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LUomoMedievale.

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Iniziamo a capire e studiare insieme un libro fondamentale dell storiografia medievale: Luomo Medievale, di Jacques
Le Goff.

Riporto di seguito lo schema riassuntivo del saggio introduttivo a firma di Le Goff stesso, elaborato da Chiara Tadiello.

Il libro Luomo medievale di Jacques Le Goff si divide in dieci capitoli che descrivono altrettanti tipi di uomini del
Medioevo. Nellintroduzione sono poste delle domande alle quali possiamo trovare risposta nei capitoli che seguono.

Le prime domande che caratterizzano tutto il libro sono: luomo medievale realmente esistito? Non forse
unastrazione lontana dalla nostra realt storica?

Storia umana: delluomo o degli uomini?

(UOMINI) > STORIA: non si occupa di un uomo in particolare, ma di uomini in

generale

Giovanni Miccoli: parla dei monaci, non del monaco (is qui luget = colui che piange)

Prega per la propria salvezza e quella degli altri

Christiane Klapisch-Zuber: donna medievale = famiglia > donna attuale = carriera

Enrico Castelnuovo: gli artisti di ieri e gli artisti di oggi

Esiste un modello che si pu chiamare uomo medievale?

La risposta a questa domanda sicuramente affermativa.

Nel XIII secolo si dava molta importanza alla religiosit: studiare lantropologia teologica ci fa capire come un credente
o un ateo era considerato nel periodo medievale. Per esempio lateo non credeva in Dio, ma non era un emarginato. Un
altro esempio tra cittadino medievale e un cittadino attuale: solo pochi anni fa questa distinzione era sottile e non
accentuata, oggi tutto il contrario. Cos allora luomo per lantropologia cristiana medievale? La creatura di Dio.

Questa citazione esprime lidea di uomo medievale. Riferendosi alla Genesi (Peccato originale), dove Dio crea luomo e
lo mette al centro delluniverso, manifesta il ciclo principale che identifica luomo:

NASCITA-BENE/MALE-VERGOGNA-MORTE

La visione delluomo suddivisa in due periodi:

-visione pessimistica (IV-X): accento su creatura

-visione ottimistica (XII-XIII): accento su di dio

La Genesi sottolinea anche lo sguardo verso la condanna che sia dolore, fatica, lavoro ma anche uno strumento
con il quale si pu raggiungere la salvezza.

Lunico che per primo si sottomesso alla volont del signore Giobbe; questa visione attuata solo dopo il
Duecento. Il personaggio di Giobbe molto significativo e simbolico, perch dopo di lui, c stato solo un altro uomo
che ha compreso e compiuto la volont del Signore: Ges. Egli, denominato anche luomo della sofferenza, nel XV
secolo associato allidea di piet, sofferenza, oltraggio, flagellazione, crocifissione e passione;

Uomo sofferente, umiliato, ma divino. Dio unico, ma trino (Padre, Figlio e Spirito Santo)
Poi ci fu un riconoscimento del diavolo.

DIAVOLO DIO

1-Homo viator, uomo in cammino;

Pellegrini perch?

pellegrinaggi verso le terre sante (Gerusalemme, Roma, Santiango di Compostella);

potenziale e simbolico;

Crociati perch?

difesa della propria religione, ma ci sono delle minoranze;

Non comprendiamo i vagabondi;

2-Penitente

perseguitato dalla penitenza; peccato>penitenza>salvezza

Anima/Corpo + Spirito Santo = UOMO

I TIPI UMANI

DALLE COPPIE ALLO SCHEMA TRIFUNZIONALE: IL MONACO, IL CAVALIERE, IL CONTADINO

Prima degli schemi trifunzionali, esistevano gli schemi binari, vale a dire formate da coppie ad esempio i chierici e i
laici, il potente e il povero (chiamato poi il ricco e il povero nel Duecento). Linserimento di una categoria intermedia
porta allo schema trifunzionale (secondo Adalberone di Laon, 1030) sono:

1- oratores = coloro che pregano (chierici, monaci vedi saggio di Miccoli)

2- bellatores = coloro che combattono (guerrieri, vedi saggio di Cardini)

3- Laboratores = coloro che faticano (contadini, artigiani, operai, vedi saggio di Cherubini)

NUOVI TIPI LEGATI ALLA CITTA: IL CITTADINO, LINTELLETTUALE, IL MERCANTE

Lo sviluppo urbano avviene tra lXI e il XIII secolo e comprende levoluzione di tipi di uomini diversi, come il cittadino,
lintellettuale e il mercante.

Jacques Rossiaud ritieni che il cittadino medievale non esista. In sintesi afferma che luomo che si adatta allo spazio
che gli si presenta, perch se non lo fa, non potrebbe sfruttare il grande privilegio di vivere in quel territorio.

Il cittadino un uomo che vive entro le mura. il cittadino che si sottomette alla citt e cos facendo sviluppa una
mentalit furba, mercantile e sfruttatrice;questo un profilo ottimista.

Mariateresa Fumagalli Boenio Brocchieri esprime il suo concetto sullidea di intellettuale medievale. Secondo lei non
esiste: gli intellettuali di un tempo erano i cosiddetti magister, doctor, litteratus e philosophus.

Il luogo in cui questi personaggi si trovavano era luniversit: luniversitario un professionista, luomo che ama i libri
invece del lavoro manuale (SantAnselmo, Ablardo, Arnaldo da Brescia e Ruggero Bacone), ma il vero compito
dellintellettuale del XIII-XIV secolo era di fare politica.

Lintellettuale :

1- internazionale;

2- celibe libero;

3- uomo delle autorit;


Il mercante invece soprattutto un sostenitore economico, ma poco tempo dopo diventa un modo per classificare una
stirpe di un uomo (genovese, dunque mercante).

In verit i mercanti erano abbastanza colti almeno nel campo delle lingue perch era una mezzo importante per i
propri commerci, infatti il pi antico testo italiano fu scritto da un mercante nel 1211.

IN MARGINE ALLE CATEGORIE MEDIEVALI: LA DONNA E LARTISTA

Nello schema trifunzionale, non c posto per la donna: ella era chiamata sposa o vergine o vedova. Il suo ruolo
fondamentale era ovviamente la famiglia: la cura dei figli, della casa e quindi di tutto lo spazio domestico.

Tra gli artisti lorafo, e poi larchitetto, erano i pi importanti: loro si dedicavano maggiormente alle arti meccaniche e
alle arti liberali.

AGLI ESTREMI: LEMARGINATO E IL SANTO

Lemarginato in sostanza era lesiliato:colui che non avevo una buona reputazione, anzi era considerato un infame e
non civile. Bronislaw Geremek si esprime sottolineando in particolar modo lemarginazione speziale.

Il santo, invece, lessere che fa da intermediatore fra cielo e terra. Spesso il santo era un uomo comune diventato poi
martire. Andr Vauchez si occupa della santit tra il XII e il XIII che diventa poi una santit di funzione/professione.

