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Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo:

la rivendicazione di una politica della vulnerabilit


Laura De Grazia

Sono stato umiliato in catene


come posso comporre versi?
Come posso scrivere?

Dopo le catene e le notti e la sofferenza e le lacrime


come posso scrivere poesie1?

Introduzione

C
un interrogativo sul quale ritorno costantemente e che continua a
manifestarmisi con insistenza []2: si tratta di una domanda cui Judith
Butler non cessa di ritornare, una domanda impellente, imperante, alla
quale la pensatrice sembra non aver mai smesso di rispondere. In occa-
sione del Premio Adorno 2012, Judith Butler riformula listanza adornia-
na Non si d vera vita nella falsa3 [Es gibt kein richtiges Leben im falschen]
1
M. Falkoff (a cura di), Poems from Guantnamo: the detainess speak, University of Iowa
Press, Iowa City 2007 (trad. it. di R. Noury e L. Renzi, Poesie da Guantnamo: la parola ai
detenuti, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2008, p. 56). interessante, a mio avviso, osser-
vare come questo componimento scritto da Sami Al Haj, giornalista sudanese arrestato
nel 2001 con laccusa di fornire aiuto ad Al Qaeda (accusa di cui lesercito statunitense
non ha mai reso nota alcuna prova a sostegno) ricordi un passo del testo Intellettuale ad
Auschwitz, scritto dal letterato e intellettuale J. Amry, deportato ad Auschwitz e liberato
nel 1945. Nellopera Amry si interroga non soltanto sulla possibilit di scrivere dopo la
tortura subita (fu torturato dalla Gestapo nel 1943) ma sulla stessa possibilit di vivere a
seguito della violenza a cui era stato sottoposto: Chi stato torturato, rimane torturato
[]. Chi ha subito il tormento non potr pi ambientarsi nel mondo, labominio dellan-
nullamento non si estingue mai. Cfr. J. Amry, Jenseits von Schuld und Shne. Bewltigungsver-
suche eines berwltigten, Szczesny Verlag, Mnchen 1966 (trad. it. di E. Ganni, Intellettuale a
Auschwitz, Bollati Boringhieri, Torino 1987).
2
J. Butler, Can one lead a good life in a bad life?Adorno Prize Lecture, in Radical Philo-
sophy, n. 176 (2012), pp. 9-19, p. 9 (trad. it. di N. Perugini, A chi spetta una buona vita?,
Edizioni Nottetempo, Roma 2013, p. 13).
3
T.W. Adorno, Minima moralia. Reflexionen aus dem beschdigten Leben, Suhrkamp Ver-
lag, Frankfurt 1951 (trad. it. di R. Solmi, Minima moralia. Riflessioni sulla vita offesa, Einaudi,

materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 69-93.


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nellinterrogativo come condurre una vita buona in una vita cattiva4? La


domanda porta in luce limpossibilit di vivere una buona vita in un mon-
do in cui la buona vita strutturalmente e sistematicamente inaccessibile
a molte persone5. La questione del come condurre una buona vita appare
legata non soltanto alla sfera della condotta etica ma anche alla sfera della
politica, alle forme di potere contemporanee che organizzano la vita. Cos
linterrogativo morale del come vivere una buona vita immediatamen-
te connesso alla domanda a chi spetta una buona vita?.
La questione che Judith Butler si pone e che pone a noi tutti rivela una
distribuzione differenziale di valore attribuito alla vita, una distribuzione
che determina la scissione tra vite degne di essere vissute e vite indegne
di lutto [ungrievable]. Le vite indegne di lutto sono vite dispensabili, la cui
perdita non verr accompagna dal lutto: si tratta di vite non meritevoli di
essere compiante perch indegne di essere chiamate vite, indegne di vivere
prima che di morire. Queste vite opacizzate, perch poste in una sorta di
penombra della vita pubblica6, come possono comparire in un regime
insieme normativo e discorsivo che non ne consente lapparizione7?

Torino 1994, p. 34). Listanza adorniana cui Judith Butler fa riferimento estratta dallafo-
risma Asilo per senzatetto, in cui Adorno si sofferma sullimpossibilit delluomo moderno
di abitare la propria casa, ovvero di possedere abitazioni che sono astucci preparati
da esperti e impianti di fabbrica verso cui gli abitanti non hanno il minimo rapporto.
Ed proprio questo rapporto di non-possedimento verso tutti i beni di consumo, di cui
la casa non che un esempio, a generare paradossalmente uno stato di dipendenza e
bisogno verso loggetto da possedere, assoggettamento che conduce, a sua volta, allin-
sensibilit non soltanto verso le cose ma verso gli uomini.
4
J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., p. 13.
5
Ivi, p. 14.
6
Ivi, p. 21. Judith Butler riprende la suddivisione arendtiana fra sfera privata e sfera
pubblica, ovvero fra sfera che include il campo dei bisogni materiali e della sessualit e
sfera dellazione e del pensiero. Le vite poste in una penombra della vita pubblica sono,
dunque, vite che non possono comparire nel campo dellazione politica. La scissione
arendtiana oggetto di discussione e ripensata come punto di partenza per una politica
che prenda le mosse dalla corporeit, ovvero proprio da quella sfera che per Arendt rima-
ne relegata nel campo del privato e del non-politico.
7
Cfr. J. Butler, Undoing gender, Routledge, New York 2004 (trad. it. di P. Maffezzoli,
La disfatta del genere, Meltemi editore, Roma 2006, p. 68). Nel testo Judith Butler sotto-
linea come i regimi normativi governino lintelligibilit del campo sociale, consentendo
che un certo tipo di pratiche e di azioni diventino riconoscibili come tali, imponendo
delle griglie di leggibilit del sociale e definendo i parametri di ci che far o meno la sua
comparsa nella sfera sociale.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 71

questo il quesito che il presente lavoro vorrebbe affrontare attra-


verso il tentativo di aprire uno spazio di possibile confronto e dialogo
fra due pensatori Michel Foucault e Judith Butler che non hanno mai
smesso di rivolgersi a vite dimenticate, vite non degne di essere ricordate,
vite di hommes infmes8. In particolare, le vite non riconosciute come vite e
sulle quali focalizzeremo il nostro sguardo, saranno i prigionieri del campo
detentivo di Guantnamo Bay campo ideato il 13 novembre del 2001 ,
prigionieri la cui detenzione appare senza termine ultimo. Questi prigio-
nieri di Camp Delta e prima di Camp X-Ray che non hanno nome ma
solo un numero corrispondente alla loro cella sono detainess, detenuti
in attesa, per i quali lattesa non pu avere fine9, in quanto colpevoli di
essere enemy combatants, combattenti nemici da sottrarre alle previsioni del
diritto internazionale che regolano la detenzione dei prigionieri di guerra
e sottoposti al giudizio di tribunali speciali, la cui disciplina si sottrae non
solo al diritto processuale penale delle corti di giustizia civili, ma anche a
quello delle corti marziali in tempo di guerra10.
Eppure, da uno stato di prigionia in semi-totale isolamento, in una
condizione umana estrema11, sorgono tentativi di resistenza discorsiva: la
scrittura poetica, che nella cultura araba considerata un contenitore []
di sentimenti umani grezzi, shuuur12 pi che di pensieri ponderati, diventa
un atto attraverso cui preservare la propria umanit13, un atto per ricor-
darsi di essere uomini. I versi di Sami Al Haj sono stato umiliato in catene
come posso comporre versi? Come posso scrivere? portano in luce il
drammatico contrasto che attraversa tutte le poesie scritte dai prigionie-
ri: la consapevolezza dellessere stati privati di quellinsieme di qualit
che rendono una vita degna di essere vissuta e al contempo il tentativo

8
Cfr. M. Foucault, La vie des hommes infmes, in Dits et crits II . 1976-1988, ditions
Gallimard, Paris 2001, p. 237.
9
J. Butler, Precarious life. The powers of mourning and violence, Verso, London 2004 (trad.
it. di O. Guaraldo, Vite precarie. Contro luso della violenza in risposta al lutto collettivo, Meltemi
editore, Roma 2004, p. 87).
10
C. Bonini, Guantanamo. Usa, viaggio nella prigione del terrore, Einaudi, Torino 2004,
p. 69.
11
Per unaccurata descrizione delle condizioni inumane dei detenuti cfr. The road
to Guantnamo, film documentario diretto da Michael Wirbebottom e Matt Whitecross
nel 2006.
12
M. Falkoff (a cura di), Poems from Guantnamo, cit., p. 21.
13
Ivi, p. 17.
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di apparire, attraverso la scrittura, in quello stesso spazio pubblico che


aveva giudicato la loro vita meno che umana. A proposito di questo punto,
scrive Moazzam Beg, cittadino britannico arrestato in Pakistan e rilasciato
senza essere mai stato accusato di alcun reato, che, nonostante la cattura
senza scopo14 e lironia [] della detenzione, riesce ancora a comporre
versi, sapendo cosa, ma mai quando perch la poesia in movimento,
un movimento che riesce a oltrepassare la casa che una gabbia, una
gabbia di acciaio15.
Queste vite non degne di essere vissute e i loro atti insurrezionali
discorsivi, saranno considerati come punto di partenza di una politica che
prenda le mosse dalla vulnerabilit, seguendo la tracce di quellattivit cri-
tica il cui compito scuotere il suolo per evidenziare le linee di fragilit
della nostra attualit, i possibili punti di attacco su cui intervenire per ten-
tare di destabilizzare i sistemi che ci costituiscono. Si tratta di tracciare una
cartografia del presente16 per dimostrare che nel nostro presente non
iscritto un solo futuro17 e in questo modo rafforzare le nostre capacit
di intervenire sul presente18.
Le molteplici storie e sentieri contingentati che coesistono nella no-
stra attualit possono essere intersecati in un modo o in un altro: spetta
ancora a noi decidere19 se e come intervenire20.

