Sei sulla pagina 1di 8

RISCOPERTA, RIPRISTINO E SVILUPPI DELLA PREGHIERA UNIVERSALE

Matias Aug

Scopo di queste pagine illustrare come si arrivati alla riscoperta dellantica


preghiera dei fedeli1, chiamata anche preghiera comune o meglio ancora
universale, il suo recente ripristino nella liturgia romana e gli ulteriori sviluppi che
essa ha conosciuto nei diversi documenti della Chiesa.

1. La riscoperta della preghiera universale


C un certo consenso tra gli autori per quanto riguarda lesistenza nella messa
romana dei primi sei secoli di una preghiera di supplica per intenzioni varie, collocata
dopo la proclamazione del vangelo (e lomelia) e prima delloffertorio o preparazione
dei doni. Questa preghiera sarebbe scomparsa a met del secolo VI. Gli studiosi per
non coincidono nel modo di spiegare le vicissitudini storiche di questo importante
elemento eucologico.
Il problema della natura, struttura e funzione della preghiera universale
nellantica liturgia romana stato discusso nel corso del secolo XX. Se ne sono occupati
diversi studiosi2. Ci soffermiamo brevemente su due teorie che hanno meritato
unattenzione particolare, quella di B. Capelle3 e quella di P. De Clerck4.
Nella ricerca storica di B. Capelle, il punto di partenza lApologia I di san
Giustino, dellanno 150 circa: la preghiera dei fedeli si fa dopo il vangelo e lomelia,
prima delloffertorio; si prega sia per noi stessi, sia per colui che sta per essere
illuminato, sia per tutti gli altri, ovunque siano, al fine di essere degni di conoscere la
verit, di meritare di essere riconosciuti nei fatti buoni cittadini e custodi dei
comandamenti, e di essere ammessi alleterna salvezza 5. In seguito abbiamo la
testimonianza della Tradizione apostolica, n. 21 e di altri documenti nel corso dei secoli
IV e V, fino a papa Felice III (483-492). Il suo successore, papa Gelasio I (492-496),
avrebbe soppresso la preghiera dei fedeli dopo il vangelo, introducendo al suo posto una
litania che si ispirava ai modelli greci, collocata per allinizio della messa e costituita
dalla supplica Kyrie eleison cantata dopo ogni invocazione; si tratta della cosiddetta

1
Le sigle pi frequentemente ricorrenti sono: IGMR = Institutio generalis Missalis Romani (diverse
edizioni); OLM = Ordo lectionum Missae, Editio typica altera (21.01.1981); SC = Sacrosanctum
Concilium (4.12.1963); CEI = Conferenza episcopale italiana.
2
Una bibliografia abbondante e una sintesi delle diverse opinioni si trova in V. Raffa, Liturgia
eucaristica. Mistagogia della messa: dalla storia e dalla teologia alla pastorale pratica , CLV-Ed.
Liturgiche, Roma 2003, pp. 348-374 (nuova edizione ampiamente riveduta e aggiornata secondo leditio
typica tertia del Messale Romano).
3
Cf. B. Capelle, Le Kyrie de la messe et le pape Glase, in Revue bndictine 46 (1934) 126-144; Id.,
Le pape Glase et la messe romaine, in Revue dhistoire ecclsiastique 35 (1939) 22-34; Id., Luvre
liturgique de S. Glase, in Journal of Theological Studies 52 (1951) 129-144; Id., Innocent Ier et le
canon de la messe, in Recherches de Thologie ancienne et mdivale 19 (1952) 5-16; Id.,
Lintercession dans la messe romaine, in Revue bndictine 65 (1955) 181-191; tutti questi studi si
possono trovare riuniti in Id., Travaux liturgiques de doctrine et dhistoire, vol. 2, Abbaye di Mont Csar,
Louvain 1962.
