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Antonella Abb`a

APPUNTI DI MECCANICA RAZIONALE

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Chapter 1

Meccanica orbitale

1.1 Moto centrale


Definizione 1.1. E ` detto moto centrale il moto di un punto soggetto ad una forza diretta
in ogni istante come la congiungente del punto con un punto fisso O. Il punto fisso O `e
detto centro del movimento.

Sia P un punto soggetto ad una forza F in ogni istante diretta verso un punto fisso O.

Teorema 1.1. Un moto centrale `e piano.

Dimostrazione. Essendo la forza F sempre parallela al vettore (P O), lo sar`a anche


laccelerazione a del punto, da cui

(P O) a = 0

Essendo
dv d
(P O) a = (P O) = [(P O) v]
dt dt
risulta
(P O) v = c (1.1)
dove c `e un vettore costante. Il vettore (P O) sar`a quindi sempre contenuto in un
piano a cui il vettore c `e perpendicolare, potendo cos` aermare che il moto del punto P
`e piano.
Per descrivere un moto centrale `e allora possibile utilizzare le coordinate polari (figura
1.1). Si consideri un sistema di riferimento x, y, z, di versori rispettivamente i, j, k, con
gli assi x e y giacenti nel piano del moto e con origine nel centro del movimento O.
Esprimendo le componenti dei vettori in tale sistema di riferimento

c = ck

(P O) = e
e la velocit`a di P in coordinate polari
+ e
v = e

2
y

e

O x
Figure 1.1:

risulta
= 2 k
c = e e (1.2)
Laccelerazione ha la sola componente radiale

2 )e
a = a e = (

e la componente trasversa a = + 2 `e nulla.


Larea infinitesima dA spazzata dal vettore (P O) in un tempo infinitesimo dt pu`o
essere approssimata allarea del settore circolare
1
dA = 2 d
2
Si definisce velocit`a areolare A
dA 1
A = = 2
dt 2
Teorema 1.2. Condizione necessaria e suciente anch`e un moto piano sia centrale `e
che la velocit`a areolare sia costante.

Dimostrazione. Se il moto `e centrale ricordando la (1.2) la velocit`a areolare risulta A = 21 c


e quindi costante.
Viceversa se la velocit`a areolare `e costante, la sua derivata `e nulla. Si consideri la
componente trasversa dellaccelerazione

1 d ! 2 " 1 dA
a = + 2 = =
dt dt
che risulta pure nulla. Laccelerazione ha allora la sola componente radiale non nulla ed
il moto `e centrale.

3
La quantit`a costante c `e chiamata costante delle aree.
Nota la costante delle aree c e la traiettoria, la velocit`a pu`o essere espressa come
c
v = e
+ e

Teorema 1.3. Formula di Binet
! "
1
c 2

d2 1
a = 2 + (1.3)
d2

Proof.
! "
2 1
d c d c 2
c d
'
c d
( 2
c c 2 d 1
a = 2 = 2 = 2 4 = 2 = 2 +
d d d 2 d 3 d2

1.2 Moto dei pianeti intorno al sole


Il moto dei pianeti intorno al sole `e descritto dalle seguenti Leggi di Keplero:
1. Ogni pianeta si muove lungo unellisse di cui il sole occupa uno dei due fuochi
2. Il raggio congiungente il sole con il pianeta spazza aree uguali in tempi uguali
3. Il rapporto tra il quadrato del periodo dellorbita ed il cubo del semiasse maggiore
a dellellisse `e costante per tutti i pianeti
2
= costante
a3
La prima legge assicura che il moto di ogni pianeta `e piano, la seconda legge aerma
che la velocit`a areolare `e costante, e si pu`o quindi concludere che il moto di ogni pianeta
intorno al sole `e un moto centrale di cui il sole occupa il centro del movimento S.
Si consideri un pianeta P che si muove su unorbita ellittica ) di cui a `e il semiasse
2 b2
maggiore e b il semiasse minore, p = ba `e il parametro e e = 1 a2
leccentricit`a. In
coordinate polari la traiettoria ha lespressione
1 1 + e cos
= . (1.4)
p
Introducendo lespressione della traiettoria nella formula di Binet (1.3) si ottiene laccelerazione
radiale
c2 a
a = 2 2 (1.5)
b
Essendo la velocit`a areolare pari al rapporto tra larea dellellisse A = ab/2 ed il periodo
, la costante delle aree risulta
ab
c= (1.6)

