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LA CRITICA

RIVISTA
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. LETTERATURA, STORIA E FILOSOFIA

DIRETTA DA B. CROCE

Volume XXXVII /
(l de lla Qua r t a Serie)

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NAPOLI
l939
RIVISTA BIBLIOGRAFICA

J>mao CALAJ.\Ah"PRln. - TI giudice e lo st01'ico. - Milano, Giusti, 1939


(estr. degli Studi in onore di E . Besta); - La 1'elativit del concetto
di a1ione, Padova, Cedam, 1939 (estr. deUa Rivista di diritto proces-
sztale civile, XVI, 1939)
Nel pdmo opuscolo, il Cala.mandrei acutamente ricerca e nota le dif-
fetenze che distinguono l' indagine del giudice nella. conoscenza dei tatti,
daUe altre indagini storiche, differe nze che consisfono nella limitazione a
quanto solame nte l'u na o l'altra parte abbia india.to come giuridicamente
rilevante; nella limitazlone dei suoi procedimenti a quelli soli che sono
amm~i come prove ; nell'accoglimeuto scnl('nltro <lel risultato delle
prove che si chiama no 4l legali .
Piuttosto che differenze formali della indagin e del giudice rispetto al-
l'ndagine degli storici in genere, sono differenze cl1e dipendono dalla
diversit delle materie. Con1e chi indaga l'azione di un militare nella guerra
prescinde da ognj giudizio che riguardi la sua opera nella vita C\'ile o in
.quell;a intellettuale e artistica, o j suoi ~lfetU di amore e i motivi senti-
mentali che f~trouo io lui, e si attiene all'azione sua SQ)o in quanto s' in-
grani nel .meccanismo della guerra, cosl il giudice iodagu solo quei fatti
.oi quai l'opera dei singoli s'ingrana nel meccani~roo delle leggi. Onde
accade elle eg~ pub bene essere persuaso <'.he il tale u& cattivo sog--
getto e tuttavia lo assolve, e che il tal altro , stato tratto in inganno e
tuttavia non pub legalmente proteggerio dal danno che deyc soffrire a
parte dell'Jngailnatore.
Altres. il Calamandrei ammette che la cosiddetta applicazione della
t orma aJ fatto non n el giudice un processo meramente conoscilho, ma
u n atto pn1tico col quale n on appHca ma crea la legge nel ~o _singolo.
Senonch egli pensoso dello stimolo che questa dottriM filosofica pu l'e-
<are a un certo pericoloso avviamento, cbe gi cl segni dJ s nella societt
moderna, verso l'arbitrio del giudice, sciolto dai vincoli della legge. Ma
la teoria filosofica darebbe quello stimolo solo quando fosse fraintesa, cio
QUaJtdo non fosse pi lei ma un grossolano prodotto passionale in scrvi-
,gi.o dell'arbitrio.' La libert del giudice governata nel modo piu severo
dalla sua coscienza morale, la quale, J>ur comauda11qogli eli non appli-
.care P meccanicamente (cosa, del resto, iJnpossibile) la legge, e di adope-
r arla nel s uo pronu nziato con tar.ionale osseq uio, e cosi di concorrere,
rtlYISTA .BlBUOGR.APlCA

secondo gli cousentilo nella sua propria srera, allo svolgimento, alla
moelificazione e al progresso . del elirif:to, gli vieta, tra le altre cose, di
usurpare l'ufficio specifico che del le gislatore e di scompigliare e con-
fondere gli ordini che la societ si d a ta. Dove egli essere, insomma, un
uon1o serio e non gi un ragazzo stord ito ossia un attivista rompicollo e
fracnssatore degli oggetti circostanti. F o rse il trascurare o facilmente per-
dere eli ~ista la regola e il freno che e della coscienza morale, fondamento
e presupposto nel:essario di ogni vita umana, il vero ptricolo o il vero
attivo avviamento dei nostri ten1pl.
Vorrei osservare che dove il Calnru:'l.ndrei, bene aftrmando che il giu-
dice tlOD pu 11 capo della sua indagine non conclndere e non emettere
una decisione, aggiunge che, del 1esto, nemmeno lo s torico, con lo. sua
libert d'indagine, pu vantarsi di ~~rdvanl a risultati meno rel11tivi di
quelli del giudice, perch anche il giudizio dello storico non rnai senz'ap -
pello ~. da l<loer prese nte che lo storico, quando ricostruisce un fatto
con la critica delle attestazioni, non solo ammette gli appelli perch si
raggiunga una mnggiore c:sal1ezza in quel lavoro, ma, diversqmente dal
giudice, amme1le appelli seu.za alcttn limite ; e che non mai egli pronunzia
vero il rsulta.l.o della sua critica delle testimonianze, ma s oltanto (ormal-
n}entc corretto (richtig). La sua ver<t egli la cerca altrove che nelle te-
stimooianze, di l)atnra loro sempre estrinseche e perci sempre UIIIPahr.
In effetto, con quel ritenere per vero, ch e pare che il &riudice sia costretto
a fare, anche di ci che non si pu pensare con piene~.a di verit, gi
s'ini.tia, e anzi gi si dent:to allo tadio pralico dell'opera sua.
Anche il SC(.'Ondo opuscolo e molto importante, perch ripiglia e porta
a grande preci~one d! formulazione logica e di particolari determinazioni
la tesi del carattere pratico delle varie definizioni dei concetti della dorn-
matica giuridica, e soprattu tto eli quello di azione (I). Mi restringo qui a
indicarlo e a consiglio.me la lettura, c.b e a rne ha recato, com~ quella
dell'altro, molta soddisfatione. Vera che il Calamandrei tiene a dichia-
1't\re di essere un semplice specialista e non un filosofo; ma, poicb egl
ragiona bene, andando aJ fondo delle cose, ragiona da filosofo. Uoo dci
fini cbe io ho perseguito, neUa ormai l unga mia vita di studioso, atato
appunto di trarre i filosofi a diventare specialisti e gli &-pecialisti a di-
ventare filosofi. Coi primi non ho ;wuto in ci troppa fortuna, perch essi
sono molto pigri e anche eli solito molto ignoranti e indilfereuti circa le
CO!\e tra le quali gB uomini si m uovono e che n.gti uomini premono e li ap-
passionano; In"- qualche fortuna. ho a.y11t<> coi secondi, ricctL! di conoscenze
particolari e desiderosi d sistemarJe e lnteoderne le relazioni e i li11titi.

B. C.

(t) Si veda in proposito la memorl& de! Pekelis, e quanto se ne disse ln que-


sta rivlr.ta, XXXVr, 4578 (e ora in Conv. critch~:, serle V, pp. 283-86).