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POLITECNICO DI MILANO - DIPARTIMENTO DI SCIENZE E TECNOLOGIE AEROSPAZIALI

IMPIANTI E SISTEMI AEROSPAZIALI Dispense del corso, versione 2014


Capitolo 17 Spazio

Capitolo 17

IMPIANTI PER VEICOLI SPAZIALI

Queste dispense possono essere liberamente scaricate dal sito internet del Politecnico di Milano. La vendita vietata.
- 17.1 -
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IMPIANTI E SISTEMI AEROSPAZIALI Dispense del corso, versione 2014
Capitolo 17 Spazio

17.1 Generalit

I veicoli spaziali hanno rispetto a quelli aeronautici alcune particolarit dovute principalmente
allambiente nel quale si trovano a dover operare e al loro particolare impiego.
I problemi pi evidenti sono legati al fatto di operare in ambiente privo di atmosfera, con condi-
zioni di gravit variabili o nulle ed in genere senza alcuna possibilit di rifornimenti e manutenzione
durante la vita operativa.
Lo sviluppo di un importante progetto spaziale pu richiedere diversi anni ed anche la costruzio-
ne dei vari sottosistemi pu protrarsi per anni, con le conseguenti problematiche di conservazione in
ambiente rigorosamente controllato e di mantenimento in efficienza.
Molto varie sono poi le condizioni di carico derivanti dalle varie fasi di vita del sistema, in parti-
colare durante il lancio, le messe in orbita e le orbite.

17.1.1 Lancio

La fase di lancio comporta i livelli di carico pi alti. Il veicolo soggetto ad accelerazioni, a ca-
richi impulsivi, ad eccitazione di vibrazioni, ad effetti termici e a variazioni di pressione.
Le accelerazioni durante il lancio sono variabili dato che le spinte dei razzi si mantengono co-
stanti, mentre cala la resistenza aerodinamica e soprattutto diminuisce la massa per il consumo dei
propellenti. Per un lanciatore pluristadio laccelerazione massima pu essere diversa nei vari stadi
ed il valore massimo dipende molto dalla ti-
pologia del veicolo e dal fatto che sia abitato
o meno:

Shuttle 3g
Ariane 4g
Saturno Apollo 8-12 g
Missili leggeri 15 g

I carichi impulsivi provengono dalla ac-


censione dei vari stadi, dalla separazione
con lutilizzo di bulloni esplosivi e da ope-
razioni di docking.
Le vibrazioni sono soprattutto nel campo
delle frequenze acustiche da qualche Hertz
alla decina di kHz; leccitazione proviene
Fig. 17.1 Accelerazioni durante il lancio dai motori a razzo, ma anche dalle turbo-
pompe di alimentazione e dalle fasi di volo
transonico e supersonico in atmosfera. Il livello di rumore pu raggiungere valori estremamente
elevati ed in prossimit del terreno si hanno importanti effetti di riverberazione al suolo raggiun-
gendo valori superiori ai 150 dB. Gli effetti pi sensibili si hanno su strutture leggere di bassa rigi-
dezza come ad esempio pannelli solari.
Durante lattraversamento dellatmosfera si hanno degli importanti effetti di riscaldamento
sullogiva del lanciatore, con crescite della temperatura di qualche centinaio di gradi in tempi
dellordine del minuto e successivo raffreddamento.
Sempre durante il lancio si ha un rapido decremento della pressione che deve essere controllato
con opportune valvole di depressurizzazione.

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17.1.2 Condizioni extraatmosferiche

Leffetto pi rilevante dellallontanamento dalla crosta terrestre consiste nella mancanza di at-
mosfera.
Mentre al suolo si ha una densit con 3*1019 molecole al cm3; nello spazio si arriva rapidamente
alle condizioni interplanetarie con 3 atomi al cm3, a parte gli effetti meccanici questo comporta una
perdita di significato di temperatura e la possibilit di scambi termici esclusivamente per irraggia-
mento.
In funzione della quota il cammino libero molecolare (Tab. 17.1):

Quota
[km] [m]
100 0.142
120 3.31
160 53
200 240
400 16,000
800 1,400,000
Tab 17.1

Gi a 160 km di quota il cammino libero paragonabile alle dimensioni di grosse strutture.


