai interamente
relato oggettivo, il modo singolare che significa le-venire di ogni gesto, laccadimento (il fenomeno) dalla riproduzione (limmagine), non se-
il fatto che vi sia gesto, tratto, segno pittorico. In questo senso pu in- para il piano dellimitazione duplicativa dellessere o delloggetto [...]:
tendersi anche come il gesto per eccellenza che si deposita sul foglio di questo basta a tagliar corto con una concezione mimetica dellimmagi-
carta, il tratto di inchiostro che fa emergere con il suo tracciarsi lo stes- ne.2 Lunico tratto non ha che fare con una tecnica, n un mezzo
so sfondo bianco a partire da cui il segno pu tracciarsi. Non che pri- con cui impratichirsi per raggiungere un fine prefissato. Non un uti-
ma ci sia uno sfondo e poi un gesto che si deposita su di esso; sfondo e lizzabile da asservire a scopi altri rispetto alla sua stessa pratica. Met-
gesto si co-appartengono, si co-istituiscono; il gesto che traccia il segno terlo in atto, senza altri scopi da raggiungere, condizione sufficiente a
nella sua singolarit d allo sfondo la possibilit di accadere, di darsi rilanciare lenergia vitale, a manifestarlo come evento trasformativo del
come sfondo che accoglie la potenzialit di tutti i gesti e di tutti i segni s che lo attua e che, dipingendo, entra in relazione con il farsi del
tracciati. E in questo senso anche un modo particolare che esprime la mondo. Per questo Shitao si spinge ad affermare che lunico tratto
relazione di ogni gesto con lo sfondo di tutti gli sfondi che il mondo radice di tutti i fenomeni (wanxiang zhi gen ). Ci sono tran-
nel suo continuo trasformarsi. sizione e corrispondenza continue tra lambito fisico-naturale e quello
La pittura tradizionale a inchiostro di cui Shitao maestro assume estetico: i due aspetti sono coerenti e cooperanti, non appartengono a
il paesaggio come soggetto privilegiato di figurazione e non la figura due dimensioni distinte ma si rimandano luno con laltro, cosicch
umana, come accade nellarte classica occidentale. A differenza delle loperare artistico produce effetti sulla realt circostante, ne espres-
membra del corpo, montagne, rocce, corsi dacqua presentano forme sione e insieme la espande riattivandone il flusso vitale.
infinitamente varie e consentono al pittore di rilanciare in maniera Uno dei termini cinesi che nominano il gesto shoushi , un
sempre rinnovata lenergia, il soffio vitale (qi ) che anima ogni ele- binomio composto da un sinogramma che significa mano, braccio
mento della natura e della vita. Paesaggio traduce il cinese shanshui (shou) e un altro che significa linea di forza, linea di tensione, propen-
, alla lettera montagna-acqua: non esprime una veduta panora- sione (shi). degno di attenzione il fatto che questo termine si possa
mica o una porzione di territorio, ma lintensit e lintimit di una rela- tradurre anche come segno. Il gesto qui implicato dunque un gesto
zione tra lalto e il basso, tra il solido e il liquido, tra ci che in appa- che si produce attraverso una sedimentazione e una intenzionalit, che
renza resta immutabile e ci che muta di continuo ovvero tra laspetto esprime una struttura segnica, di rinvio, ma senza scindere ci che
yang e quello yin del processo naturale. Il paesaggio un sistema posto in relazione. Nellarte cinese ogni gesto rimanda a una alterit
di variazione e di transizione che anche sulla carta, grazie al sapiente che non mai scissa dallidentit ma ne il rovescio complementare, la
gioco delle sfumature dinchiostro, tra il bianco dello sfondo e il nero sua polarit nulla cade fuori dal Dao, dalla Via, dal processo globale
dei tratti, di continuo appare e scompare, emerge e si immerge nelle che si esprime nei fenomeni. Il termine shoushi non ricorre mai nel te-
nuvole e nelle nebbie, nel vuoto indifferenziato che reca implicita lani- sto di Shitao, ma pu esprimere bene lidea di gesto artistico che in
mazione della vita. questione in quelle pagine: un gesto lontano da ogni formalizzazione
Ogni singolo tratto opera in funzione di questo slancio vitale del qi; stereotipata o ripetizione meccanica, e che non appartiene allordine
ogni tratto un modo particolare attraverso cui il dipinto si produce e dellio, della soggettivit egoica, pur trasmettendosi attraverso una sin-
corrisponde al paesaggio senza che vi sia una distinzione ontologica golarit. Il tratto vivo esibisce la sua vitalit, la gestualit di cui
tra immagine e fenomeno, entrambi definiti dal medesimo sinogramma espressione anche una volta si depositato sul foglio e lintenditore rie-
xiang . La pittura ha dunque un valore morfogenetico non solo a li-
vello di figurazione, ma anche in rapporto alla realt del mondo natu- 2 F. Jullien, La grande immagine non ha forma, tr. it. di M. Ghilardi, Angelo Colla Editore,
rale: i due ambiti non sono distinti n contrapposti, si prolungano in- Vicenza 2004, p. 283.
160 Marcello Ghilardi Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 161

sce, osservandolo, a rievocare e a ripetere mentalmente lesecuzione po del pittore soggetto alla sua pratica di pittura e di scrittura e non
che lo ha tracciato. Ogni linea, macchia o sfumatura, con la corretta solo soggetto presuntivo di quella pratica, suo autore il pittore che
energia e con la giusta consapevolezza resta animata da una tensione appartiene a essa, e non viceversa. Quel corpo si d quindi nella mimi-
dinamica: non una cosa, ma una forma in divenire che si mantiene ca e nella ritmica di ogni gesto e di incontro con il paesaggio, con il
aperta; resta disponibile allincontro con le altre forme sulla carta e con mondo. Non c prima un corpo, sostanza autonoma, e poi il suo tra-
lo sguardo di chi la contempla. dursi o attivarsi in gesti determinati. Il corpo coincide con il suo acca-
Come ogni singolo tratto, che unico nella sua irripetibilit, an- dere, con il suo essere impegnato in gesti, cio come continua gestua-
che lopera nel suo complesso non frutto di un atto di volont dellar- lit espressiva. Il corpo non si identifica mai con nessun gesto partico-
tista. Lopera non un possesso di chi la esegue, ma accade quando lare fosse anche lesecuzione dellunico tratto che contiene ed espri-
lintimit dellartista con il mondo si traduce in un evento e in una for- me linfinita potenzialit di ogni tracciarsi e in questo senso al di
ma. Il pittore si fa luogo per laccadere dellopera, diviene loccasione l di ogni gesto, per cos dire il gesto di tutti i gesti; il corpo non si
perch il gesto si attui in quanto autodeterminazione dello sfondo non esaurisce in nessuno dei suoi gesti, ma nemmeno sussiste indipenden-
ancora attualizzato dei fenomeni; il gesto diviene figura concreta, for- temente da essi. Lefficacia massima si realizza di volta in volta con il
ma contingente, senza che questa si irrigidisca su se stessa diventando gesto puro, spontaneo, de-soggettivato, sintesi felice del movimento
sterile. La comunicazione tra sfondo e forme ci che contraddistin- che deriva dalla tradizione e si rinnova nella singolarit che sempre di
gue un dipinto riuscito, come la comunicazione e lintegrazione mobi- nuovo riattiva quella tradizione.
litano il negativo e i blocchi nella dimensione etica ed esistenziale, fa- Va ribadito il fatto che una tale singolarit non corrisponde a un
vorendo il flusso invece di coagularsi in blocchi psichici. ego autonomo, ontologicamente solido. Essa risulta tanto pi agente e
Tra la processualit del segno e la corporeit vi un rapporto indis- integrata con la vita quanto pi si scopre come un campo di forze plu-
solubile e una transizione continua. Il corpo il tramite perch vi sia rali. Questo tipo di consapevolezza si pu collegare a quella di cui par-
circolazione tra i due aspetti evocati dal carattere xiang, fenomeno e la Lacan, quando nel Seminario I dice che il progresso dellanalisi non
immagine al contempo. Al pari di ogni segno tracciato sul foglio, il cor- risulta dallingrandimnento del campo dellego, [] unesperienza al li-
po non cosa n sostanza ma attivit, dinamismo, movimento; gesto mite della depersonalizzazione.3 Certo bene non sovrapporre o
vivo che si articola nellorizzonte del mondo, ed supporto dei segni e confondere gli accenti e le peculiarit di approcci differenti, nellincon-
dei gesti che si delineano con esso e su di esso dalla mimica facciale tro tra sapere psicoanalitico e tradizione di saggezza o estetica cinese,
allespressivit degli arti, alle sequenze pi raffinate di una danza. I ge- tuttavia permangono dei punti di tensione che sono anche punti di
sti che si traducono in esperienza estetica non scaturiscono dalla presa contatto e di riverbero. Con de-soggettivazione o de-personalizza-
o dal controllo assoluti della volont di un soggetto ben distinto dal zione non si deve intendere una negazione della persona umana, un
suo oggetto, bens lesito sempre nuovo di un corpo che nel suo opera- annichilimento o una mortificazione del soggetto. Negare la soggetti-
re si scopre gesto, si fa nel gesto; si muove al di l, o al di qua, della co- vit tout court costituirebbe una paradossale forma di attaccamento di
scienza che ha di s e del pensiero che lo pensa. Il movimento globale segno negativo alla solidificazione indebita di una individualit mo-
che ne scaturisce dunque cosmogonico pi che soltanto estetico. La nadica e tetragona si sostituirebbe unopposta idea di abbattimento, di-
riflessione di Shitao lascia intravvedere come in filigrana il lato non pu- struzione o avvilimento della stessa. Se si volesse azzardare un paralle-
ramente tecnico della sua arte, ma anche quello che apre allambito pi lo tra ci che Lacan definisce come progresso nellanalisi e ci che in
ampio e generale del vivere in accordo con la generazione naturale, con Shitao, per esempio, testimonianza efficace di uneccellenza artistica
levolvere della singolarit tra visibile e invisibile. Tracciando segni non
si mette capo soltanto a un esercizio estetico, n a una mera forma di 3 J. Lacan, Il seminario. Libro I: Gli scritti teorici di Freud (1953-1954), tr. it. di A. Di Ciaccia,
diletto: si coopera al farsi del mondo, alla circolazione della vita. Il cor- Einaudi, Torino 2014, p. 272.
162 Marcello Ghilardi Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 163

si potrebbe piuttosto insistere sullo spontaneo e naturale scioglimento traverso i vuoti e non grazie a un impiego ampio dellinchiostro o
dei nodi che impediscono al s di ritrovarsi come relazione, con gli al- allabilit nella figurazione dei dettagli. Non c qui alcun interesse per
tri e con il mondo. Non c un soggetto a parte, svincolato e libero la repraesentatio, per una ri-presentazione del fenomeno naturale, del
da ogni rapporto o condizionamento; il soggetto proprio un partico- paesaggio. Ben pi della prae(s)entia, intensificata dalla sua figurazio-
lare modo del darsi delle continue relazioni e dei condizionamenti che ne, conta la dinamica tra immagine e sfondo, tra lemergere e limmer-
si danno nel mondo e che al tempo stesso lo strutturano. La pittura e la gersi delle forme nellindistinto che le ospita. Come dice il verso famo-
calligrafia tradizionali generano unesperienza di abbandono del s so del Daodejing ( 41): la grande immagine non ha forma (da xiang
condizione necessaria affinch il s venga riacquistato a un altro livello wu xing ). La grande immagine, quella che la tradizione occi-
in quanto identit dinamica, non logica o elementare ma funzionale e dentale classificherebbe come bella o come un capolavoro, lim-
relazionale. la pratica continua e insistita, attraverso lacquisizione di magine riuscita, efficace, magistrale; quella che riesce a trasmettere in
modelli che vengono assimilati ma poi anche evacuati e superati, che modo limpido il soffio che la attraversa e la anima, e lascia passare que-
origina e incentiva questo processo di scioglimento del soggetto e di sto soffio senza trattenerlo in una forma de-finita che la renderebbe
sua nuova strutturazione, non rigida ma aperta. Ogni singolo tratto bloccata, incapace di respirare.
unico, anche nel suo essere ripetuto per potere essere autenticamente Come per la pratica di linguaggio che la psicoanalisi c sempre
introiettato cos che il pittore diventa lui stesso tratto, gesto vivo. Al dellindeterminato, al fondo del detto; cos per la pittura a inchiostro
contempo, in quella sua unicit, si trova in nuce lintero cosmo nella resta sempre un indefinito al di l di ogni definizione al fondo del-
sua variabilit e pluralit. La ripetizione dellidentico permette la com- limmagine. Per potere cogliere questa traccia indeterminata, e per
prensione del diverso; lesecuzione ripetuta innumerevoli volte mira ad questo efficace, essenziale saper coltivare e mantenere viva la propria
altro che affinare la capacit tecnica del praticante, poich si tratta di qualit ricettiva, la capacit di intendere le linee di forza agenti nel-
risvegliare unaltra comprensione del gesto, dellimmagine, dellenergia lambiente circostante. Un paesaggio non si vede soltanto: si ascolta, si
che ne scaturisce. Ci che pi si inscrive nella memoria del gesto del- sente, si percepisce con tutti i sensi. Onorare la ricettivit (zunshou
lartista ci che meno oggetto di rappresentazione: non un discor- ) il titolo di uno dei capitoli del trattato di Shitao, dove shou
so logico che mette in grado di costruire un sapere o di disporsi a un esprime proprio la facolt di ricezione, di accoglimento delle sensazio-
atteggiamento etico rinnovato, ma lincorporazione inconsapevole di ni e degli stimoli, la capacit di farsi incontro a ci che si d. Questo
quel gesto, sperimentato e levigato dalla tradizione e dal rapporto carattere in giapponese si legge uke o ukeru, e nelle discipline di com-
con il maestro che la incarna figura del Padre che fa accedere a un battimento indica la persona che riceve la tecnica eseguita dal compa-
habitus trasformato. La pittura e la scrittura sono per il letterato cinese gno di pratica in un esercizio apposito per lapprendimento. Il riceve-
un campo di addestramento per la messa in esercizio di un s che si li- re non un atto passivo, si colloca al di fuori della dicotomia tra atti-
bera dallattaccamento a se stesso, un s che fluisce libero nel processo vo e passivo, dal momento che ricevendo la tecnica si collabora attiva-
e che non si fissa in alcuna auto-rappresentazione fittizia e inabile ad mente alla riuscita dellesercizio e si permette al compagno di allenarsi
accogliere il mutamento. La messa in forma di immagini o di caratte- e di apprendere il gesto. La ricezione mette in atto una relazione, dun-
ri di scrittura diviene allora una forma di esercizio del soggetto. que non un subire forzato ma un accogliere attivo, interagente. Ana-
Un esempio emblematico di questo movimento offerto e realiz- logamente, nella pratica artistica il pittore accoglie, riceve linflusso del
zato in immagine dal dipinto La montagna solitaria, in cui la parte paesaggio e lo rigenera sul foglio tramite linchiostro, co-generandosi e
inferiore occupata da una fitta scrittura di caratteri cinesi, quasi fosse co-istituendosi con esso. Anche qui alcuni motivi della pratica psicoa-
una pioggia. Nella parte superiore emerge, dal bianco indistinto delle nalitica possono convergere con latteggiamento assunto dal pittore ci-
nebbie, la vetta di una montagna. In questopera appare in modo nese che ha catturato lattenzione di Lacan. In quellatteggiamento
straordinario come Shitao riesca a dar forma a una pittura che si fa at- implicato un modo diverso di abitare il mondo. Il wu wei, tradotto
164 Marcello Ghilardi Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 165

normalmente con non agire, non significa passivit e inerzia, rinun- determinazione di quel processo che si colloca a monte di ogni feno-
cia a ogni interazione con il reale; significa invece partecipare al flusso meno particolare, di ogni atteggiamento della persona, nei cui gesti si
delle cose, dinamizzando il qi che le anima senza proiettare su di esse la esprime il fondo indifferenziato da cui tutto proviene. Non c priorit
volont di un ego immaginario. La forma pi efficace dellagire pro- o dominanza tra il tratto e il suo sfondo, tra il gesto e il luogo in cui ac-
prio quella in cui si dissolve ogni intervento velleitario e impositivo del cade, tra il soggetto di una pratica e la pratica in cui il soggetto si pu
soggetto. Lespressione completa questa: wu wei er wu bu wei concretamente determinare. Il gesto lespressione puntuale, singolare
, ovvero non agire, cosicch/affinch nulla (ci sia) di non rea- dello sfondo, e lo sfondo si rivela a partire da un contraccolpo, da un
lizzato. La vita trasformazione continua, evoluzione nel senso del ritorno su di s del gesto che si attiva insieme al proprio sfondo origi-
saper evolvere di momento in momento, sfruttando le risorse della si- nario. Tra la coscienza che pensa il luogo del suo accadere e il luogo in
tuazione in cui ci si trova. La pittura organizza il visibile secondo que- cui quella coscienza si d, si instaura una dialettica senza sintesi di in-
sta consapevolezza, addestrando lo sguardo a un altro rapporto con il clusione reciproca. anche il movimento del soggetto che incontra se
mondo e la vita, insegnando infine a evitare la stasi che inibisce il flus- stesso, che da uno si scopre due, cio sempre abitato dallaltro; si rico-
so del qi, la mobilizzazione delle energie fisiche e psichiche. Il grande nosce gesto in divenire e figura divenuta; sfondo indefinibile e figura
errore consiste nella pretesa di irrigidire il reale, di reificare il processo che dallo sfondo si stacca e l di nuovo si riassorbe.
e illudersi di trattenere e fissare la vita in una sola posizione. Nellunico tratto o nel paesaggio dispiegato sulla carta non si affer-
Lintuizione che accompagna questa consapevolezza coincide con il ma alcun soggetto parlante; eppure, a parle: attraverso un regime di at-
fatto che limmagine a cui il pittore d forma non appartiene a un ordi- tenzione pura, de-soggettivata, la mente originaria si scopre senza for-
ne mimetico o rappresentativo. Limmagine deve risultare immanente ma proprio come la grande immagine (da xiang), perch libera e di-
al farsi delle cose e dei fenomeni, dei modi di incontro tra mondo e sponibile ad accogliere le dinamiche del reale e a intrecciarsi con esse.
soggetto che si riconoscono parte di un medesimo dinamismo. Leser- Pi che vera e propria creazione artistica bisogna saper pensare la
cizio del gesto che si inscrive nella memoria del corpo deve fluire in trasformazione (hua ), la continuazione nella variazione o la conti-
modo naturale (ziran , ci che si d da s) e avvolge il soggetto nuit nella discontinuit del processo intrinseco alla natura. Dipingere
transitando in esso. Per questo importante apprendere la qualit del- modificare/trasformare (bianhua ) il qi, come il Cielo (tian )
linsapore, dan , che non imponendo alcun gusto determinato pu modifica/trasforma i fenomeni, rigenerando ogni giorno la vita. La pit-
accogliere tutti gli altri e farli espandere, ciascuno al suo momento. Il tura e la scrittura cinese sono dispositivi di modificazione/trasformazio-
carattere dan, composto dal radicale delle tre gocce dacqua e da due ne che collegano lambito estetico con quello etico, connettono la di-
sinogrammi sovrapposti che indicano le fiamme, esibisce nella sua gra- mensione personale dellartista a quella globale del mondo circostante.
fia lincontro di tendenze opposte; lungi dal produrre una nullificazio- A questo punto, si comprende la transizione e il mutamento di ac-
ne, linsapore allude allapertura di uno sfondo ricettivo, un orizzonte cento che Shitao imprime agli ultimi capitoli del suo testo, e si pu ap-
di possibilit che accoglie la molteplicit. Anche la posizione dellanali- profondire il significato dellinteresse di Lacan per ci che si esprime
sta ha a che vedere con questa qualit dellinsapore: lanalista si fa vuo- attraverso la scrittura e larte tradizionale della Cina. Gli ultimi capitoli
to, privo di forma definita o, meglio, si pone dal lato del senza for- dello Huayulu non toccano pi aspetti legati alla dimensione tecnica
ma per consentire allanalizzante di trovare la propria forma e di assa- della pittura, n in senso lato a una estetica. Alla fine del suo tratta-
porare il mondo. Al contrario, limposizione di un sapore o di una for- to, Shitao evidenzia il carattere etico del proprio esercizio, come testi-
ma particolare non potrebbe motivare alcun assaporamento, non cau- moniano i titoli dei capitoli: Allontanarsi dalla polvere (Yuanchen
serebbe alcuna processualit rinnovata che genera nuove forme e nuo- ), Liberarsi dalla volgarit (Tuosu ), Espandere le proprie
ve possibilit di significazione. Un dettato esterno genererebbe un qualit (Ziren ). Lartista stesso diviene immagine del mondo, nei
nuovo attaccamento a un ego psicologico e non incentiverebbe lauto- propri comportamenti riflette la capacit di interrelazione che si svi-
166 Marcello Ghilardi Il gesto, lo sfondo, limmagine: tra Shitao e Lacan 167

luppata attraverso la pratica della scrittura e della pittura (il capitolo cie, a ogni recipiente. Qualunque sia il territorio in cui fluisce, lacqua
XVII, che si colloca tra gli ultimi due appena citati, si intitola scivola a valle vincendo ogni resistenza. cos che luomo perfetto
Tuttuno con la scrittura, jian zi : unit tra pittura e scrittura, tra (zhiren ) incarna la regola perfetta (zhifa ).
pittore e immagine, tra pittore e gesto con cui aderisce allo sfondo ori- A tutto ci si aggiunge unulteriore consapevolezza: Se ci sono re-
ginario di ogni tratto). La pratica estetica si converte in un evento eti- gole, bisogna che ci sia trasformazione (you fa bi you hua ).6
co, in una trasformazione del s che si espande e produce frutto non Affinch le regole non rendano sterile il processo, bisogna coltivare e in-
solo entro i limiti del dipinto, ma negli episodi dellesistenza quotidia- centivare la trasformazione; le due dimensioni, quella della regola e quel-
na. Per giungere a questo punto bisognava passare attraverso la regola la della trasformazione che disfa e rinnova le regole, sono polari e com-
e la tecnica, lasciarsi formare da essa; la norma il limite che permette plementari. La regola senza trasformazione fa morire il processo vivente;
poi al pennello di muoversi spontaneamente e di esprimersi, cos come la trasformazione priva di regole casualit pura, confusione, disarmo-
la Legge permette al desiderio di espandersi senza dilagare incontrolla- nia. Il saggio deve imparare a riconoscere questa reciproca implicazione,
to. Non si spontanei o naturali fin da subito: lo si diventa. Meglio, si che ha a che vedere con una sorta di logica naturale, per potersi inscri-
diventa consapevoli di essere da sempre nella spontaneit. Paradossal- vere in essa. a questo livello che, infine, si dissolve lidentit fantasma-
mente ci si deve esercitare per rendersene conto, per essere infine dav- tica dellartista, del saggio, di chi si messo in ricerca, cos come si dis-
vero spontanei; libert e naturalezza sono qualcosa che si raggiunge, solve lidentit fittizia dellobiettivo della ricerca che si tratti della mae-
non qualcosa che si possiede e che si sa applicare fin dallinizio. Le re- stria, della fama, della felicit o della salute. A questo livello ci si muove
gole codificate vengono fatte valere in modo rigido l dove si perdu- nella vita e nellarte, si evolve in esse con lo spirito del principiante, libe-
to il contatto originario con la spontaneit naturale del processo; la ri da ogni tecnica prefissata, in grado di incarnare la propria verit nella
maestria consiste nel saper tornare a una condizione di spontaneit ori- fragilit e nella contingenza di ogni singolo gesto.
ginaria, accedendo a una capacit di rinnovamento del soffio vitale sen-
za dover applicare a ogni istante imposizioni eteronome. Luomo per-
fetto non ha regole (zhiren wu fa ), scrive Shitao nel terzo
capitolo del suo scritto:4 proprio perch si trova in armonia con il mon-
do, luomo realizzato non ha bisogno di conformarsi a codici rigidi, di
seguire unetichetta, di adeguarsi a uno stile definito; colui che ha
raggiunto lestrema naturalezza, che ha imparato a essere autentica-
mente spontaneo. Ci non significa che sia privo di regole, ma la sua
regola consiste nel non avere regole. Da qui deriva la regola perfetta.5
Anche luomo perfetto ha una regola, sottost a una Legge e non ecce-
de lambito dellumano. La sua regola il fare a meno di regole fisse,
determinate, ed una regola acquisita dopo aver sperimentato, appli-
cato e assimilato quei primi codici significanti necessari per lo sviluppo
di unintuizione del mondo pi profonda. Luomo perfetto come lac-
qua, che non assume alcuna forma stabile; non ha regole rigide, la
sua caratteristica proprio quella di sapersi conformare a ogni superfi-

4 Cfr. Shitao, Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara, op. cit., p. 75.
5 Ibidem. 6 Ibidem.
Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 169

Seminario XVII. Il rovescio della psicoanalisi, al Seminario XIX. ...ou pi-


re. Allinterno di questo singolare rapporto tra Lacan e la Cina, trovia-
mo riferimenti che vanno dalla tradizione confuciana, in particolare
tramite linsegnamento di Mencio, alla logica del taoismo, passando
per la posizione del maestro Zen, fino alla pittura di Shitao. Del rap-
Matteo Bonazzi porto tra Lacan e Shitao, tramite la mediazione di Franois Cheng,2 mi
occuper nei limiti di questo mio breve contributo.
Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto Partiamo allora senzaltro da una fine, dallultimo quadro di Shitao
che Cheng commenta nel suo bellissimo libro Il sapore del mondo.3
unimmagine splendida, in cui il tratto del disegno che contorna questa
Montagna sola sconfina, senza soluzione di continuit, col tratto calli-
grafico che scrive la poesia a fondo pagina. Riportiamo il commento di
Il rapporto di Lacan con la Cina non pu essere pensato allinterno F. Cheng e la riproduzione del quadro: Luomo si assentato. Resta la
di quella passione per lOriente che ha accompagnato tanta psicoanalisi montagna. E il cielo. Tuttavia, il canto di colui che non pi non ha
post-freudiana, ad esempio quella junghiana,1 secondo lideale di una mai risuonato cos bene come in questo silenzio. [...] La pittura si ri-
psicologia comparata interculturale. Se in quei casi linteresse e la curio- duce a quasi niente, prende congedo anchessa [...] La poesia precisa:
sit vanno al mondo delle rappresentazioni culturali, alla costruzione Yan zai yi wai (La risonanza va oltre la parola).4
del senso, alla ricerca in Oriente di risposte che la nostra cultura sembra Com lontana questa immagine da quella che comunemente ci fac-
non essere pi in grado di offrire, nel caso di Lacan la questione si gio- ciamo della pratica psicoanalitica: la cura della parola sotto transfert, la
ca invece, ci verrebbe da dire, a partire da un altro registro: il reale. Per
questo, anche, Lacan si interessa non tanto, o non solo, al piano della
cultura e delle rappresentazioni immaginarie cinesi, ma soprattutto alla 2 Verso la fine degli anni sessanta, in particolare nel 1969, Lacan sincontr frequentemente

pratica della scrittura, la calligrafia. Orientato come sempre da ci che con Franois Cheng che, in quegli stessi anni, stava mettendo a punto un testo sulla scrittura poe-
la clinica gli pone come questione aperta, Lacan interroga la scrittura ci- tica cinese. Gli incontri, che inizialmente dovevano avere una cadenza settimanale ma che poi
sintensificarono in relazione alle curiosit e agli interessi di Lacan, verterono principalmente su
nese in primo luogo per ricercare un altro modo per il parlante di abi- tre opere della tradizione cinese: Le Livre de la Voie et de sa vertu (che Lacan consult nella tra-
tare il linguaggio (Sem. XI, p. 274). Per questo lincontro di Lacan con duzione di J. J. L. Duyvendak rd. Jean Masionneuve, Paris 1987 e in quella di F. Houang e
la Cina fecondo e genera una nuova figura della soggettivit, una nuo- P. Leiris rd. Le Seuil, Paris 1979), attribuito a Laozi (VI secolo a.C.), padre fondatore del
taoismo; la tradizione del confucianesimo, rappresentata dalle opere di Mencio (371-289 a.C.):
va logica per la clinica e una nuova etica per la psicoanalisi. Entretiens de Confucius e Le Milieu juste (che Lacan studi nella traduzione di Sraphin Cou-
Da questo punto di vista, la Cina rappresenta una doppia porta vreur); infine, il trattato di pittura cinese e di arte calligrafica scritto nel XVII secolo da Shitao,
dingresso nellinsegnamento di Lacan: lingresso a tutto linsegna- Propos sur la peinture du moine Citrouille-amre, trad. P. Ryckmans, rd. Hermann, 1997, tr. it.
Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara, edizione integrale a cura di M. Ghilardi (prefazio-
mento di Lacan e lingresso a un suo momento particolare, quello ri- ne di G. Pasqualotto), Jouvence, Milano-Udine 2014. Di tale serie dincontri resta traccia scritta
guardante i Seminari che egli tiene in quel periodo particolarmente si- nellintervista a Cheng, Le Docteur Lacan au quotidien, per la rivista Le magazine freudien. Lne,
gnificativo della storia culturale francese che va dal 1968 al 1972: dal n. 48, Paris 1991 (LP, n. 10) e nel saggio di Cheng intitolato Lacan et la pens chinoise in Au-
bert, Cheng, Milner, Regnault, Wajcman, Lacan. Lcrit, limage, Flammarion, Paris 2000, pp.
133-153. Per una rilettura filosoficamente orientata delle riflessioni che Lacan ha sviluppato a
partire dai suoi incontri con F. Cheng, mi permetto di rimandare al mio Scrivere la contingenza.
1 AA.VV., Jung e lOriente, a cura di Augusto Romano, Moretti & Vitali, 2005, C. G. Jung, Esperienza, linguaggio, scrittura in Jacques Lacan, ETS, Pisa 2009, in particolare pp. 221-253.
La saggezza orientale. Edizione integrale di riferimento, Bollati Boringhieri, Milano 2012; o, pi re- 3 F. Cheng, Shitao. 1642-1707. La saveur du monde, ditions Phbus, Paris 1998, tr. it. di G.

cente e in generale sul rapporto tra psicoanalisi e pensiero orientale, C. Bollas, Le mente orienta- Cillario, Shitao. 1642-1707. Il sapore del mondo, Pagine Darte, Milano 1999.
le. Psicoanalisi e Cina, Cortina, Milano 2013. 4 Ivi, p. 156, trad. nostra.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 168-183


170 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 171

e dunque la ferita del trauma che fessura, interrompe ma anche sostie-


ne la presenza sullo sfondo di unassenza. Da questo punto di vista, la
nozione di tratto risulta decisiva per comprendere lo statuto dellin-
conscio freudiano. Lacan va a recuperarla nel testo di Freud, laddove
in Introduzione al narcisismo e in Psicologia delle masse e analisi dellio
egli parla di tratto unario, ein einziger Zug.
Il tratto dellinconscio non ha e non pu avere una struttura onto-
logica, in quanto sfugge, di principio, tanto allessere quanto al non-
essere. Dire che del non realizzato significa, in altre parole, sotto-
lineare che il suo statuto quello evanescente del battito che si apre
per subito richiudersi. Tale struttura Freud la isola occupandosi, ap-
punto, dellidentificazione, processo che separa la dinamica di sogget-
tivazione dellanimale parlante da quella mimetica dellanimale in ge-
nerale. E dunque, anche, separa la psicoanalisi da ogni scienza psico-
logica dellindividuo. Ci che interessa qui, grazie alla nozione di trat-
to, non lhomo psychologicus, ma il soggetto dellinconscio il quale
si dischiude, come cercher di mostrare, proprio a partire dalla fun-
cura del soggetto. Il soggetto umano non certo questa montagna sola zione del tratto unario. Se, infatti, lhomo psicologicus articola la pro-
e abbandonata da cui, come appunto commenta Cheng, luomo si as- pria esperienza attraverso la relazione soggetto/oggetto, come poten-
sentato per non ritornare pi. Da un certo punto di vista, per, e co- ziamento o sviluppo evolutivo della mimesis animale, il soggetto del-
munque questa la linea che vorrei sviluppare con questo mio contri- linconscio va pensato al di qua o al di l di questa stereotomia che
buto, Lacan ha portato la psicoanalisi fino al limite estremo evocato da pervade lintera riflessione moderna sullesperienza soggettiva. In que-
questo quadro di Shitao e cos ben commentato da Cheng. Ma giun- sto, Lacan enfatizza la discontinuit tra uomo e animale gi presente
to fin qui perch prima di tutto ritornato a Freud, alla scoperta freu- in Freud, non sulla base di un umanismo ontologico, cio su di una
diana dellinconscio, alla sua prima emergenza, cercando di cogliere differenza dessenza, ma sul principio di una differenza strutturale,
e ripristinare lo specifico di tale scoperta, al di qua di quanto i post- dovuta alla distanza che intercorre tra limitazione speculare e liden-
freudiani ne avevano fatto ritornando, con le sue parole, a quello tificazione simbolica. Cos, anche, si spiega la sua critica allevoluzio-
che anzitutto si mostrato a Freud, agli scopritori, a coloro che hanno nismo e la difesa della dimensione propriamente creatrice, disconti-
fatto i primi passi, quello che si mostra a chiunque nellanalisi adatti nua, ex-nihilo del significante al quale luomo, in quanto parlante,
per un momento il proprio sguardo a ci che proprio dellordine del- soggetto (Sem. VII, p. 161).
linconscio, [...] che non n essere n non-essere, ma del non-realiz- Partiamo allora dalleffetto decostruttivo che il tratto produce sulla
zato (Sem. XI, p. 31). nozione doggetto. La relazione doggetto una questione scottante al-
linterno della tradizione post-freudiana che, non a caso, Lacan affron-
1. Ein einziger Zug ta criticamente durante un intero anno del suo Seminario, il 1956-57.
Ora, per stare al discorso di Freud ripreso da Lacan, ci che conta
Ripartiamo allora dallinizio, dallinconscio di Freud. Per Lacan nelloggetto non ci che esso , la sua presenza, ma che testimoni o
linconscio freudiano non ha e non pu avere una struttura ontologica meno della perdita su cui si basa. Loggetto per Freud sempre ogget-
ma piuttosto etica (Sem. XI, p. 34): il battito, linciampo, la fenditura to perduto e lesperienza analitica non quella dellincontro con un
172 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 173

oggetto che ci sta di fronte, ci che la tradizione filosofica tedesca chia- parola nel campo dellAltro, cio lasciare che in lui si parli (a parle),
ma giustamente Gegenstand, ma piuttosto quella per la quale quando mollando il suo ancoraggio allimmagine narcisistica dellio, per farsi
noi afferriamo un oggetto, qualsiasi esso sia, anche perdiamo la Cosa rappresentare da un significante per un altro significante. Questa la
(das Ding). Loggetto analitico non una semplice presenza, ma sem- struttura del soggetto inconscio freudiano riletto da Lacan, linconscio
pre una traccia, la traccia di una perdita fondamentale. Dunque, ci strutturato come un linguaggio, cio sottoposto alla Legge del rilancio
che nella presa sfugge via, sempre e di nuovo, scivola tra le mani, cade metonimico e differenziale del significante. Ma proprio qui, in tale ri-
altrove. Lacan riprende a questo proposito la famosa Lettera 52 di lancio significante, che allorizzonte del soggetto si prospetta la funzio-
Freud a Fliess,5 proprio per sottolineare come per la psicoanalisi lo ne dellidentificazione simbolica, non allio ideale (immaginario), ma
spazio dischiuso dallinconscio non sia quello della percezione organiz- allideale dellio: vera e propria incognita che viene a orientare, come
zata attraverso limpressione che un oggetto (Gegenstand) pu produr- ideale regolativo, lavventura autentica della sua elaborazione sog-
re in un soggetto, ma quello della scrittura di un mondo che ci viene gettiva (Sem. VIII, p. 387).
incontro, ci tocca e ci colpisce, come traccia di una perdita fondamen- Perch ci sia soggetto dellinconscio dunque necessario che il vi-
tale, ferendoci con la coda della sua scia evanescente.6 vente sia catturato nel linguaggio da un significante. Da un significante,
Ma veniamo ora senzaltro al soggetto di questa perdita, il soggetto cio, che operi la presa, agguanti la vita e, senzaltro mortificandola, an-
inconscio. Ci che conta, dal punto di vista analitico, non la dimen- che per la elevi e la inscriva (secondo quello stesso movimento che He-
sione individuale dellio, la captazione narcisistica della propria imma- gel ha descritto col termine di Aufhebung) allinterno dellavventura
gine speculare, di cui Lacan spiega le funzioni e i limiti ne Lo stadio simbolica della parola e del linguaggio. Per essere rigorosi, bisognereb-
dello specchio. In termini freudiani, linconscio si apre proprio l dove be per subito aggiungere che questo significante che cattura, che ag-
lidentificazione allio ideale rivela la sua struttura fondamentale di alie- gancia, che solleva il vivente nel campo dellAltro facendone appunto
nazione. Allorch il soggetto si accorge che lio pur sempre un ogget- un soggetto, soggetto alla parola e al linguaggio, non pu essere pensa-
to, un oggetto altro dal soggetto di cui qui questione, nel momento in to semplicemente come un significante: sappiamo dalla linguistica strut-
cui, per dirlo con Rimbaud, lio si scopre essere un altro, ecco infine turale, infatti, che i significanti sono sempre almeno due una differen-
aprirsi loccasione e lavventura di quellAltra scena che propriamente za significante e mai unentit singola e separata. La definizione struttu-
Freud ha scoperto. Altrove che il soggetto pu iniziare a leggere ci rale di significante relazionale e differenziale. Per questo, allora, nel
che lo riguarda in ci che ha di pi intimo, al di l delle costruzioni im- Seminario dedicato al Transfert Lacan sottolinea che questo significante
maginarie con cui lio si barcamena nellavventura soggettiva di una vi- unario che cattura il vivente nel campo del linguaggio va pensato co-
ta. Ci che conta, dunque, che il soggetto possa arrivare a prendere la me tratto monosemantico e monoformale. Dunque un tratto che si
pone al di qua dellarticolazione significante che sostiene il senso: ecco
raggiunto il tratto unario di Freud il primo significante che ci aggancia
5 S. Freud, Lettere a Wilhelm Fliess. 1887-1904, Edizione integrale a cura di J. M. Masson,
allAltro non ha senso n significato, la condizione del senso e del si-
tr. it. di M. A. Massimello, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 236-244. A questo proposito, mi
permetto di rimandare al mio contributo apparso ne Linconscio dopo Lacan. Il problema del sog- gnificato: quel termine simbolico primordiale che pu essere mo-
getto contemporaneo tra psicoanalisi e filosofia, a cura di D. Cosenza e P. DAlessandro, LED, Mi- noformale, monosemantico, ein einziger Zug (Sem. VIII, p. 389).
lano 2012, pp. 223-236. Arriviamo allora alla prima importante definizione di tratto unario
6 Particolarmente indicativo, a questo proposito, il commento che della Lettera ci ha la-

