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GIACOMO MARTINA Storia della Chiesa Istituto di Teologia per corrispondenza del Centro «Ut unum sint» - Roma CAPITOLO 3 LA SVOLTA COSTANTINIANA E IL SUO SIGNIFICATO 3 Llopposto giudizio deglt storiei contemporanel € degli storict attuali S. Girolamo, scrivendo verso la fine del IV secolo da Betlem- me alla sua figlia spirituale Leta, ad un tratto divaga dall’argo- mento centrale della lettera, e, preso dall’entusiasmo, delinea efficacemente le nuove condizioni del cristianesimo e del paga- nesimo dopo la fine delle persecuzioni: «11 Campidoglio una volta dorato @ ora immerso nello squallore; tutti i templi romani sono coperti di fuliggine e di ragnatele; la citta si muove dalle sue abitazioni, e il popolo in folla passa indifferente da- vanti ai santuari mezzo cadenti per affrettarsi alle tombe dei martiri... IL paganesimo @ ormai ridotto in abbandono perfino a Roma, e quelli che un tempo erano gli dei delle genti sono stati relegati nei comignoli fra le civette © i gufi. 1 vessilli dei soldati sono ornati dalla croce. L'immagine del patibolo da cui & venuta la salvezza orna le porpore dei re e le corone folgo- ranti di gemme. Anche Serapide, in Egitto, si ? convertito al cristianesimo. A Gaza, Marna piange, chiuso nel suo tempio, € sta in continua trepidazione che esso non venga distrutto. Dal- Yindia, dalla Persia, dall’Etiopia accogliamo ogni giorno schiere i monaci. L'Armeno ha deposto le sue frecce, gli Unni imparano i salterio, il freddo della Scizia @ vinto dal calore della fede, Yesercito dei Goti biondi ¢ rossicci @ accompagnato dalle tende della Chiesa, ¢ forse combate con sucesso contro di noi, pro- prio perché ‘confida nella stessa religione...» (PL 22, 870). Anni prima, Eusebio di Cesarea, il padre della storiografia ecclesiastica, nella Storia della Chiesa e nella Vita di Costantino st aveva esaltato con Jo stesso entusiasmo il trionfo del cristiane- simo e Vappoggio dato da Costantino alla Chiesa: « Cantiamo ~-il cantico nuovo, perché... siamo stati stimati degni di vedere... € di celebrare cose che prima di noi molti realmente giusti ¢ martiri di Dio desiderarono vedere e non videro, desiderarono udire e non udirono... Tutti gli uomini erano liberati dall'oppres. sione dei tiranni... ogni luogo veramente cominciava a rivivere, z-le chiese nuovamente si ergevano dalle rovine... gli imperator! supremi con continue leggi promulgate a favore dei. cristiani estendevano ¢ moltiplicavano la grande grazia che la divina libe- ralita ci aveva elargito. I vescovi ricevevano scritti, onori in de. naro di provenienza imperiale » (Hist. eccl. X, 23). Eusebio sotto. linea soprattutto le benemerenze di Costantino nei confronti del la Chiesa, specialmente in occasione del concilio di Nicea (325), che egli stesso convocd ¢ per il quale si mostrd largo di mezzi, per il trasporto dei padri convocati, per lo svolgimento delle discussioni, per l'esito finale e per l'applicazione delle decisioni prese: «Limperatore alla fine riusct ad ottenere il consenso e Vaccordo di tutti sugli argomenti in discussione... dichiard di avere ottenuto una seconda vittoria contro i nemici della Chiesa e celebrd una festa trionfale a gloria di Dio » (Vita Const. ¢. 13-14). Allottimismo dei contemporanei — sostanzialmente condi. viso dagli storici filo-giansenisti del Seicento come il Fleury, che ha influito largamente anche nel Rosmini ¢ nella sua opera Delle Cinque Piaghe della Chiesa, esaltazione unilaterale della Chiesa antica — si oppone il giudizio di larga parte della storiografia contemporanea. F. D’Avack ritiene che «Tappoggio statale fu nella sostanza quanto di pitt dannoso e pericoloso potesse capitare alla Chiesa... ebbe su di lei una profonda influenza corruttrice quanto mai nefasta ». Secondo D’Avack, il rapido crollo delle comunita dell’Asia Minore e dell’Africa, ‘un tempo cost fiorenti, al primo urto da parte dell'Islam, & dovuto proprio a questo fattore: « Erano bastati due secoli di protezione e di favori da Parte dello Stato per sclerotizzarle ed atrofizzarle nel modo pit completo» (P. D’Avack, I! problema storico-giuridico della liberta religiosa, Roma 1966, pp. 29-30). Un giudizio ugualmente nega- tivo appare nella Storia del cristianesimo di Ernesto Buonaiuti: commentando un detto di Tertulliano, che i Cesari avrebbero potuto credere a Cristo se i Cesari non fossero necessari al mon. do, 0 se un cristiano potesse divenire Cesare, Buonaiuti osserva che quello che a Tertulliano appariva assurdo, si @ verificato, con una conseguenza inattesa: i Cesari si sono convertiti al cristia. nesimo, ma per riflesso anche i cristiano si & convertito al 2 cesarismo, divenendo strumento ¢ cooperatore del nuovo regime imperiale instaurato da Diocleziano, ¢ allontanandosi cost sem i i imitivo. Questa nuova « moni . pre pitt dal suo spirito primitiv eh eet oo Zione » si verified proprio con Costantino, che rappr cid una tappa fatale nella storia del cristianesimo: a ae ret one che separava i valori ¢ la sfera politica da quella religiosa, Regando a quelli la preminenza e fondando questa sullamore, miata religione strumentalizzata al potere politico, ¢ ridotta ad usare dei mezzi propri dell’attivita politica. Se pe ‘crittori di alta divalgazione come Falconi la svolta eae a titui ut ymatica rivoluzione involutiva, che, sia pt - oat ante orem Ja Chiesa all'alba del IV Se walenza, dell i su*quello carismatico, la com- lenza dell’elemento giuridico q : ae Inistione di sacro e profano, V'arricchimento, per