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Andrea Cinuzzi Sergio Gaudiano Tecniche di progettazione per strutture di edifici in cemento armato Ss Casa EDITRICE AMBROSIANA PREFAZIONE Questo testo nasce dall’esigenza di raccogliere gli insegnamenti da noi forniti durante lo svolgimento delle esercitazioni del corso di Tecnica delle Costruzioni 4 del Dipartimento di Ingegneria dell’'Universita degli Studi di Roma La Sapienza. Riteniamo che Lesperienza acquisita con il contatto e dialogo con gli studenti <1 abbia permesso di individuare le maggiori difficolta che generalmente si in- vemtrano nell 'approccio alla progettazione strutturale e inoltre, con lesercizio quo- ndiano della professione, quelle che piti frequentemente incontrano i progettisti strutturali anche non alle prime esperienze. Abbiamo anche cercato di integrare 4 nozioni teoriche con lattuale realta pratica di cantiere. Aspetti teorici e pratici smo stati completati con commenti e spiegazioni dei passi piti significativi delle Norme tecniche per l'esecuzione delle opere in cemento armato attualmente vigenti "DM. 14/2/92) Scopo del testo é quello di fornire una guida per la progettazione delle strutture di un edificio in cemento armato ma che, per impostazione e metodologia, pud essere considerata valida per strutture anche piti complesse. Linsieme strutturale viene affrontato considerando separatamente i singoli componenti” costituenti l'ossatura portante (solai, travi, pilastri, pareti, scale e Jimdazioni) descrivendone i tipi e le forme pitt usuali, le specifiche circostanze di utilizzazione, le metodologie di calcolo e di verifica, la disposizione delle arma- ture e vengono inoltre proposti numerosi dettagli costruttivi. Nel testo abbiamo ritenuto opportuno trattare anche alcuni argomenti partico- ian. quali ad esempio mensole di tipo “tozzo” e selle gerber, affrontare alcune problematiche relative all’impiego di elementi prefabbricati, nonché fornire criteri per i calcoli delle strutture ip zone sismiche con il metodo dell’‘analisi statica. Largomento “fondazioni” é stato ampiamente esaminato illustrando tutte le ti- pologie pitt frequentemente in uso. Per i solai, in relazione al fatto che molte volte i progettisti devono intervenire su strutture gid realizzate, abbiamo riportato una descrizione delle principali ti- pologie utilizzate dall'avvento del cemento armato ad oggi Gu AUTORI INDICE PREFAZIONE.... Capitolo 1 — INTRODUZIONE.. Capitolo 2 - I SOLAL 2.1 Generalita, 22 Descrizioni e cenni storici 2.2.1 Solai monolitici in c.a a 2.2.2 Solai misti in c.a, 0 cap. e bloce 2.2.3 Solai con elementi prefabbricati in i alleggerimento 2.3 Normativa... 24 Metodologia di calcolo... 2.4.1 Predimensionamento 2.4.2 Analisi dei carichi.. 7 2.4.3 Individuazione del modello di calcolo ~ 2.4.4 Determinazione delle sollecitazioni ... 2.4.5 Dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei ‘material o 25 Armature e particolari costruttiVi...... 2.5.1 Disposizione armature inferior... 2.5.2 Disposizione armature superior .. 2.5.3 Armature a taglio. 25.4 Armature di ripartizione 25.5 Sbalzi. 25.6 Accorgimenti costruttivi in presenza di accentuati funzionamenti trasversali 2.5.7 Connessioni di elementi prefabbricati con i getti in opera 2.5.8 Solai con ribassamenti.... 25.9 FOti ceo Capitolo 3 — LE TRAVI 3.1 Generalita, 3.2 Normativa......... 3.3 Metodologia di calcolo..... 3.3.1 Predimensionamento ... 3.3.2 Analisi dei carichi. 3.33 Individuazione del modelo di calcolo Pag. vul Indice 3.3.4 Determinazione delle sollecitazioni............ . » 70 3.3.5 Dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei material » 7 3.4 Armature, . - 78 3.4.1 Disposizione delle armature correnti + 78 3.4.2 Disposizione delle armature integrative » 81 3.43 Disposizione delle staffe... hous BP 3.4.4 Disposizione dei ferri piegati » 92 3.45 Selle gerber 94 3.4.6 Disposizione delle armature in travi sollecitate a torsione . . - 9 3.4.7 Rappresentazioni di armature tipo «2... + 100 3.48 Alcune disposizioni particolari delle armature . = 102 3.49 Armature in corrispondenza di foratute «ccs . + 106 Capitolo 4 — I PILASTRI vnnenntnnintnniennneessee soon © WD 4A Gene talita.eccsssoesneeentnetee senate . vee 4.2 Normativa. 112 43 Metodologia di calcolo eves eons . - 116 43.1 Metodo delle zone di influenza . . . 16 4.3.2 Analisi dei carichi basate sulle reazioni delle travi sees 118 43.3 Calcoli “a telaio” 118 4344 Predimensionamento della sezione dei pilastri 120 4.4 Dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei matetiali ccc + 121 44,1 Pilastri prevalentemente compressi .... soonnuniannnnnnannnennen © 12D 44.2 Pilastri sollecitati a pressoflessione soe 8 122 4.5 Disposizione delle armature » 124 45.1 Armature longitudinali..... vet 124 45.2 Armature rasversali (Staffe) «essen een veccunen * 127 45.3 Pilastri prefabbricati - Giunzioni eee » 128 4.5.4 Mensole corte .... sonieenees ~ 132 45.4.1 Mensole tozze. 134 45.4.2 Mensole molto tozze. 140 Capitolo 5 — LE PARETI.... 143, SAA GeNEMAMHA.oeossssetenn nisin coe 143 5.2 Normativa.. 145 5.3 Metodologia di calCOl0.....ccsccseessnsectnterninnse conten #146 5.3.1 Predimensionamento .....ecoeeeoeoe co 8 146 5.3.2 Valutazione delle forze estere .....cone-nsnennnnnenninnnsenn sesnn © 147 5.3.3 Individuazione del modelo di calcolo + 150 5.3.4 Determinazione delle azioni sulle singole pareti ¢ delle sollecitazioni + 151 5.3.5 Dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei materiali + 155 5.4 Disposizione delle armature ......... . - » 157 5.4.1 Armature costituite da reti elettrosaldate. sesnanannenee #157 5.4.2 Armature costituite da barre ordinarie ........ . levees » 161 Capitolo 6 — LE SCALE 2.00... sosnsnneneinenntnnnenene + 165 61 Generalita.... seonesenenenneeevnerssnsevneensesen severe 165 6.2 Problematiche funzionali e geometriche .....0..0 , » 166 wdice m3 a4 Capitolo 7 — LE FONDAZIONI.............. 71 72 Scale con gradini aventi specifica funzione strutturale 6.3.1 Premessa. 6.3.2 Gradini. 633 Elementi portanti i gradini Scale con gradini senza una specifica funzione strutturale 6.4.1 Premessa 6.4.2 Predimensionament: 6.4.3 Analisi dei carichi. 6.4.4 Modello di calcolo...... 6.45 Sollecitazioni e dimensionamento delle armature 6.4.6 Disposizione delle armature. Generali Fondazioni dirette . 7.2.1 Plinti isolati. 7.24.1 Generalita.... 7212 Determinazione delle tensioni ‘sul terreno 7.2.1.3 Plinti bassi - Determinazione delle sollecitazioni ed armature 7.2.1.4 Plinti alti - Determinazione delle sollecitazioni ed armature 7.2.1.5. Disposizione delle armature....... 7.2.2 Plinti per pid pilastri. 7.2.2.1 Generalita. - 7.2.2.2 Determinazione delle tensioni sul te terreno 7.2.23 Determinazione delle sollecitazioni ed armature 7.2.24 Disposizione delle armature... 7.2.3 Travi rovesce.. ; 7.2.3.1 Generalita. - 7232 Modelli di calcolo - Tensioni sul terreno 7.2.3.3. Determinazione delle sollecitazioni ed armature 7.2.3.4 Disposizione delle armature. 7.2.4 Grigliati di travi rovesce 7.2.4.1 Generalita. 724.2 Modello di calcolo - Tensioni sul terreno - Sollecitazioni - Armature . 7.25 Platee . F251 GEnerAlitd cece reoe 725.2 Modelii di calcolo e determinazione delle sollecttaziont 7.2.5.3 Disposizione delle armature. Fondazioni indirette .. 7.3.1 Plinti “monopal DBDL General ...oeoo 7.3.1.2 Azioni sul palo... 7.3.1.3 Sollecitazioni ed armature... 7.3.2 Plinti a pid pali - Caratteristiche generali 7.3.3 Plinti a 2 pales 7.3.3.1 Forma dei plinti. 7.3.3.2 Azioni sui pali... . 73.33 Sollecitazioni e calcolo delle armature 7.3.3.4 Disposizione delle armature... 7.34 Plinti a 3 palin - 7.3.4.1 Forma dei plinti 7 71 173 177 184 184 186, 190 191 194 200 205 205 206 209 209 214 218 224 227 236 236 236 237 239 240 240 242 247 249 251 251 252 255 255 257 267 272 273 273 275 276 276 281 281 281 x Indice 7.3.4.2 Azioni sui pali..... a sacs 290 73.43 Sollecitazioni e calcolo delle armature . + 201 7.3.4.4 Disposizione delle armature. » 296 7.3.5 Plinti a 4 pali....... + 296 7.3.5.1 Forma dei plint... 296 7.3.5.2 Azioni sui pali se + 297 7.3.5.3 Sollecitazioni e calcolo delle armature » 298 7.3.5.4 Disposizione delle armature. + 306 7.3.6 Plinti a pit pali.... » 309 7.3.6.1 Forma dei plinti + 309 7.36.2 Azioni sui pal... » 309 7.3.6.3 Sollecitazioni e calcolo delle armature + 3 7.3.6.4 Disposizione delle armature. 313 7.37 Travi su pali... 313 73.7.1 Generalita... 313 7.3.7.2 Modelli di calcolo e carichi su pali . + 314 7.3.7.3 Sollecitazioni, calcolo e ¢ disposizione delle armature » 317 7.3.8 Platee su pali . - + 317 7.3.8.1 Generalita. . » 317 2 Carichi sui pali, modelli di calcolo e sollecitazioni..... 319 3 Disposizione delle armature... - » 321 7.3.9 Pali di fondazione ... » 321 7.3.9.1 Descrizione. . » 321 7.3.9.2 Dimensionamento e calcolo.. + 330 7.3.9.3 Disposizione delle armature e verifiche .... + 332 7.4 Travi di collegamento + 334 7.4.1 Generalita + 334 7.42 Metodologia di calcolo 337 7.43 Disposizione delle armature.. 339 7.5 Fondazioni per pilastri prefabbricati. - 341 7.5.1 Generalit® ....cecseeor een + 34d 7.5.2 Bicchieri con superfici di contatto scabre > 341 7.5.3 Bicchieri con superfici di contatto lisce » 346 Bibliografia » 349 INDICE ANALITICO. sveereeeeeeeeessensssuunununuuseceeeceesaeananaea eosnten » 351 Capitolo 1 INTRODUZIONE Progettare una struttura non significa solamente svolgere i calcoli di un orga- nismo strutturale definito, ma intervenire gia nella concezione dell'opera per in- dividuare, insieme con i progettisti architettonici ¢ degli impianti, nonché con l'im- presa esecutrice, le migliori soluzioni in relazione agli scopi prefissati. La scelta di una soluzione piuttosto che di un’altra é condizionata dal raggiungimento di un equilibrio di pit esigenze spesso in contrasto tra loro. Per fornire un valido apporto il progettista delle strutture deve, con la sua espe- rienza e capacita, saper valutare la fattibilita delle varie scelte ipotizzate eviden- ziandone pregi e svantaggi € proporre eventualmente soluzioni alternative. Per essere in grado di svolgere queste azioni occorre aver acquisito una serie di conoscenze teoriche e pratiche che si sviluppano con Tesercizio della profes- sione, ma che si ottengono solamente dalla conoscenza e dalla padronanza di corrette metodologie di progettazione. La comprensione del funzionamento dell’organismo strutturale, nel suo insieme e nelle sue parti, é il primo e fondamentale passo da compiere quando si progetta un'opera. Quello successivo @ l'individuazione di modelli di calcolo che siano il pit pos- sibile aderenti al reale comportamento delle strutture, ma con difficolta di riso- luzione proporzionate all'importanza dell’opera. Nel passato le difficolta della risoluzione numerica, effettuata quasi esclusiva- mente a mano, imponevano l’'adozione di modelli semplici spesso non sufficien- temente rappresentativi della struttura; in alcuni casi era addirittura necessario ade- guare la struttura al modello calcolabile. Oggi la disponibilita di mezzi di calcolo avanzati permette di adottare modelli anche molto sofisticati ai quali pero spesso non vale la pena di ricorrere, ad esem- pio quando i risultati ottenibili siano all'incirca uguali a quelli ricavabili dalla ri- soluzione di modelli assai pit. semplici, 0 quando l’eccessivo rigore del calcolo non @ congruente alle approssimazioni o alle incertezze dei dati di progetto. Va inoltre tenuto conto che spesso i modelli piti semplici permettono un migliore controllo nello svolgimento progettuale. Difficilmente il calcolo di un edificio viene affrontato considerandolo come un unico insieme strutturale per le complessita della modellazione oltre che della ri- soluzione numerica nonché della gestione dei dati di input ed output. 2 Introduzione Pertanto in genere il calcolo viene condotto suddividendo la struttura in pit elementi per i quali @ pit facile individuare dei modelli di calcolo che, pur ri- spettando il reale comportamento della struttura, risultano relativamente semplici. Occorre sempre ricordare che l’adozione di modelli di calcolo con vincoli ridotti rispetto a quelli reali non comporta riduzione del grado di sicurezza. Delle semplificazioni introdotte nella schematizzazione della struttura occorre comunque tener conto, nel corso della progettazione, operando sui quantitativi e/ o nella disposizione delle armature od anche nei dettagli costruttivi. Per esempio, nel caso di adozione di uno schema a trave con vincoli a cerniera, all’estremita, laddove & invece presente una seppur modesta continuita con altre strutture, si devono comunque disporre delle armature per assorbire le sollecitazioni che nella realta possono essere presenti. Lomissione di queste armature non inficierebbe la sicurezza della struttura, ma potrebbe comportare la comparsa, nelle zone in cor- rispondenza dei vincoli, di cavillature o lesioni che @ sempre meglio evitare. Il metodo che viene proposto nel testo, alla base di ogni corretta procedura di calcolo, valida sia per elementi semplici che complessi, consiste nei seguenti passi: — scelta della struttura da impiegare, dei materiali e delle tipologie costruttive; — valutazione dei carichi agenti; — individuazione del pit’ idoneo modello di calcolo; — calcolo delle sollecitazioni; — determinazione dei quantitativi di armatura; - verifica delle tensioni nei materiali; — disposizione delle armature ed elaborazione dei necessari particolari costruttivi. Nella struttura di un comune edificio sono individuabili i seguenti elementi: — solai; — travi; — pilastri; — pareti; — scale; — fondazioni. Per ciascuno di questi elementi é sviluppato in dettaglio nei successivi capitoli del testo il metodo proposto. Capitolo 2 | SOLAI 2.1 GENERALITA I solai sono gli elementi, generalmente orizzontali, utilizzati per portare oltre al peso proprio i carichi permanenti ed accidentali presenti al generico piano di un edificio. Essi trasferiscono i suddetti carichi alle altre strutture (travi, pareti, pilastri) che & sostengono. I requisiti pid importanti che i solai debbono possedere sono: a) resistenza: capaciti dell’elemento di sopportare i carichi agenti su di esso (peso proprio, sovraccarichi permanenti ed accidentali), +) modesta deformabilit ‘apacita di deformarsi con frecce contenute entro li- miti accettabili (sia per quanto riguarda le deformazioni elastiche che quelle differite nel tempo); + minimo spessore: per garantire la massima utilizzazione del volume utile del- Vedificio; 4) peso ridotto: per contenere il pid possibile gli oneri della messa in opera ed i carichi trasmessi alle strutture portanti ed alle fondazioni; ¢+ superficie di intradosso piana: per semplificare, in generale negli edifici per abitazione, le operazioni di finitura (intonaci e/o tinteggiature); J resistenza al fuoco: capacita di sopportare elevate temperature, a seguito di sviluppo di eventuali incendi, per un periodo sufficientemente lungo per per- mettere l’evacuazione dei locali; g’ buone proprieta isolanti, termiche ed acustiche; &) rapida realizzazione: con particolare riferimento alle operazioni di messa in opera e completamento; / basso costo: ottenuto attraverso un buon sfruttamento dei materiali impiegati, un ridotto impiego di manodopera, di opere provvisionali e di sostegno E opportuno mettere in evidenza che taluni dei requisiti sopra elencati sono tra boro in contrasto come ad esempio la “modesta deformabilita” con il “minimo. spessore”, il “peso modesto” con le “proprieta acustiche e termiche”. Sara cura del progettista stabilire i giusti compromessi. 4 | solai 2.2 DESCRIZIONI E CENNI STORICI Per comprendere meglio le caratteristiche dei solai attuali di impiego corrente (nonché per intervenire su solai realizzati nel passato) é opportuno conoscerne l'evoluzione nel tempo. Senza soffermarsi sui solai in legno ed in ferro correntemente impiegati sino a circa il 1930 si riassumono, nel seguito, brevemente le tipologie di pit diffuso impiego sino ad i nostri giorni. 2.2.1 SOLAI MONOLITICI IN C.A. I solai monolitici sono stati i primi ad essere impiegati con l'avvento del ce- mento armato. Essi ricalcavano fedelmente le orditure classiche dei solai in legno (orditura primaria, secondaria e tavolato). Questi solai (vedi fig. 2.1), pur possedendo caratteristiche di resistenza assai mi- gliori di quelli precedentemente impiegati, richiedevano elevati oneri per la rea- lizzazione (manodopera e carpenteria); presentavano, inoltre, scadenti_proprieta acustiche e superficie di intradosso non piana. Per questa ragione essi furono ra- pidamente sostituiti dai solai misti in cemento armato e laterizio. In alternativa, per ottenere una superficie di intradosso piana, veniva realizzato, ad esempio, un controsoffitto in laterizi (vedi fig. 2.2). eS Fig. 2.1 Solaio monolitico in c.o. Fig. 2.2 Solaio monolitico in c.a. con controsoffitto in laterizi, Descrizioni e cenni storici 5 7 4 fig. 2.3 Edificio con solai monolitici realizzati con casseforme “tunnel”. Solai monolitici in c.a. vengono ancor oggi impiegati nell’edilizia industrializzata tedifici a setti realizzati con casseforme “tunnel”) od in presenza di sovraccarichi elevati (vedi fig. 2.3). In entrambi i casi, in generale, si fa ricorso a solette prive di nervature e quindi sono necessari, per le solette, spessori assai maggiori di quelli utilizzati nei solai precedentemente citati. 