sciato Lacan nel suo Seminario VII: Nella lettera 52, la Wahrnemung, ossia limpressione del che Lacan costruisce: non potendo essere un significante, il tratto va
mondo esterno come grezza, originaria, primitiva, sta fuori dal campo corrispondente a unespe- allora pensato come un segno. Segno damore, per essere precisi, con
rienza degna di nota ed quindi effettivamente iscritta in qualcosa che stupefacente che sia cui lAltro dona il proprio cenno dassenso al soggetto nel punto in
espressa da Freud, sin dallinizio del suo pensiero, come una Niederschrift e quindi come qualcosa
che si presenta, non semplicemente in termini di Prgung e di impressione, ma proprio nel senso cui egli si lascia catturare dalla presa del tratto. Il tratto dunque ci che
di qualcosa che fa segno e che dellordine della scrittura (Sem. VII, p. 62). afferra (begreifen) e al contempo ci che supporta, garantisce e sostiene
174 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 175

tale afferramento (Begriff). Col tratto unario lAltro dice s alla domanda Ma proviamo a sospendere un momento la presa e guardiamo que-
damore del soggetto, domanda profonda che non vuole nientaltro che sto quadro genealogico a distanza. Cosa rende possibile la nascita del
essere ascoltata (Sem. VIII, p. 390). soggetto inconscio? Cosa viene catturato dal tratto attraverso la do-
Ma vediamo di ricostruire passo passo la genealogia di questo com- manda damore alla quale lAltro corrisponde col suo cenno dassenso?
plesso processo dinscrizione simbolica del soggetto nel campo dellAl- Lacan lo indica gi nel 1960, nel Seminario sul Transfert: il tratto cattu-
tro. Il tratto unario distoglie dallidentificazione immaginaria allio e ci ra la monade primitiva del godimento con la quale [il lattante] viene
colloca nel campo del linguaggio. Per un verso, quindi, permette identificato (Sem. VIII, p. 381). Alle spalle dellinconscio strutturato
lidentificazione allideale dellio, a quellio autentico (authent-Ich, come un linguaggio, del processo di soggettivazione simbolica attraver-
Sem. VIII, p. 387) che si contrappone allio ideale perch deve sempre so la parola e il linguaggio, ci su cui il tratto unario fa presa la mate-
ancora avvenire; per altro verso, uccide la Cosa e ci lascia loggetto ria vivente del godimento. E le due cose, come sempre in Lacan, vanno
come traccia di questa perdita: non un oggetto particolare, ma propria- pensate allo stesso tempo: se per un verso il tratto inscrive il vivente nel
mente loggetto niente che la domanda damore mette al lavoro, non campo dellAltro, per altro verso anche lo escrive, ancorandolo a
volendo nientaltro, ripetiamolo, se non essere ascoltata. In questo ap- quelleccesso residuale in pi che la monade di godimento sta qui a
pare allora chiaro perch il tratto sarebbe la molla dellamore di tran- segnalare.
sfert:7 attraverso Aufhebung il tratto uccide la Cosa e apre allincognita Per interrogare questa seconda funzione del tratto e mettersi sulle
dellideale dellio che viene a orientare la domanda damore come do- tracce del reale, Lacan punta, alle spalle dellideale (la funzione orien-
manda di niente. Se per la psicoanalisi in principio era [...] lamore tante del tratto unario come localizzazione simbolica dellideale del-
(Sem. VIII, p. 6), come Lacan si esprime sempre in queste dense pagi- lio), verso la traccia monadologica del godimento: non ci che il
ne di Seminario, risulta ora evidente perch il tratto sia cos importan- tratto produce a livello della catena significante, come trama del senso,
te per ripensare la scoperta freudiana dellinconscio e operare quel ri- ma ci che scrive a lato, come tracciato pulsionale. Attorno a queste
torno a Freud che Lacan riteneva necessario. due funzioni del tratto possiamo collocare lintero insegnamento di La-
In questa fase del suo insegnamento, Lacan rilegge Freud tramite can e il suo tragitto complessivo, come sottolinea lo stesso Miller, inte-
Hegel. Il soggetto nasce spostandosi dal piano del bisogno al piano del so in quanto progressivo avanzamento dal negativo al positivo (LP,
desiderio. Attorno alloggetto niente prodotto dalla domanda damore n. 51, p. 273). Un tragitto che va dalla perdita di godimento che sostie-
e dal segno dassenso dellAltro, si articola il desiderio umano che, se- ne lideale dellio e il lavoro del desiderio di riconoscimento a quella
condo la lezione hegeliana mediata da Kojve, Lacan colloca allinter- positivit che invece fa segno verso il desiderio dellanalista.
no della dinamica del riconoscimento: il desiderio non ha un oggetto in allinterno di questo tragitto che possiamo allora collocare lin-
particolare con cui potersi realizzare, nasce dallo scarto che si produce contro e luso di Lacan dellinsegnamento e della scrittura cinesi. In
tra il bisogno e la domanda, a testimonianza che quel che si domanda primo luogo la lingua. Il cinese permette a Lacan di fare un passo in
non mai ci di cui si tratta per questo si apre allAltro e diventa de- pi rispetto al suo Freud hegeliano, arrivando a forzare i limiti della
siderio del desiderio dellAltro. Per un verso desidera ci che laltro linguistica strutturale, larticolazione significante/significato, e addirit-
desidera (versante mimetico-immaginario del riconoscimento), per al- tura puntando al di l di quellEdipo che egli aveva gi sottratto alle
tro verso desidera che lAltro lo desideri come desiderio (versante dia- mitologiche narrazioni freudiane proprio attraverso luso dello struttu-
lettico-simbolico). ralismo linguistico. In secondo luogo, la scrittura. La calligrafia cinese
fa segno per Lacan verso quella materialit della traccia, del tratto, del-
7 di questo ruolo di molla che si parla tanto quando si dice che lideale dellio il perno
lincisione in una parola, leffetto che il taglio significante ha sul cor-
di quella sorta didentificazione la cui incidenza sarebbe fondamentale nella produzione del feno- po pulsionale. con questa dimensione che Lacan si intrattiene nel
meno di transfert, Sem. VIII, p. 379. suo ultimo insegnamento, sottolineando come la calligrafia riveli il mo-
176 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 177

do in cui, come troviamo scritto in Lituraterre, il singolare della mano piuttosto fa segno verso il mistero del corpo parlante (Sprachleib). Il
schiaccia luniversale (Altri scritti, p. 14). Alla legge universale del ri- tratto cinese, a differenza di quello freudiano, infatti, non soltanto se-
conoscimento hegeliano, che vige nel campo umano/dellumanit, fa gno damore e ideale regolativo dellesperienza soggettiva, ma fatto di
seguito la singolarit del desiderio dellanalista, il tracciato, il tratto sin- carne, sangue, osso e muscoli come ci spiega chiaramente F. Cheng:
golare che fa dellanalista, come Lacan scrive nella Nota italiana, lo Un tratto non una semplice linea. lincarnazione stessa del soffio
scarto dellumanit (Altri scritti, p. 304). [...] il calligrafo esige che sia osso e muscoli, carne e sangue [...] per lui
latto di significare e quello di vivere non fanno che uno [...] Il miglior
2. Yi hua paragone possibile con linterpretazione musicale. Il concatenamento
dei gesti di un violinista e della sua musica ricordano il movimento del
Se la genealogia hegelo-freudiana del soggetto inconscio ci porta fi- pennello e il gioco dellinchiostro. La calligrafia una musica dellani-
no al vertice segnalato dalleinziger Zug, punto operativo dellAufhe- ma.9
bung dialettica, per procedere oltre e andare al di qua del principio dei La calligrafia una musica dellanima evoca la dimensione dina-
principi della psicoanalisi freudiana, Lacan si avvale dellinsegnamento mica e non statica dellUnico tratto di pennello che impegn a lungo
di Shitao, dellarte calligrafica e della funzione che qui assume lUnico Lacan e Cheng nelle loro discussioni. Ci che conta non la figura, il
tratto di pennello: yi hua . Andiamo allora senzaltro al 1967, Se- pieno del disegno, ma il tracciato, il contorno, lorlo che fa essere la fi-
minario XIV, dove scopriamo che Lacan riconosce esplicitamente que- gura e lo sfondo, luna per laltro, luno con laltra. Non, dunque, il
sto debito cinese del tratto: Questo tratto unario [...] lho semplice- profilo della figura n limmagine della figura come tale, ma il taglio
mente pescato in un testo di Freud, leinziger Zug [...] Non crediate che disegna, contorna e cos fa esistere il buco, il vuoto, il precipizio da
per che esista soltanto l; Freud non ha scoperto il tratto unario. E se cui scrive e a cui si espone. A leggere questi pensieri di Cheng sulla cal-
vorrete [...] aprire lultimo numero delleccellente rivista che si chiama ligrafia dellanima sembra di sentire il Lacan del 1964 quando, per in-
Arts Asiatiques, vi troverete la traduzione di un piccolo trattato di pit- dicare a un pubblico di filosofi lo statuto paradossale di quel concetto
tura molto bello di un pittore [...] che si chiama Shitao e che, [...] non limite (Grenbegriff) che Freud ha inventato col nome di Trieb (pulsio-
parla daltro per un piccolo numero di pagine, per altro eccellenti. ne), arriva a sostenere che esso semplicemente il tracciato dellatto:
Questo si chiama in cinese yi, che vuol dire Uno e tratto. il tratto dunque non un istinto, una spinta originaria, un conatus, ma leffetto
unario.8 prodotto da un atto che fa tuttuno con il suo accadere, col suo dise-
Questo affondo genealogico, dal tratto unario allUnico tratto di gnare un orlo e cos far esistere, nel luogo vuoto del buco reale,
pennello, permetter a Lacan di operare il famoso rovescio della psicoa- quellincavo che d consistenza alloggetto pulsionale.
nalisi, ponendo la pratica analitica al di l del sogno freudiano dellEdi- La dimensione materiale, carnale, calligrafica dellUnico tratto di
po (Sm. XVII, p. 141). E sar proprio per orientarsi allinterno del pennello ci permette allora di comprendere meglio in che senso per
campo inedito cos dischiuso che Lacan, lanno seguente, dedicher un Lacan linvenzione freudiana del Trieb non sia da intendersi come no-
intero Seminario allinsegnamento del cinese, alla sua lingua e alla sua zione psicologica ma come nozione ontologica assolutamente fonda-
scrittura (Seminario XVIII). LUnico tratto di pennello, alle spalle e mentale (Sem. VII, p. 162). Unontologia senza ontologia, se tenia-
dunque al di l del tratto unario di Freud, gli permetter di interrogare mo conto della dimensione pre-ontologica (n essere n non-essere)
la dimensione non fonetica della scrittura, che non trascrive la phon che per Lacan caratterizza linconscio. Unontologia del tratto, della
smantik aristotelica, che non traduce pi il significato e il senso, ma traccia, o, come Miller elabora nei suoi ultimi Seminari, una henologia

8 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XIV. La logique du fantasme. 1966-1967, inedito, lezione del

26 aprile 1967. 9 F. Cheng, Et le souffle devient signe, op. cit., pp. 19-22.
178 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 179

(LP, nn. 51-54). Dobbiamo allora provare a pensare la differenza, la Foucault chiudeva, negli stessi anni, Le parole e le cose: Luomo
molteplicit delle differenze relative, come ci che viene sempre dopo. uninvenzione di cui larcheologia del nostro pensiero mostra agevol-
Prima lUnico tratto di pennello, non come Uno che si contrappone mente la data recente. E forse la fine prossima. Se tali disposizioni do-
e precede i Molti, ma come Uno che accade nei Molti, Uno che in- vessero sparire come sono apparse [...] possiamo senzaltro scommet-
tensivamente nei Molti. C dellUno, come diceva Lacan, comporta tere che luomo sarebbe cancellato, come sullorlo del mare un volto di
questo gesto unico e singolare che annienta luniversale. LUno la dif- sabbia.12 Ed proprio a partire da questa fine delluomo, tornando in
ferenza assoluta, la singolarit della mano che incide, intaglia e traccia Europa dopo il suo viaggio in Giappone, che Lacan immagina unaltra
lunico tratto che , in questo senso, origine di ogni cosa, come scri- terra, un altro orizzonte, un altro modo del parlante nel linguaggio
ve Shitao sulla falsa riga del Tao. Dunque, e per dire meglio, non lUno (Sem. XI, p. 274): cos che mi apparve invincibilmente, in una cir-
che prima del Due, ma come direbbe Carlo Sini lUno come costanza che non irrilevante, ossia tra le nuvole, il ruscellamento delle
laccadere del Due, come levento del Due.10 acque, unica traccia ad apparire, giacch a quella latitudine pi che in-
Ed proprio in questa direzione che Lacan lavora con F. Cheng, dicare il rilievo esso lo opera nella pianura siberiana, una pianura deso-
durante questi anni decisivi per il suo insegnamento e per la messa a lata, priva di ogni vegetazione, ma non di riflessi, che mettono in om-
punto del suo contributo originale al discorso analitico, interrogando il bra ci che non luccica. Il ruscellamento un bouquet del tratto primo
segno, la significazione, il tratto, la calligrafia dellanima. Ma lasciamo e di ci che lo cancella. Lho gi detto: dalla loro congiunzione che si
la parola al ricordo che di questi incontri ci ha lasciato lo stesso Cheng: fa soggetto, ma in quanto scandita in due tempi. Cancellatura di ogni
Non dimentico quelle lunghe ricerche di senso a due, durante le ore traccia anteriore, ecco quel che fa terra del litorale. La pura litura il
notturne, nellantico dominio cinese, fatte di tentativi e riflessioni, di ri- letterale. Produrla vuol dire riprodurre quella met senza pari per cui
lanci e confutazioni, di felici scoperte o di accettazioni dei nostri limiti. sussiste il soggetto. questa la prodezza della calligrafia. Provate a
Neppure posso dimenticare quei momenti nei quali il necessario anta- tracciare quella barra orizzontale che si traccia da sinistra a destra per
gonismo lasciava spazio allirresistibile complicit. Sentivamo sorgere raffigurare con un tratto luno unario come carattere. Ci metterete un
allimprovviso la voce del Vero, proveniente dal lato invisibile, mormo- sacco di tempo a trovare dove si attacca e per quale sospensione si fer-
rarci allorecchio i suoi segreti indicibili. Ci rendevamo conto di trovar- mi. In verit un caso senza speranza per un occidentato (Altri scrit-
ci su un crinale, l dove il soffio del Vuoto-mediano attingeva al suo ti, pp. 14-15).
pi alto grado dintensit. Ci guardavamo, come due bambini, fra due Ma che cos che rende limpresa calligrafica cos difficile da pen-
giochi febbrili, sono dun tratto vinti dal riposo. Il sorriso dellangelo sare per noi occidentali? Cosa si nasconde qui di cos impensabile, per
passava allora tra di noi. Non mi vedevo, ma percepivo sulle labbra di noi soggetti metafisici? Ancora una volta a Cheng che dobbiamo ri-
Lacan, e agli angoli dei suoi occhi, quel sorriso che era solo di lui, un tornare, per cogliere la struttura per noi paradossale del tratto: Al-
sorriso muto, commosso, ricco di saggezza, e di charme.11 linterno di un sistema binario Yin/Yang, il Vuoto costituisce il terzo
Cos Lacan porta la psicoanalisi freudiana a raggiungere limmagi- termine che significa contemporaneamente separazione, trasformazio-
ne della Montagna sola da cui eravamo partiti. Luomo si assentato. ne e unit.13 Pensare il terzo termine non come ideale regolativo, co-
Resta la montagna. E il cielo... a quando il ritorno delluomo?. Sem- me principio, come punto sintetico, ma come atto che al contempo se-
bra, a ben pensarci, di leggere la bella e straniante immagine con cui para, unisce e trasforma... niente di pi difficile per un occidentato
come noi.
10 Cfr. C. Sini, Lanalogia della parola. Filosofia e metafisica. Figure dellenciclopedia filosofi-

ca. Libro primo, Ottava figura. Loccasione, Jaca Book, Milano 2004, pp. 63-73. 12 M. Foucault, Le parole e le cose, tr. it. di E. Panaitescu, BUR, Milano 1978, p. 414.
11 F. Cheng, Le sourire de Jacques Lacan, La Cause freudienne, n. 79, Navarin, Paris 2011, 13 F. Cheng, Le vide et le plein. Le langage pictural chinois, Paris, Seuil 1977, tr. it., Il vuoto e
p. 41. il pieno. Il linguaggio pittorico cinese, Guida, Napoli 1998, p. 34.
180 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 181

Ma stiamo al suggerimento che Cheng ci indicava: si tratta di pen- ascoltano di leggere La scrittura poetica cinese di F. Cheng per orientar-
sare la calligrafia come musica dellanima. Lincontro con la diffe- si nellinterpretazione analitica: La scrittura poetica cinese, apparso
renza assoluta che annienta luniversale, la singolarit che onora la ri- presso Seuil e mi piacerebbe molto che voi ne imparaste qualcosa [...]
cettivit, laccadere dellUno come evento del Due, tutto ci im- se siete psicoanalisti [...] Se siete psicoanalisti, vedrete queste forzature
pensabile a condizione di non compiere un rivolgimento etico che im- attraverso le quali uno psicoanalista pu far risuonare qualche cosa
pone a noi occidentali di riorientare il nostro modo di sentire e di daltro rispetto al senso, poich il senso ci che risuona grazie allaiu-
ascoltare: si tratta di imparare a sentire quel che si scrive dove il to del significante, ma ci che risuona non va molto lontano, piutto-
si va inteso come figura impersonale di un continuo scriversi in sor- sto fiacco. Il senso tampona, ma con laiuto di ci che si chiama scrittu-
dina. Essere in ascolto commenta ancora Cheng Lespressione ra poetica, voi potete avere la dimensione di ci che potrebbe essere
pu sorprendere, trattandosi della calligrafia che arte visiva per ec- linterpretazione analitica.16
cellenza. Tuttavia, ricordiamo del filosofo Zhuangzi che raccomanda
di ascoltare non soltanto con lorecchio della carne, ma anche con Per concludere
quello del soffio-spirito.14
Il tratto che unisce, separa e trasforma, cio che genera, non dun- Lacan e la Cina allora, per concludere, un chiave daccesso al-
que da pensare ma da incarnare, da abitare, da ripetere, verrebbe da lultimo insegnamento di Lacan, a un Altro Lacan, un Lacan contro
dire. Si tratterebbe di iniziare allora ad ascoltare ci che si scrive men- Lacan,17 come dice Miller. Un Lacan, cio, che non ruota pi princi-
tre si parla, ascoltare la scrittura silente che accompagna ogni nostro palmente, o non soltanto, attorno al legame tra il soggetto e il linguag-
dire: ascoltare ci che non cessa di non scriversi per incontrare, in gio e che punta, invece, allannodamento tra il vivente, la sostanza go-
quello, ci che cessa di non scriversi. Verso questo rivolgimento, ver- dente e lalingua che laffetta. Lalangue, come calligrafia dellanima, la-
so questaltra etica dellaisthesis, ci conduce lultimo insegnamento di scia risuonare, oltre la parola, quellintreccio di gesti, parole e tracce
Lacan, come sottolinea Miller: Lo sforzo di riuscire a fare un discor- scritte che intaglia la sostanza godente e cos la fa accadere. Fa ac-ca-
so pubblico in cui quel che si vuole veramente dire arriva a coloro che dere lUno in figura di Due.
sanno intendere, e dove gli altri capiscono tuttaltro. [...] Come non Ma che ne , allora e infine, del ritorno a Freud in questo Lacan
svelare la soluzione affinch la ricerca continui. In questo seminario cinese? Ci verrebbe da dire che questultimo Lacan comunque an-
[XXIII] Lacan parla molto chiaramente, come Baltasar Gracin consi- cora freudiano. Almeno se intendiamo il ritorno a Freud non pi o
gliava ai saggi di fare: tacere parlando, che molto pi difficile di tace- non soltanto come ritorno alla scoperta dellinconscio, ma a ci che
re tacendo, di chiudere semplicemente il becco. In queste materie pe- in realt stata la vera scoperta di Freud, il desiderio dellanalista, il
ricoloso parlare parlando. Bisogna parlare e allinterno della parola riu- discorso e la posizione inaudite che questo ha prodotto. La scoperta
scire a preservare il silenzio.15 di Freud non quella dellinconscio. Linvenzione del genio freudia-
Tale rivolgimento etico del nostro sentire fondamentale per inten- no il dispositivo analitico [...] La vera invenzione di Freud stata
dere il modo in cui Lacan intendeva la pratica analitica dellinterpreta- quella dello psicoanalista. Il concetto freudiano di analista una
zione: non decifrazione, non rivelazione, non disvelamento, ma atto, produzione unica, direi inedita nella storia delle idee. [...] In un cer-
tratto che segnala una discontinuit, una ferita, un taglio. Non a caso, to senso, la novit dellanalista risiede nella sua capacit di stare
nel 1977, troviamo ancora un Lacan che consiglia agli analisti che lo nellesperienza analitica come uno qualunque. Si tratta di un vero e

F. Cheng, Et le souffle devient signe, cit., p. 93, trad. nostra.


14 16 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XXIV. Linsu que sait de lune-bvue saile a mourre, 1976-

J.-A. Miller, Pezzi staccati. Introduzione al Seminario XXIII Il Sinthomo, a cura di A. Di


15 1977, inedito, lezione del 19 aprile 1977, trad. nostra.
Ciaccia, Astrolabio, Roma 2006, p. 97. 17 Cfr. J.-A. Miller, Extimit, Seminario 1985-86, inedito, lezione del 15 gennaio 1986.
182 Matteo Bonazzi Il tratto cinese di Lacan e la genealogia del soggetto 183

proprio attentato al narcisismo, cui la letteratura analitica cerca di sta non possiede una forma, ma si situa piuttosto dal lato del senza for-
porre rimedio.18 ma a disposizione del fantasma del paziente. il fantasma del paziente
Lacan va verso la Cina per fare un passo al di l di Freud, dellin- che d forma allanalista, talvolta amabile, e che gli assegna un sapore,
conscio strutturato come un linguaggio, e arrivare genealogicamente al mentre la disciplina dellanalista forse quella di imparare a essere sen-
fondo del desiderio dellanalista che lo stesso Freud, per primo, ha in- za un sapore proprio, in modo tale che il paziente possa sperimentare i
carnato. Per questo scopre, nel cuore della rivoluzione freudiana, sapori della vita gustando lanalista. Linsipido potrebbe essere dunque
lOriente della calligrafia cinese: non per dire che la psicoanalisi laca- lideale dellanalista.20
niana sarebbe una forma di orientalismo,19 ma per sottolineare la sov- Non tutto del discorso analitico pu essere inteso se si rimane al
versione che essa comporta di tutta la grammatologia in cui, in quan- tratto freudiano, allo stile Barocco, eroico, straordinario dellideale
to occidentali, siamo immersi. Il discorso dellanalista, che Lacan for- dellio; si tratta, anche, di rovesciare il guanto dellinconscio, per impa-
malizza proprio negli anni in cui frequenta Cheng, testimonia di una rare ad abitarlo dallinterno/esterno, laddove la causa silente che ne so-
divisione interna al dispositivo analitico: da un lato troviamo loggetto stiene il segreto tace e cos si fa atto. Ecco la via dellanalista, scrive-
a, causa del desiderio, e dallaltra troviamo colui che soggetto al desi- va gi Lacan in Varianti della cura-tipo (Scritti). Attribuendo, commen-
derio. Come intendere allora questa divisione, che scrive e ripartisce, ta ancora Miller, lo stesso senso che la parola via assume nel taoismo
nel discorso analitico, il funzionamento, la pulsazione, il ritmo della [e presentando] il non agire dellanalista come una modalit di situarsi
matrice desiderante? Si tratta, come fa Lacan, di leggere Freud da una nella posizione raccomandata dal taoismo.21
posizione di extimit: dentro e fuori linconscio parlante, linconscio Non dunque una psicoanalisi orientale, ma la psicoanalisi ai confi-
strutturato come un linguaggio, dentro e fuori il soggetto al desiderio, ni dellOccidente.
la sua mancanza-a-essere, il suo afflato tragicomico, la sua bance.
Dentro e fuori significherebbe, in altri termini, pensare la psicoanalisi
su questo crinale, tra lOccidente socratico del desiderio come man-
canza e lOriente di un desiderio che non manca pi di nulla perch ha
fatto del nulla la causa e il sostegno della propria positivit.
Ecco perch la psicoanalisi, con le parole di Miller: Costituisce
qualcosa di orientale nelloccidentale o, se non altro, che loriginalit
dellanalista, personaggio inedito nella storia, stia nel porsi come ele-
mento orientale penetrato nel mondo occidentale. Forse la novit del-
linvenzione dello psicoanalista ha a che fare proprio con questo. Inol-
tre, quando si cerca di definire dolorosamente in che cosa consista la
formazione dellanalista, la questione sembra mal posta, perch lanali-

18 J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana, a cura di A. Di Ciaccia e D. Luciani, Astro-

labio, Roma 2012, pp. 27-28.


19 A questo proposito sono indicative le affermazione di C. Bollas, nel suo La mente orienta-

le, op. cit.: Io penso che nel pensiero di Lacan si possa vedere un allontanamento da Freud che
va verso Oriente e si distanzia dallOccidente. Con la sua enfasi posta sulleffetto acustico di un si-
gnificante [...] la prassi di Lacan (ironia della sorte) trova dei collegamenti preverbali allinterno
dellordine simbolico. Prestare attenzione soltanto al suono della voce un atto addentro allordi- 20 J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana, op. cit., p. 210.
ne materno, anche se la logica pu essere sotto legida del nome del padre, p. 177. 21 Ibidem.
Dal tratto unario al cielo stellato 185

cosa dellindicibile che stava avvenendo. La psicoanalisi, che in quel-


lambito nasceva e in quelle lingue si diffondeva, doveva, di necessit,
per etica, misurarsi con i tempi. Doveva cercare una lingua altra che
oltrepassasse limpossibilit del dire, per cercare il modo altro. Furo-
no in molti in Europa ad avvertire questa urgenza, fra gli altri Bertolt
Giuliana Kantz Brecht che nelle sue poesie del 1938 fa riferimento al Tao.
Dopo il nazismo londata cinese divenne travolgente. E fu il ci-
Dal tratto unario al cielo stellato nese a cui, con limpegno di sempre, Lacan si appassion. Frequent i
corsi per tre anni e nel 1945 ricevette il diploma e come attestato una
menzione. Per Lacan interrogare il cinese significava compiere lo stes-
so percorso che gi aveva attraversato nella filosofia, nellarte, nella let-
teratura: si trattava dunque di interrogare e di accogliere dai diversi
1. Il mio caro vecchio amico Demiville (Sem. XVIII, p. 40) campi la domanda sottesa rivolta alla psicoanalisi, coerente, fin da allo-
ra con quanto pi tardi affermer: Il discorso che io chiamo analitico
Il primo incontro con il cinese, con il mio caro maestro Demivil- il legame sociale determinato dalla pratica di unanalisi. Esso merita
le, risale, per Lacan, agli anni quaranta; periodo che non fu, forse, ca- di essere innalzato al livello dei legami pi fondamentali fra quelli che
suale. Parigi occupata dai nazisti, lombra oscura e densa della perse- rimangono ancora attivi per noi (Altri scritti, p. 514).
cuzione razziale greve e pesante; gli ebrei che qui si erano rifugiati, Lacan traccia cos il compito etico che spetta alla psicoanalisi, riba-
fra cui Hannah Arendt, Walter Benjamin sono costretti a fuggire. dendo ancora che non con la parola che uno psicoanalista si trova a
Benjamin sar fermato, in quanto ebreo, alla frontiera spagnola e si sui- trattare, ma con una parola che si traccia la strada verso lo scritto
cider. Hannah Arendt e il marito riescono fortunosamente a fuggire (Sem. XVIII, p. 55).
dal campo di raccolta e a imbarcarsi per lAmerica. Lascia Parigi anche
Simone Weil che, fino allultimo, aveva rinviato la fuga. La persecuzio- 2. Ein einziger Zug
ne, come brillantemente Hannah Arendt spiegher nei suoi testi, ha
qualcosa di nuovo, di inusitato. Gli ebrei vengono catturati non a mo- Io parlai del tratto unario, e oggi ci si arrovella e sembra che sia le-
tivo della fede altra che professano, ma sul dato dellappartenenza gittimo per sapere dove bisogna metterlo, questo tratto unario: dal lato
alla razza. Non era, infatti, il giudaismo, appunto la fede altra profes- del simbolico oppurre dellimmaginario? E perch non dal lato del rea-
sata, ma lappartenenza, appunto, alla razza, a un marchio genetico che le? Comunque sia, in Freud, certo, che sono andato a pescarlo: un ba-
rendeva gli ebrei superflui e dunque colpevoli in quanto esistevano. Al stone, ein einziger Zug, poich cos che si presenta (Sem. XVIII, p. 90).
tempo, lo scatenamento dellorrore non si era ancora dispiegato nella La domanda Perch non del reale? immette nel cuore stesso del-
sua innominabile violenza, tuttavia qualcosa di innominabile circolava: la questione. su questa traccia, che si articola tra scritto e parola, che
la razza ebraica doveva essere annientata. Certo, a Lacan era arrivata Lacan dirime e purifica la domanda fondamentale, quella che egli
londata che stava travolgendo lEuropa, quellondata che ha segnato il esplicita intorno alla funzione del Padre: Il Padre l per farsi ricono-
tempo, che ha tracciato una separazione, tanto che, anni pi tardi, La- scere, nella sua funzione radicale [...] per esempio ogni volta che si
can stesso affermer: Niente sar pi come prima. tratta di monoteismo (Sem. XVIII, p. 107). Funzione essenziale che
Ricorrere al cinese, una lingua altra per eccellenza dalle nostre sta allorigine dello scritto. Tuttavia, il punto inevaso, la faglia bean-
lingue, fu il tentativo di trovare il modo altro; forse la sua lingua, le te, inizio stesso del discorso, si ferma sul versante in cui: Il linguag-
nostre lingue europee gli sembrarono inadeguate a dire, a scrivere qual- gio, nella sua funzione di esistente, non connota in ultima analisi che

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 184-188


186 Giuliana Kantz Dal tratto unario al cielo stellato 187

limpossibilit di simbolizzare il rapporto sessuale in coloro che lo abi- me un mistico. [...] Non dicibile. E ci che non dicibile precisa-
tano... (Sem. XVIII, p. 158). Sui due versanti, quello maschile in cui mente ci che mistico (Sem. XVIII, p. 21).
luomo funzione fallica in quanto ogni uomo [...] vale a dire a tito-
lo di un significante, niente di pi, mentre sul versante femminile la 4. La rottura del sembiante
donna pu esserci solo a titolo di una donna. Come ho accennato con
forza, ogni donna non esiste (Sem. XVIII, p. 132). Il godimento evocato quando si rompe un sembiante, ecco che
Limpossibilit, il dialogo interdetto, barra il rapporto sessuale. Su cosa si presenta nel reale questo il punto importante: nel reale co-
questa faglia beante si innesta linnovazione del reale. me erosione dilavante (Sem. XVIII, p. 112). La scrittura quellero-
sione dilavante in cui si deposita il reale del godimento. Traccia che
3. Dove la psicoanalisi fa buco Lacan percorre nella pittura, ma anche nellarchitettura, solidali in un
resto del reale: Avevo gi visto a Osaka come delle autostrade sem-
Un abbordamento del reale che Lacan cerca in una lingua altra, brassero scese dal cielo. E ancora: Larchitettura giapponese consiste
ricerca intensa, pungolo che lo guida. del 1953 un interessante ri- essenzialmente in un battito dala di uccelli (Sem. XVIII, p. 113). Il
chiamo: il maestro interrompe il silenzio in un modo qualsiasi, con un battito dala duccelli lieve, imprevedibile e fortuito: nellordine
sarcasmo, un pestar di piedi. Cos procede nella ricerca un maestro della tyche, incontro che capita. Il luogo dellarchitettura, in Occiden-
buddhista, secondo la tecnica zen. Tocca agli allievi stessi cercare la ri- te, la delimitazione del sacro: si pensi allo splendore solenne dei tem-
sposta alle proprie domande. Il maestro non insegna ex cathedra una pli greci, sublime deimitazione del vuoto che soffia allinterno, che cir-
scienza gi fatta; apporta la risposta quando gli allievi sono sul punto di coscrive la sacralit per renderla abbordabile.
trovarla (Sem. I, p. 3). Testimonianza di un lavoro che Lacan da sem- E per quanto attiene alla pittura, contigua allarte della calligrafia,
pre ha condotto partendo dallatto analitico. Essendo la questione di come afferma Franois Cheng, con cui Lacan collabor per molti anni:
fondo, Dove la psicoanalisi fa buco, quella che interroga losso del Occorre riportarsi a quellopera iniziale che il Libro dei mutamenti.
godimento. in quel luogo che oltrepassa la parola, rappresentato dal- [...] Il libro dei mutamenti, come si vede, serve allunit di base di due
labbaiare zen o dal silenzio, che lanalisi trova il suo buco, la sua dottrine (confucianesimo e taoismo) apparentemente opposte.1 Ma il
erosione dilavante (Sem. XVIII, p. 112). termine mutazione attenuato, diluito dai tre aggettivi che lo defini-
Dice Lacan di essere lacaniano perch ha imparato il cinese, ma scono, changeante, non changeante, simple. Mutazione che si diluisce
forse la frase vale anche nel suo rovescio, ha imparato il cinese in quan- dalliniziale diversit per scivolare a formare il corso talora complesso
to lacaniano per abbordare il sapere in scacco, la figura in abisso e unito del Tao.2
che nelle nostre lingue sfiorata nel linguaggio mistico dove si deposita Nella pittura, come afferma Shitao, lUnico Tratto di Pennello fa
qualcosa del reale. Sullo sfondo, dopo i richiami a Joyce, Lacan nomi- lunione fra lo spirito delluomo e luniverso....3
na san Tommaso e il sicut palea, riferendosi allepisodio famoso del Ancora un linguaggio altro per sfiorare il reale.
rapimento mistico del santo. Dal posto del sicut palea avvenne che
Tommaso, silente, oper la cancellatura, la raschiatura della Summa. 5. La cancelatura del tratto unario
Accenno e traccia del non si pu dire. E ancora una lettura
straordinaria in cui messo in causa Aristotele: Se Aristotele non fos- Cancellatura di ogni traccia anteriore, ecco quel che fa terra del li-
se quel gran logico che , colui che ha fatto il passo unico, decisivo,
grazie al quale abbiamo un caposaldo a proposito di quella che una 1 F. Cheng, Vide et plein. Le langage pictural chinois, Seuil, Paris 1991, p. 68, trad. nostra.
successione articolata di significanti, si potrebbe dire che nel modo in 2 Ivi, p. 68.
cui egli indica che cos lousia, in altri termini il reale, si comporta co- 3 Ivi, p. 77.
188 Giuliana Kantz

torale [...] Produrre la sola, definitiva cancellatura: questa la prodez-


za della calligrafia (Sem. XVIII, p. 111). E Franois Cheng: Il Tao in
origine cocepito come il Vuto supremo da cui emana lUno che non
niente altro se non il Soffio primordiale.4
E ancora, Zhuangzi riportato da F. Cheng: Il Tao non pu essere
inteso; quello che si intende non lui. Il Tao non pu essere visto; Alessandra C. Lavagnino
quello che si vede non lui. Il Tao non pu essere enunciato; quello
che si enuncia non lui.5 Nel cuore del segno: riflessioni a proposito
Tao, via-voie/voce-voix, percorso ininterrotto per Lacan sul bor- di due caratteri/sinogrammi importanti
do del reale che lo porta agli estremi del nodo godimento-verit-amore.
Percorso, segnato con Aristotele su quellousia inaccessibile che non
pu passare nel discorso. Percorso scandito su quellimpossibile del
rapporto sessuale, nome e destino della mancanza-ad-essere costitutiva Il presente contributo vuole proporre alcune riflessioni intorno a
dellessere parlante che in Occidente passa per lindicibile della mistica. due caratteri/sinogrammi cinesi ovvero wen , segno/scrittura/ci-
E Lacan cita santa Teresa: come per santa Teresa non vi resta altro vilt, e xin , cuore/essenza/nocciolo che in Cina sono sempre
che andare a guardare la statua del Bernini che si trova a Roma per ca- stati fondamentali nello sconfinato territorio del pensiero creativo, let-
pire che ella gode, non c dubbio alcuno. E di che cosa gode? chiaro terario e non solo. Apparentemente semplici alla vista, costituiti en-
che la testimonianza essenziale dei mistici consiste appunto nel dire che trambi da un numero di tratti esiguo, e quindi forse apparentemente
provano il godimento, ma che non ne sanno nulla (Sem. XX, p. 72). pi facili a memorizzare, sono peraltro caratteri/sinogrammi densi di
Ed ecco Teresa la rude scopatrice (Sem. X, p. 218) che scrive: significati che si accumulano e si aggrovigliano in maniera quasi indi-
Qui si sente una cosa sola: il godimento e senza sapere di che cosa si stricabile, in continui richiami, evocazioni ed echi che costruiscono un
goda.6 Ed ecco il comando del Signore a Teresa: Scrivi Teresa.... tessuto polisemico la cui ridondanza mitigata solo dalla profondit
Passaggio per Lacan nella scrittura, nel linguaggio mistico, bordo delle idee che evocano. E per chi come chi scrive si a lungo occu-
del reale sfiorato nellatto analitico. pato di uno dei testi fondanti della tradizione letteraria cinese, che fin
dal titolo (Wen xin diao long ) ne propone spavaldamente la
complessit proprio mettendone in risalto la fascinosa combinatoria,
questi due caratteri/sinogrammi sono diventati nel corso degli anni una
sorta di ossessione. Cos, il ragionare sulle molteplici sfumature che ta-
le combinatoria evoca e continua incessantemente a stimolare, diven-
tata quasi unabitudine.
Mi piace allora ritornare qui agli inizi di quello che divent poi uno
dei punti salienti del mio percorso di ricerca: avevo cominciato a occu-
parmi in maniera approfondita del testo in questione allinizio del 1979
quando, mentre lavoravo in Cina, leditore Einaudi, nella persona di
quel fine letterato che era Giancarlo Roscioni, mi scrisse per coinvol-
4
germi in un nuovo progetto di traduzioni di opere rilevanti selezionate
F. Cheng, Vide et plein. Le language pictural chinois, op. cit., p. 59.
5 Ivi, p. 55. dalle tradizioni araba, indiana e cinese, e riguardanti il pensiero lettera-
6 Teresa dAvila, La Vita, Rizzoli, Milano 1990, p. 126. rio: un progetto che poi, purtroppo, vide pubblicata solo la traduzione

