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retroattivamente.

Nei moviment i di liberazione nazionale, osserva Habermas, abba


stanza comune che chi consider ato un terrorista, e possibilmente anche condanna
to come tale, venga a far parte , in seguito ad un'improvvisa svolta degli event
i, della nuova leadership. Poich il tipo di terrorismo emerso con l'11 settembre
non pare avere obbiettivi politi ci realistici, Habermas ne respinge il contenut
o politico. Su questa base trova allarmante la decisione di dichiarare guerra al
terrorismo perch gli conferisce u na legittimazione politica. Inoltre Habermas p
reoccupato per la progressiva perd ita di legittimit a cui sono sottoposti i gove
rni degli Stati democratici e liber ali, che vede esposti sistematicamente al ri
schio di reagire in maniera eccessiv a contro un nemico sconosciuto. Si tratta d
i un pericolo serio: imminente a live llo dei singoli Stati, dove la militarizza
zione della vita ordinaria potrebbe mi nare il funzionamento del regime costituz
ionale e restringere le possibilit di pa rtecipazione democratica; ma in prospett
iva presente anche a livello internazion ale, dove l'uso delle risorse militari
potrebbe rivelarsi sproporzionato o ineff icace. Derrida, dal canto suo, guarda
alla decostruzione della nozione di terrorismo co me l'unica linea di condotta r
esponsabile, perch l'uso pubblico di questa nozione finisce per dare una mano pro
prio ai terroristi. Tale decostruzione consiste ne l mostrare che nessuna delle
distinzioni che si applicano comunemente al terrori smo in realt sostenibile. Sec
ondo Derrida, non solo il terrorismo fondamentalment e indistinguibile dalla gue
rra, ma non nemmeno possibile tracciare una separazio ne concettuale rigorosa tr
a terrorismo nazionale e internazionale, locale e glob ale. Se si afferma l'impo
ssibilit di assegnare predicati alla sostanza 'terrorism o', lo si priva di signi
ficato, e quindi anche di un progetto politico. Secondo Derrida, la lotta al ter
rorismo implica anche un'attenta vigilanza al ra pporto tra terrore e sistema di
comunicazione globalizzato, iniziato sotto l'egi da del bombardamento di immagi
ni sugli attacchi dell'11 settembre. Con la ripeti zione ossessiva del ricordo d
ell'evento traumatizzante, i sopravvissuti cercano di provare a se stessi di ess
ere in grado di resistere all'impatto di ci che potr ebbe ancora accadere. Dopo l
'11 settembre, noi tutti siamo stati esposti a quest o meccanismo, che mette in
risalto il terrore pi come possibilit futura che come e vento passato. Derrida sco
ncertato dall'atteggiamento superficiale dei media, ch e hanno contribuito ad am
plificare la forza di quest'esperienza traumatica. Ma a nche seriamente preoccup
ato della possibilit che i terroristi sfruttino a loro va ntaggio i network tecno
logici e informatici. Malgrado tutto l'orrore al quale ab
biamo assistito, dice Derrida, non impossibile pensare che un giorno guarderemo
all'11 settembre come l'ultimo esempio della relazione fra terrore e territorio,
l'ultima esplosione di un teatro arcaico della violenza, destinata a colpire l'
immaginazione. Gli attacchi del futuro - qualora venissero usate armi chimiche
e batteriologiche, o se fossero prese di mira le comunicazioni digitali - potreb
b ero essere silenziosi, invisibili e difficilmente immaginabili. Di fronte a qu
esti rischi devastanti, sia Habermas che Derrida si appellano a un a reazione di
portata mondiale che definiscono nei termini di una transizione da l diritto in
ternazionale classico, tuttora ancorato al modello ottocentesco dell o Stato-naz
ione, ad un nuovo ordine cosmopolitico, di cui dovrebbero diventare a ttori poli
tici le istituzioni internazionali e le alleanze continentali. In prat ica, ques
ta transizione potrebbe esigere anche la creazione di nuove istituzioni internaz
ionali. Non c' dubbio per entrambi che il primo passo consista nel raffo rzare qu
elle gi esistenti, da un lato perfezionando il loro profilo diplomatico, e dall'a
ltro incoraggiando i singoli Stati, particolarmente quelli pi influenti s ulla sc