Dal punto di vista degli scambi termici per irraggiamento interviene in modo rilevante leffetto
del sole, il quale produce una radiazione elettromagnetica su unampia gamma di frequenze con
massima intensit nel campo visibile dallinfrarosso allultravioletto. La radiazione solare alla di-
Distanza dal Q/Q0 Albedo stanza media dellorbita terrestre (1 Unit
sole [U.A.] Astronomica) ha una intensit di circa
Mercurio .39 6.6758 0.06 1370W/m2 (detta costante solare Q0), con mi-
nime variazioni dovute alleccentricit
Venere .72 1.9117 0.61 dellorbita.
Oltre alla radiazione elettromagnetica il so-
Terra 1 1.0000 .34
le emette anche particelle che costituiscono il
Marte 1.52 0.4309 .15 vento solare; si tratta di un flusso di plasma
che a livello dellorbita terrestre si pu quanti-
Giove 5.20 0.0369 .41 ficare in 9 protoni al cm2 alla velocit di 450
Saturno 9.54 0.0110 .42 km/h.
Inoltre si ha emissione da parte del sole di
Urano 19.18 0.0027 .45 raggi x e , specialmente in presenza di mac-
chie solari.
Nettuno 30.06 0.0011 .52
Lattivit solare ha mediamente andamento
Plutone 39.44 0.0006 .16 periodico, con periodo di 11 anni, ma a volte
anche effetti non prevedibili.
Luna - - .07 Lintensit della radiazione solare varia con
Tab. 17.2 Radiazione solare e albedo il quadrato della distanza dal sole come mo-
strato dalla tabella 17.2.
Nella stessa tabella riportato un valore medio di albedo, della percentuale cio di radiazione so-
lare che viene riflessa dal corpo celeste investito dalla radiazione solare.

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17.1.3 Prossimit della terra

In prossimit della terra si risente del suo campo gravitazionale e del campo magnetico.
Laccelerazione di gravit varia con la quota:

Quota [km] Gravit [m/s2]


Suolo 0 9.81
Orbita bassa 300 8.95
Orbita bassa 900 7.53
Orbita geo-
stazionaria 36,000 0.22
Tabella 17.3 Gradiente gravitazionale

Anche con variazioni relativamente piccole di distanza dalla terra si hanno differenze di accele-
razione di gravit che hanno influenza sulla dinamica e stabilit di satelliti.
Il campo gravitazionale ha un effetto di richiamo di meteoriti e di micro meteoriti; la probabilit
di incontro con queste e la loro dimensione dipende dal tipo di missione.
Latmosfera fino a quote dellordine di 90 km ha composizione con percentuali costanti di azoto
e ossigeno; a quote superiori manca il rimescolamento che mantiene quelle percentuali costanti e i
raggi ultravioletti hanno effetto fotochimico con dissociazione delle molecole, in particolare per
quelle dellossigeno. Alle quote di orbite basse (300-900 km) la densit estremamente bassa, ma
non insignificante su lunghi periodi.
Alla quota dei satelliti geostazionari la densit praticamente quella dello spazio interplanetario
(10-20 kg/m3) con pressioni dellordine di 10-5 Pa.
La ionosfera ha effetto essenzialmente per quanto riguarda le trasmissioni radio che devono av-
venire ad alta frequenza per evitare riflessioni.
Il campo magnetico terrestre, dovuto principalmente alle correnti circolanti nel cuore del pianeta,
ma anche al moto di elettroni e ioni nella magnetosfera, interferisce con il vento solare creando del-
le zone di concentrazione di particelle ad alta energia provenienti dal sole o di origine cosmica (fa-
sce di Von Allen); queste fasce contengono alti livelli di radiazione, ma costituiscono un filtro di
protezione per la superficie terrestre.
La parte di volo in atmosfera e le radiazioni possono provocare dei fenomeni di carica elettrosta-
tica, che in caso di distribuzione non uniforme possono provocare la formazione di archi.

