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NO RBERTO BOBBIO
l'R O F . IIKD. D E L L 'U N I V E R S I T * DI T O R IN O

m
ALCUNI ARG OM ENTI

C O N T R O IL D IR IT T O N A T U R A L E

Estratto dalla :
RIV IST A U l D IR IT T O C IV IL E

Alm o I\ 1958 n. 3
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N O R B E R T O B O B B IO
P rof. ord. d ellUniversit di T orino

ALCUNI ARGOMENTI

CONTRO IL DIRITTO NATURALE

Estratto dalla R IV IS T A DI D IR IT T O C IV IL E

A nn o IV - 1958 - n. 3

BIBLiO - A
NORl - ?3IO
Centro Studi Piera Gobetti

P A D O V A
C E D A M - C A S A E D IT R IC E D O T T . A N T O N IO M IL A N I
1958
P R O P R IE T L E T T E R A R IA

Copyright 1958 by ced am - Padova

Stam palo in Italia P rn ted in lla ly

ARTI GRAFICHE LONCO E Z O P P E L U - TREVISO - 1958


N orberto B o b b io

P rof. ord. d ell Universit di T orino

ALCUNI ARGOMENTI CONTRO IL DIRITTO NATURALE (*)

So m m a r io :1. Introduzione. 2 . Sul significato del termine d i r i t t o nell espressione


diritto naturale . 3. Il fine del diritto naturale. 4. La funzione del diritto
naturale. - 5. Sulla m olteplicit dei significati di natura . 6. M olteplicit di
opinioni sulla corrispondenza alla natura di questo o quel diritto. 7, Im possibilit
di dedurre un giudizio di valore da un giudizio di fatto. 8. T ram onto del mito
della natura. 9. R iassunto degli argomenti.

1. Le vecchie e nuove critiche al diritto naturale si possono, per co


modit di esposizione, raccogliere in due gruppi, secondo che abbiano preso
di mira il sostantivo o laggettivo, cio abbiano negato che il diritto naturale
sia diritto o che il diritto propriamente detto possa dirsi naturale. Alla pri
ma critica si sono dedicati soprattutto i giuristi; alla seconda, i filosofi.
Permettete a me, filosofo del diritto, di intrattenermi brevemente su en
trambe, riferendo tre argomenti per ciascuno dei due gruppi.

2. Tutto lo sviluppo della scienza giuridica nel secolo scorso stato


accompagnato da una costante polemica contro la pretesa del diritto natu
rale di essere diritto alla stessa stregua del diritto positivo. Penso alla scuola
storica, ad Austin, ai pandettisti tedeschi, alla reine Rechtslehre, in genere al
positivismo giuridico. Ci che ai giusnaturalisti impenitenti poteva sembrare
un illecita monopolizzazione del diritto, e ai giuristi che difendevano lopera
loro un rifiuto del diritto naturale, era in realt, e oggi cosi dobbiam o accet
tarlo, un chiarimento e un affinamento della nozione di diritto, o, se si vuole,
delluso del termine diritto .
Il risultato positivo di questa polemica contro il diritto naturale a me
pare si possa riassumere nella seguente proposizione: il termine diritto
nelle espressioni diritto naturale e diritto positivo viene adoperato in
due significati diversi. Pertanto, se si continua a riferire questo termine a ci
che i giuristi considerano oggetto dei loro studi, ed certamente luso pi

(* ) R elazione tenuta al Convegno sul diritto naturale, che ebbe lu og o a P arigi, nei
giorni 22 e 23 giugno 1957, per iniziativa AeW Institut internalional de Ph.ilosoph.ie politique.
4 N ORBERTO BOBBIO

