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Tirolo dell'edizrone ongma!c COlli> de /ilJglITSflqlle gilJi!

'(l/c Pans, Edinons Payor 1922



Ferdinand de Saussure

© 1922, 1962, Edirrons Pavor, Pans © per I'Inrroduzione e i1 C~mmento di Tullio De Mauro, 1967, 1968, Gius. Laterza & Fig!i

Nella «Biblioreca di Culruru Moderna» Pnrna edizrone 1967

Corso

eli Iinguistica generaIe

Nella" Universals Larerza» Pnrna edizrone rrveduta 1970

Introduzione, traduzione e comrnento

di Tullio De Mauro

Nella «Biblioreca Unrversale LaterzaPnrna edizrone 1983 Dicrannovesuna edizrone 2005

GEditori Laterza

E vierara lu nproduzrone, unche parziale, con quabasl mezzo cfferruara, compresa la forocopm, anche

ad usn inrerno 0 didarclCo.

Per la legge iruliana Ia forocopm i: lecica solo per uso personals iI/reM 11011 dallllt'ggr rall/m·c. Quindi ogrn

Iorocopm che evm I' acqUJSto eli un Iibro C illecrra e mmaccra hi sopravvrvenza di un modo eli ttasmerrere la conoscenza.

Chi forOCOPlU un Iibro, chi rnerre a disposizrone I rnezzr per forocopmre, chi cornunque favonsce questa pmnca commerre un furto e opera ill danru della culrura.

INTRODUZIONE

Propneta Ierrerana rrservara

Gius. Laterza &: Figli Spa, Roma-Ban

Dai primi anni del Settecento, di generazione in generazione, nella vecchia famiglia ginevrma dei Saussure S1 succedono naturalisti, fisici, geografi. Portare piu avanti le conoscenze nel campo delle scienze naturali ed esatte e uri'eredita familiare, accettata con orgoglio consapevole, Soltanto Albertine-Adrtenne de Saussure, agli iruzi dell'Ottocento, distaccandosi dalla consuetudine SI voige verso l'estetica del letterati romantici e del filosofi idealisti tedeschi e verso la pedagogia. Due generazioni piu tardi, una scelta analogamente inconsueta nella Iarmglia e compiuta da Ferdinand de Saussure (e un armco dell'ava paterna, Adolphe Pictet, iruzratore degIi studi di paleontolcgia linguistica e patriarca della cultura ginevrina a meta. Qttocento, Vi ebbe certo parte notevole). A diciannove anni, dopo avere studiato per due semestri chirrnca, fisica e scienze naturali nell'universita di Ginevra, il glOvane Saussure riprende decisamente gli studi letterari e in particoiare gli studi linguistici, gia. avviati dall'adolescenza, e, per cornpierli, si reca in Germania, a Lipsia e Berlino, capitali mondiali, in quegli anni, degli studi filologici.

Tuttavia il rifiuto della tradizione di famiglia riguarda i contenuti dell'indagme, La forma mUltis scientifica, ereditata dal passato farmHare attraverso i1 diretto insegnamento paterno, formsce i tratti piu tiprct della sua personalita intellettuale e della sua opera: il rrpudio d'ogni mistificazione, d'ogni Ialsa chiarezza ; la parsimonia galileiana nell'Introduzione di neologismi tecnici (a questi egli preferisce la via della definizrone stipuiativa che rideterrnma e disciplina tecnicamente l'uso di parole correnti); la dispcsizicne a rimettere In gioco Ie tesi e le dimostrazioni pia care sotto la spmta di nuove considerazioni : I'attenzione rivolta in pan misura tanto at fatti singoli quanta alla loro concatenazrone sistematica. Alia fine della sua A utobiografia Darwin dipmge I'atteggiamento scientifico come una. ben dosata combinazione di scetticismo e di fiduciosa fantasia: ogni

Firuro di stumpare nel rnarzo 1005 Poligrafiro Dehoruano _ Stabilimenw di Ban

per conro della

Gius. Larena &: Figli Spa CL 10-2116-1

ISBN 88-420-2116-4

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tesi, anche Ia piu accreditata, e riguardata come ipotesi, e ogni ipotesr, anche la piu strana, e considerata come una possibile test, suscettibiIe di verifica e svolgtmenti. Questo atteggramento ha incarnato nella linguistica Ferdinand de Saussure,

Forse proprio la nativa tendenza alla rice rca svolta at Iirniti del gia noto e cia che ]0 spmge fuori dar campi nei quali si erano mossi 1 suoi avi, e 10 avvia verso una disciplina ancora m fieri, quale ancora in quegli anm era la linguistica. Nell/ambito di questi studi I'affermazione del giovane e prodigrosarnente rapida. Egli ha vent'anni quando conceprsce, ventuno quando redige quello che e state poi giudicato • il piu bel Iibro di Iinguistica storica che sia mat state scritto t, il Memoire sur les uoyelles; ha ventidue anni. quando, poco prima della Iaurea, da un dotto professore dell'universita eli Lipsia sr sente clnedere con benevolenza se per caso e parente del grande linguista svizzero Ferdinand de Saussure ; non ha ancora ventiquattro anni quando, dopo un semestre di studio alla Sorbona dove 51 era recato per perfezionare la sua preparazione, 51 vede affidato I'insegnamento della grammatica comparativa nella stessa facolta e, con cia, si assume iI compito di inaugurate la nueva disciplina nelle untversita francesi.

All'esordio precoce e intense e cornprensibile che succedesse una. distesa pausa di raccoglimento. Ma la pausa SI prolunga con gli anru: 1 lavori di Saussure sono sempre • pezzr da museo s (come dira poi Jakob Wackemagel), rna sono sempre pin esigu] e piu ran. Nel 1894, tre anni dopo il suo rltorno a Ginevra, I'organizzazione del Congresso degli orientalisti e la parteclpazione ad esso con una memoria eli grande importanza nella. storia degli studi baltici sana l'ultirna rilevante manifestazione pubblica del suo mgegno. In seguito, egli si chiude in ricerche eli CUI la qualche volta parola agli amici; rna dinanzi a1 pubblico scientifico internazionale osserva un silenzro quasi completo.

Nel 1913, subito dopa la sua morte, un allievo e armco gtnevrino scnve di lui che aveva t vissuto come un solitario o. Certarnente, I'lmmagme del solitario ha riscontro nel suo crescente isolamento urnano, nel prolungato silenzio scientifico, in certi tratti sfuggenti della sua vita privata, nella tristezza che vela gli ultimi colloqui con gil allievi e Ie lettere.

E tuttavia, anche in termini strettamente biografici, sarebbe un errore dar peso soltanto alla constatazrone della sua sclitudine. Effettivamente egli ebbe pochi amici; rna erano Michel Breal, Gaston Paris e Wilhelm Streitberg, grandi archegeti degli studi Iinguistici e fiiologici nei due paesi allora all'avanguardia in questi setton,

Germania e Francia. E se le aule delle sue leeiom, a Parigi e a Ginevra, potevano parere ed erano semivuote, le liste degli ame~i, di recen.t: ricostruite con meritoria pazienza, rtvelano che quanti so no usciti di Ia per buona parte sono stati tra coloro che verso la fine ~ell'O~tocento e I'Imzto del nuovo seeolo hanno costituito i quadri rnedi, il vitale connettivo dell'umversita francese e francosvizzera. E non solo: aU'insegnamento di Saussure 51 so no formati colore che hanno guidato la moderna linguistica: Paul Passy, che elabora tra 1 prrmi una vrsione funzionale dei ienomem foneticl; Maurice Grammont, un maestro della ionetica del No"ecento, tra i prirni a proporre una interpretazione sistematica dei mutamenti diacroruci: Antoine Meillet, che il nostro Pasquali giudicava • il piu geniale linguista del Novecento D, capo incontrastato della scuola francese di linguistica storica, primeggtante nell'elaborate e nei verificare una interpretazlone sociologica della storia linguistica; Charles Bally, che ha portato sui piano delta scienza le mdagms di stilistica delle lingue; Albert Sechehaye, che dischiude il fertile campo di ricerca att'mterseeione tra psicologia e linguistica; Serge I(arcevskij, che applica al dormnio slave la dlnarruca vislOne del meccanismo lingutstico elaborata da Saussure, e che, a Mosca nel 1915, a Fraga negli anni venti, coautore delle Theses redatte dai linguisti moscoviti fondaton della scuola di Fraga, ha trasrnesso Ie idee del maestro ginevrino a J akobson, a Trubeckoj, ad alcuni degli stessi piu giovani Iinguisti svrzzerr.

Troppe personalita d'eccezione per pensare a un pur~ caso, per non scorgervi il risultato d'una vocazione profonda per l'educazione alla ncerca, il segno d'una volonta di perpetual's1 negli allievi e vrncere, per tal VIa, il senso dell'isolamento.

11 contrasto tra isolamento e partecipazlOne non dOffilna 5010 la vita privata, il destino urnano di Saussure. A piu profondo livello 10 Iitroviamo nei SUOl rapporti con la lingUlstica e il pensiero del suo

e del nostro tempo.

Term e istanze di mdagme che oggi giudichiamo tipicamente

saussuriani circolano in tutta. la cultura del secondo Ottocento. L'istanza d'una grammatica descrittiva, .statica, e avvertita da Spitzer, fatta valere da Whitney, Ettmayer, Gabelentz, Marty.; la necessita di studiare i fenomeni fonict in rapporto alla loro Iunzione significativa e sostenuta da una schiera molteplice di studiosi, Dufriche, Winteler, Passy, Sweet, Baudoum, Kruszewski, Noreen; Frege distingue tra senso (Bedeuttmg) e significato (Sinn); Svedelius vagheggta una • algebra della lingua »: Noreen distingue tra studio sostanzrale e studio forrnale dei contenuti semantici e degli

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aspetti Ionicr: Whitney, Steinthal, Paul, Finck insistono sulla socialita dei iatti Iinguistlci e, con molti neogrammatici, sulla necessita di guardare la lingua nel suo contesto sociale; Steinthal, sulle orme di Humboldt, ripropone la visione globale dei fatti Iinguisticr, Si potrebbe continuare, rievocando le riflessioru di Schuchardt, che acuiscono la sensibilita. alla concretezza individuale dell'esprimersi, i neogrammatici e la geclinguistica, che vanamente sottolineano la accidentalita dei rnutamenti Iinguistici, Peirce e Marty, che avvertono l'urgenza d'una scienza generale dei segni, e ancora Peirce e Marty, e Mach e Dewey, i quali avviano 130 rivalutazrone del momenti astratti dell'esperienza umana. Non sempre e possibile dire con certezza se questi studiosi conoscevano le idee di Saussure e se Saussure conosceva le loro. Mil. perfino se si dovesse rispondere sempre negativamente, resterebbe pur vero che, nel compiesso, Saussure ha vissuto In un rapporto di consonanza profonda, di mutuo scambio col suo tempo.

D'altra parte e noto quanto 1a lingurstica, la sermologia, I'antropologia dei nostri grorni debbano a Saussure. Concetti e terru raccolti nei COllrs de Jinguistiqtte ginerale sono stati utilizzati come essenziali in disparati mdirizzi di ricerca. Al Cours 51 richiamano la sociolinguistica con Melliet e Sommerfelt, la stilistica ginevnna con Bally, la linguistica psicologica con Sechehaye, i funzionahsti con Frei e Martinet, gli istituzionalisti italiani come Devot~ e Nencioni, i tonologisti e strutturalisti praghesi con Karcevskij, Trubeckoj e Jakobson, 130 linguistica matematica con Mandelbrot ed Berdan, la sernantica con Ullmann, Prieto, Trier, Lyons, la psicolinguistjca con Bresson e Osgood, storicisti come Pagliaro e Coseriu ; e ancora Bloomfield (non i suoi adepti}, Hjeimslev e 130 scuola glossematica, Chomsky (non altrettanto i suoi seguaci).

Del resto, basta forse guardare all'elenco di parole che appaiono per la prima volta nel C01Irs oppure vi ricevono sanzione definitiva In una determinata accezrone restata pOI valida : synchronie, diachrome, idiosynchronique, panchrome, panchronique ecc.; fatigue, langage, parole; signe, signijiant, sJgniji'; unilt litlgttislique; sY1ltagme, syniagmatique ; execution, conscience linguistique ; phoneme, Ph011Ologte ; substance e forme linguistique ; economie U11gmstique, valeur linguistique ; code, CIrcuit de fa parole, modele; etat de langue, siatique, semiologie, stmiologlque, seme ; oppositio1J, oppositif, relatif, differenctel ; chaine, forse structure, certo systsme. Non sono molte le parole-chiave della Iinguistica contemporanea che, comuru a piu mdirizzi di ricerca, non abbiano 130 lore radice nel Cours de linguistique generale.

E tuttavia, pur con tanti Iegarni, la personalita di Saussure non cessa di spiccare originale sullo sfondo dell'epoca. Il fatto e che 501- tanto la materia delle sue rifiessioni gli e offerta dal tempo; rna Ia. forma. ultima. della concezione e origmalmente sua. Guadagnare questa. forma e stato il problema. centrale della. sua biografia scientifica e intellettuale, il termine di trent'anni di insoddisfatte ricerche. Ad essa egli perviene negli ultimi anni della. sua. vita, ed 'egli 130 delinea nelle aperture, nelle conclusioni, nei momenti nodali del secondo e terzo corso di linguistica generale (1908-09, 1910-1 I) a Ginevra. I recenti lavori di R. Godel e R. Engler ci consentono di coglierla.

Purtroppo non puo dirsi altrettanto del Cours de linguvstique gintrale. Come ognuno sa, il teste dell'opera e stato costruito da Bally e Sechehaye fondendo in una redazione che si prop one come unitaria gli appunti presi da.gli alunni durante i tre COrsi di linguistica generale tenuti da Saussure e le rare note autografe reperite tra le carte del maestro dopo la sua morte, I smgoli frammenti del pensrero saussuriano (salvo rari cast di fraintendimento) sono in genere felicemente intesi e fedeimente nporta.ti. II COU,.s e qumdi la piu completa summa delle dottrine di Saussure e tale probabilmente e destinato a restare, II nostro debito verso Bally e Sechehaye e percio grande ed evidente. Ma tradirebbe quel che essi hanno compiuto per diffondere le teorie del maestro chi si nascondesse che il Cours, fedele nel riprodurre le singole parti della dottrina linguistica di Saussure, non 10 e altrettanto nel riprodurre I'ordine complessivo delle parti, E I'ordine, come giustamente sottolineava Saussure, e essenziale nella teoria della lingua Iorse piil che in ogni altra teoria, L'opera insigne di Bally e Sechehaye oggt e continuata davvero soltanto da chi contribuisce a comprendere e far comprendere che, consapevole o no, buona parte della. Iinguistica del Novecento ha operato perche, oltre la redazione del ,COUf'S, venisse recuperate I'insegnamento di Saussure nella sua forma. piil autentica, e in questa sua forma si schiudesse dinanzi ad esso una nuova stagione vitale.

II punto di partenza delle riflessioni di Saussure e l'acuta consapevolezza della mdividualita assoluta, irrepetibile del singolo atto espressivo, quell'atto che egli chiama naturalmente in francese parole, e parole chiamano ormai i linguisti nelle piu diverse lingue del mondo. Egli invita i suoi allievi a fare attenzione a un particolare individuo che stia parlando, e che, per esempio, stia esclamando : ~ La guerre, je vous dis, la guerre I t. Spontaneamente noi constatiamo che I'oratore ha ripetuto due volte 130 stessa parola, ha detto

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due volte guerre. Cio e vero, rna e vero soltanto In un certo senso. S!! badiarno al concreto ed effettivo contenuto • pSlcologIcO ~ (per usare il termine stesso di Saussure) che guerre di volta ill volta comunica, ovvero al concreto atto fonatorio con cui guerre e realizzato di volta in volta, a ogni replica CI troviamo dinanzi a qualche cosa di diverse. Uno, dicendo guerre, avra ill testa fanfare, sfilate glonose, vessilli ehe garnscono; un altro un fratello morto, 0 una casa distrutta; von Clausewitz pensera al prolungamento della politica con altrr mezzr, e il soldato Schweik pensera a parole che non sr possono qur stamp are per decoro, Ma perfino la stessa persona, vuoIe dire Saussure, e perfino nello stesso discorso, se ripete due volte la stessa parol a, vorra cornunicara due case diverse la prima e la seconda volta: «La guerre, je vous dis, la guerre l s, E non meno differente sara da una volta all'altra la concreta pronunzia, perfino, si puo affermare con certezza, nella stessa persona. I tests d'analisi psicologica e di associazrone da un lato, dall'altro i sempre piu raffinati strurnenti d'analisi elettroacustica ed elettrormografica ci danno oggi conferme strurnentali di quel che Saussure affennava su base, per dir cosl, artiglana. La stesso vocabolo. npetuto nel discorso di una stessa persona, ha, da un momento all'altro, una esecuzione diversa : se davvero non 51 fa astrazione da nessun particolare, Il sense precise, nella sua totale concretezza, appare dalI'una all'altra replica materiato di assocraaioni e risonanze emotive diverse; e la reale Ionia, anch'essa, se considerata nella sua effettiva interezza, ha mflessioni e sfumature volta a volta vane. Sol tanto Croce ha insistito con altrettanta Iorza sui carattere mdividuale, irrepetibile del singoio atto espressivo, Ma que! chs per Croce e un punto d'arrivo, per Saussure

e i1 punto di partenza,

Se e vero che guerre (0, per riprendere l'esempio di Croce, ridenti e juggltivi) varia da una volta all'altra, e anche vero che noi diciamo che guerre vana, oppure che ridenti e juggitivl, come appare in Leopardi, non appare piu poiche In altri contesti ha sfumature di sense diverse. Per dir cio, e chiaro che dobbiamo avere un ubi conslstam, un punta fermo che non varii, che sia 10 stesso e che ct consenta di dire che qualcosa varia ed e diverso. Ma Iasciando da parte queste consideraaioni riguardann non il nostro modo di usare, rna il nostro modo di apprezzare la lingua che usrarno, e propno nel parlare concreto che noi, come parlanti e come ascoltanti, rtconosciarno da un'occorrenza all'altra le diverse repliche di guerre appunto come repliche: come varrazioni esecutivs di un qualche cosa che, per variare, deve ben restare identico da qua1che punto di Vlsta..

Questo punto di vista non e e non pub essere queUo della sostanza

psicologrca 0 fonica di cui gli atti di parote sono materiati, Da tale punto di vista gli atti di parole sono, come s'e visto, irrevocabilmente divers! gli uni dagli altri. Dunque, il punto di vista che consente I'identificaztone non e quello della esecuzione. Esso va cercato non ill quello che 1 parlanti e fanno e, rna in quello che 1 parl anti • sanno 0, all'interno, cioe, del loro sapere: 1 parlanti sanno che le due, anzi le inuumeri repliche di guerre sono, al di Iii. d'ogni variazione di senso e Ionia, repliche di una stessa entita.

La sene mdefinita dei diversi prodotti foruci e la sene parirnenti mdeflnita del diversi sensi ccstituiscono entrambe due serie che posson dirsi continue 1« continue. nell'accezronc matematica, III quanto, date due fame 0 due sensr estrernamente ravvicmati, e sempre possibile trovare una foma 0 un sensa mterrnedio}. In queste sene continue i parlanti discrirrunano raggruppamenti diversr, riferendosi a del limiti entro i quali Ienomern psicoiogicamente 0 forucarnente diversi sono identificati ill base alia identita della loro funzione: Ie iome d'un certo gruppo sono fonicamente diverse rna possono trasmettere tutte uno stesso sensa particolare: i sensi di un certo gruppo sono psicologicarncnte diversi, rna POSS01JO esser trasrnessi tutti cia una stessa particolare tenia. L'insieme dei lirniti tra ivan raggruppamenti e la lingua. Essa e dunque un insrerne di lirniti, di articolaziom (artiC1lli), che rendono discontinua la massa delle realizzazioru fomche e la massa del sensi, Graue alia lingua, chi ascolta riconduce una particolare realizzazrone 10111ca ad una o ad altra classe di realizzazioni fornche e una. parttcolare significa-

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zrone ad lima 0 altra classe di significazioni. Per rneglio rnarcare ia

differenza del due punti di Vista, queUo della parole, della esecuzione, e queUo della langue, del sapere, Saussure introduce una diserunmazione terrmnologrca : riserva sens (o significations e phonation alia sostanza di CUI e matenata la parole e, dopa molte esitazioni, propone s2gnifU e signijiant per designate le classi di se11S e phonations.

Le ciassi che Saussure chiama stgnifies e signifiants sono, come oggi non abbiamo difficolta a dire, classr 0 astratte s: e quando, ascoltanda una certa Ionia in una certa particolare situazrone, riportiamo Ionazrone e senso a una certa uruone di significante e significate, per esernpio a guerre, compiamo una operazione di ciassificazrone astrattiva, D'altra parte, quando CI esprirruarno non sol tanto realizziarno una urnone di significazione e forua che si colloca staticamente entro la classe costituita dall'umone d'una classe Significante e d'una classe significata, rna realizziamo una uruone di significazlOne e foma che costitU1sce, dinamlcamente, una (lttualiZZ(lZI01Ie di una classe [0 d'una unione di classi) esistente m potenza _ nel cer-

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vello & (come Saussure ama dire). La designazione dei rapporti tra lingua e parole sul versante della realizzazione attiva e compiuta da Saussure adoperando i veccht termini scolastici di potensa e alia; piu difficile gli riesce Ia designazione degli stessi rapporti suI versante dell'ascoltatore La facilita con CUl, a due terai del Novecento, noi possiamo adoperare termini come astratto, astrazione e, come vedremo, sconosciuta alla fine del secolo scorso, quando, sulla scia di Kant, cento anni di pensiero filosofico avevano caricato i due termini di valori negativi, sicche astratto e astrasione significano unanunemente i1 • prescisso t, 0 l'indebitamente e falsamente prescisso.

Percio Saussure, pur cogliendo e definendo perfettamente i1 carattere astratto delle entita di lingua, e costretto a evitare l'uso eli astratto, esposto a indesideratl. fraintendimenti. E finisce cos] col parlare di entita Psychiqfles (termine che egli distingue accuratamente da psychologiques, oppure a volgersl ad un'altra coppra scolastica: sostanza e forma. La parole, unione d'una concreta fonia e d'un concreto senso, e sostanza, mentre cio che 51 attualizza nella parole e che serve a classificare la parole, ossra I'Insierne dei significanti e del significati, la lingua, e da Saussure denominate e definito forma.

II costituirst delle classi astratte 0 formali che Saussure chiama significanti e significati non dipende da nessun motivo mtrinseco alia sostanza ionica 0 psicologica, Per esempio, ['mite] e [tmi:te] sono classificate 1U Italiano come distinte manifestazioni d'una stessa entita. significante, entita che possiamo sirnboleggiars con fmite/. mentre m tedesco sono c1assificate come distinte manilestazlonr di due diverse entita, che possiamo simboleggiare nella corrente grafia tedesca cor. Mitte Q centro b e Miele f fitto t oppure con (mite/ e Jmi:teJ. La stessa differenza a Iivello di sostanza in una lingua e ignorata, in un'altra e sfruttata al fine di costituire due distinte classi formali, Dunque, le classi forrnali non dipendono meccanicamente, determlUlsticamente dai caratten fisici della sostanza, Lo stesso avviene sul versante delle significazioru e dei significati, La designazione d'una creatunna di sesso femrniriile e Ill. destgnaziona d'una creaturma di sesso maschile sono ricondotte a uno stesso sigruficato in tedesco (~ Kind b) e m greco (deknon a) 0 in napoletano i 8 criatura 0), mentre sono ricondotte a due diversi significati in latino (<< puella ~ e e puer D), in rornanesco (f pupa & e $ pupo t), in Italiano (Il bambino» e 0 bambina $).

Insornrna, le distinziorn che significanti e srgnlficati introducono tra le realizzaziom foniche e Ie signrncazioni sonG i?ld!pendallts, mdipendenti dalle carattenstiche intrmseche della sostam:a tonica e pSlcoioglca. Esse sono, cloe, arb 1 t r a r i e. Ana loro origine

non sta Ia mcccanica dipendenza dai caratteri prelinguistici della sostanza fomca 0 dai caratteri del mondo oggettivo 0 del nostro modo di percepirlo, rna sta mvece la capacita (insita nei cervello di ogni uomo) di discrimiuare liberamente e liberarnente assocrare in classi gli atti e i dati della sua esperienza, e di coordinare varrarnente Ie class! cosi iornlate.

Con qualche oscillazione, Saussure tende a chiamare segno ogni umone di un significante e di un significate, dane unita mirume (che Frei ha pm chiarnato monemi: a»l-, -a, -are, -av-, -0, part-, per ecc.) fino alle unita cornplesse, che Saussure chiama sintagmi (ca1Ie; parl»; di qlla, per [avore ; dolce e chiara B la noite e senza vento ecc.], Egli puo dunque dire che il segno, m quanto costituito dall'umone di due classi astratte formate arbitrariamente, e radicalmente arbitrano.

L'arbitrarieta dei segnl e vista da Saussure come il principio fondamentale eli tutta la realta lingurstica. Anzitutto, essa forrusce un principto di classificazione dei sisterm sermologici [riti, costumanze, codici di comunicazione, linguaggt d'ogni sorta) a seconda del lora maggiore 0 minore grade di arbitrarieta. In secondo luogo, I'arbitrarieta consente che it linguaggio verbale si realizzi secondo l'altro principio, quello della linearita : se i segru linguistici non fossero arbitran tanto suI versante semantico quanta su quello del significante, essi non potrebhero codificare (come in effetti codificano] in una suecessrone lineare situazioru, u purports» (Hjelmslev), che SI presentano unitariamente alia memoria, alla percezrone, alla ideazione del soggetti parlanti.

L'organizzazrone della lingua derrva anzitutto dall'incrocio del due pnnclp1. L'arbitrarieta e all'origme del carattere oppositivo delle entita significanti e significate: queste, non avendo una base assoluta, naturale, so no quel che so no soltanto m quanta delimitate dalle altre errtita con esse ccesistenti. La Iinearita e invece aU'ongme del carattere smtagrnatico delle entita: queste, m quanto 51 snodano linearmente, lungo l'asse delle successiorn, possono scomporsi in sogmeriti sernanttco-srgnificanti di mmore estensione, Oppositivita e smtagrnaticita sono la doppra radice di quel che Saussure chiarnava o equilibrro » e gli editori, seguiti pOl da Martinet, hanno chiamato * economia ~ della lingua. La lingua e e pub considerarsi piil che I'Insierne di tutti i segm, l'Insieme di tutti i possibili segni. Essa e cioe costituita dai segrnenti significanti e stgnificati piu piccoli [le rmites concretes di Saussure, 1 monemes di Frei e Martinet) e dagli scherm fondamentali (che Saussure chiama • astratti 0) delle ioro possibili combinaziofil. Altnmenti detto: la lingua e il sistema delle possibili

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strutture di segm mimrm. Saussure msiste con Iorza sul carattere potenziale, sulla • productivits $ e, come egli dice, sulla _ creativits _ ~ella lingua: it fatto che una determmata combinazione srntagmatica esista ha una rrnportanza assai mmore del fatto che essa possa esrstere. La modalita di produeione di nuovi segm cornpiessi e I'analogia, che e la Iorza creativa della lingua.

. 11 earattere • ststernico 0 della lingua impone alia Ilnguisnc a di assumere un atteggtarnento ~ sistematico 0: anche se sr tratta di descnvere una unita mimma, poiche descriveria comporta determmarne il uaiore, e necessano vederla in tutte le sue possibili associazrorn oppositive (che noi dlciamo ogg; paradigmatiche) ed In tutte le sue possibilita di eombinazione sintagmanca. Ossia, anche se l'obbiettivo dello studio non e direttamente il sistema, rna una sua parte anche nuruma, e pur sempre necessarro, se 10 studio vuol essere esaunente, considerare la parte m rapporto a queUa totalita che le conferisce vaiore, ossia in rapporto a tutto ii sistema linguistico.

quella conccaione portava In se, tra le altre conseguenze, quella delI'irnpcssibilita di comurncare. E, a dire il vero, i due studiosi e chi ad essi si e unite avevano rag lone nella misura m Cut non scorgevano che Saussure aveva elaborate can cura la distinztone tra significazrone e significate, tra Ionazione e significante, ossia tra esecuzrone 0 pat'ole e sistema 0 lmgua. Tale distinzione, su CUI 51 e msrstito III apertura di questa prernessa e su CUI Saussure stesso ha pili volte soffennato ia sua riflessione, per quanta a cose fatte possa parere rncredibile, e siuggita in tutt'intera la sua portata fino a un breve e rmportante articolo di A. Burger che ancor oggi e restato per molti mosservato : poche pagme su sws 0 signification, signifie c valcllr che, in apparente dissenso da quanto Godel aveva scritto in SM, In realta III protondo unisono con la restante interpretazrone che Godel era andato elaborando, hanno messo tutta la esegesl del penslCro saussurrano sul suo vero asse e aperto prospcttrve teonche della maggiore Importanza. Grazre alla distinzione tra significazione e significate, ionazione e significante Saussure e m grado di elaborare una nozrone di sistema e idiosmcrorua che e al riparo dalle conseguenze assurde che ia col plrebbero scnza quella distinzione (e la colpiscono agli occhi di chi quella distinzrone non recupcra m tutta la sua portata]. Inoltre, tale concezrone da Ia base allo studio diacroruco.

Can quale iegittimita confrontiamo come gencttcamente affini unita linguistiche appartenenti a sisternr Iingursticr diversi i Non sulla base della Ioro identita fonatona (non potremmo altnmenti spiegare perche confrontiamo, come terrruni d'una successione continua, latino calidum e francese !Jot (chat/d), pnvl d'ogni sorniglianza fomca, e percne, viceversa, non ritemamo collocati su una linea continua di sviluppo due Irasi come il latino I VITELLI DEI ROMANI SONO BELLI e la frase italiana omografa); neppure sulla base della loro identita di senso (dovremmo, III tal caso, considerare I'italiano spada come uno sviluppo di gtadium e non potremmo considerare I'italiano cattiuo come sviluppo del latino captsuus ~ pnglOmero ~); non sulla base della contemporanea similarita di senso e torua : III tal caso dovrernmo ritenere affirn geneticamente (rna ce ne guardiarno bene) il tedesco Feuer _ iuoco ~ e il Irancese jim Q tuoco 0, l'inglese bad ~ cattivo ~ e il persiano bad t cattivo e. Infine, nemmeno il valore e una base sufficiente: due terrrnru, m quanto appartenenti a sistemi diverSl, hanno valore lITevocabilmente diverso (ne! sottolineare cib Lucidi era pcrtettamente nel vero), Chomskye Halle hanno dunque raglOne nel parlare di • the still puzzling phcnomenon of language change 0: m effetti, il cambiamento lingulstico e un 1enomeno tuttora emgmatico pcr i linguisti estranei al pensiero saussunano, Emgma-

. II caratiere sisternico della lingua rmpona altrest che la linguistica svoiga Ie sue mdagim anzitutto sul piano su CUl coesistono Ie vane unita e strutture possibili, ossia sul plano della contemporaneita e coeslstenza funzionale : tale piano e denominate da Saussure SllICrolZlCO 0, pili esattamente, idiosincronico, Lo studio idiosmeronico non esclude, nelle intenziom di Saussure, 10 studio diacromco, ewe 10 studio delle svolgersi d'un sistema e d'una sua parte attraverso 11 tempo, ne esclude quella comparazione tra sisterni e parti di sisterm geneticamente affim III CUI ra lingutstica ottocentesca faceva conststere tutt'intero il Iavoro del lingursta. Saussure assegna il pnmato allo studio idiosmcromco, rna (a differenza di que1 che fa~eva la lingulstica ottocentesca per ia comparazione] non gli assegna 11 monopoHo delle indagim linguistiche.

E la ragrone del pnmato e sernplice ; soltanto su base idiosmcromea possiamo provare la legittimita del confronti tra unita lingulstiche appartenenti a sisterm lingurstici diversi, II punto e della massima delicatezza per due motivr: perche, dal punto di vista biografico, e questo certamcnte il tema delle prime rifiessioru di Saussure m materia di ~ philosophie de la Iingurstiqua j); e perche due del piu acuti mterpreti di Saussure, Mario Lucidi e Robert Godel, mdipendentemente 1'uno dalI'altro, hanno sostenuto ehe la conceZlone sausSUrIana del sistema e della idioslllcronia chiudeva Ia lingulstica • m un cerchio. IGodei SM 22I) e eomprometteva Ie possibilita del confronto diacromco (Lucidi, 5CrittO medito citato III De Mauro 1966.130-3I). Al lora seguito, chi scrive 51 e permesso di dire che

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tico al punto che non riuscramo nemmeno a giustificare la base su cui constatiamo un cambiarnento.

Per Saussure il problema e, alia fine delle sue meditazrorn, abbastanza semplice, La formula con CUI egli 10 rrsolve e: una serie di equaziom , idiosmcroniche tra significazroru che divergano e Ionie che divergano, rna che, tuttavra, In ciascuno stato di lingua in CUI coesistano, siano varranti dello stesso significate e della stesso sigruficante, lega, da uno stato di lingua all'altro, 1 punti estrerrn d'una serre diacronica icalidum e chaf~d) COS! come d'una sene cornparativa (latina niilus e antico indiano jatas). E sulla base di queste equaZIOru che il linguista comparatista poteva e pub stupire il profane spiegandogli, per esernpio, che iI tedesco Tilr e • la stessa cosa s delJ'italiano fuori, zehn e e la stessa cosa 0 di dieci,

Si vede dunque che la concezione saussunana della lingua come sistema idiosmcroruco, in nesso con la distinzione tra esecuzrone e sistema, non solo non contrasts, rna con valida nel modo piu ngoroso 10 studio diacronico, Valla pena di aggiungere che ia stessa concez ione rischiara, come m parte avremo occasione di vedere, altri problerru, quale quelJo della comunicazrone tra due mdividui 0 I'altro [che e una variante piu complicata del precedente) della traduzione da una lingua all'altra. MOl. su questi due problerm, che hanna richiamato I'attenzrone in tempi piu recenti, Saussure non Sl e soffermato : ha fornito perc, a nostro avviso, la chiave per nsolverli nel modo rnigliore.

Dall'arbitrarreta discendono altri due caratteri antitetici della lingua. Anzitutto, la sua mutabilita nel corso del tempo. Poiche 1 significanti, I significati e ia lora organizzazione m sistema sana lib en da vmcoli ngidi che li colleghino a realta logiche 0 naturali ecc., la lingua e soggetta at mutamenti piu profondi, piu rmprevedibili, piu t illogtci ~ e • mnaturali ». Accade cos! che tradizrorn Iinguistiche iontane possano avviarsi a convergere, ovvero che una stessa cradiz ione linguistica possa scmdersi m idiomi proiondamente divcrgcnti Le lingue non hanno dinanzi a se altri lirniti che quelli, solo ,~ davver o universal] (universali, beninteso, per la specie umana), della struttura dell'apparato percettivo e coscienzrale dell'uorno e del suo apparato fonatono ed acustico: entro questi, mfinite sono le posslbilita di raggruppare in significanti e significati I'infinita sene delle diverse forue e del diversi sensr.

D'altro lato, l'arbitrarieta e, In ultima analisi, cia che arnmortizza Ie scosse provocate dai possibili mutamenti delle fOllle e delle significazionL Fome e slgnificazlOfil rappresentano i slgnificanti e 1 significati di una lingua, Ii realizzano, rna non Ii esaUrlscono. Esse

possono dunque oscillare anche di mol to, e di fatto oscillano di molto (sr rarnrnenti la diversita di sensi e Ionic che ha la frase 4 111. guerra, VI dico, la guerra .), senza che muti il SIStema del lirniti. L'arbitrarieta dunque e condizione e coefficiente tanto del mutamento quanto della stabilita dei sisterni linguisticr.

Infine, grazie alia penetrante analisi di Sau5sure, dall'arbitraneta derrva una conseguenza: la radicale socialita della lingua. Poiche i segm nel loro reciproco differeneiarsr e nel loro organizzarsi in sistema non rispondono a esigenze naturali, ad essi esterne, I'urnca valida base per il lora particolare configurarsi in questa 0 quella lingua e costituita dal consenso sociale, Certo, anche nelle concezrom convenzronalistiche, da Aristotele a Whitney, il consenso sociale ha una parte: rna trova un limite nel iatto che la lingua, concepita come una nomenclatura, ingloba come sua parte essenziale dCI • significafi e che coinddono con Ie 8 cose s e sono dunque dei dati precostituiti. Il consenso sociale, cioe, ha mana Iibera sol tanto neU'orgamzzare i sigmficanti : rna il mondo dei significati si impane alla convenzione come una realta preesistente ad essa. Nella concezione saus5uriana della realta linguistic a, poiche l'orgamzzazlone delle significaztom 10 sigmficati e non meno arbitrana deU'organizzaZlOne delle fonie in sigruficanti, il consenso sociale e tutto. L'uso che una societa fa della propna lingua e Ia condizione per CUi la lingua e osable, capace di vita. Soltanto Wittgenstem, e sol tanto quarant'anni dopo, na raggiunto con pari nitidezza Ia visicne del carattere radicalrnente sociale della lingua. * Le systeme de signes est fait pour la collectivite. comrne la vaisseau est fait pour la mer a, dice Saussure in una lezione del secondo corso con un'immagine che non e passata nel testo vulgato; una di quelle tante tmmagmi suggestive con CUI egli, proprio come pOI Wittgenstem, cercava di fissare, dandogli corpo sensibile, un pensiero di cui misuriamo oggi la profonda novita storica. Come l'arbitraneta, anche la connessa socralita e 'fattore di stabilita e, insieme, di mutarnento. Proprio il suo esser sociaie sottrae ia. lingua ai capricci di smgoli a di gruppi ristretti. D'altra parte proprio il suo essere radicalmente affidata alia societa espone la lingua a rnutamenti, quando l'esigenza di distinzloru gia esistenti venga meno 0, al contrano, sorga I'esigenza di distinziom nuove.

Arbitrarieta e socialita della lingua, combinate alla cornplessita delle reraziom oppositive e smtagmatiche tra le unita concrete, fanno si che il sorgere e 10 scomparire di distinztont attraverso il tempo siano assolutamente Imprevedibili. II mutamento colpisce ia smgoIa distinzlOne e SI riverbera suI sistema nel modi piu van. I passaggt dOl. uno stato di lingua ad un altro non r!spondono a nessuna univer-

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sale razionalita. Nel descriverli, la linguistica SI trova dinanai a fenomem contingenti, temporal mente e spazialmente circoscritti, causati dall'imprevedibile risultato dell'mcontro, nel sistema, di eventi eterogenei, mterru ed esterni rispetto all'equilibrro del sistema Iingurstico In una certa fase.

Avere posto I'arbitrarieta al centro degli aspetti uruversali, comum a ogni lingua, comporta in ultima analist appunto questo nconoscrmento: le smgole lingue, tanto sul plano del significanti quanto sul piano dCI significat] sono di natura contingente, hanno una validita crrcoscritta nel tempo e nello spazlO, legata alia durata di determinati assetti delle societa umane.

Storia e stortco sono ternuni che una lunga tradizzone ha cancato di mclteplici sensi, e risultano pertanto equrvoci. In Iingurstrca, tra gli altn ha avuto ed ha corso un sense per CUI storsa e usato come smorumo di diuenire, di diacronia. Pensando a questa accezrone Saussure insiste sul carattere e antistorrco ~ del sistema Iinguistico, e della lingu istica sincronica che 10 descnve. Ma storia e storuio hanno anche altro senso : e il senso per cui siortco viene detto, ad esernpro, un sistema di Ieggi giuridiche, In quanto SI assume che esso sra legato alia contingenza ternporale e sociale. In questo sense, come Saussure ha ben visto, uno stato di lingua e stortco, non gia perche $ SI sviluppi I), rna perche le motivazrom che 10 sorreggono sono di carattere contingcnte, ternporalmente e socialmente determinate. Se, come pare giusto, si rrtiene che soltanto questo secondo senso (che non nega, rna piuttosto include il prirno) sia pienarnente conforme al penslero ed al Iinguaggio del moderno stoncismo, CI troviamo nella necessita di trarre una conclusrone. Saussure, proprio approtondendo I'analisi degli aspctti universali della realta linguistica, propno elaborando una sua versione dell'antica grammatre generale, ha individuate it carattere radicalmente arbitrario e percio radicalrnente SOCIa!e di tutte le Iingue: con cio egli na sancito il loro carattere radicalmente stonco.

L'arbitrarreta e la modalita generale con CUI la capacita di coordinare e assocrare, che e un urnversate biologtco comune a tutti gli uomiru, opera nel tempo, dando iuogo a sisterni Iinguistic I difformi dall'una all'altra secreta umana. Essa e dunque Ia rnodalita con CUI do che nell'uomo e eredita biologica, collocata al di qua delle contingenze socrali e temporali, SI incontra con la contingenza storrca. E la forma secondo CUI la natura SI fa storia.

tra I piit citati e noti della storm eulturale del Novecento spicca tuttavra profondamente isolate nel contesto di questa cultura. Un rmpianto di pensiero scientifico e razionale e una prospettiva da. grammai,.e gentrale razronalistica sono al servrzro d'una conciuslOne protondamente stoncistica: d'altra parte, Ia. vrsione stoncistica della realta Iinguistica e Iiberata da quelle accentuaZlom rnist.iche e irrazionali che I'accompagnano per solito nello storrcismo bellettnstico, ed e verificata sul plano del massuno rigore ernpmco eQ analittco. Ce n'e abbastanza per sconcertare chi e accademtcamente avvezzo a separare le ragioru della scienza e quelle della storra, esprit de geometric ed esprit de finesse. Una rigorosa geometria ha qUI, come suo teorerna estrerno, il piu fine rrconoscrmento della radicale storrcita

dei Iatfi linguistici.

E dunque la forma del pensiero saussunano contiene in SI'! 10

potenza Ie reaztorn ehe essa ha suscitato durante mezzo secolo. Se la guardiamo nella sua mterczza, comprendiamo bene tant~ I'irritazione del Ictterati storicrsti, strappati alia consueta verbosita e trasportati su un plano di singoiare rrgore, quanta I'Irritazrone derietterati scientisu, costretti a seguire una concatenazrone veramente logica verso mconsueti esiti stonclstici. Comprcndiamo come SIn dalla redazrone degli editon 1 nessi mterru d'un siffatto pensrero venrssero offuscati, I'andatura autentica rrsultando impacclata da giunte e POSbCCI non suoi. Intendiamo il come e i1 perche di accuse tanto violente quanta disparate contro questo libro tacciato volta a volta di psicologtsmo e di scientismo, di troppa sottsgliezza e di mgenua grossoianita, di idealismo e di positrvismo, di spiritualisrno borghese e di rnaterialismo. Capiamo rnfine come e nata la riluttanza a prendere conoscenza della totalitd del pensrero saussuriano, crascuno prelerendo piuttosto svellere dal Com's alcurn pezzl da usare come arma di difesa e d'offesa nelle polermche di mezzo secolo.

Forse non e umcamente per motivi filologicr che soltanto ogg! i1 penslero saussunano ci si npropone nella sua autenticita. Er~ probabilmcnte necessario che 51 consumassero esperienze rnolteplici lSP1- rate da una sua mterpretazione parziale pnma che per esso SI profilasse la possiqilita di tornare ad apparrre nella sua Integrale e originaria cornplessita. E un ritorno che non si attuera senza difficolta, E anche per questo il Cours merita che 51 npetano le parole con cui scssant'anni or sono Croce presentava al pubblico Italiano l'Enctdopedia di Hegel; • Certo, ne in se ne cosi come 10 pre5ento questo iibro e un libro facile. Ma credo che Ia difficolta sm, per gli UOmml che pensano, non tanto una. causa di repu!slOne, quanta un'a.ttrat-

tiva. •.

La radice piu profonda delle mcomprenslOnt che hanno accompagnato i1 Cours e proprio qUi; qUI e la raglOne per cui questa testa

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Le considerazioni precedenti dovrcbbero servire, tra I'altro, ad approlondire quella che del resto e commtnns opinio : il pensiero di Saussure e stato ed e al centro di SVilUPPI molteplici, molti ancora suI nascere, nell'ambito delle scienze storiche ed antropologiche; e sol tanto perche Ie graduatorie npugnano sempre all'intelligenza stonca, occorre astenersi dal dire che il COU1'S e tra i libri piil importanti della c~ltura del Novecento. Tentame una interpretazlOne documentanamerite e criticamente valida e un compito di rilievo per la linguistica e non solo per essa. E di rilievo non soltanto stonco ed erudito: rnolte volte (basti pensare a lavon come quello, gia menzionato, di Burger su signification e vaJeur) una migliore esegesi COincide con un notevole progresso nella teoria generale del fatti lingurStiCI. Tutto db non vuol tanto grustificarc il Iavoro che 51 e speso nel curare la presente edizione italiana dei COllrs; piuttosto, sottoHneando !'importanza dell'assunto, se ne vuol rilevare la cornplessita e, per tal Via, 51 vuoi mettere In luce che il lavoro svolto e ancora msufficrente. Del resto, bastera dire che la discussione critica sui rnateriale manoscritto utilizzato e non utilizzato dagli editori del Cours e ancora ar suoi mizr: i contributi critici sana rari 1, gli approfondimenti da fare sono certamente nurnerosi, iI materrale appena edito esige ulteriorr pazienti letture. Inoltre, molto matenale inedito non e stato ancora pubblicamente vagliato da nessuno: quaderru di appunti del corsi di Iinguistica storica, lettere prrvato, 1 manoscritti sugli anagrarnmi e sull'epos germaruco. Studi assai ampl restano da fare per raccogliere e intendere i documenti disponibili circa la biografia e l'opera scientifica di Ferdinand de Saussure.

II presente lavoro, dunque, e insufficrente, E a chi !'ha com piuto tocea solo Ia magra consolazronc di dire che, se rnol tissmu potranno rilevarne molte deficienze e lacune, ben pochi potranno fame l'elenco davvero compieto. La speranza dell'autore, il motivo per CUI, con esitazione, egli 10 licenzra, e che, nonostante ogru diietto, esso possa

riuscire di qualche utilita a coloro che si occupano di linguistica teorica e stones.

Nelle Notieie S1 e cereato di preparare il terreno a chi scrivera una cornpiuta biografia di Saussure: si e cioe cereato di raccogliere e coordinare i dati gia noti (rna spesso dispersi e male accessibili) Circa fa vita pratica e pnvata, gli studi, le relazioni di Saussure; inoltre, grazie alla cortesia di R. Godel, di R. Jakobson e della Bibliotheque di Ginevra ai dati noti s'e aggiunta qualche notizra non nota, e 51 e corretto 0 meglio interpretato qualche dato esistente. Si e poi Iornito qualche cenno sullo sviluppo delle idee teoriche di Saussure dal Memoirc ai tre COTSI di linguistica generate e qualche notizia analitica SUI rapporti tra Saussure e altri studiosi (pp. 3 I 9-34, 347-60): mi auguro con db di poter contribuire a riaccendere I'attenzrone mtorno a studiosi come Kruszewski, Marty, Noreen, vert fratelli spirituali di Saussure, troppo sacrificati nella mernorra del linguisti. Infine per dare una visicne sintetica di questioni che sono poi trattate spesso piu analiticarncnte nel commento, SI e cercato di dare un quadro della fortuna del Cours nei diversi indirizzi della Iingurstic a e nei divers! paesi (PP. 334-46). E da auspicare che speCIe per questa parte vengano segnalate Ie certo numerose lacune, cosiccbe si possa sempre meglio delineare il quadro della immensa fortuna che questa libro ha avuto In ogni terra.

Le note del commento hanno vane finalita, A1cune mirano sernplicemente a integrare, sviluppandoli, riferirnenti ad autori e fatti presenti nel testo. Molte mettono a confronto il testo vuigato con il materials inedito 0 in via di edizione : note autografe, appunti di alunni, lettere di Saussure ecc. E, per 10 piu, il confronto SI lega da un lata all'analisi del lavoro di redazione cornpiuto da Bally e Sechehaye, d'altro lata all'analisi di molte vexatae quaestiones esegetiche e teoriche. Altre note, per storrcizzare il testo di Saussure, cercano di indicame gJi antecedenti nella eultura anteriore 0 nelle sue stesse riflessioni e pubblicazioni, e cercano altresl di mdicare gli sviluppi e i mutamenti di punti di vista mtervenuti tra il 1916 e I nostri giorm.

t Nella preiazrone alia recente edizronc eritica del COHTS Rudolf Engler cita soltanto tre studi che, dopo SM jI957), abbiano rnesso a profitto le lonti manoscrittc: I'articolo di A. Burger gia qUI ncordato, il sagglO d'un grovane e valente studioso italiano, Giorgio Derossi [v, I'clenco delle abhruvrazroni), e I'l»irodllaane alla scmaniica dcllo scrrvcnte, A questo e51guo elenco purtroppo ancora poco 51 pub aggiungere: un lavoro di Herrumann, un Javoro di G. Lepschy sull'arbitrarieta (ma In lavori posterion Lepschy continua a non prendere In consideraeione il pensrero di Saussure alia tuce degJi incditi) e, soprattutto, gJi seritti piu recenti delto stesso Engler. di E. Buyssens e R. Gode! tv., per tutti, le abbrevraziom alia fine del presente volume).

DatoIo stato quanta mal problematieo del testo, il criterio adottato nel tradurlo in italiano non poteva non essere quello della massima aderenza alla struttura dei penodi e al vocabolario dell'originale francese, La fedelta sintattica e stata spinta fino a riprodurre certe mcongruenze della redazione francese nell'uso dei pronomi; e, per il vocabolario, non si e arretrato dinanzi ag1i adattarnenti piil duri come per es. significazione: chi avra la pazlenza di leggere il com-

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mento si rendera conto cne non sarebbe state ragronevole fare altrimenti, certo In questo e forse ancne In altn casi. Per un vocabolo, infine, si e addirittura rmunziaro all'adattamento, e 10 51 e riportato di peso, in corsrvo, nel testa italiano : si tratta di parole. Anche qui Ie possibili traduzioni sono discusse nel commento, e anche In questo caso il traduttore spera che, a conti fatti, avra il ragronato assenso dei letton.

II testa 5U CUI e stata condotta Ia traduztone e quello della stampa 1962; esso tuttavta e stato costantementc confrontato con Ia prrrna edizrone, riprodotta nella pnrna colonna dell'edizrone crrtrca del CLG di Engler, e In nota 51 sono segnalate le variazrom piu sIgnificative introdotte da Bally e Sechehaye net passaggro alle successive edizroni.

All'interno della traduzionc j rinvii di pagrna si riferiscono alla nurnerazrona dell'impagmato italiano, In margine al testo SI sono mdicati 1 numen delle pagrne clell'ongmale trancese (51 avverta cue la paginazrone del CLG e nmasta immutata a partire dalla second a edizrone. e quindi I numen di pagrna margmali si rifenscono a questa o a una qualsiasi delle stampe successive). I nnvii che 5i trovano nelle not izre biograficne e crrtiche e nel commento del curatore si rifenscono mvece alla pagrnazrone del testo francese. I rrchiarnr numerici a esponente chiusi tra parentesi quadre, net teste della traduzrone, rinviano alle note di commento.