17.1.4 Effetti sui materiali


Un primo effetto dellambiente spaziale sui materiali si ha per la mancanza di pressione che fa-
vorisce i fenomeni di sublimazione. La sublimazione dipende dalla temperatura e per metalli puri
pu arrivare al millimetro per anno per le massime temperature sopportabili; le leghe sono pi resi-
stenti, mentre i materiali plastici hanno effetti pi sensibili specialmente per gas o acqua assorbiti. I
fenomeni di sublimazione possono provocare danni indiretti perch il materiale sublimato pu esse-
re riattratto e depositarsi su elementi ottici o superfici sensibili ad elettricit.
Evidentemente a causa della mancanza di pressione anche i comuni lubrificanti non possono es-
sere impiegati in ambiente spaziale.
La presenza in prossimit dellatmosfera di ossigeno libero pu favorire fenomeni di corrosione.
Le radiazioni ad alta intensit possono provocare inconvenienti su semiconduttori con degrado
delle prestazioni; particolarmente per le celle solari. Le radiazioni ultraviolette possono alterare le
caratteristiche ottiche ed elettriche e avere influenza su materiali polimerici.

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17.1.5 Effetti sulluomo

I sistemi di sopravvivenza ri-


solvono i problemi pi ovvi legati
alla mancanza di atmosfera respi-
rabile, al controllo termico e alle
accelerazioni, esistono per anche
problemi legati alla permanenza
in ambiente di microgravit e con
esposizione a radiazioni.
Le accelerazioni maggiori si
hanno naturalmente durante il
lancio, ma con un opportuna gia-
citura possibile tollerare livelli
di accelerazione anche elevati.
La permanenza in ambiente di
microgravit provoca una serie di
inconvenienti con effetti transitori
e normalmente ricuperati al rien-
tro a terra.
Fig. 17.2 Accelerazioni massime tollerabili

17.1.5.1 Ridistribuzione della circolazione sanguigna.


A terra per effetto della gravit la pressione nella testa circa 1/3 di quella nei piedi, il corpo
reagisce con secrezioni ormonali che controllano lattivit del cuore e del sistema circolatorio; in
microgravit questo non avviene: la pressione tende a diventare uniforme e questo viene evidenzia-
to da gonfiore del viso. Inoltre si ha una riduzione del sodio e della massa di sangue, nel giro di 3-4
giorni si arriva ad una condizione di equilibrio con perdita di qualche chilo di sangue. Al ritorno a
terra si ristabiliscono le condizioni normali in tempi brevi.

17.1.5.2 Atrofia muscolare


Dati i minori sforzi da sopportare si instaura un processo di atrofia che riguarda tutto lorganismo
e in particolare la massa muscolare del cuore con calo della frequenza cardiaca. Il fenomeno deve
essere contrastato con esercizio fisico.

17.1.5.3 Problemi vestibolari


Il sistema vestibolare, responsabile assieme alla vista del senso di equilibrio, perde completa-
mente al sua funzionalit. Questo provoca aumento di sensibilit alle accelerazioni, scoordinamento
nel moto e pu provocare vertigini con conseguente vomito. Sono necessari alcuni giorni per adat-
tarsi.

17.1.5.4 Decalcificazione
Sempre a causa del minor sforzo da sopportare le ossa tendono a decalcificarsi con conseguente
indebolimento e aumento di rischio di frattura. Anche diete ricche di calcio non possono risolvere il
problema. Al rientro si ha una ricalcificazione abbastanza rapida con il rischio per di creare calco-
li, specialmente renali.