comune, che dietro di s ha la forza della tradizione, al cosiddetto diritto posi


tivo o vigente, non lo si pu riferire senza generar confusioni a ci che i
giusnaturalisti chiamano diritto naturale . Perci il giurista che rifiuta di
riconoscere al diritto naturale il carattere di vero e proprio diritto non si pro
nuncia sullesistenza o meno di ci che viene chiamato diritto naturale, ma
semplicemente contesta che, posto che esista, sia diritto allo stesso titolo del
diritto positivo. Ora, da questo punto di vista, a me pare che le obiezioni dei
giuristi siano inoppugnabili.
Per diritto i giuristi intendono un complesso di regole della condotta
umana che hanno per caratteristica di essere fatte valere, nel caso di viola
zione, con la forza. Onde, obbligo giuridico significa dovere di agire in con
formit di una norma che prevede una conseguenza dannosa in caso di vio
lazione; diritto soggettivo significa potere di costringere direttamente o indi
rettamente colui che obbligato; e si dice che esiste di fatto un ordinamento
giuridico quando un insieme di norme posto da un potere che ha la forza
sufficiente per ottenerne il rispetto (principio di effettivit). Ogni regola di
condotta attribuisce facolt, poteri, obblighi; ma solo la regola di condotta
giuridica, secondo luso linguistico dei giuristi che corrisponde, del resto, al
luso comune, attribuisce facolt, poteri, obblighi garantiti da un potere coat
tivo organizzato. Ora quel che manca alla legge naturale proprio ci che
costituisce lelemento caratteristico del diritto, cio leffettivit. Il diritto na
turale un diritto disarmato. Nessuno nega che esso esprima unesigenza, una
proposta di diritto futuro, ma sino a che non ha trovato la forza per farsi
valere, non diritto nel senso corrente della parola, o per lo meno diritto
in senso equivoco o addirittura scorretto. Tutti sanno che la Dichiarazione
universale dei diritti delluomo nella fase attuale dello sviluppo del diritto
internazionale non una dichiarazione di diritti ma di pii desideri.
Se si vuole una prova storica di questa ambiguit del termine diritto, si
prenda la dottrina giuridica kantiana. Kant distingue, com e tutti i giusnatura
listi, l stato di natura retto dalle leggi naturali dallo stato civile retto dal di
ritto positivo. Ma rendendosi conto della diversit dei due stati rispetto alla
natura del diritto che vige in entrambi, dice che il prim o uno stato provvi
sorio, il secondo, perentorio f 1). In alcuni passi, peraltro, sottintendendo il
pensiero che questa perentoriet sia il carattere essenziale del diritto, parla
dello stato di natura come di uno stato non giuridico e vi contrappone come
unico stato giuridico possibile lo stato civile ( 2). Il che conferma che nel pen
siero di Kant il diritto naturale un diritto inferiore al diritto positivo sino
al punto di diventare un non diritto quando posto in antitesi al diritto in
senso stretto.

( ') M etafisica dei costu m i, P arte Ia. 9, 15, in Scritti p olitici e di filosofia della
storia e del diritto, T o rin o , 1957, pp. 436-445
( 2) A d esem pio, nellep. cit., al 41, in cui d ic e : L o stato non-giuridico ( der
n icht-rech tliche Zustand), vale a dire quello in cui non vi alcuna giustizia distributiva,
si chiam a lo stato naturale ( status naluralis) , in Scrtti, cit., p. 492. E ancora, quando
parla dei rapporti tra gli Stati che sono rapporti di diritto naturale, dice che gli Stati,
considerati nei lo ro rapporti esteriori recip roci, sono per natura in uno stato non-giuridico
(com e dei selvaggi senza legge) (p . 535), intendendo ancora una volta assimilare lo
stato naturale ad uno stato precedente alla costituzione d ello stato giuridico.
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3. A un risultato non dissimile si giunge se si guarda non alla strut


tura formale della norma, ma al fine. La risposta pi comune, data nei secoli,
alla domanda qual sia il fine del diritto, che esso consista nella conservazio
ne della societ umana. Orbene, la teoria del diritto naturale ci insegna al
meno una cosa con certezza ; che il diritto naturale non serve a questo fine. Per
diritto naturale i giusnaturalisti intendono il diritto che vige nello stato di
natura. Ebbene, teoria comune a tutto il giusnaturalismo del Sei e Settecento
che lo stato di natura impossibile, ed impossibile proprio perch le leggi
naturali da sole non sono in grado di garantire agli uomini in societ la si
curezza della loro esistenza.
Si prendano ad esempio Hobbes e Locke, Rousseau e Kant, per fare solo
i grandi nomi. In tutti si coglier la stessa preoccupazione: lo stato di natura
quello stato da cui gli uomini son dovuti uscire o per interesse o per neces
sit storica o per dovere morale. E lumanit dovuta uscire dallo stato di
natura perch questo uno stato, a seconda dei punti di vista, pericoloso, im
possibile o ingiusto, uno stato non conveniente alluomo in societ, per il
quale lunico stato adatto lo stato civile. Uno dei caratteri costanti della let
teratura sul diritto naturale ci che vorrei chiamare con una formula espres
siva il fallimento dello stato di natura . Lo stato civile, ovvero lo stato in
cui le regole di condotta dell uomo in societ sono derivate non dallessere
conform i a ragione ma dallessere garantite dal potere sovrano, rappresenta
lunico stato possibile per la vita sociale delluomo, la salvezza delluomo dagli
inconvenienti dello stato di natura, il rifugio sicuro e stabile, anche se an
gusto, dalla libert senza freni dello stato di natura.
C un celebre passo di Hobbes in cui si fa lelenco dei vantaggi dello
Stato paragonato allo stato di natura ( 3). Pufendorf, riferendosi a questo passo,
conclude: Pertanto io ritengo che non vi sia mezzo pi efficace per rintuz
zare le lamentele del volgo sugli oneri e gli svantaggi dello Stato, che mettere
sotto i loro occhi gli svantaggi dello stato naturale ('*). Per Kant le ragioni
del passaggio da uno stato allaltro non sono utilitarie bens morali, ma il
tema fondamentale della insostenibilit dello stato di natura rimane invariato:
Dal diritto privato nello stato naturale scaturisce ora il postulato del diritto
pubblico: tu devi, grazie al rapporto di coesistenza che si stabilisce inevita
bilmente tra te e gli altri uomini, uscire dallo stato di natura per entrare in uno
stato giuridico, vale a dire in uno stato di giustizia distributiva ( 5).

