Sei sulla pagina 1di 1096

7?

OTTAVIANO TARGIONI TOZZETTI

ANTOLOGIA
DELLA

CESIA ITALIANA
OTTAVA EDIZIONE
CURATA DA

FRANCESCO C. PELLEGRINI

LIVORNO
RAFFAELLO GIUSTI, EDITORE
MBRAIO-TIPOaRAFO

1899
PROPRIET LETTERARIA

Livorno, Tipografia di Raffaello Giusti.


PREFAZIONE

Affidatami dal sig. Raffaello Giusti questa nuova edi-


zione delV Antologia poetica del prof. 0. T. T. mi son ;

proposto di spendervi attorno tutte quelle cure, che cer-


tamente le avrebbe meglio di me potute dare quel mio
caro maestro, se non l'avesse impedito la salute trava-
gliata dolorosissimamente. E ho voluto del libro, di cui
provano la bont le sette edizioni copiosissime in meno
di quindici anni esaurite, conservare quanto fosse di ca-
ratteristico, specialmente nelle illustrazioni e interpreta-
zioni, e massime in quelle cui io lo sapeva pi affezionato
o attaccato. E cos avrei voluto serbare anche la disposi-
zione degli autori, come ho fatto, salvo lievi mutazioni,
per tutta la prima parte, alla quale aveva atteso con pi
amore e con maggiore studio egli che apparteneva alla
schiera gloriosa di coloro che primi, nella nuova Italia,
si adoperarono a gettar luce sui primordii delle nostre
lettere. Ma, procedendo innanzi col lavoro, mi sembr
che, dal secolo XIV in qua, fosse necessario, per utilit
della scuola, allontanarmene alquanto; e pur serband.o
rigorosamente Tordine cronologico nella distribuzione dei
poeti di maggiore importanza, raccoglierne altri varia-
niente aggruppati nelle note, onde riuscisse pi agevole
ai giovani studiosi farsi un concetto chiaro, per quanto era
possibile, del processo storico della nostra poesia nei vari
tempi.
Cos mi sembr non inutile, a quest'uopo, aggiungere
alcuni esempi nuovi e prenderne anche da autori che nelle
precedenti edizioni non avevano trovato luogo ma non
* Gli scritti che non figuravano nelle precedenti edizioni, segno, nell'indice
primo, con un asterisco; e con due, i nomi degli autori, dai quali nessun esempio
nelle altre edizioni era tolto.
Ogni Jiiogo addotto, nuovo o vecchio che fosse, volli riscontrato accuratamente
sulle migli^ori edizioni che potei avere a mano nel luogo dov'io mi trovava; che
se qua e l m' pur nondimeno sfuggito qualche errore tipografico, ne spero venia
dai discreti lettori, che considereranno la mole del libro e la variet dei caratteri.
IV PREFAZIONE.

mi parve da consentir con alcuni valentissimi insegnanti,


ai quali sembrava troppo scarsa parte esser fatta qui
dentro alle opere maggiori dei nostri pi grandi poeti.
Pur non considerando che la mole del libro ne sarebbe
stata accresciuta eccessivamente, e soprattutto l'indole e
la struttura troppo mutata e contro la mente del suo
autore; non credo che la cosa avesse avuto a portare
troppa utilit. Di quei grandi, in un libro che ha lo scopo
di questo, mi par bene che ne sia appena quel tanto che
possa suscitare e stuzzicare la curiosit dei giovani e spin-
gerli a cercarne le opere e leggersele per intero: guai,
secondo me, se ce ne fosse un certo tanto, che a loro
paresse di potersene contentare!
Alcune poche cose qua e l m' , invece, parso bene di
togliere, sia perch gli studi recenti le abbiano chiarite
di sospetta autenticit, sia perch i caratteri degli autori o
dell'et apparissero sufficientemente anche senza di quelle.
Ho poi creduto di dover togliere affatto quella specie
d'appendice di scritti d'autori viventi, che era stata ag-
giunta al libro nelle ultime ristampe. Insufficiente a dare
un'idea giusta dello stato presente della nostra poesia,
usciva poi troppo dai limiti dei programmi d'insegna-
mento, ai quali pur buono che si conformino i libri che
air insegnamento debbono servir nelle scuole. Solo un'ec-
cezione ho creduto di dover fare, per alcune poesie del
Carducci; sia per l'importanza del gran lirico, dal quale
in grandissima parte la nostra lirica odierna deriva, e sia
perch, altrimenti facendo, io sarei stato certo di addo-
lorare l'animo dell'autore dell' Antologia, che dell'antica
e affettuosa amicizia di lui va, come sempre andato,
lieto e superbo. Alcune altre esclusioni sono state non
volute, ma necessarie (come gi l'anno scorso nelV Anto-
logia della prosa) per ragioni di propriet letteraria; ma
non son forse tali che troppo gran danno possa venirne
al giovine studioso il ^uale auguro e confido possa trovare
;

in questo libro un sussidio utilissimo allo studio ragionato


della storia della poesia italiana.

Lorenzana (Pisa)j 1^ ottobre 1898.

Francesco C. Pellegrini.
PMFA2I0NE ALLA PRIIIA EDIZIONE

IDEHi 1SS3

Sono ormai tante le Antologie della nostra poesia, che a volerne


aggiungere una nuova a quel numero, pare proprio necessario che
se ne chieda prima scusa alla gente. Ed in vero, non solo spia-
cevole per s questo moltiplicarsi di libri inutili in tanta penuria
di libri buoni, ma anche da lamentare alla prima come vanitoso
e peggio quel giudizio, che chiunque si accinga a compilare simili
opere ha da dare necessariamente del fatto di chi l'ha preceduto.
Nessuno pi di me persuaso di tali verit; onde chiaro che
s' io avessi creduto di dover gareggiare con altri, ricalcando la
strada gi da essi percorsa, avrei sbito rifiutato l'incarico. Ma
l'operetta chemi si richiedeva, io da tempo l'andava vagheggiando,
e mi era apparsa di una certa novit e di utilit incontrastabile ;

onde, vinta ogni ritrosa, mi accinsi al lavoro.


Ecco quello che intesi di fare, io volli mettere insieme un libro
che tanto in iscuola che fuori valesse a porgere esempi di tutte le
vicende della nostra, poesia, dalle origini sue sino ai tempi che
corrono.
In fatto, se molti ottimi libri vi sono che d'ogni tempo ci por-
gono le pi eccellenti ed esemplari scritture, col lodevole scopo di
offerirle a norma di bello scrivere, coli' intendimento mio non so
che altri s'adoperasse fin qui: onde, se al mio lavoro manchi ogni
pregio, quello della novit non pu fargli difetto, n su lui pese-
ranno le accuse di vanit, d'inopportunit e di stolta presunzione,
alle quali per lo pi con giustizia simili lavori vanno soggetti.
Ma se rispetto a tjitto ci ho potuto rassicurarmi, altra trepida-
zione e troppo pi forte mi dava la gravit dell'impresa, la quale
forse dovette essere non ultima cagione del non averla tentata altri
prima di me. N di questo male sono cos facilmente guarito come
dell'altro; perch, lasciando che, come era naturale, mi dispiaceva
di riuscire a male, anche mi doleva e tuttavia mi dorrebbe, d'aver
procurato discredito ad un tentativo che mi pare veramente buono.
Ma, sar quel che sar: io licenzio il mio libro e l'offro ai miei
VI PKEFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE.

onorevoli Colleghi, i quali, per la cortesia che certo informa gli


animi loro, vorranno essere indulgenti alle omissioni e agli errori
che ci avr messo, considerando anche alle molte difficolt che ho
incontrato, massime negli stretti confini ne' quali ho dovuto rin-
chiudermi.
Ed anche un'altra ragione mi par d'avere alla benevola acco-
glienza dei miei Colleghi, e la voglio subito accennare, come quella
che mi d occasione di dire brevissimamente del metodo che ho
seguitato. Io, com' naturale, non mi propongo maestro a nessuno
disponendo i miei Poeti: ho divisi in tre grandi famiglie, l'an-
li

tica, la media e la moderna, e ve li ho raccolti quasi senza altro


ordine in fuori del cronologico. Ognuno potr trovarli in queste
pagine, e farne quell'uso che meglio gli parr. Se avessi preteso di
dividerli precisamente per iscuole (le quali in vero sono meno de-
terminate che altri non si pensi) sarei stato costretto di fare tante
eccezioni, tante gradazioni, tanti passi indietro e avanti, che ne
sarebbe derivata chi sa che confusione, senza dire che avrei dovuto,
dir cos, imporre ad altri la mia opinione senza discuterla, non
avendo a ci n l'autorit n lo spazio.
D'altra parte i che pongo innanzi al libro, porgono
tre indici
facile modo agli adoperare gli esempi a quell'uopo a
Studiosi di
che intenderanno leggendoli; e il trovarne uno a una pagina, un
altro a un'altra, sar loro meno fastidioso che distrigarli da quelli
a CUI, per avventura, non li volessero considerare congiunti. N da
questa norma mi sono allontanato che raramente, salvo che pe' Si-
ciliani,* e per qualcun altro, come, a modo d'esempio, pel Pinde-
monte, che ho posposto al Foscolo, non volendo, per amore all'or-
dine del tempo, porre, rispetto a' Sepolcri le risposte prima delle
j

proposte.
Passando a dire delle annotazioni, una speciale cura ho messo
nell'assegnare a' predecessori miei tutto quello che m' parso buono
d'adoperare dell'opera loro, e l'ho fatto anche mi costasse uno
spazio che poi dovessi rimpiangere. E ci basti aver detto cos pel
generale; ma per quello che specialmente si riferisce alla parte
antica, ho da dichiarare che i lavori degli illustri professori d'An-
cona, Comparetti e Carducci mi sono stati di continuo sussidio, e
in special modo le opere di Vincenzo Nannucci, dallo spoglio delle
quali, e dal poco di piti raccolto nelle Crestomazie del Bartsch e
altrove, ho ricavato i confronti de' Provenzali.
Quando poi i Poeti sono stati commentatori di s stessi, come
il Guarini, il Tasso, il Redi, ho riferito dell'opera loro quanto pi

* Ognuno sa come, salvo rare eccezioni, poco o nulla si sappia di certo circa l'et
di que' Poeti, e qtiesta non stata VuUinia ragione che m'ha risoluto a porli tutti rac-
colti in un gruppo solo.
PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE.

m'era consentito dallo spazio, che fin dalla met del libro mi si
andava minacciosamente diminuendo. N ho diversamente adope-
rato de' Commenti divenuti famosi quanto le opere che illustrano,
come quelli del Malmantile del Lippi, e del Poliziano. Per tal viii
gli Studiosi, almeno in piccola parte, avranno qui occasione di co-
noscere quegli studi importantissimi.
Nelle note proprio mie non raramente ho ardito di contradire a
coloro che gi illustrarono i passi medesimi scelti da me, ma lo
mie voglio che siano niente pi che timide proposte, ed invoco
l'indulgenza dei Lettori pel modo spesso troppo spiccio, col quale,
forse sconvenientemente, ho accennato di nuovo a quistioni, ormai
da' pi dotti critici risolute.
E qui terminando di dire di questa parte del mio lavoretto, ag-
giunger l'affermazione schietta che a tutti i passi, anche degli
Antichissimi, ne' quali m' apparsa una vera difficolt, ho voluto
proporre sempre un modo di scioglierla. Certo, e chi sa le volte,
sar caduto in errore, ma questo non pu nuocere anzi penso dovr
:

essere occasione spesso di trre via d'ora innanzi il danno e la ver-


gogna che certe difficolt si lascin passare cos come se non ci fos-
sero. Se avr sbagliato, come probabile, saranno finalmente sug-
gerite interpretazioni pi adatte; si discuter, e in ci la dottrina
degli Insegnanti riuscir, come merita, proficua, e se ne affiner
l'ingegno degli Studiosi.
Tornando ora al disegno dell'operetta mia, penso che parr ad
alcuno chetra' Moderni viventi, oltre il Mamiani, il Prati, il Car-
ducci e il traduttore Maffei, avrei dovuto accogliere saggi di tanti
altri illustriche da poco son trapassati, o che tuttavia onorano la
nostra letteratura e la patria; ma quando si voglia considerare a
quali difficolt mi sarei sobbarcato aggiungendo anche un nome
solo, son certo che mi si dovr scusare facilmente. Questi pochi
che ho posto nell'ultime pagine del mio libro, tuttoch durino ad
essere glorioso ornamento della nostra poesia, sono ormai fuori
d'ogni contesa, e godono, e godano lungamente, della ammirazione
de' presenti e dopo di loro, l'ultimo m' parso bastasse da solo a
;

mostrare quanto di pi grande e di pi originale ha tentato a' no-


stri giorni l'arte in Italia.
Molte altre cose avrei da aggiungere per dimostrare quel po' di
bene che gli Studiosi potranno ricavare dal mio libro; ma stimo
meglio tacermi, ch non voglio pure accennare a vantamenti, quando
soltanto sento profondo nell'animo il peso della sollecitudine d'aver
di troppo mancato a quello che mi era proposto.
PARTE PRIMA

Peire de la Cavarana.*
(Et probabile del Sirventese,
1196)

AI GUELFI ITALIANI.

D'un serventes faire


Es mos pessamenz/
Qel''' poges retraile

Viaz ^ et breumenz;
Qel nostr'Emperaire
Ajosta'' granz genz.
Lombart, be us gardaz,
Qe ja non siaz
Pejer qe compraz/
Si ferm non estaz.
De son aver' prendre
No US mostraz avarS;
^

Per vos far contendre


Ja non er ^ escara ;
'

Seguo il testo dato dal compianto


quell'anno Mantova e Verona non face-
prof. Canello {Giorn. di filoL rom.
t III van pi parte della Lega. Esso cade in-
fase. 3-4, pag. 1 e segg.)
e da lui rica- vece, probabilmente, nel 1195 o
vato da tre Codici, due di Parigi 96, ed
(Bib fatto per incitare gli Italiani
contro En-
rico VI. Vedi Canello, Fiorita
primo, pi autorevole, di leti
1 '-D X > Provenz. Bologna, 1881, pag. 153 e segg.
Il Poeta e chiamato
non Carovana, ma 1
mio pensamento.
Cavarana, Fin ora tutti lo tennero per
2 II quale.
Italiano, dal Crescimbeni al
Carducci e 3 Prsto, Velocemente.
come tale lo pongo
qui, malgrado i forti
dubbi del Canello (v. loc. cit.), a ci Eaduna.
an- 5 Peggio che comprati.
che mducendomi l'affetto di cittadino
che 6 Ricchezza, Avere. Nota poi la rima
spira da queste rozze strofe
veramente che si ripete nella strofa.
popolari. Comunemente si crede
che que- 7 Non mostratevi.
sto Sirventese risalga al
1230, e che fosse 8 Er, Sira, Sera: Sar.
diretto contro Federigo Svevo;
ma in 9 Scarso, Avaro.

Taroioni-Tozzetti Ant. della poesia ital. 1


2 PARTE PRIMA.

Sii vos fai pois prendre


L'avers er amars.
Lombart, be us gardaz etc.
De Puillaus ^ sovegna,
Dels valenz baros,
-

Q'il non an qe pregna


For ^ de lor maisos; *
Gardaz non devegna ^
Autretal de vos.
Lombart, be us gardaz etc.
La gent d'Alemaigna
Non amar,
voillaz *^

Ni soa compaigna
la
No US plaza usar; '

Cai cor m'en fai iaigna^


Ab lor sargotar. ^
"

Lombart, be us gardaz etc.


Cans engles resembla
En dir: brod et guaz/"
Lairan qant se senibla;^^
C'uns cans enrabjaz
No voillaz ja venga;
De vos los loignaz.
Lombart, be us gardaz etc.
Deus gart Lombardia,
Boloigna e Mians,
E lor compaignia,
Brexa e Mantoans,
C'us d'els sers non sia,
Els bos Marqesans.
Lombart, be us gardaz etc.

1 Pugliesi. suo Essai d'un glossaire occitanien, ri-


2 Dei, Degli. ferito dal Canello, pur non risolvendosi,
3 Fuori. crede sia questo un grido delle senti-
4 Case. nelle tedesche, e propone, pel primo
5 Non accada, non avvenga. verso, questa lezione: Gran nogles re-
6 No7t vogliate. sembla, ma
poi non spiega il nogles, e
Non vi piaccia. tornando al brodergnatz lo divide, e non
8 Fa lamento, doglia. d spiegazione ne di broder ne di guatz.
9 Con. Il Canello nelle note (Fiorita di letter.
Forse varr, Sagrare, Bestemmiare !
Provenz. loc. cit.) spiega quel verso, con
o simile. i
i
l'alto tedesco, cos: Vino, che? pane,
Assomiglia i Tedeschi ai Bulldogs; o
11
\i
ancora !
iaiVaw, Latrano i Codici: Grani nogles
:
13 Quando si raccolgono.
resembla. Addosso, o simile, e nota
14 Supplisci,
12 II Cod. hrodetguaz, che il Canello la incerta assonanza.
propose risolvere in brod et guaz; pa- 1^ Allontanateli da voi.
role forse di frequente uso fra' Tedeschi 16 Che uno di essi.
con gli Italiani. Il Ch. Eochegude, nel i
17 I buoni Marchigiani sarebbero gli
PEIRE DE LA CAVAEANA.

Deus sai ^
en Sardegna
Mon Malgrat-de-toz,^
Car genz viu e regna
E vai sobre toz; ^

C'us tant larcs nos segna


De neguna voz/
Lombari, be us gardaz etc.
Saill dagaiz,'^ bem plaz,
Car tant gent regnaz,
Verones honraz,
E si ^ ferms estatz.
Lombart, be us gardaz etc.

abitanti della gioiosa marca trivigiana. Per poi sgozzarvi ;

Chi assegna il canto al 1236-7, dovr, Lombardi, in guardia !

invece, trovarvi un'allusione al Monfer- Del suo denaro


Per gare accendere.
rato. (Canello.)
Se trova gli avidi,
1 Salvi. Non sar avaro;
2 II Canello non volle congetturare chi Ei ben sapr ritorselo pi tardi.
si fosse questo personaggio: forse un Che Dio ven guardi!
pseudonimo poetico (senhal) della donna Lombardi, unanimi !....

del Poeta. I gran baroni


3 Sopra ognuno, sopra tutti.
Lo san di Puglia,
Che, spogli, piangono
4 II Canello propone d'intendere cosi:
In lor magioni.
Che nessuno tanto liberale si fa il segno Di tanti prodi il miserando scempio
della croce, di nessuna faldella! cio nes- : Vi sia d'esempio !

sun cristiano, qualunque lingua parli (di Lombardi, unanimi !....

Mala amicizia
nessuna nazione), liberale al pari di OfiFrono i Tutoni;
voi. I Codici con poche mutazioni hanno :
I! lor convivere
Cuns quant lare non seigna. Perverte e vizia;
5 I Commentatori cercano in vano chi E quel gergo villan, gergo di guerra,
sia quest'altro Saill dagaiz, o, come legge Il cor mi serra
Lombardi, unanimi !....
il B.3i,ynousir, d'Jgaiz. Forse fu un vec-
Sembran buldch
chio Gotius, autorevole Veronese, che Che in zuffa latrino,
intervenne nel 1183 alla pace di Costanza. Lorch borbottano :

6 E si, vale quanto un' e rinforzata. Win, waz, Brot, noch!


Ed ecco qui riferita la liberissima tra- Scacciate questi rabbiosi cani
duzione del Canello {Fior-ita di lett. Pro- Da voi lontani.
Lombardi, unanimi !....
venz. cit.) :
Si dlen la mano
Un sirventese Bologna e Mantova,
Mi spira l'aninaa, La Marca indomita,
Che voli rapido Brescia e Milano,
A far palese E de' Lombardi l' innovata lega
Com'arrai aduna il nostro imperatore, Iddio protegga !

E guerra ha in core. Lombardi, unanimi!...


Lombardi, unanimi ! Cozzo, onor di Verona, in tua fermezza
Si vuol comprarvi, Sta la salvezza (a)

(.<) Il Canello trascur la settima strofa, laudativa di ignota persona sarda.


4 PAKTE PEIMA.

*
Sordello.
(Fiori nella prima met del secolo XIII)

COMPIANTO IN MORTE DI BLACAS.

Planher vuelh EN ^
Blacatz en aquest leugier so,
Ab cor trist e marrit, et ai en be razo,

Qu'en iuy ai mescabat senhor et amie bo,


E
quar tug l'ayp valent en sa mort perdut so:
Tant es morfcals lo dans qu'ieu noy ai sospeisso
Que jamais si revenha, s'en aitai guiza no
Qu'om li traga lo cor, e qu'en manjol baro
Que vivon descorat, pueys auran de cor pr.
Premiers manje del cor, per so che grans ops l'es,
L'emperaire de Roma, s'elh voi los Milanes
Per forsa conquistar, quar luy tenon conques,
E viu deseretatz malgrat de sos Ties.
E deseguentre lui manj'en lo reys frances,
Pueys cobrara Castella, que pert per nescies;
Mas si pez*a sa maire, elh non manjara ges,
Quar ben par a son pretz qu'elh non fai ren quel pes.
Dante ci porge {Purgatorio, Canto morto cavaliere che l'ispir non si fa
VI, V. 73) in Sordello l'esempio del buon che il nome, messo li quasi a rifulgere
cittadino, e la poesia che qui ho liferito sulle vilt concisamente se non giusta-
cosi giudicata dal Fauriel, citato dal mente documentate dei pi possenti
Bartoli (J due primi secoli, W\\3ino, 1880, principi d'Europa: mentre per lo in-
" Jusque-lles poetes proven^aux nanzi, quand'anche il compianto s'av-
p. 98):
en pareille occasion, n' avoient gure vi isse a degenerare in sirventese, l'an-
produit que des lamentations assez peu titesi avea luogo, scialba ed insignifi-
touchantes. Sordello rajeunit le sujet cante, tra le qualit buone del morto e
d'une manire ingnieuse e trs-origi- quelle prave di tutto il resto del mondo,
nale, ecc. In che cosa poi stesse que- le quali poi erano cosi le une come le
st'originalit ben mise in luce il cbia- altre, le solite del formulario apologetico
riss. prof. Cesare de Lollis, nel suo bello e satirico dei trovatori . (pag. 74.)
studio Vita e poesie di Sordello da Gotto 1 Accorciamento di Sen (Segnor) ri-

(Halle, Niemeyer, 1896), del quale pur masto in questa forma e anche in un
seguo il testo del compianto dato (ivi semplice 'N (che si fece diventare al
p. 153) con grande apparato critico : femminile 'No), nel senso del nostro Sir,
" Quel che pili fece amruirare il com- o Messer, o Signor. Questo messer Bla-
pianto ai contemporanei fu la trovata cas, (se sia nome o cognome non si sa
fondamentale d'un cuor di prode ofiferto bene) fu Signore d'Aups in Provenza,
in pasto a un branco di vigliacchi coro- celebre per prodezza, e per corteggia-
nati;.... ma la trovata un po' ripugnante menti, e soprattutto per gran liberalit.
a noi in se e per se, ebbe questo buon " Non fu uomo a cui tanto piacesse
eifetto: che spinse il poeta fuori della prendere come a lui donare dice la
carreggiata solita dei compianti (pianella) biogr. provenzale ripoit. dal Raynouard
pei quali v'erano due o tre schemi tra- {Choix des posies originules des t^-ou-
dizionali, che non era punto difficile rim- badours.V, p. 105). Fu anche poeta, come
polpare, e lo indusse a un tipo di com- tanti altri signori di Provenza del tem-
ponimento nuovo per questo, che del po suo.
SORDELLO. 5

Del rey engles me platz, quar es pauc coratjos,


Que manje pr dei cor, pueys er valens e bos,
E cobrara ]a terra, per que viu de pretz blos,
Quel tol lo reys de Fransa, quar lo sap nualhos,
E lo reys castelas tanti qu'en manje per dos,
Quar dos regismes ten, e per Fun non es pros ;

Ma s'elh en voi manjar, tanh qu'en manj'a rescos,


Que sii mair'o sabia, batrial ab bastos.
Del rey d'Arago vuel del cor deja manjar,
Que aisso lo far de l'anta descarguar
'
Que pren sai de Marcella d'Amilau, qu'onrar
Nos pot estiers per ren que puesca dir ni far;
Et apres vuelh del cor don hom al rey Navar,
Que valla mais coms que reys, so aug comtar;
Tortz es, quan Dieus fai home en gran ricor pojar,
Pus sofracha de cor lo fai de pretz bayssar.
Al comte de Toloza a ops qu'en manje be,
Si '1 membra
so que sol tener ni so que te,
ab autre cor sa perda non reve,
Quar, si

Nom par que la revenha ab aquel qu'a en se.


E '1 coms proensals tanh qu'en manje, sii seve:
Coms que deseretatz viu gnaire non vai re,
E sitot ab esfors si defen nis chapte,
Ops l'es mange del cor, pel greu fais qu'el soste.
Li baron volran mal de so que ieu die be.
Mas ben sapchan qu'ie'ls pretz aitan pauc, quon ylh me.
Belh Restaur,^ sol qu'ab vos puesca trobar merce,
A mon dan met quascun que per amie nom te.^
1 II testo Peiticariano qui aveva: re di Navarra, Raimondo VII conte di
Tolosa e Raimondo Berengario IV conte
Q'ieu auc sai de Marseilla e de Milan cantar.
di Provenza. Ma tutti costoro, o almeno
Ma qui il poeta rimprovera a Giacomo i re, dettero tali prove di valore e di pro-

d'Aragona di lasciar che Marsiglia si dezza, da far parere assai strano che
governi da se e che Raimondo di To- Sordello li tacciasse di poco cuore (Cfr.
losa occupi il castello di Milhau antico De Lollis, Op. cit. p. 41-42 e 68-69).
feudo di casa d'Aragona. Cosi ha svilito 2Pseudonimo (senhal) della contessa
Federigo II (l'imperatore di Eoma) per Guida di Rodz amata trovadoresca-
la fiera resistenza oppostagli dai Mila- mente da Sordello, e cosi anche da Bla-
nesi, ch'egli aveva pur vinti a Corte- cas, che Sordello altrove disse incanu-
nova nel 1237: Luigi IX di Francia, per- tito per lei.
ch non curava di far valere i suoi 3 Ecco la versione che diede di que-
diritti al trono di Castiglia; Enrico III sto compianto il Perticari, (nel c. XXI
d'Inghilterra, perch lasciava al re di della Difesa di Dante, nel voi. I delle
Francia la Normandia feudo degli avi Opere. Bologna, 1838) e che come let-
suoi Ferdinando III di Castiglia, non
;
terale; onde ho lasciato di tradurre an-
si vede perch, se non forse per la molta che le parole meno vicine alle italiane,
venerazione che aveva alla madre; in- le quali nel canto s'incontrano:
fine Tebaldo conte di Sciampagna e poi

Pianger vo' ser Blancasso in questo leggero suono,


Col cuor tristo e smarrito, ed houne ben ragione,
6 PAKTE PKIMA.

Marchese Alberto Malaspina.


(Fiori nella seconda met del secolo XII)

SE SIANO MAGGIORI I BENI 0 I MALI D'AMORE.


(aiUOCO PARTITO CON GUGLIELMO FAIDITZ.)*

Gaucelm Faiditz, ieu vos deman


Qual vos par que sion maior,
0 li ben o li mal d'amor,
Diguatz m'en tot vostre semblan;
Qu'el bes es tan dous e tan bos,
E '1 mais tn durs et angoissos,
Qu'en chascun podetz pr chauzir
Razons, s'o voletz a dreit dir.

Ch'en lui ho perduto '1 signore e l'amico bone,


E perch tutti gli atti valenti sono in sua morte perduti.
Tanto mortai lo danno, che non aggio sospezione
Che giammai si ripari, se non in tal guisa,
Che uomo gli tragga lo core, e che ne mangino i Baroni
Clie vivono discorati; poi s'avranno de' cor prodi.
Priniier mangi del core, perciocch grand'uopo gli ,
L' Imperadore di Koma, s'ei vuole i Milanesi
Per forza cou(iuistare, perch lui tengon conquiso.
E vive disertato (veram. diseredato) malgrado dei suoi Tedeschi.
E di seguente ne mangi il re Francese:
Eppoi ricovrer sua terra ch'el perde per sua nescienza.
Ma s'ei creder sua madre, ei non mangeranne punto:
Perch a lei ben pare pregio di lui ch'el non faccia cosa che gli pesi.
Del re Inglese mi piace, perch' poco coraggioso.
Che mangi assai di quel core, e poi sar valente e buono,
E ricovrer la terra per cui vive privato di pregio,
Che gli tolle lo re di Francia, perch il sape negligente.
E lo re di Castella tengo che ne mangi per due,
Perch tien due reami, e non buono per uno.
Ma s'ei ne vuole mangiare, tengo che ne mangi di nascoso;
Che se la madre il .sapesse, batterialo col bastone.
Del re d'Aragona, vo' che debba mangiar del core,
Ch'esso il far dell'onta discarcare,
Ch' io odo l di Marsiglia e di Milano contare,
N il pu altrhnenti, per cosa ch'ei sappia dire e fare.
Ed appresso voglio che diamo di questo cuore al re di Navarra,
Che valea pi da conte che da re: ci odo dire.
Forte cosa quando Iddio fa l'uomo in gran ricchezza poggiare :

Poi la mancanza del cuore il fa bassare di pregio.


Al conte di Tolosa uopo che n< mangi bene,
S'ei membra ci che suol tenere e ci che tiene.
Perch se la sua preda non gli riviene con un altro core.
Non pare gi che gli rivenga con quel core eh' ha in seno.
Il conte di Provenza tengo che ne mangi, e s gli conviene:
Ch'uomo diredato del regno, se vive un'ora non vai pi nulla.
E se da tanti sforzi non si difende n si fa prigione.
Gli sia uopo manicar questo core, pel grave fascio ch'egli sostene.
Li Baroni \a vori'anno male, di ci eh' io dico il vero :

Ma ben sappiate eh' io li prezzo tanto poco, com'elli me.


Bel ristoro, sol che da voi possa trovar merc,
A mio danno getto ciascuno che non mi tiene per amico.
il famoso amante di Maria di
*
Il testo quello dato dal Raynouard berto
{Choix ecc., t. IV, tens. VI, p. 11). Il Tro- Ventadour. Pare che questo canto fosse
vatore che contende col marchese Al- composto verso il 1194-95.
MAECHESE ALBERTO MALASPINA, 7

Albertz,li maltrag son tan gran,

E ben de tan fina sabor,


ili

Greu trobaretz mais amador


Non anes el chauzir doptan;
Mas ieu die qu'el bes annoros
Es maier qu'el mais per un dos
Ad amie que sap gen servir,
Amar e celr e sufrir.
Gaucelm Faiditz, no us en creiran
Li conoissen entendedor,
Que vos e l'autre trobador
Yei que us anatz d'amor claman;
E pois ieu aug dire a vos
Et als autres, en lurs ehansos,
Qu'anc d'amor no us poguetz jauzir,
On son aquist be que us aug dir?
Albertz, mant fin leial aman,
N'an fait per descuiar elamor,
Qu'enaissi creisson lor dolor
E lor joi tenon en baissan ;

E pois es en amor razos


Qu'el mais deu esser bes e pros,
E tot quant s'en pot avenir
Den dratz en be penr'e grazir.
Gaueelm, sili e'amon ab enguan
Non senton los maltraitz d'amor,
Ni hom non pot fort gran valor
Aver, ses pena e ses afan;
Ni nuls hom non pot esser pros
Ses maltrag ni far messios;
Et amors fes N Andreu morir,
Qu'ane bes que fos no '1 poc garir.
Albertz, tug li maltrag e ili dan
Perdon lur forsa e lur vigor,
E tornon en doussa sabor
Lai on nuils bes se trai enan;
Que ja amiex, pos er joyos,
Non er membratz qu'anc iratz fos;
Aissi fa '1 bes lo mal fugir:

Doncs es el maier ses faillir.


G-aueelm Faiditiz, nostra tensos
An'a la comtessa,' qu'es pros.

1 Matilde, moglie di Ugo il Bruno di Lusignano. Ecco la versione che ci d


8 PAETE PRIMA.

D'Engolesme, qu'en sabra dir


Lo ben e '1 mal, e '1 miels chausir.
Albertz, be m
piai que la razos
An'a lieis qu'es valens e pros,
Mas nostra terra fai delir,
Car non voi de Fransa venir.

Del medesimo

DIBATTIMENTO AMOROSO. *

Dona, a vos me coraan,


Cane res mai non amei tan.
Amicx, be vos die e us man
Qu'ieu farai vostre coman.
Dona trop mi vai tarzan.
Amiex, ja no y auretz dan.
Dona, a la mia fe
Murray, s'aisi m gayre te.
Amicx, membre vos de me,
Qu'ie US am de cor e de fe.
Dona, ayatz en doncx merce I

Amicx, si aurai ieu be.

del Sirventese il Galvani {Novellino pro- I


E poich Amore tanto nquitoso
venzale, Bologna, Romagnoli, 1870, pa- j
Che, solo appresso il mal, dona riposo,
gine 106-8): j
Tutto quanto di mal ne pu avvenire,
I A speranza di ben si dee gradire.
O Gaucelmo Faidito, io vi domando Gaucelmo, quei ched amano ingannando
Quale vi paia pur che sia maggiore, Non sentono i maltratti dell'amore,
O il dolce bene o il fiero mal d'amore ?
Ed uom non puote un molto gran valore
Ditene vostro senno a me cantando. Aver, s' e' non si vada ripenando;
Ch il bene tanto caro e savoroso, N alcun uomo sar mai valoroso
E il male tanto duro e angoscioso. Se allo spendio e al soffrire peritoso,
Che quinci e quindi avrete a rinvenire Ed Amor fece il buono Andrea morire,
Ragioni, se vorrete a dritto dire. Che ben nissuno noi pot guerire.
Alberto, ilmale tanto abbominando,
Alberto, qual sia mal pi miserando
Ed il ben di cos fin savore.
Perde la propria forza ed il vigore,
Che trovereste a stento un amadore E ritorna in dolcezza di savore
Che andasse sulla scelta dubitando. Se col ben non si venga comparando:
Per vi dico che il bene amoroso Ch gi l'amico, poi eh' e' fia gioioso,
Del male a doppio grande e poderoso, Scorder il tempo ch'ei'a ambasci'oBo.
Sol che l'uomo sen sappia in ben servire Talch, se il solo ben fa il mal fuggire.
Coll'amar, col celare, e col soffrire. Ben dee dirsi maggior senza fallire.
Gaucelmo, ebben, diravvi di rimando,
Gaucelmo, il tenzonar nostro dubbioso
Qualsisia conoscente intenditore. Alla Contessa vada frettoloso
Che voi non pur, ma ogni altro trovatore In Angolemme, e saprnn'ella dire
D'amor v'andate sempre richiamando Il bene e il male, ed il miglior cernire.
E se, cogli altri, voi dite a ritroso
:
Alberto, nel parer vostro mi poso.
Nelle vostre canzoni in stil pietoso, Perch tropp'ella ha cuor giudizioso,
Che non potete mai d'Amor gioire, Sebben la nostra terra fa smorire
Dov' poi questo ben ch'io v'odo dire? Non volendo di Francia anche venire.
Alberto, ver, ma ver che molti amando
N' hanno per mal pensier fatto clamore.
* Seguo iltesto del Raynouard {Choix
Perch cosi crescevan lor dolore, etc. t. Ili, pag. 163).
E lor gioia venivano abbassando :
MARCHESE ALBERTO MALASPINA,
Be sui gays et amoros,
Dona, per amor de vos.
Amicx, lo meu cors joyos
Es vostres totas sazos.
Dona, autreyatz m vos. lo
0 ieu, amicx bels e bos.
Dona, per vos mi cofort,
E 'n fas chanson e deport.
Amicx, jes non avetz tort,
Que be sabetz qu'ie us am fort.
Dona, co er del conort?
Amicx, bona fe vos port.
Be soy gueritz ab aitan.
Dona, de pen'e d'afan.
Amicx, sufren, merceyan
Conqueron li fin aman.
Dona, trop ai greu al dan.
Amicx, ie us retenc baysan.
Dona, doncx a vos mi ven
De mas jonchas humilmen.
Marques, en trop d'onramen
Cuiatz puiar veramen.
Dona, qu'ie us am fnamen !

Marques, e tu fas no sen!


Dona, mot ai gran talan
Qu'ie US tengues a mon coman.
MarqueSj ben m'iray gardan,
E disetz fola gran.
Dona, ja n y agras dan.
Marques, no m'en plieu en tan.'

1 Ecco la fedele versione del Galvani Ser, gi non ci avete torto,


Se al mio amor vi siete accorto.
(loc. cit ,
pag. 108-10): Donna, e che fia del conforto?
Sere, buona fe' vi porto.
Donna, a voi mi raccomando,
Perch ognor vi venni amando.
Ben son io guerito a tanto,
Sere, dicovi e vi mando Donna, di pena e di schianto.

Ch'io far vostro comando.


Ser, chi ama e soffre alquanto,
Donna, assai mi va tardando. Fa tornare in gioia il pianto.
Donna, troppo sono affranto
Ser, non danno fia aspettando. Ser, d'un bacio avrete vanto.
Donna, giurovi a mia fe',
Donna, dunque a voi mi rendo
Morr se non dirai: tie'. Di man giunte riverendo.
Sere, membrivi di me. Sere, a tanto non m'attendo,
Ch' io di cor v'amo e di fe'. N a ma' passi vo' correndo.
Donna, dunque abbi merc. Donna v'amo e non v' intendo.
ch'avrolla io be'.
Sere, si Sere, il senno vai perdendo.
Donna, be' son io gioioso Donna, il core mi desia
Perch in vostro amor riposo. Che
^

vi avesse a mia balla,


Ser, lo mio cuore amoroso Sere, ah questo mai non fia!
A voi vien volenteroso.
E voi dite gran folla.
Datel dunque a un disioso. Non temiate villania.
Pur io darvelo non oso. Non m'aflado, e fuggo via.
Per voi, donna, mi conforto
E canzon fonne e diporto. N solo in Provenzale scrivevano gli
10 PARTE PRIMA.
Italiani del secolo XIII, anche inma biamo un poema sopra la Passion de
Francese, ed lunga e gloriosa la schie- Jsus Christ (Cfr. Gazzera: Notizig, in-
ra di questi ultimi: Kusticiano, Martino torno ai codd. mss. di cose ital. etc, To-
da Canale, Brunetto Latini, Aldobrandino rino 1838. Vedi anche presso il Bartoli:
da Siena, Egidio Eomano, Tommaso di I primi due secoli della leti. ital. pag. 96).
Saluzzo ecc. Di Niccol da Verona ab- I
Ecco il principio del poema:

Seigneur, je vous ay ja pour vers et pour sentence


Contied maintes istores en la lengue de France ;

Or m'est venu dou tout en cuer e en remembrance


De teisir toutes couses pour fer vous rimontrance
De la grande passion che porta en paciance
Jesu, le fil de Dieu, par no tre delivrance.

Ma pi che questi scrittori, sono impor- Dist li Danois: E' v' o ben entendu.
tanti per la storia della lingua nostra e Del canpo se donent una ar9ea e pi.
della nostra poesia, i poemi del celebre L'un cuntra l'autre ponpe li destrer crenu,
Codice della Biblioteca di S. Marco in
E brandise la lan9e li feri agu:
Comunelment i se sont feru,
Venezia, che hanno per soggetto Buovo Frosent le targe, tote quant por menu,
d'Antona, Berta, Carletto, Berta e Milo- Li fer treu<;ant ont in le auberg metu,
ne, Ogiero il Danese e Macario. In essi, E qui son bon, da mort li oit defendu.
in diversa misura, si trova confusa la Le aste grose, e li fer tren<;ant en fu,
Anbi li baron sonto de gran vertu,
lingua francese a forme e voci italiane, E s gran forQa i le ont metu,
e vi incontri parole che inchiudono ele- Qe incjenocl son le civali ambidu.
menti di tutti e due i linguaggi. Ecco E qui le pinse ben, qe ont gran vertu,
(dalla cit. opera del Bartoli, p. 98) un Si qe le aste son in troncon cai:
saggio del Macario, nel quale meglio ap- Oltra s'en pase li bon 9val crenu,
N l'un ni l'autre no li a ren perdu.
parisce questo tentativo di compenetra-
zione:
E qui mi piace dar saggio anche della
Quant li Danois fo Varocher venu, prosa che gli Italiani del decimoterzo
Elo l'apelle, si l'oit rason metu :
secolo scrissero in francese, riferendo un
(^ivaler sire, vum'avs de^eii,
Quant avant moi estes li campo venu. capitoletto del Libro della Salute del
Volez centra moi mostrer vostra vertu, corpo, di Aldobrandino da Siena. Dello
O dever moi clamarve recreii? stesso Autore vedi altro saggio nella cit.
Dist Varocher: - Avez li seno perdu ? opera del Bartoli, Milano, 1880, pag. 94
Creez qe soia qui aloga venu in nota. Metto di contro la traduzione
Por dir ^anson ne faire nul desdu,
Se no por combatre a li brandi nu ? di Zucchero Bencivenni, notaro fior, del
Se tei sers corno avs li nome eu, secolo XIV:
9a ver de moi non sers recreii.

(BiBli.NATiON. DE Pakis, dpartement des mss. (Codici RiccARDiANi, Num. 2169 e 2224. Se-
Fonds frariQ. N. 2021, Anc. Fond. fratti^. Fond. colo XIV.)
du Boi. K. 2929. Secolo XIII.)
Come
Comment dee guardare fan-
si il
Oi doit garder l'enfant
quaiid il est ns. ciullo nato.

Aprs ce ke li feme sera delivre de son Appresso ci che la femmina sar deliberata del
enfant, si vous estuet savoir comment vous fanciidlo, s vi daremo amaestramenti come e in
deves l'enfant garder. quale maniera voi dovete il fanciullo apparecchiare.
Sachis que si tost ke li enfes est ns, il le Sappiate che s tosto come il fanciullo nato, si -

convient enveloper en roses broie melles en vi conviene inviluppare in rose peste mescolate con
sei deli: et li doit on faire trenchier le bou- salvia ; e conviensi il belicionchio tagliare di lungi
tin, au Ione de iiij paus, et metre par deseure iiij dita, e porci suso polvere di sangue di dragone
pourre de sane de dragon, et de sairacol et de e sarcocola, cornino e mirra, e un drappo di lino
coumin, de mirre, et 1 drapel de liu moulli molle in olio d'uliva, e questo secondo l'insegna-
en oile d'olive, et c'est li ensegnemens de menti di molti filosofi : ma pi sicura cosa di
maint philosophe mais il est plus seur cose
: prendere un filo sottile, e legarlo con esso, il detto
de prendre 1 fil de lainne retors, et loier sor bellicione ; e poi appresso porrevi suso drappi molli
le boutin, et aprs metre desous drapiaus mol- in olio, e lasciarveli inflno ai iiij di', e cadrassene.
lies en oile, et laissier jusques a iiij jors, et E poi quand'elli sar caduto, si vi si vuole porre
lors cara. Et quant il s.^ra caus, si vous devs suso salvia mescolata con polvere sottile di costo e
haster de metre sus du sei deli, mell a di sommaco, e fien greco e d'origano, e di ci po-
pourre deli de cost, u de cornac, u de fien tete salare tutto 'l corpo, salvo il naso e la bocca,
grec, u d'oringano, et de ces pos saler tot le e per lo bellico tutto il corpo nodrird; per ci che
cors, fors le nes et la bouce, pour le boutine s tosto come il fanciullo rato, tutto 'l corpo
et pour tot le cors escauter et endurcir; por tenero e sottile, ond'elli sente legiermente cose calde
ce que si tost que le enfes sera ns, tous il e frede e aspre, le quali legiermente il gravano, e
cors sera tenres et deli, si sent legierement potrebbe suo' naturale forma legiermente cambiare.
coses caudes et freides apres, ki legierement E s si puote la notricie pi d'una volta salare, se
ALDOBRANDINO DA SIENA. 11

li grievent, et porroient amortir se naturel mestieri gli farae, e spezialmente quand'egli arae
forme et cangier. Et le puet on plus d'une ansai di superfiuitadi.
fois saler, se mestiers est, especiaument a
chiaus qui asss aront de superfluits.
Aprs le doit on laver, et doit li nouice ses E
appresso il dee la natrice bagniare con acqua
oreilles et ses narines destouper; et garder tiepida, et degli suoi orecchi e suoi anare del naso
qu'ele ait ses ongles rongies, qu'ele ne puist spremere e purgare, e guardarsi ch'ell'abbia Vuw
l'enfant grever: et metre as ieu 1 pau d'olle ghia fondute, acci ch'ai fanciullo non possa gra-
d'olive: aprs le doit laver, et le petit doit vare : e mettergli negli occhi un poco d'olio d'oliva :
dedens le fondement metre tot belement, et e appresso il dee bagnare, e'I suo piccolo dito den-

ouvrir, por mieux les superfluits espurgier, tro al fondamento mettere soavemente e aprire, per
et se vesie espraindre belement, por mieux meglio le superfiuitadi purgare, e della vescica pre-
oriner, et, tant com on puet de froit garder. mere bellamente, e tanto quant'ella puote del freddo
guardare.
Et quant ce sar ke le vaura loier, si doit Et quando cio sarae ch'ella il voglia fasciare,
les membres souef concier et estendre et dre- s dee soavemente le sue membra crollare e disten-

cier et metre a point, a douner li bele fourme ;


dere e distringere e dirizzare e mettere al punto,
car c'est legiere cose a faire a sage nourrice, e dargli bella forina ; che ci leggiera cosa a fare

car tot ausi comme li cir, quant eie est mole, a savia notricie : che tutto altres, come la ciera,
prent tei forme c'on li veut douner; ensi li quand'ella molle, prende tale forma come uomo
enfant prendent tei fourme ke leur donne. Et li vuole fare ; somigliantement' e' prende la forma

por ce sachis, ke biauts et laidure a avoir, che la nodrice gli vuole fare. Onde sappiate, che
tient a grant partie as nourices. biltade e rustichitate avr quello che la nutricie
gli fard.

Et quant il ara loijs, les bras et les mains Et quando il fanciullo sar fasciato, e le braccia
envers les genous, et la tieste legierement loie e le mani in verso le ginocchia distese, e la testa

et converte, si le laisse dormir en biercuel ;


leggiermente legata e coperta, si 'l ponete legier-
mais qu' il ne soit plains de co ses dures et mente a dormire nella culla; ma non sia piena
apres, mais de soaes, ki le gardent du froit, di cose aspre e dure, ma suave e morbide, le quali
et ne le doignent mie trop grant caleur. Et il guardino del freddo e non gli diano troppo caldo.

gards, ke li teste soit plus haute que li cors, E guardate che la testa sia pili alta che l'altro
et dorme droit, si que li cors ne penge nule corpo, e dorma diricto, sicch il corpo non penda
part, et li teste d'autre, ne nuls des autres da una parte e la testa dell'altra, n meno degli

membres. Et li maison ou il dormir soit oscu- altri membri. E la magione dove egli dormir sia

re, et ne mie trop, car li grans clartes li por- scura buja, ma non troppo, per ci che la grande
roit trop gi'aver a la vene. chiaritade, a la veduta, il potrebbe tosto gravare.
Quant il ara asss dormi, si le doit on laver, Et quand'egli arae assai dormito, s lo dee la
car c'est se droiture, et puit ce faire ij fois u nodrice bagniare, per ci che allora convenevole,
ij le jor et se c'este en est, qu'il face caut, e puote ci fare due o tre volte il giorno: e se nella
;

si facel'euve sipautieve; et se c'est en y ver, state sia troppo grande caldo, si conviene che l'acqua
si soit plus caude. Et au baignier le gart ke sia un poco tiepida. Et al bagniare, si guardi che
li euve ne li entre es orelles et le doit pren-
: l'acqua non l'entri dentro all'orecchie ; et dee pren-
dre par le main diestre, et estendre, par de- dere per la mano destra, e discendere sopra 'l suo
seure seu pis a le senestre, et le sinestre vers petto verso la sinistra, e la sinistra verso la de-
le destre, et les pis et les gambes ploijes le- stra, e piedi e le mani e le gambe menare e soa-
i

gierement par deriere le teste, por les gointu- vemente piegare di drieto verso la testa, acci che
res des genous faire plus legieres, et mouvoir : le giunture delle ginocchia pi sieno preste e leg-

et ensi doit on faire des autres jontures et gieri a muovere : cos simigliantemente dee la no-
movoir por estre plus legieres. Et quant il sera trice fare dell'altre giunture, e legiermente muoverle.
lavs, s le doit essuer de drapiaus ses et E quand'egli sarae bagnato, s 'l dee la natrice
souef, et remetre dormir et faire gesir premie- asciugare con pezze line sottile asciutte e morbide,
rement sor seu ventre, et puis seur le dos. '
e poi appresso metterlo a dormire e farlo giacere
supino e poi in lato.
En ceste maniere, doit on l'enfant garder, j
E nel detto modo si dee il fanciullo guardare,
quant li femme s'en delivre. I
appresso ci che la femmina l'de partorito.
12 PARTE PRIMA.

Pietro da Barsegrap.*
(Fiori prima del 1264)

POEMA SACEO.
(dialetto milanese).

No cosa in sto mundo,


mia creden9a,
tal la
Ki ^
se possa fenire, se la no se
comen9a:
Petro de barsegap si voi acomen9are,
E per raxon fenire, segondo k'el ge pare.
Ora omiunca ^ homo intenca ^ e stia pur in pax
Sed kel ne ge plaxe ^ audire d'un bello sermon verax;
Cumtare eo se volio e trare per raxon
Una istoria veraxe de libri e de sermon,
In la qual se contn guangi ^ e
anche pistore/
E del novo e del vectre ^
testamento de Criste.
Alto deo patre segnior,
Da a mi for^a e valor;
Patre Deo, segnior veraxe,
Mandime la tea paxe;
Jesu Cristo filiol de gloria.
Da a mi seno e memoria,
Intendimento e cognoscan9a
In tuta grande lialtan9a,
Si me adr9a in quella via
Ke pla9a a toa grande segnioria.
Spirito sancto, de toa bont
Eo ne sia sempre inluminao;
Inluminao e resplendente
Del t amore si sia sempre.
E clamo marc al m segniore
Patre Deo creatore,
Ke possa dire sermon divin,

* Seguo il testo dato dal eh. sig. Bion- 1 Forma inusitata per Ke o Que: val-

Milano 1856, p. 205


delli {Sludi linguistici. gono, Che.
e segg.) Il poema del Nostro non che 2 Nello stesso dialetto, Ognunca e 0-
una narrazione storica del vecchio e del gnuncana; e cosi Onya, Omia e pi spesso
nuovo Testamento; ma, dice il Bartoli, Omiunca per Ogni ecc. Pi innanzi trovi
nella sua ruvidezza tanto pi importante, Qualunca, cio Qualunque.
quanto meglio ci mostra una delie pi 3 Intenda, Comprenda.
lontane prove fatte per trasportare nel- 4 Correggi Sed el ge plaxe. Se gli piace.
:

r umile e incolto idioma del popolo la 5 Vangeli.


storia religiosa, il sermone divino. Qui 6 Pistole, Epistole.
ne riporto il principio. Vecchio. Lat.: Veliis, veteris.
PIETKO DA BAESEGAP. n
E comen^ e trare a fin,
Como Deo fato lo mondo,
E corno de terra f lo homo formo ;

Cum el descend de cel in terra


In la Yergene regal pol^ella;
E cum el sostene passion

Per nostra grande salvation;


E cum vera al d de l'ira,

L o'ser la grande roina;


Al peccatore dar grame9a.
Lo insto avr grande alegreca.
Ben raxon ke Pomo intenca
De ke traita sta legenda.
L'altissimo Deo creatore
De tuti ben comen^adore
Plaque a lui in comen^amento. ...^

Lo cel e la terra el cre.


La luxe resplendente a far dign ;

Lo sol, la luna e le stelle,


Lo mare, e li pissi, e li ol9elli,
Aer e fogo, el firmamento,
Bestie tute e li serpente.
Part la lux da tenebria;
Part la nocte da la dia:
Et alla terra de baila,'
Potest et segnora.
De l nasce lo alimento,
Herbe e lenie e formento,
Biave e somen^a* d'onna gran,
Arbori e fruite d'omiunca man.^
E vide Deo, e si pensare
Ke tuto questo par ben stare.
Possa ^
de terra form Tomo,
Ed Adam ge ' mette nome;
Si d una compagna;
li

Per la soa nome Eva se clama;


Femena facta d'una costa.
La qual a l'omo era posta.
De cinque seni el ge spire,
3 Legna, Piante.
1 Quivi appare manifesto che il co-
"

dimentic di trascrivere un verso


| 4 Biade e semente.
sta
5 Maniera.
he compieva la proposizione rimasta
j

6 Poscia, Dopo.
erci sospesa, e che formava il distico
7 Gli. ^.
dmato in ento ^Biondelli.)
8 Sensi. Probabile errore di scrittura
2 Balia, Facolt.
14 PARTE PEIMA.
In Paradiso i alog. ^

El g' d'ugni fructo d'arborxello


Dolce e delectevele e bello:
Tal rende vita san9a dolore,
E tal morte con grande tremore.
In questo logo i pon/
Segondo quel ki g ^ plax.
Quatro flumi, 90 viso/ me
En in questo paradiso:
Lo primer nome Physon;
Lo segondo nome Geon;
Tigris fi ^ giamao ^ lo tertio;
Lo quarto nome Eufrates.
Questo logo veraxe mente
Lo piant al comen9amento, '

In lo qual Deo segniore,


Adam facto guardaore.
Si li fa comandamento,
De le fruite k' l dentro
De 9ascun possa mangiare:
Un ge n' k'el laga^ stare;
E l' un fruito savorosO;
Dolce e bello e delectoso,
Da cognoscer e ben e '1 mal:
Per9o li o vectao " de man9.
Si li dixe perme9o lo viso, *
"

Li aloga in lo paradiso:
Qual unca d tu mangirae.
Tu a morte morir .
Tute le cose vivente
D'avan9o Adam l im presente
Serpente, oycto 90 k'el cri.
Ad Adam apresent;
li

K'el miti nomi com'i plaxe ;

E quilli seran nomi veraxe.


Adam met nome ale cose
Segondo quel ked el vose....

1 Gli, Kssi. 8 Lasci. Voce non ancora del tutto


2 Gli ha posti. scomparsa dai dialetti lombardi.
3 Che gli . 9 Vietato.
4 Come penso; come mi sembra. Anche Cio. Disse loro potessero godere del
10
ora i Milanesi dicono: El me divis. vedere.
5 \ forse da Fit. 11 " Li aloga significa Ivi. Aloga pare
6 Chiamato. derivato dal latino ad locum, come pure
7 La rima
peggio che d'assonanza: l'altra voce di egual significazione, e pi
che debba leggersi, comengamente? volte ripetuta nel corso del poemetto,
GIACOMINO DA VEEOKA. 15

Oiacomino da Verona.*
(Fior nel secolo XIII)

DE l'alto REGAL SEO DE LA VERGENE MARIA,


quant'el APROYO DEO.

Sovra li angeli tuti k'en Celo rendo splendor,


Da la destra parto del magno Creator,
, Lo so sedio posto sen^a negun tenor/
Encoron de gloria, de bont e d'onor.
Tanto alta e bella quella rega polcella
Ke li angeli e li santi de lei parla e favella,
Emper^ k'el' plui preciosa e bella
Ke n' la fior del pra, n la rosa novella.
Mo no ge meto forsi, n el m' cos en viso,
^

Ke ben lo so per certo, e la Scriptura el diso,


K'el' scala del Celo e porta del Paraiso,
E pi ke sol n luna bell'a la fa9a e '1 viso,
Dondo una enumerabel ^ celeste compagnia
Tut'ora la salila ^ cum ogna cortesia,
Segondo ke fe' l'Angelo en terra de Sora,
Quand'el, da la Deo parte, ge dis: Ave Maria!
Sempro mai l'aora ^ e sempro mai la enclina,
Segundo ke ne cuita ^ una raxon divina,
Cantando enan^o si sempre: Salve regina!
Alma redemptoris, stella niatutina !

I iloga, la quale indubbiamente una


irrezione di hic loci. Quest'ultima voce
odesi ancora sovente nell' agro mila-
od(
N
Ke
losco {orbo) n asirao, (attrappito) n alcuna

a quella cit pos'ero (essere)


[altra cent.
nocument.
nese . (Biondelli.) 1 Cio, Senza che co'ia alcuna ve lo so-
(Nota alla pag. preced.). Tutto (?).
1'-^
stenga. Il eh. sig. Mussafa intese, dubi-
Lezione probabilmente corrotta. Anche tando, che qui questo modo valesse Senza
quel serpente non s'intende troppo bene. dubbio, ma sarebbe allora un de' soliti
* Seguo il testo dato dal eh. sig. Mus- riempimenti, introdotti per ragioni di
safia {Momim. ant. di dial. ital. p. 144), metro o di rima.
ricavato dal Cod. della Bib. di san Marco 2 Cio: Non un dubbio parer mio,
(XIII Ital.) La Gerusalemme celeste, da Non un Diodo mio di vedere. Forsi,
cui si toglie il presente frammento si- anche cosi sostantivato, per Forse, pur
mile a quella dell'Apocalisse, con tutte oggi in molti dialetti.
le meraviglie d'oro e di gemme, di cui 3 Innumerabile.
sta a guardia un Cherubino, 4 Saluta.

Lo qual no ge lassa de l nuja (nessuna) <;et 5 Adora.


Venir tavan {tafano) n mosca, n bixa, n 6 Racconta, Fa fede.
[serpent,
PARTE PRIMA.

Anonimo.*

(Dalla Passione e risurrezione, poemetto)

LA MORTE DI GES.
(dialetto veronese del secolo xiii).

Quil ^
plans la raina ^ e fera mentre ^ plura *
E
molto se guaimenta de s forta ventura,.
Ch'eia sa vera mentre che ogna creatura
Del Segnor era fata bona en soa natura,
Mo'je ven el contrario, e si fata dura ^
Che aseo cum feP ghe da en bevaura; ^
Perso n' meraveja se la dona lo plura
Ch'eia ve' la soa fa9a, ch'a poc a poc se scura;
Per la mort che gh' pres lo so color no dura.
Cerca Tor de sesta tuto lo Sol se scura;
De qui a l'ora de nona le tenebre dura ;

Cerca l'ora de nona Jes pres'^ a clamar:


Ely, Ely, Ely, Domenedeo bon pare;
Perch m'abandonassi en questo grando afar?
E mua lo color e 1 c pres a dinar;
Fora se n'enso 1 spirito, ch'el no ghe po pi star.
De grando tereinoto la tera pres tremar,
Li sassi cum le pre' fendro e trabucar,^^
Lo vel del tenplo tuto se fendo, 90 me par;
Li morti d molimenti pres a reussitar,
E lo zueo ^enturio a alta vos clamar:
Quest'era vera mentre fjol de l'alto Pare,
Che queste meraveje mei par annunsar.
* Seguo il testo dato del Poemetto dal 9 Bevi tura. Bevanda.
eh. prof. L. Biadene {Studi di filol. rom. 10 Circa, Presso a.
puhb. da E. Monaci, toni. I, pag. 251); 11 Prese, Licominci.
versi 145-167. 1^ Padre.
1 Quivi, 0 meglio Ora, Intanto. Apo- 13 Muta, Camhia.
cope di Quiloga. Cfr. sopra, p. 14, n. 11. 14 E il capo prese, cominci a.
2 La Regina, La Vergine. 15 Da Ensir per Uscire,
3 Fieramente; pi avanti Fera mentre ;
16 Pietre; cos in vari dialetti, e anche-
per Veramente, e simili. Prea.
4 Da Plurar, Plora, Duolsi. 17 DaFendere. Si fenderono.
5 E anche in Guittone per Metter guai, 18 Traboccarono.
Lamentarsi. Provenz. Gaymentar. 19 Ci mi pare. Forse, mi par di ve-
6 Ora le. derlo; ma pi probabilmente mi'espres-
7 Intendi, La natura umana. sione riempitiva.
8 Aceto con fiele. 20 Giudeo Centurione. Appunto perch
BONVESIN DE KIVA. 17

Bonyesin de Riva.*
(Fior verso la met del secolo XIII)

DE QUJNQUAGINTA CURIALITATIBUS
AD MENSAM.**

Fra Bonvesin da la Riva, ke sta in borgo Legnian,


de le cortesie da desco qiiil ve dise per man:
'

de cortesie cinquanta, ke se den servar al desco,


fra Bonvesin da la Riva ve n parla mo de fresco.
La premerana ke quanto tu ve ^ a mensa,
questa,
del pover besoniosoinprimamente impensa ^ ;

ke quand tu pasci un povero, tu pasci lo to pastor,


ke t'ha pasce pos * la morte in l'eternai dolzor.
La cortesia segonda se tu sporzi aqua a le man,
:

adornamente la sporze, guarda no sij vilan.


assai ghe n sporze, no tropo, quand lo tempo dra ^ stae;
d' inverno, per lo fregio, in picena ^
quantite.
La terza cortesia si : no sij trop presto
de corre senza parolla per assetar ^ al desco ;
s'alcun t' invidha a noze, anze ke tu sii assetao,
per ti no prende quel asio,^ dond tu fizi desca9ao.
L'oltra : anze ke tu prindi lo cibo apparegiao.

centurione non era giudeo, ma romano; p. 61. Il Cod. ond' tolto dell'Ambro-
ma assai naturai confusione di chi si siana, segnato di n. 95, in-4. Sono note-
trovava allora a tormentare il Salvatore. volissimi circa 'Bonvesino gli studi del
* Fu dell'ordine degli Umiliati, dotto eh. Ad. Mussafa (Rendic. dell'Acc. di
in grammatica ed autore di opere mo- Vienna 1882, Classe filos. stor.), e cosi
rali filosofiche e storiche. Lasci molte quelli di E. Ijindforss, (Scelta di Curio-
poesie nel suo dialetto lombardo, ed in sit leti. ined. e rare, disp. CXXVII; Bo-
queste, e per gli argomenti e per lo stile, logna, 1872), il quale pubblic il graziosa
fu vario e vivissimo. Piuttosto che alla poemetto del ^Tostro intitolato Tractato :

Disputa fra la Madonna e Satana, al de la questione fra ser Zenere e gli altri
Contrasto della Rosa e della Viola, e a XI mesi.
quello della Mosca con la Formica, gra- 1 Abbreviatura di Quiloga v. sopra
ziosissimo, e a quello del Peccatore con p. 16, n. 1.
la Vergine ecc., ho proferito dar luogo Vai.
2
al Poemetto delle Curialit a mensa, nel Cio, Primieramente
3 pensa al povero
quale troviamo un quadro de' costumi bisognoso.
dei tempi efficacissimo. 4 Dopo. E i Provenz. Pos e Pus.
** Seguo il testo dato dal Bekker {Mo- 5 Porgi, Versi.
nafber. d. Kdnigl. Preuss. AJcad. d. Wis- 6 Della.
senschaften, 1850-51). Primo a pubbli- Piccina, Piccola.
carlo fu il Brunacci {Ant. orig. della 8 K^seit2Lr, Accomodarti, Sederti, Pren-
lingua vlg. Padova, 1851). Lo ripubblic, der posto.
emendandolo, il Biondelli [Studi ling. Vale Agio;
9 ir. Aise. Qui forse, Posto
Milano, 1856) e poi, secondo la lezione
;
comodo.
del Bekker, il Bartoli nella Crestomazia 10 Adbi a essere. Credo da fieri.
della poesia italiana ecc. Torino, 1882, 11 Altra cfr. il francese Aulire, Autre.

Targtoni-Tozzetti, Ant. della poesia ital. 2


18 PARTE PRIMA.

per ti on ^ per to major fa s k'el sia signao/


trop gordo e villan e incontra Criste malegna,
lo qual ni ai oltri guarda, ni 1 so condugio ^ non segna.
La cortesia cinquena: sta Gonzamente al desco,
cortese, adorno, alegro, e confortoso e fresco :

no di' * sta cuintoroso,^ no gramo ni trava^ao,


ni cole gambe incrosae, ni torto, ni apodiao.
La cortesia sexena, dopo ke l'hom se fidha,
si no apodiarse sor la mensa banda.*^
ki fa dra mensa podio, quel hom no cortese,
quand el gh' ^ apodia le gomedhe, on ghe ten le brace destese.
La cortesia setena si , in tuta zente,
ni trop mangiar, ni poco, ma temperadhamente ;

quel hom, o k'el se sia, ke mangia trop ni poco,


no vego quent pr se ghe sia a l'arma ni al corpo.
La cortesia ogena si , ke deo n'acresca,
no trop impir la boca, ni trop mangiar in pressa:
lo gordo ke mangia in pressa, ke mangia a boca piena.
quand el fisse appellao, el bave responde a pena.
La cortesia novena si a poco parlar,
e a tenir pos quello k'el ha tollegio a far:
ke l'hom, tanfn k'el mangia, s'el usa trop a dire,
le fragore fo dra boca sovenzo ghe po inxire.^^
La cortesia desena si : quand tu he sedhe,
trovand inanze lo cibo, e furbe la boca, e beve.
lo gordo ke beve im pressa, inanze kel voje la canna,^^
a Poltro fa fastidio, ke beve sego in compagnia.
E l'undexena questa: no sporze la copa a l'altro,
quand el ghe po atenze,^'^ s'el no te n fesse acorto,
zascun hom prenda al desco la copa quand el ghe plas;
e quand el ha bevudho, la de' mete zoso in pax.
La dodesena questa: quando tu di' prende la copa,
con doe man la receve, e ben te furbe la boca:

1 0, Ovvero. 10 Con fretta. Pi avanti Con pressa.


2 Benedetto. Cfr. Dante Inf., XX, 69. E Pressia per Fretta, Premura, usato
3 Vivanda. anche oggi in molti dialetti dell'Italia
4 Devi. superiore.
5 Pensieroso. Poi agg. no gramo ni 11 Ingordo, come sopra.
travagao, la qual ultima voce ha da va- 12 Ha: Pu appena rispondere.
lere come Traboccato, Sdraiato. Il Nostro E badare (tener dietro) a quel che
13
us questo modo anche nel Trattato de' ha preso a fare; cio a mangiare.
mesi, gi ricordato. 14 Finche, mentre, intanto che.
6 Imbandita. 15 II fragore (rutto) fuora.
7 Appoggio. Da Podium lat. 16 Uscire.
8 Per Ghe: Ivi. 17 Inghiott, Avvalla.
9 N all'anima n al corpo. Nota la 18 Prima d'aver vuota la gola.
falsa rima, qui e altrove pi volte. 19 Poco attento.
BONVESIN DE EIVA. 19

col'una conzamente no se po' la ben receve;


az ke 1 vin no se spanda, con doe man sempre beve.
La tredesena questa: se ben tu no voi beve,
s'alcun te sporze la copa, sempre la di' receve,
quand tu la he recevudha, ben tosto la poi mete via,
on sporze a verun oltro, k' tego in compagnia.
L'oltra ke segue questa: quand tu a li convivij,
anc sia bon vin in desco, guarda ke tu no te ivrij: ^

ki se ivria matamente, in tre mainere offende :

el nox al corpo e a l'anima, e perde lo vin k'el spende.

La quiujdesena questa: se ben verun ariva,


no leva in pe dal desco, se grand cason no ghe sia :

tanfin ^ tu mangi al desco, no dex ^ amoverse illora


per mor * de fa careza a quilli ke te vneno sovra.
La sedesena apresso si con veritae,
no sorbiliar dra boca, quand tu mangi con cugial.
Quel hom e quella femena k'entro cugial forfolia,'
fa s com fa la bestia ke mangia la corobia.
La dexsetena apresso si , quand tu strainudhi,
on k'el te prende la tosse, guarda com tu te lavori:
in l'oltra parte te volze, de cortesia impensa,
az ke dra saliva no zese ^ sor la mensa.
La dexeogena questa: quand l'homo se sente ben san,
no faza, o kel se del companadegho pan:
sia,
quel k' lecardo de carne, on d'ove, on de formagio,
^

anc n'abia el ben d'avanzo, per z non de' 1 far stragio.


La dexenovena questa: no biama li condugi
quand tu a li convivij, ma d, ke illi en bon tugi:
in questa rea usanza multi homini ho za trovao,
digando
Quest' mal cogio, on
Quest' mal salao.
E la vingena questa, a le toe menestre attende;
entre altru no guarda^ se no forse per imprende.
Lo ministrante, se ghe manca, ben de' guardar per tuto,
ma s'el no ministrasse, el bave esse lovo e bruto.

1 Inebri i. Quello fa s com bestia, chi con cugial


2 Finche, v. sopra, p, 18, n. 14. sorbili a, Chi doncJia questa usanza, ben
3 Kon conviene; credo, dal latino Non fa s'el se dispolia.Ma il mancar dell'as-

decet. sonanza la fa molto dubbia.


4 Per amore, A cagiotte, Per nspetto. 8 Gisse, cadesse. (Biondelli).
5 Sopravvengono. 9 Ghiotto. E si dice anc'ora Leccorna^
6 Cucchiaio. Sorbiliar poi vale forse per ghiottoneria.
Sorbire gorgogliando, e mi pare efficace 10 Non biasimar le vivande.
e bella parola. 11 Tutti.
7 Forse vale, Gorgoglia? Poi corobia 12 Lupo, Sporco 0 simile. Lovo in Ko-
non so che biada sia. E certamente d magna vale Ghiotto lercio. Bruto, poi,
senso pi chiaro la lezione del Biondelli: sta per Brutto, Turpe o simile.
20 PAETE PKIMA.