Ionia}, i prof. R. Godel (Ginevra), C. Luporrm (Firenze}, Mlle Matthee Marcellesi (Pangi), 1 professori L. E. ROSSI (Roma) e P. Palurnbo (Palermo), la signora Inga Scekina (Mosca), l'arruco Diete Wanner (Svizzera).

La Bibliotheque publique et umversitarre di Ginevra na cortesemente rrsposto a mie richieste circa il fondo saussuriano che essa conserva. Robert Godel mi ha iornito preziosr cniarrmentt. Roman j akobson ha con spirito stoico sublto una mmuta mtervista su numerose question! saussuriane nel corso d'una lunga conversazrone romana.

Piu volte ho potuto discutere con Emilio Garron! delle noztom di sistema e di potenzralita e della parte che esse hanno nella dottnna saussuriana e nella serniologia, con Benedetto Marzullo del rapporto tra analisi strutturale e ricerca filologica: di questi A6yo~ li.yp«rpOt rni sono liberamente avvalso, cosl corne ho rnesso a profitto I'orrnai lunga consuetudine con Giulio Lepschy e Ie sue acute osservaziom a rniei precederrti lavon che toccavano question. saussuriane.

lnfine rrngrazio gli armci LUIgi Ferrara e Raffaele Simone che mi hanno dato il loro aiuto nella revisione della traduzione e del commento.

Alla base del lavoro stanno due tipi di mdagmo: Ia Iet tura del test! ora III via di edizrone e I'csploruzione di una bibliografia molto cstesa e dispersa, 11 prrmo tipo di mdagme non sarebbe stato possibile senza la generosa collabornaronc di Rudot Engler. Per SUO intcrvcnto, I'editore Harrassowitz di Wicsbaden (prcsso il quale appare ora il prnno Iascicolo della edizrone criticn del Cours, e gli altri seguiranno nei prossimt mesi ed anni) sm dat 1064 nu ha conscntito di vcdere e utillzzare lc bozze delled izione Engler. Non credo che casi del genere SIano molto frequent] e mol to grande c qumdi la mra gratltudme.

Nel secondo tipo di mdagme, come ogm altro studioso italiano, rru so no scontrato con il caos delle nostre biblioteche e con la ridicola esiguita del mCZZl a disposizione per Ill, rrcerca e l'acquisto di libri nei nostri istituti. Se In qualche modo iJ lavoro e stato non dim completato rna almeno avviato, do e dovuto all'inte.vento cortese e amtchevole di studiosi italiarn e di vari paesi. In particolare nu 51 consenta di rmgraziare caldamente il dr. F. Albano Leoni [Goteborg), 1 professori J. Balasz (Budapest), E. Benvelllste (Pangi), 1. Crernona (Cambridge), C. De Simone (Ti.ibingen), il dott. W. Dressler (Vienna), anche per cio R. Engler, il dott. Kenncsoukc Ezawa (Co-

La Iezrone ultima di Saussure e quella d'uno storicismo fL£T'em!l"djfLlJ~. Ed e la stessa difficile lezione che puo rrcavarsi dall'opera di Antoruno Pagliaro il quale, quando ancora la cultura e la linguistica italiana seguivano altre strade, na msegnato, sfidando l'isolamento, erie le vie della stona non sana necessariamente quelle dell'inturzromsmo e del rmsticismo, ma possono e devono essere quelle del pazrente esercizro della ragtone, della dimostrazione rigorosa, dello ausdenhen metzscheano. Dunque non soltanto per motivi soggettivi e privati, non sol tanto perche un alunno vorrebbe dar pro va d'affetto al suo professore nell'occasione ormar prossima del suo settantesimo compleanno, rna per motivi cggettivi, per il particotare debito che ia linguistics e gli studio humanitatis italiani hanno verso di lUI, rni sia permesso di dedicare queste ricerche saussuriane ad Antoruno Pagliaro.

TULLIO DE MAURO

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INTRODUZIONE ALLA TERZA EDIZIONE E ADDENDA

p. 30~: F. Braun; uno del due scolari russi che segurrono I corsi pangmi di Saussure era. Braun (Fedor), ne a Saint-Petersbourg le 20 juillet 1862. (Fleury 1965.44): erudite notizie su di lUI, nato e miztalmente vissuto in Russia come germamsta, passato poi a vivere in Gerruarua, dove marl nel 1942, carre slavista e col nome di Fnednch. sana state raccolte da G. Lepschv, Contributo aU'identijicazlOne degli ascoltatori di Saussure a Parigs :

Fedor-Fr.tedrrch Br~un, • Studi e saggi Iinguisticr a, 32. .1969.206-10.

pp. 314-15: studi SUI Nibelu?lgen; come ner quaderni sug1i anagrammi anche in questi TIlS saussurrani vi sana importanti osservazrom d'indole generale; per es, in M«. Jr. 3958/4, pp. 58 di copertina e 1 SI legge it testa che, per I'evidente mteresse, SI pubblica qui:

Esaurita:1 anche la second a edizione. questa nueva si propene a~zltutto di rendere econormcamente piu accessibile questo libra. Xel testa della traduzionc sono stati corretti error: di stampa e sviste : 10 stesso 51 e latto nel commento e nelle norizie. Porche i due ann; mtercorsi sono _stati rrcchi di contributi qUI di seguito 51 nportano parecchi addenda, che varmo riferiti aIle varre pagme delle notrzre e delle note.

_ La legende se compose d'une serie de svmboles dans un sens a. preciscr.

_ Ces symboles, sans qu'ils s'en doutent, sont soumis aux memes

vrcissttudes ct aux memes lois que toutes les autres series de svrnboles, par exemple Jes s\'mboles qui sont les mots de la langue,

_ Ils Iont tout partie de la srmwi()gle _

_ 11 n'v a aucune methode a. supposer que le symbolc doive rester fixe. ru qu'i1 doive varrer indefiniblement, il doit probablement vaner dans certams limite» _

_ L'Iderrtite d'un svmboie ne peut lamais et.e fixee deputs I'instant

ou il est svmbole, c'est-a.-dire verse dans la masse sociale qUI en fixe a. chaque Instant la valeur.

Ains: la rune .- est un • symbole •. Son IDENTITE [semble une chose tellernent tangible, et presque ridicule pour mieux l'assurert consiste en ceci : quelle a la torme Y; qu'elle se lit z; qu'elle est la lettre numerotce nuurieme de l'alphabet; qu'elle est appellee mystiquement zann, aufin quclquetois qu'elle est citee comme premiere du mot.

Au bout de quelque temps: ,. elle est Ia to" de J'alphabet _ .. mais lei deja ELLE commence a. supposer unite, Oil est mamtenant lidentrte? On repond en general par SOUTire, sans communement remarquer la portee philosophique de la chose, qui ne va 11 rren moms que de dire que lou I svmbole, une lOIS Iance dans la circulation - or aucun symbole nexrste que para qlljl est lance dans Iii Circulation - est a. l'instant meme dans I'incapadtc absolue de dire en quOl consrstera son identrte a. I'instant suivant .

("cst dans cet espnt generate que nous abordons une question de legende quelconque. parce que chacun des personnages est un symbole dont on peut voir varier _ exactement comme pOUT la rune - a) le nom, b) Ill. POSItion ViS-a.-VIS des autres - c) le caractere - d) la Ioncnon, les actes - & -, ~l un nom est transpose, il peut s'ensurre qu'une partie des acres sent transposes, et recrproquement, ou que le drame tout entier change par un accident de ce genre.

pp. 285-86; documenti saussurrarn : per nUOVl testt saussurranr (oltre quelli del 4 voll. dell'ed, Engler) clr. qui di seguno gli addenda a p. 314-15 INibelungen sullidentita del simbolo), 315-16 (anagrammi), 339-40 [appunti di rnorfologra ed. da R. Godel),' 346 (traduztone di R Simone degli appunti del 11 corso), 350 [lettere Ascoli-Saussure] , 390 [frammento su expressions, Altn testi sono selezronati nel Lexique de la terminologse saussurtenne di R_ Engler Utrecht-Anversa 1969), La raccolta sistematica della supersnre cornspo~denza di Saussure e urr'esplorazrone attenta del quaderrn di lezroru mdoeuroperstiche, di filologra germamca ecc. sana cornpiti che attendono Ill. filologra saussurrana.

p- 294: il Memoire: se ne occupa volenterosarnente Crrstma Vallini m Proble~l di l1Ie~odo In Ferdinand de Saussure indoeuropeista, • Studi e saggl linguistrci • <}, 1969 (estratto di pp. R4).

p. 299: Whitney e Saussure : che I'influenza del pnmo sul secondo nsalga agli anru di Lipsia e ora, con la consueta probita, rrconosciutq anche da R, Godel, • Journal de Geneve. Samcdi Iitterarre e 110 [Il-l~ rnaggro I <}oR).Lf'

X_XlV

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pp. 315-16: gJi anagrarnrni : la questione non ha cessato di sollecitare Ie attenzrorn soprattutto dei critic I letteran: ]. Starobinski ha continuato nella benemerita attrvita di render pubbliche note di S. In proposito, in due articoli Les mots SOleS les mots: textes inedits des cahiers d'anagrammes de Ferdinand de Salessure, In To Honor Roman Jakobson. Essays on the occasIon of his Seventietll Birthdav, L' Aja-Parrgs 1967, pp. 1906-17. Le nom cache .. Testes mtdits extraits des cahiers d'anagrammes de F.d.S., In L'a7lalisidellinguagglO teotogico : if nome di Dio, Rorna 1969, pp. 55-70. Dar dati raccolti da Starobinski e dar ricordi di L. Gautier, allievo In quegli anni assai vicmo a S. tcfr, pp. 312, 321, 325), sernbra che la ricerca sugli anagrammi si sia protratta anche oltre I'estate del 1908: • L'etude des versificateurs latins rnodernes le condursit ;i s'interesser aux laureats du Certamen Hoefitianum de l'Acaderrue de Amsterdam.· II etudia de pres Ies poemes latins de Giovanni Pascoli, plusieurs fois couronne it ce concours: ces textes pararssent nettement recourir au precede de l'hypogramme. A una date que M. Leopold Gautier situe vers la fin de J908, Saussure ecrrvit a Pascali pour lui demander s'Il avait utilise consciemment cette methode de composition. La lettre derneura sans reponse, Saussure prit Ie silence de Pascali pour un desaveu et abandonna les angrammes t. Nel por;e fine aile ricerche piu che le reticenze di Meillet avrebbe pesato il silenzio del Pasccli : su cib msrste anche A. Rossi, Gli anagrammi di Saussure: Poliziano, Bach e Pascali, • Paragone-Letteratura s 19. Ig68.1I3-27, in un articolo In cui, come ghl.. SI rilevava dai testi e dalle osscrvaziom di Starobinski 1964.254 sgg., 51 sottolinea che l'Idea della. consecutivite t e linearita del segm Jinguistici trova le prime attestazioni net quaderru sugli anagrarnrm.

pp. 336-37: fortuna di Saussure In Francia: sulla • crrcospcztonc s di Meillet nei contronti del CLG, sull'incomprenslOne di Saussure da parte di . meilletttani ' come J. Vendryes, M. Cohen, Ill. Lejeune, sui lento accastamento di E. Benveniste a • une appreciation pletne et positive de la pensee saussurienna s, efr. G. Mourun, Saussure ou Ie structuralists sans Ie saVOlr, Pangi 1968, pp. 76-7R: per osservazroru su C. Levi-Strauss e sugli "a-peu-pres journalistiques ' di R. Barthes, lVI, pp. 79-83.

p. 339; Saussure e Bloomfield: In realta il CLG figura nella bibliografia di Language, s. v. DE SAUSSURE; I'errore (indicatomi gia gentilmente da E. Coseriu) e segnalato anche da una lettera pnvata di R. Jakobson, che aggiunge un'importante testimonianza:

• You committed the same European mistake as Sornmertelt In his review of Bloomfield's Language. Saussure IS quoted In the list of Bloomfield's reterences.!.... but m the Arnerrcan way, under f) (de Saussure), By the way, In a conversation with me. Bloomfield mentioned, among the four or five works which had the greatest influence on him. Just Saussure's c;,ours. (let tera del 4.3.1968).

pp. 339-40: Saussure tra gli anglotorn : un prezioso strumento, negli USA (e anche Iuori, ovviamente) e A Geneva School Reader In Linguistics, ed. R. Godel, Bloommgton t969 (dove e da segnalare l'edizione dell'mtroduzrone a un corso di rnortologia tenuto da Saussure prob, nel 1894). Come nota autorevolmente Paul L. Garvin, Moderation In Linguistic Theorv, • Language SCIences. 9. 1970, pp. 1-5, a p. I. la lingurstica americana e passata da un estremisrno all'altro: e se ien, in nome della modernita, Saussure veniva ignorato 0 respmto rronrcarnente come rnentalista e non bloornfieldiano, Oggl, sempre In nome della modernita, tende .ad essere ignorato 0 respmto iromcamente come non chornskrano. Che Chomsky abbia preso ie mosse da una revrviscenza In lui. bloomfieldiano per torrnazrone e per diversi persistent! aspetti teorrci lefr, K. V. Teeter, In • Language SCiences. 7. 1969.1 sgg.). di una problematica saussurrana, pare mdubbio: err. Ie analisi di cio In :\. Ruwet , l ntroductum Ii la grammaare generative. Parigi 1967. e F. Antinucci. l ntroauzione a X. Chomsky, Le strutiure della s~ntassl, Ban 1970. Ancor piu di quest! suoi esegeti (PUT sempre preoccupati di sottolineare l'orrgmalita del caposcuola, pruttosto che la sua ambrentazione stortco-teorrca], e talora esplicito In proposito 10 stesso Chomsky, Si veda ad esempio l'Introduzrone al sagglO Formal Properties of Grammars. cap, XII di Handbook of Mathematica! Psvchology, ed. R. D. Luce, R.R. Bush. E. Galanter. Xew York 1963, trad. ital, m L'analisi formale de! iinguaggio. Torma 1969. pp. r6c)"l86, dove Chomsky scrrve (pp. 174-175 della trad. ital.}: • In un'opera che ha maugurato I'eta moderna della studio del linguaggio. Ferdinand de Sallssure fece una pnma fondamentale distmzione tra cib che egli chiarnava langue e parole. La prima e il sistema grarnrnaticale e semantico rappresentato nel cervello del parlante; Ia seconda e I'effettiva errussione acustica dai SUOI orgam vocali e I'unnusSlone nelle sue orecchie ... Altriaspetti dello studio del linguaggio possono essere affrontati senamente 501 tanto In base a una descrtzrone della , .. langue. Que s toe lip u n t "

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xx\"u

d i v 1St age n era I e sol t u s tan t e a I I a v 0 r 0 ~. h " qUI C I I n t ere s s a Talvolta e statu crrucato - e persmu respinto In blocco - come' ruentalistjcu Tut tavia, I car g n . m e n t a z r o n i c h e so no state a v a n z a t e a dife sad i que 5 t a val uta z Ion c neg a t I V a d I.' I . I' 0 r i e n t a m e n to sa u s sur I a nod I f 0 n d o nun s e m bra n 0 pre 0 c cup an t 1 . La nostra dtscussione s[ discosta In due modi da una rsgorosa concezione saU5Sunana. In prrmo luogo, non dicrarno nulla del lato semantrco della langue f palese elcmento di continuita col bloomfieldismnt, In secondo luogo, ... la langue deve essere rappresentata 'come un processo generativo basato su regole rrcorsive, Sernbra che Saussure considerasse la langue come un deposito di segni . " DI conseguenza, egli ... fu costretto a concludere che la formazione di frasi e tondamentalmente una questione di parole piuttosto che di langue [ma cfr. m proposito qlt! fa n. 251). Purtroppo la benefica mfiuem:a di Saussure su Chomsky, almeno finora (10 studioso arnericano e ancora relativamente grovanc), non 51 e spmta fino a fargli percepire la indispensabilita del rifenmento al senso e della costruzione d'una teona del srgnificato ai fini d'una cornpleta analisi forrnale della competenza del parlante e della smtassj di una lingua; ne gli ha fatto avvertire l'esrgenza d'una prospettiva senuologrca generale entro cui collocare la teorra della lingua. Una larga e penetrante ut ilizzazione delle teorre di Saussure 51 ha, oltre che In quello del Robins (ora tradotto m italiano, Ban 1969], nell'eccellente manu ale di J Lyons, l ntroducuon to T'henrettca] Linguistics, Cambridge 1968 (in corso di starnpa la trad. ita!., Ban 1970).

p. 346: Saussure in Italia : ~ rozzo e grossolano • e. a grudizro di unr del piu autorevoli linguisti rtaliaru, il Cours di F. de Saussure Nella rivrsta • Paidera t Y. Pisam.iscrrvcva tProfilo storico della iingUlstica moderna, .P. 2l, 1966: pp. 297'3011, a pp. 297-9HI: t A qualcuno di nOI la posizione prernmente data ~da I.el'ol'l al de Saussure .. " pub apparire eccessiva e m certo mudo talsatrrce della prospettiva. l .. ] E qui vorrei anche rrcordare it grudizio dato, rm pare, da Cl'OCC (rna non riesco a ritrovar dove) sul Cours, come di un libra rozzo e grossolano t. Non vogliamo qUI discutere Ie opmrom della studioso di Milano, rna solo esarmnare un asperto del problema del rapports Croce-Saussure.

II Croce ebbe certamente notizra dell'csistcnza di. Saussure.

E ben vero che nel ncco indice di L'. editio ne varietur I delle opere di B,C. (Xapoli u)60) del cornpianto Fausto Xicolim il nome di Saussure non compare mal. Tut.tavia molti ricordano che Saussure e stato menzionato almena una volta dal grande filosofo napoletano, e precisamente nella recensrone al Iibro di G. Nenciom [Ldealismo e realismo nella sClenza del iinguagt:lO, Firenze 1946). che, mtitolata Sutla natura e i'UjfiClO della lingu»: stfca, apparve dappnma net I Quaderm della Critica 1 6, 1946, 33-37, pOI m Letture di poeu, Ban 1950, 247'51. In ossa SI legge Ii Quad. I, p. 34): • II senso di ' ridenti ' e . fuggltlvt ' non e reso da nessun vocabolario, perche 51 trova solarnente In quel verso e In quella canzone del Leopardi. Cli) arnrnesso per pacifico, ne consegue che ogni indagme della smgola parola, della 'langue en elle-rneme et pour elle-rnerne ' (come dice il De Saussure e il Xencioru rrpete] , non riguardera l'espressione Iantastica, musicale e poetic a che e l'unica realta del linguaggio, rna qualcosa che non e il llnguaggio, e che e fuon del linguaggio. e che c altro dal linguagglO.! . c] Che cosa sono dunque I smgoli vocaboli. oggctto di tali In vestigazroni? 'Parole', a dire proprtamente. Ito. l) tali sol tanto per modo di dire corrente. l "J Ho propostu. ,. rrpropongo. di chiamarh 'segm segm tonier. rmrmct, grnfici {) rornbmatr tra loro, 0 come altro SI enumermo e classifichino e .

Hate It, esprcssrorn usate m questo testo crocrano, la menzrone di 'iaussure ha tutta l'arra d 'esser latta di seconda ruano. Dov'e €Iunque il passo che il Pisani rrcorda rna non sa dir dove e? Sfogliando gli mdici del vol~ml crociarn. 51 trova un altro riferrmento a Saussure. In una nota di non molto postenore at 1932, viene rrportato un duro grudizio che Leo Spitzer, In occasior.e della pubblicazione della Silloge lingulsllCa., Ascoli (Torino 1929), aveva dato (in. Indogerrnanische Forschungen s 50, 1932.

p. 342: Paesi di lingua spagnola : larga utilizzazrone d. :-.aUS5ure ,. teone di derrvazrone saussurrana nei monumentale rnanuale di F. Rodnguez . Adrados, Lmgidstica estructural, 2 \'011., :\fadnd I969·

pp. 342, 362: Saussure net paesi di lingua tenesca : !Hgnificati\'a I'apparrzione di una seconda edizrone della trad tedesca (!t'l Cl.t ; (0 2. Aufl. mit neuern l{eg[ster und emem :'\achwort von Peter von Polenz q. Bertino 1967.

pp. 344-45: Saussure e I Pragbesi: sottolinea le ditferenze teoru.hc ed eplstemologlC;he, It' disconnnurta tra Saussure e j aknbsnn ,. Trubeckoj F. Lo Piparo. Saussure e 10 strutturalismo praiihrs», • Annali della Facolta di :'Ilaglstero di Palerrno ». 1<)70.

XX\'l!I

XXIX

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147'531 della linguisuca italiana. A dire dello Spitzer. dopo I'Ascoli la linguistica italiana non ave va prodotto (a parte Ie teone di Crocej.mcnte di importante e nuovo, come era mvece avvenuto In RUSSia con Trubeckoi e Jakobson, m ' Francia ' con Saussure e Mci llet ecc. Croce cita le parole dello Spitzer e, con esse, il nome di Sa ussure (Paglne sparse, vol. II, Ban 1960, p. 395i

Se si pensa al fatto r he nella biblioteca di Croce {come risulta da un accertamcnto cortesernente svoltovr nel 1967 dal dott. Piero Craveri) il CI.G parrebbe non esser mai esistitc. si sarebbe tentati di escludere che il passo crociano ramrnentato dai nostro Pisani sra mal esrstito. E ruttavra il passo esiste [ed e stato reperito da un valente st.udioso helga. M. Deneckere, che sta prt:'· parando un seno lavoro sulle Idee lingurstichc del Croce). Si tratta della recensrone alia pnma edizione della traduzione Irancese dei fortunate libro di \V. yon Wartburg, Problemas et methodes de la lingsnstiqu« (. Quade'll! della Critica • 8, 1947, pp. ilo- 8l, fist. In Nuoue pagvne sparse, II. Metodologia storiografica Osservaztom Sll libri nUOVI, Napoli 1949).

Parlando del volume del Wartburg, il Croce scrivcva :

l' en-uno mccssantcrrn-nte parole c linguaggio ... <.\ questa ens ralio,us la llJ/;:ua] cornsponde una realfa che' e appunto iI fine per it quale esso III fo)(giato, dapprrmn didascalico-estetrco e pOl di mtcrpretasrone storica, ~"'e dr-l varro s~ns" delle parole e delle altre fonne del dire; cose CUI a volta a voltu SI rifr-rrsccno la storm del costume 0 la storm della crvilta. Ma questa coneIusionc •• preclusa al ltngutsta, e il Saussure, che ha posto la lingua conu- il iutto l'ssl'nzial,' e pnmano e il hnguagfJ10 come tuggevole .} secondario, ha anrhe, ron part r 0 z Z e z Z a. 0 ! n n 0 c e n z a log I c a , stabilitn urv'assolut a distmzione tra smcrorua e .diacroma del linguaggro, srrnuttancita e :<U';""s5;one, descrrzioru- del presente lingurstrco e storia del I'assato: quando gia da quaranta e pi!'! anm I'intelligente tinguista Hermann Paul aveva ammonito che 10 studio della lingua e sempre studio storrco (PI'. ;'1 I I c

10 10 prendo 10 escmplO e conferma di cio che ho scntto SUI concetti della Lingurstica, the sono deboli e contusi presso , Iingurstr, :vii restrmgo aile pagme mtroduttrvc. r I Pag. 6: • Nous operons avec Saussure une distmctron severe entre 111 i 11 n g u e d'une part et Ie I a n gag e , la parole de l'autre part. La langue cst un j a its 0 c I a I, la parole est un fait In d i v I due 1. La langue comprend tout cc qu'il ,. a d' e s - 5 e n tie l , elle constitue un ~. 11 S t e to u t : Ia parotc, elle, se borne a evoquer u net a i b I epa r tie de cot ensemble dont elle 5'" sert pour reprodurre un contenu de conscience mom e n tan c ct s t ric t e ' men tin d i v I due i., Le sottolincature sono mie. Cosicche j'uomo cne parla non creerebbe ii linguaggro, rna ne trasterirebbe quaiche pezzo cia una massa esrstente IUOTl di lUI; e creata da chi? Forse dalla socreth? E la secreta non 51 compone d'individui? :-.ra I'autore (Pp. 4-5) aveva giil. messn la parola alle dipendenzc delhi. socret a, con questa. sentenea : • La parole, 51 nous Iaisons provisorrement abstraction du monologue, presuppose au moms deux pcrsonnes s ; e con qucll'lntercaiato • se * Sl riduceva a dire: la parola, se sl ta astrazrone dai monorogo, non e monoiogo rna dialogo ... Ora, all'autore, che e un Iingutsta e non ha la capacita e Ia pratrca 111050flea dell'analisl del concettl, non cade In mente di domandare che cosa Sla, do,'e stla, come 51a na.ta, da chi sla stata c,eata questa lingua da CUI; par· lantl prenderebbero quaiche pezzetto tuggevolmente. Se Sl fosse latta questa domanda, se aveS5e segUito da\'vero questa ,ndagme, sarcbbe eli ncccssita pervenuto alla conseguenza che la lingua non e altro che un ~"s raitOlIlS, loggiato dal grammattcl, e che sola reaita sono gil mdi\'idul che parlano

11 Pisani aveva dunque raglone nel rammentare, sia pur vagamente. 11n negatrvo giudizro di Croce circa Saussure. Si notera peril. per esatrezza, che il Saussure criticato dai Croce e quello nutogh attraverso \V. von Wartburg, e il Saussure della vulgata saussurrana, piuttusto che il Saussure autentico del CLG, libro che il Croce pare non aver mai letto.

Xei tre anru intercorsi tra la pnma edizione di questa commento c oggr, SI pu» In complesso osservare un notevole avanzanu-nto della conoscenza e della presen7.<l di Saussure In Italia. 'l'ra gli episudi pin srgnificanvi rammenreremo Ie recensiom dedicute alledizrone critica di R Engler da C. Segre, • Strumenti cnt ici s I, 1967.4,H-.i1, 3. 1969.58 te di C. Segre e forte l'interesse seuuologrco. ancorato a una problematrca di ascendenza saussurrana : ctr. l segni. f lei crittca. Fra strutturalismo e semI ologia , Tormo 1969, pp. 37, 3il, 45. 61. tu; 64, 69f, \ '. Pisani .• Paideia s 13, I <}68.375-77, G. Lepschy. • Studi e saggt lingusstrci • 9, 1969. 116-18; la pubblicazione di estratti del secondo corso di linguishea genera Ie a cura di :R> Simone, .ll cannoccluale s, n ,5., nn. 5-9, pp. 1,'},'}-71 (ivi 51 annuncia una integrate traduzrone degli appunti del secondo corso, prcsso I'ed. L'baldim di Rorna}: la crescente utilizzazrone di Saussure da parte di studios. di estettca e filosofia (I{. Barilli, G. Derossr, E. Garrom. E. :\Ielandn. G. Morpurgo Tagiiabue, Fe ROSSI Landi ecc.r ; l'eccellente u tilizzazrone di Saussure. alia luce degJi studi piil ft't:t'ntl, In lavon di carattere IstituzlOnale (dOVUtl a glO\"anl e glO\'amsslml studiosi] come G. Cadorna, LingUlstica gem:rale, Roma 1909. R Simone. Piccoio dizlonano della linguis/lca moderna, Tonno 1969, A> Van-aro, Siona, problum e metodi della linl1ulsilca romanZG. nuova edizlOne, :;\apoli 1968. Ed e mteressante chc tra 1 chomsklant ltaliani piil

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giovaru la lezione di Saussure [e Hjelmslev) stenti ad andare perduta: efr. la Lntroduztone di F. Antinucci (PP. VII-XXXI) a N. Chomsky. Le strutture della Slntassi, Ban 1970. La .asaUSSUFtsmo s cronlco della linguistica italiana ha orrnar 1 giorru contati?

pp. 347-48: la semio!ogia di Agostino: ctr. ora su tale argomento il precise lavoro di R. Simone, Sennologia agostimana, • La eu]. tura s 7, 1969.88-117.

p. 350: Gabelentz e l'originalita di Saussure : • a une exception pres. on Ignore Ja parente tres etroite existant entre les Idees de F. de Saussure et celles de Gabelentz " scrrve E. Coserru, p. 75 del suo articolo Georg Gabelents et la linguIstlqf4c synchronique, • Word • 23, 1967.74-100; l'eccezrone sarebbe la disrmzrone tra langue e parole di Cut avevano scorto la derivazrone da Gabelentz gia L. Spitzer, Aufsdtze zur romamschen Syntax und Stylistih, Halle I918, p. 345 e Iordan. Purtroppo al Coserru e sfuggito che altri. oltre Spitzer e Iordan, avevano constatato la rnedesirna parentela (v. p. 350) e, soprattutto, e sfuggito che, con diversa penetrazione e intelligenza, L. Hjelmslev, fin dal 1928, aveva individuate la parentela tra Saussure e Gabelentz (rna anche Steinthal e Humboldt) nella distmzrone tra for mae s 0 s tan z a, che e la matrrce analitica, il teorema base di cui la distinztone langueparole e semplice corollarto [v. p. 350). Xaturaimente, al Coserru non sfugge la radicale diversita di impranto tra CLG e Sprachunssenschaft: • Saussure est beaucoup plus systematique que Gabelentz ... AUS51 n'arrive-t-il [Gabelent.:r] pas .aux conclusions que Saussure tire de certaines premisses identiques 0 u pre s que [spaztato mio). Deuxiemement, S. . definit presque toujours explicitement les notions essentielles de son systerne, Gabelentz, au contraire, se limite souvent a empioyer des distinctions deja reconnues par l'usage lingutstique allemand ... Mais, surtout, il manque a Gabelentz la notion precise de Ionctionnalite et d'opposition.. II ne parvtent pas a Ia notion d'opposition distinctive. On ne trouve rren chez Gabelentz qUI puisse etre compare a la seconde partie du CLG (lingurstique synchromque) et, en particuller. au chapitre sur les identites et les valeurs lingursttque. .• (p. 91); .On concedera que les idees de Gabelentz ne restent pas sans modifications chez Saussure. Ce qui en Gabelentz n'etait souvent qu'intuition ou merne. parfors, observation margmale devient chez Saussure these explicitement formulee, partie d'un systeme ...• {p. 99). Con questi asserti Coseriu segna la difierenza di statura tra Gabelentz e Saussure: da una parte un egre-

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gio studioso come Gabelentz, che si rendeva conto con molto buon sense delle difierenze tra patnrnomo collettivo e .uso lingUlstico mdividuale, ·tra descnzione d'una lingua in una certa fase e descrrzrone dello sviluppo di tale lingua, tra stona delle forme e funziom d'una lingua e stona della cultura e della civilta (distinziom ben presenti m tanti altri studiosi deU'Ottocento Invocati come precurson di Saussure : v. pp. 347-55); dall'altra parte l'uorno di genlo che, con ben pochi altri (Peirce, Xoreen), adempie ana necessita d 'una sistemazrone formale di CIO che I rmgliori studiosi avevano avvertito come esigenza mtuitiva, e trasforma il buon sense m scienza. Sernbra pertanto non giustificata l'utilizeazroue che degli studi di Coseriu viene fatta da V. Pisani, rec. a questa commento, • Paideia » 22, 1967.377-78, n. 3, quando scrrve che • tra questi Ieticismi saussuriam ... c'e I'assegnazione a lut [a Saussuye), come mventore, di teorie che 51 trovavano gia nel Gabelentz e che il Iinguista gmevrino ha Iatto sue: efr. E. Cosenu, G. v. d. Gab. et la lingusstique synchronsque, da apparire nei Melanges Martinet, che ho potuto vedere in rnanoscritto •. A ogrn modo, sui rapporti Saussure·Gabelentz, pnma di Coseriu, e dopa Hjelrnslev e altrr, hanna specificamente richiamato l'attenzlOne gli Zwirner e Rensch (p. 350). In proposito, con equilibno e precisione, R. Godel cosl ha scritto (F. de Saussure et les debuts de fa linguistique moderns, in Semalne d'etudes Geneve 1937, Aarau 1967, pp. 1I5-24, a pp. 1I6-17): «Parmi ses precurseurs a. cet egard [smcronla-diacroma], on a parfois cite G. von der Gabelentz. L'an dermer encore, dans Ie revue Phoneilea, un certam R. H. Rensch a fait remarquer que dans son livre, Die Sprachunssenschaft ecc., von der Gabeientz avait separe et oppose 'avant Saussure' die spraclrgeschiclrtliche et die etnzelsprachlich» Forschung, On peut d'ailleurs signaler d'autres concordances. Saussure ... ne l'a jamais cite: et, dans une note de 1894 [ctr. SM 33] it ecrit qu'il a acquis depuis de nornbreuses annees la convmction que la Imguistique est une science double [c'est-adire synchromque et diachromque), ce qUI serait un mensonge s'il avait PrIS cette idee dans un livres a peme trois ans auparavant [in effett«, cjr. qUI, a pp. 297, 298, 304, le testimonsanze CIrca le asserZlOnI della differensa tra lingusstica statica ed evoiuttva 7'lsalent: al Mernoire, alia test e atle iUlonl parlglne del 1881, • ce qUI enleve presque tout son interet au probleme des sources », secondo G. Moumn, Saussure ou le structuraliste sans le savotr, Parrgi 1968, p. 46). Dans ce cas et dans d'autres, on dolt se borner a constatec une concordance de vues, sans parler d'infiuence au

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de dependance. Saussure etait d'ailteurs tres scrupuleux sur ce pomt: iI n'a pas revendique la priorite pour la decouverte, qu'il avait fait avant Brugman, de' la nasale sonante, il a souvent reconnu sa dette a l'egard du linguiste arnericam W. D. Whitney, et marque une esttme particuliere pour les Iinguistes de l'ecole de Kazan, Baudoum de Courtenay et Kruszewski •. In verita piu che da presunti • Ieticismi s, la questions delle • fonti 0 d; Saussure pare vrzrata dal credere che I'originalita di Saussure stia nell'enuntiazione di questo 0 quel particolare punto di vista, un credere che non e certo da condividere. Saussure stesso, nella conversazionc con Riedlinger del 19.1.1909 qui nportata [p. 3;;10). autonzza a rifiutarlo dicendo: • La theorie doit etre un systeme aussi serre que la langue. La est Ie point difficile, car ce n'est rien de poser a la SUite l'une de I'autre des affirmations, des vues sur la langue; let 0 ute s tIe coo r don n ere n s y s _ tern e •. Ancora una volta dobbiamo al fine Spirito meditativo di R. Godel aver sceverato ed espresso meglio di tutti il sense, il movimento profondo del pensrero di Saussure : • On est en droit de parler d'une linguist.ique saussunenne. Si cette linguistique s'Insere dans un courant didees dont Whitney et Winteler sont les premiers temoins, elle n'est pas moins crigtnale. Plus que tout autre, Saussure a eu Ie SOUCI d'approfondir les problernes, de degager les princtpcs d'une veritable science du lang,age, non subordonnee a la psychologie tu bornee a I'etude histcrrqua, et d'ordonner ces prrncrpes en une aXlOmatique rigoureuse. Ces preoccupations sont celles d'un esprit philosophique. . •.

cese. Risponde cosi, e con molta afiezione, aile mterrogaziom che 10 aveva avventurato, senza sapere a qual persona rm dovessi nvoigere. 1:: egli 10 stesso [De (agglunta)] Saussure che msegna a Pangi?. l\.Ientre A. sernbra aver conosciuto S. solo nei 1894, S. conosceva per lama e arnmrrava il linguista italiano sm dai tempi del J"Ulllolre.

pp. 361-6;;1: il catalogo della biblioteca di Saussure non contiene I'elenco di tutti! libri efiettivamente posseduti da Saussure e restatim possesso della biblioteca di Ginevra: come cortesemente nu mforma R. Godel, alcuni libn (recant! il trrnbro della biblioteca di Saussure) sono passati nella biblioteca di Ch. Bally e con altri librt di Bally sene pOI entran nel patrrmorno dena biblioteca umversitarra di Ginevra: sarebbe qumdi utile una piccola ricerca che appurasse quali sono I volurni in questa situazione, in modo da mtegrare quanto sapplamo dai catalogo del rondo Saussure e -ricostrurre meglio la fisionorrua della biblioteca Saussure ; Ia quest tone i: partrcolarrnente rilevante per la Sprachunssenscbaft di Gabelentz: I'edizione del 1891 (collocazrone FL 12076) Iu efiettivamente posseduta da Saussure, e paSSD pol tra I librs di Bally.

pp. 379-80, n. 40: matiere e objet: un dott Berke Vardar, di Istanbul, m una irritata lettera alia. Qumzaine lit teraire s n. 57, 16-30 sett. 1968, purtroppo senza conoscere gli argomentJ a sostegno dell'interpretazrone qUI proposta, rna conoscendone solo la schematica conclusione [attraverso uri'Intervista della stessa • Qutnzame » n. 51, 15-31 maggio 1968), rifiuta J'interpretazrone stessa; a suo aVV1SO occorre senza dubbio • restituer a ce terme ~objetJ son sens moms revolutionnarre . . qUI a eu cours jusqu'a nos Jours parmi tous ceux qUI ont etudie Ie Iondateur de la linguistique·moderne 0, col nsultato di vedere m Saussure uno studioso esclusrvrsta, pnvo d'interesse per tutte le manitestazroru linguistiche che non siano it sistema Iingursttco, e, naturalmente, uno studioso che 51 contraddice, sottolineando, lUI presunto esclusiVIsta, I'importanza dellaJingurstica estern a , it prrrnato della durata, I'interesse della parole ecc., che e, m effettr. non solo a Istanbul. l'immagme di Saussure vezzeggrata 0 aborrita • parmi tous 10- quasi] ceux qU1 ont etudie ecc.'. Xon adenscono 011 rifiuto del Vardar, rna all'interprerazione qUI proposta 1. Baumer, CFS 24, 1968.88-89 (che nporta la dlstmzrone fra matier« e objet alia distinzrone scolastica tra objectum materiaie e objectum [ormalev, R. Engler, rec. a qucsto cornrnento. • Vox Romaruca s 1969.

p. 350: Ascoli-Saussure : per I rapporti personali tra I due cfr. Ie tre lettere di Saussure a Ascoli, e la lettera di Ascoli a Saussure datate 15.10,1894, ;;13.10.1894, 14.3.1895 e, prob., dicembre 1894: originate dal congressn degli onentalisti di Ginevra, di CUI S. Iu segretano (p, 313), e accompagnanti un cortese scarnbio di ritratti : cfr. D. Gazdaru, COI'"espondencta F.d.S .• G.I.A., in Coniroversias y dooumentos lil1giUslicos, La Plata 1967, pp. 179-94. Tra Ie carte De Gubernatis nella B. Xaz. di Firenze A. Prosdoemu segnala cortesemente una lettera di G. I. Ascoli al De Gubernatls, del 13.8.1894, in CUI Sl legge i , n ;;16 saro a Milano, dande VI nscrivero, rna terno di non peter giungere a Ginevra se non il 3·· II [segret, De (agglunta sOlJrapposta)] Saussure mi scrrve, esser probabile, rna non stcura, la costiluzione della sezione linguistica, e la lingua italiana esser tra le officlali del Congresso, rna che in fondo gradiranno se parleremo III tedesco 0 m fran.

)GXXIV

xxx\'

p. 16 dell'estratto, R. Godel, Theone de la pll1'a,e, in La stntassi, At/I del II I conuegno della Societe di Linguistica l taliana, Roma 1970, pp. It -41, a p. 48, n. 25.

una corretta prospettiva saussuriana. Ma chi dichiara di accettare tale prospettiva, chi accetta le eiaboraziom e mterconnessrom di concetti che l'interpretazrone qui difesa propone (e propane, sara bene npetere, non mventandoie, rna mettendo a frutto l'anterrore lavoro di Godel, Hjelrnslev, Martinet, Prieto) non 51 vede come p05sa pOI nel medesrmo tempo assenre che ~ De Mauro attache trop d'importance au caractere arhitrarre du signe » (COS1, consentendo a Mounin, op. cit., p. 51, 1. Baumer, rec, il., p. 90, e a Baumer consente Engler, rec, cit., n. 25)·

pp. 390 n. 68, p. 416 n. 139: parole e expressIon: almena qualcne volta Saussure ha usato il terrnme expression per design are I'atto di parole e /0 i1 suo rrsultato : ad es., m un appunto per i.eZlOnl del III corso su s arbitrarre absolu et arbitraire relatif », nel terzo foglio, non numerato, 51 legge: 0 Obs, - Base entre autres chases de toute etude l'expression, compns. etude des significations. Xaturaimente expression ha valorr anche pin generrcr, divergenti da questo : allude talora al slgnifiant 0 alia traduzrone del pensiero in segno lingurstico: efr. R. Engler, Lexique de fa terminologIC sallssurienne, Utrecht-Anversa 1968, S.V., dove e Iorse troppo ngida la conclusicne : • Il-ne faut pas voir dans expressio« le sens de parole m d'execution •.

pp. 385-89, n. 6s: la collocazrone Iormale dei prrncipio dell'arbitratre du StC,te: secondo G. Moumn, Saussure au le structuralisie SG1IS le SaVOIY, Pangi 1968, p. 52 l'interpretazrone che questa commento da del CLG «a bien rnontre que la theorre du slgne commande la notion de systerne (Corso, pp. 333-334) qUI commande celle d'etat de langue, done celle de syncrorne et de diachrorne s ; anche R. Engler, rec. a questo commento, • Vox Rornamca , 1969, estratto di pp. 19, accetta, con pieno consenso, • die Betonung des abstrahierenden und tormalen Charakters der saussureschen Sprachwrssenschatt 0, e agglUnge che la presente • Interpretation hat den Charakter emer Offnung , (p. 12 dell'estratto, e dr. anche la conclusrone della recensionej ; anphe 1. Baumer, rec. in CFS 24, 1968.85-94 a p. 91 asserisce • il est inderuable que, , . De 1Iauro .. reussit 11 donner une Idee plus exacte de I'Interpenetration de la diachrorue et de la synchronie s. Ora, alia base di questa mterpretaaioned'insrcms del CLG sta il principio dell'arbitraneta, 0 meglio I'interpretazione che qui (suJla scorta -di Gode! SM, di Hjelmslev, :'olartinet 1957 e Prieto 1964) ne e stata data. I caratteri di questa nostra mterpretazrone che paiono positivi a 1Iounln, Engler e Baumer dipendono direttamente dalla collocazrone che questa mterpretazrone conterrsce al prmcrpio dell'arbitrarieta, collocazrone che, come Saussure stesso ha scritto, e quella di • pnrno pnnclplo t. Come ~('i commento e nellintroduzrone [pp. X-XIV) SI e moatrato, la nozrone di lingua come for m a, I'interconnessione della lingua COSI mtesa con le nozrorn di idiosincronia e diacronia, il carattere creative della lingua. l'acqursrzione della linguistica a quella prospettiva serniologrca generals che oggl iI chomskismo (proprro perche largamente ignaro del problerni dell'identita e arbitrarreta dei segm) ha fatto di nuevo dirnerrticare a tanti culton di lingurstica, sono altrettante elaborazl~ni di concetti e connessiom di concern che dipendono In ultima analisi dal posto e daU'interpretazione del pnnClplO dell'arbitraneta. Benmteso, tali concerti e connessiorn di concetti si possono ignorare 0 addirittura irndere come tacevano

! linguisti sedicenti storici 6 tanno I piu rozzt tra j chornskiam (non sernpre Chomsky, che, come )lan.: non era marxista, non

e chomskiano). La realta del Iinguaggto e abbastanza complessa per CUI possono tornare utili anche ncerche condotte [uort di

p. 392 n. 69: apprendimento della lingua; S. non ebbe certamente una teorra specifica dell'apprendimento linguistico : tuttavia vale la pena di osservare che, poiche a monte della capacrta di usare una lingua storrconaturale sta per lUI la duplice capacita di discrrrninare e raggruppare sensi in srgnificati ed esecuzroru foniche In significanti, associando gJi urn e gli altri (v. la n. 56 a p. 384), il CLG, In Iatto di teoria dell'apprendimento linguistico, e consono piuttosto con le posiztom di J. Piaget (citato gia alia n. 56) che con POSIZIOni comportamentrstiche e assocrazionistrche. Da cio la iarga ut.ilizzabilita delle tesi saussuriane nell'ambito degli studi recent! sulla teona delL'apprendimento: efr. G. Francescato, 1/ linguaggio infantile. Strutturazione e apprendinu:ntQ, Tormo 1970, pp. 25, 26, 78-79, 107, 109-11, 113, 114, 119. 192, 195·

P: 402: filiazrone Kruszewski-Baudoum-Trubeckoj: R. Jakobson (lettera prrvata del 4.3.1968) agglUf.lge un'importante testirnomanza personale : • Trubetzkov's acquamtance with Baudouin's ideas .-S "en' late and likewrse with Saussure. I must confess that the earlv influence of Saussunan and Baudoin's, or rather, Shcherba's, news were received bv Trubetzkov through me. On the depen-

xxxvi

xxxvn

dence of my conception and term 'phonology' (then accepted by Trubetzkoy and Prague Circle) from Sechehaye's ProgrammE' et msthodes, see my review of van Wijk's Phonologv, reprinted in my SW, vol. I t.

pp. 440-42 n. 231: SetISO, slgnijica::i'one e sienificato, G. Derossr, fee. a questa commento, • II pensiero s n. 3, 1968, pp. 327-30, rile\'a la problematicita della nozrone di • 51gnificazione .; in tutta 101 questione non va dimenticato che, mentre in italiano significato e il vocabolo corrente e significazione e iI terrmne raro, utilizzabile quindi can precrsione tecnica In ogm contesto, In francese. all'inverso, SI!;nifie e la coruazrone tecrncn, passibile d'un 1150 pill e megllo deternunato. mentre s(~1IijicatrOIl e il vocabolo corrcnte (der due e questa solo che appare, per es. nel Dictionnaire 011 uocabularre essentiel (Ie 5000 mots /ondamelllillt.t'). di G. :\Iaton:-, Parrgt (964). soggetto qumdi a un usa assai pill a1l1plO e oscillante, simile In cii) al nostro vocabolo stgntficato, Xe consegue che, come quando n01 mtendiarno rifertrci genencamente al valore, alia funzione d'una cosa, d'un fatto, 0 a un qualche aspetto semantico delle entita lingutstiche usiamo stgnificat« It' non slgmficazionei, COSl un francofono nelle stesse situazroru U5a slgnijication e non sign/jie. Cii) comporta che net testi saussurram, mcntre e chiaro e umvoco I'uso di slgnijie per denotarela classe astratta dei possibili uupreghi semantict d'una parola, e cioe I'entita di langue corrrsponde al signifiant, l'uso dr slg1!ificatioll e invece pill oscillante : j] vocabolo allude, insreme a seus, alia renlrzznzrone concreta, in un atta di parole, d'un slgllljil: ma allude anche ai pill "an e generrci aspetti semantici d'una parola I.' d'un enunciato, come e rilevabile dai testi raccolti da H.. Godel In 5.11 1.76. da quelli menzronati In R Engler, Lesiqu» de In termmologie stIllssurienlle, l'trecht-Anversa 196R. 5.\'. Xon sembra dunque che. come mvece par credere Engler. rec, a questo commento, • \'O,,\:

Romaruca , 1969, pp. 17-19, tali oscillazioru mettano in erisi l'interpretaztone del testi saussuriam proposta da A. Burger e accolta da R. Godel e in queste note,

pp. 445-446, n, 1.5 I: uno sdluppo rigoroso e coerente degli spunti saussurram e stato data da R. Godel, Tlrlorle at' fa phrase, In La smtassi, Alii det I II convegno mtrrnasionnt» di studi delle SocretO di Lingurstien Italiana .(Rollla, I7 moggio I969), Rorna 1970, pp. 13-39: nella stessa direzione e da vedere R. Amacker, La sitltaglllafica saussuruma di Henri Frei, in La sintassi, cit., pp. 45-1 II.

XXXVIII

'.::{,::.;.-::::

L,;

Uno sviluppo Iormale delle idee saussuriane c:rca it carattere creative della lingua, e quindi circa Ie noztorn di s~gno e frase: da un lata, e di significate Iessicale 0, secondo, il ternune di Bloomfield e Prreto, di <noema ', d'altro lata, .e stato da me

t t in uno scritto (5a""10 d'una teoria [ormalizzata del noema

ten a 0 I . M . . . 1 11

lessicate) nstampato m appendice alia terza edizrone (ne la. ru-

. I Laterza s] della l ntrodusume alia semantica, Ban 1970.

\ ersa e , . l' .

- - ,'1 pp teorrci non sembri mdebito. creon-

Questa nnvlO a sn u I .. . ,

siderando pacatamente e nell'rnsieme iI lavoro che 51. e sVOljto mtoruo alla direttrrci saussunane per intenderle e per sviluppar e. ripensando 011 moments solari di questo lavoro, come. 1 Prolegomnra di Hjelrnslev a il sagglo di Martinet sulla • doppia articolazione s e la • arbitrarieta e 0 le Sources di Godel. a anche osservando gli apporti legati al passaggio di Chomsky dall'adesione ~o~ale al bloomfieldismo alla rrscoperta della nozrone saussunana di srsterna " scm bra chiaro che \'1 e una com plemen tarit~: una relazione bipolare dialet tica, tra I'elaboraztone teorica plU avanzata ~

1 • _ • CLG h e resta it . modello ,

I'Interpreta ztone e 10 studio del c e e _.

ancora rieco di potenztalita inattuate, della miglior liugutsnca di questa seconda meta del secolo.

TULLIO DE "IAURO

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CORSO DI LINGUISTICA GENERALE

PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

Assai spesso abbiamo senti to deplorare da Ferdinand de Saus- 7 sure l'insufficienza dei pnnclpl e del metodi che caratterizzavano la linguistica, nel CUI ambito il suo genre ha grandeggtato, e per tutta

la vita egli ha ricercato Ie leggi direttrici capaci di orientate i1 suo pensiero in questo caos [1] Soitanto nel 1906, raccogliendo la successtone di Joseph Wertheimer [o! allUnrversita di Ginevra, Saussure pote fare conoscere Ie idee person ali che aveva maturate durante molti anni. Sulla linguistica generale egli fece tre COTSI, nel 1906-07, nel 19°8-09, nel I910-II; vero e cne le necessita del programma l'obbligarono a dedicare la meta del tempo a uu'esposizione vertente sulle Iingue mdceuropee, sulla loro storia e descrizione, sicche la parte essenziale dell'argornento ne fu singolarmente dirnmuita ['l

Tutti coloro che hanno avuto il privilegio di segUlre un msegnamento tanto fecondo hanno lamentato ehe non ne fosse nato un libro. Dopo la morte del maestro, sperammo di trovare net suoi manoscritti, gentilmente messier a disposizionc della Signora de Saussure, rimmagme Iedeie 0 almeno sufficiente delle sue geruali Iezioni: intravedevamo la possibilita d'una pubblicazrone fondata sulla semplice messa a punto delle note personali di Ferdinand de Saussure, combinate con Ie note degli alfievi. La nostra delusione Iu grande: non trovammo mente 0 quasi mente che comspondesse at quaderm deg1i alunm : F. de Saussure distruggeva man mane i brogliacct fretto- 8 1051 in cui giomo per grorno tracciava 10 schema della sua esposizione l I cassetti della sua scrivania ci rcstrturrono soltanto abbozzi piuttosto veccni til, non certo senza valore, rna mutilizzabili e non cornbmabili con ra materia dCI tre corsr.