4
Cf. P. De Clerck, La prire universelle dans les liturgies anciennes. Tmoignages patristiques et textes
liturgiques, Aschendorf, Mnster Westf. 1977. Unampia sintesi di questa importante opera si trova in F.
DellOro, La preghiera universale nelle liturgie latine antiche, in Rivista Liturgica 67 (1980) 683-
726. Si veda anche P. De Clerck, Prire universelle et appropriation de la Parole, in La Maison-Dieu
153 (1983) 113-131; Id., Les prires dintercession. Les rapports entre Orient et Occident, in La Maison-
Dieu 183/184 (1990) 171-189.
5
Apologia I, 65,1, in Giustino, Apologie, a cura di G. Girgenti, Rusconi, Milano 1995, p. 167, cf. anche
67,5.
Deprecatio Gelasii. stato notato che i testi della Deprecatio lasciano pi spazio alla
menzione delle situazioni umane e delle disposizioni personali degli oranti. Finalmente,
Gregorio Magno (590-604) avrebbe eliminato le varie intenzioni e lasciato solo il
ritornello Kyrie eleison, pi Christe eleison, come semplice acclamazione. Ladozione
della Deprecatio Gelasii potrebbe spiegare la presenza, in alcuni formulari di messe dei
pi antichi Sacramentari (la raccolta di Verona e il Gelasiano antico), di una seconda
orazione prima della preghiera sulle offerte; poteva infatti trattarsi di unoratio post
precem, preghiera sacerdotale che concludeva la Deprecatio.
Capelle nota, inoltre, che la preghiera dei fedeli non era un rito specificamente
romano, ma lo si trovava dappertutto, in Occidente e in Oriente. Il parallelismo pi
impressionante, secondo lo studioso, la preghiera dei fedeli dei libri II e VIII delle
Costituzioni apostoliche, dove troviamo larticolazione: pro oremus ut, che ricorda
la struttura delle Orationes sollemnes del venerd santo della liturgia romana, unica
testimonianza della preghiera dei fedeli che sarebbe rimasta nel libri romani.
Secondo De Clerck, che mette in discussione alcuni elementi della tesi di
Capelle, nella liturgia romana esisteva certamente una preghiera, che egli chiama
universale, tra il vangelo e loffertorio, rimasta fino al secolo VI, quando sarebbe
sparita per la concorrenza della litania processionale che precedeva la messa. Il Kyrie,
sorto per come pezzo autonomo, sarebbe divenuto lacclamazione finale aggiuntiva
della litania. Nei giorni nei quali non si celebrava la litania, tale acclamazione avrebbe
conservato la sua naturale autonomia; scomparsa definitivamente la litania, il Kyrie
avrebbe ricuperato stabilmente la sua indipendenza.
Sia la teoria di B. Capelle che quella di P. De Clerck, di cui abbiamo dato una
brevissima sintesi, hanno dei punti deboli messi in rilievo da diversi autori e ripresi,
recentemente, da V. Raffa, secondo cui la notizia sulla preghiera dei fedeli trovata nelle
Apologie di Giustino e meno chiaramente nella Tradizione apostolica, ha una sua
propria spiegazione. Al tempo di Giustino non esisteva ancora a Roma una preghiera
eucaristica stabilizzata, capace di albergare anche le intercessioni. Il testo della
Tradizione apostolica, a parte che ormai non accettata da tutti la sua rappresentativit
della tradizione romana, menziona una preghiera dei fedeli a proposito di una
celebrazione che non si sa fino a che punto rifletta la prima parte della messa. Delle
altre testimonianze citate non si pu escludere che si riferiscano alle intercessioni del
canone della messa6. Da parte sua, per, A. Nocent e altri autori affermano che la
preghiera universale o dei fedeli e le intercessioni anaforiche sono due realt molto
differenti: la preghiera universale propone (enuncia) delle domande, mentre le
intercessioni elencano le intenzioni per le quali si offre il sacrifico eucaristico. Le due
preghiere quindi hanno potuto coesistere senza porre dei problemi particolari7.
