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aut luglio 2010

culture o stili
di Romina Ciuffa

“Conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei” è ispirata da Linda Williams e dai suoi libri ‘Hard Core’ e
Stanca di lolite in calore, adolescenti zoccole, babysitter sempre di- scritto sul tempio dell’oracolo di Delfi: “gnôthi seautón” ‘Porn Studies’, diviene produttrice e regista. THE GOOD
sponibili, donne disperate, infermiere bollenti e prostitute ninfomani. in greco, “nosce te ipsum” in latino. Il motto esorta a GIRL nasce come breve storia esplicita per donne ed è de-
trovare socraticamente la verità dentro di sé anziché nel stinata ad integrarsi, successivamente, nel lungometraggio
Stanca del patriarcalismo cinematografico che ci costringe a stereotipi mondo delle apparenze. Questo mi richiama alla mastur- CINCO HISTORIAS PARA ELLAS, che ottiene i premi per
maschili, la svedese Erika Lust ha fondato la Lust Films, per un porno bazione, e tento di dare una spiegazione a quanto di sel- la Miglior Sceneggiatura al Festival del Cinema Erotico di
vaggio possa esserci nell’accanimento verso la ricerca del Barcellona, Miglior Film per Donne al Venus Berlin, Mi-
differente, pensato per le donne, oltre l’occhio maschile, per una por- piacere, ossia dell’Io. Lo astraggo dal contesto - esco dal glior Film dell’Anno ai Feminist Porn Awards di Toronto,
nografia femminista. ‘Vogliamo vedere sesso esplicito e vogliamo dire cattolicesimo per ritrovarmi in un ambiente tribale dove menzione speciale del pubblico al Cinekink New York. E
tutto è consentito - e fingo di non vivere a due passi dal la mia. Quindi il BARCELONA SEX PROJECT Barcelona
come deve essere fatto’. Una filmografia tutta da vedere. Vaticano, e di non imboscarmi davanti al buco del Giar- Sex Project e il recentissimo Life Love Lust, oltre ai libri