ALCUNE OSSESSIONI DELLUOMO MEDIEVALE

Luomo medievale per noi esotico = cio, per capire la mentalit delluomo medievale dobbiamo prima renderci conto
dellenorme mutamento avvenuto.

I VIZI: il peccato,le tentazioni, il rapporto tra luomo e il diavolo si intensifica, i 7 peccati capitali, le 9 figlie
del diavolo (pag 31);

IL VISIBILE E LINVISIBILE: ci che si pu vedere non spaventa, ma ci che invisibile mette curiosit quindi
si comincia a usare il visibile per vedere linvisibile;

LALDILA:nel XII-XIII secolo il sistema dellaldil comincia a diventare razionale mantenendo delle costanti
(paradiso, purgatorio, inferno) e delle variabili (limbo dei patriarchi e il limbo dei bambini);

IL MIRACOLO E LORDALIA: il miracolo veniva chiesto alla Vergine Maria o ai Santi. Spesso per
guarigioni,parti, per le vittime della medicina, ossa dei santi. Lordalia non veniva accettata dalla chiesa: le arti
magiche e la credenze erano pagane;

LA MEMORIA: malgrado il grande tatto di analfabetismo, su tutto ci che si imparava, veniva usata la
memoria, in particolare le mnemotecniche = arti della memoria;

LA MENTALITA SIMBOLICA: luomo medievale vive in una foresta di simboli, mezzo per comunicare, condiviso
e ricordato;

IL NUMERO: i numeri contano mondo nella mentalit religiosa delluomo medievale (trinit, evangelisti,
settenari, comandamenti, apostoli, ) si tenta poi di inserire la follia aritmetica allinterno della religione;

LE IMMAGINI E IL COLORE: sempre un modo per comunicare al posto della scrittura. I colori erano simboli:
rosso = colore imperiale, azzurro = Verigine Maria, loro = grande importanza, vita divina;

IL SOGNO: spesso avevano un significato ben preciso: era sempre un modo per comunicare, un messaggio
divino;

OSSESSIONI SOCIALI E POLITICHE

GERARCHIA: rispettare lorganizzazione della societ di Dio, la possibile somiglianza tra vita divina e terrena;

AUTORITA: tutti devono obbedire i propri superiori, lobbedienza una virt;

RIBELLE: segno di disobbedienza, molto significante e toccante a tal punto da considerare eresia;
LIBERTA: un gran privilegio, anzi, meglio sottolineare che pi importante parlare di pi libert, e quindi
privilegi;

Luomo medievale.1 I monaci


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Riporto la sintesi di Marin e dal Molin.

I MONACI

INTRODUZIONE GENERALE

Il monachesimo (dal greco monachos, persona solitaria) un modo di vivere la propria religiosit, caratterizzata da
alcune rinunce agli interessi terreni (=mondani), per dedicarsi in modo pi completo allaspetto spirituale coinvolgendo
la propria esistenza.

Molte religioni hanno elementi monastici: Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Giainismo, Taoismo anche se la loro
espressione differisce considerevolmente.

Questa formma religiosa era stata introdotta per la prima volta verso la fine del III secolo in Egitto dove i monaci si
dedicavano a una vita di preghiera ritirandosi nel deserto.

Il Cristianesimo influenz la mentalit del Medioevo, come emerge dal grande sviluppo del monachesimo in Occidente.
Infatti nel VIsec. San Benedetto da Norcia fond il suo primo monastero a Monte Cassino, dando vita ad
unesperienza che avrebbe avuto unenorme influenza sulla successiva storia europea, da un punto di vista religioso,
culturale ed economico.

San Benedetto pose alla base di ogni monastero la regola, che era il modo di vita che i monaci accettavano seguire.Le
regole principali di un monastero erano:

Tutto ci che veniva consumato nel monastero doveva essere prodotto esclusivamente al suo interno.

Era vietato mangiare carne, ma cera la possibilit di mangiare il pesce.

Non si poteva mangiare il pane bianco.

Si poteva bere latte e mangiare il formaggio.

La Regola Principale era riassunta nel motto di ogni convento benedettino: Ora et labora, ossia: prega e lavora.

Queste semplici regole modificarono, col tempo, leconomia allinterno e allesterno del monastero, dando vita ad
attivit e ad innovazioni sorprendenti per i loro effetti: grazie ai monaci benedettini si svilupp infatti la silvicoltura, la
pescicoltura, lapicoltura, si crearono nuovi tipi di formaggio (oggi noti in tutto il mondo), si studiarono nuovi metodi di
cura con erbe officinali, ecc. Chi, anche laico, viveva nei pressi del monastero, usufruiva di una serie di servizi senza
precedenti (scuole, ospedali, assistenza) e trovava sempre qualcosa da mangiare.

Nei pressi dei monasteri si coltivavano in particolare orzo, segale, farro e poco grano che veniva utilizzato per le ostie
poich il pane bianco, che veniva fatto solo per cerimonie importanti, era vietato dalle regole ed era distribuito ai
poveri.La dieta di un monaco era basata principalmente su legumi quali fagioli, lenticchie, piselli; il tutto accompagnato
dal pane nero.Durante il periodo di quaresima i monaci digiunavano e questo portava molto sconforto nei poveri che
vedevano nel monastero lunica fonte di vita; erano i monaci infatti che davano il cibo alla popolazione.

Poich i ricchi non volevano digiunare, per varie ragioni, si erano impegnati a donare una certa somma al monastero.

Questa somma veniva per 1/3 data ai poveri ed il restante era utilizzato per la costruzione di opere collegate con la
specializzazione del monastero

Infatti, dei vari monasteri che furono costruiti in Occidente, molti si specializzarono in ospizi e ospedali (i primi della
storia e aperti anche ai poveri), oppure come alberghi per i pellegrini.

In tutti i monasteri venivano inoltre fondate scuole che istruivano sia i monaci sia la gente comune, diffondendo cos la
cultura in tutto lOccidente.
In questo modo il monastero diventava un centro di vita attivissimo, circondato da centinaia di persone, che contribu
a dar vita alla civilt europea visto lenorme numero di monasteri sorti nel Medioevo in tutta lEuropa.

La maggiore influenza i monasteri lebbero nei territori desertici o abbandonati dove svilupparono unorganizzazione e
un arricchimento tali da trasformare e rendere popolato il luogo dove sorgevano.

Per quanto riguarda la cultura, poi, i monaci furono i primi a trascrivere manualmente tutti i testi dellepoca classica
che in questo modo sono giunti fino a noi.

Nel Medioevo furono fondati anche numerosi conventi femminili.

San Benedetto, scrivendo la sua regola a Montecassino, in Italia centrale, tra Roma e Napoli, nei primi decenni del VI
secolo, inizia cosi a distinguere quattro categorie di monaci: i cenobiti che risiedono in un monastero, dove servono
sotto una regola e un abate; gli eremiti divenuti capaci di condurre da soli la lotta della vita ascetica; poi i sarabaiti,
termine di origine egiziana, che designa i monaci che vivono in piccoli gruppi senza avere n una regola n un abate;
infine i girovaghi, continuamente erranti e mai stabili. Poi, lasciando da parte tre di queste categorie, si interessa a una
sola di queste, i cenobiti, per i quali compone la sua regola.

