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JORGE MARIO BERGOGLIO,

UN PAPA GESUITA

Relazione di P. Gianfranco Ghirlanda, S.I.


Facolt di Diritto Canonico

alla tavola rotonda Papa Francesco: un mese dopo


(Pontificia Universit Gregoriana, 19 aprile 2013)

Io non ho conosciuto Papa Francesco quando era un semplice gesuita. Lho conosciuto, quando era
gi Cardinale e Arcivescovo di Buenos Aires, al Sinodo del 2001 sul Vescovo servitore del Vangelo di
Ges Cristo. Lui era il Sottosegretario e io uno degli esperti. Ebbi modo di lavorare con lui per circa
tre settimane, perch il Segretario del Sinodo il Card. Edward Egan, allora Arcivescovo di New York,
dovette ritornare il diocesi dopo una settimana per la celebrazione del trigesimo dellabbattimento
delle torri gemelle. Fu allora che il Card. Bergoglio assunse le funzioni di Segretario e quindi il
gruppo degli esperti cominci a lavorare sotto la sua direzione. Dopo il Sinodo ebbi modo di
incontrarlo periodicamente nella Segreteria permanente del Sinodo agli incontri ai quali tre esperti
partecipavamo per la redazione dellEsortazione apostolica Pastores gregis. Dopo di che non ebbi pi
modo di incontrarlo. Con lui si lavorava molto bene: in unatmosfera distesa, anche se di molto
impegno.
Dato che sono un canonista, posso partire con quello che dice c. 705: Il religioso elevato
allepiscopato continua ad essere membro del suo istituto, ma in forza del voto di obbedienza
soggetto solamente al Romano Pontefice e non vincolato da quegli obblighi che egli stesso, nella
sua prudenza, giudichi incompatibili con la propria condizione.
Laffermazione che ci interessa che il religioso elevato allepiscopato continua ad essere membro
del suo istituto. Ci possiamo chiedere se ci vale anche per un Papa.
Di questa idea il P. Adolfo Nicols, Preposito Generale della Compagnia di Ges, quando nella
sua lettera del 24 marzo 2013, ricordando lincontro personale avuto col Papa il 17 marzo, dice:
Papa Francesco si sente profondamente gesuita e lo ha manifestato in diverse occasioni durante
questi ultimi giorni. Ne ritroviamo un segno evidente nello stemma papale, oltre che nella lettera con
cui, in spirito cos fraterno, ha risposto lo scorso 16 marzo a quella che gli avevo inviato il giorno
14.
Perch questo? Direi perch lappartenenza ad un istituto si ha innanzitutto per la partecipazione al
suo carisma, a cui lo Spirito Santo chiama, non di per s nel seguire delle regole. Tale partecipazione
prende tutta la persona, il suo modo di pensare e di agire. un pensare e un agire che si assume dal
primo giorno di noviziato e continua ad approfondirsi per tutta la vita.
Papa Francesco, diventando prima vescovo, poi Papa, non pu aver perso quello che ha
conformato la sua persona secondo il carisma della Compagnia di Ges; conformazione data
dallincontro con la persona di Ges secondo il modo proprio degli Esercizi Spirituali di SantIgnazio
di Loyola e le Costituzioni della Compagna di Ges.