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 189-200


190 Alessandra C. Lavagnino Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di due caratteri 191

dello Dvanialoka di Anandavardana (820-890), a opera di Vincenza molte lingue e di molti saperi.3 Il risultato dei miei studi e ricerche fu
Mazzarino (Einaudi, Torino 1983); del testo arabo si persero le tracce, che, quando finalmente dopo quindici anni di lavoro la mia traduzione
e il testo cinese, il mio, usc poi, in seguito a diverse vicissitudini edi- usc, il titolo che avevo elaborato e che oggi pi che mai ritengo in-
toriali, molti anni dopo e presso un altro editore.1 soddisfacente fu Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi.4
Giancarlo Roscioni, il responsabile di quel bellissimo progetto, E muovere ancora una volta da questo parziale smacco, ovvero ri-
era in quegli anni non solo un francesista insigne e un raffinato esper- tornare su quella che per anni era diventata una sorta di ossessione, il
to di Gadda, ma anche un sensibile redattore nella sede romana della cercare di rendere nella maniera pi congrua il titolo di questopera,
casa editrice che allora annoverava tra gli altri Natalia Ginzburg, appare oggi ancora opportuno, e speriamo in qualche modo utile, pro-
Cesare Garboli, Italo Calvino quali ospiti della sede romana, nei lu- prio perch intorno allaccostamento tra i due caratteri wen e xin
minosi studi di via Francesco Crispi, a un passo dalla scalinata di e alla loro possibile combinatoria ruotano alcune riflessioni molto im-
piazza di Spagna. portanti che riguardano non solo la scrittura poetica mente lettera-
E il progetto nel quale Roscioni mi coinvolse e mi segu per molti ria era stata una delle numerose traduzioni, a volte suggestive ma fino
anni era quello di tradurre per la prima volta in italiano il testo intitola- a ora mai completamente convincenti, che era stata in questi anni pro-
to Wen xin diao long , opera grandiosa e immensa scritta nei posta ma lo stesso procedimento del fare wen, ovvero il meccani-
primi anni del VI secolo d.C. da Liu Xie in una mirabile prosa smo stesso della costruzione della scrittura, e poi della calligrafia, e poi
parallela, articolata in cinquanta juan , capitoli; un testo che co- ancora della poesia e della pittura...
stituisce la base sulla quale si nei secoli successivi sviluppata tutta la Ci soffermeremo allora brevemente su wen e su xin non certo con
riflessione sulla scrittura poetica e sui generi letterari nella Cina classi- lo scopo di trovare una soluzione al rompicapo del titolo dellopera di
ca. Un testo che ancora, e nuovamente nella Cina di oggi, si pone come Liu Xie, ma piuttosto per cercare di mettere in luce alcune possibili re-
insuperato inventario critico del pensiero letterario e fondamento indi- lazioni tra questi due caratteri e lo stesso percorso creativo della scrit-
spensabile per lo studio dellestetica cinese. Lautore, Liu Xie, era un tura ovvero nello stesso fare wen: produrre, elaborare quellinsieme
erudito confuciano ma anche esperto di scritture buddhiste, e anche codificato di tratti che formano ciascun sinogramma/carattere scritto,
profondamente impregnato, come tutti i ru , i funzionari-letterati ci- tratti che, come la tradizione ci tramanda, per ciascuno di questi sino-
nesi, dei saperi taoisti che coraggiosamente mise insieme nel tracciare grammi sono definiti nel numero e nelle forme in maniera rigida e ine-
quel grandioso affresco che d il titolo allopera. Un intaglio di dra- quivocabile, sulla base di protocolli cristallizzati nei secoli, e che co-
ghi: il binomio diao long intagliare draghi, infatti metafora consa- struiscono un insieme fermo, solido, emblematico, che provvisto di
crata dello scrivere ornato, in contrapposizione come recita unanime un significato (oltre che di un aspetto fonologico, una sillaba tonalizza-
la tradizione cinese di quello scrivere vermi (diao chong ), che ta). E ciascuno di questi insiemi forma poi le parole, le frasi, i discorsi,
autori a esso coevi avevano spregiatamente impiegato per indicare lo i testi, la letteratura, il sapere, ovvero quella mirabile trasformazione
scrivere di minuzie.2 E molto stato scritto, e anche di recente, su que- (hua ) delluomo che avviene attraverso la padronanza del segno
sto testo, e molte sono le traduzioni e le interpretazioni spesso lontane scritto (wen ): wenhua , cultura.
le une dalle altre, che esperti sinologi di molti paesi hanno proposto, a E fare wen (zuowen ), ovvero scrivere, fissare prima, nella
partire dal titolo, un rompicapo che ha affascinato e irretito studiosi di pi remota antichit, sui carapaci di tartaruga che servivano per la divi-
nazione, poi incidere sulle potenti suppellettili votive in bronzo, o sul-
1 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, Luni, Milano 1995.
2 A. Lavagnino, Alcune riflessioni intorno al termine wen nel Wen xin diao long, in M. An- 3 V. Lavoix, Un dragon pour emblme: Variation sur le titre du Wenxin diaolong, in Etu-

gelillo (a cura di), Asiatica Ambrosiana, vol. III, Biblioteca Ambrosiana-Bulzoni Editore, Milano- des chinoises, vol. XIX, n. 1-2, 2000, pp. 197-247.
Roma 2011, pp. 339-350. 4 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit.
192 Alessandra C. Lavagnino Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di due caratteri 193

le pietre delle montagne, e poi sulle stele commemorative, e poi su stri- xin shang ren (letter. colui/colei che sta nel cuore),
scioline di bamb, poi su pezze di seta, e su carta, e poi stampare, e far lamato/a
arrivare fino a noi uno sterminato patrimonio di testi leggibili e com- xiaoxin (letter. piccolo cuore), attenzione!
prensibili qualche cosa che ha richiesto, che ha preteso al di l
delle estrose capacit inventive di geniali artisti che hanno reso anche Torniamo, per, al passato. Nel pensiero cinese tradizionale xin
esteticamente bellissimi i caratteri una codificazione rigorosa che non un concetto assai articolato e complesso, che gioca un ruolo cruciale:
lascia scampo allerrore: per un tratto di pennello in pi o in meno (che fin dai testi pi antichi il termine xin compare come sede di emozione
trasforma radicalmente un carattere in un altro, arrivando anche a ri- e sentimento, e viene a pi riprese chiamato in campo per esprimere
baltarne completamente il senso, si poteva letteralmente perdere la te- sentimenti come dolore, tristezza, contrariet, ma anche tranquillit. Il
sta, ovvero essere giustiziati, come lo stesso Liu Xie ci racconta a pro- sentimento dellamore attribuito al cuore, ma anche quello dellesor-
posito delle possibile alternativa tra i due caratteri graficamente simili tazione morale. Il re Cheng mise in atto il suo cuore per assicurare la
ma semanticamente assai distanti, fan (contrasto) you (amicizia).5 pace nel paese, ci ricorda il Libro dei Documenti, la pi antica raccol-
Quindi, per fare wen ci vuole attenzione, testa, ma anche cuore: ta di testi storiografici.8 E anche in altri passi tratti dai primi testi della
xin. tradizione il termine appare anche quale sede dintelletto e ragione,
Partiamo allora proprio dal cuore: xin . Limmagine pi antica diventando il centro di tutte le espressioni della vita cosciente che
rappresenta il profilo anatomico del cuore umano, e infatti nella anato- vengono attribuite tanto al cuore che alla mente. E la medesima com-
mia tradizionale uno dei cinque visceri (wu zang ), ovvero cuore, binazione compare anche negli Analecta confuciani.9 Successivamen-
fegato, milza, polmoni e reni, ed presieduto/governato da uno dei te, nellepoca degli Stati combattenti, il concetto di xin diviene il cen-
cinque elementi/cinque fasi (wuxing ), il fuoco (huo ).6 tro di alcuni dei problemi di fondo dibattuti in quel periodo: costitui-
Questa componente anatomica, concreta, permane ancora oggi sce infatti uno dei punti cruciali che dividono i confuciani dai taoisti,
identificabilissima anche nelle formazioni lessicali contemporanee, come e gioca un ruolo straordinariamente centrale allinterno del dibattito
registra anche la sesta, la pi recente, edizione del pi autorevole Dizio- confuciano intorno alla natura delluomo (xing ). Un dibattito che
nario del cinese contemporaneo che dedica al lemma diverse pagine.7 continuer ancora, vivacissimo, mille anni dopo quando i neo-confu-
Vale la pena qui segnalare almeno alcuni suggestivi composti: ciani riproporranno in termini espliciti la questione cruciale del rap-
porto tra xing (natura umana) e xin (mente/cuore). E comunque
xinhuo (letter. fuoco nel cuore), collera repressa il fatto stesso che xin costituisca il centro sia del desiderio/emozione e
xindan (letter. cuore e cistifellea), determinazione e co- sia dellintelletto (razionale e intuitivo), pone tale concetto al centro
raggio di molte contese nella discussione concernente le relazioni tra tutte
xingan (letter. cuore e fegato), una grande passione queste facolt.10
xin kou ru yi (letter. cuore e bocca come una cosa so- Come si vede, nel pensiero cinese tradizionale, xin viene identifica-
la), dire quel che si pensa to anche come il centro del pensiero, dellintelligenza, e indica la ine-
stricabile commistione tra le facolt del pensare e del sentire, non tan-
to gli organi preposti a tali funzioni. Quindi per traslato arriviamo al
5Ivi, p. 127.
6A. Cheng, Storia del pensiero cinese, Einaudi, Torino 2000.
7 Zhongguo shehui kexueyuan yuyan yanjiusuo cidian bianjishi 8 B. Schwartz, The World of Thought in Ancient China, Harvard U.P., Cambridge 1985, p.
(Comitato di redazione dizionari del dipartimento di lingue dellAccademia cinese di 185.
scienze sociali), Xiandai hanyu cidian , The Commercial Press, Beijing 2012, pp. 9 Ibidem.
1444-1448. 10 Ibidem.
194 Alessandra C. Lavagnino Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di due caratteri 195

concetto di centro/nocciolo/essenza, ovvero allodierno zhongxin una serie di commenti e note al nostro testo, nel 1995 ha pubblicato un
, centro/punto focale, hexin , nocciolo/nucleo. Dizionario del WXDL,14 ed quindi anche grazie a questo importante
Vediamo ora brevemente il termine wen . Limmagine pi antica strumento che abbiamo condotto questa breve analisi.
sembra rappresentasse quelle impronte di uccello che costituirebbe- In merito al carattere wen, il primo significato che Zhou15 identifica
ro una delle possibili mitiche origini della scrittura: Quando le im- quello di wenzi , segno scritto/elemento della scrittura/grafo, che,
pronte di uccello sostituirono i nodi nacque la scrittura, afferma infat- ad esempio, nella citazione dal cap. XXX (Ding shi , Definizione
ti Liu Xie.11 E il pittogramma che per primo ne identifica limmagine della maniera), assume anche uninteressante funzione verbale. Quan-
indica un intreccio di segni, linee, tratti diversi.12 Il significato primo do si scrive (wen ), se si rovescia zheng (correttezza) si ottiene fa
quindi quello di segno/modello/ornamento, con un ventaglio di pos- (manchevolezza).16 Un altro significato wencai ornamento pre-
sibili formazioni lessicali interessanti e suggestive che permangono, an- cipuo/modello intrinseco di bellezza come troviamo specificato nel cap.
cora oggi, nelluso del cinese contemporaneo. Il citato Dizionario del ci- XXXI (Qing cai , Emozioni e bellezza). Tre sono i criteri per fissa-
nese contemporaneo dedica alla voce diverse pagine.13 re la Via della bellezza (wen): il primo wen nelle forme, costituito dai
Si segnalano, tra i numerosi composti: cinque colori, il secondo wen nel suono costituito dalle cinque note, il
terzo wen delle emozioni, costituito dai cinque sentimenti.17
wenzi , scrittura Si tratta, comunque, sempre di una bellezza corretta, che in ot-
wenfa , grammatica temperanza, e mira al conseguimento di una Via, che quella, come
wenhua , cultura lautore sottolinea a pi riprese, del rispetto delle regole canoniche, ov-
wenming , civilt vero dellossequio ai modelli Classici (Zong jing , La deferenza ai
wenren , studioso classici il titolo del capitolo III, uno dei Cardini, ovvero la base
wenxue , letteratura teorica introduttiva dellopera) e dellosservanza stretta nei confronti
wenyan , scrittura ornata delle fondamentali direttrici culturali della tradizione confuciana. Wen
wenyi , letteratura e arte inteso come come wenzhang , opera letteraria, costituisce una
wenzhang , opera letteraria/saggio/articolo categoria rispetto alla quale Liu Xie propone importanti definizioni.
wenci , eleganza nelleloquio/oratoria Lopera letteraria esercizio della mente-cuore nello scrivere, ma es-
Nel nostro testo il carattere wen compare in 583 occorrenze, a sa deve essere solidamente appoggiata su di una robusta piattaforma di
volte come termine isolato, a volte in composizione con altri, e lautore conoscenze e di sapere che si forma grazie al riconoscimento, median-
gioca abilmente su questa complessa ricchezza di significati. Vediamo- te lo studio, e alla doverosa venerazione, di quanto i Saggi del passato
ne allora alcuni esempi significativi ovvero tentiamo una breve ricogni- ci hanno tramandato: I Classici, sottili e profondi, e i tanti e diversi
zione di alcuni valori semantici che abbiamo ritenuto pi interessanti documenti storici sono il luogo misterioso di tutte le parole, la sede im-
dal punto di vista culturale. Determinante, per approfondire queste materiale del talento e del pensiero. [...] Essi per tutti sono stati il fon-
nostre riflessioni, stato anche il lavoro di uno dei pi insigni studiosi damento della scrittura. Chiunque vi pu arare e sarchiare, oppure fe-
cinesi del nostro testo, il prof. Zhou Zhenfu, che dopo aver compilato licemente pescare e cacciare.18

11Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit., p. 29. 14 Z. Zhou, WXDL cidian , Zhonghua shuju, Beijing 1995.
12F. Botero, Revisiting the wen and the zi: The Great Chinese Character Hoax, in 15 Ivi, p. 190 e segg.
Bulletin of the Museum of Far Eastern Antiquities, n. 74, 2002, pp. 14-33. 16 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit., p. 214.
13 Zhongguo shehui kexueyuan yuyan yanjiusuo cidian bianjishi, Xiandai hanyu cidian, op. cit., 17 Ivi, p. 219.

pp. 1362-1365. 18 Ivi, p. 253.


196 Alessandra C. Lavagnino Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di due caratteri 197

E non si tratta qui solo di attribuire, da parte dellautore, un dove- morie di uno storico di Sima Qian: E in merito a quanto le dinastie
roso ossequio ai Classici, ossequio che peraltro attraversa ininterrotta- Yin e Xia tolsero o aggiunsero, Confucio disse: Anche se sono trascor-
mente tutta lopera e costituir in seguito uno degli imprescindibili re- se cento generazioni oggi siamo ancora in grado di sapere che gli uni
quisiti di tutta la tradizione estetica confuciana. Troviamo qui anche la possedevano le forme gli altri i contenuti. I Zhou guardarono alle due
prima interessante teorizzazione di una delle pratiche peculiari della dinastie precedenti, perci la loro cultura fu ricca e forte. Io mi rifaccio
tradizione culturale cinese ovvero la continua commistione intertestua- ai Zhou. Perci il Libro dei documenti e il Libro dei riti vennero redat-
le, il graduale accumulo di una citazione sullaltra, che diviene non so- ti da Confucio.22
lo connessione ed intreccio di testi continuamente reinventati, ma piut- In tal modo lautore si inserisce nel dibattito culturale del tempo
tosto il continuo rivivificare, proprio attraverso la costruzione interte- proponendo una visione della letteratura ampia e articolata: nella sua
stuale, il senso della tradizione stessa. Una tradizione che proprio attra- opera tratta di tutti i generi e forme letterarie riconosciuti, dai generi in
verso la citazione compresa e riconosciuta come tale solo dal ristretto rima come le Odi, alle forme in prosa, come le Storie, i testi dei Mae-
gruppo delle lite confuciane si riproduce, si rinnova e si tramanda stri, ma anche editti, proclama di guerra, lamenti funebri, ecc., e quin-
nellambito esclusivo della ristretta cerchia degli eruditi confuciani: I di pur esprimendo la doverosa deferenza ai Classici della tradizione
Classici raggiunsero le vette pi alte, crearono i modelli per il tempo a confuciana, riconosce anche ad altre forme di scrittura dignit e so-
venire e scoprirono territori sterminati; perci anche se cento sono le prattutto importanza quale veicolo privilegiato per la trasmissione del
scuole che gareggiano, sempre nel loro ambito che operano.19 sapere, in una visione pi ampiamente culturale del valore del testo
In altre occasioni wen viene posto in relazione con bi pennel- scritto. E questa visione a tutto campo del patrimonio scritto traman-
lo, come nel capitolo XLIV dellopera (Zong shu , La tecnica dato dal passato, come portatore dimportanti valori culturali si pog-
della scrittura: conclusioni): Oggi si usa spesso distinguere wen gia su di un riconoscimento fondamentale che viene dichiarato esplici-
da bi , ovvero scrittura che rispetta le cadenze tonali da scrittura sen- tamente proprio nellincipit dellopera: Grandissimo il potere del
za cadenze tonali.20 wen. nato con il cielo e con la terra, in che modo? [Dapprima] nero
E pi avanti Liu Xie dir anche scrittura provvista o meno di or- e giallo mescolarono i propri colori, quadrato e rotondo distinsero le
namenti letterari21 entrando in pieno in un dibattito assai importante loro le forme; il sole e la luna, due dischi di giada preziosa comparvero
allepoca sua, un dibattito che era cominciato circa un secolo prima, e sospesi alla volta celeste, i monti e i fiumi, splendenti come broccato, si
non riguardava tanto lo stabilire una differenza tecnica tra generi lette- distribuirono ordinati sulla superficie delle terra. Tutto ci costituisce
rari in versi e in prosa quanto piuttosto se riconoscere o meno a scritti il wen del Dao.23
in prosa, quindi senza i tradizionali ornamenti letterari (wen) o so- E tutto questo capitolo che significativamente si intitola Lorigine
prattutto a forme poetiche nuove lo statuto e la dignit di wenyan nel Dao (Yuan dao wen ), il primo dellopera, si gioca proprio
(scrittura ornata, ma anche corretta) che veniva allepoca sua sulla dilatazione semantica del termine wen, che segno, forma,
attribuita solo ai testi della tradizione confuciana. Riconoscere cio alle ornamento, e infine letteratura, nel suo rapporto con il citato xin
opere letterarie provviste di ornamenti/forma (wen), il valore che se- mente-cuore, come fattore interno da un lato, e con il Dao, ovvero il
condo la tradizione confuciana veniva attribuito alle forme che aveva- principio naturale esterno, dallaltro. Ed proprio lo sfruttamento si-
no anche i contenuti corretti. LAutore fa qui un esplicito riferimento stematico delle risorse polisemiche di questi tre termini a consentire
al seguente passo della Biografia di Confucio che compare nelle Me- una progressione nella descrizione del processo creativo naturale e

19 Ivi, p. 43. 22 Cfr. la mia traduzione, in S. Pozzi (a cura di), Confucio re senza corona, ObarraO, Milano
20 Ivi, p. 284. 2011, pp. 29-50.
21 Ibidem. 23 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit., p. 28.
198 Alessandra C. Lavagnino Nel cuore del segno: riflessioni a proposito di due caratteri 199

soggettivo, che arriva a rendere pienamente ragione della teoria confu- Il xin della perizia:26 xin parola bellissima, perci ne ho fatto
ciana della letteratura come massima espressione della saggezza uma- uso.27
na. Liu Xie, infatti, ci dice che dalla nascita delluniverso, fino alla na- Come abbiamo visto, il binomio wen xin pu dare origine a inter-
scita delluomo tutto espressione del wen della natura: ogni cosa, pretazioni differenti, che condizionano in maniera ben precisa la tra-
ogni essere dotato di un proprio wen precipuo, tratto distintivo che duzione in una lingua occidentale.28 La scelta che si impone al tradut-
lo caratterizza e lo identifica allinterno dellordine naturale. Ma tra tore, non potendo egli in alcun modo mantenere la straordinaria ambi-
tutti gli esseri, le diecimila cose che formano il mondo, luomo luni- guit poetica che insita nel binomio cinese, sar allora quella di dover
co a possedere un wen che lo rende il tramite tra le forze del cielo e privilegiare o la componente soggettiva, che mette in evidenza leser-
quelle della terra, perch il wen che lo contraddistingue la capacit cizio della mente nello scrivere di letteratura, la mente letteraria, op-
di scrivere, ovvero di registrare per iscritto quello che fa e quello che pure quella pi oggettiva, il centro ovvero lessenza/arte, il meglio
pensa: Luomo la cosa pi nobile tra i Cinque elementi, la vera es- della letteratura. Ed era stata, per chi scrive, una scelta assai difficile,
senza xin del cielo e della terra. Quando nacque il pensiero si costitui- allora, quella di privilegiare, dopo molte incertezze, la componente
rono le parole, e insieme con le parole comparve la scrittura wen: la oggettiva: Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi divenne pertan-
legge della natura.24 to il titolo del volume, anche se, oggi, a quasi ventanni di distanza,
quindi proprio attraverso il segno scritto che si manifesta la su- quella che allora era apparsa come una decorosa soluzione di compro-
periorit dellindividuo. Il segno scritto, come registrazione della paro- messo, che forse meglio rispettava le indicazioni fornite dallo stesso
la, possiede il potere di trasformare, di educare e di civilizzare, e il do- Autore, appare del tutto insoddisfacente.
minio del letterato sul contadino, dello scriba sullagricoltore passa E anche la gran quantit di lavori comparsi in Italia e allestero su
proprio attraverso la padronanza della scrittura perch il patrimonio questo testo non sembra abbiano sciolto dubbi e insoddisfazioni: si cer-
scritto, memoria della saggezza del passato e mirabile concentrato dei cano di fornire illustrazioni e spiegazioni che rendano conto e sciolgano
segni che legano luomo al cielo e alla terra, possiede una inequivocabi- in qualche maniera la potente ambiguit che sottende a questo incastro
le ed unica funzione civilizzatrice. Funzione civilizzatrice che lungo di segni e di significati, senza peraltro intaccarne minimamente la so-
tutto il corso della storia dellimpero cinese stata esercitata attraverso stanza. Non rimarr allora, al lettore, che esercitare umilmente il proprio
una proclamata superiorit culturale, che nasce dalla superiorit di- sguardo: ovvero guardare e riguardare con occhio sempre pi attento e
chiarata fin nei pi antichi testi della tradizione confuciana del wen profondo i tratti che compongono questi due caratteri, e poi provare a
sul wu , ovvero delle virt civili sulla forza delle armi: Confucio rite- scriverli e riscriverli allinfinito, per acquisirne, finalmente, il processo di
neva infatti che il ricorso alla forza delle armi fosse la pi grande scon- creazione materiale, attraverso lo scivolare dellinchiostro sulla carta, e il
fitta della civilt, di quelle virt pacifiche in grado di conquistare a s i concretizzarsi del contrasto tra il nero e il chiaro, tra il pieno e il vuoto.
barbari tramite la superiorit della propria cultura. In questo modo il cuore del segno diviene un rifugio.
Ma qual allora il magico incastro tra i due caratteri? Come lo stesso Liu Xie ci indica, a conclusione della sua opera:
Torniamo al rebus del titolo dellopera. lautore stesso che, pro-
La vita scorre dentro strette sponde,
prio nellincipit del capitolo il Disegno dellopera,25 che mette a
senza sponde solo il sapere
conclusione del suo lavoro, dichiara: Con le parole wen e xin indico
lesercizio del xin (mente/cuore) che a fondamento del wen (scrit-
tura/letteratura). In passato Juanzi scrisse Il xin del liuto e Wangsun 26 Due opere andate perdute. Notizie sui due autori, vissuti intorno al IV sec. a.C., si leggo-

no in Liu Xie, op. cit., p. 339 e p. 3.


27 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit., p. 324.
24 Ivi, p. 29. 28 Indimenticabili per il traduttore dal cinese sono le riflessioni e i consigli di Chen E.
25 Si tratta del cap. L, Xuzhi , Ordinare le idee, Ivi, p. 328, nota 1. Eoyang, The Transparent Eye, University of Hawaii Press, Honolulu 1993.
200 Alessandra C. Lavagnino

Difficile inseguire tutte le cose,


facile riuscire seguendo la propria natura
Fermo come roccia di sorgente,
rifletto sul senso della scrittura
Se la scrittura scaturisce dal cuore, allora il mio cuore ha trova-
to un rifugio.29 Maurizio Paolillo

Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi.


Note sinologiche a margine di alcune pagine lacaniane

il pensiero stesso a regredire regolarmente


in proporzione a quanto pretende di scoprire
come primitivo (Sem. XVIII, p. 54).

La familiarit di Lacan con la lingua e la cultura cinese, legata in


particolare al rapporto avuto con il grande sinologo Paul Demiville,
vecchio caro maestro (Sem. XVIII, p. 40), un aspetto del tutto evi-
dente, di cui Lacan si serv talora per scardinare strutture interpretati-
ve sclerotizzate. Intendo qui utilizzare una piccola parte dei riferi-
menti cinesi adottati da Lacan, non tanto per intraprendere una criti-
ca alla lettura lacaniana delle fonti classiche cinesi (il che sarebbe as-
surdo, e non terrebbe fra laltro conto delluso strumentale che Lacan
fa di tali fonti al fine di elaborare il suo discorso), quanto per fornire
un contributo al mio ristretto orticello sinologico.1
In particolare, prover qui a impiegare alcuni punti toccati da La-
can nel Seminario XVIII (Di un discorso che non sarebbe del sembiante,
1971), attraverso il riferimento alle fonti cinesi classiche, come il Laozi
, lo Zhuangzi e il Mengzi .

1. Il linguaggio e il buio della metafora


Possiamo iniziare dalla parte in cui Lacan rileva la principale accu-
sa mossagli dai linguisti, luso metaforico che egli farebbe della lingui-
stica: veramente curioso che dei linguisti non vedano che ogni uso

1 Un altro grande sinologo ebbe rapporti con Lacan: Franois Cheng, che ebbi lonore di
29 Liu Xie, Il tesoro delle Lettere: un intaglio di draghi, op. cit., p. 327. avere come docente allINALCO pi di venti anni fa. Queste brevi note sono a lui dedicate.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 201-215


202 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 203

del linguaggio, qualunque esso sia, si muove nella metafora, che non Qui, in un verso di pochi caratteri, troviamo ben tre volte il sino-
c linguaggio che non sia metaforico. E lo dimostra ogni tentativo di gramma dao : sulla molteplicit dei livelli a cui fa riferimento il ter-
meta-linguaggiare, se posso esprimermi cos. Esso infatti non pu fare mine che si gioca una esegesi che anche comprensione di tutto ci
altro che provare a partire da quello che viene sempre definito, cio che segue. Dao nel cinese antico via, ma anche percorrere o trac-
ogni volta che si progredisce in un cosiddetto sforzo logico, come un ciare un percorso, e considerare, esprimere a parole: evidente qui
linguaggio-oggetto. Ora, negli enunciati di ognuno di questi tentativi quella compresenza di aspetti normativi e processuali, con possibili ap-
logici si tocca con mano che questo linguaggio-oggetto inafferrabile. plicazioni a livello etico-gnoseologico,4 che ha reso il termine popo-
nella natura del linguaggio, non dico della parola, dico del linguag- lare anche nel linguaggio di altre correnti sapienziali o filosofiche nel
gio stesso, che, quando si tratta di avvicinarsi a una qualsiasi cosa che periodo dei Regni Combattenti (403-221 a.C.).
vi significhi, il referente non mai quello giusto, ed proprio questo a Inoltre, evidente nel testo il parallelismo tra dao e ming , no-
costituire un linguaggio. Ogni designazione metaforica, non pu av- me o nominare. Si gioca gi qui quella relazione del Daoismo con il
venire se non tramite lintermediazione di unaltra cosa. Anche se dico linguaggio che costituir uno dei tratti pi evidenti della tradizione,
Questo indicandolo, implico gi, per averlo chiamato Questo, che ho presente in testi classici cos come in opere pi specifiche e di ambi-
scelto di farne semplicemente Questo, mentre questo non Questo to operativo.5
[...]. Non possiamo tralasciare che dire Questo un fatto di linguaggio. La prima occorrenza del termine appare per qui chiaramente non
Quello che ho appena indicato come Questo non il mio sigaro. Lo come un Dao, cio come una delle tante vie possibili-percorribili (si-
quando lo fumo, ma quando fumo non ne parlo (Sem. XVIII, p. 39). nogramma ke ) per lapproccio conoscitivo; il Dao che una delle
Non azzardato affermare che qui Lacan mostra di conoscere (e vie da percorrere, non il Dao eterno. Parimenti, il nome che pu es-
apprezzare) in maniera non superficiale lattenzione al ruolo del lin- sere adottato (tra una indefinit di nomi-etichette possibili) non il
guaggio evidente nella tradizione del Daoismo. Cercher di mostrarlo, Nome eterno.
tracciando un breve percorso attraverso due testi del Daoismo classico, Qui il Dao non una tra le tante norme prescrittive, tra i tanti
il Laozi e lo Zhuangzi.2 percorsi di molteplice natura suggeriti dalle varie tradizioni di pen-
Partiamo dalla prima stanza del Laozi, testo fondamentale un cui siero del tempo, questi s nominabili. Proseguiamo: Senza nome
esemplare manoscritto mutilo ritrovato nel 1993 pu essere fatto risali- dei diecimila esseri il cominciamento, Ha nome quel che dei diecimi-
re al 320 a.C. circa: La Via che come tale pu esser presa, Via eterna la esseri la Madre. Sicch, nella costante cessazione di desio, se ne
non . Il nome che come tale pu esser preso, nome eterno non . contempla il prodigio, e nel costante desio se ne contempla il limite
Senza nome dei diecimila esseri il cominciamento, Ha nome quel manifesto.
che dei diecimila esseri la Madre. Sicch, nella costante cessazione di Nel seguito della prima stanza, il Dao presenta nondimeno due
desio, se ne contempla il prodigio, e nel costante desio se ne contempla aspetti, definiti wuming , il Senza nome, e youming , ci
il limite manifesto.3 che ha un nome. In alcuni casi, si considera un segno di interpunzio-
Divider ora la citazione in due parti: La Via che come tale pu ne che separa i membri delle due coppie; si ha allora wu , la Non
esser presa, Via eterna non . Il nome che come tale pu esser preso, Esistenza, ambito dellincondizionato, di ci che non soggetto a de-
nome eterno non .