L’universo delle Dee


dino degli Aranci, da dove il ‘cuppolone’ è egregiamente ‘Good Porn’, ‘A Woman’s Guide’, ‘The Erotic Bible To Eu-
servito a un occhio solo, immorale l’altro mentre guarda rope’ e ‘Love Me Like You Hate Me’. Questo che ho da-
altrove. Un buco dal quale si vede il tempio della cri- vanti, ‘Per lei’, è la conferma ai miei sospetti proveniente
stianità, che mi rende ancor più immorale una volta che da una casa editrice veneziana, Light-Box, che lo inseri-
me ne distacco per chiudermi in macchina. Il Vaticano è sce nella collana Pink Books dedicata a una nuova visione
ancora lì - se sapesse, proprio dentro un buco - eppure dell’erotismo, del corpo e della sensualità femminile. So-
lo cerco dove il Sé incontra l’Io. Uccido questo Super Io spettavo, infatti, che nelle donne si celassero altre donne,
che mi fissa per sopravvivere: non siamo ipocriti, siamo sia pur ben mimetizzate nel subconscio più gradevole, e
tutti esseri sessuali. Nasciamo da un atto di quel genere. che, in esse come in me, fosse presente quell’insoddisfa-
Per riprodurci ci viene richiesta l’eccitazione dei sensi e zione e frustrazione del sentirsi non rappresentate.
la giustificazione di un gesto tanto selvaggio, eclatante. Erika Lust sa che un porno differente è possibile, ma non
Per questo cerchiamo un film, un porno: l’ispirazione è esiste: così lo crea. “Cosa vogliamo vedere noi donne?”,
amica ad ogni specie. Ma in un certo senso anticostitu- si chiede. “Ecco cosa cerchiamo nel cinema per adulte”:
zionale, a sfregio del principio di uguaglianza formale e innanzitutto, “siamo visive”. Il primo cliché da smonta-
sostanziale, è il cinema porno, e per una donna non c’è re è quello secondo cui le donne non vogliono vedere
scampo. “Sono molte coloro alle quali piacerebbe vede- immagini esplicite, ma solo suggestive, erotiche, soavi,
re del buon cinema esplicito ma che, dopo vari tentati- dove il sesso è dissimulato. Falso: “I dirigenti di Hustler
vi, sono rimaste deluse. Eppure, quelle di noi che hanno a Los Angeles mi confessavano che il 50% delle vendite
continuato a cercare andando controcorrente sono diven- del loro megastore Hustler Hollywood in Sunset Boule-
tate quelle che definisco masturbatrici informate: donne vard è per il pubblico femminile. E tra i membri di siti
che sanno quello che cercano e quello che non vogliono internet come Suicide Girls, o I Feel Myself, o Beautiful
vedere”. Ragion per cui la svedese Erika Lust, stanca del Agony, c’è un’elevata percentuale di donne. Certo che
patriarcalismo cinematografico che costringeva lei e tutte vogliamo vedere sesso. A molti uomini questo spaven-
ad assistere a stereotipi maschili, ha fondato la Lust Films ta, ma devono abituarsi all’idea che se loro possono
dando vita a una filmografia in cui trovano conferma l’Io, masturbarsi davanti al computer o alla tivù, o con una
il desiderio, la paura, l’immoralità di una signora. rivista, noi donne possiamo fare lo stesso”. Un appello:
Stanca di lolite in calore, adolescenti zoccole, babysitter “Non dateci solo fiori, caminetti, candele o storie d’amo-
sempre disponibili, donne disperate, infermiere bollenti, re alla Danielle Steele. Vogliamo vedere sesso esplicito,
prostitute ninfomani e eroine ingoiasperma, da Barcellona ma vogliamo anche stabilire come dev’esser fatto”. Os-
spezza la lancia: “In questo tipo di film, gli uomini sono sia? “Vogliamo che il cinema per adulte ci mostri donne
quasi sempre mafiosi, papponi, trafficanti di droga o di reali e ci parli della loro sessualità, e non vogliamo esser
armi, multimilionari, o macchine da sesso supermusco- dipinte come oggetti passivi o vittime, ma come soggetti
lose e superdotate. Forse costoro sono l’eroe sessuale di attivi, capaci di dare piacere e di riceverlo. Vogliamo ve-
tutti gli uomini, ma a me non eccitano proprio”. E, nel dere altre donne che godono”. Ma non solo. Nel suo lun-
suo desiderare, scopre che molte intellettuali femministe gometraggio CINCO HISTORIAS PARA ELLAS, oltre alla
non si limitano semplicemente a odiare il porno, ma lo fantasia dell’amore saffico (NADA Y LAS MUJERES), è
analizzano come un fenomeno culturale contemporaneo; contemplata quella avente ad oggetto due uomini gay (TE