La riservatezza come stile

Un primo fatto che potrebbe stupire che in nessuno dei discorsi gi pronunciati, Papa Francesco
abbia fatto riferimento esplicito alla Compagnia di Ges o agli Esercizi Spirituali di SantIgnazio.
Solo di sfuggita allAngelus del 17 marzo 2013 ha fatto riferimento alla Gregoriana, riguardo alla
saggezza dello Spirito Santo posseduta da una nonna. Questa riservatezza propriamente dello stile
dei gesuiti, che sono schivi dal fare propaganda di se stessi. Tuttavia, nei discorsi del Papa si vedono
trasparire elementi che almeno un gesuita pu cogliere come aventi la loro fonte, anche se non detta,
negli Esercizi Spirituali di SantIgnazio.
Alcuni aspetti mi risaltano, che mettono in luce quanto ho appena affermato.
Innanzitutto la gente, quella della strada, si meraviglia del modo naturale di fare di Papa
Francesco, della sua semplicit nelle parole e negli atti, della sua vicinanza calda, dellassenza di
pompa e di alcuni aspetti del protocollo.
Direi che questo modo di fare viene proprio dallessere gesuita. Infatti, in virt di un voto semplice
emesso dopo i voti solenni, come gesuita Papa Francesco nella sua vita non avr mai cercato e non si
sar mai adoperato per ottenere alcuna prelatura o dignit fuori della Compagnia e di aver consentito
alla sua nomina a vescovo, per quanto da lui dipeso, solo se obbligato dallobbedienza da colui che
pu comandare sotto pena di peccato (Norme Complementari [= NC] 134). Quando si trattato della
nomina a vescovo, evidente che lo ha potuto comandare solo il Preposito Generale della Compagnia
di Ges o il Papa in persona; ora che si trattato di elezione al Papa, solo Ges Cristo. Tale voto ha la
sua radice negli Esercizi Spirituali, dove, nelle contemplazioni dei misteri della vita di Ges,
lesercitante si apre man mano ad una sempre pi profonda assimilazione a Cristo che venuto per
servire e non per essere servito e quindi a chiedere nella preghiera di partecipare alla passione e alla
morte umilianti di Ges, per amore di Dio e degli uomini (Esercizi Spirituali [ES] nn. 147; 167).
Questo spirito del voto evidentemente non pu che rimanere anche dopo che un gesuita sia diventato
vescovo o Papa. Non vorrei essere temerario nel dire che lesercizio allumilt e allo spirito di servizio
cui educano gli Esercizi spirituali e la vita nella Compagnia di Ges possono senza dubbio essere per
Papa Francesco la base di un pontificato fondato nella preghiera e nel discernimento, ma anche di un
governo forte e deciso, pur nellumilt, quando cos fosse richiesto dal bene della Chiesa.

Seguendo sempre Cristo povero

Il secondo aspetto che Papa Bergoglio ha assunto il nome di Francesco e questo molto bello, in
quanto S. Francesco dAssisi, come ha evocato lo stesso Papa nel discorso del 22 marzo 2013, un
segno riconosciuto da tutti nella Chiesa e nel mondo del valore redentivo della povert evangelica,
alla sequela del Signore povero e umile. Immediatamente lo stesso nome di Francesco evoca questo
nellimmaginario collettivo. Suppongo inoltre che la scelta del nome corrisponda anche ad una
devozione personale del Papa. Tuttavia la povert spirituale e materiale e lattenzione ai poveri e ai
semplici qualcosa di costitutivo per la Compagnia di Ges, a cui i gesuiti sono formati e a cui le
Congregazioni Generali susseguenti al Concilio hanno richiamato con forza e insistenza (NC 163). La
Formula dellIstituto della Compagnia di Ges, che la sua regola fondamentale, al n. 1 delinea il fine
generale della Compagnia di Ges la difesa e la propagazione della fede e il progresso delle anime
nella vita e nella dottrina specificandolo nel servizio della parola di Dio, gli Esercizi Spirituali,
linsegnamento della verit cristiana ai fanciulli e ai rozzi, la consolazione spirituale, le confessioni,
lamministrazione dei sacramenti, la pacificazione dei dissidenti, il soccorrere i carcerati e gli
ammalati e ogni altra opera di carit; tutto compiendo in assoluta gratuit. La gratuit il modo di
servire da parte di chi povero ed umile altri poveri e umili, e in questo arricchirsi di Dio. Le Norme
Complementari, al n. 176,2, riprendendo le Congregazioni Generali 31 e 34, affermano: quindi di
grandissima importanza che lapostolo, seguendo sempre Cristo povero, si adatti in un certo modo
allo stile di vita di coloro che cerca di aiutare, facendosi tutto a tutti. Perci necessario che ogni
nostro uso dei beni di questo mondo sia tale, che [] sia manifestata al mondo la nostra volont,
comune e personale, di rendere testimonianza della povert evangelica e di servire con umilt e con
spirito fraterno tutti, specialmente i poveri, per guadagnate tutti a Cristo, con uno stile di vita povero
e comune nelle cose esteriori.