PAPA GREGORIO MAGNO

Un Papa molto importante che ha abbracciato la vita monastica fu Gregorio Magno. Nacque verso il 540 dalla famiglia
senatoriale degli Anici. Alcuni genealogisti collocano fra gli antenati di Gregorio, i Papi Felice III ed Agapito I. Gregorio
era figlio del senatore Gordiano e di Silvia. Alla morte del padre, fu eletto, molto giovane, Prefetto di Roma. Grande
ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in
altrettanti monasteri e di farsi monaco, quindi si dedic con assiduit alla contemplazione dei misteri di Dio nella
lettura della Bibbia. Non pot dimorare a lungo, nel suo convento del Celio poich il papa Pelagio II lo invi come
nunzio, presso la corte di Costantinopoli, dove rest per sei anni, e si guadagn la stima dellimperatore Maurizio I, di
cui tenne a battesimo il figlio Teodosio. Al suo rientro a Roma, nel 586, torn nel monastero sul Celio, vi rimase per
per pochissimo tempo, perch il 3 settembre 590 fu chiamato al soglio pontificio dallentusiasmo dei credenti e dalle
insistenze del clero e del senato di Roma, dopo la morte di Pelagio II di cui era stato segretario.

Dipinto di Andrea Mantegna raffigurante Gregorio con Giovanni Battista, san Benedetto da Norcia e san Girolamo

Come papa si dimostr uomo di azione, pratico e intraprendente (chiamato lultimo dei Romani), nonostante fosse
fisicamente abbastanza esile e cagionevole di salute. Fu amministratore energico, sia nelle questioni sociali e politiche
per supportare i bisognosi di aiuto e protezione, sia nelle questioni interne della Chiesa. Tratt con molti paesi europei;
con il re visigoto Recaredo di Spagna, convertitosi al Cattolicesimo, Gregorio fu in continui rapporti e fu in eccellente
relazione con i re franchi. Con laiuto di questi e della regina Brunchilde riusc a tradurre in realt quello chera stato il
suo sogno pi bello: la conversione della Britannia, che affid ad Agostino di Canterbury, priore del convento di
SantAndrea. Si dedic anche ai problemi dellItalia provata da alluvioni, carestie, pestilenze, amministrando la cosa
pubblica con equit, supplendo allincuria dei funzionari imperiali. Organizz la difesa di Roma minacciata da Agilulfo,
re dei longobardi, coi quali poi riusc a stabilire rapporti di buon vicinato e avvi la loro conversione. Ebbe cura degli
acquedotti, favor linsediamento dei coloni eliminando ogni residuo di servit della gleba. Riusc ad intrattenere epistoli
e rapporti amichevoli con il re della Barbagia, Ospitone, e cerc di dissuadere la popolazione dallidolatria e dal
paganesimo, convertendo Ospitone stesso al cristianesimo. Riorganizz a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti
liturgiche anteriori e componendo nuovi testi, e promosse quel canto tipicamente liturgico che dal suo nome si chiama
gregoriano. Lepistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo ci documentano ampiamente sulla sua
molteplice attivit e dimostrano la sua grande familiarit con la Sacra Scrittura. Mor il 12 marzo 604.

IL LIBRO DI JACQUES LE GOFF LUOMO MEDIEVALE

Lautore nel suo libro fa uno sguardo generale sul monachesimo, parlando soprattutto di:

1. I materiali tardo-antichi ed alto-medievali (V Secolo);

2. Gli aurea saecula ;

3. Il sistema monastico e la sua crisi;

I monasteri e i priorati nel XII secolo, erano migliaia in Europa, mentre adesso sono poche centinaia. Dopo la riforma
luterana e le violenze della grande rivoluzione il monachesimo non fu distrutto ma fu ridimensionato drasticamente il
ruolo nella vita della chiesa, segnando un suo diverso approccio con la societ e con la storia (infatti nel medioevo gli
unici veri cristiani erano i monaci).

MONACHESIMO DIFFUSO>RIDIMENSIONATO>DECLINATO

Il monastero possiamo considerarlo nel medioevo come una micro-citt, autonomo in tutto. Esso comprendeva infatti il
panettiere, il fabbro, il falegname, il farmacista (lerborista), e tanti altri ancora. Inoltre avevano molti possedimenti
terrieri e la loro grandezza e ricchezza cresceva sempre pi, fino a superare leconomia cittadina; questo perch, con
gli anni modificarono la loro regola ora et labora facendo lavorare al loro posto i servi della gleba (o conversi). Come
sappiamo nel medioevo la maggior parte delle persone desiderava e aspirava ad entrare in monastero o a diventare
cavaliere. Il monastero era il luogo dellascesi e della penitenza individuale, del rifugio e della protezione dai feroci
costumi di una societ militare, ma diventava in primo luogo la sede della preghiera collettiva e pubblica di cui gli
uomini e la societ hanno bisogno per la loro stessa sopravvivenza. Si entrava in monastero anche per raggiungere un
sempre pi stretto contatto con Dio. Gi a quel tempo i forestieri e i pellegrini che bussavano alle porte delle grandi
costruzioni venivano accolti allinterno esso comprendeva come adesso il noviziato (scuola per listruzione).

1. Allinizio i monaci erano abituati a mettere tutto in comune. Furono chiamati monaci per lausterit della loro vita
solitaria e senza famiglia; le comunit che formavano cenobiti e i loro alloggiamenti, cenobi. La loro era una vita
separata dalle debolezze e dalle miserie umane, per dedicarsi alla ricerca di Dio (Cassiano). Due punti fondamentali
li contrassegnavano:

vita comunitaria (cenobio) > struttura organizzata secondo una regula

La fuga verso il deserto, senza dimenticare il criterio di obbedienza e disciplina

2. A partire dal X secolo le linee della ripresa monastica si attuano sempre pi velocemente. Re e grandi signori
puntano soprattutto sui monasteri come centri religiosi di preghiera, aziende agricole, sedi di espansione e di
rafforzamento politico sul territorio. Ma la complessa funzione delle fondazioni monastiche fa si che vengano attaccati
da signori, vescovi e milites. Le due grandi distanze di riferimento della libert monastica, diventano cos il potere
regio e quello papale. Il monastero divenne nel XI-XII secolo la congregazione religiosa pi importante e autorevole
della cristianit. Questi erano anche i secoli della grande espansione. La societ era suddivisa in tre ordines: gli uomini
della preghiera (oratores), gli uomini della guerra (bellatores), gli uomini del lavoro dei campi (laboratores). Tra i
cristiani invece ci sono tre livelli laici, chierici e monaci. Solo alcune congregazioni istituivano la figura dei conversi
(coloro che presero il posto dei servi). La vita interna del monastero e il suo ruolo assumono una dimensione culturale
e di assistenza, la parte riservata alla liturgia nella giornata monastica si dilata, soprattutto nella congregazione
cluniacense. Tra il X e il XII secolo ci fu luniverso monastico: la fondazione di un lite

