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Trilogia dello Stato

Tre articoli di Tommy Angelo


http://ottagonoirregolare.blogspot.com

Father and son

Immaginate un padre di famiglia, però a capo di una famiglia molto ampia, di quelle di
una volta - diciamo - non di quelle di oggi.

Questo padre di famiglia ha in mano la gestione economica di questo gran numero di


persone, perché lui ha deciso così. In cambio, questa famiglia si aspetta che egli
prenda le decisioni importanti e offra pace e tranquillità.
Il padre, in questa posizione di superiorità, comincia a governare secondo quello che
ritiene il meglio per tutti.
Siccome non è tonto, capisce che per mantenere la pace in famiglia deve mantenere
innanzitutto la propria autorità su tutti e, per fare questo, deve accontentare tutti.

Allora comincia a gestire la famiglia in questo modo: i guadagni di ogni membro della
famiglia vengono incamerati dal padre per metà.
Con questi soldi, il padre s'impegna a fornire a tutti i membri della famiglia quello che
viene ritenuto essenziale per vivere, anche in caso di difficoltà economiche.

Col tempo, un po' per tenere buoni i membri più poveri, un po' per aumentare il proprio
prestigio, il padre di famiglia comincia a spendere più soldi di quelli che incamera con i
guadagni dei membri.
Per non sfigurare di fronte alla famiglia, comincia a fare debiti di nascosto.
E all'inizio sembra funzionare: i parenti hanno tutti la macchina, i vestiti firmati e vanno a
mangiare al ristorante il sabato sera.
Ogni anno però deve spendere un po' di più e deve fare un po' di debito in più. Nel giro
di qualche anno, questo padre di famiglia si trova a doversi confrontare con un debito
che è pari a più del doppio di tutti i soldi che in un anno la sua famiglia in teoria riesce a
movimentare.
Più gli interessi, per pagare i quali è costretto ad utilizzare larga parte dei soldi che
invece dovrebbero essere utilizzati, come pattuito, per fornire cose utili ai familiari.

La faccenda si fa sempre più seria e alla fine il padre non riesce più a nasconderla.
I membri della famiglia sono disperati: i più poveri chiedono al padre di famiglia di
prendere più soldi ai più ricchi per continuare ad avere le stesse cose che avevano in
precedenza. I più ricchi gli chiedono di prenderne meno, in modo che tutti abbiano più
soldi in tasca e possano far fronte come possono ai problemi.

Il padre cerca di barcamenarsi come può, ma non c'è niente da fare.


L'unico modo per uscirne, in teoria, sarebbe di continuare a prendere metà dei ricavi
della famiglia, smettere di spenderli per qualsiasi cosa e ripianare i debiti e - magari - gli
interessi.
Però questo non sarebbe possibile, a meno di gettare in miseria i suoi familiari, per i
quali egli era la principale fonte di benessere.

Voi cosa fareste al posto suo?

Ecco, la stessa cosa sta accadendo con lo Stato italiano.


Per anni ha preso i nostri soldi dalle nostre tasche, ha fatto debiti, ha speso in lungo e in
largo allo scopo di farci credere che eravamo tutti ricchi, salvo poi trovarsi di fronte ad
un debito talmente enorme da non poter essere mai ripianato in alcun modo.
Come in quella famiglia la maggior della popolazione sta lentamente scivolando nella
povertà, pur avendo lavorato una vita e pur avendo pagato in anticipo per una sanità,
una scuola e delle pensioni di cui non usufruiranno mai perché quei soldi devono
essere usati per pagare dei debiti che loro non hanno contratto mai.

Ora, qualsiasi cosa sentiate dire dal vostro politico del cuore è una sciocchezza. A
meno che non vi dica “Signori, we are in a world of shit”, ogni parola che esca dalla sua
bocca non ha più valore del mozzicone di sigaretta schiaccato dal rimorchio
spargiletame di un trattore Fiat 415 in una mattina di nebbia a metà dicembre.

E quindi, poiché alla domanda “cosa fareste voi?” l'unica risposta sarà il boccheggiare
tipico del pesce rosso mentre vi guarda con aria confusa nel rendersi conto che l'avete
spostato dalla sua confortevole boccia ad una più ostile pentola che bolle sul fornello,
l'unico suggerimento che mi permetto di dare è di cambiare domanda.

Cosa fareste se foste i figli di quel padre?