2.2.2 SOLAI MISTI IN C.A. © C.A.P. E BLOCCHI DI ALLEGGERIMENTO I primi solai impiegati furono quelli realizzati con l'unione di mattoni forati af- fiancati tra loro e separati, ad intervalli regolari, da nervature gettate in opera. Il solaio veniva completato superiormente da una soletta in c.a. Questi solai rispetto a quelli monolitici avevano nervature molto pit ravvicinate € quindi sia lo spessore delle nervature che quello della soletta di completamento erano minoti. Di conseguenza risultavano piti leggeri, di pid facile realizzazione © presentavano superficie di intradosso piana. Per una maggiore omogeneitd dell'intradosso furono impiegati fondelli in late- rizio in corrispondenza delle nervature ottenendo altresi una maggiore costanza della larghezza di queste (vedi fig. 2.4). | Successivamente, per ridurre i tempi esecutivi, i mattoni vennero sostituiti da un unico elemento in laterizio (pignatta) pil leggero e che permetteva, in relazione alle sue maggiori dimensioni, la realizzazione di una carpenteria non completa- mente chiusa. Inoltre in alcuni casi la forma del laterizio era studiata in modo da incastrarsi con il fondello predisposto in corrispondenza delle nervature (ad esem- pio: solai tipo “Unic” vedi figg. 2.5 e 2.6). | solai Getto_in | | Armature Leterd\ Fondello Fig. 2.4 Solaio con alleggerimenti costituiti da mattoni e fondelli in corrispondenza delle nerva- ture. Fig. 2.5 Solaio tipo Unic o nervature parallele - Vista assonometrico. Getto _in | opera Fig. 2.6 Solaio tipo Unic - Sezione. Descrizioni e cenni storici 7 U Fig. 2.7. Solaio tipo Perretunic - Visto assonometrica. In seguito gli elementi di laterizio furono conformati in modo da acquisire re- sistenza a compressione otténuta aumentandone la sezione nella zona superiore. In alcuni tipi fu pertanto possibile sopprimere completamente la soletta supe- nore in c.a., ad esempio nei solai tipo “Perretunic” (vedi figg. 2.7 € 2.8). Per ridurre ulteriormente l’onere delle casseforme vennero ideati degli elementi wave in laterizio armato di larghezza 20 cm, prefabbricati a pie d’opera. L’onere delle casseforme era cosi limitato all'impiego di un rompitratta centrale. Essi ve- nivano realizzati mediante assemblaggio di laterizi forniti di apposite scanalature nelle quali trovavano alloggiamento armature tonde di piccolo diametro (fili tra- filati ad alta resistenza). Dopo la pretensione le armature venivano solidarizzate ai laterizi mediante colata di malta di cemento nelle scanalature. Successivamente ve- nivano posti in opera accostati uno all’altro e si eseguiva la mutua solidarizzazione con getti negli interspazi. In taluni casi si effettuava anche il getto di una soletta superiore (es. solaio tipo SAP vedi figg. 2.9 e 2.10). Questo tipo di solaio, che fu largamente impiegato sino agli anni ’60, presentava insufficiente protezione delle armature dagli agenti atmosferici per l’esiguo spes- sore della malta di ricoprimento ed inoltre l'impiego di ferro ad elevato limite elastico non forniva al solaio la necessaria dutilita. Fig. 2.8 Solaio tipo Perretunic - Sezione. Fig. 2.9. Solaio tipo SAP - Vista assonometrica. Fig. 2.11 Solaio tipo Fert - Vista assonometrica. Descrizioni e cenni storici 9 Laterizio ~——__50-————* Traliccio Fig. 2.12 Solaio tipo Fert - Sezione X Solaio con soletta Solaio rasato armatura_travetto armatura_travetto 12-4 3g ——__+ 12-4 + 59 —--___} Fig. 2.13 Solaio tipo Celersap. Altre tipologie studiate ¢ prodotte sempre per ridurre l'onere della messa in opera prevedono l'impiego di elementi prefabbricati. Gli elementi prefabbricati pid frequentemente utilizzati sono: - Travetti con fondello in laterizio. Essi sono costituiti da tralicci metallici i cui correnti inferiori sono collocati in un fondello di laterizio e ad esso solidarizzati con un getto di malta cementizia. Nell’elemento prefabbricato sono altresi pre- disposte le armature inferiori integrative ai correnti inferiori del traliccio secondo le indicazioni del calcolo progettuale. L’elemento prefabbricato cosi costituito sostiene i laterizi tra un travetto e l'altro ed il successivo getto di completa- mento. Il numero degli eventuali puntelli rompitratta determina il dimensiona- mento del traliccio metallico (altezza del traliccio e sezione dei correnti). Questo tipo di solaio gia da tempo in uso é tutt’oggi largamente impiegato avendo subito solamente piccole modifiche (vedi figg. 2.11, 2.12 e 2.13). Travetti in c.a. completamente prefabbricati che hanno avuto nel passato largo impiego anche in virtt della maggiore qualita ottenuta dalla realizzazione in stabilimento del travetto. Questo tipo di elementi viene oggi raramente im- piegato a causa del maggior costo di realizzazione e delle difficolta di colle- gamento con le travi e con l’eventuale soletta inferiore di completamento. (es. Solai Varese vedi figg. 2.14 e 2.15). 10 1 solai Travetto Tavella Soletta_ prefabbricato + H Solaio —a ; 4 Tavella | | inferiore —— Interasse Fig. 2.15 Solaio tipo Varese - Sezione. — Travetti in cemento armato precompresso parzialmente o totalmente pre- fabbricati tuttoggi di largo impiego. Essi hanno costo contenuto soprattutto per il minor impiego di acciaio. Lo stato di precompressione esistente nel calcestruzzo dei travetti evita le fes- surazioni e quindi conferisce una minore deformabilita al solaio. Nell’edilizia corrente vengono normalmente impiegati travetti parzialmente pre- fabbricati per la maggiore facilité di collegamento con i getti in opera. Tra un travetto e l'altro sono in generale interposti laterizi con funzione di alleggeri- mento (vedi fig. 2.16). Descrizioni e cenni storici Ww Solaio con un Solaio con doppio solo laterizio laterizio rows p ay | oxi2 | 9 12 | 50 13x14 -[ 13 14 | 52 | fig. 2.16 Solaio tipo RDB con travetti in c.a.p. - Lastre prefabbricate in c.a. e tralicci metallici. [ tralicci metallici, i cui c renti inferiori sono posti all'interno della lastra, svolgono le stesse funzioni illustrate per i travetti prefabbricati con traliccio. Nella lastra (predalle) viene usualmente disposta una rete elettrosaldata costituita da ferri di piccolo diametro, nonché le armature aggiuntive inferiori derivanti dal calcolo. Tra un traliccio e V’altro vengono collocati sulla lastra degli elementi di alleg- gerimento (blocchi di polistirolo o laterizi). Il getto in opera realizza le nervature e la soletta superiore. Usualmente le lastre vengono prodotte con larghezza 1.20 m 0 2.40 m (vedi fig. 2.17). Questo sistema costruttivo, di recente impiego, permette tra l’altro l’integrale prefabbricazione della superficie di intradosso del solaio riducendone la finitura alla sola eventuale rasatura e tinteggiatura. Inoltre, per la presenza della soletta inferiore in c.a., esso offre ottime caratte- ristiche di resistenza alle sollecitazioni che comprimono le fibre inferiori (mo- menti negativi). Presenta peraltro l'incoveniente di trattenere l'acqua del getto e/o di eventuali precipitazioni atmosferiche che si possono verificare durante 1a costruzione. Essa, successivamente, viene in gran parte eliminata attraverso la microfessurazione presente nelle lastre e danneggia l’eventuale finitura. Per limitare il suddetto in- 12 | solai rete di ripartizione stto_di_completamento polistirolo tralicci f 449 4 26 | rmatura_travetto| | larmatura_travetto| | |armatura travetto | predalle rete elettrosaidata 10,10, 45 10, 45 1010, : 120 2.17. Solaio con lastre prefabbricate in c.a. e tralicci metallici (predalles). conveniente vengono talvolta predisposte per il deflusso dell’acqua delle fora- ture in corrispondenza degli elementi di alleggerimento, da sigillarsi durante le operazioni di rasatura. 2.2.3 SOLAI CON ELEMENT! PREFABBRICATI IN C.A.P In presenza di grandi luci e/o sovraccarichi di notevole intensita vengono cor- rentemente impiegati solai realizzati con elementi prefabbricati precompressi. Questi tipi di solai presentano i requisiti tipici delle strutture in c.a.p € cioé buona resistenza alla fessurazione, con conseguente- riduzione della deformabilita, notevole risparmio nei quantitativi di acciaio € di calcestruzzo impiegati. Essi vengono realizzati in stabilimento mediante procedimenti di estrusione 0 con casseforme metalliche. Le tipologie di pit frequente impiego sono: _ Solai a travetti arcostati (in genere realizzati con procedimenti di estrusione). I travetti sono dello stesso tipo di quelli precedentemente illustrati per i solai con interposti elementi di alleggerimento, ma in questo caso sono posti in opera affiancati a costituire un solettone completato da un getto in opera (vedi fig. 2.18). — Solai a pannelli piani alleggeriti (realizzati con procedimenti di estrusione). Hanno in genere larghezza di 120 cm 0 60 cm. Valleggerimento @ realizzato mediante fori di forma circolare o pseudo circolare (vedi figg. 2.19 e 2.20). 1 pannelli vengono posti in opera affiancati e sono solidarizzati con un getto di completamento tra uno e altro che conferisce una discreta collaborazione tra- sversale tra i vari elementi. Per migliorare la collaborazione € per conferire una maggiore monoliticita al- Vinsieme dei pannelli si realizza in opera una soletta superiore in c.a. (vedi fig. 2.21). Descrizioni e cenni storici 13 Getto di i completamento © O Elemento prefabbricato in c.a.p. fig. 2.18 Soletta con elementi prefabbricati in c.a.p. posti in opera affiancati. Fori_di_alleggerimento precompressione Fig. 2.19 Solaio estruso in c.a.p. con olleggerimenti di sezione circolare, | solai Fori_di_alleggerimento Pep zp 12% ot 24 Armatura di precompressione 20 + Fig. 2.20 Solaio estruso in c.a.p. con alleggerimenti di sezione pseudocircolare. Soletta Rete | 1 | Spiroll Fig. 2.21 Solaio estruso in c.a.p. con soletta superiore di completamento. Descrizioni e cenni storici 15 Getto_di_completamento in opera pa | peg fig. 2.22 Solaio a a con getti di completamento in opera {nervature e soletta). Come per tutti gli elementi estrusi le armature sono in generale costituite delle sole armature di precompressione. Pertanto @ necessario, in corrispondenza de- gli appoggi, predisporre adeguate armature ordinarie in un tratto di lunghezza almeno pari a quella di trasferimento della precompressione. Le armature ordinarie sono inserite nei getti di completamento effettuati nel trat- to terminale dei fori di alleggerimento oltre che tra un pannello e Valtro. - Solai a m Sono costituiti da elementi prefabbricati con sezione trasversale a for- ma di 7 (tegoli), generalmente vengono impiegati per grandi luci, sino a 24 m, con altezza massima di 70 cm e larghezza compresa tra 1.20 m e 2.40 m. Eventuale_soletta in opera | Zona_non 58 riempita | Elemento i ; prefabbricato 10}, HO, ot fig. 2.23 Solaio a a con eventuale getto di completamento in opera della soletta. % | solai ~~ 260 max ———______+# 419, ____ 43g —___}19}. + 180 ———_——_+ Fig. 2.24 Solaio a 7x utilizzato prevalentemente nelle coperture. La geometria delle sezioni permette un buon sfruttamento dei materiali con no- tevole risparmio degli stessi e considerevole riduzione del peso. Gli elementi sono messi in opera in generale accostati, successivamente si esegue un getto di solidarizzazione tra un elemento e I'altro ed eventualmente anche quello di una soletta superiore in c.a. (vedi figg. 2.22 e 2.23). Nei solai di semplice co- Ppertura possono essere omessi i getti di completamento ed anzi i tegoli pos- sono, in alcuni casi, essere messi in opera distanziati I'uno dall’altro per con- sentire la realizzazione di asole di illuminazione degli ambienti sottostanti (vedi fig. 2.24). Nello spazio tra una nervatura e l’'altra possono trovare alloggiamento le canalizzazioni degli impianti. 2.3: NORMATIVA Si riportano di seguito i paragrafi pit significativi delle Norme complementari re- lative ai solai (punto 7 Parte prima del D.M. 14/2/92) con commenti a margine, ove necessario, rimandando al testo integrale per una lettura completa. Per quanto riguarda le tensioni ammissibili e le norme di esecuzione si rimanda al capitolo III del presente testo. TESTO NORMATIVA COMMENTI 7 Norme complementari relative ai solai 7.0 GENERALITA E CLASSIFICAZIONE SOLAI @) Generalita Nel presente capitolo sono trattati i solai rea- lizzati esclusivamente in c.a. 0 c.a.p. 0 misti in Normativa 7 a. e cap. e blocchi in laterizio od in altri materiali. Vengono considerati sia i solai ese- guiti in opera che quelli formati dall'associa- zione di elementi prefabbricati Per tutti i solai valgono le prescrizioni gia date nei capitoli precedenti per le opere in c.a, e cap. con particolare riguardo alle prescri- sioni relative agli elementi inflessi. In particolare si-dovra disporre agli appoggi dei solai un’armatura inferiore incorporata o aggiuntiva, convenientemente ancorata, in grado di assorbire uno sforzo di trazione pari al taglio. Ad esse devono aggiungersi od integrarsi le norme complementari indicate nel seguito. 6) Classificazione Ly Solai in getto pieno: in ca. od in cap. IW) Solai misti in ca, c.ap., e blocchi inter- posti di alleggerimento collaboranti e non, in laterizio (vedi 7.1.) od altro materiale (wedi 7.2). MD Solai realizzati dall'associazione di ele- menti in c.a. e c.a.p. prefabbricati con unioni e/o getti di completamento. Per i solai del tipo D valgono integralmente le prescrizioni dei precedenti capitoli e non oc- corrono norme aggiuntive. I solai del tipo ID sono soggetti anche alle norme complementari riporiate nei successivi Paragrafi 7.1 e 7.2. I solai del tipo II) sono soggetti anche alle norme complementari riportate in 7.1. e 7.2. in quanto applicabili, ed a quelle riportate in 73. 7.1 NORME COMPLEMENTARI RELATIVE Al SOLAI MISTI DI C.A. E CAP. £ BLOCCHI FORATI IN LATERIZIO 7.1. CLASSIFICAZIONE I solai misti in cemento armato normale e precompresso e bloccht forati in latertzio si di- stinguono nelle seguenti categorie: a) solai con blocchi aventi funzione principale di alleggerimento; |b) solai con blocchi aventi funzione statica in collaborazione con il conglomerato. | 71.2 PRESCRIZIONI GENERALI Omissis: In particolare, per i solai in ca. in getto pieno, vedi anche quanto riportato al punto 5.3.5 del DM. Questa prescrizione @ legata alla schematizza- zione “a traliccio” di Mérsch nella quale il cor- rente inferiore @ sollecitato, in corrispondenza dell'appoggio, da uno sforzo di trazione pari al taglio presente all’appoggio. vedi figg. 2.1+2.3 vedi figg, 2.4+2.17 vedi fig. 2.18 2.24 1 solai 7.1.3 REQUISITI DI ACCETTAZIONE PROVE E CONTROLLI Omissis 7.1.4 PROGETTAZIONI 74.41 Verificbe Sono ammesse verifiche sia alle tensioni am- missibili sia agli stati limite. Per i solai formati con elementi prefabbri- Cati, tali verifiche devono essere effettuate te- nendo conto di tutte le fasi intermedie e tran- sitorie. Le tensioni ammissibili nel conglomerato nelle armature metalliche sono quelle prescritte al precedente punto 3.1 Sono anche ammesse verifiche agli stati li- mite fondate su prove di strutture o di elementi campioni di serie secondo quanto indicato al punto 43.1 71.42 Spessore minimo dei solat o Spessoreceisala.s portale unidirezionale che nOW Sano di semplice copertura non deve essere minore di 1/25 della luce di calcolo ed in nessun Caso MROPEULTZ Ch. Per i solai costituiti da travetti precompressi e blocchi interposti il predetto limite pud scen- dere ad 1/30. Le deformazioni devono risultare compatibili con le condizioni di esercizio del solaio e degli element costruttivi ed impiantistici ad esso col- legati 7.1.4.3 Modulo elastico di calcolo Nel calcolo delle reazioni iperstatiche il mo- dulo di elasticita del laterizio, in mancanza di determinazioni dirette, pud assumersi pari a 20 kN/mnt 7.1.4.4 Spessore minimo della soletta Nei solai di cui al punto 7.1.1. a) lo spessore minimo del calcestruzzo della soletta gli.gon- glomerato essere minore di Il metodo di verifica agli stati limite non pud essere impiegato in zona sismica (vedi D.M. 24/ 1/86 punto B.7) Questa prescrizione limita la deformabilita dei so- Jai salvo piti accurate valutazioni da effettuarsi in particolar modo in presenza di tamponamenti tramezzi. Si ritiene in questi casi di suggerire un valore limite della freccia elastica compreso tra L/ 2000 ed L/2500. Si noti che, come chiarament&™ SAT panto 4.2.7.3 del D.M., nel calcolo delle deformazioni flessionali occorre tener conto dell'effettivo stato delle sezioni resistenti (sezione non fessurata e quindi interamente reagente — I stadio; sezione fessurata e quindi non interamen- te reagente — II stadio). La ragione di tale differente limitazione @ do- vuta al fatto che le strutture in c.a.p. sono pra- ticamente da considerarsi nel I stadio e pertan- to risultano meno deformabili. Normativa 19 Nei solai di cui al punto 7.1.1. b), pud essere omessa la soleta di calcestruzzo e la zona rin- ‘forzata di laterizio, per altro sempre rasata con calcestruzz0, pud essere considerata collabo- rante e deve soddisfare i seguenti requisiti ~ possedere spessore non minore di 1/5 dell’al- tezza, per solai con altezza fino a 25. cm, non minore di 5 cm per solai con'altezza maggiore; - avere area effettiva dei seti e delle pareti, misurata in qualunque sezione normale alla direzione dello sforzo di compressione, non minore del 50% della superficie lorda 7145 Larghezza ed interasse delle nervature La larghezza minima delle nervature in cal- cesiruzz0 Per Sola? Con nervature gellalé © com- pletate in opera non deve essere minore di 1/8 dell 'interasse e comunque om Nel caso di produzione di serie in stabili- mento di pannelli di solaio completi controllati come previsto al punto 7.1.4.1. il limite mini- mo predetto potra scendere a 5 cm Linterasse delle nervature non deve in ogni caso essere maggiore di TS volie To spessore me- ‘dio della Soletta. TBC ifiterposte ds ‘avere dimensione massima inferiore a( 52 cm. 71.4.6 Armatura trasversale Per i solai con nervatura gettata o comple- tata in opera e di luce superiore a 4.50 mo quando sia sensibile il comportamento a pia- stra 0 quando agiscano carichi concentrati che incidano in misura considerevole sulle solleci- tazioni di calcolo, si deve prevedere all'estra- dosso una_soletta_gettata in of di spessore non inferiore a 4.cm munita di adeguata ar. sare are Fara delle solette 0 nelle" pe Unicne A IEC al metro o al/20% Ji quel- rongitadinale ne inlradosso del solaio~——* —Parncotare ailénizione Weve” essere Tetticata alla sicurezza al distacco di parti laterizie, specialmente in dipendenza di sforzi trasver- sali anche di carattere secondario. In assenza di soletta in calcestruzzo (solaio rasato) é tassativa ladozione di almeno una nereatura trasversale per luci superiori a 4.50 m E opportuno avere una certificazione del pro- dutore che ne comprovi la possibilita di utiliz- zazione con funzione statica in collaborazione col conglomerato, Allo spessore minimo di 4 cm per la soletta corrisponde pertanto un interasse massimo del- le nervature di 60 cm. Va innanzi tutto rilevato che le parole “delle solette © nelle eventuali nervature” vanno in- vece lette “(disposta nello spessore delle solet- te 0 nelle eventuali nervature)” Nei solai aventi una delle seguenti caratteristi- che: —luce superiore a 4.50 m; bile comportamento a piastra (che si verifica quando ad esempio un campo di so- lio, vincolato ai 4 bordi, ha una dimensione non molto maggiore — fino al doppio — del’aitra); —presenza di carichi concentrati che incidano in misura considerevole sulle sollecitazioni di calcolo, si deve prevedere un’armatura nella soletta su- periore non inferiore a 36/m 0 al 20% di quella longitudinale inferiore, (se quest'ultima quantita risulta maggiore dei 346/m), disposta ortogonalmente alla tessitura del solaio Quando una delle succitate caratteristiche sulti particolarmente accentuata @ senz‘altro consigliabile disporre anche una o pit nerva- —un ser 20 | solai 7.1.4.7 Armatura longitudinale L’armatura longitudinale deve essere supe- riore a: Ay min > 0.07 b cm? al metro ove b é Valtezza del solaio espressa in cm. .48 Armatura per il tagiio Quando le tensioni tangenziali massime nel conglomerato non superano il valore minimo Teo Stabilito al punto 3.1.4. pud non disporsi armatura per il taglio. 7.15 ESECUZIONE Omissis: 7.1.6 DISPOSIZIONI AGGIUNTIVE PER I TRAVETTI DI SOLAIO PRECOMPRESSI PREFABBRICATI PER LA REALIZZAZIONE DI SOLAI CON BLOCCHI IN LATERIZIO Omissis 7LGL Elementi con armatura pre-tesa Per elementi con armatura pre-tesa @ am- mesa la deroga allobbligo di disporre la staf- fatura minima prevista al punto 5.4.2. 7.1.6.2 Criteri di calcolo @) Sezione di campata ture trasversali che migliorano sensibilmente la ripartizione dei carichi. Nei casi usuali le sud- dette nervature possono essere armate con ar- matura doppia e simmetrica ciascuna pati a cir- ca il 20% dell'armatura longitudinale inferiore presente nella zona di influenza della nerva- tura. Nel caso frequente di una sola nervatura posta in corrispondenza della mezzeria del so- laio la zona di influenza eguaglia la semiluce; analogamente nel caso di due nervature poste ai terzi della luce dei travetti, la zona d'influen- za di ciascuno di essi vale 1/3 della luce stessa Olue all'armatura longitudinale devono essere disposte staffe nelle nervature secondo quanto indicato al punto 5.4.2 del D.M. La larghezza delle nervature trasversali usual- mente adottate € compresa tra 15 € 25 cm. Per quanto indicato al secondo capoverso del paragrafo si rimanda a quanto indicato al pun- to 2.5.6 del presente capitolo. Larmatura da disporre nella patte inferiore dei travetti non deve risultare inferiore a 0.07 h cm?/m in cui h @ Valtezza del solaio espressa in cm. Resta comunque l'obbligo di soddisfare la prescrizione riportata al punto 5.3.1 del D.M sull'armatura minima in zona tesa. Nel dimensionamento dei solai € buona norma evitare che le tensioni tangenziali superino i valore della top stabilito al punto 3.1.4 al fine di evitare l'onerosa adozione di armature a ta- glio. Normativa 21 | i Come per le strutture in c.a.p. sono ammesse terifiche sia alle tensioni ammissibili sia agli stati limite b) Sezioni di estremita Per le seziont soggette a momenti negativi é ammessa anche la verifica a rottura della se- zione secondo 3.2.1.1. in sostituzione della ve- nifica col metodo delle tensioni ammissibili. 