4
Introducendo la (1.6) nella (1.5) si ottiene

a3 2
a =
2 2
a3
Essendo il rapporto 2
costante per la terza legge di Keplero,

hs
a = (1.7)
2
dove
2 a3
h=
2
`e un fattore costante invariante per tutti i pianeti e che quindi dipende solo dallazione
dovuta al sole.
hS
FP S = mP aP = mP 3 (P S) (1.8)

`e la forza esercitata dal sole sul pianeta.
Newton ritenne che questa forza avesse carattere universale e che sia la forza di inter-
azione che si manifesta tra due punti materiali qualsiasi e la defin` forza di attrazione o
gravitazione universale.
La forza esercitata dal pianeta sul sole `e
hP
FSP = mP aP = mS (S P ) (1.9)
3
ma per il Principio di azione e reazione

FP S = FSP

da cui
mS hP = mP hS .
Si definisce costante di attrazione universale
hS hP
h= =
mS mP
e si riscrive la (1.9)
P S
FP S = hmP mS
3
Si giunge infine ad enunciare la legge di attrazione universale secondo cui la forza
di interazione tra due punti materiali `e diretta come la congiungente i due punti e la
sua intensit`a `e proporzionale al prodotto delle masse dei due punti e inversamente pro-
porzionale al quadrato della distanza tra i punti. Il fattore di proporzionalit`a `e la costante
di attrazione universale.

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1.3 Il problema dei due corpi
Viene detto problema dei due corpi lo studio di un sistema isolato costituito da due punti
materiali.
Si consideri un sistema isolato costituito da due punti P1 e P2 di masse m1 e m2 .
Trattandosi di un sistema isolato, il suo baricentro si muove di moto rettilineo uniforme.
Noto il moto del baricentro, per conoscere il moto del sistema `e suciente determinare il
moto relativo tra i due punti.
Per ognuno dei due punti si scriva la legge Fondamentale della Dinamica

m1 a1 = F12
m2 a2 = F21 (1.10)

dove F12 `e lazione del punto P2 sul punto P1 e F21 `e lazione del punto P1 sul punto P2 .
Dalle (1.10) si ricava
F12 F21
a1 a2 = ;
m1 m2
ricordando il principio di azione e reazione F12 = F21 , e definendo a12 = a1 a2
laccelerazione del punto P1 relativa a P2
m1 + m2
a12 = F12
m1 m2
Si definisce massa ridotta mr = mm11+m
m2
2
. Si pu`o quindi aermare che il moto del punto
P1 relativo al punto P2 puo essere descritto come il moto di un punto di massa pari alla
massa ridotta che si muove rispetto ad un punto considerato fisso con accelerazione pari
ad a12
mr a12 = F12 (1.11)
In questo approccio la forza di interazione F12 agente su P1 viene vista come una forza
diretta verso un punto fisso ed il moto di P1 puo venire studiato come un moto centrale di
cui il punto P2 occupa il centro del movimento. Il moto relativo di P1 pu`o essere descritto
utilizzando le coordinate polari. La forza di a12 = 12 ()e dipende solo dalla distanza
tra i due punti ed ammette potenziale
*
U () = 12 ()d0
0

Nel moto relativo di P1 si conserva lenergia meccanica E = T U . Lenergia cinetica di


P1 `e
c2
' (
1 !
2 2 2
" 1
2
T = mr + = mr + 2 (1.12)
2 2
dove c = 2 `e la costante delle aree. Dalla conservazione dellenergia si ottiene
+
2 c2
= [E + U ()] 2 (1.13)
mr

che permette di determinare = (t). Integrando poi lequazione


c
= 2

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* * mr c2
d = ) d (1.14)
c2
0 0 2E + 2U () mr 2
si determina completamente la traiettoria del punto P1 nel moto relativo a P2 .