14
Ivi, p. 44.
15
Ivi, p. 44.
16
N. Rose, The politics of life itself, Princeton University Press, Princeton 2007 (trad. it.
di M. Marchetti e G. Pipitone, La politica della vita, Einaudi, Torino 2008, p. 8).
17
Ibidem.
18
Ibidem.
19
Per il processo della decisione, attraverso il quale si possono connettere i segmenti
dellesperienza vissuta in un modo o in un altro, cfr. A.G. Gargani, Il sapere senza fondamen-
ti, Mimesis, Milano 2009, p. 109.
20
A questo proposito, utile menzionare le iniziative politiche relative alla chiusura
di Guantnamo Bay. Dal 2008, il Presidente Barack Obama si pronuncia favorevole alla
chiusura del campo di prigionia. Lultimo recente intervento di Obama in merito risale al
23 maggio del 2013, in un discorso tenutosi alla National Defense University a Washing-
ton, in cui, tra le varie proposte di azione, insiste anche sullimportante necessit di for-
nire garanzia giuridica a ogni detenuto. Nonostante questo, la chiusura del campo rimane
ancora un punto insoluto. Un interessante ed efficace tentativo di denuncia del trattamen-
to dei prigionieri, possibile ritrovarlo nellindagine promossa nel 2008 dalla Columbia
University: obiettivo del progetto The Rule of Law Oral History Project, era indagare lo stato
dei diritti umani e civili a seguito dell11 settembre attraverso una raccolta di testimo-
nianze orali, tra cui interviste a ex-prigionieri, membri della Criminal Investigation Task
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Vite degne di lutto e vite indegne di essere vissute:


lo stato di detenzione infinita dellenemy combatant

Lutto, paura, ansiet, rabbia: sono queste le percezioni emozionali


[affects]21 che Judith Butler identifica a seguito dell11 settembre. Percezioni,
risposte affettive, al cui centro si colloca la nostra corporeit, superficie
che non si limita a subire passivamente i significati del campo sociale in cui
immersa, ma che soffre, gioisce e reagisce allesteriorit del mondo22. Il
corpo , infatti, un fenomeno sociale, la cui stessa sopravvivenza dipende
dalle condizioni politiche in cui collocato, da un mondo che non soltan-
to lo sostiene ma che lo investe attraverso varie e molteplici forme, fra cui
ritroviamo loltraggio e la violenza:

Il corpo implica mortalit, vulnerabilit, azione: la pelle e la carne ci espon-


gono allo sguardo degli altri, ma anche al contatto e alla violenza, e i corpi ci
espongono al rischio di diventare agency e strumento di tutto ci23.

Force e componenti del Center for Constitutional Rights. Cfr. http://library.columbia.


edu/locations/ccoh/new_projects/rule_of_law.html. Tra le pi importanti iniziative di
dissenso, ritroviamo inoltre la campagna promossa nel 2008 da Amnesty International, in
cui centinaia di persone, da Sidney al Regno Unito, dal Paraguay alle Filippine, dallItalia
agli Stati Uniti, manifestarono indossando una tuta arancione, simile a quella dei detenuti.
21
Per la nozione di affects cfr. G. Deleuze, Cosa pu un corpo? Lezioni su Spinoza,
Ombre corte, Verona 2007. Deleuze, commentando lEtica spinoziana, diversifica laf-
fetto [affectus] dallaffezione [affectio]. A differenza dellidea modo di pensiero definito
dal suo carattere rappresentativo laffetto delinea un modo di pensare non rappresen-
tativo. Laffezione consiste, invece, in uno stato causato dallazione di un corpo su un
altro corpo: laffectio una composizione [melange] di corpi. Ogni composizione di corpi
unaffezione: laffectio la combinazione di due corpi, uno che agisce e laltro che viene
segnato [recueillir] dalla traccia del primo. La concezione di affectio ripresa da Judith
Butler per evidenziare come attraverso la nostra corporeit siamo immersi in un tessuto
intersoggettivo.
22
J. Butler, Frames of war. When is life grievable?, Verso, London 2010 (trad. it. di
L. Pagliara, Capacit di sopravvivenza, vulnerabilit, percezione, in Aut-aut, n. 341 (2008),
pp. 158-186, pp. 158-159).
23
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 46. Olivia Guaraldo, curatrice del testo, sottolinea che
il termine agency di difficile traduzione in italiano perch rimanda a molteplici significa-
ti: esso implica, al contempo, il concetto di azione, di auto-posizionamento del soggetto
agente e di assunzione di responsabilit rispetto allazione stessa. In questo specifico
contesto, la nozione di agency delinea una modalit di agire che mette in crisi la nozione
di soggettivit, slegando lazione da un soggetto sovrano in grado di controllarne ogni
effetto. Essa usata da Butler per sottolineare il carattere pubblico della corporeit: il
74 Laura De Grazia

Lessere esposti allo sguardo, ma anche alla violenza altrui, rivela una
comune vulnerabilit, una vulnerabilit primaria che si manifesta con par-
ticolare veemenza nelle affezioni del lutto e nella perdita. La percezione
emozionale del dolore appare una delle risposte affettive corporee pi
dirompenti, sintomo di una perdita che svela uno stato di non possedi-
mento del nostro s, di un essere messi a nudo da un altro che ci cattu-
ra e si impadronisce di noi stessi. Il dolore della perdita prorompe nella
vita ordinaria, scardinandola, mettendo in discussione noi stessi, come se
fossimo improvvisamente convocati da un altrove di cui non possiamo
appropriarci24. Judith Butler sottolinea come il dolore lungi dallapparte-
nere a una sfera privata, a una dimensione che ci riporta in una condizione
di solitudine, rivelatore di una costitutiva socialit del s, di uno spos-
sessamento che scompagina noi stessi attraverso segni destabilizzanti
[undoing]25. Il dolore potrebbe, dunque, diventare una preziosa risorsa cui
attingere per comprendere e rivendicare la nostra vulnerabilit, il nostro
essere socialmente costituiti, al fine di immaginare e conferire un altro
senso di appartenenza a una comunit politica.
Ma cosa succede se anzich trasformare il senso di perdita in risorsa
politica, si tenta di rifiutare il dolore26 e di negare cos la vulnerabilit pri-
maria che ci costituisce?
Per Judith Butler il fenomeno che si scatena allindomani dell11
settembre il 21 settembre 2001 , quando il Presidente Bush dichiara

corpo sia agente che agito ed impossibile rivendicarne il pieno possedimento.


