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Appunti di

Elettronica

1
Principali elementi circuitali
1 Una schematizzazione come quella sotto descrive un elemento indispensabile
allinterno di un circuito elettrico detto resistenza, misurabile in Ohm ()
come gi visto in precedenza. Allinterno del dispositivo resistore si verificano
delle collisioni tra i portatori di carica e i costituenti del mezzo materiale:
leffetto netto un moto da parte dei portatori di carica che non avviene ad
accelerazione costante come succederebbe ad una carica libera sottoposta
allazione di un campo elettrico uniforme, ipotesi in cui
laccelerazione costante sarebbe data da:
q
E
q
E =m a a =
m
Leffetto complessivo dunque quello di ritardare il moto delle cariche
grazie agli attriti di urto e strisciamento tra i portatori di carica e le
particelle del materiale. Se il campo elettrico in cui avviene il moto
delle cariche risulta essere uniforme, la velocit dei portatori raggiunge
a condizioni di regime un certo valore asintotico: da questo momento in
poi, il numero di portatori per sezione di superficie di mezzo materiale
rimane costante, e per definizione di corrente elettrica, garantisce la
presenza proprio di una corrente costante. E proprio in queste
condizioni, cio in stato di regime per conduttori ohmici che vale la
legge di Ohm:
V A V B =V AB=R I R
La curva caratteristica di un resistore quindi una retta passante per lorigine e
avente coefficiente angolare pari alla resistenza. Il tempo di rilassamento per arrivare
a regime deve essere molto minore del tempo di variazione della differenza di
potenziale ai capi e della corrente elettrica, in maniera tale da poter applicare la legge
scritta poco sopra in ogni istante dello studio di un circuito. La potenza dissipata per
effetto Joule da una resistenza si pu scrivere come:
V 2AB ( t ) 2
WJ= =R I R (t )
R
In particolare, se per un istante allinfinito la potenza si annulla, e ci vale per funzioni
di corrente ad esempio esponenziali, allora converge lintegrale che rappresenta
lenergia dissipata per effetto Joule dalla resistenza, esprimibile come:

EJ =R I 2R ( t ) dt
0
2 Il secondo componente molto importante che incontriamo si chiama solenoide,
o induttore, o ancora bobina. Il transito della corrente in un solenoide, come
visto con la legge di Faraday-Neumann-Lenz, genera un campo
magnetico la cui componente principale sar diretta lungo lasse
della bobina. Il flusso del campo magnetico si pu supporre nullo al
di fuori del solenoide grazie alla densit degli avvolgimenti delle
spire: infatti, un materiale ferromagnetico come il ferro o il nichel
riesce a convogliare le linee di campo in modo che il flusso riesca
ad essere contenuto allinterno del ferromagnete stesso. Il filo
entro cui passa la corrente deve essere un cosiddetto
superconduttore, ovvero deve avere una resistenza nulla, che
equivalente a dire che deve avere una conducibilit elettrica
supposta infinita. Scrivendo la terza legge di Maxwell per un
solenoide otteniamo:

2
0 V



d IL
E d l=
t


S ( B ) = E d l + E d l V =L
dt
=L IL
S bobina ext
L I
Quindi, la differenza di potenziale ai capi di un induttore si ricava con:
d IL
V A V B =V AB=L
dt
La corrente dellinduttore al generico istante t determinabile quindi se si
conosce landamento della tensione ai suoi capi sin dallistante in cui la corrente
era nulla. In alternativa, si pu stabilire un istante t 0 assunto come istante
iniziale, in cui la corrente determinabile se si conosce oltre allandamento
della tensione nellintervallo di tempo [ t 0 , t ] anche il valore che assumeva in
t 0 . Per questo il solenoide anche detto componente con memoria. Lenergia
magnetica accumulata nellinduttore mediante il campo magnetico da esso
prodotto una funzione di stato che dipende esclusivamente dalla corrente che
circola nellinduttore:
1
E L= L I 2L ( t )
2
La potenza assorbita da un induttore, invece, un differenziale esatto
esprimibile come:
d I L (t) d EL
W L=V AB ( t ) I L (t )=L
dt
I L ( t )= [
d 1 2
dt 2 ]
L I L (t ) =
dt
Si dice che linduttore un componente passivo. Lenergia da esso erogata in un
dato intervallo sempre minore o uguale a quella complessivamente assorbita
in precedenza. Lenergia
complessivamente assorbita da un
induttore in un ciclo risulta nulla: se,
perci, in una fase del ciclo linduttore
assorbe potenza, nella fase successiva
allora sar costretto ad erogarla. Se un
induttore attraversato da una corrente
costante nel tempo, la caduta di tensione
ai suoi capi risulta nulla, dato che nella
legge caratteristica avremmo:
d IL
V AB=L =0 V A =V B
dt
In condizioni stazionarie, quindi, un
induttore si comporta come un corto
circuito, ossia un ramo del circuito in cui
non c differenza di potenziale ai capi dellelemento considerato. C da
segnalare, per linduttore, anche una importantissima condizione di continuit
per la corrente che lo attraversa: infatti, se la corrente che passa attraverso un
solenoide non fosse continua e presentasse una certa discontinuit a salto, la
derivata nel tempo di una corrente che varia di molto in un intervallo
infinitesimo tenderebbe ad un valore infinito. Ci comporterebbe una differenza
di potenziale ai capi del solenoide pari a infinito, cos come lassorbimento di
una potenza infinita, che ovviamente assurdo. Diciamo allora che la corrente
che passa in un induttore deve essere continua:

3
t 0+ I L ( t )=I L (0)
t 0 I L (t )=lim

lim

Il parametro L detto induttanza e la sua unit di misura con relativa analisi
dimensionale :
[V s ] [J ]
[ H ]= =
[A] [ A2]
3 Il terzo elemento che studiamo prende il nome di condensatore: tra le piastre
di questo dispositivo presente un campo elettrico. Nonostante non ci sia
distribuzione spaziale di carica, senza che i portatori di carica si
spostino da una piastra allaltra, il condensatore viene comunque
attraversato dalla stessa corrente, senza punti di discontinuit. La
corrente risulta essere:
q dq(t) d
I C = lim = = [ V AB (t) ]
t 0 t dt dt
Dove la differenza di potenziale ai capi del condensatore si calcola:
t
1
V A V B =V AB= I C ( t ' ) dt ' +V AB ( 0 )
C 0
La tensione del condensatore al generico istante t
determinabile se si conosce landamento della corrente che lo
attraversa sin da un istante in cui la tensione nulla, oppure se,
stabilito un istante t0 , si conosce oltre allandamento della corrente
nellintervallo di tempo [ t 0 , t ] , anche il valore che assumeva in t 0 . Per
questo anche il condensatore detto componente con memoria. Lenergia
immagazzinata in un condensatore mediante il campo elettrico da esso prodotto
una funzione di stato in cui la tensione ai capi risulta essere la variabile di
stato, ed esprimibile come:
1 2
EC = C V AB ( t )
2
La potenza assorbita da un condensatore, invece, un differenziale esatto
esprimibile come:
d V Ab ( t ) d 1 d EC
W C =V AB ( t ) I C ( t )=V AB ( t ) C
dt
= [
dt 2
2
]
C V AB (t ) =
dt
Anche il condensatore un componente passivo, vale a dire che lenergia da
esso erogata in un dato intervallo
sempre minore o uguale a quella
complessivamente assorbita in
precedenza. Lenergia complessivamente
assorbita da un condensatore in un ciclo
risulta essere nulla, quindi se in una data
fase del ciclo il condensatore assorbe
energia, nella fase successiva la eroga. Se
un condensatore soggetto ad una
tensione costante nel tempo, e cio ad
una differenza di potenziale nulla ai suoi
capi, riscrivendo la caratteristica del
capacitore otteniamo:

4
d V A B (t)
I C =C
dt
Abbiamo verificato quindi che se la tensione ai capi del capacitore costante la
corrente che lo attraversa nulla. In condizioni stazionarie, quindi, un
condensatore si comporta come un circuito aperto ed impossibile il passaggio
di corrente. Anche in questo caso c da sottolineare una importantissima
condizione di continuit, stavolta della tensione ai capi: infatti, se la tensione
V AB (t ) non fosse una funzione continua e presentasse una discontinuit a
salto, la derivata della tensione assumerebbe valori infiniti e il condensatore
assorbirebbe energia fino a caricarsi addirittura pi del generatore o della
batteria. Questa importante condizione di continuit implica quindi che:
+
t 0 V AB ( t )=V AB ( 0 )

t 0 V AB ( t )=lim

lim

Il parametro C detto capacit del condensatore e la sua unit di misura ,
insieme allanalisi dimensionale, risulta essere:
[ A s] [C ] [ J ]
[ F ]= = =
[V ] [V ] [ V 2 ]
4 Un generatore di tensione costante ideale un componente schematizzato
come in figura, dotato di una caratteristica costante che pari alla
forza elettromotrice. In particolare, la caduta di potenziale ai capi ,
per definizione:
V AB=E
La potenza erogata dal generatore una funzione che dipende
dallintensit di corrente espressa come:
W G =E I (t )
Se tale potenza tende ad essere nulla per valori infiniti, e cio se
vero che:
lim E I (t )=0
t
Che succede per funzioni di corrente ad esempio esponenziali, allora
converge lintegrale dellenergia erogata dal generatore, esprimibile come:

EG =E I ( t ) dt
0
Per avere un buon generatore di tensione reale, serve che la resistenza interna
assuma valori molto piccoli.
5 Un generatore di corrente ideale un dispositivo capace di erogare una
corrente costante nel tempo. La sua caratteristica una retta costante sullasse
delle correnti. In particolare, per avere un buon generatore di corrente efficace
bisogna che la resistenza interna sia molto grande.
6 Un generatore di tensione alternata si pu rappresentare come nel disegno
sotto, e la sua caratteristica sar una funzione di tipo sinusoidale e cio avr un
andamento alternato nel tempo. Con il termine alternato si intende una
funzione che abbia un valore medio nullo e picchi di massimo e minimo
rispettivamente simmetrici rispetto allasse delle ascisse. Lequazione di
tensione alternata quindi:
v ( t )=V 0 cos t
Dove il termine detto pulsazione e vale la relazione con la frequenza:

5
2
=2 f =
T

Raccogliamo in una tabella le espressioni che abbiamo ottenuto per valutare i termini
energetici di tutti gli elementi circuitali fino ad ora analizzati:

Potenza erogata dal generatore W G =E I (t )

Energia generatore
EG =E I (t )dt
0
Potenza effetto Joule resistenza V 2
AB 2
WJ= =R I ( t )
R
Energia effetto Joule resistenza
EJ = R I ( t )2 dt
0
Potenza induttanza dI d 1
W L=L
dt
I=
dt 2 (
L I ( t )2 )
Energia induttanza 1 2
E L= L I ( t )
2
Potenza condensatore d V AB d 1
W C =C
dt
V AB = (
dt 2
C V 2AB )
Energia accumulata condensatore 1
EC = C V 2AB
2

Equazioni differenziali
Vediamo di seguito alcune tra le pi frequenti tipologie di equazioni differenziali:
1. Equazioni differenziali del primo ordine a variabili separabili:
x =f ( x ,t )
Si risolvono separando le variabili in maniera tale da poter integrare a destra e
a sinistra del segno di uguale per ottenere la funzione richiesta.
2. Equazioni differenziali lineari omogenee:

6
n

ak (t ) x(k)=0 a n ( t ) x (n )+ a(n1 ) ( t ) x (n1) + +a1 ( t ) x + a0 ( t ) x=0


k=0
Linsieme delle soluzioni di unequazione differenziale lineare omogenea uno
spazio vettoriale di dimensione n . Detta { x 1 ( t ) , x n ( t ) } una base di tale
spazio, la soluzione generale si scrive come combinazione lineare, cio nella
forma:
x ( t )=c 1 x1 ( t ) + +c n x n ( t )
Per la risoluzione, si cerca il polinomio caratteristico dellequazione ponendo la
sostituzione:
n =x(n)
Ricavando una base { 1 , , n } . A questo punto la soluzione si scrive nella
forma:
x ( t )=c 1 e t + +c n e
1 n t

Che per unequazione differenziale del secondo ordine, o nel caso di ordine
qualsiasi quando ogni radice ha molteplicit 1, non d problemi se il polinomio
caratteristico ha discriminante sempre maggiore di zero. Quando il
discriminante risulta nullo, o in generale una radice ha molteplicit m la
soluzione si scrive come:
t t
x ( t )=c 1 e + c 2 t e
Mentre quando il discriminante negativo, la soluzione ha radici complesse
coniugate j e ricordando la definizione di esponenziale complesso:
e x+ jy =e x e jy=e x (cos y + j sin y )
Una base allora risulta essere {e t cos t , et sin t } e la soluzione si scrive
come combinazione di una forma esponenziale e di una trigonometrica:
t t
x ( t )=c 1 e cos t+ c2 e sin t
3. Equazioni differenziali lineari non omogenee:
n

ak (t ) x(k)=f (t )
k=0
Una equazione differenziale di questo tipo si risolve in due passaggi. Prima trova
la soluzione dellequazione lineare omogenea associata, e poi si va a cercare
una soluzione particolare:
x ( t )=c 1 x1 ( t ) ++c n x n ( t ) + x (t)
Dove x (t ) la soluzione particolare. E ragionevole cercare una soluzione
particolare simile al fattore noto f (t) . Vale a dire che:
2
f ( t ) un polinomio a t +bt +c
t
f ( t ) un esponenziale e
f ( t ) una trigonometrica 1 sint + 2 cos t
A questo punto si derivano le sostituzioni inserendole nellequazione
differenziale e si risolve per le costanti moltiplicative.
4. Equazioni del primo ordine lineari:
x + a ( t ) x=b(t )
Considero una primitiva di a(t ) :
A ( t ) = a(t )dt
E uso la formula risolutiva:
'

x ( t )=c e A (t ) +e A (t ) b ( t ' ) e A (t ) d t '


Leggi di Kirchhoff in condizioni stazionarie

7
Le leggi di Kirchhoff sono dei principi molto importanti per la risoluzione dei circuiti
elettrici anche tra i pi complicati. Ricordiamo lequazione di continuit della corrente
elettrica:

J + =0
t
Questa legge esprimeva in forma locale il principio di conservazione della carica: se la
carica contenuta allinterno di un certo volume cambia nel tempo, in virt della
conservazione della carica tale variazione non pu essere che dovuta alla carica che
fluisce attraverso la superfice che racchiude il volume considerato . In condizioni
stazionarie, per definizione, qualsiasi grandezza elettrica indipendente dal tempo,
dunque vale:

=0
t
Allora lequazione della continuit della corrente elettrica diventa:

J =0
In particolare, integrando su un qualunque volume elementare avente una linea
di contorno e usando il teorema di Stokes:

0= (
J ) d= J d


Si nota quindi che in condizioni stazionarie il flusso della
densit di corrente elettrica attraverso una qualsiasi
superficie nullo. Un campo dotato di queste
propriet si dice solenoidale e in condizioni stazionarie il
vettore densit di corrente solenoidale in tutto lo spazio.
Allora, la corrente che fluisce attraverso due sezioni S 1
ed S 2 di uno stesso tubo deve essere la stessa. Infatti:

0= J d S 1+ J d S 2=I 1 + I 2
S1 S2
Questa relazione risulta quindi
immediatamente generalizzabile al caso in
cui pi fili conduttori percorsi dalle correnti
I 1 , , I N rispettivamente, convergano in
un punto che detto nodo. Ricorrendo alla
definizione di campo solenoidale applicata
alla densit di corrente, otteniamo la prima
legge di Kirchhoff, anche detta legge del
nodo:
I k=0
kA
La convenzione implica che vengano assunte come positive le correnti uscenti dal
nodo e negative quelle entranti. Una generica zona del circuito delimitata da due nodi,
in cui scorre la stessa corrente, si dice ramo. Dunque un insieme di rami aventi dei
nodi in comune costituisce una rete circuitale, nella quale correnti e potenziali elettrici
sono legati da relazioni generali che discendono dalle leggi fondamentali
dellelettricit. Sfruttiamo unaltra propriet del campo elettrostatico per definire la
seconda legge di Kirchhoff, ossia la conservativit del campo elettrostatico, che si
esprime con la condizione di chiusura equivalente alla condizione di rotore nullo:

E=0
E d l =0
l

8
Nel caso di un circuito qualunque percorso da correnti stazionarie, il movimento dei
portatori di carica nei conduttori del circuito sostenuto da un campo elettrico statico
opportunamente generato da accumuli di carica costanti nel tempo, realizzati da
generatori posizionati allinterno del circuito, al cui campo elettrostatico conservativo
associato quindi un potenziale. Scegliendo una zona del circuito costituita da un
insieme di rami che formino una linea chiusa detta maglia e ponendo la circuitazione
del campo elettrostatico pari a zero, rispettando quindi la condizione di chiusura del
campo elettrostatico conservativo, otteniamo la seconda legge di Kirchhoff, anche
detta legge della maglia.
Consideriamo il circuito schematizzato a fianco, dotato di
un generatore a cui sar associata una certa forza
elettromotrice, una resistenza a cui sar associata una
certa caduta di tensione descritta dalla prima legge di Ohm
in cui la differenza di potenziale dipende linearmente dalla
corrente che circola, un condensatore a cui sar associata
una certa differenza di potenziale che sar pari alla carica
immagazzinata divisa per la sua capacit. Notiamo che i
punti A e D sono collegati in corto, ovvero uniti
semplicemente con un filo dotato di resistenza nulla, senza
che vi siano interposti elementi circuitali in mezzo. Il punto
A e il punto D si troveranno quindi allo stesso potenziale (
nulla la caduta di tensione tra i due), quindi misurare la
differenza di potenziale tra il punto C e il punto D
equivalente a misurarla tra il punto C e il punto A. Si pu scrivere la circuitazione del
campo elettrico in questo modo:
B C A

E d l+
E d l+ ( V B V A ) + ( V C V B ) + ( V A V C )=V BA +V CB + V AC =0
E d l=
A B C
In particolare, la seconda legge di Kirchhoff si trascrive:
V k =0
k maglia
Per risolvere lequazione di un circuito si devono scrivere quindi un certo numero di
equazioni che dovr necessariamente pareggiare il numero delle incognite secondo il
teorema di Rouch-Capelli. Definiamo r il numero dei rami, che coincide con il
numero di correnti circolanti e quindi rappresenta le nostre incognite, n il numero
dei nodi e m il numero delle maglie presenti nel circuito. Per n nodi si possono
scrivere n1 equazioni indipendenti e non banali, quindi per pareggiare il numero
r di incognite dobbiamo aggiungere al corredo disponibile anche un numero di
equazioni di maglia m=r n+1 . In pratica, per un circuito vale:
r incognite {r n+1
n1 equazioni sui nodi
equazioni sulle maglie
Allora tutte le correnti risultano univocamente determinate e il circuito cos risolto.
Condizioni iniziali e di regime nei circuiti
Quanto appreso fino ad ora grazie allo studio delle leggi di Kirchhoff e delle condizioni
di continuit per alcuni elementi circuitali ci permettono di semplificare i circuiti in
intervalli di tempo speciali, in particolare allistante iniziale e allistante di regime.
Abbiamo visto, in pratica, che le condizioni di continuit si possono scrivere come:

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induttore
+
t 0 I L ( t ) =I L ( 0 )

t 0 I L ( t )=lim condensatore


t 0 V C ( t )= lim lim lim
+
t 0 V C ( t )=V C ( 0)

Inoltre, in condizioni di regime, e cio quando il circuito assume una configurazione


stazionaria:
induttore corto circuito
condensatore circuito aperto
Consideriamo un circuito dotato di una resistenza e di un condensatore:

Notiamo che fino a che linterruttore rappresentato in figura aperto, non circola
nessuna corrente nel circuito. In particolare, allora:
I R=I C =0
E la differenza di potenziale che sussiste in tutto il circuito accumulata ai morsetti
del generatore:
V A V B =E
Dove abbiamo preso la differenza di potenziale positiva da A a B visto che il polo
positivo quello rivolto verso il punto A. Supponiamo adesso che allistante t=0
venga chiuso linterruttore. Allora ci troveremo ad essere nella situazione
rappresentata sotto:

In cui la chiusura dellinterruttore prova un corto sul tratto di filo che prima era
scollegato e che ora si trova a tutti gli effetti collegato e quindi il circuito pu mettersi
in moto. Subito dopo la chiusura dellinterruttore pu quindi circolare una certa
corrente allinterno del circuto: notiamo che resistenza e condensatore come se
fossero stati collegati in serie, quindi esiste un unico ramo nel circuito e quindi una
sola corrente. In effetti, anche applicando la legge del nodo ad esempio nel punto B,
otterremmo una condizione banale:
I RI C =0 I R =I C =I
E cio che la corrente che attraversa la resistenza esattamente la stessa che
attraversa il condensatore. Vediamo adesso di studiare le differenze di potenziale ai
capi degli elementi del circuito. Allora, leggendo lo schema in senso orario, la caduta
di tensione tra il punto B e il punto A sar:
V B V A =E

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Tra il punto A e il punto D avremo una differenza di potenziale pari a:
V A V D =R I R=R I
Tra il punto D e il punto C avremo una differenza di potenziale pari a:
t t
1
V D V C = I ( t ' ) d t ' +V DC ( 0 )= C1 I ( t ' ) d t' +V DC ( 0 )
C 0 C 0
Infine, tra il punto C e il punto B notiamo che stato effettuato un collegamento in
corto circuito, quindi:
V C V D=0
Possiamo dunque scrivere la legge della maglia come:
t
1
E=RI (t)+V DC ( 0 )+ I (t ' ) d t '
C 0
Adesso cerchiamo di inserire una condizione iniziale, per vedere come si comporta il
circuito nellistante immediatamente successivo alla chiusura del circuito. Scegliamo
come ipotesi iniziale quella che il condensatore avesse una certa carica alla chiusura
dellinterruttore, e chiediamoci quale sia la corrente che circola nel circuito un istante
dopo. Sappiamo quindi che:
Q
V DC ( 0 ) =
C
Valutiamo la seconda legge di Kirchhoff nellistante appena dopo la chiusura del
circuito:
+
0

d t'
I
0
1
C 0

t 0+ V DC (t)+
t o+ I (t)+ lim

E=R lim

Si vede bene che lintegrale nullo essendo coincidenti gli estremi di integrazione. A
questo punto inseriamo la condizione di continuit valida per i condensatori, e cio:
+ Q
t 0 V DC ( t )=V DC ( 0 )=
C
lim

Otteniamo allora:
+
0

E=R I
Da cui possiamo ricavare la corrente che fluisce nel circuito nellistante
immediatamente successivo alla sua chiusura, ovvero:
+
0

I
Notiamo che dimensionalmente il calcolo torna, visto che la quantit Q/C ha le
stesse dimensioni di E e cio di un potenziale, che diviso per una resistenza ci d

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una corrente. Notiamo che nel caso limite in cui il condensatore fosse del tutto scarico
e cio V DC ( 0 ) =0 avremmo ottenuto:
+
0

I
Abbiamo visto finora il caso in cui il circuito si trova un istante di tempo dopo alla
chiusura dellinterruttore. Vediamo ora come si comporta in condizioni di regime,
ovvero dopo un tempo molto lungo, in cui lo stato fisico del circuito si pu assumere
come stazionario. Abbiamo visto nello schema, che in condizioni stazionarie un
condensatore pu essere equivalentemente sostituito con un aperto. Il circuito
equivalente in condizioni di regime diventa dunque:

E cio torna ad essere un circuito aperto, in cui anche se linterruttore chiuso, risulta
impossibile il passaggio di corrente dato che non ci sono rami chiusi. Tutta la
differenza di potenziale accumulata ai morsetti del generatore e la corrente che
circola quindi nulla:
I ( t )=0
In effetti, vedremo qualche pagina pi avanti, che lequazione risolutiva del circuito RC
per tempi infiniti presenta un asintoto orizzontale in cui la corrente tende ad
avvicinarsi a zero.
Analizziamo adesso un circuito RL per verificare laltro tipo di condizioni di continuit
allistante iniziale e allistante di regime. Un circuito RL aperto si presenta nella forma:

In cui, grazie allinterruttore aperto, non circola nessuna corrente nel circuito:
I R=I L=0
E, come al solito, tutta la differenza di potenziale accumulata ai capi dei morsetti del
generatore o della pila, cio si pu scrivere solo:
V B V A =E
Supponiamo adesso di chiudere linterruttore allesatto istante t=0 . Linterruttore
sar spostato verso laltra posizione ammissibile, e quindi il circuito si trasforma in:

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In cui stato fatto un collegamento in corto circuito nei pressi dellinterruttore che
garantisce una distribuzione di potenziale elettrico e quindi un transito di corrente.
Scrivendo la legge del nodo per il punto D si ottiene la relazione banale:
I L I R=0 I R =I L =I
Da cui si ricava che la corrente che attraversa la resistenza la stessa corrente che
attraversa anche linduttore, dato che il circuito ha un solo ramo e nessun nodo
capace di spartire questa corrente. La seconda legge di Kirchhoff per la maglia del
circuito si scrive come:
dIL
E=+ R I R + L =RI + L I
dt
Ci chiediamo adesso quale sia il valore, come prima, della corrente che circola nel
circuito esattamente un istante pi tardi dopo la chiusura del circuito. Calcoliamo la
legge della maglia in tale istante:
t 0 + I (t )
t 0+ I (t)+L lim

E=R lim

Inseriamo ora la condizione di continuit valida per il solenoide, ovvero:
+
t 0 I ( t )
t 0 I ( t )=lim

lim

Ma sappiamo che un istante prima della chiusura dellinterruttore non circolava
corrente, quindi:
+
t 0 I ( t )

t 0 I ( t )=0=lim

lim

La corrente nel circuito un attimo dopo la chiusura dellinterruttore quindi nulla in
accordo con la continuit del solenoide: anche nella resistenza, quindi, non passa
corrente in tale istante. In effetti, risolvendo lequazione del circuito, scopriremo tra
qualche pagina che il grafico della corrente circolante partir dallorigine. Chiediamoci
ora quanto valga la corrente nel circuito in condizioni di regime. Possiamo sostituire al
solenoide un corto circuito in questo modo:

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La legge della maglia si scrive ora come:
E=RI (t )
Da cui si ricava un valore della corrente in condizioni di regime:
E
I ( t )=
R
In effetti, nel grafico menzionato sopra che comparir qualche pagina avanti si nota
proprio che la corrente circolante in questo circuito tender, per tempi infiniti, ad un
valore asintotico pari a questo.
Circuito RC in corrente continua
Il primo circuito che studiamo quello che riguarda la carica e la scarica di un
condensatore. Supponiamo di avere un circuito fatto come quello di figura e quindi
dotato di un generatore ai cui capi sussiste una certa differenza di potenziale, detta
anche caduta di tensione, che rappresenta la forza elettromotrice del generatore e
verr indicata con E , di una resistenza R e di un condensatore C anche detto
capacitore. Uno schema elettrico di questo tipo viene detto circuito RC in base alle
sigle degli elementi caratteristici del circuito.

