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COLLANA DI TESTI PATRISTICI

diretta da
ANTONIOQUACQUARELLI
4
Tertulliano

ALLA CONSORTE
L'UNICITA
DELLE NOZZE
Traduzioni, introduzioni e note
a cura di Lorenzo Dattrino

citt nuova editrice


Copertina di Gyorgy Szokoly

Con approuazione ecclesiastica


O 1996, Citt Nuova Editrice, via degli Scipioni, 265 - 00192 Roma
ISBN 88-311-3128-1
INTRODUZIONE GENERALE

1. LAVITA DI TERTULLIANO

Quinto Settimio Florente Tertulliano nacque a Cartagi-


ne in data che presumibilmente va collocata fra il 150 e il
160. Ebbe un'educazione classica completa, accompagnata da
una buona conoscenza del greco. Ci viene quindi naturale do-
mandarci: era possibile un tale beneficio proprio in quella
citt, di cui noi, abitualmente, abbiamo il solo ricordo imper-
sonato in Annibale e nella successiva distruzione della citt
stessa, operata da Scipione Emiliano nel 146 a.C.? Eppure,
nel periodo susseguente, essa ebbe modo di assicurarsi le cure
e le premure di Roma, a cominciare da Cesare che vi fond
una colonia (44 a.C.). Da allora la citt rifort' rapidamente:
molti imperatori la protessero e le accordarono non pochi pri-
vilegi E degli effetti di tali privilegi non pu esservi meravi-
glia, se dall'Africa romana venne perfno ad occupare il trono
imperiale uno dei nomi pi& prestigiosi della fine del II secolo
e del principio del III: Settimio Severo (193-211).
Era nato a Leptis Magna. Il suo regno e quello dei suoi
successori segnano in ogni campo un progresso dell'Africa,
cio, in sostanza, del territorio che oggi corrisponde alla Tuni-
sia e al dipartimento di Costantina. E in questo periodo che
vengono edificate le citt di Leptis Magna, di Timgad, d i Dje-
mila, le cui rovine portano ancora oggi i nomi degli imperato-
ri. Sul piano intellettuale Cartagine un centro importante.
La citt stata resa celebre da Frontone e da Apuleio alla fi-
6 Introduzione generale

ne del II secolo. Aperta all'injluenza dell'ellenismo sotto tut-


te le sue forme, tuttavia meno cosmopolita di Roma, ma il
centro pi importante della letteratura latina del tempo. La
sua popolazione di marinai, soldati, commercianti, ha qual-
che cosa di vivo, di turbolento, di passionale, che differisce
dalla gravit romana. Il cristianesimo dovette mettervi radici
fin dalla fine del I secolo. Difficilmente ci si potrebbe spiega-
re come la popolazione cristiana vi fosse cosi imponente di
numero al tempo di Tertulliano: ((Noi riempiamo le vostre
piazze - scrisse -, i vostri mercati, i vostri anfiteatri>>1.
Da Cartagine Tertulliano venne certamente anche a Ro-
ma, ma per brevi soggiorni Risulta ziaoltre che nella sua gio-
vent egli non fu certamente un modello di virt, e non si fe-
ce riguardi d'immischiarsi in settori di vita dissoluta. Egli
stesso, in et avanzata, non mancher di farvi cenno in tono
di vera amarezza 2.
Comunque, iniziatosi ben presto allo studio della filosofia
e della medicina, si lasci attrarre soprattutto dall'arte retorica.
Lo studio delle leggi, molto dzffuso nell'Afrca romana, defini-
ta da Giovenale nutrice di avvocati>>, pare abbia avuto un'in-
fluenza decisiva nella sua formazione intellettuale.
Della sua conversione alla fede cristiana e dei motivi, so-
prattutto, che la provocarono, non conosciamo nulla o quasi
nulla. Sembra comunque probabile che essa si sia maturata a
partire dal 190. C' un'espressione sua, apparentemente gene-
rica e impersonale, che potrebbe dare un po' di luce. Infatti, in
una delle sue opere pi famose, egli non esiter a scrivere:
Cristiani non si nasce, ma si diventa~3.Sono parole che rive-
lano abbastanza chiaramente il riferimento a un periodo di se-
rie rzflessionipersonali. In ogni caso, la sua fu una conversio-
ne seria e definitiva. C' chi non esclude l'influenza emotiva,
esercitata su di lui dalla forza d'animo e di fede dimostrata dai

1 Apologeticum, 37.
2 De spectaculis, 19.
3 Apologeticum, 18, 4.
Introduzione generale 7

martiri durante la ferocia delle persecuzioni, e viene citata in


proposito l'opera a lui attribuita: La passione di Perpetua e
di Felicita. Senza escluderne la paternit, tunica difficolt, a
mio giudizio, atta a metterla in coincidenza con la sua conver-
sione, di natura cronologica. Il martirio delle due sante av-
venne nellagosto del 202, quando cio Tertulliano s'era gi
fatto cristiano da non pochi anni. Questo per non esclude che
l'esempio d'altri martiri abbia potuto influire su di lui come
movente eficace per indurlo ad abbracciare la fede. Altro mo-
tivo per ritardare cronologicamente la composizione dell'opera
ora richiamata sta nel fatto che gi tradisce certa quale tenden-
za montanista molto pronunciata. Ora, come vedremo, Tertul-
liano cominci a rivelare le sue simpatie nei confronti del
montanismo non prima del 207.
Una volta cristiano, egli si trov come in preda alla sua
naturale e impetuosa attitudine di scrittore e di polemista in
difesa della nuova fede, ma, nel tempo stesso, soggiacque pu-
re alpinflusso prepotente d'una natura portata al rigorismo
pi spinto. Agirono su di lui due forze ben distinte: una cono-
scenza estremamente analitica della Bibbia e la partecipazio-
ne sempre pi viva a una specie di nuova religione venuta
dall'oriente, che a lui parve come un pe~ezionamentodella
fede stessa fino ad allora professata dai comuni cristiani: vo-
glio dire, il montanismo.
certo, comunque, che, con la convenione alla fede, eb-
be inizio per lui, ormai pi che trentenne, come una seconda
vita. Noi la potremo considerarefin d'ora, non divisa, ma di-
stinta in tre periodi. noto infatti che in questa seconda par-
te della sua vita, seguita alla conversione, si distinguono net-
tamente tre fasi:
a) un primo periodo, con evidente aderenza alla fede
cattolica, che va dalla conversione fino al 206;
b) un secondo periodo, in cui gi si manifestano le sue pri-
me simpatie per il montanismo, che si produce dal 207 al 21 1;
C)un terzo periodo infine, caratterizzato da una piena
adesione al montanismo, con la conseguente rottura con la
8 Introduzione generale

Chiesa, periodo iniziato verso il 213 e prodotto fino alla


morte. e

Con I'apparizione deltopera De pudicitia, uno dei suoi


ultimi lavori (21 7-222))si perdono per noi le sue tracce. Scri-
ve di lui san Girolamo: <<Sidice che Tertulliano abbia vissuto
fino alla decrepitezza e abbia scritto dei trattati che ora sono
andatl perduti~4.
E questa una conferma accertante I'impossibilit di sa-
perne di pi. Pare comunque che egli sia morto verso il 240,
quindi pi che ottantenne.

1.1. Codici ed edizioni

Cinque risultano i complessi (corpora) a cui fanno capo


i codici contenenti, in genere, opere di Tertulliano. Eccone i
nomi: Corpus Trecense, Ottobonianum, Corbeiense, Ago-
bardinum e Cluniacense.
Il trattato Ad uxorem ci giunto attraverso due colle-
zioni: il Corpus Agobardinum, la cui composizione risale al
V secolo ed testimoniata da un codice conservato nella Bi-
blioteca Nazionale di Parigi. II suo nome deriva da Agobar-
do, vescovo di Lione (816-840), che ne fece compilare una co-
pia. L'altra collezione, col nome di Corpus Cluniacense, risa-
le al VI secolo e fu compilata in sedi della Spagna visigotica.
Fu ritrascritta a Cluny nelI'XI secolo.
Il trattato De monogamia appare ugualmente in due
collezioni: nel Corpus Cluniacense (di cui s' detto), e nel
Corpus Corbeiense, la cui esistenza risulta unicamente attra-
verso l'intervento delle susseguenti edizioni umaniste.

L'editio princeps di 21 trattati di Tertulliano apparve a


Basilea nel 1521, e venne ristampata nel 1528, a cura di Bea-
to Renano. Nel 1545 Martino Mesnard provvedeva a una

4 Girolamo, De vir. ill.,53.


Introduzione generale 9

nuova edizione con raggiunta, in I edizione, di trattati tertul-


lianei mancanti nei codici impiegati dal Renano.
Oggi possibile accostarsi alle opere di Tertulliano, in
particolare Ad uxorem e De monogamia, nelle seguenti edi-
zioni:

(Ad ux0reI-n) ALLACONSORTE


Edizioni: PL 1, 1385-1418.
CSEL 70 (1942), pp. 96-124.
CCL 1 (1354))pp. 371-394.
Traduzioni: Ch. Munier, Tertullien: son pouse. Te-
sto e trad. franc. (SCh 273), Paris 1980.
PA. Gramaglia: Tertulliano: Alla moglie. Trad. it., in I1
matrimonio nel cristianesimo primitivo, Roma 1988, pp.
233-319.

La nostra traduzione stata condotta sul testo critico di


Ch. Munier (SCh 273) confrontato con le edizioni precedenti
in CCL ed in CSEL. Ovviamente non abbiamo trascurato di
confrontare la nostra traduzione con quella di PA. Grama-
glia (Roma 1988).

(De monogamia) L'UNICITA DELLE NOZZE


Edizioni: PL 2, 979-1004.
CSEL 76 (195 7).
CCL 2 (1954) 1227-1253.
Traduzioni: i? Matte4 Tertullien: Le Mariage unique.
Testo e trad. franc. (SCh 343), Paris 1988.
CI. Moreschini, Tertulliano: Sull'unico matrimonio.
Trad. it. in Opere scelte di Tertulliano, Torino 1974, pp.
1023-1063.
PA. Gramaglia, Tertdiano: U n solo matrimonio.
Trad. it. in I1 matrimoni6 nel cristianesimo primitivo, Roma
1988, pp. 429-515.
R. Uglione, Tertulliano: Le uniche nozze. Testo e trad.
it., Torino 1993.
IO Introduzione generale

La nostra traduzione stata condotta sul testo d i c o i?


Mattei (SCh 343) confrontato con le edizioni precedenti in
CCL ed in CSEL. Abbiamo confrontato la nostra traduzione
con quella di Cl.,Moreschini (Torino 1974) e di PA. Gramaglia
(Roma 1988). E stato possibile confrontare anche la recente
traduzione di R. Uglione (Torino 1993) della quale abbiamo
scritto una Nota in c<Anthropotes>>X, n. 1 (1994),pp. 75-80,

La serie delle opere scritte da Tertulliano non certo ri-


stretta, e, del resto, riproporne qui la lista non sembra richie-
sto dal nostro soggetto. Quindi mi limiter ad accennare sem-
plicemente a quelle che si riconnettono pi direttamente al-
I'argomento che ci interessa, vale a dire, al matrimonio. Ma
proprio qui viene di proposito una domanda: perch egli ha
preso di mira, in parecchie opere, proprio il matrimonio? Che
idea aveva egli delle nozze in genere, e, in particolare, del
ruolo della donna, come moglie? Era realmente misogino, o
volle farsi credere tale?
Che egli fosse sposato, fuori d'ogni discussione: della
moglie, non sappiamo nulla. Che si sia sposato prima della
sua conversione alla fede cristiana, sembra fuori dubbio, ma
che ella fosse gi cristiana o meno, non risulta affatto. E che
poi ella sia vissuta a lungo, sembra probabile per il solo fatto
che, anche nel De monogamia, scritto probabilmente intorno
al 214, non si fa alcun cenno a una sua possibile dipartita.
Come si spiega allora la sua avversione nei confronti delle
nozze? Possono avervi concorso motivi personali oppure, co-
me diremmo oggi, di casa? Trovo che un solo tentativo, tra i
non pochi studiosi, abbia accennato a questo problema, ed
di una donna, Marie Turcan5. Ella esclude anzitutto che I'at-

5 M. Turcan, Le mariage en questiun? Ou les avantages du clibat


selon Tertullien, in Mlanges ufferts P. Boyanc, Roma 1974, pp.
711-720.
Introduzione generale 11

teggiamento di Tertulliano derivi da disillusioni e da angustie


sperimentate nella sua vita coniugale. Se dunque egli non esi-
ta a parlare di tali d$ficolt, lo fa solo in rapporto a matrimo-
ni misti, con marito pagano e moglie cristiana, e questo noi
vedremo direttamente nel 1T libro dedicato alla moglie6.
Proprio verso la fine di quel libro dedicato alla moglie,
leggeremo una delle pi fervide esaltazioni della felicit co-
niugale7.
E allora, che cosa concludere? Risponde la Turcan: <<Ilma-
trimonio, che egli ammira, e che forse proprio lui ha vissuto per-
sonalmente, quello interamente concluso e vissuto nelle lodi e
nel servizio di Dio e del prossimo, vale a dire, un matrimonio
legittzino, ma lontano dalla vita ordinaria d'una famiglia carica
di figli Per poter realizzarla, occorrer dunque non avere la
preoccupazione dei figli? Parte di qui I'istanza di lui per dimo-
strare che la nuova legge abolisce il crescite et multiplicamini,
necessario altorigine del mondo per riempire la terra$.
Ci premesso, si dovr tener presente che, tra le opere di
Tertulliano, tre sono quelle che pi direttamente trattano del-
le nozze, e sono:
a) I due libri diretti alla moglie (Ad uxorem);
b) L'esortazione alla castit (De exhortatione castitatis);
C ) L'unicit delle nozze ('De monogamia).
A noi interesseranno soprattutto la prima e la terza, ma
anche nel darne per ora una presentazione sommaria, dovre-
mo, nel corso di questa introduzione, accennare anche ad al-
tre e, in particolare, alla Esortazione alla castit, che serve
come &ponte fra l'Ad uxorem e il De monogamia.
E cosi che, neltesame dei suoi scritti, balza fuori, quasi
come un'immediata esigenza, una prima questione molto di-
battuta fm gli studiosi: Tertulliano, relativamente al matri-
monio, ebbe, nella essenzialit della sua concezione nuziale,
una forma e una struttura costante, uniforme e durevole, op-

6 A d uxorem, II,4-6.
7 Ad uxorem, II,8, 6-8.
8M. Turcan, Le mariage en question?, pp. 719-720.
12 Introduzione generale

pure circostanze varie e motivi polemici lo indussero a modi-


ficare successivamente, se non a variare, il suo atteggiamen-
to? Il Rambaux, nel proporre questa iniziale questione, offre
una doppia serie degli studiosi in grado di costituire una pri-
ma dqfferenziale distinzione 9.
E dtfficile pronunciarsi per una soluzione definitiva di
fronte a nomi cosi autorevoli. Baster perci esporre le con-
vinzioni stesse di Tertulliano, cosi come esse emergono nei
tre periodi successivi della sua operosit letteraria, a datare
dalla sua conversione alla fede cristiana. Vorrei tuttavia pre-
mettere un'ultima osservazione. Uno dei motivi per i quali si
potrebbe spiegare la diversit di tante opinioni dipende forse
dalla diversit stessa dei moventi, di fronte ai quali si posto
di volta in volta l'atteggiamento stesso dell'autore. Il matri-
monio non mai stato trattato da lui, o quasi mai, in se stes-
so e per se stesso, ma sempre in rapporto con un altro ele-
mento; l'ha trattato ora di fronte al celibato; ora di fronte alla
scelta del coniuge (cristiano o pagano?); ora di fronte alla ve-
dovanza e, in tal caso, perfino con una nuova distinzione (ri-
maritaggio riguardo agli ecclesiastici e riguardo ai laici). Di
qui, naturalmente, problemi diversi e soluzioni differenti Ed
ecco perch s'arriva perfno a una soluzione finale e risoluti-
va: bando, almeno, alle seconde nozze! Non fa dunque mera-
viglia che un illustre studioso abbia cercato, nella molteplicit
delle questioni suddette, il motivo per cui Tertulliano ha ri-
preso tante volte e in diverse opere le medesime questioni re-
lative al matrimonio, e perche; tra tanti studiosi del nostro
tempo, alcuni l'abbiano ammirato per la sua logicit, e altri,
invece, l'abbiano addirzttura trattato da sofista 10.

9 Si sono pronunciati per la continuit: G. Zannoni e J. CI. Fr-


douille. Invece per l'evoluzione: P. de Labriolle, P. Monceaux, W.P.
Le Saint, H. Karp e M. Turcan. Cf. C1. Rambaux, La composition et
I'exgse dans les deux lettres Ad uxorem>>,le De exhortatione casti-
tatis et le De monogamia, in Revue des Etudes Augustiniennes,
22 (1976), p. 4.
10 Cf. CI. Rarnbaux, La composition..., p. 10.
Introduzione generale 13

In questo quadro, destinato a delineare la personalit di


Tertulliano, non pu mancare un accenno a uno dei problemi
piz caratteristici riguardanti la sua individualit di uomo e di
scrittore: fu reale la sua misoginia, a lui abitualmente attri-
buita? Non sono poche le sue opere, in cui la donna appare
l'oggetto del suo particolare interesse, e dalla lettura delle
opere certo che non ne risulta un elemento molto positivo.
Del problema che ora ci interessa si sono occupati alcuni stu-
diosi fin dai primi anni del nostro secolo, donne comprese 11.
Uno dei pizi severi certamente il Monceaux, il quale
non dubita di dare questo giudizio: Tertulliano il primo
dei grandi cristiani misogini. Prima dei teologi del Medioevo,
egli considera la donna come l'ostacolo principale della sal-
vezza. Egli le rifiuta ogni ruolo attivo nella Chiesa e pretende
di rinchiuderla nel puro ambito della sfera domestica. Non
manca di richiamarla duramente alla modestia, alla consape-
volezza della sua fragilit e della sua eterna miseria che la
rende responsabile della disgrazia dell'umanit 12.
Molto meno severa, per non dire indulgente e remissiva,
non poteva essere che una donna, la prof: G. Cortellezzi. Ella
richiama anzitutto i consigli che Tertulliano indirizza alla
donna:
a) Evitare di suscitare desideri profani;
b) Cessare di essere un pericolo per l'uomo;
C ) Ricacciare da s ogni apparato di bellezza artificiosa;
d) Attenuare la bellezza naturale, perch il desiderio di
piacere mediante la seduzione proviene da un cuore corrotto,
e la bellezza lo stimolo naturale della lussuria 13.

11 P. Monceaux, Histoire littraire de Z'Afrique chrtienne, vol. I ,


Paris 1901, passim; G. Cortellezzi, Il concetto della donna nelle opere
di Tertulliano, in Didaskaleion, N.S. I (19231, (primi fascicoli); G.
Tibiletti, La donna in Tertulliano. Misoginia e maschilismo in Grecia
e in Roma, Universit di Genova, Genova 1981, pp. 69-95.
12 P. Monceaux, Histoire littraire de I'Afrique.. ., vol. I, p. 387.
13 G. Cortellezzi, Il concetto della donna. .., pp. 70-71. Questi
concetti appaiono soprattutto nell'opera di Tertulliano: De cultu fe-
minarum.
14 Introduzione generale

Ltllustre studiosa cosi continua: Questi prudenti consi-


gli di Tertulliano traggono origine:
a) Dall'idea che la donna deve cercare di diminuire la
punizione che l'attende per avere perduto il genere umano;
b) e che ella un pericolo per l'uomo 14.
Poste queste premesse, la scrittrice passa alla difesa della
donna, e cosi risponde: Questa logica serrata e inesorabile
rivela due gravi difetti, dovuti essenzialmente all'eccessivo ri-
gore di Tertulliano:
a) La donna viene ad essere responsabile dei peccati di
pensiero che pu fare commettere, mentre la colpa deve esse-
re condivisa con I'uomo;
b) La bellezza sacrificata tutta quanta alla morale seve-
rissima 15.
Ma la Cortellezzi non si ferma qui. Ella passa pure a una
difesa della donna ben piii radicata, e cos smive: <<La mrale di
Tertullianofu severa e assurda in quanto, domzizato dal pensie-
ro della fine del nzondo e della salvezza individuale, disprezz
talvolta la famiglia e gli affettiche rendono dolce e bella la vita.
Ma se si ricorda ci che era divenuta l'unione coniugale nella
societ romana e africana, si perdoner a Tertulliano d'aver
confuso talora nelle sue invettive il matrimonio e l'incontinen-
za, l'amore e la depravazione. L'idea tormentosa di combattere
il vizio e di sradicarlo, unita a tendenze misogine, contribupu-
re a non lasciargli intendere la vera natura della donna>>16.
Passando ora a studi pi recenti, ecco il pensiero del Ti-
biletti, quale risulta da uno dei suoi accuratissimi studi. Egli
parte anzitutto dall'analzsi di una delle opere piii singolari di
Tertulliano, il De cultu feminarum &abbigliamento delle
donne, scritta verso il 202). Per Tertulliano la pudicitia
consiste non solo nella integrit fisica, ma anche in elementi
esteriori che con essa sono in stretto rapporto: gli abbiglia-

l4 G. Corteiiezzi, Il concetto della donna.. ., p. 7 1.


15 Ib2d.
16Ibid.,p. 100 (secondi fascicoli).
Introduzione generale 15

menti e gli ornamenti. Di qui la diffidenza di Tertulliano per


l'esibizione della bellezza femminile e per gli ornamenti che
le danno rilievo.. . Egli considera solo i valori morali, non
quelli estetici 17.
Di questo studio del Tibiletti m i premuro di riportare al-
meno la conclusione, valida non solo per un giudizio com-
plessivo su Tertulliano in rapporto alla donna, ma anche sul
matrimonio in genere. <<Percomprendere - egli scrive - la
complessa posizione di Tertulliano sulla donna, bisogna ricor-
dare:
i) Le idee teologiche antiche sulla responsabilit della
donna relativamente al peccato d'origine;
2) la concezione di un matrimonio ormai non piii di at-
tualit nel presente momento della storia della salvezza;
3) il conseguente primato della vita trascorsa nella con-
tinenza; onde la accentuazione del carattere contemplativo
inerente alla vita cristiana;
4) la diffidenza verso il piacere sessuale, contrario a
quella situazione che egli chiama sanctitas carnis;
5) la reazione ai vizi e alle mode del tempo, ispirata da
una salda coscienza morale;
6) il carattere austero e aspro di Tertulliano stesso, poco
incline alle effusioni sentimentali, e forse addirittura incapa-
ce di dolcezza e tenerezza verso la donna, nonch il suo gusto
per il sarcasmo, talora piuttosto volgare;
7) le esigenze della retorica, che lo portano alla amplifi-
cazione e al virtuosismo dialettico;
8) il contesto polemico, nel quale si snoda il pensiero di
Tertullidno; onde l'esposizione risulta incompleta e limitata
dalle esigenze della controversia;
9) la durezza del tempo di persecuzioni, in cui Tertullia-
no visse: esso chiamava i cristiani a una condotta eroica, rigi-
damente coerente con la propria professione, a prezzo sovente
della vita;

17 C. Tibiletti, La donna in Tertulliano, pp. 73 e 75.


16 Introduzione generale

10) infine - ma mia supposizione -, un atteggiamento


di malcelata autodifea o di reazione contro il pericolo, non
del tutto cessato, che le donne avevano costituito per lui Il
fondo pessimistico del suo pensiero trova la sua remota moti-
vazione nella estrema debolezza della natura umana, dopo il
peccato originale, di fronte alle seduzioni del sesso.
Con tutto ci le sue intuizioni presentano alternanza di
luci e ombre. La comprensione per il misterioso mondo fem-
minile gli in parte mancata 18.

3 . ILMONTANISMO

Tratt~redi Tertulliano comporta far riferimento al mon-


tanismo. E perci di questa corrente che noi dobbiamo ora te-
ner presenti gli inizi e lo svolgimento per meglio comprende-
re la concezione della vita cristiana, com'egli intese praticarla
e insegnarla.
Il montanismo fu anzitutto un movimento di preteso ri-
sveglio spirituale, le cui radici ebbero per fondatore Montano,
oriundo della Frigia. Egli era stato dapprima il predicatore
d'un ascetismo molto rigoroso, di digiuni ripetuti e prolungati,
con insistente tendenza al celibato e alla verginit e con proibi-
zione assoluta delle seconde nozze 19. Diede inizio alla nuova
corrente nella seconda met del II secolo, in Frigia (ca. 172).
Quel movimento ebbe il nome di nuova profezia a causa
delle rivelazioni del Paraclito. Egli infatti s'era proclamato il
prescelto del Paraclito, annunziato nel IV Vangelo e nell'Apo-
calisse, per introdurre nella Chiesa tutta intera la verit.
Per quanto si riferisce al contenuto della nuova profezia,
egli annunzi la prossima <<parusiadel Cristo e la discesa
della Gerusalemme celeste. E dunque sullo sfondo di questa
calda attesa della venuta del Cristo che devono intendersi le

18 Ibid., pp. 93-95.


19 Cf. Th. Camelot, s.v. Montanirme, in Catholicisme,I X , 1, 619.
l

l
Introduzione generale 17

deduzioni morali del montanismo primitivo: <<Ifedeli dove-


vano prepararsi per un distacco molto pi radicale di quanto
s'era fatto fino ad allora nelle comunit cristiane. Si predic
un ascetismo intenso, concretinato nella rinuncia totale al
matrimonio (il divieto delle seconde nozze, con l'implicita
autorimzione del primo matrimonio, dev'essere considerato
una mitigazione posteriore del postulato originario) e nella
prescrizione di digiuni pi prolungati e austeri>> 20.
Della letteratura primitiva del movimento andato per-
duto quasi tutto: si conservano appena quattordici oracolz; di
cui sei dello stesso Montano, e gli altri delle sue discepole
Priscilla e Massimilla; altri quattro ce li far conoscere Tertul-
liano stesso.
Sia detto fin d'ora che la dottrina della fede e la Scrittu-
ra non furono toccate. Tuttavia, con il suo appello al Paraclito
che in lui, Montano, doveva completare l'opera del Cristo,
di fatto il suo movimento alter radicalmente il concetto cat-
tolico della Chiesa. Non i vescovi, ma i nuovi profeti, i veri
spirituali (pneumatici) rappresentavano l'autorit della Chie-
sa. Questa conclusionefu appunto dedotta con ogni chiarezza
da Tertulliano con precise parole: < L a Chiesa, vale a dire lo
Spirito, opera per mezzo dell'uomo spirituale, e non la Chie-
sa, intesa come numero di vescovi21.
I fondatovi della nuova corrente morirono per tempo,
forse ignari essi stessi del carattere rivoluzionario della pro-
pria opera, la quale, intesa come un rinnovamento spirituale
nel seno della Chiesa stessa, dovette favorire fortemente la
sua propagazione. Essa si estese ben presto per tutta l'Asia
Minore, e di l fino in Africa, dove trov in Tertulliano I'ade-
sione pi nota e pi attiva.
Credo utile a questo punto riferire la concezione che il
Nostro ci offre della storia della salvezza. Essa dev'essere di-
stinta in quattro et:

2O A. Mayer, S.V. Montano e Montanismo, in Enciclopedia Cattoli-


ca, VIII, 1343.
21 De pudicztia, 2 1.
18 Introduzione generale l

a) uno stato iniziale dell'umanit, caratterizzato dalla


natura, fissata nel timore di Dio;
b) un'infanzia, custodita e protetta per mezzo della legge
e l'opera dei profeti;
C) una giovent, nutrita e alimentata dalla parola dei
Vangeli;
d) finalmente, una quarta et, segnata dalla venuta del
Paraclito, la cui presenza e la cui azione compongono la piena
maturit.
Ed ecco come Tertulliano stesso descrive la trasforma-
zione delle varie et, ricorrendo a una analogia: <<Nullasi
compie, se non attraverso il decorrere del tempo. L'Ecclesia-
ste, dopo tutto, cosi attesta: - C' il tempo per ogni cosa22 -.
Ecco dunque un piccolo granello: dal granello sorge un ger-
me; dal germe nasce un arbusto; quindi i rami e le foglie
prendono forza; l'albero, che allora prende un nome proprio,
si estende; le sue gemme s'ingrossano; i fiori si distaccano, e
da essi sorgono i frutti. Questi poi, ancora nel loro nascere,
rimangono informi per qualche tempo, ma poi s'ingrandisco-
no per qualche tempo e assumono poi un sapore gradevole.
Altrettanto avviene della giustizia, perch la giustizia, come
tutta la creazione, comporta un medesimo Dio. Nel suo inizio
essa si appoggiava sul timore naturale di Dio; in seguito, at-
traverso la legge e i profeti, essa avanz verso l'infanzia; poi,
per mezzo del Vangelo, essa si accese nell'ardore effervescente
della giovinezza; ed ora, con l'opera del Paraclito, si espone
alla maturit>> 23.
Singolare diventa dunque questo aspetto del montanismo:
esso non si propose nessun movimento dottrinale, per cui, per
moltt esso non apparve nemmeno come una vera eresia: la re-
gula fidei rimase inalterata. Le parole del Paraclito non sono
fonte di verit nuove nel campo dogmatico. Al contrario, la ri-
velazione montanista rende pi sicure le verit contenute nella

22Qo. 3 , 17.
23De virginibus velandis, I , 5-6.
\
Introduzione generale
l

Scrittura. Il Paraclito, pi che istitutore, un restauratore 24.


Egli non introduce novit nella fede dei credenti, ma riconduce
la disciplina morale al suo genuino significato e valore, e per-
ci cosi va inteso il nuovo programma: <<Restandocostante
questa legge della fede, gli altri punti riferentisi alla disciplina
e a i costumi ammettono nuovi emendamenti, poich, natural-
mente, la grazia di Dio opera e persevera fino alla fine. Che co-
sa significherebbe infatti una simile supposizione: mentre il de-
monio sempre all'opera e accresce quotidianamente le insidie
dell'iniquit, l'azione di Dio sarebbe arrestata o cesserebbe di
progredire? E perch mai il Signore mand il Paraclito, se non
perch, essendo la mediocrit incapace di cogliere tutte le cose
contemporaneamente, bisognava che la disciplina fosse a poco
a poco diretta, organizzata e portata alla perfezione da questo
Vicario del Signore, lo Spirito Santo? 25.
Ecco dunque il concetto che Tertulliano s' venuto for-
mando dello Spirito Santo: Egli il Vicario di Cristo! Quale
senso si dovr dare allora a questa definizione? Da quanto se-
gue, non sembra infatti doversi intendere la sua come una
funzione d'inferiorit, quanto piuttosto di continuit per arri-
vare all'ultima perfezione. Cos egli intende:
<<Diceil Signore: - Ho ancora molte cose da diwt ma per
ora voi non siete in condizione di portarle. Quando verr Lui,
lo Spirito di verit, vi guider in tutta la verit e vi annunzier
le cose future26 -. Ma anche intorno a queste Egli si gi pro-
nunciato. Qual dunque l'ufficio del Paraclito, se non questo:
Dirigere la disciplina, rivelare le Scritture, riformare l'intelli-
genza, procurare il progresso verso il meglio? 27. Posta questa
premessa, Tertulliano non esita a dedurre se non la seguente
conclusione: <<IlParaclito sar dunque, da parte di Cristo, il so-
lo maestro da affermare e da temere. Egli infatti non parla se-
paratamente, da parte sua, ma afferma quello che gli viene

24 Cf. De monogamia, 4 , 1.
25 De virginibus velandis, I , 4.
26Gv. 16, 12-13.
27 De virginibus velandis, I , 5.
20 Introduzione generale

ordinato da Cristo. Egli solo avanti a tutti, perch Egli solo


dopo Cristo. Quanti lo hanno accolto, antepongono la ve-
rit alla tradizione>>28.
<<L'azionespecifica del Paraclito quindi - secondo Ter-
tulliano - porta solo un'approfondita conoscenza morale, si
propone cio di chiarire e completare la disciplina cristiana.
L'et del Paraclito caratterizzata solo dal progresso nella di-
sciplina morale, non nella fede>>29.
Il Munier cosi sintetizza il pensiero di Tertulliano monta-
nista: <<Egli arrivato ad esigere imperativamente da tutti ife-
deli l'adozione di una continua opzione morale la pi& esigente,
poich essa, a colpo sicuro, quella che meglio corrisponde al
disegno di santit voluto da Dio, essendo essa quella che me-
glio esprime la sua volont autentica e preferenziale. Questa
volont eterna e irrevocabile sussiste attraverso le forme con-
tingenti della legge, destinata a segnare le tappe della salvezza,
necessarie per condurre progressivamente l'umanit all'ideale
primo della santit che le era stato destinato fin dall'origine;
ma le disposizioni dell'indulgenza divina le hanno procurato
dei lunghi periodi d'apprendimento, affinchessa potesse eser-
citarsi all'obbedienza e intendesse l'appello alla perfezione che
a lei era stato diretto in questi giorni che sono gli ultimi 30.
Tali sono dunque i tratti generali e panoramici del mon-
tanismo. Rimane da vedere quali sono effettivamente gli ele-
menti caratteristici e inconfondibili di tutto il sistema. Essi,
di fatto, si riducono a tre, e sono i seguenti:
a) Il profetismo
b) L'escatologia
C)Il rigorismo morale
Essi vanno chiariti singolarmente.

28 Ibid.
29 C . Tibiletti,Inizi del millenarismo in Tevtulliano, in Annali
delia Facolt di Lettere e Filosofia, Universit di Macerata, I
(1968),p. 205.
30 I1 passo biblico sul quale Tertulliano si poggia 1 Cor. 7, 29.
Ch. Munier, S.V. Tertullien, in Dictionnaire de Spiritualit,XV, 281.
Introduzione generale

3.1. Il profetismo

Il montanismo pose una delle sue radici nella convinzio-


ne della prossima fine del mondo. In base a questa previsione
Montano prese a profetizzare, annunciando, tra l'altro, che la
nuova Gerusalemme sarebbe discesa dal cielo nella pianura di
Pepuza, oscuro villaggio a oriente di Filadelfa. Ben presto si
unirono a lui, in questa funzione profetica, due donne, Massi-
milla e Prisca o Priscilla, cosi come aderirono a lui numerosi
seguaci. Fu dunque il montanismo un movimento di reazione
in nome d'un certo individualismo religioso e della libera ispi-
razione profetica, contro la gerarchia regolare, imperniata sui
vescovi e assertrice di uniformit e disciplina. La nuova cor-
rente si design col nome di <<profezia.Sembra si debba agli
avversari l'indicazione di nuova profezia. Infatti l'entrata in
lizza dei profeti montanisti fu giudicata ambigua, e questo non
pu spiegarsi unicamente per la loro pretesa di essere i porta-
tori del Paraclito. L'opposizione nacque piuttosto sia in ragio-
ne della maniera, con cui quei tali profeti si comportavano nel
momento della loro ispirazione, sia in ragione del contenuto
dei loro annunzi profetici Si trattava dunque, almeno all'ini-
zio, d'una profezia estatica e di un aspetto formale del monta-
nismo, tanto vero che Tertulliano stesso si guarder
dall'uniformarvisi. Comunque, la nuova profezia venne via
via modifiando il proprio carattere. Montano e le sue profe-
tesse si erano presentati come araldi degli ultimi tempi, e agli
inizi del movimento le manifestazioni di carattere carismatico
furono numerose e frequenti. Poi, con la morte degli iniziato-
ri, una volta registrati i loro oracoli per iscritto, si manifest la
necessit della esegesi; inoltre, cresciuto il numero, si pass
all'urgenza dell'organizzazione, e si ebbe cosi una setta, con i
suoi amministratori e i suoi propagandisti31.

31 Per le notizie qui riportate, cf. A. Pincherle, S.V. Montanismo,


in Enciclopedia Italiana, XXIII, 721-722; H. Bacht, S.V. Montanisme,
in Dictionnaire de Spiritualit, X, 1670-1676.
22 Introduzione generale

Sullo sfondo dunque dell'ardente attesa della imminen-


te c<parusiadel Cristo devono intendersi i postulati morali
del montanismo. I fedeli dovevano prepararsi per un distacco
molto pi2 radicale di quanto si era praticato fino ad allora
nelle comunit cristiane.
Il Labriolle, nella sua opera La crisi del montanismo,
ha dedicato un capitolo intero alla seguente questione, impo-
standola su questo titolo: <<Inche modo Tertulliano giunse al-
la conoscenza del Paraclito 32. Lo studioso si rif anzitutto
allo stato di fatto. Nel momento in cui Tertulliano prese con-
tatto col nuovo movimento fino ad aderirvi, egli era gi nel
pieno della sua maturit, disponeva di tutte le sue energie
d'intelligenza e di volont, s'era formato unJideapersonale
della fede ormai da lui vissuta e dei mezzi per difenderla con-
tro i vari errori. Era dunque inevitabile che, pur aderendo al-
la dottrina frigia, egli vi introducesse un'impronta tutta sua e
l'adattasse, in una certa misura, alle sue personali concezioni.
Tutto ci fa supporre che la sua adesione non fu l'effetto d'un
colpo di fulmine, ma fu un avviamento progressivo, un'il-
luminazione, se proprio si vuole, dove per ebbe parte molto
di pi2 lo spirito che non il cuore. Una volta abbracciata la
nuova dottrina, ecco quello a cui s'adoper tutto il suo zelo e
tutto il suo talenlo: far conoscere la legittimit di questa nuo-
va rivelazione supplementare33.
Egli s'avvide che la Chiesa, organismo gerarchico e plu-
ralit di fedeli, si sarebbe dimostrata irriducibile e che n le
sue apologie n le sue ingiurie I'avrebbero indotta a seguirlo.
Perci egli prese la decisione di separarsi da essa. Ma cosi
egli cre pure, in seno al movimento stesso da lui abbraccia-
to, non poche innovazioni, in quanto, degli elementi del
montanismo primitivo, dato il suo spirito originale e il suo
temperamento fuori ruolo, egli rimodell indubbiamente,

32 Comment Tertuiiien fut-il amen I'agnitio iJaracleti (P. de


Labriolle, La crise montaniste, pp. 291-465).
33 P. de Labriolle, La crise montaniste, pp. 458-459.
Introduzione generale 23

raddolci e qualche volta aggrav la dottrina venutagli dalla


Frigia, quello che egli aveva ricevuto da essa e quello che egli
vi mise di suo 34.
Possiamo dunque concludere con una sentenza molto
appropriata del Mayer: Tertulliano non si mise tanto al ser-
vizio della nuova profezia, quanto piuttosto pose questa al
servizio proprio 35.

Il millenarismo, di per s, va inteso anzitutto come una


dottrina di natura escatologica, scaturita in ambiente giudeo-
cristiano: essa si fonda principalmente nella fiducia di un re-
gno terrestre del Messia. Presto diffusasi, tale aspirazione si
manzj5est particolarmente viva in Asia sotto forma di una
corrente che faceva capo al tipico movimento religioso etero-
dosso a noi noto, il montanismo, ed appunto a questo movi-
mento che diede la sua adesione Tertulliano, imprimendovi
una sa\ personale caratteristica escatologica.
E soprattutto nel III libro della sua opera Contro Mar-
cione che egli, in una sua esplicita professione, oj,?re il suo te-
sto pi esauriente e signifcativo della sua fede montanista,
che egli ricollega espressamente al millenarismo 36:
Noi riconosciamo - egli scrive - che ci stato promesso
un, regno anche in terra, prima del cielo, ma in un altro stato,
e precisamente un regno fatto discendere dal cielo dopo la ri-
surrezione, per mille anni, in una citt di opera divina, Geru-
salemme, che anche l'Apostolo designa come nostra madre

34 Ibid., pp. 460-465.


35 A. Mayer, s.v. Montano e Montanismo, in Enciclopedia Cattoli-
ca, VIII, 1346.
36 In questa esposizione mi attengo ai concetti espressi dal Tibi-
letti nel suo articolo Inizi del millenarismo in Tertulliano, in Annali
della Facolt di Lettere e Filosofia, Universit di Macerata, I
(19681, pp. 193-219.
24 Introduzione generale

nell'alto37 1.. .l. Questa citt la conobbe Ezechiele38 e la vide


l'apostolo Giovanni39 e la conferma il verbo della nuova pro-
fezia che presso di noi, che preannunci anche l'immagine
della citt che sarebbe stata esposta alla vista di tutti come se-
gno profetico anche prima del suo concretarsi. Infine, ci
avvenuto recentemente duralate la spedizione d'Oriente>>40.
Di questa visione, di cui tra gli storici manca ogni trac-
cia, Tertulliano crede invece di poter dare conferma, e cos
continua: <<Risultaanche da testimonianza di pagani che in
Giudea per quaranta giorni, nelle ore del mattino, rimaneva
sospesa nel cielo una citt; ogni aspetto delle sue mura svani-
va al tramontare del giorno, e nessunaltra citt era nelle vici-
nanze. Noi sosteniamo che a questa citt stato provveduto
da Dio perch accogliesse i santi con la risurrezione e li risto-
rasse con l'abbondanza di tutte le delizie (s'intende, di delizie
spirituali) 1...l. Questa la natura del regno celeste. Dopo
mille anni di esso, epoca entro la quale si conclude la risurre-
zione dei santi, i quali, a seconda dei loro meriti, risorgeran-
no pi presto o tardi, allora, avvenuta la distruzione del mon-
do e la conflagrazione del giudizio, mutati in un istante in so-
stanza angelica, saremo trasferiti nel regno celeste>> 41.
Ladesione alla concezione montanista dunque ormai
evidente, e tende a dimostrare che in Tertulliano, anche prima
del suo definitivo assentimento alla corrente della nuova pro-
fezia, essa covava nel fondo del suo animo almeno come previ-

37 Cf. Gai. 4,26.


38Cf. Ez. 48,30-35.
39Cf.Ap. 21, 10.
40 E noto che Montano aveva predicato l'imminente fine del
mondo con la discesa della nuova Gerusalemme dal cielo nelia pia-
nura della Pepuza, da lui ribattezzata appunto Gerusalemme. Qui
per Tertulliano accenna a una visione precorritrice della discesa ul-
tima: sarebbe infatti avvenuta durante la spedizione di Settimio Seve-
ro contro i Parti (197-198). Di tale visione, per, non vi alcun cen-
no tra gli storici.
41 Adversus Marcionem, III,24,3-6. Traduzione di C1. Moreschi-
ni, Opere scelte di Tertulliano,Torino 1974, pp. 454-455.
Introduzione generale 25

sione dell'orrnai prossima filze del mondo. Tale risulta appun-


to l'opinione del Tibiletti: <<Lapersistenza dello schema di
dottrine escatologiche (risurrezione, giudizio, conflagrazione
del mondo), in opere premontaniste e montaniste, dovrebbe
autorizzare ad ammettere in esse identit di pensiero, e quindi
a supporre che le convinzioni millenariste di Tertulliano pree-
sistessero alla sua professione di fede montanista42. E anco-
ra: <<Inlui era fervida l'attesa escatologica, documentata dagli
scritti di tutte le epoche. L'adesione al montanismo port, co-
me conseguenza (limitatamente al settore che ci interessa), so-
lo una esasperazione di posizioni escatologiche precedenti>>43.

3.3. Il rigorismo morale

Passata all'incirca una decina d'anni dalla sua conver-


sione, ecco manifestarsi in Tertulliano la tendenza a conside-
rare la vita del cristiano attraverso una pi accentuata esaspe-
razione. Se egli, nell'opera diretta Alla moglie, aveva permes-
so al mistiano di poter fuggire durante l'infierire della perse-
cuzione44, ora ne fa divieto e ordina di affrontare eroicamen-
te l'arresto e la morte. Impone inoltre una maggiore osser-
vanza di stretti digiuni E gi nell'opera Esortazione alla ca-
stit egli non esita a dichiarare il suo rigorismo morale al
punto da ridur~e,specie il matrimonio secondo, alla parit
con lo stupro. E quello che ora maggiormente ci interessa, e
perci vale la pena di riportare le sue stesse parole:
<<Senoi ora vorremo interpretare il profondo pensiero
dell'Apostolo, bisogner concludere che le seconde nozze al-
tro non sono se non uno stupro. Infatti, quando egli dichiara
che g l i sposi sono preoccupati del come debbono compiacersi,
come pure quando egli vuole che si comprenda che la loro
preoccupazione ha di mira, naturalmente, non la loro mora-

42C. Tibiletti, Inizi del millenarismo,p. 210.