Per quanto riguarda la Deprecatio Gelasii, K. Gamber, che ne ha pubblicato i
testi, A. Chavasse e altri hanno provato che essa non aveva come risposta il Kyrie, ma:
Dicamus omnes: Domine exaudi et miserere, o anche: Praesta Domine praesta8. Ci sono
altri elementi nella storia della preghiera universale sui quali gli autori divergono.
Bastano per questi pochi segnalati per farsi carico della problematica.
Le prime manifestazioni in favore della restaurazione o ripristino della preghiera
universale sono degli anni 50 del secolo scorso9, per attorno al 1960 che gli studi di
6
Cf. Raffa, Liturgia eucaristica, cit., pp. 352-368.
7
Cf. A. Nocent, La prire commune des fidles, in Nouvelle Revue Thologique 86 (1964) 948-964
(qui p. 963).
8
Cf. A. Chavasse, A Rome, au tournant du Ve sicle, additions et remaniements dans lOrdinaire de la
Messe, in Ecclesia Orans 5 (1988) 25-44.
9
Cf. B. Opfermann, Um die Erneuerung des Frbittengebetes in der Messfeier, in Bibel und Liturgie
18 (1951) 243-248; P.-M. Gy, Signification pastorale des prires du prne, in La Maison-Dieu 30
J.-B. Molin fanno delle proposte concrete al riguardo[10]. Le proposte del Molin
poggiano sulla sopravvivenza della preghiera dei fedeli nelle cosiddette prires du
prne medioevali. Agli inizi del secolo X, troviamo un invito rivolto al popolo, dopo il
sermone delle domeniche e feste, a pregare per diverse intenzioni. Questo costume si
diffuso nel corso del Medioevo; lo troviamo attestato in parecchie diocesi di Francia,
Inghilterra, Germania e anche dItalia. Nei paesi di lingua francese, le suddette
preghiere si chiamavano appunto prires du prne (prne: cancellata che separava il
coro dalla nave). V. Raffa afferma per che nessuna prova esiste sul fatto che queste
preghiere del sermone siano, almeno nellambito della messa, la continuazione
presbiterale della preghiera universale antica della liturgia papale[11].
Come abbiamo visto, le opinioni degli studiosi sullorigine e gli sviluppi della preghiera
dei fedeli non sempre combaciano. In ogni modo, c un certo consenso per quanto
riguarda lesistenza nella messa romana dei primi sei secoli di una preghiera per
intenzioni varie. Il Concilio Vaticano II ha raccolto il desiderio espresso a pi riprese da
diversi studiosi ripristinando lantica preghiera dei fedeli o preghiera universale. In un
lungo e documentato studio, F. DellOro afferma che in realt il contesto nel quale
stato realizzato il ripristino di questa preghiera fondamentalmente quello caratterizzato
dallo sviluppo dellOrdo missae romano in area franco-germanica e che pertanto
corrisponde alla seconda fase dello sviluppo della preghiera dei fedeli, cio quella che
va dal secolo IX/X in poi[12].

2. Il ripristino della preghiera universale


La Costituzione conciliare sulla liturgia cos determina:
Sia ripristinata dopo il vangelo e lomelia, specialmente la domenica e le feste di
precetto, la preghiera comune o dei fedeli, in modo che, con la partecipazione del
popolo, si facciano preghiere per la santa Chiesa, per coloro che ci governano, per
coloro che si trovano in varie necessit, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il
mondo (SC 53).
La natura di questa orazione la si ricava dalla tradizione liturgica ed fondata nel
precetto paolino, a cui il testo conciliare rimanda:
Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e
ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perch
possano condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio (1Tm 2,1-2).