La prima ipotesi che imponiamo la condizione sul flusso del campo magnetico
concatenato al circuito, che deve essere nullo. A questo punto lequazione
caratteristica del circuito risulta essere, assegnando una direzione alla circuitazione
del campo elettrico e un verso di percorrenza della lettura del circuito (supposti, per
esempio, concordi e orari):
t
1
E d l=E+ RI + I ( t ' ) d t ' +V C ( 0)
C
circuito 0
Quindi lequazione della circuitazione del circuito, che dobbiamo risolvere, :
t
1
E=RI + I ( t' ) d t ' +V C (0)
C 0
Deriviamo questa relazione per annullare le costanti e sbarazzarci del segno di
integrale:
I
0=R I +
C

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Si tratta di unequazione differenziale a variabili separabili. Integriamo in questo modo:
I (t ) t

dII = 1
RC
dt'
I (0) 0
E otteniamo come soluzione, a meno di una costante:
t
I ( t )=I ( 0 ) e RC
A questo punto si tratta di inserire le condizioni iniziali per ricavare I (0) . Il tempo
t=0 corrisponde alla chiusura dellinterruttore, ovvero allistante in cui il
condensatore inizia a caricarsi. Ricordiamo ora la condizione di continuit della caduta
di tensione, per cui la differenza di potenziale ai capi di un qualsiasi elemento del
circuito una funzione continua e non presenta quindi brusche variazioni di tipo
salto. Questo ci consente di scrivere che:
+
t 0 d . d . p .=E
lim

Questo significa in pratica che, visto che la differenza di potenziale ai capi del
condensatore deve essere una funzione continua e considerato che in condizioni di
regime tale valore era nullo (perch larmatura positiva e larmatura negativa del
capacitore si trovano allo stesso potenziale elettrico), appena un momento dopo della
chiusura dellinterruttore non pu verificarsi un aumento netto e istantaneo di
potenziale, quindi la condizione che troviamo quella per cui la caduta di tensione in
tutto il circuito pareggia quella della batteria. Dalla prima legge di Ohm ricaviamo:
+
0

+
0

E=R I
Sostituiamo il valore ricavato nella soluzione dellequazione differenziale per ottenere
la funzione che descrive landamento della corrente nel tempo allinterno del circuito:
t
E RC
I ( t )= e
R

Dove la quantit =RC detto tempo di carica del condensatore, ed il periodo di


tempo necessario affinch la corrente raggiunga un valore asintotico che possiamo
assumere come condizione di regime. Per calcolare landamento del potenziale,
invece, usiamo la formula per il condensatore unita alla condizione iniziale V C ( 0 )=0 :
0 t t '
t
1 E

V C (t )=V C ( 0 )+ ' '
I (t )d t = e RC d t
'
C 0 RC 0
A questo punto effettuiamo la sostituzione:

15
' '
t dt
z= dz= d t ' =RC dz
RC RC
Per ottenere lintegrale elementare:
t
RC t t
V C (t )=
E
RC
( RC ) ez dz=E ez|0RC =E 1e RC ( )
0
Ricordando la definizione di capacit per un condensatore:
Q
C=
V
Ricaviamo Q=CV e sostituiamolo nellequazione di sopra per ricavare landamento
della carica nellunit di tempo:
t
(
Q C ( t )=C E 1e RC )
Per effettuare il processo inverso, ovvero scaricare un condensatore caricato in
precedenza, non basta aprire di nuovo linterruttore, se il circuito rimane collegato alla
batteria, dato che per lequazione di continuit della caduta di tensione la differenza di
potenziale del circuito rimarr quella del generatore e non sar incoraggiato in
nessuna maniera il moto di cariche a spostarsi dalle armature del capacitore
attraverso un flusso di corrente, che rimane a regime. Il problema si risolve innestando
uno switch sul circuito che sia in grado di far cambiare percorso alle cariche
scollegando, in pratica, la batteria, in modo tale da far variare la differenza di
potenziale ai capi del condensatore e quindi la quantit di carica immagazzinata. Un
esempio di circuito si trova nella figura sotto:

In cui lo switch disegnato collegato ancora alla batteria, ma spostandolo verso laltra
posizione ammessa si vede bene che si viene a creare un percorso alternativo che
esclude il generatore dal moto delle cariche. Lequazione caratteristica del circuito
resta la stessa, ma grazie alle nuove condizioni iniziali cambia di segno la corrente.
Lequazione di scarica sar allora:
t
E RC
I ( t )= e
R
Lenergia dissipata per effetto Joule si trova risolvendo lintegrale:
2 t
[ ]
2 t
2 E2 C E 2 RC C E2
EJ = R ( I ( t ) ) dt= e RC = e 0=
0 R 0 2 2
Dove il segno meno sta a significare che il lavoro compiuto, giustamente, verso
lesterno del generatore.

16
Circuito RL in corrente continua
Il secondo circuito che studiamo uno schema elettrico che dotato, come prima, da
una batteria e una resistenza, a cui si aggiunge un particolare strumento chiamato
induttore che consiste un solenoide o bobina in cui, per la legge di Faraday-Neumann-
Lenz, il passaggio di una corrente elettrica genera un campo magnetico il cui flusso
concatenato rispetto ad una linea chiusa genera, a sua volta, una certa caduta di
tensione ai capi del solenoide. E quindi chiaro che lelemento discriminante affinch
linduttore possa avere un ruolo da protagonista allinterno del circuito il passaggio
attraverso di esso di una certa corrente: altrimenti il flusso del campo magnetico
sarebbe nullo, cos come la differenza di potenziale ai capi, che pareggerebbe il
potenziale garantito dalla batteria. Vediamo lo schema tipico:

17
Dato che linduttore considerato tale da garantire che le linee di campo magnetico
generate al passaggio di corrente rimangano confine allinterno del contorno dello
stesso solenoide, avremo la condizione per cui il flusso del campo magnetico
concatenato lungo tutto il circuito nullo. Immaginiamo allistante t=0 di spostare
lo switch dellinterruttore in maniera tale da chiudere il circuito. Allora, si pu scrivere
la circuitazione del campo elettrico, che va a coincidere con la legge della maglia di
Kirchhoff:

(
B )=0 E d l =0 V i=0

circuito i
Assegniamo dunque un verso di passaggio della corrente e poniamolo coincidente col
verso della circuitazione del campo elettrico, che supponiamo orario. Allora
lequazione caratteristica del circuito si scrive:
d dI
E+ RI + (
B )=0 E=RI + L
dt dt
In cui abbiamo semplicemente trascritto tutte le differenze di potenziale presenti ai
capi degli elementi del circuito leggendolo a partire dallangolo in basso a sinistra,
percorrendolo in senso orario e immaginando che la corrente circoli in senso orario:
allora la differenza di potenziale del primo elemento che incontriamo, la batteria, sar
negativa perch la piastra negativa avr potenziale minore rispetto al polo positivo del
generatore; continuando, la corrente circola nella resistenza in verso concorde rispetto
a quello scelto da noi, quindi la caduta di tensione ai capi della resistenza sar positiva
e pari a V =RI . Anche la corrente nellinduttanza solidale al verso di percorrenza
arbitrario, quindi prendiamo la differenza di potenziale positiva e ricordando la terza
legge di Maxwell scriveremo:

V = ( (
B ) ) =L I
t
Dobbiamo allora risolvere lequazione differenziale lineare:
I + R I =E
L
Deriviamo questa relazione per sbarazzarci delle costanti:
I + R I =0
L
A questo punto passiamo ad integrare, riscrivendo tale relazione in un sistema con
una variabile dappoggio u che ci torner utile per la risoluzione dellequazione:

{I + R I =0 R R
R t

t
L u + u=0 u (t )= A e I ( t )= A e L
L
L
u= I
Inseriamo la condizione iniziale per cui allistante t=0 avremo una certa I ( 0) :

18
{
R R
t t
I ( t ) =A e L I ( t )= I ( 0 ) e L

I ( 0 ) =A
A questo punto integriamo nuovamente per ottenere la variazione della funzione
corrente nel tempo:
t R R
I ( t )=I ( 0 )+ I ( 0 ) e L
t L (
=I ( 0 ) + I ( 0 ) 1e
R
L
t
)
0
Notiamo che esiste una condizione di continuit per la corrente che circola attraverso
linduttore:
dI
V =L
dt
E si vede che se la corrente I non fosse continua ci sarebbe una discontinuit a
salto che farebbe tendere la derivata a valori infiniti dato che in un intervallo
infinitesimo la corrente incrementerebbe di un valore finito con una conseguente
differenza di potenziale infinita, il che assurdo. In pratica, la corrente nellinduttore
un momento dopo alla chiusura dellinterruttore uguale alla corrente un momento
prima. La condizione iniziale si ricava dallequazione caratteristica del circuito:
+
0

+
0
E=RI
Dove intendiamo che, tenendo conto che a t=0 , valore prima del quale non
passava corrente, il circuito viene chiuso:
+
0

+
0

I
lim
0 I (t)
+
t

lim
+
t
0 I (t ) +L
0

E=R
Soffermiamoci ancora un momento sul significato della condizione di continuit della
corrente nellinduttore. Prima dellistante t =0 il circuito aperto e per definizione,
quindi, non passa corrente e la caduta di tensione ai capi degli elementi circuitali
dunque nulla. Non appena il circuito viene chiuso inizia a passare corrente, ma in
maniera continua: questo significa che:
+
t 0 I ( t)=I ( 0 )=0
lim

In pratica un istante dopo alla chiusura del circuito nellinduttanza non passa corrente
e quindi non si pu generare un campo magnetico il cui flusso vada ad instaurare una
caduta di tensione ai capi del solenoide: come se questo componente, in quel solo
istante, non contribuisse allevoluzione del circuito. Sostituendo la condizione iniziale
nella soluzione ricaviamo la funzione:
R
E
I ( t )= 1e
R
( L
t
)
19
Si osserva che per valori di t la corrente deve raggiungere un valore asintotico
e costante, altrimenti laumentare del flusso del campo magnetico nel solenoide
farebbe tendere a valori sempre maggiori la differenza di potenziale ai capi
dellinduttore, che potrebbe anche superare quella della batteria: questa ipotesi
ovviamente impossibile, e giustifica dal punto di vista fisico questo valore asintotico
della corrente per tempi molto grandi.
Calcoliamo il valore dellenergia dissipata dalla resistenza dopo un certo periodo di
tempo:
t t R 2 2 R R
E2 2 2 2
2
EJ =R I ( t ) dt= 1e
R 0
( L
t
) dt= ER t+ L E ( 1e )+ 2 L E (e L
t
L
t
1 )
0 2 R2 R2
Verifichiamola dimensionalmente per esercizio. Il primo termine misura una differenza
di potenziale al quadrato fratto una resistenza per un tempo. Le dimensioni di queste
grandezze sono:
2 2
E [A] [C ]
t=[ V ] [ s ] =[ V ] [ A ] [ s ] =[ V ] [ s ] =[ V ] [ C ]=[J ]
R [V ] [ s]
Abbiamo ottenuto una dimensione di energia, come aspettato. Verifichiamo anche il
secondo termine:
2
L E2 [ V ] [ s ] 2 [ A]
2
= [ V ] 2 =[ V ] [ A ] [ s ] =[J ]
2R [A] [V ]

20
Circuito RLC in corrente continua
Un circuito RLC dotato in qualit di elementi circuitali di una resistenza,
uninduttanza e un condensatore. Lo schema tipico di questo circuito simile a quello
rappresentato in figura:

Scegliamo un verso arbitrario in cui si suppone che circoli la corrente (orario) e un


verso per la circuitazione del campo elettrico (orario anchesso) e andiamo a leggere
lequazione caratteristica del circuito tenendo conto delle differenze di potenziali ai
capi degli elementi circuitali:
t
1
E+ RI + I ( t ' ) d t ' +V C ( 0 ) + L I =0
C0
Deriviamo questa equazione per sbarazzarci delle costanti e ottenere:
I R I
R I + + L I =0 I + I +
C L LC
Lequazione caratteristica del circuito unequazione differenziale lineare omogenea a
coefficienti costanti. Cerchiamo le radici del polinomio caratteristico:
R 1
2 + + =0
L LC
Dove introduciamo delle variabili sostitutive:
R 2 1
= =
2 L 0 LC
Allora lequazione diventa:

21
2 4 24 20
= 2 20
2 2
+2 + =0 1,2=
0
2
Si vede quindi che il discriminante di questa equazione pu assumere anche valori
negativi e andare a chiamare in causa perci anche i numeri complessi. Sappiamo che
per la risoluzione di unequazione differenziale lineare omogenea come quella
caratteristica del circuito, detti 1 e 2 le radici del polinomio caratteristico, la
soluzione si scriver come:
I ( t )= A1 e t + A 2 e t
1 2

La natura delle radici 1 e 2 dipende per dal segno del discriminante del
polinomio caratteristico. In particolare, distinguiamo il caso reale e il caso
immaginario:
1. Se 220 > 0 , le radici 1 e 2 sono reali e siamo in una condizione di
sovra-smorzamento. La soluzione dellequazione del circuito RLC diventa:
I ( t )= A1 e t + A 2 e t
1 2

A questo punto si devono ricavare i valori delle costanti imponendo le condizioni


iniziali. Sappiamo che al momento della chiusura del circuito, per la continuit
della corrente elettrica, I ( 0 ) =0 e supponiamo che il condensatore sia
inizialmente scarico, e cio che valga V C ( 0 )=0 . Allora possiamo sostituire
nellequazione della maglia del circuito queste due condizioni per ricavare:
+
0

+
0

d t'

+
0

+
0

+
0

I
t
1
C 0

RI
E+
Alla soluzione dellequazione differenziale imponiamo la prima condizione
+
0
iniziale :
I
+
0

0=I
Quindi deriviamo la soluzione dellequazione differenziale e inseriamo laltra
condizione iniziale ricavata poco sopra:

22
+

0

E
=I
L
Da cui ricaviamo il valore delle costanti A1 e A2 :
E E
A 1= A2=A1 =
L ( 2 1 ) L ( 2 1 )
La soluzione finale del circuito RLC in condizioni di sovra-smorzamento quindi:
E E E
I ( t )= e t
1
e t = 2
( e te t )
1 2

L ( 21 ) L ( 2 1) L ( 2 1 )

2. Se 220 < 0 , le radici sono immaginarie e il circuito si dice in condizioni di


sotto-smorzamento. Cerchiamo le soluzioni complesse radici del polinomio
caratteristico, chiamando = 2 20 :
1,2 = j 2 20= j
La soluzione per lequazione differenziale sar quindi del tipo:
I ( t )= A1 et+ j t + A 2 et j t =et ( A1 e j t + A 2 e j t )
+ +
0 0
Come sopra, ricordiamoci che valgono le relazioni e per la
I VC
continuit della corrente e della differenza di potenziale, entrambe funzioni
continue. Come prima sostituiamo queste due nellequazione della maglia per il
circuito e ricaviamo:
+
0

I
Quindi possiamo passare a valutare la soluzione dellequazione differenziale
+
0
nella condizione iniziale :
I

23
+
0

I
A questo punto riscriviamo la soluzione dellequazione differenziale come:
I ( t )= A et ( e j t e j t )=2 jA et sin t
Quindi deriviamo questa equazione e inseriamo laltra condizione al contorno:
+
0

E
=I
L
La soluzione dellequazione in condizioni di sotto-smorzamento dunque:
E t
I ( t )= e sin t
L

Si vede che per tempi molto grandi:


lim I (t)=0
t
E quindi, in condizioni di regime, dato che la differenza di potenziale ai capi del
condensatore dipende dalla quantit di corrente che vi circola, la caduta di tensione
sar nulla e sar quindi pari a quella erogata dalla batteria:
lim V C ( t )=E
t
Quindi lenergia assorbita in condizioni di regime dal condensatore sar:
1 2
EC = C E
2
La potenza erogata dal generatore sar:
2
E t
W G ( t)= e sin t
L
Lenergia erogata dal generatore a regime si calcola come:

24
2
E
EG = E I (t )dt= et sin t dt
0 L 0
Questo integrale va svolto per parti, dunque applichiamo la formula:
f ( t ) g ' ( t ) dt =f ( t ) g ( t ) f ' ( t ) g ( t ) dt
Dove le nostre due funzioni integrande sono:
f ' ( t ) = cos t
f ( t )=sin t
1 t
g' ( t ) =et g ( t )= e

Dunque sostituiamo:
1
e t
sin t dt=

sin t et + cos t et

A questo punto non c altra soluzione se non quella di ripetere la sostituzione
per parti per lintegrale che presenta il coseno e lesponenziale, ma siamo quasi
arrivati:
f ' ( t )= sin t
f ( t )=cos t
1 t
g ' ( t )=et g ( t )= e

2
et sin t dt= 1
sin t et 2 cos t et 2 sin t et dt

Portiamo a primo membro lultimo integrale e ricaviamo:
2
( )
1+
2
et sin t dt=
1 t


e (sin t + cos t)

Da cui, finalmente:

et sin t dt= 2+ 2 et (sin t+ cos t)
Valutando questo integrale entro gli estremi stabiliti otteniamo:

[ ( )]

E2 E2 E2
EG =
[
t
L 2+ 2
e (sin t +


cos t)
0
=
L
0

2 + 2 ]=
L ( 2 + 2 )
Sostituiamo di nuovo le relazioni:
R 1
= = 20 + 2 20=
2L LC
E otteniamo infine:
EG =C E2
La potenza assorbita per effetto Joule sar:
2 R E2 2 t 2
W J ( t )=R I ( t )= 2 2 e sin t
L
Lenergia assorbita per effetto Joule a regime si calcola con lintegrale:

R E2
EJ =R I 2 ( t ) dt= 2 2
e2 t sin2 t
0 L 0
Lidea di base sostituire il seno al quadrato con una relazione trigonometrica e
poi integrare per parti:
1 1
cos 2 t =12 sin2 t sin2 t= cos 2 t
2 2
Lintegrale diventa allora:

[ ]

1 1 1
e
0
2 t
sin t = e
2

0
2 t
( cos 2 t dt=
2 2 2 ) e
0
2 t
dt e2 t cos 2 t dt
0

25
Il primo dei due integrali, rimandando a pi tardi la valutazione negli estremi di
integrazione, si pu risolvere senza troppi sforzi:
1
e2 t dt= 2 e2 t
Mentre per il secondo integrale il discorso si complica e si deve passare a
svolgerlo per parti:
f ' ( t ) =2 sin 2 t
f ( t )=cos 2 t
1 2 t
g ' ( t )=e2 t g ( t )= e
2
Allora diventa:
1
e2 t cos 2 t dt= 2 cos 2 t e2 t sin 2 t e2 t dt
Ripetiamo lintegrazione per parti per lintegrale di destra:
f ' ( t )=2 cos 2 t
f ( t )=sin 2 t
1 2 t
g' ( t ) =e2 t g ( t )= e
2
Allora:
2

e2 t cos 2 t dt = 1
2
2 t 2 t 2 t
cos 2 t e + 2 sin 2 t e 2 e cos 2 t dt
2
Quindi riportiamo a primo membro lultimo integrale e scriviamo:
2
( )
1+
2
e2 t cos 2 t dt=
1 2 t
2
e ( sin 2 tcos 2 t )

Da cui ricaviamo infine il valore dellintegrale:



e2 t cos 2 t dt= 22
e2 t ( sin 2 tcos 2 t )
2 ( + )
Lintegrale completo allora:

1 2 t
e2 t sin2 t = 1
2 2
e + 2 2
e2 t ( sin 2 tcos 2 t )
0 2 ( + )
Che, riordinato, diventa:
2
RE
2 2
L 0
1
{ [

e2 t sin 2 t= e2t 2 2 ( sin 2 tcos 2 t )
2 +
1
2 ]} 0
E cio:
R E2
2 2

[
1
L 2( + ) 4
2 2
]
In cui, sostituendo le relazioni come sopra:
R 1
= = 20 + 2 20=
2L LC
Si ottiene, finalmente:
2
RE
2 2

[
1 1
= C E2
L 2 ( + ) 4 2
2 2
]
Abbiamo dunque scoperto, ovviamente, che la somma delle energie associate
alleffetto Joule e al condensatore pareggiano lenergia erogata dal generatore.