43Ibid., p. 211.
44 Cf. Ad trxorem, I, 3,4.
26 Introduzione generale

lit (di fatto, egli non avrebbe criticato una preoccupazione


onesta), quanto invece l'acconciatura, la cura della bellezza e
tutte le premure per l'eleganza al solo fine di suscitare la se-
duzione; e, d'altra parte, piacere in grazia dell'eleganza e
dell'acconciatura risponde a un intendimento della concupi-
scenza carnale, la quale, a sua volta, pure causa di stupro, in
tal caso non avrai tu la convinzione che le seconde nozze sono
un'origine di stupro, dato che in esse si trova appunto quello
che appartiene allo stupro?.
E cosi continua: <<Ancheil Signore ha detto: - Chiunque
ha guardato una donna per desiderarla, ha gi commesso stu-
pro in cuor suo45 -. Ma allora, chi l'ha guardata per sposarla,
ha commesso di pi2 o di meno? Non importa che poi l'abbia
sposata! Egli non l'avrebbe fatto, se non l'avesse desiderata
appunto per sposarla, e se non l'avesse guardata, appunto per
desiderarla. A meno che uno non possa sposare una donna
senza averla n vista n desiderata! T...]. Senza dubbio v'
una grande dzjcferenza se colui che desidera una donna, la
quale non gli appartiene, sposato oppure celibe. Ma anche
riguardo a chi celibe ogni donna non gli appartiene per tut-
to il tempo che ella non sua, e tuttavia ella non diventa sua
sposa, non per altro mezzo se non per quello che ella diviene
adultera. Le leggi sembra che facciano differenza fra matri-
monio e stupro? Sar in ragione d'una distinzione fatta in
rapporto a ci che illecito, non in ragione della natura della
cosa in se stessa. D'altra parte, qual la cosa che, tanto per
gli uomini quanto per le donne, incita tutti al matrimonio e
allo stupro? Naturalmente l'unione carnale, la brama della
quale il Signore l'ha assimilata allo stupro>>.
Ed ecco un'obiezione: "Dunque - m i si potrebbe obiet-
tare - tu ora sopprimi anche le prime nozze, vale a dire, il
matrimonio unico?". Non senza ragione, io rispondo, poich
anche il primo matrimonio riposa sul motivo stesso da cui ha

45 Mt. 5.28.
Introduzione generale 27

origine lo stupro. Ecco perch "il meglio per l'uomo non


toccare donna"46, e perch la santit della vergine uno stato
eminente: ella esente da tutto ci che avvicina alla lussuria.
E poich queste considerazioni intorno al primo e unico ma-
trimonio possono essere invocate per esaltare la continenza,
quanto pi2 esse costituiranno un motivo in favore della ri-
nuncia alle seconde nozze 47.
Una tale denuncia intorno al matrimonio in genere non
pu non sorprendere. Che cosa pu aver spinto Tertulliano a
un tale eccesso? Ecco il commento che, a tutto il passo qui ri-
portato, aggiunge il Moreschini: Queste sono parole d'una
esagerazione polemica evidente. Esse per, nel loro stesso ec-
cesso, rivelano un'aspirazione molto viva a quell'ascesi che era
tipica nei primi secoli del cristianesimo e pe$no di certe cor-
renti filosofiche pagane (neoplatonismo e neopitagorismo)48.

4. I TRE PERIODI DELLA OPEROSIT LETTERARIA

4.1. Dalla conversione al 206

La conversione mut radicalmente la vita di Tertulliano;


per lo meno, vari e corresse la sua attivit di retore, e tra-
sform gli orizzonti del suo pensiero, dando vita a una nuova
operosit, quella del polemista, in vista dei nuovi e molteplici
problemi che si affacciavano alla sua ormai decisa convinzio-
ne. Ogni conversione si traduce necessabamente in una tra-
sformazione>> 49, e provoca ugualmente una trasformazione di
valori. Delle quindici opere, all'incirca, da lui scritte in questo
primo periodo, non poche tradiscono, fin nel loro titolo, una

46 1 Cor. 7 , 1.
47 De exhortatione castitatis, 9, 1-4.
48 CI. Moreschini, Exhortation la chastet (SCh 3 191, p. 169.
49 J. CI. Frdouie, Tertullten et la conversion de la culture anti-
que, Paris 1913, p. 181.
introduzione generale

h a l i l d polemica: Ad nationes, Apologeticum, Adversus


Hermogenem, ecc. Settori diversi, come si vede, con esigenze
e trattazioni diverse, sulle quali non compito nostro soffer-
*.
marci Quello che invece occorre ora sottol&eare, con sorpre-
sa, che proprio fin dora egliprese a trattare del matrimonio,
sia pure in senso non ancora polemico, almeno in apparenza.
Ma anche vero, per, che in questo non breve periodo le due
lettere Ad uxorem sono hnica opera in cuiegli si limit, per
allora, alla questione del matrimonio: egli era ancora fedele
alla Chiesa di Roma. Ma, di fatto, fu questa realmente la sua
prima opera nei riguardi dell'argomento nuziale? Se vero
che i convertiti tendono spesso ad essere i pi intransigenti e i
meno disposti ai compromessi, questofu proprio il caso di Ter-
tulliano. A partire dal giorno della sua conversione, egli di-
venne il sostenitore dell'intransigenza50.
Tale giudizio, per, vale soprattutto per la regola di
fede, non per quella della disciplina dei cristiani, come ve-
dremo. E in realt, secondo le informazioni di san Girolamo,
la prima opera sull'argomento nuziale sembra quella indiriz-
zata a un amico con un titolo un po' ambiguo51.
Quale gudizio dunque possibile su questo scritto pur-
troppo perduto? Quanto si pu anzitutto arguire come Ter-
tulliano abbia redatto l'opuscolo dopo la sua conversione. In-
dirizzandolo a un amico filosofo, egli avrebbe, sulle tracce di
Seneca, trattato Iargomento nuziale, seguendo una linea di
tono filosofico e retorico, opponendo all'ideale del sapiente
pagano quello del cristiano; d'altra parte lo scritto in questio-
ne non avrebbe presentato solo degli aspetti negativz; come il
titolo potrebbe lasciare intendere, ma avrebbe trattato con

50 Cf. M . Turcan, Le mariage en question?, p. 7 11.


51 Ad amicum philosophum de angustiis nuptiarum. Cf. Girola-
mo, Ep. 22,22; Adv. lovinianum, I, 13; C. Tibiletti, Un opuscolo per-
duto di Tertulliano Ad amicum philosophum>>,in Atti dell'Accade-
mia delle Scienze di Torino, I1 Classe di Scienze morali, Storia e Fi-
losofia, 90 (1960-61),pp. 122-166.
I Introduzione generale 29

ampiezza, fin dallora, la questione della verginit e del ma-


trimonio 52.
Si pu sottoscrivere dunque questo giudizio del Tibiletti
soprattutto perch il punto di partenza e di arrivo del pensie-
ro di Tertulliano, in fatto di matrimonio, terr continuamen-
te presenti questi due poli: continenza e nozze. Posta questa
premessa, ecco ora una parola sull'opera diretta Alla moglie,
di cui, a suo luogo, sar data la versione.
Rimane questa eflettiva realt: per noi tale opera, nel non
breve periodo che corre dalla sua conversione alla tendenza a
professare la dottrina montanistica, l'unica &argomento nu-
ziale. Ma, proprio perch essa rimane, per allora, cosi isolata,
che cosa pu spiegare la decisione di comporla? La domanda
pu avere una risposta solo per esclusione, in quanto I'ispirazio-
ne a trattare simile argomento per motivi personali, dettati cio
da rapporti negativi con la propria moglie, va esclusa. Con la
moglie egli deve essere convissuto nella pi& grande serenit. Ma
allora, come spiegare la decisione di trattare a parte proprio l'ar-
gomento nuziale? Una risposta convincente finora, tra gli stu-
diosi, nessuno ha potuto darla. E l'esame stesso, soprattutto del
I libro, non solo non risolve la questione, ma la rende pi& com-
plessa. Infatti Tertulliano si propone di persuadere la moglie a
non rimaritarsi nel caso di una sua morte precorrente. Poi, nel
corso della trattazione, tutto cambia tono. Di fatto, dapprima il
matrimonio appare benedetto da Dio, riferito com' agli albori
del genere umano 53. Ma poi esso diviene semplicemente per-
messo e tollerato. d a modificazione sembrerebbe indzfferentee
fortuita, se Tertulliano stesso, in seguito, non si sforzasse dipro-
vare che il matrimonio non affattobuono, appunto perch, se-
condo Paolo, esso semplicemente permesso>>54.

52 I1 Frdouille riassume cos il pensiero di Tibiletti in Tertullien


et h conversion..., p. 89, nota 83.
53 Cf. Gen. 1,23; 2,24.
54 C. Rambaux, La composition.. ., in Revue des tudes Augu-
stiniennes, 22 (1976), p. 15.
3O Introduzione generale

Non si tratta solo d'una semplice variazione di natura


dialettica: essa diverr invece la base di conclusioni estreme,
come avremo modo di constatare. Siamo giunti cosi al termine
di questo primo periodo dell'operosit di Tertulliano, periodo
destinato ad approdare a una mutazione di tendenze fino ad
avvicinarsifortemente alle dottrine montaniste (207-211).

4.2. Dal 207 a1 211

I primi sintomi dell'adesione di Tertulliano al montani-


smo gi si rivelano con la composizione deltopera Contro
Marcione (206-211). Il pretesto dell'opera noto: Marcione di-
chiarava malvagia la carne. Occorreva pera2 impedire, per
quanto stava in lui, la propagazione del genere umano: di qui
l'obbligo rigoroso del celibato. Da tale principio per Marcione
derivava una dottrina profondamente eretica, in quanto negava
la realt del corpo di Cristo, riducendolo a una apparizione eva-
nescente. Si comprende allora l'importanza della posta che in-
dusse Tertulliano a difendere il corpo e il matrimonio. Siamo
dunque, in questo campo, sulle tracce di una sana dottrina. Al-
lorchper l'ortodossia non era piu in pericolo, ecco iprimi sin-
tomi di una iniziale deviazione: la tendenza naturale del suo
spirito non pizi rivolta alla difesa del matrimonio, e proprio
nell'opera stessa egli aflertina che, nell'attaccare i distruttori del
matrimonio, voluto da Dio (quindi Maraone, in prima linea),
egli continua a preferire i propugnatori della continenza>> 55. E
su questa base che Tertulliano tender a istituire le sue future
argomentazioni, ricavate financo dalla Scrittura.
La seconda opera di questo periodo, che gi tradisce certo
qual avvicinamento alla dottrina montanista, l'Esortazione
alla castit. Lo scritto tutto dedicato a un amico che ha da
poco perduto la moglie: Tertulliano lo consiglia a non rispo-
sarsi Perci l'argomento rivolto al problema e alla riprova-

55 Adv. Marcionem, V , 12,3. C f . M. Turcan, Le mariage en que-


stion?, p. 714.
Introduzione generale 31

zione delle seconde nozze, e gran parte del contenuto dedica-


to all'esaltazione della continenza. Non pu non destare me-
raviglia che Tertulliano, per dare risalto a questa sua opinione,
citi proprio le parole della discepola stessa di Montano (Prisca
o Priscilla), e le riproduca, attribuendo ad esse un valore di
annuncio evangelico (e~an~elizatur), non solo, ma l'oracolo
stesso posto sul medesimo piano dell'insegnamento degli
apostoli56. Se nel trattato Ma moglie il matrimonio era pre-
sentato sotto luce benigna, ora l'autore lo emargina e lo tolle-
ra semplicemente come una concessione compatibile.
Sembra ormai ammesso, da parte degli studiosi, che a par-
tire dal De exhortatione castitatis, le viste di Tertulliano, in
fatto di matrimonio, siano ormai vicine a quelle stesse di Mar-
cione, sia pure per motivi ben diversi Baster confrontare il
linguaggio che egli rinfaccia all'eretico, e poi quello che lui stes-
so adotta nell'Esortazione alla castit. Cosi egli rinfaccia a
Marcione: Gli eretici accusano ostilmente le nozze come causa
di dissolutezza per distruggereil Creatore>> 57. E ancora: t61 dio
di Marcione rigetta il matrimonio come male e negozio di im-
purit 58. Per, richiamando san Paolo: L'uomo sposato si
preoccupa delle cose del mondo, come piacere alla moglie. . . La
donna sposata si preoccupa delle cose del mondo, come piacere
al marito>>54 egli cosi commenta: <<Senoi interpretiamo il
profondo pensiero dell'Apostolo, occorre concludere che le se-
conde nozze altro non sono che uno stupro60.

56 De exhortatione castitatis, 10, 5. C f . P. de Labriolle, La mise


montanzste, pp. 81-82; C1. Moreschini, Tertullien: Exhortation la
chastet (SCh 3 19),p. 177.
57 Adu. Marcionem, 29,2.
58 Adv. Marcionem., 29.6.,
59 1 Cor. 7,33-34.
60 De exhortatione castitatis, 9, 1. C f . R. Braun, Tertullien et
I'exgse de 1 Cor. 7 , in ~~ektasis(Mla?ges J . Danilou), Paris 1972,
p. 26; Id., Tertullien et le montanisme: Eglise znstitutionnelle et Eglise
spirituelle, in Rivista di Storia e Letteratura Religiosa, 21 (1985),
pp. 245-257.
32 Introduzione generale

Il peggio che, continuando a firsare i dettagli con cui


gli sposi cercano di piacersi mutualmente, egli enumera pure
quelli con cui si comportano quanti aspirano anche alle prime
nozze, e cos si espone fin d'ora, come far pi2 ostilmente in
seguito, a condannare il matrimonio come tale, per se stesso.
Cosi infatti si esprime Tertulliano stesso nel commento al
passo di san Paolo, sopra richiamato: <<Cacconciatura,le cure
della bellezza e tutte le premure in vista dell'eleganza hanno
di mira di suscitare la seduzione. D'altra parte, poich piacere
grazie all'eleganza e allacconciatura un'astuzia della concu-
piscenza carnale, la quale, a sua volta, pure una causa dello
stupro, puoi forse ammettere che le seconde nozze non siano
generatrici di stupro, visto che si riconosce in esse ci che ap-
partiene allo stupro?,, 61.
Ecco come il Tibiletti espone questa posizione alquanto
discorde, in cui venuto a trovarsi Tertulliano:
Tertulliano si trova in una posizione delicata: deve di-
fendere il matrimonio come istituito e voluto dall'unico Dio
dell'Antico e del Nuovo Testamento, e al tempo stesso dichia-
rarlo ormai non piz di attualit negli ultimi tempi Ecco perch
nel primo libro contro Marcione, gi inficiato di montanismo,
ha cura di precisare il suo pensiero e introdurre le dovute di-
stinzioni: Noi - dice - esaltiamo la santit, vale a dire la ca-
stit, senza condannare le nozze; la preferiamo al matrimonio,
considerato non un male, ma un bene minore. Noi non ripu-
diamo le nozze, ma le deponiamo, n imponiamo, ma consi-
gliamo il celibato o santit. Noi manteniamo ci che bene,
ossia le nozze, ma ci appigliamo a ci che meglio, secondo le
forze di ognuno. Mentre Punzone matrimoniale accusata co-
me impudicizia, per odio al creatore, noi, contrastando Marcio-
ne, la dgendiamo apertamente, trattandosi di istituzione volu-
ta e benedetta dal creatore per la dzfiusione del genere umano.
La res conubii lascia il posto al celibato non perch sia
cattiva, ma perch ormai giunta al termine della sua funzio-

61 De exhortatione castitatis, 10.


Introduzione generale 33

ne, ormai matura per avere esaurito i l suo compito: diremmo


noz; per ragioni storico-salvifche. E questa la dottrina del
Tertulliano agli inizi del montanismo. Le opere successive
esasperano questo atteggiamento 62.

Il terzo periodo, pelle della piena maturit del pensiero


di Tertulliano, decorre dal 212 al 21 7, e coincide con la sua
completa adesione al montanismo e con il suo distacco dalla
Chiesa. Questa sua risoluzione fu gi discussa fin dai tempi an-
tichi San Girolamo ne attribuisce il motivo all'invidia e alle
contumelie che il clero di Roma avrebbe accumulato nei suoi
confronti. (<PerI'invidia e per le ingiurie lancidtegli del clero
della Chiesa romana cadde nelteresia montanista 63. E molto
difficile verificare I'attendibilit di tale notizia, dato il breve
soggiorno di Tertulliano nella capitale dell'lmpero, databile in
un periodo precedente la sua adesione al montanismo. Il Sini-
scalco sembra offrirne delle ragioni pizi obiettive: <(Conproba-
bilit, circostanze esteriori e rispondenze interiori lo indussero
al movimento montanista, permettendogli di sviluppare fino
alle estreme conseguenze un ideale di vita rigido e senza com-
promessi, verso cui aveva sempre guardato con propensione;
esito questo favorito certamente dalla concezione che Tertullia-
no aveva della morale: il suo spirito ascetico e rigorista era in-
calzato dalle nozioni di giustizia, retribuzione, timore, speranza
anche, ma non sembra ispirato dall'amore. In tal senso il mon-
tanismo non avrebbe che accelerato un processo iniziato ben
prima, scaturito dall'esperienza profonda dell'uomo 64.
Che l'orientamento di Tertulliano, rivolto alla completa
adesione al montanismo, sia dunque il risultato di un com-

62 C. Tibiletti, Verginit e matrimonio in antichi scrittori cristiani,


Roma 19832,p. 221.
63 Girolamo, De uir. il/.,53.
64 P. Siniscalco, S.V. Tertulliano, in DPAC 11,3418-3419.
34 Introduzione generale

plesso e meditato ripensamento, e non di un'improvvisa svol-


ta del suo spirito, ormai opinione comune degli studiosi E
questo risulta ovviamente dalle sue stesse confessioni. Cosi
egli scriveva gi nel primo libro Contro Marcione: Ormai
viene posto un limite alle nozze, limite che presso di noi
[montanistil difeso da una spirituale razionalit sotto l'ispi-
razione del Paraclito 65.
E ancora nel libro IV. <<Noi[montanistil sosteniamo, in
favore della "Nuova profezia", che allo stato di grazia si con-
viene l'estasi, cio l'uscita di senno. Infatti l'uomo, entrato in
una condizione di puro spirito, soprattutto quando vede la
gloria di Dio o quando Dio parla per la bocca di guell'uomo,
necessario che esca di senno, obumbrato, s'intende, dalla
virt divina. Su questo problema c' contrasto tra noi e gli
psichici> 66.
Ma soprattutto nel libro III della stessa opera che egli
esprime la sua aderenza alle dottrine di Montano. Il testo assu-
me un doppio valore perch, accanto alla visione della nuova
sua concezione, appare evidente il collegamento con la fede
millenarista, da lui espressamente collegata al montanismo:
<<Infattinoi riconosciamo che ci stato promesso un re-
gno anche in terra, ma prima del cielo, ma in un altro stato, e
precisamente un regno fatto discendere dal cielo dopo la ri-
surrezione, per mille anni in una citt di opera divina, Geru-
salemme, che anche I'apostolo designa come nostra madre
nell'alto. E affeermando che il nostro "politeuma", cio la no-
stra cittadinanza, nei cieli, la attribuisce, logicamente, a una
citt celeste. Questa citt la conobbe Ezechiele e la vide l'apo-
stolo Giovanni, e la conferma il verbo della nuova profezia

65 Adv. Marcionem, I, 29, 4. I1 Moreschini considera questa di-


chiarazione come la prima aperta professione di fede montanista, in
Opere scelte di Tertulliano, Torino 1974, p. 348, nota 1.
66Adv. Marcionem, IV, 22,4-5. Trad. di C1. Moreschini, Opere
scelte di Tertulliano, Torino 1974, pp. 538-539. Tertulliano chiama
psichici i cattolici, cos come chiama pneumatici o spiritua-
li i suoi seguaci.
Introduzione generale 35

che presso di noi, che preannunzi anche l'immagine della


citt, che sarebbe stata esposta alla vista di tutti, come segno
profetico, anche prima del suo concretarsi. Infine, ci avve-
nuto recentemente durante la spedizione d'oriente. Risulta
anche da testimonianze di pagani che in Giudea per quaranta
giorni nelle ore del mattino stesse sospesa nel cielo una citt;
ogni aspetto delle sue mura svaniva al tramontare del giorno,
e nessun'altra citt vi era nelle vicinanze. Noi sosteniamo che
a questa citt stato provveduto da Dio perch accogliesse i
santi con la resurrezione e li ristorasse con l'abbondanza di
tutte le delizie (s'intende, delizie spirituali) in compenso di
quello che noi abbiamo disprezzato o perduto in questo mon-
do, poich giusto e degno di Dio che i suoi servi esultino an-
che l dove sono stati aflitti nel nome di Lui Questa la na-
tura del regno celeste. Dopo mille anni di esso, epoca entro la
quale si conclude la risurrezione dei santi, i quali, a seconda
dei loro meriti, risorgeranno pi presto o pizi tardi, allora, av-
venuta la distruzione del mondo e la conflagrazione del giu-
dizio, mutati in un istante in sostanza angelica (s'intende,
grazie a quell'immortale veste di incorruttibilit che porremo
SU di noi), saremo trasferiti nel regno celeste67.
Con l'opera La risurrezione dei morti, redatta all'incir-
ca nel 210/212, gi si nota l'espressa conferma della sua nuo-
va ideologia in opposizione alla mentalit dei suqi avversari, i
cattolici, definiti senz'altro da lui come eretici. E soprattutto
nel finale di quest'opera che egli dichiara la validit dell'ispi-
razione profetica d'ogni singolo fedele, della quale il monta-
nismo si proclamava unico sostenitore. Ecco il testo:
<<Dioonnipotente, per confutare questi ingegni di incre-
dulit e di perversit, con la sua grazia oltremodo provvida ha
effuso negli ultimi giorni il suo spirito sopra ogni carne, sui
suoi servi e sulle sue ancelle, e ha rianimato l'incerta fede
nella resurrezione della carne e ha chiarito col limpido splen-

67 Adu. Marcionem, 111, 24, 3-6. Trad. di C1. Moreschini, Opere


scelte di Tertulliano, Torino 1974, pp. 454-455.
36 Introduzione generale

dore di parole e di significati i primitivi documenti da ogni


buio di ambiguit. Giacch, siccome bisognava che ci fossero
le eresie perch fossero manifestati tutti quelli che erano di
provata fede, e queste eresie non potevano osare se non si fos-
se presentata qualche occasione fornita dalle scritture, per
questo motivo sembra che i prinzitivi documenti abbiano for-
nito qualche materiale alle eresie, che pure possono essere
confutate dai testi stessi. Ma poich non doveva ignorare lo
Spirito Santo, si che sovrinnondasse con parole tali da sparge-
re semi destinati non a favorire gli inganni degli eretici, ma
anzi, a strappare anche le loro vecchie radici, per questo moti-
vo ha sgombrato tutta la passata ambiguit e tutte le parabole
che costoro vogliono trovare nei testi sacri servendosi
dell'aperta e chiara predicazione di tutto il suo mistero, per
mezzo della Nuova Profezia che sgorga dal Paracleto a fiotti
copiosi Se tu attingerai a questa fonte, tu non avrai sete di
nessuna dottrina, e non sarai riarso da nessun fuoco di que-
stioni: sarai anche rinfrescato con la resurrezione della carne,
ogni volta che tu vorrai attingerui 68.
Nell'opera Contro Prassea, databile intorno al 213, noi
troviamo ormai, dalla penna stessa di Tertulliano, l'esplicita
dichiarazione della sua definitiva separazione dalla Chiesa:
il riconoscimento e la difesa del Paraclito che mi hanno
convinto a separarmi dagli psichici 69.

5. EESEGESI
BIBLICA

Doppia si potrebbe considerare la forma con cui Ter-


tulliano manovra le sue argomentazioni: l'esegesi biblica, an-
zitutto, poi il ricorso alla sua abilit di retore. Spesso i due
metodi si fondono e si confondono. Sard opportuno soffer-

68 De resurrectione carnis, 63,7-10. Trad. di C1. Moreschini, Ope-


re scelte di Tertulliano, pp. 895-896.
69 Adv. Praxean, I, 6.
Introduzione generale 37

marci anzitutto sul problema dell'esegesi, essendo esso uno


dei pi discussi nelle opinioni degli studiosi70. Purtroppo, po-
che le attenuanti in suo favore, assai di pi le critiche, le qua-
li possono essere riassunte in questo giudizio di R. Braun:
<<Senzariprendere ora lo studio comparato di questi trattati
(Ad uxorem, De exhortatione castitatis, De monogarnia),
vorremmo qui attirare l'attenzione su certi temi conduttori,
su certi centri di spiegazione, i quali, alla lettura e alla rilettu-
ra della I Lettera ai Corintl; si sono imposti al suo spirito, fa-
cendogli perdere il sentimento delle sfumature e costringen-
dolo a delle esegesi forzate, giustamente denunciate da parte
dei critici* 71.
Troviamo in questo giudizio il termine pi2 adatto per
definire il metodo esegetico, assai spesso usato da Tertulliano:
la cdorzatura dei testi biblici per far loro dire quello che egli,
ad ogni costo, intende dimostrare. In realt, pu essere inte-
ressante, come s' visto, analizzare come Tertulliano ha pre-
sentato successivamente il suo pensiero sulla disciplina della
vita del cristiano, e quale forma letteraria, ogni volta, vi ab-
bia dedicato. Di fatto, per, egli ha variato ben poco il suo
fondo, e la sua stessa adesione al montanismo non ha modifi-
cato le sue vedute. Anche dopo la sua conversione, in fatto di
seconde nozze egli si dimostr ben presto assai vicino all'asce-
tismo montanista. Per contro, ci che cambi da un tratto
allaltro il materiale scritturistico, il tono, la presentazione,
in breve, la modalit dell'argomentazione72. E in fatto di ri-
corso a fonti bibliche, uno studio analitico delle citazioni ha
portato a questa conclusione: nel trattato Ad uxorem Tertul-
liano ha concesso pizi spazio al Nuovo Testamento, e meno

70 Anche recentemente sono stati dedicati a questa questione


due studi: R. Braun, Tertullien et I'exgse de I Cor. 7 , in Epektusis
(Mlanges J. Danilou), Paris 1972, pp. 21-28; R. Uglione, LJA.T.ne-
gli scritti tertullianei sulle seconde nozze, in Augustinianum, 23
(1982), pp. 165.178.
71 R. Braun, Tertullien et I'exgse.. ., p. 24.
72 J. C1. Frdouille, La conversion ..., p. 90.
38 Introduzione generale

all'Antico. Invece, nei due trattati successivi (De exhortatio-


ne castitatis e De monogamia) trova maggior spazio l'Antico,
e meno il Nuovo Testamento73.
In ogni caso risulta purtroppo che i passaggi scritturistici
citati nelle tre opere lasciano l'impressione di certa qual di-
spersione, ed evidente che Tertulliano ha lasciato di citare
dei testi sfavorevoli alle sue tesi. Posta questa premessa, il
Frdouille non dubita di porsi questa domanda: occorre attri-
buire tali omissioni a sola dimenticanza? E risponde: poco
probabile! 74.
Tuttavia, nel concludere questa sua analisz; il nostro stu-
dioso attenua il proprio giudizio: <<Inrealt, altra cosa pole-
mizzare contro gli eretici, altra cosa indirizzarsi a dei fedeli,
oppure, una volta divenuto montanista, agli "psichici" (i cat-
tolici). Nel primo caso si tratta, si voglia o non si voglia, di ri-
prendere, l'uno dopo l'altro, tutti i passaggi della Scrittura, ri-
vendicati o, al contrario, rigettati dagli eretici, e di proporre
quindi l'esegesi ortodossa, perche in tal caso, ne va di mezzo
la regula fidei. Nel secondo caso, il fine del tutto diverso.
La controversia si situa sul piano della disciplina, che am-
mette una certa larghezza dell'insegnamento neotestamenta-
rio e distingue, nella sua applicazione, il "precetto" dal "con-
siglio". In ognuna delle tre opere richiamate in precedenza
Tertulliano ha sentito il bisogno di definire un ideale di vita
conforme a quello che, ai suoi occhi, doveva essere la discipli-
na fideh 75.
Ed ecco, in fine, una mezza assoluzione: <<Intali condi-
zioni, il ruolo dovuto all'eloquenza era essenziale: Tertullia-
no doveva svolgere le sue idee, protrarre le sue argomentazio-
ni in maniera ogni volta nuova e, se possibile, ancora pizi per-
suasiva 76.

73 Ibid., p. 94.
74 Ibid., pp. 96 e 97.
75 Ibid., p. 99.
76 Ibid., p. 100.
Introduzione generale 39

Altri studiosi della questione, come abbiamo visto, sono


meno indulgenti Perci, dopo questi accenni, ancora un po'
generici, sar bene scendere a richiami piz precisi. Eccone un
primo:
<<Nellaprima parte dell'opera Ad uxorem l'autore co-
mincia col dichiarare che permesso un solo matrimonio. E,
come giustificazione di questa regola, egli riporta un fatto:
Dio non ha creato che una sola donna per Adamo! Ci avvie-
ne perch Tertulliano non riesce a trovare nessun precetto
per appoggiare la sua posizione. E in realt, nell'Antico Te-
stamento la poligamia non mai vietata e nel Nuovo, se ef-
fettivamente vietato d'avere contemporaneamente due don-
ne, non affatto vietato di rimaritarsi in caso di vedovanza,
mentre, al contrario, questo permesso. E cose
fin dal punto
di partenza di quest'opera (Ad uxorem), la quale tuttavia
ritenuta come la piz moderata di quelle scritte intorno al pro-
blema del rimaritaggio in caso di vedovanza, Tertulliano si
oppone proprio contro lo scrittore sacro, apparentemente pi
vicino alle sue posizioni. In pi, la regola da lui posta com-
porta un'altra inesattezza, in quanto Dio non solo ha permes-
so, ma ha ordinato il matrimonio. Tale modificazione potreb-
be apparire perfino irrilevante e fortuita, se Tertulliano non
si sforzasse, nel capitolo seguente, di provare che il matrimo-
nio non buono, proprio perch esso sarebbe solo permesso
da parte di Paolo 77.
Gi abbiamo avuto occasione di vedere con quale abilit
Tertulliano abbia cercato di dimostrare che i consigli equival-
gono a precetti, e come ci che permesso non si riduca a un
vero bene, ma semplicemente a un male minore. Vediamo
ora, per rimanere nell'ambito scritturistico, com'egli abbia ri-
solto il caso della bigamia di Abramo.
Nella Genesi (16, 15) detto che Agar, la schiava, diede
ad Abramo ilfiglio Ismaele: egli aveva allora 86 anni. Nel ca-

77 C1. Rambaux, La composition.. ., pp. 14-15. I1 riferimento al


testo di Ad uxorem, I , 3,4-5.
40 Introduzione generale

pitolo seguente detto che Abramo, gi arrivato all'et di 99


anni, ricevette la circoncisione e la promessa del figlio Isacco.
Dunque la bigamia di Abramo dovrebbe servire di scusa, agli
avversari, per giustifcare le seconde nozze! Tertullidno per-
tanto non poteva evitare la forza di questa obiezione: Abra-
mo ebbe per sposa anche la schiava Agar! Il fatto era dunque
legittimo? Tertulliano, ormai, non poteva sottrarsi al dovere,
non solo di spiegare quella condizione, ma di giustifcarla, e
lo ha fatto, ricorrendo al richiamo di due tempi, e ragiona co-
s: Quando Abramo ebbe da Agar il figlio Ismaele, egli era
ancora incirconciso. Quando invece ebbe Isacco, era gi cir-
conciso, e, per di pi, bigamo: la circoncisione dunque coinci-
se con la bigamia!78. Commenta J. CI. Frdouille:
<<Anzitutto,dunque, appoggiandosi al testo della Gene-
si, Tertulliano stabilisce una relazione stretta tra la nuova
unione del patriarca e l'inizio della circoncisione. Ma, essen-
do stata questa ormai abolita, i cristiani non possono pi in-
vocare la bigamia di Abramo per giustificare il rimaritaggio.
In secondo luogo egli interpreta il testo biblico alla luce
dell'Ep. ai Galati (6, 24), in cui, in efftti, la bigamia del pa-
triarca richiamata come un'allegoria delle due alleanze,, 79.
Il giudizio che un altro studioso ha dato di questo ripie-
go, posto in atto dal Cartaginese, abbastanza severo: Gli
sforzi di Tertulliano di riconnettere Abramo, non ancora cir-
conciso, con la monogamia, sono infelici. Il suo errore sembra
inspiegabile, giacch si legge che Abramo aveva 86 anni,
quando Agar (la schiava) gli gener Ismaele (Gen. 16, 15), e
che soltanto dopo che ebbe 99 anni (Gen. 17, 1) egli fu cir-
conciso. E possibile che tali imprecisioni siano dovute al fatto
che Tertulliano citasse a memoria? 80.

78 Cf. C1. Moreschini, Opere scelte di Tertulliano, p. 1035, nota


3. Riferimento a Gen. 16, 16; 17, 1.
79J . CI. Frdouille, La conuersion..., p. 137.
80W.P. Le Saint, Tertullian, Westminster 1951. (Citazione di C1.
Moreschini, Opere scelte di Tertulliano, pp. 1035-1036,nota 3).
Introduzione generale 41

Come s' visto, l'ottimo Frdouille non manca, nei limi-


ti del possibile, di gettare il dado in difesa di Tertulliano. Tut-
tavia, onestamente, finisce anch'egli per arrivare a questa
conclusione: Tertulliano rifaceva dunque, contro gli "psichi-
ci", la penosa esperienza di queste battaglie scritturistiche,
battaglie sterili e fastidiose. - E questa - seguono parole dello
stesso Tertulliano - l'abitudine degli eretici perversi e ristret-
ti, ed ora perfino di tutti gli psichici, di armarsi eventualmen-
te di qualche passaggio univoco contro il blocco delle aflerma-
zioni della Scrittura tutta intieva 81 -. In questo movimento di
collera - prosegue il Frdouille - egli dimostra, pi che della
stanchezza, amavezza e tristezza. L'ultima polemica di Tertul-
liano termina cos in una sconfitta82.
Ed ecco un altro esempio di adattamento biblico, il v. di
1 Cor. 7, 9: c<Meliusest nubere quam uri>>.Nell'Ad uxorem
Tertulliano d, di questo versetto, I'interpretazione ovvia e
comune: - E meglio sposarsi che bruciare per gli ardori della
passione -. Negli scritti montanisti egli interpreter il verbo
bruciare>>con riferimento alle fiamme dell'inferno 8). Egli
ha sempre richiamato questo versetto per deprezzare l'unione
coniugale 84.

6. ILMATRIMONIO

Ordinariamente, quando si parla di nozze, con Tertullia-


no, I'argomento resta limitato al rimaritaggio, ma, con lui, le
cose non sempre corrono in que~t'unicosenso: occorre riferir-
ci anche al primo matrimonio. E questo un avviso che il Mat-

81 De pudicitia, 16,24.
82 J. C1. Frdouille, La conuersion.. ., p. 297. Per tutta la questio-
ne qui esposta cf. anche P. Mattei, Tertullien: Le mariage unique,
(SCh 3431, pp. 257-261.
83 Cf. De exhortatione castitatis, 3, 6-10; De monogamia, 3, 5-6;
Depudicitia, 1, 15; 16,16-17.
84 Cf. J. CI. Frdouille, La conuersion.. ., p. 99, nota 120.
42 Introduzione generale

tei si premura di richiamare nell'introduzione alla sua tradu-


zione del De monogamia: <<Ionon intendo, in realt, limitar-
m i a un esame dei motivi che spingono Tertulliano ad opporsi
alle seconde nozze, poich tali motivi restano incomprensibi-
l i se non vengono iscritti in un esame d'insieme. Tertulliano
si rifiuta di distinguere i due piani, anche se egli si sforza di
chiarire questo aspetto: di fatto, nel proscrivere il rimaritag-
gio, egli prende di mira, sia pure indirettamente, anche le
stesse prime nozze 8s.
Per meglio comprendere il pensiero di Tertulliano intor-
no alle nozze, occorrer dunque, anzitutto, tener presenti
questi precisi passi della I Lettera ai Corinti:
a) <<Dicodunque a i celibi e alle vedove che bene per
essi rimanere come sono io; ma se essi non sanno serbarsi
continenti si sposino, poich meglio sposarsi che bruciare.
Quanto alle persone sposate, ordino, non io, ma il Signo-
re ...86.
6) <<Seitu legato da matrimonio a una donna? Non cer-
care di scioglierlo. Sei libero? Non cercare moglie. Ma, se an-
che prendi moglie, non pecchi; come pure, se una ragazza si
marita, non pecca. Costoro, per, avranno delle tribolazioni
nella carne, ed io vorrei risparmia mele>>87.
C) <<Lamoglie rimane legata a suo marito fino a che egli
vive. Se suo marito muore, libera di contrarre matrimonio
con chi vuole, ma nel Signore solamente. Tuttavia essa , a
mio parere, piu felice se resta com'. Credo davere anch'io lo
Spirito di Dio 88.
Per Tertulliano questi versetti non possono essere com-
presi se non con riferimento a tutto un complesso e vario
orizzonte. San Paolo ha nettamente distinto i casi in cui egli
parlava in nome proprio da quelli in cui parlava secondo lo
Spirito di Dio. Ne segue allora che, secondo Tertulliano,

8 5 P . Mattei, Tertullien: Le mariage unique (SCh 343), p. 38.


86 1 Cor. 7,8-10.
87 1 Cor. 7,27-28.
1 Cor. 7,39-40.
Introduzione generale 43

l'Apostolo permette le seconde nozze allorch parla in nome


proprio, e quindi senza il richiamo alla precisa volont di
Dio. A l contrario, quando chiede di rinunciarvi, allora egli si
fa interprete della volont divina. Ne deriva pertanto, come
risultato, la soluzione, nella mente di Tertulliano, di quello
che poteva apparire come un'apparente antinomia nel pensie-
ro de\'Apostolo 89.
E specialmente nei versetti del terzo gruppo che possi-
bile intuire un'opposizione: <<Noi possiamo scorgervi - scrive
Tertulliano - due esortazioni: prima l'Apostolo conce\ il
permesso di risposarsi, ma poi suggerisce di rinunciarvi. E qui
che tu dirai: - Ma allora, quale dei due dovremo seguire? 90.
Pertanto, tenendo conto di quanto complessivamente Tertul-
liano ha detto, il Frdouille ne deduce la seguente conclusio-
ne: <<Ilnostro autore sfrutta qui l'abilit che gli deriva dalla
tradizione della retorica romana di fronte a due testi in oppo-
sizione (leges contrariae); quando Paolo chiede che si rinunci
alle seconde nozze, prende cura di precisare che egli possiede
lo Sphito di Dio. Quando invece egli dichiara semplicemente
di tollerarle, allora egliparla in nome proprio. Ne segue quin-
di che non permessa alcuna esitazione: necessario seguire
la volont di Dio. Come si vede, non si tratta piu di un consi-
glio, ma di un precetto, e cos la contraddizione tra i due ver-
setti finisce per svanire>>91. Ora, per arrivare a questa conclu-
sione occorreva, da parte di Tertulliano, uno sforzo incredibi-
le di esegesi, soprattutto del capitolo 7 della 1 Cor., tale da
superare il pensiero di Paolo a forza di volerne penetrare il
pensierq profondo, vale a dire, la propria e personale inten-
zione. E infatti da questa premessa che nasce in Tertulliano
una questione correlativa: fino a che punto si pu parlare di
consiglio o, non piuttosto, di precetto?

89 In quest'analisi mi attengo soprattutto all'esposizione del Fr-


douile, La conversion de la culture antique, pp. 114-117.
90De exhortatione castitatis, 4,4-5.
91 Ibid. Cf. Frdouille, La conversion.. ., p. 116; C1. Moreschini,
Exhortation la chastet (SCh 3 19),p. 30, nota 41.
44 Introduzione generale

Ed eccoci allora di fronte a una delle questioni pi sin-


golari, dibattute da Tertulliano: per lui i consigli, reperibili
specie in san Paolo, equivalgono a precetti. Tale la conclu-
sione alla quale giunge il Mattei: Nel De monogamia, pi
ancora che nel De exhortatione castitatis, Tertulliano non fa
del consilium apostolico un ideale facoltativo; al contrario,
egli ne fa un ordine obbligatorio, in quanto abolisce la distin-
zione fra consiglio e precetto, la quale era classica nella teolo-
gia morale e gi comune, come sembra, in Erma 92.
La distinzione, dunque, tra consiglio e precetto, cosi co-
me la troviamo nella teologia morale e spirituale, ha le sue
radici gi nel Vangelo, in quella pagina dove si parla del gio-
vane ricco 93, come pure in altri passi. Ma il rapporto che Ter-
tullzano stabilisce fra il consiglio e il precetto esattamente
l'inverso di quello fissato dalla teologia spirituale. Per lui il
consiglio non propone un ideale facoltativo, il cui adempi-
mento conduca alla perfezione, ma tollera semplicemente una
facilit, che poi finisce per essere messa da parte. In Tertullia-
no il consiglio di non sposarsi si traduce in un ordine. Egli in-
fatti si richiama a una distinzione posta dallo stesso Apostolo,
per poi convertirla a tutto proprio vantaggio: allorch san
Paolo dichiara di parlare, affermando di possedere lo Spivito
di Dio, non pu farlo se non nel senso di dare un ordine;
quando invece parla in nome proprio, egli d semplicemente
un consiglio, vale a dire, propone semplicemente una tolle-
ranza. Si arriva cos alla conclusione: - C' molta dzferenza
fra un precetto divino e il consiglio da parte di un uomo 94 -.
Tuttavia egli, artatamente, si guarda bene dal riportare anche
i versetti successivi, evitando cosi di citare il testo nel quale
Paolo propone un consiglio ma dichiara di proporlo avendo lo
Spirito di Dio 95. Si giunge cos a superare la distinzione fra

9 2 P . Mattei, Tertullien: Le mariage unique (SCh 343), p. 56, nota


3; Hermas, Simil. 5 , 3 , 3 .
93 Cf. Mt. 19, 16-22.
94 De exhortatione castitatis, 4, I .
95 Cf. 1 Cor. 7,39-40.
Introduzione generale 45

volont e indulgenza da parte di Dio, per affermare I'opposi-


zione fra volont di Dio e consiglio di Paolo: dall'indulgenza
divina, agli occhi di Tertulliano, non potrebbe derivare se
non una legge inferiore, destinata a non interpretare la vera
volont di Dio. Dio, infatti, non pu volere se non un vero e
unico bene, non un bene inferiore. Solo una legge umana - e,
nel caso, i consigli dell'Apostolo -potr essere superata a tut-
to beneficio,
. - s'intende, del compimento dell'ideale inteso da
Dio 96.
Si arriva cosi, per Tertulliano, alla conclusione della con-
danna definitiva delle seconde nozze: il loro divieto non pu
limitarsi a un consiglio, ma a un precetto preciso. Sar questa
la deduzione a cui tender di fatto la composizione del De
monogamia.
Ma cJdi pi. Nel pensiero di Tertulliano la condanna
delle seconde nozze include il deprezzamento del matrimonio
stesso. A ben considerare il complesso delle sue opere doure-
mo rassegnarci ad ammettere tale risultato: sempre tra le ri-
ghe che egli lascia intravedere la realt di questa sua conce-
zione: l? de Labriolle che ha rilevato con maggior cura que-
stJaspettodel pensiero di Tertulliano.
Infatti, mentre il Cartaginese, da una parte, protesta ri-
petutamente di non condannare il matrimonio, dall'altra, a
guardarci bene, <<qualicontraddizioni, quali insinuazioni
amare, quali riserve ringhiose! Egli non perde occasioni per
dichiarare che il matrimonio altro non , se non un utile
espediente: esso, per sua essenza, confina con il male; egli
non pu scorgere, se non un compromesso con la sensualit;
lo spoglia delle diversit dei suoi interessi e delle sue funzioni
per ridurlo alle soddisfazioni d'un istinto materiale e altas-
servimento d'un semplice appetito. E a riprova di questa
conclusione, il Labriolle cita questi tratti dalle opere del no-
stro autore:

96 Cf. per questa analisi J. C1. Frdouille, La conversion..., p.


118, nota 186.
46 Introduzione generale

a) <<Ilmatrimonio una riserva di piaceri degradanti.


