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assimo Don. FILOSOFIA DEL VINO. Prefazione di Giulio Giorello. Bompiani.

Milano, 2
003.
NOTA DI COPERTINA. Massimo Don insegna all'Accademia di Belle Arti di Venezia e a
lla facolt di Filoso fia dell'Universit 'Vita-Salute' San Raffaele di Milano. E' t
ra i fondatori della rivista 'PARADOSSO' e ha curato, insieme a Romano Gasparott
i, la pubblicazione dell'opera postuma di Andrea Emo. Collabora con varie rivist
e e ha pubblicato i seguenti volumi: "Il 'bello'... o di un accadimento. Il dest
ino dell'opera d'art e", Helvetia, Venezia 1983; "le forme del fare" (Con Massim
o Cacciari e Romano G asparotti), Liguori, Napoli 1987; "Sull'assoluto", Einaudi
, Torino 1992; "Apori a del fondamento", La Citt del Sole, Napoli 2000; "Arte, tr
agedia, tecnica" (con Massimo Cacciari), Raffaello Cortina Editore, Milano 2000;
"L'uno, i molti. Rosm ini-Hegel, Un dialogo filosofico", Citt Nuova, Roma 2001;
"Aporie platoniche. Sag gio sul 'Parmenide', Citt Nuova, Roma 2003.
INDICE. Prefazione di Giulio Giorello. Introduzione. PRIMA DELLA FILOSOFIA. Curi
osit e testimonianze. FILOSOFIA ANTICA. Le origini. Socrate e Platone. Aristotele
. Ultime voci della grecit. Il mondo romano, tra poesia e filosofia. TRADIZIONE B
IBLICA E MEDIOEVO CRISTIANO. I testi sacri. Da S. Agostino a S. Tommaso. FILOSOF
IA MODERNA. I. Rinascimento. Michel de Montaigne. Il vino secondo la 'nuova' sci
enza: Galilei e Descartes. Razionalismo. Empirismo. Lumi di-vini: il Settecento.
Immanuel Kant: Criticismo enoico. EBBREZZE DELLO SPIRITO. Furori romantici. Fic
hte. Schelling, Hegel. Soren Kierkegaard. Schopenhauer, Leopardi. Rosso di-vino:
ebbrezze e rivoluzioni. Da Baudelaire a Nietzsche: il sapore di una nuova Auror
a.
IL NOVECENTO: BEVITORI ERRANTI ED ENOLOGIE POSTMETAFISICHE. Martin Heidegger. La
Vienna d'inizio secolo: Wittgenstein e Freud. Walter Benjamin: l'ebbrezza e la
sua 'aura'. Ebbrezze dionisiache nella Parigi degli esistenzialisti. Gilles Dele
uze o dell'ebbrezza esemplare. Georges Bataille o dell'ebbrezza maledetta. Miche
l Foucault: ebbrezza e follia. Theodor W. Adorno: ebbrezza e negazione dialettic
a. Epilogo.
A Giulio. "'the unconquerable will... and courage never to submit or yield.'"
Prefazione di Giulio Giorello. 'A chi non crede ancora nell'esser mio divino / N
on dar da bere gratis quando far del vino / Ma dovr bere l'acqua e chiaro gli sar /
Che faccio, quando il vino in a cqua torner'. La 'ben modellata bocca aperta giov
ialmente' di Buck Mulligan, con questa (quasi) blasfema parodia di Ges, saluta da
lla Torre Martello che d sulla Ba ia di Dublino, il mare 'cupovinoso' che si offr
e alla vista dei suoi occhi 'ammi ccanti di folle gaiezza'. Cos le pagine inizial
i di "Ulisse" reintrecciano quei f ili della storia dell'Occidente (Omero col su
o "epi oinopa ponton", l'ebreo figl io putativo di 'Beppe il falegname', e il "l
ogos" che era gi 'in principio') che i nostri scrupolosissimi e puntigliosi stori
ci della cultura tentano di continuo di dipanare (invano). C' forse pi filosofia i
n queste righe, caro Orazio, di quan ta se ne trovi abitualmente nei ponderosi t
rattati dei filosofi laureati. E insi eme con l'omaggio all'abilit dell'Illusioni
sta (per dirla in una modalit cara a un filosofo, Giordano Bruno da Nola) che sep
pe operare in grande alle Nozze di Can a (Gv. 2,1-11) quel che in piccolo riesce
a qualsiasi modestissimo oste, ritrovi amo qui il fascino del "nettare divino"
che gi Utnapishtim (il mortale eletto all a condizione immortale dagli dei mesopo
tamici - il corrispondente babilonese del No del Vecchio Testamento) distribuiva
alle maestranze impegnate nella costruzio ne dell'Arca della salvezza (come si r
acconta nella "Saga di Gilgamesh", Tavola 11). E' lo stesso "nettare" - l'ambigu