26
Circuiti dinamici a pi maglie
Studiamo adesso un circuito un po pi complicato, che schematizziamo come nella
figura sotto:

Supponiamo che allistante t=0 il circuito venga chiuso, e che un istante prima il
condensatore fosse scarico e le correnti nulle. Vogliamo ricavare il valore delle correnti
un attimo dopo la chiusura del circuito. Scriviamo lequazione di Kirchhoff applicata al
nodo A, indicando con I 1 la corrente che scorre nella resistenza R1 , con I 2 la
corrente che scorre nella resistenza R2 e nellinduttore L e con I C la corrente
che scorre nel condensatore:
I 1 (t )=I C (t)+ I 2 (t )
Applichiamo subito la condizione di continuit per la corrente che circola nellinduttore:

27
+
t 0 I 2 (t )

t 0 I 2(t )=0=lim

lim

Quindi, dato che un istante prima della chiusura dellinterruttore non passava corrente
nel circuito aperto, per la continuit della corrente che scorre nellinduttore deve
essere nulla la corrente che attraversa R2 e L . Sostituendo nellequazione del
nodo otteniamo:
I 1 ( t )=I C (t)
A questo punto scriviamo lequazione della maglia di sinistra, ossia quella che
comprende il generatore, linterruttore, la resistenza, il condensatore e il corto circuito
rispettivamente, leggendola cos in senso orario:
t
1
E=R 1 I 1+V C ( 0 )+ I (t ' )d t'
C 0 C
E calcolando questa espressione un istante dopo la chiusura dellinterruttore avremo:
+
0

+
0

I
0
1
t 0 V C (t)+
+
C 0
E=R1 I 1
Da cui si vede che lintegrale si annulla banalmente. Inseriamo dunque la condizione
di continuit per il condensatore, ossia:
t 0+ V C ( t )=V C ( 0 )=0
lim

Da cui otteniamo:
E
E=R 1 I 1 ( t ) I 1 ( t )=
R1
Un istante dopo la chiusura dellinterruttore il circuito in pratica equivalente ad un
circuito fatto cos:

La potenza dissipata per effetto Joule dal circuito un istante dopo alla chiusura
dellinterruttore sar dunque la potenza dissipata dallunica resistenza che partecipa al
moto delle cariche, R1 :
2 E2
W J =R1 I 1=
R1

28
Analizziamo ora la configurazione delle correnti a regime. Possiamo dunque sostituire,
per il caso stazionario, il condensatore con un circuito aperto e linduttore come un
corto circuito, in maniera tale da ottenere un circuito equivalente fatto in questo
modo:

Che un circuito ad una maglia e un solo ramo, che presenta la serie di due
resistente, in cui circola perci una sola corrente, quindi la scrittura della legge del
nodo non ci darebbe alcuna informazione. Scriviamo la legge della maglia applicata a
tutto il circuito:
E=R 1 I +R 2 I
Da cui ricaviamo subito il valore asintotico della corrente in condizioni di regime:
E
I=
R 1+ R 2
Il valore della potenza dissipata dalle resistenze per effetto Joule a regime sar
dunque:
E2
WJ=
R 1+ R 2
Dove si nota che rispetto alla configurazione t=0 nella formula stata aggiunta
R2 a denominatore per risolvere il parallelo delle resistenze. Adesso vogliamo
complicare un po lesercizio dato che stiamo per andare a ricavare la legge che
descrive il flusso della corrente allinterno dellinduttore. Ripristiniamo il circuito
iniziale, con linterruttore che stato chiuso: abbiamo 3 rami e quindi 3 incognite da
ricavare; i nodi sono 2 quindi possiamo scrivere una sola equazione di nodo non
banale, e dobbiamo affiancarla quindi ad altre 2 equazioni di maglia. Scegliamo il nodo
A e le maglie sinistra e destra del circuito:

{
t
1
E+ R1 I 1 + I C ( t ' ) d t ' =0
C0
t
1
I C ( t ' ) d t ' + R2 I L + L I L =0
C 0
I 1=I C + I L
Decidiamo di derivare le prime due equazioni cos da lasciarci alle spalle i termini
integrali e le costanti:

29
{ {
IC IC

{
R1 I 1 + =0 R 1 I C + R 1 I L + =0 R1 I C + R1 I L + R2 I L + L I L =0
C C
IC
I C IC =R2 I L + L I L =0
+ R2 I L + L I L=0 =R2 I L + L I L C
C C I 1= I C + I L
I 1=I C + I L I 1= I C + I L

Deriviamo di nuovo la seconda equazione cos da sostituire I C nella prima e


disaccoppiare il sistema:

{
R 1 I C + R 1 I L + R2 I L + L I L=0
I C =C R 2 I L +CL I L C R1 R 2 I L +C R1 L I L + R 1 I L + R 2 I L + L I L =0
I 1= I C + I L
Abbiamo quindi un sistema di equazioni differenziali del secondo ordine mediante una
sola equazione differenziale omogenea di un ordine superiore. A questo punto
supponiamo che valgano:
R1=R2 =R L=R2 C
Quindi lespressione trovata diventa:
2 2
2C R 2 I L +C2 R3 I L +2 R I L=0 I L + I L + 2 2 I L =0
RC RC
Ricordiamo che il prodotto RC= , che era la costante di tempo di carica di un
condensatore. Lequazione che dobbiamo risolvere dunque:
I L + 2 I L + 22 I L =0

Scriviamo il polinomio caratteristico associato e determiniamone le radici:
2 2 2 2
3 + 2+ 2 =0 2 + + 2 =0
( )
Una soluzione risulta 1 =0 . Per ricavare le altre due, scriviamo la formula risolutiva
applicata al termine in parentesi:

2,3 =
2

2
4 8

=
2 2 2 2 1

2

=
1 1
j

La soluzione generale sar una combinazione lineare di una forma esponenziale delle
radici del polinomio caratteristico:
0t (1 + 1 j)t (1 1 j)t
I L ( t )= A e + B e +C e
Adesso si tratta di inserire tre condizioni iniziali per ricavare il valore delle costanti:
1. Per la pima condizione iniziale, ricordiamo quanto detto allinizio, ovvero per la
continuit della corrente nellinduttore la corrente che vi scorre deve essere
nulla allistante t=0 :
I L ( 0 ) =0= A+ B+ C
2. Per la seconda condizione iniziale, ricordando la formula della tensione ai capi
del solenoide, avremo:

30
+
0

+
0

VL
V L (t )=L I L ( t ) I L
Ma abbiamo gi visto che un instante dopo la chiusura dellinterruttore il circuito
risponde come se la maglia dotata della seconda resistenza e del solenoide non
ci fosse. In particolare, dato che in quella zona non passa corrente, la caduta di
tensione ai capi dellinduttore sar uguale a quella ai capi del condensatore, che
sappiamo essere nulla a quellistante:
+
0

+
0

+
0

VC
V L
I L
Quindi deriviamo lequazione della corrente:
1 1 1 1
I L (t )=B 1 + 1 j e( ) ( )
+ j t j t
1 1
(
)
+C( )
j e

E inseriamo la condizione 2:
0=B ( 1 + 1 j)+C ( 1 1 j )
3. Come ultima condizione al contorno potremmo sfruttare il fatto che conosciamo
gi il valore della corrente per condizioni di regime:
E
I L ( t )=
2R
Quindi, calcolando lespressione della corrente per t :
E
A=
2R

Adesso mettiamo a sistema le tre condizioni al contorno per stabilire il valore delle
costanti:

{
E

{ {
A + B+C=0 B+C= E
2R B+C=
1 1 1 1 2R
B (+ j +C
) (
j =0 1


j

)
1

j
B+ B C C=0 j ( BC )=B+C
E E
A= E A=
2R A= 2R
2R
Continuiamo nella risoluzione del sistema:

31
{
E
B= C
2R
E E
2 C=
2R 2R j
E
A=
2R
Dove si deve tenere conto della relazione:
1
j=
j
Per ottenere:

{
E
B= (1+ j)
4R
E (
C= 1 j )
4R
E
A=
2R
Sostituendo nellequazione da risolvere otteniamo:
1 1 1

I L ( t )=
E

E (
1+ j ) e
( + j t
) E ( (
1 j ) e
1
)
j t

2R 4 R 4R
Raggruppiamo meglio i termini per ottenere:

[ ]
t jt t jt

E ( 1+ j ) e e ( 1 j ) e e
I L ( t )= 1
2R 2 2
Possiamo ancora raggruppare un termine esponenziale allinterno della parentesi
quadra:

{ [ ]}
jt jt
t
E e e
I L ( t )= 1e (1+ j ) + ( 1 j )
2R 2 2
Ora svolgiamo i prodotti allinterno della parentesi quadra per ottenere:

{ [ ]}
jt jt jt jt
t
E e e e e
I L ( t )= 1e +j + j
2R 2 2 2 2
Riordiniamo i termini esponenziali:

{ [ )]}
jt jt jt jt

I L ( t )=
E
2R
1e
2
t
e e
+
2
+j
e e
2

2 (
A questo punto ricordiamo la formula di Eulero per lesponenziale complesso:
j
e =cos + j sin
Da cui deriviamo le relazioni importanti:
e j + e j e j e j e j e j
=cos =j =sin
2 2j 2
Da cui, sostituendo nellequazione della corrente, arriviamo finalmente ad avere:

[ ( cos t sin t )]
t
E
I L ( t )= 1e
2R
Facendo un grafico di questa espressione possiamo visualizzare landamento della
corrente nellinduttanza:

32
Che in accordo con le ipotesi precedentemente fatte, dato che il grafico parte da
zero, proprio come ricavato dalla condizione di continuit della corrente attraverso il
solenoide, e tende ad un valore costante e pari a E/2 R per t .
Vediamo adesso un altro tipo di circuito dinamico. Stavolta stato collegato un
interruttore in parallelo ad una delle resistenze, come si vede in figura. Si vogliono
trovare le condizioni iniziali e a regime e ricavare inoltre landamento della corrente
che passa nel condensatore:

Alla chiusura dellinterruttore viene effettuato un corto circuito tra il nodo A e il nodo
C: se la corrente che scorre in quel tratto passasse attraverso la resistenza R2 ci
sarebbe una differenza di potenziale calcolabile con la legge di Ohm, ma ci assurdo
perch sappiamo che il collegamento in corto circuito mantiene una differenza di
potenziale ai capi A e C nulla. In pratica, alla chiusura dellinterruttore, la corrente
bypassa la resistenza R2 e il circuito equivalente a questo:

33
A questo punto si vuole calcolare la corrente che scorre allistante iniziale t=0 nel
condensatore. Bisogna notare che quellistante rappresenta il momento in cui viene
chiuso linterruttore, ma non vero che un istante prima della chiusura
dellinterruttore non passava corrente, perch il circuito era a tutti gli effetti, ancora un
circuito chiuso. Per inserire le condizioni di continuit, dobbiamo prima ricavare il
valore della differenza di potenziale ai capi del generatore e della corrente che
scorreva nellinduttanza immaginando che il circuito a interruttore aperto fosse in
funzione gi da un po da presentare condizioni di regime. Sostituendo il solenoide con
un corto e il condensatore con un aperto, il circuito un attimo prima della chiusura
dellinterruttore era equivalente a questo:

Si vede subito che il circuito dotato di un solo ramo, quindi transiter una unica
corrente un attimo prima della chiusura dellinterruttore. Ricaviamo il valore di tale
corrente scrivendo la legge della maglia applicata a tutto il circuito:

0


0
E=R 1 I 1
Da cui ricaviamo che il valore dellunica corrente che circola nel circuito :


0

I1
Usiamo subito la condizione di continuit della corrente che scorre nel solenoide:
dobbiamo imporre che:
+
t 0 I L (t )

t 0 I L ( t )=lim

lim

Ma abbiamo visto poco sopra che un attimo precedente alla chiusura del circuito
circolava una sola corrente, quindi possiamo scrivere:

34

0


0

IL
Quindi scrivendo la prima legge di Kirchhoff applicata al nodo A per il circuito a
interruttore appena chiuso, scriviamo:
+
0

+
0

+
0

+

0

I1
Calcoliamo adesso la differenza di potenziale iniziale presente ai capi del condensatore
V C (0) . Per farlo, scriviamo la legge della maglia per il circuito a interruttore appena
chiuso applicata alla zona di sinistra, e calcolata un istante dopo la chiusura
dellinterruttore:
+
0

+
0

IC
E=R 1 I 1
Da cui si ricava:
+
0
V C ( 0 )=ER1 I 1
I1 :
E conoscendo il valore di
R E R1 R E
V C ( 0 )=E 1 =E 1
R 1+ R 2
= 2 (
R1 + R2 R1 + R2 )
Adesso cerchiamo la legge che ci descriva landamento della corrente nel
condensatore dopo aver chiuso linterruttore. Abbiamo dallo schema del circuito 3
rami, quindi tre correnti incognite, che si snodano da due nodi, quindi possiamo
scrivere una sola equazione del nodo che ci sia utile e dobbiamo scrivere le restanti
due equazioni attingendo alle leggi della maglia. Scegliamo come maglie il rettangolo
di sinistra e il rettangolo di destra del circuito:

{
t
1
E+ R 1 I 1+V C ( 0 ) + I C ( t ' ) d t ' =0
C 0
t
1
I C ( t ' ) d t ' V C ( 0 ) + L I L=0
C 0
I 1=I C + I L

35
Deriviamo le prime due equazioni cos da sbarazzarci delle costanti e dei termini
integrali:

{ { {
IC IC I C
R1 I 1 + =0 R 1 I C + R 1 I L + =0 R1 I C + R1 I L + =0
C C C I C I
IC R1 I C + + R 1 C =0
I L= I C
I C
+ L I L=0 =L I L C LC
C C LC
I 1=I C + I L I 1=I C + I L I 1 =I C + I L

Ci siamo ricondotti ad una equazione differenziale omogenea del secondo ordine:



I C + I C + I C =0
RC LC
Inseriamo la condizione fornitaci L=2 R2 C :

I C + I C + I C =0
RC 2 R2 C2
E ricordando la relazione RC= , si ha:
I C I C
I C + + =0
2 2
Il cui polinomio associato :
2 1 1
+ + 2 =0
2
Ricaviamo le radici:

1,2
1

2
1 1
=
2 2 1 j 1
2
2
1
=
2
(1 j)
La soluzione dellequazione differenziale sar del tipo:
t t
( 1+ j ) ( 1 j )
I C ( t )= A e 2 + B e2
In cui dobbiamo inserire due condizioni al contorno per ricavare la formula completa:
1. I C ( 0 ) =0 la prima condizione al contorno che inseriamo. Valutando
lespressione in zero otteniamo:
A + B=0
2. Inseriamo la seconda condizione al contorno calcolando la derivata della
corrente che scorre nel condensatore al tempo t=0 . Vogliamo calcolare
quindi I C (0) e sostituirla nella derivata della funzione I C ( t) . Cerchiamo
unespressione che ci permetta di valutare in zero la derivata di questa
corrente. Notiamo che nel sistema di equazioni di maglia del circuito avevamo
scritto:
IC
R1 I C +R1 I L + =0
C
Valutiamo in zero questa espressione:
I C (0)
R1 I C (0)+ R1 I L (0)+ =0
C
Sappiamo gi (lo abbiamo ricavato allinizio) che I C ( 0 ) =0 . Dalla relazione per
il solenoide si ha:
I L (0)= V L ( 0 )
L

36
Ma, allistante iniziale, avevamo gi visto lo schema di circuito semplificato, cio
si bypassava la resistenza R2 , in maniera da permetterci di affermare che la
caduta di tensione tra i punti A e B e i punti C e B era la stessa:
I L (0)= V L ( 0 ) = V C ( 0 )
L L
Abbiamo gi calcolato V C (0) . Teniamo conto che le due resistenze siano
uguali: R1=R2 =R :
I L (0)= E = E
2 L 4 R2 C
Da cui, otteniamo:
E E
R1 I C ( 0 ) + R1 2
=0 I C ( 0 )=
4R C 4 R2C
Una volta ottenuta la condizione al contorno deriviamo lespressione I C ( t) e
valutiamola in 0:
I C ( 0 ) = E = A ( 1+ j ) B ( 1 j )
4 R C 2 2
2

Mettendo a sistema le due condizioni al contorno otteniamo:

{ { {
A=B A=B A=B
E A B E B B B E
= ( 1+ j ) ( 1 j ) = ( 1+ j ) (1 j) j =
4 R C 2 2 4 R C 2 2 4 R2C
2 2

E otteniamo:

{ {
E
A=B A= j
4R
E RC
R= j E
4 R2 C B= j
4R
Sostituiamo nella funzione I ( t) :
C
t t t t
E 2
j
2 E 2
j
2
I C ( t )= j e e +j e e
4R 4R
Raggruppando:
t t t
I C ( t )=
E 2
4R
j
( j
e j e 2 j e 2 )
Ricordando la formula di Eulero otteniamo, infine:
t
E 2 t
I C ( t )= e sin
2R 2
Che ha un andamento di questo tipo:

37
La corrente ha in pratica un andamento smorzato: si vede nel grafico che in accordo
con quanto predetto, la corrente nel condensatore allistante iniziale deve essere nulla
ma deve annullarsi anche per t , in condizioni di regime. Questo deve succedere
per rispettare la condizione di continuit della differenza di potenziale, dato che se la
corrente continuasse a crescere allora la differenza di potenziale aumenterebbe
sempre di pi fino a rendere il condensatore addirittura pi carico della batteria,
provocando unesplosione.
Numeri complessi
Introduciamo qualche nota a proposito dei numeri complessi dato che il loro impiego ci
torner molto comodo per lo studio dei circuiti, specialmente quelli in corrente
alternata, che vedremo qualche pagina pi avanti. Un numero complesso si presenta
nella forma:
z=a+ j b
Dove, rispettivamente:
a=R e ( a+ jb ) b=I m(a+ j b)
E dove si indicata con j lunit immaginaria, definita storicamente come quel
numero tale che:
2 1
j =1 j=
j
Un numero complesso si pu rappresentare in un diagramma R e ( z ) , I m ( z ) in questo
modo:
Dove si possono ricavare alcune relazioni fondamentali
grazie alla trigonometria per passare da componenti a
modulo:
b
r= a 2+ b2 arctan =
a
O viceversa, da modulo a componenti:
a=r cos b=r sin
E valida anche la formula di Eulero, che riguarda
lidentit tra un numero complesso scritto in forma
canonica e un numero complesso scritto in forma esponenziale. Grazie a questa
relazione si pu quindi compiere il passaggio da una forma allaltra, anche
trigonometrica:
a+ jb=r e j =r ( cos + j sin )
Che una formula molto importante perch ci permette di scrivere lo stesso numero
complesso in tre forme equivalenti ma di diversa natura. Vediamo come calcolare il

38
modulo di un numero complesso in ognuna di queste forme. Cominciamo dalla forma
caratteristica:
|a+ j b|= a2+ b2=r
Per la forma esponenziale avremo:
|r e j |=r
E per la forma trigonometrica avremo:
|r ( cos + j sin )|=r
Grazie allequivalenza trigonometrica si pu anche riconoscere che:
j j j j j j
e +e e e e e
=cos =j =sin
2 2j 2
Metodo dei fasori
Supponiamo di avere una tensione variabile nel tempo prodotta da un generatore di
tensione alternata, che possiamo scrivere nella forma:
v ( t )=V 0 cos(t+ )
Dove detta pulsazione e la fase. Allora, la stessa tensione alternata si
pu scrivere come:
^ e j t
v ( t )=V 0 cos( t+ )=R e ( V 0 e j e j t ) =V
Dove abbiamo definito il fasore della tensione la quantit:
^ =V 0 e j
V
Ovviamente lo stesso discorso vale anche per un generatore di corrente alternata:
i ( t )=I 0 cos(t + )=R e ( I 0 e j e j t ) = ^I e j t
Dove abbiamo definito il fasore della corrente la quantit:
^I=I 0 e j
Definiamo limpedenza come una generalizzazione di una resistenza nel caso che si
abbiano delle grandezze alternate.
1. Consideriamo limpedenza fornita da una resistenza e vediamo se valida la
legge di Ohm:
^ e j t =R ^I e j t V
v ( t )=R i ( t ) V ^ =R ^I
Abbiamo verificato che resta valida la legge di Ohm considerando i fasori della
tensione e della corrente. Limpedenza definita come il coefficiente da
moltiplicare al fasore della corrente per ottenere il fasore della tensione, per cui
nel caso di una resistenza, vale:
Z R=R
2. Consideriamo ora il caso di un solenoide. La legge del solenoide per la caduta di
tensione ai capi , come nel caso continuo:
d i (t )
v ( t )=L
dt
Da cui sostituiamo le grandezze alternate con la scrittura dei fasori per
ottenere:
^ e j t =L d ( I^ e j t )
V
dt
Dobbiamo quindi derivare i termini in parentesi. Lo facciamo ricordando che
^I , per come lo abbiamo definito, non dipende dal tempo, quindi si comporta
come un termine costante:
^ e j t = jL I^ e j t V
V ^ = ( j L ) I^
Limpedenza relativa ad un solenoide quindi:
Z L= j L

39
Limpedenza di un induttore non ha quindi parte reale e dipende dalla
frequenza. Si nota allora che se la corrente da alternata diventasse continua,
allora:
lim j L=0
0
E limpedenza sarebbe nulla. Calcoliamo il modulo dellimpedenza del solenoide
passando alla forma canonica:
Z L=0+ j ( L ) |Z L|=reattanza induttiva=L =arctan
[ ]
L
0
=
2
Scriviamo la legge di Ohm relativa allinduttore esplicitando i fasori:
^ =Z ^I V e j e j t = jL I e j e j t
V V I
L 0 0
Che risulta verificata se sono uguali la parte reale e la parte immaginaria:

{ {
V0
=L
V 0=L I 0 I0
V =arg( j L)+ I
V = + I
2
3. Adesso passiamo al caso del condensatore. La relazione valida per la differenza
di potenziale ai capi , come nel caso continuo:
t
1
v ( t )= i ( t ' ) dt '
C 0
Nel dominio dei fasori, questa espressione diventa:
t
^ e j t = 1 I^ e j t dt '
'

V
C 0
Passando ad integrare, si ottiene:
^ = 1 I^
V
j C
Da cui, limpedenza per un condensatore sar:
1 j
ZC = =
j C C
Il modulo e largomento saranno, riscrivendo in forma canonica:
Z C =0+ j ( C
1
) |Z |=reattanza capacitiva= C1 =arctan ( 01
L
C ) 2
=

Scriviamo la legge di Ohm relativa al capacitore esplicitando i fasori:


^ =Z C I^ V 0 e j e j t= j I 0 e j e j t
V V C

C
Che verificata solo se sono uguali le parti reali e le parti complesse:

{ {
I0 I
V 0= V 0= 0
C C
j
V =arg
C ( )
+C V=
2
+C

Vediamo le impedenze in una tabella:


Resistenza R
Induttanza j L
Condensatore 1 j
=
j C C
La differenza di potenziale ai capi dei principali elementi circuitali, insieme alle relative
fasi, sono:
Elemento Corrente sinusoidale Tensione sinusoidale

40
ampiezza fase ampiezza fase
Resistenza I0 R I0
Induttanza I0 L I 0
+
2
Condensatore I0 I0

C 2
Ripassiamo con una tabella le operazioni di equivalenza in serie/parallelo:

Req =R1 + R2 1 1 1
= +
R eq R 1 R2

1 1 1 C eq=C 1+ C2
= +
C eq C 1 C2

Leq =L1 + L2 1 1 1
= +
Leq L1 L2

Z eq =Z1 + Z 2 1 1 1
= +
Z eq Z 1 Z 2
Legge di Ohm generalizzata
Abbiamo visto che la legge di Ohm continua a valere anche in condizioni di corrente
alternata: in particolare, entrando nel dominio dei fasori, avremo:
^ =Z I^
V
Definito il fasore della tensione come:
^ =V 0 e j t e j
V V