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QUIERO; TE ODIO), praticamente un attacco alla ma- mo per la voce inglese Clothed Female, Naked Man”,
scolinità canonica. “Nei film porno c’è sempre una scena quella pratica sessuale in cui donne più o meno vestite
tra due ragazze, però quando io inserito nel mio film una abusano di uomini completamente nudi), il “cowgirl” e
scena tra due ragazzi, mi hanno guardato tutti come fossi il “reverse cowgirl”, il feticismo, il “doggystyle”, la gan-
matta. Gli uomini possono eccitarsi vedendo donne che gbang, il cunnilingus, il “cream pie”, il POW, il “rim-
fanno sesso, ma considerano una cosa terribile che noi ming”, lo “shibari”, la “snowball”, il “gonzo”.
donne possiamo desiderare di vedere sesso gay”. Nella mia macchina i vetri sono appannati e San Pietro
E una riflessione importante mutuata da Linda Williams, è ancora lì, come da secoli. Perché sparire questa sera?
secondo cui una delle fantasie più tradizionali della por- Abbasso di poco il finestrino, rischiando che l’aria capi-
nografia maschile è lo stupro che si converte in estasi, e tolina non sia un ciclone pronto ad inghiottirmi, la bat-
in cui alla fine la donna prova piacere. “Gli uomini fanta- tuta di un passante, la verità di essere donna davanti a
sticano sempre sulla sottile frontiera tra il no e il sì di una questo buco. Con una religione, una morale, eppure in
donna. Questo è il classico dilemma dello stupro nella violazione delle regole di una cultura dominante. Il fem-
nostra società sessista: il sospetto che la vittima in fondo minismo non riguarda affatto il Giardino degli Aranci e
voglia subire la violenza” (mi sovviene la sentenza del- il rapporto tra un buco e la cristianità. Storicamente il
la Corte di Cassazione jeans-o-non-jeans, quella stessa primo movimento femminista è stato antipornografia e
sottile linea che ha diviso il giudice dall’uomo giudicante ha considerato il porno una pratica di sfruttamento ed
e lo ha reso succube di un credo funzionale alla propria aggressione nei confronti delle donne (“il porno è la te-
sessualità la fa da padrona su ogni raziocinio). “È questa oria, lo stupro la pratica”); poi la posizione è cambiata
la ragione per cui lo stupro dal punto di vista processua- verso l’anticensura e in accoglimento a un femminismo
le è un tema così difficile, e continua ad essere uno dei “pro sex”. Wendy McElroy la riassume in questo modo:
crimini dove più di frequente viene messa in dubbio la “La pornografia fa bene alle donne, sia a livello personale
veridicità delle vittime”. Ma anche “vogliamo vedere noi che a livello politico” e, nel suo libro ‘XXX: A Woman’s
stesse”, la proprietaria di un ristorante e non “la cheerle- Right to Pornography’, sostiene che entrambi - femmini-
ader della squadra che si scopa tutta la panchina”, una smo e pornografia - si oppongono al concetto che il sesso
manager intelligente e non alunne con codini, una donna sia necessariamente connesso con il matrimonio e con la
capo di Stato e non “cameriere multiorgasmiche”, una procreazione. Molte rivendicazioni portate avanti dalle
madre single, una madre sposata, una grafica pubblici- femministe, inoltre, sono relative proprio alla sessualità
taria e non prostitute, adolescenti in calore, ninfomani, delle donne: matrimonio equo, lesbismo, controllo delle
Chupa Chups. “Molte di noi non trovano affatto sedu- nascite, aborto, violenza di genere. È allora possibile fare
cente l’idea di vedere un mafioso di una certa età con una pornografia femminista?”Io credo assolutamente di
un sigaro in bocca e un bicchiere di cognac in mano, sì. Se noi donne non partecipiamo al discorso della por-
circondato da adolescenti che, al suo comando, danno nografia come creatrici, esso esprimerà semplicemente
vita a un’orgia lesbo per il piacere personale del vecchio”. quello che pensano gli uomini del sesso”.
E l’estetica? È diversa dall’estetica del cinema a luci ros- Ma come comprendere ed apprezzare i differenti gusti
se della generazione Mtv, e coinvolge finanche il design del cinema per adulte? La guida della masturbatrice in-
della confezione del dvd, l’arredamento, la musica, le formata è così stilata, comprensiva di “Smörgåsbord” (il
lenzuola. “Noi donne non andiamo a letto con le scarpe megabuffet elaborato con ingredienti tipici della cucina
con i tacchi”, cliché di registi e produttori dell’industria svedese): guardare FASTER, PUSSICAT! di Russ Meyer,
eterosessuale. “I gay sono forse l’unico collettivo che DEEP THROAT di Gerardo Damiani, BEHIND THE GRE-
già da anni ha un proprio cinema a luci rosse, un genere EN DOOR dei fratelli Mitchell, fino ai più recenti EYES
già molto vasto e consolidato”. Il cinema eterosessuale, OF DESIRE di Candida Royalle, PINK PRISON di Lisbeth
invece, è in spirale dentro se stesso e riguarda la sola Lynghøft, SECRETARY di Steven Shainberg, 9 SONGS di
presenza maschile nell’occhio del regista. “Non ci sono Michael Winterbottom, LA DOLCE VITA di Michael Lu-
donne nell’industria dell’intrattenimento per adulti, a cas, SHORTBUS di John Cameron Mitchell, la serie-rea-
parte le attrici, le truccatrici e qualche altra donna con lity americana di Tristan Taormino, CHEMISTRY - sette
incarichi di bassa responsabilità. E se non ci sono don- attori, una casa, 36 ore, nessun copione, nessuna agenda,
ne produttrici, sceneggiatrici e registe, non ci saranno solo sesso, come vogliono, con chi vogliono e quando
neppure film che abbiano la nostra sensibilità e il nostro vogliono - nella quale il casting è composto da personali-
punto di vista”. Sic. In passato esisteva anche la figura tà marcate con molte cose da dire. L’antiporno per eccel-
della fluffer, la si spiega nelle FAQ del libro: la persona, lenza, la verità atea in un bicchier d’acqua mezzo vuoto.
quasi sempre una donna, che manteneva caldi gli attori Ma io intanto. Gli aranci, il giardino, il parabrezza e il
tra scena e scena. Nel dizionario del porno in calce al sedile sdraiato. Un Dio, dieci, cento, suadente capotribù
libro sono descritti molti altri termini: il CFNM (“acroni- senza pregiudizio. Lei. L’universo degli Dei.