o dono di Dioniso - che un certo numero di seco li dopo si riveler il vero "daimo
n" che accompagna Socrate nelle sue peregrinazio ni ateniesi in cerca della 'vit
a buona' e che ancora pi tardi Cristo elegger a sim bolo del suo sangue. E non sar
anno certo le derive di cristiani ben intenzionati , tipo Esercito della Salvezz
a, o le preoccupazioni fin troppo 'razionali' di me dici salutisti a cancellare
il potere eversivo del vino celebrato dal maestro di Platone e addirittura consa
crato dal Figlio 'consustanziale' di Dio. Vino come mito, tecnica e scienza - vi
te come ( ovvio) vita. Vino come strumento della "met is" del navigatore Odisseo
per eludere i pericoli, ma anche vino imprescindibile ausilio per il filosofo Ni
etzsche che vuole una nave solo per naufragare. Infin e, davvero questo nettare
ininterrottamente compone e riapre la "differenza" tra "essere" ed "ente", inseg
nandoci che l'abbondanza del mondo non mai catturata u na volta per sempre. In q
uesto volume Massimo Don accetta la sfida del paradosso del vino: quello per cui
solo la "dismisura" dell'ebbrezza riesce a svelare la " misura" della ragione. F
orse non vero che ci siano solo "verit di superficie"... Il lettore trover nelle p
agine che seguono non solo aneddoti su filosofi e vino,
ma (soprattutto) connessioni tra vino e idee - anche se il ricorso agli aneddoti
ha il pregio di mostrare come i vari filosofi (e non solo Ges) siano fatti di ca
rne e sangue. E le storie sono talvolta ben pi importanti della Storia. Ma non s
i prendano queste considerazioni come un invito a una qualche forma di materiali
s mo. Il libro di Don mostra quanto spirituale nel senso pi nobile del termine sia
s tata l'impresa filosofica - soprattutto nel suo implacabile riproporre rompic
apo intellettuali, che per non sono solo esercizi logico-linguistici (lo sono anc
he, naturalmente), ma sono vere e proprie aporie del vissuto, in un universo dov
e s i cerca disperatamente un Dio che dia senso a ci che pare non averne alcuno.
In q uesta 'metafisica' prospettiva quant' pregnante la vecchia endiade 'Spirito
& alc ool' ! ben vero che Don, "Doctor subtilis" di filosofiche enoteche, privile
gia pa rticolarmente il prodotto della vite, ma mentre scrivo queste righe non e
sito a dichiarare di essere privo di qualunque pregiudizio e quindi di amare sen
za rise rve, oltre che (beninteso) il vino, anche l'umile birra e gli alti disti
llati, i n particolare i tre che la societ vittoriana ben educata considerava i l
iquori de i marginali: il rhum dei pirati, il gin degli operai e il whisk(e)y de
lle 'minor anze sediziose' come irlandesi e scozzesi. Sicch vorrei, poich lo porto
nel mio cuore, dedicare a Don il verso del poeta di Al loway (Ayrshire) Robert B
urns: 'Whisky e libert camminano insieme' (libert ontolog ica inclusa) o, se prefe
risce, la battuta di uno dei frequentatori del pub di Ba rney Kiernan (Dublino):
'- Sei un astemio convinto? dice Joe. - Tra un bicchieri no e l'altro non pigli
o nulla, feci io'. A una mente teoretica come quella di Ma ssimo non sar sfuggito
che si tratta della versione alcolica di un noto paradosso di Zenone.
INTRODUZIONE. Filosofia e scienza, filosofia e morale, filosofia e diritto... In
una compagnia tanto illustre e ormai da tempo codificata, potrebbe apparire s i
ngolare questo nuovo binomio: filosofia e vino, o, pi esattamente, filosofia del
vino. Pure, a ben guardare, seppure inconsueto, il binomio tutt'altro che ingius
tifica to, poich il rapporto tra vino e filosofia pu aiutarci a far luce su uno de
gli asp etti fondamentali e pi affascinanti del vero filosofare. Da sempre infatt
i lo spirito pi autentico della filosofia caratterizzato da una e ssenziale oscil
lazione: teso a disegnare i confini della misura consentita, di q uello che pu es
sere definito buono e vero, a un tempo irresistibilmente chiamato a infrangerli.
