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grammatica della musica / 2 HOME MENU

La musica, cos come qualsiasi linguaggio parlato, allinizio dei tempi, quando l'uomo per motivi Parte seconda
misteriosi ha incominciato a crearla, veniva soltanto suonata o cantata, e tramandata a L'alfabeto della musica
memoria. Poi, come era avvenuto qualche secolo o millennio prima per la lingua parlata,
luomo ha cercato di codificarla, per ricordarla, trasmetterla e riprodurla.
I testi di teoria musicale sono un po come i testi di grammatica, sono fatti per chi deve
sistematizzare un codice, per chi in una fase di crescita (insomma, per i bambini), oppure,
per chi ha gi una base. Pochi, come sappiamo, soprattutto in Italia, dove prevalente la figura
dellanalfabeta musicale.
Si pu provare ad illustrare alcuni elementi della grammatica della musica in un linguaggio non
per iniziati, richiamando le conoscenze culturali e scientifiche che fanno parte del bagaglio
comune, senza per imprecisioni o approssimazioni eccessive?

Noi ci proviamo. Ogni commento, suggerimento o critica sar sempre benvenuto.

1. Dal suono alla musica / 2. L'alfabeto della musica / 3. La lingua della musica

La notazione musicale

Come funziona la notazione della lingua parlata? Nel nostro sistema occidentale funziona mediante un sistema di segni,
lalfabeto, dei fonemi usati nella lingua parlata. I fonemi possibili sono molti, ma tra di essi ne sono stati scelti un numero
limitato, e con sole 21-26 lettere, 6-7 segni di interpunzione e qualche accento si pu esprimere qualsiasi concetto. Non
qualsiasi sfumatura della lingua parlata: pensiamo alle vocali aperte o chiuse, se volessimo descrivere una persona che parla in
dialetto barese ed una che parla in dialetto piemontese ci mancherebbe qualche vocale, o pensiamo allinglese e ai molti modi
con i quali si pronunciano la lettera A o la E. Inoltre, non si possono esprimere stati danimo associati al testo, per i quali sono
stati sviluppati gli emoticon in anni recenti.

Nella musica la situazione simile, la notazione musicale pu descrivere un sottoinsieme discreto (composto da un numero di
valori finito) degli elementi base del suono.
Le possibili variazioni del suono sono invece infinite e una qualsiasi codifica musicale non pu che fare una scelta tra queste
infinite possibilit, limitando cos le musiche che pu codificare. Il sistema occidentale attuale, per prima cosa, riduce le possibili
frequenze con le quali si compone una frase musicale ad un numero finito di 88 diversi valori (gli 88 tasti del pianoforte) con
limitate estensioni a frequenze inferiori o superiori per altri strumenti.
Questo significa che le altre infinite frequenze intermedie, che pur esistono in natura o che possono essere generate dagli
strumenti, non sono codificabili e quindi, tipicamente, non utilizzabili. Un po come nel digitale contrapposto allanalogico. Anche
le durate sono prefissate, per un totale di 7 lunghezze base dei suoni o delle pause (tutti sottomultipli pari della lunghezza
maggiore, che curiosamente si chiama semibreve, come vedremo dopo).

La notazione musicale occidentale

Anche con queste semplificazioni descrivere la musica con una serie di segni rimane un compito non facile e richiede luso di
molte notazioni e di una quantit di variazioni ad esse.
La notazione musicale si sviluppata nei secoli come i linguaggi naturali e, come essi, contiene una serie di incongruenze che
fanno impazzire i neofiti.
Solo che nei linguaggi naturali parlati vi siamo abituati per forza e le accettiamo. Ad esempio, accettiamo che in italiano ci siano
due lettere per lo stesso fonema (C dura e Q) e non ci siano lettere specifiche per C molle, G molle, S molle o GL. O che in
inglese non ci siano lettere per descrivere i fonemi TH o SH mentre per la C dura ci siano addirittura tre notazioni quasi
identiche (C, K e Q).

La prima scelta che stata fatta quella di usare 7 note (con nomi identificativi) per descrivere le frequenze o altezze (il
termine usato in musica) dei suoni. Come si visto dovrebbero essere 88 o pi. Non sarebbe molto agevole ricordarle tutte, ma
non impossibile. Con questaltro sistema invece bisogna ricordare solo DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI (ma anche SI-LA-SOL-FA-MI-
RE-DO, discendente). Ma bisogna anche individuare quale DO nella tastiera dobbiamo suonare, perch ce ne sono 8 nella
tastiera di un pianoforte. Corrispondente ciascuno allinizio di un intervallo di note (o di frequenze) chiamato ottava, completato
il quale le note si ripresentano con gli stessi nomi e le stesse relazioni tra loro. Quindi un sistema relativo, non assoluto.
Complicato? Non troppo, ci torniamo dopo.

Poi, come al solito, non tutti sono daccordo nel mondo sugli standard, e come per le prese della luce, nei paesi anglosassoni
hanno un sistema diverso anche per la musica, ed usano le lettere A-B-C-D-E-F-G per le sette note. Che forse sono pi
semplici da ricordare, almeno allinizio, perch almeno lalfabeto lo ricordano tutti.

Per complicare ancora pi le cose per scrivere le note si usa il pentagramma. Che, come dice il nome, composto da cinque
righe. Perch, se le note sono sette? O magari 88? E cos, vale quello che si diceva per il C e la K. E non chiediamoci neanche
perch le note sono sette se noi abbiamo cinque dita.
Nel pentagramma in realt si usano sia le righe sia gli spazi e quindi le note che pu descrivere sono 9. Ma siccome non
bastano si usano righe addizionali immaginarie (chiamate tagli) con le quali si pu estendere la possibilit di scriverle, sia in alto
sia in basso. Senza limiti, teoricamente, ma con un limite effettivo di altre 8 o 10, semplicemente per come sono stampati i fogli
di musica.

Naturalmente, visto che una frase musicale di solito non salta da un capo allaltro della tastiera (sarebbe anche difficile, con due
mani sole) le note in una scrittura musicale (partitura) sono relativamente vicine tra loro, e quindi le 9 o 18 possibilit sono
sufficienti. Basta indicare allinizio in quale parte della tastiera ci si trova, e lo si fa con la chiave (di violino o di basso) che si
mette allinizio di una o pi righe di musica.
Perch due chiavi diverse? Perch usandone due, con qualche acrobazia (vedi dopo) si pu indicare lintera estensione delle
note suonabili con il pianoforte. Quindi: chiave di violino per la mano destra (la met destra della tastiera), chiave di basso per
la mano sinistra.

Le chiavi e i DO

Ma come si fa con due chiavi sole a individuare lottava su cui suonare tra le 8 presenti nella tastiera del pianoforte? Se qualcuno inventasse ora la notazione
musicale non avrebbe grandi problemi: aggiungerebbe sotto al bellissimo simbolo che indica la chiave un numero corrispondente ad uno dei 7 DO dai quali
inizia sulla tastiera unottava completa e il gioco sarebbe fatto. Le note sarebbero sempre nelle stesse posizioni e tutto sarebbe semplice da spiegare e da
ricordare. Anche per gli strumenti a minore estensione, che semplicemente inizierebbero dal DO che possono riprodurre (sono gi numerati da 0 a 6, un tempo
avevano anche dei nomi, per esempio DO contra, DO1 grande, DO2 piccola e cos via). Ad esempio il violino partirebbe da DO3 ovvero una linea.

Ma, come inutile chiedersi perch i mesi non sono 13 di 4 settimane precise pi uno con una settimana di 8 giorni con due domeniche (per esempio) invece
di 12 di lunghezza variabile, per cui bisogna imparare a scuola la ben nota filastrocca, cos anche in musica il sistema un po pi complicato.

Come si vede nella figura, con le due chiavi di basso e di violino di cui abbiamo parlato e con i tagli addizionali si coprono le ottave da DO (la prima ottava, che
inizia dal terzo tasto a sinistra di una tastiera di pianoforte completa, a 88 tasti) a DO6. Per il DO7 occorre usare un altro sistema, e indicare manualmente
sopra alla nota 8 va. Ma si tratta dell'ultima nota della tastiera, non dell'inizio di una ottava.
Il LA e il diapason

Dammi il LA, dicono ogni tanto i musicisti al pianista. E LA la prima nota nella notazione anglosassone (A). Ha una qualche
ragione questa preferenza per quella che da noi latini semplicemente la VI nota? Nessuna, solo che si usa per prassi il LA
successivo al DO3, la quarta ottava o DO centrale, presente quindi nella maggioranza degli strumenti, una nota che ha una
frequenza di 440Hz, come elemento di riferimento per accordare tra loro gli strumenti. Un pianoforte mantiene molto bene
laccordatura (ancor di pi un piano elettrico, ovviamente) e quindi pu emettere la nota a frequenza precisa e costante. Gli
strumenti a corda invece devono essere frequentemente accordati per ripristinare la corretta tensione delle corde, e la
operazione pi semplice potendo ascoltare la nota pura di riferimento. Per essere ancora pi precisi esiste un apposito
strumento che pu emettere una sola nota, appunto il LA centrale, ed il famoso diapason, simbolo anche della Yamaha (casa
anzitutto di strumenti musicali, poi di moto e altro), che pu essere usato per allineare il suono (accordare il termine, anche
per gli strumenti non a corda).