3. La scelta monastica reclama un rapporto privilegiato con lassoluto. Linsegna quella della rinuncia al mondo,
lelezione della povert volontaria come espressione della sequela Christi (ecco noi abbiamo lasciato tutte le cose ed
abbiamo seguito te). Diventare monaci piuttosto abbandono della societ profana e delle sue sedi abituali, rifiuto
della sua quotidianit e delle sue prospettive, privilegiamento della ricerca di Dio nella preghiera e nella
contemplazione, ristabilimento di un ordine e di una scala di valori sconvolti e manomessi dalle ricorrenti insidie di
Satana. La potenza e la ricchezza dei monasteri, la grandezza delle loro chiese e lo splendore del loro culto, lampiezza
delle loro foresterie, disposte per accogliere i poveri pellegrini ma anche per poter degnamente ospitare i grandi della
terra, le centinaia di uomini che la sciano i campi dopo che linvito a lavorare di Benedetto si tradotto in altre pi
nobili attivit. Il monastero rende visibile e concreta nella storia la realt di una natura umana sottratta ai disordini e
alle violenze del peccato, creando isole di ordine e di razionalit in una societ che senza di esse resterebbe preda
della sovversione provocata dalle costanti incursioni del maligno. Non da tralasciare che i monastici a quel tempo
erano tra i pi intelligenti e i pi sapienti di quellepoca. La scelta monastica anche una scelta di cultura e di
conoscenza, rappresenta per i figli della nobilt lunica alternativa reale offerta al mestiere della armi. Infatti la
vocazione alla santit va di pari passo con la vocazione alla cultura. Il monastero, soprattutto agli inizi, luogo e
occasione di salvezza; in esso si impara a dare importanza alla vita terrena ma anche ai destini futuri (la vita eterna).
Nonostante tutto questo per i monasteri ci fu una grande crisi di vera fede; infatti lequazione: vita apostolica- vita
monastica non combaciava molto e tutto questo a causa della crescente importanza che si dava alla ricchezza e alla
mancanza della vera povert.
LUomo Medievale.2 Il guerriero e il cavaliere

Filed under: seconda,storia prof @ 8:13 pm

L uomo medioevale, Jacques Le Goff

IL CAVALIERE E IL GUERRIERO

Riassunto di Saccardo e Loison

Il medioevo fu un periodo molto duro per la popolazione, schiacciata tra le invasioni barbariche e loppressione dei
tiranni, venne costretta a rifugiarsi in strutture difensive chiamate castelli oppure alloblio.

In questepoca di subbugli e incertezze vennero a formarsi tre categorie sociali: gli oratores, i laboradores e i bellatores
ormai fondamento della societ cristiana, questi ultimi furono molto rispettati e onorati, dediti allarte della guerra ed
alla sacralizzazione di questultima.

In questo periodo cupo, i diversi gruppi di soldati delite (specializzati nellarte della guerra) si radunano sotto il
comando di un signore (il senior) per combattere per lui, oppure vivere in terre affidate dal signore.

Cos si afferm la cavalleria, e non fu conseguenza dellinvenzione , ma ne fu la causa e nacque nel corso dellxiii sec.

La nascita della cavalleria e di un esercito decretarono un incredibile aumento dei signori medioevali, e un divario
sempre maggiore nella societ, cio quello tra uomini armati e uomini non armati, la plebe, gli inermi . Lo scontro fra i
signori bannali, seguiti fedelmente dai loro pi o meno piccoli eserciti fu il fattore determinante dellepoca dal decimo
allundicesimo secolo, polverizzando i diritti e i poteri pubblici, quindi facendo cadere l Europa in un periodo di
anarchia, chiamato anche Anarchia feudale, dove la categoria degli armati, opprimeva gli indifesi, partendo dagli
uomini di chiesa sino alle donne e ai bambini, ma ben presto, molte diocesi, affiancate dallaristocrazia e da quei
milites convertiti alla dedizione verso la fede, preoccupati dalla gravosa situazione economica e culturale, ostruzionista
per un modo di vita accettabile, formarono il movimento della Pax e della gloria Dei, che prevedeva la tutela di
santuari, ospizi, mercati e guadi, ma successivamente si ebbe un progresso di leggi alla tutela della plebe, e in caso di
infrazione la pena era la scomunica, definita da alcuni studiosi linferno in terra, ma senza mai proibire la guerra,
impossibile da controllare in una societ basata sulla guerra.

I signori che non rispettavano le decisioni della chiesa o delle tregue venivano definiti infractores pactis.

Il cavaliere

Il cavaliere era ununit molto costosa, avendo necessit di un cavallo, armi di ferro, una corazza (giaccone
imbottito e rinforzato), detto anche brunia.

Letica cavalleresca era basata, dopo la conciliazione con la chiesa, alla difesa della plebe, spinta sino al sacrificio della
propria vita. Questo tipo di soldato era chiamato miles Christi , che si trasform negli ultimi anni dellundicesimo secolo
nel sancti Petri, soldato pi legato alla religione e disposto a dare anima e corpo alla chiesa,

quindi i servigi militari verso la chiesa divennero presto pi considerati della vita dedita alle preghiere, con il nuovo rito
della santificazione delle armi, difatti lunione sotto lunico stendardo della religione diede pi vigore alla cristianit che
cominci ad attuare opere espansionistiche contro lIslam, che dal decimo secolo affrontava un duro periodo di
instabilit.

La prima azione bellica unita fu la riconquista della Spagna, araba dallottavo secolo, ripresa grazie alla dedizione alla
fede e alla fame di bottino di alcuni gruppi di cavalieri.

Queste guerre, per furono anche incitate da vaste campagne di propaganda, che illustravano i cavalieri come santi
protettori della fede che schiacciano gli infedeli, che portarono alla ricerca di gloria e delle sacre reliquie gran parte
degli uomini darmi europei.

Gli attacchi si moltiplicarono nel tempo, fino alla conquista della citt santa, nella crociata del 1099, con il seguente
massacro degli infedeli, purtroppo i crociati, cavalieri della croce, si diedero alle scorrerie e al saccheggio di quelle
contrade una volta fiorenti, inoltre leffetto a sorpresa che aveva segnato in gran parte le vittorie cristiane sugli infedeli
era svanito e gli eserciti arabi si riorganizzarono nel mentre che i pellegrini, fatto voto al Sepolcro, ritornavano in
patria, lasciando sguarnite le difese delle conquiste della prima crociata.

In questo periodo nacquero gli ordino monastico militari, che continuarono le guerre sante per i secoli interessati dal
medioevo, formando un nuovo tipo di approccio alla chiesa, quindi non pi di subordinazione e funzionalizzazione, ma
di formazione e identificazione spirituale.

Gli ordini dei cavalieri che prendevano parte alle crociate erano diversi, tutti dediti e rivolti come oneri e doveri alla
chiesa, ed i principali erano:

I templari:lordine dei cavalieri del tempio di Salomone, nati in seguito al concilio di Troyes nel 1128, e venne sciolto
nel 1312, per volere del papa Clemente quinto, a causa dellindebitamento del re francese nei loro confronti.