Se fossi io, gli direi: “Padre, per una vita ci hai cullato nell'illusione che tu agissi per il
nostro bene. I buchi che ornano il retro dei miei pantaloni dimostrano il contrario.
Ora, siccome sono diventato grande, ho deciso che non ho bisogno di te per vivere, né
per scegliere cosa sia giusto o sbagliato.
Quindi da oggi io non ti do più un soldo.
I tuoi debiti te li paghi tu, perché non riesco a trovare nessuna ragione (e bada che ho
cercato in ogni cassetto di casa) per cui io li debba pagare di tasca mia.
Come dici? Senza i miei soldi non riusciresti a fare niente, nemmeno a mangiare?
Peccato, vorrà dire che morirai di fame. Ciao babbino, stammi bene.”

22/10/2009
http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/father-and-son.html

Spendere, risparmiare o boicottare?


- 1° parte -

Comprensibilmente il mio post precedente, in cui si muoveva una critica all’utilità dello
Stato, ha fatto sorgere la domanda più naturale: ma non basterebbe cominciare a
tagliare le spese inutili, gli sprechi, i soldi buttati al vento?

La domanda però è mal posta.


Di fronte al quesito se sia meglio uno Stato che spreca o uno Stato che non spreca,
chiunque dotato di cerebro in quantità sufficiente risponderà “meglio lo Stato che non
spreca”. Lapalissiano.
La domanda che invece mi pongo io è se sia possibile che uno Stato non sprechi.

La mia risposta è un convinto “no”.


No, perché quando diciamo che uno Stato spende i soldi, vogliamo dire che una serie di
esseri umani, alcuni eletti altri assunti, spendono soldi altrui (e questa è la teoria) allo
scopo di mantenersi in carica (e questa è l'esperienza pratica).

Poiché spendere quei soldi non comporta nessuna conseguenza personale, non esiste
alcun limite alle modalità di spesa e alle coseguenti possibilità di errore.

Esempio (sottolineo esempio, cioè artificio dialettico per esplicare un pensiero: non è né
una spiegazione né una dimostrazione): quest'estate in casa Angelo abbiamo deciso di
comprare la nostra prima auto. Poiché un'auto costa molto e noi di soldi ne abbiamo
pochi, abbiamo prima valutato se era utile comprarla.
Una volta deciso che sì, lo era, abbiamo stabilito che tipo di auto prendere in base
all'uso che ne avremmo fatto e abbiamo stabilito un tetto di spesa.
Infine abbiamo deciso di non indebitarci per tutta una serie di ragioni e abbiamo cercato
finché abbiamo trovato quello che ci andava bene.
Come sarà successo anche a voi, ogni singolo passaggio è costato tanta fatica e
sudore, e tanta paura di sbagliare.
Se i soldi li avete racimolati ad uno ad uno, ci pensate sopra dodici volte prima di
spenderli. Perché? Perché se sbaglierete, sarete gli unici a pagarne le conseguenze, in
solido e senza sconti.

Ora immaginate di essere un politico o un amministratore e di dover comprare delle


auto per i cittadini.
Avete molti soldi a disposizione, che non avete guadagnato voi, e dovete scegliere che
macchine comprare.

Qual'è la differenza rispetto a quello che è accaduto in casa Angelo?


Che all'aministratore mancano due limiti fondamentali a guidare la scelta: la
soddisfazione di un bisogno e la responsabilità materiale delle conseguenze.

Cosa significa? Che l'amministratore deve scegliere un'auto che vada bene a tutti, ma
senza sapere quali sono i bisogni di tutti.
E che non ha un freno al modo in cui spende i soldi, perché tanto anche se spende tutto
quello che ha per una macchina che dopo un anno è da buttare, per lui non cambia
niente.

Ma non solo, perché fin qui era solo teoria.


La pratica ci dice che il politico, non avendo né il bisogno né la responsabilità della
scelta, dovrà comunque adottare dei criteri per operarla.
Quali?
Di solito, gli vengono forniti da fattori esterni: innanzitutto prometterà di comprare
un'auto lussuosa per tutti, così da ricevere voti.
Una volta ricevuti i voti, non manterrà la promessa, perché tanto non dovrà pagare per
non averla rispettata, e allora considererà quali rivenditori di auto gli lasceranno la busta
di Natale più grossa.
Inoltre, quando scoprirà di non avere limiti di spesa a causa della possibilità di contrarre
debiti all'infinito che non dovrà mai saldare, perderà definitivamente il controllo.