Dio non permetter (nell'altra vita) cose cosi frivole e cosi
immonde>> 97.
b) <<Matrimonio e adulterio sono ugualmente una unio-
ne carnale,) 98.
C) <<Ilmatrimonio consiste in un vile scambio di
carne>!99.
E a questo punto che il de Labriolle introduce questa
questione: <<Perch mai Tertulliano si accontentato di getta-
re sul matrimonio un tale insistente discredito, invece di pro-
scriverlo semplicemente e direttamente? Era egli dunque pro-
prio tanto amico degli equilibri (al punto da mantenersi in
una simile equidistanza)? E certo che, per spiegare la sua mo-
derazione, si possono immaginare diverse ipotesi, tutte per
disugualmente verisimili>> 100.
Ed ecco allora come parlano due pagine di fronte a una
palese contraddizione: nel De carne Christi Tertulliano in-
tende dimostrare la realt della nascita del Salvatore, dichia-
rando che Egli visse e mori in una carne umana. Il trattato
diretto specialmente contro il docetismo di Marcione. Lauto-
re prende da questo occasione per rinfacciare all'avversario,
con estrema ironia, il disprezzo da lui espresso nei riguardi
degli organi relativi alla maternit: ne risulta cos6 da parte di
Tertulliano, un'autentica esaltazione <<dellesantissime e ve-
nerabili opere della natura: <<Pertanto,se tu non rz;fzutil'in-
carnazione n in quanto essa impossibile n in quanto essa
pericolosa per Dio, non resta altro che tu la rifiuti e l'accusi
come se fosse indegna di Dio. Cominciando, quindi, dalla na-
tivit stessa, che tu detesti, su, fa' la tua perorazione contro la
vergogna degli elementi genitali che si trovano nell'utero, lo

97 P. de Labriolle, La crise montaniste, Paris 1913, p. 393. I1 testo


tertullianeo Ad uxorem, I, 1, 6.
98 De exhortatione castztatis, 9,3.
99 De monogamza, 10, 8. P. de Labriolle, La crise montaniste, p.
394.
100 P. de Labriolle, La mise montaniste, p. 394.
Introduzione generale 47

sconcio coagulo deltumore e del sangue, della carne che per


nove mesi deve essere nutrita da quel fango. Descrivi I'utero
che diventa pi2 strano di giorno in giorno, pesante, turbato,
non tranquillo neppure nel sonno, incerto tra le voglie della
schifltosit e della gola. Scagliati anche contro il pudore stes-
so della donna partoriente, pudore che dovrebbe essere rispet-
tato almeno per il pericolo che essa corre, sacro almeno per la
sua natura. Soprattutto ti fa ribrezzo l'infante gettato fuori
dall'utero insieme con i suoi legami, soprattutto sporco. Tu lo
sdegni, per il fatto che viene raddrizzato per meno di bende,
che riceve una sua forma per mezzo deltolio, che viene irriso
per meno di moine. Questo oggetto naturale di venerazione,
tu lo disprezzi, Marcione; eppure come sei nato? Tu odi l'uo-
mo alla sua nascita 101.
Ma il nostro autore, contro lo stesso Marcione, aveva gi
d8eso le funzioni richieste dalle <<santissimee venerabili ope-
re della natura,,, dirette alla generazione d'ogni uomo: <<Su,
coraggio, perora contro quelle santissime e venerabili opere
della natura, insulta tutto quello che tu sei; distruggi l'origine
della tua carne e della tua anima; l'utero, definiscilo pure
"cloaca", l'utero, officina che produce un tale animale, cio
l'uomo; elenca anche, del parto, gli immondi e vergognosi
tormenti e quindi, dello stesso puerperio, la sporca, affanno-
sa, ridicola conclusione 102.
Ed ecco che in una delle sue ultime opere Tertulliano
cambia stile. A i suoi avversari egli presenta una descrizione
della nascita dell'uomo piena di sarcasmo e di rivolta. Rac-
colgano pure, in vista degli ultimissimi tempi ifrutti dei loro
matrimoni duplicati: mammelle turgide, uteri nauseanti e
bambini che vagiscono. Dispongano pure, per I'avvento
dell'anticrirto, l'ambiente necessario, perch egli sia in grado

- carne Christi.
101 -DP - ~
4. 1-2. Trad. di C1. Moreschini, Opere scelte
di Tertulliano, Torino 1974, pp. 727-728.
102 Adversus Marcionem, 111, 1 1 , i . Trad. di C1. Moreschini, Ope-
re scelte di Tertulliano, p. 426.
48 Introduzione generale

di scatenare la libidine pii2 furiosa. A queste madri egli ad-


durr, come ostetriche, dei carnefici>>103. Come si vede, Ter-
tulliano ha ripreso la stessa pittura, minuziosamente realista
e triviale, della nascita dell'uomo, ma, questa volta, non per
combattere Marcione, ma per indurre l'uomo al disgusto del
matrimonio e dei suoi frutti. Ne segue quindi che con Tertul-
liano si sempre esposti a questo genere di smentite, perch
tale il comportamento di un avvocato, il quale, da un opu-
scolo all'altro, induce a servire i medesimi passi per delle di-
mostrazioni semplicemente contraddittorie 104.
Dopo quanto ora stato esposto, non dester meraviglid
la conclusione a cui giunto lo studio del Braun: <<Nondi-
mentichiamo che, dalla composizione del De exhortatione
castitatis in poi, le idee di Tertullidno intorno al matrimonio
sono assai vicine a quelle di Marciane,, 105. E proprio nel De
exhortatione castitatis egli aveva gzi espresso le stesse pre-
venzioni, non solo per le seconde nozze, ma perfino per le
prime:
<<NelVangelo - egli scrive - come pure nella Lettera
dello stesso Paolo, tu non riuscirai a trovare che, per precetto
divino, sia permessa titerazione delle nozze. Di qui deriva la
conferma che si deve affrontare un matrimonio solo, poich,
quello che non si trova permesso dal Signore, lo si riconosce
come vietato. Aggiungi pure che tale inserzione d'un avviso
umano, come se riconoscesse d'aver superato certi suoi ecces-
si, si riprende immediatamente e si richiama a se stessa, ag-
giungendo: - Costoro per avranno tribolazione nella car-
ne 106 -. E questo, allorch afferma che egli vorrebbe loro ri-
sparmiarle 107, allorch dichiara che il tempo ormai
ristretto lo8 e che frattanto occorre che quanti hanno moglie si

103 De monogamia, 16,5. Versione, p. 180.


104 P. de Labriolle, La crise montanirte, p. 397.
.
105 R. Braun, Tertullien et I'exgse.. , p. 26.
106 1 Cor. 7,28.
107 Cf. ibid.
108Cf. 1 Cor. 7,29.
Introduzione generale 49

comportino come coloro che non l'hanno '09, e allorch egli


richiama a paragone le sollecitudini degli sposati e dei non
sposati 110. Per effetto di tali suggerimenti l'Apostolo, inse-
gnando per quali motivi non convenga sposarsi, dissuade di
fare quanto in precedenza aveva pur concesso: questo deve in-
tendersi delle prime nozze, e, allora, quanto pi2 delle nozze
seconde! 111.
Ma c' di pi2. Allo scopo di difendere questa concezione
con energia Tertulliano attacca l'obie?ione avanzata da chi si
faceva forte della sentenza paolina: ((E meglio sposarsi che ar-
dere>>112. Una sola volta Tertulliano concede al verbo uri (ar-
dere, bruciare) il senso del contesto paolino (l'ardore della
passione, della concupiscenza), e questo avviene nell'Ad uxo-
rem 113, vale a dire, nel periodo della sua appartenenza alla
Chiesa. Negli altri suoi scritti, di ispirazione montanista, egli
non diede al verbo uri altro senso, se non quello del castigo
per effetto del fuoco infernale. Non so con quale dialettica
maggiore si poteva dimostrare, data la mentalit di Tertullia-
no, che lo sposarsi non solo non un bene, ma unicamente
una specie di male minore: per giungere a questa conclusione
egli non perde di vista il versetto di Paolo 114. Egli tanto
convinto della sua tesi che perfno a distanza di pi2 d'una de-
cina d'anni non solo ribadz' lo stesso concetto, ma lo riferi con
le stesse identiche parole. Credo perci opportuno riportare
anzitutto la prima di queste pagine, quale appare gi nel De
exhorta~ionecastitatis:
"E meglio sposarsi piuttosto che bruciare" "5. Queste
parole sono sicuramente indirizzate a coloro che la fede trova
gi nel celibato oppure nella vedovanza. Tuttavia, poich tutti

109 Cf. ibid.


110 Cf. 1 Cor. 7,32-34.
111 De exhortatione castitatis, 4,2-3.
112 1 Cor. 7,9: ~Meliusest nubere quam uri.
113 Cf. Ad uxorem, I, 3,3.
114 Cf. 1 Cor., 7,9.
115 1 Cor. 7,9.
50 Introduzione generale

le fanno proprie per giustificare la licenza di risposarsi, vorrei


esaminare quale specie di bene venga indicata per ci che
meglio solo perch unicamente valido in quanto meglio
d'una punizione, e che pertanto non pu apparire come un
bene, se non perch paragonato con il peggio: in altre parole,
sarebbe bene sposarsi per la semplice ragione che assai peg-
gio dover bruciare. Ma il bene tale solo se esso conserva tale
nome senza confronti, non dico per il paragone con un altro
bene, al punto da venir diminuito da questo secondo bene:
occorre invece che esso resti inalterato con il nome assoluto
di bene. Del resto, se si costretti a dire che esso un bene,
solo perch confrontato con un male, non risulter affatto co-
me un bene, quanto piuttosto come una specie di male mino-
re, poich, superato da un male maggiore, otterr necessaria-
mente il nome di bene. Detto questo, metti da parte final-
mente la condizione del confronto, in modo da non dichiara-
re che " meglio sposarsi piuttosto che bruciare". allora che
io ti chiedo se tu osi affermare semplicemente: " meglio spo-
sarsi", senza aggiungere il motivo, per cui sposarsi meglio.
Ne segue pertanto che non solo non meglio, ma neppure un
bene, poich tu hai tolto e sottratto la condizione del confron-
to, il quale, mentre rende il primo termine migliore, per ci
stesso obbliga a considerarlo come un bene. "E meglio sposar-
si che bruciare" occorre dunque considerarlo nella stessa mi-
sura con cui si ritiene che meglio essere privi di un occhio
solo anzich essere privi di tutti e due. Se per tu fai a meno
del paragone, non sar certamente meglio avere un occhio so-
lo, poich una tale sorte non sar certamente un bene. Nessu-
no perci s'arroghi di prendere a pretesto una tale asserzione,
la quale, propriamente, si rgerisce ai non sposati e ai vedovz;
per i quali non entra in causa il loro vincolo precedente. Per
quanto m i riguarda, ho gi fatto parola anche per loro, quale
dev'essere la condizione di quanto permesso 116.

116 De exhortatione castitatis, 3, 6-10. Dal testo latino, curato da


J. C1. Frdouille (SCh 3 19), pp. 78-82.
Introduzione generale 51

Il paragone del possesso di un solo occhio come minor


male, in confronto della perdita di tutti e due, dev'essergli ri-
masto impresso nell'animo per la sua opportunit a tal punto
che egli non dubit di riprenderlo alla lettera dopo si lungo
tempo e da riprodurlo con le stesse parole. Il lettore potr be-
nevolmente rendersene conto, poich sar riportato diretta-
mente e letteralmente nella traduzione del De monoga-
mia 117. 11 Mattei mette a confronto e di fronte i due tratti
nella stessa pagina 118 lasciando al lettore la conclusione.

117 De monogamia, 3,4-5. Versione, pp. 129-130.


118 P. Mattei, Tertullien: Le mariage unique (SCh 3431, Introduc-
tion, p. 59.
Tertulliano

ALLA CONSORTE
LIBRO PRIMO

Quattro, come s' visto, risultano le opere scritte da Ter-


tulliano, aventi per oggetto diretto il matrimonio: All'amico
filosofo, Alla consorte, l'Esortazione alla castit e L'unicit
delle nozze. Le prime tre furono dedicate a un personaggio
preciso, come, gi per le prime due, indica il titolo stesso. An-
che la terza, nonostante il titolo generico, indirizzata a un
amico che di recente aveua perduto la moglie. La quarta inue-
ce diretta a una comunit, quella degli <<psichici>>,a nome di
un'altra comunit, quella dei montanistil. Ognuna di queste
opere appartiene a un periodo diuerso dell'euoluzione religio-
sa di Tertulliano. Il primo opuscolo, il cui argomento trattava
delle angustie delle nozze>>D e angustiis nuptiarum), an-
dato purtroppo perduto, e fu composto probabilmente dopo la
sua conuersione alla fede cristiana. Se di quest'opera smarrita
non pu pertanto occuparci direttamente il contenuto 2, c'in-
teressa almeno il genere letterario con cui ha inizio e che sar
mantenuto negli scritti successiui, pur uariando la modalit
dellargomentazione. Allo scopo dunque di illustrare meglio
la forma letteraria preferita dall'autore, ci fermeremo sul se-

1Cf. J. C1. Frdouilie, La conversion..., p. 128.


2Cf. C. Tibiletti, Un opuscolo perduto di Tertulliano Ad ami-
cum philosophum, in Atti deii'Accademia delle Scienze di Torino,
95 (1960-19611,pp. 122-166.
56 Alla consorte, Libro I, Introduzione

condo dei trattati ora richiamatz; di cui possediamo il testo


(Alla consorte), poich particolarmente su questo che Ter-
tulliano ha preso a trattare direttamente I'argomento delle
nozze. Esso ha forma epistolare, ed ha una sua struttura in-
terna esortativa, indirizzata alla moglie per convincerla a ri-
nunciare a risposarsi nel caso che lui venisse a mancare prima
di lei. Egli, per raggiungere tale scopo, scelse dunque la forma
epistolare, un genere letterario ben noto alla tradizione roma-
na attraverso le Lettere di Seneca e di Plinio. Non si tratta
comunque di Epistole nel senso ordinario della parola, a mo-
do di vera corrispondenza epistolare personale; fuori dubbio
per che l'autore dov proporsi la loro pubblicazione. <<Ilsog-
getto stesso vi si prestava, perch d'interesse generale, anche
se il punto di partenza restava personale. Lettera d'esortazio-
ne, dunque, quella Alla consorte, e, come tale, una variet
del genere deliberativo (genus deliberativum), ovvero, pi
semplicemente, scambio del genere della retorica suasoria>> 3.
Ed appunto quello che ogni lettore in grado di rilevare fin
dal primo capitolo dell'opera ora presentata.
Non credo necessario, data I'intera traduzione qui ripor-
tata, offrire una tavola con I'elenco analitico e minuto del
contenuto di tutta I'opera4. Interessa invece, per ora, il pro-
cesso della sua personale argomentazione.
Nella prima parte di questa sua prima Lettera l'autore
comincia col premettere che un solo matrimonio permes-

3 J. C1. Frdouille, La conversion..., p. 100. Lo studioso, per me-


glio chiarire quest'aspetto letterario dell'opera tertullianea, cita an-
che la definizione che, di tale genere letterario, aveva dato Quintilia-
no: In definitiva, la parte deliberativa, detta anche suasoria, mentre
si rivolge al tempo futuro, guarda pure il tempo passato. Essa si
preoccupa di due funzioni, quella di persuadere e quella di dissuade-
re (ibid.,nota 124).
4 Tale minuta divisione del I libro la si pu riscontrare in almeno
due ottimi studi su Tertulliano: a) J. C1. Frdouiiie, La co~version...,
p. 103; b) C1. Rambaux, La composition..., in Revue des Etudes Au-
gustiniennew, 22 (1976),pp. 12-13.
Alla consorte, Libro I, Introduzione 57

so: <<Ionon ripudio - egli scrive - I'unione dell'uomo e del-


la donna, benedetta da Dio come il vivaio del genere uma-
no, destinato a popolare la terra e a formare il mondo 5; per-
tanto essa permessa, nei limiti per di una sola unione 6.
E, come prova biblica atta a sostenere questa tesi, Tertullza-
no richiama il fatto di Adamo, al quale fu data un'unica
sposa, Eva.
Da questa premessa ha inizio l'analisi tentata dal Ram-
baux a questa prima lettera Ad uxorem, analisi dove non
manca il rilievo delle parti pi deboli dell'argomentazione di
Tertulliano. Un tale esame, condotto senza dubbio con seve-
rit, a me pare fondamentalmente valido, e perci credo op-
portuno a m a r m i alle sue conclusioni.
Il dottore di Cartagine si richiama, com' naturale, spe-
cialmente a san Paolo, ma, di fatto, egli usa un metodo esege-
tico molto personale. Dopo aver dimostrato che san Paolo
permette il matrimonio, ecco Tertulliano tendente a dichiara-
re che il matrimonio non buono, appunto perch solo per-
messo. Parte di qui, da questo capitolo III, una delle prove
che Munier non esita a definire <dallace>>, poich Tertulliano
ritiene che I'unico valore positivo delle nozze sia quello di
impedire gli ardori della concupiscenza e gli eccessi della lus-
suria 7. Infatti il famoso versetto di l Cor. 7, 9 (<E meglio
sposarsi che bruciare>>),citato spesso nelle opere successive,
appare qui non solo per la prima volta, ma interpretato nel
suo senso ovvio e ordinario. In seguito il verbo <<bruciare>>
sar sempre rz;ferito alle fidmme dell'inferno. Ed in questo
stesso capitolo che appare esplicita la formula: Quello che
permesso, non bene>>.Dunque il matrimonio solamente
permesso, perci praticamente condannato attraverso questa
formala cosi equivoca 8.

5 Cf. Gen. 1,28.


6 Ad uxorem, I , 2, 4.
7 Cf. Ch. Munier, A son pouse (SCh 2731, p. 161.
8 lbid.
58 Alla consorte, Libro I, Introduzione

vero che l'Apostolo non nasconde la sua preferenza


per la continenza. Tutto sommato, per, resta difficile dedur-
re dal NT e dalle stesse Lettere di Paolo una preferenza per
I'astinenza suscettibile di ricevere il valore di norma, o anche
solamente di forte raccomandazione9. E allora il Nostro, non
avendo altri motivi in suo favore, ricorre alla forzatura dei te-
sti paolini: se I'Apostolo giustifca il permesso del matrimo-
nio in base alla necessit di sfuggire alle insidie delle tenta-
zioni e alla restrizione dei tempi, egli, in realt, deprezza per
ci stesso il matrimonio, proprio perch lo giustifca unica-
mente in base alla necessit 10.
E sempre in questo stesso capitolo Tertulliano procede
oltre: il bene - egli dice - non ha bisogno di essere permesso.
Ci che consentito, invece, lo solo in quanto viene propo-
sto come un male minore. Ma di questa questione ci siamo
gi occupati nella introduzione generale.
I capitoli IV e V respingono le obiezioni avanzate da co-
loro che propongono e difendono il rimaritaggio.
Il primo rilievo di tali obiettori si fonda sulla debolezza
della carne, alla quale Tertulliano oppone la fortezza dello spi-
rito. Se la debolezza della carne , purtroppo, un elemento ne-
gativo non trascurabile della natura umana, c' il suo compen-
so, sostiene l'Africano, vale a dire, la forza dello spirito. E allo-
ra, egli conclude, <<datoche ci sentiamo molto disposti a scusar-
ci, perch mai cerchiamo di addurre come scusa quello che in
noi infermo, e non approfittiamo di quello che in noi for-
te?>>11. Dopo questo ricorso alle forze dello spirito, egli passa a
risposte ancora pi precise. Alle donne, comunque separate o
vedove, ma desiderose di evadere da quella condizione di gran-
de disagio, egli suggerisce gli esempi di altre donne, le quali,
pur potendo risposarsi, pur potendo apparire belle, pur potendo
apparire giovani, preferiscono rendersi spose di Dio 12.

9 Cf. C1. Rambaux, La composition..., p. 16.


10 Cf. ibid.
11 Ad uxorem, I , 4,1.
12 Ad uxorem, I , 4,4.
Alla consorte, Libro I, Introduzione 59

Altra obiezione l'attrazione del secolo, la quale ofire il


superamento di tutte le dzficolt della vita quotidiana e la
gioia del vivere. Si tratta, per Tertulliano, di rilievi facili a su-
perare, se si tiene conto degli insegnamenti del Signore, il qua-
le invita ripetutamente a non cercare i beni di questo mondo.
Infine, ecco l'obiezione pi2 premente: il desiderio legitti-
mo dei figli e della posterit: I'argomento tutto proprio del
capitolo V Deludente la prima risposta: <<Perme questo mo-
tivo non ha motivo neppure di essere preso in considerazione>>
(Nobis otiosum est!). I motivi per sono pi speciosi che rea-
li, almeno per la nostra mentalit. Perch desiderare i figli -
egli insiste a dire - se il mondo presso a finire? Le previsioni
del ripetersi di quanto avvenne con il diluvio di No e di
quanto accadde al tempo di Sodoma e Gomorra dovrebbero ri-
chiamare semplicemente a una prudenza pi vigilante; infatti,
nelle parole del Salvatore altro non dovrebbe intendersi, se
non questo preavvertimento! I vizi del momento, quali le goz-
zoviglie d'ogni genere, a cui gli uomini erano dediti, i com-
merci, le feste nuziali, vengono richiamati e condannati nei te-
sti sacri come cause di irrz;flessionee di irresponsabilit. Ter-
tulliano invece sembra tener presente unicamente la preoccu-
pazione degli uomini, sorpresi dalla catastrofefinale e occupa-
ti soltanto di nozze e dalla procreazione dei figli in quegli atti-
mi di sventura. E cosi pare che in lui n,e derivi, come unica il-
lazione, la negazione del matrimonio. E questa I'interpretazio-
ne del pensiero di Tertulliano, dedotta dal Rambaux: Ne de-
riva che cosi viene presentato il matrimonio come detestabile
da lungo tempo agli occhi di Dio. Tertulliano pretende di ve-
dervi la ragione, per la quale, giungendo ormai il tempo verso
la sua fine, Paolo chiede ora agli sposi di vivere separati, e, a
maggior ragione, a quelli che non sono sposati, di non pensare
a unioni di sorta 1...l. Inoltre, si pu scorgere qui che egli non
si contenta pi, come nella prima parte della sua lettera, d'im-
porre dei limiti al matrimonio e di farne un bene di second'or-
dine' o come un male minore. Forte ormai della confutazione
delle giustificazioni del matrimonio (esposte in precedenza),
60 Alla consorte, Libro I, Introduzione

che egli crede giustamente confutate, approda ora a unaperta


condanna delle nozze; infatti diffile immaginare che egli,
in questa condanna, si riferisca unicamente al solo rimaritag-
gio, e non anche alle prime nozze>> 13.
E naturalmente Tertulliano non poteva non prendere di
mira anche l'argomento della continenza, visto che il suo di-
segno quello appunto di patrocinare l'urgenza dell'unicit
del matrimonio: la morte di uno dei coniugi suppone infatti
la continenza del coniuge superstite. Il ricorso alla realt di
chi debba attenersi a tale condotta non gli riesce dzfficile: gli
esempi sono numerosi, non solo tra i cristiani, ma perfino nel
mondo dei pagani. Nel culto stesso degli di, presso i templt
vengono scelte soltanto vergini o vedove. Superato dunque
questo primo ostacolo 14, egli affronta, nel capitolo VII, il te-
ma dei vantaggi derivanti da una vedovanza casta. Siamo in
vista ovviamente di premi valutati nell'ordine spirituale, tan-
to vero che le seconde nozze, nella Chiesa, escludono pevf-
no dai ministeri ecclesiastici. L'ultimo capitolo (I'VIII) ha di
mira due temi singolari: il confronto tra la verginit e la ca-
stit vedovile, con il risultato del riconoscimento di un mag-
gior merito attribuito alla vedovanza, in quanto essa co-
sciente della propria rinuncia. L'altro tema prende di mira in-
vece le donne oziose, ciarliere, perfno dedite al vino e, anche
se non sempre, di costumi non molto corretti.
Lo scopo di Tertulliano, espresso fin dall'inizio, fu quello
di dissuadere la moglie dal ricorso alle seconde nozze. Sembra-
va dunque che la tesi delle seconde nozze dovesse dominare
unicamente tutta la trattazione. Ed ecco invece, accanto al pri-
mo soggetto, affiorare un secondo elemento, molto correlativo,
se si vuole, quello delle prime nozze. Forse, senz'avvedersene,
allorch Tertulliano suggerisce alla futura vedova di tener pre-
sente che la morte del marito sarebbe espressione del volere di
Dio, cosi ragiona: <<Perch mai tu vorresti riabilitare quello che

13 CI. Rambaux, La composition..., pp. 21 e 22.


14 Cf. Ad uxorem, I , 6.
Alla consorte, Libro I, Introduzione 61

Dio stesso ha interrotto? E perch rifiuti quella libert, ormai a


te offerta, ricorrendo un'altra volta alla servit del matrimo-
nio?>>15. Non sembri dunque strano vedere qui il matrimonio
ridotto letteralmente al rango di una schiavit>>16. Certo rie-
sce un po' dzfficile non sottoscrivere la conclusione che,
dall'analisi di questo primo libro, intende trarre il Rambaux:
<<SeTertulliano esprime delle mitiche contro il matrimonio, il
motivo non solo quello di aggredire meglio le seconde nozze,
ma anche quello di non riuscire a disimpegnarsz dalle sue con-
vinzioni di sempre [. . .]. Certamente, egli aveva buon gioco nel
presentare una tesi relativamente moderata (almeno in questo
primo libro), dato che non condannava in maniera assoluta le
seconde nozze in caso di vedovanza. Egli per si esponeva
ugualmente a delle dzffzcoltdi fronte ai cattolici per il fatto
che la maggior parte dei suoi argomenti erano ugualmente di-
retti contro il matrimonio in se stesso e per se stesso>>l 7 .
Ma il Munier non meno severo nel suo giudizio sul-
l'opera del Cartaginese. Anch'egli nota che Tevtulliano, dopo
avere spostata furtivamente la questione del rimaritaggio al
semplice matrimonio come tale, afferma, e questa volta conA
tro l'evidenza della Scrittura, che - sotto forma monogama -
il matrimonio semplicemente e solamente permesso: risulta,
al contrario, che esso un'istituzione essenziale all'ordine
della creazione. Ma Tertulliano, pur ammettendo da una par-
te che le nozze sono un'istituzione stabilita da Dio e indi-
spensabile all'ordine della creazione, dall'altra finisce per ri-
tenerla una concessione necessaria, ma deplorevole, aipi2 vili
istinti dell'uomo, sicch la confutazione degli argomenti invo-
cati per giustifcare il matrimonio o il rimaritaggio si risolve
nel discredito di quegli insensati che vorrebbero impegnarsi
per l'uno o per I'altro 18.

15 Ibid., I , 7 , 2 .
16 C1. Rambaux, La composition..., p. 22.
17 Ibid. pp. 24-25.
18 Cf. Ch. Munier, son pouse (SCh 273), pp. 48-49.
Tertulliano

Nella eventualit che la sua morte preceda quella della moglie, Ter-
tulliano intende prevenire la sposa e porgerle dei consigli a modo di testa-
mento spirituale. E il primo consiglio proprio quello di non pensare a ri-
sposarsi, poich la prima sua preoccupazione dovr essere quella di assicu-
rarsi i beni eterni. Ed appunto in uista di questa preoccupazione che egli
intende darle opportzmi consigli. Anche il Signore aveva ricordato che, do-
po la morte e nella risurrezione fiizale, gli uomini non avranno da pensare
a nozze di sorta, ma si troveranno in una condizione simile a quella degli
angeli. Quello che ora dunque preoccupa lo scrittore non la previsione di
una sua prossima fine, ma il pensiero che la moglie possa passare a secon-
de nozze. Ed proprio questo che egli vorrebbefosse evitato.

1. Testamento spirituale

O mia dilettissima compagna nel servizio del Signore,


ho ritenuto opportuno affidare alla tua fedelt l'impegno
che dovrebbe essere da te assolto dopo la mia dipartita da
questo mondo, nel caso che io sia chiamato prima di te;
avendolo preveduto fin d'ora, tu lo potrai adempiere.

2. L'unico interesse dovrebbe essere il pensiero della vita fu-


tura
Di fatto noi, mentre ci preoccupiamo a sufficienza dei
nostri interessi ordinari, ci facciamo premura perch tutto sia
proweduto all'uno e all'altra di noi due, e, a questo fine, ci
premuriamo perfino di redigere il testamento: ma, allora,
perch non dovremmo occuparci con maggiore sollecitudine
delle cose divine e celesti in vista dei giorni futuri e, in certo
qual modo, lasciare anticipatamente, a modo di testamento,
un'ammonizione e una dimostrazione fattiva di quei pregi
che derivano dai beni immortali e dalla eredit dei cieli?

3 . Voglia Iddio che tu possa comprendere interamen-


te queste disposizioni della mia volont: a Lui onore, glo-
Alla consorte, I, 1, 3-5 63

ria, magnificenza, altezza, e potenza, ora e per i secoli dei


secoli.

4. Nella vita futura cesser ogni preoccupazione di nozze

Pertanto io ti ordino che, dopo la mia morte, tu rinun-


zi a nuove nozze, mantenendoti in tutta la continenza possi-
bile (l),persuasa che, con tale impegno, non recherai a me
alcun beneficio, mentre gioverai unicamente a te stessa. In
realt, ai cristiani, una volta partiti da questo mondo, non
viene promessa nessuna ricomposizione di nozze, poich
essi, owiamente, saranno permutati, nel giorno della risur-
rezione, nella condizione e nella santit propria degli ange-
li. Ne segue perci che cesser per essi ogni preoccupazio-
ne derivante dalle aspirazioni della carne.

5. Un'insinuazione dei Sadducei: la donna dei sette mariti

Anche la donna che i Sadducei presumevano di richia-


mare come sposata successivamente a ben sette fratelli (2),
non potr pretendere, nel giorno della risurrezione, di ap-
partenere ad alcuno di tutti quei suoi mariti, cos come nes-
suno di loro la potr attendere per vituperarla. L'insinua-
zione dei Sadducei fin per svanire di fronte alla sentenza
del Signore.

(1) Ecco un primo esempio dei veri pensieri di Tertulliano: la ri-


nuncia alle seconde nozze. Quello che sembrava un consiglio, divie-
ne un comando: Praecipio,tibi!
(2) Cf. Mt. 22, 23-30. E la legge cosiddetta del levirato: Un uo-
mo aveva l'obbligo, o, sen~plicemente,il diritto, di sposare la vedova
del proprio fratello. A parte gli Ebrei, il levirato era la forma pi co-
mune dei matrimoni cosiddetti secondari, ed era frequente fra i po-
poli dell'antichit.
6. Il consiglio di non visposarsi non dipende da motivi perso-
nalz; di gelosia

Non pensare che, in vista dell'integrit della tua perso-


na da conservare intatta per riguardo a me, io cerchi di insi-
nuarti fin da adesso il consiglio della vedovanza, quasi mi
sentissi preso dal sospetto che dovesse cadere sopra di me
certa quale vergogna. In quel tempo non sar ripreso fra di
noi nessun rapporto che sappia di deformit voluttuosa (3).
vero infatti che Dio non ha ripromesso ai suoi fedeli
niente di cos frivolo e di cos riprovevole (4). Ma qui giu-
sto trattare se a te o a qualunque altra donna appartenente
a Dio convenga adottare il comportamento che io ora in-
tendo suggerirti.

11 secondo ~zlpitolosuppone alcune obiezioni nei confronti del ma-


trimonio, gi ricorrenti nel secondo secolo. Sappiamo infatti che le solu-
zioni proposte erano contrassegnate da varie correnti Ci che ora importa
notare che tali soluzioni non tenevano presenti questioni dottrinalz,
quanto piuttosto problemi d'ordine principalmente morale, disaplinare,
pratico. Ed certo che simili tendenze miravano, in non pochi degli stessi
Padri del secolo, pi al rigorismo che all'indulgenza:se non contro il ma-
trimonio in se stesso, essi erano contro le seconde nozze in particolare. Ed
appunto tra questi ultimi che noi incontriamo qui il nostro autore.

1. Unicit del matrimonio benedetto da Dio

Io non ripudio l'unione dell'uomo e della donna, be-


nedetta da Dio come il vivaio del genere umano, destinato

( 3 ) Si noti questa prima definizione negativa, data da Tertullia-


no, ad ogni rapporto intimo della vita coniugale.
(4) Altra definizione negativa delle nozze.
Alla consdrte, I, 2, 1-3 65

a popolare la terra (5)e a formare il mondo: pertanto essa


permessa, nei limiti per di una unione unica. Adamo infat-
ti fu il solo marito di Eva, cos come Eva fu l'unica moglie
di lui: una sola donna, una sola costola (6).

2 . 1 patriarchi praticarono la poligamia

vero che presso i nostri antenati e presso gli stessi


patriarchi fu concesso non solo di risposarsi, ma di concor-
dare pi matrimoni nel medesimo tempo. Essi avevano an-
che delle concubine.

3. Il Vangelo ha modifcato la legge mosaica

Ora per, anche se la Chiesa era allora presente nella


Sinagoga a modo di prefigurazione 1, tuttavia, interpretan-
do del tutto testualmente il fatto dei matrimoni, noi diremo
che fu allora necessario precostituire quello che in seguito
avrebbe dovuto essere eliminato o per lo meno corretto. In
realt, in seguito, sarebbe soprawenuta la legge: era infatti
necessario che, anzitutto, antivenissero le cause destinate
ad adempiere la legge2. Progressivamente e a suo tempo, la
Parola di Dio doveva poi succedere alla legge, introducen-
do la circoncisione dello spirito (7).

l Cf. Gal. 4,22-28. 2 Cf. Rom. 5,20.


( 5 ) Cf. Gen. 1,28. Come si vede, non siamo ancora nel periodo
della sua disistima del matrimonio, comportante la procreazione dei
figli.
(6) Cf. Gen. 2, 21. Si noti bene la premessa: il matrimonio per-
messo, ma una volta sola! Appare dunque anche qui l'accenno ben
preciso alla futura monogamia.
(7) Cf. Mt. 5 , 7; Rom. 2, 29. Nei primi secoli della storia umana
vigeva dunque la Sinagoga, con finalit tutte proprie. Ma ad essa, con
l'approssimarsi dell'ultirna et del mondo, soprawenuta la Chiesa e
cos la Legge ha dimostrato tutta la sua inferiorit. I1 Vangelo ha supe-
66 Tertulliano

4. I costumi doueuano essere corretti

Fu cos che, a causa di quella tollerata licenza, vennero


insorgendo certi motivi destinati a richiedere delle emenda-
zioni: fu il Signore nel suo Vangelo e, in seguito, anche
l'Apostolo, in vista della fine dei tempi, a ridurre quanto
v'era di superfluo, e a riordinare quanto v'era di incomposto.

Una volta dimostrata la liceit del matrimonio, inteso come mo-


nogamia, Tertulliano sente la necessit di allargare la questione: dopo
tutto, pu esserui una soluzione ancora migliore? Egli non esita a ri-
spondere affermativamente: ogni vedova pu attenersi al proposito di
non risposarsi, perseverando nella continenza, persuasa cos daver scel-
to un bene superiore al matrimonio.

1. Liceit del matrimonio contro la condanna di certi eretici

Non si creda che io abbia preso a parlare, fin dal prin-


cipio, intorno alla libert concessa agli antenati, e al rigore
imposto alle generazioni successive, al solo scopo di dimo-
strare che Cristo venuto ad eliminare i matrimoni e a vie-
tare le unioni matrimoniali, tanto da far credere che fin
d'adesso io prescriva la fine delle nozze. E allora prestino la
dovuta attenzione coloro, i quali, tra le altre perversit, pre-
tendono di separare, con le loro dottrine, quella che invece
una sola carne in due esseri viventi. Ne deriva che, in quel
modo, essi rinnegano pure Colui che, avendo tratto la don-
na dall'uomoj, ricongiunse nuovamente, nella compagine

3 Cf. Gen. 2,24; Mt. 19,5-6.


rato la Legge, sostituendovi la circoncisione dello spirito con la Parola
di Dio. Abbiamo qui un primo accenno alle dottrine montaniste.
Alla consorte, I, 3, 1-3 67

iniziale, i due corpi derivati dalla connessione deli'identica


materia (8).

2. La continenza un bene indubbiamente superiore alle


nozze
Infine noi leggiamo che in nessun luogo e in nessun
modo vietato il matrimonio, appunto perch esso un be-
ne. Che cosa per sia meglio di questo bene, noi lo sappia-
mo dd'Apostolo, in quanto egli permette, da una parte, di
sposarsi, ma, dall'altra, preferisce la continenza. Egli per-
mette le nozze a causa delle insidie prodotte dalie tentazio-
ni4; preferisce invece la continenza a causa della ristrettezza
dei tempi (9).

3.11 meglio non sposarsi!


Una volta prese in esame le ragioni di questa duplice di-
chiarazione, apparir facilmente che ci stato dato il permes-
so di sposarci in base a una necessit. Ne segue d o r a che
quanto viene accordato per necessit, per ci stesso finisce
per essere disprezzato. E finalmente, visto che stato scritto:

4 Cf. 1 Cor. 7, 1-2.26.


(8) Sarebbe un'aberrazione rinnegare quel Dio che un due
corpi in uno, ricavando la donna dalla materia dell'uomo. Cos il
Tertulliano premontanista (C. Tibiletti, Verginit e matrimonio in
antichi scrittori cristiani, Roma 19832, p. 220).
(9) Cf. 1 Cor. 7,29. Ne segue che egli non intende programma-
re la negazione del matrimonio, proprio perch esso, fondamental-
mente, un bene. Ci non toglie che, secondo l'Apostolo, la conti-
nenza non costituisca una scelta migliore: infatti la permissione delle
nozze ha per base il pericolo insito nelle tentazioni dei sensi; la conti-
nenza tiene presente la prevista ristrettezza dei tempi. La preferenza
data alla continenza nei confronti delle nozze prelude al futuro mon-
tanismo di Tertulliano.
68 Tertulliano

meglio sposarsi che essere dati alle fiamme (lo), io ora ti


chiedo, di che genere pu essere mai un tal bene, dato che a
raccomandarlo solo il confronto con un male, al punto che
meglio sposarsi, poich sarebbe peggio finire tra le fiamme?

4. Quello che permesso, rende sospetta la causa della con-


cessione

Dopo tutto per, quanto sarebbe meglio non sposarsi


e non essere dati in preda alle fiamme! Cos pure, allorch
imperversano le persecuzioni, meglio fuggire da una citt
a un'altra, dato che questo stato concesso>,piuttosto che
essere presi e poi rinnegare la fede sotto il peso delle tortu-
re. Dopo tutto, per, quanto risultano pi beati coloro che
riescono ad affrontare la morte per la confessione della loro
testimonianza di fede! Posso aggiungere ancora: quello che
permess?, non pu essere sicuramente un bene (11). Co-
me mai? E necessario certamente che io muoia: se (al mio
giudizio) sar approvato, questo sar un bene. Se invece io
vivo nel timore, [. ..l Quello che viene permesso, rende gi,
per se stesso, sospetta la causa di quella concessione. Quel-
lo invece che meglio, nessuno lo permette, poich esso
non comporta incertezza, essendo esso gi manifesto in ba-
se alla sua stessa evidenza.

5 Cf. Mt. 10,23.


(10) 1 Cor. 7, 9. Sentenza che, per Tertulliano, qui, ma special-
mente nel De exhortatione castitatis, diverr oggetto di ulteriori di-
scussioni, facendone apparire il senso, non di consiglio, ma di pre-
cetto. Al verbo uri vien data l'interpretazione di ardere nel fuoco
dell'inferno !
(11) questa una delle sentenze pi proprie di Tertulliano: una
cosa non potr mai essere del tutto buona, se essa non lo per se
stessa. ma solo in confronto con un'altra: le seconde nozze sono sol-
tanto permesse, dunque sono buone solo in senso relativo.
Alla consorte, 1, 3, 5-6

5. Valore relativo di ci che semplicemente permesso


Certe cose non si devono desiderare per il solo fatto
che non sono vietate, pur dovendosi ammettere che, in cer-
to qual modo, esse sono vietate in quanto alcune vengono
preferite ad altre: infatti la preferenza delle cose superiori
suppone la rinuncia alle cose inferiori; d'altra parte, se una
cosa buona, non lo solo perch non cattiva, e neppure
non cattiva, solo perch non nuoce. Ne segue pertanto
che, quello che buono realmente, gode di una sua prece-
denza non soltanto perch non nuoce, ma perch, in pi,
reca del bene. In effetti, tu devi preferire quello che giova
pi di quello che solo non nuoce.

6. La rinuncia volontaria alle nozze una scelta migliore

Ogni competizione ha per fine quello di arrivare al pri-


mo posto; il secondo posto pu recare qualche consolazio-
ne, ma esclude la vittoria. Ecco le parole dell'Apostolo: Di-
mentichiamo quello che ormai passato e protendiamoci
verso quello che ci sta dinanzi6; procuriamo perci di am-
bire a doni rnigliorb7. E cos, sebbene non intenda tenderci
un laccio 8, egli dichiara quello che torna di utilit, dicendo:
La donna non sposata sollecita delle cose del Signore per
essere santa di corpo e di spirito; invece quella che sposata
premurosa, cercando il modo di piacere al marito9. Del
resto, in nessuna parte l'Apostolo permette le nozze in ma-
niera tale da non lasciar comprendere che egli preferisce in-
vitare a seguire il suo stesso esempio.

6 Fil. 3, 13. 7 1 Cor. 12, 31. 8 Cf. 1 Cor. 7, 35.


9 l Cor. 7,34.
Tertulliano

Continua, in questo IV capitolo, la confutazione di altre obiezioni,


a cominciare da questa: La carne debole, perch incline alla concupi-
scenza propria e alla concupiscenza del mondo. Tertulliano risponde che
tutto si pu superare sul'esempio di tante sante vedove, le quali, rinun-
ciando a risposarsi, si sono rese spose di Dio. Tutto si pu prevenire, aiu-
tati dalla grazia di Dio!

1. Ed ecco la scusa pih frequentemente addotta: la carne de-


bole!

Leggiamo (nel Vangelo) che la carne inferma: in base


a questa sentenza, noi non facciamo altro che lusingare noi
stessi con maggiore compiacenza. Tuttavia leggiamo anche
che lo spirito pronto 10. Le due sentenze sono comunque
poste nel medesimo passo. La carne per materia terrena,
mentre lo spirito appartiene al cielo 11. Dato allora che noi
ci sentiamo molto disposti a scusarci, perch mai cerchia-
mo di addurre come scusa quello che in noi infermo, e
non approfittiamo invece di quello che in noi pi forte?
Perch quello che in noi terreno non dovrebbe essere sot-
tomesso a quello che in noi appartiene al cielo?

2. Due obiezioni di quanti non sono pi legati al matrimonio

Ne segue allora che, se lo spirito pi forte della car-


ne, dato che esso, per natura, anche pi elevato, del tut-
to colpa nostra se noi finiamo per soccombere alla parte
pi debole. Infatti, per coloro che non sono pi legati dal
matrimonio, sono due le ragioni della debolezza umana che
rendono necessarie altre nozze: la prima, ed la pi forte,
quella che deriva dalla concupiscenza della carne: l'altra

10 Cf. Mt. 26,41. l1 Cf. 1 Cor. 15,40-47.


Alla consorte, I, 4, 2-4 71

quella che proviene dalla concupiscenza del mondo 12.


L'una e l'altra per devono essere da noi respinte, servi, co-
me siamo, di Dio, da noi, dico, che rinunziamo alla lussuria
e alla superbia della vita del mondo.

3 . Gli esempi delle vedove sante

La concupiscenza della carne prende come pretesto le


esigenze dell'et giovanile, si appella d'esuberanza fisica e
si compiace perfino della sua stessa esibizione ignominiosa:
va dicendo che l'uomo necessario alla donna per la prote-
zione derivante dalla sua autorit e per motivo di conforto,
o anche per metterla al sicuro dalle lingue maligne. E tu al-
lora, contro tali insinuazioni dettate dalla passione, attienti
agli esempi delle nostre sorelle: i loro nomi sono riposti
presso il Signore. Esse, pur potendo aspirare a prendere
marito, si guardano bene dall'ostentare la loro formosit e
la loro giovane et, e preferiscono praticare la santit
dell'astinenza.

4. Esse hanno maggiormente caro di rendersi come


spose a Dio. E a Dio che esse vog\ono apparire belle, a
Dio che vogliono apparire giovani. E con lui che esse inten-
dono vivere, parlare con lui e trattare con lui giorno e
notte 13. Esse offrono al Signore, come beni dotali, le loro
preghiere, e cos esse ricevono da lui, come doni maritali, il
ricambio, quante volte lo desiderano. Ne segue che cos esse
si sono assicurate un bene eterno come dono del Signore, e
gi in questa terra, senza sposarsi, sono assegnate alla farni-
glia degli angeli ( 12).

(12) La castit presentata da Tertulliano come la virt che me-


glio9assicurala santit e si identifica con essa.
72 Tertulliano

5. Risposarsi non affatto necessario


Sull'esempio di tali donne, tu potrai esercitarti fino
all'emulazione della loro continenza: cos che, con la tua
disposizione agli interessi dello spirito, riuscirai a mortifica-
re la concupiscenza della carne, reprimendo i labili e incon-
sistenti desideri della bellezza e dell'et, compensandoli
con la visione dei beni immortali.

6. I profitti pericolosi derivanti dalla concupiscenza del


mondo

Del resto, l'orgogliosa concupiscenza del mondo ri-


chiama, come pretesti, la gloria, la bramosia, l'ambizione, il
bisogno, e perci, in base a tali aspirazioni, essa insinua la
necessit delle nozze, promettendo, in cambio, beni del tut-
to superiori, quali l'esercizio del potere su una famiglia al-
trui, un tranquillo riposo per il profitto derivante dal patri-
monio di altri, la possibilit d'assicurarti, con il ricavato dai
beni degli altri, un elevato sistema di vita, e poi la possibilit
di sperperare la ricchezza cos ricavata con una completa in-
coscienza.

7 . La provvidenza aiuta a superare tutte le d$ficolt

Tali aspirazioni sono ben lontane dai fedeli di Cristo,


per i quali non devono sussistere preoccupazioni per af-
frontare la vita, se non quella derivante dal diffidare delle
promesse di Dio: lui, infatti, che riveste di tanta grazia i
gigli del campo; lui che nutre gli uccelli del cielo senza al-
cun loro lavoro e vieta di preoccuparci del cibo e del vesti-
to per il giorno dopo, assicurando che egli conosce quello,
di cui ha bisogno ognuno dei suoi servi 14. Tutto questo non

14 Cf. Mt. 6 , 28.26.31.32.


Alla consorte, I, 4, 7-8;5, 1 73

significa affatto dunque preoccuparsi del peso dei gioielli,


della seccatura dei bei vestiti, dei giumenti della Gallia o
dei portatori dei pesi, venuti dalla Germania, privilegi, que-
sti, che designano la superiorit d'un matrimonio. Si prefe-
risca invece la sola sufficienza, perch questa che s'adatta
alla modestia e alla castit.

