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Federico II (1194-1250) :

1. Inaugura la scuola siciliana, un gruppo di poeti che condividono lo stesso


orizzonte culturale e filosofico. Scopo di Federico II creare uno stato
politicamente indipendente dallinfluenza papale attraverso una rivoluzione
culturale, cui partecipano i funzionari imperiali.
2. La lingua in cui sono scritte le poesie che si ispirano alla letteratura provenzale
francese, il volgare siciliano, la lingua-madre dei poeti della scuola (sono
presenti,per, anche poeti pugliesi e campani).
3. Il tema della donna-amata, a cui luomo si sottomette come ad una domina,
viene ripreso con qualche modifica/integrazione (sono aggiunti, cio, temi
filosofici o dellimmaginario medievale, come animali fantastici o pietre
magiche).
4. Interesse principale dei poeti infatti sperimentare nuove forme metriche. I
versi utilizzati sono gli endecasillabi e i settenari (che pi si avvicinano al
decasyllabe e octosyllabe francesi). Questi poeti fanno ricorso alla figura
retorica della sinalefe per necessit metriche. La canzone permette una
maggiore libert metrica ed caratterizzato da un uso frequente della coblas
capfinidas.
5. Un importante invenzione il sonetto, un genere poetico caratterizzato da
quattro soffre, due quartine e due terzine di endecasillabi. Il primo a comporre
un sonetto fu Iacopone da Todi, di cui ci sono giunti ben 39 testi (14 canzoni, 24
sonetti, 1 discordo). Fra i componimenti Madonna dir vo voglio, Amor un desio
che vien dal cuore (dove evidente la ripresa di Andrea Cappellano), Io maggio
posto in Dio servire. Questultimo un sonetto in cui Iacopone fa propria la
tradizione dellamore cortese, idealizzando per la figura della donna, fino a
renderla simile ad una pittura sacra, blasfema in quanto distoglie luomo dalla
contemplazione di Dio.
6. Fra gli altri scrittori notiamo Pier delle Viglie, che scrive epistulae in latino dallo
stile elevato, e Guido delle Colonne, che, oltre alla Historia destructionis Troiae,
scrive anche Ancor che laigua per lo foce lassi, una canzone dallo stile alto,
ricca di riferimenti al mondo naturale.
7. Esistono anche poesie di stile pi basso e con contenuti popolari. Un esempio
costituito da Rosa Fresca Aulentissima (1231-1250), composta da un giullare di
Alcamo, Michele (in siciliano noto come Cielo) : si tratta di un contrasto, un
dialogo,ambientato nel mondo rurale, fra un giullare ed una donna. Luomo
cerca di sedurre la donna, allinizio inutilmente, perch questultima gli resiste.
Quando la donna chiede alluomo di giurare la propria fedelt sul Vangelo,
questo tira fuori il libro che aveva poco prima rubato da un monastero. Alla fine
la donna che conduce luomo verso una camera da letto (con un
rovesciamento dei ruoli). Come possiamo notare non si tratta di un amore
idealizzato o spirituale, ma di una mera relazione fisica. Le richieste
delluomo infatti sono legato solamente al proprio soddisfacimento fisico.
8. Purtroppo non possediamo, se non in minima parte, i componimenti originari
della scuola siciliana. Essi infatti furono riscritti dai copisti toscani nella loro
lingua (fiorentino). Ci giunta solamente una canzone di Stefano Pronotaro, Pi
mi cori alligari, conservata nel Libro dellarte del rimare di Gian Maria Barbieri
Movimenti religiosi
In questo periodo nascono nuovi momenti religiosi, come quello dei domenicani o
dei francescani, che promuovono uno stile di vita povero e puro, pi aderente alla
parola di Cristo. Una delle loro attivit pi frequenti lapostolato nelle citt, in cui
si esibiscono con prediche volte a convincere quanti pi ascoltatori a prendere
parte al movimento. Le prediche, dunque, sono caratterizzate da espedienti
retorici, tendono alla drammatizzazione, e fanno uso frequente di exempla,attinti
dalla vita dei santi (Legenda Aurea, Iacopo da Varazze).
Uno dei domenicani pi noti San Tommaso dAquino, che scrisse la Summa
Theologica e si dedic alla traduzione e al commento di varie opere
aristoteliche.Altri filosofi (come Avicenna o Averro) avevano interpretato male
questi testi senza preoccuparsi di conciliarli con la dottrina cristiana. Cos alcuni
punti della dottrina aristotelica, come quello dellimmortalit dellanima, vengono
rivisitati da Tommaso, capostipite della filosofia scolastica.
Il movimento francescano prende il nome dal suo fondatore Francesco di Pietro
Bernandone (Assisi 1182 1226). Egli era figlio di un agiato mercante e passa sua
giovinezza in modo ordinario prendendo parte perfino a guerre contro comuni
vicini. Probabilmente il senso di delusione procuratogli da queste prime attivit,
come la guerra, gli fece capire che altra doveva essere la sua strada. Lepisodio pi
rinominato, indice della sua conversione, quello dello spogliamento in piazza
davanti al vescovo e al padre. Col tempo Francesco si circonda di amici, che
condividevano le sue idee e il suo ritorno a un cristianesimo pi puro, e arriva a
fondare un movimento, un ordine di frati minori, che la Chiesa, dopo iniziali
incertezze, approv come tale.
Lopera pi famosa di San Francesco il cantico delle creature, un canto di
trentatre versi, caratterizzato da:
1. Una rima interna
2. Ripetizioni di parole (Laudato sii mi signore), anafora, che riprende dalla
tradizione biblica e in particolare dalla poesia dei Salmi
3. Una tendenza alla drammatizzazione, ottenuta attraverso unaggettivazione che
vivifica le immagini della natura.
Il cantico delle creature rappresenta un elogio del creato divino, con tutto ci che esso
comprende la natura, gli animali, il sole, la luna e perfino la morte (intesa qui come
ministro di Dio). Questi elementi sono ritenuti fratelli dall io poetico, che instaura
con Dio un rapporto personale ed intimo, e gioisce di ci che vede, percependone il
rimando con il Creatore (realismo figurato).
Con lopera San Francesco rivela una tendenza opposta a quelli di alcuni movimenti
cristiani (come quello dei catari) o dello stesso Lotario de Segni (autore del De
contemptu mundi). Questi, infatti, tendevano a percepire solo la natura imperfetta e
maligna del mondo terreno secondo una visione dicotomica che spiritualizzava il Bene
e a materializzava il male.
Poesia toscana
Come si detto , la poesia siciliana finisce nelle mani di copisti toscani, che la
trascrivono nella loro lingua. La poesia provenzale, rielaborata dalla scuola siciliana,
cos esposta ad un pubblico pi vasto di quello dei funzionari imperiali. Essa interessa
soprattutto membri dellambiente giuridico, come notai, che negli spazi bianchi dei
loro memoriali inseriscono pezzi di canzone, proverbi, sonetti.
E Bologna che fa da mediatrice della poesia toscana imperiale e da luogo di
formazione giuridica per uomini come Bonaggiunta Orbicciani (1220-1280), che,
trasferitosi a Lucca, nella Toscana orientale, culla di una ricca borghesia mercantile,
scrive sonetti e ballate, in cui evidente la mescolanza con la musica. Le ballate
infatti dovevano essere eseguite in feste dellepoca con un metro simile a quello delle
canzoni, con frequenti ritornelli e riprese.
Nella Toscana orientale, ad Arezzo, oper invece Guittone del Viva (1235-1294), la cui
esistenza divisa a met da un episodio importante la conversione che lo port ad
abbandonare mogli e figli per dedicarsi completamente alla vita religiosa. Questa
spaccatura segna anche il passaggio da una poesia amorosa, secondo il modello
provenzale, e una poesia religiosa, il cui inizio segnato dalla canzone Ora parr se
eo saver cantare. Ad ogni modo lo sperimentalismo metrico e una tendenza alla
variet di generi evidente fin dallinizio della sua composizione, quando predilige
temi estranei a quelli della poesia imperiale (si pensi al sirventese, una sorta di
satira politica scritta contro i costumi corrotti degli Aretini, Gente noiosa e villana).
Dopo la sua morte, a Firenze nasce una scuola di guittoniani, che seguono il suo stile :
Chiaro Davanzati, Dante da Maiano (che conobbe Dante in giovinezza), lartificiosa
Monte Andrea, ed , eccezione nel panorama della letteratura, una donna dal nome di
Compiuta Donzella.
La poesia lirica nuova da Bologna a Firenze
Guido Guinizzelli (Bologna 1235, Monselice 1276) esponente di una poesia nuova. Il
bolognese infatti dopo aver esordito come guittoniano (il maestro viene addirittura
definito padre nella poesia O caro padre meo de vostra laude) decide di saltare la
mediazione guittoniana e di ritornare alla poesia federiciana, sia nei temi (legati
allamore per una donna) sia nello stile (pi semplice).
