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ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI

Corso di Laurea in Filosofia

IL GOVERNO UMANITARIO COME FORMA DI BIOPOLITICA

Stato d'eccezione e nuda vita nella gestione delle

migrazioni contemporanee

Tesi di Laurea in

Antropologia Sociale

Relatore Presentata da
Prof. Luca Jourdan Mattia Fiore

Sessione III

Anno Accademico 2015/2016


A Jamal, Ayman e Mr. No Name
Indice
Introduzione............................................................................................................................... 2
1. SCENARI GLOBALI...............................................................................................................6
1.1. La ragione umanitaria al governo ...................................................................................6
1.2. The military and humanitarian government: la legittimit dell'intervento umanitario
fra diritto d'ingerenza e principio di sovranit.................................................................9
1.3. Cartografia morale dell'ethos compassionevole : registro della sofferenza e sacralit
della vita........................................................................................................................ 13
1.4. Spazi di contaminazione: la cornice securitaria............................................................ 17
1.5. Conseguenze politiche: naturalizzazione del conflitto e negazione di politicit .........19
1.6. Il governo umanitario come spazio della nuda vita: una lettura biopolitica .............21
1.7. Una zona morale di alto rischio: lo stato d'eccezione................................................ 23
2. SCENARI LOCALI............................................................................................................... 25
2.1. Introduzione al campo................................................................................................... 25
2.2. Il campo come spazio biopolitico..................................................................................26
2.3. Il campo come spazio umanitario..................................................................................27
2.4. Un difficile riconoscimento: l'immigrato tra paura e pietas..........................................28
2.5. Costruire l'eccezione: il caso italiano dell'Emergenza Nord Africa..............................34
2.6. Istituzioni compassionevoli: l'umanitarizzazione dell'asilo come biopolitica...............39
2.7. Pratiche di governo umanitario nella citt di Calais..................................................... 47
2.7.1. No man's land.................................................................................................. 47
2.7.2. Sangatte Emergency Center................................................................................. 48
2.7.3. Jules Ferry Center................................................................................................50
2.7.4. Tra umanitarismo e repressione........................................................................... 52
2.7.5. La Jungle: nascita di una citt-campo................................................................. 54
2.7.6. La violenza ci che domina la situazione.....................................................58
2.7.7. Sgombero umanitario.......................................................................................59
2.7.8. Conclusioni...........................................................................................................61
Conclusioni ............................................................................................................................. 63
Appendici................................................................................................................................. 66
Bibliografia.............................................................................................................................. 69
Fonti Web............................................................................................................................. 72

1
Introduzione

La coalizione sta fornendo cibo, medicine, e altre forme di assistenza umanitaria al popolo
iracheno1 dichiarava il presidente Bush l'8 aprile 2003, all'indomani dell'invasione dell'Iraq.
Tredici anni dopo, in piena emergenza immigrazione, il Ministro dell'Interno francese
Bernard Cazeneuve definiva una sfida umanitaria2 per la democrazia francese lo sgombero
del pi grande campo profughi d'Europa. In entrambi questi casi un atto di violenza veniva
legittimato come intervento umanitario. Tuttavia, com' possibile che un atto che dovrebbe
tendere a preservare la vita e ad alleviare la sofferenza si costituisca come un atto di violenza?
Qual' il punto in cui l'umanitario diventa repressione? Infine, possibile rintracciare una
relazione tra queste contaminazioni e la gestione delle immigrazioni contemporanee, sempre
pi interpretate nella mutevole cornice dell'emergenza, ora umanitaria, ora securitaria?

La domanda che voglio affrontare, quindi, perch, in societ ostili agli immigrati e prive
di preoccupazione per gli altri indesiderati, persiste un senso di umanit comune espresso
collettivamente attraverso l'attenzione verso i bisogni umani e la sofferenza?3.

La presente tesi si articoler tentando di rispondere alla domanda di Fassin e alle altre
domande qui poste.
Da circa vent'anni, assistiamo nella narrazione politica internazionale e nazionale, al
proliferare dell'uso della categoria di umanitario, come forma di legittimazione all'intervento,
ma anche come frame utilizzato per narrare la disuguaglianza. Carestie, guerre, movimenti
migratori, sono sempre pi spesso presentati come emergenze umanitarie nelle quali si assiste
alla sofferenza di intere popolazioni vulnerabili, minacciate, in fuga. Questo discorso va del
resto di pari passo con l'implementazione di un dispositivo umanitario globale al fine di
soccorrere e aiutare queste persone. In particolare in Europa, assistiamo, con l'emergenza
migratoria, alla nascita di numerosi spazi umanitari: centri di accoglienza, campi profughi,

1 Office of the Press Secretary White House, Joint Statement by President Bush, Prime minister Blair on
Iraq's Future, 8 aprile 2003, URL = https://georgewbushwhitehouse.archives.gov/news/releases/2003/04/20
030408-1.html (consultato il 4 febbraio 2017).
2 Atlantico, Le dfi humanitaire du dmantlement de la jungle de Calais commencera lundi, 21 ottobre
2016, URL = http://www.atlantico.fr/pepites/defi-humanitaire-demantelement-jungle-calais-commencera-
lundi-2858528.html#TwSlavd7DtO5Cz5y.99 (consultato il 10 febbraio 2017).
3 Cfr. Didier Fassin, Compassion and repression: The moral economy of immigration policies in France,
Cultural Anthtopology, 20 (2005) 3, pp. 366 (trad. mia)

2
dormitori, mense. Spazi di presa in cura dove l'immigrato inconta la possibilit di ricevere
aiuto.
L'umanitarismo rappresenta ai giorni nostri un paradigma globale di gestione di
popolazioni in contesti di crisi. Gli aspetti di questa gestione sono multipli, essi vanno dalla
narrazione che si fa di questi scenari, alla legittimazione dell'intervento, fino alla forma di
governo vera e propria. Questi elementi infatti si intrecciano fra loro in un rapporto funzionale
che articola quello che verr definito governo umanitario. Partendo da questo dato, la
presente tesi si prefigge di indagare le condizioni di possibilit morali dell'affermarsi di tale
paradigma, cos come le conseguenze politiche che queste condizioni determinano.
La trattazione si divide in due capitoli. Il primo analizzer il governo umanitario
attraverso un approccio pi teorico e generale, mentre il secondo, partendo dal contesto delle
migrazioni contemporanee, prender in esame la politica migratoria europea come forma di
governo umanitario.
Se il governo umanitario rappresenta l'ingresso dei sentimenti morali nella narrazione politica,
il primo paragrafo tematizzer questo fondamentale rapporto in cui politico e morale
governo ed ethos4 si contaminano a vicenda. Nel secondo paragrafo, analizzando come tale
logica legittimi l'intervento armato, si tratter l'affermazione storica del concetto di diritto
d'ingerenza. La violazione del principio di sovranit trova infatti il suo fondamento nella
ragione umanitaria, che sar l'oggetto del terzo paragrafo. Il quarto paragrafo sar dedicato
all'analisi della fondamentale relazione che questa stessa ragione umanitaria intrattiene con la
ragione securitaria. Rapporto che sar approfondito nel secondo capito in quanto centrale
nell'articolazione della politica migratoria contemporanea.
Dalle premesse si passer quindi alle conseguenze. Se come mostrato nel quinto paragrafo
la narrazione della tragedia umanitaria e delle vittime una logica di depoliticizzazione e
decontestualizzazione del conflitto; nel sesto paragrafo si render chiaro come questa
riduzione sia funzionale alla presa in cura della nuda vita5. Interpretando il governo
umanitario come un regime biopolitico6, nell'ultimo paragrafo si metter in luce come lo stato
d'emergenza rappresenti il punto di contatto fra compassione e vigilanza, ordine giuridico e
stato d'eccezione, aprendo cos la possibilit a spazi biopolitici puri come il campo in cui la

4 lespressione di un sistema culturalmente standardizzato di organizzazione degli istinti e delle emozioni


degli individui, Didier Fassin, Un ethos compassionevole: La sofferenza come linguaggio, lascolto come
politica, Antropologia, 8 (2006), p. 93.
5 Giorgio Agamben, Homo sacer: Il potere sovrano e la nuda vita, Torino: Einaudi, 1995, p. 9.
6 Cfr. Michel Foucault, La volont di sapere (1976), Milano: Feltrinelli, 1984.

3
presa in cura degli indesiderati7 coincide con la loro segregazione.
Il secondo capitolo tratter la gestione umanitaria delle migrazioni europee come forma di
controllo. Dopo un breve paragrafo introduttivo, il secondo paragrafo sulla scorta delle
conclusioni del primo capitolo tematizzer il concetto di campo inteso come spazio
biopolitico8. Il terzo paragrafo mostrer come esso sia anche la forma socio-spaziale della
presa in cura9 del soggetto umanitario. Il campo rappresenta infatti il paradigma del governo
umanitario dal momento che in esso spazio dell'eccezione pura si congiungono
esemplarmente l'imperativo umanitario della presa in cura con quella disciplinare del
controllo, la logica umanitaria con quella securitaria, il sentimento di compassione con la
volont di repressione. Questa doppio imperativo si rif del resto al duplice riconoscimento
che la societ europea fa del migrante, da un lato come vittima e dall'altro come minaccia. Il
quarto paragrafo avr come oggetto proprio la figura del immigrato di cui indagher la sua
doppia natura come radice di un dualismo che percorrer l'intero capitolo.
I tre successivi paragrafi costituiscono il nucleo e la componente applicata della presente tesi.
Essi trattano i tre aspetti fondamentali del governo umanitario declinati in altrettanti contesti
pratici. Il quinto paragrafo indaga le narrazioni con cui i media hanno raccontato il fenomeno
migratorio in Italia, in particolare verr analizzata la costruzione mediatica e istituzionale
dello stato d'emergenza nel caso italiano dell' Emergenza Nord Africa (ENA) proclamata dal
febbraio 2011 e rimasta in vigore fino al febbraio 2013. Il sesto paragrafo analizzer, nel
contesto francese e italiano, il processo di umanitarizzazione che ha interessato l'istituto
dell'asilo e della protezione internazionale a partire dai primi anni Novanta mettendo in luce le
implicazioni biopolitiche di questo nuovo regime di riconoscimento. Il campo di migranti di
Calais, personalmente indagato dall'autore, e la pi ampia politica di controllo e gestione
dell'immigrazione nel quale si inserisce, saranno l'argomento del settimo e ultimo paragrafo,
nel quale le categorie delineate saranno applicate al caso etnografico. Analizzando
l'evoluzione della politica migratoria a Calais sar in particolare rintracciato il mutabile
rapporto fra logica securitaria e logica umanitaria attraverso la storia di tre suoi spazi
umanitari: il Sangatte Emergency Center (1999-2002), il Jules Ferry Center (2015-) e la
Jungle10 (2015-2016). Le dinamiche di tensione fra umanitarismo e controllo che si sono date
7 Michel Agier, Ordine e disordini dell'umanitario: Dalla vittima al soggetto politico, Annuario di
antropologia, 5 (2005), p. 51.
8 G. Agamben, Homo Sacer, cit., p. 191.
9 Michel Agier, Between war and city: Towards an urban anthropology of refugee camps, Ethnography, 3
(2002) 3, p. 320 (trad. mia).
10 Jungle il nome con cui veniva informalmente indicato dai suoi stessi abitanti e dai media il campo

4
nel maggiore campo migranti d'Europa risultano infatti esemplari per la conferma delle ipotesi
delineate.
La prima ipotesi sostiene che, nel panorama della crescente importanza assunta dal
sentimento morale nella politica contemporanea, il governo umanitario si legittimi attraverso
una determinata economia morale. Essa si caratterizzerebbe per una modalit di intendere la
disuguaglianza e l'ingiustizia basato sul sentimento della compassione. Definendo tale
economia morale ragione umanitaria, la seconda ipotesi che nella sua affermazione
risiedano le basi di una nuova forma di controllo avente come obiettivo la gestione di intere
classi di persone situate in posizioni di marginalit. Infine, l'ultima ipotesi che la natura di
questo controllo sia biopolitica, simboleggiata in quanto tale dalla figura paradigmatica del
campo in cui fisicamente e metaforicamente starebbero venendo segregati settori sempre
pi ampi della popolazione indesiderata. In particolar modo gli immigrati che, anzich
essere riconosciuti come soggettivit politiche, sarebbero identificati come vittime sofferenti,
determinando con ci la loro assunzione nel dispositivo umanitario e la loro esclusione dallo
spazio della cittadinanza e dei diritti della polis.

migranti sorto nel gennaio 2015 fino al mese di ottobre 2016 nella periferia del comune francese di Calias,
nel dipartimento Pas-de-Calais.

5
Capitolo I

Scenari Globali

1. La ragione umanitaria al governo

L'Enciclopedia Treccani definisce umanitarismo il complesso delle idealit e delle intenzioni


proprie di chi umanitario11 ossia di chi aspira a fini umanitari, identificando questi ultimi
come quei principi che tendono a promuovere il benessere dellumanit, soprattutto di quella
sofferente12. L'Encyclopedia Britannica aggiunge che esso una delle risposte alla
disumanit della guerra che mira alla restaurazione dei principi umani basici 13.
leggendo in sottotraccia queste due definizioni che emergono i due tratti fondamentali
dell'umanitarismo: esso si colloca su un piano che insieme morale e razionale, ed una
concezione che promuove l'intervento.
Per quanto riguarda la prima di queste caratteristiche, essa si rimonta al concetto stesso di
umanit inteso in un duplice senso razionale e morale. Nel primo caso, l'umanit intesa nel
significato del termine inglese mandkind, una generalizzazione di tutte le creature umane in
quanto condividenti una condizione comune attraverso cui fondare la richiesta di diritti umani
e l'aspettativa della loro universalit. Nel secondo caso invece, umanit intesa nel senso di
humaneness, movimento affettivo provato dagli umani nei confronti dei loro simili su cui
l'umanitarismo fonda l'obbligo di fornire assistenza e attenzione agli altri 14. Da questo
imperativo morale all'azione si determina la seconda caratteristica della logica umanitaria, una
profonda e intrinseca propensione all'intervento basata su un sentimento morale tradotto in
un'azione politica.
Una critica della pratica umanitaria deve perci muovere da queste constatazioni sviluppando
un'analisi che da un lato individui le condizioni di possibilit morali di questa logica, le sue
peculirit e i suoi non-detti; mentre dall'altro essa dovr prendere in esame le conseguenze
politiche della sua implementazione sul piano pratico.

11 Vedi Vocabolario Treccani.it, s.v. Umanitarismo.


12 Vedi Vocabolario Treccani.it, s.v. Umanitario.
13 Vedi Encyclopedia Britannica, s.v. Human rights (trad. mia).
14 Didier Fassin, Humanitarian reason: A moral history of the present, Berkeley: University of California Press,
2012, p. 2 (trad. mia).

6
L'oggetto della prima di queste due analisi sar quindi quella che Fassin definisce la ragione
umanitaria15, intendendo con ci quella determinata economia morale che si andata
storicamente affermando durante gli ultimi decenni del Novecento e che costituisce la
premessa della presa in cura vera e propria da parte del dispositivo umanitario.
Con il concetto di governo umanitario ci riferiremo invece al secondo oggetto del presente
esame, ossia l'implementazione politica della ragione umanitaria. Come tale il governo
umanitario una forma complessa di dominio che possiede specifiche forme di
governamentalit16 e di controllo che, avendo le proprie radici nella ragione umanitaria la
implica continuamente come sua logica portante e fattore di legittimazione. In questo senso,
ogni volta che tale economia morale comporter una qualsivoglia forma di azione politica ci
si trover di fronte a una manifestazione del governo umanitario.
La ragione e il governo umanitario si collocano quindi fra loro in un rapporto dialettico, la cui
indagine costituisce uno dei fili conduttori di questa tesi.

While one cannot put a precise date on this phenomenon, one may note the convergence
of a set of elements over the past two de cades, including the creation of humanitarian
organizations (which invoke a right or duty to intervene), the establishment of ministries
of humanitarian assistance (in several French governments but also in other countries),
and the description of conflicts as humanitarian crises (which then justifies military
intervention under the same banner), to which should be added the proliferation of
measures and initiatives designed to aid the poor, the unemployed, the homeless, the sick
without social protection, immigrants without residence rights, and applicants for refugee
status measures and initiatives defined explicitly or implicitly as humanitarian17.

Per le caratteristiche sopra descritte, emerge in primo luogo come la logica del
governo umanitario operi la diffusione e la strumentalizzazione dei sentimenti morali
all'interno del linguaggio della politica18. infatti attraverso l'iscrizione nel linguaggio
politico di un particolare registro affettivo19 e morale che l'umanitarismo determina
levidenza di ci che bene e di ci che bisogna fare 20 secondo loperazione
complementare di giustificazione delle risposte 21.

15 Ivi, p. XII (trad. mia).


16 William Walters, Foucault and Frontiers: Notes on the birth of the humanitarian border, in Susanne
Krasmann, Thomas Lemke (a cura di), Governmentality: Current issues and future challenges, New York:
Routledge, 2011, p. 143, (trad. mia).
17 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 5.
18 Cfr. D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 1.
19 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 94.
20 Ivi, p. 93.
21 Ivi, p. 94.

7
Come tale il governo umanitario non ha come soggetto un particolare stato, o una forma di
non-stato come ad esempio un'organizzazione non-governativa, come necessari agenti
dell'azione umanitaria22, bens esso riguarda piuttosto una determinata forma di governo e di
gestione di popolazioni caratterizzata dall'inscriversi delle sue condizioni di legittimit e della
sua pratica discorsiva nel registro morale.
Tale registro morale analizzato approfonditamente nel terzo paragrafo viene definito da
Fassin come ethos compassionevole23, un certo assetto morale (ethos) proprio della
contemporaneit che si fonda su un'attenzione estrema verso la sofferenza e la sventura come
chiavi interpretative della realt sociale. Siffatta attenzione non rende ulteriormente eludibile
la tragedia della condizione moderna24 determinando l'aiuto umanitario come risposta data
dalle nostre societ a ci che intollerabile rispetto allo stato del mondo contemporaneo 25.
Risposta che si traduce politicamente nell'esplicita finalit di gestire la vita, in particolare
quella che rischia di morire o che sofferente, al fine di proteggerla e alleviarne la sofferenza.
proprio in forza della natura morale che giace alla base di concetti come quello di
humaneness che essi sono creduti autoevidenti e rappresentanti una naturale attitudine umana
nonostante siano storicamente e culturalmente situati26 (cfr. cap. 1, 3). Dal momento che
forma parte del nostro ethos contemporaneo, nessuno mette in dubbio la realt morale
espressa dal concetto di umanit come movimento affettivo che attira gli uomini verso i
propri simili27, con la conseguenza che la ragione umanitaria moralmente intoccabile28,
collocandosi al di qua del dibattito e della critica.
Alla luce dalla naturale propensione della logica umanitaria per l'intervento espressa nel
concetto di governo umanitario, emerge come sia proprio da questa supposta auto-evidenza
che si determina la forza del paradigma umanitario come forma di legittimazione politica:
attorno a queste nuove figure, si avuto un consenso che disarma la critica: la compassione
non ha nemici29.
In quanto risposta della nostra societ alle contraddizioni e alle disuguaglianze del mondo
contemporaneo, l'umanitarismo si fonda e si legittima attraverso questa sua costante
disuguaglianza costitutiva fra il soggetto sofferente da prendere in cura, e il soggetto che
22 W. Walters, Foucault and Frontiers, cit., p. 143 (trad. mia).
23 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 93.
24 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 252 (trad. mia).
25 Ibid. (trad. mia).
26 Ivi, p. 244 (trad. mia).
27 Ivi, p. 2 (trad. mia).
28 Ivi, p. 244 (trad. mia).
29 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 108.

8
assolve l'imperativo morale di questa presa in cura. Il governo umanitario, al di la di ogni
retorica, non pu quindi che presentarsi come una relazione asimmetrica che definisce e
giustifica discorsi e pratiche del governo di esseri umani 30. Cosicch se la ragione umanitaria
presuppone sempre una relazione di disuguaglianza 31, il governo umanitario si caratterizza
come:

the administration of human collectivities in the name of a higher moral principle which
sees the preservation of life and the alleviation of suffering as the highest value of
action32.