4. E vero che, riconosciuta la necessit dello Stato, i giusnaturalisti


ritenevano che la funzione del diritto naturale non fosse del tutto esaurita,
e ne ammettevano luso almeno in due casi. Cito da un manuale molto diffuso
nel 700, quello di Gottfried Achenwall, Jus naturae in usum auditorum: in
via principale per decidere le controversie fra gli Stati e fra il governo e il
suo p op olo; in via sussidiaria per colmare le lacune del diritto positivo ( 6).

(*) D e C ive, X, 1.
(* ) C it o da S. P u f e n d o r f , P rn cip i di diritto naturale, a cura di N. B obbio, Torino,
1943, p. 66. Il passo si trova in D e iure naturae el gentium , II, 2, 2.
( 5) M etafisica dei costum i, Parte Ia, 42, in Scritti, cit., p. 493.
( ) G o t t f r i e d A c h e n w a l l , J u s naturae in usum auditorum. C ito dalla settima edizione,
6 N ORBERTO BOBBIO

Dom ando: quale giurista o filosofo del diritto oggi sarebbe disposto a ri
conoscere legittimi questi due usi del diritto naturale? Il diritto che regola il
rapporto fra gli Stati stato sempre pi riconosciuto e costruito com e un di
ritto positivo, com e un diritto le cui fonti non differiscono da quelle tradizio
nali del diritto positivo. Quanto ai rapporti fra sovrano e sudditi, la elabo
razione dello Stato di diritto ha avuto di mira piQprio lestensione d'elle ga
ranzie giuridiche alla maggior parte di tali rapporti in un processo che si
potrebbe chiamare di progressiva regolamentazione giuridica dellobbligazio-
ne politica. Infine, per quel che riguarda le lacune, un articolo com e lart. 6
del Codice austriaco del 1811, che in caso di lacune rinvia ai principi del
diritto naturale (naiiirliche Rechlsgrundstze), sarebbe considerato in una
legislazione moderna anacronistico, essendo la prevalente dottrina giuridica
orientata a trarre la disciplina dei casi non previsti dai principi generali de
sumibili dalFordinamento giuridico positivo preso nel suo complesso. Insom-
ma, se l utilit del diritto naturale dovesse risplendere solo nei casi suesposti,
qualsiasi giurista oggi risponderebbe tranquillamente che il diritto naturale
stato messo completamente fuori uso dallestendersi del diritto positivo.
Vi un punto, se mai, in cui un onesto giurista contemporaneo sarebbe
disposto ad accettare la natura com e fonte del diritto positivo: ed l dove
egli afferma che si possa trarre una soluzione, in casi dubbi o senza una di
sciplina giuridica, dalla cosiddetta natura delle cose. Ma natura ha qui lo
stesso significato che nellespressione d iritto n a tu ra le? Anche qui mi pa
re che sia avvenuto, com e per. il termine diritto , una trasposizione di si
gnificato nel passaggio dal linguaggio filosofico al linguaggio giuridico. Ma
per rispondere a questa domanda bene affrontare il nostro secondo pro
blema, vale a dire le discussioni sorte sul concetto di natura.

5. Per capire che cosa significhi per un diritto essere naturale, bisov
gnerebbe prima di tutto mettersi d accordo sul significato del termine na
tura . Purtroppo, natura uno dei termini pi ambigui in cui sia dato im
battersi nella storia della filosofia ( 7). Recentemente Erik W olf ha enumerato,
a proposito dellespressione diritto naturale , nove significati di natu
ra ( 8). E del resto sono presenti alla mente di tutti le parole di Rousseau
nella prefazione del Discours sur l'origine et les fondements de lingalit, l
dove, domandandosi che cosa si debba intendere per natura delluomo,
afferma: Ce nest point sans surprise et sans scandale quon remarque le
peu d accord qui rgne sur cette importante matire entre les divers auteurs