76S Getti in opera I travetti privi di armature a taglio devono essere integrati sugli appoggi da getti in opera armati secondo quanto previsto al p.to 7.0 a), ultimo capoverso, salvo che per gli elementi di solai di copertura poggianti su travi e dotati di adeguata lunghezza di appoggio. Tali collegamenti, se destinati ad assicurare continuita strutturale agli appoggi, dovrantio essere verificati secondo le disposizioni relative al conglomerato cementizio armato normale, terificando altresi le condizioni di aderenza fra gelti in opera e travetti, secondo i criteri in- dicati in 7.1.6.2.0). 7.2 NORME COMPLEMENTARI RELATIVE Al SOLAI MISTI DI C.A. E CAP. E BLOCCHI DIVERS! DAL LATERIZIO 7.21 CLASSIFICAZIONI E PRESCRIZIONI GENERALI I blocchi con funzione principale di alleg- gerimento, possono essere realizzati anche con materiali diversi dal laterizio (calcestruzzo leg- gero di argilla espansa, calcestruzzo normale ‘sagomato, materie plastiche, elementi organici mineralizzati ecc.). I! materiale dei blocchi deve essere stabile di- mensionalmente. Ai fini statici si distinguono due categorie di blocchi per solaio: ) Blocchi collaboranti ) Blocchi non collaboranti Salvo contraria indicazione nel seguito val- gono le prescrizioni generali e le prescrizioni di progettazione e di esecuzione riportate in 7.1 7.2.2 BLOCCHI COLLABORANTI Devono avere modulo elastico superiore a 8 kN/mmt ed inferiore a 25 kN/mm* Tale disposizione consente una facilitazione nel calcolo date le evidenti difficolta riscontrabili in una verifica effettuata col metodo delle tensioni ammissibili “ultimo capoverso” leggasi “penultimo capover- so” In questo paragrafo le Norme si riferiscono a tutti quei solai in ca e in c.a.p. realizzati con blocchi di alleggerimento diversi dal laterizio come ad esempio i solai a lastre prefabbricate (predalles) e blocchi di polistirolo, | solai 2 Peas moog COLLABORANTI | Bewomo avere modulo elastico inferiore ad 8 | mere svolgere funzioni di solo alleggeri- | mento. Solai con blocchi non collaboranti ricbiedo- no necessariamente una soletta di ripartizione, dello spessore minimo di 4 cm, armata oppor- tunamente e dimensionata per la flessione tra- sversale. 7.2.4 RESISTENZA AL PUNZONAMENTO Omissis 7.2.5 VERIFICHE DI RISPONDENZA Omissis: 7.2.6 SPESSORI MINIMI Per tutti i solai, cost come per i componenti collaboranti, lo spessore delle singole parti di calcestruzzo contenenti armature di acciaio non potra essere inferiore a 4 cm. 7.3 NORME COMPLEMENTARI RELATIVE Al SOLAI REALIZZATI CON L'ASSOCIAZIONE Di ELEMENTI IN C.A. E C.A.P. PREFABBRICATI CON UNIONI E/O GETTI DI COMPLETAMENTO Olire a quanto indicato nei precedenti ca- pitoli (vedi paragrafi precedenti 7.0,, 7.1. e 7.2. in quanto applicabili e in particolare 7.1.6. per elementi precompressi) devono essere tenute presenti le seguenti norme complementari. 7.31 SOLIDARIZZAZIONE TRA GLI ELEMENTI DI SOLAIO Ove si debba garantire il comportamento del solaio a piastra 0 a diaframma, é prescritto un collegamento trasversale discreto 0 continuo tra strisce di solaio accostate. 7.3.2 ALTEZZA MINIMA DEL SOLAIO Laltezza minima del solaio va determinata con riferimento alle dimensioni finali di eser- cizio © non riguarda le dimensioni degli ele- ‘menti componenti nelle fasi di costruzione. Laltezza minima non pué essere inferiore ad 8m Nel caso di solaio vincolato in semplice ap- Poggio monodirezionale, il rapporto tra luce di La soletta pud essere disposta anche solo in- feriormente nel caso di sbalzi. E opportuno co- munque attuare, in questo caso, quanto meno una rasatura all’estradosso. In questo paragrafo le Norme si riferiscono ai solai essenzialmente costituiti da elementi pre- fabbricati in c.a. 0 in c.a.p. con unioni e/o getti di completamento in opera, come ad esempio solai a pannelli piani estrusi, solai a 7 0 simi ec. Si ritiene opportuno riepilogare i limiti di al- tezza fissati dalle Norme per le varie tipologie di solai considerate e riportate ai punti 7.1.4.2 © 73.2: Normative, 23 calcolo del solaio e spessore del solaio stesso non deve essere superiore a 25. Per solai costituiti da pannelli piani, pieni od alleggeriti, prefabbricati precompressi (tipo MD, senza soletta integrativa, in deroga alla precedente limitazione, il rapporto sopra indi- Cato pud essere portato a 35. Per i solai continui, in elazione al grado diincastro 0 di continuita realizzato agli estre- mi, tali rapporti possono essere incrementati fino ad un massimo del 20%. E ammessa deroga alle prescrizioni di cui sopra qualora i calcoli condotti con riferimen- 10 al reale comportamento della struttura (mi sai in conto dei comportamenti non linear, fe surazione, affidabili modelli di previsione v scosa, ecc.) anche eventualmente integrati da idonee sperimentazioni su prototipi, documen- tino che Ventita delle frecce istantanee e a lisn- g0 termine non superino i limiti seguenti: a) freccia istantanea dovuta alle azioni per- manenti G, @ a tutte quelle variabili Qu 1 Soe = 7996 b) freccia a tempo infinito dovuto alle azioni permanenti Gy e ad 1/3 di tutte quelle variabili Qu L st f= 500 Le deformazioni devono risultare in ogni caso compatibili con le condizioni di esercizio del solaio e degli elementi costruttivi ed impianti- stici ad esso collegati 7.33 SOLAI ALVEOLARI Per i solai alveolari, per elementi privi d'ar- matura passiva d’appoggio, il getto integrativo deve estendersi all’interno degli alveoli interes- sati dalla armatura aggiuntiva per un tratto almeno pari alla lungbezza di trasferimento della precompressione. Vale anche quanto in- dicato in 7.1.6. 7.34 SOLAI CON GETTO DI COMPLETAMENTO Ja soletta gettata in opera deve avere uno spessore non inferiore a 4 cm ed essere dotata di una armatura di ripartizione a maglia in- crociata Solai misti in c.a. e cap. e blocchi di alleggerimento ~Coperture = em 12cm =Solai a portanza unidirezionale in ca, = 1/25 12cm ~Solai con travetti in c.a.p. -| 1/30 Solai in c.a. € cap. prefabbricati con unioni e0 getti di completamento —Coperture = Bem =Solai a portanza unidirezionale vinco- lati in semplice appoggio = 8am =Solai a portanza unidirezionale in re- (8 em lazione al grado di incastro 0 di conti- = nuit L/30 ~Solai costituiti da pannelli prefabbri- fg ( cati_precompressi piani (pieni o alleg- geriti) senza soletta integrativa sempli- ~ fs cemente appoggiati =Solai costituiti da pannelli: prefabbri- cati precompressi piani (pieni o alleg- . geriti) senza soletta integrativa in rela- ~ zione ai grado incastro 0 di continuita ‘8 cm 1/42 Per i solai alveolari, privi di armatura ordinaria inferiore agli appoggi, occorre tener conto che si pud considerare agente la precompressione solamente a partire da una distanza pari a 70 volte il diametro delle armature di precom- pressione. Pertanto @ necessario considerare i tratti iniziali come strutture in c.a., effettuare le dovute verifiche e disporre le dovute armature negli alveoli e/o negli interspazi tra un pan- nello e Valtro, inglobate nei getti integrativi. 24 | solai 2.4 METODOLOGIA DI CALCOLO Si espone di seguito una metodologia di calcolo per solai misti in c.a. con bloc- chi interposti di alleggerimento, a portanza unidirezionale, in quanto sono quelli piti frequentemente impiegati. Tale metodologia, con le opportune differenziazioni pud essere ovviamente estesa a tutti i tipi di solai in uso. Per una corretta progettazione si suggerisce di seguire il seguente procedimento: a) predimensionamento; b) analisi dei carichi; ©) individuazione del modello di calcolo; d) determinazione delle sollecitazioni; e) dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei,materiali. 2.4.1 PREDIMENSIONAMENTO Come primo criterio per il corretto dimensionamento dei solai ci si pud riferire a quanto indicato dalla Normativa (D.M. 14/2/92 punto 7.3.2) che definisce i valori minimi dell’altezza dei solai. Per i solai misti in c.a. e c.a.p. con blocchi interposti di alleggerimento, che non siano di semplice copertura, |'altezza minima consen- tita @ pari a 1/25 della luce di calcolo, comunque non minore di 12 cm. Tale limitazione opera un controllo sulla deformabilita del solaio e nella mag- gior parte dei casi (sovraccarichi usuali) garantisce anche la rispondenza dello sta- to tensionale del calcestruzzo ai limiti di norma. Ovviamente l’altezza del solaio, non inferiore ai limiti predetti, andra scelta tra quelle commerciali in uso. Per sovraccarichi notevoli (maggiori di 500 kg/m? con luci superiori a 6.0 m) 2 necessario verificare sin dal primo dimensionamento lo stato tensionale delle se- zioni pid sollecitate facendo ricorso a schemi approssimati di calcolo. Per quanto concerne la larghezza dei travetti, oltre a rispettare quanto indicato al punto 7.1.4.5 del D.M. 14/2/92, occorrera controllare sempre con schemi di cal- colo approssimati che, per la larghezza ipotizzata: \= le tensioni tangenziali, in prossimita degli appoggi nella sezione a filo della | eventuale zona piena, siano possibilmente contenute entro il valore della tco, | relativa al tipo di calcestruzzo impiegato; [7 la tensione di compressione del calcestruzzo, nelle zone con sezioni resistenti | pari alla larghezza del solo travetto (zone soggette a momenti “negativi” in ge- '— nere), sia minore di quella ammissibile; — il quantitativo e la relativa disposizione dell’armatura necessaria, in presenza di sovraccarichi notevoli, sia compatibile con gli interferri ed i copriferti richiesti dalle Norme (punto 6.1.4 del D.M. 14/2/92). La larghezza dei travetti non dovrebbe essere superiore a 12+14 cm. La lar- ghezza delle eventuali zone prive di alleggerimento (“zone piene”), in corrispon- denza degli appoggi, dovrebbe essere non maggiore di 50 cm. E buona norma rispettare le suddette limitazioni per evitare eccessivi incrementi di peso dei solai; qualora non fosse possibile rispettare tali suggerimenti @ consigliabile modificare Yaltezza del solaio. Per quanto riguarda lo spessore della soletta superiore essa sara in genere quel- la minima prevista dalle Norme (punto 7.1.4.4 del D.M. 14/2/92). Solo in presenza Metodologic di coleolo 25 di forti sovraccarichi o di luci notevoli potra essere consigliato verificare sin dal predimensionamento che le tensioni di compressione nel calcestruzzo della soletta siano inferiori ai limiti ammissibili aumentandone eventualmente lo spessore. Si tenga conto che la Normativa (D.M. 14/2/92 punto 3.1.3) prevede differenti valori della tensione ammissibile del calcestruzzo per travi a T con soletta collaborante in relazione allo spessore della soletta stessa. 2.4.2 ANALISI DEI CARICHI E di fondamentale importanza per una corretta progettazione effettuare un’a- nalisi dei carichi assai accurata tenendo conto del peso proprio del solaio, dei carichi permanenti portati e dei carichi accidentali. Di seguito si espone in dettaglio una guida a tale analisi. Peso In relazione alla tipologia adottata per il solaio si effettuera la valutazione del relativo peso tenendo conto: - della eventuale soletta in c.a. superiore ed inferiore; - delle nervature; - degli elementi di alleggerimento. Come pesi specifici si adottano usualmente per il calcestruzz0 2500 an per gli alleggerimenti costituiti da laterizi up valore compre € 800 kg/m? in relazione alla percentuale di vuoti presenti. Per un primo predimensionamento si pud considerare il pes plessivo delle nervature e dell'alleggerimento in laterizio pari 4_ esempio per un solaio costituito da una soletta da 4 cm e da if altezza 20 cm pud_ valutarsi approssimativamente il peso proprio in p=0.04 x 2500 +.0.20 x 1000 = 300 kg/m’. Sovraccarichi_ permanenti Si intendono come sovraccarichi permanenti quelli che agiscono con intensita praticamente costante durante tutta la vita della struttura. I sovraccarichi permanenti normalmente presenti in un edificio sono quelli do- vuli a: - intonaco o controsoffitti; = massetti per riempimento e/o per la formazione di pendenze; - impermeabilizzazione; - allettamento per la pavimentazione; - pavimentazione; ~ wamezzature. Di seguito si riportano i pesi dei materiali e degli elementi impiegati pid fre- quentemente nella realizzazione delle finiture (vedi tab.). Si mette in evidenza per quanto riguarda i massetti per la realizzazione delle pendenze, necessarie per lo smaltimento delle acque meteoriche, che il loro peso puo essere assai considerevole e richiede pertanto un’accurata valutazione. 26 | solai ateriali Peso del'unita di volume Ms o delPunita di superficie A) Calcestruzzo ordinario (non armato) 2.400 kg/m? Calcestruzzo armato, ordinario e precompresso 2.500 ” B) Make Malta di calce 1.800 ’ Malta di cemento 2.100 . Malta bastarda (di calce 0 cemento) 1,900 ’ Malta di gesso 1.200 . Intonaco (spessore 1.5 cm) 30 kg/m? ©) Manti di copertura Manto impermeabilizzante di asfalto o simile 30 . Manto impermeabilizzante prefabbricato con strati bituminosi di feltro, di vetro simili 10 . Tegole maritate (embrici e coppi) 60 . Sottotegole di tavelloni forati (spessore 3+ 4 cm) 35 : Lamiere di acciaio ondulate o nervate 12 . Lamiere di alluminio ondulate o nervate 5 . Lastre traslucide di resina artificiale, ondulate 0 nervate 10 . Lastre ondulate di cemento-amianto 20 " D) Muratura Muratura di mattoni pieni 1.800 kg/m? Muratura di mattoni semipieni 1.500 * Muratura di mattoni forati 1.100 , Muratura di pietrame e malta 2.200 ” Muratura di pietrame listato 2.100 . Muratura di blocchi forati di calcestruz20 1.200 ’ E) Pavimenti (escluso sottofondo) Gomma linoleum o simili 10 kg/m? Legno 25, ” Laterizio 0 ceramica 0 gres o graniglia (spessore 2 cm) 40 . Marmo (spessore 3 cm) 80 , PF Vetri Normale (3 mm) 75 kg/m? Forte (4 mm) 10 ” Spesso 5 (5 mm) 125 ” Spesso 6 (6 mm) 15 . Retinato (8 mm) 20 . G) Materiali per sottofondi Sabbia secca 1.600 kg/m? Calcestruzzo magro 2.200 " Lastte di fibre legnose (Eraclit, Popolit) 350 , Calcestruzzo con scorie leggere di altoforno 1.300 . Calcestruzzo di pomice 1.070 . Caleestruzzo di vermiculite 480 * Caleestruzzo di argilla espansa 500+ 2000 * Lana minerale 100 * Lastre di sughero 300 ’ Per quanto riguarda i tramezzi di peso minore di 150 kg/m? la Normativa (Cir- colare LL. PP. n. 22631 del 24/5/82 - Parte II - punto 2) autorizza a ragguagliarne il peso ad un carico uniformemente distribuito sul solaio pari a 1.5 volte il peso complessivo della tramezzatura. Metodologia di calcolo 27 Sovraccarichi accidentali Si intendono come sovraccarichi accidentali quelli che non agi permanente sulla struttura e cioé: - peso delle persone; - peso dei mobili; - peso delle usuali attrezzature e strumentazioni relative alle attivita previste nel locale. Per i solai di copertura si fara riferimento anche ai carichi dovuti al vento ed alla neve. Lentita dei carichi accidentali viene fissata dalle Norme (D.M. 12/2/82) in re- ‘azione alla destinazione d'uso degli ambienti sulla base di considerazioni pro- habilistiche. Di seguito si riportano i carichi d’esercizio da considerare in funzione della de- tinazione d’uso (vedi Tab.). Per officine con servizio pesante, autorimesse, magazzini ed altri locali destinati a portare carichi che non rientrano nel prospetto sopra riportato si devono adot- ure specifici valori dedotti mediante un’accurata analisi particolareggiata. Il carico di neve deve essere fissato in base alle condizioni locali di clima e di esposizione. Esso deve assumere comunque un valore non inferiore a quelli in- chcati al punto 3.3.2 del gia citato D.M. Anche per quanto riguarda il carico dovuto all’azione del vento si rimanda a quanto riportato nel D.M. 12/2/82. Si suggerisce di effettuare l'analisi dei carichi (peso proprio, sovraccarichi per- manenti e sovraccarichi accidentali) per una fascia di larghezza 1 m indipenden- temente dal numero di nervature in essa contenute. Sovraccarico accidentale Locale ‘yet Locali d’abitazione o di servizio o di ufficio non aperto al pub- nico e relativi terrazat di copertura praticabili 200 Locali pubblici suscettibili di affollamento (negozi, ristoranti, caffe, banche, uffici postali, aule scolastiche) e relativi terrazzi 4 copertura praticabili 350 Locali pubblici-suscettibili di grande affollamento (sala riunioni, canema, teatri, chiese, tribune con posti fissi, palestre, negozi ) SCS; WH Fig. 2.33 Ancoraggio delle armature superiori in corrispondenza degli appoggi terminali a} appoggio su trave emergente; b) appoggio su trave a spessore di limitata larghezza. Armature © porticolari costruttvi 37 2.5.3 Armature a taglio In relazione a quanto indicato al punto 7.1.4.8 del D.M. 14/2/92 non si di- spongono armature a taglio quando il valore della tensione tangenziale non su- pera il valore della to definito al punto 3.1.4 del D.M. in funzione della resistenza caratteristica del calcestruzzo. Quando la tensione tangenziale supera il suddetto valore occorre predisporre axdonee armature a taglio in analogia a quanto previsto al punto 5.3.2 del D.M. per le travi. Questa circostanza risulta ovviamente molto onerosa quindi usual- mente si evita che la tensione tangenziale nei travetti superi la tey mediante uno. 9 pid dei seguenti provvedimenti: aumento della larghezza del travetto; inserimento di adeguate zone piene; aumento dell'altezza del solaio. Pu ritenersi accettabile prevedere armature a taglio (essenzialmente staffe) solo per solai gettati in opera di luce notevole e/o sottoposti a carichi elevati. Si mette in evidenza che i ferri piegati talvolta previsti nei travetti non hanno a funzione di assorbire sforzi taglianti, ma quella di deviare le armature dalla zona mferiore a quella superiore. Qualora si volessero considerare come armatura a ta- gio andrebbero disposti ovviamente in prossimita degli appoggi (zone di taglio massimo) e dovrebbero essere integrati da staffe nei quantitativi minimi previsti al punto 5.3.2 del D.M. 2.5.4 Armature di ripartizione Nei casi indicati al punto 7.1.4.6 del D.M. e dettagliatamente analizzati al punto 2.5.6 del presente capitolo occorre prevedere un’armatura di ripartizione che pud essere costituita da: - armature disposte nella soletta superiore; - travetti ortogonali alla tessitura del solaio. In genere l’'armatura della soletta @ costituita da ferri dritti, disposti ortogonal- mente ai travetti del solaio, nei quantitativi richiesti dalle norme (20% di quella longitudinale disposta nell’intradosso del solaio, con un minimo di 36/m). E fre- quente l’impiego, in luogo dei ferri dritti, di reti elettrosaldate a maglia quadrata. E consigliabile disporre nella soletta superiore, anche nei casi non espressa- mente indicati dalle Norme, un’armatura seppure modesta avente anche la fun- zione di ridurre gli effetti del ritiro del calcestruzzo. In tutti i casi in cui si disponga un’armatura nella soletta superiore si dovra evitare che essa venga a contatto con i blocchi di alleggerimento e quindi non sia adeguatamente protetta. Per raggiungere tale scopo si impiegano idonei di- stanziatori. 