4 Ivi, p. 90.
2Per una trattazione pi distesa degli stessi temi, cfr. M. Paolillo, Il Daoismo. Storia, dottri- 5 Luso strumentale del linguaggio particolarmente evidente nellambito della via di realizza-
na, pratiche, Carocci, Roma 2014. zione daoista detta neidan, cinabro interno, diffusasi soprattutto a partire dal decimo secolo: cfr.
3 Trad. di A. Andreini (a cura di), Laozi. Genesi del Daodejing, Einaudi, Torino 2004, p. M. Paolillo, Il Daoismo. Storia, dottrina, pratiche, op. cit., pp. 170-177. Il neidan riutilizza peraltro
91. la coppia di termini xing-ming, frequenti nella speculazione dellepoca dei Regni combattenti.
204 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 205

terminazioni discriminanti, e you , lEsistenza, prima determinazione Eternamente senza nome la Via. Pur minuta nella sua ruvidezza
che contiene in s gli sviluppi della molteplicit delle cose o dieci- naturale (pu), nessuno al mondo ha lardir di soggiogarLa [...]. Nel
mila esseri, di cui principio immediato. Si tratta di due interpreta- principiar a dividere e controllare, shanno i nomi.7
zioni peraltro in assoluta non contraddizione: lambito del non manife- La stessa affermazione lacaniana che la causa del nostro inevitabile
stato anche il luogo (stando attenti a non dare al termine connota- non sapere ci che diciamo risiede nel linguaggio trova echi molteplici
zioni spaziali) dellindistinzione primordiale, in cui impossibile qual- nel Laozi. Colui che sa, non ne parla, colui che parla, non ne sa, il
siasi determinazione attraverso un atto, quale lattribuzione di un no- famoso incipit della stanza 56.8 Raro trovare al mondo chi adotta
me, che di per s espressione di dualismo, o se si vuole di conoscenza linsegnamento senza parole (stanze 2 e 43).9 E si consideri la stanza
distintiva. La distinzione tra la origine del Cielo e della Terra (o dei 71: Saper di non sapere, certo cosa eccelsa; ignorar di non sapere, ,
diecimila esseri) propria della Non Esistenza/Senza Nome e la Ma- invece, grave pecca. Se il Saggio, dunque, di pecche non si macchia,
dre della molteplicit delle cose, propria dellEsistenza/Ci che ha un perch riconosce la pecca esser pecca. Pecche, perci, non ha.10
nome, sembra introdurre qui due aspetti complementari del Dao (non Nella stanza 5, colui che fa ritorno alla condizione indifferenziata
a esso intrinsechi, ma per cos dire contemplabili dallessere che si del Dao perde ogni umanit (ren), termine inteso nella sua accezione
trovi ancora allo stato condizionato): il primo sottile, invisibile e pri- confuciana di reciprocit, un attributo ormai inutile in chi ha superato
vo di limitazioni, il secondo caratterizzato dalla sua illimitata fecondit la transitoriet delle caratteristiche individuali. Leccesso di linguaggio
materna, i cui frutti (gli esseri manifestati) sono caratterizzati da un (duoyan ) porta invece allesaurimento.11 Lo svuotamento degli
aspetto esteso, cio da limitazioni inerenti alla loro natura manifesta. aspetti individuali non privazione, ma integrazione a quel livello
Qui si innesta il dualismo assenza di desiderio/desiderio, la cui in cui il confine tra lio e il tu si dissolto. Parificazione (o ugua-
permanenza o costanza porta rispettivamente a cogliere il lato non ma- glianza) degli esseri (qiwu ) il significativo titolo della seconda
nifestato o manifestato del Dao: questultimo caratterizzato dalla pre- sezione dello Zhuangzi, composta intorno al 300 a.C.; qui troviamo for-
senza di enti differenziati, nominabili e quindi desiderabili come se il pi eloquente (e pi spesso male interpretato) cenno al linguaggio
oggetto di conoscenza e/o di controllo. come ostacolo da rimuovere, e probabilmente uno dei principali passi
interessante notare come lEsistenza venga qui definita Madre daoisti che hanno ispirato la riflessione di Lacan da me citata in prece-
della molteplicit delle cose: in questo suo aspetto gi meno univer- denza: Come ha potuto il Dao celarsi in modo che vi siano il vero e il
sale, inerente allEssere, il Dao si configura infatti come Matrice, che falso? Come ha potuto il linguaggio oscurarsi in modo che vi siano ci
possiede in s tutte le possibilit di manifestazione, ed ecco spiegato che e ci che non ? Dove potrebbe andarsene il Dao senza esser
luso di una terminologia simbolica con valenze femminili. presente? Potrebbe il linguaggio esser presente, ma non praticabile? Il
Il concetto del ritorno (fan ) assolutamente basilare nel Lao- Dao oscurato da compimenti parziali; il linguaggio oscurato da or-
zi. Colui che si spinto fino ai suoi estremi, o meglio lo stato con cui namenti verbali. Ecco perch c il ci che e il ci che non dei Ru
egli si ormai identificato, indicato anche con il termine pu , lette- e dei Moisti; gli uni affermano ci che gli altri negano, e viceversa. Se si
ralmente legno grezzo, non intagliato. Tale condizione espressa elo- desidera affermare ci che altri negano, e negare ci che altri afferma-
quentemente con lassenza del desiderio e dei nomi (stanze 19 e 32): no, allora nulla vale quanto una chiarificazione (ming ). Non c es-
Esibisci la semplicit disadorna della seta grezza, abbraccia la genui-
nit del ceppo che la scure non conosce (pu), la parzialit riduci, e il
desio contieni.6 7 Ivi, p. 153.
8 Ivi, p. 39.
9 Ivi, p. 93 e p. 13.
10 Ivi, p. 73.
6 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 127. 11 Ivi, p. 99.
206 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 207

sere che non sia quello, non c essere che non sia questo. Non si ve- ogni opposizione parziale trova la sua risoluzione. Per chi si trovi in ta-
de dal punto di vista di quello, ma si conoscer dal punto di vista co- le stato, gli esseri, per quanto differenti gli uni dagli altri, appariranno
noscitivo personale. Perci si dice: Quello scaturisce da questo, Uno; la non conoscenza (razionale-individuale) del perch ci sia co-
questo si conforma a quello. Tale la nozione della comune nascita s detta Dao.15
di quello e questo. Tuttavia, da un lato c la vita, da un lato la mor-
te; da un lato la morte, dallaltro la vita; da un lato la possibilit, dal- 2. Lagire fuor di o dentro metafora?
laltro la non possibilit; da un lato la non possibilit, dallaltro la pos-
sibilit. Si segue laffermazione, e si segue la negazione; si segue la ne- Tornando a Lacan, nel suo Seminario del 1971 egli introduce il ter-
gazione, e si segue laffermazione. Per tal motivo il Saggio non si adat- mine wei subito dopo il passo citato in precedenza: [Dopo aver
ta a ci, ma lo illumina alla luce del Cielo. Egli segue questo; ma que- tracciato il carattere wei alla lavagna] Questo si legge wei e funziona
sto anche quello, e quello anche questo. Quello implica anche anche nella formula wu wei, che vuol dire non-agire, per cui wei vuol
una affermazione e una negazione; questo implica anche una afferma- dire agire, ma per un nonnulla lo vedrete impiegato nel senso di come.
zione e una negazione. Ma c davvero un quello e un questo, o in Vuol dire come, ossia serve da congiunzione per fare metafora, ma vuol
realt non c un quello e un questo? Dove quello e questo non pure dire in quanto si riferisce alla tal cosa, che ancora pi nella me-
trovano opposizione, ci detto Cardine del Dao (daoshu ). Si ini- tafora. In effetti, dire che una cosa si riferisce a unaltra vuol dire ap-
zi a ricavare il Cardine al centro del circolo [del mondo manifestato], punto che non lo , visto che si obbligati a riferirvisi [...]. Mica male
per rispondere alle indefinite trasformazioni. Indefinite sono le trasfor- una lingua di questo genere! (Sem. XVIII, p. 40).
mazioni di ci che , cos come indefinite sono quelle di ci che non Lacan non impiega certo il riferimento a wei solo per prendere in
. Perci detto: nulla vale quanto una chiarificazione.12 giro certi linguisti. Egli pienamente consapevole del rapporto tra wei
Si spesso detto che lo Zhuangzi in essenza un trattato critico ri- e desiderio, cos come indicato dai testi daoisti.
volto al linguaggio,13 un esempio di liminologia del linguaggio alla Nella stanza 48 del Laozi si mostra tutta la rilevanza del binomio
Derrida, o di decostruzione del linguaggio;14 alcuni sono giunti a met- wei-wu wei : Chi allo studio si vota, di giorno in giorno accu-
tere in discussione la presenza stessa di un significato dietro il gioco mula, chi della Via ha sentor, di giorno in giorno sottrae. Sottrae e anco-
delle opposizioni verbali presenti ad esempio nel brano appena citato. ra sottrae, fino a cessar dadopriarsi (yi zhi yu wu wei ). In
A me pare che loggetto della critica sia il linguaggio parziale (ri- tal modo non vi sar cosa che non sar fatta (wu wei er wu bu wei
flesso di compimenti parziali, xiaocheng , cio di visioni limitate ). Se conquistar il mondo intendi, sempre evita dadoprarti
della Realt) tipico delle dottrine dei ru (spesso identificati ai confucia- (qu tianxia ye heng wushi ). Finch affaccendato reste-
ni) e dei seguaci di Mozi. La parzialit produce le contraddizioni; ma, rai (ji qi youshi ye ), il mondo non potrai certo far tuo.16
in realt, la stessa radice dellatto conoscitivo individuale, cio la di- Wu wei, er wu bu wei; frase paradossale, che pu essere risolta solo
stinzione tra questo e quello (o se si vuole tra lio e laltro), si partendo dal semplice dato che wu wei indica qui non un processo, ma
rivela illusoria per lessere che si posto al centro del circolo, laddo- uno stato, la condizione di colui il quale si ormai liberato dal condi-
ve il Cardine del Dao, loscura e assiale sorgente dellesistente dove zionamento degli esseri manifestati e che, dalla posizione centrale
che ormai occupa, si identifica de facto con il Dao che radice nascosta
e inesauribile del mondo.
12Zhuangzi, Shanghai guji chubanshe, Shanghai 1989, pp. 11b-12b.
13C. Hansen, A Daoist Theory of Chinese Thought, Oxford University Press, New York
1992, pp. 273-277.
14 Wang Youru, Linguistic Strategies in Daoist Zhuangzi and Chan Buddhism. The Other Way 15 Zhuangzi, Shanghai guji chubanshe, op. cit., p. 13a.
of Speaking, Routledge Curzon, London-New York 2003. 16 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 23.
208 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 209

Tale condizione definita nella stanza 38 con il termine Suprema spesso e forse in modo eccessivo anti-confuciana) si ritrova nelle
Potenza (shangde ). Il termine de , Potenza (a volte tradotto stanze 18 e 19.21
con Virt), pu essere inteso come lespressione del Dao nel mon- Nella stanza 34 del Laozi, lassenza del wei propria del Dao: il ri-
do.17 Nella stanza 38 del Laozi, la Suprema Potenza (o Virt) defini- torno a esso dei diecimila esseri non implica che il Dao si consideri lo-
ta come ci che tal non sembra; se si considera per lomofonia di ro padrone. Il Dao, infatti, caratterizzato dalleterna assenza di de-
de , Potenza, con de , acquisizione/acquisire, ottenimento/ot- siderio, e per tal motivo lo si definisce Grande.22 Al contrario, la
tenere, seguendo un brano dello Zhuangzi si pu dire che la Suprema stanza 75 rileva che nei governanti la presenza del wei (you yi wei
Potenza non ammette acquisizioni.18 Lacquisizione appartiene in- ), cio di conoscenza, desiderio e azione distintivi, porta il disordine
fatti a uno stato in cui sussistono ancora le differenziazioni, in cui con- sociale.23
cetti come perdita e guadagno hanno ancora una sia pur limitata ra- Dunque wu wei non rappresenta affatto un processo, ma uno stato
gion dessere: una condizione a cui lessere tornato alla radice che, pi che contenere a un tempo aspetti cognitivi e comportamenta-
sfuggito. Si pu cos comprendere come nella stessa stanza si sottolinei li,24 in realt la negazione assoluta o il superamento di modelli cogni-
inoltre che la Suprema Potenza, proprio perch non agente (wu wei), tivo-comportamentali specifici, lassenza di desiderio-controllo dellal-
non abbia mire (wu yi wei ), cio obiettivi o motivi esteriori tro da s.
per agire. Un altro, fondamentale termine dottrinale strettamente legato a
Il sinogramma wei ha una funzione essenziale nelle considerazioni wu wei, e anchesso talvolta erroneamente definito come un processo,
che precedono. Esso presenta il senso di agire, intervenire, inter- ziran , letteralmente lesser cos di per s, o spontaneit na-
ferire; si riferisce alla attivit di effettuare vere e proprie definizioni turale. Nella parte finale della stanza 25 del Laozi troviamo la sua
normative,19 ed quindi anche traducibile con il nostro verbo consi- prima occorrenza. Qui la grandezza del Dao si riverbera sui poli
derare. In una parola: il considerare, cio lapplicare una conoscenza essenziale e sostanziale del mondo manifestato, il Cielo e la Terra, e
meramente distintiva che distingue gli enti manifestati (ponendo, come sul Sovrano ideale che ha raggiunto lo stato di realizzazione del Dao;
afferma Lacan, riferimenti tra due cose) tuttuno con lagire. Entram- e, a ritroso, da questi parte quel prendere a modello (fa ) che ter-
bi sono fonte e riflesso di degenerazione, se intesi come principio: sono mina proprio con ziran, che pu essere definita la modalit del Dao:
lorigine della decadenza, dipinta nella stanza 38 nelle varie fasi che Grande la Via, grande il Cielo, grande la Terra, e il Sovrano, pu-
hanno visto lemergere progressivo e discendente di ren , yi e li re, grande . Quattro, nellUniverso mondo, son le cose grandi, e il
: umanit/reciprocit (o benevolenza), giustizia (o rettitudine) e riti, Sovrano tra esse risiede. Luomo fa della Terra il suo modello, la Terra
i tre pilastri della dottrina confuciana.20 Una simile visione (definita lo fa del Cielo, il Cielo della Via, e la Via ha per modello la naturale
spontaneit.25
Ziran si configura quindi a un tempo come espressione della realt
17 V. Lombardi, Analisi della relazione di de con xing e con qing nel Zhuangzi, in L. De
incondizionata del Dao, della sua assoluta libert metafisica, e anche
Giorgi, G. Samarani (a cura di), Percorsi della civilt cinese fra passato e presente, Cafoscarina, Ve-
nezia, pp. 277-289. De ricorre peraltro in fonti non daoiste: nel Lunyu , testo che secondo la dello stato di colui che ha realizzato lidentit con il Dao. Per indicare
tradizione raccoglie linsegnamento di Confucio, il governante dotato di de diventa una figura tale stato, la tradizione daoista ha frequentemente adottato immagini
simbolicamente affine alla stella polare, che resta immobile al centro del Cielo mentre le altre stel-
le vi ruotano intorno: una concezione che avvicina tale stato al wu wei del Laozi. Cfr. M. Csik-
szentmihaly, De, in F. Pregadio (a cura di), The Encyclopedia of Taoism, 2 voll., Routledge,
London-New York 2008, pp. 353-354. 21 Ivi, p. 125 e p. 127.
18 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., pp. 2-3. 22 Ivi, p. 157.
19 E. Slingerland, Effortless Action. Wu-wei as Conceptual Metaphor and Spiritual Ideal in 23 Ivi, p. 81.

Early China, Oxford University Press, New York 2003, p. 79. 24 Come rilevato in E. Slingerland, op. cit., p. 89.
20 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 3. 25 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 139.
210 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 211

simboliche attinenti al mondo vegetale, come il gi citato termine pu, Cosa detto Dao? C il Dao del Cielo, e i Dao [vie] delluomo.
semplicit, letteralmente legno grezzo, non intagliato. Nella stanza Il Dao del Cielo consiste nel non agire/non considerare e nel rispet-
28, in cui appare la famosa immagine della valle, lassociazione tra tare [senza interferire]; i Dao delluomo, nella presenza dellagi-
tale semplicit del legno grezzo e lo stato del Dao (e di chi lo ha rea- re/considerare (youwei ) e nel creare ostacoli [alla spontaneit].
lizzato) appare con evidenza. Qui, si sottolinea che, una volta disper- Il Dao del Cielo ci che fa da Signore, i Dao delluomo ci che fa
so (san ), cio intagliato, il legno grezzo pu costituisce (ancora il da ministro. Tra essi c grande distanza: non se ne pu non tenere
verbo wei, qui nella sua forma transitiva) gli utensili (qi ): cio, colui debita stima.30
che rimane coinvolto nel mondo diventa del mondo strumento, non Perci la Potenza (de) degli imperatori e dei sovrani [arcaici] con-
pi consapevole della sua originaria e incondizionata natura interiore.26 siderava Cielo e Terra come antenati, il Dao e la sua Potenza come si-
Dunque, nel rapporto pu-qi si configura la relazione tra ci che gnori, il non agire/non considerare come norma costante. Col non agi-
preformale e attinente allOrigine e ci che posside una utilit del re, si fa uso del mondo e ce n davanzo; con lagire/considerare
tutto relativa e fine a se stessa. (youwei), si usati dal mondo e non si bastevoli. Per tal motivo gli
Il rapporto tra wu wei, la spontaneit ziran, pu e lassenza di desi- antichi davano valore al non agire [...]. Il Cielo non produce, eppure i
derio espresso nella stanza 57 del Laozi: Distacco per conquistare il Diecimila esseri si trasformano; la Terra non fa crescere, eppure i Die-
mondo (yi wushi qu tianxia ). [...] Sicch, cos riportano cimila esseri si nutrono; imperatori e sovrani non agivano, eppure al
le parole del Saggio: Io non madopro (wo wu wei ), e il popo- mondo vi era efficacia.31
lo da s si trasforma; la tranquillit e la quiete prediligo, e il popolo da Nello Zhuangzi, la critica di quella conoscenza distintiva (definita
s si corregge; incurante degli incarichi (wo wushi ) sono, e il piccola conoscenza, xiao zhi ), che distingue ci che da ci che
popolo da s sarricchisce. Aspiro io a non desiderare, e il popolo da s non (shi fei ), ci che giusto da ci che non lo , volta a indi-
ritrova la semplicit ruvida del ceppo (wo yu bu yu er min zi pu care il pericolo di una sopravvalutazione del s individuale. Questo ti-
).27 po di conoscenza caratterizzato dalla sua dispersivit, dal suo non
I concetti di wu wei e ziran trovano nello Zhuangzi piena espressio- aver bordi (un tratto qui decisamente negativo): una sorta di miraggio
ne: Perci lUomo Nobile (junzi ) non agisce, e di conseguenza indefinito, pericoloso per lindividuo, la cui vita ha invece un limite. Il
pone al sicuro gli aspetti inerenti alla sua disposizione innata (xing ) perseguimento o messa in atto (ancora una volta il termine wei) di una
e al suo destino (ming ). Per questo, a colui che d valore al proprio simile forma di conoscenza quindi un grande pericolo;32 al contrario
S rispetto al disporre del mondo si pu affidare il mondo; a colui che di chi, in piena accettazione del Destino (ming), mostra la perfezione
ama il proprio S rispetto al disporre del mondo si pu consegnare il (quan ) della Potenza (de), ed quindi partecipe della grande cono-
mondo. Perci lUomo Nobile, se non disperde i Cinque Visceri e affa- scenza (da zhi ), colui che si fa portatore della piccola conoscen-
tica i suoi sensi, se ne sta come un cadavere ma appare alla vista come za invece un fautore dei nomi (ming ), cio, un distruttore del-
un drago; silenzioso come labisso ma ha il rombo del tuono, si dislo- la Potenza.33 La Potenza di chi non segue quei criteri discriminanti,
ca come un nume ma come il Cielo si conforma. Si abbandona al non propri del wei, definita la coltivazione dellArmonia completa
agire, e i Diecimila esseri si accumulano come una nube di polvere.28 (cheng he zhi xiu ), uno stato di centralit vitale che co-
Permani nel non agire, e gli esseri si trasformeranno da s.29

30 Ivi, p. 64a.
26 Ivi, p. 145. 31 Ivi, p. 73a-b.
27 Ivi, p. 41. 32 Ivi, p. 20a-b.
28 Zhuangzi, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 59a-b. 33 V. Lombardi, Analisi della relazione di de con xing e con qing nel Zhuangzi, op. cit., pp.
29 Ivi, p. 62b. 280-282.
212 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 213

me la primavera per gli esseri, un centro di gravit da cui gli esseri Mencio disse: Nel mondo, le discussioni sullinclinazione naturale
non possono pi separarsi.34 non riguardano altro che la causa efficiente. La causa efficiente ha alla
base il giovamento. In chi sapiente, ci che ripugna il suo [eventua-
3. Il giovamento dis-impegnato di Mencio le] attuarne interpretazioni forzose. Se il sapiente come il convogliare
le acque di Yu, allora non c nulla da disdegnare nella sapienza. Nel
Non c qui spazio per dilungarsi sul rapporto tra linclinazione na- convogliare le acque da parte di Yu, vi era messa in atto di ci che in
turale (xing) e il Destino, o ci che fu sancito (ming), che pure sono lui era distaccato. Se anche i sapienti mettessero in atto ci che in essi
oggetto dellattenzione di Lacan, in unepoca che non aveva ancora vi- vi di distaccato, allora anche la sapienza sarebbe grande. Il Cielo
sto il recupero di antichi manoscritti, che ci hanno mostrato la grande sommo, gli astri lontani, eppure se se ne ricerca la causa efficiente, sar
messe di interpretazioni su questi due termini chiave nel fondamentale possibile calcolare il solstizio a mille anni [nel futuro] anche standose-
periodo storico dei Regni Combattenti. Baster sottolineare che, come ne seduti.37
espresso nella stanza 16 del Laozi, il ritorno dellessere manifestato Onestamente, non so se Lacan avesse coscienza dellimportanza di
alla radice nascosta che il Dao coincide con il ritorno al ming, a ci questo brano nella sua interezza; ma qui ritroviamo una serie di ele-
che fu sancito, ma anche al ming , che indica uno stato supremo di menti fondamentali, che ricollegano il motivo dellinclinazione naturale
perspicacia o di illuminazione, e in ultima analisi di (paradossale a temi e termini ben presenti nei testi daoisti. Vale la pena evidenziarli.
solo in apparenza) libert incondizionata.35 Traduco con un po di sfrontatezza gu (che presenta anche il sen-
E, per concludere, proprio a partire dal concetto di xing come so di antico, ma anche impiegato in cinese classico come particella
natura umana e dal suo rapporto con il linguaggio (yan ) che La- conseguenziale, come i nostri quindi, per tal motivo) come causa
can introduce un brano di Mencio (Mengzi, 390?-305? a.C.), in cui il efficiente. Tutto ci che si dice sullinclinazione naturale xing , dun-
grande pensatore confuciano sottolinea come, a partire dalla parola que, non riguarda altro che gu; e gu ha alla base, come fondamento, li
che la natura o, se volete, dalla parola che riguarda la natura, si trat- , il giovamento o vantaggio. Ma di che giovamento si parla?
ter di arrivare alla causa in quanto questa causa li (vantaggio) (Sem. Mencio sposta a questo punto lattenzione sul sapiente (zhi zhe
XVIII, p. 53).36 Fornisco qui una traduzione dellintero passo mencia- ) e sul suo comportamento (o, se si vuol dirla alla Lacan, sulla sua
no, poich troveremo in esso una inaspettata chiave che ci riporter ai performance). E ci mostra che possibile, che pu accadere che qual-
temi precedenti: cosa ci ripugni nel sapiente, che qualcosa sia cattivo, dannoso (e
): le sue interpretazioni forzose (sinogramma zao ). Se invece il
sapiente prende a modello la gestione delle acque diluviali da parte di
Yu (personaggio mitico, primo geografo/misuratore del territorio cine-
se, iniziatore della successione dinastica della prima dinastia Xia non-
ch figura fondamentale del mito e del rito daoista), nella sua perfor-
mance non vi sar nulla di ripugnante, e la sua sapienza sar gran-
de (stesso attributo di comodo del Dao). Ma, secondo il racconto
34
mitico, con quali modalit Yu regol le acque diluviali ? Senza forzar-
Zhuangzi, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 34b.
35 Si vedano le considerazioni in M. Paolillo, Il Daoismo. Storia, dottrina, pratiche, op. cit., le: canalizzandole (sinogramma zhi , che indica anche latto del go-
pp. 101-104 e pp. 113-114, anche per i punti di contatto con alcune fonti occidentali e della tra- vernare). Nel convogliare le acque (xing shui ), Yu mise in atto
dizione Sufi.
36 Lacan ben conscio della possibile duplicit traduttiva della prima parte del brano di

Mencio (Al mondo, il parlare della natura... o Il linguaggio/i linguaggi del mondo sono natu- 37 Mengzi, in Ruan Yuan et al. (a cura di), Shisanjing zhushu, Zhonghua shuju, Beijing 1980,

ra): cfr. Seminario XVIII, pp. 51-52. vol. II, p. 2730a.


214 Maurizio Paolillo Il linguaggio, la metafora e il pericolo degli orifizi 215

(ancora lo stesso xing , termine che indica una processualit o un perlomeno ordinate e messe per iscritto in ambienti a lui non estranei,
cammino) ci che in lui era distaccato, letteralmente non indaffara- come lAccademia Jixia. Nella gi citata stanza 48 del Laozi, ad esem-
to o dis-impegnato (wu shi ). pio, appare la frase: Se conquistar il mondo intendi, sempre evita
Pu essere interessante ricordare che il sinogramma zao ha come si- dadoprarti (qu tianxia ye heng wushi ), dove wushi
gnificato primario quello di praticare un foro. Lasciando volentieri in piena corrispondenza, direi un volto, del wu wei. Nella stanza 57,
ad altri il compito di intravedere connessioni particolari, sottolineo che il mondo si conquista con il wushi, che anche un aspetto del non-de-
latto di praticare un foro rappresentato come metafora di ci che siderio pu yu che porta alla semplicit naturale pu = ziran = dao.
forzato e causa di sventura in una famosa parabola dello Zhuangzi, in La messa in atto (xing) di ci che distaccato (wushi) indica lade-
cui luccisione involontaria del Caos hundun (rappresentato co- sione intima, interiore alla causa primaria, lassenza di accidenti (nel
me Sovrano del Centro), cio la nascita del mondo, si produce attra- senso filosofico a noi familiare: altra possibile resa di wushi). E il giova-
verso lapertura (da parte di due personaggi il cui nome richiama lEs- mento/vantaggio li in Mencio appare legato non a caso alla figura del-
sere e il Non Essere) di orifizi in questessere privo di determinazio- lacqua, se pensiamo alla stanza 8 del Laozi, in cui lacqua giova (li) a
ni, e avviene... al settimo giorno: Limperatore del Mare del Sud era tutti gli esseri attraverso quella tranquillit (jing ) che nella stanza 16
Aventefigura, limperatore del Mare del Nord era Senzaforma. Limpe- limmagine stessa del ritorno a ci che fu sancito = eternit/costanza
ratore del Centro era il Caos (hundun). I primi due si incontravano re- = stato di illuminazione/perspicacia, proprio dellessere che ha realiz-
golarmente nel territorio di Caos, che li accoglieva in modo eccellente. zato il Dao e la permanenza:39 Bont che eccelle simile allacqua. La
Essi allora si industriarono per ricompensare la virt di Caos, dicendo: bont dellacqua sta nel giovar ai Diecimila esseri e nel farsi quieta e
Gli esseri umani possiedono tutti sette orifizi, per vedere, udire, man- tranquilla (shui shan li wan wu er you jing ). Occupa il
giare e respirare; solo costui che non ne ha! Proviamo dunque a far- luogo che ognun disdegna, e, per questo, prossima alla Via.40
glieli. E gli praticarono un orifizio (zao) al giorno. Al settimo giorno, Molto si potrebbe ancora dire sullidentit di fondo tra la figura
Caos era morto.38 dellacqua, con la sua vacuit produttiva evidente nellimmagine del-
Nella parte finale del brano, Mencio torna a parlarci della causa ef- lArcano Femminino (xuanpin ) della stanza 6 del Laozi,41 lim-
ficiente gu, per concludere che il successo nella sua ricerca permette di magine del legno grezzo pu, e la Eterna Potenza (changde/hengde
scrutare i nessi causali futuri, cos come chi ha svelato il meccanismo /) di colui che pur consapevole della propria mascolinit, la
del movimento degli astri pu di conseguenza senza sforzo (comoda- femminilit custodisce con cura.42 Ma il caso di fermarsi qui.43
mente seduto in poltrona, diremmo oggi) calcolarne le congiunzioni
nel lontano futuro.
Appare chiaro che la parte centrale del passo un exemplum che il
sapiente deve seguire. Per rintracciare la causa efficiente gu, se ne deve
cogliere la radice (senso letterale della base o fondamento ben ):
il giovamento li. E questo giovamento ha bisogno non della conquista,
del godimento di un oggetto, di una acquisizione, ma del distacco,
dellessere dis-impegnati, del non coinvolgimento: wu shi. 39 A. Andreini, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., p. 121.
Qui Mencio ci appare molto vicino alle conclusioni daoiste, che 40 Ivi, p. 105.
(non dimentichiamolo) venivano, se non elaborate per la prima volta, 41 Ivi, p. 101. Il termine pin di solito indicava le femmine degli animali.
42 Laozi, stanza 28, in Ibid., p. 145. Anche qui, i termini xiong e ci tradotti come ma-

scolinit e femminilit si riferiscono di solito al maschio e alla femmina dei volatili.


43 Per alcune considerazioni aggiuntive, cfr. M. Paolillo, Il Daoismo. Storia, dottrina, pratiche,
38 Zhuangzi, Laozi. Genesi del Daodejing, op. cit., pp. 48b-49a. op. cit., pp. 122-124.
Forma e percezione delle parole 217

ne, della simiglianza a qualcosa/qualcuno, veicolano limmagine di


una similitudine: per cui ferox valeva che ha laspetto di una bestia sel-
vatica, modicus, -a, -um valeva che ha laspetto di qualcosa di misura-
to, uuidus, -a, -um valeva che ha laspetto di qualcosa che vivo. E,
ancora, nella fase pre-storica (e probabilmente ancora nella fase arcaica
Emanuele Banfi del latino), i latinofoni erano in grado di riconoscere in forme del tipo
doclis, faclis, utlis la funzione del suffisso -lis, che, unito a basi (quasi
Forma e percezione delle parole: esclusivamente) verbali (nella fattispecie doc-e, fac-i, ut-r; ma simlis
lingue alfabetiche e lingue logografiche a confronto < *sem- + *-lis), indicava la nozione della possibilit.
Quindi: doc-lis dal valore primario di che pu essere ammaestra-
to transit al significato di docile, fac-lis dal valore che pu essere
fatto pass al valore di facile, utlis dal valore che pu essere utiliz-
0. Ogni lingua, ogni sistema linguistico materialmente formato da zato acquist il significato generico di utile; simlis dal valore origi-
catene fonico-acustiche: materia fonica lineare, inserita entro gabbie nario di che pu essere ricondotto a un (referente) pass al valore di
costituite da ci che sta sopra la materia fonica, ossia i cosiddetti fe- che pu assomigliare a qualcosa/qualcuno > simile.
nomeni sovrasegmantali (accenti, toni, intonazioni, pause, ecc.). Tale percezione sicuramente non era per pi presente alla co-
Ci che i locutori realizzano viene percepito pi o meno bene scienza linguistica di un latinofono medio della latinit repubblicana
(cio pi o meno in profondit) da coloro che partecipano ad un at- e, tanto pi, a quella di un latinofono della latinit imperiale o delle fa-
to di comunicazione. si ad essa successive.
Pi o meno bene, pi o meno in profondit, secondo come ven-
gono colte, nella loro intima struttura, le parole di lingue storico-natu- 1. Dal caso latino, passiamo al caso italiano e cio alla percezione di
rali, tenendo conto che il processo percettivo appare manifestarsi in parole della nostra lingua. Muoviamo, anche a questo proposito, da un
modo diverso in lingue tipologicamente diverse: le lingue possono, a tal esperimento facilmente effettuabile: se si chiede a un nostro connazio-
proposito, essere disposte lungo una scala di trasparenza semantica in nale, anche di buona cultura, quale sia il rapporto tra le due parole
base al diverso modo con cui la forma interna delle loro parole risulta esempio/scmpio pochissimi saranno coloro che sapranno, da un lato, ri-
pi o meno facilmente percepibile/analizzabile e sia, cos e pertanto, conoscerne la comune origine da lat. exemplu(m) e, dallaltro, ricostrui-
presente alla coscienza linguistica dei parlanti. Cos, ad esempio, nel- re le strategie semantiche, le reti mentali sottese a tale forma: ossia,
la fase pre-storica (e probabilmente ancora nella fase arcaica del latino), pochissimi sapranno cogliere il percorso di natura cognitiva che, allin-
i latinofoni erano in grado di riconoscere in forme del tipo ferox, modi- terno della comunit linguistica ove tali forme furono primariamente
cus, -a, -um, uuidus, -a, -um la presenza di basi lessicali o aggettivali (ri- create, realizzarono coloro che tali parole hanno formate servendosi
spettivamente fera, -ae, modus, -i, vivus, -a, -um) che, unite a morfi deri- di regole (micro-)morfosintattiche atte a concatenare specifici, singoli
vazionali di matrice indo-europea (*okw-, *(w)ik- < *(w)eik- / *(w)ik-, morfi, e, insieme, mettendo in atto processi di semantizzazione basati su
*wid- < *weid- *woid- / *wid-),1 tutti connessi con la sfera della visio-

(w)ik-o [con i.e. *med-/mod- > lat. med-it-or, mod-us, ecc.] > forma protolatina *mod-ik-o-s >
1 Pi in particolare: per il suffisso derivazionale *-ok- < *okw- (presente in i.e. *ghwer-okw- modicus, -a, -um): cfr. gr. , immagine, simile, (F)-(F) > ha
[con i.e. *ghwer- > gr. , -, lat. fer-a, ecc.] > forma protolatina *fer-ok-s > lat. ferox): cfr. laspetto di > sembra, ecc.; per il suffisso derivazionale *-/wi)d- < *weid- *woid-/*wid- (pre-
scr. asi (dual.) gli occhi, gr. , occhio, viso/ (dual.) gli occhi, a.sl. oc i (dual.) sente in i.e. *gw-(w)id-o > forma protolatina *uu-id-o-s > uuidus, -a, -um [con i.e. *wid-/*weid-
gli occhi, ecc.; per il suffisso derivazionale *-(w)ik- < *(w)eik-/*(w)ik- (presente in i.e. *mod- /*woid- > scr. vd-a ho visto > ho conosciuto > so, gr. (F) , lat. vid-e, sl. vide -ti.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 216-230


218 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 219

percorsi cognitivi che senzaltro dovevano risultare trasparenti al mo- nate una prova una tra le tantissime, evidentemente della consi-
mento della creazione di dette parole e che, assai probabilmente, lo fu- stente opacit percettiva delle parole alla nostra coscienza lingui-
rono per un certo lasso temporale (difficile, ovviamente, da stabilire dal stica media. Una prova di come in una lingua flessivo-fusiva qual
punto dellevoluzione diacronica da cui, oggi, le consideriamo). litaliano siano rilevanti due ordini di problemi:
i) in primo luogo, il fatto che il divenire storico della lingua, nella
1.1 Quanti italofoni, ancorch colti, sono in grado di cogliere che, transizione dal latino alla fase romanza, ha progressivamente eroso
appunto, le due parole esempio e scmpio sono sorelle e che derivano non solo i confini tra i morfi ma, anche, la valenza semantica originaria
entrambe da lat. exemplu(m)? E, pi nello specifico, quanti sanno che dei morfi stessi (e va osservato che, in tal senso, si ulteriormente ac-
esempio un semi-cultismo (lo attestano sia la forma fonico-acustica, centuato il processo di erosione morfologica per altro gi in atto nella
prossima alla base latina, sia il significato, di fatto corrispondente a transizione tra la fase indoeuropea e quella latina);
quello del latino classico); mentre, invece, scmpio esito popolare (lo ii) in secondo luogo, il fatto che la codificazione scritta della lingua,
attesta la forma fonico acustica) e, quanto al significato, il suo valore affidata a un sistema alfabetico, non offre alcuna informazione che per-
motivato dallestensione semantica, metaforicamente determinata, che metta di cogliere il valore semantico dei singoli elementi costituenti la
ha permesso il passaggio dal valore generico di exemplum esempio a catena morfologica. La resa grafematica in lingue alfabetiche , insom-
quello di punizione esemplare/pena capitale, pena questultima ma, del tutto opaca semanticamente.
normalmente inflitta con efferata crudelt: onde il senso nuovo di
strazio assunto da exemplum. 2. Dai casi del latino e dellitaliano, passiamo a un altro caso, quel-
Infine, soltanto i pochissimi addentro alle segrete cose della rico- lo del cinese, ossia al caso di una lingua nella quale il processo di per-
struzione di forme indoeuropee sono in grado di procedere rebours e cezione delle parole avviene secondo modalit totalmente diverse ri-
di vedere/cogliere entro lat. exemplum una forma i.e. *eks-em-lo- spetto a quelle delle due lingue menzionate.
m i cui singoli morfi, nel loro valore semantico originario, sono rispet-
tivamente cos interpretabili: 2.1 Il cinese , infatti, lingua che prevede un rapporto strettissimo
i) *eks-: prefisso-preverbio indicante via da; tra il livello di organizzazione della catena morfologica e la sua rappre-
ii) *em-: radice verbale indicante prendere; sentazione grafematica affidata, questultima, a un secolare sistema lo-
iii) *-lo-: morfo derivazionale, antica marca di part. pass.; go-/ideografico.2 Per cogliere appieno le differenze che intercorrono, a
iv) *-m: morfo grammaticale indicante ntr. sing.. livello percettivo, tra le parole del latino o dellitaliano e quelle del ci-
Da *eks-em-lo-m, assunto nel valore originario di qualcosa che nese indispensabile, in via preliminare, tenere presente che in cinese:
stata tratta fuori/estratta da un insieme, si ha la forma prelatina *exem- i) lingua tipologicamente isolante, fondata sul valore distintivo del
plom (con anaptissi di *-p-, atta a sciogliere il nesso consonantico /m+l/; componente sillabico, ogni sillaba dotata di significato;3
esattamente come *tem-lo-m > *templom > templum: ove i.e. *tem- ta-
gliare e *tem-lo-m segmento della volta celeste entro il quale trarre au- 2 V. Alleton, Lcriture chinoise, Presses Universitaires de France, Paris 2002, pp. 25-49; V.

spici e poi, per traslato luogo di osservazione della volta celeste a fini Alleton, Lcriture chinoise, in A. Cheng (a cura di), La pense en Chine aujourdhui, Gallimard,
divinatori e, infine, luogo sacro > tempio); da exemplum > it. Paris 2007, pp. 249-259; V. Alleton, Lcriture chinoise. Le dfi de la modernit, Albin Michel, Pa-
ris 2008, pp. 36-51; E. Banfi e M. D. Popelard, Peindre les ides. Sur la calligraphie chinoise, Pres-
esempio/scmpio (e altre forme romanze: fr. exemple, sp. ejemplo, ecc.. ses Universitaires de France, Paris 2007, pp. 70-81; X. Chu, Identit de la langue, in A. Cheng (a
cura di), La pense en Chine aujourdhui, Gallimard, Paris 2007, pp. 272-273.
1.2 Lo scarso (se non nullo) livello di trasparenza semantica insito 3 Tale caratteristica distingue nettamente il cinese, lingua isolante, rispetto ai sistemi aggluti-

nanti o flessivi o incorporanti, nei quali lunit minima dotata di significato il morfo, spesso plu-
nelle due parole esempio/scmpio cos come nelle forme aggettivali fe- risillabico, rinviante a un morfema. Cfr. P. O. Yip, The Chinese Lexicon. A Comprehensive Survey,
roce, modico, vivido, docile, facile, utile, simile precedentemente esami- Routledge, London-New York 2000, pp. 31-34.
220 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 221

ii) ogni sillaba pu prevedere, in base alle altezze tonali che ne de- Nel sistema di scrittura cinese, centrale il rapporto tra la forma
finiscono il contorno sovrasegmentale, molti e diversi significati; fonico-acustica delle parole (mono, bisillabiche, perlopi, in cinese
iii) frequentissimi i casi di omofonia tra sillabe omotoniche sono ri- moderno)6 e la rappresentazione di tale forma fonico-acustica median-
solti grazie al contesto e al cotesto.4 te un dispositivo visibile, tendenzialmente iconico.7 La nozione di
Inoltre, ulteriore elemento che distingue nettamente il processo di iconicit, ben nota a chi si occupa di morfologia naturale, va qui in-
percezione della parola cinese rispetto a ci che avviene in altre lin- tesa in modo diverso ossia quale specifica categoria semiologica, artico-
gue (in tutte direi tranne, in parte, per il giapponese a causa lata su tre diversi livelli:8
delluso dei kanji, ossia di caratteri cinesi tradizionali) il sistema logo- i) in senso stretto, la dimensione iconica del sistema di scrittura ci-
ideografico mediante il quale risultano grafematicamente codificate le nese si riferisce al fatto che una parte (e non marginale) dei caratteri ci-
singole unit morfologiche e in base al quale vengono decodificati, a li- nesi rinvia, in modo pi o meno palese, a processi di semantizzazione
vello neurocognitivo, i singoli valori semantici attraverso la loro pro- espliciti: cos, ad esempio, nella serie dei numerali cardinali, la nozione
cessazione durante la lettura.5 delluno rappresentata da una linea (y uno), quella del due
rappresentata da due linee sovrapposte (er due), quella del tre
2.2 Sul piano strettamente semiologico ogni sistema di scrittura rappresentata da tre linee sovrapposte (sn tre); le nozioni di so-
interpretabile come un sistema di segni di segni: ossia come uno pra e sotto (e i successivi valori verbali: salire vs. scendere) so-
strumento pratico che rinvia, in un gioco di specchi, la forma no rappresentate dallimmagine di una linea indicante un piano rispet-
scritta di una qualsiasi parola alla sua forma interna; sul piano etno- to al quale un piede si alza o si abbassa (shng sopra, salire vs.
linguistico ogni sistema di scrittura un oggetto, culturalmente de- xi sotto, scendere);
terminato, entro (e mediante) il quale precipitano informazioni solo ii) in senso pi lato, il termine si riferisce al fatto che in buona par-
in qualche modo evocanti la natura dei segmenti fonico-acustici co- te dei caratteri cinesi possibile comunque riconoscere le strategie se-
stituenti le catene morfo-sintattiche di una lingua. mantiche sottese alla loro forma. Ci evidente, ad esempio, in molti
caratteri che mantengono salda la loro natura originariamente pittogra-
fica: il caso del processo di stilizzazione propria di caratteri quali shn
4 J. L. Packard, The Morphology of Chinese. A Linguistic and Cognitive Approach, Cambrid-

ge University Press, Cambridge 2000, p. 305.