Pos vingena ' questa, no mastruliar ' per tuto,


la
com bave esse carne, on ove ^ on semejant condugio^
ki volze e ki mastrulia sor ]o talier cercando,
bruto, e fa fastidio al companion, mangiando.
L'oltra ke segue questa; no te reze ^
villanamente:
se tu mangi con verun d'un pan comunamente,
talia lo pan per ordene, no va taliando per tuto;
non va taliando da le parte, se tu no voi esse bruto.
La terza pos la vinge: no di' mete pan in vin,
se tego d'un napo medesmo bevesse fra Bonvesin:
ki voi pescar entro vin,
bevando d'un napo con megO;,
per meo
grao, s'eo poesse, no beverave con sego.
L'oltra : no mete in parte per mezzo lo companion,
ni graellin ni squella
'
se no gbe fosse grand cason :

on graellin on squella se tu vuoi mete in parte,


per mezzo ti lo de' mete pur da la toa parte.
L'oltra : ki fosse con femene sovra un talier mangiando,
la carne a s ^ e a lor gbe debla esser taliando:
l'homo de' pi esse intento, pi presto et honorevre,
ka no de' per rason la femena vergonzevre.
'

La sesta pos le vinge, de grand bontae impensa,


quan lo to bon amigo mangia a la toa mensa,
se tu tali carne on pesso on oltre bon pitanze,
de la pi bella parte ghe dibli cerne ^ inanze.
L'oltra ke segue questa: no di' trop agrezar
l'amigo a casa toa de beve e de mangiar:
ben di' tu receve l'amico e farghe bella clera,^*
e dargbe ben da spende, e consolarlo vontera.
L'octava pos a presso grand homo mangiando,
le vinge,
astalla mangiar, tanfin k'el bevando;
te de
mangiando apresso d'un vescovo, tanfin k'el beve dra copa^
usanza drigia'^ prende, no mastegar dra boca.
L'otra ke ven questa: se grand homo d'aprovo,^*
no di' beve sego a un'hora, inanze ghe di' dar logo;
ki fosse aprovo d'un vescovo, tanfin k'el beverave,
no de' levar lo so napo, on k'el ghe vargarave.^

1 La ventesimap'ima. Anche in qual- 9 Devi scegliere. Cos poi, di' per devi.
che luogo di Toscana dicono ora Dopo- 10 Incitare, Punzecchiare.
primo, per significare Secondo. 11 Cera.
2 Mestare, Mescolare, o simile. 12 Ritieni, Ferma.
3 Uova. 13 Dritta, Corretta.
4 Beggere, Condurre. l'i Dappresso.
5 gratellina, n scodella. 15 Anzi, piuttosto.
6 A s. 16 Varcherebbe. Forse vuol dire che, al-
7 CJt, Perch. Vergonzevre, Vergognar- trimenti facendo, quasi prevaricherebbe,
si. VergonQa vale Vergogna. passerebbe i limiti della buona educa-
8 Pescio, pesce. zione.
BONVESIN DE EIVA. 21

E la trentena questa: ki serve, habia neteza;


no faza, ilio presente, ni spudha ^ ni bruteza:

a l'homo, tanfin k'el mangia, pi tosto frave^ fastidio;


no po trop esser neto ^ ki serve a un convivio.
Pos la trentena questa: zascun cortese donzello
ke se voi mocar * al desco, coli drapi se faza bello:
ki mangia on ki ministra no se de' mocar con le die,
coli drapi da pei se monde, et use de cortesie.
L'oltra ke ven questa: le toe man sian nete; ^
ni li die entre orege,^ ni 1 man sul co '
di' mette;
no dex ^ a l'hom ke mangia, s'el ha ben nudritura,
aberdugar^ cole die in parte o sia sozura.
La terza pos le trenta: no brancorar cole man,
tanfin tu mangi al desco, ni gatorin^^ ni can:
no lese a l'homo cortese a brancorar li bruti
cole man, cole que el tocca i apparegiai condugi.
L'oltra : tanfin ke tu mangi con homini cognoscenti,
no mete le die 'n boca per descolzar li dengi,

ki se caza le dia in boca, anze k'el habia mangiao,


sor lo talier con mego no mangia, per meo grao!
La quinta pos le trenta: tu no te di' lenze le die;
le die, ki le caza in boca, en brutamente furbie:
quel hom ke se caza in boca le die impastruliae,
le die non en pi nete, anze en pi brutezae.
La sexta cortesia si , pos la trentena :

se te fa mester parlar, no parla a boca piena:


ki parla e ki responde inanze k'el voja la boca,
a pena k'el poesse aleinar negota.^^
Pos questa ven questa oltra: tanfin ke 1 companion
havr lo napo a la boca, no ghe fa demandason,
se ben tu lo vo' appellar, de z te fazo avezudho,
no l'imbregar, daghe logo tanto k'el havr bevudho.
La trentaogena questa non recuintar : ree nove,
az ke quilli k'en tego no mangian con reo core:

1 Sputi. 11 Gattino.
2 Sarebbe. Lat. Fieret. 12 Non lecito.
3 Non pu mai esser netto troppo.
Cio, 13 Dita.
4 Nettre; soffiare il naso; frane, niotc- 14 Scalzare, Nettre. Dicesi anche del
cher. Il testo del Biondelli legge monda torre la terra d'attorno alle radici delle
lo naso. piante.
5 Nette. 15 Leccare. Lat. Lingere,
6 Orecchie. 16 Vuoti.
7 Capo. 17 Nulla. I Milanesi, ancora Nagotta.
8 Conviene. Cfr. sopra, p. 19, n. 3. Poi, Aleinar forse significa rifiatare (Cfr. il
Nudritura per Educazione. Provenzale : frane, haleine). Il Biondelli lesse laniar
Noirimen-s. Noyriment-s. e spieg balbettare.
9 Brancicare. 18 Noiare, Impicciare, Dar briga.
10 Ove. 19 Raccontare.
22 PAETE PKIMA.
tanfin ke i oltri mangiano, no di' ^
nove angoxose,
ma tax, on d' ^ parolle ke sian confortose.
L'oltra ke segue questa: se tu mangi con persone,
no far rumor ni pleo/ si ben g'havissi rason.
s'alcun dri* toi vargasse/ passa oltra fin a tempo,
az ke quilli k'en tego no habian turbamento.
L'oltra : se doja te prende di qualche infrmitae,
al pi tu poi, compriva ^ la tua necessitae:
se mal no dex mostrar la pena;
te senti al desco, '

no fa reo core a quilli,


ke mangian teco insema.
Pos quella ven questa oltra: s'entro mangiai vedhissi
qualke sgiviosa cosa, ai oltri noi disissi;
on mosca, on qualke sozura entro mangiar vezando,
taxe, ke non habian sgivio ^ quilli k'en al desco mangiando.
L'oltra : se tu porti squelle al desco per servire,
sor la riva dra squella lo polex di' tenire;
se tu apilli le squelle col polex sor la riva,
tu le poi mete in so logo, senza oltro ke t'aidha.***
La terza pos le quaranta : se tu sporzi la copa,
la summit del napo col polex mai no toca:
apilia lo napo de soto, e sporze con una man:
ki ten per altra via, si po fi digio villan.
La quarta pos le quaranta si , ki voi odire:
ni graellin, ni squelle ni li napi di' trop impire;
mesura e modho d' esse in tutte le cose ke sia,
ki oltra z vargasse, no bave fa cortesia.
L'oltra ke segue questa: ret a ti lo cugi,
se te fi tollegio la squella, per zonzerghe del mangia,
s'el lo cugi entra squella,^* lo ministrante impilia:
in tute le cortesie ben fa ki se asetilia.^*^
L'oltra ke segue questa: se tu mangi con cugial,
no pan entro mangiai;
dibli infulcir trop
quellu ki fa emplastro entro mangiai da fogo,
el po fastidiar quelli ke ghe mangian aprovo.
L'oltra ke segue questa: se 1 to amigo tego,
tanfin k'el mangia al desco, sempre imbocona sego:

1 Non dire. 8 Schifosa.


2 Ovvero di'. 9 Schifo, Ribrezzo.
3 Piato, lite. Cfr. il frane. Plaid, plaider. 10 T'aiuti. Anche Aiar per Aitar.
4 Dei. Intendi Dei tuoi compagni, Dei 11 Pu esser detto. Cfr. sopra, p. 17,
tuoi commensali. n. 10; p. 21, n. 2 etc.
5 Varcasse i limiti: Cfr. sopra, 12 Ritieni.
p. 20,
n. 16. 13 Aggiungervi.
6 Comprimi, Comporta sofferente, quan- 14 Nella scodella.
to pili puoi etc. 15 Impiglia, Imbroglia.
7 V. sopra, p. 19, n. 3. 16 Assottiglia, Guarda acutamente.
ANONIMO. 28

se forse t'astallassi ni sazio fosse ancora/


fors anc elio per vergonza s'astallarave illora.
L'oltra : mangiando con oltri a qualke inviamento,^
no mete entra guaina lo to cortello anze tempo:
no governa lo cortello inanze ka li companion:
fors oltre ven in desco, donde tu no fe rason.*
La cortesia seguente : quando tu he mangiao,
fa s ke Jesu Criste ne sia glorificao:
quel ke receve servisio d'alcun so benvoliente,
sed el non lo ringratia, ben descognoscente.
La cinquantena appresso si per la dedrra/
lavar le man, po bever del bon vin dra carrera:
le man pos lo convivio per poco pon fi lavae,
da grassa e da sozura elle en po netezae/

Anonimo,
(Della seconda met del secolo XIII)

LAMENTO DELLA SPOSA PADOVANA


PER LA LONTANANZA DEL MARITO CROCIATO.*
(dialetto veneto).

Responder voi a dona Frixa,


Ke me conseia en la soa guisa,

1 Se tu ti fermassi, che egli non fosse ne' primi secoli della nostra lingua, le
ancora sazio. menti degli scrittori fra' quali e uno
,

2 Invitamento , Convito. de' pi vecchi Gerardo Patecchio cremo-


3 Che tu non f aspetti. nese, di cui riferisco qui alcuni versi
4 Fer Vultima. dello Splanamento de li proverbii de Sa-
5 forse superfluo il ricordare quanto lomone (V. Monaci, Crest. it. dei primi se-
questo soggetto dei costumi occupasse, coli etc. Citt di Castello, 1889, p. 102):

De la leugua voi dir al primei'amente,


Per quel q'ela nos pi a grani part de la cente.
Da tropo dir se varde qi se voi far laudar,
E da luog ad altri. s'ig voi anq ig parlar ;
Q'el ge n' fort de lor qe voi dir qualqe causa,
M'el no d comandar fin qe l'autro no pausa,
No tegnudo savio
fi qi parla sovra man,
Da piQol ni da grande, da par ni da sovran.
Se 1 picjol no se n ven<;a lo par fors sen laimenta,
El major per ventura je n dis per una trenta;
Vilan e malparler se po tenir quelui,
Quand dit quant el voi, e 'n tut desplas a altrui.
Nisun hom d gabar alcun descognosente;
K'el tien lo mal per pcQO, e 1 ben (jet' a niente.
Qi amaestra un fol, sen q'el no voi enprendre,
Doi dan par qe je n vegna, qi ge voi ben atendre,
Q'el perd lo sen q'el dis, e 1 mat par q el desdegne;
Ma 1 savi hom castige qe voi ben c'om je' nsegne.
K respont umelmentre, ira no se je tien;
Mai qi favela orgojo, s'ela no nd', s vien.

* La presente poesia
copiata a tergo l ta la sottoscrizione notarile del 1277 ,

d'un rotolo di pergamena, il quale por- | indiz. V, giorno di Sabato, 23 Gennaio.


24 PAETE PKIMA.
E dis k'eo lasse ogna grameza,
Yezandome senza alegreza;^
^

K me maro se n' andao,


K'el me cor cum lui portao.
Et eo cum ki me deo confortare,
Fink'el star de l da mare?
Zamai no '1 ver... el vegnire,^
No paura d'envegolire; *
ai
K la speranza me mantene
Del me segnor ke me sovene.
En lui tutto el me conforto;
Zamai non voi altro deporto;
K de lui sol zoia me nasce,
K'el me fortin ^ noriga e pasce.
El no me par k'el sia luitano;
^

Tanto m' el so amor prusimano.


Eo sto en la cambra, piango e pluro.
Per tema k*el no sia seguro;
K d'altro mai no i paura.
E la speranza m'asegura,
K'el d' vegnir en questo logo.
Tuto el me pianto torna en zogo,'
E me sospiri ven en canto
i

Membrandome del ben cotanto.


^
Yeder mia faza eo mai no quero
En spleco,^'^ k'el no fa mester;
K non i cura d'eser bela.
Eo me 'n' sto sola en camareia,
E an' tal ora en mei la sala;
No i que far zo de la scala,
N a balcon n a fenestra;
K trovome luitan la festa,
Fu pubblicata dal Brunacci {nt. orig.) punto fermo,
Venne ristampata dal Biondelli {Sttidt 3 II verso monco, e il Brunacci ac-
Ung. pag. 153) e dal Carducci {Cani, e cenna a una lacuna. Il Biondelli spiega:
hall. Pisa, Nistri, 1871, p. 22), il quale Kon vedendolo venir mai.
osserva, che il Lamento solo ne' primi 4 Invecchiare.
50 versi, e che del resto il Canto par che 5 Fortezza? Noriga, Nutrica.
sia in bocca ad un Pellegrino, che nar- 6 Lontano.
"
rando la bella fedelt della donna, rife- Si muta in gioco, in gioia.
risce anche lamento di lei per la lon-
il 8 Vengono in. Si fanno canto.
tananza sua dal marito. La Crociata a 9 Cerco, dal lat. Quaerere; comune ne-
cui s'accenna par quella bandita da Inno- gli Antichi.
cenzo IV. Seguo la lezione del Carducci, 10 Specchio.Corruzione di Speciilum,
e tengo innanzi quelle date dal Brunacci Speculo, per Specchio, anche Dante.
e dal Biondelli, e, occorrendo, mi valgo 11 E anche talvolta in mezzo la sala.
dell'opera di tutti. L'en e aggiunta dal Brunacci e dal Car-
^ Veggendomi. ducci, ed necessaria,
2 II Brunacci e il Biondelli qui han 12 Gi. Cos anche ora i Veneti.
ANONIMO. 25

Ke plur ^
desiro a celebrare.
Co guardo en za de verso el mare,
^

^
S prego Deo ke guarda sia
Del me segnor en pagana,
E faza s k'el maro meo
Alegro e san se 'n torne endereo,*
E done vencea ^ ai Cristiani,
K tutti vegna legri ^ e sani.
K quando ai fato questo prego, '

Tuto el me cor roman entrego;^


Si k'el m'- viso ^ ke sia degna
K'el me segnor tosto se 'n vegna.
Eo no crerave ^ altro conseio; -

El vestro bon, mai questo meio,


E questo me par de tegnire:
Nexun me 'n porave departire.
Le done oidi zo ke la disse:
Nexuna d'eie contradisse;
Anzo fo tegnuo tuto per bene,
E cosa ke ben se convene.
E fi' la tene, fi' liale,''
Cum' bona dona e naturale;
K'el'atend tanto al maro,
K'el so deserio fo complo.
En verso lui mostra legreza,
Lassando tuta la grameza.
Zamai penser no volse avere,
Se non com' se poes plaxere
Et el a lei, et eia a lui.
Zilusi i gera entrambi dui.

Mai non miga de rea creenza:


Entrambi eran d'una sentenza;

1 Maggiormente.
Piti, neti la 3a p. del plurale e quella del
2 Come, per Quando. singolare hanno la stessa forma.
3 Che sia guardia, Che protegga.
13 II Biondelli: E
f eia tene, filiale.
4 Indietro, in qua. Cfr. il veneto mo- Fi, serba il Carducci come troncamento
derno indrio. di Fide.
14 Come. Apocope non infrequente fra
5 Vittoria.
6 Allegri. i poeti nostri pi antichi.

7 Ho.
15 Desiderio.
Fo per Fu, comune ai
8 Metatesi di Integro. Rimane tran- Lombardi e ad altri scrittori. Cos an-
quillo, spiega il Biondelli. che spesso Jacopone e Guittone. E i
9 Sicch m' avviso. Anche il nostro Provenz. e gli antichi Spagnoli Fo per
popolo M' diviso, per Mi pare.
:
Fu similmente.
10 Non Crederave, Non crederei, Non 16 Singolare; e cosi Foes per Potes-
mi affiderei ad. sero; V. n. 12.
17 Gelosi essi erano.
11 Ma.E ma senz'altro legge il Biondelli.
18 Ma. V. sopra, n. 11.
12 Udirono. Anche ora nei dialetti ve-
26 PARTE PRIMA.
K'i se portava tanto amore,
K'i gera entrambi d'un sol core.
El volze z k'ela volea,
Et eia z k'a lui plasea:
Non ave mai tenzon n ira
K ben tegnise da terza a '
sera.
Questa fo bona zilosia,
K'el fino amor la guarda e guia.^
E questa voi lo pelegrino
Aver da sera e da mattino.
E an'no i ave ^ desplaxere,
S'ela volese ancora avere;
En verso lui no clian* ella
K'ancora un poco li revella/
Mai el s ferma speranza
K'el ere' complire la soa entendanza,'
E far s k'ela l'amer
E f Hai li porter.
Eia li sta col viso claro
'

Quan li ^ favela; mai de raro


I aven quella rica aventura
'
:

K, quando el da lei apresso,


De dir parole sta confesso,^''
E sta contento en lo guardare:
Altro no i ols^^ demandare;
E s, i ben que dire
averav'el !

Querir merc, merc querire


Mille fiae^^ e pi ancora.
Se li bastas e tempo e ora.
E ki credivu k'ella sia?
Eia de tal beltae compla,
K'el no miga meraveia
S'el pelegrin per lei se sveia.
An' no devrav'el mai dormire
Ma pur a lei merc querire;

1 Tenesse, Durasse. Castelnuovo:


2 Difende e guida.
E selhs qu'estan confes e peneden...
3 E anzi noti ci ha, E np. anche ha egli.
4 II Biondelli spiega: Inclinando. e Amerigo da Peguilhan:
5 Gli si ribella.
6 Ch'ella crede compiere i suoi voti. C'aissi, cum sers o pres.
Sui sieu liges confes....
7 Lode comune ne' vecchi Poeti.
8 Quando le. 11 Altro non le ha osato.
9 Gli avven, Gli avviene, Rica, cio, 12 Le avrebbe egli.
Ricca Felice.
, 13 Fiate.
10 incapace, spiega il Biondelli. A me 14 Anzi, come incontrammo sopra pi
pare modo de' Provenz. Raimondo di volte.
KIME ANONIME GENOVESI. 27

Merc k'ela el degnase amare;


K malamentre ^
el fa penare.
Mai el non osa el pelegrino:
Tut'ora sta col cavo enclino ;
Merc no quere; mai sta muto;
Sospira el core e arde tiito.

Rime anonime genoyesi.


(Secolo XIII e XIV)

STUDE COGNOSCEEE TE IPSX3M.*


(dialetto genovese).

Se tu ben te cognoscexi
^
Considerando chi tu e
E donde vai ed onde ve,^
Ogni scientia averesi.
Che se tu te descognoscessi
Tegnando e fazo e re camim,
Meio sereiva, en la per fm,"
Che tu uncha nao ^ no fossi.
'
Or pensa adesso e meti mani
A li toi faiti examinar,
E a lo bem ^ che tu dei far
No perlongar a l endemam.

II.

CONTEA QUE(M)dAi DETEACTOEEM/


^'^
Quasi ogni greco per comun
E lairor/^ necho e soperbo;

1 Malamente, per la solita intrusione 6 Mai nato.


della r dopo il t. 7 Metti mano, D opera.
*
la XVIII, fra le Rime pubblicate 8 II Cod. : E
lo beni: corresse il eh.

del cb. prof. Niccol Lagomaggiore, nel- Lagomaggiore.


9 Al domani: Dal Frane. Lendemain.
VArch. glott. ital., voi. II, p. 199.
2 Sei.
**
la XXVI fra le rime genovesi citate.
10 Comunemente.
3 E cVonde vieni.
4 Tenendo falso e reo cammino. 11 Laceratore.
12 Dal lat. Nesciiis: Ignorante, Vano.
5 Meglio sarebbe, alla perfine.
28 PAKTE PKIMA.

E
in nostra contr n e un ^

Che de li aotri e pu axerbo.


Che e no 1 a losengo tanto *
Che mai so crior se stagne; ^
Semper ma aguaita ^ in calche canto,
Per adentarme le carcagne.
Doncha se semper de ^ star re ^
E no mendar le overe torte, ^

E prego 1 aotissimo De ^

Che ma lovo ^
ne lo porte.
Amen.*

Grullo. Cosi anche i Provenz. : Nella E pois aerai milhs pagatz


Cron. degli Alhigesi: Que s'era mia la ciutatz
Ab l'aver qu'y es ajostatz
E ja nulho hom no m tenga per nesci ni per fat. Dels genoes.
1 E in nostra contrada ve n' uno. D. Jujar, voi no
Che me cardajai de co'
se' corteso
Cio, Non nutro tanta speranza.
:
2
Che neente non far,
3 Che suo sbraitare si arresti.
il Anzi foss'oi voi apeso :

4 Cio, Mi tende agguato. Il ms. Me Vostr'amia non ser,


aguaita o m'aguaita. (Lagomaggiore). Certo j v'escarnir,
5 Deve. Provenzal malagurado.
6 Durare reo, malvagio.
Tal enojo ve dir :

Sozo, mozo, escalvado,


7 Nel ms. sembra i pi che r. (Lago-
N j voi non amaro,
maggiore). Ch'eo chi bello mari ho
8 L'altissimo Dio. Che voi no se', ben lo so:
9 Malo lupo. Andai via, frare en tempo :

Meillurado.
La poesia genovese era apparsa an-
che in una Tenzone di Rambaud de Va- J?. Domna genta et eissernida,
Gaja e pros e conoisseus,
queiras, del quale pot dirsi come del Vaillam vostre cauzimens:
Tasso: "Con la penna e con la spada, Quar jois o jovens vos guida,
nessun vai contro Ramhaldo . Venne Cortezia e pretz e sens,
costui in Genova nel 1187, ed ivi una E totz bos ensenhamens ;

Perq' ieus soi fizels amaire


gentildonna ebbe a respingere le sue Senes totz retenemens,
amorose profferte. Ecco il Contrasto fa- Francs, humils e mercejaire,
moso, col quale egli ci ricorda lo spia- Tant fort me destreinh em vens
cevole e, per lui, troppo insolito caso; Vostr'amors, que m'es plazens.
e che pu forse anche voler ritrarre la Per que sera jauzimens
S'eu sui vostre bevolens
diversit del modo d'intender l'amore E vostr' amics.
dei poeti cortigiani di Provenza e do-
D. Jujar, voi semellai mato
gi' Italiani non avvezzi alla vita corti- Che cotal razon tegnei.
giana. Altri giudichi se, come io dubito, Mal vignai e mal andei.
questo Contrasto debba piuttosto che Non ave' sen per un gato ;

a Rambaldo, ascriversi a qualche suo Perch trop me deschazei,


Che mala cossa parei
rivale genovese (Seguo la lezione del N non farla tal cossa
;

del prof. E. Monaci in Crestomazia cit.,


; Se sia fillo de Rei;
P. 14): Credi vo' che e' sia mossa?
Per mia f, non m'averei.
Se per amor vo' restei
CONTRASTO DI RAMBALDO Ogano morre' de frei.
E DELLA DONNA GENOVESE. Tropo son de mala lei
Li Provenzal.
R. Domna, tan vos ai pregada, R. Domna, no siatz tan fera
Si US platz, qu'amar me volbatz, Que nos cove ni s'eschai:
Que sui vostr'endon.eniatz, Ains taing ben, si a vos piai,
Quar etz pros et enseignada Que de bon sen vos enquera,
E totz bos pretz autreiatz, E que US am ab cor vera,
Per quem piai vostr'amistatz. E vos quem gitetz d'estnai.
Quar etz en totz faitz cortesa Qu'eu vos sui hom e servire,
S'es mos eors en vos fermatz Quar vei e conosc e sai,
Plus qu'en nulha genoesa: Quan vostra beutat remire
Per qu'er merces si m'amatz; Fresca com l'osa de Mai,
CIULLO D' ALCAMO. 29

Ciullo D'Alcamo.*
(Et probabile 1231)

CONTRASTO/

Rosa fresca aulentissima c^apar'inver la state, ^

Le donne ti disiano; pulzelle e maritate: '^

Qu'el mon plus bella no sai; tezziere Colocci), ci non altererebbe,


Per qu' ieus am eus amarai, pel Di Giovanni, in sostanza, il nome
E, si bona fes mi trai,
del Poeta, perch Cielo dimin. di Vin-
Sei' peccatz.
cenciello, s come Ciulo di Vincenciullo.
J3. Jujar, to provenzalesco,
Si ben s'engauza de mi, Circa poi alla seconda parte del nome:
Non lo prezo un genoi, dal Camo, se debba leggersi cos divisa,
N t'entend chi d'un Toesco ovvero d'Alcamo, come ormai pochi
O Sardesco o Barbari, vorrebbero, il Di Giovanni stesso stu-
Ni non ho cura de ti ;
diosamente s'adopra a dimostrare che
Vo' ti cavillar con mego?
Se lo sa lo meo mari, nulla deve mutarsi del vecchio nome,
Malo piato avrai con sego. massime avendo chiarito non vero che
Bel meser, vero ve di', Alcamo nel sec. XIII fosse solo piena
Non rollio questo lati :
di Mussulmani. N, secondo lui, vai
Frare, zo aia una fi;
'
Provenzal, va, mal vest,
molto l'osservazione dell'ili. M. Amari, il
Lagame star. quale sostenne, scrivendone al d'Ovidio
E. Domna, en estraing cossire {Gior. Nap. di filos. e leti. Nuova serie,
M'avetz raes, et eu esmai; anno I, voi. II, f. IV, p. 74) che Tal in
Mas enqueraus prejarai Alcamo, essendo parte radicale del nome,
Que volliatz qu'eu vos essai non si sarebbe potuta scrivere separata
Si com Proensals o fai
dal resto perch nelle antiche scritture
Quant eri pojatz. ;

di questi errori s'incontrano ad ogni pie


D. Jujar, non ser con tego
Poi cossi te cai de mi; sospinto, n fanno difetto negli stessi
Mi valr, per San Marti, Notamenti del Colocci, ove si legge Da
Se andai a ser Opeti. Qumo per D'Aquino. Inoltre lo stesso
Che v' dar fors un ronc, Di Giov. nota, che anche in alcuni testi
Car si jujar.
arabi si legge diviso quel nome, e cos
* Ne'
Notamenti del Colocci (sec. XVI) diviso venne poi tradotto in latino. In
serbati nel ms. Vat. 4817, al fase. 171, tanta disputa, che tuttavia accesa, e
si legge; Et io non trovo alcuno se non sulla quale anche dopo la Nota cit., e il
CIELO (?) DAL CAMO, clie tanto avanti scri- Di Giovanni ed altri son tornati a scri-
vesse, quale noi chiameremo celio. (Vedi vere in vario senso, io non ho osato dar
Arch. Paleog. ital. ecc. voi. I, fase. I, ta- sentenza, ed ho serbato il nome antico
vola 12. Eoma, 1882). Primo di tutti il al Poeta popolare siciliano.
**
compianto avv. Bilancioni (Propug., voi. Mantengo il testo del Cod. Vat. 3793,
VII, p. 275 e segg. 1875) dubit del vec- ralfrontato con l'antica copia (Cod. 4823),
chio nome del poeta sicil., leggendo Cielo e riferisco la lez. prescelta dal D'Ancona.
invece di Citilo ne' Notamenti cit. E cos Tengo buon conto anche delle pi repu-
vi lesse il compianto amico mio Adolfo tate ediz. del Contrasto, e quando mi
Borgognoni (Cielo dal Canio; a prop. sembrer di doverle seguire, ne far
d'una recente puhbl, Firenze, Barbera, chiaro cenno. Mi varr di tutti i Com-
1879), e con lui molti altri, fra' quali, un mentatori, massime dell'eruditissimo la-
po' dubitando, il D'Ancona. Se non che voro del D'Anc." {Studi sulla lett. ital.
il prof. Vinc. Di Giovanni intese dimo- de' primi secoli. Milano, Treves, 1891),
strare che nel Cod. colocciano si legge che spesso non far che compendiare.
chiaro Chilo e non altro nome. (V. Citdo 1 II Nannucci [Manuale della lett. del

d'Alcamo, la Defensa, gli Agostari ecc. primo sec, Ediz. Magheri, 1839, I, 11)
Nota ecc. Bologna, 1884; p. 67 in nota). 1 ricorda qui la rosa aulente di Fra Guit-
D'altra parte, anche dovesse leggersi I tone, la hocca aulitosa di Mazzeo Ricco
Cielo (forma pi vicina, e cos pi pr- e l'aulentissimo giglio di Jacopone. Il
eh. D'Ancona aggiunge la rosa aulente
|

babile, alla correz. accademica del bat- ,


30 PARTE PRIMA.

Trami ^
d'este fcora,^ se feste ^
a bolontate;'^
Per non aio
te ^ abento ^ notte e dia/
Penzando pur ^ di voi, madonna^ mia.
Se meve di trablgliati/^ follia lo ti fa fare;
Lo mar potresti arompere avanti asemenare:
L'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare;

di Baldo da Passignano. E tutti forse stituzione dialettale, sul merito dei quali
attinsero dai Provenzali: ecco Cadenet, non qui da discutere.
2 Fuochi, Ardori amorosi. E di que'
Ai doressa forz benolens,
nomi, come Cmpora, Tttora, etc. con-
Plus Clara che fior de lis....
forniati sul neutro plur. latino.
E giova ricordare anche la Fresca coni 3 forma comune a tutti gli anti-

rosa de mai, di Rambaldo de Vaqueiras. chissimi d'ogni provincia, derivata dalla


V. sopra, p. 28. lat. est.
Fin d'ora avviso che riferendo passi cambiamento del v nel
4 Volont. Il
Prov. 0 Frane, aut., per amor di brevit h ecomune in molti dialetti, e special-
e per non dar noia alla gente, ove non mente frequente nel Siciliano.
presentino difficolt notevoli, non li tra- Ho.
5
durr. Riposo: anche il verbo Abentare fu
^
2 (Nota alla pag. preced.). Alcuni Cri- comune a molti vecchi scrittori, e vale
tici ed Edit. leggono cosi: Riposare, Quietare.
D), Giorno. Pure i Latini, hic o haec
"*

Li omini ti desiano, pulzelli e maritati.


dies.
ed hanno poi stati al e holontati 1*^ al 3, Soltanto. In questo senso tutti gli
8

che sarebbero forme sicule. Il Corazzini Antichi, e spesso Dante e il Petrarca.


(e cosi altri) se ne avvalora, per dimo- Anche oggi si adopera, ma solo prece-
strare che le poesie siciliane, a farle duto dalla negativa.
corrette, bisogna restituirle alle forme '^
Mea domina, Mia donna. Mia si-
del dialetto {Propugnatore anno IX, , gnora.
disp. 3, Maggio e Giugno 187, e An- 10 Forma
Siciliana per Me. Ne' Toscani:
no Vili, disp. 2, e 3, Marzo e Aprile; Mee, Meie, e pi comunemente Mne,
Maggio e Giugno). Io seguo il Cod. Vat. vivo anc'ora fra i contadini. Mee anche
anche qui, e mi accontento, ricordando Dante, in rima. Pi avanti: Tece.
col Nannucci e col D" Ancona V ario- 11 Trahagliati parecchi Edit. Il D'An-

stesco: cona e il Galvani: Trahagliti. Ma, come


osserva il Nannucci, ne' principi del no-
Giovani vaghe e donne innamorate
stro linguaggio si terminavano in a le
Bramano averne e seni e tempie ornate,
persone sing. del pres. nella prima co-
e l'altro passo di Bonagiunta Urbicani: niug. Anche i Provenz. Trahalhas per
Tu travagli.
Maritate e pulzelle 12 Rompere, Fendere.
Di voi so 'nnamcrate.
13 verso
assai oscuro. Il chiarissimo
D'altra parte Monaci {Rivista
il eh. sig. Grion,che diede due diverse lezioni
di filologia romanza, voi. II, p. 237), ha del Contrasto, propose di leggere:
dimostrato che a restituire le forme si- Lo mar potresti arompere doventr' a semenare,
cule, le rime spesso sarebbero errate.
Il eh. D'Ancona dice, e a ragione, peg- ove Doventro varrebbe (e ve n'ha es.)
giore di tutte, la lezione del Nannucci: per l entro. Il D'Ancona vorrebbe anche
pulzellete; ma io ho da attestare che supporre un' e perduto innanzi ad Asse-
quello un errore di stampa, pel quale, menare. E cosi s'intenderebbe: limare
me presente, ebbe a gridar forte in Ric- potresti arare, e l dentro seminare.
cardiana quel brav'uomo, il quale d'altra 1^ Con altra immagine questo verso
parte aveva orecchio si fino, che non ripete lo stesso pensiero del precedente.
da supporre probabile zoppiccasse in me- La donna, in sostanza, vuol dire: Ancor
trica alla prima strofa del suo libro. Il che tu avessi tutte le ricchezze del mondo
Cod. Vat.; indzelle maritate. e potessi anche, oltre la terra, seminar
1 II Cod. Vat. Trami. Alcuni Edit.: tutto il mare, ecc. Alcuni testi hanno
Traheme, Traenti, Tr agenti , Tragimi, Abete in vece Abere, e alcuni interpre-
Traijmi. Il Corazzini, (loc. cit.) resti- tano Tutte le navi;
: altri pi stranamente,
tuendo la forma del dialetto, Traimi. Tutto il legname: meno male se Tutti
Non riferisco tutti questi tentativi di re- i boschi!
GIULIO d'aLCAMO. 31

Avere me non poteri a esto monno: ^

Avanti li cavelli m'aritonno.^


Se li cavelli artnniti, avanti foss' io morto :

Ca ^ 'n issi mi perder ^ lo solaccio ^ e '1 diporto.


Quando ci passo ^ e veioti,^ rosa fresca del'orto,
Bono conforto donimi tutt'ore :

Poniamo ^ che s'aiunga il nostro amore.

K' " el nostro amore aiungasi nom boglio m'atalenti; ^-

Se ci ti trova premo colgli altri miei parenti,


Guarda non t'arigolgano questi forti coreuti.
Como tiseppe bona ^" la venuta,
^
Consilglio che ti guardi ala partuta.*^
Se i tuoi parenti trovanrai, e che mi pozon fari?
Una difemsa^' meteci di dumilia^- agostari; "
1 11 Cod. poteria esto, ma la corre- del V nel h.
zione, proposta dal Grione e dal Galvani, 13 Ora, Ti ci.
piaciuta al d'Ancona, ed necessaria, 14 Cio, Il padre mio; pi innanzi: Pa-
Monno, Mondo; Vocaboli siciliani. I treto. Il Padre tuo. E di queste affis-
Provenz.: Mon. sioni ai nomi di parentela o di altra re-
2 Cio, Piuttosto mi faccio monaca. lazione affettuosa, se ne incontreranno
Metonimia, dal tondersi capelli, che i altre, come Figliolmo, Mogliama, Fra-
rito simbolico d'ogni vestizione mona- telmo , Crama ecc., e negli scrittori
cale. Nota Nannucci: Appresso: cor-
il d'ogni parte d'Italia.
renno, granne, comannaniento, pvofonno, ischi dice essere i parenti questi Forti
difenno, arrenno, ecc. per co'vendo gran- correnti : chi vuole che sieno Le crrenti
de, comandamento ecc., son voci roma- impetuose de' fiumi; altri: Questi burroni,
nesche e del dialetto Napoletano e
, torrenti (per valloni); altri finalmente:
Siciliano. Cavetti per Capelli, non Corsieri. Il D'Ancona sta (e, mi pare,
solo de' Siciliani. bene) pe' Parenti, che son nominati pi
3 Ch, PercJi, dal lat. Qiia e proprio : prossimi.
del dialetto siciliano, e valse anche come 16 Come, da Quomodo lat., come Mo' da
Quare, e pi raramente come relativo. Modo. forma comune a tutti i vecchi
Ca 'n issi, varr: Perche in essi, con essi. scrittori.
4 Come i Provenz. i nostri antichi pur 1' Parve buona, 'Fu di tuo grado. Forma

Toscani, usavano due desinenze nel con- sempre viva, al dire del Giudici.
dizionale e dicevano Amarla e Amara, is Cosi assoluto, senza pronome, par
Temerla e Temer ecc.
Pi avanti Ta- che aggiunga certa forza sarcastica, che
gliarmi per Tagliereimi, Mi taglierei. qui vale assai.
5 Sollazzo, Diletto: dal lat. Solati nm, 19 Partita, Partenza.
anche i Provenz.: Solatz. 20 Fare. Desinenza di dialetto. Il Cod.
6 Modo ancor vivo, e vale: Quando vat,, con evidente errore, Fare.
passo da casa tua. 21 Malleveria. In questo significato gli
7 Vedati; nell'infinito, Veiere. antichi francesi Defense, Deffence, Def-
:

8 Qui vale Continuamente, Assidua- fanse. Manca a' nostri vocabolari in que-
mente; e cos fu usata anche da. Cino, sto preciso significato, e manca nel Du-
da Dante e da Guittone ecc. Pii avanti, cange, come osserva il D'Ancona, nel
Ancore per Ancora. senso giuridico delle Costituzioni di Fe-
9 Al verso presente pone il eh. Grion derigo, le quali, pubblicate nel 1231, di-
l'interrogativo, A me non par necessa- sponevano che il nome dell'Imperatore,
rio. Facciamo, Deliberiamo , Stafiiiamo. invocato da chi fosse aggredito, bastasse
Qui sento la preghiera, non la domanda. a farlo salvo, sotto gravi pene a chi di-
Aggiunga, come appresso Ajunta e sobbediva. (Tit. XVI).
Jungere. Dal lat. Adjungere, tolto il d, Il ch. Di Giovanni, nello scritto cit.
Ajungere; come da diutare e Adiuto- torn a sostenere la tesi che la de-
rium, Aiutare e Aiutorio. (Kannucci). fensa era istituita gi dalle leggi pre-
11 Grafia arcaica, per Ch'. cedenti alle Costituzioni di Federigo, _e
12 Non voglio che mi piaccia. I Pro- ci con molti documenti e discorsi, ri-
venz. Atalentar. Nota il solito scambio
: tenendo col Gregorio (Intorno allo Stu-
32 PAETE PRIMA.

Non mi tocra padreto per quanto avere 'm Bari; *

Viva lo'mperadore, ^ graz'a Deo!


^
^
Intendi, bella, questo ti dico eo ?
Tu me no' lasci vivere n sera n maitino;*
Donna mi son di perperi; ' d'auro massamotino; ^
Se tanto aver donassemi, quanto lo Saladino, '

dio del diritto pubblico siciliano, p. 30, citato contrasto di Rambaldo di Vaquei
Palermo, 1858) e col testo {De ortu et ras) quasi dicesse: Per tutto l'oro del
prog.jur. Sic. Dissert. prem. ai Cap. Reg. mondo, tuo padre non mi toccher; o
Siciliae), che in queste ultime Costitu- peggio: Per quante ricchezze abbia tuo
zioni le leggi de' precedenti Ke ut padre in Bari, e' non mi toccher. Il Caix
in unum codicem colligerentur curavit lesse a* m mari, cio sono in mare. E
Imp. Fredericiis.
E lo stesso Di Gio- dire che con tutte queste proteste, si
vanni porta inoltre esempi delle Costitu- i vuol far credere che qui sia dipinta una
zioni delle citt Sicule, ove di questa I donna dai facili favori!
legge della Defensa e fatta parola. An- i 2 Si invoca ora l'imperatore, per ac-
che qui dunque la disputa sempre ac- j
quistarsi il privilegio promesso dalle Co-
cesa; se non che mi parrebbe non troppo stituzioni, di che ho detto sopra. Vedi la
ardito il sentenziare, che anche se di bella nota del D'Ancona. Op. cit., p. 364.
simili leggi si hanno accenni nelle co- 3 Ci e detto non senza pungente ma-
stituzioni particolari delle citt Sicule, lizia e arguta minaccia, dopo il ricordo
certo che Federigo le pose in novello della Defensa.
Eo per Io e la forma
vigore, e che nel passo del Contrasto pa- pi comune agli Antichi viene da Ego, :

lesemente si accenna al fatto della nuova che si fece EJo onde Eo ed Io.
Costituzione imperiale. In oltre da no- Cosi i Codici e parecchi editori: altri
4
tare che il D'Ancona insiste nel soste- Matinu, Mactino ecc. Al Caix (C. D'AI.
nere che, nel proprio significato giuridico ecc. V. Nuova Antol., voi. XXX, p. 477
fredericiano, la Defensa un fatto as- e seg.) parve modo affatto francese onde
solutamente nuovo. il D'Ancona ironicamente: Parole non ci
22 (Nota alla pag. preced.). Dal latino appulcro!
Millia, gli Ant, Millia, Miglia, Milia ; 5 li perpero : Hyperperum, da vtcq-
oggi Mila. Nannucci. Tivnov moneta d'oro, coniata con bella
23 (Nota alla pag. preced.). Moneta d'oro arte dagli Imperatori Greci, e cosi detta
coniata finamente da Federigo, Pesava pel suo grande splendore.
100 grammi. L'opinione che fosse co- 6 Quasi come in altri tempi si sarebbe
niata pi anticamente, con dottrina detto d'oro di zecchino. I Massamutini,
combattuta dal chiarissimo D'Ancona, il come chiari il De Simoni, nel Giorn. li-
quale s'adopr a provarla moneta dello gust. an. XIII (1886), p. 73 e sgg., erano
Svevo, e dell'anno 1231. Dal dubbio, la " monete d'oro fino o quasi, di qualit

probabilit per molti della data di questo e peso fra le migliori del tempo fatte
I

Contrasto, che altri vorrebbe contempo- I


coniare in Ispagna nel secolo XII dalla
raneo ai Normanni! Nell'opuscolo citato dinastia degli Almoadi, conosciuti in
[Nota ecc.] il eh. V. Di Giovanni (p. 36) Europa come re dei Massimuti, e che
torn a sostenere la antichit dell' Ago- ebbero gran pregio anche nel secolo XIII
staro, osservando che nelle Costituzioni e fra le popolazioni cristiane. Valevano
di Federigo si accenna all'Agostaro, co-
me, a moneta gi nota. E fin da primo
circa del
2
3
fiorino d'oro di Firenze; e

rileva che le Costituzioni furono promul- in un commercianti fiorentini


libro di
gate nell'Agosto, e gli Agostari frederi- del 1211 pubbl. da P. Santini nel Giorn.
ciani furon battuti nel Dicembre. A che stor. d. lett. it.voi. X
(an. 1887) si tro-
Agostaro si accenna dunque nelle Co- vano valutati 12 soldi di fiorino (pag. 166.
stituzioni? certo, egli dice, a monete Cfr. Monaci, Crestomazia, p. 20).
pi antiche; e va a scovare l'aureo au- 7 Se il contrasto fu scritto dopo il 1231,
gnatale di Cesare Augusto. Ma i suoi come metter ben d'accordo le date degli
argomenti confut vittoriosamente il Agostari, della Defensa, e della legal-
eh. Corn. De Simoni direttore del E. mente fruttuosa invocazione imperiale,
Arch. di Stato di Genova, nel Giornale col Saladino ancor vivo, mentre e' mor
ligustico, an. XIV (1887), p. 402. nel 1193? Il sig. Grion ha risoluto la
1 Pu
intendersi in pi modi, e spe- questione con acutezza e dottrina in-
cialmente in questi: Fer tutte le ric- sieme; prima, leggendo au e mostrando
chezze che sono in Bari; (cfr. il v. 13 del che anche la voce pu avere il valore
GIULIO D ALCAMO. 33
E per ajuuta ^
quant' lo Soldano,
Tocare me ^ non potoria la mano.^
Molte sono le femine c'anno dura la testa/
E l'omo com parabole ^ l'adimina ^ e amonesta;
Tanto intorno percazala ' fin che l' in sua podest.*^
Feraina d'omo nom si pu tenere:
G-uardati, bella, pur de ripentere.^
K'eo me ne pentesse/" davanti foss'io aucisa/^
Ca nulla bona femina per me fosse riprisa:
Er sera ci passasti/* corenno aia distisa:
A questi ti riposa canzoneri:

'
au (ebbe) com' ha certamente altrove 10 Anticamente si termin in e la prima
Contrasto stesso; e poi mostrando
1 pers. sing. dell' imperf. cong. Vedi Nan~
he, se anche si volesse prendere per nucci An. crit.,i^, 299. Altri pone qui l' in-
n presente, non se ne potrebbe inferir terrogativo ma il senso resta il mede-
;

ulla quanto all'et del contrasto, per- simo. Nota poi questo verso, che dei
h il nome di Saladino, anche dopo pochi, in cui manca lo sdrucciolo.
orto il celebre Ayubita, si seguit a 11 Prima. Cos anche i Provenz.: Davan
are ai discendenti di lui, com'egli per Preferibilmente. E cfr. sopra, v. 11.
rova con pi citazioni di cronache del 12 Uccisa. Anche Jacopone, Aucidere,
e. XIII. (Vedi Propugnatore, voi. IV, dal basso Lat. Aucire, che pure de' Pro-
arte I, p. 107-8). E col Grion concor- venz. Gli ant. francesi Occire. (Nannucci).
ano il Mussafia e il D'Ancona. Il Gal- 13 II D'Ancona: CJi' io possa essere
ani corregge: be 7. ammazzata, s'io mai me ne penta, o se da
1 Aggiunta, Per di pi. questo mio pentimento potesse esser mai
2 Toccare me ha il Cod. Vat. Gli Edi- (venir mai) ripresa (rimproverata) altra
ri Tocareme, Toccareme, Tucarimi.
: buona donna, la quale si trovasse nel
Il Bartoli, certo troppo severo con caso mio. Il Cod. Vat. con errore evi-
uesta povera donna, intende che qui dente. Ripresa, Distesa. Nota qui la gen-
Ila metta anche a prezzo il farsi toc- tilezza del pensiero della donna, alla
are la mano. troppo! Questo modo quale il danno della reputazione delle
i essa vale il comune: Per tutto l'oro altre femmine, sarebbe rammarico peg-
mondo, non mi farei toccare un dito,
el giore della morte. Come intestarsi a cre-
capello! In somma, qui ella dice: I
n dere che qui si voluto ritrarre una
uoi doni, per quanto grandi, non vai- sozza scena?
ano nulla per me. E fin qui ouestis- 14 V. nota 6, p. 31. Manca lo sdruc-
'ma, se non pudica e ritrosa, come pia- ciolo. A rimedio altri propone passa-
:

rebbe di credere al sig. Prosina-Can- stici 0 simile; ma anche al v. 36 uguale


ella. {Scr. crit. int. C. D' A., pag. 11. difetto, come nota il D'Ancona.
alermo, Virzi, 1869). 15 Desin. romanesca, e non salo de'
4 Che stanno dure, ostinate. Siciliani: ve n'ha esempi di Jacopone,.
5 Parole, dal Lat. Parabola, greco della Vita di Cola e d'altri. Al D'Ancona
aga^oXi']. Anche i Provenz. Paraulas. : par qui buona correzione: Cantanno; e
6 Cio, Le domina, Le signoreggia e son con lui il d'Ovidio e il Renier ed
persuade. Amonestar i Provenz.: gli altri. C anche chi propone Cremo
tichi Francesi: Amonester, in signifi- Core mio. Ultimamente il sig. Paul Mar-
ati simili. Notisi che questo rozzo Don chot (in Giorn. stor. d. leti, it., voi. XXX
iovanni aveva, con molta fidanza in -1897-, p. 209) ha espresso l'opinione che
, troppo migliore stima di Posa fresca, la donna al giullare che cerca di conqui-
e non l'abbiano, a tanta lontananza di starla, rinfacci troppa facilit d'amori; e
empi, i critici. ch'egli passasse per, il giorno innanzi,
,
^ La percaccia, La incalza. davanti alla casa di lei inseguito per si-
> 8 Anche Dante us simili voci con mile corteggiamento. E certo la protesta
accento spostato; p. es. Inf., VI, 96. contenuta nei versi 3" e 4 della strofa
9 Ripentire, Ripentirti; qui pel sem- seguente ne acquisterebbe opportunit;
lice Pentirti, E Pentere e Ripentere, ma il V. 37 avrebbe un senso troppo
on voci aut., tratte dal Lat. Poenitere. sforzato.
Nannucci). 16 L'interpretazione diversa, secondo

Targioni-Tozzetti, Ant. della poesiala ital. 3


l'Amili i^ULMA.

Le tue parade a me nom piaccion gueri.'


Quante ^ sono le schintora che m'' mise alo core,
E solo pur penznnome la dia quanno v fore! ^
Femina d'esto secolo tanto nonn amai ancore,
Quanfc'amo teve, rosa invidiata,
Ben credo che mi fosti distinata.
Se distinata fossefci, cadera del'altezze,
Che male messe ^
forano in teve mie belleze:
Se tutto ^ adivenissemi, taglirami le treze,^
E comsore '
m'arenno ^
a una magione ^

Avanti che m'artochi 'n la persone.


Se tu consore arenneti, donna col viso cleri,
Alo mostero vnoci,^^ e rennomi comfreri:
Per tanta prova venderti,^* farlo volenteri:
Con teco stao la sera e lo maitino:
^"
Besongne ch'io ti tenga al meo dimino.'"

ladiversa lezione. Il Valeriani, che non per Braccio. (Nannucci). la stessa


pone virgola dopo riposa, spiega: Ti minaccia della seconda strofa.
conforta con queste baie. Gli altri tutti 7 Cosi i Codici, e parecchi Editori in-

fanno di Canzoneri un appellativo, e il tendono, e mi par bene, Consorella ; qui


Jeanroy, in Lea orig. de la pos. lyrique corrisponde il Confreri della strofa se-
en Franca au mogen ge (v., ora, la tra- guente. Il Valeriani e il Nannucci Con
duz. ital. del prof. G. Eossi, nel n. 18 suore. Con monache.
della bibliot. rrit. d. lett. ital. diretta dal M'arrendo, Mi consacro. Per Arren-
8
Torraca, p. 66) ne argoment che l'eroe dersi nel significato di Deditionem fa-
del contrasto fosse poeta o giullare alla, ; vere vedi i vocabolari,
quale opinione si accosta anche (loc. cit.) 9 Qui vale, Convento.
il Marchot, pur vedendo in quella parola 10 Cosi corregge il Grion, lodato dal
anche il senso di canzonatore, contator D'Ancona. Il Valeriani e il Nannucci; Mi
di frottole. tocchin le. Il Codice m'artochin le perso-
1 Guari. Niente. Frane. Gure. Bru-
: ne; che farebbe intendere: Mi consa-
netto Latini disse anche, Guero. cro al chiostro, prima che mi artochin
2 I Codici leggono il verso cosi: Dot- (tocchino) le persone del mondo.
me quante sono le schintora che m' 11 Chiaro, splendente; cos Parlieri,
mise alo core. L'Allacci: Donna...: il Lusinghieri, Monasteri, per Parliero ecc.
Mirabella: Doim... come il D'Ancona e Vis clers anche i Provenz., che pi
il Vigo, il quale propone di leggere: Doi- comunemente dissero; Clars. Gii antichi
m, quan' son le schintora, e mi pare Francesi; Cler, Clair.
starebbe bene.
Schintora, Schianti. 1-^ Dal Lat. Venio, Veno; come Sento
M'hai schiantato il core, dice anche oggi da Sentio, Odo da Audio. (Nannucci).
il popolo. Altri vorrebbe derivar la voce 13 Confratello. Il D'Ancona riferisce qui
da Scansa o Scanta, voce siciliana che molti passi di canti popolari, ove trovasi
vai Paura. questo stesso concetto: Se monaca tifai,
3 E
solo (E solamente) j9Hr (continua- frate mi faccio^
mente) pensannome (pensando fra me) i
14 Vincerti. forma comune agli Ant.
la dia (il giorno) quanno vo' fore (quando 15 Volontieri. Si scrisse anche Volon-
esco vagando): espressione, che, insieme tero, come Lnssura per Lussuria^ Su-
coU'esagerato accenno da millantatore perba per superbia, Manera per Manie-
ai gran viaggi fatti, che troveremo pi ra, Domino per Dominio ecc.
innanzi, potrebbe confortare l'idea che 16 Forma regolare da Staire o Staere,
si trattasse di un giullare. Nota qui l'efficacia dell'uso del presente,
4 Mal poste, Mal collocate. che anche meglio si mostra nel seguente
5 I Codici tuto. Il Vigo e il Corazzini
: verso.
ed altri leggono, tanto; e certo sarebbe 17 Forse da leggere: Besogn'.
meglio. 18 Dominio, Potere. Cosi spesso anche
6 Come Frezza per Freccia, Brazzo nell'antica prosa.
GIULIO d'aLCAMO. 85
Boim/ tapina misera, com'ao ^ reo distina^o!
Gieso Cristo l'altissimo del toto m' ^ airato;
Conciepistemi a abttare ^ in omo blestiemato.^
Cierca ^ la terra, ch'este granne assai;
Chi bella donna di me troverai.
Ciercat'aio Calbra, Toscana e Lombardia,'"
Pulglia,'^ Costantinopoli, Gienoa, Pisa, Soria,
Lamangna e Babilonia, e tutta Barbera;
Donna non ritrovai tanto cortese:
Per dea sovrana di meve te prese/*
Poi tanto trabagliasti,^"^ facioti meo pregheri:
Che tu vadi adomnimi a mia mare^^ e a mon
^'^
peri;
Se dare mi ti dengnano, menami alo mosteri,
E sposami davanti dala iente,^'
E poi far le tuo' comannamente."^

1 Cosi i Codici e molti Editori : altri :


12 Lamagna; siccome poi Dengnano.

Oim. Il eh. Mirabella, Doim: come Son altre forme ortografiche, perle quali
alla strofa 9. tentavasi rappresentar pi pienamente
2 Da Avere, Avo; e fognato il v, Aere, co' segni la pronunzia delle parole,
Ao. (Nannucci). 13 Nel Cod. Vat. trovai; ma. il verso
:

3 Destilo; cfr. il frane. Destine. Cosi zoppica. Il sig. Grion: nun ni truvai.
spesso gli Ant. e anche il Sacchetti. 10 ho prefisso il ri, come il Nannucci e
4 Del tutto, Assolutamente. 11 Vigo.
5 II Nannucci (e altri con lui) pensa Essendosi terminate in e le
14 Presi.
valga: Mi sei, Lat altrove.
Es. come tre pers. sing. del pres. e dell' Imperf.,
Ma forse meglio il Qui se-
D'Ancona: " a questa terminazione si portano anche
condo il naturai discorso di mente ec- quelle del perf., e non solo in Sicilia.
citata, la donna passa dalla prima escla- Vedi gli esempi recati dal Nannucci.
mazione dolorosa e generica, ad osser- Anal. crii., pag. 180.
vare che Cristo irato con lei, e quindi Poich. Cos spesso gli Aut., mas-
15

a lui si rivolge direttamente, lagnan- sime i poeti.


dosi che le faccia capitare innanzi un 16 Cos il Cod. Vat. Altri corresse Tra-

uomo cos malvagio, che, neppur mo- per amore del metro; ma an-
bagliastiti,
naca, la rispetterebbe . che altrove abbiamo trovato il primo
6 Ad abbattermi, affine ch'io capitassi. emistichio piano.
7 Bestemmiato, Maledetto. Provenz. 17 E da intendere A domandarmi; se
:

Blastimatz; e Bestemmiare per Maledire no, sarebbe, mi pare, da punteggiare di-


del dialetto Siciliano. Seppure non verso, dopo vadi mettendo due punti. Il
da intendere per Bestemmiatore, come Mirabella qui propone: A domannimi.
pi innanzi, per Traditore, Trato. Il Corazzini: Vatine m'adomnami : ma
8 Cerca. Come s' veduto gi in altre non troppa libert?
voci, gli Antichi posero quasi sempre 18 Madre; il Grion propone di leggere :

r i fra ce e ge.
Cercare in senso di Mairi.
Percorrere esaminando, anche ih Dan- 19 Mio padre. li Vigo, che vuol nobile

te pi volte. questo Contrasto, afferma qui France- :

9 Pi. E forma de' dialetti Siciliano e sismo di Corte normanna. Francese cer-
Napoletano. to, credo io, ma del modo grottesco, col
Di questi fastosi vantamenti son pie-
10 quale i nostri camerieri dicon Mossili al
ni Poeti antichi, massime popolari. Vedi
i loro padrone.
la dotta nota del D'Ancona, op. cit., da 20 Lo sposare innanzi alla gente cio
p. 257 a p. 261. E molto facetamente li a testimoni, era una forma, tuttoch
parodi Lorenzo il Magnifico nella 2^ clandestina, abbastanza legale, massi-
stanza della Nencia da Barberino. Genoa, me, come qui, accompagnata dal giu-
qui di due sillabe. ramento.
11 Puglia, cos come Elgli per Egli, 21 Per Tuoe, Tue. E modo comune agli
Talgliarami per Tagliarami e simili, in Ant. d'ogni provincia.
quasi tutti i Codici, anche del secolo XTV. 22 Comannamenfe, Comandamenti. An-
36 PARTE PRIMA.
Di ci che dici, vtama, neiente non ti baie; ^

^
C de le tuo' parabole fatto n' ponti e scale:
Penne penzasti mettere, sonti cadute l'ale,^
*
E dato t'aio la bolta sottana;
Dunque, se pi, teniti villana/
En paura non mettermi di nullo manganiello: '

l'stmi 'n est groria ^


d'esto forte castiello :

Prezo le tuo' parabole meno che d'un zitello.


^'^
Se tu no' levi e vtine di quaci,^^
Se tu ci fosse morto, ben mi chiaci/^
Dunque, voresti, vtama, ca per te fosse strutto?
Se morto essere dboci, od intagliato tutto.
Di quaci non mi msra,^^ se non i delo frutto
Lo quale stao nello tuo iardino:
Disiolo la sera e lo mattino,
Di quel frutto non bero conti, n caballeri.
'^"^
Molto lo disiarono marchesi e iustizieri:
Avere nohde pttero,^^ gironde molto feri!

che i nomi della 2* declin. si termiDarono mi par efficacissima e come necessaria.


in e per uniformit di cadenza. Nannucci, 9 Cosi, e pi comunemente Grolia, an-
Teor. dei nomi, pag. 288. che ora il popolo.
1 Niente. Frequente presso gli Antichi. 10 A levi altri mette virgola, ma non
Baie per Vale, pel solito cambio del v par bene, dovendo versarsi su questo ver-
nel b. Da Valere in significato di juvare: bo gli affissi anche di va: valine. Vedi e-
dell'uso. sempi di questo modo anche pi innanzi.
Cio, tutti strumenti atti a vincerti, 11 Qua. Dissero anche Qiianci, come
a farti arrendere. Il sig. Grion ingegno- pi a lungo Quinci non ancora sparito
samente discorre qui di Capocchi e Scale, in tutto della lingua letteraria.
castelli demoliti da Federigo ma il ;
12 Cio, Dato anche che tu. Anche se tu.,
Rajna nel Propugnatore (IV, 416) e il 13 Piaci; cosi Chiana per Piano, Chian-
D'Ancona, che rafforza gli argomenti gere per Piangere. (Nannucci).
di lui, combattono quel supposto. 14 Nel solito significato di, Se pure, Se
Cio, Pensasti di alzarti a volo, e
3 anche, o simile.
sei ricaduta a basso; volevi far la su- 15 Fatto a pezzi.
perba e ti sei raumiliata. (Nannucci). Chi 16 J)2iMovi 0 Movvi, Mvera (Moverei);
non s'accorge qui della indole volgare da Mosi o Mossi, Mostra o Msera.
di questa poesia? Come far un cavaliere 1' Aio, Ho.

di questo smargiassone !
18 Questo contrasto fu tenuto per pi
4 Nel Volgarizzamento delle favole di lascivo che non mi paia. La ragazza ri-
Esopo da me pubblicate (Lemonier, 1868, batte ogni pi lieve licenza; e solo dopo i
p. 126) questa stessa frase, e cosi anno- giuramenti, che posson tener luogo della
tavo Dare la volta di sotto, Rovesciare.
: testimonianza, cede ad ammogliarsi col-
5 Cio, Dura a essere scortese. Dante, l'amante suo. Il trarre al peggior senso la
Inferno, XXXIII, 150: metaf. del giardino, troppo malizioso.
E cortesa fu in lui esser villano.
Mi caro vedere che il eh. Di Giovanni
{Nota cit.) pienamente del mio avviso.
6 En per In, non di rado, fino al se- 19 Regolare da Abere; Ebbero.
colo XVI, massime Lombardi.
ne' 20 Dal Lat. Justitiarius, Amministra-
7 Castiello Q Manganiello (macchina or- tore di giustizia.
dinata a scagliar pietre), sono forme Si- 21 Non ne, da no e inde Lat.
ciliane. Intendi: Non impaurirmi co' 22 Dal sing. Potte o Pot, il plur. Pat-
tuoi armeggiamenti minacciosi, co' tuoi ter e Poter. Il Giudici la disse termi-
assalti. nazione siciliana.
Cod. Vat. Istmi, e cosi parecchi
8 II 23 Gironne, Ne girono. Se ne andarono;
Editori. Io correggo col Nannucci ed altri, cfr. sopra, xi. 21.
perch qui l'enunciazione della persona 24 Eieri, Adirati.
CIULLO d'ALCAMO. 37
Indendi bene ci che bollio dire;
Men'este ^ di niill'onze lo tuo abire.
Molti son li garofani,^ ma non che salma nd'i.^
Bella, non dispregiremi, s'avanti non m'assai: *
Se vento im proda/ e girasi,^ e' giungieti ^ ale prai,^
A rimembrare t'' este parole;
C d'est animella assai mi dole.
~ Macra/"* se dolesseti, che cadesse angosciato !

La giente ci corressoro da treversso e dallato,


Tutt'a meve diciesseno: Accorri
esto malnato!
Non dengnra
ti porgiere la mano,
Per quanto avere 1 Papa e lo Soldano.
Deo lo volesse^ vtama, ca te fos morto in casa !

1 Altri leggono Ben. Sarebbe lo stesso; e Guill. Faidit:


se non che allora ci vorr T interroga-
Houoratz es e grazatz
tivo. Con men, la donna dice all'amante :
Cui deus non es falhitz,
E tuo avere minore di mill'once! dun-
il Que deus voi et assaja
que devi capire che non son donna per Los pros els arditz,....
te. Ne con ci vuol dire la donna, a chi
e Raim. Vi dal:
vuole intendere, ch'ella vuole esser pa-
gata pi largamente; ma che se non riu- ....bona domna son volu
scirono a vincerla ricchi Baroni e Ca- Cela soven per essajar.
valieri, molto meno riuscir costui. E mi Masar quel che sar ormai Eosa :

par chiaro. fresca ha trovato marito.


2 II Garofano ebbe significato di dono 5 Prora, Prua, contrario, a Vento in
amoroso, e spesso ricorre ne' canti del poppa, dice il Nann., e tutti gli altri poco
popolo. Vedine i molli esempi che ne diversamente. Ma potrebbe anche valere
recano il D'Ancona, il Corazzini ed altri. Pro' Prode, cio Prospero, Favorevole.
3 Son molte qui le interpretazioni, e 6 Anch'oggi Girar del vento, vale
Mu-
sarebbe troppo lungo il riferirle. 11 D'An- tar vento.
cona crede forse migliore questa del E' giungieti. Cio, esso il vento nemico
J
Galvani e del Grion: Lo so, lo so, senza (girato) ti sorprende, ti coglie. Gli altri:
che mei reciti, che son molti i tuoi doni, e giungeti.
ma non per sei mai arrivata a comporne 8 Prai, attesta il Vigo, significare
una soma o una salma: pu esserci posto Spiaggia arenosa, e il ISTannucci vuol
anche per me; non mi disprezzare se p'i- che derivi dal Lat, Plaga. La metafora
:

ma non mi provi.
Io, tanto per ten- chiara, e adatta a gente di mare.
tare, propongo altri modi d'intendere 9 II Cod. Vat. ha cadesta, e sopra un
questo sahnandai. Provo a leggere Ma' : tra. Altri testi e l'Allacci, Cade trasta,
non che sa\ V mandai, e vedi se possa e il D'Ancona preferisce Ca dentr'a
eh.
intendersi: Maggiormente, Pi che non sta. Altri: Ca di est. Il sig. Grion: Ca
sai, ti mandai! Ma chi sa che meglio d' intra st'arma d' illa... Il D'Ancona pare
non dovesse leggersi in quest'altro mo- accenni a preferire questa lezione, come
do Ma non che sai m'an dai, intendendo
:
: quella che darebbe miglior senso, cio:
Ma tu non che (nient'altro che) sale (ama- Imperocch dentro a quest'anima, quella
rezze) (m'an) me ne di. parola (di aver poche oncie d'oro) assai
4 M'assaggi. Il D'Ovidio trova qui se- mi duole. E D'Ancona stesso
il si rallegra
gno di un lubrico invito; io osservo vedere sparire quell'animella, che non
di
che il verbo Assaggiare, massime fra gli sapeva di che bestia fosse. E cos anche
Antichi, si adoper nel significato di il verso s'aggiusta.
Cominciare a prendere conoscimento: co- 10 Magari, e Magara anch'oggi il po-
si, in fatto. Dante, cosi anche l'Ariosto, polo, per Dio lo volesse!^ voce derivata
per non dir d'altri. Aggiungo che assaiar, da fxan.Qiog, 'beato.
asaiar, assazar, usarono anche i Pro- 11 Cadessi; desinenza originale, con-
venzali per Provare, Esperimentare ; forme al Lat. Cecidisses. (Nannucci).
Guill. IX conte di Poitiers: 12 Soccorri.
Ma domna m'assaj' em prova 13 Sciagurato, Malcapitato.
Consi de qual guisa Pam ;
14 Degnarci, Degnerei, al solito.
38 PARTE PRIMA.

L'arma n'andeia cusola," ca ^ di e notte pantasa:


' *

La ienta ti chiamrano; ^ oi, periura ^ malvasa,


C' morto l'omo in casata/ trata ^
'
!

Saiiz'onni colpo levimi la vita. ^ '

Se tu no' levi e vtine cola maladizione,


Li frati miei ti trovano dentro chiss magione:
Bello mi' soscio.../^ perdici la persone,
C'' meve venuto a sormonare ^*
se' ;

Parente amico non fave aiotare.^^


e
A meve non aitano amici n parenti,
Istrani mi son, carama, enfra est bona iente.
Or fa un anno, vtama, ch'entrata mi se' 'n mente:
Di canno ti vististi lo maiuto,''

1 Alma, Anima. Cos anche i Provenz. nili della prima declinazione furon ri-
e altri popoli italiani. dotti anticamente alla terminazione in e.
2 Consolato, e i Contadini toscani di- Il Nannucci cita anche questo passo
cono Cnsolo e Sconsolo. (Nannucci). {Teor. de' nom., p, 56), e poi reca esempi
3 Qui pron. relat.: la quale. del Boccaccio, del Pulci e d'altri del
4 Fantastica, Farnetica. I Provenz. : modo Perdere la persona, per Morire.
Fantaisar; ant. Frane.: Fantaisier. Vedi anche la nota 12.
5 ChiaKieriano; qui per Griderebbero. 14 Sermonare. Far Chiacchiere; Pro-
(Nannucci). Chiamare per gridare, anche venz.; Sermonar ;^i'^uc.: Sermoner. (Nan-
Dante. nucci). Il eh. Grion: Semonari, e intende
6 Spergiura; forma siciliana pi si- Esortare, Tentare, dal Provenz. Somonar,
mile al latino Ferjurus. ed approvato dal Galvani, che dico
7 Che hai.
usata questa voce {Semonar, non Semo-
8 Casa tua. Cfr. sopra, ner) anche per Subornare. Lo Schuchardt,
p. 31, n. 14.
9 Traditrice, femminile di Trailo, usa- riferito dal D'Ancona, propone Surme-
to anche da Guittone e da Foicalcchiero. nare per sedurre. Il Corazzini: Sormo-
Manca a'vocabolari, come Traire, Trailo. tare. Sormontare.
Vedi Nannucci, Voc. e man. cit., p. 239. 1^ Cosi il D'Ancona. La lez. dei Cdd.
10 Cosi
Codici. Alcuni Editori correg-
i ned aulico, farebbe il verso disperata-
gono: Dami uno
colpo. Il Corazzini: Sen- mente lungo. Ave, Ha, voce regolare da
s'ogni colpa. Senza nessuna colpa; forse Avo per Ho, come Avi, Ave. (Nannucci).
troppo arbitraria. Fors' da intendere : Aiotare; il Grion: Ad aiutari; il Vigo:
Dio volesse che io ti morissi in casa una Ave aitare.
buona volta, senza che (piuttosto che) 16 Infra, En fra. Istrani, Estranio, stra-
tu mi uccidessi a poco a poco, via via, niero.
continuamente, coi rifinti: quasi, come Cod. Vat.: Mi sen mente. Accolgo
17 II
ora dicono, a colpi di spilla. la correzione suggerita dal D'Ancona.
Veramente Chista, ma di questi
11 Di quando. 11 Nannucci lesse: Di-
18
scambi n' pieno il parlare del popolo, c'anno; cio: Dico Vanno passato, quan-
come nota il d'Ovidio. do ecc.
Il Cod. Vat.
1'-^
hello mi sofero. Un'an-
: 19 I Codici: lontaiuto. Il Nannucci lo
tica copia di quello: Bello mi soscio. Il traiuto, ch'egli crede partic. sost. del-
Nannucci v'aveva letto Ben eo lo mi sof- : l'ant. Traiere. Per lui, come pel De An-
fer. Il sig. Grion: Bello mio sozio, e Ben gelis, sarebbe una sorta d'abito con lo
eu lo saccin. Ad ogni modo, al verso man- strascico. Il Di Giovanni: Lo 'nsaiuto, da.
cano tre sillabe, che altri trov, aggiun- I
Saina, drappo di seta. La lezione Lo
gendo juroti dopo perdici, ma d'onde maiuto, del Vigo: e la parola ricor-
scaturito?, domauda il D'Ancona; il qua- rente in certi documenti sembra signifi-
le proporrebbe di riunire le lezioni dei care o un colore, o una sorta di panno.
due Cod., leggendo Bello mi soscio, sof-: V. la bella nota del D'Ancona (Op. cit.).
fer prdici la persone: lezione probabile, Ricordare la veste in cui prima apparve
che accomoderebbe il verso ed il senso, la donna amata, afi'ettuoso accorgi-
che verrebbe a dire: Bello mio, per me ti mento degli amanti, dice il D'Ovidio,^che
lascio ammazzare. ne reca esempi di antiche ballate. E da
13 II Cod. Vat.: le. Tutti 1 nomi femmi- aggiungere l'esempio di Dante.
CIULLO d'aLCAMO. 39

Bella, d quello jorno son feruto.^


Ai ! tanto 'namorastiti, Juda lo trato,
Come se fosse porpore,^ iscarlato *
o sciamto !
^

S'a i'Evangiele iurimi ^ che mi sia a marito,


Avere me noni poter'a ^ esto monno
'
;

Avanti in mare itomi al profonno.


