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MUSA .

MUSEO DEGLI STRUMENTI MUSICALI


Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Il museo e le sue collezioni

Con lapertura del Museo degli Strumenti Musicali, lAccademia Nazionale di Santa Cecilia
completa quelloperazione di recupero della propria immagine storica che, dopo la demolizione
dellAugusteo, era stata in parte compromessa dalla mancanza di una sede deputata e pertinente.
Anche la sistemazione della collezione degli strumenti era stata nelle intenzioni di quel grande
statista che fu il Conte di San Martino, presidente dellAccademia dal 1895 al 1947. San Martino
nella Roma capitale aveva disegnato e gettato le basi di tutta lattivit culturale romana legata alla
musica e allo spettacolo. Lapertura della sala di Via dei Greci (1895), quella dellAugusteo (1908),
la fondazione del Conservatorio e di quella che oggi lAccademia dArte Drammatica (per non
citare i suoi interventi sul cinema e su altre istituzioni musicali cittadine) facevano parte di un
disegno di amplissima struttura che la demolizione di quella mitica sede e le successive migrazioni
dellAccademia avevano in parte vanificato. Ne era parte anche il museo di strumenti
dellAccademia che nel corso degli anni si andato comunque via via ad arricchire. Cos quando
nel 1990 iniziai il mio primo mandato di Presidente, la collezione che oggi si offre allammirazione
e allo studio di quanti amano la musica giaceva chiusa nelle casse, custodite - sede quanto mai
inidonea - nelle soffitte dellAuditorium di Via della Conciliazione. Inizi una lenta opera di
catalogazione, restauro e recupero culminata, con lapprossimarsi del giubileo del 2000, con una
parziale esposizione. Ma era evidente che al Museo, come alla Biblioteca, andasse riservato un
posto adeguato nel nuovo auditorium. E cos fu deciso nel corso della preparazione del progetto
affidato a Renzo Piano. Se non che il ritrovamento della villa romana e il conseguente
ridimensionamento degli spazi portarono a sacrificare questo settore, insieme con quello dei corsi
di perfezionamento. In pratica, paradosso tutto italiano, la tutela e la conservazione di un reperto
storico avrebbero portato al sacrificio di un altro settore della nostra storia, di quella
dellAccademia e di quella italiana in generale. E ad essere sacrificata, come spesso avvenuto in
questo nostro paese, sarebbe stata proprio la musica e, nel campo della musica, un settore, quello
dellorganologia e degli strumenti nel quale dovremmo vantare un primato indiscusso. Cos,
quando nel 2003 tornai alla presidenza dellAccademia, del Museo non si parlava pi. Si deve alla
pervicacia del sottoscritto e a quella di Annalisa Bini - unita in questo caso al suo intuito
nellindividuazione degli spazi - se oggi si pu recuperare questa grave e dolorosa lacuna. A questa
meta si giunti grazie allapporto dello Stato, del Comune e di Musica per Roma e di molti che
hanno creduto in questo progetto e nella necessit che, accanto ai reperti archeologici, debbano
trovar posto anche quelli che testimoniano il nostro glorioso passato musicale. Che non solo
quello dellAccademia, ma di tutto il paese, divenuto negli ultimi decenni molto distratto quando si
parla di strumenti musicali. E varr dunque la pena dire che, con questo e con una promozione
funzionale dellaltro Museo di strumenti, quello di Santa Croce in Gerusalemme, Roma potrebbe
dotarsi di un polo di attrazione in questo settore pari a quello delle quattro o cinque grandi capitali
che vantano il primato in questo campo, New York, Parigi, Bruxelles, Berlino. Motivo di riflessione in
un momento in cui il mitico Toscano fatto da Stradivari per il Granprincipe Ferdinando de Medici,
la mirabile collezione di strumenti a pizzico della Regina Margherita, la viola Tecchler e tante altre
preziose testimonianze tornano a mostrarsi in tutto il loro fulgore.
Bruno Cagli, Presidente-Sovrintendente