2.5.5 Sbalzi La struttura degli aggetti (sbalzi), viene usualmente realizzata: - a soletta piena (vedi fig. 2.34); 38 | solai a) b) Fig. 2.34 Sbalzi a soletta piena. a) con intradosso inclinato; b) con intradosso orizzontale. Fig. 2.35. Sbolzo alleggerito con soleta superiore. Fig. 2.36 Sbolzo alleggerito con soletta inferiore. — alleggerita con soletta superiore (vedi fig. 2.35); — alleggerita con soletta inferiore (vedi fig. 2.36). La soluzione riportata nella figura 2.34 a) viene oggi in genere impiegata per luci modeste (ad es. cornicioni). Limpiego, frequente nel passato, di questa soluzione con intradosso inclinato per limitare limpiego di materiali e contenere il peso dello sbalzo, & oggi in di- suso. Per ridurre il peso proprio dello sbalzo si ricorre all’impiego di blocchi di al- leggerimento (vedi figg. 2.35 e 2.36). La soluzione di pid frequente impiego é quella riportata nella figura 2.35. Qualora le verifiche delle tensioni di compressione per le sezioni a ridosso della zona priva di alleggerimenti conducano a valori inaccettabili, occorrera aumentare Armature e particolari costruttivi 39 Tampiezza di tale zona. Quando questa risultasse eccessiva sara preferibile ricor- rere alla soluzione indicata nella figura 2.36. Questa soluzione @ staticamente pitt logica perché prevede la soletta disposta in zona compressa, tuttavia presenta alcune difficolta costruttive quali quella di dover posizionare i blocchi di alleggerimento su un getto fresco di calcestruzzo. In entrambe le soluzioni con blocchi di alleggerimento @ opportuno prevedere un cordolo opportunamente armato nella zona di estremita dello sbalzo. Si mette in evidenza la necessita di verificare, per sbalzi di luce notevole, anche Tentita delle deformazioni (di natura elastica e viscosa) potendosi in sede costrut- tiva prevedere adeguate controfrecce. Il problema delle deformazioni acquista particolare importanza qualora insistano, sugli sbalzi, tamponature (bow-window). In questo caso una soluzione consigliabile é quella di collegare alle estremita gli sbalzi ai vari piani in maniera da evitare dif- ferenti deformazioni tra di essi e conseguenti distacchi delle tamponature. Un inconveniente che si verifica frequentemente é la formazione di lesioni in corrispondenza dall'innesto dei parapetti in muratura alle tamponature. Queste le- sioni, essenzialmente dovute alle deformazioni viscose dello sbalzo, possono es- sere evitate realizzando un giunto od’ un vero e proprio distacco in corrispondenza della sezione suddetta. In relazione alla tessitura delle strutture dello sbalzo ri- spetto a quella del solaio retrostante si possono individuare le seguenti tipologie: - con tessitura continua; — senza continuita di tessitura. Se ne illustrano di seguito le relative caratteristiche. Sbalzi in continuita In questo caso i travetti dello sbalzo sono orditi in continuita con quelli della campata di solaio retrostante. Le disposizioni classiche delle armature sono riportate nelle figure 2.37 e 2.38. La soluzione con ribassamento si realizza in genere qualora si voglia ottenere una differente quota tra il pavimento finito interno e quello esterno sullo sbalzo Zone _piene Travetto_armato ————— \ di bordo / ae 7 Cty TTT Fig. 2.37 Sbaizo in continvita senza ribassamento. 40 | solai Zone _piene Travetto_armato di bordo CTT ee a F Laterizio Fig. 2.38 Sbalzo in continuita con ribassamento. Probabile_sezione di rottura Armatura a torsione della trave Fig. 2.39 Sbalzo non in continuité con ribassamento. Armature e porticolari costrutivi 41 (per evitare infiltrazioni d’acqua) o se lo spessore dei materiali di finitura impiegati nello sbalzo é maggiore di quello all'interno (per la realizzazione di pendenze). Sbalzi senza continvita di tessitura In questo tipo di struttura il momento flettente, presente sullo sbalzo in corri- spondenza della sezione di incastro con la trave di bordo, sollecita flessionalmente il solaio a ridosso della trave (tessuto parallelamente ad essa). Esso determina uno sforzo di trazione al lembo superiore del solaio ed uno uguale di compressione al lembo inferiore. La trazione impegna le armature su- periori trasversali all’orditura del solaio, la compressione sollecita gli elementi pre- senti all’intradosso del solaio, controsoletta o laterizio. Qualora gli elementi resistenti non siano in grado di assorbire tali sollecitazioni, la flessione si trasforma in momento torcente applicato lungo la trave. In questo caso la stabilita delle strutture risulta garantita qualora la trave sia adeguatamente dimensionata per la torsione e ugualmente lo siano gli elementi che vincolano agli estremi la trave. | I Para ar ar 7 Tou Ww ot on dt Lou Ww one a L4LILI) dl rarcara wo 1iou i ol Pion Ww wi LILILILILIU PAPA AP IP AA Pouou dow uy 1 Mm ou now LILILI! ot Parana tok tuo uw tal Hou a teat LILILILILIU I I i I I I I JLILILALIJLILALILIL AL IL ALILI r Lb T Lu rr L r Lu rc u r Lu rr & 7 L io Lb rm tL r Lu r L r Lu r PAP IP IP AP Ar fig. 2.40 Sbalzo non in continuitd, con ribassamento, e travetti ortogonali alla tessitura del solaio retrostante. 42 | solai Questa soluzione, illustrata nella figura 2.39, pur essendo staticamente valida pud comportare sgradevoli linee di distacco in corrispondenza della zona di attacco tra solaio e trave. Cid si verifica specialmente nelle seguenti circostanze: — sbalzi di luce notevole; — sensibili rotazioni della trave portante; — solaio retrostante di altezza modesta In relazione a cid € pil opportuno adottare soluzioni in cui il solaio a ridosso della trave sia in grado di sopportare le sollecitazioni indotte dallo sbalzo. A tal fine una soluzione che pud essere impiegata @ quella riportata nella figura 2.40 In questa soluzione si realizzano dei travetti ortogonali alla tessitura del solaio ad interasse non superiore a 1.20 + 1.50 m, e lunghezza tale da impegnare almeno tre travetti (vedi fig. 2.41). La trave risulta sollecitata a torsione nei campi compresi tra i travetti suddetti Essa @ inoltre sollecitata in dipendenza della sua rigidezza torsionale rispetto a quella flessionale del solaio retrostante. In generale queste ultime sollecitazioni sono modeste perché la rigidezza tor- sionale della trave € assai inferiore a quella flessionale dei travetti ad essa orto- gonali. Ipotizzando nulla la rigidezza torsionale della trave, lo schema di calcolo cor- retto per la determinazione delle sollecitazioni nei vari elementi (trave di bordo, travetti ortogonali e paralleli alla trave) @ quello riportato nella figura 2.42. In cui R1=Rigidezza flessionale della trave di bordo in corrispondenza del travetto in esame. R2=Rigidezza flessionale dei travetti paralleli alla trave in corrispondenza del travetto in esame. Qualora non si ritenesse necessario impiegare il suddetto modello di calcolo, per sbalzi di modesta importanza si potranno adottare i seguenti criteri semplifi- cativi: — i travetti ortogonali alla trave saranno dimensionati in modo da assorbire le sol- lecitazioni derivanti dallo sbalzo nell'interasse tra di esse; Fig. 2.41 Particblare armatura travetto ortogonale alla tessitura del solaio. Armature € particolari costruttivi 43 { p+q 7 Pp Travetto 3 3 3 3 R2 R2 R2 R1 Fig. 2.42 Modello di calcolo per sbalzo non in continuita ~ per la trave occorrera considerare un incremento dei carichi verticali, dovuti al solaio, pari a circa il 60 + 70%; - i travetti paralleli alla tessitura della trave subiscono una inversione delle sol- lecitazioni flessionali e quindi richiedono, anche in campata armature disposte all’estradosso. 2.5.6 Accorgimenti costruttivi in presenza di accentuati funzionamenti trasversali Si verificano sensibili effetti trasversali quando sono presenti: a) variazioni significative dei carichi agenti su un travetto rispetto a quelli conti- gui; ) variazioni non trascurabili di rigidezza tra elementi contigui. r tl Wo ll nou {i il Wow Woy I Hou Woy I ou tay tl fo Way Ul Von WW yy lit Travetti_con differenti noPararar “Ht luel libere dinflessione ou out ENT i ik it! Nou op oar oad aoa Eh tT {1 Hou oh thou Wow oi ow ue ul I! il WoW Wt ou ut pi tt eee ea eo a SILSL LILLE LLL LI! Fig. 2.43 Accentuati funzionamenti trasversali - Solai contigui con differenti luci libere di infles- sione. a4 | solai Probabile formazione / di lesioni Fig. 2.44 Accentuati funzionamenti trasversali - Brusche variazioni di altezza tra solai contigui. Il caso a) si ha in presenza di: — tramezzature di peso notevole, come ad esempio quelle divisorie tra apparta- menti, disposte parallelamente alla tessitura dei travetti; ~ variazioni sensibili dei carichi applicati su zone contigue di solaio dovute ad esempio a differenti destinazioni d’uso (carichi accidentali sensibilmente diversi) © a carichi permanenti notevolmente diversi. Tl caso b) si presenta qualora: — solai contigui abbiano differenti luci libere di inflessione o diverso funziona- mento statico (vedi fig.2.43); — siano presenti nel solaio brusche variazioni di altezza come ad esempio in pre- senza di zone ribassate (fig. 2.44); — i travetti del solaio siano paralleli ad elementi dotati di notevole rigidezza come travi emergenti (fig. 2.45) — i travetti siano paralleli ad una parete in c.a. (vedi fig. 2.46). In presenza delle situazioni sopra evidenziate @ opportuno prevedere accurati accorgimenti che consistono essenzialmente: — nell'aumento delle armature trasversali di ripartizione; — nella predisposizione di travetti ripartitori adeguatamente armati (vedi fig. 2.47); — nell’aggiunta di armature superiori disposte ortogonalmente alla tessitura colle- gate all’elemento di maggior rigidezza e/o nell'aggiunta di idonee zone piene (vedi figg. 2.48 2.49); — nell’aumento delle armature longitudinali dei travetti posizionati nella zona di transizione; — nella predisposizione di travetti supplementari di rinforzo nelle zone interessate (vedi fig. 2.47). Probabile_formazione di lesioni Fig. 2.45 Accentuati funzionamenti trasversali - Travetti paralleli ad elementi di notevole rigidezza. Probabile formazione di lesioni Fig. 2.46 Accentuati funzionamenti trasversali - Travetti paralleli ad una parete in c.a. Arararara ars mow WoW te yoy Th a Hon Wt 1 travetis! 11 1 TAL UDP f LL tt SLILILIL AS mariana ae ae ae art non om mom non Pea eae Wow a Wm ode om gh th dh Tt How Wo a ow at ut I i Hy iH \ Ht {I Déppia trdvetts a Hot i HOI UL 1, di rinforze rio ou ul noon og Wee th Wo gto moth LaLsgLiLtILILIbLIba LILILIL Fig. 2.47 Accorgimenti cosiruttivi nel caso di solai contigui con differenti luci libere di inflessione: travetti ripartitori e travetti supplementari di rinforzo. Armatura aggiuntiva Zona piena Fig. 2.48 Accorgimenti costruttivi nel caso di travetti con brusche variazioni di altezza: zone pie- ne ed aggiunta di armature trasversali. 46 | solai Armatura aggiuntiva Fig. 2.49 Accorgimenti costruttivi nel caso di travetti paralleli ad elementi di notevole rigidezza: zone piene ed aggiunta di armature trasversali. 2.5.7 Connessioni di elementi prefabbricati con i getti in opera Di seguito si riportano i dettagli costruttivi dei pid usuali collegamenti tra ele- menti prefabbricati e getti in opera. Nella soluzione riportata nella figura 2.50 l'armatura della lastra é tagliata sul bordo della stessa, @ quindi necessario predisporre un'armatura aggiuntiva di an- coraggio. L'armatura deve essere in grado di assorbire almeno uno sforzo di trazione pari al taglio. Nel caso della figura 2.51 le armature della lastra fuoriescono della lunghezza necessaria a garantire l'ancoraggio. Nodo tra solai con travetti prefabbricati e travi Le armature disposte nel fondello in laterizio devono fuoriuscire ed assicurare Vancoraggio. Qualora non risultasse agevole prolungare le armature del travetto é necessario disporre in opera idonee armature di ancoraggio come illustrato per le lastre prefabbricate (vedi fig. 2.52). Nedo travetti in c.a.p. con travi Lancoraggio dei travetti in c.a.p. al getto della trave si ottiene inserendo il tra- vetto nel getto della stessa per una lunghezza L tale da assicurare la trasmissione per aderenza dello sforzo di taglio tra il travetto in c.a.p. ed il getto della trave (vedi fig. 2.53). Tale lunghezza deve essere ad esempio — per travetti 9X12 L2=1/140 — per travetti 1314 L=T/200 in cui: T=sforzo di taglio espresso in kg L=lunghezza di ancoraggio espressa in cm y H H H y 4 4 4 4 y y A A A A A 4 4 A of A A A A Armatura_aggiuntiva ‘di ancoraggio b) SEZIONE 1-1 Armatura_aggiuntiva di ‘ancoraggio (una barra a travette) — armatura (superiore iLastra Armatura_nella + Tastra |Cassaforma Fig. 2.50 Nodo lastre prefabbricate con travi a spessore - Le armature delle lastre sono interrotte al bordo della stessa ed armature aggiuntive di ancoraggio. Nodo di colmo Nelle coperture a due o pid falde piane, qualora non siano impediti gli spo- stamenti degli appoggi, la luce libera d’inflessione coincide con Ia distanza tra gli assi degli appoggi. Pertanto risultando tese le fibre inferiori in campata € neces- sario operare nelle zone di colmo un idoneo ancoraggio delle armature come il- lustrato in figura 2.54. 48 | solai a) PIANTA Stoffe Armatura_ della lastra Armatura_nelia Jastra Cassaforma Pach} Fig. 2.51 Nodo lastre prefabbricate con travi emergenti - Le armature della lastra fuoriescono dalla stessa e si ancorano nella trave. E comunque buona norma prevedere anche armature superiori per tener conto di possibili inversioni dei momenti conseguenti alla non completa eliminazione della spinta. Travetti di ripartizione con elementi prefabbricati In presenza di nervature di solaio realizzate con elementi prefabbricati, come ad esempio travetti in c.a.p. o lastre piane con tralicci, i travetti ripartitori vengono Armature e porticolori costrutivi 49 VASES ASEAN, EAISIISIEANSISISA RARER Fig. 2.53 Nodo solaio con travetti prefabbricati in c.a.p. e travi a spessore. } staffe; b) armature di ancoraggio. 50 | solai Armature da prevedere nel caso di non completa eliminazione della spinta Fig. 2.54 Nodo di colmo delle coperture a falde piane. realizzati con un’altezza inferiore a quella complessiva del solaio per la pratica impossibilita di attraversare l’elemento prefabbricato. Nella figura 2.55 si illustra il caso di un travetto di ripartizione su un solaio realizzato con travetti prefabbricati in c.a. Collegamento solai a pannelli piani precompressi con travi L'appoggio di pannelli di solaio in c.a.p. alle travi deve essere non inferiore a 10 cm. Inoltre @ necessario disporre delle armature aggiuntive nei getti di collegamento posizionate o in asole appositamente realizzate o nelle nervature tra elementi con- tigui come illustrato nelle figure 2.56 e 2.57. Travetto ripartitore— Fig. 2.55 Travetto di ripartizione con travetti prefabbricati in c.a.p. Elemento di chiusura fori Getto in opera Pannello_in_c.a.p. Armatura di collegamento b) Fig. 2.56 Collegamento solai a pannelli piani precompressi con pareti a} armature di connessione con due pannelli; b) armature di connessione con un unico pannello. Getto in opera _——Pannelio_ in c.a.p. o> Elemento di chiusura fori Puntello Fig. 2.57 Collegamento solai a pannelli piani precompressi con travi. 52 | solai 2.5.8 Solai con ribassamenti Negli usuali edifici per abitazioni e uffici l'estradosso dei solai viene realizzato ad una quota inferiore di 5+8 cm rispetto a quella del pavimento finito. Tale differenza risulta definita dallo spessore dei materiali impiegati per la fi- nitura (massetto, pavimentazione, ecc.). In alcune zone limitate tale spessore pud non essere sufficiente in relazione a maggiori spessori previsti per i materiali di finitura o per il passaggio a pavimento di tubazioni (es. nei bagni). In questi casi generaimente si riduce localmente lo spessore del solaio impie- gando ad esempio blocchi di alleggerimento di minore altezza. Qualora la zona interessata al ribassamento abbia limitata estensione non si ef- fettua il calcolo delle sollecitazioni tenendo conto delle ridotte caratteristiche iner- ziali, ma si eseguono le verifiche considerando solamente la minore altezza del solaio. Ove sia necessario si procede ad adeguati aumenti delle armature. Occorre fare attenzione nella disposizione delle eventuali armature superiori (vedi fig. 2.58) e disporre sul perimetro della zona interessata travetti di ripartizione. Zona _ribassata | Travetti_di ripartizione Fig. 2.58 Solai con ribassamenti. Nei casi in cui il ribassamento richiesto non risulta staticamente accettabile si imposter il solaio ad una quota inferiore. Frequentemente tale situazione si ve- rifica in corrispondenza dei balconi laddove to spessore necessario per le pen- denze richieda notevoli ribassamenti. 2.5.9 Fori Il progetto esecutivo delle strutture deve prevedere tutte le forature necessarie per il passaggio di impianti, di canalizzazioni e di eventuali elementi di comuni- cazione verticale (es. ascensori, monta-carichi ecc.). Cid & necessario per evitare che soluzioni improvvisate in corso d’opera arrechino danno agli elementi por- tanti. Forature di piccole dimensioni (quali quelle generalmente impiegate per gli impianti elettrici e per quello idrico-sanitario), disposte in modo da non interessare i travetti dei solai, non necessitano normalmente di particolari accorgimenti. Forature di maggiori dimensioni o che interessano uno o piti travetti del solaio richiedono invece idonei provvedimenti. Le soluzioni pit frequentemente adottate sono riportate nelle figure 2.59 e 2.60. Armoture © porticolari costuttivi Travetti_di_bordo marcaca ot Wo Wo ed wi tH yuu Tn ow ou LULL * Doppio travetto Fig. 2.59 Disposizione travetti in corrispondenzo di forature senza inversione di tessitura. a 0 mrearar Pe HA Le | Le yur it iro } iow ot ! SoU fesse = I oil Ly Travetto_di_b Woo ow tesa Woot out tone out ton i LHL Lavi Travetti_rinforzati Fig. 2.60 Disposizione travetti in corrispondenza di forature con inversione di tessitura. 53 54 | solai Nella soluzione illustrata in figura 2.59 si € mantenuta inalterata la tessitura pre- vista per il solaio. I travetti rinforzati sui bordi del foro, paralleli alla tessitura del solaio, devono essere dimensionati considerando agenti su di essi le reazioni dei travetti sostenenti le zone di solaio interrotte. I travetti ortogonali alla tessitura del solaio possono essere dimensionati consi- derando un modello di calcolo a trave appoggiata sui travetti di rinforzo. Quando il foro interromperebbe molti travetti € consigliabile orientare la tessi- tura secondo il lato pid lungo come illustrato in figura 2.60. In questo caso i travetti di rinforzo, paralleli alla tessitura principale del solaio, devono essere dimensionati per portare il carico della striscia di solaio di com- petenza. In entrambe le soluzioni @ opportuno prevedere idonee staffature nei travetti di rinforzo per assorbire le sollecitazioni taglianti e torcenti che si generano lungo i travetti stessi. ° Per fori di maggiore importanza o in presenza di carichi notevoli pud essere necessario ricorrere, sul perimetro del foro, a vere e proprie travi emergenti. Capitolo 3 LE TRAVI .1 GENERALITA Le travi sono elementi strutturali monodimensionali (aventi una dimensione pre- valente sulle altre), generalmente ad asse orizzontale, che trasferiscono i carichi dei solai agli elementi portanti verticali. Le travi possono essere classificate in relazione alla loro altezza e posizione ri- spetto al solaio o in relazione alle modalita di realizzazione. Per altezza e posizione rispetto al solaio esse possono essere distinte in: a) travi emergenti: (travi intradossate) sono le travi aventi altezza maggiore di quella del solaio sporgenti al di sotto dell’intradosso dello stesso (vedi fig. 3.1 a; 6) travi a spessore: sono quelle interamente contenute nello spessore del solaio (vedi fig. 3.1 B); © travi estradossate: sono quelle aventi altezza maggiore di quella del solaio ma sporgenti al di sopra dell’estradosso dello stesso (vedi fig. 3.1 ©. Di seguito si riportano le ragioni che rendono opportuno l’impiego dei vari tipi di travi nonché i principali vantaggi e svantaggi derivanti dalla loro utilizzazione. a) b) c) fig. 3.1 Classificazione delle travi per altezza e posizione rispetto al solaio. a} sezione di una trave emergente {intradossata); b} sezione di una trave a spessore di solaio; ¢) sezione di una trave estradossata. 