Per il concetto di corpo come fenomeno sociale cfr. J. Butler, Frames of war, cit., p. 3: []
to be a body is to be exposed to social crafting and form, and that is what makes the on-
tology of the body a social ontology. In other words, the body is exposed to socially and
politically articulated forces as well as to claims of sociality including language, work,
and desire that makes possible the bodys persisting and flourishing.
24
Ivi, p. 48.
25
J. Butler, La disfatta del genere, cit., p. 45.
26
Cfr. J. Butler, The psychic life of power, Stanford University Press, Stanford 1997
(trad. it. di C. Weber, La vita psichica del potere. Teorie della soggettivazione e dellassoggettamento,
Meltemi editore, Roma 2005, p. 157). Nel testo Judith Butler si confronta con la nozione
di melanconia elaborata da Freud nel saggio Lutto e melanconia, in cui la melanconia si
presenta come unaberrante forma di lutto perch loggetto perso continua a persistere
nella vita del soggetto nel presente impedendo la rielaborazione del dolore. Per Butler la
spiegazione della malinconia rimanda al modo in cui le dimensioni psichiche e sociali si
formano in relazione luna con laltra e quindi al modo in cui si istituiscono e si manten-
gono i legami sociali.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 75

che era necessario smettere di piangere i nostri morti e che ora era giunto
il momento di sostituire al dolore azioni precise27. Soltanto a due mesi
di distanza da queste dichiarazioni il 13 novembre 2001 il Presidente
Bush emana lordinanza Detenzione, trattamento e procedimento nei confronti di
alcuni non-cittadini nella Guerra al Terrorismo28, ordinanza che diverr il pre-
supposto dellideazione del campo detentivo dei non-cittadini rinchiu-
si a Guantnamo, affinch si tracciasse un solco profondo che separi
il destino dei nemici dellAmerica da quello della sua gente29. Tracciare
una linea di separazione fra la propria gente e i non-cittadini, equivale
a costruire una linea di spartizione fra chi era degno di essere pianto e
dunque di vivere, di essere considerato vita e chi era indegno di essere
compianto e indegno di essere considerato vita.
Bisognava, attraverso determinati scenari narrativi, smettere di pian-
gere i propri morti per sostituire al dolore azioni precise ma, al contem-
po, mantenere il dolore e il lutto nei confronti di chi appartiene alla nostra
nazione per giustificare lideazione di una lobby di acciaio in cui dall11
gennaio 2002 i liberi arrivano con la luce del mattino, i dannati in catene
nellinchiostro della notte30, di un campo in cui persino i prigionieri stessi
faticano a ricordare la data iniziale di prigionia31 e in cui la detenzione
appare sine die.
Conservare il dolore della perdita nei confronti di chi riconosciamo
come appartenente alla nostra comunit nazionale e negarlo nei confronti
di vite che non ci appartengono, appare come la manifestazione di una
distribuzione differenziale del lutto pubblico, distribuzione regolata da
specifici regimi di potere e che a sua volta condiziona le nostre reazioni
morali, reazioni che inizialmente appaiono in forma di percezione emoti-
vo-affettiva32 ma che in realt sono tacitamente regolate da determinate
griglie interpretative33. proprio la regolamentazione delle nostre per-
cezioni emozionali, attraverso un regime normativo che stabilisce chi
da compiangere, a far s che si provi indignazione nei confronti di alcune

27
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 51.
28
Per il testo completo dellordinanza cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 145.
29
Ivi, p. 68.
30
Ivi, p. 4.
31
il caso di Muhammed Naim Faruq, arrivato a Guantnamo nel 2002 e che a
distanza di un anno non ricorda neppure che giorno fosse quando mise piede nella baia.
32
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 165.
33
Ibidem.
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perdite e indifferenza nei confronti di altre. Questa differenziazione ap-


pare predisposta da specifiche strategie narrative attraverso, ad esempio,
una serie di racconti che riportano gli ultimi momenti delle vite del World
Trade Center, racconti il cui effetto predisporre lo scenario e i mezzi
narrativi attraverso i quali lumano diviene degno di lutto34.
Diviene degno di lutto soltanto chi reputiamo umano, la perdita
di altre vite non trova spazio allinterno di un regime discorsivo che non
consente lapparizione di vite non appartenenti al noi cui reputiamo di
far parte, di vite non degne di essere ricordate:

Non si tratta solo di una morte riportata in tono minore, ma di una morte
che non degna di essere ricordata. Una morte che non trova spazio nel discorso
esplicito, e svanisce nelle ellissi che permettono al discorso pubblico di essere
ricordato35.

Una morte che non trova spazio nel discorso esplicito la morte di
una vita non degna di lutto, vita che non propriamente una vita e dun-
que non degna di considerazione ed per questo che la pubblicazione di
foto che ritraggono i corpi incatenati dei detenuti di Guantnamo foto
pubblicate non per denunciare un trattamento disumano ma per rappre-
sentare una vittoria nazionale da parte del Dipartimento della Difesa,
non suscita lo stesso orrore che proviamo nei confronti della perdita di
vite della nostra comunit.
La scissione fra vite da compiangere e vite inumane si produce
allinterno di meccanismi regolamentati dalla bio-politica, ovvero da quelle
forme di potere che, attraverso strumenti governativi e non governativi,
stabilendo un insieme di misure per la valutazione differenziale della vita
stessa36, conferiscono maggior valore a determinate vite rispetto ad altre.
Nellultima lezione di Il faut dfendre la socit, Foucault, chiedendosi
come sia possibile allinterno di una tecnologia di potere il cui fine po-

34
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 59. Cfr. J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 163:
Dopo gli attacchi dell11 settembre sui media ci siamo imbattuti nelle immagini di coloro
che sono morti: i loro nomi, le loro storie, le loro famiglie. Il lutto pubblico era destinato
a fare di queste immagini icone per la nazione, il che significava, naturalmente, che per
le vittime non americane il lutto pubblico era considerevolmente minore, e addirittura
inesistente per i lavoratori clandestini.
35
Ivi, p. 56.
36
J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., p. 19.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 77

tenziare la vita37, esercitare il diritto di uccidere e la funzione omicidiale38,


elabora una possibile risposta, ritrovandola nellattivazione del razzismo. Il
razzismo ha infatti la funzione di frammentare il campo del biologico che
il potere investe, di introdurre delle cesure allinterno di quel continuum
biologico39, rendendo cos possibile lintroduzione di una separazione fra
ci che deve vivere e ci che morire.
una griglia di spartizione che per Judith Butler particolarmente evi-
dente nei conflitti di guerra, nei quali si attua la distinzione fra la popola-
zione da cui dipende la mia vita e la mia esistenza e popolazioni che rappre-
sentano per esse una minaccia diretta40. La scissione fra vite da proteggere
e vite giudicate non-vite, determinata dalla creazione di nemici comuni,
nemici che costituiscono i pericoli, esterni o interni in rapporto alla popo-
lazione e per la popolazione41 e che possono annidarsi ovunque.
Possiamo osservare come questo processo di differenziazione sia sta-
to portato in atto attraverso la fabbricazione del concetto di enemy comba-
tant. Ma chi il combattente nemico ibrido giuridico creato nel 1942
dalla Corte Suprema in una sentenza nota come Ex parte Quirin42 , chi
che merita di essere catturato e imprigionato per finire a Camp Delta, il
campo detentivo su cui affisso il cartello Onore in difesa della libert
[Honor bound to defend freedom]43?

37
Per una lettura e problematizzazione delle forme di bio-politica contemporanee
cfr. N. Rose, La politica della vita, cit., p. 84. Rose sottolinea che la bio-politica pi una
prospettiva che un concetto: fa emergere da parte di autorit differenti una molteplicit
di tentativi [] di intervento sugli esseri umani [], come creature viventi che sono nate,
maturano, abitano un corpo addestrabile e potenziabile, e poi si ammalano e muoiono.
38
M. Foucault, Il faut dfendre la socit, ditions Gallimard, Paris 1997 (trad. it. di
M. Bertani e A. Fontana, Bisogna difendere la societ, Feltrinelli, Milano 2009, p. 219).
39
Ivi, p. 220.
40
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 166.
41
M. Foucault, Bisogna difendere la societ, cit., p. 221.
42
lunico precedente giurisprudenziale di cui si avvalsa lOrdinanza militare
Detenzione, trattamento e procedimento nei confronti di alcuni non-cittadini nella Guerra al Terrorismo.
La qualifica di enemy combatant si origina nel 1942, dopo la cattura di otto sabotatori
nazisti, catturati a Long Island e processati da una Commissione militare istituita dal Pre-
sidente Roosevelt. La Commissione li mand a morte, a seguito del rifiuto, da parte della
Corte suprema, di occuparsi del caso, dichiarandosi non competente a pronunciarsi su
prigionieri di guerra, che in fondo non potevano essere riconosciuti come tali e che erano
piuttosto definibili come enemy combatants.
43
Cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 21. Lentrata al campo detentivo infatti com-
posta da una serie di porte dacciaio, porte che non si aprono prima che si chiuda la
78 Laura De Grazia