montagna (rappresentazione stilizzata di una montagna), o
5 J. DeFrancis, The Chinese Language: Fact and Fantasy, University of Hawaii Press, Hono- concavo (rappresentazione di un contenitore incavato), t con-
lulu 1984; H. C. Chen, How Do Readers of Chinese Process Word during Reading for Comprehen- vesso (rappresentazione di un contenitore caratterizzato da un ele-
sion?, in J. Wang, A. W. Inhoff e H. C. Chen (a cura di), Reading Chinese Script. A Cognitive mento protruso); ma, anche, del processo di rappresentazione propria
Analysis, Erlbaum Associates, Mahwah NJ-London 1999, pp. 257-260; H. S. Chen e X. Zhou,
Processing East Asian Languages: An Introduction, in H. C. Chen e X. Zhou (a cura di), Processing di caratteri quali huo fuoco (stilizzazione di una fiamma), shu
East Asian Languages, Psychology Press, Hove 1999, pp. 425-428; C. A. Perfetti e L. H. Tai, The
Constituency Model of Chinese Word Identification, in J. Wang, A. W. Inhoff e H. C. Chen (a cu-
ra di), Reading Chinese Script. A Cognitive Analysis, Erlbaum Associates, Mahwah NJ-London 6 W. H. Baxter e L. Sagart, Word Formation in Old Chinese, in J. L. Packard (a cura di),

1999, pp. 115-128; H. Shu e R. C. Anderson, Learning to Read Chinese: The Development of Me- New Approaches to Chinese Word Formation. Morphology, Phonology and the Lexicon in Modern
talinguistic Awarness, in J. Wang, A. W. Inhoff e H. C. Chen (a cura di), Reading Chinese Script. and Ancient Chinese, Mouton de Gruyter, Berlin-New York 1993, pp. 35-76; J. Norman, Chine-
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L. Feldman, The Chinese Characters in Psycholinguistic Research: Form, Structure, and the Reader, nella lingua cinese contemporanea, Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori,
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Les neurones de la lecture, Odile Jacob, Paris 2007. Hawaii Press, Honolulu 1996, pp. 101-105.
222 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 223

acqua (stilizzazione del fluire di un corso dacqua), m albero 3. I caratteri cinesi funzionano insomma quali potenti macchine di
(stilizzazione di un albero; pi in particolare di una conifera); mn / significazione.10 Rigorosamente codificati da una norma plurimillena-
porta (stilizzazione dei due battenti di una porta), san / om- ria, il loro tracciato regolato da una precisa grammatica, la cui messa
brello (stilizzazione di un parasole), fe-i / volare (stilizzazione di in pratica per altro non particolarmente complessa, a dispetto delle
ali in movimento);9 apparenze permette di cogliere, nel rigore strutturale della forma, gli
iii) in senso ancora pi lato, ossia nel caso in cui la forma di singoli elementi costitutivi dei singoli caratteri.11 Ossia, nellordine:
caratteri risulti allo stato attuale non immediatamente trasparente, i) il componente (macro-)semantico rappresentato dai radicali o
ogni singolo carattere risulta comunque in qualche modo iconico in chiavi, indicatori di precise macro-categorie semantiche;
quanto scomponibile negli elementi che lo costituiscono. In tal sen- ii) gli eventuali indicatori fonologici che permettono di formulare
so, la dimensione iconica vale quale mezzo atto a favorire il processo ipotesi (perlopi corrette) su quale possa essere la resa fonologica del
di memorizzazione dei caratteri in un gioco di riferimenti/suggestio- carattere e, quindi, la sua lettura;
ni che prevedono, tra laltro, il richiamo di evidenze sia visive sia foni- iii) il numero degli elementi (i tratti) costituenti il carattere;
co-acustiche. Cos, ad esempio, nel carattere mng luminoso, la iv) infine, tutti gli altri componenti presenti nella forma del ca-
nozione della luminosit richiamata dalla giustapposizione dei due rattere: un carattere complesso formato sempre dalla somma di pi
caratteri indicanti i due astri maggiori (r sole e yu luna), caratteri semplici.
nel caso di xing immagine o di m / madre entrano in
gioco, simultaneamente, suggestioni sia visive che fonico-acustiche: 3.1 Tutti i caratteri cinesi, dal pi semplice al pi complicato, esibi-
xing immagine formato infatti dal radicale < > (indicante la scono quindi un notevole livello di trasparenza formale: insisto sullag-
nozione di individuo della specie umana, uomo) e dal carattere gettivo formale e tengo ben distinte le nozioni di trasparenza forma-
xing elefante, esito ultimo di un antico pittogramma rappresen- le e di trasparenza semantica. Trasparenza formale significa che
tante il pachiderma in questione. La nozione generica di immagine ogni carattere pu essere sempre e assai facilmente smontato nei sin-
rinvia allimmagine umana, fissata nella forma solenne di una statua; e, goli elementi che lo costituiscono: tale operazione permette di coglie-
a sua volta, la nozione generica di statua rinvia alla rappresentazione re la struttura sottesa alla forma del carattere e, eventualmente, la sua
scultorea dellanimale totemico per eccellenza, lelefante, posto, insie- filigrana semantica. In altre parole, ogni sinofono che abbia anche una
me agli altri, a guardia delle tombe imperiali lungo la via sacra pur minima competenza del proprio sistema di scrittura in grado di
(shndo ) recante alle sepolture imperiali (a Pechino, a Nanchi- scomporre, di analizzare (direi quasi di processare) i singoli caratteri
no, e anche altrove in Cina). Nel caso di m / madre sono pre- e, eventualmente, di interpretarne e coglierne la motivazione semantica.
senti il radicale < > indicante essere umano di genere femminile, Ogni sinofono, ancorch minimamente alfabetizzato, quindi in nuce
donna (n donna) e il carattere ma / cavallo. Questulti- un morfologo, neanche troppo ingenuo, in quanto in grado di
mo funge da indicatore fonologico: cio, come se il carattere m / vedere, di cogliere innanzitutto ci che codificato nella forma di
rappresentasse la nozione di madre intesa come lessere di genere
femminile la cui resa fonologica richiama quella propria del carattere
10 F. Bottro, Smantisme et classification dans lcriture chinoise. Les systmes de classement
ma / cavallo. des caractres par cls du Shuowen Jiezi au Kangxi Zidian, in Mmoires de lInstitut des Hautes
Etudes Chinoises, 37, 1996, p. 10; M. J. Unger, Ideograms: Chinese Characters and the Myth of
Disembodied Meaning, University of Hawaii Press, Honolulu 2004; P. Morel, Les 214 cls de
9 Nel caso in cui si diano coppie di caratteri divisi da una barra < / >, il primo carattere re- lcriture chinoise, Edition You Feng, Paris; P. Morel, Le champ du signe, Editions You Feng, Pa-
so nella forma tradizionale (adottata a Taiwan e, ancora, a Hong Kong, Macao, Singapore oltre ris 2005.
che nei centri della diaspora cinese nellAmerica settentrionale), il secondo nella forma semplifi- 11 P. C. Yip, The Chinese Lexicon. A Comprehensive Survey, Routledge, London-New York

cata (adottata nella Repubblica popolare cinese). 2000, pp. 43-49.


224 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 225

singoli caratteri e, conseguentemente e potenzialmente, di interpretare a nozioni latamente metaforiche. Di seguito offro qualche esempio,
il percorso semantico, le sottese strategie semantiche/reti mentali.12 tratto da insiemi di caratteri accomunati dalla condivisione di un me-
Tale tipo di competenza, squisitamente metalinguistica, (me- desimo campo (macro-)semantico, segnalato dalla presenza di uno
diamente e ampiamente) estranea alla coscienza linguistica di parlanti stesso radicale:
lingue fissate mediante un sistema alfabetico. In altri termini, poco fre-
quenti sono i casi13 in cui un parlante una lingua flessivo-fusiva (o ag- 4.1.1.1 Consideriamo, in primo luogo, alcuni caratteri condividenti
glutinante o incorporante), fissata mediante un sistema alfabetico, in il radicale indicante lattivit locutoria, il dire. Tale nozione espressa
grado di farsi morfologo, di andare cio dentro (e dietro la for- mediante i grafemi < yn />: dora in poi se il caso separo con
ma del) le parole, di scomporle nei morfi che le costituiscono. una barra < / > i caratteri tradizionali da quelli semplificati. Quanto al
radicale yn , forma non semplificata di , esso rappresenta un viso
4. Richiamavo pocanzi le nozioni di strategie semantiche/reti con la bocca aperta nellatto di parlare:
mentali, mettendo in evidenza come al loro interno pu utilmente es- shu / parlare; spiegare; dire. Lazione del parlare, dello
sere fatto rientrare linsieme dei mezzi fondanti i processi di significa- spiegare, del dire simbolicamente rappresentata dal radicale yn /
zione: mezzi che, in modo pi o meno aperto, richiamano percorsi di cui segue il carattere du , il cui significato mescolare, cambia-
natura logica o paralogica o, comunque, percorsi nei quali riveste un re: nel carattere shu / viene cos rappresentata visivamente
ruolo non marginale il ricorso a figure retoriche. Nella forma dei carat- linterazione tra locutori attraverso lo scambio di turni di parola;
teri cinesi possibile infatti scorgere, mirabilmente fissata nella geome- d / diffamare. Lazione del dir male di qualcuno, di diffa-
trica razionalit dei caratteri, lazione di processi di significazione marlo simbolicamente rappresentata dal radicale yn /cui segue
realizzati mediante la descrizione allusiva di processi cognitivi che, il carattere d , il cui significato corrisponde a (essere) basso: nel
non raramente, richiamano similitudini, metafore, sineddochi, metoni- carattere d / simbolicamente evocata e rappresentata visiva-
mie, iperboli, ossia lutilizzo quotidiano di visibili figure retoriche. mente unattivit locutoria che ha come scopo ultimo labbassare, a pa-
role, il livello di un individuo. Il carattere d , inoltre, vale quale indi-
4.1 In questa sede, mi limito semplicemente a segnalare alcuni catore fonologico;
esempi di caratteri cinesi, a titolo puramente indicativo e allo scopo di hu / insegnare. Al radicale della parola (yn /) segue il
far cogliere il modo attraverso il quale singoli caratteri vengono per- carattere mei il cui valore originario abbondanza (in cinese mo-
cepiti dai sinofoni quali entit di significazione olistica.14 derno me i significa ogni, estensione di un significato quale ab-
bondante > frequente > ogni). Il carattere in questione altro non
4.1.1 La maggior parte dei caratteri cinesi appare costruita secondo se non la stilizzazione di seni femminili gonfi di latte, metafora del
strategie cognitive che suggeriscono processi di significazione rinvianti concetto di abbondanza: s che la nozione dellinsegnare richiama
metaforicamente la nozione del dire qualcosa con faconda generosit;
j / ricordare, registrare; nota; cronaca. Al radicale della pa-
12 C. Shelley, Embodiment in Languages. Vol. 1: Human, Animal and Plant Expressions, rola (yn /) segue il carattere j , il cui valore s, se stesso. Il
Bookman, Taipei 2009.
13 Leccezione data in primo luogo da parlanti lingue semitiche, nelle quali la forma delle
carattere j assolve due funzioni: quale indicatore fonologico orien-
parole si articola sul gioco tra radici (prevalentemente) trilittere e rigorose alternanze vocaliche; in ta su come il carattere deve essere letto e, insieme, quale indicatore se-
secondo luogo da parlanti lingue agglutinanti nelle quali i singoli morfi appaiono generalmente mantico, evoca il fatto che lazione del ricordare richiede necessaria-
ben distinti nella catena morfologica e, a livello grafematico, appaiono resi medianti unit grafe- mente il coinvolgimento di un io: un io che evoca con la parola
matiche regolari e ben riconoscibili in un rapporto che , di fatto, bi-univoco.
14 Sulla nozione di significazione olistica, cfr. F. Albano Leoni, Dei suoni e dei sensi. Il vol- fatti, situazioni, cose trascorse;
to fonico delle parole, il Mulino, Bologna 2009, p. 185. zho / (proclamare un) editto imperiale. Al radicale della
226 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 227

parola (yn /) giustapposto il carattere zho , il cui valore traslati presenti nelle forme aggettivali significanti cocente, bruciante,
convocare, chiamare (a sua volta tale carattere, che funge anche da ardente;
indicatore fonologico, risulta formato dalla giustapposizione del radi- za calamit, disastro. Limmagine di un tetto (simboleg-
cale della bocca kou e dal carattere do coltello: lazione del giante una casa) sotto il quale si sviluppa un incendio (simboleggiato
convocare cos resa mediante limmagine di unattivit locutoria la dal fuoco: huo ) evoca lincendio di una casa, metafora evocante le
cui forza pragmatica paragonata a quella della lama di un coltello...); nozioni di calamit, disastro. Interessante osservare che il carat-
e, parimenti, lazione del (proclamare un) editto imperiale resa, in tere za si alterna con un altro carattere omofono za , nel quale
forma di suggestivo paragone, mediante levocazione di una attivit di alla chiave del fuoco huo sovrapposta la sequenza : tre tratti sim-
parola connotata da marcato autoritarismo; bolegginati una generica deflagrazione prodotta dallazione del fuoco;
shn / deridere; mettere in imbarazzo. La nozione del pren- cn abbagliante, splendente; splendido. Una montagna (shn
dere in giro, del porre qualcuno in difficolt, rappresentata dal radi- ) in preda allincendio prodotto dal fuoco (huo ) sta per qualco-
cale della parola (yn /) cui segue il carattere indicante la montagna sa che splende e abbaglia e vale quale evocazione metaforicamente for-
(shn ). Tale carattere ha valore insieme di indicatore fonologico e, te. Da notare che la lettura del carattere shn funge da indicatore
contemporaneamente, suggerisce la concettualizzazione dellatto del fonologico del carattere cn ;
deridere paragonato a una attivit locutoria che, evidenziando le carat- mi spegnere, eliminare. La nozione dello spegnere, delleli-
teristiche negative di chi oggetto di derisione, le paragona, per visto- minare resa richiamando limmagine di una fiamma (huo ) la cui
sit intrinseca, a una montagna; vampa risulta soffocata mediante limposizione di un corpo esterno
fe ng / satireggiare. In modo non dissimile da quanto visto (simboleggiato dal tratto superiore ) atto a bloccare il processo di
nel caso del carattere shn /, la nozione del rendere qualcuno og- combustione;
getto di satira rappresentata dal radicale della parola (yn /) cui fn bruciare. Un bosco (ln ), formato da una sequenza di
segue il carattere indicante il vento (fe-ng /): quasi che la parola sa- due alberi (m ), in preda al fuoco distruttore (huo ), veicola in
tirica, paragonata allazione di un (forte) vento, abbia come effetto il forma di metafora la nozione del bruciare.
distruggere limmagine di colui contro il quale rivolta lattivit locou-
toria con il mettere in luce aspetti del personaggio degni di satirica stig- 4.1.1.3 Esaminiamo quindi alcuni caratteri condividenti il radicale
matizzazione. Il carattere fe-ng / (la cui forma, nel carattere non kou bocca, indicante processi di fonazione in qualche modo
semplificato, evoca limmagine di un vaso capovolto sotto il quale si marcata. Lo si ritrova in una serie di verbi e in caratteri evocanti
agita un insetto: il ronzio dellinsetto prigioniero sta per/evoca il onomatopee:
rumore del vento...) funge da indicatore fonologico e, contemporanea- fe-n dare ordini bruschi. Al radicale kou segue il carattere
mente, anche immagine che sostanzia la strategia semantica. fn tagliare (a sua volta formato dal radicale del coltello do e
dal numerale otto b : tagliare in modo netto, in due parti distinte).
4.1.1.2 Passiamo ad esaminare ora alcuni caratteri condividenti il Ne consegue che il dare ordini in modo brusco rappresentato dalla
radicale del fuoco: huo fuoco (il carattere un pittogramma metafora di un atto di fonazione marcata, caratterizzata dallessere, ap-
rappresentante una fiamma): punto, tranchante;
yn infiammazione; cocente, bruciante, ardente. Il carattere k piangere, pianto. Al radicale kou ripetuto due volte e
formato mediante la duplicazione del carattere semplice fuo- indicante quindi enfasi sotteso il carattere quan cane: lazione del
co: tale strategia di fatto una sorta di intensificazione iperbolica piangere e il risultato di tale azione sono espressi in forza di una simili-
sta per lintensificazione di uno stato fisico che, in forma metonimi- tudine che paragona il piangere e il pianto allululare intenso di un cane;
ca, serve a indicare la nozione di infiammazione e i paralleli valori zhu maledire, maledizione. Anche in questo caso il radica-
228 Emanuele Banfi Forma e percezione delle parole 229

le ko u , ripetuto due volte ed evocante quindi una attivit locutoria quale sono giustapposti due ulteriori caratteri: uno, bai , indicante il
fortemente marcata, sta sopra il carattere j/j , allorigine immagine numerale cento, laltro, indicante una alabarda (manufatto normal-
di un altare. Latto linguistico del maledire e il risultato di tale atto, la mente tratto dal legno del bamb). Limmagine mentale che ne deriva
maledizione, sono evocati per il tramite di unattivit locutoria marcata il paragone tra il verso delle anatre e il fragore causato dal secco coz-
nella quale evocata la sfera sacrale; zare di cento alabarde di bamb.
fi abbaiare. Limmagine del cane (quan cane), precedu-
ta dal radicale ko u , utilizzata per rendere, con forte e preciso ri- 4.2 Segnalo due ulteriori esempi, infine, a mio vedere entrambi
chiamo iconico, lattivit locutoria normale dei cani, ossia labbaiare; piuttosto divertenti e, di nuovo, indicativi del rapporto stretto che lega
mng cinguettare. Anche in questo caso, come nel precedente, la dimensione fonico-acustica dei caratteri e il loro valore semantico.
al radicale ko u segue il carattere niao uccello: il carattere evo-
ca lattivit locutoria di pennuti di taglia gentile. 4.2.1 Il carattere ka significa bloccare, ostruire e tale valore
semantico si spiega se si tiene conto che il carattere in questione for-
4.1.1.3.1 Diversa, invece, la strategia cognitiva messa in atto per mato dallunione dei due caratteri shng e xi indicanti rispetti-
rendere, mediante ideofoni, i versi di altri animali. In tutti i caratteri in vamente sopra e sotto (e, in quanto verbi, salire e scendere).
questione ricorre sempre il radicale ko u (indicatore di atti di fona- La nozione del bloccare, dellostruire evocata mediante unimmagine
zione in qualche modo marcati) cui seguono caratteri che richiamano fortemente ossimorica determinata dal fatto che le categorie so-
in qualche modo suoni onomatopeici evocanti le attivit locutorie pra/sotto e le nozioni salire/scendere sono impossibili a concepirsi
proprie di diversi animali: cos il miagolare (mm ) dei felini do- e a realizzarsi simultaneamente, secondo principi rigorosamente binari.
mestici reso mediante la duplicazione del carattere m composto, La loro presenza simultanea un caso assurdo che, in quanto tale, vale
oltre che dal radicale kou , dal carattere m riso (cereale) aven- quale vero e proprio blocco: onde, per traslato, il valore di impedi-
te funzione di mero indicatore fonologico; il tubare (gg , det- re qualcosa, bloccare, ostruire.
to dei colombi) reso ugualmente mediante la duplicazione del caratte-
re, g (formato dal radicale ko u e dal carattere gu antico, 4.2.2 Il carattere hng / ha valore onomatopeico indica, un
avente qui funzione di semplice indicatore fonologico); il muggire grande fracasso o il rumore del tuono o, per traslato, il tumulto.
dei bovini (mumu ) evocato dalla duplicazione del carattere Interessante osservare come nella forma del carattere tradizionale <
mu (formato dal radicale kou e dal carattere ni bovino); il > ricorre, ripetuto per tre volte, il carattere che- < > carro: un
ronzare/ronzio delle api (we-ngwe-ng ) espresso, oltre che dal rumore intenso e molesto viene evocata mediante la metafora del fra-
radicale ko u , dalla duplicazione del carattere we-ng vecchio (a casso prodotto da tre carri passanti per strada.
sua volta formato dalla giustapposizione di due altri caratteri: gng
pubblico e yu piuma, penna), avente qui funzione puramente 4.2.3 Passiamo, infine, a esaminare un esempio di poesia visiva.
fonologica; e lo squittire dei topi (zz ) parimenti rappresenta- Si tratta di un frammento di una celebre poesia di un poeta depoca
to dal raddoppiamento del carattere z a sua volta formato dallunio- Tang, Wang Wei (699-759):
ne del radicale ko u e del carattere zh sostenere, pagare (a
sua volta formato dalla somma dei due caratteri sh dieci e yo m
di nuovo, ancora e avente funzione di indicatore fonologico). m
Notevole, infine, la strategia semantica mediante la quale reso il f
qua qua delle anitre (gg ): anche in questo caso si ha la dupli- rng
cazione del carattere g , formato dal consueto radicale ko u al hu
230 Emanuele Banfi

Sullestremit dei rami, fiori di ibisco

m albero
m estremit
f loto + rng ibisco > fiore dellibisco
hu fiore ( radicale dellerba + hu trasformare) Daniele Tonazzo

Il gioco poetico si manifesta nella successione dei caratteri: il primo Scrittura e infinito
m albero, vistosamente iconico; a esso segue m estre-
mit, formato da m albero cui aggiunto un tratto nella parte
superiore (indicante lultimo ramo di un albero, appena spuntato e, per
traslato, veicolante lidea della estremit). Seguono poi i caratteri f
loto e rng ibisco (che, uniti in composto, formano la parola 1. Scrittura come riduzione allinfinito
per ibisco) e hu fiore: tutti sono caratterizzati dallavere un ra-
dicale comune erba. E, infine, in hu fiore visivamente In una fase avanzata del suo insegnamento Lacan ha affermato che
rappresentata limmagine della trasformazione (dello sbocciare) di non sarebbe stato lacaniano se non si fosse dedicato allo studio della
un vegetale, nello specifico, un fiore. L dove hu trasformare lingua cinese (Sem. XVIII, p. 30); a distanza di poco tempo da questa
formato dalla giustapposizione di due elementi, tutti connessi con la affermazione viene la precisazione, puntuale, sul motivo: lo studio del
sfera semantica dellindividuo della specie umana: il primo indica luo- cinese ha aiutato lo psicoanalista francese a generalizzare egli dice
mo in piedi, laltro luomo seduto, in una sequenza di segni che sta la funzione del significante (ivi, p. 41), facendo un uso non tanto me-
a indicare la trasformazione in atto. taforico, come gli si imputava da parte dei linguisti, quanto piuttosto
letterale della linguistica. Uso che lo porter a sostenere che piuttosto
la linguistica ad essere una metafora rispetto al reale del linguaggio,
che egli indica qualche anno dopo con il neologismo lalangue. Questa
auto-interpretazione di Lacan allude a mio avviso a un primo modo
con cui Lacan, nel suo insegnamento, ha incontrato e si servito del ri-
ferimento alla lingua cinese. Volendo distinguere due modalit del rife-
rimento alla scrittura cinese e, pi in generale, alle scritture pre-alfabe-
tiche di Lacan, si pu cominciare ad isolare questo primo momento, a
cui corrisponde molto bene la dicitura dello stesso Lacan: ci che si
trattato anzitutto di fare generalizzare, cio allo stesso tempo ridurre
nel suo momento qualitativo o semantico, e per cos dire concentrare,
nel suo momento quantitativo e allo stesso tempo simbolico, la funzio-
ne del significante.
Quello che Lacan chiama generalizzazione della funzione del signi-
ficante rientra in una fase pi generale del suo insegnamento in cui si
trattato anzitutto di sviluppare una critica del segno linguistico, che a
sua volta ha come finalit la focalizzazione della parola come strumento

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 231-247


232 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 233

della psicoanalisi. Lacan contesta al concetto di segno linguistico, fin simbolicit che la linguistica presuppone nel linguaggio, quando si
dai primi anni del suo insegnamento, il fatto di essere implicato in una interessa alla sua capacit di riferirsi agli stati del mondo, la psicoanalisi
serie di presupposti di carattere mentalistico, come il riferimento a una la considera come un aspetto divenuto, di cui si tratta di rendere conto;
coscienza o a un significato mentale, che sono del tutto estranei al suo e quella negativit che la filosofia, soprattutto hegeliana, considera
modo di intendere la parola e il linguaggio. Quando Lacan critica il come una propriet della coscienza,5 che si esprime poi nel linguaggio,
concetto di segno fa riferimento per lo pi alla definizione di de Saus- cos come nel lavoro e nellazione,6 la psicoanalisi sincarica di detta-
sure, che intende il segno linguistico come unentit bifocale in cui ad gliarla nella sua origine, ponendo che da tale origine dipenda anche la
una data immagine acustica corrisponde nella mente del parlante un possibilit che tale negativit si interrompa, receda, inciampi e manife-
dato significato,1 ma occasionalmente fa riferimento anche alla defini- sti tutto un ventaglio di fenomeni che si rendono espliciti nel modo di
zione di Peirce, secondo il quale, in generale, il segno qualcosa che sta incontrare il linguaggio che caratteristico della clinica. Il linguaggio
per qualcuno sotto un certo rispetto.2 anzitutto nellintento di esclu- non abitato per Lacan dalla mente, o dallintenzione di una coscienza,
dere il qualcuno, o la mente che conterrebbe i significati di cui parla e non nemmeno una funzione dellorganismo umano finalizzata in
de Saussure, che Lacan, anzich riprendere in mano la semiotica di qualche maniera alla sopravvivenza, o alladattamento allambiente;7
Peirce, con cui conserver un rapporto sotterraneo fino alla fine del suo semplicemente perch il linguaggio lambiente.
insegnamento, manipola lo schema del segno saussuriano, facendo Il soggetto lacaniano non la mente che immagina il ritorno della
emergere quello che potuto apparire ai suoi critici, anche ai pi ac- madre, posta come primo oggetto di soddisfazione, o la mente che
corti, una sorta di primato del significante,3 se non addirittura di meta- confronta tra loro il ricordo e lo stato del mondo che percepisce, ma
fisica pansemiotica.4 In realt il progetto di Lacan quello di mettere lopposizione stessa tra i due suoni, la loro differenza, lintervallo di as-
laccento sul linguaggio come dimensione che non presuppone gi lesi- senza tra luno e laltro, che reso possibile dallassenza del corpo della
stenza di un soggetto parlante, titolare di una competenza linguistica, madre, che anche il corpo del mondo,8 e che gli permette di separarsi
oppure di un significato mentale, ma che preesiste alla nascita del sog- dalla presenza rinnovata di questo corpo, cos come di riconoscersi in
getto e in cui il soggetto deve inserirsi come titolare di unintenzione o un suo corpo, separato dal primo. dunque al luogo dellinstaurazio-
come portatore di un senso attraverso un processo complesso. Questo ne di questo stacco, di questo evento della distanza o della spaccatura
processo Lacan lo chiama, almeno inizialmente, metafora paterna. In che inaugura la simbolicit9 che Lacan si interessa senza posa quando
questo senso lo psicoanalista mette tra parentesi tutte le teorie, antiche manipola gli schemi relativi al segno linguistico, ed anche in questo
o moderne, sullapprendimento del linguaggio, come pure tutte le teo- luogo che interviene il suo primo riferimento alla scrittura cinese, che
rie filosofiche sullorigine del linguaggio, per sottolineare anzitutto in assume la forma di un riferimento pi generale alla scrittura pittografi-
modo massivo che il linguaggio esiste gi nel mondo prima che esista ca e geroglifica, in una parola alla scrittura pre-alfabetica.
unintenzione di significato, e che il linguaggio rappresenta una dimen-
sione materiale dellesperienza umana, in cui il soggetto incappa per 5 J. P. Sartre, Lessere e il nulla, EST, Milano 1997.
cos dire come in una sorta di esteriorit che non gli appartiene, che lo 6 Linguaggio, lavoro e azione sono notoriamente le manifestazioni della negativit per Koj-
ostacola, che lo ingombra e, in ultima analisi, lo mortifica. Cos quella ve; vedi A. Kojve, Introduzione alla lettura di Hegel, Adelphi, Milano 1996, e A. Kojve, La dia-
lettica e lidea della morte in Hegel, Einaudi, Torino 1991.
7 La concezione evoluzionista del linguaggio si rif principalmente a Chomsky; per una trat-
1F. de Saussure, Corso di linguistica generale, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. 83-88. tazione aggiornata vedi S. Pinker, Listinto del linguaggio, Mondadori, Milano 1997.
2Cfr. J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification. 1961-62, inedito, lezione del 6 otto- 8 M. Klein, Scritti 1921-1958, Boringheri, Torino 1978, p. 288: Il grembo materno rappre-

bre 1961. senta originariamente il mondo.


3 Vedi F. Fornari, I fondamenti di una teoria psicoanalitica del linguaggio, Boringhieri, Tori- 9 C. Sini, Il simbolo e luomo, Egea, Milano 1991, p. 145: Il simbolo un evento, non una

no 1979, in particolare la parte III, pp. 283-347. funzione; vedi anche, a partire dalla stessa tesi, M. Bonazzi, Scrivere la contingenza, ETS, Pisa
4 Vedi U. Eco, Segno, Isedi, Milano 1973, in particolare il cap. 4, pp. 92-138. 2009, cap. 2 in particolare.
234 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 235

Che cosa ha a che fare il luogo di questa simbolicit con la scrittu- cit, perch dal nome proprio che dipende linscrizione in un campo
ra, e in particolare con la scrittura cinese? Bisogna rispondere che La- differenziale che ritaglia una certa classe di oggetti come incestuosi, e
can ha incontrato la scrittura cinese per la prima volta proprio nel ten- una classe di oggetti come non incestuosi (Scritti, p. 270).
tativo di precisare meglio il luogo di quello stacco fra loggetto da un Ora, il punto che Lacan ha incontrato per la prima volta la scrittu-
lato e il linguaggio dallaltro, nella forma che gli era suggerita dalle ri- ra cinese proprio cercando di precisare la funzione del nome proprio e,
cerche contemporanee che hanno maggiormente influito sulla prima insieme alla funzione del nome proprio, ha cercato di precisare meglio il
parte del suo insegnamento. Occorre osservare infatti che Lacan ha luogo della spaccatura symballica che separa loggetto, il corpo della
senzaltro appreso dallopera di Lvi-Strauss che nelle societ cosiddet- madre o il corpo del mondo, non ancora distinto dal mio corpo, dalla
te elementari i rapporti fra i gruppi esogamici sono governati fra loro negativit del linguaggio. Ma la scrittura riserva a questo proposito delle
dalle leggi dellalleanza o della reciprocit, che si esprimono in modo sorprese. Vediamo allora come Lacan la incontra, sviluppando unanali-
elettivo nello scambio delle donne (che il rovescio della proibizione si del nome proprio nel contesto di un seminario a proposito di cui c
dellincesto),10 ma ha appreso allo stesso tempo che la designazione dei da rammaricarsi, per la sua enorme importanza, che sia ancora inedito.
soggetti come appartenenti a un gruppo o a un altro, e quindi anche la Lacan comincia con lesaminare la posizione che rispetto ai nomi
loro rispettiva capacit di riconoscere un oggetto come appartenente al propri assume la filosofia del positivismo logico, che si caratterizza per
proprio clan, e quindi incestuoso o meno, dipendono entrambe da un un approccio denotativo o mimetico al linguaggio, ma che fallisce com-
sistema di classificazione elementare che si esprime negli appellativi to- pletamente nellapprofondire il luogo della simbolicit che a Lacan in-
temici.11 In altre parole, perch io mi chiamo, poniamo, Falco, e ri- teressa sviluppare.12 Lacan torner sul positivismo logico diverse volte,
cado nel gruppo che si riconosce nellappellativo Falco, che potr ri- per criticare in particolare la sua distinzione tra linguaggio naturale e
conoscere una donna che si riconosce nello stesso appellativo come un linguaggio artificiale (matematica), ma qui si limita a criticare la posi-
oggetto incestuoso, e viceversa potr riconoscere nellappellativo Cor- zione di Russell sul nome. Se, infatti, per Russell il nome proprio un
nacchia il soggetto di un gruppo con il quale posso stabilire una rela- word for particular, ovvero un termine che serve a denotare un oggetto
zione di alleanza attraverso lofferta della donna che porta lappellativo particolare, al di fuori di ogni connotazione o descrizione definita, La-
Falco. La proibizione che riveste loggetto, quella proibizione che can mette in evidenza fin da subito i paradossi della posizione di Rus-
regge tutto il discorso di Freud sul complesso di Edipo e che Freud sell, facendo notare che, giusta questa definizione, Socrate, per
chiama proibizione dellincesto, riguardata non nel suo cardine sog- esempio, smetterebbe di essere un nome proprio quando acquista
gettivo, ma a un livello che si pu chiamare per cos dire sistemico, o nelluso il significato di maestro di Platone, fondatore della filoso-
strutturale, dipende in sostanza dal sistema delle classificazioni totemi- fia, ecc... Smette di essere quello che dovrebbe essere per Russell, cio
che, che per Lvi-Strauss funzionano, esattamente come i significanti lequivalente di un termine deittico o di un dimostrativo, come il pro-
di de Saussure, come un sistema di opposizioni differenziali. Capiamo nome This. Di fatto quello che Lacan obietta al positivista logico di
allora perch Lacan pu dire, parlando sia delle societ elementari, sia essere interessato solamente al rapporto tra linguaggio e mondo, e di
di quelle complesse, che dal nome proprio che dipende la simboli- non attribuire al significante la capacit di distinguere gli oggetti del
mondo, ma solo quella di etichettare oggetti che stanno gi l a far par-
te di unontologia, con la distinzione di particolari e universali, concre-
10 Vedi C. Lvi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, Milano 2003; per ti e astratti, denotabili e connotabili, ecc... La nascita della relazione
uninterpretazione della ricerca di Lvi-Strauss, e in particolare delle sue aporie, come base della simbolica resta completamente sullo sfondo. A questo punto Lacan ri-
costruzione del concetto di ordine simbolico, mi permetto di rinviare a D. Tonazzo, Da Freud a
Lacan. La proibizione dellimpossibile, in AA.VV., lites, n. 3/2005, Rubbettino, Catanzaro 2005,
pp. 69-84. 12 Vedi B. Russell, Il denotare, in Saggi logico-filosofici, Longanesi, Milano 1976, pp. 93-106,
11 C. Lvi-Strauss, Il totemismo oggi, Feltrinelli, Milano 1974. e B. Russell, La filosofia dellatomismo logico, Einaudi, Torino 2003, pp. 28-33.
236 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 237

corre alla lezione di un linguista, che anche un egittologo: Gardiner. una serie di richiami al rapporto tra scritture pre-alfabetiche e alfabeti-
Gardiner si interessa alla distintivit del nome proprio, alla sua capa- che che mette in discussione il ruolo della voce, e quindi del soggetto
cit di distinguere un oggetto da un altro, e lo fa da un lato criticando psicologico, nella definizione del nome proprio. in questo contesto
Russell e dallaltro riprendendo il famoso episodio della Storia di Al che si colloca il primo modo di Lacan di riferirsi alla scrittura cinese,
Baba e i quaranta ladroni sul tratto di gesso disegnato dai ladri sulla ca- come esempio, al pari di quella egizia, di scrittura pre-alfabetica.
sa di Al Baba per derubarlo, su cui gi si era soffermato a questo pro- Commentando il testo di una storia della scrittura apparsa in quegli
posito John Stuart Mill: per giustificare la mia critica necessario ri- anni,15 Lacan osserva che nella ricostruzione di come la scrittura alfabe-
chiamare il passaggio in cui egli [scil. Mill] paragona un nome proprio tica si sia sviluppata a partire dalle scritture sillabiche e ideografiche che
al marchio privo di senso scritto col gesso sulla porta di una casa per lhanno preceduta spesso implicito lassunto di una sorta di missione
indicare che la casa devessere rapinata. Morgana, egli ci dice, marchi vocalica delluomo, come se il valore del segno grafico consistesse nella
con il gesso tutte le altre case in modo simile e invalid lo schema: co- sua disponibilit ad accogliere e riprodurre lemissione di una voce e ad
me? Semplicemente cancellando la differenza di aspetto tra quella casa articolare attraverso la voce lidealit del pensiero; il progresso consi-
e le altre. Il segno di gesso era ancora l, ma non serviva pi come mar- sterebbe allora nella capacit della scrittura alfabetica di staccarsi a po-
chio distintivo.13 co a poco dallideografismo delle scritture che la precedono.16
Se lo scopo del nome proprio quello di distinguere non solo la Se la ricostruzione di Fvrier, a cui si potrebbe senzaltro accostare
casa che verr derubata da tutte le altre case, ma quello di distinguere la grammatologia di Gelb, aderisce in sostanza a uno schema teleologi-
ciascuna casa dallaltra, come sembra voglia dire qui Gardiner, si capi- co, secondo cui lorigine la meta,17 viceversa Lacan indaga con occhio
sce allora che la funzione del nome quella di produrre una differenza genealogico, e legge nel passaggio dalla scrittura ideografica alla scrit-
tra ciascuno degli oggetti; insistendo sullo stesso aspetto del segno lin- tura alfabetica la rimozione di un elemento che chiama lettera. Giusta
guistico messo in evidenza da de Saussure, Gardiner afferma che ci questa osservazione, la lettera sarebbe rimossa dalla voce nellatto in
che fa di un nome proprio un nome proprio non , come diceva Rus- cui la voce legge il tratto scritto, come nellesempio della distintivit so-
sell, il suo non senso (denotazione) nella sua differenza dal senso (con- nora dei nomi fatto da Gardiner. Subito dopo, allo scopo di esemplifi-
notazione), ma laccento messo nella pronuncia sulla distintivit di un care lo schema teleologico di Fvrier, Lacan prende un singolo caratte-
suono rispetto a un altro. Esattamente come accade per il fonema. re scritto, disegnato probabilmente da un uomo preistorico e ritrovato
sulla pura differenza sonora che Gardiner insiste, secondo il suo punto dallarcheologo Eduard Piette nel sito archeologico francese di Mas
di vista di linguista. Ma questa insistenza su una voce che interviene DAzil, lo mostra al pubblico di SantAnne e dice: ci di cui si tratta
per pronunciare il nome fa in modo che Lacan abbia gioco facile questo: in quanto questo ideogramma vuole dire qualcosa, per prende-
nellaccusare il linguista di avere introdotto un soggetto psicologico re il piccolo carattere cuneiforme che vi ho mostrato poco fa, questo, al
precisamente nel punto in cui si tratterebbe trattato di mostrare la ge- livello di una tappa davvero primitiva della scrittura, indica il cielo. Ne
nesi di un soggetto strutturale. risulta che articolato an. Il soggetto che guarda questo ideogramma
Questa critica a Gardiner e, pi esattamente, al ruolo attribuito lo chiama an in quanto esso rappresenta il cielo. Ma ci che ne risulta
dallegittologo alla voce innesca nel seminario quella che stata chia- che la posizione si rovescia, che a partire da un certo momento questo
mata la congettura lacaniana sullorigine della scrittura;14 vale a dire