2. The military and humanitarian government: la legittimit dell'intervento umanitario


fra diritto d'ingerenza e principio di sovranit

Come logica dell'intervento e logica auto-evidente, l'umanitarismo costituisce un insuperato


fattore di legittimazione dell'azione governo. In quanto tale stato l'argomento regolarmente
utilizzato a partire dalla met degli anni Novanta per giustificare interventi armati da parte dei
paesi occidentali nei confronti di paesi terzi. Fassin e Pandolfi definiscono questa espressione
radicale della logica umanitaria governo militar-umanitario 33. Tra le articolazioni del
rapporto fra istanze di controllo e umanitarismo, il governo militar-umanitario presenta la
tensione pi estrema di questo binomio delineando un ambiguo rapporto fra la logica
umanitaria e la logica militare. La sua analisi risulter quindi utile per comprendere anche le
altre possibili declinazioni e, in particolare, l'utilizzo della logica umanitaria come forma di
legittimazione d'interventi eteronomi, tema al centro del presente paragrafo.
Che si intenda con governo umanitario l'intervento da parte di uno stato o di una
coalizione di stati nei confronti di un altro stato sovrano, oppure l'azione di uno stato
all'interno dei propri confini; sia che essa riguardi attori statali o organizzazioni non-
governative, e abbia come cause lo scoppio di una guerra o un disastro naturale, la logica
umanitaria che soggiace a questi interventi la stessa e presenta identiche caratteristiche di
base. Di conseguenza, anche il principio di legittimazione che agisce in tutti questi casi il

30 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 2 (trad. mia).


31 Ibid. (trad. mia).
32 Didier Fassin, Humanitarianism: A nongovernmental government, in Michel Feher (a cura di),
Nongovernmental Politics, New York: Zone Books, 2007, p. 151.
33 Didier Fassin, Mariella Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency: The politics of military and
humanitarian interventions, New York: Zone Books, 2010, p. 10 (trad. mia).

9
medesimo.
L'analisi del governo militar-umanitario permetter quindi di rintracciare nella sua
configurazione pi contraddittoria il piano su cui queste due logiche apparentemente
opposte si incontrano e comunicano. Tale spazio rappresenta il punto in cui la ragione
umanitaria diventa forma di controllo. Individuarlo permetter quindi di determinare le
premesse che fondano ogni altra articolazione di questo rapporto.
La storia dell'affermarsi di questa logica all'interno delle relazioni internazionali come
nuovo principio di legittimit dell'intervento armato, vede il primo caso di conflitto
legittimato in termini umanitari nella contrapposizione fra Pakistan e India che port
all'indipendenza del Bangladesh (ex Pakistan dell'Est) nel 1971. Nonostante L'ONU avesse
rigettato la possibilit di un'intervento armato rifacendosi al principio di sovranit nazionale in
materia di giurisdizione domestica sancito dall'articolo 2-7 34 dello Statuto delle Nazioni Unite,
l'uso della forza da parte dell'India in quella che era una controversia interna al Pakistan fu di
fatto legittimato asserendo il dovere morale d'intervento di fronte ai massacri perpetuati dai
Pakistani ai danni della popolazione bengalese. In aperta rottura con la logica della sovranit
nazionale, e scavalcando il divieto imposto dall'ONU, l'India si avvalse per la prima volta in
una controversia internazionale del diritto d'intervento armato per ragioni umanitarie.
Come emerge nel sopraccitato caso, l'intervento umanitario implica una tensione fra il
principio di sovranit nazionale legalmente riconosciuto e la legittimazione dell'intervento
attraverso la ragione umanitaria. Questo tensione del resto intrinseca a ogni tipo di
intervento umanitario internazionale a prescindere dal soggetto che lo opera, sia esso uno
stato o un'organizzazione non-governativa.
Rispetto a quest'ultima circostanza, rilevante constatare che solo pochi mesi dopo il conflitto
Indo-Pakistano, a causa di una nuova guerra, questa volta in Biafra, nacque l'organizzazione
non-governativa Medicins Sans Frontieres. Fondata da un gruppo di ex-membri della Croce
Rossa contrari al silenzio dell'organizzazione durante questo conflitto, MSF si fece promotrice
del diritto d'ingerenza (droit d'ingerence)35, cio di quel diritto che sanciva la possibilit

34 Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che
appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, n obbliga i Membri a sottoporre tali
questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto, ONU, Statuto delle Nazioni
Unite, art. 2, par. 4.
35 Quando si legittima un intervento umanitario? Quando si verifica uno di questi eventi: 1) il deterioramento o
la crisi delle autorit centrali governative; 2) conflitti etnici o religiosi; 3) violazione dei diritti umani; 4)
carestie; 5) crisi macro economica con iperinflazione e perdita di impiego; 6) movimenti di popolazioni in
fuga e rifugiati, Mariella Pandolfi, Sovranit mobile e derive umanitarie: Emergenza, urgenza, ingerenza, in
Roberto Malighetti (a cura di), Oltre lo sviluppo: Le prospettive dell'antropologia, Roma: Meltemi, 2005, p.

10
degli stati d'ignorare la sovranit di un'altro stato nel caso di serie violazioni della legge
umanitaria36.
Che sia invocato da organizzazioni non-governative come MSF, intenzionate a far
rispettare i diritti umani in contesti di guerra 37, o da paesi interessati a far valere le proprie
ragioni geopolitiche attraverso un intervento armato, la logica del diritto d'ingerenza e la
dialettica che instaura la medesima. Collocandosi nel punto d'incontro fra umanitario e
azione militare come possibilit di agire in rottura con il principio di sovranit nazionale, il
diritto d'ingerenza rappresenta lo strumento che in forza della ragione umanitaria permette
l'uscita dall'ordinariet della legge e l'apertura dello spazio d'eccezione come spazio
dell'intervento.

Disaster and conflict are now embedded in the same global logic of intervention, which
rests on two foundamental elements: the temporality of emergency, which is used to
justify a state of exepcion, and the conflation of the political and moral register
manifested in the realization of operations which are at once military and humanitarian38.

Sebbene non sia mai stato riconosciuto dalla legge internazionale, da quel momento il diritto
d'ingerenza divent uno strumento utilizzato con sempre maggiore frequenza dalle nazioni
occidentali per giustificare i propri interventi armati. Questo avvenne sulla base delle
Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza nel caso degli interventi armati in Iraq nel 1991
(Risoluzione 688), in Somalia nel 1992 (Risoluzione 794) e in Ruanda nel 1994 (Risoluzione
929); ma anche in assenza delle validazioni internazionali, come nel caso del Kosovo nel
1999 (Risoluzione 1244) e dell'Iraq nel 2003 (Risoluzione 1483) nei quali venne a mancare la
previa approvazione del Consiglio.
Asserendo il diritto d'intervento in nome di vite da salvare e popolazioni da
proteggere39 in forza di ragioni morali, la ragione umanitaria offre nuovi spazi d'azione
all'iniziativa militare. Fondandosi sull'appello all'assistenza umanitaria 40 l'intervento armato
infatti legittimato nei termini di un'obbligazione morale auto-evidente, piuttosto che in quelli

180.
36 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p. 11 (trad. mia).
37 L'umanitario non militarizzato composto, generalmente da tre attori istituzionali: Ong (il terzo settore),
Agenzie delle Nazioni Unite e Croce Rossa Internazionale, M. Pandolfi, Sovranit mobile e derive
umanitarie, cit., p. 180.
38 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p. 11 (trad. mia).
39 Ivi, p. 12 (trad. mia).
40 Rispetto all'intervento in Iraq nel 2003, cfr. Office of the Press Secretary White House, Joint Statement by
President Bush, Prime minister Blair on Iraq's Future, cit., 8 aprile 2003.

11
di un principio politico. A venire meno il formalismo della validazione legale da parte
dell'ONU (come nel caso delle risoluzioni a posteriori del conflitto in Kosovo e in Iraq) di
fronte alla necessit di proteggere popolazioni e vite in pericolo. Allo stesso modo in cui, in
altri contesti, a essere scavalcata sar la validit della legge o di un diritto sancito
giuridicamente.
In tutti questi casi l'elemento comune proprio del governo umanitario la sostituzione della
legalit fondata sulla norma giuridica (nomos) in questo caso il diritto internazionale con
la legittimit ottenuta invocando l'argomento umanitario: la moralit giustifica la sospensione
delle regole della legge attraverso la consolidazione un principio di auto-evidenza e determina
l'apertura dello spazio dell'eccezione. L'umanitarismo diventa cos la giustificazione di
azioni extra-legali41, che possono essere propriamente umanitarie, ma anche come in
questo caso di natura militare.
Perch tutto questa operazione di legittimazione sia possibile, tuttavia necessario che
l'evento sociale in questione, che sia una guerra o una catastrofe naturale, venga letto
attraverso il filtro dell'emergenza umanitaria. Solo la percezione sociale di una situazione
d'emergenza giustifica infatti l'attivazione del dispositivo umanitario, con il relativo spazio di
legittimazione che esso offre.

L'attenzione mediatica di tutta la comunit planetaria [], la sofferenza a distanza, ha


legittimato progressivamente la categoria intervento e la necessit politica di un'attenta
critica o di un continuo monitoraggio e controllo ha ceduto il passo [] alle immagini
della sofferenza che hanno attraversato il mondo42.

Come vedremo nel secondo capitolo, l'attuale narrazione e percezione della realt articolata
dai media, ma anche da apparati governativi e ONG, tende a presentare le situazioni di
disordine e di disuguaglianza attraverso il filtro dell'emergenza e quello della sofferenza.
Queste narrazioni non sono neutre, operando sul piano morale determinano infatti oltre a
una particolare percezione della realt quel sistema culturalmente standardizzato di
organizzazione degli istinti e delle emozioni degli individui 43 che definiamo ethos
compassionevole e che costituisce la base morale dell'azione umanitaria dal momento che
queste emozioni e valori producono l'evidenza di ci che bene e di ci che bisogna fare 44.

41 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p. 13 (trad. mia).
42 M. Pandolfi, Sovranit mobile e derive umanitarie, cit., p. 157.
43 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 93.
44 Ibid.

12
In conclusione, nonostante questa presunta auto-evidenza, il governo umanitario si basa su
una ben precisa struttura comunicativa che diffonde un determinato imperativo morale: la
ragione umanitaria.

3. Cartografia morale dell'ethos compassionevole : registro della sofferenza e sacralit


della vita

Humanitarian government derives from this


premise: it is a politics of life and a politics
of suffering.
Didier Fassin, Humanitarian Reason

Definiamo ragione umanitaria quella particolare configurazione morale che legittima


l'azione umanitaria come la gestione di popolazioni nel nome di un principio morale pi
alto45. La ragione umanitaria questo principio morale che vede la conservazione della vita
e l'alleviazione della sofferenza come i pi alti valori dell'azione 46. Posti al centro della
moralit umanitaria, la sofferenza e la sacralit della vita, diventano perci perlomeno a
livello discorsivo l'oggetto dell'azione umanitaria, cos come l'alleviazione della sofferenza e
la preservazione della vita diventano le finalit di tale azione.
Agendo sul piano morale la ragione umanitaria si costituisce cos come ethos, un sistema
culturalmente standardizzato di organizzazione degli istinti e delle emozioni degli individui 47
che pone al suo centro la compassione come emozione che produce l'evidenza di ci che
bene e di ci che bisogna fare. L'ethos contemporaneo un ethos compassionevole48,
fondato sulla rappresentazione dell'altro come essere sofferente e vita in pericolo esso
determina la reazione umanitaria come naturale risposta al sentimento della compassione.

The compassion protocol is thus a procedure of the last resort that derives from a form of
sympathy evoked in the face of suffering. It demands the right to keep alive individuals
who have nothing except their mere existence49.

Esiste perci una relazione dialettica fra la forma dell'intervento e la narrazione che si

45 D. Fassin, Humanitarianism: A nongovernmental government, cit., p. 151 (trad. mia).


46 Ibid. (trad. mia).
47 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 93.
48 Ibid.
49 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 91.

13
fa della determinata realt sociale, fra le pratiche umanitarie e l'immagine che si produce della
disuguaglianza. Le economie morali contemporanee sono state costruite attorno a una nuova
relazione con la sofferenza, che ne fa un elemento centrale della nostra vita pubblica 50,
Fassin parla a questo proposito di intermittenze del linguaggio 51 su cui occorre
interrogarsi.

Si tratterebbe di considerare la sofferenza come un linguaggio del nostro tempo e


di interrogarsi sui significati e le implicazioni che questa prospettiva patetica
riveste nella riconfigurazione certo parziale della nostra visione del mondo 52.

L'accento posto sulla sofferenza umana determina infatti l'affermarsi di un registro affettivo
nella narrazione politica che l'occidente fa delle disuguaglianze e della dominazione, cos
come dei segmenti pi precari e indesiderati della nostra societ. Essa si compone attraverso
il vocabolario della sofferenza, della compassione, dell'assistenza, e della responsabilit di
proteggere, termini che ormai fanno parte, influenzandola, della nostra vita politica.

When a candidate in the French presidential election addressed the France that suffers,
he was using the same vocabulary of moral sentiments as his counterpart in the United
States qualifying his own political program as compassionate conservatism. And when,
under pressure from organizations providing support for undocumented immigrants, the
French authorities granted residence to immigrants only on the condition that they were
suffering from a serious illness that could not be treated in their home country, on the
grounds of humanitarian reason, they were using the same descriptor as the Western
heads of state who called for the bombing of Kosovo as part of a military campaign they
asserted was purely humanitarian. On both the national and the international levels, the
vocabulary of suffering, compassion, assistance, and responsibility to protect forms part
of our political life: it serves to qualify the issues involved and to reason about choices
made53.

Non bisogna perci trascurare gli effetti sociali e politici che producono [tali intermittente]
nella gestione dei conflitti internazionali o nellamministrazione delle popolazioni
dominate54. Davanti ai nostri occhi si delinea infatti, con un'apparente naturalit, lo
spettacolo globale della sofferenza e il dispositivo globale del soccorso 55, giacch tra le
risposte che le sono date, c' anche quella dello sviluppo dell'intervento umanitario 56, della
50 Ivi, p. 250 (trad. mia).
51 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 100.
52 Ibid.
53 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 2.
54 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 100.
55 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. IX (trad. mia).
56 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 94.

14
presa in cura della vita che soffre.
Se analizzata in termini storici, ma anche genealogici, la ragione umanitaria
identificabile con la societ occidentale. Storicamente perch i suoi episodi chiave dai
movimenti abolizionisti di due secoli fa, all'interventismo americano degli ultimi vent'anni,
dalla fondazione della Croce Rossa a quella di Medici Senza Frontiere appartengono alla
storia dell'Europa e del Nord America.
Genealogicamente perch l'ethos da cui procede ha le sue origini nel mondo cristiano, sia nei
termini della sacralizzazione della vita che nella valorizzazione della sofferenza 57 Sebbene
infatti vi siano altre tradizioni di compassione e carit, dall'Islam al confucianesimo, al
Buddismo, e in molte tradizioni di pensiero, come per esempio lo Stoicismo, nel
Cristianesimo e nella passione di Cristo che redime dal peccato originale che la sofferenza
valorizzata in quanto esperienza umana fondamentale. Cos che la reale singolarit del
Cristianesimo a riguardo che esso trasforma la sofferenza in redenzione 58.
L'ingresso della morale nella politica con le categorie cristiane della sacralit della vita e della
redenzione per mezzo della sofferenza fanno cos del governo umanitario una forma di
teologia politica59. Attraverso l'affermazione di Carl Schmitt per cui tutti i concetti
significativi della moderna teoria dello stato sono concetti teologici secolarizzati 60 possiamo
quindi riconoscere sacralit e sofferenza come l'aspetto religioso dell'ordine democratico
contemporaneo61.
Il riconoscimento di questa origine necessario per comprendere a pieno i presupposti
e il funzionamento della ragione umanitaria.

In contemporary societies, where inequalities have reached an unprecedented level,


humanitarianism elicits the fantasy of a global moral community that may still be viable
and the expectation that solidarity may have redeeming powers. This secular imaginary of
communion and redemption implies a sudden awareness of the fundamentally unequal
human condition and an ethical necessity to not remain passive about it in the name of
solidarity however ephemeral this awareness is, and what ever limited impact this

57 Cfr. D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 248.


58 Ivi, p. 250 (trad. mia).
59 Ivi, p. 251 (trad. mia).
60 All significant concepts of the modern theory of the state are secularized theological concepts not only
because of their historical development - in which they were transferred from theology to the theory of the
state, whereby, for example, the omnipotent God became the omnipotent lawgiver-but also because of their
systematic structure, the recognition of which is necessary for a sociological consideration of these
concepts, Carl Schmitt, Political Theology: Four chapters on the concept of sovereignty (1922), Chicago:
University of Chicago Press, 1985, p. 36 (trad. mia).
61 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 251 (trad. mia).

15
necessity has62.

il concetto stesso di umanit su cui si fonda l'umanitarismo, ossia come comunit morale
globale, che implica la necessit etica dell'azione. Dal momento che il linguaggio della
sofferenza non altro che il segno con cui la nostra societ narra la disuguaglianza e
l'ingiustizia, l'ethos compassionevole e il governo umanitario rappresentano la maniera con
cui, salvando vite e alleviando la sofferenza, noi stessi alleviamo il fardello che la condizione
di questo mondo diseguale genera in noi e nell'idea stessa di noi stessi 63. In altre parole,
interpretando le ingiustizie sociali mediante il filtro della sofferenza, e istituendo l'equivalenza
di tutte le vite in quanto sacre, la ragione umanitaria ci permette di continuare a credere
contrariamente all'evidenza della realt quotidiana in questo concetto di umanit che
presuppone l'uguaglianza di tutti gli uomini in quanto tutti provenienti dalla stessa comunit
morale64; il governo umanitario almeno nella sua natura originale questa protesta attiva
contro la sofferenza del mondo65.

Humanitarianism has this remarkable capacity: it fugaciously and illusorily bridges the
contradictions of our world, and makes the intolerableness of its injustices somewhat
bearable. Hence, its consensual force. This morally driven, politically ambiguous, and
deeply paradoxical strength of the weak I propose to call humanitarian reason66.

L'ambiguit stessa dell'intervento umanitario, in costante tensione fra compassione e


repressione, riconducibile quindi alla stessa natura ambigua della ragione umanitaria. Da un
lato infatti i sentimenti morali che la compongono sono rivolti ai poveri, ai pi sfortunati, agli
individui vulnerabili: la politica della compassione in questo senso una politica della
disuguaglianza. Dall'altro lato, la condizione di possibilit di questi stessi sentimenti morali
il riconoscimento dell'altro come compagno e, in questo senso, la compassione una politica
della solidariet. Questa tensione fra una relazione di dominio e una relazione di assistenza
costitutiva della ragione umanitaria e si ripercuote in tutti i governi umanitari determinandone
la natura ambivalente 67.
Dopo esserci soffermati sull'economia morale dell'assistenza, occorre indagare ora il non-
detto di questa ambiguit, ossia gli effetti sociali e politici che i governi umanitari producono
62 Ivi, p. XII.
63 Cfr. Ivi, p. 252.
64 Cfr. Ibid.
65 Ivi, p. 251 (trad. mia).
66 Ivi, p. XII.
67 Cfr. Ivi, p. 3.

16
nella gestione dei conflitti internazionali e nellamministrazione delle popolazioni dominate a
partire dall'inevitabile relazione di disuguaglianza che insita nell'azione umanitaria.

4. Spazi di contaminazione: la cornice securitaria

La politica contemporanea sembra


caratterizzaa da un uso massiccio del
concetto di sicurezza come dispositivo di
potere e come leva ideologica che
consente di legittimare l'adozione di
misure straordinarie e di aprire le porte
all'uso della controviolenza preventiva.
J.G. Diez, S. Pratesi, A. C. Vargas,
(In)Sicurezze

stato messo in luce da vari autori come il processo di securitizzazione sia uno degli
elementi che caratterizzano il neoliberalismo68 tanto da far parlare di modernit
insecurizzata69. La gestione dell'(in)sicurezza70 rappresenta infatti il principale dispositivo di
potere delle societ occidentali contemporanee. Un'analisi del controllo esercitato dal governo
umanitario non pu prescindere quindi dalla tematizzazione di questa aspetto nella sua
relazione con la logica umanitaria: a maggior ragione in quanto, come si mostrer nel secondo
capitolo, questa relazione chiaramente rinvenibile nel contesto europeo.

Questi anni di inizio millennio sono stati [] gli anni dellinsicurezza e della paura e,
quindi, della repressione e della contenzione. Certamente queste nuove parole dordine
non annullano completamente le precedenti [quelle della sofferenza e dell'ethos
umanitario]. Le successive ondate ideologiche attraverso le quali si costruiscono le
politiche operano infatti per sedimentazione pi che per sostituzione. E sulla scena locale
come su quella internazionale, la ragione securitaria non unesclusiva della ragione
umanitaria. La potenza della prima ci ricorda tuttavia che la seconda ha una funzione solo
sussidiaria71.

La ragione securitaria, ossia la gestione dell'(in)sicurezza intesa come dispositivo di potere,


costituirebbe in altre parole il paradigma pi ampio in cui interpretare la logica umanitaria,
68 Javier Gonzalez Diez et al. (a cura di), (In)Sicurezze: Sguardi sul mondo neoliberale fra antropologia,
sociologia e studi politici, Aprilia: Novalogos, 2014, p. 25.
69 Ivi, p. 28.
70 Il concetto di (in)sicurezza indica la reciproca relazione tra sicurezza e insicurezza come costrutti sociali,
situando questi concetti in senso storico, politico e culturale, con particoalre attenzione al ruolo sociale che la
loro molteplice configurazione riveste nella societ contemporanea come forma di legittimazione, cfr. Ivi,
p.11.
71 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 109 [corsivo mio].