Leggere le note

Cos come per imparare a leggere bisogna ricordare le 21 (o 26) lettere dellalfabeto senza difficolt e incertezze, cos bisogna fare per le note, che per non
hanno segni diversi, ma prendono nomi diversi a seconda della posizione sul pentagramma. Le possibili posizioni sul pentagramma sono 16, possono
diventare 22 o 24 con i tagli addizionali, diventano il doppio usando le due chiavi di violino e di basso (nelle quali la sequenza di note spostata di una linea).
Teoricamente si potrebbero memorizzare a vista tutte, e cos effettivamente avviene quando si prende familiarit con la scrittura musicale, ma per iniziare
sarebbe un po impegnativo, e si usano di solito sistemi diversi.

Il pi semplice memorizzare le sequenze di note continue e intervallate a due a due, sotto forma di conta, e le posizioni di alcune note chiave pi facilmente
individuabili a colpo docchio. Partendo da una posizione chiave e applicando la conta pi corta si recupera il nome della nota. Considerando anche che, per
come strutturato il pentagramma, ogni nota si presenta alternativamente su una riga o nello spazio tra di esse, con due righe in mezzo.

Vediamo quindi le 4 conte:

tutte, ascendente: DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO

tutte, discendente: SI-LA-SOL-FA-MI-RE-DO-SI

alternate: ascendente: DO-MI-SOL-SI-RE-FA-LA-DO

alternate: discendente: SI-SOL-MI-DO-LA-FA-RE-SI

Le note chiave possono essere:

le chiavi (FA per il basso e SOL per il violino)

il DO (la prima nota e quindi la pi mnemonica)

il SI (lultima nota e quindi mnemonica anchessa)

le note "appoggiate" sul pentagramma dalla parte della chiave (dalla parte opposta sempre la chiave): RE e SI
Per ciascuna di esse si memorizzano le due posizioni sul pentagramma nelle due chiavi, e poi da queste si partir per la progressiva memorizzazione
attraverso la pratica.
Sembra complicato ma basta riportare gli esempi su un foglio di musica si capisce tutto.
Si riducono in questo modo gli elementi base da memorizzare a 4 + 6, ma con una logica di ripetizione.
Importante chiarire per che il problema non dare un nome alle note, avendo tempo ci si riesce facilmente, il problema individuarle, appunto, a tempo;
nella musica il ritmo e quindi il tempo, a differenza che nella lingua scritta, sono un elemento fondamentale, senza il quale il senso della frase musicale si
perde. Quindi, leggere le note vuol dire individuare la nota successiva prima che passi il tempo (la durata) della nota precedente.
Una pratica piuttosto noiosa, purtroppo, ma indispensabile per imparare, che si chiama solfeggio.

Le note numerate

Per una notazione completa della musica ci serve ancora un qualche tipo di notazione per descrivere unaltra caratteristica di
fondamentale importanza: il ritmo. Se ci si pensa un momento, lalternanza di suoni, anche delle stessa altezza e durata, gi
musica, basta che i suoni si susseguano ad intervalli che si ripetono in un modo a noi percepibile come tale. Pensiamo ad
esempio al battere delle mani intervallato da pause di diversa durata, o allo schioccare o tamburellare delle dita.
Un altro esempio il karaoke, sufficiente leggere le parole di una canzone allungando le vocali (cantare, in altre parole) ma
rispettando i tempi di inizio di ogni parola, ed ogni persona o quasi (tranne i casi disperati) sembra un interprete di una
canzone. Ed cos, altrimenti il karaoke non avrebbe avuto lepidemico successo che ha avuto.

Cosa serve quindi per descrivere il ritmo? Un sistema per definire la durata di ogni suono (di ogni nota), un sistema per
descrivere le pause tra le note, che come si visto nella musica sono altrettanto importanti dei suoni, un sistema per
raggruppare gli insiemi (i grappoli, i cluster) di note e suoni. Perch un altro elemento fondamentale della musica la
ripetizione.

Il primo sistema si chiama valore della nota (sarebbe quindi la durata del suono). Ovviamente anche in questo caso i valori
potrebbero essere infiniti ma, come per laltezza delle note, si usa un sistema relativo ed una scala discreta di valori, basata nel
caso pi semplice sul numero due. Dal valore base (ad esempio una nota che vogliamo duri un secondo, ma che potremmo
anche far durare un qualsiasi altro lasso di tempo) si ricavano con una divisione per due le altre durate, che saranno quindi
sottomultipli della principale. Cos il secondo valore sar la met del primo, il terzo un quarto e cos via. E lo stesso per le
pause.

Combinandoli assieme si potranno avere non infinite, ma moltissime combinazioni, sufficienti sicuramente per comporre tutta la
musica occidentale tonale che conosciamo.

Nelle partiture usate nei libri di base di teoria musicale sopra le note compaiono a volte dei numeri. Non una diversa e pi
semplice notazione. E' semplicemente il suggerimento sulle dita che devono essere usate per suonare quelle note. Perch
ovviamente potremmo scegliere qualsiasi delle nostre 10 dita per suonare un tasto sulla tastiera del pianoforte. Ma, tenendo
conto che vorremmo evitare di intrecciare le mani o che dobbiamo tenere conto che una delle dita (il pollice) ha caratteristiche
diverse dagli altri, esiste una tecnica razionale anche per la scelta della migliore combinazione di dita da usare, che si chiama,
ovviamente, diteggiatura. Per questo sono numerate a partire dal pollice (1) sino al mignolo (5), con gli stessi numeri per la
mano destra e per la mano sinistra. La sequenza delle note partendo dalle stesse dita quindi opposta per le due mani.

Il tempo nella musica


Come al solito lo sviluppo storico della notazione musicale ha dato a questi diversi valori nomi abbastanza particolari e
notazioni solo in parte razionali. Ma anche chi ha fatto musica alla scuola media ricorda, forse

la semibreve, il valore base (e la breve? cera, ma caduta in disuso)

la minima, che dura la met di una semibreve

la semiminima, che dura la met di una minima ed un quarto della semibreve

la croma, che dura la met di una semiminima

e cos via con la semicroma, la biscroma e la semibiscroma, che dura un 64esimo di una semibreve

In totale sono 7 possibili valori (come le note, ma un tempo se ne usavano altri 2, uno sopra la semibreve (la breve accennata
prima)e uno sotto la semibiscroma, e quindi erano 9, come le note che si possono scrivere nel pentagramma). Nella figura che
segue sono indicati i diversi valori delle note dalla semibreve alla semibiscroma, nella notazione per una nota singola; nelle
composizioni pi semplici e comuni sono usate comunque quasi solo la minima, la semiminima e la croma, pi raramente la
semibreve e la semicroma.

Per ampliare la possibilit di descrizione delle durate esiste poi una ulteriore rappresentazione, un semplice punto che si
aggiunge ad un valore per estenderlo della sua met. In altre parole una minima pi un punto dura come una minima + una
semiminima, ovvero di una semibreve, e cos via per avere molte altre combinazioni.

Come si riconoscono i diversi valori quando vogliamo scriverli sul pentagramma? In modo molto semplice, con una forma
diversa per ciascuno di essi (sia per le note sia per le pause), per un totale di 14 diverse forme da imparare a memoria (non
troppe, tutto sommato) come si vede nella figura precedente. Le ultime 4 peraltro, da in gi, molto facili da ricordare perch
caratterizzate da un numero da 1 a 4 di stanghette sia per le note sia per le relative pause.

E la stanghetta che, a partire dalla semiminima in poi, rivolta verso il basso o verso lalto, ha un diverso significato? No, solo
un fatto estetico. Se la nota nella parte bassa della tastiera la stanghetta si disegna verso laltro, altrimenti verso il basso.
E quei tratti orizzontali che legano tra di loro le crome, danno una qualche indicazione al momento di suonare? No, anche
questo solo un espediente estetico, per non ripetere la virgoletta che indica in modo diverso le crome di diverso valore.
Stratificazioni storiche e usanze, come in tutti i linguaggi naturali.