Guinizzelli, forse per linfluenza della scuola filosofica di Bologna, inserisce nelle sue
opere vari riferimenti filosofici e teologici, che lo rendono in alcuni casi oscuro (sar
questo il motivo delle critiche da parte di Orbicciani e Guittone ). Ladesione alla
scuola federiciana simboleggiata dalla composizione della poesia Io voglio del ver la
donna laudare Una sua originalit consiste nelluso assai frequente allinterno di un
singolo sonetto di una mirabile quantit di similitudini con il mondo naturale : la donna
viene paragonata ad un giglio, ad una rosa, la stella Diana (cio Venere).
. Nel Lo vostro bel saluto e l gentil sguardo Guinizzelli affronta la tematica del
saluto, inteso etimologicamente come ci che dona salvezza allamato. Lo sguardo
della donna per visto nella sua ambivalenza, come ci che pu anche ferire ed
uccidere.
Al cor gentile reimpara sempre Amor inaugura invece un tipo di poesia nuova, in cui
Guinizelli dimostra la vastit delle proprie conoscenze filosofiche e teologiche. La
donna viene sublimata e spiritualizzata, tanto da diventare <donna-angelo>, e non
pi donna cortese , ma gentile a segnalare il distacco dalla societ feudale che
Guinizelli vuole operare.
Lopera , proprio per la densit di contenuti filosofici, comprensibile solo ad unelite,
ad un pubblico di colti universitari. Si tratta di una laude, sul modello del Cantino delle
creature di San Francesco, bench il contesto in cui essa inserita completamente
laico. Infatti Guinizelli non si rivolge a Dio, ma alla propria donna e laico il congedo
del testo, in cui il poeta si scusa per aver dedicato la propria lode allamata e non a
Dio, ma questa lo ha confuso prendendo le sembianze di un angelo.
Guinizelli non era poeta monocorde infatti scrisse anche due componimenti poetici,
Chi vedesse a Lucia un var capuzzo e volvol te levi, vecchia rabbiosa.
Guido Cavalcanti (1255-1300)
Nato a Firenze, Cavalcanti riprende la lezione di Guinizelli, come lui decidendo di
rivolgersi ad un elite di colti.
Egli apparteneva ad una nobile famiglia di guelfi bianchi e spos Bice di Farinata, capo
dello sconfitto partito ghibellino. Nel 1292 inizi un viaggio verso Santiago De
compostela, ma tornando a Firenze, apprese la notizia che un decreto di Giano della
Bella (1293) proibiva ai nobili, tra cui era compreso, di partecipare allattivit politica.
Cavalcanti prende comunque parte alla politica e si scontra con Corso Donati, capo dei
guelfi neri. Verr esiliato per la sua faziosit politica a Sarzana con un decreeto che
approvato anche da Dante.
Allinizio Cavalcanti scrive poesie leggere che servono da divertissment e che sono
pensate allinterno di un gruppo di amici, tra cui Iacopo e Nerone Cavalcanti, Lapo di
Farinata degli Uberti). Presto questa tipo di poesia, che si rifaceva al trobar leu
provenzale, a Guinizelli e alla scuola federiciana cede il posto ad un genere pi
impegnato. Nella nuova poesia Cavalcanti approfondisce un tema che lo interessava
ossessivamente, lamore, inteso come una malattia capace di procurare
tremore,paura,sbigottimento,svenimento. I sensi sono rappresentati come spiriti o
spiritelli, schiacciati dalla potenza di Amore. Prendono vita anche gli organi interni,
gli occhi, gli oggetti e perfino gli strumenti di scrittura di cui si serve il poeta (noi sian
le tristi penne sbigottite).
Probabilmente a Bologna, dovera presente una scuola di filosofia, Cavalcanti apprese
la distinzione fra anima irrazionale (destinata a morire) e razionale (collegata
allintelligenza universale), operata da Averro. Di questa si serv nel suo trattato
sullamore Donna me prega, in cui il sentimento viene presentato come una potenza
distruttiva, che attiene alla sfera irrazionale dellanimo umano.
Cavalcanti scrive anche ballate, come Perchio spero di tornar giammai o testi di
registro linguistico pi basso come la pastorella provenzale (In un boschetto trova u
pastorella) e la forosetta (era in penser damore quandio trovai).
Seguono il suo stile Lapo Gianni, Gianni Alfani e Dino Frescobaldi. Particolare rilievo ha
la figura di Cino da Pistoia (Pistoia 1277 Napoli 1337), che visse abbastanza a lungo
per fare da mediatore con la generazione di Petrarca e Boccacio. Cino da Pistoia,
infatti, scriver una poesia in occasione della morte di Dante (Su per la costa, Amor de
lalto monte), mentre Petrarca a sua volta ne avrebbe pianto la scomparsa (Piangete,
donne, e con voi pianga Amor).
Dante
Dante nacque nel 1265 a Firenze. Apparteneva ad una famiglia nobile e comp studi in
giovinezza in istituti religiosi, stimolato anche dal dialogo con maestri di letteratura
quali Brunetto Latini,Cino da Pistoia,Guido Cavalcanti. Non essendo un magnate, pot
partecipare alla vita politica e si schier dalla parte dei guelfi bianchi, che si riunivano
attorno alla famiglia dei Cerchi, allepoca in contrasto con i guelfi neri, capeggiati dalla
famiglia dei Donati. I guelfi bianchi erano banditori dei diritti degli artigiani e dei
mercanti, mentre i guelfi neri rappresentavano i magnati. Nel 1300 divent priore di
Firenze. Nel 1301 fu inviato dal papa Bonifacio VIII a Roma per trovare un
compromesso : il papa,infatti, voleva impadronirsi della citt con il sostegno dei guelfi
neri. Questi ultimi, approfittando dellassenza di Dante, lo bandirono dalla citt e
decretarono per lui la pena di morte. Il poeta condusse dora in avanti una vita da
girovago, abbandonando presto lintento, condiviso dai guelfi bianchi fuoriusciti, di
ritornare a Firenze. Fu ospitato in varie corti imperiali, in Lunigiana, nel Casentino, poi
a Verona da Bartolomeo della Scala, cui dedic una famosa epistula che rappresenta
lintroduzione alla terza cantica della commedia, il Paradiso.
Mor nel 1321 a Ravenna, dove era ospite presso Guido Novello da Polenta.
Opere letterarie :
- Vita nova = primi anni 90 del 1200
Post-esilio :
- De Vulgari eloquentia = 1303-1305 (scritto in lingua latina)
- Convivio = 1305-1307
- De Monarchia = qualche anno pi tardi del Convivio
- Commedia = composta negli ultimi dieci anni della sua vita, terminata poco
prima della morte (1321), e poi pubblicata dai figli.
Vita nova
La vita nova un prosimetro, ovvero una opera letteraria in cui si mescolano
poesia e prosa. Dante,infatti, mette insieme le varie poesie composte nellet della
sua giovinezza, dedicate ad una certa Beatrice, identificabile con Bice,figlia di Folco
Portinari. La donna, realmente esistente, fu incontrata dal poeta allet di soli 9
anni; a 18 anni avvenne linnamoramento. La sua morte,invece, databile al 1290.
Le poesie sono spiegate con dei commenti in prosa, che precisano le circostanze
storiche in cui furono scritte. Si tratta, in altre parole, di un romanzo autobiografico,
in cui allinterno di una cornice in prosa si collocano le sue opere poetiche. La vita
nova lopera che pi si avvicina, nella forma e nei contenuti, al movimento dello
Stilnovo : Beatrice idealizzata, rappresentata come donna-angelo. Il suo saluto,
infatti, dona salvezza al poeta, che testimone della sua vita e la racconta come
si trattasse di unagiografia (la vita di un santo). E proprio la mancanza del
saluto a segnare la rinuncia alla poesia-preghiera e il passaggio ad una laude delle
doti morali della donna, esaltata per virt, onest, miracolo, gentilezza, fede.
La morte della donna, gi presagita nei componimenti della giovinezza, segna il
passaggio alla seconda met del libro, dominata da toni pi cupi. Il tema della
morte della donna amata godr di una notevole fortuna letteraria, infatti sar
ripreso da Petrarca nel canzoniere.
Rime
Di Dante ci anche giunto un corpus di rime, composte in tutto larco della sua vita,
ma perlopi nel periodo fiorentino antecedente allesilio. Si tratta di una gran quantit
di rime (100), definite di corrispondenza, in quanto spesso, comera uso allepoca,
assolvono una funzione pratica : sono poesie di risposte ad altri letterari, con cui
Dante intratteneva vivaci dialoghi.