Se tu nel mare gititi^ donna cortese e fina,^'*
Dereto mi ti misera per tutta la marina.
Poi ch'anegasseti,^^ trobarti a la rina:
Solo per questa cosa adimpretare/*^
Con teco m'aio a giungiere a peccare/'

1 Ferito, Invaghito. Parfcic. regol. da 8 II Cod. Vat.: poter esto: ma i pi


Ferire. Cfr. Inf., XXI, 87, XXIV, 150. giudicano che Iv* prep. siasi confusa con
2 II Grion legge: 'N In mantu; e Va finale del verbo. Cfr. il 3 v. della
^\ Vigo pi sicilianamente Al manto. : seconda strofa.
iti. Inibriani assegn al Tanto il va- 9 Gitomi. Mi getto. Il Nannucci: jet-
re di Allora, e bene intese Ah, al- : tomi ; altri jitomi ecc.
ra fu che t'innamorasti? " Qui, osserva 10 Agg. usato dagli Antichi spesso col
D'Ancona, abbiamo una civetteria di valore di Perfetto, Puro, e qualche volta
"emmina, lieta che l'amante si ricordi co- di Fedele. E cosi negli stessi significati
lera vestita l'anno passato e che ab- l'avv. Finamente.
bassando il pregio di cotest'abito, fa pur 11 Di dietro. Dietro. Altri Direto, Di
yedere che ci tiene; onde poi naturale retro. Lat. De retro.
trapasso a maggior pieghevolezza . 12 IINannucci legge Elisero, e lo de-
oi per Juda ecc. son discordi i Com- riva da Miserim, e spiega Ti verr :

entatori. Il Valeriani, per es., legge: dietro.


'il dallo; intendendo dal Traito, dallo 13 II verso zoppica, e il Vigo, a rime-
rascico. Il Giudici: Gi da lo. Il Nan- dio, e il Grion, Po morta. Quest'ultimo
cci: Juda lu traito, cio Giuda lo tra- vorrebbe anche leggere Atergareti, spie-
'tore, come al verso 104; e il Vigo e gandolo: Raggiungerti a tergo, anche
Corazzini correggono il verso: 0 Juda per fabbricarvi su certe sue congetture,
ecc. Ma il Galvani, ammettendo possi- a cavare dal verso il nome di Caterina
bile la lezione Traiuto al verso 114, e del Carretto (Loc.- cit., p. 131). Ci al
la sinonimia del Traito per Strascico, D'Ancona non piace, e mostra lo Atter-
vorrebbe leggere: A lo traito. gare, usato da Dante, d'altra significa-
3 V. nota 13, p. 38. zione ed altre cose giustissime. Il Gal-
4 Panno rosso, dal tedesco Scarlact. vani : E
poi che tu annegasseti i' trar-
(Nannucci). reti a la riva. Il D'Ancona inclina ad
5 Sorta di drappo, dal Greco 'i.iiLxo^ accogliere quest'altra correzione: Poi
o ^ufA.Lzog, cosi detto da f-'E sei, e ncrog, che tu.
filo. (Nannucci). 14 Trobarieti, Trovarieti. Ti troverei.
6 Veramente, come osserva il D' An- Provenz. Troar. (Nannucci).
:

cona, il costrutto sarebbe pi regolare se l II Cod. Vat. Pena, evidente cor-


:

dicesse: Se non giurimi; ma, poi sog- rezione toscaneggiante.


giunge: " non il caso in questa poesia di 16 Cos, come Arrompere, Arritonnere,
cercar l'andamento logico e sintattico Arricogliere ecc. (D'Ancona).
del pensiero . Il Galvani proporrebbe: 17 II Cod. Vat.: a pecare. Il Vigo e il

Se non all'Evangelio juri mi si a marito.


Nannucci o impiccare. Il D'Ancona colla
lezione del Cod. intende: a far peccato,
Il Marchot 211) porrebbe
(loc. cit., p. e pensa sia minaccia di violazione del
dopo il 3 verso una reticenza: quasi cadavere dell'amata; onde (osserva)
un'idea fuggevole di resa condizionata, naturale lo spavento di lei, espresso
della quale poi la donna pentitasi, segui- nella strofa seguente. Inoltre cos par-
terebbe in quel modo cosi risolutamente rebbe, come segue a dire il D'Ancona,
contrario. pi strettamente connesso con quel che
7 Non; innanzi al ^ e al & spesso nelle la donna soggiunge Mortasi la femi-
:

vecchie scritture si muta r in m. na ecc.


40 PARTE PRIMA.

Seiignomi im Patre,^ e 'n Filio


^
ed in Santo Matteo! *

So ca non se' tu retico ^ o filglio di Giudeo/


E cotale parabole non ud dire anch'eo, '

Ca mortasi la femina, alo 'ntutto ^


Perdeci ^" lo saboro e lo disdotto.
Bene lo saccio/^ carama ; altro nom pozzo fare;
Se quisso non arcomplimi/^ lssone lo cantare:
Fallo/' mia donna, plzati, ch bene lo puoi fare:
Ancora tu no' m'ami, molto t'amo,
S m'i preso, come '1 pescie all'amo.
Sazo che m'ami et '^^ amoti di core paladino :

Levati, suso e vtene; tornaci alo mattino.


Se ci che dico faciemi,^^ di bon cor t'amo e fino;
Quisso '^ t'impronietto eo sanza falglia
" '"^^
:

Te' la mia fede, che m'i in tua baglia.^*^


Per zo che dici, crama, neiente non mi movo;
Inant prenni e scannami; toUi esto cortei novo.^^

1 Segnomi, Mi fo il santo segno della 1' Altri: Farlo, mia donna, piacciati,

croce. Cio, Ti piaccia di sposarmi.


2 Da Pater e Mater, Lat., anche Dan- 1*^ Non rara la ripetizione in rima della

te in riiUM, Pafre e Maire. medesima voce nelle poesie popolari.


3 Dal Lat. Filins. (Nannucci). (D'Ancona).
4 L'aver posto qui S. Matteo invece ly Cos il Cod. Vat. per Saccio, So.

dello Spirito Santo, si spiega, secondo '^f'L'ef manca nel Cod. Vat., ma la ag-

il Galvani, col culto de' Siciliani per giungono tutti gli Editori.
quell'Apostolo. '^1
Leale, Generoso. Il Vigo vorrebbe
5 Eretico. Il Cod. Vat.: Retico figlio, ma significasse, Aperto, Facile, Sincero, Pia-
l'o stato conio IV^ del v. 9 e 119 immede- no, da Palam, Palare, ecc.
2'^ Fcimi. Presa a norma la seconda
simato colla finale della voce precedente.
6 II Cod. Vat. Giudro.
: coniug. lat. (Times), gli Antichi vi con-
7 II Cod. Udire, evidente errore di formarono la desin. anche delle altre, e
scrittura. dissero : tu ame, tu teme, tu ode. (Nan-
9 IICa aggiunto dagli Editori e op- nucci. Anal. crii., pag. 58 e segg.) La
portunamente. donna cerca qui, come ultima difesa,
9 Totalmente, Affatto. (Nannucci). quello che pi tardi i politici chiama-
Ci perdi. Altri: Perdesi. rono il benefizio del tempo.
11 Sapore. -3 Cosi il Cod. Vat. per Questo. Il Grion:
1- Disdutto, Sollazzo, FroYQUZ. Desduit, Quistu, e Naiin.: l'Allacci e altri Chisso.
il

clie origina dal Lat. Dedurere per Sol- 24 Per Senza, forma comune a tutti gli
lazzarsi. Provenz. Deducer , Desducer. Ant. nostri; il Provenz. e l'ant. Frane:

(Nannucci). Il senso generale della strofa Sem, e il frane, mod. Sans.


sarebbe secondo il Vigo: Sei pazzo? che Fallo, Dubbio, dal basso Lat. Fallia.
ne fai d'un cadavere ? Provenz. Falha. Frane. Faill. (Nannucci).
13 Sb Saccio, Sacci, Saccianio, voci
;
Baita, Potest. Il Nannucci: Baglia.
del dialetto siciliano e napoletano e-di Gli Antichi, come abbiamo veduto, scri-
alcuni de'nostri. (Nannucci). vevano Figli per Egli, Falglia per Fal-
14 IlNann.: Chisso. Questo, Questa cosa. lia, ecc. Anche i Provenzali: Bailie in
15 II Vigo e il Nannucci: Accomjylimi questo significato.
cio Se non rechi a compimento. 27 Altre volte Ci (V.^st. 15, v. 1).
16 qui, dice il D'Ancona, una minac- Anche il Cod. Vat. Zo. E forma sici-
cia artificiosa di smettere e andarsene, !
liana e provenzale.
nel momento appunto in che la donna Prendi, scannami. Nota l'affisso dato
mostra inclinazione a cedere. Ma forse solo al secondo verbo , come al v. 4,

segno, mi pare, di abbandono dispe- str.. 16, e al v. 1, str. 22. Il Cod. Vat.:
rato, e le nuove preghiere che succe- Cortello. Corregge il D'Ancona.
29 Qui i comtu. recano parecchi esempi
dono me ne persuadono quasi.
CIULLO d' ALCAMO. 41

Esto fatto far potes inanti scalf un uovo ^


;

Arcompli ^ mi' talento, amica bella,


Ch Tarma colo core mi s'infella.^
Ben sazo/ l'arma dleti, com'omo c'ave arsura.^
'Sto fatto far noni potesi ^ per nuU'altra misura/
Se non ale Vangiele, corno ^ ti dicO; iura,
Avere me nom puoi in tua podest ;

Inanti prenni, e tagliami la testa.


L'Evangiee, crama, ch'io le porto in sino

Alo Mostro presile: non ci era lo patrino/^


Sovr'esto libro, juroti, mai nonti vengno meno.

Arcompli mi talento in caritate,


Ch l'arma me ne sta in sutilitate.^^
Meo sire,^* poi iurstimi, eo tutta quanta incienno ;
*^

Sono alla tua presenza, da voi non mi difenno:


S'eo minespreso ati, merz, a voi m'arenno.^^

idiespressioni simili, trovate ne' canti I


rozzezza di modi, ma nulla di lubrico.
elpopolo. Il pi vicino al nostro in 10 II verso guasto. Il D'Ancona in-

n canto Siculo. i
clinerebbe, dubitando, a correggere: ecco
eo le porto ecc. Il Galvani: Le Evangiele,
Pigghia un curteddu, scannami, I
Carama? ecco.... Forse: ch'i' ho,?
Trapassami lu cori.
\
11 Lat. sinus. Il Cod.: seno.
Scaldi. Scalfare, Scarfave, per Scal-
1 \
Parrocchiano, Prete, voce si-
'^'^Vqy
are (prob. da Calefacere) proprio del ;
ciliana, da Pater, Lat. (Nannucci). Qui
-'aletto Siciliano. Err chi intese Sbucci. parecchi Commentatori credono sia un
2 Compisci, Ademp, come al v. 2, della \
parlar metaforico, col quale si voglia
27, Lat. compiere. Altri: Ahi compii.
.
esprimere questo pensiero: " Cara, il
Vangelo sta nel mio cuore, su questo ti
I

3 Mi si ama'eggia di fiele. Come In- 1

elare da Fiele, cosi Infellare da Felle. j


giuro io , e quel che aggiungesi d'averlo
Nannucci). Il Vigo 3li si infellonisce, mi
: preso al Monastero, mentre il prete non
X)venta feroce. E cos intende, e bene, il c'era, sarebbe scherzo beffardo. Ma bene
'Ancona. il Di Giovanni osserva che nulla impe-

4 Altrove (st. 27, v. 1) Saccio per disce di accettare la interpretazione lit-


0. Questa variet, come tante altre, at- terale, niente valendo l'eccezione che il
sta l'alterazione patita dal testo pel i Vangelo un libro grosso, essendocene
atto de' menanti, forse. anche dei codici di piccola mole. Quanto
5 Ardore, Bruciore; cio. Che s' in- poi al sarcasmo scherzoso, sostenuto
flamma di desiderio. specialmente dal Bartoli, da osservare
Cod. Vat. Esto fatto non potersi
6 II : che la catastrofe del piccolo dramma af-
(sic). Il sig. Grion corregge: 'Sto fatto fettuoso non dava davvero occasione pro-
far non potesi, Q cosi piace al D'Ancona: babile a freddure di si cattivo genere.
13 Cio, In sfinimento. Il Giudici dice
ma non troppo correggere? E vero
che il far, dovette, come osserva il che la tisi in Sicilia (anche altrove) si
D'Ancona stesso, omettersi per causa chiama Mali suttili.
14 Streper Signore, tutti gli Antichi.
del fatto precedente.
7 Maniera, intende il Nannucci. Forse Incendo, m'infiammo d'amore.
15
16
Difendo.
sta qui per Partito.
8 II Cod. Vat.: che mo : Correggono Mispreso, Dispregiato. Lo Spagnolo
17

il Nannucci e il Galvani, e cos piace al Menosprecio. e Menospreciar, da Minus


D'Ancona, pretiare. Il basso Lat. ha Misprendere,
9 Io non so, dopo tutte queste pro- onde gli Antichi Mispreso e Mispriso.
teste, come possa tenersi per trista (Nannucci).
18 Tolgo i due ultimi versi per ragione
donna costei; anzi sempre pi m'ostmo
a veder qui dentro molta semplicit e che facilmente s'intende da ognuno.
42 PAKTE PKI3IA.

DI ALCUNE POESIE DI PRETESA TROPPA ANTICHIT.

De' tre documenti poetici che qui ri- spingere ne' secoli la gloria della sua
ferisco per comodo degli studiosi, questo prosapia. Ecco l'Iscrizione, quale la ri-
che pongo per primo, e che la Iscri- porta l'Aff :

zione del duomo di Ferrara, ha forse


maggiore antichit probabile degli altri, De favor isto
Graties refero Christo
ma disgraziatamente anche poco im- Factus in festo serenae
portante come documento poetico. Il Ba- Sanctse Marias Magdalenae
ruffaci la pubblic nella sua prefazione Ipsa peculieriter adori
alla Eaccolta de' poeti ferraresi in que- A Dea per me peccatori.
sta forma: Con lo meo cantare
Dallo vero vero nan*are
Il mille cento trenta cinque nato Nullo me diparto.
Fo questo tempio a Zorzi consecrato Anno millesimo
Fo Nicolao scolptore Christi salute centesimo
E Glielmo fo lo auctore. Octuagesimo quarto
Ma ne' Mss. del dott. Giuseppe Masi, Cacciato da veltri
mons. Bottari trov questa iscrizione in A furoi'e per quindi eltri
Mugellani cespi un cervo
una lezione pi antica ancora, e tal quale Per li corni lio fermato
leggevasi prima de' restauri fatti nel Ubaldino genio anticato
1572. Eccola: Allo sacro Imperio servo.
Il mille cento trenta ceuqe nato U co piedi ad avac carmi
Fo quento tempio a S. Gorgio donato Et con le mani agrapparmi
l)a Glelmo ciptadin per so amore Alli corni suoi d'un tracio
Et ne a fo l'opra Nicolao Scolptore. Lo magno Sir Fedrico
Che scorgeo lo tralcico
Chi vorr conoscere come meglio pu A corso lo sven di racto.
sostenersi l'antichit di questi versi, Per mi feo don della
veda nel Dizion. precet. e crii, del P. Ire- Cornata fronte bella
neo Aff. (Milano, Silvestri 1824, p. 34 Et per ramora degna,
e segg.) Qui solo da osservare che an- Et vuole che la sia
Della prosapia mia
che data per vera la sua antichit, non
Gi'adiuta insegna.
ci varrebbe che a documentare una cosa
Lo meo padre Ugicio
gi troppo meglio accertata da tutta la E Guarento avo mio
letteratura della prima met del sec. XIII, Gi d' Ugicio gi d'Azo
la quale necessariamente dovette aver Dello gi Ubaldino
ben altri fatti precursori che questi! Se Dello gi Gotichino
Dello gi Lucanazo.
sono andati smarriti, un caso non dif-
ficile a spiegarsi; mentre inesplicabile E in mezzo
all'Iscrizione, in basso, si
sarebbe il miracolo d'una cultura poetica vede testa del Cervio ramosa, e le
la
tanto florida, subito dopo si pochi mise- lettere Q. D. A. A. D. U., le quali si-
rabili tentativi. gnificano: Quis dominabitur Appenini?
Il secondo documento, cui per molte Alma doHus Ubaldini.
pretese si ascriverebbe la data del 1184, L'ultimo documento il Bitmo di
e V Iscrizione degli Ubaldini. Vincenzo Monte Cassino. Il Cod. che lo contiene
Borghini ne' suoi Discorsi {Farte li. (552-32) rimonta al secolo XI, scritto in
Dell'arme delle famiglie fiorentine, p. 27. carattere longobardo, certo da mani di-
Firenze, Giunti, 1585), allegando un con- verse. Noi dobbiamo anche questo Bitmo
tratto del 1414, ove si fa cenno di questo al solito fortunato caso, che all'antico
marmo, gelosamente custodito dalla no- ultimo copiatore avanz una pagina bian-
bile famiglia Ubaldini, fu indotto a cre- ca, dopo che ebbe finito di scrivere il
derlo di molto precedente al sec. XV (:): libro .Q\V Ecclesiastico. Ma riuscirebbe
ecco tutto; e ognun vede quanto corra difficile determinare il tempo nel quale
da ci ad affermarlo vecchio di tanti se- il Bitmo vi fu scritto, perocch la forma
coli. D'altra parte, oltre le molte ragioni stessa del carattere quella cosi detta
portate dall'Ato, (Op. cit., p. 50), che Cassinense, assai rammodernata, e quale
dimostrano la falsiti di questo docu- s'incontra in molti documenti, massime
mento, nella Iscrizione stessa se ne ha dell'Italia meridionale, dal secolo XII
prova chiarissima, dacch in essa af- fino oltre nel XIV. N dal contenuto del
fermato essere stato Federigo ne' din- Bitmo seppero trarre argomento solido
torni di Firenze nel 1184, mentre alcuno a fissarne la data coloro che lo
provato esser quella data un errore del pubblicarono, da G. B. Federici {St. degli
Malispini e del Villani, e che fu ripetuto ant. Cons. e Due. di Gaeta, Napoli, 1791)
dal malaccorto epigrafaio, cui premeva ai signori I. Giorgi e Navone, che vi
DI ALCUNE POESIE DI PKETESA TEOPPA ANTICHIT. 4o
lavorarono attorno con paziente dottrina. poi, anche se potesse essergli concessa,
(17 Bit. cass. di nuovo pub. Roma, 1875). non si vedrebbe come potesse quel Ritmo
Mancandoci cos la prova dell'antichit considerarsi quasi esemplare fruttifero
della scrittura, e poi qualunque appiglio della seguente poesia italiana! Il Ritmo
per rannodare questo componimento ad e semplice consono caudato: i suoi versi
altro fatto contemporaneo, si fa impos- debbono leggersi, al solito, come com-
sibile ogni assoluto giudizio, e si d luogo posti di due emistichi ottonari e rimati.
a congetture, delle quali non qui da Le strofe sono, massime la IX e la XI,
occuparci. Ne veda, cM n' vago, le pi assai irregolari; le altre, tolte le lacune'
probabili, nell'opuscolo del Giorgi e del possono ridursi agevolmente alla forma
Navone, non che negli Studi di Antonio della I, III, IV, VI e Vili. A
riprova
Bocchi, Monaco basii. (Tip. di Monte C. delle molte alterazioni patite dal testo,
1875); e infine le pi ragionate e pro- gli egregi Giorgi e Navone notarono,
babili in F. Nevati, Studi critici. (Torino, oltre al numero eccedente de' versi, la
Loescher, 1889). Solo mi piace osservare, discordanza della rima trobajo. Ecco ora
come altri autorevolissimo ha fatto, che il Ritmo nella lezione che ce ne diede,
la forma adoprata nel Ritmo, non discor- giovandosi di tutti gli studi precedenti,
da da quella di altre scritture del se- il Monaci nella cit. Crestomazia,
p. 17.
colo XIII e del XIV, e che il troppo ar- Esso, ordinato a strofe, ci si presenta nel
tifizio della strofa, e pi gli spessi lati- modo seguente con le lacune congettu-
nismi di parole e di costruzione, persua- rate dai sigg. Giorgi e Navone, e mutilo
dono a negargli quella grande antichit in fine, come ragionevolmente suppose
che altri gli vorrebbe assegnata la quale ; il Nevati (op. cit., p. 127).

I. Eo, sinjuri, s'eo fabello lo bostru audire compello:


de questa bita interpello e ddell'altra bene spello,
poi k'enu altu m'encastello, ad altri bia renubello,
em mebe cendo flagello.
Et arde la candela sebe libera
et altri mustra bia dellibera.
II. Et eo, sence abbengo culpa jactio, por vebe luminaria factio.
tuttabia mende abbibatio e ddiconde quello ke sactio :

c'alia scriptura bene platio.


Ajo nova dieta per fegura,
ke da materia no sse transfegura
e ccoU'altra bene s'afifegura.

III. La fegura desplanare, ca poi lo bollo pria mustrare.


ai,dumque pentia null'omo fare questa bita regnare,
deducere, deportare? morte non guita gustare,
cunqua de questa sia pare?
ma tantu quistu mundu gaudebele.
ke l'uuu e l'altru face mescredebele.
IV. Ergo poneteb'a mente la scriptura com sente,
ca l sse mosse d'oriente unu magau vir prudente,
et un altru occidente; foro junti 'naibescente,
addemandaruse presente.
Ambo addemandaru de nubelle,
l'unu e Il'altru dicuse nubelle.
V. Quillu d'oriente pria altia, l'occlu s llu spia,

addemandaulu tuttabia corno era com gi.

Frate meu. de quillu mundu bengo,


loco sejo et ibi me combengo.
VI. Quillu, auditu stu respusu, cusci bonu 'd amxirusu,
dice: frate, sedi josn; non te paira despectusu,
ca multu fora colejusu tia fabellare ad usu.
Hodie mai pi n[on] andare,
ca te bollo multu addemandare.
Serbire se ! dingi commaudare.
mme
VII. Boltier' audire nubelle de sse toe dulci fabelle,
onde sapientia spelle dell'altra bene spelle.

VIII. Certe credotello, frate, ca tutt 'm beritate.


una caosa me dicate de ssa bostra dignitate :

poi k'en tale destuttu state, quale bita bui menate?


que bidande mandicate ?
Abete bidande cusc amorose
corno queste>iiostre saporose?
44 PARTE PRIMA.
IX. Ei parabola dissensata ! quantu male fui trobata !

obebelli n'i nucata tia bidanda scelerata?


obe l'ai assimilata ? Bidand'abemo purgata
d'ab enitiu preparata, perfecta binja piantata,
de tuttu tempu fructata.
Em qualecumqua causa delectamo
tutt'a quella binja lo trobajo, (L trobamo)
eppuru de bedere nei satiamo.
X. Ergo non mandicate ? non credo ke bene aiate.

Homo ki nnim beb ni manduca,


non sactio comunqua se deduca,
nin quale vita se conduca.
XI. Dunqua te mere scoltare ti que tte bollo mustrare
:
;

se tu sai judicare, tebe stissu metto a Uaudare :

credi, nlon] me betare lo mallo, ci tende pare,


homo, ki fame unqua non sente,
non sitieute, qued besonju, tebe saccente,
de mandicare de bibere ? niente.
XII. Poi k'en tanta gl[or]ia sedete, nullo necessu n'abete ;

ma quantumqua Deu petite, tuttu lo 'm balia tenete,


et em quella forma bui gaudete. angeli de celu sete I...

Per comodo degli studiosi porto qui, Me, Te, Se, Ve, come vedemmo altro-
in breve, la spiegazione delle voci pi ve. 8. Mende. Meinde: cosi Diconde
oscure, gi data dai sigg. Giorgi e Na- ivi ecc. 65. Mere. Voce oscura, vale
vone. nei dialetti Campani Bisogna, usata im-
V. Ahbibatio, Da Vivaciiis, vale
8. personalmente. Forse dal Lat. Manet.
Atfrettarsi. (Di qui forse V Acacciarsi?) 50. Nucata?
Obebelli. Lat.: Ubivelis.
51. Assimilata. Da Adsimilata. Lat. Da per In nessun luogo, ana-
tutto, o
Pu valere Rassomigliata e Radunata. logamente a Covelle, Dovelle. 22.
37. Boltiera. Vorrebbe. 33. Co- Presente , Lat. De praesenti , Subito ,

lejusH, Corejusu, lat. Curiosus. 15. Tosto.


14. Regnare, forse per Regu-
Deducere. Deductio, Dilettare, Svagare. lare.
2. 39. Spello. Voce d'origine ger-
15. Deportare. Ricreare. 45. De- manica. Anche G. Pugliese Ispello, per
stuttu, Diletto. {Disdutto in Giulio). Indico, Spiego.
15. Guita. Forse in vece di Calta, da Il tutto un racconto allegorico volto
Cogitai.
28. Loco. Lat. in loco, ad a mostrare l'eccellenza della vita rego-
locum, significa qui e qua. 4. Mere; lare, monastica, ascetica, sopra la vita
64. 66. Tebe; 5. Sebe; 7. Vebe, valgono mondana. (V. Nevati. Op. cit., p. 125 sgg.).

POESIE DI RKMOTA ANTICHIT ACCERTATA 0 PROBABILE.

I. Riferisco per primi alcuni frammenti Lanibertesco de' Lamberteschi era loro
anonimi, e probabilmente popolari, ac- Podest. riferita da Fra Salimbene
cennando le ragioni della loro probabile {Chron. cit., pag. 58):
antichit, pur minore di quella d'altri Venuto '1 lione
componimenti pi veramente letterari. De terra fiorentina
(V. Carducci, Cant. e Ball, Pisa Ni- Per teuire x'axone
stri, 1871, pag. 26 e segg.). Fra Salim-
In la cita regina.
bene nella sua Cronica (Parma, Fiacca seguente frammento noto col
III. Il
dori 1857, p. 441), ci attesta, che i se- nome di Lamento delle donne messinesi.
guenti versi, pubblicati la prima volta Si riferisce all'anno 1282, e c' dato, ne'
dal Padre Aff {Vita di frate Elia, primi quattro versi, dal Malispini. (V.
Parma, Carmignani, 1783, pag. 90), erano Cronaca CCXXVII) e, con gli ultimi due
cantati dal popolo dietro il frate Elia, dal Villani (VII, LXVIII.) Fu cantato
che staccatosi dal Pontefice, si faceva nella disperata difesa delle mura della
vedere, vestito da monaco, cavalcare citt, contro Carlo D'Angi:
con l'Imperatore, mentre (1240) questi Dbe, com'egli gran pietate
assediava Faenza: Delle donne di Messina,
Yeggendole scapigliate
Or attorna fratt' Elia Portando pietre e calcina !

Che pres'ha' la mala vita....


Dio gli dea briga e travaglio
Chi Messina vuol guastare.
II.La strofa seguente cantavasi dai
Reggiani nel 1243, quando il fiorentino IV. Dante stesso ci ha riferito {De vtdg.
POESIE DI REMOTA ANTICHIT ACCERTATA 0 PROBABILE.

el. I,XIII) il presente motto in dialetto Lo d di san Fidr'iano


Pisano, che secondo il Fauriel {Dante Alle porte di Lucca fu '1 Pisano, (a)
et. les. orig. etc, tom. II, lez. VII)
VIL Ecco una Ninna-Nanna, tralasciata
principio d'un canto politico :
dal Tamburini nella sua versione del
Bene andonno li fanti Commento i? Dante dell'imolese
(Farad .

De Fioransa per Pisa. X, 123):


V. Simon della Tosa {Cron. ant. Firenze, Nanna nanna
Manni, 1733) all'anno 1309, narra: E di Li miei begli fanti.
G-imai non fu cotanti.
Maggio cavalcavo i -fiorentini a oste fino Tre in camerella,
ad Arezzo.... E allora si fece la canzone Tre in fosserella
della quale ci avanzato qtiesto solo Tre a prova del fognlo,
verso :
E tre entro al bagnlo,
E tre entro la cuna,
1 nostri cavalcarono..,. E graveda saduna, (b)
VI. I Lucchesi, preso Asciano a' Pisani, Vili.E lasciando di altri frammenti che
nel 1288, fecero mettere sulla torre pi- potrebbero recarsi, (V. Cant. e Ball., a
sana pi specchi, perch i Pisani vi si pag. 27, 38 e 39), mi piace riferire il
specchiassero. Morto Arrigo, si venne ad Canto Francesco d'Assisi (1182-
di S.
accordi, ma Bonturo Dati disse all'amba- 1226) composto da lui certamente, quan-
.sciatore di Pisa, che richiedeva Asciano : tunque probabilmente in forma assai
**
Noi lo tegnamo, perch le vostre don- diversa da quella nella quale c' giunto,,
ne vi si specchino dentro . Come poi i alterata chi sa da che lunga tradizione
Pisani ebber rotti i Lucchesi (1113), orale; anzi forse anche in altra lingua
drizzarono presso le mura di Lucca due (v. I. Della Giovanna, Francesco d'As- -S".

antenne con due specchi con queste pa- sisi etc;


in Giorn. Stor. d. leti, ital.,
role :

voi. XXV
-1895-, p. 1-89). N sono con-
cordi i Critici, intorno alla struttura del
Tolle, Bonturo Dati,
Che i Lucchesi hai male consiglati. componimento; e tuttoch ne abbiamo,
dal Crescimbeni [Istor. della volg.poes., I,
E Albertino Mussato (De gest. ital. post. pag. 112) al Boehmer {Der Sonnengesang
Henric. VII. Caes., Ili, 3, in Scriprer. V. Fr. di Assisi in Romanische Studien)
ital., X) , riferisce questo epigramma vari tentativi di ricostituzione metrica,,
scritto in quell'occasione : non pare sia nulla accertato per ora. Io
Or specchia, Bontur Dati,
ti
lo riferir nella lezione data dal prof. Mo-
Ch'e Lucchesi hai consigliati. I naci nella citata Crestomazia, p. 29-31.

Incipiunt laudes creaturarum


quas fecit beatus franciscus ad laudem et honorem dei
cum esset infirmus ad sanctum damianum.

Altissimu, onnipotente, bon signore,


tue so' le laude la gloria e l'onore et onue benedictione.
Ad te solo, altissimo, se konfano
et nullo homo ene dignu te mentovare.
Laudato sie, mi signore, cum tucte le tue creature
spetialmente raessor lo frate sole,
lo quale jorna, et allumini per lui ;

Et ellu bellu e radiante, cum grande splendore;


de te, altissimo, porta signifcatione.
Laudato si, mi signore, per sora luna e le stelle,
in celu r i formate clarte et pretiose et belle.
Laudato si, mi signore, per frate vento,
et per aere et nubilo et sereno et onue tempo,
per le quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si, mi signore, per sor acqua,
la quale multo utile et humele et pretiosa et casta.

(a) IldAncona ricorda (presso Carducci: Cant. e Ball., pag. 39) quest'altro motto ingiurioso
al Lucchesi, conservatoci da Benvenuto da Imola :

Buona terra Lucca,


Ma Pisa la pilucca.

(fc) za (gi) d'ima, propongono il Carducci e il Paris. Il testo aggiunge: E di': Nanna Nanna,,
replicando spesso questo in suo canto.
46 PARTE PRIMA.
Laudato si, mi signore, pei* frate focu,
per lo quale enallumini la nocte,
ed elio bello et jucundo et robustoso et forte.
Laudato si, mi signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si, mi signore, per quilli ice perdonano per lo tuo amore
et sostengo[no] infrmitate et tribulatione.
beati quilli ke sosterranno in pace,
ka da te, altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po skappare ;

guai a quilli ke morrano ne le peccata mortali!


beati quilli ke se trovar ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda noi farr male.
Laudate et benedicete mi signore et rengratiate
et serviteli cum grande humilitate.

IX. Di data assai antica e accertata (1280 De quello ch'eo sun pi segura
almeno), sono anche alcune rime ritro- Non fo per arme Rolando
vate dal sig. avv. Angiolo Gualandi nei N '1 cavalier sens' paura
N lo bon dnso Morando.
Memoriali dell'Archivio notarile di Bo- Madre '1 to dir sia en bando ; i

logna, dottamente poi illustrate da Gio- Ch' eo pur me


voi' maritare.... \

su Carducci [Intorno arune rime ecc.,


Studi. Imola, Galeati, 1876) e gi da lui X. Il Codice, dalle risguardie del quale |

stesso riferite nell'Ediz. delie Cantilene e son tolte le Laudi seguenti, si conserva i

Ballate pi volte citata. Notevolissime nel R. Archivio Pisano e gi appartenne


fra queste rime, sono il Contrasto delle a quella Universit. Esso porta la data I

Cognate, una Cnuzone da tavola, il Coti- del 1271, Indici. XIII. Kal. Septem., e !

trasto della Madre con la Figliuola e contiene i Costituiti della Repubblica. Io |

una canzone d'Amore che comincia: Non non star ora a cercare se il Codice sia .

posso pi coperire. Riferir del penul- di quelli, de' quali uno era assegnato al
timo (Studi cit., p. 95) quanto decenza Palazzo del Potest, un altro a quello
consente: del Popolo: bench le pagine strappate I

in principio potrebbero darci alcuno in-


Mamma, lo temp' venuto
I

Ch'eo me
vorla maritare
dizio a giudicarne. Quello che importa |

D'un fante che m' si pla<;uto qui, il fatto ceito che le pergamene
No '1 te podra contare. di risguardia portavano gi scritte, e da
Tanto me pla^e '1 so fatto. lungo tempo, le Laudi, quando furono
Li soi portamenti e i sceml)lanti. adattate al Codice: ci si rileva anche
Che ben te lo dico entrafatto,
Sempre '1 voria aver davanti. con facilit dal carattere loro, indubbia-
El drudo meo ad onne patto mente de' primi del secolo XIII, se non
Del meo amor voi' che se vanti. pi antico e pi da altre materiali cir-
Matre, lo cor te se scianti, (a) costanze, che qui sarebbe troppo lunga
S' tu me lo voi contrariare. cosa a ridire, e che potr mostrare al
Eo te '1 contrario en presente,
Figliolamia maledetta, (b) bisogno. Riproduco il Codice senza cor-
De prender marito en presente rezione alcuna, e n anche tenter la
Troppo mi par ch'aibi fretta: facile ricostituzione metrica, che ognuno
Amico non i n parente potr fare da s. Vedi V Accorrtiomo
Che 'l voglia, tant'ei pcoletta; {Strenna, Livorno, a beneficio degli inon-
Tanto me par garcjonetta.
dati del Veneto, Ediz. Vigo, pag. 41), ove
Non ei da colai fatti fare.
Madre, de flevel natura gi pubblicai l'ultima Laude della Morte,
Te ven che me vai sconfortando che altro non che un Canto Macabro.

LAUDI ANONIME LUCCHESL


(Et probabile, i primi del secolo XIII.)

virtuoso.
Che possiam teco regnare coli Santi te laudare, et veder glorificare te misericordioso.
E la gioja sempre grana lancarnazione humana per la vergine sovrana di che sempre sta giojosa.
La deit di te pura prese homo in te natui'a nostra fede no si cura per che tu se pietoso.
Cristo non ti sia di sdegno per che tu se nostro pegno danne parte del tuo regno di quel fructu
savoroao.
Di quel cibo spiritale che ser sempiternale vino pane substantiale con dolce prezioso, [dioso.
Tutti Santi fai gaudere con tanto amor permanere che ciascuno a '1 suo volere di nullo bene invi-
i

Molto fanno gran laudare {sic forse: laudor) tanto vieni in grande honore, come riccho
creatore dogne bene dilizioso.

(a) da sperare che ci sia stato scritto solo per necessit di rima!
(b) Anche qui la rima con fretto, fu tiranna ?
MESSER RINALDO d' AQUINO.

Messer Rinaldo d'Aquino.


(Viveva nel 1254)

LAMENTO dell'amante DEL CROCIATO


PARTITO PER TERRA SANTA. *

Giammai non mi conforto,


Ne mi vo' rallegrare: ^

Le navi sono al porto ^

Li angeli cantano gloria Ges dolce memoria spirito di Victoria terribile e abondoso.
Tutto dolcore con dolcesa tu suave corapiagesa, tu potente per fortesa come signor poderoso,
Oarso cho la gran speransa a te Ci-isto per pietansa, tu ni facti a tua sembranza prego che
neu die riposo.

LAUDE DELLA VERGINE MARIA.


Alla Vergine gaudente madre dellonnipoteute, (a)

tuttol sangue gli era sparto dalla gran piaga ardente.


..partecipasti, maiunque non labandonasti.,.. nostra fede confermasti per che non fusse perdente.
Le lagrime del tuo pianto turba il morteo dogne canto tenebre tenebre tu facevi tanto che le
luce fuoro spente.
Terra e mare si commosse, tutta l'acqua si riscosse per amor
delle percosse che sofferse lo Signor
potente.
Maria virgo pura molto fusti forte e dura non fallisti per paura che tanto en pendente,
"vra nuoi avea fatto lo inimico grande attacco tu li desti scacco matto che sempre fu dolente,
-nedetta tu regina cola gratia divina archa piena di pruina dallorrantia corrente,
u se fece tal speransa, da cui viene consolansa bene gioiscie allegransa chi lo tuo dolor sente.
orata tu dal Padre di cui tu se' figlia e madre instituta sensa quadre, in substantia luce ardente,
scaltro, {Sic, forse: sf' auro) tu ricchesa, tu vertute, tu larghesa mi se' imperiai fortesa per
corona risplendente.
.0 Maria virgo regna {sic, per regina) pi-ega Cristo chenne tegna al suo regno ne sovvegna per
noi se' intercedente.
Garso canto con dolsore. per te versi con laudore siss piena di favore cielo e terra fai fluente.

LAUDE DELLA MORTE.


K vuol lo mondo dispresare sempre la morte dee pensare.
La morte fiera et dure forte, rompe mura et spessa porte, ell s comune sorte che neunuom
lapu causare.
Ogne gente in gran timore viva sempre con terrore imperci che son sicure passar per
{sic) di
questo mare.
Papa con Imperadori, Cardinali et gran signori iusti et santi et peccatori fa la morte raguagliare.
La morte vien come furone spoglia l'uom come ladrone satolli et freschi fa digiuni {sic) e la
pelle rimutare.
Non riceve donamento {sic) la ricchesa per neiente, amici non vuol n parente quando viene al
separare.
Contralei non vai fortessa,sapientia et bellessa torre et palagi et grandessa tucto le' fa abbandonare.

* La Canzone dal Trucchi {Poesie ine- voi. I, pag. 90, e tengo a raffronto il
dite di diiqento autore. Prato, 1856, voi. 1, testo dato dal Nannucci (Manuale della
pag. 31) riferita a' tempi delle prime lette)', del primo secolo; 2* ediz., voi. I,
yCrociate!, ma il Carducci non crede a Firenze, 1855).
miracoli, e l'ascrive piuttosto a quella 1 II Cod. Vat. cit.: N mi volglio ra-
capitanata da Federigo II, nel 1228. Se- legrare. Il Carducci serb il voglio, po-
guo il testo del Carducci stesso {Cani, e nendo allegrare: a me pare meno arbi-
Ball, altre volte citate), ma anche mi traria la lezione che offro.
valgo della lezione del Cod. Vat. 3793, 2 II Cod. Le n. sono gmnte al porto.

(a) La^ faccia seguente affatto inintelligibile. Nella risguardia in fondo al Codice, si legge
come qui segue : ttittol sangue ecc.
48 PARTE PRIMA.

E vogliono collare: ^

Vsseoe la pi gente
In terra d'oltramare, ^

E io, lassa dolente,


Como ^ degg'io fare?
Vassi in altra contrata *
E no '1 mi manda a dire ;

E ^ rimango ingannata:^
Tanti son li sospire ^
Che mi fanno gran guerra
La notte co ^ la dia!
N 'n cielo ned in terra ^

Non mi pare ch'io sia!


Santiisse,^' Deo, santiis
Che Vergin venisti,
'n la
Tu salva Tamor meo,
Poi da me '1 dipartisti.
Oi, alta potestate
Temuta e dottata,^'*
(Il dolze mi' amore!)
Ti sia raccomandata.

Cio, Calare, Aprire, Spiegare la vela.


1 9 II posto a sostegno della pro-
11 Boccaccio, riferito in nota dal Truc- nunzia e a farla pi piena. Notisi che
chi: Gi aveva collata la vela per do- in fondo alla strofa pongo ammirativo,
versi.... partire. perche i due ultimi versi, a parer mio,
2 Oggi, Oltremare, come pi innanzi: son come grido di dolore disperato.
qui vale Palestina. Cio: Tanto son disperata, che non
3 Voce antica per Come. Dante, Inf., so dove mi sia .'

XXIV, 112, in rima. |


^^Cosi il Carducci, pur rappresentando-
E qual quei che cade e non sa corno. 1
colle lettere lo strascico della pron., cor-
regge il verso, che negli altri ha Santus.
4 Cosi tutti, e io li seguo, rimando con ;

12 V. antica, pi conforme alla corri-


ingannata; ma lo scambio del d nel t e
spondente latina. 11 Cod. Tu salva e guar-
men frequente che quello del t nel d;
|

da l'a. m.
onde forse era da preferire contrada e I

13 Poich; scorciamento gi notato, e


ingannada.
comune ai Prosatori e ai Poeti. Il Cod.
I

5 Ed io, il Nannucci: il Carducci:


Poi che da me lo dipartisti. Il Nannucci:
io. Il Cod. Vat. Ed io rimangno. To-
:
|

j
Po' che lo dipartisti; con scapito di af-
gliendo il pronome, mi pare pi efficace
fetto, come ben nota il Carducci, il quale
1

l'espressione dell'abbandono, e il verso


corregge: Po' che da me 'l partisti. A
;

non zoppica pi.


^ Qui il Nannucci pone virgola; il
j

me piaciuto serbare il dipartire, che


j al significato di separare, aggiunge pi
Carducci, punto fermo. Mi parso bene !

chiaro quello dell'allontanamento.


di correggere. 14 Temuto e dottato, son due aggettivi
7 Antica
terminazione regolare per
di significato affine, che spesso trovia-
1

Sospiri. Anche Guido delle Colonne, ri-


ferito dal Nannucci:
mo cosi accoppiati negli Antichi. E cosi
anche ne' Provenzali. Nel Romanzo di
Amore....
Gioflfredo:
.... sol per li sospira
Si fa sentire a quello ch' amadore. E 1' pros es temuta e doptatz.
E il Boccaccio, Ninf. Fies. st. 262:
come Temuto e spaventoso.
dicesse.
Racconti poi le lacrime e' sospire. Nel passo nostro il Nannucci intende
8 Co (con) per la semplice e, anche Riverita, e forse a ragione.
Dante. 15 Dolce. Il Carducci, a rimediare al
MESSER RINALDO AQUINO. 49

La crux ^
salva la gente,
E me fa disviare
La crnx mi fa dolente,
Ne mi vai Dio pregare.^
Oi me, crux pellegrina/
Perch m'hai si distrutta?
Oi me lassa tapina,^
Ch'io. ardo e incendo ^ tutta!
Lo imperador com ^ pace
Tutto '1 mondo mantene.
Ed a me guerra face;^
M'ha tolta la mia spene.
Oi alta potestate.
Temuta e dottata,
(Lo mio dolce amore!)
Ti sia raccomandata!
Quando la crux pigliao^^
Certo no '1 mi pensai,

difetto della rima e alla sconcordanza


6 Forma pi vicina al Latino. Arnaldo
dell'ultimo verso, suppone originaria le- di Marueil:
zione la seguente: Dona, merce vos clam
Oi alto signore Qua tot ard e auam.
Temuto e dottato,
El dolce mio amore E Folcacchiero de' Folcacchieri :

Ti sia raccomandato-
Vostra grazia discenda,
lo non ardirei contraddire alla lezione Per eh' io ardo e incendo di fori.
comune, e considerando l' indole appas-
sionata di tutto il canto e di questa
7 SeguoCod. Vat., nel quale, come
il

strofa in ispecie, intendo il penultimo ne' pi antichi Codici, innanzi slp spesso
verso come una parentesi esclamativa. mutasi Vn in m, anche fuori di composi-
Cos tornerebbe tutto bene, mi pare. E zione. Lo abbiamo gi veduto e pi volte,
ugualmente alla quartultima strofa. specialmente negli scrittori di dialetto.
8 Fa, cos regolarmente da facere.
pag. preced.). Qui come
16 (JSlota alla
Nota l'antitesi, che ricorda quella di
alla strofa 5, la lezione errata, che il
verso dovrebbe rimare col quinto; ma Folcacchiero; e la vince d'affetto:
son licenze queste di scritture anche pi Tutto lo mondo vive sanza guerra
corrette e di tempi migliori. Ed eo pace non posso aver neiente.
II Cod. CrorAe, e io correggo, come
1
9 Speme. Dall' accns. sing. lat. Spem;
il Carducci; e cos a' versi 27, 29 e 41,

e cos nel v. 26 leggo fa, dove il Cod. seppure Spene non venuto dal tema
ha facie. Spe col ne paragog.'co molto usato spe-
2 Smarrire, Perdere. Un antico: cialmente nei primi secoli della nostra
lingua.
Quella che avanza giachinto e smeraldo V. sopra, nota 15, p. 48.
10
Ed ave la bellezza ond'io disvio. In Pigliao, Amao e simili, i'o finale
11

aggiunta, secondo alcuni, alle


forme
3 Nota le antitesi, efficacissime a di-
mostrare la lotta di quest'amante dolo- antiche del passato, e anche del futuro,
rosa, e come avvalorate dal seguente per propriet di cadenza. Altri meglio
interrogare disperato e dall'abbandono pensa che da amavit, perso l'i, si fece
della chiusa! amav, e vocalizzato il V, amau, amao,
4 perifrasi di Crociata. contratto poi in am. Osservisi che tutta
esclamativa la strofa, e, per questa
con-
5 Anche oggi per Meschina, Tribo-
lata, massime tra' Siciliani; dal greco dizione sua, lo stesso disordine del pe-
riodo non par che le noccia. Il senso
e
TaTtELvg. I Provenz. Tapis, i Frane.
Tapinois. questo: Quando V Amor mio si fece Cro-

Targioni-Tozzetti, Ant. della poesia Hai. 4


50 PARTE PRIMA.

Quel che tanto m'amao


Ed lui tanto amai !

Che i' ne fui battuta


E messa in prigiona,
E in celata tenuta
Per(e) la vita mia!
^

Le navi so' alle celle, ^

'N bon or ^
possano andare,
E lo meo amor con elle *

E la gente ch'ha 'ndare! ^

O Padre cratore,
A san porto l'adduce,^
Ch vanno a servidoie '
De la tua santa cruce.^
Per, prego, Dolcetto/
Che sai la pena mia.
Che me n' facci un sonetto ^'^

E mandilo in Scra:
Ch'io non posso abentare^^

ciato, io non m'aspettava tanto male da Brachet, Paris, Hetzel, pag. 283.
lui che mi am tanto, e cui portai tanto 4 Elleno, Esse.
amore, che ne fui battuta e imprigionata 5 II Cod. Vat. E la giente che v'
per lunghissimo tempo. andare, e cosi tutti: ma il verso cre-
1 Tutta la vita mia, propone, dubi- scerebbe d'una sillaba.
tando, il Carducci, a correggere il di- 6 II Cod. Vat.: A santo porto le con-

fetto d'una sillaba nel verso. Ma, sempre ducie, e cosi il Trucchi e il Nannucci. Il
dubitando, non si potr usare la licenza Carducci non ardisce finire di correg-
che ha fatto leggere Santusse in vece gere, e pone A san porto le conduce. La
di Santus, e leggere qui Pere in vece correzione mia sta, in sostanza, nel porre
di Per? Queste rappresentazioni grafiche Vadduce per le conduce. Osserva che
dello strascico della pronunzia, non son quel San non vale Santo ma Sano, Si-
rare negli Antichi, che per es. spesso curo, che altrimenti quel che segue sa-
scrissero None, Nonne per Non ecc. Si- rebbe ripetizione vana e brutta.^
curo, la parola che qui esce fuori muove 7 A servidore. Per servire. E modo
a riso, ma non ci ho mica colpa io! Fi- simile all'altro A signorato, che incon-
nalmente, se il Santusse e piaciuto, pro- trerai a pag. 52, n. 12.
prio non c' ragione di sputar le Pere. Il Cd. e gli Edit. Croce: Il Carducci
Cod. Vat. Le navi sono ale colle,
Il :
bene ardi correggere restituendo la rima.
che corretto: Le navi so a le colle, da- 9 Pare nome di un Poeta se almeno
;

rebbe lezione probabile, e da intendere: non da prendere come un carezzevole


Sono sul collare. V. verso 4, str. 1 ma : aggettivo. 11 Cd. e gli Editori hanno:
con elle ci sarebbe consonanza e non Per tipriego Dolcietto. N anche il Car-
rima. Il Nannucci, ch'io seguo, come il ducci ard correggere. Io, pur inten-
Carducci, pose Celle, e annot: Alle dendo la ragione dello scrupolo dell'a-
stame loro, ordinate alla partenza. mico mio, non me ne sono ritenuto, E il
3 Cio Felicemente, Sotto buoni au- costrutto non riesce sforzato, e poco o
spici. Giulio: nulla scema l'affetto Per, Dolcetto, che
:

sai la pena mia, prego tu mi faccia etc.


... ne gimo alla bon' ura 10 Antonio da Tempo (Delle rime voi-
Che chiss cosa n' data in ventura.
gari. Bologna, Romagnoli, 1859, pag. 73)
Dal Frane, ant. Eiir e Aiir (definito: descrive sedici maniere di Sonetti usati
Chance heureuse ou malheureuse, Pr- dagli Antichi. La ^oce Sonetto deriva da
sage), o dal Provenz. Agur (latino Au- Suono, e veramente si us a nominare
gurium). Erra chi VHeur de' Francesi qualunque poesia lirica. Provenz. Son.
11 Abento valeva Quiete, Riposo. V.
deriva da Hora. V. Dici, tym., par A.
ODO DELLE COLONNE. 51

La notte ne la dia :

In terra d'oltremare
Ist ^
la vita mia !

*
Odo delle Colonne.
(Fior verso il- 1240)

LAMENTO DELLA ABBANDONATA.

Oi lassa - innamorata!
Contar vo' la mia vita,
E dire ogne ^ fiata,
Come l'amor m'invita,*
Ch'io son, sanza peccata,^
D'assai pene guernita ^
Per uno che amo e voglio,
E noll'aggio in mia baglia ^

Si come aver e' soglio :


^

Per pato ^ travaglia


Ed or mi mena orgoglio:
Lo cor mi fende e taglia !

pag. 30, n. 6. Giulio: La voce certo d'origi-


ficazione ironica.
Per te uou ajo abento notte e dia.
ne germanica. Neil' Anglo-sassone War-
nian, vale Fornire, Provvedere. V. Bra-
11Nannucci {Anal. cvit. cit., pag. 484, chet, Dict. Etym. cit.
nota4, opin derivasse questa voce e il 7 V. sopra, p. 40, la nota (26) al v. 140

verbo Ahentare, da A vento. Da vento, del contrasto di CiuUo d'Alcamo.


Lontano dal vento, cio Sicuro, Quieto. 8 II Cod. Vat. S com'avere solglio.
:

Il verso seg. nel Cod. Vat. si legge Notte Il Nannucci e il Carducci: S come aver
n dia. io soglio. Quest'ultimo, dotto di poesia,
1 Ita le st. Corregge il Cod. Vat. ha serbato l' io; ma la lezione nostra mi
* Seguo la lezione del Nannucci, {Ma- pare preferibile, che meno arbitraria,
nuale cit., pag. 86), ma mi valgo anche e vale per tutto.
del Cod. Vat. cit., pag. 69, e delle Can- 9 Patisco, Soffro. Voce regolare di pa-
tilene e Ballate raccolte dal Carducci, tire. 11 Pistoiesi {Prospetto de' verbi ecc.
pag. 7. La Canzone in nome di donna, 1761, pag. 212) difendendo la voce Pata,
cui fu tolto l'amante. sgridail Buommattei e il Bembo che am-
2 Da Lapsus Lat., anche i Provenz. e misero per buona questa voce, come
1 Frane, las per Infelice, Misero. anche Pat, ma asserendo che non ave-
3 Ogni. E anche Onne si disse per vano esempi. Sono anche oggi nell'uso
Ogni, dal Latino Omnis. Lo vedemmo volgare.
altrove. 10 Travaglio, Tormento. Provenz. Tre-
4 Cio, Come mi spinge amore. halha. Arnaut de Marueil:
5 Peccato. Dal neutro plur. ridotto alla
prima declinazione trassero gli Antichi Tot jorn sofre est batalha.
Mas la noit trac peor trebalha.
questi femminini. V. Nannucci Teorica
de' nomi, pag. 351 e segg., e Fornacia- 11 Trasporta violentemente.
ri: Grammatica storica 115. 12 Intendasi: Perci che non ho in
6 Fornita. Forse qui qualche signi- balia l'amor mio, come soglio, patisco
52 PARTE PRIMA.

Oi lassa tapinella,
Come Tamor m'ha prisa!^
Ch suo amor m'appella/^
lo
Quello che m'ha conquisa!
La sua persona bella ^
Tolto m'ha gioco e risa/
Ed ammi messa in pene
Ed in tormento forte.
Mai non credo aver bene
Se non m'accorre morte: ^
Aspettola ^ che vene,
Traggami d'est sorte !

Lassa, che mi dica,


Quando m'ava 'n celato:^
Di te, 0 vita mia ^ ,
*

Mi te^no pi pagato,'*
Che s'i' avessi in balia
Lo mondo a signorato!
Ed or m'ha a disdegnanza
E fammi scanoscenza;
travaglio, e a volte {ed or) mi trasporta 5 Se non mi soccorre la morte. Cf. so-
l'orgoglio: esso mi fende e taglia il cuo- pra, p. 37, n. 12. E Dante Inf., XIII, 118 :

re ! Ma
il Cod. Vat. ha Lo core mi sende
:
.... ora accorri, accorri, morte !

e taglia, e potrebbe leggersi sende ta-


glia, con la d frapposta come in Sinde
6 Cos\ il Cod. Vat. Il Nannucci: E
per Si ne, Se ne.
spero, l che vene. 11 Carducci. E spe-
rola che vene.
1 Presa dal Lat. barb. Prisns. Iacopo
7 Venga. Tutte le persone sing. da
da Lentino: prima si chiusero in e. V. Nannucci,
Come l'amor m'ba priso. Anal. crit. cit., pag. 282. Cosi anche i
Francesi Maria di Francia
: :
'2
L'Allacci: amor m' annulla, e
...tuo
il Carducci: Che suo amor m' in fella,
lo Que jamais no vienge a port.
seguendo la lez. del Nannucci Come lo ; Tutto ci, quando non vogliasi seguire il
cor m' in fella, Io sto per l'antico modo, Prof. Corazzini, che, forse restituirebbe
confermato dal Cod. Vat. e il senso mi ; il passo a questo modo :

pare n'esca chiaro assai: Perocch l'a- Se non mi accurri morti.


more di lui mi alletta, quell'amore che K spero eh' idda veni
mi ha conquistata. Trajermi d' ista sorti.
3 Baiate. Inf., V, 100. 8 Diceva; dall'ant. Dicre, come nel

Amor, che a cor gentil ratto s'apprende. seguente verso, A va da Avire.


Prese costui della bella persona. 9 Celatamente, In segreto.
10 Tutta una voce in CiuUo:
4 Giacomino Pugliese :

Di ci che dici vitama....


Soleva aver sollazzo gioco e riso..., Dunque vorresti, vitama...
Levommi gioco e canti....
Appagato, Soddisfatto, Contento, di
11
e Ranieri da Palermo: Pagare, usato in antico per Appagare.*
.... non trovo loco, 1'^
Signoria. E v. anche pag. 50, n. 8.
Che amore m' ha conquiso. 1^ V. A. per Disdegno.
Tolto m'ha gioco e riso, 14 Cosi il Cod. Vat. Il Valeriani e il
E vassi consumando la mia vita.
Nannucci, seguiti dal Carducci: E fatta
Piero d'Alverne: conoscenza senza interpunzione alcuna.
Et ab lui ai guidonatge, Accolgo la lezione Vaticana, ma faccio
Joc e gauz e joi e ris. esclamativo il verso seguente.
ODO DELLE COLONNE. 53
Par ch'aggia d'altr'amanza !
^

O Dio, chi lo m'mtenza ^


Mora di mala lanza ^
E senza penitenza !
*

O ria ventura e fera,


Trammi d'esto penare,
Fa tosto ch'io mi pera ^

Se non mi degna amare ^

Lo meo sire, ^ ch m'era ^

Dolce lo suo parlare.


Ed nimi innamorata
Di se oltre misura.
Ora lo cor cangiat'ha;
Sacciate se m' dura!^
Sicome disperata
Mi metto a la ventura
Va, canzonetta fina,^^
Al bene avventuroso:
Frilo alla corina,
Se '1 trovi disdegnoso:

1 Amore. L'aver qui inteso Amanza colpe, senza confessarsene. I Provenz.


per Amica, Amante, ha indotto gli Edit. Penedenza e Pendenza, in questa signi-
ad alterare il verso precedente, e a col- ficazione stessa.
legarlo con questo. A ma ma per 5 Nota l'affetto in questa strofa, e co-
Amore, basti l'es. del Guinicelli ; me l'apparente disordine de' pensieri ri-
Dir glipotr Tenea d'Angiol sembianza
:
tragga bene l'agitazione dell'anima an-
Che fosse del tuo regno ;
gosciata.
Nou mi sie fallo s' io le posi amanza ! 6 Bordello :

Chi me lo innamora? Intensa forse


2 Mortz soi, si s'amor no m deynba.
Tina sincope di Intensiona, come Inten-
Cosi anche i Provenz. e i Francesi
sare d' Intensiona re. Interna come A-
per Signore, Marito: come Sira per
manz'X, si disse anche l'oggetto amato,
Signora. V. pag. 41, nota 14.
la donna innamorata. Fra i Provenz.
8 Perocch m'era. Ma potrebbe anche
Intendenza per Affetto, Passione. Cosi
intendersi, Del quale m'era, e allora si
nel Roman de Jaufre:
levi via l'accento al che.
Que bea pose conoiser apert 9 Sappiate, Considerate se dura cosa.
Que per iutendeusa d'amor Dell'antico Saccere rimane ancora Sac-
O fetz c'a mi donet la fior.
cente, e solo nel significato basso e
Chi ben pensa conoscere aperto, che per malizioso. Cos, Saccio, Sacci, ecc.,
intendenza d'amore ho fatto che a me sono voci proprie dei dialetti meridionali.
doniate il fiore. E Entendre o Entindre, Anche i Francesi Sachant, Sacant, Sai-
cosi assoluto, s'us per Amare. Ugo de cant.
Saint Gire: 10 Cio, Disperatamente mi abbandono
alla mia sciagura. Quanta poesia in que-
.... domaa, en cui m'entea,
A cui non aus mon cor mostrar ni dir. ste aspre forme !

11 Iacopo da Lentino cominciava con


Donna, in cui ini intendo, a cui non oso verso uguale una sua Canzone.
mio cuore mostrare n dire. E Biogra- 12 Feriscilo. Voce regolare antica di
fia de' Trovatori : Peire Vidal s'enten- Ferire.
da. en totas las honas domnas. 13 Cuore. Iacopo da Lentino :

3 Cio, Di rio colpo, Di m'xla morte, L suo' dolci sembianti


A ghiado. M' incendou la corina.
4 Cio, senza prima pentirsi delle sue
54 PARTE PRIMA.

No '1 ferir di rapina,


^

Che sia troppo gravoso;^


Ma fer illa, ch'il tene,^
Aiicidela ^ sen fallo, ^
.

Poi saccLO ch'a me vene ^


^

Lo viso di cristallo,^
E sar fuor di pene
E avr allegrezza e gallo!'

Giacomino Pugliese.*
(Fiori intorno alla met del Secolo XIII)

PIANTO IN MORTE DELLA SLA DONNA.

Morte, perch mai fatta s gran guerra,


Che m ai tolta Madonna, ond'io mi dolglio?
La fior de le bellezze mortai in terra,
1 Con violenza, con rabbia, Dante, strare allegrezza d'atti e di parole. II oh.
Jnf.,N, 31-2. A. Gallo attribu {Effeni. scient. e lett.y
T. V.) questo canto alla Nina Siciliana,
La bufera iuferual che mai non resta. ma senza alcuna autorit di Codici. Tutti
Mena gli spirti con la sua rapina.
dall'Allacci {Poeti antichi. Napoli, 1661)
E per Stizza dispettosa, nel Morgan- al Carducci la tennero per opera di Odo.
te, IV, 69: Seguo il Cod. Vat., che fa pugliese
Pensa mi venne
il Poeta, e di lui riferisce otto poesie.
se allor la rapina.
Il Valeri ani (I, 230) pubblic per il primo
Nota quanta delicatezza in questa di- questa Canzone, eh' per giudizio del
screzione della tradita! Nannucci, la meno guasta fra quelle del
2 Cio, C?ie non gli riesca troppo dan- Poeta, che i pi dicono cavaliere pra-
nosa la ferita. tese, contemporaneo di Fra Guittone.
3 II Nannucci: 21a feri la chi 7 tene. 1'^ Son curiose le somiglianze che p-
Il Carducci Ma ferite chi 'l tene, il Cod.
: trebber notarsi di questo Poeta col Pe-^
Vat.: Ma feri a chi 'l tene. Io correggo, trarca, e il soggetto uguale ne' due Poeti
e intendo cos: Ma ferisci quella che lo par che non basti, a chi voglia inda-
tiene seco. garne la cagione. Intanto andr notando
4 V. sopra, pag. 33, n. 12. quelle pi appariscenti: Petrarca canz.
5 Sicuramente. Anche i Provenz. Sen, XXVIII, V. 30 (Ed. Mestica) :

Ses 0 Sens falhensa, e Ses falhida. E' mi tolse di pace e pose in guerra,
6 Poich. Ellissi comunissima agli Ant.
Pu anche valere Dopo ci. :
e son. CCXXXIV:
7 Voce regolare da Venire, ancora Dunque perch mi date questa guerra ?
viva nel volgo. Qui sta per Verr. 11 Petr. Giunta; Fiacchi, 1812, son. I:
8 Cio, Lucido e bello come il cristallo.
Perduto ho il bene, ond'io stesso mi dolgo.
Amerigo di Bellenoi;
Anche Laura detta Fior
12 11 fiore. :

De robin ab cristaill d'onestate di bellezze, Fior di viriti.


e
Sembla que Dieus la fe.
Pure nei Provenz., Fior o Flos era fem-
9 Cosi tutti i Codici e le stampe, meno minino, e cos lo fecero spesso gli Ant.
TAllacci, che mise gusto (?): Gallo lo nostri.
stesso che Galloria, Eccessiva allegrez- 13 Petrarca, son. CCXLII:
za. Anche i Napoletani usarono Gallare Discolorato hai, Morte, il pi bel volto
(V. Voci Napoletane del Puoti) per Mo- Che mai si vide...
GIACOMINO PUGLIESE. 55

Perch lo mondo non amo n volglic. ^

Villana morte, ^ che non ' pietanza/


Disparti amore e tolgli l'alegranza*
... e dai cordoglio ;

La mia alegranza post'' in gran tristanza,


Ch m'i tolto la gioia e l'alegranza
Ch'aver solglio.
Sollea aver sollazo e giocose riso
Pi che nuiraltro cavalier che sia:
Or n' gita Madonna in Paradiso,^
Portne la dolze speranza mia;^
^
Lascimi in pene e com sospiri e pianti ;

e canz. XXV, Commiato: Leggi anche i Pianti anonimi del Cod.


Vat., voi. I, LXIV
e LXV, che hanno
.... spense Morte acerba e rea,
spesse somiglianze col nostro. V. qui
Che pi bel corpo uccider non potea,
per es. nel secondo citato.
e sen. CCLXXXII:
Departit'i, micidera {.morte)
0 crudel Morte, or i 'I regno d'Amore Lo pi veracie amore
Impoverito or di bellezza il fiore Che tra me e '1 pi fino era...
E '1 lume i spento.
5 Petrarca, canz. XXII, st. 1:
1 II Valeriani, e Nannucci: n' H-
il
Poscia ch'ogni ma gioia,
maso ^j)oglio. Qui forse darebbe miglior Per lo suo dipartire, in pianto volta,
senso leggere Per che. Ogni dolcezza di mia vita tolta.
2 Dante, Eime, Ball, il:
e sest. IX, st. 7:
Morte villana, di piet nemica,
Nessun visse gi mai pi di me lieto,
3 Piet : e voce fatta sullo stampo Pro- Nessun vive pi tristo e giorni e notti.
venz., poi Tristanza, Confortan-
come Un altro Aut. Anonimo: Cod. Vat. voi. I,
za, ecc., tuttoch i Provenz. non l'usas- pag. 442:
sero. Di queste voci ve n'ha molte nelle
concetto Pacino Di te mi biasmo che m'hai tolto
ant. scritture. Pel cf.
El gioco e l'allegrezza,
Angiolieri (Nannucci, Man., I, 221):
Morte, del mio diporto
Perch, morte fallace,
Messa m'i gran tristezza...
Ti piacque addolorar si la mia vita, 6 Petrarca, canz. XXIII, Comm.;
Ch'esser non pu ch'io mai allegro sia?
Quella che fu mia donna al ciel gita,
Ma confronta tutto il Pianto di Pacino
col Nostro. e canz. XXII, st. 4:
4 Al Valeriani e al Nannucci parve da L' invisibil sua forma in paradiso.
correggere Disparti pura amanza, Af-
fini e dai cordoglio, per evitare il ricor- 1 Petrarca, Ball. VII:
rere della stessa espressione in rima, e E mie speranze acerbamente spente,
per compiere la misura del v. 7, che
certamente manchevole ma la strut- ;
e canz. XXVI, st. 1:

tura della strofa (ABAB-CCbCCb) come Che privo m' d si dolce speranza.
apparisce dalle seguenti, richiede qui
un endecasillabo. Vero che non ri- Il Poeta ritorna poi agli stessi lamenti
spettata sempre, e probabilmente per anche nella strofa seguente. E di queste
guasti di lezione; ma ragion di pi di ripetizioni in vero troppo piena questa
non allontanarci dal Cd. quando la ri- Canzone se non che della natura dei
;

spetta. N la stessa voce in rima dava Pianti, simile modo.


troppa noia a questi antichi (v. sopra, 8 Pianti, Petrarca, sest. IX, st. 7 :

p. 40, n. 18 e pili sotto, p. 57, n. 4 e 12). Vssi di speme, or vivo pur d pianto.
Potrebbe porsi V Affini in principio del
V. 7, col senso di Riduci a fine, Distruggi. Com per Con si incontra non di rado nei
Pel concetto cf. P. Angiolieri: vecchi scritti, e cosi Con per Com; que-
st'ultimo scambio innanzi alla s, l'altro
Morte spietata, non dovei sofi'rire
Di dipartir s tosto il nostro amore. I
innanzi al p.
56 PARTE PRIMA.

Levmmi gioco e canti


E dolze ^
compangnia.^
Or no la vegio n le sto davanti,
E non mi mostra li doizi sembianti
Che solia.^
Oi Deo perch m'i posto in tale stanza ?
I
^

Ch'io son smarato ^ n so ove mi sia,


Ch m ai levata la dolze speranza,
Partitai la pi dolze compangnia
.
!