La musica circolare

Torniamo alla musica come ripetizione (ritornello, refrain, una struttura presente in ogni canzone e composizione). Lelemento che raggruppa
una serie di suoni e pause (note e pause) di diversa altezza e diversa durata (valore) la battuta (o misura, altra caratteristica della
notazione musicale che la stessa cosa si chiama spesso in modi diversi) ed l'elemento base che costituisce la frase musicale.
Una battuta composta da due o pi tempi, ogni tempo ha una sua durata (valore).
Quindi per definire la battuta (e quindi in sostanza il ritmo, semplificando) di una frase musicale bastano due elementi: il numero di tempi e il
valore base dei tempi, e questultimo non altro che uno dei 7 valori possibili nel quadro dei valori che abbiamo visto prima.

Di conseguenza una battuta in 4/4 sar composta da 4 tempi di durata (un quarto della semibreve, ovvero una semiminima). La durata
assoluta sar determinata dalla frequenza del metronomo (p.es. 50 per un andamento lento, 80 per uno pi allegro). Naturalmente in ogni
tempo potr esserci una nota o una pausa, ed ogni tempo potr essere scomposto in valori pi brevi, ad esempio la semiminima di cui sopra
in due crome, o in una croma e due semicrome e cos via, per il solito numero molto elevato, ma non infinito, di combinazioni. La notazione
della battuta semplicissima: due numeri sovrapposti tipo frazione accanto alla chiave per il numero e il valore dei tempi, una barra verticale
per separare le battute, una doppia barra per ripetere l'intera frase dall'inizio.

Non abbastanza chiaro? Effettivamente la notazione del tempo, pur se semplice, importante e non troppo intuitiva, se volete un
approfondimento con esempi potete andare qui.
L'importanza del tempo

Il numero di tempi nella battuta molto importante, perch caratterizza fortemente la musica. Le possibili combinazioni sono diverse ma
quelle di base sono tre: binario (UN-PA | UN-PA), ternario (UN-PA-PA | UN-PA-PA) e quaternario (UN-PA-un-PA | UN-PA-un-PA).

Basta leggere ad alta voce la indicazione mnemonica molto intuitiva che abbiamo inserito tra parentesi per riconoscere i tre tipi di battito di
base, che troviamo in tutte le musiche che conosciamo. Dove c' UN la voce deve essere pi marcata, il punto in cui va l'accento. Nel
battito quaternario sulla terza nota c' un accento, ma meno marcato.

Il battito ternario, ad esempio, quello usato in una forma musicale tra le pi note ed usate: il tempo di valzer.

La suddivisione in terzine

E se volessimo dividere per tre?


Abbiamo visto che la scala dei valori (la durata delle note) ottenuta dividendo iterativamente per due il valore base. E perch
non per 3, o per 5? Teoricamente nulla lo impedirebbe, ancora una volta, le possibili durate sono infinite. Il sistema occidentale
basato, sempre per le solite ragioni storiche, sulla suddivisione binaria. Ma consente di includere anche la suddivisione
ternaria (dalla quale, ovviamente, si potrebbero ricavare tutte le altre). Sono le famose terzine, delle quali ogni tanto si scrive
nelle recensioni o nei testi musicali.
Un tempo di una battuta invece di suddividerlo in due note si suddivider in tre. Basta che il tempo totale, la somma delle tre,
rimanga uguale al tempo di partenza.
Ancora troppo complicato?
Immaginiamo una battuta in due tempi, composta da due semiminime di durata pari a 12 ms ciascuna (usiamo per una volta
una misura assoluta) in base al tempo che abbiamo impostato sul metronomo. Se vogliamo suonare 4 note potremmo usare 4
crome di durata pari alla met (6 ms ciascuna) e la battuta rimarr di 24 ms.
Ma potremmo anche usare tre crome appena accorciate, di 4 ms ciascuna, seguite da una seminimima. La somma delle 4 note
rimarr sempre 3x4+12 = 24 ms.
Avremmo usato in questo caso una terzina, che si indica semplicemente con il numero 3 sopra o sotto le tre note raggruppate,
ottenendo un effetto musicale assai diverso al nostro orecchio.

La legatura

Un altro elemento essenziale dellalfabeto per la lingua parlata la punteggiatura. Pu servire per rendere pi espressiva e/o agevole la lettura, ma una
virgola o un punto posizionati in modo diverso possono anche modificarne il significato di un periodo. Qualcosa di analogo in musica pu essere la legatura, il
modo di collegare tra loro le singole note in una sequenza o le battute musicali successive. Due note successive sono legate quando si inizia a suonare la
seconda mentre si stacca la prima, oppure staccate, se facciamo una pausa brevissima tra esse. Basta provare a farlo sul pianoforte per 2 o 3 note
successive, per rendersi conto che leffetto molto diverso sulla melodia che stiamo suonando.

Gli accenti

Nelle lingue parlate oltre alle lettere dell'alfabeto e alla punteggiatura l'altro elemento che concorre a dare significato alle parole rappresentato dagli
accenti. Possono essere usati per dare un ritmo alle frasi, come nel caso del greco antico, e della metrica usata in poesia, o possono dare un diverso
significato alle parole, come in italiano "ncora" e "ancra". Anche nella musica si usano e, avendo la notazione musicale una origine comune con la
poesia in metrica dell'antica Grecia, almeno in questo caso il meccanismo simile. Una delle 4 note di una battuta in 4/4 sar eseguita in modo pi
marcato, se sar la prima la battuta sar in "battere", se sar l'ultima sar in "levare". Un punto sovrapposto alla nota indicher che la nota deve
essere suonata staccata, e quindi con una particolare caratterizzazione.

Il volume

Abbiamo visto molte notazioni musicali (non tutte), ma non manca forse qualcosa di familiare ai possessori di impianti hi-fi? Come si regola
il volumedel suono? Quando riproduciamo la musica su un impianto stereo il volume il comando principale, e quando invece siamo noi a suonare
leggendo una partitura come si fa regolare il volume? Non funziona cos, il volume del suono e soprattutto la sua variazioni (crescendo, diminuendo,
sincope: un volume forte che si abbassa repentinamente, e cos via) nella notazione musicale fanno parte della espressione, cio del modo di
interpretare la musica scritta. Lautore della musica si limita a dare una indicazione generica, scritta, con termini come f (forte), ff (fortissimo), p
(piano), pp (pianissimo) e cos via, prima di una frase musicale. Linterprete o il direttore dorchestra sceglier poi in base alla sua sensibilit, quanto
suonare forte o quanto suonare piano. Sar lui a regolare il volume, non prevista n utilizzata una notazione oggettiva (ad esempio il numero di
decibel) per questa caratteristica del suono.
Daltra parte basta pensare ad un classico crescendo per comprendere che la variazione del volume un elemento anchesso della musica, della
espressione musicale, cos come le variazioni e i contrasti di volume.
In sintesi sul nostro amplificatore il volume una costante, un valore base, che applichiamo allinizio di un brano musicale. In musica invece il
volume una variabile, un elemento dinamico, che pu essere diverso da una frase allaltra, e in differenti interpretazioni, e che pu dare un
significato (una sensazione) diversa a chi ascolta a seconda del suo livello.

Riepilogando

Cosa possiamo descrivere con questi semplici elementi di base? Essendo comunque un insieme discreto, non potremo
descrivere tutti i suoni possibili. Ma un insieme molto vasto, molto ma molto superiore a quello che chiamiamo musica, s.
Come lalfabeto pu consentire di scrivere un testo nella nostra lingua, o in unaltra a noi sconosciuta, o anche in una lingua
non ancora inventata.
Scrivendo ad occhi chiusi su una tastiera di un computer possiamo scrivere qualcosa che potremmo chiamare anche testo,
ma che non ha significato per nessuno, o almeno, nessuno a noi noto. Come teorizzava Borges nel suo celebre racconto,
magnifica invenzione, La biblioteca di Babele.
Lo stesso avviene in musica. Possiamo provare a suonare sul nostro pianoforte a caso un insieme qualsiasi di note, e anche a
trascriverle, ma difficilmente qualcuno chiamer quellinsieme di suoni musica. Perch lo diventi occorre una lingua, nella
quale pi persone si riconoscano, che pi persone considerino musica, e questa lingua, per essere insegnata e tramandata,
ha bisogno di una serie di regole, ovvero di una grammatica e di una sintassi. Lo trattiamo nella terza parte.