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aut luglio 2010
Aut aut [àut àut]
modo familiare tolto al latino che significa o sì o no, o in un modo o in un altro.
Per noi da sempre simbolo della scelta.

Aut magazine è distribuito gratuitamente in tutta Italia


grazie alla tenacia e all’impegno dei volontari del Circolo Mario Mieli,
e al sostegno dei nostri partner. Aspettateci, cercateci, leggeteci.

luglio 2010
aut sommario
Questo mese
Zoom: La fine di Lost
Tutti schiavi di Francesca di Roberto Paterlini
di Barbara Labate a pagina 40
a pagina 8
iPhone serie 4
InPiazza: di Tony Albano
RomaPride2010: noi non ci saremo a pagina 42
AAVV
a pagina 10 Noi:
Gay in provincia: Palermo
Pride Milano, Torino, Palermo di Tony Albano
AAVV a pagina 20
a pagina 16
Comics: I Liceali
Cultureostili: di Fiorella Bertoia
Il ritorno di Sabrina Salerno a pagina 26
di Stefano Mastropaolo
a pagina 18 Trans High School
di Andrea Bandiera
Erika Lust e il porno femminile a pagina 36
di Romina Ciuffa
a pagina 22 Oasi gay
di Daniele Cenci
Il trucco in quattro e quattr’otto a pagina 38
di Egizia Mondini
a pagina 28 Intervista a Sergio Ferrari
di Stefano Mastropaolo
Cultureostili: a pagina 44
Speciale Cantantesse
di Romina Ciuffa pag46 Sensi
a pagina 30 pag60 Metropoli

“Un figlio ha bisogno d’amore, di rispetto, di equilibrio e se una persona, sia essa etero, gay, lesbica,
ha raggiunto un equilibrio e una serenità personale tale da sentirsi pronto per affrontare il ruolo di genitore credo che debba
poterlo fare. Non è l’orientamento sessuale a fare di una persona un buon genitore”. Sabrina Salerno

Direttore responsabile Editor in chief: Gabriele Bonincontro (g.bonincontro@mariomieli.org)


Caporedattore Editor in charge: Egizia Mondini (egizia@mariomieli.org)
Progetto grafico Art director: Eleonora (Molly) Coppini (redazione.aut@gmail.com)
Segretario di redazione Assistant: Stefano Mastropaolo (s.mastropaolo@mariomieli.org)
Redazione: Daniele Cenci, Luigi Conversini, Vincenzo Errico, Francesco Paolo Del Re, La Karl Du Pigné, Massimo Fari-
nella, Fabio Nolli, Daniele Catena, Maria Tridico - Consulenti di redazione: Rossana Praitano, Andrea Mele, Alessandro
Petrone, Fabio Cardoro - Hanno collaborato a questo numero: Daniele Quinzi, Andrea Bandiera, Domenico Oriolo, Tony
Albano, Roberto Paterlini, Romina Ciuffa, Barbara Labate - Fotografi: Mirta Lispi, Angelo Marinelli. Ringraziamo: Alberto
Menasci D&D Concerti. Ci scusiamo per eventuali omissioni. Il © delle immagini o delle foto è di proprietà degli autori -
Pubblicità: Società Cooperativa Laltrasponda tel.065413985. Aut - Muccassassina - World Pride Roma 2000 sono marchi
di proprietà del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli - Stampato a giugno ‘10 da Fotolito Moggio, Strada Galli snc,
In copertina: Villa Adriana (Tivoli). In attesa di modifica c/o il Tribunale ordinario di Roma - Editoria: Società Cooperativa Laltrasponda
La storia dei pride a Roma - Registrato al Tribunale di Roma n.522/98 del 11/11/98 - Sede, Via Efeso, 2a - 00146, Roma - Italy - Tel. 0039.06.54.13.985
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