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La solitudine era la sua migliore amica e compagna di vita.

Nei week end, quando se ne tornava a


casa dal Castello di Hogwarts per godersi la meritata pausa settimana, Slater sedeva sul suo divano
in compagnia della solitudine e dell'oppio. Non troppo, quanto bastava per assicurargli dei viaggi
con ritorno nel contorto mondo della propria mente, dove visioni e sensualit si sovrapponevano
lasciandolo di volta in volta sempre pi confuso ed intrappolato in quel mondo di sogno, lontano
dalla vita reale. Una vita reale fatta di scontento e continui attriti che lo aveva portato ad una
sonnolenta apatia.
Anche quel sabato sera di dicembre, trascorsi tre giorni dopo natale, l'oppio stava per diventare la
sua guida nel mondo dell'Oltre. Lo aveva gia spinto nella pipa dello shisha che gli aveva regalato
suo padre vari anni prima (con la raccomandazione di non diventare un drogato), lo aveva acceso ed
in pochi minuti la coltre di fumo bianco vorticante si era formata nel serbatoio verde acqua.
Succhi tutto il fumo che pot gia dalla prima boccata. Aveva chiuso gli occhi ed aveva lasciato che
polmoni e mente si sciogliessero sotto gli effetti dell'oppio ed il viaggio era iniziato senza sforzi o
problemi di sorta. Divenne assonnato, i muscoli pesanti lo avevano attirato verso il basso,
costringendolo a sdraiarsi e stringersi in una posizione fetale.
Un professore di Hogwarts non doveva permettersi di fumare dell'oppio, i genitori pretendevano per
i loro figli educati e puliti gente altrettanto pulita, dentro e fuori. Ma lui era il professore di difesa
contro le arti oscure, lui poteva fumare oppio per insegnare ai giovani quante fossero realmente le
arti oscure... che scusa banale. <<Eccomi qui,>> aveva pensato, <<Appallottolato sul mio divano
pronto per perdere i sensi come ogni fine settimana. Beh almeno quando penso non
bal...bal...balbe...>>
Ma quello fu l'ultimo pensiero lucido che l'oppio gli concesse.
Ci che vedeva quando si trovava in quello stato non potevano definirsi pienamente delle visioni. Si
trattava piuttosto di pensieri molto nitidi partoriti dal suo cervello senza alcun intervento della
mente razionale. Immagini che venivano proiettate direttamente dal suo inconscio senza il filtro
della propria censura. Uno spasso insomma.
Nella sua mente si form dunque l'immagine di una donna con il burqa nero, intero, che lasciava
scoperti soltanto i suoi grandi occhi nocciola. Non era quella la prima volta che la vedeva, ma era la
prima volta che la vedeva cos bene, molto nitida. Era immobile, in questa sua immagine mentale, e
stringeva in una mano una piccola sfera dorata, delle dimensioni di una pallina da tennis, e nell'altra
invece le fluttuava quello che sembrava la spirale del DNA. Per lui n l'una n l'altra cosa avevano
alcun senso, ma alla donna si sentiva legato in qualche modo.
L'oppio era bugiardo ed inventava storie. Inventava di sana pianta persone, pensieri, ricordi e
concetti e poteva legare ad essi sensazioni cos forti da crederli reali. Slater lo sapeva bene ed era
abile a lasciare andare i falsi concetti. Cos anche quella volta, come le precedenti due in cui aveva
visto la donna, non si sofferm su di essa e sulla sensazione che l'accompagnava, ma si lasci
assorbire dal flusso. Solo che, questa volta, non c'era alcun flusso. Il pensiero, l'immagine della
figura femminile era ancora li, con la sua sfera e il suo DNA. Non c'erano altri pensieri.
Si alz a sedere con un leggero sforzo, prese lo shisha o fum ancora. Ecco allora che il flusso
apparve, portando con se la donna insistente e accompagnandolo in mille altri pensieri.
Non sapeva da quanto tempo fosse li sdraiato, quando sent picchiettare ripetutamente sul vetro
della sua finestra, di cui si era dimenticato di chiudere le imposte. Un suono chiaro e regolare, come
di grandine su una lastra di ghiaccio sottile.
Si volt e vide un piccolo gufo che con il beccuccio bussava rumorosamente al suo vetro. Si alz,
con la testa che girava, e barcollando un poco raggiunse la finestra, aprendola.
Il gufo vol nella stanza e si and a posare sul suo televisore spento, in attesa. Alla zampa aveva
una lettera bianca, umida della notte. Slater lo raggiunse e prese la lettera slegandola dal nastro nero
che la teneva saldamente alla zampa del rapace e vide che era sporca di merda di gufo.
<<Caro, tu sei pi fatto di me allora>> Disse alla bestiola, ridendo.
Svolse il foglio dalla busta e lesse.
Riconobbe subito la calligrafia, elegante e fine in un corsivo di fine secolo. Severus Piton.
L'uomo gli chiedeva di recarsi il prima possibile, ossia immediatamente, a casa sua perch aveva un
compito molto importante per lui.
Slater fu tentato di appallottolare la lettera e gettarla nell'immondizia senza neppure rispondere e
tornare alle sue faccende visionarie, ma il gufo era rimasto immobile sulla televisione a fissarlo e la
cosa gli mise addosso una sensazione di angoscia. Sapeva che se non avesse almeno risposto, Piton
glie l' avrebbe fatta pagare al lavoro, e lui di quel lavoro aveva bisogno. Per pagarsi l'oppio.
Prese un foglio, sbuffando e scrisse che quella sera era terribilmente occupato. Poi lo appallottol,
lo gett e ne prese un attimo. Scrisse: Arrivo.
Quindi si arrotol il turbante, si mise la palandrana pesante senza preoccuparsi dell'odore che i suoi
vestiti avevano assorbito e raggiunse la piazza vicina, dove noleggi una carrozza che lo portasse a
Bosco Scuro.

Quando arriv, la villa di Piton era stranamente illuminata. Buss al grosso portone e non dovette
attendere molto prima che la figura alta e regale dell'uomo lo accogliesse all'interno del caldo salone
d'ingresso. Piton chiuse la porta e lanci uno sguardo verso l'alto, dove le scale conducevano,
facendo un cenno di silenzio a Slater. Dopo qualche secondo, allo sguardo interrogativo del
giovane, Piton rispose, scocciato: <<Controllo che non arrivi Martina fino alla fine della nostra
conversazione>>.
<<Martina?>>
Piton non rispose e si avvi verso la cucina a destra dell'abitazione. Slater lo segu e i due si
accomodarono al piccolo tavolo di legno chiaro davanti alla porta finestra che dava sul bosco. Piton
offr il the gia caldo e i due si rilassarono in silenzio prima di prendere a parlare.
<<Hai fumato oppio?>> Gli chiese Piton, severo.
<<No>> Ment Slater guardando il suo the nero.
<<Sei un drogato. Silente dovrebbe vagliare per bene la possibilit di rinnovarti il contratto.>>
<<Se devi chiedermi qualcosa puoi farlo anche senza questi ricatti del cazzo>>
Piton abbozz un sorriso. E venne al dunque senza perdere altro tempo.
<<Ho bisogno di te qui, durante le vacanze di natale. E forse per qualche tempo ancora.>>
<<Per?>>
<<Tenere d'occhio qualcuno mentre io sono via. Devo partire per l'America.>>
Slater lo guard di lato, perplesso: <<Di chi si tratta? Che vai a fare in America?>>
<<Di una ragazza. E quello che far in America non sono affari tuoi, di certo.>>
<<Martina?>> Chiese Slater.
<<Martina.>> Conferm Piton.

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