Oim, che sia in nulla parte m' aviso,^


Madonna, lo tuo viso;
Chi '1 tene in sua ballia?
Lo vostro insegnamento,^ e d'ond' miso?^
E lo tuo franco ^ cor chi mi l' priso,
Donna mia?
Ov' Madonna e lo suo insengnamento?
La sua belleza e la gran canoscienza?
Lo dolze riso e lo bel parlamento?
Gli ochi e la bocca e la bella sembianza,
Lo adornamento, e la sua cortesia

1 n Cod. Vat.: E da la dolze, e nel 'l tiene nascosto...? Il Nannucci corregge:

verso precedente: L. da gioco e canti. parte avviso, e forse intende: in nes-


Correggo col Nannucci e col Valeriani. suna ^jaWe scorgo. Io penso debba to-
2 II Petrarca pi volte. La dolce com- gliersi sia.
pagnia. E il Leopardi: 7 Qui vale. Educazione, pregio inorale,

E rimembrar la dolce compagnia.


come spesso ne' Provenz.: Ensenhamen.
^ Da
guai parte posto?
L'altro Antico Anonimo or ora citato: Generoso, Libero, Sincero: i Proven-
9
zali Frane e Francx, in questi signi-
Che da s dolcie compauguia
ficati.
Faciesse spartimento.
10 Conoscenza, Giudizio, Provenz.; Co-
Segue nel Cd. il verso noissenza.
Cli' io m'avea degli amanti,
11 II Petrarca, Tr. Mor. C. I, v. 167:

Clii udir '1 parlar di saver pieno


che ci sembra, come propone il Monaci E il cauto pien d'angelico diletto?
{Crestomaz. p. 92), da espungere perch
altera la struttura della strofa, ed ha 1-^Cod. Vat. dopo questo verso ha
Il
tutta l'apparenza di una glossa. Senz'esso il seguente; E la sua nobile gentilia,
poi il senso corre egualmente. che il Valeriani e il Nannucci corressero,
3 Quanto sconforto in questa strofa, per farlo settenario, E nobil gentilia. Ma
tuttoch certo guasta in pi parti: ben osserva il Monaci [Crestomaz. p. 93)
4 Stato. In questo significato manca che un verso soprannumerario, e " la
al Dizionario. cui soppressione nulla toglie al senso ;

5 Cosi il Cod. Vat.: che debba leggersi onde par che sia, come intruso, da sop-
Smagato? W Nannucci lesse: Smarrito. primere, come l'altro della 2^ strofa.
6 11 Cd. Ci w' aviso; intrusione evi- V. sopra, n. 2. Pel concetto, a ogni
dente cagionata forse dall'essere allora modo, ricorda qui il Petrarca, Sonetto
comune il modo: Ci n^' aviso, La penso CCLVIII:
cosi. Il D'Ancona mette qui punto fermo ;
Ov' '1 valor, la conoscenza e '1 senno,
il Nannucci a viso del verso seguente. L'accorta, onesta, umil, dolce favella?
Ardisco allontanarmi da loro, per in- Ove son le bellezze ecc.
tender cosi Oim, Madonna, in nessuna
:
Son. CCXXVIII:
e tutto il
parte mi avviso che sia (conosco, so
che) il tuo viso. In fatto soggiunge: Chi Oim il bel viso, oim il soave sguardo...
GIACOMINO PUGLIESE. 57

Madonna, per cui stava tuttavia ^

In alegranza,
Or no' la vegio n notte n dia;^
E non m'abella,^ si com far solia,
In sua sembianza.*
Se fosse mio '1 reame d'Ungaria,
Con Greza e Lamangna^ infino ^ in Franza,
Lo gran tesoro di Santa Sofia,
Non poria ristorar s gran perdanza,
Come in quella dia che si n'andao ^
Madonna, e ^ d'est vita trapasso
Con gran tristanza.
Sospiri e pene e pianti mi lascio,^
E giamai nulla gioia mi mando
Per comfortanza.
Se fosse al meo voler. Donna, di voi,^*^
Direste a Dio sovran che tutto facie
Che giorno e notte istessimo ambonduoi/^
Or sia il voler di Dio, da c'a lui piacie.
Membro e ricordo quand'era co' mico,^^

1 Sempre. Se tanto aver douassemi, quanto lo Saladino,


2 Dante V. N. XXXIV. E per ajunta quant' lo Soldano,
Toccare me non poterla la mano.
Quantunque volte, lasso mi rimembra
!

Ch'io non debba giammai E pi innanzi:


' Veder la donna, ond' io vo s dolente. Non ti degui-a porgiere la mano,
Tanto dolor intorno al cor m'assembra Per quanto avere '1 Papa e Io Soldano.
La dolorosa mente...
Andao per And, come Lasciao per La-
3 Cio, Non mi ahhella, Non mi fa sci e simili. Cfr. sopra, p. 49, n. 11.
beato, Non mi sodisfa pi. Ahhellare us 8 Questa e fu aggiunta dal D'Ancona
anche Dante pi volte, e Ahelis per Ab- e dagli altri Editori.
hellisci, in questo significato, pose Ira 9 Petrarca, CCLXXII:
le parole di A. Daniello Furg., XXVI,
:
Ma lasciato m' ben la penna e '1 pianto.
140.
10 Cio, Se di voi fossi arbitro io.
Nota la stessa rima che viene ripe-
4
11 Cosi il D'Ancona. Il Cod. Diceste. Il
tuta, come nei versi 6 e 9 della 1^ stanza.
Nannucci e Valeriani corressero Direi.
A tutta la strofa poi confronta quel del
il
12 Fa, aut. terni, da Facere. Nota, an-
Petrarca, Son. CCXXXII:
che qui la parola ripet. in rima, quantun-
Le soavi parole e i dolci sguardi
que in due differenti parti della stanza.
Cb'ad un ad un descritti e depinti i,
13 Ambidue, Dante, Canzoniere, Son. I.
Son levati di terra, ed (ben sai)
Qui ricercarli intempestivo e tardi. .Vivendo sempre in un talento
. . .

5 II Cod. Vat.: e la Mangna. Il D'An- Di stare insieme crescesse il disio.

cona propone di aggiungere con. Il Kan- E anche nel seguente passo del Pe-
nucci: e la Magna. trarca qualche somiglianza col pen-
6 Intende della Chiesa di Costantino- siero del Nostro Poeta. Sest. I, st. 6:
*
poli. Con lei foss' io da che si parte il Sole,
7 Cio: Come la gran perdita avvenu- E non ci vedess'altri che le stelle.
tami in quel giorno, nel quale se ne Sol una notte, e mai non fosse l'alba...
and ecc. Il Nannucci pone qui: Che 14 Dacch a.
om. Il D'Ancona suppone piuttosto che 15Cosi accennando all'atto della mente
debba supplirsi dopo il come un fa o si- e del cuore.
Membrare per Kimem-
mile. Qui uno de'soliti vantamenti, che brare, anche il Petrarca, CCCVII, v. 13.
occorrono spessi negli Antichi Poeti. An- 16 Con meco. Il Cod. Vat., ha Meco, Seco
che nel contrasto di Giulio: e Teco\ ma deve rimar con Amico.
58 PARTE PRIMA.

Sovente m'appellava dolce amico, ^


Ed or noi facie;
Poi ^ Dio la prese e menolla con sico !

La sua vertute ^ sia, bella, con tico,


E la sua pacie.*

*
Piero della Vigna.
(Morto nel 1249)

VOTI, SPERANZE E COMPIANTI.

Amore, in cui vivo ed ho fidanza, ^


Di voi, bella, m'ha dato guiderdone.^
Guardomi infin che vegna la speranza, ^
^

Pur aspettando buon tempo e stagione:^


Com'uom ch' in mare ed ha speme di gire,
E quando vede '1 tempo ed elio spanna,
E giammai la speranza non lo 'nganna:
Cos faccio, Madonna, in voi venire.
1 Odo delle Colonne: Vale, Sto in guardia, in aspeitasiotie.
Lassa che mi dicia
^ Cio Che mi si offra occasione a
:

Quando m'avea 'u celata :


sperare, pur aspettando ecc.
- Di te o vita mia... Pongo i due punti, come gli Editori
del Cod. Vat.: con la sola virgola, che
Lo stesso Giacomino, (Cod. Vat. LXII, 34): s'intendevano gli altri?
Membrando, ch'i te, bella, a lo mio brazo, 1^ L e del Cod. Vat. fu soppresso dai
Quando scendesti a me in diporto precedenti editori, i quali forse non po-
Per la finestra de lo palazo. sero mente che i troncamenti non si in-
2 Poich. dicavano mai 0 quasi mai nelle antiche
3 Cio, La virt e la pace di Dio. scritture, e per conservarono il lo del
4 Petrarca, canz. XXII, st. 6 : Cd., che certo era da leggersi 7.
11 Cos assoluto, anche oggi, per Tempo
.... lei ch' salita
opportuno.
A tanta pace.... 12 Ne' Siciliani Spannare vale Aprire,
Vedano dopo quanto
gli studiosi se, Distendere, e in traslato Scialacquare,
ho notato, sia da reputare buon giudizio Largheggiare. E Spanna e il tratto dal
quello dei Gaspary {La scuola poetica mignolo nella mano distesa.
pollice al
Siciliana ecc. Vigo, 1882, p. 117), il quale Qui vale Distendo le vele. Virgilio
, :

di questo Pianto cosi sentenzia: Sono tri- Pandere vela. Bartolommeo da S. Con-
viali lamenti sulla crudelt della Morte. cordio, nel Simbolo: Prima di... span-
E dire che tutte queste trivialit con- dere le vele al vento, facevano un solenne
sciamente o no, le ha imitate, quasi, sacrifcio al mare.
tutte, il Cigno di Valchiusa! 13 II solo Nannucci legge: Cos far
Seguo la lezione del Nannucci, Man. madonna il mio venire. Preferisco la
cit., voi. I, pag. 26, mr^ tengo a riscontro lezione del Cod. Vat., e per pi ragioni:
il testo del Cod. Vat. 3793, al solito. perch il periodo, tuttoch meno armo-
5 Cosi il Xannucci, ma il Cod. Amore, nico, riesce pi chiaro, e perch nella
in cui disio ed speranza. forma prescelta, come in sintesi, si ri-
6 Cio: Amore, pel quale solo vivo, chiamano tutte le azioni del vedere il
tutto affidandomi a lui, m'ha compen- tempo, dello spannare e del buon fine
sato di voi, cio colVaffetto vostro. dell'impresa; mentre nell'altra, all'atto
PIEKO DE LA VIGNA, 59

Or ^potess'io venire a voi, amorosa,


Come '1 ladrone ^ ascoso, e non paresse !
^

Be' '1 * mi terria in gioia avventurosa^ ^


Se Amor ^tanto di bene mi facesse.
S ^ bel parlante, donna, con voi fora !

E come v'amai dolcemente


direi
Pi che Piramo Tisbe,^ e liingamente
Io v'ameraggio in fin ch'io viva ancora.
Vostro amore mi tiene in tal disire ^
E domani speranza e s gran gioi,^^
Ch'io non curo sia doglia o sia martire,^
Membrando l'oia che vegno da voi:^^^
Ca, s'io troppo dimoro, aulente cera,^^
Pare ch'io pera, e voi mi perderete,

solo del venire pare si accenni. In voi, E G. Faidit:


per Verso voi, anche pi avanti: In ver
Rosa.
Cui am e amarai
voi,
Tan quan vivi*ai.
1 Oh. Seguo il Cod. Vat.
II Nanniicci :

che, pur serbando indole passionata alla E il Petrarca (son. LXI):


strofa, aggiunge pensiero di desiderio 10 non fu' d'amar voi lassato unquanco.
presente. Madonna, n sar, mentre ch'io vva.*
2 Iacopo da Lentino :

E ne' Canti pop. tose. cit. pag. 222:


Or iDOtess'eo,
O amore meo, Ti voglio amare in fino al d contento.
Come Romeo Fin che dell'ossa mie sia polve al vento;
Venire ascoso Ti voglio amare infino al di che sai,
E desioso... Fin che dell'ossa mie polvere avrai.

E ne' Canti pop. tose. Firenze, Bar- 9 G. Faidit:


bra, pag. 166: Belha domna, de vos ai
Tal dezir... *
Potessi diventare un uccellino,
Avessi l'ale, potessi volare !
10 Cos per Gioia, i poeti Siciliani tutti.
3 Cio, Che nessuno lo vedesse.
Matteo Ricco:
4 Bene lo, Bene ci. Il Nannucci: Ben C tutto mal talento torna in gioi.

mi. Cod. Vat.: Bel lo mi teria, e gli


Il Tuttavia God. legge: con gran gioia.
il
altri: Ben lo mi: nel lo o xqW il tutti 11 11 Cod.: s'io dollio od martiro.
costanti. Non mi pare arbitraria troppo 1- Il Cod.: ched io vengno a voi. Poesia
la lezione proposta. ined. Cod. Vat. cit., LXIX, voi. I:
5 Cio: Io mi reputerei gioiosamente
felice,
Pur aspettando, bella, quella dia,
Com'eo ritorno a voi, dolce amov mio.
6 II Nannucci :
1' ben,
7 Rambaldo da Vaqueiras: 13 Ca. Che, Poich. V. sopra, pag. 31,
n. 3.
Entend en leis e l'am, a son conseilh, ^'^ Indugio, Ritardo, dal Lat. Demorari.
Mas que Tisbes non amet Piramus.
I Provenz. Demorar, e i Frane, ant
Intendo in lei (sono innamorato di lei) Demorer. Anche oggi Siciliani, Dimura i

e l'amo, secondo il suo consiglio, pi per Tardanza: Lat. Mora.


che Tishe non am Piramo. Piramo e * 15 Odorosa faccia. Olente dal Lat. Olens.
Tisbe sono i due celebri amanti, de' quali E Dante da Olere trasse Olire: Purg.,
Ovidio canto la morte miseranda, che XXVIII, 6 :

ciascun d'essi volontariamente si dava, Su per lo suol che dolcemente oliva.


reputando l'altro estinto. Queste due vit-
time dell'amore sono spesso ricordate II Cod. ha aulente lena: fiato odoroso.
dagli Aut., tanto Provenz. che nostri. Corresse il Nannucci per amor della
8 Un Trovatore anonimo: rima.
16 II Nannucci solo: Sar: seguo il Cod.
Jeu l'amau e l'amei de bon cor,
E l'amerai... Vat. Forse inelegante, ma mi pare se
60 PARTE PRIMA.

Adunque, Donna, se ben mi volete,


Guardate ch'eo non mora in vostra spera. ^
In vostra spera vivo,^ Donna mia,
E lo meo ^ a voi dimanda/
core adesso
E mi pare che sia.
l'ora tardi
Che ^ fino amore a vostro cor mi manda:
E guardo tempo vi sia 'n piacimento./
E spanda,^ le mie vele in ver voi, rosa,^
E prenda porto la 've si riposa
Lo mio core allo vostro insegnamento.^'*
Mea canzonetta, porta esti compianti
A quella che in bailia ha lo meo core,

n'avvantaggi l'espressione afifettiiosa del 5 Xella quale ora tarda. Alivi: E fino
Poeta; ne, d'altra parte, c' ragion di amore ecc.
cambiare. f II Provenz. Gardar tems.*
1 Pensiero delicato d' impazienza amo- "
Nel Cod. e nella Bella mano: che
rosa, che il Nannucci accenna in molti mi sia a piacere; ma la correzione del
Poeti Provenzali. Spera, Speranza come Valeriani e del Namiucci necessaria
altrove. anche per la rima.
Fra Guittone: 8 Apra, Spieghi. Nella Bella mano:

Che voi (rt voi) piace mora ia questa spera.


Spando.
9 Lode comune nei vecchi poeti, e gi
2 Bello questo passaggio. V. pi avanti r incontrammo pi volte. Es. Cercal-
alla seconda strofa delia Canzone di Fe- mont:
derigo II, in nota. Ma il passo presente
Plus fresca que rosa ne lis.
forse il pi corrotto del Canto, ed an-
che vero che, pur riuscendo a correg- Vedi anche a pag. 29, nota 1 : e agg. Ar-
gerlo, non sar mai bello tutto questo naud de Marueilh:
mandare e riposare di cuori. Plus bela que bels jorns de mai,
3 subito. Da Ad ipsum, AU'istesso tem- Solelhs de mar, ombra d'estiu,
po; come Adessa in Guittone, per Ad Rosa de mai, ploja d'abriu...
ipsam horam. Cosi noi In questo, In quello Pi bella che bel giorno di maggio,
etc. Guido Guinicelli: sole di marzo, ombra rosa di
d'estate,

Che adesso com fu il Sole:


maggio, pioggia d'aprile.... E pei Nostri
S tosto fue lo splendor lucente. volgari, Giulio e il Cavalcanti:
Rosa fresca aulentissima....
4 Serbo la lezione del Cod. Vat. cor-
Fresca rosa novella....
reggendo, come gi gli illustri Editori,
Dimando in Dimanda, per la rima col E Guido delle Colonne:
40 verso. Il Nannucci: adesso vi riman- Ben passa rose e fiore
do: e poi rima; al vostro cor dimando. La vostra fresca ciera ec. ec.

Nelle Rime aggiunte alla Bella mano: 10 Prender porto. Venire a buon porto,
adesso a voi rimando, e poi, al vostro cos\ figuratamente, valgono: Condursi
cor vi mando, che mi pare brutto bistic- a buon termine. Qui anche elegante
cio. Io concordo coi lodati Editori, per- richiamo alla metafora delle vele.
ch la correzione loro mi pare meno 11 II Nannucci: la' n\ L ove, troncato
ardita, e perch nel 4** verso gi forse dal Lat. Ubi. Io seguo il Cod. Vat.
s'accenna dall'amante al viaggio da im- 1- Come le dica: Alla vostra scuola, 0
prendere. Serbando questa lezione, il AlVarbitrio vostro. Ant. Frane. Enseigne-
passo da intendere cos: E i' mio cuore ment, Provenz. Ensenhamens. In altro
subito (gi) ansioso chiede a voi, ansioso Canto questo stesso poeta.
a voi si rivolge, ecc.; usando Domandare
per Pregare, Supplicare. Vedasi poi se E q ia.:do aggio alleggiato
Dello gravor ch'io porto,
la proposta di quest'altra lezione fosse Eo credo essere in porto
probabile: Di riposo arrivato.
In vostra spera vivo, donna mia, 13 II Nannucci: Isui. Seguo il Cod. Vat.
E lo meo core adesso a voi mi manda, 1* Di suo potere. Un trovatore:
E l'ora tardi mi pare che sia
Che (Za quale) fino amore a vostro cor dimanda. Celeis que tea del mon cor la bailla. *
FEDERIGO SECONDO. 61

E ^ le mie pene contale davanti,


E dille com'eo moro per sa' amore ;^
E mandimi ^ per suo messaggio a dire
Compio conforti l'amor ch'i' le * porto:
E s'io ver lei feci alcuno torto,
Dorimi penitenza al suo volire.^

Federigo Secondo.*
(1194-1250)

AMORE E SPERANZA.

Poich ti piace, Amore,


Ch'eo deggia trovare,^
Far enne ^ mia possanza
Ch'eo vegna ^ a compimento.
Dato aggio lo meo core
In voi, madonna, amare,
E tutta mia speranza
In vostro piacimento.

Cos s'us BailUr per Governare, Trat- cit., pag. 20), e anche mi valgo spesso
tare. La voce deriva dal Lat. Baiulare, delle sue note.
Portare, Custodire, Vegliare e simili; e 6 Vale Poetare, dal Provenz., Trobar,
i Francesi hanno un contratto, col quale d'onde Trohadours, Trovatori, Inven-
*
si d a nolito, e si disse Bail, dal verbo tori.
Bailler, Dare in potest. voce spessis- 7 Ogni. I pi dei Cdd. Faronne. :

simo usata, come gi vedemmo. Enzo Re: 8 Da Ego, Lat. si fece Ejo, e fognato

Quella che m'ha in bala il 0 1' Eo.


S distrutto mi tiene. 9 Vegna per Venga, spesso gli Ant,

1 Tu, solo Nannucci.


il
come Tegna, per Tenga.
10 Venire a compimento di una impresa,
2 II Nannucci riporta qui vari passi
vale Eaggiungere lo scopo prefissosi.
di Poeti Provenzali, che esprimono lo
Gi incontrammo questo modo, che me-
stesso pensiero; ecco quello al nostro
glio sifa chiaro coll'es. di Terino da
pi somigliante. P. Milon:
Castelfiorentino:
Chansoneta
Va ten tost a la belha de cui sci, Poich ogni c'-eatura
E dig li ben, qu' eu muer de l'amor sos. Desidera suo fine per natura,
Cos desider'io
3 Cosi il Cod. Vai; gli Editori tutti: Lo compimento mio :

Mndami. Ma non di compiere


4 II Nannucci; L'amor che U porto. Altro che vostra benvolenza avere.
11 Cod. Vat. : L'amor eh' i' lei porto. E 11 Anche il Petrarca per ho, da Ajo^
pu star bene. mutato Vj in due g. E cos anc'oggi
5 Volere, scambiando come in Vedire,
nell'Italia meridionale. Pi innanzi Ag-
Tenire, Parire, la seconda con la terza gia per Abbia.
coniugazione. Il Nannucci anche qui ri- 12 Ponzio di Capodoglio:
ferisce parecchi esempi di Poeti Proven-
Qu' en leis amar ai mes lo cor e '1 sen.*
zali: ne riporto il pi simile al nostro.
Gerardo di Borneil: i3Eambaldo da Vacher (Vaqueiras):

E s'auc fis tort, ben me '1 podretz car vendre. Ai mes en leis mon cor e ma 'ntendansa.
* Seguo la lezione del Nannucci {Man. In vostro piacimento. In piacere a voi,
62 PARTE PRIMA.

E non mi partiraggio ^

Da voi, donna valente,


Ch'eo v'amo dolcemente,
E piace a voi ch'io aggia intendimento.
Valimento ^ mi date, donna fina,*
Che lo meo core adesso ^ a voi s'inchina.*^
^
S'eo inchino ^ ragion aggio
Di s amoroso bene,
Che spero, e vo sperando ^
Che ancora deggio avere
AUeo^ro meo corao^gio^^
E tutta la mia spene.
Fui dato in voi amando,
Ed in vostro volere,
E vejo li sembianti

Di voi, chiarita spera,


Che aspetto gioia intera.
Ed ho fidanza che lo mio servere
Aggia a piacere a voi, che siete fiore
^

Sor l'altre donne, e avete pi valore.-^

altri interpetr. lo intendo: In quello Vale, Specchio splendente di bellezza.


che piace a voi. Pu anche essere, forse, Dante da Maiano, ha Spera chiarita; e
che Piacimento come Piacere valga Bel- chiarita Spera Enzo le.
lezza, come suppone qui il sig. Finzi, e Onde, Dalla quale
16
1" Fiducia, Provenz. Fizansa, Fiansa.*
come aveva insegnato il Nannucci. Anal.
crif. cit., pag. 212. 1^ Servire. Cosi spesso gli Aut., che
1 Partir. ora coniugavano i lor verbi sopra l'una,
2 Voce comune a tutti poeti antichi, ora sull'altra coniugazione Latina.
come Intefidenza col signifc. d'Amore. ly Cio La pi, bella. Anche i Provenz.
3 Valore, Forza, Virt, Fior e Flors. Fab. e Cont. anc:
4 Eccellente, Bella di tutte virt e bel- Que ce fut la flors dea baros.
lezze. V. sopra, p. 39, n. 10.
Questo stesso Autore: E Dante da Maiano:
Gioia d'amor fina.
Lo fior d'amor...

E altrove:
G. Guinicelli:
Di tutte l'altre ell' sovrana e fiore.
Orgoglio mi mostrate, donna fina.
E Jacopo da Lentino:
5 V. sopra, p. 60, n. 3. Fiore d'ogni amorosa.
6 Peirols:
'^^
Sopra; comune agli Aut., e rimasto
Per mos corz es aclia come suffisso ai verbi Sorprendere, Sor-
Ver lieys.*
montare e simili.
7 M'inchino.* 21 Annota il Nannucci Virt nel senso
:

8 Vuol dire: S'io m'inchino a voi, n'ho definito da Dante nel Convito, Tratt. IV,
ben ragione nel bene amoroso che spe- cap. II, cio: Quasi potenzia di natura,
ro ecc. ovvero bont da quella data. Vedi gli
9 Cio: Perocch spero e insisto nella esempi Provenz. di questo modo, recati
speranza. dal Nannucci stesso, dal quale tolgo
10 Beggia, sarebbe pi chiaro. questo pi vicino al Nostro: Ponzio dal-
11 Cuore, Provenz. Coratge.* la Guardia:
12 Cio: Fui dato in amar voi....
E sobre totz yssaussa son pretz gen.
13 Vedo. Comune ai poeti Siciliani.
14 Maniere. I Provenz.; Semblans.* E sopra tutte inalza il suo pregio gen-
15 Forma di lode comune ai Siciliani. tile.
FEDERIGO SECONDO. 6S

Valor sor Tal tre avete ^


E tutta canoscenzar^
Niiiruomo non poria ^

Vostro pregio contare/


)i tanto bella siete!
Secondo mia credenza
Non donna che sia
Alta/ s bella, e pare/
N ch'aggia insegnamento ^

Di voi, donna sovrana.


La vostra cera umana ^
Mi d conforto e facemi ^ allegrare. ^'^

Allegrare mi posso, donna mia;


Pi conto mi ne tegno tuttavia.

1 Non senza aifetto questo insistere 4 Di-e. Esprimere parlando.


col principio della strofa nel pensiero 5 Sublime.

che chiude Taltra ed molto usato da-


;
6 Pai'i, Uguale. Ma i Cdd. Alt' a si
gli Ant., e riscontrasi anche spesso nei beila pare. E il popolo nostro dice an-
Canti popolari. Cos'i Pier della Vigna cora: A un pari, A questo pari come -4
che chiuse una strofe: questo plinto. De' modi Provenz., qui
riferiti dal Nannucci, porto questo, che
Guardate ch'io non mora in vostra spera,
pi s'avvicina al nostro. Raimondo da
lo abbiamo veduto ripigliare: Miravalle :

In vostra spera vivo, donna mia. Ca non crei qu'ab leis parei
E Guido Guinicelli, detto :
Beutat d'autra domna mais.

E per pietanza trovo pur orgoglio, E Gino da Pistoia:


poi riprende :
Che di bellezza al mondo non ha pare.
Orgoglio mi mostx'ate, donna fina.
E il Petrarca (son. CCXXV; cfr. son.
E lo stesso in altro luogo :
CLXXXII):
Madonna delle donne gioia eletta,
mondo non ha pare.
L'alta belt che al
e segue poi:
7 L'educazione. La dottrina Provenz. :

Bene gioia eletta da vedere. Ensenhamen.* Intendi: Nh che abbia la


E Kanieri da Palermo: dottrina vostra, la vostra saviezza.
8 Benigna, Affabile o simile. Per Cera
Merc vi chero che aggiate pietanza,
V. sopra, p. 59, n 15.
9 Mi face, da Facere , conforme a
e attacca: *
Facit.
Pietanza a voi chero ec. ec,
10 Cio, Jf/ rallegra. Kota la chiusa e
2 Cosi Canoscimento per Conoscimento ripensa a quel che s' detto al primo
e simili. Voce Siciliana, che vale Sa- verso della strofa.
pienza 0 simile, 11 Come se dicesse : E
io sempre pi me
3 Potria, Potrebbe. ne tengo conto, me ne insuperbisco.
64 PAKTE PRIMA.

M. Jacopo d'Aquino.*
(Fior prima del 1250)

DEL SUO AMORE.

Al cor m' nato e prende uno disio


D'amor, che m'ha s liingiamente ^
priso, ^

E si mi stringe forte/ ch'io non crio *

Che d'altr'amor mi piaccia gioi' n ^ riso. ^


Vaio n griso/
N nulla gio' che sia
Io non vorria,
N signoiia;^
Ma tuttavia
Veder lo suo bel viso.^^

* Ho innanzi il testo dato dal Trucchi, ^ Enzo re :

che primo stamp {Race. Poesie cit,


la
Non falser neeute
voi. I, pag. 40); il Manuale del Nan- Per altra al meo vivente.
nucci, voi. I, pag. 189, e l'ediz. del Cod.
Vat. 3793. E il Nannucci, ivi: Jacopo Pugliese:
1 Lungamente. Da lungo tempo. Prov.
Vista n viso d'altra mi s'agenza.
Lonjament. Kaimondo d'Avinho:
E poi :

E fui mazeliers, fs datz,


E corregiers fuy lonjamens, Che in altra donna gi non mi diletto,
Se non in voi, che siete la gioi' mia.
E fui beccaio, feci dadi, e il cinturaio
E questa protesta di fedelt son
di
fecilungamente.
pieni Poeti. Folchetto di Marsiglia dir
Tommaso di Sasso: i

che nel suo cuore.,., no i pot nuilles


E uscito ni' di mente autre pens caher (non vi pu nessun
Gi lungiamente ogni altro pensamento. altro pensiero capire), e Ponzio da Ca-
2 Preso Basso latino Prisus * Enzo :
podoglio .... eu non pnesc de ren als
:

pensar (io non posso di nessuna altra


Cos mi stringe Amore
Ed nimi cosi priso, cosa pensare) Giraldo di Borneil .... eu
; :

non ai d'als pensamen ni talan (io non :

Jacopo da Lentino: ho d'altra pensiero n voglia), e per fi-


Madonna, dir vi voglio nire queste citazioni, ecco intero l'e-
Come l'amor mi ha priso. sempio che pi si approssima al nostro:
Blancasset:
3 Provenz. Aissi m destreing amors.
Ruggero da Palermo :
Que tant fort m'ha s'amor lazatz e pres,
Que d'als no pens, nini puesc m'amer
Si mi stringe il disio [virar, (rivolgere).
Che non posso aver pace.
7 Intendi: Ne veste di pelle di vaio,
e G. Cavalcanti :
bianca o grigia.
.... La morte 8 Gioia, Gemma.
Mi stringe, si, che vita m'abbandona. 9 JV dominio, N regno.
10 II Cod. Vat.: Veder lo bello viso.
4 Credo, da Criere. V. Nannucci Anal.
Federigo II :

crii, cit., pag. 540.


5 N, come il Ni de' Provenz., pu Perci non golio
N non desio
valere la semplice congiunz. E. Vero Mai cosa tanto
che qui risponde al non, che accompa- Vedere, quanto
gna il verbo reggente. Lo suo chiaro visaggio.
M, JACOPO D'aQUINO. 65

Cosi m'affina Amore, che m' ha tolto


^

Core e tutta la mia mente,


e disio ^ ^

E d'altra donna amar non sono accorto/


Che tanto sia amorosa n piacente.
Non m' neeDte ^
Sed ^ io son d'altra amato
0 disiato:
l'ho provatoBen
Mentr'io son stato
Lontan dalla pi geote!^
Ancor ch'io sia lontano in altra parte,
L unqiie io vada, il mio amor mi mantene,
E giammai dal mio core non si parte,
N altra donna amar non mi sovveue,^*
Ferzo m'avvene
C s'io sogno la veo;
Dormo e donneo;

A Non vale qui, Conduce a perfezione, \


Il Tommaseo ha dato un es. di Bindo Bo-
ma Riduce alla fine, Rifinisce. Il Truc- nichi al quale da aggiunger questo. I
chi reca es. di questa voce, in uguale Provenz. On que, Ove che.
:

significato, del Boiardo; il Tommaseo, 11 Mi mantiene, cio Mi governa; qua-


d'altri; a' quali sarebbe da aggiungere si. Mi tiene in mano. E questo es. di
anche questo di Giacomino Pugliese, se- simile significato, pi chiaro che quello
condo la lez. del Nannucci: del Boccaccio, recato dal Dizionario :

Villana morte, che non hai pietanza. Reale era in aspetto e mantenea
Diparti pura amanza. Reale scettro.
Affini e dai cordoglio.
12 Piero delle Vigne.
2 Affetto e volont.
Dalla cui rimembranza
Ogni intelligenza. Lo mio coraggio (core) non diparto mai.
Eima per assonanza con Tolto. Dante
da Maiano :
Arnaldo di Marviglia;

N gi per altra lo mio cor non svio. Mos cors no s pot per ren partir de vos.*
E il Visconte di S. Antonio :
13 Cos il Cod, Vat. : Il Nannucci, N
En lei son tut mei cofort. d'altra.
E ves autra no m destolli. 14 Ponzio di Capodoglio:
Ni null'autra non acolh.*
Per qu' ieu vos am....
5 V. sopra, p. 64, n. 5. Tan finamea, que d'ai re {altra cosa) no m
6 Non curo affatto. Neente, Lat. Ne [sov.
ens. Seppur ente. Provenz. Neens, Niens, Per, m'avviene, il Nannucci.
15
Neienz. Lo us anche Dante (Lez. d. Cru- 16 Che. V, sopra, p. 31, n. 3.
sca.^ Par., IV, 74; ma gli altri Niente). 17 Vedo cfr. l'antico infinito Veire o
Cos gli Scolastici, Necentem, comp. da Veere. Mons. Gio. Bottari (Lettere di Fr,
nec e entem, cui cadde poi il c mediano. Guittone, n. 317): " Veo per Veggo o Vedo,
^ Se. Paragoge eufonica, da confron- lasciato il (f, 0 i due gg, forse per mag-
tare col Sin dei Latini. gior dolcezza . E il Nannucci (Anal.
8 Cosi il Cod. Vat. Il Nannucci: E. crif., pag. 739 in nota) a questo modo lo
9 Gente o Genio per Gentile, spesso rimbecca: "E sempre di questo passo:
gli Antichi e cosi i Provenz.
: Gen e : o lasciata o aggiunta o mutata e traspor-
Gent e anche Crewsor^comparativo, per
: tata qualche lettera ecc. il conto bell'e
Piii gentile, dal Lat. barb. Gentior. saldato! Vero , tuttavia, che e in
10 Cosi il Cod. Vat. Il Nannucci col Veire e in Veo e lo stesso fatto fonetico.
Trucchi: 'Vunque, Ovunque. Unque e 18 Dal Provenz. Donnear, significante
Unqua son voci intere usate come avv. il culto cavalleresco che si professava
di tempo Lat. Unquam, Mai ma sono
: : alle donne. Basso lat. Domneare. L'us
anche avv. di luogo, e valgono Ovunque. anche Dante, (Par., XXIV, 118) bench,

Targioni-Tozzetti, Ani. della poesia ital. 5


66 PAKTE PRIMA.

Vegliar mi creo,^
Ma' non diso -

D'aver null'altro bene.


Membrandomi la sua cera piagente,^
Veder la creo tutta per sembianti/
Com'om eh a lo specchiale tene mente; ^

Cos mi pare eh' io Tagia ^ davanti.


Poi ^ sono tanti
Li sospiri, membrando.
Ch'ho ^ pur aspettando
E disiando
Di veder, quando
^
Io raggia davanti !

Notaio Jacopo da Lentino.*


(Fiori verso il 1250)

ILLUSIONI.

Maravigliosamente
Un amor mi distringe,
E sovn ad ogn'ura,"^
secondo alcuni antichi interpreti, nel pi dando il passato bene), aspettando e de-
nobile significato di Signoreggiare. siderando di vedere, quando l'abbia in-
1 Credo. Cfr.
p. 65, n. 17. nanzi!
2 Mai non desio. Scambio non infre- 9 Qui pure Davanti, ripetizione in ri-
quente fra gli Ant. dell' i con IV stretta. ma. Poi nota l'analogia di questo Canto
3 Piacente. con questo di Autore incerto {Saggio di
4 Com' nel sembiante. * Ricorda quel Rime, Roma, 1840) :

di Dante nel Par., Ili, 19 :


S son sorpreso d'ella.
Che, stando a lei assente,
SuUito, s com' io di lor m'accorsi.
Tutta mia miratura
Quelle stimando specchiati sembianti. Sembra lei immaginata;
Per veder di cui fosser, gli occhi torsi. S che a creder m'abbella
Lo spirito e la mente
5 Che si mira. Che sta intenta allo Che sia propria figura
specchio. S com'ella incarnata;
6 Abbia. Da Ajare per Avere: anche E s gli occhi ne formo,
i Provenz.: Ajar. Com'omo nello speglio
Si vede aflSgiu'ato :
7 Poich. - premi vedere:
Cos il suo stato.
Codice e gli Editori, Che; ma il
8 II
Ed ancor quando dormo,
Nannucci sente guasto il periodo e ne Certo pi con lei veglio
sgrida il Trucchi. Gli Editori del Cod. Che un altro innamorato
Vat., trovato il Cod. quale il Trucchi Non sta svegliato - con molto piacere ecc.
l'aveva letto, propongono dubitando: Li i
Tengo dinanzi il Nannucci, Man. cit.
sospir che, membrando, Io pur aspettan- \
voi. I, pag. 114, e le lezioni dei Cdd. con
do ecc. La lezione che io propongo '
la ricostituzione critica tentata dal Mo-
anche meno arbitraria, mutando un e \
naci {Crestomaz. cit., p. 42).
in E
senso che ne ricavo questo:
0. il 10 II Nannucci: E
tnemi ad ognora.
Poich sono tanti i sospiri che ho (ricor- I Il Valeriani Mi tene. Il Cod. Vat. so-
NOTAIO JACOPO DA LETTINO. 67

Com'uomo che tn mente ^

In altra parte/^ e pinge


La simile pintura ^ ;

Cosi, bella, facc'eo: *


Dentr'a lo core meo ^
Porto la tua figura. ^
In ^ cor par ch'eo vi porte
Pinta, corno parete,^
Enon pare di fore; ^
Anzi m'assembra Morte: ^
Ch ^ non so se savete
Com'eo v'amo a bon cuore,^^
Ca son s vergognoso,
Ch'eo pur vi guardo ascoso,
^-

E non
mostro amore.
vi
Avendo gran disio,
Dipinsi una pintura.
Bella, a voi somigliante;

venemi ad ogn'ora.
TJra per Ora del s Di fuori. Provenz. De for, dal Lat.
dialetto Siciliano, ed anche necessi- barb.: De foris.
tata della rima. Vero che il Cod. Se- 9 Forse : La bella immagine vostra,
nese C. IV, 4: E
sovene ad ognora, e in eh' io porto in cuore, non si appalesa
rima, pintora, figora: e cosi il Laurenz. nell'aspetto mio, anzi io assomiglio in
Rediano 9, che dei tre collazionati dal tutto la morte. L'Allacci, l'Occhi, il Va-
Monaci. leriani e il Nannucci: molto mi par E
1 Cio, Che sta attento. forte, col Cod. Laur. Red. il Monaci, col ;

2 II Nannucci e il Valeriani In altro ; Palatino: O Deo, Ko mi par forte! Io


esemplo, seguendo il Cod* Palatino 418; seguo Cod. Vat.
il

ma tutti gli altri hanno in altra parte. 10 Cosicch, Ondech. Questo che lo tolgo
3 Cio, E
pur tuttavia dipinge figura dal Cod. Vat. Gli altri: Non so se vi....
somigliante a quel che gi aveva in cuore. Non so se lo...

Dante, riferito qui dal Nannucci {Purg., 11 II Cod. Palat. Cotn' v' amo di hon :

XXXII. 67) :
core. Il Nannucci reca qui pi confronti
Come pittor che con esemplo pinga. di poeti Provenz.: Ecco il pi vicino al
nostro: Arnaldo di Marueilh:
4 Faccio io.
5 Vuol dire; In qualunque parte mi Tan de bon cor vos am.
volga, io v'ho sempre innanzi, perocch, 12 Soltanto. Cosi spesso gli Antichi, e
porto nel cuore l'immagine vostra. Dan-
anche Dante.
te, riferito dal Nannucci: Rime: 13 V. questo delicato pensiero ne' Pro-
Sar mai quella ch' nel mio cor pinta ? venzali riferiti dal Nannucci. Senti anche
E il passo presente mi ricorda quello come lo esprimesse il Guinicelli:

del Leopardi nell'Aspasia: Ed io dal suo amor sono assalito


Torna dinanzi al mio pensier talora Con si fiera battaglia di sospiri,
Iltuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo Che innanzi lei di gir non sare' ardito.
Per abitati lochi a me lampeggia
lu altri volti, o per deserti campi, E nota in ci l'indole diversa del Ca-
Al di sereno, alle tacenti stelle, valcanti :

Da soave armonia quasi ridesta.


Nell'alma a sgomentarsi ornai vicina, E chi d'amor temeisse, l'assicura
Quella superba vision rinasce.... Vostro bel viso, e non pu pi temere.

^ Al 0 Alto, l'Occhi, il Valeriani e il 14 Disio o Deso dissero gli Ani non


Nannucci. Pongo In, col Cod. Vat. solo per Desiderio, ma anche per Condi-
7 II Cod. Vat. solo: Come voi sete; e zione appassionata dell'animo, come qui.
cosi anche il Nannucci. 15 Quest'a l'aggiungo col Cod. Vat.
68 PAETE PRIMA.

E quando voi non vio ^

Guardo in quella figura,


E par ch'eo v'agia avante;
Si com'uom che si crede
Salvarsi per sua fede,^
Ancor * non vegia inante.
Cosi ^ m'arde una doglia,
Com'uom che tene 1 foco
Alo suo seno ascoso ^ ;

E quanto pi Io invoglia,^
Allora arde pi loco,^
E non pu star rinchioso:
Similemente eo ardo
Quando passo, e non guardo
A voi, viso amoroso.^ ^

Se siete, quando passo, ^

In ver voi non mi giro.


Bella, per isguardare.-
Andando, ad ogni passo
Gittone uno sospiro,
1 Veto, Veo, Vio per Vedo, soii voci
Petrarca (canz. XX, st. 6) :

comuni agli Aut., conio pi innanzi Vea


per Veggia, Veda. Cfr. p. 65, n. 17. Chiusa fiamma pi ardente; e, se pur cresce,
lu alcun modo pi non p celarsi.
Cod. Laur., seguito dal Nannucci.
Il
muta luogo qui alle parole figura e ^^in- 10 L'ha il Cod. Laur. Red. assai tenero
tura, o 'npintnra ; e forse pu parervi della rima; gli altri Inchiuso o Incluso.
propriet maggiore ma per ci appunto
; j
S'adoper anche in prosa, come lome per
sa pi di correzione; l'altra lezione di i

lame.
pi Codd. e anche al Monaci parve pi
;
11 Intendasi: Cos come chi tien ascoso
genuina. ilfuoco (cio, tanto pi), io ardo mentre
3 II Nannucci: Salvar per la sua fede; vi passo vicino, pur non guardando a
ma contro l'autorit dei Cdd. Anche voi, bel viso anoroso.
Rinaldo D'Aquino: Questa strofa va dopo la seguente
1'-^

nel Cod. Vat. Invece, nel Palatino tiene


Come quello che erede
Salvarsi per sua fede.
il posto, cio precede l'altra Al cor
m'arde una do<jlia. l\ Nannucci qui legge
4 J^ota l'ellissi del Che, come in Poi col Rediano: S'eo colpo quando passo, il
per Poich, comunissima nei Poeti e an- Vat. Se voi siete. Secondo quest'ultima
che usata ne' Prosatori Antichi. lezione corretta pel metro, (e forse po-
5 Intendi Avviene a noi come all'uomo
: trebbe anche lasciarsi il voi, leggendo Se
che pensa salvarsi per la sua fede, con- vo' si quando passo) s'avrebbe a inten-
fessando per vere anche le cose che non dere Se voi siete nel luogo per dove io
:

vede. passo, non mi volgo verso di voi. IlNann.


6 Allora le Stampe: seguo il Cod. Vat. ponendo: S'eo colpo, annota: Se io urto,
11 Monaci, col Palat. e il Laur. Red. Al m'abbatto in voi..., da Colpare per Colpire,
cor. che qui risponderebbe nWLnpingo de' La-
7 Petrarca (son. OC): tini. Ma mi pare tutto ci pi ingegnoso
Ma fo si com'uom ch'arde, e '1 foco ha 'n seno.*
che probabile; e anche il Monaci tiene
la lezione accolta nel nostro testo.
8 Invoglia, cio Involge, da Invogliare 13 Bernardo da Ventadorn :

per Invogliere, come Spegnare, Crdare De tot luec, en ilh esteia,


per Spegnere, Credere e simili, adoprati Me defui, e mi vau loignan;
dagli Antichi. E per so qu'ieu non la veia,
Il Nannucci, col Laur. Red. Tanto :
Pas, li mos oills clans, denan.*
prende pi loco. Cita poi a riscontro il 14 Cosi il Cod. Vat. Il Cod. Senese : Si
NOTAIO JACOPO DA LENTINO. 69
Che mi face angosciare: ^

E certo bene angoscio,


Ch'appena mi conoscio,-
Tanto forte ^ mi pare !

Assai v'aggio laudato,


Madonna, in molte * parte, ^

Di bellezze ch'avete;
Non so se v' contato ^
Ch'eo lo faccia per arte,^
Ch voi^ ve ne dolete;
Aggiatelo^ per singua
Ci che vo' dire a lingua,
Quando voi mi vedete.
Canzonetta novella,^^
Va canta nova cosa:
Levati lo mattino
Davanti a la pi bella
Fiore d'ogni amorosa,
Bionda pi ch'auro fino:
getto tin gran s. G. Guinicelli citato : glia. Il Cod. Vat. Singa, e poi Linga, il
Ed io dallo suo amor sono assalito Laur. Singua; il Palat. sacciatel per in-
Con s fiera battaglia di sospiri . . . segna.
11 Cio, Intendete a' segni della mia
E Dante iV. N. XXVI):
confusione quel che vorrei dirvi, se po-
E par che della sua labbia si muova tessi parlare. Il Vocabolario reca Chie-
Uu spirito soave pien d'amore,
Che va dicendo all'anima Sospira
: !
dere, Divisare a lingua, ma non Dire a
lingua, mentre pure ha Dire a bocca:
E ivi, XXVII: Coram dicere.
Che nessun la si pu recare a mente, 12 II Cod. Sen., che pi d'ogni altro
Che non sospiri in dolcezza d'amore. serba le forme del dialetto, Vedite.
13 Cos il Cod. Vat., che al 40 verso ha
1 II Petrarca (Ball. VI) :

Bella. Le stampe tutte Fina, e cos Fina


E mostravan di fore (i sospiri)
La mia angosciosa
.
ripetono in rima, come il Laur. Red. Il
e disperata vita. *
Palatino non porta questo Commiato.
2 Conosco, interpostovi l'i come s'us i-i Per Straordinaria, Inaudita o si-
ne' verbi che nella prima persona sing. mili, comune agli Antichi. Dante Purg.,
deirindicativo pres. finiscono in sco. Cos XIII, 145:
Conoscio, Riescio, Fascio, Nascio ecc., Or questa ad udir si cosa nuova.
tuttora i nostri Contadini.*
E il Petrarca (madr. Ili) :
Grave, Doloroso. Cos legge col Laur.
Nova augeletta sovra l'ale accorta,
Red. il Nannucci; ma gli altri: Tanto
bella ini j)are. e Gesualdo interpetra Per la miova
il :

4 Cos, col Laur. Red., il Kannucci. Il e non mai veduta quaggi belt di lei.
15 Le Stampe Moviti, col Laur. Red.
Cod. Vat.: Tutte, e cos il Palatino. :

5 Farti, desinenza primitiva, dal Lat. Accolgo la variante del Cod. Vat.
Partes, e famigliare alla nostra pl^be. 16 II Cod, Vat. : Da maitino.
6 Raccontato. Detto.
1*^
Cio, La pili bella, L'eccellente su
7 Cio, Non per affetto vero, ma per tutte le amorose. V. pag. 62, n. 19.
arte poetica, per finzione. 18 Elogio freq. ne' Poeti ; il Petrarca
^ Perocch voi. (son. CXXVI):
9 Abbiatelo. Con affisso e senza, for- Qual ninfa in fonti, in selve mai qual dea,
ma gi incontrata, e comune a' Napole- Chiome d'oro si fino all'aura sciolse ?
tani. Il Vat. e il Palai. Sacciatelo. Il Tasso, pi artificiosamente :
if>
Cos le stampe tutte. E il Nannucci E veggio nodi che fuggir son lento,
annota: Signa, Segni, dal Provenz. Sen- Da cui l'oro ora perde e men s'ammira.
70 PAETE PKIMA.

Lo vostro amor, ch' caro,*


Donatelo al Notaro
Ch' nato da Lentino. -

*
Del medesimo

FUOCO E AMORE.

Chi non avesse mai veduto fuoco,


Non crederla che cocere potesse;
Anzi li ^ sembreria sollazzo e gioco
Lo suo splendore, quando lo vedesse.
Ma s'ello lo toccasse in alcun loco,
Ben li sembrra ^ che forte eccesso; ^
Quello d'amore m'ha toccato un poco;
Molto mi coce: Deo, che s'apprendesse,*^
Che s'apprendesse in voi, o donna mia,
Che mi mostrate dar sollazzo amando,
E voi mi date pur pena e tormento ^ !

E certo, l'amor fa gran villania,^


Che non distrigne te, che vai gabbando,
A me, che servo, non d sbaldimento.^

e l'Alamanni, nelle Stanze: 4 Sincope di Sembreria^ Sembraria,


Sembrerebbe.
Chiome di fino e sottilissim' oro.
a Bruciasse, Scottasse.
E il Berni, satireggiando : 6 Gli Editori pongon qui l'ammirati-
vo; mi pare utile e buona correzione la
Chiome d'argento fine irte ed attorte.
mia, che fa come esclamativa la prima
1 Che cara cosa. terzina.
S'apprendesse, vale. S'appi-
*
2 tJos il Cod. Vat. Il Xannucci : Che gliasse, Si attaccasse.
nato .
7 Per Soltanto, comunissimo anche in
* la lezione del Nannucci (Man.
Seguo Dante, Lo vedemmo altre volte.
cit., p. 118) e, al solito, segno con aste-
8 Kaimondo Giordano:
risco le note di lui. Osserva come il Amor ben fai volpillatge e faillensa,
Poeta tragga le immagini dai fenomeni Car mi que sci vencut venet ferir,
della natura, tuttoch lo faccia rozza- E laisset leis, que no pot convertir
Merces, ni vos,ui ieu, ni conoissenza.
mente tanto, da esserne rimproverato
da Dante (Purg., XXIV, 56-7) ne Lo- :
Volpillatge vale iw^awno.Ognuno ricorde-
renzo de' Medici gli fu pii indulgente. r qui quel luogo del Petrarca (son. Ili) :

A me piaciuto riferire questo esempio Per al mio parer, non li fu onore


di sonetto siculo, cne d'altra parte, per Ferir me
di saetta in quello stato,

la condotta e per la regolarit del me-


A voi armata non mostrar pur l'arco.*

tro, non m' parso spregevole, come 9 Allegria, Gioia. Cos Eshaudir i Pro-
non parve all'Ambrosoli, che lo pose nel venz., per Invalidire, Far baldo, Ral-
suo Manuale. legrare. Cosi Guido delle Colonne:
3 Gli. Dal Lat. Illi, conservando la non sa sbaldire.
Ancor {che) sia vivo, si
terminazione in i, gli Antichi trassero
e l'autore dieW Intelligenza :
Igli, e poi Gli e Li e usaronli in tutti
i generi e numeri.
E la gente comincia a risbaldire.
MAZZEO RICCO. 71

Mazzeo Ricco.*
(Fior nella 2 met del secolo XIII)

CONTRASTO DI MESSERE E- MADONNA.

Lo core innamorato.
Messere, si lamenta/
E fa piangere gli occhi di pietate,^^
Da voi este ^ allongato/
E lo mi' cor tormenta ^
Venendo a voi lo giorno a ^ mille fate.^
Avendo di voi voglia
Lo mio core a voi mando/
Ed elio vene e con voi si soggiorna;^
E, poi a me non torna,
A voi lo raccomando/
Non li facciate gelosa n doglia.
Seguo per questo Contrasto la le-
8 Cosi Pier della Vigna, secondo la
zione del Nannucci: Man. cit., pag. 126, lezione di alcuni :

e mi valgo del Cod. Vat., cit., pag. 454. In vostra spera vivo donna mia,
1 Arnaldo di Marueilh :
E lo mio core ad esso voi rimando.
Lo cor m'en dol, dona, per ver, ^ Cio, Vi si ferma, come in grato ri-
Quan no us podon miei huelh vezer poso.
Lo core men duole, donna, per vero, Lo stesso Piero della Vigna:
quando non vi ponno miei occhi vedere.^ .... la u' si riposa
2 Cio, Di compassione. Lo meo core....
3 Cosi il Cod. Vat. il Nannucci: Da
:
La voce deriva da un Lat. Suhdiurnus,
me state. Etite per Siete da Estis, forma (da Sub Diu?) e dovette prima valere
antica abbandonata per non confonderla
per Luogo da pernottare.
colla terza pers. sing. Anche i Provenz.: 10 E poich. Ellissi altra volta incon-
Est, troncamento di Estis.
trata e coraunissima.
"1
Dilungato, Allontanato, Lontano, Pro- 11 Di questi cuori rimasti prigioni, se
venz.: Lunhatz. Frane. Eloign. Il Nan-
ne incontrano spesso negli antichi poeti.
nucci allungato. Perpignano:
F. di
5 Usato come neut. passiv. per Addo-
lorarsi, Affliggersi. Guittone :
Que pos vis vostra faissos,
Non aie poder que partis
Che mentre io desiava. Mon cor ni mos pens de vos.
Ver ch'io tormentava desiando.
Che poi vidi vostre fazioni (maniere),
6 Agg. Va
col Cod. Vat. non ebbi podere che partissi mio core n
Tante, Cento, Quante, e pi spesso
7
miei pensieri da voi.
Mille fiate, trovasi nelle scritture. Oggi E Guido delle Colonne :

forma caduta dall'uso. Dante, Inf.,


Vivente donna, non creo che partire
XXXII, 102: Potesse lo mio cor di sua possanza.
Se mille fiate in sul capo mi tomi. 12 G. Cavalcanti:
E il Petrarca (canz. XVII, st. 1) :
Deh, Ballatetta, alla tua amistate
Mille fiate chiesto a Dio quell'ale. Quest'anima che triema raccomando.
Deriva, secondo il Tommaseo, non da 13 Cio, Non destate in lui gelosia. Non
Flatus, n da Via viata, n da Vicatus, gli date occasione di esser geloso. Far
ma forse da Fio, Fieri, Avvenire, Es- gelosia da aggiungere al Dizionario.
sere. Popolarmente a questa voce si assegna
72 PARTE PRIMA.

Donna, se mi mandate
Lo vostro dolze core
Innamorato s come lo meo,
Sacciate in veritate,
C per verace amore
Immantenente ^ a voi mando io meo,^
Perch vi deggia dire
Com'eo languisco e sento
Gram * pene per voi, rosa colorita,
E non agio altra vita,^
Se non solo un talento,^
Com'eo potesse ^ a voi, bella, venire.^
M esser, se voi talento
Avete di venire,
Io ne son cento tanti ^ dis'osa.
Questo congiungnimento
Mi conduce a morire:
Quanto pi peno, pi ne son gelosa,^
Ed ho sempre paura
Che per altra intendanza
Lo vostro cor nom faccia fallimento,^
E di ci partimento:
Non ho pi sicuranza
Che d'altra donna non agiate cura!
l'origine da Gelo, e invece viene dal Cio, Cento volte tanto. La lezione del
j

greco Zilog, che vale Bollore (da Cf'). !


Cod. Vat. ha lo stesso valore, ma pi
V. Salvini, Ann.' alla Fiera del Buonar- regolare ed esatta.
roti. 9 il Nannucci pone punto e vir-
Qui
Cos il Cod. Vat. Immantinente, il
1 gola, e punto in fine del verso prece-
Nannucci. dente. Ora da intendere; Questa fac-
2 La parola Meo ripetuta qui in rima, ! cenda della nostra unione (congiungi-
ilche non secondo la buona regola; ma mento) mi commove cos, ch'io me ne
ne abbiamo negli Antichi pi d'un esem- vado morendo: e quanto maggiore l'af-
pio, come vedemmo (p. 40, n. 18, etc). |
fanno di questa mia aspettazione, tanto
3 Cosi per Gran, il Cod. Vat. rappre- pi grande la mia gelosia ecc.
sentando pi vicinamente pei segni la 10 Intendimento, Amore.
pronunzia. V. pag. 39, n. 7, e altrove. Poi 11 Difetto, Slealt.
nom per non. 12 Intendi : E
da ci ho paura sia per
4 Intendi: E perch vi debba dire che venire una separazione. Gli Editori po-
non ho altra cosa al mondo, altra vita, sero punto e virgola a fallimento e punto
se non ec. fermo al fine. Il Nannucci annotava cosi
Voglia, Desiderio, Provenz.: Talan.
5 il di ci: Cio, di questo, dal Lat. de hoc-
Potessi. Anche Dante us questa
6 Partimento vale Scorrucciamento. Un
terminazione in e, gi comune a tutte le Anonimo (Cod. Vat. cit., pag. 422) :

pers. sing. dell'ottativo, che cosi eran


K' intrfi noi partimento
pi conformi alle loro originarie latine.
S'intromise di farci
Inf.,\, 141: Agiau da Dio tal guerra
Io venni men, cosi com' io morisse. dia non n'iia para pini.
7 Piero della Vigna: 13 Aut., voce, per Sicurezza, Fiducia
Oh potess'io venir a vo', amorosa. sicura.
Cosi Iacopo da Lentino; v. pag. 59, n. 2.
14 Saladino da Pavia ;

8 II Nannucci ha Tanto, e annota: Che ho gelosia non aggi altra intendenza.


BUGGERONE DA PALERMO. 73

Di me, Madonna naia/


Non vi convene avere
N gelosia n doglia n paura:
Omo non
poria si

Negli occhi compartire,^


^
Che ne vedesse due * 'n una. figura :

Tanto coralemente
None poriano amare, ^
Che 'n altra parte gisse lo meo core :

Cos mi stringe Amore, ^

Ch'altro non posso fare,


Se non tornare a voi, donna valente.^

Buggerone da Palermo.*
(Fior verso il 1250)

LAMENTO PER L'AMICA LONTANA.

Oi non pensai
lasso
S forte mi parisse^^
^'^

Lo dipartire da madonna^- mia!


Da poi ch'io m'alontai^^

Vir, vale Giro, Volgo.


E A. di Bellinoi:
L'Allacci: Stringia; il Valeriani e il
8
non a cura. *
Mos cors, que d'als
Nannucci, Stringa, e deriverebbe dal
verbo Stringare per Stringere io seguo
1 n Mia sarebbe un pleonasmo, per-
:

ch Madonna gi vale Mea domina,


ma il Cod. Vat. ^ , .

nell'uso non si serb memoria delie ra-


9 Valorosa, Eccellente. Federigo II:
gioni etimologiche. E non mi partiraggio
2 Nota il bell'ordine col quale si riac- Da voi donna valente.
cenna alle precedenti strofe.
3 Spartire, Dividere. E il Guinicelli:
4 Cos il Cod. Vat. gli altri
:
Editori
.... spero
tutti, Dna. Ristauro aver da vo', donna valente.
5 Intendi: Nessuno potrebbe dividersi
don- * il testo del Nannucci
Tengo innanzi
negli occhi, per guisa da vedere due
a pag. 53) ma anche mi valgo, av-
ne in una figura sola. Con che viene
dire, che ella non pu esser gelosa,
poi- visando, della lezione del Valeriani, I,
131, e di quella degli Editori del
Cod.
ch egli non guarda che in lei sola.
6 Coralmente, come dicesse Passiona- Vat. cit.
10 V. sopra, p. 69, n. 3.
tamente. Intendi: Gli occhi non potreb-
che 11 Per Paresse, dall'antico Parire per
bero s passionatamente invaghirsi,
ecc. Io levo il mi degli altri
(non mi Parere appresso, Paria per Parea.
:

12 Mea domina, e Mea domna s'incon-


porriano), seguendo il Cod. Vat.; che voce
trano nelle iscrizioni di l questa
per ha: noni poriano.
:

7 Modo frequente ne' Provenz. Rife- come gi vedemmo.


13 M'allonta?iai.J Provenz. Lonthar.
risco uno degli esempi del Nannucci :

di
Arnaldo Daniello: Cosi il Cod. Vat. E forma contratta
allontanai. Il Nannucci allungai.
Qu'el cor non vir en autra part.
74 PARTE PRIMA.

Ben paria ch'io morisse,^


Membrando di sua dolce compagnia: -

E
giamai tanta pena non durai/
Se non quanto a la nave adimorai :
*

Ed or mi credo morir certamente,


Se da lei non ritoruo prestamente.^
Tutto quanto eo via
S forte mi dispiace/
Che non mi lascia in posa in nessun loco;
Si mi stringe e disia ^
Che nom posso aver pace,
E fami reo parere riso e gioco:
Membrandomi suo' dolze segnamente
Tutti diporti m'escono di mente;
E non mi vanto ch'a^^ disdotto sia,
Se non l ov' la dolce donna mia.
0 Deo come ! fui matto,

1 Cosi Dante, Inf., V, 141. V. pag. 72, 9 Anche Dante ha questo pensiero :

n. 6. Inf., VI, 83.


2 Giacomo Leopardi :
Ch gran disio mi stringe d sapere.
.... all'ore, ai lochi usati
Rimemorar la scorsa compagnia.
10 Arnaldo di Marueilh :

3 Sostenni, Soffersi. * Quan non ai loc de vos vezer,


Joi ni deport non puesc aver.
4 Nota il costrutto vale Mai non ; :

soffersi tanto dolore, quanto ne soffersi E Folcacchiero :

nel restare sulla nave: cio lungo il


Sollazzo m' tornato in pensieri...
viaggio che l' allontanava dalla sua
,
Tornato m' lo bene in dolori...
donna.
5 II Nannucci pens che la donna, per Reo, vale Rio, Dispiacente.
la quale il Poeta si duole, fosse partita 11 Cosi il Cod. Vat. 11 Nannucci: Dolci

per la Soria, e ch'egli si proponga di segnamente, e annota per Segnamenti, :

tornarvi io credo invece che il Poeta


: cio Segni, Contrassegni. Bernardo da
sia un Crociato che, tornato in patria, Ventadorn
sospira di tornare in Oriente, ove sta .... mos cassiriers
la sua donna, ch'egli, in fatto, chiama Que m ricorda son belhs semblans.
poi Fior di Soria.
6 Veda. Cfr. p. 65, n. 17. Il Nannucci J\Ios Cossiriers, vale. Mio Pensiero. E
Vio, & poi al V. 14: S mi stringe il il Petrarca (son. CCXLVI) :

disio. Membrando il suo bel viso e l'opre sante.*


7 Un Trovatore:
Ma forse il testo non sicuro, e do-
Tot quam vei m'es desplazensa.
vrebbe leggersi, Nsegnamente ? Arnaldo
'

E il Petrarca (son. CCXLII) : di Marueilh :

Quant'io veggio m' noia e quant'io ascolto. La gran beautas e '1 ts ensenhamens.
Ricorre spesso, com' naturale, il pen- 12 Arnaldo di Marueilh:
siero malinconico di tutta questa strofa
Tuit solatz me son estranh,
ne' Poeti; basti per tutti Folcacchiero Pus de lieys iois mi sofranh.
de' Folcacchieri :

Ogni nomo m' oclvaggio, Mi sofranh. Mi manca.


Non paiono li fiori 13 Cosi il Cod. Vat, Il Nannucci E non :

Per me com' gi soleano, mi conio, e annota Non mi reputo. :

E augei per amori


gli 14 II Nannucci: Che a. Il Valeriani:
Dolci versi faceano agli albori ecc.
Cha. Il Cod. Vat. Ch' io.
:

8 Petrarca (son. CLXII): 15 Cio, A diporto, dal Provenz. De-


Non spero del mio affanno aver mai posa.* sduit. Diletto. V. p. 40, n. 12.
BUGGERONE DA PALERMO. 75

Quando mi dipartive ^

L o v'era stato in tanta degnitate !

Ed or caro l'accatto,^
E scioglio ^ come nive,*
Pensando ch'altri l'aia ^ in potestate.
Ed e' mi pare
mille anni la dia^
Ched eo ritorni a voi, madonna mia.
Lo reo penser s forte m'atassa/
Che rider n giocare ^ non mi lassa.
Canzonetta,^ gioiosa
Va a la fior di Soria,
A quella che in prigione ha lo mio core.^
^
Di' a la pi amorosa,^
C per sua cortesa
Si rimembri del siio servidore,
Quelli che per suo amore va penando,
Mentre mi faccio tutto al suo comando/^^
E prigalami,^^ per la sua boutade,
Che la mi degia tenere lealtade/*

1 Con desinenza alla latina. II Nan- oggi. Anche il Guinicelli us questa


nucci Dipartivi, e in rima, nivi. Egli voce.
8 Divertirmi, Sollazzarmi. In questo
serba con la forma del dialetto la rima.
2 Accaptare, valse Comprare, Pren- senso anche i Provenz. Jogar; e per
dere, Costare. Anche oggi in pi dialetti Ispassarsi, Scherzare, anche oggi in pa-
ha questo significato cos nel proverbio
:
recchi dialetti.
siciliano Cui nun ti canusci, cara t'ac- 9 Qui metto la virgola che gli altri a
;

catta, che vale: Chi non ti conosce, ti Gioiosa, e mi pare ne riesca meno con-
paga caro. Il Cod. Vat. s'io caro.
: E trario all'indole mesta del canto.
3 Mi sciolgo. 10 G. Faidit :

4 I Nioi per
Siciliani Neve. Il Pe-
Domma, lo cor e '1 sen
trarca (canz. VIII) :
E 'Is liuels e '1 pessamen
Quando agli ardenti rai neve divegno. Ai en vostra preizo.*

5 Abbia. Cos anche Dante. * In rima : Cosi legge questo verso il Nannucci.
Inf., XXI, XVII, 140.
60, Par., Nel Cod. Vat. ch'a lo mio core in pre-
6 11 d. Cos per pareggiare i nomi sgione, mancando alla rima.
della quinta declinazione con quelli della 11 Cio: D a lei, che la pi amorosa
prima. V. Nannucci, Teorica dei nomi, fra le donne....
pag. 49, e Anal. crii., pag. 147, nota 4, 12 IICod. Vat. Mentre non faccio tutto
:

ove si reca un passo di Macrobio, che il.... Uc de Saint Circ:


*
attesta che i Cretesi dicevano Sa per Volili far tot al soa coman.
Giorno. Nota quanto sia affettuoso il
rivolgersi all'Amante, dopo l'espressio- 13 CosCod. Vat. Il Nannucci cor-
il

ne del pensiero geloso. regge E


la mi priga.
14 Cio, Serbar fede.
7 Turba, Travaglia. Noi Tartassare,
76 PARTE PRIMA.

Giudice Guido delle Colonne.*


(Fior nella 2 met del secolo XIII)

AMORE E DOLORE.

La mia gran pena e lo gravoso affanno


Ch'ho lungiamente ^ per amor patuto,^
Madonna lo ^ m'ha 'n gioia ritornato.'*
Pensando, l'avenente,^ del ^ mio danno,
In sua mercede ^ m'ave receputo,^
E lo soffrire mal,^ m'ha meritato/*^
Ch'ella m'ha dato tanto bene avire/^
Che lo soffrire molta malenanza ^-

Agi'^^ ubriato/^ e vivo in allegranza.^^


Allegro son, c tale segnoria
Agio acquistata per mal sofferire,
In quella ^'^ che d'amor non vao cessando:
Certo a gran torto lo mal blasmera,-^
Che per un male,*^^^ agio visto avvenire

* Ho innanzi l'Ediz. del Cod. Vat., e Servendo per calura


all'uopo mi valgo delle lezioni del Va- D'essere meritato.
leriani e dell'Allacci. Di questo Guido Antitesi col Soffrir male.
11
Avire^
delle Colonne, o della Colonna, Giudice, vale Avere, coniugato sulla quarta Latina.
si hanno strumenti rogati dal 1257 al 1280, 12 Avvenimento sinistro, e vale anche
in Messina; quindi certamente non fu Pena, Male, Infortunio e simili,
messinese, perch le costituzioni di Fe- 13 Ho. Da Ajo, Agio, Aggio.
derico II vietavano d'esercitare l'uflScio 14 Uhliato,Obliato. Son comuni, mas-
di giudice nella terra natale. sime fra Aut., gli scambiamenti dell'o
gli
1 E anche s'us Longianiente. Pro- neir?<,e dell'Znell'r. Lo notammo altrove.
venz. : Lonjamen. 15 In allegria, Provenz. alegretatz.
:

2 Patito. I verbi della terza coniuga- 16 Che, Perch; gi tante volte vista,
zione spesso furono ridotti alla seconda, i*" Cio, Per merito di aver sopportato

e cosi s'ebbe negli Antichi, Vestuto, Sen- il male.


tuto, Perceputo e simili. 18 Avv. che vale In quell'occasione,
:

3 Quello, Ci.
.
In quel tempo. Nel mentre.
4 Tornare e Ritornare per Mutare, '
19 Vado. E da Vao poi il contratto Vo.
Convertire, spesso gli Antichi. Questo 20 Intendi: Mentre che dall'amore non
I

stesso Poeta: I mi allontano. Cessare di una cosa, vale


presso gli Antichi, Allontanarsene, Ri-
Vostro orgogliare dunque e vostra altezza
I

Sellarsene.
Mi faccian prode e tornino in dolcezza. I

j
21 Blasimeria , Biasimeria,'L2LXienQYe>.
5 Cio, La Bella, La Piacente, Pro- Diversamente Guittone:
venz., Avinens. Sicch biasmare mi posso d'Amore.
6 II Vat.: di; il Valeriani, del. Chi di tal pena mi fa sofferente....
7 Cosi le stampe. Il Cod. Vat.: Merz.
8 Ricevuto. Lat. Receptum.
E cosi Guido Cavalcanti:
9 11 soffrire il male, Il dolore. Senza Io di gran pesanza,
mi posso blasmar
la virgola a mal, era difficile a intendere.
Pi che nessun giammai.
10 Rimeritato, Ricompensato. G. Gui- 22 Cio: Pel male patito dalla signoria
ni celli: d'amore.
GIUDICE GUIDO DELLE COLONNE.