ea oases Paolo Brezzi «il siconoscimento ulficiale del corpus christian rum ..avrebbe dovuto proseguire opera di ria vieinamento, favorize la fusione sempre pit stretta, quale si era gid reaizzata in vari strati della popolazione, nelle migliori cnersie palay =a eta. Invece spesso fu imposto to, con un atto di autorits, S cosi riusci en fecondo e duraturo » (Cristianesimo e impero romano, Roma 1942, p. 188). : : arlare della svolta i poi & divenuta un’autentica moda p: at costantinina in senso duramente negativ, come di un autentico tradimento del Vangelo: ad una Chiesa overs, senza appogst statali e fondata solo sulla forza della verita e Ne oe grazia, pronta a dare la vita, mai a usare la cee ieee tuna Chiesa ricca, largamente appoggiata ma necessariamente str mentalizzata dalio Stato, incline ad usare la coerci sostegno della verita. ; 7 eee Senza lasciarsi troppo influenzare dai pregiudizi correnti, esa ‘miniamo spassionatamente i fatti. 32. Costantino il Grande, il primo imperatore cristiano verso il 280 da Costanzo Cloro, generale di Diocleziano, ¢ da Elena, Costantino resse Timpero eoecidente. dal 311, Plea 325 alla morte, nel 337, tutto 'impero. Quello che & stato detto a ragione il prime imperatore cristiano, mon raggiunse, mai, se non forse negli ultimi giomi, una fede profonda e del tutto coerente. Questo non significa affatto che egli fosse un machia- vellico, pronto a servirsi di una religione in cui non credeva 3 che gli si presentava coi ; entava come un utile instrumentum regni, un {pocrita, o un sincretista. 1 figlio di Elena e di Costanzo Clon fu pluttosto, almeno per quanto riguarda Vintima’disposizone del'suo animo, una persona sempre in ricerca ed in evoluzione dal. vago senso religioso dei primi anni, in cui elementi super- stzios! eseritavano un influsso preponderantc, alla svola dest , di cui é difficile misurare la profondita. ma cl Sembra innegabile,allulteriore avvicinamento Merintanesino de ai anni seguenti. E’ vero che questa fede fu tradotta In pratica ‘molto imperfettamente: Vimperatore si macchid di gravi violence, che st moltiplicarono proprio nel'ultimo decennio (assassinio. di suo fig Crispo, di sua moglie Fausta, del suocero edi tr counatt). B tuttvia, nessun motivo politico o di basso interesse poteva indurze Costantino morente a ricevee i! battesimo, e quel Fatto, ritardato fino allora anche per 1a consuetudine abbastanra diffosa nella cristianita del IV secolo, diviene comprensiile solo ammette una fede sinc . fe a ammette una fede sincera, © quanto meno una sincera prec Politicamente, la itt dell’ . fe, Ia personalita dellimperatore merita di est acento a quelé del pit grand! womint di stato dellevo a tico, slustifiea sostanzialmente le lodi attribuitesht dai contem. Porane, a cominciare da Eusebio, che se pure eccessive, espe ehiaraente 3 senso di ammirazione che il suo genio dest in cht conosceva. Si deve a lui una riforma a iva che nel k ma amministrativa che nel suo caplet, nonostane le severe eehe mowse Se ste fome Sante Mazzarino (sul piano eeonomico non avrebbe incre mentato produsione né scambi ed avrebbe favorito i ech), st pub Biudicare posiiva, almeno perché permise allepparato statale di nafforzarsi di sopravvivere, superando per un secolo la crist mlitare che Jo minaccava, ‘Vimperatore da dittatore militate diventava effettivamente Capo di uno Stato. Lo stesso. tras mento della capitale da Roma a Bisanzio — checchessia det moti immediatt che la provocarono, come la fuga dalVopposi one senatoria romana — costitui un’ avvenimento geopolitca di forte Interesse, che permise allImpero d'Oriente di sopravvivere a lun. € che, come vedremo in seguito, ebbe rilevanti enze che 0 h anti conse} anche nella storia dela Chiesa, faciiando da un Tato lo suluppo elfautoritd del vescove di Roma, rimasto sola antorita univer- sale nella veechia ett, ma finendo per opporgt nell stesso tempo un per ente nel vescovo della seconda Roma, Per quanto riguarda direttamente la storia della Chiesa, la 54 politica di Costantino ebbe effetti complessi, che certamente con- finuarono ad avvertirsi ben dopo la sua scomparsa, si che non sembra eccessivo parlare di svolta costantiniana, in quanto vari tratti assunti dalla Chiesa in quei decenni e prima quasi scono- sciuti, lasciarono le loro tracce su larga parte della storia seguente. Costantino credeva ad una missione speciale conferitagli da Dio a vantaggio non solo dello Stato ma anche della Chiesa, ed era convinto della necessita di un’armonia fra le due sfere. E’ aturale che egli non potesse liberarsi dalla mentalitt del tempo, ancora profondamente legata ai resti del paganesimo, ¢ di fronte alla Chiesa si sentisse — lui che lasciava ancora imprimere nelle Jnonete il titolo di Pontifex Maximus! — come il padrone, anche se la sua ferma volonta di dominio sapeva abilmente nascondersi Sotto forme di profondo ossequio. Se egli amava presentarsi come “servo di Dio», non esitd perd a definirsi come « vescove costi- tuito da Dio per l'umanita fuori della Chiesa », ¢ il suo biografo Busebio lo chiama «una specie di vescovo universale ». La chiara Yisione delPutilita che derivava allo Stato dall'alleanza ¢ dall’ap- poggio per il cristianesimo, si univa cosi alla convinzione del be- he che egli operava anche a vantaggio della religione e della Chiesa, di cui sentiva la forza e la grandezza, anche se, come tanti altri Uuomini del tempo (tra cui, sia pure su un piano diverso ¢ per motivi di altro genere, S. Ambrogio), restava ancora sulle sue soglie come semplice