Introduzione
Sono trascorsi 15 anni da quando nellottobre del 1993 allapertura della stagione sinfonica il
pubblico dei concerti dellAccademia pot ammirare, nel foyer dellAuditorio Pio, unesposizione
temporanea di 56 strumenti antichi della collezione dellAccademia di Santa Cecilia, della cui
esistenza si era persa la memoria. Quindici lunghi anni durante i quali, grazie ai finanziamenti del
CNR e del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali e alla collaborazione di un gruppo di studiosi,
abbiamo potuto svolgere un lavoro dapprima di riordino e inventariazione, poi di studio
approfondito e catalogazione, accompagnata da esami specifici (radiografie, dendrocronologia),
per stabilire datazione, attribuzione e stato di conservazione di ogni singolo strumento.
Sono seguite diverse campagne fotografiche, restauri conservativi affidati di volta in volta ai
migliori specialisti ed esperti liutai individuati in base alle loro specifiche competenze, allestimenti
tematici ed una prima esposizione permanente (dicembre 1999-marzo 2002) nei locali attigui al
Centro informativo per il Giubileo, pur sempre accessibili dallAuditorio Pio.
La rinascita del Museo degli Strumenti Musicali dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia, come
spesso succede, ha coinciso con un rinnovato interesse nazionale per lorganologia, che ha portato
negli ultimi anni allapertura del Museo degli Strumenti Musicali presso la Galleria dellAccademia
di Firenze, al riordino della sezione strumentale del Museo del Castello Sforzesco di Milano,
allapertura del Museo della Musica di Bologna, alla maggiore valorizzazione delle straordinarie
collezioni di strumenti antichi della Accademia Filarmonica di Verona, di quella di Bologna e del
Museo Correr di Venezia. LItalia si mette cos al passo con una tendenza europea che negli ultimi
anni ha visto il riallestimento e ladozione delle nuove tecnologie da parte delle maggiori collezioni
del continente, da Bruxelles a Copenhagen, da Basilea e Londra a Norimberga e Parigi, fino a
Barcellona, dove nel 2007 stato inaugurato il Museu de la Musica. Per non parlare del
recentissimo Muse du Quai Branly a Parigi, dove Jean Nouvel ha realizzato uno spettacolare
quanto originale allestimento dei pi di settemila strumenti della collezione.
Se per Parigi, alla Cit de la Musique, il museo di strumenti musicali il fulcro attorno a cui ruotano
le attivit concertistiche, divulgative e educative per ragazzi, al Parco della Musica di Roma
lesatto contrario: lapertura di un museo di strumenti musicali il naturale complemento
insieme alla Bibliomediateca inaugurata nel 2005 delle attivit concertistiche che per lanno
2007 hanno raggiunto il numero di quasi 560 manifestazioni. Proprio dalla vicinanza e dal dialogo
tra il museo, i musicisti e gli studiosi potranno venire maggiori opportunit e proposte stimolanti
per un programma di avvicinamento del grande pubblico ai segreti della liuteria antica e moderna,
del virtuosismo strumentale e del continuo cambiamento delle tecniche costruttive, che ha
accompagnato e accompagna levolversi della prassi esecutiva musicale.
La nuova esposizione della collezione, collocata in uno scrigno progettato da Renzo Piano
secondo i pi attuali dettami della museologia, si serve anche delle moderne tecnologie per
rendere pi facile accostarsi a questi oggetti sonori, la cui presenza aggiunge un nuovo capitolo
alla gi ricchissima offerta di attivit che lAccademia svolge a favore della musica.
Annalisa Bini, Curatore del Museo

01 Il museo e le sue collezioni


Il Museo di strumenti musicali dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia possiede una delle
principali raccolte di strumenti italiane. Oltre cinquecento pezzi tra strumenti, accessori, oggetti e
cimeli sono testimonianza diretta delle pi varie culture musicali, con le quali mantengono un
legame inscindibile. Cinque secoli di storia diffusi su tre grandi continenti: dallEuropa allAfrica; dal
vicino Medio Oriente fino al lontano Giappone; dalla musica colta antica e moderna a quella
popolare.
Una tale eterogeneit traccia degli intenti didattici con i quali il museo fu istituito e rispecchia
appieno, ancora oggi, la vastit di interessi dellAccademia in quanto istituzione, rappresentando
un naturale complemento alla sua attivit di divulgazione della musica in ogni suo aspetto.
Il museo sorto alla fine dellOttocento, in coincidenza con la fondazione dei musei e delle
collezioni di strumenti musicali delle altre principali istituzioni europee di insegnamento musicale,
ma, soprattutto, in un periodo di particolare fervore nella vita accademica. Allepoca lAccademia
aveva da poco istituito la biblioteca ed il liceo musicale e cominciato a svolgere unattivit
formativa e concertistica continuativa, entro la quale trovavano posto anche concerti di musica
antica. La costituzione del museo avvenne proprio a integrazione di tale attivit, con il preciso
intento di ampliare la conoscenza dellarte della musica agli attrezzi che la servono; di mettere a
disposizione dei propri allievi e del pubblico testimonianze dirette della storia della musica antica o
di tradizioni musicali diverse dal consueto repertorio classico occidentale, come possono essere
considerate quelle extraeuropee o quelle popolari.
Il Fondo antico della raccolta, a dimostrazione del suo carattere esemplificativo, il pi eterogeneo
per provenienza e fattura degli strumenti. Nel 1926 vi si aggiunse il Fondo Savoia, costituito
prevalentemente da strumenti a pizzico e frutto della donazione della Regina Margherita. Un
notevole incremento della sezione liutaria della collezione si ebbe poi negli anni Cinquanta e
Sessanta, con lingresso degli strumenti premiati nei tre Concorsi Nazionali promossi
dallAccademia in quel periodo e con la pi consistente tra le donazioni ricevute dal museo, quella
eseguita nel 1962 dallaccademico e curatore della collezione Gioacchino Pasqualini (1902-1985).
Le acquisizioni di un certo rilievo ricominciarono negli anni Novanta, con lacquisto degli strumenti
extraeuropei del Fondo Terni, fino al pi recente ingresso degli attrezzi della bottega liutaria Fredi e
del laboratorio del liutaio lombardo Dante Regazzoni, donato dai figli.
Oggi, dunque, il nucleo pi consistente della collezione rappresentato dagli strumenti della
tradizione liutaria italiana dal XVII al XX secolo, fra i quali spiccano per qualit della fattura e
importanza storica il violino di Antonio Stradivari del 1690 detto Il Toscano e il mandolino e la
viola del liutaio romano David Tecchler. Ad esso si affianca un gruppo di strumenti a fiato italiani ed
europei del XVII-XX secolo, che comprende alcuni pregevoli pezzi creati dalla famiglia di costruttori
romani Biglioni, i cui componenti erano anche membri della Congregazione ceciliana.

