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NECESSIT DI UNALFABETIZZAZIONE EMOTIVA

Sono le due di notte e sto scrivendo qualcosa di matrice sociologica/filosofica;


materie che non prediligo sebbene mi interessino molto, non riesco a dormire,
mi venuta la frennesia di scrivere perch nel pomeriggio avevo letto un
bellissimo articolo di un rispettabile filosofo. Quella lettura aveva lasciato
cadere qualche goccia su un seme che si annida nella mia mente da un po' di
tempo. In particolare trattava di come nel mondo attuale ci sia vasta scelta di
immagini e informazioni e di come se ne faccia cattivo uso e di come non si
dedichi il giusto tempo e la dovuta attenzione a riflessioni che dovrebbero
essere sicuramente pi strutturate. Ebbene saremo anche fortunati con questi
magnifici aggeggi tecnologici che ci fanno entrare in qualsiasi tipo di
conoscenza ma purtroppo luso che se ne sta facendo drammatico e non lo si
ancora compreso. Lalfabetizzazione intesa in senso stretto come lettura e
scrittura ormai pi o meno, volente nolente sdoganata nella maggioranza del
globo; chi ancora rimasto dietro su questo fronte terribilmente
compromesso (ma questo un altro discorso). Tutto ci che riguarda la sfera
umana; tutti i processi della societ sono in continua evoluzione e noi da
qualche migliaia di anni siamo rimasti fermi al fatto che si debba
elementarmente saper leggere, scrivere ed avere un adeguato bagaglio
culturale per essere inclusi nei processi della societ, ma in questelenco non
trovano posto i sentimenti. Il mondo cambiato, anche i nostri atteggiamenti lo
sono, attualmente stiamo combattendo con un nemico intangibile con mezzi
profondamente inadeguati. Stiamo vivendo una rivoluzione ma solo pochi non
riescono a stare allorrendo gioco che ci sta dominando. La vandalizzazione, il
vilipendio delle emozioni, dei sentimenti, la completa mancanza di empatia ci
sta rendendo esseri presenti intellettivamente ma non pi esseri umani.
Larticolo di ieri terminava con una riflessione riguardante i video dellIS e di
come agire se condividere per dovere dinformazione o tacere per censurare
immagini violente. La prima strada implica lo stare al gioco dei terroristi ma
non solo quelli reali ma anche quelli che stanno comodamente dietro un display
retroilluminato i quali non si curano della drammaticit delle immagini ma
riescono addirittura a trovare qualcosa di imbarazzantemente simpatico nel
drammaticamente tragico. Ebbene ho usato il termine simpatico, un termine
che non tutti conoscono e anche questo il nocciolo della questione, Simpatia
deriva dal greco (sympatheia) e non ha laccezione che tutti noi
crediamo di sapere, letteralmente simpatia significa essere coinvolti dalla
sofferenza di un altro e non si confonda con la compassione che ha avuto luogo
con il cristianesimo. La simpatia ha a che fare con un contagio morale e va di
pari passo, proporzionalmente allimmaginazione, chi ha poca immaginazione,
poco simpatico e non riesce a comprendere la sofferenza altrui.
Limmaginazione spiccata nei bambini e proprio i bambini sono gli esseri pi
simpatici. La mia mente allora va a quel bimbo siriano, Aylan, che qualche
anno fa moriva sulle sponde del mar greco, ebbene quel bimbo, indifeso,
insabbiato, bagnato, solo e morto stato dato in pasto al ripugnante black
humor del web. Un mio amico mi sottopose immagini che lo prendevano di
mira, lo usavano come meme, e profondamente divertito me le mostr e mi
chiese il perch non ridessi ad uno spettacolo che per lui era tanto sbellicante,
rimasi attonito, eppure era un ragazzo che stimavo, brillante con acume e
molto intelligente ma mi accorsi che in cuor suo gli mancava la cosa pi
importante, la sensibilit, lempatia. Limmagine di quel bimbo credo che se
sottoposta ad altri bambini abbia maggior riscontro emotivo che su una
generazione che lost in emotions, la quale condivide frasi poetiche,
canzoni, immagini, arte per puro narcisismo poser. La prova che la bilancia che
riguarda questa sfera sia starata anche testimoniata dal fatto che
questinverno un film ha generato tanta emozione, fino ad arrivare in alcuni
soggetti al pianto, e nel frattempo un immagine che deride Aylan, fa morire
dalle risate. O la bilancia starata o le visioni sono completamente mutate o
sono pazzo e sto scrivendo un fiume di cavolate. Sono partito
dallalfabetizzazione quella del leggere e dello scrivere, ci siamo acculturati pi
o meno tutti ma dopo questo passo la societ sta stagnando nella melma,
nellignoranza emotiva e credo che non ci sia cosa pi triste. Concludo questa
mia folle parabola con una speranza, quella di riscoprire le emozioni, i
sentimenti, quelli pi semplici, quelli che facevano parte della nostra infanzia
che sono stati orrendamente vilipesi da una crescita che sar anche stata
notevole in cultura ma pessima in sentimenti. Ritorniamo bambini.
Marco Artiaco
BIBLIOGRAFIA
Andrea Pinotti, Narciso e la diplopia iconica, Wired, primavera 2017.
Raffaele La Capria, La Simpatia, Quello che (non) ho, La7 2012.