Al diverso tema affrontato corrispondono diversi metri. Per il tema morale, infatti,
Dante utilizza il metro tipico della canzone, che gli permette la libert di dilungarsi
quanto vuole, dovendo affrontare un argomento complesso. Dante va ricordato anche
e soprattutto come maestro di poesia morale : tre delle sue canzoni confluiranno nel
Convivio, dove saranno commentate ( incerto se lo stesso destino sia toccato ad
anche altre tre canzoni).
La lirica amorosa non si esaurisce nella Vita Nova. Essa prosegue anche nelle rime,
dove per Dante non si rivolge pi a Beatrice, ma ad altre donne. Sono poesie in
diversi metri (ballate, sonetti), che per la loro diversit contenutistica e stilistica non si
adattavano a essere inserite nella trama della Vita Nova, o che probabilmente furono
composte in un momento posteriore. Le pi famose sono le rime petrose, dedicate ad
una certa Petra, un sehnal che indica la freddezza della donna, motivo della
tristezza del poeta. Qui si nota un certo sperimentalismo metrico e la volont del
poeta di affiancare al contenuto aspro anche uno stile aspro (Cos nel mio parlar
voglio essere aspro).
De vulgari eloquentia
E un trattato in prosa, in cui Dante definisce le regole delleloquenza in volgare. Nei
primi due libri, quelli che ci sono giunti quasi integralmente, Dante si sofferma, in
particolare, sul genere della poesia. Lopera incompleta, infatti lautore aveva in
animo di scrivere anche un terzo e un quarto libro, ma non pot probabilmente perch
impegnato nella stesura del Convivio.
Pur essendo scritta in latino, lopera affronta un contenuto originale, infatti, mai prima
dora, uno scrittore si era occupato di dare un quadro della lingua volgare, ancora poco
usata allepoca. La scelta della lingua latina non deve apparirci come una
contraddizione, infatti Dante vuole riferirsi allelite di colti, che lo leggerano, e che
potranno dora in avanti apprezzare il volgare come lingua letteraria. Il volgare di
cui parla Dante infatti una forma illustre, di cui avevano dato esempio i poeti della
scuola siciliana, come Guido delle Colonne,Giacomo da Lentini.
Lopera importante anche per unaltra ragione, cio perch traccia un quadro della
storia della letteratura in volgare dellepoca contemporanea allautore. Oltre ai gi
citati poeti della scuola siciliana, Dante mostra di conoscere anche scrittori francesi,
come Arnauld Daniel, personificazione della venus (amore), Betran de Born (salus),
Guirat de Bornhel (virtus).
Convivio
Trattato filosofico, composto in lingua volgare, in cui Dante, come nella Vita Nova,
riprende alcune canzoni della giovinezza per commentarle e spiegare le varie allegorie
che esse rappresentano. Come il De vulgari eloquentia, anche il Convivio rimasto
incompiuto. Dante si fermato al quarto trattato, mentre nei suoi progetti doveva
scriverne ben quattordici. Resta il fatto per che la sua scelta fu rivoluzionaria : mai
prima dora si erano affrontati temi delicati, come la teologia, in una lingua profana, il
volgare. La scelta del volgare pu avere varie motivazioni. La prima che, dovendo
commentare delle poesie in volgare, Dante prefer una lingua che si adattasse alla
materia della sua opera, che non rendesse ancora pi ardua la comprensione delle sue
poesie, gi difficili, ai lettori non conoscenti il latino. La seconda motivazione, pi
profonda, sta nel fatto che Dante voleva rendere il volgare lingua di comunicazione
letteraria, in modo da ampliare il raggio di lettori. La cultura diveniva qui non pi il
possesso di unelite, ma acquisiva tratti democratici.
Monarchia
La monarchia un trattato politico in cui Dante espone le sue idee riguardo al tema
dellimpero. Limpero, fondato dai Romani, innanzitutto legittimo, come dice nel
primo libro, in quanto frutto della provvidenza divina e non della forza. Esso il
sommo bene e non pu essere sottomesso a nessunaltra potenza; in questo modo
Dante intende confutare le tesi dei curialisti, mostrandosi contrario alla possibilit che
il papa detenga un potere temporale. Dante, per mostrare la propria ragione, si serv
di argomentazioni varie, di tipo filosofico-aristotelico, sostenendo che :
1. Limpero, essendo nato prima del papa, non poteva da questo ultimo essere
stato fondato.
2. Al papa non lecito possedere alcun bene terreno (la donazione di Costantino
non ha validit giuridica, in quanto contraddice un insegnamento evangelico,e
risale a un periodo in cui limperatore non poteva disporre dellamministrazione
dellintero impero).
3. Il potere trasmesso allimperatore direttamente da Dio.
Dante, dunque, definisce le prerogative dellimpero e del papato : il primo deve
condurre alla felicit terrena, il secondo alla salvezza eterna. Per queste sue idee
Dante non fu ben visto dal clero e il suo libro ricevette lordine di essere bruciato; fino
alla fine dellOttocento esso era inserito nellindice dei libri proibiti. I seguaci
dellimpero , invece, posteriori a Dante, troveranno nel libro una fonte dispirazione e
di difesa delle proprie idee (Cola di Rienzo).
Epistulae
Dante scrive anche epistulae, utilizzando il latino, lingua che si confaceva al genere
letterario molto diffuso allepoca e oggetto di trattazioni teoriche da parte di manuali
(artes dictandi), che ne stabilivano le regole di scrittura.
In queste lettere Dante parla della propria attualit politica, per esempio sostenendo la
causa dei guelfi bianchi. Perci possibile collocare la datazione attorno agli anni
dellesilio, nei primi del 300.
Una lettera molto importante, di cui alcuni negano la paternit dantesca, quella
dedicata a Cangrande della Scala, vicario imperiale presso il quale soggiorn il poeta
negli ultimi anni 10 del trecento. Essa rappresenta un accessus (ovvero
unintroduzione) al paradiso, che viene spiegato dal punto di vista letterale e
allegorico, secondo dunque i dui piani di interpretazione vigenti allepoca. Se l autore
fu effettivamente Dante, questa lettera costituisce un importante chiave di lettura,
ma se anche fu un anonimo critico letterario, rivela una apprezzabile finezza
nellinterpretazione del testo.

Egloghe
Sono lunico esempio di poesia in latino che Dante ci ha lasciato. Esse infatti
appartengono ad un altro genere, quello bucolico, di cui Virgilio era stato un
importante esponente, e che, ripreso da Dante, inaugurano una fiorente produzione
poetica
Le egloghe nascono come risposta ad una lettera inviata da Giovanni del Virgilio
(1318-1321), che invitava il poeta a rinunciare al volgare, preferendo a questo il latino,
fonte dapprezzamento da parte degli intellettuali dellepoca. Dante rifiuta linvito
scrivendo queste egloghe, in cui spiega attraverso le parole di Titiro (suo alter ego) le
ragioni della scelta del volgare.
Commedia
La commedia lopera pi importante della produzione di Dante. Il titolo commedia,
dato dallo stesso autore nel corso della sua opera e nella lettera a Can Grande della
Scala, pu essere spiegato in due modi. In primo luogo con il termine ci si riferisce ad
unopera che, dal punto di vista stilistico, utilizza uno stile medio, a met fra quello
tragico e quello comico. In secondo luogo, dal punto di vista dei contenuti, notiamo un
inizio negativo e un esito positivo : questo percorso, dal male verso il bene, dal basso
(Inferno) verso lalto (Paradiso), una caratteristica importante del genere.
Dante si rappresenta come un uomo sperduto nel mezzo del cammino della sua
vita, che corrisponde al 1300, anno giubilare. Il suo un percorso di purificazione dal
peccato, che lo porta a percorrere, accompagnato da Virgilio (ragione umana) linferno
e il purgatorio, e da Beatrice (teologia,fede) il paradiso.
I due personaggi-guida illuminano Dante nel corso del suo cammino, risolvono i suoi
dubbi sulla sua missione, su ci che sta vedendo e sulla sua dottrina cristiana. Virgilio,
essendo nato prima di Cristo, normalmente posto nel Limbo, luogo dove risiedono i
pagani o i morti non battezzati. E unoccasione speciale quella per cui luomo esce
fuori dal suo cerchio per fare da guida a Dante, come gli ordina la stessa Beatrice.
La morfologia dellOltretomba viene descritta in modo preciso. Linferno un cono, al
cui vertice si trova il punto centrale della terra, dove caduto Lucifero, traditore di
Dio. La base di questo cono posta in superfice, sullemisfero boreale. Agli antipodi,
nellaltra parte dellemisfero, si trova il Purgatorio, una montagna che ha al suo vertice
il paradiso terrestre. Infine il paradiso, costituito da sette cieli.