catecumeno. ‘Si deve a Costantino innanzi tutto la cessazione sostanziale delle persecuzioni (almeno nei riguardi di quella parte della Chic- sa che andava diventando ufficiale, anche se pure nei confronti di questa vi furono i terribili alti e bassi successivi). Bisogna aggiun- gere subito che lo Stato romano, da Costantino in poi, continud fad usare un trattamento ben diverso verso tutte le forze che in un modo o nell'altro rappresentavano un contrasto con il potere costituito, specialmente verso i donatisti in Africa. Nei confronti dei cattolici vi fu in Oriente, sotto Licinio, dal 320 al 325, una momentanea recrudescenza di persecuzioni, in cui dettero la vita i martiri di Sebaste. Dopo V'editto di Milano, Ia situazione subi una svolta importante nel 380, con I'editto di Tessalonica promul- gato da Teodosio, in cui si imponeva a tutti i cittadini di professa- re la religione cattolica, che diveniva cosi religione di Stato, assu- mendo di fatto il posto che prima occupava il paganesimo. Se Yevoluzione era storicamente inevitabile in parte gia in ato sotto Costantino, leditto di Milano resta sempre come una tappa fondamentale nella storia della liberta. 55 Costantino non si @ limitato perd a professare una neutralita fra cristianesimo ¢ paganesimo, ma ha appoggiato in vari modi la religione prima perseguitata. Assistiamo cosi ad una lenta ma Profonda evoluzione della legislazione romana, che si ispira ormai non tanto ai principi pagani, sia pure « illuminati », influenzati cio® dallo stoicismo e dal neoplatonismo, quanto all’etica cristia- na. Anche chi considera il paganesimo cosi evoluto come la causa principale dello sviluppo legislativo, ammette facilmente che il cristianesimo ebbe un ruolo importante nell'accelerare e nell'al- largare questo processo, che si pud riassumere attorno a due aspetti fondamentali: il maggior rispetto per la persona ¢ per la vita umana, Migliorano le condizioni degli schiavi (I'uccisione di uno schiavo & equiparata ad un assassinio, € proibita la tortura, il marchio con ferro rovente, la separazione in caso di sparti- zione di un patrimonio; favorita 'emancipazione semplificandone Ja prassi: Ia schiavitit cosl mitigata resta, fino a che le nuove condizioni economiche ne accelereranno la fine); & proibita Ia cro. cifissione (da Costantino stesso 0 dai suoi successori); Vuccisione di un bambino eseguita in nome dell’autorita paterna, tutt'altro che rara nel paganesimo, @ equiparata al parricidio. E’ ugual. mente vietata l'esposizione dei bambini. E” soppressa la facolta data al giudice, di destinare i colpevoli ai giochi dei gladiator Sono pure abolite le sanzioni introdotte da Augusto contro il ce. libato e la mancanza di prole. Pitt vaste conseguenze ebbe il rico. noscimento ufficiale della domenica come giorno festivo. In so. stanza, la Chiesa, che durante il periodo delle persecuzioni aveva Potuto esercitare sulla vita sociale solo un influsso assai limitato, dovuto unicamente alla testimonianza personale dei fedeli e privo di ogni efficacia sulle strutture, poté ora esercitare sulla societh che la circondava un’influenza benefica, di purificazione e di stic molo, divenendo uno dei fattori pit importanti del progresso, Vale la pena di sottolineare che Yazione sociale che abbiamo ora rapidamente delineata — e che costituisce solo uno degli aspetti di tutta V'azione sociale cristiana — venne realizzata di- rettamente dai Iaici, non dagli ecclesiastici, che per lo pit si limi. tarono a tracciare le direttive ¢ a richiamare i principi dai laici Poi tradotti in realta. Ma al tempo stesso, a una Chiesa sostanzial- mente povera, protesa verso al di la e fiduciosa soprattutto nella forza della verita e nell’efficacia della grazia, ma ripiegata su se stessa € priva della possibilita di contribuire al progresso sociale, succe. de una Chiesa a stretto contatto con la societ2 circostante, alleata con il potere costituito, potente ¢ rispettata, ma, anche per questo, 56 fattore di progresso. A una Chiesa quasi disincarnata succede una Chiesa molto pitt incarnata. “ Sotto Costantino ed i suot successor, Tarte cristiana ha una Vivace fioritura, dovuta sia alla liberta di culto, sia alle sovven- Zioni governative, sia probebllimente a precise diestive della corte: a Roma sorgono la basilica di S. Pietro (costruita con i materiali del circo di Nerone), che duro, con successivi rifacimenti allinizio del Cinquecento, la basilica di S. Giovanni in Laterano, Ja rotonda di $. Costanza; a Gerusalemme Ia Chiesa del S. Sepol cro; a Costantinopoli una chiesa sul cui posto pit tardi Giusti niano elevera Ia Santa Sofia. In un tono forse troppo ottimista, quasi trionfalista, che dimentica Ta complessitt della situazione, To storico tedeseo Lortz serive: « Tutto cid significava molto pit che un atto di munificenza ¢ di mecenatismo; era una manife stazione di fede eristiana dayanti a tuto il mondo: era Vesaltazio jei martiri uccisi dallo Stato romano, il riconosciment Tite Sl its sy Anno eis Sa rane pp prio da parte di questo stesso Stato ». Ma questa esaltazione da parte dei nemici di jeri non costituiva un pericolo, come assai piit tardi, erezione della splendida basilica di Assisi non signi cava la crisi dell'ideale del Poverello? ; Non é estraneo all'influsso costantiniano lo sviluppo e ill raf- forzamento di alcune istituzioni ecclesiastiche, soprattutto di quel- le che collegavano fra loro le varie comunita: modellandosi pitt ‘© meno consapevolmente sulla struttura statale, la Chiesa favo- risce la creazione di province ecclesiastiche rette da metropoliti, in parte gid existenti anche nei decenni precedenti, ¢ di circoseré ioni pid grandi dette patriarcati. Lo stesso concilio di Nicea (325) voluto da Costantino per motivi_politicoreligiosi, contribul a sviluppare nella Chiesa un clima effettivamente cattolico. 