I cavalieri di rodi: cavalieri detti anche ospedalieri, perch davano rifugio e protezione ai pellegrini in viaggio per la
terra santa

I diversi ordini religioso militari erano per molti di pi, come la milita Christi, o lordine dei teutonici, he come tutti
attiravano fra le loro schiere persone di ogni rango sociale, ma anche nobili dellaristocrazia militare del tempo, grazie
anche alla propaganda e degli ideali della cavalleria divina.

Le crociate cavalleresche cristiane durarono sino alla fine del medioevo, divenendo come una tradizione e non pi
come tributo alla fede.

I tornei

I tornei furono una delle principali attrazioni del medioevo e ci partecipavano tutti i nobili cavalieri, che talvolta li
presero come lavoro, avendo come profitto in caso di vittoria le armi degli sfidanti sconfitti e un ingente premio al
vincitore del torneo.

Questa pratica darme venne duramente criticata durante il basso medioevo, giudicata fonte di tutti i peccati capitali,
sin quasi a scomparire, ma non smise mai di essere praticata, nonostante lavversit di diverse importanti autorit
come papi e re, mossi dal fatto che gli sconfitti provavano rancore nei confronti dei vincitori, causando dissapori che
minavano la stabilit e lunione della cristianit.

Terra santa ed esercito

La Terra Santa fu soggetto delle fantasie europee essendo sempre stato un luogo mistico e misterioso, cantato
ovunque come posto fantastico e ricco di tesori, ma per larmata di dio era una realt ben diversa, luogo di battaglie,
vittorie e sconfitte.

Lesercito I crociati avevano un esercito molto complesso, formato principalmente dalla cavalleria, affiancata da fanti,
guastatori,con innumerevoli cariche sia difensive che dassedio e fanteria leggera, ma certi storici sono in dubbio
sullorganizzazione tattica e strategica cristiana, essendo un blocco compatto e non diviso, ma frammentato e
scontroso allinterno, creano difficile la cooperazione e dando svantaggi sullunit.

Lesercito arao, invece era tattico, con precise disposizioni per ogni gruppo, e riusciva persino a organizzare raid di
arceri a cavallo per colpire le prime linee cristiane, e ci permise agli arabi di vincere molte battaglie decisive contro i
crociati.

Fine del Cavaliere

I cavalieri nellalto medioevo erano il fulcro dellesercito e soldati delite, suddivisi in banderesi, cio coloro che erano in
grado di poter portare lo stendardo, essendo il simbolo di propriet delle loro terre, o baccellieri, cio privi di origine
nobiliare o terreni, quindi di bassa nobilt, ma questa classe di cavalieri scomparve quando il titolo di cavaliere divenne
pi una carica e onorificenza, legata ad imprese, ricchezze o nobilt quando la cavalleria nellesercito perse il valore di
un tempo, a causa dellinvenzione di armi da fuoco come moschetti e cannoni,ma anche della balestra che rivalutarono
il ruolo della fanteria.

Di fronte a questa situazione i sovrani dei paesi europei, cominciarono principalmente una rifeudalizzazione dei terreni.

Il milites

Questo tipo di soldati era legato al coraggio, alla fedelt e allaffetto per il compagno darme .

I milites, come del resto ogni altra unit dellesercito, era spietata con la fanteria e altra unit, ma nei confronti dei
cavalieri tentava non di ucciderli, ma di catturarli per ottenere in cambio un riscatto.
Le unit semplici di fanteria, se ferite in campo di battaglia non venivano soccorse, ma abbandonate, non essendo
importanti, se non per i commilitoni, solidali fra loro.

Luomo medievale.4 Il cittadino


Filed under: seconda,storia prof @ 4:00 pm

Riporto la sintesi di Saggiorato e Todescato

IL CITTADINO

Luomo medievale viveva nelle citt, luogo non sempre ospitale e confortevole

La citt si rivela sede di unumanit molto particolare, condannata da uni, lodata da altri.

Verso il 1250 la rete cittadina dellEuropa preindustriale gi tracciata.

Le citt, vaste necropoli del mondo rurale, logorano fuor di misura un materiale umano molto presto sostituito. La loro

influenza oltrepassa singolarmente la loro consistenza demografica: le scuole vi si stabiliscono, i mendicanti vi si

installano, i principi ne fanno le loro capitali, lartigianato vi si diversifica e il loro mercato stende sempre di pi in

lontananza i proprio orizzonti. La citt il centro di sviluppo di una societ complessa che si adatta al sistema signorile

e alla sua ideologia, la elabora le proprie gerarchie.

Molto importante e determinante in quellepoca fu luso quotidiano del denaro

Non bisogna pensare che tra labitante cittadinoe quello campagnolovi erano grandi differenze, pi che tutto solo

una differenza di cultura

la citt non va giudicata qualcosa di isolato,

essa inserita in una rete di relazioni(religiosi,contadini,mercanti,.)

Ogni periodo della storia ha il suo tipo di cittadino.

Verso il 1150, un contadino varcava le porte di una citt per tentare di lavorarvi e forse per stabilirsi.

Assisi e Bologna imponevano tasse gravose ai non liberi; dappertutto il signore disponeva di un anno per recuperare il

suo uomo, e in una quantit di borghi rurali, le condizioni personali non differivano gran che da quelle della citt. La

libert era in primo luogo questo complesso progressivamente accumulato di diritti e di usi estorti, acquisiti, ottenuti

col consenso o strappati, molto pi che non il privilegio di una carta o di una legge.

Una legge valeva solo per la forza di una comunit che poteva farla rispettare. Le citt avevano il danaro, il numero

degli uomini, le loro temibili solidariet.


I cittadini, e i mercanti in primo luogo, avevano ottenuto dappertutto le libert necessarie alle loro attivit. Un diritto

cittadino si sovrapponeva alle giurisdizioni che gli facevano concorrenza e, tendeva a unificare la condizione delle

persone e dei beni. Gli uomini daffari disponevano di un diritto libero dalla paralisi dei formalismi; potevano senza

impacci reclutare la manodopera necessaria ai loro laboratori, controllare pesi e misure, mercati e fiere, regolamentare

lassunzione del personale e i mestieri, intervenire efficacemente in favore del loro concittadini vittime di un futuro o di

un arbitrario sequestro. (presenza di un padrino)

Far parte del popolo non era facile e una maggioranza di abitanti privi di risorse si rilevava incapace di oltrepassare le

muraglie erette allinterno da una minoranza gelosa. Tuttavia il semplici fatto di risiedere a lungo in citt autorizzava

qualche speranza fondamentale: vivere in una relativa sicurezza

non morire di fame

la speranza di sopravvivere nel tempo della disoccupazione e della miseria grazie alla distribuzione di razioni

Le mura della citt costituiscono senzaltro la frontiera decisiva che separa due spazi. Ogni citt chiusa, per necessit

politica e militare. Non che oltrepassare le porte tutto subisca un capovolgimento: la vicina campagna dominata dalla

propriet e dai capitali cittadini, punteggiata di residenze borghesi; i suoi contadini frequentano regolarmente il

mercato.