56 le travi Le travi emergenti possono essere impiegate in luogo di quelle a spessore ogni qualvolta non sia richiesta una superficie piana di intradosso dellimpalcato. E invece praticamente indispensabile adottare questo tipo di travi o quelle estra- dossate in presenza di luci considerevoli e/o di carichi notevoli Esse presentano rispetto alle travi a spessore i seguenti vantaggi -ridotta deformabi in relazione al loro maggiore momento di inerzia; —buon sfruttamento dei materiali in virtti dell’elevato valore del braccio delle forze interne; —capacita di conferire maggiore rigidezza all'intero sistema strutturale, costituito dalle travi e dai pilastri, riducendo considerevolmente le deformabilita di questi ultimi in presenza di azioni orizzontali. Per contro esse richiedono maggiore impiego di casseforme ed anche maggiori oneri di manodopera. Le travi a spessore evitano riduzioni, seppur locali, dell'altezza dell’interpiano e permettono Ia realizzazione di impalcati con superfici di intradosso piane con evi- denti vantaggi dal punto di vista architettonico. Le travi estradossate possono essere impiegate quando sia richiesta una super- ficie di intradosso piana e siano presenti luci considerevoli ¢/o carichi notevoli. Occorre ovviamente verificare che non sussistano impedimenti di carattere arcl tettonico all’estradosso del solaio; esse sono in genere impiegate solo in talune coperture 0 in corrispondenza del perimetro delledificio, sempre che non siano presenti aperture per l’accesso, ad esempio, a terrazzi o balconi. Esse presentano i medesimi requisiti delle travi emergenti ma hanno l'incon- veniente di richiedere l'esecuzione del getto in due fasi (prima fase - fino all’e- stradosso del solaio, seconda fase - getto di completamento) con i problemi re- lativi alle riprese di getto. Per modalita di realizzazione le travi possono essere distinte in: @) travi interamente eseguite in opera (vedi fig. 3.D; 6) teavi prefabbricate: costruite in stabilimento od a pié d’opera e successiva- mente montate in opera (vedi fig. 3.2 @); ©) travi semiprefabbricate, parzialmente prefabbricate e completate con getti in opera (vedi fig. 3.2 B). Le travi gettate in opera presentano rispetto alle travi prefabbricate una mag- Trave prefabbricata Getto di completamento in opera Trave_prefabbricata a) b) Fig. 3.2 Classificazione delle travi per modalité di realizzazione. } sezione di una trave prefabbricata; b) sezione di una trave semiprefabbricata. Normativa 57 giore adattabilita alle pid svariate esigenze di ordine architettonico e permettono una migliore connessione con gli altri elementi strutturali (solai, pilastri e pareti in c.a.). Quando le strutture presentano caratteristiche di ripetitivita pud essere conveniente l'impiego di elementi prefabbricati che permettono un buon ri di manodopera e dei tempi di esecuzione. Inoltre, in relazione alla possibilita esecuzione in stabilimento, é possibile prevedere l’impiego di calcestruzzo avente resistenze caratteristiche anche assai elevate. Le travi semiprefabbricate presentano in misura piti contenuta gli stessi vantaggi e svantagggi delle due tipologie precedentemente descritte ¢ la scelta di tali ele- menti viene spesso condizionata da fattori economici del momento e dell’appalto. 3.2 NORMATIVA Si riportano di seguito i paragrafi pid significativi dei seguenti punti del D.M. 142-92 con commenti a margine ove necessario: 3. NORME DI CALCOLO: metodo delle tensioni ammissibili 3.1 CEMENTO ARMATO NORMALE 5.3. REGOLE PRATICHE DI PROGETTAZIONE Regole specifiche per strutture in cemento armato normale 6.1 NORME DI ESECUZIONE Cemento armato normale Si rimanda al testo integrale per una lettura completa. TESTO NORMATIVA COMMENTI 3 Norme di calcolo: metodo delle tensioni ammissibili Le azioni sulla costruzione devono essere cu- mulate secondo condizioni di carico tali da ri- sultare pit sfavorevoli ai fini delle singole ve- rifiche, tenendo conto della probabilita ridotta di intervento simultaneo di tutte le azioni con | 4 rispettivi valori pitt sfavorevoli, come consen- tito dalle norme vigenti. | 3.1 CEMENTO ARMATO NORMALE 31.1 METODO DELLE TENSIONI AMMISSIBILI Le tensioni del conglomerato compresso e \ dell'armatura sono calcolate prescindendo dal / contributo a trazione del conglomerato, assu- | mendo come area della sezione resistente quel- 58 le travi la corrispondente al conglomerato compresso ed alle aree metalliche tese e compresse affette dal coefficiente convenzionale di omogeneiz- zazionen = 15. Il calcolo delle sezioni resistenti deve essere eseguito con i metodi della scienza delle co- struzioni basati sull ipotesi dell’elasticita linea- re dei materiali. 31.2 VARIAZIONI TERMICHE E RITIRO Ove necessario si considerera l'influenza della variazione termica pitt sfavorevole in relazione alla temperatura ambiente durante lesecuzione dell opera tenendo anche conto dell'influenza della viscosita del conglomerato cementizio; nei casi ordinari in mancanza di dati piti precisi, Tinfluenza degli scarti termici e della viscosita sul regime di sollecitazione potra essere valutata con- venzionalmente considerando, in regime elastico, Tinfluenza di scant stagionali rispetto alla tempe- ratura media locale, di +15°C per le opere diret- tamente esposte alle azioni atmosferiche, e di +10 °C per le opere non direttamente esposte. In generale la variazione di temperatura po- tra essere considerata uniforme per tutte le membrature di una costruzione, tranne quan- do siano prevedibili differenze sensibili di tem- peratura tra i singoli elementi Quando per una stessa membratura esistano variazioni di temperatura diverse in corrispon- denza dell’intradosso e dell’estradosso, si am- metiera in generale una distribuzione della variazione di temperatura di tipo lineare. 31.3 TENSIONI NORMALI DI COMPRESSIONE AMMISSIBILI NEL CONGLOMERATO Tenute presenti le prescrizioni contenute nel punto 5.2.1, le tensioni ammissibili 7, vengo- no definite in base alla formula sotto indicata, con riferimento alla resistenza caratteristica a 28 giorni Ri, tenuto anche presente quanto di- sposto nel punto 1 dell’Allegato 2. 4 Ra tS (Nimm*) 4 Ra [a,x 60+ fee Cheaper) I valori di @., sopraindicati valgono per tra- vi, solette e pilastri soggetti a flessione o pres- soflessione. ‘Nelle solette di spessore minore di 5 cm le tensioni ammissibili sono ridotte del 30%. Per tener conto della viscosita si usa conside- rare per il calcestruzzo un modulo elastico ri- dotto ad un terzo. Pud essere a volte opportuno considerare un salto termico maggiore per il solaio di coper- tura, direttamente esposto alle azioni atmosfe- riche, di quello adottato per gli altri solai Si riportano di seguito le tensioni normali am- missibili per calcestruzzi aventi le resistenze ca- ratteristiche pid frequentemente utilizzate Re oe (kgf/cm?) (kgf/cm?) 200 72.5 250 85 300 97.5 350 110 400 122.5 450 135 Generalmente per le strutture eseguite in opera Normativa 59 Nelle travi a T con soletta collaborante la tensione ammissibile @ ridotta — del 30% per soletta di spessore s<5 cm; — del 10% per soletta di spessore s=5 cm. 31.4 TENSIONI TANGENZIALI AMMISSIBILI NEL CONGLOMERATO Non é richiesta la verifica delle armature al taglio ed alla torsione quando le tensioni tan- genziali massime del conglomerato, prodotte da tali caratteristiche di sollecitazione, non supe- rano i valori di Teo ottenuti con lespressione: RaW 15 Fepm 04422 (wimn?) Frco™ ee Chapfem)} Nella zona ove le tensioni tangenziali supe- ran0 Fco gli sforzi tangenziali devono essere integralmente assorbiti da armature metalli- che, affidando alle staffe non meno del 40% dello sforzo globale di scorrimento, La massima tensione tangenziale per solo ta- glio non deve superare il valore: . = 15 Fore 14+ fas (mn?) fia= 14 ae (hoffc)) Gili stessi valori sono ammessi nelle seziont di attacco delle ali all'anima di travi a T 0 a cas- sone. Nel caso di sollecitazione combinata di ta- &lio e torsione 7; pud essere aumentato del 10%. Le tensioni tangenziali di aderenza delle barre, nell'ipotesi di ripartizione uniforme, non devono superare i valori sottoindicati. ~ Barre tonde lisce: Fy 1.5 Feo - Barre ad aderenza migliorata: 7= 3.0 Feo 3415 TENSIONI AMMISSIBILI NEGLIACCIAIIN BARRE TONDE LISCE Omissis 3.1.6 TENSIONI AMMISSIBILI NEGLI ACCIAI IN BARRE AD ADERENZA MIGLIORATA Per le barre ad aderenza migliorata si de- vono adottare le tensioni ammissibili indicate nel prospetto 7. si impiegano calcestruzzi con resistenza caratte- ristica compresa tra 250 € 300 kg/cm’, Resisten- ze caratteristiche maggiori vengono previste per manufatti eseguiti in stabilimento. : Si riportano di seguito le tensioni tangenziali Teo © Fe: per calcestruzzi aventi le resistenze carat- teristiche pid frequentemente utilizzate Ree Teo. Fer (kgf/cm?) (kgf/cm?) (kgf/cm?) 200 47 15.4 250 53 16.9 300 6 18.3 350 67 19.7 400 73 211 450, 8 22.6 Tali tensioni devono essere congruamente dotte, sino al 50%, nei casi indicati al punto 5.3.3. 60 le travi Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata PROSPEITO 7 Tipo di acciaio Fe B 38k Fe B 44k @ Nimm* 215 255 Ikgficn?__2200 2600) Per strutture in ambiente aggressivo, si dovra effettuare la verifica di fessurazione. Al fine di garantire la durata delle opere si dovra con- trollare lo stato di fessurazione (ad esempio se- condo metodi paragonabili a quelli previsti al punto 4.24). Omissis 5.3 REGOLE SPECIFICHE PER STRUTTURE IN CEMENTO ARMATO NORMALE 5.31 ARMATURA LONGITUDINALE Nelle strutture inflesse in elevazione Ia per- centuale di armatura longitudinale, nella zona tesa, riferita all’area totale della sezione di con- glomerato, non deve scendere sotto lo 0.15 per barre ad aderenza migliorata e sotto lo 0.25 per barre lisce. Tale armatura deve essere conve- nientemente diffusa. In presenza di torsione si dovra disporre al- meno una barra longitudinale per spigolo e co- munque Vinterasse fra le barre medesime non dovra superare 35 cm. Allestremita delle travi deve essere disposta una armatura inferiore, convenientemente an- corata, in grado di assorbire, con le tensioni ammissibili di cui ai punti 3.1.5. e 3.1.6, uno sforzo di trazione uguale al taglio. 53.2 STAFFE Nelle travi si devono prevedere staffe aventi sezione complessiva non inferiore a 0.10 B* cm/ m, essendo B° la larghezza corrispondente a T=Tc9 con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non superiore a 0.8 volte Val- tezza utile della sezione. 1 quantitativi di armatura minimi richiesti de- rivano dalla necessita di evitare delle roture di tipo fragile che potrebbero verificarsi, nell’even- tualita di sollecitazioni maggiori di quelle pre- viste, nei casi in cui il momento ultimo della se- zione nel I stadio (Sezione interamente reagen- te) risulti maggiore di quello della sezione nel IL stadio. Le armature d'angolo devono essere disposte per trasmettere le forze di compressione, agenti nelle bielle dei tralicci, individuabili sul contorno estemo della sezione, secondo il modello ipo- tizzabile nel calcolo a torsione. Linterasse massimo delle barre richiesto ha lo scopo di limitare le fessurazioni. Questa prescrizione é legata alla schemati zazione “a traliccio” di Mérsch nella quale il cor- rente inferiore @ sollecitato in corrispondenza dell'appoggio da uno sforzo di trazione pari al taglio ivi presente. Questa prescrizione recentemente introdota stabilisce una correlazione tra le staffe ¢ le ten- sioni tangenziali Tey ammissibili nella trave (vedi es. pag. 88). Per altezza utile della sezione si intende la di- stanza del baricentro delle armature tese dal lembo compresso. Normative 61 In prossimita di caricbi concentrati o delle zone d’appoggio, per una lunghezza pari al- Valtezza utile della sezione da ciascuna parte del carico concentrato, il passo delle staffe non dovra superare il valore 12p,, essendo @ il dia- metro minimo dell’armatura longitudinale. In presenza di torsione dovranno disporsi nel- le travi staffe aventi sezione .complessiva, per metro lineare, non inferiore a 0.15 b cm per staffe ad aderenza migliorata e 0.25 b cnt per staffe lisce, essendo b lo spessore minimo dell’a- nima misurata in centimetri. Inoltre il passo delle staffe non dovra superare 1/8 della lun- ghezza della linea media della sezione anulare resistente e comunque 20 cm. Le staffe devono essere collegate da apposite armature longitudinal. - 5.33 ANCORAGGIO DELLE BARRE Le barre tese devono essere prolungate oltre la sezione nella quale esse sono soggette alla mas- sima tensione in misuia sufficiente a garantirne Vancoraggio nell ipotesi di ripartizione uniforme delle tensioni tangenziali di aderenza. Con le stesse modalita si dovra inoltre verificare che Fancoraggio sia garantito al di la della sezione @ partire dalla quale esse non vengono pin pre- se in conto, con riferimento alla tensione effet- tiva ivi agente. I valori di 7, indicati al punto 3.1.4. si ap- plicano a barre ancorate in zona di conglo- merato compatto utilmente compressa ai fini dell'ancoraggio (barre ancorate nella meta in- feriore della trave 0 a non meno di 30cm dalla ‘superficie superiore del getio 0 da una ripresa ed allontanate dal lembo teso, oppure barre in- clinate non meno di 45° sulle traiettorie di com- pressione), Altrimenti si dovranno considerare congrue riduzioni ( fino al 50% dei valori in- dicati). Questa prescrizione @ intesa ad ottenere un valido sostegno delle barre longitudinali che so- stengono le diagonali compresse. Per la definizione di sezione anulare resisten- te si rimanda al punto 3.35 del presente testo. Si fa notare che tali prescrizioni possono non essere sufficienti a determinare la corretta lun- ghezza delle barre. Infatti nelle zone in cui la variazione del momento @ piccola (sezioni di campata in prossimita del momento massimo) la lunghezza delle barre interrotte pud essere con- dizionata dal controllo della lunghezza di ade- renza in una sezione intermedia tra quella dove dette barre sono soggette alla massima tensione € quella nella quale esse non sono pid prese in conto. Laderenza delle barre al calcestruzzo @ con- dizionata dalla posizione delle barre all'atto del getto del calcestruzzo nonché dallo stato tensio- nale presente in esercizio nella zona di anco- raggio. I valori della 7, indicati al punto 3.1.4 si ap- plicano alle barre che sono: allontanate dal lembo teso; inclinate non meno di 45° sulle traiettorie di compressione (quindi per travi orizzontali: mi- nore di 45° sulforizzontale); —ancorate nella meta inferiore della trave, ma a non meno di 30 cm dalla superficie superiore del getto o da una ripresa. Nella figura 3.3 si evidenziano alcuni esempi di zone di ancoraggio favorevole. Si pone attenzione al fatto che il valore della tensione tangenziale di aderenza va ridotta qua- lora non si ricada in uno dei casi citati, 62 le travi | — h/2 < 30 cm —+ h/2 | Zona a) fevorevole Le barre tonde lisce devono essere ancorate con uncini salvo che per barre sicuramente compresse. Gli uncini devono essere semicirco- lari con diametro interno non inferiore a 5 dia- metri e prolungati oltre il semicerchio di non meno di 3 diametri. Agli effetti dell'aderenza gli uncini cost ese- guiti possono essere assunti come equivalenti a 20 diametri. Nelle barre ad aderenza migliorata é am- messa la omissione degli uncini, ma V'ancorag- gio deve essere in ogni caso pari a 20 diametri con un minimo di 15 cm. Comunque, se pre- senti, gli uncini dovra.sno avere raggio interno pari almeno a 6 diametri e, ai fini dell'aderen- 2a, essi possono essere computati nella effettiva ‘misura del loro sviluppo in asse alla barra. Particolari cautele devono essere adottate ove i possono prevedere fenomeni di fatica e di sol- lecitazioni ripetute. 6 NORME DI ESECUZIONE 6.1 Cemento armato normale 61.1 IMPASTI Omissis favorevole b) Fig. 3.3 Individuazione delle zone d’anco- raggio favorevole. Si noti come nelle barre ad aderenza migliorata, a differenza di quelle tonde lisce, ladozione di uncini non comporta riduzione della lunghezza di ancoraggio. Normative 61.2 GIUNZIONI Le giunzioni delle barre in zona tesa, quan- do non siano evitabilt, si devono realizzare pos- sibilmente nelle regioni di minor sollecitazione, in ogni caso devono essere opportunamente sfal- sate. Le giunzioni di cui sopra possono effettuarsi mediante: ~ saldature eseguite in conformita alle norme in vigore sulle saldature. Devono essere accertate la saldabilita degli acciai da impiegare, come indicato al punto 2.2.6, nonché la compati- bilita fra metallo e metallo di apporto nelle posizioni 0 condizioni operative previste nel progetto esecutivo; ~ manicotto filettato; In presenza di giunzioni per sovrapposizione lo sforzo di trazione presente nelle barre si tra- smette da una barra all'altra mediante diagonali compresse di calcestruzzo (vedi fig. 3.4.). Sovrapposizione | Piagonati compresse | “di calcestruzzo | ¢ =te 0 «S664 |. 3.4 Giunzione per sovrapposizione - Meccanismo di trasmissione delle trazioni tra una barra e |'altra. Le diagonali compresse provocano nella zona di sovrapposizione degli sforzi di trazione in di- rezione ortogonale, Essi assumono il massimo valore in corrispondenza degli estremi delle bar- re (vedi fig. 3.5) Tensioni trasversali Tot Lunghezzo di sovrapposizione Fig. 3.5 Giunzione per sovrapposizione. An- damento delle tensioni trasversali. Se nella stessa sezione sono presenti pid giunzioni a distanza mutua trasversale minore di 10 volte il diametro delle barre, questi sforzi Possono assumere entita notevole causando il distacco del calcestruzzo di copriferro. Pertanto occorre sfalsare opportunamente le giunzioni. Nella figura 3.6 sono riportati esempi di giun- zioni per sovrapposizione con evidenziati i dia- grammi delle tensioni trasversali. — sovrapposizione calcolata in modo da assicu- rare Vancoraggio di ciascuna barra. In ogni caso la lunghezza di sovrapposizione in retto deve essere non minore di 20 volte il diametro e la prosecuzione di ciascuna barra deve es- sere deviata verso la zona compressa. La di- stanza mutua (interferro) nella sovrapposizio- ne non deve superare 6 volte il diametro. 64 Le travi 4) non opportuna sf=la | ctrl bth oq 1 1 I b) buona pee lo lo | °q ¢) ottima sf = sfalsamento della giunzione la =stunghezza di sovrapposizione Fig. 3.6 Giunzione per sovrapposizione - An- damento delle ten: trasversali per diversi tipi di giunzione. La disposizione richiede il controllo delle hun- ghezze di ancoraggio di ciascuna barra dal pun- to di inizio della giunzione (punti A fig. 3.7). A Li 2206 Fig. 3.7 Giunzione per sovrapposizione. Normative 65 61.3 BARRE PIEGATE Le barre piegate devono presentare, nelle pie- gature, un raccordo circolare di raggio non mi- nore di 6 volte il diametro. Gli ancoraggi de- vono rispondere a quanto prescritto al punto 533. 61.4 COPRIFERRO ED INTERFERRO La superficie dell’armatura resistente, compre- se le staffe, deve distare dalle face esterne del conglomerato di almeno 0.8 cm nel caso di so- lette, setti e pareti, e di almeno 2 cm nel caso di travi ¢ pilastri. Tali misure devono essere gu- mentate, e al massimo rispettivamente portate a 2 cm per le solette e a 4 cm per le travi ed i pilastri, in presenza di salsedine marina, di emanazioni nocive, od in ambiene comunque aggressivo. Copriferri maggiori richiedono op- portuni provwedimenti intesi ad evitare il distac- co (per esempio reti). Le superfici delle barre devono essere mutua- mente distanziate in ogni direzione di almeno una volta il diametro delle barre medesime e, in ogni caso, non meno di 2 cm. Si potra de- rogare a quanto sopra raggruppando le barre a coppie ed aumentando la mutua distanza mi- nima tra le coppie ad almeno 4 cm. Per le barre di sezione non circolare si deve considerare il diametro del cerchio circoscritto 61.5 DISARMO Omissis Lancoraggio pud essere calcolato_nellipotesi di ripartizione uniforme delle tensioni tangenzia- li di aderenza con riferimento allo sforzo effet- tivo agente nella barra. Si mette in evidenza che il copriferro indicato @ lo spessore minimo di calcestruzzo che deve ricoprire le barre pid vicine alla superficie ester- na del getto (normalmente nelle travi le staffe). La scelta degli interferri minimi deve essere correlata anche alle dimensioni massime degli inerti utilizzati per il calcestruzzo. 