Definito il fasore della corrente come:


^I =I 0 e j t e j I

41
E definita limpedenza come:
j
Z =R + j X=|Z|e
Dove la fase largomento del numero complesso Z , ovvero:
X
=arctan
R
Allora, la differenza di potenziale che intercorre nel tratto di circuito in cui si conosce la
lampiezza della corrente e limpedenza col relativo sfasamento si ricava:
V 0 e j t e j =I 0|Z|e j t e e j
V I

Questa equazione a questo punto d luogo a due equazioni, una per la parte reale,
che ci d il modulo reale della differenza di potenziale o della corrente, e una per la
parte immaginaria che ci d la relazione che intercorre tra le fasi presenti nel circuito:

{V 0=I 0|Z|
V = I +
E quindi uno strumento importantissimo che ci consente di ricavare le cadute di
tensioni e le correnti che scorrono in determinate zone del circuito a partire,
praticamente, dalla conoscenza dellampiezza della tensione applicata e delle
impedenze degli elementi circuitali. Vediamo attraverso alcuni esempi come usare i
principi visti fino ad ora in corrente alternata. Per prima cosa studiamo il caso di una
serie RC:

Limpedenza equivalente risulta:

{ 1
|Z eq|= R 2+
j C2 2
Z eq =R
C 1
=arctan
RC ( )
Dalla legge di Ohm generalizzata:
1
V

(
V 0 e j = R j
C
I0 e j ) I

Da cui, la corrente che scorre attraverso questi due elementi circuitali sar:

{
V0
j V j V I0 =
V0e V0e
I0 e j =
I

( R j
1
C )
I0 e j = I

1
R2 + 2 2 e
C

1
R2 +
C2
I V =
2

La differenza di potenziale agli estremi della resistenza sar:


I

{
V R e j =R I 0 e j V R=R I 0
V

V = I R

Che ci fornisce il modulo della caduta di potenziale e ci dice anche il vettore rotante
della differenza di potenziale ai capi della resistenza allineato nel tempo al vettore
rotante della corrente. La differenza di potenziale ai capi della capacit sar invece:

42
{
I0
1 1
V C=
VCe
j V
= j
j
I0e = e I 2
I 0e
j I
C
C C
V = I C
2
Consideriamo adesso una serie tra una resistenza e un solenoide:

Limpedenza equivalente risulta:

Z eq =R+ jL
{
Dalla legge di Ohm generalizzata:
|Z eq|= R2 +2 L2
=arctan
L
R

V 0 e j =( R+ jL ) I 0 e j = R2 + 2 L2 I 0 e j +
V I I

Ricaviamo il valore della corrente che attraversa il circuito:

{
V
V0 I 0= 2 0 2 2
I 0 e j + = j
I
e V

R2 + 2 L2 R + L
I =V
La tensione ai capi della resistenza :
VRe
j V R I

{
=R I 0 e j V R =R I 0
V R = I
La tensione ai capi del solenoide :

{
j
V L =L I 0
j V
VLe = j L I 0 e j =L e 2 I 0 e j
L I I

V = I +
L
2
In cui si vede che la fase della caduta di tensione ai capi del solenoide ritardata
rispetto alla fase della corrente circolante.
Vediamo adesso un circuito RLC in parallelo, come nella figura sotto. Si noti che grazie
alla presenza del nodo, le correnti che scorrono nel solenoide e nella capacit sono
diverse, ma sono identiche le differenze di potenziali ai capi degli stessi elementi
circuitali a causa del loro collegamento in parallelo. E importante imparare a risolvere
elementi in serie e in parallelo in maniera tale da semplificare di molto i calcoli.
Nellesempio sotto, quindi, avremo come incognite, immaginando di conoscere la
tensione iniziale fornita dal generatore, 3 correnti (la corrente che attraversa la
resistenza si biforca infatti nella corrente che scorre nel solenoide e nel capacitore) e 2
differenze di potenziale, quella ai capi della resistenza e quella ai capi del parallelo:

43
Per calcolare limpedenza totale prima risolviamo il parallelo tra il solenoide e il
condensatore:
1 1 1 1 1 ( 2 LC1 ) L
= + =
Z LC Z L Z C j L
+ j C= j C
L
=j
L
Z LC = j (
12 LC )
A questo punto risolviamo la serie tra limpedenza della resistenza e limpedenza in
parallelo appena ricavata:

{
2 L2 2
L |Z eq|= R +
Z eq =Z R + Z LC =R+ j 2
( 1 2 LC )
1 LC L
=arctan
R2 RLC
Dalla legge di Ohm generalizzata:
V 0 e j =|Z eq|e I 0 e j
V I

Avendo trasformato il parallelo in una serie, si pu voler ricavare il valore della


corrente che scorre in generale nel circuito:

{
V
V 0 j
j I I 0= 0
I0 e = e |Zeq|
V

|Z eq|
I =V
La tensione ai capi della resistenza :
V R e j =R I 0 e j V R=R I 0
VR

V = I
I

{ R

La tensione ai capi del parallelo sar:

V LC e
j V LC
=j
L
2
1 LC
j jIV
I 0 e =|Z LC|e I 0 e LC =
( 1
2 L2
2
LC )
2 0 | LC| 0
I =Z I
LC

V LC = I + LC
La corrente nellinduttanza si ottiene tenendo conto del potenziale ai capi del parallelo
I

{
e dellimpedenza relativa, ovviamente, alla stessa induttanza:

{
V |Z LC| I 0

V LC j j +
I L = LC =
V LC e
j V LC
= j L I L e
j I L 2
=L e I L e
j I L
e =I L e 2
VLC L
IL
|Z L|
L
I =V L
2 LC

Allo stesso modo, la corrente che scorre nella capacit sar data da:

44
{
I C =V LC C
j V LC j j 1 2 j I j VLC
j I
2
V LC e IC e = e IC e V LC C e =I C e
C

= IC C


C C IC =V +
LC
2

Partitore di tensione
Si chiama partitore di tensione un dispositivo strutturato come questo:

Che consiste nellintroduzione di un ramo del circuito nel tratto che si trova tra due
elementi circuitali passivi collocati in serie (resistenze, nellesempio). Dato che le due
resistenze R1 ed R2 sono collegate in serie, la corrente che vi scorre sar la
stessa:
I=I 1 =I 2
Per la legge di Ohm, inoltre, la tensione ai capi di ognuna delle due resistenze sar:
V 1=R1 I V 2=R2 I
Per la legge della maglia applicata al nostro semplice circuito, otteniamo che:
V 0=V 1 +V 2

45
Quindi, sostituendo le leggi di Ohm in questultima relazione:
V0
V 0=( R 1+R 2) I I =
R 1+ R 2
La tensione ai capi del secondo resistore, che coincide con la tensione spillata V ,
sar quindi:
R2
V 2=V =V 0
R1 + R2
Questo schema molto utile e naturalmente non valido solo per le resistenze, ma
funziona per qualsiasi elemento circuitale dissipativo, quindi perfetto anche per le
impedenze. Dato uno schema di questo tipo:

Diciamo allora che:


V0 Z2
I= V =V 0
Z 1+ Z 2 Z 1 +Z 2
Partitore di corrente
Allo stesso modo del partitore di tensione, il partitore di corrente uno schema
speciale allinterno di un circuito che permette di ottenere la corrente elettrica che
scorre in un elemento dissipativo di un circuito qualora questo fosse collegato in
parallelo con un altro elemento, come nello schema sotto:

Per la legge del nodo applicata a quello pi in alto otteniamo che:


I=I 1 +I 2
La legge di Ohm ci assicura, invece, che i due componenti si trovino alla stessa
differenza di tensione:
V 1=V 2 R1 I 1=R 2 I 2
Sostituendo, ad esempio, I 1 =I I 2 si ottiene:
R1
R 1 I = ( R 1+ R 2 ) I 2 I 2 = I
R 1+ R 2

46
Nel caso di n resistenze in parallelo, la formula diventa:
1
Rn
I n= I
1 1
+ +
R1 Rn
Lo stesso schema applicabile naturalmente anche al caso pi generale possibile,
qualora nel circuito vi fossero delle impedenze. La formula risolutiva generale diventa
dunque:
Z2
I1 = I
Z 1+ Z 2
Vediamo ad esempio questo schema di circuito:

Si deve notare che i due circuiti sono a tutti gli effetti equivalenti: scrivendo la legge
del nodo per uno dei due nodi del circuito di sinistra la corrente inizialmente presente
nel circuito si biforca allo stesso modo che nel circuito di destra. Ricaviamo intanto le
impedenze degli elementi:
1 j RC +1
Z R=R Z C = Z R + Z C=
jC jC
Supponiamo di conoscere la tensione iniziale oscillante fornita dal generatore.
Risolviamo ora il parallelo di impedenze per trovare la corrente I che scorre nel
circuito prima di biforcarsi:
1 1 1 1 1+ j RC R
= + = + j C= Z RC =
Z RC Z R ZC R R 1+ j RC
Moltiplichiamo e dividiamo per il complesso coniugato cos da avere lunit
immaginaria solo a numeratore:

{
R
Z RC =
R 1 j C R j RC
= |Z RC|=
1+ j C 1 j C 1+2 C2 1+2 R2 C2
=arctan C
Scrivendo poi la legge di Ohm si ottiene:

{
V0
j V 0 j I I=
V0e =|Z RC|e I e |Z RC|
I =V 0

Dunque una volta nota la corrente in ingresso nel parallelo calcoliamo tramite il
principio dei partitori i due valori delle correnti nel condensatore:
ZR j RC
IC = I= I
Z R +Z C 1+ j RC
E nella resistenza:

47
ZC 1 1
I R= I= I I R= I
ZR+ ZC 1+ jRC 1+ 2 R2 C2
Verifichiamo che lo stesso risultato si poteva ottenere anche attraverso considerazioni
simili. Potremmo calcolare, ad esempio, la differenza ai capi del parallelo: sia la
resistenza sia il condensatore si troverebbero poi a tale differenza di tensione e
potremmo applicare la legge di Ohm per ricavare la corrente che vi transita.
Calcoliamo la caduta di tensione ai capi del parallelo:
R
V RC e j C =|Z RC|e I e V RC =|Z RC| I =
I
I
1+ 2 R 2 C 2
A questo punto usiamo la legge di Ohm applicata alla resistenza:
V RC 1
V RC =|Z R| I R I R = = I
|Z R| 1+ 2 R2 C2
Si vede che i due risultati ottenuti mediante due procedimenti diversi (anche se figli,
pi o meno, dello stesso ragionamento) convergono allo stesso valore.

48
Circuiti in corrente alternata
Il primo circuito che studiamo in corrente alternata un circuito che presenta una
resistenza e un solenoide, come nello schema disegnato in figura:

Dove il generatore di tensione genera un segnale sinusoidale. Infatti, sempre vero


che:

cos t =sin ( 2 +t )=sin ( 2 t )


Scriviamo lequazione di maglia del circuito per ricavare lequazione della corrente che
scorre nella resistenza e nellinduttanza:
( t )=RI + L I (1)
Che una equazione differenziale del primo ordine non omogenea, la cui soluzione
risulta essere la somma della soluzione generale dellomogenea associata e della
soluzione particolare dellequazione completa. La soluzione dellomogenea destinata
a tendere a zero per t : si chiama allora soluzione transiente. Il termine
omogeneo dunque evanescente, lunica soluzione destinata a non annullarsi a
regime la soluzione oscillante con la stessa pulsazione di quella fornita dal
generatore. Chiamiamo I ( t) una funzione a valori complessi che soluzione
dellequazione differenziale:
( t )=R I + L I (2)
Con ( t) funzione a coefficienti complessi e tale che ( t )=R e { (t ) } . Allora, risulta
verificato che la soluzione particolare I P (t) che ricaviamo sar la parte reale della
soluzione dellequazione di partenza:
I P ( t ) =R e { I ( t ) }
Infatti, scriviamo la funzione ( t ) :
j t
( t )=V 0 cos t ( t )=V 0 e
E definiamo il vettore di Frsnel come somma della soluzione reale e della soluzione
immaginaria:
I F =I I + I R
Allora, riscrivendo lequazione otteniamo:
d
R I + L I =R ( j I I + I R ) + L ( j I I + I R )
dt
Cio:
d d
R I R+ L
dt ( )
I R + j R I I + L I I = ( t )= + j I
dt
Si vede dunque, che la parte reale della soluzione dellequazione non omogenea, ma
complessa:
d
R I R+ L I = ( t )
dt R

49
E proprio la soluzione che cerchiamo, quindi si pu scrivere:
I R ( t ) =R e { I ( t ) }=I P ( t )
Dunque cerchiamo una soluzione particolare dellequazione (2). Decidiamo di cercare
una soluzione particolare di tipo esponenziale:
I ( t )= ^I e j t
Quindi inseriamola nei termini dellequazione sopra:
R I^ e j t + j L ^I e j t=V 0 e j t (3)
Che deve essere valida per tutti gli istanti di tempo t 0 . In particolare, se t=0 , si
ottiene:
( R+ j L ) ^I =V 0
Da cui si ricava che:
V0
^I =
R+ j L
E sostituendo di nuovo nellequazione (3) si ottiene:
V 0 e j t =V 0 e j t
Dove, in accordo a quanto predetto, la pulsazione della soluzione oscillante che
permane nel tempo la stessa di quella del generatore. Allora, abbiamo ottenuto che:
V0
I ( t )= ^I e j t = e j t
R+j L
La soluzione che verifica lequazione di partenza (1) sar dunque la parte reale di
questa soluzione particolare nel dominio immaginario. Si deve quindi calcolare:

Re { V0
R+ j L
e j t }
Moltiplichiamo e dividiamo intanto per il complesso coniugato:

Re { V0
R+ j L } {
e j t =R e
V0

R j L j t
R+ j L R j L
V
}
e = 2 02 2 R e {( R j L ) e j t }
R + L
Trasformiamo in esponenziale il numero complesso scritto in forma canonica per
ottenere:

{( R + L ) e }
L
V0 2 2 2
j arctan L V
2 2 2
Re R
e j t =arctan = 2 0 2 2 R e {e j t }
R + L R R + L
Trasformiamo il termine esponenziale in un termine trigonometrico e prendiamone la
parte reale:
t
()
cos t )+ j sin
(

V0 V
R e {e }= 2 0 2 2 R e
j t

R + L
2 2 2
R + L
Abbiamo quindi ottenuto che la parte reale della soluzione particolare dellequazione
completa immaginaria risulta essere la soluzione dellequazione di partenza:
V0
I ( t )= cos ( t )
R + 2 L2
2

50
Esaminiamo ora un altro tipo di circuito, che presenti resistenza, condensatore e
solenoide. Il circuito RLC standard a corrente alternata si presenta allora come:

Scriviamo subito lequazione di maglia:


t (1)
( t )=RI +L I + I ( t ' ) d t '
0
A questo punto trasformiamo questa equazione integro-differenziale a coefficienti reali
in una equazione a coefficienti complessi, di cui andremo a cercare la soluzione
particolare, per poi considerare solo la parte reale come soluzione dellequazione di
maglia reale:

t (2)
( t )=R I + L I + I ( t ) d t
' '

0
Dato che (t ) una funzione del tipo ( t )=V 0 cos ( t ) , scriviamo ( t )
aggiungendo anche la parte immaginaria:
( t )=V 0 e j t

51
Cerchiamo una soluzione di tipo:
I ( t )= ^I e j t (3)
Inseriamo questa soluzione nellequazione (1) per ottenere:
j t 1 j t
j t j t
V 0 e =R ^I e + j L I^ e e +
j C
Che valida per ogni istante t 0 . In particolare, per t=0 si ha:
1 ^
(
V 0= R+ j L+
j C
I )
Da cui:
V0
^I =
R+ j L+1/ j C
E sostituendola nella (2) si ottiene:
V0 (4)
I ( t )= e j t
R + j(L1/C )
Equazione della quale si deve prendere solo la parte reale per avere la soluzione
dellequazione (1):

I ( t )=R e
{ R+ j L (
V0
1
) }
e j t =
R2 + L(
V0
1
2

)
{[
R e R j L ( 1
C )]
e jt
}
C C
Trascrivendo il numero complesso in forma canonica:

I ( t )=
2
R + L (
V0
1
C
2

)
Re {[ 2
R j L( 1
C
e )
2 j arctan
(LC1 )
R
] }
e
j t

A questo punto effettuiamo una sostituzione per alleggerire la notazione:


(L1/C)
=arctan
R
E lespressione diventa:
V0
I ( t )= R e { e j ( t ) }


2
1
R 2+ L ( C )
Trascriviamo lesponenziale complesso in forma trigonometrica:
V0
I ( t )= R e { cos ( t ) + j sin ( t ) }


2
1
2
R + L
C ( )
E infine, prendendo solo la parte reale otteniamo il risultato conclusivo:
V0 (5)
I ( t )= cos ( t )


2
1
R 2+ L ( C )
Calcoliamo limpedenza complessiva del circuito. Abbiamo quindi la serie di una
resistenza, un solenoide e un condensatore, quindi:
1
Z eq =Z R + Z L + Z C =R+ j L ( C )
Il cui modulo risulta essere:

52

2
1
2
|Z eq|= R + L C ( )
Sostituendo nellequazione (5), lequazione che descrive landamento della corrente
nel circuito diventa:
V0 (6)
I ( t )= cos ( t )
|Z eq|
Notiamo che la funzione che descrive il modulo dellimpedenza ha un andamento di
questo tipo:

E cio, il modulo dellimpedenza risulta massimo se 0 e se . In


particolare, se 0 la corrente alternata privata della sua pulsazione caratteristica
diventa, in pratica, una corrente continua: a questo punto sappiamo che in condizioni
di regime la corrente che passa nel condensatore tende ad essere nulla; inoltre anche
la differenza di potenziale ai capi del solenoide tenderebbe a crescere sempre di pi;
per queste due ragioni, quindi, limpedenza risulta massimizzata; se invece la
pulsazione tendesse ad essere infinita, la funzione corrente avrebbe un andamento
con variazioni talmente brusche da risultare quasi discontinue: per questo non
accettabile, in disaccordo con le leggi di continuit della corrente e del potenziale. Il
minimo dellimpedenza, invece, risulta verificato se:
1 1
min|Z eq|=L =0 =0=
C LC
In cui 0 ha un significato molto importante, ed chiamato frequenza di risonanza:
il valore per cui limpedenza risulta minimizzata, e quindi lampiezza della corrente
risulta massima. Qualche parola va spesa anche per il fasore della corrente elettrica
che scorre nel circuito. Sappiamo che:
I ( t )=R e { I^ e j t }
A questo punto, il modulo e largomento del fasore contribuiscono a due aspetti
diversi. In particolare:

53
|^I|=ampiezza della corrente=I 0


^
} I }=sfasamento arg
Vediamo come cambia lampiezza della corrente in funzione dellimpedenza,
grandezza che a sua volta dipende dalla pulsazione della corrente:
V V0
I 0 =|^I|= 0 =
|Z eq|

2
1
2
(
R + L
C )

In cui si vede che il punto di picco proprio situato in concomitanza del valore di
pulsazione di risonanza 0 : lampiezza della corrente risulta quindi massima.
Studiamo adesso la dipendenza della fase dalla pulsazione donda. Abbiamo
definito, durante la risoluzione del circuito, la fase come:
1
( )=arctan
( L
C )
R
Che, riportata in un grafico, risulta come:

In cui il punto di zero della funzione ancora 0 . In condizioni di risonanza, dunque:


1 V0
= 0= I 0= I =0
LC R
Energia e potenza in corrente alternata
54
Detta dq una carica infinitesima che passa attraverso un elemento circuitali ai cui
morsetti sia applicata una differenza di potenziale V AB , lecito chiedersi quale sia il
lavoro compiuto da tale particella. La risposta :
L=V AB dq
A questo punto descriviamo la potenza, intesa come derivata rispetto al tempo del
lavoro effettivo:
L dq (t )
W (t )= =V AB ( t ) =V AB ( t ) I A B ( t )
t dt
Questa relazione molto importante perch valida istante per istante, in qualsiasi
situazione, sia in corrente continua, sia in corrente alternata. Qualora la potenza fosse
una funzione monotona decrescente, continua, allora converge il suo integrale e
possiamo calcolare lenergia tra un istante iniziale e un istante infinito:

U ( t ) = W ( t ) dt<
0
Non ha senso, per, parlare di energia immagazzinata in un tempo infinito nel caso di
funzioni alternate, dato che la funzione bersaglio dei nostri calcoli risulta periodica e
quindi lintegrale sicuramente non converge. Possiamo comunque chiederci quanto
valga lenergia istantanea erogata in certo periodo T :
T
U ( t ) = W ( t ) dT
0
Vediamo dunque come si calcolano le differenze di potenziale ai capi degli elementi
circuitali in corrente alternata:
1. Per un circuito puramente resistivo vogliamo calcolare la differenza di
potenziale ai capi della resistenza R e lenergia dissipata per effetto Joule.

Dalla legge di Ohm in forma complessa ricaviamo:


^ =Z R ^I V 0=Z R I 0 I 0 = V 0
V
R
Dove abbiamo supposto che la tensione e la corrente siano inizialmente in fase
tra loro. Dunque ricaviamo lespressione per la caduta di tensione come:
V R =R e {R I 0 e j t }=R I 0 cos t=V 0 cos t
La corrente la parte reale del fasore corrente, cio:
V0
I R=R e { I 0 e j t }=I 0 cos t= cos t
R
Lenergia dissipata per effetto Joule in un periodo sar quindi:
2 2 2

V 20 2
V 20 R I 20
0 0
2
R 0
1 sin 2t
EJ = V ( t ) I ( t ) dt=R I 0 cos t = cos 2 t= t+
2
2 2 |

0
=
R
=

2. Per un circuito che presenti un solenoide, invece, lo schema questo:

E si avr:

55
^ =Z L ^I V 0=Z L I 0 I 0= V 0
V
j L
Dunque ricaviamo lespressione per la caduta di tensione come:

V L =R e { j L I 0 e j t }=R e { j L V 0 j t
j L }
e =V 0 cos t =L I 0 sin t
La corrente risulter:

I L =R e { jL
e =}
V 0 j t V 0
L
sin t
Da cui, lenergia assorbita/erogata:
2
2
V2 V
E L= 0 cos t sin t= 20 cos2 t =0
L 0 2 L 0
|
3. Per il condensatore, avremo uno schema del tipo:

E scriviamo la relazione:
^ =Z C I^ V 0=Z C I 0 I 0= jC V 0
V
Dunque la differenza di potenziale sar:
I
V R =R e { 1
j C }
j C V 0 e j t =V 0 cos t= 0 sin t
C
E la corrente:
I C =R e { j C V 0 e j t }= C V 0 sin t
Da cui, lenergia assorbita:
2
2

EC =C V 2
0 cos t sin t=C V 2
0 cos t| =0
2
0

0
Abbiamo dunque scoperto che le energie medie in un periodo assorbite o erogate da
condensatori e solenoidi sono nulle in virt della periodicit delle funzioni alternate.
Dunque sar nulla anche la potenza media, dato che si tratta dellintegrale in certo
periodo dellenergia media. Infatti:

=U
W
T
Abbiamo visto che lintegrale in un periodo di funzioni alternate periodiche vale:
T
1 1

T 0
cos (t )cos (t +) dt= cos
2
In particolare, si vede che se lo sfasamento un angolo retto (come per il
condensatore e il solenoide) questo integrale si annulla. Da questo calcolo deduciamo
la legge di Galileo Ferraris, per il calcolo della potenza media assorbita da un
elemento, conosciuta la differenza di potenziale ai capi dellelemento circuitale e la
corrente che lo attraversa:

X = U X = 1 |V^ X||^I X|cos
W
T 2
Quando quindi ci sar richiesta la potenza media utilizzeremo la legge di Galileo
Ferraris lavorando solo col modulo dei fasori della tensione e della corrente e
dellangolo tra loro compreso. Quando invece dovremo calcolare la potenza istantanea
(anche di un elemento dissipativo, perch se vero che la potenza media dovr

56
essere nulla lo stesso non assolutamente vero per la potenza calcolata in un dato
istante) utilizzeremo la definizione di lavoro inteso come integrale del campo elettrico
per uno spostamento di carica.