Gli strumenti delle musiche altre


Il Museo comprende un significativo nucleo etnografico di 74 strumenti musicali europei ed
extra-europei, sia di tradizione colta sia di tradizione popolare, che si possono ascrivere alla
sfera di studi delletno-organologia e della antropologia culturale. Non si tratta di un fondo
autonomo ma di un insieme di esemplari provenienti dai diversi fondi, in cui, tuttavia, la
presenza degli strumenti delle musiche altre appare sistematica e testimonia di un
interesse continuo e ininterrotto, a partire dalla fine del XIX fino a oggi.
Gli strumenti musicali del mondo hanno sempre colpito lattenzione in quanto testimonianza
diretta di culture diverse dalla nostra, portatori, quindi, di peculiari concezioni musicali,
estetiche, rituali e religiose.
In Italia linteresse per gli strumenti musicali popolari europei ed extra-europei nasce dalle
ricerche etno-antropologiche di studiosi come Paolo Mantegazza e Luigi Pigorini e da quelle
demologiche di Lamberto Loria, Giuseppe Pitr ed altri: ne sono testimonianza, ad esempio,
gli esemplari conservati nei musei nazionali di Antropologia ed Etnologia di Firenze e delle
Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Va detto che i protagonisti di tali ricerche non erano n
musicologi n organologi e dunque le loro selezioni e descrizioni erano spesso guidate pi da
stereotipie fondate sullesotismo e sul primitivismo che non da reali conoscenze delle culture
musicali a cui si andavano riferendo. A ci va aggiunto laspetto commerciale che si
sempre associato ai prodotti materiali delle culture altre tramite il circuito antiquario, dove
laccento viene posto sulla curiosit o sulle qualit estetiche e non sulla funzionalit e
sullattendibilit dei manufatti. I moderni studi di etnomusicologia e di etno-organologia,
apparsi in Europa e in nord America a partire dagli anni trenta del Novecento e sviluppatisi
pi compiutamente negli ultimi cinquantanni, hanno impostato in modo del tutto diverso la
materia, applicando metodologie scientifiche e tenendo conto dei punti di vista locali.
Gli strumenti presenti nel fondo antico del Museo (1895-1900) rispecchiano, nella loro
variet di tipologie e provenienza, gli interessi e le ricerche dellepoca. Il fondo comprende
22 strumenti, tra i quali una pipa cinese, una cetra a bastone (valiha), una lira africana
(krar), alcuni flauti e un corno di conchiglia. Vi sono anche strumenti tipicamente italiani,
come le launeddas o le zampogne, oltre a riproduzioni di strumenti asiatici (shamisen,
huqin).
Nel fondo della Regina Margherita figurano 9 strumenti musicali extraeuropei di
particolare pregio estetico. Si tratta di liuti asiatici a pizzico come il qanbs, il tanbr e il tr
e ad arco come il kamnche e il gusle. La donazione di Gioacchino Pasqualini apport altri 20
strumenti fra loro molto eterogenei per provenienza e per riferimento culturale, fra cui
chitarre battenti popolari, cetre da tavolo, un organetto a due bassi, liuti a pizzico cino-
giapponesi (pipa, gekkin) e un d arabo. Con le recenti acquisizioni la collezione si
arricchita di ulteriori 23 strumenti, fra cui un piccolo ma significativo fondo cino-giapponese
di inizio Novecento, che il compositore Enrico Terni ricevette in dono ad Alessandria dEgitto
dove risiedeva, oltre a clarinetti albanesi e zampogne calabresi acquistati direttamente dai
rispettivi costruttori.
La gran parte degli strumenti presente oggi in collezione, dunque, proviene da sei aree
geografiche distinte: lItalia centro-meridionale e insulare; lEuropa continentale; lEuropa
balcanica; il Medio Oriente; lAsia orientale; lAfrica centrale. Essi appartengono a diversi
livelli socio-culturali duso, da quello agro-pastorale a quelli artigiano-urbani e
professionistici, riconducibili anche a consolidate tradizioni classiche extra-europee. La
presenza di questo nucleo etnografico nella collezione del Museo costituisce un forte
elemento di ricchezza e di dialogo interculturale, potenziato e valorizzato da un allestimento
strutturalmente integrato.

