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Stefano Balassone I Mass Media fra società, potere e mercato 15/07/2010

book in progress - sezione IV Imprese nel Mercato Globale - Italia


capitolo 10: Cinema Italiano
Abstract
Finanziamenti e incentivi pubblici per il cinema italiano

Il cinema italiano
Determinante per il cinema italiano è il sostegno statale.
Già a partire dagli anni ’20 il sostegno alle attività cinematografiche assume una dimensione
organica e strutturata lungo due linee direttrici:
a) interventi volti a favorire la produzione nazionale privata;
b) partecipazione diretta dello Stato all' attività cinematografica mediante creazione di
enti e società da esso controllati.

Meccanismi di sostegno storici

Con la legge 13 giugno 1935 n. 1143 appare il meccanismo delle anticipazioni sui costi di
produzioni preventivati. Per garantire il recupero delle somme anticipate la riscossione dei
diritti di sfruttamento, sia nazionali che esteri, viene affidata alla Società Italiana Autori
ed Editori (S.I.A.E.) e viene costituita una Sezione Autonoma per il Credito Cinematografico
(S.A.C.C.) presso la Banca Nazionale del Lavoro -B.N.L., per la concessione diretta di mutui, ad
interessi di particolare favore, per la produzione di pellicole cinematografiche. Così, nel 1935, con
il r. d. l. n. 2504 viene costituita presso la B.N.L. la Sezione Autonoma per il Credito
Cinematografico con il compito principale di finanziare la produzione di film nazionali in misura
non superiore al 60% del costo globale del film.
A parte le funzioni della SAAC, fino ai primi anni ’50, le provvidenze a favore della produzione
cinematografica nazionale si risolvono, essenzialmentenella concessione di mutui a basso tasso di
interesse e nella programmazione obbligatoria.
Nel 1965 con la legge 4 novembre n. 1213 (legge Corona, dal nome del ministro proponente),
l’intervento di sostegno economico statale arriva a coprire l’intera gamma delle attività connesse
alla cinematografia: produzione,distribuzione, esercizio.
Le provvidenze sono costituite da contributi in denaro e agevolazioni tributarie.
Presupposto per la concessione dei benefici è la dichiarazione di nazionalità, a fronte di
requisiti che attestino che il prodotto cinematografico in questione è prevalentemente italiano.
Deroghe sono ammesse per le riprese all’estero per le coproduzioni, nonché per i film prodotti in
uno dei paesi membri della CEE.
La legge Corona non rompe con la precedente legislazione ma introduce alcuni elementi innovativi
per favorire la produzione di film "ispirati da finalità artistiche e culturali". La S.A.C.C., alimentata
da un apposito fondo di dotazione, viene abilitata a concedere finanziamenti a medio termine, anche
pagando gli interessi di mutui ad enti, società e privati che svolgano la loro attività nel settore della
produzione, distribuzione e commercio di pellicole cinematografiche nazionali e gestisce fondi a
destinazione speciale tra cui uno (il cosidetto art. 28) di sostegno per gli autori italiani esordienti.

Il 24% di film finanziati non ha avuto uscita nelle sale; la disposizione creata per stimolare il
debutto di giovani autori ha accentuato la tendenza alla moltiplicazione di sigle produttive nate e
morte intorno ad un film con una finalità più speculativa che imprenditoriale.

Ovviamente il finanziamento pubblico, sia nazionale che comunitari, impone di definire la


nazionalità del film, che segnare il legame protezionistco tra gli obiettivi culturali e gli obiettivi