Nelle successive redazioni, che furono oggetto dello studio dei padri conciliari fino alla
promulgazione del testo di SC 53 (nelle due prime redazioni, n. 40), ci sono state alcune
varianti significative. Nelle due prime redazione si prescriveva questa preghiera
saltem diebus dominicis et festis de praecepto; nelle due ultime redazioni, invece, si
dice: praesertim diebus dominicis e festis de praecepto. Non si esclude, quindi, che la
nostra preghiera possa essere recitata in ogni celebrazione con la partecipazione del
popolo. Le altre varianti riguardano una migliore e pi ampia esplicitazione, nelle
ultime due redazioni, del contenuto di questa preghiera[13].
A pochi giorni di distanza dalla creazione del Consilium ad exsequendam
Constitutionem de Sacra Liturgia, stato redatto un abbozzo di riforma generale della
liturgia, che si ritrova sostanzialmente nella stesura definitiva del Piano generale per la
riforma liturgica, un fascicolo presentato a Paolo VI il 15 marzo 1964. Per quanto
riguarda il Messale, vi troviamo la Preghiera comune o dei fedeli. Questo era il titolo
iniziale; poi, a evitare ambiguit (ogni preghiera liturgica comune dei fedeli), fu
cambiato in universale, in riferimento alla natura di questa preghiera[14]. Notiamo per

(1952) 125-136.
che, come vedremo pi avanti, nei documenti posteriori la terminologia ha continuato a
essere diversificata: preghiera comune, universale o dei fedeli[15].
Nove mesi dopo la promulgazione di SC, lIstruzione della Sacra Congregazione dei
RitiInter Oecumenici (26.09.1964), preparata per incarico di Paolo VI dal Consilium,
contiene, al n. 56, alcune norme pratiche e provvisorie per lapplicazione di SC 53. Tre
anni dopo, lIstruzione Eucharisticum Mysterium (25.05.1967) della Sacra
Congregazione dei Riti e del Consilium stabilisce, al n. 28, che nelle messe domenicali e
festive anticipate alla sera del giorno precedente si celebri la messa indicata nel
calendario per la domenica o per il giorno festivo, senza affatto omettere lomelia e
lorazione dei fedeli.
Il Consilium pubblic alcune norme corredate di modelli per la preparazione della
preghiera universale. Stampate prima pro manuscripto, il 13 gennaio 1965, nel
fascicolo: De oratione communi seu fidelium. Eius natura, momentum ac structura.
Criteria atque specimina ad experimentum Coetibus territorialibus Episcoporum
proposita, di pp. 32; in seguito nel volume: De oratione communi seu fidelium. Natura,
momentum ac structura. Criteria atque specimina Coetibus territorialibus Episcoporum
proposita, Typis Polyglottis Vaticanis, Citt del Vaticano 1966, pp. 102. Questultima
edizione si distingue da quella pro manuscripto soltanto per i 54 schemi disposti
secondi i tempi liturgici. Scopo del sussidio era di educare le assemblee eucaristiche a
questa nuova forma di preghiera introdotta nella liturgia della messa[16].
Da segnalare ancora che nel sussidio: Cantus, qui in Missali Romano desiderantur,
iuxta instructionem ad exsecutionem Constitutionis de sacra liturgia recte ordinandam
et iuxta ritum concelebrationis, Typis Polyglottis Vaticanis, Citt del Vaticano 1965,
pubblicato dalla Sacra Congregazione dei Riti e dal Consilium, ed entrato in vigore il 7
marzo 1965, sono proposti alcuni toni per il canto della preghiera dei fedeli[17].
Aggiungiamo ancora che il gruppo di esperti del Consilium, incaricato della revisione
delle litanie dei santi, notava che lultima parte delle litanie dei santi corrispondeva alla
preghiera universale. Si proponeva, quindi, che nelle messe in cui si dicono le litanie,
lultima parte delle stesse tenga il posto della preghiera universale, presentando
intenzioni che riguardino sia il bene della Chiesa e del mondo, sia le persone e le cose
per le quali si compie il rito, cio i battezzati nella veglia pasquale, gli ordinandi, la
chiesa o laltare che vengono dedicati, ecc.[18].