8. Sii persuasa, te ne prego, di non avere bisogno di


nuila, se tu sei col Signore, anzi, di possedere tutto, se tu
possiedi il Signore, perch egli ha tutto. Pensa alle cose del
cielo, e cos disprezzerai quelle della terra. Niente v' di ne-
cessario alla vedovanza trascorsa sotto lo sguardo di Dio, se
non di perseverare in essa.

Siamo giunti a una delle pagine pi2 singolari del pensiero di Ter-
tulliano: se vero che il primo fine del matrimonio la procreazione
dei figli, proprio questo che egli, in questa pagina, tende a escludere.
Il motivo la previsione della fine del mondo ormai prossima; e allora,
perch desiderare ifigli, se siamo ormai destinati a una sorte pregna di
sofferenza, e a una sorpresa non dissimile a quella che tocc a Sodoma
e a Gomorra? La pagina molto significativa, anche perch gi prelude
all'accettazione degli insegnamenti del montanismo.

1. Perch desiderare ifiglz; se il mondo presso a finire?

noto come gli uomini si configurino, quale pretesto


per legittimare i loro matrimoni, la preoccupazione di assi-
curarsi una propria posterit e l'amarissimo piacere di ave-
re figli. Per noi tutto questo fuori questione. In realt,
perch dovremmo preoccuparci di mettere al mondo dei fi-
gli, se poi, dopo averli messi al mondo, desideriamo che es-
si ci'precedano nella morte in vista delle imminenti tribola-
zioni, desiderosi come siamo che anch'essi possano sottrarsi
74 Tertulliano

a questo iniquissimo mondo ed essere accolti presso il Si-


gnore, cos come anche l'Apostolo si augurava 152

2. Si convinti che sia proprio necessario, per un ser-


vo di Dio, assicurarsi una propria discendenza. In realt, vi-
viamo cos certi della nostra salvezza da poter attendere
perfino alla cura dei figli! Dovremo dunque caricarci di
quei pesi che perfino dalla maggior parte dei gentili vengo-
no evitati, quelli che le leggi impongono di curare e che
vengono rimossi solo con la morte, e che per noi, infine,
riescono sommamente importuni nei limiti in cui essi costi-
tuiscono un pericolo per la nostra fede. Ma allora, perch
mai il Signore predisse: Guai alle donne che saranno in-
cinte e allatteranno (13), se non per attestare che, in quel
gran giorno finale, l'impedimento dei figli costituir un au-
tentico aggravio? Quei danni saranno riservati senza dub-
bio alle donne maritate, e non riguarderanno affatto le don-
ne vedove.

3. Inszitenza sulla uisione apocalittica come quella di Sodoma


e Gomorra

Al primo suono dell'angelica tromba le donne vedove


esulteranno e sopporteranno liberamente ogni afflizione e
ogni persecuzione, poich nessun aggravio recher fastidio
al loro ventre e ai loro seni. Ne segue dunque che le nozze
si contraggono in vista della carne, del mondo e della di-
scendenza, mentre per i servi di Dio divengono del tutto
estranee tali necessit al punto di dover io stesso considera-
re pi che bastevole l'essere io soggiaciuto una volta a qual-
cuno di quegli impegni e l'aver soddisfatto con un unico
matrimonio tutta quella sopraindicata concupiscenza. Ma

15 Cf. 2 Cor. 5 , 8; Fil. 1,23.


(13) Mt. 24, 19; Lc. 21, 23; Mc. 13, 17. Tertulliano interpreta
questi versetti come un invito a rinunciare al matrimonio.
Alla consorte, I, 5, 3-4; 6, 1 75

allora sposiamoci ogni giorno e cos lasciamoci cogliere


all'improvviso, nel pieno delle celebrazioni nuziali, proprio
in quel giorno di trepidazione, cos come accadde per So-
doma e per Gomorra.

4. E in realt, in quella citt, non si occupavano sola-


mente di nozze e di commerci; la Scrittura dice espressa-
mente: Si sposavano e compravano 16, e cos essa intende
denotare i vizi pi gravi sia della carne sia del mondo, quel-
li che maggiormente allontanavano dalla disciplina divina,
uno per i piaceri della lussuria, l'altro per la bramosia degli
acquisti. E tuttavia in quell'et una tale cecit era ancora
ben lontana dalla previsione della fine del mondo. Ma che
accadr ora, se dovesse sopraggiungere quello che awenne
un giorno, grazie a tutto ci che detestabile agli occhi di
Dio? Ah, che il Signore ci tenga lontani da simili sciagure!
I1 tempo ristretto - dichiara -; resta quindi che coloro
che sono sposati, vivano come se non lo fossero 17.

La continenza viene spesso osservata, per accordo reciproco, anche


tra sposati. Essa dunque non dovrebbe costituire una grande diffolt per
una vedova, tanto pi che perfino nel servizio religioso presso i templi dei
pagani vengono scelte solo delle vergini e delle donne sposate che, in quel
tempo, rinunciano alla vita coniugale e familiare.

1. L'esempio delle donne pagane

Ora, se coloro che sono sposati devono comportarsi


come se non lo fossero, quanto pi coloro che non sono
sposati sono tenuti a non aspirare ad avere quello che non

16 Lc. 17,27-28. 17 1 Cor. 7,29.


hanno. Pertanto, la donna, il cui marito ha lasciato la scena
di questo mondo, proprio per questo imponga una tregua
agli istinti del proprio sesso, astenendosi dal rimaritarsi.
Del resto, molte tra le donne degli stessi pagani scelgono la
continenza appunto per onorare la memoria dei loro caris-
simi mariti. Quindi, qualora ci si presenti qualche seria dif-
ficolt, consideriamo quanti, tra gli altri, hanno deciso di
affrontare situazioni anche pi critiche delle nostre.

2. La continenza nel matrimonio per comune accordo

Quanti sono quelli che, subito dopo il battesimo, sug-


gellano la loro carne con il sigillo della continenza? E pari-
menti, quanti sono quelli, i quali, con mutuo accordo, ri-
nunciano reciprocamente al debito coniugale, divenendo
eunuchi volontari per il desiderio del regno dei cieli? E se
si decide la continenza quando ancora in atto il matrimo-
nio, quanto pi essa dev'essere decisa, allorch il matrimo-
nio viene interrotto (per la morte d'uno dei coniugi)? Io so-
no convinto che pi difficile rinunciare a un bene, di cui
si continua ancora a godere, che non desiderarlo ancora,
quando ormai lo si perduto.

3 . Gli esempi delle vestali

Senza dubbio un proposito abbastanza duro e arduo,


per una donna santa, osservare la continenza per amore di
Dio dopo la morte del marito, visto per che le donne dei
pagani accolgono, in onore del loro Satana, un sacerdozio
con l'obbligo della verginit e della vedovanza! (14). A Roma
quelle che hanno l'incarico di assicurare la continuit di quel
fuoco, .che figura di quello che non si estinguer mai 18,

18 Cf. Mt. 3 , 12.


(14) Naturalmente, il richiamo ha valore ironico!
Alla consorte, I, 6, 3-5 77

vengono scelte tra le vergini, e cos esse si prendono cura del


fuoco, presagio di quella condanna che esse dovranno soste-
nere assieme al dragone infernale 19.

4. Altri esempi, tra i pagani, di servizio nei templi degli di

Presso la citt di Egio (15) viene tratta a sorte una ver-


gine per il culto di Giunone Achea, e le donne che a Delfi
si esaltano fino al delirio per dare i vaticini, ignorano le
nozze. E noto, del resto, che delle vedove sono addette al
culto di Cerere africana, destinate a quell'ufficio per aver
dimenticato il matrimonio con rinuncia pur durissima. E di
fatto, anche se resta ancora in vita il loro marito, esse, non
solo si staccano dal letto coniugale, ma permettono d'intro-
durvi altre donne al loro posto, ben contenti, per questo,
s'intende, quei loro mariti! Esse giungono a escludere ogni
rapporto col mondo tanto da rinunciare perfino al bacio
dei figli, e durante quel loro servizio perseverano in tale di-
sciplina come vedove, al punto da vietarsi addirittura il san-
to conforto dettato dalla piet.

5. Tale disciplina, in uso presso ipagani, non pu per essere


altro che frutto di suggestioni

Sono questi i suggerimenti del demonio, e cos egli


viene esaudito. Senza dubbio egIi provoca i servi di Dio
con la stessa continenza osservata dai suoi addetti, quasi
nella stessa misura: infatti osservano la continenza anche i
sacerdoti della geenna. E in realt il demonio ha trovato il
modo di rovinare gli uomini perfino con l'operare il bene: a

(15) Egio, antica citt dell'Acaia, sul golfo di Corinto, ricordata


anche da Omero, Secondo la leggenda Zeus vi sarebbe nato e vi sa-
rebbe stato nutrito da una capra (Aig*), da cui il nome della citt.
78 Tertulliano

lui non importa sopprimere gli uni con la lussuria, gli altri
con la continenza (l6).

Tertulliano vuole dimostrare che le seconde nozze sono un ostacolo


in virta della santit necessaria a chi, nella Chiesa, occupa uffici e partico-
lari servizi divini. La conferma pu essere riscontrata nel fatto che la rtes-
sa esigenza richiesta negli uffdn dei templi pagani l,per, essa viene
praticata unicamente per effetto di suggestioni derivate dal demonio, imi-
tatore, per dispregio, della disciplina della Chiesa.

1. Benefici derivanti da una vedovanza casta

A noi la continenza stata manifestata dal Signore,


Dio della salvezza, come un sussidio per assicurarci l'eter-
nit, come una testimonianza della nostra fede, come una
garanzia per questa nostra carne, destinata a rivestirsi del
futuro indumento dell'immortalit, e, infine, da ultimo, per
rassegnarci interamente alla volont di Dio. Ti prego di te-
ner presente che nessuno tolto da questo mondo, se non
quando Dio lo vuole, se vero che neppure una foglia cade
dall'albero, se non per volont di Dio.

2. La morte giunge per precisa disposizione di Dio

In effetti, Colui che ci introduce nel mondo, pure


Colui che ce ne trae fuori. Ne segue allora che, se per vo-

(16) Non pu essere retto ci che non ancorato in Dio. La ca-


stit pagana pu essere suggerita dal diavolo. I1 demonio sfida i servi
di Dio con la continenza dei suoi seguaci, e cos trova il modo di
condurre a rovina anche sotto l'aspetto di bene, e far perire con la
castit, mentre altri periscono con la lussuria. Vedi C. Tibiletti, Ver-
ginit e matrimonio, pp. 74-75.
Alla consorte, 1, 7, 2-4

lont di Dio che il marito viene sorpreso dalla morte, sar


per volont di Dio che anche il matrimonio venga a cessare.
E allora, perch mai tu vorresti riabilitare quello che Dio
stesso ha interrotto? E perch rifiuti la libert, ormai a te
offerta, ricorrendo un'altra volta alla servit del matrimo-
nio? Sei tu legato dal matrimonio? - dice l'Apostolo -.
Non cercare di scioglierlo. Sei libero dal matrimonio? Non
cercarne il legame 20.

3 . La continenza, nella vedovanza, permette di attuare quan-


to non permetteva lo stato matrimoniale

Di fatto, anche se tu, risposandoti, non pecchi, l7Apo-


stolo tuttavia ritiene che soprawerranno ugualmente le tri-
bolazioni della carne 21. Perci atteniamoci, per quanto ci
riesce, alla facolt di praticare liberamente la continenza.
Non appena essa si presenter, accogliamola in modo da
poter praticare nella vedovanza quello che non ci era stato
possibile nel matrimonio. Occorre dunque abbracciare la
buona occasione, la quale rimuove quello, a cui la necessit
ci obbligava.

4 . Le seconde nozze costjtuiscono un limite nei ministeri del-


la Chiesa

La disciplina della Chiesa e le prescrizioni del-


l'Apostolo dichiarano quanto le seconde nozze detraggano
alla fede, e fino a che punto ostacolino la santit, visto che
l'Apostolo non permette che gli sposati due volte siano am-
mess'i a presiedere la comunit 22, e non ammette che una
donna sia accolta nell'ordine delle vedove, se non quando
risulta che essa stata moglie di un solo uomo 23. Per que-

201Cor.7,27. 21Cf.lCor.7,28. 22Cf.1Tim.3,2.12;


Tit. 1, 6. 23 Cf. 1 Tim. 5 , 9 .
80 Tertulliano

sto occorre presentare l'altare di Dio del tutto santo 24. E


tutta la realt della Chiesa deve risultare caratterizzata da
una candida santit (17).

5. I1 demonio, per disprezzo, imita, tra i pagani, i costumi cri-


stiani

L'ufficio del sacerdozio, esteso ai vedovi e a chi professa


il celibato, esiste presso i pagani, ma a causa della rivalit del
demonio. Al monarca del mondo, al pontefice massimo, del
tutto vietato sposarsi una seconda volta. Quanto dunque la
santit sia gradita a Dio, lo dimostra il fatto che perfino il suo
nemico cerca di contraffarla, e questo, non ceno per una sua
tendenza ad attenersi a qualche affinit di bene, ma solo per
rifare, per ignominia, quello che gradito al Signore Dio.

Siamo all'ultimo capitolo di questo 1 Libro, che si conclude con il


confronto fra una casta vedovanza e la stessa verginit, con I'imprevista
preminenza concessa alla vedovanza, non certo in base al valore, quan-
to piuttosto in base al merito. La vedova infatti consapevole di quel-
lo, a cui ella rinuncia; non cos la vergine. Segue la descrizione della
condotta propria delle donne oziose e ciurliere. Poi tutto si conclude
con un affettuoso commiato.

1.La vedova e l'orfano sono protetti da Dio


In effetti, quanto grande sia l'onore riservato presso
Dio alla vedovanza, fu rivelato con poche parole dal profe-

2"f. 1 Cor. 3, 16-17


(17) Tertulliano annette tanta importanza alla castit verginale o
vedovile da chiamarla senz'altro sanctitas, ed significativo che essa
si contrapponga a nuptiae. Vedi C. Tibiletti, Vergmit e matrimonio,
p. 176, nota 149.
Alla consorte, 1, 8, 1-3 81

ta: Rendete giustizia alla vedova e all'orfano, e poi venite e


discuteremo, dice il Signore25. Questi due gruppi di per-
sone, appunto perch destituite di aiuti umani, si trovano
sottoposti alla misericordia divina, e perci il Padre di tutti
si preoccupa della loro difesa. Osserva dunque come sia
posto alla parit con Dio colui che fa del bene a una vedo-
va, e di quale riguardo sia meritevole la vedova, il cui bene-
fattore potr tener parola perfino con Dio stesso. Io non
credo che un onore cos grande sia riservato neppure alle
vergini.

2. Confronto fra una vedoua e una vergine

Bench nelle vergini l'integrit sia completa e tutta la


loro santit sia in grado di ripromettersi da vicino la visione
del volto di Dio, la vedova tuttavia sopporta qualcosa di
pi oneroso: facile infatti non desiderare quello che si
ignora edessere indifferenti per quello che non hai mai de-
siderato. E per pi gloriosa la continenza che ha la pratica
dei suoi diritti e ben conosce quello che essa ha gi speri-
mentato.

3 . Potr la vergine essere ritenuta pi beata, mentre la


vedova dovr essere considerata pi impegnata: quella, per-
ch sempre in possesso del suo bene; questa, perch ha tro-
vato, per s, il suo bene. Nella vergine viene coronata la
grazia, nella vedova la virtu. Certi privilegi sono frutto della
liberalit divina, altri sono frutto della propria operosit.
Quelli che sono elargiti dal Signore, sono sorretti dalla sua
grazia; quelli invece che sono ottenuti dall'uomo, sono assi-
curati dalla sua buona volont. E allora, per assodare la
virtu della tua continenza, rivstiti di modestia, la quale
protegge il pudore; attendi all'operosit, la quale impedisce
82 Tertulliano

le inutili divagazioni, e coltiva la frugalit, la quale compor-


ta il disprezzo del mondo.

4. Comportamento di donne dissipate, loquaci e oziose

Cerca incontri e conversazioni degne di Dio, tenendo


presenti queste brevi parole, ispirate dall'Apostolo: Le
cattive conversazioni corrompono i buoni costumi 26. Le
donne vicine di casa, loquaci, oziose, dedite al vino e indi-
screte, sono di danno ai buoni propositi d'una vedova. Nel-
la loro loquacit inseriscono espressioni nemiche del pudo-
re; con la loro oziosit esse dissuadono dal seguire una con-
dotta operosa; vittime, come sono, del vino, esse risultano
inclini ad ogni disordine, e con la loro indiscrezione provo-
cano la diffusione della lussuria.

5. O moglie, non passare a seconde nozze!

Nessuna di tali donne saprebbe parlare del bene com-


preso nel matrimonio con un solo uomo. I1 loro dio il
ventre, dice l'Apostolo, e anche quello che ha rapporto
con il ventre27. Tutto ci io fin d'ora te lo prescrivo, mia ca-
rissima compagna nel servizio del Signore, e quanto ho det-
to l'ho desunto, con molta larghezza, dall'Apostolo, e potr
costituire anche per te un conforto per il tuo avvenire, poi-
ch in quelle mie parole tu troverai assai di frequente, se ta-
le sar la mia sorte, il mio ricordo.

26 1 Cor. 15,33. 27 Fil. 3, 19.


LIBRO SECONDO

Esiste un rapporto logico fra il primo e il secondo libro


dell'Ad uxorem: se il primo libro tiene presente l'ideale d'un
matrimonio unico, il secondo condanna il passaggio alle se-
conde nozze da escludere, non in se stesse e per se stesse, ma
in vista soprattutto dei matrimoni misti, vale a dire, d'una
donna cristiana con un pagano, o viceversa. Non si pu esclu-
dere che la decisione di oltrepassare i limiti del primo libro
con una trattazione ulteriore sia stata suggerita da certe criti-
che rivolte all'autore e provocate dal suo opuscolo nell'ambi-
to della cristianit di Cartagine. Forse pi di qualcuno, o di
qualcuna, specie tra le famiglie pi in vista, si senti preso di
mim direttamente, e forse reagil.
"Ad avvalorare questa ipotesi offre motivo lo stesso Ter-
tulliano, il quale, ayinizio del suo lavoro, non fa mistero di
un certo episodio: E avvenuto proprio in questi giorni - egli
scrive - che una donna, sottraendosi ai doveri del matrimo-
nio inteso dalla Chiesa, ha contratto nozze con un pagano2.
Siamo dunque di fronte non a delle astratte e ipotetiche pos-

1 La questione dei matrimoni misti, rawivata da un affare locale


(Ad uxorem, 11, 2, l),parve offrire a Tertulliano una buona occasio-
ne per prendere una rivincita contro i v o i detrattori, e in questo egli
s'impegn a fondo. Vedi Ch. Munier, A son pouse (SCh 2731, p. 50.
2 Ad u x o r e r n , ~ 2 , 1 .
84 Tertulliano

sibilit, ma davanti a fatti realmente accaduti e ripetutisi pi


volte e, per di pi, con l'aggiunta di un'altra grave circostan-
za. Tertulliano non esita a mettere sotto accusa i consiglieri
(maestri e presbiteri della Chiesa), i quali, con i loro consigli
e la loro indulgenza, si rendevano responsabili di tali matri-
moni. <<Ricordandomi - egli informa - che in passato anche
da parte di altre donne era stato compiuto un fatto sinzile,
sorpreso di fronte alla loro impudenza e alla prevaricazione
dei loro consiglieri.. .>> 3.
Dal richiamo ora riportato, il Munier trae la conclusione
che i matrimoni misti, almeno a Cartagine, dovevano essere
numerosi! Il Gramaglia esclude, da parte sua, una tale dedu-
zione>. Che cosa pensarne? Dalla difesa che Tertulliano offre
delle proprie convinzioni si direbbe che, se non proprio nu-
merosz; tali matrimoni misti non dovevano essere nemmeno
del tutto rari, visto che, dopo aver accennato a un fatto singo-
lo, egli non esita ad aggiungere che quell'afjrare era stato con-
cluso anche da altri. Quello che, come ora vedremo, rendeva
quell'abuso ancora pi grave, era il fatto che non si trattava
soltanto di matrimoni misti fra una vedova o una divorziata e
un pagano, quindi del passaggio alle seconde nozze, ma anche
di prime nozze, fra una giovane cristiana e un pagano. Tutto
sommato, pare dunque che, secondo Tertulliano, ci fosse biso-
gno di un rimedio radicale. Di qui la decisione di affrontare il
problema fin dalle sue radici. Nella prima parte dunque di
questa seconda Lettera ecco delinearsi la questione. Natural-
mente, Tertulliano non si nasconde la difficolt di dover con-
futare avversari, a quanto pare, tutt'altro che facilmente ridu-
cibili. Quindi egli propone la sua difesa su un fondamento
scritturistico ineccepibile: <<Lamoglie rimane legata a suo
marito fino a che egli vive. Se suo marito muore, libera di

' Ibid.
Cf. Ch. Munier, son pouse (SCh 273), p. 11.
4
Cf. P.A. Gramaglia, Tertulliano: il matrimonio nel cristianesi-
5
mo preniceno, Roma 1988, p. 290, nota 9.
Alla consorte, Libro Il, Introduzione 85

contrarre matrimonio con chi vuole, ma solamente nel Signo-


re>)6 . Dal contesto della discussione si ricava che gli avversari
si richiamavano e si facevano forti dei versetti paolini: <<Agli
altri poi dico io, non il Signore: Se un cristiano ha in moglie
una pagana e costei consente di abitare con lui, non la ripudi.
E se una cristiana ha per marito un pagano, e questi consente
di abitare con lei, non abbandoni il marito; poich il marito
non credente si trova santificato dalla moglie, e la moglie non
credente si trova santificata dal marito credente 7 . Da qui gli
avversari prendevano motivo per estendere il permesso di
maritarsi o di rimaritarsi con un pagano o con una pagana:
Vi sono di quelli - ribatte Tertulliano - i quali, pur ritenen-
do che questi consigli si riferiscano ai cristiani gi uniti in
matrimonio, pensano che potrebbero tuttavia intendersi pure
con il senso del permesso di unirsi anche con chi non cre-
dente 8. Tertulliano ribatte: Paolo parla dello stato precri-
stiano, e cio del coniuge che, gi sposato, ha la sorte di con-
vertirsi alla fede: in tal caso egli suggerisce di non rompere il
matrimonio. Vanno quindi esclusi dalla questione coloro, i
quali, gi cristiani, intendono contrarre nozze con dei pagani,
vale a dire, i matrimoni misti. Pertanto la sua conclusione
quella di interdire ogni forma di tali nozze$.
Tutto dunque parrebbe definito e chiuso con il richiamo
preciso alla Scrittura, vale a dire, alla volont divina. Ma Ter-
tulliano non si accontenta di questo: egli vuole addurre anche
motivi umani e razionali. Egli ricorre perci a un motivo, o
pretesto, assai comune a certa mentalit giudaica, in rapporto
a ci che ritenuto puro e a ci che ritenuto impuro (cristia-
no e pagano). E si chiede: Chi non sarebbe in grado di com-
prendere i danni senza numero in vista della contaminazione
che toccherebbe a un corpo santo (quello di un cristiano), im-

6 1 Cor. 7,39.
7 1 Cor. 7, 12-14.
8 A d uxorem, I I , 2 , 2 .
9 Cf. A d uxorem, II,2,3-4.
86 Tertulliano

mischiato con un corpo pagano? 10. Richiamandosi a un tale


przizcipio, non esita ad assimilare il matrimonio misto alla
fornicazione '1. l1 corpo del cristiano appartiene a Dio, e per-
ci la stessa dignit di Dio ne risulterebbe offesa. Cosz) nei ca-
pitoli immediatamente successivi, Tertulliano presenta la vita
quotidiana di una sposa cristiana, maritata con un pagano,
pressoch impossibile: ad ogni ora, del giorno come,della not-
te, sono sempre in gioco continui compromessi12. E a questo
punto che il Munier pone giustamente questo quesito: <<Per
Tertullzano, dunque, in un matrimonio misto, il coniuge pa-
gano non pu avere necessariamente altro proposito, se non
quello di far di tutto per la rovina materiale e per la distruzio-
ne della fede del congiunto cristiano. Ma Tertulliano ha vera-
mente il diritto di fare una tale supposizione? Perch un ma-
trimonio misto dovrebbe necessariamente essere votato al fal-
limento? Perch non dovrebbe essere pac&co e felice al modo
stesso con cui poteva esserlo quello dei non cristiani, di cui
uno finisce per convertirsi alla fede?>>13.
Ma Tertulliano non ha altra risposta, se non di principio
indiscusso e indiscutibile: basandosi sulla interpretazione del
tutto personale dei uv. 12-14 e 39 della I Lettera ai Corinti,
egli cosi conclude: il matrimonio misto degli sposi precristiani,
di cui uno si converta alla fede, resta nell'ambito del volere di
Dio; il matrimonio misto, di cui uno dei pretendenti sia gi cri-
stiano, esula dal volere di Dio, e costituisce una colpa molto
grave. Sono dunque in gioco, in questo secondo libro, principi
dedotti dall'esegesi biblica e motivi ricavati dalle dzfficoltdel-
la vita quotidiana. Casi singoli, in cui appariva la realt di si-
tuazioni molto svantaggiose, forse non mancavano. Ma, pur-
troppo, dalle pagine di Tertullzno risulterebbe che, dai matri-
moni misti, insorgevano solo problemi praticamente e religio-

10 Ad uxorem, II,2,6.
11 Cf. Ad uxorem, II,3,1.
12 Cf. Ad uxorem, 11, CC. 3-5.
13 Ch. Munier, A son pouse (SCh 273), p. 57.
Alla consorte, 11, 1, 1 87

samente insolubili. Siamo di fronte, cost ancora una volta, alla


passione dello scrittore, indotto a condurre fino all'esasperazio-
ne la soluzione dei suoi problemi, soluzione che ha per conclu-
sione la repressione assoluta dei matrimoni misti.
Al termine del secondo libro e di tutta l'opera dedicata
alla propria consorte, condotta, in genere, su toni cosi pessi-
mistici, e molto soggettivi, ecco all'improvviso affiorare una
pagina a sorpresa: I'esaltazione, senza limiti, della felicit co-
niugale 14. Difficilmente, in tutta la patristica, possibile tro-
varne una simile, e perci non mancano certo lodi e approua-
zioni da parte degli studiosi. lo m i permetto di fare una sola
riserva: nei vari motivi addotti dall'autore per convalidare ta-
le felicit e formulare tale esaltazione non appare quello che
per tanti coniugi costituisce la vera e somma felicit: la pre-
senza dei figli. Di questo Tertulliano si fa un preciso dovere
di non fare parola!

Esaurito il motivo del I Libro, in cui si consigliava la moglie a ri-


nunciare alle seconde nozze, Tertulliano prende ora di mira le donne,
le quali, a causa dell'umana debolezza, dopo il divorzio o la morte del
marito*, si decidono a passare a seconde nozze anche a costo d'un ma-
trimonio contratto al di fuori del consiglio dell'Apostolo, e cio non
nel Signore.

1. Una serie di nuovi consigli

In precedenza, o mia carissima compagna nel servizio


del Signore, io ti ho indicato come dovrebbe comportarsi
una donna santa, della quale, per qualunque sorte, sia stato
interrotto il matrimonio. Ora terremo presente una secon-

l4 Cf. Ad uxorem, II,8,6-9.


88 Tertulliano

da serie di consigli in vista dell'umana debolezza, cos come


ci inducono a riflettere gli esempi di certe donne, le quali, a
causa del divorzio o per la morte del marito, pur potendo
decidersi per l'osservanza della continenza, non solo hanno
respinto l'opportunit di un bene cos grande, ma, per di
pi, rimaritandosi, non hanno voluto neppure attenersi alla
regola di contrarre le nuove nozze, soprattutto, nel Signore.

2. DzfLicolt relative alle seconde nozze

I1 mio animo, comunque, assai turbato: proprio io


che in precedenza ho esortato a perseverare nell'unico ma-
trimonio e nella vedovanza, ora, nel parlare di seconde noz-
ze, dovrei offrirti la possibilit di precipitare gi da una si-
tuazione tanto pi alta. Se tu rifletti veramente, di sicuro ri;
conoscerai che dovrai attenerti alla soluzione pi utile. E
vero purtroppo che tutto questo difficile, e non privo di
inevitabilit proporsi un tal genere di vita: tuttavia io mi so-
no deciso ad affrontarlo.

3. Troppo facile la condiscendenza alle seconde nozze!

Io non avrei certamente avuto motivo di parlarti di


questo argomento, se non mi si fosse presentata certa ap-
prensione alquanto seria riguardo a tali donne. E in effetti,
quanto grande la continenza della carne che accompagna
la vedovanza, altrettanto pu essere suscettibile di com-
prensione, se una donna non si sente di affrontarla. In tal
caso, trattandosi di cosa difficile, facile essere condiscen-
denti. Ma allora, visto che permesso sposarsi nel Signore,
essendo questo in nostro potere, risulter tanto maggior-
mente colpevole il fatto di non attenersi a quello che rima-
ne in facolt del tutto nostra.
Alla consorte, 11, 1, 4; 2

4. Distinzione fra consigli e precetti

Vi si aggiunge quanto l'Apostolo ha suggerito intorno


alla vedova e alla vergine, perch perseverino in quel loro
stato: Io vorrei che tutti seguissero il mio esempio 1.
Quando egli accenna al matrimonio da contrarre, aggiunge:
Si faccia per unicamente nel Signore 2 . Come si vede,
egli, qui, non si limita a dare un consiglio, ma d un ordine
preciso (l).Ne segue allora che, soprattutto sotto questo ri-
spetto, se noi non obbediamo, corriamo un serio pericolo:
risulta infatti che, se uno non si attiene a un consiglio, potr
farlo senza doverne essere punito; se invece uno non osser-
va un ordine preciso, non potr farlo senza subirne una
sanzione. I1 consiglio infatti viene proposto al libero arbi-
trio; l'ordine preciso invece deriva da sicura autorit e com-
porta una necessaria esecuzione. Nel primo caso faremo
mostra di attenerci ad una nostra libera scelta; nel secondo
invece saremo colpevoli di ribellione.

Ha inizio qui una delle questioni pi& dibattute: il confronto fra i


uv. 12-14 e il v. 39 del cap. 7 della I Lettera ai Corinti. Per alcuni, nei
primi uv. Paolo sembra approvare, in genere, i matrimoni fra cristiani e
pagani; invece nel v. 39 sembra ammettere soltanto quelli contratti
nel Signore>>,vale a dire, fra cristiani e cristiani Tertulliano inuece ri-
tiene che Paolo distingua i matrimoni contratti prima e dopo la conuer-
sione. Nel caso che uno dei coniugi si converta alla fede, il matrimonio
conserva la sua ualidit. Non cosz; se un cristiano intenda sposare chi
non ha ancora la fede. Ed ecco allora sorgere un'ouuia obiezione: per-

1 1 Cor. 7,7. 2 1 Cor. 7,39.


(1) Abbiamo qui, per la prima volta, una delle distinzioni desti-
nate ad offrire una delle basi pi richiamate nelle argomentazioni di
Tertulliano: altra cosa un consiglio, altra invece un precetto. Ma ar-
riveremo, specie nel De monogamia, a vedere come l'autore giunga a
equiparare certi consigli ad autentici precetti.
90 Tertulliano

ch dev'esserci dzflerenza fra chi sposato e chi deve ancora sposarsi?


LA risposta allora sar questa: lo sposato, incontrandosi con la fede,
porta la salute anche ad altr4 chi invece, gi cristiano, s'incontra, attra-
verso il matrimonio, con chi non ha la fede, non solo non produce un
effettodi salute, quanto piuttosto di morte.

1. Il caso di donne cristiane che sposano dei pagani

awenuto proprio in questi giorni che una donna,


sottraendosi ai doveri del matrimonio inteso dalla Chiesa,
ha contratto le nozze con un pagano. Ricordandomi allora
che in passato anche da parte di altre donne era stato com-
piuto un fatto simile, sorpreso di fronte alla loro impuden-
za e alla prevaricazione dei loro consiglieri, visto che nessun
luogo della Scrittura contempla la liceit d'un fatto simile,
allora mi sto chiedendo: credono forse essi di giustificarsi,
basandosi su quel capitolo della I Lettera ai Corinti, dove
scritto: Se qualcuno dei fratelli ha una moglie non creden-
te e questa disposta a mantenere il matrimonio, non la ri-
pudi; similmente, se una credente sposata a un pagano,
qualora le risulti che il marito consente a rimanere con lei,
non lo abbandoni, perch il marito non credente si trova
santificato dalla moglie credente, cos come la moglie non
credente lo dal marito credente. E se cos non fosse, i vo-
stri figli risulterebbero impuri 3 ?

2. Distinzione fra <<primadel matrimonio e dopo il matri-


monio

Vi sono di quelli, i quali, pur ritenendo che questi


consigli si riferiscano semplicemente ai cristiani gi uniti in
matrimonio, pensano che potrebbero intendersi pure nel
senso di potersi unire in matrimonio anche con chi non
credente. Coloro per che dalle parole dell'Apostolo rica-

1 Cor. 7, 12-14.
Alla consorte, 11, 2, 2-3

vano una simile interpretazione si guardino bene dal chiu-


dersi in un gioco pericoloso, pur sapendo di agire come
agiscono. Di fatto chiaro che qui la Scrittura intende rife-
rirsi ai fedeli che la grazia di Dio sorprende, quando gi si
sono uniti con un coniuge pagano. I1 senso di questa paro-
la: Se uno dei fedeli ha una moglie non credente 4, non
intende suggerire di prendersi una moglie non credente; il
senso vero intende dire che chi gi unito con una moglie
pagana, qualora egli si sia risolto a convertirsi alla fede con
la grazia di Dio, dovrebbe continuare a vivere con la stessa
moglie, e intende dire, cio, che chi riesce a giungere alla
fede, non creda, per ci stesso, di doversi separare dalla
moglie (non credente), quasi fosse, questa, in certo qual
modo, una donna diversa ed estranea.

3 . La vera interpretazione delle parole di san Paolo

L'Apostolo ne dichiara anche la ragione: Noi siamo


chiamati dal Signore nella pace>,tanto pi che il coniuge
non credente pu essere guadagnato alla fede dal coniuge
credente proprio in grazia della comunione propria della
vita matrimoniale 6. La conclusione del passo ora citato
conferma che cos esso dev'essere interpretato: Come cia-
scuno stato chiamato dal Signore, cos egli deve perseve-
rare7. Ora, sono i pagani a essere chiamati, non chi gi
credente. Cos almeno io la penso. Se l'Apostolo avesse vo-
luto riferirsi a chi gi credente anche prima del matrimo-
nio, avrebbe concesso ai cristiani di sposarsi senza alcuna
limitazione con chiunque fosse loro piaciuto. Pertanto, se
l'avesse permesso, mai si sarebbe indotto ad aggiungere alla
sua concessione la seguente conclusione, cos diversa e del
tutto contraria: L a moglie diviene libera con la morte del
marito; si risposi con chi vuole, purch nel Signores.

4 1 Cor. 7, 12. 5 1 Cor. 7, 15. 6 Cf. 1 Cor. 7, 16. 7 1 Cor.


7, 17. 8 1 Cor. 7,39.
92 Tertulliano

4.11 matrimonio dev'essere fatto sempre e solo nel Signore

Su questo punto non resta nulla, su cui discutere, poi-


ch, quanto sarebbe possibile discutere ancora, gi stato ri-
solto dall'Apostolo stesso. Appunto perch noi non potessi-
mo interpretare male quelle sue parole: Pu sposarsi con
chi vuole, egli vi ha aggiunto: ... purch lo faccia nel Signo-
re 9, vale a dire, nel nome del Signore, il che significa, senza
dubbio alcuno, si sposi con un cristiano. Ne segue allora che
l'Apostolo santo, lui che preferisce suggerire alle vedove e al-
le vergini di perseverare nella continenza lo, lui, che ci esorta
a seguire il suo esempio 11, proprio lui a non,prescrivere il
ricorso alle seconde nozze, se non nel Signore. E a questa so-
la condizione che egli concede il permesso di venir meno alla
continenza. Tutto si faccia nel Signore, egli ripete 12, e cos
egli aggiunge un peso alla sua stessa legge.

5. Egli insiste, dicendo: Purch (tutto si faccia nel


Signore), e allora, con qualunque voce e in qualunque mo-
do tu abbia a pronunciare quella parola, essa risulta molto
grave, poich, nel tempo stesso,,comanda e persuade, ordi-
na ed esorta, prega e minaccia. E una sentenza precisa e ri-
soluta, eloquente nella sua stessa brevit.

6. Cos suole esprimersi la voce di Dio, in modo che tu


possa comprenderla subito, e subito metterla in pratica.
Chi infatti non sarebbe in grado di comprendere i numero-
si pericoli e i danni senza numero per la fede, compresi in
tali nozze proibite che l'Apostolo ha vietate e interdette in
vista della contaminazione che sarebbe toccata a un corpo
santo immischiato con un corpo pagano?

9 Ibid. 10 Cf. 1 Cor. 7, 8. 11 Cf. 1 Cor. 7, 7.


12 1 Cor. 7, 39.
Alla consorte, 11, 2, 7-9 93

7 . Perch dev'esserci differenza fra chi deve sposarsi e chi


gi sposato?

Qualcuno, per, potrebbe avanzare la seguente obie-


zione: supponiamo che vi sia uno, chiamato dal Signore alla
fede, mentre si trova gi unito con una moglie pagana, e un
altro, cristiano gi da tempo e prima delle nozze. Quale dif-
ferenza tra quei due al punto che a uno (al secondo) vie-
tato di unirsi con una pagana, mentre all'altro (al primo)
viene ordinato di perseverare in quella sua unione? Perch,
dunque, se noi siamo deturpati dalla presenza del corpo
d'una donna pagana, non se ne distacca anche il primo, vi-
sto che il secondo non pu congiungervisi l'?

8. Soluzione proposia da Tertulliano

Allora io risponder cos, se lo Spirito del Signore mi


assister: dir dunque, anzitutto, che il Signore preferisce
che non si contragga matrimonio piuttosto che, una volta
contratto, esso venga disciolto. Dopo tutto, egli proibisce il
divorzio, eccetto che per causa di adulterio 14, e raccoman-
da invece la continenza 15. Dunque, in quel primo caso ora
richiamato, l'interessato ha il dovere di perseverare nel suo
matrimonio; nel secondo caso invece egli non ha nemmeno
il permesso di risposarsi.

9. Un cristiano non pu unirsi in matrimonio con chi pa-


gano

Ecco allora che cosa ne deriva: se, in base alla Scrittu-


ra, coloro che giungono alla fede gi uniti con un coniuge
pagano, non per questo sono ritenuti traviati appunto per-

13 Cf. 1 Cor. 7, 10. 14 Cf. Mt. 5, 32; 19, 9. l5 Cf. Mt.


19. 12.
94 Tertulliano

ch, assieme ad essi, anche altri (i familiari) vengono santifi-


cati 16, avviene, senza dubbio che coloro, i quali sono gi
cristiani prima delle nozze, se decidono di unirsi in matri-
monio con il corpo di un coniuge pagano, non potranno
certo santificare una carne con cui la fede non si associa-
ta. La grazia di Dio santifica quello con cui essa s'incontra.
Pertanto, quello che gi per se stesso non ha potuto essere
santificato, resta immondo. E ci che immondo, non ha
parte con quello che santo, e non ha altro effetto, se non
quello di inquinare e portare alla morte, almeno per quanto
da esso dipende.

Il matrimonio dei cristiani con i pagani comporta una contami-


nazione del loro corpo, che membro di Cristo. Non c' scusa per chi
crede di non attenersi a questo preciso divieto. Del resto, i danni di tali
nozze diventeranno sempre p$ gravi, non solo per il corpo, ma anche
per lo spirito: a perderci di pi non sar il coniuge pagano, ma quello
cristiano. Una moglie cristiana, infatti, si voglia o non si voglia, dovr
sempre adattarsi ai voleri, anche illeciti, del marito pagano.

1. Vietato, per ogni cristiano, i! matrimonio con i pagani

Stando cos le cose, risulta che i cristiani, se contraggo-


no il matrimonio con gente pagana, si rendono ovviamente
colpevoli di fornicazione e perci debbono essere esclusi da
ogni comunione con i fratelli, conforme a quanto scritto
nella lettera dell'Apostolo: Con costoro non si deve neppu-
re prendere cibo 17. Dovremo allora preferire, nel giorno del
giudizio 18, presentare davanti al tribunale del Signore 19 il
contratto delle nostre nozze e allegare la prova del nostro

16Cf.lCor.7,14. 171Cor.5,11. l8Cf.2Cor.5,10;


Rom. 17, 10. 19 Cf. Mt. 24,43-44.
Alla consorte, 11, 3, 1-3 95

matrimonio contratto secondo tutte le disposizioni di legge


(umana), nonostante che il Signore ne faccia divieto? Non
forse adulterio quello che viene vietato? Non forse fornica-
zione? Ammettere una persona pagana nell'intimit del ma-
trimoni? forse da meno che contaminare il tempio di
Dio 20? E forse da meno che congiungere le membra di Cri-
sto con le membra di un'adultera21? Per quanto mi risulta,
noi non apparteniamo a noi stessi, ma siamo stati comprati a
caro prezzo22. Dunque, comprati? E a quale prezzo? Con il
sangue di Dio! E allora, quando noi laceriamo questo stesso
nostro corpo, noi laceriamo Lui direttamente!

2.11 matrimonio cbn ipagani colpa molto grave

Che intendeva dire colui che afferm essere indubbia-


mente una colpa sposarsi con una donna pagana, una col-
pa, per, minima? Al contrario, non forse vero che - an-
che senza tener conto ora dello spregio.inflitto a un corpo
appartenente al Signore - grande ogni colpa volontaria
commessa contro il Signore? (2). Di fatto, quanto pi facile
era la possibilit di evitare quella colpa, tanto pi grave di-
viene la responsabilit di avere coscientemente respinta
quella possibilit.

3.1 pericoli di chi contrae il matrimonio con i pagani


Ed ora io riferir pure, come gi ho detto, gli altri peri-
coli e le ferite inferte alla fede, come aveva previsto 1'Aposto-

20 Cf. 1 Cor. 3, 16-17. 21 Cf. 1 Cor. 6, 15. 22 Cf. 1 Cor.


6, 19-20.
(2) Tertulliano fa riferimento a un paragrafo deila Lex Aquilia,
in cui si condanna chi era colpevole di ledere una propriet legitti-
ma. Egli fa dunque un confronto, introducendo un paragone di mag-
gioranza: violare una persona umana, che gi appartiene a Dio, ben
pi grave che ledere una propriet semplicemente umana.
96 Tertulliano

lo, assai dannose non soltanto al corpo, ma anche allo spirito


stesso. Chi infatti potr mettere in dubbio che la fede andr
continuamente indebolendosi in chi tiene rapporti con per-
sone pagane? Le cattive conversazioni corrompono i buoni
costumi23. Quanto pi procureranno tali danni la conviven-
za e la consuetudine personale! Ogni donna cristiana perci
dovr essere necessariamente fedele nel servizio di Dio.

4. Un marito pagano, per una moglie cristiana, sar un impe-


dimento al servizio di Dio

E come mai potrebbe questa servire a due padroni, al


Signore e al marito, per di pi, pagano? Se eila si preoccupa
di aderire alle esigenze del marito pagano, cercher di mette-
re in evidenza i pregi stimati dai pagani, e cio la bellezza,
l'acconciatura, le raffinatezze secolari e le lusinghe piuttosto
oscene. Perfino i segreti della intimit coniugale diverranno
peccaminosi, poich non saranno praticati modestamente e
moderatamente come conviene ai santi, i quali compiono i
doveri del sesso dignitosamente, secondo i dettami della stes-
sa necessit e come sotto lo sguardo di Dio (3) .

Siamo di fronte alla realt della vita quotidiana, quale si presenta


alla donna cristiana, divenuta moglie d'un marito pagano. E indubbio
che gli impegni della fede saranno spesso molto discordanti dalle esi-
genze di vita e di mondanit, a cui obbedisce il marito. Ed ecco allora,

23 1 Cor. 15,33.
(3) Per TertuUiano pare che le relazioni matrimoniali si giustifi-
chino solo in quanto necessarie per la procreazione, e devono essere
guidate dalla moderazione, come cosa che si svolge sotto lo sguardo
di Dio. Di qui la riprovazione per i segreti dell'intimit coniugale,
che si tramutano in atti vergognosi.
Alla consorte, Ii, 4, 1-2 97

daltaltra parte, le consuetudini della vita cristiana, incompatibili con


la mentalit tutta propria del marito pagano.