Poco di bene andare ammegliorando ^ ;

Ed atardando,^ per molto adastiare/


Un grand'affare tornare a neiente :
*

Chi vole amar, dev'essere ubidente.^


Ubidente son stato tuttavia,
Ed ho servato ^ adesso ^ co' leanza ^
A la sovrana di conoscimento,^
Quella che lo meo core distringa,^^
Ed ora in gioi' d'amore m' inavanza/
Sofferendo, ag'io avuto compimento,^
E, per un cento,
m' ha pi di savore
Lo ben ch'Amore
mi face sentire,
Per lo gran mal che m'ha fatto soffrire.
Se Madonna m'ha fatto sofferire
Per gioi' d'amore avere compimento,^
Pena e travagli a ben m'ha meritato.
Poi che a lei piace, a me ben de' piacire,^^
Ch'end'agio avuto tanto valimento.^^
Sovr'ongne amante m'ave pi 'norato,-^
Ch'agio acquistato amar la pi sovrana:
"^^^

I Cio: Un piccolo bene andare sem- Fortemente inavanza


pre facendosi migliore. Questi pensieri E cresce tuttavia
Lo meo 'nnanioramento.
son tolti ai Provenz. Kiferisco Perdi-
gon :
E questo stesso Poeta:
Ben aiol mal e l'afan el cossir, Quella che pregio e bellezza inavanza.
Qii'ieu ai sufert longament per amor; 1"^
Aver compimento d'amore, vale aver
Quar mil aitans m'en an mais de sabor
Li ben qu'amors mi fai aras sentir. piena soddisfazione in esso. K. di Ber-
bezill :

Cfr. con gli ultimi versi della strofa


seguente. Que per suffrir a om d'amor son grat.
^ Attardando, Intrattenendo. Pensiero frequente negli Antichi Ei- :

3 Affrettare , Sollecitare con impa- naldo d'Aquino :

zienza. Lo buon soffrente aspetta compimento.


4 Niente e Neente. V. pag. 65, n. 6.
E Guittone d'Arezzo
Tutto ci significa Da un male nlio
:
5 :

visto nascere un poco di bene, che poi Buona soffrenza fa buon compimento, ec,
s' fatto grande; ed ho visto che insi- 13 Intender cosi tutto il costrutto; E
stendo, con troppct voglia d'affrettarsi, il bene che Amore mi fa sentire mi riesce

s'h ridotto a niente im bene grande; onde cento tanti pi delizioso, pel gran male
da esser pazienti in materia d'amore. che mi ha fatto soffrire. V. nota 1.
6 Servito. V. pag. 76, n. 2. l'i Cio, Per aver compimento la gioia

7 Subito, Prontamente. V. pag. 60, n. 3. d'amore. Iperbato.


^ Lealt, Fede. Jacopone: 15 L'Allacci: ...travaglia ben, ed buona
lezione, ma questa del Cod. Vat. mi sem-
Che rotta gli ho la fede e la leanza.
bra da preferire. A bene, vale Molto lar-
E questo stesso Guido: gamente. Per bene.
Per voi Madonna, a cui porto lianza. 16 Premiato,^ Ricompensato
9 Dante da Maiano: Fior di conoscenza.
17 Piacere. il solito scambio.
Federico II:
18 Ne ho. Forme di dialetto siculo.
19 Valore. Virt.
.... donna sovrana. 20 Ogni.
Distringeva, Angustiava. lo scam-
'^(^ 21 Onorato.
bio gi tante volte Rotato. 22 Gi abbiamo veduta questa forma
II Mi a Dan za, Mi solleva. Un. d'Aquino: di elogio in Federico II, a pag. 63.
78 PAKTE PRIMA.

Che se Morgana ^ fosse infra la giente,


In ver Madonna nom paria ' neiente.
-

Neiente vale amor senza penare;


Chi vuole amor convene ^ mal patire.
Onde mille merci n'agia ^ Io male
Che e' ^ m' ha fatto in tanto ben montare.
Che io ^ non agio infra la gente ardire
Di dir la gioia, ove il mi' cor sale.^
Or, dunque, vale meglio poco avire.
Che troppo ben sentire ~ alla stasgione:^
Per troppo ben, diventa omo fellone.

Fra (juittone d'Arezzo.*


(1230-1294)

AMORE COMPENSA OGNI DOLORE.

Si mi distringie forte
L'amoroso disio,
E si discomfortata la mia spera,

1 La fata Morgana, tanto celebrata per al c in altre voci s' incontra, come in
bellezza nelle favole cavalleresche. Ella Rasgione, Casgione e simili, a ritrarre
era sorella di Arti, e allevata dall'in- l'assibilamento della palatale tenue fra
cantatore Merlino. due vocali fenomeno della pronunzia
,

2 Verso, In paragone di.... Cos spesso toscana anche ora.


* Seguo il testo del Nannucci: Man.,
gli Antichi, e Dante ben 17 volte nella
Div. Comni. pag. 172, e, spessissimo per la lezione
3 Da Parere. Parria, Parrebbe. mi valgo del Cod. Vat., voi. II, pag. 234.
4 L'Allacci Amar convie\
:
10 11 Cod. Vat. Stringie. Il N. Distringe.
5 iVe abbia mille grazie. Buggerone 11 Milon:

di Palermo: Que s'amors tant fort me lia


Que del tot il m'a conquis.
Ben aggia lo martore
Ch'io per lei hingamente agio menato. Rinaldo d'Aquino:
Cod. Vat.: Che m' fatto in tanto
6 II Vostro amor, che m'ha priso
Entro del core, si coi'alemente
ben montare; e gli illustri Editori Ch'e' :

Mi distringne e distene {tiene di forza)


m'ha fatto in tanto ben montare; ma il E la voglia e la spene,
verso zoppicava un po' sempre. M' E dnami martire, etc.
parso bene di correggere.
7 Anche qui gli Editori del Cod. Vat.:
Iacopo da Lentino:
Ch'io. Ahi. lasso, lo meo core
In tante pene miso,
8 Quasi dica, che teme di non esser
Che vive quando more
creduto, tanto grande la felicit sua. Per bene amare, e teneselo a vita.
9 Intendi: Dunque migUor cosa ot-
tenere poco da prima, che goder troppo Iacopo d'Aquino :

di subito.
Alla stagione. Vedi altre Al cor m' nato e prende uno disio
locuzioni discendenti da questa voce, D'amor che m'ha s lungiamente priso,
nella lingua nostra e nella Provenzale,
E s mi stringe foi'te, eh' io non crio
Che d'altr'amor mi piaccia gio' n riso.
presso il Nannucci, Anal. crit. cit., pa-
gina 153, nota 3. La s preposta al g, e 12 Speranza. Cfr. sopra, p. 60, n. 1.
FRA GUITTONE d'aEEZZO. 79

Che m' morte;


la vita
Ed male mio
esto ^

Creato fue di si mala ^ manera,^


Ke gi solo * di loco ^ ond' creato
Pot ^ crear ^ guerenza/
Cio, da la pi agente donna mia.
E cierto eo non voria^^
Ch'avesser tal ver tu i nemici miei/^

Ma '1 voglio ben di lei:^'


Perch mi piace pi per lei morire,
Che per altra guerire,
Poich mi credo tutto in sua piagenza;
Che mi piace ed agienza
E morte e vita, qual che pi n'ha in grato/^
E in grato qual sia,^*^
Certo nom so di vero,^^
Perch per me n per altrui non posso

1 Voce antica e poetica per Questo, E Ponzio di Capodoglio :

Lat. Iste.
Per qu'ieu mais n'an l'afan
2 Malvagia, Trista. Lat. Mala. De lieys sufrir, que d'autra aver io gran.
3 Maniera, fognato Vi come in Pri-
mera per Primiero, Matera per Materia, E il Petrarca (son. CXLI) :

[
e Tne, Mantene, Avvene. V. sopra, p. 65 Pur mi consola che languir per lei
e passim. Meglio che gioir d'altra;*
4 II Cod. Vat. Ke He solo, pu inten-
:
e (son. CGLV):
dersi: Che , Che gli solo; ovvero: Che
l cio
solo,
solo di quel Inogo. Il Togliendo anzi per lei sempre trar guai
Che cantar per qualunque.
i Nannucci e il Valeriani correggono: Che
'
gi solo, cio, Che ormai soltanto. 1'^
In sua piacenza, com' ha il Nannucci,
5 Loco avv. di luogo, e come qui, In suo piacere. In sua bala; Provenz.
pu valere L, Col, dal Lat. Illuc. Plaisens.
6 Nato. 18 Sodisf, Diletta, dal Provenz. Agen-
7 Pu: voce antica regolare da Po- zar, Agensar.
tere, rimasta
a' Poeti, frappostovi, fra' 19 II Cod. Vat.:
meno antichi, Vu, per maggiore pienezza E morte, e vita, qual che pi v'agrata.
>
di suono, come ne' Provenzali e negli
Spagnoli. La correzione della voce da ripetere
8 Cio, Far nascere. Trarre. sugger la lezione del Nannucci, eh' io
9 Guarigione, Salute. Provenz. Gui- seguo. In grado. In piacere il Provenz.
rensa. * E Guarere e Guerire si scrisse, Bo grat, dal Lat. Gratum, mutato il t
come pi innanzi. in (i, per dolcezza maggiore. Cos Dante
lOCara, Grata. Cosi spesso gli Antichi. in significati simili, Inf., XV, 86 ; Par., XV,
Lat. Placens: Provenz. Plazen, e gli Spa- 141 e altrove. Qui intendi me piace : A
gnoli Piaci ente. ugualmente e la morte e la vita, come
11 Vorria, Vorrei. (qual) ella aggrandir meglio. E il Nan-
12 Cos, e Verttide e Vertute, spesso gli nucci, (ivi): Ponzio da Capodoglio:
1^ Ant. per Virt. Anche i Provenz.: Ver- Sufrez que us am, quar voill tot quant vos platz.
tutz e Virtutz. Il Cod. Vat. : ta'verttt.
13 Intendi : E
veramente non vorrei che 20 Cio : E qual cosa le sia cara; cio,

; tanto potessero i nemici miei. Non so se la mia vita o la mia morte


X
14 Ma ('1) ci voglio. La 'l e aggiunta abbia in grado.
'i
dal Valeriani e dal Nannucci. 21 In vero. Veramente. E cos dicesi
15 Soltanto da lei. Il Cod. Vat. de lei. anche Ferver,^ l'Ariosto, Ori. ftir., 11,
16 Arnaldo di Marueilh: st. 4, Con vero.
22 Cio, N da per me posso, n per
E platz mi mais morir per vos,
f
Que per a\itra viver ioios. * opera d'altri.
80 PARTE PRIMA.

Dir lei ^ la voglia mia; "-

Ma suo piacentero ^
lo
Sembiante, me nesciente/ in gioia mosso, ^

E me mostra di lei gran benvoglienza ^ :

Si che mi fa sperare ^
Ch'ella m'accorerebe con gran fede ^
In sua dolze mercede,^
Se domandato fessele per mene.
Ma pur/^ lasso non ne,^^
Poi non oso per me n per altrui.^
S forte temo a cui
Eo poi pareggi di s grande affare,
Che me' m' tormentare,^
Ch'en ver^" Toner suo far fior di fallenza/^-

1 Cio, A lei. 11 nostro Guittone ama ^ In gran favore. Con grazia grande^
|

spessissimo di lasciare il segnacaso.* E in questo significato anche i Provenz. :


2 Questo timore, che fu poi una carat- Merces.
teristica della Nuova scuola Fiorentina, 10 Per Me lo dice ancora il popolo in
non di rado si era addimostrato nei Toscana; e cos per No, Noe; per Pi
vecchi Poeti d'ogni parte d'Italia. Agli Piue etc.
esempi riferiti dal Nannucci, aggiungo 11 tuttavia, Ma pur nullostante.
Ma pur
Arnaldo di Marueilh: Esclamazione affettuosa, che ritrae
12
l'affanno del Poeta. Cosi anche il Pe-
Que mais vos am qu' ieu non aus far parven.
trarca spessissimo. Per Porig. v. p. 51,
E altrove: n. 2. ^

Qu'ieu muer per leis e non l'aus far parven.


13 . Anc'ora del popolo. Cfr. sopra,
n. 10. Intendi. Non le domandato. Il
Chi non ricorda qui i sonetti dello Nan. Non vene. Non avviene, Non accade
stilnuovo? 14 Poich. V. p. 68, n. 4.
3 Piacentiero, Lusinghiero, Avvenente 15 N, da me, n per opra d'altri. MoltO'
0 simile. Provenz. Plazenter, Plazentier* diverso Jacopo d'Aquino :

4 II Cod. Vat. inasciente: il Valeriani e


Meglio vai dire ci ch'omo ha 'n talento,
il Nannucci corressero, Me nesciente, la-
Che vivere in penare, istando muto.
tinismo, per Me non sapente. Senza ch'io
16 Mi sembra debba valere Partecipi^
sappia* Lat. Nescius: Provenz.: Nescis.
5 Cio, mosso a letizia. E intendi, Faccia parte. Confidi.
17 Faccenda, Fatto. I Provenz. Affaire.
che da questa buona disposizione del-
l'animo di lei, il Poeta s' induce a bene Affars. Anche il Guinicelli dice d'Amore,,
sperare. Volendo ragionare
Benevolenza, Affetto. Provenz. Be-
6 Di cosi grande affare.
volensa.I Lat., come qui, per desiderio 18 Da Meglio, Mejo, e per apocope Mef
di soddisfare altrui, o simile, Benevo- e Me'.
lentia. 19 Tormentarmi.* Lo stesso Poeta al-
7 II passo presente il pi oscuro trove :

della Canzone; pure mi sembra, dovr Che mentre io desiava.


apparire chiaro a chi pensi, che la gioia Ver ch'eo tormentava
onde il Poeta dice essere confortato a Disiando.
sperare, era reputata segno ed effetto 20 In versoe forma ormai poetica che-
:

di amore. Arnaldo di Marueilh: vaie Vet^so, se non che pare determini,


Hom ditz que gaug non es senes amor. di pi.
21 Punto, Nulla, Un minimo che * Bem-
E pi chiaramente Bonagiunta Urbi- bo, Prose, III, 206 " Leggesi eziandio
:

ciani :
Fiore, la qual particella posero i molto-
Gioia n ben non senza conforto, Antichi, e nelle prose e nel verso, in-
N senza rallegranza, vece di Punto
N rallegranza senza fino amore. 22 Mancamento, Difetto, Errore: Pro-

8 Con grande affetto mi accoglierebbe. venz. Falhenza. Noi dicemmo pi co -


PEA GUITTONE d'aEEZZO. 81

Fallenza forse pare


A lei ch'io son partuto ^
Di l ove stava, e stolgli ^ or pi lontano:
Ma non mi de' blasmare, ^
Che pi * gi ^ non muto ^ :

Lo core meo m'ha pur ^ lei ^ pfossimano;^


Ma mutat' il corpo, e fo sembiante
Ch'io non gia che fare
In quella parte ov' sua dimoranza.
Perch'io so per certanza/^
Che discoverto Amore non vai fiore:
Ch tempo con dolzore
Poco dura/^ ed un'ora tlle pregio/

Illunemente Fallama. Lo stesso ritegno


: Fai semblant. Il Nannucci aggio in luogo
discreto trovasi espresso in molti Poeti. di . Seguo il Cod. Vat.
Raimondo di Tolosa: Cio: Che nessuna cura io abbia.
11
12 Dimora, Stanza, dal Lat. Demora;
Mas tan me fan lauzengers espaven,
Per qu'eu uo m'aus de leis faire clamor, Provenz. Demor, Demora. Altri Poeti
Ni mon ferm cors descobrir ni mostrar; espressero questi scrupoli, e per non
dire dello Schermo di Dante nella Vita
1 Partito, V. sopra, p. 76, n. 2. Arnaldo Nuova, ecco Iacopo da Lentino :

di Marueilh:
Per Madonna, mi voglio soffrire {astenere)
.... Cam me soi de vos lunhatz, Di far sembianza in la vostra contrada,
2 stoUe, Le sto. Gli e li s'incontrano
Che la gente si sforza di maldire ;

E faccio perch non siate biasmada.


in tutte le antiche scritture, e spesso
s'usano, parlando, per Le. V. p. 70, n. 3. 13 Sapere,^ per certanza, vale Sapere .

3 Biasimare, v. sopra, per certo. E modo


p. 76, n. 21. antico.
4 II Nannucci inue, e annota: Cos 14 Svelato, Fatto palese. Il Tommaso
tuttora la nostra plebe.* Ma il Cod. Vat. : a questa voce nel suo Dizionario
, :

Che pili gi, come nel testo. **


Lab. 99. Io portai sempre opinione, e
Ormai. In questo significato anche porto, che Amore iscoverto o sia pieno
i Provenz. Ja; e questo stesso Poeta: di mille noie o non possa ad alcun de-
siderato effetto pervenire . Il Nostro ob-
Non da pregiar poch'ee
Nostro Signore in tee, bediva, come gii altri, alla II alla e XIII
E tu in esso gi, siccome avviso. Legge del Codice d'Amore (Raynouard,
Choix des pos. des Tronb. t. II), eh' io
6 Non cangio stanza, Non vado al- porr intiero in nota, al termine di que-
trove, aiutare per Rivolgersi ad altra sta canzone, per comodo degli studiosi,
parte, com' pi innanzi, l'incontrammo e per risparmiare troppo spesse cita-
altrove, e gli Antichi l'usarono spesso zioni. Cf. Bernardo da Ventadorn :

anche assolutamente per Rivolgere. Cos


iniV Esopo da Siena, Favola 11 Al quale :
Am miels, qui sap gen servir,
Amar e celar e sufrir.
(Agnello) mut il Lupo simiglianti pa-
role. Vedi la nota a quel passo. (Ediz. Il non voi -fiore.
Cod. Vat. :

Le Mounier, pag. 8, n. 6). buon tempo, se dolce, dura


15 Intendi: Il
Tuttavia, Sempre, mi lia, mi tiene. poco. Anch'oggi, Dolcore, o Dolciura, il
s Cio, A lei.* V. n.
1, pag. 80. tempo sciroccale. Qui vuol dire L'amore ;

9 Prossimo, Vicino, Provenz., Pro- tutto dolcezza, dura poco. E anche que-
sman.* E del vivere vicino alla sua don- sta sentenza nel Cod. d'Amore (Leg-
na, tuttoch corporalmente lontani, dir ge XIV).
Amore al Petrarca (son. XIII) : 16 Intendi E poco tempo di queste dol-
:

cezze tranquille basta a levare ogni pre-


.... Non ti rimembra
Che questo privilegio degli amanti, gio ad Amore. Toglier pregio manca a'
da tutte qualitati umane ?
Scilti Dizionari. Dante, Purg., VIII, 128, ha:
Sfregiar del pregio. Il Cod. Vat. ha :

Fo vista, Do a credere. Provenz. un'or presgio.

Targioni-Tozzetti, Ant. della poesia ital. 6


82 PAKTE PRIMA.

Poi ^ non m' dispregio,^


N mi dispiacie forte ognor penare,^
Per
lontano stare,
lei ^
tengna ^ me suo fino amante.
Solo che ^

Va, mia Canzon, l ov'io non posso gire,^


E raccomanda mene ^
A lei, che m' ha per suo leal servente :
^

E che sia plagiente


di'
Di dare me matera e 'nsegnaniento
Di dir lo mio talento
Com'io potesse lei/^ poich'io nom saccio;
E dolente mi taccio
Di ci pensare, ed mi messo e tne
Lontan di tutto bene,
E fammi doloroso ongnor languire.

1 Questo Poi ha senso conchiusivo, e 14 So. V. sopra, p. 53, n. 9.


mi pare valga: Cosicch, Laonde, o si- 15 Cio, Cesso, astengo ecc. Mi Anche
mile. In questo significato sarebbe sfug- Dante, Vita Nuova. " Mi parea di me
gito ai vocabolaristi. assai aver manifestato, avvegnach sem-
2 Cio Non mi reco a disdoro. Il Cod.
: pre poi tacessi di dire a lei . Il Giuliani
Vat. non mi dispresgio.
: pose nel testo Lassassi, ma il D'Ancona
3 N anche al Petrarca (canz. IV, st. 5) avverti che, sebbene buona lezione, non
spiaceva il dolore della lontananza : era confortata dai Codici. Cosi ha questo
Ed io son un di quei che '1 pianger giova.
verso il Cod. Vat.: Como n' per me faccio.
IG Cio, Cesso dal pensare a farle pa-
Nota che il Cod. Vat. ha* forte onor lese l'amor mio.
penare. Accolgo le correzioni del Vale- 1^ Intendi E dille che mmi ecc.
:

riani e del Nannucci. 18 Tiene, voce antica ora solo della


4 Cio, Da lei.* poesia, ma pi conforme alla corrispon-
5 Purch , Basta che. Provenz. Sols dente latina Tenet. Cfr. p. 79, n. 3.
que. Il Cod. Vat. : Poi nom mi tegna 1-5 Ogni. L'agg, Tutto, cosi preposto
me fitto.... immediatamente al sost., versa su que-
6 Tenga; come Vengna per Vegna, sto un senso di universalit collettiva.
Venga. Dante {Inf., I, 77-8) :

7 lo stesso che Ire (Lat. : Eo, is, itum,


.... il dilettoso monte
ire) aggiunta in principio la lettera au- Ch' principio e cagion di tutta gioia.
siliare eufonica g (V. Gherardini, Ap-
pendice alla Grammatica Italiana, 1847, Ed ivi, il Tommaso :
" dice ben pi
p. 557, n. 6). Il Muratori {Dissert. 33), lo che Tntte le gioie e Ogni gioia. Tomm.
fa derivare dal tedesco Gehen, Andare. Buzzola da Faenza :

8 Me. Vedi pag. 80, n. 10.


9 Fido amante. Il Nannucci: fedel.
Mi pare ornata di tutta beltate.

10 E d che sia grato, che le x>i accia.


Ze E il Guinicelli :

11 A me materia, ecc. Vedi p. 79, n. 3


.... Si compita di tutto valore.
1. Insegnamento, qvii vale Sentenza,
e 80, n.
Sagacia; e in questo significato anche i E altrove lo stesso :

Provenz. En'senhamen. Il Nannucci: Di


dare a me. E d'adornanza e di tutto bellore.

12 La voglia mia. Il mio desiderio. Pro-


E Folgore da S. Gemignano:
venz. Talens. Iacopo da Lentino :

Tutta vert render ben per male.


E aio vergogna di dir mio talento.
20 Quest'-F manca al Cod. Vat. la met-
:

Potessi a lei. Vedi Nannucci, Anal.


13 to col Valeriani e col Nannucci.
crii., pag. 209. G. Faidit - : 21 Giraldo Riquier :

Com uos pognes mon ferm coratge dire. E mi fai languir de dezire.
FKA GUITTONE D AREZZO. 88

Del medesimo

MANSUETUDINE.*

Dolce vert/ Mansuetiido,- e degna,


Amantissim' ^ a tutti e graziosa,
NoD ira mai 'n te, n scaodal regna,
Ma, nel mezzo di guerra, in pace hai pOvSa/
Ed in terra ed in ciel gaudi tua regna, ^
E non gi t' nemic'alcuna cosa:
^
Ira, la qual contrara ^ a te s'assegna,

IL CODICE D'AMORE.
I. Causa conjugii ab amore non est excusatio recta.
II. Qui non celat, amare non potest.
III. Nemo duplici potest amore ligari.
IV. Semper amorem minui vel crescere constat.
V. Non est sapidum quod amans ab invito subit amante.
VI. Masculus non solet nisi in piena pubertate amare.
VII. Biennalia viduitas suo amante defuucto superstiti praescribitur amanti.
Vili. Nemo, sine rationis accessu, suo debet amore privari.
IX. Amare nemo potest, nisi qui amoris suasione compellitur.
X. Amor semper ab avaritia consuevit domiciliis esulare.
XI. Non decet amare quaruin pudor est nuptias affectare.
XII. Verus amans alterius nisi suae coamantis ex afFectu non capit amplexus.
XIII. Amor raro consuevit diu-are vulgatus.
XIV. Facilis perceptio contcmptibilem reddit amorem, diftcilis eum charum facit haberi,
XV. Omnis consuevit amans in coamantis aspectu iiallescere.
XVI. In repentina coamantis visione cor tremescit amantis.
XVII. Novus amor veterem compellit abire.
XVIII. Probitas sola quemcumque dignum facit amore.
XIX. Si amor minuatur, cito deficit et raro convalescit.
XX. Amorosus semper est timorosus.
XXI. Ex vera zelotypia affectus semper crescit amandi. ^
^
,

XXII. De coamante suspicione percepta zelus interea et affectus crescit amandi.


XXIII. Mlnus dormit et edit quem amoris cogitatio vexat.
XXIV. Quilibet amantis actus in coamantis cogitatione finitur.
XXV. Verus amans niliil beatum credit nisi quod cogitat amanti piacere.
XXVI. Amor nihil potest amori denegare.
XXVII. Amans coamantis solatiis satari non potest.
XXVIII. Modica praesumptio cogit amantem de coamante suspicari sinistra.
XXIX. Non solet amare quem nimia voluptatis abudantia vexat.
XXX. Verus amans assidua, sine intermissione, coamantis imagine dtinetur.
XXXI. Unam foeminam niliil prohibet a duobus amari, et a duabus mulieribus unum.
* Seguo il testo dato dal Valeriani 3 Cio, CJie a tutti porti grande amore.
(Firenze, Moraiidi e C, 1828, voi. Il, 4 Cio, Nel mezzo alla guerra tu ri-
p. HI). posi in pace.
Virt. Vedi p. 79, ii. 12.
1 5 II Salvini Tuoi regni. E non man-
:

Latinismo per Mansuetudine. Di la-


2 cherebbero ragioni ed esempi di queste
tinismi vago questo Poeta, e per essi forme, ma a me qui par proprio voglia
si distingue dai Provenzaleggianti To- dire: godi il tuo regno, il tuo dominio:
scani, dai quali poi esagerato il sup- e di Regna al sing. non mancan esempi.
porlo aifatto diverso. Egli era dotto in Vedi Nannucci Teor. de' nomi, p. 764.
latino, e alle forme comuni, dir cos, 6 Contraria fognato l'i per speditezza
per grandigia, aggiunge spesso questo come in Memora per Memoria, Deside-
lusso di erudizione linguistica. E ci spe- ro, per Desiderio, Rimedo per Rimedio
cialmente nelle rime morali; cli nelle e simili. Cfr. sopra, p. 79, n. 3.
amorose, salvo spesso l'eleganza, si- 7 Cio, Si d per contraria a te,
mili ssimo agli altri. reputata di natura opposta alla tua.
84 PARTE PEIMA.

Che pi che fera quasi ^


feri'osa/^
Te deletta, te chere,^ a te s'inchina,
Acci che tu li * aituti ^ onne ^ su' ardore,
E dolcissima lei ^ se' medicina.
Oh quanto '1 bono tuo,^ quanto bellore! ^

Siccome Naso avvis " con dottrina,


Tu di costumi ornamento e splendore
'
!

*
Gallo Pisano.
(Fior, pare, verso il 1250)

BUON COMINCIAMENTO ASPETTA BUON FINE.

In alta donna misa mia intendansa,


In quella c' 'm bala
Gioi' e sollasso e tutto insegnamento.
Lo meo^^ core in altessa s'avansa,
Pi ch'eo non solia:
Confort'agio del mio intendimento,
Ch ben conosco e ggiolo^^ provato,

1 Fiera. petizione delle voci al fine e al principia


2 II Salvini Atta a esser ferita. Ma
: d'ogni strofa, e per le rime serbate u-
che senso ne traesse, non so indovinare. guali, ritrae fedelmente il modo de'Pro-
Io intendo Causa, Origine di fiere, cos venzali. Tengo presente il Cd. Vat. e
come Dannosa vale Causa, Origine di l'ediz. del Is^annucci (Man., p. 186), non
danni. Nota inoltre che il Valeriani qui che quella che del Cd. Laur. Ked. 9, che
pone punto fermo, e anche a lui bisogna questi aveva innanzi, ha dato recente-
chiedere che cosa s'intendesse. mente il Monaci {Crestomaz. cit., II fase.
Chiede, Cerca. Lat. Qucerere. Era co- Citt di Castello, 1897, p. 195).
mune agli Antichi. 13 II Cod. Vat. intendanza. Segua
:

4 Le, Vedi p. 81, n. 2. la lezione del Laur. Ked. che meglio


5 II Valeriani lesse cos, e il Salvini serba il dialetto; cos porr avansa (pro-
annot Attuti. Anche il Boccaccio, At- venz. Enansa) per avanza, altessa per
tutar la rabbia, per Quietarla, Spen- altezza, certansa per certanza e simili,
gerla. com' nella vecchia stampa, e come
6 Ogni. Guittone us anche il tronca- ne' Testi ined. ecc. messi in luce dal eh,
mento On. T. Casini, Bologna Romagnoli, voi. I,
7 A
lei. V. sopra p. 81, n. 8. pag. 150, e ch'io citer cos T. C. :

8 Cio, Quante cose buone sono in te! 14 II Cod. Vat. gioie e.


:

9 Bellezza; Provenz., Belor. 15 II Cod. Vat.: mio, e nel verso se-


10 p. Ovidio. guente io. T. C. come nel testo.
11 Insegn. 16 II Crescimbeni e il Nannucci qui non
Cio, Tu sei. Ellissi usuale, massi-
1'-^
mettono segno alcuno e hanno due punti
me nelle frasi esclamative. in fine ai verso seguente, che leggono
* Gallo 0 Galletto di Pisa nominato col Laur. Red. Conforter aggio lo mio
da Dante, nel De Vulg. eloq. (Lib. I, int.; e cos T. C. Io seguo il Cod. Vat.
1" Amore.
Cap. XIII), fra' Poeti che non seppero
avvicinarsi allo stile nobile e cortigiano. 18 Cos il Laur. Red. e tutti i suoi edi-
La presente canzone, anche per la ri- tori. Il Cod. Vat.; e gi agio.
GALLO PISANO. 85
Ch'ongne bono ^ servire meritato: ^

,
Chi serve a buon sengnore piagimento.
A V piagimento con fina leansa.*
Lo mio cor s'umilia ^
E servo l 'v' tutto adornamento.^
Li amadori lo sacciano 'n certansa ^
Ch'i' ci ch'e' golia; ^
Ch'io servo l'alta ^ donna a suo talento.
A dir lo mi mandao per suo cielato,
C'ogni mio bon servir l' tanto a grato,
Che poi di gioi' verande a perdimento.^*
A perdimento perdei mi' alegransa;
Per ci ch'io mi dolia:
Mi fa sbaldir/^ poi so' a comandamento
D quella che mi tiene in sua possansa:
1 IICrescimbeni e il ]S"annucci Che : simo.
ogni ben. T. 0. edil Monaci CJte ogne bon. 7 II Cod. Vat. per tutto questo verso
;
2 Concetto comune a tutti i Trovatori Lasciano in certanza. Correggo con gli
e a' primi Poeti nostri. Il Nannucci ri- Edit. del Laur. Red.
ferisce i seguenti esempi : 8 Cio, ch'egli^ il cuore, brama. Pro-
G. Guini celli : venz.: Goleiar. * Il Cod. Vat, Golo, ma
A buon servente guiderdon non pre. gli Editori tutti che gola: m' parso
pi chiaro a trarre fuori il pronome.
Pucciandone Martelli ;
9 Alta senza art. nel Cod. Vat.

.... Come fanno 10 II Crescimbeni e il Nannucci A dir- :

Li lor signori alli lor buon serventi. melo. T. C, lo meo. Il Monaci lo me,
Che guiderdonan lor buon servimenti. 11 Cos poi Donao, Mandao, per Mand

e Rinaldo d'Aquino :
Don. V. pag. 49, n. 11.
12 Segreto confidente.
Che nullo buon servente ubriato. 13 Verr inde Verr'nde, Verrande,
,

A' quali mi piace di aggiungere di Ri- Verranne, Ne verr. Il nostro ne e Ven


*
naldo stesso : de' Frane, derivan dsdVinde lat.

Non mente (Amore) - a quelli che son servi,


14 Come dicesse : Ne va in deliquio,
Anti li dona gioi', Ne impazza. Gli altri Edit, leggono.
Come fa buon sengnore a suo servente. Ch'a pr d'essa verrande a perdimento.
E contrariamente il Guinicelli :
15 Come dicesse Disperatamente o si-
:

Che '1 buon servire a grato mile. In fine al verso miser virgola gli
Non rimeritato
Antichi Editori.
Allotta che '1 servente aspetta bene.
16 Dola da Dolire. Cosi 1 Provenz.*
3 Gli editori del Laur. Red. fan prepos. 17 Rallegrare, Ringiovanire. I Prov.
questo a. lo seguo il Cod. Vat., che mi 's&aM(^/>. 11 Laur. Red. sbandir: il Cre-
par pi naturale e pi comune questo scimbeni : sbandir.
riprendere la parola della strofa prece- 18 Poi che sono.
dente, piegando ad altro e nuovo con- 19 Gli Aut. Edit.: accomandamerto ; e a
cetto la frase. di quella del verso seguente annota il
4 Lealt; trovato altre volte. Qui, co- Nannucci: Dipende da accpmandamento.
m'era naturale, gli altri editori non po- Seguo i cdd.; ma pura questione di
sero ne anche virgola. grafa.
5 Anche il Cavalcanti accent questa 20 Ruggerone da Palermo :

voce sulla penultima, e ne reca il se-


guente esempio il ISTannucci
A quella che in balla lo meo core.
:

Cos Pier delle Vigne :

E quale a lui devoto s'umilia.


A quella eh in balia lo meo core.
T. C. e Monaci: s'umela.
6 Cio, Ove sono le bellezze tutte. Il Un trovatore :

Nannucci Serve; ma il senso il mede- Celeis que ten del mon cor la balla.
86 PARTE PRIMA.

Sans'ella non valla; ^


Or vivo in buona spene e gioia sento.
Tal forsa Falta ^ donna dal suo lato,^
Che lo vil'omo fa esser pregiato,*
E Tom muto tornare in ^ parlamento.
In parlamento e 'n gioco e 'n allegransa,
Pi ch'eo non sola,
Viviamo insembre, sensa partimento.^
Ch'e mai parlier/ che mettono scordansa,
Nel mar di Setelia ^
Possan 'negare ^ e vivere a tormento I

C per li fini amanti giudicato


L unqu' mal parlieri/^^ sia frustato:
A Falta donna piacie esto convento.^*
Convento mi donao di su' amansa ^*
Lo giorno ch'io salla
A giardino in suo difendimento.
lo
'Na rosa mandao mi per simigliansa:
Pi ch'altro fiore aulia;^^

1 Cio, Non aveva valore alcuno senza rucciamento in amore. V. p. 72, n. 12.
di lei. concetto che si ritrova poi Che i tristi parlatori, i maldicenti.
sempre pi assoluto nei Poeti dello stil Ma' e Mai per Mali, come Ta', Tai per
nuovo. Tali, Be', Bei per Belli.* Gli Editori, col
" La sublime. Anche Federigo II : Laur. Red., Li mai, senza il Che.
Non donna che 8 Setalia.* T. C." diseccelia.
sia
Alta, si bella e pare. 9 II Cod. Vat. : Possono annegare e
vivere.... Il Mon. Poss' anegare ecc.
3 Dalla sua parte, Di sua pro-
Cio,
10 II Laur. Red. a, e annota il J^an-
pria dote. Forsa e Forza secondo la pro-
nunzia pisana d'allora. nucci ah tormen i Provenz.; usato l'a
:

4 Altro concetto comunissimo a Dante per con. Se nel testo non errore, non
e ai Poeti dello Stil nuovo, gi vivo ne' troppo bello questo annegare che pre-
pi antichi. Bonagiunta :
cede il tormento! Ma forse si accenna
qui a pene infernali?
Ch amore in s virtude, 11 Fedeli, Fidi.
*
Del vii uom fece prode; un maldicente
12 Cio, che ovunque
S'egli villano in cortesia lo muta
Di scarso, largo a divenir l'aiuta.
;
ecc. Mai per Mali anchein Albertano :

Le femine vinceno uomini ne li mai


li
e gi Aimeric de Peguilhan :
consigli ma cos dovette dirsi anche al
:

Quel vii fai pros, el nesci gen parlan, singolare, come Parlieri per Parliere,
E l'escars lare... perch i nomi come gli agg. mascol. della
2^ classe si terminarono al sing. in i; e
E altrove :

cos anche oggi il volgo, che dice Quar-


Qu'el vii fai pi'os, e '1 nescieu ben parlan. tieri, Corrieri, Barbieri, V. Nannucci,
E di concet-i vedi una gran
simili Teor. dei nomi, pag. 175 e segg.
13 Convento elo stesso che Convegno, che
quantit d'esempi nel Manuale del Nan-
nucci, pag. 142-43. vale Patto, come rivedremo a p. 89, n. 6.
^ E
lo mutolo torna, gli Editori. Il Cod.
1-*=
Amore.
Vat. aveva omo.... fa tornare parla-
:
15 Un, gli Editori.
mento. 16 Gli Ant. Edit.: Una rosa mandao m.
Inghilfredi Siciliano :
Il Cod. Vat. Una rosa mi mandao. Il Mo-
:

naci Una rosa mandaomi. Corr. con T. C.


Amor che tacente fa tornare 1' Intendi Per darmi cosa a me so-
Lo ben parlante e lo muto parlare. *
:

gnante.
6 Cio, senza che mai pi ci dividia- 18 Aidiva, Oliva, Odorava; Provenz.

mo. Partimen^a, anche pu valere Scor- Aulir. Lo abbiamogi trovato altre volte
SER BONAGIUNTA URBICIANI DA LUCCA. 87

Und'io lo tengno buon cominciamento


'
Da Taita donna, che m' sicnrato
Col suo aulente fior ^ che m' donato:
Bon' ^ cominciare aspetta compimento.*

Ser Bonagiunta Urbiciani da Lucca.


(Fior sul finire del sec. XIII)

l'amoke rende felici.

Gioia n ben non sanza comforto


N senza ralegranza,
N ralegranza sanza fin amore.
Rasgion ,^ chi venir vuole a buon porto
De la sua disianza,
Che 'n amoranza ^ - metta lo suo core:
Che per lo fiore
si de' sperar lo frutto,'

E per amor, ci ch' desiderato.^


1 Assicurato, Provenzale: Segurat. Lana e Benvenuto da Imola, l'ultimo
Dall'alta il Cod. Vat. solo. Chenm sicu- de' quali lo dice vir lionorahilis de civi-
rato, T. C. Che 'n m'a sigurato (Monaci). tate Lucana, luculentus orator in lingua
2 Fior, manca al Cod. Vat. materna, et facilis inventor rhytmorum,
3 Cos T. C. Il Cod. Vat. Buo\ Buon, sed facilior vinorum. E fra' ghiotti lo
Buo' e anche Bo' , troncam. regolari di
, pose Dante nel Purg. (XXIV), essendo
Buono.
La stessa sentenza prover- a lui pili indulgente che a Ciacco, altro
biale (Il )uon d si conosce dal mattino) ghiotto amico suo e forse anch'esso
riferita in vari es. dal Nannucci, ed Poeta (Cfr. Inf., VI). - Seguo il Cod.
comune agii Antichi Provenzali ed a' Vat., voi. II, pag. 98, e anche mi valgo
nostri. della lez. del ISTannucci. Man. cit., p.
4 Pier della Vigna. 144,V. a pag. 112.
5 di Marueilh:
Arnaldo
Buon fine aspetta buon cominciamento.
*
e G. Magret: Hom ditz que gauz non es senes amor.
Car en tot bon comensamen 6Intendi Chi vuol giungere a buon
:

Deu aver uellior fenimen.* porto, necessario (ragion ) che metta


dar qui un breve tutto il suo cuore in amore
Non stimo inutile
saggio del come generalmente si leggano
7 Amore.
8 Per la rima mezzo, cresce qui
al
scritte le antiche rime ne' Codici pi
come il verso. Pro-
spesso, d'una sillaba
vecchi. Ecco la prima strofa di questa
Canzone, come sta nel T. C. :
babilmente leggevano fior; o piuttosto
" Innalta donna omiso miantendnza la cadenza del canto, con le sue variet
in quella chanballia, gioie e solasso e di tempo, non lasciava avvertire che il

tutto insegnamento. Lo mio core innal- verso era ipermetro. Il Nannucci ha :

tessa savansa, pio chio nonsolia, confor- Che per lo fiore - spera l'uomo frutto.
teraggio lomion tendimento. Che ben 9 Intendo, che come il -fiore d argo-
conosco aggiolo provato, cheogne bon mento e promessa del frutto, cos Vamore
servire emeritato, chiserve abon signore
vero dovr raggiungere il suo huon fine.
apiagimento..., quasi la stessa teorica in Dante, Jf.,
E

Ser Buonagiunta di Kiccomo Orbi- V, 103 (Cf. Cod. d'Atti., L. XXVI) :

ciani (o Urbiciani) degli Overardi fu ami-


co di Dante: ce lo attestano Jacopo della Amor che a nullo amato amar perdona.
88 PARTE PRIMA.

Perch l'amore dato


A gioia ed a disdotto, sanza inganno;
Ma se patisse inganno, fora strutto
Lo ben d'amor, ch' tanto comservato; ^

N fora disiato
S'avesse meno di gioi' che d'affanno.
Tant' la gioi', lo presgio e la piagienza.
La 'ntendenza e l'onore,^^ -

E lo valore e '1 fino insegnamento


Che nascon d'amorosa conoscenza,
Che differenza Amore
Non prenditore
di ^ verace compimento :
*

Mafallimento ^
fora a conquistare,
Sanza affannare,
s gran dilettanza ^ :

C per la soperchianza ^
Vive in oranza
quel che s'umilia.^
Chi gioi' non d, noni p gioi' acquistare,
N bene amare
chi non in s leanza,^
N compier la speranza
Chi no' lascia di quel che pi disia.^^
Perch sere' fallire a dismisura
Ala pintura andare.
Chi pu mirare
la propia sostanza:
Che di bel giorno vista notte scura
Contra natura fare.

1 Cosi il Cod. e tutti gli Editori: forse Aggiungi Ponzio di Capodoglio:


varr per Riservato, Scrupoloso conser- On plus mi doili, mas us am ses enian.
vatore delle proprie leggi?
2 II Nanii.: Laond'esce l'onore.
Val. e il
Quanto pi mi dolgo, pih vi amo senza
Mi pare correzione inutile e brutta.
inganno. pensiero ai Provenz. comu-
3 Forse, Che Amore non ijrenditore
nissimo.
di differenza, ossia non muta? Il Val. e Altrove lo stesso Bonagiunta :

il Nann.: Non prende da. Il costrutto si S'eo languisco e tormento,


fa pi chiaro, ed il verso (certamente Tutto in gio' lo mi conto,
Aspettando quel ponto ch'eo disio...
guasto) rettamente endecasillabo ; ma
si toglie la rima al mezzo. Vero , e cos termina un Sonetto :

tuttavia, che in questa canzone le rime Merc, per Dio, non vi piaccia eh' i' pera;
al mezzo non sono distribuite con regola Per sofferenza tosto aspetto porto :

troppo stabile e fissa. Per lunga pena meo cor non si muta.
4 Tutto questo in somma significa, a 7 Intendi : Perch pel
fatto d'essere
parer mio: Tanti sono i beni che discen- soverchiato dagli affanni d'amore....
dono da Amore, che questo nobile afi'etto 8 Oggi non s'usa che con l'accento
non si altera in s, nuUostante che il suo sull'antipenultima.* Vedilo usato anche
compimento non sia ancora raggiunto. da Gallo pisano, sopra, p. 85. Cos poi
5 Cio, Ma sarebbe errore. In questo Contraria per Coitraria.
significato comune agli Antichi e l'usa 9 Lealt. Il Nannucci amanza. :

anche il Guinicelli. 10 II sacrificio di s stessi fu sempre


6 II Nannucci riferisce qui il passo se- valido argomento di premi e di lode.
guente di G. Faidit: 11 II Cod. Vat.: Perch'essere. Il Vale-

Car ses afan non pot om enrequir... riani e il Nannucci :Perch seria, o sa-
Granz afan es lo conquerer.... ria. Mi pare buona correz. questa mia.
SER BONAGIUNTA URBTCIANI DA LUCCA. 89

Ed aportare
bene in malenanza: '1 ^

Perch bastanza fora, Donna mia,


Se cortesia e merzede in voi trovasse.
Che
l'affanno passasse,
E
ritornasse ^
in gioia ed im piacere;
Che tropo soferir mi contraria:
Com'om ch' 'n via per gir, che dimorasse,
N 'nnanti non andasse,
N ritornasse, contro a suo volere/ ~
Volere ^ agio e speranza d'avanzare
Lo meo incominzamento
Per tal comvento ^ che vi sia in piacere.
E ben ^ volesse ^ a retro ritornare
Contra lo mio talento,
N valimento n'agio, n podere.
Cos mi fere
Tamor che m' priso
Del vostro viso
gente ^ e amoroso.
Per cui vivo gioioso
E desioso s, ch'io moro amando.
E, ci ch'io dico, nnil' gi,^ m' aviso:
S e fatto pauroso
m' comquiso
L'amore c'agio ascoso,
Pi ch'io non oso dire, a voi parlando/^

1 Ha detto che Amore , indipenden- e il Nannucci nulla dir. La mia corre-


temente dal suo compimento qui ag- ;
zione meno arbitraria. M' aviso, vale :

giunge per, se ben intendo, che senza Secondo il parer mio. In sostanza, vuoisi
questo compimento, come un'immagine intendere E tutto questo eh' io dico, mi
:

della cosa, piuttosto che la cosa stess ;


pare una cosa da nulla, rispetto all'amore
onde cos non da preferire, n da con- che mi muove.
tentarsene e aggiunge, che contro na-
;
11 Confessa la impotenza a manifestare
tura di bel giorno ha visto notte oscura, a parole quanto il nascosto Amore l'ab-
cio che il tempo felice della aspettazione bia conquistato e fatto pauroso.
ha veduto mutarsi in tristo. Di questi rozzi poeti, che anche peg-
2 Fer la qual cosa sarebbe bastante, gio d Guittone latineggiarono o proven-
cio basterebbe al mio bene che ecc. zaleggiarono, troppo lunga schiera ci si
3 E
si cangiasse. V. p. 81, n. 6. offrirebbe, e non senza qualche utile pei
4 Le troppe sofferenze d'amore, dice giovani studiosi; ma lo spazio mi ver-
che lo porrebbero nelle condizioni di chi rebbe meno, onde mi baster riferirne
fosse costretto a soffermarsi per la sua qui in nota quanti bastino a farli discre-
via, non potendo andar, malgrado la sua tamente rappresentati. Ne sceglier al-
volont, n avanti n indietro. Ma l'avr cuni fra' noti delle varie provincie del-
pii
inteso bene? La faccenda , come vedi, la Toscana, e prima della citt di Pisa :

assai intricata.
5 II Valeriani e il Nannucci Valore. :
Pucciandone Martelli, Pisano
6 Per tal patto. V. anche a p. 86, n. 13.
{fiori verso il 1250. Nann. Man. I, p. 138).
Dante. Inf., XXXII, 135 :

Dimmi perch, diss' io, per tal convegao,


il
Signor senza pietanza, udit'lio dire,

Che se tu a ragion di lui ti piangi.... Deve tosto fallire,


E vana divenir sua signoria.
7 Sebbene. * E tuttoch. piet, mia donna, siete sire
Senza
Pensier ho di partire
;

8 Volessi. V. n. 10, pag. 38.


Meo core e mente da tale follia;
9 Gentile,
Che solo v'ingegnate me schernii'e:
10 II Cod, Vat. nuW gio' : il Valeriani Tempestare e languire,
90 PARTE PRIMA.

Ciacco de PAnguillaia di Firenze.


(Fior nella prima met del Secolo XIII)

CONTRASTO FRA L'aMANTE E MADONNA. *

0 giemma leziosa,^
^

Adorna villanella,
Che se' pi vertudiosa
Che non se ne favella;
Per la vertute ch'ai,
Per grazia del Sengnore,

E tormentar mi fate notte e dia: Ci, ch'ho ditto, m'avven certanamente :

Talor mostranza fatemi u servire; Ma pnch' ho senno tanto,


Ma non puote granire, Che, secondo mia vista.
Siccome fior, che vento lo disvia. Mal si vola senz'ale.
L'albore e il vento siete veramente,
Che fate '1 fior; potetelo granare,
Poi fatelo fallare, Giovanni dall'Orto, Giudice Aretino
E vana divenir la mia speranza.
Dio vi lassi trovar miglior servente, {fior verso il 1250. Nann. Man. I, p. 227.)
E me signor, che saccia meritare :

Che troppo grave amare Pelo {Ptleo) con la lancia attossicata


Lo mio, se per servire ho malenanza. Ferendo, l'uom non pota guarire.
Se non londe {lo ne) ferisse altra fita:
Si mi veggio di voi. bella, venire,
Panuuccio dal Bagno, Pisano Ch la feruta che m'avete data
(Jori verso il 1250. Cod. Vat. 3793, CCCIX.) Farmi d'esto secolo partire ;

Convene per voi essere sanata,


Sovrapiagiente mia gioia gioioza Che la pena facetemi sentire.
Et nova vita sensa cui son morto, Facciatemi com fa lo pellicano,
Passato '1 mar di mia vita angoscioza, Che fere lo suo figlio, e fai morire,
Et te electa sola per mio porto :
E poi sinde (se ne) ripente (pente) che l'ha
E fermato in te tutta mia poza. [morto :

Et se' tucto dilecto et mio diporto ;


Fere se stesso nello loco sano,
Eo partit' teco ogne mia coza :
E dello sangue suo li d sentire, (sentimento)
Senza '1 mi' cor ere' tu eh' i' gi nel porto? Rendendo vita di quello conforto, (di quel
Quel che teco partito la mia vita: [sangue).
Ch dato te di mio viver l'essenza
Et me tenuto suo agio il parere, Il Trucchi pubblic per il primo
Unde tanto per me certo gradita, questa Tenzone, e s'adopr a far cbe
Quanto gradisce a te, in te m'agensa, ne fosse tenuto autore Ciacco, il com-
Ch' io altro non pi, ch'el tuo volere. pianto da Dante, nel VI deV Inferno.
Fatto sta, dice il Nannucci, che non sap-
Meo Abtoracciavacca, da Pistoia. piamo nulla di costui, fuor che e de' pi
(Jior verso il 1250. Nann. Man. I, p. 203.) vecchi Poeti nostri. La sua poesia sul
tenore del Serventese di Giulio, a giu-
Per lunga dimoranza,
Ch' ho fatto in gran tormento, dizio del Carducci, il quale, come quella
H cangiato natura ;
che probabilmente dovette essere can-
Ch'ho piangendo allc-granza, tata, la riprodusse nell'Ediz. delle Cani.
E, ridendo, noi' sento ; e Ball, cit., a pag. 12. Seguo il Cod. Vat.
Ogni gioi' m' rancura. CCLXI, mi valgo degli altri edi-
eli., e
D'aver ben ho pesanza;
E
del mal mi contento; tori.
Parmi'1 d notte scura
1 II Cod. Vat. non ha questo 0.
;

Degli amici ho dottanza ;


^ Leziosa (il Cd. laziosa) qui sta per
Coi nemici ho abento ; Graziosa o simile (forse contraz. di le-
Per lo caldo ho freddura. tiziosa) come in Federigo II, cit. dal
Di quel, ch'altri sicuro, son temente;
Per gran doglienza canto; Nanifucci :

Lo solaccio m'attrista; Viso prezioso


Credo aver ben per male. D'Amor lezioso.
91
CIACCO DE l'anguillaia DI FIEENZE.

Aiutami, ch sai
Ch' i' son tuo servo, Amore
'
!

Assai son gieme in terra


Ed im fiume ed in mare.
Canno vertute in guerra,
E fanno altrui alegrare;
Amico, io nom son essa
Di quelle tre ^ nesuna:
Altrove va per essa
E cierca altra persona.^
Madonna, tropp' grave
*
La vostra rispomsione:
Cd ^ io non gio nave
N no ^ son marangone,^
Ch'io sappia andar ciercando
^
Col ove mi dite;
Per voi perisco amando.
Se no mi socorite^^^
Se perir ti dovessi
Per questo ciercamento,'^
Non crederla ch'avessi
In te 'namoramento;
Ma stu credi morire
Inanzi ch'esca l'anno.
Per te fo messe dire,
Come altre donne fanno/'
Oi, villanella adorna.
Fa s ch'io nom perisca,
Ch Tom morto non torna,
Per far poi cantar messa/'
Di voi mi d conforto.
Madonna, non tardare;
dove ecc. Gi l'ha chiamata Gemma le-
1 Cio, 0 amor mio. beffa
gemme, di ziosa, ed ella sarcasticamente si
2 Di quelle tre sorta di
terra, di mare e di fiume. di lui.
3 Rima di consonanza con Nessuna.
11 Ma se tu.
1 Risposta,L^t. Responsio, responsionis^.
12Qui sempre pi palese lo scherno.
5 Lo stesso che CJied per Ch. Il ^ Se morir cercando la Gemma ch'ei va
eufonico.
sognando, ella pregher, o far pregare
6 N noti. Negat. radd., come spesso per l'anima sua.
13 Cio, Ber messe che si cantino, U
negli Antichi e nel ling. parlato tutt'ora.
No per Non comunissimo negli An- morto non torna a vivere. Il Nannucci
tichi e lo trovammo gi. per l'assonanza strana, suppose dovesse
7 Palombaro, direbbesi oggi. leggersi al 2<> verso peresse, da perere;
;

e al 4 verso lesse messe senz'altro;


ma
8 Cio, Per la terra, pe' fiumi e nel
il Cd. ha perisca... messa.
mare.
14 Cio, Di voi, del fatto vostro, mi vien
9 Sovvenite, ilNannucci, che lo stesso,
per soccorrete. conforto pel non tardare a rispondere
10 Cio, Se per questo cercare per ogni coli' amor mio.
92 PARTE PRIMA.

Quand'odi eh' sia morto,


Non far messa cantare !
^

Se morir non ti credi,


Molt'i folle credenza,
Se quanto in terra vedi
^
Trapassi per sentenza;
Ma stu ^ se' Dio terreni,*
Non ti posso scampare: ^

Guarda che legie tieni,


Se non credi all'altare! ^
Per l'aitar mi richiamo ^
Che adoran li Cristiani:
Per merz vi chiamo ^
Poi ^ sono in vostre mani ;

Pregovi in cortesia
Che m'aitate, per Dio,
Perch'io la vita mia
Da voi conosca im fio.^^
Si sai chieder merzede
Con umilt plagiente,
Giovar d' ti la fede:
S ami coralmente!
A' m
tanto predicata
E saputo dire,
si
Ch'io mi sono acordata:
Dimmi, che t' im piacere?
Madonna, a me nom piacie
Castella n monete:
Fatemi far la pacie

1 come le dica: Fin che son vivo, voto del diavolo!


aiutami; dopo morto, non mi curo d'altro. 7 Richiamarsi, vale Ripetere i propri

^ CosL il Cd. E intendo: Se non credi diritti, con lamento di loro violazione,
di morire, sei folle; e sei folle se a quanto Postulare iniuriarum. Ora dicono recla-
in terra, con V intelligenza, tua (per mare.
sentenza), credi trapassare (sovrastare). 8 Vi chiedo merc.
Il Nannucci e il Carducci hanno qui tra- 9 0 vale Poich, al solito, ovvero, E
passa; e intendono se per decreto di-
: dopo ci.
vino ogni cosa terrena deve morire. 10 In feudo, spiega il Nann. dal Frane:
3 CoVi gli Editori; il Cd. Ma tu. l Mo- en fief, da feum o fens, per feudum.
naci, serbando la lez. del Cd., pone un 11 Supplisci: Che giovare ecc.

interrogativo dopo terreni; e il senso 12 Di cuore, Provenz. coralment, co-


viene a essere il medesimo, come leg- mune tra gli Antichi.
gendo Stu (Se ti^; V. p. 91, n. 11). 13 Cio, Pregata con molte e valide pa-
4 Un dio in terra, - Terreni come Guer- role. Cos il Cod. Vat. (Ami tanto): gli
*
'ieri, Ingegni, per Guerriero, Ingegno. altri Edit. Tanto m'i.
:

5 Cio: Io allora non posso scampare 14 Cio, Ch'io sono ormai d'accordo teco.
da te. 15 Consonanza, che fece supporre al
6 come gli dica: Guarda bene, che, Nannucci che il Cd. avesse piacire; ma
non credendo all'altare, tu se' un de- cosi non era.
BRUNETTO LATINI. 93

Con quel che vi sapete.^


Questo adimando a vui
E facciovi fenita:
Donna siete di lui,^
Ed e] gli la mia vita.

Brunetto Latini.
(Nacque nel 1220?-1294?)

IL CAPITOLO II DEL TESOKETTO.*

Lo tesoro comenza.*
Al tempo che Fiorenza
Florio et fece frutto,^
S ch'ell'era del tutto
La donna ^ di Toscana,^
Ancora che ^ lontana
Ne fosse Tuna
parte,
Rimossain altra parte
^

(Quella de' Ghibellini)


Per guerra di vicini;^''

1 Cio, Con colui che sapete voi, con E Guittone d'Arezzo, che dice, pur di
Amore. Firenze, nella celebre canzone per la
2 Cio: Eia faccio finita con voi, Non rotta di Montaperti (Ahi lasso, or sta-
aggiungo altra parola. gion di doler tanto), st. 2 :

3 Cio Voi siete Signora di Amore.


.... ritenea modo
imperiale,
*
Seguo il testo dello Zannoni {Il Te- Acquistando per suo alto valore
soretio e il Tesoro di ser Br. Latini, Province e terre, presso e lunge, mante:
Firenze, Molini, 1824, pag. 11), e tengo E sembrava che far volesse impero,
S com Roma gi fece e leggiero
innanzi il Manuale del Nannucci cit. ;

Li era, che alcun no i potea star avante.


(Voi. I, pag. 430) e il 2^ fase, della cit.
Crestomazia del Monaci, dove sono i E nella Lett. XIV ai Fiorentini: " 0
primi capitoli del Tesoretto, secondo la reina delle citt, corte di dirittura, scuola
ricostituzione critica (fatta su 12 Cdd.) di sapienza, specchio 'di vita e forma di
del prof. Barthold Wiese. costumi, li cui figlioli erano regi, ri-
*
Comincia, Provenz., Comensa. guardo in ogni terra ecc.
5 II Guinicelli disse di Amore: Cos Dino Compagni, Cronaca, Lib. I:
" La detta citt di Firenze molto bene
Fiorisce e mena frutto.
popolata e generativa per la buona aria :

Qui, B. L. come
Guelfo, esalta lo stato cittadini ben costumati e le donne molto
di Firenze dopo la disfatta de' Ghibellini belle e adorne: i casamenti bellissimi,
(1250), e la instaurazione del nuovo go- piena di molte bisognevoli arti, oltre al-
verno (Ottobre del detto anno). l'altre citt d'Italia .
6 La Dominatrice. Lat. Domina. 8 Ancorch tuttoch.
7 Mi ricorda quel di Dante (Pr.,XVI, 9 Bandita, Cacciata.
130): Accenna qui alle terre toscane di
parte imperiale e specialmente a Siena,
A cosi riposato, a cos bello
che, collegatasi con Manfredi, dava aiuti
Viver di cittadini, a cos fida
Cittadinanza, a cosi dolce ostello
palesi ai fuorusciti di Firenze, onde fu
Maria mi di.... mandato Brunetto ambasciatore ad Al-
94 PARTE PRIMA.

Esso Comune saggio


Mifece suo messaggio ^
All'alto re di Spangna,-
Ch'or re della Mangna,
E la corona attende,
Se Dio non gliel contende;^
Ch gi sotto la luna *

Non truova persona


si
Che per gentil leugnaggio^
N per alto barnaggio/
Tanto degno ne fosse
Com'esto re Nanfosse.
E io presi compangna ^

E andai in Ispangnia,
E feci l'ambasciata
Che mi fue comandata.
E poi sanza sogiorno
Ripresi mio ritorno/^
Tanto che nel paese,
Di terra Navarrese,
Venendo per la calle
Del pian di Roncisvalle,

fonso X, gi eletto imperatore nel 1259. Lignage, che nasce da Ligne, nel signi-
Nota qui che anche il eh. traduttore ficatodi Discendenza ; significato che
del dotto lavoro del sig. Tbor Sundby ha pure la voce Linea nel Lat. e nel-
*
{Della Vita e Opere di Brunetto Latini, l'Italiano.
Firenze, 1884) riferendo questo principio Sincope
7 di Baronaggio, Provenz. :

del Tesoretto, pone virgola a Ghibellini e Baronatge.


due punti a vicini. La mia correzione , Cio, Alfonso. Pei; Vn premessa al
8
mi pare, necessaria. nome e incorporatavi nella scrittura, v.
1 Ci avvenne nel 1260, in cui (dice sopra p. 41, n. 1. Anche il Villani (Li-
il Malispini) " .... i Guelfi gli manda- bro VII, cap. 102), chiama questo Re
rono ambasciatori , per sommoverlo del Nanfus.
Paese, promettendogli grande aiuto, ac- 9 Compagnia: fognato 1'/^ come in Do-
ciocch favoreggiasse la parte Guelfa, e mino, per Dominio, Salro per Salario
l'ambasciatore fue ser Brunetto... e simili che trovammo tante volte. Si
2 Alfonso X, re di Castiglia. Da ritrova non solo in Dante {Inf., XXVI,
Allamagna, Allemagna, si fece Lama- 101), ma financo presso l'Ariosto {Ori.
gna e La Magna. Cfr. sopra, p. 35 e 57. fur., IV, st. 39), per verit, in rima. Il
3 Cio la corona, che in vero gli fu sig. Chabaille riferito dal Sundby (op.
contesa, essendo stato creato re de' Ko- cit., pag. 7) credette che si trattasse non
mani Rodolfo Conte di Habsburg, l'anno di compagnia ma di compagna, e cred si
1273. accennasse alla moglie di Brunetto, che
4 Cio, Nel mondo. Cos Dante, Inf., egli avrebbe allora sposata e portata
VII, 64: in Ispagna pel viaggetto della luna di
Che tutto l'oro ch' sotto la Luna....
miele !

10 Indugio. Cosi Dante. Purg., VII, 45,


5Persona consuona con Luna. Di que- Bel soggiorno, per Bel luogo da soffer-
ste rime false ve n'ha parecchie nel Te- marsi.
soretto. * Il Cod. Magliab., citato anche 11 Cio, 3Ii rimisi in cammino verso

dallo Zannoni (pag. 12, verso 18 in nota), la patria.


ha " Non si trova veruna Persona di le-
: anche Fra Guittone
12 11 calle, la via:

gnaggio ecc. us in femminino questa voce, che tut-


6 Legnaggio o Lignaggio, dal Frane. tora femminile nel dial. veneziano. Ora
BRUNETTO LATINI. 95

Incontrai uno scoiaio ^

Sovr'iin muletto baio,


Che venia da Bolongna;
E, sanza dir menzongna,
Molt'era savio e prode.
Ma lascio star le lode
Che sarebbono assai.
Io lo pur domandai ^

Novelle di Toscana,
In dolce lingua e piana.*
Ed e' cortesemente
Mi disse immantenente
Ch'e ^ Guelfi di Fiorenza,
Per mala provedenza ^

E per forza di guerra,^


( Eran fuor de la terra: ^
E '1 dannaggio ^ era forte
Di pregione e di morte.
Ed io, ponendo cura,^^
Tornai a la natura/"-
^*
Ch'audivi dir che tne
Ongn'om ch'ai mondo vne,
* Che nasce primamente
Al padre e al parente,
E poi al suo Comuno.^^

in Toscana fuor d'uso, (ma vive il de- amico mio, Leone Del Prete.
rivato Callaia), tuttoch anch'oggi no- 6 Provvidenza. Per aver mal provve-
misi Calimara (Calle mala) una via in duto.
antico mal abitata. 7 Ci fu nell'anno 1260 il 4 settem-
1 Scolaro, come Danaio per DanarOf bre, nella battaglia di Mont' Aperti.
Paio per Paro. ' Questa dell'incontro 8 Della citt; della patria; cio. In
con lo scolare e la notizia che il Poeta bando, Esuli.
dice aver da lui ricevuta, son da te- 9 Danno, Provenz. Dampnatge.*
nersi per finzioni poetiche. Egli stesso 10 Grave.
altrove ci dice che la battaglia di Mon- 11 Cio, Adoprando riflessione e dili-
t' Aperti ebbe luogo dopo fornita l'am- genza.
basciata. Cf. Sundby, op. cit., p. 9, e seg. i"2
Mi volsi alla natura. Cfr. pag. 81,
2 Le lodi. Da Loda, Lode, come da n. 6.
*
Lode, Lodi. 13 Udii, latinismo.
3 II pur interp. insolita fra il pron. 14 Tiene, (v. p. 82, n, 18), cio Domina.
^ il verbo. Domandai lui. Il sost. Tenere, era termine di dominio
4 Dante, Inf., II, 56: feudale.
15 Cos dice Brunetto nel lib. Ili, cap, 51
E cominciommi a dir soave e piana,
Con angelica voce in sua favella.
del Tesoro " Noi nasciamo prima a Dio,
:

poi a nostro paese e nostri parenti. L'uo-


^ E
per I scrissero gli Antichi, e ma- mo dee fare tutto suo podere per lo co-
lamente altri apostrofa questa voce, che mune profitto {Profitto dal Lat. Profe-
cos varrebbe JEJi o E i. Di questa voce ctus) di suo paese e di sua citt. Ed a
si fece il chiasso grande fra il Nannucci queste cose ci mena forza di natura e
e l'Arcangeli, accademico della Crusca. non forza di legge . Comuno per Comune
Ma da vedere come dottamente rin- si scrisse a quei tempi, e anche pi tardi,
novasse la questione il eh. e compianto e cos in poesia, come in prosa.
96 PAKTE PRIMA.

Ond'io non so nessuno ^

Ch'io volesse vedere


La mia cittade avere
Del tutto a la sua guisa,^
N che fosse divisa * ;

Ma tutti percomune *

Tirassero una fune


Di pace e di ben fare; ^

Chgi non pu scampare


Terra rotta di parte.^
Certo lo cor mi parte ^
Di cotanto dolore,
Pensando 'I grande onore

E la ricca potenza
Che suole ^ aver Fiorenza
Quasi nel mondo tutto.
Ond'io in tal corrotto^
Pensando a capo chino,
Perdei lo gran cammino,
E tenni a la traversa
D'una selva diversa.^ ^

1 Non conosco. All'es. del Cecchi, Dis- Ivi, il Fraticelli Via strana, inusi- :

simili, I, I, da aggiungere questo nel tata. E Frane, da Buti, ivi: Cio, Scon-
Vocabolario. cia e ria. Ricorda anche questi altri passi
2 Cio, Al suo arbitrio. Modo de' Pro- di Dante : Inf., 1, 2 :

venz. clie dicevano A vostra guitza, per


A vostra maniera.* E anche noi, ora, Mi ritrovai per una selva oscura,
diciamo, p. e., Voler tutto a suo modo.
3 Cio, vorrei mai vedere che fosse e Inf., XV, 49 :

divisa la mia citt.


Lass di sopra in la vita serena,
4 In comune. D'accordo. .... mi sman-ii 'n una valle.
5Cio, S'accordassero nel medesimo
sentimento, Tendessero ad un medesimo Al Latini si attribu anche il Pataffio
fine di pace e di bene, come quei che (probabile corruzione di Epitaffio; e fu
tirano tutti d'accordo una fune. Anche un'accozzaglia di riboboli fiorentini forse
il Pucci, nel Centiloquio, us pi volte talora furbeschi, che gi al tempo del
questa immagine. Varchi, in gran parte non s' intendevano
6 Cio, Terra lacerata da partiti. * pi. V. Ercolano, dubitaz. VI, p. 122 del-
7 Mi si parte, Mi si divide per dolor l'ediz. del Dal Rio. Firenze, 1846), poi
s grande. " Il verbo usato come neu- riconosciuto per opera di un burlone
tro passivo. Odo delle Colonne : fiorentino della famiglia dei Mannelli,
Lo cor mi fende e taglia.
del secolo XV. (V. Fr. Del Furia, Atti del-
l' Acc. della Crusca, voi. Il, e il Manuale
8 Unsolo Cd. ha Solea; che, per ve- del Nannucci cit., voi. I, pag. 474). Dal
rit, parrebbe qui lezione migliore. Nannucci tolgo il seguente frammento
^ Fianto, Dolore. Provenz. Corrotz. con le illustrazioni ch'egli raccolse del
10 Alla traversa, modo avv. che vale
Salvini, del Biscioni ecc. Cf., se ti piace,
A traverso. anche la cit. Planografia del eh. Sundby ;
11 Strana, Orribile. Dante, Inf., VI, 13: ma per questo non c' nulla di nuovo.
Cerbero fiera crudele e diversa,
Squasimodeo a) introcque fe) e a fusone e)
E Inf., VII, 105 :
Ne bai,ne hai, d) pilorcio, e) e con mattana: /)
Al can la tigna; g) egli un mazzamar-
Entrammo gi per une via diversa. [rone. h)
CHIARO DAVANZATI FIORENTINO. 97

Chiaro Davanzati fiorentino.*


(Fiori nella seconda met del sec. XIII)

LODA LA VIRT E LA BELLEZZA DELLA SUA DOISTNA.

