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Principio dei tempi minimi di

Fermat

February 13, 2013

Paola Giacconi

1 Riflessione della Luce


Consideriamo un raggio di luce che emesso da una sorgente posta in P venga
riflesso dalla superficie riflettente per raggiungere losservatore posto nella
posizione Q, vedi fiura 1.
Vogliamo allora rispondere alla seguente domanda: quale sar`a il percorso
scelto dal raggio luminoso? Il magistrato e matematico francese Pierre de
Fermat (Beaumont-de-Lomagne, 17 agosto 1601 Castres, 12 gennaio 1665)
ha risposto a questa domanda: la luce per andare dal punto P al punto
Q scieglie il percorso per il quale ` e minimo il tempo di percorrenza,
percorre una brachistocrona. A partire da tale principio detto principio
dei tempi minimi si ottiene la legge della riflessione. Infatti il tempo
impiegato da un raggio di luce per andare dal punto P al Punto Q `e dato da:
P K QK
tP KQ = + (1.1)
v v
dove v `e la velocit`a della luce nel mezzo. Siano: KQ0 = x , QQ0 = P P 0 = h
e P 0 Q0 = L allora le distanze P K e QK sono date da:
p
P K = h2 + (L x)2 e QK = h2 + x2 . (1.2)

Sostituendo le (1.2) in (1.1) otteniamo:


1 p 2 
t(x) = h + (L x)2 + h2 + x2 (1.3)
v

1
la cui derivata rispetto ad x `e data da:
!
d t(x) 1 xL x
= p +
dx v h2 + (L x)2 h2 + x2
p
1 (x L) h2 + x2 + x h2 + (L x)2
= p . (1.4)
v [h2 + (L x)2 ] (h2 + x2 )

Per determinare il minimo di t(x) studiamo il segno della derivata prima:


p
1 (x L) h2 + x2 + x h2 + (L x)2
p 0 (1.5)
v [h2 + (L x)2 ] (h2 + x2 )
da cui
p
(L x) h2 + x2 x h2 + (L x)2
(L x)2 (h2 + x2 ) x2 h2 + (L x)2
 

(L x)2 h2 + (L x)2 x2 x2 h2 + x2 (L x)2


(L x)2 x2
L2 2Lx 0
L
x (1.6)
2
Quindi:
d t(x) L
0 x . (1.7)
dx 2
Dalla equazione (1.7) si evince che x = L/2 `e un punto di minimo per t(x).
Quindi la condizione di tempo di percorrenza minimo impone che il trian-
golo P KQ sia un triangolo isoscele. In altre parole se vogliamo che il
tempo impiegato dalla luce per andare dal punto P al punto Q, nel fenomeno
della riflessione, sia minimo langolo di incidenza e langolo di riflessione deb-
bono essere congruenti: 1 = 2 .

2 Rifrazione della Luce


Consideriamo un raggio di luce che e messo da una sorgente posta in P (vedi
figura2) venga rifratto dalla superficie rifrangente per raggiungere losservatore
posto nella posizione Q. Siano v1 la velocit`a della luce nel primo mezzo e v2
la velocit`a della luce nel secondo mezzo con v1,2 = c/n1,2 . Vogliamo di nuovo
rispondere alla domanda: quale sar`a il percorso scelto dal raggio luminoso

2
per andare dal punto P al punto Q ? Pierre de Fermat ha risposto anche a
questa domanda: la luce per andare dal punto P al punto Q scieglie
il percorso per il quale ` e minimo il tempo di percorrenza, percorre
una brachistocrona. Sulla base di questo principio dei tempi minimi
determiniamo la traiettoria del raggio luminoso. Il tempo impiegato da un
raggio di luce per andare dal punto P al Punto Q `e dato da:
p
P K QK h2 + (L x)2 h2 + x2
tP KQ = + = + (2.1)
v1 v2 v1 v2
la cui derivata rispetto ad x `e data da:
d t(x) xL x
= p +
dx 2
v1 h + (L x) 2 v2 h2 + x2
p
v2 (x L) h2 + x2 + v1 x h2 + (L x)2
= p . (2.2)
v1 v2 [h2 + (L x)2 ] (h2 + x2 )
Lo zero della derivata prima si ha per
p
v2 (L x) h2 + x2 = v1 x h2 + (L x)2
x Lx
= p
v2 h2 + x2 v1 h2 + (L x)2
v1 sin 2 = v2 sin 1
n1 sin 1 = n2 sin 2 , (2.3)
dove 1 e 2 sono rispettivamente gli angoli di incidenza e rifrazione come
risulta evidente dalla figura2. Lequazione (2.3) `e la legge della rifrazione di
Snellius.
Resta ora da verificare che lestremale individuato nellequazione (2.3) `e
un punto di minimo, a tale scopo valutiamo il segno della derivata seconda:
d2 t(x) 1 x2
=
dx2 v2 h2 + x2 v2 (h2 + x2 )3/2
1 (L x)2
+
v1 h2 + (L x)2 v1 [h2 + (L x)2 ]3/2
p

x2
 
1
= 1 2
v2 h2 + x2 h + x2
(L x)2
 
1
+ p 1 2 , (2.4)
v1 h2 + (L x)2 h + (L x)2
risulta evidente dalla equazione (2.4) che la derivata seconda di t(x) `e sempre
positiva x < e quindi lequazione (2.3) rappresenta la condizione di tempo
minimo.