1.Le esigenze del marito pagano in contrasto con le pratiche


della vita cristiana

Giudichi ella stessa come riuscir ad adempiere i suoi


impegni nei confronti del marito: certo che non potr
comportarsi doverosamente nei confronti del Signore. In-
fatti ella avr sempre al suo fianco un servitore del demo-
nio, vale a dire, un procuratore solerte di questo suo padro-
ne, incaricato di frapporre ostacoli alle buone premure e
agli impegni dei cristiani. Le conseguenze saranno queste:
se occorre dedicarsi alla stazione (4))il marito, proprio quel
giorno, dovr recarsi ai bagni; se bisogner osservare il di-
giuno, il marito, quel giorno stesso, dar un banchetto; se
c' necessit di uscire di casa, mai sopravvengono tanti la-
vori di casa che esigano la vigilanza sugli schiavi.

2. Chi mai permetterebbe alla moglie di passare di rio-


ne in rione allo scopo di visitare i fratelli, entrare nelle case
dei pi poveri e perfino nei tuguri pi miserabili? E chi mai
lascerebbe di buon grado che la moglie gli si staccasse di
fianco, quand'anche lo esigesse il suo compito per recarsi
alle riunioni notturne? E chi infine sopporterebbe serena-
mente che durante le solennit della Pasqua ella passasse la
notte fuori casa? E chi mai consentir, senza averne sospet-
to, che la moglie frequenti la mensa del Signore ( 5 ) ,che
motivo di tante calunnie ignominiose? Chi potr tollerare
che la moglie si insinui furtivamente dentro le carceri allo
SCOPO di baciare la catena di un martire?

(4) Prendeva il nome di statio, nei primi secoli della Chiesa, l'as-
semblea, nelia quale i cristiani, riuniti insieme, pregavano stando in
piedi.
(5) Cf. l Cor. 11,20. Si accenna alla calunnia pagana verso i cri-
stiani accusati di uccidere i bambini e di cibarsi di carne umana.
98 Tertulliano

3. Potr egli ammettere che la moglie s'awicini a qual-


cuno dei fratelli per scambiare il bacio della pace, rechi
l'acqua per lavare i piedi dei santi 24, s'interessi premurosa-
mente del cibo e della bevanda per loro, desideri di farlo e
non pensi ad altro, se non a questo? Poi, nel caso che so-
pravvenga un fratello da un lungo viaggio, quale ospitalit
potr ricevere in una casa a lui del tutto estranea? E se ad
alcuno dei fratelli sar necessario elargire qualche soccorso,
per lei sar vietato ogni ricorso alla dispensa.

Tertulliano affronta le dzfficolt che possono sorgere nel marito pa-


gano di fronte agli impegni della moglie cristiana, e ne offreuna soluzio.
ne, a mio giudizio, molto superficiale. Egli, di fatto, pi che risolverla,
elimina la questione: lui, pagano, conosca o non conosca gli impegni del-
la moglie cristiana, costituisce, in tutti e due i casi, la realt di un estra-
neo, il quale, per di pi, tollera o compatisce o irride. I sospetti, per, su
quanto la moglie compie nei suoi atti di piet religiosa e umana, rende-
ranno pi acuta la sua curiosit. L'esito, dunque, potrebbe provocare ri-
sultati materialmente dannosi: certi mariti, per timore di dover subire ri-
schi e detrimenti da quei gesti cosi misteriosi, finiscono per portare la
moglie davanti ai giudiciper disfarsene e cosi appropriarsidella sua dote.

1. Anche nel caso d'un marito comprensivo, si tratta sempre


d'un nemico del Dio dei cristiani

Pu darsi per che succeda il caso che un marito, pur


essendo pagano, tolleri i nostri costumi e non vi opponga
nessun impedimento. Ma allora proprio di qui che insor-
ge la colpa, nel fatto cio che i pagani ben conoscono la no-
stra vita per il fatto che noi ci adattiamo a convivere con dei
peccatori e che, se riusciamo a compiere qualche cosa, so-
lo perch approfittiamo della loro condiscendenza. Un ma-

24 Cf. l Tim. 5. 10.


Alla consorte, II, 5, 1-3

rito, per, per quanto ben disposto, non potr tutto ignora-
re; d'altra parte, se egli non tale, e dovendosi allora tutto
celare a lui, lo si dovr pure temere. Ne segue quindi che,
poich la Scrittura ci d questi due precetti, di servire il Si-
gnore tanto senza la consapevolezza di altri25, quanto senza
sofferenza da parte nostra 26, non ha importanza in quale
parte tu incorra nella colpa, sia che tuo marito venga a co-
noscere quello che tuvseie quello che tu fai nel caso che egli
sia ben disposto; sia che tu cada in conflitto con te stessa,
cercando di nascondergli quello che tu sei e quello che tu
fai, nel caso che egli non lo tolleri.

2. Cos infatti il Signore afferma: <<Nongettate le vo-


stre perle innanzi ai porci, affinch non le calpestino e poi
si rivoltino per abbattere anche voi 27. Vostre perle sono
pure le testimonianze della vostra vita quotidiana. E allora,
per quanto tu ti preoccupi per occultarla, tanto pi la ren-
derai motivo di sospetto, e perci tanto pi ne farai oggetto
di curiosit, da parte dei pagani, per conoscerla meglio.

3. Anche gli atti di piet saranno visti dal marito pagano


sempre con sospetto

Potresti tu nasconderti alla sua attenzione, quando fai


il segno della croce sul tuo letto e sul tuo corpo, quando,
con soffio, procuri di cacciare via qualcosa d'impuro, come
anche quando ti alzi di notte per pregare? Non sembrer
forse che tu operi qualche segno di arte magica? Non sapr
forse tuo marito che cosa tu prendi in segreto prima di as-
sumere ogni altro cibo? E se sapr che si tratta di pane, non
penser forse che proprio quello, di cui si parla? (6).

25 Cf. Mt. 6,2-4. 26 Cf. 1 Cor. 7,28. 27 Mt. 7 , 6 .


(6) Probabile accenno ai cristiani dei primi tempi che portavano
l'Eucaristia nelle proprie case.
100 Tertulliano

4. Certe donne cristiane sono state defraudate perfno della


loro dote

Nel caso che egli ignori tutto questo, s'accontenter


qualcuno di sentirne semplicemente la ragione senza reagi-
re, senza chiedersi sospettosamente se si tratta proprio di
pane, o non piuttosto di veleno? Alcuni, tra i mariti, finisco-
no certo per tollerare tutto questo, ma solo per avvilire, per
ridicolizzare tali donne, al punto da temere, per s, quei se-
greti in vista di qualche pericolo, tanto da poterlo superare
nel caso che ne fossero assaliti (7). Cos essi, con il ricorso
alla minaccia d'una delazione sul fatto d'essere cristiane, si
fanno motivo d'appropriazione della loro dote come com-
penso del loro silenzio, disposti per, come sono, a portare
la causa davanti a un giudice, incaricato di investigare l'im-
putazione. Molte di queste donne, non prevedendo tali ri-
sultati, hanno finito per subirne le conseguenze, col perdere
tutto o, addirittura, con il perdere perfino la fede.

La donna cristiana, sposata a un pagano, dovr necessariamente


partecipare, assieme al marito, a tutte le cerimonie della vita ufficiale,
mondana e religiosa. Non pi, accanto a lei, risuoner l'eco delle pre-
ghiere che invocano la presenza di Cristo.

1. Ecco la nuova vita della moglie cristiana, sposata con un


pagano

Cos la serva di Dio finir per dimorare in compagnia


degli di estranei, ed in tale ambiente che ella sar frastor-
nata dalla celebrazione di tutte le solennit in onore dei so-

(7) Effetti, come si vede, di possibile superstizione.


Alla consorte, 11, 6 1-2; 7 101

vrani, al cominciare dell'anno, d'inizio dei mesi, in mezzo


alle esalazioni degli incensi. Uscir cos, dalla porta di casa,
tutta adorna di alloro e di lampade, come da un sito novello
destinato alle riunioni a scopo di pubbliche libidini. Ella si
sieder a tavola col marito, spesso in occasione di banchetti
di amici, sovente nelle stesse taverne. E talvolta dovr adat-
tarsi a occuparsi di persone malvagie, lei che un tempo era
abituata a servire i santi. E da tutto questo non dovr ella
prevedere un indice della propria condanna, vedendosi ri-
dotta a servire coloro che lei un giorno avrebbe dovuto giu-
dicare *8? Dalla mano di chi potr desiderare il cibo? E della
bevanda di chi presumer d'essere partecipe? Che cosa can-
ter il marito per lei, e che cosa canter lei per il marito?

2. Ella dovr senza dubbio sentire gli echi di tutto quel-


lo che si produce nei teatri, nelle taverne e nell'inferno. Qua-
le accenno a Dio potr mai esservi? Quale invocazione a Cri-
sto? Quale alimento alla fede, derivato dalla lettura della
Scrittura? Dove il conforto dello Spirito? Dove la benedizio-
ne di Dio? Tutto vi sar estraneo, tutto ostile, tutto degno di
condanna, tutto provocato dal maligno allo scopo di invali-
dare la salvezza.

Se il matrimonio d'una donna cristiana con un pagano rende la


loro vita quotidiana assai d4fficile, tale dovrebbe risultare pure la vita
matrimoniale nel caso che, di due coniugi gi sposati, uno si converta
alla fede. Per Tertulliano la soluzione comporta altri criteri: il primo
matrimonio suppone il venir meno a un precetto divino, il secondo go-
de invece del consiglio di perseverare, con la possibilit del ricupero
perfno del coniuge non credente. Il capitolo si chiude con la visione
dei pagani in cerca di donne cristiane in vista d'una ricca dote.

28 Cf. 1 Cor. 6,2.


102 Tertulliano

1.Nelle diffolt ora incontrate si trova pure il coniuge gi


sposato che si converte: come mai

Ora, questi ostacoli li possono incontrare pure coloro


i quali, gi legati in un matrimonio pagano, hanno poi ab-
bracciato la fede: in tal caso per essi sono degni di scusa!
Infatti, sorpresi, pur trovandosi legati in quel matrimonio,
dalla grazia di Dio 29, essi vi devono perseverare per ordine
di Dio stesso 30, ne vengono santificati 31, e ricevono perfino
la fiducia di guadagnare alla fede il proprio coniuge32. Se
dunque, davanti a Dio, un tale matrimonio viene ratificato,
perch mai non dovrebbe continuare sorretto da certa qua-
le prosperit tanto da non venir compromesso dalle affli-
zioni, dalle angustie, dalle difficolt e dalle immondizie,
dato che, da parte della grazia di Dio, gi gode di una sicu-
ra protezione?

2.11 coniuge convertito pu ripromettersi la conversione del


coniuge non credente?

In realt, il coniuge convertitosi alla fede in mezzo al


mondo pagano e chiamato, attraverso espressioni di sicuri
favori divini fino al possesso di certa quale virt celeste, di-
verr un motivo di trepidazione per il coniuge ancora paga-
no tanto da indurlo ad essere meno reattivo, un po' tolle-
rante e meno sospettoso. Egli infatti ha finito per intravede-
re gli indizi di cose superiori 33 ne ha sperimentato le prove,
s'accorge che il consorte (o la consorte) divenuto miglio-
re. E cos egli pure divenuto un candidato di Dio per ef-
fetto del timore. Ne segue allora che ben pi facilmente
vengono guadagnati alla fede coloro che si trovano in tali

29 Cf. 1 Coi. 7, 17. 30 Cf. 1 Cor. 7, 13 e 20. 3 l Cf.


1 Cor. 7 , 14. 32 Cf. 1 Cor. 7, 16; 1 Pt. 3 , 2. 33 Cf. Atti 2,
11; Es. 14, 13.
Alla consorte, 11, 7, 2-3; 8 103

disposizioni di spirito, dato che tra essi la grazia di Dio s'


posta come in una dimora (8).

3 . I pagani tendono a sposare donne cristiane unicamente per


interesse

Ma una cosa ben diversa quella di scendere volonta-


riamente e spontaneamente al livello delle cose proibite. Le
cose che dispiacciono al Signore, certamente offendono il
Signore e sicuramente sono suggerite dal maligno. La prova
ne questa: il nome cristiano torna gradito unicamente
ai desiderosi della mano d'una donna. E si trovano proprio
di quelli che sono ben lontani dal ricusare donne che pro-
fessano quel nome, ma solo per sterminarle, per depre-
darle, per stornarle dalla loro fede. Ora hai chiaro davanti a
te il motivo per non nutrir dubbi che nessun matrimonio di
tal genere potr mai giungere a buon fine: mentre, da una
parte, tali nozze sono concordate dal maligno, esse, dall'al-
tra, sono condannate dal Signore.

Per dar forza alla sua argomentazione, Tertulliano cita I'esempio


della legge civile che vieta alle schiave di sposare schiavi estranei alla
loro casa. V i sono invece donne cristiane che non esitano a contrarre il
loro matrimonio con gli schiavi del demonio. E a tale decisione esse so-
no indotte dalla vanit e dal desiderio di appartenere alla societ dei
ricchi e dei privilegiati. V i sono a loro volta donne pagane che sposano
uomini anche pi poveri, al solo scopo per di essere pi libere nella lo-
ro licenziosit sfrenata. Una donna cristiana, nello sposarsi, dovrebbe
preferire un marito povero, ricco per della fede di Cristo.

(8) Cf. 1 Pt. 3, 1-2. Tertulliano non insiste nel mettere in evi-
denza se, dei due coniugi, abbia maggior influenza, per il bene dei
familiari, la conversione della moglie o del marito.
104 Tertulliano

Dettati questi suggerimenti cautelativi, I'opera si conclude con la


maggiore esaltazione della felicit coniugale, tramandataci da tutta la
patrzstica.

1. Le leggi dei pagani vietano i matrimoni delle schiave con


schiavi d'altra famiglia

Ora noi, a questo punto, dovremo chiederci se tutto


questo awenga a buon diritto, disponendoci in certo qual
modo a inquisitori dei decreti divini. Non forse vero che
presso i pagani, quanti sono padroni e tenacissimi difensori
della disciplina vigente, vietano ai loro schiavi di contrarre
matrimoni con persone estranee alla loro casa? E questo ap-
punto per impedire che s'abbandonino alla dissolutezza, tra-
scurino i loro impegni e rimettano i beni dei padroni in ma-
no ad estranei. Non forse vero, per di pi, che essi hanno
deliberato di ridurre in schiavit quelle donne, le quali, die-
tro denuncia dei loro padroni, avevano continuato a tenere
una comunione di vita con gli schiavi di un'altra casa?

2. Le donne cristiane dovranno unirsi con gli schiavi del de-


monio?

Gli ordinamenti della disciplina terrena dovranno


dunque essere considerati pi severi dei precetti del cielo al
punto che le donne pagane, se si uniscono con gli schiavi
d'una casa estranea, perdono la loro libert, mentre le don-
ne cristiane potranno unirsi a schiavi del demonio, pur con-
servando la loro indennit di cristiane? Naturalmente, esse
non ammetteranno che, attraverso le parole dell'Apostolo,
sia stato loro interdetto quell'abuso 34. Quale motivo allora
dovrei io addurre per spiegarmi una tale loro stoltezza, se
non la debolezza della fede, sempre pronta ad accondiscen-
dere alle mire dei piaceri mondani?

34 Cf. 1 Cor. 7,39.


Alla consorte, 11, 8, 3-4 105

3. Alcune donne cristiane ricercano marito, solo per interesse

Ora un tale abuso si potuto sorprenderlo special-


mente nelle classi dei pi ricchi. Di fatto, quanto pi una
donna ricca e superba del suo titolo di matrona, tanto
pi ella ricerca di rendere la propria casa in grado di soste-
nere maggiori spese in modo da ridurla a un campo, nel
quale regni sovrana la sua ambizione. Per tali donne le
chiese sono delle sedi di rango inferiore. E difficile, del re-
sto, vedere la presenza di un ricco nella casa di Dio e, se ve
n' qualcuno, ben difficile che non sia gi ammogliato! E
allora, che decisione prendere? E che altro resta da fare, se
non chiedere al demonio un marito in grado di procurare
loro una bella lettiga, delle mule e degli acconciatori di ca-
pelli, venuti dal di fuori e di alta statura? Tutto questo
contorno un cristiano, fosse pur ricco, si rifiuterebbe forse
di procurarlo!

4. Molte donne pagane si procurano un marito di rango in-


feriore per non subire alcun limite alla loro licenziosit
sfrenata

Di questo ora io ti prego: procura di proporti davanti


agli occhi certi esempi (negativi) di donne pagane. Molte di
esse, pur essendo di nobile origine ed economicamente for-
tunate, si uniscono qua e l con uomini di bassa e modesta
condizione, cercati e trovati al solo scopo di soddisfare la
loro propria lussuria, o ricercati per dare un pi libero sfo-
go alla loro libidine. Alcune di esse si concedono libera-
mente perfino ai loro schiavi, pur di avere a disposizione
propria uomini dai quali non dover temere nessun impedi-
mento alla loro personale licenziosit. Ma una donna cri-
stiana ricusa di sposare un uomo a lei inferiore per condi-
zione economica, proprio lei, invece, che diverrebbe ben
pi ricca, sposandosi con un uomo pi povero!
106 Tertulliano

5. Una donna cristiana ricca dourebbe preferire un marito cri-


stiano povero, ma ricco di Dio
In realt, se il regno dei cieli una propriet dei pove-
ri35, e non lo dei ricchi, una donna ricca trover una ric-
chezza ben maggiore, sposandosi con un uomo povero: in
questo modo ella s'impadronir di una dote ben pi grande
della sua, partecipando ai beni di lui che ricco della ric-
chezza di Dio. Ella dunque procuri di rendersi, almeno in
terra, ricca con lui, poich in cielo forse lei non potr essere
tale. Posto questo, giusto allora lasciarsi prendere dai
dubbi, mettersi a ricercare e, nel tempo stesso, a deliberare
se un marito sia idoneo in vista della dote, quando invece
Dio stesso che gli ha concesso i suoi beni?

6. Nessuna felicit uguaglia quella d'un matrimonio cristiano


E dove mai potrei io trovare argomenti sufficienti per
dimostrare la felicit di quel matrimonio che la Chiesa stes-
sa concilia, l'offerta (eucaristica) conferma e la benedizione
conclude; gli angeli lo enunciano e il Padre lo ratifica? Di
fatto, neppure qui in terra i figli possono contrarre il matri-
monio secondo le norme stabilite e secondo il diritto vigen-
te senza il consenso paterno.

7. Quale coppia mai quella di due cristiani, uniti da


una sola speranza, da una sola aspirazione, da una sola di-
sciplina, dallo stesso servizio di Dio! Ambedue sono fratel-
li, uguali tutti e due in quel loro servizio! Tra di essi nessu-
na separazione, non nello spirito, non nella carne; al con-
trario, veramente due in una sola carne 36. E dove v' una
sola carne, l vi pure un solo spirito: essi infatti pregano

35 Cf. Lc. 6,20; Mt. 5,3. 36 Cf. Gen. 2,24; Mt. 19,6; 1 Cor.
6, 16.
Alla consorte, 11, 8, 7-9 107

insieme, si prostrano insieme davanti a Dio, osservano in-


sieme le prescrizioni del digiuno; a vicenda si istruiscono, a
vicenda si esortano, a vicenda si riconfortano.

8. Tutti e due si riconoscono in perfetta uguaglianza


nella Chiesa di Dio, in perfetta uguaglianza nel banchetto
di Dio, in perfetta uguaglianza nei disagi, nelle persecuzio-
ni, nelle consolazioni. Nessuno dei due si nasconde all'al-
tro, nessuno evita l'altro, nessuno di peso all'altro. Libera-
mente fanno visita ai malati e si prodigano per aiutare i po-
veri. Compiono le elemosine senza contrasti e frequentano
il Sacrificio (eucaristico) senza ansie. La loro operosit quo-
tidiana non conosce impedimenti; non si fanno il segno del-
la croce furtivamente, manifestano le loro espressioni di
gioia senza simulazioni, e non sono certamente silenziose le
loro benedizioni. Riecheggiano fra loro due i salmi e gli
inni 37, e l'un l'altro fanno a gara per vedere chi meglio ele-
va il proprio canto al Signore. Cristo, nel vedere e nell'udi-
re, gode di quella festa e invia ad essi la sua pace. Dove si
trovano quei due sposi, l si trova egli pure 38, e dove lui,
ivi non entra certamente il maligno.
9. Sono questi i suggerimenti lasciati dall'Apostolo,
pur nella loro brevit, alla nostra conoscenza. Procura di ri-
chiamarli, qualora se ne presenti l'occasione. Attieniti per-
ci ad essi e guardati bene dal seguire gli esempi di certe
donne. Non permesso ai cristiani, nello sposarsi, attenersi
a norme diverse, e qualora fosse permesso, non sarebbe
conveniente.

37 Cf. Col. 3 , 16. 38 Cf. Mt. 18,20.


Tertulliano

L'UNICIT DELLE NOZZE


INTRODUZIONE

Con quest'opera noi ci accostiamo alla maturit di pen-


siero di Tertulliano relativamente alle nozze: l'affermazione,
posta fin dal principio del trattato, esplicita e solenne: <<Noi
riconosciamo un solo matrimonio, cos come riconosciamo un
solo Dio l. L'urgenza di questa dichiarazione suppone due
avversari, chiamati in causa perch seguaci di dottrine oppo-
ste: gli eretici (i marcioniti), perch interdicono le nozze; gli
psichici (i cattolici), perch le raddoppiano2.
Dei primi Tertulliano non sembra preoccuparsi ora n
molto n poco; gli importano gli psichici, da lui ritenuti i pi
pericolosz; ed soprattutto neltimpugnarli che egli trova il
pretesto per impostare tutta la questione, fissata gi chiara-
mente nei primi tre capitali dell'opera. La controversia par-
rebbe dunque limitata, per ora, al puro argomento delle noz-
ze, e invece essa si estender immediatamente a radici ben
pizi profonde, dalle p a l i deriveranno posizioni inconciliabili:
<<Agli psichici - egli dichiara senza ambagi -, dato che non ri-
cevono lo Spirito, non sono gradite le cose dello Spirito, men-
tre tornano gradevoli quelle della carne3.
Con queste precise parole eccoci introdotti in pieno nel
clima montanista, da cui prende avvio tutta la questione,
mantenuta costantemente nel quadro matrimoniale. I due

1 De monogamia, 1 , 2 .
2 Cf. De monogamia, 1 , 1.
3 De monogamia, 1,3.
112 L'unicit delle nozze, Introduzione

elementi infatti (l'azione del Paraclito e I'esigenza della mo-


nogamia) sono ormai abbinati e non potranno, per Tertulli6-
no, apparire separati senza compromettere tutta la causa da
lui difesa, ed proprio questo doppio fronte quello che ha de-
ciso la controversia fra montanisti e cattolici: questi ultimi ac-
cusano i primi di eresia, perch introducono delle novit in
fatto di disciplina, mai prima sostenute e praticate: <<Icattoli-
ci - egli scrive - ci rinfacciano la disciplina della monogamia
come un'eresia, e da nessun'altra causa sono indotti a negare
il Paraclito, quanto lo sono da questa, proprio perch essi lo
ritengono iniziatore d'una disciplina nuova e, in pi, molto
dura per loro 4.
La difesa che Tertulliano obbligato a stendere con la
sua nuova opera cos riassunta dal Frdouille: Tertulliano
sviluppa la sua argomentazione su due piani: gli occorre, da
una parte, legittimare la disciplina montanista, facendo con-
temporaneamente appello alla Scrittura e alle giustificazioni
razionali; dall'altra, egli deve riprendere uno a uno i testi
scritturistici che gli vengono opposti e dei quali, a sua volta,
egli propone una interpretazione diversa 5 . Naturalmente, il
testo della Scrittura da lui immediatamente addotto fin
dall'inizio e ripetutamente poi invocato per comprovare la
propria dottrina, quello di Giovanni.. <<Hoancora molte co-
se da dirvi, ma adesso voi non siete in condizione di portarle.
Quando, per, verr Lui, lo Spirito di verit, Egli vi intro-
durr a tutta intera la verit6.
Accanto a questo testo basilare, eccone altri due comple-
mentari: <<Iltempo, ormai ristretto>>,e: Ogni cosa nel tem-
po suo proprio 7 . E da questi fondamenti scritturistici che de-
riva in Tertulliano la concezione di una storia della salvezza
progressiva. Si parla infatti di una prima fase, nella storia

4 De monogamia, 2, 1.
5 J. CI. Frdouille, La conversion..., p. 291.
6 Gv. 16, 12-13.
7 1 Cor. 7,29; Qo. 3, 17.
L'unicit delle nozze, Introduzione 113

dell'umanit, di pura ispirazione naturale; di una seconda,


dominata dalla Legge; di una terza, con la presenza e gli inse-
gnamenti del Cristo; e, infine, dell'ultima, quella attuale, gui-
data dal diretto intervento dello Spirito Santo.
Di qui la questione, in cui la Scrittura invocata a diri-
mere problemi contrastanti: da una parte Tertulliano deve
ammettere che il Paraclito non ha recato nessuna innovazio-
ne 8; daltaltra, su altri punti, egli costretto ad affermare
l'abrogazione dell'antica disciplina al punto da dichiarare che
non si deve continuamente mettere a confronto l'antico con il
nuovo 9.
Ma, per quanto riguarda la monogamia, l'autore insiste
sulla novit introdotta dallo Spirito Santo. Egli avrebbe potu-
to imporre la verginit o l'astinenza assoluta sull'esempio di
Nostro Signore o di san Paolo. E invece permise il matrimo-
nio, sia pure unico, in soccorso della debolezza umana 10.
Per Tertulliano il Paraclito non unautorit invocata
dagli pneumatici o spirituali (leggi <<montanisti);unico
lo Spirito Santo, riconosciuto anche dagli psichici (cattolici).
Ci detto, passa ad esaminare i noti testi della Scrittura, a co-
minciare dall'Antico Testamento, un esame che comprender
tutta la parte media dell'opera, fin quasi agli ultimi capitoli.
Suo intento dimostrare che, ben lontana dall'essere nuova
ed estranea, la disciplina della monogamia antica e propria
ai cristiani, e che il Paraclito I'ha ristabilita e non stabilita 11.

Una volta dimostrato che il Paraclito non ha apportato


nessuna innovazione, ma che s' premurato unicamente di ri-

8 De monogamia, 3,9.
9 De idololatria, 18, 4. Cf. J. CI. Frdoude, La conversion ...,
pp. 296-297. Circa la Storia della salvezza progressiva, vedi L. Dattri-
no, S.V.Salvezza, in Diz. Scienze Storiche, pp. 716-728.
10 De mon,ogamia, 3, 1; 8, 10. Cf. CI. Rambaux, La composition.. .,
in Revue des Etudes Augustiniennes, 23 (1977), p. 22.
11 Cf. C1. Rambaux, La composition..., in Revue des tudes
Augustiniennes, 23 (1977), p. 23.
114 L'unicit delle nozze, Introduzione

stabilire una disciplina antica, altro non resta se non di dimo-


strare la validit di tale affermazione. Ma questa prova non
pu derivare se non dal fondamento della Scrittura. E allora
si arrampica sui muri per dimostrare l'antichit della mono-
gamia, rifdcendosi in tutto e per tutto alla Scrittura, a comin-
ciare dalla Genesi Tre sono i periodi bibblici da lui presi in
esame:
a) CAntico Testamento, al cui controllo egli dedica ben
quattro capitoli (cc. IV-VII).
b) Il Vangelo, con due capitoli (cc. VIII-IX).
C) Le Lettere di san Paolo, con cinque capitoli (cc. X-
XIV).
a) Tertulliano, persuaso com' di doversi richiamave di-
rettamente ai testi della Scrittura perch su di essi che si
fondano cattolici e montanisti, riprende quei testi con sicura
convinzione. Egli sa per che, per i Libri dell'A?: non gli
possibile desumere nessun precetto. Pertanto, non potendo
riattaccarsi a norme prescritte e precise, egli interpreta fatti e
personaggi per dimostrare la preesistenza della monogamia:
Adamo, al quale Dio stesso assegn una moglie sola. Dal Pri-
mo uomo fino al diluvio fu riconosciuto e praticato il matri-
monio unico, se si fa eccezione di Lamech, sposatosi due
volte 12; ma, appunto per questo - commenta il nostro -, fu
duramente punito. L'argomentazione per forzata, ossewa
giustamente il Gramaglia, poich la vendetta, in Gen. 4, 23,
non riferita alla poligamia, bensi al fatto che Lamech fu au-
tore di un duplice omicidio 13. Fuori di quest'unico esempio,
da Adamo a No non vengono richiamati altri nomi.
Ma eccoci di fronte a una nuova forzatura: per Tertullia-
no la constatazione che Dio assegn ad Adamo un'unica spo-
sa non resta nei limiti d'un puro fatto; esso diviene legge, a

Cf. Gen. 4, 18-19.


12
Cf. P.A. Gramaglia, Tertulliano: Il matrimonio nel cristianesi-
13
mo preniceno, Roma 1988, p. 480, nota 74.
L'unicit delle nozze, Intvoduzione 115

cui l'umanit fu obbligata ad attenersi: Quel fatto - egli


scrive - costituisce una legge, non un consiglio, poich, se fin
dall'inizio fu stabilito cosz) potremo constatare che noi siamo
riportati da Cristo appunto agli inizi 14.
E cosz) per Tertulliano, il Salvatore il ripristinatore
dello stato iniziale dell'umanit: anzitutto, della verginit,
come I'Adamo del paradiso, prima della sua caduta, e poi del-
la monogamia, dopo la cacciata dal paradiso. Questo infatti
risulterebbe dalla Lettera agli Efesini, visto che anche l'Apo-
stolo si richiama al grande mistero, quale si riscontra in Cri-
sto e nella Chiesa 15. <<Essi corrispondono, come simbolo, al-
la monogamia carnale sotto forma spirituale>>16.
Con il capitolo VI siamo di fronte a una delle pagine pizi
discusse di tutta I'opera di Tertulliano:i cattolici gli obiettano
giustamente che Abramo pratic la bigamia, avendo in mo-
glie Agar e Sara. Come Gspondere? Egli sa di non poter sot-
trarsi alla questione, e perci non si nasconde la difficolt.
Ma la sua risposta tutt'altro che convincente: il ricorso alla
diversit dei tempi rispetto ai rapporti di Abramo con Dio
(incirconcisione prima, circoncisione dopo) non risolve affat-
to la questione 17.
Esaurito il richiamo ai personaggi dellltl?: riconduce la
trattazione alle prove e circoscrive l'argomento fino a distin-
guere i pesi dellantica Legge (onera), da cui Cristo ci ha or-
mai afiancati, da quelle disposizioni morali dellordine anti-
co, che riguardano propriamente la giustizia: queste ultime,
non solo rimangono nella loro interezza, ma permangono
ampliate. <<Ledisposizioni concernenti la verginit, il matri-
monio, le seconde nozze, si attengono alla legge della santit,
della castit, della pudicizia, che consema tutta la sua validit

14 De monogamia, 5, 1.
17 Ef. 5,32.
16 De monogamia,5,7.
17 Per la discussione di questa questione, vedi Introduzione ge-
nerale, 5: L'esegesi biblica.
116 L'unicit delle nozze, Introduzione

ed efficacia, anzi a quella disciplina destinata nell'et escato-


logica del Paraclito a conoscere un'evoluzione e un perfezio-
namento in senso rigorosol8. In particolare Tertulliano insi-
ste sul superamento della legge del levirato, vale a dire, sul
dovere di sposare la vedova del proprio fratello, morto senza
figli. Queltuso si trova gi documentato neltepoca patriarca-
le 19: il levirato, come legge, appare nel Deuteronomio, dove
si parla del modo con cui si deve trattare il cognato che si sot-
trae al dovere del levirato 20. Tale costume era ancora in uso
al tempo di Gesz21.
L'episodio dei Vangeli, ora richiamato, aveva per protago-
nisti i Sadducei, intenzionati a porre una dzficolt al Signore
in rapporto alla risuwezione dei morti Tertulliano devia la
questione su ben altra strada e arriva a formulare delle dedu-
zioni del tutto arbitrarie, come le seguenti: dopo la morte del
proprio marito una donna non dovr visposarsi, poich, rispo-
sandosi, dovrebbe farlo con un fratello, e noi, in Cristo, siamo
tutti fratelli22. Ma c' di piu. La legge vietava a i sacerdoti di
sposarsi una seconda volta; ma i cristiani, perch battezzati, so-
no tutti sacerdoti, e perci sono tutti tenuti alla monogamia2).

b) Siamo cosi al secondo punto, alle prove offerte dal


Vangelo. Dopo l'esposizione dei personaggi dell'AX ecco le
testimonianze offerte dai personaggi vissuti durante la vita di
Gesz, vale a dire, le prove presentate ai cattolici da Tertullia-
no, come una vittoria trionfale, appunto perch documentata
nella stessa vostra legge 24, quindi con un collaudo irrefuta-
bile, a cui essi nulla potranno obiettare. Ed ecco il sacerdote

18R. Uglione, Tertulliano:Le uniche nozze, Torino 1993, p. 211.


19Cf. Gen. 38, 8ss.
20 Cf. Deut. 26,5-10.
21 Cf. Mt. 22,23-27; Mc. 12, 18-23;Lc. 20,27-32.
22 Cf. De monogamia, 7,5-6.
23 Cf. De monogamia, 7,743. Secondo Girolamo (De uir. ill.,53,
l),Tertulliano era prete.
24 Cf. De monogamia, 8, 1.
L'unicit delle nozze, Introduzione 117

Zaccaria e il vecchio Simeone, monogami; ecco Giovanni, il


precursore e battezzatore di Ges, vergine. Ma nelkz vita stes-
sa di Ges, nella scelta degli apostoli, nei suoi insegnamenti,
altro non appare che una collezione di esempz; dai quali, a co-
minciare da Pietro, altro non emerge, se non la pratica della
monogamia o quella della verginit.
Il capitolo IX segna il passaggio dagli esempi agli inse-
gnamenti e alle sentenze contenute nel Vangelo o ricavabili
dal Vangelo, capitolo che il Mattei non esita a definire di
struttura complessa 25. Un primo accenno vichiama la que-
stione del ripudio: in origine non c'era; in seguito, se fu intro-
dotto, fu solo per durezza di cuore. Dio solo, semmai, con
tintemento della morte, divide, non separa, i due coniugi;
quindi solo Iadulterio pu disgiungere marito e moglie. Se-
gue quindi la definizione del matrimonio: <<Essoconsiste nel
fatto che Dio congiunge due individui in una sola carne, op-
pure, quando li trova gi uniti nella stessa carne, ne conferma
definitivamente l'unione,, 26. Una volta sancita questa unio-
ne, essa resta consolidata per sempre: non pu sospenderla il
ripudio, non pu rescinderla neppure la morte d'uno dei co-
niugi*'. Si giunge cost; come si vede, alla condanna assoluta
d'ogni ripetizione di nozze.

C) Il passaggio al terzo punto segnalato dallo stesso,


Tertulliano: Vedo che ormai siamo fortemente indotti ad
esaminare il pensiero dell'Apostolo 28. La breve trattazione
si apre con un capitolo (il X) che ha tutta unaria piz senti-
mentale che dominale; non per questo, per, almeno nella
mente dell'autore, meno impegnata, basata com' su questo
presupposto: se il divorzio non permesso, perch ancora
vivo il coniuge, lo stesso principio, sotto altro rigua~do,vale

25 P. Mattei, Tertullien:Le mariage unique (SCh 343), p. 298.


26 De monogamia, 9,4.
27 Cf. De monogamia, 9,5.
28 De monogamia, 10, 1.
118 L'unicit delle nozze, Introduzione

anche nel caso della morte. La morte infatti, per i cristiani,


non annulla il legame coniugale, lo conferma. La vedova non
pu non sentirsi ancora unita col marito defunto, se non fisi-
camente, almeno spiritualmente: li unisce ancora la persisten-
za del ricordo, la preghiera e la speranza che, gi nella prima
risurrezione, la loro unione sar ricomposta.
Con i capitoli seguenti ci troviamo di fronte ad asserzio-
ni sorprendenti: Tertulliano intende giust2;fcare il permesso
dell'Apostolo: una vedova pu permettersi il rimaritaggio,
purch lo faccia nel Signore 29. Ella perci, nel caso, dovr ri-
volgersi al vescovo, ai presbiteri, ai ministri della Chiesa (che
pur sono vincolati dalla monogamia), e con il loro indulgente
consenso ella potr aspirare alle seconde nozze. Tutto questo
per, secondo Tertulliano, non coincide con il vero pensiero
delI'Apostolo. Se Paolo rivolse quelle parole ai mistiani di
Corinto, fu solo perch riconosceva in essi una mentalit an-
cora immatura e assai debole. Il tempo li avrebbe condotti al-
la vera e unica pratica monogamica.
Dopo questa premessa, Tertulliano ammette certa diffi-
colt nell'interpretazione esatta del testo, passibile di diverso
intendimento secondo la traduzione latina del testo originale
greco. D'@tra parte si tratta d'un consiglio, e non di un pre-
cetto30. E necessario tener conto dell'htenzione di chi scrive
assai pi di quanto comporti l'espressione letterale, del resto,
erroneamente interpretata dai cattolici (gli psichici). <<Con
quale senso I'Apostolo abbia scritto quelle parole - dichiara
Tertulliano - apparir chiaramente, se prima risulter che
egli le ha scritte nel senso inteso e praticato dagli psichici.
Tutto invece risulter assai bene, purch ognuno si ricordi de-
gli insegnamenti ben diversi da quelli esposti nel passo sud-
detto, sia quanto a dottrina, sia quanto a volere, e sia pure ri-
spetto alla disciplina propria dello stesso Paolo31.

29 Cf. 1 Cor. 7,39.


30 Cf. De nzonogamia, 11,5- 11.
31 De monogamia, 11,4.
L'unicit delle nozze, Introduzione 119

Ed ecco la conclusione: il vero segreto di chi intende


parlare e scrivere di questJargomento (ed proprio il caso
SUO) quello di dimostrare che I'Apostolo non in contraddi-
zione con se stesso 32. E Tertulliano infatti si propone, nei ca-
pitoli seguenti, di richiamare altri testi delle Lettere paoline
in grado di chiarire in tutto e per tutto il vero pensiero
dell'Apostolo in fatto di monogamia.
Si comincia senzJaltro con un'obiezione: i cattolici (insi-
ste a dire Tertulliano) si richiamano a quello che Paolo pre-
scrive ai ministri del culto: Occorre che il vescovo sia irre-
prensibile, marito d'una sola donna 3 3 . Da queste parole,
pertanto, si rileva che solo i vescovi sono tenuti alla monoga-
mia, o, alpi&, quanti fanno parte del clero. La risposta im-
mediata: quello che prescritto ad alcuni, si deve intenderlo
come prescritto a tutti cosi come quello che imposto a tutti,
non comporta esenzione per alcuni. Del resto, di dove pro-
vengono i vescovi, e il clero? Non provengono forse da tutto
il popolo? 34. Se per I'obbligo della monogamia si fa parola
anzitutto per il clero, questo si deve al fatto che tutti devono
tener presente quanto comporta interamente il dovere della
disciplina obbligatoria per tutti. Ma proprio qui che insorge
una rivalsa: quando si tratta di privilegi, tutti si associano al
clero, come se tutti fossero o vescovi o presbiteri o diaconi;
quando invece si tratta di stretti doveri, allora entrano in
questione solamente gli appartenenti al clero! Si tenga per-
tanto presente - insiste a dire Tertulliano - che Paolo, nel
passo citato, non parlava soltanto di bigamia; egli esigeva che
il vescovo fosse pure sobrzo, prudente, ornato, pudico, ecc.,
vale a dire, ricco di tutte le virt della morale comune, la
quale dovrebbe valere per tutti, laici e clero 35. Ne segue dun-
que che, come tutte le virt della morale non riguardano sol-

32 Cf. De monogamia, 1 1, 13.


3j 1 Tim. 3,2; cf. anche 1 Tim. 3,12; Tit. 1,6.
34 De monogamia, 12, 1.
35 Cf. 1 Tim. 3,2-7.
120 L'unicit delle nozze, Introduzione

tanto i vescovi, ma tutti i cristiani, altrettanto si dovrebbe di-


re della monogamia.
Che dire dunque di questa deduzione, cosi propria e per-
sonale della logica di Tertulliano? Il Frdouille ha commen-
tato accuratamente tutto questo capitolo, ed arrivato alla se-
guente conclusione: Questo esempio illustra assai bene la
maggior padronanza e fermezza, di cui Tertulliano abbia dato
prova in questo suo trattato36.
Ed ecco apparire, subito appresso, il richiamo, sempre da
parte degli avversari, di due passi delle Lettere di san Paolo,
mai apparsi, prima d'ora, nelle opere precedenti. Il primo in-
dirizzato alle giovani vedove37. Ad esse l'Apostolo consiglia di
risposarsi. Come interpreta Tertulliano un tale consiglio? Il
precetto, egli scrive, non ha valore generale, e il suo contesto
dimostra il suo carattere di pura eccezione38. Anche nel secon-
do richiamo 39 l'Apostolo concede il permesso delle seconde
nozze alle vedove che lo desiderino. La risposta, riguardo alla
precedente, pizi estesa e ragionata: risposarsi era certo per-
messo nel tempo della Legge antica, in cui prevalevano i valo-
ri della carne. Ma noi ormai apparteniamo allo spirito: la Leg-
ge caduta, ora debbono prevalere i valori dello spirito40.
Si conclude cosi la seconda parte dell'opera, in cui Ter-
tulliano s'era proposto di controbattere le obiezioni degli av-
versari (gli psichici), dedotte dai testi dell'Antico e Nuovo Te-
stamento.
Giunto a questo punto Tertulliano avrebbe dovuto sentir-
si soddisfatto, e invece egli riprende la questione, allargandola.
Se vero che l'Apostolo (come sostengono gli avversari) ha
permesso le seconde nozze, vediamone pizi esattamente la ra-
gione: questa non pu essere stata dettata, se non dalle circo-

36 J. CI. Frdouille, La conversion. .., p. 140.


37 Cf. l Tim. 5, 14.
38 Cf. J. C1. Frdouille, La conuersion.. ., p. 140.
39 Cf. Rom. 7,3.
40 Cf. De monogamia, 13,2-3.
L'unicit delle nozze, Introduzione 121

r
1
;
stanze e per momentanea condiscendenza, non come norma41.
Con i nuovi tempi e con la presenza del Paraclito, il fine e i
mezzi sono del tutto nuovi Infatti, in alcuni casi, l'Apostolo
stesso ha derogato alle norme da lui stabilite, come quando fe-
1 ce circoncidere Timoteo42. Quanto alle seconde nozze, si tratta-
va di cristiani appena arrivati alla fede, immaturi e bisognosi di
comprensione, in attesa di precetti solidi. Da parte sua Cristo
aveva abolito quanto Mos aveva permesso per la durezza del
cuore, e cosi aveva ricondotto le cose com'erano all'inizio. Per-
ch, allora, il Paraclito non avrebbe dovuto introdurre l'ultima
perfezione, superando le debolezze della carne? Pertanto, <<se
giusto che il matrimonio non venga sciolto, sar pure onesto
che esso non venga duplicdto43.
Eppure, ripete il Nostro, si continua ancora, contro le
disposizioni di Paolo, a far valere i diritti della debolezza del-
la carne e a pretendere le seconde nozze. Ma si tratta di sem-
plici pretesti, perch la possibilit di superare I'infermit del-
la carne stata concessa. Fu detto infitti: <<Lacarne debole,
ma lo Spirito pronto 44. E in realt lo Spirito deve vincere
le carne in modo che ci che debole ceda di fronte a chi
pi2 forte>>45: si tratta, dopo tutto, di una scelta lasciata alla li-
bert di ognuno, proprio perch ognuno sia cosciente delle
proprie responsabilit.
Ed ecco la ripresa con nuovi argomenti. Quanto stato
detto finora dovrebbe dimostrare che i montanisti non adot-
tano la durezza del cuore, nel pretendere l'unicit del matri-
monio, e nemmeno cadono in una eresia. Si ritorna, sempli-
cemente, come si vede, all'impostazione iniziale. Una cosa
vietare il matrimonio, unaltra stabilire un termine allo spo-
sarsi, protesta Tertulliano 46. Detto questo, ecco una contro-

41 Pro condicione temporum. Per veniam (De monogamia, 14, 1-2).


42 Cf. Atti 16,3.
0 De monogamia, 14,4.
4 W t . 26,41.
45 De monogamia, 14,6.
46 De monogamia, 15,2.
122 L'unicit delle nozze, Introduzione

accusa. La durezza di cuore semmai una colpa degli psichici,


i quali non ammettono il perdono per coloro i quali, durante
l'infierire della persecuzione, hanno ceduto, rinnegando la fe-
de. Questo testo documenta in modo inequivocabile che an-
che le comunit cattoliche africane espellevano definitiva-
mente quanti rinnegavano la fede sotto tortura, e non conce-
devano pi in tal caso la riammissione ecclesiastica neppure
dopo congrua penitenza pubblica 47. <<Meritauna discolpa
maggiore - conclude Tertulliano - chi viene meno nel forte
del combattimento che non colui che viene meno nell'inti-
mit di una camera! 48.