La contemplazione della Croce

Un punto fondamentale che emerge praticamente in tutti i discorsi, forse perch fatti in prossimit
della festa della Pasqua, quello della croce. Il Papa insiste sul fatto che noi siamo discepoli di un
Ges che porta la croce e che muore sulla croce. Tutti gli Esercizi spirituali sono in questa prospettiva:
dalle contemplazioni della nascita di Ges (ES 116) fino a quelle della sua morte e la preghiera che
lesercitante fa durante tutta la seconda e la terza settimana quella di essere messo sotto la bandiera
della croce di Cristo, in somma povert spirituale e attuale, imitandolo nel sopportare obbrobri e
ingiurie (ES 147; 159; 98), fino ad arrivare, allapice dellumilt e dellamore, a volere e scegliere, per
assomigliare pi attualmente a Cristo, pi povert con Lui povero che ricchezze, pi obbrobri con Lui
pieno di essi che onori, pi essere stimato stolto e pazzo per Lui, che per primo fu ritenuto tale, che
savio e prudente in questo mondo (ES 167). Infatti, dice Papa Francesco: Quando comminiamo
senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani,
siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore (Omelia nella Cappella Sistina
del 14 marzo 2013). La Croce, , infatti, secondo Papa Francesco, il luogo dove Ges sente tutto il
peso del male del mondo e la risposta della misericordia amorosa di Dio (Omelia del 24 marzo 2013;
Omelia del venerd santo, 29 marzo 2013; Omelia del 17 marzo 2013). Da questo insiste viene lo
spirito di servizio nellesercizio di ogni potere, anche di quello di Papa (Omelia nella Messa di inizio
del ministero petrino del 19 marzo 2013; Omelia del gioved Santo a Casal del Marmo, 28 marzo
2013), perch la partecipazione alla passione che il Signore soffre per ciascuno di noi personalmente
per me porta ad uscire da se stessi per andare verso le periferie dellesistenza, le periferie della
sofferenza e della povert (Discorso allUdienza Generale del 27 marzo 2013; Omelia del gioved
Santo, 28 marzo 2013).
Nelle contemplazioni della passione del Signore lesercitante chiede cosa deve fare e patire per il
Signore che soffre per i suoi peccati (ES 197). La partecipazione esistenziale alla passione si prolunga
nella partecipazione ugualmente esistenziale della risurrezione, infatti, dice Papa Francesco: la forza
della Risurrezione, questo passaggio dalla schiavit del male alla libert del bene, deve attuarsi in
ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno... lasciamo che
la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa
misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire
la giustizia e la pace (Messaggio Urbi et Orbi, 31 marzo 3013). Ancora se io mi lascio raggiungere
dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non buono, che
pu far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di
allargare la sua azione benefica (Regina coeli del 1 aprile 2013). Non basa che lesercitante sappia che
Ges risorto, ma deve risorgere con Cristo, entrando, per sua grazia, nella sua gioia di Risorto,
parteciparvi e viverla nel servire gli altri (ES 221). La gioia della risurrezione una gioia apostolica
(Discorso allUdienza generale del 3 aprile 2013). Lesercitante condotto dalla grazia a vivere come
vincitore sul male attraverso il bene insieme a Cristo vincitore attraverso lamore della Croce.