17
una sua sottotraccia costante. Reciprocamente contaminate, entrambe queste logiche partono
da una semplificazione dei fenomeni sociali operata per mezzo del sentimento nella politica:
la logica securitaria lo fa con il sentimento della paura e la percezione d'insicurezza, quella
umanitaria attraverso il filtro della sofferenza e la creazione di compassione. Entrambe inoltre,
con le loro narrazioni semplificatorie, tendono a legittimare l'apertura di spazi d'eccezione e
l'adozione di misure straordinarie (cfr. cap. 1, 2 e 7).
La differenza tra queste due logiche consiste sopratutto nel tipo di risposta che esse implicano,
laddove la logica umanitaria vuole compassione e quella securitaria repressione. Tuttavia Il
campo dei fenomeni che rientrano nella questione (in)sicurezza vasto, complesso e multi
sfaccettato. Esso pu limitarsi alla sfera della sorveglianza e della repressione, oppure aprirsi
in una prospettiva pi ampia, che ha a che fare con la valutazione, la prevenzione e la gestione
del pericolo e che pu essere alla base di interventi economici e sociali 72.
In tale prospettiva pi ampia e in ragione dall'analogia dei rispettivi processi di
costruzione di legittimit, possibile interpretare la logica umanitaria nei termini della
sicurezza. Entrambi questi processi prendono infatti le mosse da una comune situazione di
disordine, la cui risposta pu essere fornita in termini securitari o umanitari.
L'intercambiabilit lessicale e concettuale possibile proprio in virt di questa comune
origine. perci utile, per la comprensione di tale costruzione di legittimit, estendere le
implicazioni della logica securitaria anche a quella umanitaria, offrendo cos una valida
chiave di lettura per interpretare i continui slittamenti fra compassione e repressione a cui si
assiste nel governo umanitario.
Avvalendosi della narrazione securitaria, dipingendo l'insicurezza come un principio
universale e assoluto, l'umanitarismo pu beneficiare delle sue tre principali implicazioni.
In primo luogo come gi analizzato nel paragrafo precedente proponendo un modello
apparentemente inattaccabile di legittimazione di interventi presentati come inevitabili o
indispensabili. Questo attraverso l'elevazione di un particolare fenomeno o situazione alla
categoria di minaccia vitale che giustifica misure di emergenza e stati di eccezione
(relativamente alla costruzione dell'emergenza cfr. cap. 2, 5). Infine come si vedr nel
prossimo paragrafo tale narrazione destoricizza e decontestualizza le misure attuate
all'interno della cornice 73.

72 J. Gonzalez Diez et al. (a cura di), (In)Sicurezze, cit., pp. 12-13.


73 Ivi, p. 24.

18
5. Conseguenze politiche: naturalizzazione del conflitto e negazione di politicit

Thus, if there is domination in the upsurge of


compassion, it is objective before it is subjective
(and it may not even become subjective). The
asymmetry is political rather than psychological:
a critique of compassion is necessary not because
of the attitude of superiority it implies but because
it always presupposes a relation of inequality.
Humanitarian reason governs precarious lives.
Didider Fassin, Humanitarian reason

Per comprendere le conseguenze politiche insite nella logica umanitaria necessario partire
dalla riduzione che essa applica nel momento in cui interpreta fenomeni sociali
complessamente determinati conflitti, guerre, carestie, ma anche relazioni di disuguaglianza
in contesti urbani attraverso le uniche categorie morali della sofferenza e della vita da
salvare. Abbiamo gi visto come la narrazione umanitaria, focalizzandosi sui temi della
sofferenza di una collettivit, determini la responsabilit della protezione 74 come adozione
di risposte compassionevoli incentrate sull'aiuto umanitario, costituendosi cos in primo
luogo come un potente fattore di legittimazione. Tale riduzione comporta tuttavia due tipi di
ulteriori conseguenze fra loro strettamente vincolate: la naturalizzazione del conflitto e la sua
depoliticizzazione.
La logica che giustifica l'intervento umanitario nei contesti di disastro ambientale,
come nei casi del terremoto in Iran o dello Tsunami in Sri Lanka, la stessa che ha
giustificato gli interventi armati in Somalia, Bosnia o East Timor 75. Con categorie morali e
valutazioni paragonabili, analoghi sviluppi di comunit morali e di esclusioni76 essi si
inscrivono nel comune paradigma del governo umanitario. L'elemento centrale che ha
legittimato la violazione del principio di sovranit in tutti questi casi stato infatti il rischio di
morire e la sofferenza di queste persone 77, tali da determinare l'emergenza della situazione,

74 Principio sanzionato dal World Summit del 16 settembre 2005 sotto la nuova denominazione responsibility
to protect o R2P, cfr. Mario Bettani, Du droit d'ingerence a la responsabilite de proteger, Outre-Terre,
20 (2007) 3, pp. 381-389.
75 Cfr. D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p 9.
76 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 4 (trad. mia).
77 Un'interessante precisazione sulla definizione dell'emergenza stata introdotta dall'ONU. La categoria di
Complex Emergency viene utilizzata per definire un particolare fenomeno in cui le diverse cause (conflitti,
guerre, carestie, spostamento di popolazioni) esigono una molteplicit di risposte (militare, di mantenimento

19
l'eccezionalit della condizione e la giustificazione dell'intervento. Cosicch, sia che si tratti di
catastrofi naturali, che di conflitti armati, sempre la stessa categoria morale della vittima
che viene posta al centro della narrazione e che determina la legittimit mediatica della
catastrofe umanitaria78.

Le immagini, che ci abitano scorrono sul palcoscenico mediatico con le stesse procedure
che narcotizzano ogni politica della memoria e contribuiscono a naturalizzare la violenza.
E nella consuetudine di sempre non solo sono state occultate le cause e valutati solo gli
effetti ma, nella necessit di agire, di dover fare qualcosa, le immagini, creando un
consenso globale all'intervento di emergenza, rendono omogenee tutte le procedure
utilizzate e favoriscono una legittimazione acritica dell'umanitario-militarizzato.
Progressivamente, la catastrofe umanitaria diventata il sinonimo di una naturalizzazione
progressiva della violenza, come se le guerre o i massacri di cui bisogna soccorrere le
vittime facessero parte delle catastrofi naturali come la siccit, la carestia, i maremoti, i
terremoti79.

La ragione umanitaria non opera distinzioni, equivalenza di vite, equivalenza di


sofferenza80, ai suoi occhi la vittima sempre la stessa sia nel caso di un conflitto, di un
disastro, o a causa di una violenza strutturale. Concentrandosi sulla sofferenza delle vittime
la vita sofferente sempre una vita da salvare la ragione umanitaria non indaga le cause
della disuguaglianza quanto, piuttosto, essa visibilizza le sue conseguenze. all'interno di
questa narrazione dell'emergenza che il conflitto diventa catastrofe umanitaria e trova
legittimit. A perdersi sono le cause politiche, storiche e sociali che hanno determinato quella
sofferenza. L'umanitarismo attua cos una decontestualizzazione della violenza e una sua
naturalizzazione81 dal momento che, letta attraverso la retorica della catastrofe e
dell'emergenza, la guerra appare un evento catastrofico al pari di un terremoto e non un fatto
politicamente determinato (cfr. p. 44). Nella ridefinizione del nostro linguaggio la
disuguaglianza viene cos sostituita con l'esclusione, la dominazione diventa sfortuna e
l'ingiustizia diviene sofferenza.
Questa naturalizzazione del conflitto anche una sua depoliticizzazione. Come si vedr,
questo carattere assume particolare rilevanza rispetto al tema delle migrazioni e del
riconoscimento che lo Stato fa dell'immigrato (cfr. 6). L'umanitarizzazione dell'intervento va
letta come un processo che sostituisce la storicit e la conflittualit con l'urgenza e la
della pace, di assistenza). La complessit si riferisce alla natura di un multimandato in risposta alla natura
multicausale dell'emergenza, M. Pandolfi, Sovranit mobile, cit., p. 180.
78 M. Pandolfi, Sovranit mobile, cit., p. 157.
79 Ibid.
80 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 248 (trad. mia).
81 Cfr. D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p 13.

20
compassione82. Alla presentazione del conflitto come catastrofe corrisponde del resto la
costruzione morale del soggetto come vittima. Quella che abbiamo definito depoliticizzazione
quindi doppia e parallela: essa sia quella del soggetto che quella del contesto. La
principale conseguenza politica dell'umanitarismo , paradossalmente, la negazione di
politicit.

6. Il governo umanitario come spazio della nuda vita: una lettura biopolitica

Si potrebbe dire che al vecchio diritto di far morire


o di lasciar vivere si sostituito un potere di far
vivere o di respingere nella morte
Michel Foucault, La volont di sapere

Il governo umanitario riconosce la vita come significativa in quanto tale, cio a prescindere
da qualsiasi sua determinazione storica, sociale e politica, come da qualsiasi sua
configurazione e identit. Come ha fatto notare Agier infatti si suppone che nessun referente
identitario debba influenzare il sostegno fornito per il mantenimento fisico della vittima 83. La
vita per l'umanitario sacra, e perci, da preservare. In questo paragrafo cercheremo di
dimostrare che questa determinata forma di riconoscimento non n neutra, n innocente, dal
momento che influenza la forma stessa del governo umanitario.
La ragione umanitaria muove da questo presupposto: essa riconosce la vita come vita
biologica, piuttosto che come vita biografica.

Among all the possible meanings we could ascribe to the human condition, the one we
have placed at the summit of our system of values is that which relates to the most
restricted but also the most unarguable definition of life84.

Questo riconoscimento esclusivo ed traducibile, nella terminologia di Giorgio Agamben,


come il passaggio dall'identificazione della vita come bios, vita politicamente qualificata85,
a quello come zo, nuda vita, vita biologica. In nome della sicurezza, in nome
dell'accoglienza, in nome del soccorso o anche dei diritti umani, la sofferenza umana diventa

82 Ibid.(trad. mia).
83 M. Agier, Between war and city, cit., p. 322
84 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 250.
85 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 4.

21
sofferenza dei corpi86. Il paradigma umanitario segna questo passaggio, la perdita del
riconoscimento della vita e la nuova legittimazione che riceve l'esistenza biologica come nuda
vita.

sufficente uno sguardo alle recenti campagne pubblicitarie per raccogliere fondi per i
rifugiati del Rwuanda per rendersi conto che la vita umana qui considerata (e vi sono
per questo delle buone ragioni) esclusivamente in quanto sacra, cio uccidibile e
insacrificabile, e solo come tale fatta oggetto di protezione87.

Questa forma di riconoscimento implica due principali conseguenze: sul piano individuale
essa opera una depoliticizzazione delle soggettivit a cui si applica, una sorta di riduzione a
vittima; mentre su un piano pi ampio, configura il governo umanitario come paradigma
biopolitico contemporaneo. Questi due effetti sono i momenti di uno stesso processo di presa
in carico: solo riducendo la soggettivit al ruolo di vittima ossia riconoscendo della sua
condizione di disuguaglianza (complessamente determinata, bios) solo la sua sofferenza fisica
(zo) il governo umanitario pu legittimare il suo intervento di presa in cura. Laddove la
nuda vita diventa il campo d'azione, lo spazio, della politica umanitaria, la politica diventa
bio-politica88, ossia l'implicazione crescente della vita naturale dell'uomo nei meccanismi e
nei calcoli del potere 89.
Ci pu del resto darsi solo in quella temporalit dell'emergenza, in quello stato
d'eccezione, che lo spazio d'azione del governo umanitario e in cui la legge sospesa e gli
abitanti vengono spogliati di ogni statuto politico e ridotti a nuda vita 90.

Gli occhi imploranti del bambino rwuandese, la cui fotografia si vorrebbe esibire per
ottenere denaro, ma che sta ora diventando difficile trovare vivo, sono forse la cifra pi
pregnante della nuda vita nel nostro tempo, di cui le organizzazioni umanitarie hanno
bisogno in misura esattamente simmetrica al potere statuale91.

Questa condizione d'eccezione quindi essenziale all'insorgere di un governo umanitario


poich implica il passaggio dall'ordine giuridico della legge, al territorio dell'extra-legalit

86 M. Pandolfi, Sovranit mobile, cit., p. 165.


87 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 135.
88 Secondo Foucault, la soglia di modernit biologica di una societ si situa nel punto in cui le specie e
l'individuo in quanto semplice corpo vivente diventano la posta in gioco nelle sue strategie politiche, G.
Agamben, Homo sacer, cit., p. 5.
89 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 131.
90 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 132.
91 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 148.

22
dove scissa dal nomos la vita come zo diventa il terreno della politica92. Si da sul piano
delle soggettivit lo stesso meccanismo che fonda il diritto d'ingerenza: la situazione
d'eccezione creata dall'urgenza umanitaria determina lo scavalcamento del principio di
sovranit nazionale giuridicamente sancito provocando l'entrata in uno spazio dell'intervento
in cui l'eccezione stessa coincide con la norma.
Se la decisione sulla nuda vita costituisce la sovranit del governo umanitario, in questa
riduzione (della vita a nuda vita) che l'umanitario diventa un'istituzione di controllo e di
governo, intrattenendo per ci stesso suo malgrado una segreta solidariet con le forze che
dovrebbe combattere93.

7. Una zona morale di alto rischio: lo stato d'eccezione

Il capitolo iniziato con l'analisi del governo militar-umanitario 94, ossia del rapporto fra il
registro politico dell'intervento e quello morale dell'aiuto che si articola laddove la ragione
umanitaria utilizzata per legittimare l'azione armata. Questo particolare caso costituisce
l'esempio pi estremo ed eclatante di come la logica militare del controllo e quella
compassionevole della protezione incarnati qui in due soggetti differenti possano tuttavia
contaminarsi e legittimarsi a vicenda. Ci possibile dal momento in cui entrambe le logiche
condividono alcune fondamentali caratteristiche che le portano a costituire i due aspetti che
giungono insieme sullo stesso scenario95. Rintracciare il punto di incontro in questo caso
estremo ci permette allora di comprendere il momento in cui il governo umanitario diventa
una forma di controllo.
La prima caratteristica comune fra l'umanitario e la logica militare che entrambe si
muovono all'interno della temporalit dell'emergenza. La seconda che ambedue rigettano la
sovranit degli stati in nome di un ordine morale pi alto. Cosicch la loro azione si sviluppa
nell'extra-legalit e nell'extra-territorialit, giustificata ai loro occhi dalla legittimit delle loro
azioni e dalla natura mobile della loro sovranit 96.
In conclusione, gli attori umanitari e militari si collocano entrambi sotto lo stesso stato
92 Cfr. D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p 15.
93 Ibid.
94 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p 12 (trad. mia).
95 Ivi, p 15.
96 Secondo la definizione che ne da Pandolfi, una rete procedurale di azioni e discorsi che legittimano la
propria presenza in nome di una regola etico-temporale e di una categoria metastorica definibile come
cultura dell'emergenza, M. Pandolfi, Sovranit mobile, cit., p. 162.

23
d'eccezione97. infatti nello spazio d'eccezione che si apre con l'emergenza e con l'urgenza
dell'intervento che si legittima l'ingerenza: la scissione fra l'ordine giuridico fondato sul diritto
internazionale e la legittimit del loro controllo fondata sulla protezione di vite in pericolo, la
scissione fra nomos e zo.

Esiste una peculiarit dell'aiuto e del soccorso della vittima che pone tutte le procedure
umanitarie in una zona morale di alto rischio: l'emergenza (la catastrofe umanitaria),
l'urgenza (la temporalit d'azione) e l'ingerenza (il diritto/dovere all'azione senza vincoli
normativi dei singoli Stati) compongono il triangolo dove si consuma una nuova modalit
dell'azione politica98.

in questo spazio di eccezione che il governo umanitario opera la sua sovranit e diventa un
dispositivo di controllo implementando politicamente l'ethos compassionevole in una zona
morale di alto rischio99. Esso si determina attraverso la narrazione umanitaria e quella
securitaria; che si interpreti la disuguaglianza con il lessico della sofferenza o attraverso
quello della paura, il risultato sempre l'elevazione di una determinata situazione a
emergenza e l'inizio dell'eccezione.
nello stato d'eccezione infatti che si da la scissione fra l'ordine giuridico e il fatto politico,
fra la legge e la vita, fra il riconoscimento di un conflitto come fatto politicamente e
storicamente determinato e la sua naturalizzazione come tragedia. questo il punto in cui la
politica diventa biopolitica, il punto in cui vita diventa nuda vita. La posta in gioco ,
allora, il riconoscimento politico di ogni soggettivit che soffre, oppue la sua riduzione a
vittima, oggetto di una presa in cura compassionevole.

97 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p 15 (trad. mia).
98 M. Pandolfi, Sovranit mobile, cit., p. 155.
99 Ivi, p. 157.

24
Capitolo II

Scenari locali

1. Introduzione al campo

Il presente capitolo tratter la gestione umanitaria delle migrazioni europee come forma di
controllo. L'analisi verter in particolare sul concetto di campo inteso nella sua doppia
accezione di spazio biopolitico assoluto100 (cfr. cap. 2, 2) e di forma socio-spaziale della
presa in cura101 (cfr. cap. 2 3). Questa doppia natura fa del campo il paradigma del governo
umanitario, dal momento che in esso spazio dell'eccezione pura si congiungono
esemplarmente l'imperativo umanitario della presa in cura con quella disciplinare del
controllo.
Sulla scorta dell'analisi del governo umanitario del primo capitolo, verrano individuate le
condizioni pratiche e discorsive che hanno reso possibile la creazione di campi umanitari in
Europa, il fatto, cio, che si possa oggi alla luce della nostra memoria storica parlare
impunemente dei campi come forma di gestione di intere popolazioni 102. Verrano perci messe
in luce le sue implicazioni politiche e biopolitiche all'interno del contesto europeo e
dell'attuale stato d'eccezione permanente.
Come istituzione di controllo il campo oltre a spazio fisico diventa infatti metafora del
processo politico in atto nel mondo neoliberista, processo che vede l'allontanamento di
sempre pi ampi strati della popolazione dall'ordinaria vita sociale e politica 103 e la
realizzazione di forme di segregazione di massa. L'umanitarismo gioca un ruolo fondamentale
in questo processo di encampment104, una messa nel campo forzata che vede i migranti

100 G. Agamben, Homo Sacer, cit., p. 191.


101 M. Agier, Between war and city, cit. p. 320 (trad. mia).
102 Cfr. D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 159.
103 M. Agier, Between war and city, cit. p. 320 (trad. mia).
104 L'efficace definizione stata coniata dall'antropologo Michel Agier, en reprenant dans la langue franaise
le terme anglais dencampment, jai voulu signifier, au-del du lieu lui-mme dans sa matrialit (le
campement) la politique consistant mettre en camp (encamper) des personnes pour qui dautres solutions
auraient t possibles. Voir Verdirame & Harrell-Bond [Guglielmo Verdirame, Barbara E. Harrell-Bond,
Rights in exile: Janus-faced humanitarism, Oxford: Berghahn, 2005], o les auteurs expliquent quau-del
des trois solutions officielles que le Haut-Commissariat des Nations unies pour les rfugis (HCR) propose
pour rsoudre la situation des rfugis le rapatriement, lintgration sur place ou la rinstallation dans un

25
come soggetti privilegiati di questo allontanamento politico e sociale. L'analisi dell'evoluzione
di un campo migranti attraverso il caso personalmente studiato dall'autore della Jungle,
permetter nell'ultimo paragrafo di tematizzare questo concetto e mostrare la natura di un
governo in costante tensione fra umanitarismo e repressione.

2. Il campo come spazio biopolitico

Invece di dedurre la definizione di campo dagli eventi


che vi sono avvenuti, ci chiederemo piuttosto: che
cos' un campo, qual' la sua struttura giuridico-
politica, perch simili eventi abbiano potuto avervi
luogo?
Giorgio Agamben, Homo Sacer

Giorgio Agamben definisce il campo come lo spazio che si apre quando lo stato d'eccezione
comincia a diventare la regola105. Derivante da una situazione di eccezione generalizzata ed
estesa all'intera popolazione come nel caso dei primi campos de concentraciones nati a
Cuba nel 1896 per reprimere l'insurrezione della popolazione della colonia, dei concentracion
camp in cui gli inglesi ammassarono i boeri durante la guerra coloniale, o degli stessi antenati
dei campi di concentramento della Germania socialdemocratica in cui l'istituto giuridico della
presa in custodia preventiva (Schutzhaft) era fondato sullo stato d'emergenza il campo
localizza lo stato d'eccezione rendendolo un nuovo e stabile assetto spaziale 106.
Lo stato di eccezione cessa, cos, di essere riferito a una situazione esterna e provvisoria di
pericolo fattizio e tende a confondersi con la norma stessa 107. All'interno del campo
l'eccezione si localizza e si reitera in uno spazio che si va circoscrivendo come un pezzo di
territorio che viene posto fuori dell'ordinamento giuridico normale e in cui si realizza un
puro, assoluto e insuperato spazio biopolitico 108.
In forza dell'eccezione permanente infatti, si attua nel campo quel completo scollamento fra
zo e bios che fonda il regime biopolitico. La vita come zo, privata della sua biografia, si

pays tiers une vritable quatrime solution est leur mise en camp et la privation de libert que les auteurs
voient comme effet le plus radical du point de vue des droits dans lexil, Michel Agier, Le campement
urbain comme htrotopie et comme refuge: Vers un paysage mondial des espaces prcaires, Brsil(s), 3
(2013), p. 14.
105 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 197.
106 Ivi, p. 188.
107 Ivi, p. 189.
108 Ivi, p. 135.