Nel primo schema della cosiddetta messa normativa, si diceva che la preghiera dei
fedeli era un elemento strutturale e stabile della celebrazione, da non omettersi in
nessuna celebrazione, neppure nei giorni feriali e, in forma opportunamente adattata,
neppure nelle messe private[19].
Come si sa, la messa normativa stata presentata e celebrata ad experimentum nel
corso del Sinodo dei vescovi del 1967. Dopo questa dimostrazione, sono stati rivolti ai
padri sinodali alcuni quesiti su questa messa. Nelle risposte dei padri, troviamo la
seguente osservazione un po particolare sullargomento di cui ci occupiamo:
2. Osservazioni sulla liturgia della parola:
e) La preghiera universale non sembra necessaria in tutte le messe; si potrebbe fare dopo
la comunione[20].
La proposta non ha avuto un seguito.

3. La preghiera universale nelle diverse edizioni del Missale


Romanumpromulgato da Paolo VI
Con la Costituzione apostolica Missale Romanum di Paolo VI (03.04.1969) viene
promulgato il nuovo Messale, introdotto dallIGMR, dove, sotto il nuovo titolo La
preghiera universale (Oratio universalis), i nn. 45-47 ne determinano natura, struttura e
caratteristiche. Anzitutto la natura teologica:
Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo, esercitando la sua
funzione sacerdotale, prega per tutti gli uomini. Si afferma poi che conveniente che
nelle messe, con partecipazione di popolo, vi sia normalmente questa preghiera. In
seguito, viene indicata la successione delle intenzioni: per le necessit della Chiesa; per
i governanti e la salvezza di tutto il mondo; per quelli che si trovano in difficolt; per la
comunit locale. Le tre prime intenzioni le abbiamo trovate indicate in SC 53; ad esse si
associa ora lintenzione per la comunit locale con laggiunta che, in determinate
celebrazioni (confermazione, matrimonio, esequie), la successione delle intenzioni
pu venire adattata alla circostanza[21]. Finalmente, riprendendo e completando quanto
aveva deciso Inter Oecumenici, viene determinata la struttura celebrativa: il sacerdote
che presiede la celebrazione guida la preghiera, invitando, con una breve e adeguata
monizione, i fedeli a pregare, e la conclude con unapposita orazione. Le varie
intenzioni sono proposte da un diacono o da un cantore o da qualche altra persona.
Lassemblea esprime la sua preghiera con uninvocazione comune o pure pregando in
silenzio.
In Appendice, il Missale contiene alcuni schemi o formulari (specimina) per la
preghiera universale: due formulari generali, otto per i diversi tempi dellanno liturgico
(dallAvvento al tempo ordinario), e uno per le messe dei defunti.
Nella seconda edizione tipica del Missale Romanum, apparsa il 26 marzo 1975, i numeri
dellIGMR che a noi interessano non hanno subito dei cambiamenti. Non cos nella
terza edizione tipica del Missale Romanum del 2002/2008, in cui lInstitutio stata
notevolmente modificata: i nn. 69-71 dellIGMR, corrispondenti ai nn. 45-47 delle due
edizioni anteriori, sono stati arricchiti con alcuni significativi elementi. Sul piano
teologico, si aggiunge che con questa preghiera, il popolo risponde in certo modo
(quodammodo respondet) alla parola di Dio accolta con fede. Sul contenuto delle
intenzioni, si dice che siano sobrie, formulate con una sapiente libert e con poche
parole, ed esprimano le intenzioni di tutta la comunit. Per quanto concerne la struttura
celebrativa, si precisa che il sacerdote guida la preghiera dalla sede e che le intenzioni
si leggono dallambone o da altro luogo conveniente. Altra novit della terza edizione
del Missale che nellAppendice I si offrono alcuni toni gregoriani da adoperare nel
canto della preghiera dei fedeli, particolarmente per linvito e per lacclamazione.
