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Formazione Docenti

TEMA 3F a cura di Paolo Aghemo


Argomento:
AMBIENTI PER LA DIDATTICA DIGITALE INTEGRATA
E PER LA COLLBORAZIONE (#4)
PIANO PER LAPPRENDIMENTO PRATICO (#7)

PON
Per la scuola competenze e ambienti
per lapprendimento
Istituto Margherita di Savoia
Formatore Paolo Aghemo
Tutor Maria Grazia Loiacono
F3
Principi di base dellinfrastruttura di rete
nella nuova scuola digitale e strumenti
di digitalizzazione dei processi di
gestione informativi e documentali
3
Lazione specifica

Azione #4, 7 AMBIENTI PER LA


DIDATTICA DIGITALE INTEGRATA -
PIANO LABORATORI

PNSD
PNSD e #Azioni
! Le azioni del PNSD si articolano in quattro ambiti fondamentali

competenze e
strumenti
contenuti

formazione accompagnamento

Maria Rosa Mazzola 2017


Il PNSD in sintesi
Obiettivo:
linnovazione e la digitalizzazione
del sistema scolastico.
Al
Leducazione nellera digitale non deve porre al
centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di
interazione didattica che la utilizzano.
Flipped classroom

Basi teoriche
Le basi teoriche del modello Flipped Classroom si
possono ritrovare n dalle dottrine di John Dewey e
Maria Montessori, oltre che nella moderna
pedagogia che predilige l'aspetto costruttivista e
laboratoriale dell'apprendimento
Flipped
classroom
immagine tratta dalla
tesi di
Pavarani Alice
Flipped classroom
Basi teoriche
Il modello Flipped Classroom consiste nell'invertire
i tradizionali momenti didattici, consentendo allo
studente di seguire le spiegazioni a casa e di
svolgere le esercitazioni a scuola, per favorire
l'apprendimento attivo dello studente, sfruttando
numerosi strumenti multimediali a supporto
dellinsegnamento. importante per due motivi:
uno di carattere sociale, l'altro di natura
pedagogica-didattica.
Flipped classroom
Basi teoriche
La seconda motivazione dell'importanza di questa
inversione deriva proprio dal fatto che gli studenti
necessitano di un facilitatore nel momento in
cui si trovano a dover consolidare le conoscenze
producendo contenuto, ad esempio svolgendo
esercitazioni o preparando elaborati, e non pi
durante la spiegazione frontale, quando avviene la
loro acquisizione.
Flipped classroom
Linsegnante diventa quindi un facilitatole, un coach
secondo il significato originale del termine
ungherese, colui (coloro) che accompagna la
carrozza fuori dalla rimessa dove stata costruita
sino allattacco dei cavalli
Flipped classroom
Il compito dellinsegnante diventa quello di
condurre l'allievo nel processo di apprendimento, e
lo studente diviene parte attiva di tale processo in
ogni suo momento. Viene di fatto decentrato il ruolo
del docente a favore di quello del discente, senza
per sminuire l'importanza dell'insegnante, anzi,
conferendogli una parte ben pi significativa
nell'intero percorso educativo.
Flipped classroom
Il modello Flipped Classroom non standard:
non c' un unico modo di capovolgere la propria
classe, tant' che i numerosi insegnanti in Italia e
nel mondo, che adottano tale pratica, lo fanno in
modi differenti.
Flipped classroom
Il primo esperimento di Flipped Classroom
documentato venne messo in atto da due insegnanti
statunitensi nell'anno scolastico 2007-08, Jonathan
Bergmann e Aaron Sams, presso la Woodland Park
High School nello stato del Colorado. Bergman
e Sams esposero il proprio approccio nel testo
pubblicato nel 2012 intitolato Flip Your Classroom:
Reach Every Student in Every Class Every Day
(ISTE, 2012).
Flipped classroom
La prima inversione la lezione facendo attenzione
alle teorie cognitive nell'ambito dell'educazione
multimediale:
principio della divisione dellattenzione (no alla
divisione dellattenzione tra diverse fonti;
principio della modalit (meglio la narrazione);
principio di ridondanza;
principio di contiguit spaziale;
principio di contiguit temporale;
principio di coerenza;
elaborazione attiva (Mayer 2000 )
Flipped classroom
La seconda inversione sono i compiti a scuola
attraverso:
cooperative learning;
peer to peer, o peer education;
problem solving;
attivit laboratoriale;
spaced learning o apprendimento intervallato.
Flipped classroom
Si prosegue con:
supporto delle ICT;
costruzione di conoscenza (Jonassen);
piattaforme didattiche;
valutazione;
didattica per competenze.
EAS
Episodi di Apprendimento Situato
da Freinet ai tools 2.0
"Invece di munire gli scolari di una trentina di libri uguali
per ogni materia, collochiamo questi libri in esemplare
unico ed altri ancora, nella nostra biblioteca di lavoro,
in modo da aver sottomano una pi ampia documentazione,
presentata con diverso spirito, e mutiamo la tecnica di uso
dei libri. Tutto diventer pi razionale e pi proficuo.
Associamo i manuali a tutta la documentazione che
potremo mettere a disposizione del ragazzo e il manuale
potr allora adempiere il suo compito umano e pedagogico."
EAS
LEAS una porzione di azione didattica da cui
partire e intorno alla quale sviluppare un percorso
che mette in gioco conoscenze, capacit, attitudini e
competenze. Percorso di cui linsegnante e lo
studente sono consapevoli.
In Italia laspetto metodologico didattico curatao
dal prof PierCesare Rivoltella e dal CREMIT (Centro
di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Informazione
e alla Tecnologia) di Milano.
EAS
LEAS una porzione di azione didattica da cui
partire e intorno alla quale sviluppare un percorso
che mette in gioco conoscenze, capacit, attitudini e
competenze. Percorso di cui linsegnante e lo
studente sono consapevoli. Come nel metodo flipped
con gli EAS a casa si ottengono informazioni e a
scuola si apprende.
EAS
Le 3 macro-azioni dellagire didattico sono:
comunicazione;
progettazione;
valutazione.