1.3.1 Moti kepleriani


Si consideri ora il problema dei due corpi in cui la forza di interazione `e di tipo gravi-
tazionale
k
F12 = 2 e (1.15)

dove k = hm1 m2 . Il potenziale `e
k
U () = (1.16)

con U (0) = 0. In questo caso particolare rientra lo studio del moto dei pianeti intorno
al sole e per questo motivo si parla di moto kepleriano. Nel caso gravitazionale la 1.14
diviene
* * mr c2
= d = ) d (1.17)
2
0 0 2E + 2 k mr c2

Per integrare la (1.17) si operi unopportuna sostituzione di variabili



mr c k mr c
u= du = 2 d
mr c

ottenendo
u
1
*
= ) du = (1.18)
k2
u0 2E + mr c2
u2

u
= arccos ) = (1.19)
k2
2E + mr c2

mr c
k
mr c
= arccos ) (1.20)
k2
2E + mr c2

Invertendo la 1.20 si ottiene lequazione della traiettoria


2
mr ck
= ) (1.21)
2Emr c2
1+ k2
+ 1 cos

che `e lequazione di una conica


p
= (1.22)
1 + e cos
)
2 2
con p = mr ckparametro e e = 2Em k2
rc
+ 1 eccentricit`a. Si `e quindi dimostrato che nei
moti kepleriano le orbite sono sempre delle coniche.

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Nota la traiettoria `e possibile determinare la velocit`a in ogni posizione
' (
d c d d 1 e
v = = = 2 = c = c sin
d d d p

c c(1 + e cos )
v = = =
p

1.3.2 Studio delle traiettorie


Si vuole ora mostrare come il tipo di conica corrispondente alla traiettoria in un moto
kepleriano dipenda dal valore dellenergia totale meccanica. E ` gi`a stato detto che in un
moto kepleriano alla forza di interazione gravitazionale corrisponde un potenziale
k
U () =

e lenergia totale meccanica E = T U si conserva. Lenergia cinetica `e

1 2 1 c2
T = mr + mr 2
2 2
e lenergia totale meccanica

1 1 c2 k
E = mr 2 + mr 2 (1.23)
2 2
Si definisce energia potenziale ecace

1 c2 k
Vef f = mr 2
2

la somma dellenergia potenziale associata alla forza gravitazionale V () = U () e


del termine dellenergia cinetica che non contiene esplicitamente le derivate temporali.
Lenergia totale meccanica viene riscritta come E = T + Vef f dove T = 12 mr 2 `e il
termine dellenergia cinetica che contiene la derivata temporale.
Si consideri un grafico in cui lenergia potenziale ecace `e rappresentata in funzione
della coordinata (figura 1.2). Su tale grafico si rappresenti una retta orizzontale cor-
rispondente allenergia totale meccanica in assegnate condizioni note. Poich`e la quantit`a
T = E Vef f deve essere sempre non negativa, il moto corrisponder`a a quei valori di
per i quali la curva dellenergia potenziale ecace sta al di sotto della linea dellenergia
totale meccanica.
Si osservi innanzitutto che lenergia totale meccanica non puo essere inferiore al val-
ore E0 corrispondente al minimo di energia potenziale ecace. Se il valore dellenergia
totale meccanica `e pari a E0 il punto si muove attorno al centro del movimento su una
circonferenza di raggio corrispondente al minimo di Vef f . Per determinare si ponga
uguale a zero la derivata dellenergia potenziale ecace

dVef f c2 k
= mr 3 + 2 = 0
d

8
Veff

min
E3

0
E2

imin
E1
1max
E0

Figure 1.2:

mr c 2
che ammette come soluzione = k
. Lenergia totale meccanica corrispondente a questa
traiettoria circolare `e
1 c2 k 1 k2
E0 = Vef f () = mr 2 =
2 2 mr c2

Per un valore E0 < E1 < 0 lorbita `e unellisse (infatti il valore delleccentricit`a `e minore di
1) compresa tra 1min e 1max corrispondenti rispettivamente al pericentro e allapocentro.
Per E2 = 0 lorbita `e aperta ed essendo leccentricit`a unitaria, si tratta di una parabola.
Per valori di energia totale meccanica positivi lorbita diviene invece uniperbole.