3.3. Gli effetti negativi della svolta costantiniana Accanto agli effetti positivi, non potevano mancare ovviamen- te anche conseguenze pericolose. = Una delle misure di Costantino destinata ad avere una vast influenza nella storia della Chiesa, fu la legge del 318, che auto- rizzava i vescovi a giudicare le cause non solo fra cristiani, ma anche fra pagani, a qualunque stadio si trovasse il processo, quando le parti avessero accettato questa soluzione, pi comoda € meno costosa. La sentenza del vescovo veniva riconosciuta dallo 7 Stato che ne garantiva V'esecuzione. Se questa concorrenza di due giurisdizioni poteva migliorare Yamministrazione della giu- stizia, spesso tanto corrotta, l'estensione dei poteri del vescovo costituiva un precedente significative e un forte cambiamento nella fisionomia del capo della diocesi: il pastore di anime, il centro della vita religiosa della comunita, come appare nelle let- tere di Ignazio di Antiochia, assume funzioni nettamente tempo- rali, che ne assorbono il tempo e gli interessi, e se da un lato ne aumentano l'autorita e il prestigio, dall'altro ne offuscano il carat- tere spirituale, e tendono pericolosamente, se non proprio a. trasformarlo in funzionario statale, a legarlo in modo assai stretto alle sorti del regime dominante. Alla giurisdizione concorrenzisle per le cause civili, si aggiungera sotto gli imperatori seguenti —almeno per I'Impero d'Oriente — la giurisdizione esclusiva per le cause sugli ecclesiastici: nasce cosi il foro ecclesiastico, ¢ il clero tende a costituirsi in casta speciale, dotata di propri pri legi. La speculazione teologica e canonistica delle eta seguenti, gradualmente elaboratasi, ha sempre difeso sino ai nostri giorni che il foro ecclesiastico, come gli altri privilegi o immunita del clero, non deriva da una concessione statale ma costituisce un diritto inerente alla condizione propria dell'ecclesiastico. Checché sia di questa tesi, che risente in gran parte della mentalita dell’epoca in cui nacque, storicamente i privilegi si manifestano @ poco a poco, a partire appunto da Costantino, e pitt che per un riconoscimento di un diritto innato, sembrano nascere per una. concessione da parte dello Stato, e appaiono comunque stret- tamente legati alle condizioni proprie delle varie eta All'aumento di potere ¢ di autorita corrispose presto un aumento di ricchezze. L'imperatore non si limitd a donare alla Chiesa interi edifici, come il palazzo Lateranense, ma stabili per ogni Iuogo di culto da lui eretto un'ingente dotazione, destinata al mantenimento dell’immobile ¢ dei vari membri del clero addetti. La basilica di S. Pietro ebbe cosi possedimenti ad Antiochia, Alessandria e nelle regioni dell’Eufrate: quella di san Paolo, in Egitto, a Tiro e a Tarso. In qualche caso, i beni ecclesiastici derivano dal trasferimento alle chiese cristiane delle dotazioni dei templi pagani soppressi, in altri, da vistose donazioni di famiglie cristiane, Qualunque ne fosse lorigine, il patrimonio ecclesiastico da Costantino in poi fu esonerato dalle tasse, e questo nuovo privilegio favori automaticamente l'incremento delle ricchezze in mano della Chiesa, Nasceva la « manomorta » ecclesiastica. ‘Questo cospicuo incremento di proprieta permise alla Chiesa 58 di potenziare quelle iniziative assistenziali e caritative gia in ato nei primi secoli, ma limitate ovviamente dalla scarsezza dei mezzi (per altro non del tutto indifferenti anche nel terzo secolo): si svilupparono cost varie opere, alcune delle quali ignote al mondo antico (ospedali, ricoveri per vecchi, brefotrofi, ospizi), © oggi universalmente diffuse. Nello stesso tempo perd, diveniva pitt ifficile conservare Tequilibrio tra l'uso e il distacco da queste ricchezze, e si rischiava di far perdere alla Chiesa la fedelta allo spirito delle origini. Alla tentazione della riechezza, si univa quella del ricorso alla forza, che il braccio secolare era pronto a usare a vantaggio della Chiesa. Anche in questo caso, Costantino non fece che aprire una via, ma i suoi successori vi procedettero senza troppe incer- tezze. Se cgli si limitd a proibire l'aruspicina (esame delle vittime), che poteva assumere anche un significato politico di opposizione, ea chiudere alouni templi, nel Libano e nella Fenicia, dove si praticavano culti immorali, Costanzo proibi tutti i sacrifici ¢ ordind la chiusura di tutti i templi pagani, Teodosio alla fine del secolo equipard un sacrificio pagano ad ‘un atto di alto tradi- mento. Giustiniano chiuse levoluzione in atto, ordinando che tutti i pagani si facessero battezzare, pena la completa privazione dei diritti civili e la perdita dei beni. Né mancarono qua e la episodi di violenza fanatica, come Vassassinio della filosofessa Ipazia da parte della plebaglia cristiana di Alessandria nel 415. Pid grave, sebbene deplorata da molti vescovi, fu 'esecuzione per ordine dellimperatore Massimo, nel 385, dell’eretico spagnolo Priscilliano: fu il primo caso di una condanna a morte per eresia. Bisogna perd ricordare che questi episodi rimasero sporadici, non ebbero il carattere sistematico delle persecuzioni subite dal cristianesimo, ¢ fecero un numero di vittime che non si pud nem. meno da lontano paragonare a quelle causate dal paganesimo