15 J. G. Fvrier, Storia della scrittura, ECIG, Genova 1992.


13 A. Gardiner, Theory of proper names, Oxford University Press, New-York-Toronto 1957, 16 Cfr. J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification, 1961-62, op. cit., lezione del 20 di-
pp. 38-39, trad. mia. Il richiamo allepisodio di Le mille e una notte si trova per la prima volta in cembre 1961.
J. S. Mill, Sistema di logica induttiva e deduttiva, Utet, Torino 1988, vol. I, p. 93. 17 Su teleologia e genealogia vedi R. Ronchi, La scrittura della verit, Jaca Book, Milano
14 J. Allouch, Lettre pour lettre, rs, Toulouse 1984, pp. 153-176. 1996.
238 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 239

ideogramma del cielo servir, in una scrittura di tipo sillabico, a sup- evento cosmico e rituale, qualcosa del tratto resta inscritto comunque
portare la sillaba an che in quel momento non avr pi alcun rapporto nella voce; una scrittura, appunto, dentro la voce.
con il cielo. Tutte le scritture ideografiche senza eccezione, o dette Tuttavia la famosa congettura di Lacan sullorigine della scrittura
ideografiche, portano la traccia della simultaneit di questo impiego non si ferma qui; comporta infatti un rovesciamento del rovesciamento
che si chiama ideografico con luso fonetico dello stesso materiale.18 o, se si preferisce, una certa inversione, o rettifica critica, dei rapporti
Ora, ci che notevole in questo passaggio da un lato il fatto che tra la scrittura e la voce impliciti nella missione vocalica delluomo av-
lideogramma, come esempio di scrittura preistorica, indichi il cielo; ci valorata dalla storia delle scritture alfabetiche. Infatti, riprendendo una
lascia intendere che anche per Lacan, come per Creuzer ad esempio, le tesi di un altro brillante archeologo inglese, Flinders Petrie, secondo il
prime scritture non avevano la funzione di rappresentare la parola di quale tutti i caratteri propri della scrittura geroglifica egizia sarebbero
un soggetto psicologico, ma quella di trasmettere un sapere cosmico. stati ritrovati sui cocci del vasellame pre-dinastico dellantico Egitto al-
Dallaltro lato Lacan afferma che, sotto la pressione della pronuncia, o lo stato di marchi di oggetti rituali, Lacan sostiene che tutti i caratteri
della lettura ad opera della phon, il valore simbolico della scrittura ideografici, egizi quanto meno, che poi furono progressivamente fo-
preistorica, che consiste nel rimandare a unesperienza originaria, spa- netizzati, furono prodotti originariamente in un contesto antichissimo
ziale e rituale del mondo, va perduto e lascia il posto a un rovesciamen- come marchi o come nomi propri. Alludendo ancora una volta a un
to: tra il valore contestuale e rituale delliscrizione preistorica, che indi- contesto che si riesce a stento a immaginare come rituale, pragmatico e
ca il cielo, e la pronuncia, che ne preleva un aspetto (come Lacan dir allo stesso tempo cosmico, Lacan precisa: ma quello che non si artico-
pi avanti nel seminario anche di alcuni caratteri della scrittura egizia) la, quello che non si mette in evidenza, ci su cui mi sembra che nessu-
per farne loccasione di unemissione vocalica si stabilisce uninversione no si sia soffermato fino ad ora che tutto accade come se i significanti
per cui, a partire da quel momento, e sempre di pi nel corso dei secoli, della scrittura fossero stati dapprima prodotti come marchi distintivi; e
la lettera diventa loccasione per lemissione di una phon, e la phon di questo noi abbiamo attestazioni storiche perch qualcuno che si
diventa, giusta la teleologia a cui aderiscono le ricostruzioni della storia chiama Sir Flinders Petrie ha mostrato che molto prima della nascita
della scrittura, la finalit interna che anima da sempre, per retro-dizio- dei caratteri geroglifici, sui vasellami che ci rimangono dellartigianato
ne o rimbalzo, il tracciato della lettera. A questo punto occorre fare un detto pre-dinastico noi troviamo come marchi sui vasellami quasi
rilievo: attestandosi sul crinale della trasformazione delle scritture gero- tutte le forme che sono state utilizzate in seguito, vale a dire, dopo una
glifiche in scritture alfabetiche e contestando lo schema teleologico che lunga evoluzione storica nellalfabeto greco, etrusco, latino, fenicio,
caratterizza queste ricostruzioni Lacan afferma che, per quanto la tutto ci che ci interessa al pi alto grado come caratteristico della
phon lavori a rimuovere la lettera, nella stessa phon che legge il tratto scrittura.19
distintivo che identifica un oggetto del mondo resta inscritto, bench in il marchio che interessa allo psicoanalista, in tutta questa conget-
forma sbiadita, un aspetto materiale che solo in modo stentato ed im- tura, e precisamente il marchio in quanto non si lascia ridurre (o ri-
preciso, e mai fino in fondo, viene a poco a poco cancellato. Questo muovere) dalla missione vocalica del parlante; per questa ragione La-
aspetto materiale rimane a contrassegnare il fatto che il tratto sorge in can fa seguire subito alla congettura il rovesciamento dellipotesi di
un contesto rituale e cosmico o, come dice Granet parlando della scrit- Gardiner e sostiene che il nome proprio quellelemento che, allinter-
tura cinese e non pi di quella egizia, emblematico. Per quanto dunque no del linguaggio, partecipa ancora della scrittura. Precisamente in
la voce lavori nei secoli a rimuovere il tratto scritto, potremmo dire il virt della sua partecipazione del carattere della scrittura, il nome si ca-
grafema che la prima emissione vocalica probabilmente era in quanto ratterizza qui come isolamento del tratto significante, e a partire da qui

18 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification, 1961-62, op. cit., lezione del 20 dicembre 19 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification, 1961-62, op. cit., lezione del 20 dicembre
1961. 1961.
240 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 241

pu esercitare originariamente il suo potere distintivo e identificatorio significante a tratto pre-alfabetico e lo pone prima della sua lettura rile-
sul soggetto. vante o rammemorante, concorre a determinare il soggetto come con-
Questo carattere di scrittura del nome proprio si inserirebbe allora trassegnato da una divisione radicale, dovuta alle caratteristiche strut-
tra il segno che rinvia ancora alloggetto, cio a ci che finora abbiamo turali del linguaggio stesso, e permette di definirlo come struttural-
chiamato, con Klein, il corpo della madre e del mondo, e che Lacan mente incapace di raggiungersi, di coincidere con se stesso a livello
chiama qui significativamente il cielo, e il significante interiorizzato, dellenunciato. Giusta la felice espressione di Zizek, il soggetto colui
per cos dire, dalla lettura vocalica, che finisce per riferire il segno gra- che pu solo dire: io mi escludo dentro. Non si tratta per Lacan di una
fico allidealit del concetto. Sarebbe questo il motivo per cui Lacan di- condizione empirica, ma trascendentale.
ce che il segno ritrovato da Piette a Mas dAzil, nonostante il suo avvia- Al riguardo si pu dire che linscrizione del soggetto nel campo
mento alfabetico, continua sotterraneamente a rinviare al cielo. Ci sa- dellAltro immediatamente unoperazione tragica, perch il primo si-
rebbe dunque, giusta la congettura di Lacan sullorigine della scrittu- gnificante si porta immediatamente appresso tutta la struttura del lin-
ra e il suo contraccolpo sulla questione del nome proprio, un aspetto guaggio, che fa capo, nel suo intreccio con il corpo del soggetto, al suo
del tratto che isola il soggetto e lo fissa in rapporto a un elemento con- essere incompleto, come soggetto del significante. Da questo punto di
testuale che quello della prima tracciatura del segno. Allo stesso tem- vista, quindi, la generalizzazione del significante dice sicuramente la
po questo aspetto, per, sarebbe ben presto rimosso dalla pronuncia morte, la morte nel suo volto pi radicale, quella morte che, come dice
vocalica, che stenderebbe sopra il valore contestuale e rituale del segno bene Derrida, non pu essere redenta completamente nella vita, per-
una patina espressiva, per cos dire, facendone la traduzione dellinte- ch la redenzione un bluff, un bluff metafisico, che nasconde leco-
riorit della voce nellesteriorit del mondo, a cui il segno scritto a par- nomia di un corpo isterilito, mortificato, squassato dallurto con linfi-
tire da quel momento apparterrebbe. Linterno e lesterno avrebbero nito. E tuttavia, come si diceva, il punto che c dellaltro: quando
infatti la loro prima origine in questa transizione, del resto lentissima se Lacan costruisce il tratto unario, la scrittura non gli serve solo a rettifi-
pensata sullo sfondo della storia della scrittura, transizione che Lacan care questo bluff fonetico, ma anche a individuare un luogo symballi-
non esita a contrassegnare come una rimozione. Se lo psicoanalista si co in cui lidentificazione parziale, e rimane ancora legata con un
applica a studiare il nome proprio perch lanalisi del nome gli sug- piede, per cos dire, al corpo della madre e del mondo, come dice
gerita come cruciale, abbiamo detto, dal lavoro di Lvi-Strauss sulle Klein, da cui si distacca. Questo carattere parziale dellidentificazione,
classificazioni totemiche; tuttavia, tenuto conto della cornice che nel che abbiamo sottolineato, fa in modo che il tratto unario non dica sola-
seminario circonda la congettura sullorigine della scrittura, ci avviene mente, dal lato negativo, che lidentificazione non ha niente a che fare
anche perch lo sviluppo della linguistica strutturale di de Saussure gli con lunificazione, ma anche, dal lato positivo, che il rovesciamento
sembra avere inaugurato, pi in generale, una nuova fase del pensiero, messo gi in atto da Lacan in questo seminario nei confronti dellUno
che condiziona un nuovo modo di concepire la soggettivit umana. della filosofia lunica via verso lunicit, cio verso un pensiero del
Questo sicuramente il primo significato della generalizzazione del soggetto in cui il suo luogo proprio viene individuato, con metodo,
significante di cui parla lauto-interpretazione lacaniana del 1971: lin- precisamente nel suo scarto rispetto alluniversale, o, se si preferisce, a
versione di scrittura e parola ha come effetto di inscrivere il soggetto in quello che la tradizione filosofica ha sempre chiamato lessenza delluo-
un campo, o ancor meglio su una superficie topologica, di negativit mo: Il rovesciamento della posizione a proposito dellUno fa in modo
infinita, aggiungendo che la caratteristica di fondo del soggetto in que- che, dallEinheit kantiana, consideriamo che noi passiamo allEin-
sto campo quella di non potervisi strutturalmente includere o conta- zigkeit, allunicit espressa come tale.20
re, salvo ricadere in quellinversione che lo rende dimentico di se stes-
so e della sua provenienza. In questo senso si pu ben dire che il primo 20 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification, 1961-62, op. cit., lezione del 21 febbraio
ricorso alle scritture pre-alfabetiche di Lacan nellatto in cui riduce il 1962.
242 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 243

Compiuta allora che si sia linversione, pu emergere dentro la pa- per Lacan non contano tanto nel loro contenuto, ma nel loro tracciato.
rola, e anche dentro la scrittura apparentemente finalizzata ad esprime- Allora non si tratta tanto di stabilire quali e quante siano le immagini
re la parola, un aspetto della scrittura che guarda al versante della spac- ricorrenti nella scrittura cinese, che come noto difficilmente si posso-
catura symballica da cui la scrittura proviene, che il corpo del no contare, ma di rendersi conto anzitutto che, come notava Granet, le
mondo, della madre o della natura e che Lacan, significativamente, immagini scritte sono emblemi.23 Che le immagini siano emblemi vuo-
presentando a Sainte-Anne limmagine del ciotolo preistorico ritrovato le poi dire che il loro aspetto decisivo laspetto rituale, e che esse si
da Piette, chiamava il cielo. Tutto questo ci permette, compiendo un inseriscono in un processo, probabilmente mille volte ripetuto, che ha
salto significativo e ritornando agli anni a cui risale lauto-interpreta- un sostanziale significato pedagogico, sociale e politico. Limmagine
zione da cui siamo partiti, di passare a mettere in luce un altro uso del- non va guardata, per cos dire, di fronte, ma va riguardata di taglio,
la scrittura cinese che tocca profondamente quel soggetto che la psi- pensando al processo della sua tracciatura, immaginando il processo
coanalisi lacaniana lavora a costruire nella sua immagine e con cui si della sua tracciatura come un rituale complesso, codificato nel tempo
trova alle prese nella clinica. fin nel suo pi piccolo dettaglio, che lesecutore si incarica di perfezio-
nare con il suo esercizio.
2. Scrittura come limitazione dellinfinito Il valore rituale della scrittura in Cina quindi per Lacan impor-
tante, ma a differenza di Granet lo psicoanalista non guarda al rito sol-
Ritorniamo cos agli anni dellauto-interpretazione con cui abbia- tanto in una dimensione politica e sociale: la tracciatura di un emblema
mo cominciato. Nel 1971, a distanza di dieci anni dal suo primo incon- non raccoglie e ordina un insieme sociale, classificandone i gruppi in
tro con la scrittura cinese, Lacan sposta laccento da un aspetto allal- maschi e femmine, come accade secondo Granet per gli emblemi dello
tro del medesimo fatto fondamentale, che rimane il tratto orientale: se Yin e dello Yang,24 ma guarda alleconomia pulsionale del tracciatore,
prima il tratto, dissotterrato per cos dire al di sotto della voce, e ri- per cos dire. Alla considerazione del tratto cinese di Lituraterra si
guardato dal lato dellAltro, serviva a dire che per il soggetto struttu- adattano bene allora le osservazioni di Herrigel, il famoso fenomenolo-
ralmente impossibile sapersi, e che il soggetto eccettua sempre rispetto go allievo di Husserl trasferitosi in Giappone per sei anni per insegnar-
allAltro (inteso come luniversale o lessenza), ora il tratto, considerato vi la filosofia occidentale, che ne approfitt per apprendere larte del
sul versante che guarda verso la Cosa, che finora abbiamo nominato, tiro con larco:25 in primo luogo perch Herrigel afferma che non esiste
per comodit, come madre,21 ha come principale funzione e principale un rituale privilegiato in rapporto allo zen, ma larte di disporre i fiori
motivo di interesse quello di agire sul godimento del soggetto. nei giardini, la scrittura, il cerimoniale del t, larte del tiro con larco e
Ci che la scrittura cinese segmenta per immagini non laffetto in larte della spada sono tutti quanti rituali codificati da una lunghissima
generale delluomo, come sostiene uninterpretazione psicoanalitica in- tradizione che permettono al soggetto di entrare in contatto con lo
genua della scrittura ideografica, che intende questultima come me- spirito dello zen; questo dice a noi che la scrittura di cui Lacan parla
tafora di un codice affettivo originario;22 anzitutto perch le immagini non necessariamente il disegno o larte di scrivere ma , pi in gene-
rale, il grafema corporeo, il gesto del corpo in quanto il corpo posto
21 Ci che Klein, come abbiamo visto, chiama madre, Lacan lo chiama Cosa. Poich il termi-

ne Cosa, estratto dal Progetto, pi astratto di madre, si dir che il corpo della madre di Klein 23 M. Granet, Il pensiero cinese, Adelphi, Milano 2004, Libro I, pp. 23-61.
esemplifica la Cosa, ma non il contrario, come spesso succede. Come dice Miller, considerare la 24 M. Granet, Il pensiero cinese, op. cit., p. 108: Lopposizione dello Yin e dello Yang non
madre come lunica figura della Cosa lerrore fondamentale del kleinismo: vedi J. A. Miller, concepita inizialmente (e non lo mai stata) come unopposizione assoluta confrontabile con
Extimit, Corso tenuto allUniversit di Parigi VIII nellanno accademico 1985-1986, inedito, le- quella dellEssere e del non-essere, del bene e del male. unopposizione relativa e di natura rit-
zione del 20 novembre 1985. mica, fra due gruppi rivali e solidali, complementari nello stesso modo di due corporazioni ses-
22 Vedi F. Fornari, Simbolo e codice, Feltrinelli, Milano 1981, capitolo 1, pp. 37-93, e in par- suali, che si alternano come esse nelle fatiche e passano volta a volta in primo piano.
ticolare p. 54. 25 E. Herrigel, Lo zen e il tiro con larco, Adelphi, Milano 1975.
244 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 245

in relazione col vuoto da cui proviene. La scrittura, la scrittura genera- Mencio vuole insegnare al principe intorno al modo di conseguire e
lizzata come grafema, il gesto corporeo, iniziano cos ad apparire come mantenere la Via, il Tao, e che quella spiritualizzazione dellabilit
un gesto che si situa tra due vuoti, tra due figure dellinfinito, che si di- che per Herrigel rappresenta il nocciolo del tiro con larco come arte
stribuiscono, per cos dire, come ai lati di un identico tratto. C poi zen ha la sua condizione di possibilit e lo spazio per svilupparsi pro-
una seconda osservazione di Herrigel che fa al caso nostro: in tutte le prio nel gioco tra la natura e il destino di cui parla Mencio. Per questo
arti che hanno relazione con lo zen lesecuzione non mira mai allap- Herrigel diceva che il maestro zen, alla fine, tira con larco senza mira-
provazione del pubblico; anche quando la performance eseguita da- re: se si prende il gesto dal lato della natura, xing, occorrer dire che
vanti a una giuria, come a un esame, limpressione dominante che il lesercizio non pretende al risultato; se invece lo si prende dal lato del
maestro stia svolgendo qualcosa che mira unicamente a se stesso. Po- decreto del cielo, ming, si dir che il successo non condiziona il suo
tremmo dire allora che larte che mette in rapporto allo zen, sia essa esercizio. Larte che Herrigel mette in rapporto allo zen, e Lacan al go-
scrittura, tiro con larco o grafema corporeo, mira a regolare il godi- dimento, una disposizione non del tutto acquisita, e allo stesso tempo
mento attraverso il gesto ed , nel suo osso, fondamentalmente autisti- non del tutto innata, ed i suoi presupposti stanno negli enunciati di
ca. Tutto questo a condizione di estrarre un concetto generale del ge- Mencio. Per lo stesso motivo, sottolinea Herrigel costantemente, con
sto, e di metterlo in rapporto non tanto con la spontaneit espressiva unespressione che la stessa di Lacan, per tirare con larco spiritual-
del S, come in fondo fa Herrigel, ma con linfinit del godimento, co- mente, come pure per perfezionare qualunque atto come grafema cor-
me fa Lacan. poreo, secondo la generalizzazione della scrittura che abbiamo tratto
Da dove viene, per, linfinit del godimento con cui esordisce il dal suo testo, necessario lispessimento di una durata reale: ci vuole
seminario cinese? Per spiegarlo, inserendo la scrittura in un discorso tempo, la falce del tempo (Altri scritti, p. 426).
pi ampio, che ne spiega lassoluta centralit, Lacan ricorre al detto del La scrittura dunque ci che inscena questo movimento. Ma da
filosofo cinese Mencio.26 Appoggiandosi anche al commentario che al dove viene la necessit della scrittura? Da dove viene la necessit che la
testo ha dedicato uno dei padri del positivismo logico, Richards, Lacan scrittura ha di ripetersi? Lacan risponde che la natura di cui parla
mette a fuoco quello che sicuramente appare alloccidentale come il te- Mencio non solo la natura del parlante nel linguaggio, ma anche
ma centrale del libro, vale a dire la dialettica tra i due principali con- una natura in cui qualcosa non va (Sem. XVIII, p. 46). Il punto qui non
cetti messi in campo da Mencio per definire la virt, delluomo e in che ci che non va causato dalla cultura, come diceva Rousseau, e
particolare delluomo che governa: il concetto di Xing, che indica la nemmeno che ci che non va costitutivo, strutturale, come diceva
natura delle cose che stanno sotto il cielo, e quello di Ming, che indica Freud nel Disagio; facendo un passo oltre, capiamo che si tratta di ri-
i decreti del cielo. Il nodo qui, ben rilevato da Richards, verte sulla dia- conoscere per Mencio, cos come Lacan lo interpreta, che ci che non
lettica che lega questi due concetti, questi due aspetti dellumano, e li va precisamente ci a cui si tratta, pragmaticamente, di attenersi. Co-
mette in relazione con la Via, il Tao, ovvero con quel termine generale s ci a cui si tratta di attenersi e su cui si tratta di non cedere il fatto
che nella tradizione cinese, come ha ben detto Granet, indica assai di che nella natura del parlante da un lato di non poter smettere di par-
pi una regola di condotta che un principio cosmico universale. lare, perch non c un punto di arresto della catena significante, come
Si potrebbe perfino dire che in questo interscambio tra i due con- abbiamo gi visto, e dallaltro lato di non potersi ritirare nel silenzio,
cetti e nella disposizione che ne discende sta il nocciolo di ci che perch, essendo la scrittura atto del dire, il silenzio sta qui per il silen-
zio di un corpo immobile, che assalito dal godimento, e come tale ri-
schia la morte.
26 Il libro di Mencio si legge ne I quattro libri di Confucio, Utet, Torino 2003, pp. 267-453; le
In questo senso la scrittura, come insistenza del dire, incarna per
parti del libro che interessano particolarmente Lacan si trovano, anche in cinese, nel libro di I. A.
Richards, Mencius on the Mind, Routledge, London-New York 2001, in particolare nellAppendi- Lacan il piano che sta fra il reale e il simbolico; nella terminologia un
ce, pp. 125-168. po immaginifica di Lituraterra, che uno scritto, almeno formalmente,
246 Daniele Tonazzo Scrittura e infinito 247

dedicato alla letteratura, litorale. O frontiera. O bordo, in senso topo- ci indica il cielo. Fa segno al cielo. Ci vuol dire in fondo che, con una
logico. La scrittura litorale, scrive infatti Lacan in Lituraterra, e ci serenit che non pu essere acquisita fin da subito, e che per essere ac-
che essa disegna il bordo del buco nel sapere (Altri scritti, p. 12). Se quisita, come sottolineava Herrigel per il tiro con larco, necessita di un
il litorale, o la frontiera, unarea transizionale, tra il sapere e il godi- maestro, il gesto di chi apprende e tiene fermo alla Via resta aperto sul-
mento,27 allora il buco nel sapere, a cui si arriva a forza di interrogare il levento. Levento ci che va incontro alla saggia disposizione in eser-
sapere sulla sua verit, come fa per prima listerica, dice il fatto che il cizio, come insegna Mencio. Levento, e non altro, ci che il saggio at-
godimento sessuale non trattabile direttamente, perch non simbo- tende, attivamente, e ricerca; levento, e non il buon funzionamento o
lizzabile, non inscrivibile nel campo della rappresentazione. la buona simbolizzazione dellaffetto che, fin dallinizio e fino alla fine,
Per Lacan, dunque, il segno smette di essere un gesto espressivo, se si ha il coraggio di essere radicali, non ci sono. Levento, come sotto-
sempre pi o meno ironico, pi o meno disincantato, pi o meno os- lineava Lacan parlando della tyche, pu voler dire anche la sventura
sessionato dalla totalit espressiva, e diventa scrittura, nel senso in cui (Sem. XI, p. 63); e tuttavia la disposizione che si raccomanda attraver-
nel 1971 egli intende la scrittura cinese: come grafema corporeo che si so i detti di Mencio non ne intaccata, perch si attiene, avendo svuo-
affaccia su una duplice figura dellinfinito. Da un lato abbiamo linfi- tato ogni altra possibilit, alla certezza che solo dallevento pu venire
nit del godimento, con cui si apre il seminario cinese; dallaltro abbia- la felicit. Dallevento, non dal benessere.
mo linfinit della catena significante. Non che questo avvenga fin da
subito; perch, come abbiamo notato, occorre tempo. Occorre tempo,
in sostanza, affinch il gesto del corpo, sia esso scrittura o qualsiasi al-
tra arte non importa, come abbiamo desunto da Herrigel, incarni quel-
la disposizione fondamentale che Mencio intende insegnare al principe
e che Lacan considera radicata nello specifico del godimento. Il corpo
scrive il gesto, allora, muovendo con decisione dal nulla da cui provie-
ne: la sua relazione con la prima figura dellinfinito, o con limpossi-
bilit di godersi, la molla di quello che Lacan chiamer anche essere
zimbelli del reale (Sem. XXI, inedito, lezione del 13 novembre 1973); a
partire da qui, il corpo resta sospeso, con decisione, verso il nulla a cui
destinato: la sua relazione con la seconda figura dellinfinito, o con
limpossibilit di dirsi. Tra queste due figure dellinfinito, scrivere, nel
senso precisato, con la giusta disposizione tutto quello che pu esse-
re fatto sotto il cielo (Sem. XVIII, p. 54). In altre parole, si ha solo da
tener fermo allimpossibile, e a nullaltro, con la certezza che questa
lunica certezza che si pu avere, al di l di tutti i contenuti del sapere
e della rappresentazione. Al di l, in una parola, della verit.
E tuttavia la scrittura del corpo, il grafema corporeo, se abbiamo
ben capito che cos, come gi Lacan indicava nella sua prima ricogni-
zione della scrittura mostrando il sasso ritrovato da Piette a Mas dAzil,

27 . Laurent, La lettera e il reale per la psicoanalisi, in La Psicoanalisi, n. 26, pp. 219-262.


Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 249

Interventi di Diplomati dellIstituto freudiano De Saussure

Ferdinand de Saussure (1857-1913) viene considerato il creatore


della Linguistica generale come scienza autonoma e il suo Corso di
linguistica generale,2 tenuto a Ginevra tra il 1906 e il 1911 e pubblicato
Anna Castallo postumo nel 1916 da due suoi allievi,3 comunemente riconosciuto co-
me uno dei capisaldi della linguistica moderna. Tra le grandi innova-
Il soggetto nel linguaggio. zioni apportate da de Saussure alla riflessione tradizionale sul linguag-
Strumenti di linguistica e di logica gio vi stato il collocare la linguistica in un ambito di analisi pi am-
pio, che studiasse la vita dei segni e che lo stesso de Saussure propose
di chiamare semiologia. Nel far ci de Saussure ignorava che Charles
Sanders Peirce (1839-1914), primo esponente della corrente di pensie-
Introduzione ro pragmatista, aveva gi avviato tale studio chiamandolo semiotica (i
due termini sono oggi usati come sinonimi).4
Nel seguito si cercher di approfondire il modo in cui Lacan, per De Saussure definisce della linguistica: la materia, ovvero il lin-
leggere la posizione del soggetto rispetto al sistema dellAltro, ha utiliz- guaggio, linsieme multiforme di tutti i fenomeni linguistici che, come
zato la linguistica strutturale e la logica fregeana.1 tale, non di per s classificabile perch non si saprebbe come enu-
Si inizier col percorrere gli elementi principali dellinsegnamento clearne lunit; loggetto, ovvero la lingua, il sistema linguistico che
di de Saussure e lutilizzo particolare che Lacan fa della linguistica opera in un certo contesto storico e sociale e che si distingue a sua vol-
saussuriana, per poi approfondire altri temi della linguistica del 900 e ta in due aspetti: langue, come istituzione sociale, sistema, grammatica
di logica, che incisero sullinsegnamento di Lacan, con particolare rife- astratta e parole,5 come produzione individuale, atto linguistico con-
rimento da un lato allindicalit e dallaltro al modo in cui il tema della creto, materiale e contingente. Si noti che la langue in quanto sistema
referenza (soggiacente a quello dellindicalit) trattato nella logica pu essere vista come un codice composto da elementi e da regole
fregeana. per il loro impiego, che costituiscono laspetto potenziale del linguag-
gio; la parole, che sempre di un singolo individuo, consiste di struttu-
Il linguaggio e linconscio re che possono essere viste come messaggi formati in base a un dato
codice, la messa in atto effettiva nel discorso delle possibilit offerte in
A met del secolo scorso Lacan inizia unopera che, pur con diver- potenza dalla langue. I termini codice e messaggio saranno utiliz-
se varianti nel corso degli anni, per lungo tempo si proporr di coglie- zati da linguisti successivi e li ritroviamo in Jakobson, da cui prender
re linsegnamento di Freud facendo uso di appigli extra-analitici che spunto Lacan.
fanno riferimento alla linguistica saussuriana e allo strutturalismo di De Saussure ha elaborato il concetto di segno come ununit di si-
cui lo stesso de Saussure precursore. Freud aveva iniziato una pratica gnificato e significante, dove il significato il concetto, lidea che il se-
che faceva del linguaggio il suo campo dazione, Lacan riprendendo gno esprime e il significante unimmagine acustica utilizzata per
linsegnamento di de Saussure si interroga circa la costitutivit del
linguaggio sullessere delluomo.
2 F. de Saussure, Corso di linguistica generale, Edizioni Laterza, Bari 2003.
3 Charles Bally e Albert Sechehaye.
1 Ringrazio la dott.ssa Brusa per il suo prezioso aiuto nella strutturazione di questo scritto e per 4 C. Sini, I filosofi e le opere, Principato, Milano 1979.

avermi indicato alcuni testi senza la lettura dei quali questo articolo non avrebbe potuto nascere. 5 consuetudine dei linguisti mantenere i due termini langue e parole in francese.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 248-272


250 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 251

esprimere il significato. Per la precisione, de Saussure usa il termine La concezione di lingua come sistema, le cui parti vanno considera-
significato per la langue e significazione per la parole, mentre sin- te nella loro solidariet sincronica, uno dei principi che poi saranno
gnificante usato in entrambi i casi. particolarmente rilevanti per lo strutturalismo, che insegna la predomi-
La grande novit del suo pensiero che significato e significante nanza del sistema sugli elementi e cerca di cogliere la struttura proprio
non sono da vedersi come una lista di nomi corrispondenti ad altret- attraverso le relazioni tra questi ultimi.8 Si abbandona lidea che i dati
tante cose: essi sono piuttosto delle classi astratte.6 Per rendere il con- della lingua valgano in quanto si riferiscono a dati oggettivi, ma anche
cetto dellastrazione, de Saussure parla di entit psichiche, da non lidea che essi valgano per se stessi e siano fatti oggettivi, grandezze as-
confondersi con psicologiche.7 Per de Saussure il principio fonda- solute che possono essere considerate isolatamente; essi assumono rile-
mentale della realt linguistica consiste nel fatto che il costituirsi dei si- vanza solo allinterno di un sistema che li organizza uno in rapporto
gnificanti e dei significati non dipende da alcun tipo di realt esterna al allaltro.9 In questo la linguistica di de Saussure precorre lo strutturali-
linguaggio o di sostanza di qualche sorta, ma arbitrario. Ne esem- smo sebbene nella sua opera non sia mai usato il termine struttura
pio, per de Saussure, il fatto che significanti uguali hanno significati di- ma appunto quello di sistema e viene per questo ripresa da diversi
versi in lingue diverse e significati uguali hanno significanti diversi in pensatori del 900. In questa nuova visione per cui ciascun elemento
lingue diverse. Di conseguenza anche il segno stesso, costituito da due non pi tanto rilevante in s, ma in quanto in relazione con un altro
classi arbitrarie, arbitrario. La lingua, quindi, viene vista come feno- elemento sincrono, si riduce fortemente lantica dipendenza della lin-
meno sociale il cui carattere fondamentale la convenzionalit. In altri guistica dalla storia e dalla psicologia, mentre si accentua lorientamen-
termini, in assenza di legami di necessit tra significante e significato, to verso modelli piuttosto logico-matematici, con un metodo che di-
il rapporto che si stabilisce tra di essi puramente convenzionale: si venta sempre pi formale10 e che alimentato dallidea che non esista
tratta di una convenzione sociale. Dallarbitrariet e dalla convenziona- relazione naturale tra luomo e il mondo n tra uomo e uomo.
lit discende anche la propensione alla stabilit o al mutamento della De Saussure distingue rapporti sintagmatici e rapporti associativi
lingua: se la lingua da un lato non legata a una realt sottostante e tra i termini linguistici. Nei primi, un termine acquisisce il suo valore11
quindi pu mutare, dallaltro essa non dipende dal capriccio di singoli, solo perch opposto a quello che precede o a quello che segue: il sin-
ma dalle convenzioni sociali vigenti, quindi gode di una certa stabilit. tagma si compone sempre di pi unit consecutive. Nei secondi, termi-
Tra i diversi tipi di segni, per de Saussure quelli non verbali sono ni diversi si associano nella memoria, sia perch hanno qualcosa in co-
meno arbitrari e immotivati di quelli verbali e se ne osserva una minore mune, sia per altri motivi. I primi hanno per supporto lestensione, i se-
variabilit tra le diverse lingue. Quindi i segni verbali pi di altri sono condi hanno la loro sede nel cervello; i primi sono in praesentia, i se-
solo fondati sul rapporto significato/significante ed hanno maggiore ca- condi no. Questa dicotomia stata successivamente classificata come
rattere segnico, potendo essere per questo il modello di ogni semiologia. sintagmatica-paradigmatica o per contiguit e per somiglianza. Si
Dallarbitrariet discende direttamente laspetto oppositivo dei si- tratta di una delle tante distinzioni di de Saussure che si rivela molto
gnificanti e dei significati: non avendo essi rapporti con una realt sot-
tostante, non si definiscono che in rapporto agli altri elementi ad essi
coesistenti. Similmente, nel gioco degli scacchi un pezzo che andasse 8 . Benveniste, Struttura in linguistica, in Problemi di linguistica generale, Il Saggiatore,

perso potrebbe essere sostituito da qualunque altro oggetto, purch di- Milano 1971.
9 . Benveniste, Uno sguardo allo sviluppo della linguistica, in Problemi di linguistica ge-
verso dagli altri pezzi del gioco che sono ancora sulla scacchiera. Que- nerale, op. cit.
sto fa della lingua un sistema. 10 . Benveniste, Tendenze recenti nella lingua generale, in Problemi di linguistica genera-

le, op. cit.