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17.1.5.5 Radiazioni
Le radiazioni, specialmente quelle di alta energia legate a particelle, possono essere pericolose ed
necessaria una opportuna schermatura.

17.1.6 Particolarit degli impianti.

Gli impianti dei veicoli spaziali non hanno particolari differenze concettuali rispetto a quelli dei
veicoli aeronautici salvo che vengono esasperate le esigenze di contenere il peso mantenendo la re-
sistenza agli alti livelli di carico al lancio. Per taluni impianti occorrono particolari accorgimenti per
consentigli di operare in ambiente privo di atmosfera e di microgravit. Occorre inoltre tenere pre-
sente la impossibilit nella maggior parte dei casi di rifornimenti e di manutenzioni. Per assicurare
in tali condizioni la maggior affidabilit possibile si tende ad usare tecnologie consolidate.

17.2. Generazione di potenza elettrica

La potenza elettrica installata sui veicoli spaziali molto variabile a seconda della complessit
del veicolo e della sua missione; da un potenza dellordine del Watt nei primi satelliti artificiali si
arrivati attualmente a
grandi sistemi con poten-
ze dellordine della decina
di mega Watt.
In molti casi si utilizza
un sistema di generazione
primario ed uno seconda-
rio di supporto al primo,
da utilizzare quando il
primario non in grado di
fornire potenza.
I sistemi primari sono
basati su batterie, turbine
a gas, celle a combustibi-
le, celle solari, generatori
a radioisotopi o generatori
nucleari, i secondari su
accumulatori o celle a
combustile rigenerative.
La scelta del tipo di
generatore primario da
impiegare dipende dalla
potenza installata e dal
tempo per il quale il gene-
Fig. 17.3 Scelta generatore principale ratore deve essere attivo.

Gli impianti sono normalmente in corrente continua con tensioni da 28V a 150V; raramente si
impiegano impianti o parti dellimpianto con corrente alternata. Fa eccezione lo Shuttle che impiega
un impianto di tipo aeronautico a 115-200V e 400Hz.

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17.2.1 Batterie
Le batterie sono caratterizzate da una elevata densit di carica con un buon rapporto pe-
so/potenza, la capacit per limitata e quindi possono essere utilizzate solo per impieghi di breve
durata.
Gli impieghi pi comuni sono a bordo dei vettori o dei missili; sono per state utilizzate anche in
sonde planetarie, attivandole solo in prossimit dellobiettivo o per funzioni particolari nellambito
di missioni di lunga durata quali lattivazione di sistemi pirotecnici o lo spiegamento di pannelli so-
lari.
Spesso le batterie vengono utilizzate molto tempo dopo la loro installazione; in questi casi si tie-
ne lelettrolita separato e lo si introduce nella batteria solo al momento del loro impiego.

17.2.2 Turbine a gas


Sono normali generatori collegati a turbine alimentate con gas prodotto da combustione. Possono
fornire potenze elevate, ma per tempi limitati data la necessit di alimentazione.

17.2.3 Celle a combustibile


Le celle a combustibile sono adatte a potenze medio-basse per tempi non troppo elevati. Sono
basati su processi elettrochimici e richiedono alimentazione.
Possono essere realizzati con diversi tipi di reagenti, le pi comuni impiegano idrogeno e ossige-
no ottenendo corrente elettrica ed come sottoprodotto acqua.
possibile utilizzare il sistema anche come sistema secondario se nel periodo di funzionamento
del primario vengono riottenuti idrogeno e ossigeno mediante il processo opposto di elettrolisi.