A questo punto praticamente conclusa la battaglia!


Una volta affrontati gli argomenti mutuati dalla Scrittura e
destinati dagli avversari ad appoggiare le seconde nozze, non
resta che smantellare i pretesti addotti per lo stesso fine
nell'ordine pi propriamente umano. Tertulliano li propone,
dimostrandone l'inconsistenza: pu esservi, si va dicendo, il
desiderio d'associarsi a una moglie ricca; pu esservi il biso-
gno di rompere il disagio della solitudine; pu esservi l'aspi-
razione ad assicurarsi la discendenza dei fig1i:Ma nessuno di
questi pretesti si dimostra valido. Essi possono essere supera-
ti, senza bisogno di ricorrere a seconde nozze!
L'ultimo capitolo (il XVIII) ha il senso d'una perorazio-
ne, ed rivolto a quanti, tra i cristiani, adducono la debolezza
della carne come motivo per passare a seconde nozze. Se non
vale, scrive Tertulliano, l'esempio di Isacco, se non persuade
quello di Giovanni, precursore di Cristo, e di tanti altri, valga
almeno l'esempio di tanti pagani, come pelle delle Vestali e
dei pontefici massimi dei templi pagani, che permangono mo-
nogami. Saranno essi un giorno a giudicare e a condannare la
debolezza e la presunzione di tanti cristiani!

47 Cf. P.A. Gramaglia, Tertulliano: Il matrimonio nel cristianesi-


mo preniceno, Roma 1988, p. 510, nota 270.
48 De monogamia, 15,3.
L'unicit delle nozze I, 1

In questo primo capitolo Tertulliano si premura di sottolineare la


distinzione che, in fatto di matrimonio, separa eretici, cattolici e segua-
ci delle dottrine montaniste: i primi rinnegano ogni consenso a contrar-
re nozze; i cattolici, al contrario, sono troppo permissivi. Nel giusto
mezzo stanno invece gli spirituali, perch essi soli raccolgono le ispi-
razioni dello Spirito. I cattolici sono degni di particolare condanna, per-
ch sono vittime volontarie della concupiscenza della carne, e del tutto
avversi alla regola dello Spirito.

1. Eretici e cattolici, che pur sostengono idee opposte, sono


ugualmente da respingere

Gli eretici interdicono le nozze; gli psichici, al contra-


rio, le raddoppiano. I primi non si sposano nemmeno una
volta; gli altri non una volta sola. Ma allora, che ci stai a fa-
re, o legge del Creatore? Sorpresa come ti trovi, da una
parte, tra eunuchi che ti ripudiano, dall'altra, tra cocchie-
ri (1) che si dicono tuoi, come conseguenza tu non hai che
da lagnarti tanto dell'ossequio che ricevi, come in una fami-
glia, quanto del fastidio che ti proviene dal di fuori. Ne se-
gue allora che ti danneggiano coloro che di te abusano,
quanto quelli che non ne ricavano nessun utile. Non de-
gna di lode una tale continenza, in quanto fa parte di chi
segue dottrine eretiche, e neppure si deve ammettere la li-
cenza degli altri, perch fa parte della dottrina degli psichi-
ci; la prima blasfema, l'altra incline alla lussuria; quella
distrugge il Dio delle nozze, questa lo sconvolge.

(l) I1 termine auriga (cocchiere, carrettiere), qui usato per spre-


gio da Tertulliano, indica, per s, non solo chi conduce un carro ma
anche chi vi fa salire chi gli pare e piace. L'allusione ai cattolici, so-
stenitori deiia ripetizione delle nozze (cf. P. Mattei, Tertullien: Le
rnariage unique, p. 2 15).
124 Tertulliano

2. I veri credenti (gli spirituali) praticano l'unicit delle nozze

Fra di noi invece, che la cognizione dei carismi spiritua-


li fa s che siamo detti appunto spirituali, la continenza re-
ligiosa accompagnata da una liceit molto riguardosa, e
l'una e l'altra si svolgono sotto lo sguardo del Creatore: la
continenza infatti onora la legge delle nozze, la liceit la tem-
pera; quella comandata, questa viene moderata; quella di-
pende dal proprio volere, questa viene regolata dalla misura.
Noi riconosciamo un matrimonio unico, cos come ricono-
sciamo un solo Dio. La legge delle nozze comporta un onore
ben maggiore, qualora s'accompagni pure con il pudore.

3 . (I cattolict;)si oppongono alle cose dello Spirito

Agli psichici invece, dato che non ricevono lo Spirito,


non sono gradite le cose dello Spirito l. E cos, mentre ad essi
non sono gradite le cose dello Spirito, torneranno gradevoli
quelle della carne, appunto perch queste sono contrarie allo
Spirito. La carne - dice l'Apostolo - ha desideri contro lo
Spirito; lo Spirito, a sua volta, contro la carne 2. Che cosa
pu dunque desiderare la carne, se non quello che appartie-
ne particolarmente alla carne? Ed proprio questo il motivo
per cui, fin dai primi tempi dell'umanit, la carne fu creata
estranea allo Spirito: Il mio Spirito - Iddio disse - non ri-
marr per sempre in questi uomini, perch essi sono carne3.

Secondo Tertulliano, quanto nel suo secolo r'andava dicendo e


attuando, non comportava, per s, nessuna innovazione, perch Cristo
aveva gi predetto l'intervento dello Spirito Santo nella vita della Chie-

1 Cf. 1 Cor. 2, 14. 2 Ga1.5, 17. 3 Gen. 6 , ) .


L'unicit delle nozze, 2, 1-2 125

sa. Il Paraclito, qutrindi, introduce nella Chiesa quello che il Signore


aveva lasciato intravedere. Si pu perci qui rilevare come Tertulliano
non poteva non rifarsi alla dottrina, ormai da lui definitivamente ab-
bracciata, del montanismo, quello della seconda fase, caratterizzata ap-
punto dall'acuirsi del rigorismo morale, predisposto &/la presenza del
Paraclito.

1.11 Paraclito, imponendo la monogamia, autore d'una


nuova e vera disciplina, anche se contraria alla tradizione
cattolica

I cattolici ci rinfacciano la disciplina della monogamia


come un'eresia, e da nessun'altra causa sono indotti a negare
il Paraclito, quanto da questa, proprio perch essi lo ritengo-
no iniziatore d'una disciplina nuova e, in pi, molto dura per
loro. Ne segue pertanto che noi dovremo dimostrare anzitut-
to, in una trattazione generale, se possa darsi che il Paraclito
abbia insegnato certa quale dottrina definita nuova di fronte
alla tradizione cattolica, oppure troppo pesante in confronto
d'onere ben pi leggero, posto dal Signore4.

2. Tutto questo I'aveva predetto il Signore stesso

Ma sull'uno e sull'altro di questi medesimi principi


s'era pronunciato il Signore stesso, quando ebbe a dire:
Ho ancora molte cose da dirvi, ma per ora voi non potete
portarle. Quando verr lo Spirito Santo, Egli vi guider ad
ogni verit 5 . Egli ha lasciato sufficientemente intravedere
che lo Spirito Santo avrebbe insegnato cose che potevano
essere considerate nuove, in quanto mai insegnate prima e,
in pi, alquanto impegnative, appunto perch non ancora
imposte.

Cf. l Cor. 2, 14. 5 Gv.16, 12-13.


126 Tertulliano

3 . Le novit disciplinari sono buone, se risultano conformi al-


la fede professata

Dunque, tu potresti obiettarmi, con un tal modo di ra-


gionare, tu potrai riferire al Paraclito, come origine, qua-
lunque disposizione nuova, anche se gravosa, perfino nel
caso che essa sia provocata dallo spirito awersario! Non
pu essere, io ti rispondo. Infatti lo spirito awersario si tra-.
disce dalla diversit della sua predicazione, poich, in pri-
mo luogo, egli adultera la regola della fede e solo cos egli
cerca di adulterare in seguito l'ordine della disciplina, visto
che, in realt, si ha dapprima la corruzione di quello che
precede di grado, vale a dire, della fede, appunto perch
questa superiore alla disciplina. Occorre quindi che uno
sia anzitutto un eretico per quello che riguarda direttamen-
te Dio, e solo dopo, per quello che riguarda l'istituzione.

4. La nuova disciplina sembra gravosa, perch rivelata soltan-


to ora

I1 Paraclito pertanto, dovendo impartire molteplici in-


segnamenti, quelli che alla sua opera aveva affidato il Signo-
re, secondo quanto egli stesso aveva predetto, dimostrer
appunto che Cristo proprio Colui nel quale noi crediamo
in conformit a tutto l'ordine istituito da Dio creatore, e lo
glorificher e ne tramander la memoria. E cos egli, una
volta conosciuto attraverso il riconoscimento di quest'ordi-
ne essenziale, ci riveler i molteplici cardini delle varie disci-
pline: poi, a dimostrare la loro credibilit, subentrer l'inte-
grit della sua predicazione, anche se quelle discipline sono
nuove, perch rivelate soltanto ora, e, anche se esse sono
gravose, proprio perch ai nostri giorni non sono ancora del
tutto sopportate. Di fatto, esse non sono enunciate da un
Cristo diverso da Colui che aveva dichiarato d'avere ancora
molte altre cose da dire, le quali per sarebbero state inse-
gnate dal Paraclito, tali, comunque, da essere non meno gra-
L'unicit delle nozze, 2, 4; 3, 1 127

vose per i presenti di quanto lo sarebbero state per quelli di


quel tempo, ancora incapaci di tollerarle.

Tertulliano si propone ora di dimostrare che il Paraclito non ha


indotto nulla di nuovo: anche se avesse ordinato la verginit come pre-
cetto, perflno questo non avrebbe comportato alcuna novit nelle disci-
pline cristiane. L'Apostolo, in realt, dichiara infatti che bene non
avere moglie, non per nel senso che sia male avere moglie, ma perch
la continenza un bene superiore alle nozze. Egli concede dunque le
nozze, ma quello che permesso non costituisce un comando, ma solo
un consenso allo scopo di evitare il peggio. E cos si dimostra che, dopo
tutto, le nozze non sono un vero bene, ma soltanto un male tollerato,
una condiscendenza alla debolezza della carne, e, appunto perch tale,
antica quanto I'uomo.

1. Qualora lo Spirito Santo ordinasse una continenza perfet-


ta, non ordinerebbe nulla di veramente nuovo

I1 problema cos concepito: ...se la monogamia sia


veramente gravosa, lo risolva l'impudente infermit della
carne, ancora cos viva; e se poi essa costituisca realmente
una novit, consideriamolo noi qui nel suo insieme. Io arri-
vo a dichiarare questo: quando pure il Paraclito, presente-
mente, ordinasse la verginit oppure una continenza inte-
grale e salda, al punto da non concedere alla carne di sfoga-
re i1 suo fermento nemmeno nell'ambito di un solo matri-
monio, anche in tal caso non parrebbe che egli introduces-
se qualcosa di nuovo. In effetti stato il Signore stesso ad
aprire il regno dei cieli agli eunuchi 6 , ed guardando a lui
che anche l'Apostolo si reso immune da nozze, preferen-
do la continenza7.

Cf. Mt. 19, 12. 7 Cf. 1 Cor. 7 , 7


2.CApostolo, pur non facendone un motivo di comando,
preferisce la continenza perfetta
Tu allora cos mi obietti: Va bene, purch per resti
salvo il diritto di sposarsi. Ma questo certo, e vedremo
fino a che punto rester salvo. Tuttavia resta vero che quel
diritto viene limitato dal fatto che ad esso preferita la con-
tinenza. L'Apostolo infatti dichiara: E bene per l'uomo
non toccare donna 8. Dunque male toccarla. In effetti,
contrario al bene, non v' se non il male. Pertanto non re-
sta se non questo, che coloro, i quali hanno moglie, si com-
portino come se non l'avessero (2). Tanto pi, cluindi, co-
loro che non l'hanno, dovrebbero procurare di non averla.

3. Ci che permesso, non voluto, ma semplicemente


consentito

L'Apostolo esprime pure i motivi per i quali egli inten-


de dare quei consigli: coloro che non sono sposati, pensano
come piacere a Dio; quelli sposati, invece, si preoccupano
di come ognuno possa piacere nel proprio matrimonio 9.
Potrei perfino rilevare, dicendo che quanto permesso non
proprio del tutto un bene. Infatti, quello che realmente
un bene, non viene concesso, perch esso spontaneamen-
te consentito. I1 permesso comporta, talvolta, una causa e,
per di pi, necessaria. Dopo tutto, e proprio in questo no-
stro presente argomento, la volont dell'Apostolo, semmai,
non propriamente quella di permettere di sposarsi: ben
altro quello che egli vorrebbe: Io voglio - egli scrive -
che tutti voi siate cos come sono io 10. Nel dichiarare
quello che 6 meglio, non conferma egli forse certamente di

(2) 1 Cor. 7,29. Interpretazione troppo spinta: si direbbe che il


consiglio diventa obbligo! Ma nota l'ansia escatologica di Tertul-
liano.
L'unicit delle nozze, 3, 3-5 129

volere quello che, prima, aveva affermato essere migliore?


E allora, se consente una cosa diversa da quanto egli vor-
rebbe, poich la permette non per sua volont diretta, ma
solo perch indotto dalla necessit, dimostra che non del
tutto buono quanto egli concede solo per forza.

4. CAposiolo paria dz un bene essenriule

Infine, allorch egli dichiara: <<meglio sposarsi piut-


tosto che bruciare* ll, quale bene si potrebbe intendere che
risulti essere migliore d'un castigo? Visto, appunto, che esso
non pu risultare migliore, se non in confronto con ci che
pessimo? E bene dunque quello che per se stesso merita
un tal nome, senza confronti, e non dico con il male, ma
neppure con un bene d'altra natura, al punto che, se anche
paragonato con un altro bene, non ne risulti sottovalutato,
ma ne rimanga tuttavia con tutto il suo valore di bene.

5.11 consiglio dell'Apostolo nasce da condizioni umane di ne-


cessit, non da ragioni superiori

E del resto, se un bene viene per forza definito tale so-


lo perch messo a confronto con un male, non risulter cer-
tamente un bene, quanto piuttosto un genere di male infe-
riore, appunto perch, considerato alla luce di un male
maggiore, necessariamente apparir nella categoria dei be-
ni. Metti perci da parte questa condizione al punto da po-
ter affermare: E meglio sposarsi che bruciare 12. E pro,-
prio aliora che io ti chieder se tu oserai rispondermi: E
meglio sposarsi, senza aggiungere per il motivo per cui
meglio sposarsi. Ne seguir cos che lo sposarsi non sar
meglio per niente, e quindi, dato che non sar meglio, nep-
pure sar un bene, una volta sottratta queila condizione, la
quale, mentre da una parte rende una cosa migliore di

11 1 Cor. 7, 9. 12 Ibid.
un'altra, dall'altra parte costringe appunto a ritenerla sen-
z'altro un bene. Indubbiamente, meglio perdere un occhio
solo che perderli tutti e due. Se tuttavia ti astieni dal metterli
a confronto l'uno con l'altro, non risulter che meglio avere
un occhio solo, proprio perch questo non certo un bene.
Che cosa concludere allora, visto che l'Apostolo concede
ogni condiscendenza sotto la propria responsabilit, vale a
dire, tenendo presente la mentalit degh uomini, e rifacendo-
si a quella necessit di cui abbiamo gi fatto parola, visto che
era meglio sposarsi piuttosto che bruciare?

6 . San Paolo distingue ci che egli suggerisce da quello che


voluto dallo Spirito Santo

Infine, allorch l'Apostolo passa ad altro argomento,


cos si esprime: A quanti sono sposati, dichiaro, non io,
ma il Signore 13. E chiaro quindi che quanto egli aveva as-
serito in precedenza non era di autorit del Signore, ma di
suggerimento d'uomo. Quando invece egli intende persua-
dere gli animi a praticare la virt della continenza, cos si
esprime: Io voglio che voi tutti siate cos. Io cos penso; e
ritengo d'avere lo Spirito di Dio 14. E disse cos, perch, se
aveva fatto qualche concessione, indotto dalla necessit, in-
tese revocarla dietro l'autorit dello Spirito Santo.

7 .Altri luoghi della Scrittura con le stesse ammonizioni


Ma anche Giovanni, quando ammon che si doveva
camminare dietro le orme del Signore, ammon, senza dubbi
anche lui, di camminare secondo la santit della carne 15. E
poi con maggiore chiarezza aggiunse: Ognuno che ha que-
sta speranza in lui, diventa puro cos come egli puro 16. E
in effetti, abbiamo cos anche altrove: Siate santi, cos co-

13 l Cor. 7, 10. 14 l Cor. 7, 7; 7, 40. l5 Cf. Gv. 2, 6.


16 1 Gv. 3,3.
L'unicit delle nozze, 3, 7-9 131

me anch'egli santo 17, santo, s'intende, nella carne. Di fat-


to, non avrebbe detto dello Spirito Santo, perch lo Spirito
santo per sua essenza, e non attende certo un richiamo alla
santit, la quale costituisce la sua propria natura.

8. Secondo i suggerimenti dello Spirito Santo i tempi ormai


maturi dissuadono dal contrarre le nozze

in vista della carne che s'insegna la santit, la quale


fu santa anche in Cristo. In conclusione: se tutti questi ri-
chiami mettono da parte il permesso deiie nozze, una volta
ben esaminata la condizione della liceit delle nozze e dopo
essere stata imposta la preferenza per la continenza, perch
mai lo Spirito stesso non avrebbe potuto, sopravvenendo
dopo gli apostoli allo scopo di condurre la disciplina alla
sua integrale realt attraverso la gradazione dei tempi (in
conformit a quando dice 1'Ecclesiaste: Vi tempo per
ogni cosa 18), perch mai, ripeto, lo Spirito non avrebbe
potuto imporre un'altra costrizione alla carne, distogliendo
dalle nozze non pi con esortazioni indirette, ma aperta-
mente, tanto pi che il tempo si ristretto 19, essendo tra-
scorsi da allora circa 160 anni? (3).

9. Lo Spirito Santo vuole solamente quello che egli aveva gi


preannunziato

Non forse vero che, tra te stesso, ti porresti forse a


considerare se questa disciplina non fosse per awentura gi

'7 Cf. 1 Pt. 1, 16; Lev. 11, 44; 19, 2; 20, 7. 18 Qo. 3, 17.
l9 Cf. l Cor. 7,29.
(3) questa un'indicazione preziosa, anche se un po' sommaria.
Se la prima epistola ai Corinti fu scritta intorno al 57, il trattato De
monogamia va collocato intorno al 217. Abbiamo qui una manifesta
allusione alla totale adesione di Tertdiano al montanismo. 11numero
160 non va preso in senso aritmetico, preciso.
132 Tertulliano

antica, dato che essa era gi stata in passato dimostrata an-


zitutto nella carne e nella volont del Signore, e poi, sia nei
suggerimenti sia negli esempi degli apostoli? Da molto tem-
po noi eravamo destinati a una tale santit. I1 Paraclito non
apporta ora nulla di nuovo. Egli non fa che definire quanto
aveva gi predetto, e non pretende, se non quello che egli
aveva atteso.

10. L'unicit delle nozze gi una condiscendenza alla debo-


lezza della carne
Pertanto, ripensando ora a quanto stato detto fin
qui, ti persuaderai facilmente come convenisse appunto al
Paraclito assai pi predicare l'unicit delle nozze, a lui che
avrebbe potuto perfino non permetterle. E preferibile cre-
dere perci che egli abbia temperato quello che sarebbe
stato opportuno perfino togliere. Questo, ovviamente, se tu
cercherai di comprendere quello che volle Cristo. Anche su
questo riguardo dovrai ammettere che il Paraclito si com-
porta come awocato, in quanto egli libera la tua debolezza
dal praticare una continenza totale.

Con il capitolo IV inizia la seconda parte deltopera: essa occu-


per il lettore fino ai capitolo XIII. Cost una volta conzpiuta la missio-
ne del Paraclito, dimostrata nei passi pi significativi della Scvittura,
verremo - dice Tertulliano - alle prove di fatto.

1. Viene ribattuta l'obiezione che la monogamia era ignorata


nelle et precedenti
Lasciamo dunque ormai da parte il richiamo del Para-
clito, pur essendo egli, in qualche modo, il nostro sostenito-
re, e consultiamo le testimonianze delle Scritture, comuni a
L'unicit delle nozze, 4, 1-3 133

tutti. Apparir chiaramente manifesta questa verit, che


cio la disciplina della monogamia, da noi sostenuta, non
affatto nuova; al contrario, essa si rivela antica e tutta pro-
pria dei cristiani, al punto che dovrai riconoscere come il
Paraclito sia stato di essa un reintegratore ben pi evidente
che un innovatore.

2. L'unicit della moglie fu prescritta fin dalla creazione della


prima coppia

Per quello che si riferisce d'antichit, quale forma di


matrimonio si potrebbe indicare pi antica di quella fissata
nel numero stesso, come appare all'inizio del genere uma-
no? Iddio prescrisse per l'uomo una sola moglie, ed estras-
se da lui una sola costola, pur avendone egli molte. E que-
sto si rivela perfino dalle parole da lui pronunciate prima di
passare all'esecuzione: Non bene per l'uomo che egli sia
solo: procuriamogli un aiuto 20. Se Dio avesse destinato
l'uomo a pi mogli, avrebbe parlato, in plurale, e cio di
aiuti. In pi, egli aggiunse pure una legge relativa al futuro,
in quanto fu detto a modo di profezia: Saranno due in una
sola carne 21. Cos egli non parl di tre, e tanto meno di
parecchie. Del resto, neppure di due, se avesse accennato a
parecchie. Quella legge rimase dunque determinante.

3 . Sin dall'inizio, con i progenitort; fu rispettata L'unicit del


matrimonio

Ne risult che l'unione matrimoniale cos fissata dur


immutata nei genitori del genere umano fino alla fine, non
perch non fosse possibile la presenza di altre femmine, ma
proprio perch non dovevano esservene altre, e cos non ve-
nisse deturpato l'inizio del genere umano dalla duplicit

20 Gen. 2, 18. 21 Gen. 2,24.


134 Tertulliano

delle nozze. In realt, se Dio avesse voluto, avrebbe potuto


disporre anche cos, in quanto Adarno avrebbe potuto sce-
gliere altre mogli tra il molteplice numero delle stesse pro-
prie figlie, dato che esse erano, come Eva, ricavate dalle pro-
prie ossa e dalla sua propria carne: questo per poteva awe-
nire solo se fosse stato permesso dalle disposizioni di Dio.
Non appena per venne commesso il primo delitto, consu-
mato con il fratricidio, non ci fu tanto degno del secondo
posto quanto quello del doppiaggio del matrimonio. E in
realt non importa che uno abbia avuto successivamente
due mogli, una dopo l'altra, oppure contemporaneamente,
l'una e l'altra. Si tratta sempre dello stesso numero, siano es-
se insieme o anche separate.

4 . Punizione delle doppie nozze contratte da Lamech

Una sola volta tuttavia l'istituzione divina sub una


violazione, e fu per colpa di Lamech22. In seguito essa si ri-
stabil nuovamente fino al termine di quella stirpe: non vi
fu un secondo Lamech, cos come non vi fu un altro marito
per due donne. Di fatto la Scrittura intende come non av-
venuto quanto essa non dichiara. Furono infatti ben diverse
le iniquit che provocarono il diluvio, punito una volta so-
la, qualunque fosse la natura di quelIe colpe: comunque,
non settanta volte sette23, come avevano meritato i due ma-
trimoni di Lamech. E cos anche la ricostituzione del se-
condo genere umano si ritiene originata dalla unicit del
matrimonio come da una sola madre.

5. No e sua moglie furono uniti in uniche nozze, e cosiperfi-


no le coppie di animali, saluati nell'arca

Cos, uniti in una sola carne, ripresero nuovamente a


crescere e a moltiplicarsi quei due individui, No e sua mo-

22 Cf. Gen. 4, 18-19. 23 Cf. Gen. 4,24.


L'unicit delle nozze, 4, 5; J, 1

glie, come pure i loro figli, nell'unicit delle nozze. Anche ri-
spetto agli stessi animali risulta osservata la monogamia, affin-
ch perfino le bestie non nascessero da relazioni disoneste. Di
tutte le bestie d'ogni carne Dio cos ordin: Farai entrare
una coppia dentro l'arca, perch esse vivano assieme a te; sa-
ranno maschio e femmina; degli animah che volano, secondo
la loro specie, e di tutti quelli che strisciano suila terra, secon-
do la loro specie, due, fra tutti, maschio e femmina, entreran-
no dentro assieme a te 24. In base d o stesso criterio Iddio
comanda pure che siano scelte, due a due, sette specie di ani-
mali, maschio e femmina, rispettivamente, uno solo con una
sola a.Dovrei dunque dire di pi? Perfino per gli uccelii im-
ped l'ingresso nell'arca ai maschi assieme a due femmine.

Secondo Tertulliano, Adamo era stato posto in uno stato di certa


petfezione, di monoganzia. Con la sua caduta, tutta la sua dircendenza
era precipitata nella libert eccessiva della carne. Con la venuta del Cri-
sto fu operato un ritorno alllnizio, destinato ad operare il ripristino
della monogamia, come era stato nelprincipio. Nella figura dell'unione
di Cristo con la Chiesa si ha appunto l'archetipo dell'ormai richiesta
monogamia. Ma Cristo fu pure il modello d'una perfezione ancora piu
alta, rinunciando completamente alle nozze.

1. L'indiuisibilit del matrimonio una legge stabilita da Dio


fin dagli inizi dell'umanit

Tutto questo va riferito a quello che riguarda la testirno-


nianza dei tempi iniziali, come pure la giustificazione deile
origini e il giudizio preventivo di questa divina istituzione.
Fuori d'ogni dubbio, essa costituisce una legge, non un consi-
glio, poich, se f h dall'inizio fu stabilito cos, potremo consta-

24 Gen. 6, 19-20. 25 Cf. Gen. 7 , 1-3.


136 Tertulliano

tare che noi siamo stati riportati da Cristo appunto agli inizi,
ed proprio questo che egli ha affermato riguardo alla que-
stione del ripudio, dichiarando che il ripudio era stato per-
messo da Mos a causa della durezza del loro cuore, ma che
all'inizio non era stato cos26 egli, fuori d'ogni dubbio, ripor-
ta I'indissolubilit del matrimonio ai primordi dell'urnanit.

2.Svolgimento del piano della creazione: in Cristo I'inizio e


la fine

Ne segue allora questa conclusione: quei due che Dio


congiunse in una sola carne, oggi l'uomo non pu separar-
li27. Anche l'Apostolo cos si esprime, scrivendo agli Efesini
e dichiarando che Dio aveva prestabilito in se stesso, allo
scopo di tutto realizzare poi nella pienezza dei tempi in
connessione con l'inizio - vale a dire, con il principio -,
s'era proposto, ripeto, di accentrare nel Cristo tutti gli esse-
ri; quelli celesti e quelli terrestri, tutti in lui (4).E cos il Si-
gnore si preso per s le due lettere dell'alfabeto greco, la
prima e l'ultima28, due segni che designano il principio e la
fine e convergono in lui, sicch, come l'A (Alfa) si svolge fi-
no ad arrivare all'o (Omega),e, di nuovo, si ripiega dail'o
fino all'A, cos pure egli dimostra che in lui stesso c' un
decorso che dall'inizio volge fino alla fine, e un ricorso che
daila fine si riporta al principio. Ne risulta cos che tutto
l'ordinamento della creazione ha il suo compimento in Co-
lui per mezzo del quale ha avuto il suo principio, e in effetti
ha avuto il suo inizio per mezzo del Verbo di Dio che si
fatto carne29, e perci ha avuto il suo termine per mezzo di
lui, come per mezzo di lui ha avuto anche il suo inizio.

26 Cf. Mt. 19, 8. 27 Cf. Mt. 19, 6. 28 Cf. Ap. 1, 8; 22,


13. 29 Cf. Gv. 1, 14.

(4) Cf. Ef. 1, 9-10. il tema paolino della Ricapitolazione, tanto


caro ad Ireneo. Cf. L. Dattrino, La dignit dell'uomo in lreneo, in
Lateranum, 46 (1980), pp. 209-249.
L'unicit delle nozze, 5, 3-5 137

3. Per I'opera di Cristo tutto ritornato com'era all'inizio

Tutto in Cristo stato richiamato com'era all'inizio: la


fede stata riportata dalla circoncisione all'integrit della
carne, cos com'essa fu all'inizio; la libert del cibarsi fu li-
mitata dall'astinenza del puro sangue, com'era all'inizio; la
proibizione del ripudio all'inizio non ci fu, e, infine, tutto
l'uomo riportato nel paradiso, dove s'era trovato fin
dall'inizio.

4. La monogamia, fin dall'inizio, fu propria di Adamo e di


No

Ma allora, perch Cristo non dovrebbe riportare a


quello stesso inizio Adamo, marito d'una sola donna, Lui
che pu certamente ricondurlo a quella integrit iniziale, da
cui era stato allontanato? Per quanto dunque riguarda la
restituzione a tutto, com'era all'inizio, l'intendimento della
disposizione della creazione, come pure della tua speranza,
richiede da parte tua quello che fu aii'inizio cos come fu al
principio, e, in pi, riguardo a te, quello che fu realizzato in
Adamo e ripreso in No. Scegli tu stesso in quale di loro
due puoi disporre il tuo inizio: nell'uno e nell'altro la carat-
teristica della monogamia ti pretende nel proprio dominio.

5.11 cristiano dovrebbe conformarsi preferibilmente a Cristo,


immune da nozze

E allora, se vero che l'inizio tende ad arrivare alla fi-


ne, come l'A all'o, al modo stesso con cui il fine riporta
all'inizio, come l ' o all'A, e pertanto, se vero che, con
uguale conformit, la nostra generazione si trasferisce in
Cristo, e cio l'animale nello spirituale 30, consideriamo

30 1 Cor. 15.46.
138 Tertulltano

dunque se questa nostra origine ti assegni ugualmente a


questa ulteriore condizione, se anche l'ultimo Adamo trovi
giusto che tu aderisca alla stessa esigenza, nella quale era
anche il primo, visto che l'ultimo Adamo, cio il Cristo, fu
del tutto immune da nozze, proprio come il primo Adamo
prima del suo esilio.

6. Cristo, nuovo Adamo


Ed ora, dopo aver dato alla tua debolezza l'esempio
della sua carne, quest7Adamopi perfetto, cio Cristo, tan-
to pi perfetto per certa sua prerogativa, per la quale pi
integro, ecco che egli viene incontro a te come continente
nella carne, qualora, s'intende, tu lo voglia.

7 . La Chiesa, unica sposa di Cristo

Ma se tu non sei adatto a questo grado, ecco allora che


egli ti viene incontro quale monogamo in spirito, poich
egli ha un'unica sposa, la Chiesa, secondo l'immagine prefi-
gurata dall'Apostolo e intesa in quel grande mistero, e
cio in Cristo e nella Chiesa31, i quali corrispondono, co-
me simbolo, alla monogamia carnale sotto forma spirituale,
Tu stesso dunque vedi come non ti sia possibile, pur volen-
do perfezionare in Cristo il tuo stato, orientarlo appunto
verso Cristo senza la professione della monogamia e senza
essere, nella tua carne, quello che egli fu nello spirito, an-
che se tu pure avresti dovuto essere nella tua carne quello
che egli fu nella sua.

31 Ef. 5,32.
L'unicit delle nozze, 6, 1

Siamo davanti ad una delle interpretazioni, da parte di Tertullia-


no, pi discutibili. Egli ora, messi da parte Adamo e No, cerca i veri ini-
ziatoti dei figli di Dio negli esempi dei padri santi, e, naturalmente, dei
mariti d'una sola moglie. Il primo e pi eminente non poteva essere che
Abramo. Ed ecco lo scoglio:Abratno non ebbe forse due mogli, una libe-
ra e una schiava? Per la nostra questione - risponde Tertulliano - non
cos? Abramo credette in Dio prima di unirsi alla schiava e prima di sot-
tomettersi alla circoncisione. Queste due realt sono quelle che danno al-
la sua dircendenza il vero valore e le dovute caratteristiche insostituibili,
e cio la vera fede, l'incirconcisione, e la soggezione al precetto della m e
nogamia. A conferma, esclusi gli esempi di Davide e di Salomone, ecco
gli esempi di Giuseppe in Egitto, e di Aronne, il primo dei sacerdoti.

1.Molti si vantano d'esser figli di Abramo. Ma Abramo,


quando li gener, era monogamo
E pi conveniente, nel nostro stesso interesse, ricercare
alcuni personaggi in grado di presentarsi come iniziatori della
nostra discendenza. Ad alcuni infatti non sono graditi, in qua-
lit di parenti monogami, n Adamo n No, ma forse neppu-
re Cristo. Essi si risolvono a far capo ad Abramo, pur essendo
stato loro vietato di non riconoscere altro padre d'infuori di
Dio 32. Mora nostro padre sia dunque Abramo, ma lo sia
per anche Paolo, il quale pu dire: Io vi ho generati nel
Vangelo! 33. Anche tu dunque mostrati figlio di Abramo,
poich, in realt, la tua non un'origine indifferente: ben si-
curo il tempo, in cui egli divenuto tuo padre. E in effetti, se
noi, in base alla fede, siamo chiamati figlio di Abramo, come
ci insegna l'Apostolo, dorch scrive ai Galati, voiben sape-
te che coloro, i quali sono figli della fede, costoro sono figli di
Abramo, quand' perci che Abramo credette a Dio e que-
sto fu per un titolo di giustificazione34? Sono convinto che

j2 Cf. Mt. 23,9; Lc. 3,8; Gv. 8,39; Giac. 2,21. 33 1 Cor. 4, 15.
34 Ga1.3,6-7; Rom. 4,3; cf. Gen. 15,6.
140 Tertulliano

questo accadde nel periodo della sua monogamia, dato che


egli non apparteneva ancora alla circoncisione.

2. I due modi con cui si pu essere figli di Abramo


Se poi Abramo si pronunzi in seguito per una doppia
scelta, e cio per la bigamia, con il concubinato con la
schiava, e per la circoncisione come segno dell'alleanza 35,
tu non potrai riconoscerlo come padre, se non dal momen-
to in cui egli credette in Dio 36, dato che tu sei figlio suo ap-
punto in base alla fede, e non secondo la carne. Se poi tu
vorrai seguire Abramo nel suo secondo stato, vale a dire
quello bigamo, devi ricevere pure la circoncisione; se inve-
ce tu rigetti quello circonciso, dovrai rinunciare a quello bi-
gamo. Non potrai comporre insieme i suoi due stati, in
contrasto fra di loro per due diverse disposizioni. Ti vuoi
decidere per la bigamia? Allora devi ammettere pure la cir-
concisione. Preferisci l'incirconcisione? Allora sarai pure
tenuto alla monogamia. A tal punto tu sarai figlio di Abra-
mo monogamo, come pure figlio di lui incirconciso, che,
qualora tu decidessi di circonciderti, non saresti pi figlio
suo, non saresti pi venuto dalla fede, ma soltanto da una
prefigurazione della fede, sia pure awalorata come giustizia
nella stessa circoncisione37. Hai dunque davanti a te la dot-
trina dell'Apostolo. Imparala, unitamente ai Galati.

3. La vera discendenza da Abramo quella che deriva da lui


attraverso Isacco
Pertanto, se tu sceglierai per te la bigamia, non potrai es-
sere figlio di colui la cui fede si espresse anteriormente, men-
tre egli era nell'osservanza della monogamia. Di fatto, anche
se in seguito egli viene chiamato padre di molte genti38, dovr

35 Cf. Gen. 16, lss.; 17, lss. 36 Cf. Gen. 15, 6. 37 Cf.
Rom. 4, 11. 38 Cf. Gen. 17,4-5.
L'unicit delle nozze, 6, 3-4 141

intendersi comunque padre di quelle genti, le quali intendono


d'essere chiamate figlie di lui, in quanto derivate dalla fede
che precedette la sua bigamia. Quanto avvenne in seguito
non ci riguarda: una cosa sono le figure, e altra cosa le pre-
scrizioni; una cosa sono le prefigurazioni, e altra cosa le leggi
definite. Le immagini, una volta adempiute, sono destinate a
passare; le leggi invece debbono essere adempiute; le irnmagi-
ni prevedono il futuro, le leggi governano gli uomini. Ora,
che cosa preannunzi quella sottolineata bigamia di Abramo,
ce lo insegna lo stesso Apostolo, lui che interprete dell'uno
e dell'altro Testamento 39, dato che egli definisce la nostra di-
scendenza proprio col nome di Isacco.

4. Davide e Salomone sono da riprovare


Se tu sei figlio della moglie libera (5),allora fai parte di
Isacco: egli si attenne, senza dubbio, a un matrimonio unico.
Tutti costoro, pertanto, a mio giudizio, sono quelli da cui io
mi riconosco derivato. Ignoro gli altri. Perci, se mi metto a
considerare i loro esempi, perfino di un Davide, che molti-
plic le sue nozze a prezzo di sangue, di un Salomone, che si
arricch perfino di mogli, tu sarai obbligato a prendere deci-
sioni ben migliori, poich avrai davanti agli occhi pure un
Giuseppe, con una sola moglie - ed io, proprio per questo
suo titolo, oso definirlo migliore del padre -; hai Mos che
ha visto Dio faccia a faccia, hai Aronne, sommo sacerdote.
Anche il secondo Mos del secondo popolo, colui che intro-
dusse la nostra immagine nella terra promessa da Dio, egli,
che per primo tenne come proprio il nome del Signore, non
fu per niente bigamo (6).

39 Cf. Gal. 4,24ss.


(5) Sara, la mogiie di Abramo (cf. Gal. 4,31).
(6) AUusione a Giosu, detto qui secondo Mos e iniziatore di
una nuova generazione (secondo popolo), queiia che abit nelia Terra
Promessa e che raffigur allegoricamente il popolo cristiano: il suo no-
me (Giosu) dato come sinonimo di Ges.
Tertulliano

Fin qui Tertulliano ha passato in rassegna i personaggi dell'AT e


il loro atteggiamento in fatto di matrimonio. Ora egli cerca il valore
delle varie leggi dell'AT, e ne ricava questa conclusione: esistevano, in
rapporto alla condotta da osservare, certi pesi realmente gravosi, e que-
sti vennero tolti o almeno alleggeriti. Fu cosi che venne superata la leg-
ge del levirato. In compenso dovettero invece persistere certe prescrizio-
ni relative all'osservanza della giustizia, e queste non solo non furono
abrogate, ma ampliate.

1. Discussione sul valore della Legge per se stessa


Esauriti gli antichi esempi, offerti dai personaggi che
stanno alla base delle origini della nostra discendenza, pas-
siamo ora, con lo stesso criterio, agli antichi testi della Leg-
ge, in modo da trattare per ordine tutta l'orditura dei docu-
menti che ci riguardano. In realt vi sono certuni i quali, da
una parte, dichiarano di non avere nulla a che fare con la
Legge - eppure Cristo non venne ad abrogarla, ma a com-
pierla40 -; dall'altra, invece, essi s'arrogano quello che, del-
la Legge, loro non garba. Anche noi allora diremo chiara-
mente che la Legge ormai ha avuto termine, nel senso per
che i suoi pesi, quelli che, secondo la sentenza dell'Aposto-
lo, nemmeno i nostri padri furono in grado di tollerare 41,
sono stati aboliti; i precetti, invece, quelli che riguardano la
giustizia, non solo sono stati confermati, e perci rimango-
no, ma sono stati ampliati, affinch la nostra giustizia potes-
se superare quella degli scribi e dei farisei42.

2. L'insinuazione dei Sadducei non ha pi ragione di sussistere


Se si parla di giustizia, ovviamente si dovr pure parla-
re di pudicizia. Se dunque, dato che nella Legge si prescri-

40 Cf. Mt. 5 , 17. 41 Cf. Atti 15, 10. 42 Cf. Mt. 5,20.
L'unicit delle nozze, 7, 2-4 143

ve che uno si riprenda in matrimonio la moglie del proprio


fratello morto senza lasciare figli, alio scopo di rawivare il
seme per il suo fratello43, tanto che questo pu pi volte es-
sere reiterato perfino in favore d'una persona sola secondo
la maliziosa insinuazione dei Sadducei 44, in modo da de-
durne cos che consentita la ripetizione delle nozze, ne se-
gue allora che noi dovremo indagare anzitutto la ragione
vera di quel precetto, e solo allora quei tali finiranno per
convincersi che cessato quel motivo che appartiene ormai
alle parti ritenute abolite45.

3 . I motivi per i quali era ancora ritenuta valida la legge di


Mos

Occorreva dunque dare un successore nel matrimo-


nio del fratello, morto senza lasciare figli, anzitutto perch
doveva ancora essere considerata valida l'antica benedi-
zione: Crescete e moltiplicatevi 46; poi, perch le colpe
dei padri erano punite sui loro figli; in terzo luogo perch
gli eunuchi e gli sterili erano considerati disonorevoli 47.
Pertanto, affinch in seguito non fossero giudicati male-
detti coloro che erano deceduti anzi tempo senza lasciare
prole, non per colpa della loro natura, ma a causa d'una
morte precoce, perci veniva ad essi procurata, nell'ambi-
to della famiglia stessa, una successione sostitutiva e pres-
soch postuma.

4. Alla legge diMos fu sostituita una legge contraria

Quando per l'ultimo decorso dei tempi fin per ren-


dere inopportuno perfino il consiglio crescete e moltipli-

43 Cf. Deut. 25,5. 44 Cf. Mt. 22,23-26. 45 Cf. Ef. 2, 15.


46 Gen. 1,28. 47 Cf. Deut. 23,2.
catevi~( T ) , dato che anche l'Apostolo aveva dato questa
precisa esortazione: Resta che anche quelli che hanno
moglie siano come se non l'avessero, poich il tempo ri-
stretto", e dato anche che ormai l'uva acerba, gustata dai
padri, ha cessato di allappare i denti dei figli, poich
ognuno morir per le sue iniquit 4 9 s gli eunuchi non
solo non sono pi oggetto di disonore, ma hanno meritato
la grazia, invitati come sono al regno dei cieli, una volta se-
polta la legge di succedere al fratello nel matrimonio, fini
per prevalere la legge contraria, quella di non succedergli
per subentrare al suo posto nel matrimonio.

5 . Una vedova, risposandosi, sposerebbe un fratello


Ne segue quindi, come gi avevo detto in precedenza,
che tutto quello che ha cessato di valere per essere venuto
meno il motivo della sua validit, non pu pi sostenere
una motivazione adattata a una realt diversa. Pertanto,
dopo la morte del proprio marito, una donna non si rispo-
ser, poich, risposandosi, dovrebbe farlo con un fratello.
Infatti tutti noi siamo fratelli: ella, perci, qualora inten-
desse di passare a seconde nozze, dovrebbe farlo, semmai,
nel Signore 50, vale a dire, non con un pagano, ma con un
fratello, poich anche la Legge antica vieta il matrimonio
con degli estranei.

6. Nozze seconde riprovate


Ora, nel Levitico, dichiarato questo awertimento cau-
telativo: Chiunque sposa la moglie del fratello, compie

48 1 Cor. 7;29. 49 Ger. 31,29-30. 50 Cf. 1 Cor. 7,39.

(7) Testo originale: At ubi et crescite et multiplicamini evacua-


vit extremitas temporum.. .. Abbiamo qui una delle espressioni pi
insistenti in fatto di escatologia tertullianea.
L'unicit delle nozze, 7, 6-8 145

un'irnpurit (8), una turpitudine; egli morir indubbiamen-


te senza figli, poich a lui fatto divieto di risposarsi. Anche
alla donna fatto lo stesso divieto, non avendo ella altra scel-
ta, se non quella di sposare un fratello. E allora, sotto quale
aspetto l'Apostolo s'accordi anche con la Legge, che egli non
contesta interamente, sar dimostrato, allorch giungeremo a
trattare della sua epistola. Per ora c'importano maggiormen-
te le sue argomentazioni che hanno rapporto con la Legge.

7 . Nozze seconde vietate ai sacerdoti

Ed sempre la Legge a vietare ai sacerdoti di sposarsi


una seconda volta 51. Essa ordina anche che la figlia del sa-
cerdote, una volta che resti vedova oppure venga ripudiata
e sia senza figli, ritorni nella casa del padre e venga alimen-
tata con il suo pane52. Si noti bene questa prescrizione che
cos suona: Se ella senza figli, e non gi che, nel caso ne
abbia, si sposi una seconda volta (e tanto pi perci non
dovr sposarsi, avendo prole!).
La Legge intende invece che, se ha figli, ella venga ali-
mentata dal proprio figlio piuttosto che dal padre, affinch
anche il figlio metta in esecuzione il precetto divino: Ono-
ra il padre e la madre53.