Era essenziale individuare un luogo sottratto alla giurisdizione e con-


trollo delle Corti44, per imprigionare soggetti che agiscono da soli o in
concorso con organizzazioni terroristiche internazionali, che possiedono
sia le capacit, sia lintenzione di portare a termine ulteriori atti di terrori-
smo contro gli Stati Uniti [] mettendo in tal modo a repentaglio la conti-
nuit dellopera del Governo45. Necessario a ragion di ci, per proteggere
e difendere i propri cittadini da un nemico che rappresenta un pericolo
costante per la popolazione intera, ideare un campo in cui esso sar trat-
tato con umanit, disporr di cibo e acqua, riparo, indumenti e trattamento
sanitario e potr professare il proprio credo religioso compatibilmente
con i requisiti imposti dalla detenzione46.
Addentrandoci in Camp Delta, prigione di acciaio, si pu meglio
capire cosa si intende per trattamento umanitario47 di soggetti reputati
non-cittadini dalla divisa arancione, che li diversifica dagli altri prigionie-
ri rinchiusi in Camp 4 prigionieri che avrebbero deciso di collaborare
con la Joint Task Force Guantanamo 160 dalla tuta in bianco, il cui
colore ne rivela il positive behaviour. Gli altri i detenuti che non collabo-
rano o non collaborano a sufficienza sono rinchiusi in una struttura
detentiva circondata da un reticolato di filo spinato che i carcerieri chia-
mano the Wire.
La struttura architettonica del sistema carcerario rispecchia il dop-
pio isolamento48, interno e esterno, cui devessere soggetto il detenuto, il
quale, rinchiuso in una cella ricoperta di cemento armato, aperta da tutti e
quattro i lati affinch si possa osservare ogni movimento percettibile del

precedente e sulla cui porta iniziale ritroviamo il cartello Camp Delta Honor bound
to defend freedom che fa da confine alla cattivit con lomaggio della sua negazione.
44
Ivi, p. 70.
45
Ivi, p. 145.
46
Si tratta di una serie di disposizioni estratte dallordinanza Detenzione [] a cui
devessere soggetto il non-cittadino rinchiuso a Camp Delta.
47
Cfr. J. Butler, Vite precarie, cit., p. 106: Quando gli Stati Uniti dichiarano di trattare
i prigionieri con umanit usano lespressione a modo loro e per i propri scopi, ma non
accettano che laccordo di Ginevra stabilisca come si dovrebbe legittimamente usare.
48
Cfr. M. Foucault, Lemergenza delle prigioni. Interventi su carcere, diritto, controllo, La casa
Usher, Firenze 2011, pp. 145-146. Foucault, descrivendo la prigione dAttica, osserva
come la struttura architettonica del sistema carcerario ne rispecchia gli obiettivi politici.
La prigione era, infatti, munita di un doppio sistema di sbarre, quelle che separano la
prigione dallesterno e quelle che, allinterno della prigione, isolano ogni singola cella dalla
sua vicina.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 79

corpo, deve essere separato dagli altri, perch da un braccio allaltro non si
possa n sentire n vedere49. Necessario, in quella babele di linguaggi50,
abolire ogni forma di comunicazione, non solo fra un detenuto e un altro,
ma anche fra i reclusi e i carcerieri. Difatti, non sono soltanto i prigionieri
a non avere nome ma solo un numero corrispondente a quello della loro
cella, ma gli stessi secondini, perch le misure del campo impongono loro
di nascondere la stringa di stoffa che, come in tutti gli eserciti del mondo,
d un cognome a una faccia51.
Lisolamento materiale e linguistico generato dalla mancanza di co-
municazione costituisce uno dei primi fattori di mortalit, perch in
Camp Delta non sono di certo rari i tentati suicidi. Ritroviamo, fra questi,
il caso di Shama Moahamed, il quale, rimanendo segregato per oltre un
anno, prova a suicidarsi quattro volte proprio per limpossibilit di comu-
nicare con gli altri membri del proprio braccio.
Il malessere diffuso dei prigionieri, che deriva dal trattamento umani-
tario cui sono sottoposti, colpisce anche i sorveglianti, affetti da ci che
loro stessi definiscono sintomi di Gytmo, la sindrome di Guantnamo,
che si manifesta con incubi notturni, senso di sonnolenza, accrescimento
o diminuzione dellappetito e unimprovvisa aggressivit. A Guantnamo,
luogo in cui la linea di discrimine tra carcerieri e segregati sempre un
confine incerto, sottile [] la deportazione condizione di tutti52.
La deportazione diventa condizione di tutti perch tutti possono es-
sere sottoposti a procedimenti detentivi sulla base di singoli sospetti, tutti,
compresi gli stessi carcerieri. il caso del capitano musulmano James J.
Yee ufficiale dellesercito e guida spirituale dei prigionieri , unico anello
di congiunzione fra liberi e condannati a Guantnamo Bay. Yee verr ar-

49
Cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 25. Si differenziano da queste celle le sale degli
interrogatori, in cui costantemente accesa la luce elettrica perch il prigioniero non
distingua il giorno dalla notte. Non sappia se rimasto di fronte ai suoi interlocutori per
una, due, tre o nove ore, come pure accade. Ci racconta Feroz Ali Abbasi, uno dei pri-
missimi detenuti di Guantnamo, a proposito degli interrogatori: The interrogators job
was not to work out whether you were a terrorist or not. It was to prove that you were
a terrorist, whether you were a terrorist or not [] They did not want to lie but at the
same time they wanted you to implicate yourself from your words. Cfr. http://library.
columbia.edu/locations/ccoh/new _projects/rule_of_law/abbasi-oral-history.html.
50
In Camp Delta sono, infatti, parlate quarantadue lingue e diciassette dialetti.
51
C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 33.
52
Ivi, p. 43.
80 Laura De Grazia

restato il 10 settembre 2003, colpevole di aver tradito il suo Paese e i suoi


superiori, perch reputato spia di Al Quaeda e collegato a una rete di com-
plotti di cui sono protagonisti laviere Al-Halabi e il traduttore Mehalba,
catturati attraverso unoperazione in cui il sospetto comincia a divorare
chi ne il custode53. E una volta arrestato, lenemy combatant sar oggetto
di una detenzione di cui non potr mai conoscere il termine ultimo, una
detenzione a tempo indeterminato, sine die. Appare un compito urgente in-
terrogarsi su questa innovazione giuridica, non soltanto per comprendere
il funzionamento di Camp Delta, ma per capire la struttura e lampiezza
del potere dello stato ai nostri giorni54.
Questo concetto manifesta mediante la sospensione del diritto nelle
sue forme nazionali e internazionali55, lemergere di un nuovo modo di
esercitare il potere statale, attraverso lestensione illimitata della sovranit,
dove sovranit sta a indicare il dovere di ogni stato di preservare e pro-
teggere la propria territorialit56, allinterno della governamentalit, intesa
come la maniera in cui il potere politico gestisce e regolamenta popola-
zioni e beni57. nel corso Scurit, territoire, population che Foucault comin-
cia a teorizzare un nuovo modo di esercitare il potere eterogeneo sia alla
sovranit che alle tecnologie disciplinari: il governo58. Nella sovranit era
basilare il rapporto con il territorio: esso doveva essere organizzato, come
leggiamo nel testo La mtropolite del XVII scritto dallingegner generale
Alexandre La Matre, in modo tale che nessun angolo del regno59 potesse
53
Ivi, p. 132. Cfr. J. Butler, Vite precarie, cit., p. 101: La licenza del marchiare, clas-
sificare e trattenere sulla base del semplice sospetto, che si esprime in questa operazione
del supporre potenzialmente enorme.
54
Ivi, p. 74.
55
I prigionieri di Guantnamo non godono infatti dello status di prigionieri di guer-
ra e non hanno diritto allassistenza legale, allappello e al rimpatrio sancito dalla Conven-
zione di Ginevra.
56
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 78.
57
Ivi, p. 74.
58
L. Cremonesi, Michel Foucault e il mondo antico. Spunti per una critica dellattualit, Edi-
zioni ETS, Pisa 2008, p. 30.
59
M. Foucault, Scurit, territoire et population, ditions Gallimard, Paris 2004 (trad. it.
di P. Napoli, Sicurezza, territorio e popolazione, Feltrinelli, Milano 2005, p. 24). difficile non
pensare a come le funzioni attribuite al sovrano di controllo capillare del territorio e
alla capitale del regno, centro da cui si devono irradiare e prescrivere agli uomini deter-
minate condotte e modi di agire, siano molto simili alle funzioni dei sistemi disciplinari.
A proposito di questo punto, Foucault afferma: Lidea del panopticon per un verso
moderna ma per un altro assolutamente arcaica, perch suppone la presenza centrale di
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 81