La misericordia di Dio

Collegato col punto precedente il tema della misericordia di Dio che ritorna in molti dei discorsi
di Papa Francesco. Li riassume tutti lomelia fatta il 7 aprile, domenica della Divina Misericordia,
nella Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Messa del suo insediamento, come Vescovo di
Roma, sulla Cathedra Romana. In quellomelia il Papa ripercorre la misericordia di Dio, che, come
lui dice, ha il volto concreto di Ges Risorto. Lo fa partendo dal rapporto che Ges stabilisce con
Tommaso, che testardamente non crede, con Pietro, che lo ha rinnegato e con i due discepoli, che sono
senza speranza, con Adamo, che, nudo, sente il peso del suo peccato e si vergogna. Il culmine nella
parabola del Padre misericordioso. Il rapporto stabilito, dice il Papa, per la pazienza di Ges e per la
pazienza del Padre, da una parte, e per il nostro coraggio di ritornare a lui ed entrare nelle sue piaghe,
dallaltra. Dice Papa Francesco: Ges diventato nudo per noi, si caricato della vergogna di
Adamo, della nudit del suo peccato per lavare il nostro peccato: dalle sue piaghe siamo stati
guariti.
Come non vedere in questa visione della misericordia paziente di Dio e della decisione di ritornare
a lui, lispirazione negli Esercizi spirituali di SantIgnazio. Gli Esercizi veri e propri iniziano con le
contemplazioni del peccato degli Angeli, del peccato e dei peccati dellumanit e dei nostri peccati
personali. Si tratta di contemplazioni proprio della misericordia paziente di Dio, per lumanit e per
ciascuno di noi personalmente. Allinizio degli Esercizi si affronta immediatamente la questione del
male e della misericordia di Dio, perch se non si incontra il Dio misericordioso rivelatoci nella morte
e risurrezione di Ges lesercitante non pu proseguire, perch non pu fare una vera scelta damore
per Dio e gli uomini se non ha sperimentato lamore misericordioso di Dio. Molti anni fa lessi un
libro sulla storia della Compagnia di Ges non mi ricordo neanche pi il nome dellautore nel
quale si diceva che il giansenista vede un Cristo con le braccia serrate sul petto, mentre un gesuita lo
vede con le braccia aperte. Questo vero e questo viene dagli Esercizi spirituali di SantIgnazio.
NellUdienza Generale del 17 aprile, il Papa invitava a ricorrere a Ges che il nostro eterno
avvocato presso il Padre. Sottolineava che Ges, secondo il racconto di Luca (24,50-53), ascendendo
al cielo benedice i discepoli compiendo il gesto sacerdotale per eccellenza: Ges presso Dio Padre,
dove intercede per sempre a nostro favore (cfr Eb 9,24); Egli il nostro avvocato, ci difende, per cui -
dice il Papa - non dobbiamo avere paura di andare da Lui a chiedere perdono, a chiedere benedizione,
a chiedere misericordia. Lui ci perdona sempre, il nostro avvocato: ci difende sempre. Sappiamo di
essere in mani sicure, in mano del nostro salvatore, del nostro avvocato. Durante la prima settimana
degli Esercizi di SantIgnazio, il colloquio alla fine di ogni contemplazione sul peccato da fare come
da amico ad amico, immaginando Ges in croce morto per i propri peccati, per quelli di ognuno di noi
personalmente, quindi come unico salvatore che perdona i nostri peccati e ci d la grazia conforme a
tanto amore (ES 53; 54).

Un modello di governo

Un ultimo punto il rapporto tra la Compagnia di Ges e Papa Francesco, gesuita. La struttura di
governo della Compagnia, come la stessa Compagnia, strumentale riguardo allattuazione del voto
di speciale obbedienza al Romano Pontefice riguardo alle missioni apostoliche (Formula dellIstituto,
nn. 1 e 3). Infatti, storicamente, il Papa Paolo III nel novembre 1538 accolse SantIgnazio e i primi
compagni, gi tutti ordinati sacerdoti, che si mettono a sua disposizione per qualsiasi missione
apostolica. In seguito a questo, SantIgnazio e i primi compagni si riunirono ripetutamente dalla met
di marso fino al 24 giugno 1539 per decidere se fondare un ordine religioso, per poter rimanere uniti e
cos adempiere le missioni del Papa. Decidono positivamente e il Papa il 3 settembre del 1539
approva oralmente lIstituto della Compagnia di Ges e successivamente disperde alcuni compagni
con delle missioni apostoliche in diverse parti del mondo.
La conferma solenne della fondazione della Compagnia di Ges sar il 27 settembre del 1540 con
la Bolla di Paolo III Regimini militantis ecclesiae, che contiene la Formula dellIstituto della
Compagnia di Ges. Dal fatto che il voto di obbedienza al Papa sia stato fatto prima della fondazione
della Compagnia e che quindi questa sia sorta in funzione dellattuazione di quello, deriva che il Papa
sia Superiore interno della Compagnia di Ges e che il Preposito Generale invii i gesuiti nelle
missioni apostoliche, in virt del quarto voto, a nome del Romano Pontefice, come una specie di suo
delegato (Costituzioni [618]). Evidentemente tutto questo indipendente dal fatto se il Papa sia un
gesuita oppure no, quindi non cambia niente. Lunica cosa diversa sta nel fatto che Papa Francesco
conosce la Compagnia dal di dentro. Cosa questo possa determinare nel suo governo non spetta a noi
dirlo. A noi spetta lobbedienza.