02 La nascita del museo


Listituzione ufficiale del Museo Strumentale antico e moderno della Regia Accademia di Santa
Cecilia si concretizz il 19 luglio 1895 con lo stanziamento di 500 lire da parte del Consiglio
Direttivo e fu ratificata dallAssemblea Generale degli Accademici il 29 maggio 1896. Il progetto,
tuttavia, era in ipotesi gi da tempo, fino dalla istituzione del Liceo Musicale nel 1877
secondo il presidente Conte di San Martino. Quel che certo che alla sua realizzazione contribu
in maniera determinante il clima di generale interesse e riscoperta che si stava sviluppando in
quegli anni attorno alla musica antica e
alla relativa prassi esecutiva in diverse citt italiane ed europee. Non va dimenticato che fino a
poco tempo prima anche gli autori che oggi consideriamo dei classici come Bach, Mozart o
Beethoven, erano sconosciuti ai pi, in un mondo, come quello musicale, che era tradizionalmente
votato al presente, e scarse erano le notizie e la consapevolezza di quanto diverse fossero le
tecniche con le quali i brani erano eseguiti nel passato e di quali fossero gli strumenti adottati. A
Roma si dedicarono a questi studi, fra gli altri, alcuni accademici ceciliani come Oscar Chilesotti,
Giuseppe Branzoli, e lallora bibliotecario Adolf Berwin. A loro si deve lorganizzazione dei due
trattenimenti di musica antica che la stessa Accademia tenne l8 e il 10 maggio 1889 con il
contributo dellAccademia Filarmonica Romana. Al primo di essi, che prevedeva una conferenza
sulla musica popolare del Cinquecento e alcuni saggi di musica per liuto, presenzi la regina
Margherita di Savoia, liutista e appassionata di musica antica. A distanza di pochi giorni la sovrana
assistette anche a un concerto storico promosso dalla Societ Musicale Romana che rappresenta
una tappa fondamentale per la costituzione della collezione dellAccademia. Il 24 maggio 1889,
nella sala Palestrina di Palazzo Doria Pamphilj, un gruppo di musicisti, diretto dallaccademico
ceciliano Alessandro Orsini, tenne un concerto di musiche melodrammatiche italiane dal XVII al
XIX secolo, accompagnandosi con strumenti antichi, sei dei quali confluirono poi nella raccolta
dellAccademia di Santa Cecilia, dove figurano ancora oggi. Ne preziosa e unica testimonianza
una fotografia commemorativa, conservata presso la biblioteca dellAccademia, grazie alla quale
stato possibile identificare tali oggetti.
Dagli inventari sappiamo che cinque di essi sono stati donati o acquistati nel corso del 1895, anno
di fondazione della collezione. Tutti sono poi inclusi nel primo elenco pubblicato sullAnnuario del
1897 di 41 strumenti esplicitamente destinati al museo. Si tratta di oggetti acquistati
dallAccademia a tale scopo o donati da diversi collezionisti e accademici, puntualmente indicati,
tra i quali ancora il Conte di San Martino, Branzoli e Berwin, ma anche Gino Basevi ed Evan Gorga,
al quale si deve pure la ricca collezione oggi esposta al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a
Roma. Fra gli acquisti, sebbene a quel tempo destinati al liceo, vi uno strumento di particolare
interesse storico e artistico, la viola di David Tecchler del 1743, gi appartenuta alla prima viola del
Teatro Apollo Antonio Marucci e suonata da Paganini in occasione della prima rappresentazione
dellopera Matilde di Shabran di Rossini (1821). Nel 1900 la raccolta, accresciutasi di altri 36 pezzi,
fu presentata nellAnnuario di quellanno. A una breve introduzione storica seguono le descrizioni
di ciascun esemplare, completate da due fotografie dellesposizione al pubblico ospitata nei locali
della biblioteca nella sede di via Vittoria. Laccostamento di strumenti di tradizione popolare ed
extraeuropea e di strumenti antichi di tradizione colta, fino alle ricostruzioni pi o meno fondate
dei pi remoti progenitori degli strumenti moderni, riconducibile al gusto per lesotico e il
primitivo allora in voga, ma al tempo stesso mostra, nella suddivisione secondo i criteri
catalografici elaborati in quegli anni, notevoli sforzi scientifici e, ancora una volta, risponde alla
volont didattica con la quale si era formata la collezione. Tra gli strumenti europei di tradizione
colta che compongono questo nucleo, oggi identificato come il Fondo antico della collezione,
spiccano per rarit una spinetta ottavina del 1623 e ben tre strumenti ad arco costruiti tra
Cinquecento e Seicento: una viola da braccio di Johannes Marcus Granello e un violoncello di
Francesco Framonti riconoscibili anche nella foto del concerto storico e una viola da gamba
tenore di Antonio Ciciliano.