Gottingae, sum ptibus V ictorin i R ossigelii, 1774, 2, p. 2 : Qui vero nostro iuri est
proprius [idest iuri na tu ra li!, e o potissim um redit, ut utile sit: 1) p rincip alilei ad
diiudicandas actiones (...) et d ecidendas controversias quum G entium inter se invicem,
tum etiam Im peralium civilium et populorum suorum, qu ippe qui nullo iure numano
adstricti reguntur iure naturali; 2) subsidiarie vero ad d iiudicandas actiones et terminandas
lites etiam illorum om nium , qui certo iuri humano subsunt, eo nim irum casu, ubi hoc
ius humanum piane deficit, quippe tum, si opus fuerit, ad ius naturale est recurrendum .
( ') V ed i alcune citazioni interessanti in H aza rd , La crisi della coscienza eu ropea ,
T orin o, 1946, p. 276 ss.
( 8) Dos P roblem der N aturrechtslehre, Karlsruhe, 1955.
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qui en ont trait. Parmi les plus graves crivains, peine en trouve-t-on deux
qui soient du mme avis sur ce point ( ,J).
Per rendersi conto della giusta perplessit di Rousseau, basta pensare a
certe famose contese com e quella se lo stato di natura sia di pace o di guerra,
per cui Pufendorf contendeva con H obbes; o quell altra, se listinto naturale
fondamentale sia favorevole o contrario alla societ, che divideva Hobbes da
G rozio; o se luomo naturale sia debole e insicuro, come voleva Pufendorf, o
forte e sicuro come voleva Rousseau; o se la legge naturale sia comune agli
uomini e agli animali, come affermava Ulpiano, oppure sia propria unicamen
te degli esseri razionali, com e affermava S. Tommaso. Si pensi poi alla va
riet di opinioni sul contenuto della legge naturale fondamentale, che era per
Hobbes la pace, per Cumberland la benevolenza, per Pufendorf la socialit,
per Thomasius la felicit, per W olf la perfezione, per la dottrina scolastica
una mera proposizione formale bonum faciendum male vilandum, riempibile
di qualsiasi contenuto.
Bisogna confessare che, se uno degli ideali di una societ giuridicamente
costituita la certezza, una convivenza fondata sui principi del diritto natu
rale quella in cui regna la massima incertezza. Se caratteristica di un regi
me tirannico l arbitrio, quello retto dal diritto naturale il pi tirannico,
perch questo gran libro della natura non fornisce criteri generali di valuta
zione, ma ognuno lo legge a suo modo.

6. Il disaccordo sul punto di partenza si ripercuote nella risposta che


i giusnaturalisti hanno dato alla domanda: quali diritti o istituti sono da
considerarsi naturali e quali n o? Un elenco completo delle opinioni in que
sta materia potrebbe costituire, com e stato pi volte osservato, l affascinante
tema di un nuovo elogio della follia. Non vi nessuna affermazione di corri
spondenza alla natura di questo o quel diritto a cui non si possa contrapporre
il riconoscimento della corrispondenza alla natura del diritto contrario.
Neppure il diritto di libert si sottrasse a questa avventura. Per i gius-
naturalisti moderni la libert, intesa com e indipendenza, fu considerata c o
stantemente com e un diritto naturale sino a che Kant ne fece il diritto natu
rale fondamentale (*). Aristotele, invece, considerava perfettamente naturale
anche la schiavit, perch la natura aveva fatto si che vi fossero uomini natu
ralmente padroni e uomini naturalmente schiavi ( ). Questa natura era dun
que cosi condiscendente, che permetteva da un lato ai teorici dello stato li
berale di esaltare la naturalit della libert e a un filosofo di una societ che
possedeva schiavi di giustificare la naturalit della schiavit. Per quel che
riguarda la propriet non credo sia mai stata decisa in m odo convincente
la secolare controversia se sia pi naturale il regime della comunione dei beni
o quello che riconosce la propriet individuale. Locke, ad esempio, aveva esco
gitato la teoria secondo cui la propriet individuale era naturale perch d i
scendeva da un atto naturale qual era il lavoro ( 12), ma Rousseau di rimando

( 9) Op. cit. nel testo, prefazione.


( 10) M etafisica dei costum i, Parte Ia, in S critti, cit., p. 416.
( " ) Politica, I, 5.
( lz) D ue trattati sul governo. S econ d o trattato, V , 27, ediz. ital., T orin o, 1948, p. 256.
8 NORBERTO BOBBIO