sottrarsi a una rete generale di leggi e ordinanze del sovrano60, emanate


a loro volta dalla capitale, centro nevralgico della sovranit nel progetto
utopico di La Matre. Nel governo, il territorio non sar pi considerato
il fondamento della sovranit: cambier loggetto del potere, che diverr
il rapporto fra uomini e cose, e la legge, che nella sovranit era uno
strumento volto a rafforzare il potere del sovrano, diverr una tattica di
miglioramento e intensificazione dei processi che il governo dirige.
Judith Butler rintraccia, a partire dallanalisi foucaultiana, una conver-
genza fra la governamentalit e la sovranit, sottolineando che queste due
modalit di potere non debbano essere pensate cronologicamente slega-
te, come se la governamentalit debba essere necessariamente successiva
alla sovranit. Nonostante Foucault avesse lasciato aperta la possibilit
che le due forme di potere possano coesistere61, non era ovviamente per
lui possibile prevedere quale forma questa coesistenza avrebbe assun-
to nelle attuali circostanze62, ovvero in che modo la sovranit sarebbe
potuta risorgere allinterno del potere statale. La riattivazione del potere
sovrano appare nellestensione illimitata del potere esecutivo che si re-
alizza sia attraverso unevoluzione delle burocrazie amministrative, per
cui i funzionari [] si arrogano il potere [] di giudicare la possibilit di
tenere in carcere qualcuno a tempo indeterminato63 e sia attraverso linve-
stimento della persona del Presidente di esercitare il potere unilaterale e
inappellabile di decidere quando, dove e se ci sar un processo militare64.
Attraverso la creazione di una sfera extra-giuridica sono i funzionari di
governo e non i membri dellordinamento giudiziario a giudicare e impri-
gionare un soggetto pericoloso, si assiste a una rinascita spettrale e
vigorosa della sovranit nel bel mezzo della governamentalit65.

un occhio [] che potr dispiegare la propria sovranit su tutti gli individui situati allin-
terno di questa macchina di potere. [] Sotto questi aspetti si pu dire che il panopticon
il sogno pi antico del sovrano pi antico. Per unanalisi dellassociazione fra sovranit e
disciplina cfr. L. Cremonesi, Michel Foucault e il mondo antico, cit., p. 30.
60
Ibidem.
61
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 76.
62
Ivi, p. 77.
63
Ivi, p. 74.
64
Ivi, p. 77. Chi rientra nella competenza di queste Commissioni militari non pu
avvalersi del diritto di appello presso le Corti civili degli Stati Uniti, le quali hanno dichia-
rato di non avere alcuna giurisdizione su Guantnamo, in quanto luogo posto al di fuori
del territorio degli Stati Uniti.
65
Ivi, p. 82.
82 Laura De Grazia

I detenuti in attesa [detainees], privati dei diritti fondamentali previ-


sti dalla legge legge che diventa solo lo strumento per isolare e con-
trollare una determinata parte della popolazione , sono giudicati come
vite meno che umane di cui non deve rimanere alcuna traccia allinter-
no di un regime normativo e discorsivo che regola le nostre percezioni
emozionali.
Ma proprio nei discorsi di vite non degne di essere vissute che
possiamo rintracciare una diversa concezione dellumano, attraverso i
componimenti poetici dei prigionieri di Guantnamo, attraverso i loro
contro-discorsi e atti insurrezionali discorsivi. Le loro poesie-appello,
poesie-testimonianza potrebbero essere il punto di partenza per tentare di
contrastare le griglie normative che stabiliscono quale vita debba essere
pianta per diventare degna di lutto e attraverso il richiamo a una comune
vulnerabilit, che deriva dalla struttura estatica della nostra corporeit66
il corpo per essere nel senso di persistere deve contare su ci che
al di fuori di s , riformulare la vita stessa, ripensandola come una rete
di relazioni con gli altri, una rete complessa, antagonistica e necessaria67.

I contro-discorsi di vite indegne di essere vissute

Nella conferenza La vrit et les formes juridiques, testo in cui si indaga


la trasformazione del rapporto fra soggetto e verit attraverso il cambia-
mento delle pratiche giudiziarie, Foucault individua due livelli di analisi del
discorso: il primo il livello della linguistica in cui il discorso valutato
come un insieme regolare di fatti linguistici [ensemble rgulier de faits lingui-
stiques] e il secondo il livello strategico in cui il discorso considerato

66
Cfr. L. Bernini, Lestasi dellalterit. La teoria del riconoscimento di Judith Butler, in Fogli
Campostrini, vol. 3 (2012), n. 3, pp. 37-48, p. 42: Ogni soggetto esiste [] fuori di s,
perch la realt della sua identit dipende dal riconoscimento degli altri soggetti. Pensare
alla soggettivit in termini di struttura estatica, il risultato della rielaborazione butleria-
na della teoria hegeliana del riconoscimento tra signore e servo, teoria contenuta ne La
fenomenologia dello spirito e commentata nelle lezioni di Alexandre Kojve. Se vero che
in una data societ il riconoscimento reso possibile da norme sociali che preesistono
al soggetto, il soggetto non mai pienamente determinato dalle norme sociali che lo
costituiscono: egli pu agire attivamente allinterno del tessuto sociale di cui fa parte, sulle
stesse norme che hanno permesso il suo sorgere allinterno di una rete di relazioni.
67
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 168.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 83

come un insieme di fatti polemici e strategici [faits polmiques et stratgiques].


Ma cosa vuol dire valutare il discorso come un gioco strategico68?
una prospettiva che Foucault adotta nel caso Pierre Rivire, conta-
dino accusato di parricidio nel XIX secolo. Si trattava, con Pierre Rivire,
di studiare la storia dei rapporti tra psichiatria e giustizia penale, storia
emersa dallintersecarsi di perizie medico-legali e dal racconto dellimpu-
tato stesso, contadino di una ventina danni.
La Memoria di Rivire il racconto del crimine di colui che nel suo
villaggio era considerato come una specie di idiota69, che i giornali aveva-
no presentato come un furioso, un forsennato70 e che aveva invece redatto
quaranta pagine di spiegazione del suo crimine occupa una posizione
centrale in un insieme di discorsi scientifici e giudiziari, discorsi da esami-
nare per ritrovare il gioco [] dei discorsi, come armi, come strumenti
di attacco e di difesa in rapporti di potere e sapere71, atti medici e legali
che permettono di decifrare le relazioni di potere, di dominio e di lotta,
allinterno delle quali i discorsi vengono a stabilirsi e funzionano72.
Osservare il discorso come un gioco strategico significa, allora, ten-
tare di trovare il nodo da sciogliere per far emergere gli scontri, le battaglie
dalle quali i discorsi sono attraversati, le strategie di potere e le possibili
strategie di lotta che si incrociano al loro interno.

68
Cfr. M. Foucault, Le sujet et le pouvoir, in Dits et crits II, cit., p. 1060: Le mot de stra-
tgie est employ couramment en trois sens [] il sagit de la rationalit mise en ouvre
pour atteindre un objectif [], la manire dont on essaie davoir prise sur lautre [], il sagit
[] des moyens destins obtenir la victoire. Ces trois significations se rejoignent dans
les situations daffrontement guerre ou jeu o lobjectif est dagir sur un adversaire
de telle manire que la lutte soit pour lui impossible. Ho caratterizzato il discorso come
gioco strategico per sottolineare come esso possa funzionare sia come strategia di
potere, ovvero come linsieme dei mezzi messi in atto per far funzionare o mantenere
un dispositivo di potere, sia come strategia di lotta, insieme dei mezzi messi in atto per
rovesciare una relazione di potere.
69
M. Foucault, Moi Pierre Rivire, ayant gorg ma mre, ma soeur et mon frre, ditions
Gallimard, Paris 1973 (trad. it. di A. Fontana e P. Pasquino, Io Pierre Rivire, avendo sgozzato
mia madre, mia sorella e mio fratello, Einaudi, Torino 2000, p. XIII).
70
Ivi, p. 219. Linteresse rivolto al racconto di Rivire da parte delle istituzioni penali
e mediche, porta in luce il sorgere di unestrema attenzione verso avvenimenti minuti
e oggetti che di solito non trovano posto nei quotidiani per mancanza di dignit o di
importanza sociale. Essi ci raccontano di una storia senza padroni, popolata di eventi
frenetici e autonomi, una storia al di sotto del potere e che va a urtare contro la legge.
71
Ivi, p. XVIII.
72
Ivi, p. XIX.
84 Laura De Grazia