03 Il lascito della regina Margherita


Nel dicembre 1926 il museo si arricch del primo dono importante. Per volont della regina
Margherita di Savoia (1851-1926) lAccademia ebbe in eredit, infatti, tutti gli strumenti della sua
collezione privata: venticinque esemplari di liuteria quasi esclusivamente a pizzico, europei e non,
fra i quali spicca un nutrito gruppo di mandolini di grande pregio barocchi, napoletani e milanesi
primo tra tutti il mandolino di David Tecchler (1726), liutaio romano noto per la qualit della
fattura dei suoi strumenti.
La scelta della sovrana rispecchia il forte legame che ebbe in vita con listituzione ceciliana. Ella fu
una assidua frequentatrice dei concerti dellAccademia e ne segu costantemente lattivit che
spesso patrocin, oltre a coinvolgere direttamente alcuni accademici nelle occasioni musicali a
corte. Tra i diversi intrattenimenti ai quali assistette vi furono senza dubbio il concerto storico
della Societ Musicale Romana nel maggio 1889 come testimonia anche la margherita presente
allocchiello di tutti i musicisti della foto e la conferenza-concerto organizzata pochi giorni prima
dalla Accademia di Santa Cecilia. Quella occasione port il Carducci a dedicarle i versi de Il liuto e
la lira che la ritrae nellatto di suonare: il fulgido sguardo al liuto reca e su l memore ministro
deroici lai la mano e linclita fronte piega. Margherita, moglie di Umberto, figlio di Vittorio
Emanuele II, fu educata alla musica fin da giovanissima, grazie alle cure della sua istitutrice
austriaca, poi perfezionate dai musicisti di corte che la guidarono nello studio del pianoforte, oltre
al quale suonava con buona tecnica il liuto e il mandolino. La sua sincera passione musicale
rappresenta un caso unico tra i Savoia e laccompagn per tutta la vita, accanto al pi ampio
interesse per ogni forma darte. Margherita fu capace di dare unimpronta pi raffnata e
intellettuale alla severa corte sabauda. Non ancora regina e appena diciannovenne, ella entr a
Roma con il marito il 23 gennaio 1871 per stabilirsi al Quirinale. Poco tempo dopo Margherita inizi
a tenere sfarzosi ricevimenti e diverse iniziative di carattere artistico e intellettuale, tra le quali un
raffinato salotto letterario tra i pi ambiti in Roma. Il gioved della Regina era lunico tra i salotti
aristocratici che ammettesse e caldeggiasse la presenza di unlite non solo per rango, ma
soprattutto per eccellenza nei pi diversi campi, da quello politico a quello letterario e artistico. La
sua sorridente cortesia, la costante attivit benefica e lalta coscienza del proprio ruolo le
conquistarono la simpatia dei pi ferventi repubblicani, come Carducci, e dei borbonici napoletani
che arrivarono a concepire lunico prodotto nazionalpopolare legato a casa Savoia: la pizza
Margherita. Nellimmaginario ideale e culturale della media borghesia, in particolare, ella divenne
un modello da imitare, al punto che le fu dedicato un settimanale di moda e letteratura. Nelle
scelte musicali la sovrana mostr interesse soprattutto verso la musica cameristica e sinfonica
seguendo la tendenza in atto negli anni Ottanta del secolo tra lalta societ italiana e ancor pi in
quella straniera della capitale. Le sue preferenze furono senza dubbio influenzate sia dai musicisti
conosciuti dal suo arrivo a Roma, in particolare gli accademici ceciliani Filippo Marchetti, Giovanni
Sgambati e il presidente Conte di San Martino, suo conterraneo, sia dai talentuosi musicisti
dilettanti che frequentavano assiduamente la corte, come il marchese di Villamarina, che fu anche
presidente dellAccademia, donna Laura Minghetti moglie del suo maestro di lettere e amico
Marco Minghetti e lambasciatore tedesco Robert von Keudell, valente pianista, con i quali
suonava spesso. La regina, daltronde, non poteva essere da meno rispetto alle dame del
patriziato romano, quando una duchessa di Marino Colonna o una contessa della Somaglia
radunavano le signore ad eseguire concerti en petit comit. Il suo ruolo, comunque, la port a
impegnarsi anche nellorganizzazione di intrattenimenti di pi ampia portata. Il 28 marzo 1881, nel
grande salone del Quirinale, fu dato agli invitati il primo concerto sinfonico, per il quale Margherita
aveva scelto louverture del Coriolano di Beethoven e la nuova Sinfonia in re di Giovanni Sgambati,
composta per loccasione e dedicata alla sovrana. Sgambati divenne poi il suo musicista ufficiale e