26
ritrova cos nuda, ridotta a puro corpo e spogliata dei propri diritti; all'interno del campo il
potere non ha di fronte a se che la pura vita senza alcuna mediazione 109.

3. Il campo come spazio umanitario

Se l'eccezione lo spazio in cui si esprime la sovranit dell'umanitario (cfr. cap. 1, 7), il


campo come spazio in cui l'eccezione diventa la regola 110 rappresenta il luogo privilegiato
d'espressione della logica umanitaria. stato mostrato infatti (cap. 1, 5) come la narrazione
umanitaria, attraverso categorie come quella di catastrofe umanitaria e sofferenza, favorisca la
lettura di situazioni di disordine come situazioni d'emergenza. Nel momento in cui questa
lettura diventa egemone la ragione umanitaria pu esprimersi spazialmente nel dispositivo del
campo.
Il termine campo umanitario definisce cos uno spazio localizzato in cui la ragione umanitaria
diventa la logica dominante, esprimendosi direttamente sulla nuda vita che lo abita attraverso
l'imperativo della presa in cura.

Created in a situation of emergency as a protective decive intended to provide for the


physical, food and healt safety of all kinds of survivors and fugitives from wars, at a
minimum level111.

Il campo non si articola tuttavia solo come spazio di presa in cura. Come messo in luce da
Agamben, il campo inteso come spazio biopolitico rappresenta anche un dispositivo di
controllo (disciplinare e biopolitico). La sovrapposizione dell'istanza disciplinare e
dell'imperativo compassionevole determina il suo triplice imperativo: care, cure and
control112. La tensione strutturale fra la presa in cura e il controllo si rimonta quindi alla
natura stessa del campo umanitario, strutturato dalla logica compassionevole, ma costituentesi
come dispositivo di segregazione113.
I fattori e le logiche che convergono nella creazione di un campo umanitario sono tre. La
prima condizione, come abbiamo gi individuato (vedi cap. 1, 7), la situazione
d'emergenza, l'apertura di uno spazio d'eccezione e l'adozione di misure straordinarie, tra cui

109 Ivi, p. 191.


110 Cfr. Ivi, p. 188.
111 M. Agier, Between war and city, cit., p. 320.
112 M. Agier, Ordini e disordini dell'umanitario, cit., p. 50.
113 M. Agier, Between war and city, cit., p. 323.

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appunto l'intervento umanitario. Questo pu verificarsi nella circostanza di una guerra, di
una carestia, ma anche in presenza di flussi migratori, come nel caso qui trattato. Ogni
situazione di disordine pu generalmente essere letta attraverso il frame dell'emergenza. La
seconda logica in gioco la ragione umanitaria intesa come l'economia morale dell'ethos
compassionevole (cfr. cap. 1, 3). Infine la terza logica che concorre a determinare il campo
la logica securitaria. Essa si esprime nell'esplicito obiettivo di garantire la sicurezza dei
rifugiati, ma anche nella sua speculare funzione di controllare, segregandole, queste stesse
soggettivit al fine di garantire la sicurezza della popolazione.

4. Un difficile riconoscimento: l'immigrato tra paura e pietas

Per comprendere questa tensione necessario analizzare il soggetto della presa in cura del
dispositivo umanitario: l'immigrato. Ci si concentrer in particolare sulla figura del
rifugiato114 in quanto soggetto privilegiati di questa stessa presa nel sistema dell'accoglienza.
La presente analisi non si limiter tuttavia solo a questa figura giuridicamente definita.
Intendendo infatti con governo umanitario non solo l'universo dei vari centri di accoglienza,
ma tutti quegli spazi dove viene implementata nelle sue molteplici forme la logica umanitaria,
il soggetto preso in esame ossia colui che viene riconosciuto da questa logica ecceder
necessariamente la categoria del rifugiato. Ci si riferir dunque qui con immigrati e
migranti a tutte le persone beneficiarie di una qualche forma di aiuto umanitario in quanto
riconosciute come vulnerabili dalla ragione umanitaria.
Il caso del campo denominato Jungle situato nel comune di Calais esemplificativo a questo
proposito. Come campo la Jungle non era considerabile un centro di accoglienza istituzionale,
quanto piuttosto un campo informale supportato da varie organizzazioni umanitarie
governative e non governative , nonch da una costellazione di altri soggetti umanitari
indipendenti. Queste associazioni, attraverso i loro aiuti, rendevano logisticamente possibile
l'esistenza stessa del campo.
Al suo interno, definita mediaticamente come migranti, rifugiati o clandestini, viveva

114 La Convenzione di Ginevra nell'articolo 1 comma A(2) tratteggia un preciso profilo di chi pu essere
considerato rifugiato: chiunque, nel timore fondato di essere perseguitatoper la sua razza, la sua religione, la
sua cittadinanza,la sua appartenenza ad un determinato grupposociale o le sue opinioni politiche, si trova
fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non pu o, per tale timore, non vuole domandare la
protezione di detto Stato (art. 1, Convenzione Ginevra 1951; Art. 2 Dir. 2004/83/CE; art. 2, comma 1, lett. e,
D.Lgs. 251/2007).

28
una costellazione di soggettivit fra le pi disparate: migranti economici, profughi, beneficiari
di permessi di soggiorno, richiedenti asilo in Francia, persone che stavano cercando di
raggiungere la loro meta migratoria, lavoratori stagionali recatisi nel campo per lavorare in
una delle attivit commerciali. Queste persone, riconosciute e categorizzate in differenti modi
da parte dello Stato oppure escluse da qualsiasi forma di riconoscimento statale e
considerabili invisibili erano tuttavia in questo luogo accomunate dal comune
riconoscimento come vittime e, in quanto tali, beneficiarie dell'aiuto.
In questo senso vale l'affermazione di Agier per cui, secondo la logica umanitaria, nessun
referente identitario dovrebbe influenzare l'aiuto fornito per il mantenimento fisico delle
vittime (sicurezza, salute, cibo)115. Sebbene le forme del riconoscimento umanitario siano
molteplici (spaziando come in questo caso da un riconoscimento incondizionato, alle strette
maglie che regolano l'attribuzione della protezione umanitaria116), rifacendoci al loro
comune legittimarsi nell'ethos compassionevole, che verr inteso tale riconoscimento. In altre
parole il soggetto della presa in cura che qui analizziamo il migrante di cui viene
riconosciuta la condizione di vulnerabilit che lo rende beneficiario dell'aiuto. Il campo
umanitario lo spazio dove la logica di questo riconoscimento dominante.
In questo senso esistono in Europa diverse forme di campi umanitari, in primo luogo
gli spazi istituzionali dell'accoglienza, fra cui citiamo, all'interno del panorama italiano:
Centri di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA), Centri Di Accoglienza (CDA), Centri di
Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e
Rifugiati (SPRAR), Centri di Accoglienza Straordinari (CAS). A questo elenco che non ha
la pretesa di essere esaustivo si somma la costellazione degli spazi non governativi, in
primo luogo i campi informali come la Jungle presenti nelle zone di confine, ma anche
dormitori, mense, e altre istituzioni strutturate per fornire assistenza e aiuto a persone
migranti in condizioni di vulnerabilit.
Non si vogliono delineare qui tutti gli spazi dell umanitario, ne operare una loro
generalizzazione; ognuno di questi luoghi presenta una differente implementazione della
logica umanitaria, cosi come un differente rapporto con la logica securitaria della vigilanza e
del controllo. Tuttavia tutti esistono come implementazione della ragione umanitaria e

115 Ivi., p. 322 (trad. mia).


116 Art. 32 D.Lgs. 25/2008: Nei casi in cui non accolga la domanda di protezione internazionale e ritenga che
possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario, la Commissione territoriale trasmette gli atti al
questore per l'eventuale rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

29
presentano questa tensione fra cura e controllo intrinseca nel concetto stesso di umanitarismo.
Per interpretare la funzione di controllo di questi spazi in una prospettiva pi ampia,
utile intenderli come zone di gestione dell'eccedenza, cosi come proposto da De Giorgi 117.
Gli immigrati rappresentano infatti tale eccedenza nel momento in cui nel contesto
complessivo di crisi della cittadinanza118 ad essi non viene riconosciuta e garantita questa
stessa cittadinanza.
Questa tendenza si andata affermando in Europa durante gli anni Novanta. Se dalla fine
della seconda guerra mondiale il rapporto fra migrazioni e cittadinanza si era andato
articolando attorno a un codice fondamentalmente integrativo, infatti con la ristrutturazione
capitalista e i processi di globalizzazione che si affermata l'attuale tendenza in senso
esclusivo119. Sandro Mezzadra individua questi due fattori come le principali cause del nuovo
orientamento: la globalizzazione con la crescente mobilita umana verso l`Europa e la
ristrutturazione neoliberista del lavoro che ha determinato la messa in discussione della
classica funzione novecentesca del lavoro come canale privilegiato di accesso alla
cittadinanza e ai diritti 120.
Senza voler entrare in un analisi specifica di questi processi 121 importante constatare come
questa negazione della piena cittadinanza comporti la mancata attribuzione di diritti, cos
come influendo in maniera significativa sulle chance di integrazione dei migranti abbia
determinano l`esclusione giuridica e sociale di intere classi di persone e la loro segregazione
in una zona grigia di extra-legalit.

Milioni di persone sono privati di diritti poich non possono divenire cittadini nel paese in
cui risiedono. Ancora pi numerosi, tuttavia, sono coloro che hanno lo status formale di
membri dello Stato nazionale ma mancano di molti dei diritti che si soliti pensare

117 Eccedenza significa, in questo senso, che la dinamica produttiva contemporanea eccede continuamente i
dispositivi istituzionali di attribuzione, riconoscimento e garanzia della cittadinanza sociale, Alessandro De
Giorgi, Il governo dell'eccedenza: Postfordismo e controllo della moltitudine, Verona: Ombre Corte, 2002, p.
79.
118 Sandro Mezzadra, Diritto di fuga: Migrazioni, cittadinanza, globalizzazione (2001), Verona: Ombre Corte,
20062, p. 58.
119 Ibid.
120 La restrizione degli spazi d'accesso all'occupazione regolare, su cui converge l'attacco politico ai diritti
sociali, produce un'ipertrofia delle economie sommerse, di quei circuiti produttivi paralleli a cui i non
garantiti devono rivolgersi per reperire fonti alternative di reddito. Interi settori di produzione iniziano quindi
a poggiare sui mercati non regolari, non tutelati, spesso al limite della legalit, in cui domina comunque il
lavoro saltuario, temporaneo, flessibile, A. De Giorgi, Il governo dell'eccedenza, cit., p. 77.
121 Per un analisi della dialettica tra cittadinanza, lavoro e migrazioni, cfr. S. Mezzadra, Diritto di fuga, cit. e
Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Confini e frontiere: La moltiplicazione del lavoro nel mondo globale,
Bologna: Mulino, 2014.

30
discendano da questa condizione122.

in questo spazio di esclusione che la ragione umanitaria identifica i suoi beneficiari, come
nel caso dei campi informali sorti ai margini del sistema di accoglienza istituzionale.
Tuttavia forse questo l'aspetto pi significativo la logica umanitaria stata fatta propria
anche dal riconoscimento istituzionale, come per esempio evidente nel caso dell'attribuzione
della protezione umanitaria, determinando un cambio radicale nelle politiche d'accoglienza.
Nel sesto paragrafo verrano analizzate le conseguenze pratiche e le implicazioni politiche di
questo processo di umanitarizzazione dell'asilo123. Riprendendo le conclusioni del primo
capitolo, si vedr come esso mancando il riconoscimento politico e l'attribuzione stabile di
diritti al rifugiato operi sul piano delle soggettivit un analogo processo di
decontestualizzazione e depoliticizzazione a quello realizzato nella narrazione dei conflitti.
Il secondo fattore strutturale che caratterizza le pratiche di riconoscimento
dell'immigrato la produzione e l`imposizione ai migranti di situazioni di irregolarit del
soggiorno, di clandestinit124. Questa operazione giuridica che, attraverso la categoria
dell'illegalit, stigmatizza come socialmente pericoloso lo straniero costituisce l'aspetto pi
marcato di quell'esclusione democratica125 attraverso cui, grazie ai meccanismi sociali di
etichettaemento e di esclusione impliciti ed espliciti, l'umanit viene divisa fra persone e non-

122 Stephen Castels, Alastair Davidson, Citizenship and migration: Globalization and the politics of belonging,
London: Macmillan, 2000, p. VII (trad. di Sandro Mezzadra).
123 Cfr. D. Fassin, Compassion and repression, cit., pp. 362387.
124 La parola clandestino [] non rimander infatti a uno status internazionalmente riconosciuto (come in
rifugiato politico) e neppure a una condizione amministrativa (come in richiedente asilo), ma andr a
identificare un soggetto che agisce di nascosto perch viola le leggi vigenti o non ha il consenso dellautorit.
Un tale individuo, il clandestino, risulta quindi ineluttabilmente catturato allinterno del dispositivo
biopolitico che, muovendo da una condizione di anomia (lestraneit se non limplicita opposizione al
framework legale di cui il clandestino porta le stigmate) e che ne identifica la sua condizione di anormalit,
viene pertanto inquadrato nella zona di indistinzione giuridica codificata dallo stato di emergenza, o di
eccezione (ex-capio, che prende escludendo), Valentina Bartolucci, Linvasione dei migranti: La
costruzione simbolica di unemergenza umanitaria nel discorso politico italiano durante i rivolgimenti nel
mondo arabo, Valentina Bartolucci (a cura di), Sociologia della comunicazione, 45 (2013), p. 68. Dare
storicit alle categorie permette altresi di spazzare via l'idea che determinate risposte siano conseguenze
naturali a processi e situazioni considerate d'arginare. La condizione di clandestinit o l'essere clandestino
non colpa del soggetto, ne uno status naturale, ma una posizione frutto di decisioni politiche storicamente
maturate che, a seconda del momento, stabiliscono quali criteri rendono una persona legale o illegale. Su
questa linea, anche le condizioni di sofferenza e vulnerabilit smettono di rimanere sul piano individuale
della colpa e della responsabilit, e si mostrano nel loro essere strutturate socialmente e politicamente (cfr.
Philippe Bourgois, Sofferenza e vulnerabilit socialmente strutturate, in Roberto Beneduce (a cura di),
Annuario di Antropologia 9-10 (2008), pp. 113-136), Barbara Pinelli, Politiche, persone, immagini, in
Luca Ciabarri, Barbara Pinelli (a cura di), Dopo l'approdo: Un racconto per immagini e parole sui
richiedenti asilo in Italia, Firenze: Editpress, 2015, p. 51.
125 Alessandro Dal Lago, Non-persone: L'esclusione dei migranti in una societ globale, Milano: Feltrinelli,
1999, p. 37.

31
persone126. Alla stigmatizzazione giuridica corrisponde infatti la reinvenzione quotidiana
dell'immigrato come minaccia definendo un riconoscimento dell'altro che legittima l'adozione
di misure securitarie, volte alla protezione della popolazione da questa minaccia.
Si quindi delineata la doppia natura del riconoscimento che la societ occidentale
contemporanea fa dell'immigrato, cos come la relativa legittimazione che esso determina sul
piano delle risposte: l'identificazione come vittima e soggettivit vulnerabile legittimer un
intervento umanitario di presa in cura; il riconoscimento come pericolo e minaccia all'ordine
decreter invece l'adozione di misure securitarie e repressive. Questa divisione non tuttavia
n netta, n stabile. Nella pratica il riconoscimento dell'immigrato oscilla piuttosto fra questi
due poli, in un continuo sovrapporsi delle due figure.
Allo stesso modo, la logica umanitaria e quella securitaria subiscono continue contaminazioni
e slittamenti, cosicch raramente si riscontra l'implementazione di una sola di queste logiche,
quanto semmai il risultato di una loro ibridazione. L'ambiguit stessa del governo umanitario,
in cui si sovrappongono il momento della cura e quello del controllo, ha perci le sue radici
nella doppia natura del riconoscimento dell'immigrato.
Queste constatazioni non fanno che ribadire la validit del paradigma del campo
come spazio fisico e come metafora ai fini dell'analisi del governo umanitario e delle sue
forme di controllo. Da un lato, nel campo come paradigma di gestione dell'eccedenza che
emergono con chiarezza la logica umanitaria e la logica securitaria quali ragioni costituenti
del governo umanitario, che si esprime nel doppio imperativo della presa in cura e della
segregazione.

To maintain public order, immigrants must be withheld from the view of the local
residents, but equally to protect the refugees they must be given food and shelter. Indeed,
for the center to fulfill this dual function order and protection it had to be maintained
in an extremely precarious position127.

Dall'altro lato, intendendo il campo in quanto spazio biopolitico che vengono messe in luce
le conseguenze (biopolitiche) a livello di gestione della vita e di modellamento delle
soggettivit implicite nella stessa logica umanitaria. Nel momento che assume la vita come
nuda vita la ragione umanitaria opera una vittimizzazione e una depoliticizzazione delle
soggettivit.

126 Ivi, p. 9.
127 D. Fassin, Humanitarian Reason, cit., p. 157.

32
In questo senso, la metafora del campo applicabile a tutte quelle forme oggi in estensione di
spazi finalizzati a mantenere rifugiati, clandestini e altri indesiderabili in attesa, in vita ma
senza diritti128.
In continua oscillazione fra logica umanitaria e logica securitaria la gestione
dell'immigrazione manca volutamente l'unica vera forma di riconoscimento alla base di ogni
democrazia: il riconoscimento della politicit implicita in ogni soggettivit. Che gli immigrati
siano definiti come vittime o come criminali, che suscitino in noi pietas o paura, l'effetto
sortito sar sempre la privazione dei diritti politici che spettano a queste persone.
Dal Lago parla in questo senso della riduzione degli immigrati a non-persone, con il risultato
che come scrivono Castels e Davidson ci sono semprepi cittadini che non
appartengono, e questa circostanza mina a sua volta la base dello Stato nazionale come luogo
centrale della democrazia129. in questa direzione che si deve articolare una critica della
ragione umanitaria come forma biopolitica.
Dal momento che questa gestione ha le sue radici nel rifiuto da parte degli stati europei di
affrontare il tema delle migrazioni e dei diritti umani come una questione strutturale relativa
alla cittadinanza130, occorrer perci prima di tutto interrogare e mettere a tema l'eterno stato
d'emergenza che avvolge la narrativa delle migrazioni permettendo il perpetuarsi
dell'eccezione.

5. Costruire l'eccezione: il caso italiano dell'Emergenza Nord Africa

Un accordo importante tra Governo e regioni per la


gestione dellemergenza umanitaria a cui
seguito, proprio ieri sera, un successivo accordo.
Ho parlato di emergenza umanitaria e su questo
il Governo ha immediatamente agito proclamando
lo stato di emergenza umanitaria e nominando un
Commissario straordinario, il prefetto di Palermo
Caruso, per la gestione di questa emergenza.
Camera dei Deputati, Informativa urgente del
Governo in relazione alleccezionale flusso di
immigrazione verso lisola di Lampedusa, 7
aprile 2011.

128 M. Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 51.


129 S. Castels, A. Davidson, Citizenship and migration, cit., p. VII (trad. di Sandro Mezzadra).
130 Cfr. S. Mezzadra, Diritto di fuga, cit., p. 57.