Appendice: I numeri della musica


Ripercorrendo gli elementi base della notazione musicale, abbiamo 7 note, 12 semitoni, 5 alterazioni e 9 commi (non ne abbiamo parlato, ma sono una
suddivisione precedente al sistema temperato). Potevano essere usati altri numeri, magari quelli del sistema decimale, ma tutto il sistema musicale
precedente alla rivoluzione francese, che il mondo della musica non lha proprio preso in considerazione, non ha cercato di imporre nuove suddivisioni come
per i mesi e le settimane. Quindi ritroviamo i numeri tipici del sistema preesistente, i numeri simbolici nella nostra cultura (ma anche in altre): 7 come i giorni
della creazione, i giorni della settimana, i peccati capitali, 12, il numero degli apostoli, dei cavalieri della tavola rotonda e degli adepti del re del mondo, degli
Angeli a guardia dei 12 portoni dell'Apocalisse, del dodecaedro che la base della architettura dellaGerusalemme celeste. Dodici, ovvero il numero perfetto per
organizzare un qualsiasi sistema (incluso il sistema monetario inglese tradizionale, e quello di molte altre nazioni), perch contiene perfettamente gli altri, il 2, la
coppia, il 3, linsieme indivisibile, il 4, numero simbolico per eccellenza, 5 la quintessenza, ovvero la quadratura del cerchio, il 9, quadrato di 3, e anche il 7 (che
sommato al 5 della quintessenza riconduce proprio al 12). Senza dimenticare l'8, che sempre contenuto nel 12, che racchiude e completa le 7 note (l'ottava)
proprio come l'ottavo, il giorno dopo il compimento della creazione, il giorno della nascita del mondo. Gli appassionati di numerologia possono trovare quindi
spunti interessanti anche nel sistema di notazione musicale.

Il sistema tonale

La lingua che la maggior parte delle persone del mondo comprende, in musica, si chiama sistema tonale. Come i linguaggi
naturali non stata inventata da nessuno, si sviluppata nei secoli ed stata teorizzata, appunto come sistema tonale nel
XVIII secolo, poi esteso e perfezionato negli anni successivi. Un grande compositore, considerato da molti, per questo motivo,
il pi importante di tutti, Johann Sebastian Bach, con la sua opera ha consolidato e contribuito a codificare questo sistema.
Il sistema tonale un insieme di regole che riducono le quasi infinite combinazioni di suoni ottenibili con una tastiera o con un
altro strumento ad un sottoinsieme finito che la nostra educazione (o forse, la nostra natura) considera gradevoli ed appaganti.
Questo insieme di regole che descrive il linguaggio della musica, cos come la grammatica descrive una lingua parlata, non
facile da imparare, ma riconoscere leffetto allascolto di molte di queste regole invece lo , come vedremo in alcuni esempi in
seguito.
Non si tratta dellunica lingua conosciuta ed usata nel mondo musicale, ne esistono altre sviluppatesi al di fuori del mondo
occidentale, e ancora altre elaborate e sviluppate da teorici, un po come lesperanto (ma per diversi fini) per le lingue parlate.
Se ne dobbiamo conoscere almeno una, per, non si pu prescindere da questa lingua universale, molto pi universale di
qualsiasi lingua parlata.

Gli elementi della lingua musicale

Se la musica che noi ascoltiamo un linguaggio (e non c dubbio su questo) e se per scriverla usiamo un sistema di segni (e
anche di questo siamo sicuri) possiamo continuare con la analogia individuando anche in musica sillabe, parole, tipi di parole,
costruzioni sintattiche ammesse per le parole, frasi, composizioni e cos via?
E un modo molto affascinante di spiegare la teoria musicale, spesso utilizzato, ma le analogie non sono cos immediate,
aumentando di complessit man mano che ci si addentra nella teoria musicale.
Gi nellalfabeto abbiamo visto che, oltre alla indicazione delle note, quasi altrettanto importante la indicazione del tempo.
Mentre in una lingua parlata leggere senza inflessione pu rendere noiosissimo un testo, ma non impedisce di comprenderlo,
in musica una sequenza di note non opportunamente intervallata e calibrata nella durata pu rendere completamente diverso
un motivo musicale, quindi ne altera il significato.

E il concetto stesso di significato totalmente diverso. Una sequenza di suoni che. tradotta in parole, significa per noi
Attenzione, il mammut sta correndo da questa parte ha un significato che non richiede interpretazione e che non cambia,
anche se le parole sono pronunciate velocemente, o lentamente, o variando la frase togliendone alcune parti.
Se pensiamo invece ad un motivo musicale, che potremmo considerare una parola in musica, come il celebre motivo iniziale
della V Sinfonia di Beethoven SOL-SOL-SOL-MIb / FA-FA-FA-RE, quattro note, tre semicrome e una croma, pu essere
ripetuto con diversa orchestrazione e diverso ritmo nello sviluppo del primo tempo, risultando sempre diverso, ora possente (il
famoso destino che bussa alla porta) ed ora delicato o danzante.
In alcuni casi lanalogia ha puntato ad associare le parole agli accordi, la punteggiatura alle cadenze (Otto Karolji). Ma allora
anche una sequenza di note dovrebbe essere una parola. E una scala cos?
In sintesi, pu darsi che forzare queste analogie anzich aiutare la comprensione crei aspettative di una facile assimilazione
di concetti complessi, portando un poco fuori strada.
Parole, frasi, periodi della lingua musicale

Usando quindi l'analogia con prudenza, proviamo a cominciare proprio dall'elemento base, il mattone di qualsiasi costruzione
musicale, che proprio ilmotivo. Rispetto ad una lingua parlata e a un componimento letterario o poetico scritto tramite essa
proprio qui, nell'elemento di base, c' una grande differenza. Lo scrittore o il poeta non deve inventare le parole, le trova gi
pronte nella sua lingua. La sua arte consister nell'accostarle in modi sempre diversi. Il musicista invece deve iniziare proprio
dalla invenzione di un motivo musicale e deve anche fare attenzione a che quel motivo non sia stato gi inventato da altri.
Sarebbe un plagio, perch questo l'elemento fondante della sua opera.

Per costruire una composizione musicale partendo da un motivo il compositore deve organizzarlo in forma di frasi musicali, e
in questa opera di costruzione, di composizione, entra in gioco il sistema tonale e le sue regole, che possono essere
ricondotte alle regole di stile nella scrittura. In questo processo di composizione le analogie con la lingua parlata diventano pi
forzate, perch la composizione non sar costituita da un grande numero di parole solo raramente ripetute, ma piuttosto da
una sola parola, il motivo principale, ripetuta e ripresa pi volte con una serie di variazioni, e da una serie di parole
secondarie, motivi musicali di raccordo, spesso variazioni di motivi musicali "standard", ad esempio danze popolari.

Per chiudere un periodo e passare al successivo serve poi qualcosa di analogo alla punteggiatura usata nella scrittura. Nel
caso della musica non basta un segno, ma serve proprio una particolare forma musicale, e ve ne sono a disposizione diverse,
chiamate cadenze. Le pu riconoscere ciascun ascoltatore, ad esempio, alla fine di un tempo o dell'intera composizione in un
un componimento classico. Quella finale sar come un "punto e basta" e dar proprio l'impressione di una fine definitiva. La
altre saranno "punti a capo", daranno l'impressione di lasciare aperto il discorso, o ne preannunceranno il tema successivo,
come un "punto interrogativo".

Alcuni associano invece gli accordi al concetto di parola. Gli accordi, tre note suonate assieme, "consonanti" perch
sommano le armoniche di tre suoni in modo "armonico" (secondo la codifica del sistema tonale, quindi) sono effettivamente
un insieme finito nel sistema tonale. Ma non consentono di costruire, da sole, una frase musicale, sono di solito suonati
assieme ad una melodia (a una sequenza di note) per arrivare ad un motivo musicale.
Potrebbero essere assimilate alle sillabe, che sono a loro volta un insieme finito e con regole di composizione tra esse, se
non fosse che non si possono costruire, come si diceva, per mezzo di esse tutti i possibili motivi musicali.
La strutturazione del componimento in motivo (parola) - frase (frase) - periodo (periodo) - cadenza (punteggiatura) ci sembra
quindi in ultima analisi la pi efficace.

L'architettura e la grammatica

Se il motivo, la frase, la cadenza, sono i componenti elementari, i mattoni, per arrivare a descrivere con un codice una musica
manca soltanto una cosa: un metodo per metterli assieme, per "comporre", per creare una "composizione in musica". Come il
filo a piombo, le regole strutturali, i metodi per chiudere le volte ad arco, sono gli strumenti usati nell'architettura basata sul
mattone (per restare con lo stesso esempio).

Questa serie di regole e di strumenti per applicarle, possiamo ricondurla alla "architettura", che la tecnica per organizzare lo
spazio in modo utile all'uomo, essendo in pratica la tecnica per organizzare i suoni in modo che siano gradevoli ed
emozionanti per l'uomo.

Questa serie di regole e di strumenti quanto prescrive e caratterizza il sistema tonale che stiamo cercando di descrivere per
analogia, mentre gli elementi base sono preesistenti, naturali, dati per scontati, sono gli elementi da organizzare, cos come il
mattone, magari di fango, esisteva anche prima della disciplina architetturale codificata dagli antichi romani e greci, ma i tetti
erano di paglia.
Oppure possiamo ricondurlo alla grammatica nello stesso senso etimologico (grammatica = tecnica della scrittura): le regole
a cui attenersi per arrivare a un componimento comprensibile nella lingua prescelta. Quindi la struttura della frase, la
classificazione delle parole tra verbi, nomi, aggettivi e cos via. La struttura matematica della costruzione musicale, che
vedremo subito dopo, rende forse pi intuibile la prima analogia.