unoperazione che Foucault mette in atto sia attraverso la trascri-


zione del racconto [rcit] di Rivire, con la decisione di non imporgli alcun
commento psichiatrico e psicoanalitico, sia attraverso lenqute-intoleran-
ce promossa da Le Groupe dinformation sur les prisons: si trattava, con il GIP,
non di formulare una teoria sul delinquente, ma piuttosto di portare in
luce i contro-discorsi73 del soggetto classificato come delinquente, affinch la
sua parola74 potesse servire come punto di attacco non soltanto contro il
sistema penitenziale, ma contro i sistemi che formano e plasmano il sog-
getto, rendendolo soggetto assoggettato. Il prendere la parola, il dirlo in
prima persona, vuol dire sottrarsi allobbligo della totale oggettivazione, e
compiere un gesto di reinvenzione del s75.
Come possono allora insorgere i discorsi di vite non considerate de-
gne di essere vissute? Come si pu prendere la parola allinterno di un
regime discorsivo che derealizza lumano per disumanizzare le vite?
Derealizzare laltro significa considerarlo interminabilmente spettra-
le, n vivo n morto76, come se ci trovassimo di fonte a una vita irre-
ale. Allora, se la violenza perpetrata contro soggetti non reali secondo
la prospettiva della violenza, non c ferita o annientamento di quelle vite,
dal momento che sono negate in partenza77.
La derealizzazione sul piano discorsivo si attua attraverso la disumaniz-
zazione la degradazione delluomo ad animale , quel processo che Primo
73
Cfr. M. Foucault, Gli intellettuali e il potere, in Lisola deserta e altri scritti, Einaudi,
Torino 2007, p. 270.
74
Cfr. J. Revel, Le vocabulaire de Foucault, Ellipses, Paris 2009, p. 38: la parole, en tant
que subjective, incarne [] une pratique de rsistance l objectivation discursive.
75
J. Revel, Michel Foucault, unontologia dellattualit, Rubbettino editore, Soveria Man-
nelli 2003, p. 90. Per il prendere la parola e la rivendicazione della propria voce cfr.
A. OgienS. Laugier, Pourquoi dsobir en dmocratie?, ditions La Dcouverte, Paris 2010,
p. 167: La dsobissance est lattitude qui simpose ds lors quil y a dissonance: je ne
mentends plus, dans un discours qui sonne faux, dont chacun de nous peut faire lexp-
rience quotidienne. Cette question est bien celle de lexpression, de la possession par
chacun de sa voix propre. Cfr. J. Butler, Parting ways. Jewishness and the critique of Zionism,
Columbia University Press, Columbia 2012 (trad. it. di F. De Leonardis, Strade che divergono.
Ebraicit e critica del Sionismo, Raffaello Cortina editore, Milano 2013, p. 247). Il processo
della reinvenzione del s attraverso il discorso, in forma orale o scritta, per Butler si
attua nel processo narrativo del proprio s: nel racconto che si pu riconoscere lim-
possibilit di dare pienamente conto di se stessi e cos capire che la propria vita non pu
essere pensata senza essere messa in connessione con una rete pi ampia di vite.
76
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 54.
77
Ibidem.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 85

Levi aveva definito demolizione delluomo, il privare luomo della sua


dignit rendendolo incapace persino di conservare il ricordo di essere un
uomo78. Se vero che distruggere luomo difficile, quasi quanto crearlo79,
altrettanto vero che, nel campo detentivo di Guantnamo, questobiettivo
stato ed tuttora perseguito. Possiamo ritrovare nei testi di Primo Levi
un insieme di tecniche di disumanizzazione che ben poco si allontanano dal
trattamento umanitario riservato ai detenuti di Camp Delta.
La prima fra tutte si attua prima dellarrivo effettivo al campo: coin-
cide con il momento della cattura e del viaggio verso Guantnamo Bay,
un viaggio che potremmo definire con Primo Levi verso il nulla, []
allingi, verso il fondo80, ovvero verso una condizione umana estrema81.
Leggiamo nella testimonianza di Muhammad Naim Faruq, catturato in
Afghanistan nel 2002: ci dissero che ci avrebbero trasferito in un luogo
che non eravamo tenuti a conoscere. [] Fummo caricati su un aereo.
Ero incappucciato e ammanettato dietro la schiena. I ferri erano cos ser-
rati che dopo qualche ora i polsi cominciarono a sanguinare. Ricordo che,
durante il volo, molti dei miei compagni cominciarono a piangere, come
impazziti82. Il viaggio culmina, come nella testimonianza di Levi, nella
consapevolezza di trovarsi in un sistema chiuso ermeticamente al mondo
esterno83: i detenuti rimangono completamente isolati dal mondo, non
sanno niente di cosa sta succedendo allesterno84.
78
Per il processo di cancellazione del ricordo cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 57:
Perch se nelle gabbie muore il ricordo delle famiglie, nelle case in cui se ne attende un
cenno muore anche il detenuto di cui non si hanno o non si riesce ad avere pi notizie.
A questo proposito, afferma Feroz Ali Abbasi: In Guantnamo [] I felt that we were
forgotten. No one cares about us. That was the impression they wanted you to have. Cfr.
http://library.columbia.edu/locations/ccoh/new_projects/rule_of_law.html.
79
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 155.
80
Ivi, p. 11.
81
Cfr. ivi, p. 20: siamo arrivati al fondo. Pi gi di cos non si pu andare: condizio-
ne umana pi misera non c, e non pensabile.
82
C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 4.
83
Il Lager appare a Levi come un sistema sociale chiuso totalmente al mondo ester-
no, un mondo incomprensibile e folle, dotato di un ordine, di leggi proprie che sfuggo-
no alla comprensione umana e di domande che non trovano mai risposta. Ad esempio, si
chiede Levi, perch percuotere un uomo senza collera? Perch, spinto dalla sete, egli non
pu staccare un ghiacciolo per dissetarsi? Nel Lager Hier ist kein Warum, ovvero un
luogo in cui non c perch: tutto proibito, ed questo lo scopo della sua creazione. Cfr.
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 23.
84
M. Falkoff, (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 16.
86 Laura De Grazia

Nel campo detentivo, la tecnica predominante di degradazione


delluomo appare ci che Primo Levi defin come violenza inutile, una
violenza volta unicamente alla creazione di dolore; talora tesa a uno sco-
po, ma sempre ridondante, sempre fuor di proporzione rispetto allo scopo
medesimo85. Non difficile ritrovare una violenza fine a se stessa nei nu-
merosi e reiterati abusi compiuti nei confronti dei detenuti di Guantnamo:
costretti a rimanere in posizioni dolorose, a restare svegli, ad ascoltare
musica assordante86, sottoposti a interrogatori interminabili in condizioni
ambientali estreme, con un fucile puntato contro o avvertiti che, se non
avessero parlato, le loro famiglie avrebbero passato dai guai87. Non da
ultimo, da annoverare fra queste tecniche di demolizione delluomo, la
mancata possibilit per i detenuti di comunicare con gli altri membri del
campo. Racconta Shama Moahamed, ragazzo pakistano di soli ventanni:
La mia vita l dentro mi provocava solo disgusto []. E come per me lo
era per tanti miei compagni, accusati pur sapendo di essere innocenti88.
Era finito nel braccio degli arabi, con cui non riusciva a scambiare nep-
pure una parola: Non ci capivamo. Io non parlavo la loro lingua, loro non
parlavano la mia. Fu cos che cominciai a sprofondare89. A proposito di
questo punto, Primo Levi individu nellisolamento linguistico uno dei
primi fattori di mortalit del campo di Buna-Monowitz. Nel Lager la man-
canza di comunicazione aveva effetti rapidi e devastanti: laccettazione del
non capire era uno dei segni infausti, prima dellapprossimarsi di una indif-
ferenza definitiva, perch se non trovi nessuno con cui parlare, la lingua ti
si secca in pochi giorni e con la lingua il pensiero90.
Ma proprio nelle condizioni di minaccia estrema che, attraverso la
comprensione della vita e della sofferenza dellaltro, sorgono tentativi di
riumanizzare lumano e cos di riconoscere la nostra comune vulnerabi-
lit, il nostro essere ex-statici, lessere noi stessi al di fuori di noi stessi91.

