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Storia del colonialismo in Africa

Il colonialismo in Africa: la colonizzazione dell'Africa da parte delle nazioni europee, raggiunse il proprio apice a
partire dalla seconda met del XIX secolo, periodo in cui si ebbe una vera e propria spartizione dell'Africa i cui
protagonisti furono soprattutto Francia e Gran Bretagna e, in misura minore, Germania, Portogallo, Italia, Belgio e
Spagna.

Pur riferendosi spesso a una presunta "missione civilizzatrice" nei confronti soprattutto dei popoli relativamente
arretrati dell'Africa subsahariana, le potenze coloniali europee si dedicarono soprattutto allo sfruttamento delle risorse
naturali del continente. Soltanto in alcuni casi la presenza europea in Africa port a un effettivo sviluppo delle regioni
occupate, per esempio attraverso la costruzione di infrastrutture. Nei luoghi in cui si stabilirono comunit di origine
europea (l'esempio pi rappresentativo il Sudafrica) la popolazione locale fu in genere discriminata politicamente ed
economicamente.

Nell'Africa nera esistevano vari stati africani indipendenti, taluni veri aggregati di trib, altri autentiche entit politiche
dall'antica e gloriosa civilt. Tutti essi resistettero inutilmente alla penetrazione degli europei, interessati alle grandi
risorse economiche africane. La penetrazione europea si espresse in varie forme di colonialismo, elencate di seguito:

Colonialismo commerciale

Colonialismo moderno

Colonialismo commerciale

Fino al XVI secolo il continente africano presentava solo forme di colonialismo commerciale, diffuso lungo le coste.
Portoghesi, inglesi, francesi e olandesi si erano limitati a fondare varie basi sulle coste africane. Esse, da un lato,
servivano da supporto ai bastimenti in rotta lungo le grandi vie di comunicazione marittima e, dall'altro, fungevano da
centri di smistamento e raccoglimento delle merci e dei prodotti africani (oro, pelli, avorio, legni pregiati, caff, pietre
preziose) destinati ad essere esportati in Europa. Importante aspetto del colonialismo commerciale il commercio degli
schiavi, che prospera tra il XV e il XVIII secolo. In questo periodo un grande numero di africani (circa 11 milioni) viene
rastrellato con incursioni e rapporti commerciali con alcune trib africane dai mercanti di schiavi europei (detti
"negrieri"). Essi poi provvedono a portarli con le loro navi attraverso lOceano Atlantico per venderli ai grandi
latifondisti delle Americhe come schiavi adibiti alla coltura delle piantagioni. Questo commercio dar grandi guadagni
ai "negrieri" e cesser solo nel corso del Settecento e dellOttocento, quando dovunque si sancir labolizione della
schiavit in seguito allaffermazione del pensiero illuminista.

Meno ricordato nellambito del commercio degli schiavi il ruolo dello schiavismo arabo. I commercianti arabi,
partendo dal Nord Africa, allacciarono anchessi relazioni commerciali con trib africane fino nellAfrica centrale; tra le
merci che rientravano nel movimento commerciale, vi erano anche moltissimi schiavi africani, deportati dagli arabi
verso i mercati arabici, iraniani e indiani. I viaggi degli Arabi in Africa (cominciati fin dal XI o dal XII secolo)
portarono alla diffusione lenta e pacifica dellIslam in vaste zone dellAfrica, ove esiste tuttora. Lattivit commerciale
araba cess del tutto nel corso dellOttocento, quando venne soppiantata dalla penetrazione europea nel continente
africano.

Colonialismo moderno

Dal XIX secolo il colonialismo moderno si volto allo sfruttamento delle risorse dei paesi colonizzati. La penetrazione
coloniale nellentroterra in Africa avvenuta solitamente dopo spedizioni esplorative, che hanno dato idea delle risorse
dei vasti territori. In seguito a ci, le potenze europee decidono di impossessarsi dei territori africani per avere fonti di
risorse prime, nonch avere importanti basi commerciali. Talora importante anche lidea di avere dominio su vasti
territori dove poter inviare molti cittadini della madrepatria (che cos si libera di una parte eccedente della propria
numerosa popolazione).