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economici perseguiti dalle politiche di intervento pubblico.
Una nuova legge di riforma prende corpo solo nel 1994, con il d.l. n. 26 convertito, poi, nella legge
n. 153. Non si tratta ancora di una compiuta riforma della vecchia legge del 1965, ma di una
serie di modifiche e di integrazioni della stessa.
La novità più rilevante consiste nell’istituzione di un Fondo di Garanzia che dovrà finanziare gli
investimenti operati sia sul versante della produzione che su quello della distribuzione ed
esportazione di opere cinematografiche nazionali di particolare livello culturale. A questi progetti la
legge assegna un mutuo a tasso agevolato assistito dal Fondo di Garanzia, in misura pari al 90%
dell’importo massimo ammissibile.
Tuttavia la percentuale di finanziamento da parte dello Stato è talmente elevata da indurre il
produttore che ne beneficia a disinteressarsi del destino commerciale del film.
Dall’incrocio tra la legge n. 1213 del ’65 e la legge n. 153 del ’94 risultano finanziabili i film
d’interesse culturale nazionale, e le opere prime e seconde (cosiddetti “articolo 8).
L’aiuto statale consiste in un contratto di mutuo a tasso agevolato, che il produttore stipula con la
Banca Nazionale del Lavoro, e che restituirà parzialmente.
Nella disciplina più recente assume maggior peso la figura del produttore.
Il D.Lgs. 22/01/2004 n. 28 denominato “Riforma della disciplina in materia di attività
cinematografiche” ha introdotto il cosiddetto "reference system", a supporto delle tradizionali
commissioni nella scelta dei soggetti e dei progetti meritevoli di finanziamento, fornendo una corsia
preferenziale a quei soggetti che hanno nel recente passato prodotto cinema di qualità e cinema
capace di catalizzare l’attenzione del pubblico. Questa prassi è praticata da tempo con successo in
altri campi del finanziamento pubblico, quale ad esempio il finanziamento alla ricerca scientifica,
dove l'assegnazione di fondi dipende in maniera sensibile dalla credibilità e dalle pubblicazioni dei
proponenti. In concreto, parallelamente alla tradizionale lettura della sceneggiatura, ciascun
progetto da finanziare viene valutato anche tenendo conto del curriculum del produttore e del cast
che, dando vita ad un punteggio, vincola le commissioni a tenere in particolare considerazione i
progetti presentati e svolti da produttori ed artisti eccellenti. Il sistema di reference" limita di fatto
l'arbitrio delle commissioni.
Per coloro che non possono avere un passato di "reference" viene potenziata la parte di intervento
riservata agli esordienti attraverso il finanziamento alle opere prime ed ai cortometraggi.
L'organismo decisionale è una commissione unica, articolata in più sezioni (una per l’esame dei
progetti di Interesse Culturale; una per le opere prime e per i cortometraggi; una per la promozione).
L’assegnazione dei fondi è legata alla dimostrata capacità di distribuire il prodotto nelle sale.
Nel settore della distribuzione il decreto impone l’obbligo automatico di reinvestire il finanziamento
concesso allo scopo di aumentare la capacità distributiva del prodotto nelle sale: i contributi sono
erogati proporzionalmente al numero di ingressi realizzati sul territorio nazionale nel corso
dell’anno antecedente la concessione. Sono inoltre concessi all’esercizio contributi sui contratti di
mutuo e di locazione finanziaria per la realizzazione di nuove sale, il ripristino di sale inattive, la
trasformazione di quelle esistenti mediante l’aumento del numero di schermi; la ristrutturazione e
l’adeguamento strutturale e tecnologico, l’istallazione, e rinnovo delle apparecchiature e degli
impianti e dei servizi accessori.

Per reperire risorse aggiuntive rispetto a quelle disponibili attraverso il FUS Cinema 1, è consentito
il product placement e cioé la possibilità di utilizzare marchi commerciali all’interno dei film,
ottenendo in cambio introiti di tipo pubblicitario. La norma precedente vietava in Italia questa

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Il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS)La legge 30 aprile 1985, n. 163 "Nuova disciplina degli interventi dello Stato a
favore dello spettacolo" disciplina tutti i settori dello Spettacolo: enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese
operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante. Le
percentuali di ripartizione sono fissate dal Ministro dello Spettacolo

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pratica al fine di tutelare il consumatore da possibili forme di pubblicità ingannevole (e
probablmente anche per proteggere i ricavi pubblicitari della stampa, tradizionalmente più contigua
del cinema al potere politico). Peraltro la concessione era resa pressoché obbligata dalla circostanza
che nei principali paesi esportatori di cinema (Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna) il product
placement è presente da diversi anni. Questo significa che quasi tutti i film di importazione visti
dagli spettatori italiani contengono comunque pubblicità.
A supporto dell’intervento normativo si pone il ruolo delle società operative pubbliche, a
cominciare da Cinecittà holding 2 (servizi tecnici e distribuzione).
Collegato ad uno scopo protezionistico, il criterio della nazionalità si scontra ovviamente con
l’unificazione dei mercati europei e con la politica industriale comunitaria. Si tratta dunque ancora
di una normativa in sé precaria ed emergenziale.
La legge Urbani non prevede meccanismi di sgravio fiscale (tax shelter) per l’incentivazione del
finanziamento privato, anche se ipotizzati con la Finanziaria 2008.