Nellinferno le anime dei condannati sono collocate in vari cerchi, a seconda del
peccato da loro commesso. Nellantinferno, una zona doltretomba che precede la
valle infernale, si trovano gli ignavi. Viene dopo il limbo, di cui si gi parlato, gli
incontinenti (lussuriosi,avari,prodighi,accidiosi e iracondi), collocati in ben quattro
cerchi, gli eretici, i fraudolenti, i traditori (tra cui Lucifero).
Linferno luogo eterno, che non conosce il passare del tempo. Nel Purgatorio invece
le pene delle anime sono momentanee; in questo senso il purgatorio rappresenta una
zona di transito che permette laccesso al paradiso per coloro che o si pentirono dei
loro peccati o che non condussero una vita interamente dominata dal peccato. Anche
lordine dei cerchi nel purgatorio diverso da quello descritto nellinferno, infatti alla
base, nei primi cerchi, si trovano i peccati pi gravi, poi man mano che si sale, si
giunge nientemeno che al paradiso terrestre, dove Dante incontra Beatrice.
Nel paradiso le anime sono tutte collocate nellEmporio, ma in occasione dellascesa di
Dante si dispongono in ogni cielo, scegliendo quello che pi ha esercitato la sua
influenza durante la loro vita terrena. Latmosfera si fa rarefatta e abbondano le
spiegazioni teologico-filosofiche, che si rifanno alla dottrina di Aristotele.
Quello dellOltretomba un topos letterario su cui gi si era cimentato Virgilio. Anche
Paolo, in una lettera ai Corinzi, dice di essere stato condotto in paradiso per un po di
tempo. E proprio di questi due predecessori Dante fa menzione, nel primo canto,
dicendo Io non Enea, non Paulo sono ed esprimendo dunque la sua incomprensione
per la missione affidatagli.
Dal punto di vista stilistico, notiamo una certa variet di linguaggio. Dante infatti
descrive situazioni e vicende diversi nei vari regni e questo lo porta a dover ogni volta
adattare la lingua ad un contenuto diverso. Nellinferno prevale un linguaggio
realistico, che non fa a meno di parole volgari e crude, mentre nel paradiso troviamo
pi frequentemente latinismi,neologismi e, in generale, uno stile alto,solenne, debitore
nei confronti della tradizion biblica.Lo schema utilizzato quello della terzina
incatenata, una rima di cui non abbiamo attestazioni nella precedente produzione
letteraria, e che oltre a richiamare simbolicamente il numero tre (della trinit e delle
cantiche) si adatta meglio ad unopera di narrazione rispetto alla ripetitiva rima
baciata.
Petrarca (1304-1374)
Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304, figlio del fiorentino, il noiato Petracco di Parenzo,
a cui era stato comminato insieme con Dante lesilio per la sua adesione al partito
dei guelfi bianchi. Pass la sua prima giovinezza nei pressi di Pisa, poi nel 1312 si
trasfer con la famiglia nella cittadina provenzale di Carpentras, vicino ad Avignone,
dove risiedeva la corte papale. Qui gli furono impartite lezioni di grammatica da parte
del maestro Convenevole da Prato. Petrarca ebbe modo di proseguire i suoi studi
prima a Montpellier, poi tra il 1320 e il 1326 a Bologna. La morte del padre lo costrinse
a intraprendere la carriera ecclesiastica e a diventare cappellano preso la famiglia
nobile dei Colonna.
Tra gli anni 30 e gli anni 50 Petrarca prefer condurre una vita lontano dai doveri
politici e dalla crisi degli stati in Italia, cos si rifugi in Valchiusa, una localit francese
non troppo distante da Avignone, che gli avrebbe permesso di mantenere i contatti
con la corte papale. Il suo un ideale di otium, che ispirer,peraltro, alcune opere
filosofiche come il De vita solitaria e il de otio religioso.
Non bisogna pensare per che durante questo ritiro Petrarca non sia mai sceso in
Italia. Anzi egli nutriva aspirazioni politiche, come la rinascita di una Roma
repubblicana, e per questo motivo appoggi limpresa rivoluzionaria di Cola di Rienzo,
come ci testimonia una lettera inviata nel 1347. Questultimo tuttavia lo deluse, non
riuscendo a scacciare dalla citt le potenti famiglie di aristocratici, tra cui erano gli
stessi Colonna.
Il suo interesse per la politica si rivela daltronde anche in altri episodi, come ci
dimostra una lettera inviata a Benedetto XII, che veniva esortato a trasferire la sede
pontificia da Roma ad Avignone. La stessa richiesta far Petrarca trentanni dopo al
papa Urbano V, denunciando la corruzione della curia avignonese.
La modernit di Petrarca sta tutta nella sua complessit spirituale. Dalle sue opere si
evince una lacerazione tra corpo e anima, tra desiderio di gloria terrena e tendenze
ascetiche, tra amore terreno (per Laura) e amore spirituale.
Un evento che lo segner particolarmente sar la peste del 1348, nella quale
moriranno sia Laura sia Giovanni Colonna. Nel 1350 conosce Boccaccio e con lui
sviluppa una sodalizio che durer fino alla morte, basato sul confronto letterario. Dal
1353, dopo aver lasciato valchiusa, passa da una corte allaltra del nord italia,
soggiornando a Milano, come segretario dei Visconti, quindi a Venezia, poi a Padova
presso i carraresi.
Mor ad Arqu sui colli euganei nel 1374.
La personalit e le idee
In Petrarca evidente lamore per i classici e il tentativo di conciliarli con la dottrina
cristiana. Gli autori da lui pi studiati furono Seneca e Cicerone, ammirati per il loro
stile puro, che li distingueva dal latino barbarico utilizzato nelle scuole medievali.
Petrarca stesso fu scopritore di manoscritti (codici), ancora sconosciuti allepoca, come
le lettere di Cicerone ad Attico. Nelle glosse, ovvero nei commenti alle sue opere,
frutto di un prezioso lavoro di labor limae, notiamo un costante riferimento ai classici
e un tentativo di imitare il loro stile. Il poeta si interess anche al greco e insieme a
Boccaccio cerc di tradurre Omero, senza ottenere grandi risultati, considerata la
conoscenza che del greco si aveva nel medioevo.
Pi che imitazione passiva, quella di Petrarca unemulazione, che nasce dal
dialogo con i classici. Da questo dialogo Petrarca cerca di ricavare i valori della cultura
classica, come la virtus civile e morale, lideale dellotium, lamore per la filosofia. E
dunque sul terreno delletica che si muove questa ricerca e il Secretum una
dimostrazione esemplare di come Petrarca riusc a riprendere,adattandoli alla religione
cristiana, temi e aspetti della filosofia pagana.
Nelle invectiva contra medicum (1353) Petrarca si scaglia contro la categoria dei
medici, sottolineando di riflesso la superiorit delle arti liberali. Nel De ignorantia
(1367) oggetto di esaltazione invece, nello specifico, la filosofia morale di Platone e
di Cicerone contro le sterili scienze della natura, di cui Aristotele era stato fondatore, e
i cui seguaci nel medioevo erano colpevoli di aver reso la filosofia un mero gioco
intellettuale, svuotandola dei suoi principi.
Opere latine
Petrarca fu prolifico scrittore di opere in latino, che variano nel contenuto a seconda
della fascia cronologica in cui sono collocate. Infatti agli ultimi anni Trenta nel 300
risalgono opere pagane-laiche, come Africa e De viris illustribus. Il primo un
poema epico che tratta la gloriosa impresa di Scipione lAfricano, vincitore a Zama
nella seconda guerra punica, il secondo, invece, un trattato di storiografia che
descrive la vita di uomini illustri, fra cui lo stesso Scipione, a cui dedicato la maggior
parte dello spazio.
Le opere, incompiute, avevano scopi diversi, infatti Africa voleva ridare prestigio al
genere del poema epico e poteva costituire agli occhi del popolo unesortazione
allItalia perch si riprendesse dalla crisi contemporanea, mentre De viris illustribus
pi propriamente unopera storiografica, che presenta una spiccata attenzione, cosa
comune nella storiografia medievale, ad anneddoti biografici. Petrarca ad ogni modo si
distingue dai pedissequi compilatori di biografie dellet medievale perch si dedica ad
una selezione accurata delle fonti. Unaltra novit consiste nel fatto che egli non
giudicava i suoi personaggi sulla base di criteri, legati alla dottrina cristiana, non li
vede, cio, come frutto di un disegno provvidenzialistico, ma ne esalta le virt umane
(lealt,coraggio).
Nel 1343, presso la corte dei Visconti a Milano, compone Rerum memorandarum
libri, una collezione di anneddoti, anchessa rimasta incompiuta, che doveva ispirarsi
ai Detti e fatti memorali dello storico latino Valerio Massimo.