Teoremi di sovrapposizione
I teoremi di sovrapposizione saranno strumenti utilissimi per la risoluzione di circuiti
che presentino pi di un generatore. Consideriamo un circuito qualsiasi:

Questo circuito presenta due generatori, di cui uno in corrente alternata e uno in
corrente continua e quattro maglie, per quattro incognite indipendenti. Immaginiamo
di scrivere le equazioni di maglia per ognuna di queste quattro. Grazie alla linearit
delle equazioni di maglia possiamo immaginare una matrice colonna per le differenze
di potenziale, un operatore invertibile per le resistenze e unaltra matrice colonna per
le correnti:
[ E ] n= [ R ] m [ I ] n
Che diventa, perci:

{[ ] [ ] [ ]}
I1 0 0
I
[ E ] =[ R ] 0 + 2 ++ 0

0 0 I n

La differenza di potenziale tra due terminali qualsiasi di un circuito lineare pari alla
somma delle differenze di potenziale che si calcolerebbero agli stessi terminali in tutti i
circuiti in cui sia presente una sola corrente alla volta, lasciando cio attivo un solo
generatore di corrente alla volta e sostituendo tutti gli altri generatori di corrente da
un aperto. Si ha anche, invertendo [ R ]1 =[G] :
[ I ] n= [ G ] m [ E ] n
Quindi:

{[ ] [ ] [ ]}
E1 0 0
0 E2 0
[ I ]= [G ] + ++

0 0 En
La corrente che fluisce attraverso un qualsiasi ramo del circuito lineare pari alla
somma delle correnti che fluiscono in quel ramo nei circuiti in cui sia presente una sola
forza elettromotrice alla volta. E come lasciare attiva solo quella sola forza

57
elettromotrice sostituendo le altre con un corto circuito. In pratica questi due teoremi
ci consentono di risolvere un circuito a pi generatori un pezzo alla volta,
immaginando di scomporre il circuito di partenza in pi circuiti in cui viene lasciato
acceso un generatore alla volta sostituendo gli altri con un corto. La corrente risultante
sar, per linearit, la somma delle correnti di ciascuno dei circuiti ottenuti. Vediamo
subito un esempio:

Consideriamo un circuito elettrico in cui siano presenti un generatore di corrente e un


generatore di tensione. Si vuole calcolare, per prima cosa, la corrente che scorre nella
resistenza R2 . Notiamo che una rete elettrica lineare alimentata da pi generatori si
risolve con lapplicazione delle leggi di Kirchhoff valutando un generatore alla volta e
sommando tutti i contributi, grazie alla linearit delle equazioni di Ohm, del nodo e
della maglia. Decidiamo dunque di considerare per primo il circuito ottenuto
eliminando il generatore di corrente e sostituendo al generatore di tensione un aperto:

Dove abbiamo risolto il parallelo tra le resistenze R3 ed R4 inserendo una


resistenza equivalente:
R3 R4
R34=
R3 + R4
A questo punto, per calcolare la corrente che scorre nella R2 non si deve far altro
che scrivere la legge della maglia applicata al circuito:
E
R1 I '2 + R2 I '2 + E+ R34 I '2 =0 I '2=
R 1+ R 2+ R 34
Consideriamo adesso il circuito in cui lasciamo acceso il generatore di corrente e
sostituiamo un aperto al generatore di tensione:

58
In cui abbiamo sostituito una resistenza equivalente alla serie di resistenze R2 ed
R34 :
R3 R 4
R234 =R2 + R34 =R 2+
R3 + R 4
A questo punto notiamo che le due resistenze presenti nel circuito sono entrambe
collegate allo stesso nodo di biforcazione della corrente: come se il circuito le
vedesse messe in parallelo. Possiamo quindi applicare il principio del partitore per
calcolare la corrente che attraversa la resistenza R2 R234 per ottenere:
R1
I '1' = I
R1+ R234 0
Nota la corrente I 0 fornita dal generatore di corrente si pu dunque esprimere la
corrente che attraversa la resistenza R2 in generale come somma delle correnti che
attraversano R2 in questi due circuiti incompleti:
R1 E
I 2 =I '2 + I '2' = I 0
R1 + R234 R 1+ R 2+ R 34
Abbiamo dunque risolto la domanda senza particolari difficolt, utilizzando i potenti
teoremi di sovrapposizione lineare e le solite leggi di Kirchhoff e di Ohm.
Vediamo adesso un esempio un po pi impegnativo. Supponiamo di avere un circuito
dotato di un generatore di tensione alternata e di un generatore di tensione continua,
intervallati da due resistenze, un condensatore e un solenoide. Ci troviamo quindi nella
situazione rappresentata in figura:

Supponiamo che le resistenze siano tra loro uguali: R1=R2 e che il circuito sia in
risonanza con il generatore di tensione alternata. Ci chiediamo quale sia la massima
tensione ai capi dellinduttanza. Se il generatore in risonanza col circuito, sappiamo
dalla teoria che la corrente totale sar in fase con la tensione totale e che deve valere:
I m { Z TOT }=0
Il circuito che vogliamo studiare dotato di due rami di corrente, che saranno le nostre
incognite. Dividiamo dunque il circuito in due sotto-circuiti usando il teorema di
sovrapposizione. Per primo disegniamo il circuito che si ottiene sostituendo il
generatore di tensione costante con un corto. Senza il generatore di tensione
costante, anche la resistenza R2 apparir in parallelo col solenoide e col generatore
in questo modo:

59
Dato che C , L e R2 sono collegate in parallelo, si trovano tutte e tre alla
stessa differenza di potenziale, misurabile ai capi del parallelo. Usando il principio del
partitore si pu ottenere:
Z eq ^
^ 'L =V^ 'R =
V V
2
Z R +Z eq 0
1

Calcoliamo dunque limpedenza equivalente per la serie:


1
1 j 1 1 1 (
R j C
L )
+1
R
Z eq
= jC + = j C
L R
+ =
L R ( ) R
Z eq =
1
(
R j C
L)+1
Da cui, moltiplicando e dividendo per il complesso coniugato si ottiene:
1 1
Z eq =
R

( L ) +1 R j R ( C
=
R j C
L )
2

2
1 1
R j (C ) +1 R j ( C +1 1+ R ( C 1 )
L )
2
L L
A questo punto inseriamo la condizione di risonanza tra il generatore e la corrente nel
circuito:
1 1
C =0 = 0=
L LC
Se la parte immaginaria deve essere nulla, allora la nostra impedenza equivalente
diventa:
Z eq =R
Sappiamo inoltre che limpedenza della resistenza R1 coincide col valore reale della
resistenza. Sostituendo queste ultime relazioni nella formula del partitore di tensione
otteniamo:
^ 'L =V^ 'R = R V^ 0 V 'L = V 0 cos t maxV 'L = V 0 se t=0+2 n
V
R+ R
2
2 2
Calcoliamo anche il valore delle correnti che scorrono attraverso la resistenza R1 e
la resistenza R2 sempre quando la tensione la massima e in regime di risonanza.
Per calcolare I 1 consideriamo la legge di Ohm nel dominio dei fasori che vede la
tensione del generale essere uguale a I 1 moltiplicata per limpedenza della serie
R1 e Z eq . Otteniamo allora:
^0
V ^0
V V V
^I ' 1= = I '1= 0 cos t max I '1= 0
R+ Z eq|I m {Z }=0
2R 2R 2R
eq

La corrente che scorre nella resistenza R2 si ottiene allora dalla legge del nodo:
' '
I =I
2 1

60
Disegnando il secondo circuito sostituendo il generatore di tensione variabile con un
corto otteniamo:

E ancora, sostituendo a questo circuito un circuito equivalente in cui si tenga conto


delle condizioni a regime, sostituendo il condensatore con un aperto e il solenoide con
un corto, si avr:

Per cui si vede bene che la differenza di potenziale ai capi del solenoide (sostituito con
un corto) sar nulla:
V 'L' =0
E che non passa corrente nella maglia del circuito avente resistenza R1 e nellaltra
maglia, scrivendo la legge di Kirchhoff avremo:
E
I '1' =0 I '2' =
R
Rimettendo i pezzi insieme col teorema di sovrapposizione otteniamo:
V0
V L =V 'L +V 'L' =
2
E, per le correnti:
V0 E V
I 1 =I '1 + I '1' = I 2=I '2 + I ''2 = 0
2R R 2R
La potenza dissipata per effetto Joule dalle due resistenze in totale sar allora:
V 0 E V 0 2 E2
2
W J =R I + R I =R
1 1 2
2 2
2 R R 2R
=
R ( )
Adesso calcoliamo la corrente che scorre nel solenoide allistante t=t =2 / . Come
al solito, per il teorema di sovrapposizione si deve considerare prima il circuito in cui si
lasciato acceso il generatore alternata sostituendo allaltro un corto. Sostituendo al
parallelo della resistenza, del condensatore e del solenoide limpedenza equivalente
Z eq saremo nella situazione:

61
In cui il fasore della corrente che scorre nella resistenza R1 sar:
^0
V V cos t
^I ' = = 0
Z 1 + Z eq|= 2R0

La differenza di potenziale ai capi del parallelo sar allora:


^ LRC =Z eq I^ ' =R ^I '
V
A questo punto, ricordando che quando il circuito in risonanza la parte immaginaria
dellimpedenza totale ad essere nulla, e non le singole parti immaginarie delle
impedenze, la corrente che scorre nel solenoide sar:

{
V0
^ ^' I 'L=
^I L= V LRC = R I =R I ' e 2 0 L I ' = V 0 cos t + I ' = V 0 sin t
( )

' V LRC
2
L L
Z L| = j 0 L 2 0 L 2 2 0 L
0
I + V =
L
2
E valutando lespressione della corrente nellistante indicato:
I 'L ( t )=0
Considerando laltro circuito, invece, la trattazione si restringe al caso esaminato due
figure sopra in cui basta scrivere la legge della maglia per ottenere la corrente
costante:

Da cui ricaviamo subito:


E
I ' ' ( t )=
R
La corrente che scorre al tempo t nellinduttore vale dunque:
' '' E
I ( t )=I L ( t ) + I L ( t )=
R

62
Teorema di Thvenin
Il teorema di Thvenin afferma che una qualunque rete vista dallesterno e
considerata a partire da due poli A e B equivalente ad un generatore di tensione
ideale in serie ad una impedenza equivalente dove il generatore ideale si trova ad una
tensione V TH che pari alla tensione tra i capi A e B misurata a circuito aperto, e
limpedenza equivalente si ottiene sostituendo ai generatori di corrente un aperto e ai
generatori di tensione un corto. Si suppone quindi che tutta una zona del circuito,
dotata di svariati elementi circuitali, sia racchiusa in una scatola nera, in cui non
conosciamo niente se non limpedenza equivalente e la differenza di potenziale tra
due punti A e B dove immaginiamo di tagliare il circuito. Vediamo subito un esempio.
Supponiamo di voler analizzare un circuito fatto in questo modo:

Calcoliamo innanzitutto la tensione ai capi dei punti A e B. Dato che la zona del
circuito che comprende la resistenza R1 un circuito aperto, allora nessuna
corrente scorrer in tale resistenza. Considerando lunica maglia, allora avremo:
E
E=( R 4 + R3 + R2 ) I I =
R 2+ R 3 + R 4
Dato che non scorre nessuna corrente nella resistenza R1 , allora la differenza di
potenziale tra i punti A e B sar uguale alla differenza di potenziale presente ai due
nodi del circuito (abbiamo, in pratica, applicato il principio del partitore di tensione):
R2 + R3
V AB=V TH =( R2 + R3 ) I = E
R 2+ R 3 + R 4
A questo punto, per calcolare la resistenza equivalente di Thvenin, ridisegniamo il
circuito sostituendo al generatore di tensione un corto circuito, considerando che il
circuito vede le resistenze come se una corrente entrasse dal nodo A e uscisse dal
nodo B:

63
Che, tenuto conto di quanto detto finora, seguendo il verso della corrente immaginaria
che entra da A e esce da B, risulta essere equivalente a questo:

Si deve quindi calcolare la serie tra R1 e il parallelo di ( R 2 + R3 ) e R4 :


( R2 + R3 ) R 4
RTH =R 1+
R2 + R3 + R 4
Applicando il teorema di Thvenin, allora, possiamo scrivere il circuito di partenza
come uno equivalente fatto cos:

Teorema di Norton
Il teorema di Norton afferma una rete circuitale lineare considerata tra due nodi A e B
equivalente ad un generatore reale di corrente la cui corrente impressa pari alla
corrente di cortocircuito calcolata cortocircuitando i due nodi A e B che viene posto in
parallelo con una resistenza equivalente che pu essere calcolata sostituendo i
generatori di tensione con un corto e i generatori di corrente con un aperto.
Riprendiamo lesempio di prima:

64
La corrente di cortocircuito si ottiene mettendo in corto i nodi A e B. Eseguiamo quindi
questo collegamento e otteniamo:

La corrente totale che scorre nel circuito sar dunque:


E E ( R1 + R2 + R3 )
I TOT = = = E
Req R 1 ( R 2 + R 3 ) R 1 ( R 2 + R 3 + R 4 ) + R 4 ( R 2 + R3 )
R4 +
R1 + R2 + R3
Adesso, applicando il partitore per ricavare la corrente di cortocircuito, cio in pratica
quella che passa dalla resistenza R1 , otteniamo:
R2 + R3 R2 + R3
I CC = I TOT = E
R 1 + R 2+ R 3 R 1 ( R 2 + R 3 + R 4 ) + R 4 ( R2 + R 3 )
La resistenza equivalente, ottenuta mettendo un corto al posto del generatore di
tensione e immaginando che una corrente immaginaria fluisca dal nodo A al nodo B,
avr la stessa espressione che nellesempio precedente:
( R 2+ R 3 ) R 4
RN =R1 +
R 2 + R3 + R 4
Possiamo quindi costruire un circuito equivalente a questo che sia formato dal
parallelo tra un generatore di corrente e una resistenza equivalente, come mostrato
sotto:

65
Circuiti a filtro passa-alto
Consideriamo un circuito di questo tipo:

E immaginiamo di prelevare una tensione in uscita V OUT =V AB=V R . Tale tensione si


pu scrivere nel dominio dei fasori come:
^ R =R ^I
V
Dove il fasore della corrente che scorre nel circuito si pu ricavare come:
^ ^0
^I = V 0 = V
Z RC j
R
C
Dunque il fasore della tensione in uscita si scrive:
^ R= R ^ 0 V
^ OUT = A () V
^
V V
j
R
C

66
Definiamo quella grandezza che, moltiplicata per la tensione in ingresso, fornisca la
tensione in uscita, come funzione di trasferimento tipica del circuito. Tale funzione un
numero complesso, di cui calcoliamo il modulo e la fase:
RC 1
| A ( )|= A () =arctan
1+ 2 R 2 C 2 RC
Facendo un grafico otteniamo:

Si vede dunque che:


1 RC
lim =1
1+ 2 R2 C2
Questo circuito in pratica preserva le grandi, quindi diciamo che fa passare le alte
frequenze e attenua le frequenze pi basse: si dice dunque circuito passa-alto.

Circuiti a filtro passa-basso


Il duale del circuito passa-alto sar ovviamente il circuito passa-basso, ottenuto con lo
stesso schema del precedente, ma scambiando la resistenza con il capacitore: in
pratica si va a prelevare la tensione in uscita non pi agli estremi di una resistenza,
ma ai morsetti di un condensatore come mostrato in figura sotto:

Dunque avremo:
1
^ AB=V^ OUT =Z C ^I = jC V
V ^0
1
R+
jC

67
In cui la funzione trasferimento del circuito risulta essere:
1
^
V j C 1
^
A ( ) = OUT = =
^
V 1 1+ j RC
R+
j C
Calcolandone il modulo e la fase otteniamo:
1
| A ( )|= A ( )=arctan ( RC )
1+ 2 R 2 C 2
Facendo un grafico del modulo della funzione di trasferimento otteniamo:

In cui si vede che:


1
0+ =1
1+ 2 R2 C2
1
lim lim =0

1+ 2 R 2 C 2

Dunque stavolta sono le frequenze pi basse ad essere privilegiate, in quanto il


circuito tender ad estrarre in uscita le frequenze pi basse e ad attenuare quelle pi
alte.

Trasformatore ideale di corrente


Supponiamo di affiancare due circuiti in questa maniera:

Supponiamo che il flusso del solenoide L1 riesca in qualche modo ad essere


concatenato anche con il solenoide L2 : questo pu avvenire, per esempio:
1. Avvolgendo le spire dei solenoidi sopra ad un unico testimone in maniera tale
che le spire del solenoide L1 e del solenoide L2 risultino coassiali;

68
2. Avvolgendo le spire del solenoide L1 e del solenoide L2 su un unico nucleo
ferromagnetico: dato che le linee di campo magnetico generato dalluno e
dallaltro solenoide devono essere chiuse per la seconda legge di Maxwell, allora
necessariamente dovranno concatenarsi:

Ricordiamo allora la definizione del coefficiente di mutua induzione:


|M |= L1 L2
In cui, se =1 laccoppiamento perfetto, i due flussi si concatenano
perfettamente e il coefficiente di mutua induzione risulta essere massimo. In
particolare, grazie alleffetto di mutua induzione, avremo una forza elettromotrice
indotta anche sul circuito secondario, ovvero quello accoppiato al primario, anche se
risulta essere un circuito aperto, senza generatori di tensione. Scriviamo la legge
caratteristica del primario e del secondario:

{
d d
E ( t )=R I 1+ (
B1 ) =R I 1 + ( L1 I 1+ M I 2 )
dt dt
d
EIND = ( L2 I 1 + M I 1 )
dt
Nel dominio dei fasori queste relazioni diventano:
^
{
^ =R ^I 1+ j L1 ^I 1
E E
^I 1=
^
EIND = j M I^ 1 R + j L1
A questo punto notiamo che in condizioni ideali le perdite ohmiche devono essere
trascurabili rispetto al resto, in particolare R1 L1 , quindi:
^
E ^
E
^I 1 =
R+ j L1 j L1
Allora la forza elettromotrice indotta sullaltro solenoide risulter essere:
^
^ ^ IND = j M E
E IND= j M ^I 1 E
j L1
Da cui ricaviamo il rapporto di trasformazione:


^ IND M L1 L2
E L
= = = 2
^
E L1 L1 L1
Ricordando che il coefficiente di autoinduzione per un solenoide, dalla trattazione sul
campo magnetico, risultava:
2 2 2
1 0r N SN
0 r =
2
= 0
l I l l
2 2
r N I
0 ( B )=N r B= 0
2
L=
l l
(
B)
L= B=
I
Quindi, sostituendo nel rapporto di trasformazione otteniamo:

69

^ IND
E L N
= 2= 2
^
E L1 N 1
Si pu dunque variare il rapporto tra la tensione in uscita e quella in ingresso
semplicemente organizzando in maniera diversa il numero degli avvolgimenti attorno
al nucleo ferromagnetico del solenoide nel circuito primario e del solenoide nel circuito
secondario. Vediamo ora il caso in cui invece che avere un circuito secondario aperto,
ne abbiamo uno dotato di una resistenza e cerchiamo la relazione che si verifica tra le
correnti agenti nei due circuiti:

Scriviamo dunque le leggi caratteristiche del primario e del secondario per ottenere:

{
d
E=R1 I 1 + ( L I + M I 2)
dt 1 1
d
0=R 2 I 2+ ( L2 I 2 + M I 1 )
dt
Passando al dominio dei fasori, diventa:

{
^ =R1 ^I 1 + j L1 I^ 1 + j M ^I 2
E
0=R 2 ^I 2+ j L2 ^I 2+ j M I^ 1
Vogliamo ricavare dunque i fasori della corrente che scorre nel primario e della
corrente che scorre nel secondario e trovare una relazione tra questi due. Risolviamo il
sistema col metodo di Cramer:

[ R 1+ j L1
j M
j M
R 2 + j L1
^
=E
0 ][]
Da cui, il fasore della corrente nel primario sar:

^I 1 =
det
[ ^
E
0
j M
]
R 2 + j L1
=
^
E ( R 2+ j L1 )
^
E
j L1

det
[ R 1 + j L1
j M
j M
R2 + j L1 ] R 1 ( R 2 + j L 2 ) + R 2 ( R 1+ j L 1) j ( R 1 L 2 + R 2 L1 )

Dunque otteniamo:
L1
^I 1 = ^
E
( R 1 L2 + R 2 L 1 )
Ora ricaviamo anche il fasore della corrente nel secondario:

^I 2 =
det
[ ^
R 1+ j L1 E
j M 0 ] =
^E j M ^
E
j M

det
[ R 1 + j L1
j M
j M
R 2 + j L1 ] R 1 ( R 2 + j L2 ) + R 2 ( R 1 + j L1 ) j ( R 1 L2+ R 2 L 1 )

70
E dunque otteniamo:
^I 2 = M ^
E
R 1 L2 + R 2 L1
Per trovare la relazione che intercorre tra queste due correnti facciamone il rapporto:
I^ 2
=
M ^ E
I^ 1 R 1 L2 + R2 L1
( R L + R L ) M L1 L2
1 2 2 1=
L1 ^
Dunque abbiamo ottenuto che:
E L1
=
L1
= 1 =

L N 1
L2 N 2

^I 2 =N 1 ^I 1
N2
In generale, sempre valida per i trasformatori ideali la relazione che lega il numero di
spire N i con la differenza di potenziale ai capi degli avvolgimenti. In particolare,
avremo:
d(B) d(B) V i Ni
V i=N i V j =N j =
dt dt V j Nj
Introducendo il parametro che definiremo rapporto di trasformazione
caratteristico:
N2
=
N1
Si nota che i contributi delle due bobine interfacciate sulle sorti del circuito sono
praticamente prive di effetto, se non di quello di mettere in comunicazione il circuito
primario con il circuito secondario: in pratica, come se il generatore vedesse non due
circuiti diversi, ma lo stesso circuito in cui erogare la corrente. Il circuito stesso
provvede allora a quello che si chiama adattamento di impedenza, ovvero a
riformulare limpedenza totale equivalente come somma di tutte le impedenze del
primario e del secondario ad eccezione dei solenoidi messi in comunicazione. Allora, il
fasore della tensione fornita dal generatore nel primario si potr scrivere:
^ 1= Z 1 + 1 Z 2 ^I 1
V
(
2 )
Dove il pedice 1 si riferisce al circuito primario e il pedice 2 si riferisce al circuito
secondario. Abbiamo quindi ottenuto una legge che riflette in qualche modo la legge di
Ohm nel dominio dei fasori, dove abbiamo sostituito allimpedenza totale la somma
dellimpedenza del circuito primario e dellimpedenza del circuito secondario scalata di
un fattore 1/ 2 , cos come la vede il generatore.

71
Esercizi svolti
1) Nel circuito di figura il generatore di corrente continua eroga una corrente
I 0 =2,18 A . Inoltre C=12,0 F , R=10,6 e L=1,52 mH . Inizialmente il
condensatore scarico, nellinduttore non scorre corrente e linterruttore
chiuso. Al tempo t=0 si apre linterruttore. Determinare la potenza
istantanea, in Watt, dissipata per effetto Joule immediatamente dopo lapertura
dellinterruttore.