Inizia allora lespansione coloniale, che raggiunge il suo apice nella seconda met del novecento.
1. Le potenze europee iniziano una vera e propria corsa alle colonie: ogni paese invia in Africa contingenti militari
per occupare i vasti territori africani dellentroterra, formalmente ancora appartenenti a nessuno secondo gli europei
(lAfrica era dichiarata res nullius) e ci permetteva agli europei di appropriarsene senza scrupoli e ufficialmente,
poich era territorio sotto nessuna giurisdizione. I territori venivano occupati sia con la forza sia con la diplomazia
(concludendo trattati con i capi dei popoli africani, con cui cedevano la loro sovranit alle potenze europee).
Successivamente, i territori occupati dalle truppe vengono proclamati colonie dalla madrepatria, che ora li considera
come suo territorio.

2. Dopo la semplice occupazione per mano dei militari del territorio, la madrepatria decide gradualmente la creazione di
un'amministrazione e un esercito nelle colonie, modellate secondo il modello europeo.

Ovviamente la madrepatria ha interesse a mantenere il potere per mezzo di queste creazioni; inizia cos linvio di
cittadini bianchi della madrepatria, che diventano i detentori del potere nelle colonie e la loro classe dirigente (seppur
sempre soggetta alle decisioni della madrepatria). Essi mantengono nelle proprie mani ogni posto di potere politico;
infatti solo funzionari bianchi occupano le posizioni chiave di potere nellamministrazione e nellesercito delle colonie
create dalla madrepatria. I bianchi occupavano anche ogni posto di potere economico; infatti i bianchi si arricchiscono
impiantando ovunque imprese volte allo sfruttamento delle risorse delle colonie (latifondi e piantagioni, imprese
minerarie ed industriali), impiegando come manodopera sottopagata gli indigeni locali. Ovviamente da ci trae profitto
economico la madrepatria, verso cui vengono esportate queste risorse. Il potere in mano ai bianchi (sempre una
minoranza rispetto alla popolazione indigena).

Il loro dominio imposto alle popolazioni indigene nere, costrette ad accettarlo con la forza; ogni loro tentativo di
resistenza era spezzato dalla violenza delle truppe coloniali bianche. Sullatteggiamento dei bianchi verso i neri
determinante la convinzione razzistica dei colonizzatori bianchi di essere superiori alle popolazioni indigene. Ci spiega
le vessazioni e talora le atrocit che subiranno i neri da parte dei bianchi durante il colonialismo. Le truppe coloniali di
tutti i paesi europei ricorrevano spesso, per incutere timore negli indigeni e sedare le loro ribellioni, a metodi spietati e
atrocit, come la distruzione di villaggi, la cattura di ostaggi che subivano torture, esecuzioni di massa e massicce
deportazioni. In certi paesi si arrivava addirittura allo sterminio di interi popoli indigeni che si erano dimostrati contrari
al predominio.

Le popolazioni nere si ritrovano integrate nelle strutture politiche ed economiche create dai colonizzatori bianchi
europei, trovandosi a loro sottomesse: esse sono perci costrette ad accettare lingua, religione cristiana e cultura
europea. Tuttavia le lite delle popolazioni indigene (come capi di trib) spesso possono trarre alcuni vantaggi dal
colonialismo: infatti essi possono avere qualche speranza di ascesa sociale. Per esempio essi possono presiedere a posti
di non molta importanza nellamministrazione coloniale creata dagli europei e assorbire la loro cultura, studiando
presso scuole europee. Ma i ceti popolari neri sono completamente esclusi dalle decisioni politiche. Essi spesso sono
ridotti ad essere dipendenti dai bianchi (come manodopera malpagata al loro servizio o soldati semplici nellesercito
coloniale), vivendo in condizione di povert e ignoranza.

Il colonialismo ha quindi portato a un impoverimento dei popoli neri delle colonie, sia in termini economici sia in
termini culturali (infatti, i bianchi hanno distrutto la cultura e lo stile di vita dei popoli indigeni neri, imponendo il
proprio, e sfruttano le loro ricche risorse naturali). Inoltre la soggezione politica dei neri (imposta dai colonizzatori
bianchi) impedisce loro di sviluppare una coscienza politica e nazionale e di essere capaci di governarsi
autonomamente.