E non fraintendetemi, è quello che avrei fatto anche io, se avessi avuto una montagna
di soldi non mia quest'estate: sarei andato da tutti i concessionari e avrei chiesto quanti
soldi mi avrebbero dato perché gli comprassi la macchina più costosa che avevano.
Perché no? Cosa mi avrebbe fermato?
Quale limite vero ci sarebbe stato fra me e una bella macchinozza da 100 mila euro, se
alla fine mi sarei trovato a possedere un'auto di lusso e 2000 euro in tasca?

Sicuramente qualcuno obietterà che è possibile che anche io abbia sbagliato a compare
l'auto, che potevo farne a meno, o che magari quella che ho comprato è un bidone e fra
sei mesi la devo buttare.
Tutto vero: ma io non danneggio nessuno con i miei errori.
Se sbaglio, pago e imparo per la volta successiva.

Altri obietteranno che non tutti hanno la capacità di scegliere un'auto e che ci vuole il
politico che la sceglie al posto suo.
Anche questo è vero, non tutti hanno le stesse capacità.
Ma chi decide chi le ha e chi no?
Purtroppo ci sarà sempre qualcuno non in grado di fare qualcosa. E' la vita, a volte fa
schifo, ma non per questo possiamo ridurre tutti i cittadini a minorenni incapaci di
intendere e volere. Chi sbaglia paga e i cocci restano suoi.

Insomma, facciamocene una ragione, e impariamo una nozione fondamentale che non
insegnano a scuola: fare politica significa soddisfare un bisogno che non si ha, con
mezzi economici altrui, senza mai dover scontare gli effetti delle proprie scelte. La
politica è una delle cose più folli e prive di senso che si possano immaginare.

Se a qualcuno piace, prego, si accomodi. Ma che non pretenda di chiedere a me i soldi


per questo gioco.

26/10/2009
http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/spendere-risparmiare-o-boicottare-1.html

Spendere, risparmiare o boicottare?


- 2° parte -

Per chi è d'accordo sul piano teorico che si stia vivendo un periodo che non è proprio il
massimo e che ci sia bisogno di cambiare le cose anche radicalmente, la domanda più
naturale è: “sì, tu hai ragione in teoria, ma in pratica cosa si fa?”

Domanda che mi sono posto a lungo e che continuo a pormi, perché non ho una
risposta. Cerco però di analizzare la situazione in maniera razionale.

Considerando la realtà secondo il principio di causa ed effetto, la soluzione sarebbe la


rivolta armata.
Grazie alla rete, sarebbe possibile organizzarsi, coordinarsi e radunare forze a
sufficienza, in modo da poter contrastare il monopolio della forza, che è uno dei cardini
dello Stato moderno.
Sul campo, il risultato sarebbe il seguente:
Quindi, a meno che l'asso nella manica non sia far morire dal ridere l'avversario, non
vedo la rivolta armata come una soluzione utile allo scopo. A nessuno scopo, se è per
questo.

Che in realtà bisogna pensarci bene prima di mettersi a cambiare le cose.


Bisogna sapere cosa si vuole e soprattutto cosa andrà a sostituire il presente.
Tradizionalmente siamo stati abituati ad avere le idee chiare. Una volta anche il più
improbabile dei rivoluzionari aveva in mente come far funzionare il mondo a venire, a
prescindere dalla giustezza o meno delle sue idee. Era l'epoca in cui esistevano le
ideologie, un termine che oggi si ripudia con vergogna, ma che ha fatto compagnia alla
vita di molti.
Non è certo il caso di rimpiangere quei tempi, però in effetti pare che nella gran furia di
buttare via le ideologie, ci si sia dimenticati sia di buttare via anche chi quelle ideologie
propagandava, sia di sostituirle con qualcosa di meglio.

Il non aver buttato via le persone ci dovrebbe mettere in guardia da molti cosiddetti
militanti e dalla classe dirigente che essi scelgono.
Se c'è gente che per anni è stata iscritta al PCI, o alla DC, o ai Radicali e che oggi milita
per idee del tutto contrapposte, significa che hanno mentito nel passato o stanno
mentendo ora. O hanno sempre mentito e continuano a farlo. E questo non esclude che
abbiano mentito o stiano mentendo anche a se stessi.

La mancanza di un sostituto alle ideologie è meno grave del fatto di avere dei cazzari
patentati come classe dirigente, è fuori discussione.
Il fatto è che c'è gente che continua a sperare nella rivoluzione, intesa come
capovolgimento dello stato di cose, ma quello che hanno in mente non è esattamente
da considerarsi un mondo migliore.
Se escludiamo frange minoritarie tipo gente che crede ancora nel comunismo-leninismo
o nel fascismo, quello che si può notare anche senza fare studi approfonditi è che
nessuno vuole un vero cambio di sistema.