Non appena linterruttore viene aperto, ci troveremo ad essere nel caso:

In cui abbiamo sostituito al condensatore un corto e al solenoide un aperto. Infatti, la


condizione di continuit per il condensatore prevede:
+

0

t
1
V C ( t )= I ( t ' ) d t ' +V C ( 0 ) V C
C 0
E lunico elemento circuitale la cui differenza di potenziale ai capi sia nulla proprio un
corto. La condizione di continuit per la bobina, invece, prevede:
+
0


0

IC
E lunico elemento circuitale in cui non scorre corrente un aperto. Una volta capito
che il circuito un istante dopo lapertura dellinterruttore costituito da una sola
resistenza in serie ad un generatore di corrente, non difficile calcolare la potenza
dissipata per effetto Joule con la formula:
+
0

W J =R I 2

72
2) Nella situazione del problema precedente, determinare lenergia in Joule
immagazzinata a regime sotto forma di campo magnetico.
In una situazione di regime nel circuito tender a passare una corrente
asintoticamente costante. Questo vale a dire che la derivata della stessa corrente
tender a zero e quindi sar nulla la differenza di potenziale ai capi del solenoide, che
sostituiremo quindi con un corto, e tender ad essere costante anche la differenza di
potenziale ai capi del condensatore, per cui sar nulla la corrente che lo attraverser e
potremmo sostituirlo con un aperto. La corrente che circola nellinduttore sar allora
quella che era fornita allinizio dal generatore, e lenergia immagazzinata si ricava:
1 2 15
U L= L I 0 =3,61 10 J
2
3) Nella situazione del problema (1), determinare la tensione in V del
generatore dopo un tempo di t=99 s dallapertura dellinterruttore
Per rispondere a questo quesito dovremo necessariamente risolvere una equazione
differenziale che ci fornisca il valore della tensione del generatore istante per istante. Il
circuito dotato di tre rami di corrente e di due nodi, quindi possiamo scrivere una
sola equazione utile di nodo e dovremo pareggiare il numero delle incognite
aggiungendo (3-1)=2 equazioni di maglia: scegliamo la maglia sinistra e la maglia
destra del circuito, e, una volta assegnato un verso arbitrario di lettura del circuito,
scriviamo come sistema le equazioni di Kirchhoff:

{
t
1 ' '
C
E ( t )=R I R ( t)+ I 0(t ) d t
0

R I R=L I L
I 0=I R + I L
La prima equazione ci dice che per ricavare il valore della tensione istante per istante
possiamo prendere la funzione I R (t ) , moltiplicarla per il valore della resistenza e
sommarla allintegrale della funzione I 0 (t) : in virt della presenza del generatore di
corrente, per, la funzione I 0 ( t )=I 0 costante, e quindi, per linearit, la tensione del
generatore si ricaver:
I0
E ( t ) =R I R ( t ) + t
C
Dobbiamo in pratica ricavare solo il valore della corrente che scorre nella resistenza
istante per istante, e lo facciamo risolvendo la seconda e la terza equazione che
abbiamo messo nel sistema:

{R I R =L I L R
I 0 =I R + I L
I R + I R =0
L
Il polinomio caratteristico con la relativa radice sar:
R R
+ =0 =
L L
Dunque cerchiamo una soluzione del tipo:
R
t
L
I R ( t ) =A e
Dal quesito numero (1) sappiamo che la corrente che circola nella resistenza allistante
di chiusura dellinterruttore era esattamente uguale alla corrente fornita dal
generatore, quindi si avr:

{
R
t
I R ( t )= A e L A=I 0
I R ( 0 )=I 0

73
La funzione che ci fa conoscere istante per istante landamento della corrente nella
resistenza quindi:
R
t
L
I R ( t ) =I 0 e
La tensione ai capi del generatore sar allora:
R
L
t I0
E ( t ) =R I 0 e + t
C
Chiamando il tempo che ci chiede lesercizio t=t si ha:
R
L
t I0
E ( t )=R I 0 e + t =29,57 V
C
4) Nel circuito di figura sono noti R=732 , C=4,46 104 F e E=7,52 V .
Inizialmente linterruttore aperto e il condensatore ha una carica pari a
3 CV . Al tempo t=0 si chiude linterruttore. Determinare la potenza
istantanea, in watt, dissipata per effetto Joule immediatamente dopo la
chiusura dellinterruttore.

Dato che il condensatore allistante appena prima della chiusura dellinterruttore non
+
era scarico, allora non sar possibile sostituirlo con un corto nellistante t=0 .
Dobbiamo quindi scrivere lequazione di maglia del circuito, non dimenticandoci per
di scrivere anche la condizione di continuit tipica del condensatore:
t
1
E=RI (t)+
C 0
I ( t' ) d t' +V C ( 0 )
+
0


Q 3CV
VC ( =
C C
=3 V

Implementando queste due equazioni avremo:
+ (a)
0

+
0

E=RI
La potenza dissipata per effetto Joule allora sar:
+
0

WJ
5) Nel problema precedente determinare la potenza istantanea in Watt dissipata
per effetto Joule dopo un tempo t=0,141 s dopo la chiusura dellinterruttore.

74
Lesercizio simile al precedente, solo che stavolta non potremo cavarcela
semplicemente con le condizioni di continuit. Ci servir il valore preciso della corrente
allistante t=t =0,141 s , quindi dovremo riprendere lequazione di maglia scritta
sopra e risolvere lequazione differenziale:
t
1
E=RI (t)+ I ( t' ) d t' +V C ( 0 )
C 0
Derivando si ha:
I + I =0
RC
La radice del cui polinomio caratteristico :
1 1
+ =0 =
RC RC
Cerchiamo dunque una soluzione del tipo:
t
RC
I ( t )= A e
A questo punto riprendiamo dallesercizio precedente la relazione (a) e scriveremo:
t
I ( t ) =A e RC
+
0


E3 V 2 E
(
I
R
A=
R

Lequazione che ci fornisce il valore della corrente che scorre nel circuito istante per
istante sar quindi:
t
2 E RC
I ( t )= e
R
La potenza istantanea dissipata per effetto Joule dopo un tempo t sar:
2 2t
2 4E RC
W J =R I ( t )= e =0,130 W
R
6) Nel caso del problema (4) determinare la potenza istantanea, in Watt, assorbita
dal generatore dopo il tempo t dalla chiusura dallinterruttore.
La potenza dal generatore si ricava:

2 t
2 E RC

W G ( t )=E I ( t )= e =0,100W
R
Si noti che il segno meno indica una potenza non erogata ma assorbita, come ci
chiedeva il testo dellesercizio.
7) Nel caso del problema (4) determinare lenergia, in Joule, complessivamente
assorbita dal generatore fino al raggiungimento dellequilibrio elettrostatico.
Indichiamo la condizione di equilibrio elettrostatico come raggiungibile per tempi
infiniti. Conosciamo gi la potenza assorbita dal generatore, e notiamo che:
2 t
2 E RC
lim W G (t )=lim e =0
t t R
Quindi siamo gi in grado di sapere che lintegrale di questa potenza, cio lenergia,
sar convergente.
Calcoliamo dunque questo integrale rispetto al tempo scegliendo come intervallo di
integrazione il tempo che passa dallistante di chiusura dellinterruttore fino allinfinito,
in maniera tale da garantire il raggiungimento dellequilibrio elettrostatico:

75

[ ) ] =2 C E [ e
t t
EG =
2 E2 RC
R
e dt =
2 E2
R
RC e RC ( 2
e 0 ]=2 C E2 =0,0504 J
0 0
8) Il circuito di figura usato per ottenere delle tensioni di picco elevate a partire
da un generatore di bassa tensione. I valori noti degli elementi circuitali sono:
V =14,7 V , Ra=6,31 . Inizialmente linterruttore chiuso e il generatore
eroga corrente continua. Allistante t=0 si apre linterruttore. Determinare il
valore di Rb , in , affinch la tensione di uscita immediatamente dopo
lapertura dellinterruttore sia 100 volte quella del generatore.

Nella figura riportata qui sopra sono disegnati i vari casi: si noti che un istante prima di
aprire linterruttore si suppone che il circuito di sinistra, cio quello dotato di
generatore di tensione, solenoide e resistenza Ra sia ormai in condizioni di regime,
quindi il solenoide pu essere sostituito con un corto. La corrente che scorre nel

circuito allistante t=0 sar quindi:

0

I
Inseriamo ora la condizione di continuit per il solenoide che si trova nel circuito un
attimo dopo la chiusura dellinterruttore sar quindi:

0


0

+
0

+

0

IL
La tensione in uscita prelevata ai terminali del circuito a interruttore aperto sar la
stessa che agisce ai capi della resistenza Rb e cio si potr ricavare come:
Rb
V OUT =R b I = V
Ra
Da cui:
V OUT Rb
= R b=100 R a=631
V Ra
9) Nel problema precedente (8) e con il valore di Rb gi calcolato, si determini il
minimo valore di L , in mH, affinch la tensione di uscita rimanga superiore a

76
90 volte quella del generatore per almeno 11 s dopo lapertura
dellinterruttore.
Dato che dopo almeno 11 s la tensione deve essere al minimo 90 volte quella del
generatore, studiamo lequivalenza come caso limite. Per trovare il valore minimo
dellinduttanza vogliamo quindi imporre:
V OUT =R b I ( t )=90 V
Dobbiamo quindi cercare unequazione differenziale che ci fornisca il valore della
corrente istante per istante nel circuito. Scriviamo la legge della maglia e risolviamo
lequazione differenziale:
V =( R a+ Rb ) I + L I
Per cui, derivando di nuovo avremo:
I + R I =0 [ R=R a + Rb ]
L
Le soluzioni del cui polinomio caratteristico associato sono:

( RL )=0 { =R
+ =0
/L2
1

Cerchiamo quindi unequazione del tipo:


R
t
L
I ( t )= A+ B e
Nellistante immediatamente prima della chiusura del circuito, abbiamo visto nel
problema (8) che circolava una corrente costante di intensit:

0

I
Per la continuit della corrente nel solenoide, anche allistante successivo allapertura
dellinterruttore avremo:
+
0

I
Laltra condizione iniziale la ricaviamo con qualche informazione sulla derivata della
corrente. Chiamando R=R a+ R b il valore della resistenza equivalente alla serie delle
due e scrivendo la legge della maglia istante allistante successivo allapertura
dellinterruttore, si avr:
+
0

+
0
V 0=( R ) I
Da cui ricaviamo:
+
0

+
0

V0
V =( R ) + L I
Ra
Quindi avremo, inserendola nella derivata della funzione corrente:

77
V R V 0 V 0
R
L
B= 0 1
L Ra
B=
R (+
Ra )
A questo punto allora, ricaviamo laltra costante:
V0 V V V V
A= B= 0 + 0 0 A= 0
Ra Ra R Ra R
Lequazione diviene perci:
V 0 V 0 V 0 R
[ ]
R

( ) 1 1 1 L t
t
I ( t )=
R
+
Ra R
e L I ( t )=V 0 + e
R Ra R ( )
A questo punto vorremmo che:

[ ]
R
1 1 1 L t
Rb I ( t )=90 V 0 Rb V 0 + e
R Ra R
=90 V 0
( )
Continuando a sviluppare:
R
1 1 90 1
( )
t
L
e =
Ra R Rb R
Quindi avremo:
90 1
R R
Rb R 90 RRb R Ra 90 RR b Ra
( )( )
t t
L
e = = e L =
1 1 R Rb RR a Rb RR a

Ra R
Passando al logaritmo:
90 RRb Ra
R
L
t =log
Rb ( )( RR a )
Da cui, infine, ricaviamo il minimo valore dellinduttanza:
R
LMIN = t =65,8 mH
90 RR b Ra
log ( Rb )( RR a )
10) Nel di circuito
figura
1 /2 1 /2
R1=(1/10)(L /C) , R 2=10( L/C) , L=0,0850 H e C=0,272 F . Inizialmente
linterruttore aperto, non scorrono correnti nel circuito e il condensatore ha
una carica di 10 C . Al tempo t=0 si chiude linterruttore. Determinare il
periodo T, in secondi, delle oscillazioni smorzate della carica sul
condensatore. [Nota: il termine periodo improprio in questo caso, perch le
oscillazioni non sono periodiche a causa dello smorzamento. Qui si intende il
periodo del termine sinusoidale delle oscillazioni con ampiezza
esponenzialmente smorzata.

78
Nellultimo istante in cui linterruttore ancora aperto non ci sono correnti e il
condensatore dotato di una certa carica. Per la continuit della corrente nel
solenoide, sappiamo allora che:


0

+

0
IL
E sappiamo anche che continua la differenza di potenziale ai capi del condensatore,
per cui:


0

+

0
VC
Una volta chiuso linterruttore la carica (depositata sulla piastra in alto) del
condensatore comincer a muoversi e a spostarsi allinterno del circuito, per scaricare
il condensatore. Lunica corrente che circola, generata in questo caso da un
generatore un po anomalo (un condensatore) sar dunque una corrente di scarica, e
ci immaginiamo che vada a zero in maniera oscillante e anche piuttosto rapidamente.
Scriviamo quindi le equazioni di maglia del circuito, indicando con I L la corrente che
scorre nel solenoide e nella resistenza R1 , con I C la corrente di scarico del
condensatore e con I 2 la corrente che scorre nella resistenza R2 :

{
I C =I L + I 2
t
1 Q
L I L + R 1 I L + I C ( t ' ) d t ' + 0 =0
C 0 C
t
1 Q
C 0
I C ( t ' ) d t ' 0 R 2 I 2=0
C
Abbiamo dunque scritto le equazioni di maglia. Volendo trovare il periodo delle
oscillazioni della carica nel condensatore dobbiamo dunque considerare landamento
non della funzione corrente di scarica ma della funzione carica del condensatore
nel tempo. La carica, in funzione della corrente, :
dQ )
IC = =Q(t
dt
E dato che la carica si trova:

79
t t
1
C 0 ( ' ' Q
C 0
'
) '
Q (t )=C V C ( t )=C I C ( t ) d t + 0 = I C ( t ) d t + Q 0

Avremo che:
dQ (t ) = d V C ( t ) =I C
Q=
dt dt
Dunque non conta il termine Q 0 /C dato che nella derivata della carica sparisce.
Sostituiamo al posto della corrente di scarica landamento della carica del
condensatore nel sistema delle equazioni di maglia:

{ { {
Q (t )=I L + I 2 I 2=QI I 2=QI
I 2=QI L
L L
Q t Q Q R Q
L I L + R 1 I L
( )
=0 L I L + R 1 I L =0 L I L + R1 I L =0 L I L
1 Q =0
R1 Q
C C C R2C C
Q(t ) Q Q
R2 I 2=0 R2 I L =0
+ R 2 Q+ I L= Q I L = Q Q
C C R2 C R2C

Continuando a risolvere arriviamo a:

{

I 2=QI L
R Q
L I L 1 R1 Q Q =0 LQ
R1 Q R1 Q
Q =0
R2C C L Q
R2C R2 C C
Q
I L=
Q
R2 C
Riorganizziamo questa equazione differenziale del secondo ordine:
R1 R1

Q+ ( +
1
L R2 C
Q+ ) ( 1
Q=0
R 2 CL L )
A questo punto eseguiamo le sostituzioni suggeriteci dallesercizio, dato che i calcoli
stanno diventando piuttosto pesanti:

Q+ ( 10 1LC + 10 1LC ) Q+

( LC1 + 1001LC ) Q=0 Q+

( 5 1LC ) Q+

( 100101LC ) Q
Dato che il testo dellesercizio ci chiede il periodo delle oscillazioni smorzate, ci
aspettiamo che il discriminante del polinomio caratteristico associato a questa
antipatica equazione differenziale risulti negativo, e che quindi non abbia radici reali
ma complesse. Verifichiamolo subito:
1
1,2 =
5 LC

2
1

101

25 LC 25 LC
=
4
LC
<0
Dunque le nostre radici saranno:
j2

1,2 =
( 5 LC LC )
1

=
1

j
1,2
2 10 LC LC
Troveremo dunque delle soluzioni del tipo:
1 j 1 j
+
10 LC LC 10 LC LC
Q ( t )= A e +Be
E dunque potremmo passare al dominio dei fasori indicando un fasore della carica sul
condensatore che avr una forma oscillante e sar combinazione lineare di due termini

80
esponenziali, il cui argomento corrisponder alla pulsazione richiesta . Calcoliamo
dunque la parte immaginaria dellesponenziale complesso:

=I m { 1

j
=
1
10 LC LC LC }
Da cui il periodo:
2
T= =2 LC =0,955 s

11) Nel caso del problema precedente (10), determinare la carica sul
condensatore, in C , dopo un tempo T pari al periodo dalla chiusura
dellinterruttore.
Purtroppo questa domanda vuole essere ancora pi insidiosa e per rispondere
correttamente dovremo determinare la soluzione vera e propria dellequazione
differenziale che ci dice la carica agente sul condensatore. Ripartiamo dunque da qui:

Q+
( 5 1LC ) Q+

( 100101LC ) Q=0
E ci aspettiamo una soluzione del tipo:
j j

Q (t )= A e
( 10 LC LC )
1
+ t
+Be
( 10 LC LC )
1
t

A cui dobbiamo affiancare due condizioni iniziali. Riflettiamo bene sulle condizioni al
contorno: la prima ce la fornisce il testo dal momento che ci d il valore esatto della
carica depositata allistante iniziale sullarmatura del condensatore, quindi:
Q ( 0 )=Q0 =A +B
Mentre per la seconda, riprendendo quanto visto allinizio della risoluzione
dellesercizio precedente e in particolare citando la condizione di continuit della
corrente in un solenoide, sappiamo che la corrente al tempo iniziale nellinduttore
nulla, quindi lo sostituiamo con un corto e otteniamo:
( 0 )=0
Q
Da cui, derivando la soluzione, ricaviamo:

( 101 LC + LCj ) A +( 101 LC LCj ) B=0


Quindi mettiamole a sistema per ottenere:

{(
Q0= A+ B
1 j 1 j
+
10 LC LC
A+ ) (
10 LC LC
B=0 )
Dunque:

{ {
Q0 j

1
B=Q 0 A
Q0 1
B=
2
1
10 ( )
A + j A j Q 0 + A+ j A=0 Q0 j
10 10 10 A=
2
1+
10 ( )
Inserendole nellequazione differenziale troviamo:
1 j 1 j
Q0 j 10 LC t LC t Q 0 j 10 LC t LC t
Q ( t )=
2 (
1+
10
e ) e +
2
1
10
e ( e )
Proviamo a riorganizzare meglio i calcoli:

[( ]
j
Q0 101 j
t
j e j LC t
) ( )
t
LC
LC
Q ( t )= e 1+ e + 1 e
2 10 10
E ancora:

81
[ ]
1 j j j
Q
j
t t
j LC
tt
j t
Q (t )= 0 e 10 LC ee +e LC + e LC e LC
2 10 10
E ricordando le tanto noiose quanto indispensabili formule di Eulero:
e j + e j e j e j e j e j
=cos =j =sin
2 2j 2
Si ha:
Q0 101 t
t 2 t
Q (t )= e LC 2 cos
2 (
+ sin
LC 10 LC )
Portando fuori un fattore 2 otteniamo finalmente:
1
t
t 1 t
Q (t )=Q 0 e 10 LC cos ( LC
sin
10 LC )
Da cui, calcolando questa espressione allistante richiesto che il risultato del
problema (9), otteniamo:
1
t 1 t
( )
t
10 LC
Q ( t )=Q 0 e cos sin =5,33 C
LC 10 LC

12) Nel circuito di figura Ra=10,4 , R b=1,40 e L=2,31 mH . Inizialmente


linterruttore chiuso, il sistema in condizioni stazionarie e il generatore
eroga una potenza continua di W G =19,1W . Al tempo t=0 si apre
linterruttore. Determinare la potenza istantanea, in mW, dissipata per effetto
Joule dopo 1 ms dallapertura dellinterruttore.

Quando si incontrano questi esercizi, si suppone sempre che linterruttore chiuso lo sia
gi da un bel po, o almeno quanto basta perch si verifichino le condizioni di regime.
A regime, il solenoide si pu rappresentare come un corto, e quindi, leggendo il

82
circuito di sinistra, la corrente in uscita dal generatore percorrer la resistenza Ra e
poi si sposter tutta nella parte sinistra del circuito, non passando dalla resistenza
Rb . Conoscendo il valore della potenza erogata dal generatore, possiamo calcolare il

valore della corrente al tempo t=0 :

0


0 =

I
WG
Ra

W G =Ra
Per la condizione di continuit della corrente in un solenoide, questa corrente sar la
stessa circolante nel solenoide non appena il circuito viene aperto. A questo punto
avremo davanti un circuito RL in cui il ramo che contiene il generatore e la resistenza
Ra stato scollegato, quindi il circuito RL in evoluzione di scarica libera.
Lequazione di maglia :
R
Rb I + L I =0 I + b I =0
L
Da cui le soluzioni del polinomio associato sono:
Rb Rb
+ =0 =
L L
Cerchiamo una soluzione del tipo:
Rb
t
L
I ( t )= A e
Dove inseriamo la condizione iniziale di continuit della corrente nel solenoide:
+
0

I
Da cui abbiamo la soluzione:


R b
WG L
t
I ( t )= e
Ra
La potenza dissipata per effetto Joule dallunica resistenza collegata Rb dopo un
certo istante t sar:
2 Rb
R W t
W J =Rb I ( t )= b G e
2 L
=765 mW
Ra

13) Nel circuito di figura V 0=37,7 V , L=26,1 H , R=10,6 , C=755 nF .


Inizialmente linterruttore aperto, sul condensatore c una carica
Q0=8,94 C e il sistema allequilibrio elettrostatico. A un certo istante si
chiude linterruttore. Determinare la corrente, in ampre, che scorre nel
condensatore immediatamente dopo la chiusura dellinterruttore.

83
Dato che nellultimo istante prima della chiusura dellinterruttore il circuito era
allequilibrio elettrico, in cui non passava corrente: allora la corrente che scorre nel
solenoide sar nulla, e questo potr essere sostituito da un corto. Per la continuit
questo vero anche listante successivo alla chiusura dellinterruttore: modificando la
figura come mostrato sopra, allora, possiamo scrivere lequazione di maglia per
ricavare la corrente richiesta:
+
0

+
0

V 0=RI
14) Nel circuito di figura I 0 =1,98 A , L=63,4 H , R=2,41 , C=86,0 F . Al
tempo t=0 la corrente che scorre nellinduttanza nulla e sul condensatore
c una carica di Q 0=6,76 C . Determinare la potenza istantanea, in Watt,
erogata dal generatore in quellistante.