biasim com e il vero fondatore della societ civile le premier qui ayant
enclos un terrain s avisa de dire Ceci est moi et trouva des gens assez
simples pour le croire ( 13). In questo campo due tradizioni parallele e con
trapposte si richiamano entrambe alla invincibile legge della natura: da un
lato il pensiero liberale-borghese che sfocia nelle Dichiarazioni dei diritti della
fine del Settecento legger nel libro della natura la prescrizione che la propriet
individuale un diritto naturale, inviolable et sacr ( 14); dall altro il pen
siero utopista socialista, da Campanella a Winstanley, a Morelly, si appeller
al codice della natura per dimostrare che il solo regime che la natura pr-
scrive quello della comunione dei beni. Anche il regime del matrimonio,
questo istituto fondamentale della societas naluralis per eccellenza, della fa
miglia, diede luogo a famose dispute: la poligamia, ad esempio, era di d i
ritto naturale? Lo stesso Pufendorf, dopo aver esposto le ragioni pr e contro la
poligamia, si limit a dire che il matrimonio m onogam ico era pi vantaggioso
e pi onesto, tanto che non gli mancarono accuse di essere fautore della p o
ligamia, da cui si dovette difendere per non passare per empio ( 15). Non basta:
il celebre frammento di Ulpiano sul diritto naturale era andato tant oltre da
considerare come istituto tipico del diritto naturale niente meno che la
coniugatio maris et feminae ( 16). Non meno aspra fu la contesa tra i dottori
intorno al testamento: che fosse un istituto di.diritto naturale era stato affer
mato da Grozio ( 17); di contro Pufendorf, ispirato forse da Hobbes, trov
che l opinione di Grozio era piuttosto difficile da accettare, perch le cose
di cui l individuo proprietario sono destinate a servirgli durante la vita,
non dopo la morte ( 1S); a sua volta il Barbeyrac, commentatore di Grozio e
di Pufendorf, aveva dato ragione al prim o e torto al secondo ( 1B). Quanto al
diritto pubblico, nei Dibattiti di Putney, l ala moderata e quella radicale
dell esercito rivoluzionario di Cromwell discussero se i diritti politici nella
futura costituzione dovessero appartenere a tutti i cittadini o solo ai p ro
prietari: i levellers, che sostenevano la prima tesi, si appellavano al diritto
naturale e dicevano: O g n i uomo nato in Inghilterra non pu e non deve,
n per la legge di natura, n per quella di D io, essere escluso dalla scelta di
quelli incaricati di fare le leggi >, ; ma anche Ireton, che sosteneva la tesi con
traria, invocava il diritto naturale e diceva: che per il fatto di essere nato
in Inghilterra un uomo debba partecipare a quel potere che dispone delle
terre e dogni cosa in questo paese, non mi sembra vi sia motivo sufficiente
per affermarlo ( 20). Nei riguardi del problema della natura e dell estensione

C 3) Discours sur lorigin e et les f ondem ents d e l in ga lil parmi les hom m es, cil.,
parte IIa, pr.
( *) Art. 17 della D claration des droits d e l hom m e et du c itoyen (1789).
C 3) D e iure naturae et gentium , V i, 1, 19.
( " ) D., 1, 1, 3.
( ) D e iure belli a c pacis, II, 6, 14, n. 1.
( 1!) D e iure naturae et gentium , IV , 10, 4.
(* ') Vedi, nelledizione francese del trattato del P ufen dorf, curata da J. Barbeyrac.
il com m ento al passo citato nella nota precedente e anche la nota al 1 d ello stesso
capitolo.
( 2) Cito dalla raccolta di libelli politici della rivoluzione inglese, Puritanism o e
libert, a cura di V. G abrieli, T o rin o , 1957, pp. 72 e 69-70.
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dellobbligazione politica, il diritto pubblico europeo fu diviso permanente-


mente in due campi contrapposti, fra i sostenitori del dovere incondizionato
di obbedienza anche alla legge ingiusta e i sostenitori del diritto di resisten
za; e ancora una volta la legge naturale servi di guida infallibile a entrambi
i contendenti. Coloro che affermavano il dovere assoluto di obbedienza allo
Stato dicevano che il potere dello Stato era imposto dalla legge di natura, e
che pertanto la violazione di una legge dello Stato era insieme la violazione
della legge naturale che stava a fondamento dello Stato; coloro che afferma
vano il diritto di resistenza dicevano che la legge naturale, che stava a fon
damento dello Stato, non sopprimeva le leggi naturali da cui derivavano i
diritti naturali individuali, e pertanto era naturale disobbedire alla legge
dello Stato non rispettosa di questi diritti.