Questa constatazione CI deluse ancor piu, in quanto gli obblighi profession ali ci avevano irnpedito quasi completamente di profittare noi stessi di quegli ultirm msegnarnenti ehe nella carnera di Ferdi-

3

n~nd de Saussure segnano una tappa brillante non meno di quella, gla lantana, della pubb1icazione del MemOirc SI4r les uoyetles ('J

Bisognava dunque rrcorrere alle note prese dagli studenti nel corso delle tre serie di Iezioni. Quaderni molto completi Cl furono dati, per I pnmi due COrsI, dai signon Louis Caille, Leopold Gautier, Paul Regard e Albert Riedlinger; per it terzo, il piu Importante, dalla consorts di Albert Sechehaye e dai signori George Degallier e Francis Joseph Ill. Dobbiamo a Louis Briitsch delle note su un punto speciah, PI Tutti hanno diritto ana nostra sincera nconoscenza. ~spnmlamo anche iI no~tro pili Vivo nngraziamento a Jules Ronjar, 1 emmente romamsta, erie ha voluto nvedere i1 manoscritto pnma della stampa e che ci ha dato indicazioni prezrose.

Che cosa potevarno fare di questi matenali? Un prirno lavoro critico SI imponeva: per ciascun corso, e per ciascun dettaglio del corso, bisognava, conirontando tutte Ie versiom, arrrvare fino al pensiero di cui nOI avevamo soltanto degli echi, talora discordi. Per i due primi COrsi ci siarno rivolti alla collaborazione di A. Riedlinger, uno dei discepoli che hanno seguito con maggior interesse i1 pensiero del maestro; il suo lavoro ci e stato molto utile 181, Per il terzo corso uno di nor, A. Sechehaye, ha fatto 10 stesso lavoro mmuziosn di collazione e messa a punta [01.

Ma poi? La forma dell'insegnamento orale, spesso contradditton a con quella del libro, cr riservava le magglon difficolta, E poi

9 F. de Saussure era di quegli uommi che 51 rinnovano senza sosta: il suo pensiero SI sviiuppava In tutte le direzioni senza per cio mettersi in contrasto con se stesso. Pubblicare tutto nella forma origmaria era impossibiie; Ie rtpetizioni, mevitabili In una esposizione sciolta, le sovrapposizioru, le fonnulazloni vanabili avrebbero dato a una pubblicazione siffatta un aspetto eterogeneo. Limitarsi a uno 5010 dei corsi - e quale? - significava rmpoverrre il libro di tutte le ricchezze sparse profusamente negli altri due; 10 stesso terzo corso, il piu definitive, non avrebbe potuto dare da solo un'Idea complera delle tecne e dei metodi di F. de Saussure ['.1.

Ci venne suggerito di dare tali e quali certi brani particolarmente originali; l'idea a tutta prima Cl sornse, rna ben presto CI sembro che avrebbe fatto torto a1 pensrero del nostro maestro c presentara solo frammenti d'una costruztone il CUI valore non apparrva erie nell'insieme (11 I

Ci sramo COSt attenuti a una soluzionc pin ardita, rna ancnc, crediamo, piu razionale: tentare una ricostruzions, una smtesi, sulla base del terzo corso, uti1izzando net contempo tutto il materiale per

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noi disponibile, comprese le note personali di F. de Saussure, Si trattava dunque d'una ricostruzione, tanto pi'll malagevole in quanta doveva essere mteramente obiettiva: su ciascun punto, penetrando fino a1 fondo di ciascuna particolare idea, occorreva tentare di vederia alla luce dei sistema tutto intero e nella sua forma definitiva, depurandola. dalle variazioni e dalle oscillazioni iner~nti alla Iezione par1ata; occorreva pOI collocarla nel suo ambito naturale, presentando tutte le parti In un ordine conforme alle intenzioni dell'autore, anche quando tale mtenzrone, pin che apparire, si intuiva [1')

Da un simile lavoro di assimilaztone e ncostituzione e nato illibro che noi presentiamo, non senza. apprensione, al pubblico coIto e a tutti gli amici della Iinguistica [Ill

La nostra idea-guida e stata di delineare un tutto orgaruco senza tralasciare mente che potesse contribuire all'impressione d'insierne. 10 Ma propno per cio, forse, incorreremo in una doppia critica.

Anzitutto Cl 51 potra dire che questa • insieme t e incompleto: l'insegnamento del maestro non ha mai avuto la pretesa di affrontare tutte le parti della linguistica, ne di prciettare su tutte una luce altrettanto viva; rnaterialmente, egli non 10 poteva fare. La sua preoccupaztone, d'altronde, era tutta diversa. Guidato da aicuru principi fondamentali, personali, cne SI trovano dovunque nella sua opera e formano 1a trama di questo tessuto solido e msieme variate, egli ha lavorato in profondita, e si e diffuso III superficie solo 1a dove tali prmctpi ammettono applicaziom particolarmente notevoli 0 anche Ia dove urtano centro qualche teoria che potrebbe comprometterli.

Cosi SI spiega che certe discipline siano appena sfiorate, per esempio la semantica [al. Noi non abbiamo I'impressione che tali lacune nuocciano alla complessiva architettura. L'assenza d'una « linguistica della payol..: • SI fa sentire di piu. Questo studio, promesso agli uditori del terzo corso, avrebbe avuto senza dubbio un posto d'onore nei corsi successivi [16J; e 51 sa troppo bene perche questa promessa non ha potuto esser mantenuta. NO! ci siamo limitati a raccogliere e a mcttere al loro posto naturale le iuggevoli indicazioni di questo programma appena abbozaato : andare oltre non era possibile,

All'Inverso, ci 51 potra nmproverare di avere nprodotto degli svolgimenti relativi a punti gia acquisiti prima di F. de Saussure. Non tutto puoesser nuovo 10 una esposizione COS! vasta; rna se dei prmcipi gia noti sene necessari all'intelligenza dell'insieme, ci si rirnproverera di non averli soppressi? Ad esemplo, il capitoio sui cambiamenti fonetici contiene cose gia dette, e dette Iorse in maruera

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pia definitiva ; ma, a parte il fatto che In questa parte vi sono parecchi particolari onginali e prezrosi, una lettura anche superficiale mostrera cio che la sua soppressione comporterebbe, per contrasto, nella comprensione del principi su cui F. de Saussure fonda il suo sistema di linguistica statica.

Noi avvertiamo tutta la responsabilita che CI assumiamo di II fronte alia critica, di ironte all'autore stesso, che forse non avrebbe autorizzato la pubhlicazrone di queste pagine [laJ

Accettiamo questa responsabilita per mtero, e vogliamo essere soli a portarla, La critica sapra distinguere tra il maestro e I suoi mterpreti? Noi Ie saremo grati se dirigera su noi r suoi colpi, di CUt sarebbe ingiusto gravare una memoria che ci e cara.

CII. Bally, Alb. SechehaYB

PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

Questa seconda edizione non apporta alcun cambiamento essenzrale al testo della prima. Gli editon 51 sana limitati a talum cambiarnenti di dettaglio {j'l destinati a rendere In certi punti la redazrone piu chiara e piu precisa.

cs. B., Alb. S.

PREFAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE

A parte quaiche correzione di dettaglio, questa edizrone IUl e conforme alia precedents.

ci. B., Alb. S.

6

INTRODUZIONE

,<-:-.

1-::-:-·:

Capitola I

SGUARDO ALLA STORIA DELLA LINGUISTIC\ ["1

La scienza che SI e fonnata intorno ai fatti di lingua [2OJ e pas- 13 sata per tre fasi successive prima di riconoscere quale e il suo vero

ed unico oggetto (21)

Si e corninciato a fare do che si chiamava la « grammatica ,).

Questo studio, inaugurate dai greci, eontinuato principalmente dai francesi, e fondato sulla logica ed e privo d'ogni visione scientifica e disinteressata circa la lingua stessa ; esso bada unicamente a fornire delle regole per distinguere le forme corrette daIle forme non corrette; e una disciplina norrnativa assai lontana dall'osservazione pura ed il suo punto di vista e necessanamente rtstretto [221,

Suecessivarnente apparve la filologia. Esisteva gia ad Alessandria una scuola (I filologica », rna questo termine e legato soprattutto al movimento scientifico che, create da Friedrich August Wolf a partire dal 1777. SI sviluppa ancora sotto i nostri occhi f2l]

La lingua non e I'unico oggctto della filologia, ehe vuole anzitutto fissare, interpretare, commentare i testi: questo primo studio Ia conduce a occuparsi altresi della storia letterana, del costumi, delle istituzioni ecc. [24]; in ogni campo essa usa del suo metodo peculiare, che e la critica, Se affronta le questioni linguistiche, 14 e soprattutto per eonfrontare testi di diverse epocne, deternunare

la lingua caratteristica per ciascun autore, decifrare e interpretare iscrizioni redatte 111 una lingua arcaica 0 oscura. Senza dubbio queste ricerche hanno preparato la linguistica storicn: 1 Iavori di Ritsehl su Plauto possono esser chiamati linguistici [2S]; rna, in questo dominic, la critica filologiea e in difetto su un punto: essa

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si dediea troppo servilmente alla lingua seritta e dimentica la lingua viva; d'altronde e I'antichita greca e latina che I'assorbe quasi completamente,

II terzo periodo comincio allorche si scopri che si potevano comparare le lingue tra Ioro, COS! ebbe ongme la filologia comparativa 0 Q grammatica cornparata », Nel 1816, in un'opera intitolata Sistema della comugazione del sanscrilo, Franz Bopp studia i rapporti ehe uniscono il sanscrito col germanico, il greco, il latino ecc. f26J, Bopp non era il primo a constatare tali affinita e ad ammettere che tutte queste lingue appartengono a una stessa famlglia; cia era stato fatto prima di lui specialmente dall' orientalista inglese W. Jones (t I794); rna aleune affermazioni isolate non provavano che nel 1816 si fosse compreso In modo generale il significate e l'importanza di questa verita [27) Bopp non ha dunque il merito di avere scoperto che il sanscrito e parente di certi idiorni dell'Europa e dell'Asia, rna ha compreso che Ie relazioni tra Iingue parenti potevano diventare la materia d'una scienza autonoma. Risehiarare una lingua con un'altra, spiegare le forme dell'una con Ie forme dell'aItra, ecco queI che non s'era ancora fatto.

C'e da dubitare che Bopp avrebbe potuto creare Ia sua scienza _,_ almeno COS1 rapidamente - senza la scoperta del sanscrito. Questo, aggiungendosi al greco e al Iatino come terzo testimone, gli fomi una base di studio pili larga e pili solida; e il vantaggio

15 fu accresciuto daI fatto che, per un easo inopinato, it sanscrito e in condizioni eccezionalmente favorevoli per chiarire la cornparazione.

Ecco un esernpio, Se 51 eonsidera il paradigm a del latino getltts (genus, genens, genere, genera, generum ecc.) e quello del greeo gblOs (gbws, geneos, gener, genea, geniOn ecc.), queste serie non dieono niente, tanto prese isolamente quanto comparate tra di loro. Ma la cosa va altrimenti se si accosta ad esse la serie corrispondente del sanscrito (jatlaS, [anasas, janas», jallass1J, janasiim ecc.) [28], Basta darle un'occhiata per percepire la relazione che esiste tra i paradigmi greeo e latino. Ammettendo provvisoriamente che [anas rappresenti 10 state primitive, poiche cio aiuta la spiegaZIOne, 51 conclude che una s e dovuta cadere nelle forme greehe getle(s)os ecc., ogni volta che si trovava collocata tra due vocali,

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Si conclude successivarnente che, nelle stesse condizioni, s e diventata r m latino. Inoltre, dal punto di VIsta grammaticale, i1 paradigma sanscrito precisa la nozione eli radicale, corrispondendo questa elemento a una unita (jallas-) perfettamente determinabile e fissa. II Iatino e i1 greco hanna conosciuto soltanto alle loro ongmi 10 stato rappresentato dal sanscrito, E dun que per la conservazione di tutte le s mdoeuropee che il sanscrito e qui istruttivo, E vero che in altre parti ha conservato meno bene 1 caratten del prototipo: ad esempio ha completamente sconvolto iI vocalismo. Ma in linea generaie gli elernenti originari che esso conserva aiutano la rieerca III modo meraviglioso, e la sorte ne ha iatto una lingua assai adatta a rischiarare Ie altre in una Iolla di casi.

Fin dall'inizio vediamo sorgere accanto a Bopp del linguisti

di classe : Jacob Grimm, it fondatore degli studi germamcl (la sua Grammatica iedesca e stata pubblicata tra i1 r822 e il r836); Pott,

Ie cui ricerche etimologiehe hanno messo tra le mani del linguisti una considerevole quantita di materiali; Kuhn, i cui lavori si incentrarono SJa sulla linguistica sia sulla mitologia cornparata : r6 gil indianisti Benfey ed Aufrecht, ecc. [291,

Infine, tra gli ultimi rappresentanti di questa scuola, occorre segnalare m modo affatto particolare Max Milller, G. Curtius, ed August Schleicher. Tutti e tre, in modl diversi, hanno fatto molto per gli studi cornparativi. Max Muller rao.l li ha popolarizzati con Ie sue brillanti causeries il.ezion» sulla sciwza dei linguaggio, 1861, in inglese); rna certo non ria peccato per eccesso di scrupolo. Curtius [311, filologo ermnente, conosciuto soprattutto per 1 SUOI Principi di eiimologia greca (1879). e state uno dei primi a riconciliare la grammatica cornparata con la filologia classica. Questa aveva seguito con sospetto i progressi della nuova scienza, e il sospetto era diventato reciproco. Schleicher (32), infine, e il pnmo che abbia tentato di codificare 1 risultati delle ncerche particolari. II suo Compendia di grammaiica comparaia delle liuglle indogermaniche (1861) e una sorta di sistematizzazione della scienza fondata da Bopp. Il suo libra, che ha reso grandi servizi per lungo tempo, evoca meglio di ogni altro ra fisionomia di questa scuola comparatista che costituisce il pnmo penodo della linguistica indoeuropea.

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Ma questa scuola, che ha avuto ii merito mcontestabile di aprire un campo nuovo e fecondo, non e pervenuta a costituire la vera scienza linguistica, Essa non s'e mal preoccupata di deterrmnare la natura del suo oggetto di studio Ora. senza questa operazione elementare, una scienza e incapace di crearsi un metodo.

H primo errore, contenente in germe tutti gli altri, e che la grammatica comparata, nelle sue indagtni, limitate d'altronde aile lingue indoeuropee, non si e mal chiesta che cosa volessero dire I confronti che essa Iaceva. che cosa significassero 1 rapport: che scopriva. Essa fu esclusivamente cornparativa mvece d'essere storica. Senza dubbio la cornparazione e la condizicne neces-

17 saria di qualsiasi ncostruzione storica. Ma da sola non consente di concludere. E la conclusione tanto pili sfuggiva a! cornparatisti in quanto essi guardavano allo sviluppo di due lingue come un naturalista guarderebbe alia crescita di due vegetali. Schleicher, per esempio, che Cl in vita sempre a parnre dallindoeuropeo e che, quindi, sembra m certo senso assai storico, non esita a dire che in greco e ed 0 sono due « gradi » (StlljCIl) del vocalisrno. II fatto e che il sanscrito presenta un sistema di a1ternanze vocaliche che suggerisce questa idea di (I grado II. Supponendo poi che I (i gradi» debbano esser percorsi indipendentemente e parallel amente in ciascuna lingua, come 1 vegetali di egual specie pereorrono tutti mdipendentemente le stesse Iasi di sviluppo. Schleicher vede nell'o del greco un grado rafforzato della e, cosi come nella Ii del sanscrito vede un rafforzamento della ii. In realta, SI tratta di una alternanza indoeuropea che si rifiette m modo differente in greco e In sanscrito, senza che vi sia a1cuna necessaria somiglianza tra gli effetti grammaticali da essa prodotti nell'una e nell'altra lingua [v. p. 19r sg.) 133J

Questo metodo esclusivarnente comparativo trascina con se tutta una massa di concezioni erronee, senza corrispondenza nella realta ed estranee alle effettive condizioni di quaiunque linguaggio. La lingua vernva considerata come una sfera particolare, come un quarto regno della natura; donde dei modi di ragionare che avrebbero lasciato stupefatti in un'altra scienza, Oggi non si possono leggere otto 0 died righe scritte in quell'epoca senza restare colpiti dalle bizzarrie del ragionamento e dai termini impiegati per giustificarle,

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Ma, dal punto di vista metodologico, non e privo d'interesse conoscere questi errori: gli sbagli d'una scienza ai suoi esordi sono l'ingradimento di quelli che commettono i singoli indivi-

dui impegnati nelle loro prime ricerche scientifiche, ed avremo 18 occasione di segnaiarne parecchi nel corso dell'esposizione.

Soltanto verso il 1870 ci si cormncio a chiedere quali fossero le condizioru della vita delle lingue. Ci si avvide allora che le cornspondenze colleganti le lingue sono soltanto uno degli aspetti del fenomeno linguistico e cne la comparazione non e che un mezzo, un metodo per ricostruire i fatti.

La iinguistica propnamente detta, che alia cornparazione dette il posto che esattamente merita, nacque dallo studio delle lingue romanze e germamche. Specie gli studi romanzi, inaugurati da1 Diez [34), la cui Grammatico delle lingue romanze e del r836-38, contribuirono a portare Ia linguistica pili vicino at SUD vero oggetto. In effetti i rornanisti si trovavano m condizioni privilegiate, ignote agli indoeuropeisti: anzitutto conoscevano il prototipo delle lingue rornanze, illatino; inoltre, data l'abbondanza del documenti, potevano seguire nei particolari l'evoluzione degli idiomi. Entrambe Ie circostanze lirnitavano il campo delle congetture e davano a tutta l'indagine una fisionorma particolarrnente concreta. I germanisti erano in una situazione analoga; senza dubbio, il protogermanico non e direttamente conosciuto, rna la stona delle lingue che ne derivano puo seguirsi, con l'ausilio di numerosi documenti, attraverso una lunga serie di secoli. COS1 anche i germanisti, pin vicini alia realta, sono pervenuti a concezioni diverse da quelle dei prirm indoeuropeisti [35J

Un primo impulso Iu dato dall'americano Whitney r30l, l'autore della Vita del linguaggio (r875). Sub ito dopo si forma una nuova scuola, quella dei neogramrnatici (j1mggrammatiku), 1 cui capi erano tutti tedeschi: K. Brugmann e H. Osthoff, 1 germanisti W. Braune, E. Sievers, H. Paul, 10 slavista Leskien eccJ371.

II lora merito fu di collocare nella prospettiva storica tutti i risultati della cornparazione, e per tal via concatenate i fatti nel 19 loro ordine naturale. Grazie ad essi, non SI scorse pin nella lingua

un organismo che S1 sviluppa per se stesso, rna un prodotto della spirito collettivo dei gruppi linguistici, Al tempo stesso si comprese quanta Jossero erronee e insufficienti le idee della filologia e della

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grammatiea comparata 1, Tuttavia, per quanta grandi SIano i ser~i resi da questa sc~ola, non puo dirsi che essa abbia Iumeggia to 1 msieme della questions, e ancor oggi i problemi fondamentali della Iinguistica generale attendono una soluzione.

1 La nueva scuola, serrando piu da presso la realta. dichiaro guerra ana termmo~ogla dCI comparatisti, e specie alle rnetafore lllogrcne di CUI 51 serviva. DI co~seg?enza nc~suno 050 piu dire .Ia lingua ta questa 0 quello " ne parlare dt • vita della lingua. ecc., poicne la lingua non t! un'entita e non esrste che ne,1 soggetti parlanti. Ma non c'e cia tarla tanto lunga, e' basta mtendersr, CI sana ce.rte immagmi di CUI non SI puo fare a meno. Esigere ehe CI SI serva solo di termini nspondenti alia realta del Iinguaggro, stgmfica pretenders che questa realta non ha rrnsteri per nor, Ma da cio srarno anc~ra lontam; cosi, non esitererno a tmpiegare all'occorrenza talune espresSlam cne a suo tempo sono state censurate [H),

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Capitoto II

.MATERIA E COrvIPITO DELLA LINGUISTICA SUOI RAPPORTI CON LE SCIENZE CONNESSE ['oJ

La materia [40J della linguistica e costituita anzitutto dalla 20 totalita delle manifestazioni del linguaggio umano, SI tratti di popoli seivaggi 0 di nazroru civili, di epoche arcaiche 0 classiche

o di decadenza, tenendo conto per ciascun penodo non solo del linguaggio corretto e della « buona lingua ), rna delle espressioni d'ogni forma. Non e tutto: poiche il linguaggio sfugge piuttosto spesso all'osservazione, il linguista dovra tenere conto dei testi scritti, i quali soli potranno Iargli conoscere gIl idiomi del passato

o quelli lontani.

II compito della Iinguistica sara:

a) fare la descrizione e la stona fUJ di tutte le lingue che potra raggiungere, cio che comporta fare la storia delle famiglie di lingue e ncostruire, nella misura del possibile, le lingue rnadri di ciascuna famiglia:

b) cercare le forze che in modo permanente e universale sono in gioco in tutte le lingue, ed estrarre le leggi generali cui possono ncondursi tutti i particolari tenomeni della storia [42] ; c) delimitate e definire se stessa [43]

La linguistica ha stretti rapporti con altre scienze che a volte ne traggono dati, a volte invece glie ne forniscono. I limiti che

la separano da tali scienze non appaiono sempre nettamente. z r Per esempio, Ia linguistica deve essere accuratamente distinta dall'etnografia e dalla preistoria, nelle quali la lingua interviene

a puro titolo di documento; e deve esser distinta altresi dell'antropologia [«J, che studia l'uomo dal punto di vista della specie,

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mentre il linguaggio e fatto socials. Ma bisognsm allora incorporare la Iinguistica nella sociologia P Quali relazioni esistono tra la linguistica e la psicologJa sociale? In fondo, tutto e psicologico nella lingua, comprese Ie sue manifestazioni rnateriali e meccaniche, come i rnutamenn di suono; e, poiche la linguisnca fornisce alla psicologia sociale documenti cosl preziosi, non dovra far corpo con essa? Tutti problemi, questi, che qui sfioriamo sol tanto e che riprenderemo pili oltre,

I rapporti della Iinguistica con la fisiologia non sono mvece cosi diffidli da determinars: la relazione e unilaterale, nel senso che 10 studio delle lingue richiede chianmenti alla fisiologia del suoni, senza pero formrgliene alcuno, In ogni caso, la confusions tra le due scienze e rmpossibile: I'essenziale della lingua, come vedremo, e estraneo al carattere fonico del segno linguistico [45)

Quanto alla filologia, siamo gia d'accordo : essa e nettamente distinta dalla linguistica, malgrado i punti di contatto e il mutuo aiuto che le due scienze possono darsi.

Quale e mfine l'utilita della linguistica? Pochissime persone hanno in propos ito idee chiare; e non e questa illuogo per fissarle. Ma e evidente che, per esernpio, Ie question! Iinguistiche interessano tutti quelli che, siano StOriCI 0 filologi ecc., devono maneggiare testi. Anche pili evidente c l'importanza della linguistica per la cultura generale: nella vita degli individui e delle societa il linguaggto e un fattore pili lmportante di ogni altro. Sarebbs inammissibile che il suo studio restasse faccenda privata di qual-

:22 che specialista; in effetti, tutti 5e ne occupano poco 0 rnolto ; rna - conseguenza paradossale proprio deWintere55e che vi 51 annette - non v'e dominio nei quale siano germinati pill pregiudizi, pili idee assurde, pill fantasia e invenzioni, Dal punto di vista psicologico, tali erron non sono da trascurare; ma it compito della linguistica e anzitutto quello di denunziarli e di dissiparli completamente per quanto e possibile.

Capiioto III

OGGETTO DELLA LINGUISTlCA

§ 1. La lingua; sua deji1tiztone Ita],

Quale e l'oggetto [~11 a un tempo integrale e concreto, della 23 linguistica? La questione, come vedremo pili oltre, e pa:tlcolarmente difficile; qui limitiamoct a far spenmentare tale difficolta,

Altre scienze operano su oggetti -dati ill partenza, i quali possono pot vernr considerati da diversi punti di vista; nel dorninio che ci interessa non vi e nulla di SImile. Si pronunci Ia parola nude: un osservatore superficiale sara tentato di vedervi un oggetto linguistico concreto; rna un esame pill attento vi fara scorgere In seguito tre 0 quattro cose perfettamente diverse, ~ se~~nda di come la si considera: come suono, come espressione dl un Idea, come comspondente del latino niidum ecc. L'oggetto stesso, lung~ dal precedere u punto di Vista, si direbbe creato dal pun to. d~ vista, e d'altra parte niente ci dice a prior» che uno del m_Odl di considerare 1 fatti in questione sra anteriore 0 supenore agli altn.

Inoltre, qualunque sia il punto di vista adottato, il fenomeno iinguistico presenta eternamente due facce [48) che Sl corrispondono e delle quali I'una non vale che in virtu dell'altra. Ecco

qualche esempio. ..

I. Le sillabe che 51 articolano sono impressioni acustiche percepite dall'orecchio, rna I suoni non esisterebbero senza gli organi vocali: cost una n esiste solo per Ia corrispondenza del due 2f aspettr. Non e dunque possibile ridurre la lingua al suono, ne distaccare il suono dall'articolazione boccale; reciprocamente, 1 movimenti degli organi vocali non sono definibili se Sl fa astrazione dall'impressione acustica tv. p. 53 sg.).

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2. Ma ammettiamo anche che il suono sia una cosa semplice: e forse iI suono che fa il linguaggio? No, il suono e soltanto uno strurnento del pensiero e non esiste per se stesso. Sorge qui una nuova corrispondenza piena di pericoli: it suono, unita complessa acustico-vocale, forma a sua volta con l'idea una units complessa, fisiologica e mentale. E non e ancora tutto.

3· Illinguaggio ha un lato individuale e un Iato sociale, e non si pub conceprre I'uno senza I'altro.

4· Inoltre, in ogni istante il linguaggio implica sia un sistema stabile sia una evoluzione ; in ogni momenta e una istituzione attuale ed un prodotto del passato. A prima vista sembra molto semplice distinguere tra il sistema e la sua storia, tra cio che esso e e cio che e stato; In realta il rap porto che unisce queste due cose e cosi stretto che e faticoso separarle. 11 problema sarebbe forse piu semplice se it fenomeno linguistico venisse considerate nelle sue origini, e cioe se, ad esempio, SI cominciasse con 10 studiare il linguaggio infantile? [49] No, perc he e un'idea completamente falsa credere che in materia di linguaggio il problema delle origini differisca da quello delle condizroni permanenti [601; non SI esce dunque dal circolo.

Cosi, da qualunque lato SI affronti iI problema, da nessuno ci si present a l'oggetto integrale della linguistica; dovunque ci imbattiamo in questo dilemma: 0 nOI ci dedichiarno a un solo aspetto d'ogni problema, rischiando di non percepire Ie dualita segnalate piu su; oppure, se studiamo il linguaggio sotto parecchi aspetti in uno stesso momento, l'oggetto della Iinguistica CI appare un ammasso confuso di cose eteroclite senza legame reciproco. Appunto procedendo in tal modo si apre la porta a parecchie altre scienze - alla psicologia, all'antropologia, alia gramrna-

25 tica normativa, alla filologia ecc. - che noi sepanamo nettamente dalla linguistica, rna che, col favore d'un metodo poco corretto, potrebbero rivendicare illinguaggio come uno dei loro oggetti [51),

A nostro avviso, non VI e che una soluzione a tutte queste difficolta: occorre pors» immediaiamente sui terrene della lingua e prenderla per norma di tutte le altre manifestazion; del linguaggio, In effetti, tra tante dualita, soltanto la lingua sembra suscettibile di una definizione autonoma e fornisce un punto d'appoggio soddisfacente per 10 spirito.

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Ma che cos'e la lingua? [62] Per noi, essa non si confonde col linguaggio [53]; essa non ne e che una determinata parte, quantunque, e vero, essenziale. Essa e al tempo stesso un prodotto sociale della facolta del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie, adottate dal corpo sociale per consentire l'esercizio di questa facolta neg1i individui. Preso nella sua totalita, il Iinguaggio e multiforme ed eteroclito; a cavallo eli parecchi campi, nello stesso tempo fisico, fisiologico, psichico, esso appartiene anche al dominic individuale e al dominio sociale ; non si lascia classificare in alcuna categoria di fatti umani, poiche non si sa come enucleare la sua unita,

La lingua, al contrario, e in se una totalita e un principio di classificazione, Dal momenta in CUI le assegnamo il primo posto tra i fatti di linguaggio, introduciamo un ordine naturale in un insieme che non SI presta ad altra classificazrone.

A questa principio di classificazione si potrebbe obiettare che l'esercizio del linguaggio poggia su una Iacolta che ci deriva dalla natura, mentre Ia lingua e alcunche d'acquisito e convenzionale, che dovrebbe esser subordinato all'istinto naturale invece d'avere la precedenza su questo.

Ecco che cosa SI puo rispondere.

Anzitutto, non e provato che la funzione del linguaggio, quale si manifests quando noi parliamo, sia mteramente naturale, nel senso che il nostro apparato vocale sia fatto per parlare come

le nostre garnbe per camminare [~J, I linguisti sana lontam 26 dall'esser d'accordo su questa punto. Per Whitney, che assimila

la lingua a un'istituzione sociale alla pari di qualunque altra, e

per caso, per semplici ragiom di cornodita, che adoperiamo I'apparato vocale come strumento della lingua: gli uomini a vrebbero potuto scegliere altrettanto bene il gesto e adoperare immagini visive anziche immagini acustiche [651. Questa tesi e senza dubbio troppo rigida. La lingua non e un'istituzione. sociaie somigliante

in tutto alle altre (v. p. 12 sg. e 94 sg.); inoltre Whitney va troppo oItre quando dice che la nostra scelta e caduta per caso sugli orgam vocali: III certo modo, questi ci sono stati irnposti dalla natura. Ma sul punto essenziale it linguista amencano ci sembra aver ragione: la lingua e una convenzione, e la natura

del segno suI quale 51 convrene e indifferente. II problema del-

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l'apparato vocale e dunque secondario nel problema dellinguagglo.

Una determinata definizrone di cio che SI chiama linguaggio articolato potrebbe conlermare quest' idea. In latina articulus SIgnifica (I membro, parte, suddivisione in una sequenza di cose »: in materia di Iinguaggio, I'articolazione pub designare tanto la suddivisione della catena parlata in sillabe, quanto la suddivisione della catena delle significaziorn in unita significative; e appunto in questo senso che in tedesco 51 dice gegliederte Sprach«: Collegandosi a questa seconda definizione, S1 potrebbe dire che non il linguaggio parlato e naturale per I'uorno, rna la facolta di costituire una lingua, vale a dire un sistema di segm distinti comspondenti a delle idee distinte (66l,

Broca ha scoperto che la facolta di parlare-e localizzata nella terza circonvoluzions frontale sinistra; ci SI e COSt Iondati su do per attribuire al linguaggio un carattere naturalistico 1671. Ma SI sa che questa localizzazione e stata constatata per tutto cio che si rapporta al linguaggio, compresa Ia scrittura, e queste constatazioni, congiunte aile osservaziom fatte sulle diverse forme di

27 afasia dovute a Iesione dei centri di localizzazione, sembrano indicare: I. che 1 vari disturbi del Iinguaggio orale sono in cento modi intrecciati a quelli del Iinguaggio scritto; 2. che in tutti i casi di afasia e di agrafia do che viene colpito non e tanto la facolta di proferire questa 0 quel suono 0 di tracciare questa 0 quel segno quanto la Iacolta di evocare con un qualsiasi strumento i segni d'un linguaggto regolare. Tutto do ci induce a credere che al di sotto del funzionamento dei diversi organi esiste una facolta pin genera Ie , quella che comanda ai segni e che sarebbe Ia facolta linguistica per eccellenza. Per tal via torniamo alla stessa conclusione di prima.

Per attribuire alla lingua il primo posto nello studio del linguaggio, SI puo mfine fare valere questo argornento, che la facolta - naturale 0 no - di articolare paroles [581 non si esercita se non merce 10 strumento creato e fomito dalla collettivita: non e dunque chimerico dire che e la lingua che fa I'unita del linguaggio.

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§ 2. Posto della littgfla ira i faUi di linguaggio [69],

Per trovare nell'insieme del linguaggio la sfera che corrisponde alla lingua, occorre collocarsi dinanzi all'atto individuale che permette di ricostituire il circuito delle parole 16G] Questo atto presuppone almeno due individui, il minimo esigibile per:he il circuito sia completo. Siano dunque due persone che discorrono:

A

B

II punto ill partenza del circuito e nel cervello ill uno dei d,ue 28 individui, per esernpio A, in cui i fatti di coscienza, che noi chiameremo concetti, si trovano associati alle rappresentazioni del segni linguistici 0 imrnagini acustiche che servono alla lora espressione. Supponiamo che un dato concetto faccia scattare nel cervello una corrispondente immagine acustica: e un fenomeno interamente psichico, seguito a sua volta da un processo fis~ologico: _il ~ervello trasmette agli organi della fonazione un impuiso correlative ana immagine: poi le onde son ore SI propagano dalla bocca di ~ all'orecchio di B: processo puramente fisico. Successivamente, 11 circuito si prolunga in B in un ordine mverso: dall'orecchio al cervello, trasmissione fisiologica dell'immagine acustica; nel cervello associazione psichica di questa immagme con il concetto corrispondente. Se B parla a sua volta, questa nuovo atto seguira

- dal suo cervello a quello di A - esattamente 10 stesso cammmo

del primo e passers attraverso le stesse fasi successive che noi raffiguriarno nel modo seguente:

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c '" concetto

f = itlllJt(J/ii1JC GCUlIIC(J

...._---- .... ---------.-- ..... -.- ... ~t------..

jOt!Gtivfle autlizlon«

Questa analisi non pretende di esser cornpleta: si potrebbero distinguere aneora la sensazione acustica pura, I'identificazione di questa sensazione con l'immagme acustica latente, l'irnmagine muscolare della fonazione ecc. Noi abbiamo tenuto conto soltanto degli elementi giudicati essenziali ; rna Ia nostra figura permette

29 di distinguere immediatamente Ie parti fisiche (onde sonore) dalle fisiologiche (fonazione e audizione) e psichiche (immagini verbali e concetti). E ill effetti capitale sottolineare che l'immagine verbale non si confonde col suono stesso e che e psichica allo stesso titolo del concetto ad essa associato.

J1 circnito, quaIe e state da noi rappresentato, pub dividersi ancora:

a) in una parte esteriore (vibrazione del suoni che vanno dalla bocca all'orecchio) e in una parte interiore, comprendente tutto il resto;

b} in una parte psichica e in una parte non psichica, comprendente tanto i fatti fisiologici di CUI sono sede i van organi quanta i Iatti fisici esterni all'Individuo ;

c} in una parte attiva ed una parte passiva: e attivo tutto cio che va dal centro di associaziona d'uno dei soggetti all'orecchio dell'altro soggetto, e passive tutto cio che va dall'orecchio al centro d'associazione IB!];

d) infine, nella parte psichica localizzata nel cervello, si puo chiamare esecutivo tutto db che e attivo (c -+ i) e ricettivo tutto cia che e passivo (i -+ c).

Occorre aggiungere una facolta di associazione e di coordinazione, che 51 manifesta dal momenta che non 51 tratta pili di

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segni isolati ; e questa facolta che svolge il malo pili gra~de della organizzazione della lingua come sistema (v. p. I49 sg.) [62J,

Ma per ben comprendere questa ruolo occorre usc Ire dall'atto individuale, che e soltanto I'embnone dellinguaggio, e abbordare il Iatto sociale.

Tra tutti gJi individui cosi collegati dal linguaggio, si stabilisce una sorta di media: tutti riprodurranno, certo non esattamente, rna approssimativamente, gli stessi segni uniti agli stessi concerti.

Quale e I' ongine di questa cristallizzazione sociale ? Quale parte del circuito pub essere qui in causa? POIChe e assai pro- 30 babile che non tutte vi partecipino egualmente.

La parte fisica pub essere scartata immediatamente. Quando sentiamo parlare una lingua che ignoriamo, percepiamo 51 i suoni, rna, non comprendendo, restiamo fuori del fatto sociale.

Anche la parte psichica non e in glOCO, almena nella sua totalita: il lato esecutivo resta fuori causa, perche l'esecuzione non e mai fatta dalla massa. L'esecuzione e sempre mdividuale, I'individuo non e sempre il padrone; nOI la chiameremo la parole [63)

E attraverso il funzionamento delle facolta ricettiva e coordinativa che SI formano nei soggetti parlanti delle impronte che finiscono con l'essere sensibilmente Ie stesse m tutti. Come bisogna rappresentarsi questa prodotto sociale perche la lingua appaia perfettamente depurata dal resto? Se potessirno abbracciare la somma delle immagini verbali immagazzinate in tutti gli individui, toccheremmo il legame sociale che costituisce la lingua. Questa e un tesoro depositato dalla pratica della parole nei soggetti appartenenti a una stessa comunita. un sistema grarnmaticale esistente virtualmente in ciascun cervello 0, piu esattamente, nei cervello d'un msierne di individui, dato cne la lingua non e completa in nessun singolo individuo, rna esiste periettamente so1tanto nella massa fMl.

Separando la lingua dalla parole, si separa a un sol tempo:

1. cia che e sociale da cia che e individuale: 2. cio che e essenziale da db che e accessono e pili 0 meno accidentaie [05],

La lingua non e una funzione delsoggetto parlante: e il prodotto che l'individuo registra passivamente; non implica mai pre meditazione, e la riflessione vi mterviene soltanto per l'attivita classificatoria di cui si trattera oltre (p. I49 sg.).

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La parole, at contrario, e un atto individuale di volonta e di intelIigenza, nel quare conviene distinguere: 1. le combmazioni

31 con cui il soggetto parlante utilizza il codice [66J della lingua in vista dell'espressione del proprio pensiero personale; 2. il rneccanismo psico-fisico che gli pennette di esternare tali cornbinazioni [671,

E da not are che noi abbiamo definito delle cose e non dei vocaboli, Le distinzioni stabilite non hanno dun que mente da temere per talum termini ambigui che non comcidono passando da una lingua all'altra. Per esernpio, in tedesco Sprache vuol dire « lingua» e e linguaggio ~; Rede corrisponde a un di presso a (! parole », rna assornma il senso speciale di e discorso 'l. In latina sermo significa piuttosto «Iinguaggio ') e «parol» », mentre lingua equivale a « lingua », e cosi via. Nessun vocabolo cornsponde con esattezza a qualcuna delle nozioni precisate piu su; ecco perche ogni definizione fatta a proposito d'una parola e vana: e un cattivo metoda partire dalle parole per defimre ie cose [G8),

Ricapitoliamo dunque 1 caratteri della lingua.

1. E un oggetto ben definito nell'insierne eteroclito del fatti di linguaggio. La 51 pUO localizzare nella parte determinata ?el circuito In cui una immagine uditiva si associa a un concetto. 11: la parte sociale dellinguaggio, esterna all'individuo, che da solo non pub ne crearla ne modificarla ; essa esiste solo In VIrtu d'una sorta di contratto stretto tra i membn della comunita. D'altra parte, I'individuo ha bisogno d'un addestramento per conoscerne il gioco; il bambino l'assimila solo a poco a poco 109] Essa e a tal punto una C05a distinta che un uomo, pnvato dell'uso della parole, conserva la lingua, purche comprenda j segm vocali che ascolta.

2. La lingua, distinta dalla parole, e un oggetto che si puo studiare separatamente. Non parliarno piu le lingue morte, rna possiamo tuttavia assimilare bemssimo il loro orgamsmo linguistico. La scienza della lingua pub non soia disinteressarsi degli altri element! del 1inguaggio, rna anzi e possibile soltanto se tali altri elementi non sono mescoiati ad essa.

32 3- Mentre il linguaggio e eterogeneo, la lingua cosi delirni-

tata e di natura ornogenea: e un sistema di segni In CUI essenzrale e sol tanto l'unione del senso e dell'immagine acustica ed m CUI Ie due parti del segno sono egualmente psrchiche.

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4. La lingua, non meno della parole, e un oggetto di natura concreta, il che e un grande vantaggio per 10 studio. I segni linguistici, pur essendo essenzialmente psiehici, non sono delle astrazioni; le associazioni ratificate dal eonsenso collettivo che ne1 lora insieme costituiscono Ia lingua, sono realta che hanno la loro sede nel cervello. Inoltre, i segni della lingua sono, per dir cosi, tangibili; la serittura puo fissarli in immagmi convenzionali, mentre sarebbe impossibile fotografare in tutti i 10£0 dettagli gli atti della parole; la produzione fonica d'una parola, per quanto piccola, comport a un'infinita di movirnenti muscolari estrernamente difficili da conoscere e raffigurare. Nella lingua, at contrano, non v'ealtro che l'immagine acustica, e questa puo tradursi in una immagine visiva costante, Perche, s~ 51 fa astrazione da questa moltitudine di movimenti necessari per realizzarla nella parole, ogni immagine acustica altro non e, come vedremo, che Ia somma d'un numero limitato di elementi, 1 tonerni, suscettibili a loro volta di essere evocati da un numero corrispondente di segm nella scrittura, Proprio questa possibilita di fissare le cose relative alia lingua fa S1 che un dizionario e una grammatica possano esserne una rappresentazione fedele, la lingua essendo il deposito delle immagini acustiche e la scrittura essendo la forma tangibile di queste immagini [70].

§ 3. Posto della lingua ira i JaW ftmam. La ssmiologia [n]

I caratten finora e1encati ce ne fanno scoprire un altro pili importante. La lingua, cosi delimitata nell'insierne dei fatti di linguaggio, e classificabile tra i fatti umani, mentre il Iinguaggio 33 non 10 e.

Noi .abbiarno appena visto che la lingua e una istituzione sociale. Essa perc SI distingue per diversi tratti dalle altre istituzioni pelitiche, giuridiche ecc. Per cornprendere Ia sua speciale natura, bisogna fare intervenire un nuovo ordine di fatti.

La lingua e un sistema di segni espnrnenti delle idee e, pertanto, e confrontabile can la scrittura, }'alfabeto dei sordomuti, 1 riti sirnbolici, le forme di cortesia, i segnali militari ecc. ecc. Essa e semplicemente il piu irnportante di tali sisterni [72J,

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Si puo dunque eoneepire una scienza ch« studia la vita dei. segni nel quadro della vita sociale; essa potrebbe formare una parte della psicologia sociale e, di eonseguenza, della psicologia generale; noi Ia chiameremo semiologia 1 (dal greeo O"IJ(.l!:i:ov e segno s) [73], Essa potrebbe dirci in ehe eonsistono i segni, quali leggi li regolano. Poiehe essa non esiste ancora non possiamo dire che cosa sara; essa ha tuttavia diritto ad esistere e il suo posto e determinato in partenza. La Iinguistica e solo una parte di questa scienza generale, Ie leggi scoperte dalla semiologia saranno applicabili alia linguistica e questa S1 trovera eollegata a un dorninio ben definito nelI'insieme dei fatti umani,

Toeea allo psicologo determinare il posto esatto della serniologia 2; compito del linguista e definire cio ehe fa della lingua un sistema speciale nell'insierne dei fatti semiologici. II problema sara ripreso piu oltre; qui vogliamo fissare soltanto una cosa: se per Ia prima volta abbiarno potuto assegnare alia linguistica un posto

34 tra Ie scienze, cio aceade perche l'abbiamo messa in rapporto con la semiologia.

Perche la serniologia non e ancora riconosciuta come una scienza autonoma, dotata come ogni altra d'un suo oggetto peeuliare? II fatto e che ci si aggira m un circolo: da una parte, niente e pin

. adatto della lingua a far capire la natura del problema semiologico; rna, per porlo in modo conveniente, bisognerebbe studiare la lingua in se stessa; senonche, fino ad ora, la si e esaminata quasi sempre in funzione di qualche altra cosa, sotto altn punti di vista.

Per eominciare, c'e la concezione superficiale del gran pubblico, che nella lingua non vede se non una nomenclatura tv.

p. 83), il che soffoea ogni indagme sulla sua effettiva natura [74J,

Poi vi e il punto di vista dello psicologo che studia il meccamsmo del segno nell'individuo; e il metodo piu facile, rna non conduce pin in la della esecuzione individuale e non sfiora il segno, ehe e sociale per natura.

1 Si badi a non coniondere la senu%glG con la semantica, che studia i cambiamenti di ssgnificazione e di CUI Ferdinand de Saussure non ha tatto un'esposizrone metodica; a p. 93 se ne trovera tuttavia formuiato it prmcipio tondamentale rEdd.].

• Cir. A. Naville, Classification des SCIences, 2' ed., p. 104 (Edd.).

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0, ancora, quando ci si accorge che il segno deve essere studiato socialmente, 51 bada soltanto ai tratti della lingua che la ricollegano alIe altre istituzioni, a quelli che dipendono piu 0 meno dalla nostra volonta. E in questo modo 51 fallisce l'obiettivo, perche si perdono di vista i caratteri ehe appartengono soltanto ai sisterni semiologici in generale ed alIa lingua m particolare, II fatto che il segno sfugge sempre in qualche misura alla volonta individuale 0 sociale, questo e il suo carattere essenziale ; rna e proprio questo carattere che a pnma vista si scorge meno,

Cosi questo carattere appare bene solo nella lingua, rna esso e palese nelle cose che 51 studiano rneno, sicche, di riflesso, non si vede bene Ia necessita 0 la speciale utilita d'una scienza sermologica. Per noi, al contrario, il problema linguistico e anzitutto semiologico e tutti i nostri successivi ragionamenti traggono il loro significato da questo fatto importante. Se si vuol capire 35 la vera natura della lingua, bisogna afferrarla anzitutto in do

che essa ha di comune con tutti gli altri sistemi del medesimo ordine; e fattori Iinguistici che appaiono a tutta prima importanti (come il ruolo dell'apparato di Ionazione] devono esser conside~ati soltanto in seconda linea, qualora non servano che a distinguere Ia lingua da altri sistemi, Per questa via non soltanto si chiarira il problema linguistico, rna noi pensiamo che considerando

i riti, i costumi ecc. come segni, tali fatti appanranno in un'altra luce, e SI sentira allora il bisogno di raggrupparli nella semiologia

e di spiegarli con Ie leggi di questa scienza.

Capitola IV LINGUISTICA DELLA LINGUA

E LINGUISTICA DELLA «PAROLE 1> [15J

36 Con l'accordare alla scienza della lingua il suo vero posto nel-

l'insieme degli studi intorno allinguaggio, abbiamo al tempo stesso dato collocazione all'intera linguistica. Tutti gli altri elementi del linguaggio, che costituiscono Ia parole, vengono spontaneamente a subordinarsi a questa prima scienza, ed appunto grazie a tale subordinazione tutte le parti della linguistica trovano il loro posto naturale.

Consideriamo per esempio la produzione dei suoni necessari alla parole: gli organi vocali sono estranei alla lingua tanto quanta "10 sono all'alfabeto Morse gli apparecchi elettrici che servono a trasmetterlo; e la fonazione, OSSIa l'esecuzione delle immagini acustiche, non tocca in niente il sistema stesso, Sotto questo aspetto la lingua pub paragonarsi a una sinfonia la cui realta e indipendente dal modo in cui la si esegue; gli erron commessi dai musicisti che Ia eseguono non ne compromettono per niente la realta [16],

A questa separazione della fonazione e della lingua si obiettera forse che esistono le trasformazioni Ionetiche, le alterazioni di suono che si producono nella parole e che esercitano una influenza cosi profonda SUI destini della lingua stessa. Siarno dunque nel giusto pretendendo che la lingua sussista indipendentemente da

37 tali fenomeni? Si, perche questi non toccano altro che la sostanza materiale delle parole. Se mtaccano la lingua m quanta sistema di segni, cia avviene mdirettamente, a causa del mutamento di interpretazione che ne risulta ; ora, questa fenomeno non ha nulla di fonetico (v. p. 103)" Puo essere interessante ricer-

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care Ie cause di tali mutamenti, e 10 studio del suoni ci aiutera: rna questo non e l'essenziale: per la scienza della lingua bastera in ogni caso constatare Ie trasformazioni di suoni e caIcolare i loro effetti.

E cia che diciamo della fonazione sara. vero per ogni altro aspetto della parole. L'attivita del soggetto parlante deve essere studiata in un insieme di discipline le quali trovano posto nella linguistica soltan to' in virtu della lora relazione con la lingua.

Lo studio del Iinguaggio comporta dunque due parti: l'una, essenziale, ha per oggetto la lingua, che nella sua essenza e sociale e mdipendente dall'individuo ; questo studio e unicarnente psichico: l'a1tra,secondaria, ha per oggetto la parte individuale dellinguaggio, vale a dire Ia parole, ivi compresa la fonazione; essa e pSlCOfisica !n],

Senza dubbio, i due oggetti sono strettamente legati e si presuppongono a vicenda: la lingua e necessaria perche la parole

sia intelligibile e produca tutti 1 suoi effetti; rna la parole e indispensabile perche la lingua si stabilisca; stoncarnente, il fatto di parole precede sempre. Come verrebbe m mente di associare un'idea a uri'immagine verbale se non si cogliesse tale associazione anzitutto m un atto di parole? D'altra parte, solo ascoltando gli altri apprendiamo la nostra lingua materna; essa grunge a depositarsi nei nostro cervello solo in seguito a innumerevoli esperienze. lnfine, e la parole che fa evolvere la lingua: sono Ie impressioni ricavate ascoltando gli altri che modificano ie nostre abitudim linguistiche. V'e dunque mterdipendenza tra la lingua e la parole;

la prima e nella stesso tempo 10 strumento e il prodotto della seconda. Ma tutto cia non impedisce che esse siano due cose asso- 38 lutamente distinte [781,

La lingua esiste nella collettivita sotto forma d'una somma di impronte depositate in ciascun cervello, a un di presso come un dizionario del quale tutti gli esernplari, identici, siano ripartiti tra gli individui (v. p. 23). E dunque qualcne cosa che esiste in ciascun individuo pur essendo comune a tutti e collocata fuon della volonta dei depositari. Questo modo d'esistere della lingua pub esser rappresentato con la formula:

I + I + I + I + I < <. "= I (modello (79) collettivo)

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In che maniera Ia parole e presente nella stessa collettivita?

Essa e la somma di cib che la gente dice, ed include: a) Ie combinazioni individuali, dipendenti dalla volonta di quanti parlano; b) atti di fonazione, egualmente volontari, necessari per l'esecuzione di tali combinazioni [80].