nel 1893 il celebre quintetto del maestro divenne, con regio decreto, il Quintetto della Corte di
Sua Maest la Regina.
04 Gli anni Cinquanta
La gran parte dei circa trenta strumenti di liuteria novecentesca attualmente in collezione sono
opera di liutai che parteciparono e furono premiati ai concorsi organizzati dallAccademia di Santa
Cecilia. Fra il 1916 e il 1920, infatti, lAccademia di Santa Cecilia promosse cinque edizioni di un
concorso di liuteria che contribu alla valorizzazione di alcuni tra i migliori costruttori allora attivi in
Italia. Il progetto nacque dalla proposta fatta al Congresso musicale di Milano nel 1908 dal
violoncellista, compositore e accademico ceciliano Luigi Forino (1868-1936) che sosteneva fosse
necessario un supporto diretto alla liuteria italiana da parte degli istituti musicali. Grazie
allinteressamento dellallora direttore del giornale Musica, Raffaello de Rensis, liniziativa pot
realizzarsi, con ladesione di 21 Conservatori ed Istituti musicali e lappoggio di numerosi enti e
personalit. Ogni istituto, da regolamento, nominava un suo rappresentante a far parte della
commissione giudicatrice, presieduta dallo stesso Forino. I premi consistevano in una somma di
denaro e nellacquisto degli strumenti a uso degli istituti promotori. In totale alle cinque edizioni
dei concorsi furono presentati 163 strumenti. Il quinto anno, inoltre, grazie allelargizione di Evan
Gorga, musicista, commerciante e collezionista, fu istituito un premio dacquisto per un quartetto
completo. Fra gli anni 20 e 30 si svolsero altre sei edizioni del concorso, sotto legida
dellAccademia Filarmonica Romana, che gi faceva parte degli organizzatori delle precedenti
edizioni, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1937, in occasione delle
celebrazioni stradivariane, si svolse un concorso nazionale di liuteria a Cremona. LAccademia
riprese liniziativa soltanto nel secondo dopoguerra e nel 1952 band il primo Concorso nazionale di
liuteria contemporanea, con il contributo dello Stato, del Comune di Roma e dellANLAI, seguito da
altri due concorsi, rispettivamente nel 1954 e nel 1956.
L ANLAI, Associazione Nazionale della Liuteria Artistica Italiana, era stata istituita nel 1950 sotto
lalto patronato artistico dellAccademia grazie allinteressamento di Gioacchino Pasqualini,
accademico, violinista e fisico. Essa ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione internazionale
della produzione liutaria italiana, che intese ampliare attraverso i concorsi che ebbero una grande
eco. La commissione giudicatrice dei concorsi era composta di alcuni tra i maggiori liutai italiani e
stranieri oltre allo stesso Pasqualini e al presidente dellAccademia. Liniziativa si concluse sempre
con lesposizione degli strumenti in concorso, che si tenne il primo anno nella sede dellAccademia
e i successivi presso il Teatro Argentina di Roma. Alcuni degli strumenti premiati vennero acquisiti
dallAccademia. A volte fu lautore, a far dono della propria opera al termine dellesposizione o un
magnanimo acquirente, ma pi spesso fu una delle istitutzioni coinvolte, segno di ulteriore
riconoscimento del valore dello strumento. Attualmente in collezione sono presenti, tra gli altri,
una viola di Dante Regazzoni e un violoncello di Renato Scrollavezza.
Nello stesso periodo lAccademia riusc ad acquisire uno dei pezzi pi pregiati della raccolta, il
violino costruito da Antonio Stradivari e detto il Toscano, poich parte del quintetto del 1690
destinato al Granprincipe Ferdinando de Medici. Si tratta di uno dei pochi strumenti superstiti, una
quindicina in tutto, di una delle pi importanti collezioni italiane sei-settecentesche. Il violino del
liutaio cremonese fu acquistato nel 1953, per la somma di 23 milioni di lire dalla casa W.E. Hill &
Sons di Londra che lo aveva fin dal 1888, assieme a un documento che ne attestava la
provenienza: la ricevuta della vendita da parte di un violinista di corte del Granducato di Toscana a
un musicista irlandese. LAccademia volle destinare lo strumento alluso da parte della virtuosa
Gioconda De Vito, considerati i suoi alti meriti artistici e il suo contributo nel rinvenimento del
violino. Nel 1962, al termine della sua carriera artistica, la De Vito riconsegn il violino e una
commissione, appositamente formata, decise di affidarlo a Pina Carmirelli, la quale, a sua volta, lo
restitu nel 1977. Da quel momento in poi lo strumento non fu pi dato in custodia cos a lungo ad
un singolo strumentista.