33
Negli ultimi vent'anni le narrazioni riguardanti l'immigrazione verso l'Europa si sono andate
costruendo attorno al frame dell'emergenza. Umanitaria o securitaria a seconda delle
declinazioni, alla costruzione di questa narrativa hanno principalmente contribuito i media
mainstream cos come gli attori umanitari di rilievo attraverso le loro campagne di
sensibilizzazione. Il discorso sull'emergenza migratoria si talmente imposto come forma
di interpretazione da affermarsi anche nella narrazione istituzionale, con conseguenze
rilevanti sul piano della gestione politica di tali situazioni di disordine. Occorre quindi
analizzare la costruzione di questo tipo di discorsi, nonch le misure che essi legittimano
individuando le retoriche utilizzate e la posta politica in gioco. Soffermandosi sul contesto
italiano, il paragrafo analizzer il caso dell'Emergenza Nord Africa (ENA) in quanto
esemplare della costruzione sociale e politica dell'emergenza.
Le migrazioni via mare verso l'Italia hanno una lunga storia iniziata in forma
massiccia a partire dai primi anni Novanta, quando navi e gommoni provenienti dall'Albania
approdavano sulle coste della Puglia. di quegli anni la coincidente scoperta nel discorso
pubblico della potenza narrativa degli immaginari legati allo sbarco e all'invasione di stranieri
che arrivano via mare131. quindi da pi di vent'anni oramai che l'Italia affronta tali arrivi in
termini di emergenza132, sia dal punto di vista mediatico che da quello della risposta
istituzionale adottata.
Il primo strumento legislativo di cui l'Italia si dot per far fronte agli sbarchi iniziali la
Legge n. 563 del 1995, la cosiddetta Legge Puglia, che autorizzava, per anni compresi fra il
1995 e il 1997, la creazione lungo le coste pugliesi di tre centri (dallo status non chiaramente
definito) in risposta agli arrivi di quanti fuggivano dal crollo dei regimi balcanici 133.
Nonostante la durata limitata nel tempo per cui era stata concepita, tale legge rappresenta
ancora al giorno d'oggi il principale strumento normativo in materia di prima accoglienza; con
la conseguenza che la risposta agli sbarchi ancora orientata come una risposta a situazioni
di emergenza basata sulla necessit di combinare esigenze di prima necessit dei migranti con

131 Emanuela Dal Zotto, Mare Nostrum e l'onda lunga dell'accoglienza, in Luca Ciabarri, Barbara Pinelli (a
cura di), Dopo l'approdo: Un racconto per immaginia e parole sui richiedenti asilo in Italia, Firenze:
Editpress, 2015, p. 145.
132 Dal 2001, sulle coste meridionali dell'Italia, viene periodicamente reiterata la dichiarazione di stato di
emergenza, con l'affidamento di poteri eccezionali ad un commissario per il controllo dei confini e la gestione
della rete di accoglienza (lo stato d'emergenza stato reiterato con DPCM nel 2002, 2003, 2004, 2005, 2007,
2008 e 2010), Ivi, p. 147.
133 Cfr. Ivi., cit., p. 145

34
attivit di controllo alla frontiera134. L'assenza della capacit o della volont di leggere le
migrazioni come un fatto strutturale135 ha determinato perci il ricorso a misure di sicurezza
straordinarie a livello istituzionale, nonch una serie di distorsioni e strumentalizzazioni della
realt a livello narrativo, sia in termini di emergenza umanitaria che in quelli di emergenza
sicurezza.
Il caso pi significativo di costruzione dell'emergenza la cosiddetta Emergenza Nord
Africa. Dichiarata nel febbraio 2011 come emergenza umanitaria 136 per rispondere ai circa
sessantamila arrivi sulle coste italiane di migranti in fuga dalle Primavere Arabe, la
dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo coincise con l'incarico dato alla
Protezione Civile di predisporre un piano di accoglienza emergenziale.
Parallelamente, attraverso la diffusione di alcuni schemi narrativi, la narrazione dei media
determin l'affermarsi di questa percezione di emergenza nella popolazione italiana. In primo
luogo la ripetizione dellespressione emergenza umanitaria costante nel discorso
governativo e replicata da giornali e televisioni risult cruciale nel convolare unidea di
urgenza e un sentimento pervasivo di insicurezza 137. Il cauto linguaggio iniziale, infatti,
venne presto abbandonato a favore di un linguaggio drammatizzato, caratterizzato da
espressioni metaforiche forti e numeri ingigantiti. Gli eventi furono rappresentati come fuori
dall'ordinario, consolidando nel discorso politico l'idea per cui si stesse assistendo
all'invasione senza precedenti di milioni di migranti disperati e che, quindi, si rendesse
necessaria l'adozione di misure straordinarie 138. Questa situazione venne del resto
rappresentata come temporalmente protratta e dalla fine indefinita 139.
Se l'emergenza venne letta attraverso i due principali frame della compassione e della
sicurezza, l'elemento comune fu la rappresentazione positiva di Noi in contrasto con la
rappresentazione negativa di Loro 140.
134 Legge n. 563 del 1995, Art. 2: Per far fronte a situazioni di emergenza connesse con le attivit di controllo
indicate all'articolo 1 e che coinvolgono gruppi di stranieri privi di qualsiasi mezzo di sostentamento ed in
attesa di identificazione o espulsione autorizzata, per ciascuno degli anni 1995, 1996 e 1997, la spesa di lire
tre miliardi, da destinarsi anche alla istituzione, a cura del Ministero dell'interno, sentita la regione Puglia, di
tre centri dislocati lungo la frontiera marittima delle coste pugliesi per le esigenze di prima assistenza a
favore dei predetti gruppi di stranieri, Ivi., cit., p. 145
135 E. Dal Zotto, Mare Nostrum e l'onda lunga dell'accoglienza, cit., p.146.
136 In 2008, italy also declared a state of emergency, but at the time, it was called a nationwide state of
emergency (Reuters, 25 july 2008), Pierluigi Musar, Africans vs. Europeans: Humanitarian
narratives and the moral geography of the world, V. Bartolucci (a cura di), Sociologia della
comunicazione, 45 (2013), p. 38.
137 V. Bartolucci, Linvasione dei migranti, cit., p. 71.
138 Cfr. Ivi, p. 65.
139 Cfr. Ivi, p. 66.
140 Ivi, p. 69

35
Noi (gli abitanti di Lampedusa che hanno calorosamente accolto gli immigrati) siamo i
buoni, Loro (gli immigrati disperati, gli extracomunitari, i clandestini e i criminali e
terroristi che sono fra loro) sono o vittime da aiutare, bisognose della nostra benevolenza o
invasori da respingere comunque impossibilitati a decidere del proprio destino141.

Fondandosi su quella dicotomizzazione del mondo che identifica il cosidetto Occidente come
una sfera omogenea di sicurezza e il Sud globale come un'unica sfera di vulnerabilit 142,
questa narrativa determina la costruzione di una geografia morale143 del mondo che (ri)
produce le posizioni in cui l'europeo protegge e valorizza la vittima africana
simultaneamente come un donatore e un agente di controllo 144.
Come abbiamo visto nel primo capitolo l'adozione del lessico dell'emergenza determina
sempre la contaminazione della politica da parte dei sentimenti morali 145. Anche in questo
caso si produsse l'immagine di un dramma morale:

racconti sentimentali di sofferenza, con un paese povero come sfondo, che, stimolando
esercizi di generosit, rafforzano semplicemente la sensazione di superiorit morale dei
donatori146.

In tal senso da evidenziare come la figura del migrante si presti perfettamente a questa
moralizzazione, del resto funzionale anche alla costruzione dell'immigrato come nemico,
forza esogena e minaccia per la nazione.

Si tratta del pi elementare meccanismo che si configura come utile, se non


indispensabile, alla tenuta o al riassetto della coesione politica. Questa si nutre della
paura e delle insicurezze di cui un nemico ritenuto la causa [] Un fatto politico
totale che pervade lintera societ, con retoriche che delineano una maggioranza
compatta, reale o presunta147.

Il fatto rilevante che la costruzione sociale del migrante, come vittima o come minaccia,
attraverso la retorica dell'emergenza faccia slittare una questione ordinaria in una sfera

141 Ivi, p. 67.


142 Cfr. P. Musar, Africans vs. Europeans, cit., p. 39 (trad. mia).
143 D. Fassin, Humanitarian Reason, cit., p. 233 (trad. mia).
144 P. Musar, Africans vs. Europeans, cit., p. 40 (trad. mia).
145 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 1 (trad. mia).
146 Michael Ignatieff, The stories we tell: Television and humanitarian aid, in Jonathan Moore (a cura di), Hard
choices: Moral dilemmas in humanitarian intervention, Lanham: Rowman & Littlefield, 1999, p. 6 (trad.
mia).
147 Salvatore Palidda (a cura di), Razzismo democratico: La persecuzione degli stranieri in Europa, Milano:
Agenzia X, 2009, p.7.

36
dell'eccezione che punta a giustificare ladozione di misure speciali che eccedono il quadro
giuridico e le ordinarie procedure di decisione politica 148.

Ora securitaria per l'invasione dei clandestini, ora umanitaria di fronte alla necessit di
dare protezione a chi fugge dalle crisi umanitarie, l'emergenza quando invocata muove
attenzione, consensi e risorse importanti, mobilitandoli per in nome dell'urgenza qui e
ora149.

Le conseguenze a livello di percezione nella popolazione dopo il caso dell'Emergenza Nord


Africa (prorogata per tre volte fino a febbraio 2013150) furono sopratutto quelle di convolare
unidea di urgenza e un sentimento pervasivo di insicurezza 151, rafforzando allo stesso tempo
la retorica delle tragedie del mare e intensificando i discorsi umanitari nel contesto delle
frontiere e delle migrazioni. In generale il dibattito pubblico ha incorniciato la migrazione non
documentata nel Mediterraneo sia come una minaccia per il controllo delle frontiere europea
che come una catastrofe umanitaria per i migranti che rischiano la propria vita nel viaggio.
Dal punto di vista politico152 questa costruzione retorica degli eventi risult fondamentale per
assicurare il supporto della nazione per azioni che probabilmente non sarebbero state accettate
in una situazione normale.

La tendenza a considerare gli immigrati come appartenenti a ununica categoria


indipendentemente dalla loro provenienza e status giuridico, a stigmatizzarli come
clandestini e a confinarli in campi ha avuto il suo apice in occasione dei movimenti
migratori dal nord Africa verso le coste italiane nel corso del 2011. In tale contesto,
leccezione dalla norma giuridica ha assunto inquietanti caratteri sistematici 153 [corsivo
mio].

Il carattere comune dei provvedimenti progressivamente adottati stato infatti la costante


uscita dal normale stato di diritto giustificata attraverso l'inscrizione dei provvedimenti nello

148 V. Bartolucci, Linvasione dei migranti, cit., p. 73.


149 E. Dal Zotto, Mare Nostrum e l'onda lunga dell'accoglienza, cit., p. 152.
150 La fine dell'emergenza, prevista inizialmente per dicembre 2011, fu in seguito prorogata al dicembre 2012 e
poi al 28 Febbraio 2013. Da gennaio a febbraio 2013 la gestione tornata dalle mani della Protezione Civile
a quelle del Ministero dell'Interno.
151 Per le conseguenze dell'ENA sulla popolazione italiana, cfr. V. Bartolucci, Linvasione dei migranti, cit., pp.
71- 76.
152 Il frame dell'emergenza ha cos giustificato la messa in atto di misure straordinarie e la comparsa sulla
scena dell'accoglienza di nuovi soggetti e tipologie di strutture caratterizzate, nella gestione e nel
trattenimento dei migranti, da un alto livello di discrezionalit., E. Dal Zotto, Mare Nostrum e l'onda lunga
dell'accoglienza, cit., p. 147. L'emergenza Nord Africa si conclusa con il rilascio, dopo due anni di attesa,
di un permesso umanitario a tutti i casi pendenti e con lo svuotamento delle strutture accompagnata dalla
consegna di 500 euro a ciascun migrante, Ivi, p. 148.
153 V. Bartolucci, Linvasione dei migranti, cit., p. 75.

37
stato d'eccezione che si era aperto con l'emergenza umanitaria.

Per la discrezionalit e l'incertezza che essa introduce, per la flessibilit che essa
consente nell'utilizzo delle norme, la dinamica emergenziale rimane troppo confortevole
e seducente per essere abbandonata, mostrandosi in un circolo vizioso dove essa stessa
ad impedirne il suo superamento154.

per queste ragioni che lo stato di eccezione tende sempre pi a presentarsi come il
paradigma di governo dominante nella politica contemporanea 155. La conclusione di
Agamben vale anche per il governo umanitario. In questo governo infatti l'emergenza assume
una doppia utilit: come fattore di legittimazione dal momento che l'emergenza,
implicito, pu e deve essere gestita156 , ma anche come paradigma di gestione, dal
momento che il funzionamento, le perversioni e le corruzioni dei siti umanitari dipendono da
uno stato di eccezione allinterno del quale larbitrario e gli attori dellarbitrario agiscono
liberamente secondo un proprio ordine delle cose 157.
nel campo come nuovo e stabile assetto spaziale 158 dell'emergenza che questo ordine
delle cose trova piena espressione nell'azione biopolitica sulla nuda vita. nell'emergenza
infatti che il diritto si riferisce alla vita e la include in s attraverso la propria
sospensione159, inaugurando il controllo biopolitico. Virtualmente al pari di tutti i campi,
anche lo spazio umanitario un campo, in quanto terra di nessuno fra il diritto pubblico e il
fatto politico, e fra l'ordine giuridico e la vita 160. Se in esso l'imperativo quello della presa
in cura, ci dipende unicamente dal prevalere al suo interno della ragione umanitaria come
logica dominante. Tuttavia lo spazio di arbitrariet e controllo che si apre quando la vita
diventa nuda vita e il normale ordinamento giuridico viene sospeso, rappresenta la soglia di
indeterminazione fra democrazia e assolutismo161 e come tale il lato oscuro di ogni spazio
umanitario. In tutti i campi infatti,

un luogo apparente anodino delimit in realt uno spazio in cui l'ordinamento normale
di fatto sospeso e in cui che si commettano o meno delle atrocit non dipende dal diritto,
ma solo dalla civilt e dal senso etico della polizia che agisce provvisioriamente come

154 E. Dal Zotto, Mare Nostrum e l'onda lunga dell'accoglienza, cit., p. 152.
155 Giorgio Agamben, Stato di eccezione, Torino: Bollati Boringhieri, 2003, p. 11.
156 P. Musar, Africans vs. Europeans, cit., p. 44.
157 M. Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 51.
158 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 188.
159 G. Agamben, Stato d'eccezione, cit., p. 10.
160 Ibid.
161 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 195.

38
sovrana162.

6. Istituzioni compassionevoli: l'umanitarizzazione dell'asilo come biopolitica

The question I want to address, therefore, is why,


in societies hostile to immigrants and lacking in
concern for undesirable others, there remains a
sense of common humanity collectively expressed
through attention paid to human needs and
suffering?
Didier Fassin, Compassion and Repression

La ragione umanitaria (cfr. cap. 1, 3) rappresenta la logica che informa ogni governo
umanitario. Muovendo dall'ipotesi che la gestione contemporanea delle migrazioni
rappresenti una di tali forme di governo, sar quindi neccessario analizzare quale sia la
ragione che lo innerva. In tal senso, occorrer rinvenire la sua forma di riconoscimento e la
conseguente forma di gestione che implementa. Per far questo l'analisi si incentrer
sull'evoluzione storica dell'istituto giuridico dell'asilo mettendone in luce la progressiva
umanitarizzazione , per poi rintracciare le conseguenze di tale processo. Come mostrato
infatti (cap. 1, 1), la logica istituzionale del riconoscimento rappresenta il fulcro di ogni
governo umanitario, esprimendo l'assetto morale che lo sostiene (ethos) e determinando i
tratti della sua politica della vita.

This moral economy defines the scope of contemporary biopolitics considered as the
politics that deals with the lives of human beings. The study of biopolitics is particularly
crucial when it governs the lives of undesired and suffering others, undocumented
immigrants in this case163.

L'analisi dei valori e delle norme con cui l'immigrazione e l'asilo vengono pensati e messi in
pratica definiscono dunque, in un senso pi ampio, il nostro mondo morale 164.
Risulta perci di particolare interesse constare come negli ultimi venticinque anni si sia
assistito a un cambio delle politiche di riconoscimento della vita, consistenti nel passaggio
dalla asilo politico alla protezione umanitaria165 e come questo cambio rappresenti una nuova

162 Ibid.
163 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 366.
164 Cfr. Ivi, p. 365.
165 Ivi, p. 361 (trad. mia).

39
e pi sottile forma di controllo.
Ideata durante i primi anni Novanta in Francia, la protection humanitaire venne creata
in risposta alle pressioni di alcune ONG mediche fra cui Mdecins sans frontires e Mdicins
Du Monde, cos come di alcune associazioni di diritti umani che si trovarono ad assistere
persone le quali, soffrendo di malattie gravi come l'AIDS o il cancro, avrebbeo rischiato la
vita se fossero state espulse in quanto sans-papiers dallo Stato166. Sebbene inizialmente la
decisione riguardo a questi casi fosse rara arbitraria, si assistette con il tempo a una
progressiva diffusione della pratica, culminata con il riconoscimento all'interno della legge
migratoria del 1996167 della possibilit di bloccare l'espulsione di un immigrato irregorale
nel caso questi presentasse seri problemi di salute 168.
Questo tipo di riconoscimento, tuttavia, non garantiva ancora un pieno diritto di residenza, n
tantomeno la possibilit di lavorare. La svolta si ebbe con la legge sull'immigrazione del
1998169 nella quale, per la prima volta, l'esistenza di problemi di salute poteva conferire il
diritto al permesso di residenza, alla protezione sociale e l'autorizzazione a svolgere attivit
lavorative.

La legge prevede il diritto al permesso di soggiorno per lo straniero residente in Francia il


cui stato di salute necessita di cure mediche, la mancanza delle quali avrebbe
conseguenze di gravit eccezionale, considerato che lui/lei non potrebbe avere accesso ai
trattamenti adeguati nel paese di provenienza170.

Anche in Italia il 1998 segna l'anno dell'introduzione del riconoscimento della protezione
umanitaria, esso viene rilasciato quando non sussistono i requisiti per lasilo politico n
tantomeno quelli per la protezione sussidiaria, ma tuttavia sussistono seri motivi, in
particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello
Stato italiano171.
Dall'introduzione di questi provvedimenti, il paradigma del riconoscimento ha subito un
mutamento. In Francia, dai pochi casi dei primi anni Novanta, il numero degli stranieri a cui
stato riconosciuto il permesso per malattia cresciuto fino a raggiungere, nel 2000, il numero

166 Cfr. Ivi, pp. 369-370.


167 Cfr, Ivi, p. 370.
168 [...] until the right-wing Minister of the Interior Jean-Louis Debre. This fact is remarkable because it was
the one concession made with respect for individual rights within a piece of legislation largely
characterizedby its firmness against illegal immigration, Ivi, p. 370.
169 Introdotta dal Ministro dell'Interno socialista Jean-Pierre Chevenement.
170 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 370 (trad. mia).
171 D.lgs. 286/98 Testo unico immigrazione art. 5 c. 6.

40
dei rifugiati politici annualmente riconosciuti. A questo incremento ha contribuito anche la
contemporanea diminuzione dei riconoscimenti per asilo politico, dovuta alla priorit
accordata dal governo alla categoria umanitaria, ma anche al conseguente adeguamento della
modalit attraverso cui i richiedenti asilo si ponevano e articolavano le loro storie 172,
L'articolo 12 bis 11 della legge [che regola la protezione per motivi di salute] divenne la
pi grande speranza per i richiedenti asilo nella giungla della legislazione
sull'immigrazione173.
possibile osservare una parallela evoluzione per quanto riguarda i dati italiani 174. Se dal
1990 al 1998 i casi di protezione umanitaria non furono pi di uno-due all'anno, a partire dal
1998 cio con l'introduzione della protezione umanitaria nel Testo unico sull'immigrazione
si assistette a una straordinaria crescita di tale riconoscimento, che va dai 26 riconoscimenti
del 1998, ai 1192 del 1999, anno in cui venne gi superato il numero di riconoscimenti dello
status di rifugiato, fino ai 10.103 riconoscimenti del 2007 e ai 15.768 raggiunti nel 2015. Il
secondo fatto significativo che l'attribuzione dello status di rifugiato crebbe negli stessi anni
in misura minore, con la conseguenza che tale protezione pass dal costituire i due terzi dei
riconoscimenti accordati nel 2000, a costituirne un quinto del 2005 fino all'attuale situazione
in cui solo a una persona su dieci dei beneficiari di una qualche forma di protezione
internazionale riconosciuto lo status di rifugiato.
I dati delle statistiche mostrano quindi l'affermarsi, sia nel caso italiano che in quello
francese, della ragione umanitaria nella politica europea della vita. Sotto il principio
umanitario, il corpo sofferente ora riconosciuto come la maggiore risorsa legale per un
migrante senza documenti175. In altre parole, pi accettabile e meno politicamente
rischioso176 per lo stato respingere una richiesta di asilo, dichiarandola infondata, che andare
contro la competenza medica che raccomanda un permesso legale per motivi di salute, ed
espellere un paziente affetto da AIDS o dal cancro 177.
La radice di questo slittamento risiede nel passaggio da un paradigma politico che vede

172 Sulla co-costruzione della figura del rifugiato all'interno dell'iter istituzionale, cfr. Heath Cabot, Rendere
un rifugiato riconoscibile: Performance, narrazione e intestualizzazione in una Ong ateniese, Lares, 67
(2011) 1, pp. 113-134.
173 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 370 (trad. mia).
174 Ministero dellinterno, Dipartimento per le libert civili e limmigrazione, Quaderno statistico dei numeri
dellasilo 1990-2015, aprile 2016, URL = http://www.immigrazione.it/docs/2016/quaderno-statistico-
numeri-asilo-1990-2015.pdf (consultato il 2 febbraio 2017).
175 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 370 (trad. mia).
176 Ivi, pp. 369-370 (trad. mia).
177 Ibid.