8.1 cristiani, appunto perch battezzati, sono sacerdoti, e per-


ci tenuti alla rnonogamia

Ges, il grande, il sommo sacerdote del Padre suo, ri-


vestendoci di se stesso - poich quelli che sono stati bat-
tezzati, si sono rivestiti di Cristo 54 -, ci ha fatti sacerdoti

51 Cf. Lev. 21, 14. 52 Cf. Lev. 22, 13. 53 Es. 20, 13.
54 Gal. 3,27.
(8) Lev. 20,21. I1 legislatore non tiene conto qui del levirato (L.
Moraldi, IL Levitico, in La Sacra Bibbia, Torino 1964, p. 294).
per il Padre suo, secondo le parole di Giovanni55. In realt,
nel fatto che egli stesso richiami quel giovane che si preoc-
cupava d'essere presente alle esequie del padre 56 dimostra
che noi siamo da lui chiamati per essere sacerdoti, ma nel
numero di quelli, ai quali la Legge vietava di essere presenti
alla sepoltura dei loro parenti, cos come detto: I1 sacer-
dote non si accoster ad alcun cadavere e non si render
impuro n per il padre n per la madre>'.

9. I cristiani sono uiui in Cristo


E allora, dovremo anche attenerci allo stesso divieto?
No certamente! Infatti vivo Dio, unico nostro Padre, ed
viva la Chiesa, nostra madre, e noi non siamo morti, perch
siamo vivi in Cristo e non abbiamo da seppellire i morti,
poich essi sono vivi in Cristo. Senza dubbio siamo chiarna-
ti sacerdoti da parte di Cristo, e perci siamo obbligati
all'osservanza della monogamia in base d'antica Legge di-
vina, la quale ebbe presenti noi stessi nel modello dei suoi
stessi sacerdoti.

Il capitolo VIII si articola sul richiamo dei personaggi che nella


vita di Ges e nel ministero degli apostoli hanno offerto esempi di mo-
nogamia e di verginit.

1. Il Vangelo, con Zaccaria e con Giovanni, gi offre due


esempi di monogamia e di uerginit
Ed ora, riportandoci direttamente alla nostra legge,
vale a dire, al Vangelo, da quali esempi saremo sorretti nel
L'unicit delle nozze, 8, 1-3 147

trovarci di fronte alle parole stesse del Signore? Ecco infatti


che subito, quasi sullo stesso limitare, abbiamo davanti co-
me due sacerdotesse della santit cristiana: l'una, quella
d'un solo matrimonio, rappresentata in Zaccaria sacerdo-
te 58, l'altra, quella dell'integrit, in Giovanni i1 precursore;
la prima, destinata a placare Dio, l'altra a predicare Cristo;
la prima, assegnata a rappresentare la pienezza del sacerdo-
zio, l'altra, ad esibire pi che un profeta, cio colui che non
solo doveva predicare e additare il Cristo gi presente, ma
che aveva pure la missione di battezzarlo59.

2. Nella nascita del Cristo vennero esaltate insieme la uergi-


nit e la monogamia della madre

E chi mai avrebbe potuto dare inizio al corpo di Cri-


sto piu degnamente di quella carne, quale fu quella che lo
concep e lo partor? Fu la Vergine a partorirlo, lei che sa-
rebbe divenuta sposa dopo il parto una volta sola (9), in
modo che quel doppio titolo della santit emergeva in evi-
denza appunto nella nascita del Cristo, quello di Madre-
Vergine e di sposa d'un solo uomo.

3 . Presentazione al tempio e incontro col vecchio Simeone

E non appena il bambino fu presentato al tempio 60,


chi lo prese tra le braccia e chi lo riconobbe per primo, iiiu-
minato dallo Spirito Santo? Un uomo giusto e pio, certa-
mente non bigamo, tanto da non essere Egli predicato, su-
bito appresso, pi degnamente da una donna anziana, ve-

(9) Owiamente siamo di fronte a una interpretazione arbitraria


del testo: la Madonna fu sposa di Giuseppe anche prima della nasci-
ta del Cristo! In ogni caso, Ella ha concepito per opera deilo Spirito
Santo quando era promessa sposa di Giuseppe.
dova e sposa d'un solo uomo: ella, tutta dedita al tempio,
offriva sufficientemente in se stessa il modello, con cui si
sarebbe dovuti offrire al tempio spirituale, cio alla Chiesa.

4. L'esempio di Pietro
Tali dunque furono i testimoni che il Signore, ancora
bambino, ebbe per s; altri, da adulto, non ne ebbe. Mi rie-
sce infatti di trovare unicamente Pietro gi sposato per l'ac-
cenno che viene fatto alla suocera61. Ritengo che egli sia sta-
to monogamo in vista della Chiesa, dato che, dietro il suo
esempio, la Chiesa avrebbe istituito ogni grado della sua
struttura, scegliendone i rappresentanti in seno ai monoga-
mi. Gli altri discepoli, non trovando che fossero sposati, mi
necessario supporli o non sposati oppure continenti.

5. Le donne, le quali accompagnavano gli apostoli nel mini-


stero, non erano mogli, ma solo collaboratrici
In realt, anche se presso i Greci vengono designate
donne e mogli con un termine comune, data la facilit della
consuetudine - pur essendo vero che esiste presso di loro
anche un vocabolo proprio per indicare le mogli -, noi non
intendiamo, per questo, interpretare Paolo quasi egli volesse
addurre delle prove atte a dimostrare che gli apostoli aveva-
no avuto moglie. In effetti, qualora egli avesse inteso trattare
del matrimonio - cosa che far nei passi successivi, dove ap-
punto avrebbe potuto pi propriamente addurre qualche
esempio -, sembra che giustamente avrebbe potuto espri-
mersi cos: Non abbiamo forse il diritto di condurre con
noi le spose, cos come gli altri apostoli e come Cefa? (10).

61 Cf. Mt. 8, 14-15.


(10) Siamo di fronte a una supposizione del tutto capziosa. I1 te-
sto originale di Paolo dice semplicemente e letteralmente cos: Non
L'unicit delle nozze, 8, 6-7 149

6. Conferma ?esclusione delle mogli nel ministero degli apo-


stoli

Quando dunque Paolo aggiunge un accenno che si rife-


risce alla sua sobriet nell'ahentazione quotidiana, nel dire:
Non abbiamo dunque il diritto di mangiare e di bere?62,
dimostra che le mogli non erano condotte dagli apostoli con
loro, visto che quanti non hanno le mogli con loro, hanno pur
sempre il diritto di mangiare e di bere. Con tutta la semplicit
perci egli accenna al fatto che delle donne erano presenti
durante il loro ministero apostolico per servirli nel modo stes-
so con cui esse accompagnavano e servivano il Signorecj.

7. Cristo, con i suoi esempi e le sue parole, pose in evidenza


I'onore della verginit e delhnicit del matrimonio

Ora, dato che Cristo rimprovera gli scribi e i farisei,


che sedevano sulla cattedra di Mos e non praticavano per
nulla quanto andavano insegnando a,che motivo ci sareb-
be stato allora perch egli collocasse sulla sua propria catte-
dra individui che ricordassero d'imporre agli altri la santit
della carne senza che la praticassero anzitutto loro stessi, e
proprio quella santit che egli in tutti i modi invitava a inse-
gnare e a praticare? Osserviamo ora i suoi esempi e tenia-
mo pure presenti le sue esortazioni, allorch dice che il re-
gno dei cieli dei fanciulli65, quando assimila ad essi coloro
che, dopo le nozze, si rendono come i fanciulli 66; quando
invita a imitare la semplicit della colomba67, il volatile non
solo innocuo, ma ancora pieno di pudore, in quanto un so-

6* l Cor. 9,4 Cf. Lc. 8,2-3.


153 64 Cf. Mt. 23, 2. 65 Cf.
Mt. 19, 13-14. Cf. Mt. 18,3. 67 Cf. Mt. 10, 16.
abbiamo forse il diritto di condurre con noi una donna sorella, come
anche gli altri apostoli e come Cefa?. Si tratta, come si vede, di sem-
plici collaboratrici, come del resto era awenuto anche al tempo del Si-
gnore (cf. Lc. 8,2ss.).
150 Tertulliano

lo maschio conosce una sola femmina; quando nega alla sa-


maritana d'aver marito68, allo scopo di rilevare che la plura-
lit dei mariti vuol dire adulterio; quando, nella rivelazione
della sua gloria, tra la numerosit cos varia dei santi e dei
profeti, preferisce avere accanto a s Mos ed Elia*, l'uno
monogamo e l'altro non sposato (in verit non diversamente
si comport Giovanni, il quale venne con lo spirito e con la
forza di Elia70); quando proprio lui, chiamato mangione e
bevitore, frequentatore di pranzi e di cene assieme ai pub-
blicani e ai peccatori71, si rec a cena una volta sola in occa-
sione della celebrazione di nozze72, anche se ben numerose
erano le celebrazioni nuziali; e allora, dopo tutto questo, si
pu dedurre che Cristo intese che soltanto cos si celebras-
sero, e cio quante volte egli volle che si contraessero (11).

Tertulliano vuole chiarire il motivo della proibizione del divor-


zio, e pindi del ripudio al di fuori della causa gi affiorante nel Vange-
lo. La natura del matrimonio infatti comport, fin dall'inizio, la stabi-
lit dell'unione nuziale: tale legame cos profondo che non pu essere
distrutto nemmeno dallo stesso ripudio e neppure dalla morte di uno
dei coniugi Nasce di qui il divieto per il coniuge che ripudia o ripu-
diato, come pure per il superstite in caso di morte del consorte, di pas-
sare a seconde nozze.

1. Il Signore stesso s' pronunciato per proibire il divorzio

Tali argomentazioni per potrebbero sembrare come


dedotte da congetture forzate, se non ci fossero, per suffra-
garle, le sentenze pronunziate dal Signore intorno d a que-

( I I ) E cio, una volta sola.


L'unicit delle nozze, 9, 1-3 151

stione del ripudio, e, di fatto, pur essendo stato permesso il


divorzio in passato, egli lo proibisce, sia perch d'inizio non
c'era 73, cos come non c'era raddoppio numerico del matri-
monio, sia perch quelli che Dio ha congiunto, l'uomo non
deve separarli 74, appunto per non agire contro la volont di
Dio:Infatti potr separarli unicamente Colui che li ha con-
giunti. E li separer non a cagione della durezza espressa dal
ripudio, che egli condanna e reprime, ma per il debito della
morte, al modo stesso per cui, di due passeri, nemmeno uno
cade a terra, se non per la volont del Padre75.

2. Non sono permesse le seconde nozze dopo la morte di uno


dei coniugi

E allora, se coloro che Dio ha congiunto, l'uomo non


deve separarli~76con il divorzio, non ne segue forse diret-
tamente che quanti sono stati separati da Dio attraverso la
morte, l'uomo non deve congiungerli con un matrimonio,
ergendosi cos contro la volont di Dio nel ricongiungere
una separazione, al modo stesso con cui s'era permesso di
separarne l'unione? Tutto questo dunque per quanto si ri-
ferisce alla necessit di non opporsi alla volont di Dio e
per restituire la realt cos com'essa era all'inizio.

3. La legge che ora vieta il divorzio la stessa che uigeva


all'inizio

Del resto interviene qui un'altra ragione, ma, in realt,


non un'altra, bens quella stessa che e determin la reaIt
dell'inizio e indusse la volont di Dio a proibire il ripudio,
poich chiunque ripudia la propria moglie all'infuori del
caso di fornicazione la espone all'adulterio, e se uno sposa

73 Cf. Mt. 19, 8. 74 Mt. 19, 6. 75 Cf. Mt. 10, 29.


76 Mt. 19,6.
152 Tertulliano

una donna ripudiata dal marito, commette adulterio 77, e


tutto questo va da s. Ma allora una donna ripudiata non
potr risposarsi legittimamente, e se avr commesso qual-
che gesto similare, senza per aver rapporto col matrimo-
nio, non dovr essere tacciata di adulterio, il termine con
cui si denomina la colpa connessa col matrimonio? (12).

4. Definizione del matrimonio e dell'adulterio


Dio ha giudicato la cosa ben diversamente da quello
con cui la giudicano gli uomini: congiungersi con un altro
uomo nell'ambito del matrimonio oppure fuori di esso, vie-
ne denunziato in tutto e per tutto come adulterio, appunto
per effetto del giudizio di Dio. E in realt consideriamo che
cosa sia il matrimonio agli occhi di Dio e cos comprendere-
mo che cosa sia, per equivalenza, l'adulterio. Il matrimonio
consiste nel fatto che Dio congiunge due individui in una
sola carne, oppure, quando li trova gi uniti nella stessa car-
ne, ne conferma definitivamente l'unione. L'adulterio, a sua
volta, awiene allorch, essendosi due disuniti per qualsiasi
causa, vi sj mescola un'altra carne, anzi, una carne del tutto
estranea. E di questa infatti che non si pu asserire: Questa
carne della mia carne e questo osso delle mie ossa78.

5. Una donna sposata resta legata per sempre al marito, sia


ancora vivo o sia gi morto

Questa realt fu infatti compiuta e denunziata una so-


la volta, e perci, come lo fu all'inizio, cos, anche al pre-
sente, essa non pu essere adattata a un'altra carne diversa.
Pertanto, senza alcun motivo fondato tu intendi affermare
che Dio vieta a una donna ripudiata di unirsi a un altro uo-

77 Mt. 5,32. 78 Gen. 2 , 2 3 .


(12) Obiezione supposta da parte dell'awersario.
L'unin't delle nozze, 9, 5-7 153

mo soltanto quando ancora vivo suo marito, quasi che,


una volta morto lui, egli lo permetta; al contrario, se ella
non pi vincolata a uno che gi morto, non lo era nem-
meno a chi era ancora vivo. Perci, tanto nel divorzio che
rompe il matrimonio, quanto nella morte, che sortisce lo
stesso effetto, ella non sar pi vincolata a colui al quale era
unita, essendo andato distrutto il motivo per cui ella gli era
vincolata. E allora - se tu la pensi cos - a chi dunque ella
resta ancora legata? Qualora ella intenda ancora sposarsi,
non importerebbe proprio nulla che il primo marito fosse
ancora vivo o fosse gi morto. Ella non pecca nei confronti
di lui, ma contro se stessa.

6. L'adultero pecca contro il proprio corpo

Ogni altro peccato che possa commettere un uomo


fuori del suo corpo. L'adultero invece pecca contro il pro-
prio corpo79. Commette dunque adulterio, come in prece-
denza ho sottolineato, colui che congiunge a se stesso un'al-
tra carne oltre quell'unione anteriore che Dio stesso aveva
congiunto per quei due o che egli aveva riscontrato come
gi preunite.

7 . Prevenire significa spesso evitare

questo il motivo, per cui Dio condann il divorzio


che all'inizio non vi fu, e lo fece appunto per assicurare la
perseveranza di due individui in una carne sola, ed pro-
prio questo che vi fu all'inizio e che egli istitu appunto per-
ch non vi si intromettesse la necessit o l'occasione d'una
terza congiunzione carnale: per una sola causa quindi egli
concesse il divorzio, proprio per prevenire quello che, per
avventura, avrebbe potuto essere evitato (l'adulterio).

79 1 Cor. 6, 18.
154 Tertulliano

8. Solo assai tardi Roma conobbe la possibilit del divorzio


per ripudio

A tal punto certo che fin dall'inizio non esistette il ri-


pudio, che perfino presso i Romani soltanto dopo seicento
anni dalla fondazione della citt appare commesso un tal
genere di durezza (13). Ma essi, anche senza il pretesto del
ripudio, moltiplicano gli adulteri. A noi, invece, anche nel
caso del ripudio, non permesso di risposarsi.

Pur esprimendo il proposito di passare all'esame delle Lettere di


san Paolo, Tertulliano si trattiene per ora a un esame di carattere psicolo-
gico. vero che la morte d'uno dei coniugi, nella mentalit comune, e
non solo della donna, costituisce una separazione totale, d'anima e di
corpo, ma non COS; e il nostro autore si propone di dimostrarlo, soprat-
tutto per i cristiani, e lo dimostra per due ragioni: anzitutto perch, per il
credente, la separazione per causa della morte solo temporanea, essen-
do tutti destinati alla vita eterna per una vita d'insieme; in secondo l u e
go, perch l'essenza del matrimonio costituita soprattutto dal consenso
della volont ben pi che dall'unione dei corpi, e la volont parte dello
spirito, quindi d'un elemento di continuit e non di separazione.

1. Occorre esaminare i testi di san Paolo

Vedo che noi ormai, a questo punto, siamo fortemente


indotti ad esaminare il pensiero dell'hpostolo. E per intra-
vedere pi facilmente il suo pensiero, dovremo insistere sul
fatto che una donna deve sentirsi tanto pi legata al marito

(13) Tertulliano si riferisce all'episodio di cui fu protagonista


Spurio Carvilio Ruga verso il 231-230 a.C. Cf. P.A. Gramaglia, Ter-
tulliano: Il matrimonio nel cristianesimo preniceno, Roma 1988, pp.
494-495, nota 167 per un'ampia discussione delle fonti e della lette-
ratura giuridica sull'argomento.
L'unicit delle nozze, 10, 1-3 155

defunto e tanto meno brarnosa di ammettere al suo fianco


un altro uomo. Teniamo presente infatti che il divorzio o
viene provocato dalla discordia oppure, a sua volta, provoca
la discordia; la morte, invece, awicina per effetto della legge
divina e non a causa di offesa da parte dell'uomo, ed essa
costituisce pertanto un debito che tutti devono pagare, an-
che i non sposati.

2. La morte non deve rompere i legami con il proprio marito

Ne segue allora che se una donna ripudiata per causa


di discordia oppure di collera oppure di odio e per motivi
che provocano questi dissensi, quali un'ingiuria o un af-
fronto o un risentimento di qualsiasi genere, se, ripeto, una
donna, sebbene separata d'anima e di corpo, ancora vin-
colata con il proprio marito, che io qui per non oso chia-
mare ancora marito, quanto pi colei che, non per colpa
sua e neppure del marito, ma unicamente per volere della
legge divina, non stata abbandonata, ma solo tempora-
neamente lasciata, dovr mantenere ancora quel legame
con il marito defunto, al quale, bench defunto, ella deve
accordare ancora tutta la propria ~ersonaleadesione?

3.11 marito morto non deve essere per la moglie m motivo


per cambiare sentimenti

Da quell'uomo infatti, dal quale ella non ha udito la


voce del ripudio, non pu dirsi separata, quindi lei si trova
ancora legata all'uomo che non ha per nulla redatto lo scrit-
to di divorzio; ella mantiene ancora per s l'uomo che lei
non ha voluto perdere, e possiede ancora in se stessa quella
libert d'animo che per l'uomo rappresenta come il risulta-
to della propria immaginazione e tutto quello che egli non
pu avere nella realt. E qui che allora io pongo alla moglie
questa domanda: Dimmi, sorella, in pace che tu hai in-
viato innanzi a te tuo marito, nella morte?. Che cosa lei ri-
sponder? Che l'ha congedato in discordia? Ma allora, e
proprio per questo risulter maggiormente vincolata con
l'uomo, con il quale ella ha in comune, davanti a Dio, la
propria causa: quindi non pu dirsi distaccata da lui, se
ancora vincolata in questo modo. Oppure, lo ha congedato
in pace? Ma allora necessario che lei perseveri nello stesso
stato d'animo nei confronti dell'uomo che ella non pu pi
ripudiare, e questo, anche perch ella non avrebbe avuto
gi prima il potere di risposarsi, visto che non ha potuto
avere neppure quello di passare al ripudio.

4. La vedova tenderebbe a fare quello che prima non ha fatto

In realt, ella prega pure per l'anima del marito, e per-


ci supplica per lui il riposo eterno e l'incontro con lui gi
nella prima risurrezione 80 ed offre per lui il sacrificio (euca-
ristico) nella ricorrenza della sua morte. Veramente, se ella
non avr compiuto tutto questo, allora s l'avr indubbia-
mente ripudiato, almeno per quanto sta in lei. La cosa per-
tanto apparir tanto pi ingiusta da una parte, perch ella
non comp tutto nel modo con cui si sarebbe potuto fare, e,
da117altra, tanto pi indegna, non avendo ella compiuto
quello che il marito pur non meritava fosse fatto.

5. Nei confronti dei defunti noi dobbiamo conservare gli stes-


si sentimenti

Dunque, secondo la dottrina d'un certo Epicuro, do-


po la morte noi non saremo pi nulla, e non secondo la pa-
rola di Cristo? Se, al contrario, ammettiamo la risurrezione
dei morti, ci sentiremo sicuramente legati a coloro, con i
quali dovremo risorgere, in grado cos di renderci conto gli
uni gli altri. Se poi in quello stato futuro non si prende n

80 Cf. Ap. 20,5.


L'unicit delle nozze, 10,5-7 157

moglie n marito, ma saranno simili agli angeli 81, non per


questo non saremo pi legati ai coniugi defunti, solo per-
ch non vi sar pi la ripresa del matrimonio?

6. La vita eterna, promessa ai cristiani, non conoscer separa-


zioni di nessun genere

Al contrario, noi saremo con essi pi vincolati, perch


siamo designati a uno stato ben pi elevato e destinati alla ri-
surrezione, verso una societ del tutto spirituale, aiio scopo
di riconoscere noi stessi cos come riconosciamo anche i no-
stri. E del resto, come riusciremmo a cantare eternamente le
lodi di Dio, se non rimarranno in noi il senso e la memoria di
un tale nostro debito e se in noi sar riformato soltanto il
corpo, e non anche il nostro spirito? Ne risulta dunque che
noi saremo con Dio, saremo una cosa sola 82, anche se la re-
tribuzione sar diversa e molte siano le dimore presso lo stes-
so Padre 83, pur avendo tutti lavorato per un solo denaro 84
che la ricompensa data in base al prezzo convenuto, vale a
dire, la vita eterna; in essa infatti che Dio, in modo speciale,
non separer coloro che egli ha congiunto, lui che vieta di se-
pararsi in questa vita di minor conto85.

7 . La mente rivolta a un uomo, e il corpo concesso a un altro:


ecco Iadulterio!

Stando cos le cose, come potr una donna unirsi con un


altro uomo, ella che perfino nella vita futura sar legata al suo
primo marito? Naturalmente, quanto ora sto dicendo, s'in-
tende rivolto all'uno e d'altro sesso, anche se finora la parola
stata diretta a uno solo dei due, poich unica la disciplina
che riguarda tutti. Una donna dunque potr avere un uomo

81 Mt. 22, 30. 82 Cf. Gv. 17, I l e 21; Gal. 3, 28. 83 Cf.
Gv. 14,2. Cf. Mt. 20, 10; 1 Cor. 3 , 8. Cf. Mt. 19,6.
nella sfera del suo spirito, e un altro pure nell'ambito del suo
corpo, ma questo appunto quello che costituisce l'adulterio,
la mente di una donna rivolta d'indirizzo di due uomini.

8. La vera radice dell'essenza del matrimonio la volont

Uno dei coniugi potr anche essere separato dal corpo,


ma rimane vivo n d cuore; infatti nel cuore che si forma an-
zitutto l'unione anche senza la congiunzione del corpo, cos
come l'adulterio si consuma anzitutto per causa della concu-
piscenza, e come il matrimonio nasce anzitutto dalla volont.
Un uomo continua ancora a essere marito, essendo ancora in
possesso di quello per cui divenuto tale, e cio della vo-
lont, nella quale, qualora entri anche un altro uomo, vi si in-
trodurr una colpa grave. E in realt, il primo uomo non do-
vr essere escluso per il solo fatto d'essersi distaccato (con la
morte) dallo scambio ben pi vile, qual quello della car-
ne (14). E un marito, del resto, sar tanto pi degno d'onore,
quanto pi s'adoprer di divenire pi casto.

il capitolo dove affiorapi espressamente il pensiero di Tertul-


liano in rapporto alla sua predicazione intorno alla monogamia. Dopo
una breve introduzione, in cui si propone di dimostrare l'inconsistenza
delle seconde nozze, egli giunge infine a offrirne le prove pi sicure, ba-
sandosi sull'interpretazione dei testi di san Paolo, con particolare ri-
guardo alla I Lettera a i Corinti, e, in modo del tutto singolare, al cap.
7. Ci troviamo dunque di fronte a una delle pagine pi discusse
deltopera tertullianea. In essa appare chiaro come la sua dialettica
ceda su una strada, almeno in parte, aperta a non lievi dibattiti (157:-

(14) Definizione riduttiva del matrimonio: un vile scambio della


carne fra marito e moglie!
(15) Cf. R. Braun, Tertullien et l'exgse de l Cor. 7, in Epekta-
sir (Mlanges J . Danilou), Paris 1972, pp. 21-28. I1 v. 1 Cor. 7, 39
L'unicit delle nozze, 11, 1-2 159

l . Una vedova non dovrebbe chiedere il permesso di risposar-


si ai vescovl; ai presbiteri e ai diaconi, obbligati alla mono-
gamia

Dato che tu intendi sposarti nel Signore, stando a


quanto dice l'Apostolo 86 (ammesso tuttavia che tu ti preoc-
cupi almeno di questo), di che natura tu ti dimostri nel ri-
cercare quel permesso per un tale matrimonio proprio
presso coloro, dai quali non ti concesso di ottenerlo, e
cio da un vescovo, obbligato alla monogamia, dai presbite-
ri e dai diaconi, tenuti alla medesima disciplina, come pure
dalle vedove, al cui ordine ti sei rifiutata di appartenere?

2. Una donna risposata per chi pregher? Per il marito defun-


to, oppure per quello vivo?

A parte questo, essi saranno disposti a concedere uo-


mini e donne cos come si distribuiscono i pezzi di pane
(tale infatti per loro il senso delle parole: Tu darai a
ognuno quello che egli a te chiede 87), e perci vi uniranno
in matrimonio proprio nella Chiesa che invece vergine,
unica sposa del solo Cristo, e tu pregherai per i tuoi due
mariti, per quello di prima e per quello nuovo. E d o r a sce-
gli per chi, fra i due, intendi di essere adultera; per quanto
mi riguarda, tu lo sarai per tutti e due. Se per vorrai essere
aweduta, non dovrai pregare per quello defunto. I1 tuo si-
lenzio equivalga per lui come un ripudio, gi ratificato, del
resto, nelle carte nuziali scritte per un estraneo. E in questo
modo che tu acquisterai un nuovo marito, se ti dimentiche-
rai del primo. Dovrai cercare cos di piacere di pi a colui
in grazia del quale hai preferito di non piacere a Dio.

86 1 Cor. 7,39. 87 Mt. 5,42.


sembra il punto pi sicuro obiettato dai cattolici contro i montanisti
(cf. P. Mattei, Tertullien: Le mariage unique, p. 52).
3 . 1 cattoliciprofessano la liceit delle secondo nozze
Gli psichici pretendono che l'Apostolo abbia approva-
to tutto questo; oppure che non abbia completamente avu-
to presente tutto questo, quando scrisse: La moglie vin-
colata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il mari-
to muore, libera di sposare chi vuole, purch ci avvenga
nel Signore 88. Da queste parole essi deducono il consenso
per il secondo matrimonio, anzi, perfino per pi matrimo-
ni, visto che consentito il secondo. E di fatto, quello che
ha cessato di essere vietato per una volta, non pi vincola-
to dalla restrizione del numero.

4. I1 vero senso della parole di Paolo

Con quale senso l'Apostolo abbia scritto quelle parole


apparir chiaramente se prima risulter che egli non le ha
scritte nel senso inteso e praticato dagli psichici. Tutto inve-
ce risulter assai bene, purch ognuno si ricordi degli inse-
gnamenti ben diversi da quelli esposti nel passo suddetto,
sia quanto a dottrina, sia quanto a volere, e sia pure rispetto
alla disciplina propria dello stesso Paolo. E in realt, se
vero che egli permette le seconde nozze, le quali, di fatto,
all'inizio non vi furono, come mai egli arriva ad affermare
che tutto viene ricondotto all'inizio, nel Cristo 89? Se egli
ammette la ripetizione delle nozze, come mai esalta la no-
stra provenienza da Isacco, primo iniziatore della nostra di-
scendenza e marito per una sola volta 90? E come pu egli
disporre che tutta la struttura della Chiesa sia fondata su
ministri monogami 91, se poi questa ordinanza disciplinare
non estesa anche ai laici, dai quali vengono desunti gli in-
caricati della funzionalit della Chiesa? E come pu egli di-

88 1 Cor. 7,39. 89 Cf. Ef. 1, 9-10. 90 Cf. Rom. 9,7; Gal.


4,28. 9 l Cf. 1 Tim. 3,2.
L'unicit delle nozze, 11, 4-6 161

stogliere dal godere il frutto del matrimonio quanti vi sono


gi posti, dichiarando che il tempo ormai ristretto 92, se
poi inserisce nuovamente nell'ambito delle nozze coloro
che se ne sono liberati per la morte del coniuge?

5. Le parole di Paolo non possono comportare delle contrad-


dizioni

In effetti, se tali dichiarazioni sono differenti da quelle


contenute nel passo sul quale ora discorriamo, risulter, co-
me ho gi osservato, che egli non ha scritto quelle parole
nel senso volutamente inteso dagli psichici. E la ragione
proprio questa: pi facile che quel solo passo di Paolo ab-
bia qualche rapporto logico con tutte le altre sue pagine an-
zich sembrare che l'Apostolo abbia offerto degli insegna-
menti in contraddizione gli uni con gli altri. Ora, quella ra-
gione noi potremo riconoscerla nella stessa occasione della
materia da lui trattata. Quale fu dunque l'occasione che
spinse l'Apostolo a trattare quella materia?

6. Litipostolo, nel dare quei consigli, tenne presente I'imma-


turit della Chiesa di Corinto

L'Apostolo fu indotto a scrivere quelle parole dallo


stato di iniziazione di quella Chiesa novella e, per di pi,
appena sorta.' Egli si propose cos di allevarla, nutrendola
con il latte, non essendo essa ancora in grado di sostenere il
cibo solido di una dottrina pi valida 93. Essi dunque, vi-
vendo ancora nell'infanzia della fede, ignoravano come do-
vevano comportarsi in rapporto alle necessit della carne e
del sesso. Noi quindi siamo ora in grado di comprendere i
vari risvolti di tutta la presente questione dalle stesse rispo-
ste da lui offerte. Ecco come egli si esprime: Riguardo alle

92 Cf. 1 Cor. 7,29. 93 Cf. 1 Cor. 3,2.


cose di cui mi scrivete, cosa buona per l'uomo non tocca-
re donna; tuttavia, a causa della fornicazione, ciascuno ab-
bia la propria moglie 94.

7 . Le parole di Paolo contengono un consenso, non un precetto

Egli dunque constata che vi erano di quelli i quali,


convertitisi quando erano gi legati dal matrimonio, teme-
vano che ad essi non fosse pi lecito l'uso dei rapporti co-
niugali, dato che avevano dato il loro assenso alla santa car-
ne di Cristo. Per questo dunque egli d il suo consenso, in-
tendendolo come lieve concessione, e non certo come un
precetto 95, vale a dire che egli permette, non ordina di
comportarsi cos. Del resto, egli preferisce che tutti fossero
com'era lui 96.

8 . 1 nuovi convertiti pensavano di non dover continuare a vi-


ueve con un coniuge pagano

Inoltre, trattando anche del ripudio, egli afferma che


alcuni avevano inteso di parlargli anche di questo, soprat-
tutto perch ritenevano che, una volta abbracciata la fede,
non dovessero pi continuare a vivere nell'unione con un
coniuge pagano 97.

9. La conversione alla fede suggerisce di rimanere nello stato


in cui uno si trova

Essi chiedevano pure dei consigli riguardo alle vergini


(infatti non vi era in proposito nessun precetto del Signo-
re): bene perci per l'uomo rimanere cos, vale a dire, cos
come egli stato trovato dalla fede 98. <<Seitu legato a tua

94 1 COT.7, 1-2. 95 Cf. l Cor. 7,6. 96 Cf. 1 Cor. 7,743.


97 Cf. 1 Cor. 7, 10-16. 98 Cf. 1 Cor. 7,26.
L'unicit delle nozze, 11, 9-10 163

moglie? Non cercare di scioglierti. Sei libero dalla moglie?


Non cercare moglie; ma se anche hai preso moglie, non hai
peccato 99. E la ragione questa: per chi si liberato dalla
moglie prima di abbracciare la fede, la moglie assunta dopo
la sua conversione non sar considerata come una seconda
moglie, appunto perch, una volta abbracciata la fede, ella
sar effettivamente la prima moglie. E dalla fede infatti che
anche la nostra vita riprende inizio.

10. Ogni vedova, nel caso voglia sposarsi, potr farlo soltanto
con un cristiano

Ma proprio qui egli cerca di far loro evitare certi sco-


gli; in caso diverso, sarebbero soprawenute le afflizioni del-
la carne 100 per la ristrettezza dei tempi 101,i quali sconsiglia-
vano di assumere i pesi del matrimonio: anzi, conveniva as-
sai di pi preoccuparsi di ottenere la benevolenza del Si-
gnore piuttosto che le grazie del marito 102. E cos egli revo-
ca quanto aveva promesso. Ne segue allora che, nel medesi-
mo passo nel quale aveva dichiarato che ognuno doveva re-
stare in quello stato nel quale era stato chiamato (alla fe-
de) 103, aveva aggiunto: La moglie vincolata per tutto il
tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore, libera
di sposare chi vuole, purch ci avvenga nel Signore 104. E
cos egli vuole affermare che anche la donna deve intender-
si sciolta dal legame del marito, cos come il marito dev'es-
sere sciolto dal legame della moglie, ma solo a motivo della
morte deve intendersi giustificato tale scioglimento, non
certo a causa del ripudio, poich a quanti si trovano separa-
ti per ripudio mai egli avrebbe permesso di sposarsi, con-
trariamente al precetto emanato in precedenza 105. Quindi
anche la donna, contraendo il matrimonio, non peccher,

99 1 Cor. 7, 28. 100 Cf. ibid. 101 Cf. 1 Cor. 7, 29.


102Cf. 1 Cor. 7, 32-34. 103 Cf. 1 Cor. 7, 20-24. 104 1 Cor.
7,39. l05 Cf. 1 Cor. 7, 11.
164 Tertulliano

poich questo suo sposo non sar designato come secondo


marito, in quanto sar il primo sposato dopo la conversione
alla fede, e perci si spiega quanto l'Apostolo ha aggiunto
in pi: . . . purch si sposi nel Signore. Di fatto si trattava
d'una donna prima sposata con un pagano: in seguito, per-
duto il marito, ella s'era convertita alla fede, e allora 1'Apo-
stolo intervenne perch ella non credesse di poter risposarsi
con un pagano, ma proprio di questo invece che gli psi-
chici non si curano.

11. Una correzione altinesatta traduzione latina del testo


greco

Si tenga ben presente che nell'autentico testo greco


non si trova quanto ormai da tempo in uso per il cambio
di due sillabe, dovuto ad astuzia oppure a disattenzione: si
trova scritto: .. . qualora venga a morte suo marito 106,
quasi si tratti di un evento futuro, e sembri perci essere ri-
ferito a donna, la quale venga a perdere suo marito, quando
ella aveva gi abbracciato la fede. Se le cose stessero cos,
quel permesso, una volta concesso, darebbe adito a prende-
re marito tante volte, per quante avvenisse la perdita del
marito, senza alcun ritegno e senza quella vergogna che
s'addice perfino ai pagani. Ma anche se la cosa stesse cos,
con riferimento cio al futuro, . . . qualora venga a morte
suo marito, in tal caso quel richiamo al futuro riguarde-
rebbe solamente la donna il cui marito venisse a morire pri-
ma che lei si convertisse alla fede. Intendila dunque come ti
pare, purch tu non cerchi di alterare il resto (16).

106 1 Cor. 7,39.


(16) Su questa ipotesi di critica testuale, avanzata da Tertullia-
no, sono state formulate soluzioni senza numero dai pi vari studiosi:
tot capita, tot sententiae, senza che si possa parlare di un risultato si-
curo. (Cf. P.A. Gramaglia, Tertulliano: Il matrimonio nel cristianesi-
mo preniceno, pp. 503-505, nota 211).
L'unicit delle nozze, 11, 12-13; 12 165

12. Anche altri testi confermano l'incertezza dei nuovi con-


vertiti di fronte ai problemi del matrimonio
vero per che anche altri passi s'accordano con
quella sentenza: Sei stato chiamato da schiavo? Non ti
preoccupare 107. Sei stato chiamati incirconciso? Non
farti circoncidere. Sei stato chiamato gi circonciso? Non
fartene un pretesto di eliminazione 108. Con queste parole
collimano queste altre: Ti trovi legato con moglie? Non
cercare di scioglierti. Non ti trovi legato con moglie? Non
andare a cercarla 109. Appare allora abbastanza evidente
che questi suggerimenti erano riferiti a coloro i quali, con-
fermatisi nella nuova e recente vocazione, consultavano
l'Apostolo intorno ai precetti alla cui osservanza erano stati
indotti per avere abbracciato la fede.

13. Necessit di esaminare tutta intera la questione

Tale sar dunque l'interpretazione del passo ora ri-


chiamato: essa dovr essere esaminata se si concili con il
tempo e le circostanze in cui fu dettato quel passo deii'epi-
stola e se essa risulti conforme agli esempi e agli argomenti
precedenti e alle sentenze susseguenti; ma si dovr anzitut-
to vedere se essa concordi con i suggerimenti dello stesso
Apostolo e con le pratiche da lui dettate. Nulla infatti si de-
ve tenere tanto presente quanto l'evitare di fare apparire
l'Apostolo in contraddizione con se stesso.

XII
CAPITOLO

La questione ora circoscritta alla sola monogamia. Secondo glipsi-


chici essa d'obbligo soltanto per i uescoui E un errore: essa doverosa
per tutti. Vediamone i motivi che si riuelano in una contraddizione in cui

107 1 Cor. 7,21. 108 1 Cor. 7, 18. 109 1 Cor. 7,27.


cadono i cattolici. la monogamia comporta anche altri doveri. E allora, si
domanda il nostro autore: chi non tenuto alla monogamia pu forse rite-
nersi libero anche dagli altri impegni e considerarsi ugualmente mistiano?

1. La presmizione della monogamia per tutti, e non soltanto


per gli appartenenti al clero

E ora, in contrario, ascolta quest'altra argomentazio-


ne: l'Apostolo, essi dicono, permise la ripetizione delle noz-
ze, ma a questa condizione, che cio soltanto coloro che fa-
cevano parte del clero fossero astretti dall'obbligo della
monogamia 110. E di fatto, quello che d'obbligo solo per
certuni significherebbe che non lo per tutti! Ma non risul-
ta forse che, quanto prescritto per tutti, non lo per i soli
vescovi, al modo stesso che, se egli prescrive per i vescovi,
non lo pure per tutti? Non ne risulta invece che egli im-
pone quell'obbligo a tutti, appunto perch lo impone an-
che ai vescovi? D'altra parte, non lo impone forse anche ai
vescovi appunto perch lo impone a tutti? Di dove proven-
gono i vescovi e il clero? Non provengono forse da tutto il
popolo? E se non tutti sono tenuti aii'osservanza della mo-
nogamia, da dove dovrebbero essere tratti i monogami de-
stinati al clero? Dovrebbe forse essere istituito a parte un
ordine singolare di monogami, dal quale estrarre una sele-
zione di individui assegnati alla formazione del clero?

2. Le ragioniperch la monogamia dovrebbe essere un dovere


per tutti

Quando per noi ci esaltiamo e ci riempiamo d'orgo-


glio contro il clero, allora che ci sentiamo tutti una cosa
sola 111; allora che ci sentiamo tutti sacerdoti, perch Cri-
sto ci ha fatti sacerdoti per Dio, per il Padre 112. Quando in-

110 Cf. 1 Tim. 3, 2.12; Tit. 1, 6. 111 Cf. Gv. 17, 11 e 21;
Gal. 3 , 28. 112 Cf. Ap. 1, 6; 5, 10.
L'unicit delle nozze, 12, 2-4 167

vece veniamo obbligati ad adeguarci alla stessa disciplina sa-


cerdotale, allora che noi deponiamo tutte le insegne del sa-
cerdozio e ci mettiamo in disparte. Si era cominciato a di-
scutere in rapporto agli ordini ecclesiastici per decidere
quali, tra gli aspiranti, bisognava ordinare. Era dunque ne-
cessario che all'avanguardia della Chiesa venisse proposta
tutta una forma di disciplina comune, una specie di editto
formulato perch divenisse una norma per tutti, e tutto que-
sto appunto perch il popolo comprendesse maggiormente
il dovere di osservare quest'ordine destinato alla formazione
delle sue guide, e anche perch quella dignit non si arro-
gasse il diritto di una maggiore libert, derivante dal privile-
gio della propria posizione.

3. I vescovi dovrebbero dare per primi il buon esempio

Lo Spirito Santo prevedeva che alcuni avrebbero cos


dichiarato: Tutto permesso ai vescovi, proprio come il
vescovo di Uthina (17), il quale non ebbe nessun timore
neppure in vista della legge Scautinia (18). Quanti, tra i vo-
stri, pur venuti da una condizione di bigamia, hanno cari-
che di presidenza, in una situazione di vero insulto nei con-
fronti dell'Apostolo, e senza neppure 'arrossire, allorch
vengono lette sotto i loro occhi queste stesse disposizioni!

4. Ironicamente vengono elencati gli impegni di chi sostiene


la monogamia riservata ai vescovi

E allora proprio tu, che sostieni l'eccezione della mo-


nogamia riservata ai vescovi, metti da parte anche gli altri

(17) Uthina, nome latino di una colonia romana della Tunisia


settentrionale.
(18) La legge Scautinia, del 149 a.C. puniva gli omosessuali e i
pederasti, e fu rimessa in vigore da Domiziano. E difficile compren-
dere come Tertulliano si rifaccia a questa legge nei confronti del ve-
scovo di Uthina solo perch si era risposato.
168 Tertulliano

tuoi titoli disciplinari, quelli che spettano ai vescovi per ef-


fetto della loro monogamia. Quindi non pensare pi ad es-
sere irreprensibile, sobrio, di condotta esemplare, rispetta-
to, ospitale, adatto d'insegnamento; al contrario, datti al
vino, sii pronto a colpire di mano, combattivo, amante del
denaro, non curarti della casa, non essere premuroso per la
condotta dei figli e non preoccuparti della buona testimo-
nianza da parte di quelli di fuori! (19).

5 . Tertulliano intende rilevare nei cattolici una loro contrad-


dizione

In realt, se i vescovi hanno una loro propria legge in


rapporto alla monogamia, si troveranno redatte anche altre
prescrizioni riguardanti direttamente i vescovi stessi. Quin-
di per i laici, i quali non sono tenuti alla monogamia, non
avranno valore neppure queste altre disposizioni. Ne se-
guir allora, o illustre psichico, che tu, qualora lo voglia, ti
trovi fuori da ogni vincolo di disciplina. E allora ordina pu-
re con tutta forza che quanto prescritto soltanto per cer-
tuni, non prescritto per tutti. Ma ecco un altro aspetto di
questa questione: visto che le altre prescrizioni sono comu-
ni a tutti, mentre la monogamia imposta unicamente ai
vescovi, dovranno allora risultare cristiani solamente coloro
sui quali addossata tutta intera quella disciplina?

CAPITOLO
XIII
Ecco ora il tentativo di rispondere a una obiezione avanzata dai
supposti avversari e derivata dallo stesso san Paolo, allorch egli propone
alle giovani vedove di risposarsi. Come interpretare dunque la proibizio-
ne alle seconde nozze? Cos egli risponde: stando a una espressione
dell'Apostolo, vero che egli propone le seconde nozze, tenendo conto

(19) Questo elenco ripreso da san Paolo, 1 Tim. 3,2-7.


L'unicit delle nozze, 13, 1-2 169

per d'una premessa. Nelle rigbe precedenti egli presenta le giovani vedo-
ve, a cui si rivolge, non certo in modo lusinghiero: Pet le rende instabili
e poco serie, e come gi in altra parte della Lettera, meglio sposarsi che
bruciare>>.Ed qui che Tertulliano appare ancora una volta troppo rigi-
do, calcando eccessivamente il senso letterale: dalle parole di Paolo che
egli ricava una legge assoluta: non ci si deve risposare. Resta vero, invece,
che il suggerimento delPApostolo ha valore di rimedio e non di precetto.

1. Il consiglio dato da san Paolo alle giovani di sposarsi era


diretto a giovani vedove venute meno al dovere della fe-
delt alla memoria del marito

Ma l'Apostolo (tu dirai) scrivendo a Timoteo, vuole


che le pi giovani si sposino, abbiano figli e, come madri,
governino la loro casa 113. (Rispondo): si tenga allora pre-
sente che l'Apostolo parla delle giovani gi indicate in pre-
cedenza, di quelle giovani vedove, cio, le quali, abbracciata
la fede durante la loro vedovanza e seguitala per alcun tem-
po, dopo essersi lasciate prendere da brame indegne di Cri-
sto, intendevano rirnaritarsi, attirandosi addosso un giudizio
di condanna per aver rinnegato la loro fede iniziale 114, la fe-
de, cio, incontrata durante la loro vedovanza, nella quale
per non intendono perseverare. Ed appunto per questo
che egli desidera che esse si risposino, proprio perch esse
non rescindano ancora la fede primitiva, gi accolta duran-
te la loro vedovanza: (per questo dunque egli lo suggeri-
sce), e non gi perch esse si sposino tante volte, quante
preferirebbero restare in una vedovanza facile alle tentazio-
ni e trascorsa perfino nei piaceri.