ala planetaria, a rispettarne le deliberazioni. Sul fronte teorico, la le gittim
azione di nuovi attori internazionali richiede un riassestamento critico d el si
gnificato di sovranit. Tanto Habermas quanto Derrida affermano a tale riguar do i
l valore dell'ideale illuminista di cittadinanza mondiale e di diritto cosmo pol
itico. Secondo Kant, il pi grande teorico di questo ideale, si tratta della co st
ruzione di una comunit universale in cui tutti i membri hanno diritto a presenta r
si nella societ degli altri in virt del loro diritto al comune possesso della sup
erficie della terra. Se e quando una comunit siffatta esister, una violazione dei d
iritti in una parte del mondo sar avvertita ovunque. Solo a queste condizioni sa
r possibile, come ha scritto Kant, avere la certezza che stiamo avanzando verso la
pace perpetua. *** RINGRAZIAMENTI. Vorrei esprimere tutta la mia gratitudine a Jr
gen Habermas e Jacques Derrida per aver accettato di seguirmi nella sfida di que
sto libro. Sono cresciuta sui loro testi, spesso cercando di immaginare che "per
sone" si nascondessero dietro a due menti tanto portentose. Quest'occasione mi h
a permesso non soltanto di vederli al lavoro, un'esperienza che mi ha letteralme
nte trasformata, ma anche di conosc ere da vicino due gentiluomini europei nel s
enso pi autentico del termine: due pe rsone che hanno vissuto molto e molto inten
samente, le cui capacit intellettuali non oscurano mai un senso di profonda umani
t. Voglio anche ringraziare il mio carissimo amico e collega Michael Murray, senz
a il quale questo libro non sarebbe certo quello che , e forse non sarebbe mai st
at o terminato. E' difficile trovare parole capaci di descrivere il sostegno che
mi ha offerto: Michael ha letto e rivisto ogni pagina di questo libro, in tutte
le sue fasi, facendomi dono della sua conoscenza filosofica inesauribile e del
suo acume analitico. So quanto gli devo e gli sono grata con tutto il cuore. Que
sto progetto ha una data di nascita tragica: 11 settembre 2001. Quel giorno e ne
i mesi successivi mio fratello, Pietro Borradori, mi stato molto vicino, insi em
e alla mia amica di sempre, Mariangela Zappia-Caillaux, che non ha mai cessato d
i incoraggiarmi, emotivamente e professionalmente, ripetendomi che questo prog e
tto rappresentava un contributo utile e ancora unico nel suo genere. Un grazie a
nche ad Alvin Mesnikoff, che mi ha sorretto nei momenti pi grigi e tumultuosi. So
no grata inoltre a tre amici cari: Richard J. Bernstein, da cui ho tratto ispi r
azione filosofica e umana per anni; James Traub che, con la sua intelligenza e i
l suo "humor" implacabile, mi ha fatto ridere quando era per me la cosa pi impor
tante da fare; e Brooke Kroeger, la donna pi forte che conosca, per il suo affett
o e per aver da sempre creduto in me. Tra le persone verso le quali mi sento pi
in debito ci sono il mio editor presso la University of Chicago Press, David Bre
nt, e Giuseppe Laterza. Il loro sostegn o, affetto e amicizia sono stati davvero
preziosi. Vorrei inoltre ringraziare Al
essandro de Lachenal per il suo ottimo lavoro di revisione del testo e i due tra
duttori dei dialoghi, Federico Hermanin e Giuseppe Bianco. Questo libro mi ha f
atto capire quanto sia importante sentirsi apprezzati dalla propria istituzione
accademica. Sono pertanto grata al Vassar College e al suo p residente, Frances
D. Fergusson, al mio direttore di dipartimento, Douglas Winbl ad e all'assistent
e amministrativa del dipartimento, Kathy Magurno. A Vassar vor rei anche ringraz
iare tutti i miei studenti, che hanno fatto il tifo per me e mi hanno sempre ten
uto su di morale. Un grazie particolare al mio assistente, Max Shmookler, e a Za
chary Allen, la cui passione per la filosofia e dedizione al mi o progetto non s
aranno facili da dimenticare. I miei due figli, Lucia e Gerardo Zampaglione, son
o stati dei sostenitori favolo si di questo libro. Hanno capito che rappresentav
a molto per me e hanno sopporta to le mie assenze prolungate da casa e dalla lor
o vita. Per questo li voglio rin graziare. Infine, ultimo nella lista ma primo n
el mio cuore, mio marito, Arturo Zampaglion e. Avendo vissuto mano nella mano la