Effetti del colonialismo e la decolonizzazione


Negli anni della Seconda Guerra Mondiale avvennero profondi mutamenti politici, che toccarono anche gli Stati
africani:

molti africani parteciparono come membri delle armate delle rispettive potenze coloniali
alla lotta contro il nazifascismo in Europa e in Asia;

nel 1941 venne formulata la Carta Atlantica da W. Churchill e F.D. Roosevelt (in cui si
enunciava il diritto all'autodeterminazione di tutti i popoli, che sancisce il diritto di un
popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l'indipendenza e poter scegliere
autonomamente il proprio regime politico);

la guerra aveva portato a un generale indebolimento delle grandi potenze europee che
avevano colonie in Africa.
Gli ideali di libert diffusisi in seguito alla vittoria delle democrazie nella Seconda guerra mondiale fornirono lo sfondo
ideale al malcontento dei neri verso la dominazione coloniale.

Quindi negli anni intorno al 1950 inizi una spinta autonomistica delle popolazioni delle colonie africane: i popoli
indigeni reclamavano il diritto di essere indipendenti dalla madrepatria e di decidere del proprio destino, con
insurrezioni e movimenti di protesta in cui si intrecciavano rivendicazioni politiche, economiche e sociali.

Si possono fare alcune considerazioni:

Lopposizione degli indigeni al colonialismo guidata dalle lite africane;

A essi si affiancano:

1. il ceto medio indigeno, formato da professionisti, imprenditori e agricoltori che avevano accesso al mercato delle
esportazioni (essi sono provenienti dai ceti popolari neri, che hanno avuto una certa scolarizzazione e sono riusciti ad
affermarsi nella societ delle colonie; essi rivendicano la libert politica ed economica);

2. i ceti popolari africani, che si limitano a ribellarsi allo sfruttamento come manodopera a cui li sottopongono i
colonizzatori europei, che lasciano cos nella povert.

In molti paesi questa ribellione dei neri contro il colonialismo fu guidata da partiti politici
che si ispiravano ai principi di un "socialismo africano", che si distingueva in modo
piuttosto netto dalle ideologie socialiste di matrice occidentale.

In genere, i leader politici africani rappresentarono il socialismo soprattutto come rifiuto del sistema economico
capitalistico portato dai colonizzatori, a favore del recupero di valori tradizionali africani come il senso della comunit o
della famiglia o la dignit del lavoro agricolo.

Davanti a questa opposizione, la madrepatria europea dovette sempre concedere lindipendenza alle colonie:

pacificamente, limitandosi a fare passare tutta la struttura amministrativa e militare


creata nelle colonie nelle mani di funzionari delle lite africane europeizzate;

dopo lunghe lotte, che videro grandi spargimenti di sangue nellopposizione tra le
armate coloniali europee e i guerriglieri africani che erano passati allaperta ribellione
contro il colonialismo (essi spesso operarono scelte di tipo marxista-leninista ed erano
attivamente sostenuti dai paesi socialisti).

Le colonie divennero quindi stati africani indipendenti, con strutture politiche ed economiche governate da un ceto
dirigente indigeno europeizzato. Era cos avvenuta la decolonizzazione, cio la fine degli imperi coloniali, poich la
madrepatria riconosceva lindipendenza alle colonie. Ottenuta l'indipendenza, gli Stati africani sorti dalla
decolonizzazione avevano grandi problemi interni, in cui avevano un grande peso i problemi portati dallo sfruttamento
del colonialismo europeo:

forti disuguaglianze sociali;

Ma accanto ad essa esiste una massa povera e analfabeta di contadini nelle zone rurali poco sviluppate, che conoscono
solo le strutture tradizionali (come famiglia patriarcale, trib e gruppo religioso) e hanno poche possibilit di ascesa
sociale. Con lo sviluppo urbano, poi, i contadini emigrati in citt divengono solo manodopera operaia malpagata alle
dipendenze delle grandi imprese. Le masse povere africane sopravvivono tuttora in una misera condizione di povert,
fame, malattie e sovraffollamento, subendo gli effetti della mancanza di adeguate strutture sanitarie e scolastiche.
arretratezza economica: la scolarizzazione nella popolazione bassa. Ci porta
all'arretratezza tecnica ed industriale (grande dispendio di lavoro e bassa produttivit) e
a difficolt ad organizzare una economia moderna.