Non v'e dunque niente di collettivo nella parole; Ie sue manifestazioni sono individuali e momentanee. Qui non v'e altro che la somma di casi particolari secondo la formula:

(I + I' + I" + I'" + .... )

Per tutte queste ragioni sarebbe chimerico riunire sotto un umco punto di vista la lingua e la parole. La totalita glob ale del linguaggio e inconoscibile, perche non e omogenea, mentre invece la distinzione e la subordinazione qui proposte rischiarano tutto.

Tale e la prima biforcazione che si incontra nel momento in cui S1 cerca di costruire la teoria del linguaggio. Bisogna seegliere tra due strade che e impossibile percorrere nella stesso tempo; sono strade da seguire separatamente.

A rigor di termini, il nome di linguistica pub essere conser, vato ad entrambe le discipline e si pub pari are di una linguistica 39 della parole [81], Ma bisognera non confonderla con la linguistica propriamente detta, quella il cui unico oggetto e la lingua.

Ci occuperemo qui soltanto di quest' ultima e, se nelle nostre dimostrazioni chlederemo lumi allo studio della parole, CI sforzeremo di non cancellare rnai i limiti che separano i due campi.

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Capitola V

ELEMENTI INTERNI ED ESTERNI DELLA LINGUA [""]

La nostra definizione della lingua implica che da essa esclu- 40 diamo tutto cio che e estraneo al suo organismo, al suo sistema, insomma tutto cio che si design a col termine (' linguistica ester-

na » [63J, Questa linguistica tuttavia si occupa di cose importanti

ed e ad essa anzitutto che si pensa quando si intraprende ]0 studio del linguaggio.

Per cominciare, si tratta di tutti i punti in cui ia linguistica confina con l'etnologia, di tutte le relazioni che possono esistere tra la stona d'una lingua e quella d'una razza 0 d'una civilta. Queste· due stone si mescolano e intrecciano rapporti reciproci. La cos a ricorda un po' le corrispondenze constatate fra i fenomem linguistici propriamente detti (v, p. 17 sgg.). I costumi d'una nazione incidono sulla sua lingua e, d'altra parte, in larga misura e proprio la lingua che fa la nazione [all,

In secondo Iuogo, bisogna menzionare le relazioni esistenti

tra la lingua e la storia politica, Grandi fatti storici come la conquista romana hanno avuto una portata incalcolabile per una folla di fatti linguistici. La colonizzazione, che e una forma di conquista, trasporta un idioma in ambienti diversi, il che produce cambiamenti nell'idioma. In appoggio a cio si potrebbero citare fatti d'ogni specie. Per esempio la Norvegia ha adottato il danese unendosi politicamente alia Danimarca, anche se oggt i norvegesi cercano di affrancarsi da questa influenza linguistica. 41 La politica interna degli stati non e meno irnportante per la vita delle lingue: vi sono govern! che, come in Svizzera, ammettonq

la coesistenza di pill idiomi; altri, come In Francia, aspirano alla

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unita linguistica. Un grado avanzato di civilta favorisce 10 sviIuppo di talune lingue speciali (lingua giuridica, terminologia scientifica ecc.) [85],

Questo ci porta a un terzo punto: le relazioni tra la lingua e le istituzioni di tutti i tipi, Ia Chiesa, la scuola ecc. Esse sono a loro volta intimamente legate allo sviluppo letterario d'una lingua, fenomeno tanto pia generale in quanto e esso stesso inseparabile dalla storia politica. La lingua letteraria valica da ogni lato i limiti che sembra tracciare la letteratura: si pensi all'influenza dei salotti, della corte, delle accademie. D'altra parte Ia lingua letteraria pone la grossa questione del conflitto che sorge con i dialetti locali (v. p. 237 sgg.); il Iinguista deve altresi esaminare i rapporti reciproci tra la lingua dei libri e Ia lingua corrente, dato che ogni lingua ietteraria, prodotto della cultura, giunge a distaccare la sua sfera d'esistenza dalla sfera naturale, quella della lingua parlata [BSl,

Infine rientra nella linguistica estern a tutto cia che riguarda I' estensione geografica delle lingue e il frazionamento dialettale, Senza dubbio, e proprio su questa punto che Ia distinzione con lalinguistica interna pare piu paradossale, tanto il fenomeno geografico e strettamente associato all'esistenza di ogni lingua.E tuttavia, in realta, il fenomeno geografico non incide sull'intimo organismo dell'idiorna [67].

Si e asserito che e impossibile separare tutti questi problemi dallo studio della lingua propriamente detta. E un punto di vista che ha prevalso soprattutto da quando si e tanto insistito su questi realia. Proprio come Ia pianta e modificata nel suo mterno organismo da fattori esterni, clima, terreno ecc., cosi

42 l'organismo grammaticale non dipende forse costantemente dai fattori esterni del mutamento linguistico? Sembra che si spieghino male 1 termmi tecnici, i prestiti di cui Ia lingua fermicola, ove non se ne consideri la provernenza. E possibile distinguere Io sviluppo naturale e organico di un idioma dalle sue forme artificiali, quali la lingua letteraria, che, dovute a fattori esterni, sono conseguentemente inorganiche? Non si vede forse costantemente che una lingua comune si sviluppa accanto ai dialetti locali?

Noi pensiamo che 10 studio dei fenomeni Iinguistici esterni sia

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assai £ruttuoso; rna e falso dire che senza di essi non sia possibi1e conoscere l'organismo linguistico interno, Consideriamo ad esempio il prestito di vocaboli stranieii: e possibi1e constat are che non si tratta assolutamente d'un elemento costante nella vita d'una lingua. In eerte valli appartate vi sono parlate che, per dir COS!, non hanna mai accolto un solo termine artificiale venuto dall' esterno, Si did forse the questi idiomi sono fuori delle regolari condizioni del linguaggio, incapaci di dame un'idea? Si dim forse che essi richiedono uno studio 0 teratologico s proprio in quanta non hanno sub ito mescolanze? Ma, soprattutto, il vocabolo preso in prestito non conta piu come tale dal momenta m cui viene studiato in seno al sistema: esso esiste soltantc grazie alla relazione e all'opposizione con i voeaboli che gli sono associati, allo stesso titolo di un qualsiasi altro segno autoctono. In linea generale, non e mai indispensabile conoscere Ie circostanze entre cui una lingua si e sviluppata [881, Per certi idiomi, come 10 zend e il paleoslavo, non sappiamo nemmeno quali popoli esattamente li hanno parlati: rna questa ignoranza non ci impaccia in nessun modo nello studiarli dal punto di vista mterno e nel renderci conto delle trasformazioni che hanno subito [8D], In ogni caso, la separazione dei due punti di vista si impone e pin verra osservata rigorosamente meglio sara.

La prova migliore di tutto cia e che ciascun punto di vista 43 crea un metodo distinto. La linguistica estern a puo accumulare dettagli su dettagli senza sentirsi imprigionata nelle maglie d'un sistema. Per esempio, ogni autore raggruppera come vuole i fatti relativi all'espansione di una lingua fuori del suo territorio. Se

S1 cercano i fattori che hanno prodotto il sorgere d'una lingua letteraria di fronte at dialetti si potra usare la semplice enumerazione e, se i fatti vengono ordinati in maniera pin 0 meno sistematica, cia nspondera unicamente al bisogno di chiarezza.

Con Ia linguistica intern a tutto va diversamente, Essa non ammette una disposizione qualsiasi. La lingua e un sistema che conosce soltanto l'ordine che gli e proprio. Un confronto col gtoco degli scacchi [001 fara capire meglio tutto cia, poiche in tale caso e relativamente facile distinguere cia che e esterno da cia che e interne: il fatto che il gioco sia passato dalla Persia in Europa. e d'ordine esterno, ed e interne, al contrario, tutto cia che con-

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cerne il sistema e Ie regole. Se sostituisco dei pezzi in legno con. dei pezzi in avorio if cambiamento e indifferente per il sistema: rna se diminuisce 0 aumenta il numero dei pezzi, questa cambiamento investe profondamente la (j grammatica & del gioco. Nondimeno e vero che occorre una certa attenzione per fare distinzioni del genere. Qumdi dinanzi a ogni singolo caso ci si porra Ia questione della natura del fenomeno, e per risolverla si osservera questa regola: e interne tutto cio che intacca it sistema a qualsiasi Iivello [91].

Capitolo VI RAPPRESENTAZIONE DELLA LINGUA l'vIEDIANTE LA SCRITTURA

§ 1. N ecessili1 di studiare Z' argomenio [92)

L'oggetto concreto del nostro studio e dunque il prodotto 44 sociale depositato nel cerveUo d'ognuno, vale a dire la lingua. Tuttavia, tale prodotto differisce a seconda dei gruppi linguistici:

cio che ci e dato sono le lingue. II linguista e obbligato a conoscerne il maggior numero possibile per estrarre dalla loro osservazione e dal Ioro confronto do che VI e in esse di universale.

Ora in generale no! conosciamo le lingue mediante la scrittura. Per la stessa nostra lingua materna il documento scritto interviene di continuo. Quando Sl tratta d'un idioma parlato a una certa distanza e ancora pili necessano ricorrere ana test imonianza scritta e cio vale a pili forte ragione per le lingue che non esistono pili. Per disporre in ogm caso di documenti diretti bisognerebbe avere fatto da sempre quel che attualmente si fa a Vienna e a Parigi: una collezione di campioni fonografici di tutte le lingue [93), Ma bisognerebbe pur sempre ricorrere alia scrittura per fare conoscere agli aItn i testi fissati In questa modo.

Cosi, benche la scrittura sra In se stessa estranea al sistema interne, e impossibile fare astrazione da un procedimento attraverso il quale la lingua e continuarnente rappresentata; e necessaria invece conoscerne l'utilita, 1 difetti e i penco1i.

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§ 2. Prestigio della scrittura: cause del, suo ascendenie rtspetto alla forma parlala IN],

45 Lingua e scrittura sono due distinti sistemi di segni; I'unica

ragion d'essere del secondo e la rappresentazione del primo; l'oggetto linguistico non e definito dalla combinazione della forma scritta e parlata ; quest'ultima costituisce da sola I'oggetto della linguistica, Ma il vocabolo scritto si mescola cosl intimamente al vocabolo parlato di cui e I'immagne, che finisce con I'usurpare il ruolo principale; cos} si arriva a dare altrettanta e anzi maggiore unportanza alla rappresentazione del segno vocale che al segno stesso. E un po' come se si credesse che per conoscere qualcuno sia meglio guardame la fotografia che guardarlo in faccia,

Questa illusione e esistita in ogni tempo, e Ie opinioni correnti divulgate sulla lingua ne sono intaccate. COS1 si crede che un idioma S1 aIteri pia rapidamente quando la scrittura non esiste: niente di piu falso. La scrittura puo, in certe condizioni, rallentare 1 cambiamenti della lingua, rna Ia sua conservazione, mvece, non e per niente compromessa dall'assenza di scrittura. Illituano, che S1 parla ancor oggi nella Prussia orientale e in una parte della Russia, e conosciuto in documenti scritti solo a partite dal I540; 'rna a quest'epoca cosi recente esso offre, nell'insieme, un'immaginedeIl'indoeuropeo tanto fedele quanto quella offerta dal latino del III secolo a. C. Cio basta a mostrare in che misura Ia lingua e indipendente dalla scrittura.

Taluni fatti Iinguistici assai sottili si sono conservati senza il soccorso d'alcuna notazione. In tutto il periodo dell'antico alto tedesco 'si e scritto toten, [uolen e sto3en, mentre alla fine del XII secolo appaiono le grafie t6tcn e fueIen accanto a sto3en che sussiste. Donde viene la differenza? Dovunque essa s'e prodotta,

46 vi era unay nella sillaba seguente: il protogermanieo aveva *datlpyan e *j6Iya1J, rna "siautan, Aile soglie del periodo letterario, verso 1'800, questa y si affievolisce al punto ehe Ia scrittura non ne conserva il rieordo per tre secoli; tuttavia una traccia leggera era restata nella pronunzia; ed ecco che verso il lIBo, come si e visto piu su, la y riappare miracolosamente sotto forma di Umlaut! Cosi, senza l'ausilio della scrittura, questa sfumatura di pronunzia s'era esattamente trasmessa.

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La lingua ha dunque una sua tradizione orale indipendente dalla scrittura eben altrimenti fissa; rna il prestigio della forma scritta ci impedisce di vederlo. I primi linguisti sono caduti nell'errore come, prima di loro, gli umanisti. Bopp stesso non fa distinzione netta tra la lettera e il suono: a 1eggerlo, 51 crederebbe che una lingua sia inseparabile dal suo alfabeto. I suoi successori immediati sonG caduti nella stesso mganno; la gratia til della fricativa p ha fatto credere a Grimm non solo ehe SI trattava d'un suono doppio, rna anche che era una occlusiva aspirata; da do il posto assegnato al suono nella legge della rotazione consonantica 0 Lauiuerschiebung (v. p. 175). Ancora oggJ. persone colte confondono la : lingua con la sua ortografia: Gaston Deschamps non die eva forse di Berthelot <r che aveva salvato il francese dalla rovina » perche S1 era opposto alla riforma ortografica [96]?

Ma come S1 spiega tanto prestigio della scrittura?

I. Anzitutto, l'immagine grafica d'una parol a ci colpisce come un oggetto permanente e solido, piu adatto del suono a garantire l'unita della lingua attraverso il tempo. II legame puo pure essere superficiale e creare una unita meramente fittizia: esso e perc percepibile assai piu facilmente del Iegame naturale, il solo reale, il Iegame del suono.

2. Per la maggior parte degli individui Ie impressioni visive sono pin nette e durevoli delle impressioni acustiche, cosicche

ci si rifensce di preferenza aile prime; l'Immagme grafica fini- 47 see per imporsi a spese del suono.

3. La lingua letteraria fa crescere u1tenormente l'importanza immeritata della scrittura. Essa ha i suoi dizionari, le sue grammatiche: a seuola SI insegna secondo i libri e per mezzo dei libri: la lingua appare rego1ata da un codice e questa eodice e esso stesso una regola scritta, sottomessa a un uso ngoroso, l'ortografia: ecco cio che conferisce alla scrittura una irnportanza primordiale, Si fimsce col dimenticare che S1 impara a parlare prirna che a scrivere, e il rapporto naturale e capovolto.

4. Infine, quando vi e discordanza tra la lingua e l'ortografia, il dibattito e difficilmente risolubile per chiunque non sia linguista. Senonche il linguista non ha voce in capitolo e di conseguenza la forma scritta ha quasi fatalmente la meglio, pOl~

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che ogni soIuzione che SI richiarna ad essa e piu facile. Sotto quest'aspetto la scrittura Sl arroga un'importanza CUi non ha diritto,

§ 3. I sisiemi di scritiura [S6)_

Vi sono due soli sistemi di scrittura:

I. II sistema ideografico, nel quale il voeabolo e rappresentato da un segno uruco ed estraneo at suoni di cui it vocabolo Sl eompone. Questo segno e in rapporto con l'insierne del vocabolo e per tal via, mdirettamente, con l'idea cne esso esprime. Esernpio classico di tale sistema e la scrittura cinese.

2. II sistema detto comunemente (I fonetieo », che mira a riprodurre Ia sequenza dei suom succedentisi nel vocabolo. Le scritture fonetiche sana ora sillabiche ora alfabeticne, vale a dire basate su elementi irriducibili della parole.

D'altra parte Ie scritture ideografiche diventano volentieri miste: certi ideogrammi, perduto illoro valore primario, finiscono col rappresentare suorn isolati I07],

48 Abbiamo gia detto che la parola scritta ten de a sostituirsi

nel nostro spirito alla parola parlata: db e vero per entrarnbi i sistemi <Ii scrittura, rna la tendenza e piu forte nel primo, Per un cmese, l'ideogramma e la parola par1ata sono a egual titolo segni dell'idea: per lui la scrittura e una seconda lingua e, nel conversare, quando due parole hanno egual suono, gli capita di ricorrere alIa parola scritta per chianre il suo pensiero. Ma questa sostituzione, potendo essere assoluta, non ha le stesse conseguenze ingannevoli che ha nella nostra scrittura; Ie parole cinesi di diversi dialetti che corrispondono a una stessa idea si connettono altrettanto bene aUo stesso segno grafico.

QUI il nostro studio si limited al sistema fonetieo, specialmente a quello attualmente In usa il cui prototipo e I'alfabeto greco.

Un alfabeto del genere, nel momento in cui si fissa, riflette la lingua in modo abbastanza razionale, tranne che Sl tratti d'un alfabeto importato e gia viziato da incoerenze. Sotto it profilo della logica, l'alfabeto greco e particolarrnente notevoie, come

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vedremo pin oltre (v, p. 53). Ma una simile armonia tra grafia e pronunzia non dura. Occorre ora esaminare perche,

§ 4. Calise della discordanza ira la grafia e la pronlluzia [sal,

Tali cause sono numerose, e ricorderemo quindi solo Ie piu importanti.

Anzitutto 1a lingua si modifica di continuo, mentre la scrittura tende a rest are immobile. Ne segue che Ia gratia finisce col non corrispondere pin a cio che deve rappresentare. Una notazione che in un dato momento e coerente, un secolo pill tardi sara assurda, Per un certo tempo si modifica il segno grafico per conformarlo ai mutamenti di pronunzia, poi vi si rinunzia, E 49 queI che accade in francese per oi:

PRONUNZIA GRAFIA
sec. XI I. rei, lei rei, lei
sec. XIII 2. rot, loi roi, loi
sec. XIV 3· roi, Zoe roi, loi
sec. XIX 4· rwa, lwa roi, loi Come 51 vede, fino al secondo periodo si e tenuto conto dei mutamenti intervenuti nella pronunzia; a una fase nella stona della lingua corrisponde una fase in quella della grafia. Ma a part ire dal secolo XIV la grafia e testata stazionaria, mentre la lingua proseguiva la sua evoluzione, sicche da quel momento vi e stata una discordanza sempre piu grave tra lingua e ortografia. Infine, il fatto che si continuasse a congiungere termini discordanti ha avuto ripercussioni sullo stesso sistema grafico: l'espressione grafica oi ha preso un valore estraneo agli elementi di cui e formata.

Gli esempi S1 potrebbero moltiplicare all'infinito. Perche in francese Sl scrive mais e fait quel che si pronunzia me e fe? Perche in francese c ha spesso il valore di s? Perche abbiamo conservato delle grafie che non hanno piu ragion d'essere.

La stessa causa agisce in ogni tempo: attualmente la I mouillie si va cambiando in jod; continuiamo a scrivere eueiller, mouilley, mentre pronunziamo it1eyer, mouyer, come essuyer e mttoyer.

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V'e un'altra causa eli discordanza tra grafia e pronunzia.

Quando un popolo import a da un aItro il suo alfabeto, aeeade spesso che Ie risorse di tale sistema grafico siano male appropriate alla nueva funzione, Si e allora obbligati a ricorrere a degli espedienti. Per esempio, ci si serve di due lettere per designate un suono solo. E il caso della fricativa dentale sorda p nelle lingue

50 germaniehe che, non avendo l'alfabeto latino a1cun segno per rappresentarla, e stata resa con tho Il re merovmgio Cilpenco tento di aggiungere alle lettere latine un segno speciale per questa suono, rna non ebbe suecesso e l'uso ha eonsacrato il tho L'inglese del Medioevo aveva una e chiusa (per esempio in sed (I sernenza ») ed una e aperta (per esernpro in led (I guidare »); POlche l'alfabeto non offriva segni distinti per i due suoni 51 penso di scnvere seed. e lead. In francese, per rappresentare la fricativa S, si ricorre al doppio segno cit, e cosi via.

Vi e poi la preoccupazione etirnologica, preponderante m certe epoche, come ad esernpro neI Rinascirnento. Spesso e perfino una falsa etimologia che impone una grafia: COS!, si e introdotto un din poids, come se venisse dai vocabolo latino pOlldus, mentre deriva da pensum. Ma importa poco che sia 0 non sia corretta I'applicazions del principio: e i1 principio stesso della scrittura etimologica che e erroneo.

Altre volte sfuggono i motivi di eerte cineserie che non hanno nemrneno Ia scusa dell'etimoiogia. Perche m tedesco si e scritto Hum invece di tun? Si dice che la g rappresenta la aspirazrone ehe segue la eonsonante: rna allora bisognerebbe introduria dovunque Sl presenti la stessa aspirazione, mentre in realta una folia di parole non hanno rnai avuto questa II (T1tgend, Tisch ecc.).

§ 5. Effettl della discordanza [99],

Sarebbe troppo lungo classificare le meoerenze della scrittura. Una delle peggion e la molteplicita di segni per 10 stesso suono. Cosi in franeese per [ si adoperano i. g, ge (joli, geler, geai); per z si adoperano z e s; per s si adoperano e, f, t (nation), ss (chasser), sc (aeqlliescer), 59 (acqmesfant), x (di:t); per k si ncorre

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a c, q», k, ch, cc, cqu (aequerir). All'inverso moIti valori sono raffigurati dallo stesso segno: cosi t rappresenta to s, g rappresenta g 0 [, ecc. [100].

Segnaliarno ancora Ie «grafie indirette ». in tedesco, per 51 quanto in Zettel, Teller ecc. non VI siano consonanti doppie, S1 serive tt, II al fine di indicare che la vocale precedente e breve

e aperta. Per una analoga aberrazione l'inglese aggiunge una e muta finale perallungare la vocale ehe precede: si confronti made (pronunziato med) can mad (pronunziato mad). Questa e, che in realta interessa l'unica sillaba della parola, ne erea una seconda

per l'occhio,

Queste grafie irrazionali hanno an cora una qualche corrispondenza nella lingua; rna altre non hanno alcun sensa. II francese attuale non ha consonanti doppre, tranne che nei futuri antichi mourrai, courrai: tuttavia, Ia nostra ortografia formicola di consonanti doppie illegittime (bourm, sottise, souffri» ecc.).

Inoltre, quando la scrittura non sia ancora fissata e stia cercando la sua regola, accade ehe essa esiti ; di qUI quelle ortografie fluttuanti che rappresentano 1 tentativi fatti in epoche diverse per raffigurare i suoni. COS1 in ertha, erdha, erda, oppure thri, dhrt, dri dell'antico alto tedesco, ih, dh, d rappresentano io stesso elemento fonico. Ma quale questo fosse e impossibile sapere dalla serittura. Ne risulta la cornplicazione che, dinanzi a due grafie per una stessa forma, non 51 puo sempre decidere se si tratti realrnente di due pronunzie. Nei documenti di due dialetti vicini 10 stesso suono e notato ora asca ora ascha; se i suoni sono gli stessi si tratta d'un easo d'ortografia fluttuante; altrimenti, la differenza e fonologica e dialettale, eome neIle forme greche pa{zo, paizdo, paiddo. Oppure si tratta di fasi successive: in inglese 51 incontra prima hwat, hweel ecc., pOI what, wheel ecc.: siamo in presenza di un mutamento di gratia 0 di un mutamento fonetieo?

II risultato evidente eli tutto cia e che la scrittura offusca la visione della lingua: non la veste, rna la traveste, Lo S1 vede 52 bene nell' ortografia della parola francese oiseau, in cui nemmeno

un solo suono della parola parlata (wazo) e rappresentato dal suo propno segno, sicche nulla resta dell'imrnagine della lingua.

Un altro risultato e che quanto meno la scrittura rappresenta cio che deve, tanto piu la tendenza a prenderla per base si raf-

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forza e i grammatici si accaniscono ad attirare l'attenzione sulla forma scritta. Psicologicamente, il fatto SI spiega bene, rna ha comunque conseguenze ingannevoli. L'uso che si fa delle parole -pronunziare e prommzia e una consacrazione di questa abuse e capovolge il rapporto legittimo e reale esistente tra la scrittura e la lingua. Quando si dice che bisogna « pronunziare una lettera l} in questo 0 quel modo, si scambia l'immagine per il modello. Perche oi potesse pronunziarsi ma, bisognerebbe che esistesse per se stesso. La verita e che wa si scrive Ot. Per spiegare questa bizzarria, S1 aggiunge che in tal caso si tratta d'una pronunzia eccezionale di 0 0 di i: altro modo d'esprimersi false, perc he implica una dipendenza della lingua dalla forma scritta. Si direbbe che Cl S1 permette qualche cosa contro la scrittura, come se il segno grafico fosse Ia norma.

Queste spiegazioni fi.ttizie si paiesano fin nelle regole grammaticali, per esempio in quelle della h in francese. In francese vi sono delle parole a iniziale vocalica senza aspirazione, le quali hanno ricevuto la h per ricordo della lora forma latina: COSt si serive homme [nell'uso antico ome) per memoria di homo. Ma vi sono altre parole, venute dal germanico, in cui la h e stata realmente pronunziata: hache, hareng, honte ecc. Finche l'aspirazione e esistita, tali parole si sono sottomesse alle leggi relative alle consonanti iniziali, e si e detto deu haches, le hareng, mentre, secondo le leggi delle parole comincianti con vocale, si diceva deu-z-ommes, l'omme. In questa fase, la regola e davanti ad una h aspirata la liaison e l'elisione non si fanno ~ era corretta. Ma attualmente questa formula e priva di senso: la h aspirata non

53 esiste pin, a meno che con tal nome non 51 chiami questa entita che non e un suono, rna dinanzr a cui non si fa ne liaison ne elisione. Ma si e allora in un circolo vizioso, e la h non e che un essere fittizio partorito dalla serittura.

Cio che determina Ia pronunzia d'una parola non e l'ortografi.a, rna Ia sua storia. La sua forma, a un momento dato, rappresenta un momento della evoluzione che la parola ha dovuto seguire e che e regolata da leggI precise. Ogm tappa puo esser deterrninata da queIla che precede. La soia cosa da considerare cio che in realta pili si dimentica, e I'ascendenza della parola, la sua etimologia.

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11 nome della citta di Auch e os in trascnzione fonetica, t il solo caso in cui il nesso ch finale della ortografia trancese rappresenta s in fine ill parola, Ma non i! una spiegazione il dire che cJJ finale si pronunzia s solo m questa parola. La sola questione e sapere come illatino Auscii abbia potuto trasformarsi e diventare oi. L'ortografia non ha importanza.

Bisogna pronunziare gageure con 0 0 con a? Gli urn nspon. dono gaior, dato che heure si pronunzia or. Altn dieono gaiiir, per. che ge equivale a i, per esempio In ge81e. Dibattito vano! II vero problema e etimologico: gagellre e stato forrnato su gager, come iournure su tourner, secondo 10 stesso tipo di denvazione: gaiiir e l'unica forma giustificata: gaior e una pronunzia dovuta 501- tanto all'equivoco della scrittura.

Ma la tirannia della lettera SI spmge anche piu oltre: a Iorza d'imporsi alia massa, essa influenza la lingua e la mcdifica. Que-

sto accade solo negli idiomi molto colti, In cui il documento seritto svolge una parte considerevole. Allora l'immagine visiva giunge

a creare delle pronunzie vrziose: siamo dinanzr a un fatto patologieo. Ad esernpro, per il nome di famiglia Lefevre (dal lat. faber)

vi erano due grafie, una popolare e semplice, Lefevre, l'altra dotta

ed etimologica, Lefebvre. Grazre alia coniusione di v e 1t nell'ortografia antica, Lefebvre e stato letto Lefebure con una b che 54 non e mal esistita realrnente nella parola ed una 1t proveniente

da un equrvoco. Tuttavia questa forma e ora realmente pronunzrata.

E probabile che queste detorrnazioru diverranno sempre piu frequent! e che 51 pronunzieranno sempre di pili le lettere inutili, A Pangi gia SI dice sept femmes tacendo sentire la t. Darrnesteter prevede gia il momento In cui SI pronunzleranno perfino le due lettere finali di uingt, vera mostruosita ortografica [101)

Questc deformaz iom foniche appartengono certo alla lingua, solo che non nsultano dal suo glOCO naturale, rna sana dovute a fatton ad essa estranei. La linguisnca deve metterie in osservazione In un reparto speciale : 51 tratta infatti di casi teratologici.

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Capiiolo VII

LA FONOLOGIA

§ I. Defimzione [10%]

55 Quando mentalmente S1 soppnme la scrittura, chi e prrvato

di questa immagine sensibile nschia di non percepire pin niente aItro che una massa informs di cui non sa che fare. E corne se si levasse il salvagente a chi sta imparando a nuotare.

Bisognerebbe all ora sostituire il naturale all'artificlale, il che e pero irnpossibile per chi non abbia studiato I suoni della lingua: questi, infatti, staccati dai loro segni grafici, non rappresentano piu che delle nozioni vaghe, e si finisce col preferire I'aiuto, anche se ingannevole, della scrittura. In effetti i primi linguisti, ehe ignoravano tutto della fisiologia del suono, sono continuamente caduti in trappola: abbandonare la lettera era per loro sprofondare; per noi, invece, e it primo passo verso la verita, perche e proprio 10 studio del suoni in se stessi che Cl offre il soccorso cercato. I linguisti modemi alla fine l'hanno capito e, nprendendo per propno conto ricerche avviate da altri (fisiologi, teorici del canto ecc.), hanno dotato la linguistica d'una scienza ausiliaria che la ha affrancata dalla parol a scritta.

, La fisiologia del suono (in tedesco Laut- oppure Sprachpltyssolcgse) e spesso chiamata ~ fonetica » (ted. Phonetik, ingl. phonetics). Questo termme ci sembra impropno e 10 sostituiamo col termine ~ fonologia e, La ragrone e che e fonetica e ha inzialrnen-

'56 te designate e deve continuare a designare 10 studio delle evoluzioni dei suom e non si dovrebbero confondere sotto un sol nome due studi completamente distinti. La fonetica e una scienza storica: analizza degli eventi, delle trasformazioni, e si muove nel tempo. La fonologia si colloca fuori del tempo, poiche il rnec-

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canisrno dell'articolazione resta sempre simile a se stesso [103l.

Ma non basta dire che questi due studi non si confondono: va aggiunto che essi non possono nemmeno opporsi. II primo e una delle parti essenziali della scienza della lingua; la fonologia, invece, bisogna ripetere, non e che una disciplina ausiliaria e ha rapporto solo con la parole (v. p. 28). Senza dubbio non si vede bene ache servirebbero i movimenti fonaton se la lingua non esistesse. Ma i movimenti fonatori non costituiscono la lingua e in realta, quando si sono spiegati tutti i movimenti dell'apparato vocale necessari a produrre le singole impressiorn acustiche, non si e chiarito m niente il problema della lingua. Questa e un sistema fondato sull'opposizione psichica di tali impressiom acustiche, esattamente come un arazzo e un'opera d'arte prodotta dall'opposizione visiva tra fili di colori diversi: ora, cio che importa per I'analisi e it gioco delle opposizioni, non i procedimenti grazie a cui sono ottenuti i colon.

Rinviamo all'appendice (p. 51) per l'abbozzo d'un sistema di fonologia, cercando qui di stabilire soltanto che aiuto la linguistica puo attendersi da questa scienza per salvarsi dane illusioni della scrittura,

§ 2. La scriuura [onologica [lOil,

II linguista chiede anzitutto che gli si fornisca un mezzo per rappresentare i suoni articolati fuori d'ogni equivoco. In effetti i sisterni grafici proposti sono innumerevoli [10.:;]

Quali sono i principi d'una vera scrittura fonologica? Essa 57 deve badare a rappresentare con un segno ciascun elemento della catena parlata. Non sempre 51 tiene conto di questa esigenza:

per esempio i fonologisti inglesi, preoccupati di classificare piu

che di analizzare, per certi suom usano segni di due e perfino

tre lettere [1001 Inoltre la distinzione tra suoni esplosivie suoni implosivi [v, p. 65 sg.) dovrebbe esser fatta rigorosarnente, come diremo.

V'e ragione di sostituire un alfabeto fonologico all'ortografia usuale? Questa interessante questione qui puo esser solo sfiorata. A nostro avviso la scrittura fonologica deve restare aI ser-

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vizio dei soli Iinguisti. Anzitutto, come fare adottare un sistema uniforrne agli mglesi, ai tedeschi, ai francesi ecc.? E poi un alfab:to app~ca~i~e. a tutte Ie lingue nschierebbe di essere mgombro di segm diacritici e, a non parI are dell'aspetto desolante che avrebbe una pagma d'un testa simile, e chiaro che, a forza di precisare, una scrittura del genere oscurerebbe quel che vuole chiarire e Imbroglier~bbe il lettore. Non ci sono vantaggi che compensino mconvenienti del genere sicche, fuori della scienza, I'esattezza fonologlca non e molto desiderabile [1011.

Vi e poi la questione della lettura. Noi legglamo in due modi: la parola nuova 0 sconosciuta viene letta Iettera dopo lettera, mentre la parola usuale e familiare s'abbraccia d'un sol colpo d'occhi~: mdipende~temente daUe lettere che la eompongono, ~lCChe I'Immagins di parole del genere acquista per noi un valore ideografico. QUi I'ortografia tradizionale puo rivendicare 1 suoi diritti : e utiledistinguere in francese tant e temps, et, est ed aii, du e du, it deuaii e ils deuaieni ecc. Limitiamom a desiderare che la scrittura usuale sia Iiberata dalle sue pin grosse assurdita pe:che, se nell'insegnamento delle lingue un alfabeto fonologIc~ puo rendere dei servizi, il suo uso non va generalizzato.

§ 3· Critica della tesUmoma1lza della scriitura [1081,

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E dunque un errore credere che, nconosciuto il carattere mgannevole della scrittura, fa pnma cosa da fare sia riforrnare l'?rtografia. II vero aiuto che Cl da la fonologia e di permetterci di prendere alcune precauzroni rispetto alla forma scritta attraverso cui dobbiamo passare per arrivare alla lingua. La testimomanza della scrittura ha valore solo a condizione d'essere int~rpretata. Dinanzi a ogni caso particolare bisogna delineare il sfstema [onologico della lingua studiata, vale a dire la tabella dei suoni da essa adoperat i, dato che, m effetti, ogm lingua Iavora con un numero deterrninato di fonemi ben differenziati. Questo sistema e la sola realta che interessa il Iinguista. I segni graficl sono solo una sua immagme Ia cui esattezza va controllata. La difficolta di tale determmazione varia secondo gli idioni e le circostanze.

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Quando SI tratta d'una lingua appartenente al passa+o, siamo ridotti a soli documenti indiretti ; quali sana allora le risorse utilizzabili per stabilire il sistema fcaologico?

I. Per prima cosa vi sono indizi esterni, e anzitutto le testimoruanze dei contemporanei che hanno descritto i suoni e la pronuncia della lora epoca. Ad esernpio i grammatici francesi del XVI e XVII secolo, specie coloro che volevano ammaestrare gli stramen, ei hanna lasciato osservaziom numerose e interessanti. Tuttavia questa fonte di intormazione e assai poco sicura, non avendo 1 lora au tori alcun metodo fonologico. Le loro descnziom sono fatte con termini di fortuna, senza ngore scientifico. La loro testimonianza esige dunque a sua volta una interpretazione. Ad esempio 1 norm dati ai suoni formscono indizi troppo spesso ambigui: 1 grammatici greci designavano Ie sonore (come b, d, g) col termme . me die ' (mesai) e le sorde (come p, t, k) col termine psilat, che i latini tradussero tenuis.

2. Si possono reperire notizie pili sicure combinando questi 59 prim! documenti con gli indizi interni, che classifichererno sotto

due rubnche.

a) Indizi tratti dalla regolarita delle evoluzioni fonetiche.

Quando 51 tratta di determinare il valore di una lettera, e molto import ante sapere che cosa era in una fase antenore il suono da essa rappresentato. 11 suo valore attuale e il risultato d'una evoIuzione che consente di scartare immediatamente certe ipotesi, Cosi noi non sappiamo esattamente quale fosse it valore della § in sancrito, rna poiche continua una k palatale dell'indoeuropeo, cio limita nettamente il campo delle supposizioni.

Se, oltre che il punto di partenza, SI conosce anche l'evoluzione parallela di suoni analoghi della stessa lingua nella stessa epoca, ragionando per analogia e possibile stabilire delle proporzioni.

II problema e naturaImente piu facile se SI tratta di determinare una pronunzia mtermedia di CUI si conosce tanto il punto di partenza quanto il punto di arrive (IODI. La au francese, per esempio m sauier, era necessariamente un dittongo nel Medioevo, poiche si trova collocata tra un pin antico al e la 0 del francese moderno ; e se per altra via si sa che a un dato momento il dittongo au esisteva ancora, eben certo che esisteva anche nel periodo precedente. NOl non sappiamo esattamente che cosa rap-

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presenta la z d'una parola come I'antico alto desesco tsazer: rna i punti di riferimento sono da una parte il pili antico water e daIl'altra la forma moderna wasser. Questa zdeve dun que essere unsuono intermedio tra t ed s: e irnpossibile, in via d'esempio.

60 credere che abbia rappresentato una palatale, perche tra due articolazioni dentali non puc supporsi che una dentale.

b) Indizi contemporanei. Sono eli parecchie specie.

Per esernpio sipensi alla diversita delle grafie: m una certa fase si trova scritto in antico alto tedesco taazer, zehan, ezan, mai perc macer, cehan ecc. Se d'altra parte si trovano anche (san ed essan, waser e wasser ecc., si concludera che questa z aveva un suono assai vicino a s, rna PIUttoStO diverse da quello rappresentato da c nello stesso periodo. Quando in fase posteriore si incontrano forme come tsacer ecc., questa prova che i due fonemi prima nettamente distinti, si sono piu 0 meno confusi. '

I testi poetici sono documenti preziosi per la conoscenza della pronunzia, A seconda che iI sistema di versificazione sia fondato sul numero delle sillabe, sulla quantita 0 sulla somiglianza del suoni (allitterazione, assonanza, rima), i monumenti poetici ci danno inforrnazioni sui diversi punti, II greco, ad esempio, mentre distingue eerte voeali lunghe mediante la grafia (per es., o notata w), per altre ignora tale precisione: e ar poeti che bisogna chiedere iinformaziom sulla quantita di a, i, ft. In francese antico, ad esempio, la rima permette di sapere fino a quale epoca le consonanti finali di gras e [az (lat. [aciii, franc. moderno Je ja~s) sono state diverse e da quale momento in poi st sono ravvicinate e confuse. La nma e l'assonanza ci insegnano altresi che In francese antico le e provementi da una a latina (per es., pere da patrem, tel da ialem, mer da mare) avevano un suono affatto diverso dalle altre e. Le parole ora ncordate non sono mai m nma 0 assonanza con elle (da ilia), vert (da viridem), belle (da bella) ecc.

R~cordiamo infine Ia grafia delle parole prese a una lingua straniera, I giochi di parola, 1 nonsensi ecc. Cosi in gotico kawtsjo ci da notizie sulla pronunzia di cautio in latino tarde. La pro- 61 nunzia rwe per rm e attestata per la fine dei XVIII secolo dal seguente aneddoto citato dal Nyrop, Gramma,re historique de la langue francoise, P, p. I78: al tribunals rivoluzionario SI

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chiede a una donna se non ha detto dinanzi a testimoni che ci voleva un rm; al che la donna ribatte afferrnando che c non ha per niente parlato d'un rot come Capeto 0 ehiunque altro, rna di un rouei maitre, strumento per filare I) [110].

Tutti questi mezzi di informazione ci aiutano a conoseere in una certa misura il sistema fonologieo d'un'epoca e a rettificare la testimonianza della scrittura pur mettendola a profi.tto.

Quando si tratta di una lingua viva, il solo metodo razionale consiste in do: a) stabilire il sistema dei suom suUa base dell'osservazione diretta; b) mettere da parte il sistema dei segni che servono a rappresentare, imperfettamente, i suoni, Molti grammatici si attengono an cora al vecchio metodo, criticato piu in alto, che consiste nel dire come ciascuna lettera si pronunzia nella lingua che vogliono descrivere. Ma in questa modo non e possibile presentare chiararnente il sistema fonologico di una lingua.

Tuttavia e certo che gia sono stati fatti grandi progressi in questa campo e che i fonologisti hanno molto eontribuito a rifonnare le nostre idee sulla scrittura e }'ortografia.

A ppcndice PRINCIPI DI FONOLOGIA

Capitola I

LE SPECIE FONOLOGICHE

§ I. Dejinizione di fonema [ill]

[Per questa parte abbiamo potuto utilizzare la riproduzione stenogra- 63 fica di tre conferenze fatte da F. de S. nel 1897 sulla f teoria. della sillaba _

in cui egli tocca altresi i PrinC1PI generali del primo capitolo; inoltre una buona parte delle sue note personali riguardano Ia fonologia; su molti punti esse chianscono e completano i dati cfferti da corsi I e III (Edd.)) [1Ul.

Molti fonologisti badano quasi esclusivamente all'atto di fonazione, vale a dire alla produzione dei suom mediante gIi organi (la:ringe, bocca ecc.), e trascurano illato acustico. Questo metodo non e corretto: non solo l'impressione prodotta sull' orecchio ci e data in modo altrettanto diretto dell'immagine motoria degli organi, rna e propno essa, inoltre, che fa da base naturale a qualsiasi teoria Iua).

II dato acustico esiste gia incosciamente allorche si affrontano Ie unita fonologiche. E con l'orecchio che noi sappiamo 64 che cosa e una b, una t ecc. Se si potessero riprodurre mediante

un film tutti i movimenti della bocca e della laringe ehe realizzano una catena di suoni, sarebbe impossibile seoprire delle suddivisioni in questa sequenza di movimenti articolatorii, Non si

sa dove un suono eomincia e un altro finisce, Come si potrebbe affermare, senza l'impressione acustica, ehe in flit, ad esempio,

vi sono tre unita e non due 0 quattro? E nella catena della parole ascoltata che si puo immediatamente percepire se un suono resta

o no simile a se stesso: finche si ha l'impressione di qualche cosa

di omogeneo, il suono e unico. Cio che importa non e la sua durata

in crome e semicrome (efr. fal e fiil) rna la qualita dell'impressione.

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La catena acustica non si divide in tempi eguali, ma in tempi omogenei, carattenzzati dall'unita di impressione, ed e qui il punto di partenza naturale per 10 studio fonologico [m]

Sotto questa aspetto l'alfabeto greco primitive merit a la nostra ammirazione, Ciascuno dei suoni semplici e rappresentato da un solo segno grafico, e reciprocamente ciascuno dei segrn grafici corrisponde a un suono semplice sempre identico. E una scoperta geniale che 1 latini hanno ereditato. Nella notazione della parola bdrbaros s barbaro f), ciascuna lettera corrisponde a un tempo omogeneo:

BAPBAPO~ I I I I I I I I I

Nella figura qui sopra la linea orizzontale rappresenta la catena fomca, Ie barrette vertic ali rappresentano i passaggi da un suono all'altro. NelI'alfabeto greco primitive non si trovano grafie complesse come il francese eli per S, ne rappresentazioni doppie d'uno stesso suono come c e s per s, e nemmeno segni semplici per un suono doppio come x per ks, Questo principio, necessario e sufficiente per una buona scrittura fonologica, dai greci e state realizzato quasi integralmente 1._

65 Gli a1tri popoli non hanno scorto questa pnncipio, e i loro

alfabeti non analizzano la catena parlata nelle sue fasi acustiche omogenee. I ctprioti, per esernpio, si sono arrestati ad unita pin cornplesse, del tipo s« ii, ko ecc., questa notazione e chiamata sillabica, con una designazione un po' inesatta perche una sillaba puo esser fermata anche da altri tipi, per esempio pak, tra ecc.

1 E vera che essi hanno scritto X, 0, III per 1Ih, (ii, pIJ; IllEPO rappreserita pher(j; rna " un'Innovazione postenore; le rscrrzrom arcmcne notano I(HAPII: e non XAPII:. Le stesse iscrizioni presentano due segrn per k, il happa e il hoppa, rna la cosa e differente : si trattava di notare due stumature reali di pronunzra, il It essendo ora palatale ora velare ; d'altronde In seguit? iI. Itoppa e scomparso. Infine, punto delicate, Ie rscrrziom arcaiche greche e latine notano spesso una consonante doppia con una iettera semplice; cos! Ia parola latina [insse em seritta FUISE; ceca unintrazione al pnnCIPlO, poicne questa s doppra dum due tempi che, come vedremo, non sono omogenei e danno delle rmpressioni distinte; rna e un errore scusabile, perche questi due suorn, pur non confondcndosi, presentano un carattere co. mune tv. p. 67 sgg.).

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I semiti invece hanno notato solo ie consonanti . una parola come barbaros sarebbe stata scritta BRURS.

La delimitazione del suoni nella catena parlata puo dunque poggi are solo sull'impressione acustica; rna per la loro descrizione le cose stanno diversamente. Essa non potrebbe esser fatta che sulla base dell'atto articolatono perche le unita acustiche prese nella loro propria catena sono manalizzabili. Si deve ricerrere alla catena dei movimenti di forrnazione: si osserva allora che allo stesso suono corrisponde 10 stesso atto: o (tempo acustico) = b' (tempo articolatorio]. Le prime unita che si ettengono spezzettando la catena parlata saranno composte di b e b'; SI chiamano [onenu ; il fonema e la somma delle irnpressioni acustiche e det movirnenti articolati, dell'unita udita e dell'unita parlata, l'una condizionante l'altra: cosicche e gia un'unita complessa, che ha un piede in ciascuna catena. p151.

Gli elementi che si ottengono inizialmente con I'analisi della catena parlata sono come gli anelJi di questa catena, dei momenti irriducibili che non possono considerarsi fuon del tempo che occupano. Cosi un msierne come ta sara. sempre un momento pin un momento, un frammento d'una certa estensione piu un altro frammento. Per contro, il frammento irriducibile t, preso

a parte, puo essere considerato it! abstracto, fuori del tempo. 66 Si pub parlare del t in generale, come della specie T (noi designeremo le specie con la maiuscola), di i come della specie I, badando soltanto at caratteri distintivi, senza preoccuparsi di tutto cia che dipende dalla success ione nel tempo. Nello stesso modo, un insieme musicale do, re, mi non pub esser trattato che come una serie concreta nel tempo; rna se prendo uno dei suoi elernenti irriducibili, posso considerarlo 11t abstracto.

Dopo avere analizzato un numero sufficiente di catene parlate appartenenti a diverse lingue, Sl arriva a conoscere e classificare gli elementi con i quali esse operano; si constata allora che, se S1 tralasciano sfumature acusticamente indifferenti, il numero delle specie date non c indefinite. Se ne trovera la lista e la descrizione dettagliata nelle opere speciali 1; qUI non vorremmo most rare

1 CfT'. Sievers, Grundziig» der Phonetik, 5' ed., 1902; Jespersen, Lehr-

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su quali principi costanti e assai sernplici e fondata ogni classificazione di questo genere [116],

Ma diciamo anzitutto qualche parola sull'apparato vocale, sul gioco possibile degli organi e suI ruolo di questi stessi organi come produttori del suono,

§ 2. L'apparato uocale e il suo junzionammfollll7].

I. Per Ia descrizione dell'apparato, ci Iimitiarno a una figura schematica in cui A designa la cavita nasale, B la cavita boccale, C la lannge, contenente la glottide f; tra le due corde vocali.

Nella bocca e essenziale distinguere le labbra 0: ed a, la lingua ~-y (~ design a la punta e y tutto il resto), i denti superiori d, iI palate, comprendente una parte anteriore, ossea ed inerte f-h, ed una parte posteriore, melle e mobile 0 vela del palato i, mfine l'ugola ~.

Le lettere greche designano gli orgarn attivi nell'articolazione, le lettere Iatine designano Ie parti passive.

La glottide c, formata da due muscoli paralleli 0 corde vccali, s'apre per il loro discostarsi 0 si chiude per il lora ravvicinarsi, La chiusura completa non entra, per dir cosi, in con to; quanto all'apertura, essa e ora Iarga ora stretta, Ne1 primo caso, l'aria

bucb dey Phonetin, 2" ed., I913; Roudet, Elements de phD1leJigfu lJt!Jl~rale, 1910 rEdd.).

1 La descrizione un po' sommaria di F. de Saussure e stata complctata sulla scorta del Lehrbuch dey Phoneiik di Jespersen, dal quale abbiamo tratto anche il prmcrpro secondo CUI piil. oltre saranno stabilite le formule del tonemi. Ma 51 tratta di questiom di forma, di messa a punto, e il let. tore 51 convincera the tali cambiamerrti non alterano in mente il pensrero di F. de Saussure [Edd.).

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passa liberamente, le corde vocali non vibrano; nel secondo caso, it passaggio dell'aria determina delle vibrazioni sonore. Non v'e altra alternativa nella emissione normale dei suoni.

La cavita nasale e un organo del tutto imrnbile. II passaggio dell'aria pub esser fermato dall'innalzamento dell'ugola ~, niente pili che questo: e una porta aperta 0 chiusa,

Quanta alla cavita boccale, essa offre un gioco possibile molto 68 vario: si pub aumentare "la luughezza del canale con Ie lab bra, gonfiare 0 rilassare le guance, restringere e perfino chiudere la cavi-

ta COil i movimenti infinitarnente diversi delle labbra e della lingua.

II ruolo di questi stessi organi come produtton di SUOIll e in ragione diretta della lora mobilita: stessa uniformita nella funzione della laringe e della cavita nasale, stessa diversita in quella della cavita boccale.

L'aria espulsa dai polmoni traversa dapprima la glottide, ove SI ha la possibile produzione d'un suono lanngale per avvicinamento delle corde vocali. Ma non c il gioco della laringe che pub produrre ie varieta Ionologiche permettenti di distinguere e classificare i suoni della lingua. Sotto questa rapporto il suono laringale e uniforme. Percepito direttamente quale e en~esso dalla glottide, ci appare a un di presso invariabile nella sua qualita,

II canale nasale serve umcarnente cIa nsonatore alle vibrazioni vocali che 10 traversano: anch'esso dunque non ha il ruolo di produrre suom.

Al contrario, la cavita boccale cumuia le funzroni di generatore di SUOIll e di risonatore. Se la glottide e largamente aperta, nessuna vibrazione lanngea si produce, ed il suono che 51 percepira e partite propno dalla cavita boccale (noi lasciamo ai fiS1CO il compito di decidere se e un suono 0 semplicemente un rurnore). Se al contrario il raccostamento delle corde vocali fa vibrare la glottide, Ia bocca interviene pnncipaimente come modificatore del suono laringale.

Cosi, nella produzione del suono, i fattori che possono entrare m gioco sono l'espirazione, l'articolazione boccale, la vibrazione della lannge e la risonanza nasale.

Ma enumerare questi fatton di produzione del suono non significa ancora determinare gli elementi differenziali del fonemi.

Per classificare questi ultimi, irnporta assai meno sapere m che 69

57

consistono e assai piu cio che li distingue gli um dagli altri, Ora.. per Ia classificazione un fattore negative puo avere piu irnportanza che un fattore positive. Per esempio, l'espirazione. elementa positive, rna che interviene in ogni atto fonatorio, non ha valore differenziatore; mentre I'assenza di risonanza nasale, fattore negative, servira, altrettanto bene quanto la presenza, a caratterizzare del fonerni. L'essenziale e dunque che due del fattori enumerati pin in alto sono costanti, necessari e sufficienti per la produzione del suono:

a) I'espirazione

b) I'articolazione boccale

mentre gli altri due possono mancare 0 aggiungersi ai pnmi: c} la vibrazione della laringe

d) la risonanza nasale.

D'altra parte, noi sappiamo gia che a, c e d sana uniformi, mentre b comporta varieta infinite.