85
P. Levi, Opere, vol. II, cit., p. 1086.
86
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 15. Ricordiamo, a proposito
di violenza inutile cui sono sottoposti i prigionieri, che unanalisi condotta nel 2008
sui casi dei detenuti ha dimostrato che solo l8% dei detenuti stato accusato di essere
combattente di al Qaeda.
87
Ibidem.
88
Ivi, p. 56.
89
Ibidem.
90
P. Levi, Opere, vol. II, cit., p. 1062.
91
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 45. Cfr. J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., pp. 30-
32. Judith Butler ci ricorda come anche nei campi di concentramento, ovvero in condizio-
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 87

Nelle parole dei prigionieri di Guantnamo possiamo ritrovare un ar-


senale di strumenti per contrastare una politica che stabilisce quale vita
dovr essere protetta, quale sar meritevole di vivere e quali vite dovranno
essere disumanizzate.
I contro-discorsi di queste parole incendiarie [fighting words] possono
diventare attivit critica unattivit discontinua, particolare, locale92
attraverso il tentativo di apparire in un regime che invalida e rende silenti i
saperi assoggettati i saperi sepolti, locali della gente [], squalificati93
e i discorsi di vite non degne di essere vissute. La loro insurrezione pu
diventare un punto di inizio per tentare di cambiare i sistemi che occulta-
no voci frammentarie e un atto critico di resistenza94 in cui si intrecciano
le dimensioni della politica e delletica
La prima dimensione compare nellatto stesso di scrittura della po-
esia: La semplice apparizione di questi componimenti poetici lascia un
segno, una traccia indelebile allinterno di un regime normativo e discor-
sivo che non d n una cornice n una storia n un nome a questo tipo
di vita95.
La volont di testimoniare, quel bisogno di raccontare96 che Primo
Levi avvertiva in Lager come un impulso immediato e violento97, si at-
tu nel campo detentivo nelle condizioni pi avverse. Come ci racconta
lavvocato M. Falkoff, che oltre ad assistere 17 prigionieri del campo de-
tentivo ne ha raccolto i testi poetici, rendendone possibile la diffusione,
ai prigionieri durante il primo anno di detenzione non era concesso luso
di carta e penna. A causa di questa proibizione, scrivevano brevi poesie
su tazze di polistirolo recuperate al passaggio del carrello che serviva loro
pranzo e cena, attraverso lausilio di piccole pietre o di pasta dentifricia,

ni di pericolo estremo, sorgono tentativi di reciproco supporto e cos di riconoscimento


del nostro essere dipendenti luno dallaltro. Li ritroviamo, ad esempio, nella testimonian-
za di Primo Levi e di Charlotte Delbo: in questi racconti, anche soltanto pronunciare il
nome dellaltro altro che non ha pi un nome ma soltanto un numero pu costituire
la forma pi straordinaria di riconoscimento.
92
M. Foucault, Bisogna difendere, cit., p. 15.
93
Ivi, p. 17.
94
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 186.
95
Cfr. J. Revel, Michel Foucault, cit., p. 89: [] prendere la parola in un contesto in
cui essa sistematicamente tolta e bloccata rappresenta di per s un gesto di riappropria-
zione di una soggettivit negata.
96
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 4
97
Ibidem.
88 Laura De Grazia

poi la poesia scritta su una tazza passava di cella in cella fino a finire nella
spazzatura della giornata98. Solo a distanza di un anno furono autorizzati
ad avere carta e penna e, per la prima volta, le poesie non solo superarono
la fine di un pasto, ma riuscirono anche a essere pubblicate.
Pur non possedendo un quadro esauriente dei componimenti scrit-
ti nel campo detentivo centinaia di essi furono distrutti o confiscati
perch ritenuti dal Pentagono un rischio per la sicurezza nazionale , ci
troviamo di fronte a una riattualizzazione degli strumenti del GIP, attra-
verso il tentativo di ritrovare una parola soggettiva [] cancellata sia
dal discorso penale che dalle pratiche penitenziarie99. Tuttavia, secondo
Judith Revel, il GIP non riusc a sottrarre le prese di parola dei detenu-
ti dalloggettivazione carceraria, in quanto listituzione penale arriv ad
anticipare le richieste dei prigionieri, togliendo loro quellio parlo cos
difficilmente guadagnato100.
Il GIP riusc a portare in luce le condizioni delle carceri e dei detenuti
ma non raggiunse lintento, al contempo etico e politico, di creare uno
spazio di discorso attraverso cui sperimentare nuove forme di lotta. La
nuova enqute-intolerance, promossa da chi come Falkoff, ha raccolto
i testi poetici dei detenuti di Guantnamo, ha raggiunto questobiettivo?
Se pensiamo che il 17 gennaio del 2008 a Roma, nellambito della ma-
nifestazione Chiudere Guantnamo, ora!, il corteo, i cui partecipanti indossa-
vano una tuta arancione, sfil fino allAmbasciata Usa e allarrivo vennero
lette poesie dei detenuti, allora il tentativo di far ascoltare le loro voci e
di farle entrare a far parte del dibattito101 ha prodotto quella che Butler
definirebbe una forma di azione concertata, una resistenza plurale che si
attua sia nel tessuto carcerario, attraverso la rivendicazione di una parola
soggettiva, non afferrabile dal sistema penale, sia allesterno del campo
detentivo, con il tentativo di evidenziare lesistenza a ogni manifestante
era assegnato il nome di un detenuto da rappresentare di coloro che
non sono degni di lutto nello spazio pubblico102.
Attraverso lo Hate speech, atto linguistico ingiurioso, si costituisce il
soggetto in termini di subordinazione, ma proprio da questa posizione

98
M. Falkoff, (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 17.
99
J. Revel, Michel Foucault, cit., p. 90.
100
Ibidem.
101
Ibidem.
102
J. Butler, A chi spetta, cit., p. 60.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 89

di subalternit che si pu attuare una catena [] di risignificazione il cui


inizio e la cui fine rimangono indeterminati e indeterminabili103 e cos
acquisire esistenza sociale. Le parole di chi occupa il termine ingiurioso
di ememy combatant reinterpretano in modo radicale il significato attribu-
ito ai termini libert e pace, come ritroviamo nella poesia scritta da
Shaker Abdurraheem Aamer, cittadino saudita e detenuto a Guantnamo
Bay dallinizio del 2002:

Pace, dicono []
che genere di pace?
[] Loro parlano, loro discutono, loro uccidono
Loro combattono per la pace104.

Un altro duro commento politico e di denuncia del trattamento


umanitario cui sono sottoposti i detenuti, possibile rintracciarlo nel
componimento poetico di Adnan Farhan Abdul Latif, cittadino yemenita
di 27 anni, che ha dedicato una poesia allo sciopero della fame intrapreso
insieme a un gruppo di prigionieri:

[] Sono criminali e dicono di amare la pace.


Sono criminali e torturano chi fa lo sciopero della fame.
[] Sono artisti della tortura,
[] dellinsulto e dellumiliazione105.

103
J. Butler, Excitable speech. A politics of performative, Routledge, Oxford, 1997 (trad.
it. di S. Adamo, Parole che provocano. Per una politica del performativo, Raffaello Cortina Edi-
tore, Milano 2010, p. 20). Cfr. I. Hacking, Historical ontology, Harvard University Press,
Cambridge 2002 (trad. it. di P. Savoia, Ontologia storica, Edizioni ETS, Pisa 2010, p. 115).
Nel saggio Hacking descrive due vettori attraverso i quali formare le persone [making
up people]: uno il vettore dellatto di etichettare dallalto: si tratta di una comunit di
esperti che crea una categoria attraverso la quale formare le persone, laltro il vettore dal
basso, il vettore del comportamento autonomo della persona etichettata, che crea una
propria realt. Il vettore dal basso problematizza le categorie attribuite dallalto, creando
nuove linee di congiunzione e interferendo con lalto attraverso la risignificazione della
categoria attribuita. Per il processo di risignificazione cfr. J. Butler, Bodies that matter:
On the Discursive Limits of Sex, Routledge, Oxford 1993 (trad. it. di S. Capelli, Corpi che
contano: i limiti discorsivi del Sesso, Feltrinelli, Milano 1996).
104
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 56.
105
Ivi, p. 66.
90 Laura De Grazia

La dimensione etica traspare nellappello a un noi: i componimenti


poetici dei prigionieri di Guantnamo Bay si inquadrano nel preciso ten-
tativo di sfidare lisolamento carcerario, dando vita a un vocabolario co-
mune attraverso la descrizione della detenzione (habs), le gabbie, le catene
e le lacrime106. Le loro poesie sono attraversate dalle parole di altri corpi
torturati e tessute da una rete intersoggettiva di cui fa parte chi scrive,
come ritroviamo nella poesia Prigioniero della dignit di Abdulla Majid al
Noaimi, in cui lautore afferma che latto di incisione del suo componi-
mento accompagnato dalle lacrime del desiderio di qualcun altro107.
Vale la pena di ricordare come anche Primo Levi abbia utilizzato la poesia
con questa precisa funzione strategica attraverso il tentativo di ricorda-
re, nel Lager di Buna-Monowitz, il Canto di Ulisse: un vincolo infranto,
scagliare se stessi al di l di una barriera108, commenta Levi quando riesce
faticosamente a ricordare i versi danteschi.
Le poesie-appello non si rivolgono soltanto agli altri prigionieri: invo-
cano lintervento di un noi cui tutti apparteniamo, richiedono il nostro
coinvolgimento in vite che non ci appartengono, che non conosciamo,
ma alle quali siamo indissolubilmente legati. Le loro parole richiamano
uninterdipendenza che distrugge il confine fra vite considerate degne di
essere compiante e vite che non lo sono, dimostrando come la separazio-
ne fra me e laltro non mai una barriera, ma piuttosto una funzione della
relazione stessa.
Vivere una buona vita significa allora non soltanto rivendicare una
vita pi vivibile109 attraverso il rifiuto di una distribuzione differenziale
di precariet, ma consiste anche nella creazione di una nuova forma di
vita110, processo che pu avere inizio attraverso la nostra risposta allap-
pello dellaltro, alla sua richiesta di un nostro intervento etico111. Questa
pratica di interpellazione ci esorta a essere strappati dal nostro s, sposses-

