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CULTURA / Miti e tradizioni

ALBERI FATATI DITALIA


Magici o demoniaci, fin dal tempo dei Celti gli alberi
racchiudono miti e leggende che circolano dalle Alpi alla
Sicilia
di Stefano Cazora

S
in dallinizio dei tempi lalbero era considerato magico, si riteneva racchiudesse in s una sag-
gezza che luomo non poteva neanche sfiorare. Ognuno era consapevole di come gli alberi
fossero entit dotate di unanima e fossero spesso dimora di esseri fantastici. Ma oggi luomo
moderno pare essere divenuto sordo al linguaggio degli alberi, incapace di meravigliarsi
davanti alla magia di una fioritura e della vita. Ma giusto credere che le forze sovrannaturali del
Creato, in passato, siano state pi vicino agli uomini di quanto non lo siano ora? Esistono molte sto-
rie basate su un rapporto
uomo-albero di con-
fidenza, rispetto e
dialogo. Per esempio
la storia accaduta nel
milanese che narra di
una fanciulla che un
giorno addormentandosi
ai piedi di un vecchio
albero nodoso, abbrac-
ciando uno dei suoi rami,
sent la linfa della pianta
scorrere fino a penetrare
armonicamente nel suo corpo
quasi in un amplesso amoroso.
Lesperienza di questa forza
inebriante, che laveva
avvolta per poche
ore, non labbando-
n pi. Unaltra
storia narra di un
bosco in grado di
trasportare le perso-
ne in luoghi magici,
come successo
nel lecchese presso
il bosco Campo
del Boi, dove un
cacciatore, intento
ad inseguire la sua
preda, vide gli alberi
girare turbinosamente.
Dopo pochi istanti si

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trov in un luogo distante e sconosciuto da cui non fece pi ritorno. Una storia simi-
le si sentita nei pressi di Novara, dove un gruppo di bracconieri fu trasportato in un
bosco lontano pieno di grotte colme di tesori.
Lesperienza dur poche ore ma nonostante i vari tentativi per tornare nel luogo fatato non riusci-
rono mai pi a farvi ritorno. Che queste narrazioni fossero solo delle rappresentazioni di speranze
date dallinsicurezza umana solo una delle ipotesi possibili avanzate dagli studiosi, che da anni ana-
lizzano le nostre piante e i racconti legati ad esse.

Lalbero sacro ai Celti


Sin dal tempo dei Celti il faggio era visto come una vera e propria creatura magica e sacra. Ma con
lavvento del Cristianesimo, tutte le divinit della tradizione celtica cominciarono ad avere una valen-
za maligna, e ci che prima era visto come unentit benefica, residenza di creature fatate, ora non era
altro che la dimora di spiriti funesti. Si narra che molti dei faggi presenti nel nostro territorio fossero
il ricettacolo di streghe, stregoni e fantasmi che si riunivano per organizzare convegni notturni e festi-
ni osceni. Nei pressi di Trento, intorno al 1960, alcuni taglialegna andarono nel bosco decisi ad
abbattere dei faggi secolari, ma a lavoro quasi ultimato i malcapitati dovettero fuggire a gambe levate
davanti allira funesta dei fantasmi accorsi a vendicare il massacro degli alberi. Oggi ancora possibi-
le vedere alcuni di questi alberi fatati, protagonisti consapevoli di credenze che fanno da cemento alla
cultura del nostro Paese. Uno di questi il famoso Faggio del Pontone che si trova ancora nel Parco
Nazionale dAbruzzo a Villetta Barrea (AQ). Fra tutti, forse il Faggio Santo di Vallombrosa il pi signi-
ficativo per la nostra tradizione popolare. Il maestoso albero fatato si trova non lontano dalle foreste
del Casentino. Si narra che, intorno allAnno Mille, quando San Giovanni Gualberto era solito ritirarsi
in preghiera sotto le fronde del grande faggio, questultimo gli offr riparo abbassando i suoi rami e
facendo scaturire una fonte purissima: da quellanno, per seicento anni, germogli con largo anticipo
rispetto alla stagione e fu sempre lultimo a perdere le foglie in autunno.