7. Per un concetto come quello di natura, che ha sempre preteso di


porsi per la sua validit universale e assoluta al disopra del diritto positivo,
accusato di essere particolare e relativo, questa irreducibilit di opinioni un
argomento di cui nessuno pu facilmente sbarazzarsi. Ma ammettiamo pure
la tesi pi favorevole ai giusnaturalisti, cio che, nonostante le divergenze su
punti anche fondamentali, si possa raggiungere un accordo per distinguere ci
che naturale da ci che non lo , e pertanto si possa giungere al riconosci
mento che certe tendenze nell uomo sono naturali e altre no.
Fatta questa ammissione, peraltro, non vedo com e dalla distinzione tra ci
che naturale e ci che non lo si possa trarre un criterio per distinguere ci
che giusto da ci che ingiusto, che poi lo scopo ultimo di ogni teoria del
diritto naturale. Che un certo evento sia naturale o dovrebbe essere un giu
dizio di fatto, ricavato dall osservazione di ci che accade per lo pi fra gli
uomini, materia, oggi si direbbe, di ricerche empiriche com e l antropologia
e la sociologia. Che quello stesso evento sia da approvarsi com e giusto e da
condannarsi com e ingiusto invece un giudizio di valore. Ma possibile de
durre un giudizio di valore da un giudizio di fatto? Ho chiesto invano ai
giusnaturalisti una risposta soddisfacente a questa domanda. Anzi, se d o
vessi dare una risposta in base a quel che ho imparato dai giusnaturalisti,
questa non potrebbe essere che negativa. Dai loro libri infatti ho appreso due
cose: a) che nel passaggio dalla constatazione di fatto alla prescrizione di
una regola sono stati introdotti surrettiziamente valori non dichiarati; b ) che
allo stesso fatto, di cui si pretende dare una pura e semplice descrizione, per
esempio la natura umana, gi stato attribuito in precedenza un valore p o
sitivo.
Come esempio del prim o procedimento ricordiamoci di Hobbes, il quale
descrive lo stato di natura com e uno stato di guerra perpetua, per poi ricavare
da questa descrizione la legge naturale fondamentale: pax est quaerenda ( 21)
Ma davvero Hobbes ha ricavato una prescrizione da una descrizione? In real
t egli ha introdotto alcuni giudizi di valore com e i seguenti: l a guerra
male , oppure la vita il supremo valore ; ed da questi giudizi di valo
re, e non dal giudizio di fatto che deduce la legge naturale fondamentale. Che

D D e C ive, II, 2.
10 NORBERTO BOBBIO

la pace debba essere cercata con ogni mezzo non la conseguenza del giud
zio di fatto: l o stato di natura uno stato di guerra ; ma del giudizio di
valore: lo stato di guerra un male . Quanto al secondo procedimento,
riferiamoci alla non meno celebre dottrina di Spinoza, per cui ciascuno ha tan
to diritto in natura quanto ha di potenza, onde giusto perch naturale che
il pesce grosso mangi il pesce piccolo ( 22). Ebbene, che il diritto corrisponda
alla potenza naturale deriva dall attribuire alla natura un valore positivo, cio
dal giudizio di valore secondo cui la natura buona, e tutto ci che fa la na
tura bene. In altre parole, deriva dal sostituire al significato descrittivo di
natura , intesa com e equivalente a tutto ci che accade, un significato va
lutativo equivalente a tutto ci che, in quanto accade e per il solo fatto che
accade, bene.
Insomma, quando il giusnaturalista pretende di dedurre il valore dal
fatto, ci che deve accadere da ci che accade, si illude: in realt egli deduce
un valore da un altro valore, o, se si vuole, ricava ci che deve accadere da
ci che accade unicamente perch ha gi attribuito a ci che accade un va
lore negativo o positivo, trasformando un giudizio di fatto quale: il pesce
grosso mangia il pesce piccolo in un giudizio di valore quale: male, op
pure bene, che il pesce grosso mangi il pesce piccolo . Ma per affermare
che un certo evento bene o male egli non fa pi appello alla natura, ma a
un sistema di valori presupposto alla natura.
La miglior prova che il criterio di distinzione tra ci che naturale e ci
che tale non , non coincide col criterio di distinzione tra il giusto e lingiusto,
data dalla constatazione che laccordo sul riconoscimento di una tendenza
come naturale non ha mai portato con s necessariamente laccordo anche sul
lattribuzione a questa tendenza di un valore positivo o negativo; o, in altre
parole, l accordo sul fatto che un certo evento naturale non implica lac
cordo sulla bont di quellevento. Per H obbes, ad esempio, gli istinti egoistici
sono naturali, ma cattivi, perch generano la guerra di tutti contro tutti. Ma
per Mandeville gli stessi istinti egoistici sono buoni perch da essi deriva il
benessere della societ. Fra un sostenitore della propriet individuale e un so
stenitore della propriet collettiva vi pu essere un duplice accordo sui fatti:
a ) in origine la propriet era com une; b ) listinto della propriet comune a
tutti gli uomini. Ci che li pone l uno contro l altro il disaccordo sulla d if
ferente valutazione che essi danno a questi fatti: per il primo la comunit ori
ginaria diventata col passar del tempo ingiusta; per il secondo lingiustizia
consistita nel passaggio dalla comunit originaria al regime di propriet.
Per il primo l istinto naturale di propriet reca con s dei vantaggi; per il se
condo non produce che svantaggi. Tanto Hobbes quanto Pufendorf ammetto
no che nello stato di natura gli uomini siano eguali e pertanto l eguaglianza sia
un fatto naturale; ma mentre per Hobbes l eguaglianza un male perch una
delle cause del terrore reciproco e quindi dei conflitti, per Pufendorf un bene
perch, anzich eccitare, frena la volont di nuocere ( 23).
Orbene, questo disaccordo avviene perch il giudizio che un evento
naturale un giudizio di fatto, mentre quello che lo stesso evento bene, un