Dato che al tempo t=0 la corrente che scorre nel solenoide nulla, allora possiamo
sostituirlo con lunico elemento circuitale in cui sono passa corrente: un aperto.
Otteniamo allora un circuito in cui I 0 scorre prima nella resistenza R e poi nel
condensatore C , e possiamo scrivere la legge della maglia:

84
0
1 Q Q
V =R I 0 ( 0 )+
C 0
I 0 ( t ) dt+ 0 V =R I 0 + 0
C C
Usiamo la formula per calcolare la potenza erogata dal generatore:
2 Q
W G ( 0 ) =V ( 0 ) I 0=R I 0+ I =9,60W
C 0
15) Nella situazione del problema precedente (14), determinare dopo quanto
tempo, in s , la corrente nellinduttanza e quella nella resistenza si
eguagliano.
Riprendendo il circuito dellesercizio precedente, superato listante iniziale t=0 non
pi vero che nel solenoide non passa corrente, anzi incomincer a scorrervi una
certa corrente secondo la legge del nodo:
I 0 =I R + I L
Ma dopo molto tempo, per raggiungere lequilibrio elettrico, sappiamo che la corrente
che scorre nel circuito I 0 deve raggiungere un valore costante asintotico, quindi
I R e I L tenderanno a somigliarsi fino ad eguagliarsi. Scriviamo lequazione del
nodo e della maglia che comprende la resistenza e il solenoide:

{I 0 =I R + I L
R I R =L I L
Dobbiamo quindi risolvere due equazioni differenziali (una per I R , laltra per IL ) e
uguagliarle per ricavare il valore del tempo richiesto. Cominciamo:
R
L I L + R I L =0 I L + I L=0
L
Le radici del cui polinomio associato sono:
R
1=0 2=
L
Vogliamo una soluzione del tipo:
R
t
L
I L ( t )= A+ B e
Inseriamo le condizioni al contorno. La prima ce la fornisce il testo quando dice che la
corrente allistante iniziale nel solenoide era nulla:
I L ( 0 ) =0= A+ B
La seconda la otteniamo scrivendo la legge della maglia allistante t=0 :

{ I 0=I R ( 0 ) I ( 0 )= R I =R B B=I
R I R ( 0 )=L I L ( 0 )
L
L
0
L
0

Allora la soluzione sar:


R
(
I L ( t )=I 0 1e L
t
)
Risolviamo ora laltra equazione differenziale:
I R + R I R =0
L
Che ha una soluzione del tipo:
R
t
L
I R ( t ) =A e
Valutando la legge del nodo al tempo t=0 si ottiene:
A=I 0
E la soluzione diventa:
R
t
L
I R ( t ) =I 0 e
Uguagliando queste due si ottiene:

85
R R
=I (1e )
t t
L L
I0 e 0
Da cui ricaviamo il tempo richiesto, passando al logaritmo:
L 1
t = log =18,3 s
R 2
16) Nella situazione del problema (14), determinare la tensione ai capi del
condensatore, in Volt, nellistante in cui la corrente nellinduttanza e quella nella
resistenza si equivalgono.
Per rispondere a questa domanda basta applicare la definizione di potenziale ai capi di
un condensatore:

t

I 0 ( t ) dt +Q0 I 0 t + Q0
0
V C ( t )= = =0,499V
C C
17) Nel circuitofigura V 0=4,34 V , = /3 rad ,
di
' 2
R=84,7 k , R =57,2 k , C=431 nF , L=R C /5 e = 5/ RC . Determinare la
massima carica presente sul condensatore a regime.

Il primo passo da eseguire quello di trovare limpedenza equivalente relativa a tutto


il circuito:
Z EQ=R' + Z RLC
Dove:
1 1 j L+ j ( R 2 LC R ) RL
= + j C= Z RLC=
Z RLC R L RL L+ j ( R 2 LC R )
A questo punto inseriamo le relazioni che gi conosciamo:
5 R2 C 5 R2
R
RC 5 5
Z RLC= = =R
2 2
5 R
5 R C + j R 5 R C CR
RC 2 2
5 ( R C 5 ) 5
Abbiamo scoperto praticamente che con quel valore di il circuito si trova in
risonanza col generatore, dato che limpedenza totale ha solo parte reale. Dunque
limpedenza equivalente si trova:

{
'
Z EQ=R' + R |Z EQ|=R + R
Z = V 0 EQ

Adesso possiamo trovare la corrente totale che scorre nel circuito, scrivendo la legge
di Ohm nel dominio dei fasori:

86
{
^ V0
V j V 0 j I 0=
^ 0=Z EQ ^I 0 ^I 0 =
V
0
I0e = I0
e
Z EQ R+ R'
|Z EQ|
I0=
Da cui ricaviamo che la corrente totale :
V0
I 0 ( t )= cos(t+ )
R + R'
Calcoliamoci ora la tensione ai capi del parallelo:

{
R
^ RLC =Z RLC I^ 0 V RLC e j =|Z RLC| I 0 e j V RLC =R I 0= R+ R' V 0
V V RLC I0

V = I = RLC 0

Da cui sappiamo che la differenza di potenziale ai capi del parallelo in fase con la
differenza di potenziale ai capi del generatore:
R
V RLC ( t )= V 0 cos ( t + )
R+ R'
Per trovare la carica che presente nel condensatore, usiamo la relazione che esiste
tra carica e potenziale:
CR
Q(t)=C V RLC ( t )= V 0 cos ( t + )
R + R'
La massima carica presente sul condensatore si avr quindi quando:
CR
QMAX = V 0=1,12 s
R+ R'
18) Nella situazione del problema precedente (17) e sapendo che al tempo
t=0 sia la carica che la corrente che scorre nel condensatore erano nulle,
determinare la corrente in A che scorre nellinduttanza al tempo t=0 .
Sappiamo che resistenza, condensatore e induttanza sono collegate in parallelo: la
differenza di potenziale ai capi di uno di questi tre elementi dunque uguale alla
differenza di potenziale ai capi degli altri due. Sapendo che nel condensatore scarico
non passa corrente, allistante t=0 la differenza di potenziale ai capi del parallelo
dunque nulla e nel circuito scorre, in tale istante, una unica corrente. Sostituendo al
parallelo, quindi, un cortocircuito e scrivendo lequazione della maglia otteniamo:
' V 0 cos ( t )
V 0 cos(t)=R I 0 I 0=I L= '
=37,9 A
R
19) Nella situazione del problema (17), si supponga ora che a partire da un
certo istante t in cui la carica sul condensatore assume un valore massimo,
la tensione del generatore diventi pari a zero. Determinare il periodo, in s ,
delle oscillazioni smorzate per t> t .
Per calcolare il periodo delle oscillazioni smorzate si deve risolvere una equazione
differenziale che ci descriva landamento della carica nel condensatore. Innanzitutto
ricaviamo una equazione per la corrente nel condensatore, tenendo conto che
questultimo come se funzionasse da generatore di tensione: in pratica, il circuito
vede le due resistenze come messe in parallelo in questo modo:

87
Dove con Req indichiamo il parallelo tra le resistenze R e R' :
R R'
Req = '
=34,142 k
R+ R
A questo punto abbiamo tre correnti, quindi usiamo due maglie e un nodo:

{ { { {
I C = I L + I R I C =I C + I R
I C =I L + I R I C = I L + I R LC
I
1
t
Q I C I
L I L + I C ( t ) dt + MAX =0 L I L + C =0 I L = LC I L = C
C 0 C C LC
L I
R eq I RL I L =0 Req I R =L I L I R= I I
R eq L I R= L C = C
R eq LC R eq C

Da cui otteniamo, infine:



I C + I C + I C =0
Req C LC
A questo punto ricordiamoci che la corrente (meno) la derivata della carica, quindi:
Q
Q Q Q

Q+ +
=0 Q+ + =0
R eq C LC Req C LC
Cerchiamo la radice del polinomio caratteristico associato a questa equazione
differenziale, aspettandoci che il discriminante venga negativo, cos da essere nel caso
di uno smorzamento:

2 +
1
Req C LC
1,2 =
+
1

1
2
1
2

4
=
1

1
2
1
2 Req C 2 REq C LC 2 R eq C 2 R Eq C R C2
20
2 2

Dato che Req < R , allora siamo sicuri che il discriminante della equazione risolutiva
negativo. Siamo dunque in regime di smorzamento e la pulsazione non altro che la
parte immaginaria della radice del polinomio caratteristico. Dunque avremo:

=I m
{ 1

j
2
1
2
20
2 2
2 R eq C 2 R Eq C R C }
E il periodo degli smorzamenti si ricava:
2 4
T= = =0,123 s

20)
20
2 2
1
2 2
R C R Eq C
Nel circuito di figura R=159 , V =12,0V e I =106 mA . Determinare la
potenza, in Watt, erogata dal generatore di corrente continua.

88
La potenza erogata dal generatore di corrente continua si ottiene:
W G =V I ( t ) I ( t )=R I 2 (t)
La corrente si ottiene per sovrapposizione lineare delle correnti che si otterrebbero
spezzando in due il circuito. Per il teorema di sovrapposizione, quindi, lasciamo acceso
per primo il generatore di tensione sostituendo un aperto al generatore di corrente:
non scorre nessuna corrente nel circuito. Adesso lasciamo acceso il generatore di
corrente e sostituiamo un corto al generatore di tensione: nel circuito scorrer una
corrente I 0 . La corrente ottenuta per sovrapposizione sar allora:
I =0+ I 0=I 0
Scrivendo la legge della maglia ricaviamo anche la differenza di potenziale ai capi del
generatore di tensione:
V =R I 0+ V I V I = V + R I 0
La potenza erogata sar allora:
2
W GI =( V + R I 0 ) I 0= V I 0+ R I 0=3,06 W
21) Nel circuito di figura R=152 , L=1,98 104 H e C=9,91 109 F .
Determinare largomento (fase) in radianti, dellimpedenza equivalente del
bipolo per =4 105 rad/s.

Immaginiamo di avere una corrente che fluisce dal ramo aperto inferiore, che
attraversa il circuito per poi uscire attraverso il ramo aperto superiore: allora tale
corrente si divider in due correnti, una che passa dalla resistenza e una che passa dal
condensatore, ma la loro caduta di tensione sar la stessa, dato che resistenza e
condensatore sono collegati praticamente da un tratto di corto circuito. Allora
resistenza e condensatore risultano collegati in parallelo. Limpedenza totale sar:
Z EQ=Z RC + Z L
Dove limpedenza del parallelo si ottiene:
1 1 R
= + j C=
Z RC R 1+ j RC
Da cui, limpedenza totale:

89
2
R R+ j L RLC
Z EQ= jL+ =
1+ jRC 1+ j RC
Moltiplichiamo e dividiamo per il complesso coniugato:
2 3 2 2
R+ j L j R C+ j R C L R + j ( L R2 C + 3 R2 C2 L )
Z EQ= 2 2 2
Z EQ= 2 2 2
1+ R C 1+ R C
Per trovare largomento dellimpedenza equivalente, passiamo allarcotangente:
L R 2 C+ 3 R2 C 2 L
Z =arctan
EQ ( R )
=0,107
rad
s
22) Nel bipolo di figura R=11,0 , L=1,55 106 H e C=1,80 105 F .
1
Determinare il modulo, in , dellammettenza (inverso dellimpedenza)
1/ 2
equivalente del bipolo per =LC .

In questo caso ci risulta piuttosto complicato risolvere il circuito equivalente


utilizzando il metodo grafico, cio immaginando una corrente che entri in alto a
sinistra e che esca in basso a sinistra, dato che anche utilizzando quello stratagemma
il circuito non riconducibile a bipoli elementari. Dobbiamo dunque proseguire per via
algebrica, risolvendo un sistema di equazioni non difficile, ma decisamente lungo e
calcoloso. Mettiamo a sistema la legge del nodo e della maglia, usando le notazioni in
figura:

{
I^ 0 =I^ 1 + ^I 2
I^ 1= ^I 3+ ^I 4

( )
I^ 5= ^I 2+ ^I 4 L
^
^
V=
1 ^
j C 2
^
I + j L I 4 ^ = L j C I^ Z EQ= V = L
V
C R I^ RC
V^ = j L ^I 1+ R ^I 4 + jL ^I 5
^ = j L I^ 1 + 1 I^ 3
V
j C
Da cui otteniamo lammettenza:
1 RC
= =127,74 1
Z EQ L
23) Nel bipolo di figura R1=328 , R 2=829 e V 0 =9,41V . Il bipolo
equivalente a un generatore reale di corrente con corrente nominale I 0 cos t
e resistenza interna R . Determinare la resistenza interna R in .

90
Per risolvere questo esercizio applichiamo il teorema di Norton, che presuppone una
corrente di cortocircuito e una resistenza equivalente associata al generatore di
tensione. Per calcolare la corrente di cortocircuito colleghiamo i due terminali aperti e,
notando che in R2 non passa corrente, otteniamo:
V 0 cos t
I CC =
R1
Adesso calcoliamoci la tensione in uscita usando il principio del partitore di tensione:
R2
V AB= V cos t
R1 + R 2 0
Applicando la legge di Ohm al ramo di circuito aperto:
V AB R1 R 2
V AB=R EQ I CC REQ = =
I CC R1 + R2
Lo stesso risultato si poteva ottenere anche immaginando una corrente che fluisca
dallaperto in basso a destra, che si divida in due correnti in R1 e R2 e che esca
dallaltro ramo aperto. Il generatore di tensione equivalente vedrebbe le due
resistenze in parallelo, e quindi la relativa resistenza equivalente sarebbe:
R1 R2
R EQ= =235
R 1+ R 2
24) Nel caso del problema precedente (23), determinare lampiezza di
oscillazione I 0 della corrente nominale in mA.
In realt abbiamo gi risposto sopra a questa domanda ricavando la corrente di
cortocircuito:
|I CC|=V 0 / R 1=28,7 mA
25) Nel circuito di figura
6 5
L=1,38 10 H ,C=1,49 10 F , R1=R 2=R=2 L/3C e V 0=7,30 V . Il
generatore di tensione alternata in risonanza col circuito e allistante t=0
le correnti I 1 , I 2 e I C , rispettivamente in R1 (da sinistra verso destra), R2
(da destra verso sinistra) e C valgono:
V0
I 1 ( 0 ) =I 2 ( 0 )= I C =0
2R
A regime determinare la tensione, in Volt, ai capi dellinduttore, in un istante in
cui sia massima la tensione dellalternatore.

91
Per determinare la tensione ai capi dellinduttore, usiamo il principio di
sovrapposizione degli effetti: iniziamo sostituendo quindi al generatore di tensione
continua un corto e lasciando acceso il generatore di tensione alternata.

Notiamo che in questo caso il generatore di tensione alternata legge il condensatore, il


solenoide e la resistenza R2 in parallelo, dato che la stessa la tensione quella che
agisce ai loro capi. Il circuito equivalente a questo:

Dunque abbiamo bisogno di calcolare limpedenza totale e limpedenza del parallelo


per proseguire con i calcoli. Verremo certamente aiutati dal fatto che il generatore in
fase col circuito: limpedenza totale avr dunque solo parte reale, quindi potremo
trascurare la parte immaginaria e potremo risparmiarci anche una bella fila di calcoli
per le impedenze. Dato che limpedenza in fase deve avere solo parte reale, possiamo
scrivere che:
Z EQ=R1 + R2
Questo ovviamente lo si sarebbe potuto ottenere anche calcolando le impedenze poco
per volta:
1 1 1 L R2 2 L2 R2 j L R 2( 2 L R2 CR2)
= + + jC Z EQ = =
L+ j( 2 L R2 CR 2) 2
Z RLC R2 jL 2 L2+ ( 2 L R 2 CR2 )
E limpedenza totale sarebbe:

92
2 2 2
L R2 j L R 2 ( L R 2 CR2 )
Z EQ=R1 + 2
2 L2+ ( 2 L R 2 CR2 )
A questo punto imponiamo la condizione di risonanza:
2 1
L R 2 CR2=0 =
LC
E sostituendo sopra, limpedenza equivalente, come previsto, diviene:
2 L2 R2
Z EQ=R1 + 2 2 =R1 + R2
L
A questo punto possiamo usare la legge di Ohm applicata al circuito:
V 0 cos t
V 0 cos t=( R 1+ R 2) I TOT I TOT =
R 1+ R 2
La tensione ai capi del solenoide sar la tensione ai capi del parallelo:
R2
V RLC =Z RLC I TOT = V cos t
R 1+ R 2 0
Dato che il testo richiede la tensione nellistante in cui sia massima, scegliamo t=0
quando il coseno diviene 1 per ottenere:
R2
V 'L = V
R1 +R2 0
A questo punto, spengiamo il generatore di tensione alternata sostituendolo con un
corto e teniamo acceso solo il generatore di corrente continua. Il circuito diventa:

Anche in questo caso il generatore vede il solenoide, il condensatore e la resistenza


R1 messi in parallelo. Possiamo trasformare quindi il circuito in parallelo e scrivere
qualche legge della maglia, per possiamo usare anche una qualche considerazione
che ci permetta di essere pi rapidi. Dato che cerchiamo la tensione in un istante in
cui sia massima, e abbiamo stabilito sopra di usare t=0 , sappiamo dal testo che a
quellistante I C =0 e che I 1 =I 2 . Allora, scrivendo la legge del nodo applicata
allintersezione tra solenoide condensatore e R1 :
I 1 ( 0 ) + I 2 ( 0 )=I L ( 0 ) I L ( 0 )=0 V 'L' ( 0 ) =0
Usando il teorema di sovrapposizione dunque la differenza di potenziale sar:
R2 V
V L =V 'L +V 'L' = V 0= 0 =3,65 V
R 1+ R 2 2
26) Nel caso del problema precedente (25), a regime determinare la potenza
dissipata per effetto Joule, in Watt, in un istante in cui sia massima la tensione
dellalternatore.

93
Per rispondere a questa domanda facciamo riferimento allesercizio discusso sopra.
Quando attivo solo il generatore in continua, in condizioni di regime, sostituiamo al
condensatore un aperto e al solenoide un corto. Otteniamo che la corrente passer
praticamente solo dalla resistenza R2 e dal solenoide: quindi avremo:
'' '' V0
I 1 =0 I2 =
R2
Mentre quando acceso solo il generatore di tensione alternata dobbiamo ricavare la
corrente che scorre nella resistenza R1 (che abbiamo chiamato sopra I TOT ):
V 0 cos t V 0 cos t V
I TOT = = I TOT =I '1= 0
R1 + R2 2R 2R
Mentre la corrente che scorre sulla resistenza R2 si ottiene applicando il principio
del partitore di tensione ai capi del parallelo (ma era nota, in effetti, anche dai dati del
testo):
R2 V 0 V 0
V RLC = V 0=R2 I 2 I '2= =
R 1+ R 2 R1 + R2 2 R
Le correnti generali si trovano allora:
V0 V0
I1 = I 2=
2R 2R
Da cui la potenza dissipata per effetto Joule:
2 V 20 V 20 V 20
2
W J =R I + R I =
1 1 + 2 2= =75,8 W
4R 4R 2R
27) Nel caso del problema (25), determinare la corrente nellinduttore, in
ampere, al tempo t=2 / (transiente).
Cerchiamo dunque una equazione differenziale che ci permetta di descrivere
quantitativamente la corrente che scorre nel tempo nellinduttore. Intanto utile
inserire in una tabella quello che abbiamo trovato nel circuito grazie al principio di
sovrapposizione:
reg reg reg reg
I1 I2 VL VC
Circuito in 0 V0 0 0
continua R
Circuito in V0 V 0 V0 V0
alternata 2R 2R 2 2
Sovrapposizione V0 V0 V0 V0
2R 2R 2 2
Scriviamo dunque la legge del nodo applicata al capo del solenoide in condizioni di
regime:
reg reg reg reg
I L ( t ) =I 1 (t)+ I 2 (t)+ I C (t )
Dove ricordando che la corrente nel condensatore si scrive:
d V C (t )
I C ( t )=C
dt
Nel caso in cui avevamo tenuto acceso solo il generatore continuo, V 'C' =0 , mentre
quando era acceso solo il generatore alternato valeva:
V0
V 'C = cos t
2
Per cui:
C V 0
I C ( t )= sin t
2

94
Dunque tornando alla legge del nodo:
V 0 V 0 CV0 V 1
I L ( t )= + sin t I L ( t )= 0 C V 0 sin t
2R 2R 2 R 2
La soluzione nel periodo del transiente la otteniamo a partire, praticamente, dalla
legge del nodo, dato che lunico punto del circuito a rimanere inalterato, o
quantomeno a presentare una certa continuit, in condizioni di transitorio e di regime.
Dunque:
V0 1
I L ( t )= C V 0 sin t
R 2
E calcolandola al tempo richiesto:
V0 1 2 V0
I L ( t )=
R 2 (
C V 0 sin
)
= =20,8 A
R
2
28) Nel circuito di figura C=5 L/R 1 , R2=3 R1 /2 ,
L=63,1 H , R1=14,0 e I 0=21,2mA . La pulsazione del generatore quella
corrispondente alla risonanza quando linterruttore chiuso. Linterruttore
inizialmente aperto e il sistema a regime stazionario; determinare la potenza
media, in mW, erogata dal generatore in queste condizioni.

Il testo ci dice che quando il circuito chiuso il circuito in risonanza col generatore:
il circuito aperto, per, differisce da quello chiuso solo di una resistenza, e dato che le
resistenze hanno solo parte reale, non modifica la parte immaginaria dellimpedenza
complessa. In pratica, il circuito chiuso e quello aperto hanno una diversa impedenza
reale, ma la stessa impedenza complessa, che deve essere nulla per la condizione di
risonanza. In pratica allora, nel circuito aperto limpedenza risulta essere:
Z AP=R 2
E la differenza di potenziale del generatore, dunque, :
V G=R 2 I 0
A questo punto, applichiamo la legge di Galileo Ferraris per la potenza media:
GEN = 1 V G ( t ) I 0= 1 R 2 I 20=4,72 mW
W
2 2
29) Nel caso del problema precedente, determinare la pulsazione del
generatore in rad/s.
Sappiamo che la pulsazione del generatore la pulsazione di risonanza quando il
circuito chiuso. Quindi calcoliamoci limpedenza totale equivalente del circuito
chiuso, cominciando a risolvere il parallelo:
1 1 1 R + j L R jL R 1 j L R21 j L+ R1 2 L2 R1 L(L+ j R1 )
= + = 1 Z R L= 1 = =
ZR 1 L R1 j L R 1 jL R1 + j L R 1 j L
1
R21 + 2 L2 R 21+ 2 L2
A questo punto ricaviamoci limpedenza totale equivalente:

95
2 2 2 2 2 2 2
j R 1 L ( L+ j R 1 ) R 2 C ( R1 + L ) j ( R1 + L )+ R1 LC ( L+ j R 1)
Z EQ=R2 + =
C R21 +2 L2 2 2 2
C ( R1 + L )
Continuando a calcolare, abbiamo:
R 21 R2 C + R2 3 L2 C+ R 1 3 L2 C + j(R 21 2 LC R212 L2 )
C ( R 21+ 2 L2)
Dunque ora limitiamoci solo a considerare la parte immaginaria e a porla uguale a
zero, inserendo cos la condizione di risonanza:
2 2 2 2 2
R1 LCR1 L =0
Sostituiamo dove possiamo:
5L R 21 R rad
R L 2 R1 L =0 4 L =R1 = 2 = 1 =1,11 10 5
2 2 2 2 2 2 2 2 2
1
R1 4L 2L s
30) Nel caso del problema (28), allistante t=0 si chiude linterruttore.
Determinare la potenza media, in mW, dissipata per effetto Joule al nuovo
regime stazionario.
A questo punto ci serve di sapere il valore della corrente che scorre nella resistenza
R2 e nella resistenza R1 per calcolare la potenza dissipata per effetto Joule.
Conosciamo gi il valore della corrente che scorre nella resistenza R2 , dato che in
serie al generatore di tensione I 0 , mentre possiamo applicare il principio del
partitore di corrente al parallelo R1 , L per determinare la corrente che scorre nella
resistenza R1 :
ZL j L R1 j L R 1 jL+ 2 L2 L ( L+ j R 1 )
I1 = I0 = I 0= 2 2 2
I 0= I0
Z L+ R 1 R1 + jL R1 j L R1 + L R 21+ 2 L2
Calcoliamo la potenza dissipata dalla resistenza R2 :
W J2 = 1 |V
^ R ||I^ 0|= 1 ( R2|I 0|)|I 0|= 1 R2 I 20
2 2
2 2
Per calcolare la potenza dissipata dalla resistenza R2 abbiamo bisogno di sapere il
modulo della corrente che vi scorre. Calcoliamo dunque il modulo della corrente
complessa calcolata poco sopra:
L 2 2 2 L
|^I 1|= 2 2 1
2
R + L = 2 2 2
R + L
1 R 1+ L
Dunque la potenza dissipata sar:
2
J1 = 1 |V
^ R ||I^ 1|= 1 ( R1|I 1|)|I 1|= 1 R1|I 1|2= 1 R1 L
W
2 1
2 2 2 ( R1 +2 L2
2
I0
)
Sostituiamo a il valore ricavato nellesercizio precedente:
1
2 2
R
J1 = 1 R1 L I 20 W
W J1 = 1 R 1 = 1 I 20
4
2 R1 + L
2 2 2
2 1 10
1+
4
La potenza totale dissipata per effetto Joule sar perci:
1 R
W J1,2= R 2 I 20+ 1 I 20=5,35 mW
2 10
31) Nella situazione del problema precedente (30), determinare la potenza
istantanea, in mW, dissipata per effetto Joule immediatamente dopo la chiusura
dellinterruttore.