In media, il genere di cambiamento richiesto consiste nel pretendere che lo Stato


fornisca una lunga serie di... tutto, in modo che noi non si debba più pensare a niente.

Lo Stato e i governi dovrebbero far funzionare l'economia, offrire istruzione eccellente e


gratuita, salvare l'ambiente dal riscaldamento globale, promuovere la cultura, fare
informazione oggettiva ed indipendente, più tutto quello che di buono vi viene in mente.

Una cosa poco nota, nel senso che tutti fanno finta di non saperla, è che questa
concezione di Stato non è l'unica presente nell'universo, ma è nata in un contesto ben
preciso, quello dei gloriosi anni ‘20 e ‘30.
Incominciò col Fascismo, continuò col Nazismo e l'Unione Sovietica e trovò forma più
moderata nelle dottrine di Keynes in America.
Uno Stato che si intromette, regola e sanziona la vita dei cittadini al fine di regalare
pace, ordine e felicità.
Come è andata a finire con i primi tre regimi non c'è bisogno di dirlo. Con Keynes, be'
pensate che propugnava l'inflazione come tassa occulta per le classi più povere. E che
le politiche keynesiane, partite da un innocente “il Governo commissiona lavori anche
inutili per avviare l'economia” sono arrivate a creare il tristemente noto “complesso
militar-industriale”. E la Federal Reserve Bank, la quale ultimamente non si è certo fatta
notare per acume e intelligenza.

Da quello che osservo io (ma non ho certo la pretesa di vedere meglio degli altri), mi
pare di capire che le uniche idee per un cambiamento siano o l'utopismo – chiamiamolo
così – di chi vota sperando per un non meglio precisato motivo che prima o poi arriverà
qualcuno a mettere le cose a posto, e la rabbia di chi vuole uno Stato-padre-padrone
che stana i commercianti ad uno ad uno, tassa i ricchi al 75%, stampa cartamoneta
senza ritegno, e fa tutte le cose che i socialisti italiani hanno fatto negli anni ‘80. Oltre a
nazionalizzare tutte le industrie. E le banche. E la produzione di vibratori.

Nell'aria sento voglia di Stato totalitario.


E l'odore non mi piace per niente. Soprattutto non mi piace che non ci sia nessuno a
contrastare l'andazzo. A destra vogliono rendere lo Stato violento con chi non gli garba;
a sinistra vogliono una socialdemocrazia dove tutto è in mano ai privati, ma è in regime
di monopolio garantito dallo Stato.
Chi è escluso, vuole semplicemente che lo Stato gli dia pane e companatico, non
importa a che prezzo, fosse anche quello di trovarci in un delirio nazisoviet, basta che
siano gli altri a pagarlo.

Se questa è davvero l'aria che tira, allora sinceramente preferisco che le cose restino
come sono. Almeno in questa situazione so barcamenarmi. Un branco di politici dediti
all'uso di droga e a far soldi mi fanno meno paura di un gruppo di rivoluzionari fanatici e
moralisti che hanno deciso di migliorare il mondo costi quello che costi.
Io non ho mai avuto problemi con chi esercita potere su di me. Mediamente chi esercita
l'autorità è più stupido di me. Se non lo posso combattere, di solito lo frego con
l'intelligenza. Se vengo condannato a morte, scelgo a che albero venire impiccato.

Se invece arriveranno i rivoluzionari a portare il bene in Terra, quelli come me sono


fottuti: di fronte al rivoluzionario, devi fare dichiarazione di fede. Non basta farsi i fatti
propri, è necessario dimostrare che si crede alla causa. Ed io, che una causa non ce
l'ho mai avuta e non voglio averla, siccome non sono capace di far finta di averne una,
sarei braccato come nemico del popolo.

Perché ai rivoluzionari di tutti i tempi una sola cosa non è mai interessata: la libertà.
E a me, la seconda cosa che mi interessa nella vita è la libertà. Io e la rivoluzione siamo
incompatibili.

Per questo io vi dico: mi va bene questo mondo che se ne frega di me, di quello che
penso e di come mi vesto, se questo significa evitare di avere moralisti rivoluzionari
statalisti che possono disporre della mia vita.

Grazie.

29/10/2009
http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/spendere-risparmiare-o-boicottare-2.html