tragedia dell'11 settembre, questo anche il "suo" libro. Quel giorno, e ogni gi
orno successivo sino ad oggi, Arturo non mi ha dato nulla di meno che il suo amo
re incondizionato. *** FILOSOFIA DEL TERRORE. Dialoghi con Jrgen Habermas e Jacqu
es Derrida. Introduzione. IL TERRORISMO E L'EREDITA' DELL'ILLUMINISMO: HABERMAS
E DERRIDA. Ci si potrebbe chiedere se il dibattito sull'11 settembre debba sping
ersi fino a d una ridiscussione degli ideali politici dell'Illuminismo. La tesi
di questo li bro che non solo necessario, ma anche urgente dal punto di vista po
litico. Tanto gli attentati dell'11 settembre quanto le reazioni diplomatiche e
militari che essi hanno suscitato richiedono un riesame, in tutta serenit, del pr
ogetto politi co e degli ideali morali dell'Illuminismo. Habermas e Derrida sott
olineano che il sistema giuridico e politico alla base de l diritto internaziona
le e delle istituzioni multilaterali esistenti abbia origi ne nell'esperienza fi
losofica dell'Illuminismo, inteso come l'orientamento intel lettuale della moder
nit formatosi a partire da un certo numero di testi chiave. S e ci vero, chi altri
se non un filosofo ha strumenti migliori per esaminare criti camente l'adeguate
zza della struttura esistente rispetto ai suoi precedenti stor ici? Potrei inolt
re aggiungere che la battaglia contro il terrorismo come concet to politico, e c
ontro il terrore come stato psicologico, non una partita a scacc hi. Non ci sono
regole preesistenti: non c' una distinzione tra mosse lecite e mo sse illecite e
nessuna base sulla quale decidere quale sia la mossa migliore. No n ci sono dei
pezzi identificabili. Infine, se anche ci fosse una scacchiera, no n sarebbe un
o spazio circoscritto, ma coinciderebbe con quello che Kant ha chiam ato il comun
e possesso della superficie della terra. Fin dai suoi albori in Grecia , la filos
ofia si trovata di fronte a labirinti concettuali di questo tipo. Dal momento ch
e il suo ambito di competenza si modifica strada facendo, pi di ogni al tra disci
plina essa sa riorientarsi una volta che tutti i punti di riferimento s embrano
essersi polverizzati. Questa esattamente la condizione in cui ci troviam o di fr
onte a un concetto elusivo come quello di terrorismo e all'esperienza di terrore
che esso irradia. Nei dialoghi raccolti in questo libro Derrida e Habermas hann
o sottolineato i ri schi dell'approccio pragmatico che evita di riconoscere e af
frontare la compless it teorica sottesa alla nozione di terrorismo. Nell'ultimo p
aragrafo di questo sa ggio esporr le ragioni che entrambi offrono a giustificazio
ne di questo avvertime nto. Tuttavia, per consentire al lettore di apprezzare ap
pieno le tesi di Haberm as e Derrida, vorrei prima chiarire la singolarit della p
osizione in cui si trova
la filosofia di fronte a un evento storico d'importanza mondiale quale stato l'
11 settembre. Nel prossimo paragrafo discuter infatti se e quale tipo di contribu
to la filosofia possa dare all'interpretazione di un evento storico, colto nell
a sua assoluta unicit. La mia tesi che la natura di tale contributo dipende dalla
definizione di responsabilit filosofica: a questo riguardo, proporr la contrappos
i zione di due modelli di impegno: quello pi angloamericano dell'"attivismo politic
o" , basato sulla scelta personale se impegnarsi o meno, e per quale causa, e qu
ell o pi europeo della "critica sociale", per cui la filosofia stessa si sente gi
da s empre impegnata a interrogare i dilemmi del suo tempo. Seppure in modi dive
rsi, sia Habermas che Derrida mi paiono allineati su un'interpretazione della re
spons abilit filosofica come critica sociale, ossia come risposta ai dilemmi pi tr
aumati ci del ventesimo secolo: il colonialismo, il totalitarismo e l'Olocausto.
Dopo l '11 settembre e le sue conseguenze geopolitiche mi pare lecito sospettar
e che il terrorismo globale costituisca il trauma inaugurale del nuovo millennio
. - "La filosofia ha qualcosa da dire sulla storia?" Con un'affermazione divenut
a famosa, Aristotele spieg che, se la filosofia studia i princpi universali e la s
toria degli eventi unici e