Alternativa alle sovvenzioni

La destinazione del 18% del FUS al settore cinematografico e il sistema delle commissioni preposte
alla assegnazione delle sovvenzioni, potrebbero essere gradualmente aboliti per lasciare spazio ai
soli aiuti di natura fiscale, come nel modello americano? Probabilmente no, almeno finché non sia
risolto il vero nodo strutturale che impedisce la crescita autonoma della industria culturale in Italia,
e cioé l'implosione distributiva del monopolio tv.
Su un piano strutturale lo snodo di una politica di sostegno della produzione nazionale (al di là delle
provvidenze finanziarie e fiscali) è costituito dall'incentivo al mantenimento e costruzione di sale
urbane, più adatte alla programmazione di film nazionali destinati al pubblico adulto, impedendo la
predominanza dei multiiplex, predestinati al pubblico giovanile e di conseguenza ai film americani.
Più interno alle imprese e associazioni del settore è invece la individuazione di business model
adatti ai new media, capaci di "trasformare la pirateria in clientela" 3.

Finanziamenti europei

- il programma MEDIA
Media sta per “Measures to Encourage the Development of the Audiovisual Industry". Il piano
risale al 1989.
I programmi MEDIA, si suddividono in una lunga serie di sottoprogrammi riguardanti ogni
comparto dell’audiovisivo all’interno dell’UE. A livello europeo i programmi MEDIA sono basati
su un punteggio minimo che deve essere raggiunto per ottenere il finanziamento. I punti sono
assegnati in funzione delle risorse creative e tecniche impiegate per realizzare il film.
-Il fondo Eurimages
istituito nel 1988 dal Consiglio d’Europa per favorire le coproduzioni e la distribuzione di opere
cinematografiche e audiovisive europee, frutto della collaborazione fra paesi anche non appartenenti
alla Comunità. Agisce indipendentemente ma in simbiosi con il Programma MEDIA per proteggere
l’industria cinematografica europea dalla concorrenza americana. Nel caso di lungometraggi, il
requisito minimo per accedere a questo fondo è che esista un accordo di coproduzione fra almeno
tre paesi e che il regista possegga una nazionalità europea. Il sostegno finanziario massimo per la
coproduzione di lungometraggi, fiction e documentari non può superare il 20% del costo totale della
produzione.

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http://www.cinecitta.com/holding/index.asp
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Riccardo Tozzi, Presidente ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche e Affini

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L’esperienza francese

Il Centre National de la Cinématographie sin dal 1946, anno della sua istituzione, è dotato di
personalità giuridica ed autonomia finanziaria, potendo contare su un sistema di sostegno molto
ampio e diversificato fondandosi in una logica integrata sul gettito di numerose entrate, tra cui
quella sul prezzo dei biglietti e su una percentuale dei ricavi delle televisioni e delle
telecomunicazioni.
Grazie a tale sistema articolato di prelievo lungo tutta la filiera di sfruttamento del
prodotto filmico, l’ente francese gestisce un volume di risorse sia per il settore
cinematografico sia per quello audiovisivo, che nel 2008 ammonta complessivamente a
528,5 milioni di euro (di cui 266,7 milioni a sostegno delle sole attività cinematografiche, tre volte
lo stanziamento italiano).
A ciò si aggiungano i cospicui aiuti regionali alla produzione cinematografica che nel 2006 hanno
raggiunto quota 23 milioni di euro registrando tassi di crescita significativi grazie alla diffusione
sempre più ampia di schemi di supporto finanziati da ciascun ente locale con effetti moltiplicatori
per la crescita del territorio derivante dalla presenza di set cinematografici. Dal 2004 questa
tendenza si è andata rafforzando ulteriormente in Francia, grazie al meccanismo di finanziamento
introdotto dal CNC (“1 euro ogni 2”) che consente di far affluire 1 euro dall’organismo nazionale
ogni 2 euro spesi a livello locale.
I fondi vanno all’industria mediante erogazioni e benefici fiscali.
Le erogazioni avvengono tramite la Sociétés de Financement du Cinéma et de l’Audiovisuel
(Sofica), società di investimento con durata limitata a 10 anni, specializzate nella raccolta di fondi
da destinare esclusivamente al finanziamento di opere cinematografiche ed audiovisive.
I benefici fiscali si rifanno al Crédit d’Impôt Cinéma (CIC), destinato alle società di produzione per
incentivarle a realizzare opere cinematografiche in Francia.