Notiamo che lOLM del 1981, nelle premesse, aveva gi interpretato la preghiera
universale come una sorta di risposta alla parola di Dio proclamata: Nella preghiera
universale lassemblea dei fedeli, alla luce della parola di Dio, alla quale in un certo
modo risponde (quodammodo respondet), prega (OLM 30). LIGMR della terza
edizione tipica del Missale non ha fatto altro che riproporre quanto scritto nel suddetto
OLM.
Alla fine di questo percorso, la novit pi significativa che per la prima volta i
documenti ufficiali, lOLM del 1981 e lultima edizione dellIGMR sopra citati, fanno
riferimento alla preghiera universale interpretata come risposta alla parola di Dio
proclamata. Negli studi del settore e nella prassi pastorale, tale tendenza era emersa da
tempo. Gi nel 1964, A. Nocent, dopo aver ricordato lo svolgimento dellazione
liturgica descritto da Giustino (ascolto della parola di Dio, risposta dei partecipanti,
omelia, preghiera comune dellassemblea), affermava che la preghiera comune il
frutto e lesito dellattivit dinamica della parola di Dio proclamata e accolta. Essa un
zampillio di vita, un effetto dellattuale presenza del Signore che oggi ha parlato e a cui
si risponde con la preghiera[22]. Lo stesso autore, ventanni circa dopo, indicher come
prima caratteristica della preghiera universale il mantenere il legame con le letture[23].
Lopinione del Nocent stata accolta da altri autori e ha avuto un certo esito nella prassi
pastorale nonch, come abbiamo detto sopra, nei documenti ufficiali.
Nel 1983, P. De Clerck, coerentemente con quanto aveva affermato nei suoi studi
precedenti, prese una posizione critica al riguardo della tendenza a concepire la
preghiera universale come risposta alla Parola proclamata[24]. Secondo lo studioso, il
problema sta nel sapere se la preghiera universale la chiusura o meno della liturgia
della Parola. Le testimonianze di Giustino e della Tradizione apostolica la presentano,
piuttosto, come inizio della liturgia eucaristica. Secondo questi documenti, dopo il
lavacro battesimale, i neofiti sono condotti nel luogo in cui ci riuniamo per pregare in
comune con fervore (Giustino) e sono ammessi a pregare insieme con i fedeli
(Tradizione apostolica). Il De Clerck rileva che questo il significato originario della
preghiera dei fedeli, almeno in Oriente: quando i catecumeni sono stati congedati, i
fedeli (che qui significa: coloro che hanno ricevuto il battesimo) rivolgono al Signore la
loro preghiera. Se la distinzione tra la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica
chiarificatrice, e quindi opportuna, non serve per farne due blocchi distinti. In questo
modo si renderebbe pi difficile il movimento dinsieme che deve caratterizzare la
celebrazione eucaristica.
Pi recentemente, V. Raffa, pur considerando la preghiera universale come conclusione
naturale della liturgia della Parola, afferma che pu essere considerata anche come
cerniera fra le due parti della messa. Infatti, la parola di Dio ha sempre un carattere
universalistico e quindi orienta a interessarsi della situazione dei bisogni dellintera
famiglia umana. LEucaristia, poi, il sacrificio offerto dalla Chiesa per tutti gli
uomini[25].
4. Conclusioni
Ci siamo limitati a illustrare in modo sintetico le origini, il ripristino e gli ulteriori
sviluppi della preghiera universale o dei fedeli della messa. Abbiamo visto che le origini
e primi sviluppi storici della nostra preghiera sono interpretati in modi alquanto diversi
dagli autori. Il suo ripristino, auspicato da molti, stato deciso dal Vaticano II. A.