al cristianesimo, Naturalmente 1a legislazione imperiale, il favore sempre pitt evidente verso i cristiani, le minacce, moltiplicarono Ie conversioni, ma indebolirono pericolosamente il fervore delle generazioni cristiane precedenti. Il cristianesimo diveniva un fe- nomeno di massa, fra cui limteresse ¢ il conformismo influivano spesso non meno della sincera convinzione. E si moltiplicarono, da allora, quei vescovi spesso assenti dalle loro diocesi, pit sol- leciti di acquistarsi il favore imperiale e di acquistare posizioni importanti a corte, che di educare i propri fedeli. Pits grave ancora, fu il pesante e frequente intervento dello Stato. Davanti alla controversia donatista in Africa (in seguito 39 al'opposizione contro V'elezione di Ceciliano ¢ la sua consacra- zione nel 311, ritenuta invalida perché fatta da un vescovo accu- sato di aver consegnato le Scritture durante la persecuzione di Diocleziano), Yiniziativa fu presa soprattutto da Costantino, invo- cato arbitro e protettore dalle due parti: fu lui a convocare vari sinodi (Roma nel 313, Arles 314), a promuovere varie inchieste per mezzo dei suoi funzionari, a esiliare i capi della setta, Pid dccisivo ancora fu l'intervento imperiale nella controversia ariana; il Concilio di Nicea venne convocato dallimperatore, non dal Papa, e in pratica Yimperatore rimase I'arbitro della situazione, Senza la sua approvazione, i vescovi non avrebbero potuto con. cludere nulla di efficace. Eusebio, pur con tutto il suo entusiasmo verso Costantino, non lascia dubbi in proposito. L'imperatore non era ispirato da motivi religiosi, non coglieva e non poteva cogliere la portata teologica delle discussioni, era colpito solo dal pericolo politico che i dissensi religiosi costituivano, almeno potenzialmente, e voleva soprattutto una cosa: ristabilire l'unita, qualunque essa fosse. E se nel 325, l'appoggio statale giovd alla ortodossia, negli anni seguenti si vide subito il pericolo di una simile tutela: all'esilio di Ario segui poco dopo quello del suo pitt grande avversario, Atanasio. Peggio ancora avvenne sotto i suoi successori, da Costanzo a Valente, durante tutta la controversia fra Je varie tendenze in cui si era diviso larianesimo. Costantino gettd, si, le basi di uno Stato cristiano, ma anche quelle della Chiesa di Stato, ¢ del cesaropapismo, divenuto da allora, nel- YOriente greco, una norma stabile e irremovibile. 3.4, Tentativo di giudizio storico Se tutti gli storici sono unanimi nel riconoscere Ia portata storica mondiale del nuovo corso introdotto da Costantino, assai diverso, come abbiamo gi& visto, @ il giudizio espresso sul suo significato conereto. La diversita dei giudizi dipende essenzial- mente dai presupposti da cui ciascuno parte, ¢ dalla concezione che si ha della Chiesa. Si & trattato di una’ strumentalizzazione della Chiesa da parte dello Stato romano, del primo paso. in un cammino pieno di errori, di un allontanamento dallideale evangelico che implica la distinzione della sfera religiosa e poli- tica, € la rinunzia, da parte della Chiesa, alla potenza. terrena come mezzo indispensabile per compiere Ia sta missione di salvezza? © Bisogna osservare innanzi tutto che la pretesa «svolta» in realta consacrd un processo in corso da vari decenni: anche prima del 313, almeno per tutto il terzo secolo, il cristianesimo aveva cercato’ di stabilire un sistema di relazioni tollerabili nei con- fronti dell’impero. D’altra parte, & impossibile pretendere da uno Stato totalitario del IV secolo l'indifferenza verso la Chiesa, @ cio® anacronistico supporre possibile in quel periodo il sistema separatistico tipico dell'eta moderna: la religione per la menta- lita antica restava sempre stretiamente legata a tutta la con zione della vita non solo individuale ma anche soci naturale che molti fedeli si aspettassero che il cristianesimo pren- desse nei confronti dello Stato il posto gia occupato dal paga- nesimo. Era fin troppo ovvio il giubilo per la vittoria della Chiesa, per la fine delle persecuzioni, tante volte attesa ¢ fino allora rimasta una speranza irrealizzata. I pericoli, reali e gravi, del nuovo corso, in un primo momento passarono inosservati a chi aveva presente la concezione dell'autorita tipica del mondo anti- co, che attendeva da essa anche Ja tutela della religiosita dei popoli ad essa affidati In sostanza, la «svolta» permise alla Chiesa di spiegare liberamente le sue energie, sia nel suo sviluppo interno (possi- ilita di esercitare il culto senza timori e senza vincoli, forma- zione dei fedeli attraverso una intensa catechesi), sia all’esterno Ginflusso sociale della Chiesa, nell’evoluzione legislativa e nella animazione di una cultura fino allora in gran parte estranea ad ogni influsso cristiano nonostante Vinnegabile apporto della scuo- la di Alessandria e degli apologeti del II secolo, tra cui prima di tutti Giustino). La Chiesa esce finalmente dal suo ghetto! Ma, al tempo stesso, il cristianesimo perdeva largamente la ten- sione ¢ la purezza delle origini, rischiava di divenire, e parzial- mente diveniva, una religione di ambiente, e la sua gerarchia si legava troppo strettamente con lo Stato. L'episcopato nei primi decenni non si rese conto di questo pericolo: solo le amare esperienze sotto l'imperatore Costanzo, acceso sostenitore della eresia ariana, aprirono gli occhi a molti. Come sempre, il bilancio definitive & complesso, vario, sfu- mato. Come osserva uno dei pid grandi storici_contemporanei della Chiesa, il tedesco Hubert Jedin, si trattd di «uno sviluppo