11 Per valore di un segno si pu intendere la funzione che il segno svolge nellarticolazione con
6 T. De Mauro, Introduzione, in F. de Saussure, Corso di linguistica generale, op. cit. gli altri segni. proprio a proposito del concetto di valore di un segno che de Saussure fa lesempio
7 Ibidem. del gioco degli scacchi e dice che il cavallo pu essere sostituito da un pezzo di uguale valore.
252 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 253

di Lacan del 57 Listanza della lettera dellinconscio o la ragione dopo


Significato Freud, mettono in luce che, nellapplicare la linguistica saussuriana alla
psicoanalisi, quella che Lacan opera , a ben vedere, una trasformazio-
Significante ne radicale della linguistica di de Saussure.13 Questa trasformazione
viene operata attraverso quattro principali aspetti distintivi tra lopera
di de Saussure e lutilizzo che Lacan fa dei suoi termini:
1. scompare un certo parallelismo tra il termine che sopra e quel-
lo che sotto la barra, che vanno a costituire sempre pi nellinsegna-
mento di Lacan due ordini distinti e separati, in un modo che indurisce
unopposizione che per certi versi gi esisteva in de Saussure, ma che
Significante
veniva sempre addolcita dallidea di un segno costituito nella sua indis-
sociabilit, dove significato e significante erano visti come lati di un fo-
glio; e questo anche in termini grafici, poich il significante viene ora
efficace nellanalisi linguistica e che poi verr ripresa da altri autori, co- rappresentato con una S maiuscola e il significato con s minuscola
me si vedr. e in corsivo;
Del segno de Saussure d anche una rappresentazione grafica, dove 2. scompare lellisse che racchiude gli elementi al di sopra e al di
la barra centrale sta ad indicare che significato e significante sono mani- sotto della barra e che simbolizza lunit strutturale del segno;
festamente differenti tra loro: da un lato il concetto e dallaltro limma- 3. si sostituisce allidea di due facce del segno quella di due tappe,
gine acustica; le due frecce stanno ad indicare che significato e signifi- come di due passi di un algoritmo;
cante si richiamano lun laltro, pur opponendosi; lellisse rappresenta la 4. laccento portato sulla barra che separa: lelemento primario e
fondamentale unit del segno: a questo proposito de Saussure parler fondatore il taglio introdotto nel segno. E tale taglio pu essere consi-
anche di significante e significato come di due lati di uno stesso foglio. derato lalgoritmo che fonda la linguistica moderna come scienza.14 In
La relazione tra significante e significato nellopera di de Saussure, altri termini ci che iniziale nel segno viene spostato, dal rapporto tra
che parlava di implicazione reciproca degli aspetti del segno, di una i due elementi indicato dalle due frecce, in quanto essi si richiamano
fondamentale unit del segno linguistico ma anche di unassenza di le- lun laltro a una resistenza che impedisce il passaggio della barra, con
gami di necessit tra significante e significato e di arbitrariet, dar adi- un vero ribaltamento della concezione saussuriana del segno, che si at-
to a una serie di questioni che in effetti costituiranno la causa della na- tua nel momento stesso in cui la si costituisce come scienza.
scita di un ampio dibattito. Da questo nasceranno anche contributi di Questa operazione in Lacan produce come effetto unautonomiz-
autori che in parte ispireranno linsegnamento lacaniano e di cui si dir zazione del significante rispetto allimpostazione saussuriana: il signifi-
qualcosa pi oltre. cante non pi caratterizzato principalmente per essere un elemento

Loperazione di Lacan sulla linguistica saussuriana 13 Nel suo Seminario XX, Lacan user in realt parole di critica verso questo articolo, soprat-

tutto nella sua parte finale, le ultime 30 pagine, del quale per riconosce essere un modello di
In un articolo del 73,12
nelle prime 70 pagine, Lacoue Labarthe e buona lettura (Sem. XX, p. 65).
Nancy, due filosofi vicini a Derrida, attraverso una lettura dello scritto 14 Ne Listanza della lettera, Lacan si rivolge alla linguistica come ad una scienza, specifican-

do subito che una scienza si istituisce non tanto per loggetto della propria analisi quanto per un
algoritmo, un modo di calcolo che la fonda. Per Lacan questo algoritmo va attribuito a de Saus-
12 P. Lacoue-Labarthe e J.-L. Nancy, Il titolo della lettera: una lettura di Lacan, Astrolabio, sure, sebbene esso non si riduca a nessuna delle formule che troviamo nel suo Cours. J. Lacan,
Roma 1980. Listanza della lettera nellinconscio o la ragione dopo Freud, in Scritti, Einaudi, Torino 2002.
254 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 255

del segno, ma per essere un concetto paradossale, quello di significan- dei significanti, come rapporto di buchi di senso. Solo se il sistema, co-
te senza significato, ma che pu avere un effetto di significazione. La me il significante stesso, non ha una sua pienezza, ma procede a sua
cosa viene ben mostrata dalla parodia dello schema saussuriano, realiz- volta da una differenza pura, un buco come lo abbiamo chiamato pri-
zata da Lacan nellIstanza della lettera, con le due porte e la scritta uo- ma, si pu instaurare il gioco dei significanti. E questo significante del
mini donne, dove si vede bene che il significante stesso a produrre buco nel sistema dei significanti, per essere un vero buco, non pu che
la significazione. Il significante un centro irraggiante [...] [che] vie- essere qualcosa che definisce il proprio insieme senza potervisi contare;
ne a riflettere la sua luce nella tenebra delle significazioni incompiu- in fondo una pura operativit, qualcosa che non esiste ma funziona.
te.15 La significazione non passa per ci che significato, ma per il so- Questa nuova visione si arricchisce dei contributi di alcuni dei
lo significante. Tutto ci che dellordine del significato resta dal lato principali esponenti dello strutturalismo linguistico come mile Ben-
delle tenebre e dellincompiuto e finisce per essere effetto secondario e veniste (1902-1976), celebre linguista francese dello scorso secolo e Ro-
prodotto delloperazione significante di cui non contemporaneo e al- man Jakobson (1896-1982), uno dei fondatori del Circolo linguistico di
la quale non partecipa. Praga, laltra grande sorgente dello strutturalismo linguistico, che si era
Cos il segno in Lacan riceve un trattamento che arriva a distrugge- proposto di unificare la semiologia ispirata allo strutturalismo di de
re in lui ogni funzione rappresentativa del significato in s. Pi precisa- Saussure con la semiotica fondata da Peirce.16
mente, ci che nellesempio fatto da Lacan fonda il processo nel suo
insieme una separazione materiale tra posti distinti (la differenza dei Il rapporto tra significante e significato per Jakobson e Benveniste
sessi). Il significante non rinvia a uomini e donne in s e per s, ma alla
differenza stessa dei sessi. Il significante la differenza dei posti, isti- Gi nel 39, Benveniste17 aveva fatto una critica allarbitrariet
tuisce questa differenza. Si tratta di una catena di segni differenziali saussuriana, osservando che de Saussure nel definire tale concetto sa-
che marcano solo le posizioni reciproche e le relazioni (attraverso le rebbe stato vittima di un errore logico. Per Benveniste, de Saussure di
quali come effetto secondario si fabbricano dei sensi). La logica simbo- fatto spiega lestrema variabilit delle lingue, ma in qualche modo mo-
lica una logica della differenza. Il significante quindi non pi laltra stra di fare comunque riferimento a una realt oggettiva che nel suo
faccia del segno rispetto al significato, ma un buco strutturale, dove il insegnamento e nel suo ragionamento presa implicitamente come as-
termine buco secondo i due autori viene utilizzato da Lacan per mette- se di riferimento. In particolare, in tutto lesempio che fa de Saussure
re meglio in luce la logica differenziale pura (e per evitare il termine di per giustificare larbitrariet di significante e significato, egli fa riferi-
marque che forse sarebbe stato pi chiaro, ma avrebbe potuto pro- mento solo alla differenza delle lingue, mostrando cos che lelemento
durre un effetto di senso sostanziale, positivo). un buco, un ele- cardine del proprio discorso una supposta realt naturale rispetto al-
mento differenziale puro, che determina lintero ordine significante, la quale le lingue sono diverse, ci che dimostra larbitrariet del se-
spostando ci che iniziale nel segno dal rapporto tra i due elementi gno inteso nel suo insieme e non larbitrariet nel legame tra signifi-
significante e significato a una resistenza (che nella natura stessa del cante e significato. Secondo Benveniste, se si va a guardare alle due
significante come buco, come differenza pura) che impedisce lattra- componenti del segno, tra significante e significato il rapporto del
versamento della barra. tutto necessario: in unentit con una doppia faccia non si pu agire
Si noti, sottolineano i due autori, che se il sistema dei significanti su una di esse lasciando inalterata laltra, tra esse c un intreccio indi-
la condizione di possibilit della parola, lesistenza nel sistema stesso di stricabile; per esempio, nella coscienza di un francese il concetto
un significante della mancanza fondamentale perch si ordini il gioco bue necessariamente uguale allinsieme fonico bf. Daltro can-

16 C. Sini, I filosofi e le opere, op. cit.


15 Ivi, p. 495. 17 . Benveniste, Natura del segno linguistico, in Problemi di linguistica generale, op. cit.
256 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 257

to, Benveniste, grande ammiratore dellopera di de Saussure, ci tiene a Si pu dire forse che sia nella critica di Benveniste sia nei casi
sottolineare che la migliore testimonianza della fecondit di una dot- particolari rilevati da Jakobson si ha una certa rigidit del rapporto
trina sta nel generare la contraddizione che la fa progredire18 ed egli tra significante e significato. In questi casi i significanti assumono
si fa portatore del compimento del destino di de Saussure, di trasfor- piuttosto un valore assoluto e testimoniano cos dellimpossibilit di
mare la linguistica.19 articolarsi di un discorso in cui vengono messi in tensione con altri si-
Nel 4120 anche Jakobson approfondisce e rivede la questione del gnificanti. Questa rigidit, questo intreccio indistricabile tra S e s per
legame tra significante e significato posta da de Saussure, ponendo Benveniste e tra S e s0 o tra S0 e s per Jakobson, se si confronta con
piuttosto laccento sulla isolabilit dei due componenti del segno.21 De lutilizzo e limpostazione che d Lacan alla linguistica di origine
Saussure, come si detto, sosteneva limplicazione reciproca dei due saussuriana, appare come il venir meno di quello che in Lacan sar lo
aspetti del segno. Jakobson si interroga sullaffermazione di de Saussu- scivolamento continuo del significato sotto la catena significante.
re secondo cui non vi possibilit di isolare uno dei due elementi tra Emerge cos una pi ampia gamma di letture che possono essere date
significante e significato, perch essi, appunto, si qualificano reciproca- del segno e di cui quelli descritti dai due autori possono essere visti
mente. Quindi cerca, trovandoli, degli esempi in cui si pu isolare un come un caso particolare. Si tratta comunque di un caso di grande in-
significante oppure un significato. Il primo esempio di significante iso- teresse, in quanto apre a riflessioni su diverse possibili posizioni sog-
lato dal significato si pu avere nel caso in cui una nuova parola sia sta- gettive nel linguaggio.
ta creata, ma non si sia deciso il suo significato, se non che essa diver-
sa dagli altri significanti del codice (per esempio sembra essere il caso Il soggetto del linguaggio
del neologismo); il secondo esempio di significato isolato dal signifi-
cante si pu avere invece in unafasia del codice, in cui un dato signifi- Deissi e strutturalismo linguistico
cante non pu essere ricordato e usato, pur se si sa che esso esiste al- Peirce, come si detto, fondava la semiotica negli stessi anni di de
meno nellinterlocutore (cosa che, come si vedr, manifesta nel pazien- Saussure. Cosa che rende questo autore molto interessante per gli
te una difficolt di accesso alla metafora22). In entrambi i casi, Jakob- strutturalisti, che si ponevano il problema di come realizzare unindagi-
son sottolinea che non si pu parlare di abolizione di uno dei due ter- ne sulle propriet del simbolo nellinsieme delle scienze che operano
mini, ma di una riduzione a zero dello stesso.23 Quindi si avr in un ca- con forme simboliche.24 La lingua diventa con Peirce e con de Saussu-
so S0 e in un altro s0. re un sistema semiotico, elemento in comune con linsieme dei fenome-
ni sociali che costituisce la cultura.25
18
Mentre la rappresentazione del segno secondo de Saussure basa-
Ivi, p. 68.
19 . Benveniste, Saussure cinquantanni dopo, in Problemi di linguistica generale, op. cit. ta sulla distinzione tra significante e significato, Peirce defin invece il
20 R. Jakobson, Linguaggio infantile e afasia, Einaudi, Torino 2006. segno come il risultato dellinterazione fra tre elementi: il veicolo se-
21 Inoltre, nelle sei lezioni tenute nel 42-43 a New York, Jakobson far sua la critica di Ben-
gnico, linterpretante (elemento di mediazione) e loggetto reale o re-
veniste, specificando che il nesso tra significante e significato necessario, ma solo per quanto ri-
guarda il legame tra S ed s che poggia sulla contiguit e non per quanto riguarda quello che pog- ferente.26 Si osservi che in Peirce non c rapporto diretto fra veicolo
gia sulla somiglianza. Si tratta quindi di una distinzione tra dimensione sintagmatica, rispetto alla segnico e referente: in mezzo c sempre una mediazione, una chiave
quale vi un legame di necessit, e dimensione paradigmatica, rispetto alla quale vi un legame daccesso alla realt. Peirce aveva elencato tre classi di segni ricavate
facoltativo. Il concetto, comunque, non viene approfondito molto dallautore, che si limita a rile-
vare la complessit della questione. La linguistica e le scienze delluomo, in R. Jakobson e C. da tre corrispettive categorie logiche: le somiglianze (che poi chiamer
Levi-Strauss, La linguistica e le scienze delluomo. Mito e significato, Il Saggiatore, Milano 2011.
22 R. Jakobson, Due aspetti del linguaggio e due tipi di afasia, in Saggi di linguistica gene-

rale, Il Saggiatore, Milano 2012. 24 . Benveniste, Problemi di linguistica generale, op. cit.
23 Si tratta di unapplicazione della teoria dellinformazione, che specifica la presenza con un 25 . Benveniste, Saussure cinquantanni dopo, in Problemi di linguistica generale, op. cit.
+, lassenza con un - e la non pertinenza con uno 0. 26 M. Bonfantini (a cura di), Charles Sanders Peirce Opere, Bompiani, Milano 2003.
258 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 259

icone), i simboli e gli indici. Approfondiremo questi ultimi che sono Jakobson nel 57 pubblica un lavoro,31 che era gi in elaborazione
di maggiore rilevanza per loggetto di questo scritto. Per Peirce si han- dal 50, in cui per parlare dei deittici usa il termine shifter (usato per
no gli indici, o lindicazione, quando c un nesso reale o fisico che la prima volta da Jespersen nel 2232 e tradotto in italiano con com-
rinvia a qualcosa, per esempio il galletto che indica la direzione del mutatore) per sottolineare la capacit di questi operatori di spostarsi
vento sarebbe un indice.27 Per Peirce, quindi, lindice viene considera- da un termine a un altro.33 Per Jakobson gli shifter si distinguono da
to alla stregua di un indicatore fisico28 e rappresenta il collasso del se- tutti gli altri costituenti del codice linguistico non tanto perch man-
gno nelloggetto, instaurando una relazione diretta tra un oggetto del- chino di un significato costante e generale, come aveva sostenuto Hus-
la realt e la mente dellessere umano, che farebbe eccezione allassen- serl34 (infatti nota Jakobson per esempio il significato generale del
za di rapporto diretto e alla necessit di un elemento di mediazione di pronome io il mittente del messaggio e quello del tu il destina-
cui si detto sopra. Sar Burks29 a ridefinire gli indici separando gli tario del messaggio), ma per la loro obbligatoria referenza al messaggio
indicali fisici da quelli linguistici. Ad esempio un barometro per Peir- dato. Essi costituiscono una categoria complessa, nella quale codice e
ce sarebbe un segno indicale della pressione, mentre Burks sottolinea messaggio si accavallano. Si tratta di elementi del codice il cui significa-
esserne leffetto, ma non il segno. Per Burks i termini indice sono sem- to generale non pu essere definito che in riferimento al messaggio.
pre espressioni verbali e, nellambito di tali espressioni, si caratterizza- Per questo passaggio di una certa complessit dal codice alla sua messa
no per il fatto di fare riferimento a situazioni spazio-temporali o alle in atto effettiva nel discorso, che anche produzione individuale e atto
persone che emettono o ricevono lenunciato. Si tratta, per esempio, linguistico concreto materiale e contingente, essi sono tra le acquisizio-
di pronomi personali, aggettivi dimostrativi, avverbi di tempo e luogo, ni pi tardive del linguaggio infantile. Si distinguono dagli altri simboli
ecc. Si mette cos in luce una relazione semiotica tra segno indicale e per il loro necessario legame con il messaggio.
oggetto indicato, spostando il dibattito sugli indici nellambito della Quindi con gli shifter Jakobson sposta la questione dal rapporto
linguistica. tra significato e significante al rapporto tra codice e messaggio, tra
Quindi Peirce ha aperto la questione dellindicalit ed a partire langue e parole, operazione che permetter di introdurre il concetto di
dalla sua opera che si introduce nel dibattito della linguistica il concet- discorso.
to di termini indice;30 questi termini sono chiamati anche deittici, da Benveniste, nel 56, scrive un articolo sulla natura dei pronomi, che
deissi, derivato dal greco (dexis, indicazione), e interroga- in fondo accentua quanto gi avviato dallopera di Jakobson. Per Ben-
no sulla possibilit di ancorare con degli indici appunto il discorso veniste i pronomi, ma anche altre voci deittiche, si differenziano da tut-
ad una specifica realt e di aggirare o di trattare in qualche modo te le designazioni che la lingua articola, perch essi non rimandano n
quanto sollevato dallarbitrariet saussuriana. Ne consegue che una a un concetto n a un individuo: a che cosa si riferisce allora io? A
volta acquisita larbitrariet saussuriana, sorge il problema di come es- qualcosa di particolarissimo, che esclusivamente linguistico: io si rife-
sa si manifesti nel caso dei deittici. Su questo tema si esprimono anche risce allatto di discorso individuale nel quale pronunciato, e ne desi-
Benveniste e Jakobson.
31 R. Jakobson, Commutatori, categorie verbali e il verbo russo, in Saggi di linguistica ge-
27 In realt le definizioni del concetto di indice negli scritti di Peirce sono diverse ed diffi- nerale, op. cit., p. 149.
cile dire quale fosse quella ufficiale. N. Suxacev, O semiotike C. S. Pirsa. Trojstvennyj znak v uni- 32 O. Jespersen, Language: Its Nature, Development, and Origin, G. Allen & Unwin Ltd.,

versume reprezentacij, Nauka, San Pietroburgo 2003. Londra 1922.


28 A.-W. Burks, Icon, Index and Symbol, Philosophy and Phenomenological Research, 9, 33 Riprendendo larricchimento dellopera di Peirce realizzato da Burks, Jakobson considera

1949. questi operatori dei simboli-indice in quanto, pur essendo degli indici, come i simboli di Peirce
29 Ibidem. sono associati alloggetto secondo una regola convenzionale, sono cio indici di carattere lingui-
30 A. Keidan e L. Alfieri (a cura di), Deissi, riferimento, metafora: questioni classiche di lin- stico.
guistica e filosofia del linguaggio, F.U.P., Firenze 2008. 34 E. Husserl, Ricerche logiche, Il Saggiatore, Milano 1968.
260 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 261

gna il parlante.35 Queste forme pronominali non rimandano n alla Secondo Benveniste, gli indici fondano il discorso individuale in
realt n a posizioni oggettive nello spazio o nel tempo, ma allenun- cui ogni parlante assume su di s lintero linguaggio38 e si appropria
ciazione, ogni volta unica, che le contiene, e [...] [riflettono] cos il lo- dellintera lingua designandosi come io;39 senza di essi vi sarebbero
ro proprio uso.36 Per poter affermare questo Benveniste opera una di- tante lingue quanti individui. Per il linguista, attraverso il pronome il
stinzione tra diversi tipi di termini indice e afferma che solo alcuni tra parlante chiamato niente di meno che ad assumere su di s lintero
quelli che classicamente sono stati fatti rientrare nella categoria degli linguaggio; potremmo dire che in qualche modo il parlante, facendo
indici sono da ritenersi effettivamente tali. Infatti vi sono indicatori che della lingua un discorso individuale, fa propria la struttura della lingua.
sono in relazione con la presente situazione di discorso, quali possono Si rafforza ulteriormente la constatazione che la questione dei deittici e
essere io, tu, qui, ora, ieri, tre giorni fa, ecc., ed altri che si riferiscono quella della soggettivit che essa porta con s legata alla posizione
invece a oggetti, tempi e luoghi diversi, che rimandano a situazioni di- che il soggetto assume rispetto allAltro.
verse o oggettive, come egli, l, allora, il giorno stesso, ecc. Gli indici Gi in altre occasioni40 Benveniste si era posto la questione squisi-
per Benveniste sono solo quelli del primo gruppo, che non si riferisco- tamente strutturalista di dove cominci il linguaggio, di come luomo si
no a un oggetto reale, perch si riferiscono sempre e solo a una realt delimiti attraverso tale inizio e di come lo stesso pensiero umano riceva
di discorso e in questa realt quello che essi designano precisamente forma solo a partire dal linguaggio.41 Secondo lautore non possiamo
il punto di enunciazione del discorso. Si noti che lio che enuncia e il tu mai cogliere luomo separato dal linguaggio.42
al quale lio si rivolge sono ogni volta unici, mentre legli pu riferirsi a Nello stesso anno in cui Benveniste scrive sui pronomi personali
chiunque.37 Si coglie da subito che la questione dei deittici va ad in- Jakobson, nel suo scritto Due aspetti del linguaggio e due tipi di afasia,43
trecciarsi intimamente con la questione della soggettivit. Aggiunge mette in luce come sia il linguaggio nella sua struttura e il modo in cui
Benveniste che si tratta di segni vuoti, che diventano pieni una volta vi entra il soggetto, e non la genetica, a influenzare determinate mani-
che il parlante li assuma identificandosi con la persona unica che pro- festazioni afasiche. Jakobson, prendendo spunto da de Saussure, sotto-
nuncia io e ponendosi cos come soggetto. Segni vuoti, non referenziali linea una duplice attivit nel linguaggio: da un lato la selezione delle
in rapporto a una realt, privi di referenza materiale (netto cambia- unit linguistiche e dallaltro la loro combinazione in unit pi com-
mento rispetto allindicalit di Peirce che costituiva una forma di col- plesse. Lautore, applicando questa visione del linguaggio a delle evi-
lasso tra il segno e un oggetto della realt), essi non solo si riferiscono denze cliniche,44 legge ognuna di esse come il risultato di un modo par-
unicamente a una realt di discorso, ma hanno proprio il compito di ticolare di stare al mondo del paziente, di un modo particolare di in-
convertire il linguaggio in discorso e di organizzare le relazioni spazio- gresso nel linguaggio. Pi precisamente: la selezione la scelta dei si-
temporali intorno al soggetto.
In realt Benveniste nota che vi possono essere degli enunciati di 38 . Benveniste, La natura dei pronomi, in Problemi di linguistica generale, op. cit., p. 305.
discorso che sfuggono ad una condizione personale, rimandando, spes- 39 . Benveniste, La soggettivit nel linguaggio, in Problemi di linguistica generale, op. cit.,
so attraverso la terza persona o altri accorgimenti linguistici, a situazio- p. 314.
40 . Benveniste, Comunicazione animale e linguaggio umano, in Problemi di linguistica
ni non personali; si tratta di una soluzione spesso adottata nellambito generale, op. cit.
del linguaggio scientifico. 41 . Benveniste, Categorie di pensiero e categorie di lingua, in Problemi di linguistica ge-

nerale, op. cit.


42 . Benveniste, La soggettivit nel linguaggio, in Problemi di linguistica generale, op. cit.,

p. 111.
35 . Benveniste, La soggettivit nel linguaggio, in Problemi di linguistica generale, op. cit., 43 R. Jakobson, Due aspetti del linguaggio e due tipi di afasia, in Saggi di linguistica gene-

p. 314. rale, op. cit.


. Benveniste, La natura dei pronomi, in Problemi di linguistica generale, op. cit., p. 304.
36 44 Pubblicate da K. Goldstein, Language and Language Disturbances: Aphasic symptom com-

. Benveniste, Struttura delle relazioni di persona nel verbo, in Problemi di linguistica


37 plexes and their significance for medicine and theory of language, Grune & Stratton, New York
generale, op. cit. 1948.
262 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 263

gnificanti e viene fatta nellambito del codice; la combinazione la as- nica di questo tipo di riflessioni, a seguito delle quali si passa dal dare
sociazione di parole in frasi e di frasi in periodi, che avviene nel mes- rilievo alla fenomenologia al dare rilievo alla posizione dalla quale par-
saggio. Quindi si pu dire che nella combinazione gli elementi sono in la il soggetto e dalla quale si assume, se la assume, la responsabilit del
un rapporto di contiguit, mentre nella selezione sono in un rapporto linguaggio.
di similarit, di sostituzione. Il linguaggio nei suoi diversi aspetti opera Nel suo intervento del 1 febbraio 1967 al Seminario di Lacan,46
con entrambi i tipi di rapporto. Jakobson fa un ulteriore chiarimento sui pronomi personali in cui os-
Nella clinica delle afasie, osserva Jakobson, si possono distinguere serva che nel bambino lacquisizione del pronome una tappa rivolu-
disturbi della similarit e disturbi della contiguit. E sebbene le variet zionaria, poich significa poter andare ad occupare una posizione in-
di afasie siano diverse, Jakobson osserva che tutte oscillano tra questi tercambiabile. Prima egli lunico, poi dal momento in cui scopre che
due tipi antitetici, che in fondo corrispondono al polo metaforico e pu essere io allo stesso modo in cui lo pu essere un altro, di fatto
metonimico. scopre che lio non che lautore del messaggio in questione. E che lui
Jakobson considera che il prevalere di uno di questi due tipi di non lio, ma il soggetto del discorso.47
connessione riveli lo stile personale di un soggetto. A questo proposito Si noti che diversi anni prima di de Saussure, nel 1884,48 per moti-
egli fa lesempio di un romanziere russo che ha avuto uno sdoppiamen- vi sostanzialmente diversi, Gottlob Frege (1848-1925) aveva articolato
to della personalit e considera questa forma clinica come una manife- una logica che verr utilizzata da Lacan per approfondire ci che era
stazione dellincapacit di servirsi di due simboli per la stessa cosa ov- gi stato toccato dagli strutturalisti attraverso la deissi: il rapporto, ap-
vero di un problema nella sostituzione; rivedendo lo stile giovanile del punto, del soggetto con il proprio discorso.
romanziere, Jakobson vi coglie effettivamente una notevole prevalenza
della metonimia. Questa lettura che d Jakobson dellesempio consiste Logica matematica di Frege
di fatto in una lettura della follia come un effetto del rapporto che il
soggetto intrattiene con il linguaggio. La cosa particolarmente interes- La svolta strutturalista, come si accennato, da un lato ha allonta-
sante che nelle descrizioni che Jakobson d dei comportamenti dei nato la linguistica da discipline come la storia e la psicologia, dallaltro
soggetti colpiti dai due tipi di afasia, si riscontrano molti aspetti feno-
menologici della clinica delle psicosi.45 Si coglie quindi la rilevanza cli- Nei disturbi della contiguit, ovvero della combinazione: il malato perde le regole sintattiche
(per esempio prevale infinito e nominativo) e le frasi diventano un mucchio di parole; sopravvivo-
no piuttosto le frasi fatte, al limite la frase tende a una ipersemplificazione, arrivando a una sola
45 Pi precisamente nei disturbi della similarit, ovvero della selezione: il malato afferra le parola; scompaiono per prime le parole con funzioni puramente grammaticali come preposizioni,
parole nel loro significato letterale e non in quello metaforico; i raggruppamenti semantici sono pronomi, ecc.; al limite si pu perdere anche la parola e pu restare solo il fonema, col che la pa-
guidati dalla contiguit spaziale o temporale, ovvero dalla metonimia, piuttosto che dalla simila- rola pu essere identificata, distinta, riprodotta, ma non compresa, assumendo la funzione pura-
rit; il malato perde il metalinguaggio, il codice, motivo per cui spesso c una perdita della capa- mente distintiva che appartiene di norma al fonema (ivi, p. 39); il paziente opera molto con le si-
cit di esprimersi in un linguaggio condiviso con linterlocutore le cui parole possono sembrare in militudini e le metafore; pi presente nel discorso la parola che non dipende dal contesto.
casi estremi suoni, si sente la voce ma non le parole; vi contestualmente una perdita della capa- 46 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XIV. Logique du fantasme, 1966-1967, inedito.

cit poliglotta e spesso la riduzione della lingua a una sola variet dialettale; il malato se la cava 47 Nello stesso intervento afferma che unaltra importante tappa infantile quella della pre-

meglio se la sua espressione dipende dal contesto o dalle altre parole della frase ed pi in diffi- dicazione, in cui si instaura una libert individuale: a un soggetto si pu attaccare un predicato.
colt se la sua frase non risponde n alla replica di un interlocutore n alla effettiva situazione del Certo scelto nellambito del codice, ma scelto liberamente, dove la libert il diritto di fare ci
momento; una parola isolata dal contesto non significa niente per il paziente; al contempo se si che le leggi permettono (traduzione nostra). Questa e altre considerazioni di Jakobson sulle tap-
chiede al malato di nominare un oggetto indicato o disegnato, ne dice la funzione, per es per scri- pe infantili del linguaggio (R. Jakobson, Linguaggio infantile e afasia, op. cit.) sono di grande inte-
vere, invece che matita: questi malati non riescono, come direbbe Peirce, a passare da un indice resse per cogliere delle sfumature del processo di entrata del soggetto nel discorso e del suo posi-
o da unimmagine al simbolo verbale corrispondente (R. Jakobson, Due aspetti del linguaggio zionamento rispetto allAltro.
e due tipi di afasia, in Saggi di linguistica generale, op. cit., p. 32); il paziente tende a sostituire un 48 G. Frege, I fondamenti dellaritmetica. Unindagine logico-matematica sul concetto di

nome specifico con un nome molto generico, es: cosa o pezzo; nello stadio pi estremo solo lossa- numero, in L. Geymonat e C. Mangione (a cura di) Logica e aritmetica, Bollati Boringhieri, Tori-
tura, gli anelli di connessione della comunicazione sono conservati. no 1965.
264 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 265

ha favorito un maggiore riferimento a discipline come la logica e la ma- dei segni indicali minore o comunque diverso.51 Ci non toglie che,
tematica. Di conseguenza lopera di logici come Russell e Wittgenstein come si vedr, linteresse dei fondatori di questa disciplina, in partico-
fu di rilevante interesse per i linguisti strutturalisti, orientati come era- lare di Frege, per il fondamento delle serie matematiche potr avere
no verso una rigorosa scomposizione di ciascun enunciato e di ciascun delle applicazioni linguistiche che permetteranno di fare unanalisi an-
elemento in unit pi semplici per isolare le unit distintive pi rile- cora pi raffinata della posizione del soggetto nel linguaggio, rispetto a
vanti per lanalisi.49 Tale opera, che avrebbe preso il nome di filosofia quella gi trattata e svolta dagli esponenti della linguistica strutturale.
analitica, aveva preso spunto e avvio dai contributi di Frege, che alla Guardiamo, quindi, in particolare allopera di Frege. Egli ne I Fon-
fine dell800 aveva realizzato un importante avanzamento nel campo damenti dellaritmetica del 1884 e ne I Principi dellaritmetica, il cui pri-
della logica. Agli inizi del 900 erano stati appunto pensatori come Rus- mo volume compare nel 1893 e il secondo nel 1903,52 si propone di de-
sell, Wittgenstein e altri a contribuire alla nascita della filosofia anali- rivare le leggi dellaritmetica da un sistema di assiomi, attraverso un
tica, che avrebbe poi avuto una sua vita e tradizione fino ai giorni no- puro calcolo logico e facendo a meno di intuizioni. Si tratta dello sfor-
stri. Fu molto presente in questo processo il Circolo di Vienna, movi- zo di dare una fondazione rigorosamente logica allaritmetica, cui cor-
mento organizzato da Schlink nel 22 e animato da filosofi e scienziati, risponde lesigenza di una lingua ideale il pi possibile formalizzata
che si proponeva di applicare il nuovo metodo logico ai tradizionali ed esente da ambiguit di senso, esigenza che avr anche esito nellope-
problemi filosofici. Alle sedute del Circolo parteciparono tra gli altri ra del 22 ber Sinn und Bedeutung, di cui si dir pi oltre. Lopera di
Carnap, Gdel, Quine. Frege, con questo scopo, separ nel linguaggio il mondo degli oggetti
Va detto che la filosofia analitica del linguaggio, pur lavorando sul- logici (costruiti come termini di un linguaggio rigoroso) dalla dimen-
lo stesso oggetto della linguistica generale fondata da de Saussure, ave- sione psicologica, dalle strutture della mente che li pensi, con effetti di
va con questa una profonda differenza nei suoi scopi ultimi: essa gi antipsicologismo simili a quelli sortiti poi dallo strutturalismo, sebbe-
nellopera di Frege era volta ai fondamenti delle scienze astratte e ne, come si detto, sviluppati in un contesto filosofico diverso e fina-
quindi si occupava solo delle categorie generali; per questo motivo es- lizzato a risultati diversi. Pi precisamente, nei suoi Fondamenti Frege
sa viene anche chiamata filosofia del linguaggio ideale. Tale caratteri- in fondo mette in discussione tutta una tradizione filosofica che aveva
stica ha condotto a una vera e propria incomunicabilit,50 in particola- cercato di definire il concetto di numero in base a come esso sorge nel
re in certi campi di analisi, quali per esempio proprio lo studio della pensiero di un ipotetico soggetto che fa varie operazioni fondamentali
deissi (termine proprio della linguistica che nella filosofia analitica so- come aggiungere, nominare, unire. La rivoluzione fregeana consiste
stituito dalla teoria degli indicali entrambe le espressioni sono sta- nellevitare questa presupposizione e nel fare appello alla sola logica, a
te usate per la prima volta da Peirce ); infatti nel linguaggio ideale del- una logica che non si sostenga che su se stessa, cosa che, come si vedr,
le scienze astratte, almeno nella formulazione dei fondatori, non vi so- lo condurr direttamente a lavorare sul concetto di zero di cui il pre-
no riferimenti ai soggetti parlanti: nel linguaggio ordinario i segni deit- cedente psicologismo aveva permesso di fare a meno e a preparare il
tici diventano indispensabili per la disambiguazione degli enunciati e la campo ai teoremi dellincompletezza di Gdel.
loro interpretabilit immediata, proprio perch il linguaggio ordinario Nel Seminario XII,53 nella lezione del 27 gennaio 1965, in cui inizia
composto di atti linguistici concreti e contingenti; invece nel linguag- ponendo il problema di come nel rapporto del soggetto con lAltro si
gio ideale dove gli enunciati descrivono e verificano concetti, il ruolo

51 Ibidem.
49 . Benveniste, Tendenze recenti nella lingua generale, in Problemi di linguistica genera- 52 G. Frege, I principi dellaritmetica, derivati in forma ideografica in L. Geymonat e C.
le, op. cit. Mangione (a cura di), Logica e aritmetica, op. cit.
50 A. Keidan e L. Alfieri (a cura di), Deissi, riferimento, metafora: questioni classiche di lin- 53 J. Lacan, Le Sminaire. Livre XII. Problmes cruciaux pour la psychanalyse, 1964-1965, ine-

guistica e filosofia del linguaggio, F.U.P., Firenze 2008. dito.