Di regole ovviamente ce ne sono molte e per descriverle servono ponderosi trattati (gi scritti) ma quelle essenziali non sono
molte, ci sono anzitutto gli strumenti per;

creare i motivi musicali accettabili dal sistema: le scale e i toni;

classificare i motivi musicali: i modi;

variare i motivi musicali: gli intervalli, le alterazioni, le modulazioni;

e poi l'insieme di regole per scrivere una composizione musicale che rispetti i canoni da noi accettati per:

la melodia: la sequenza di note

l'armonia: la somma di tre o pi note, ovvero gli accordi e i loro rapporti e variazioni.

Nelle sezioni successive introduciamo gradualmente i principali di questi strumenti e le regole per usarle, utilizzando un
approccio molto semplice. Come? Iniziamo con l'esplorare il nostro pianoforte, o un qualsiasi altro strumento a tastiera.

Tasti bianchi e tasti neri

Osservando la tastiera del pianoforte, si pu capire quale sia il sistema che stato messo a punto nei secoli passati per
individuare ogni altezza, ovvero per dare indicazioni a chi suona su quali note deve suonare. A gruppi di 2 e di 3 possiamo
vedere dei tasti neri pi piccoli tra un tasto bianco e laltro. Allora: il tasto bianco allinizio di ogni gruppo di 2 tasti neri un
DO, e quindi inizia una ottava. Che per non composta da sette note ognuna di altezza uniformemente crescente, come si
potrebbe pensare, ma di 12 altezze, spaziate uniformemente allinterno dellottava (che, lo ripetiamo, non altro che un
intervallo di frequenza allinterno dello spettro udibile). I tasti neri infatti non servono solo per indicare dove sta il DO, ma
suonano anche loro, ed essendo 5, portano a 12 = 7 + 5 il numero di note nellottava.
Ogni nota ha una distanza fissa dalla nota che la precede e la segue, e la misura di questa distanza chiamato tono. In
realt questo vale per 5 delle distanze possibili tra le note di unottava, le altre 2 sono a distanza dimezzata, cio a
un semitono.
Quali sono queste 5 e quelle altre 2? E facile individuarle sulla tastiera. Le note che hanno tra di esse un tasto nero sono a
distanza di un tono. Quelle che non hanno un tasto nero che le divide (MI-FA e SI-DO) sono a distanza di un semitono.
Complessivamente, considerando tutti i 12 tasti bianchi e neri di unottava, la distanza tra i tasti costante, ed pari ad un
semitono.

Un altro elemento che dovremo descrivere la distanza tra due note non adiacenti, che prende un nome diverso, intervallo.
Per definire lampiezza di un intervallo basta quindi dire quante note copre (prima ed ultima incluse). Un intervallo di 3
potrebbe essere quindi SOL-LA-SI.
Per quanto dicevamo prima, per, gli intervalli codificati in questo modo avranno una ampiezza in frequenza diversa a
seconda che le note comprese siano separate tutte da toni interi o comprendano anche semitoni.
Da qui nasce unaltra definizione del sistema tonale: maggiore e minore. Un intervallo di 3 che contiene due note separate
da un semitono sar minore, in caso siano tutte a distanza di un tono sar maggiore e cos via.

Le note in pi che si possono suonare con i tasti neri non hanno il privilegio di avere un proprio nome, sono individuate
invece come alterazionidelle note di base, alterazioni che possono essere chiamate diesis (#) o bemolle (b) e indicano
rispettivamente le alterazioni in aumento o in diminuzione. Si possono applicare ad una singola nota o ad una intera riga. Un
altro segno, il bequadro, pu essere usato per annullare le alterazioni. Quando nei libri di musica si cerca di spiegare questa
parte le cose sembrano aggrovigliarsi, ma invece il sistema abbastanza semplice, e la complicazione solo una questione
di nomi.

Elenchiamo i 12 semitoni, usando solo lalterazione diesis. I tasti neri sono quelli indicati in grassetto:

1. DO

2. DO diesis

3. RE

4. RE diesis

5. MI

6. FA

7. FA diesis

8. SOL

9. SOL diesis

10. LA

11. LA diesis

12. SI

Usando invece il bemolle i tasti si chiameranno:

1. DO

2. RE bemolle

3. RE

4. MI bemolle
5. MI

6. FA

7. SOL bemolle

8. SOL

9. LA bemolle

10. LA

11. SI bemolle

12. SI

Nella figura schematica che segue si pu vedere una ottava suddivisa nei 12 semitoni che la compongono. Come se una
tastiera non avesse tasti bianchi e neri ma solo tasti che suonano a distanza costante. Come si vede lapparente
complicazione nasce solo dal modo tradizionale (ma anche funzionale, per suonare con le 5 dita) di disporre le note, ovvero
le altezze dei suoni, sulla tastiera di uno strumento reale.

Complicazioni a piacere
Con le alterazioni si pu complicare a piacere la notazione di ogni frase musicale, dato che si pu ricorrere alluso di pi
alterazioni, e che le alterazioni possono essere applicate anche alle note naturali, quelle dei tasti bianchi. Nulla impedisce
inoltre di applicare due alterazioni ad una nota, che quindi potrebbe diventare la nota precedente (con 2 bemolle) o la
successiva.
Gli elementi di base rimangono per molto semplici, lunica particolarit a cui fare attenzione, come gi accennato, che due
coppie di note (MI-FA e SI-DO), essendo le note 7 e i semitoni 12, per poter far tornare i conti sono separate da un semitono,
invece che da un tono come tutte le altre.

Volendo approfondire ancora possiamo osservare anche che le due note che compongono un tono possono essere
accoppiate in 5 combinazioni, e nel sistema tonale ognuna di essa ha un nome diverso per esigenze legate alle regole di
composizione:

1. stesso nome e una delle due alterata ascendente (es. DO-DO#): semitoni cromatici ascendenti

2. stesso nome e una delle due alterate discendente (es. DO-DOb): semitoni cromatici discendenti

3. due note naturali di nome differente (es. MI-FA, SI-DO): semitoni diatonici naturali

4. due note di nome differente di cui una alterata ascendente (es. DO#-RE): semitoni diatonici con diesis

5. due note di nome differente di cui una alterata discendente (es.MI-REb): semitoni diatonici con bemolle

Quindi abbiamo nei primi due casi un intervallo cromatico (note dello stesso nome) e nel secondo un intervallo diatonico (note
di nome diverso).
Tutte informazioni aggiuntive che abbiamo aggiunto solo per non lasciare a met questa parte e soprattutto per far vedere
che non si tratta di altro che di una classificazione ulteriore, ma che per i nostri scopi di illustrazione del linguaggio musicale
non hanno al momento una utilit pratica.

Le scale

Descrivere una scala musicale non difficile, perch la scala modello maggiore la conosce chiunque abbia frequentato le
scuole medie dal 1963 in poi, cio da quando stata introdotta in Italia la scuola media unificata, con linsegnamento
obbligatorio della musica (almeno per un anno). Una novit per il sistema scolastico italiano, di impostazione umanistica, che
fino ad allora aveva considerato la musica un insegnamento specialistico, non universale. Un anno di musica alle medie
italiane non ha mai consentito di imparare la musica a nessuno, ma pi o meno tutti sono arrivati almeno a DO-RE-MI-FA-
SOL-LA-SI-DO, che appunto la scala modello per le scale maggiori.

Le scale maggiori si ricavano da questa scala modello per mezzo di una serie di regole matematiche, ma queste regole non
sono altro che gli accorgimenti necessari per rendere la sequenza di suoni giusta allascolto, almeno per noi che siamo
abituati a questo sistema.
Per sincerarsene sufficiente un semplice test. Basta sedersi alla tastiera di un pianoforte e provare a suonare la scala pi
semplice che contiene una sola alterazione, la scala di Sol maggiore:
SOL-LA-SI-DO-RE-MI-FA#-SOL

Se non siete capaci di suonare proprio nulla, quindi se non conoscete la diteggiatura, potete anche usare due mani (basta
che non vi veda nessun maestro di pianoforte). Suonando in sequenza e a intervalli il pi possibile regolari con la mano
sinistra le prime 5 note e con la destra le ultime 3, basta provare a suonare il FA normale (tasto bianco) anzich il FA diesis
(tasto nero) per accorgersi ad orecchio che qualcosa non va, il suono non gradevole, come se ci fosse un salto inatteso
rispetto a quello che ci attendiamo.
Il motivo che la scala, senza questa alterazione, non rispetta lalternanza di suoni che alla nostra sensibilit appare un
naturale bilanciamento tra tensione e rilassamento.