3.3 METODOLOGIA DI CALCOLO Per una corretta progettazione delle travi occorre procedere secondo la stessa metodologia illustrata per i solai che consiste nel: a) predimensionamento; b) analisi dei carichi; c) individuazione del modello di calcolo; d) determinazione delle sollecitazioni; e) dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei materiali. 66 le trovi }.1 PREDIMENSIONAMENTO Occorre procedere in maniera differente per le travi in altezza (intradossate od estradossate) e per le travi in spessore di solaio. La scelta del tipo di trave da impiegare discende dalle considerazioni prece- dentemente esposte al paragrafo 3.1. Per le travi in altezza un criterio grossolano per la determinazione dell’altezza minima pud essere quello di ipotizzarla pari a 1/10 della luce. Tale criterio_risulta inadeguato qualora il carico applicato alla trave sia di inten- sita notevole. E opportuno in questo caso effettuare il dimensionamento sulla base di calcoli e verifiche sommarie sia a flessione che a taglio. Per le travi continue a pit campate sara ovviamente sufficiente limitare tali con- trolli alle sezioni in corrispondenza degli appoggi che risultano quelle pit solle- citate. La larghezza usuale delle travi é compresa tra 15 cm e 40 cm. Spessori minori del valore suddetto comportano notevoli difficolta durante le operazioni di getto del calcestruzzo che non riesce ad avvolgere in modo adeguato le barre di ar- matura. Usualmente le travi vengono realizzate con una larghezza minore o tutt’al pid uguale a quella dei pilastri. La posizione della trave rispetto al pilastro é in genere determinata in relazione alla posizione dell’eventuale tramezzo o tamponatura sottostante. Generalmente si fa’ coincidere una faccia della trave con quella della parete sottostante e con una faccia del pilastro come indicato nella figura 3.8. La larghezza della trave sara determinata verificando, con schemi approssimati di calcolo, che le tensioni di compressione e quelle tangenziali nel calcestruzzo siano inferiori ai valori ammissibili. Usualmente nelle travi di luce notevole risul- tano condizionanti le tensioni di compressione dovute al momento flettente, men- tre nelle travi corte sono frequentemente vincolanti le tensioni tangenziali. Trave Solaio Pilastro teste Tramezzo Fig. 3.8 Posizione usuale delle travi rispetto ai pilastri ed ai tramezzi Metodologia di calcolo 67 Per le travi a spessore di solaio occorre verificare preliminariamente che I’altezza fissata sia compatibile con lo stato di sollecitazione determinabile con un calcolo approssimato. Per questa tipologia di trave non é infatti possibile indicare una regola semplice come per le travi emergenti, in quanto il dimensionamento risulta fortemente condizionato dal carico e dalla larghezza ipotizzata. Per gli spessori usuali di solaio la larghezza delle travia spessore varia normalmen- te da 60 cm a 120 cm in relazione all’entita dei carichi e alla luce della trave. Poiché il braccio delle forze interne @ assai modesto nelle travi a spessore & buo- na norma, per evitare onerose armature a taglio, contenere le tensioni tangenziali massime al di sotto del valore 7c, indicato al punto 3.1.4 del D.M. 14/2/92. Operando in questo modo risultano normalmente anche soddisfatte le verifiche a flessione ed @ inoltre contenuta la deformabilita della trave. 3.3.2 ANALISI DE! CARICHI Il carico agente sulle travi @ quello dovuto al solaio portato dalla trave stessa, al suo peso proprio ed a eventuali carichi direttamente agenti su di essa (tam- ponature, ecc.). I carichi possono interessare la trave nella sua totalita 0 possono agire solo su una parte della ‘stessa, o essere applicati in maniera puntiforme (carichi concen- trati), I carichi ripartiti possono avere entita costante o variabile lungo la trave. Si illustrano di seguito alcuni criteri per una corretta determinazione dei suddetti carichi. Solaio La determinazione del carico fornito dal solaio (permanenti + accidentali) pud essere effettuata sulla base delle reazioni derivanti dal calcolo del solaio ovvero con il criterio delle zone di influenza. Quest'ultimo criterio consiste nell'applicare sulla trave il carico corrispondente ad una zona di solaio avente larghezza pari alla semisomma delle luci dei solai gravanti su di essa. Questo metodo pur essendo di facile e spedito impiego fornisce, nella maggio- ranza dei casi, risultati che, in relazione al reale comportamento della struttura, sono anche pit attendibili di quelli ottenuti impiegando le reazioni provenienti dal calcolo del solaio. Nel caso in cui la tessitura del solaio sia parallela all’asse della trave (solai non direttamente gravanti) sara opportuno tenere presente che, in virtd della maggiore tigidezza della trave rispetto a quella del solaio, una parte del carico ad esso do- vuto si trasferisce direttamente sulla trave. La larghezza della zona di solaio che pud considerarsi gravante sulla trave dipende dalla rigidezza degli elementi inte- ressati (trave, travetti e soletta solaio). Nelle strutture di usuale impiego si valuta forfettariamente detta incidenza come equivalente a circa un metro di solaio. Peso proprio Nella valutazione del peso proprio occorre tenere conto della presenza di even- tuali fasce piene. 68 le travi Si potra comunqie decurtare il peso proprio del solaio per una larghezza pari a quella della trave qualora sia gid stato considerato nell’analisi dei carichi dovuti al solaio, Chiaramente tale decurtazione risulta significativa solamente nel caso di travi a spessore o di travi di notevole larghezza. Carichi direttamente agenti Tutti i carichi non considerati nella valutazione del carico del solaio ma agenti sulla trave devono essere presi in esame per una corretta analisi dei carichi. Uno particolarmente frequente e di notevole entita é quello dovuto alle tam- ponature. Esso deve essere valutato in relazione al tipo di materiale di cui si pre- vede Pimpiego ed alPaltezza dell'interpiano. ‘Ad esempio per usuali edifici (con altezze di interpiano pari a circa 3 m) il peso al metro dovuto alle tamponature pud essere assunto pari a: — 300 + 450 kg/m per tamponature in courtain-wall — 600 + 800 kg/m per tamponature di tipo tradizionale — 800 + 1200 kg/m per pannelli prefabbricati in c.a. L'entita di tali carichi dipende oltre che dal peso dei materiali impiegati anche dalla percentuale di aperture (finestre) presenti. Altri carichi direttamente agenti sulla trave possono essere anche costituiti da travi o pilastri in falso. 3.3.3. INDIVIDUAZIONE DEL MODELLO DI CALCOLO Come precedentemente illustrato per i solai (Cap. 2 par. 2.4.3) il modello di calcolo é una schematizzazione del comportamento della struttura che risulta tanto pit corretto quanto questa schematizzazione risulta pit prossima al reale com- portamento. Uno schema tra i pit aderenti al reale funzionamento strutturale @ quello “a telaio spaziale” con impalcati infinitamente rigidi nel proprio piano (vedi fig. 3.9). Con questo modello @ possibile tener conto di tutti gli elementi (travi e pilastri) e delle relative rigidezze (assiali, flessionali ¢ torsionali) e del collegamento a cia- scun piano fornito dai solai. E chiaro perd che questo schema di calcolo, in re- lazione alla notevole laboriosita richiesta per la sua elaborazione, nonostante I’ine- vitabile impiego di programmi di calcolo automatico, non viene usualmente adot- tato per edifici soggetti solamente a prevalenti carichi verticali (edifici di modesta altezza, o anche edifici in zona sismica ma con adeguati elementi irrigidenti). Uno schema un po’ meno laborioso di quello precedentemente descritto é quel- lo “a telaio piano” (vedi fig. 3.10). Questo modello non tiene conto delle rigidezze torsionali degli elementi ortogonali al piano del telaio né della congruenza degli spostamenti ai piani con gli altri telai dell’edificio. Tuttavia anche questo schema risulta abbastanza laborioso ed affrontabile in pratica solo con procedimenti di calcolo automatico. Di pit facile impiego sono i modelli “a telaio semplificato” (vedi fig. 3.11) e “a trave continua” (vedi fig. 3.12). Nello schema a telaio semplificato si tiene conto della continuita della trave e della presenza dei pilastri del solo ordine superiore ed inferiore al piano in esame, trascurando la presenza di tutti gli altri elementi strutturali. All’estremita dei pie- wim wn hn ohm ohm laio piano 70 le travi + h/2 h/2 + t Fig. 3.11 Modello di calcolo a telaio semplificato, on ‘Gr Gr Gd &® Fig. 3.12 Modello di calcolo a trave continua. dritti si ipotizzano vincoli a cerniera disposti in corrispondenza degli usuali punti di nullo dei momenti flettenti nei piedritti stessi. Pertanto per le travi dei piani intermedi si assume laltezza dei piedritti pari a meta degli interpiani (0.5 h); per quelle delPultimo solaio normalmente si assume Faltezza del piedritto inferiore pari a circa 0.7 h. Lo schema a “trave continua” trascura la presenza di ogni altro elemento al di fuori della trave stessa, considerando i pilastri come appoggi puntiformi privi di rigidezza flessionale. Questo schema pud essere chiaramente impiegato quando la rigidezza delle tra- vi risulta preponderante rispetto a quella dei pilastri (travi in altezza e pilastri di ridotte dimensioni). Gli ultimi due modelli di calcolo sono quelli pid frequentemente impiegati in quanto, oltre a permettere una maggiore rapidita di elaborazione (senza eccessive differenze numeriche rispetto a modelli pit: complessi), permettono pid facilmente di effettuare lo studio delle pit sfavorevoli disposizioni del carico accidentale sulle varie campate per la determinazione delle massime sollecitazioni. Tutti gli schemi di calcolo sopra citati presentano comunque delle approssi- mazioni rispetto al reale comportamento di cui sara necessario tenere conto in sede di interpretazione dei risultati ottenuti. Ad esempio nel calcolo a trave continua sono completamente trascurate le azio- ni flettenti alle estremita delle travi dovute alla presenza dei pilastri e conseguen- temente sovrastimate quelle nella mezzeria della prima e ultima campata. Anche i modelli di calcolo a telaio piano o spaziale presentano delle appros- simazioni: basti pensare che una parte dei carichi (pesi propri) agisce sugli ele- menti strutturali ancor prima della realizzazione dell'intero telaio, agendo quindi su modelli di calcolo differenti durante il corso della realizzazione della struttura E solo in virtt della viscosita del calcestruzzo che i modelli a telaio acquistano a lungo termine una maggiore aderenza alla realta. 3.3.4 DETERMINAZIONE DELLE SOLLECITAZIONI La valutazione delle sollecitazioni secondo i modelli di calcolo pit complessi (a telaio spaziale o piano) viene di regola effettuata mediante I'ausilio di idonei pro- Metodologia di caleolo n grammi di calcolo, operanti su elaboratori elettronici, che utilizzano il metodo de- gli spostamenti. I modelli di calcolo pitt semplici possono invece essere anche risolti manual- mente impiegando ad esempio il metodo dei tre momenti. Per il calcolo delle massime sollecitazioni sara necessario disporre il carico ac- cidentale nelle pitt sfavorevoli disposizioni. Come accennato per il calcolo dei solai al paragrafo 2.4.4 del capitolo 2 & op- portuno tenere conto che ’i calcoli a trave continua su appoggi fissi possono for- nire dei momenti nelle campate minori di quelli effettivamente presenti. Sara pertanto opportuno, quanto meno in sede di progettazione delle armature, tener conto delle approssimazioni del modello di calcolo. Il calcolo delle sollecitazioni deve essere eseguito oltre che per la sezione di massimo momento in campata anche per la sezione in corrispondenza dell’asse dei pilastri e del bordo esterno di questi. E opportuno inoltre effettuare il calcolo delle sollecitazioni in corrispondenza dei punti di applicazione di eventuali carichi concentrati significativi. Solamente in caso di campate di luce notevole (ad esem- pio maggiore di 6.0 m) sara opportuno effettuare il calcolo anche per sezioni in- termedie tra quelle precedentemente citate per valutare l'opportunita di effettuare riduzioni dei quantitativi di armature lungo lo sviluppo della trave. 3.5 DIMENSIONAMENTO DELLE ARMATURE E VERIFICHE DELLE TENSIONI NEI MATERIAL! Le sollecitazioni usualmente presenti nelle travi sono quelle di flessione e taglio, ed in casi particolari quelle di torsione. | Occorrera pertanto dimensionare le armature per queste sollecitazioni. Armature a flessione Il quantitativo delle armature da disporre inferiormente nelle sezioni di campata sara determinato per le sezioni indicate al paragrafo precedente mediante la for- mula approssimata: A,=M/0.9 h Gam gia riportata al capitolo 2 (par. 2.4.5). Il quantitativo delle armature in corrispondenza degli appoggi pud essere ot- tenuto con la medesima formula utilizzando come momento agente quello corri- spondente alla media dei momenti in asse ed a filo appoggio in analogia a quanto ilustrato per i, solai (Cap. 2 - par. 2.4.5). Gia in questa prima fase di dimensionamento delle armature é opportuno ve- nficare, per le sezioni pid sollecitate, il parametro a=h/VM/b caratteristico dello stato tensionale presente nel calcestruzzo (vedi Cap. 2 - par. 2.4.5). Qualora lo stato tensionale risulti superiore al valore ammissibile sara necessario determinare il quantitativo di armatura da disporre in zona compressa. Per una valutazione approssimativa di tali armature potranno essere impiegate tabelle che forniscono la tensione del calcestruzzo in funzione del quantitativo di armatura compressa espresso nel suo rapporto con l'armatura in zona tesa, Quando la quantita di armatura in zona compressa risulti particolarmente elevata sara opportuno rivedere il dimensionamento della trave. 72 le trovi Successivamente alla determinazione dei quantitativi di armatura ed alla valu- tazione approssimata dello stato tensionale si procedera alla scelta delle armature da disporre nelle varie sezioni secondo i criteri riportati al paragrafo seguente. Infine sara opportuno effettuare le verifiche dell’effettivo stato tensionale nel cal- cestruzzo e nelle armature per tenere conto dei reali quantitativi di armatura im- piegati e delle approssimazioni presenti nelle formule utilizzate per il relativo di- mensionamento. Le verifiche possono essere condotte manualmente, con le espressioni riportate al capitolo 2 paragrafo 2.4.5., o mediante l'impiego di idonei programmi di calcolo. Armature a taglio Prima di procedere al dimensionamento di queste armature occorrera determi- nare il valore della tensione tangenziale secondo la formula approssimata 7=T/0.9 hb in cui b é la larghezza dell’anima della trave ved h ta distanza del baricentro delle armature tese dal lembo compresso. Qualora la tensione tangenziale risulti maggiore del valore ammissibile tc, della tensione tangenziale massima (D.M. 14/2/92 punto 3.1.4) & necessario modificare il dimensionamento della sezione. Nel caso in cui la tensione tangenziale sia inferiore al valore t¢o (D.M. 14/2/92 punto 3.1.4) non @ necessario effettuare il calcolo delle armature a taglio. Si di- sporranno le suddette armature secondo quanto prescritto al punto 5.3.2 del gia citato D.M. Quando il valore della tensione tangenziale sia compreso tra i suddetti valori occorre procedere al calcolo delle armature a taglio affidando ad esse I’as- sorbimento dell'intero sforzo tagliante. Le armature a taglio possono essere costi- tuite da sole staffe o da staffe e ferri piegati. Qualora vengano impiegate solamente staffe il quantitativo di armatura da di- sporre, per unita di lunghezza, si ricerca sulla base del massimo valore del taglio presente nel tratto preso in esame con la formula: Ag=T/0.9 h Gam in cui Oya & il valore della tensione ammissibile a trazione nelle armature. Il calcolo delle staffe sara limitato alle porzioni di trave in cui la tensione tan- genziale superi il valore top gia definito. Quando il quantitativo di staffe non risulti eccessivo o in caso di travi di ridotta altezza (travi a spessore) € sicuramente pid idoneo l'impiego di armature a taglio costituite da sole staffe. Negli altri casi € conveniente l'impiego di staffe e ferri Piegati procedendo con riferimento alla figura 3.13 come di seguito specificato: —si determina la lunghezza L del tratto in cui la tensione tangenziale risulta mag- giore del valore tc) ammissibile; —si determina lo sforzo di scorrimento totale nel tratto menzionato con la formula S =0.5 (TmaxtTadm) L/0.9h in cui Tax=Taglio massimo nellintervallo preso in esame Taim=0.9 h b te Taglio corrispondente al valore ammissibile t= L_ = =Lunghezza del tratto h =Distanza delle armature tese dal lembo compresso; Metodologia di calcolo 73 Tmax ‘Tadm 1.1 Fig. 3.13 Diagramma per la determinazione delle armature per il taglio. ~ si fissa il quantitativo di staffe e si determina lo sforz6 di scorrimento da esse assorbito verificando che sia maggiore del 40% di quello totale; Swafte=1 Gaim Ars L/p=0.4 S in cui . jumero braccia delle staffe Ais rea sezione di un braccio di una staffa p asso delle staffe L inghezza del tratto G,am=tensione ammissibile a trazione dell’acciaio; ~ si determina lo sforzo di taglio (Taare) assorbito dalle staffe previste Toratte = Sstatte 0.9 h/L € lo sforzo di scorrimento (S pieg.) da far assorbire ai ferri piegati (vedi figg. 3.14 ae 3.14 B). -Larea complessiva dei ferri piegati si ottiene da: Apieg = Spieg/SING Fyam in cui a é J'inclinazione in gradi dei ferri piegati rispetto allorizzontale. r 1 Tmax i Tst Tadm adm [ 4 ) +— 1. —_+ b) a1 + %p. 3.14 Diagrammi per la determinazione delle armature per il taglio. 