266 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 267

ponga una funzione essenziale di miraggio, Lacan d la parola a Yves mostra la successione dei numeri naturali. Il successore prodotto dal-
Duroux, che sviluppa un intervento sui Fondamenti di Frege e in parti- lemergenza dellinsieme vuoto come zero e dello zero come uno.
colare sulla successione dei numeri naturali interi; questo intervento Lelemento fondamentale per lesistenza della serie dei numeri il
precede quello di Miller sullo stesso argomento, fatto nella lezione del fatto che sia evocato un oggetto non identico a se stesso a cui viene as-
24 febbraio dello stesso Seminario, che sar poi pubblicato in Cahiers segnato il nome zero, ovvero il fatto che si produca un nome dove era
pour lAnalyse e tradotto in italiano nel 2010 con il nome di La sutura. pura assenza. questa operazione, capace di far funzionare ci che
Miller tratta del rapporto dello zero con la successione dei numeri non esiste attraverso il nome dello zero, che rompe ogni legame della
naturali come del rapporto tra il soggetto e il suo discorso e definisce logica con un referente, permettendo di fondare una logica fregeana
sutura proprio il rapporto tra il soggetto e la catena del suo discor- (cio una logica che come voleva Frege non si sostiene che su se stessa
so,54 ovvero il rapporto in genere tra la mancanza e la struttura di cui e fa a meno quindi di ogni referenza) e di fondare con essa la succes-
essa elemento,55 definizioni su cui si cercher di fare maggior luce sione dei numeri naturali.
nel seguito. Si noti intanto che si tratta dello stesso concetto di cui ave- Si noti che nel passaggio dallo zero alluno, questultimo sta per
vano trattato Benveniste e Jakobson attraverso i deittici ma, come si ve- lunit del concetto di insieme vuoto, esso cio designa la denotazione
dr, nella trattazione che ne fa Miller, il rapporto tra il soggetto e il suo vuota, lunica cosa designabile, dal momento in cui lo zero ha tagliato
discorso sar messo in luce non solo facendo riferimento a un segno ogni rapporto con un referente esterno al linguaggio. Se il riferimento
vuoto, ma cogliendo laspetto paradossale che giace sotto tale segno e a ogni possibile essenza del soggetto perduta per sempre, questa
le diverse componenenti che lo animano, fino ad arrivare a distinguere perdita pu per essere designata da un significante, il significante del-
la funzione del nome da un lato e la lettera dallaltro, articolandoli nel- la mancanza, che nella logica fregeana anche tratto unario.
lo stesso rapporto in cui nella logica fregeana sono lo zero e luno. Ac- Fu proprio a proposito di un assioma di cui fa uso Frege nei Fon-
cenniamo come. damenti, e che viene utilizzato nellassegnazione a un concetto di una
Frege definisce lo zero come lestensione56 di ogni concetto con- relativa estensione, che Russell mosse la sua famosa critica: se definia-
traddittorio in quanto non identico a se stesso ovvero definisce lo zero mo il concetto di insieme che non comprende se stesso, allora lesten-
come il numero che qualifica lestensione dellinsieme vuoto: il nome sione di questo concetto contraddittoria: a volte apparterr a se stes-
dato al niente. sa, a volte no. esattamente quello che accade allo zero di Frege, defi-
Ma una volta istituito lo zero numero, se di tale numero costruiamo nito come linsieme vuoto, che quindi non comprende se stesso, e poi
il concetto, si tratta allora di un concetto che ha come solo e unico og- chiamato in causa come concetto in s (il concetto degli insiemi che
getto il numero zero. Quindi definito lo zero si ha luno. stato pro- non comprendono se stessi, si potrebbe dire) quando si tratta di far na-
dotto lo zero e luno. scere il numero uno. Loggetto zero contraddittorio, perch cade sot-
In altri termini, Frege definisce lo zero come lestensione di ogni to il concetto di zero, ma non uguale a zero, uno. da questo gioco
concetto contraddittorio, rendendo cos lo zero un oggetto logico e as- di contraddizioni allorigine che si genera linizio di quella che sar la
segnando ad esso un numero. Poi definisce luno a partire dallo zero. successione dei numeri. Per, ci che in quel periodo crea un proble-
Da cui esistono due oggetti logici. A questo punto se esistono zero e ma alla fondazione rigorosamente logica dellaritmetica proprio quel-
uno, allora esiste il due e cos via. Cos a partire dallo zero, Frege di- lo che rende lo zero fregeano cos interessante per la psicoanalisi.
Riassumendo, la metafora, nome assegnato allinsieme vuoto, pro-
duce un nome dove era una pura assenza. Questo nome pu essere
54 J.-A. Miller, La sutura, in Un debutto nella vita da Sartre a Lacan, Edizioni Borla, Roma
contato per uno, costituisce ununit e fa quindi da supporto al tratto
2010, p. 91.
55 Ivi, p. 92. unario. Lo zero per, per come definito (insieme di ci che non
56 Linsieme degli oggetti cui il concetto attribuibile. identico a se stesso), resta sempre escluso da ogni unit sebbene la fon-
268 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 269

di. Da ci segue che il tratto unario, sancisce ununit che non pu che collegato, oltre a ci che designato, e che potrei chiamare la denota-
essere esclusa da se stessa. Contestualmente e come effetto di questa zione [Bedeutung] del segno, anche ci che chiamerei il senso [Sinn]
esclusione interna della soggettivit a se stessa, si costituisce linconscio del segno, e che contiene il modo in cui loggetto viene dato.60
come discorso dellAltro. In fondo la Bedeutung va a toccare il tema della designazione aper-
La successione dei numeri, cos come definita da Frege, si pu dire to da Peirce con gli indicali, per cos come posta nellopera di Frege
una metonimia dello zero che prende avvio dalla sua metafora. Vista si presta ad unarticolazione molto pi raffinata. Dopo La sutura ci ac-
cos si coglie che la successione dei numeri fregeana va a toccare punti corgiamo che i temi di ber Sinn und Bedeutung hanno a che fare con
nevralgici dellanalisi linguistica avviata da Jakobson e ripresa da La- quelli gi incontrati nei Fondamenti. Frege in due contributi molto di-
can. Nel rapporto che lo zero ha con la successione dei numeri, cio, si versi tocca lo stesso punto limite. La lettura linguistica che d Miller
ritrova il rapporto che ha il soggetto con la catena significante. Un ele- della successione dei numeri, come successione di significanti, mostra
mento escluso dal discorso, non identico a s, ma che genera larticola- che lavvio del Sinn risiede nella sostituzione del nome alloggetto non
zione, il discorso, e che si posiziona in esso attraverso la metafora e la identico a se stesso. Mentre la Bedeutung, punto della verit ma privo
metonimia. Tutto lascolto analitico mirato a cogliere come per il sog- di ogni senso perch preesistente al senso, la denotazione vuota del-
getto si legato il suo punto di sutura.57 loggetto; essa designa il perno, il centro di tutto ci che si pu ordina-
re....61 Quindi, secondo Lacan sbaglia Carnap62 quando semplifica il
Precisazioni sul nome concetto di Bedeutung considerandolo corrispondente al nome proprio,
in quanto questultimo sarebbe il nome completamente privo di senso.
Nel 1892, tra la pubblicazione delle due opere rispettivamente sui Per Lacan le cose stanno diversamente. Il nome ci che sostituendosi
fondamenti e sui principi della matematica, Frege pubblic ber Sinn al niente avvia il senso (lasciando che loggetto, da quel momento non
und Bedeutung,58 contributo sul linguaggio verbale che rest poi isola- pi rappresentabile, e con esso il soggetto, scivoli nella catena signifi-
to, ma che riprendeva alcuni concetti gi utilizzati nei Fondamenti. Per cante, tra un significante e laltro). Ma un nome proprio non pu desi-
Frege Sinn la definizione del concetto espresso, ci che guida alla gnare alcunch; il soggetto solo rappresentabile, ma non da un signi-
ricerca del referente, corrisponde in un certo modo alla procedura di ficante, bens da un significante per un altro significante, ed proprio
ricerca; Bedeutung loggetto a cui il segno si riferisce:59 A un segno in questo processo che si pu ritrovare la Bedeutung come quel vuoto
(sia esso un nome, una connessione di parole, una semplice lettera) che funziona tra un significante e un altro. Lunica designazione possi-
bile la designazione appunto di tale vuoto, una denotazione vuota, co-
me direbbe Frege. E qui si ritrova il principio che abbiamo trovato con
57 Intervento di Leclaire alla lezione di Lacan del 2 giugno 1965. J. Lacan, Le Sminaire. Li- gli indicali in cui ci che essi indicano appunto un posto vuoto. Qui ci
vre XII. Problmes cruciaux pour la psychanalyse, op. cit. rendiamo conto che questa designazione corrisponde alla funzione del-
58 Larticolo stato tradotto in italiano nel 73. Nel nostro testo manteniamo il titolo tedesco
luno, pi che dello zero, quindi del tratto unario, pi che del nome.
per gli utilizzi del termine Bedeutung che sono stati fatti nellinsegnamento di Lacan.
59 Lo Zeichen di Frege e il signe di de Saussure vengono tradotti entrambi con segno, ma Si noti che dal momento dellintervento del nome, nello stesso di-
lo Zeichen materiale e concreto, mentre il signe immateriale e mentale. Lo Zeichen sembra in- scorso si articolano Sinn e Bedeutung, continuit e paradosso, ma la Be-
vece assai prossimo alla parole di de Saussure, in quanto fregeanamente la faccia materiale di
un segno, cio saussurianamente la realizzazione materiale di un segno. In entrambi gli autori
il segno composto, tra laltro, da qualcosa che spesso in italiano tradotto con significato,
ma si deve sapere che per de Saussure il signifi unentit immateriale, psichica, mentale, men- 60 G. Frege, Senso e denotazione, in A. Bonomi (a cura di), La struttura logica del linguag-

tre in Frege la Bedeutung un oggetto che non dipende dalluso che facciamo del linguaggio. Per gio, Bompiani, Milano 1973, p. 10.
questo per alcuni pi corretto tradurre Bedeutung con significazione, ovvero con il termine 61 J. Lacan, Il Seminario. Libro XVIII. Di un discorso che non sarebbe del sembiante, Einaudi,

utilizzato da de Saussure quando si riferisce alla parole e non alla langue. G. Graffi e S. Scalise, Le Torino 2010, p. 159.
lingue e il linguaggio, Il Mulino, Bologna 2002. 62 Ivi, pp. 161-162.
270 Anna Castallo Il soggetto nel linguaggio. Strumenti di linguistica e di logica 271

deutung che opera sotto la catena dei significanti, come nella successione cosa del mondo o che ci sia un legame di necessit tra un significante e
dei numeri, sar sempre la stessa, quella dellinsieme vuoto, che viene un concetto o significato, cosicch ciascun elemento significante non
chiamato ad operare per la produzione dei singoli elementi della catena. pi tanto rilevante in s, ma in quanto in relazione con un elemento
Il nome proprio ci che chiama a parlare il soggetto, divenuto non de- sincrono; i dati della lingua assumono rilevanza solo allinterno di un
signabile ma rappresentabile da un significante per un altro significante. sistema che li organizza uno in rapporto allaltro. Questo passaggio ri-
Per motivi analoghi Lacan critica63 la posizione di Russell. Questi duce la dipendenza della linguistica dalla storia e dalla psicologia men-
aveva definito il nome proprio a word for particular, con lidea che tre si accentua lorientamento verso modelli logico-matematici, con un
esso potesse designare qualcosa al di fuori di ogni descrizione ed era metodo che diventa sempre pi formale e che alimentato dallidea
arrivato, in una ricerca che voleva essere quanto pi rigorosa possibile, che non esista una relazione naturale tra luomo e il mondo.
a ridurre il nome puro al solo aggettivo dimostrativo this,64 secondo Questi aspetti della linguistica saussuriana rendono questultima
Russell unico elemento davvero libero da senso e a cui potevano essere estremamente interessante per leggere linsegnamento freudiano. Ed
ricondotte tutte le altre parti del discorso. Lacan osserva che Russell, quello che si propone di fare Lacan, che per nel fare ci opera unul-
partendo da logico, ha finito per fare dellontologia, ritenendo che ef- teriore trasformazione della linguistica saussuriana, distruggendo defi-
fettivamente un significante potesse designare qualcosa. Nel Semina- nitivamente nel segno ogni funzione rappresentativa del significato in
rio XVIII65 afferma che il Questo, una volta che lo chiamo Questo, s (che ancora in de Saussure traspariva da alcuni elementi) e conce-
diventa un elemento di linguaggio e non in relazione con nessun pendo invece questultimo come un effetto secondario delloperazione
particolare al di fuori del discorso. Piuttosto esso evoca un referente, significante. Il significante marca solo le posizioni reciproche e le rela-
ma il referente impossibile da designare, perch reale. La designa- zioni, attraverso le quali si produce un effetto di significato.
zione pu essere solo denotazione vuota, di una perdita. Esso per pu Questa rottura del legame tra significante e significato corrisponde
essere il supporto di qualcosa (nel caso degli indici di Benveniste, po- al definitivo superamento di ogni referenza ad una realt esterna al di-
tremmo dire il supporto della funzione di enunciazione del messaggio). scorso. In questa direzione si stavano muovendo in quegli anni anche
Ma a parte ci, pensare che un nome proprio svolga la funzione della autori come Benveniste e Jakobson, esponenti dello strutturalismo lin-
Bedeutung significa non distinguere tra nome e lettera, come per la cri- guistico di cui de Saussure era stato precursore e i cui studi vengono di
tica rivolta a Carnap. frequente presi a spunto nellinsegnamento di Lacan. In particolare i
La questione che i deittici avevano posto per gli strutturalisti, della due autori avevano fatto diverse riflessioni, tra le altre cose, sulla deissi
posizione del soggetto nel discorso, si andata affinando nella questio- (detta anche teoria degli indicali e che si occupa dei cd. termini indice,
ne del rapporto del soggetto con la lettera e con il nome. ovvero di pronomi personali, aggettivi dimostrativi, avverbi di tempo e
luogo, ecc., che calano quanto viene enunciato nel suo contesto spazio-
Conclusioni temporale) e in particolare sui pronomi personali e avevano messo in
luce come gli indici si caratterizzino per il fatto di riferirsi sempre solo
Tra la fine dell800 e linizio del 900 de Saussure ripensa la lingui- a una realt di discorso e siano quindi segni vuoti compatibili con il su-
stica e abbandona lidea che ci sia un legame tra un significante e una peramento della referenza. Per quanto riguarda il pronome personale
io, esso un segno vuoto che designa il punto di enunciazione del di-
scorso. Segni privi di referenza materiale, i deittici hanno il compito di
63 J. Lacan, Le Sminaire. Livre IX. Lidentification, 1961-1962, inedito, lezione del 20 di- convertire il linguaggio in discorso e di dare un posto al soggetto in es-
cembre 1961. so, cosicch secondo Benveniste il parlante, facendo della lingua at-
64 B. Russel, Sulla denotazione, in A. Bonomi (a cura di), La struttura logica del linguaggio,

Bompiani, Milano 1973. traverso luso dei deittici un discorso individuale, fa propria la strut-
65 J. Lacan, Il Seminario. Libro XVIII. Di un discorso che non sarebbe del sembiante, op. cit. tura della lingua e assume su di s lintero linguaggio. Ci si accorge
272 Anna Castallo

da subito che la questione dei deittici va ad intrecciarsi intimamente


con la questione della soggettivit e della posizione che il soggetto as-
sume rispetto allAltro.
Insieme a quella dei linguisti, anche lopera di Frege viene presa a
spunto nellinsegnamento di Lacan. E in effetti linteresse delliniziato-
re della filosofia analitica del linguaggio per il fondamento dellaritme- Michele Cavallo
tica, e in particolare della serie dei numeri naturali, permette di fare
unanalisi ancora pi raffinata della posizione del soggetto nel discorso, Lalingua perduta e ritrovata
rispetto a quella trattata e svolta dagli esponenti della linguistica strut-
turale. Frege dimostra che la successione dei numeri una metonimia
dello zero e prende avvio dalla sua metafora e Miller in un intervento
del 1965 al Seminario di Lacan mette in luce come la relazione del
soggetto con il proprio discorso sia analoga a quella tra lo zero fregea- 1. Oltre la linguistica
no e la successione dei numeri. In particolare il rapporto tra lo zero e
luno permette di trattare del rapporto tra la metafora paterna e il sim- La lingua di cui si occupano psicoanalisti e artisti non quella che
bolo fallico e di comprendere la funzione della prima nella costituzione studia la linguistica. una lingua imbevuta di desiderio e di godimen-
del secondo e, con esso, del discorso. In effetti sia il lavoro dei linguisti to, fatta di impossibili a dire, di equivoci, di depositi che una storia del
sulla deissi sia la logica fregeana trattano di un sistema che si fonda su tutto singolare ha lasciato sul fondo. Una lingua con la quale si cerca di
una denotazione. Anche nella logica fregeana, infatti, se il riferimento a fare altro che comunicare e significare.
ogni possibile essenza del soggetto perduta per sempre, questa per- Se nellIstanza della lettera, Lacan concepisce il significante e la let-
dita pu per essere designata da un significante. La logica fregeana tera in continuit con la concezione linguistica, gi a partire da La let-
permette di precisare meglio lo statuto di questo punto di perdita e di tera rubata concede alla lettera unaltra funzione da quella di supporto
coglierne la natura intimamente paradossale. Infatti il significante della della significazione, diventa cosa di cui si pu farne tuttaltro che leg-
mancanza, a causa del modo in cui nasce dalla metafora, si definisce gerla: rubarla, bruciarla, nasconderla, manometterla, conservarla, resti-
come il tratto dellidentico che rappresenta il non identico, tratto che tuirla; non pi medium del senso, ma oggetto per far circolare godi-
fissa lo zero del non identico. Si tratta di quellesclusione interna mes- menti. Nel Seminario XVIII arriva a indicare un bordo simbolico in cui
sa in luce da Russell nella sua famosa critica ai Fondamenti di Frege, il significante tocca il reale. A partire dagli anni 70 Lacan stravolge la
che rende lo zero e luno fregeani molto interessanti per la psicoanalisi sua stessa teoria del linguaggio (struttura che ha come effetto il senso),
in quanto capaci di matematizzare lestraneit a se stesso del soggetto, proponendo la teoria di lalingua (apparato che ha come effetto il godi-
la natura intimamente paradossale della soggettivit. mento).1 Lintroduzione del neologismo lalangue compare per la prima
volta nel 19712 e verr in piena luce lanno dopo nel Seminario XX.3

1 Cfr. J.-A. Miller, Il monologo de lapparola, in La Psicoanalisi, n. 20, p. 20.


2 Nel Seminario XIX. ...ou pire, e nel Seminario XIX bis. Le savoir du psychanalyste.
3 Ma alla sua formulazione Lacan arriva gradualmente, gi ne vediamo le anticipazioni in

Listanza della lettera con la valorizzazione della lettera come ci che presentifica il distacco del si-
gnificante dal significato; nel Seminario XI con lindicazione di un significante asemantico; nel Se-
minario XVII con il significante strumento di godimento; nel Seminario XVIII con la elaborazio-
ne delle nozioni di lettera e di scrittura.

La Psicoanalisi, n. 56/57, 2014-2015, pp. 273-288


274 Michele Cavallo Lalingua perduta e ritrovata 275

Secondo lindicazione di J.-A. Miller, se a fondamento della parola, campo in grado di includere il godimento allinterno di tali fenomeni
del linguaggio, del significante, della letteratura c il voler dire; a fon- di linguaggio per poterli studiare. La linguisteria sarebbe questo nuovo
damento dellapparola, di lalingua, della lettera, di lituraterra, c il vo- campo e lalingua loggetto di studio, con i suoi peculiari fenomeni di
ler godere. Campo non della linguistica ma della linguisteria. linguaggio: lettera, neologismo, olofrase.
Lapparola, ad esempio, non una parola indirizzata allAltro, pa- Gi per Freud, il sovrainvestimento delle parole (del significante o
rola in stretto rapporto con la pulsione: Lacan introduce il godimento del significato) rispetto alle cose, era caratteristico della schizofrenia.7 La
della parola, lAltra soddisfazione, quella che prende il linguaggio co- psichiatria classica aveva suggerito con feticismo verbale questo so-
me supporto e che distinta da quel che sarebbe il godimento puro del vrainvestimento. Il primato che lultimo Lacan assegna alla lettera, coglie
corpo non parlante. [...] Occorre attribuire un valore radicale a questa questo spostamento in cui la parola utilizzata soprattutto per godere.
espressione e cio che il godimento parla. La parola animata da un Il pensiero psicotico rende evidente laccento dato alla lettera: una
voler godere.4 parola, il suono di una voce, un gesto, un particolare di unimmagine,
Ed questo voler godere ad essere importante, non la parola in unassonanza, assumono un valore speciale, sufficiente a introdurre
quanto tale. Non la parola ma il godimento del corpo parlante. Lacan unangoscia che invade il corpo e fa cambiare corso ai pensieri. Spesso
radicalizzer sempre pi questa posizione, fino a dire che la linguistica, il neologismo (di significante o di significato) una risposta del sogget-
ai fini dellanalisi, non apre alcuna via.5 Da dove ripensa, Lacan, questo to per arrestare questa disseminazione, il tentativo di calare una spe-
nuovo campo al di l della linguistica? A partire dai fenomeni di lin- cie di piombo nella rete del discorso (Sem. III, p. 39).
guaggio propri della psicosi, in cui il godimento attaccato alla lettera. Per tentare di significantizzare il godimento delocalizzato, la rispo-
Fenomeni che sfuggono allanalisi formale della linguistica. Tale impli- sta propriamente delirante consiste nella produzione di neosemantemi,
cazione godimento-lettera non si coglie, infatti, che a partire dallin- intuizioni piene marcate dalla certezza, che possono portare a grandi
conscio.6 costruzioni del pensiero (filosofico, scientifico, religioso). la via per-
Metafora e metonimia possono essere colti a un livello formale, a corsa dalla scrittura di Schreber.
prescindere dal godimento che veicolano. Difatti, Jakobson ha potuto Per arginare la proliferazione di un godimento traumatico, per da-
elaborare la sua teoria linguistica a partire dallo studio delle afasie, un re al linguaggio una certa articolazione, esiste anche unaltra via che
deficit neurologico, senza dovervi implicare il godimento del soggetto non sembra orientata alla costruzione di un sistema; anzi, poco preoc-
(n transfert, n inconscio). Invece, seppur esistano i disturbi del lin- cupata della significazione, spesso si volge alla polverizzazione del si-
guaggio nella schizofrenia, le cosiddette schizofasie, non possibile gnificato e alla elezione fonematica. una via in cui lo psicotico cerca
mostrare formalmente in cosa questi differiscano dal linguaggio nor- di significantizzare il godimento in S2, cio in una lingua costituita di
male. Il disturbo non consiste in una funzione linguistica perturbata o rappresentazioni non rappresentative, in cui parole senza senso, ritor-
assente. Non la produzione, florida o deficitaria, di questi fenomeni a nelli e sonorit vuote offrono lesempio pi evidente; una via che
indicare la struttura psicotica, ma la loro funzione per il soggetto, il lo- consiste nel cercare nella lettera un tenente-luogo dellS1, fatto che in-
ro investimento. Non sar, quindi, lanalisi retorico-linguistica a dirci duce a fare, nelle forme pi rozze, incisioni sul corpo, mentre in forme
qualcosa sulla natura di queste alterazioni. Tocca pensare un nuovo pi sviluppate porta alla creazione di glossolalie, allelaborazione di
scritture ermetiche ancorate in un godimento calligrafico.8
Questa seconda via quella percorsa dalla scrittura di Antonin Ar-
4 J.-A. Miller, Il monologo de lapparola, op. cit., p. 33. taud.
5 J. Lacan, Lo stordito, in Altri scritti, Einaudi, Torino 2013, p. 487.
6 Da una posizione soggettiva deducibile dal rapporto con lAltro, in una situazione partico-

lare (in cui operativo il transfert, a partire dal quale possibile estrarre la causa e il godimento 7 S. Freud, Linconscio, in Opere, vol. VIII, Bollati Boringhieri, Torino 1989, p. 85.
implicati nella lingua di ciascuno). 8 J. C. Maleval, La forclusion du nom-du-pre, Seuil, Paris 2000, pp. 260-261.
276 Michele Cavallo Lalingua perduta e ritrovata 277

In ambedue le vie c un privilegiare le parole a scapito delle cose, mazione. Forse dovremmo parlare, come ha suggerito J.-A. Miller, di
c un sovrainvestimento della lettera. Molti scritti di psicotici segnati corporizzazione.10 Oltre alla sublimazione, ci sarebbe una seconda
da una sovversione del linguaggio (della grammatica, della sintassi, del- struttura che d conto dei rapporti tra corpo e linguaggio, dove non
la semantica), diventano intellegibili solo quando vi reperiamo linsi- il corpo (pulsionale, libidico) che si trasforma in significante, in lin-
stenza della lettera e del godimento che ne risulta. guaggio articolato (verbale, musicale, ecc.), ma il significante ad en-
trare nel corpo, e Artaud ci porta a questo punto. Nella sua ossessione
2. Scrittura letterale per la scrittura nel corpo si intuisce la distanza che lo separa da Joyce.
Artaud soggiogato dal corpo, se ne occupa continuamente, ne cat-
Senza dubbio, nella scrittura di Artaud troviamo un esempio straor- turato, Joyce ne prova disgusto, lo lascia cadere; ne discende un diver-
dinario di creazione della lettera (neologica, olofrastica, glossolalica). so statuto del reale e del suo trattamento.
Nessun folle ha scritto quanto e come lui del proprio abisso, fino in impossibile leggere la scrittura di Artaud senza sentire il suo ten-
fondo, con una tale lucidit e crudelt da lasciare smarriti i suoi lettori.9 tativo di incidere il corpo con lo stilo, con la punta della lettera, conti-
In particolare, la scrittura di Artaud degli ultimi anni, cio 1945-48, nuo lavoro di cesellatura e di scarificazione del godimento. Mai bisturi
sembra annunciare quella che Lacan chiamer lalingua. Certo, molti ha inciso e affondato nella viva carne, in maniera cos precisa e cruenta,
schizofrenici ci hanno offerto versioni di destrutturazione, di sabotag- offrendoci la visione di un interno a cielo aperto, senza velature o ritoc-
gio, di reinvenzione del linguaggio. Schreber, Brisset, Wolfson, Joyce, chi. Gli scritti di Artaud sono una deposizione senza eguali, da cui
ne sono solo alcuni dei pi noti. Ma nessuna tra queste invenzioni par- scrutare il trauma che solo alcuni hanno avuto il coraggio e la sventura
la letteralmente lalingua che Lacan ha pensato e che Artaud ha scritto, di toccare e scrivere. La sua scrittura non tanto un modo per riporta-
alla lettera, appunto; anche se Lacan ha utilizzato la scrittura di Joyce re, raccontare, comporre, suturare, dare senso e coerenza a un sistema
per illustrarla e non quella di Artaud. Ovviamente la scrittura dei due, di pensiero. Non una metafora delirante. Essa il bisturi stesso, bi-
se pur apparentemente simile nellessere disabbonata dal senso, mostra sturi che incide, supplenza e supplizio ad un tempo. Potremmo dire
due facce diverse sia nella sua costruzione che nei suoi effetti. Se in Joy- che la sua scrittura corrode i sembianti fino allosso del reale, mostran-
ce la lingua arriva alla potenza del linguaggio letterario e si fa sinthomo, doci lombelico del segno, parafrasando Freud. Il punto cieco in cui
in Artaud la lingua si origina dal corpo e vi rimane attaccata; la sua reale e simbolico si toccano, condividono un litorale, la lettera appunto.
scrittura non solo irriducibile ad un genere, al senso, alla comprensio- Larte deve essere per lui un atto in grado di toccare la sfuggente
ne, ma non neppure una scrittura in senso letterario, non diventa ope- giuntura che unisce lo spirito al corpo. Dapprima, cercher questa giun-
ra. Se la scrittura di Joyce rimane con i piedi ben saldi nel simbolico, tura nei saperi religiosi, artistici, magici. In ogni caso in un sapere in
quella di Artaud ha un piede nel buco del reale e laltro sul suo bordo. grado di rivelargli una sorta di Fisica prima, dalla quale lo Spirito non
Leffetto che Joyce potr godersela la sua lingua dandola da stu- si mai disgiunto.11
diare allAltro; mentre in Artaud il godimento della sua lalingua avr Ma ogni volta giunger a toccare un nucleo recalcitrante ed ex lege,
sempre un ch di autistico. Quella di Artaud unopera che non ope- una porzione di disessere sedimentata nel cuore delle cose:12 un sog-
ra, almeno non nel senso joyciano. Nella scrittura di Artaud la materia giogamento fisico, una sensazione dangoscia e dirremissibile dispera-
poetica si confronta e si confonde con quella clinica e ci offre loppor- zione, un cataclisma nel corpo espropriato.13
tunit non di separare le due ma di apprendere luna dallaltra. La sua
scrittura il suo corpo, non espressione, arte, n propriamente subli-
10 J.-A. Miller, Biologia lacaniana ed eventi di corpo, in La Psicoanalisi, n. 28, p. 97.
11 A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, Einaudi, Torino 2000, p. 176.
9 Qui il riferimento alledizione a cura di . Grossman, Gallimard, 2004, sar uvres, mentre 12 U. Artioli, Il teatro di regia, Carocci, Roma 2004, p. 169.

a quella a cura di P. Thvenin del 1956-1994, sar OC e numero romano che ne indica il volume. 13 A. Artaud, Al paese dei Tarahumara, Adelphi, Milano 2009, pp. 74-75.
278 Michele Cavallo Lalingua perduta e ritrovata 279

Nel 37, poco prima di essere internato, scrive: Ho lottato per cer- Parole, no,
care di esistere, per cercare di acconsentire alle forme (a tutte le forme) aride placche di un respiro....18
la cui delirante illusione desser al mondo ha rivestito la realt. Non vo-
glio pi essere un illuso. Morto al mondo; a quel che per tutti gli altri Cerca, Artaud, un linguaggio che non lasci spazio allimpostura.
il mondo.14 Esiste una lingua che non sia un calco, una falsa copia del reale? Per
Tutti i tentativi che fin ora ha messo in atto per acconsentire alle dirlo con le parole del titolo del seminario di Lacan del 71: esiste un
forme sembrano falliti. Si risolve a lasciare ogni illusione, a sciogliere discorso che non sia del sembiante?
ogni legame e credenza nellAltro. Ma dopo cinque anni in cui era Lapologo che Lacan costruisce in questo seminario,19 pu essere,
morto al mondo, dal manicomio di Rodez, tenter ancora non di ac- nellaprs coup, una illustrazione di come si formi e cosa sia una lingua
consentire ma, nel rifiuto di ogni sapere, di inventare una nuova lingua. di tal genere. Lapologo delle nubi e della pioggia alluvionale del signi-
Si tratter di svelare e rigettare limpostura della societ col suo ficante, pu illustrare la genesi di lalingua, nozione che sembra una ri-
corredo di miti, istituzioni, linguaggi che mascherano la realt ed sposta a quella domanda.
espropriano il corpo del suo godimento.15 Non rimane che spezzare il Immaginiamo un paesaggio visto dallalto di un aereo. I significanti
linguaggio per raggiungere la vita,16 sottrarsi a ogni discorso stabilito, sono nel cielo sotto forma di nubi: esiste immagine pi suggestiva per
a ogni mediazione, creare una propria lingua in presa diretta con il go- rappresentare i sembianti!? Dalla rottura di queste forme, si formano
dimento. L dove sentir che il teatro ha fallito cercher di usare la lin- gocce dacqua e dalle nubi precipita la pioggia, gocce come sciame (es-
gua, le parole, i segni sulla carta, non per fare poesie ma per rifare il saim), serie di S1 isolati che colpiscono e traumatizzano il terreno. LAl-
corpo, al di l di ogni forma artistica, come gi aveva scritto: La cosa tro fa piovere i suoi significanti sulla terra, sul corpo del bambino che
veramente diabolica e autenticamente maledetta della nostra epoca, non ancora partecipe delle forme e dei legami che tengono insieme le
perder tempo con le forme artistiche, anzich sentirsi come condanna- particelle acquee nelle nubi. Per lui tali significanti, che gli piovono ad-
ti al rogo che facciano segni attraverso le fiamme.17 dosso come gocce isolate, risultano enigmatici. LAltro gli parla, lo col-
Il tempo perso a cercare forme a cui acconsentire, si era esaurito, pisce con i suoi S1 dello sciame, con colpi che incidono e lo lasciano
ora era tempo di far segno con le fiamme della propria consunzione-ri- nella perplessit.
generazione. Ma, a ben vedere, non tutte le gocce hanno lo stesso effetto, non
tutte incidono. Le gocce-parole non sono le stesse per tutti e solo alcu-
3. Il vero lavoro nelle nubi? ne scavano. Solo le parole, i gesti, i significanti investiti di un particola-
re godimento da parte dellAltro scaveranno solchi, marchi.
la ricerca di un mondo perduto Come ha sottolineato J.-A. Miller: Il trauma dellinconscio che si
e che nessuna lingua umana raggiunge parlato intorno a voi, che questi significanti sono stati investiti e que-
la cui immagine sulla carta non anchessa pi di un sto vi ha traumatizzato. Quando si cerca, questo che si trova in defi-
calco, una specie di copia ridotta nitiva come nucleo. precisamente il trauma del significante, del signi-
Poich il vero lavoro nelle nubi. ficante enigma, del significante godimento.20
Il trauma dipende dal fatto che i significanti che piovono addosso
14A. Artaud, Al paese dei Tarahumara, op. cit., pp. 101-102. sono investiti dallAltro ma senza che il soggetto ne conosca il senso, le
15Il corpo in questa ultima fase assume una doppia valenza: da una parte il luogo invaso
dallAltro, mortificato, lacerato; dallaltra, il luogo di una utopia: quella di un corpo senza orga-
ni, Uno, indifferenziato, asessuato, corpo di puro godimento. 18 uvres, p. 1514.
16 A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, op. cit., p. 132. 19 Lituraterra, cfr. Sem. XVIII, pp. 103-118; e Altri scritti, pp. 9-19.
17 Ivi, p. 133. 20 J.-A. Miller, Linvenzione psicotica, in La Psicoanalisi, n. 36, p. 24.
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regole. Questa iscrizione che la pioggia lascia sul corpo, viene da un sa- ve a partire dalle nubi, dallincontro contingente con un corpo che si
pere di cui il soggetto [...] non sa n il senso n il testo n in che lin- producono i ruscellamenti. Quei percorsi che per ciascuno diventeran-
gua scritto, e nemmeno che stato tatuato sulla sua pelle mentre dor- no i circuiti della pulsione. Nel loro farsi, questi percorsi dacqua, se-
miva (Scritti, pp. 85-806).21 un incontro contingente, di puro caso, guono le particolari caratteristiche del terreno. Il soggetto, in quanto
da questo incontro nascono dei marchi sul corpo,22 dei marchi di go- terreno, ha diverse conformazioni, diverse consistenze. Punti in cui si
dimento. Marchi traumatici poich subti, non frutto di una dialettica. lascia penetrare, altri impermeabili dove le gocce S1 scivolano via. Qui
Restano tracce di questo incontro traumatico nel sintomo, nellevento il soggetto non puramente passivo, ha una mansione, nel mo-
di corpo. Il sintomo, infatti, testimonia qualcosa che accaduto al mento in cui dir s o no allAltro. Ed qui che si situa lacconsentire
corpo a causa de lalingua.23 Ne deriva che il modo di godere del sog- alle forme, di cui parla Artaud; listante dellinsondabile scelta delles-
getto legato a questo primo evento traumatico. Questo soggetto di- sere (Scritti, p. 171).
scende dunque, essenzialmente, nella sua sensibilit, dallAltro, da ci A partire da questa Bejahung primordiale si gioca lo stile dentrata
che gli viene dallAltro.24 nellAltro, lelucubrazione del linguaggio e il saper-fare inconscio di
Questi significanti investiti dallAltro incidono sul terreno-corpo ciascuno. A partire da qui nasce il soggetto come risposta al trauma di
marchi che formano vacuoli, solchi in cui la pioggia alluvionale si rac- lalingua, nasce il soggetto come modo di concatenare, di produrre S2 e
coglie e scorrendo erode, lascia sedimenti, genera corsi dacqua, dise- di goderne. precisamente il trauma del significante, del significante
gna percorsi, tracciati che dallalto appaiono come una scrittura. Que- enigma, del significante godimento che obbliga a uninvenzione sog-
sta litura-terra imprevedibile e assolutamente singolare disegna una gettiva. uninvenzione del senso, che sempre pi o meno un delirio.
particolare topografia: la scrittura quellerosione dilavante (Sem. Ci sono i deliri dei discorsi stabiliti e poi ci sono i deliri veramente in-
XVIII, p. 115). ventati. Ma un delirio uninvenzione del senso.26
La lettera il tratto in cui appare dallalto il riflesso dellacqua al- A partire da quei marchi traumatici potr articolarsi una catena si-
loggiata nei marchi, il luccicho che ci fa intravedere una scrittura di gnificante, una invenzione del senso. Ma come si passa da lalingua
segni ignoti. Sono queste lettere, questi percorsi che lacqua-godimen- traumatica al linguaggio? Se il luogo dellAltro si costituisce a partire
to disegna, a costituire litura-terra, cio lo stile di godimento di ciascu- dallo scavo di una traccia e non semplicemente dalla pioggia di essaim,
no.25 Una singolare lingua fatta di litura, di ruscellamenti, detriti, spal- come avviene il passaggio dalla lettera-godimento dei marchi alla lette-
mature, macchie, cancellature, sporcature, incisioni. ra-significante che si incatena a un S2? Lacan lo ha suggerito: attraver-
Il significante ci che fa trauma ma anche ci che fa il corpo so linstaurazione di un S1 padrone. La lettera-marchio per non an-
godente del parlessere. Scrive la lingua del godimento. Ma non la scri- cora il significante padrone. Non tutti gli S1 dello sciame e non tutti i
marchi inscritti sul terreno sono il significante originariamente rimos-
so (Sem. XI, p. 246). Solo alcuni di questi elementi faranno da cardi-
21 da notare che lalingua scritta a partire da questi S asemantici dello sciame, lingua di
1 ne, da significante padrone in grado di ordinare. Ma quali? I signifi-
fondo in quanto sconosciuta al soggetto stesso e non in quanto Grundsprache, linguaggio univer-
sale fondamentale nel senso di Schreber. canti dellessaim che sono stati investiti di pi dallAltro e che, piovuti
22 J.-A. Miller, Pezzi staccati, Astrolabio, Roma 2006, p. 65. addosso, hanno scavato pi profondamente il terreno? La goccia pi
23 Ibidem.
24 J.-A. Miller, LEssere e lUno, in La Psicoanalisi, n. 51, p. 255.
pesante o quella pi monotona che ha prodotto un marchio pi netto e
25 Questa traccia o tratto appare come ruscellamento delle acque che lascia in ombra ci profondo? Se cos fosse il soggetto sarebbe determinato in maniera as-
che non scintilla (Sem. XVIII, p. 111). Qui sta la funzione della lettera in quanto litura: spalmatu- soluta dallAltro.
ra, cancellatura. Lacqua che si spalma e alloggia in quei tracciati, riflette e li fa apparire, cancel-
lando e lasciando in ombra il terreno che non lettera. Come il tratto bianco del gesso sulla lava-
gna, che scrivendosi copre e fa sparire il nero che fa da supporto. anche litter, residuo, scarto.
Deposito dello scavo e detriti che esso lascia. 26 J.-A. Miller, Linvenzione psicotica, op. cit., p. 24.
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Invece, gi a partire dai marchi, il soggetto attivo, articola una te padrone, ma con altri effetti di concatenamento e altro stile di godi-
risposta che dal trauma degli Uno, dellessaim, lo porter alla estra- mento (meno melanconico).
zione di un significante speciale. Da un primo momento in cui il trau- In analisi, pur essendo quella traccia inscritta per sempre, bisogna
ma essere presi nellerranza dello sciame, della serie che ci piove ad- estrarla, far nominare al soggetto la sua identificazione, fargli sputare il
dosso e ci assoggetta, ci intima e ci invade, momento che ci fa sorgere suo S1, introducendo un certo vuoto tra le identificazioni, il signifi-
come dei debili impotenti, parassitati dagli Uno; si passa a un secon- cante padrone e la catena inconscia.30 Tagliare lS2 dallS1 quando si
do momento in cui i marchi che la pioggia percuotente ha lasciato sul vuol far emergere il reale del godimento fissato, loperazione fonda-
nostro corpo-terra, diventano vere e proprie lettere in cui il godimen- mentale. Far emergere questo Uno cancellato (dalla rimozione origina-
to si raccoglie in una forma singolare, lettere con cui si scrive la pro- ria) importante poich da questo che ha preso avvio la concatena-
pria lalingua. Questo momento costitutivo di laling