17.2.4 Celle solari


Le celle solari sfruttano lenergia solare e riflessa dai pianeti per ottenere direttamente energia
elettrica.
Le pi comuni sono realizzate con cristalli inizialmente puri di silicio nei quali vengono introdot-
te impurit con atomi di altri elementi; la struttura che ne deriva tale che la radiazione incidente a
determinati livelli di energia provoca lo spostamento di elettroni e quindi generazione di corrente
elettrica.
Lenergia incidente viene in parte riflessa, in parte trasmessa attraverso la cella ed in parte con-
vertita in energia elettrica e in calore per effetto Joule. Il sole fornisce a livello dellorbita terrestre
una potenza di 1370 W/m2 e le celle solari riescono ad avere rendimenti dal 10 al 20%.
Il sistema risulta conveniente per potenze non troppo elevate, ma anche per tempi molto lunghi.
Si ha comunque un decadimento nel tempo della prestazioni a causa dei micrometeoriti e delle
radiazioni ad alta energia. Le celle sono collegate fra loro in serie per raggiungere la tensione voluta
e queste stringhe sono collegate in parallelo per fornire la potenza richiesta; sono necessari normal-
mente pannelli di grandi dimensioni con i relativi problemi di fragilit e di dispiegamento dopo il
lancio.
Le celle risentono della direzione di provenienza della radiazione e ovviamente non possono for-
nire energia durante la fase di eclisse tipica delle orbite basse.
Le celle hanno una curva caratteristica tensione corrente che mostra un valore tensione pratica-
mente costante fino ad un certo valore di corrente assorbita e una drastica diminuzione del valore di
tensione al raggiungimento di un certo valore di tensione.
La caratteristica risente del livello di irraggiamento, della temperatura e del danneggiamento del-
le celle.
Per limpiego a terra delle celle solari occorre tenere conto dellassorbimento dellenergia solare
da parte dellatmosfera, assorbimento che risente della composizione dellatmosfera ed in particola-
re dellumidit e della presenza di nubi.

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Anche nelle migliori condizioni le celle solari a livello del mare possono raccogliere un valor di
radiazione pari a met di quello nel vuoto; questo porta con un buon rendimento del 20% alla ne-
cessit di 10m2 di celle solari per ottenere 1 kW di potenza.

17.2.5 Generatori a radioisotopi


I generatori a radioisotopi sfruttano il calore da questi emessi par scaldare termocoppie in grado
quindi di fornire energia elettrica. Hanno un possibilit di potenza limitata, ma grande durata.

17.2.6 Generatori nucleari


Si tratta di reattori nucleari veri e propri.

17.2.7 Accumulatori
Sono gli elementi pi comunemente utilizzati per il sistema secondario, la loro necessit dovuta
dallesigenza di fornire energia durante le eclissi ai satelliti che hanno alimentazione principale me-
diante celle solari.
Gli accumulatori hanno una densit di carica inferiore a quella delle batterie, ma la capacit di
essere ricaricati. Il numero di cicli di carica e scarica pu essere molto elevato, un satellite in orbita
con periodo di 90 minuti e piccola inclinazione pu avere 16 eclissi al giorno: in due anni si hanno
11700 cicli di carica e scarica.
Gli accumulatori adatti allimpiego nei veicoli spaziali devono quindi essere affidabili per lunghi
periodi e per molti cicli di carica e scarica, devono sopportare i carichi di lancio e lambiente spa-
ziale. I contenitori devono quindi essere stagni, ma in grado di smaltire il calore generato.
Il dimensionamento degli accumulatori e delle celle solari deve avvenire in modo integrato te-
nendo conto dellorbita del veicolo: le celle nel periodo di funzionamento devono infatti generare
oltre alla potenza richiesta del veicolo quella necessaria alla ricarica degli accumulatori da utilizzare
nel periodo di inattivit.
Gli accumulatori nel primo periodo di scarica forniscono un valore di tensione decrescente che si
stabilizza fino a quando in prossimit dellesaurimento crolla.