Nel corso degli anni quaranta si assiste ad un cambiamento, a una spinta verso
lintrospezione. In altre parole, le sue opere presentano un carattere maggiormente
soggettivo, com evidente dal Secretum, un dialogo (che ricalca il modello
ciceroniano) fra SantAgostino e Petrarca stesso al cospetto della Verit.
Qui il poeta riceve consigli dal grande maestro di filosofia, che lo invita alla ricerca
spirituale, allosservazione attenta dei suoi peccati, tra cui laccidia, vizio tipico
dellintellettuale, alla rinuncia allamore laico per Laura a favore di una renovatio
spirituale.
Appartengono alla seconda met degli anni 40 i salmi penitenziali, preghieri intessute
di citazioni bibliche, e i due trattati De vita solitaria e De otio religioso. Il primo
costituisce un elogio della solitudine e dellozio intellettuale, speso nella lettura dei
classici, il secondo, invece, un confronto fra la vita serena dei monaci (non
dimentichiamo che il fratello di Petrarca, Gherardo, era monaco a Montreux) e quella
caotica e turbolenta del signore laico.
Tra il 1346 e il 1348, ispirandosi al genere del carmen bucolico, Petrarca scrive 12
egloghe, in cui evidente una componente autobiografica, infatti i personaggi presenti
non sono che trasfigurazioni allegoriche di persone conosciute da Petrarca, come
Laura e di sentimenti personali (lambizione letteraria).
Negli anni 50,mentre al servizio dei Visconti, Petrarca compone un trattato morale,
De remediis utriusque fortunae. Qui la Ragione viene fatta dialogare prima con la
gioia, poi con la tristezza e il dolore, e d consigli su come affrontare al meglio la
buona e la cattiva sorte, senza farsi prendere da troppa euforia, ma neanche da troppo
sconforto. Nellopera evidente il richiamo alla filosofia pagana, da cui si derivano
norme per il vivere di ogni giorno.
Petrarca scrisse anche numerose lettere, che rivelano un attento lavoro di rifinitura
formale e perci appaiono artificiose, lontane dalle spontaneit che siamo soliti
attribuire al genere epistolare. Sono dedicate ad amici, familiari o a personaggi politici
importanti. Talvolta non hanno un destinatario : la sua assenza una garanzia della
libert di poter parlare di qualsiasi tema, anche dellinvettiva politica, senza incorrere
in rischi di alcun tipo. Distinguiamo dunque le 1) epistulae ad familiares 2) epistulae
sine nomine 3) epistulae seniles 4) la lettera a posteritati (ai posteri), dove Petrarca
giustifica la sua vita e la sua produzione letteraria agli occhi di un futuro lettore.
Trionfi
Un poema allegorico, ispirato alla Divina commedia, in terzine. Qui Petrarca
rappresenta la visione delle anime dei defunti, che seguono dei carri rappesentanti
concetti diversi. Al carro dellAmore, dietro il quale camminano coppie di innamorati
appartenenti alla tradizione classica ma anche allet contemporanea (lo stesso
Petrarca insieme con Laura) segue il trionfo della Pudicizia, poi della Morte, infine della
Fama. I trionfi in totale sono sei, infatti a quello della fama seguono negli ultimi due
canti quello del Tempo e dellEternit, in cui Petrarca auspica di ricongiugersi, dopo la
morte, con Laura.
Lopera apprezzabile in quanto rivela una mescolanza di cultura classica e dottrina
cristiana, ma anche perch presenta una forte componente autobiografica. Questi
fattori furono alla base del suo successo nellepoca di Petrarca. I trionfi, infatti, furono
copiati e stampati pi volte.
Il canzoniere
Il canzoniere una raccolta di poesie damore dedicate a Laura, donna che Petrarca
incontr nel 1327 nella chiesa di Avignone e mai lo ricambi del suo amore. Esso
composto di ben 366 poesie, di cui la maggior parte sono sonetti, ma sono presenti
anche canzoni, sestine, ballate e madrigali. Furono scritti in momenti vari della sua
vita, sottoposti a modifiche incessanti. La versione di cui disponiamo quella finale,
tramandataci dal manoscritto Vaticano latino 3195 ed intitolata dallautore Rerum
Vulgarium fragmenta.
Le poesie non sono disposte secondo un ordine metrico (comera nelle raccolte
poetiche precedenti di autori medievali), ma seguono, piuttosto, un criterio tematico,
tant che possiamo distinguere una prima parte del libro, scritta in vita di Laura (e
quindi dedicata alla sua lode) e una seconda parte, scritta in morte di Laura, dove al
rimpianto della donna amata si accompagna anche un riflessione sulla transitoriet
della vita. La celebra canzone della Vergine, con cui il canzoniere si chiude, rivela una
nota di pentimento nellanimo di Petrarca, che scrive et del mio vaneggiar vergogna
frutto (e il risultato della mia follia la vergogna).
In realt il canzoniere non dominato interamente dal tema dellamore. E presente,
infatti, una componente militante, costituita da poesie dove Petrarca si lancia in
critiche di natura politica, ad esempio, contro la corruzione della Curia Avignonense.
Lopera rappresenter per i posteri un canone letterario, un esempio di classicismo,
sia per i suoi contenuti sia per la sua forma. Possiamo dire che Petrarca responsabile
del passaggio da una visione oggettivante dellamore, come quella sperimentata dai
trovatori che riempivano le loro canzoni di clich cortesi, ad una visione soggettiva ed
intimistica, quella che ci pi familiare. Nelle sue poesie dunque si denunda lio
autobiografico, con le sue contraddizioni e gli stati danimo e l autore non si pone il
problema del pubblico. E unopera, in altre parole, destinata alla lettura e non alla
recitazione.
Dal punto di vista della forma notiamo una tendenza alla medietas. Petrarca evita sia i
tecnicismi del poeta retore, come Guittone dArezzo, sia i termini del linguaggio
parlato, favorendo una sorta di omogeneizzazione linguistica, che rifiuta
sperimentalismi e giochi verbali.
Boccaccio (1313-1375)
Il luogo di nascita di Boccaccio incerto. Non si sa infatti se egli sia nato a Certaldo o a
Firenze. Sappiamo, per, che era figlio di un mercante e che in giovane et nel 1327 si
trasfer a Napoli, presso la corte di Roberto dAngi, in cui il padre vene incaricato di
rappresentare la banca dei Bardi. A Napoli,oltre a condurre una vita mondana e a
incontrare Fiammetta, donna-ispiratrice delle sue prime opere, Boccaccio si dedica allo
studio dei classici, potendo accedere alla vastissima biblioteca reale. E cos che
Boccaccio familiarizza con lo stilnovo, con i romanzi francesi e forma, da autodidatta,
la sua cultura personale. Sempre a Napoli conosce Cino da Pistoia, che dal 1331 al
1333 insegna legge nello Studio Napoletano. Nel 1340, a causa di dissesti finanziari,
Boccaccio costretto a tornare a Firenze, citt della sua infanzia. Il ritorno pieno di
sofferenza, ma nella nuova citt pu completare il lavoro con cui alle prese da circa
un decennio : la stesura di numerose opere. Dopo aver terminato il Decameron,
Boccaccio scrive opere dal carattere erudito e arriva nel 1360 a prendere i voti,
segnando un distacco non solo dalla vita mondana condotta a Firenze ma anche da
quel tipo di letteratura popolare di cui il Decameron era un esempio. Si intensifica
dunque la produzione di ispirazione classica e biblica. Va segnalato che Boccaccio
ebbe buoni rapporti con Petrarca, conosciuto nel 1350, e arriv a scrivere una sua
biografia. Scrisse anche un trattatelo in laude di Dante, anchessa una biografia,
basata sulle testiominianze orali di quanti lo avevano conosciuto di persona. Muore a
Certaldo nel 1375.
Le opere anteriori al Decameron
Nella seconda met degli anni Trenta Boccaccio scrive tre opere, il Filocolo, il Filostrato
e la Teseide.
Il filocolo un romanzo, ispirato a una storia francese, sullamore tra Florio e
Biancifiore. I giovani sono ostacolati nel loro progetto dai genitori di Florio, che non
vogliono vedere il figlio sposo di una donna di basso rango. Si sviluppa cos il tema
della quete, ovvero della ricerca da parte di Florio dellamata Bianciofiore, sottratta
alla sua vista. Lepilogo positivo, infatti alla fine si scopre che Biancifiore di nobili
origini e i due giovani possono sposarsi. Come scrive Lucia Battaglia Ricci, il romanzo
mostra un certo sperimentalismo di generi, come lepistola, la novella,la quaestio
scolastica, le dissertazioni dottrinali.