Inoltre, bisogna ricordarsi che un fonema e identificato quando si e detenninato l'atto fonatorio, e che reciprocamenrs 51 sara determinata ogm specie di fonema identificando tutti gli atti fonatori. Ora questi, come mostra Ia nostra classificazione del fatton in gioco nella produzione del suono, non Sl trovano differenziati che per gli ultimi tre. Bisogna dunque stabilire per ogni fonema quale e la sua articolazione boccale, se cornporta un suono laringale (--) 0 no ([ ]), se comporta una nsonanza nasale ( ...•• ) 0 no ([ ]). Quando uno di questi tre elementi non e determinate, l'identificazione del suono e mcompleta; rna quando SIano noti tutti e tre, le loro diverse cornbinazioni detenmnano tutte le specie essenziali di atti Ionaton.

Si ottiene COS! 10 schema delle possibili variazioni:

.---.~-~- ...

IV- -'1

n

III

Espirazrone Art. boccalo

[]

[ )

----~--I----------~I-----------J

Espirazione Art. boccale

a

Espirazione Art. boccale

Espirazrons Art. boccale

b

[] [)

c

d

58

La colonna I designa i suoni sordi, la II i suoni sonon, la III i suoni nasalizzati sordi, la IV 1 suoni nasalizzati sonori.

Ma sussiste un'incognita: la natura dell'articolazione boccale; bisogna dun que determinate Ie possibili. varieta.

§ 3. Classificazione dei sllom secondo la loro articolazione boccale [lIB]

. ' ,

Generalmente i suoni 51 classificano secondo il luogo della loro articolazione. 11 nostro punto di partenza sara diverse. Quale che sia il punta della loro articolazione, questa presenta sempre una certa aperiura, vale a dire un certo grade di apertura tra due lirniti estremi che sono l'occlusione completa e l'apertura massima, Su questa base, e andando dall'apertura minima alia massima, i suom saranno classificati in sette categorie con le cifre 0, I, 2, 3,4,5.6. Solo all'intemo di ciascuna categoria divideremo i fonemi in divers] tipi secondo it luogo della loro propna articolazione,

Ci atterremo alla termmologia corrente, bench€! sra imperfetta 0 scorretta m pili punti: terrmm come gutturali, palatali, dentali, liquide ecc., sono tutti pili omena illogici, Sarebbe pii:t razionale dividere il palate in un certo nurnero di aree : in tal modo, e tenendo conto dell'articolazione linguale, SI potrebbe sempre dire a quat punto SI trova in ciascun caso la stretta 7I principale. Ispirandoci a questa idea e utilizzando Ie lettere della figura a p. 56, simbolizzeremo ogni articolazione con una formula

in cui la cifra di apertura si trova collocata tra la lettera greca contrassegnante l'organo attivo (a sinistra) e la Iettera latina designante l'organo passive (a destra). Cosi I' 0 e vuol dire che col grado di apertura comspondente all'occlusione completa, la punta della lingua I' SI applica contro gli alveoli del denti superiori e.

Infine, all'interno di ciascuna articolazione, le diverse specie di foncmi si distinguono per le concomitanze (suono lanngale e i isonanza nasale) di cui sia l'assenza sm. la presenza yarra come clemento differenziatore.

E secondo tale principio cne classifichererno i suoru, Si tratta di un semplice schema di classificazione razronale ; non ci SI deve dunque attendere di trovare ne fonemi d'un carattere complesso o speciale, qualunque sia la lora importanza pratica, come ad

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esempio Ie aspirate (Ph, dis ecc.), ie affncate (ts, dI, PI ecc.), Ie consonanti palatizzate, Ie vocali deboli (3 0 e muto ecc.), ne, all'inverso, fanemi semplici che sono privi di importanza pratica e non contano come SUOll! differenziati,

A. - APERTURA ZERO: OCCLUSIVE. Questa classe comprende tutti fonemi ottenuti con la chiusura cornpleta, l'occlusione ermetica rna momentanea della cavita boccale, Non e il caso di esaminare se il suono e prodotto al momento della chiusura 0 al momento dell'apertura ; in realta pub prodursi in due modi (v. p. 66 sg.).

Secondo il luogo di articolazions si distinguono tre tip] principali di occlusive: il tipo labiale (P, b, 11l), iI tipo dentale (t, d, 1Z), if tipo gutturale (k, g, 1i).

II pnmo si articola con le due labbra; nel secondo l'estremita 72 della lingua SI applica sul davanti del palato; nel terzo il dorso della Iingua e In contatto can il dietro del palato.

In molte lingue, specialmente 1Il mdoeuropeo, S1 distinguono nettamente due articolazioni gutturali, l'una palatals, su f-h, l'altra velare, su i. Ma aItrove, per esempio in francese, SI tralascia questa differenza, l'orecchio considera simili un k di dietro, come quello di court, eo unk d'avanti, come quello di qu«.

La tavola seguente mostra Ie formule di questi divers] fonemi:

LAl!IAL!

DENTAL!

GUTTURALI

p

b

1m)

d

(n)

k

g

- ------ --------- -- ---

~oa ~oa ~oa ~oe

{J _r.._. - 'V'. []

~oe ~oe yoh yah yoh , .. ...._. [)

[]

[J

[J

(}

[ 1

[J

'------'---_.:__---'-----..!.--_..!_--...!_--~------

Le nasali m, n, n sono propnamente delle occlusive sonore nasalizzate: quando si pronuncia amba l'ugola si alza per chiudere le fosse nasali aI momento in cui si passa da m a b.

In teoria ClascU? tipo possiede una nasale senza vibrazione glottale, 0 sorda: e COSt che nelle lingue scandinave m sorda esiste dopa una sorda: se ne troverebbero esempi anche in francese, ma i soggetti parlanti non vi vedono un elemento differenziale,

60

61

Le nasali figurano tra parentesi nella tavola: In effetti se la loro articolazione comporta una chiusura completa della bocca, l'apertura del canale nasale conferisce ad esse un carattere di apertura supenore (vedere la classe C).

B. - APERTURA I: FRICATIVE 0 SPIRANT!, caratterizzate da una chiusura incompleta della cavita boccale, permettente il passaggio dell'aria. Il termine spiranie e del tutto generale; queUo di fricative, senza dire niente sul grade di chiusura, ri- 73 chiama l'impressione di sfregamento prodotto dal passaggio delI'aria (lat. jriciire).

LABI

_. I
ODENTALI DENTALl
.~- .-~
tJ P d S z $ I
--- --- ---
(tId ~Id ~ld WId W,d [r' I d [r'ld
- ~ - ...... [] ~ -~ [] [) -- ...... _ -.....__ ..
I [] [J n [} [] [] [) f

(tId

[J []

PALATAL! GUTTURALI
_ "- - -
x' r' X Y
YIf yIf Y It Y I 1
n _ [) - -
[) [] [} [] p = mgt th in thing d = mgt th m (hen s = franc. s in SI

z = franc. S In rose

$ = franc. en in chant 1 = rranc. g 10 gdme x' = ted. en in lch

y' = ted. settentr. g m liegen X = en in Bach

y = ted. settentr. g in Toge

In questa classe non ci si pub pili limitare a tre tipi, come nella prima categoria. Anzitutto le labiali propriamente dette (corrispondenti aIle occlusive p e b) sono di impiego assai raro; noi ne facciamo astrazione; esse sono abitualmente rimpiazzate da labiodentali, prodotte dal ravvicinamento del labbro inferiore e del denti (f e v francesi); Ie dentali si dividono in pili varieta, a seconda della forma presa dalla punta della lingua avvicinandosi; senza dare particolari, designeremo con (', (" e {'It le diverse forme

della punta della lingua. Nei snoni che interessano il palato, I'orecchio distingue generalmente un'articolazione d'avanti (palataH) e un'articolazione di dietro [velari) 1.

74 Vi e nelle fricative cio che corrisponde a n, m, n ecc. nelle

occlusive, vale a dire una v nasale, una z nasale ecc.? E facile supporlo: ad esempio si sente una v nasale nel francese inventer rna, in generale, Ia fricativa nasaie non e un suono di cui Ia lingua abbia coscienza.

C. - APERTURA 2: NASALE (vedi sopra p. 60).

D. - APERTURA 3: LIQUIDE. Due tipi di articolazione hanno a che fare can questa c1asse:

I. L'articolazione laterale; Ia lingua si appoggia contro la parte anteriore del palato, lasciando pero un'apertura a destra e a sinistra, posizione rappresentata da I nelle nostre formule. Secondo il luogo di articolazione si distinguono l dentale, r palataie ~ mouillie ed I gutturale 0 vel are. In quasi tutte le lingue quest! fonemi sono delle sonore, aIlo stesso modo di b, z eec. Tuttavia la sorda non e irnpossibile: esiste anche in francese, in cui

. una 1 successiva a una sorda sara pronunzrata senza suono Iaringale (per esernpio in plme in opposizione a bleu); rna non SI ha coscicnza di questa differenza.

E inutile parlare di t nasaie, assai raro e non differenziato, benche esista, soprattutto dopo un suono nasale (per esernpio nel franc. bran] alit).

2. L'articolazione vibrante: Ia lingua e meno raccostata al palato che per la I, ma vibra, anche se con un numero variabile ~~ batt iti (segno •. nelle formule) e con cio si ottiene un grado til apertura equivalente a quello della laterals. Questa vibrazione puo esser prodotta m due modi: con la punta della lingua applicat~ m avanti sug1i alveoli (r detta rottlie in francese), oppure mdietro, con la parte postenore della lingua (r grasseyee). A pro-

. ; F.cclclc al suo mctodo di scmplificnzionc. F. de Saussure non 11a ereduto d~ never Iare Ja stessa distmzione a proposito della classe A. rnalgrado lao considerevole irnportanza delle due sene 1\:1 e K~ In mdoeuropco. Si tratta di una omissrone del tutto voluta jEdd.1.

62

posito delle vibranti sorde 0 nasali puo ripetersi cic che s'e detto delle laterali,

1 I' I I y
~13 ~ yi 3f-h y13 • f3v 3 e Y 31)v
, I ~~ , --- , --..._...-- .........
[ ] [ ] [] u [] 75

Oltre il grado 3 entriamo in un altro dominic: dalle consonanti passiarno alle vocali. Finora non abbiamo fatto prevedere questa distinzione, poiche il meccanismo della fonazione resta it medeSlIDO. La formula di una voeale e esattamente comparabile a quella di una qualsiasi eonsonante sonora. Dal punto di vista dell'articolazione boccale non vi sono distinzioni da fare. Solo l'effetto acustico e differente. Passato un certo grado di apertura, la bocca funziona principalmente come risonatore, Il timbro del suono lanngaie appare pienamente e il rumore boccale 51 dissolve. Piu la bocca si chiude pin il suono laringaIe e intercettato: piu si apre, pin it rurnore diminuisce, cosicche, del tutto meccanieamente, il suono predomina nella vocale,

E. - APERTURA 4: i u ii.

In rapporto aile altre vocali, questi suoni presuppongono una chiusura ancora considerevole, piuttosto vicma a quella della consonantL Ne risultano certe conseguenze che appanranno piii oltre, e che giustificano il nome di semiuocali dato generalmente a questi Ionemi.

t SI pronunzla con Ie labbra eontratte (segno -) e articolazione In avanti, /I con le labbra arrotondate (segno 0) e articolazione all'indietro, ii con la pOSIZlOne delle lab bra di It e l'articolazione di i,

Come tutte le vocali, i u ii hanno delle forme nasalizzate ;

rna sono rare e possiarno fame astrazione, E da notare che i suom scritti in e WI nella ortografia francese corrispondono ad altra 76 cosa (vedi oltre).

Esiste una ~ sorda, vale a dire articolata senza il suono laringale? La stessa questione Sl pone per It, ii e per tutte le vocali.

63

Fonerni siffatti, che corrispondono alle consonanti sorde, esistono, rna non devono essere confusi con le vocali bisbigliats, cioe articolate con la glottide rilasciata. Si possono assirnilare Ie vocali sorde aile h aspirate pronunziate davanti ad esse: cosi in hi si sente dappnma una , senza vibrazioni, pOI una , normale.

I--~~--I-------I--------

• '(4/ ! I

I

[) j

-------------~-------

[] [J

F - APERTURA 5: e 0 6, la cui articolazione corrisponde rispettivamente a quella di i, 1l, ii. Le vocali nasalizzate sono frequenti (e, 6, 8 in francese III pitt, pont, bmn). Le forme sorde sono la " aspirata di he ho hii,

N.E.-Molte lingue distinguono qui parecchi gradi di apertura: cosi il francese ria almeno due serie, I'una detta chiusa, ~ P 9. in di, dos, deux I'altra aperta ~ £? p. in mer, mort, meurt,

- - -_- ~.~- --- --~~~ _.______----_.-

! I 1 _

106 I a I 6

-~!5j I--~~~~'- '-O-Y-S-j-- ----Y-s--J -'----O-Y-S-I-i--';;;j-

I !

I [J [}

------

[]

I . [J

G, -- ApERTURA 6: a, apertura massima, che ha una forma nasalizzata, un po' pill chiusa, e vero, ii (per esernpio in gratld), ed una forma sorda, la h di Ita.

a a

--------

y6h y6h

Capitola II

IL FONEMA NELLA CATENA PAR LATA

§ I. Necessita di studiare i suoni nella catena parlata (110),

Nei trattati specializzati e soprattutto nelle opere dei Ione- 77 tisti ingiesi Sl possono trovare analisi minuziose del suom del linguaggio {120J,

Sono sufficienti a far si che la fonologia nsponda al suo compito di scienza ausiliaria della linguistica? Tanh particolari accumulati non hanno valore m se stessi: solo la sintesi importa. Il linguista non ha alcun bisogno d'essere fonologista consumato, rna chiede solo che gli si formscano un certo nurnero di dati necessan allo studio della lingua.

In un punto i1 metoda di questa fonoiogia e particolarmente difettoso: si dimentica troppo che nella lingua vi sono non 50itanto suoru, rna estensioru di suoni pariah, e non si accorda aneora abbastanza attenzione ai loro rapporti reciproci. Ora, non e questo che ci si present a immediatamente: la sillaba si offre pin direttamente dei suoni che la cornpongono. Si e VISto che certe scritture primitive hanno notato Ie unita sillabiche e che solo pill tardi si e giunti al sistema alfabetico.

Inoltre non e mai una unita semplice che imbarazza in linguistica: se, per esempio, a un dato momento in una data lingua ogni a diventa 0, non ne risulta niente; C1 si pub lirnitare a constatare iI fenomeno, senza eereare di spiegarlo Ionologtcamente, 78 La scienza dei suoni diventa preziosa solo allorche due 0 pill elementi si trovano implicati in un rapporto eli dipendenza inter-

na, perche vi e un limite alle variazioni dell'uno in rapporto aile variazioni dell'altro: il solo fatto che vi siano due elementi

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comporta un rapporto e una regola, il che e molto differente da una constatazione. Nella ricerca del principio tonologico, la scienza lavora dunque controcorrente accentuando la sua predilezione per I suoni isolati. Bastano due fonemi per non far capire piu mente. Cosi in antico alto tedesco hagl, balg, wagn, lang, donr, dorn sono diventati pili tardi hagal, batg, wagan, lang. donnar , dorn, cosicche, a seconda deUa natura e dell'ordine di successione del gruppo, il risultato e diverso: a volte una vocale si sviluppa tra due consonanti, a volte il gruppo resta compatto. Ma come formulare la legge? Donde proviene la differenza? Senza dubbio dai gruppi di consonanti (gl, 19. gn ecc.) contenuti m queste parole. E ben chiaro che essi si compongono di una occlusiva che in un caso e preceduta, m un altro e seguita da una liquida 0 da una nasale ; rna che cosa ne risulta? Fino a tanto che g ed n sono concepite come quantita omogenee, non si comprende perche il contatto g-n produce effetti diversi da 11-g.

Accanto alia fonologia delle specie, v'e dunque spazro per una scienza che assuma come punto di partenza i gruppi binari e le successioni di fonemi, e che e tutt'altra cosa. Nello studio dei suoni isolati, basta constatare la posizione degli organi. La qualita acustica del fonema non fa problema: e fissata dall'orecchio. Quanto all'articolazione si ha piena liberta di produrla a piacimento. Ma quando si tratta di pronunziare due suoni combinati la questione e meno semplice: si e obbligati a tenere conto della discordanza possibile tra l'effetto cercato e l'effetto prodotto e non e sempre in nostro potere pronunziare db che avrernrno voluto. La liberta di legare delle specie Ionologiche e limitata

79 dalla possibilita di legare i movirnenti articolatorii. Per rendere conto di db che avviene nei gruppi occorre stabilire una fonologia in cui questi vengano considerati come equazioni algebnche. Un gruppo binario irnplica un certo numero di elementi meccanici ed acustici che si condizionano reciprocamente: quando l'uno varia, tale vartazione ha sugli altri una ripercussione necessaria che 51 potra calcolare.

Se nel fenomeno della tonazione qualcosa offre un carattere universale che st annunzia supenore a tutte le divcrsita locali dei fonemi, e senza dubbio questa meccarnca rcgolata di CUI sr e trattato. Si vede con cio l'importanza che la fonologia del gruppi

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deve avere per la linguistic a generale. Mentre Cl si lirmta generalmente a dare delle regole per articolare tutti 1 suoni, elementi variabili e accidentali delle Iingue, questa fonologia combinatona circoscrive le possibilita e fissa le relazioni costanti dei fonemi interdipendenti. Cosi il caso di hag), balg ecc. (v, p. 66), solleva Ia questione tanto discussa delle sonanti mdoeuropee: e proprio questo il campo in cui si pub meno rinunziare a una tonologta cosi concepita.. poiche la sillabazione e, per cosi dire, il solo fatto che tale Ionologia mette in questione dal pnncipio alla fine. Non e questo l'unico problema cne si debba risolvere con tal metodo; rna un fatto e certo: diventa quasi impossibile discutere la questione delle sonanti fuori d'un esatto apprezzamento delle leggi che regolano la combinazione dei fonemi.

§ 2. L'implosiolle e l'esplossone [1211,

Noi partiamo da un'osservazione tondamentale: quando si pronunzia un gruppo appa si percepisce una differenza tra le due

p, di cui l'una corrisponde a una chiusura, l'altra ad una apertura. Queste due impressioni sono abbastanza analoghe perche la se- 80 quenza pp venga rappresentata da un medesirno p (v. p. 54 no-

ta). Tuttavia e questa differenza che ci permette di distinguere con segm speciali (> <) le due p di appa (appa) e di caratterizzarle quando non si susseguono nella catena (aPta, aJ,pa). La stessa distinzione puo estendersi oltre Ie occlusive e applicarsi aIle fricative (aJJa). alle nasali (m;111,a), alle liquide (alla) e in generale a tutti i fonemi fino alle vocali (aooa) tranne a.

Si e chiamata la chiusura lmplosJOtre e l'apertura esplosione: un p e detto implosivo (p) 0 esplosivo (p). NeIlD stesso sense si puo parl are di suoni chiudenti e di suoru aprenii,

Senza dubbio, in un gruppo come appn si distingue, oltre I'implosione e I'esplosione, anche un tempo di nposo nel quale l'occiusione SI prolunga ad libitum, e se si tratta d'un fonema di apertura maggiore, come nel gruppo alla, e la stessa emissione di suono che continua nell'imrnobilita degli organi. In linea generate, in ogm catena parlata VI sono tali tasi mterrnedie che chiamererno tenute 0 articolazioni sisianies. Esse peru possono

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assimilarsi alle articolazioni implosive, dato che il loro effetto e analogo, cosicche nel seguito non si terra conto se non dell'implosione 0 dell'esplosione 1.

Questo metodo, che non sarebbe arnrnissibile m un completo trattato di fonologra, si giustifica in un'esposizione che riconduce al piu semplice schema possibile il fenomeno della sillabazione

81 considerato nel suo fat tore essenziale, Noi non pretendiamo di risolvere tutte le difficolta che solleva la divisione della catena parlata in sillabe, rna vogliamo solo porre una base razionale per 10 studio di questo problema.

Ancora un'osservazione. Non bisogna confondere il movimento di chiusura 0 apertura riehiesto dall'emissione del suorn con Ie diverse aperture del suoni stessi. Qualsiasl fonema puo essere tanto implosive che esplosivo: e tuttavia vero che I'apertura influisce sull'implosione e sull'esplosione, nel senso che la distinzione dei due rnovimenti diventa tanto meno netta quanta maggiore e l'apertura del suono. Cost can i, 11, 1'l 51 percepisce ancora bene Ia differenza: in aUa e possibile apprezzare una i chiudente ed una i aprente; allo stesso modo in aUlla, alMa si distingue netta.mente it suono implosive da.l suono esplosivo che segue, al punto che la scrittura, contrariamente alla sua abitudine, rileva tal ora questa distinzione: la w inglese, la j tedesca e spesso la y francese (per es. in yeux) rappresentano dei suoni aprenti 11, ; in opposizione a I( ed i che vengono utilizzati per u e t. Ma a un grade di apertura pill alto (e, 0), l'irnplosione e I'esplosione, teoricamente concepibili (efr. aUa, aooa), sono molto diffieili da distinguere in pratica, Infine, come si e visto prima, al grade pili elevate, a non presenta pill ne implosioni ne esplosioru, perche per questo fonema I'apertura cancella ogni differenza di tal genere.

1 E qucsto uno dei punti phi discutibili della. teoria. Pel' prevenirc talune oblezioni, si puo far osservare che ogni art icclazione sistante, come quella di una. f. e Ia risultante di due torze: I. Ia pressroue dell'aria centro Ie pareti che Ie si oppongono, e 2. la resistenza di queste paretl, che si raccostano per equilibrate de~ta presslOne, La tenuta non e dunque che una rmplostone continuata, E per questo che, se si ta seguire una implosicno e una tenuta d'egual specie, I'effetto e continuo dall'iruzto alia fine. A questa titolo, non e iIlogico rrurnre questi due genen d'articolazione in una unita meccanica e acustica. L'esplosrone si oppone at contrano all'una e all'altra riunite: essa e per definizione un dischiudimento; efr. anche § 6 rEdd.).

68

Tranne che per a, la tabella di tutti gli altri Ionerm va sdoppiata e la lista delle unita irriducibili va stabilita come segue:

p p ecc.
. j
I ecc.
til 1n ecc.
r r ecc.
; y ecc.
e s ecc.
a, Lungi dal soppnmere Ie distinzioni consacrate dalla grafia 82 (y, 1£1) noi le serbiamo con cura, il che verra giustificato pili oltre

(§ 7)·

Per la prima volta, Slama usciti dall'astrazione ; per la

prima volta appaiono degli elementi concreti, indecomponibili, che occupano un posto e rappresentano un tempo nella catena parlata. Si puo dire che P non era altro che un'unita astratta riunente j caratteri comum di pep. che soli si mcontrano nella realta, esattamente come B P M sono nunite in una astrazione superiore, le labiali. Si parla di P come si parlerebbe di una specie zoologica: vi sono esemplari maschi e femmine, ma non esemplan ideali della specie. Finora abbiamo appunto distinto e classificato astrazioni: ma era necessario procedere oltre e ragglUngere ]'elemento concreto.

Fu un grande errore della fonologia considerate come unita reali queste astrazioni, senza esaminare pin da presso la definizione dell'unita. L'a1fabeto greeo era giunto a distinguere questi e1ementi astratti, e l'analisi che presuppone era, come abbiamo detto, delle pin notevoli: era perc un' analisi incompleta, ferma a un certo livello.

In effetti che cosa e mai un p senz'altra determinazione? Se 10 si considera nel tempo, come membro della catena parlata, non puo essere ne p m modo particolare, ne p, e ancor meno pub essere pp, essendo questa gruppo nettamente decomponibile. E se 10 si prende fuori della catena e del tempo, non e pili che una cosa che non ha esistenza propna e di cui non si puo fare niente. Che cosa significa in se un gruppo come 1 + g? Due astrazioni non possono formare un memento nel tempo. Altra cosa e par-

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lare di Ik, til, tk, lk e nun ire cosi 1 veri elernenti della parole. Ora 51 vede perc he bastano due elernenti per rmbarazzare la fonologia tradizionale, e si trova in tal modo dimostrata Ia irnpossibilita

83 di procedere, come essa fa, mediante urnta Ionologiche astratte.

Si e formulata la teoria secondo CUI In ogrn fonema semplice considerato nella catena, per esempio p In pa 0 apo, VI sono successivamente una irnplosione ed una esplosione ((ipa). Senza dubbio ogm apertura deve essere preceduta da una chiusura, Per prendere ancora un altro esernpio, se 10 dico rp, dovrb, dopo avere realizzato la chiusura della r, articolare con I'ugola una r aprente nel mentre che l'occlusione del p si forma verso le labbra. Per nspondere pero a questa obiezions basta specificare bene quaie e il nostro punto di vista. Nell'atto fonatorio che Cl avviarno ad analizzare, terremo eonto soltanto degli elementi differenziali, risaltanti all'orecchio e capaci di servire a una delirrutazione delle urnta acustiche nella catena parlata. Solo queste uruta acusticomotnci debbono essere considerate: COS! l'arncoiazrone della r esplosiva che accornpagna quella della p esplosiva e per noi mesistente, perche non produce un suono percettibile 0, almeno, non conta nella catena dei fonerni. E questo un punto essenziale di CUI occorre ben compenetrarsi per comprcndere gIi sviluppi successrvi.

§ 3· Combinaztoni diverse delle esploslom e delle nnplosiom nella catena [122 J,

Vediamo anzitutto cio che deve risultare dal sussegurrsj di esplosioni e rmplosiom nelle quattro combmaziom teoricamente possibili: 1. < >, 2. > <. 3. < <, 4. > >

1. GRUPPO ESPLOSIVO-IMPLOSIVO « ». Senza spezzare la catena parlata e sempre possibile congiungcre due Ionerni, l'uno esplosivo, l'altro implosive. Per esempio, kr, ki, J'lil ecc.: efr. sanscr. kFta-, franc. kite (qltifter), tndoeuropco 1'Mo- ecc. Scnza

84 dubbio cornbinazioni come hi ecc. non hanno un effetto acustico sU5cettibile di realizzazione pratica, rna non e meno vera che, dopo avere articolato un k aprente, gli org-ani sono nella P051-

70

zione voluta per procedere a un movimento di chiusura m un punto qualunque. Queste due fasi Ionatorie possono succedersi senza impacciarsi reciprocamente.

2. GRUPPO IlltPLOSIVO-ESPLOSIVO (> <). Nelle stesse condizioni e con Ie medesirne nserve, non v'e nessuna-impossibilita di congrungere due fonemi del quali l'uno sra implosivo e l'altro esplosrvo: cosi ;'11, hi ecc. (gr. hanna, franc. aciif ecc.).

Senza dubbio questi momenti articolatorii successivi non SI seguono tanto naturalmente quanta nel caso precedente. Tra una prima implosione ed una pnma esplosione VI e questa differenza : l'esplosrone, tendendo a un atteggiamento neutro della bocca, non impegna it movirnento successive, mentre l'irnplostone crea una posizione determinata che non pub servire da punto di partenza a una qualsiasi esplosione. Occorre dunque scmpre qualche movirnento di aggiustamento destinato a ottenere la posizione dezli orgam necessaria per l' articolazione del

b _

secondo fonema: cosi, mentre si esegue la s di un gruppo sp, bisogna chiudere le Iabbra per preparare la p aprente. Ma l'espenenza mostra che questo movirnento di aggtustamento non produce mente di apprezzabile, se non uno di quei suom Iurtivi di CUI non dobbiamo tenere conto e che in nessun caso impaccrano la sequenza della catena parlata.

3. CONCATENAZIONE ESPLOSIVA « <). Due esplosiorn possono prodursi consecutivamente: rna se la seconda appartiene a

un Ionema di apertura rmnore 0 di apertura eguale, non si avril.

la sensazione acustica di unita che SI avril nel caso contrano e che presentavanq i due casi precedenti ~ pk puo si pronunciarsi (pka), rna questi suoni non fanno catena, perche le specie P e K sono di eguaie apertura, E questa pronunzia poco naturale che s'otterrebbe arrestandosi dopo la prima a di ella-pila1, Al con- 85 trano fir da un'impressione di continuita (cfr. pm:); tanto meno fa difficolta ry (cfr. rim). Perche? II faUo e che nell'istante

in cui si produce la prima esplosione, gli organi hanno gia potuto

1 Senza dubbin ccrti gruppi di questa categorra sono assai usati In certe Jingue (per es. hi imzrale in greco ; ctr. klewo); rna benche facili a pronunztarsr, non prcscntano alcuna unita acustica (v, ia nota scguente).

71

piazzarsi nella posizione nchiesta per eseguire la seconda esplosione senza che I'effetto acustico della prima ne sia stato impedito; per esempio in prix, mentre si pronunzia la p, gli organi si trovano gia ill r, Ma e impossibile pronunziare in anelli continui la sene inversa rp: non che sia meccanicamente impossibile prendere Ia posizione di p nello stesso tempo in cui si articola una r aprente, rna i1 movimento di questa r, incontrando l'apertura minore di p, non potra essere percepito. Se dunque si vuole fare sentire rp, bisognera riprendere due volte l'articolazione e l' ernissione sara interrotta.

Una concatenazione esplosiva continua puo comprendere pili di due elementi, purche si passi sempre da una apertura minore a una apertura maggiore (per esempio Rrwa). Facendo astrazione da certi casi particolari sui quali non possiamo insistere 1, si puo dire che il numero possibile delle esplosioni trova il suo limite naturale nel numero del gradi di apertura che e possibile praticamente distinguere.

86 4. LA CONCATENAZIONE IMPLOSlvA (> » e retta dalla legge

inversa. Se un fonema e pili aperto del seguente si-ha una irnpressione di continuita (per esempio tf, Pi); se questa condizione non erispettata, se il fonema seguente e pili aperto 0 ha la stessa apertura del precedente, la pronunzia testa possibile, ma I'irnpressione di continuita non c'e pili: cosi SP di a§fia ha 10 stesso carattere di ph in cha-pk« (v. sopra p. 70 sg.). I1 fenomeno e mteramente parallelo a quello che abbiamo esaminato nella catena esplosiva: in fi, il i, in virtu del suo grado di apertura inieriore, libera ; dal

t Qui, con una semplificazlOne voluta, nel ronema SI considera solo il suo grado d'apcrtura, senza tenere conto ne del luogo ne del carattcre particolare dell'articolaaione (sorda 0 sonora, vibrante 0 laterale, ccc.]. Le conclusioni tratte dal princspro unico dcll'apcrtura non possono applicarst a tutti i casi reali senza ecceziom. Cosl in un gruppo come trya I pnmi trc elementi difficilmente possono pronunziarsr senza rottura della catena: l~ya (a meno che 1';1 non sr fonda con ia 1', palataJizzandola);. tuttavia questi tre clementi try formano una concatenazrone esplosrva pertetta [cfr. d'aitronde p. 79 a proposito di meurtrier ecc.); al contrarro truia non fa difficolta. Citiamo ancora delle concatenazio~1 :omc pmta dove e difficilc non pronunzrare la nasale rmplosivamcnte (P,llld). Qucsti cast aberrnnti appaiono soprattutto nell'esplosione, che e per natura un atto istantanco c non ammette ritardi [Edd.].

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compito dell'esplosione ; 0, se si prende una catena in cui 1 due fonemi non si articolano nella stesso punto, come hh, la ,it non evita a f l'espiosione, rna, cio che e 10 stesso, ne copre completamente l'esplosione mediante Ia sua articolazione pili chiusa, Altrimenti, come nel caso inverso ,rfr, l'esplosione furtiva, meccanicamente indispensabile, viene a interrompere Ia catena parlata.

Come S1 vede, la concatenazione implosiva, come quella esplosiva, pub comprendere pili di due elementi, se ciaseuno d'essi ha un'apertura superiore a quello che segue (efr. aPSl).

Lasciando da parte le interruzioni di catene, mettiarnoci ora davanti alla catena continua normale, che potrebbe dirsifisioiogica, quale e rappresentata dalla parola francese particuliirement, ossia parlrkf"ilyehM. Essa e caratterizzata da una successione di concatenazioni esplosive e implosive graduate, corrispondenti a una successione di aperture e chiusure degli organi boccali,

La catena normale cosi defmita da luogo alle constatazioni seguenti, la cui importanza e capitale.

§ 4. Frontiera di sillaba e punta uocalico {1231.

Se in una catena di suom si passa da una implosione a una esplosione (> I -c). si ottiene un effetto particolare che e l'indice della [roniiera di sillaba, per esernpio in ik di poruculierema«, Questa coincidenza regolare d'una condizione meccanica con 87 un effetto acustico determinato assicura al gruppo implosiveesplosivo una esistenza propria nell'ordine fonologico: il suo carattere persiste quali che siano le specie di cui e composto; esso costituisce un genere contenente tante specie quante sono le combinazioni possibili.

La frontiera sillabica pub essere, in certi casi, collocata in due punti diversi d'una stessa serie di fonemi, a seconda che si passi piii 0 meno rapidarnente dall'implosione all'esplosione. COS1 in un gruppo come ardra la catena non e interrotta, si scandisca ar-drn o ararat poiche ai-d., sequenza implosiva, e altrettanto ben graduata che dr, sequenza esplosiva. Lo stesso sara per iilye di particulieremeni Wrye 0 Mye).

In secondo Juogo, osserveremo che nel punto in cui 51 passa

da un silenzio a una pnma implosione, per esempio III art di artiste, 0 da una esplosione a una irnplosione, come III part di particillierement, il suono in CUI si produce questa prima implostone si distingue dai suoni vicini per un effetto proprio, che e l'effetto vocalico, Questo non dipende affatto dal grado di apertura pill grande del suono a perche, III fiN, f 10 produce altrettanto bene: esso e mvece inerente alla prima implostone, quale ehe sra la sua specie fonologica, vale a dire il suo grado di apertura; altresi poco irnporta che venga dopo un silenzio 0 una esplostone. II suono che da questa irnpressione per il suo carattere di pnma implosiva puo essere clnamato punto vocalico,

A tale unita s'e dato il nome di sonante, chiamando COII-SOnante agm suano che precede 0 segue la sonanie nella stessa sillaba, I termini vocate e consonants designano, came abbiarno VISto a p. 63, delle specie diverse; sonante e COIl-SOl/ante designana invece delle funzioni nella sillaba. Questa doppia terminologia permette di evitare una confusione che ha regnato a lungo. COS!

88 la specie lela stessa in fidele e in pied: e una vocale ; rna e una sonante in fidCle ed e una con-sonante m pled. L'analisi mostra cue le sonanti sona sempre Implosive e le con-sonanti a~a implosive (per esempio i nell'inglese boi, scritto boy) ora esplosive (per esempio y nel francese fiye, scritto pied). Cio non fa che conferrnare la differenza stabilita tra i due ordim. E vera cne III effetti eo a sona regolarmente delle sananti; rna e una sempl ice coincidenza: avenda una apertura maggiore di tutti gli altri suoni, esse sono sempre all'inizio d'una sequenza implosiva, All'inverso Ie occlusive, che hanno apertura minima, sono sempre con-sonanti, In pratica sono i fonemi di apertura 2, 3 e 4 (nasali, liquide e semivocali) che hanna l'una 0 I'altra funzione a seconda del loro ambiente e della natura della lora articolazione.

§ 5. Critica delle teorie della sillabazione [m),

L'orecchio percepisce in ogni catena pariata la divisione in sillabe e in ogm sillaba una sonante. Questi due fatti sono conosciuti, rna ci SI puo domandare quale e la lora ragion d'essere. Si sono proposte vane spiegazioni.

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I. Osservando che certi tonemi sono pill sonon di altri Sl e cercato di fare poggiare la sillaba sulla senorita dei fonemi. Ma allora perche Ionerm sonon come 1 ed 11 non fanno necessanarnente sillaba? E POI, dove si arresta la senorita, dato che delle fricative come s possono fare sillaba, per esernpio in pst? E .se si tratta so1tanto di senorita relativa del suoni in contatto, come spiegare dei gruppi come 1hZ (per es., indoeuropeo *wlkos (I lupo »), dave e l'elemento meno sonora che fa sillaba?

2. II Sievers ha per pnmo stabilito che un suono classificato tra Ie vocali pub nan dare l'impressione di vocale (abbiamo visto

per esempio che )' e w non sana altro cne ~ ed 11); rna quando ~ 51 domanda In virtu di che si produce la doppia funzione 0 il doppio effetto acustico (perche con la parola [unzione non SI vuol dire altra cosa), Sl risponde: il tal suono ha la tal Iunzione

a seconda che nceva a no 1'(1 accenta sillabico ».

Vi e qui un circolo \,IZlOS0: 0 sono Iibero in ogm crrcostanza di dispensare a mio piacimento l'accento sillabico che crea le sonanti, e allora non c'e ragione di chiamarlo sillabico piuttosto cne son antico ; oppure, se l'accento sillabico ha un senso, cio dipende dal latta che esso si richiama apparcntemente aile leggi della sillaba, Scnonche non solo non si forniscono poi queste leggi, rna st da a questa qualita sonantica il nome di silbenbildend, come se a sua volta la Iormazione d'una sillaba dipendesse da questa accento.

Si vede come il nostro metoda Sl oppone ai due pnmi: analizzando la sillaba, tale quale si presenta nella catena, abbiamo ottenuto I'unita irriducibile, il suona aprente cd il suono chiudente, poi, combinando queste unita, siarno giunti a definire il limite della sillaba e il punto vocalico. NOI sappiamo moltre in quali condizioni fisiologiche devono prodursi questi effetti acustici. Le teorie criticate piii in alto seguono il cammino contrano: si prendona delle specie fonologiche Isolate e da questi suoni si pretende di dedurre iI limite di sillaba e il posto della sonante. Ora, essendo data una serie qualunque di Ionemi, puo esservi una maniera di articolarli pin naturale, pili comoda di un'altra: rna la Iacolta di scegliere tra articolazioni aprenti e chiudenti sussiste in larga misura ed e da questa scelta, non direttamente dalle specie fonologiche, che dipendera la sillabazione.

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Senza dubbio questa teoria non esaurisce ne nsorve tutti 1 problemi. Cosi 10 iato, di impiego tanto frequente, non e altro che una concaienazione fmplosiva interroua, can a senza intervento della volonta: per esernpio i-a in it cna oppure a-i in ibalti. Esso

90 si produce pili facilmente con le specie fonologiche di grande apertura.

Vi e anche il caso delle concaienazioni esploscue mierrotte, che, senza essere graduate, entrano nella catena fonica allo stesso titolo dei gruppi normali: abbiamo toccato questo caso a proposito del gruppo kteinli, p. 7I, nota. Si consideri an cora il gruppo pzta: normalmente non puo che pronunziarsi Pjta, ossia deve comprendere due sillabe e le ha in effetti se si fa sentire nettamente il suono laringale di z; rna se Ia Z 51 assordisce, poiche e uno del fonemi che esigono it minimo d'apertura, I'opposizione tra z e a fa si che si percepisca so1tanto una sillaba udendo a un di presso pjta.

In tutti i cast del genere, la volonta e l'intenzione possono, intervenendo, produrre rnutamenti e aggirare In qualche rrnsura Ie necessita fisioiogiche. E spesso difficile dire con esattezza quale parte spetti a ciascun ordine di fattori. Ma in ogni caso la fonazione presuppone una successione di implosioni e di esplosioni, ed ~ questa la condizione Iondamentale della sillabaziona.

§ 6. Durata dell'imploslotte e dell'esplosume [12(01,

Spiegando la sillaba mediante il gioco delle esplosioni e delle implosioni, SI e condotti a un'osservazione Import ante che e la generalizzazione di un fatto metrico. Nelle parole greche e -latine SI distinguono due tipi di lunghe: quelle per natura (milter) e quelle per posizione (factus). Ma perche [ac e misurato come lunga in jactl~s? Si risponde: a causa del gruppo ci ; rna se cio dipende dal gruppo in se, qualunque sillaba cominciante con due consonanti avra altresi la quantita lunga; tuttavia do non e (cfr, dims ecc.).

La vera ragione e che l'esplosione e I'irnplosions sono essen- 91 zialmente diverse sotto il profilo della durata. La prima e sempre cosi rapida che resta una quantita irrazionale per l'orecchio: e

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anche per questo che non da mai I'impressione vocalica. Solo l'implosione puo essere apprezzata; di qui la sensazione che si resti piu a lungo sulla vocale can la quale essa comincia.

Si sa d'altra parte che le vocali collocate davanti a un gruppo formato da occlusiva 0 fricativa + liquida so no trattate in due modi diversi: in patrem la a puo essere lunga 0 breve, il che dipende dallo stesso principio. In effetti, H e if sono egualrnente pronunziabili: il primo modo di articolare permette alIa a di rest are breve; il secondo crea una sillaba lunga. Lo stesso trattamento doppio della a non e possibile in una parola come jactus, poiche e pronunziabile sol tanto It e non ct.

§ 7. I [onemi di aperiur« quattro, It diuongo. Questioni di grafia [126]~

I nfine danno luogo a talune osservazioni i fonemi di apertura quattro. NOl abbiamo visto a p. 68 che, contrariamente a quanta avviene per altri suoni, l'uso ha consacrato per tali Ionemi una doppia grafia (w = 11, H = 1i, Y = i, i = i). Certo nei gruppi come aiya, auwa si percepisce meglio che in altri casi la distinzione tra < ed >; i ed Ii danno nettamente l'impressione di vocali, i ed Ii l'impressione di consonanti 1, Senza pretendere di spiegare questo fat to, osserviamo che t consonante non esiste mai sotto l'aspetto chiudente, Cosi non si puo avere una sequenza ai in cui la i faccia 10 stesso effetto che la y in aiya (51 confrontino l'inglese boy con il francese pied); e dunque per posizione che y

e consonante ed i vocale, poiche queste varieta della specie 92 I non possono rnaniiestarsi dovunque egualmente. Le stesse osservazioni si applicheranno a tt e w, it e w.

Cio chiarisce la questione del dittongo. Questo non e che un caso particolare di concatenazione implosiva: i gruppi area e lima sono del tutto paralleli e tra loro l'unica differenza e la diversa apertura del secondo elemento: un dittongo e una sequenza implosiva di due fonemi di cui il secondo e relativamente aperto,

1 Bisogna evitare di confondere questo elemento di apertura quattro con la fricativa palatale dolce (liegell nel tedesco settentrionaie). Questa specie fonologica appartiene aile consonanti e ne ha tutti i caratteri,

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donde una particolare impressione acustica: Sl direbbe che Ia sonante continua nel secondo elemento del gruppo. Inversamente un gruppo come ryli non 51 distingue in niente da un gruppo come ifli, se non per it grado di apertura dell'ultima esplosiva. Cio vale a dire cne i gruppi chiamati dai fonogiotti dittonghi ascendenti non sono del dittonghi rna del gruPPl esplosivo-implosivi il CUI pnmo elemento e relativarnente aperto, senza pero che ne risulti mente di particolare dal punto di vista acustico (ryti). Quanto ai gruppi del tipo fio, fa con l'accento su it e i, quali possono trovarsr m certi dialetti tedeschi (ctr. buob, liab), non son altro che dei falsi dittonghi i quali non danno I'impressione di unita come (hi, Iii ecc. Non e possibile pronunzrare {IO come irnplosrva + implosiva senza rompere la catena, a meno che un artificio imponga a questo gruppo ·l'unita che non ha naturalmente.

Con tale definizione il dittongo e ricondotto al pnncipio generale delle sequenze implosive e si dimostra che non e, come potrebbe credersi, una cosa discordante, inclassificata tra i fenomeni fonologici. E inutile dargli una casella a parte. it suo carattere specifico non ha in realta alcun interesse ne alcuna rmportanza : .ion i\ la fine della sonante che importa fissare, ma'il suo iruzio,

I1 Sievers e molti Iinguisti (127] distinguono nella scrittura i, '1" ii, t, tr ecc., ed 1, II, {t, r, 1~ ecc. (i = (! unsilbisches I) t,

93 i = (1 silbisches » i), e scrivono quindi miria, mairia, mjarta, mentre noi scnviamo nurta, mairta, myarta. Constatato che t ed y sono della stessa specie fonologica, si e voluto avere anzitutto 10 stesso segno generico (e sernpre la stessa idea secondo cui la catena sonora si compone di specie giustapposte). Ma questa notazione, pur basandosi su1la testimonianza dell'orecchio, i\ il rovescio del buon sensa e annulla proprio la distinzione che importerebbe fare. Con essa: 1. S1 confondono i ed u aprenti (= y, w) con i ed u chiudenti, sicche non si pub, per esernpio, fare alcuna distinzione tra netno e muo; 2. inversarnente si scindono in due le i ed 11 chiudenti (efr. nurta e mairta). Ecco qualche esempio degli inconvenienti di questa grafia. Si consideri il greco arcaico dwls e dus! e, d'altro canto, rhiw6 e rheiana: queste due opposizioni si producono esattamente nelle stesse condizioni fonologiche e si traducono normalmente con la stessa opposizione grafica: a seconda che la f~ sia seguita da un fonema piu 0 meno

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aperto, diventa talvolta aprente (Ie), talvolta cniudente ~H): Ma 51 scrrva dtns, dUSI, rilet/v, rhelHtla, e tutto e oscurato. Sirnilmente III mdoeuropeo, le due serie miiier, mdirai, »uiieres, matrSft e siineu, srl,teWaI, siiluwes, silmlsu sana strettamente parallele nel loro doppio trattamento di r da un lato e di Il dall'altro. Nella seconda perlomeno l'opposizione delle implosiom e delle esp~o,sloru e nitida nella scrittura, mentre e oscurata dalla grafia criticata qui (sl7l1Ctl, siillct1at, sitlletleS, SiilI1lSU). Non soltanto ~lsognerebbe .conservare le distinziom fatte dall'uso, rna Sl dovrebbero estendere a tutto il sistema scnvendo, ad esernpio, miiler, miitpal, miitepes, mlftrsu. II glOco della sillabazione appanrebbe allora con tutta e\'idenza e 1 punti vocalici e i limiti di sillaba 51 dedur-

rebbero da se.

Nota dcgli editors.

Queste teone illummano parecchi problemi, alcuru dei quali

F. de Saussure ha toccato nelle sue lezroni. Ne diarno qualche 94

esemplO. .

1. II Sievers rita berittmtm (ted. berittelU1I) come esernpio

tipico del Iatto che 10 stesso suono puo fungere altemati~ament~ due volte come sonante e due volte come con-sonante (m realta n funziona qui solo una volta come con-sonante, e occorre scnvere bert~tttntr; rna questo importa poco). Non v'e esempio piu evidente per mostrare preclsamente che e suono ~ e (I specie & no~ sono sinonirni. 11 effetti, se si restasse sulla stessa 11, vale a dire s~lI'implosione e l'articolazione SIs/ante, 51. otterrebbe un.a sola s11- laba lunga. Per creare un'alternanza di 11 sonanti e di 11 :on-sonanti, occorre tar seguire all'irnplosione (prima II) la asptosrone [seconda 11), poi nprendere l'implosione (terza 11). Le due im~losioni, non essendo precedute da altre, hanno carattere sonantlc~.

2. Nelle parole francesi del tipo meurtrier, ouurser ecc., Ie finali -trter, -vricr formavano un tempo una sola sillaba (qualunque fosse pOI la loro pronunzia, cfr. p. 72 nota). Piu tardi si e commerato a pronunzmr1e in due sillabe (mellr-tri-er, can 0 senza iato, vale a dire -Erie oppure -triye). II cambiarnento SI e prodotto non gia collocando un (I accento si1labico ~ sull'elemento I, rna trasfor-

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mando la sua articolazione esplosiva III una articolazione irnplosiva.

La gente del popoio dice ouuerier per Oltvncr: fenomeno III tutto simile, soltanto che qui e il secondo elemento e non il terzo che ha cambiato articolazione ed e diventato sonante: uvrye ~ uvrye. Successivamente 51 e potuta sviluppare una e davanti alla r sonante.

3· Citiamo ancora il caso ben nato delle vocali protetiehe davanti ad s anteconsonantica in Irancese: latino sciiium ~ isciitum ~ franc. eSCIl, ecu. It gruppo sk, come abbiamo visto a p.72, e una concatenazione interrotta; sk e piu naturale. Ma questa s implosiva deve fare punto vocalico quando e all'inizio della

95 frase 0 quando la parol a precedente termina con una consonante di apertura debole, L'i 0 la e protetiche non fanno che esagerare questa qualita sonantica ; ogni carattere fonologico poco appanscente tende a irrobustirsi quando 10 si vuole conservare. E 10 stesso fenomeno che si riproduee nel caso di esclandre e nelle pronunzie popolari di esqueleue, estatue. E ancora 10 stesso fenomeno ehe si ritrova nella pronunzia volgare della preposizione de, che si traserive con ed: tm oeil ed tanche. Per sineope, de tanche e diventato d'tanche; rna per farsi sentire in questa posizione, la d deve essere implosiva, JiatlChe, ed una vocale 51 sviluppa davanti a d come nei cast precedenti,

4· E appena necessario tom are sulla questione delle sonanti indoeuropee, e di chiedersi per esempio perche I'antico alto tedesco hagl s'e trasformato in hagal, mentre ba1g e restato intatto. La I di quest'ultima parola, secondo elemento d'una concatenazione irnplosiva (MIg), ha il ruolo di con-sonante e non aveva aIcuna ragione di cambiare funzione. Al contrario la I, egualmente implosiva, di J:agl faceva punta vocalico. Essendo sonantica, ha potuto sviluppare anteriormente una vocale piu aprente (una a, se si deve credere alIa testimonianza della grafia). Del resto, Ia a si e oscurata col tempo, perche Hagel si pronunzia oggi di nuovo Mgt. E proprio db che differenzia la pronunzia di questa parola e del francese aigle; la 1 e chiudente nella parola germanica ed aprente nella parola francese can e muta finale (lgle).

Parte Prima

PRINCIPI GENERALI

Capitolo I

NATURA DEL SEGNO LINGUlSTICO

§ I. Segno, significaio, significanie [128],

Per certe persone la lingua, ricondotta al suo principio essen- 97 ziale, e una nomenclatura, vale a dire una lista di termini corrispondenti ad altrettante cose f12D] Per esempio:

.!~."t~J.ti~

I ~

, ..

.. ~

~

tcn.os

ARBOR

Questa concezione e criticabile per molti aspetti. Essa suppone delle idee gia Iatte preesistenti aile parole (su tale punta v. oltre,

p. 136); non ci dice se il nome e di natura vocale 0 psichica, per-

che arbor puo essere considerate sotto l'uno 0 l'altro aspetto; infine lascia supporre che il legame che unisce un nome a una cosa

SJa. un'operazione del tutto sernplice, cio che e assai lantana dall'esser vera. Tuttavra questa visione semplicistica pno avvicinarct alia verita, rnostrandoci che l'unita linguistica e una cosa doppia, 98 fatta del raccostarnento di due terrrnru.

Si e visto (a p. :.U) , a proposito dei circuito della parole, che i termuu implicati nel segno lingmstico sono entrambi psichici ed uniti nel nostro cervello dal legume dell'associazione. Insistiamo su questa punto.