Se per la filosofia il problema quello della misura, sarebbe tuttavia difficile
negare che possano essere dette cose assennate e credibili intorno alla 'misura
' soltanto partendo da una prospettiva radicalmente 'smisurata'. Bisogna porsi d
i l dalla misura per essere in grado di misurarla. O, in altre parole, la misura
n on pu essere misurata se non alla luce del suo oltre. Poste queste premesse, do
vrebbe apparire quasi inevitabile la conclusione che gl i effetti di un sano abb
andono ai piaceri del vino, con la loro conseguente dismisura, possano essere co
nsiderati parte integrante di una esperienza genuinamen te filosofica. Soltanto
chi li abbia sperimentati, con quella moderazione che mo lte menti del passato g
iudicavano condizione indispensabile perch la familiarit co n il vino debba dirsi
positiva, potr ragionevolmente farsi consapevole del limite che separa il bene da
l male o il vero dal falso. La bevanda tratta dalla vite ha infatti tutti i requ
isiti per essere assunta com e icona dell'"ambiguit" che esprime il senso pi profo
ndo del vero. Nessuna autenti ca esperienza di verit ha mai realmente sopportato
- sebbene si siano adottate le strategie pi diverse per dimostrare il contrario -
le univoche strettoie in cui spesso ci racchiude il dominio di una ragione trop
po sobria per essere davvero c redibile. Non a caso il vino, che pu aiutarci a us
cire dai confini di quelle strettoie, a s uperare la limitatezza di una ragione
troppo sobriamente umana, veniva originari
amente chiamato 'nettare degli dei', e il nome esprimeva un vero e proprio simbo
lo sacro. Mentre il modo, le forme in cui la bevanda veniva di volta in volta a
s sunta costituiscono una significativa cartina di tornasole per comprendere il
mo do di essere pi generale nel quale di volta in volta si espressa la vita degli
uo mini sin dai tempi pi antichi. Se infatti vero che il vino comincia ad acquis
ire una serie di importanti signif icati proprio da quando la cultura filosofico
-religiosa (e quella poetico-letter aria) lo assumono quale simbolo di precise e
sperienze rituali, di rigorose prati che conoscitive, non meno vero che il suo u
tilizzo risale a tempi assai pi remoti . Ricerche archeologiche attente hanno orm
ai provato che la "vitis vitifera", pian ta rampicante che cresceva spontanea ne
lle foreste e che certamente all'origine di quei preziosi e delicati arbusti che
sarebbero poi stati coltivati per ottene re il 'nettare degli dei', affondava l
e sue radici nella terra gi trecentomila an ni fa. E nasce allora spontanea la cu
riosit di immaginare quale fu la sorpresa di chi pe r primo assaggi il succo sprem
uto dal frutto di quella pianta, rimasto a lungo in qualche rudimentale contenit
ore. Dovette senza dubbio avvertire, quel primo 'as saggiatore' (se davvero esis
tito un primo 'assaggiatore'), che il succo si era r adicalmente trasformato, av
eva preso un gusto affatto diverso, provocando una co ndizione strana, e certame
nte piacevole, che altri, dopo di lui, avrebbe definit o 'ebbrezza', rendendo il
cervello 'perspicace, vivo, inventivo, pieno di forme agili, ardenti e dilettev
oli' (1) Fonte di ebbrezza, il vino si trov presto a svolgere un ruolo tutt'altro
che indi fferente nell'esercizio di pratiche religiose legate a quell'irrinunci
abile desi derio di superamento dei consueti schemi quotidiani che sembrava pote
r condurre a un vero e proprio contatto con la divinit. Vino e spiritualit, dunque
; vino e conoscenza. E sarebbe forse possibile non passare dall'accostamento con
la conoscenza a quel lo con la filosofia?
PRIMA DELLA FILOSOFIA. CURIOSITA' E TESTIMONIANZE. Nella mitica epopea babilones
e di Gilgamesh, Utnapishtim, saggio re e sacerdote protetto dal dio Ea, offre da
bere ai carpentieri impegnati nella costruzione de lla nave della salvezza, dis
tribuendo vino "come se fosse acqua di fiume": 'most o e vino rosso, olio e vino
bianco' (2). Anche la grande ci