Bugnini ha scritto al riguardo:
Lorazione comune la perla preziosa che la restaurazione liturgica restituisce al
santo popolo di Dio, secondo formulari gi in uso, o stabiliti dalla competente
autorit[26].
Dallinsieme della documentazione liturgica si deduce una certa evoluzione
terminologica che testimonia il desiderio di far s che anche i termini contribuiscano a
individuare meglio questo particolare tipo di preghiera. Senza arrivare a una
terminologia unitaria, negli ultimi documenti noi abbiamo citato solo i principali
prevale lespressione preghiera universale, da sola o anche abbinata a quella di
preghiera dei fedeli[27].
Per quanto concerne la natura teologica della preghiera universale, bisogna attendere la
pubblicazione del Missale Romanum del 1970 con lInstitutio che lo precede. Nelle sue
diverse edizioni, lIGMR, come anche le premesse allOLM, hanno messo in rilievo due
caratteristiche principali della preghiera universale: si tratta di una preghiera in cui il
popolo esercita la sua funzione sacerdotale e, inoltre, risponde in certo modo alla parola
di Dio accolta con fede. La preghiera universale preghiera del popolo sacerdotale, cio
riservata a coloro che hanno ricevuto il Battesimo e lunzione dello Spirito Santo e
fanno parte perci del popolo che in Cristo ha accesso al Padre e partecipa della sua
mediazione. Lesercizio di questa funzione sacerdotale ha una manifestazione concreta,
non unica naturalmente, in questo particolare momento della celebrazione. In una simile
prospettiva acquisterebbe tutto il suo valore e significato la terminologia preghiera dei
fedeli[28].
La preghiera universale supplica a Dio, non quindi adorazione, rendimento di grazie, e
meno ancora predica o catechesi. In essa si chiedono a Dio beni soprattutto universali,
pur non essendo esclusa lintercessione per lassemblea celebrante. Perci giustamente
F. DellOro afferma che una delle condizioni necessarie alla maturazione armoniosa
della preghiera universale oggi lo studio teologico della preghiera di domanda[29].
A. Catella, nel contesto di alcune linee storiche concernenti il sorgere e levolversi della
celebrazione delle tempora nella liturgia romana (non escluso il Vaticano II), ha
presentato la proposta dellOrazionale edizione CEI confrontandola con la tradizione e
facendo di questa innovazione postconciliare una lettura moderna alla quale
dovrebbero essere opportunamente iniziati gli utenti dellOrazionale per la preghiera
dei fedeli[30].
Nei diversi Ordines, pubblicati dopo il Vaticano II, la preghiera dei fedeli non un
elemento eucologico esclusivo della messa, ma prevista anche nella celebrazione dei
sacramenti, nel rito della professione religiosa, nel rito delle esequie, nella celebrazione
della Liturgia delle Ore, ecc.
Per quanto riguarda la Liturgia delle Ore, De Clerck, dopo aver notato che la storia
esaustiva sulla tipologia della preghiera universale non pu limitarsi solo alla messa,
afferma che dovrebbe avere uguale attenzione per le preghiere litaniche dellUfficio
divino. Lo studioso aggiunge che si tratta di una questione abbastanza embrouill [31].
Le attuali preci delle lodi e dei vespri sono formulate in modo diverso della preghiera
universale della messa: quelle delle lodi sono principalmente dirette a dedicare a Dio la
giornata che inizia, invocando (da qui il nome di invocazioni) il suo aiuto e la sua
benedizione sulle occupazioni che la riempiranno e sulle persone che si incontreranno.
Le preci dei vespri sono soprattutto intercessioni per le necessit di tutto il popolo di
Dio; lultima intercessione sempre per i defunti[32].

[10]
Cf. J.-B. Molin, Loratio fidelium, ses survivances, in Ephemerides Liturgicae
73 (1959) 310-317; Id., Comment redonner pleine valeur aux prires du prne, in
Paroisse et liturgie 42 (1960) 285-300; Id., Enqutes historiques, in J.-B. Molin - T.