In queste vicende damore riecheggiano avvenimenti biografici legati allamore che
Boccaccio nutriva per Fiammetta. Gli stessi elementi ritornano nel Filostrato, che un
poemetto in ottave, dove per si parla di un amore tragico, vicino al modello delle
Heroides di Ovidio. La circostanza in cui ambientata la vicenda la guerra di Troia.
Troiolo, tradito dallamata Criseide, che si concede a Diomede, si getta in un duello con
Achille. Limpressione che ne ricaviamo quella di una storia speculare a quella
descritta nel Filocolo, tant che si parlato di anti-filocolo. Troiolo infatti
linnamorato elegiaco, che contempla e piange, a differenza di Florio, eroe dazione.
Nella Teseide il motivo mitico (le gesta di Teseo) appare un mero pretesto, una cornice
in cui si collocano le vicende di due nobili tebani, Arcita e Palemone, entrambi
innamorati dellamazzone Emilia. Lamore prevale sulla materia epica.
Agli anni successivi al rientro a Firenze appartiene la produzione della Comedia delle
ninfe fiorentine e dellAmorosa visione. La prima opera, che si basa sul modello
dantesco della Vita nova, un prosimetro. Qui Boccaccio descrive la storia del Pastore
Ameto che, giunto in un bosco, si innamora della ninfa Lia e insieme con lei intona un
canto. Dopo un bagno purificatore vede Venere, la cui visione permette la sua
trasformazione da uomo bruto a uomo civile.
Lamorosa visione invece un esempio di poesia narrativa, che risente dellinfluenza
della Commedia dantesca. Boccaccio immagina di essersi smarrito, proprio come
Dante, e di essere portato da una <donna gentile> fino ad un castello, dove gli si
aprono davanti due porte, luna stretta della virt, laltra, pi larga, che conduce ai
beni mondani. Fra le due Boccaccio sceglie questultima e cos si addentra in un
palazzo ricco di affreschi, che illustrano le gesta di eroi famosi, come Cesare e Dario,
ma anche di spiriti amanti, come Didone ed Enea. Alla fine, uscito dal palazzo, ha
accesso ad un giardino, dove incontra Fiammetta, e con questo ricongiugimento
termina la visione. Lintera opera unallegoria,la cui comprensione per resa
difficile da una serie di fattori, come il ricorso a lunghi cataloghi descrittivi e a
divagazioni mitologiche. Nellamorosa visione infatti Boccaccio fa sfoggio della propria
erudizione. Lopera avr una risonanza importante, in quanto costituir, insieme con i
trionfi di Petrarca, un modello di allegoria laico-umanistico, alternativo alla Divina
Commedia.
Vi poi lElegia di Madonna Fiammetta, scritta tra il 1343 e il 1345, una sorta di
<romanzo psicologico>, in cui la protagonista, Fiammetta, si rivolge ad un pubblico di
donne innamorate ed esprime il suo dolore per labbandono dellamato Panfilo, partito
per Firenze.
Nel Nienfale fiesolano Boccaccio ritorna al genere del poema bucolico in ottave e
rappresenta lamore fra il pastore Africo e la Ninfa Mensola, reso impossibile dal
divieto di Diana. Questultima, con la sua proibizione, spinge Africo al suicidio e
trasforma la Ninfa Mensola nelle acque di un fiume. Il figlio dei due amanti, Pruneo,
riuscir a fondare la citt di Fiesole, dando origine ad una delle pi illustri stirpi
fiorentine. In questopera notiamo un alleggerimento dal peso dellerudizione
mitologica, una semplicit stilistica e un realismo descrittivo che ci permette di
paragonare il nienfale fiesolano ad una riuscita novella del Decameron.
Il decamerone
Il decamerone, lopera pi nota di Boccaccio, un insieme di novelle, racchiuse
insieme nel quadro di una cornice narrativa, rappresentata dalla peste di Firenze.
Levento, reale, colp la citt nel 1348 ed ebbe fra le varie vittime anche familiari
dellautore. Boccaccio immagina che una brigata di dieci giovanni (sette femmine e tre
maschi) per sfuggire alla peste si rifugi in un contado fiorentino per ben due
settimane. In questambiente i giovani ogni giorno raccontano una novella per un
totale di dieci novelle al giorno e cento in due settimane (sono esclusi infatti i giorni di
riposo venerd e sabato).
Lutilizzo di una cornice narrativa non nuovo nella letteratura. Trova dei precedenti,
in particolare, nella letteratura araba e nellopera Le mille e una notte, dove per
costituisce soltanto un pretesto per tenere legate varie novelle. Invece nel
Decamerone la cornice ha un ruolo basilare; di essa Boccaccio si serve ad esempio nel
prologo per anticipare la materia delle novelle, avvertendo lautore che si tratter di
temi vari, prevalentemente di fortuna e di amore. In generale le novelle di Boccaccio
sono scritte per far ridere e presupposto essenziale della comicit , dunque, il
realismo, che si manifesta nella scelta di ampliare il raggio degli ambienti, dei ceti
sociali e dei periodi storici descritti. Lamore boccaccesco lontano dal sentimento di
Petrarca, infatti spesso mero desiderio fisico. Boccaccio non ci risparmia dalla
descrizione dei vizi pi diffusi nella sua societ e attribuisce spesso ai suoi personaggi
un ingegno malevolo, che li porta a raggirare nel pi furbo dei modi chi sta loro intorno
e a sfuggire, cos, da situazioni di pericolo. Un ruolo molto importante ha a parola,
mezzo con il quale il personaggio riesce a persuadere e a far valere le proprie ragioni.
Proprio per soddisfare la sua esigenza di realismo , lautore cerca di riprodurre nelle
sue varie sfumatere il linguaggio dei diversi personaggi, ricorrendo ai dialetti e al
dialogo diretto. A uno stile spesso comico si associano particolari figure retoriche,
come lomoteleuto, un esempio di divertimento verbale. Si deve fare uneccezione
per per il linguaggio usato nella cornice, che sar considerato un esempio di prosa
elegante nel Cinquecento e dunque un modello di riferimento. Qui, infatti, Boccaccio
utilizza un fiorentino puro e raffinato, dotando i periodi sintatticamente complessi di
particolari figure retoriche (il cursus latino).
Opere della maturit
Fra le opere della maturit figurano Genealogiae deorum gentilium (1359), De
casibus virorum illustrium (1360), De mulieribus claris, accomunate tutte da un
gusto per lerudizione e dallabbandono per il diletto del <novellare>, che si era
manifestato nel Decamerone.
La prima opera suddivisa in quindici libri contiene lintero patrimonio mitico
dellantichit e , verso la fine, una apologia della poesia, che non come la vuole
dipingere qualcuno mera fabula, ma capace di nascondere la verit. Lesaltazione
della poesia si contrappone al disprezzo per le discipline tecniche.
Nel De casibus virorum illustrium (sventure di uomini illustri) passa in rassegna le
storie di uomini famosi, a partire da Amano fino a personaggi contemporanei, che
caddero in disgrazia. Nel De mulieribus claris invece fa un ritratto di cento eroine,
dalla leggendaria Elena a Giovanna, regina di Napoli.
Databile probabilmente attorno al 1365 il Corbaccio, una satira misogina.Qui
Boccaccio immagina di essere innamorato di una donna vedova, che non lo
corrisponde, e di fare un sogno, in cui, giunto in una valle, incontra il marito della
vedova, che passa a elencargli tutti i vizi della donna e gli suggerisce di rinunciare
allamore per lei. Lopera presente dunque una gran quantit di insulti e descrizioni
anche volgari riservate alla donna, come se si trattasse di un controcanto al quasi
contemporaneo trattato in latino De mulieribus claris.
Umanesimo nel 400
Dante e Petrarca con il loro interesse per gli antichi anticipano una tendenza che
diverr dominante nel secolo successivo. Nel 1400 infatti ci si dedica con passione al
recupero e alla valorizzazione della letteratura classica, analizzata sotto la lente di un
rigoroso metodo filologico. Alla scoperta di nuovi manoscritti, come due orazioni
sconosciute di Cicerone e linstitutio oratoria di Quintiliano (Poggio Bracciolini), si
aggiunge un nuovo interesse per Platone, la cui filosofia con il suo anelito verso la
verit esemplificatrice di una visione del mondo pi aperta e pi flessibile, in
contrapposizione al principio di autorit sancito dallaristotelismo. E cos che a
Careggi (a Firenze) nasce, per volont di Cosimo de Medici, unaccademia filosofica,
che avr il suo massimo esponente in Marsilio Ficino, a cui si deve la traduzione in
latino delle opere platoniche.
E proprio grazie allinteresse intellettuale della famiglia dei Medici che a Firenze si pu
costituire una fiorente tradizione di studi letterari. A Firenze studi anche Enea Silvio
Piccolomini, nato a Siena e futuro pontefice Pio II. Qui il giovane letterarato aveva
composte poesie profane che intitol Cynthia e una commedia poco pudica, la
Chrisis, tuttavia la sua opera pi importante Commentarii rerum memorabilium,
unautobiografia in dodici libri.