condizionato dalla situazione storica..., che ha avuto le sue gravi zone d’ombra, ma che ha reso possibile dei successi, che solo con difficolta si sarebbero potuti raggiungere altrimenti >». ot 35. Lareazione pagana _ Alla morte di Costantino nel 337, il potere venne esercitato dai suoi vari figli, Costantino II, Costante e Costanzo, finché, eliminati successivamente i primi due, Costanzo a partire dal 354 regné da solo su tutto l'impero. Costanzo, passato alla storia con il soprannome di Ariano, da un lato represse con maggior energia del padre gli ultimi resti del culto pagano, dall’altro tentd a pitt riprese © con scarso sucesso di imporre in tutto lo Stato Varianesimo. Furono anni di nuove, dure lotte, che impegnarono soprattutto Vepiscopato. Nel 361, T'esercito ‘delle Gallie proclamd Augusto il cugino dell’imperatore, Giuliano: Costanzo si stava preparando alla resistenza, quando improvvi- samente mori, appena quarantaquattrenne. La via del potere era ormai libera per Giuliano che aveva atteso a lungo qucll’ora, da quando, scampato al massacro della sua famiglia, voluto dai suoi imperiali parenti, era stato tenuto in semiprigionia da Costanzo, per essere poi inviato lontano, nelle Gallie, con la segreta spe- ranza di renderlo innocuo o di affrettarne la fine in qualche combattimento. L’appassionato studioso di filosofia si era invece rivelato un comandante d’eccezione, e Yentusiasmo dei soldati aveva affrettato la sua ascesa. Se nella lunga attesa si era mostrato cristiano convinto, salito al trono gettd la maschera, e mostro tutta la profonda avversione verso quella religione, cui a ragione © a torto attribuiva la fine cruenta della sua famiglia. Abile generale, Giuliano era perd pit adatto a reggere un esercito che @ governare un impero: utopista, impulsivo, gli mancava il senso della storia e il contatto con la realta, e non si rese conto che una restaurazione del paganesimo costituiva un tentative anacro- ico, destinato in anticipo a fallire. In questo senso, a prescin- dere dalle convinzioni personali, Costantino si mostrd assai pitt consapevole dell'irreversibilita di tutto un processo storico. Giuliano comincid con Vabolire i privilegi concessi al cri stianesimo: i cristiani dovettero lasciare le alte cariche allora di maestri cristiani, nella speranza di indurre i cristiani a fre- quentare le scuole paganc, o per impedire che essi, dopo aver frequentato le scuole secondarie, potessero accedere alle scuole superiori. Giuliano mostrava cosi di comprendere l'importanza delle scuole cristiane nel quadro di un'educazione veramente religiosa. Per indebolire la chiesa, imperatore favori l'eresia e le scissioni nel suo interno, soprattutto il donatismo e I'ariane- a simo. Qua e la, per lo zelo di qualche funzionario, 0 per il fana- tismo della massa, non mancarono episodi cruenti, Il fautore del paganesimo non si limitd perd a combattere Ja Chiesa, e tentd un rinnovamento della vecchia religione romana. Se il politeismo ¢ la mitologia non esercitavano pit aleuna attrat- tiva su nessuno, si poteva far leva sul neoplatonismo per un approfondimento religioso, e si poteva cercare di elevare la moralita del popolo, magari_copiando istituzioni cristiane che si erano mostrate positive. Giuliano promosse cosi_asili, ospizi per i poveri ¢ i forestieri, prescrisse istruzioni religiose per il popolo, insistette sulla condotta dei sacerdoti pagani, introdusse perfino una specie di disciplina penitenziale. ‘Quando dopo due soli anni di regno, nel 363, egli cadde, in una delle tante guerre contro i Parti che I'impero doveva croni- camente sostenere, la «piccola nube», come la chiamd allora Atanasio, scomparve rapidamente. Del resto, gli stessi pagani avevano assistito con notevole indifferenza al suo tentativo, e anche la sua lotta contro gli sperperi e gli abusi dell’ammini- strazione non era stata accolta con simpatia. Sotto uno dei successori di Giuliano, Graziano, Yordine di rimuovere dal vestibolo del Senato Valtare della dea Vittoria destd una grande agitazione nel partito pagano, guidato dal sena- tore Simmaco, che per due volte tent di far revocare la dispo- sizione. I] tentativo, fallito sotto Graziano, fu ripetuto sotto il suo successore Valentiniano IT, suo fratello, un giovanetto tredi- cenne: alla relazione di Simmaco, Ambrogio, vescovo di Milano, oppose una serrata confutazione, interessante soprattutto perché mostra come i cristiani guardassero ormai con tranquilla supe- riorita le vecchie accuse tante volte mosse contro di Joro dai pa- gani, e considerassero ormai con una certa aria di sufficienza Ia vecchia religione. Quando Teodosio sali al potere, prima in Oriente, poi in tutto /Impero, gli ultimi sussulti del paganesimo cessarono del tutto: I'editto di Tessalonica del 380, come abbiamo gid ricordato, faceva del cristianesimo la religione di Stato. Tl prestigio e la potenza morale della Chiesa apparvero chiare, quan- do Ambrogio impose a Teodosio di sottoporsi alla disciplina penitenziale comune, per espiare la strage di cui in uno scatto d'ira si era reso colpevole a Tessalonica. La leggenda posteriore ha abbellito episodio, immaginando Ambrogio che sbarra a Teodosio Yingresso nel tempio: la realta, pid sobria, non @ meno signifi- cativa. Ambrogio stesso, in un'eloquente lettera, pregd Vimpera- tore di non presentarsi, fino a che non si fosse deciso ad acco- gliere la penitenza. 