0) Ty>Taim: 6) Tu Ttrt T ror = Tty + Tet Fig. 3.20 Diagrammi delle tensioni tangenziali in una sezione rettangolare. a} dovute allo sforzo di taglio; b) dovute al momento torcente. Metodologia di calcolo Fig. 3.21. individvazione del la sezione anulare resistente nel caso di armature localiz- zate in prossimité del perimetro della sezione, sezione si possono individuare due 77 - Armature localizzate in prossimita del perimetro (vedi fig. 3.21); - Armature con elevati copriferri (vedi fig. 3.22). Usualmente l'armatura a torsione risulta costituita da barre longitudinali e da staffe i cui quantitativi si ricavano con le seguenti formule (vedi fig. 3.23): Armatura longitudinale complessiva AL =p M/2 Q Oram in cui: M, =momento torcente =area della sezione racchiusa dall’armatura per la torsione Pp =perimetro di 2 G,4m=tensione ammissibile delle armature; t = ba/5 Q = ba x aa a Fig. 3.22. Individuazione del- la sezione anulare resistente nel caso di armature con elevati copriferri 78 Le trovi Q= b1 x al Fig. 3.23 Determinazione dei quantitativi di armature. Staffe per unita di lunghezza da disporre su ciascun lato della sezione Ag=M/2 OQ Oram 3.4 ARMATURE 3.4.1 DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE CORRENTI A differenza dei travetti dei solai, nelle travi si dispongono sempre armature longitudinali sia nella parte inferiore che in quella superiore, anche quindi in zona compressa. II numero minimo delle barre di armatura é pari a quello delle braccia delle staffe che si impiegano; queste ultime, come richiesto dalle Norme, devono sempre essere previste. La disposizione delle armature longitudinali é@ riportata nelle figure 3.24 e 3.25. La lunghezza massima dei ferri @ condizionata da quella delle barre solitamente in commercio, pari a 12 m. Armatura_superiore Armatura_di parete Armatura_inferiore Fig. 3.24 Disposizione delle armature correnti in una trave inradossata. Armature 79 Armatura_superiore Armatura_inferiore Fig. 3.25 Disposizione delle armature correnti in una trave a spessore. Le interruzioni e le conseguenti sovrapposizioni delle barre € buona norma ese- guirle in zona compressa, 0 quando questo non sia possibile, nelle zone di minore sollecitazione sfalsandole opportunamente (vedi fig. 3.26). Le armature superiori in genere si interrompono in corrispondenza delle mez- zerie delle campate, quelle inferiori in corrispondenza degli appoggi. In queste zone, essendo generalmente compresse, la sovrapposizione delle bar- re puo essere assai ridotta; in genere si realizza pari a 20+ 30 volte il diametro delle barre. In corrispondenza delle zone terminali delle travi € necessario che le armature siano prolungate sino all’estremita della trave stessa ed opportunamente ripiegate. La piegatura delle armature superiori, in relazione al fatto che .usualmente il getto dei pilastri @ interrotto in corrispondenza dell’intradosso delle travi, non si realizza nella pratica con lunghezza maggiore dell’altezza utile della trave per evi- tare di dover predisporre queste barre prima del getto dei pilastri. Le armature inferiori, anch’esse prolungate sino all’estremit della trave é op- portuno che siano ripiegate verso l’alto per almeno 15 cm. Le piegature di estremita delle barre superiori ed inferiori dovrebbero essere realizzate con un angolo maggiore di 90° al fine di evitare distacchi 0 formazioni di “nidi” di ghiaia in corrispondenza del calcestruzzo di copriferro come indicato nella figura 3.27. Il diametro di queste barre non deve essere eccessivo al fine di evitare inutili sprechi in zone dove esse risulterebbero sovrabbondanti; é opportuno tuttavia che esso non sia inferiore a 10 mm. fig. 3.26 Disposizione delle armature correnti nel caso di trave di luce maggiore di 12.00 m. 80 le travi Fig. 3.27. Particolare della piegatura all‘estremita delle barre La scelta comunque del diametro o dei diametri di queste armature dipende da considerazioni di ordine economico legate non solo al quantitativo di materiale utilizzato ma anche all’impiego di manodopera. Inoltre, in taluni casi, le ridotte dimensioni trasversali della trave impongono la riduzione del numero delle barre di armatura da impiegare e quindi é necessario adottare diametri maggiori. In presenza di travi alte (superiori a 80 cm) é opportuno non concentrare tutta l'armatura al lembo della zona tesa, ma diffonderne almeno una parte nella zona soggetta alle maggiori trazioni con passo non superiore a 10 cm (vedi fig. 3.28). Altre armature da disporre longitudinalmente su tutta la trave sono le armature di parete (vedi fig. 3.24). Queste si dispongono, qualora l’altezza della trave sia superiore a 60 cm, a di- stanza non superiore a 30+35 cm, per evitare la formazione di cavillature super- fici Fig. 3.28 Disposizione delle armature in travi alte Armature 81 Trave principale Trave_secondaria Fig. 3.29 Disposizione delle armature in corrispondenza di un incrocio di travi Nel caso di incroci fra travi si devono disporre le armature inferiori della trave secondaria al di sopra di quelle della trave principale (vedi fig. 3.29) 3.4.2 DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE INTEGRATIVE In corrispondenza delle zone tese in campata e nelle zone di appoggio, laddove il quantitativo di armatura gia disposta sia minore di quello necessario risultante dai calcoli o dai minimi indicati dalle Norme (D.M. 14/2/92 punto 5.3.1), occorrera predisporre altre barre di armature integrative. la lunghezza delle barre di armatura integrativa viene determinata sulla base della curva degli sforzi di trazione presenti lungo Ja trave. Tale curva viene rica- vata con la seguente procedura (con riferimento alla fig. 3.30): -tracciamento dell’inviluppo dei diagrammi dei massimi e minimi momenti flet- tenti determinati per le singole condizioni di carico prese in esame; - individuazione della curva M/z, essendo z il braccio della forze interne (che nel caso di travi ad altezza uniforme pud essere assunto costante nei tratti ‘in cui il momento risulta dello stesso segno); -traslazione della quantita v, nella direzione dell'asse della trave, della curva M/z ottenendo la curva della forza di trazione nelle barre. La quantita v dipende essenzialmente dall’inclinazione delle diagonali compresse nel modello “a tralic- ci’. Usualmente si assume v = 0.5 z nel caso di armature a taglio costituite da staffe e ferri piegati; v = 0.75 z in presenza di sole staffe (v = z nelle strutture prive di armature a taglio per esempio nei solai). Si mette in evidenza che la traslazione della curva M/z della quantita v fa in modo che sugli appoggi terminali sia presente una forza di trazione: T=Rwh in base alla quale si verifica l’armatura inferiore all'appoggio di estremita della trave (vedi fig. 3.31). Si noti che le Norme al punto 5.3.1 richiedono pruden- zialmente che le armature inferiori all’estremita delle travi siano in grado di as- sorbire uno sforzo di trazione pari al taglio. = Si traccia il diagramma della forza resistente delle singole barre che si intendono impiegare secondo la disposizione ipotizzata come illustrato in figura 3.32. 82 Le travi a Zs | | | + Zz 277-4 , T am | Appoggio Campata Appoggio 9° 58 | si8 9 a Curva —M_ aig | an p- Curva 3 | + TRI + Curva della forza di trazione Fig. 3.30. Curve per la determinazione delle armature integrative ———— MAA: eve tanga = V/h T = R tanga = RV/h Fig. 3.31. Forze di trazione nell‘armatura inferiore in corrispondenza degli appoggi Armature 83 forze resistenti Diagramma delle Diagramma delle forze resistenti Fig. 3.32 Diagramma delle forze resistenti. La lunghezza minima, a meno dei tratti di ancoraggio, della singola barra (ad es. barra n. 4) @ determinata dalla distanza (A—B) dei punti di intersezione della forza complessiva di tiro (F = F,+F,+F,) delle barre che hanno una lunghezza maggiore di quella della barra da interrompere. Per la determinazione delle lunghezze di ancoraggio si rimanda al commento al punto 5.3 del D.M. (vedi Cap. 3 par. 3.2). Tale procedura non tiene conto che alcune barre devono, come precedente- mente detto, essere prolungate per tutta la lunghezza della trave e che l'eccessiva differenziazione delle lunghezze delle barre comporta laboriose operazioni per la messa in opera. Pertanto in genere si opera con criteri indicati nella figura 3.33 effettuando non pit di 2 0 3 graduazioni delle lunghezze delle barre. Nel caso di travi tozze (h Armatura_ esterna all’anima b) Fig. 3.46 Barre di armatura disposte esternamente all’anima della trave. a} armature trasversali da predisporre; b] andamento degli sforzi di compressione e di trazione nell’ala della trave. 3.4.4 DISPOSIZIONE DEI FERRI PIEGATI Quando lo sforzo tagliante richiederebbe eccessivi quantitativi di staffe @ op- portuno ricorrere all'impiego di ferri piegati. In ogni caso non pud essere affidato ai piegati pid del 60% dello sforzo di scorrimento globale secondo quanto pre- scritto al punto 3.1.4 del D.M. 14/2/92. Lusuale angolo di inclinazione sull’orizzontale di queste armature @ 45°; nel caso di travi di notevole altezza si preferisce aumentarne I’inclinazione a 60°. L’assorbimento dello sforzo di scorrimento mediante barre piegate pud essere ottenuto sia disponendo dei ferri appositi, sia utilizzando le armature longitudinali inferiori che vengono ripiegate verso l’alto per gli eventuali momenti negativi. Per la disposizione dei ferri piegati la teoria classica fornisce la seguente pro- cedura con riferimento alla figura 3.47: Armature 93 Area dello sforzo di scorrimento affidata i ferri piegati b, g, a ‘a a) ancoraggi in zona compressa b) ancoraggi in zona tesa Fig. 3.47 Disposizione dei ferri piegati sulla base del diagramma dello sforzo di scorrimento. — individuazione dello sforzo di scorrimento affidato ai ferri piegati (vedi par. 3.3.5); ~determinazione del numero dei piegati sulla base del diametro scelto; ~suddivisione dell’area del diagramma rappresentativo dello sforzo di scorrimento in numero di parti uguali corrispondente al numero di ferri piegati preceden- temente fissato; : ~ individuazione della posizione del baricentro di ciascuna parte in cui si & sud- diviso i] diagramma dello sforzo di scorrimento; —determinazione del punto di intersezione tra la verticale per il baricentro e l’asse della trave individuando cosi la posizione del punto medio del tratto inclinato. Occorre verificare che la distanza tra un ferro piegato e I'altro non sia superiore all’altezza utile della trave. 94 le travi -- a=ancoraggio in zona compressa |_ b=ancoraggio in zona tesa a) b) Fig. 3.48 Ancoraggio dei ferri piegati. a) in zona compressa; b) in zona tesa.~ Qualora vengano utilizzate per la realizzazione dei ferri piegati le armature lon- gitudinali, occorrera verificare che le posizioni di deviazione delle barre siano lo- calizzate all'esterno della zona in cui l’armatura € ancora necessaria per la flessio- ne (vedi par, 3.4.2). In caso contrario esse non potranno essere utilizzate anche come armature a flessione. Occorre rilevare che, nel caso di barre piegate utilizzate esclusivamente per I’as- sorbimento degli sforzi di taglio, € necessario prevederne alle estremita l'ancorag- gio secondo quanto indicato al punto 5.3.3 del D.M. del 14/2/92. Le lunghezze di ancoraggio (vedi fig. 3.48) risultano sensibilmente diverse a se- conda della zona nella quale esso si realizza. Le lunghezze in zona tesa risultano praticamente il doppio di quelle in zona compressa in relazione ai valori della tensione tangenziale di aderenza presumibili (vedi punto 3.1.4 D.M. 14/2/92). Per l'assorbimento dello sforzo di taglio in prossimita degli appoggi € senza dubbio preferibile limpiego delle staffe in luogo dei piegati in quanto operano un efficace confinamento del calcestruzzo ¢ favoriscono l'appoggio delle bielle compresse sulle armature correnti. 3.4.5 SELLE GERBER Quando si vuole realizzare un semplice appoggio di una trave su un‘altra trave © su una mensola contenendo I’altezza delle strutture in corrispondenza della zona di appoggio, si riduce in questa zona Valtezza della trave realizzando cosi un giun- to denominato a “sella gerber” Usualmente I'altezza di queste selle € pari a circa meta della trave (vedi fig. 3.49 a) tuttavia in alcuni casi si pud presentare la necesita di ricorrere a geo- metrie differenti (vedi figg. 3.49 be o. Nel caso in cui la dimensione “d” sia maggiore di “e” (con riferimento alla fig 3.49) il comportamento é del tipo “a mensola tozza”. In caso contrario il dimen- sionamento della mensola andra effettuato a flessione e taglio. L’andamento delle lesioni @ piti 0 meno inclinato in funzione del rapporto d/e (vedi fig. 3.50 @, 6). Per evitare concentrazioni delle lesioni in corrispondenza del- Armature cy | I | a oe a ht ols hy dei ps a ty a a | hep ' Jeb 1 eh a) b) c) Fig. 3.49 Selle gerber - Geometria a) d/e~1; b) d/e>1; dd/e1; dd/e<. ect Modello b Fig. 3.51 Selle gerber - Modelli a traliccio. 96 le travi Vintaglio @ preferibile realizzare una smussatura dell'angolo ottenendo cosi un mi- glior comportamento (fig. 3.50 0). Il comportamento della mensola pud essere schematizzato con i modelli a tra- liccio riportati nelle figure. 3.51 a e b che dipendono dalla disposizione delle ar- mature e per i quali si ricavano le seguenti forze negli elementi tesi e compressi. Modello a Z, =V e/de Z,=V D VIF /d? = V/sina se a= 45° D=W2 Do=Zo Modello b Z, =V/sine se a=45° Z=W2 D=V Prove sperimentali hanno evidenziato che il miglior comportamento si ottiene realizzando un meccanismo misto con prevalenza del modello “a” nel caso di mensole snelle (ridotto rapporto d/h) e di quello “b” nel caso opposto. Nel modello “b” non sarebbero necessarie armature per assorbire trazioni Z, teoricamente assenti, tuttavia @ opportuno prevedere armature in grado di assor- bire uno sforzo di trazione non inferiore a hoe ava, In entrambe i modelli, nella valutazione della forza Z,, occorre tenere conto delle eventuali forze orizzontali dovute, ad esempio, all’attrito dell’appoggio. La verifica delle diagonali compresse pud essere effettuata assumendo una lar- ghezza convenzionale (CNR Anno XVI n.88) secondo quanto specificato in figura 3.52. Nel modello “a” (vedi fig. 3.53) le trazioni Z, devono essere fatte assorbire da armature sottili disposte in pid strati in un’ altezza non superiore a 0.25 d con forma a forcella evitando i ganci verticali. Z,= 0.25 4 q du=d-e 4 =e Fig. 3.52 Selle gerber - Larghezza convenzionale delle diagonali compresse. Armature 7 Pos. 2 Fig. 3.53 Selle gerber - Disposizione delle armature nel modello “a”. Le trazioni Z, possono essere assorbite o dai ferri del corrente inferiore della trave o da staffe sottili disposte nella vicinanza dell’estremita della trave (ripartite al massimo su una larghezza h/4). I ferri del corrente inferiore possono essere utilizzati solamente se di piccolo diametro ed in questo caso devono essere an- corati in prossimita dell’estradosso della trave come indicato nella figura 3.54. In prossimita del corrente inferiore @ opportuno predisporre delle armature sot- tii a forcella per contrastare la diagonale compressa. Nella zona della mensola si devono disporre staffe sottili a passo alquanto rav- vicinato avendo cura di posizionarne almeno una in corrispondenza dell'angolo. Nel modello “b” (vedi fig. 3.55) le trazioni Z; possono essere assorbite dalle armature correnti ripiegate ed ancorate in corrispondenza dell'angolo superiore della fig. 3.54 Selle gerber - Ancoraggio delle barre costituenti il corrente inferiore in assenza di altre ‘armature in grado di assorbire le trazioni Z,. 98 le travi OPI RXK ) Fig. 3.56 Selle gerber - Disposizione delle armature secondo il modello integrate con ar- mature disposte secondo il modello “a” nella zona teoricamente inerte della trave. mensola. L'ancoraggio pud essere effettuato mediante ganci orizzontali o rivolti verso il basso. Le trazioni Z, vengono fatte assorbire da armature sottili disposte come nel modello “a”. La zona di calcestruzzo al di sotto delle armature inclinate risulta inerte ed é quindi opportuno rastremare inferiormente la trave. Nel caso in cui non si realizzi la rastremazione é opportuno disporre delle armature aggiuntive secondo il mo- dello “a” ottenendo cosi uno schema misto (vedi fig. 3.56). In questo caso le armature inclinate possono essere realizzate anche con staffe disposte su una larghezza non superiore a d/4 (vedi fig. 3.57). Fig. 3.57 Selle gerber - Disposizione delle armature secondo un modello misto. Armature 99 Le disposizioni di armatura riportate nelle figure glior funzionamento strutturale. 56 © 3.57 garantiscono il mi- 3.4.6 DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE IN TRAVI SOLLECITATE A TORSIONE L'armatura a torsione é costituita, come indicato al paragrafo 3.3.5, da barre lon- gitudinali e da staffe. Le barre longitudinali devono, come prescitto al p.to 5.3.1 del D.M. 14/2/92, essere disposte almeno una per spigolo e comunque l'interasse tra le medesime non dovra superare i 35 cm. Per limitare l'ampiezza delle fessurazioni € buona norma adottare per esse dia- metri maggiori o al pit uguali a 1/12 del passo delle staffe. Cid ad evitare la deformazione delle barre disposte lungo gli spigoli, con conseguente rottura del calcestruzzo di copriferro, a causa della azione delle bielle compresse presenti lun- go il perimetro della sezione (vedi fig. 3.58). Le armature longitudinali all’estremita della trave devono essere efficacemente ancorate. Le staffe devono rispettare le indicazioni fornite al punto 5.3.2 del D.M 14/2/92 riportate al paragrafo 3.4.3 del presente testo. Devono inoltre, come gid evidenziato, essere chiuse (vedi fig. 3.59). La disposizione teorica di staffe ad elica non é opportuna sia per difficolta ese- cutive sia per la possibilita di invertirne erroneamente il verso Spigolo in rottura Fig. 3.58 Deformazione delle barre di spigolo, in presenza di torsione, a seguito dell’azione esercitata dalle bielle compresse in relazione all’eccessivo interasse delle staffe. 209 Big. 3.59 Sagome corretie delle staffe in presenza di torsione. 7 ro, Staffe per torsione e taglio Staffe per solo ~ Fig. 3.60 Staffe a pid braccia in presenza di torsione e taglio. taglio In presenza di torsione ¢ taglio e di staffe a pitt braccia, non essendo utilizzabili per la torsione le staffe interne, pud risultare opportuno infittire il passo delle staf- fe esterne ovvero aumentame il diametro (fig. vedi 3.60). 3.4.7. RAPPRESENTAZIONI DI ARMATURE TIPO Si riportano nelle figure 3.61 +3.63 alcuni esempi di rappresentazioni delle ar- mature per travi a spessore od emergenti. © © SEZIONE A-A 68/18 Lm1088 Ler 100 Fig. 3.61. Trave a spessore di solaio - Disposizione delle armature. Armature 101 912 2016 wns 2012 8 ye 2820 no 208 vm 2012 we a 2812 PR, an 0 26 Lasso ~“ EI 3014 Leas, J ET 2016 wns | ” SEZIONE A-A ws nee : vn 1] 8 wm 30 4 Fig. 3.62 Trave emergente con campate di differente altezza. le travi 3B Lous 1916 e100 2812 ans 2012 cosas =F? 2612 ns 2816 .n00 x —— 2912 ase y 2016 vse . 3016 12590 te ee a ay_2012 ozo SEZIONE_A-A 2n2. 0/30 Lmie4 | s41810 1] 26 - ane 30 Fig. 3.63. Trove emergente - Disposizione delle armature. .8 ALCUNE DISPOSIZIONI PARTICOLARI DELLE ARMATURE In relazione ad esigenze architettoniche e/o strutturali pud essere necessario od opportuno variare Je dimensioni delle sezioni delle travi sia in altezza che in lar- ghezza o variarne l'estradosso 0 l'intradosso; & pertanto necessario operare alcuni accorgimenti sulle armature. Nelle figure 3.64+3.71 si riportano alcune disposizioni delle armature nei casi pit frequenti- Armature 103 Fig. 3.64 Disposizione delle armature in conseguenza di una variazione dell’estradosso della tro- ve in corrispondenza di un pilasiro. — yt —l fig. 3.65 Disposizione delle armature in conseguenza di una variazione dell’estradosso della tro- ve in campata. Tr i 4 4 Fig. 3.66 Disposizione delle armature in conseguenza della variazione dell’intradosso di una campata. le travi Fig. 3.68 Disposizione delle armature nella zona di colmo di una trave di copertura a tetto a due falde. Armatura_superiore Fig. 3.69 Disposizione delle armature in corrispondenza della variazione di larghezza di travi @ spessore. Armatura_superiore fig. 3.71 Disposizione delle L® armature in corri- spondenza di un appoggio costitui- to da una parete. Fig. 3.70 Disposizione delle armature in corrispondenza della va- riazione di sezione da trave @ spessore ad emergente. 