Abitare in citt significa in primo luogo occupare in due o tre una camera, una tana senza luce o una soffitta che d su

un cortile posteriore, stabilirsi alla locanda, se si ha qualche soldo; disporre di una o due stanze se si ha famiglia, ma

sempre dover dividere con altri luso di un pozzo e di una cucina; lartigiano abita la propria casa, ha il suo focolare, la

sua cantina e il suo granaio, ma coi servi e gli apprendisti. Bisogna dunque abituarsi a vivere circondati di condizioni e

mestieri molto diversi.

Essere cittadino anche dipendere dal mercato, subire gli inconvegnenti dell essere racchiusi tra le mura;mancare

talvolta dacqua potabile quando i pozzi sono inquinanti; vivere in mezzo agli escrementi. (malattie,peste)

All inizio si dirigevano verso la citt uomini abbastanza benestanti, attirati dalle sue libert e dalle sue possibilit di

ascensione sociale, ma dal XXI in poi, gli agiati erano preceduti dai fuggiaschi, dai poveri, dagli straccioni.

Larea di attrazione urbana tendeva a villaggi sempre pi lontani.

Ampliamento dell area migratoria, squilibrio in favore dei nuovi venuti, furono ancora accentuati dalle calamit del

lungo secolo XIV. Verso il 1450 la gente arrivava da pi lontano, la percentuale dei forestieri aumentava costantemente

e la svalutazione relativa dai salari agricoli ingrossava dappertutto la fiumana dei poveri.

Per i magistrati i nuovi venuti rappresentavano a un tempo una necessit e un pericolo, per gli imprenditori e per i

venditori di generi alimentari linteresse era di aprire, ma nellartigianato la minima recessione contribuiva a sviluppare

vecchi sentimenti di ostilit.

Il danaro facilitava lintegrazione ma non risolveva tutto. Un immigrato non disponeva delle reti di relazioni, delle

possibilit di assumere, di ammissione in un mestiere, di partecipazione politica di cui beneficiavano i cittadini che

singegnavano di moltiplicare davanti a lui le barriere giuridiche o fattuali.

Il lignaggio domina la vita sociale e politica della citt mediterranee fino al secolo XIV almeno. Minacciati o indeboliti, i

lignaggi hanno determinato la creazione della vaste parentele artificiali riunite sotto un nome totemico. Le famiglie
apparentate condividono un complesso di comuni preoccupazioni; lo studio dei nuclei famigliari non deve dunque

essere disgiunto dai legami che li uniscono e che possono rilevarsi abbastanza forti. Le grandi case sono rare. La

tendenza generale di sparpagliarsi. La popolazione appare formata di cellule ristrette, di nuclei famigliari di tenue

densit; la famiglia cittadina pi ridotta della famiglia rurale. Rari sono i padri che possono maritare le figlie alleta

della pubert (12-13anni!!!!), let media di alza (15-16). Sappiamo inoltre che luomo si sposava tardissimo : 30anni.

Il matrimonio dunque una vittoriasociale che costa cara. Era frequente la rottura fra coniugi.

Il matrimonio fra gli artigiano modesti o gli operai frutto di una scelta personale. La famiglia cittadina appare cosi pi

duttile, pi fragile e anche meno duratura della famiglia contadina. I cittadini hanno una coscienza molto netta della

fragilit famigliare. Il modesto borghese sogna solidariet di lignaggio, parentele attive e generose. Quindi la citt

esercita una funzione distruttrice dei legami famigliari; le epidemie colpiscono, le solidariet si allentano, i danni morali

aspettano al varco, lautorit del capofamiglia messa in pericolo. Il cittadino non pu contare gran che sui suoi amici

carnali.

Molti cittadini sfuggirono agli orrori della sommossa e della repressione, me tutti dovettero affrontare quasi

quotidianamente un atmosfera di violenza.(vendette,)

non c reputazione senza onore, non c onore senza autorit.

Le funzioni cittadine possono essere molteplici; prende il sopravvento la mentalit mercantile che modella le sensibilit

e i componimenti. Molti artigiani sono dei commercianti a part time; lartigiano salariato vende la propria capacit

Il denaro il sangue della citt, il suo fluido vitale e il suo principio organizzatore.

Le fortune borghesi conservano in effetti quasi sempre una parte del loro carattere originario: la nobilt.

Molti uomini non poterono e non vollero rischiare le loro magre economie e la salvezza dellanima loro in imprese

marittime o nellusura. Ogni cittadino era attento alla buona amministrazione del danaro, ai movimenti del capitale,

agli avvenimenti che riguardavano i mercanti di approvvigionamento o di vendita.

LUomo Medievale.7 Il mercante

Filed under: seconda,storia prof @ 2:35 pm

L uomo medioevale, Jacques Le Gof

IL MERCANTE

Riassunto di De Bernardini e Ozbun


Nel Medio Evo la figura del mercante fu una delle pi importanti e significative. Essa
pero assunse diversa connotazione etica e religiosa nel mondo cristiano, in quello
islamico e nellebraismo

Nel mondo cristiano il mercante visto sempre con sospetto dal punto di vista etico:
non viene propriamente condannato ma la sua figura mal si accorda con gli ideali etici
e religiosi. NellIslam invece il mercante assume un diversa considerazione: non vi
alcuna riserva o preclusione nei suoi riguardi, anzi diventa una personaggio centrale
della vita sociale e politica, con grande prestigio anche morale. Nellambito ebraico
invece assistiamo quasi a una identificazione del mercante con la unica figura di
rilievo.

Il mercante era visto come un personaggio disprezzato da tutti, doveva fare


lunghissimi viaggi in territori lontani rischiando molto tra naufragi, banditi, pirati e
molte altre cose; cercando di vendere la sua mercanzia a persone interessate. Molti
mercanti viaggiavano per mare e trasportavano mercanzie orientali ai signori ricchi
dEuropa.

Molti mercanti erano anche usurai, e quindi erano visti male dalla chiesa e infatti molti
venivano condannati al male eterno. Venivano criticati e molti personaggi della chiesa
dicevano loro che avrebbero patito linferno se non avessero ripagato.

Infatti dicevano che essere usurai era considerato ignobile.

Nella cultura europea, in linea generale, la figura del mercante considerata meno
prestigiosa di quella del proprietario terriero. Il concetto si trova gia in Roma nella
quale lordine senatoriale (formato da proprietari terrieri) era considerato superiore a
quello equestre (di quelli che si occupavano di traffici e commerci) ed era anzi vietato
ai senatori occuparsi di afari Ma la figura del mercante viene dequalificata
propriamente nel medioevo cristiano.