Maertens ,Pour un renouveau des prires du prnes, Apostolat liturgique, Bruges 1961,
pp. 11-44; Id., Les prires du prne en Italie, in Ephemerides Liturgicae 76 (1962)
39-42; Id.,Loratio communis fidelium au moyen ge en Occident du X au XV sicle,
in Miscellanea liturgica in onore si S.E. il Cardinale Giacomo Lercaro, vol. 2, Descle,
Roma 1967, pp. 313-468.
[11]
Cf. Raffa, Liturgia eucaristica, cit., p. 367 in nota.
[12]
Cf. F. DellOro, La preghiera dei fedeli: tradizione o innovazione?, in Rivista
Liturgica 74 (1987) 9-70.
[13]
Cf. F. Gil Helln (ed.), Constitutio de Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium (Concilii Vaticani II Synopsis), LEV, Citt del Vaticano 2003, pp. 158-159.
[14]
Cf. A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975). Nuova edizione riveduta e
arricchita di note e di supplementi per una lettura analitica, CLV-Ed. Liturgiche 1997,
p. 77.
[15]
Raffa preferisce la denominazione preghiera dei fedeli, pi idonea a distinguere
questo genere da quello della preghiera presidenziale, la quale potrebbe definirsi, a un
titolo pi particolare, preghiera universale e comune in quanto viene formulata dal
presidente a nome di tutti e della comunit presente. Cf. Raffa, Liturgia eucaristica, cit.,
pp. 369-370.
[16]
Cf. Bugnini, La riforma liturgica, cit., pp. 126 e 253.
[17]
Cf. ibid., p. 131.
[18]
Cf. ibid., p. 326.
[19]
Cf. ibid., p. 341.
[20]
Cf. ibid., p. 351.
[21]
La problematica che riguarda le messe per gruppi particolari stata affrontata
dalConsilium nel 1968. Tra le proposte vi troviamo la seguente: c) Preghiera dei fedeli:
pu essere adattata, ma non manchino mai le intenzioni universali (Bugnini, La
riforma liturgica, cit., p. 427).
[22]
Nocent, La prire commune des fidles, cit., p. 950.
[23]
A. Nocent, Storia della celebrazione dellEucaristia, in Anmnesis 3/2, Marietti,
Casale M. 1983, p. 222.
[24]
Cf. De Clerck, Prire universelle et appropriation, cit., pp. 113-131.
[25]
Cf. Raffa, Liturgia eucaristica, cit., pp. 370-371.
[26]
Bugnini, La riforma liturgica, cit., pp. 805.
[27]
Pi documentazione la si pu trovare nello studio di M. Sodi, La preghiera
universale o dei fedeli nella normativa dei libri liturgici, in Rivista Liturgica 74
(1987) 82-102.
[28]
Cf. P. Sorci, Significato teologico della preghiera dei fedeli, in Rivista Liturgica 74
(1987) 71-81.
[29]
Cf. DellOro, La preghiera universale nelle liturgie latine, cit., p. 726.
[30]
Cf. A. Catella, Preghiera dei fedeli e le Quattro Tempora, in Rivista Liturgica 74
(1987) 114-123.
[31]
Cf. De Clerck, La prire universelle dans les liturgies, cit., p. 269.
[32]
V. Raffa, Preghiera dei fedeli - Invocazioni - Intercessioni, in Rivista Liturgica 74
(1987) 124-141, dopo una concisa descrizione della natura, importanza e struttura della
preghiera dei fedeli nella messa e delle invocazioni alle lodi e delle intercessioni
ai vespri nella Liturgia delle Ore, sottolinea gli elementi che sono in comune e quelli
che sono propri a ciascuno, sia nel contesto del libro liturgico in cui sono inseriti e sia
anzi principalmente nella stessa azione liturgica. Conclude con alcune osservazioni
pratiche degne di attenzione e di intelligente valutazione.