41
nell'altro una soggettivit politica e, come tale, lo riconosce come legittimo portatore di diritti
ad un paradigma morale, che vede nell'altro una vita che soffre, e come tale le concede,
compassionevolmente, aiuto umanitario e cure. La ricerca di una comune umanit risiede
quindi ora in questo riconoscimento della nuda vita, di questo corpo corpo che soffre.

For the French government and parliament, the legitimacy of the suffering body has
become greater than that of the threatened body, and the right to life is being displaced
from the political sphere to that of compassion178.

Il cambio nella politica di riconoscimento e di legittimazione della vita influisce


sull'idea stessa di cosa sia vita e di cosa sia il diritto alla vita: ossia di quale sia la vita a
cui si pu avere diritto. Preparato da anni di narrazioni umanitarie che hanno dipinto la
sofferenza come l'unico fatto rilevante nella narrazione degli altri paesi, l'ethos
compassionevole dell'Europa, non pu che riconoscere appassionatamente, di questa
persona, la sua sofferenza, l'alterazione fisica del suo corpo, la sua vita nuda.

In Agambens terms, the full life (bios) of the freedom fighter or the victim of repression
has less social value than the bare life (zo) of the immigrant suffering from a severe
disease. Many foreigners understand in their flesh, [] that their presence in France is
not recognized for the political risks they have taken or the dangers they face but rather
for the physical or psychic distress they can demonstrate179.

La vita diventa nuda dal momento che a perdersi, in questo processo, il riconoscimento
politico e razionale dell'altro come piena soggettivit politica e in quanto tale beneficiaria
di diritti.
Allo stesso modo in cui la legittimazione umanitaria un potente fattore di depoliticizzazione
dell'intervento (cap. 1, 5), il riconoscimento umanitario fondato sulla biolegittimit 180
depoliticizza le soggettivit che assume, amputando cos la base stessa del riconoscimento
democratico e sostituendola con un'attitudine compassionevole. Si ripropone cos, anche nel
riconoscimento istituzionale, quella contaminazione della sfera politica da parte della morale
che giace alla radice di ogni governo umanitario.
All'interno di questo nuovo contesto, il confinamento dei richiedenti asilo nei campi
diventa possibile e il governo pu fingere di dimenticare che queste persone stanno chiedendo

178 Ivi, p. 371.


179 Ibid.
180 Instead of provoking suspicion, illnesses now seem to be the most successful basis of claims for many
undocumented immigrants, a condition I call biolegitimacy, D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 249.

42
asilo politico, offrendo generosamente loro un trattamento umanitario. Una manifestazione
di compassione sostituisce il riconoscimento di un diritto 181, e il riconoscimento da parte
dell'Europa dello status di rifugiato appare come un atto di generosit nei confronti di stranieri
sofferenti, piuttosto che la realizzazione di un debito politico verso i cittadini
dell'umanit182.
La comprensione del passaggio dalla politica alla biopolitica dell'asilo e delle sue
conseguenze possibile intendendo tale slittamento come la sostituzione di un ordine sociale
fondato sul dovere/obbligo a un radicato nella solidariet. Tuttavia, nulla pi instabile
e revocabile del sentimento della compassione in politica 183: la conseguenza di questa
sostituzione una generale precarizzazione dei diritti degli immigrati. Proprio in quanto
fondati sulla pietas, e non sull'ordine giuridico, i diritti non sono mai dati una volta per tutte;
l'umanitarizzazione dell'asilo determina cos la riconfigurazione dello status di rifugiato su
basi discrezionali con la conseguente precarizzazione del riconoscimento184.
Proprio in quanto generosamente offerta, la protezione diventa sempre passibile di revoca,
vedendosi in questo modo un diritto giuridico esposto alle improvvise mutazioni dell'opinione
pubblica o a episodi di cattiva condotta. Saldamente radicato nella dicotomia morale
bene/male, buono/cattivo, l'intero dibattito sull'immigrazione si pone ora sul piano della colpa
e dell'encomio, in una costante investitura di attributi morali che ricalca quella geografia
morale con cui siamo abituati a interpretare il mondo.
La narrazione e l'interpretazione dell'altro sembrano ormai non poter fare a meno di questi
giudizi, il linguaggio saturo di intermittenze sulla sofferenza e sulla disperazione di queste
vittime di fronte a cui non si pu e non si deve rimanere insensibili , oppure dei continui
richiami securitari sulla necessit di difenderci da questa minaccia, dal pericolo del
terrorismo, etc. Sebbene possano sembrare atteggiamenti opposti, queste due condotte sono in
realt molto pi vicine di quanto appaiano giacch, fondate come sono su un impulso (pietas
o paura), piuttosto che su un diritto, non possono che risultare precarie, labili, momentanee
come il sentimento che le anima.

181 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 376 (trad. mia).


182 Ibid, (trad. mia). Fassin si rifa qui a un termine utilizzato dal'antropologa Liisa Malkki in Liisa Malkki,
Citizens of humanity: Internationalism and theimagined community of nations, Diaspora 3 (1994) 1, pp.
4168.
183 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 5.
184 Rispetto allo status di rifugiato che ha durata quinquennale ed rinnovabile, senza ulteriore verifica delle
condizioni, e alla protezione sussidiaria che ha durata triennale ed rinnovabile, previa verifica della
permanenza delle condizioni, la protezione per motivi umanitari ha durata annuale ed rinnovabile previa
verifica della permanenza delle condizioni che hanno consentito il riconoscimento dei motivi umanitari.

43
Una volta che entra nel territorio della morale e del sentimento, la politica non pu quindi che
articolarsi in una costante tensione fra compassione e repressione. L'immigrato giace nel
mezzo di questi continui slitttamenti, in una condizione di precariet in cui le chance di essere
riconosciuto possono crescere in conseguenza della compassione mondiale indotta dalla
morte di un bambino su una spiaggia turca 185, oppure crollare drammaticamente in seguito a
un attacco terroristico in Europa.
La stessa moralizzazione si riverbera infatti anche nelle istituzioni che si suppongono agire
sul piano del diritto, non solo attraverso la stigmatizzazione morale implicit in concetti come
clandestino o falso rifugiato, ma anche mediante la diffidenza e discrezionalit che
caratterizza l'approccio dello stato nei confronti dei soggetti richiedenti asilo.
dal mancato riconoscimento del migrante come soggettivit politica, portatore di diritti
sanciti dalla convenzio di Ginevra e ratificati dagli stati europei che si genera lo scollamento
fra nomos e prassi, l'apertura di un stato di eccezione costante. Mancato riconoscimento che
va di pari passo con la decontestualizzazione che queste narrazioni morali operano sulla
realt, naturalizzando ineguaglianze strutturali e relazioni di potere e dando ai migranti stessi
colpa o merito delle posizioni sociali che occupano 186.
il caso, eclatante, delle morti nel mediterraneo morti di Stato raccontate come tragedie ,
ma anche di tutte le situazioni quotidiane in cui agisce questa dinamica di moralizzazione e
depoliticizzazione che occulta le cause e le responsabilit.

L'espressione tragedie del mare comunemente usata per raccontare questi eventi ha
acquisito una certa capacit nel trascinare gli eventi fuori dalla storia, nello spostare
altrove la causa, distogliendo cos l'attenzione dalle responsabilit dei paesi d'approdo.
Raccontate come se fossero le prime, imputabili a una disgrazia inattesa o a paesi altri,
queste morti appaiono posizionate in un tempo sospeso, che non considera la ripetizione
storica degli arrivi e delle tragedie. [] Queste tragedie non sono eventi legati al caso o
al dramma inatteso. Sono invece vicende assegnate alla storia che trovano precisa
collocazione in uno scenario fatto di dinamiche istituzionali e scelte politiche compiute
negli ultimi decenni e condivise sul piano internazionale187.

Definendo l'attuale gestione delle migrazioni come una forma fisica e metaforica
di encampment, di messa nel campo, si cercato di dare rilievo alle conseguenze
biopolitiche e segregative implicite nella logica umanitaria, ma anche nella pi generale
185 Cfr. CNN, Syrian toddler's dad: Everything I was dreaming of is gone, 4 settembre 2015, URL =
http://edition.cnn.com/2015/09/03/europe/migration-crisis-aylan-kurdi-turkey-canada/index.html (consultato
il 4 febbraio 2017).
186 B. Pinelli, Politiche, persone, immagini, cit., p. 50.
187 Ivi, p. 59.

44
commistione fra registro morale e politico, sentimentale e giuridico su cui si fonda anche la
logica securitaria. L'indagine ha infatti cercato di individuare tali condizioni che legittimano il
campo come luogo dove la vita tenuta a distanza dal mondo sociale e politico ordinario
dando cos avvio alla sperimentazione di una segregazione su larga scala 188.
Muovendo dallo stato d'emergenza da cui necessariamente si origina un governo umanitario,
stato analizzato come il riconoscimento umanitario non che una riduzione della vita a nuda
vita, una decontestualizzazione delle cause politicamente determinate che la hanno portata a
essere quella che , e che fanno di questa stessa vita un soggetto politico inserito nella storia.
Le conseguenze di questo riconoscimento si esprimono sopratutto nel repertorio di risposte
che esso genera: a un'identificazione come corpo sofferente, il governo umanitario risponde
attraverso cure mediche; se il riconoscimento fosse quello della persona come soggetto
politico, la risposta sarebbe quella dei diritti giuridicamente sanciti.
Il problema si complica quando la ragione umanitaria, da logica di determinate ONG, diventa
la logica stessa dello Stato cio del garante di diritti e doveri e il campo umanitario
diventa il paradigma della gestione dei richiedenti asilo, dispositivo di governo [] diretto
ad amministrare, assistere e controllare socialmente migrazioni considerate fuori controllo e
irregolari189. L'umanitarizzazione dell'asilo non rappresenta che uno dei processi che
mostrano questo slittamento, o meglio, l'istituzionalizzazione statale del riconoscimento che
fonda il campo.
Disperato e quindi capace di tutto, l'immigrato non solo riconosciuto come corpo sofferente,
ma anche come minaccia, corpo moralmente malato e portatore di pericoli. La logica
securitaria legittimata dalla percezione del migrante come fonte d'insicurezza e pericolo
sociale la seconda logica che concorre alla formazione del campo come spazio di
confinamento spaziale prolungato e di segregazione190. L'immigrato diventa qualcosa da cui
proteggerci, pericolo che giustifica misure d'eccezione in un senso non pi compassionevole,
ma repressivo.
Sono questi del resto i tempi della modernit insecurizzata191, dove la sicurezza emerge
chiaramente come dispositivo di potere legittimante, fra le altre cose, la militarizzazione
urbana e i controlli di frontiera. Nel caso dei migranti questo dispositivo si legittima
cogniugandosi sistematicamente a strategie politiche che alimentano la costruzione sociale
188 M. Agier, Between war and city, cit., p. 320.
189 B. Pinelli, Politiche, persone, immagini, cit., p. 73.
190 Ibid.
191 Cfr. J. Gonzalez Diez et al. (a cura di), (In)Sicurezze, cit., p. 28.

45
di un immaginario dell'insicurezza, del rischio e della minaccia criminale proveniente dallo
straniero192. Tale stigma identitario si fonda sull'equiparazione fra straniero e criminale e
determina la considerazione del trattamento di ogni rifugiato come un caso di pertinenza
della polizia193. Assistiamo cos a pratiche di controllo repressivo e paracarcerario ormai del
tutto indipendenti dall'agire concreto dei soggetti e legate invece alla loro costruzione (e al
loro trattamento) come classi pericolose, categorie a rischio, aggregati di pericolo
potenziale194. La gestione securitaria di problematiche sociali 195 non fa che riproporre in una
nuova logica l'occultamento delle cause e la naturalizzazione della precariet; esprimendosi in
un apparato repressivo-umanitario sempre pi ambiguo che si auto-legittima facendo apparire
come inevitabile l'esistenza di uno stato inteso in questi termini.
Se sicurezza e umanitarismo definiscono le coordinate politiche del nostro tempo, cos
come repressione e compassione ne definiscono l'ethos, il campo allora lo spazio e il
paradigma del rapporto che la societ contemporanea ha istituito con il disordine e l'alterit.
Come spazio, esso il luogo fisico dell'eccezione localizzata e perpetuata in cui si fondondo
l'imperativo della presa in cura e quello della segregazione nel determinare un dispositivo di
controllo disciplinare e biopolitico. Queste due forme si legittimano del resto a vicenda,
giacch la riduzione del soggetto a vittima e non-persona che delibera la negazione dei
diritti, aprendo cos la possibilit dell'azione disciplinare e repressiva.
Come paradigma, l'encampment rappresenta il modello biopolitico globale mediante cui
riducendo le disuguaglianze a sofferenza, stigmatizzando la povert e trasformando la vita in
nuda vita si stanno portando avanti processi di segregazione di massa che negano i diritti
politici e civili a sempre pi persone. Questa segregazione non si esprime solo nei campi, ma
nell'esclusione che gli immigranti e le altre categorie marginali sperimentano oggi nella e
dalla citt stessa. Esclusi dalla comunit dei cittadini della polis, ridotti al silenzio, essi
abitano uno spazio in cui regna un costante stato d'eccezione, e di negazione dello stato di
diritto.

192 A. De Giorgi, Il governo dell'eccedenza., cit., p. 116.


193 M. Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 55.
194 A. De Giorgi, Il governo dell'eccedenza, cit., p. 114.
195 Cfr. Loic Wacquant, Punire i poveri: Il nuovo governo dell'insicurezza sociale (2004), Roma: DeriveAppodi,
2006.

46
7. Pratiche di governo umanitario nella citt di Calais

[] dans ce quon appelait autrefois le no


mans land et qui savre tre une frontire
dense, un full of mens land.
Michel Agier

7.1. No man's land


Fino al giorno del suo smantellamento, lungo tutto il lato Est della Jungle correva una striscia
di terra brulla larga esattamente cento metri che separava il campo umanitario dall'autostra
N216. La striscia era stata creata durante il primo parziale sgombero nel gennaio 2016
ripulendo l'area dagli accampamenti periferici del campo e dichiarandola No man's land
(cfr. appendice B). Interdicendone il passaggio e l'edificazione, lo stato francese realizzava
cos l'obiettivo strategico di frapporre questo spazio fra la bindonville e l'autostrada dove i
migranti tentavano periodicamente l'assalto ai camion diretti in Inghilterra. L'impresa non
era, del resto, gi di per s facile considerando: la sopraelevazione dell'autostrada, il doppio
muro di ferro e filo spinato che correva ai suoi bordi, nonch il costante presidio lungo tutto il
suo percorso di varie unit mobili della gendarmerie nationale armata di granate lacrimogene,
flashbang e spray al peperoncino.
lecito, allora, chiedersi se questa striscia di terra, questa terra di nessuno scenario di
periodici scontro fra migranti e polizia, non avesse, forse, altri significati oltre a quello
strategico di spazio di controllo e di guerriglia. Significati derivanti dalla sua natura di
frontiera, di terra interdetta a cavallo fra due mondi il cui passaggio segnava, per chi la
attraversasse, la trasfigurazione delle ordinarie coordinate di ci che lecito e non lecito
fare, di ci che possibile e non possibile vedere e subire. L'entrata, in altre parole, in uno
spazio dove l'eccezione era diventata la regola 196.

Questo stato d'eccezione costituisce una sorta di terra di nessuno fra il diritto pubblico e
il fatto politico, e fra l'ordine giuridico e la vita 197 in altre parole, una forma di
biopolitica globale. Lo stato di eccezione costituisce quindi la base per un governo che
insieme militare e umanitario, poggiante su una logica di sicurezza e una logica di
protezione198. [corsivo mio]

196 G. Agamben, Stato d'eccezione, cit., p. 16.


197 Ibid.
198 D. Fassin, M. Pandolfi (a cura di), Contemporary states of emergency, cit., p. 15 (trad. mia).

47
Da un lato, il mondo ordinario della polis, dello stato di diritto, dall'altro, il mondo del campo,
luogo dell'eccezione e dell'arbitrariet in cui si andava consumando una segregazione di
massa. La terra di nessuno che lo Stato francese cre nel gennaio 2016 199 entrambe queste
cose: un ulteriore confine fisico che sancisce la ghettizzazione stigmatizzante dei suoi abitanti,
ma anche una soglia d'indifferenza200 che delimita lo spazio dell'eccezione in cui la politica
e l'umanitarismo si contaminano.

7.2 Sangatte Emergency Center


Da vent'anni si parla di emergenza umanitaria a Calais, dall'apertura nel 1999 del Sangatte
Emergency Center, un centro di transito creato dallo Stato francese e gestito dalla Croce
Rossa pensato per fornire un alloggio di breve durata agli immigrati nel loro viaggio verso la
Gran Bretagna201. Come gi allora Fassin aveva messo in luce 202, a partire dalla creazione
stessa del centro esisteva una tensione fra umanitarismo e controllo che and proiettandosi
lungo tutta la sua esistenza.
Il centro stesso in cui la compresenza di operatori della Croce Rossa francese e polizia era
forse il segno pi evidente di questo rapporto era infatti stato creato per concentrare in un
solo luogo periferico gli immigrati di passaggio a Calais, oltre che offrire loro aiuti basici.
Questa strategia umanitaria era inoltre associata con il parallelo rifiuto dell'immigrazione
clandestina che si esprimeva nella citt attraverso arresti di massa e controlli a tappeto 203.

On August 14, the opening of an emergency reception center was announced. On August
19, in the streets of Calais, 210 individuals were arrested. On August 24, approximately
200 refugees were installed in the hangar204.

I due movimenti apparentemente opposti erano in realt collegati, l'esistenza di un centro


umanitario per i migranti in transito nella regione legittimava infatti, anche dal punto di vista
morale, l'arresto dei migranti trovati a piede libero nella citt.
Parallelamente, la doppia rappresentazione dell'immigrato aveva reso Sangatte un punto
focale per le vertenze sul rispetto dei diritti umani [vittime], cos come una potenziale
199Calais Migrant Solidarity, The eviction of the Jungle begins, 18 gennaio 2016, URL=
https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com/2016/01/18/the-eviction-of-the-jungle-begins/ (consultato il 7
febbraio 2017).
200 G. Agamben, Stato d'eccezione, cit., p. 34.
201 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 363 (trad. mia).
202 Cfr. Ivi, pp. 363-364.
203 Cfr. Ivi, p. 363.
204 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 135.

48
minaccia all'ordine pubblico [minacce] 205. Con la conseguenza che la Croce Rossa dovette
accettare la presenza permanente della polizia in un compromesso di sentimenti umanitari con
preoccupazioni preoccupazioni securitarie 206.
Durante quel periodo di relativa apertura del confine franco-inglese e di rapido
transito, la relazione fra queste due componenti si mantenne complessivamente equilibrata
articolando quella che Fassin definisce una repressione compassionevole 207. La tensione fra
aiuto e controllo inizi tuttavia a mutare in conseguenza del cambio della politica di frontiera
inglese e la progressiva chiusura dei confini iniziata nel febbraio 2001 208, culminata con gli
accordi di La Touquet209 del febbraio 2003 che sancirono la creazione di una zona di
controllo condivisa a entrambe le estremit dell'Eurotunnel in cui gli ufficiali responsabili
dell'altro Stato avrebbero potuto adempire le proprie funzioni di controllo applicando la
legislazione di frontiera del proprio Stato, cio come se quel territorio fosse quello del loro
stato d'appartenenza210.
L'esternalizzazione della frontiera della Gran Bretagna nella citt di Calais e la progressiva
militarizzazione del confine finanziata dall'Inghilterra rese di gran lunga pi difficoltoso
l'attraversamento del confine e alz i prezzi dei passeur per la traversata. I migranti si
ritrovavano cos bloccati sul lato francese della manica, andarsene da Sangatte divenne
sempre pi difficile [], e il centro della Croce Rossa si trasform gradualmente in un luogo
di confinamento211 dal momento che in citt, come abbiamo visto, le misure securitarie e
repressive erano a pieno regime.
Insieme alla porosit del confine andava cos mutando il rapporto fra repressione e

205 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 364 (trad. mia).