05 Gli anni Sessanta


Il 3 dicembre 1962, alla presenza delle massime autorit, fu inaugurato un nuovo allestimento del
museo nella sede di via Vittoria. Lesposizione, curata dallaccademico Gioacchino Pasqualini,
includeva parte della sua collezione privata di strumenti e accessori di liuteria, gi in custodia
presso lAccademia da alcuni mesi e ufficialmente donata quattro giorni dopo linaugurazione, a
ricordo dellunico figlio Peppino, prematuramente scomparso quellanno.
A Pasqualini parve naturale, probabilmente, legare la memoria del figlio a quella occasione e al
museo che da due anni seguiva con perizia e dedizione. Nel giugno 1960, infatti, lAccademia lo
aveva incaricato di riordinarlo, dopo che per lungo tempo era stato tralasciato a favore dellattivit
didattica. Pasqualini, nominato curatore del museo, riusc a ricostruire linventario della raccolta, a
recuperare gli strumenti che si trovavano in deposito presso il Conservatorio fin dallepoca del
Liceo musicale e a far restaurare gli strumenti pi degradati, proprio in vista del nuovo
allestimento espositivo. Le sue competenze, specialmente sugli strumenti di liuteria, erano quanto
mai vaste e poliedriche. Pasqualini si form inizialmente come violinista, nella citt natale e
allAccademia di Santa Cecilia, dove si diplom nel 1924 per poi entrare, appena un anno dopo,
nellorchestra sinfonica. In seguito egli fu insegnante al Conservatorio di Roma, dal 1934 di violino
e dal 1942 di acustica musicale dopo aver conseguito la laurea in fisica pura e non tralasci
neanche larte liutaria, divenendo allievo del conte Rodolfo Fredi, decano dei liutai romani. Nel
1949 Pasqualini fu nominato presidente della giuria del Concorso Internazionale di Cremona e
incaricato di riorganizzare il funzionamento della Scuola di Liuteria della citt. Nello stesso anno
egli fond la anlai, costituita ufficialmente nel 1950 con il patrocinio dellAccademia Nazionale di
Santa Cecilia, insieme alla quale avrebbe di l a poco rinnovato la tradizione dei Concorsi Nazionali
di Liuteria a Roma. Grazie a questa attivit e ai suoi numerosi contatti con il mondo del commercio
e del collezionismo, Pasqualini riusc a radunare una notevole collezione di strumenti musicali. Il
suo Gabinetto armonico, come egli lo defin, era diviso in una sezione moderna, di circa trenta
strumenti di liuteria, donata al Comune di Ascoli Piceno, e una sezione di strumenti arcaici e
antichi, oggetto della donazione allAccademia, composta di circa cinquanta strumenti di vario
genere e provenienza, oltre agli accessori che egli raccolse nella sua attivit di didatta per
illustrare la storia della liuteria italiana. Pasqualini decise poi di dividere la sua ricca biblioteca tra il
Conservatorio di Roma e quello di Perugia.
Fra gli strumenti antichi donati al museo spiccano diversi strumenti italiani, tra i quali una cetera
cinquecentesca con testina antropomorfa e cinque strumenti settecenteschi: un salterio
riccamente decorato e firmato Xaverio, un flauto traverso Schultz e un flauto diritto Castel, un
mandolone di Gaspar Ferrari, datato 1751 e uno tra i primi mandolini napoletani conosciuti, senza
firma, databile intorno al 1740. La raccolta comprende anche un discreto numero di strumenti
popolari italiani ed europei e due strumenti meccanici di fattura italiana: i campanelli a tastiera e
un pianino a cilindro di Edoardo Vosgien.
Un terzo e consistente nucleo rappresentato da strumenti provenienti dallAfrica e dallAsia,
soprattutto strumenti a corda pipa, gekkin, hu qin, ud ma anche alcuni flauti a blocco e un di
(un particolare flauto traverso cinese provvisto di una membrana vibrante). In generale gli oggetti
presenti nella sua collezione rispecchiano sia la vastit e la variet dei suoi interni sia la sua
competenza e abilit nellindividuare strumenti di consistente valore storico. Questo nucleo, oltre
tutto, si inserisce perfettamente allinterno della raccolta gi presente in Accademia accordandosi
senza sforzo alle tipologie rappresentate. Lultima iniziativa pubblica del museo legata a Pasqualini
fu la mostra organizzata insieme allAssociazione di Via del Babuino. Gran parte degli strumenti
della collezione, inclusi quelli da lui donati, furono esposti nelle vetrine dei negozi antiquari lungo
lomonima strada per dieci giorni dal 9 al 19 ottobre 1963 e ne fu pubblicato un piccolo
catalogo a cura di Lucio Del Re.