Le scale in forma grafica


La sequenza delle scale maggiori molto semplice e si pu visualizzare graficamente con lo schema che proponiamo qui.
Nello schema sono visualizzate le 8 scale maggiori ordinate per il numero di alterazioni (diesis in questo caso) che vi sono
contenute. Si parte quindi dalla scala di DO, che non ha nessuna alterazione, per proseguire con la scala di SOL con una
alterazione, per arrivare alla scala di DO# Maggiore, con 7 diesis. Le alterazioni sono evidenziate in grassetto sottolineato e la
I, III e IV nota di ogni scala sono evidenziate con un contorno pi spesso (vediamo dopo il perch).

Osservando la musica descritta con questo schema si possono notare diverse cose interessanti. La prima che la prima nota
della scala, la tonica, che poi lelemento che da il nome al sistema notale, sempre alla distanza di una quinta dalla scala
precedente. Osserviamo poi che le note che devono essere sempre alterate in una determinata scala, e che quindi dovranno
essere indicate in chiave, sono FA-DO-SOL-RE-LA-MI-SI.

Resta da capire perch bisogna introdurre queste alterazioni per ritrovare lequilibrio sonoro che abbiamo sperimentato prima.
Per farlo riproponiamo la descrizione grafica della scala, composta da 12 semitoni tutti allineati gi vista prima, come se i tasti
di un pianoforti fossero tutti su una fila anzich su due file.

Su questo schema abbiamo indicato le prime tre scale maggiori, per ciascuna di esse indicato con 1 il semitono da suonare,
e con 0 quello da saltare. I semitoni da suonare sono, ovviamente, sempre 7+1 (con la ripetizione della tonica) e quindi quelli
da saltare sono sempre 5. Si nota quindi subito che la sequenza di semitoni da suonare sempre la medesima per tutte le
scale, e cio 1 0 1 0 1 1 0 1 0 1 0 1 1.
Un altro modo di esprimere la stessa ripetizione del medesimo schema quello pi comune nei testi di teoria musicale (ma
meno immediato da riportare in una tabella) consistente nellordine delle note in una scala, indicato in numeri romani nello
stesso grafico.
Come si vede nelle scale maggiori tutte le note sono separate dalla successiva da un tono, tranne la III e la VII che sono
separate dalla IV e dalla VIII da un semitono.

A questo punto si sar capito che tutte le scale in maggiore devono rispettare questo stesso ordinamento per suonare
armoniche al nostro udito, e che quindi, quando non presente nel posto giusto della sequenza una nota naturale, sar
necessario suonare una nota alterata. Nella scala di DO non succede mai, in quella di SOL una volta (sul FA), in quella di RE
due volte (sul FA e sul DO) e cos via sino alla scala in DO# dove tutte le note devono essere alterate, ovvero dove si
suonano solo i diesis.
Suonando (magari con qualche acrobazia) queste scale su una tastiera (o chiedendo a qualcuno di farlo) si potr facilmente
verificare che rispettando questa sequenza si percepisce sempre un crescendo armonico del suono, mentre modificando
una nota si percepisce una disarmonia.

Unaltra cosa che si pu ricavare dal primo schema sono gli accordi di tonica. Per ogni scala il sistema tonale consente di
definire anche un accordo fondamentale basato sulla prima nota della scala (la tonica gi citata). Laccordo (che come si
accennava in precedenza, non altro che la somma di tre note suonate assieme) composto sempre dalla I, III e V nota
della scala, e gli accordi per ogni scala sono quelli indicati con il bordo pi spesso nel primo schema.

Le scale minori si differenziano per il posizionamento delle note separate da un semitono anzich da un tono. In questo caso
si trovano tra la II e la III e tra la V e VI nota (scale minori naturali). Esistono per anche due varianti: le scale minori
armoniche e le scale minori melodiche. Per tutte per rimane fermo il primo intervallo a distanza di un semitono tra la II e III
nota della scala.
Un altro modo, pi mnemonico, di indicare la differenza tra le scale maggiori e le scale minori la distanza tra la I nota della
scala e la III, che di 2 toni nelle scale maggiori, e di un tono pi un semitono nelle scale minori.
Utilizzando il nostro schema "binario" le scale minori naturali sono caratterizzate dalla sequenza
1 0 1 1 0 1 0 1 1 0 1 0 1.

Le tonalit

Dalle scale si arriva all'elemento fondante del sistema tonale, che (ovviamente) la tonalit. Ognuna delle sette note nella
scala ha un suo ruolo e compito diverso, e in ogni scala questo ruolo interpretato da una nota diversa, anche se in questo
caso invece che di note, si parla di grado della scala musicale (ma la stessa cosa).
Al grado I, come abbiamo visto, c' la tonica, che da' il nome al tipo di scala (in DO maggiore, in SOL maggiore e cos via).
Una composizione che utilizza come base quel tipo di scala sar quindi in quella tonalit, come la Sinfonia n. 5 di Beethoven
citata in precedenza, che basata su una scala in DO minore, ed quindi chiamata 5 Sinfonia in Do Minore. La nota
caratterizzante la "sensazione" che la scala trasmette la V, la dominante, ma caratterizzano la scala anche le altre note o
gradi della scala, ognuna con ruolo diverso, dalla sopratonica alla sottodominante, elencate nel seguito assieme al loro
"carattere", come tradizionalmente descritto:

I. Tonica: da' il nome alla tonalit, trasmette una sensazione di equilibrio, di staticit

II. Sopratonica: all'opposto, trasmette una sensazione di perdita di equilibrio

III. Caratteristica (o Mediante o Modale): determina se il modo maggiore o minore (se a una distanza di 2 toni o 1
tono ed mezzo, vedi schema precedente), ed mediana nell'accordo tonale; fa tornare ad una sensazione di
stabilit

IV. Sottodominante: il grado da cui possono essere generate le modulazioni (varianti alle scale principali)

V. Dominante: completa l'accordo tonale (I-III-V); definita dominante nel senso che richiama la tonica, per completare
l'equilibrio soggettivo, ovvero "domina" la tonica

VI. Sopradominante: altro grado, come la sottodominante, di sospensione e di avvio per modulazioni

VII. Sensibile: ha una tendenza risolutiva sulla tonica successiva, "sensibile" perch instabile, anche perch prossima
ad essa ( sempre a distanza di mezzo tono)
VIII. Primo grado dell'ottava superiore

Una caratterizzazione che, come si vede, punta a codificare la sensazione prevalente che la scelta di una scala o di un'altra e
la posizione dei gradi all'interno di essa trasmette alla nostra sensibilit, anche in base ad elementi di fisica acustica, legati
alla sommatoria delle armoniche.
Per sperimentare la attendibilit di queste definizione si pu semplicemente suonare una scala, anche la pi semplice, quella
di DO maggiore. Si riconoscer facilmente il senso di stabilit, di rilassamento, che trasmettono la III e la V nota. Si
riconoscer ancora pi nettamente il senso di non compiutezza che lascia la Sensibile. Basta provare a smettere di suonare
la scala sulla settima nota anzich sull'ottava per sincerarsene.

Le successione delle scale

Le scale maggiori che abbiamo visto (in grande sintesi) derivano, quindi, da un modello matematico, per ripetizioni. E
possibile applicare lo stesso sistema per creare altri modelli e altri varianti di scale, come le minori cui abbiamo accennato,
per un numero totale di 30, pi altre scale cosiddette di eccezione. Ancora una volta non si tratta di tutte le possibili
combinazioni, ma di quelle che appartengono al dizionario del sistema tonale.

Il sistema delle scale la base del linguaggio della musica e il suo studio fondamentale per chiunque voglia imparare
questo linguaggio. Per avere una idea di come si compongono matematicamente le varianti di scale ammesse nel sistema e
quali relazioni hanno tra di loro si usano diverse schematizzazioni, la pi nota e diffusa il giro delle quinte.
Esistono altre schematizzazioni possibili, ad esempio quella originale che abbiamo proposto, e che consentono di vedere in
forma grafica intuitiva le relazioni tra i tipi di scale e passare facilmente da una all'altra.