In seguito nel cristianesimo la povert fu considerato uno stato eticamente preferibile


alla ricchezza : non vietato propriamente al cristiano possedere ricchezze ma se
vuole veramente percorrere il cammino della santit preferibile che si spogli di essa.
I monaci non possono possedere nulla. almeno personalmente (anche se i monasteri
spesso sono ricchissimi). Tutti i riformatori religiosi insistono sulla condanna della
ricchezza. Non a caso i francescani abbracciano soprattutto sorella povert.

In questo contesto il lavoro eticamente accettato era quello dei campi mentre veniva
respinto quello del mercante.
Il lavoro, o meglio, la fatica nei campi era vista come penitenza o come espiazione dei
propri peccati: la mano delluomo semina e Dio si compiace quindi di benedire il suo
lavoro facendo crescere frutti e messi : la carestia segno che luomo ha troppo
peccato e Dio non lo ha ancora perdonato. labbondanza pegno della benevolenza
divina.

Il concetto benedettino ora et labora non contrappone la preghiere e il lavoro: vi


continuit fra le due attivit perch anche il lavoro un ringraziamento, una preghiera
a Dio: ma si intende il lavoro dei campi non certo la mercatura che anzi severamente
interdetta ai religiosi ai quali viene comminata la scomunica per baratteria ,

La figura del mercante viene vista sempre almeno con sospetto quando non
addirittura chiaramente ed esplicitamente condannata.

Il mercante infatti colui il quale cerca la ricchezza, quindi avido e avaro, tendente
inevitabilmente allinganno e al raggiro. Non chiede a Dio attraverso la natura il suo
sostentamento: se lo procura da solo togliendo i frutti agli altri uomini.

Si aggiunga poi che nel Medio Evo il commercio verteva su beni di lusso, superflui e in
contrasto a una esistenza semplice e virtuosa. Anche se non mancava, ad esempio, il
commercio di granaglie, infatti la difficolt dei trasporti, linsicurezza generale rendeva
conveniente trattare soprattutto beni di lusso molto costosi: panni pregiati, le spezie,
la seta, l artigianato artistico, tutte cose che il pio e il virtuoso disprezzava .

Tutto ci porta a vedere nel mercante una figura in negativo; anche se in molti epoche
e in molti luoghi il mercante assume grande importanza e considerazione sociale e
spesso anche la direzione dello Stato (si pensi per esempio alla Firenze delle
corporazioni o alle repubbliche marinare ) tuttavia il vero signore, il vero nobile il
proprietario terriero che non lavora i campi ma che, comunque, dai campi trae la sua
forza. E infatti i mercanti appena hanno raggiunto un certo livello di vita abbandonano
la mercatura per diventare proprietari terrieri, acquistano ville in campagna e palazzi
in citt .

Si dice comunemente che i grandi palazzi che si afacciano sul Canal Grande a Venezia
siano il segno della grandezza di quella repubblica. In realt storicamente il
contrario: sono i segni della decadenza. Infatti i mercanti veneziani quando
raggiungevano un grado che essi ritenevano sufficiente di ricchezza smettevano di
commerciare, compravano latifondi, si costruivano ville splendide e soprattutto
erigevano grandi e sontuosi palazzi.

Praticamente smettevano di creare ricchezze e si limitavano a sfruttare il lavoro dei


contadini iniziando cosi la parabola della decadenza. Il fatto non riguarda solo Venezia
ovviamente, ma un p tutte le grandi citt rinascimentali. Cosi i nostri avi ci hanno
lasciato un grande patrimonio artistico e una notevole povert.

Infatti lItalia cattolica della seconda parte del feudalesimo, quella che va dal Mille alla
scoperta europea dellAmerica, fu caratterizzata, al pari delle Fiandre, da una fiorente
attivit commerciale, invidiata da tutta Europa, unEuropa che sarebbe diventata
protestante solo molti secoli dopo.

Se le cose stanno cos forse riduttivo sostenere che letica economica medievale, qui
gestita dalla sola chiesa romana nella parte occidentale dellEuropa, fu di tipo
concessivo, nel senso che tendeva progressivamente ad adeguarsi alle spinte
borghesi che emergevano ad extra del proprio perimetro dazione, delle proprie
concezioni e dei propri stili di vita.

In realt letica economica basso medievale fu anche il risultato di determinate


posizioni politiche e ideologiche che la chiesa romana assunse ab intra, posizioni
orientate verso la rottura dei tradizionali legami comunitari (ereditati dal mezzo
millennio dellalto Medioevo), verso lafermazione di un temporalismo teocratico e,
allinterno di questo, verso la supremazia autoritaria, sempre pi monarchica, del
pontefice su ogni altra istanza ecclesiale.

Lo sviluppo dei rapporti mercantili-monetari, chiaramente di tipo borghese, in cui il


denaro diventava equivalente universale di tutti gli scambi, fu conseguenza indiretta
di un mutamento di mentalit e quindi di posizione politica che avvenne allinterno
della chiesa di Roma a partire sostanzialmente dalla costituzione del Sacro Romano
Impero e proseguita sino alla nascita dei Comuni, alla riforma gregoriana e alla lotta
per le investiture, allinizio delle crociate nel Vicino Oriente e nei paesi Baltici, alla
riscoperta accademica dellaristotelismo e allo sviluppo della scolastica,
alleliminazione del dissenso ereticale dei movimenti pauperistici e alla rottura
definitiva nei confronti della tradizione greco-ortodossa e bizantina.

Se questa tesi vera, la storia del basso Medioevo va in parte riscritta, poich stando
ai documenti ufficiali dellepoca e in genere alle tesi principali dei maggiori medievisti,
la chiesa romana non appare come un fattore propulsivo del mercantilismo, ma
semmai come un freno. Ed indubbiamente stato cos nella maggior parte dei paesi
euroccidentali di quel periodo storico. Non tuttavia in Italia. Non a caso qui i grandi
traffici commerciali fanno nascere quelle grandi rivoluzioni culturali che passano sotto
il nome di realismo giottesco, di umanesimo nel pensiero e di rinascimento nelle arti.

Le Gof, Capitani ecc. sostengono che il mercantilismo, nato al di fuori delle tradizionali
abitudini e competenze della chiesa romana, fu inizialmente tollerato in quanto non
ritenuto particolarmente pericoloso per i criteri di vita della societ feudale, tanto che
letica economica medievale si configura come unetica concessiva, disposta ad
adeguarsi in maniera relativa al mutamento delle circostanze. Solo che ad un certo
punto la situazione assunse degli sviluppi che sfuggirono al controllo della chiesa, e in
questa incapacit politica delle gerarchie i medievisti laici vedono in genere un fattore
di progresso per lo sviluppo dellEuropa, in particolare per quelle classi sociali che la
stavano portando al di fuori dei cosiddetti secoli bui.
Qui sarebbe bene fare una puntualizzazione di metodo storiografico. Ci rendiamo
conto che sarebbe ingenuo pensare di poter trovare un riscontro esplicito alla tesi che
vogliamo sostenere nei documenti ufficiali dellepoca, non fossaltro che per una
ragione: le fonti storiche, specie quelle scritte, spesso servono non per svelare ma per
nascondere la realt.