Quindi l'economia resta debole e basata perlopi sullo sfruttamento delle risorse agricole e minerarie, destinate
allesportazione (come ai tempi del colonialismo); inoltre gli utili di piantagioni, miniere e imprese industriali vanno a
una limitata lite di privilegiati che tesaurizza la ricchezza e alle grandi imprese straniere (perlopi quelle delle ex
potenze colonizzatrici, che possiedono le risorse africane dal tempo del colonialismo).

Ci ovviamente ostacola il pieno sviluppo delleconomia africana in ogni settore e il raggiungimento di un dignitoso
tenore di vita per la popolazione.

tensioni interne a carattere etnico: i nuovi stati africani avevano ereditato dal
colonialismo anche i propri confini, disegnati casualmente da diplomatici europei che
avevano tracciato linee di confine tra le loro colonie. Ci portava una mancanza di unit
etnica e politica nei nuovi stati: spesso entro i confini di un paese erano compresi molte
etnie diverse tra loro, divise da antichi odi tribali.

Ci esplode spesso in feroci lotte tra fazioni, trib e regioni e numerose crisi interne e internazionali.

I nuovi stati avevano grande vulnerabilit politica ed economica ed avevano continui problemi interni.

Il bisogno, reale o immaginario, di prevenire la disintegrazione dei nuovi stati rafforzando lautorit centrale spinse la
classe dirigente indigena a organizzare forme di governo fortemente autoritarie: apparvero governi a partito unico o
addirittura regimi militari, dominati da figure tiranniche. Questi governi tuttavia furono sempre inefficienti, erano
caratterizzati dalla cattiva applicazione delle leggi e la violenza usata per eliminare gli oppositori e non produssero
nessun miglioramento a livello sociale o economico.

Questi governi riuscivano a mantenersi al potere grazie allimportante appoggio delle imprese straniere (appartenenti
alle ex potenze colonizzatrici dellAfrica o anche alle due superpotenze Usa e Urss, emerse dopo la Seconda Guerra
Mondiale), a cui veniva in cambio dai governi africani concesso il permesso di continuare a sfruttare le risorse africane
a vantaggio delle grandi potenze economiche (europee e non).

I nuovi stati indipendenti africani sono quindi ora legati alle grandi potenze europee (spesso quelle del colonialismo)
dalla sudditanza politica ed economica, in un mondo in cui attualmente i rapporti economici e politici si fanno sempre
pi complessi e articolati.

Vi quindi ora una diversa forma di dipendenza economica, culturale, sociale e politica dei paesi africani dalle potenze
economiche, che ha dato luogo al cosiddetto neocolonialismo.

Recentemente, in alcuni stati africani, stanno iniziando lenti e difficili processi di sviluppo economico e
democratizzazione della vita politica:

molte organizzazioni umanitarie internazionali (talora aiutate dai governi africani)


stanno aiutando le masse popolari nere a porre basi per un miglioramento del tenore di
vita. Esse procedono a realizzare infrastrutture sanitarie e scolastiche e ad aiutare gli
indigeni ad avviare piccole imprese economiche per il proprio sostentamento.

le classi dirigenti dei paesi africani stanno iniziando a organizzare governi democratici
(in cui il popolo pu godere della libert ed eleggere i propri rappresentanti).

Inoltre esse stanno tentando di stipulare accordi con le imprese straniere che possano limitare uno sfruttamento
indiscriminato delle risorse africane a vantaggio delle potenze economiche e possano garantire un miglioramento delle
condizioni economiche per le popolazioni africane.
Le popolazioni africane stanno cercando di divenire capaci di governarsi autonomamente e di migliorare le proprie
condizioni economiche. Esse stanno anche cercando di trasformare i propri rapporti con le potenze economiche,
cercando di rapportarsi con loro alla pari e non in condizioni di sudditanza economica e politica.