La splendiente luce,' quando appare,


In ogni scura parte d chiarore ;

Cotant a di vertute il suo guardare.


Che sovra tutti gU altri '1 suo splendore.
Cos madonna mia face allegrare,
Mirando lei, chi avesse alcun dolore;
Adesso * lo fa in gioia ritornare,
Tanto sormonta e passa ^ il suo valore.
^
E l'altre donne fan di lei bandiera

La diffalta i) parecchi ad ana ad ana, j) due ore, e gni gni gni, non raccapezzava
A cafisso, fc) e a busso, l) e a. ramata: m) mai ne io n esso quel eh' ei volesse.
Tutto cotesto della petronciana. n)
Bituschio, Scraffo, e ben l'abbiam filata o)
r) Forte colpo di pugno. s) Colpo
A chiedere a balante p) e gniguignacca, q)
nel gozzo, o nella gola, a man chiusa
Punzone r) e sergozzone s) e la recchata. t) all' ins. t) Pugno nell'orecchio, ti-
ramento d'orecchia.
a) Per Dio, voce contadinesca. Il Sal- * Tengo presente il testo dato da Fran-

vini intende, scusimi Iddio, Salvo mi sia. cesco Massi nel Saggio di rime illustri
b) Intanto, dal Lat. inter hoc. usato etc. Roma, 1840, e quel del Nannucci
anche da Dante, nel canto XX
dell'In- {Man. cit., p. 206), e quel del Cod. Vat.
fermo ; S mi parlava, ed andavamo in- (v. Monaci, Crestomaz. cit., p. 253.
trocque.
c) In gran copia. d) Cio, 1 Cio, la luce del Sole. Il Massi e il

dei danari.
e) Oggi spilorcio, cio, Nannucci La risplendente.
avarissimo.
f) Cio, hai danari^ e 2 II Nannucci riferisce qui i seguenti
tanfi ne hai, che te ne vien la mattana. esempi :

Mattana noia prodotta dal non sapersi Bonaggiunta Uj'biciani :

che fare.
g) Proverbio, per significare Avete fatto come la lumera,
che ninno dee lamentarsi de' mali, che Che alle scure partite (parti) d splendore.
derivano dal suo medesimo naturale,
come nei cani la tigna.
h) Bbbo :
Meo Abbracciavacca;
Gli sta >ene che lo tormentino i danari, Come risprende in iscura partita
Cera di foco appresa.
giacch cos babbeo che non se ne sa
veder bene.
i) Mancanza, sproposito, Pannuccio dal Bagno :

bestialit.
j) In egual porzione: cio, Quasi chiarezza in pai?te scura
vai manipolando le tue bestialit, una Di foco chiaror rende.
non men grossa dell'altra. h) Alla
3 E qui lo stesso Nannucci Giovanni
disperata. l) In gran copia. m) In
:

Stefano :
abbondanza. Ramata pala di vinchi Qu'ab sa resplandor
per colpire gli uccelli al frugnuolo. Tud'autra clardor.
n) Petonciano, pi comunemente, me-
lanzana: cio, tutto cotesto effetto della Tud, vale Ottunde, Ammorza.
tua pazzia. Maestro Taddeo nel Novel-
4 Subito. V. p. 60, n. 3.

lino diceva, che chi continuamente man-


5 Supera e vince.
6 I Vocabolari recano: Far bandiera
giasse per nove d petonciano, divente-
di ricatto, per Vendicarsi. Nel nobile si-
rebbe matto. o) Abbiamo veramente
gnificato presente non ne recano es. Il
fatto assai a stuzzicare quest'uomo inet-
to ! Uomo inconcludente. q) Uo- Nannucci qui ci ricorda che anche Dante
p)
mo inetto. Volendosi significare l'inet-
da Maiano disse la donna sua
titudine di uno, si dice: e' mi fu intorno Bandiera delle donne innamorate.

Takghoni-Tozzetti, Ani. della poesia ital. 7


98 PAETE PEIMA.

Imperadrice d'ogni costumanza,


Perch di tutte quante la lumiera/
.

E li pintor la miran per usanza,

Per trare asempro di s bella cera,^


Per farne a Taltre genti dimostranza.

Del medesimo

A FIRENZE.

Ai dolze e gaja terra fiorentina !

Fontana di valore e di piagenza,''


Fior de Taltre,* Fiorenza !

Qualunque pi saver ti ten reina.


Formata fue di Roma tua semenza,
E da Dio solo data la dotrina.
Che per lucie divina
Lo re Fiorin ci spese sua potenza.^
Ed ebbe im sua seguenza
Conti e marchesi, prencipi e baroni
Gientil d'altre rasgioni ;
*^

Ciesati fuor ^ d'orgolglio e villania.


^
Miser lor baronia
A ci che fossi de l'altre magiore.
Come fostiordinata primamente
Da seibaron, che pi aveano d'altura,
E ciaschun pose chura

1 Arrigo Baldonasco : e per l'addolcimento del c, p. 66, n. 3.


S che date lumera 4 Delle altre terre, o citt. Per Fiore,
Alle donne, e valore.* V. p. 62, n. 19.
Simili lodi poi s'incontrano spessissimo 5 Fu vanto dei Fiorentini d'allora d'es-
nei Provenzali e nei nostri; il Guini- ser discendenti dei Romani, e che Ce-
celli dir che la sua donna gli par la sare avesse dato il nome alla citt loro,
pi, gente (gentile); il Cavalcanti le dir: in memoria del pretore e senatore Fio-
di tutte siete la migliore ; Dante poi, an- rino, primo stanziatosi col campo su
che piii avvicinandosi al Nostro, dir quella riva dell'Arno e mortovi combat-
che Ciascuna per lei riceve onore, ecc. tendo contro Catilina, e intorno al quale
Fra' Provenzali, G. Figueiras la dir, meil- molto si favoleggi nei secoli XIII e XIV.
lor de las meillors ; Perdigon La meillor : Cfr. anche Dante Inf., XV, 73 sgg.
....del mon eia bello ^re (pili bella), ecc. 6 Quasi nobili d'altri titoli. Ragione
2 Bel sembiante. * V. p. 59, n. 15. per Specie fu comunissimo nei primi se-
* Seguo Cod. Vat. 3793, come
la lez. del coli delle nostre lettere.
la riferisce nella cit. Crestomazia (p. 259) 7 Cessati fuori, ha qui senso di spogli,

il prof. E. Monaci. privi, liberi di etc.


3 Di piacere, o meglio di tutto quello 8 Cio, Posero il vanto della loro no-

cTie d 0 pu dar piacere. Cfr. p. 61, n. 13, bilt, nel far s che etc.
CHIAKO DAVANZATI FIORENTINO. 99
Ver sua parte com fosse pi piaciente.^
Da san Giovanni avesti sua figura,'^
I be' costumi dal fior de la giente,
Da savi il convenente/
Ini pianeta di Leo pi sichura/.
Di villania fuor pura,
Di piacimento e di valore orata,
In sana aira ^ e in gioja formata,
Dilletto d'ogni bene ed abondosa,
Gientile ed amorosa
Imperadricie d'ongni cortesia.^
Ai me, Fiorenza, che rimembrare
Lo grande stato e la tua franchitate,^
Co detta, eh' in viltate
Disposta ^ ed abassata, ed ini penare
Somessa, e sottoposta im fedaltate
Per li tuoi filgli collo rio portare,^
Che, per nom perdonare
L'uno l'altro, t'n messa in basitate!
Ai me ! lassa, dov' lo savere
E lo presgio e
'1 valore e la francheza,
La tua gran gientileza?
Credo che dorme e giace in mala parte.
Chi 'm prima disse parte,^^
Fra li tuo' filgli, tormentato sia.
Fiorenza, nom posso dire che se' sfiorita/^
N ragionar che 'n te sia cortisia;
1 Spiega COSI la divisione, che allora Dante fa fare a Gacciaguida nel XV del
vigeva, della citt di Firenze in sei se- Paradiso.
stieri, che erano quelli di Borgo (ss. Apo- 8 Ofr. p. 56, n. 9.
stoli), di S. Brancazio, di S. Piero Sche- 9 Quasi Deposta, posta gi.
raggio, di porta S. Piero, di porta di 10 Crederei che il poeta avesse formato
Duomo, e d'Oltrarno. questa parola piuttosto pensando all'ag-
2 S. Giovanni Batista fu ed il Santo gettivo latino foedus (vituperevole), che
patrono della citt di Firenze e la sua
; alla simile parola volgare fedelt.
protezione ha da esser qui significata, 11 Dai tuoi figli, pei loro mali porta-
pur in modo non troppo perspicuo. menti.
3 Si chiamarono Savi cittadini chia- 12 II Monaci {Crestom. cit.,
p. 257) se-
mati a dar consiglio ai reggitori delle gna virgola qui; a me parso neces-
nostre repubbliche. Il convenente, Le de- sario porla invece a mezzo il verso se-
liberazioni opportune. guente.
4 Resa pi sicura dall'essere stata 13 Qui nel senso di divisione, fazione.
fondata sotto la costellazione del Leone, 14 Sic. Ne basta fare il troncamento
onde credevano piovessero influssi di dir, per dare al verso la sua giusta mi-
fortezza. sura. Se non fosse il N del verso se-
5 Cio, Onrata, onorata. guente, parrebbe meglio, anche pel sen-
6 Forma arcaica non frequente accan- so, sopprimere qui il non. Ma forse il
to ad aere; e si trova anche ire. poeta scrisse Fiorenza, non po' dir che
:

7 Si pu confrontare questa ruvida se' -fiorita. Pel ravvicinamento parono-


ma calda esaltazione dell'antica Firenze, mastico del nome di Fiorenza e del verbo
con quella di ben altra bellezza, che fiorire, cfr. Dante Par., XVI, 111.
100 PAKTE PRIMA.

Ch chi nom s'aomilia/


Gi sua bont non puofce esser gradita.
Nom se' pi tua n i la sengnoria,
Anzi se' disorata ed aiinita ^

Ed i perduta vita; ^

Ch messa t' ciascuno in schiavonia. *

Da l'un tuo filglio due volte donata,


Per l'altro consumare e dar dolore,
E per l'altro a sengnore
Se' oramai, e doneralgli il fio/
Non vale chiedere a Dio
Per te merz, Fiorenze dolorosa.
K moltiprichato ^ in tua statura
Asto, envidia, noja e strugimento,
Orgolglioso talento,
Avariza, pigreza e losura;''
E ciaschuDO che 'n te pemsamento.
Estudia sempre di volere usura;
Di Dio nonn n paura.
Ma sieguen sempre disiar tormenti.^
Li picioli, i mezani e li magiori
Anno altro in cor, che nom mostran di fora.
Per contrado^ lavora.
Onde 1 sengnore Idio pien di pietate
Per sua nobilitate
Ti riconduca a la veracie via.^^
V. sopra, p. 85, n. 5; p. 88, ii. 8.
1 Ma '1 desir cieco e' ucontr' al suo ben fermo

Disonorata (cfr. sopra, p. 99, n. 5), S' poi tanto ingegnato.


Ch'ai corpo sano lia procurato scabbia.
e svergognata (cfr. il francese honnir,
d'onde anche honte, vergogna, onta). 9 Contrario. Opera al contrario di
3 Conduci vita pessima. Ferduta in q. quanto hai fatto fin qui. D
Petrarca
senso si dice anc'ora; ed il lat. pev- (canz. cit., st. 7):
ditus.
4 In iscliiavit. Giuoco di parole, che
E quel che 'u altrui pena
Tempo si spende, in qualche atto pi degna
mi sembra non troppo opportuno in ar- 0 di mano o d' ingegno,
gomento cosi grave e in tanto calore di In qualche bella lode,
sentimento. Pi al suo luogo era presso In qualche onesto studio &i converta.
i poeti burleschi dire in Piccurdiu per
10 Generosit, grazia. Dante ( F.iV.,VII);
significare le forche.
5 Per fio, v. sopra p. 92, n. 10. Vuol Amor, non gi per mia poca bontate,
dire: dall'un dei tuoi figli (intendi dai Ma per sua nobiltate,
Mi pose in vita si dolce e soave,
Ghibellini) data prima in soggezion de-
Ch' i' mi sentia etc.
gli Svevi, per opprimere l'altro (i Guelfi) ;

poi dai Guelfi (per l'altro) data in sog- 11 Riferita questa canzone, per dar
gezione di Carlo d'Angi, per opprimere saggio di quella fra la poesia predantesca
i Ghibellini. che non fu d'amore, mi par bene dare
6 Ferch nel tuo stato son moltipli- un piccolo saggio anche delle tenzoni
cate, accresciute le feroci e colpevoli poetiche, cui dettero argomento i fatti
passioni, che poi s'enumerano. politici del secolo XIII, specialmente fra
7 Avarizia, pigrizia e lussuria. 1 seguaci di Guittone d'Arezzo, che forse

8 Rammenta quel del Petrarca (canz. per il primo aveva preso argomento a
XVI, st. 3): cantare in volgare italiano dalle sven-
CHIARO DAVANZATI FIORENTINO. 101
ture della sua parte politica, nella ce- Ori.anuuccio.
lebre canzone Ahi lasso! or stagion di O tu, che xe' errante cavaliero, (a)
doler tanto, scritta dopo la rotta toccata De l'arme fero e de la mente sagio,
dai guelfi fiorentini a Montaperti (1260): Cavalca piano e dicierotti il vero
incruenti combattimenti di penna, che Di ci ch'io spero e la cieiteza iud'aglo. (b)
furono o preludio o epilogo di ben altri U' nuovo re vedrai a lo scachiero
Col buon guerero che tant'a vasallagio (c)
combattimenti, sia di picche o di spade Ciaschun per s vor essere impero.
;

sui campi, sia di voti, di confische, di Ma lo pemzejo non ser


di paragio. (d)
nei palagi dove si ra-
esilii, di confini, Ed aver intra lor fera batalglia,
dunava la parte vittoriosa. Scelgo que- E fia seni falglia (e) tal che molta gente
Sar dolente, chi che n'abia gioja.
sta del ghibellino Orlanduccio orafo col
E manti (/) buon distrier coverti a malglia
guelfo Pallamidesse di Bellendote del In quella talglia (gr) saran per uejente;
Perfetto (Da Le anf. rime volg. del Cod. Qual fia perdente alor conveu che moja.
Vai. 3793, n. DOXCVIII, DCXCIX), che
certamente del 1267, quando la venuta Risposta di Pallamidesse.
di Corradino di Svevia a Verona faceva Poi il nome c'i (70 ti fail coragio altero,
risorgere le speranze dei Ghibellini fiac- Pur mester c'aspetti stormo magio; (t)
cate l'anno innanzi per la rotta di Be- (E) per speri ch'un nuovo re straner
nevento. Potr pure vedersi qui come Al Batastero (0 vengna a gran barnagio.
si solesse, per lo pi, nelle tenzoni ri-
Or lega un'altra faccia del Saltero ;

Se senno 'ntero, nom far tal viagio


spondere per le medesime rime, e si po- De la batalglia col campion san Piero (w)
;

tr anche avere un'idea degli artifizi me- Om di suo stero (u) n' levato sagio.
trici, di cui fguittoniani si compiacquero, Ma s'elgli avien ca pur al campo salglia
specialmente con l'uso delle rime al Mai di travalglia nom sar pendente,
Se Dio comsente, a vincler la Mongioja. (o)
mezzo, per quanto se ne abbia qui un
Che Carlo credo (p) ca sua spada gli valgila,
esempio molto teinperato, fiacche arri- E cb'a Dio calglia si che sia vinciente
varono a ficcarne fin treper ciascun verso: E di presente conquider chi lo 'nodia.

(a) Scherza sul nome di Pallamidesse (Palamede) che era stato d'un cavaliere dei celebrati
ael ciclo brettone. Sagio, agio etc. secondo una grafia arcaica, per saggio, aggio, etc.
(b) Ne ho. Cfr. p. 36, n. 21, 23.
(c) Evidentemente, Carlo d'Angi e Corradino. Il primo chiama un nuovo re, perch tale di-
venuto pel recente acquisto del Reame. Allo scacchiero, cio l'uno di fronte all'altro sul campo
'di battaglia.
(d) Ciascuno vorr che l'impero sia suo; ma non penseranno ad accordi n a patti (paragrgrzo).
Per le sillabe sovrabbondanti in questo ed in altri versi, v. p. 87, n. 8.
Ce) Senza fallo. V. sopi'a, p. 40, n. 25.
(/) Molti. Anc'ora, nel francese maini. Gruittone, nella canz. Ahi lasso, or stagion (st. 6):

Monete mante e gran gioi presentate


Ai Conti e agli liberti etc.
Mischia.
(g)
{h) Cio Orlando. Risponde allo scherzo iniziale di Orlanduccio. Coragio (v. n. a) Cuore. Cfr.
sopra, p. 62, n. 11. Per Poi, v. p. 35, n. 15; p. 68, n. 4, etc.
(i) Maggio per maggiore (cfr. presso Ciullo d'Alcamo trato per traditore) fu d'uso comune a
Firenze (v. p. es. Dante, Tnf., VI, 48) tanto che vi rimane ancora nel nome d'un'antica strada.
(0 Forse a Firenze? E sarebbe sineddoche. A gran harnagio: forse con (prov. ab) gran ba-
ronia, (cfr. p. 94, n. 7), con gran seguito di baroni; che risponderebbe al buon signor che tanto
ha vassallagio.Yei'o che il G-rion che pubblic questa tenzone in nota alla sua pubbl. del Mare
amoroso di Brunetto Latini (in Propugnatore, I, p. 595-6) scrisse battastero con iniziale minuscola,
e spieg " dal provenzale batestal, disputa .
:

(w) Cio con Carlo d'Angi, campione di S. Pietro, cio della Chiesa di Roma.
(n) Credo significhi stelo; caso di rotacismo, voluto forse dalla rima; e che nei due versi si
alluda alla battaglia di Benevento, cos: Di quel che sia il combattere col campione di S.Pietro
n' ha gi fatto saggio un uomo della sua schiatta (Manfredi). Il Grion lesso siero che spieg sire,
non saprei con che fondamento, e neppure con che vantaggio del senso tanto pi che poi, scam-
;

biando un t con un'r leggeva nalevaro saggio, che correggeva, come metatesi plebea, in navalero
saggio 1

(o) Ma se avviene che Corradino combatta, non ne sar, se Dio vuole, punto incerta la vit-
_

toria degli Angioini (dei quali noto che era il grido di guerra Montjoie, chevalier).
(p) Forse da leggere ere' e al v. 14 presen'.
102 PARTE PRIMA.

Guido OuinicellL*
(1225P-1276)

COME SI DESTI L'AMORE.

Al cor gentil ripara sempre Amore, ^

Com'a la selva augello in la verdura ;


^

N f amore avanti ^ gentil core,


N gentil core avanti Amor Natura:*
Ch'adesso che ^ fo ^ il Sole,
Si tosto lo splendore fo lucente ^ ;

N fo avanti il Sole: ^
E prende Amore in gentilezza loco ^
Cosi propiamente,

* Seguo la lezione offerta da Tommaso N fe Amor innauti gentil core,


Casini {Le rime de' Poeti Bolognesi del N gentil cor nanti d'Amor Natura,

sec. XJII. Bologna, Romagnoli 1881);


Il eh. D'Ancona nella sua Ricostitu-
ma mi valgo anche del testo dei Nan- zione:
nucci. {Man. cit., pag. 33). Consulto pure
il bel lavoro del eh. prof. D'Ancona, Ne f Amore ant che gentil core,

Canz. di G. G. secondo la lez. del Cod. N gentil core auti che amor. Natura.

Vat. 3793, con raffronti ecc. Bologna, Intendi: IJh vi fu Amore prima che vi
1887. Tengo cos innanzi l'altro testo fosse un cuor gentile, n Natura cre un
dato dal Casini, del Cod. Laur. Red. 9, cuor gentile avutici che creasse Amore.
pag. 144, 41. Lo cito al solito: T. C. Il Poliziano {Risp. contin.. Vili, 121):
1 Si ripara, Si ricovera, Trova suo
Amor non vien se non da gentilezza,
loco. T. C: repara. N gentilezza regna senz'Amore.
2 II Nannucci pone:
Aggiungo col eh. D'Ancona questo es.
Siccome augello in selva alla verdura;
di Lapo degli liberti:
T. C. Come la selva... a la... Gentil mia donna, la virt d'amore,
Il Petrarca (son. CXXXH): Che per grazia discende,
In cuore uman, se lo trova gentile...
Amor che solo i cuor leggiadri invesca.
5 Cosi legge il Casini col Vat. 3793 e col
Il Poliziano, riferito dal Nannucci :
Laur. Ked. Gli altri Adesso rom fu. Pel
E tu pur suoli al cor gentile, Amore, significato, v. p. 60, n. 3.
Riparar come augello alla verdura. 6 Fu, Voce viva in moki dialetti. An-
che i Provenz. e gli Antichi Spagnoli,
Ed, ivi,
il Carducci: Fior di viriti: Fo. Il D'Ancona, loc. cit.: Che fue, e
""EU bene che cos continovo, ripara cos nel verso seguente.
in ciascheduno cuore gentile, come fanno 7 Cio, Cos, Con uguale sollecitudine,
verdura della selva
gli uccelli alla . ad un tempo fu creata la luce.
Guido stesso, poi: S Cio: JV ci fu prima che il Sole

Fuoco d'amore in gentil cor s'apprende.. fosse. T. C: ne fu avantel sole.


Amore in gentil cor prende rivera... 9 Bonagiunta Urbiciani, riferito dal
Nannucci:
E Dante, per non dir d'altri:
Quando gli appar, Amor prende suo loco,
Amor e cor gentil sono una cosa... Sendo deliberato ; non dimora
Amor che a cor gentil ratto s'apprende. In cor che sia di gentilezza fora.

3 Prima che. T. C. avante. 10Per Propriamente, come anche oggi


4 II Cod. Magliahechiano 1028, VII: il Popolo Propio per Proprio.
GUIDO GUINICELLI. 103

Como calore in clarit di foco.


^ ^

Foco d'Amore in gentil cor s'apprende,


Como vertute in pietra preziosa,^
Che dalla stella valor non discende,
Avanti '1 Sol la faccia gentil cosa * :

Poi che n'ha tratto fnore,


Per soa forza, lo Sol ci che li ^ vile,^
La Stella i' d valore;
Cosi lo cor ch' fatto da Natura
Eletto, pur, gentile/
Donna, a guisa di stella, lo inamura.^
Amor per tal ragion ^ sta in cor gentile
Per qual lo foco in cima del doppiero :

Splende, a lo suo diletto, chiar, sottile


Non li staria altrimenti, tant' fero!

1 Come, dal Lat. Quomodo. Gli altri costituzione. Le varianti ch'ei


riferisce
Edit. Come, e cos T. C. son queste Alsetto, Schietto, Eslecto,
: E
2 Seguo il Nannucci e molti Codici. Il lieto, Afecto, Aflecto ed altre ne porta
:

Casini col solo Vat. 3793: Clarore; ma il Casini {Rime de' p. h., p. 258), che per
le ragioni della sua scelta non mi paiono brevit tralascio. Ma seguo il testo di
troppo convincenti. Pure, anche il D'An- quest' ultimo pensando che anche al
,

cona: Chiarore. Io qui intendo: L'Amore D'Ancona quello Schietto, non parve
s'unifica al cor gentile, come il calore allo schietta farina. V. loc. cit. pag. 20. T. C:
splendore della fiamma. T. C: chalore. esleito.
3 Dante, riferito qui dal Nannucci, nel 8 Intendi Poich Natura ha fatto un
:

Convito, Tratt. IV, cap. XX: " Le cose cuor gentile, la donna vi ispira l'amore,
convengono essere disposte alli loro a- cos come avendo il Sole purificato la
genti, e ricercare li loro atti; onde se pietra preziosa, le stelle le infondono
l'anima imperfettamente posta, non particolari virt. E Innamura anche G.
disposta a ricevere questa benedetta e delle Colonne, come tutti i Siciliani:
divina infusione: siccome se una pietra
margherita male disposta, ovvero im- Pi folle quello che pi s' innamura.
perfetta, la virt celestiale ricevere non E ora il D'Ancona: Di
tutta quanta
pu, siccome disse quel nobile Guido la teorica qtti esposta dal G. si trova fre-
GuinicelH ecc. V. Anche neV Acerba quente menzione nella lirica erotica del
di C. d'Ascoli, lib. Ili, cap. 2. Ne il Boc- tempo, e l'identit di Amore e Gentil ezza
caccio, pi tardi, dovette trovar tutti il postulato comune di tutti gli addetti
concordi nel ridere addosso a Calandrino. alla novella scuola poetica.
V. i Trattati delle virt delle pietre, da 9 Per tal, che ha il suo relativo nel
me pubblicati in Livorno pel Vigo, nel verso seguente in Per quale, Tale
1871. V. anche nel Sacchetti: Opere di- quale.... Per tal ragione vale: Per tal
verse; e il Tesoro del Latini, e il Sidrac, modo, per tal legge o simile. Cfr. sopra,
e Eistoro di Arezzo, (Comp. del Mondo)
p. 98, n. 6.
al lib. VII, e Vili, e Alberto Magno {de Basso lat. Duplerius
10 Torcia di cera:
Mineralihus, lib. V), e specialmente al Torcia di pi candele unite in una.
tratt. II, del lib. II. Dante, Par., XXVIII, 4 ;

4 II D'Ancona:
Come in ispecchio fiamma di doppiere.
Anzi che '1 Sol la faccia gentil cosa;
Oggi vale anche Candelabro. T. C. dop-
T. C. conforme al Cod. Vat. cit. prero. Il Casini non pose qui alcun se-
a Le, A
lei, In lei e, cosi i, nel verso gno d'interpunzione. Non mi sembra
seguente, per a lei. T. C. glie. necessario allontanarmi dalla interpun-
6 Cio, Ignobile, Impuro. zione di tutti gli altri editori.
7 II Nannucci :
11 A piacer suo. Cio Amore splende, :

a piacer suo, chiaro e puro (sottile) nel


Schietto puro e gentile....
cuor gentile. T. C. alsu. :

Cos anche il eh. D'Ancona, nella Ri- 12 Non starebbe a lui. Non rimarrebbe
104 PARTE PRIMA.

Per prava Natura


^

Kincontra Amor, come fa l'acqua il foco


Caldo, per la freddura,-
Amor in gentil cor prende rivera
Per so * consimil loco,^
Com'adams del ferro in la ^ miner.^
Fere ^ fango tutto '1 giorno:
lo Sole il

Vile riman;^ n 1 Sol perde calore/"


Dice om altier:
Gentil per schiatta torno: ^

Lui sembra 'I fango, e '1 Sol gentil valore;*'


Che non d dare om fede,
Che gentilezza sia for di coraggio^*
In degnit di rede,*^
Se da vertute non ha gentil core:
Com'acqua porta raggio/
E '1 Ciel riten le stelle e lo splendore.^^
Splende in la intelligenza de lo Cielo
Deo Creator, pi ch'a nostri occhi '1 Sole :

in Altrimenti^ cio, se il cuore non


lui. tura. * Io leggo tutte cose ingegnosis-
avesse le condizioni volute. So che simo e freddissime.
Non altrimenti vale anche Un non nulla, 9 Intendi Il fango rimane vii cosa.
:

Quasi nulla; ma non comprendo che 10 Cio N perci scema nel Sole il
:

senso se ne ricaverebbe. T. C. tiolli ste- pregio della sua virt, del suo calore.
realtra guiza. T. C. : colore.
1 IINannucci Cos. :
11 Uomo : dal Lat. Homo, anche i Pro-
2 Vuol dire Cuor nemico
: di gentilez- venzali Om, Ome, Home, On. T. C. Di- :

za (prava natura) contrasta ad Amore, se om.


cos come, per la freddura sua, contrasta 12 Cio, Mi faccio nobile per la mia
l'acqua col caldo fuoco. Freddura, pi prosapia.
che Freddo. Ma in tutto questo bisticcio 13 Egli, l'uomo altero, somiglia il fan-
ingegnoso d'affetto non c' dramma. go ; il Sole somiglia il nobile valore. E
T. C. corno fa laigua il foco, lo caldo per
: intenderai Come il fango, tostoch illu-
:

freddura. strato dal Sole, (il quale per ci nulla


3 Riviera; cosi Manra per Maniera, perde del valor suo) riman fango; cos
Primera per Primiera, Miner per Mi- l'uomo altero rimane qual , cio vile; e
niera e simili spesso gli Antichi. (Cfr. sia di che schiatta vuole.
sopra, p. 79, n. 3. Prender riviera, in fi- 14 Intendi: Indipendente dal cuore,
gura, vale Giungere a perfetto e sicuro dall'animo...
compimento, ed lo stesso che Prender 15 In dignit di eredi. Altri intese, di
porto. Manca al Dizionario. Re, ma penso col Casini, che questo
4 So, To, come 3Io, Ma, Ta, per Suo, accenno all'autorit regia, non avrebbe
Tuo, Mio, Mia, Tua, dissero gli Antichi, che fare col ragionamento del Poeta, che
ed anche oggi il Volgo. Anche i Pro- parla di nobilt di sangue contrapposta
venz. Mos, Ma, Tos, Ta, Sos, Sa. Vedi alla gentilezza del cuore.
Nannucci. Atalisi critica de' Verbi ecc., 16 Cio, Se per virt sua propria. T. C. :

p. 428, n. 1. Senvertute none.


5 Cio, Per luogo a s conforme, adatto. 17 11 Nannucci pone: ei, a meglio ri-
6 Nella. Provenz. e Spagn. En la. *
presentare l'uomo altero.
7 c' errore, forse, ch nelle mi-
Qui 18 Cio Non pt^'ofondamente, solo alla

niere aurifere, non in quelle del ferro, superficie.


si trova il diamante. T. C: comol dia- 19 Intendi: E il cielo serba per s ogni
mante loco, chadde (c de) lo ferro tene sua virt.
lamainera. 20 Significa: Dio si manifesta luminosa-
Ferisce. Il Poeta perde qui di vista
8 mente, splendidamente agli Angeli motori
l'Amore e si solleva con altre compa- intelligenti dei cieli (cfr. Dante Canz.l:
razioni a concetti morali di diversa na- Voi che, intendendo, il terzo ciel me-
GUIDO GUINICELLI. 105
Quella^ 'ntende- '1 so Fattor oltra '1
velo;'
Lo Ciel volgendo,* a Ini ubbidir tole,^
E consegae ^ al primiero
Del giusto Deo beato compimento :
^

Cosi dar dovria il vero


La bella donna, che negli occhi splende.^
De '1 so gentil talento/*^
A amar da lei mai non disprende.
chi
Deo me dir, che presumisti?
Donna, ^
Siando^* Tanima mia a Lui davanti:
Lo Ciel passasti e fino a me venisti,
E desti, in vano amor, me per sembianti:

vete; con tutto il tratt. II del Convito, XXI, 64. Nota come nel Nostro giovi a
e Inf., VII, 73 sgg. e Par., passim) pi far pi puro il valor della voce, l'epiteto
che non fa((cia il Sole agli occhi nostri. di Gentile.
Nota la bellezza del principio di questa 11 Seguo in tutto questo verso la le-
strofa, T. C. Risprenda lantelUgenza....
: zione del^ Nannucci, che mi pare renda
deocriator pio... senso pi strettamente congiunto col
1 La intelligenza del Cielo, l'Angelo. resto della strofa. La quale nel testo dato
2 Comprende ed ama. dal Casini si chiude come con sentenza
3 Cio: Palesemente, Immediatamente. staccata, cos:
I Codici dan poco aiuto a stabilire una
Che mai da lei ubidir non si disprende.
lezione soddisfacente di questo verso,
e il Casini stesso si accontenta alla E lo stesso Casini nel T. C.
chedalei :

proposta del Nannucci e del D'Ancona. ubidire mai nosi disprende.


T. C. legge cos: Quella lintendi suoi Disprendere, Provenz., Desaprendre.
fattor lo cielo, locel vogliendo allui tibi- Cio, Disapprendere, Disimparare, for-
dir sivole, e segue, sempre pi errato. mato dalla partic. dis, e Prendere, per
4 Guidando. Apprendere. Cosi il Kannucci, e lo segue
5 Toglie Cio, Si elegge, Prende ad ub- il Vannucci {Fior, dei lir. d'It., Poligra-
bidire lui. fia ital. 1846, pag. 109, se son di lui le
6 Consegue, Raggiunge, Ottiene. L'usa note a quella scelta): ma i Provenz. usa-
anche Dante in simile argomento: Inf., ron questo verbo e l'astratto Desampa-
VII, 90: ranza, anche per Abbandonare, Cessare,
Le sue {della Fortuna) permutazion non Lasciare in abbandono ecc.: onde forse
[hanno triegue, da intendere A colui che mai non cessa
:

Necessit la fa esser veloce ; dall'amare o dall'obbedir lei... E ubbidire,


S spesso vien chi vicenda consegue.
hanno molti Codici, e anche T. C, come
7 Al primero, (Primiero), nlodo avv., sopra vedesti.
che YRe Primieramente : cosi, Alla pri- 12 Ammira la bellezza di questa strofa,
miera, vale alla prima, Di subito. e il passaggio arditamente lirico, ilfe per
8 Compimento beato; cio, Piena bea- Mi, spesso negli Antichi. T. C: mi.
titudine del giusto Dio. 13 Da Presumire per Presumere, anche
9 Intendi: Come Iddio si addimostra il Villani, Presumito.

alle Intelligenze del Cielo,


che l'obbedi- 14 Altri sendo; quella dei Cdd. forma
scono e lo fanno
beato, cos la bella arcaica, ma dello stesso significato.
donna dagli splendenti occhi, dovrebbe 15 Sorpassasti, superasti. Intendi Ar- :

mostrare palese la verit (dar dovria il disti innalzarti, con la mente tua oltre
vero) del suo affetto (gentil talento.) nei cieli. Anche i Provenz. usarono il
Ferma qui la mente, perch questa com- verbo Passar, per Sorpassare. E B. La-
parazione finger il Poeta essergli rim- tini, Tes. II, 43: Lo sole sopra la terra,
proverata poi da Dio nella bellissima ul- che passa tutti li altri lumi. Cos nel
tima strofa, Pecorone, G. IX, n. 2, " ... i confetti ^jas-
10 Vale qui. Inclinazione passionata, co- savano le stelle . Nel dialetto lombardo
me in Dante: Inf., V, 39. Vargar in questo senso.
Che la ragion sommettono al talento.
16 II Nannucci intende : E
non ponesti
amore in me, ma in colei ch'io feci al
E, in significato pi alto, nel Purg., mio sembiante; cangiasti la figura col
106 PARTE PEI3IA.

A me convien la laude ^
E a la Reina del reame degno/^
Per cui cessa ogni fraude ^ !

Dir li potr; '


Tenea ^ d'Angel sembianza
Che fosse del to regno; ^
Non fea^ fallo ^ s'eo li posi amanza! ^
figurato, in somma, me Creatore per co- riferite dal D'Ancona
e dal Casini: Non
lei, creatura. Non mi pare esatto: io in- me fue: Non mi
fu: Non me fo sembrano
tendo cosi: E in materia di un vano confortare la lezione Non fea (Io non
amore recasti (desti) me per confronto; faceva, non feci) bench l'altra (che
;

quasi dicesse, per simbolo, per para- viene a dire Non mi sia imputato a colpa)
gone: e in questo senso usarono anche possa, nel suo tono supplichevole, pa-
i Provenz. Semblans. In somma, dir rere pi conveniente in quel dialogo
anch' io il Poeta si fnge che Dio rim-
:
dell'anima con Dio.
proverer l'anima sua, perch e' lo ado- 8 Colpa, Peccato. Anche Falla si disse,
pr per confronto con cosa mortale. e i Provenz. Falha, Failha e Falhensa,
1 Lode. Seguo in questo verso il Nan-
Fallanza, anche Dante, Par., XXVII, 32.
nucci: il Casini, che pur reca varianti 9 S'io presi ad amarla, Se posi amore
concordi alla lez. nostra, legge: in lei. Il Petrarca (canz. XII, st. 3):
Ch'a me conven le laude.
Posi '1 mio amor, ch'i' sento or s infiammato.
Lo stesso Casini nel T. C: Ame con-
vene laude ealareina dereiame degnio E Bonaccorso da Montemagno certo ri-
per cui cesognie fraude. cordava il Nostro:
2 Del Paradiso. Anche Dante, Par.,
XXXn, 52: A lei mi volsi; e se '1 Maestro santo
Si lucente la f, or non si sdegni
Dentro all'ampiezza d questo reame. Ch'i' rimirassi allor cosa s degna.

3 Frode. Il Petrarca alla Vergine (canz. Amanza., come vedemmo altrove, tanto
XXIX, st. 2) :
valse Amore, che Donna amata. E, per
O saldo scudo de l'afflitte genti finire,vuol conoscere il Lettore cortese
Contr' a' colpi di morte e di fortuna. come i Dotti spesso si siano curati di
fare intendere il gran bolognese? Stia
4 Nota risposta piena di sentimento. a sentire il Perticar i Piena di una dol-
:

5 Cio, Aveva sembiante angelico. Te- cezza la fine di questa Canzone, ove
nere, ^qv Partecipare 0 simile, dell'uso, al Poeta entra nell'immagine di volare
ed anche in Dante. Inf., XV, 61 : al Cielo. (Non il Poeta, ma l'anima sua,
E (il popolo fiorentino)tiene ancor del dopo la morte!), e di vedervi Dio che
[monte e del macigno. gli chiede ragione, perch in vece di
amar lui, amasse quaggi la fanciulla, .
6 Del Paradiso. Dante, Inf., I, 127: E di tutto questo non c' segno: sol-
(Dio) In tutte parti impera e quivi regge. tanto il Poeta immagina che Dio rimpro-
verer l'anima sua d'averlo (nel fine
T. C. delsu regnio. della strofa precedente) paragonato a
Cos il Casini. Il Nannucci: Noti mi sie una femmina, e d'averla esaltata troppo.
(accolto, in difetto di meglio, anche dal Per finisce egregiamente il Critico, di-
D'Ancona), antica terminazione per Sia. cendo E
il rispondere che esso Poeta
:

V. Nannucci, crii, ecc., pag. 253. fa a Dio, molto ardita e amorosa


ivi
Ma, per verit, anche le altre varianti, cosa ad udire .
GUIDO GUINICELLI, 107

Del medesimo*

AMORE, CHE COSA SIA.

Con gran disio ^ pensando luDgamente


Amor che cosa sia,
E donde, e corno prende movimento,-
Diliberar me pare ^ infra la mente,^
Per una cotal via,^
^
Che per tre cose ^ sente ^ compimento ;

Ancorch' fallimento ^
Yolendo ragionare
Di cos grande affare,
Ma
scusami, che eo s fortemente
Sento li suoi tormente,^ ond'eo ^ me doglio.
E' par che da verace piacimento
Lo fino amor discenda
Guardando'^ quel ch'ai cor torni piacente:

*
Seguo il solito testo del Casini. Le Ma quell'amor che stringe con furore,
Dalla vista degli occhi ha nascimento.
rime de' Poeti bolognesi cit., pag. 13;
e tengo a riscontro il Nannucci, Man., Lo stesso:
pag. 36. Passa per gli occhi, e. lo core diparte.
1 Affetto, il Poliziano, Stanze I, II:
Guido Cavalcanti (son. VII, ed. Ercole)

Celesti versi con deso cantava. Voi che per occhi mi passaste al core,
li

E destaste la mente che dormia.


2 E l'origine sua, e 'l modo onde si
XX):
avviva. Lo stesso (son.
3 Son del parere di risolvere. Per gli occhi fere un spirito sottile.
4 Neil' argomentare mio. Che fa in la mente spirito destare,
Dal qual si move spirito d'amare.
5 Cio, Seguendo l'affettuosa voglia,
il gran disio. E Guido delle Colonne:
6 Cio come vedremo, pei due occhi
Gli occhi allo core sono gli messaggi
e pel cuore. De' suoi cominciamenti per natura.
7 Prova, Gusta. Dante, Purg., XXX, 28 :

9 Fallimento, Errore. Intendi: Tutto-


Per occulta virt che da lei mosse, che sia errore voler ragionare ecc.
D'antico amor senti la gran potenza. 10 Faccenda, Fatto.

8 Qui vale. Perfezione, dal lat. Com-


11 Tormenti. Il plur. in fu usato in E
plementum. Questa voce, usatissima fra parecchi nomi, come in Bracce, Ciglie.
gli Antichi, trovammo gi molte volte. V. Nannucci, Teoria de' Nomi, p. 345.
12 I Francesi Plaisance per Volutt,
Blacasset, riferito dal Nannucci:
:

come qui. Gli Spagnoli Placiemento.


Per lo grat e pel eoman 13 Nobile, Perfetto. V. p. 39, n. 10.
Dels treis, e per lor plazer, 14 Derivi, Orgini.
Nais Amor. 15 Nell'atto del guardare.

Dels treis, cio, degli occhi e del cuore. Cosa 0 persona che riesca pia-
16 Cio,

Iacopo da Lentino : cevole. del sorgere


Lo stesso processo
d'Amore, vedilo negli es. di Geraldo
E gli occhi in prima generan l'amore, Borneilh e di Amerigo di Peguilhan,
E lo core gli d nutricamento.
riferiti dal Nannucci. Vedi pi innanzi,
Lo stesso: p. 108, n. 4.
108 PARTE PRIMA.

Ch, poi ch'om guarda cosa di talento/


Al cor pensieri abenda, ^
E cresce con disio immantenente;
E poi, dirittamente ^
Fiorisce e mena frutto;
Per me sento isdutto; ^
L'amor crescendo, fiori e foglie ha messe,^

E ven ^ la messe, e '1 frutto non ricoglio.^
Di ci prender dolore deve e pianto ^
Lo core inamorato,
E lamentar di gran disavventura;.
Per che nulla cosa a l'omo tanto
Gravoso riputato,
Che sostenere affanno e gran tortura,
Servendo per calura
Di essere meritato,^

1 Che piace. Provenz. Talentir, Ta- 7 Viene. Cfr. p. 79, n. 3.


lentar. s Anche oggi, nel Contado Toscano,
n ma gli editori tutti
Cd. Abonda; incogliere per Raccogliere.
Abenda, o Abbenda , che il Nannucci Notaro Giacomo:
spiega cos: Circonda, Avviluppa di pen- Vivo in foco amoruso
sieri il cuore. Omero, II.: "Eowq fp^vag E non sacio che dica,
fi<( Ly.aXvjirsL, Amore circonda intorno le Ch'el mi' lavoro spica e poi non grana.
menti. Intorno alla teorica esposta in questa
3 Francamente. strofa, leggi il Sonetto di M. J. da Len-
4 Produce, genera frutto. Giraldo Bor- tino :

nello:
Amor un disio che vien dal core.
Per que tuit li fin aman
Sachan c'Amors es fina beiievolensa,
9 Prender dolore, Prender pianto, per
Que nais del cor e dels huelhs, ses doptar; Addolorarsi, Piangere, mancano ai Di-
Que l'huels la fau fiorir e '1 cor granar. zionari, e la prima anche dell'uso.
Perch tutti li "fini amanti sappiano che 10 Lamentarsi.
11 Avvisa il Nannucci: Nulla cosa, cio,
amore fina benevoglienza, che nasce dal
core e dagli occhi, senza dottare; che gli Nulla, Niente, qui accordata con Re-
occhi lo fanno fiorire e il cuore granare.* putato, come usavano gli Antichi, perch
5 II Salvini spiega: Cio, Sdutto, da le parole Cosa, Gente e Persona, hanno

Sdurre, DeY^ve, dal Lat.: ex e ducere.* forza ancoi" d'altro genere che di quello
Il Vannucci [Florileg cit., pag. 110) ag- che mostrano.
giunge: Forse vale quanto Ingannato. '^-Tormento, Travaglio. Lat. Tortura da
Io credo valga Estenuato ; come dicesse Torquere, Cruciare, Tormentare.
13 Caldura, Caldo desiderio. Manca in
Malcondotto, da Ex e ducere anche io de-
rivandolo. E Sdutto, nota, che vale anche questo senso figurativo nel Dizionario.
Mingherlino, Sterile. Si guardi anche Eccone altro esempio di Guido delle
questo es., recato dal Tommaseo, nel Colonne:
Dizionario, col significato di Dividere, Amor non cura di far suoi dannaggi.
Separare con taglio: S. Gir. Pist. 41 '"'Mo-:
Che li coraggi - {cuori) mette in tal calura.
vendo (il Carnefice) la sua mano diritta, 14 Rimeritato, Ricompensato, Premiato,
con tutta la sua forza, el mortale coltello comune agli Antichi.
soprastante, al primo toct-amento del cor- Guido delle Colonne:
po e leggiermente isdncendo un poco della Madonna ....
colonna, sparse sangue ecc. Pena e travaglia ben m'ha meritato.
6 Eaimondo da Miraval: Saladino da Pavia:
Nays Amors e brot e rama. Deo, che ben aggia Amore,
Che fu tramezzatore {mezzano)
Nasce Amore, e cresce e manda fuori Di ine e dell'alta fiore
i rami.* Che m'ha si altamente meritato.
GUIDO GUINICELLI.

E poi lo so pensato ^

Non ha compita la soa disianza,


E per pietanza
trova pur ^ orgoglio.^
Orgoglio ^ me mostrate, donna fina.
Ed eo pietanza chero ^
.A vo\ cui tutte cose,^ al meo parvente,^
Dimorano a piacere: ^ a vo' s'inchina
Vostro servente,^*^ e spero
Ristauro aver da vo' donna valente ;

Ch avvne spessamente
Che '1 bon servire a grato ^
'

Non rimeritato;
Allotta che '1 servente aspetta bene,^^
Tempo rivne che merta^^ ogni scoglio.^

E Dante, Vita Nuova, VII: E per la dar piacere altrui, cio nella quale ogni
sua ineffabile cortesia, la quale oggi cosa fonte altrui di piacere.
meritata nel gran Secolo (in Cielo), mi 10 Servitore: e cos anche i Provenz.
salut. Servent, Sirvens, gli Amanti; e di l i
1 Pensamento, Divisamento, Lat. Cogi- Cavalieri Serventi o Cicisbei di leziosa
tatum. memoria.
2 Piet. Cos non raramente gli An- 11Ristoro, Solliero.
tichi. M. Gino da Pistoia: 12 Con piacere. Volentieri, Provenz.
Gratz, originato dal Latino Gratum.* Un
Quella donna gentil che sempre mai,
Poi ch'io la vidi, disdegn pietanza. Trovatore :

Fino Amor m'ha condannato


3 Soltanto, Solo. Anche Dante spes- Ch'io m'allegri tutavia,
sissimo: Inf., XII, 124: Faccia s eh' io serva a grato
Alla dolce donna mia.
Cosi a pi a pi (sempre pi) si facea basso
Quel sangue si, che copria pur li piedi. E M. Jacopo Mostacci:
E il Petrarca (sest. IV, st. 2) : Perch'a la donna mia ne servo a grato,
E cagion del mio doglioso fine
le 13 Gallo Pisano pensava diverso:
Non pur dintorno avea, ma dentro al legno,
Che ben conosco, ed ggiolo provato,
4 Ecco qual' il significato di questa Che ogni ben servire meritato. *
strofa dal 4" verso: Perocch all'uomo '^^
Allora: Allotta e Otta per Ora, an-
ninna cosa s graoe a sopportare, quanto che oggi nel Contado fiorentino. Dante
il non compiere il suo desiderio, ami tro-
stesso pi volte nella Commedia.
vare orgoglio solo, in luogo di piet, dopo isPotrebbe intendersi: Ma quando Va-
aver sofferto nel servire con calorosa vo- mante aspetta con fede buona; io per
glia di riceverete premio. preferisco di intendere Ma quando l'a- :

5 Bello e affettuoso il passaggio.


mante dura ad attendere la buona for-
6 Chiedo da Cherere, Lat. Quaerere.
tuna, " il bene come legge il Cod. Pai.
,

Anche i Francesi ant. Qurir, Querre, 418, unico noto di questa canzone.
Quere, Querer. 16 Viene alla sua volta il tempo; L'oc-
"t
Ogni cosa. Anche il Foscolo {Sep., casione capita.
V. 18): 17 Che rimerita. V. sopra, p. 108, n. 14.
.... e involve 18 II Nannucci annota: Accoglienza, dal
Tutte cose l'oblio nella sua notte. Provenz. Escoll. Cio Viene il tempo
:

Al mio parere: Provenz. A mon


8 eh' accolto e rimunerato della sua ser-
parven; e nasce dal verbo Parere, in vit. Ponzio di Capodoglio:
senso di Giudicare. Fra Jacopone, Al mio Que venir deu lo guiderdos e '1 gratz.
par viso.* Lat. barb.: Meo videri.
9 II Nannucci annota: Cio, a voi che Io la intendo altrimenti, e qui Scoglio,
di tutte le cose potete fare ci che vi piace; credo proprio usato nel suo senso figu-
e il Vannucci lo segue. Io intenderei: A rato pi usuale che ebbe in Latino. Floro
voi, nella quale le cose tutte rimangono a disse: Scopidus publicae securitatis, per
no PAETE PKIMA.

*
Del medesimo

ELOGI ALLA SUA DONNA E TIMIDI VOTI.

Vediit'ho la lucente stella diana/


Ch'appare anzi che '1 giorno rend'albore,^

Ostacolo alla sicurezza pubblica. E l'us * Seguo pe' Sonetti del Nostro la le-

pi volte, cos figuratamente, il Petrarca zione del Casini, e tengo a confronto il


{son. XXX): Nannucci {Man. cit., voi. I, p. 48.
1 DiaMa aggettivo e significa del
E conti'a gli occhi miei s' fatta {la mano)
giorno. St. d., il pianeta di Venere, o
scoglio.
Lucifero. Spesso gli Ant. paragonarono
E lo stesso rivolgendosi ad Amore, a questa stella le loro amanti e cosi ;

dopo la morte di Laura (canz. XXII, st. 2): Dante, d*un Angelo {Purg., XII, 89):
E so cbe del mio mal ti pesa e dole : A noi venia la creatura bella
Anzi del nostro, perch ad uno scoglio Bianco vestita, e nella faccia quale
Avem rotto la nave. Par tremolando mattutina stella.
Il senso dunque degli ultimi cinque V. anche tutto il principio del C. VIII
versi par questo: Che s/jesso accade che il del Paradiso.
ben amare non rimeritato: ma avendo Ma il Nostro da molti altri diverso,
pazienza d'aspett((r ventura, sovviene l'oc- che non assomiglia alla Stella la donna
casione che compensa d'ogni dannoso osta- sua, ma questa dice esser la Stella me-
colo. Questo attendere dalla paziente desima.
servit e dal tempo buona ventura, Un Trovatore:
di molti Poeti. Jacopo da Lentino: Si com l'Estela jornaus,
Que non a para,
Ancor la mia ventura vada torta, Es vostre rie prez ses par.
Non mi dispero certo malamente.
Che la ventura sempre va correndo E il Nostro stesso:
E tostamente ricca gioia apporta
A chiunque buono sofferente. Pi che la stella diana splende e pare,
E ci che lass bello a lei somiglia.
Rinaldo dAquino:
E ancora, ma forse intende il Sole:
Perci non mi dispero
D'amor si altamente: La bella stella che il tempo misura
Ad esso merc chero Sembra la donna che m'ha innamoralo,
Servendo iimilemente. Posta nel ciel d'Amore...
C'a pover'omo avene E Buonagiunta Urbiciani:
Ca per ventura ha bene.
Che monta, ed ave assai di valimento, Che passa Sole, di virtude spera,
il

Per non mi scoragio ;


E Stella e Luna ed ogni altra lumra.
Tuttoi'a serviragio
A quella ch'ave tutto 'nseguamento. E ancora:
Isplendiente
Un Anonimo (Cod. Vat. cit. p. 419): Stella d'albore,
plagiente
Perci prego e conforto Donna d'amore.
C'ogni amante sotfrisca;
Como viene a buon porto. E lo stesso:
Lo suo bel viso che par tralucente
M. Jacopo Mostacci; La stella d'Oriente, - ov' io mi smiro
Lo buon servente merita a stagione. Sopra ogni giro, mi fa dilettoso.

Piero della Vigna: (?) E Tommaso Buzzola da Faenza:


Convnemi scurire este gran pene, Come, le stelle sopra, la diana
Rende splendore con grande clartate;
Ca perdurare male, a l'uom bene. Cos la mia donna par sovrana
Altri della troppo pronta fortuna si Di tutte donne che aggio trovate.
addolorerebbe. Cos Guido Giudice delle E ser Monaldo da Soffena:
Colonne: Angelica figura
Or dunque vale meglio poco avlre. D'ogni piacer sovrana,
Che troppo ben servire alla stagione : Sembra stella diana
Per troppo ben, diventa omo fellone. Vostro bel viso chiaro, tanto splende.
GUIDO GUINICELLI. Ili

C'ha preso forma di figura umana:


Sovr'ogni altra me ^ par che da ^ splendore:
Viso di neve colorato in grana,^
Occhi lucenti gai e pien d'amore: *
Non credo che nel mondo sia cristiana ^
S piena di beltate e di valore!
Et eo ^ da lo so ^ amor son assalito
Con s fera battaglia di sospiri,
Ch'avanti a lei di dir ^ non seri' ardito;
Cos conoscess'ella i miei disiri!
Che, senza dir, di lei seria servito,^ ^
Per la piet ch'avrebbe de' martiri.^

Chiaro Davanzati: spontaneo (era per dire volgare) de' due


bei versi seguenti.
Che che a^^pare la mattina
la stella
Mi l'assomiglia lo vostro coloi*e. 5Nota il Nannucci, che con questo
nome, Cristiana, d'uso oggi solo fami-
Anche M. Kinaldo d'Aquino: gliare, i Contadini affettuosamente si
chiamano fra moglie e marito. Qui sta
Istella che levi la dia, per Donna viva, Donna al mondo. Odo
Sembran vostre bellezze.
delle Colonne:
E per finirla una volta, Saladino da Vi son leal, sovrana,
Pavia, assai vicino al Nostro: Fiore d'ogni cristiana.
0 Stella d'Oriente, 6 Virt.
*
Di voi m' innamorai per nominata (fama").
7 Io (Lat. Ego). Et ipev EeEd
comune-
(Nota alla pag. preced.). Rendere,
2 mente, fino a tutto il secolo XVI.
cio, Albeggiare, come Recider 8 Suo.
albore,
fiamma, usato da Dante, per Fiammeg- 9 11 Nannucci: gir.
giare. 10 Seria,voce regol. ant. per Sarei.
1 Me, per Mi, anche oggi i non To- 11Vedi come pi fidente era, a volte,
scani. Guido Cavalcanti (son. Ili), discostandosi
2 Dia. il solito scambio (cfr. p. 66, in ci da' Poeti dello Stil nuovo, quasi
n. 3), qui favorito dalla forma latina Det. tutti paurosi, come vedremo:
3 Cio, Bianca e rossa.
E chi d'Amor si teme, l'assicura
Ma Lapo Gianni ha diverso gusto, come Vostro bel viso, e non pu pi temere.
( generalmente i poeti del dolce stil nuovo
'
cui piace il dantesco color di perla-. 12 Riamato. I Provenz. Servir, nello
stesso significato. * Il Casini punteggia
Non suo viso colorato in grana.
fia
diversamente:
Ma fia negli occhi suoi umile e piana,
E pallidetta quasi nel colore. Che senza dir di lei, sarei servito....

4 Ammira
questi due stupendi ultimi Esser servito di alcuno, parsa forse
versi, e come bastino a ritrarre questo forma poco naturale, ma non . Il eh. Edi-
volto di donna bellissima. Il Nannucci. tore,' forse, ha inteso Che anche senza
:

" Chi non conosce I belli occhi lucenti celebrarla ecc.; ma vedasi quanto si sce-
del Petrarca? E Orazio: Liicidum ful- merebbe l'affetto, che qui invece tra-
gentes oculos.
Qui il Poeta nostro pare bocca.
s'accenda innanzi al meraviglioso ri- 13 Cio, De' martiri miei, De' miei af-
tratto, abbandonandosi all'entusiasmo fanni.
112 PARTE PRIMA.

Del medesimo

LODA LA BELLEZZA E LA VIRT DELLA SQA DONNA.

Vogrio/ del ver,' la mia donna laudare,


Et assembrargli ^ la rosa e lo geglio: *

Como diana splende e pare,^


^ la stella
Et ci eh' lass bello, a lei assomeglio.^
Verde rivera a lei rassembro et l'a' re: ^
Tutti colori, e fior,^ giallo e vermeglio,^^
Oro e azzurro e ricche gioi' per dare
Medesmamente Amor raffina meglio/^
Passa per via adorna e si gentile.
Ch'abbassa orgoglio a cui dona salute,^*
E fa' 1 di nostra f, se non la crede;
E non si po^^ appressar omo eh' vile:

1 Nannucci: Io v. Il Casini Voglio.


II : Per voi tutte bellezze so {sono) affinate,
A me piace cavar fuori il pronome io. E ciascun fior finisce in sua maniera
2 Del vero, o Di vero. Veramente. V. Lo giorno, quando voi vi dimostrate.

anche a p. 79, n. 21 11 II Nannucci pose: Preclare. Io serbo


3 E rassomigliarle. Gli per A lei, s'in- la lezione del Casini, correggendo la in-
contra comunemente, tanto sciolto che terpunzione, e intendo Amore perfezio- :

affisso, e s'usa anche oggi parlando. I na (raffina meglio) tutti i colori etc, etc,
Grammatici, dimentichi che deriva da per donarli a lei.
illis, lo dissero errore, preferendo il le 1'^
Medesimamente, Ugualmente, Ad uno
Spagnolo, come dice il Nannucci {Anal. stesso modo.
crit., pag. 129, nota 2). V. Kaynouard. 13 Alla voce Miglio, preferita a Meglio
Grammatica comparata, pag. 145. Ma dal Nannucci, questi dice: Voce oggid
vedi anche il Caix {Orig. della lingua riprovata: eppure si dice Migliore e non
poet. ital.. Le Monnier. Firenze, 1880, Megliore. V. sopra, n. 4.
pag. 213) il quale dice essere la forma 14 Salute per Saluto, comune, e usato
li, la pi comune a' primi Poeti. da Dante pi volte. Confronta poi col
4 II Nannucci: Giglio, e cos poi As- Nostro i seguenti passi del divino :

somiglio e Vermiglio, per rimaie cor-


Ov'ella passa ogni uom ver lei si gira,
retto con Miglio.
5 V. p. 103, n. 1.
E cui saluta fa tremar lo core.
6 Si mostra: Dal Lat. Apparere, Farsi E anche :

appariscente. Cosi anche Dante, in figu- E d'ogni suo difetto allor sospira;
ra; Purg., XVII, 142: Fuggon dinanzi a lei superbia ed ira.

N per altro argomento che non paia. E anche:


7 Cio, Anche ogni bellezza celeste as-
La vista sua face ogni cosa umile.

somiglio, paragono a lei. E anche:


8 II Casini l'aire: .'a correz. del Nan-
:
A chi era degno poi dava salute
nucci. Con gli occhi suoi quella benigna e piana.
9 II Nannucci non mgliora il testo, Empiendo il core a ciascun di virtute.
leggendo Tutti i color di fior ecc.
:
15 E COSI Dante:
10 Ci sono, I colori del Sole e del
cielo, li' Azzurro, o l'Indaco, qui vale E puossi dir che '1 suo aspetto giova
Pietra preziosa, perch tale veramente
A consentir ci che par meraviglia,
Onde la nostra fede aiutata.
lo reputarono in fatto gli Antichi.
Lo stesso Guido: 16 Puh. Cf. p. 79, n. 7.
GUIDO GUINIOELLI. U
Ancor ve dico c'ha maggior vertute:
*

Null'om po mal pensar, fin che la vede.^

Del medesimo *

INVETTIVA CONTRO UNA VECCHIACCIA.

Diavol te ^ levi,^ vecchia rabbiosa,

E
sturbigion ^ te fera ^ in su la testa !

Perch dimori ^ in te tanto nascosa,^


Che non te ven a aucider la tempesta?
Arco da '1 ciel te mandi angosciosa
Saetta, che te fenda,^"^ e sia presta;
Ch se finisse toa ^* vita noiosa,
Avrei, senz'altro aver,'^ gran gioi' e festa.
Ch non fanno lamento gli avolture,^^
E' nibbi e' cerbi a l'alto Deo sovrano,^
Che renda?
lor te mk se' lor ragione :
'^^

Ma tanto hai tu sugose carne, e dure.


Che non si curano averti tra mano:
Per rimani: e quest' la cagione.

1 Ve per Vi, anch'oggi il Volgo. 11 Cosi si esprime, considerando il ful-


2 V. p. 79, n. 12. mine come un dardo.
3 Dante : 12 Cio, Che ti parta per lo mezzo, Che
ti spacchi.
Ancor le ha Dio per maggior grazia dato, 13
Che non pu mal finir chi le ha parlato. Pronta, sollecita.
14 Tua come so, soa, per suo, sua.
* Questo Sonetto fu pubblicato dal eh. 15 Cio, Per questo solo.
comm. Zambrini: {Op. Volg. a stampa,^ 16 Perchh
pag. 214): io mi valgo della sua lezione 17 Avvoltoi; latinismo, da VuUur.
e di quella del Casini,
'
cit., pagg. 42, 317. 18 Non so perch gli egregi Editori: E
4 Ti, nibbi e corbi.
5 Porti via dal mondo. Vedi dell'A- 19 Sovrano e Soprano per Supremo, gli
riosto, Carmina, trad. del Carducci {Odi Antichi.
barbare, Zanichelli, 1880) :
20 Che ti restituisca a loro? Che ti con-
segni a loro ?
Va, rea vecchia, con questi carezzevoli 21 Cio, Ormai tu se' un loro diritto.
Sussurri tuoi, va, ingorda vecchia, al diavolo.
Hanno ormai ragione su te.
6 Ha da derivare dal Lat. Turbicela, 22 Mi par certo che derivi dal sostan-
d'onde il Frane, ant. Tourbille, e poi tivo Siiber, onde Suvero. Anche Sube-
Tourbillon (Tout ce quientraine l'hom- reus Lat. Manca al Dizionario. Io ho
me), Turbine, Tempesta. Manca al Di- udito a dire anche Sugheroso, in To-
zionario. scana. Lo Zambrini, tuttavia, corresse
7 Colpisca. Cfr.
p. 104, n. 8. rugose.
8 Stai. 23 Carni. V. Nannucci, Teora de' Nomi,
^ Cio, Tanto bene appiattata. pag. 241.
10 Forma antica di Uccidere, che tro- 24 Aver tra mano cosa o persona, vale
vasi anche in Dante e nel Petrarca, e poi Averla in potest.
nei Poeti d'ogni secolo. Nota l'efficacia 25 Cio, Per duri tuttavia, e questa
?di questa quartina, e ammira come vada sola la ragione onde tu seguiti a cam-
-sempre crescendo l'impeto. pare.

Takgioni-Tozzetti, Ant. della poesia ital. 8


114 PARTE PEIMA.

Onesto Bolognese *

(Fiori tra il 1250 e il 1300)

PENE DELLA LONTANANZA.

La partenza, che fo dolorosa


Egravosa pi d'altra m'ancide/
Per mia fide,
da voi, bel diporto;
Si m'ancide il partir doloroso,
Che gioioso
avvenir mai non penso;
Anzi iscto son quasi de' 1 senso, ^
Nel meo cor mai * di vita pauroso,^
Per lo stato gravoso e dolente
Lo qual sente: ^
donqua com ^ faraggio?
M'ancidraggio ^
per men disconforto?
S'eo me dico di dar morte fera,
Gioi' straner non ve paia andire
Seguo il testo dato dal Casini {Le 7 Per Come, anche nell'altre lingue
Rime dei poeti hol. cit.,p. 83, 341) e tengo romanze. A far cadere l'accento al suo
innanzi quello del Perticari riprodotto luogo, il Nannucci Com dunque... :

dal Nannucci {Man. cit., p. 154). 8 Folcacchiero Folcacchieri :

1 Qui non vale Uccidere, ma Tormen-


O Deo, come faraggio ?
tare. Ne hanno esempi Dante e il Pe-
trarca. Enzo re : Fare-aggio, Fare-ajo, Fare-ao, Farao,
Faro.
Ben m'ancide e confonde 9 Anciderb. Sincope. Il Nannucci legge
Quella per cui son mise a morire.
Ancideraggio,e pensa che il piede cresca
2 forma di giuramento. Fide per per la rima al mezzo, come accade spesso
Fede, dal Lat. Fides. E ordina cosi Per : negli Antichi ma, a dir vero, solo con
;

mia fede, la partenza dolorosa e gravosa, parole capaci di troncamento.


che fu da voi. Bel Diporto, (Bella Gioja, 10 Cio, Permanco male.
ant. Frane. Deport; Provenz. Deportz. I Siciliani in ispecie,come vedemmo,
E Bordello alla Guida sua Bel Restaur) usarono comunemente Gioi' e Gio'. Pier
m^ancide pi d'ogni altra. della Vigna:
3 Nel rifacimento del Perticari si leg- E donami speranza e s gran gioi',
gono cosi questi due ultimi versi:
E Inghilfredi siciliano :

Ch' i' non oso son pur a pensare


Sara gaio e giocondo a vera gioi',
Al dolor che convienin portare....

Iscito per Uscito.


E Mazzeo Eicco:
4 Mai, qui vale Pi, dal Lat. Magis. Ca tutto mal talento torna in gioi',

E Mais, in questo senso, l'Ant. Frane. 11 Strana, Straordinaria,


5 Cio, Impaurito della propria vita. 12 Anche questo verso di brutto suono
Cosi il Leopardi: essendo fuori del luogo loro gli accenti,
Forse gli occhi impaura com'altre volte pi avanti. Il decasillabo
Allor questo deserto: a s la terra (non il doppio quinario, che ha accenti
Forse sulla quarta, sulla sesta o settima, e sulla
^
mortale inabitabil fatta
il
Vede ornai senza quella nona, come nel Bertela:
Nova sola infinita
Felicit che il suo pensier figura... Vi8e gi un mrlo grn seccatre)

^ Prova, Esperimenta. deve avere gli acconti sulla terza, la


ONESTO BOLOGNESE.
115
A niiirom, che lo meo languire
E la pena dogliosa e eroder/
~
Che dispera ^ lo coraggio e l'alma.
ianta salma - ha di pena e abbondanza,
^

roi pietanza merz fece torto. ^

Torto fece e fallo ver me, lasso!


Ch'eo trapasso ogne amante leale:^

Ciascun ^giorno pi crescie e sale ^


L amor fin ^ confermato nel casso,^
E non lasso - per nulla increscenza
Che n sohrenza conven che pur sia
Chi disia Tamoroso conforto.^^
Po' il penare in altrui non si trova,
N sadovra in
che in move: altrui, fuor
Pianto meo, vanne a quella che deve
Rimembrarsi di mia vita povra;
D che scovra ver me so' volere:
sesta e la nona, come nel Manzoni; E ciascun giorno pi cresce e sale,
S'ode a destra uno squillo di trmba. 8 Perfetto. V. p. 107, n. 13.
Ma da ricordare che il Nostro fu
il
9 Cassero, Torace, dal basso
Lat. Cap-
primo, forse, a trattar questo metro. wm * Il Petrarca:.... ch'io porto
nel.
1 Cruclela, Crudele. Anche i nomi Anche Frane. Ismera us questa voce:
della
terza declinaz. furono talvolta ridotti E porto dentro formato nel casso
alla termin. della prima. Nota lo scam- Amaro pianto ch'agli occhi m'abonda.
bio dellV nell'r, allora non raro.
2 Disperare per Far disperare,
10 Cio, Non mi lasso, non mi abban-
Far dono. *
uscir di speranza; come Sperare per
11 Nessuna. Cosi Dante {Inf., V, 44:)
Fare sperare, che i Romani dicono Spe-
ranzare. * Intendi: Fa disperata nel- Nulla speranza li conforta mai.
Vanima la passione (lo coraggio). 12 Sofferenza, dal Lat. Stt/frentia in
3 Peso di pena. Il Varchi chiama Sal- Provenz. Suffrensa.* '

ma parola Provenz.: ma Lat.; nelle 13 Correggo col testo del


carte dell'SOO scrivevasi Salgma e Perticari e
in del Nannucci. Il Casini, coi Cdd.:
quelle del Mille Salma. Il sig. Casini l'amo-
roso a porto. (?) Peirols:
legge Tanto salma di pena abbondanza.
:

Ma non so come intenda, perch man- Greu er d'amor jauzire


cherebbe il verbo necessario Qui non es fraucs sufrire, *
al periodo ;
e perci seguo il Nannucci. 14 Poich. Il Nannucci: " Poi
pietanza
4 Poich.
5 Ma la strofa sempre oscura di
m altrui si disciovra, e annota : Z)jsc/o-
vrare, sincope di Discioverare, che
molto. Penso debba intendersi cosi: " Se qui
vale, non Segregare, come suol valere,
10 dico di darmi morte cruda, non vi
paia
d'udire cosa a niun uomo strana; perch
ma in forza di Spendere, Dissipare.
15 Adopra, come Overare e
11 mo languire, la pena dolorosa
Overatore
e crii- per Operare ecc. * Anche oggi in poesia.
Me che toglie speranza e coraggio e Va- Cosi questo verso il Fannucci. Il Casini:
nima stessa. Ha tanta gravezza (salma)
e abbondanza di pena,

N s'adrova in altrui for che meve
dappoich piet 16 Me. V. p. 30, n. 10.
non corrispose (fece torto) al merito 17 Sincope di Povera: in frane. Pauvre,
(merz).
e in Provenz. Paubra. * Qui vale, Me-
6 Sorpasso, Vinco. Cos anche Pro-
i schina, Infelice.
venz. Traspassar.
18 Scopra. Lo scambio del
' Il Perticari e il Nannucci
^ nel v h
:
comunissimo, massime nel verso. Anche
Ciascun giorno pi cresce, pi sale. oggi Coverto e Coperto, Levriero e Le-
priero, Ovra e Opra ecc. Dille che sciiopra.
Il Casini: 19 Rispetto a me.
116 PAKTE PKIMA.
Se 'n piacere * gli ch'eo senta morte, ^

A me forte ^ gradisce esser morto. *

Compiuta da Firenze.
(Forse, dello scorcio del sec. Xm)

DESIDEKA FARSI MONACA.'^

Lasciar voria lo mondo, e Dio servire


E dipartirmi d'ongne vanitate;^
Per che vegio crescere e salire
Mateza ^ e villania e falsitate,
E ancora senno e cortesia morire
E lo fin presgio^ e tutta la bontate;
Ond'io marito non voria, n sire,
N stare al mondo,^ per mia volontate.^
Membrandomi c'ongn'om di mal s'adorna,^**
Di ciaschedun son forte disdegnosa,
E verso Dio la mia persona torna.^^
Lo padre mio mi fa stare pensosa,
Ca di servire a Cristo mi distorna:
Non saccio a cui mi voi dar per isposa.^^

Jacopone da Todi.
(1230P-1306)

LAUDA, DELLA SUA CONVERSIONE.