Fa specie, in tal senso, vedere come Le Gof definisca il secolo XIII con lespressione
secolo della giustizia, solo perch i canonisti avevano equiparato il furto usurario a
un peccato contro la giustizia. Ormai dovrebbe essere ritenuta pacifica la tesi
secondo cui un periodo storico non pu essere interpretato sulla base della concezione
che esso ha di se stesso (e questo ovviamente vale anche per una persona o per una
classe sociale).

Il passato non pi comprensibile del presente solo perch passato. Esistono


sempre margini tali di ambiguit che nessuna fonte storica in grado di colmare.
Pensare di poter ricostruire delle vicende passate sulla base delle fonti storiche
prodotte nello stesso periodo in cui sono avvenute quelle vicende, pura illusione.
Peraltro nel Medioevo i falsi elaborati dal clero, regolare e secolare (lunico ceto in
grado di poterlo fare), non sono pochi, per cui le fonti scritte meno di altre possono
servire per ricostruire quelle vicende storiche e comprendere le motivazioni che ne
hanno determinato lo svolgersi.

Lo stesso vale per il presente. Infatti, anche se vero che la lettura e la scrittura
riguardano la stragrande maggioranza delle persone (almeno nei paesi
industrializzati), per anche vero che nelle civilt antagonistiche le opinioni
dominanti sono soltanto quelle espresse dai poteri dominanti, politici ed economici,
che tutelano interessi di una ristretta minoranza di persone.

Periodo Alto Medioevale:

Latteggiamento che ha avuto la chiesa cristiana nei confronti dellusura teoricamente


sempre stato piuttosto netto, sicuramente pi netto di quello della cultura ebraica,
che poneva il divieto entro i confini del solo giudaismo, tra aderenti alla medesima
confessione ebraica, ma lo tollerava tranquillamente nei rapporti con gli stranieri di
religione pagana

Daltra parte i tassi praticati da Israele non superavano mai quelli delle civilt ad essa
coeve (p.es. nel codice Hammurabi si arriva fino a 50-70%).

Nel periodo ellenistico si arriv (se si esclude lEgitto dove rimase al 24%) a un tasso
ragionevole dell8-10%. Nel I secolo d.C. un decreto imperiale lo fiss al 12% nelle
province dAsia.

Nella legislazione giustinianea troviamo i primi massimali relativi allusura su base


annua: i senatori non potevano chiedere pi del 4%, la maggior parte della
popolazione non poteva chiedere pi del 6%, gli uomini dafari non potevano superare
l8%; ma per i prestiti marittimi, ad alto rischio, si poteva giungere sino al 12%.
Sotto limperatore Niceforo (802-811) si proib ai sudditi di riscuotere interessi: solo lo
Stato poteva farlo al 16,66%. Anche Basilio I (867-86) proib lusura.

E evidente che con queste misure si tentava di salvare capra e cavoli: da un lato si
scoraggiava la partecipazione dellaristocrazia al mercato dei capitali, dallaltro si
permetteva che venissero richiesti interessi superiori al 6% generalizzato, al fine di
incoraggiare le spedizioni a rischio.

Tuttavia nellXI il tasso ufficiale dinteresse, chera andato aumentando


progressivamente in base al corso della moneta, arriv al 5,5% per le persone di alto
rango, al 8,33% per la maggior parte della popolazione e al 11,71% per gli uomini
dafari.

Questo significa che, malgrado la condanna religiosa del prestito ad interesse, gli
imperatori bizantini, realisti, non tentarono mai seriamente di proibirlo; piuttosto,
scelsero di autorizzarlo per meglio controllarlo. Quanto alla chiesa, essa si limitava a
condannare gli ecclesiastici che la praticavano.

Ostrogorsky aferma che sebbene lusura fosse contraria alla moralit medievale, la
proibizione di prestare a usura era molto rara a Bisanzio. Le esigenze delleconomia
monetaria, molto sviluppata nellimpero, ignoravano i precetti della morale e il prestito
a usura era stato in ogni tempo molto difuso a Bisanzio(Storia dellimpero bizantino,
Einaudi, p. 171).

Generalmente lusura si forma quando si in presenza di uneconomia mercantile e di


antagonismi sociali. Il fatto che lusura avesse dei tassi ufficiali regolamentati dallo
Stato pu far pensare anche al fatto, oltre al mercantilismo e alle classi contrapposte,
vi fosse da parte delle istituzioni il tentativo di far valere alcuni valori etico-religiosi
volti a impedire che il fenomeno dilagasse.

Nellet carolingia Rabano Mauro (784-856) proibisce lusura fra cristiani, siano essi
laici o ecclesiastici, ma nei confronti degli infedeli o dei criminali ritiene giusto
linteresse spirituale (il pentimento, la fede, la conversione), come compenso per
le spese sostenute per la predicazione loro rivolta della parola di dio.

Collinizio delle crociate si comincia a sostenere in Italia che si pu chiedere usura ai


musulmani, anche se questo avrebbe potuto voler dire per i musulmani impiegare i
capitali ricevuti contro gli interessi dei cristiani. Daltra parte durante le crociate
lusura ebbe grande difusione, tanto che gi alla fine del XII sec. gli usurai cristiani
erano di molto superiori a quelli di origine ebraica. Tra il Mille e il XIII secolo il tasso
annuale che gli ebrei in Francia non devono superare era del 33,5%. Analogamente a
Firenze, Milano, Pistoia, Lucca il tasso medio annuo si aggirava sul 30% (in Inghilterra
invece andava dal 12 al 33%).

Anche nellarea bizantina nellXI secolo si passa ad una scala diversa e pi elevata dei
tassi usurari: per i senatori il 5,55%, per la gente comune il 8,33%, per gli uomini
dafari l11,71%, per i prestiti marittimi il 16,66%. I medesimi tassi resteranno in
vigore nel corso del XII secolo. Ma Catacolone Cecaumeno, duca di Antiochia caduto in
disgrazia, militare e aristocratico, continua a tuonare contro il prestito a interesse. Il
vecchio generale approvava soltanto il prestito finalizzato al riscatto dei prigionieri
(che tra laltro era lunico motivo che giustificasse la vendita di beni ecclesiastici) e
condannava tutte le altre forme di prestito: per ricavarne interessi; per ricavarne
guadagni illeciti (quindi sono da evitare anche le associazioni dafari); per guadagnare
i favori di una donna; per favorire chi vuole appaltare un posto nellamministrazione o
chi vuole acquistare schiavi o terreni

Per tutto il basso Medioevo schiere di teologi e canonisti favorevoli o contrari allusura
si dividevano sulla questione di sapere a chi essa fosse rivolta: infatti, quanti
appoggiavano lidea clericale di unafermazione temporale della chiesa non avevano
dubbi nel ritenerla lecita nei confronti degli stranieri, degli infedeli, dei nemici di
guerra e della chiesa romana in generale; quanti invece afrontavano largomento in
chiave puramente etica, erano in genere contrari a qualunque forma di usura, che
veniva paragonata a una sorta di furto e a volte persino di eresia.