96
Immediatamente dopo la chiusura dellinterruttore non siamo in condizioni di regime,
dunque non possiamo usare il metodo dei fasori. Per fortuna, ci viene in aiuto la legge
del nodo:
I 0 ( t )=I R ( t ) + I L (t)
1

Calcolando questa relazione al tempo t=0 , abbiamo che la corrente I 0 (t) , fornita
dal generatore, ovviamente resta la stessa, e usando la condizione di continuit nel
+
solenoide anche la corrente che scorre in t=0 sar uguale a quella che ci scorreva
I L =I 0 . Dunque otteniamo:
in t=0 , ossia
+

0 =0
IR
1

E cio abbiamo scoperto che la resistenza R1 , appena dopo la chiusura


dellinterruttore, non dissipa nessuna potenza dato che non vi passa corrente. Lunica
potenza dissipata sar allora quella della resistenza R2 :
W J =R2 I 20 cos t W J ( 0 )=R 2 I 20=9,44 W
32) Nel circuito di figura R2=R1 =3,28 , C=8,30 F , L=R21 C e E=9,41 V .
Inizialmente linterruttore aperto, il condensatore scarico e tutte le correnti
sono nulle. Allistante t=0 si chiude linterruttore. Determinare la potenza, in
Watt, dissipata per effetto Joule immediatamente dopo la chiusura
dellinterruttore.

Sappiamo che allinizio il condensatore scarico e non vi passa corrente: dunque la


differenza di potenziale ai suoi capi sar:
0
Q0
V C ( 0 )= I C ( t ) dt+ =0
0 C
E possiamo allora sostituire il condensatore con un corto. Dato che nel solenoide non
passa corrente, sostituiamolo con un aperto per ottenere il circuito equivalente:

In cui si calcola subito che la potenza dissipata per effetto Joule sar:
E2 E 2
W J ( 0 )=R1 = =27 W
R21 R1

97
33) Determinare la potenza, in Watt, dissipata per effetto Joule in regime
stazionario.
Quando il circuito a regime stazionario possiamo sostituire al solenoide un corto e al
condensatore un aperto. Il circuito corretto sar:

E la potenza dissipata per effetto Joule:


2 2
E E
W J = ( R1 + R2 ) I 2 = ( R1 + R2 ) 2
= =13,5 W
( R 1 + R 2) R 1 + R2

34) Determinare la corrente in ampre che attraversa linduttore allistante


t=RC /2 .
Aabbiamo 3 rami e quindi 3 incognite da ricavare; i nodi sono 2 quindi possiamo
scrivere una sola equazione di nodo non banale, e dobbiamo affiancarla quindi ad altre
2 equazioni di maglia. Scegliamo il nodo A e le maglie sinistra e destra del circuito:

{
t
1
E+ R1 I 1 + I C ( t ' ) d t ' =0
C0
t
1
I C ( t ' ) d t ' + R2 I L + L I L =0
C 0
I 1=I C + I L
Decidiamo di derivare le prime due equazioni cos da lasciarci alle spalle i termini
integrali e le costanti:

{ {
IC IC

{
R1 I 1 + =0 R 1 I C + R 1 I L + =0 R1 I C + R1 I L + R2 I L + L I L =0
C C
IC
I C IC =R2 I L + L I L =0
+ R2 I L + L I L=0 =R2 I L + L I L C
C C I 1= I C + I L
I 1=I C + I L I 1= I C + I L

Deriviamo di nuovo la seconda equazione cos da sostituire I C nella prima e


disaccoppiare il sistema:

{
R 1 I C + R 1 I L + R2 I L + L I L=0
I C =C R 2 I L +CL I L C R1 R 2 I L +C R1 L I L + R 1 I L + R 2 I L + L I L =0
I 1= I C + I L
Abbiamo quindi un sistema di equazioni differenziali del secondo ordine mediante una
sola equazione differenziale omogenea di un ordine superiore. A questo punto
supponiamo che valgano:
R1=R2 =R L=R2 C
Quindi lespressione trovata diventa:
2 2
2C R 2 I L +C2 R3 I L +2 R I L=0 I L + I + I =0
RC L R2 C 2 L

98
Ricordiamo che il prodotto RC= , che era la costante di tempo di carica di un
condensatore. Lequazione che dobbiamo risolvere dunque:
I L + 2 I L + 22 I L =0

Scriviamo il polinomio caratteristico associato e determiniamone le radici:
2 2 2 2
3 + 2+ 2 =0 2 + + 2 =0
( )
Una soluzione risulta 1 =0 . Per ricavare le altre due, scriviamo la formula risolutiva
applicata al termine in parentesi:

2,3 =
2

2
4 8

2 2 2 2 1
=

2

=
1 1
j

La soluzione generale sar una combinazione lineare di una forma esponenziale delle
radici del polinomio caratteristico:
0t (1 + 1 j)t (1 1 j)t
I L ( t )= A e + B e +C e
Adesso si tratta di inserire tre condizioni iniziali per ricavare il valore delle costanti:
1. Per la pima condizione iniziale, ricordiamo quanto detto allinizio, ovvero per la
continuit della corrente nellinduttore la corrente che vi scorre deve essere
nulla allistante t=0 :
I L ( 0 ) =0= A+ B+ C
2. Per la seconda condizione iniziale, ricordando la formula della tensione ai capi
del solenoide, avremo:
+
0

+
0

VL
V L (t )=L I L ( t ) I L
Ma abbiamo gi visto che un instante dopo la chiusura dellinterruttore il circuito
risponde come se la maglia dotata della seconda resistenza e del solenoide non
ci fosse. In particolare, dato che in quella zona non passa corrente, la caduta di
tensione ai capi dellinduttore sar uguale a quella ai capi del condensatore, che
sappiamo essere nulla a quellistante:
+
0

+
0

+
0

VC
V L
I L
Quindi deriviamo lequazione della corrente:
1 1 1 1
I L (t)=B 1 + 1 j e( ) +C ( )
+ j t j t
1 1
(
)
( )
j e

99
E inseriamo la condizione 2:
0=B ( 1 + 1 j)+C ( 1 1 j )
3. Come ultima condizione al contorno potremmo sfruttare il fatto che conosciamo
gi il valore della corrente per condizioni di regime:
E
I L ( t )=
2R
Quindi, calcolando lespressione della corrente per t :
E
A=
2R

Adesso mettiamo a sistema le tre condizioni al contorno per stabilire il valore delle
costanti:

{
E

{ {
A + B+C=0 B+C= E
2 R B+C=
1 1 1 1 2R
B (+ j +C
) (
j =0 1

j 1
B+ B C C=0

)
j j ( BC )=B+C
E E
A= E A=
2R A= 2R
2R
Continuiamo nella risoluzione del sistema:

{
E
B= C
2R
E E
2 C=
2R 2R j
E
A=
2R
Dove si deve tenere conto della relazione:
1
j=
j
Per ottenere:

{
E
B= (1+ j)
4R
E (
C= 1 j )
4R
E
A=
2R
Sostituendo nellequazione da risolvere otteniamo:
1 1 1
E E ( ( + j t
) E ( ( 1
)
j t
1 j ) e
I L ( t )= 1+ j ) e
2R 4 R 4R
Raggruppiamo meglio i termini per ottenere:

[ ]
t jt t jt

E ( 1+ j ) e e ( 1 j ) e e
I L ( t )= 1
2R 2 2
Possiamo ancora raggruppare un termine esponenziale allinterno della parentesi
quadra:

100
{ [ ]}
jt jt
t
E e e
I L ( t )= 1e (1+ j ) + ( 1 j )
2R 2 2
Ora svolgiamo i prodotti allinterno della parentesi quadra per ottenere:

{ [ ]}
jt jt jt jt
t
E e e e e
I L ( t )= 1e +j + j
2R 2 2 2 2
Riordiniamo i termini esponenziali:

{ [ )]}
jt jt jt jt

I L ( t )=
E
2R
1e
2
+
t
e e
2
+j
e e
2

2 (
A questo punto ricordiamo la formula di Eulero per lesponenziale complesso:
e j =cos + j sin
Da cui deriviamo le relazioni importanti:
e j + e j e j e j e j e j
=cos =j =sin
2 2j 2
Da cui, sostituendo nellequazione della corrente, arriviamo finalmente ad avere:

[ ( cos t sin t )]
t
E
I L ( t )= 1e
2R
Calcolando questa funzione allistante richiesto otteniamo:

[ ( )] ( ) [ ]=8,34 A

E E
IL ( )
2
=
2R
1e 2
sin
2
I L
2
=
2R
1+ e 2

35) Nel circuito di figura, ad un motore alimentato da una forza


elettromotrice alternata di ampiezza V 0=100 V e pulsazione =320 rad /s e
schematizzabile come la serie di uninduttanza L=91,1 mH e di una
resistenza R=L , viene connesso in parallelo ad un condensatore tale che il
generatore sia in risonanza con il circuito. Se ne calcoli la capacit in F .

Dallo schema del circuito notiamo subito che il condensatore collegato in parallelo
alla serie dellinduttanza e della resistenza. Dunque calcoliamoci limpedenza totale,
partendo dallimpedenza della serie:
Z RL=R+ j L
Limpedenza del parallelo sar, allora:
1 1 jRC2 LC +1 R+ j L
= j C+ = Z EQ= 2
Z EQ R+ jL R+ j L j RC LC+1
Sostituendo il valore suggerito dallesercizio e moltiplicando per il complesso
coniugato si ha:

101
L( 1+ j ) ( 1 2 LC ) j 2 LC L+ j L3 L2 C j 3 L2 C j 3 L2 C+ 3 L2 C
= 2 2
( 1 2 LC ) + j 2 LC ( 1 2 LC ) j 2 LC ( 1 2 LC ) + ( 2 LC )
Da cui, infine, riordinando i membri si ha:
L+L j(12 2 LC )
Z EQ= 2 2
( 12 LC ) + ( 2 LC )
A questo punto imponiamo la condizione di risonanza, in cui conosciamo gi la
frequenza di risonanza fornitaci dal testo = 0 e possiamo dunque ricavarci la
capacit:
2 1
12 0 LC=0 C= =53,6 F
2 20 L
36) Nel caso del circuito precedente (35), si calcoli la potenza media in Watt
erogata a regime dal generatore.
Dallesercizio precedente, ricaviamo anche che il valore della frequenza di risonanza si
otteneva:
1
0 =
2 LC
Sostituendo questo valore nella formula per il calcolo dellimpedenza equivalente,
avremo:
Z EQ=2 L
A questo punto dato che lesercizio ci chiede la potenza media erogata a regime,
possiamo stare tranquilli applicando il metodo dei fasori. Allora sappiamo che:
^
^ GEN =Z EQ ^I GEN ^I GEN = V GEN
V
Z EQ
Preoccupiamoci solo del modulo, senza pensare alle fasi di queste grandezze, per
ottenere:
V0
I GEN = =
2L
A questo punto applichiamo la legge di Galileo Ferraris per la potenza media erogata
dal generatore:
2
1 ^ ^ 1 V0
W GEN = |V GEN||I GEN|= =85,8W
2 4 2L
37) Il circuito mostrato in figura, in cui R1=R2 =R=282 ,C=15,5 F ed
2
L=2 R C , alimentato in continua da un generatore di forza elettromotrice
E=1,61 V ed a regime allistante t=0 allorch viene chiuso linterruttore.
Si determini la corrente in mA che attraversa il condensatore immediatamente
dopo la chiusura dellinterruttore.

102

Sappiamo che allistante t=0 , quando linterruttore ancora aperto, il circuito a
regime. Possiamo dunque sostituire al solenoide un corto e al condensatore un aperto:

Dunque otteniamo che lunica corrente che scorre nel circuito si trova:
E E
I0 = =
R 1+ R 2 2 R
Quando linterruttore viene chiuso, viene fatto un corto al posto dellinterruttore e la
corrente sceglier quel ramo al posto del ramo che presenta la resistenza R2 .
Saremo dunque nel caso:

A questo punto usiamo la condizione di continuit per la corrente nel solenoide:




0

+

0
IL
E scriviamo la legge del nodo per ottenere:
+
0

+
0

+
0

+

0

+

0

I1
38) In relazione al circuito precedente, si calcoli la potenza in milliWatt
istantaneamente dissipata per effetto Joule allo stesso istante.

103
La potenza per effetto Joule riguarda ovviamente solo la resistenza R1 e scriveremo
dunque:
+

0

WJ
39) Per il circuito dellesercizio (37) si calcoli il tempo in millisecondi a cui
massimo il modulo della corrente attraverso la capacit.
Cerchiamo ora la legge che ci descriva landamento della corrente nel condensatore
dopo aver chiuso linterruttore. Abbiamo dallo schema del circuito 3 rami, quindi tre
correnti incognite, che si snodano da due nodi, quindi possiamo scrivere una sola
equazione del nodo che ci sia utile e dobbiamo scrivere le restanti due equazioni
attingendo alle leggi della maglia. Scegliamo come maglie il rettangolo di sinistra e il
rettangolo di destra del circuito:

{
t
1
E+ R 1 I 1+V C ( 0 ) + I C ( t ' ) d t ' =0
C 0
t
1
I C ( t ' ) d t ' V C ( 0 ) + L I L=0
C 0
I 1=I C + I L
Deriviamo le prime due equazioni cos da sbarazzarci delle costanti e dei termini
integrali:

{ { {
IC IC I
R1 I 1 + =0 R 1 I C + R 1 I L + =0 R1 I C + R1 I L + C
=0
C C C I I
IC R1 I C + C
+ R 1 C =0
I L= I C
I C
+ L I L=0 =L I L C LC
C C LC
I 1=I C + I L I 1=I C + I L I 1 =I C + I L

Ci siamo ricondotti ad una equazione differenziale omogenea del secondo ordine:


I C I C
I C + + =0
RC LC
2
Inseriamo la condizione fornitaci L=2 R C :
I C I
I C + + 2C 2 =0
RC 2 R C
E ricordando la relazione RC= , si ha:
I I
I C + C + C2 =0
2
Il cui polinomio associato :
1 1
2 + + 2 =0
2
Ricaviamo le radici:

1,2
1

2
1 1
=
2 2 1 j 1
2
2
1
=
2
(1 j)
La soluzione dellequazione differenziale sar del tipo:
t t
( 1+ j ) ( 1 j )
2 2
I C ( t )= A e +Be

104
A questo punto abbiamo bisogno di due condizioni iniziali per determinare la funzione
richiesta. Dato che per il testo ci richiede listante in cui massima la corrente,
imponiamo solo una condizione al contorno (dato che, se avessimo calcolato gi la
funzione richiesta, dopo, per vedere dove era massima, avremmo dovuto fare la
derivata). In particolare, imponiamo che:
I C ( 0 ) =A + B A=B
Quindi la funzione diventa:
t jt jt t
( )
I C ( t )= A e 2 e 2 e 2 =2 j A e 2 sin
t
2
A questo punto, deriviamo questa funzione e uguagliamola a zero per trovare il punto
di massimo:
t t t
t 1 t A j 2 t t
2 A j ( )
1 2
2
e sin + (2 A j ) e 2
2 2 2 ( )
cos =0

e sin cos
2 (2
=0)
Da cui ricaviamo, infine:
t t t
sin =cos = =6,87 ms
2 2 2 4 2
40) Una batteria di f.e.m. E=4,55 V viene utilizzata in connessione al
circuito di figura (in cui R 1=R2 =R 3=242 ,C=261 F ) per caricare un
condensatore inizialmente scarico. Si calcoli a regime lenergia immagazzinata
nel condensatore.

Questo circuito vede la resistenza R1 essere in serie al parallelo tra la serie del
condensatore e la resistenza R3 e la resistenza R2 . Pu essere schematizzato
dunque anche come:

In condizioni di regime il condensatore pu essere indicato come un aperto, quindi


vediamo che nel ramo di circuito CR3 non passa corrente. Dunque la differenza di
potenziale ai capi del condensatore sar uguale alla differenza di potenziale che c ai
capi della resistenza R2 . La corrente che scorre nel circuito a regime sar:

105
E E
I ( )= =
R1 + R2 2 R
E la differenza di potenziale ai capi di R2 , cio ai capi del condensatore, sar:
E E
V C ( )=R2 =
R1 + R2 2
Lenergia accumulata dal condensatore, allora, sar:
1 1
EC = C V C ( )2= C E2=6,75 104 J
2 8
41) Per il circuito dellesercizio precedente, si calcoli in millisecondi il tempo
di carica del condensatore, ovvero il tempo impiegato dalla differenza di
potenziale ai suoi capi per raggiungere una frazione pari a 11/e del suo
valore a regime.
Per ricavare il tempo di carica del condensatore dobbiamo cercare di trasformare
questo circuito a pi rami di corrente in un circuito con un solo ramo, in maniera tale
da poter scrivere che il tempo di carica sar uguale a =R' C . Usiamo dunque il
teorema di Thvenin, tagliando il circuito come in figura:

Il potenziale di Thvenin si calcola come la differenza di potenziale in uscita a circuito


aperto. Dal teorema del partitore, dunque:
R2 E
V TH =V R = E=
2
R1 + R 2 2
E la resistenza equivalente di Thvenin si calcola con il parallelo delle due resistenze:
R1 R 2 R
RTH = =
R 1 + R2 2
Abbiamo dunque ottenuto un circuito fatto cos:

Dove, risolvendo la serie delle resistenze, si ha:


R 3
R' =RTH + R 3= + R= R
2 2
Il tempo di carica sar allora:
3
= RC=94,7 ms
2
In alternativa il tempo di carica si poteva anche ricavare risolvendo un sistema di
equazioni differenziali fatto cos:

106
{
I 1 =I 2 + I C

{ {
I 1=I 2+ I C I 1= I 2+ I C
E=R1 I 1 + R2 I 2 0=R 1 I 1+ R 2 I 2 I 1= R2 I 2= I C I C
t
R1 RC
1 I
0=R2 I 2 + R3 I C + I C ( t ) dt C
0=R2 I 2 + R3 I C + R I
I 2= 2 I C + C = I C + C
I
C 0 C
R3 R3 C RC
Da cui se ne ricava:
2IC 2 2 1
3
3 I C +
RC
=0 I C +
3 RC
I C =0 = (
3 RC ) = RC=94,7 ms
2
42) Nel circuito di figura due batterie, di identica forza elettromotrice
E1=E 2=8,75 V e resistenze interne rispettivamente pari a r 1=3,27 e
r 2=2 r 1 , alimentano una lampadina di resistenza R=36,2 . Si calcoli la
potenza dissipata da questultima in Watt.

Per rispondere a questa domanda usiamo il principio di sovrapposizione degli effetti.


Lasciamo ora acceso il primo generatore e sostituiamo laltro con un corto:

A questo punto dobbiamo ricavare la corrente che scorre nella resistenza R . Usiamo
il teorema di Thvenin da cui ricaviamo:
r2 2 r r 2
V 'TH = E= E R 'TH = 1 2 = r 1
r 1 +r 2 3 r 1 +r 2 3
La corrente che scorre nel circuito equivalente sar dunque:
' V TH 2/ 3 E
I R= =
RTH + R 2/( 3 r 1)+ R
Nel secondo caso, invece, lasciando acceso il secondo generatore e sostituendo il
primo con un corto, avremo:

107
Ancora applicando il teorema di Thvenin otteniamo:
'' r1 E '' r1 r 2 2
V TH = E= RTH = = r
r 1 +r 2 3 r 1 +r 2 3 1
La corrente che scorre nel circuito equivalente, e che attraversa la resistenza R
sar allora:
E /3
I' ' =
2/(3 r 1 )+ R
Allora, la corrente che scorre nella resistenza R per la sovrapposizione degli effetti
sar:
2 E
E
' '' 3 3 E
I =I + I = + =
2 2 2
3 r1
+R
3 r1
+R
3 r1
+R
( )
Dunque la potenza dissipata per effetto Joule:
2
E
W J =R 2
=1,88 W
2
( 3r 1
+R
)
43) Un generatore di tensione alternata in risonanza con il circuito mostrato
in figura, in cui due trasformatori ideali con rapporto di trasformazione
=N 2 / N 1=15 e =N 3 /( N '2)=10 sono utilizzati per trasferire potenza ad un
motore secondario di resistenza R2 e ad un terziario di induttanza
L=85,6 mH (siano invece R1=4,35 e C=4,74 mF , la resistenza ed il
condensatore collegati in serie al generatore nel primario). Si calcoli la
pulsazione del generatore in rad /s .

Abbiamo una serie di trasformatori che sono collegati tra loro: dunque possiamo
riportare tutti e 3 i trasformatori in relazione al generatore sul primario usando la

108
relazione che sussiste tra le loro impedenze e i loro rapporti di trasformazione. In
particolare, avremo:
^
E 1 1 Z2 Z3
I^ 1 (
=Z EQ=Z 1+ 2 Z 2+ 2 Z3 =Z 1+ 2 + 2 2
)
Sviluppando i calcoli avremo:
R
R1 +
1 1 1 L
+ 2 R 2+ 2 2 j L= R1 + 22 + j 2 2
j C
1
C( ) ( )
A questo punto inseriamo la condizione di risonanza:
L 1 3 rad
= =7,45 10
C s
2 2
LC
44) Per lo stesso circuito, si calcoli il valore di R2 in per cui massima
la potenza media assorbita a regime nel circuito secondario.
La potenza a regime nel circuito secondario si pu calcolare nel dominio dei fasori con
la legge di Galileo Ferraris:
= 1 R 2|I 2|2
W
2
A questo punto dobbiamo in pratica ricavare solo il valore della corrente che scorre
nella resistenza presente nel circuito secondario. Certo vero che sappiamo anche
che per trasformatori ideali vale la relazione:
I^ 1 1 ^ ^I 1
= I2 =
I^ 2
Per ricavare il fasore della corrente ^I 1 usiamo la legge di Ohm nel dominio dei fasori:
^
^I 1 = V 0
Z EQ
Dato che il circuito in risonanza, limpedenza ha solo parte reale, dunque:
V0
^I =
1
R2
R1 + 2

Dunque la corrente che scorre nel secondario sar:
V 0 1
I2 =
R2
R1 + 2

Quindi la potenza dissipata per effetto Joule sar:
2
R V0
=1 2
W
2 2 R2
2

( R 1+

2 )
Separiamo gli elementi costanti:

= 1 R '2
W
2 [ R'2
( R1 + R'2 )
2
con R '
2 =
R2
2 ]
Dunque dobbiamo massimizzare la funzione in parentesi quadre. Facciamo la derivata:
2
R'2 ( R1 + R'2 ) R '2 (2 R '2+2 R1 )
d
dR ( ' 2
( R1 + R2 )
=0
) ' 4
( R1 + R 2 )
2 '2 '
=0 R1R 2 =0 R1=R 2

Quindi avremo:

109
R2
R1= 2
R 2=R1 2=979

110