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Il segreto dello squilibrio umano va ricercato nelle origini dello stesso e cons

iderando il suo ruolo nel manifestato come viene designato da tutte le tradizion
i e dalla logica stessa, in quanto le sue facolta´gli conferiscono per la natura
della concatenazione universale, il ruolo di "mediatore tra Cielo e terra" e in
virtu´di questo, esso, i quali limiti sono sconosciuti poiche´posti da se medes
imo nelle limitazioni contingenti di cui puo´farsi unico artefice, e´colui che p
uo´trasformare, grazie alla ragione che possiede, e restando in linea con l´eter
no equilibrio vigente nell´intero cosmo o lasciando la via per cosi´dire della
"rettitudine", dato che una delle pricipali caratteristiche che possiede e il li
bero arbitrio;
indi per cui se procediamo dalla stessa manifestazione possiamo dire che sicuram
ente questo ordine nell´uomo risiedeva "naturalmente" senza per cosi´dire imposi
zioni mentali o obbligazioni di qualsivoglia genere poiche´era gia´insita nella
sua nascita, nel suo "aprire gli occhi", l´obbedienza (per il termine obbedienza
, ci prendiamo alcune riserve poiche´l´essere umano principiale non avvertiva co
me dovere cio´che per lui era l´unica fonte di sostentamento, sarebbe come dire
che un albero ignora le proprie radici che gli permettono di trarre dalla terra
il nutrimento che necessita o se ne scorda); obbedienza che sanciva di fatto l´e
quilibrio che cosmologicamente era proprio della manifestazione discesa come pre
cisa traduzione dell´essenza della perfezione stessa poiche´come gia´e´stato det
to non siamo altro che noi a percepire il dualismo tipico di questo "nostro mond
o" in altri mondi probabilmente riderebbero del nostro affannarci per questioni
del tutto inesistenti e che fanno parte (ora e con la disgregazione dell´unita´p
rincipiale sempre di piu´) della pura contingenza, siamo esseri intellettualment
e masochisti in quanto come sempre gia´detto ci poniamo noi stessi le limitazion
i che ci ostacolano nella trascendenza, ossia nel naturale moto astratto verso i
l cielo che e´in potenza una delle possibilita´sviluppabili nell´essenza umana,
ma che nell´antichita´naturalmente era maggiormente spontanea.
L´intellettualita´e´avanzare verso stati di essere superiori quindi al di la´del
manifestato, per cui se limitiamo noi stessi alla finita e limitata concezione
individualistica non faremo altro che limitare la nostra stessa essenza e perder
emo quello che in India come negli altri "Paesi" orientali e ancora ritenuto (e
come dovrebbe essere anche qui in occidente) come l´unica ragione esistente alla
vita stessa: la manifestazione e riconducibile del resto in tutto e per tutto a
quella che e´la figura dell´uomo come anello in terra della concatenazione univ
ersale ("a mia immagine e somiglianza"), l´esoterismo islamico si riconduce a qu
esto come colui che e´artefice della volonta´divina, in cio´che ha un carattere
tradizionale esoterico come nella Sharya, e per noi occidentali nell´espressione
del Folklore (poiche´a differenza di Islam e Ebraismo i cristiani non hanno qua
si piu´nulla della antica lega con i Principi Universali di cui si ha nel primo
cristianesimo e sopratutto nel medio evo una testimonianza piu´che evidente), co
me e´naturale che sia a dimostrazione che non siamo altro che parte di un Tutto
che irrimediabilmente non puo´che far parte a sua volta della nostra essenza pri
ma.
Ora la nostra esistenza e facilmente (o meno) riconducibile alla figura di un uo
mo e una donna (oriente e occidente) e dall´equilibrio del rapporto tra i due de
riva lo stesso di tutto il resto, sappiamo che l´umanita´si sviluppo´e crebbe ne
lla culla dell´Indocina e da li´si espanse per il resto del creato (non possiamo
pero´dal tronde non avvalorare anche la tesi che l´origine sia nordica o "Borea
le", ma non faremmo altro che ribadire la reciprocita´della manifestazione quand
o dicevamo dell´uomo e della donna nelle rispettive posizioni occupate) e la tra
smissione orale fu il mezzo per tramandare cio´che al principio era il verbo o l
a verita´(poiche´la verita´e´il verbo che quando scese permise l´incontro con gl
i stati piu´alti) per poi essere fissata (e in questo si capisce la fondamentali
ta´di una lingua fissa) negli scritti, la societa´indiana e´l´esempio o l´unica
chiave di lettura per trascendere la nostra bella e sentimentale concezione dell
a giustizia (che di fatto e compresa nello stare in linea con i Principi), formu
lata quando si e´persa l´unione con "cio´che doveva essere" e solo in virtu´di q
uesto fatto, nella sua composizione e´la dimostrazione della perfezione dell´uni
ta´della varieta´degli esseri nella organizzazione sociale il cui sguardo e´rivo
lto solo verso le sue stesse radici.
Si tratta di una perfetta trasposizione della volonta´divina nello stillare l´or
dine dei ceti e delle responsabilita´rispettive spettanti in funzione alle capac
ita´e alle caratteristiche proprie di ogni essere umano, in quanto espressione u
nica e irripetibile della frammentazione della perfezione (l´essere umano) quind
i: come gia´e´ben noto attraverso i brahmani discendeva la volonta´del Cielo e g
li Ksatriya vivevano solo per il mantenimento di questo ordine e come sempre e´n
oto che questo ordine si capovolse nel momento in cui l´utorita´spirituale dei p
rimi fu misconosciuta per essere presa e disgregata dai secondi, ma piu´imporrta
nte ancora durante il mantenimento dell´unione le altre classi sociali (come le
prime due) coesistevano in un´armonia perfetta frutto della giusta affibiazione
dei ruoli, che per natura individuale o ereditaria veniva determinata esattament
e, sino alla rottura chiaramente (e questo a torto di quanti credono che sia sol
o un fattore ereditario a concretizzare l´appartenenza a una classe piuttosto ch
e a un´altra in India) e in questo modo era stabilita e tutelata l´integrita´ad
ogni livello; tutto questo per poi finire con il corrompere o viziare questa nat
urale trasmissione per sottomettere il volere del non essere a´quella dell´esser
e o piu´propriamente dello spirito alla materia.