Il concetto fondamentale comunque che la sequenza di alterazioni riconduce progressivamente alla scala iniziale, e ci
importante perch, capendo il meccanismo mediante il quale le scale si susseguono e si trasformano l'una nell'altra si pu
individuare la tonalit della frase musicale e le possibilit di alterazione ammesse.
Riconoscere la tonalit

Lo schema mostrato consente anche di capire anche come si pu riconoscere la tonalit, una operazione che, come si sar
capito, fondamentale nel sistema tonale. Se esistessero solo le scale maggiori questa operazione sarebbe banale. Infatti,
come si vede nella figura precedente, una scala in una tonalit si caratterizza per le note alterate, quelle sottolineate in figura:

DO MAGGIORE: nessuna

SOL MAGGIORE: FA

RE MAGGIORE: FA + DO

LA MAGGIORE: FA + DO + SOL

E cos di seguito. Quindi se in una composizione vediamo che devono essere alterate, o diesizzate, le note FA, DO e SOL ci
significa che quella composizione in LA Maggiore. Questo indicato all'inizio del rigo musicale con la armatura di chiave,
che si presenta nel pentagramma come si vede nella figura seguente.
Le cose per non sono cos semplici, per via della ciclicit delle scale cui abbiamo accennato prima. La stessa armatura di
chiave si applica infatti anche alla scala che si ottiene alterando le note in senso inverso (quindi passando di quinta in quinta
in "discesa", ovvero per quinte discendenti). La scala corrispondente in questo caso quella di FA# Minore naturale. Per
individuare quale delle due quella corretta esistono diverse tecniche, e quella di base fa ricorso agli accordi tonali (o
principali, o perfetti) formati dalle note al grado I (tonica), III (caratteristica) e V (dominante) di una scala, citati in precedenza,
accordi che sono indicati graficamente nelle figure precedente con un contorno pi spesso.
Se nelle prime 8 battute della composizione (ma spesso nella prima) sono presenti le note dell'accordo perfetto in LA
Maggiore la composizione sar in questa tonalit, altrimenti sar in quella corrispondente di FA# Minore.
Inutile aggiungere che nel complesso delle composizioni le cose non sono cos semplici, ma il punto di partenza per
riconoscere la tonalit riteniamo sia sia capito.

Modo maggiore e modo minore

Parlando in precedenza degli intervalli e poi delle scale sono stati usati pi volte i termini maggiore e minore. Questi sono
gli unici due modi previsti nel sistema tonale. Un modo allincirca quello che suggerisce il nome: un modo di suonare per
dare una determinata sensazione. Sar per motivi di psicoacustica o culturali, ma i modi in maggiore evocano sensazioni
positive, di forza e risolutezza, sono positivi e solari, mentre i modi in minore suggeriscono sensazioni di sospensione, di
attesa, con diverse modulazioni, fino al dramma. Ovviamente, con moltissime sfumature e varianti. Nella lingua musicale che
precede il sistema tonale, la musica modale (codificata dagli antichi greci, che hanno fatto anche questo) i modi erano molti
di pi, ma le combinazioni di note molte di meno. E al nostro orecchio questa musica (almeno quello che i musicologi hanno
ricostruito) suona infatti piuttosto aliena.

Accordi

Un accordo, chiamato anche triade, quadriade o quintiade, un insieme di tre o (pi raramente) quattro o cinque note
suonate assieme.
Dal punto di vista delle fisica acustica suonare un accordo genera quindi una sommatoria di forme d'onda e delle relative
armoniche (forme d'onda secondarie, di minore intensit, ma tutte sincronizzate tra loro) che si compongono fra loro
raggiungendo il nostro sistema uditivo. Le forme d'onda possono sommarsi tra loro o anche annullarsi, se sono in controfase
(un po' come avviene nelle onde del mare) e quindi non tutte le combinazioni di tre note sono "armoniche" e quindi usabili nel
sistema tonale. Pi o meno come le sillabe in una lingua, usate per comporre tutte le parole, ma in numero finito e definito e
soggette a regole, ad esempio per l'accoppiamento tra vocali e consonanti.

La classificazione degli accordi ammessi e della loro composizione il secondo pilastro del sistema tonale e dello studio della
composizione, e prende proprio il nome di studio dell'armonia, ovvero dell'insieme delle regole che, secondo il sistema
tonale, consentono di creare musica e suoni armonici, gradevoli e accettabili nel nostro sistema musicale estetico -
psicoacustico.

Ovviamente lo studio dell'armonia un mondo a parte, ma in massima parte riguarda chi vuole comporre musica. Chi si limita
a suonarla o addirittura a leggerla pu limitarsi a conoscere le regole di base, compito che esula comunque dai nostri obiettivi.

Le regole del sistema tonale

Abbiamo scritto pi volte che il sistema tonale una lingua, e quindi ordina mediante una serie di regole le infinite
composizioni dei suoni in modo da rendere il risultato gradevole al nostro sistema uditivo, in altre parole, musica. A che
questo punto si pu anche avere una idea di quali sono queste regole, almeno le prime che si imparano in un corso di teoria
musicale. E delle conseguenze di queste regole che, tutte assieme, costituiscono il sistema tonale, o il temperamento
equabile, usando la prima definizione teorica che venne data.
Cominciamo dalla regola numero uno: le scale ammesse dal sistema sono in numero finito e predeterminato, le combinazioni
di alterazioni, le armature di chiave, sono quindi anch'esse in numero finito, non sono ammesse tutte le combinazioni
teoricamente possibili.
Possiamo vederlo graficamente nella figura seguente per le 15 scale maggiori:

Che descrive in modo schematico le 15 armature di chiave ammesse, che sul pentagramma si scrivono in questo modo (e
sono applicabili a tutte le 30 scale, le 15 maggiori schematizzate sopra, e le 15 minori naturali):

Anche senza calcolare le combinazioni con ripetizione di 7 elementi si vede ad occhio che le combinazioni delle armature di
chiave non sono tutte quelle possibili. Cos come non possiamo scrivere "Se Mario avrebbe mangiato una mela" cos non
possiamo impostare una composizione con 3 diesis diversi da quelli ammessi se vogliamo rimanere all'interno del sistema
tonale.
Questo un esempio delle regole che il sistema impone, e quindi si capisce anche che possa essere interpretato come una
gabbia. Che infatti nel corso dei secoli i musicisti pi creativi hanno via via forzato, superato o infranto. Cos come avvenuto
nella scrittura, da Joyce che ha abolito la punteggiatura a Pasolini che ha usato la lingua parlata e il nuovo gergo urbano.

Abbiamo quindi introdotto in queste ultime sezioni, in sintesi ma facendo riferimento alle regole reali della grammatica
musicale,i principali elementi che compongono il sistema tonale. Possiamo quindi riprendere nelle sezioni successive con pi
cognizione di causa le considerazioni e le analogie tra il linguaggio naturale e quello musicale, per proseguire nel nostro
obiettivo

Il ruolo della tonalit

Per cercare di approfondire, a questo punto, il ruolo che in musica ha la tonalit, partiamo proprio dallinizio, immaginiamo un
compositore che vuole creare una nuova musica. Uno scrittore ha a disposizione una lingua, la sua, composta da decine di
migliaia di parole, molte delle quali sono sinonimi o raccordi, ognuna composta da sillabe elementari, conosce le regole per
mettere assieme le parole facendosi capire da chi legge, le regole grammaticali e sintattiche e anche le regole di stile che
deve seguire perch quello che scrive sia gradevole alla lettura. Per esempio, non ripetere la stessa parola nella frase, ma
usare un sinonimo.

Un compositore ha a disposizione i due modi, una serie di scale, e per ogni scala una serie di accordi e di sequenze di note
corrette per la scala in questione (che rispettano le regole grammaticali), e le regole per passare, se ne ha necessit o la
volont, da una scala ad unaltra o per variare quella che ha scelto. E lo stesso per gli accordi. Sceglier una scala, ovvero
una tonalit, in base al tipo di sensazione che vuole trasmettere. A differenza dello scrittore non deve (e non pu) esprimere
un concetto usando solo la musica. La musica astratta per definizione. Sceglier quindi nel sistema delle scala la tonalit
pi adatta ad esprimere quello che sente. O per commentare e sottolineare le parole o le immagini che la musica che sta
scrivendo deve accompagnare.

Quello che deve fare, a questo punto, scelta la tonalit e quindi la scala, a differenza dello scrittore, creare, inventare uno o
pi motivi musicali, possibilmente mai inventati da nessun altro prima. Come la celebre sequenza di note SOL-SOL-SOL-
MIb / FA-FA-FA-RE che caratterizza linizio della V Sinfonia di Beethoven e che abbiamo gi citato. Che nella tonalit di Do
Minore, quindi drammatica, tesa, irrisolta, come appunto suggerisce questa celebre composizione.

Quindi c una differenza fondamentale con lo scrittore, lo scrittore non inventa parole, le usa, inventa frasi e periodi. Il
compositore inventa motivi musicali. Ma non in modo libero, bens usando gruppi di note predefinite (accordi e sequenze di
scale) che possiamo considerare come le sillabe per le parole, scegliendo una forma musicale e rispettando una serie di
regole (quelle che abbiamo descritto in grande sintesi nelle zioni precedenti, pi diverse altre codificate nella armonia
tradizionale) per costruire per mezzo di esse le frasi musicali e da queste un componimento in musica.

Il sistema tonale un sistema naturale?