I letterari si propongono intenti di rinnovamento : i testi classici sono studiato con una
nuova consapevolezza storica, restituiti al loro periodo e distaccati dal Medioevo
(secolo buio). La classicit un modello non solo letterario, ma morale, in quanto
ispira valori utili per la vita quotidiana. Uno di questi la solidalitas, ovvero il confronto
e lo scambio di idee, la <socievolezza> del letterato, che partecipa a riunioni,
interessato a migliorare la propria humanitas.
Coluccio Salutati ritiene, ad esempio, che il letterato debba spendersi attivamente
nella vita civile, senza rinchiudersi in uno sterile contemplativismo. Inoltre egli
iniziatore di una polemica contro le scienze della natura (in particolare della medicina),
che sar ripresa da altri suoi contemporanei. La nuova visione del mondo port con s
anche la riconsiderazione dellattivit del guadagnano : Poggio Bracciolini nel De
avaritia ne parla come di una brama naturale, il mezzo attraverso cui luomo fa a s
umano e famliare il mondo. Nel De voluptate, invece, Lorenzo Valla sostiene la
naturalezza delle passioni carnali, polemizzando con lideale di vita ascetico e
monastico proposto dal cristianesimo.
Le polemiche riguardano anche lo stile da utilizzare per la nuova letteratura
umanistica : i pi concordano nel principio dimitazione, gi teorizzato da Petrarca, che
ribadiva limportanza di una rielaborazione personale del modello di riferimento.
Lautore che pi ispira lo stile dei letterati umanisti Cicerone, con il suo latino
elegante, ma nella pratica il latino letterario del quattrocento si presta allinfluenza del
volgare : ce ne d prova Poliziano nei miscellanea.
Leon Battista Alberti (1404 Genova 1472 Roma)
Leon Battista Alberti fu uomo di vasti interessi. Fu s un architetto, compositore di
trattati destinati a rimanere rinomati nel tempo, m anche un letterato, e scrisse sia in
latino sia in volgare. Quando nel 1441 indisse a Firenze un Certame coronario, una
gara di poesia in lingua toscana sullamicizia, egli voleva ridare dignit letteraria al
volgare.
Negli Intercoenales, inizialmente in dieci libri, Leon Battista Alberti parla di questioni
etiche e in particolare gi rivela il suo amore per lattivismo , ovvero per una vita
spesa attivamente nel lavoro, nella ricerca del bene pubblico e dellutilit comune. I
libri sono cos chiamati perch erano destinati a essere letti durante le cene, a scopo
di edificazione spirituale.
Nelle opere di Alberti spicca il concetto di virt. Intesa come sfruttamento totale del
proprio valore etico e politico, ma anche capacit di resistere alla fortuna, opponendo
ad essa un atteggiamento di saggia prudenza. In particolare lAlberti crede che di
fronte allimprevedibilit degli eventi della vita quotidiana luomo si debba porre con
un atteggiamento di stoica sopportazione (patientia).
La vita umana non va consumata nellotio, ma nel lavoro, atraverso cui luomo possa
piacere e onorare Iddio in prima.
Nel trattato Della famiglia, scritto in volgare, Leon B.Alberti immagina che suo
padre, in punto di morte, ospiti nella propria stanza tutti i parenti e con essi discuta,
secondo il modello del dialogo socratico, di varie questioni etiche, come leducazione,
leconomia domestica, gli affari ecc..
Il padre, esemplato sul modello del pater familias, figura di riferimento per lintera
famiglia, e rappresenta anche un elemento importante nellespansione politica ed
economica della sua citt. Lideale di vita di L.Alberti si regola sul concetto di
tranquillit, di lontananza dai mali e dalle passioni. Se vero che nelle sue pagine
evidente la bellezza del volgare, usato con consapevole raffinatezza, non si pu
negare che egli prese a modello, nei contenuti e in parte nello stile, i classici.
Lorenzo de Medici (1449, Firenze)
Non solo Lorenzo de Medici fu signore di Firenze, a partire dal 1469 (anno della morte
del padre Piero), ma fu anche un appassionato poeta. Il suo interesse letterario fu
favorito dalleducazione umanistica ricevuta da parte di maestri come Marsilio Ficino,
Cristoforo Landino, Leon Battista Alberti. Il tema dellamore ispirato, probabilmente,
dalla passione per una donna, Lucrezia Donati, elevata a simbolo spirituale del
proprio canzoniere, sul modello di Laura (Battaglia).
La congiura dei Pazzi nel 1478, con luccisione del fratello Giuliano, fu un evento
traumatico per Lorenzo, che ne usc ferito, costretto ad inaugurare un clima di violenza
e feroce repressione.
Nelle rime, di cui difficile la datazione, distinguiamo una prima parte, risalente alla
sua giovinezza, in cui marcato il richiamo al modello petrarchesco, e una seconda
parte, in cui Lorenzo si avvicina allo stilnovismo, mettendo su carta temi filosofici che
gli derivavano dalla sua adesione al platonismo ficiano : la bellezza corporea infatti
intesa dal poeta come mezzo per risalire alla contemplazione della bellezza spirituale.
Nel Comento del Magnifico Lorenzo de Medici sopra alcuni de suoi sonetti
Lorenzo de Medici commenta ben quarantuno dei suoi sonetti, rifacendosi alla Vita
Nova di Dante. Proprio come questultimo indica loccasione precisa che ispir la loro
composizione e parla, a riguardo, dellincontro con una bellissima donna (una certa
Simonetta Cattaneo, la stessa celebrata nelle Stanze polizianesche), da cui nacque il
suo desiderio infinito damore.
Ancora una volta nei sonetti si rivela la sua adesione alla dottrina platonico-ficiana,
attraverso cui viene filtrato il fenomeno dellamore.
Vi poi tutta una composizione religiosa, che comprende sette Capitoli in terzine,
nove Laudi e una rappresentazione per una compagnia di dottrina
(Rappresentazione di San Giovanni e Paolo), in cui si parla della conversione di
Gallicano, operata da Giovanni e Paolo e del trono di Giuliano lApostata.
Lorenzo de Medici seppe anche dipingere con schiettezza la dimensione realistico e
popolaresca, intrecciandovi temi legati ala caducit della vita e allimportanza di non
buttare via il proprio tempo. Le opere rappresentative di questa tendenza al realismo
sono due egloghe (Corinto/ Apollo e Pan), un poemetto in ottave (lAmbra), la
Nencia de Barberino. Questultima rivela, inoltre, ladesione a un filone giocoso e
popolaresco, avendo come tema le lodi di un pastore per lamata Nencia.
La Nencia de Barberino riflette con sapiente realismo il mondo contadino, non solo nel
contenuto ma anche nel linguaggio, in gan parte rifatto sulla parlata contadinesca del
Mugello.
Allo stesso filone appartengono le Canzoni a ballo, i Canti carnascialeschi e le due
novelle Giacoppo e Ginevra (di ispirazione boccaccesca). Il pi famoso dei Canti
carnascialeschi, il trionfo di Bacco e Arianna, mescola alla fluidit espressiva la
trattazione di temi filosofici, come la brevit della giovinezza e la precariet della
nostra realt.
Angelo Poliziano (1454,Montepulciano,1494)
Angelo Ambrogini, detto Poliziano dal nome della sua localit nativa, di poco orfano del
padre, pass la sua infanzia a Firenze, dove pot frequentare lo Studio e seguire le
lezioni di Giovanni Argiropulo, Cristoforo Landino, Marsilio Ficino. Inizi la sua carriera
letteraria partecipando ad un concorso indetto dal pontefico Nicolo V come traduttore
(in latino) del primo libro dellIliade di Omero. Non vinse, ma non demorse e la sua
traduzione del 2 libro dellIliade gli valse le simpatie di Lorenzo de Medici, a cui era
dedicata lopera. Costui lo ospit nel suo palazzo, affidandogli nel 1475 listruzione del
figlio Piero. Levento della congiura de Pazzi nel 1478 smosse gli equilibri della
famiglia reale, costringendo Poliziano, insieme con Clarice orsini e i suoi figli, a
rifugiarsi a Pistoia. Nel 1478 segu la famiglia di Lorenzo nella villa di Cafaggiolo, ma fu
congedato dalla moglie di Lorenzo e nel 1479 per un malinteso col signore di Firenze
ricevette lesilio. Torn nellamata citt lanno dopo, lavorando come insegnante di
lettere classiche. Come prelezioni ai suoi corsi aveva composto poemetti in latino,
quattro Sylvae (Manto, Rusticus, Ambra, i Nutricia).