106 le travi 3.4.9 ARMATURE IN CORRISPONDENZA DI FORATURE A volte @ necessario realizzare delle forature nelle travi per il passaggio di im- pianti o canalizzazioni verticali ed orizzontali. La forma pit idonea per le forature é quella circolare; in caso di fori rettangolari (soprattutto se di dimensioni notevoli) € opportuno smussare gli spigoli per evitare concentrazioni di sollecitazioni. Forature di piccole dimensioni non comportano significative variazioni nel com- portamento della struttura. In caso contrario occorre effettuare le necessarie veri- fiche e/o adottare gli opportuni accorgimenti. In caso di forature di notevoli dimensioni occorre tenere presente che queste diminuiscono la rigidezza della trave, ma se adeguatamente armate non ne di- minuiscono il carico di rottura. Di seguito si prendono in esame le forature verticali ed orizzontali. i A SEZIONE A—A , © pL. i Fig. 3.72 Forature verticali - Aumento locale delle dimensioni della sezione. SEZIONE A-A a \ Sem aA ae pem a Fig. 3.73 Forature verticali - Incremento delle armature in zona compressa. Armature 107 Forature verticali ; La presenza delle forature riduce localmente la dimensione della sezione. E per- tanto necessario operare le dovute verifiche sulle sezioni cosi ridotte. Qualora le verifiche non risultassero soddisfatte si pud operare come di seguito indicato: ~aumento locale delle dimensioni della sezione (vedi fig. 3.72); -incremento delle armature in zona compressa per diminuire la tensione nel cal- cestruzzo (vedi fig. 3.73); ~inserimento di elementi in acciaio per compensare la diminuzione di sezione (vedi fig. 3.74). SEZIONE A-A acciaio Fig. 3.74 Forature verticali - Inserimento di elementi in acciaio. Forature orizzontali E opportuno predisporre le forature orizzontali in corrispondenza dell'anima della wave possibilmente in corrispondenza delle zone di minore sollecitazione. Usualmente fori di piccole dimensioni non richiedono calcoli di verifica nella sezione interessata dalla foratura, in caso contrario occorrera procedere come di seguito specificato con riferimento alla figura 3.75. In corrispondenza della foratura il momento flettente, valutato in asse della fo- ratura , determina uno sforzo di compressione e di trazione nei due correnti C=T=M,/z Lo sforzo di taglio Q, viene assorbito per la massima parte dal corrente com- Presso, circa 1'80%, e pertanto gli sforzi nei due correnti risultano: Vi~ +08 Q, V.~+0.2 Q, 108 Le ravi Bielle a) | compresse by ty he | b) Fig. 3.75. Forature orizzontali di significativa importanza - Determinazione delle sollecitazioni. Fig. 3.76 Forature orizzontali di significative importanza - Disposizione delle armature con ag- giunta di barre inclinate. 25 cm / 9 Fig. 3.77. Forature orizzontali rawicinate - Disposizione delle armature con I'impiego di barre piegate a V. Armature 109 I correnti sono inoltre sollecitati a flessione con i seguenti valori ma: M,=+V, b/2 M=+V, b/2 L'armatura integrativa in corrispondenza della foratura risulta costituita da: - barre orizzontali lungo i bordi dell’apertura (da verificare con le sollecitazioni sopra determinate); ~staffe nei correnti dimensionate sulla base degli sforzi taglianti; ~ infittimento localizzato delle staffe della trave in corrispondenza dei bordi della foratura. 2 La staffatura sui bordi deve essere dimensionata anche per il trasferimento dello sforzo tagliante nel corrente compresso. In caso di forti sollecitazioni taglianti € opportuno disporre anche barre piegate come indicato nella figura 3.76. : In presenza di forature ravvicinate occorre comunque fissare l'interspazio tra i fori in modo da poter individuare defle diagonali compresse e tese. In questo caso si possono utilmente impiegare barre piegate a V (vedi fig. 3.77). Capitolo 4 | PILASTRI 1 GENERALITA I pilastri sono gli elementi strutturali monodimensionali (aventi una dimensione prevalente sulle altre), generalmente ad asse verticale, che trasferiscono i carichi degli impalcati alle strutture di fondazione. Le sezioni trasversali piti comunemente impiegate sono rettangolari, quadrate o circolari. Per particolari motivi architettonici e/o strutturali possono tuttavia adottarsi se- zioni aventi le pid svariate forme (ad L, a croce, ecc.). Quella rettangolare é la pit utilizzata. E in genere impiegata quando si vuole limitare una delle dimensioni, ad esempio per contenere il pilastro nello spessore delle tamponature. I pilastri possono essere distinti in relazione alle modalita di esecuzione in: a) gettati in opera (vedi fig. 4.1 a); . ) parzialmente prefabbricati (vedi fig. 4.1 5); ©) prefabbricati (vedi fig. 4.1 c-d). I pilastri gettati in opera sono quelli pit frequentemente impiegati nell’edilizia e permettono di realizzare il migliore collegamento tra tutti gli elementi strutturali (pilastro superiore - travi - pilastro inferiore). I pilastri prefabbricati permettono una maggiore rapidita di costruzione riducen- do gli oneri relativi alle casseforme ed alla manodopera. Essi vengono frequen- temente impiegati negli edifici di tipo industriale laddove @ presente una maggiore fipetitivita degli elementi costruttivi. Qualora si voglia ripristinare la continuita strutturale tra i diversi elementi strut- turali concorrenti in un nodo, l'esecuzione del collegamento risulta alquanto la- boriosa. Per questa ragione si preferisce realizzare pilastri prefabbricati monolitici 2 pit ordini (riducendo tra Valtro gli oneri di messa in opera) e collegamenti del tipo a cerniera per le travi con l'impiego di seggiole di appoggio. Negli edifici di tipo civile, laddove non sia opportuno realizzare una struttura di questo tipo (per complessita dell’organismo architettonico 0 per motivi estetici), si pud ricorrere a nodi eseguiti con getti di completamento in opera come de- scritto al paragrafo 4.5.3. 112 | pilastri ray a) b) c) d) Fig. 4.1 a) Pilastri gettati in opera; b} Pilastri parzialmente prefabbricati; ¢) Pilastri prefabbricati con appoggio a sella; a) Pilastri prefabbricati con appoggio a mensola. 4.2 NORMATIVA Si riportano di seguito i paragrafi pid significativi del D.M. 14/2/92, di seguito elencati, con brevi commenti a margine rimandando al testo integrale per una let- tura completa. NORME DI CALCOLO: metodo delle tensioni ammissibili 3.1.3. Tensioni normali di compressione ammissibili nel conglomerato 3.1.10 Pilastri 3.1.11 Pilastri cerchiati 3.1.12 Instabilita flessionale dei pilastri REGOLE PRATICHE DI PROGETTAZIONE 5.3.4 Pilastri TESTO NORMATIVA COMMENTI 31.3 TENSIONI NORMALI DI COMPRESSIONE AMMISSIBILI NEL CONGLOMERATO Tenute presenti le prescrizioni contenute nel Vedi prospetto pag. 58 punto 5.2.1., le tensioni ammissibili 0, ven- ‘gono definite in base alla formula sotto indi- cata, con riferimento alla resistenza caratteri- Normativa WW3 stica a 28 giorni Rck, tenuto anche presente quanto disposto nel punto 1 dell’Allegato 2. o.= 6+ 842 (mnt) [o.= 604 Ra 0 (keficr?)) I valori di &, sopraindicati valgono per travi, solette e pilastri soggetti a flessione o pressofles- sione Omissis. Per i pilastri calcolati a compressione sem- plice la tensione ammissibile assume il valore ridotto: 0.7 [1 0.03 (25-S] 8 per s<25 cm; 073. per s=25 cm; con s dimensione trasversale minima della se- zione. Nella sollecitazione di pressoflessione la ten- sione media dell’intera sezione non deve su- perare la tensione ammissibile per compressio- ne semplice. 31.10 Pilastri Se la posizione del centro di sollecitazione nei pilastri soggetti a compressione eccentrica @ tale che, pur essendo esterno al nocciolo centrale di inerzia della sezione di conglo- merato interamente reagente, la forza nor- male dia luogo a trazioni minori di 1/5 del- la tensione al lembo compresso, la sezione pud essere verificata come interamente reagente, ferme restando le limitazioni di cui al primo e secondo corama del punto 5.3.4. e purché la sezione d'armatura in zona tesa sia -ido- nea ad assorbire la risultante delle trazioni alla tensione convenzionale di 115 N/mm* [1200 kgficn?] per barre lisce e di 175 N/mm? [1800 keficne’) per barre ad aderenza miglio- rata. Nell'altro caso le sezioni devono essere veri- ficate nella ipotesi di parzializzazione ed ar- ‘mate in conseguenza, ferme restando pero le limitazioni div.” pra La riduzione della tensione ammissibile ha lo scope di tener conto in maniera forfettaria del- la presenza di azioni flettenti dovute ad esem- pio alla continuita con le travi, ad eccentricita costruttive, ad azioni non considerate nel cal- colo (es. vento), a stati di coazione (titiro, ef- fetti termici), ec. Si mette in evidenza che questa prescrizione impone sempre l'obbligo di effettuare il con- trollo che la tensione dovuta al solo sforzo nor- male rientri nelle limitazioni previste dalle Nor- me per i pilastri calcolati a compressione sem- plice Il procedimento ha Ja funzione di semplifi- care, in mancanza di idonei programmi di cal- colo, le procedure di verifica Le limitazioni imposte sono quelle relative al minimo di armatura (primo e secondo comma punto 5.3.4). 114 | pilastri 31.11 Pilastri cerchiati Nelle strutture semplicemente compresse, ar- mate con ferri longitudinal, disposti lungo una circonferenza e racchiusi da una spirale di passo non maggiore di 1/5 del diametro del nucleo cerchiato, si pud assumere come area ideale resistente quella del nucleo, aumentata di 15 volte quella della sezione delle barre lon- gitudinali e di 30 volte quella della sezione di una armatura fittizia longitudinale di peso uguale a quello della spirale. Larea ideale cost valutata non deve supe- rare il doppio dell’area del nucleo. La sezione dell’armatura longitudinale non deve risultare inferiore alla meta di quella det- Varmatura fittizia corrispondente alla spirale. 31.12 Instabilitd flessionale dei pilastri I fenomeni di instabilita devono essere presi 4 in considerazione per snellezze A=* maggiori i di 50, essendo l, la lunghezza libera di infles- sione ed i il corrispondente raggio d’inerzia I pilastri cerchiati devono essere considerati alla stregua di quelli ordinari, ossia prescin- dendo dalla presenza della spirale. 3.1.12.1 Carico centrato Hl coefficiente di amplificazione dei carichi, che tiene conto dei fenomeni di instabilita, va- ria come indicato nel prospetto 8. PROSPEITO 8 Snellezza Coeficiente di amplificazione a o 50 1.00 70 1.08 85 132 100 1.62 La verifica deve essere condotia nel piano di massima snellezza. Snellezze 4 maggiori di 100 sono da consi- derare con particolari cautele di progettazione e di calcolo. 31,122 Carico eccentrico La verifica, salvo pik accurate valutazioni deve essere eseguita tenendo conto dello sforzo normale New, con w valutato per la massima La forma geometrica della sezione dei pilastri cerchiati é generalmente circolare 0 pseudo cir- colare (es, ortogonale). Varea dell’armatura fittizia di peso uguale a quello della spirale & Ar= FAg D,/P in cui Ay=Area della barra utilizzata per T'elica D, =Diametro nucleo P =passo staffe ad elica Normativa Ws snellezza, 0 del momento flettente M*= c M, con M momento effettivo massimo; allo sforz0 nor- male N-w si deve sostituire N se pitt sfavorevole Valutazioni particolarmente accurate sono richieste quando si prevedono forti deformazio- ni differite La tensione massima a compression, cost determinata non deve superare quella ammis- sibile per la sollecitazione di pressoflessione (vedi punto 3.1.3.) Il coefficiente c é dato da dove N,é il carico critico euleriano per la snellez- za relativa al piano di flessione, valutato per un modulo di elasticita convenzionale E*.= 0.4 E. In ogni caso deve essere eseguita la verifica di cui al punto 3.1.12.1. per Vinflessione nel piano di massima snellezza. 5.3.4 PILASTRI Nei pilastri soggetti a compressione centrata od eccentrica deve essere disposta un'armatura longitudinale di sezione non minore dello 0.8% della sezione di conglomerato strettamente ne- cessaria per carico assiale, e compresa fra lo 0.3% ed il 6% della sezione effettiva. Quest'ul- tima limitazione sale al 10% della sezione ef- Jettiva nei tratti di giunzione per ricoprimento. In ogni caso il numero minimo di barre lon- gitudinali é quattro per i pilastri a sezione ret- tangolare 0 quadrata e sei per quelli a sezione circolare. I diametro delle barre longitudinali non deve essere minore di 12 mm. Deve essere sempre prevista una staffatura po- sta ad interasse non maggiore di 15 volte il dia- metro minimo delle barre impiegate per larma- tura longitudinale, con un massimo di 25 cm. Le staffe devono essere chiuse e conformate in modo da contrastare efficacemente, lavo- rando a trazione, gli spostamenti delle barre longitudinali verso V'esterno. Il diametro delle staffe non deve essere mi- nore di 6 mm e di 1/4 del diametro massimo delle barre longitudinali La frase *...., 0 del momento ....” deve inten- dersi chiaramente e del momento”, Nel caso di forti deformazioni differite @ ne- cessario anche tener conto della variazione del- le eccentricité a lungo termine dovuta alle de- formazioni viscose. Le percentuali minime di armatura prescritte anche per pilastri soggetti a compressione cen- trata sono motivate dall’esigenza di evitare che, in presenza di azioni flettenti non considerate, la resistenza della sezione nel 1° stadio (sezio- ne interamente reagente) sia maggiore di quel- la della sezione fessurata. T limiti relativi al quantitativo massimo di ar- matura sono fissati per garantire il funziona- mento dell'elemento strutturale come struttura in “cemento armato”. La sezione di conglomerato strettamente ne- cessaria per carico assiale utile per la determi- nazione dell’armatura longitudinale minima Boce= essendo No sforzo normale di calcolo @ la tensione ammissibile ridotta in- dicata al punto 3.1.3 Fe La limitazione del passo delle staffe, in fun- zione del diametro delle barre longitudinali, @ legata alla necesita di evitare Vinstabilita delle suddette barre a seguito del trasferimento degli sforzi dal calcestruzzo all'acciaio a causa delle deformazioni viscose del calcestruzzo. 116 | pilastri Per pilastri prefabbricati in stabilimento i diametri minimi delle barre longitudinali e delle staffe sono rispettivamente ridotti a 10 ed a 5mm Omissis 4.3 METODOLOGIA DI CALCOLO Prima di procedere nella scelta della metodologia di calcolo pit opportuna oc- corre valutare preventivamente se i pilastri possono essere considerati sollecitati essenzialmente a sforzo normale o se sono presenti azioni flessiqnali tali da in- durre significativi incrementi di tensione nei materiali. Il caso di prevalente sforzo assiale si verifica nella maggior parte dei casi € cio’ quando é lecito adottare per il calcolo delle uavi degli schemi a trave continua su appoggi puntiformi (vedi Cap. 3 par. 3.3.3). Le azioni flettenti sui pilastri possono essere indotte da carichi verticali o da forze orizzontali dovute a vento, sisma, ecc. I carichi verticali determinano significative azioni flessionali principalmente nei pilastri disposti lungo il perimetro dell’edificio (@ meno che non siano presenti sbalzi capaci di equilibrare le suddette azioni). Per quelli interni, si hanno azioni flessionali non trascurabili quando sono presenti forti dissimmetrie di luci o di carichi tra campate limitrofe semprecché la rigidezza delle travi risulti modesta ri- spetto a quella dei pilastri (travi a spessore di solaio). Si mette in evidenza che i pilastri d’angolo sono in generale soggetti a flessione deviata. Le forze orizzontali dovute al vento provocano azioni flessionali di entita ri- levante in edifici con pid di 7-8 piani. Quelle generate dalle azioni sismiche in- ducono significative azioni flessionali nei pilastri degli edifici privi di adeguati nu- clei di irrigidimento. Gli incrementi di tensione nelle sezioni dei pilastri, indotti dalle azioni flessio- nali, dipendono pid che dall’entita del momento flettente dalla posizione della ri- sultante dei carichi ovvero dal valore e = M/N. Se il valore di e é piccolo (ri- sultante dei carichi contenuta nel nocciolo centrale di inerzia della sezione) la me- todologia di calcolo da adottare per la determinazione delle sollecitazioni é quella impiegabile per pilastri soggetti essenzialmente a sforzo normale. In questo caso pué essere utilizzato il metodo delle “zone di influenza”, o quel- lo delle reazioni delle travi: in caso contrario € opportuno ricorrere ad un calcolo “a telaio” impiegando il metodo delle “zone di influenza” per il predimensiona- mento dei pilastri. 4.3.1 METODO DELLE ZONE DI INFLUENZA H metodo consiste nell’attribuire a ciascun pilastro, per ogni piano, i carichi per- manenti ed accidentali presenti nella sua zona di influenza. Si riporta nella figura 4.2, a titolo di esempio, ’individuazione delle zone di influenza relative a ciascun pilastro di un ~dificio di tipo usuale. Metodologia di calcolo wW7 oer Ea Sees DCD N Sy a N Ir l mH NS E NY Fs Fig. 4.2 Individuazione delle zone di influenza. Nel caso di edifici piti complessi (ad esempio a maglie non ortogonali) ci si potra aiutare, per l'individuazione delle zone, con I’analisi della tessitura delle travi. Il procedimento consigliato per la determinazione dei carichi dei pilastri secon- do questo metodo é il seguente: a) Individuazione di tutti i carichi unitari presenti per ciascun piano dell’edificio dovuti ad esempio a: — solai, distinti in relazione ad eventuali pesi di entita differente (per es. solai in- terni, solai balconi, ecc); il peso potra essere espresso, ad esempio, in kg/m? — peso proprio travi, differenziato solo in caso di travi aventi sezione sensibil- mente diversa, espresso in kg/m — peso proprio tamponature, espresso in kg/m - scale espresso in kg/m? — sovraccarichi accidentali differenziati in relazione alla destinazione d’uso degli ambienti, espressi in kg/m? — peso proprio pilastri, espresso in kg/m. Altri carichi possono essere individuati volta per volta in relazione alle ca- ratteristiche dell’edificio (ad esempio parapetti, pareti in c.a., ecc.). 118 | pilastri b) Individuazione dei pilastri per i quali effettuare l'analisi dei carichi. E a tal sco- po necessario raggruppare tra loro pilastri aventi uguali o simili zone di in- fluenza; il calcolo sara ovviamente svolto per quello pid caricato di ciascun gruppo. c) Determinazione, ad ogni piano e per ciascun pilastro considerato, delle relative zone di influenza e cioé ad esempio l’area del solaio (m*), la lunghezza (m) di tamponature, travi, ecc. d) Calcolo a ciascun piano dei carichi agenti sui pilastri ottenuti come somma di prodotti dei carichi unitari per le rispettive zone di influenza. Calcolo del carico totale al piano ottenuto dalla somma dei carichi relativi ai piani sovrastanti a quello in esame. E opportuno effettuare l’analisi separando il contributo dei carichi accidentali da quello dei carichi permanenti risultando cosi pid agevole effettuare la riduzione dei carichi accidentali (come consentito al punto 3.1 della circolare LL.PP. n.22631 del 24/05/82) per tener conto della ridotta probabilita che tutti i piani siano con- temporaneamente caricati con il massimo sovraccarico previsto. Per facilitare i] corretto svolgimento del procedimento esposto si consiglia l'uso di tabelle simili a quella di seguito riportata (vedi fig. 4.3). Nella tabella si riportano: il livello del piano; — per ciascun piano, la descrizione e l’entita dei carichi unitari (a); — per ciascun pilastro preso in esame, la zona di influenza di ciascun carico uni- tario (b) ed il relativo carico (c = a X b); — a somma dei singoli carichi ¢ che fornisce il carico alla base del pilastro a ciascun piano. 4.3.2 ANALISI DEI CARICHI BASATE SULLE REAZIONI DELLE TRAVI Il carico agente sui pilastri pud essere valutato sommando le reazioni verticali delle travi connesse al pilastro considerate semplicemente appoggiate ad esso. Questo procedimento fornisce risultati pit: attendibili di quelli che si ottengono dalla somma delle reazioni delle travi ipotizzate continue. Infatti nel calcolo a trave continua, poiché si trascura la presenza dei pilastri, si sottovalutano le reazioni degli appoggi terminali e si sopravvalutano quelle degli appoggi contigui a questi. 4.3.3 CALCOLI “A TELAIO” Nei casi illustrati al paragrafo 4.3, per i quali non é sufficiente effettuare la sola analisi dei carichi verticali, si condurra il calcolo adottando modelli a telaio pid o meno semplificati in relazione a quanto gia evidenziato al paragrafo 3.3.3 del ca- pitolo 3. Nel caso di adozione di modelli di calcolo a telaio piano si ricorda che occorre considerare agenti sul pilastro anche i carichi verticali dovuti a strutture disposte nei ni ortogonali. Detti carichi potranno essere aggiunti come carichi di nodo diretta- mente nel calcolo del telaio ovvero aggiunti manualmente ai risultati ottenuti.