17.3. Controllo di assetto

Nel moto del veicolo spaziale sono separabili il moto del baricentro che determina la traiettoria
seguita e il moto rotatorio attorno al baricentro che ne determina lassetto.
Porre il veicolo nellassetto corretto pu essere necessario ad esempio per puntare nella giusta di-
rezione antenne di radiocomunicazione, puntare sensori, orientare pannelli solari.
Limportanza dellassetto e la precisione con la quale deve essere regolato dipende dallo scopo
della missione.
Un satellite in orbita pu essere stabilizzato su i tre assi; in questo caso per mantenere ad esem-
pio la posizione verticale deve compiere una rotazione durante una rivoluzione. Se lorbita circo-
lare questa rotazione deve avvenire a velocit angolare costante, se lorbita presenta una eccentricit
la velocit angolare deve variare come varia la velocit lungo lorbita.
La velocit angolare richiesta per mantenere il puntamento molto bassa e quindi nellequazione
del moto angolare svaniscono i termini di accoppiamento.
Viceversa per veicoli stabilizzati con spin questi accoppiamenti sono rilevanti.
La stabilizzazione con spin utilizzata soprattutto per mantenere lallineamento del satellite du-
rante lazione di razzi attivati per modificare lorbita o per mantenere puntamenti relativi a riferi-
menti assoluti.
Il controllo dellassetto necessario perch il moto del veicolo scarsamente smorzato, si pos-
sono avere oscillazioni per effetti esterni aerodinamici, dovuti al campo magnetico, a gradiente gra-

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vitazionale a radiazione solare, o interni giroscopici, per movimenti di masse allinterno del veicolo
e per flessibilit strutturali.
Il sistema pi potente per il controllo dellassetto mediante razzi che introducano opportune
coppie. I razzi presentano per linconveniente di richiedere alimentazione, inoltre la spinta del raz-
zo costante e il controllo deve agire sul tempo di accensione, tempo che in molti casi pu ridursi a
millisecondi.
possibile introdurre coppie con impiego di magneti che interagiscono col campo magnetico
terrestre, sfruttando il gradiente gravitazionale che si pu avere in strutture che si estendono in al-
tezza (tethered), in alcuni casi sono sfruttabili forze aerodinamiche o leffetto della radiazione solare
che esercita una spinta su grandi superfici.
possibile anche introdurre coppie interne mediante spostamenti di masse o impiego di masse
rotanti.
Per poter realizzare un sistema di controllo dellassetto e indispensabile misurarlo; a tale scopo
sono utilizzati sensori ottici in grado di misurare la direzione del sole, di stelle o del bordo terrestre,
sistemi di radiolocalizzazione, sensori magnetici o inerziali.
La precisione dei sensori attorno al minuto di grado pu arrivare al secondo di grado per i sensori
stellari.

17.4. Controllo termico

A bordo possono esserci liquidi criogenici a temperature di 200C, ma anche sorgenti di calore
a temperatura molto elevata, si ha poi comunque generazione di calore in tutti i dispositivi e appa-
recchiature.
Dopo il lancio che provoca un iniziale riscaldamento, il bilancio termico dominato dalle sor-
genti di calore interne e dallirraggiamento. Al di fuori dellatmosfera terrestre gli scambi termici
allesterno del veicolo possono avvenire esclusivamente per irraggiamento; lirraggiamento prove-
niente dal sole, dai pianeti e altri corpi celesti se non opportunamente schermato porta calore, si de-
ve smaltire leccesso di calore irraggiando verso lo spazio dove la temperatura pu essere ritenuta di
qualche grado Kelvin e quindi nulla ai fini del calcolo del bilancio termico.
Lirraggiamento maggiore quello solare con una potenza che a livello dellorbita terrestre e te-
nendo conto della sua eccentricit di 13715 W/m2, in prossimit della terra la potenza riflessa
non trascurabile essendo per orbite basse mediamente di 200 W/m2. La terra, come del resto gli
altri pianeti, emette anche una radiazione propria dipendente dalla sua temperatura media con un
valore medio non trascurabile di 23721 W/m2 in funzione della stagione e della latitudine.
Ai fini dellirraggiamento i parametri significativi sono lassorbimento e lemissione del materia-
le che copre la superficie e del suo trattamento superficiale; inoltre importante il fattore di vista
specialmente per la valutazione dellenergia riflessa.
Si rende quindi necessario fare un bilancio termico tenendo conto di tutte le posizioni e assetti
nellorbita per valutare come gestire lo scambio termico per irraggiamento in modo da mantenere la
temperatura in un campo ideale per lintegrit delle strutture e delle apparecchiature per lunghi pe-
riodi.
Se fosse possibile operare a qualsiasi temperatura non sarebbe necessario un controllo termico,
ma per avere prestazioni affidabili per lungo tempo opportuno mantenere temperature prossime a
quelle ambientali.