II segno linguistico unisce non una cosa e un nome, rna un con-

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cetto e un'immagme acustica! [1301, Quest'ultima non e il suono materiale, cosa puramente fisica, rna la traccia psichical1311 di questo suono, Ia rappresentazione che ci viene data dalla testimonianza dei nostri sensi: essa e sensoriale, e se ci capita di chiamarla « rnatenale I), cia avviene solo in tal senso e in opposizione all'altro termine dell'associazione, H concetto, generalmente pili astratto.

Il carattere psichico delle nostre irnrnagini acustiche appare bene quando noi osserviamo il nostro Iinguaggio, Senza rnuovere le Iabbra ne la lingua possiamo parlare tra noi 0 recitarei rnentalmente un pezzo di poesia, Per il fatto che le parole della lingua sono per nOI irnmagini acustiche occorre evitare di pari are dei ~ fonemi II di cui sono composte. Questo termine, implicando una idea di azione vocale, puo convenire solo alia parola pariata, alla realizzazione dell'immagine interiore nel discorso. Parlando di suon» e di sa/abe di una parola SI evita il malinteso, purche ci si si ricordi che si tratta di immagini acustiche.

99 Il segno linguistico e dunque un'entita psichica a due facce, che

puo esser rappresentata dalla figura:

COJ1Cl'/tll I
i mmagin«
amslica
tti ---.----- j Questi due element! sono intimamente uniti e Sl richiarnano l'un l'altro. Sia che cerchiamo il senso della parola latina arbor

1 Questo termine • immagine acustica i sembrera Iorse troppo rrstretto, poicbe accanto alia rappresentazrone del suorn d'una parola vl e anche quella della sua articoiazione, I'immagine muscolare dell'atto tonatono, Ma per F. de Saussure 1a lingua e essenzralmcnte un deposito, una cosa rrcevuta dall'estemo [v. p. 23). L'Immagmo acustica c per cccellenza In rapprescntaaione naturale della parol a In quanto Iatto di lingua vrrtuale, luori d'ogni realiezazione mediante Ia paroie. L'aspetto motorio puo dunque essere sottinteso 0 comunque puo occupare un posto subordinato In rapport» all'imma.gme acustica [Edd.J.

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sia che cerchiamo Ia parola con cui il latino design a il concetto « albero », e chiaro che solo gli accostamenti consacrati dalla lin-

--~
! _!:
.albero .. j
1 )
arbor arbor gua ci appaiono conformi alla realta, e scartiamo tutti gli altri che potrebbero immaginarsi [l3:lJ

Questa defiruzione pone un importante problema di terminologia [133J. No! chiamiamo seg1lo]a combmazione del concetto e dell'irnmagine acustica: rna neIl'uso corrente questa termine designa generaimente soItanto I'immagine acustica, per esempio una parola (arbor ecc.). Si dimentica che se arbor e chiarnato segno, cio e solo in quanta esso porta il concetto «( albero I), in modo che I'idea della parte sensoriale irnplica quell a del totale.

L'arnbiguita sparirebbe se S1 designassero Ie tre nozioni qui in questione con dei nomi che 51 richiarnano I'un l'altro pur opponendosi. NOl proponiamo di conservare la parole segno per designare il totale, e di rirnpiazzare conceiio e immagin» acusiica rispettivamente con signijicato e significanle: questi due ultirni termini hanno il vantaggio di rendere evidente l'opposizione che li separa sia tra di loro sia dal tot ale di cui fanno parte. Quanto a segno, ce ne contentiamo per il tatto che non sappiamo come rimpiazzarlo, poiche Ia lingua usuale non ce ne suggerisce nessun altro !13oil.

Il segno linguistico, COS! definite. possiede due caratteri prim ordiali. Enunziandoli porremo i principi stessi d'ogni studio di quest'ordine.

100

§ 2. Primo principia: l'arbitrarieia del segno [135)

11 legame che unisce il significante al significate e arbitrario, o ancora, poiche intendiarno con segno il totale risultante dall'as-

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sociazione di un significante a un significate, possiamo dire pill semplicemente: it segno linglHstieo e arbitrarso [136],

Cosi l'idea di (I sorella i non e iegata da alcun rapporto interne alla sequenza di suoni s-o-r che le serve m francese da significante; potrebbe anche esser rappresentata da una qualunque altra sequenza: 10 provano le differenze tra le lingue e l' esistenza stessa di lingue differenti: il significate (I bue i ha per significante b-ii-f cia un lato ed o-k-s (Oehs) dall'altro lato della frontiera [131],

Nessuno contesta il principio dell'arbitrarieta del segno; rna, spesso, e piu facile scopnre una verita che assegnarle il posto che le spetta. II prmclplO enunzrato pili su domina tutta la linguistica della lingua; le sue conseguenze sono mnumerevoli. E vero che esse non appalOno tutte immediatamente con eguale evidenza ; solo dopo molti giri vengono scoperte e con esse si scopre I'importanza primordiale del prmcipio [138]

Un' osservazione inciden tale: quando la senuologia sara organizzata, dovra chiedersi se 1 modi d'espressione che S1 fondano su segni interamente naturali, come la pantomima, le spettino di diritto [139J, 5upponendo che li accoiga, il suo oggetto pnncipale sara nondimeno l'insieme dei sistemi fondati sull'arbitrarieta del segno. In effetti, ogru modo d'espressione ereditato in una societa poggia in linea di principio su una abitudine collettiva 0, cio che e

101 10 stesso, sulla convenzione. I segni di cortesia, ad esempio, dotati spesso d'una certa espressivita naturale (SI pensi al cinese che saluta il suo imperatore prostemandosi nove volte}, sono nondimeno fissati da una regola: e questa regola che costringe a impiegarli, non it loro valore intrinseco. Si puo dunque dire che 1 segm mteramente arbitran realizzano meglio di altri I'ideaIe del procedimen to sermologico: e perch) che la lingua, il pill complesso e diffuso tra i sisterni di espressione, e altresi il pili caratteristico di tutti. In questa senso, la linguistica puo diventare il modello generale di ogni serniologta, anche se la lingua non e che un sistema particolare,

Ci si e serviti della parola simbo per design are it segno linguistico 0 pill esattamente cib che chiarniamo significante. Vi sono degli inconvenienti ad accoglierlo, appunto a causa del nostro primo principia. II simbolo ha per carattere di non essere mal completamente arbitrario: non e vuoto, implica un rudimento di

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legame naturale tra il significante e il significate. II sirnbolo della grustizra, la bilancia, non potrebbe essere sostituito da quaisiasi altra cosa, per esempio da un carro [HO),

La parola arbitrarieia nchiede anche un'osservazione. Essa non deve dare l'idea che il significante dipenda dalla lib era scelta del soggetto parlante (SI vedra pili m basso che non e in potere dell'individuo carnbiare in qualcosa un segno una volta stabilito III un gruppo linguistico}: nor vogliamo dire che e mt11lOiivato, vale a dire arbitrano m rapporto ai srgnificato, col quale non ha nella realta alcun aggando naturale [lU_]

Segnaliamo, concludendo, due obiezroru che potrebbero esser fatte alla statuizione di questa pnmo pnnclplO,

1. Ci Sl potrebbe basare sulle onomaiopee [HZ) per dire che la scelta del significante non e sempre arbitrana. Ma esse non so no mai eiementi organici di un slstemalingulstJco.IIloro numero

e d'altra parte assai me no grande di quanta Sl creda. Delle 102 parole come, In Irancese, foue: (f frusta » 0 glas (I rintocco I) possono colpire l'orecchio di qualcuno con una senorita suggestiva: rna basta nsalire alle loro origmi latine (Joliet denva da fiigus <f faggio ))

e glas da classicum (f segnale di tromba Il) per vedere che non hanno carattere onomatoperco all'ongme ; la qualita dei loro attuaii suorn, 0 piuttosto la qualita che a tali suom si attribuisce, e un risultato fortuito dell'evoluzione fonetica.

Quanto aile onomatopee autentiche (quelle del tipo gl1t-gift, tic-lac ecc.) non soltanto sono poco numerose, rna la loro scelta e gia in qualche misura arbitraria, poiche non sono altro che l'imitazione approssirnativa e gia a meta convenzionale di certi rumori (confrontate il francese OllaOfla e il tedesco walt-waul· Inoltre, una volta mtrodotte nella lingua, esse sono pill 0 meno trascmate nella evoluzione fonetica, mcrfologica ecc. subita dalle altre parole (clr. il franc, pigeon (f piccione » dal latino volgare pipio, che denvava per parte sua da un'onomatopea): prova eVIdente del fatto che esse hanno perduto qualche cosa del loro carattere pnrno per assumere quello del segno linguistico in generale, che e immotivato.

2. Le esclamazunti [l~], molto vicine aile onomatopee, danno

luogo a osservazioni analoghe e sono altresi poco preoccupanti per la nostra tesi, Si e tentati di vedervi delle espressioni spon-

8,

tanee della realta, dettate, per dir cosi, dalla natura. Ma per la maggior parte di esse si puo negare che VI sia un legamc necessano tra il significante e il significate. Basta confrontare a questa nguardo due lingue per vedere quanto tali espressiorn variino Cia una lingua all'altra (per esempio, al francese aiel comsponde il tedesco au!). Si sa d'a1tro canto che molte esclamazioni hanno corninciato con ]'essere parole di senso determinato (clr, diable! mordieu ! = mort Dieu, ecc.).

Riassumendo, Ie onomatopee e Ie esclarnazioni sono d'importanza secondana e Ja loro origme simbolica e in parte contestabile.

§ 3· Secondo principio: carattere linearc dei significante [lUI

103 II significante, essendo di natura auditiva, SI svolge soltanto

nel tempo ed ha I caratten che trae dal tempo: a) rappresenta tina estensione, e b) tale estensume c misurabile tn fltla sola dimensions: e una linea {U5J_

Questo pnncipio e evidente, rna sembra che ci si sia sempre dimenticati di enunziarlo, senza dubbio perche ]0 si e trovato troppo semplice: tuttavia esso e tondamentale e le sue conseguenze so no mcalcolabili. La sua nnportanza e pari a quella della prima legge. Tutto il meccamsmo della lingua ne dipende (v, p. 149). In opposizione ai significanti visivi (segnali marittimi ecc.) che possono ofinre complicazioni simultanee su pii.t dimensrom, 1 significanti acustici non dispongono che della linea del tempo: 1 loro elementi SI presentano l'uno do po l'altro; iormano una catena. Tale carattere appare immediatamente non appena Ii si rappresenti con la scrittura e si sostituisca la linea spaziale dei segm grafici alia successrone nel tempo.

In certi casi, cia non appare con evidenza. Se per esempio aeeento una sillaba, sembra che aecumuli sullo stesso pun to degli elernenti significativi diversi, Ma e un'illusione: la sillaba e il suo accento non costituiscono che un atto fonatorio; non VI e dualita all'interno di questo atto, rna soltanto 0ppOSIZlOm diverse con cia che ~ accanto [v, a questo proposito p. 157).

Capitola 11

IMMUTABILITA. E MUTABILITA. DEL SEGNO

§ 1. I mmlltabilittl [146];

Se, in rapporto all'idea che rappresenta, il significante appare 104 scelto liberamente, per centro, in rapporto alla comunita linguistica che I'impiega, non e libero, ma e irnposto. La rnassa sociale

non viene afiatto consult at a, ed il.significante seelto dalla lingua

non potrebbe essere sostituito da un altro, Questo Iatto, che potrebbe chiamarsi alia buona ([ la carta obbligata 1>, sembra impli-

care una contraddizione, Si dice alla lingua ~ Scegli l », rna si aggiunge: e Deve esser questa segno e non un altro D. Non soltanto

un individuo sarebbe incapace, se 10 volesse, di modificare in qual-

che cosa la scelta che e stata fatta, rna la massa stessa non puo esercitare la sua sovranita neppure su una soia parola: essa e legata alla lingua quale e.

La lingua non puo dunque essere assirnilata a un contratto puro e sernplice, ed e proprio da questa Iato che il segno linguistico e particolarmente interessante da studiare; perche se si vuol dirnostrare che la legge ammessa m una colletti vita e una cosa che SI subisce e non una regola CUI liberamente SI consenta, proprio la lingua ofire di cio la prova pin schiaeciante.

Vediamo dunque come il segno linguistico stugge alla nostra volonta, e traiamo poi le importanti conseguenze derivanti da questo fenomeno.

In qualsiasi epoca, e per quanta possiarno risalire indietro, la 105 lingua appare sempre COrne un'eredita dell'epoca precedente. L'atto can cui a un dato momento i norm sarebbero dati alle cose, con cui un contratto si sarebbe stretto tra i concetti e le irn-

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magini acustiche - questa atto si pUO concepire, rna non e rnai stato constatato. Videa che Ie cose avrebbero potuto svoigersi cosi ci e suggerita dal nostro sentimento assai vivo dell'arbitranet a. del segno.

Di fatto, nessuna societa conosce e rnai ha conosciuto Ia lingua altro che come un prodotto ereditato dalle generazioni precedenti e da accettare tale e quale, Percio la questione dell'origine del linguaggio non ha I'Importanza che genera1mente le si attribuisce [1471. Non e neppure una questione da porre: il solo oggetto reale della linguistica e Ia vita normale e regolare di un idioma gia costituito. Uno stato di lingua determinato e sempre il prodotto di fattori storici, e sono questi fatton ehe spiegano perche il segno linguistico e immutabile, vale a dire resiste a ogni sostituzione arbitraria,

Ma dire che la lingua e un'eredita non spiega niente se non si va oltre. Non e forse possibile modificare da un memento all'altro delle leggi esistenti ed ereditate?

Quest'obiezione ci porta a collocare Ia lingua nel suo quadro sociale e a porre la questions come la si porrebbe per altre istituzioni sociali. Queste ultime in che modo si trasmettono? Ecco la questione piu generale che include quella dell'immutabilita. Occorre anzitutto valutare il grado maggiore 0 minore di liberta di cui godono Ie aItre istituzioni: 51 vedra. che per ognuna vi e un equilibrio diverso fra la tradizione irnposta e l'azione libera della societa, In seguito, si cerchera perche, in una categoria data, j fattori del primo ordine sono piu 0 meno potenti che quelli del secondo. Infine, tornando alla lingua, ci si chiedera perche il fat-

106 tore storico della trasmissione la domina interamente ed esclude ogni carnbiamento linguistico generale e improvviso.

Per nspondere a questa dornanda, 51 potrebbero far valere numerosiargomenti dicendo, per esempio, che Ie rnodificazioni della lingua non sono collegate al susseguirsi delle generazioni, Ie quali, lungi dal sovrapporsi Ie nne alle altre come i cassetti d'un mobile, si mescolane, S1 compenetrano e contengono ciascuna individui di tutte Ie eta. Si richiamera altresi la Somma di sforzi che esige I'apprendimento della lingua materna, per concludere da cio che e impossibile un mutamento generale. Si aggnmgera che la riflessione non interviene nella pratica di un idioma; che i soggetti

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so no, in larga rmsura, incoscienti delle leggi della lingua; e, se non se ne rendono conto, come potrebbero rnodificarle? E f09- sero anche coscienti, bisognerebbe ricordarsi cne i fatti linguistici non provocano certo la critica, nel senso che ogm popolo e in genere soddisfatto della lingua che ha ricevuto.

Queste considerazioni sono importanti, rna non sono specifiche.

Preferiamo le seguenti, pin essenziali, pili dirette, da cui dipendono tutte le altre.

r. Il caraiiere arbitrario del segno, Pili su, questa CI faceva amrnettere la possibilita teonca del cambiarnento; rna approtondendo vediamo che in effetti proprio I'arbitrarieta del segno mette la ·lingua al riparo da ogni tentativo tendente a rnodificarla. La massa, anche se fosse piu cosciente di quel che e, non potrebbe discuterne. Perche, per mettere m questione una cosa, e necessario che questa sia fondata su una norma ragionevole. Si puo discutere, per esempio, se la forma monogama del matrimonio e pili ragionevole della poligarna ed e possibile far valere ragioni per l'una e per l'altra, Si potrebbe anche discutere un sistema di simboli, percne il simbolo ha un rapporto razionale con la cosa significata (v, p. 86); rna per la lingua, sistema di segni arbitran, questa base fa difetto e con essa ci e sottratto ogni terre no solido di discussione;

non c'e nessun motive per preterite soeur a sister, Och« a boeuf. 107

2. La moltitudillc dei segn; necessari a cosiiiuire qualsias» lingua.

La portata di questo fatto e considerevole. Un SIstema di scrittura composto di venti 0 quaranta lettere pub, a rigore, esser sostituito da un aItro. Sarebbe 10 stesso per la lingua se comprendesse un numero limitate di elementi: rna i segni linguistici sana innumerevoli,

3. Il carat/ere troppo complesso del sistema. Una lingua costituisee un sistema. Se questo, come vedrerno, e l'aspetto per CUI essa non e completamente arbitrana e in cui regna una ragione relativa, e anche il punto in cui appare I'incompetenza della massa a trasformarla. Tale sistema e infatti un meccanisrno cornplesso, che pub apprezzarsi solo con la riflessione: gli stessi che ne fanno un uso quotidiano I'ignorano profondamente. Si potrebbe immaginare un cambiamento del genere solo con l'intervento di specialisti, grammatici, logici ecc.: rna I'esperienza mostra che finora le ingerenze di questa natura non hanna avuto successo.

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+ La resisienza dell'inerzia colletiiua a ogui ~1t1IOVaZtOlle linguistica. La lingua, e questa considerazione primeggia su tutta le altre, e in ogni momenta una faccenda di tutti: sparsa in una massa che la maneggta, e una cosa di cui tutti gli individui si servono tutto il giorno [14B] SU questa punto, non e possibile fare confronti con le aItre istituzioni. Le prescrizioni di un codice, i riti d'una religione, i segnaIi rnarittirni ecc., interessano soltanto un certo numero limitato d'individui ogm volta e durante un tempo lirnitato : alla lingua, al contrario, ognuno e interessato in ogm momento, ed e per questo che essa subisce continuamente l'influenza di tutti. Questo fatto capitaJe basta a dimostrare Ia impossibilita d'una rivoluzione, La lingua e, tra tutte le istituziom so-

IOS ciali, quella che offre minor presa aile iniziative, Essa fa corpo con la vita della massa sociale, e questa, essendo naturalmente inerte, appare anzitutto come un fattore di conservazione,

Tuttavia non basta dire che la lingua e un prodotto delle forze sociali per vedere chiaramente che essa non e libera; ricordandosi che essa e sempre I'eredita d'un'epoca precedente, occorre aggiungere che tali forze sociali agiscono in funzione del tempo. Se la lingua ha un carattere di fissita, do accade non solo perche e ancorata al peso della collettivita, rna anche perche e situata nel tempo. Questi due fatti sono inseparabili. In ogni istante, la solidarieta col passato prevale sulla liberta di scelta. No! diciamo 110mo e ea1le perche prima di noi si e detto 1to11l0 e cane [149], Cio non toglie che ci sia nel fenomeno totale un legame tra questi due fattori antinomici: Ia convenzione arbitraria in virtu della quale la scelta e libera, e il tempo, grazie al quale la scelta si trova fissata. Proprio perche arbitrario il segno non conosce altra lcgge che quella della tradizione, e proprio perche si fonda sulla tradizione puo essere arbitrario [llSO)

§ 2. Mttlabilita [151]<

II tempo, che assicura la continuita della lingua, ha un altro effetto in apparenza contraddicente il primo: quello d'alterare piu o meno rapidamente i segni linguistici e, in un certo sense, si puc

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parlare insieme dell'imrnutabilita e della mutabilita del segno! [1U]<

In ultima analisi, i due fatti sono solidali: il segno e ill 10<) condizione d'alterarsi in quanta si continua. Cio che domina

in ogni alterazione e la persistenza della materia antica; l'infedelta

al passato non e che relativa. Ecco perche il principio di alterazione

si fonda sui principio di continuita.

L'alterazione nel tempo prende diverse forme, di cui ciascuna fornira la materia di un importante capitolo di linguistica [153) Senza entrare in particolari, ecco che cosa e importante mettere in evidenza.

Prima di tutto non equivochiamo suI senso dato qui alla pa· rola alterazione, la quale potrebbe far credere che 51 tratti specialmente dei carnbiarnenti fonetici subiti dal significante, ovvero del cambiarnenti di senso che toccano il concetto significate. Questa concezione sarebbe insufficiente. Quali che siano i fattori di alterazione, agiscano essi isolatamente 0 combinati, sfociano sempre in UlIO spostamento del rapporto ira it significaio e if significante [1MJ

Ecco alcuni esempi. II latino neciire significa « uccidere ~ ed e diventato in francese 1lOyer, col nota senso di (I annegare ». Irnmagine acustica e concetto sono entrambi cambiati: rna e inutile distinguere le due parti del fenomeno; basta constatare m globo che il Iegame dell'idea e del segno [1561 s'e allentato e che c'e stato uno spostamento nel loro rapporto. Se invece di confrontare il necdre del Iatino classico col francese moderno noyer 10 si confronta al necare dellatino volgare del IV 0 V secolo, significante (I annegare », il caso e un po' diverso: rna anche qui, benche non vi sia alterazione apprezzabile del significante, vi e uno spostamento del rapporto tra idea e segno.

11 tedesco antico dritteil, e il terzo, la terza parte 1), e diventato in tedesco moderno Driitel. In questa caso, benche it concetto sia restato il medesimo, il rapporto e cambiato in due modi; il significante e stato modificato non soltanto nel suo aspetto materiale, ma anche nella sua forma grammaticale; esso non implica pili

1 Avrebbe torto chi rimproverasse a F. de Saussure di essere illogico 0 paradossale attribuendo alla lingua due qualita contraddittorie ", ~on I'opposrzione di due termini che cclpiscono, egli ha voluto dar iorte rilievo alia verita che la lingua si trasforma. senza che i soggctti possano trasformarla, Si potrebbe altrest dire che essa e mtangibllc, non inalterabile rEdd.).

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r ro l'idea di Teil (I parte»; c una parola semplice, In un modo 0 nell'altro e sempre uno spostamento di rapporta.

In anglosassone, Ia forma preletteraria fot, (I il piede », e restata fot (ingl. mod. foot}, mentre il suo plurale *foti, «i piedi b, e diventato fit (ingl, mod. feet). Quali che siano Ie alterazioni supposte, una cosa e certa: vi c stato uno spostamento di rapporto, sono sorte altre corrispondenze tra la materia fonica e l'ldea [166],

Una lingua c radicaimente impotente a difendersi contro i fattori che spostano ad ogni istante il rapporto tra significate e significante. E una delle conseguenze dell'arbitrarieta del segno.

Le altre istituzioni urnane - :i. costumi, Ie Ieggi ecc. - sono tutte basate, in gradi diversi, sui rapporti naturali delle cose ; vi c in esse una congruenza necessana tra i mezzi impiegati e ~ fini da perseguire. Perfino la moda che fissa il nostro abbigliamento non e interamente arbitraria: non ci si puo allontanare oltre un certo limite daUe condizioni dettate dal corpo umano. La lingua, al contrario, non e affatto limitata nella scelta dei suoi mezzi, perche non si vede che cosa irnpedirebbe di associ are una qualunque idea a una qualunque sequenza di suoni [1511,

Per fare ben sentire che Ia lingua e una istituzione pura, Whitney ha assai giustamente insistito sul carattere arbitrario dei segni [1681; e, con cio, ha orientato la linguistica secondo il suo vero asse, Ma non e giunto fino in fondo e non ha visto che tale carattere arbitrario separa la lingua da ogni altra istituzione, Lo si vede bene dal modo con cui SI evolve; niente e pili comples- 50: situata insierne nella massa sociale e nel tempo, nessuno puo modificarla, e, d'aItra parte, l'arbitrarieta dei suoi segni comporta teoricamente la liberta di stabilire qualsivoglia rapporto tra la materia fonica e le idee. Ne risulta che questi due elementi uniti nei segni conservano ciascuno la propria vita in una mi-

l! I sura altrove sconosciuta, e che la lingua si altera 0 piuttosto SI evolve sotto I'influenza di tutti gli agenti che possono incidere sia sui suoni sia sui sensi. Questa evoluzione e fatale: non vi sono esempi di lingua che vi resista. Al termine d'un certo tempo si possono sempre constatare spostamenti sensibili.

Cic e COS! vero che tale principio deve verificarsi anche a proposito delle lingue artificiali. Chi ne crea una la tiene in pugno fmche essa non e in circolazione: rna dal momenta in cui essa com-

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pie Ia sua missione e diventa cosa di tutti, il controllo sfugge. L'esperanto e un tentativo del genere; se riesce, sfuggira alla iegge fatale? Passato il primo memento, la lingua entrera molto probabilmente nella sua vita semiologica: essa si trasrnettera con leggi. che niente hanno in comune con quelle della creazione riflessa e non si potra pia tornare indietro. L'uorno che pretendesse di costruire una lingua immutabile che la posterita dovrebbe accettare tale e quale, rassomiglierebbe alla gallina che cova un uovo d'anatra: la lingua da lui creata sarebbe trasportata, volere 0 no, dalla corrente che trascina tutte le lingue [l591

La continuita del segno nel tempo, legata all'alterazione nel tempo, e un principio della semiologia generate: se ne potrebbe trovare la conferma nei sistemi di scrittura, nel linguaggio dei sordomuti ecc.

Ma su che cosa si fonda la necessita del mutamento? Forse ci 51 rlmproverera di non esser stati tanto espliciti su questo punto quanta sul principio dell'immutabilita: e che non abbiarno distinto i divers! fat tori di alterazione ; blsognercbbe esarmnarli nella loro varieta per sapere fino ache punto sono necessan,

Le cause della continuita sono a priori alia portata dell'osservatore; rna non e 10 stesso per le cause d'alterazione attraverso

ii tempo. E meglio per ora rinunziare a rendersene conto esattamente e limitarsi a parlare in generaie della spostamento del 112 rapporti, II tempo altera ogni cosa e non v'e ragione per cui la lingua sfugga a questa legge universaie [IOOl,

Ricapitoliamo le tappe della nostra dimostrazione, riportandoci ai principi stabiliti nell'mtroduzione,

1. Evitando sterili definizioni di parole, abbiamo anzitutto distinto, nel fcnomeno totale che il lingtlagglo rappresenta, due fattori : la lingua e la parole. La lingua e per noi ii linguaggio meno la parole. Essa e l'insierne delle abitudim linguistiche che perrnettono a un soggetto di cornprendere e di tarsi comprendere.

2. Ma questa defmizione lascia ancora la lingua Iuori della sua realta sociale : ne fa una cosa irreale, poiche non comprendc che uno degli aspetti della realta, I'aspetto individuale: occorre una massa parlante perche vi sia una lingua. Contranamente ail'apparenza, in nessun memento la lingua esiste fuori del fatto

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sociale, perche essa e un fenomeno semiologico l'<J, La sua natura sociale e uno dei suoi caratteri interni. La sua definizione completa ci colloca dinanzi agli occbi due cose ,inseparabili, come mostra 10 schema qui a lato.

Ma in queste condizioni la lingua e vitale, non viva; noi abbiamo tenuto conto solo della realta sociale e non del fatto storico [1621,

3· Poiehe iI segno linguistico e arbitrario, sembra che la lingua, cosi definita, sia un sistema libero, organizzabile a volonta, dipendente unicamente da un principio razionale, II suo

massa par/ante

carattere socials, considerato in se stesso, non e in netta opposizione con questo punto di vista. Senza dubbio la psicologia collettiva non opera su una materia puramente logica; bisognera mettere in conto tutto cia che fa deviare la ragione nelle relazioni pratiche da individuo a individuo. E tuttavia, cia che ci vieta di guard are alla lingua come a una semplice convenzione, modificabile a piacere dagli interessati, non e questo; e invece l'azione del tempo che si combina con I'azione della forza sociale: fuori della durata, la realta linguistica non e completa e nessuna conclusione e possibile.

Se si prendesse la lingua nel tempo, senza la massa parlante (immaginiamo un individuo isolato che viva parecchi secoli}, non si constaterebbe forse neS5Una alterazione: il tempo non agirebbe su di essa. Inversamente, se si considerasse la massa parlante senza il tempo, non si vedrebbe l'effetto delle forze sociali

massa par/ante

agenti sulla lingua. Per restare

nella realta bisogna dunque aggiungere al nostro primo schema un segno che indichi il cammino del tempo.

Percle Ia lingua non e libera, perche il tempo permettera

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alle forze sociali esercitantisi su essa di sviluppare i loro effetti, e Sl arriva al principio di continuita, che annulla la Iiberta. Ma la continuita implica necessariamente I'alterazione, 10 spostamento pili 0 meno considerevole dei rapporti.

Capitoio III

LA LINGUISTICA STATICA

E LA LINGUISTICA EVOLUTIVA

§ I, Dualitd uuerna di iutte te SClellzt: operanii sm uatori [lOlt

114 Ben pochi linguisti sospettano che l'intervento del fattore

tempo e tale da creare alia linguistica difficolta particolari e che esso pone la loro scienza dinanzi a due vie del tutto divergenti.

Le altre scienze per la maggior parte ignorano questa dualita radicals: il tempo non vi produce effetti particolari. L' astronomia ha constatato che gli astri subiscono notevoli cambiamenti, rna non percio si e scissa in due discipline. La geologia ragrona quasi costantemente su successioni, rna, quando perviene a OCCUR parsi degli stati fissi della terra, non ne fa un oggetto di studio radicalmente distinto. Vi e una scienza descrittiva del diritto e una storia del diritto, rna nessuno oppone l'una all'altra, La stona politica degli stati si muove interamente nel tempo, tuttavia se uno storico fa il quadro d'un'epoca non si ha I'impressione di uscire dalla storia. Inversamente, la scienza delle istituzioni pelitiche e essenzialmente descrittiva, rna pub tranquillarnente trattare all'occorrenza una questione storica senzache la sua unita sia turbata [lilt},

Al contrario, Ia dualita di CUI parliamo 51 impone gia

115 imperiosarnente alle scienze economiche. Qui, diversamente da do che accadeva nei cas! precedenti, l'economia politica e la storm economica costituiscono due discipline nettamente separate in seno a una stessa scienza: Ie opere apparse di recente su questi argomenti accentuano questa distinzione [165] Procedendo In tai modo si obbedisce, senza rendersene ben conto, a una necessita intrinseca: ed e una necessita affatto simile che ci obbliga a scindere la linguistica in due parti aventi ciascuna il suo prin-

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cipio. II latto e che qUI, come in economia politica, 51 e di Ironte alia nozione di valore; In entrambe le scienze CI SI occupa di lilt SIstema di equiualenza tra cose di ordini differellli: nell'una un lavoro e un salario, nell'altra un significate e un significante r166]

E certo che tutte le scienze avrebbero Interesse a rilevare piu scrupoiosamente gli assi su CUI sono situate Ie case di cui si occupano ; bisognerebbe dovunque distinguere secondo la figura seguente : L l'asse delle simultaneiia (AB), concernente 1 rap-

porti tra cose coesistenti, donde e escluso ugm mtervento dei tempo; 2, l'asse delle SlicceSS!01U (CD), su cui e possibile

considerare solo una cosa alia volta, dove

pero sono situate tutte ie cose del primo A----+--- B asse con i loro cambiamenti.

Per Ie scienze operanti su valori, que-

sta distinzione divcnta una necessita pra-

c

D

tica e, In eerti casi, una necessita assoluta. In questo dominic non c'e specialista che possa orgarnzzare le sue ricerche In modo rigoroso senza tenere conto dei due aSSI, senza distinguere il sistema dei valori considerati In se dagli stessi valori considerati in funzione del tempo,

Soprattutto al linguista questa distinzione SI impone imperiosamente, perche Ja lingua e un sistema di puri valon non da altro determinate che dallo stato momentaneo del suoi terrruru. Finche un val are, per uno del SUO! aspetti, e radicato nelle cose e nei loro rapporti naturali (come e it caso nella scienza economica : per esempio un terreno vale In proporzione a do chc produce). e possibile fino a un certo punto seguire questa valore nei tempo, pur ramrnentandosi che in ogni momento esso dipende da un sistema di valori conternporanei. II suo legame con le cose gli confensce malgrado tutto una base naturale, e per cio le valutazioni che VI si collegano non sono mal completamente arbitrarie: la loro variabilita e limitata. Ma noi abbiamo appena visto che in linguistica 1 dati naturali non hanno alcun posto [167],

Aggiungiamo che quanto piu un sistema di valori e cornplesso e rigorosamente organizzato, tanto pili e necessano, a causa della sua stessa complessita, studiarlo successivamente SUI due asst. Ora nessun sistema possiede questo carattere In nusura

Il6

pari alla lingua: in ness uno S1 constata una simile precisrone dei valori in glOCO, un numero cosi grande ed una tale diversita di termini, in una cosi stretta dipendenza reciproca. La molteplicita dei segni, gia invocata per splegare la continuita della lingua, Cl impedisce nel modo pili completo di studiare simultanearnente i rapporti nel tempo e i rapporti nel sistema.

Ecco perche noi distinguiamo due Iinguistiche. Come le chiameremo? I ternum che ci si offrono non sono tutti egualmente adatti a dar rilievo a questa distinzione. Ad esemp10 (I storia & e e linguistica storica l) non sono utilizzabili, perche richiarnano idee troppo vaghe [l08]; come la storia politica cornprende tanto

II7 la descrizione di epoche quanta la narrazione degli avvenimenti, si potrebbe immaginare che descrivendo degli stab della lingua successivi si studi Ia lingua secondo l'asse del tempo; per questo bisognerebbe considerare separatamente 1 fenomem che fanno passare Ia lingua da uno stato aU'altro. I termini di euoluzione e di linguistica evoltdiva sana piu precisi e noi li irnpiegheremo spesso; per opposizione, 51 puo parlare della scienza degli stati di lingua 0 linguisiica staiica [100].

Ma per meglio dar rilievo a questa opposizione e a quest'incrociarsi di due ordini di fenomeni relativi al medesimo oggetta, preferiamo parlare di linguistica sincronica e di Iinguistica diacronica [17D], E sincranica tutto cio che 51 riferisce all'aspetto statico della nostra scienza, e diacranico tutto cio che ha rapporti can le evoluzioni. Sirnilmente, sincronia e diacronia designeranna rispettivamente uno stato di lingua ed una fase di evoluzione.

§ 2. La dflalita interna e la storia della linguistica [171]

La prima cosa che colpisce quando SI studiano I fatti di lingua e che per il soggetto pariante la loro successione nel tempo e inesistente: il parlante 51 trova dinanzi a uno stato. E cost it linguista che vuol comprendere tale state deve fare tabula rasa di tutto cio che l'ha prodotto e ignarare la diacronia. Egli puo entrare nella coscienza dei soggetti parlanti solo sapprimendo il passato. L'interventa della storia non pub che falsare il suo gindizio. Sarebbe assurdo disegnare un panorama delle Alpi pren-

100

dendalo sirnultanearnente da pili cime del Giura: un panorama deve esser preso da un solo punta. La stesso e per Ia lingua: non e possibile ne descriverla ne fissame le norme d'uso se non collocandosi m un certo stato. Quando il linguists segue l'evoluzione della lingua, rassomiglia all'osservatore III movimento che va da una estrernita all'altra del Giura per notare gli spostamenti di prospettiva.

Da quando esiste, Ia linguistic a modema puc dirsi interamente lIS assorbita nella diacronia. La grammatic a comparata dell'indoeuro-

peo utilizza I documenti che ha in mana per ricostnnre ipoteticamente un tipo di lingua anteriore: la comparazlOne non e per

essa altro che un mezzo di ncostruzione del passato. II metoda e

]0 stesso nella studio particolare dei sottogruppi (Ie lingue romanze, germaniche ecc.}: gli stati intervengono soltanto per frammenti e

in modo molto imperfetto. Tale e la tendenza inaugurata dai Bopp: cosi la sua concezione della lingua e ibrida ed esi-

tan te [172],

D'altra parte, come hanno proceduto coloro che hanno studiato la lingua prima della tondazione degli studi linguistici, vale a dire i «grammatic! 0 ispirati dai metodi tradizionali? E cunoso constatare che illaro punta di Vista, sulla questione che CI occupa, e assoiutamente irreprensibile, I loro raven mostrano chiaramente che essi vogliono descnvere degli stati, il loro programma e strettamente sincromco. Cosi la grammatica di Porto Reale cerca di descnvere 10 stato del francese sotto Luigi XIV e di determinarne i valori. Per far questo essa non ha bisogno della lingua del Mediaevo: segue fedelmente I'asse orizzontale [v. p. 99) senza mai discostarsene. Questo metodo e dunque giusto, il che non vuol dire che la sua applicazione sia perfetta. La grammatica tradizionale ignora mten setton della lingua, come la formazione delle parole; e normativa e crede di dover promulgate leggi invece di desertvere fatti; le vedute d'insieme mancano; spesso essa non riesce nemmeno a distinguere parol a scritta e parola parlata, ecc. [173].

Si e nmproverato alla grammatica classica di non essere scientifica; tuttavia la sua base e meno criticabile e it suo oggetto meglia definite di quel che sia per Ia linguistica inaugurata da Bopp. Questa, ponendosi su un terreno mal delimitato, non sa esattamente verso qual fine muove. Essa e al limite di due II9

101

dommii, III quanta non ha saputo dist inguerc nettarnente tra gli stab e le successivita,

Dopo avere accordato troppo spazio alia stona, la linguistica tornera a1 punto di vista statico della gramrnatica tradizionale, rna con uno spirito nuovo e con altri procedirnenti, ed il metodo storieo avra contribuito a questo nngiovammento: e propno il me" todo storico che di rirnbalzo lara meglio caplre gli stab di lingua. La vecchia grammatica non vedeva che il latto smcroruco : la Iinguistica C1 ha nve1ato un nuovo ordine di ienomem; rna questo non basta: bisogna far nascere il sentimento dell'opposizione tra i due ordiru per trarre tutte Ie conseguenzc irnplicite In tale opposizione rm1_

§ 3. La dualitd inlerna illustrate can esempi (115J

L'opposizione tra i due punti di vista smcromco e diacrornco e assoluta e non ammette compromessi [116J. Alcuni fatti Cl rnostreranno in che consiste questa differenza e perche e meliminabile.

,II latino cnsous (' ondulato, crespo ') ha lornito al Irancese un radicale cri]», da cui it verbo CyepiY (, intonacare I) e decritnr e levare l'intonaco ». D'altro lato, a un certo mornento, Sl e preso al latina medievale il vocabolo dicrepitus (1 rovinato dal tempo I), di ignota etimologia, e si e fatto decrePit. Ora ~ certo che Oggl la massa dei soggetti parlanti stabilisce un rapporto tra (I un mur decrepi I) e (J homme decrepit Il, benche stoncarnente Ie due parole non abbiano rapporto tra loro: accade COS! che spesso 51 parli della facciata decripite d'una casa. E questo un tatto statico, poiche si tratta di un rapporto tra due termini coesistenti nella lingua. Perche si producesse, e stato necessario il convergere di certi fenomeni d'evoluzione: e stato necessano che crisp- arrivasse a pronunziarsi cre]», e che a un certo punto si prendesse in prestito

120 dal latino un nuovo vocabolo; questi tatti diacronici, come SI vede chiaramente, non hanno alcun rapporto col tatto statico che hanno prodotto: sono di ordine differente.

Ecco un altro esempio, di portata assolutarnente generale.

In antico alto tedesco il plurale di gas: ~ l'ospite ) era In un pnmo

102

tempo gasti, quello di hani (, la mano ), hanti, ecc. Successivarnente questa -i ha prodotto un Umlaut, vale a dire ha avuto l'effetto di carnbiare a in e nella sillaba precedente: gasti -> gesti, hanii -)henii. Poi la i ha perduto il suo timbre, e si e avuto gesti -)- geste. ecc. Di conseguenza oggi si ha Gast : Gdsie, Hand: Hdnde, e tutta una c1asse di vocaboli present a la stessa differenza tra smgolare e p1ura1e. Un fatto simile 51 e prodotto in anglosassone: si e avuto dapprima fot (I il piede », plurale *foti; lop « il dente )), plurale *topi; gos e l'oca 0, plurale *gosi, ecc.; poi, per un pnmo cambiamento fonetico, quello dell' Umlaut, foti e diventato *fili, e per un secondo cambiamento, la caduta dell'<s finale, *fiti e diventato fet; di conseguenza fot ha pe~ plurale fit, top tip, gos gls (ingl. mod. foot " feet, tooth .. teeth, goose: geese).

Preredentemente, quando si diceva gast .' gasii, jot- j6ti, il p1ura1e era contrassegnato dalla semplice aggmnta di una -f; Gast : Gaste e jot; fit mostrano un meccanismo nuovo per contrassegnare il plurale. Questo meccanismo non e 10 stesso nei due casi: in antico Inglese vi e solo opposizione di vocali ; in tedesco vi e, in pili, la presenza 0 l'assenza della finaie -I); rna questa differenza non ha qui importanza.

II rapporto tra un singolare ed il suo p1urale, qua1i che ne siano le forme, puo esprimersi in ogm momenta con un asse orizzontale, ossia:

· .

--------------~. epoca A

--------+. epoca B

· -(

I iatti, quali che siano, che hanno provocato il passaggio da una forma all'altra, saranno a1 contrario situati su un asse verticale, cio che da la figura totaie:

1:21

-------)-. epoca A

~

• _---------)-. epoca B

· ..

II nostro esernpio-tipo suggensce parecchie riflessioni che rientrano direttarnente nei nostro argomento.

I. Questi fatti diacronici non hanno assolutamente il fine di contrassegnare un valore con un altro segno: il fatto che gasti ha dato gesii, geste (Gaste) non ha mente da vedere col plurale

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dei sostantivi ; in tragit -:> triige il medesimo Umlaut interessa la fiessione verbale, e cosi di seguito. Dunque un fatto diacronico e un evento che ha Ia sua ragion di essere in se stesso; le conseguenze sincroniche particolari che possono denvarne gli sono completamente estranee [1771.

2. I fatti diacronici nemmeno tendono a modificare il sistema.

Non si e voluto passare da un sistema di rapporti a un altro; Ia modificazione non riguarda la organizzazione, rna gli elementi cosi sisternati (178],

Noi ritroviamo qui un principio gia enunciato: il sistema non e mai modificato direttamente; m se stesso e immutabile; solo certi elementi vengono alterati prescindendo dalla solidarieta che li lega al tutto, E come se uno dei pianeti che gravitano mtorno at sole cambiasse di dimensions e di peso: questo fatto isolato comporterebbe delle conseguenze general! e sposterebbe l'equilibrio del sistema solare tutto intero. Per esprimere il plurale e necessaria I'opposizrone di due termini: jot: ·joti, oppure jot: jet; sono due procedimenti egualmente possibili, rna si e passati dall'uno all'altro senza, per COS! dire, farci caso; non e I'insieme cne e stato spostato ne e un sistema cne ne ha generato un altro, rna un elernento del primo e stato modificato, e questo e bastato per far nascere un altro sistema.

3· Questa osservazione ci fa meglio comprendere il carattere sempre foriuito di uno stato. Contrariamente all'idea talsa che

X22 no! volentieri ce ne facciamo, Ia lingua non e un meccanismo creato e ordinato in vista dei concetti che deve esprimere. Al contrario, vediamo che 10 stato risultante dai cambiamenti non era destinato a notare Ie significazioni di cui S1 canca, Uno stato fortuito e dato: jiJt ,0 fit, e di questo ci si serve per fargli portare Ia distinzione del singolare e del pluraJe; jot: jit non e a tal fine qualcosa di meglio di [iit ; *jiJti. In ciascuno stato 10 spinto SI insinua in Una materia data e Ia vivifica. Questa concezione, che CI e ispirata daUa linguistica storica, e sconosciuta alia grarnmatica tradizionale, che non avrebbe mal potu to acquisirla COn I suoi rnetodi. La maggior parte del filosofi della lingua la ignorano eguaimente: e tuttavia niente e pill importante dal punto di vista fiIosofico (170)

4· I fatti appartenenti alla serie diacronica sono per 10 meno

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della stesso ordine di quelli della sene sincronica? Assolutamente no, perche noi abbiamo stabilito che i cambiamenti si producono fuori di ogni intenzione. Al contrario, il fatto di sincronia e sempre significative: occorre sempre fare appello a due termini simultanei; non e Gdsie che esprime il plurale, rna I' opposizione Gast: Gdste, Nel fatto diacronico accade esattamente l'inverso: non interessa che un sol termine, e perche una forma nuova (Giiste) faccia la sua. apparizione, occorre che la antica (gasti) le ceda il posto.

Voler unire nella stessa disciplina dei fatti cosi disparati sarebbe dunque una irnpresa chimerica, Nella prospettiva diacronica si ha a che fare con fenomeni che non hanno alcun rapporto con I sisterni, benche questi ne siano condizionati,

Ecco altri esernpi che confermeranno e completeranno le conclusioni tratte dai primi.

In francese I'accento cade sempre sull'ultima sillaba, a me no che questa non incIuda una e muta (~). E un fatto sincronico, un rapporto tra l'insieme delle parole francesi e l'accento. Don-

de denva questo fatto? Da uno stato anteriore. 11 latino aveva 123 'un sistema accentuale differente e pill complicato: l'accento cadeva sulla penultirna sillaba quando questa era Iunga; se essa era breve, veniva invece ritratto sulla terzultirna (cfr, amtc1lS, anima). Questa legge evoca del rapporti che non hanna Ia minima analogia con la legge francese. Certo, l'accento francese e 10 stesso accento nei senso che e restato sempre allo stesso posto; nella pa-

rola francese colpisce sempre la sillaba che portava l'accento in lati-

no: amicum. -). ami, animam. -4 lime. Tuttavia le due fonnule sono diverse nei due momenti, perche e cambiata la fonna delle parole.

Noi sappiamo che tutto db che in una parol a era successive all'accento 0 e sparito 0 si e ridotto a e muta. In seguito a questa alterazione della parola, la posizione dell'accento non e pill stata la stessa in rapporto all'insieme: di conseguenza i soggetti parlanti, coscienti di questo nuovo rapporto, hanno messo istintivarnente l'accento sull'ultima sillaba, anche nel caso del prestiti trasmessi

per via scritta (facile, consul, ticket, burgraue ecc.). E evidente

che non si e voluto cambiare il sistema, applicare una nuova formula, poiche in una parola come amicum. -). ami I'accento e restato sempre sulla stessa sillaba ; rna ~ intervenuto un fatto diacronico: il posto dell'accento si e trovato carnbiato senza che

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nessuno se 10 proponesse. Una legge ill accento, come tutto do che attiene al sistema linguistico, e una disposizione ill termini, un risultato fortuito e involontario dell'evoluzione [1801.

Ecco un caso ancora piu evidente, In paleoslavo slouo, (I parola », fa allo strumentale singolare slovemii, al nommativo plurale sloua, al genitive -plurale sloV1~ ecc.; in questa declinazione ogni caso ha la sua desinenza. Ma oggi le vocali deboli i ed 1', rappresent anti slave ill i ed 1" indoeuropee, sono scornparse ; donde, ad esempio, in ceco slouo, slouem, sloua, slov; analogamente iena, «donna », accusativo sg. zentt, nom. pl. zeny. gen. pl. zen. Qui il genitivo islou, zen) ha per esponente zero [181], Si vede dunque che un segno materiale [lB2] non e necessario per esprimere

I24 un'idea; la lingua pub contentarsi delI'opposizione ill qualche cosa con niente; qui, per esempio, si riconosce il gen. pl. zen semplicemente dal fatto che non e ne zwa ne zemt ne alcuna altra forma. Sembra strano a prima vista che una idea cosi particolare come quella del genitive plurale abbia preso il segno zero; rna e questa la prova che tutto viene da un puro accidente. La lingua e un rneccanismo che continua a funzionare malgrado i deterioramenti che gli si fanno subire,

Tutto questo conferma i principi gia formulati e che noi riassumiamo nel modo seguente:

La lingua e un sistema ill cui tutte le parti possono e debbono essere considerate nella loro solidarieta sincronica.

Le alterazioni non agendo mai sul blocco del sistema, rna sull'uno 0 sull'altro del suoi elementi, non possono essere studiate se non fuori ill questo. Senza dubbio ciascuna alterazione ha il suo contraccolpo sul sistema; ma il fatto inizrale ha inciso soltanto su un pun to; non vi e alcuna relazione intema con le conseguenze che possono derivame per I'insieme. Questa differenza di natura tra termini successivi e termini coesistenti, tra fatti parziali e fatti riguardanti il sistema, impedisce di fare degli uni e degli altri la materia ill un'unica scienza [183],

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§ 4. La dijferenza dei due ordini iUllstrata con paragoni [lM]~

Per mostrare nella stesso tempo la autononua e la interdipendenza della sincronia e della diacronia, si puo confrontare la prima alla proiezione di un corpo su un piano. In effetti ogni proiezione dipende direttamente dal corpo proiettato, e tuttavia ne differisce, e una cosa a parte. Senza di cio non vi sarebbe affatto tutta una scienza delle proiezioni: basterebbe conside-

rare i corpi in se stessi, In linguistic a, vi e la stessa relazione 125 tra la realta storica e uno state ill lingua, che ne e come la proiezione in un momento dato. Studiando i corpi, vale a dire

gli avvenimenti diacronici, non si conosceranno gIi stati sincronici,

non piu ill quanta si abbia una nozione delle proiezioni geometriche per avere studiato, anche assai da vicino, le diverse specie

di corpi.

Allo stesso modo, se si taglia trasversalmente il troneo di un vegetale, si rileva sulla superficie della sezione un disegno piu 0 meno complicato: non e altro che la prospettiva delle fibre Iongitudinali, che si potranno scorgere praticando una sezione perpendicolare alIa prima. Ancora una volta una delle prospettive dipende dall'altra: la sezione Iongitudinale ci mostra le fibre stesse che costituiscono la pianta,

e la sezione trasversale ce ne mostra il raggruppamento su un piano particolare; rna la seconda e distinta dalla prima perehe fa constatare tra le fibre certi rapporti che non si potrebbero rnai percepire su un piano Iongitudinalet=",

Ma di tutti i paragoni che potrebbero immaginarsi, il piu dimostrativo e quello che potrebbe stabilirsi tra il gioco della lingua ed una partita a scacchi 118S1~ Da una parte e dall'altra, S1 e in presenza di un sistema di valori e si assiste alle loro modificazioni, Una partita a scacchi e come una realizzazione artificiale di do che la lingua ci presenta in forma naturale.

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Vediamo la cosa piu da vicmo.

Anzitutto uno stato del glOCO corrisponde bene a uno stato della lingua. 11 valore rispettivo dei pezzi dipende dalla loro u6 posizione sulla scacchiera, allo stesso modo che nella lingua ogni tennine ha il suo valore per l'opposizione con tutti gli altri termini.