Il pioppo e il taglialegna
Ad abitare i pioppi sono perlopi spiriti femminili chiamati Ombre. Secondo la leggenda queste
creature si divertirebbero a spingere violentemente a terra chiunque osi passare davanti alle loro
dimore. Un pioppo molto famoso nel nostro territorio si trova nei pressi di Bolzano e pare che
appoggiando lorecchio sul tronco si possano udire le onde del mare. Ma la storia pi sug-
gestiva ambientata nellAvellinese e narra la storia di un maestoso pioppo e
di un taglialegna che si rec ad abbattere lantico albero in zone a lui sco-
nosciute. Colto dalla stanchezza si ferm per qualche istante. In un
attimo, si scosse dal torpore per finire il lavoro ma fu cos che scopr che
la scure, stretta un attimo prima tra le mani, era diventata un pezzo di
legno marcio e che la pelle delle sue mani era ormai vecchia e avviz-
zita. Preso dal panico si precipit al paese dove abitava ma fu l che
ebbe la funesta scoperta: tutto era cambiato e da quando vi si era allon-
tanato erano passati pi di cento anni. Nessuno lo riconobbe mai.

Limmortalit fatta albero


Labete in qualit di pianta sempreverde simboleggiava nella tradizione nostrana limmortalit.
Secondo antiche tradizioni, ai piedi di questo albero avvenivano sacrifici di belle donzelle e di gio-
vani eroi. Essere scelti per il sacrificio agli Dei, e passare dal mondo profano ad uno immortale era
un grande onore poich morendo si aveva il privilegio di far parte della schiera di eroi che, duran-
te la lotta finale contro loscurit, avrebbero combattuto a fianco degli Dei. Cessata questa macabra
tradizione le offerte divennero sacrifici animali fino ad essere sostituiti da piccoli doni di vario gene-
re da appendere ai rami dellalbero. Pare che da questa storia sia nata la tradizione che ancora oggi
vale in tutto il mondo: addobbare labete riempiendolo di doni durante il periodo natalizio. Ma la-

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bete anche una figura che, nellimmaginario
collettivo, vista come un vero e proprio confi-
Il noce nuoce
Il noce, come molte altre specie di albero, fini-
dente per le anime inquiete. Esso infatti to nella rete di credenze popolari che vedono
condivideva tutte le sofferenze degli abitanti alcuni alberi in unottica maligna, infestati da
locali, i quali andavano a fargli le confidenze pi spiriti malvagi. Come per il pioppo, tradizione
strette. Molto famoso un abete rosso che si vuole che questo albero sia dimora delle
trova nel comune di Luson (Bolzano), in Val di Ombre, quei famosi spiriti femminili che
Funes, dove si racconta abitasse uno spirito di amano aggredire i passanti gettandoli violente-
cui si potevano udire i lamenti quando il vento mente a terra. In Sicilia, nel piccolo comune di
freddo, proveniente dal nord, lo colpiva. S. Ninfa (Trapani) noto il detto: nuci nuci

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Se vuoi
ossia il noce nuoce proprio
ad indicare il timore della
abbandonare
popolazione verso queste creatu-
re. Ma il pi famoso tra i noci si trova
la candela...
nei pressi di Benevento dove, in antichit i
signori di quel ducato, i Longobardi erano
soliti celebrare dei riti in onore di Odino sulle
rive di un fiume. Da queste cerimonie nacque
la simbologia nefasta di questa pianta. Ed
proprio per difendersi dalla sua influenza
malvagia che sotto i suoi rami aveva luogo
uno dei pi popolari riti propiziatori del VII
secolo che, nel XIII secolo, sarebbe sfociato
in un vero rito di stregoneria che port, in
ultimo, allabbattimento dellalbero. Il rituale
consisteva nellappendere ai rami del noce la
pelle di un caprone e di colpirla ripetutamen- EMIT srl

p rogettazione
istallazione
manutenzione
IMPIANTI
TECNOLOGICI

te con delle frecce. I brandelli rimasti


dovevano, poi, essere mangiati come rituale.
Poi lalbero fu abbattuto su decisione del
Vescovo Barbato, il quale decise di costruire
sopra le radici la chiesa di Santa Maria in
Voto. Pare che durante i lavori, dal tronco, Nucleo Industriale di Bazzano
usc una temibile creatura demoniaca che
per non spavent limpavido religioso che la
67100 LAquila
affront facendola sparire per sempre. Il resto
della popolazione, invece, rimase terrorizzata Te l . 0 8 6 2 . 4 4 1 3 2 2
per molto, molto tempo.
Cell. 348.8708467
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