Le 3 fasi:
preparatoria;
operatoria;
ristrutturativa.
gli strumenti sono indicativi e a scelta del docente
gli strumenti sono indicativi e a scelta del docente
gli strumenti sono indicativi e a scelta del docente
EAS Il ruolo del docente

Fase preparatoria Il docente svolge


funzione di guida quando sceglie la situazione-
stimolo, presenta il framework concettuale
EAS Il ruolo del docente
Fase operatoria Il docente svolge funzione
di orientatore fornendo suggerimenti,
informazioni, rispondendo a dubbi.
EAS Il ruolo del docente
Fase Ristrutturativa Il docente gestisce i risultati
dellattivit, puntualizza i concetti, riconduce il tutto
al framework concettuale, incoraggia il ripercorrere
liter verso una trasferibilit del processo in altre
situazioni di apprendimento (imparare ad imparare).
- Cfr. Pier Cesare Rivoltella, CHE COS UN EAS
Lidea, il metodo, la didattica Ed La Scuola 2016
BYOD
Bring Your Own Device
BYOD
Possiamo sintetizzare il BYOD in "Porta il tuo
proprio dispositivo tra cui smartphone, tablet e pc
portatili.
La gestione dei dispositivi mobili (MDM) oggi pi
importante per svolgere un programma scolastico
con il BYOD. Tuttavia, la scelta di una soluzione di
gestione dei dispositivi mobili pu essere un compito
arduo, soprattutto alla luce delle risorse IT della
scuola per questioni di sicurezza e privacy, al di l di
quale dispositivo da implementare.
BYOD
Bring Your Own Device
BYOD
Esistono programmi di gestione e controllo dei
dispositivi tecnologici.
Come gi avviene in altri paesi, occorre bilanciare
lesigenza di assicurare un uso fluido degli ambienti
dapprendimento tramite dispositivi uniformi, che
garantiscano un controllato livello di sicurezza, con la
possibilit di aprirsi a soluzioni flessibili, che
permettano a tutti gli studenti e docenti della scuola
di utilizzare un dispositivo, anche proprio.
BYOD
A tale scopo, il MIUR, in collaborazione con AGID e
il Garante per la Privacy, svilupper apposite linee
guida in aggiornamento delle attuali disposizioni, per
promuovere il Bring Your Own Device, con standard
e pratiche chiare, identificando i possibili usi misti
dei dispositivi privati nella pluralit di attivit
scolastiche, che vanno dalla compilazione del registro
elettronico alla partecipazione alle attivit progettuali
tra studenti e docenti. (Data la declinazione
restrittiva della Direttiva del MIUR del 15.3.2007
BYOD
Alcuni riferimenti (la maggior parte del materiale
in inglese:
scenari e processi didattici per lintegrazione del
BYOD;
BYOD in classe, raccolta informazioni e
condivisioni a cura di Piero Pelosi;
10 soluzioni scolastiche per luso del BYOD;
Edutopia The Epic BYOD Toolchest.
Ci vediamo su Google Drive
cartella corso docenti 3 M. di Savoia
febbraio/marzo 2017
Tools 2.0 e scelte didattiche
(un catalogo)
e un decalogo tecnologico
1. Non farti travolgere dalle mode: la tecnologia vera quella
funzionale alle tue esigenze.
2. Non farti incantare dai nomi: la tecnologia vera quella al
servizio della societ, non il contrario.
3. Non farti condizionare dalle ultime trovate: la tecnologia
vera si testa nel tempo e deve favorire il miglioramento.
4. Non sentirti inadeguato: linnovazione vera si fa a piccoli
passi.
5. Non buttare via ci che hai nellarmadio per correre
dietro ad acquisti sfrenati allultima moda: capispalla e/o
abiti semplici sono sempre funzionali, rinnova invece solo
quanto necessario stagione dopo stagione.
6 Considera la tecnologia presente, non prevalente. Usa tutti
gli strumenti rendendoli naturali, non escludere nulla
7 Non pretendere che la tecnologia sia il santo dei miracoli:
sei tu il docente e sai che cosa serve per ottenere risultati.
8 Lavora su motivazione, logica, studio con tutti gli
strumenti che ritieni pi adatti a raggiungere gli obiettivi, se
sei noioso lo sarai anche con la migliore delle tecnologie!
9 Sperimenta serenamente: ci che conta in realt il
processo in cui si attivano conoscenze, abilit e competenze,
non il prodotto.
10 Scegli consapevolmente, ricordando che la differenza poi
la fanno le persone fortunatamente, non gli strumenti.
Grazie!
Paolo Aghemo
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