3 3.6. Le prime controversie dottrinali del IV secolo: Ario Mentre sembrava che la Chiesa potesse godere finalmente di luna vera pace esterna ¢ interna, si preparavano invece nuove controversie intorno ai punti essenziali della fede, che assunsero particolare diffusione e gravita anche per Je continue ingerenze imperiali. I contrasti teologici presero cosi spesso il carattere di lotte politiche. Al pericolo di un oscuramento della vera dot- trina, corrispose una fioritura di grandissimi ingegni, che con- tribuirono efficacemente a difendere, spiegare e sviluppare i dogmi, e una serie di grandi concili ecumenici, nei quali i punti controversi furono discussi a fondo e decisi. II TV-V secolo & cost insieme il periodo delle grandi eresie, delle appassionate discus- sioni teologiche, dei pitt celebri concili ecumenici, dei pitt grandi padri della Chiesa. Le lotte teologiche si possono classificare, cronologicamente € logicamente, in tre gruppi principal. In un primo momento, per i primi tre quarti del TV secolo, riaffior la questione trini taria, gia emersa nel IIT secolo con le discussioni relative ai sux dordinazionisti © ai monarchiani, Si trattava di precisare quale fosse il rapporto che correva fra il Padre e il Figlio, fra le prime due persone ¢ la terza, Riallacciandosi alle vecchie posizioni subordinaziane, Ario negava la divinita del Verbo, mentre gli pneumatomachi attaccavano l'uguaglianza dello Spirito Santo con le altre due persone, La controversia venne decisa nei due concili ecumenici di Nicea (325) e Costantinopoli (381). Dalla controversia trinitaria si sviluppd quella cristologica. Respinta, contro Apollinare di Laodicea, Ia tesi secondo cui il Verbo non avrebbe assunto una natura umana completa, si dovette determinare il rapporto delle due nature in Cristo, con- dannando sia i nestoriani, che esasperavano la distinzione delle due nature fino a farne due persone complete ¢ distinte, sia gli eutichiani, che combattendo i nestoriani finivano per negare la distinzione delle due nature. Le due eresie opposte vennero condannate ad Efeso nel 431, a Calcedonia nel 451. La controversia ebbe perd degli strascichi, per alcuni tentativi di riaffacciare sotto nuove forme Ja dottrina sull'unita di natura 0 monofisismo: si ebbero cost il V e il VI concilio ecumenico (Costantinopoli- tano II e II). Intanto in Occidente si accendeva la disputa sulle capacitt dell'uomo, sulle conseguenze del peccato originale, sul rapporto fra grazia e liberta. Ai pelagiani ed ai semipelagiani si opposero Agostino nel V secolo © Cesario di Arles allinizio del VI secolo. 64 Ario era un sacerdote di Alessandria, nato in Libia verso il 260, educato alla scuola di Luciano di ‘Antiochia, dove il suo spirito, irrequieto ¢ facile a fomentare le divisioni ‘che agitavano Vgitto e in genere Yoriente cristiano, si era impadronito di armi preziose: la dialettica soitile e Yesegesi_apparentemente oggettiva. La sua parola vivace, la sua immaginazione poetica, la sua vita austera gli conferivano un facile ascendente sul clero ¢ sulle religiose della citta. Cid spicga il seguito che suscitd in Alessandria la sua predicazione, in cui pure non mancavano punti ambigui ¢ in contrasto con la fede tradizionale. UI Verbo, cosi egli insegnava, non @ eterno, & stato creato dal nulla, nel tempo: pura creatura, @ mutevole, pud cio’ acquistare nuove perfezioni, come potrebbe, in’ teoria, senza una speciale assistenza divina, cadere in peccato. Egli é la prima creatura, superiore a tutte le altre. E’ stato creato liberamente (non & stato quindi generato per un atto vitale necessario), come strumento della creazione, giacché secondo Ia concezione tipica di Filone di Alessandria, Dio trascende il mondo in modo cost assoluto da non potere entrare in rapporto diretto con questo. Tl Verbo non @ solo ricolmo di grazia, ma @ stato clevato alla condizione di figlio adottivo di Dio: lo si pud chiamare anche Dio, ma occorre tener presente che il termine va inteso in senso improprio, Due frasi riassumono i punti centrali della dottrina ariana: « Vi fu un tempo in cui il Verbo non esisteva» e «Il Verbo viene dal non essere ». Il vescovo Alessandrio, preoccupato della diffusione di queste nuove idee, convocd un grande sinodo di vescovi egiziani, un cen. tinaio circa, che, con V'opposizione di soli due voti, scomunicd Ario ed i suoi seguaci, espulsi percid da Alessandria (318), Ario si riveld subito un grande tessitore di intrighi. Si recd a Cesarea, dove seppe guadagnarsi la simpatia di Eusebio, vescovo della citta © grande storico della Chiesa: con Vappoggio di quest'ultimo, poté essere introdotto presso un altro Eusebio, il vescovo di Nicomedia, ove allora risiedeva Ja corte imperiale. Si succedettero cosi uno dopo altro vari sinodi: I'uno, a Nicomedia, favorevole ad Ario, Valtro ad Antiochia, fedele alla condanna gia pronunziata. For- te della decisione del sinodo di Nicomedia, Ario tornd ad Alessandria. In questo momento intervenne Costantino, preoccupato del- Ja pace della Chiesa e dell'impero e convinto che era suo ufficio di fare da arbitro fra i due partiti. La missione di Osio di Cordova non riporté I'unita, ma valse ad informare meglio l'imperatore “6 sullo stato della questione, che non si riduceva affatto, come egli aveva fino allora ritenuto, a discussioni sottili e di poco conto sul significato di alcuni passi della Scrittura, e' lo persuase a convocare un concilio generale. Dal II secolo si erano tenuti con una certa frequenza dei sinodi per dirimere controversie dottrinali e disciplinari: ora, dato che il dissenso agitava intere regioni, si pensd ad una con- vocazione generale, che si estese anche ai vescovi che