Possiamo provare a sederci ad una tastiera di pianoforte e suonare la stessa nota in due ottave diverse, ad esempio a
distanza di due ottave. Un esercizio semplicissimo che pu fare chiunque sia in grado di individuare un DO su una tastiera.
Sentiremo un suono armonico, gradevole al nostro udito. Provando invece a suonare insieme due note diverse, a caso,
sentiremo con ogni probabilit un suono non armonico, disturbante, ad esempio suonando un MI e un DO.
Quello che si ottiene schiacciando assieme i tasti infatti, come si descriveva prima, la emissione di unonda sonora,
composta da un suono primario e da una serie di suoni secondari, armoniche di minore intensit (a pi basso volume) ma
tutte sincronizzate tra loro. E sincronizzata tra loro sar anche la nota a frequenza pi bassa di una ottava o due. Suonando
note diverse avremo invece onde sonore non sincronizzate, che possono anche annullarsi tra loro in alcuni istanti, con un
effetto che pu risultare gradevole o meno a seconda delle possibili combinazioni. Combinazioni che per sono fondamentali
per dare variet alla musica.

Gradevole, naturalmente, nel nostro sistema culturale. In altri sistemi potrebbe essere lopposto, come avviene per esempio
in cucina per certi sapori amati da alcuni popoli ma poco accetti ad altri (come il wasabi giapponese o il rafano dei tedeschi).
Il sistema tonale, messo a punto in modo strutturato nel 600 - 700 e diffuso universalmente grazie allopera di Bach, che ne
ha comprovato nelle sue composizioni la applicabilit pratica (per questo Bach considerato il compositore numero uno della
musica occidentale) si propone appunto di codificare i suoni armonici, il vocabolario, la grammatica e la sintassi della nostra
lingua musicale.

Guardando le cose da un altro punto di vista, un sistema anche una gabbia. Sempre mettendosi alla tastiera di un
pianoforte possiamo facilmente notare che chiunque pu emettere suoni, che solo per motivi culturali non consideriamo
musica. Proprio come un quadro. Un paesaggio ad olio, bello o brutto, sicuramente un dipinto. Segni e scarabocchi a
caso, o ampie zone di colore uguale, teoricamente potrebbe farli chiunque, eppure soltanto Pollock o Rochtko o Mondrian
sono riusciti a fare quadri con questi elementi di base che tutto il mondo, per motivi misteriosi, trova affascinanti e fa la fila per
vedere (e che raggiungono le pi alte quotazioni). Evidentemente, hanno elaborato una nuova lingua, che molti
comprendono.

Nella musica il sistema tonale come larte figurativa in pittura, il linguaggio universale di base che tutti comprendono
naturalmente. Non racchiude e non pu racchiudere in s tutte le musiche possibili, ma necessario conoscerlo, anche per
negarlo o andare oltre. Come la pittura figurativa nel caso dei grandi pittori astratti.

Resta da completare il parallelo con le lingue. Valido solo parzialmente per la musica. Usando il nostro alfabeto latino
possiamo scrivere testi in qualsiasi lingua. Testi per noi italiani incomprensibili, ma per un finlandese perfettamente chiari, per
esempio, grazie alle infinite combinazioni (virtualmente) dei 27 o pi segni. La esemplificazione perfetta di questa potenzialit
dellalfabeto dei segni esiste ed contenuta nel capolavoro di Borges, La biblioteca di Babele.

La musica per un linguaggio astratto, il messaggio che ci manda solo parzialmente codificabile, e tocca elementi della
nostra sensibilit che sono rimasti comuni ai popoli anche dopo che ci siamo dispersi sui cinque continenti. E probabile
quindi, come sostengono alcuni, che tutta una serie di suoni armonici lo siano per tutto il genere umano. E quindi che il
sistema tonale si imposto progressivamente nel mondo anche perch in qualche modo naturale. Ma, come si sar
capito, ci non significa che sia unico e "definitivo".

Leggere la musica

Il compositore, come lo scrittore, scrive quindi una sua opera originale e la registra su un foglio di carta, carta da musica in
questo caso (o su computer con un editor per la musica, ne esistono molti e sono lequivalente dei word processor per la
scrittura, uno ottimo e gratuito e MuseScore, il pi noto professionale Sibelius). In qualche modo poi, a partire da questi fogli
di carta, dallo spartito, si dovr ricreare la musica per le nostre orecchie, e per spiegarne le particolarit ricorriamo ancora una
volta ad analogie con la scrittura.

La lettura di un testo scritto, di un libro, apparentemente alla portata di qualsiasi persona che non sia un analfabeta.
Se riflettiamo un momento, ci accorgiamo per subito che in realt non cos. Se il testo parla di argomenti che non
conosciamo, anche se usa soltanto parole che conosciamo e scritte nella nostra lingua, non siamo in grado di comprenderne
il significato. Un testo di filosofia, un testo di logica matematica, di informatica, o di teoria musicale, che danno per scontate le
basi di conoscenza per comprendere gli argomenti, possono essere del tutto incomprensibili al lettore che non ha studiato
queste materie.
Ancora di pi lo saranno se utilizza parole di uso non comune, il cui significato non noto al lettore. Potrebbe consultare un
dizionario, ma questo applicabile solo se, una volta acquisito il significato, il lettore in grado di inserirlo nel contesto.
Quindi per poche occasionali parole del testo.

Ancor pi incomprensibile per noi il testo se fosse scritto in una lingua che non conosciamo, ovviamente.
E se lo leggessimo noi ad unaltra persona, che capisce in modo specialistico le speculazioni filosofiche, o la lingua nel quale
scritto il testo? La comprensione arriverebbe allascoltatore?
Potremmo fare il test, leggere ad un portoghese o uno spagnolo che non conosce litaliano un testo nella sua lingua (la
fonetica simile e lesperimento potrebbe riuscire) o potremmo provare il viceversa.

Ma ci attendiamo gi il risultato. Poche semplici frasi di contenuto pratico si potrebbero ancora capire, ma un testo pi ampio
e complesso arriverebbe deformato allascoltatore, non solo dalle inevitabili differenze fonetiche (ogni lingua ha le sue varianti
di alfabeto) ma soprattutto per la carenza di interpretazione. Dovrebbe essere lascoltatore a ripristinare il senso delle frasi,
ignoto al lettore. La deformazione alla fine potrebbe essere abbastanza profonda da rendere incomprensibile un testo appena
complesso. Senza contare poi lo stile nella lettura. Molti hanno sperimentato con le performance dellattore Roberto Benigni
nella lettura di Dante quanto la interpretazione nella lettura faccia la differenza nel valorizzare un testo.

Nella musica la importanza della interpretazione, e quindi della piena comprensione del contenuto musicale, enormemente
enfatizzata.

La interpretazione

Come prima cosa, per ricreare la musica occorre necessariamente suonarla. Un libro si pu leggere mentalmente (anzi quasi
sempre si fa cos, non si legge ad alta voce), nel caso della musica solo compositori o musicisti esperti sono in grado di
ricreare mentalmente il discorso musicale leggendo lo spartito. E spesso anche loro preferiscono sedersi al piano per
sperimentare leffetto di una composizione.
Suonare richiede una abilit non solo artistica, come quella di Benigni citata prima, ma anche tecnica, e richiede di fare
ricorso anche ad una abilit manuale e ad un notevole grado di coordinazione dei propri movimenti. Ovvero, saper suonare
uno strumento musicale di una certa complessit (non basta un triangolo o un tamburello per esporre un componimento
musicale).

E, soprattutto, bisogna, oltre che saper leggere le note scritte sullo spartito con lalfabeto musicale pi o meno universale
(lequivalente dellalfabeto a caratteri latini per la musica) anche comprendere la lingua con la quale composta la frase
musicale.

Comprendere questa lingua vuol dire comprendere la tonalit, ovvero saper individuare frase per frase musicale in quale
tonalit scritto quel brano, e quali variazioni o modulazioni ha subito. Ma non una cosa ovvia?, dir qualcuno. C scritto
sul CD: Sinfonia n. 5 in Do Minore di Ludwig Van Beethoven (o in C-Minor o in C-Moll, se una edizione inglese o tedesca).
Non basta, ogni scala pu essere mutata in altre e poi ritornare su se stessa, e chi interpreta (suona) la musica deve saper
individuare le mutazioni mentre suona per dare la giusta interpretazione. Proprio come, quando si legge, si da un tono
interrogativo quando si intravvede un punto di domanda alla fine della frase (ma gli spagnoli e gli inglesi sono pi previdenti e
lo scrivono prima).
Ma tutto ci al quadrato. Nel senso che una scadente lettura pu annoiarci o farci piacere meno unopera scritta, mentre una
lettura di unopera musicale da parte di un ipotetico musicista che conosca le note e le altre notazioni musicali, ma non il
sistema tonale nel quale il brano scritto, ne rende totalmente deformata la fruizione.