206 Ibid (trad. mia).
207 Ivi, p. 362 (trad. mia).
208 Tony Blair negotiated with Jacques Chirac during a meeting held in Cahors to gain stricter control of
immigration networks in France and a tighter collaboration between the police of the two countries
concerning the Eurostar, the high-speed train uniting the two countries under the English Channel. On
February 12, 2001, the communist newspaper LHumanit, denouncing the loss of national sovereignty
implied by this policy, led with the bellicose headline The english recapture Calais, Ivi, p. 362.
209 Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs, Treaty between the Government of the United
Kingdom and the Government of the French Republic concerning the implementation of frontier controls at
sea ports of both countries on the Channel and North Sea, febbraio 2003, URL =treaties.fco.gov.uk/docs/pdf
/2004/TS0018.pdf (consultato il 3 febbraio 2017).
210 Art. 3, Within the Control Zone each government shall permit Responsible Officers of the other State to
carry out their functions in their own territory in application of their powers relating to Frontier Controls,
The laws and regulations relating to Frontiers Controls of the State of Arrival shall be applicable in the
Control Zone in the same way as they are applicable within their own territory. These shall be applied by the
officers of the State of Arrival in the same manner and with the same consequences as in their own territory,
Ibid.
211 D. Fassin, Compassion and repression, cit., p. 363 (trad. mia).

49
compassione da parte delle istituzioni e, per molti, il centro umanitario era sempre pi simile a
un campo d'internamento212.

The relations between humanitarian reason and security logic in the center became
increasingly tense. Ultimately, the same arguments used to justify opening the Sangatte
center humanitarianism and security served to explain its closure213.

Quando, in una visita nel maggio 2002, l'allora nuovo Ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy
dichiar la decisione di chiudere il campo, l'argomentazione addotta fu duplice: in primo
luogo, un tale centro costituiva una calamita per l'immigrazione illegale e, in secondo
luogo, era una vergogna per una democrazia moderna come la Francia constentire a
un'istituzione di questo tipo contraddistinta dalla massima disumanit 214 di persistere.

7.3 Jules Ferry Center


A distanza di quindici anni dalla chiusura del Sangatte Emergency Center, a Calais ancora si
parla di emergenza. Tale percezione ha legittimato, nel gennaio 2015, l'apertura del Jules
Ferry Center, un nuovo centro umanitario diurno che fornisce docce, un pasto a giorno,
postazioni di ricarica per telefoni e un luogo per dormire per donne e bambini 215. Festeggiata
da molti come un passo positivo nell'assunzione di una responsabilit umanitaria da parte
delle istituzioni, la creazione del centro coincise tuttavia ancora una volta con una nuova
stretta securitaria da parte della polizia e lo sgombero dei molti squat che negli anni trascori
dalla chiusura del Sangatte Center erano sorti e si erano, in varie misure, integrati nel tessuto
urbano di Calais.
Quelle che a uno sguardo superficiale potrebbero apparire come tendenze opposte,
schizzofrenie del sistema di gestione, erano in realt come nel caso del Sangatte center
momenti intimamente legati fra loro. Il rapporto fra questo nuovo centro e la citt, tra la
ragione umanitaria e quella securitaria, era e rimane multiplo, costituendo il perno dell'agenda
securitaria in realizzazione a Calais in questi ultimi anni.
212 Ibid.
213 D. Fassin, Humanitarian reason, cit., p. 137.
214 The Guardinan, Blunkett secures early Sangatte closure, 2 dicembre 2002, URL =
https://www.theguardian.com/politics/2002/dec/02/immigrationpolicy.immigration (consultato il 3 febbraio
2017) (trad. mia).
215 Calais deputy mayor, said it was a possibility the new centre would be an attraction but said there was no
other option. The migrants are currently living in appalling conditions in make-shift camps on fields and in
scrubland in Calais, The telegraph, French government to open refuge for Calais migrants, 24 ottobre
2014, URL = http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/11184164/French-government-to-
open-refuge-for-Calais-migrants.html (trad. mia) (consultato il 10 febbraio 2017).

50
It is an aspect of the coming together of the British, the French and the Calaisien local
government finding a new compromise on the basis that nobody wants the migrants who
are in Calais. The deals are making it more difficult to get into Britain and simultaneously
creating a migrant-free Calais city centre216.

necessario contestualizzare il nuovo centro rispetto alla citt e all'interno delle


politiche adottate in concomitanza con la sua apertura, per comprendere la forma di governo a
cui si rimonta la sua creazione. Situato a sei chilometri dal centro di Calais, il Jules Ferry
completamente isolato dal tessuto urbano e pochi migranti al momento della sua apertura
l'avrebbero scelto come proprio luogo di soggiorno.
Tuttavia, contemporaneamente alla sua apertura e proprio in forza della sua esistenza
venne emanata un'ordinanza comunale che dichiarava illegale la fornitura di cibo ai migranti
ovunque al di fuori di questo centro. Tale ordinanza colpiva sopratutto tutte le piccole
associazioni umanitarie e le realt indipendenti sorte nel contesto locale per dare assistenza ai
migranti. Parallelamente, fu fatto intendere che gli accampamenti che sarebbero
inevitabilmente sorti nella zona limitrofa al centro sarebbero stati tollerati creando, di fatto,
una sorta di zona franca, informale e libera dalle rappresaglie violente della polizia e dai
controlli che nel frattempo avevano luogo nel resto della citt.
Le associazioni umanitarie che solidarizzavano con i migranti si trovarono cos intrappolate
nella manovra. Se da un lato esse coglievano le implicazioni repressive dell'operazione, la
loro critica fu tuttavia assai limitata in quanto non volevano tagliarsi fuori dalla realt217.
Dal momento che Calais una citt di confine, da sempre luogo di passaggio per i migranti, il
loro obiettivo era infatti permettere che questo passaggio avvenisse nella miglior condizione
possibile e senza conflitti. Il loro sostanziale silenzio rispetto alla manovra si risolse, di fatto,
in una sostanziale accettazione della situazione che si stava creando, come in un crescente
coinvolgimento nella gestione del nuovo campo informale che stava nascendo per volont
dello Stato.
La concentrazione di tutte le associazioni umanitarie e la promessa di un luogo al sicuro dalla
violenza poliziale furono infatti affiancate dal rinvigorimento della politica zero squats, una
stretta poliziale caratterizzata dallo sgombero di tutte le realt abitative indipendenti che,
216 Calais Migrant Solidarity, Introduction to Calais, URL = https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com/in
troduction-to-calais/ (consultato il 10 febbraio 2017).
217 Michel Agier, Le camp de regroupement de Calais : Retours sur une violence, Mediapart, 29 giungo 2015,
URL = https://blogs.mediapart.fr/edition/openeurope/article/260615/le-camp-de-regroupement-de-calais-
retours-sur-une-violence (trad. mia) (consultato il 10 febbraio 2017).

51
come gi accennato, si erano andate creando all'interno del contesto urbano, in spazi di
precariet, ma di relativa libert e autonomia. Ora, invece, il raggruppamento dell'aiuto
andava di pari passo con la concentrazione dei migranti in un luogo isolato dalla citt e posto
sotto il controllo umanitario (la gestione del Jules Ferry Center fu appaltata all'organizzazione
non-governativa La Vie Active) e poliziale, giacch le forze del ordine iniziarono a presidiare
in misura crescente la zona.
A colpi di ordinanze si andava cos delineando una segregazione di massa gestita
logisticamente mediante il dispositivo umanitario della presa in cura e quello repressivo della
polizia che si legittimava attraverso la logica umanitaria e, meno esplicitamente, quella
securitaria.
Se, agli occhi dell'opinione pubblica, l'esistenza del centro costituiva una valida alternativa
umanitaria rispetto agli squat (e alle reti di solidariet e supporto locali), la forza di questa
legittimazione va rintracciata nell'ethos compassionevole. In quella disposizione morale
storicamente determinata che, interpretando la disuguaglianza unicamente come sofferenza,
identifica nelle misure caritatevoli di presa in cura le uniche risposte adeguate.

7.4 Tra umanitarismo e repressione


Le implicazioni di questa presa in cura, come mostrato nei precedenti paragrafi, sono
molteplici. Espulsi dal tessuto urbano, gli indesiderati erano ora scissi dalla citt,
invisibilizzati agli occhi della popolazione. La loro umanitarizzazione in questi luoghi
andava infatti di pari passo con la loro criminalizzazione all'esterno di questi spazi
protetti218. Ci veniva realizzato anche attraverso ordinanze come quella sopra descritta i
cui omologhi si ritrovano anche nella gestione della emergenza migratoria di Ventimiglia 219 e
in ogni zona di confine dove la solidariet viene criminalizzata inserendosi nella pi ampia
politica di stigmatizzazione del migrante operata del pensiero di stato 220.
Il messaggio dell'autorit era chiaro, la promessa di servizi e di sicurezza era valida solo a
patto che i migranti si fossero mantenuti nel ghetto umanitario, l'azione autonoma, al di fuori
dello spazio umanitario e della sua logica vittimizzante, sarebbe stata sanzionata dal

218 Cfr. Express, Calais mayor faces being jailed for discrimination after banning migrants from local pools, 4
dicembre 2015, URL = http://www.express.co.uk/news/world/624187/Calais-mayor-bans-jailed-discriminatio
n-migrants-local-swimming-pool (consultato il 10 febbraio 2017).
219 Today, Vietato dar da mangiare ai migranti: ma Ventimiglia non ci sta, 11 luglio 2015, URL =
http://www.today.it/cronaca/migranti-ventimiglia-presidio-scogli.html (consultato il 10 febbraio 2017).
220 Abdelmalek Sayad, Immigrazione e pensiero di stato, in Abdelmalek Sayad, La doppia assenza: Dalle
illusioni dell'emigrato alle sofferenze dell'immigrato (1999), Milano: Raffello Cortina, 2002, pp. 367 384.

52
dispositivo giuridico e poliziale.
In questo modo, la nuova grande reclusione operata dallo Stato francese si attuava sotto
l'egidia della libera scelta, reiterando del resto nell'opinione pubblica la doppia immagine del
migrante criminale, con cui non si deve entrare in contatto perch socialmente pericoloso, e
quella del migrante vittima, dipendente dal dispositivo umanitario perch incapace di una
propria autonomia e indipendenza 221.
L'analisi delle cause ha mostrato invece che a determinare la decisione del migrante di
entrare nel circuito umanitario, ricoprendo il ruolo della vittima, abbiano in realt concorso
una serie di cause e violenze strutturali. Allo stesso modo, la stigmatizzazione del migrante
come criminale cela fra le proprie cause un dispositivo legale e poliziesco che etichetta,
punisce e precarizza le condizioni di vita di chi, come queste persone, vive ai margini della
societ.

La precariet delle condizioni di vita e dell'insediamento, il divieto formale di lavorare e


di spostarsi nel paese oltre la zona dei campi, cos come lassenza di una forma di
riconoscimento ufficiale dei rifugiati nella normativa del paese d'accoglienza, hanno
come conseguenza che spesso la vita degli stessi rifugiati anche nel caso in cui questi
non siano a priori clandestini pu soltanto costruirsi tra assuefazione all'aiuto
umanitario e iniziativa clandestina: lavoro informale, corruzione dei poliziotti che
sorvegliano gli spostamenti, etc222.

quindi, piuttosto, lo sguardo stesso che lo Stato getta sull'immigrato che contiene i
presupposti della sua esclusione. Il processo di umanitarizzazione dell'asilo precedentemente
tematizzato l'aspetto pi evidente delle nuove coordinate del riconoscimento morale che la
nostra societ fa dell'alterit. Un riconoscimento fondato sulla biolegittimit del corpo
sofferente a detrimento della componente biografica e politica, e che determina la gamma
delle risposte basato sulla [supposta] evidenza [morale] di ci che bene e di ci che
bisogna fare223.
Leggendo i migranti come corpi sofferenti la risposta che appare naturalmente legittimata
di offrire loro delle cure attraverso il dispositivo umanitario. Ogni apparato umanitario che si
arroga la presa in cura muove da questo sguardo di base. Il problema, d'altra parte, non risiede
nell'offrire delle cure, o nel vedere como questi corpi siano effettivamente sofferenti,
221 del resto questo doppio registro di idee che legittima affermazioni come quella di Sarkosy a proposito
della chiusura del Sangatte Center, affermazioni che utilizzano la retorica umanitaria e contemporaneamente
criminalizzano l'immigrazione come questione di ordine pubblico.
222 M. Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 57.
223 D. Fassin, Un ethos compassionevole, cit., p. 93.

53
quanto piuttosto quello di interpretare questa sofferenza come auto-evidente, ritenerla in s e
per s sufficiente e fermare a questo la propria analisi.
Ogni narrazione che adotti acriticamente questa lettura occulta le cause che hanno
determinato questa sofferenza. Tali cause sono in primo luogo politiche, esse risiedono nei
rapporti di disuguaglianza, di subalternit, di sfruttamento che attraversano questi corpi e li
articolano come sofferenti. La profonda disuguaglianza mondiale la principale di queste
cause, cos come l'attuale sistema economico che incentiva il movimento di capitali e
immaginari e nega invece quello di persone.
A livello statale il corpo del migrante si scontra sopratutto con la difficolt del riconoscimento
legale e la precarizzazione dell'esistenza che ne consegue in termini di mancanza di diritti e
criminalizzazione. Questo fattore di precariet, in un contesto di stigmatizzazione e
repressione del disagio sociale, determina del resto un circolo vizioso in cui, spesso, l'unica
strada viabile quella dell'illegalit e della micro-criminalit. L'umanitarizzazione o la
criminalizzazione di questa soggettivit non che la riproposizione di un nuovo moralismo
individualizzante224 che naturalizza la violenza di Stato.
Nel momento stesso in cui lo Stato adotta questo sguardo non pu che determinarsi un
cortocircuito dove l'ente che dovrebbe garantire la protezione e i diritti attraverso il
riconoscimento per motivi politici, riesce a vedere solo un corpo malato, una nuda vita, a cui
concedere una precaria protezione fondata sulla pietas.

7.5 La Jungle: nascita di una citt-campo


Nel primi mesi successivi all'apertura del Jules Ferry Center, la concentrazione di
accampamenti limitrofi al centro crebbe esponenzialmente. Se il centro divenne parzialmente
operativo il 15 gennaio, nel giugno 2015 il terreno ad esso adiacente contava gi con la
presenza di tremila persone225, provvisoriamente accampate ai margini del sistema umanitario,
giacenti in una sorta di tempo sospeso costellato dai periodici tentativi di attraversare il
confine. Nasceva in questo modo la Jungle, e con essa un salto rilevante nella narrazione
dell'emergenza migratoria a Calais.
Sarebbe tuttavia scorretto e fuorviante scindere questo luogo dalle scelte politiche che l'hanno

224 L. Wacquant, Punire i poveri, cit., p. 29.


225 Cfr. The Telegraph, Calais crisis: Bicycle repair shops, mosques and an orthodox church - the town where
migrants wait to cross to Britain, 5 luglio 2015, URL = http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/
france/11718598/Calais-crisis-Bicycle-repair-shops-mosques-and-an-Orthodox-church-the-town-where-
migrants-wait-to-cross-to-Britain.html (consultato il 10 febbraio 2017).

54
determinato, concettualizzare questo campo come un unicum a s stante figlio legittimo
dell'eccezionalit del fenomeno migratorio, e giustificare con ci la narrativa emergenziale.
La Jungle fu certo un fenomeno eccezionale sia a livello quantitativo che qualitativo, ma
furono precise scelte istituzionali a determinare lo stoccaggio di migliaia di persone in
condizioni igeniche e materiali ineditamente pessime, cos come furono precise scelte e azioni
quelle che portarono all'inasprirsi di queste condizioni in un clima di costante violenza e
crescente rassegnazione.
La logica che determin la sua nascita, accompagnandola fino al suo smantellamento
nell'ottobre 2016, fu del resto la stessa logica che a Calais cre e chiuse il Sangatte Center
e che in generale articola ogni governo umanitario. Come il Sangatte Center, anche il Jules
Ferry Center era nato come spazio umanitario-segregativo atto a legittimare misure securitarie
nella citt, la Jungle eredit questa tensione costitutiva fra umanitarismo e controllo.
In primo luogo, essa ricalcava nel contesto europeo quella forma di gestione e
controllo dei rifugiati abbastanza comune in altri continenti, ma inedita, almeno negli ultimi
vent'anni e in queste dimensioni, nei paesi europei.

The regroupment camps consist, in the system of the camps in general and especially in
Africa, of bringing together more or less numerous populations of internally displaced
persons or refugees originally established near villages or dispersed in towns, to drive
them, sometimes by whole trucks, and not always with their agreement, to camps where
national or international administrations operate, as well as non-governmental
organizations or private companies. Logistical reasons are generally put forward (work on
a larger scale, more efficiently, more professionally), but the regrouping camp also exists
to facilitate triage and control226.

Durante la sua progressiva crescita la Jungle, nata ai margini del centro umanitario, si andava
essa stessa umanitarizzando, articolandosi sempre pi chiaramente come l'implementazione
spaziale e biopolitica di un governo umanitario. Al suo interno ONG e organizzazioni
governative (UNHCR) si spartirono la gestione dei bisogni della popolazione e l'offerta dei
servizi umanitari and gradualmente aumentando di qualit e quantit. Questo processo di
progressiva stabilizzazione si riflesse nell'evoluzione dell'unit abitativa del campo, che pass
gradualmente dalle tende alle capanne, cos come nella comparsa di varie attivit commerciali
al suo interno. Bar, discoteche e market, cos come chiese e moschee sorgevano accanto alle
capanne. L'elettricit, assente in tutto il resto del campo, era prodotta in questi spazi fruibili a
tutti per mezzo di generatori, e l'acqua veniva erogata in vari punti idrici (cfr. appendice A).
226 M. Agier, Le camp de regroupement de Calais, cit., 29 giungo 2015.

55
Se la Jungle, nata come residuo del centro Jules Ferry, andava trasformandosi in un
agglomerato urbano, questa stabilizzazione aveva due principali cause. In primo luogo
l'impulso logistico del dispositivo umanitario che senza soluzione di continuit forniva cibo,
strutture e servizi a una popolazione che gradualmente si andava stanziando. In secondo luogo
l'aumento del periodo di permanenza nel campo dei migranti dovuto, come si vedr, alla
minore porosit della frontiera. Sotto queste direttrici, la Jungle si andava perci sempre pi
configurando come quella forma di insediamento che Agier, nei suoi studi sui campi in Africa
e Asia, ha definito la citt-campo [camps-ville].

Created in a situation of emergency as a protective device intended to provide for the


physical, food and health safety of all kinds of survivors and fugitives from wars, at
minimum level and at a distance from the existing socio-economic areas, refugee camps
agglomerate tens of thousands of inhabitants for periods that generally last far beyond the
duration of the emergency227.

Questo processo si andava tuttavia scontrando sempre di pi con la violenza poliziale giacch
l'autorit statale era fermamente intenzionata ad impedire la sedentarizzazione del campo.
In questo senso risult esemplare la decisione dello Stato di vietare l'introduzione di tende,
alloggi prefabbricati e qualsiasi altro materiale che non fossero cibo e vestiti nel vicino campo
di Dunkerque al fine di evitare il ripetersi del processo di sedentarizzazione in atto nella
Jungle. Il campo di Dunkerque contava in quel periodo dell'inverno circa 3000 persone, il
blocco degli aiuto determin in quell'occasione il raggiungimento di condizioni di
sopravvivenza realmente critiche. Anche in questo caso, le cause di una situazione che fu
subito definita una catastrofe umanitaria risiedevano in precise scelte e linee politiche che
poco avevano a che vedere con l'emergenza.
Sebbene l'apparato umanitario e quello securitario, come in questo caso, possano
apparire opposti abbiamo analizzato come queste due logiche si muovano in una sorta
solidariet poggiante sulle loro comuni condizioni di possibilit. Non si vuole con ci
accostare in maniera generalizzata questi due soggetti; evidente che fra chi tentava di
portare tende e altro materiale ai migranti di Dunkquerque e chi vietava l'ingresso di questo
materiale si pone un'irriducibile differenza. Piuttosto da mettere in luce come, in generale, la
logica umanitaria si muova in uno spazio d'eccezione che condivide con quella securitaria,
uno spazio d'emergenza che essa stessa contribuisce ad alimentare. In questo senso, il campo

227 M. Agier, Between war and city, cit. p. 320

56
lo spazio che fonda in maniera pi netta questa stessa vulnerabilit 228 giacch, mediante la
presa in cura che esso implementa, viene performata la produzione biopolitica di soggettivit
vittimizzate e inserite in un circuito di dipendenza.
Presupposti questi che determinarono la difficolt delle ONG e delle associazioni
umanitarie ad assumere una posizione realmente critica nei confronti dello Stato dal momento
che tale posizione avrebbe implicato una decostruzione dei concetti di emergenza e di vittima
su cui esse stesse fondano il operato. Di conseguenza, la narrazione degli organi umanitari
tendeva piuttosto a focalizzarsi sulle condizioni di estrema sofferenza e di vulnerabilit di
persone traumatizzate, piuttosto che sulle cause politiche di tale sofferenza, con il risultato di
contribuire alla naturalizzazione del regime dell'eccezione e della violenza che si stava
costruendo a Calais.
In secondo luogo, la contaminazione delle logiche determin un doppio movimento di
umanitarizzazione dell'apparato statale e di securizzazione del campo umanitario.
Le premesse dell'autoritarismo umanitario risiedono del resto nel suo riconoscimento
vittimizzante, o per meglio dire, nel mancato riconoscimento del migrante come soggettivit
politica. A essere minata la possibilit di una gestione democratica, rimpiazzata da una
gestione eteronoma in cui le proprie delibere per quanto a fin di bene sono fatte
paternalisticamente valere su una massa concepita come passiva. In questa accezione,
l'imperativo umanitario della sicurezza del migrante legittima la negazione di processi
decisionali condivisi. Come ebbe lapidariamente a dire un operatore umanitario ad Agier
durante una ricerca sul campo, per funzionare in modo soddisfacente, il campo non ha
bisogno di democrazia229.
Allo stesso modo in cui il Jules Ferry Center giustificato come misura d'aiuto fu costruito
senza aver mai consultato neanche un migrante sulla maniera in cui preferisse essere aiutato,
nessuna delle decisioni prese rispetto alla Jungle dall'autorit francese fu fondata su una
previa consultazione. Anzi, esse vennero sempre date con scarsissimo preavviso e in maniera
frammentaria, alimentando con ci l'incertezza degli abitanti rispetto a decisioni da cui
dipendeva il loro stesso futuro. Neanche le associazioni umanitarie furono in questo senso
democratiche. Sebbene fosse stato creato in tal senso un organo di rappresentanza informale
dei vari gruppi etnici presenti nel campo predisposto al dialogo con le associazioni
umanitarie, i rappresentanti di questo organo istituzionale non furono eletti mediante

228 Michel Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 61.


229 Ibid.

57
votazione, bens scelti arbitrariamente dalle ONG fra i propri interlocutori privilegiati.