Audite nova pazia


Che m' venuta in fantasia.

Se le in piacere, Se le caro. 10 Ben not


il Nannucci {Man. cit.,
2 Provi, Esperimenti. p. 199)che questo verbo era usato qui
3 Fortemente, Grandemente. poco propriamente, a significare j" mac-
4 Aggrad-a,
caro morire. chiato, contaminato.
* Seguo il testo del Monaci (Crestomaz. 11 Avverbio molto. Cfr. n. 3.
:

cit., p. 281), che quello del Cd. Vat. 12 Si volge. V. p. 86, n. 5, e 95, n. 12,

3793 (n. DXI), solo che contenga versi 13 V. p. 31, n. 3.


(tre sonetti) di questa ignota donzella 14 V. p. 53, n. 9.
poetessa di Firenze, notevole per la sem- 15 In un altro sonetto (Cd. Vat. CX;
plicit candida, con cu' sfoga l'animo suo. Monaci, p. 280; Nannucci, p. 198) dice
5 Kicorda Salom., che diceva del mon- essa stessa:
do Vanitas vanitatum et omnia vanitas.
:
... lo mio padre m'a messa 'n errore
6 Follia, pazzia. E tenemi sovente in forte doglia:
7 V. p. 78, n. 9.
Donar mi vole, a mia forza, sengnore.
8 In mezzo al mondo, facendo vita Ed io di ci nonn' disio u voglia,
E 'n gran tormento vivo a tutte l'ore.
mondana.
9 Per mia elezione, volontariamente.
*
La tolgo dal libro intitolato : Laud
JACOPOjS'E da TODI. 117

Venmi voglia de esser morto


'

Perch son vissuto a torto ;


-

Lasso el mnndan conforto ^


^ Per pigliar pi dritta via/
? Questo mundo una truffa
Dove ogni omo se rabuffa;
Chi vince con lui la zuffa
E omo di gran gagliardia.
J
Chi del mundo fa acquisto
;v De affan fa guadagni, e tristo ^

r> A far la ragion ^ con Cristo


Perder sua mercanzia.
'

Vederem lo guadagnato
i Che ogni omo avr portato
Donanti a lo tribunato

Del celestial Messia.


Renvate. o creatura
Chehai la angelica natura;

ISe pi in questa sozura.


stai
Sempre serai in tenebria.*
Io ho scrimito ^ gi molti anni
Per fugir mundani inganni
Ogni di trovo pi affanni
Che a l'inferno pur m'envia.^^
de lo contetnplatiuo et extatico h. f. Ja- \ hauea, pacia 0 simili; le altre correzioni
copone de lo ordine de lo seraphico j richieste principalmente dalla retta mi-
S. Francesco; deuote et utile a conso la- \ sura dei versi (bench nelle laude, io
tione de le persone deuote et spirituale: creda, che il canto accomodasse molti
et per \
predicatori proficue ad ogni ma- versi ipermetri o manchevoli o con ac-
teria: I
El quale ne lo seculo fo doctore et centi spostati) indicher nelle note.
gentile homo chiamato misser Jacopone \ 1 L'ediz. Venimi.
:

de Bene dictis da Todi: bench a la re-


\ 2 Cio, Malamente, Non come doveva.
li gione se volse dare ad ogni humilit
I | 3 I conforti che d il mondo.
e simplicit -\-. E nel retto dell'ultima 4 L'ediz. cit. piti dreta via.
;

carta (128): Venetiis, per Bernardinum 5 L'ediz.: De affanno fa. Il tronca-


Benalium Bergomensem , anno domini mento brutto, ma par necessario.
MDXIV die quinto mensis decembris. 6 1 conti. Traslato basso; ma dello
Questa lauda la prima della raccolta stile del frate da Todi.
e porta il titolo: Qualiter conuersus est L'ediz. Denanti al tr. Il Cd. torinese
de seculo ad religionem. Il suo testo in Denanzi ad lo trib. Tribunato qui, per
questa edizione si riscontra in molti Tribunale.
punti con quello del Cd. miscellaneo 8 Tenebria per Tenebra, o meglio per
della bibl. del re di Torino, di cui dette Tenebre, fu d'uso comune nei sec. XHI
notizia il prof. C. Cipolla nel Giorn. stor. e XIV.
d. leti. ital. I, 424 sgg. Ed notevole che 9Combattuto, schermito.
anche in questa ediz. come in quel Cd. 10 L'ediz. Per fugir li mundan ing.,
:

si d fra le laude di Jacopone il ser- e certo sintatticamente l'articolo ci sta


ventese attribuito dai pi al Cavalca : bene. Fa crescere una sillaba e quindi
Poich se' fatto frate, o caro amico. L'ediz. lo tolgo; ma poni mente a quanto ho
ha degli errori e dei venezianismi, ne detto nella nota.**
mette conto riprodurla diplomaticamen- 11 Verrebbe la tentazione di correg-
te, e massime in un libro scolastico: gere: pur m'ht via; ma forse anche pi
credo inutile scrivere qui grafia, homo, innanzi si ritrova simile sconcordanza.
118 PAKTE PRIMA.

Se son omo, el vo' mostrare ^

Vo' me
stesso rinegare
E la croce vo' pigliare
E fare una gran pazia.
La pazia cosi fatta:
Meterme vo' a gran baratta
Fra gente grossolana e matta,^
Matta de santa pazia.
Cristo, tu sai '1 mio concetto,
Ch'io ho '1 mundo in gran despetto;
Dov'io stava per rispetto
De saper filosofia; *
Metafisica sapere ^
E teologia vedere,
Come pu l'alma gaudere
Dio per ogni ierarchia;
Specular la Trinitade,^
Como una Deitade,
Como fu necessitade
Jesu scendere in Maria.
Questo pensier non desso.
Che la morte me sta a presso;
Chi po' ir dritto e va traverso ^
Par che smemorato sia.
Scienzia cosa divina
Ove el bono oro se affina;
Molti ha messi in gran ruina
Sofistica e teologia.^
Or udite che ho pensato:
Esser matto reputato
Ignorante e smemorato

1 L'ediz.: Se son homo, el voglio mon- 4 L'ediz.De ben sapere philosophia.


:

strar, e nei due versi che seguono, Vo- 5L'ediz. Per metaphisica voler sapere
:

glio... renegar, Voglio pigliar. I tronca- E per iheologia voler vedere Come pub
menti credo venezianismi dell'editore ;
l'anima gaudere hi Dio per ogni ierar-
nel luogo dei voglio, credo fossero delle chia. Credo che i per dei primi due versi
forme umbre voio pronunziate monosil- equivalgano al per respetto de della stro-
labe, come non di rado simili gruppi an- fetta precedente, e non significhino per
che presso poeti toscani e maggiori (v. mezzo di, come forse a prima giunta po-
p. es. Dante, Inf., VI, 79). trebbe parere.
2 Anche qui l'ediz. voglio. Baratta
:
6 Sottintendi sempre il solito per re-
(l'ed.: barata, e ^olmata) contrasto, com- spetto de. Il costrutto poi proleptico :

battimento. V. p. es. Dante, Inf., XXI, 63. Per speculare in che modo la Trinit
3 Verso che cresce d'una sillaba. Sia un Dio solo.
da leggere gen' ? Si sarebbe potuto cor- 7 Ricorda Dante, Purg., III, 39.
reggere Infra gente grossa e matta; ma 8 L'ed.: Chipo gir dritto e va per trauer-
credo piuttosto, che il verso s'accon- so; il po gir drito e va trauerso.
ed. torin.:
ciasse nel canto. Il seguente, nell'ediz.: 9 Sic; ma forse starebbe meglio senza
de la sa,ncta. la copulativa.
JACOPONE DA TODI. 119

E omo piei) de bizaria.


10 ve lasso i sillogismi/
Obligazioni e sofismi,
Insolubili e aforismi
E sotil calcularia ;
^
11 Gridar de Socra e Plato
E spender el vostro fiato,
Arguire da ogni lato
Per prova' una imbrattaria.
Lassove le gentil arte
Che Aristotile scripse in carte,*
Et le platoniche parte%
Che lo pi son heresia.
Simplice e puro intelletto
Se ne va su tutto schietto,
Saghe al divino conspetto.
Senza lor filosofia.
Lasso ^ le scripture antique,
Che me eran tanto amiche,
E le tuliane rubriche ^

Che me fean melodia.


tal
Non sufficit ut sciamus,
Sed ut onum peragamus,
Habitum conficiamus
Usu, arte et recta via,^
Lasso mio padre e parenti
^
Molti amici e cognoscenti ;

1 L'ediz. : Io ve lasso gli sillog., Le 5 V. p. 69, n. 5.


ohligatione e li sopJiismi, Gli- insolubili e 6 L'ediz. Lassoue. Leggo Lasso col
:

li amphorismi (cos anche il ed. torin.) E cod. torinese.


la sotile calcularia. Obligazioni qui po- 7 Rubrica propriamente il titolo di

tr forse voler dire cavilli, argomenta- ciascun capitolo di un'opera, che si so-
zioni capziose, da irretir l'avversario; ma leva un tempo scrivere in rosso. Sind-
in vocabolario non ha esempi, se non 1
doche suggerita forse da necessit di
nel senso vivo ancora di atto che ob- rima per significar gli scritti ciceroniani,
bliga , e particolarmente di scrittura per i quali forse la parola melodia (l'edi-
con la quale altri si obbliga a far chec- zione Che me facevan tal m.) non era
:

chessia. la pili propria da usare; ma la rima e


2 Calcolo; ma con valore di collettivo: a volte tiranna.
il sottil calcolare; calcoli sopra calcoli. 8 Non basta che sappiamo, ma che fac-
3 L'ediz.: Lassoue il cridar etc. Certo ciamo il bene e ne acquistiamo Vahito
il V. Lassoue (vi lascio) pu sottinten- con la consuetudine^ con lo studio e col-
dersi facilmente; ma come avr scritto Vandar rettamente. Non far maraviglia
0 cantato Jacopone? Al quarto verso poi questo latino mescolato in una lauda,
dice: Per provare una imbrataria (un genere derivato dalle sequenze e pro-
imbratto, una cosa di niun valore). Non babilmente con l'aria diqualche sequenza
credo ardito supporre che si facesse quel cantato. N Dante dubit d' inserir qual-
troncamento cos comune nel parlar po- che verso, anzi perfino qualche intero
polare di tutta l'Italia centrale. terzetto, latino in mezzo al volgare della
4 Forse si pronunziava Aristotile con sua Commedia.
sincope dell'i cos atona? 9 L'ediz. Li amici molti e cognoscenti.
:
120 PAKTE PKIMA.

Pur me son dardi pungenti


Spogliar la umanit mia.
Lasso ^
soni et canzonette,
Vaghe donne e zovenette,
Loro arte e mortai sagette ^

E la lor sofistaria.
Vostri sian tutti i fiorini,
Li ducati e li carlini.^
Smeraldini cum genuini,^
Sete e simil mercaria.^
Lasso la fortuna fella
Travagliar sua bagatella: ^
Quanto pi se monstra bella.
Come anguilla sguiza viaJ
Lasso in grande ^ confusione
'L mondo- e ogni sue rasone,
Cum le sue false opinione,^
Che dal sommo ben ce svia.^^
Lassove el dir mal de me:
Cosi disse, e cosi f.
0 bestia, corrige te^^
Etua vita falsa e ria.
Dite, dite che ^ ve piace, -

Ch chi savio ben tace;


Adio, adio, mundo fallace,
Uscito son de tua bailia.
Fama mia, te racomando
A Tasen che va ragliando:
Peidonanza ha pi de un anno
Chi me dir vilania.
Io ho uno mio capitale,

1 Anche qui l'ediz. : Lassoue. 8 Cos il ed. tor. L'ediz. Lasso in


:

2 Cos il ed. torin.; l'ediz.: sagitte. vergogna et confusione El mondo etc.


3 L'ediz. .'
Li ducati nobili e li carlini. 9 V. p. 119, n. 5.
4 Genovini piccola moneta di Genova 10 Pu esserne soggetto mondo. Questo
(cfr.a p. 39, il v. 3 della strofa sesta verso nell'ediz. Che dal summo bene ce
:

del Contrasto di K. de Vaqueiras) gli ;


desuia.
smeraldini non so che siano, giacche sa- 11 L'ediz. :corrigete te.
rebbe strano (bench forse in Jacopone 12 Ci che, quello che.
meno che in altri) questo mescolar il 13 Un'elisione e due sinizesi, e il verso
nome d'una pietra preziosa fra vari n' assai duro, ma torna; e forse con
nomi di monete. l'ultima sillaba sua mangia la prima del
5 Cosi il ed. torin. L'ediz. E simil : verso seguente, che l'ha di pi.
altra mercanti a. 14 Cos (ma aseno e raglando) il cod.
6 Ricorda la corata buffa de' ben che torin.; l'ediz.: A la coda delVaseno che
son commessi alla Fortuna {Inf., VII, va ragiando. Nota poi l'assonanza, che
61-2). in poesia popolareggiante non fa mara-
7 Immagine forse bassa, ma vivis- viglia.
sima.
JAOOPONE DA TODI. 121

Che me son uso aver male ^


;

Intellecto haben reale


Chi intende mia frenesia ^
Io conforto gl'intelletti
Che hanno peregrin concetti,
Vincan le mundan diletti
Che non son se non bugia, ^

El vangelio voio seguire *


Che me insegna al ciel salire:
Disposto son de obedire
A la so ^ doctrina pia.
O Signor pien de dolceza,
Damme grazia e forteza
Ch'io sentir possa Taspreza
Che io pur seguir voria.
0 Signor pien de pietade
E de infinita boutade,
Dame ^ pura umilitade
E del mundo ultima obla.^
Dammi ch'io pianga e sospiri
Degli toi aspri martiri,^
Yoglia pur de ci morire
sempre abia tal malia.
Dame per tua clemenzia
Castitate e obedienzia
Forza a far pnitenzia
Senz'alcuna ritrorsia.^^
Damme in fede un alto loco,
In charit ardente foco,
Che me struga in sul bel gioco
^''^

Senza alcuna ipocrisia.


Damme cor contrito e sfatto
el
In gran pianti liquefatto,

1 L'ediz.: de aver. Intendi: Io ho questo 8 Oblia o ohria per oblio us anche


vantaggio, tutto mio, che mi sono av- fra Guittone, in rima.
vezzato a soffrire il male. 9 Cosi il ed. tor. (se non che ha asperi) \

2 L'ediz.: chi intende hene m. fr. l'ediz, gli toi aspri martyrii verso man-
:

3 Cosi il ed. torin. L'ediz.: che non so cante di una sillaba.


altro che husia. 10 Qui semplice astratto di male; come
4 L'ediz. voglio seguire;
: ilcod. tor. tnalessere, tormento ; ora non s'adopera
^

Lo euuangelio uoio. E voio la forma, pi, se non per fattucchieria, stregone-


umbra, e pu pronunziarsi in una sil- ria; e cosi il suo derivato ammaliare,
laba sola; V. sopra, p. 118, n. 1. -1 Ritrosia. Forma pi vicina al latino
5 V. p. 113, n. 14. retrorsum, da cui deriva.
6Questa e qualche altra strofa poi, ri- 12 Cio nell'esercizio, spiritualmente
cordano pel concetto le strofe 9-17 dello dilettoso, del far penitenza.
Stabat mater, che fu pur attr. a Jacopone. 13 L'ediz. : Damme el cor contricto e de-
L'ediz. : Donarne. sfacto. In grandi pianti liquefacto etc.
122 PARTE PRIMA.

Taglia ogni mundan atto,


Tutto scordato me sia.^
Damme a pianger la to ^
morte
Che per
noi patisti forte,^
Per volerne aprir le porte
Che Adam serrate avia.*
Damme a pianger mei ^ peccati
In un chaos radunati,
Che me sono insozidati ^
Ne la coscienzia mia;
De zascadun ^ peccadore
Pianger per lo suo errore;
Sempre te prego, Signore,
Che perdoni lor follia.
Damme a cantar quello canto
De
quel tuo exercito santo :
^

Santo, santo, santo, santo.


Santo el fighuol de Maria.
Metime a la toa pedata ^
Pur COSI a la scapestrata.
La mia mente infiammata
E
altro che te non desia.
Pe^^ aver vita vo a la morte;
Dio me aiuti e me conforte
A
far me constante e forte;
In quel di glorioso sia.^^
In aspra e gran religione

1 Cio sia da me scordata (e il verbo


: Santi. E Dante chiam esercito gentile Je
usato con buona propriet) ogni cosa anime della valletta dell'Antipurgatorio
mondana. {Purg., Vili, 22). Il trisagio poi accre-
2 V. sopra, p. 104, n. 4 e 113, n. 14. sciuto d'un elemento per amor della mi-
3 Tormentosa, atroce. sura del verso; ma il cod. tor. ha Santo, :

4 L'ediz. Per voler aprirne le porte santo, santo.


Che A. serrate hauea. Il cod. tor. Per 9 Immagini cos basse, che ben posson
volermi aperir... serato. dirsi sconvenienti, per significare il farsi
5 L'ediz. li mei; e cos poi in uno
: seguace e imitatore di Cristo.
chaos. 1*^ L'ed. Per, com' naturale ma come
: ;

Verrebbe voglia di leggere in


6 Sic. quella fognatura dell' r si fa ancora par-
sozi dati; cio, Chemi accompagnan sem- lando, ed comunissima nell'Italia cen-
pre; quasi Mi son dati per compagni; ma trale, COSInon credo ardito il supporla.
veramente l'uomo, se mai, se li d o se 11 L'ed. In quel di che glorioso sia; il
;

li prende da se; il cod. tor. legge insu- cod. tor. In quel d che zelo sia, poco
:

sinati voce anche meno spiegabile di intelligibile. A me pare che il sia debba
insozidati, che pu voler dire insiicidati. aversi per ottativo, e che in quel d non
E i peccati lordano s la coscienza, ma abbia bisogno di altra determinazione ;

non parrebbe ci da significarsi con un il giorno del giudizio, chiamato anto-


participio passivo. nomasticamente Dies illa, e non solo
7 Ciascheduno, ciascuno. L'ediz.: Dame nella celebre sequenza di fra Tommaso
de zaschadun peccadore. Credo possa sot- da Celano.
tintendersi il verbo, come altrove. 12 Nel senso di vita regolare, monastica.
8 Cio, degli Eletti: degli Angeli e dei Gran vuol significare rigidissima.
JACOPONE DA TODI. 12S

Io me meto a] parangone ;
^

Se sar ramo e octone,


Tosto tal prova ne fa.
Vado in tutto a nichilarme
E tin'altra massa farme,'
De ogni arbitrio spogliarme,
D'ogni voglia che avea pria/
Vadomi a gran battaglia,
A gran briga e gran travaglia;
Cristo, tna forza me vaglia
Che vittorioso sia.
Vado a cridar agli pei^
Christi, miserer mei.
Chiamar voglio: om, omei:
Soccorri a la iniquitade mia.
Vado a vagheggiar la croce
El cui caldo gi me coce,
^
Pregola con umil voce
Che per lei impazito fa.

Vo a pregare el crucifisso
^
Che me tiri su da esso ;

Ascltame un poco fisso


La mia grossa dizaria.'^
Vo col cor a contemplare
E del mundo triunfare
Star quieta ^ e iubilare
In suavissima agonia.^
Vo a provar se in Paradiso
Posso intrar come m' aviso,^^
Dove si usa canto e riso

1 Faccio prova dei miei proponimenti ;


rale quel tacere la prep. a.
6 Insieme con se, dov' e lui sulla
come, fregato sul paragone, si distingue ;

l'oro dal rame, dall'ottone (il ramo e croce.


La mia diceria rozza, grossolana. In
Voctone del testo) e da altre simili ma-
7

terie. questa e nelle due strofe seguenti, l'ed.


al primo verso ha non Vo, ma
I no-
Vado;
2 Quasi, a rimpastarmi di nuovo.
e nella penultima Vado prouar,
senza
stri contadini chiamano ancora massone
il latteconglobato o rappreso dal bol- la preposizione.
lore, onde fan poi la ricotta.
8 Parla l'anima; indi questo femmi-
3 L'ed.: E d'ogni voglia che auea prima. nino. .

4 A i piedi. Dal sing. pe. Anche S. Ca-


9 Agonia, perche preparazione alla
terina da Siena (lett. 276) us lo stesso morte, o morte rispetto al mondo. E
nel
traslato. Nel verso seguente l'ediz. ha De qui non parrebbe male intenderlo
Christo. Ho messo il genitivo latino, pel senso originario di combattimento; ma
non lo conoscesse Ja-
metro. Il quarto verso poi lo lascio come probabile che
sta, ne saprei come racconciarlo. copone. ^
comeb,spero. Gir. p.
5 L'ediz.: E pregarla con iumel voce;
10 Come credo,
basterebbe anche sopprimer solo la co- e riso De la ce-
Quel canto
11 L'ediz.:
pulativa; ma mi parrebbe uscirne un
lestiale compagnia.
costrutto troppo sforzato, e poco natu-
124 PARTE PRIMA.

De celestial compagnia.
Signor mio, damme a sapere
Et a fare el tuo volere;
Non curo se t' in piacere ^
Che dannato o salvo sia. Amen.'

Del medesimo*

QUAL SIA LA SUA VITA IN PRIGIONE,


E CON QUAL ANIMO LA SOPPORTI.**

Che ^ farai, fra lacopone?


Tu ei venuto * al paragone. ^

Fosti ^ al monte Palestrina ^

Anno e mezo in ^ disciplina, ^

Pigliasti loco malina,

1 L'ediz. Poi, non me curo s'el t' in


: dio, e la cit. Ediz. del 1514; mi valgo
piacere. pure di altri che citer, come delle Scolie
2 Nella stessa raccolta, sotto il n. Ixj e annotazioni del Tresatti e della lezione
si trova un'altra lauda, che par quasi un che di suU'ediz. del Modio e su un Cod.
compendio di questa ha sole sette stro-
; dell'Angelica ha costituita il Monaci
fette, e per mi piace di riportarla qui; nella cit. Crestomaz., p. 476. Cito cosi le
ma mi sembra debba esser piuttosto varie Ediz. che tengo innanzi B. Ve- : :

fattura d'un imitatore, che opera genuina netiis per Bern. Benal. 1514. M. Mo- :

del penitente di Todi : dio, Roma, 1588: T.


Venezia, Mis- :

serini, con le scolie ecc. del Tresatti, 1617;


Senno me
par et cortesia
Impazire per bel Messia. Cr. il testo del Monaci.
:

Ei me par s gran sapere Cosi T.; B., scherzando sul sog-


Chi per Dio voi impazire, getto De prebenda qiiam ipse frater
:

Che in Paris mai non se vede Jacohus acquisiva in curia romana, Cap.
Cosi gran philosophia.
Ixxv.
Chi per Christo va impazato,
Par afflito et tribulato ;
3 M. e Cr. Que.
:

Ma (el) maestro conventato 4 M. : Ki e\ T.: Ch'or


Se' venuto. Cr. :

In Natura et Theologia. se'giunto. Ei per Sei fu comune agli An-


Chi per Christo ne va rapto tichi specialmente nell'Umbria. Gli altri
A la gente si par matto ;
Editori corressero arbitrariamente.
Chi non ha pronato el facto
5 Cfr. sopra p. 128, n. 1. E qui an-
Cre(de) ch'el sia for de la via.
Chi voi intrare in questa scola, nota il T.: l'esercizio di pazienza, al quale
Trover doctrina nova ; tu F. J. se' posto, scoprir adesso di te,
La pazia, chi non la prova, se sei piombo, oro o argento.
Gi non sa que ben se sia. 6 M.: Fuste. T.: Fui.
Chi voi intrar in questa danza,
Trovar amor de smesuranza.
7 M., Cr. e T. Pelestrina. E il Con-
:

Cento di de perdonanza vento di Palestrina, anticam. Pellestrino


Ha chi gli dice vilania. e Penestrino. Lat. Fraeneste, ove stette
Chi va cercando el \an honore J.: luogo famoso pel consiglio frodolento,
Non degno de Christo amore, che Bonifazio ottenne dal Conte Guido da
fChe) con vergogna e con dolore
(Fu) crucifixo per traitoria. Montefeltro. V. Dante Inf., XXVII, v. 61
Chi va cercando la vergogna e segg.
Par che (gran) bene tosto iunga 8 M. en. Cr
: en desciplina.
:

Gi non vada pi a Bologna 9 Cio, come Monaco di quel Convento.


A(d) imparar pi lectoria. Amen. 10 Cosi M., Cr. Loco pigliasti. B. Li
: :

Ho innanzi il testo del 1558 del Mo- pigliai la medicina; e cosi sarebbe ire-
JACOPONE DA TODI. 125

Donn' i mo questa prejone.^


Prebendato en corte i' Roma,^
Tale ^ n' recata soma ;

C'omne fama mia s'afoma,*


Tal n'ag'io ^ maledezone.^
Or vediti^ el prebendato,*
Che '1 capaccio ^ m' mozato,
In perpetuo carcerato,
Catenato co lione.^^
La prebenda che m' data
una casa sotterrata/*
Ivi ce sta una prevata

nico, se non errato. T. che costruisce Omne mia fama s'affuma. Intendi, S'o-
tutto in prima pers.: Pigliai quivi la ma- scura, Si fa brutta. In questo significato
lina. Son tutte correzioni derivate dal figurativo manca a' Dizionari.
non pensare che loco appunto vuol dire 5 M., Cr. e T. aggio. Io con B. che ha
:

quivi, l, col, come spesso si trova agio, leggo come nel testo.
negli Antichi e nello stesso J. (v. p. 79, 6 B.: maledesone. E qui (loc. cit.) l' Im-
n. 5, e cfr. p. 14, n. 11). L'us poi anche briani: ^ Maledezzone, e pi gi, parlas-
il Berni Certi beneficiuoli aveva loco, Nel
: zone , stazzane, invece di maledizione,
paesel... Circa poi a Malina per Male, Ma- parlazione, (parlagione ), stazione, fo-
lanno, {dr. malia sopra, p. 121, n. 10) da gnando plebeam. Vi, resa prima conso-
dii-e coi compianti Tallarigo e Imbriani nante, o per meglio dire, assimilandola
{Nuova cresfomaz.ital., voi. I.Napoli, 1883, alla z precedente, che rimane cos rad-
pag. 50) che J. non fa mai scrupolo di doppiata .
stravisare le^ parole per comodo della 7 T.: Or vedete. M., Cr. So avvenuto,
:

rima. Cos pi gi, foma per fuma (fu- prebendato.


mo) moscone per muschio, scottone per 8 Cio, Guardate un po' che bella pre-
scotto; tesavo per tesoro; passone per benda questa mia! Cr., anche qui,^ro-
passo ecc. vendato.
1 Cosi C.R., M.: Onde ai mo la pregiane, 9 B., venezianamente, capuzo. Vuol
B. (ricorda che veneta) linde agio
: dire che fu spogliato dell'abito della sua
questa presone. T. Onde n'aggio est
: religione !

prigione, con rassettatura spropositata, 10 M. e Cr. : Perpetuo encarcerato. T. :

variando, al solito, persona, come B. carcerato.


Jacopone, frate nel convento di Pale- 11 Catenato del T., che segue, qual lia-
strina si era trovato nel 1297 a firmare ne, con palese rifacimento. M. e Cr. En- :

come testimone un atto rogato nel ca- catenato co. B.: Incatenato come leone. li
stello li prossimo di Lunghezza, col quale T. opina che ci dica il Poeta come glo-
i Colonnesi nemici del Papa (che anche riando, per l'assomigliarsi eh' e' fa a
Jacopone avversava perch fautore dei forte e generoso animale. Catenato usa-
minori conventuali francescani di regola rono il Boccaccio, il Poliziano e il Pucci.
pi rilassata) l'avevano dichiarato pon- Co per Come, non raro agli Antichi
tefice non legittimo e per decaduto dalla nostri, e l'usarono anche i Provenzali.
sua dignit. Caduta poi Palestrina nelle 12 Cos solo B.e, credo, bene, che viva
mani del Papa nel 1298, anche Jacopone ironia. Grli altri tutti La pregiane o La
:

fu imprigionato, e scomunicato ne pot ; prigione o La prejane.


uscir di prigione e tornare alla religione 13 Solo in B. questa , e anche qui sta
sua, se non dopo la morte di Bonifa- bene.
zio Vm (1303). 14 M.: soterrata. Cr.: socterata. T., al
2 Cosi M. Cr. Provendato en corte i Jt. solito, corregge : satterrata.
B.: in corte de; T. in corte Poma. Prima
: 15 Cos B., M. e Cr.: Arescece, e T. : Vi
che in Palestrina fu in un convento a riesce,facendo l'interpretazione piutto-
Roma. Nota che parla di prebenda iro- sto che il testo.
nicamente. 16 Unluogo de' bisogni del corpo, spiega
3 T.: Questa: cio, la prigionia. M. bene Tresatti. Privato nello stesso
il
reducta Cr.: aricata. senso nella Seconda storia di Gio. Ca-
4 M. Ogni fama mia fa foma. T. e B.
: valcanti, c. 33.
126 PARTE PRIMA.

Che non fraga de moscone. ^ ^

Nullo om mi^ po parlare:


Chi mi serve lo po fare,
Ma el se convien * confessare
De la mia parlatione. ^

Porto jecti de sparvire/


Souagliando nel ^ mio gire:
Nova danza po audire ^
Chi sta presso a mia stazone.^
Da che io me son colgato,
Kevolgome in l'altro lato,
In li ferri inzapigliato,^^
'Ngavinato^^ al catenone.
Agio un canestrello apeso
Ch da i sorci non sia offeso:
Cinque pani, al mio parviso/'
Po tener lo mio cestone.
Lo cestone sta fornito
1 B.: Che nonfatraza de. M. Non fa : cettini allegri, po' quali egli dimostra la
fvagar de. T. Non fa fragar di. Vlm-
: fortezza dell'animo suo, non oppresso da
bz'iani corresse fregar. tanta miseria.
2 Da Mosco Muschio, materia odori- 10 M. Da poi eh' i \ T.: Dappoi che. Cr.
: :

fera, greco, ^laxog, fa l'accrescitivo ca- Da poi ^' io me so colcato.


priccioso, che non registrato ne' Di- 11 M.: Revoltome nel: T.: Rivoltomi da 'l.
zionari, e non c' da dolersene troppo! M.: Nei ferri so zampagliato; Cr.
1'-^
:

Qui, come intendi, c' scherzosa litote ; Nelgli ferri zampagliato. T.: Negli ferri
egli dice, che e' non n' esce mica pro- itnzampayliato. Cio, Ravviluppato, Im-
fumi, da quella latrina! pigliato, Intricato.
3 M. e Cr. Nullo omo me. T.: I^on mi
: 13 B. ha qui Incatenato. Accolgo nel
pu iniU'uom. V Imbrmn: Nullo uom me testo la voce Itigavinato, che in M.,
po'. T.: sempre pu. Cr. e T, Vale Annodato, Aggavignato. Il
4 Cosi B. M.: Ma
egli deporto. T.: Ma T. cita qui il Guelfucci. Canto 13, ott. 99.
convieni. Meglio Cr. 3Ta gle oporfo; se
:

non che, quel latinismo spropositato non Ecco apparir l'incestuosa donna
Ch'ai fianco aggavignata avea la figlia.
mi finisce di piacere, e sto colla vecchia
stampa. L'accento cosi spostato nel 14 Questa e laprecedente strofa ven-
verso, ma
ci avviene a ogni pi sospin- gono in B., dopo la strofa Mentre man-
to, e non solo in J., ma
anche nei cin- gio, che n' in quella ediz. la 12a, men-
quecentisti fiorentini. tr' qui la 14^; e a me parve di seguire
6 UT;: chiosa: Ma
bisognali poi ri- tal disposizione nello precedenti edizioni
ferire quel ch'io abbia parlato. Anche dell' Antologia. Ora mi sembra che pi
Parlazione, per Discorso, un bel difetto dell'antica edizione debba valere l'auto-
de' nostri Dizionari. rit dei codici ancora pili antichi, e ripon-
6 Cos Cr.: M. e T.: getti. B. : Porto zeti go qui le 2 strofe 6^ e 7 nel loro posto.
da sparuere. Erano i geti strisce di cuoio 15 Cosi B. e M.; T. : Aggio; Cr.: Ajo.
strette alle zampe dei falconi da cac- 16 B. : Sorridi Cr.: Surci. Intendi: Ac-
cia, come ora le calze o pastoie alle ciocch non sia ecc.
civette. 17 Secondo quel che mi pare.
7 B. Jw lo. Cr.: Soneglanno. I geti di J.
: 18 T.: al solito, Fu.
erano ceppi e catene di ferro, e per, 19 B.: Lo ceston mio. Cr. : Lo cesi on s
..movendosi lui, sonavano. sta f.
8 M. e Cr. ce po udire. T. ci pu udire. : 20 II T.annota, osservando questo ri-
9 B.: stacione. Stazone dal Lat. statio, cominciare la strofa colla parola che
ovvero accrescitivo di Stazzo, luogo ove chiude la precedente, che cos talora
con reti si incarcerano le pecore, l Tre- anche ne' Salmi; e cita il salmo XI:
satti nota che quelli del Poeta son con- 1. Beatus qui intelligit super egenum et
JACOPONE DA TOBI. 127

D' croste e fecte del d gito, ^

Cepolla per appetito:


Nobel tasca de paltone! ^
Poi * che la nona cantata,
La mia mensa ^ apparecchiata ;

Ogni ^ crosta radunata


Per empir ^ mio stomacone.
Rcamese ^ la cucina
Messa en ^ una mia catina ;

Poi c'abassa la ruina/^


Bevo, infundo^- el mio polmone.
Tanto pan inanti, affetto,^*
Che ne starave un porchetto:
Ecco vita d'omo stretto,
Novo sancto Ilarione!
La cucina -^ manducata,
Ecco '^^^
pesce en peverata:

pauperem ; in die mala liberabif eiim Do- e bagna e infonde tutto quel paese, cos
tninus. 2. Dominus conservet eum etc. come il Nilo bagna l'Egitto.
1 Cosi B., al quale non fo che apostro- 13 T.: al solito, il.
fare la preposizione de, che porta in- 14 B. : Tanto pane inanti maffecto M.:
tera. T.: De le fette del d : Fette de Ib d nante afetto. Cr. : enante afetto. T.
transito, Cr. Fiecte de lo d ir.
: pane innanzi affetto.
2 Cosi M., Cr. e T.-B.: E
de cepolle per. 15 Cos B.-M.: Che ne stater; T.: Che
3 B.: poltrone, e, come credo, pu es- stater ad un porchetto,
-
e bene inter-
ser buona lezione, perch Paltone, come preta: Cio, che (col quale) ci potrebbe
Barone e Baroiicio, furono ugualmente stare un porchetto. L'Imbriani, che segue
usati per Accattone vagabondo. Jacopone Ja lezione M., intende stater, bilancia, :

us anche l'agg. Paltonato. Per Tasca, contrappesa; pesa quanto un porchetto.


chiosa s'intende la saccoccia con
il T., Io intendo come il T.; e serbando la
txtto^ quel che v' dentro. Nota la festosa lezione B., intendo: Che ci starebbe. Che
ironia della chiusa. se ne accontenterebbe ecc.
4 M.: Po. Cr.: Puoi Tee. T., anche pili 16 B. Or ecco.
:

franco correttore: Poich nona . Condire 17 M. e T.: uomo.


che mangiava a Nona (v. la mia Antolog. 18 M., Cr. e T.: Nuovo santo.
d. prosa if.,'^ p. 364, n. 1), d indizio del i9Annota l'Imbriani: Qui si rimprovera
prolungato digiuno. di mangiar troppo pane stanto; si rim-
5 Manca a M. e Cr. questa neces- provera di mangiar con gola una mela,
saria, ma in B., e, came s'intende, an- come se fosse im piatto di storione! Os-
che in T. serva al sarcasmo, col quale si paragona
6 M. Omne. E qui pure senza . Cr.:
: a Barione, famoso per le sue astinenze.
Onne... aradunata. Probabilmente con- Di questo seguace di S. Antonio si rac-
sidera come assoluto il participio del conta da S. Girolamo, il quale ne tesse
verso precedente. la vita, che per sei anni visse, con quin-
B. implir.
7 : dici fichi al giorno, lavorando e can-
s Cosi M. e Cr.-B.: Reccamese; T. pi
tando con devozione continuamente lodi
lisciatamente, Recamisi. Or. poi Cocina. di Dio: coricavasi sulla nuda terra, e in
9 B.: Messa in ima catina. una cella larga quattro piedi, alta cinque
10 Puoi, M,; e Cr. Puoi arabassa.
: e poco pi lunga; e, per farla breve,
11 Cosi chiama quell'ordigno rumoroso, dai 64 agli 80 anni visse di una minestra
pel quale quasi gli si precipitava innanzi al giorno di cinque once, composta di
il cibo. farina e d'erbe peste.
12 B.:
in fundo. M. en fondo. T. e : 20 M., Cr., T.: cocina.
Cr. e' nfondo. Infondere per Annaffiare
: 21 M. e Cr.: manecata.
Allagare. Anche neslla traduzione del Te- 22 B.: Ecco lo pesce.
soro di B, L.: E
si ne va in Mesopotmia, 23 B. e T. Peverata e Peverada, fu
:
128 PAKTE PRIMA.

Nose o mela me sia data, '

Parme taier de storione. ^

Mentre mangio, ad ura ad m*a, *

Sostenendo gram freddura,


Levome a Tambiadura,^
Stampiando ^ el ^ mio bancone. ^

^
Paternostri octo a denaro,
Apagar Dio taverna ro,
Ch'io non ho^^ altro tesare ^'-^

Per pagar lo mio scottone/*


Cos fusse proveduto
Aciascun frate venuto
In Corte, pe'rzir^ cornuto,
Ch'e' n'avesse tal boccone!
Se n'avesser cotal morso,
Non farien tanto descorso ;
Ma in gualdagna corre el corso,^^
Per aver prelat'one.'^^

ricco intingolo da condir le vivande, nel 1^ B.: scotone. T. annota: Cio quel
quale il pepe aveva suo luogo. che ho mangiato a scotto. E v. p. 125,
1 In B.: 0 nose o mela. M. e T.: Una n. 10.
mela me c' data. Or.: Melo o noce me sia i3 M.: Se ne fosser provveduti. T. Si :

data. Mi pare, con le correzioni, pi pro- ne fosser provveduti.


babile la lezione di B. 16 Qui B. mette un che.
2 B. Taiero (ma v. p. 58, n. 10).
:
i*" M.
e T.: Gli frati che son venuti.
M. : E
par taglier de. T. Farmi tagliar : 1^ M. e Cr. En corte per argir, come
:

di. Tagliere, (secondo la pron. umbra ha nella glossa anche il T. Vale ritor- ;

tajere). Piatto. Cr., col cod. d. Angelica, nare. B. perzir, ch'io leggo come nel
:

legge: Parme un grande storione. testo.


3 Tra' pesci essendo questo de' pi re- 19 M. e T.: cornuti (Cr.: cornute) e cosi
putati, attribuisce i pregi di esso alla avesser, nel verso seguente. Cornuto sta
sua noce e alla sua mela. per Mitrato. Intendi, per ritornar con la
4 B.: Fin eh' io manduco ad ura ad ura. mitra, con dignit di Cardinale o di Ve-
5 Leggo questi due tartassati versi scovo.
come Cr.-M. Sostengno grande fredura.
:
20 B.; chi nauesse. M. e T. : Che n' aves-
T. Ci sostegno gran fr. B. e T.: Poi
; ser. Io pron. per maggior
traggo fuori il

me levo. Levarsi alVamhiatura, vale met- chiarezza, e intendo: Che egli ricavasse
tersi a correre a piccoli salti misurati da que' sommi gradi, stato e cibo uguale
e spessi, come chi abbia le pastoie. al mio.
6 Stampeggiando, Lo spingere a tratti 21 B.,venezianamente. Si i n'avesse.
e ad urtiun banco sui suoi piedi, si disse 22M. e T.: farien cotal.
pure stampeggiare, afferma il T. In To- 23 M. e T.: discorso. Intendi; Cos lunga
scana usasi dire strampellone un forte gita; cos gran viaggio.
urto, e andare a strampelloni, di chi va 2^1 M. e Cr.: En gualdana. F. da Buti

a balzi scomposti e pericolando, come al v. 5 del XXII dell'inA, dice le gual-


chi va saltando sui trampali. dane cavalcate le quali si fanno alcuna
7 T.: il. volta in sul terreno de' nimici a rubare
8 Desco. V. sopra, p. 125, n. 10. e ardere e pigliare prigioni .
9 B. al dinaro.
:
25 M. e Cr. curso. Come se dicesse Ma
: :

10 Cosi B. e il Cd. dell'Angelica. Cr. : per l'avidit dei benefici accorrono in


lo. M
e T.: il, forse per iscrupolo. Cr.: furia, come predatori che vadano per
ajo. una gualdana.
11 M. e T.: aggio. 26 Cio, Prelatura, Benefizio ecclesia-
12 Cos M., Cr. e T. B: vestaro. stico, onde si dicon Prelati i Cardinali
13 M.: A. e i Vescovi.
JACOPONE DA TODI. 129

Povertate ^ poco amata,


Pochi t'nno desposata ^ :

Se '1 ge ponge ^ vescovata,


Non fa rennnciatione. *
Alcun che perde el mondo/
Altri '1 ^ lassa corno a ^ somno ;

Chi ^ lo caza ^ nel profonno,^^


In diversa condizione.
Ohi lo perde, perduto;
Chi lo lassa, pentuto;
Chi lo caza, al proferuto
Egli ha^* abominatione./^
L'uno, stando, gli contende,^
L'altri dui, apprende apprende!
3^18 vergogna non reprende,
Vederai chi sta al passone !

1 B. solo: Povert. 8 M. e T. Altri. Cr. Altre el caccia en


: :

2 T.: disposata. Cr.: Pohe fanno de- profonno.


sponsata. Ricorda Dante, Par., XI, 58-62, ^ M.: El caccia T. 'l caccia. :

pi 64-66: 10 B.: profundo. Rima con mundo del

Questa (la Povert), privata del primo marito primo verso. Correggo con Cr. M. al :

( Gest) profunno.
Mille cent'anni e pi dispetta e scura ilM. e T.: diversahan. Cr.: En diversa.
Fino a costui (S. Francesco) si stette senza 12 M., Cr. e T.: caccia; e Ce., ai versi
invito.
precedenti, perdi e larga.
3 Sopprimo un Che al principio del 13 Cos M. e T. Ce.: Ar preferuto.
verso, che non l'hanno n M. n T. Ponge, 14 M. e T.: . Ce.: gle.
vale Pone, ovvero Porge, come hanno M., 16 Qui notano tre sorte di genti:
si
Cb. {Se se porge ovescovata) e T. {Se ve 1., di quelli che non sanno stare al mondo:
porge). Intendo alla meglio: Se si offrano 2., di quelli che lo lasciano, ma col fine
vescovai, nessuno ne fa rinunzia. di darsi ad ozio infingardo 3., di coloro :

4 Cos B. M.: Che ne faccia arnunza- che lo abominano. I primi lo perdono;


9cione. T.: Chi ne face arnunzascione? i secondi se ne pentono quanto ai terzi ;

{Rinunzia). Cr.: Non se fa arnunzascione. {Chi lo caza, qui vale come Se alcuno lo
Non meno del suo Maestro S. Fran- caccia) il profferuto (cio colui che s'

cesco, il Nostro fu innamorato della po- profferto in questa condizione di cac-


vert. Ecco alcune strofe della terza ciante da s il mondo) il mondo stesso
Lauda, nell'Ediz. B.: lo ha in abominazione. Avr inteso bene?
O amor de povertade E osserva, senza le ciarle del T., avrei
Regno de tranquillitade ! capito forse meno.
Povertade me segra. 16 M.: contenne. Ce.: Vuno stanno l
Non ha lite n rancura contenne.
De' latron non ha paura 17 M., Cr. e T. arprende, arprende.
:
E de nulla tempestade. 18 B., M. e Cr. han l'art, la.
Povertade more in pace,
Nullo testamento face, 19 M. e T.: se o si spenne o spende. E
Lassa '1 mondo com iace, allora vorrebbe dire Se dovranno soppor- :

E le gente concordate... tare la sola vergogna, allora vedrai quan-


Vedi anche le Laude: Povertade inna- to pochi se ne staranno fKa, vedi innanzi.
orata; Jesu nostro amatore Povertade
:
20 Intendi l'uno (e sarebbe chi lo cac-
:

overlla; Povertate terrena ecc. cia) resiste al mondo fortemente ; o, leg-


5 B.: mundo. Nelle strofe seguenti si gendo contenne, lo disprezza; gli altri
schiara un tratto l'oscurit di questa, due, cio chi inconsciamente perde il
orreggo con Cr. mondo e chi lo lascia come per sonno,
6 B.: loM.: el. Cr. Altre : el larga corno stan sempre vogliosi di racquistarlo, per
somno. cariche o per ricche prebende ; onde, se
7 M.: g?. non la li ritiene vergogna, vedrai che

Targioni-Tozzetti, Ant. della poesia ital. 9


130 PARTE PEIMA.

L' Ordene s ^ ha un pertuso, ^


Che Tensir ^ non gli * confuso ^ ;

Se quel guado fosse chiuso, ^


Starian fissi ^ al mangiadne. ^
Tanto so gito ^ parlando,
Corte de Roma sozando,
Che mo gionto^^ al fin lo bando
De la mia presumpti'one.
lace iace in ^* questa stia,^^
Come porco de^^ grassia:
Al Natal^^ non troveria
Chi de mi levi paccone.
Maledectar la spesa
Lo convento che Tha presa,
Nulla utilit n' scesa
De la mia reclusione.
Faite, faite que volite,-^
Frati che de sotto gite,^^
Che le spese ce perdite:

r
ben pochi si ritrarranno dal passo (pas- quella del Cod. dell'Angelica: Corte i ji

sone) che a quello li riconduca. E anche Roma ricercando.


qui manda a ringraziare, se hai inteso, 11 M. e Ce.: C' ragionto. T.: C'ho ra-
per buona parte, il padre Tresatti. giunto.
1 B. L'ordine (intendi la religione di
: 12 Qui sta per Sentenza.
S. Francesco). Aggiungo con Ck. il s '^^M.: presemptione.
che manca negli altri. 14 M. e T.: laci iaci en o in.
Intendi, per coloro che vogliono 15 M. e Cr.: est.
uscirne, aspirando agli onori e alla ric- 16 Cosi chiama la sua prigione. Stia ?

chezza de' vescovati ecc. una specie di cesta o gabbia, per tener ;

3 e T.: Cai uscir. Ce.: C'a Voscir


M. polli ed anche altri animali. i

4 M., Cr. e T.: non . 17 M., Cr. e T.: Como.


5 Cosi tutti, ma dubito che debba leg- 18 T.: di. Porco di grassia, significa :

gersi. Contuso per Conteso. ogni modo, A Porco da ingrassare. Manca al Dizionario, l

vuol dire: Dall'ordine de' monaci facile 19 B.: Al Natale. M. e Cr.: lo Natal. !

l'uscirne, pei pochi chiamati agli onori, T.: Il Natal.


dipendendo ci dalla coscienza loro. 20 M. c?e me lieve. Ce. : de me live.
:

6 M. fusse ar chiuso; Cr.: arJciuso.


:
21 Forse accrescitura di Pacchia, che
j
7 B.: fizi. Cr.: stran. vale, Quota giornaliera e abbondante di
j|
8 M. e Ce.: magnadne. Cio, se non cibo, dimenticata dal Dizionario che per I
'

fosse SI agevole aspirare agli onori mon- ha Pacchiare ecc. Intendi: Giaci in que-
dani, i frati starebbero contenti al mio sta carcere, come porco a ingrassare:
pasto. Kicorda l'augurio contenuto nella al Natale poi, quando simili bestie si
st. 16. macellano, non si trover chi ricavi
9 Seguo M. e Cr. T. Son gito. B.: Son zito alcun cibo di me.
(cfr. p. 116, n.**, 118, n. 1, 125, n. 9, etc. 22 M. e T.: Maledicer.
10 M. e Cr. : Corte i Roma
gir leccando. 23 Cio, la spesa del suo mantenimento.
T. Corte Roma in gir leccando. Io seguo
:
24 B.: sesa (cfr. sopra, n. 9).
B.,che quel leccando mi sa di accomo- 25 B.: Fati, fati que voliti; e sotto, in
datura di qualche timoroso. UT. chiosa: rima, giti, perditi. T. Fate, fate che vo- :

metafora presa da' cani, i quali col lile. Seguo M. e Cr.


leccare le piaghe, le curano. In fatto 26 T. : di,
S. Gregprio dice Canum etenim lingua
:
27 B. : ne giti.
vulnus dum lingit, curai. Ma a tutto 28 Forse j. aveva il carcere sopra le i

questo da osservare che J. mordeva celle 0 refettorio de' Frati.


il

e non leccava. Forse la miglior lezione 29 M. e Cr.: Ca.


JACOPONE DA TODI. 131

Prezo nuir ho de presone. ^


Agio un ^ grande capitale,
Ch' io me sono ^ uso al * male,
E la pena non prevale
Contra lo mio ^ campione.
Lo mio campion ^ armato
Del mio odio scudato ^ :

Non po ^ esser vulnerato


Mentre ho al collo ^ lo scudone!
0 mirabile odio mio,
D'ogni pena^^ signorio;
Non recevo enjuria io,
Vergogna m'^^ exaltatione.
Nullo me trovo inimico,^ ^
Ognivelli ho per amico;
Ma- io sol me son l'iniquo
Contra mia salvati'one.

1 Non pago al convento nessuno


Cio, A me la freve quartana,
scotto per la mia prigionia. Nella lezione La continua e la terzana,
di questo verso mi allontano dalla vec-
La doppia cottidiana
Colla grande idropesla.
chia stampa B., la quale legge: Non pago
A me venga mal de dente.
prezo de pesone.M.: prezo nullo de pre- Mal de capo e mal de ventre.
scione. T.: Prezzo nullo di prigione. Cr. : Alo stomaco dolor pungente
Prezo nullo de pejone (prejone?). E 'n canna la squinanzia...
2 Cr.: C'ajo gravide capitale. T.: Ch'ag- Agia '1 fegato rescaldato,
gio. Milza grossa e '1ventre enfiato.
3 M. e Cr.: Che (Ce.: Ke)me so uso de Lo polmone sia piagato
Con gran tossa e parlasia....
male.
4 Anche T.: di: Intendo: Io ho questo 11 M. e T.:miraUl.
gran vantaggio, questa gran ricchezza 12 M. : D'omne; Ce. D'onne. :

(capitale), d'essermi avvezzato a solfrire 13 M.


e Ce.: agg. i. T.: hai. Signorio
(quasi averci fatto il callo); e quindi il (Ce. Segnorio) per Signorici e dei soliti
:

dolore non ha forza d'abbattere il mio facili ossequi di Jacopone alla rima.
corpo (il campione che sostiene per me 14 Seguo il Cod. dell'Angelica. Poco di-
la guerra del dolore, del travaglio. versamente B. Che non sostegno iniiiria
:

5 T. agg: forte. io. M. e Ce.: Non recep engiur'io. T. :

6 T.: Sta il mio campione, Nullo ricevi ingiurio. '

7 Cio, Scudato (lat. scutatus), difeso 15 Cosi B. e il Cod. d. Ang.; M., Ce. e
(contro le aggressioni del male) dall'odio T. : f .
di me stesso. Altrove cant: 16 M.,
Ce. e T.: te trovi.
17M., Ce. e T.: nemico.
Io mi voglio pi odiare, 18 M.: Omne chi vegli. Ce.: OnneJcivolgle
Per ch'io possa pi amare.
( il lat. omnem quem velis. Cfr. a p. 44
8 B. Non posso; ma solo e il verbo
: ; Ohehelli da Uhi velis nel v. 50 del Bitmo
da riferire a campione. Vero che Ja- Cassinese) B.: Ogni chi velli. Mi par da
copone e il campione, in fine, s'identi- sopprimere il chi per dare all'ottonario
ficano; indi la 1* persona al 4" verso. la sua misura.
^ M.: Mentre a collo. Cr.: Mentre a 19 T.: Ciascheduno hai per amico, che
collo, T.: Mentre a collo . rifacimento palese. L'Imbriani cor-
10 Cio, l'odio di s, come ha detto. Se regge cosi: Ogne citi vagli hai p' amico.
vuoi in saggio di quest'odio, pel quale '^0 M. Io sol. :

il Poeta si assicura, leggi qui


(1. Ixxvj
21 Cosi B., e cosi il Cod. d. Ang., con
in B.): assonanza. Gli altri la sfuggono, con stor-
O signor per cortesa piamenti: M. e Ce. me so' l'inico. T.: me
:

Mandarne la malsania. son l'inico.


132 PAETE PEIMA.

Questa pena che m' data,


Trent'angn' che Tajo amata; ^

Or jonta ^ la jornata,
D'est mia * consolatione.
Questo non m' orden^ novo,
Che '1 capuccio ^ longo ^ arprovo,^
Che anni dece ^ interi ^ atrovo
Ch'io '1^^ porta' i' gir bizocone.^^
Loco^* feci eP^ fondamento
In vergogna e schernimento :

Le vergogne me suo viento'^


De vescica de garzone.^^
Questa schiera sbarattata,^^
La vergogna conculcata;
Jacopon con sua masnata
Corre el campo al confalone/^^

1 Cos Cr. seguendo il Cod. d. Aug. vergongne); e son forme umbre, per: le
B. Trent anni son che io V amata. M.
: vergogne mi son vento. M. Le vergogne :

e T. Trentanni che l'agio (o aggio)


: so' co' vento. T. : La vergogna come vento.
amata, Agne la forma umbra pel plur. B. : Le vergogna me par vento.
di anno. 18 Cos Cr. M. e T. : vessica; B. ve- :

2 Cosi Cr. col Cod. d. Ang., secondo sica.


il parlare umbro; gli altri tutti gionta 19 T.: di.
(T. giunta), e cos poi giornata.
:
20 Compendio l'annotazione del T. a
3 Questo mia solo in B. questo passo: Le vergogne fatte ad uomo
T. : ordin. buono, dispregiatore del mondo e di se,
5 B. : Capuzo, al solito. sono come vescica donata a' putti, che
6 T.: lungo. par loro cosa grande, e dentro vento.
7 Provo novamente. Forma umbra. Come il savio non farebbe caso di essa,
B. : Aprovo. E anche il Cd. d. Ang. Ap- cos ne anche delle vergogne, dicendo
provo. col serafico S. Francesco Tantus smn, :

8 M. e T. : Ch'anni diece. quantus sum apud Detim, et non am-


9 M. : entri. plius. Anzi e' se ne o rallegra,
beffa
10 M. : truovo. T. : trovo. Cr.: Canni come gi gli Apostoli: Tbant Apostoli
dece entire artrovo. gaudentes a conspectu concilii, quoniam
11 Cosi Cr. e B.: Ch'io Za. M.: Ch' i"L digni habiti siint pr nomine Jesu con-
T.: Che'l. tumeliam pati. In oltre, come la vescica
12 B.: zir c. s. T. por^aimi^ rifacimento
: cosa vuota, cos quella vergogna
palese. Il leggere il portai, porta' cio, vana, non vera.
portai in, mi par necessario. 21 B.: Schera.
13 Accrescitivo di 5i2;2;oco,Bacchettone, 22 B.: shar aiata, cio, messa in rotta,
Pitocco. L'us spesso il Burchiello. Tutta 0, direbbesi ora, fuori di combattimento.
la strofa vuol dire che la veste informe Da baratta (v. sopra, p. 118, n. 2). Cfr.
gettatagli addosso dopo toltogli l'abito il principio della nota ballata anonima

dell'ordine dei Minori, non gli era nuova ; per la rotta di Montecatini (1315) :

anzi con quella egli ritornava al vestire


Deh avrest veduto messer Piero
dei dieci anni ch'egli era andato attorno Poi che fu '1 nostro campo sbaratt^to ?
pitoccando e cercando gli scherni del
volgo, prima di entrare in convento. 23 M. e T.: Jacopone e.
14 Val Qui, ivi, come vedemmo (p. 124, 24 M. e Cr.: Curre al.
n. 10). Il T.: Quivi, chiosando. 25 M., Cr. e T. gonfalone. Intendi col
:

15 T.: il fondamento. Cr.: fice el fund. T., che avendo vinta questa battaglia
16 M. e Cr.: A vergogna et schirni- delle vergogne, la sua squadra non par-
mento. tita, ma s' ritirata, correndo il campo,
17 Cos Cr. col cit. Cod. (se non che, alla bandiera, ad attendere altra schiera
qui, come anche al v. preced., scrive di tribolazioni da vincere.
JACOPONE DA TODI.

Questa scher a mess'en fugga; ^


Venga Faltra che succurga.^
Se nullaltra nonn ensurga,^
Anco attende al padiglione.*
Fama mia, t'araccomando ^
Al^ somier ^ che va raghiando/
Po' la coda va pescando,^
Quel te do ^ per guidardone.^^ '

Carta mia va, mitti^^ banda;


Jacopon^^ prejon,^^ te manda,
En corte i Roma
se spanda,
En trib, lengua e natione.^^
Di' co jaccio sotterrato, ^
En perpetuo carcerato:
'N Corte i Roma guadagnato
Cos ^ bon beneficione.
Amen.

1 Cosi Ce,, e (salvo fuga e non fugga) corte i Roma che se spanda. T.: Perch
M. Invece in B. e T,, facendo schiera in Roma si dispanda. Forse potrebbe
soggetto Questa scJiera : messa in fuga. mantenersi il Che, leggendo 'n corte, co-
L'Imbriani mess' en. :
me non difficile che si pronunziasse.
'^
T.soccurga.
;
15Vuol la cosa nota urbi et orbi, a
3 Cos Cr., e anche M. {non ne
surga). Koma, e a tutto il mondo. B.: In trib
Dove la negazione sembra pleonastica; e lingua e natione. T.: lingue.
e forse per questo T. corresse Sin che : 16 B.: E
d corno iazo sotterato. L'E ini-
un'altra nonne surga. Ma pu intendersi;
Ancorch altra schiera non debba assa-
ziale poi in tutti; mapar da levare
pel metro.
lirlo, pure egli sta pronto a
attenderla 17 B.: In perpetua carcerato; Ce. Per-
e combatterla, al suo padiglione, nella petuo encarcerato. B.; In corte de Roma.
sua tenda. Molto altrimenti B.: Se ne M.: En corte Roma. Ce. : En corte i Roma.
l'altra surga surga, Arco ine e padiglione T. come M., e annota: V' una sillaba di
4 Cr.: Padegone.
pi, come anche in piic luoghi del suo Poe-
5 B. Te raccomando. T. Ti.
: : ma vedesi tal abondanza. Se bene egli di-
6 B. somero.
:
rebbe, che non vi sia di pi sillaba ve-
7 B.: ragiando (cfr. sopra, runa, ma che l'un verso debbia in questi
p. 120, n. 14.
s B. ha
Sotto la coda te ec. M. Pu
:
: luoghi leggersi continuato con l'altro; onde
(dopo, dietro) la coda si al tuo stando. avverr, che la sua prima lettera per es-
T.: Po' la coda sia 'l tuo stando
(il luogo sere vocale, sia incontanente ingoiata dal-
tuo, la tua dimora). Cr. Pu la
coda sia
: l'ultima vocale del verso precedente. E
l tuo stallo. Con
B. ch'io seguo, intendo : seguita cosi, paragonando questa figura
Va pascendoti, o fama mia, dello sterco alla Sinalefe de' Latini.
del somiero. Non cosa troppo 18 M. e Ce.; S.
pulita,
ma Jacopone non se ne vergogna, anzi 19 T.: buon. Ce. : buom benefitiov^e. In-
se ne vanta. nanzi a quest'ultima scrofa in M., s dice
9 M.: E
quel te sia. T.: Quel ti Questa stantia seguente era pi, in certi
:

E lloco sia l tuo guidardone. sia. Ce. libri. In questo canto il Poeta, dice il
10 T.: Guidernone. V. strofa
simile nella Tresatti, ci fa innamorar della sua for-
iauda sopra riferita, p. 120, tezza, e rendeci desiderosi di conoscer la
11 M. e T.: metti. Ce.:
miete hanna; e genitrice di tal virt. Ce la insegna di
poi manna e spanna. Banda, sta
per poi, e pregiandosene, ci fa veder quanto
Bando, Grida. vale; perch si fa nell'istesso tempo
12 B.: agg.; ch'> in.
beffe delle ingiurie e delle vergogne, e
13 M.: pregion. B.: preson.
T.'.prigion, mostrasi superiore a tutti gli umani ac-
e poi ti.
cidenti.
14 B.: In ogni terra che. M. e Ce.: En
134 PARTE PRIMA.

Del medesimo*

EPISTOLA 0 SATIEA A PAPA BONIFAZIO.

0 Papa Bonifazio, ^

^
Io porto - to fjrefazio
De la maledizione
D* Excomunicazione.
Con la lengua * forcuta ^

M' hai facta sta ^ feruta :


^

Econ la lingua ligni,


Ela piaga me stingni ;
^

Ch questa ^ mia feruta


Non pu esser guaruta
Per altra condizione/^
Senza absoluz'one.
Per grazia te pto
Che me diche/ ^ absolveto;

Tengo a fondamento del testo l'Ediz. petua scomunica, che, secondo il Tre-
di Romadel 1558, cli' riproduzione della satti, gli fu cantata in tuono di Pr cefali o,
Fiorentina del 1496; ed ho a raffronto le coV In soicula sceculorum, e Amen! per
Ediz. di Venezia del 1514 e del 1556, e giunta. La chiosa, come vedi, risponde
quella del Tresatti, Venezia 1617. alla lezione del T. e degli altri.
1 Vedemmo(p. 125, n. 1) le cause 4 Lingua. E si disse anche Lenguaio
dell'avversione di Jacopone per questo per Linguaio. Cosi pure oggi in pi dia-
pontefice, contro il quale diresse l'altra letti. Che colla lengua il T. e gli altri.
notissima Satira, che comincia: 5 Intendi, A due punte, perch due fe-
rite gli ha ammenato, cio del carcere
O Papa Bonifatio, e della scomunica. Cos almeno pensa il
Molt' hai yocato al mondo !

Penso che locundo Tresatti.


Non te porrai partire. 6 Questa. Troncamento rimasto nel-
l'uso anche toscano, in Stasera, Sta-
E termina: notte, ecc. ma comunissimo nell' altra
;

Italia centrale.
Non trovo chi record
Nullo papa passato Ferita. Cos anche Dante {Inf,, 1, 103)
7

Ch' eu tanta vanagloria che us anche Feruto, pi spesso che


Se sia delectato ; Ferito. Pi innanzi, Guaruta.
Per che '1 temor de Dio 8 Dice col bisticcio di questo quader-
De retro agi gictato? nario, che la lingua del Pontefice, come
Segno d'om disperato
O de falso sentire. gi gli ha fatto la ferita, ora gliela ri-
sani. L' Ediz. Romana del 58 Ligni e
:

Cacciato per tutte ci in duro carcere, stingni, e cos il Tresatti: l'altre due
tuttoch non scendesse a chieder grazia Venete: Stringni. Ligni (metatesi di Lin-
della pena, della quale, come abbiam gi, che vale Lecca, Lat. Lingere). Stingni
visto, godeva, supplic col presente Ser- penso valga Estingui, Risana (impera-
mone 0 Satira, per aver grazia della sco- tivo).
munica. 9 B.: SI che sta.
Sopporto, Soffro. Cosi B.: gli altri:
2 10 Modo.
Io porto il tuo.... E
la.... scom....E 11 Altro latinismo: Chiedo.
3 Qui sta per la sentenza papale di per- 12 Dica. Anche Dante, Inf., XXVI, 6.
JACOPONE DA TODI. 135

L'altre pene me lassi ^


Fin che del mondo passi. ^

Poi, ^ se te voi * provare


Et meco exercitare,
Non de questa materia,
Ma d'altro modo, prlia.^
^
Se tu sai s scrimire
Che me possi ^ ferire,
Tngote bene experto ^
Se me feri a scoperto.^
Ch'io aio^^ doi scudi aP^ collo,
Et s'io non me li tollo,
Per secula infinita
Non temo mai ferita.^*
il primo sinistro,

L'altro sde^^ al diricto:


Lo sinistro scudato
Undiamante approbato.^^
Nullo ferro li se appunta,
Tanto forf duro in punta:
E questo l'odio mio,
lonto^^ a l'onor de Dio.
1 Lasci. Lo dice ancora il nostro volgo. scudo..., ma la voce scudo, certo ripe-
Ma ammira qui l'altezza dell'anima. Le tuta per errore. Io correggo, ponendo
stampe tutte : E l'altre... intero l'articolo. Le Edizioni di Venezia
2 Cosi B. Gli altri: Sin ch'io. fanno un imbroglio, e crescon di un
3 Gli altri, Puoi. Qui come in altre verso la strofa. 11 Tresatti: L'un porto
voci s'introdusse spesso Vu, e in alcune al lato dritto. L'altro pende al sinistro.
rimasto, come in Tuono, Cuore e simili. 16 Siede, Sta.
4 Cos B. ; altri : Vuoli, Voli. 17 Enallage del participio e del nom,
5 Intendi: Maquistiona meco intorno comune in Jacopone.
a cosa d' altra natura. Cosi Jacopone 18 Sottint. : un diamante provato;
tentava di ritrarre il Papa dalle proprie cio s' chiarito alla prova duro come
quistioni personali. Prelia (dal lat. Prae- diamante.
lior) Combatti. 19 Si appunta, Cio Penetra, Ferisce.
V. sopra, p. 117, n. 9.
6 T. : /Sc^ermiVe. 20 L'Edizioni Veneziane tutte: Tanto
7 Gli altri testi Sacci (sappi). forte, duro in punta. Quella del '58 :

8 Ti reptito, Ti stimo espertissimo. B. Tanto ce dura pronta. Con questa lezione


ha: Tegnerote (ti terr, ti stimer). proporrei di intendere Tanto riesce dif-
:

9 Cio: In palese. Non con insidia o ficile farci impronta, scalfittura; ovvero
sorpresa. B.: adescoverto. Tanto c' dura faccia in questo scudo mio.
10 Cosi B. Caio nella Ediz. del '58. Con la lezione del testo intendo:
Altri: Chio agio. forte contro la punta. In Lat. per Con-
11 Cosi B.: gli altri: A collo. tro, comune agli antichi. Forse anche
12 Levo, forma Lat. da Tollere, usata potrebbe intendersi per punta, il brocco
spesso da Dante: anche oggi, in poesia. dello scudo; o vedervi seguitata la me-
B. ha: non mi tollo. tafora del diamante. Ricordo un canto
13 Latinismo, per Sempre. popolare toscano che comincia:
14 Cos B: Gli altri: Mai non temo...
15 Assonanza invece di rima. Lo scudo
In mezzo al core che ce l'ho un serpente
Che mi lavora a punta di diamante.
sinistro, l'odio contro se stesso il de- ;

stro l'amore verso gli stessi propri 21 Giunto, Congiunto, Lat. Junctus. Cos
nemici. Il verso cresce d'una sillaba nella tutti,meno B, che ha consunto, ritraendo
stampa del '58, che legge: El primo in parte la pronunzia veneta.
136 PARTE PRIMA.

Lo^diricto scudone
E d'una petra in carbone/
Ignita come fuoco
D'un amoroso ioco.^
Lo proxim' ho in amore ^

D'un enfocato ^ ardore :

Se te voi
fare inante,^
^

Poilo provar 'n estante.^


E quanto voi ^ te breca ^
Ch'io co l'amar non venca.^
Volontier te parlra;^^
Credo che te juvra !

Vale, vale, vale,


Dio te tolla omne male,
E dilome per grazia,
Ch'io '1 porto en lieta faccia.''