06 Dagli anni Sessanta ad oggi


Dopo la mostra tenutasi nel 1963 in via del Babuino lattivit del museo diminu sempre pi, finch
non cess quasi del tutto. Solo alla fine del 1992 fu avviato un progetto di recupero e
valorizzazione della raccolta grazie anche al sostegno finanziario del Consiglio Nazionale delle
Ricerche. Nel periodo intercorso tra queste due date si ha traccia delle visite che ancora venivano
effettuate al museo nel 1966 e dei contemporanei restauri avviati sempre per iniziativa di
Gioacchino Pasqualini. Sotto la presidenza di Mario Zafred, negli anni Settanta, fu redatto un nuovo
inventario e si realizz una campagna fotografica completa degli oggetti. Probabilmente ci
avvenne attorno al 1979, anno in cui fu ipotizzata la cessione della collezione in deposito al Museo
Nazionale degli Strumenti Musicali, un progetto poi abbandonato. Da allora non esiste altra
testimonianza di una qualche attivit legata al museo.
Nel 1992 sotto limpulso della prima presidenza Cagli, lAccademia decise di riorganizzare la
gestione del proprio patrimonio storico. Quale responsabile della biblioteca, della collezione di
strumenti e delle attivit culturali della Accademia fu incaricata Annalisa Bini, che fin da subito si
attiv per recuperare il museo. Gli strumenti si trovavano nei locali al quarto piano dellAuditorio
Pio, in via della Conciliazione, chiusi al pubblico salvo che per qualche periodica visita su
appuntamento. Lo stato di incuria in cui versava la collezione rese necessario dapprima redigere
un nuovo inventario e poi effettuare una verifica completa dello stato di conservazione dei pezzi
con lintento di rendere al pi presto la collezione accessibile al pubblico. Gi lanno successivo,
nel 1993, alcuni strumenti selezionati tra i pi significativi furono esposti nellatrio dellAuditorio
Pio e per loccasione fu pubblicato il catalogo Il liuto e la lira. Verso un recupero del Museo
Strumentale dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia. La raccolta fu quindi sottoposta a una
intensa campagna di documentazione, indagine e ricerca che comprese, laddove necessario,
alcuni interventi di restauro conservativo.
Queste diverse attivit si protrassero negli anni successivi, nel corso dei quali si cominci a
progettare un allestimento pi stabile per garantire il miglior livello di conservazione per gli
strumenti. Alla fine del 1999, alla vigilia del Giubileo, fu quindi inaugurata la nuova esposizione nei
locali di via della Conciliazione, su progetto degli architetti De Lucchi e Carreras. Nel contempo fu
dato nuovo impulso alle donazioni e agli acquisti di pezzi da destinare al museo, che acquis alcuni
nuclei etno-organologici, singoli strumenti di tradizione colta, oltre a ci che si era conservato della
bottega del liutaio Rodolfo Fredi. Lultima acquisizione in ordine di tempo risale alla prima met del
2007, quando il museo ha ricevuto in dono il laboratorio del liutaio Dante Regazzoni per volont
dei figli Cesare, Domenica e Giulia. Frattanto, nel settembre 1995 cominciarono i lavori per il
nuovo Auditorium, inaugurato sette anni dopo, nel 2002. A breve distanza dallapertura del museo
in via della Conciliazione, quindi, lintera Accademia e il suo patrimonio storico avevano gi iniziato
un lungo trasferimento e una nuova, completa riorganizzazione. Una prima, estremamente
scenografica esposizione degli strumenti musicali della collezione fu realizzata nello spazio
Risonanze, affiancando gli strumenti a disegni di Paul Klee e a un mobile di Alexander Calder,
Humtulips. Fin da subito, per, si deline lipotesi di un luogo pi raccolto, pi adatto a mantenere
permanentemente il museo e a rispondere ai compiti conservativi, scientifici e divulgativi che gli
sono propri. Larchitetto Renzo Piano tradusse il pensiero in un nuovo progetto qualche anno pi
tardi: Lidea che mi viene disse che nellesposizione degli strumenti si debba entrare come
se fosse una cassaforte, il caveau che contiene il tesoro dellAuditorium. [dallintervista del 20
luglio 2004]
I gioielli dellAccademia di Santa Cecilia, gli strumenti musicali raccolti nei secoli dallistituzione,
nel suo genere la pi antica del mondo nata nel 1585, essa ebbe tra i suoi fondatori Pierluigi da
Palestrina hanno cos trovato un nuovo scrigno dove essere conservati con la dovuta cura,
ammirati e fruiti dal pubblico di appassionati che segue le attivit dellAccademia e i concerti
dellAuditorium.