106
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 26.
107
Ivi, p. 74.
108
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 116.
109
J. Butler, A chi spetta, cit., p. 60.
110
Ibidem.
111
Cfr. A.I. Davidson (a cura di), La vacanza morale del fascismo. Intorno a Primo Levi,
Edizioni ETS, Pisa 2009. Davidson sottolinea come Primo Levi richieda un intervento
etico al lettore attraverso la sua richiesta di giudicare se questo un uomo, ovvero di giudicare
se pu essere ancora uomo chi ha vissuto ci che Primo Levi racconta.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 91

sati, disidentificati, dando avvio a un processo di soggettivazione112 che si


pu attuare attraverso il distaccarsi [se dprendre] da noi stessi113:

[] io divento questo s solo attraverso un movimento e-statico, che mi


sposta fuori da me, in una sfera in cui sono espropriata di me stessa e contempo-
raneamente costituita come soggetto114.

Possiamo diventare soggetti115 forgiando delle linee diagonali nel no-


stro tessuto sociale, attraverso unattivit creatrice che provocherebbe,
moltiplicandoli, dei segni di esistenza [signes dexistence]116.

Osservazioni conclusive

Le riflessioni butleriane su una soggettivit opaca, fondata su unin-


capacit di dare pienamente conto di se stessi senza il riconoscimento
dellaltro, conducono alla posizione di unetica della non violenza117.
Ma come pu la decisione di abbracciare unetica che sfocia in un pa-
cifismo radicale conciliarsi con il tentativo di creare nuove forme di lotta,
112
Cfr. J. Revel, Le vocabulaire de Foucault, cit., p. 98.
113
Cfr. J. Revel, Identit, natura, vita: tre decostruzioni biopolitiche, in M. Galzigna (a cura
di), Foucault, oggi, Feltrinelli, Milano 2008, pp. 134-135, p. 145: laddove la vita in preda
alle procedure di gestione e di controllo [], essa pu nonostante tutto affermare ci che
mai un potere riuscir a possedere: una propria potenza di creazione.
114
J. Butler, Giving an account of oneself, Fordham University Press, New York 2005
(trad. it. di F. Rahola, Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006, p. 153).
115
Cfr. M. Foucault, Michel Foucault, une interview: sexe, pouvoir et la politique de lidentit,
in Dits et crits II, cit., p. 1555 : Nous devons non seulement nous dfendre, mais aussi
nous affirmer, et nous affirmer non seulement en tant quidentit, mais en tant que force
cratrice.
116
M. Foucault, Le philosophe masqu, in Dits et crits II, cit., p. 925 (trad. it. di S. Loriga,
Il filosofo mascherato, in Archivio Foucault III, 1978-1985, Interventi, colloqui, interviste, Feltri-
nelli, Milano 1998, p. 140).
117
Cfr. L. Bernini, Lestasi dellalterit. La teoria del riconoscimento di Judith Butler, cit.,
pp. 45-46. Il testo porta in luce i punti problematici della possibilit di diventare umani
attraverso il riconoscimento della vulnerabilit dellaltro: quale prescrizione morale vieta
di scegliere la violenza sfruttando la fragilit dellaltro? Lautore suggerisce che una
possibile soluzione a questa aporia potrebbe essere ritrovata nel porre il dovere mora-
le della giustizia come condizione normativa del dovere del riconoscimento. Tuttavia,
Bernini sottolinea che Butler, il cui pensiero resta fedele al metodo della genealogia fou-
caultiana, rimane estranea alle riflessioni ontologiche sulla soggettivit.
92 Laura De Grazia

attraverso cui la subjectivit sintroduit dans lhistoire et lui donne son


souffle118? In altri termini, come pu unetica della non violenza armoniz-
zarsi con la rivendicazione di una politica che si oppone alla distribuzione
di precariet? Rispondere allappello dellaltro dov il mondo per sal-
varci dalla tortura?119, implica una critica radicale del potere che crea la
suddivisione binaria fra vite degne di essere vissute e vite indegne di lutto:
solo questa strategia di lotta pu dare avvio alla messa in discussione delle
tecnologie storiche che hanno costruito il s120 e alla sperimentazione di
altre forme di soggettivit.
Le dimensioni della politica pratiche sociali il cui obiettivo conte-
stare la violenza dello stato-nazione e delletica, fondata sul riconosci-
mento di una comune vulnerabilit, non sembrano coincidere. La que-
stione stata affrontata anche in Limmaginario nazionale imposto a viva forza.
Sovranit, confini, vulnerabilit, intervista di Ida Dominijanni a Judith Butler,
in cui la filosofa, alla domanda posta da Dominijanni come pu unetica
dellinterdipendenza attuarsi in pratiche sociali capaci di disturbare il cam-
po del politico , risponde che la decisione di mettere in atto la violenza
continua a rimanere etica:

Mi sembra che qualunque decisione di mettere in atto la violenza, o di ri-


fiutarla, abbia una dimensione etica, in quanto attiene alla condotta e al modo
in cui giustifichiamo la relazione qualunque relazione che stabiliamo con la
violenza121.

La questione continua a rimanere aperta e problematica perch deci-


dere di scegliere la violenza implica la negazione della vulnerabilit dellal-
tro altro che pu essere anche il nostro oppressore e cos condurci al
rifiuto dellinterdipendenza, presupposto fondamentale delletica. Se il
modo in cui rispondiamo a unoffesa pu offrirci la possibilit di diven-

118
M. Foucault, Inutile de se soulever?, in Dits et crits II, cit., p. 793.
119
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 66.
120
Cfr. M. Foucault, Sullorigine dellermeneutica del s, Edizioni Cronopio, Napoli 2012,
p. 92: Forse il nostro problema, oggi, scoprire che il s non nientaltro che il correlato
storico [delle tecnologie] che abbiamo costruito nella nostra storia. Forse il problema,
oggi, cambiare queste tecnologie, [o sbarazzarcene, sbarazzandoci cos del sacrificio ad
esse connesso].
121
Per il testo completo dellintervista cfr. Limmaginario nazionale imposto a viva forza.
Sovranit, confini, vulnerabilit , comparsa su Il manifesto il 25 marzo del 2008.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 93

tare umani122, compiere unoffesa nei confronti nel nostro aggressore


non implica il divenire inumani? Forse bisognerebbe aggiungere che
costituire noi stessi come soggetti morali attraverso la scelta di abbraccia-
re unetica della non violenza, implica una conflittualit con la decisione
di attuare le pratiche di lotta di un dato orizzonte sociale e che proprio
questambivalenza fra la spinta alla rivendicazione123 scegliere di ri-
spondere a un offesa e la capacit di resisterle124, a determinare il
nostro divenire umani.

Laura De Grazia
Universit di Pisa
degrazia.laura@yahoo.it

.
The Insurrectionary Discourses of Guantnamos Prisoners: the Claim of Vulnerabilitys Politic

The paper focuses on the question raised by Judith Butler when she was awarded
the Adorno Prize 2012: can one lead a good life in a bad life? Through this interroga-
tive, the article examines the contemporary mechanisms of powers that produce
the scission between grievable or ungrievable lives and the possibility to realize a
vulnerabilitys politics. Specifically, the paper focuses on the ungrievable lives of
Guantnamo Bays prisoners, analyzing the dehumanization techniques inflicted
on enemy combatant status that escapes the field of national and international
laws and the insurrectionary discourses of the prisoners. Theirs poems are exa-
mined through the Foucauldian framework of contre-discours, a discursive act whe-
reby interweave the dimension of politics the radical critique to the violence of
the nation-state and ethics, through the appeal of a common precariousness.
In the last point, the paper analyzes the Butlers ethics of non-violence in order
to examine how ethics of radical pacifism can be combined with social practices
that are able to disturb the politic field.

Keywords: Butler, Vulnerability, Guantnamo Bay, Enemy combatant, Foucault,


Contre-discours, Ethics of non-violence.

122
J. Butler, Critica della violenza etica, cit., p. 137.
123
Ivi, p. 139.
124
Ibidem.