1 Perifrasi di Carbonchio. Questo Gioverei. V. p. 31, n. 4. B.: parlarla e


una pietra preziosa lucida e vermiglia, zovara.
come canta l'Ariosto {Ori. Fur., XXXIV 12 Cosi tutte le Ediz.: ma il verso zop-
53). La dice latinamente Ignita, cio In- pica con un Oh, correrebbe. Vale, Salve,
:

fiammata. Gli altri leggono: Di una pie- Miserere, sono schiette voci latine, usur-
tra 'n... pate da' Nostri, senza alterazione alcuna.
2 Giuoco: Lat. Jocus, Cio, Dalla pas- Forse sarebbe da correggere: Vale e Vale
sione d'amore. e Vale. Qui aggiunge il Tresatti: Dopo
3 Le Ediz.: Lo proximo en (ovvero, in) che tanto magnanimamente ha detto quella
amore. Il solo Tresatti: ....ho in.... parola: Et quanto voi t'abrenca, Ch'io
4 Cosi B. Gli altri, infocato. Cos in co r amar non venca, ecc., ecco che qui
parecchie voci si scambi l'i con l', intenerisce; perch di questi due versetti
come in Enemico y Pregione, Vencere, che seguono, tutte sono parole d'amore
Lengua ecc. tenero.
Cosi B. Vuoli gli altri, per Vuoi. 13 Nota la falsa rima. In B. cos gli
6 Filante, alcune stampe. V. A. per In- ultimi tre versi:
nante, Innanzi. Dal Lat. In antea, anche i
Dio ti teglia ogni male
Provenzali Enans,... unz,... antz. E donimel per grazia
7 Tutte le Ediz., anche modernissime, Chiol porti con lieta facia, Amen.
hanno Nestante o Istante, ma non mi par
buona lezione. 'N estante, vale subita-
Come a pag. 134, nota 29, portai es. del-
l'odio contro se stesso, qui cade oppor-
mente, ed anche de' Provenzali, En
tuno l'altro dell'amore verso Dio e ogni
estante Puolo provar... alcune stampe.
cosa. Ecco alcuni passi del Canto: Amor
8 V. sopra, n. 5.
de caritade, da alcun male attribuito a
9 Alcuni testi hanno: Tahrenca, e an-
S. Francesco:
nota il Tresatti, abbranca; e aggiunge,
alludere forse il Poeta all'uso di alcun Amore amor Jes, son giunto a porto.
lottatore, che per non esser battuto in Amor amor, Jes, tu m'i menato,
terra, s' avvincola e annodasi a' fianchi
Amor amor, Jes, dame conforto,
Amor amor, Jes, si m'i fiammato,
dell'avversario pi valido. Direbbe, dun- Amor amor, Jes, io son morto !

que il P. Ancor che tu in questa guisa


: Fame stare, Amor, sempre abrazato
m'abbrancassi, e mi
circondassi di mali, Con teco, transformato
a ci io pili non ti dovessi amare, ad ogni In vera cantate
modo ti amer; n potrai farmi lasciare De trasformato Amore.
Amor, amor, crida tutto '1 mundo,
d'amarti! Io penso migliore, anzi unica Amor amore ogni cosa chiama ;

buona la lezione di B., che porto nel testo, Amor amore tanto ei profundo,
e intendo Breca per Brica, Briga, da Chi pi t'abraza, sempre pi te brama.
Brigarsi. Amor amor, tu ei cerchio rotundo
Con tutto '1 cor, chi c'entra, sempre t'ama.'
10 B. :Ch'io con lamare non tevenca.
11 Parlra, e poi Juvra per Parlerei, Aggiungo qui le due poesie pi belle.
JACOPONE DA TODI. 137
fra quelle fin dal secolo XV male attri- tia, piena. E
Petrarca (canz. XXIX,
il
buite a Jacopone. La prima, assai can- st. 4) : Vergine santa d'ogni grazia piena.
dida e aifettuosa (V. D'Ancona. Sttidj di c) Manzoni, {Il natale):
letteratura italiana cit., pag. 91), apparve
La mira Madre
alla fine del XV
Secolo in una raccolta Panni il figliuol
in poveri
compose,
di Laude, ove attribuita (e, credo, a E nell'umil presepio
ragione) al B. Gio. Dominici (f 1410) ;
Soavemente pose; il

quantunque al eh. d'Ancona sembrasse E l'ador; beata!


trovarvi quello stile, fra 'l culto e il po- Innanzi al Dio prostrata
Che il puro sen le apri!
polare delle rime del Belcari, della Tor-
nabuoni e del Magnifico. Io umilmente Vangelo. Luca, n. 7. Lo avvolge nelle
confesso che, mentre son ormai certo fasce (pannis involvit), e lo pone a gia-
che la Canzone alla Vergine fattura cere in un presepio. Gi il Sannazzaro
d'un imitatore del Petrarca, sia questi aveva attinto dal Vangelo questa sem-
Leonardo Giustiniani (morto nel 144:6) plicit affettuosa. Reco la versione del
od altri, circa la prima ho sospetto di Casareggi :

maggiore antichit. La madre allora in caldi panni avvolge


Il tenero bambino, e in seno accltolo,
RICORDI DELL'INFANZIA DI GES. Ed al suo petto dolcemente strettolo.
Il trasport dentro la greppia...
1. Di',Maria dolce, con quanto disio
Miravi'1 tuo figliuol Cristo mio Do? a) d) Troncamento oggi ripreso, ma fra gli
2. Quando tu il partoristi senza pena, Antichi non raro. Fazio degli liberti, ci-
La prima cosa, credo, che facesti, tato dal Nannucci : Dittam.. IV, 26 :

Si a) l'adorasti, o di grazia piena, ft)

Poi sopra il fien nel presepio il ponesti; c) Che leggi tien con pover vestimenti.
Con pochi e pover d) panni lo involgesti,
Maravigliando e godendo, cred'io. e) Jacopone
8. O quanto gaudio avevi e quanto bene, Nel fien giacca infasciato
Quando tu lo tenevi nelle braccia! Quel giglio luminoso...
Dillo, Maria, che forse si conviene
Che un poco, per piet, mi satisfaccia:
E altrove:
Baciavil tu allora nella faccia. Cortina non ci avea,
Se ben credo, e dicevi: O figliuol mio! a) N conca si vedea
4. Quando figliuol, quando padre e signore.
Per lavar le sue membra.
Quando Dio e quando Ges lo chiamavi, a) )Verso eccellente (il mio compianto
O quanto dolce amor sentivi al core amico Nencioni, lo direbbe Verso Poe-
Quando 'n grembo il tenevi ed allattavi! 6)
Quanti dolci atti d'amore soavi ma), che getta forza d'affetto vivificante
Vedevi, essendo col tuo figliuol pio! c) sui versi un po' rozzi che lo precedono.
5. Quando un poco talora il d dormiva, Que' due gerundi valgono il beata man-
E tu destar volendo il Paradiso, a) zoniano, e lo ispirarono, forse.
Pian pian andavi, che non ti sentiva, 3. a) Vedasi da questa strofa e pi da
E la tua bocca ponevi al suo viso ;
*
quel che segue, quanto alla nuova arte
E poi dicevi con materno riso:
Non dormir pi, che ti sarebbe rio b) di Oimabue e di Giotto dovette il Poeta;
6. Ma nulla ho detto, e tutto una frasca, a)
o quanto gli uni e l'altro alla candida
Avendo al minor tuo piacer rispetto: a) vivezza del sentimento che li ispirava.
Ma un pensier nel cor par che mi nastra Jacopone pur caldamente, ma pi ruvido
Sopra d'un singolare tuo diletto, (nella lauda Laudiamo l'amor divino;
Tal eh' io non so come per quell'afifetto
cxiv in B):
Il cor non ti scoppi e non s'aprio :

7. La sua figliuola il sommo eterno Padre


O come non passavi (morivi).
Ed il Signor la sua umile anelila, a) Quando tu l'abrazavi,
Pietosamente b) la chiamava Madre, Stringendo lo basiavi,
Che e) al sol pensarlo il cor se ne distilla d) O cuor salamandrino !

A chi sente qualche dolce favilla e) In Jes te specchiasti,


Di quell'amor, dal qual sempre mi svio. /) Tu Idio inamorasti.
Quella bocca basiasti
8. Vanne a Maria, nostra avvocata a) cara.
Di quel dolce fantino !

E inginocchiata a lei per me la prega, 6)


Che non mi sia del suo figliuolo avara, c) 4. a) Osserva come il passaggio e il
Poich a lei nulla nieg n nega: d) resto s'avvalori d'affetto. b) Nota
E dille poi: Deh lega, oggimai e), lega /) quante parole spenda e quante raffina-
Colui che sempre da te si fuggio.
tezze poi il Sannazzaro, nella versione
* Cavo il Testo dal Manuale del Nan- del Casareggi:
nucci, voi. I, pag. 395. Dunque sul grembo mio te barcollante (!)
1. a) Tutti gli Editori qui posero punto E le note (i) mammelle a me chiedente ;

fermo. 10 con teneri amplessi, o caro figlio,


2. b) Questo S e particella riempitiva Attenta scalder: tu sorridendo^
o esornativa o espletiva, agli Antichi co-
A tua madre darai (!) soavi baci :

E le tue mani e puerili braccia


munissima, che faceva buon frutto, ma Al mio collo stendendo in dolci nodi
fu spesso abusata. b) Ave, Maria gra- 11 disiato sonno prenderai.
138 - PARTE PRIMA.
Notisi anche come si sbizzarrisse il Chia- alfettuosa.
h) Anche Dante e il Giusti
brera ci han ritratto la madre sul proprio par-

Le sacre braccia che fanciul portare, goletto. Dante, di Beatrice {Par., I, 100) :

Lui che gli Eterei campi empie di stelle.


Ond'ella appresso d'un pio sospiro.
Le sacre alme mammelle Gli occhi drizz ver me, con quel sembiante
Che in terra il mar della piet lattato, Che madre fa sopra figliuol deliro. {JLelirante)
Maria discopre, (!) ed al figlici sospira.
E il Giusti {Affetti di una madre) :
Anche il Giusti ha dipinto una madre
intenta al figliuol suo, ma assai meglio: Presso alla culla, in dolce atto
d'amore.
Che intendere non pu chi non madre.
China alla sponda dell'amato letto Tacita siede e immobile: ma il volto
Veggo la donna mia vigile e presta. Nel suo vezzoso bambinel rapito,
Precorrendo ogni moto, ogni richiesta Arde; si turba, e rasserena in questi
Dell'adorato ed egro pargoletto. Pensieri della mente inebriata: etc.
Ora sospira, ed or lo stringe al petto,
E i lini e l'erbe salutari appresta ;
E gi il Cotta, con smancerie da balia :

E nella faccia desolata e mesta A lui fa vezzi; e nel suo grembo accolto
Parla la piena del materno affetto !
Di puro latte il ciba.
S' inchina, e accosta al di lui volto volto
Jacopone ;
il
E i dolci baci da' begli occhi liba.
Veggamo il bel bambino
Gambettare nel fieno, E peggio Neralco, Arcade :

E braccia scoperte
le Quante volte il suo figlio al sen si strinse
Porgere ad ella in seno. E mille impresse dolci baci e mille
Ed ella lo ricuopre Nelle vaghe pupille,
El meglio che pu almeno, Ed ai labbri adorati in Paradiso !...
Mettendogli la poppa Quante volte guidollo in festa e in riso
Entro la sua bocchina. In questa parte e in quella;
Quante volte gli porse
Enella lauda, in altre parti troppo rea-
La vergi. le mammella ecc. !

listica, 0 tergine pi chefemina (vj in B),


queste strofe, che riporto a far rilevare 6. nulla. Modo efficace, ma
a) Un
anche la differenza di stile fra Jacopone basso. Prov. Tose. 221: " Frasche fumo
e quest'altro poeta della fine del sec. XIV e vanit, tutt' uno . b) Cio,
0 dei primi del XV, che quasi certamente Avendo rispetto pur al minore de' pia-
conobbe questa lauda del frate tedino : ceri tuoi. Accenna al troppo maggior
bene goduto dalla Vergine nell'esser di-
(O) Maria,come facevi, venuta Madre di Dio.
Quando tu lo vedevi?
Or come (te) morivi 7. a) Ancella. Lat. Anelila. b) Av-
Da l'amore affogata ? verbio, che serba la sua significazione
Come (Co'?) non te consumavi originale da Pietas, Amore. Cos il Pe-
Quando tu lo guardavi, trarca (loc. cit.) :

Che Dio te contemplavi


In quella carne vel(l)ata? Tu partoristi il fonte di pietate.
Quando elli te sugeva.
L'amor come faceva ? c) Cosicch; e in questo significato, che
Smesuranza che aveva. vivissimo, non nel Vocabolario.
Esser da lactata
ti ! d) Il Tasso Ger., Ili, 8.
:

Quando tu lo lactavi
E con lui solazavi, Agghiacciato mio cor, ch non derivi
Perch non consumavi Per gli occhi, e stilli in lacrime converso?
D'amor tanto infiammata ?
E il Petrarca (ball. Ili) :

E lascio altri confronti col Nostro ; chi Per lagrime, eh' i' spargo a mille a mille
n' vago, legga nella Ediz., del Tre- Conven che '1 duol per gli occhi si distille.
satti. III 2, 5, 7, IV. 3. Mi piace in vece
:

riferire qui questi versi del Carducci,


Lo stesso (son. CCIII) :

lasciando che altri giudichi dell'opportu- L'una piaga arde e versa toco e fiamma;
nit della citazione: Nuove Odi Barbare : Lagrime l'altra, che '1 dolor distilla.

Cfr. anche Dante {Inf., XXIII, 97-8).


Or forte madre palleggia il pai'volo
forte da i nudi seni gi sazio
;
Jacopone poi (loc. cit.):
palleggialo alto, e ciancia dolce Quando el te chiamava
con lui, che a' lucidi occhi matex'ni Et madre te vocava,
intende gli occhi fissi, ed il piccolo Come (Co') non te consumava
corpo tremante d' inquietudine Matre de Dio vocata?
e le cerciinti dita: ride
la madre e slanciasi tutta amore.
c)Verso di cattivo suono come spesso
se ne incontrano negli Antichi (e qualche
c) poesia altissima questa, che tenta volta anche ne' Moderni!) pel fatto del-
ricostruire le visioni dell'infinito amore l'accento spostato. f) Cio, Dal quale
materno: l'abbia fatta chi si vuole. io m'allontano sempre, per seguire altri
5. a) Nota la meno strana fra le Si- affetti.
necdochi del tutto per la parte, e la pi 8. a) Interceditrice. E la Chiesa invoca
JACOPONE DA TODI. 139
la Vergine advocata nostra nella Salve, Vergine bella, che di Sol vestita,
Regina. &) Ansia :

e) Cio, Prego, tu non mirifiuti la gra-


zia del figliol tuo. d) Dante, Far., Maire de Dieu tu es aquela scala.
XXXIII, 16: Ab que '1 pecant lo Paradis escala.*
La tua benignit non pur soccorre
c) Non dissimilmente prega S. Bernardo
A chi domanda, ma molte fiate in favore di Dante, Par., XXXIII, 31 :

Liberamente al dimandar precorre. Perch tu ogni nube gli disleghi


e) Finalmente. f) Legare,
non sem- Di sua mortalit co' prieghi tuoi.*
pre azione violenta; si pu legare per 1. a) Pier Corbiacco:
forza e per persuasione.
Dieu espoza, filh'e maire.

ALLA VERGINE. In un antico Prego:


R. Maria Vergine bella, a)
O Maria, Dieu maire.
Scala che ascendi e guidi all'alto Cielo, &)
Deus t'es e fils e paire.

Da me leva quel velo, c) Dante, Par., XXXIII, 1 :


Che fa si cieca l'alma tapinella,
1. Vergine sacra, del tuo Padre sposa, Vergine madre, figlia del tuo figlio,
Di Dio sei madre e figlia a) :
Il Petrarca: (canz. cit., st. 3):
O vaso &) pcciolino, in cui si posa c)
Colui che il Ciel non piglia, d) Del tuo parto gentil figliuola e madre.
Or m'aiuta e consiglia
Contro i mondani ascosi e molti lacci: e) E ancora (st. 4):
Priegoti che ti spacci/)
Nanzi Tre dolci e cari nomi i in te raccolti,
g) ch'io muoia, o Verginetta bella.
Madre figliuola e sposa,
2. Porgi soccorso, o Vergine gentile, a) Vergine gloriosa.*
A quest'alma tapina,
E non guardar 6) ch'io sia terreno e vile, Il Poliziano:
E tu del ciel regina, c)
O stella mattutina, d) Vergine santa immacolata e degna ;

O tramontana del mondan viaggio, c) Amor del vero Amore,


Porgi il tuo santo raggio Che partoristi il re che nQ\ Ciel regna.
Alla mia errante e debil navicella. /) Creando il Creatore
3. Il Ciel s'aperse, e in te sola discese
Nel tuo talamo netto, ecc.
La grazia benedetta; a) Non sar disutile il mostrare qualche
E tu dal ciel discendi e vien li) cortese
stranezza derivata da questi concetti,
A chi tanto c) ti aspetta.
Per grazia fosti eletta n Casoni:
A si sublime ed eminente d) seggio : Vergine e genitrice
Dunque a me non far peggio e) Senza sposo mortai madre feconda...
Di qu^el che a te fu fatto, o Verginella. Vede fatto il suo seno
4. Ricevi, Donna, a) nel tuo grembo bello Del re del Cielo un nuovo ciel terreno
Le mie lagrime amare; 6) Umile e gloriosa.
Tu sai che ti son prossimo e fratello, c) Figlia del figlio ch'a& eterno nacque,
E tu noi d) puoi negare. E fortunata sposa
Vergine, non tai'dare, e) Di Dio, cui padre e parto essere piacque,
Ch carit non sn^^l patir dimora ;
Sola senza peccato.
Non aspettar quell'ora Madre di lui ch'uomo, senz'uomo, nato.
Che illupo /) mangi la tua pecorella.
5. Porgimi mano, a) eh' io per me non posso
Nel Casareggi, Sposalizio di M. V., ri-

Levar &), che altri mi prieme c) :


derai a questo bisticcio:
La carne, il mondo ognun mi grava d) ad- O divino ineffabile consiglio.
ii lion rugge e freme; e) [dosso; Che seppe unir .sposo e non padre e sposa
L'anima debil teme Vergine e Madre in un figlio e non figlio.
S gran nemici, e di virt son nudo:
Vergine, fammi scudo, /) Antonio Tommasi {Race, del Gobbi, III,
Ch' io vinca quel che sempre a te ribella, g) 60), meno male:
6. Donami fede speme e caritate, a) La madre e figlia de l'eterna prole.
Notizia di me stesso h) ;

Fammi eh' io pianga ed abbia in Dio pietate Jacopo Sardini, Arcade, a quanto pare
Del peccato commesso, c) un po' scettico :

Stanimi ognora da presso,


Ch' io pi non caschi nel profondo e basso; d) Di||kndo al pensier mio come s'intende
Poi nell'estremo passo e) L'essere e figlia e genitrice al Padre,
Guidami sue /) alla suprema cella, g) L'esser vergine intatta e l'esser madre,
Ch'un figlio e sposo in s chiude e comprende.
Seguo il testo del Nannucci ; Man. cit.,
h) Frate Angiolo da Camerino:
pag. 389. *
1. a) Anche pi innanzi :
O vaso eletto di tanto tesoro.

Vaso per Animo, in cui si accolgono al-


O verginetta bella,
cune doti 0 virt, spesso incontrasi negli
E cosi il Petrarca (canz. cit., st. 1) : Antichi Dante chiama Vas d'elezione, e
:
140 PAETE PBIMA.
Gran vasello dello Spirito santo, S. Paolo. non piace al Nannucci, che non ne trov
Cos nelle Litanie; Vas spirituale, Vas altro esempio il senso questo ; Tu :

honorabile, Vas insigne devotionis, avesti tante grazie da Dio; fa eh' io non
detta la Vergine. Si disse anche de' vizi : ne abbia meno da te.
Dante, Inf., XXII, 82 : Vasel d'ogni froda. 4. a) Signora, da Domina, Donna.
c) Il Petrarca (canz. cit., st. 1) : b) Bellissimo. Da questa strofa, special-
Ma non so 'ncominciar senza tu' aita, mente, pare di dover giudicare che la
E di colui eh' amando ia te si pose. presente lauda fosse composta a ri-
trarre i sentimenti del poeta ne' primi
d) Non comprende. Non tiene. Della
Vergine si canta: Quem cceeli capere non
tempi della sua conversione. c) Come
figlio di Dio 0 forse si accenna a certo
;
poter ant, tuo gremio contulisti. Esempio
titolo della professione monastica del
da aggiungersi a' Vocabolari anche
:
Poeta? Il Petrarca (canz. cit., st. 11):
dell'uso.
e) Il Petrarca (canz. cit., st. 4): Del comune principio amor t'induca.
Donna del Re che nostri lacci sciolti. d) Cio, di essermi quasi sorella. e)
Il Petrarca (canz. cit., st. 8):
f) Spacciarsi per Spedirsi, Sbrigarsi.*
g) Innanzi. Prima. Voce intera, della Vergine sacra ed alma
quale i Vocabolari recano solo esempi Non tardar. *
di prosa. E il Leopardi alla Morte:
2. a) Nobile. ~
b) Cio: Non conside-
rare. e; A ragione il Nannucci lodava
Non
A
tardar pi,
disusati preghi.
t' inchina
questi due ultimi versi tanto pi che li
credeva pi antichi, sopra quelli del Pe- f) Il Demonio.
trarca (canz. cit., st. 1) :
5. a) Il Petrarca (son. CCCVIII) :

Soccorri alla mia guerra, Deh porgi mano all'affannato ingegno.*


Bench' i' sia terra e tu del Ciel regina.
Il Manzoni fa allo Spirito santo pi alta
Alla voce vile, gli Editori posero sempre preghiera :

punto e virgola, facendo vocativo il verso Tempra de' baldi giovani


presente: ma errore. Deve intendersi Il confidente ingegno.
Non considerare alla differenza nostra,
dell'essere io mortale e tu Regina del b) Levarmi. Cfr. Dante, Inf., XXIV, 52:
Cielo. d) Anche nelle Litanie: Stella E per leva su, vinci l'ambascia.
matutina. Bernardo di Venzenacco, rife-
c) Preme, incalza. L' i v' inserito come,
rito dal Nannucci:
in antico pi spesso che ora, innanzi a
Belh'estela d'Orient, Dieu vos sai. tutte le e toniche derivate da e latina;
Vedi pag. 110, nota 1. cos in Siegue, Brieve, Lieve e simili. In
e) Il Poliziano: alcune voci rimane ancora, come nriene,
Viene, mentre vene e tene non si usereb-
Tu sei degli affannati buon conforto.
Ed al nostro navil se' vento e porto.*
bero n anche da' Poeti che d'anticaglie
s'abbelliscono. d) Mi pesa. Mi si ag-
f) Qui S'innalza la musa del valoroso grava.
e) Quia adversariiis vester Dia-
imitatore. Il Petrarca (canz. cit., st. 6) : bolus, tamquam leo rugiens, circuii quoe-
*
Vergine chiara e stabile in eterno, rens, quem devoret.
Di questo tempestoso mare stella. Il Leopardi:
D'ogni fedel nocchier fidata guida:
Pon mente in che terribile procella Brama raccorsi in porto
Dinanzi al fier desio,
I' mi ritrovo sol, senza governo. *
Che gi, rugghiando, intorno intorno oscura.
Tramontana detta la Costellazione di

f) Cio, Sta a mia difesa. g) Cio,
Boote, che guida ai naviganti.
il Demonio. Il Petrarca (canz. cit., st. 6):
3. a) Il Petrarca (canz. cit., st. 2) :

.... Ti prego
.... al sommo Sole
Che '1 tuo nemico del mio mal non rida.
Piacesti s, che 'n te sua luce ascose.*
6. Lea)tre Virt teologali, senza le
E Dante, Par., XXXIII, 4.
quali non redenzione. Dante fa dire a
Te che l'umana natura
se' colei Virgilio: Purg., VII, 34:
Nobilitasti s, che il suo Fattore
Non disdegn di larsi sua fattura. Quivi sto io (lei Limbo) con quei che le tre sante
Virt non si vestir.
b) Troncamento riprovato da' Gramma-
b) Coscienza dello stato dell'anima mia.
tici, ma ben usato anche oggi, ove non
generi ambiguit.
c) Cio, Con tanto
Nosce te ipsum, era scritto anche sul
affetto.
d) Sublime, ha valore assoluto.
tempio di Delfo. c) Il Petrarca (canz.
cit., st. 3):
Eminente ha forza comparativa, e vai
di pi.
e) Peggio qui vale Meno, e Fammi, ch puoi, della sua grazia degno. *
JACOPONE DA TODI.

Ma qui da intendere Concedi a me : Taupini ! non saccio que me fare !

il pianto del pentimento, e fa ch'io in-


Vedete, io non me poss aitare.

contri presso Dio piet del mio peccato, Vivus :

d) Avvilito.
e) NelVora della morte, L'anema recomparaste
che il Petrarca disse Dubbioso passo. Ell'alto leugno de la croce;
Nel Cod. Pucci, citato dal Nannucci : Del sangue tuo el precjQO pagaste,
Adunqua non si si feroce:
Che pi non caschi tutto stanco, e lasso. Securre aie msere dolorose
Ch' tante pene (a) star renchiuse.
f)Su, forma antiquata, ma sempre in
uso nel volgo toscano.
g) Cos chiama
Mortuus :

il Paradiso. De pelle e carne me vestiste,


E qui, se non mi facesse difetto lo A la tua imagen m'ie formato.
A me la vita concedeste
spazio, dopo le Laude liriche e satiriche,
;

Non deggo essere condannato.


vorrei porne altre del Nostro, in tutto Rompe, Cristo le catene,
drammatiche, come quella della Passio- Famme la via eh' io veng'a tene.
ne, che comincia: Donna del Paradiso, Vivus :

Lo tuo figliolo priso... Ne far di meno, Muovete, Jhesu cortese.


e piuttosto recher in nota l'antica Lauda Non esser duro a la concordia
popolare de' Disciplinati , anonima la , A l'aneme che sonno acese.
quale assai breve, e segna efficace- Demanda sempre misericordia.
mente il passaggio dalla Laude sacra Non so (n) que faccia (n) qui taupir
al sacro dramma. Fu pubblicata dal eh.
Onno speran9a de buon fine.
prof. Monaci, nella Rivista di filol. rom., Mortuus :

voi. II, pag. 40, e tale e quale la rife- Una boce va gridando :

risco. Misericordia, micie amice;


Piet e merc v'ademando.
Ci l'anema felice,
LAUS PRO DEFUNCTIS. Che va venalle per quille pene
E par privata d'onne bene.
Vivus :
Mortuus :
Perdona, Cristo, al peccatore
Servo tuo desciplinato Misericordia v'ademando
;

Misericordia a tutte l'ore Almeno a voie, amice miele,


Sempremaie sir chiamato :
Che m'aitate a uscir de bando
Recomprastel su 'm la croce Quii che mo non se pu per lieie.
Dicendo, pat, ad alta boce. La man de Dio s m' tocato.
Per vo cosi taupinato.
Vivus :
Vivus :
Que l'uomo che '1 faie si grande,
E contra luie pon lo suo amore ? Que te poderia valere,
En qual parte, Cristo, el mande, Fratello nostro, a uscir de pena?
Si tosto perde suo valore; Se '1 podessemo sapere
Maie non retorna questa vita Cosa che te desse alena,
Puoie che l'alma s' partita. Volentiere te serveramo,
Compagno, cuie tanto amamo.
Mortuus :
Mortuus :

Lo spiritu mio menovato


E i di miele non son niente :
La lemosina conforta
Solo el sepolcro a me lassato, E famme el tempo abreviare;
So abandonato da onne gente, E quanto pi el pover ne porta.
E solo enn-ella fossa schura Pi me sento alebecare ;

Io so lassato su 'm quista hora. Ch quando el povero pasciuto,


Allora truovo el grande aiuto.
Mortuus :
Vivtcs :
Misericordia, misericordia,
A voie grido, amice micie Dare lemosena non puote
Mo '1 tempo de la concordia,
;
L'uom che pure a se non basta.
Faite biene, o frateie micie;
Como vuole c'a dar se mute
La man de Cristo m' tocato. Chi non ha pan n de la pasta ?
Per tant'aggio a voie gridato. Nonn- rechiesto a l'uomo dare
Quando convien luie mendecare.
Mortuus :
Mortuus :
Ei d micie si son passate
Pi velocie che cursiere, Chi non me puote aidare de mano,
Ei micie pensiere son dissipate Almen colla oratone non taccia.
Che me pongiono a tutte l'ore, Un altro aiuto '1 pi sovrano,
E quista vesta m' remasta La sancta messa dir me faccia.
Dal mondo che dice: ora non basta. El sacrifizio de l'altare,
'E sopra a tutte a Dio laudare.
Mortuus :
Devoti :
Ella mia vita trapassale.
Cristo, ei tuoie comandamente : O fratello, or ne responde :

Onde io giaccio en molte ghuaie, Chi sera tua compagnia ?


E '1 lecto mio fuoco ardente. En quista fossa me te nasconde :
142 PARTE PRIMA.

Cecco Angiolieri da Siena.*


(Nato dopo il 1250, mori dopo il 1319)

SDEGNO E EISO.

S'io fossi fuoco, arderei lo mondo,


S'io fossi vento, io '1 tempesterei,
S'io fossi acqua, io Tallagherei,
S' io fossi Iddio, lo mandere' in profondo.
S'io fossi Papa, allor sare' giocondo.
Che tutti i Cristian tribolerei:
S'io fossi Imperador, sai che farei?
A
tutti mozzerei lo capo a tondo.
S'io fossi Morte, io n'andre' da mio padre.
S'io fossi Vita, non stare' con lui;
E similmente farei a mia madre.^
S'io fossi Cecco, com'io sono e fui,
Torrei per me le giovane leggiadre,
E brutt'e vecchie lascerei altrui.
Sol remarraie notte e dia. che parli un Caligola, e in fondo trovia-
Nonn-ie amico u parente, mo, al pi, un innocuo Eliogabalo. Il co-
Che non te lasse amantenente.
minciamento come mugghio di tempe-
Devoti : sta, che sempre va crescendo nell'im-
Molto senio con voie estate, peto, ma al fine d in uno scroscio di
O fratel nostro, tuoie coinpangne; grassa risata .
E mo sete trapassate,
voie 1 Nelle rime di questo poeta spesso ri-
E tutte noie mo s te piaugne. corrono simili espressioni di odio verso
Pregate Cristo, o bona gente,
i suoi parenti, n certo vale a scusarlo
Che stia dena^te a luie presente.
il ricordo delle crudelt, ch'essi pure
Devoti :
usarono con lui. (Una volta la madre
Per Dio pensate, peccatore, avrebbe tentato di avvelenarlo, un'altra
E a ci ponete mente :
di soffocarlo dormente.) Ma chi sa? an-
Vedete el mondo tradetore che il D'Ancona non assolutamente
A cuie noie stauio servente ?
certo della veracit di questi atroci e
A luie servire, quist '1 merto
Ch'ad onne huomo d per demerto. malvagi pensieri del poeta, o almeno,
per onor della specie umana, non lascia
Seguo la lezione del prof. A. D'An- di metterli in dubbio. Anche vedi quel
cona (vedi il belo studio di lui sul Poeta:. che Cecco disse in un altro sonetto con-
Studi di Crii, e Storia letter. Bologna, tro i figli snaturati (D'Ancona, loc. cit.

Zanichelli, 1880, pag. 186), e riferisco le pag. 147) :

varianti principali de' Codici da lui ve- Chi dice del suo padre altro che onore,
duti 3. mare io l'annegherei
: 4. si 'l L.a lingua gli dovrebbe esser tagliata...
metterei
5. io sarei pi 6. imbri- S' io fossi prete o pur frate minore.

gherei
7. be' lor farei 8. Ch" a., Al papa fora la mia prima andata,
E direi: Padre Santo, una crociata
testa
9. a mio
10. partirei o fug- Si faccia addosso a chi lor fa disnore....
girei
11. Del simigliante... di mia
12. ricco com'io gi fui, o so che fui
e pi innanzi soggiunge :

13. Vorrei... le donne pi belle e l.,. Vorrei che fosse cotto e poi mangiato.
Dagli uomin no, ma da' lupi e da' cani.
14. E zoppe e laide. " In questo so-

netto, dice il dotto illustratore, si direbbe A Ogni modo, noi non riferiamo il So-
CECCO ANGIOLIEKI DA SIENA. 143

*
Del medesimo

A DANTE ALIGHIERI.

Dante Alighier, s'io son buon begolardo/


Tu mi tion bene la lancia alle reni;
S'io pranzo con altrui, e tu vi ceni,
S'io mordo il grasso, e tu ne succi il lardo; ^
S'io cimo* il panno, e tu vi freghi il cardo,
S'io gentilesco,^ e tu, messer, t'avveni; ^
S'io son sboccato, e tu poco t'affreni; ^
S'io son fatto Romano, e tu Lombardo! ^
Sicch, laudato Iddio, rimproverare
Pu l'uno all'altro poco di noi due:
Sventura, e poco senno ce '1 fa fare.^

netto per edificazione di nessuno, ma rati, i propri difetti.


solo per dare esempio di un modo di 4 Si cima
il panno, recidendo colla for-
poetare, che niun altro scrittore di que' bice il pelo, fatto uscir fuora a forza di
tempi potrebbe offerii'ci. Come uomo^ fregarci il cardo o il carzo. Al solito,
basti quel che egli dice di se ; assegna nella bassezza della vita, parte
Tre cose solamente sommi in grado...,
pi vile della propria all'emulo suo.
Cio, la donna, la taverna e 5 Credo sia verbo, e che qui non valga
'1 dado.
Paganeggio, ma che sia espressione fur-
Il D'Ancona, op. cit.,pag. 186, in nota, besca quasi, e significhi: S' io donneo
riferisce un passo di una Disperata di
(com'anche dicevasi) S'io mi perdo in
Serafino Aquilano, che rammenta fiac- avventure amorose epe. Potrebbe essere
camente questo strano Sonetto. Eccone anche aggettivo, ma varrebbe lo stesso.
alcuni versi. 6 Cio, Ti ci trovi bene anche tu, Tu
Gli altri veder vorrien ciascun contento. non sei donnaiolo meno di me. Nota che
Et io, ognun morir d' ira e di rabbia, Dante l'aveva sgridato de' suoi lunghi
E ritornare in guerra ogni elemento. amorazzi per la bella Becchina, e per
Vorrei vedere il fuoco in su la sabbia,
E fulgurar dov'abitan le genti; lerime liberissime ch'egli scriveva su
Strida, pianti, lamenti, aprir di labbia; lei, profferendogli a cantare un argo-
E che Eolo lassasse tutti i venti, mento eroico. Ma Cecco sdegnosamente
S che cadesse a terra ogni edifizio. risposegli col Sonetto che comincia
Ed in guisa d'uccel volar serpenti.... :

Lassar non vo' lo trovar di Becchina,


Vedi poi in Gino da Pistoia, il Sonetto:
Dante Alighieri, e dir del Mariscalco...
Tutto ch'altrui aggrada, a me disgrada.
* L'Angiolieri, gi provetto rimatore, 7 La
figura tolta dal cavallo, che di-
quando Dante era ancor giovane, ebbe cesi shoccato, quando pili non sente o
con esso corrispondenze e contese poe- non cura il morso. E il Poeta vuol dire
tiche, delle quali ci fanno testimonianza a Dante: S'io sono nel discorrere, o ne-
vari Sonetti. Ma, come vedrai, da quelle gli atti, avventato o maledico, tu non sei
gare pass poi 11 Nostro a pazze ingiurie. da meno.
1 V. A. Ciarlone. Vii giullare: Bagola 8 Da questo verso si ricava che il pre-
Ciarla, Inezia, e Begolare vale, Ciarlar sente Sonetto fu scritto certo dopo il 1303,
di cose vanissimo. mentre Dante era alla Corte di Verona,
2 Cio, Tu non sei da meno di me, e Cecco a Koma presso il cardinal Pe-
Tu se' buono emulo mio. Nel Dizionario troni di Siena. Cfr. D'Ancona, op. cit.,
questo modo ha un solo esempio del Sac- pag. 139.
chetti. 9 Quanta malinconia in questo bellis-
3 Cos attribuisce a Dante, e peggio- simo verso E la corda del dolore mand
!
144 PAETE PRIMA.

E se di tal matra ^ vuoi dir piiie,^


Rispondi, Dante, eh' io t'avr a mattare ^ :

Ch'io SODO il pungiglione, e tu se' il bue.*

Folgore da Oemignano.*
(Nato dopo il 1250, morto depo il 1315)

d'apeile.

D'Aprii vi dono la gentil campagna,


Tutta fiorita di bell'erba fresca;
Fontane d'aqua che non vi rincresca;
Donne e donzelle per vostra compagna: ^

Ambianti ^ palafren, distrier di Spagna,

E gente costumata a la francesca,^

spesso cupissimi suoni sulla lira di que- forse, vivendo oltre il 1311, avr avuto
sto sciagurato e straordinario ingegno : tempo e occasione a pentirsene.
odi qui: A questo Sonetto Dante non rispose,
Or dunque, che sar la vita mia, che si sappia; fu per rimbeccato per le
Se non di comperare una ritorta, rime da certo Taviani, poeta ignoto, in
E d'appiccarmi su, presso una via, un mediocre sonetto, pubblicato dal com-
E far tutte le morti a una volta?,.. pianto amico mio Ant. Cappelli (Modena,
Con le quali parole pare ricordi Bernardo Cappelli, 1868), e riprodotto nel citato
di VentadoiTi; studio del eh. D'Ancona (pag. 139 in
nota). Io ne ricorder qui questi versi:
Cent vetz mor lo jorn de dolor.
Cecco Angiolieri, tu mi pari un musardo...
E anchenel bizzarro amor suo per la Tu mi pari pi matto che gagliardo...
Becchina, spesso malinconico il Poeta. Chi follemente salta, presto rue....

Ecco alcuni versi notevoli, che varranno Seguo testo del eh. sig. Giulio Na-
il
a far noto anche in questo aspetto il no- vone, Bologna, Komagnoli, 1880. Questo
stro Senese:
Poeta scrisse due Corone di sonetti, l'una
Or s' tu fossi pietosa, come bella!.... de' mesi, l'altra de' giorni della settimana,
Che mi potrebbe, sed ella il volesse. e fu chi cred che li componesse per
Guarir 'n un punto di tutto '1 mio male, quella leggendaria brigata di giovani
Sedella pur io t'odio mi dicesse
ricchi di Siena, che misero in comune
!

Ma questa la risposta che ho da lei,


i loro averi, e consumarono ben 200 mila
Ched ella non mi vuol n ben u male,
E ched io vada a far li fatti miei.... fiorini in 20 mesi (la brigata Godereccia,
Becchina, poich tu mi fosti tolta, o Spender ecchi a o della Consuma. Vedi
Che gi due anni, e paiomi ben cento, Dante, JmA^XXIX, 125 e segg.). Ma sem-
Sempre l'anima mia stata involta brami che ben dimostrasse il contrario
D'angoscia, di dolore e di tormento....
il Navone, nella bella prefazione all'op.
1 Materia. Vedi pag. 107, nota 9, e al- cit. Basti per saggio il sonetto del mese
trove. di Aprile, a cui far seguire il corri-
2 PtM. Vedi pag. 85, nota 3. spondente di Cene de la Chitarra, poeta
3 Cio, A costringere a finirla; ovvero Aretino, del quale nulla sappiamo, se
A martoriare, e cos starebbe meglio la non che parodi le Corone di Folgore,
millanteria dell'ultimo verso. E vale an- con le stesse rime di lui.
che, Amtnazzare a dirittura, questo vec- 5 V. p. 94, n. 9.
chio verbo. 6 Che vanno d'ambio: Ambio lo stesso
4 Quanto ammaestramento potrebber che Ambiatura, ed modo pregiato di
togliere da questa miseranda chiusa, i corso ne' cavalli. FroYenz.:. ambiar.
detrattori della fama altrui! E Cecco, 7 Alla francese.
CENE 0 BENCIVENNE DA LA CHITARRA, d' AREZZO. 145
Cantar, danzar a la provenzalesca ^

Con istormenti novi della Magna.^


E dintorno vi sian molti giardini,
E giachita ^ vi sia ogni persona :

Ciascun con reverenza adori e nchini


A quel gentil, eh' ho dato la corona *
Di pietre ^ preziose, le pi fini
C'ha '1 Presto Gianni ^ o '1 re di Babilonia. '

Cene o Beneivenne da la Chitarra, d'Arezzo.*


(Fior sui primi del secolo XIV)

DI APEILE.

Di Aprile vi do vita senza lagna,^


Tavni ^ a schiera, con aseni ^Va tresca,*^

^:
1 Al modo de' Provenzali. liva dentro per la debolezza della parte
2 Fin da que' tempi eran famosi i Te- sua e pel trionfare d'Uguccione della
^

deschi come fabbricanti d'istrumenti mu- Faggiuola. Leggasi per esempio, questo
sicali. sonetto, che mostra anche com'egli do-
Cio, Umiliata, Soggetta. Anche ora
3 vesse sopravvivere alla battaglia di
si dice aggiaccato, ed , credo, la stessa Montecatini (29 agosto 1315):
parola, non essendo rari fra noi simili
Cosi faceste voi o guerra o pace,
doppioni, come p. es. incoraggiare e in- Guelfi, come siete en devisione;
coraggire. Ch'en voi non regna ponto de rasone.
4 Intendi: Lo mal pi cresce, e '1 ben s'ammorta e tace.
.... a Nichel di Nisi,
E l'uno contra l'altro isguarda e spiace
Colui eh' piea di tutta gentilezza, Suo essere e stato e condizione.
^

Fra voi regna il Pugliese e '1 G-anellone,


'
come dice il poeta nel Sonetto XIV della E ciascun soffia nel foco penace.
\> corona, intitolato nel Cd. La conclusione; Non vi recorda di Montecatini
'
e del quale nel Sonetto I aveva detto
Come le moglie e le madri dolenti
Fan vedovaggio per gli ghibellini ?
w In questo regno Nicol incorono E babbi, frati, figlioli e parenti
r Perch'egli il fior della citt sanese. E chi amasse bene i suoi vicini
Combatterebbe ancora a stretti denti.
Il Navone cred di poterlo identificare
* Seguo il testo solito
del sig. Navone,
^con un Niccol di Bindino di Nigi dei
pag. 67, e mi valgo anche di quello dei
Jolomei, commissario nel 1309 alla con-
Poeti del primo secolo, Firenze, 1876, che
ielusione della pace fra Volterra e S. Ge-
cito cos : P. P. S.
imignano, poi potest di S. Gemignano
8 Senza querele. (Salvini). Natural-
nel 1325 e che nel 1337 avrebbe firmato
mente, ironico. Lagna, per Cagione
1

iun compromesso di pace fra i Tolomei


di lamento, anche Dante: /wf.^XXXII, 95 :
;e i Salimbeni (pref. cit., p. LXXIII-
.LXXV). Levati quinci, e non mi dar pi lagna.
5 II Nannucci nel Manuale 341, cit., p. 9 Tafni P. P. S. Lo scambio dell' f
ha Pietri preziosi, dal singolare Pietro. nel V, insolito, ma non meno
probabile
6 II Prete Gianni o Preteianni, re fa- che quello del h nel v, gi notato. I Tafni
iroleggiato dei Tartari (vedi nel Viaggio sono molestissimi insetti, che tormen-
l M. Polo), o degli Abissini, famoso tano specialmente i cavalli, i muli ecc.
^e' suoi tesori, e per certa sua vantata 10 Asini. Simile scambio dell' i nell' e,
Simpatia per la religione cristiana. in questa voce, anche oggi, e in molti
'^^7 Folgore fu guelfo feroce e espresse dialetti.
iSn versi ferissimi lo sdegno che gli bol- 11 Qui Tresca, nome di antica Danza

Takg-ioni-Tozzetti, Ant. della poesia ital. 10


146 PARTE PRIMA.

Raiando forte, perch non v' moresca,^


^

Quanti ne sono in Porosa * o Bavagna * :

Con birri romaneschi ^ di campagna,


E ciascadun di pugna si ^ vi mesca ;^
E quando questo fatto non riesca,
Restri i marri ^ de pian de Romagna.
Per danzatori vi do vegli armini;
Una campana,^ ^ la qual peggio sona,*^
Stormento sia a voi, e non refni;^^
E quel che millantar
'n s largo dona,
En ira vegna de
li suoi vicini,^

Perch di cotal gente si rasona.^^

Bindo Boniclii.*
(1260P-1337)

GLI SPOSTATI.

Fra Taltre cose non lievi a portare


'1 mercenai' veder tosto arricchito.
affrettata (oggi Trescone), sta per zuffa, 1 Dizionari n^n ne recano esempio.
battaglia, come credo in Dante, Inf,^ 8 Ristori. Vi ristorino; vi compensino:
XIV, 40: il Sing. pel Plurale. Anche qui ironia.
y I marraiuoli.
Senza riposo mai era la tresca 10 De, in luogo di Di, spesso nelle vec-
Delle misere mani, or quindi or quinci
Iscotendo da s l'arsura fresca. chie scritture, e ancora nel romanesco.
11 Vecchi Armeni, co' imnni lunghi. Sal-
1Ragliando. Proprio ancora del ro- vini, P. P. S.
Veglio deriva dal latino
manesco e d'altri dialetti dell' Italia cen- Veclus, forma popolare di Vetulus: in
trale. Ed notevole che degli antichi Armini avvenuto lo scambio dell'e nel-
stati pontifici sono i pi dei paesi asse- l'i, come in Missere, Site, per Messere,

gnati da questo poeta per infelice dimora Sete ecc.


della sua brigata misera, di cui fa parte 12 II Navone, e poi anche il prof. Bar-
uno di Panicale. toli {Cresi, cit.) Compagna; che sia per er-
2 Espressione burlescamente ironica. rore tipografico? Giacche una compagnia
3 P. P. S.: Perugia. Ne lo storpiamento di sonatori non sarebbe uno strumento.
del nome far meravigliare chi ricordi 13 Intendi: Quella che suoni peggio. Quel-
Nesguer ce, scrtto gi per Norvegia, Torso la che suoni come si pu peggio. Sona
per Tours, Papa Ghirigoro per Papa Gre- per Suona anc'ora il popolo.
gorio, etc. 14 Per Strumento, metatesi comune
4 Piccola citt del mandamento di Spo- agli Antichi.
leto: l'antica Mevania. 15 E
non finisca mai. Salvini. P. P. S.
5 Trista fama dovettero meritare co- Di che peso sia l'augurio o l'offerta, lo
storo. Anch'oggi c' il proverbio, / ro- sa chi, come me, ha un campanile vicino.
maneschi nascon coi sassi in mano! 16 Vedi nella chiusa del Sonetto di Fol-
6 Particella espletiva o esornativa usa- gore, gli auguri di lui a Niccol di Nisi,
ta e abusata dagli antichi. che qui Cene mette in canzonatura.
7 Mescer delle pugna. Salvini, P. P. S. Concittadini, e cosi anche Dante,
17
Aggiungo che Mescer le pugna, o i Inf., XVII, V. 68, e altrove.
pugni (e pi frequentemente con altra Si ragiona. Intendi: Perche proprio
18

voce troppo plebea) vale Picchiare a di- di costoro qui si tratta.


* Seguo il testo dell'avv. P. Bilancioni,
stesa co' pugni, ed dell'uso in Toscana.
BINDO BONICHI. 147

E ruom, che di fiorini mal guernito,


Far del superbo e voler grandeggiare;
E '1 ricco stolto alla ringhiera andare/
E senneggiare,^ e scenderne schernito,
E femmina, che ha '1 quarto marito,
Di castit volersi gloriare.
^
Ancor ci resta della ricada
Udire all'ignorante dar sentenza
Sopra la cosa che non sa che sia;
E '1 mal volpon, che par di penitenza,
Ed vasello di ipocresia,*
Udir giurare in buona coscienza.^

Del medesimo

NESSUNO CONTENTO.

Il calzolai' fa
'1 suo figliuol barbiere.
Cosi '1 barbier fa '1 fighuol calzolaio,
Il mercatante fa '1 fighuol notaio,
Cosi il notaio fa '1 figliuol drappiere.^
Mal' contento ognun del suo mestiere ;^

Ciascun guadagnar pargli col cucchiaio,'^


:^
L'altro gli par che faccia collo staio
Non ha l'uom sempre tutto quel che chiere.'

Null'uomo al mondo si pu contentare:


Chi star pu fermo nel luogo fallace,
Ovver sicuro in tempestoso mare?
Assai fa l'uom, se ben porta con pace
L'avversit che gli convien passare,''
Mentre che sta 'n quest'ardente fornace.^'
Hanno, con iln parlar che il mondo alletta,
in Bime di B. B. da Siena edite ed ine- Sebben dimostran la piet negli occhi,
dite etc. (Bologna, Komagnoli, 1867), pur Nel profondo del core ira e vendetta.
tenendo innanzi quello dato da G. Car-
6 Fabbricante di drappi.
ducci {Cino da Pistoia ecc., Firenze,
7 Cio, Scarsamente. Manca ai Dizio-
Barbera, 1862).
1 Impancarsi a pubblico oratore. nari.
Cio,
2 Farla da uomo di gran senno.
8 Cio Largamente.
3 Danno, guaio, noia.
9 Cerca, Chiede, dal Lat. Qucerere.
10 E' Vha passata trista, dicesi anche
4 Facile iperbato Che pare vasello di
:

penitenza, ed , ecc. Vedi pag. 143, n. e.


*^^n Verso d'aspro suono, forse cercato.
5 Nessuno meglio del Kuspoli castigo
Il presente Sonetto ti ricorda la
prima
questi ipocriti. Vedi i suoi Sonetti pub.
nel Piovano Arlotto, anno I, pag. 154 Satira d'Orazio. o i.-

Alle poesie dei Burleschi e Satirici


e seg. :
148 PAKTE PEIMA.

Folcacchiero de' Folcacchieri, Senese.*


(Fiori, forse, nella prima met del sec. XIII)

SCONFORTI.

Tutto lo mondo vive sanza guerra/


Ed eo ^ pace non posso aver neiente. ^

0 Deo, * come faraggio ? ^

gi riferite, aggiungo qui i seguenti so- Seguo il testo del Nannucci, e l'Ed.

netti di due altri : del Cod. Vat. 3793, voi. Il, pag. 74.
1 II De Angelis ed altri da questo
Rustico di Filippo. verso desumono la data della canzone
(1230 ?-1282
presente, e l'affermano essere il 1177,
?)
nel quale anno il mondo fu tutto in pa-
ce, pel trattato di Costanza. In fatto si
CONTRO UNO SPACCAMONTI. dice, chi avrebbe potuto usare l'espres-
Una bestiuola ho visto molto fera, sione del P. prima o dopo quell'anno ?
Armata forte d'una nuova guerra, Ma da rispondere che a' miracoli, in
A cui risiede s la cervelliera, (a) queste materie, nessuno e tenuto a cre-
Che del linguaggio par di Salinguerra.
; dere ;e pi che miracolosi sarebbero
Se 'nsin lo mento avesse la gorgiera.
Conquisterebbe '1 mar, non che la terra; i questa canzone, e questo poeta, se do-
E chi paventa e dotta (b) sua visera (c) vessero ascriversi al secolo XII poi :

Al mio parer; non folle, ned erra. da osservare, che quella interpretazione
Laida la cera e perilglioso '1 pilglio, non punto necessaria, mentre natura-
E burfa(tO spesso a guisa di leone, lissima ci si porge l'altra, che all'e-
TerebelCe) tanto a cui desKe di pilglio.
E gli occhi ardenti via pi che leone (/)
spressioni del poeta d il valore d'un
;

De' suoi nemici assai mi maravilglio, de' soliti rimpianti d' ogni infelice cui
Sed e' non muoion sol di pensagione, (g) gli altri uomini appariscono, in confronto
a se, proprio beatissimi. E che tale sia il
Pucciarello da Firenze. solo vero significato di questo passo, la
(Fiori verso il 1250)
mostra palesemente tutto il resto della

strofa presente e il principio della se-


conda, ove si va esemplificando, nei
IL GINGILLINO DEL SECOLO XIV. suoi casi particolari, quel contrasto ac-
Per consilglio do di passa passa: (h)
ti cennato universalmente nei due versi
Volta il mantello a quel vento che vne ;
primi. E pare impossibile che nessuno,
E dove che non puoi molto fai bene ch'io sappia, abbia mai a ci posto
Se lo tuo capo flettendo s'abbassa. mente. Insomma, il caso del Nostro in
E prendi a esemplo arbuscel che si lassa,
Quando inoudazion gli sopravvene tutto simile a quello del Melibo virgi-
:

Elio s'inchina, e cosi si mantene. liano, il quale, infelicissimo, ogni felicit


Finch la piena dura ed aspra passa. vedeva negli altri. Ricorda, Titire tu pa-
Per quando ti vedi stare abbasso. tulae, ecc. V. anche l'Ed. del Cod. Vat. cit.
Sta ceco, sordo, muto e si non meno.:
2 V. p. 32, n. 3. Ma il Cd. Vat.: Io.
Ci ch'odi e vedi, taci e nota appieno,
3 V. p. 36, n. 1 e p. 65, n. 6.
Finch fortuna ti leva da basso :

Poi taglia, stronca, mozza, rompi e batti, 4 Anche il Petrarca, Deo.


E fa che mai non torni a simil atti. 5 Far, Far aggio, Ho a fare.

(a) L'elmo, lo zuccotto.


(b) V. p. 48, n. 14.
(c) Visiera. V. p. 34, n. 15.
(d) Sbuffa.
(e) Terribile.
(/) V. p. 40, n. 18.
(g) Solamente a pensarci. Seguo il testo dato dal Monaci (Crestom. cit., p. 248).
(h) ".Questo avverbio manca nel Vocabolario. Farmi che equivalga al francese en passant.,.,.
Cos il Nannucci (Man. cit., p. 350), del quale do la lezione.
FOLOACCHIEEO DE' FOLCACCHIERI, SENESE. 149
0
Deo, come sostnemi ^ la terra?
E' par ch'eo viva in noia ^ della gente,
Ogn'iiomo m' selvaggio: ^
Non paiono * li fiori
Per me, com' gi soleano,
E gli augei ^ per amori ^
Dolci versi ^ faccano agli albori.^
E quand'eo veggio li altri cavalieri
Arme portare e d'amore parlando,^
Ed ^2
eo tutto mi doglio:
Solazzo m' tornato in pensieri:
La gente mi riguardano, parlando
, Sostene, Tene, Vene ecc., prossimi
1 Questi augelli poi che fan versi agli al-
Lat. Sustinet. Tenet, Venit, erano co-
a' bori, ne fan ricordare quelli del Paradiso
muni agli antichi. Anche i Provenzali terrestre di Dante {Furg., XXVUI, 16),
'
Ten, Ven ecc. che
2 Cio, Ch'io sia noioso. Vivere in noia,
manca ai Dizionari. . con piena letizia l'ore prime,
. .

3 Zotico, Duro, Crudele.


Cantando, ricevieno intra le foglie
Che tenevan bordone alle sue rime.
4 Non appariscono. Non si mosti-ano *
dal Lat. Apparere. Mico da Siena:
5 Augelli. Lat. barb.: Augellus, onde
anche i Provenz. Auzelh, Aucel e simili. Dal giorno eh' io il vidi e scudo e lanza
Con altri cavalieri arme portare. *
Fra Guittone Aucello, e il Guinicelli, se- ,

condo l'Allacci, Osegh.Y. Nannucci, Anal. 11 Vale, Fari are 0 Parlanti, e cos
crii., pag. 87, n. 4. spesso gli Antichi adoprarono il gerun-
6 Non s'usa qui il plur. pel sing., co- dio per l'ini 0 pel partic* Simili modi
m'altri disse, ma la terminazione in i, son frequentissimi in Guittone e in Ja-
alla quale gli Antichi riducssero molti copone.
femm. uniformandoli a quelli derivati 12 Allora, In quel mentre. *
Questa
dai femm. in is, come Navis, Aeqiialis, ec. particella trovasi in uguale significato
Piacevoli versi, disse il Boccaccio i
"7
spessissimo anche nella prosa antica, e
gorgheggi degli uccelli e Dino Compa- pur oggi s'adopra parlando.
gni Dolci versi; e anc'ora, degli uccelli
: 13 Mi lamento. Guido Guinicelli:
che cantano si dice che tirano il verso. ond'eo mi doglio. V. pag. 107,
8 Nota che tutte le strofe all'ultimo V. ult. d. la st.; e cos G. Pugliese, p. 64,
verso hanno una rima al mezzo con V. 2 d. la st.
l'ultima voce del terz'ultimo verso So- :
14 Piacere, Diletto, Divertimento, dal
lcano, Faceano : Avvene, Bene ecc. Lat. Solatium, Prov. Solate. *
9 Cosi il Petrarca, (son. CCLXIX) as- 15 V, p. 86, n. 5. Qui nota il JSTannucci:
salito da simile malinconia: i Provenz. Tornar, FrRic. Tourner, Ame-
rigo di Peguillano,
E cantare augelletti e fiorir piagge,
:

2 'u belle donne oneste att. soavi Pus soven torna mo.^ ris eu plor.
Sono un deserto e fere aspre e selvagge.
Poich sovente torna mio riso in pianto.
Guarda poi , anche per quel segue, '^^Pensiero: come sopra. Amori per A-
tutto il Sonetto CCLXXI: more. Qui per Affanno.*
N per sereno ciel ir vaghe 17 Sillessi frequente negli Antichi. Nel-
stelle.
l'Esopo da Siena: Vedendo il Popolo tanta
e Fazio degli liberti :
e si sublime novit, ebbero grande paura.
18 Osserva il Nannucci che in questa
10 guardo infra l'erbette per li prati,
E Veggio isvaliar (svariare) di pi colori strofa due volte s'usa questa parola in
Rose viole e fiori... rima, e ci contro le buone regole, ma
Veggio gli uccelli a due a due volare... nota anche che nel secondo verso forse
E sento ogni boschetto risonare
sta nel suo significato proprio, e qui
De' dolci canti lor che son s belli...
E cosi p ir ciascun viver contento; usurpa quello di parlare copertamente,
Ma io, la^so, tormento, Lat. Mussitare. V., tuttavia, p. 40, n, 18,
E mi distruggo come al Sol la neve. e altrove.
150 PARTE PRIMA.

S'eo son quel ch'esser soglio/


Non so ci ch'io mi sia,^
N so perch m'avvne ^

Forte ^ la vita mia:


Tornato ^ m' lo bene in dolori :
^

Ben credo ch'eo finisca, e n' ho 'ncomenza/


E lo meo male non porla ^ contare,
N le pene ch'io sento.
Li drappi di vestir non mi s agenza,^
N bono non mi sa lo manicare:
Cosi vivo in tormento,
Non so onde fuggire
N a cui m'accomandare;
Convenemi soffrire
pene amare
Tutte le in dolzori/*
Eo credo bene, che l'Amore sia;^^
Altro Deo non m'ha gi a giudicare*^
Cos crudelemente :

Ch l'Amore di tale signoria


Che le due parti a s vuole tirare,^^

1 Bernardo da Ventadorn: IlProvenz. Non m sap bon. Non mi sa


:

Non sai s' ieu sui aquel que solh. * bono. * Si dice anche ora figuratamente
Non mi sa bene. E cfr. p. 31, n. 17.
E il Petrarca (son. CCXIV): 11 Mangiare. Voce viva nel Contado :

lu tal paura e 'n s perpetua guerra l'us anche Dante {Inf., XXXII, 60).
Vivo, ch'i' non son pi quel che gi fui. Prov. Manjar, ...gar, ...dtijar, ...jugar.
* 12 Properzio, Eleg. II, 22
2 Non mi riconosco pi.
:

3 Avviene a me, Me ne viene, Mi segue. Quo fugis ? ah demens ! nulla est fuga... *
Aspra, Dura, Faticosa. * Gli illustri 13 Raccomandare. Anche i Provenzali
Edit. del Cod. Vat. Forf la vita ecc.
:
Comandar, in questo senso stesso.
e mettono punto e virgola al verso pre -

1 Dolzore, Dolciore. I Romagnoli tut-


1
cedente. Qui serbo la vecchia lezione.
tora Dolz, per Dolce. Vuol dire: Con-
5 Rivolto, Mutato. V. sopra, n. 2.
^ In dolore. E il Isannucci : Bona-
viem ni soffrire con gioia tutte le pene;
cio, Son costretta a mostrare di fuori
giunta Urbiciani:
ci che non sento nel cuore.* I Provenz.
E tornato in dolore Dolsoi
La gio' che fu in primieri, (da prima). 15 lo credo che Vamore sia cagione di
E il Petrarca (canz. XXII, st. 1): tutto ci.

Poscia ch'ogni mia gioia


16 Cio, A
condannare cos. Anche i
...in pianto volta.
Lat. Jiidicare, per Condannare; e cos
i Provenz. Jutgar. Gli Edit., del Cod.
7 Incomincia, Incominciamento. Cos, Vat. Altro Deo non ni'agia....
Comenzare per Cominciare Provenz. :
17 Spesso gli Antichi serbarono intera
Comensar, Commencar. Intendi Io pen- : la voce dell'agg. in tutti questi avv. in
so che perir, e gi sento il principio mente.
della mia morte. Marco Polo disse an- 18 Autorit^ Potenza.
che, Una bella incomincicUa, per Un bel 19 Intendono Il cuore e la mente; ma
:

principio. V. pi avanti.
8 V. p. 63, n. 3. 2<' Cio, Vtiol trarre in suo dominio.
9 Mi aggrada, Mi piace. Provenzale Il Petrarca di Laura (canz. Ili, st. 1):
Agensar, ...zar, ...char. .... questa che mi spoglia
10 Non ha per me buon sapore, non mi D'arbitrio, e dal camin di libertade
d buon sapore; figurat.: Non mi piace. Seco mi tira.
FOLCACCHIEEO DE' FOLCACCHIERI, SENESE. 151

E '1 terzo della gente/


Ed io per ben servire ^
S'io ragion ritrovassi,^
Non doverla * fallire
Alui, cos ch'io amassi per covi,"
Dolce Madonna,^ poich'eo mi morraggio,^
Non troverai chi s'abbia in te servire
Tutta sua volontate ^ ;

Ch unque ^ non volli, n vo', ne vorraggio


Se non di tutto a fare a piacire
Alla vostra amistate.^^
Merc di me vi prenda,
Che non mi sfidi amando:
Vostra grazia discenda,^*
Per ch'eo ardo e incendo di fori.^^

1 GliEdit.: E 'l trio; e commentano: a fine di liberarmi dai mali di Amore^r


Il torgli questa signoria proprio della non dovrei ad ogni modo far difetto a
gente stolta; che vuol dire: una vera lui; per guisa che io amerei sempre ap-
pazzia. Cos tutti, ma non so quanto se passionatamente.
ne contentassero. Io seguo la lezione 6 Da Domina Lat. i Provenz. Domna,
del Cod. Vat, Vedi pi avanti. Dompna e Dona, e noi Donna. Poi, come
2 E i Commentatori seguono a inten- da Meo sere, fecer Messere, cos da Mea
dere cos tutta la strofa Se io ritrovassi : Donna, Madonna. V. a questo luogo, nel
ancora qualche ragione per sottrarmi da Manuale la nota del Nannucci, e v. so-
questo suo impero, ci non optante non pra, p. 30, n. 9, 73, n. 1.
^
mancherei per mio destino. E anche qui 7 Ho a morire, Morr. Cobi nella pri-
beati, se ne appagano, come pare. E il ma strofa Faraggio, e pi innanzi Vor-
senso sar forse quello che hanno in- raggio ecc.
dovinato, ma per farlo probabile altrui, 8 Cio: Non troverai chi tanto bene as-
era da dire che il Gong. Amassi, sta per soggetti a te la sua volont e la sua servit,,
rOttat. Amerei, come s' incontra nel- come fo io. G. Leopardi, nel Consalvo:
l'altre lingue Eomanze, e in Jacopone: .... Alcuno
S'io contare vi volessi Non t'amer quant'io t'amai. Non nasce
A vu a uu li vostri eccessi. Un altrettale amor.
Credo certo vi facessi (sfarei) 9 Unqua e JJnque, cio Mai.
Tutte quante stancare. 10 Piacire; ant. Frane. Plaisir.
3 Intendi: S'io nel ben amare (ben 11 Amore, in Provenz. Amistatz. Cio,
servire) ritrovassi ragione. Se non far di tutto per piacere alVamor
^ Doverla o Dovria per Dovrebbe, oggi vostro.
solo de' Poeti. Albertuccio della Viola:
5 Sicch io cernerei coralmente, affettuo-
Altra cosa non aggio in volontate
samente (per cori). Ma nuUostante tutte For del vostro piacere.
queste dichiarazioni da me riferite, tutto
Pier di Bargiacco (Bergerac) :

riman difficile a intendere : se non che *


ogni cosa si fa piana ponendo col Cod. Non fezi ren mais al vostre plazer.
Vat. Terzo, in luogo di Trio. Ed da
: Non feci cosa se non al vostro piacere.
intendere cos I due occhi (le due parti)
:
12 Piet. Guglielmo di Balaon :
suol tirarli a s Amore: il cuore (il terzo, Que de mi merc vos prenda.*
ossia, la terza parte) della donna gen- 13 Sfidare,qui vale Toglier la fede, Far
tile. (V. la teorica delle Tre parti, nella
disperare. Giusto de' Conti:
Canzone del Guinicelli, a p. 107, con le
Sfidando di speranza il tristo core,
note 6 e 8). Di Gente, poi, per Donna
Gentile, ne hanno molti esempi i Nostri l'iCos accenna all'umilt propria, ri-
e i Provenz. (V. Voci e Man. del Nan- spetto all'altezza della sua donna. Il
nucci, pag. 85). Seguita dunque a inten- Beato Colombini " La grazia del Santo
:

dere Quanto a me poi, anche se valessi a


: Spirito discenda nelle anime vostre .
farmi ragione del fatto del mio ben amare, 15 Ardo internamente, e di fuori m'ac-
152 PARTE PEIMA.

Dino Compagni,*
(Fiori dopo la met del sec. XII: mori nel 1324)

IL PROEMIO DEL POEMA L' INTELLIGENZA .

Al novel tempo e gaio del pascore ^

Che fa le verdi foglie e' fior venire,^


Quando gli augelli fan versi d'amore,^
E comincia a schiarire/
l'aria fresca
Le
prtora son piene di verdore/
E li verzier ^ cominciano ad aulire/
Quando son dilettose le fiumane,
E son chiare sorgenti le fontane/
E la gente comincia a risbaldire ^ ;

Che, per lo gran dolzor del tempo gaio.


Sotto le ombre danzan le garzette,^^
E ne' bei mesi d'Aprile e di Maio ^-
cendo. Lat. barb. De foris; Provenz.
: : nucci:
De for. Qui Incendo rima con Amando,
Quando gli usignoli e gli altri augelli
ed una delle solite rime false degli Cantano a li verzier versi d'amore,
Antichi, se non errore da emendare E son prati e li giardin novelli,
li

col Galvani, che, restituendo la rima al E l'aura dolce e chiara in suo colore.
mezzo, propose incando. Arnaldo di
;
Verdura. I Provenz. Verdor, per
5
Marueilh, riferito dal Nannucci :

Verdura e per Primavera.


Donna, merce vos clam, Giardino. Dal Lat. Viridiarium. I
^
Que tot ard e aflam. Provenz. Vergiers, Verdiers; e Vergiera,
Rammenta il Proverbio, Chi non arde, era una maniera di poesia primaverile,
non incende. Il Petrarca (canz. XIII): simile alla Pastorella, 2i\V Ortolana ecc.
7 Olire, Tramandare odore, Odorare.
Che non lascia in me dramma, Pi innanzi Aulenti, Olezzanti, cfr. p. 29,
Che non sia foco e fiamma.
n. 1, 59, n. 15.
*Seguo il testo del eh. signor D. Car- 8 il Carbone : E le fontane sgorgano
bone (Firenze, Barbera, 1868), e spesso chiare.
mi valgo, avvisando, delle note, che egli, 9 Rallegrarsi, Ravvivarsi. Provenz.:
per questo passo, trasse dal manuale del Eshaudir, Eshaudejar, da Baud, Baldo.
Nannucci (pag. 489). Lat. Validus. Fiero, ed anche Gaio, Al-
1 Della primavera: dal Provenz. Pa- legro.' Cfr. sopra, p. 70, n. 9. G. Faidit:
scor, cos, detto perch allora si rinno-
vellano le pasture. Altri intende Pasqua;
Lo rossinholez salvatge
Ai auzit, che s'esbaudeja
ma, sembrami non s'accordi bene col Per amor en son lenguatge.
rammentar poi il bel mese di maio.
2 Bertr. dal Bornio: Ai Auzif : Ho udito s'esbaudeja : si ;

rallegrava.
Be m plais lo gai v^emps de pascor, 10 Dolciore, Dolcezza. Provenz. Dolsor.
Quan fai fuelhas e flors venir.
11 Diminutivo di Garza, specie di Ai-
Ben mi piace il gaio tempo del pa- rone.
*
score, quando fa foglie e fiori venire. 1'^ Maggio. I Provenz. Mai; e Maio
3 Cfr. p. 149, n. 9. tuttora Napoletani. Maio anche il
i

4 Guarda, che qui tutto bello, mas- ramo attorno al quale cantano i
fiorito,
sime questo verso ultimo: bene anche contadini Toscani a Primavera avanti
Maestro Migliore, riferito qui dal Nan- all'uscio delle loro dame.
DINO COMPAGNI. 153

La gente fa di fior le ghirlandette/


Donzelli e Cavalier d