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La tabella 17.4 porta esempi di campi di temperatura ritenuti idonei a mantenere un alto valore di
affidabilit

Temperatura Temperatura.
Minima [C] Massima [C]
Equipaggiamenti elettronici -10 +40
Batterie -5 +15
Microprocessori -5 +40
Meccanismi -45 +65
Celle solari -60 +55
Tabella 17.4 Campi di temperatura ottimali

La temperatura ideale di funzionamento per un veicolo spaziale di 2510C.


Dato che le condizioni di irraggiamento possono essere modificate continuamente occorre un
analisi termica che consenta di determinare le condizioni pi critiche al fine di progettare un sistema
di controllo termico.
Il controllo della temperatura pu avvenire con metodi passivi o con metodi attivi.
Il controllo passivo ottenuto con limpiego di materiale e finitura superficiale appropriati per il
rivestimento in modo che la temperatura si mantenga nei valori accettabili per tutte le condizioni
geometriche e di irraggiamento previsti.
Il controllo attivo utilizza sistemi meccanici o termoelettrici con parti in movimento; si tratta
quindi di sistemi inerentemente meno affidabili di quelli passivi, anche se pi efficienti. Spesso i
due sistemi sono combinati con limpiego dei sistemi attivi solo in casi limite.
Per grandi sistemi come le stazioni spaziali e lo shuttle si utilizzano sistemi attivi con radiatori e
trasporto di fluido. Il sistema ha prestazioni elevate, ma peso e complessit elevati.
I sistemi passivi sono realizzati scegliendo opportuni materiali e finiture per la superficie esterna,
si tratta di scegliere materiali a forte emittanza o a forte assorbenza. Occorre fare attenzione al fatto
che emittanza o assorbenza di una superficie pu variare al variare della frequenza della radiazione
in esame, il comportamento non quindi uguale su tutto lo spettro di frequenze dallultravioletto
allinfrarosso
I casi estremi di sistemi passivi sono dati da superfici praticamente riflettenti o assorbenti in mo-
do completo. Per ottenere il massimo di isolamento termico si utilizzano molti strati alternati di su-
perfici a bassa emittanza e bassa conduttivit separati da vuoto.In alcuni casi vengono utilizzati si-
stemi con fluido per raffreddamento attraverso evaporazione e successiva condensazione. Anche se
il principio quello dei comuni cicli frigoriferi a gas si tratta di sistemi molto particolari dove il mo-
to del fluido avviene senza impiego di pompe o compressori, ma per capillarit.
Le celle solari per funzionare in modo efficiente non devono avere temperatura troppo elevata;
per quelle montate su pannelli il raffreddamento pu avvenire per irraggiamento dalla parte poste-
riore del pannello, per quelle montate sulla superficie di satelliti cilindrici stabilizzati a spin questo
non possibile, ma il problema meno critico perch sono illuminate solo durante met del periodi
di rotazione.

17.5 Bibliografia

Peter Fortescue, Johm Stark, Spacecraft systems engineering, Wiley

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