si trova- vano fuori dei confini dell'impero. Il concilio venne convocato da Costantino, non dal Papa Silvestro; limperatore mise a dispo- sizione dei vescovi i mezzi di trasporto di cui si servivano le autorita statali, il cursus publicus. Il concilio si apr a Nicex il 30 maggio 325 alla presenza dell'imperatore, che entrd solen~ nemente «simile ad un angelo celeste di Dio», ¢ tenne un discorso esprimente ill suo desiderio che fosse ristabilita la pace’ della Chiesa: «Io considero temibile come una guerra, come una battaglia, e pit difficile a vincersi, ogni sedizione interna nella Chiesa di Dio, e la pavento pitt che le guerre esterne ». Parteciparono al concilio cirea 300 vescovi, quasi tutti orien- tali: tre vescovi erano venuti rispettivamente dall'Ttalia, dalle Gallie, dalla Spagna, due dall’Armenia, uno dalla Persia. Tl Papa era rappresentato da due sacerdoti romani, che per altro non ebbero che un ruolo subordinato rispetto a quello di Osio di Cordova. Dopo il discorso inaugurale dell’imperatore, cominciarono le discussioni, asciate al libero esame dei vescovi. Vennero letti all’assemblea alcuni fra i passi pid significativi di Ario, ¢ apparve chiaro alla maggioranza Timpossibilitt di accettare una tale dottrina. Sorsero pero divergenze sul modo di proporre la fede cortodossa, perché mentre alcuni volevano limitarsi ai termini usati nella Scrittura, altri sostenevano la necessit& di precisarli, per~ ché non fossero male interpretati dagli ariani. Eusebio di Cesarea propose la formula di fede in uso nella sua chiesa, secondo cui il Verbo viene «ex Deo», da Dio, ma essa era troppo generica e si prestava ad equivoci, dato che non specificava in qual modo: {il Verbo viene da Dio. Si prepard allora un altro testo, in cui, contro gli errori di Ario, si preciso eterna generazione del Verbo dal Padre la sua consustanzialita con il Padre. Particolarmente importante erano le espressioni usate nella formula: (Il Verbo. deriva) ex substantia Patris — (2) genitum, non factum — con- substantialis Patri (in greco: omoousios). Quest'ultima parola, che non piaceva a tutti gli orientali, perch¢ era stata usata da «6 salcuni eretici anteriori in un altro senso, era in realt& perfetta- mente adeguata a definire la divinita del Figlio, e divenne per dir cosi la tessera dell'ortodossia. Alla fine il simbolo di fede niceno condannd esplicitamente la dottrina contraria sostenuta da Ario, pur senza nominarlo. Il simbolo fu sottoscritto da tutti i vescovi, eccetto due. Ario ¢ i suoi seguaci vennero esiliati. Vennero infine esaminate alcune -questioni disciplinari, come la data della Pasqua e il celibato del lero, su cui non si raggiunse un accordo unanime. Il 29 giugno, a un mese dalla apertura, il concilio chiuse i lavori: se era stata precisata la dottrina ortodossa, Ia crisi ariana era perd ben Jungi dall’essere chiusa, Bibliografia di approfondimento seat St Coane le rs ers of pee tle ope sala « sedge gah tage ohms saiguach de Ri enh Cie fa corres of 6 Cacti, Pas i ean oe commen, leesaat oie see, mee Sp, Bs ram stoieray dele cpt naa cos Won) 6. Baca, Head ostanlng Grande, Pas A Ce, at: ei del EH pare Tara, acento A, rem, azarae Constantin, are Pas Verlag 1966 pI gia pr del tic >, Ziirich, 2) Sulla ita ostant ne Yeqllbratasints et opabuch Re RT ACen HiaeoBP ale eka BRsieninatne Werden Sea ee aE A (1960-61), 419-28; oltre a numerosi articoli in tedesco cfr. anche D. Cant, La fine deit'era costantiniana, in Un concilio per il nostro tempo, Morcelliana, Breda Oneness, Pe we, erpe, Morelia imine Chase Bl fade Chase Ueé Seria Morelia” reste rs S's By Oe iene ae te clr, Morerlnns, Besa 72 poe Manas Aa da, ee a na 3) Sugli imperatori del TV secoto ¢ Ta reazione pagana, oft. A. Borsstm La fin du pagansme, Paris 1923 ¢ Topera collet, It conflito fea cristane: sim e- paganesimg nel sec. 1V, Torleo 1968, Su Giuliano TApostata, eft te ‘monogeatie di P. Autavo, 3 voll, Paris 19001903) 7. Bross, Pans 1930 (fonda: nentale); G. Rrecrorr, Milano 1356; A. H. M. Jones, The Liter Roman Bmupir, 2840024 a Social economic and administrative survey, 4 voll, Oxford 1968 (, it, Nl Saggiatore, Milano 1913); To, The decline of the ancien world, London 1966 (ir, Latefza, Bari 1972); RReMtostos, La rise de Fempire romain, de patetee easton Nouvelle Clio, 11), Paris Presses Universitaires de race 1964; A. Pieawiot, L’Empire chrétien (305883), B ed. tise JOU Dar A. Gaustaesor, Paris Presses Universitaires de France 1973 yur 4) Su Ambrogio e Teodosto, ofr. J. R. Patasour, St, Ambroise et empire vomits, Paris 1983 (ondamentle) " Teme a 5) Sull'arianesimo, oltre, la classica Histoire des conciles a cura di J. Herete, I, p. Il (trad, dal tedesco), cfr, ora, nella nuova serie, sui concili ecu: menici, I. Ortiz. pe UnpiNs, Nicée et Costantinople, Paris 1963; fondamentali due opere recenti: E, BOULARAND, Lihérdsie d'Arius et la « foi» de Nicée, 2 voll, Paris 1972 (un recensore ha chiamato il lavoro un affresco meraviglioso»); E. BELLAS, Ario ed Alessandro: un esempio di conflitto tra fede ¢ ideologia. Documenti della prima controversia ariane, Yaka Book, Milano 1973 (antologia a testi in italiano, utilissim per unvesercitazione); M. SIMONETTZ, La crist fariana del IV’ secold, Roma 197 SOMMARIO DEL CAPITOLO 4 Pee 4 LE CONTROVENSIE TRINITARIE E CRISTOLOGICHE n 4.1, Llarianesimo dopo il Concilio di Nicea n 42. Apollinare di Laodicea e il Concilio di Efeso 6 43. Butiche e il concilio di Calcedonia at 44. Tentatvi di compromesso e ultime controversie ts Bibliografia di approfondimento 89