( I2) Traclatus th eologico-p oliticu s, X V I, 2, 3, 4.


( 2J) D e Cive, I, 3 e De iure naturae et gentium , II, 2, 8.
ALCU N I ARG OM EN TI CONTRO IL D IR IT T O N ATU R A LE 11

giudizio di valore; e quando due persone sono d accordo su un fatto non detto
che siano daccordo anche sul valore da attribuire a quel fatto. Da ci consegue
che se anche tutti i giusnaturalisti di tutti i tempi fossero stati daccordo nel con
siderare com e naturali certe tendenze piuttosto che certe altre, cio sui fatti da
considerare com e naturali (e abbiamo visto che ci ben lungi dall essere avve
nuto), non ne sarebbe derivato necessariamente un accordo anche sulla valuta
zione di queste tendenze com e giuste o ingiuste. Eppure, affinch si possa parla
re della validit e quindi dellutilit di un sistema di diritto naturale, che un
sistema di valutazioni, occorre non gi la prima form a daccordo, ma la seconda.

8. Se mai accordo vi fu tra i giusnaturalisti sopra alcune leggi fon


damentali della societ, considerate com e naturali, esso derivava non gi dalla
constatazione che vi fosse una natura costante delluomo, bens dalla considera
zione della natura come buona o benefica. La forza del diritto naturale nella
et moderna fino alla sua crisi prodotta dallo storicismo, riposava sopra una
determinata concezione etica, che altri potr chiamare ideologia, di cui era
parte integrante l idea o il mito della bont della natura. In questa conce
zione etica la natura era il valore ultimo, e pertanto si considerava tanto pi
buona una societ quanto pi tendesse a liberare le forze naturali dell uomo.
Disvalore erano la storia, le istituzioni positive, la civilt, i costumi che si
erano andati form ando senzordine e senza unapparente giustificazione ra
zionale corrom pendo la natura. L ideale di unetica conform e a ragione si
accompagnava con lideale del ritorno alla natura; il supremo dovere delluo
mo era il recupero della ipotetica libert dello stato di natura contro la
schiavit delle istituzioni sociali positive; i popoli naturali venivano esaltati
di contro ai popoli civili; ci che era naturale si contrapponeva com e univer
salmente umano, razionale, valido al disopra dello spazio e del tempo, a ci
che era positivo inteso com e particolare, irrazionale, valido entro ristretti li
miti di spazio e di tempo. Lo stesso ideale della bont della natura in antitesi
alla malvagit della storia che guidava i deisti alla ricerca della religione
naturale, e i primi economisti alla ricerca di una economia naturale, guid
pure i giuristi alla ricerca di un diritto naturale. Nella sua filosofia della sto
ria Kant riassumeva assai bene questorientamento generale deHilluminismo
affermando che il progresso verso il meglio dell umanit sarebbe consistito
nello sviluppo delle facolt naturali, e per questo egli invocava una societ
giuridica universale fondata sul principio del diritto com e condizione di coe
sistenza delle libert esterne. La teoria dello Stato moderno da Locke a Kant,
ispirandosi a questo ideale della natura benefica, ha sempre indicato come
fine ultimo dello stato non gi il prescrivere la virt o la felicit, ma il rim uo
vere gli ostacoli che la tradizione aveva accumulato contro la libera disposizio
ne da parte delluomo della propria natura. L homme est n libre et partout
il est dans les fers ( 4).
Ma ora questo mito della natura da gran tempo crollato: idealismo te
desco, materialismo storico, positivismo, utilitarismo, prammatismo, tutte le

( 2 ) J. J. R o u s s e a u , Da contrai social, I, 1, pr.