7.6 La violenza ci che domina la situazione


Mentre descrive l'utilizzo della retorica umanitaria per rendere accettabili le operazioni
segregative nella Jungle, Agier sente il dovere di precisare un fatto: la violenza ci che
domina la situazione230. Una comprensione della Jungle non pu prescindere dalla
pervasivit di questo dato, la violenza un tratto costituitivo della natura del governo
securitario-umanitario, un costante fattore di destabilizzazione, sopratutto a Calais. Dalla
creazione del campo, che sembr sancire una sorta di tregua umanitaria, la violenza crebbe
con il crescere dell'insediamento informale e della narrazione securitaria, raggiungendo l'apice
negli ultimi atti della sua esistenza.
legittimo pensare che uno dei principali obiettivi di questa violenza fosse precarizzare
l'esistenza e impedire l'affermarsi di una quotidianit fra gli abitanti del campo. Gli scontri fra
migranti e polizia nei periodi di maggiore tensione sarebbero da interpretare anche in questo
senso, ma anche il lancio di lacrimogeni all'interno del campo nelle ore notturne, la
connivenza della polizia nei confronti di gruppi violenti di estrema-destra, cos come le
perquisizioni arbitrarie nell'accampamento.
Durante la mia permanenza ebbi a constatare i danni arrecati da un'improvvisa irruzione della
polizia in uno dei principali bar della Jungle. Irruzione motivata dal sospetto della presenza di
armi nel locale e portata avanti attraverso la distruzione fisica del locale stesso. Colpire luoghi
simbolici della comunit dei migranti, spazi di socialit, ma sopratutto di autonomia come i
negozi e i bar, sanzionava implicitamente una quotidianit che si andava creando attraverso la
ricerca di spazi di sicurezza e pratiche di riappropriazione di una propria agency nei confronti
dei circoli di dipendenza generati dell'dispositivo umanitario.
Durante il mio soggiorno raccolsi varie testimonianze di persone che avevano subito violenze
da parte della polizia a Calais, ci avveniva sopratutto quando i migranti lasciavano lo spazio
relativamente protetto della Jungle per recarsi in citt o all'ingresso dell'Eurotunnel, dove si
tenta di salire su treni merci diretti in Inghilterra. La violenza fisica si sommava alla
condizione di ghettizzazione e acuiva i sintomi di frustrazione e depressione, destabilizzando
le persone e influendo negativamente sul clima generale del campo.
Questo clima di violenza istituzionalizzata si and acuendo in concomitanza la

230 M. Agier, Le camp de regroupement de Calais, cit., 29 giungo 2015 (trad. mia).

58
progressiva militarizzazione e chiusura del confine che succedette agli attentati del novembre
2015 a Parigi. Si assistette cos alla riproposizione dei fatti che, a partire dal 2001, avevano
portato alla stretta dello Stato sull'immigrazione clandestina. Come in quel periodo, il difficile
equilibrio fra compassione e repressione stava subendo una nuova oscillazione in favore di un
approccio securitario.
L'impossibilit pratica di attraversare il confine andava trasformando la Jungle da luogo di
passaggio, in dimora stabile per un numero crescente di persone. Le conseguenze si fecero
presto evidenti: sovraffollamento sempre maggiore per via dei progressivi sgomberi, micro-
criminalit, interruzioni dell'elettricit, e una violenza sempre maggiore si sommarono alla
perdita della speranza di raggiungere l'Inghilterra.
La costruzione di un muro di cemento armato, iniziata il 20 settembre 2016, rappresent un
salto di qualit nelle misure adottate a Calais per la gestione dei migranti, nonch la
dichiarazione esplicita del regime di segregazione e repressione che caratterizza questo luogo.
Infrapposto fra il campo e l'autostrada N216, il muro, alto quattro metri e lungo un
chilometro, si andava sommando alla doppia barriera di ferro e filo spinato gi presente in
loco. La sua costruzione sanc di fatto la fine della retorica umanitaria da parte dello Stato, e
l'inizio di una pi esplicit fase repressiva.
Nei due anni della sua esistenza la situazione era infatti cambiata, il discorso securitario e la
stigmatizzazione dell'immigrato avevano infatti guadagnato nettamente terreno nell'opinione
pubblica. Sulla scia degli attentati del novembre 2015 e della proclamazione dello stato
d'emergenza si assistette cos al dispiegamento di un dispositivo poliziale inedito legittimato
da un clima di crescente insicurezza. L'importanza assunta dall'accampamento nel discorso
securitario del paese, tanto da farne uno dei principali argomenti della campagna per le
presidenziali del 2017, uno dei segni pi evidenti del clima che si respirava. E con la
maggioranza della popolazione che chiedeva un pugno duro contro immigrazione e
clandestini, l'attitudine tollerante nei confronti di un campo come la Jungle sarebbe potuta
rivelarsi un tallone d'achille nella corsa alle presidenziali.

7.7 Sgombero umanitario


Come negli eventi che portarono alla chiusura del Sangatte Center, il precario equilibrio fra
sicurezza e compassione si spezz. Lo smantellamento dovrebbe durare da una settimana a
dieci giorni secondo l'autorit Noi vinceremo questa sfida umanitaria ha dichiarato Bernard

59
Cazeneuve231. In questi termini il 21 ottobre 2016 l'allora Ministro dell'Intern defin
l'imminente sgombero della Jungle.

Cette dcision conforte le Gouvernement dans sa dmarche humanitaire []. La France


est un grand pays. Son histoire, sa tradition et ses valeurs commandent que des solutions
adaptes soient proposes ces hommes, femmes et enfants qui ont t jets sur les
chemins de l'exil par les guerres et les perscutions, et qui ont gagn Calais dans l'illusion
d'un passage au Royaume-Uni que leur ont promis des acteurs cyniques de la traite des
tres humains232.

A quindici anni di distanza dalla chiusura del Sangatte Center i valori della Francia
giustificano un nuovo sgombero umanitario e l'inaugurazione della nuova politica
tolrance zro migrant233.
Sorto ai margini del dispositivo umanitario, il campo venne chiuso attraverso la stessa retorica
che ne aveva giustificato la creazione; la natura stessa dell'atto umanitario quale atto di
generosit giustific, anche in questo caso, la sua revoca. Se l'immigrato venne di nuovo
riproposto come vittima (delle promesse di attori cinici della tratta di esseri umani) con le
ben note conseguenze decontestualizzanti ci fu solo per sfruttare quel che restava della
legittimazione umanitaria.
La strumentalizzazione, tuttavia, fu evidente. Sotto l'egidia dell'operazione umanitaria, si
consum infatti un atto puramente poliziale e repressivo, con settemila persone tolte da quelle
che erano le loro abitazioni e smistate in 280 centri di accoglienza (CAO, Centre d'Accueil et
d'Orientation) in maniera arbitraria e a prescindere dalla loro volont o dal loro disaccordo a
fare domanda d'asilo in Francia. L'intera operazione si svolse all'interno dello stato
d'eccezione (l'tat d'urgence)234 al suo quarto rinnovo dopo gli attentati del 13 novembre
2015235 che permise la creazione di una zona di protezione per mantenere i testimoni a
231 Atlantico, Le dfi humanitaire du dmantlement de la jungle de Calais commencera lundi, cit., (trad.
mia) (consultato l'8 febbraio 2017).
232 Ministre de lIntrieur, Ministre du Logement et de lHabitat durable Paris, Communiqu de presse, 18
ottobre 2016, URL = http://www.logement.gouv.fr/IMG/pdf/2016.10.18_decision_ta_lille.pdf (consultato il 9
febbraio 2017).
233 Le Monde, Les migrants sont de retour Calais, 21 gennaio 2016, URL = http://www.lemonde.fr/societe/a
rticle/2017/01/21/plus-de-deux-mois-apres-le-demantelement-de-la-jungle-les-migrants-sont-de-retour-a-cala
is_5066640_3224.html (consultato il 9 febbraio 2017).
234 Dichiarata con il Decreto 1475/2015 del 14 novembre 2015 attuazione della legge 385/1955 del 3 aprile
1955 e il decreto 1493/2915 del 18 novembre 2015, relativa all'applicazione della legge 385/1955 del 3 aprile
1955, per visionare suddetta legge, URL = https://www.legifrance.gouv.fr/jo_pdf.do?id=JORFTEXT0000006
95350 (consultato il 9 febbraio 2017).
235 Stato d'eccezione ancora in vigore, dopo il suo ultimo rinnovo in data 14 dicembre 2016 valido fino al 15
luglio 2017, cfr. Senat, Session ordinaire de 2016-2017, 14 dicembre 2016, URL = http://www.senat.fr/leg/
pjl16-215.html (consultato il 9 febbraio 2017).

60
distanza e giustific il divieto di qualsiasi manifestazione 236. L'operazione si concluse il 26
ottobre con lo smantellamento definitivo del campo festeggiato da una parte della stampa
come un successo umanitario237.

7.8 Conclusioni
Se il campo la struttura in cui lo stato d'eccezione [] viene realizzato normalmente 238, in
questo senso la Jungle di Calais stato un campo. La no man's land che lo separava dalla
citt era il segno pi evidente dell'entrata in questo nuovo spazio dove sofferenza e presa in
cura definivano le coordinate di un nuovo controllo: lo spazio del governo umanitario. Come
tale, esso presentava tre fondamentali elementi sui quali si incentrata la presente analisi: lo
stato d'eccezione come presupposto, la logica umanitaria come forma biopolitica di governo,
il rapporto fra logica compassionevole e logica securitaria come tensione strutturale.
Il rinvenimento delle cause storiche e politiche che hanno determinato la creazione della
Jungle ha permesso la decostruzione della narrazione dell'emergenza, mettendo in luce la
costruzione politica che concorse alla sua creazione.
In questa zona grigia il dispositivo umanitario trov legittimazione, anche attraverso la
ragione umanitaria che vedeva nel migrante un corpo sofferente. In forza di questo
riconoscimento si andava articolando un regime biopolitico dove la biolegittimit fondava la
gestione della vita, e la vita era spogliata della politicit della sua sofferenza. Come spazio di
questo riconoscimento biopolitico, la Jungle e ogni campo umanitario fondano in maniera
pi netta questa stessa vulnerabilit, giacch performano la condizione di vittimizzazione e
la depoliticizzazione, mantenendo i rifugiati, clandestini e altri indesiderabili in attesa, in
vita ma senza diritti239.
L'incorporamento nella narrazione dello Stato della logica umanitaria costitu un potente
fattore di legittimazione di misure repressibe, sia nell'istituzione che nello smantellamento dei
due campi umanitari presi in esame. Lungo la storia del Sangatte Center e del Jules Ferry
Center stato possibile tracciare la dinamica del rapporto fra compassione e repressione
proprio di ogni governo umanitario. Questa tensione costitutiva di questi luoghi. Dalla loro
236 Cfr. Preft du Pas-De-Calais, Recueil Special n.70, 23 octobre 2016, URL = https://passeursdhospitalites.
files.wordpress.com/2016/10/recueil-spc3a9cial-nc2b070-du-23-octobre-2016.pdf (consultato il 9 febbraio
2017).
237 Libration, Le dmantlement de la jungle de Calais, un succs humanitaire... bien tardif, 27 ottobre
2016, URL = http://www.liberation.fr/france/2016/10/27/le-demantelement-de-la-jungle-de-calais-un-succes-
humanitaire-bien-tardif_1524719 (trad. mia) (consultato il 9 febbraio 2017).
238 G. Agamben, Homo sacer, cit., p. 190.
239 M. Agier, Ordine e disordini dell'umanitario, cit., p. 51.

61
creazione umanitaria, in quanto spazi di cura, ma anche di segregazione che allo stesso
tempo legittimavano misure repressive nella citt, fino al loro smantellamento momenti
repressivi animati dalla logica securitaria dominante, ma ancora una volta legittimati mediante
la retorica umanitaria.

62
Conclusioni

La domanda che voglio affrontare, quindi, perch, in societ ostili agli immigrati e prive di
preoccupazione per gli altri indesiderati, persiste un senso di umanit comune espresso
collettivamente attraverso l'attenzione verso i bisogni umani e la sofferenza? 240 La presente
tesi si articolata tentando di rispondere alla domanda posta da Fassin, cio interpellando la
logica e il governo umanitario nel loro rapporto con il controllo e la gestione degli
indesiderati.
Per fare questo, stato prima di tutto mostrato come ogni governo umanitario si
legittimi e articoli attraverso l'economia morale dell'ethos compassionevole che pone la
conservazione della vita e l'alleviazione della sofferenza come i pi alti valori dell'azione. La
questione del riconoscimento che la ragione umanitaria opera delle situazioni di
disuguaglianza come situazioni di sofferenza quindi fondamentale giacch determina il
repertorio delle risposte. A un'identificazione come corpo sofferente, il governo umanitario
risponde attraverso la presa in cura.
La seconda conseguenza di questo riconoscimento la naturalizzazione della violenza e la
depoliticizzazione delle soggetivit che esso opera. Concentrandosi sugli effetti della
disuguaglianza, rappresentando i conflitti come catastrofi naturali e adottando una lettura
incentrata sull'emergenzialit, la narrazione umanitaria ne occulta le cause storiche e politiche.
Attraverso il concetto di emergenza e di stato d'eccezione il governo umanitario
emerso come un regime biopolitico. nell'emergenza, infatti, che si da la fondamentale
scissione fra stato di diritto e fatto politico, propria di ogni spazio biopolitico. in questo
spazio, in questa zona grigia, che l'intervento umanitario si legittima e, attraverso il
riconoscimento della soggettivit come vittima, opera la riduzione della vita a nuda vita. La
presa in cura umanitaria quindi una gestione politica della nuda vita, cio una forma di
biopolitica.
Lo stato d'eccezione perci il punto in cui l'umanitarismo diventa controllo, ma anche lo
spazio originario e la condizione di possibilit che esso condivide con la ragione securitaria e
il regime repressivo. Entrambe le logiche agiscono infatti al di fuori del normale stato di
diritto, esprimendo nella logica come nella pratica una forma di sovranit mobile. Non
240 D. Fassin, Compassion and Repression, cit., p. 366 (trad. mia).

63
un caso allora che nelle guerre l'apparato umanitario vada di pari passo con quello militare,
nell'eccezione dell'emergenza che essi intrecciando un'oscura solidariet.
Il rapporto e le tensioni tra ragione securitaria e ragione umanitaria rifacendosi alla
doppia immagine dell'immigrato come vittima e minaccia hanno strutturato la politica
migratoria europea degli ultimi vent'anni. Se sicurezza e umanitarismo definiscono le
coordinate politiche del nostro tempo, cos come repressione e compassione ne definiscono
l'ethos, il campo umanitario allora lo spazio e il paradigma del rapporto che la societ
contemporanea ha istituito con il disordine e l'alterit.
Non solo, infatti, assistiamo oggi in Europa alla proliferazione di spazi e strutture
riconoducibili al modello del campo luogo in cui l'eccezione diventa la regola e si realizza il
regime biopolitico ma il campo stesso a riflette, al suo interno, la costante tensione tra
logica umanitaria e logica securitaria, tra presa in cura e reclusione.
Come spazio, esso il luogo fisico dell'eccezione localizzata e perpetuata in cui l'imperativo
della presa in cura si sovrappone a quello della segregazione nel determinare un dispositivo di
controllo disciplinare e biopolitico. Queste due forme si legittimano del resto a vicenda
giacch la riduzione del soggetto a vittima e non-persona che sancisce la negazione dei
diritti, aprendo cos contemporaneamente la possibilit dell'azione disciplinare e repressiva.
Come paradigma, l'encampment rappresenta il modello biopolitico globale attraverso cui si
attuano processi di presa in cura e di naturalizzazione della disuguaglianza che costituiscono
veri e propri processi di segregazione di massa.
il caso della politica migratoria francese in atto Calais dove da vent'anni si assiste a un
rapporto funzionale tra queste due logiche. Nel doppio caso del Sangatte Center e del Jules
Ferry Center, l'istituzionalizzazione della logica umanitaria ha infatti permesso la
concentrazione e il controllo degli immigrati, cos come la legittimazione di azioni repressive
nelle zone non umanitarie. tuttavia nel campo che sorgeva ai margini del sistema
umanitario, la Jungle, che questa tensione si radicata ed estremizzata. Citt-campo gestita
logisticamente da un imponente apparato umanitario, e contemporaneamente sottoposta al
costante controllo poliziale e alla sua violenza, in essa la doppia natura del dispositivo di
gestione emersa con maggiore chiarezza. Sopratutto nel momento dello sgombero, laddove
la logica umanitaria che l'aveva fatto nascere, ha giustificato anche l'azione repressiva di
distruzione del campo e di smistamento dei migranti, mostrando cos esemplarmente
l'ambiguit di questa stessa logica e la precariet della sua protezione.

64
L'encampment avviene cos nel momento in cui la logica umanitaria diventa la logica
stessa dello Stato cio dell'istituzione che dovrebbe garantire diritti e doveri e il campo
umanitario diventa il paradigma della gestione dei richiedenti asilo e delle altre categorie
marginali. L'umanitarizzazione dell'asilo non rappresenta che uno dei processi che mostrano
questo slittamento, o meglio, l'istituzionalizzazione statale del riconoscimento che fonda il
campo.
Alla violenza strutturale e allo stigma identitario che affettano l'immigrato, si somma la
negazione del riconoscimento politico della sua soggettivit e dei suoi diritti, sostituiti
piuttosto dalla concessione compassionevole di una protezione umanitaria. La conseguenza
biopolitica di questo processo di umanitarizzazione la negazione dei diritti politici e civili a
sempre pi persone e la precarizzazione della loro esistenza in un circolo vizioso tra
criminalizzazione e umanitarizzazione.
Questa segregazione non si esprime cos solo nei campi, ma nell'esclusione che gli immigranti
e le altre categorie marginali sperimentano oggi nella e dalla citt stessa in cui si prolunga la
condizione del campo e i divieti imposti all'esistenza di una vita attiva.
In conclusione, le ipotesi da cui la presente tesi aveva preso le mosse risultano
confermate. Quando la ragione umanitaria entra nello spazio della politica e l'ethos
umanitario informa il riconoscimento dell'alterita, si apre la possibilit di una nuova e pi
sottile forma di controllo e d'esclusione. Un controllo insieme biopolitico e disciplinare, in
costante tensione con la logica securitaria, che decreta l'etichettamento e la segregazione di
intere categorie di persone.
Un controllo che colpisce in particolar modo gli immigrati, che sono cos esclusi dalla
comunit dei cittadini e dalla polis, spogliati della loro soggettivit politica e ridotti al silenzio
dei campi che sorgono sempre pi numerosi in Europa, ma anche nelle citt dove senza
soluzione di continuit si prolunga lo spazio precario dell'eccezione. Una sorta di citt
invisibile che si da nella stessa citt fisica, ormai frammentata e divisa nelle sue molteplici e
quotidiane frontiere.

65
Appendici

Appendice A: Mappa del campo denominato Jungle (aggiornata al 26 gennaio 2016)


(fonte propria).

66
Appendice B: Area interessata dal primo sgombero del 18 gennaio 2016 e istituita No man's
land (fonte propria).

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