Le sue poche elegie sono composte in occasione di eventi particolare, come lelegia in
violas, dedicata alla viole avute in dono dalla sua donna o In albieram per la morte
di Albiera degli Albizzi. Si rivela in questi componenti una tendenza allerudizione, ai
fini svolgimenti retorici.
Il tema dellamore e della giovineza ricorrono nel suo canzoniere (ballate, canzonette e
rispetti continuati). Merita una menzona la poesia I mi trovai, fanciulle, un bel
mattino Di mezzo maggio in un verde giardino, in cui la natura viene
rappresentata in tutta la sua bellezza e splendore.
Le stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Piero deMedici sono un
poema in ottave, composte in occasione della giostra medicea del 1475, vinta da
Giulano daMedici. Lopera, in onore di Simonetta Cattaneo, narra le vicenze del
cacciatore Iulio, tutto preso dalla sua attivit in una selva, allimprovviso folgorato
dallamore grazie allo stratagemma di Cupido. Questultimo gli fa incontrare una cerva
<candida tutta, leggiadra e snella> e Iulio, seguendola, si imbatte in una bellissima
ninfa, la Simonetta, da cui rimane innamorato. Nel secondo libro Cupido giunto nel
palazzo di Venere, di cui il poeta ci offre una descrizione assai minuziosa, si gloria del
proprio successo e intesse lodi per la famiglia medicea. Iulio, intanto, rivolge una
pregheria a Pallade, alla Gloria e ad Amare per ottenere lamata che ora lo rifiuta. E
cos, alla stanza quarantesei del secondo libro, che il poema si interrompe, senza
essere terminato, in quanto la congiura dei Pazzi aveva determinato la morte di
Giuliano dei Medici.
Critici letterari come il Carducci e De Sanctis hanno offerto importanti interpretazioni
di questopera, focalizzandosi, in particolare, sullo stile delicato e raffinatissimo del
poeta, che sembra lavorare a cesello per rendere la bella forma. Col Momigliano
invece si fa strada unaltra intepretazione, che vede dietro la corazza della raffinateza
stilistico un sentimento di malinconia, che deriva dallavvertimento della breve durata
dellamore e della bellezza.
I modelli di Poliziano sono costituisce, oltre che dalle fonti classiche (Claudiano,Valerio
Flacco,Ovidio,inni omerici) anche da opere pi recenti, come la Teseida e lamorosa
visione del Boccaccio.
La fabula di Orfeo, scritta nel 1480 in occasione per una recita di Corte a Mantova,
propone temi tipici della tradizione classica,fondendo il mito di Orfeo, narrato da
Virgilio nelle georgiche, con quello di Aristeo. Orfeo, sceso negli inferi per riscattare
Euridice, la riesce a riottenere dai custodi dellAde, ma la perde perch si gira a
guardarla prima di uscire dagli inferi.
Lopera importante perch inaugura un nuovo genere di teatro, non pi legato alle
sacre rappresentazioni, ma profano. Il Battaglia rinviene nella fabula di Orfeo gli stessi
motivi (idillici, elegiaci, melodici, nostalgici) che hanno ispirato la composizione delle
Stanze, di cui sarebbe una degna continuazione. Continua a dominare unatmosfera di
avvento e di fuga, di brama e di evasione, in cui i sentimenti sono piuttosto sognati
che vissuti (Battaglia).
Niccol Machiavelli (1469-1527)
Nacque a Firenze nel 1469 e ricevette uneducazione umanistica. A partire dal 1498
lavor al servizio della Repubblica fiorentina come segretario della seconda cancelleria
e poi anche dei Dieci di balia. Ha compiti diplomatici, amministrativi, militari. Dal 1506
cancelliere dei Nove ufficiali dellordinanza e della milizia fiorentina e a ci si deve
aggiungere il suo sodalizio con Pier Soderini, gonfaloniere di Firenze dal 1502. In questi
anni Machiavelli elabora il suo pensiero politico, traendo spunto dalle vicende in cui
direttamente cionvolto e dai personaggi presso cui svolgeva le sue missioni, come
Cesare Borgia, il duca Valentina, che si aviava alla costruzione di uno stato
indipendente in Romagna e nellItalia centrale.
Inizia la sua produzione letteraria con una composizione poetica, il Decennale, in cui
descrive gli avvenimenti fiorentine dal 1494 al 1504, rivelando il suo tagliente giudizio
politico e consigliando alla citt di Firenze di fornirsi darmi (<<aprire il tempio a
Marte>>). Lancia anche un invito alla guerra contro la ribelle Pisa, staccatasi da
Firenze nel 1494 n occasione della discesa del re francese Carlo VIII.
Altre sue opere di questo periodo sono : Discorso fatto al magistrato dei Dieci
sopra le cose di Pisa, del 1499, Del modo di trattare i popoli della Val di
Chiana ribellati, del 1503, i due Ritratti, di cose di Francia, 1510, Descrizione
del modo tenuto dal duca Valentino nellammazzare Viellozzo Vitelli,
Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini. In queste
opere si evince il realismo politico di Machiavell, la sua de-mitizzazione della politica,
intesa come unattivit umana, lidea che Firenze debba ricorrere ad unordinanza
propria (un esercito di leva), rifiutando le infide milizie mercenarie ( un punto su cui il
Machiavelli torna spesso).
Nel 1512 grazie allappoggio spagnolo i Medici tornano a Firenze. Machiavelli viene
privato e condannato ad un anno di confini, liberato dopo unamnistia decide di
ritirarsi in una villa nel suo podere dellAlbergaccio, presso San Casciano. E qui che lo
scrittore inizia la sua corrispondenza con Francesco Vettori : dallepistolario ci
possiamo fare unidea del suo stato danimo, delle sue avventure amorose e
simpatiche compagnie. Machiavelli non dimentica la sua ossessione, ovvero la politica,
ma continua a meditarvi, confssando a Vettori di non poter far am eno di pensare ai
suoi <<castellucci>> politici : in lui infatti la totale avversione verso ogni
occupazione del ceto mercantile. A San Casciano, nella seconda met del 1513,
compone il Principe, un trattato di politica in cui viene delinata la figura di un principe,
che a differenza di come veniva tratteggiato negli specula principis rinascimentali, non
un uomo staccato dala realt. Machiavelli il primo autore a scindere la morale dalla
politica : scopo del principe quello di conservare lo stato e a tal fine ogni espediente
viene ritenuto giusto. Il principe indirizzato a Lorenzo de Medici, a cui prega di poter
tornare a Firenze. Notiamo un aspetto del Machiavelli, cio linscindibilit fra
letteratura e impegno civile : non mero teorico o scrittore, ma uomo dazione. I
Medici non accolsero il principe nel modo sperato da Machiavelli. Solo nel 1520 il
cardinale Giulio de Medico assegn a Machiavelli un incarico, quello di compilare delle
Istorie fiorentine.
A questi stessi anni appartiene un poemetto allegorico-satirico in terzine, ovvero
lAsino doro, ed unopera teatrale, La Mandragola.
Negli anni 1519-1520 Machiavelli comincia a scrivere due opere che segneranno la sua
fortuna, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e lArte della guerra. Nella prima
opera Machiavelli commenta lo storico classico Tito Livio : legger i Discorsi nei
convegni degli Oricellari, dando validi insegnamenti politici ai giovani ascoltatori.
Nellarte della guerra invece Machiavelli ritorna al tema della guerra, proponendo una
riforma degli ordinamenti militari. Nel 1521, dopo aver ricevuto lincarico di scrivere le
istorie fiorentine, i Medici lo riammettono alla vita pubblica .
LArte guera, insieme alla breve Vita di Castruccio Castracani da Lucca (scritta
contemporaneamente) lultima vera opera politica di Machiavelli, che si concentrer
poi sulle Istorie fiorentine. Non manca in cui limpegno letterario, come ci rivela la
polemica nei confronti di Ariosto, colpevole di non averlo inserito nella rassegna dei
letterati nel canto XLVI dellOrando furioso. Lontano dalla vita pubblica, Machiavelli
scrive anche Belfagor larcidiavole e il Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, in
cui afferma il primato del fiorentino come lingua letteraria. La sua opera teatrale pi
bella, risalente al 1518, la Mandragola, caratterizzata da una profonda e raffinata
analisi psicologica delle azioni umane. La sua produzione teatrale non finisce qui : sua
anche la Clizia, del 1525, ispirata alla Casina di Plauto.
Gli ultimi anni della vita di Machiavelli furono sfortunati : dal 1525 al 1527 infatti il
regime di Firenze cmoincia a traballare, con il sacco di Roma i Medici vengono cacciati
dalla citt e Machiavelli, sospetto al nuovo governo per il servizio mediceo, non vede
rinnovato il suo incarico di segretario dei Dieci di Balia, ricoperto nel 1512. Muore nel
1527.