12 NORBERTO BOBBIO

correnti filosofiche nuove dellOttocento e del Novecento lo hanno a poco a p o


co privato della sua forza di suggestione ( 25). La storia stata concepita
sempre pi com e produzione dell uomo, e com e allontanamento dalla natura.
Il rapporto gerarchico fra natura e storia stato invertito: non gi la natura
benefica che deve orientare la storia, ma la continua creazione della storia che
deve prevalere sulla natura matrigna. A llideale del ritorno alla natura si
contrapposto sempre pi lideale del dominio sulla natura. Lidoleggiamento del
primitivo considerato com e una manifestazione di decadentismo, e il rifu
gio nella vita naturale com e un evasione. I sociologi e gli antropologi non
cercano pi nelle societ primitive le tracce di una primitiva e incorrotta
natura ma le form e dellorganizzazione culturale; non i dettami della natura,
ma i prodotti dell uomo e della sua storia. Il nostro sistema di valori si spo
stato dall apprezzamento della spontaneit, come adeguamento alla natura,
allapprezzamento della costruzione sociale, come lotta contro la natura. Attra
verso lo sviluppo della tecnica il mondo in cui ci muoviamo diventato, piac
cia o non piaccia, sempre pi artificiale e costruito. E nessuno pensa a distrug
gerlo ; si tende, se mai, a renderlo pi razionale, a perfezionare la costruzione
anzich ad abbatterla.
Qui mi sembra lecita unultima domanda: possibile in una situazione
morale cosi mutata, di fronte al rovesciamento del rapporto natura-cultura, far
rivivere una dottrina nata in altra situazione, legata ad altro sistema di valori?
Quale forza persuasiva pu aver ancora la dottrina del diritto naturale in
un mondo in cui i principali modelli di vita sono desunti non dalla natura,
ma dalla lotta contro la natura? Quale probabilit di successo pu avere la
cosiddetta rinascita del diritto naturale in un epoca in cui ha perso ogni effi
cacia il mito della natura benefica? A bbiam o visto quanto fossero divisi gli
stessi giusnaturalisti sulla valutazione di questo o quel diritto. Adesso voglia
mo anche ammettere che fossero tutti d accordo. Quale effetto pu avere su di
noi questo consenso generale quando lorientamento etico mutato, e si vie
ne form ando un consenso sull apprezzamento di altri valori? Del resto vi una
prova, secondo me decisiva, che auesta efficacia esaurita: i grandi mutamenti
politici del Sei e del Settecento furono compiuti sotto l insegna della validit
della legge naturale. A bbiam o ricordato i dibattiti di Putney: uomini comuni,
non dotti, discutendo tra loro i problemi della riforma dello stato, si riferiva
no continuamente alla legge della natura. Nessuno pu affermare che i prota
gonisti dei grandi mutamenti o esperimenti politici e sociali oggi in corso in
vochino con altrettanta immediatezza il diritto naturale tra i loro principi
ispiratori. Attorno alla legge naturale si riuniscono soltanto pi i dotti nelle
accademie e nei congressi, com e anatomisti intorno a un cadavere. Si pu
parlare solo per questo di una rinascita del diritto naturale?

( ) T ra ggo questa idea da G. P r e t i , Praxis ed em pirism o, T orin o, 1957, che la


esprim e chiaram ente in questi term ini: T u t t o .i l m ondo che ci circonda si va facendo
via via pi artificiale , e con c i profond i mutamenti nelletica, nella saggezza, nei
rapporti quotidiani intervengono a m odificare le visioni di un tempo. Per esem pio, il mito
della natura va sempre pi decaden do, e con esso quella specie di religion e natura
listica che soleva opporre una sanit della natura all insanit delle abitudini sociali
u m a n e (p . 201). i
A LCU N I ARG OM E N TI CONTRO IL D IR ITTO N ATU R A LE 13

9. Concludendo, i sei argomenti illustrati possono essere riassunti in


questo m odo:
a) Il diritto naturale non diritto alla stessa stregua del diritto positivo,
perch manca dellattributo dellefficacia ;
b) il diritto naturale non riesce a raggiungere lo scopo che viene attribui
to ai sistemi giuridici positivi, perch non garantisce n la pace n la sicurezza;
c) il diritto positivo ha invaso a poco a p oco tutti i campi che venivano
assegnati al diritto naturale;
d) la nozione di natura cosi equivoca, che sono stati considerati co
me naturali diritti diametralmente opposti;
e) anche se laccordo su ci che naturale fosse stato unanime, non ne
sarebbe derivato necessariamente l accordo unanime su ci che giusto e
ingiusto;
/) anche se l accordo su ci che giusto perch naturale fosse stato una
nime, ci non implica la validit di questo accordo anche per il tempo pre
sente.
Sintende, queste critiche non vogliono togliere nulla alla funzione sto
rica del diritto naturale, n sopprimere lesigenza da esso espressa di non
accettare com e valori ultimi quelli imposti dall autorit o dalla forza della
classe politica al potere. Vorrei che fosse ben chiaro che i dubbi qui sollevati
non riguardano n lesistenza di valori morali superiori alle leggi positive, n
il loro contenuto, ma unicamente la loro motivazione.