2. La vera interpretazione della Lettera ai Romani

Ed ecco quanto l'Apostolo scrive nella sua lettera di-


retta ai Romani: La donna sposata legata ail'uomo finch

"3 1 Tim. 5 , 14. Il4 Cf. 1 Tirn. 5 , 11-12.


170 Tertulliano

questi vive: ma se l'uomo viene a morire, ella rimane sciolta


dalla legge che la lega al marito. Allora dunque se, essendo
vivo l'uomo, si d a un altro uomo, viene dichiarata adulte-
ra. Se invece viene a morire l'uomo, ella libera dalla legge,
in modo da non essere adultera, se si d a un altro uomoll5.
Ed ora non lasciare di leggere quello che segue, affinch si
disperda proprio quel senso, nel quale tu ti appaghi: Cos,
fratelli miei, anche voi siete stati fatti morire alla legge in
forza del corpo di Cristo per essere dati a un altro, a Colui
che risorto da morte perch portiamo frutti degni di Dio.
Quando infatti eravamo in balia della carne, le passioni vio-
lente connesse con i peccati, passioni che venivano accese
per mezzo della legge, agivano nelle nostre membra, facen-
doci portare frutti degni di morte. Adesso invece siamo stati
sottratti d'effetto della legge, morti a quell'elemento, di cui
eravamo prigionieri, affinch serviamo a Dio nell'ordine
nuovo dello Spirito e non in quello vecchio della lettera 116.

3 . Le seconde nozze, permesse dalla legge mosaica, ora sono


vietate

da queste parole che risulta come l'Apostolo ci ordi-


na di renderci come morti alla legge in grazia del corpo di
Cristo, che la Chiesa l17: lei infatti che si fonda su uno
Spirito di novit, lontana ormai dalla arcaicit della legge, in
quanto essa ti affranca dalla legge, la quale non lega la moglie
al marito defunto al punto da non doversi unire a un altro
uomo. L'Apostolo, al contrario, ti conduce alla situazione op-
posta, a quella di non doverti risposare, una volta perduto
tuo marito. Infatti, mentre tu non saresti ritenuta adultera,
unendoti con un altro uomo dopo la morte di tuo marito, nel
caso, naturalmente, che tu dovessi comportarti ancora in ba-
se alle disposizioni della legge, altrettanto, essendo ormai del

115 Rom. 7,2-3. 116 Rom. 7,4-6. 117 Col. 1,24.


L'unicit delle nozze, 13, 3; 14, 1 171

tutto modificate le disposizioni, l'Apostolo ti accuserebbe di


adulterio, se tu ti sposassi con un altro uomo dopo la morte
di tuo marito. Tu ormai sei come morta di fronte alla legge, e
perci non puoi attenerti a quel costume, poich tu ti sei di-
staccata del tutto proprio da quella legge, in grazia della qua-
le le seconde nozze ti erano permesse.

CAPITOLOXIV

Nel pensiero di Tertulliano ecco la serie delle disposizioni divine:


all'inizio vigeva l'unicit del matrimonio; poi la durezza del cuore ar-
rec il male del ripudio. Venne il Signore Ges a correggere tale abuso,
ma la debolezza della carne indusse l'uomo alla ripetizione delle nozze
dopo la morte di uno dei coniugi. Pens allora lo Spirito Santo a intro-
durve il divieto di tale duplicit nuziale. L'argomentazione dunque
condotta sul concetto che, quanto venne permesso nell'et antica, fu
concesso in vzsta della debolezza umana:fu Nostro Signore a portare il
rimedio necessario. Cosipure, quanto aveva concesso san Paolo in vista
della fragilit della carne, fu corretto, nell'et susseguente e pi matu-
ra, dallo stesso Spirito Santo.

1. Tertulliano Paolo

Dunque, anche se l'Apostolo avesse concesso, senza


condizioni, il permesso di risposarsi a quanti, gi cristiani,
avevano subito il termine del loro matrimonio, avrebbe
senza dubbio agito n pi n meno come aveva gi risolto
altri casi in contrasto con le stesse norme disciplinari da lui
dettate, ma in rispopdenza delle esigenze dei vari e circo-
stanziati momenti. E per questo che egli aveva voluto che
Timoteo si circoncidesse, a causa dei falsi fratelli che si era-
no indebitamente intromessi 118, e che si introducessero nel
tempio certi individui con il capo rasato, secondo certa co-

Cf. Atti 16, 3.


172 Tertulliano

stumanza dei Giudei (20): eppure era lui che aveva rimpro-
verato i Galati che si comportavano secondo le prescrizioni
della Legge (21).

2. Paolo dovette adattarsi alle esigenze di quel tempo

Cos per esigevano le circostanze di quel tempo, che


egli si facesse tutto a tutti, per guadagnare tutti, come parto-
rendoli, allo scopo che Cristo si formasse in essi 119, e come
riscaldando quei piccoli nella fede, al modo stesso con cui si
comporta una nutrice con i bambini 120, insegnando alcune
dottrine attraverso l'indulgenza e non a modo di comando 121:
infatti altra cosa condiscendere e ben altra comandare;
perci egli permise, come concessione temporanea, di sposar-
si una seconda volta, avendo riguardo alla debolezza della lo-
ro carne, cos come Mos aveva concesso il ripudio a causa
della durezza del cuore dei Giudei 122. Ed qui che io far
un'aggiunta, d o scopo di chiarire meglio quanto ho gi detto.

3 . Lo Spirito Santo ha aggiunto precetti degni di Dio


In realt, se Cristo abol quello che Mos aveva ordi-
nato, perch all'inizio non era cos 123, senza per questo do-
ver pensare che Cristo provenisse da un'autorit diversa,
perch mai allora anche il Paraclito non avrebbe dovuto

119 1 Cor. 9, 22; Gai. 4, 19. 120 Cf. 1 Tess. 2, 7. 121 Cf.
1 Cor. 7 , 6 . 122 Cf. Deut. 24, 1; Mt. 19,8. 123 Cf. ibid.

(20) Tertulliano accenna qui a quanto era awenuto a Gerusa-


lemme. Si tratta di quattro individui che avevano fatto voto di nazi-
reato, rito che consisteva in un digiuno protratto per un certo tempo,
al termine del quale i praticanti si facevano tagliare i capelli: era
un'usanza tipicamente ebraica, a cui Paolo non si oppose, date le cir-
costante (cf. Atti 21,2526).
(21) Cf. Gai., passim, e spec. 3, 1-5.
L'unicit delle nozze, 14,3-5 173

abolire quello che Paolo aveva concesso, visto che anche il


secondo matrimonio all'inizio non esisteva, e questo senza
aver motivo di sospettare che egli sia uno Spirito diverso,
ma credere almeno che quanto viene da lui aggiunto de-
gno di Dio e del Cristo?

4. L'abolizione del divorzio e quella delle seconde nozze han-


no lo stesso valore
Se dunque fu una decisione degna di Dio e del Cristo
quella di reprimere la durezza del cuore, allorch s'era ormai
compiuto il tempo prestabilito, perch d o r a non dovrebbe
essere maggiormente degno di Dio e del Cristo superare la
debolezza della carne, tenendo ormai presente la brevit del
tempo 124? In pi, se, per un verso, giusto che il matrimonio
non venga sciolto, per un altro sar pure onesto che esso non
venga duplicato. E invece, nella mentalit del mondo, l'una e
l'altra decisione passano come segno di buon comportamen-
to, la prima, con il nome di una decisione mutualmente con-
cordata, l'altra sotto il pretesto della pudicizia. La durezza
del cuore s'impose fino alla venuta del Cristo, cos come la
debolezza della carne era destinata a regnare fino d a venuta
del Paraclito. La nuova legge abol il divorzio (e aveva anche
un giusto motivo per abolirlo); la nuova profezia (22)aboli-
sce le seconde nozze, le quali costituiscono senza dubbio un
ripudio tutt'altro che inferiore al primo.

5. I pericoli costanti della debolezza della carne


vero per che davanti a Cristo la durezza del cuore
fin per essere corretta pi facilmente che non la debolezza

124 Cf. 1 Cor. 7,29.


(22) Tertulliano chiama nuova profezia l'era del Paraclito,
inaugurata con la venuta deilo Spirito Santo, predetta dal Signore.
Egli reputa Ia setta montanista la vera Chiesa delio Spirito.
174 Tertulliano

della carne, cos come vero che quest'ultirna richiede per


s maggiormente la difesa di Paolo di quanto la durezza di
cuore esiga quella di Mos, ammesso tuttavia che si parli di
difesa, e non piuttosto di abuso della sua indulgenza, come
pure di ripulsa delle sue prescrizioni, mentre si cerca invece
di eludere i suoi migliori ammonimenti e le sue assidue
aspirazioni, senza permetterci di offrire all'Apostolo ci che
egli maggiormente preferirebbe. E allora, fino a quando
questa impudentissima debolezza della carne durer nel
suo tentativo di espugnare le doti migliori?

6. Lo Spirito Santo concede i rimedi per superare la debolezza


della carne
Il suo tempo dur di fatto fino a quando non inizi la
sua opera il Paraclito, all'azione del quale erano state differi-
te e assegnate dal Signore le prescrizioni che in quella sua et
gli uomini non erano ancora in grado di affrontare (23), ma
che ora nessuno pu prendere come scusa di non poter sop-
portare, in quanto ormai presente Colui che concede la
possibilit di portarle. E cos, fino a quando prenderemo a
pretesto la debolezza della carne, solo perch il Signore ha
detto: <<Lacarne inferma? Ma egli ha detto pure: <<LoSpi-
rito pronto 125, appunto perch lo Spirito deve vincere la
carne, in modo che ci che debole ceda di fronte a ci che
forte. Non per nulla egli disse pure: Chi pu capire com-
prenda* 126, vale a dire: Chi pu capire, si ritiri in disparte.

7 . La scelta del bene e del male frutto delle nostre decisioni


Se ne part anche quel ricco che non aveva accolto l'or-
dine di dividere con i poveri le sue ricchezze, e cos fu lascia-

125 Mt. 26,41. 126 Mt. 19, 12.


(23) Cf. Gv. 16, 12: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il
momento non siete capaci di portarne il peso.
L'unicit delle nozze, 14, 7; 1.5, 1 175

to dal Signore in preda ai suoi personali propositi 127. Non si


dovr pertanto attribuire a Cristo la durezza, appunto per-
ch ognuno resta libero nell'esercizio del proprio arbitrio:
Ecco - infatti egli dichiara -: io ho posto innanzi a te il bene
e il male 128. Scegli dunque ci che buono; se poi tu non
puoi, questo proprio e solo perch tu non vuoi (ma intanto
ti dimostra che tu potresti, solo che tu lo volessi, appunto
perch egli ha proposto l'una e l'altra decisione unicamente
al tuo arbitrio), e allora occorre che tu te ne vada lontano da
Colui d a cui volont ti rifiuti di cooperare.

Tertulliano cerca ora di giust$care le sue argomentazioni, facen-


do ricorso a due motivi Nel condannare la duplicit delle nozze, egli
non intende anzitutto inibire il matrimonio: la monogamia, da lui vo-
luta, suppone l'unicit delle nozze, non I'esclusione. L'altro motivo lo
trova nel comportamento dei cattolici. egli li considera assai ingizrsti,
perch essi, da una parte condannano quei cristiani i quali, sotto l'infu-
riare della persecuzione, cedono e finiscono per rinnegare la fede, ma
dall'altra, assolvono quei cristiani i quali ben pi vilmente si arrendo-
no alle lusinghe dei piaceri carnali,

1. Abolire le seconde nozze non s i g n ~ c aabolire il matrimo-


nio
Come potremo noi allora essere accusati di durezza solo
perch non ci associamo a coloro che ricusano di fare la vo-
lont di Dio? Quale eresia pu dunque essere questa nostra,
solo perch giudichiamo illecite le seconde nozze alla manie-
ra dell'adulterio? Che cosa, dopo tutto, l'adulterio, se non
un matrimonio illecito? L'Apostolo biasima coloro i quali
vietavano in tutto e per tutto di potersi sposare, come pure

127 Cf. Mt. 19, 16-22. 128 Deut. 30, 15.


176 Tertulliano

coloro che facevano divieto di certi cibi che Dio stesso aveva
creati 129. Noi pertanto, nel vietare le seconde nozze, non
aboliamo il matrimonio pi di quanto comporti vietare certi
cibi, solo perch pratichiamo il digiuno con pi frequenza.

2. Altro confronto fra cattolici e montanisti

Una cosa vietare, un'altra moderare, cos come una


cosa porre una legge per vietare il matrimonio, un'altra
stabilire un termine per sposarsi. E allora, dato che gli av-
versari rimproverano la nostra durezza, e nella causa da noi
difesa intravedono un'eresia, visto per che essi favoriscono
in modo cos caldo la debolezza della carne, perch mai, in
altra sede, non la difendono e non la sostengono con il ri-
corso a una comprensiva indulgenza, allorch essa s' tro-
vata esposta ai tormenti allo scopo di strapparle la negazio-
ne della fede? (24).

i .Lassismo dei cattolici


fuori d'ogni dubbio che merita una discolpa ben
maggiore chi viene meno nel forte del combattimento di
quella invece che viene meno nell'intimit di una camera;
quella che soccombe sotto i colpi della tortura che non
quella che si stende su un letto; quella che si arrende sotto i
colpi della persecuzione che non quella che si accende di
piaceri. Ci nonostante, essi respingono dalla loro comu-
nione quella prima sorte della carne, solo perch non ha sa-
puto resistere fino in fondo, mentre accolgono l'altra, quasi
che essa abbia sostenuto la lotta fino alla vittoria finale 1'0.

129 Cf. 1Tim. 4,3. 130 Cf. Mt. 24, 13.


(24) Allusione a quanti, in quel periodo di persecuzione, cedevano
sotto la violenza delle torture. In questo richiamo e in questo confronto
non si pu non rilevare, da parte dell'autore, certa mancanza di logica.
L'unicit delle nozze, 15, 4; 16, 1

4. Il cristiano deve essere un eroe>>

E allora esamina tu stesso il perch l'una e l'altra non


abbia saputo reggere il combattimento fino al termine, e
cos troverai ben pi rilevante la causa della prima, che pur
cedette di fronte alla crudelt della persecuzione, che non
la seconda, la quale non fu in grado di sostenere le esigenze
della pudicizia. vero tuttavia che l'infermit della carne
non offre scusa, pur trattandosi d'una lotta che costava il
sangue; ma allora vale assai meno l'attenuante per chi ha
ceduto di fronte alle attrattive dell'impudicizia!

CAPITOLO
XVI

Un secondo matrimonio indice di debolezza, e non certo di for-


tezza d'animo. I motivi d'una tale tendenza molto spesso sono banali:
possono essere dettati pevfino dal desiderio d'avere zln marito o una
moglie ricchi. Anche il bisogno di superare il disagio della solitudine si
pu correggere senza ricorrere a un secondo matrimonio: basta I'assi-
stenza d'una donna anziana e servizievole! E neppure valido il desi-
derio di assicurarsi una propria discendenza: a che vale procreare figli,
se siamo gi in vista della prossima fine del mondo?

1. Ironia nei confronti dei cattolici

I miei awersari mi muovono al riso, quando da loro mi


si oppone la debolezza della carne, la quale, semmai, dovreb-
be essere chiamata, secondo loro, somma fortezza! Infatti
sposarsi due volte vuol dire offrire un esempio di forza; ri-
prendersi e darsi nuovamente d'attivit della carne dopo
l'inattivit della continenza vedovile, significa avere certa atti-
vit di fianchi! E pensare che tale debolezza resta efficiente
anche per un temo e quarto matrimonio e fors'anche per un
settimo, perch essa, owiamente, diviene tanto pi robusta,
quanto s' dimostrata pi debole! Quindi essa non avr pi
178 Tertulliano

l'Apostolo come maestro 131, bens qualche Ermogene, solito


a prendersi pi donne come mogli che non a dipingerle! (25).

2. Certi poveri si sposano per farsi mantenere

E in effetti in lui abbonda l'elemento materiale, poi-


ch, presumendo che anche l'anima risulti dalla materia,
tanto pi essa sar priva dello spirito da parte di Dio: ne
deriva perci che egli non pu neppure dirsi psichico,
poich non certamente tale, non avendo in s il soffio di
Dio. Che ne quindi di chi, mettendo in causa la propria
indigenza, confessa apertamente d'aver alienato la propria
carne al punto da sposarsi per farsi mantenere, tanto da di-
menticare che non bisogna preoccuparsi del vitto e del ve-
stito 132? Eppure, volendo, egli avrebbe Dio che pensa a nu-
trire i corvi e a far crescere i fiori 133.

3. Come superare le difficolt della vita quotidiana


Che dire di chi prende a pretesto la solitudine della
casa? Quasi che una donna compensi, con la sua presenza,
quella solitudine per un uomo sempre in procinto di dover
fuggire! (26). D'altra parte, egli potr avere al suo servizio
cjualche vedova, e questo pi che lecito. In tal caso non si
tratta pi della questione dell'unica moglie, poich, di tali
donne, permesso assumerne anche pi di una (27).

131 Cf. 2 Cor. 12, 10. 132 Cf. Mt. 6, 25-34. '33 Cf. Mt.
6,26-30; Lc. 12,24-28.
(25) Accenno a Ermogene gnostico (11-111 sec.). Visse in Siria,
poi a Cartagine, dove esercit anche la pittura. Contro di lui Tertul-
liano scrisse l'opera Adversus Hermogenem.
(26) E difficile intendere il vero senso di questa espressione:
Uomo sempre pronto a fuggire pu significare fuggire davanti al
pericolo deila persecuzione, oppure essere sempre pronti, in vista
d'una morte improwisa.
(27) E noto il permesso, per i cristiani, d'avere una donna ad ac-
L'unicit delle nozze, 16, 4-5

4. I pretesti dei cattoliciper ripetere le nozze


E che dire allora, se uno si preoccupa del dopo di lui,
con gli stessi sguardi della moglie di Loth 134, al punto da
pretendere di duplicare il matrimonio solo perch dal pri-
mo non ha avuto prole? Egli dunque, pur cristiano com',
cercher degli eredi, proprio lui, che si era privato dell'ere-
dit del mondo intero! Eppure ha dei fratelli, e ha pure una
madre, la Chiesa! Ma allora si tratta di ben altro, visto che
nella casa di Cristo si pretende comportarsi conforme alle
leggi Giulie (28) e perci si ritiene che i non sposati e quan-
ti sono senza figli non abbiano diritto di eredit da parte
del testamento di Dio. E allora una tale genia continui pure
a moltiplicare le nozze fino all'ultimo in modo da farsi sor-
prendere in questo disordine della carne come Sodoma e
Gomorra 135 e come i giorni del diluvio 136, quando si arri-
ver all'ultima conclusione della vita del mondo.

5. La ripetizione del matrimonio prepara una fine del mondo


ben pi amara

Si provino pure costoro ad aggiungere una terza solle-


citaziorie: Mangiamo e beviamo, e, per di pi, sposiamo-
ci, tanto domani moriremo 137: essi sono ben lontani dal
riflettere a quella sentenza: Guai alle gestanti e a quelle

'34 Cf. Gen. 19, 26; Lc. 17, 31-32. l35 Cf. Lc. 17, 28-29.
Cf. Mt. 24,37-39; Lc. 17,26-27. l37 1s. 22,13; cf. 1 Cor. 15,32.

cudire le faccende di casa, anche se qualcuno dei Padri, come il Cri-


sostomo, non era di questo parere.
(28) Allusione aiia Lex Iulia de maritandis ordinibus del 18 a.C.
Secondo questa legge coloro che fossero rimasti celibi non potevano
acquistare il dominium sui beni lasciati loro in eredit o in legato da
persone non affini n parenti entro il sesto grado; inoltre fu loro in-
terdetto l'accesso ai pubblici uffici. (Cf. c l . Moreschini, Opere scelte
di Tertulliano,Torino 1974, p. 1061, nota 2).
180 Tertulliano

che allattano (29), sentenza destinata a richiamare, nel ma-


rasma di tutto l'universo, un awertirnento ben pi grave e
ben pi amaro di quanto awenne nella devastazione di
quella piccola parte della Giudea. Raccolgano pure, in vista
degli ultimissimi tempi (30), i frutti dei loro matrimoni du-
plicati: mammelle turgide, uteri nauseanti e bambini che
vagiscono. Dispongano pure, per l'avvento dell'anticristo,
l'ambiente necessario, perch egli sia in grado di scatenare
la libidine pi furiosa. A queste madri egli addurr, come
ostetriche, dei carnefici.

CAPITOLO
XVII

Ed eccoci alla conclusione. Ci saremmo aspettati una calda esor-


tazione, diretta a ogni cristiano, allo scopo di conuincerlo ad abbraccia-
re uno stato piz conforme alla fede professata. E invece non abbiamo
se non un freddo richiamo alla monogamia e perfno alla verginit,
professate anche in molti templi dei uari culti pagani

1. La debolezza della carne rester sempre un mero pretesto

Questi signori avranno senza dubbio da presentare da-


vanti a Cristo, come loro propria difesa, questo bel privile-
gio, l'insistente debolezza della carne! Ma una tale difesa
non la giudicheranno certamente valida Isacco, nostro pa-
dre, che si mantenne monogamo, n Giovanni, che si asten-
ne dalle nozze per amore di Cristo, e neppure Giuditta, fi-
glia di Merari 138, come pure tanti altri esempi di santi.

138 Giudit. 8, 1-8.


(29) Mt. 24, 19. Come si vede, Tertulliano interpreta questo ver-
setto come un invito a rinunciare al matrimonio stesso.
(30) Nouissimis temporibus: ancora un accenno alla prossima fi-
ne del mondo.
L'unicit delle nozze, 17, 2-3

2. Esempi tratti dal mondo dei pagani

divenuto costume quello di scegliere, come giudici,


dei pagani, e cos la regina di Cartagine insorger e si pro-
nunzier contro certe spose cristiane, proprio lei che, esule
com'era in terra straniera, avrebbe potuto aspirare a nozze
regali, e tuttavia, per non sperimentare ulteriori nozze, pre-
fer, al contrario, ardere anzich sposarsi (3 1).Vicino a lei si
assider, come giudice, anche quella matrona di Roma, la
quale, sebbene avesse subito nottetempo violenza contro
ogni sua volont, da parte di un uomo estraneo, lav col
proprio sangue la macchia della sua carne per vendicare la
monogamia offesa nella sua persona. Vi furono perfino delle
donne, le quali preferirono la morte per la difesa dell'onore
dei loro mariti piuttosto che adattarsi a rimaritarsi dopo la
loro scomparsa!

3. Altri esempi dal mondo pagano

certo che la monogamia e la vedovanza appaiono


anche nell'ambito del culto reso agli idoli dei pagani. M a
dea Fortuna Muliebre non impone la corona sul capo se
non una donna sposata una sola volta, come pure alla Ma-
dre Matuta. I1 pontefice massimo e la moglie del flamine
Diale si sposano una sola volta. Le sacerdotesse di Cerere si
separano dai loro mariti ancora vivi per mutuo consenso e
con rispondente accordo.

(3 1) Applica al v. 1 Cor. 7 , 9 il caso di Didone. Intorno alla re-


gina di Cartagine correvano due tradizioni: quella pi nota, resa
famosa da Virgilio nel IV libro dell'Eneide, e quella, meno nota, di
Didone che si sarebbe uccisa per restare fedele alla memoria di Si-
cheo, allorch Jarba, principe indigeno dell'Africa, pretese di spo-
sarla. Tertulliano, per opportunit, si attiene a quest'ultima leg-
genda.
Tertulliano

Ma vi sono pure donne in grado di giudicarci in base


alla loro totale continenza, e sono le vergini dedicatesi al
culto di Vesta, di Giunone d'Acaia e di Diana della Scizia e
di Apollo Pizio. Ma anche i preti dediti al servizio del fa-
moso bue delllEgitto (32) diverranno giudici, in fatto di
continenza, della debolezza dei cristiani.

5. Chi si risposa respinge il modello sia di Adamo che di Cristo

Arrossisci dunque, carne che ti sei rivestita di Cristo!


Ti sia bastevole l'esserti sposata una sola volta, cos come
sei stata destinata fin dall'inizio e come sei chiamata a esse-
re in vista della fine. Ritorna almeno nello stato del primo
Adamo, se non riesci a esserlo del secondo. Quegli gust
una volta sola il frutto dell'albero proibito, una volta sola
ne ebbe il desiderio, una volta sola copr le proprie vergo-
gne, una volta sola arross davanti a Dio, una volta sola na-
scose il proprio rossore, una volta sola fu esiliato dal para-
diso della santit, e una volta sola, uscito di l, pass a noz-
ze. Se tu ti raffiguri in lui, hai gi il tuo esempio. Se invece
sei passato oltre fino a imitare Cristo, dovrai essere pi per-
fetto. Altrimenti mostrati pure come un terzo Adamo,
quindi come un bigamo, ma allora tu non potrai essere, di
fronte ai primi due modelli, n l'uno n l'altro (33).

(32) Allusione al culto del bue Api, venerato dagli Egiziani che
lo assimilavano al sole.
(33) I1 Mattei scrive: E chiaro, in questo passaggio, che, se il
peccato originale non ebbe origine da motivi sessuali, nella mente di
Tertulliano ebbe per, come conseguenza, quella d'aprire gli occhi
dei nostri progenitori e di far loro sentire il peso deila concupiscen-
za. I1 matrimonio appare solo dopo la loro cacciata. I1 paradiso fu un
paradiso di santit, vale a dire, secondo la mente di Tertulliano, di
verginit (P. Mattei, Tertullien: Le mariage unique, Introduction,
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INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI

Abramo, 39, 40, 115, 139, 140, Bacio, 98


141 Bagni, 97
Acaia, 77, 182 Bambini, 97, 180
Acconciatura, 32,96 Banchetti, 101
Acqua, 98 Bellezza, 13, 14, 15,72,96
Adamo, 39,57, 65, 114, 135, 137, Bene/Male, 175
138, 139, 182 Beni, 62
Adulterio, 93, 95, 150, 152, 153, Bigamia, 39,40, 140, 141, 167
154, 157, 158, 170, 171, 175 Braun R., 31,37,48, 158
Africa, 181 Bruciare, 41, 49, 50, 57, 68, 129,
Agar, 40,115 130
Aigs o Egio (Acaia),77 Bue Api, 182
Alfa, 136, 137 Cadavere, l46
Ambizione, 105 Camelot Th., 16
Angeli, 35,71,157 Carismi, 124
Anima, 155, 178 Carne, 35, 63, 70, 71, 74, 79, 94,
Annibale, 5 97, 106, 111, 117, 120, 123,
Anthvopotes, 10 124, 127, 130, 131, 132, 133,
Anticristo, 180 134, 135, 136, 138, 152, 158,
ApoUo Pizio, 182 162, 170, 171, 173, 174, 176,
Apostoli, 148, 149 177,178,179,180,181
Apuleio, Lucio, 5 Carnefici, 48, 180
Arca, 134 Cartagine, 83,84, 181
Archetipo, 135 Castit, 11, 25, 30, 31, 38, 55, 71,
Aronne, 139, 141 73,78,80, 115
Ascesi, 33 Catena, 97
Ascetismo, 17 Cattolici, 114, 118, 123, 125, 160,
Asia, 23 166, 168, 175,176, 177
Astinenza, 7 1, 113 Cefa (Pietro), 148, 149
Astuzia, 164 Celibato, 12, 16,30,32,50, 183
Azrriga, 123 Celibe, 26, 179
Cerere, 77, 181
Bacht H., 21, 183 Cesare, 5
188 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Chiesa, 8, 17, 84, 115, 118, 124, Crouzel P., 183


135, 138, 146, 148, 159, 160, Culto, 119
161, 167, 170, 173, 179 Cultura, 183
Cibo, 98, 101 Cuore, 22, 122, 158, 173,174
Circoncisione,66, 140, 171
Circonciso, 165 Danilou J., 37
Clero, 119, 166 Dattrino L,, 3, 113, 136
Cocchini Ch., 183 Davide, 139, 141
Codici, 8 Debolezza, 87,88,113, 174
Colomba, 149 Di, 77
Colpa, 14 Delfi (Focide),77
Comunit, 79 Delizie (e resurrezione), 35
Concubine, 65 Demonio, 76,77,80, 97, 105, 107
Concupiscenza, 49, 71, 72, 74, Denaro (simbolo evangelico del),
123, 158, 182 157
Conflagrazione, 24,25,35,59 Diaconi (e monogamia), 159
Consenso, l62 Diale (FlarnenDzalis, sacerdote di
Consiglio, 38,44,45,68,87,89,128 Giove), 181
Continenti, 42 Dialettica, 30
Continenza, 30,58,60, 63,67, 72, Diana, 182
75, 76, 78, 79, 81, 88, 92, 93, Didone, 181
123,128,177,182 Digiuni, 17,25, 172, 176
Conversione, 27, 28, 102, 162, Diluvio, 114, 134, 179
163, 183 Disciplina, 19, 21, 28, 38, 64, 75,
Corinto, l l 8 77, 78, 104, 106, 112, 113, 116,
Corpo, 30, 69, 85, 86, 96, 99, 153, 126, 131,133, 168
155, 157,158 Dissolutezza, 6, 104
Cortellezzi G., 13,14 Divorzio, 84, 87, 88, 117, 150,
Costantina (Tunisia),5 151, 153, 154, 173, 184
Costola, 65 Djemila (Tunisia),5
Creatore, 123, 124 Dolcezza, 15
Creazione, 61, 136, 137 Domiziano, imperatore, 167
Credenti, 85,102, 124 Dote, 98, 100, 101
Credere, 91 Dragone infernale, 77
Crisostomo G., 179
Cristiani, 12, 90, 93, 94, 98, 122, Ecclesiastici, 12,33,77, 84
171,175 Edizioni, 8
Cristo, 19, 100, 103, 107, 115, Egitto, 139, 182
121, 124, 132, 135, 136, 137, Eleganza, 26
138, 139, 145, 146, 147, 149, Elia, 150
156, 160, 170, 172, 173, 175, Ellenismo, 6
180, 182 Eloquenza, 38
Croce, 99 Eneide, 181
Indice dei nomi e delle cose notevoli

Epicuro, 156 Gerusalemme, 16,21,23, 172


Eresie, 18,36, 112, 125, 175, 176 Ges, 141, 146, 171
Eretici, 35,66, 123 Gioielli, 73
Erma, 44 Giosu, 141
Ermogene, gnostico, 28, 178 Giovenale, Decimo Giunio, 6
Escatologia, 20, 23, 25, 116, 128, Giovent, 18
144 Girolamo, 8,28,33, 116, 184
Esegesi, 36, 37, 38, 57, 86, 115, Giudea, 35, 180
183 Giudei, 172
Etica, 183 Giuditta, 180
Eucaristia, 97,99, 106, 156 Giudizio, 25,35
Eunuchi (e regno dei cieli), 127 Giunone, 77,182
Eva, 57,65,134 Giustizia, 33, 115
Gola, 47
Famiglia, 123 Gomorra, 59,73,74,75, 179
Farisei, 142 Gramaglia P.A., 9, 10, 84, 114,
Fede, 6, 7, 12, 17, 19, 20, 68, 74, 122, 154, 164
86 ,89, 90, 91, 93, 96, 100, 162, Grazia, 19, 103
164, 165, 176, 180,181
Felicita, martire, 7 Impero, 33
Felicit, 87, 106 Impurit, 85, 145, 177
Fiamme, 67, 68 Incirconcisione, 140
Figli, 11, 73, 90, 106, 122, 139, Incirconciso, 165
143, 145,169, 179 Indissolubilit, 136
Filadelfia di Transgiordania (Am- Indulgenza, 64
man), 2 1 Infanzia, 18, 161
Filosofia, 6 Inferno, 4 1
Flamine (sacerdote di Giove), 181 Intimit, 96, 122
Fornicazione, 85,94,95, 151, 162 Intransigenza, 28
Fortuna, dea, l81 Isacco, 40,122, 140,141, 160
Fratelli, 97, 143, 144, 145 Ismaele, 40
Frdouille J.Cl., 27,29,37,40,41,
43, 45, 51, 55, 56, 112, 113, Jarba, principe (pretendente di
120, 183 Didone), 181
Frigia, 16,22,23
Frontone, Marco Cornelio, 5 Karp H., 12
Frugalit, 82
Fuoco, 76,77 Labriolle P. de, 12,22, 31,45, 46,
48, 184
Gdia, 73 Laccio, 69
Geenna, 77 Laici, 12, 168
Gerarchia, 2 1 Lamech, 114, 134
Germania, 73 Lassismo, 176
190 Indice dei nomi e delle cose notevolt

Latte, simbolo paolino, 161 Medioevo, 13


Lavoro, 72,83,157 Merari, figlia di Giuditta, 180
Legame, 163 Messia, 23
Legge, 66, 95, 113, 115, 135, 141, Micaelli C., 184
142,144,145,146,170,172 Millenarismo, 23,25
Leggenda (di Didone), 181 Ministeri, 60,79, 148, 149
Leptis Magna (Tunisia),5 Ministri, 119
Le Saint W.P., 12,40 Misericordia, 81
Lettiga, 105 Misoginia, 13, 185
Levirato, 63, 116, 142, 145 Misogino, 10
Lex Aquilia, 95 Modestia, 73,81
Lex Iulia, 179 Monceaux P., 12, 13,184
Lex Scautinia, 167 Mondo, 70,71, 72, 73, 75, 76, 78,
Libert, 61,79, 104, 137, 155, 167 82, 173, 179
Libidine, 48, 101, 105, 180 Montanismo, 16, 17, 18, 21, 22,
Licenza, 66 23, 25, 30, 33, 34, 37, 38, 49,
Licenziosit, 105 67,73, 125, 183
Loth, 179 Montanisti, 7, 55, 111, 113, 114,
Lussuria, 13, 71, 75, 78, 82, 105, 123, 159, 176
123 Montano di Frigia, fondatore del
montanismo, 16, 17,20,24,31,
Madri, 169 34
Maestri (della Chiesa), 84 Moraldi L., 145
Mammelle, come simbolo negati- Morale, 14, 15,20,64, 119
vo, 47,180 More1 V., 184
Mano (matrimonio), 103 Moreschini Cl., 9, 10, 27, 31, 34,
Marcione, 23, 24, 30, 32, 34, 35, 35,36,40,43,47, 179
46,47,48 Morte, 63, 68, 73, 74, 87, 90, 150,
Marcioniti, 111 154,155, 161, 170
Martiri, 7 Mos, 121, 136, 141, 143, 149,
Martirio, 7 150, 174
Maschilismo, 185 Munier Ch., 9,20,57,61,83,84,86
M a s s i d a , discepola di Montano,
17,21 Natura, 16
Materia, 161 Nazireato, 172
Mattei P., 9, 10, 41, 42, 44, 51, Nazzaro A.V., 184
117,123,159, 182,184 Neopitagorismo, 27
Mattioli U., 184 Neoplatonismo, 27
Matuta (MadreMatuta), dea, 181 No, 59, 114,134, 137, 139
Mayer A., 17,23
Mazzucco CI., 184 O'MaIey T.P., 184
Medicina, 6 Omega (Cristo), 136, 137
Mediocrit, 19 Onera (dell'antica Legge), 115
Indice dei nomi e delle cose notevoli 191

Operosit, 81 Preghiera, 118, 159


Oracoli, 2 1 Presbiteri, 159
Orfano, 80,81 Priscilla o Prisca, discepola di
Ornamenti, 15 Montano, 17,21,31
Ortodossia, 30 Procreazione, 59,65,73
Ostetriche, 48, 180 Profetismo, 20,21
Otranto G., 185 Profezia (e dottrina montanista),
Ozio, 82 16,34,36
Progenitori, 133
Pagani (e matrimonio), 12, 24,35, Prole, 143, 145
60, 75, 76, 77, 78, 83, 85, 90, Prowidenza, 72
92, 93, 94, 99, 104, 122, 162, Psichici (i cattolici, secondo Ter-
164,181 tulliano), 34, 36, 38, 41, 55,
Pane, 100 111, 118, 120, 122, 123, 124,
Paraclito, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 160, 161, 164,165,168
22, 34, 112, 113, 116, 121, 125, Pubblicani, 150
126, 127, 132, 173 Pudicizia, 115, 142, 173, 177
Paradiso (e Redenzione), 137, 182 Pudore, 47,81, 124, 149
Parusia (e montanismo), 16,22 Puerperio, 47
Passio (martiri),7
Passione (concupiscenza), 4 1 Quacquarelli A., 185
Pastorino A., 1 6
Patristica, 104 Rambaux Ci., 12, 29, 39, 56, 57,
58,59,60,61,113, 185
Peccato, 14, 15, 16, 163
Pepuza, pianura della, 24
Regula Fidei, 18,28,38
Religione (nuova religione o mon-
Perfezione (in Cristo), 138
tanismo), 7
Perle (spirituali), 99
Repressione, 87
Perpetua (martire), 7
Retorica, 6, 15,36,56
Persecuzioni, 7, 107,177
Ricchezza, 72,174
Piaceri, 15, 73, 75, 104, 169, 175,
17L Rigorismo, 7,20,25,64
I I U
Ri&aritaggio (passaggio a nuove
Piet, 77,99
nozze), 39,40,41,58,60, 118
Pietro, 117, 148
Ripudio, 117, 136, 150, 151, 152,
Pincherle A., 21
Plinio, il Vecchio, 56 154, 156,162
Risurrezione, 25,35,63, 156
Pneumatici, o spirituali, 17, 34,
Ritzer K., 185
113, 123, 124
Poligamia e Antico Testamento, 65 Sacerdotesse (della santit cristia-
Porci (significato evangelico), 99 na), 147
Poveri, 97, 174 Sacerdoti, 139, 145, 146, 166
Prassea, eretico modalista, 36 Sacerdozio, 167
Precetto, 38, 43,68, 89, 121, 162, Sadducei, 63, 116, 142, 143
169 Salomone, 139, 141
192 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Salvezza, 74, 101, 112 Tempio, 77,148


Sangue, 47,95 Tenerezza, 15
Santi, senso paolino dei, 98, 180 Testamento (spirituale), 62
Santit, 20,27,32,71,78, 80, 130, Tibiietti G., 13, 15,20,25,28,29,
147, 149, 182 32,33,55,78,185
Sara, 115, 141 Timgad (Tunisia), 5
Schiavi, 97, 104, 165 Timore, 18
Schiavit, 60 Tradizione (e verit), 20
Scipione Emiliano, 5 Tribolazioni, 79
Scribi, 142 Tunisia, 5, 167
Seduzione, 32 Turcan M., 10, 11, 12,28,30
Seneca Lucio Anneo, 28,56
Sentimenti, 155 Uccelli (e provvidenza), 72
Separazione, 151, 154, 157 Uglione R., 9, 10, 37, 116, 183,
Servizio, 87, 96 185
Sesso, visione negativa del, 15, 16 Utero ("cloaca"), simbolo negati-
Settimio Severo, 5,24 vo, 46,47, 180
Sicheo, marito di Didone, 181 Uthina (Tunisia), 167
Signore, 10, 85, 87, 88, 89, 91, 92,
94, 97, 125, 127, 147, 160, 173, Vedovanza, 12,39, 50, 60, 61,73,
174 76,78,79, 80,81, 88, 169
Simeone, 117,147 Vedove, 42, 66, 70, 71, 74, 82, 84,
Sinagoga, 65 92, 118, 120, 144, 156, 159,
Siniscalco P,, 33 163, 169, 178
Siria, 178 Veleno, 100
Sodoma, 59,73,74,75, 177 Verbo, 136
Sofista, accusa di, 12 Vergini, 27,77, 81, 162, 182
Sole, dio pagano, 182 Verginit, 16, 67,76, 80, 113, 115,
Solitudine, 177 117, 127, 146, 147, 149
Spanneut M., 185 Verit (e Spirito Santo), 125
Speranza, 118 Vescovi, 119, 165, 166, 167, 168
Spirito Santo, 17, 22, 34, 36, 42, Vesta, dea pagana, 182
43, 44, 70, 101, 120, 121, 123, Vestali, 76, 182
124, 130, 131, 147, 170, 171, Virgilio, Marone Publio, 181
172, 173, 174 Virt, e giovinezza di Tertdiano;
Spurio Carviiio Ruga, 154 e vescovo, 6, 119
Statio (assemblea), 97 Vivaio (matrimonio come vivaio
Stupro (e matrimonio), 25, 26, 27, del genere umano), 57,64
32 Vizi, 14, 15,59,75
Superbia, 71
Superstizione, 100 Zaccaria, 117, 146
Zannoni G., 12
Taverne, 101 Zeus, 77
INDICE SCRITTURISTICO

ANTICO 19,2: 131 NUOVO


TESTAMENTO 20,7: 131 TESTAMENTO
20,21: 145
2 1 , l l : 146
Genesi 21, 14: 145 Matteo
1,23: 29
1,28: 57,65, 143
2, 18: 133 Deuteronomio
2,21: 65 23,2: 143
2,23: 152 24, 1: 172
2, 24: 29, 66, 106, 25,5: 143
133 26,5-10: 116
4, 18-19: 114, 134
30, 15: 175
4,24: 134
6,3: 124
6, 19-20: 135 Giuditta
7, 1-3: 135 8, 1-8: 180
15,6: 139, 140
16, lss.: 140 Qoelet
16, 16: 40
17, 1: 40 3, 17: 18, 112, 131
17, lss.: 140
17,4-5: 140 Isaia
19,26: 179
38, 8 s . : 116 1, 17-18: 81
22, 13: 179
Esodo 17,3: 150
Geremia 17, 12: 150
14, 13: 102 18,3: 149
20,13: 145 31,29-30: 144
18,20: 107
Levitico Ezecbiele
194 Indice scritturistico

Atti degli Apostoli

Romani

Marco

Luca

1 Corinti

Giovanni
Indice scritturistico

Filippesi

2 Corinti Giacomo
2,21: 139
Colossesi
I Pietro
l , 16: 131
3, 1-2: 103
1 Tessalonicesi 3,2: 102

l Giovanni
l Timoteo 2, 16: 71
3,3: 130

Apocalisse
INDICE GENERALE

Introduzione generale . . . . . . . . . . . . . . . pag . 5


1. La vita di Tertulliano . . . . . . . . . . . . . >> 5
1.i.Codici ed edizioni . . . . . . . . . . . . >> 8
2 . La personalit . . . . . . . . . . . . . . . . >> 10
3 . Ilmontanismo . . . . . . . . . . . . . . . . >> 16
3.1. I1 profetismo . . . . . . . . . . . . . . >> 21
3.2.11 millenarismo . . . . . . . . . . . . . >> 23
3.3. Il rigorismo morale . . . . . . . . . . . >> 25
4 . I tre periodi della operosit letteraria . . . . >> 27
4.1. Dalla conversione al 206 . . . . . . . . >> 27
4.2.Dal207a1211 . . . . . . . . . . . . . . >> 30
4.3. Dal212 a1217 . . . . . . . . . . . . . . >> 33
5 . L'esegesi biblica . . . . . . . . . . . . . . . >> 36
6. I1 matrimonio . . . . . . . . . . . . . . . . >> 41

Tertulliano
ALLA CONSORTE

LIBROPRIMO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 55
Introduzione .................. >> 55
Capitolo I . . . .................
. >> 62
Capitolo I1 . . . .................
. >> 64
Capitolo I11 . . .................
. >> 66
Capitolo IV . . .................
. >> 70
CapitoloV . . . .................
. >> 73
CapitoloVI . . .................
. >> 75
198 Indice generale

LIBROSECONDO . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 83
Introduzione . . . . .............. >> 83
Capitolo1 . . . . . . . .............. >> 87
Capitolo I1 . . . . . . . .............. > 89
Capitolo I11 . . . . . . .............. >> 94
Capitolo IV . . . . . . .............. >> 96
Capitolo V . . . . . . . .... .......... >> 98
Capitolo VI . . . . . . .............. >> 100
CapitoloVII . . . . . . .............. >> 101
CapitoloVIII . . . . . .............. >> 103

Tertulliano
L'UNICIT DELLE NOZZE

introduzione . . . .
.............. >> 111
Capitolo I . . . . . . .
.............. >> 123
Capitolo I1 . . . . . . .
.............. >> 124
Capitolo 111 . . . . . .
.............. >> 127
Capitolo IV . . . . . .
.............. >> 132
Capitolo V . . . . . . .
.............. >> 135
CapitoloVI . . . . . .
.............. >> 139
Capitolo VI1 . . . . . .
.............. >> 142
Capitolo VI11 . . . . .
.............. >> 146
CapitoloIX . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . >> 150
Capitolo X . . . . . . .
.............. >> 154
CapitoloXI . . . . . .
.............. >> 158
Capitolo XII . . . ................. >> 165
Capitolo XIII . . ................. >> 168
Capitolo XIV . . ................. >> 171
Capitolo XV . . . ...-.
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>> 175
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Indice generale 199

Capitolo XVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 177


CapitoloXVII . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 180

Bibliografia .................... >> 183

Indice dei nomi e delle cose notevoli . . . . . . . >> 187

Indice scritturistico ................ >> 193