In secondo luogo, il sistema non e che momentaneo; varia da una posizione all'altra. E vero ehe i valori dipendono anche e soprattutto da una convenzione irnmutabile, la regola del gioco, ehe esiste pnma dell'inizio della partita e persiste dopo ogm mossa, Questa regola ammessa una volta per tutte esiste anche in materia di lingua: sono i principi costanti della semiologia,

Infine, per passare da un equilibno all'altro, 0, secondo la nostra terminologla, da una sincronia all'altra, basta 10 spostamento di un solo pezzo; non vi e nmaneggiamento generaie. No! abbiarno in cio il corrispondente del faUo diacronico con tutte Ie sue particolarita. In effetti:

a) ciascuna mossa di scacehi non mette in rnovimento che un solo pezzo; analogamente nella lingua i carnbiamenti riguardano soltanto elementi isolati:

b) malgrado questo, la mossa ha incidenza su tutto il sistema; per il giocatorc e impossibile prevedere esattamente I limiti di questa effetto. I cambiamenti di valori che ne risulteranno Saranno, secondo l'occorrenza, 0 nulli 0 assai gravi oppure di importanza media. Una certa mossa pub nvoluzionare I'insieme della partita e avere delle conseguenze persino su pczzi momentaneamente Iuori causa. Abbiarno appena VIstO che accade esattamente 10 stesso nella lingua.

c) Lo spostamento di un pezzo e un fatto assolutamente distinto dall'equilibrio precedente e dall'equilibrio seguente. II cambiamento avvenuto non appartiene a nessuno di questi due stati: ora, i soli stab sono importanti.

In una partita a scacchi, una qualsiasi determinata posizione ha il singolare carattere d'essere indipendente dalle precedenti; e totalmente indifferente che vi si sia arrivati per una via oppure 127 per un'altra [197J; coIui ehe ha seguito tutta la partita non ha alcun vantaggio sul curioso che viene a considerare 10 stato del gioco nel momento entice: per descrivere questa posizione, e

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assolutamente inutile richiamare do che e avvenuto nei dieci secondi precedenti. Tutto questo si applica ugualmente alla lingua e eonsacra la distinzione radicale di diacronia e smcronia. La parole opera sempre e solo su uno stato di lingua, ed i mutarnenti ehe intervengono tra gli stati non vi hanno a1cun posto.

Vi e soltanto un punto in cui il paragone e difcttoso: il giocatore di scaechi ha l'inknnone di operare 10 spostamento e di esercitare una azione sul sistema; invece la lingua non premedita mente: i suoi pezzi si spostano, 0 piuttosto si modificano, spontaneamente e fortuitamente; l'Umlaut di Hiinde per hanti, di Giiste per gasti (v. p. 102), ha prodotto una nuova formazione di plurale, rna ha fatto altresi sorgere una forma verbale come tragI per tragit ece. Perche la partita di scacchi rassomigliasse in tutto e per tutto al gioco della lingua, bisognerebbc supporre un gioeatore incosciente 0 stupido. D'altra parte questa unica differenza rende la comparazione ancora pill istruttiva, mostrando la assoluta necessita di distinguere in linguistica i due ordini di fenomeni. Perche, se dei fatti diacronici so no irriducibili al sistema sincronico da essi condizionato, quando la volonta presiede a un mutamento di questa tipo, a pill forte ragione essi 10 saranno quando oppongono una forza cieca all'organizzazione di un sistema di segni,

§ s. Le due li1Zguistiche opposte nei loro metodi e nei loro principi [1881~

L'opposizione tra la diacronia e la sincronia nsalta in tutti i punti.

Per esernpio, e per cominciare con il fatto piu evidente,

esse non hanno una eguale importanza. A tal riguardo, e chiaro 128 che l'aspetto sincronico domina sull'altro, poiche per la massa parIante e la vera ed unica realta (v, p. 100). AccadeIo stesso per il linguista: se si' colloea nella prospettiva diacronica, non percepisce pili la lingua, rna soltanto una serie di avvenimenti che Ia modificano. Si afferma spesso che niente e pill importante del conoseere Ia genesi di uno stato dato; questo e vero in un certo senso: Ic condizioni ehe hanno formato questa stato ei illuminano sulla sua effettiva natura e ci pongono al riparo da eerte illusioni

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[v, P. I03 sg.): rna questa prova proprio che Ia diacronia non ha i1 suo fine in se stessa. Si pub dire della diacronia quello che si e detto del giomalismo: porta a tutto, purche se ne esca fuori.

Anche i metodi di ciascun ordine sono diversi, e in due modi:

a) La sincronia non conosce che una prospettiva, quella dei soggetti parlanti, e tutto il suo metoda consiste nel raccogliere le loro testimonianze; per sapere III quale misura una cosa e una realta, occorrera e bastera ricercare in quale misura essa esiste per la coscienza dei soggetti [ISO), La linguistica diacronica, al contrario, deve distinguere due prospettive, l'una prospettica, che segue il corso del tempo, l'altra retrospettiua [IDOl, che risale 10 stesso corso: di qui uno sdoppiamento del metodo di cui si parlera nella quinta parte.

b) Una seconda differenza deriva dai limiti del campo abbracciato da ciascuna delle due discipline. Lo studio smcrornco non ha per oggetto tutto cia che e simultaneo, rna soltanto I'insieme dei fatti corrispondente a ciascuna lingua; nella misura in cui cio sara necessario, la separazione andra fino ai dialetti e ai sotto-dialetti. In fondo il termme sincrtmico non e del tutto precise: dovrebbe essere rimpiazzato con quello, a dire il vero un po' lungo, di idiosincromco [191] Al contrario la linguistica

129 diacronica non soltanto non richiede, rna rifiuta una simile specializzazione; i termini che essa considera non appartengono necessariamente a una stessa lingua [confrontate l'indoeuropeo *esti, il greco isti, il tedesco 1St, il francese est). E appunto la successione dei fatti diacronici e la loro moltiplicazione spaziale che crea la diversita degli idiorni, Per giustificare un ravvicinamento tra due forme, basta che esse abbiano tra lora un legame storico, per quanta indiretto possa essere.

Queste opposizioni non sana quelle che colpiscono di pin, e neppure sono Ie piu profonde: l'antinomia radicale tra il fatto evolutivo e it fatto statico ha come conseguenza che tutte Ie nozioni relative all'uno 0 all'altro sono in egual rnisura irriducibili tra di Ioro. Questa verita pub essere provata da una qualsiasi di queste nozioni. Per esempio, il a fenomeno & sincronico non ha mente in comune con il diacronico (v. p. 104): l'uno e un rapporto tra e1ementi simultanei, l'altro e la sostituzione di un elemento ad un altro nel tempo, ossia e un avvernrnento. Vedremo anche

110

(a p. I31) che Ie identita diacromche e smcromche sono due cose molto diverse: storicamente la negazione pas e identica al sostantivo pas, mentre, considerati nella lingua francese contemporanea, questi due elementi sono perfettamente distmti. Queste constataziom basteranno a Iarci comprendere la necessita di non confondere I due punti di vista: rna tale necessita mai si manifest a piu evidentemente che nella distinzione che CI avviamo a fare.

§ 6. Legge sttlcrolUca e legge diacromca [lU2.1,

Si parla correntemente di leggi III Iinguistica: rna i tatti della lingua sono realmente retti da ieggi? E di quale natura queste possono essere? La lingua essendo una istituzione sociale, pub pensarsi a prion che essa sia regolata da prescnzioni analoghe 130 a quelle che reggono le collettivita. Ora qualsiasi legge sociale possiede due caratteri Iondamentali: e imperaiiua ed e generate,

essa S1 impone, ed essa si estende a tutti I cast, beninteso entro certi lirniti di tempo e di luogo.

Le leggi della lingua rispondono a questa definizione? Per saperlo, la pnma cosa da tare, do po quello che si e detto, e separare una volta di pii; le due sfere del sincronico e del diacronico. Vi so no qui due problerni che non vanno conlusi: parI are di legge llnguistica in generale significa voler afferrare un fantasma.

Ecco alcuni esernpi tratti dal greco in CUI le « leggi & dei due tipi sono volutamente confuse.

1. Le sonore aspirate dell'indoeuropeo sono diventate delle sorde aspirate: ·dlutlllos -)- thiim6s (, soffio vitale », ·bher6 -)- pher6 G io porto i ecc.

2. L'accento non risale mal oltre la terzultima,

3. Tutte le parole terminano per vocale 0 con 5,11, r, con esclusione di ogni altra consonante.

4. Dinanzi a vocale, 5 inizrale e diventata It (spinto aspro): *seph]! (lat. scjJtem) ---4- hepta.

5. In poslZlOne finale m e cambiata in t!: ·jugom ---4- zugo» (cfr. lat. iugum 1).

1 Secondo A. Meillet [e Mem. de la Soc. de Ling. t, IX, p, 365 sgg.) e

R. Gauthiot (LII fit) de ntoi ell tndo-europeen, p. 158 sgg.). I'indoeuropeo non

111

6. Le occlusive finali sana cadute: *gfmaik-4 g,,"ai, "epheret---4- ip/:ere, *epheront -+ epheron.

La prima di queste leggi e diacronica: cio che era dh e diventato th ecc. La seconda espnme un rapport a tra l'unita della

131 parola e l'accento, una sorta di contratto tra due termini coesistenti: e un legge smcronica. La stesso vale per Ia terza, in quanta concerne I'unita della parola e la sua termmazions. Le leggi 4, 5, 6 sono diacroniche: cio che era s e diventato h: -n ha rimpiazzato -m; -t, -k ece. sana sparite senza lasciar traccia.

Bisogna osservare inoltre che 3 e il risultato di 5 e 6; due fatti diacronici hanna creato un fatto sincronico.

Una volta separate queste due categorie di leggi, si vedra che 2 e 3 non sono della stessa natura di I, 4, 5, 6.

La legge sincronica e generale, rna non e imperative. Senza dubbio essa si impone agli individui con la costrizione dell'uso collettivo (v. p. 92), rna noi non scorgiamo qui una obbligazione relativa ai soggetti pari anti. Noi vogliarno dire che nella lingua nessuna forza garantisce la conservazione della regolarita quando essa regna su qualche punto, La legge sincronica, semplice espressione di un ordine esistente, constata uno stato di cose; essa e di natura eguale a quella che constatasse che gli alberi di un giardino sana disposti a quineonee. E I' ordine che e55a definisce e precario proprio perche non e imperativo. COS1 nulla e pili regolare della Iegge sincronica che regge l'aecento latino (legge esattamente confrontabile con la 2); tuttavia questo regime accentuale non ha resistito ai fattori di alterazione, ed ha ceduto dinanzi a una legge nuova, quella ad esernpio del franeese (v, p. 105 sg.). Insomma, se si parla di legge in sincronia, do e nel senso di sisternazione, di principio di regolarita.

La diacronia suppone mvece un fattore dinamico dal quale l'effetto viene prodotto, una cosa eseguita. Ma questo carattere imperative non basta perche S1 applichi la nozione di legge ai

conosccva che '11 finale, essendo esciusa Ja -til; SC 51 ammette questa teoria, bastera formuiare cosi la Jegge 5: tu tte Ie -11 finaJi mdoeuropee sono state consen.:atc m greeo; il suo valore dimostrativo non sara percio diminuito poicne 11 Ienomeno tonetieo sfociante nella conservazlOne di uno stato ante. rrore e della stessa naturadiqucllo che 51 traduce in un rnutamento (v. p. 176) [Edd.].

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fatti evolutivi: non SI parla di legge che quando un insieme di fatti obbedisea alIa stessa regola, senonche, malgrado certe appa~ renze eontrarie, gli avvenimenti diacronici hanno sempre un carattere accidentale e particolare [lV!ll,

Per i fatti semantici, ci S1 rende conto ill cio immediatamente; 13~ se il francese p014tre Ij: giumenta & ha preso il senso di 0 pezzo di legno 0 trave t, questo e dovuto a delle cause particolari e non dipende da altri cambiamenti che abbiano potuto prodursi nel medesimo tempo; S1 tratta soltanto di un accidente tra tutti quelli che registra la storia di una lingua.

Per le trasformazioni sintattiche e morfologiche, la cosa non e cosi chiara a prima vista. A una eerta epoca quasi tutte le forme dell'antico caso soggetto sono sparite in francese; non vi e forse qui un insieme di Iatti che obbediscono alla stessa iegge? No, perche tutti sana soltanto le manifestazioni multiple di un solo e identico fatto isolate. it la nozione particolare di caso soggetto che e stata colpita e la sua sparizione ha trascinato naturalmente con se quella di tutta una serie di forme, Per chiunque non veda che l'esterno della lingua, il fenomeno unico risulta annegato nella moltitudine delle sue manifestazioru: rna esso stesso e uno nella sua natura pro fonda e eostituisce un avvenimento storieo tanto isolato nel suo ordine quanta il eambiamento semantico subito da poutre; esso prende l'apparenza di una legge soltanto perche S1 realizza in un sistema: soltanto la rigorosa organizzazione di quest'ultimo crea l'illusione ehe il fatto diacronico obbedisca alle stesse condizioni del fatto sincronico,

Infine, per i carnbiamenti fonetici e esattamente 10 stesso; e tuttavia 51 parla correntemente di leggi foneticne. Si constata in effetti ehe a un momento dato in una regione data tutte le parole presentanti una stessa particolarita fonica so no colpite daUo stesso carnbiamento ; cosi la legge I di p. II I (*dhiimos---'l> greeo tlliim6s) colpisce tutte le parole greche ehe contenevano una sonora aspirata (efr. *nebhos ---4- 1IiPhos, *medhu -? meih», "'angM __ dnkho eee.); la regola 4 (sePt1f~ ---4- hepta) si applica a serp6 ~ hirp6, *siis ---'I> hIls e a tutte Ie parole comincianti per s. Questa regolarita, ehe 51 e qualche volta contestata, a noi pare assai bene stabilita; le eeeezioni apparenti non attenuano

la Iatalita dei eambiamenti di questa tipo, perche esse 51 spie- 133

ll}

gano sia con Ieggi fonetiche piu speciali (vedi a p. IlS l'esempio di trlkhes : thriksi) sia con l'intervento di fatti d'altro ordine (analogia ecc.), Niente sembra dunque meg1io adeguato alla definizione della parola e Iegge & data piu su. E tuttavia, quale che sia il numero dei casi In cui SI verifica una legge fonetica, tutti i Iatti che essa abbraccia non sono che Ie manifestaZioni di un unico fatto particolare.

La vera questione e sapere se i cambiamenti fonetici toccano le parole 0 soltanto i suoni ; la risposta non e dubbia: in 'Iephos, meth«, dnkhi5 ecc. e un eerto fonema, una sonora aspirata indoeuropea, che si muta in sorda asplrata; e la s iniziale del greco primitivo che si muta in h ecc., e ciascuno di questi fatti e isolato, Indipendente da altri avvenimenti del medesimo ordine, mdipendente anche dal1e parole in cui si produce i, Tutte queste parole si trovano naturalmente modificate nella loro materia fonica, ma cio non deve trarrs In inganno circa Ia effettiva natura del fonema.

Su che cosa ci fondiamo per affermare che le parole in se stesse non sono direttamente in causa nelle trasformazlOm fonetiche? Sulla constatazione assai semplice che trasformazioni del genere sono ad esse sostanziaImente estranee e non possono colpirle

. nella loro essenza. L'unita della parola non e costituita unicamente dall'insieme del suoi fonemi; essa dipende da caratteri

134 diversi dalla sua qualita materials. Supponiamo che una corda di pianoforte sia stonata: tutte le volte che la si tocchera eseguendo un'aria vi sara una nota falsa ; rna dove? Nella melodia? Certamente no. Non e la melodia che viene toccata; soltanto il piano e stato danneggiato. Avviene esattamente 10 stesso in fonetica. II sistema dei nostri fonemi e 10 strumento che suoniamo per articoiare Ie parole della lingua; che uno di questi elementi si rnodifichi potra produrre conseguenze diverse, rna il fatto in se

• Va da SI.! che gli cscmpi qUl citati hanno un vaiore puramentc schematico: ia linguistica attualc si storza con rngrono di ncondurre delle sene di mutamenti Ionetici il phi po~sibile larghe a un idcntico prmcrpro miziaie ; e cosl che A, Meillet splega tu tte le trasiormazionl delle occlusive grcche con un mdebolimcnto progressIvo della ioro articoiazionc (v. • Mern. de la Soc. de Ling.>, IX, p. 163 sg,). E naturaimentc a tali Jatti gencrali, III dove esistono, che 51 applieano In ultima analisi questc conclusiorn sui ca-

rattere dCI cambiamenti loneticl rEdd,), .

stesso non mteressa le parole, che sono, per dir cosi, le melodie del nostro repertono.

Cosi dunque 1 Iatti diacronici sono particolan ; 10 sp~stamento di un sistema si produce sotto l'azione di avvenimenti che non soltanto gli sono estranei (v, p. r03). rna che sono isolati e non formano sistema tra loro [151.1],

Riassumiarno: i Iatti sincronici, quali che srano; presentano una certa regolarita, rna non hanno alcun carattere imperative: ! fatti diacronici, a1 contrano, si impongono alia lingua, rna non hanno mente di generale. .

In una paroia, ed e a questa che noi voleva~o a~vare, ne gli uni ne gli altri sono retti da leggi nel senso definite ~1U In alto, e se si vuole pari are rnaIgrado tutto di leggt linguisticne. questa termine ricoprira significazioni totalmente differenti a seconda che sia applicato a cose dell'uno 0 dell'altro ordine.

§ 7. C' e un punto di insla pancronico ? [196]

Fino a questo punto noi abbiamo preso il termine legge nel senso giuridico, Ma non potrebbero esistere nella lingua dell: leggi nel senso m cui Ie intendono le scienze fisiche e naturali, vale a dire del rapporti che SI verificano dovunque e sempre? In una parola, la lingua non puc essere studiata anche dal punto di vista pancromco?

Senza dubbio, E cosi poiche 51 producono e si produrranno sempre rnutamenti fonetici, si pub considerare "quest~ fenomeno in generale come uno degli aspetti cost anti del hnguag: gio: ecco dunque una delle sue leggi. In linguistica, come net gioco degli scacchi (v. p. 107 sg.), vi sono regole che ,sopravvl: vono a qualsiasi evento, Ma si tratta di principi generah. es~stent~ indipendentemente dai CaW concreti; in quanto si parli di ~attl particolari e tangibili, non c'e punto di vis:a p~ncromco: COSI ad esempio Ognl cambiamento fonetico, quare erie SI~ d altronde la sua estensione, e limitato a un tempo e a un territorio det:rrninato ; nessuno si produce in tutti i tempi e m tutti. i luoghi: esso non esiste che diaeronicamente. :it proprio un criterio m base al quale si puo riconoscere cio che fa parte della lingua e do cne

135

115

ne e estraneo. Un fatto concreto suscettibile di una spiegazione pancromca non appartiene alla lingua.

Si consideri Ia parola chose: dal punto di vista diacronico si oppone alla parola latina causa da cui deriva; dal punto di vista sincronico, SI oppone a tutti i termini che possono esserle assodati in francese modemo. Solo 1 suoni della parola presi in se stessi (spz) danno luogo all' osservazione pancronica: rna non hanno valore linguistico; e anche dal punto di vista pancronico spz, preso in una sequenz a come un soz admirabl» e une chose admirable a, non e l'unita, rna piuttosto una massa informe, che non e delimitata da niente; in effetti perche spz pia che pza 0 nsp? Non c'e qui valore perche non c'e senso. 11 punto di vista pancronico non raggiungemaii fatti particolari della lingua.

§ 8. Conseguenze della confusione tra smcronia e diacronia [198!.

Possono presentarsi due cast:

a) La verita sincronica pare essere la negazione della verita diacronica e, a vedere Ie cose superfictalmenrs, ci si imrnagina che si debba scegliere; in realta non e necessario; l'una

136 verita non esclude l'altra. Se dep£t ha significate in francese 6 disprezzo s do non toglie che attualmente ha un senso completamente diverso; etimologia e valore sincronico sono due cose distinte. Ancora similmente, la grammatica tradizionale del francese modemo insegna che, in certi casi, il participio presente e variabile e si accord a come un aggettivo (cfr. (I une eau COI4- rant« .J, in altri casi e invariabile (t une personne courant dans la rue .). Ma la grammatica storica ci mostra che non si tratta d'una sola e medesima forma ; Ia prima e la continuazione del participle latino (currentem) che e variabile, mentre la seconda viene dal gerundio ablative invariabiIe (currendo) I, La verita sincronica contraddice la verita diacronica, e bisogna condannare

: Questa teoria, generalmente arnmessa, e stata special mente combattuta da E. :-erch (Das inva~,able Parlicipium praeun/is, Erhmgen 1913), rna, nor c,rediamo, senza successo: non c'era dunque ragione di soppnmere un e5em~1O che oltre tutto, quale che fosse 10 stato della questione, censerverebbe II suo valore didattico rEdd.).

116

Ia grammatica tradizionale in nome della grammatic a storica? No, perche questo significherebbe non vedere altro che la meta della realta ; non sl deve credere che solo il fatto storico importi e basti a costituire una lingua. Senza dubbio, daI punto di vista delle origini, vi sono due cose diverse nel participle courant: rna la coscienza linguistica le ravvicina e non ne riconosce altro che una: questa verita e tanto assoluta e incontestabile quanta l'altra.

b) La verita smcronica eoncorda talmente con la verita diacronica che Ie si confonde, ovvero si giudica superfluo sdoppiarle. Cosi si crede di spiegare il senso attuale della parola perc dicendo ehe pater aveva Ia stessa significazione. Altro esempio: a breve latina in sillaba aperta non iniziale 51 e mutato in i: accanto a facio si ha eonfici», aceanto ad amicus si ha inimic1ls ecc. Si formula sovente la legge dicendo che la a di facio diventa i. in confieiii, perche non si trova pin nella prima sillaba. Cio non e esatto: mai la a di facio e Q diventata Dim conjicio. Per ristabilire la verita bisogna distinguere due epoche e quattro termini: si e detto dapprima facio - confacio; poi, trasformatosi confacio in conficiii, mentre facio sussisteva senza mutamenti, SI e pronunziato facio - confici». Vale a dire:

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facio ~---------+ confaci» epoca A

t t

facio cOtlficio epoca B

Se un (I cambiamento s si e prodotto, esso e avvenuto tra confacis e confici«; rna la regola, mal formuJata, non menzionava proprio il primo! Poi, ccanto a questa cambiamento, naturalmente diacronico, vi e un secondo fatto, assolutamente distinto dal primo e che conceme l'opposizione puramente sincronica tra facio e conjicio. Si e tentati di dire che questo non e un fatto rna un risultato. Tuttavia e ben un fatto nel suo ordine, e altresi tutti i fenomeni sincronici sono della stessa natura. Cio che impedisce di riconoseere il vero valore dell'opposizione facio - C01%jicio e che essa non e molto significativa. Basta pero considerare le coppie Gast - Giisie, gebe - gibt per vedere che queste opposizioni sono anch'esse risultati fortuiti di una evoluzione fonetica, ma nondimeno costituiscono, nell'ordine sincronico, fenomeni

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grammatic ali essenziali. Dato che questi due ordini di fenomeni si trovano d'altronde strettamente legati tra loro, l'uno condizionando l'altro, SI finisce col credere che non valga la pena distinguerli; in effetti Ia linguistica li ha confusi durante decine di anni senza accorgersi che il suo metodo non valeva niente.

Questo errore SI rivela perc con evidenza ill certi casi. Cosi, per spiegare il greco phyktos si potrebbe pensare che basti dire: in greeo g 0 kit si mutano in k davanti a consonanti sorde, esprimendo Ia cosa con corrispondenze sincroniche, Come pJmgein " plmktos, liMos' Uktron ecc. Ma si urta poi in casi come trlkhes .< thriksi, dove 51 constata una complicazione: il (I passaggio * da

ISS t a tho Le forme di questa parola non possono spiegarsi che storicamente, mediante Ia cronologia relativa. II terna primitive *thrikh-, seguito dalla desinenza -ss, ha dato thriksf, fenomeno assai antico, identico a quello che ha prodotto lektron dalla radice lekh-. Pili tardi, ogni aspirata seguita da un'altra aspirata nella stessa parola e passata a sorda, e *thrikhes e diventato irikites: ovviamente, thrikst non mcappava in questa legge.

§ 9. Conclusioni [1071.

La linguistica si trova cosi davanti alla sua seconda biforcazione. Dappnrna s'e dovuto scegliere tra la lingua e la parole (v. p. 28); ed eccoci ora 801 bivio che porta da una parte alia diacronia, dall' altra alia sincronia,

Una volta in POS5esSO di questo doppio principio di classificazione, SI puo aggiungere che tutto quanta mila lingua e diacronico 11011 10 e che per la parole TlDBL Nella parole si trova il germe di tutti 1 cambiamenti: ciascuno e inizialmente Ianciato da un certo numero di persone pnma di entrare nell'uso. II tedesco moderno dice: ich war, wir warm; il tedesco antico, fino al secolo XVI, dieeva ich was, wir ware1t (e I'inglese dice aneor oggi I was, we were). Come si e realizzata questa sostitnzione di war a was? Talunl, influenzati da waren, hanno creato war per analogia: era un fatto di parole; questa forma, spesso ripetuta e accettata dalla cornunita, e diventata un fatto di lingua. Ma non tutte Ie innovazioni della parole hanno 10 stesso successo, e fin-

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ehe restano individuali, non dobbiamo tenerne conto, poiche not studiamo la lingua; esse rientrano nel nostro campo di osservazione soltanto al memento in cui la collettivita le ha accoite.

Un fatto di evoluzione e sempre preceduto da un fatto, 0 piuttosto da una moltitudine di fatti similari nella stera della parole; do non limita in mente Ia distinzione stabilita pin in alto, che si trova anzi confermata, poiche nella storia di ogni innovazione si incontrano sempre due momenti distinti: 1. il momento in cui sorge presso gli individui: 2. il momento in cui e diventata un fatto di lingua, esteriormente identieo, ma adottato dalla collettivita.

Lo schema seguente indica 180 forma razionale che deve prendere 10 studio linguistico:

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sincronia

( lingua linguaggio !

I parole

diacronia

Bisogna rieonoscere che la forma teorica e ideaIe di una scienza non e sempre quell a che le impongono le esigenze della pratica. In linguistica queste esigenze sono pin imperiose che altrove: esse scusano in qualche rnisura Ia confusione che regna attuaImente in queste ricerche. Anche se le distinzioni qui stabilite fossero ammesse una volta per tutte, non potrebbe forse venire irnposto, in nome di questo ideale, un orientamento preciso alle mdagini.

Ad esempio, nella studio smcronico del trancese antico, il linguista opera con fatti e principi che non hanno nulla di comune con quelli che gli farebbe scoprire la stona di questa stessa lingua dal secolo XIII al XX , in compenso essi sono confrontabili con quelli ehe rivelerebbe la descrizione di una lingua bantu attuale, del greco attico nel 400 a. C. 0, infine, del franeese d'oggi. 11 fatto e che queste diverse esposizioru pogglano su rapport! simili: se ciascun idiorna forma un sistema chiuso, tutti implicano certi principi costanti, che si ritrovano passando daIl'uno all'altro, dato che si resta nella stesso ordine, Non avviene altrimenti nella studio storieo: si percorra un periodo determinate del francese

(per esempio dal secolo XIII a1 XX), oppure un periodo del 140

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giavanese 0 di non importa quale altra lingua, dappertutto si opera su fatti simili che basterebbe raccostare per stabilire le verita generali dell'ordine diacronico. L'ideale sarebbe che ogni studioso si consacrasse all'una 0 all'altra di queste ricerche abbracciando ill ciascun ordine la maggior quantita di fatti possibile; rna e assai difficile dominare scientificamente lingue tanto diverse. D'altra parte ogni lingua forma praticamente una unita di studio, e si e portati dana forza delle cose a considerarla volta a volta staticamente oppure storicamente. Malgrado tutto non bisogna mai dimenticare che in teoria questa unita e superficiale, mentre la disparita degli idiomi nasconde una unita profonda 11991. Sia che nello studio delle lingue l'osservazione si porti su un'aspetto sia che SI porti sull'altro, bisogna ad ogni costo collocare ciascun fatto nella sua sfera senza confondere i metodi.

Le due parti della linguistic a, COS1 delimitate, costituiranno una dopo l' altra l' oggetto del nostro studio.

La linguistica sincronica si occupera dei rapporti logici e psicologici colleganti termini coesistenti e formanti sistema, cosl come sono percepiti dalla stessa coscienza collettiva.

La li,tguistica diacronica studiera invece i rapporti collegan ti termini successivi non percepiti da una medesima coscienza collettiva, e che si sostituiscono gli uni agli altri senza formar sistema tra loro.

Parte Seconda

LINGUISTICA SINCRONICA

Capitola I

GENERALlTA. l~OO]

L'oggetto della Iinguistica sincronica generale e stabilire i 141 principi fondamentali di ogni sistema idiosmcromco, i fattori costitutivi di qualsiasi stato di lingua. Molte delle cose gia esposte

in do che precede appartengono piuttosto alla sincronia; ad esem-

pio, le proprieta generali del segno possono essere considerate come parte integrante di quest'ultima, benehe ci siano state utili

a provare la necessita di distinguere le due linguistiche .

. E alla sincronia che appartiene tutto do che si chiama «grammatica generale &; perche e solamente grazie agli stati di lingua che si stabiliscono i differenti rapporti che sana di competenza della grammatica. In do che segue noi baderemo soltanto ad alcuni principi essenziali, senza i quali non si potrebbero affrontare i problemi piu speciali della statica, ne spiegare i dettagli di uno stato di lingua.

In linea generale, e molto pin difficile fare della linguistica statica che della linguistica storica[ZOl]. I fatti di evoluzione sana piu concreti, parlano di piu all'immagmazione: i rapporti che

VI si osservano si annodano tra terrnmi successivi che si indi- 142 viduano senza fatica ; e agevole, spesso perfino divertente, seguire

una serie di trasformazroni. Ma la linguistica che si muove tra 1 valori e i rapporti coesistenti presenta ben maggion difficolta,

In pratica, uno stato di lingua non e un pun to, rna e uno spazio di tempo pili 0 meno lungo durante il quale la somma delle modificazioni sopravvenute e minima. Petra essere uno spazio di dieci anni, ill una .generazione, di un secolo 0 anche pin, Una lingua cambiera a malapena durante un lungo intervallo, e subira poi delle trasformazioni considerevoli In qualche anno. Di due lingue

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coesistenti in un medesimo periodo l'una pUO evolversi molto, e l'aItra quasi per niente; in questa ultimo caso 10 studio sara. necessariamente sincronico, nell'altro diacronico, Uno stato assoluto si definisce grazie all'assenza di cambiamenti, e poiche malgrado ·tutto la lingua 51 trasforma, per quanta poco do accada, studiare uno state di lingua significa praticamente tralasciare i cambiamentt poco importanti, cosi come i matematici trascurano Ie quantita infinitesimaIi in certe operazioni, come nel calcolo dei logaritmi,

Nella storia politica si distingue I' epoca, che e un punto del tempo, ed il periodo, che abbraccia una certa durata. Tuttavia 10 storico parla dell'epoca degli Antonini, dell'epoca delle Croelate, quando considera un insieme di caratteri che sono restati cost anti durante tutto questo tempo. Si potrebbe dire analogamente che la linguistica statica si occupa di epoche; rna stato e preferibile: il principio e Ia fine di un'epoca sono generalmente contrassegnati da qualche rivoluzione piu 0 meno brusca tendente a modificare 10 stato di cose stabilito. La parol a state evita di far credere che si produca qualche cosa di simile nella lingua. Inoltre il termine epoca, proprio perche e preso in prestito dalla storia, fa pensare piu che alla lingua in se stessa alle circostanze che Ia circondano e la condizionano; in una paroIa, evoca piut-

143 tosto l'idea di do che noi abbiarno chiamato la linguistic a estema (v. p. 3r).

D'altra parte la delimitazione nel tempo non e Ia sola difficolta che incontriamo nella definizione di uno stato di lingua: 10 stesso problema si pone a propos ito dello spazio. In breve, Ia nozione di stato di lingua non puo essere che approssimativa: in linguistic a statica, come nella maggior parte delle scienze, nessuna dimostrazione e possibile senza una semplificazione convenzionale dei dati [202].

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Capitola II

LE ENTITA CONCRETE DELLA LINGUA

§ I. E11tita e tmita. Deji1tiziotti [2fJ3],

I segni di cui una lingua e composta non sono delle astra- I H zioni, rna degli oggetti reali (v, p. 25); sono essi e i lora rapporti

do che la linguistica studia; possono essere chiamati le entitd: concrete di questa scienza.

Richiamiamo anzitutto due principi che dominano tutta la questione:

I. L'entita linguistica non esiste che per la associazrone dei significante e del significato (v. p. 84); appena 51 considera uno solo di questi elernenti, essa svanisce; invece d'un oggetto concreto, ci si trova dinanzi una pura astrazione, In ogm momento si rischia di non percepire che una parte soltanto dell'entita -credendo di abbracciarla nella sua totalita ; e cia che accadrebbe, per esempio, se si dividesse la catena parlata in sillabe ; la sillaba ha valore soltanto in fonologia. Una sequenza di suoni e Iinguistica soltanto se e il supporto di una idea; presa in se stessa non e altro che materia di uno-studio fisiologico.

La stessa cosa si ha col significate, se 10 si separa dai suo significante. Concetti come e casa &, «bianco », « vedere ~ ecc., considerati in se stessi, appartengono alia psicologia: essi diventano entita linguistiche soItanto per associazione con immagini acustiche; nella lingua un concetto e una qualita della sostanza fonica [201.], cosl come una detenninata senorita e una qualita del [45 concetto.

Si e spesso confrontata questa unita a due facce con l'unita della persona umana, composta del corpo e dell'anima. II racco-

125

stamento e poco soddisfacente. Si potrebbe pensare pill giustamente a un cornposto chimico, per esempio all'acqua; e una com" binazione di idrogeno e di ossigeno, rna ciascuno di questi elementi, preso a parte, non ha nessuna delle proprieta dell'acqua[:m1,

2. L'entita linguistica non e completamente determinata se non quando e delimitaia, separata da tutto db che la circonda nella catena fonica [208), Sono queste entita delimitate ovvero unita che S1 oppongono nel meccanismo della lingua [207].

A prima vista si e tentati di assimilare i segni linguistici at segni visivi, 1 quali possono coesistere nello spazio senza confondersi, e ci si immagma che la separazione degli elementi significativi possa farsi nello stesso modo, senza richiedere nessuna opera" zione del pensiero. La parola «forma» di cui spesso ci si serve per designare i segni (cfr. le espressioni «forma verbale », (! forma nominale ») contribuisce a trattenerci in questa errore. Ma si sa che la catena tonica ha per primo carattere quello di essere Iineare (v. p. 88). Considerata in se stessa, essa non e che una linea, un nastro continuo in cui I'orecchio non percepisce alcuna divisione suffidente e precisa; per questa bisogna fare ricorso alle significazioni [W8], Quando noi ascoltiamo una lingua sconosciuta, non siamo in grade di dire come Ia sequenza di suoni deve essere analizzata: il fatto e che questa analisi e impossibiIe se si tiene conto soltanto dell'aspetto fonico del fenomeno linguistico. Ma quando noi sappiamo quale senso e quale ruolo bisogna attribuire a ciascuna parte della catena, allora vediamo queste parti staccarsi le une dalle altre, e il nastro amorfo dividersi in frarnmenti ; ora, questa analisi non ha nulla di materiale.

I46 Riassumendo, la lingua non SI present a come un insieme di

segni delimitate preliminarmente, di cui basterebbe studiare le Significaziom e l'organizzazione; e una massa indistinta in cui l'attenzione e l'abitudine sole possono farci trovare degli elernenti particolari. L'unita non ha alcun carattere fonico speciale, e Ia sola definizione che se ne possa dare e Ia seguente: ftna porztOlIe di sonorita cite e, ad esclusione di cia che precede e di cia che segue nella catena parlata, 1·[ sig1tificatlte di un. certo conceito,

126

§ 2. M eiodo di delimilaziotte [209].

Chi possiede una lingua ne delimits Ieunita con un metodo molto semplice, almena in teoria. Esso consiste nel collocarsi nella parole, considerata come documento della lingua, e nel rappresentarla mediante due catene parallele, quella dei concetti (a), e quella delle imrnagini acustiche (b).

Una delimitazione corretta esige che le divisioni stabilite nella catena acustica (!X, ~, "( ••• ) corrispondano a quelle della catena dei concetti (!X', Wt y' ... ):

y

a

b

y'

Si osservi iI francese sillapra: posso spezzare questa catena dopo 1 e postulare sill come unita? No: basta considerate i concetti per vedere che questa divisions e falsa. Anche la divisione in sillabe, sii-la-pra. non ha niente di lingnistico a priori. Le sole divisioni possibili sono: I. si-i-la-pra (e si je Ia prends &) e 2. si-I-l-apra (<< si je l'apprends »); esse sono determinate dal senso che si collega a tali paroles [3101,

Per verificare il risultato di questa operazione edesser ben sicuri che . si ha a che fare con una unita, bisogna che, confrontando una serie di frasi in cui si incontra la stessa unita, si possa in ogni caso separare proprio quell a dal rimanente contesto avendo osservato che iI sensa autorizza la delimitazione. Si osservino i due membri di frase lafprsduvii e la force du vent» e abudfors .. a bout de force &: nell'uno come nell'altro 10 stesso concetto coincide con la stessa porzione fonica [311] fors; e dunque proprio un'unita linguistica. Ma in iltmfprsapar1r- ~ iI me force a parler &, 1m'S ha un senso del tutto diverse; e dunque un'altra unita.

147

127

§ 3. D.ijJicoita pratiche della delimitazion» [2121.

Questa metodo, cosi semplice in teoria, e di age vole applicazione? Si e tentati di crederlo, quando 51 parte dall'idea che Ie unita da ritagliare siano Ie parole: perche che cosa e una frase se non una combinazione di parole, e che cosa vi e di pia immediatamente percepibile? Cosi, per riprendere l'esernpio di prima, S1 dira che la catena parlata siilapra si divide in quattro unita che la nostra analisi permette di delimitare e che sono aItrettante parole: si-je-Z'-apprCtlds. Tuttavia noi siamo messi immediatamente in sospetto constatando che si e malta disputato sulla natura della parola, e rifiettendovi un po' si vede che do che si intende can questa e incompatibile con la nostra nozione di unita concreta [~131.

Per convincersene, sl pensi soltanto a cheval e al suo plurale chevaux, Si dice correntemente che sana due forme della stesso nome; tuttavia, prese nella loro tot alita, esse sana due case distinte, sia per il senso sia per i suoni, In muia (<< le mois de decernbre 1» ed in mwaz (e un mois apres &), S1 ha aItresi la stessa parola sotto due aspetti distinti, e non c'e dubbio che e una unita concreta ; il sensa e proprio 10 stesso, rna Ie porzioni di senorita sorro diverse. COS1, non appena si vogliano assimilare le unita

148 concrete a delle parole, ci si trova dinanzi a un dilemma: 0 ignorare la relazione, tuttavia evidente, che unisce cheval a chevat~X, mwa a mwaz ecc., e dire che sono delle parole differenti oppure, invece che di unita concrete, contentarsi dell'astrazione che riunisce Ie diverse forme della stessa parola. Occorre cercare quindi I'unita concreta in qualche cosa di diverso dalla parola, Del resto, moIte parole sono delle unita complesse, in cui e agevolmente possibile distinguere delle sotto-unita (suffissi, prefissi, radicali): derivati come disir-ellx, malheur-eux SI dividono in parti distinte di cui ciascuna ha un sensa e un ruolo evidente, Inversamente, vi sono unita pia ample che non la parola: i composti (porte-plume), Ie locuzioni (s'il VOIIS plait). le forme di flessione (il a tU) ecc. Ma queste unita oppongono alla delimitazione Ie stesse difficolta della parole propriamente dette, ed e estremamente difficile districare nella catena fonica il gioco delle unita che vi si incontrano e dire su quali elementi concreti opera una lingua.

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Senza dubbio i soggetti parl anti non conoscono queste difficolta: tutto cio che e significative a un qualunque livello appare a lora come un elemento concreto, ed essi 10 distinguono senza errori nel discorso. Ma altra cosa e a vvertire questa glOCO rapido e delicato delle unita, aItra cosa e rendersene conto can una analisi metodica.

Una teorta abbastanza diffusa pretende che le sale unita concrete siano le frasi [214]: noi non parliamo che per frasi, e 501- tanto dopa ne estraiamo Ie parole. Ma, anzitutto, fino a qual punto la frase appartiene alia lingua (v .. p. ISO)? Se essa rientra nella parole, non potra tenere il posto dell'unita linguistica. Ammettiamo tuttavia che questa difficolta sia eliminata. Se noi ci rappresentiamo l'insieme delle frasi suscettibili di essere pronunziate, il loro carattere pin evidente e di non rassomigliarsi assolutamente tra lora. A prima vista 51 e tentati di assimilare l'immensa divers ita delle frasi alia diversita non meno grande degli indivi-

dui che compongono una specie zoologica: rna e un'illusione: 149 negli animali della stessa specie i caratteri comuni sono malta

piu import anti delle differenze che li separano; tra le frasi, aI contrario, e la diversita che domina, e quando si cerca cio che Ie lega tutte pur nella diversita, 51 ritrova, senza averla cercata, la parola

con i suoi caratteri grammaticali, e si ricade nelle stesse difficolta.

§ 4. Conclusions [2.151.

Nella maggior parte dei campi che sono oggetti di scienza, laquestione delle unita non si pone affatto: esse ci sono date immediatamente. COS1, in zoologia, e l'animale che ci si offre daI primo istante. L'astronomia opera altresi su delle unita separate nello spazio: gli astri: 10 chirnica, 51 puo studiare la natura e la composizione del bicromato di potassio senza dubitare un solo istante che sia un oggetto ben definito.

Allorche una scienza non presenta unita concrete immediatamente riconoscibili, significa che esse non sana essenziali. In storia, per esempio, l'unita concreta e l'individuo, l'epoca, la nazione? Non ]0 sappiamo, rna non ha importanza, Si puo fare opera storica senza avere chiarito questo punto.

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Ma, proprio come nel gioco degli scacchi tutto sta nella combinazione dei differenti pezzi, cosi la lingua ~ un sistema basato compietamente sull'opposizione delle sue unita concrete. Non si pno evitare di conoscerIe, ne e possibile fare un passo senza ricorrere ad esse; e tuttavia la loro delimitaztone e un problema tanto delicato che ci si domanda se esse sono realmente date.

La lingua presenta dunque questa carattere strano e stupefacente di non offrire entita percepibili lmmediatarnente, senza che si possa dubitare tuttavia che esse esistono e che proprio il loro gioco costituisce la lingua. In cio vi e senza dubbio un tratto che la distingue da tutte le altre istituzioni serniologiche.

Capitola III

IDENTIT.~, REALT.4., VALORI ['16J

La constatazione appena fatta ci pone dinanzi a un problema 150 tanto pin Import ante in quanta, in linguistica statica, qualsiasi nozione primordiale dipende direttarnente dall'idea che ci 51 Iara dell'unita e addirittura 51 confonde con tale idea. Ecco quello

che vorremmo mostrare qui di seguito a proposito delle nozioni

di identita, di realta e di valore sincronico.

A. Che cosa e una idwtita. [217) sincronica] Non 5i tratta qui dell'identita che unisce la negazione pas al latino paSSfmt (essa

e d'ordine diacronico, e ne parleremo altrove, a p. 218), rna di quell a, non meno interessante, in VIrtu della quale dichiariamo che

due frasi come {[ [e ne sais pas & e e ne dites pas cela » contengono

10 stesso elemento. Que5tione oziosa, dira qualcuno: vi e identita perche nelle due frasi la stessa porzione di senorita (pas) e rivestita della medesima significazione. Ma questa spiegazione e insufficiente, perche se la corrispondenza delle porzioni foniche e

dei concetti prova l'identita (vedere piu su l'esempio e la force

du vent » ; q a bout de force.), la reciproca non e vera: vi puo essere identita senza una tale corrispondenza. Quando, in una conferenza,

si sente ripetere a piu riprese la parola Messieurs], si ha la sensazione che 51 tratti ogni volta della stessa espressione, e tuttavia,

Ie variazioni di cadenza e l'intonazione la presentano, nei diversi passaggi, con differenze foniche assai apprezzabili, tanto 151 apprezzabili quanta quelle che servono in altri casi a distinguere parole differenti (efr. pomme e paume, goutte e je got2te, fuir e fou;r ecc.); inoltre, questa senso dell'identita persiste benche, anche dal punto di vista semantico, non vi sia assoluta iden-

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tita da un Messieurs I all'altro, dato che una parola puo esprimere idee piuttosto diverse senza ehe Ia sua identita sia seriamente compromessa (cfr. « adotiare una moda ~ e <. adoitare un bambino », (I il fiore del melo » e e il fiore della nobilta » ecc.].

II meccanisrno linguistieo ruota tutto intero su identita e differenze, queste non essendo altro che Ia controparte di quelle. II problema delle identita si ritrova dunque dappertutto; rna d'altro lato si eonfonde in parte con quello delle entita e delle unita, eli cui e una complicazione, d'altronde feconda. Tale carattere nsulta bene dal eonfronto con qualche fatto scelto al eli fuori del linguaggio. Cosi, noi parliamo eli identita a proposito di due treni ({ Ginevra-Parigi delle 20,45 », ehe partono a ventiquattro ore di mtervallo. Ai nostri occhi, e 10 stesso treno, e tuttavia probabilmente locornotiva, vagorn, personale, tutto e diverse. Oppure, se una strada e dernolita e poi rieostruita, noi diciamo che e Ia stessa strada, pur non sussistendo, forse, mente rnaterialmente della vecchia, Percne e possibile ncostruire una strada da cima a fondo senza cne essa cess 1 di restare Ia stessa? Perche I'entita che essa eostituisce non e puramente matenale; tale entita e basata su eerte condizioni alle quali la sua materia occasionale e estranea, come, per esempio, Ia sua posizione in rapporto al1e altre; sirnilrnente, cia che costituisce it treno e l'ora della sua partenza, il suo itinerario e in genere tutte le circostanze che 10 distinguono da altri trern. Tutte Ie volte che si realizzano le stesse condizioni si ottengono le stesse entita. E tuttavia que-

152 ste non sono astratte, poiche una strada 0 un treno non si concepiscono fuori di una realizzazione materiale,

Opponiamo ai casi precedenti quello - tutto diverso - d'un abito che mi avessero rubato e che mi capitasse di ritrovare sui banco d'un robivecchi. Si tratta di una entita rnateriale, cne consiste urucarnente nella sostanza inerte, la stoffa, la fodera, i bottoni ecc. Un altro abito, per quanto simile al pnrno, non sarebbe il mio. Ma I'identita Iinguistica non e quella dell'abito, e quella del treno e della via, Ogni volta che impiego ")VI essieurs I, ne rinnovo la materia; e un nuovo atto fonico ed un nuevo atto psicologico. II legame tra i due impieghi della stessa parola non poggia ne sull'identita materiale ne sull'esatta sorniglianza dei sensi, rna su elementi che occorrera cercare e cne ci faranno

132

arrivare assai vicmo alla effettiva natura delle unita linguistiche.

B. Che cosa e una realitl [:US] sincronica? Quali elementi concreti 0 astratti della lingua possono venir chiamati cost?

Si prenda ad esempio la distinzione delle parti del eliscorso: su che poggia la classificazione delle parole in sostantivi, aggettivi ecc.? Si fa in nome di un principio puramente IOgICO, extralinguistico, applicate dall'esterno alla grammatica come i gradi di longitudine e latitudine 10 sono sul globe terrestre? Oppure cornsponde a qualche cosa che ha il suo posto nel sistema della lingua ed e da esso condizionata? Insomma, e una realta smcronica? Questa seconda supposizione parrebbe probabile, rna SI potrebbe difendere anche la prima. In una frase come ({ ces gants sont bon marche ,) bon march» e un aggettivo? Logicamente ne ha il senso, rna grammaticairnente che sia un aggettivo e meno sicuro, perche bon marche non SI cornporta come un aggettivo (e invariabile, non si colloca mai davanti al suo sostantivo ecc.): d'altronde e composto da due parole; ora, appunto la distinzione delle parti del discorso deve servire a classificare le parole della lingua; come e possibile che un gruppo di parole sia attribuibile

a una sola di queste « parti I)? Ma, inversarnente, non ci si 153 rende conto di questa espressione quando si dice che bolt e un aggettivo e marche un sostantivo. Dunque, abbiamo qUI ache

fare con una classificazione difettosa 0 incompleta: la distinzione delle parole in sostantivi, verbi, aggettivi ecc. non e una realta linguistica inconfutabile [210],

In tal modo la linguistica lavorasenza posa su concetti foggiati dai grammatic}, del quali non si sa se cornspondono realmente a fattori costitutivi del sistema della lingua. Ma come saperlo? E, se sono fantasmi, quali realta opporre ad essi?

Per non incorrere m illusioni, bisogna anzitutto convincersi che Ie entita concrete della lingua non 51 presentano da se stesse alla nostra osservazione, Si cerchi di percepirle, e si prendera contatto con cia che e reale: partendo di la, si potranno elaborare tutte Ie classificazioni di cui la linguistica ha bisogno per ordinare i fatti di sua competenza [220] D'altra parte, Iondare queste classificazioni su alcunche di diverso dalle entita concrete

133

- dire, ad esempio, che le parti del discorso sono fattori della lingua semplicemente perche corrispondono a categoric logiche - sarebbe dimenticare che non vi sono fatti linguistici indipendenti da una materia tonica sezionata in eIementi significativi [221t

C. Infine, tutte Ie nozioni toccate in questa paragrafo non differiscono sostanzialmente da cio che altrove si e chiamato ualori [2221. Un nuovo paragone con il gioco degli scacchi ce 10 fara comprendere (v. p. 107 sg.). Prendiamo il cavallo: da solo e forse un elemento del gioco? Certo no, poiche nella sua materialita pura, fuori della sua casella e delle altre condizioni del gioco, non rappresenta niente per il giocatore e diventa elemento reale e concreto solo quando sia rivestito del suo valore e faccia corpo con esso. Supponiamo che durante una partita questa pezzo sia per caso distrutto 0 smarrito: 10 si puo sostituire con un

IS4 altro equivalente? Certo: non soltanto un aItro cavallo, ma anche una figura pnva di qualsiasi rassorniglianza con quello sara dichiarata identica, purche ad essa si attribuisca 10 stesso valore. Si vede dunque che nei sistemi semiologici, come la lingua, in cui gli elementi si tengono reciprocamente in equilibrio secondo regole determinate, la nozione di identita si confonde con quelle di valore e viceversa [ll231,

Ecco perche, in definitive, la nozione di valore ricopre quelle di unita, di entita concreta e ill realta, Ma se non esiste alcuna differenza fondamentale tra questi diversi aspetti, ne segue che il problema puo venir proposto successivamente sotto parecchie forme. Quando si cerca di determinate l'unita, la realta, l'entita concreta 0 il valore, si toma sempre a porre 10 stesso interrogativo centrale che domina tutta la linguistic a statica.

Dal punto di vista pratico, sarebbe interessante corninciare con le unit a, determinarle e dar conto della loro diversita classificandole. Bisognerebbe cercare su che cosa si fonda la divisione in parole, perche la parola, malgrado la difficolta che si ha nel definirla, e una unit~ che si impone allo spirito, qualcosa di centrale nel rneccanismo della lingua; rna sarebbe un argomento che da solo riempirebbe un volume. Poi bisognerebbe classificare le sotto-unita, quindi le unita piu ampie ecc. Determinando cosl gli elementi che maneggia, la nostra scienza terminerebbe tutt'in-

134

tero il suo compito, perche essa avrebbe ricondotto tutti i fenorneni del suo ordine al loro principio primo. Non si puo dire che si sia mai aggredito fronta!mente questo problema centrale, ne che se ne sia compresa la portata e la difficolta: in materia di lingua, ci si.e sempre contentati di operare su unita mal definite.

Tuttavia, malgrado l'importanza capitale delle unita, e preferibile abbordare il problema dallato del valore, perche e questo, a nostro avviso, il suo aspetto primordiale.

Capitola IV

IL VALORE LlNGUISTICO

§ I. La ling1la come pensiero organizzato nella materia tonica {22jJ.

ISS Per capire che Ia lingua non puo esser se non un sistema di

valori puri, basta considerare i due elementi che entrano in gioco nel suo funzionamento: Ie idee e i suoni.

Psicologicamente, fatta astrazione dalla sua espressione in parole, il nostro pensiero non e che una rnassa arnorta e indistinta. Filosofi e linguisti so no stati sempre concordi nel riconoscere che, senza i1 soccorso dei segni, noi saremmo incapaci di distinguere due idee in modo chiaro e costante. Preso in se stesso, il pensiero e come una riebulosa in cui niente e necessanamente delimitate. Non vi sono idee prestabilite, e mente e distinto prima dell'apparizione della lingua [225],

Di fronte a questo reame fluttuante, i suoni offrono forse di per se stessi delle entita circoscritte m anticipo? Niente affatto. La sostanza fonica non e ne pili fissa ne piu rigida; non e un calco di cui il pensiero debba necessariamente sposare Ie forme, rna una materia plastica che si divide a sua volta In parti distinte per fornire i significanti di cui Il pensiero ha bisogno. No! possiamo dun que rappresentarci il fatto linguistico nel suo insierne, e doe possiarno rappresentarci la lingua, come una serie di suddivi-

156 sioni contigue proiettate, nel medesimo tempo, sia sui plano indefinite delle idee confuse (A) sia su quello non meno indeterminato dei suoni (B); e quel che si puo raffigurare molto approssimativamente con 10 schema seguente:

136

II ruolo caratteristico della lingua di fronte al pensiero non e creare un mezzo fisico materiale per I'espressione delle idee, rna servire da intermediario tra pensiero e suono, in condizioni tali che la loro unione sbocchi necessariamente in delimitazioni reciproche di unita, II pensiero, caotico per sua natura, e Iorzato a precisarsi decomponendosi. Non vi e dunque ne matenalizzazione dei pensieri, ne spiritualizzazione dei suoni, rna SI tratta del fatto, in qualche misura misterioso, per cui il (I pensiero-suono & implica divisioni e per cui la lingua elabora le sue unita costituendosi tra due masse amorfe [226) Ci 51 rappresenti l'aria in contatto con una estensione d'acqua: se la pressione atrnosierica cambia, la superficie dell'acqua si decompone in una. serie di divisioni, vale a dire di increspature; appunto queste ondulazioni daranno una idea dell'unione e, per dir COS!, dell'accoppiamento del pensiero con la materia tonica.

Si potrebbe chiarnare la lingua il regno delle articolazioni, assumendo questa parola neI senso definito a p. 20: ogm termine linguistico e un membretto, un articulus in CUI un'idea si fissa in un suono ed un suono diviene il segno dell 'idea.

La lingua e ancora paragonabile a un faglia di carta: il pen- 157 siero e u recto ed it suono e il verso; non si puo ritagliare il recto senza ritagliare nella stesso tempo il verso; similmente nella lingua,

non si potrebbe isolare ne if suono dal pensiero ne il pensiero dal suono; non vi SI potrebbe giungere che per un'astrazione il cui risultato sarebbe fare della psicologia pura 0 della fonologia pura.

La linguistica lavora dunque sul terreno limitrofo in cui gli elementi dei due ordini si combinano ; questa combinazione produce una forma, 1101£ una sostanza [11271.

137

Queste vedute fanno meglio comprendere cio che e stato detto a pagina 85 circa l'arbitrarieta del segno. Non soltanto i due dominii legati dal fatto linguistico sono confusi e amorfi, rna la sceIta che elegge questa porzione acustica per questa idea e perfettamente arbitraria, Se non fosse questo il caso, la nozione di valore perderebbe qualcosa del suo carattere, poiche conterrebbe un elemento imposto dall'esterno. Ma, in effetti, i valori restano interamente relativi, ed ecco perche il legame dell'idea e del suono e radicalmente arbitrario [228],

A sua volta, l'arbitrarieta del segno ci fa capire meglio perche soltanto il fatto sociale puo creare un sistema linguistico. La collettivita e necessaria per stabilire dei valori Ia CUI unica ragione d'essere e nell'uso e nel consenso generale; l'individuo da solo e incapace di fissarne alcuno [22D]

Inoltre I'idea di valore, cost determinata, rnostra che e una grande illusions considerare un termine sol tanto come I'unione d'un certo suono con un certo concetto. Definirlo cost, sarebbe isolarlo dal sistema di cui fa parte; sarebbe credere che si possa cominciare con i termini e costruire il sistema facendone Ia somma, mentre, al contrario, e dalla totalita solidale che occorre partire per ottenere, merce I'analisi, gli elementi che contiene.

Per sviluppare questa tesi noi ci collocheremo successivamente 158 dal punta di vista del significate 0 concetto (§ 2), del significante (§ 3) e del segno totale (§ 4).

Non potendo' percepire direttamente le unita concrete 0 unita della lingua, operiamo sulle parole. Queste, pur non rispondendo esattamente alla definizione dell'unita linguistic a (v. p. 127), ne danno quanto meno una idea approssimativa che ha il vantaggio di essere concreta; noi le assumeremo dunque come esempi equivalenti dei termini reali di un sistema sincronico, ed i principi enucleati a proposito delle parole saranno valevoli per le entita in generale.

§ 2. It ualore lingllisiico consideraio 1tel SIlO aspeito conceituale [230J,

Quando si parla del valore di una parola, 51 pensa generalmente e anzitutto alla proprieta che essa ha di rappresentare

1.38

un'idea, ed e questo in effetti uno degli aspetti del valore linguistieo. Mat se e cosi, in che questo val ore differisce da cio che si chiarna la significazume] Queste due parole sarebbero forse sinomme? Noi non 10 crediamo, benche la confusione sia facile, tanto pin che essa e provocata menD dall'analogia dei termini che dalla delicatezza della distinzione che essi contrassegnano [23t]

Il valore, pre so nel suo aspetto concettuale, e senza dubbio un elemento della significazione, ed e assai difficile sapere come questa se ne distingua pur restando in sua dipendenza. Tuttavia e necessano mettere m luce questa problema, sotto pena di ridurre la lingua a una semplice nomenclatura (v. p. 83)·

Prendiamo anzitutto Ia significazione come la Sl rappresenta e come nOI l'abbiamo raffigurata a p. 84. Essa e, come indicano Ie frecce della figura, nient'altro che la contropartita del-

signi!icato

l'irnrnagine uditiva, Tutto si svolge tra l'immagine uditiva ed il I59 concetto, nei limiti della parola considerata come un dominic chiuso, esistente per se stesso.

Ma ecco l'aspetto paradossale della questione: da un lato, i1 concetto ci appare come la contropartita dell'immagme uditiva nell'interno del segno e. d'altro lato, questo segno in se stesso, vale a dire il rapporto che collega i SUOI due elernenti, e anche ed in eguaJ modo la contropartita degli altri segni della lingua.

Porche la lingua e un sistema di cui tutti i terrmrn sono solidali ed in cui il valore dell'uno non risulta che dalla presenza simultanea degli altri, secondo 10 schema qui data, come e POSSl-

139

bile che il valore, cosi definite, 51 confonda con la significazione, vale a dire con la contropartita deU'immagme uditiva? Sernbra impossibile assirnilare i rapporti raffigurati qUI con frecce orizzontali a quelli che sono rappresentati piu m alto con frecce verticali, Detto altrirnenti, per riprendere il paragone del fogiio di carta che si ritagii [v, p. 137), non 51 vede perche il rapporto constatato tra diversi ritagli A, E, C, D ecc., non e distinto da quello che esiste tra il recto e il verso d'uno stesso ritaglio, cioe AlA', B/Bf ecc.

Per nspondere a un tale quesito, constatiamo anzitutto che anche fuori della lingua tutti 1 valon sernbrano retti da questo pnncipio paradossale. Essi sono sempre costituiti:

1. da una cosa dissimile suseettibile d'esser scambiata con quella di CUI 51 deve determmare Il valore;

2. da cose simili che si possono con/ron/are con quella di cui e in causa il valore.

Questi due fattori sono neeessari per I'esistenza d'un valore, Cosi per determinare che cosa vale un pezzo da cinque fran-

160 chi, bisogna sapere: I. che 10 si pub scarnbiare con una determinata quantita di una cosa diversa, per esempio con del pane; 2. che 10 si puo confrontare con un valore sirnilare del medesirno Sistema, per esempio un pezzo da un franco, 0 con una moneta di un altro sistema [un dollaro ecc.). Similrnente, una parola puc esser scambiata con qualche cosa di diverso: un'idea; moltre, puo venir confrontata con qualche C05a di egual natura: un'altra parola. Il suo valore non e dunque fissato fintantoche ci 51 Iirnita a constatare che puc esser (' scambiata l) con questa 0 quel concetto, vale a dire che ha questa 0 quella significazione: occorre ancora confrontarla con 1 valori similari, con le altre parole che Ie sono opponibili. II suo contenuto non e veramente determinato che dal concorso di do che esiste al di fuori, Facendo parte di un sistema, una parola e rivestita non soltanto di una significazione, rna anche e soprattutto d'un valore, che e tutt'altra cosa.

Qualche esempio rnostrera che e proprio cosi. II francese mouton puo avere la stessa significazions dell'inglese sheep, rna non 10 stesso val ore, e cio per piu ragioni, in particolare perche parlando di un pezzo di carne cucinato e servito in tavola, I'inglese dice mutton e non sheep. La differenza di val ore tra sheep

140

e mOfltondipende dal fatto che il primo ha accanto a se un secondo termine, cio che non e il caso della parola francese.

All'interno d'una stessa lingua, tutte le parole che espnmono delle idee vicine si limitano reciprocamente: sinommi come redou-

ter, craindrc, aVOJr peur hanno un loro proprio valore solo per Ia

loro opposizione ; se redouter non esistesse, tutto il suo contenuto andrebbe ai SUOl concorrenti, Inversamente, Vl sono termini che

si arricchiscono per con tat to con degli altri; per esernpro, l'elemento nuovo mtrodotto In decrepit (I un vieillard decrepit »,

v. p. 102) risulta dalla coesistenza di decrept (II un mur deerepi »).

COS1 il valore di un qualunque termme e determinato da do che

10 circonda ; persmo della parola che significa (I sole I) non e possibile ftssare immediatamente i1 valore se non 51 considera quel 161 che Ie sta intorno ; ci sana delle lingue in CUl e irnpossibile dire

(I rru seggo al sole I).

Quel che abbiamo detto delle parole si applica a qualsivoglia term me della lingua, per esempio aile entita grammaticali. Cosi, il val ore d'un plurale francese non ncopre quello d'un plurale sancrito, benche la significazione sia il pili delle volte identica: il fatto e che il sanscrito possiede tre numen, mvece di due (mes yeux, 11Ies oreilles, mes bras, mes [ambes ecc., sarebbero al duale); sarebbe mesatto attribuire 10 stesso valore al piurale in sanscrito e in francese, poiche il sanscrito non puo irnpiegare il plurale in tutti i casi in cui e di regola in francese; il suo valore dunque dipende davvero da cio che sta fuon e attorno a lUI.

Se le parole fossero incaricate di rappresentare dei concetti dati prelimmarrnente, ciascuna avrebbe, da una lingua all'altra, dei corrispondenti esatti per il senso: rna non e affatto cosi. Il francese dice indifferentemente louer (mIt maistm), sia per (I prendere in fttto » sia per (I dare in fttto », mentre il tedesco adopera due termini: mieten e venmete,~; non vi e dunque corrispondenza esatta dei valori. I verbi schdtzen e urieilen presentano un insieme di significaziom che corrispondono in grosso a quelle delle parole francesi esiimer e )tIger; tuttavia in parecchi punti la corrispondenza viene a mancare.

La flessione offre degli esempi particolarmente evidenti. La distinzione dei tempi, che ci e cosi familiare, e estranea a eerte lingue; I'ebraico non conosce nemmeno quella, tuttavia ionda-

141

162

mentale, tra il passato, il presente e 11 futuro. II protogermanico non ha una forma propria del futuro; quando si dice che 10 rende col presente, ci si espnrne in modo improprio, perche it valore di un presente non e 10 stesso in germanico e nelle lingue provviste di un futuro accanto al presente. Le lingue slave distinguono regolarmente due aspetti del verbo: il perfettivo rappresenta l'azione nella sua totalita, come un punto, fuori d'ogni divenire; l'Irnperfettivo la mostra invece nel suo farsi, e sulla linea del tempo. Queste categone fanno difficolta per un francese, perche Ia sua lingua Ie ignora: se fossero categorie predeterminate non sarebbe COS!. In tutti questi casi scopriamo, dunque, non idee date preliminarmente, rna ualori promananti dal sistema. Quando si dice che essi corrispondono a del concetti, si sottintende che questi sono puramente differenziali, definiti non positivarnente mediante il loro contenuto, rna negativamente, mediante il loro rapporto con gli altri termini del sistema. La loro pili esatta caratteristica e di essere do che gIi altri non sono.

Si scorge a questo punta I'interpretazione reale della schema del seguo. Cosi

slgllijlmta ,.luger"

sigllificall!t'

,

!

/

vuole dire che in francese un concetto (i juger 1) e unito all'immagine acustica [uger; insornma, esso sim boleggia la significazione ; rna resta inteso che questo concetto non ha niente di origmano, che esso e solo un vaiore determinato dai suoi rapporti con altri valori similari, e che senza tali valori la significazione non esisterebbe. Quando 10 affermo semplicernente che una parol a significa qualche cosa, quando 10 mi attengo all'associazione dell'immagine aeustica col concetto, faccio un'operazione che puo in una certa misura essere esatta e dare un'idea della realta: rna in nessun easo io esprimo il fatto linguistico nella sua essenza e nella sua ampiezza [232J

142

§ 3. II ualore lingmstico considerate nel suo aspetto materiale (:!331.

Se la parte concettuale del valore e costituita unicamente da 163 rapporti - e differenze con gli altri termini della lingua, 51 pub

dire altrettanto della sua parte materiale. Cio che Import a nella parola non e il suono in se stesso, rna le differenze foniche che permettono di distinguere questa parola da tutte le altre, perche sono tali differenze che portano la significazione.

Puo darsi che la eosa stupisca: rna dove sarebbe in verita la possibilita del contrario? Poiche non V1 e immagm~ v~cal~ che risponda piu di un'altra a do che essa e mcancata. di. dire, e evidente, anche a priori, che mai un frammento di lingua potra essere fondato, in ultima analisi, su alcunche di diverse dalla sua non-coincidenza col resto. Arbitrarso e differetlz~ale sono due qualita correlative.

L'aIterazione dei segru linguistici mostra bene questa correla-

zione ; proprio perche i termini a e b sono radical mente incapaci di arrivare, come tali, fino aile regioni della coscienza (la quale in ogni caso non percepisce se non la differenza a/b), ciaseuno di questi termini resta libero di modificarsi secondo Ieggi estranee alla loro funzione significatrva. II genitiv~ plurale ceco lett non e earatterizzato da a1cun segno positive (v. p. 106); tuttavia, il gruppo di forme ltma !m- funziona tanto bene quanto le.na: lmu ehe 10 precedeva; il fatto e che m gioco e soltanto Ia diffe-

diff t [23.i]

renza dei segni; lella ha val ore sol tanto perche e 1 eren e ,

Ecco un altro esempio che fa vedere ancora rneglio cio che vi e di sistematico in questo gloco delle differenze foniche: in greeo epMn e un imperfetto ed hUn e un aoristo, bencM_ SIano formati

in modo identico; rna il fatto e che il pnrno appartiene al SIstema 164 dell'indicativo presente phimi <! io dice I), mentre non c'e alcun presente .sUms; ora e appunto il rapporto pMmi- ephin ~he corrisponde al rapporto tra il presente e l'imperfetto'(cfr .. de(ktt!tm~

_ edeikmttt) ecc. Questi segni agiscono dunque non per illoro va-

lore intrinseco, rna per la loro posizione relativa, _

D'altra parte e impossibile che iI suono, elemento matenale, appartenga per se stesso alia lingua. Per questa non e che un e~e~ mento secondario, una materia che essa rnette in opera. Tutti j valori convenzIOnali presentano it carattere di non confondersi

143

con l'elemento tangibile che serve loro di supporto, Cosi non e il metalIo d'un pezzo di moneta che ne fissa il Vala're; un pezzo che vale nominalmente cinque franchi contiene solo la meta di questa somma in argento; e avra valore maggiore 0 minore can questa 0 quella effige, di qua 0 di la d'una frontiera politica, Questo e ancor pili vero per il significante linguistico; nella sua essenza, esso non e affatto fonico, e incorporeo, costituito non dalla sua sostanza materiale, rna unicamente dalle differenze che separano la sua immagine acustica da tutte Ie aItre [Z3lil.

Tale principio e cosi essenziale da essere applicabile a tutti gli elementi materiaIi della lingua, ivi cornpresi i fonemi. Ogni idiorna compone Ie sue parole sulla base d'un sistema di elementi sonori ciascuno del quali forma una unita nettamente delimitata ed il cui numero e perfettamente determmato. Ora cio che Ii ca:atterizza non e, come Sl potrebbe credere, la lora qualita propna e positiva, rna semplicemente il fatto che essi non si confondono tra loro. I fonemi sono anzitutto delle entita appositive, relative e negative [23al

Cio che 10 prova e la latitudine di cui i soggetti godono per la pronunzia nel limite in cui 1 suoru restano distinti gli uni dagli altri. Cosi in francese l'uso generale di uvularizzare la T non irnpedisce a nessuno di apicalizzarla; la lingua non ne e sconvolta;

165 essa non chiede che differenza e non esige, come 51 potrebbe credere, che il suono abbia una qualita invariabile. Posso anche pronunziare la r francese come il ell tedesco in Bach e docb ecc., mentre invece in tedesco non potrei irnpiegare T per clt perc he questa lingua riconosce entrambi gli elementi e deve distinguerli, 5imilmente in russo per t non vi sari alcuno spazio dal lato di t' (t palatizzata), perche il risultato sarebbe di confondere due suoni differenzian dalla lingua (cfr. gouorit' e parlare i e gouorit « egli parla »), rna vi sara una liberta pin grande suI versante di th (t aspirata), perche questo suono non e previsto nel sistema dei fonemi del russo (231),

Dato che un identico stato di cose si constat a in quell'altro sistema di segni che e la scrittura, 10 assumeremo come termine di confronto per chiarire tutta la nostra questione [:138] Infatti:

I. i segni della scrittura sono arbitran ; nessun rapporto, per esempio, tra la lettera t ed il suono che essa design a ;

144

2. il valore delle lettere e puramente negativo e differenziale ; COS] una stessa persona puo scrivere t con varianti come

La sola cosa essenziaIe e che questo segno non si confonda sotto la sua penna con quello di l, d ecc.;

3. i valori della scrittura non agiscono che per la lora opposizione reciproca in seno a un sistema definite, composto d'un nurnero determinate di lettere; questa carattere, senza essere identico al secondo, e strettamente legato con quello, perche entrarnbi dipendono dal pnmo ; il segno grafieo essendo arbitrario, poco irnporta la sua forma, 0 piuttosto non ha importanza se non entro i limiti imposti dal sistema;

4. il modo di produzione del segno e totalmente indifferente perche non interessa il sistema (do deriva altresi daI pnmo 166 carattere). Scrivere le lettere in bianco 0 in nero, incidendole 0

in rilievo, con una penna 0 con uno scaIpello e senza importanza

per la loro significazione.

§ 4- Il segno considerate nella sua totalita [230),

Tutto cio che precede si risolve nel dire che nella lingua 1tOn Vt SOIIO se 1totl differenze. Di piu: una differenza suppone m generaIe del termini positivi tra i quali essa si stabilisce ; rna nella lingua non VI sono che differenze senza tertIUm positivi. Si prenda il significante 0 il significato, la lingua non comporta ne delle idee ne del suom che preesistano al sistema linguistico, rna soltanto delle differenze concettuali e delle differenze foniche [240) uscite da questo sistema. Cio che VI e di idea 0 ill materia fonica in un segno importa meno di cic che vi e intorno ad esso negli altri segni. La prova e che il valore d'un termine puo essere modificato senza che SI tocchi ne il suo senso ne i suoi suoni, rna soItanto dal fatto che questa 0 quel termine vicino abbia subito una rnodifica (v.

p. 141) {UI),

Ma dire che tutto e negativo nella lingua, e vero soltanto del

145

significato e del significante pres! separatamente: dal momento m cui SI considera il segno nella sua totalita, ci si trova in presenza di una cosa positiva nel suo ordine. Un sistema 1inguistico e una sene di differenze di suoni combinate con una serie di differenze di idee; rna questo mettere di faccia un certo numero di segm acustici con altrettante sezioni fatte nella massa del pensrero genera un sistema di valon; ed e questo sistema che costituisce il legame effettivo tra gli elernenti tonier e psichici all'interno di ciascun segno. Benche il significate e il significante Siano, ciascuno preso a parte, puramente differenziali e negativi, la loro combinazione e un fatto positivo; e altresi la sola specre di fatti che comporti Ia lingua, perche il propno dell'istituzrone linguistica e

167 per l'appunto mantenere 11 parallelismo tra questi due ordini di differenze [2,121

Tatum fatti diacroruci sono assai carattenstici a questa nguardo: sono gli mnumerevoli casi m cui I'alterazione del significante comporta l'alterazione dell'idea, ed m cui SI vede In linea di principio che la somma delle idee distinte cornsponde alia somma dei segni distintivi, Quando due termini SI confondono per alterazione fonetica (per esempio deerep:'! = decrepitus e deerePi da crzspus), Ie idee tenderanno a contondersi del pari, per poco che si prestino a cio. Un termme SI diffejenzia (per esernpio chaise da chaire)? La differenza che viene a costituirsi tende senza fallo a diventare significativa [U3J, senza sempre riuscrrvi, ne nuscendo al pnmo col po. All'inverso ogni differenza ideale percepita dal pensiero cerca d'esprimersi rnerce significanti distinti, e due idee cne 10 spirito non distingua piu cercano di confondersi nello stesso significante.

DaI momento in CUI si confrontano tra loro i segm - termini positivi - non si puo pin pari are di differenze; l'espressione sarebbe impropria, poiche non si applica bene che al confronto di due immagini acustiche, per esempio pere e mere, 0 a queUo di due idee, per esempro I'idea {( padre ~ e l'idea {f madre If; due segni comportanti ciascuno [244] un significato e un significante non sono differenti, sono soltanto distinti. Tra loro non c'e che opposizume. Tutto il meccarusmo del linguaggio, di cui si tara parola piu oltre, poggia su opposizioni di questa tipo e sulle differenze fomche [245] e concettuali che esse irnplicano.

146

Cio che e vero del vaIore e vero anche dell'unita (v, p. 134).

E un frammento di catena parlata cornspondente a un concetto; I'uno e l'altro sono di natura puramente differenziale.

Applicato all'unita, il principio di differenziazione puo formu-

lars] cosi: t caraiters deU'xmita si confondono C01t l'tm#a stessa. x68 Nella lingua, come in ogni sistema semrologrco, cio che distin-

gue un segno, ecco tutto cio che ]0 costituisce, La differenza fa il carattere, cosi come fa il vaIore e l'unita.

Altra conseguenza, alquanto paradossale, della stesso principio: cia che si chiama comunemente (f fatto di grammatic a & risponde in ultima analisi alla definizione dell'unita, perche esprime sempre una opposizione di termini; solamente, questa opposizione si trova ad essere particolarmente significativa, per esempio la formazione del plurale tedesco del tipo N acht : N dchie. Ciascuno dei termmi presenti nel Catto grammaticaIe (il singolare senza Umlaut e senza -e finale, OPP05tO al plurale con Umlaut ed -e) e costituito esso stesso da tutto un glOCO di opposizioni in sene al sistema; presi isolatamente, N acht e N iichte non sono mente: dunque, tutto e opposizione. In aItre parole, si puc esprimere il rapporto Nacut . Niichie con la formula algebrica alb, in cui a e b non sonG termim sernplici rna risultano ciascuno da un insieme di rapporti, La lingua e, per cosi dire, un'algebra che riconosce 501- tanto termini cornplessi. Tra le opposizioni che comprende, ve ne sono alcune pili significative di altre; rna unita e tatto di grammatica non sono che nomi differenti per designare aspetti divers! di un medesimo fatto generale: il glOCO delle opposizioni linguistiche, Cio e tanto vero che si potrebbe benissimo abbordare il problema delle unita corninciando dai tatti 'di grammatica. Ponendo un'opposizione come Nacht " Ndchle, ci S1 chiede quaJi sono Ie unita messe in glOCO in quest'opposizione. Si tratta soltanto di questi due vocaboli 0 di tutta la serie dei vocaboli simili? Oppure di a e it? 0 di tutti i singo!ari e tutti i plurali? ecc.

Unita e fatto di grammatica non si confonderebbero se i segni linguistici fossero costituiti da altra cosa che da differenze. Ma

ia lingua essen do quel che e, da qualsiasi lato la si abbordi, 169 non si trovera mai mente di semplice: dappertutto e sempre questa stesso equilibrio complesso di termini che si condizionano reciprocamente. Detto altrimenti, fa lingua e tina forma e 1I0't

147

U1fa sostanza (v. p. 137). Non ci S1 cornpenetrera mai abbastanza di questa verita, perche tutti gli errori della nostra terrninologra, tutti i modi scorretti di design are Ie cose della lingua provengono dalla supposizione involontaria che vi sia una sostanza nel fenomeno linguistico.

Capitola V

RAPPORTI SINTAGMATICI E RAPPORTI ASSOCIATIVI

§ I. Dejinizio1ti [Male

Cosi, dunque, in uno stato di lingua tutto poggia su rapporti; 170 come funzionano questi?

I rapporti e Ie differenze tra termini linguistici si snodano tra due sfere distinte ciascuna delle quali e generatrice d'un certo ordine di valori; l'opposizione tra questi due ordini fa meglio comprendere Ia natura di ciascuno, Essi corrispondono a due forme della nostra attivita mentale, entrarnbe indispensabili alla vita della lingua.

Da una parte, nel discorso, le parole contraggono tra loro,

in virtu del loro concatenarsi, dei rapporti fondati sul carattere Iineare della lingua, che escIude la possibilita di pronunzrare due elementi alIa volta (v. p. SS). Esse si schierano le une dopo le altre sulla catena della parole. Queste combinazioni che hanno

per supporto l'estensione possono essere chiamate si,ltagmi 1 [247\

II sintagma dunque S1 compone sempre di due 0 piu unita consecutive (per esernpio: re-tire; cOlltre tOilS; la V%e humaine; Die«

est bon; s'il fait beau temps, 110llS soriirons ece.). Posto in un sintagma, un termine acquisisce il suo valore solo perche e opposto 171 a quello che precede 0 a quello che segue ovvero a entrambi.

D'aItra parte, fuori del discorso, Ie parole offrenti qualche cosa di comune si associano nella memoria, e si formano COS!

1 E quasi inutile fare notare che 10 studio dei sintagms non si confonde con la sinlassi: questa, come si vedra a p. I62 sgg., e solo una parte di quello studio [Edd.].

149

dei gruppi nel cui ambito regnano rapporti assai diversi, Cosi, Ia parola enseignemen; fara sorgere mconsciamente nella spirito una folla d'altre parole (ense1gller, renseigner ecc., oppure armemeni, changemeni ecc., 0 ancora education, apprentissag« ecc.); per quaIche aspetto, tutti hanno qualche cosa di comune tra loro.

Ognuno vede che queste coordinazioni sono "d'una specie affatto diversa nspetto alle prime. Esse non hanna per supporto l'estensione ; la loro sede e nel cervello; esse fanno parte di quel tesoro mteriore che costituisce la lingua in ciascun individuo, No! Ie chiameremo rapporti associatiui [2,18],

II rapporto smtagmatico e w praesentia; esso si basa su due o pili termini eguaimente presenti in una serie effettiva. Al contrario il rapporto associativo unisce del termini in absentia in una serie mnernonica virtuale,

Da questa duplice punto di vista, una unita linguistica e comparabile a una parte deterrmnata di un edificio, ad esempio una colonna; questa si trova da un canto m un certo rapporto con l'architrave che sorregge; tale organizzazione delle due unita egualmente present! nella spazio fa pensare aI rapporto smtagmatico ; d'altra parte, se questa colonna e d'ordine dorico, essa evoca il confronto mentale con aItn ordini (ionico, connzio, ecc.), che sono eleinenti non presenti nello spazio: il rapporto e associative.

Ciascuno dei due ordini di coordinazione nchiede qualche 05- servazione particolare.

§ 2. I rapport» siniagmaiici [2.19],

172 I nostri esernpi di pagma I49 Ianno gia capire che la nozione

di sintagma SI applica non soltanto aile parole, rna ai gruppi di parole, aile unita complesse di ogni dimensione e di ogni specie (parole composte, derivati, membri di Irase, frasi intere).

Non e sufficiente considerare il rapporto che umsce Ie diverse parti di un sintagma tra loro (per esempio conire e t01tS in contre tOttS, conire e maitre in contremaitres ; e necessano anche tenere conto di quello che lega il tutto aIle sue parti (per esernpio centre tous opposto da una parte a conire e dall'altra a tOItS, oppure contremaltre opposto a conire e maftre).

150

Si potrebbe qui fare un'obiezione, La frase e il tipo del sintagma per eccellenza, Ma essa appartiene aIla parole, non alia lingua (v. p. 23); non ne segue che il sintagrna e collegato aIla parole? Noi non 10 pensiamo. II propno della parole e la Iiberta delle combinazioni: occorre dun que domandarsi se tutti i sintagmi sana egua1mente liberi.

Anzitutto si incontra un gran numero di espressioni che appartengono alia lingua; sono le locuzioni belle e fatte, nelle quaIi l'uso viet a di cambiare alcunche, anche se, a rifietterci, vi si possano distinguere delle parti significative (cfr. Ii quoi bon?, allons doncl ecc.). :it 10 stesso, anche se in minor grado, per le espressioni come prendre la mouche, forcer la main a qllelql~';m, ram. pre fine lance, a ancora aVOfr mal a (la tete ecc.), a force de (.soitts ecc.), qlle uous ensemble}, pas n'est besoin. de . < • , ecc., il cui carattere usuale risultadalie particolarita della loro significazione 0 della loro sintassi [2001. Questi girl di frase non possono essere improvvisati, rna sana fomiti daIla tradizione. Si possono cit are a1tresi Ie parole

che, pur prestandosi periettamente all'analisi, sono carattenzzate 173 da quaIche anomalia morfologica conservata per la sola forza dell'uso (cfr. difficuZte di fronte a faciliu, mourrai di fronte a dornura» ecc.).

Ma non e tutto; occorre attribuire alia lingua, non alla parole, tutti i tipi di sintagrru costruiti su forme regolari. In effetti, poiche non c'e niente di astratto nella lingua, questi tipi esistono solo se essa ne ha registrato degli esempi sufficientemente nurnerosi. Quando un vocabolo come indecorable sorge nella parole (v, p. 201 sgg.), esso suppone un tipo deterrninato, e questa a sua volta non e possibile se non per il ricordo d'un numero sufficiente di vocaboli simili appartenenti alla lingua iimpardonnabl«, intolerable, illjatigable ecc.). :it esattamente 10 stesso con Ie frasi e i gruppi di parole stabiliti su moduli regolari; combinazioni come la terre iourne, que VOIIS dit-il? ecc. rispondono a tipi generaIi, che hanno a loro volta it loro supporto nella lingua sotto forma di ricordi concreti [251],

Ma bisogna riconoscere che nel dominic del srntagma non c'e limite netto tra il fatto di lingua, contrassegno dell'uso collettivo, ed il fatto di parole, che dipende dalla Iiberta individuals. In una massa di casi, e diffidle classificare una cornbinazione di unita,

151

perche l'uno e l'altro fattore hanno concorso a produrla, ed in proporzioni che e difficile detenninare.

§ 3. I rapporti associativi {252],

I gruppi fonnati per associazione mentale non si limitano a raccostare i termini che presentano qualche cosa di comune; 10 spirito percepisce anche la natura' dei rapporti che li collegano in ciascun caso e crea con cio tante serle associative quanti sono i divers! rapporti. Cosi in enseignement, c1Iseigm:r, enseignon» ecc. vi e un elemento comuns a tutti i termini. il radicale;

174 rna la parola enseignement. puo trovarsi implicata in una serie fondata su un altro elemento comune, il suffisso (cfr, enseignemeni, armemeni, changement ecc.}: l'associazione puo poggiare altresi sulla sola analogia dei signiftcati (ense~gnement, instruction, appretltissagc, iducation ecc.) 0, al contrario, sulla mera comunanza delle immagini acustiche (per esempio, enseigneme11t e justement) 1. Dunque vi e talora comunanza duplice, del senso e della forma, tal ora comunanza di senso 0 di forma soltanto. Una parola qualsiasi pub evocare sempre tutto db che e suscettibile di esserle associate in una mamera 0 in un'altra.

Mentre un sintagma richiama immediatamente l'idea di un online di successions e di un numero determmato di elementi, i termini di una famiglia associativa non si presentano ne in numero definito ne in un ordine deterrninato. Se si associano desir-

i Quest'ultimo caso e raro e puc passare per anorrnale, perehe 10 spirito scarta naturalmente le associazrom capacl di turbare I'intelligenza del discorso; rna la sua esistenza e comprovata da una categoria infenore di giocni di parole basati sulle assurde confusiom che possono risultare dalI'omommia pura e semplicc, come quando si dice: f Les rnusiciens produisent les sons et les grainetiers res vendent s [. I musicisti producono i 50715 csuonljcrusca) e 1 mugnat Ii vendono oJ. Questa caso va distinto da quello in cui una assocrazrone, pur essendo Iortuita, puc appoggrarsi ad un accostamento di idee (cfr, in franc. ergot [sperone] : ergoter [cavillare], ted. blau [blu] " durchbliium [picchiare una persona]; 51 tratta d'una nueva interpretazione dei termini della coppia; OSSla sono casi di etimologia popolare [v. p. 209); il fatto e interessante per l'evoluzrone semantrca, rna dal punto di vista sincronico ricade sempHcernente nella categona enseigner : ensesgnement menzionata piu su [Edd.].

152

-eux, chaleur-eu», peur-eux ecc., non S1 saprebbe dire a priori quale sara. il numero delle parole suggerite dalla memoria, ne l'ordine in cui appariranno. Un termine dato e come il centro di una costellazione, il punto in cui convergono altri termini coordinati, la cui somma e indefinita (v. la fig. seguente) [253],

( enseignement )

41',> / \ < .. ,

",' , \ "-

ens.eigner / \ clement

, / \ '-

en_.s..eignons / \ justem~.nt

etc; " '. ac.;

etc. / ~ etc;

,,"'" apprenJ1ssage changement <.

edljcation armement '

~'c. ~tq.

5tc. elf.

\

Tuttavia, di questi due caratterl della serle associativa, ordine indeterminato e numero indefinite, soltanto il primo e sempre veriftcabile; il secondo puo mancare. it cio che accade in un 175 tipo caratteristico per tal genere di raggruppamenti, e cioe

nei paradigmi flessionali. In latino, in dominus, domini, domino ecc., noi abbiamo S1 un gruppo associative formate da un elemento comune, il tema nominale domino, rna la serie non e indefinita come quella di enseignement, changement. ecc.: il numero dei casi

e determinato; per contro la loro successione non e ordinata spazialmente, ed e con un atto d'arbitrio che il gramrnatico li raggruppa in un modo piuttosto che in un altro; per la coscienza

del soggetto parlante il nominative non e affatto il primo caso della declinazione, ed i termini potranno sorgere m questa 0 quell'ordine secondo Ie occasioni t2M].

153

Capitola VI

r..mCCANISMO DELLA LINGUA

§ 1. Le solidariela sintagmaiiche [255J.

176 L'Insieme delle differenze foniche [2li6J e concettuali che co-

stituisce la lingua risulta dunque da due tipi di comparazioni ; gli accostamenti sono talora associativi, t a lora sintagmatici; i raggruppamenti dell'uno e dell'altro ordine sono, in larga misura, stabiliti dalla lingua; e questo insieme di rapporti usuali che la costituisce e che presiede al suo tunztonamento.

La prima cosa che ci colpisce in questa organizzazione sono Ie s~lidarieta siniagmaiiche: quasi tutte le unita della lingua dipendono sia da cio che Ie circonda nella catena parlata, sia dalle parti successive di CUI esse stesse SI compongono.

La formazione delle parole basta a mostrarlo. Una un ita. come distrellx si decompone in due sotto-unita (desir-eux). rna queste non sono due parti indipendenti aggiunte semplicemente l'una all'altra (disir+ellx). E un prodotto, una combinazione di due elementi solidali, che hanno valore soltanto per la loro azione reciproca in un'unita superiore (desir x eux). II suffisso, preso isolatamente, e mesistente; cio che gli conferisce il posto nella lingua, e una serie di termini usuali come chaleur-eux, chanc-eux ecc. A sua volta, ii radicale non e autonomo; esiste sol tanto rnerce la

177 combinazione con un suffisso; in roul-is, l'elemento raul- non e mente senza il suffisso che 10 segue. II tutto vale per le sue parti, le parti valgono altresi in virtu del loro posto nel tutto, ed ecco perche il rapporto sintagmatico delle parti al tutto e tanto importante quanta quello delle parti tra loro [251}

E questa un principio generale che si verifica m tutti i tipi

154

di sintagrru enumerati pm m alto (p. ISO); si tratta sempre di unita piu vaste, composte di unita piu ristrette, Ie une e Ie altre poste in un rapporto di solidarieta reciproca.

La lingua presenta, a dire il vero, unita indipendenti senza rapporti sintagmatici ne con le loro parti ne con altre unita, Gli equivalenti di frasi come oui, 1ton, meres ecc, ne sono buoni esempi. Ma questa fatto, d'altronde eccezionale, non basta a compromettere il principio generale. Di regola, noi non parliamo per segni isolati, ma per gruppi di segni, mediante masse organizzate che sono esse stesse segni. Nella lingua, tutto SI risolve in differenze.. rna tutto si risoive altresi in raggruppamenti. Questa meccanismo, che consiste in un gioco di termini successivi, rassorruglia al funzionamento d'una macchina i cui pezzi hanno una azione reciproca benche siano disposti in una sola dimensions.

§ 2. Funzionamento simultaneo delle du« forme di raggruppamenlo [Ull1,

Tra i raggruppamenti sintagmatici cosi costituiti vi e Wl legame di interdipendenza; essi si condizionano reciprocamente. In effetti la coordinazione nella spazio contribuisce a creare coordinazioni associative, e queste a Ioro volta sono necessarie per l'analisi delle parti del sintagma.

Si osservi il composto de-fairc. Possiamo rappresentarlo su un nastro orizzontale corrispondente alla catena parlata:

de-fatre

II>

Ma simultaneamente, e su un altro asse, esistono nel subcosciente una 0 pin serie associative comprendenti delle unita che hanno un elemento comune col sintagma, per esempio:

155

de-jatre

..

, "

./

decorler

"

dep'/cfcer

"

decoudre

" "

etc.

//

"

... ,

!airt

'r

refaire

...

COil freJm re

"

etc.

" ,

"

Egualmente, se il latino quadmplex e un sintagma, 10 e perche anch'esso poggia su due serie associative:

quadru-plex »» I>

, , .-

quadtupes

quatlfifrons

,

qua.dfagi1ita

"

etc.

,/'

'"

"

"

si'mpJex

,

trlpl(x

ceniuplex

...

etc.

e" , ....

I79

Soltanto nella misura in cui Ie altre forme fiuttuano mtorno a defaire 0 a quadmplex queste due parole possono venir decemposte in sotto-unita, vale a dire sono smtagmi. Ad esernpio defaire sarebbe inanalizzabile se le altre forme contenenti di- 0 [aire sparissero dalla lingua; non sarebbe pin che un'unita semplice e le sue due parti non sarebbero piu opponibili l'una all'altra,

Dato cio, si comprende il gioco di questo doppio sistema nel discorso.

La nostra memoria tiene in riserva tutti 1 tipi di sintagrm pin 0 meno com pless 1, di qualsiasi specie 0 estensione, ed al momento di impiegarli facciamo intervenire 1 gruppi associativi per fissare la nostra scelta. Quando qua1cuno dice marchons I, eostui pensa inconsciamente a diversi gruppi di associazioni alla CUI intersezione il smtagma marchons ! e reperibile. Esso figura infatti

156

da una parte nella serie marchet, marchez l, ed e l'opposizione di marchons l con queste forme che determina la seelta; d'altra parte, marchons I evoca la sene montonst, mangeons! ecc. nel cui ambito e scelto con 10 stesso procedimento; in ciaseuna sene si sa che cosa occorre far variare per ottenere la differenziazrone propria all'unita cercata. Se si cambia l'idea da espnmere, altre opposizioru saranno necessarie per fare appanre un altro val ore ; si dira per esempio marchez! oppure montolls!

Cosi non basta dire, mettendosi da un punto di vista positive, che SI sceglie marchons I perche significa cio che SI vuoie espnmere. In realta l'idea richiarna non una forma, rna tutto un sistema latente, grazie al quale SI ottengono le opposiztoni necessane alIa costituzione del segno. Questo, per se stesso, non avrebbe nessuna significazione intrinseca. II giorno in cui non VI fossero piu marche! marches! di fronte a marchons! certe opposrzioni cadrebbero e il valore di marchons l cambierebbe ipso facto.

Questo principio si applica ai smtagmi e alle frasi di tutti 1 tipi, anche i pin complessi. Nel momento m cui pronunziamo Ia frase ~ que VOltS dit-il? I), facciamo van are un elemento in un tipo sintagmatico latente, per esempio ({ que te dit-il? I) - « que nous dit-il? & ecc., ed e attraverso cio che la nostra scelta si fissa suI pronome VOltS. COS1 in questa operazione che consrste nell'eliminare mentalmente tutto db che non comporta la differenziazione voluta nel punto voluto, j raggruppamenti associativi ed i tipi sintagmatici sono entrarnbi in glOCO.

Inversamente questo procedimento di fissazione e di scelta regge Ie unita piu piccole e perfino gli e1ementi tonologrci [259], quando siano nvestiti d'un valore. Non pensiamo soltanto a casi come p,tit (scritto « petite D) di fronte a P!Jti (scritto (, petit I») 0 al lat. domini di fronte a dommii ecc., In cui la differenza poggla per caso su un semplice fonerna, rna at fatto pin caratteristico e piu delicate per cui un fonema svolge di per se una parte nel sistema di uno stato di lingua. Se per esempio m greco 111, p, t ecc. non possono mai figurare alia fine d'una parola, cia vale a dire che la loro presenza 0 Ia loro assenza In una data posizione conta nella struttura della parola e in quella della Irase, Ora, m tutti i cas! del genere, il suono isolate, come tutte Ie altre unita, sara sce1to in seguito a una opposizione mentale doppia:

180

157

cosi nei gruppo immagmario at~ma, il suono m e in opposizione smtagmatica con quelli che 10 circondano ed in opposizione associativa con tutti quelli che 10 Spirito pub suggerire, ossra:

anma

v d

§ 3. L'arbitrarieta assoluta e l'arbitrarietti relatioa [2M},

II meccarnsrno della lingua pub essere presentato sotto un altro angoio particolarmente importante.

11 principio fondamentale dell'arbitrarieta del segno non irnpedisce di distinguere in ciascuna lingua db che e radicalmente arbitrario, cioe a dire immotivato, da db che 10 e solo relativa-

l8x mente. Solo una parte dei segni e assolutamente arbitrana; presso altri interviene un fenomeno che permette di riconoscere dei gradi nell'arbitrarieta senza pen) eliminarla: it segno pua essere relatiuamente motivate.

Cosi Vi1Zgt e immotivato, rna dix-neuf non 10 e in egual grado, perc he evoca i termini di cui si compone e altri che gli sono associati, per esernpio dix, neuf; uingt-neu], dix-huit, soixanie-dix ecc.: presi separatamente, dix e neuf sono sullo stesso piano di Vi7lgt, rna dix-neuf presenta un caso di rnotivazione relativa. Lo stesso avviene per poirier, che richiama la parola semplice poire ed il cui suffisso -ieT fa pensare a cerisier, pommier ecc.: per frsne, chtne ecc. niente di simile. Confrontate ancora berger, totalmente immotivato, e uacher, relativamente motivato; similmente le eoppie getJle e cachet, hache e coupeTet, concierge e pottier, jadis e autrefois, souvent e frequemment, aveugZe e boiteux, sOUTd e bossu, second e deuxieme, ted. Laub e franc. [euillag«, franc. metier e ted. Handuerk, 11 plurale Inglese ships ~ navi s richiama per la sua formazione tutta la serie flags, birds, books ecc., mentre 71leJ! {{ uomini », sheep ({ pecore s non richiamano niente. In greeo dtlso If io darb & esprime I'idea di futuro con un segno che nchiama I'associazione di liiso, stlsiJ, ti'lpsiJ ecc., mentre ei71li ~ andre 0 e del tutto isolato.

Non e il luogo eli ricercara i fattori che condizionano in cia-

158

scun caso Ia motivazione; ma questa e sempre tanto pill completa quanta l'analisi sintagmatica e pill agevole ed il senso delle sotto-unita pili evidente. In effetti, se vi sono elementi formativi trasparenti, come -tel' in poir-ier eli fronte a ceris-ser, pomm-ier

ecc., ve ne sonG altri il cui significate e dubbio 0 del tutto nullo;

cosi, fino ache punto il suffisso -ot corrisponde a un eiemento di senso in cachoi ? [m) Confrontando parole come coutelas, [airas, platras, caneuas, S1 ha il vago senso che -as sia un elemento formativo proprio dei sostantivi, senza che 10 si possa defimre , J:8~ pia esattamente. D'altra parte, anche nei cas] pili favorevoli,

1a motivazione non e mai assotuta. Non soltanto gli elementi eli

un segno motivate sono eSS1 stessi arbitrari (cfr, dix e neu] in dix-lIeuf), rna il valore del termine totale non e mai eguale alla sornma dei valori delle parti: poir X ier non e eguale a poir + ier

(v. p. 154).

Quanto al fenorneno in se stesso, esso SI spiega con i principi enunziati nel paragrafo precedente: la nozione del relativamente motivato implica: I. l'analisi del termine dato, dunque un rapporto sintagmatico; 2. il richiamo a uno 0 piu altn termini, dunque un rapporto associative. Non e nient'altro che il meccanismo m virtu del quale un termine qualsiasi si presta all'espressrone di un'idea, Finora le unita ci sono apparse come valori, vale a dire come elementi di un sistema, e Ie abbiamo considerate soprattutto nelle loro opposizicni: adesso nconosciamo le solidarieta che le collegano; solidarieta che sono d'ordine associativo e di ordine smtagmatico, e che, appunto, Iimitano I'arbitrarieta. Disneu] e solidale associativarnente con dix-huii, soixanie-dix ecc. e sintagmaticamente con i SUOl dementi dix e neuf (v. p. 154). Questa doppia relazione gli conferisce una parte del suo valore,

Tutto cio che ha rapporto con la lingua III quanto sistema esige, e la nostra convinzione, d'essere affrontato da questa punto di vista, ehe non mteressa quasi per mente i linguisti: la limitazione dell'arbitrarieta [2621, E la migliore base possibile. In effetti tutto il sistema della lingua poggia sul pnncipio irrazionale dell'arbitrarieta del segno che, applicate senza restrizione, stocerebbe nella massirna complicazione; rna 10 spinto nesce a insrodurre un principio d'ordine e di regolarita in certe parti della massa dei segm, ed e in cib il ruolo del relativamente motivate.

159

Se il meccanismo della lingua fosse interamente razionale, 10 si potrebbe studiare in se stesso; rna poiche non e che una corre- 183 zione parziale di un sistema naturalmente caotico, si adotta il punta di vista imposto dalla natura stessa della lingua studiando tale meccanisrno come una limitazione dell'arbitrarieta (283],

Non esiste lingua in cui non vi sia qualche cosa di motivate: concepime poi una in cui tutto sia motivate, sarebbe impossibile per definizione. Tra i due limiti estremi - minimo di organizzazione e minirno di arbitrarieta - si trovano tutte le varieta possibili. I diversi idiomi contengono sempre elementi dei due ordini - radicalrnente arbitrari e relativamente motivati - rna in proporzioni molto variabili, e vi e in db un carattere import ante, che pub entrare in conto nella loro classificazione.

In un certo senso - che non bisogna precisare troppo, rna che rende sensibile una delle forme di questa opposizione - si potrebbe dire che le lingue in cui l'inunotivato raggiunge il massimo sono piil lessicologiche, e queUe in cui si abbassa al minimo sono piu grammaiicali; Non che ([ lessico e e II arbitrarieta ~ da un lato, e grammatica ~ e e motivazione relativa s dall'altro siano s~mpre sinonimi; rna vi e qualche cosa di comune nel fondamento. Sono come due poll tra i quali si muove tutto _it sistema, due correnti opposte che si contendono il mota della lingua: la tendenza a impiegare 10 strumento lessicologico, il segno immotivato, e la preferenza accordata allo strumento grammaticale, vale a dire alIa regola di costruzione,

Si puo vedere per esempio che l'inglese da all'immotivato un posto ben pia considerevole del tedesco; rna il tipo ultralessicologico e il cinese, mentre l'indoeuropeo e il sanscrito sono esemplan del tipo ultragrammaticale, All'intemo d'una stessa lingua, tutto il movimento evolutivo pub essere contrassegnato da un continuo passaggio del motivate all'arbitrario e dell'arbitrario al motivate: questo va e vieni ha spesso il risultato di spostare sensibilmente Ie proporzioni delle due categorie ill

184 segni. Cosi il francese e caratterizzato in rapporto aI 1atino tra l'altro da un'enonne crescita dell'arbitrario ; mentre il latino inimicus richiama in- ed amicus e si motiva con questi due elementi, ennemi non 51 motiva con niente; e rientrato nell'arbi-

160

trario assoluto, che d'altronde e la condizione essenziale del segno linguistico. In centinaia d'esempi si puo constatare questo spostamento: cfr, constdr« (stare) i comer.Jabrica (faber) . jorge, magister Imagis) " maitre, berbiciirius (berbix) .' berger ecc. Questi mutamenti danno una fisionomia tutta particolare al francese (2M)